B a s i l i c a C o n v en to S a n D o m e n i c o P i a z z a S a n D o m e n c o , 13 - 4 0 1 24 B O L O G N A L’Arca di San DOMENICO www.edizionistudiod omen icano.it 3 2 LO SGUARDO D ’ INSIEME San Domenico morì il 6 agosto 1221 e, per sua esplicita richiesta, fu inumato «sotto i piedi dei miei frati» (PB 8)*, con una pietra tombale posta dietro l’altare di S. Nicolò, titolare della chiesa. Per quasi 13 anni i frati dissuasero i fedeli dal manifestare segni di venerazione e di culto verso il fondatore, sino a che l’atteggiamento cambiò e la cassa di legno di castagno selvatico con il corpo del santo nel 1233 fu traslata a terra in una tomba di marmo vicina all’odierna scalinata della cappella, al confine tra la “chiesa dei laici” distinta dalla “chiesa dei chierici”. Crescendo la venerazione al santo, fu commissionato a Nicola Pisano un sarcofago più degno, inaugurato nel 1267. Nicola Pisano lo eseguì a Pisa con aiuti (fra Guglielmo, Arnolfo di Cambio, Lapo), utilizzando marmo greco e trasferendolo a Bologna via mare. Si presentava come una cassa rettangolare marmorea con un coperchio di legno e sostenuta da colonne: è la parte originaria dell’Arca, simile nella struttura ← all’Arca più tardiva di san Pietro Martire a S. Eustorgio in Milano, opera di Giovanni di Balduccio e datata 1339. Dal 1279 dinanzi all’Arca fu posto un altare. Nel secolo XIV, moltiplicandosi le cappelle in numero e magnificenza, si progettò anche una cappella di san Domenico - più o meno dove sorge l’attuale -, che sporgeva all’esterno della chiesa e all’interno della navata. Nel secolo XV, nel 1411 l’Arca fu trasportata in questa cappella e posizionata al fondo, sempre dotata di un altare antistante. Sia per la crescente devozione, sia per armonizzare l’Arca con la nuova cappella, fu commissionata a Niccolò da Bari (o Niccolò d’Antonio d’Apulia, detto poi dell’Arca) la sostituzione del coperchio di legno con un nuovo coperchio in marmo, che risultò una complessa opera scultorea soprastante il primitivo sarcofago del sec. XIII. È il secondo “blocco” dell’Arca. Niccolò dell’Arca vi lavorò dal 1469 al 1473, lasciando alcuni particolari incompiuti (non sappiamo come mai). Nel 1494, trovandosi a Bologna Michelangelo Buonarroti - contava appena 19 anni -, gli furono commissionate due statue mancanti nella sequenza dei santi e il secondo angelo reggicandela, dal momento che Niccolò dell’Arca ne aveva scolpito uno solo. * PB = Processo di Bologna per la canonizzazione di san Domenico. 4 Nel secolo XVI, nel 1532 Alfonso Lombardi firmò un gradino scolpito tra la base del sarcofago e l’altare antistante. È il terzo “blocco” dell’Arca. Nel secolo XVII l’Arca non subì mutamenti, ma la cappella gotica fu ristrutturata nell’attuale stile barocco da Floriano Ambrosini. Guido Reni in alto affrescò la “gloria di san Domenico”, che costituisce lo sfondo visivo dell’Arca. La cappella fu infine allineata all’ingresso e dotata di cancelli da Carlo Francesco Dotti, che dal 1728 al 1732 ristrutturò l’intera chiesa. Nel secolo XVIII l’altare fu incorporato all’Arca e l’intervento costituisce il quarto “blocco” dell’Arca. Il disegno è di Mauro Tesi e l’esecuzione di Alessandro Salvolini nel 1768. Sotto l’altare fu collocato un palliotto marmoreo raffigurante il seppellimento di san Domenico. Nell’Arca trovano riposo i resti mortali di san Domenico, rinchiusi in una cassa di legno di castagno selvatico. Il capo del santo fu asportato nel 1383 e rinchiuso in un prezioso reliquiario, opera dell’orafo Iacopo da Bologna, detto Roseto, attualmente situato nel vano posteriore dell’Arca. Con l’inizio della seconda guerra mondiale la cassa di legno fu riposta in un luogo più sicuro del convento. Terminato il conflitto, fu possibile fotografarla e, senza aprirla, fotografarne l’interno ↑ con radiografia. Senza programmarlo, l’Arca crebbe sviluppando un disegno teologico. In alto la creazione, l’inizio del “Credo” e della bontà di Dio verso di noi, per cui il mondo è amato da Dio e ne riflette l’armonia e la fecondità. Più sotto il Cristo Redentore morto per la nostra salvezza, affiancato dagli angeli e circondato dagli evangelisti che ne proclamano il buon annuncio. Poi i frutti della Redenzione e la continuazione della Redenzione stessa nella Chiesa, evocata dalle statue dei santi fedeli e dei santi vescovi. A questo punto iniziano le “storie” di san Domenico, che si trovano in continuità con la tradizione cristiana, attualizzata però nel suo tempo. Infine la sepoltura del santo che ritorna alla terra e poco sopra la sua assunzione nella gloria (la scala), pegno della risurrezione futura in Cristo Redentore. 