UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA TESI DI LAUREA INFORMARE ED EDUCARE IL PAZIENTE PER REALIZZARE UN OSPEDALE SENZA DOLORE RUOLO DELL’INFERMIERE Relatore: Concetta MODICA Candidato: Mario NARDELLI Anno accademico 2003/2004 1 Ai miei genitori…. 2 RINGRAZIAMENTI Ringrazio DIO per avermi messo accanto le persone stupende che mi hanno aiutato e sostenuto nel lavoro di realizzazione della tesi. Le anestesiste, Dott.ssa Anna BURATO e Marina STEFANETTO, che mi hanno fatto conoscere la bellezza del progetto “Ospedale Senza Dolore”, dandomi fiducia e collaborazione e guida nella stesura del libretto informativo. Ringrazio il primario della struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale maggiore di Chieri, Dott. Ernesto INDEMINI, la capo sala Geradina TARTAGLIA e l’équipe infermieristica, per la disponibilità e l’aiuto fornitomi durante le fasi di sperimentazione comprese nel mio lavoro. Ringrazio l’équipe infermieristica della struttura complessa di Terapia Intensiva, Rianimazione e Terapia Antalgica, dell’Ospedale Maggiore di Chieri, per l’aiuto fornitomi nella stesura dei questionari. Per il supporto tecnico e grafico ringrazio Fabio TIDDIA e l’infermiera Elisa BERRUTO, per il tempo dedicatomi, il sostegno morale e le critiche costruttive che mi hanno aiutato a vedere meglio il lavoro svolto. Un ultimo ringraziamento doveroso a coloro che mi han fatto conoscere la bellezza di questa professione, tra cui l’infermiera Daniela ACCIDENTI, il primario di Pediatria dell’Ospedale Maggiore di Chieri, Dott. Francesco LANCIONE, l’équipe infermieristica e medica di Pediatria e il coordinatore infermieristico della struttura complessa di Terapia Intensiva, Rosalena BORLETTO, per aver visto in me, durante il servizio civile svolto presso l’Ospedale Maggiore di Chieri, un futuro professionista donandomi una fiducia da collega. Ringrazio la mia famiglia per avermi sempre incoraggiato e per i molti sacrifici fatti, senza i quali non sarei arrivato ad essere un infermiere. 3 INDICE INTRODUZIONE pag. 6 OSPEDALE SENZA DOLORE pag. 9 1.2 OSPEDALE SENZA DOLORE: coinvolgimento internazionale pag. 14 1.3 OSPEDALE SENZA DOLORE: realtà italiana pag. 16 1.4 OSPEDALE SENZA DOLORE: in Piemonte pag. 18 1.5 OSPEDALE SENZA DOLORE: A.S.L. N° 8 pag. 20 CAPITOLO 1 1.1 STORIA DEL CAMMINO VERSO UN CAPITOLO 2 2.1 STUDIO SPERIMENTALE DI COSTRUZIONE DI UN LIBRETTO INFORMATIVO SUL DOLORE E SUA INTRODUZIONE PRESSO LA STRUTTURA COMPLESSA DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA DELL’OSPEDALE MAGGIORE DI CHIERI pag. 23 2.2 TEMPI E METODI pag. 25 2.3 GLI STRUMENTI: i Questionari pag. 27 2.3.1 - GLI STRUMENTI: il Libretto Informativo pag. 29 RISULTATI pag. 30 2.4.1 - RISULTATI INFERMIERI pag. 30 2.4.2 - RISULTATI DEGENTI pag. 37 2.4.3 - VALUTAZIONE DEL LIBRETTO pag. 45 2.4 2.5 CONCLUSIONI pag. 47 4 BIBLIOGRAFIA pag. 48 ALLEGATI ALLEGATO N° 1: LINEE GUIDA INERENTE IL PROGETTO\ OSPEDALE SENZA DOLORE pag. 52 ALLEGATO N°2: QUESTIONARIO INFERMIERI “I-1” pag. 61 ALLEGATO N°3: QUESTIONARIO PAZIENTI “P-1” pag. 64 ALLEGATO N°4: QUESTIONARIO PAZIENTI “P-2” pag. 67 ALLEGATO N°5: QUESTIONARIO INFERMIERI “I-2” pag. 70 ALLEGATO N°6: LIBRETTO INFORMATIVO pag. 73 5 INTRODUZIONE L’evolversi della Medicina sta compiendo, sempre più rapidamente progressi nella gestione delle patologie più complesse, che, fino a pochi decenni fa, erano mortali per l’uomo. Ma ancora oggi l’elemento più comune delle malattie contro cui la lotta della scienza si rivolge, è il DOLORE, sintomo da sempre conosciuto dall’uomo come il nemico più temibile della malattia stessa.[5]. Il dolore è una realtà presente soprattutto nei luoghi di cura, con una frequenza particolarmente elevata. In effetti, al di fuori delle unità specializzate, i dolori dei malati ricoverati non sono alleviati a più del 30-40%, come dimostra uno studio condotto in venti ospedali italiani nel 2000, dove su 3575 malati valutati il 91.2%, cioè 3931 pazienti, riportavano un dolore di qualsiasi intensità.[45] Sulla base di dati così imponenti, molteplici gruppi ed organizzazioni in campo sanitario, hanno iniziato ad occuparsi del fenomeno, fino alla costituzione, dell’associazione “Ensemble contre le douleur” che ha assunto il coordinamento di un programma di lotta al dolore di portata mondiale. Sulla spinta innovativa del programma lanciato da questa associazione, in Italia è nato un progetto denominato “Ospedale senza dolore”, con il quale si vuole puntare ad un netto miglioramento nella gestione del dolore in ambito ospedaliero, coinvolgendo direttamente la persona assistita, cioè il soggetto principale di tutte le azioni che si compiono giornalmente nelle strutture sanitarie. Tramite alcune esperienze di tirocinio, sono venuto a conoscenza di tale progetto che mi ha prima colpito ed interessato, poi coinvolto operativamente. Uno degli aspetti considerati importanti dal progetto “Ospedale senza dolore”, è quello dell’informazione e dell’educazione del paziente, ed è proprio a questo aspetto che ho rivolto il mio interesse per la stesura del mio lavoro di tesi. 6 Il mio lavoro è stato condotto, con l’intento di affermare il mio personale interesse circa l’importanza di non sottovalutare mai la sofferenza dei pazienti, e con la speranza che ogni professionista della Salute si impegni con tutte le sue forze, attraverso una costante tensione al sollievo del loro dolore, a rendere più umana la degenza dei pazienti ospedalizzati.[13] 7 CAPITOLO 1 8 1.1 - STORIA DEL CAMMINO VERSO UN OSPEDALE SENZA DOLORE Da sempre il dolore ha preoccupato il genere umano ed è stato oggetto di impegno per comprenderlo e controllarlo. Preghiere, esorcismi ed incantesimi sono la testimonianza della diffusione di questo problema fin dai primordi della vita attraversando tutti i secoli in ogni civiltà ed in ogni gruppo culturale. Il dolore è stato uno dei fattori più importanti che abbiano inciso sul corso degli eventi umani, e le sue conseguenze emozionali, fisiche, sono state enfatizzate da scienziati, scrittori e poeti di ogni epoca.[8] Il ritrovamento di scheletri dell’uomo preistorico hanno aggiunto milioni di anni alla documentazione storica del dolore, perché molte di queste ossa portavano segni indelebili di malattie dolorose. Gli uomini primitivi hanno avuto scarsa difficoltà a capire il dolore associato ad una lesione accidentale, ma restavano sconcertati da quello procurato da una malattia interna. Essi trattavano il dolore da ferita massaggiando la parte lesa ed esponendola al freddo dell’acqua dei fiumi o dei laghi, a al calore del sole e poi a quello del fuoco.[12] La causa delle malattie dolorose, o il dolore procurato da un corpo estraneo, era associato all’intrusione di liquidi magici, di spiriti maligni, o all’ingresso di demoni dolorosi. La terapia consisteva nell’estrarre il corpo estraneo o di rabbonire e scacciare i demoni del dolore mediante anelli portati al naso, agli orecchi, con talismani, ed alcune società primitive usavano tatuarsi la cute con segni esorcistici per tenere gli spiriti maligni lontani dal corpo.[16] Nei tempi antichi vi è stata una transizione dall’idea del dolore causato dagli spiriti maligni all’idea del dolore concepito come punizione della divinità offesa per i peccati commessi. 9 Di conseguenza, la figura del guaritore è stata sostituita da quella del sacerdote, servo degli dei. Oltre alla preghiera, i sacerdoti, come i guaritori dei popoli primitivi, usavano rimedi naturali, soprattutto erbe. L’uso di analgesici estratti da piante è stato preminente in tutte le civiltà antiche. I documenti più antichi si riferiscono a leggende sugli effetti di piante come il papavero, la mandragora, la canapa, il giusquiamo.[16] Uno dei primi documenti scritti sull’uso dell’analgesia è quello contenuto nelle tavole d’argilla babilonesi di Nippur (2250 a.C.), dove in una di queste è descritto il rimedio per il dolore da carie dentaria utilizzando un cemento ottenuto mescolando semi di giusquiamo, con gomma mastice, da applicare nella cavità dentaria.[8][6][20] Oltre alle preghiere ed ai farmaci, gli Assiri, i Babilonesi e specialmente gli Egiziani, usarono anche metodi chirurgici come la trapanazione del cranio per la cefalea, e procedure fisiche come l’esercizio, il caldo, il freddo e il massaggio. I Cinesi antichi, oltre ad usare l’agopuntura, utilizzavano anche tecniche, per alleviare il dolore, come la moxibustione e le diete. Nell’antichità, Egiziani, Greci e Romani, usarono anche l’elettroterapia mediante scosse erogate dal pesce elettrico del Nilo e dalla torpedine, per la cura delle nevralgie, della cefalea e di altre manifestazioni dolorose.[11] Nel Medioevo la filosofia di Aristotele, nella quale il cuore era al centro di tutte le sensazioni, era dominante , ma non era accettata da tutti. In quel periodo il centro della medicina si spostò in Arabia dove Avicenna (9801038 d.C.) fu una delle figure di maggior spicco, interessandosi molto al dolore e ai mezzi per sedarlo. Nel suo Canone della Medicina, nel quale era codificata tutta la conoscenza medica di allora, distingue va cinque sensi “esterni” e cinque “interni”, e localizzava questi ultimi nei ventricoli cerebrali.