Tutti cercano l’amore,
molti si accontentano
dei “surrogati” dell’amore.
Chi, sostenendo fatiche e rinunce,
trova il “bell’amore”,
ha trovato il vero tesoro
che nessuna potenza negativa
potrà rapirgli.
“Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che
non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e
tarlo non consuma. Perché, dove è il vostro tesoro, la sarà anche il
vostro cuore”. (Lc. 12, 32).
I
n questo opuscolo, sono raccolte le riflessioni di tutti coloro che hanno risposto
all’invito di confrontarsi con la meditazione
del Card. Angelo Scola,
pronunciata domenica 18 luglio 2010, in occasione della festa patronale del SS.
Redentore.
Il “bell’amore” è senza dubbio il vertice e il compendio di tutta la vita cristiana.
Allo scriba che chiede a Gesù quale fosse il comandamento principale, Gesù
risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte
le forze e il prossimo tuo come te stesso”.
È questo il traguardo di ogni percorso di vita spirituale: l’amore.
Non ci sono altri “tipi” di amore. Ce né uno solo, ed è quello bello, pulito,
trasparente, gratuito, in una parola: l’amore casto.
In ogni ambito della vita o si ama castamente o non si ama. Ci sono nel mercato tanti
“surrogati” dell’amore, ma ce né uno solo che può chiamarsi “bello”: l’amore casto.
Questo amore a cui ispirarci e a cui attingere, lo troviamo scritto nella sua pienezza e
nella sua inconfondibile bellezza nel Crocifisso del Golgota, il venerdì Santo.
Il Divin Crocifisso è l’icona insuperabile del “Bell’amore”.
Gesù è sulla croce inchiodato solo dall’amore, per amore, muore d’amore.
Il bell’amore è più forte della morte, va oltre la barriera della morte, ha la sua piena e
definitiva espressione nell’eternità.
L’amore non muore, fa piuttosto morire il non amore.
San Giovanni scrive: “Chi vive il bell’amore, è già passato dalla morte alla vita”.
La vita è amore.
La pienezza di vita è pienezza d’amore.
Don Mario Bonizzato
Isolalta 15 agosto 2010
Solennità dell’Assunta
IL MARTIRIO
COME ESPRESSIONE SUPREMA
DEL BELL’AMORE
- Benedetto XVI -
Cari fratelli e sorelle,
oggi, nella Liturgia ricordiamo santa Chiara d’Assisi, fondatrice delle Clarisse, luminosa
figura della quale parlerò in una delle prossime Catechesi. Ma in questa settimana come avevo già accennato nell’Angelus di domenica scorsa - facciamo memoria anche di
alcuni Santi martiri, sia dei primi secoli della Chiesa, come san Lorenzo, Diacono, san
Ponziano, Papa, e san Ippolito, Sacerdote; sia di un tempo a noi più vicino, come santa
Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, patrona d’Europa, e san Massimiliano Maria
Kolbe. Vorrei allora soffermarmi brevemente sul martirio, forma di amore totale a Dio.
Dove si fonda il martirio? La risposta è semplice: sulla morte di Gesù, sul suo sacrificio
supremo d’amore, consumato sulla Croce affinché noi potessimo avere la vita (cfr Gv
10,10). Cristo è il servo sofferente di cui parla il profeta Isaia (cfr Is 52,13-15), che ha
donato se stesso in riscatto per molti (cfr Mt 20,28). Egli esorta i suoi discepoli, ciascuno
di noi, a prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo sulla via dell’amore totale a
Dio Padre e all’umanità: “chi non prende la propria croce e non mi segue – ci dice, –
non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la
propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,38-39). E’ la logica del chicco di grano che
muore per germogliare e portare vita (cfr Gv 12,24). Gesù stesso “è il chicco di grano
venuto da Dio, il chicco di grano divino, che si lascia cadere sulla terra, che si lascia
spezzare, rompere nella morte e, proprio attraverso questo, si apre e può così portare
frutto nella vastità del mondo” (Benedetto XVI, Visita alla Chiesa luterana di Roma [14
marzo 2010]). Il martire segue il Signore fino in fondo, accettando liberamente di
morire per la salvezza del mondo, in una prova suprema di fede e di amore (cfr
Lumen Gentium, 42).
Ancora una volta, da dove nasce la forza per affrontare il martirio? Dalla profonda e
intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il
risultato di uno sforzo umano, ma sono la
risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di
Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende
capaci di offrire la propria vita per amore a
Cristo e alla Chiesa, e così al mondo. Se
leggiamo le vite dei martiri rimaniamo stupiti
per la serenità e il coraggio nell’affrontare la
sofferenza e la morte: la potenza di Dio si
manifesta pienamente nella debolezza, nella
povertà di chi si affida a Lui e ripone solo in
Lui la propria speranza (cfr 2 Cor 12,9). Ma è
importante sottolineare che la grazia di Dio
non sopprime o soffoca la libertà di chi
affronta il martirio, ma al contrario la
arricchisce e la esalta: il martire è una
persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona
libera, che in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la sua vita, e in un supremo atto
di fede, di speranza e di carità, si abbandona nelle mani del suo Creatore e
Redentore; sacrifica la propria vita per essere associato in modo totale al Sacrificio di
Cristo sulla Croce. In una parola, il martirio è un grande atto di amore in risposta
all’immenso amore di Dio.
Cari fratelli e sorelle, come dicevo mercoledì scorso, probabilmente noi non siamo
chiamati al martirio, ma nessuno di noi è escluso dalla chiamata divina alla santità, a
vivere in misura alta l’esistenza cristiana e questo implica prendere la croce di ogni
giorno su di sé. Tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui sembrano prevalere egoismo e
individualismo, dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno quello di
crescere ogni giorno in un amore più grande a Dio e ai fratelli per trasformare la
nostra vita e trasformare così anche il nostro mondo. Per intercessione dei Santi e dei
Martiri chiediamo al Signore di infiammare il nostro cuore per essere capaci di amare
come Lui ha amato ciascuno di noi.
Mercoledì 11 agosto 2010
Udienza generale di Benedetto XVI
Scrivono Alessandro e Beatrice
Siamo Alessandro e Beatrice Tozzi e abbiamo 4 figli che vanno dai 14 ai 4 anni: Marco,
Letizia, Miriam e Chiara; originari di Firenze, viviamo a Verona, nella Comunità Regina
Pacis, dal 2003.
Come sposi e come genitori abbiamo sperimentato quanto è vero ciò che dice il Patriarca di
Venezia nel Discorso del Redentore 2010, quando spiega che: “Casto è l’uomo che sa tenere
in ordine il proprio io.[….] Nessun uomo può essere casto se non stabilendo liberamente
una gerarchia di valori: - La castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella
persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale(CCC2337)”.
Mi spiego meglio: se è vero che il nostro corpo è tempio della SS. Trinità, esso ha una
dignità molto alta davanti a Dio e deve essere curato e custodito con molto rispetto e decoro,
non fine a sé stesso, ma proprio perché anche ciò manifesta il nostro amore e il nostro culto
a Dio.
Per esempio, dopo la nostra conversione (settembre 2000), avvenuta 9 anni dopo il nostro
matrimonio, con già due figli, scoprire la castità, come valore e virtù, ha portato anche, ma
non solo, un modo nuovo di vestirsi e per me che sono donna è stata una inversione di rotta
non indifferente: non più minigonne o shorts, magliette trasparenti o aderenti, non
passeggiare per casa in biancheria, ecc., perché questo fosse un segno e quindi anche una
forma di educazione per i figli, che li aiutasse a sviluppare e custodire il senso del pudore,
che oggi è scomparso insieme al buon gusto, nel nome e all’insegna della moda e della
“libertà”.
Per me donna, sposa e mamma sono vere queste parole: “Ti ho chiamata ad un FASCINO
SPIRITUALE, ad una bellezza che viene dal di dentro, ti chiamo a sedurre le anime con la
potenza del Mio Spirito. [….] C’è una bellezza che va oltre i sussulti del momento, c’è una
bellezza che chiama ed attira ogni uomo ed ogni donna, perché è una sorgente di ACQUA
VIVA, è una fonte di VERITA’. C’è una DONNA VERA alla quale voglio assomigliarti,
come te: figlia, sposa, madre, vedova, sorella, amica.” (Piccolissima Via 09/10/1992).