5 L A C REAZIONE «La creazione è il fondamento di tutti i progetti salvifici di Dio» e «la verità della creazione è tanto importante per l’intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo popolo tutto ciò che al riguardo è necessario conoscere» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 280.287). Così Niccolò dell’Arca ha posto la creazione in alto, all’inizio dell’Arca (1469-1473). L’opera di Dio creatore scaturisce da lui con due angeli, simboli del mondo angelico, e con festoni di fiori e frutti nonché quattro delfini che evocano la terra e il mare. Niccolò dell’Arca è particolarmente attento nel rappresentare il Creatore. Dio Padre ha il globo dell’universo ai suoi piedi in segno evidente di signoria, ma anche tiene in mano il mondo già segnato dalla croce. E lo tiene con tenerezza nella mano sinistra, la mano del cuore e la mano con la quale nel rito domenicano il sacerdote si comunicava al corpo di Cristo. Teniamo presente che san Domenico nel suo apostolato ebbe a contrastare l’eresia catara, la quale sosteneva che il mondo materiale derivava da un principio cattivo, snaturando così la creazione di Dio e anche il corpo materiale di Cristo. Qui invece tutta la creazione è abbondanza, armonia, bellezza, dono della tenerezza di Dio. 6 7 L A R EDENZIONE Con il peccato dei progenitori la morte è entrata nel mondo, creato buono per noi. Ma il Figlio di Dio, facendosi uomo, «morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha rigenerato la vita» (Liturgia). Ecco perché, al di sotto della creazione, Niccolò dell’Arca ha scolpito il Redentore ↑, morto ma in piedi e quasi risorgente, affiancato da due angeli. Ai lati i quattro evangelisti. Sono in abbigliamento orientaleggiante, diversi l’uno dall’altro ← ma senza segni caratteristici di identificazione. San Domenico ai frati in viaggio raccomandava: «Andate avanti e pensiamo al nostro Salvatore» (PB 41). Inoltre «portava sempre con sé il Vangelo di Matteo» sino a conoscerlo a memoria (PB 29). Al di sotto (cf pag. seguente) alcuni santi evocano la Chiesa, frutto della Redenzione, e in particolare la Chiesa bolognese che accoglie san Domenico. I SANTI E GLI A NGELI – L A C HIESA 1 2 3 4 5 6 7 8 Salvo altra indicazione, le statue dei santi sono tutte di Niccolò dell’Arca: 1. Francesco; 2. Petronio (Michelangelo Buonarroti); 3. Domenico; 4. Floriano; 5. Agricola; 6. Giovanni Battista (Girolamo Cortellini); 7. Procolo (Michelangelo); 8. Vitale. I due angeli a lato dell’altare sono di Niccolò dell’Arca (a sinistra) e di Michelangelo (a destra). 8 9 L’A RCA – L E 1 2 L’A RCA – L ATO A NTERIORE STATUE 3 4 La cassa rettangolare di Nicola Pisano - inaugurata nel 1267 e la parte più antica dell’Arca - prevede quattro statue agli angoli che, oltre all’effetto estetico, collocano san Domenico in sintonia con la tradizione apostolica ed episcopale. L’identificazione delle statue non è certa, comunque, secondo una lettura di consuetudine, a partire dall’angolo anteriore sinistro si tratta di: 1. San Paolo Apostolo (nel riquadro precedente aveva consegnato il libro a san Domenico); 2. Papa Onorio III (nel 1216 aveva confermato l’Ordine); 3. San Domenico (con il libro e con uno strumento di disciplina); 4. Sant’Agostino (autore della Regola adottata dai Frati Predicatori). Nel centro posteriore una statua del Redentore e nel centro anteriore una Madonna di stile francese ←: così l’Arca è divisa in 6 riquadri. San Domenico nei viaggi cantava a voce alta l’inno mariano Ave Maris Stella (PB 21) e vide i frati dell’Ordine sotto il manto della Madonna (Cecilia 7)*. * Cecilia = I miracoli del beato Domenico. A sinistra. San Domenico risuscita il giovane Napoleone Orsini. Il giovane era nipote del card. Stefano di Fossanova ed il miracolo avvenne a Roma il 24.2.1221. Il giovane cadde da cavallo «mentre per divertimento si dava in cautamente a una corsa sfrenata» (Giordano 100).