[2] 10 Egli descriveva quindici diversi tipi di dolore dovuti a varie alterazioni umorali e consigliava metodi come l’esercizio, il calore, il massaggio, oltre all’uso dell’oppio e di altre erbe naturali, per controllarli. Durante il Medioevo e il Rinascimento non vi è stato praticamente alcun progresso nella terapia del dolore, infatti Paracelso (1490-1540), consigliava ancora l’uso dell’oppio e delle altre erbe naturali e metodi fisici come l’elettroterapia, il massaggio e l’esercizio.[16] Durante l’ultima parte del Medioevo la spugna soporifera, una spugna di mare satura di un decotto di oppio, ioscina, mandragora ed altre piante, divenne molto popolare in Europa per lenire il dolore e produrre insensibilità durante gli interventi chirurgici. Sfortunatamente gli effetti di questa spugna erano imprevedibili e talvolta il sonno si prolungava nella morte. Con la scoperta delle americhe giungono le prime notizie di una foglia (coca) che gli Indios masticano e che rende insensibile la lingua, si raccontano delle morti per paralisi di alcuni soldati dopo essere stati colpiti dalle frecce degli Indios. Verso la metà del 1500 Paracelso, mescola acido solforico con alcool caldo ottenendo dell’etere solforico, scoprendo che questa molecola se inalata produce un sonno profondo. Nonostante questa brillante scoperta, egli non fu capace di analizzarne completamente le potenzialità e le sue conclusioni si persero negli archivi di Norimberga, ritardando così di circa trecento anni la comparsa dell’anestesia moderna. La seconda metà del diciassettesimo secolo vede proliferare in maniera incredibile gli studi sui gas. Evangelista Torricelli misura la pressione barometrica a livello del mare e inventa il barometro, Pascal dimostra che questa varia in funzione dell’altitudine e Boyle enuncia la legge sulla comprimibilità dei gas. Queste teorie furono studiate a lungo da Joseph Pristly che , nel 1774, descrive e prepara l’ossigeno, ed è grazie al francese Lavoisier che si capisce la fondamentale importanza per il nostro organismo di questo gas. 11 La sintesi del protossido di azoto e delle sue proprietà le si devono all’inglese Humpry Davy, che ne fece notare sia le capacità di “gas esilarante”, sia come gas in grado di rimuovere il dolore. Egli codifica le procedure della sua preparazione e lo somministra con successo ad alcuni pazienti per togliere il dolore causato dal mal di denti. Durante il diciannovesimo secolo sono stati compiuti notevoli progressi nella terapia del dolore, tra i più importanti, ricordiamo l’isolamento della morfina dall’oppio da parte di Serturner nel 1806, seguito dallo sviluppo delle tecniche per ottenere il farmaco in forma cristallina pura da miscele grezze e dall’isolamento di altri alcaloidi dell’oppio, tra cui la codeina nel 1832. Una pietra miliare nella profilassi e nella terapia del dolore è stata la dimostrazione pubblica di Morton delle proprietà anestetiche dell’etere, che ha portato allo sviluppo dell’anestesia generale. Quasi contemporaneamente, Rynd ha ideato l’ago e Wood la siringa, che hanno consentito l’iniezione di analgesici. Questi progressi, assieme a quelli farmacologici sulla cocaina, hanno portato alla successiva dimostrazione, da parte di Karl Koller, delle sue proprietà anestetiche locali, e quindi allo sviluppo dell’anestesia e dell’analgesia regionale, non solo a scopo chirurgico, ma anche per la diagnosi e la terapia del dolore non operatorio. Durante il diciannovesimo secolo è stata largamente usata l’ipnosi sia a scopo chirurgico sia per la terapia del dolore non operatorio e sono state messe a punto metodiche psicoterapeutiche. Per tutto il ventesimo secolo i metodi usati per curare il dolore acuto o cronico concepiti nel diciannovesimo secolo subirono notevoli miglioramenti. Passi avanti sono stati fatti grazie allo sviluppo dell’analgesia sistemica, grazie anche alle nuove scoperte fatte nella chimica sintetica. Vennero sviluppati una varietà di analgesici non-narcotici, inclusi il paracetamolo, la fenacetina, ed una varietà di farmaci anti-infiammatori non steroidei. 12 Il XX secolo portò anche allo sviluppo di operazioni neurochirurgiche per il trattamento del dolore non-chirurgico, con l’iniezione di anestetici locali nei tessuti oppure intorno a ogni nervo maggiore o a plessi nervosi ed ancora fu sviluppata maggiormente analgesia per via subaracnoidea ed epidurale. Sempre più persistente, come ancora oggi, fu il problema del trattamento del dolore cronico e di quello oncologico, dove molti pazienti non trovavano rimedio alle terapie mediche usuali spostandosi verso consulenze di guaritori che non solo finirono per impoverirli, ma anche non riuscirono a far passare loro il male. Uno degli eventi più gratificanti dell’ultimo trentennio è stato il significativo miglioramento del trattamento del dolore oncologico, portando così molte persone a non dover soffrire negli ultimi mesi della loro vita. Oggi si vive un numero di anni molto maggiore rispetto ad alcuni secoli fa, grazie alle scoperte mediche scientifiche e al migliorare delle condizioni igienico sanitarie che hanno fatto si che alcune delle malattie più terribili fossero debellate. Il prolungarsi della vita però, porta anche alla maggior probabilità di provare dolore, ed è per questo che tutt’oggi come millenni di anni fa l’uomo sta cercando di trovare il rimedio migliore possibile al problema del dolore. A livello internazionale si stanno portando avanti studi per il controllo del dolore, dove Stati Uniti e Canada ne fanno da promotori ed oggi, l’Europa come L’Italia, sta aderendo al progetto “Verso un ospedale senza dolore”. 13 1.2 - OSPEDALE SENZA DOLORE: COINVOLGIMENTO INTERNAZIONALE Da alcuni anni la cultura medica ha dato avvio a un processo che ha portato all’affermazione del diritto del malato alla non sofferenza e al riconoscimento, per l’operatore sanitario, del dovere di trattare il dolore con lo stesso impegno con cui vengono trattati gli altri sintomi. Segnale di questo processo in atto è la campagna internazionale, partita dal Canada, presso l’ospedale St. Luc di Montreal, nel 1992 con il progetto “Verso un ospedale senza dolore” e coordinata dall’associazione internazionale “Ensemble contre la Douleur”.[ 38 ] Attualmente la campagna di sensibilizzazione del personale ospedaliero affinché venga dato sollievo a ogni tipo di dolore coinvolge numerosi paesi, quali la Francia, la Spagna, la Svizzera, il Belgio, l’Italia, il Congo e gli Stati Uniti. La necessità di non trascurare o sottostimare il dolore è stata riconosciuta anche dall’American Pain Society che invita a considerare il dolore come il quinto segno vitale, che con la frequenza cardiaca, respiratoria, la temperatura e la pressione arteriosa, caratterizza lo stato di un malato [40]. L’obiettivo della campagna internazionale è di mettere in opera e coordinare un vero e proprio programma federato in più paesi, cercando di migliorare il controllo del dolore attraverso delle azioni e delle indicazioni semplici coinvolgendo non solo gli operatori sanitari, ma anche il malato e la famiglia dello stesso. Questo ha portato ad un nuovo approccio della situazione informando il malato e le persone a lui vicino delle possibilità attuali di trattamento, dell’inutilità di tutti i dolori a tutte le età. L’associazione internazionale propone alcuni punti [38] per la messa in opera del progetto quali: La creazione di un comitato di pilotaggio; L’adozione di una metodologia; La valutazione dei risultati. 14 Il compito del comitato nazionale o regionale di pilotaggio è di coordinare la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione dei professionisti per lo sviluppo delle competenze nel trattamento del dolore. Il comitato di pilotaggio dovrà: Creare un gruppo di sensibilizzazione, di comunicazione e di sviluppo; Cercare le situazioni dove i dolori potevano essere evitati o alleviati; Elaborare i materiali necessari e specifici a seconda dei reparti: manuali o guide per i professionisti, manifesti, protocolli di valutazione del dolore; Organizzare la sensibilizzazione e l’informazione dei pazienti, delle famiglie attraverso la pubblicazione di un libretto informativo; Proporre modelli per garantire la qualità; Attribuire le etichette di qualità. Il comitato di pilotaggio dovrà effettuare la valutazione dei risultati ottenuti me- diante la compilazione di tabelle statistiche che comprendano: Misura del consumo di medicinali Numero dei malati sofferenti secondo l’equipe Numero di malati che dicono di avere male Evoluzione della discrepanza tra opinione dei malati e quella dell’equipe. I principi su cui si basa la campagna internazionale sono i seguenti: Il dolore è un problema trasversale a tutte le specialità presenti negli ospedali; La campagna deve coinvolgere tutto l’ospedale; Occorre dare sollievo ad ogni tipo di dolore presente all’interno dell’ospedale, E’ essenziale che alla campagna partecipi anche la cittadinanza; 15 1.3 OSPEDALE SENZA DOLORE: REALTA’ ITALIANA I principi sono stati fatti propri anche dallo Stato Italiano con l’emanazione del decreto legislativo del 28 agosto 1997, n. 281, da parte del Ministro della Sanità Veronesi. Nel settembre 2000 il Ministero della Sanità ha istituito una commissione di studio “ospedale senza dolore” che ha elaborato un progetto specifico le cui linee-guida sono state approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 24 maggio e pubblicate sulla gazzetta ufficiale il 29 giugno 2001. Tali linee-guida, affidate alle regioni perché vengano applicate, sono in perfetta sintonia con i principi della campagna internazionale.