Custodire i figli dalle pubblicità televisive o delle riviste, che sono quasi sempre a doppio
senso o apertamente a sfondo sessuale, li aiuta a crescere con una sensibilità verso la
sessualità, che li aiuta a meglio comprendere quale è il suo valore e la sua giusta
collocazione nella vita di un essere umano e li custodisce dal rischio di credere che
l’attrazione fisica o la sensualità sono di per sé stessi l’amore e sappiamo quanto sia
emotivamente tempestosa l’età dell’adolescenza che prima o poi vivranno.
Per me che sono uomo e che, soprattutto in passato, al lavoro, potevo trovarmi in mezzo a
discorsi volgari o pieni di brutte parole, domandarmi come poteva divertirsi Gesù quando
era in mezzo ai suoi, è un aiuto a decidere di scegliere un comportamento che penso possa
essere a Lui gradito e questo mi aiuta anche ad eliminare espressioni che non sono di
esempio per i miei figli.
Quello che abbiamo appena condiviso con voi è una piccola parte della nostra esperienza, in
continua evoluzione, che scaturisce dall’insegnamento della Chiesa. Ci rendiamo conto che
non c’è niente di nuovo in ciò che capiamo ogni giorno e che riusciamo in qualche modo a
vivere, ma porta quotidianamente una importante novità di vita nella nostra famiglia.
Alessandro e Beatrice (Comunità Regina Pacis)
Scrive Caterina Fraccari
Fin da giovane nella mia parrocchia del mio paese dove sono nata, abbiamo sempre
ricordato la vita dei santi: S. Agnese, S. Maria Goretti, S. Luigi, S. Giovanni Bosco, come
modello per i giovani, ed ero attenta e curiosa di capire bene il significato di queste parole:
verginità e castità. Questi aggettivi mi attraevano perché sapevano di pulito, di sublime. Ero
e sono fermamente convinta che questo privilegio è dato ai Santi o a chi come tali si
comportano.
Anima e corpo camminano insieme.
Se amiamo Gesù , gli insegnamenti della Chiesa e mettiamo in pratica le virtù, siamo aiutati
nel cammino di ogni giorno ad accettare i problemi della vita e di conseguenza inclini al
distacco da sé cioè da tutto ciò che ci impedisce di volare in alto.
Il nostro buon senso e buona volontà non bastano a proteggerci dal male che ci insidia
quotidianamente, perché il nostro corpo ha un innato istinto naturale che senza il timor di
Dio ci priva dello scudo di verità.
Come cristiani, figli di Dio, dobbiamo sempre chiederci: “amo Dio e gusto tutte le cose che
Lui ha creato? Conosco il mio Creatore per poterlo amare ed adorare sopra ogni cosa? Ho
fatto la scelta? La scienza che mi propone il mondo è rivolta al progetto di Dio? È per il mio
bene o per il mio orgoglio? Il mio spirito è rivolto continuamente al mio Creatore? Ho un
amore filiale verso Dio? Ho timore di Dio?
Tu ci hai donato l’amore del Padre, prendendo su di Te il nostro peccato: Grazie Signore
Gesù! Solo Gesù, sempre, è il mio Salvatore!
Come ha vissuto la S.S. Vergine, durante la passione di Gesù, anche noi dobbiamo restare
fermi nella nostra fede, con la preghiera ogni dubbio sparirà.
La vocazione evangelica alla castità è rivolta a tutti i cristiani qualunque sia il loro stato di
vita.
Caterina Fraccari
di anni 67
Scrivono Daniele e Giuliana
“Bell’amore e la sessualità” è una frase bella, ma è molto difficile metterla in pratica.
Ci siamo conosciuti da giovani e il Signore ci ha uniti nel matrimonio (dopo dieci anni di
fidanzamento), quelle parole che ti entrano nel cuore: “nulla deve dividere quello che Dio
unisce nella gioia e nel dolore”. Il bell’amore per noi è condividere tutto, rispettando il
proprio corpo e controllando i propri pensieri. Nel nostro cammino abbiamo incontrato
persone spirituali che ci hanno fatto capire quanto la fede è importante per combattere le
cose di tutti i giorni. La prima cosa da fare è mettersi davanti a Gesù e chiedersi se quello
che si fa è giusto o meno, bisogna rispettare i dieci comandamenti che ci ha dato Gesù per
non perdere il suo insegnamento. Certo non è facile, le tentazioni sono tante, ma con l’aiuto
delle preghiere si aprono molte porte che anche noi stessi non crediamo. Ci troviamo in
quelle situazioni di gioia che hanno un tempo di durata, e ci capita di trovarci in situazioni
dolorose che ci fanno capire il senso della vita. E se abbiamo Gesù nel cuore, senza dubbio,
Lui ci aiuterà a superarle e a farci capire che le persone che ha chiamato a Lui, ci hanno
insegnato tanto, con la preghiera sempre al primo posto e ancora oggi con la nostra
preghiera e la loro, sono vicini a noi. Molto più difficile è farlo capire ai figli, ma non ci
arrenderemo perché con le nostre piccole e umili preghiere davanti a Gesù, fatte insieme, ci
dà la forza e la gioia interiore di quel bell’amore che unisce due persone anche
spiritualmente, che non ha a che vedere con le cose di questo mondo.
Daniele e Giuliana
Scrive Daria
Dire che la perversione umana sia sempre esistita è cosa nota - ma chiamare amore il sesso è
la più squallida ed ignobile parola che una persona umana credente o no possa usare.
Amore ...tutti lo cercano - tutti lo desiderano anzi lo bramano.
Ma ci siamo mai chiesti da dove deriva questo amore ?
L'uomo lo cerca dalla donna o viceversa, ma può una creatura donare amore pieno all'altro/a
se è così carente e fragile?
Ci siamo mai chiesti cos'è la pienezza nell'amore?
Il tanto osannato '68 , dove si mandava tutto alle ortiche, - pudore - castità - rispetto all'insegna dell'amore libero, all'appagamento dei sensi perchè solo quello dava senso alla
vita, bene, ora a distanza di anni possiamo tirare le somme: più del 55% di famiglie distrutte
- figli allo sbando dove già in tenera età sono dediti all'alcool e droga; e delle rimanenti 45%
ne vogliamo parlare? Esse vivono il bell'amore?
Che dire? Progresso? Modernità?
Ho intuito questo "amore bello" quando nel deserto interiore e col cuore sanguinante, mi
sono trovata difronte al mistero del "venerdì santo". Lì e solo lì ho potuto fare i conti col
mio passato.
Sgonfiata dagli insuccessi e fallimenti, ho trovato la mia vera identità più profonda, che si
realizza SOLO nell'incontro col bell'amore.
"...nella notte in cui fu tradito, prese il pane lo spezzò ( vuol dire che Gesù ha spezzato la
sua volontà per far posto alla volontà del Padre, così per me, gli eventi che mi sono
accaduti, hanno spezzato il mio orgoglio per far posto ad una nuova dimensione: di
riconoscere con umiltà la mia impotenza di realizzarmi con le sole mie forze)" Ed ancora
"...nella notte in cui fu tradito prese il pane lo spezzo e RESE GRAZIE.....
Perchè nell'ora del tradimento rese grazie?
Perchè per Lui l'ORA del tradimento è stata l'ORA della massima fedeltà al bell'Amore.
Anch'io ho compreso il valore della massima fedeltà, quando ho sperimentato il tradimento
delle persone che amavo e che stimavo in cui avevo riposto TUTTA la mia fiducia.
Concludendo credo d'aver capito dove dimora il VERO AMORE.
Nell'icona della pietà: Maria che stringe tra le braccia Gesù deposto dalla croce risplende
nella maniera più sublime il messaggio e il "mistero del bell'Amore".
Contemplando questa scena si riaccende in me la speranza che il bell'Amore dopo
quell'evento e a partire da quell'evento, sarà sempre possibile fino alla fine dei tempi.
Daria
Scrive Denis Baietta
La vita dell’uomo è relazione che, per diventare feconda, deve essere alimentata dalla
carità (agape), donandosi per amore e per la salvezza dell’altro.
Amare, comporta rinnegare una parte di se, sopportando anche la croce
dell’incomprensione.
Tramite il controllo e il discernimento, castità e integrità, portano ad una elevazione dello
spirito e al miglioramento di sé.