* Domenico, dopo aver tre volte ricomposto il volto e le membra del morto, «si alzò e fece su di lui il segno di croce e, stando al capo del defunto con le mani alzate al cielo, gridò a gran voce: “O adolescente Napoleone, te lo dico in nome del Signore nostro Gesù Cristo: sorgi!”. E subito il giovane si alzò sano e salvo» (Cecilia 2). Nel riquadro il santo compare a destra in preghiera con le mani giunte e mentre consegna alla madre il figlio tornato in vita. A destra. Il miracolo del libro respinto dal fuoco. Nel Sud della Francia avvenivano «frequenti dispute e discussioni sulla fede». Domenico agli inizi del ministero (1207) partecipò a una di queste. Poiché i giudici erano perplessi, gettarono nel fuoco lo scritto degli eretici e quello del santo, che «rimase illeso» ed anzi «fu respinto lontano dalle fiamme, dimostrando la verità della fe de e la santità del suo autore» (Giordano 23, 25). Dunque per Domenico evangelizzare compor tava anche confrontarsi e discutere con rigore. * Giordano = “Libellus” sull’inizio dell’Ordine dei Frati Predicatori. 10 11 L’A RCA – L ATO P OSTERIORE A sinistra. Reginaldo di Orléans. Nel gennaio del 1218 Domenico incontrò a Roma Reginaldo di Orléans, «uomo dotto, che aveva retto per cinque anni a Parigi la cattedra di Diritto Canonico», il quale promi se di en tra re nel l’Ordine (a si ni stra) do po essere ca du to «gravemente ammalato» (al centro) e dopo che la Vergine, apparendogli, lo guarì e «gli mostrò l’abito intero del nostro Ordine» (a destra). Alla fine dell’anno Reginaldo fu inviato a Bologna: la sua eloquenza «sembrava un fuoco violento e sembrava che un nuovo Elia fosse sorto» (Giordano 56-58). Grazie a lui, la comunità crebbe e dalla Mascarella si trasferì nella sede attuale. Come non raffigurarlo nell’Arca? A destra. San Domenico e Papa Innocenzo III. Nel 1215-1216 Domenico si recò a Roma e chiese al Papa Innocenzo III di confermare la comunità di predicatori già approvata dal Vescovo a Tolosa. Il Papa si mostrò titubante (a sinistra) e consigliò di scegliere una Regola già approvata. Scelta la Re gola di S. A go sti no, il Papa aderì alla ri chiesta (a destra), anche perché in sogno (al centro) vide la basilica del La te ra no ca dente «e l’uomo di Dio Domenico accorrere e sostenere la chiesa ponendosela sulle spalle» (Costantino 21)*. * Costantino (di Orvieto) = “Legenda” di san Domenico. L’A RCA – L ATI LATERALI Lato destro. Il pane dal cielo. L’economo di Bo logna narrò che, venendo a mancare il pane, «fra Domenico alzando le mani lodò e benedisse il Signore. Allora entrarono due portando due canestri, uno di pane e l’altro di fichi secchi» (PB 22). Un altro eco nomo a Bo lo gna depose che quando mancava il cibo, andava da Domenico «e lui rispondeva: “Va’ e prega, ché il Signore provvederà”. Egli allora andava in chiesa a pregare, seguito spesso da fra Domenico, e il Signore faceva in modo che avessero sempre un idoneo sostentamento» (PB 31). Stesso miracolo a Roma, dove a servire furono «due giovani bellissimi» (Cecilia 3). Lato sinistro. La missione apostolica della predicazione. Trovandosi Domenico in S. Pietro a Roma, «la mano del Signore fu sopra di lui e vide venire i gloriosi principi Pietro e Paolo (a sinistra). Pietro gli consegnò il bastone e Paolo il libro e gli dissero: “Va’ e pre dica, poiché sei stato eletto da Dio per questo mi ni ste ro”» (Costantino 25). A destra Do me ni co con segna ai frati il libro e il mandato della predicazione. 12 P REDELLA E ALTARE Tra il sarcofago e l’altare Alfonso Lombardi nel 1532 scolpì un gradino con al centro ← l’Epifania. A sinistra ↓ figurano scene di san Domenico giovane: la nascita; la penitenza da bambino (dormiva per terra); la vendita dei libri da giovane studente a Palencia per soccorrere i poveri colpiti da una carestia. Infine a destra san Domenico portato in cielo dopo la morte con una scala sorretta da Gesù Cristo e dalla Madonna, secondo una visione che fra Guala - priore e poi vescovo di quella città - ebbe a Brescia al momento della morte del santo (Giordano 95). Gli ultimi interventi sull’Arca furono l’altare disegnato da Mauro Tesi ed eseguito da Alessandro Salvolini nel 1768 e il palliotto con la sepoltura di san Domenico disegnato da Carlo Bianconi († 1802) e scolpito a Parma da Giovanni Battista Boudard nel 1768. «O santo padre Domenico, quale mirabile speranza hai dato ai tuoi figli mentre piangevano per la tua morte!»