[all. 1] Lo svolgimento del progetto necessita di una fase di attenta preparazione ma, soprattutto, deve essere condiviso tra i partecipanti. Ogni Azienda ospedaliera o ASL deve costituire un comitato la cui denominazione proposta dalle linee-guida ministeriali è “C.O.S.D.”, comitato ospedale senza dolore, la cui composizione deve prevedere: la presenza di un referente della direzione sanitaria esperti nella terapia del dolore esperti nel dolore post-operatorio rappresentanti delle diverse aree ospedaliere con particolare riferimento al personale infermieristico Nella fase di prima applicazione le linee-guida sottolineano l’importanza dell’effettuazione di alcune rilevazioni: Rilevazione della prevalenza del dolore, al fine di dare concretezza e quantizzare l’entità del problema; Rilevazione delle modalità attuali del trattamento del dolore, per poter giudicare criticamente le prassi in atto ed elaborare le modifiche da proporre; Rilevazione delle attitudini e conoscenze di medici ed infermieri, per poter pianificare gli interventi formativi in base alle carenze riscontrate; 16 Alle rilevazioni devono seguire gli interventi formativi, che devono prevedere la partecipazione congiunta di infermieri e medici in modo da prefigurare la formazione di un’ équipe multiprofessionale, necessaria per la presa in carico del malato con dolore. Una volta assicurata una formazione di base omogenea ed i principi del lavoro di équipe, all’interno delle singole unità operative dovranno essere elaborate linee di comportamento e protocolli condivisi per l’approccio al malato con dolore. I cittadini devono venire informati e coinvolti nel progetto. I pazienti devono essere informati all’entrata in ospedale sulle modalità e gli obiettivi dell’iniziativa, provvedendo alla stesura di un opuscolo informativo da consegnare ai pazienti al momento dell’ingresso in ospedale. L’andamento del progetto deve essere monitorizzato mediante rilevazioni periodiche della prevalenza del dolore, delle attitudini e conoscenze del personale sanitario, della soddisfazione dei malati, del consumo di farmaci analgesici ecc. In Italia il progetto è stato condotto per la prima volta presso l’ospedale di Vicenza nel 1998, nel corso dell’anno 2000 si è costituito un gruppo di altri venti ospedali che hanno condotto la fase iniziale del progetto, consistente, come descritto precedentemente, nelle rilevazioni di base e nella sensibilizzazione della cittadinanza e degli operatori sanitari, si tratta della prima indagine multicentrica che rispecchia, pur con limiti numerici, tutto il territorio nazionale. I dati ottenuti dalle regioni nella prima fase di rilevazione della prevalenza del dolore dà dei risultati poco confortevoli, dimostrando che la prevalenza del dolore è elevata e che il controllo non è ottimale. Spesso il dolore viene trascurato ed il mancato trattamento analgesico è causa di persistenza di dolore grave con un’alta frequenza. I dati osservabili mettono in evidenza come la terapia del dolore non segua regole razionali, che sono state ormai delineate già da alcuni decenni. 17 1.4 - OSPEDALE SENZA DOLORE : IN PIEMONTE La Regione Piemonte, come le altre Regioni, si è adeguata alle linee-guida nazionali per la gestione del progetto “Ospedale senza dolore” istituendo un comitato regionale. Nel bollettino ufficiale n.29 del 18 luglio 2002 viene sancito a voti unanimi dalla giunta regionale di istituire il Comitato Regionale “Ospedale senza dolore” al quale ne devono far parte : un rappresentante della società italiana anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva; un rappresentante dell’associazione italiana per lo studio del dolore; un rappresentante dell’associazione anestesisti rianimatori ospedalieri; un rappresentante della società italiana cure palliative – sede del Piemonte; un rappresentante della società italiana farmacisti ospedalieri; un rappresentante della società italiana di psicologia; un rappresentante della federazione autonoma dirigenti ospedalieri internisti; un rappresentante della società italiana di medicina interna; il coordinatore operativo dell’unità di coordinamento della rete oncologica piemontese; il coordinatore della commissione regionale per le cure palliative; due rappresentanti degli infermieri operanti nell’ambito della terapia del dolore, designati dai collegi provinciali degli infermieri; quattro esperti in formazione, designati rispettivamente dall’università degli studi di torino e dall’università degli studi del Piemonte orientale, per medici e infermieri; un rappresentante del tribunale dei diritti del malato; un epidemiologo designato dal centro di riferimento regionale per l’epidemiologia e la prevenzione dei tumori; 18 La proposta del progetto prevede lo sviluppo ed il coordinamento di un modello organizzativo che curi l’applicazione delle linee-guida nazionali al fine di garantire in tutti gli ospedali una risposta uniforme al problema “dolore”. Il progetto tende a far diventare la lotta alla sofferenza obiettivo comune tanto degli operatori che degli utenti stessi, in coerenza con il cambiamento dell’atteggiamento della struttura volto a considerare il dolore non più un aspetto secondario ed inevitabile della malattia ma, un disturbo grave ed invalidante se non trattato. Il progetto comprende lo sviluppo di una rete regionale di centri che fanno riferimento alle U.O. di Anestesia e Rianimazione, che hanno la caratteristica di essere capillarmente presenti in tutti gli ospedali e di possedere da tempo esperienza sull’argomento dolore. Tale progetto ha chiaramente un grande impatto sociale sulla salute della popolazione e riduce la degenza media specialmente dei ricoveri delle specialità chirurgiche .[45] L’obiettivo che si propone la regione è di migliorare la rilevazione, la comprensione ed il trattamento del dolore facendo diventare ciò patrimonio comune di tutti gli operatori sanitari, sia negli ospedali che sul territorio. Per ottenere questo la Regione ha fatto si che ogni Azienda Ospedaliera e ogni A.S.L. formasse un proprio comitato di ospedale senza dolore, avendo come riferimento e guida quello regionale. La regione Piemonte ha fatto sue le linee-guida nazionali per la formazione di tale progetto, cercando di far rispettare le fasi delle linee-guida a tutti i C.O.S.D. delle varie aziende. 19 1.5 - OSPEDALE SENZA DOLORE : A.S.L. N° 8 Tra le molteplici realtà locali che hanno aderito al progetto regionale fa parte l’ A.S.L. n°8, con i distretti di Chieri, Carmagnola, Nichelino e Moncalieri, nella quale il C.O.S.D. si è formato nel Luglio 2003. Il C.O.S.D. è formato dal Direttore Sanitario Aziendale, Direttore Sanitario del distretto di Moncalieri, tre primari della struttura complessa di anestesia rianimazione e terapia antalgica, due dirigenti medici di struttura semplice di anestesia rianimazione e terapia antalgica, quattro infermiere , un medico oncologo ed un medico internista. Gli obiettivi che si è preposto il C.O.S.D. sono tali da rispecchiare le normative sia internazionali che quelle italiane, le attività conseguenti sono state così programmate: Effettuare un indagine di prevalenza del dolore Effettuare un corso di formazione e sensibilizzazione sul dolore per infermieri e medici Inserire la rilevazione del dolore come parametro vitale L’indagine di prevalenza è stata effettuata nel Novembre 2003 con l’intento di ripe- terla nel Novembre 2004, questa rilevazione globale della percezione del dolore nei vari reparti ha due finalità: 1. Capire quanto è dominante il problema del dolore; 2. Migliorare i protocolli di terapia antalgica già presenti nelle differenti realtà ospedaliere, valutandone l’efficacia; Nelle realtà chirurgiche di tale azienda sono in uso dei protocolli post-operatori che sono stati realizzati facendo riferimento alle linee guida internazionali per il controllo del dolore, alle ricerche fatte sul territorio Piemontese e Lombardo. Tali protocolli sono stati resi attuabili, a seconda delle esigenze delle chirurgie specialistiche. Già dall’Ottobre del 2003 nelle unità operative di Chirurgia generale, Ortopedia e Ginecologia dell’Ospedale di Chieri, sono state inserite delle schede di monitoraggio del 20 dolore come parametro.[28][14][31], queste verranno poi inserite, ed è questo uno degli obiettivi del C.O.S.D., entro la fine del 2004 in tutti i reparti dell’Ospedale. I corsi di formazione e sensibilizzazione inizieranno dal Settembre 2004, con l’intento, entro la fine dell’anno, di aver dato a tutti i medici ed infermieri una lingua comune cui parlare, ed un metodo di lavoro ottimale nella gestione del dolore. 21 CAPITOLO 2 22 2.1 - STUDIO SPERIMENTALE DI COSTRUZIONE DI UN LIBRET- TO INFORMATIVO SUL DOLORE E SUA INTRODUZIONE PRESSO LA STRUTTURA COMPLESSA DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA DELL’OSPEDALE MAGGIORE DI CHIERI. Durante il primo tirocinio del mio terzo anno di corso, ho potuto frequentare la struttura complessa di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Chieri. Nel corso di questo stage, sono venuto a conoscenza dell’adesione dell’azienda al progetto “Ospedale Senza Dolore” .