Tutti cercano l’amore, molti si accontentano dei “surrogati” dell’amore. Chi, sostenendo fatiche e rinunce, trova il “bell’amore”, ha trovato il vero tesoro che nessuna potenza negativa potrà rapirgli. “Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dove è il vostro tesoro, la sarà anche il vostro cuore”. (Lc. 12, 32). I n questo opuscolo, sono raccolte le riflessioni di tutti coloro che hanno risposto all’invito di confrontarsi con la meditazione del Card. Angelo Scola, pronunciata domenica 18 luglio 2010, in occasione della festa patronale del SS. Redentore. Il “bell’amore” è senza dubbio il vertice e il compendio di tutta la vita cristiana. Allo scriba che chiede a Gesù quale fosse il comandamento principale, Gesù risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e il prossimo tuo come te stesso”. È questo il traguardo di ogni percorso di vita spirituale: l’amore. Non ci sono altri “tipi” di amore. Ce né uno solo, ed è quello bello, pulito, trasparente, gratuito, in una parola: l’amore casto. In ogni ambito della vita o si ama castamente o non si ama. Ci sono nel mercato tanti “surrogati” dell’amore, ma ce né uno solo che può chiamarsi “bello”: l’amore casto. Questo amore a cui ispirarci e a cui attingere, lo troviamo scritto nella sua pienezza e nella sua inconfondibile bellezza nel Crocifisso del Golgota, il venerdì Santo. Il Divin Crocifisso è l’icona insuperabile del “Bell’amore”. Gesù è sulla croce inchiodato solo dall’amore, per amore, muore d’amore. Il bell’amore è più forte della morte, va oltre la barriera della morte, ha la sua piena e definitiva espressione nell’eternità. L’amore non muore, fa piuttosto morire il non amore. San Giovanni scrive: “Chi vive il bell’amore, è già passato dalla morte alla vita”. La vita è amore. La pienezza di vita è pienezza d’amore. Don Mario Bonizzato Isolalta 15 agosto 2010 Solennità dell’Assunta IL MARTIRIO COME ESPRESSIONE SUPREMA DEL BELL’AMORE - Benedetto XVI - Cari fratelli e sorelle, oggi, nella Liturgia ricordiamo santa Chiara d’Assisi, fondatrice delle Clarisse, luminosa figura della quale parlerò in una delle prossime Catechesi. Ma in questa settimana come avevo già accennato nell’Angelus di domenica scorsa - facciamo memoria anche di alcuni Santi martiri, sia dei primi secoli della Chiesa, come san Lorenzo, Diacono, san Ponziano, Papa, e san Ippolito, Sacerdote; sia di un tempo a noi più vicino, come santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, patrona d’Europa, e san Massimiliano Maria Kolbe. Vorrei allora soffermarmi brevemente sul martirio, forma di amore totale a Dio. Dove si fonda il martirio? La risposta è semplice: sulla morte di Gesù, sul suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla Croce affinché noi potessimo avere la vita (cfr Gv 10,10). Cristo è il servo sofferente di cui parla il profeta Isaia (cfr Is 52,13-15), che ha donato se stesso in riscatto per molti (cfr Mt 20,28). Egli esorta i suoi discepoli, ciascuno di noi, a prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo sulla via dell’amore totale a Dio Padre e all’umanità: “chi non prende la propria croce e non mi segue – ci dice, – non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,38-39). E’ la logica del chicco di grano che muore per germogliare e portare vita (cfr Gv 12,24). Gesù stesso “è il chicco di grano venuto da Dio, il chicco di grano divino, che si lascia cadere sulla terra, che si lascia spezzare, rompere nella morte e, proprio attraverso questo, si apre e può così portare frutto nella vastità del mondo” (Benedetto XVI, Visita alla Chiesa luterana di Roma [14 marzo 2010]). Il martire segue il Signore fino in fondo, accettando liberamente di morire per la salvezza del mondo, in una prova suprema di fede e di amore (cfr Lumen Gentium, 42). Ancora una volta, da dove nasce la forza per affrontare il martirio? Dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo. Se leggiamo le vite dei martiri rimaniamo stupiti per la serenità e il coraggio nell’affrontare la sofferenza e la morte: la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza, nella povertà di chi si affida a Lui e ripone solo in Lui la propria speranza (cfr 2 Cor 12,9). Ma è importante sottolineare che la grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il martire è una persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona libera, che in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la sua vita, e in un supremo atto di fede, di speranza e di carità, si abbandona nelle mani del suo Creatore e Redentore; sacrifica la propria vita per essere associato in modo totale al Sacrificio di Cristo sulla Croce. In una parola, il martirio è un grande atto di amore in risposta all’immenso amore di Dio. Cari fratelli e sorelle, come dicevo mercoledì scorso, probabilmente noi non siamo chiamati al martirio, ma nessuno di noi è escluso dalla chiamata divina alla santità, a vivere in misura alta l’esistenza cristiana e questo implica prendere la croce di ogni giorno su di sé. Tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui sembrano prevalere egoismo e individualismo, dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno quello di crescere ogni giorno in un amore più grande a Dio e ai fratelli per trasformare la nostra vita e trasformare così anche il nostro mondo. Per intercessione dei Santi e dei Martiri chiediamo al Signore di infiammare il nostro cuore per essere capaci di amare come Lui ha amato ciascuno di noi. Mercoledì 11 agosto 2010 Udienza generale di Benedetto XVI Scrivono Alessandro e Beatrice Siamo Alessandro e Beatrice Tozzi e abbiamo 4 figli che vanno dai 14 ai 4 anni: Marco, Letizia, Miriam e Chiara; originari di Firenze, viviamo a Verona, nella Comunità Regina Pacis, dal 2003. Come sposi e come genitori abbiamo sperimentato quanto è vero ciò che dice il Patriarca di Venezia nel Discorso del Redentore 2010, quando spiega che: “Casto è l’uomo che sa tenere in ordine il proprio io.[….] Nessun uomo può essere casto se non stabilendo liberamente una gerarchia di valori: - La castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale(CCC2337)”. Mi spiego meglio: se è vero che il nostro corpo è tempio della SS. Trinità, esso ha una dignità molto alta davanti a Dio e deve essere curato e custodito con molto rispetto e decoro, non fine a sé stesso, ma proprio perché anche ciò manifesta il nostro amore e il nostro culto a Dio. Per esempio, dopo la nostra conversione (settembre 2000), avvenuta 9 anni dopo il nostro matrimonio, con già due figli, scoprire la castità, come valore e virtù, ha portato anche, ma non solo, un modo nuovo di vestirsi e per me che sono donna è stata una inversione di rotta non indifferente: non più minigonne o shorts, magliette trasparenti o aderenti, non passeggiare per casa in biancheria, ecc., perché questo fosse un segno e quindi anche una forma di educazione per i figli, che li aiutasse a sviluppare e custodire il senso del pudore, che oggi è scomparso insieme al buon gusto, nel nome e all’insegna della moda e della “libertà”. Per me donna, sposa e mamma sono vere queste parole: “Ti ho chiamata ad un FASCINO SPIRITUALE, ad una bellezza che viene dal di dentro, ti chiamo a sedurre le anime con la potenza del Mio Spirito. [….] C’è una bellezza che va oltre i sussulti del momento, c’è una bellezza che chiama ed attira ogni uomo ed ogni donna, perché è una sorgente di ACQUA VIVA, è una fonte di VERITA’. C’è una DONNA VERA alla quale voglio assomigliarti, come te: figlia, sposa, madre, vedova, sorella, amica.” (Piccolissima Via 09/10/1992). Custodire