Caterina Arena
CINISELLO BALSAMO E L’OPPOSIZIONE AL FASCISMO
I comuni di Cinisello e di Balsamo, alla vigilia dell'avvento del fascismo, presentavano una
fisionomia nettamente rurale che si accompagnava a un'industria serica, la qualità della vita era
generalmente modesta. Già dai primi anni del novecento erano nate alcune cooperative: la
Cooperativa Edificatrice e di Consumo La Previdente, la Cooperativa Aurora, la Cooperativa
Agricola, la Cooperativa Edificatrice Balsamo, il Circolo Ricreativo Ordine e Concordia, la
Cooperativa Edificatrice e di Consumo La Nostra Casa.
In particolare La Previdente a Cinisello e l’Aurora a Balsamo divennero meta di incursioni
fasciste. Nel ‘23 un gruppo di squadristi, dopo aver visto fallire un'irruzione nella sede de La
Previdente, aggredì a colpi di manganello Cesare Brigatti e costrinse il Presidente della
Cooperativa, Luigi Villa, e il segretario Pacchetti a bere olio di ricino. Nel ‘25 Cesare Brigatti si
ritrovò di nuovo nel mirino delle squadracce, aggredito per aver ricordato in un’osteria la morte di
Giacomo Matteotti. Venne poi vendicato a colpi di randello dai fratelli. La stessa notte il fratello
Paolo verrà arrestato e in carcere troverà altri antifascisti di Cinisello: i fratelli Santambrogio,
Federico Meregalli e Paolo e Spirito Veronelli.
Nella denominata notte di sangue dell’Epifania del 1925, un gruppo di fascisti si mise a
sparare contro alcuni operai che rincasavano: i fratelli Luigi e Giovanni Santambrogio vennero
feriti al basso ventre. Poco prima, la stessa notte, in via Garibaldi, Pierino Recalcati venne
aggredito da una squadra di fascisti capeggiata da Giovanni Pogliani, fervente camicia nera. Le
indagini furono condotte garantendo la più ampia protezione agli aggressori, la tesi della
provocazione venne pienamente accolta, consentendo ai responsabili delle aggressioni di evitare
provvedimenti penali.
Dopo l’attentato Zaniboni, urgevano i preparativi per il IV Congresso del PCd’I (Partito
Comunista d’Italia): ad Angelo Mantica ed Enrico Bigatti di Balsamo e a Mario Sangiorgio di
Niguarda, fu affidato l'incarico di trovare un luogo sicuro. Si stabilì di organizzare l'incontro con i
delegati in una capanna nel Parco delle Groane nei pressi di Garbagnate. L'incontro venne però
interrotto dall'arrivo di due carabinieri, che non intervennero, ma spaventarono i presenti che
decisero di cambiare luogo di incontro. Il Congresso, a cui parteciparono anche Giuseppe
Alberganti, Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, si tenne la sera di Natale del 1925, in un
cascinotto isolato nei pressi dello stabilimento della Breda al Campo d'Aviazione a Cinisello. I
documenti lasciati da Enrico Bigatti riferiscono che al termine dell'incontro, a causa dell'arrivo dei
1
fascisti, fu necessario dare fuoco al capanno per far sparire al più presto la documentazione
politica. Gramsci, nei giorni in cui rimase a Cinisello, fu ospite dello stesso Bigatti, che narra che
fu proprio in quel periodo che vennero scritti gli appunti che si sarebbero poi trasformati nelle Tesi
di Lione.
Virginio Pulici, capocellula dell’organizzazione comunista, arrestato nel 1931, fu
condannato a dodici anni di reclusione. Benché le direttive da parte del Comitato Centrale non
fossero chiare in proposito, rifiutò la domanda di grazia presentata da un parente e uscì dal carcere
nel ‘34 in seguito a un'amnistia. Fu un vigilato politico fin dopo gli anni ‘40.