[39] Nel momento del mio incontro con il programma “Ospedale Senza Dolore”, l’azienda aveva già attivato tutti i punti previsti dalla campagna internazionale secondo le norme scritte nel bollettino ufficiale n.29 del 18 luglio 2002 della regione Piemonte e, in più reparti, si prevedeva l’opportunità di iniziare a realizzare strumenti informativi sul dolore rivolti ai degenti. Coinvolto per interesse personale, e con l’obiettivo di utilizzare per la mia tesi il lavoro prodotto, ho chiesto ed ottenuto dai responsabili del progetto aziendale, l’autorizzazione ad essere inserito in questa fase del progetto. Con il supporto dell’equipe medica ed infermieristica della terapia antalgica e, della struttura complessa di ortopedia e traumatologia, ho potuto realizzare il lavoro che è diventato il contenuto della mia tesi e che si è posto come obbiettivo, quello di elaborare uno strumento informativo rivolto ai degenti del reparto, in grado di aiutare il gruppo infermieristico a migliorare l’approccio al problema della valutazione del dolore delle persone assistita e renderne più immediato l’intervento[25][24]. Sulla base delle indicazioni contenute nella normativa, ho iniziato ad ipotizzare differenti strumenti utilizzabili per la campagna di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza: opuscoli, pieghevoli, poster,ecc.. [30][22][26][32] Per avere un orientamento circa le modalità con cui altre realtà avessero affrontato il problema, ho contattato telefonicamente o tramite E-mail gruppi infermieristici di altri ospedali che, avevano dato il via al progetto “Ospedale senza dolore”, ed ho ricercato, tramite internet, le loro pubblicazioni. 23 La valutazione delle esperienze incontrate, mi ha portato a decidere di escludere il poster, strumento utilizzato maggiormente per una divulgazione di richiamo, sintetica e logisticamente statica, i pieghevoli[41][43], il cui contenuto risulta dettagliato ma poco esteso, a favore della formulazione di un libretto che risulta maggiormente dinamico[42][44] poichè può essere consegnato ad ogni persona, sufficientemente concreto circa le informazioni di carattere generale e capace di suscitare curiosità e richieste di approfondimento, se necessario. Attraverso diversi incontri con il personale del C.O.S.D. dell’azienda ho stabilito la strategia da seguire e con il supporto degli infermieri di reparto, ho condotto le indagini inerenti le modalità e l’efficacia dell’informazione fornita alle persone assistite (sia prima che dopo l’utilizzo del libretto informativo). Attraverso i vari capitoli seguenti, analizzerò ed illustrerò nello specifico ogni fase del lavoro svolto. 24 2.2 - TEMPI e METODI Il cammino intrapreso per la realizzazione del libretto informativo si è composto di diverse fasi: Gennaio- febbraio 2004 – 1° fase: ricerca delle modalità da utilizzare per decidere la tipologia di strumento informativo da utilizzare.[34][37][23][27]: L’analisi della documentazione nazionale ed internazionale in merito all’attuazione del Progetto Ospedale senza dolore Ricerca e consultazione della bibliografia per l’approfondimento delle modalità di efficace trattamento del dolore nella realtà sanitaria Raccolta di esperienze già condotte in altre realtà sanitarie circa l’utilizzo di strumenti informativi redatti in proprio circa l’argomento “dolore” Incontri con rappresentanti del C.O.S.D., aziendale e con gli infermieri del reparto. [18] Febbraio –marzo 2004 – 2° fase: lettura della realtà assistenziale, nel reparto di Ortopedia e traumatologia, in merito alle modalità di informazione dei pazienti sull’affronto e la gestione del dolore. In questa fase, dopo aver ottenuto il consenso alla sperimentazione da parte del primario e della capo sala della struttura complessa, sono stati formulati, grazie anche alla collaborazione dell’équipe della terapia antalgica dell’Ospedale Maggiore di Chieri, due questionari: uno rivolto agli infermieri l’altro ai degenti del reparto, attraverso i quali raccogliere i dati necessari a valutare l’informazione e l’educazione data normalmente, di routine.[7] , alle persone assistite sul problema del dolore. In seguito ad una riunione di reparto, sono stati presentati agli infermieri, gli obiettivi e gli strumenti del lavoro, ed è stata richiesta la loro collaborazione, sia per la compilazione del questionario a loro rivolto, che per la somministrazione di quello rivolto ai degenti. L’indagine condotta sul personale, non ha previsto nessun criterio di esclusione, poiché tutti gli infermieri erano coinvolti nella gestione delle informazioni e nell’educazione alla persona assistita in merito al dolore. 25 L’indagine rivolta ai degenti, ha reso necessario stabilire criteri di esclusione in relazione alla tipologia dell’intervento chirurgico subito ed alla forma di ricovero utilizzata. Il campione dei pazienti incluso quindi, è risultato la totalità delle persone ricoverate in non in regime di D.H.(tempi di degenza troppo brevi), per affrontare interventi di chirurgia ortopedica maggiore (protesi d’anca, protesi di ginocchio). Dal 15 al 25 febbraio è stata verificata la fattibilità dell’indagine, tramite una distribuzione random ai degenti di alcune copie del questionario (che non ha dato problemi né di comprensione né di compilazione). L’indagine vera e propria ha avuto corso dal 1° al 31 Marzo 2004 consegnando il questionario ai degenti al momento del ricovero. Aprile 2004 – 3° fase: produzione di un libretto informativo rivolto ai degenti del reparto ospite della sperimentazione. [15] Questo strumento è stato realizzato grazie alla collaborazione di medici del nel Servizio di Anestesia, Rianimazione e Terapia antalgica dell’Ospedale Maggiore di Chieri ( Dott.ssa Marina Stefanetto, Dott.ssa Anna Burato) e della Dott.ssa Laura Bertini del Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale CTO di Roma, interessata al progetto. I contenuti sono stati impostati anche sulla base della consultazione di vari strumenti simili, utilizzati in differenti ospedali in Italia.[42][44][43] Maggio 2004 – 4° fase: utilizzo del libretto e seconda indagine sui degenti. Dal primo al 31 Maggio 2004, è stata effettuata la distribuzione del libretto informativo con allegato un questionario volto ad indagare la sua gradibilità ed i risultati del suo utilizzo (All.5). Le persone coinvolte nella realizzazione di quest’ultimo strumento di indagine, sono le medesime che hanno collaborato, nella stesura del questionario della seconda fase Libretto informativo e questionario, sono stati distribuiti ai degenti al momento dell’accoglienza in reparto. Il campione di degenti identificato, è stato valutato con gli stessi criteri di inclusione ed esclusione attuati nella seconda fase della sperimentazione. 26 2.3 - GLI STUMENTI: i Questionari Le indagini condotte tra infermieri ed i degenti sono state realizzate, come precedentemente detto, tramite l’utilizzo di questionari anonimi: due rivolti agli infermieri, e due rivolti ai degenti del reparto. Il primo questionario rivolto agli infermieri è stato consegnato in busta aperta, e riconsegnato in busta chiusa. Il loro ritiro è avvenuto in un’unica volta il 15 di aprile 2004. Contrassegnato con la sigla “I–1°” (All. 2), contiene 12, domande chiuse con opzioni di risposta a scelta multipla, lasciando, ove necessario, degli spazi per inserire ulteriori voci non considerate. Le prime tre domande sono orientate alIa definizione delle caratteristiche della popolazione intervistata e richiedono l’età , il sesso, il tempo trascorso in esercizio professionale presso il reparto ospite della ricerca. Quattro domande esplorano la percezione del fenomeno della presenza del dolore dei pazienti in reparto ed i metodi utilizzati per rilevarlo Due domande chiedono di esplicitare se sono presenti difficoltà nell’approccio al problema da parte del professionista o da parte dei pazienti Le ultime quattro domande, indagano sulle modalità con cui viene affrontato l’aspetto dell’informazione ed educazione dei pazienti all’affronto del dolore Il secondo questionario rivolto agli infermieri (All.5) è stato contrassegnato con la sigla “I-2°”, ed è stato distribuito durante le prime settimane del mese di Giugno (dopo aver sperimentato l’uso di un libretto informativo dato ai degenti). Anche questo secondo questionario, consegnato in busta aperta, è stato restituito in busta chiusa. Esso comprende lo stesso elenco di domande del precedente, a cui sono stati aggiunti elementi di valutazione circa l’utilizzo del libretto. Il primo questionario rivolto ai degenti (All.3), contrassegnato con la sigla “P-1°”, è stato distribuito in busta bianca aperta e riconsegnato in busta chiusa. Il loro ritiro è avvenuto insieme al 1° questionario degli Infermieri. 27 Esso contiene 14 domande chiuse a risposta multipla e la prima parte richiede di segnalare l’età, il sesso, il motivo del ricovero ed il tipo di istruzione, per identificare la caratteristiche della popolazione. Le prime 6 domande indagano la presenza del dolore, come è stato affrontato e da chi . Le restanti domande sono dedicate ad identificare la tipologia e l’efficacia delle informazioni ricevute. Il secondo questionario (All.4) non si discosta dal precedente per le prime 14 domande; due ultime domande aggiuntive indagano sulla gradibilità e l’efficacia del libretto informativo. Questo questionario,contrassegnato con la sigla “P-2°”è stato distribuito in busta aperta ai pazienti al momento dell’accoglienza in reparto come documento allegato al libretto informativo, ed è stato restituito in busta chiusa. Il loro ritiro è avvenuto con un unico prelievo, insieme al secondo questionario rivolto agli infermieri, alla fine del mese di giugno 2004 28 2.3.1 - GLI STRUMENTI: il Libretto Informativo Il libretto informativo[all.6] sul dolore è stato pensato come uno strumento da utilizzarsi per garantire il diritto all’informazione che a volte l’utente ottiene in maniera poco esauriente, trascinandosi dubbi e timori che possono portare ad un aumento dello stress di norma già presente al momento dell’ingresso in ospedale.