Il dramma della Chiesa di oggi, va corretto e sanato, ma non giudicato.
Il cristiano sa che le sue debolezze e le sue fragilità, possono incontrare il conforto e il
Perdono, cioè la capacità di rialzarsi dalle cadute quando, con umiltà, il suo volto è rivolto
verso la Verità.
La sessualità completa un disegno di amore e quindi va distinta dalla pura genitalità, diretta
invece a soddisfare necessità proprie e istintuali.
I piaceri in genere sono positivi nella misura in cui l’uomo non è schiavo.
Denis Baietta
di 35 anni
Scrive Fra Emanoel
La prima cosa a colpirmi, dell’omelia del patriarca di Venezia, Angelo Scola, sul
bell’amore, è stato l’aggettivo: bello! Che fa già da criterio di verifica del sostantivo amore,
che oggi viene così abusato e distorto dal suo vero e profondo significato. Il patriarca,
partendo dalla concezione di bellezza all’interno della tradizione cristiana, cerca di chiarire,
ricuperare, o far scoprire, direi, l’arte (dato che si parla di bellezza) di amare, presente nella
Rivelazione.
Il passaggio essenziale è quello di superare le soglie della bellezza della creazione, per
addentrare nella Bellezza del Creatore. «Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per
dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e
autore della bellezza». (Sap 13,3)
Parlare allora di castità, vuol dire, non riconoscerla solamente come una pratica di auto
dominio di sé per quanto riguarda la propria affettività, sarebbe troppo riduttivo, ma far
rispecchiare tramite la propria affettività, quella bellezza genuina quale è la Bellezza di Dio
stesso.
Dio, essendo Padre, Figlio e Spirito Santo, non è un’idea, ma una relazione d’amore;
l’uomo è con Cristo e in Cristo, partecipe di tale relazione. La tradizione della Chiesa ci
insegna che la castità come ogni virtù, ha come modello l’uomo Gesù Cristo. Il Servo di
Dio Alessandro Nottegar, era solito dire: «Cristo è la completa realizzazione dell’uomo
sotto il profilo psicologico, umano e spirituale. Con Cristo l’uomo dà il meglio di sé».
(Coraggio fratello, pg. 152) Scriveva san Paolo ai filippesi: «abbiate in voi gli stessi
sentimenti di Cristo Gesù». (Fil 2,5) La castità viene da sé laddove il cuore umano vuole
mettere al centro Gesù Cristo e sposa a Lui la propria anima. Diceva ancora il Servo di
Dio Alessandro Nottegar, modello di uomo, sposo e papà, dirigendosi alla propria moglie:
«la mia anima è sposata con Cristo»; la castità non è appannaggio dei sacerdoti e religiosi,
ma di ogni singolo battezzato, membro del corpo di Cristo che è Re, Profeta e Sacerdote.
Uomo di grande fede quall’era il dott. Alessandro, non amava di meno sua moglie, la sua
famiglia, ma di più, come si capisce da ciò che ha lasciato scritto a sua moglie in una lettera:
«Ho capito che più rimango unito al Signore, più rimango unito a te e più ti amo».
(Coraggio fratello, pg. 157)
Nella spiritualità della Comunità Regina Pacis, il primo passo per vivere la castità è
innamorarsi di Gesù. L’innamorato (sapete bene) non pensa ad altro che all’oggetto del
suo amore, senza lasciar spazio ad altro. Dopo l’innamoramento (che è un dono che va
continuamente chiesto e richiesto a Dio), la “fiamma” va mantenuta accesa, con dei
“trucchetti”, primo fra tutti la preghiera, perché è stare con l’Amato: «Ma io rivolgo a te
la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza. O Dio, nella tua grande bontà
rispondimi, nella fedeltà della tua salvezza». (Sal 69,14) Il secondo trucco è il controllo dei
pensieri, per vivere il quale serve allenamento, per saper discernerli, per conoscere da dove
vengono e dove portano, per ternerli o allontanarli. Il criterio è la carità, se portano ad amare
Cristo e i fratelli è castità, se portano al proprio godimento è egoismo. Un altro trucco può
essere quello di controllare gli occhi, gli sguardi. Le immagini, le forme, ci seducono
facilmente, per ciò bisogna rinunciare a guardare, non perché è male quello che si guarda,
ma perché possono occupare nel nostro cuore un posto che non spetta loro. La castità non è
rinunciare a qualcosa di cattivo, ma offrire a Dio il desiderio naturale di possedere certe
cose che possono rubare al nostro cuore quell’intimità d’amore che solo Dio è in grado di
appagare. In questo contesto si capisce il significato di penitenza, fioretto, astinenza, ecc. Si
racconta che un rabbino, ammaestrava i suoi allievi monaci e diceva: “È importante
incominciare a fare penitenza”. Uno dei suoi ascoltatori chiese: “quando bisogna
incominciare?” Rispose il rabbino: “il più tardi possibile, il giorno prima di morire!” “Ma
non sappiamo il giorno che moriremo!!” Rispose quell’altro. Continuo il rabbino: “ecco
perché bisogna fare penitenza tutti i giorni, forse sei già in ritardo!!”. Ciò per dire che ci
sono tante cose che possiamo fare per favorire la castità, giocando d’anticipo, facendoci le
ossa. Pensare di superare la tentazione quando si presenterà è presunzione.
I “trucchi” come li abbiamo chiamati, sono e sarebbero tanti, ma concludiamo richiamando
il dono enorme che è l’umiltà. La castità, è un dono divino, abbiamo bisogno di aiuto, del
Suo aiuto e di quello dei fratelli, perché da soli non ce la facciamo; è importante dialogare
con persone competenti, senza pensare di farcela da soli, ricorrere al sacramento della
Riconciliazione, chiedere al Signore il dono del pentimento sincero del peccato e
ricominciare con fiducia. Chi ha detto che essere bisognosi di aiuto è un fallimento? Sarà
piuttosto una risorsa, un vantaggio su chi punta solo sulle proprie forze. Dio sui piccoli e
bisognosi si abbassa e li prende in braccio. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.
(Mt 5,8)
Concludo con un breve brano della Piccolissima Via, che è il libro di spiritualità della
Comunità Regina Pacis: "La castità è come la neve al sole! È pura, è casta, è splendente.
Prendila in mano e guardala: sono minuscoli prismi di cristallo che riflettono la Mia Luce.
Così sei tu, così siete voi, Mia presenza, Mia luce!"
Buon cammino di castità a tutti.
Fra Emanoel (Comunità Regina Pacis)
Scrive Liliana Toniolo
Un giorno uno dei veggenti di Medjugorje chiese alla Madonna: “Perché sei così bella?”.
La risposta della Madonna è stata: “Sono bella perché amo!”.
L’amore o è bello o non è amore.
Questo discorso sul bell’amore che il Card. Angelo Scola ha tenuto nella solennità del
Redentore, mi ha fatto riflettere e ripercorrere sulle varie tappe della mia vita.
Ha diciotto anni sognavo una amore, una famiglia, dei figli, una casa. Questo amore deve
essere esclusivo, solo per me, unico, fedele e per sempre.
A venticinque anni questo sogno si è realizzato: mi sono sposata, ho avuto tre figli, una
casa, ed ero felice, o almeno credevo.
Piano piano, tutte le mie certezze e sicurezze, iniziavano a frantumarsi.
Sono iniziate le prime incomprensioni, modi diversi di affrontare i problemi, difficoltà a
capirsi, tradimenti. L’amore bello, sincero e puro che io immaginavo, non mi dava più gioia,
ma dispiaceri.
L’amore vivo stava morendo.
Mi sono chiesta: “Dove ho sbagliato? Anzi, dove abbiamo sbagliato?
Avevamo costruito l’amore tra due persone, ma ne mancava una, la più importante: Dio.
Solo Dio è amore, solo Dio dona amore, solo da Dio posso ricevere amore e solo così
posso donare amore. Senza amore non c’è vita.
Tutto nasce, cresce e si feconda con l’amore e solo Dio ne è la fonte inesauribile, altrimenti
tutto è destinato a fallire.
Anche se come creatura sono limitata, posso sempre attingere a questa sorgente che non si
esaurisce mai. Lui, tutto e sempre ci dona gratuitamente.