i figli dalle pubblicità televisive o delle riviste, che sono quasi sempre a doppio senso o apertamente a sfondo sessuale, li aiuta a crescere con una sensibilità verso la sessualità, che li aiuta a meglio comprendere quale è il suo valore e la sua giusta collocazione nella vita di un essere umano e li custodisce dal rischio di credere che l’attrazione fisica o la sensualità sono di per sé stessi l’amore e sappiamo quanto sia emotivamente tempestosa l’età dell’adolescenza che prima o poi vivranno. Per me che sono uomo e che, soprattutto in passato, al lavoro, potevo trovarmi in mezzo a discorsi volgari o pieni di brutte parole, domandarmi come poteva divertirsi Gesù quando era in mezzo ai suoi, è un aiuto a decidere di scegliere un comportamento che penso possa essere a Lui gradito e questo mi aiuta anche ad eliminare espressioni che non sono di esempio per i miei figli. Quello che abbiamo appena condiviso con voi è una piccola parte della nostra esperienza, in continua evoluzione, che scaturisce dall’insegnamento della Chiesa. Ci rendiamo conto che non c’è niente di nuovo in ciò che capiamo ogni giorno e che riusciamo in qualche modo a vivere, ma porta quotidianamente una importante novità di vita nella nostra famiglia. Alessandro e Beatrice (Comunità Regina Pacis) Scrive Caterina Fraccari Fin da giovane nella mia parrocchia del mio paese dove sono nata, abbiamo sempre ricordato la vita dei santi: S. Agnese, S. Maria Goretti, S. Luigi, S. Giovanni Bosco, come modello per i giovani, ed ero attenta e curiosa di capire bene il significato di queste parole: verginità e castità. Questi aggettivi mi attraevano perché sapevano di pulito, di sublime. Ero e sono fermamente convinta che questo privilegio è dato ai Santi o a chi come tali si comportano. Anima e corpo camminano insieme. Se amiamo Gesù , gli insegnamenti della Chiesa e mettiamo in pratica le virtù, siamo aiutati nel cammino di ogni giorno ad accettare i problemi della vita e di conseguenza inclini al distacco da sé cioè da tutto ciò che ci impedisce di volare in alto. Il nostro buon senso e buona volontà non bastano a proteggerci dal male che ci insidia quotidianamente, perché il nostro corpo ha un innato istinto naturale che senza il timor di Dio ci priva dello scudo di verità. Come cristiani, figli di Dio, dobbiamo sempre chiederci: “amo Dio e gusto tutte le cose che Lui ha creato? Conosco il mio Creatore per poterlo amare ed adorare sopra ogni cosa? Ho fatto la scelta? La scienza che mi propone il mondo è rivolta al progetto di Dio? È per il mio bene o per il mio orgoglio? Il mio spirito è rivolto continuamente al mio Creatore? Ho un amore filiale verso Dio? Ho timore di Dio? Tu ci hai donato l’amore del Padre, prendendo su di Te il nostro peccato: Grazie Signore Gesù! Solo Gesù, sempre, è il mio Salvatore! Come ha vissuto la S.S. Vergine, durante la passione di Gesù, anche noi dobbiamo restare fermi nella nostra fede, con la preghiera ogni dubbio sparirà. La vocazione evangelica alla castità è rivolta a tutti i cristiani qualunque sia il loro stato di vita. Caterina Fraccari di anni 67 Scrivono Daniele e Giuliana “Bell’amore e la sessualità” è una frase bella, ma è molto difficile metterla in pratica. Ci siamo conosciuti da giovani e il Signore ci ha uniti nel matrimonio (dopo dieci anni di fidanzamento), quelle parole che ti entrano nel cuore: “nulla deve dividere quello che Dio unisce nella gioia e nel dolore”. Il bell’amore per noi è condividere tutto, rispettando il proprio corpo e controllando i propri pensieri. Nel nostro cammino abbiamo incontrato persone spirituali che ci hanno fatto capire quanto la fede è importante per combattere le cose di tutti i giorni. La prima cosa da fare è mettersi davanti a Gesù e chiedersi se quello che si fa è giusto o meno, bisogna rispettare i dieci comandamenti che ci ha dato Gesù per non perdere il suo insegnamento. Certo non è facile, le tentazioni sono tante, ma con l’aiuto delle preghiere si aprono molte porte che anche noi stessi non crediamo. Ci troviamo in quelle situazioni di gioia che hanno un tempo di durata, e ci capita di trovarci in situazioni dolorose che ci fanno capire il senso della vita. E se abbiamo Gesù nel cuore, senza dubbio, Lui ci aiuterà a superarle e a farci capire che le persone che ha chiamato a Lui, ci hanno insegnato tanto, con la preghiera sempre al primo posto e ancora oggi con la nostra preghiera e la loro, sono vicini a noi. Molto più difficile è farlo capire ai figli, ma non ci arrenderemo perché con le nostre piccole e umili preghiere davanti a Gesù, fatte insieme, ci dà la forza e la gioia interiore di quel bell’amore che unisce due persone anche spiritualmente, che non ha a che vedere con le cose di questo mondo. Daniele e Giuliana Scrive Daria Dire che la perversione umana sia sempre esistita è cosa nota - ma chiamare amore il sesso è la più squallida ed ignobile parola che una persona umana credente o no possa usare. Amore ...tutti lo cercano - tutti lo desiderano anzi lo bramano. Ma ci siamo mai chiesti da dove deriva questo amore ? L'uomo lo cerca dalla donna o viceversa, ma può una creatura donare amore pieno all'altro/a se è così carente e fragile? Ci siamo mai chiesti cos'è la pienezza nell'amore? Il tanto osannato '68 , dove si mandava tutto alle ortiche, - pudore - castità - rispetto all'insegna dell'amore libero, all'appagamento dei sensi perchè solo quello dava senso alla vita, bene, ora a distanza di anni possiamo tirare le somme: più del 55% di famiglie distrutte - figli allo sbando dove già in tenera età sono dediti all'alcool e droga; e delle rimanenti 45% ne vogliamo parlare? Esse vivono il bell'amore? Che dire? Progresso? Modernità? Ho intuito questo "amore bello" quando nel deserto interiore e col cuore sanguinante, mi sono trovata difronte al mistero del "venerdì santo". Lì e solo lì ho potuto fare i conti col mio passato. Sgonfiata dagli insuccessi e fallimenti, ho trovato la mia vera identità più profonda, che si realizza SOLO nell'incontro col bell'amore. "...nella notte in cui fu tradito, prese il pane lo spezzò ( vuol dire che Gesù ha spezzato la sua volontà per far posto alla volontà del Padre, così per me, gli eventi che mi sono accaduti, hanno spezzato il mio orgoglio per far posto ad una nuova dimensione: di riconoscere con umiltà la mia impotenza di realizzarmi con le sole mie forze)" Ed ancora "...nella notte in cui fu tradito prese il pane lo spezzo e RESE GRAZIE..... Perchè nell'ora del tradimento rese grazie? Perchè per Lui l'ORA del tradimento è stata l'ORA della massima fedeltà al bell'Amore. Anch'io ho compreso il valore della massima fedeltà, quando ho sperimentato il tradimento delle persone che amavo e che stimavo in cui avevo riposto TUTTA la mia fiducia. Concludendo credo d'aver capito dove dimora il VERO AMORE. Nell'icona della pietà: Maria che stringe tra le braccia Gesù deposto dalla croce risplende nella maniera più sublime il messaggio e il "mistero del bell'Amore". Contemplando questa scena si riaccende in me la speranza che il bell'Amore dopo quell'evento e a partire da quell'evento, sarà sempre possibile fino alla fine dei tempi. Daria Scrive Denis Baietta La vita dell’uomo è relazione che, per diventare feconda, deve essere alimentata dalla carità (agape), donandosi per amore e per la salvezza dell’altro. Amare, comporta rinnegare una parte di se, sopportando anche la croce dell’incomprensione. Tramite il controllo e il discernimento, castità e integrità, portano ad una elevazione dello spirito e al miglioramento di sé. Il dramma della Chiesa di