[17]. Si è scelto di utilizzare un linguaggio semplice e diretto, per dar modo ad ogni tipo di utenza, di comprenderne immediatamente il significato. La copertina riporta l’immagine interrotta di un uomo in movimento. Questa immagine è scaturita dalla riflessione, condotta durante la fase di elaborazione dello strumento, su quanto ed in modo ricorrente i pazienti avevano definito il dolore: “come una sensazione che spezza ….” l’autonomia, l’equilibrio ed il benessere.[35]. All’interno del libretto l’immagine viene riproposta come sfondo al testo integra e ricomposta, come messaggio del fatto che il controllo è un mezzo per essere liberi dai vincoli del dolore. Il primo punto trattato è una spiegazione semplice di che cosa è il dolore, seguito da cinque consigli utili su come tenerlo sotto controllo dopo un intervento chirurgico.[33]. Successivamente si tratta della normalità del dolore post-operatorio e della sua fisiologica soggettività.[9]. Sono riportate raccomandazioni sull’utilità del non trascurare e del tenere sotto controllo il dolore, e si presentano i benefici che questo può portare. Nel libretto sono comprese due sezioni dedicate all’educazione del paziente.[1]: la prima presenta una semplice tecnica di rilassamento immediatamente sperimentabile.[36][21]; la seconda presenta e spiega la scala di valutazione del dolore utilizzata nel reparto di degenza.[31][10][29], e si ribadisce l’utilità nel misurare il proprio dolore in diversi momenti della giornata. La pagina di chiusura invita a chiedere chiarimenti e a porre domande su qualsiasi ulteriore dubbio, rivolgendosi ai professionisti operanti all’interno del reparto.[4][3] [19]. 29 2.4 - RISULTATI L’ultimo passaggio del mio studio prevede la verifica dell’efficacia del libretto come strumento informativo condotta sia con i degenti che con il gruppo infermieristico. 2.4.1 – RISULTATI INFERMIERI 1° questionario 2° questionario infermieri infermieri Dati Resi Dati Resi 13 13 13 13 Caratteristiche della popolazione: 4 uomini 7 donne Esperienza lavorativa nel reparto: 4 ⊆ un anno 3 ⊇ tre anni 6 ⊃ quattro anni 30 Anzianità di servizio nel reparto di ortopedia 6 6 5 4 4 3 3 2 1 0 < 1 Anno = 3 Anni > 3 Anni Il gruppo di lavoro formato dagli infermieri è per la maggior parte composto da personale con esperienza congrua. Percezione della presenza Percezione della presenza del del dolore (13): dolore (13): Abbastanza… 46,15% Abbastanza………46,15% Molto………53,85% Molto… …………53,85% Il dato risulta invariato confermando l’alta rilevanza del dolore per questo tipo di reparto Modalità di rilevazione (13): Modalità di rilevazione (13): Come parametro vitale ….100% Come parametro vitale ….100% Con scala numerica ……...100% Con scala numerica ……...100% 31 Difficoltà nel chiedere al Difficoltà nel chiedere al paziente se ha dolore: paziente se ha dolore: (9)*Si……69,23% (4)*Si…….30,77 % (4 )No…….30,77% (9) No……..69,23% * 4 inferiore o uguale ad un an- *inferiore o uguale ad un anno no di esperienza lavorativa, 5 uguale o di esperienza lavorativa maggiore a tre anni Difficoltà nel chiedere al paziente se ha dolore 69,23 69,23 70 60 50 40 30,77 30,77 30 20 10 0 1° Fase 2° Fase SI NO Si potrebbe presumere, dai dati raccolti, che le difficoltà siano percepite maggiormente dagli infermieri più “giovani” per esperienza 32 Solo rispetto ai SI Quali difficoltà: Quali difficoltà: 2……mancanza di tempo (4)*…pazienti poco collaboranti 7……pazienti poco collaboranti *inferiore o uguale ad un anno di esperienza lavorativa Si potrebbe presumere che gli infermieri più “giovani” per esperienza, siano meno abili nell’esercizio di capacità relazionali atte ad ottenere la collaborazione dei pazienti Il paziente ha difficoltà nel Il paziente ha difficoltà nel valutare il proprio dolore: valutare il proprio dolore: 11 Si……….84,61% 8 Si…………61,53% 2 No……….15,39% 5 No……….38,47% Il paziente ha difficoltà nel valutare il proprio dolore 84,61 90 80 61,53 70 60 38,47 50 40 15,39 30 20 10 0 1° Fase 2° Fase SI NO 33 Solo riferito ai SI Quali difficoltà: Quali difficoltà: 23……..incapacità di valutare 5……..incapacità di valutare 5……….non è collaborante 4……...non è collaborante Ogni intervistato ha segnalato più opzioni Difficoltà del paziente nel valutare il proprio dolore 25 23 20 15 10 5 5 4 5 0 1° Fase 2° Fase Incapacità di valutare 34 Non è colaborante Il paziente viene informato Il paziente viene informato sul dolore: sul dolore: 13 Si…….100% 13 Si…….100% Da chi: Da chi: 13 Infermiere………… 100% 13 Infermiere………... 100% 3 Medico di reparto…. 23,7% 5 Medico di reparto… 38,46 % 6 Anestesista…………46,15% 9 Anestesista………….69,23% Ogni intervistato ha segnalato più opzioni Figure professionali coinvolte nel dare informazioni sul dolore 100 100 100 90 80 69,23 70 60 46,15 50 38,46 40 23,7 30 20 10 0 Infermiere Medico di reparto 1° Fase Anestesista 2° Fase Dai risultati emerge che la figura infermieristica è la predominante nel dare le informazioni sul dolore al paziente, dove per le altre si riscontra un aumento dopo l’inserimento del libretto informativo. 35 Le informazioni fornite Le informazioni fornite risultano esaustive: risultano esaustive: 6 No/Poco…………46,15% 13 Abbastanza/Si…….100% 7 Abbastanza/Si…….53,85% Completezza delle informazioni date ai degenti 100 100 90 80 70 53,85 60 46,15 50 40 30 20 10 0 0 1° Fase 2° Fase NO/Poco Abbastanza/Si Dai dati riscontrati si nota che dopo l’inserimento del libretto informativo sul dolore, le informazioni che i professionisti danno risultano più complete. 36 2.4.2 – RISULTATI DEGENTI 1° questionario degenti Dati 2° questionario degenti Resi 50 Dati 50 Caratteristiche della popolazione: Resi 50 50 Caratteristiche della popolazione: 25…Uomini età media 50,28aa 24…Uomini età media 52,58aa 25…Donne età media 61,62aa 26…Donne età media 54,97aa 1…..No istruzione 42…Istruzione elementare/media 45…Istruzione elementare/media 8…..Diploma/laurea 4…..Diploma/laurea Il campione preso in studio è omogeneo Presenza del dolore durante Presenza del dolore durante la degenza: la degenza 41 Si…….82% 9 50 Si…….100% No…...18% 37 Le è stato chiesto se aveva Le è stato chiesto se aveva dolore: dolore: 48 Si……..96% 2 No….….4% 50 Chi le ha chiesto se provava Si……..100% Chi le ha chiesto se provava dolore: dolore: 40 Infermiere………..…83,3% 48 Infermiere…….……96% 32 Medico di reparto….66,67% 40 Medico di reparto….80% 11 Anestesista……..…..22,91% 13 Anestesista……..…..26% Ogni intervistato ha segnalato più opzioni Figure professionali maggiormente coinvolte nel chiedere al paziente se ha dolore 96 100 90 83,3 80 80 66,67 70 60 50 40 22,91 30 26 20 10 0 Infermiere Medico di reparto 1° Fase Anestesista 2° Fase Dal grafico si può notare che, dall’esperienza dei pazienti, l’infermiere è la figura professionale più coinvolta nel chiedere al malato se ha dolore. 38 Il dolore è stato trattato: Il dolore è stato trattato: 42 Si………84% 8 50 Si………100% No……..16% Chi è intervenuto per Chi è intervenuto per trattare il dolore: trattare il dolore: 33 Infermiere………….…78,57% 47 Infermiere………….…94% 25 Medico di reparto…….59,53% 31 Medico di reparto…….62% 11 Anestesista…………...26,20% 6 Anestesista……..……..12% Ogni intervistato ha segnalato più opzioni Figure professionali maggiormente coinvolte nel trattamento del dolore 94 100 90 78,57 80 70 59,53 62 60 50 40 26,2 30 12 20 10 0 Infermiere Medico di reparto 1° Fase Anestesista 2° Fase Dal grafico si può notare che, dall’esperienza dei pazienti, l’infermiere è la figura professionale più coinvolta nel trattare il dolore. 39 Controllo del dolore è stato Controllo del dolore è stato efficace: efficace: 10 No/poco……..…20% 0 No/poco…………0% 40 Abbastanza/si…..80% 50 Abbastanza/si…..100% Le è stato insegnato a misu- Le è stato insegnato a misu- rare il dolore: rare il dolore: 22 Si……….44% 50 Si……….100% 28 No……...56% 0 No….……..0% Come: Come: 22 Verbalmente..100% 50 Scala numerica ..100% Insegnato a misurare il dolore 100 100 90 80 70 56 60 50 44 40 30 20 0 10 0 1° Fase 2° Fase SI NO Dai dati emerge che, dopo l’inserimento del libretto, a tutti i pazienti è stato insegnato a misurare il proprio dolore con un potenziale aumento delle loro capacità. 40 Chi le ha insegnato a Chi le ha insegnato a misurare il dolore: misurare il dolore: 19 Infermiere………….86,36% 50 Infermiere………..…100% 8 Medico di reparto….36,37% 16 Medico di reparto……32% 1 0 Anestesista…………..4,55% Anestesista……………0% Ogni intervistato ha segnalato più opzioni Figure professionali coinvolte nell'insegnare a misurare il dolore 100 100 90 86,36 80 70 60 50 36,37 40 32 30 20 4,55 10 0 0 Infermiere Medico di reparto 1° Fase Anestesista 2° Fase Dai dati raccolti si nota come, per l’esperienza del paziente, la figura infermieristica è la più presente nell’educare il degente nel misurare il proprio dolore. 41 Ha ricevuto informazioni Ha ricevuto informazioni sul dolore: sul dolore: 29 Si...