Il suo unico desiderio è di rendermi libera e felice in modo totale.
La mia vita ha iniziato a cambiare quando, dopo varie delusioni e sofferenze, ho
incominciato a pregare, ricordandomi di alcuni insegnamenti assorbiti dai genitori.
Ho iniziato a fidarmi di Cristo, a credere che Dio non mente e non mi tradisce.
Ogni giorno mi stupivo come, malgrado la mia piccola fede e la mia tanta miseria, Lui
continuava a sorprendermi, mi dava la forza e mi aiutava, facendomi sentire continuamente
ricolma di amore e di attenzioni.
Non mi sentivo più sola e la paura era scomparsa; non ero più preoccupata e angosciata
come prima perché sapevo di potermi fidare.
Giorno dopo giorno, la preghiera mi ha aiutata a superare le difficoltà e a risolvere i
problemi, ancorandomi a questa Parola di verità: “Con Me tutto è possibile!”.
Dal momento della separazione rimasi sola, riscoprendo il grande dono della castità.
Fino ad ora avevo solo sperimentato il dono dell’amore nel matrimonio, finalizzato alla
procreazione e a brevi momenti di piacere, non rendendomi conto della sua precarietà e
della sua limitatezza.
L’amore casto per me, a quel tempo, era incomprensibile e inimmaginabile. Solo dopo aver
iniziato a viverlo, ne ho capito il significato. Iniziavo a sentirmi serena, ricolma di un amore
pieno e totale tanto da non desiderare altro. Lui è la sorgente inesauribile di tutto il bene e
nessuno è in grado di sostiruirLo.
Ecco perché la proposta cristiana del bell’amore è credibile, necessaria e urgente per aiutare
tante persone che sono state ingannate, ad aprirsi alla speranza, cioè Dio, un Dio che ci ama
e dona a tutti ciò di cui abbiamo bisogno: la vera pace e la vera gioia per l’eternità.
Torniamo alla Fonte, solo così non avremo più sete e fame di cose illusorie .
Ritorniamo a Dio nostro Padre e scopriremo qualcosa di inedito.
Liliana Toniolo
mamma di tre figli
di 64 anni
Scrive Marisa
Per me il dono più grande che Dio ci vuole trasmettere è Amare.
Amare non è una parola da descrivere, stà nel nostro cuore, nel nostro sguardo, nel nostro
sorriso, nel nostro grazie nel nostro scusa perdonami, nella persona che ci sta accanto.
L'Amore vero è gratuito, è spontaneo e sembra strano ma non costa nessuna fatica.
Ecco che così conosciuto e vissuto, da soli o in coppia diventa puro e casto.
Così ringrazio in ogni momento Gesù dell'Amore che mi dona gratuitamente e non
dimentico di chiederGli di donarmi sempre tanto del Suo Amore.
Marisa
sposata e mamma di 44 anni
Scrive P.Z.
Ti ringrazio Signore perché mi tieni tra le tue braccia, mi consoli, mi ami e asciughi le mie
lacrime, ma soprattutto mi hai fatto conoscere il bell’amore, in questo mondo così confuso,
smarrito, naufragato e senza timor di Dio.
Pochi anni fa, durante la confessione, mi fu chiesto se amavo di più mio marito o il Signore;
io risposi: “mio marito”. Il sacerdote rimase in silenzio.
Col passare del tempo, un giorno, nel calvario quotidiano, dove la solitudine e
l’incomprensione famigliare mi angosciava, sentii una cosa strana, come un incontro; girai
la faccia verso la spalla sinistra, come avessi visto l’infinito amore di Cristo e a voce alta
esclamai: “Ma tu Signore ci sei, non mi hai abbandonato, sei sempre stato vicino a me, non
mi hai mai rimproverato, mi hai sempre capita, amata e hai sempre asciugato le mie
lacrime”.
Sentivo che respiravo amore, amore vero, amore e gioia come nessuno può dare.
Grazie Signore per questo dono.
Ritornai poi a confessarmi, ed allora chiesi io a Don Mario: “Non mi fai più quella
domanda?”, lui mi disse: “Dimmi!” e io risposi con certezza: “Le dico che amo di più il
Signore, perché Lui si prende cura di tutti noi, ci dona il Suo Santo Spirito, mi insegna ad
amare mio marito e i miei figli con i Suoi occhi e non con gli occhi del mondo. Confido
sempre nella Sua Misericordia, che perdona i miei peccati e metto nel Suo cuore pietoso la
mia fragilità, la mia miseria”.
Anche in questo momento di prova dico sempre con umiltà: “Signore pietà, Cristo Pietà, so
che mi aiuterai, perché nulla a Te è impossibile. Grazie Signore che ci hai donato Tua
Madre, la Madre del dolore”.
P.Z.
di anni 63
Scrive Paola Baietta
Dio è amore, solo dove c’è il vero amore c’è Dio. L’amore vero, puro e casto non è mai un
rapporto a due, lo impariamo dalla S.S. Trinità, ci è di esempio la santa famiglia di Nazaret.
Il bell’amore di cui ci parla la Bibbia, è quell’amore che ogni uomo sente la necessità di
sperimentare, è il sentirsi amati definitivamente, e a sua volta amare definitivamente. Gesù,
come persona, lo ha perfettamente incarnato, rendendo visibile un Dio invisibile, che solo
per amore si è fatto uno di noi. Ognuno di noi può sperimentare questa forma di amore nella
misura in cui si apre a Dio!! L’amore è bello solo quando è vero, diversamente è solo un
surrogato, è un amore sporco che lascia dentro solo insoddisfazione e malcontento. Questo
purtroppo è quello che il mondo ci propone, soprattutto oggi! L’amore tra Cristo e la sua
Chiesa è figura di quello tra marito e moglie – Cristo da la vita per Lei!
L’amore vero non è mai stato, e mai sarà, a buon mercato! Richiede sacrificio, dono di sé;
quindi c’è un abisso tra la cultura dominante e il bell’amore che c’è nella Bibbia, quello che
ci insegna Gesù! Anche molti uomini di chiesa, ed altri, pure evangelizzati da secoli, oramai
non comprendono e quindi rigettano questi insegnamenti fatti dalla Chiesa stessa quando
parla di amore e di sessualità. Gesù ci è di esempio pieno della bellezza di questo amore
trinitario e ogni uomo ha la possibilità di farne esperienza. Qua, posso dire di averla fatta
anch’io! Posso dire che, questo amore porta alla gioia e soddisfazione interiore e quindi
alla pienezza. Questo amore soddisfacente richiede la virtù della castità, cioè non intesa solo
dal lato sessuale, ma di tutta la persona: prima nella mente, nei pensieri, nel parlare e nel
corpo. Richiede il dominio di sé. Questi doni vengono dalla preghiera “senza di me non
potete far nulla” dice Gesù nel vangelo! Certo, questo richiede sacrificio, cioè tensione
verso l’alto! Come i girasoli guardano il sole così noi guardiamo a Dio. Passa anche
attraverso e dentro la croce. Lo stesso Gesù quando è venuto sulla terra ce ne ha dato
l’esempio; è morto ed è risorto per noi. Il sacrificio spaventa se non si conosce il perché,
rinunciare a qualcosa di nostro per qualcosa di più grande! Come premio però c’è la pace
profonda, quella di cui parlava anche il Manzoni “la pace che il mondo irride, ma che rapir
non può”. Pace che viene dalla grazia di Dio, dal mettere in pratica le promesse
battesimali! Importante è il dominio di sé, specialmente nell’età dell’adolescenza, ma dentro
tutto questo si realizza il disegno di Dio! Proprio in questa prospettiva del regno di Dio, la
castità che riguarda tutti gli uomini, ognuno nel suo ruolo non è atro che un anticipo di
quello che saremo un giorno nell’eternità.