oggi, va corretto e sanato, ma non giudicato. Il cristiano sa che le sue debolezze e le sue fragilità, possono incontrare il conforto e il Perdono, cioè la capacità di rialzarsi dalle cadute quando, con umiltà, il suo volto è rivolto verso la Verità. La sessualità completa un disegno di amore e quindi va distinta dalla pura genitalità, diretta invece a soddisfare necessità proprie e istintuali. I piaceri in genere sono positivi nella misura in cui l’uomo non è schiavo. Denis Baietta di 35 anni Scrive Fra Emanoel La prima cosa a colpirmi, dell’omelia del patriarca di Venezia, Angelo Scola, sul bell’amore, è stato l’aggettivo: bello! Che fa già da criterio di verifica del sostantivo amore, che oggi viene così abusato e distorto dal suo vero e profondo significato. Il patriarca, partendo dalla concezione di bellezza all’interno della tradizione cristiana, cerca di chiarire, ricuperare, o far scoprire, direi, l’arte (dato che si parla di bellezza) di amare, presente nella Rivelazione. Il passaggio essenziale è quello di superare le soglie della bellezza della creazione, per addentrare nella Bellezza del Creatore. «Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza». (Sap 13,3) Parlare allora di castità, vuol dire, non riconoscerla solamente come una pratica di auto dominio di sé per quanto riguarda la propria affettività, sarebbe troppo riduttivo, ma far rispecchiare tramite la propria affettività, quella bellezza genuina quale è la Bellezza di Dio stesso. Dio, essendo Padre, Figlio e Spirito Santo, non è un’idea, ma una relazione d’amore; l’uomo è con Cristo e in Cristo, partecipe di tale relazione. La tradizione della Chiesa ci insegna che la castità come ogni virtù, ha come modello l’uomo Gesù Cristo. Il Servo di Dio Alessandro Nottegar, era solito dire: «Cristo è la completa realizzazione dell’uomo sotto il profilo psicologico, umano e spirituale. Con Cristo l’uomo dà il meglio di sé». (Coraggio fratello, pg. 152) Scriveva san Paolo ai filippesi: «abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù». (Fil 2,5) La castità viene da sé laddove il cuore umano vuole mettere al centro Gesù Cristo e sposa a Lui la propria anima. Diceva ancora il Servo di Dio Alessandro Nottegar, modello di uomo, sposo e papà, dirigendosi alla propria moglie: «la mia anima è sposata con Cristo»; la castità non è appannaggio dei sacerdoti e religiosi, ma di ogni singolo battezzato, membro del corpo di Cristo che è Re, Profeta e Sacerdote. Uomo di grande fede quall’era il dott. Alessandro, non amava di meno sua moglie, la sua famiglia, ma di più, come si capisce da ciò che ha lasciato scritto a sua moglie in una lettera: «Ho capito che più rimango unito al Signore, più rimango unito a te e più ti amo». (Coraggio fratello, pg. 157) Nella spiritualità della Comunità Regina Pacis, il primo passo per vivere la castità è innamorarsi di Gesù. L’innamorato (sapete bene) non pensa ad altro che all’oggetto del suo amore, senza lasciar spazio ad altro. Dopo l’innamoramento (che è un dono che va continuamente chiesto e richiesto a Dio), la “fiamma” va mantenuta accesa, con dei “trucchetti”, primo fra tutti la preghiera, perché è stare con l’Amato: «Ma io rivolgo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza. O Dio, nella tua grande bontà rispondimi, nella fedeltà della tua salvezza». (Sal 69,14) Il secondo trucco è il controllo dei pensieri, per vivere il quale serve allenamento, per saper discernerli, per conoscere da dove vengono e dove portano, per ternerli o allontanarli. Il criterio è la carità, se portano ad amare Cristo e i fratelli è castità, se portano al proprio godimento è egoismo. Un altro trucco può essere quello di controllare gli occhi, gli sguardi. Le immagini, le forme, ci seducono facilmente, per ciò bisogna rinunciare a guardare, non perché è male quello che si guarda, ma perché possono occupare nel nostro cuore un posto che non spetta loro. La castità non è rinunciare a qualcosa di cattivo, ma offrire a Dio il desiderio naturale di possedere certe cose che possono rubare al nostro cuore quell’intimità d’amore che solo Dio è in grado di appagare. In questo contesto si capisce il significato di penitenza, fioretto, astinenza, ecc. Si racconta che un rabbino, ammaestrava i suoi allievi monaci e diceva: “È importante incominciare a fare penitenza”. Uno dei suoi ascoltatori chiese: “quando bisogna incominciare?” Rispose il rabbino: “il più tardi possibile, il giorno prima di morire!” “Ma non sappiamo il giorno che moriremo!!” Rispose quell’altro. Continuo il rabbino: “ecco perché bisogna fare penitenza tutti i giorni, forse sei già in ritardo!!”. Ciò per dire che ci sono tante cose che possiamo fare per favorire la castità, giocando d’anticipo, facendoci le ossa. Pensare di superare la tentazione quando si presenterà è presunzione. I “trucchi” come li abbiamo chiamati, sono e sarebbero tanti, ma concludiamo richiamando il dono enorme che è l’umiltà. La castità, è un dono divino, abbiamo bisogno di aiuto, del Suo aiuto e di quello dei fratelli, perché da soli non ce la facciamo; è importante dialogare con persone competenti, senza pensare di farcela da soli, ricorrere al sacramento della Riconciliazione, chiedere al Signore il dono del pentimento sincero del peccato e ricominciare con fiducia. Chi ha detto che essere bisognosi di aiuto è un fallimento? Sarà piuttosto una risorsa, un vantaggio su chi punta solo sulle proprie forze. Dio sui piccoli e bisognosi si abbassa e li prende in braccio. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. (Mt 5,8) Concludo con un breve brano della Piccolissima Via, che è il libro di spiritualità della Comunità Regina Pacis: "La castità è come la neve al sole! È pura, è casta, è splendente. Prendila in mano e guardala: sono minuscoli prismi di cristallo che riflettono la Mia Luce. Così sei tu, così siete voi, Mia presenza, Mia luce!" Buon cammino di castità a tutti. Fra Emanoel (Comunità Regina Pacis) Scrive Liliana Toniolo Un giorno uno dei veggenti di Medjugorje chiese alla Madonna: “Perché sei così bella?”. La risposta della Madonna è stata: “Sono bella perché amo!”. L’amore o è bello o non è amore. Questo discorso sul bell’amore che il Card. Angelo Scola ha tenuto nella solennità del Redentore, mi ha fatto riflettere e ripercorrere sulle varie tappe della mia vita. Ha diciotto anni sognavo una amore, una famiglia, dei figli, una casa. Questo amore deve essere esclusivo, solo per me, unico, fedele e per sempre. A venticinque anni questo sogno si è realizzato: mi sono sposata, ho avuto tre figli, una casa, ed ero felice, o almeno credevo. Piano piano, tutte le mie certezze e sicurezze, iniziavano a frantumarsi. Sono iniziate le prime incomprensioni, modi diversi di affrontare i problemi, difficoltà a capirsi, tradimenti. L’amore bello, sincero e puro che io immaginavo, non mi dava più gioia, ma dispiaceri. L’amore vivo stava morendo. Mi sono chiesta: “Dove ho sbagliato? Anzi, dove abbiamo sbagliato? Avevamo costruito l’amore tra due persone, ma ne mancava una, la più importante: Dio. Solo Dio è amore, solo Dio dona amore, solo da Dio posso ricevere amore e solo così posso donare amore. Senza amore non c’è vita. Tutto nasce, cresce e si feconda con l’amore e solo Dio ne è la fonte inesauribile, altrimenti tutto è destinato a fallire. Anche se come creatura sono limitata, posso sempre attingere a questa sorgente che non si esaurisce mai. Lui, tutto e sempre ci dona gratuitamente. Il suo unico desiderio è di rendermi libera e felice in modo totale. La mia vita ha iniziato a cambiare quando, dopo varie delusioni e sofferenze, ho incominciato a pregare, ricordandomi di alcuni insegnamenti assorbiti dai genitori. Ho iniziato a fidarmi di Cristo, a credere che Dio non mente e non mi tradisce. Ogni giorno mi stupivo come, malgrado la mia piccola fede e la mia tanta miseria, Lui continuava a sorprendermi, mi dava la forza e mi aiutava, facendomi sentire continuamente ricolma di amore e di attenzioni. Non mi sentivo più sola e la paura era scomparsa; non ero più preoccupata e angosciata come prima perché sapevo di potermi fidare. Giorno dopo giorno, la preghiera mi ha aiutata a superare le difficoltà e a risolvere i problemi, ancorandomi a questa Parola di verità: “Con Me tutto è possibile!”