……58% 50 Si……100% 21 No…….42% Informazioni ricevute sul dolore 100 100 90 80 70 58 60 42 50 40 30 20 10 0 0 1° Fase 2° Fase SI NO Dal grafico si nota come, dopo l’inserimento del libretto, l’informazione sul dolore è stata data a tutti i pazienti. 42 Quando: Quando: 3 Momento del ricovero…10,34% 50 Momento del ricovero…100% 12 Durante il ricovero…...41,38% 14 Post-operatorio……….48,28% Da chi: Da chi: 20 Infermiere……………68,96% 50 Infermiere………..100% 14 Medico di reparto……48,27% 30 Medico di reparto…60% 4 Anestesista…………...13,80% 30 Anestesista………...60% Ogni intervistato ha segnalato più opzioni Informazioni ricevute sono Informazioni ricevute sono state di tipo: state di tipo: 29 Verbale……100% 50 Verbale……100% 50 Scritte……..100% 43 Informazioni ricevute sono Informazioni ricevute sono risultate chiare: risultate chiare: 15 No/poco…………..51,72% 0 No/poco……….…..0% 14 Abbastanza/si……..48,28% 50 Abbastanza/si…….100% Chiarezza delle informazioni ricevute 100 100 90 80 70 60 51,72 48,28 50 40 30 20 10 0 0 1° Fase 2° Fase NO/Poco Abbastanza/Si Le informazioni ricevute, dopo l’inserimento del libretto sul dolore, sono, a giudizio dei pazienti, molto più chiare, rimarcando l’utilità di un’informazione scritta. 44 2.4.3 – VALUTAZIONE DEL LIBRETTO Degenti Infermieri Il libretto informativo è Il libretto informativo è risultato: risultato: 13 Utile…….. 100% 50 Utile……. 100% Perchè: Perchè: 5 Maggior collaborazione da parte 22 Aiuta ad affrontare il dolo- del paziente………………………...38,46% re……………………….…………..44% 11 Il paziente appare più rassicura- 6 Aiuta ad alleviare la sofferen- to…………………………….….84,61% 8 Strumento za…………………………………...12% utile 32 Aiuta a descrivere meglio il do- all’assistenza…………………..61,53% lore provato…….………………....64% 5 Altro*……………..……...38,46% 41 Rende più sicuri nell’affrontare l’intervento……………….……….82% *rende più completa l’informazione 45 Utilià del libretto informativo da parte degli infermieri 38,46 Rende più completa l'informazione 61,53 Strumento utile nell'assistenza 84,61 Il paziente appare più rassicurato M aggiore collaborazione da parte del paziente 38,46 Utilità del libretto informativo da parte dei degenti Rende più sicuri nell'affrontare l'intervento 82 64 Aiuta a descrivere meglio il dolore provato Aiuta ad alleviare la sofferenza 12 44 Aiuta ad affrontare il dolore 46 2.5 - CONCLUSIONI L’indagine effettuata presso la Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Maggiore di Chieri ha dimostrato che un’informazione oggettiva e dettagliata aiuta i degenti ad affrontare meglio il problema del dolore, e strumenti in forma scritta (il libretto informativo) possono essere, per i professionisti, un ausilio importante nel dare alle persone assistite le informazione utili a gestire ed a valutare il proprio dolore. Di certo questo studio non ha “scoperto” particolari aspetti di novità sul problema dell’informazione e dell’educazione rivolta ai pazienti ma ha dimostrato l’efficacia di un’azione concreta volta al miglioramento della qualità di vita delle persone ricoverate in ospedale, in particolare: • Ha dato evidenza alla funzione educativa dell’ Infermiere; • Confermato la fiducia che le persone assistite ripongono nella figura dell’ Infermiere; • Reso visibile il miglioramento dell’assistenza; • Dimostrato che vale la pena investire / potenziare le competenze infermieristiche specifiche sul versante dell’educazione/formazione; • Ribadito il valore dell’equipe multidisciplinare con “a vertice” l’infermiere per le attività di informazione; Tutto questo mi ha confermato che è possibile trasformare e verificare nel concreto, la validità dei concetti teorici, e ha rinforzato in me la consapevolezza che la collaborazione multidisciplinare rende maggiormente possibile la realizzazione di progetti capaci di migliorare l’assistenza al malato. L’aspetto più gratificante del lavoro fin qui svolto, è che il libretto informativo elaborato in occasione di questa mia tesi, sarà presto utilizzato per il suo inserimento definitivo nel reparto e, seppur con alcuni cambiamenti (volti a migliorarne completezza e congruenza), diventerà il punto di partenza per altri strumenti informativi simili, da utilizzarsi in tutti i reparti di degenza dell’Azienda. 47 BIBLIOGRAFIA TESTI: 1. Agazzi P., Cultura scientifica e interdisciplinarità, Ed. La scuola, BRESCIA, ‘94 2. Avicenna: The canon of Medicine, Transl. By O.C.Gruner, Luzae, London, 3. Bellani M., Ruolo infermieristico nell’assistenza al paziente con 1930 dolore, Centro documentazione ANIN, PAVIA, ‘98 4. Cattorini,P., Salar, L’infermiere e il consenso del malato. Questioni di bioetica, Rosini Editrice, FIRENZE, ‘98 5. Colliére M.F., Aiutare a vivere, Ed. Sorbona, MILANO, ‘92 6. 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LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCIE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO Visto l’art.2, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n 281, che affida a questa Conferenza il compito di promuovere e sancire accordi, secondo quanto previsto dall’art. 4 del medesimo decreto legislativo; Visto l’art. 4, comma 1, del predetto decreto legislativo, nel quale si prevede che, in questa Conferenza, Governo, regioni e province autonome, in attuazione del principio di leale collaborazione, possano concludere accordi al fine di coordinare l’esercizio delle rispettive competenze e svolgere attività di interesse comune; Visto lo schema di accordo in oggetto, trasmesso dal Ministro della sanità il 20 aprile 2001; Considerato che il 17 maggio 2001, in sede tecnica, i rappresentanti delle regioni hanno formulato alcune proposte di modifica al testo dell’accordo stesso, che sono state accolte dai rappresentanti delle amministrazioni centrali; Acquisito l’assenso del Governo e dei Presidenti delle regioni e province autonome, espresso ai sensi dell’art. 4, comma 2 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; Sancisce il seguente accordo tra il Ministro della sanità le regioni e le province autonome nei termini sotto indicati: Considerato che il Ministro della sanità ha istituito una commissione di studio, con decreto del 20 settembre 2000, per approfondire la conoscenza, anche sulla base delle esperienze maturate presso alcune strutture italiane e di altri Paesi, degli interventi che possono essere introdotti nell’ambito dei servizi e della pratica assistenziale al fine di contra- 52 stare il dolore e le sofferenze evitabili, causati dalle malattie oncologiche, e di realizzare un progetto specifico che possa trovare ampia applicazione sul territorio nazionale; Considerato che la Commissione ha elaborato un progetto specifico, denominato progetto «Ospedale senza dolore», che fornisce, oltre alle indicazioni relative ai contenuti, ai tempi e alle modalità di realizzazione, anche alcune raccomandazioni che possono favorirne lo svolgimento; Considerato altresì, che le linee guida si integrano con quanto contenuto nell'accordo sancito nella Conferenza unificata del 19 aprile 2001 (rep. atti n. 457/C.U.) sul documento di iniziative per l'organizzazione della rete dei servizi delle cure palliative, e che ciascuna regione nell'ambito della propria autonomia, adotterà gli atti necessari all'applicazione delle linee guida in coerenza con la propria programmazione, prevedendo il sistematico inserimento della loro attuazione nelle procedure di valutazione dei risultati delle aziende sanitarie; Il Ministro della sanità, i presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano convengono sul documento di linee-guida inerente il progetto «Ospedale senza dolore», che, allegato al presente atto, ne costituisce parte integrante. Linee guida per la realizzazione dell'«ospedale senza dolore» l. Premessa. Il presente documento contiene linee guida che consentono la realizzazione, a livello regionale, di progetti indirizzati al miglioramento del processo assistenziale specificamente rivolto al controllo del dolore di qualsiasi origine. È auspicabile che l'applicazione delle linee guida, destinate alle strutture sanitarie di ricovero e cura, possa diffondere la filosofia della lotta alla sofferenza a tutti i soggetti coinvolti nei processi assistenziali extraospedalieri. Le linee guida si integrano con quanto contenuto nelle linee guida nazionali in tema di cure palliative. Ciascuna regione, nell'ambito della propria autonomia, adotterà gli atti necessari all'applicazione delle linee guida in coerenza con la propria programmazione, prevedendo il 53 sistematico inserimento della loro attuazione nelle procedure di valutazione dei risultati delle aziende sanitarie. Oggi, anche nelle istituzioni più avanzate, il dolore continua ad essere una dimensione cui non viene riservata adeguata attenzione, nonostante sia stato scientificamente dimostrato quanto la sua presenza sia invalidante dal punto di vista fisico, sociale ed emozionale. Il medico ancora oggi è portato a considerare il dolore un fatto secondario rispetto alla patologia di base cui rivolge la maggior parte dell'attenzione e questo atteggiamento può estendersi anche ad altre figure coinvolte nel processo assistenziale. Allo scopo di arginare la prevalenza del dolore negli ospedali, documentata da numerosi studi e ricerche, il Ministero della sanità ha istituito una commissione di studio, con decreto del 20 settembre 2000, che ha elaborato il documento tecnico di base per la stesura delle linee guida. L'idea iniziale si ispira ad analoghi progetti internazionali e istituzionalizzati in alcuni Paesi europei. Finalità specifica delle linee guida è quella di aumentare l'attenzione del personale coinvolto nei processi assistenziali nelle strutture sanitarie italiane affinché vengano messe in atto tutte le misure possibili per contrastare il dolore, indipendentemente dal tipo di dolore rilevato, dalle cause che lo originano e dal contesto di cura. Alla luce di queste considerazioni si rende necessario un radicale mutamento di attitudini e atteggiamenti che deve coinvolgere non solo il personale curante ma anche i cittadini che usufruiscono dei servizi sanitari del Paese. Ciò implica che la rilevazione del dolore divenga costante al pari di altri segni vitali quali la frequenza cardiaca, la temperatura corporea, la pressione arteriosa, fondamentali nella valutazione clinica della persona. Le linee guida contengono inoltre indicazioni relative al processo di educazione e formazione continua del personale di cura operante nelle strutture sanitarie ed alla informazione e sensibilizzazione della popolazione. 