Pietro Vergani, iscritto al PCd’I già dal 1927, entrò in contatto con gli esponenti del gruppo
del Carducci a Sesto San Giovanni e con la cellula comunista di Cinisello Balsamo. Nel ’31 tutti
quelli del Carducci furono arrestati e Vergani, considerato dai giudici uno dei capi e dei più attivi
del movimento delittuoso, riuscì a fuggire in Francia, in Germania e in Unione Sovietica. Rientrato
clandestinamente in Italia nel 1933, venne arrestato a La Spezia, mentre tentava di organizzare le
cellule comuniste locali. Il Tribunale Speciale lo condannerà a diciotto anni. La stampa, descriveva
con questo linguaggio, l'attività del Vergani e di Carlo Seveso, che con lui si troverà a lavorare
nella zona:
Nei loro interrogatori, quasi tutti gli imputati hanno confermato le esplicite ammissioni fatte in
istruttoria e qualcuno ha cercato di attenuare la propria responsabilità specialmente in ordine
all’appartenenza al partito comunista dicendo di essere intervenuto alle riunioni in buona fede e
di non avere svolto alcuna azione di propaganda.1
Le autorità fasciste erano ormai al corrente del lavoro che stavano conducendo gli
antifascisti della zona, in Comune arrivavano circolari prefettizie che segnalavano:
Al Ministero dell’Interno risulta che la “concentrazione antifascista” prima d’inviare in Italia
suoi fiduciari, allo scopo di accertarsi se essi siano conosciuti dalla Polizia come elementi
politicamente sospetti, richiederebbero ai Podestà dei comuni di origine dei fiduciari stessi,
informazioni sul loro conto. Il mittente della lettera con cui di solito viene fatta la richiesta e
chi si sottoscriverebbe con cognome fittizio, francese o italiano, addurrebbe, a giustificazione
della richiesta stessa, il pretesto di dovere dare in isposa una figlia alla persona della quale si
richiedono le informazioni o altro consimile.
Alcuni Podestà avrebbero, in perfetta buona fede, fornite dette informazioni e avrebbero anche
dato notizie sulla condotta politica delle persone indicate nelle lettere di richiesta, rendendo in
tal modo possibile alla “Concentrazione” di utilizzare, per incarichi nel Regno solamente quelli
tra gli affiliati che, non essendo conosciuti in Italia come antifascisti, sono in grado di espletare
gli incarichi stessi senza il rischio della loro libertà personale.
Invito pertanto le SSLL ad astenersi, nella maniera più assoluta, dal fornire su chicchessia
1
Sestesi condannati dal Tribunale Speciale in «Il Giornale di Sesto», archivio privato famiglia Seveso.
2
informazioni di carattere politico e ciò non solamente quando la richiesta perviene dall’estero,
ma anche dall’interno.2
Cinisello Balsamo, in realtà, risultava fuori dal controllo della Concentrazione Antifascista3
e sotto il controllo del Partito Comunista, è possibile che le autorità fasciste equiparassero il P.C.I.
(Partito Comunista Italiano) alla Concentrazione Antifascista. I comunisti, a Cinisello Balsamo
come altrove, si trovarono a lavorare sotto una rigida disciplina e in stato di totale clandestinità. Il
dissenso con le linee del partito costava l'espulsione e le cellule operanti nei territori dipendevano
dalle decisioni prese dal Comitato Centrale in Francia.
Dopo l'espatrio di Vergani, Carlo Meani, uno dei giovani reclutati dopo la svolta del ’29,
venne arrestato. Il Tribunale Speciale emise una condanna a due anni per i reati di ricostituzione del
Partito Comunista e di propaganda sovversiva. Sconterà un anno circa nel carcere di Lucca e,dopo
un periodo di vigilanza politica, verrà inviato dal 1937 al 1943 al confino nell'isola di Ponza.
Nel 1934, la cellula operante a nord di Milano, solita ritrovarsi nella bottega del Ginett, il
calzolaio Luigi Pacchetti, venne interamente arrestata. Comprendeva tra gli altri, oltre a Pacchetti:
Carlo Villa, Achille Rossetti, Ambrogio Sironi, Natale Sala, Giuseppe Trezzi e Carlo Tabini.
L'arresto avvenne in seguito al pedinamento del dirigente comunista Cesare Borghi, il quale, giunse
dal Comitato Centrale del P.C.I. in Italia per organizzare una cellula nel cosiddetto triangolo
industriale milanese, che, come si legge nella sentenza di condanna:
(…) si estende da Balsamo a Cinisello, Cusano Milanino, Niguarda, Bresso, Sesto San
Giovanni. Ed aveva costituito un completo e ben attrezzato comitato federale comunista; al
quale aveva affidato
in modo particolare il compito dell’attività propagandistica nelle
numerosissime fabbriche e nei moltissimi stabilimenti industriale della detta zona del
“Triangolo”.4
Marcellina Oriani, di Cusano Milanino, che operava nella stessa cellula, in un'intervista
rilasciata a Ezio Cuppone, rivela il metodo per scambiarsi le informazioni:
Ci si incontrava con questi funzionari di nascosto, facendo finta di essere degli innamorati che
si appartavano in qualche angolino buio. E lì ci si passava il materiale, le informazioni e tutti i
documenti che potevano servire per proseguire la lotta contro il fascismo. Si andava fino a
Monza, a volte, oppure a Cinisello, a Milanino. Cambiavamo zona ogni volta per paura di
essere pedinati e scoperti.