. Dal momento della separazione rimasi sola, riscoprendo il grande dono della castità. Fino ad ora avevo solo sperimentato il dono dell’amore nel matrimonio, finalizzato alla procreazione e a brevi momenti di piacere, non rendendomi conto della sua precarietà e della sua limitatezza. L’amore casto per me, a quel tempo, era incomprensibile e inimmaginabile. Solo dopo aver iniziato a viverlo, ne ho capito il significato. Iniziavo a sentirmi serena, ricolma di un amore pieno e totale tanto da non desiderare altro. Lui è la sorgente inesauribile di tutto il bene e nessuno è in grado di sostiruirLo. Ecco perché la proposta cristiana del bell’amore è credibile, necessaria e urgente per aiutare tante persone che sono state ingannate, ad aprirsi alla speranza, cioè Dio, un Dio che ci ama e dona a tutti ciò di cui abbiamo bisogno: la vera pace e la vera gioia per l’eternità. Torniamo alla Fonte, solo così non avremo più sete e fame di cose illusorie . Ritorniamo a Dio nostro Padre e scopriremo qualcosa di inedito. Liliana Toniolo mamma di tre figli di 64 anni Scrive Marisa Per me il dono più grande che Dio ci vuole trasmettere è Amare. Amare non è una parola da descrivere, stà nel nostro cuore, nel nostro sguardo, nel nostro sorriso, nel nostro grazie nel nostro scusa perdonami, nella persona che ci sta accanto. L'Amore vero è gratuito, è spontaneo e sembra strano ma non costa nessuna fatica. Ecco che così conosciuto e vissuto, da soli o in coppia diventa puro e casto. Così ringrazio in ogni momento Gesù dell'Amore che mi dona gratuitamente e non dimentico di chiederGli di donarmi sempre tanto del Suo Amore. Marisa sposata e mamma di 44 anni Scrive P.Z. Ti ringrazio Signore perché mi tieni tra le tue braccia, mi consoli, mi ami e asciughi le mie lacrime, ma soprattutto mi hai fatto conoscere il bell’amore, in questo mondo così confuso, smarrito, naufragato e senza timor di Dio. Pochi anni fa, durante la confessione, mi fu chiesto se amavo di più mio marito o il Signore; io risposi: “mio marito”. Il sacerdote rimase in silenzio. Col passare del tempo, un giorno, nel calvario quotidiano, dove la solitudine e l’incomprensione famigliare mi angosciava, sentii una cosa strana, come un incontro; girai la faccia verso la spalla sinistra, come avessi visto l’infinito amore di Cristo e a voce alta esclamai: “Ma tu Signore ci sei, non mi hai abbandonato, sei sempre stato vicino a me, non mi hai mai rimproverato, mi hai sempre capita, amata e hai sempre asciugato le mie lacrime”. Sentivo che respiravo amore, amore vero, amore e gioia come nessuno può dare. Grazie Signore per questo dono. Ritornai poi a confessarmi, ed allora chiesi io a Don Mario: “Non mi fai più quella domanda?”, lui mi disse: “Dimmi!” e io risposi con certezza: “Le dico che amo di più il Signore, perché Lui si prende cura di tutti noi, ci dona il Suo Santo Spirito, mi insegna ad amare mio marito e i miei figli con i Suoi occhi e non con gli occhi del mondo. Confido sempre nella Sua Misericordia, che perdona i miei peccati e metto nel Suo cuore pietoso la mia fragilità, la mia miseria”. Anche in questo momento di prova dico sempre con umiltà: “Signore pietà, Cristo Pietà, so che mi aiuterai, perché nulla a Te è impossibile. Grazie Signore che ci hai donato Tua Madre, la Madre del dolore”. P.Z. di anni 63 Scrive Paola Baietta Dio è amore, solo dove c’è il vero amore c’è Dio. L’amore vero, puro e casto non è mai un rapporto a due, lo impariamo dalla S.S. Trinità, ci è di esempio la santa famiglia di Nazaret. Il bell’amore di cui ci parla la Bibbia, è quell’amore che ogni uomo sente la necessità di sperimentare, è il sentirsi amati definitivamente, e a sua volta amare definitivamente. Gesù, come persona, lo ha perfettamente incarnato, rendendo visibile un Dio invisibile, che solo per amore si è fatto uno di noi. Ognuno di noi può sperimentare questa forma di amore nella misura in cui si apre a Dio!! L’amore è bello solo quando è vero, diversamente è solo un surrogato, è un amore sporco che lascia dentro solo insoddisfazione e malcontento. Questo purtroppo è quello che il mondo ci propone, soprattutto oggi! L’amore tra Cristo e la sua Chiesa è figura di quello tra marito e moglie – Cristo da la vita per Lei! L’amore vero non è mai stato, e mai sarà, a buon mercato! Richiede sacrificio, dono di sé; quindi c’è un abisso tra la cultura dominante e il bell’amore che c’è nella Bibbia, quello che ci insegna Gesù! Anche molti uomini di chiesa, ed altri, pure evangelizzati da secoli, oramai non comprendono e quindi rigettano questi insegnamenti fatti dalla Chiesa stessa quando parla di amore e di sessualità. Gesù ci è di esempio pieno della bellezza di questo amore trinitario e ogni uomo ha la possibilità di farne esperienza. Qua, posso dire di averla fatta anch’io! Posso dire che, questo amore porta alla gioia e soddisfazione interiore e quindi alla pienezza. Questo amore soddisfacente richiede la virtù della castità, cioè non intesa solo dal lato sessuale, ma di tutta la persona: prima nella mente, nei pensieri, nel parlare e nel corpo. Richiede il dominio di sé. Questi doni vengono dalla preghiera “senza di me non potete far nulla” dice Gesù nel vangelo! Certo, questo richiede sacrificio, cioè tensione verso l’alto! Come i girasoli guardano il sole così noi guardiamo a Dio. Passa anche attraverso e dentro la croce. Lo stesso Gesù quando è venuto sulla terra ce ne ha dato l’esempio; è morto ed è risorto per noi. Il sacrificio spaventa se non si conosce il perché, rinunciare a qualcosa di nostro per qualcosa di più grande! Come premio però c’è la pace profonda, quella di cui parlava anche il Manzoni “la pace che il mondo irride, ma che rapir non può”. Pace che viene dalla grazia di Dio, dal mettere in pratica le promesse battesimali! Importante è il dominio di sé, specialmente nell’età dell’adolescenza, ma dentro tutto questo si realizza il disegno di Dio! Proprio in questa prospettiva del regno di Dio, la castità che riguarda tutti gli uomini, ognuno nel suo ruolo non è atro che un anticipo di quello che saremo un giorno nell’eternità. Come dice Gesù ad una carismatica nel ricordare la donna del vangelo vedova di sette fratelli, a cui viene posta la domanda: “di chi sarà nel regno moglie questa donna?” Gesù risponde allora come adesso: il matrimonio sacramentale dura per il tempo della vita terrena, esso vi è dato perché mantenga viva la famiglia e ci sia figliolanza. Ma terminato lo scopo per cui sussiste, con la terra muore. Diversamente dal sacerdozio che ha una dignità che si mantiene in eterno, il matrimonio sacramentale ha fine in questa terra. In cielo chi si è sposato da vedovo altre volte non sarà marito o moglie di nessuno. In cielo si è fratelli si ama nella sponsalità di Dio: ad Esso tutti protesi e attratti come il ferro alla calamita, voi, vivrete di questo matrimonio e di questo amore infusi, vi compenetrerete nell’anima con quelli che avete avuto più vicino nella vostra esistenza, e così con molte altre anime. Per questo vi dico figli miei, vivete la sponsalità con Dio prima. Se si vive bene questa, vivrete bene il matrimonio sacramentale, la vedovanza, la solitudine, poiché quest’amore sussiste e assiste, vi dà vita e riempie, vi accompagna sul vostro cammino e per sempre. La carnalità finisce, finisce con la fine della sua chiamata, della sua funzione. Nel matrimonio io vi chiamo ad essere spirituali anche vivendo questa unione. Nell’amore siate protesi nella fusione con Dio. Ci si sposa in tre dato che dal matrimonio umano che passa ne rimane solo quello con Dio che lo ha alimentato. Gesù però è esigente e, come nel Vangelo, chiama e chiede di lasciare tutto per dare a Lui il primo posto. Non è mai un perdere qualcosa, ma è sempre un guadagno perché Lui da sempre quello di cui una persona ha bisogno. Quello che conta di più in ogni vocazione è la volontà di essere fedeli e perseveranti. Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato dice Gesù nel Vangelo. Dove non c’è fedeltà, non c’è, e mai c’è stato l’amore. Il distacco di sé, dalle cose e dalle persone che richiede l’amore casto e puro è felice ed è per entrare più in profondità con Dio e con gli altri e con se stessi! Ricordati… la vita è amore! Paolo Baietta di anni 48 Scrivono Pietro e Fina Il punto focale dell’intervista al patriarca di Venezia è il bell’amore e la sessualità. L’interpretazione che noi abbiamo dato di questo concetto è la seguente: il bell’amore è l’amore casto, l’amore puro, finalizzato all’unione tra le anime dell’uomo e della donna, ancora più apprezzato se si segue il coniglio della Chiesa di allungare il più possibile il momento in cui anima e corpo si fondono, rimanendo così casti fino al momento in cui si incontrerà Dio il giorno del matrimonio. Il motivo per cui oggi il mondo e quindi gli uomini hanno smarrito il rispetto per gli altri è che prima di tutto hanno smarrito il rispetto per sé stessi, per il loro corpo, riducendo così l’amore al sesso e soddisfacendo i propri desideri sessuali al solo fine di raggiungere il godimento, proprio come animali. Ma l’uomo ha anche un’anima, uno spirito, che rendono l’uomo più forte, capace di distinguere il bene dal male, il bianco dal nero, il peccato dal bene. Chi partecipa alle pratiche religiose e non è coerente con il pensiero di Gesù, non può definirsi un un cristiano sincero. Il cristiano sincero è colui che crede in Gesù con tutto il cuore, un cuore colmo d’amore e rispetto da donare alla sposa il giorno dell’unione tra l’anima, spirito e corpo in presenza di Dio, per entrare più in profondità nel rapporto con Lui, con gli altri e con sé stessi. Quindi, bell’amore e sessualità possono coincidere con la Chiesa ma solo nel cui viaggino in parallelo; senza bell’amore, e quindi la castità, l’amore si riduce unicamente al sesso finalizzato solo al piacere del momento, e quindi l’amore stesso perde il suo valore. Che cosa sarebbe il mondo senza amore? Cosa sarebbe un mondo sopraffatto dagli istinti carnali? Sarebbe soltanto un’urna piena di ceneri che al primo soffio di vento rimarrebbe priva di contenuto. Pietro Galletta (29 anni) e Fina Amato (27anni) Scrive Rosanna De Feo In questo mondo dove chi sovrasta è l’intelligenza e la cattiveria e la superficialità, non riusciamo più a riconoscere l’amore che Cristo ci ha donato, per la nostra vita e per tutto quello che ci circonda. Spesso è confuso con un amore che è solo facciata, o un atto fugace che ti lascia il vuoto dentro. Qualche tempo fa anch’io ero così, ma a fine giornata mi sentivo vuota e sola. Poi andavo qualche volta in Chiesa e pensavo che il dovere cristiano era stato fatto, ma sentivo che dentro di me mancava qualcosa. Finchè un giorno ho dato una svolta alla mia vita, mettendo al primo posto Cristo. Ora guardo la vita con occhi diversi, sto imparando ad amare anche chi non dovrei e sento che questo non è un sacrificio per me e a fine giornata mi sento bene e ho qualcosa in più che mi fa crescere e soprattutto non mi sento più sola. Credo che l’amore può essere tangibile quando diciamo di guardare la vita con occhi dell’amore e soprattutto di capire cosa mettere al primo posto nella nostra vita che è la cosa più importante. Le cose frivole sono per quel momento, ma poi dopo svaniscono. Dio NO! Dio è per sempre e colui che ti rende libero, non ti giudica, Lui ci sa aspettare perché sa che siamo tentati da troppe cose e ci sta vicino come un padre amoroso. Spetta a noi aprire gli occhi e il cuore a Gesù! Rosanna De Feo Scrivono Federico e Sara Il bell’amore è un sentimento così puro, disinteressato e altruistico che solo le persone più vive nella fede riescono a provare. Chi è l’esempio perfetto di bell’amore? Sicuramente Gesù. Lui è l’esempio più alto di amore, capace di soffrire, offendo addirittura la sua vita per la nostra salvezza. Ma come dimostra la vita di Gesù, il bell’amore nasce dal rispetto che bisogna portare verso gli altri che sono il prossimo menzionato nei dieci comandamenti. Solo partendo dal rispetto si può raggiungere uno stato d’amore così pieno, bello, completo. Il bell’amore è amore casto, ovviamente conseguenza del rispetto. Ed è proprio quest’ultimo che ci permette di vivere l’amore di coppia appieno, come dono pieno di sé, e non come un momentaneo e fugale piacere che brucia tutto e non lascia altro che la solitudine e lo sconforto. Sara e Federico Scrive N.C. Percorrendo la mia vita mi sono resa conto di aver vissuto tre fasi concatenate, se pur molto diverse….La giovinezza vissuta a 360 gradi, incurante del giudizio della gente….(ma anche di Dio). Andavo fiera della mia ribellione alla mediocrità,…detestavo vivere secondo “canoni prestabiliti” da accettare passivamente……Non volevo subire la vita e stare a guardare …….volevo essere protagonista della mia. In seguito, un caos poiché volevo rimediare agli errori commessi, ma mi sono imbarcata in una situazione (il matrimonio) senza alcuna preparazione vera…….un periodo “convenzionale”….come fan tutti, mi dicevo. Era così insulso – superficiale, a volte ipocrita …mi comportavo come mi conveniva, non ero me stessa. Mi ero sforzata di cambiare, di rinunciare alla mia personalità. Mi sono odiata per questo, e il rigetto si trasformò in forza e grinta usati a gettare la maschera mia, prima di tutto, rifiutando di essere omologata a un mondo meschino, bugiardo e volgare e inzuppato di compromessi. Ero finalmente uscita da un’altra prigione…..!. Oggi, la ragazza ribelle è una donna che desidera diventare docile e gradita agli occhi di Dio. La sposa conformista è una mamma e moglie che apprezza e ama veramente la sua famiglia. La sincerità, la verità sono valori indiscutibili a cui non può……. non vuole rinunciare. La parola libertà ha assunto il suo vero significato…non fare quello che vuole o le piace…ma ciò che conta ed è giusto davanti a Dio. La vita di chiunque è un insieme di giorni…di anni. Ogni persona ha una propria storia, un puzzle che piano piano costruisce un quadro. Può essere trasparente per sempre…….può essere per sempre sudicio, sporco, ……..può essere purificato lungo il percorso, come è successo a me. Ogni ferita lascia una cicatrice e la cicatrice rimane perennemente a ricordarti che un tempo c’era una ferita, ma la cicatrice ti ricorda soprattutto che sei guarito. La mia adolescenza spensierata e tanti amici e amiche, con cui trascorrere intere domeniche a chiacchierare – giocare – ballare – correre in bici – dialogare di temi importanti quali, l’amicizia, la