Come dice Gesù ad una carismatica nel ricordare la donna del vangelo vedova di sette
fratelli, a cui viene posta la domanda: “di chi sarà nel regno moglie questa donna?” Gesù
risponde allora come adesso: il matrimonio sacramentale dura per il tempo della vita
terrena, esso vi è dato perché mantenga viva la famiglia e ci sia figliolanza. Ma terminato lo
scopo per cui sussiste, con la terra muore. Diversamente dal sacerdozio che ha una dignità
che si mantiene in eterno, il matrimonio sacramentale ha fine in questa terra. In cielo chi si è
sposato da vedovo altre volte non sarà marito o moglie di nessuno. In cielo si è fratelli si
ama nella sponsalità di Dio: ad Esso tutti protesi e attratti come il ferro alla calamita, voi,
vivrete di questo matrimonio e di questo amore infusi, vi compenetrerete nell’anima con
quelli che avete avuto più vicino nella vostra esistenza, e così con molte altre anime. Per
questo vi dico figli miei, vivete la sponsalità con Dio prima. Se si vive bene questa, vivrete
bene il matrimonio sacramentale, la vedovanza, la solitudine, poiché quest’amore sussiste e
assiste, vi dà vita e riempie, vi accompagna sul vostro cammino e per sempre. La carnalità
finisce, finisce con la fine della sua chiamata, della sua funzione. Nel matrimonio io vi
chiamo ad essere spirituali anche vivendo questa unione. Nell’amore siate protesi nella
fusione con Dio. Ci si sposa in tre dato che dal matrimonio umano che passa ne rimane solo
quello con Dio che lo ha alimentato.
Gesù però è esigente e, come nel Vangelo, chiama e chiede di lasciare tutto per dare a Lui il
primo posto. Non è mai un perdere qualcosa, ma è sempre un guadagno perché Lui da
sempre quello di cui una persona ha bisogno. Quello che conta di più in ogni vocazione è la
volontà di essere fedeli e perseveranti. Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato dice
Gesù nel Vangelo. Dove non c’è fedeltà, non c’è, e mai c’è stato l’amore. Il distacco di sé,
dalle cose e dalle persone che richiede l’amore casto e puro è felice ed è per entrare più in
profondità con Dio e con gli altri e con se stessi!
Ricordati… la vita è amore!
Paolo Baietta
di anni 48
Scrivono Pietro e Fina
Il punto focale dell’intervista al patriarca di Venezia è il bell’amore e la sessualità.
L’interpretazione che noi abbiamo dato di questo concetto è la seguente: il bell’amore è
l’amore casto, l’amore puro, finalizzato all’unione tra le anime dell’uomo e della donna,
ancora più apprezzato se si segue il coniglio della Chiesa di allungare il più possibile il
momento in cui anima e corpo si fondono, rimanendo così casti fino al momento in cui si
incontrerà Dio il giorno del matrimonio.
Il motivo per cui oggi il mondo e quindi gli uomini hanno smarrito il rispetto per gli altri è
che prima di tutto hanno smarrito il rispetto per sé stessi, per il loro corpo, riducendo così
l’amore al sesso e soddisfacendo i propri desideri sessuali al solo fine di raggiungere il
godimento, proprio come animali.
Ma l’uomo ha anche un’anima, uno spirito, che rendono l’uomo più forte, capace di
distinguere il bene dal male, il bianco dal nero, il peccato dal bene.
Chi partecipa alle pratiche religiose e non è coerente con il pensiero di Gesù, non può
definirsi un un cristiano sincero.
Il cristiano sincero è colui che crede in Gesù con tutto il cuore, un cuore colmo d’amore e
rispetto da donare alla sposa il giorno dell’unione tra l’anima, spirito e corpo in presenza di
Dio, per entrare più in profondità nel rapporto con Lui, con gli altri e con sé stessi.
Quindi, bell’amore e sessualità possono coincidere con la Chiesa ma solo nel cui viaggino
in parallelo; senza bell’amore, e quindi la castità, l’amore si riduce unicamente al sesso
finalizzato solo al piacere del momento, e quindi l’amore stesso perde il suo valore.
Che cosa sarebbe il mondo senza amore?
Cosa sarebbe un mondo sopraffatto dagli istinti carnali?
Sarebbe soltanto un’urna piena di ceneri che al primo soffio di vento rimarrebbe priva di
contenuto.
Pietro Galletta (29 anni) e
Fina Amato (27anni)
Scrive Rosanna De Feo
In questo mondo dove chi sovrasta è l’intelligenza e la cattiveria e la superficialità, non
riusciamo più a riconoscere l’amore che Cristo ci ha donato, per la nostra vita e per tutto
quello che ci circonda. Spesso è confuso con un amore che è solo facciata, o un atto fugace
che ti lascia il vuoto dentro. Qualche tempo fa anch’io ero così, ma a fine giornata mi
sentivo vuota e sola. Poi andavo qualche volta in Chiesa e pensavo che il dovere cristiano
era stato fatto, ma sentivo che dentro di me mancava qualcosa.
Finchè un giorno ho dato una svolta alla mia vita, mettendo al primo posto Cristo. Ora
guardo la vita con occhi diversi, sto imparando ad amare anche chi non dovrei e sento che
questo non è un sacrificio per me e a fine giornata mi sento bene e ho qualcosa in più che mi
fa crescere e soprattutto non mi sento più sola. Credo che l’amore può essere tangibile
quando diciamo di guardare la vita con occhi dell’amore e soprattutto di capire cosa
mettere al primo posto nella nostra vita che è la cosa più importante.
Le cose frivole sono per quel momento, ma poi dopo svaniscono.
Dio NO!
Dio è per sempre e colui che ti rende libero, non ti giudica, Lui ci sa aspettare perché sa che
siamo tentati da troppe cose e ci sta vicino come un padre amoroso. Spetta a noi aprire gli
occhi e il cuore a Gesù!
Rosanna De Feo
Scrivono Federico e Sara
Il bell’amore è un sentimento così puro, disinteressato e altruistico che solo le persone più
vive nella fede riescono a provare. Chi è l’esempio perfetto di bell’amore? Sicuramente
Gesù. Lui è l’esempio più alto di amore, capace di soffrire, offendo addirittura la sua vita
per la nostra salvezza. Ma come dimostra la vita di Gesù, il bell’amore nasce dal rispetto
che bisogna portare verso gli altri che sono il prossimo menzionato nei dieci comandamenti.
Solo partendo dal rispetto si può raggiungere uno stato d’amore così pieno, bello, completo.
Il bell’amore è amore casto, ovviamente conseguenza del rispetto. Ed è proprio
quest’ultimo che ci permette di vivere l’amore di coppia appieno, come dono pieno di sé, e
non come un momentaneo e fugale piacere che brucia tutto e non lascia altro che la
solitudine e lo sconforto.
Sara e Federico
Scrive N.C.
Percorrendo la mia vita mi sono resa conto di aver vissuto tre fasi concatenate, se pur molto
diverse….La giovinezza vissuta a 360 gradi, incurante del giudizio della gente….(ma anche
di Dio). Andavo fiera della mia ribellione alla mediocrità,…detestavo vivere secondo
“canoni prestabiliti” da accettare passivamente……Non volevo subire la vita e stare a
guardare …….volevo essere protagonista della mia.
In seguito, un caos poiché volevo rimediare agli errori commessi, ma mi sono imbarcata in
una situazione (il matrimonio) senza alcuna preparazione vera…….un periodo
“convenzionale”….come fan tutti, mi dicevo. Era così insulso – superficiale, a volte ipocrita
…mi comportavo come mi conveniva, non ero me stessa. Mi ero sforzata di cambiare, di
rinunciare alla mia personalità. Mi sono odiata per questo, e il rigetto si trasformò in forza e
grinta usati a gettare la maschera mia, prima di tutto, rifiutando di essere omologata a un
mondo meschino, bugiardo e volgare e inzuppato di compromessi. Ero finalmente uscita da
un’altra prigione…..!.
Oggi, la ragazza ribelle è una donna che desidera diventare docile e gradita agli occhi di
Dio.
La sposa conformista è una mamma e moglie che apprezza e ama veramente la sua famiglia.
La sincerità, la verità sono valori indiscutibili a cui non può……. non vuole rinunciare.
La parola libertà ha assunto il suo vero significato…non fare quello che vuole o le
piace…ma ciò che conta ed è giusto davanti a Dio.
La vita di chiunque è un insieme di giorni…di anni. Ogni persona ha una propria storia, un
puzzle che piano piano costruisce un quadro. Può essere trasparente per sempre…….può
essere per sempre sudicio, sporco, ……..può essere purificato lungo il percorso, come è
successo a me.
Ogni ferita lascia una cicatrice e la cicatrice rimane perennemente a ricordarti che un tempo
c’era una ferita, ma la cicatrice ti ricorda soprattutto che sei guarito.