54 Linee guida per l'«ospedale senza dolore» 2. Le fasi applicative. Per la applicazione delle linee guida si identificano le seguenti fasi procedurali: 2.1. Fase preliminare: identificazione delle procedure regionali atte a garantire il coordinamento e lo sviluppo delle linee guida; identificazione a livello delle aziende sanitarie del responsabile per l'applicazione delle linee guida; costituzione a livello aziendale di un Comitato ospedale senza dolore (COSD), composto da un referente della direzione sanitaria, da esperti della terapia del dolore, ove presenti, da specialisti coinvolti nel trattamento del dolore post-operatorio e dalle figure professionali abitualmente dedicate agli interventi di controllo del dolore, con particolare riferimento al personale infermieristico (vedi indicazioni specifiche nel capitolo COSD); il processo applicativo delle linee guida potrà essere inserito nel sistema aziendale di gestione della qualità; predisposizione di materiale informativo per gli utenti; identificazione e predisposizione degli strumenti di rilevazione del dolore da inserire in cartella clinica. 2.2. Fase formativa: analisi e valutazione dei fabbisogni formativi, cioè indagare lo stato attuale delle conoscenze sul dolore del personale curante; identificazione degli aspetti principali che saranno oggetto della formazione; coinvolgimento della dirigenza sanitaria per l'attivazione di modalità organizzative che consentano l'attuazione del programma per la misurazione e gestione del dolore; predisposizione di adeguati spazi nelle cartelle cliniche per l'indicazione della rileva- 55 zione del dolore: programmazione delle attività formative; verifica dell'efficacia della formazione e certificazione. 2.3. Fase informativa: presentazione plenaria del progetto ospedale senza dolore e del Comitato ospedale senza dolore ai dirigenti aziendali e sviluppo di adeguati mezzi comunicativi, sotto forma di materiale illustrativo, da consegnare al paziente al suo ingresso in reparto e da distribuire capillarmente all'interno della struttura sanitaria;predisposizione di adeguati strumenti informativi all'interno delle strutture sanitarie (ad esempio cartellonistica), da prevedere nei punti di maggior passaggio del personale curante, presso i reparti e i servizi ambulatoriali e diagnostici, riportanti tra l'altro la scala dell'OMS di somministrazione dei farmaci analgesici. 2.4. Fase di prima applicazione: rilevazione di prevalenza del dolore, che funga da informazione di base, su cui verificare a distanza le modifiche indotte; consegna al paziente del materiale illustrativo del progetto OSD e attivazione delle procedure di sistematica valutazione e registrazione del sintomo; verifica delle evidenze emerse durante la fase sperimentale e apporto dei correttivi necessari. 2.5. Fase applicativa ordinaria: valutazione periodica del livello applicativo delle linee guida con rilevazione delle criticità; programma informativo continuo intra aziendale rivolto agli operatori; verifica dell'efficacia dell'applicazione delle linee guida e ampia divulgazione dei risultati ottenuti. 3. Il Comitato ospedale senza dolore. 3.1. Introduzione. Per la realizzazione delle linee guida si raccomanda la istituzione di un Comitato 56 ospedale senza dolore presso le strutture sanitarie. 3.2. Finalità del Comitato «Ospedale senza dolore»: 1. assicurare un osservatorio specifico del dolore nelle strutture sanitarie ed in particolare ospedaliere; 2. coordinare l'azione delle differenti èquipe e la formazione continua del personale medico e non medico; 3. promuovere gli interventi idonei ad assicurare nelle strutture sanitarie la disponibilità dei farmaci analgesici, in particolare degli oppioidi, in coerenza con le indicazioni fornite dall'OMS, assicurando inoltre la valutazione periodica del loro consumo; 4. promuovere protocolli di trattamento delle differenti tipologie di dolore. 3.3. Composizione del Comitato «Ospedale senza dolore». Il Comitato deve avere una composizione tale da soddisfare i seguenti criteri: a) i membri del Comitato sono rappresentati da referenti della direzione aziendale e da personale curante dell'ospedale. Il personale infermieristico deve costituire almeno un terzo dei membri del Comitato; b) gli operatori delle strutture di terapia del dolore e/o cure palliative nonché di anestesia e rianimazione devono essere rappresentati nel Comitato; c) un referente del servizio farmaceutico deve essere incluso nel Comitato; d) devono essere previste forme di partecipazioni delle organizzazioni non profit, in particolare di volontariato, operanti nel settore. 3.4. Funzioni e compiti del Comitato «Ospedale senza dolore»: 1) promuovere l'educazione continua del personale coinvolto nel processo assistenziale sui principi di trattamento del dolore, sull'uso dei farmaci e sulle modalità di valutazione del dolore; 2) assicurare il monitoraggio dei livelli di applicazione delle linee guida e la valutazione di efficacia; 3) promuovere la elaborazione e distribuzione di materiale informativo agli utenti relativo alla cura del dolore. 57 4. Appendice. Al fine di agevolare il percorso applicativo si ritiene utile prospettare il seguente iter operativo locale in attuazione delle direttive regionali: 4.1. Formazione: 1) l) l'attività di formazione del personale va rivolta agli operatori a seconda del bisogno formativo presente nelle varie aree ospedaliere e non (medica, chirurgica, oncologica, pediatrica, ostetrica, ecc.); 2) la formazione deve avere carattere multidisciplinare e interdisciplinare e coinvolgere contestualmente medici e tutto il restante personale coinvolto nei processi assistenziali; 3) si suggerisce che il Comitato ospedale senza dolore, nella preparazione dei moduli formativi, si riferisca ai seguenti argomenti: le basi teoriche ( concetti di neurofisiologia e tipologia) del dolore; caratteristiche e modalità di trattamento del dolore cronico; caratteristiche e modalità di trattamento del dolore acuto; concetti di farmacologia clinica, la scala analgesica dell'OMS; nozioni sull'uso degli oppioidi e della morfina; nozioni sulle modalità non farmacologiche nel trattamento del dolore; valutazione del dolore e strumenti di rilevazione; aspetti psicologici e comunicativi del paziente con dolore; 4) l'attività di formazione continua rientrerà nella formazione obbligatoria e dovrà pertanto essere inclusa nelle ore di lavoro del personale; 5) si raccomanda la consulenza dello psicologo per la redazione dei moduli formativi; 6) andranno esposti in tutte le U.U.O.O. ospedaliere i modelli di trattamento del dolore (scala OMS, tabella equianalgesica, ecc. ). 4.2. Strumenti per il monitoraggio del dolore: 1) è auspicabile che nella cartella clinica del paziente siano riportate le caratteristiche del dolore e la sua evoluzione durante il ricovero; 2) la rilevazione costante del dolore deve essere inserita fra le competenze dell'infermiere, il quale dovrà ricevere la formazione opportuna per svolgere tale compiti. 58 4.3. Strumenti di rilevazione del dolore. Esistono diversi strumenti di valutazione del dolore validati in lingua italiana (ad esempio: righelli, scale analogiche, analogo visivo, scale verbali, scale colori ...). Sarà cura di ogni singolo ospedale scegliere gli strumenti più adeguati, avendo cura che siano di facile somministrazione. Il Comitato ospedale senza dolore valuterà quali strumenti sono più idonei per la propria realtà (ad esempio prevalenza di malati oncologici, pediatrici, geriatrici, portatori di menomazioni e disabilita, ecc. ) e ne promuoverà la messa a disposizione del personale di cura. 4.4. Trattamento del dolore. Si suggerisce di utilizzare i seguenti processi applicativi: 1) vanno elaborati nelle varie aree ospedaliere protocolli di trattamento del dolore che tengano conto 2) della scala analgesica dell'OMS; 3) nella valutazione del dolore si deve tener presente un indice di intensità oltre al quale è necessario un intervento urgente; 4) se il dolore rimane al di sopra di tale livello per due rilevazioni consecutive la terapia analgesica va riconsiderata; 5) devono essere definite le linee guida e le indicazioni per la somministrazione di oppioidi per vie alternative a quella orale; 6) devono essere disponibili nelle differenti confezioni e conservati secondo le norme vigenti i farmaci oppioidi, quali la morfina; 7) devono essere disponibili nelle singole aziende dispositivi per l'infusione di farmaci attraverso varie vie di somministrazione; 8) si auspica che le singole aziende si adoperino affinchè vengano costituite ( ove non esistenti) strutture specialistiche di terapia del dolore e cure palliative per la presa in carico delle persone affette da dolore cronico di difficile trattamento. 