pace nel mondo, la famiglia, la violenza, il divorzio, l’aborto… E’ vero, c’è stato un periodo della nostra vita vissuto in spensieratezza, ma anche molto profondamente e seriamente nonostante i nostri 15/16 anni. Poi…capita un imprevisto (una malattia) e modifica inesorabilmente il tuo modo di vivere, ma non di essere (ora lo so). I farmaci ti obbligano a ritmi diversi dagli altri e tu, non i tuoi amici, non ti accetti – hai paura, in una parola te la prendi con tutti, anche con Dio. Quanti perché? – Perchèèèèèèèèèèè? – grida soffocate rimaste senza risposta. Un giorno pensi di prendere in mano la tua vita e te la giochi fino in fondo. Non per buttarla via – ma per gestirla finalmente a modo tuo. Ti invaghisci della persona sbagliata (l’ho capito molto tempo dopo) e non esiste più ordine nella tua esistenza. Quante coincidenze in questo frangente di vita. per cadere in un’illusione, ma altrettante scappatoie per non rimanere intrappolata. Io ho scelto di cadere. In quel periodo, nella mia vita, non c’era molto spazio per Dio. Le coincidenze si susseguivano, ma anche le opportunità di non cadere. Oggi so che Gesù mi era molto vicino, – ma non poteva…. che lasciarmi fare, io non gli permettevo di intromettersi. E’ così strano, oggi, percepire la sensazione che già quando avevo dodici anni, un campanello di allarme fosse suonato e dopo sei anni si avverasse ciò che doveva essere un sogno, ma che in realtà fu un incubo. Io volevo vivere questa storia con lui, un uomo più grande di me, già sposato e padre. Chi poteva impedirmelo? Io avevo 19 anni,……..lui si accorse della mia verginità. Si fermò a guardarmi e disse: tu sei un angelo, non posso. …Fui io, qualche mese dopo, a fare il primo passo e decisi che lui doveva essere il mio primo amore. Il nostro primo incontro si avverò in un giorno molto particolare ma io non sapevo neanche fosse festa grande: era l’8 dicembre – giorno dell’Immacolata – ed io cominciavo una vita impura. La mattina ero andata a messa, ma uscendo di chiesa dissi fra me e me – ma che festa è?. Ero presa solo dall’appuntamento che avevo la sera. Quel giorno si mise a nevicare – era da tanti anni, dicevano, – che non nevicava così tanto in dicembre. Nel pomeriggio, le strade erano quasi impraticabili. Ma fu proprio così, erano quasi…….. impraticabili. Io andai fino in fondo. E poi ……..cominciò il tormento, perché con l’inganno non si può mai costruire la felicità, non si può essere felici, sapendo che fai soffrire qualcun altro. Capisci che non avresti mai dovuto lasciarti andare a vivere questa storia. Ti fa male da morire scoprire che non sarà mai la storia d’amore della tua vita; nello stesso tempo non vuoi rinunciarci, - non puoi – perché preferisci morire piuttosto che rinunciare a lui. Ogni incontro diventa come una clessidra, è bello solo finchè dura, una gioia che lascia tanto amaro in bocca. Un giorno lui mi disse che avrebbe divorziato per stare con me………..se lo fai non mi vedi più, fu la mia risposta. Pensavo ai suoi figli e mi sentivo sporca, ma non avevo la forza di uscirne. Non mi importava dividerlo con la moglie, ma non avrei sopportato l’idea che avesse attenzioni per qualche altra donna. La mia illusione di poter trovare la felicità in questa storia durò per qualche anno. E quando finì, fu straziante – il mio cuore era a brandelli e nella mia vita c’era una tale confusione! Non so dove ho trovato la forza di dire….. adesso basta…… non piace a Dio il nostro comportamento. (Dio non mi aveva lasciato fare da padrona della mia vita…… per fortuna!) Io non l’ho più cercato e lui nemmeno. Fu difficile uscire da una situazione così intricata ma intrigante ! Non vorrei tornare indietro a rivivere quei momenti drammatici per tutto l’oro del mondo. Sono sposata da molti anni. Mi sono sposata nella superficialità, con il pensiero dell’abito, dei fiori, della casa…. Ma Dio ancora una volta era di troppo! Sono diventata mamma…. E qualcosa cominciò a schiudersi dentro di me. Pensavo di poter disporre della mia vita,… però con il mio bambino non avrei potuto. Ebbi altri figli – li amo più della mia vita e amo il mio sposo molto più adesso di quando ci sposammo. Oggi mi sforzo di amarlo in modo diverso, più vero, come vuole il Signore; anche lui è cambiato e siamo più sereni. Abbiamo scoperto la castità coniugale, ritrovato il senso del pudore al quale, inizialmente, neanche pensavamo. Io non volevo avere figli- questo il programma della MIA VITA- prima della malattia. Ma non avrei mai abortito anche a costo della mia stessa vita. Questo il progetto della mia vita - dopo la malattia. Ad una persona così poco affidabile il Signore si è fidato di donare e affidare delle creature meravigliose…. Dio è immensamente grande nell’Amore….. io gliene sono e sarò profondamente grata. Io non avrei mai potuto fare a meno di dedicare tutta la mia vita ai miei figli, a qualunque costo… Credevo poter disporre della mia vita (e sbagliavo)… ma non della vita degli altri. Mai! Era la coscienza che agiva in me, ma la fede era ancora una chimera…Dominava il buon senso,… ma l’amore coniugale era una ricerca reciproca di ottenere il proprio tornaconto…….. quante liti, discussioni ad oltranza……senza mettere la parola fine. I figli sono stati la spinta a ricominciare sempre daccapo. Così per diversi anni.. La S. Messa domenicale era un optional, …i bambini piccoli disturbano in chiesa, andarci a turno non ci abbiamo mai pensato. Tutte scuse. Ogni tanto andavo a confessarmi. Una confessione mi lasciò pensierosa poiché ciò che dissi non lo avevo neanche mai pensato: Padre, io non sento niente quando prego,…….ehh, ma sono i santi che assaporano il gusto della preghiera, mi rispose il sacerdote. La penitenza: dire il rosario; implorai il prete che la cambiasse, non ce l’avrei mai fatta, e così fece. Però un’attenzione diversa, una curiosità quasi provocatoria mi inondava durante la messa. Era il 1999, da qualche anno avevo conosciuto il mio attuale padre spirituale. Le sue omelie erano sconvolgenti e rivoluzionavano tutto il mio essere. Fui dapprima refrattaria, poi mi sono arresa e ho cominciato a prestare attenzione. Desideravo sentir parlare di Dio, del suo Amore, del suo perdono, della sua giustizia. La preghiera era per me un dilemma, il sacerdote diceva che era rilassante e… a me veniva un gran mal di testa. Ma dai una volta, e poi ancora… capii che quello che sentivo non era la cosa più importante. L’importante era essere fedele a una promessa e se ci riuscivo era una vittoria… su me stessa. Ringraziavo Dio e mi sentivo felice. Ogni volta un combattimento interiore…andare in chiesa durante la settimana, era una guerra in famiglia. Guardavo il cielo, cercavo Dio, lo imploravo: non ce la faccio più…..Ho pianto tanto…..Ne è valsa la pena! Quante cose sono cambiate da allora, con Dio sempre nei miei pensieri. Non mi faccio illusioni…..ho sempre tanta paura di perderLo, di offenderlo, so che la strada è sempre in salita e sempre lo sarà. Ma sono felice di averLo incontrato consapevole di aver tanto bisogno di misericordia e di non aver alcun merito. Ho capito che tutto ciò che di bello ho e sono lo devo a Lui. Così come quanto della mia vita ho sprecato e sporcato è opera solo mia. Il mio rapporto con tutti, anche con me stessa è cambiato. So che il mio matrimonio è suggellato da Lui, che ora è parte integrante fra me e mio marito. Oh,….. sono ancora aggressiva e molto determinata, per non dire ostinata……….ma so che è sbagliato, e con la mia impulsività, quanti guai e dispiaceri procuro a me e agli altri. Detestare il peccato che commetto è una