La mia adolescenza spensierata e tanti amici e amiche, con cui trascorrere intere domeniche
a chiacchierare – giocare – ballare – correre in bici – dialogare di temi importanti quali,
l’amicizia, la pace nel mondo, la famiglia, la violenza, il divorzio, l’aborto… E’ vero, c’è
stato un periodo della nostra vita vissuto in spensieratezza, ma anche molto profondamente
e seriamente nonostante i nostri 15/16 anni.
Poi…capita un imprevisto (una malattia) e modifica inesorabilmente il tuo modo di vivere,
ma non di essere (ora lo so). I farmaci ti obbligano a ritmi diversi dagli altri e tu, non i tuoi
amici, non ti accetti – hai paura, in una parola te la prendi con tutti, anche con Dio. Quanti
perché? – Perchèèèèèèèèèèè? – grida soffocate rimaste senza risposta. Un giorno pensi di
prendere in mano la tua vita e te la giochi fino in fondo. Non per buttarla via – ma per
gestirla finalmente a modo tuo. Ti invaghisci della persona sbagliata (l’ho capito molto
tempo dopo) e non esiste più ordine nella tua esistenza. Quante coincidenze in questo
frangente di vita. per cadere in un’illusione, ma altrettante scappatoie per non rimanere
intrappolata. Io ho scelto di cadere. In quel periodo, nella mia vita, non c’era molto spazio
per Dio. Le coincidenze si susseguivano, ma anche le opportunità di non cadere. Oggi so
che Gesù mi era molto vicino, – ma non poteva…. che lasciarmi fare, io non gli permettevo
di intromettersi. E’ così strano, oggi, percepire la sensazione che già quando avevo dodici
anni, un campanello di allarme fosse suonato e dopo sei anni si avverasse ciò che doveva
essere un sogno, ma che in realtà fu un incubo. Io volevo vivere questa storia con lui, un
uomo più grande di me, già sposato e padre. Chi poteva impedirmelo? Io avevo 19
anni,……..lui si accorse della mia verginità. Si fermò a guardarmi e disse: tu sei un angelo,
non posso. …Fui io, qualche mese dopo, a fare il primo passo e decisi che lui doveva essere
il mio primo amore. Il nostro primo incontro si avverò in un giorno molto particolare ma io
non sapevo neanche fosse festa grande: era l’8 dicembre – giorno dell’Immacolata – ed io
cominciavo una vita impura. La mattina ero andata a messa, ma uscendo di chiesa dissi fra
me e me – ma che festa è?. Ero presa solo dall’appuntamento che avevo la sera. Quel giorno
si mise a nevicare – era da tanti anni, dicevano, – che non nevicava così tanto in dicembre.
Nel pomeriggio, le strade erano quasi impraticabili. Ma fu proprio così, erano quasi……..
impraticabili. Io andai fino in fondo.
E poi ……..cominciò il tormento, perché con l’inganno non si può mai costruire la felicità,
non si può essere felici, sapendo che fai soffrire qualcun altro. Capisci che non avresti mai
dovuto lasciarti andare a vivere questa storia. Ti fa male da morire scoprire che non sarà mai
la storia d’amore della tua vita; nello stesso tempo non vuoi rinunciarci, - non puoi – perché
preferisci morire piuttosto che rinunciare a lui. Ogni incontro diventa come una clessidra, è
bello solo finchè dura, una gioia che lascia tanto amaro in bocca. Un giorno lui mi disse che
avrebbe divorziato per stare con me………..se lo fai non mi vedi più, fu la mia risposta.
Pensavo ai suoi figli e mi sentivo sporca, ma non avevo la forza di uscirne. Non mi
importava dividerlo con la moglie, ma non avrei sopportato l’idea che avesse attenzioni per
qualche altra donna. La mia illusione di poter trovare la felicità in questa storia durò per
qualche anno. E quando finì, fu straziante – il mio cuore era a brandelli e nella mia vita
c’era una tale confusione! Non so dove ho trovato la forza di dire….. adesso basta…… non
piace a Dio il nostro comportamento. (Dio non mi aveva lasciato fare da padrona della mia
vita…… per fortuna!) Io non l’ho più cercato e lui nemmeno. Fu difficile uscire da una
situazione così intricata ma intrigante ! Non vorrei tornare indietro a rivivere quei momenti
drammatici per tutto l’oro del mondo.
Sono sposata da molti anni. Mi sono sposata nella superficialità, con il pensiero dell’abito,
dei fiori, della casa…. Ma Dio ancora una volta era di troppo!
Sono diventata mamma…. E qualcosa cominciò a schiudersi dentro di me. Pensavo di poter
disporre della mia vita,… però con il mio bambino non avrei potuto. Ebbi altri figli – li amo
più della mia vita e amo il mio sposo molto più adesso di quando ci sposammo. Oggi mi
sforzo di amarlo in modo diverso, più vero, come vuole il Signore; anche lui è cambiato e
siamo più sereni. Abbiamo scoperto la castità coniugale, ritrovato il senso del pudore al
quale, inizialmente, neanche pensavamo. Io non volevo avere figli- questo il programma
della MIA VITA- prima della malattia. Ma non avrei mai abortito anche a costo della mia
stessa vita. Questo il progetto della mia vita - dopo la malattia. Ad una persona così poco
affidabile il Signore si è fidato di donare e affidare delle creature meravigliose…. Dio è
immensamente grande nell’Amore….. io gliene sono e sarò profondamente grata. Io non
avrei mai potuto fare a meno di dedicare tutta la mia vita ai miei figli, a qualunque costo…
Credevo poter disporre della mia vita (e sbagliavo)… ma non della vita degli altri. Mai! Era
la coscienza che agiva in me, ma la fede era ancora una chimera…Dominava il buon
senso,… ma l’amore coniugale era una ricerca reciproca di ottenere il proprio
tornaconto…….. quante liti, discussioni ad oltranza……senza mettere la parola fine. I figli
sono stati la spinta a ricominciare sempre daccapo. Così per diversi anni.. La S. Messa
domenicale era un optional, …i bambini piccoli disturbano in chiesa, andarci a turno non ci
abbiamo mai pensato. Tutte scuse. Ogni tanto andavo a confessarmi. Una confessione mi
lasciò pensierosa poiché ciò che dissi non lo avevo neanche mai pensato: Padre, io non
sento niente quando prego,…….ehh, ma sono i santi che assaporano il gusto della preghiera,
mi rispose il sacerdote. La penitenza: dire il rosario; implorai il prete che la cambiasse, non
ce l’avrei mai fatta, e così fece. Però un’attenzione diversa, una curiosità quasi provocatoria
mi inondava durante la messa. Era il 1999, da qualche anno avevo conosciuto il mio attuale
padre spirituale. Le sue omelie erano sconvolgenti e rivoluzionavano tutto il mio essere. Fui
dapprima refrattaria, poi mi sono arresa e ho cominciato a prestare attenzione. Desideravo
sentir parlare di Dio, del suo Amore, del suo perdono, della sua giustizia. La preghiera era
per me un dilemma, il sacerdote diceva che era rilassante e… a me veniva un gran mal di
testa. Ma dai una volta, e poi ancora… capii che quello che sentivo non era la cosa più
importante. L’importante era essere fedele a una promessa e se ci riuscivo era una vittoria…
su me stessa. Ringraziavo Dio e mi sentivo felice. Ogni volta un combattimento
interiore…andare in chiesa durante la settimana, era una guerra in famiglia. Guardavo il
cielo, cercavo Dio, lo imploravo: non ce la faccio più…..Ho pianto tanto…..Ne è valsa la
pena! Quante cose sono cambiate da allora, con Dio sempre nei miei pensieri. Non mi
faccio illusioni…..ho sempre tanta paura di perderLo, di offenderlo, so che la strada è
sempre in salita e sempre lo sarà. Ma sono felice di averLo incontrato consapevole di aver
tanto bisogno di misericordia e di non aver alcun merito. Ho capito che tutto ciò che di bello
ho e sono lo devo a Lui. Così come quanto della mia vita ho sprecato e sporcato è opera solo
mia.