4.5. Valutazione dei risultati del progetto. Si suggerisce di utilizzare i seguenti processi di valutazione dei risultati del progetto: 1) valutazione periodica della prevalenza del dolore in ospedale; 59 2) valutazione del grado di soddisfazione dei pazienti; 3) verifica del grado di preparazione degli operatori sanitari, utilizzando un questionario su attitudini 4) e conoscenze; 5) verifica periodica dell'avvenuta misurazione del dolore e della sua regolare indicazione in cartella clinica; 6) altre misure di outcome potranno essere stabilite secondo le caratteristiche dei malati afferenti alle diverse UU.OO.; 7) valutazione del consumo di farmaci analgesici. 60 ALLEGATO 2 QUESTIONARIO PER GLI INFERMIERI del REPARTO DI ORTOPEDIA “I-1°” Sono uno studente del 3° anno del Corso di Laurea in Infermieristica. Chiedo la sua preziosa collaborazione per la compilazione di un questionario, che richiede meno di 10 min del suo tempo, utile a valutare come viene rilevato il dolore, le difficoltà incontrate da voi infermieri e dai pazienti nel valutare il dolore. Sarò lieto di presentarle i risultati ottenuti dal mio lavoro non appena sarà concluso. Certo della sua collaborazione, La ringrazio anticipatamente!! Studente: Mario NARDELLI 61 Età’: ____________ M Sesso: F 1. Da quanto tempo lavora in questa unità operativa ? __________________________ 2. Quanto, nella sua esperienza lavorativa di questo reparto, è rappresentato il problema del dolore? nulla poco abbastanza molto 3. Come viene rilevato questo problema?1 si rileva come parametro lo riferiscono i pazienti è un dato richiesto da voi infermieri altro__________________ 4. Se il dolore è rilevato come parametro, come lo misurate? scala numerica scala grafica scala verbale altro______________________ 5. Riscontra difficoltà nel chiedere al paziente se ha dolore? si no 6. Se SI perché? Difficoltà di comunicazione con il paziente Mancanza di tempo Mancanza di informazioni Il paziente non era collaborante Altro__________ 7. A suo parere il paziente ha difficoltà nel valutare il proprio dolore? si no QUESTIONARIO “I-1°” 62 8. Se si perché? Ha difficoltà nel rapportare un valore all’intensità del dolore Non sa come valutarlo Metodo utilizzato è difficile Paziente non è collaborante Altro_____________________________ 9. Il paziente viene informato sul dolore? si no 10. Se si, da chi? infermiere medico di reparto anestesista 11. A suo parere le informazioni date risultano esaustive? no poco abbastanza molto 12.A suo parere al paziente sarebbe utile un’informazione più accurata sul dolore ? si no 2 2 QUESTIONARIO “I-1°” 63 ALLEGATO 3 QUESTIONARIO SUL DOLORE “P-1°” Sono uno studente del 3° anno del Corso di Laurea in Infermieristica. Chiedo la SUA preziosa collaborazione per la compilazione di un questionario, che richiede circa 10 minuti del suo tempo, utile a valutare il grado di informazione e di educazione che il paziente riceve dal personale sul DOLORE. Dai risultati ottenuti, oltre a portare a termine il mio lavoro di tesi, questo reparto riceverà delle informazioni utili per migliorare l’assistenza che già offre. Certo della sua collaborazione, La ringrazio anticipatamente!! Studente: Mario NARDELLI 64 Età’: ____________ Sesso: M F MOTIVO DEL RICOVERO: Per accertamenti Intervento chirurgico ISTRUZIONE: Elementare Superiore Media Universitaria Altro ______________________3 1. Durante il ricovero ha provato dolore fisico? si no 2. Le è stato chiesto se aveva dolore? si no 3.Se SI da chi? Infermiere Medico di reparto Anestesista 4. E’ stato fatto qualcosa per alleviare il suo dolore? si no 5. Se SI da chi? Infermiere Medico di reparto Anestesista 6.Si è riusciti a controllare il suo dolore? no (nullo) poco abbastanza si (completamente) 7.Le è stato insegnato a misurare il suo dolore? si no QUESTIONARIO SUL DOLORE “P-1°” 65 8. Se SI come lo ha misurato? Verbalmente con un punteggio (per esempio da 1 a 10) Le è stata presentata una scala scritta (per esempio con una linea di intensità del dolore) 9. Chi le ha insegnato a misurare il suo dolore? Infermiere Medico di reparto 10. Ha ricevuto informazioni sul dolore? Anestesista si no 11. Se SI quando? al momento del ricovero durante il ricovero4 nel post operatorio 12. Se SI da chi? Infermiere Medico di reparto Anestesista 13. Le informazioni da lei ricevute sono state di tipo: verbale scritte 14. A suo giudizio le informazioni sono state chiare? no (nullo) poco abbastanza QUESTIONARIO SUL DOLORE “P-1°” 66 si (completamente) ALLEGATO 4 QUESTIONARIO SUL DOLORE “P-2°” Sono uno studente del 3° anno del Corso di Laurea in Infermieristica. Chiedo la SUA preziosa collaborazione per la compilazione di un questionario, che richiede circa 10 minuti del suo tempo, utile a valutare il grado di informazione e di educazione che il paziente riceve dal personale sul DOLORE. Dai risultati ottenuti, oltre a portare a termine il mio lavoro di tesi, questo reparto riceverà delle informazioni utili per migliorare l’assistenza che già offre. Certo della sua collaborazione, La ringrazio anticipatamente!! Studente: Mario NARDELLI 67 Età’: ____________ Sesso: M F MOTIVO DEL RICOVERO: Per accertamenti Intervento chirurgico ISTRUZIONE: Elementare Superiore Media Universitaria Altro ______________________ 1. Durante il ricovero ha provato dolore fisico? si no 2. Le è stato chiesto se aveva dolore? si no 3. Se SI da chi? Infermiere Medico di reparto Anestesista 4. E’ stato fatto qualcosa per alleviare il suo dolore? si no 5. Se SI da chi? Infermiere Medico di reparto Anestesista 6. Si è riusciti a controllare il suo dolore? no (nullo) poco abbastanza si (completamente) 7. Le è stato insegnato a misurare il suo dolore? si no 8. Se SI come lo ha misurato? Verbalmente con un punteggio (per esempio da 1 a 10) Le è stata presentata una scala scritta (per esempio con una linea di intensità del dolore) 9. Chi le ha insegnato a misurare il suo dolore? Infermiere Medico di reparto QUESTIONARIO SUL DOLORE “P-2°” 68 Anestesista 10. Ha ricevuto informazioni sul dolore? si no 11. Se SI quando? al momento del ricovero durante il ricovero nel post operatorio 12. Se SI da chi? Infermiere Medico di reparto Anestesista 13. Le informazioni da lei ricevute sono state di tipo: verbale scritte 14. A suo giudizio le informazioni sono state chiare? no (nullo) poco abbastanza si (completamente) 15. Ha ritenuto utile il libretto informativo sul dolore? si no 16. Se SI, in che cosa gli è stato utile? è riuscito ad affrontare meglio il dolore è stato un aiuto per alleviare la sofferenza è riuscito a descrivere meglio il dolore gli ha dato più sicurezza per affrontare l’intervento altro_________________________________________ QUESTIONARIO SUL DOLORE “P-2°” 69 ALLEGATO 5 QUESTIONARIO PER GLI INFERMIERI del REPARTO DI ORTOPEDIA “I-2°” Sono uno studente del 3° anno del Corso di Laurea in Infermieristica. Chiedo la sua preziosa collaborazione per la compilazione di un questionario, che richiede meno di 10 min del suo tempo, utile a valutare come viene rilevato il dolore, le difficoltà incontrate da voi infermieri e dai pazienti nel valutare il dolore. Sarò lieto di presentarle i risultati ottenuti dal mio lavoro non appena sarà concluso. Certo della sua collaborazione, La ringrazio anticipatamente!! Studente: Mario NARDELLI 70 Età’: ____________ M Sesso: F 1. Da quanto tempo lavora in questa unità operativa ? __________________________ 2. Quanto, nella sua esperienza lavorativa di questo reparto, è rappresentato il problema del dolore? nulla poco abbastanza molto 3. Come viene rilevato questo problema? si rileva come parametro lo riferiscono i pazienti è un dato richiesto da voi infermieri altro__________________ 4. Se il dolore è rilevato come parametro, come lo misurate? scala numerica scala grafica scala verbale altro______________________5. Riscontra difficoltà nel chiedere al paziente se ha dolore? si no 6.Se SI perché? Difficoltà di comunicazione con il paziente Mancanza di tempo Mancanza di informazioni Il paziente non era collaborante Altro__________ 7. A suo parere il paziente ha difficoltà nel valutare il proprio dolore? si no QUESTIONARIO “I-2°” 71 8. Se si perché? Ha difficoltà nel rapportare un valore all’intensità del dolore Non sa come valutarlo Metodo utilizzato è difficile Paziente non è collaborante Altro_____________________________ 9. Il paziente viene informato sul dolore?5 si no 10. Se si, da chi? infermiere medico di reparto anestesista 11. A suo parere le informazioni date risultano esaustive? no poco abbastanza molto 12. Giudica utile l’introduzione del libretto informativo sul dolore? si no 13. Se SI perché? il paziente riesce a collaborare meglio nel valutare il proprio dolore il paziente pone meno domande in merito al dolore il paziente appare più rassicurato è uno strumento utile nell’assistenza per voi infermieri altro________________________ QUESTIONARIO “I-2°” 72 ALLEGATO 6 73 74 75 76 77 78 79 80 81