conquista immensa, dato che mi dà l’opportunità di chiedere perdono a Dio e di ricominciare sempre con ………una marcia in più. (Ringrazio con tutto il mio cuore il padre spirituale che mi tiene come una figlia…Dio la benedica sempre, D. Mario… ) La vita è un continuo combattimento interiore e con le vicende quotidiane. La realtà circostante è un pressante invito alla trasgressione, al fai quello che ti pare………prendi tutto quello che ti piace……….il furbo è quello che riesce a fregare anche i suoi amici, familiari ecc. Purtroppo neanche tutti i sacerdoti e Vescovi trasmettono la convinzione che si può resistere e che si deve lottare per sconfiggere questo male apocalittico che è la negazione del peccato e dell’esistenza di satana perciò il disorientamento del cristiano che cerca la sincerità, la trasparenza nella fede ha spesso conseguenze nefaste. Chi, giustamente, odia l’ipocrisia e l’inganno, e non trova quel Gesù descritto nel Vangelo neanche nella sua parrocchia, o nella Chiesa in genere, si sente autorizzato a fare da sé. Aborrisce qualsiasi sacrificio, ……….che senso ha?. Come dice giustamente il Card. Angelo Scola, il sacrificio spaventa quando non se ne sa il perché. Il sacrificio vissuto in vista di un bene maggiore affatica ma non scoraggia mai. Poiché l’ideale che si desidera raggiungere è così importante da essere lo scopo della stessa vita. Quando lo scopo è trovare e piacere a Gesù si trova un’energia spirituale, una linfa vitale che si trasmette in tutto il corpo: è la vera vita, quella che non muore. Abita una deliziosa e incantevole giovinezza in chi detesta il peccato, in chi ha il cuore puro, che si esprime anche in tarda età; gli occhi brillano nelle persone pure, e gli occhi sono lo specchio dell’anima. N.C. Scrive Cristian Il Bell’amore è un argomento davvero complicato, e per questo vorrei soffermarmi su una parte di cui il cadinal Angelo Scola ha parlato: la decisione di generare figli. Come ha detto, la paura della morte ci spinge a volere “tutto e subito”. Ma se nella vita di due persone interviene Gesù, si ha una visione diversa della vita, in cui il vero scopo è maturare fino a quando il semplice piacere fisico diventa unione per mezzo e con Cristo. Io credo che questo sia il Belll’amore. E quando si è arrivati a questa unione si può pensare ad un figlio, che crescerà con i genitore che davvero si sono amati, e che faranno capire al figlio quanto grande è l’amore che Dio ha per noi. Cristian 15 anni Scrive Fra Almir Mi chiamo Fra Almir, ho ventisei anni, sono brasiliano e consacrato della Comunità Regina Pacis. Accogliendo l’invito di don Mario a esprimere un pensiero sul discorso del Patriarca di Venezia su “Bell’amore e sessualità”, mi sembra bello condividere ciò che nella nostra spiritualità riguarda la castità. La “Piccolissima Via”, libro di spiritualità della nostra Comunità, dice che la castità è un dono di Dio che permette all’uomo di amare Lui prima di tutto e, a partire da questo amore, amare gli altri e il mondo creato. Proprio perché è un dono deve essere chiesto a Lui ogni giorno, ma allo stesso tempo richiede il nostro sforzo per guadagnarlo e per custodirlo. È molto vero ciò che ha detto mons. Angelo Scola a riguardo: «Il sacrificio è una strana necessità, ma è la strada che assicura il godimento» (n. 5.4). Perciò dobbiamo lottare con tutto noi stessi affinché non sia la sete dei nostri sensi a guidare la nostra vita. Dobbiamo rinunciare alla curiosità dei nostri occhi e dei nostri orecchi. Per fare degli esempi, non serve dare attenzione all’immoralità che i mass media oggi ci offrono o agli amici che parlano con piacere su argomenti del genere; non serve dare ascolto alla musica sporca che il mondo ci propone. Occorre tagliare corto, perché i nostri sensi non si stancano mai di ricevere, vogliono sempre di più. Quindi, è un bene approfittare di questa nostra predisposizione naturale per cogliere frutti di virtù e non di vizi. Questo è uno dei più importanti argomenti che dovrebbero essere trasmessi dai genitori ai figli. Ma purtroppo non tutti hanno avuto la stessa educazione, e come sappiamo, nessuno può dare ciò che non ha. Alcune delle cose che ci possono aiutare in un cammino di castità sono: l’unità con Cristo riconoscendo Dio come Padre, la grazia dello Spirito Santo e la guida spirituale in una vita di preghiera. Mons. Scola identifica il bell’amore con la persona di Cristo. Affinché la castità sia possibile è, quindi, fondamentale l’intimità con Gesù, perché in questo modo viviamo veramente come figli di Dio. Uniti a Gesù la nostra vita diventa una risposta d’amore all’amore di Dio Padre, alla sua chiamata fatta a ciascuno di noi nel momento in cui abbiamo ricevuto il dono della vita. Ecco in altre parole ciò che ha voluto dire il Patriarca quando ha espresso che «lieti nel Signore possiamo affrontare l’esistenza, nel suo intreccio di affetti lavoro e riposo, come figli e figlie nell’Unigenito Figlio di Dio» (n. 1.1). Dunque, se ci sganciamo dal rapporto con Dio, se non riconosciamo la sua paternità nei nostri confronti, tutta l’esistenza va messa in crisi. Perché le cose e le persone che ci stanno attorno non saranno più guardate come doni di Dio nel suo vero e giusto ordine, ma usate come oggetti del nostro egoismo. Lo Spirito Santo, Colui che ci porta all’intimità con Cristo, Colui che ci inspira i modi in cui pregare e lottare per il dono della castità, viene in nostro soccorso nelle nostre difficoltà. È Lui che ci dà la forza, perché come dice San Paolo «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza» (Rm 8, 26). Così, per averlo operante, è necessario invocarlo con insistenza nella preghiera riconoscendoci bisognosi. In questa lotta per la castità, per amore del progetto divino, un’altra cosa importante è la presenza di una guida spirituale. Una persona matura ed esperta con cui noi possiamo parlare ed essere aiutati a camminare. Dio usa i suoi strumenti e non ha voluto lasciarci soli. Anzi, Cristo rimane in mezzo a noi e viene in nostro ausilio con la sua potenza anche attraverso santi sacerdoti. Questi possono darci la possibilità di crescere come uomini e donne casti e veri in Cristo. E insieme alle preghiere di Maria Santissima su questa strada, preghiamo gli uni per gli altri perchè la santità di Cristo risplenda sempre di più nella Chiesa di Dio. Fra Almir (Comunità Regina Pacis) Scrive Mattia Leggendo la meditazione di Fra Almir (mio coetaneo), sono rimasto veramente colpito dalla sua profondità e completezza nell’affrontare un tema come la castità. La sola forza per perseverare alle lusinghe che i media e la società ci propinano di consueto, sta proprio nel costruire la nostra vita incline a Dio Padre, che è l’Amore. Solo un rapporto vissuto nel vero amore, donatoci dall’alto, potrà donare a due persone la completezza per una vita di coppia che va oltre quelle che possono essere le istintività carnali, e che l’uomo tende a manifestare con molta naturalezza. Possiamo essere in molti a condividere il fatto che l’unione fisica occupa un posto rilevante tra l’uomo e la donna, però posso anche aggiungere che se questo, diventasse il fine di due persone che dicono di amarsi, non potremmo più parlare di amore, ma di passione o addirittura di egoismo. Scoperto quindi, il perno che sosteneva l’unione di due persone, ci si accorge che tutto quello che prima era stato creato come motivo di coppia, ora invece, ci accorgiamo che si trattava solamente di pura emozionalità appropriata ai nostri desideri e quindi, dopo l’appagamento, destinato a finire. Qualche riga sopra ho parlato