Il mio rapporto con tutti, anche con me stessa è cambiato. So che il mio matrimonio è
suggellato da Lui, che ora è parte integrante fra me e mio marito. Oh,….. sono ancora
aggressiva e molto determinata, per non dire ostinata……….ma so che è sbagliato, e con la
mia impulsività, quanti guai e dispiaceri procuro a me e agli altri. Detestare il peccato che
commetto è una conquista immensa, dato che mi dà l’opportunità di chiedere perdono a Dio
e di ricominciare sempre con ………una marcia in più. (Ringrazio con tutto il mio cuore il
padre spirituale che mi tiene come una figlia…Dio la benedica sempre, D. Mario… )
La vita è un continuo combattimento interiore e con le vicende quotidiane. La realtà
circostante è un pressante invito alla trasgressione, al fai quello che ti pare………prendi
tutto quello che ti piace……….il furbo è quello che riesce a fregare anche i suoi amici,
familiari ecc. Purtroppo neanche tutti i sacerdoti e Vescovi trasmettono la convinzione che
si può resistere e che si deve lottare per sconfiggere questo male apocalittico che è la
negazione del peccato e dell’esistenza di satana perciò il disorientamento del cristiano che
cerca la sincerità, la trasparenza nella fede ha spesso conseguenze nefaste. Chi, giustamente,
odia l’ipocrisia e l’inganno, e non trova quel Gesù descritto nel Vangelo neanche nella sua
parrocchia, o nella Chiesa in genere, si sente autorizzato a fare da sé. Aborrisce qualsiasi
sacrificio, ……….che senso ha?. Come dice giustamente il Card. Angelo Scola, il sacrificio
spaventa quando non se ne sa il perché. Il sacrificio vissuto in vista di un bene maggiore
affatica ma non scoraggia mai. Poiché l’ideale che si desidera raggiungere è così importante
da essere lo scopo della stessa vita. Quando lo scopo è trovare e piacere a Gesù si trova
un’energia spirituale, una linfa vitale che si trasmette in tutto il corpo: è la vera vita, quella
che non muore. Abita una deliziosa e incantevole giovinezza in chi detesta il peccato, in chi
ha il cuore puro, che si esprime anche in tarda età; gli occhi brillano nelle persone pure, e gli
occhi sono lo specchio dell’anima.
N.C.
Scrive Cristian
Il Bell’amore è un argomento davvero complicato, e per questo vorrei soffermarmi su una
parte di cui il cadinal Angelo Scola ha parlato: la decisione di generare figli. Come ha detto,
la paura della morte ci spinge a volere “tutto e subito”. Ma se nella vita di due persone
interviene Gesù, si ha una visione diversa della vita, in cui il vero scopo è maturare fino a
quando il semplice piacere fisico diventa unione per mezzo e con Cristo. Io credo che
questo sia il Belll’amore. E quando si è arrivati a questa unione si può pensare ad un figlio,
che crescerà con i genitore che davvero si sono amati, e che faranno capire al figlio quanto
grande è l’amore che Dio ha per noi.
Cristian
15 anni
Scrive Fra Almir
Mi chiamo Fra Almir, ho ventisei anni, sono brasiliano e consacrato della Comunità Regina
Pacis. Accogliendo l’invito di don Mario a esprimere un pensiero sul discorso del Patriarca
di Venezia su “Bell’amore e sessualità”, mi sembra bello condividere ciò che nella nostra
spiritualità riguarda la castità.
La “Piccolissima Via”, libro di spiritualità della nostra Comunità, dice che la castità è un
dono di Dio che permette all’uomo di amare Lui prima di tutto e, a partire da questo amore,
amare gli altri e il mondo creato. Proprio perché è un dono deve essere chiesto a Lui ogni
giorno, ma allo stesso tempo richiede il nostro sforzo per guadagnarlo e per custodirlo. È
molto vero ciò che ha detto mons. Angelo Scola a riguardo: «Il sacrificio è una strana
necessità, ma è la strada che assicura il godimento» (n. 5.4). Perciò dobbiamo lottare con
tutto noi stessi affinché non sia la sete dei nostri sensi a guidare la nostra vita. Dobbiamo
rinunciare alla curiosità dei nostri occhi e dei nostri orecchi. Per fare degli esempi, non
serve dare attenzione all’immoralità che i mass media oggi ci offrono o agli amici che
parlano con piacere su argomenti del genere; non serve dare ascolto alla musica sporca che
il mondo ci propone. Occorre tagliare corto, perché i nostri sensi non si stancano mai di
ricevere, vogliono sempre di più. Quindi, è un bene approfittare di questa nostra
predisposizione naturale per cogliere frutti di virtù e non di vizi.
Questo è uno dei più importanti argomenti che dovrebbero essere trasmessi dai genitori ai
figli. Ma purtroppo non tutti hanno avuto la stessa educazione, e come sappiamo, nessuno
può dare ciò che non ha. Alcune delle cose che ci possono aiutare in un cammino di castità
sono: l’unità con Cristo riconoscendo Dio come Padre, la grazia dello Spirito Santo e la
guida spirituale in una vita di preghiera.
Mons. Scola identifica il bell’amore con la persona di Cristo. Affinché la castità sia
possibile è, quindi, fondamentale l’intimità con Gesù, perché in questo modo viviamo
veramente come figli di Dio. Uniti a Gesù la nostra vita diventa una risposta d’amore
all’amore di Dio Padre, alla sua chiamata fatta a ciascuno di noi nel momento in cui
abbiamo ricevuto il dono della vita. Ecco in altre parole ciò che ha voluto dire il Patriarca
quando ha espresso che «lieti nel Signore possiamo affrontare l’esistenza, nel suo intreccio
di affetti lavoro e riposo, come figli e figlie nell’Unigenito Figlio di Dio» (n. 1.1). Dunque,
se ci sganciamo dal rapporto con Dio, se non riconosciamo la sua paternità nei nostri
confronti, tutta l’esistenza va messa in crisi. Perché le cose e le persone che ci stanno
attorno non saranno più guardate come doni di Dio nel suo vero e giusto ordine, ma usate
come oggetti del nostro egoismo.
Lo Spirito Santo, Colui che ci porta all’intimità con Cristo, Colui che ci inspira i modi in cui
pregare e lottare per il dono della castità, viene in nostro soccorso nelle nostre difficoltà. È
Lui che ci dà la forza, perché come dice San Paolo «lo Spirito viene in aiuto alla nostra
debolezza» (Rm 8, 26). Così, per averlo operante, è necessario invocarlo con insistenza
nella preghiera riconoscendoci bisognosi.
In questa lotta per la castità, per amore del progetto divino, un’altra cosa importante è la
presenza di una guida spirituale. Una persona matura ed esperta con cui noi possiamo
parlare ed essere aiutati a camminare. Dio usa i suoi strumenti e non ha voluto lasciarci soli.
Anzi, Cristo rimane in mezzo a noi e viene in nostro ausilio con la sua potenza anche
attraverso santi sacerdoti. Questi possono darci la possibilità di crescere come uomini e
donne casti e veri in Cristo.
E insieme alle preghiere di Maria Santissima su questa strada, preghiamo gli uni per gli altri
perchè la santità di Cristo risplenda sempre di più nella Chiesa di Dio.
Fra Almir (Comunità Regina Pacis)
Scrive Mattia
Leggendo la meditazione di Fra Almir (mio coetaneo), sono rimasto veramente colpito dalla
sua profondità e completezza nell’affrontare un tema come la castità.
La sola forza per perseverare alle lusinghe che i media e la società ci propinano di consueto,
sta proprio nel costruire la nostra vita incline a Dio Padre, che è l’Amore.
Solo un rapporto vissuto nel vero amore, donatoci dall’alto, potrà donare a due persone la
completezza per una vita di coppia che va oltre quelle che possono essere le istintività
carnali, e che l’uomo tende a manifestare con molta naturalezza.
Possiamo essere in molti a condividere il fatto che l’unione fisica occupa un posto rilevante
tra l’uomo e la donna, però posso anche aggiungere che se questo, diventasse il fine di due
persone che dicono di amarsi, non potremmo più parlare di amore, ma di passione o
addirittura di egoismo. Scoperto quindi, il perno che sosteneva l’unione di due persone, ci si
accorge che tutto quello che prima era stato creato come motivo di coppia, ora invece, ci
accorgiamo che si trattava solamente di pura emozionalità appropriata ai nostri desideri e
quindi, dopo l’appagamento, destinato a finire.