di egoismo. Se riflettiamo a fondo, non è del tutto inadatto usare questa parola, perché nel momento in cui, una persona si atteggia con intenzioni relazionate a sé stessa, non può certo dire di amare. Amare comporta annullare il proprio orgoglio, i propri desideri, per far posto alla persona che ci sta accanto. Non è certamente facile interiorizzare un concetto tale, ed è per questo, come dice Fra Almir, che dobbiamo chiedere aiuto a Colui che è l’Amore, nella preghiera, mettendoci nell’atteggiamento di è fragile e che non ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Chiedo il tuo aiuto Gesù, perché riconosco la mia fragilità e sento di non farcela da solo, ma Ti ringrazio anche per il dono di questi ragazzi consacrati, talvolta giovani come me, che con gioia vivono il dono della castità come esaltazione di amore. Mattia Scriveva G. nel 2004 Ciao M, siamo insieme da molto tempo, e sono veramente felice del nostro rapporto. Ti voglio un bene dell’anima e ti amo, come non ho mai amato nessuno nella mia vita. Mi logora dirti quello che ti sto per scrivere, ma lo devo fare, per il nostro bene. Ho già avuto esperienza di rapporti costruiti su emozioni, istinti, passioni, che non sono sopravvissuti alle tempeste della vita. Non voglio che il nostro sia così. Non voglio seguire l’esempio dei miei genitori, e non voglio che la famiglia che un giorno andrò a creare si areni su insoddisfazioni reciproche e vuoti insanati finendo nel trasformare l’amore di partenza in una sopportazione reciproca e reciprocamente utile; e tantomeno voglio che finisca effettivamente con una ricerca delle proprie soddisfazioni verso altri lidi. Ho già avuto esperienza, ti ripeto, di questo tipo di cose (tu conosci la mia storia) e NON voglio che tra noi sia così. So che ti chiedo moltissimo, visto che per te è la prima storia, e che questo tempo ha sconvolto la tua vita, ma non voglio che a sconvolgerti la vita sia una cosa di cui potrebbe restarti solo un vano amaro ricordo. Stiamo costruendo una diga di sabbia, senza nessuna armatura, destinata a svanire nel nulla al contatto con l’acqua. Non posso permettermi che sia così. Non voglio perderti per un’incomprensione o perché la tua segretaria saprà soddisfarti meglio di tua moglie. Sono pensieri in grande, apparentemente lontani! Ma come tu ben sai una casa si costruisce dalle fondamenta e se queste non sono solide la casa è destinata a crollare! È una certezza matematica, se non oggi, domani, ma prima o poi crolla. Ora il problema è: come costruiamo buone fondamenta? La mia risposta è: con l’aiuto di Dio. Se non ci educhiamo oggi dominare i nostri istinti, a capire in profondità la nostra miseria, ad affidarci a nostro Padre, a chiedere a Lui la forza di affrontare i problemi, come educheremo domani i nostri figli? Cosa avremo da trasmettere loro? E noi come ci accoglieremo nella cattiva sorte? Si perché il sacramento del matrimonio mi farà dire “io accolgo te M come mio sposo, e prometto di esserti fedele nella buona e nella cattiva sorte finchè morte non ci separi”. Ma se non so accoglierti oggi quando vuoi uscire con i tuoi amici o fare qualcosa che a me non va, cosa mi legherà a te fra 20 anni quando mi dirò che la vita si vive una volta sola, o che sono nata libera e ci muoio? Cosa mi farà essere moglie fedele quando sarò nervosa e aggressiva e non mi sentirò capita da te? E cosa ti farà essere marito fedele di una rompiscatole nevrotica e patetica che ti esaspera? Già ti esaspero adesso, figurati un domani! Allora, dico io, vale la pena costruire un rapporto di coppia sul piacere di un bacio, di un abbraccio, di una bella serata passata insieme, di un orgasmo? Nota che per me sono tutte cose impagabili. Che amo condividere con te, ma a cosa ci portano? A cosa hanno portato i miei genitori? Questo grande, piccolo dilemma si risolve con un cammino di Vita insieme, con un cammino di fede insieme. So che non ti chiedo poco, ma che senso ha buttare via la giovinezza dietro a qualcosa di effimero e mortale? Anche tu ammetti che se dopo la morte non ci fosse nulla non avrebbe senso vivere! Allora perché non cominciamo a fare qualcosa di costruttivo oggi, adesso? Che senso ha aspettare? Se dici che non sei pronto, che hai bisogno di tempo, io ti aspetto. Però capisci che se non sei pronto a costruire un rapporto solido, il nostro è solo un gioco di emozioni che lascia il tempo che trova. Sanguino dal profondo del mio cuore a dirti queste cose, ma per me non ha più senso giocare. Ti prego, rifletti su questa mia lettera, e cerca di capire che se non ti amassi quanto ti amo non ti scriverei queste cose, mi farei andare bene quello che c’è di buono, finchè non si arriverebbe al vuoto totale e a stufarsi l’uno dell’altra come è successo altre volte intorno a noi… e prima o poi succede a tutte le coppie che basano il loro rapporto su cose umane, effimere e mortali. A distanza di anni la vita mi ha dato ragione. È stato difficile fare questo tipo di scelta, ma che senso ha accontentarsi a 20 anni? L’Amore vero esiste, è una certezza che ho nel cuore e quando sarà il momento Gesù me lo farà capire e non piangerò di solitudine, ma sarò un'unica cosa con la persona giusta, e quell’unità sarà sancita nel Vero Amore che solo Dio mi può dare. G. VESCILLA REGIS PRODEUNT Il vessillo del Bell’amore risplende nel suo massimo fulgore il Venerdì Santo. Il Re d’amore si è lasciato inchiodare volontariamente sulla croce dall’amore: “oh albero fecondo e glorioso, ornato di un manto regale, talamo trono ed altare al corpo di Cristo Signore”. “Oh Croce beata che apristi le braccia a Gesù redentore, bilancia del grande riscatto che tolse la preda all’inferno”. “Un colpo di lancia trafigge il cuore del Figlio di Dio, sgorga acqua e sangue, un torrente che lava i peccati del mondo”. (liturgia del venerdì Santo) Alla fine vincerà l’amore! L’umanità ritrova e recupera nel crocifisso del venerdì Santo la sua vera identità, la sua inalienabile vocazione al bell’amore. Sulla croce l’amore ha la sua più alta manifestazione: “non c’è amore più grande di chi dà la vita”. La croce è la purificazione totale da ogni forma di ambiguità, di ipocrisia, di falsità, di egoismo, di orgoglio. La croce è la prova inequivocabile del vero amore. Sulla croce risplende l’amore che è più forte di ogni perversità, di ogni malvagità, della stessa morte. Chi si nutre e vive d’amore vero è già passato dalla morte alla vita. La morte fisica – sia pure dovuta a crudeltà e atrocità indicibili – per chi ama, è solo una porta che si apre per far esplodere la pienezza e definitività del bell’amore. I martiri di tutti i tempi, che per rimanere fedeli all’amore furono disposti a perdere tutto, anche la vita, sono il fondamento dell’amore unico e insuperabile, che si è manifestato il venerdì santo sul Golgota. Maria la madre del Crocifisso, ha vissuto ai piedi del Croce la più perfetta condivisione d’amore col suo Figlio. Quel momento fu della massima fecondità. Da madre di Gesù, figlio di Dio,divenne per disposizione divina, la madre dell’intera umanità redenta dall’amore. Chi sa accogliere l’amore bello, chi sa vivere di amore “casto” senza cedimenti e infingimenti, vincerà tutte le battaglie della vita. Alla fine… dopo i momentanei e illusori trionfi della violenza, della prepotenza, dell’ingiustizia, della perversità… vincerà l’amore, quello autentico, quello bello, quello casto. Tutto il resto naufragherà nel vuoto tenebroso e abissale del non senso. Don Mario Bonizzato Maria Madre del bell’amore si offre col Figlio “vittima” al Padre per la salvezza dell’umanità