Qualche riga sopra ho parlato di egoismo.
Se riflettiamo a fondo, non è del tutto inadatto usare questa parola, perché nel momento in
cui, una persona si atteggia con intenzioni relazionate a sé stessa, non può certo dire di
amare.
Amare comporta annullare il proprio orgoglio, i propri desideri, per far posto alla persona
che ci sta accanto.
Non è certamente facile interiorizzare un concetto tale, ed è per questo, come dice Fra
Almir, che dobbiamo chiedere aiuto a Colui che è l’Amore, nella preghiera, mettendoci
nell’atteggiamento di è fragile e che non ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare.
Chiedo il tuo aiuto Gesù, perché riconosco la mia fragilità e sento di non farcela da solo, ma
Ti ringrazio anche per il dono di questi ragazzi consacrati, talvolta giovani come me, che
con gioia vivono il dono della castità come esaltazione di amore.
Mattia
Scriveva G. nel 2004
Ciao M,
siamo insieme da molto tempo, e sono veramente felice del nostro rapporto. Ti voglio un
bene dell’anima e ti amo, come non ho mai amato nessuno nella mia vita.
Mi logora dirti quello che ti sto per scrivere, ma lo devo fare, per il nostro bene. Ho già
avuto esperienza di rapporti costruiti su emozioni, istinti, passioni, che non sono
sopravvissuti alle tempeste della vita. Non voglio che il nostro sia così. Non voglio seguire
l’esempio dei miei genitori, e non voglio che la famiglia che un giorno andrò a creare si
areni su insoddisfazioni reciproche e vuoti insanati finendo nel trasformare l’amore di
partenza in una sopportazione reciproca e reciprocamente utile; e tantomeno voglio che
finisca effettivamente con una ricerca delle proprie soddisfazioni verso altri lidi.
Ho già avuto esperienza, ti ripeto, di questo tipo di cose (tu conosci la mia storia) e NON
voglio che tra noi sia così. So che ti chiedo moltissimo, visto che per te è la prima storia, e
che questo tempo ha sconvolto la tua vita, ma non voglio che a sconvolgerti la vita sia una
cosa di cui potrebbe restarti solo un vano amaro ricordo. Stiamo costruendo una diga di
sabbia, senza nessuna armatura, destinata a svanire nel nulla al contatto con l’acqua. Non
posso permettermi che sia così. Non voglio perderti per un’incomprensione o perché la tua
segretaria saprà soddisfarti meglio di tua moglie.
Sono pensieri in grande, apparentemente lontani! Ma come tu ben sai una casa si costruisce
dalle fondamenta e se queste non sono solide la casa è destinata a crollare! È una certezza
matematica, se non oggi, domani, ma prima o poi crolla.
Ora il problema è: come costruiamo buone fondamenta? La mia risposta è: con l’aiuto di
Dio. Se non ci educhiamo oggi dominare i nostri istinti, a capire in profondità la nostra
miseria, ad affidarci a nostro Padre, a chiedere a Lui la forza di affrontare i problemi, come
educheremo domani i nostri figli? Cosa avremo da trasmettere loro? E noi come ci
accoglieremo nella cattiva sorte? Si perché il sacramento del matrimonio mi farà dire “io
accolgo te M come mio sposo, e prometto di esserti fedele nella buona e nella cattiva sorte
finchè morte non ci separi”. Ma se non so accoglierti oggi quando vuoi uscire con i tuoi
amici o fare qualcosa che a me non va, cosa mi legherà a te fra 20 anni quando mi dirò che
la vita si vive una volta sola, o che sono nata libera e ci muoio? Cosa mi farà essere moglie
fedele quando sarò nervosa e aggressiva e non mi sentirò capita da te? E cosa ti farà essere
marito fedele di una rompiscatole nevrotica e patetica che ti esaspera? Già ti esaspero
adesso, figurati un domani! Allora, dico io, vale la pena costruire un rapporto di coppia sul
piacere di un bacio, di un abbraccio, di una bella serata passata insieme, di un orgasmo?
Nota che per me sono tutte cose impagabili. Che amo condividere con te, ma a cosa ci
portano? A cosa hanno portato i miei genitori?
Questo grande, piccolo dilemma si risolve con un cammino di Vita insieme, con un
cammino di fede insieme. So che non ti chiedo poco, ma che senso ha buttare via la
giovinezza dietro a qualcosa di effimero e mortale? Anche tu ammetti che se dopo la morte
non ci fosse nulla non avrebbe senso vivere! Allora perché non cominciamo a fare qualcosa
di costruttivo oggi, adesso? Che senso ha aspettare?
Se dici che non sei pronto, che hai bisogno di tempo, io ti aspetto. Però capisci che se non
sei pronto a costruire un rapporto solido, il nostro è solo un gioco di emozioni che lascia il
tempo che trova. Sanguino dal profondo del mio cuore a dirti queste cose, ma per me non ha
più senso giocare. Ti prego, rifletti su questa mia lettera, e cerca di capire che se non ti
amassi quanto ti amo non ti scriverei queste cose, mi farei andare bene quello che c’è di
buono, finchè non si arriverebbe al vuoto totale e a stufarsi l’uno dell’altra come è successo
altre volte intorno a noi… e prima o poi succede a tutte le coppie che basano il loro rapporto
su cose umane, effimere e mortali.
A distanza di anni la vita mi ha dato ragione. È stato difficile fare questo tipo di scelta, ma
che senso ha accontentarsi a 20 anni? L’Amore vero esiste, è una certezza che ho nel cuore
e quando sarà il momento Gesù me lo farà capire e non piangerò di solitudine, ma sarò
un'unica cosa con la persona giusta, e quell’unità sarà sancita nel Vero Amore che solo Dio
mi può dare.
G.
VESCILLA REGIS PRODEUNT
Il vessillo del Bell’amore risplende nel suo massimo fulgore il Venerdì Santo.
Il Re d’amore si è lasciato inchiodare volontariamente sulla croce dall’amore: “oh
albero fecondo e glorioso, ornato di un manto regale, talamo trono ed altare al corpo
di Cristo Signore”.
“Oh Croce beata che apristi le braccia a Gesù redentore, bilancia del grande riscatto
che tolse la preda all’inferno”.
“Un colpo di lancia trafigge il cuore del Figlio di Dio, sgorga acqua e sangue, un
torrente che lava i peccati del mondo”.
(liturgia del venerdì Santo)
Alla fine vincerà l’amore!
L’umanità ritrova e recupera nel crocifisso del venerdì Santo la sua vera identità, la
sua inalienabile vocazione al bell’amore.
Sulla croce l’amore ha la sua più alta manifestazione: “non c’è amore più grande di
chi dà la vita”.
La croce è la purificazione totale da ogni forma di ambiguità, di ipocrisia, di falsità,
di egoismo, di orgoglio. La croce è la prova inequivocabile del vero amore. Sulla
croce risplende l’amore che è più forte di ogni perversità, di ogni malvagità, della
stessa morte.
Chi si nutre e vive d’amore vero è già passato dalla morte alla vita. La morte fisica –
sia pure dovuta a crudeltà e atrocità indicibili – per chi ama, è solo una porta che si
apre per far esplodere la pienezza e definitività del bell’amore.
I martiri di tutti i tempi, che per rimanere fedeli all’amore furono disposti a perdere
tutto, anche la vita, sono il fondamento dell’amore unico e insuperabile, che si è
manifestato il venerdì santo sul Golgota. Maria la madre del Crocifisso, ha vissuto ai
piedi del Croce la più perfetta condivisione d’amore col suo Figlio.
Quel momento fu della massima fecondità. Da madre di Gesù, figlio di Dio,divenne
per disposizione divina, la madre dell’intera umanità redenta dall’amore. Chi sa
accogliere l’amore bello, chi sa vivere di amore “casto” senza cedimenti e
infingimenti, vincerà tutte le battaglie della vita.
Alla fine… dopo i momentanei e illusori trionfi della violenza, della prepotenza,
dell’ingiustizia, della perversità… vincerà l’amore, quello autentico, quello bello,
quello casto. Tutto il resto naufragherà nel vuoto tenebroso e abissale del non senso.
Don Mario Bonizzato
Maria Madre del bell’amore
si offre col Figlio “vittima” al Padre
per la salvezza dell’umanità
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