Poi quando sono diventata la dirigente di questa zona (Cusano Milanino, Cinisello, Bresso e
2
3
4
Archivio comunale Cinisello Balsamo (da adesso AC CB), faldone 69, cart. 300, cat. 15, classe 8, fasc. 3.
Fondata nel 1927 a Parigi, con il nome di Comitato di Azione Antifascista, la Concentrazione fu una
coalizzazione di alcuni partiti aventiniani. Ne fecero parte P.S.I. (Partito Socialista Italiano), P.S.U.L.I.
(Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani), P.R.I. (Partito Repubblicano Italiano) e, dal 1931, il
movimento di Giustizia e Libertà che ne divenne il principale esponente.
Estratto della condanna n. 34 del maggio 1935, in possesso del Comune di Cusano Milanino.
3
Cormano) e non era possibile contattare il funzionario allora scrivevo a Madame Rose,
Marseille e scrivevo lettere d'amore. Poi con l'inchiostro simpatico negli spazi bianchi tra un
rigo e l'altro fornivo le informazioni di carattere politico e sindacale ai dirigenti esiliati.
Ovviamente lo scritto era in codice e ad ogni lettera corrispondeva un numero. Quindi tutto lo
scritto era composto da numeri e la chiave del cifrario era in possesso di pochissime persone.
Ogni tot di tempo poi si cambiava il cifrario.5
Tutti gli arrestati in carcere vennero sottoposti a pesanti interrogatori. In particolare Carlo
Villa morì in seguito a brutali torture mentre gli altri vennero condannati a diversi anni di prigionia
con l’accusa comune di aver partecipato ad associazione comunista.
A Tabini, Trezzi, Pacchetti e Rossetti venne attribuita anche l'accusa di propaganda
sovversiva. Da quanto si evince dalla sentenza del Tribunale Speciale, la cellula svolse una serie di
indagini sulle condizioni di vita della popolazione della zona, nonché su quelle psicologiche delle
giovani lavoratrici, allo scopo di concretizzare un piano di lavoro per rafforzare l’organizzazione.
Sulla base delle confessioni rilasciate dopo la morte del Villa e su quanto trovato tra le carte del
Borghi, fu possibile ricostruire i ruoli dei militanti. Marcellina Oriani, con il nominativo di Clara,
venne indicata nella sentenza come membro con funzioni direttive e riorganizzative, divenendo
dirigente del comitato federale giovanile comunista.
Achille Rossetti, denominato Mario, fu accusato di fare proselitismo e attività propagandistica,
attraverso la distribuzione di giornali clandestini.
Giuseppe Trezzi, anch'esso membro del comitato federale, si occupava principalmente del
reclutamento di nuovi adepti negli stabilimenti della zona e di svolgere la propaganda; risulta anche
autore di una relazione dal titolo Appello.
Ambrogio Sironi fu incarcerato solo per aver fatto parte del gruppo: in quel periodo, infatti, godeva
di scarsa salute ed era ricoverato in una casa di cura.
Carlo Tabini, noto come il compagno Cheti, svolgeva attività di propaganda, riceveva e decriptava
documenti scritti da Vergani dalla Francia e li consegnava ai suoi compagni.
Luigi Pacchetti, oltre a mettere a disposizione la sua bottega come sede degli incontri, fece opera di
infiltrazione nel dopolavoro fascista per svolgervi propaganda politica, informando i dirigenti della
cellula in merito all’organizzazione fascista.
Natale Sala dapprima ammise di essere stato coinvolto nell'organizzazione comunista e di essere
stato indotto a svolgere propaganda. In seguito lo negò davanti al Giudice Istruttore. Ammise di
aver ricevuto della stampa clandestina, ma negò di averla effettivamente distribuita. Non fu
possibile provare che l'avesse fatto.
Successivi arresti, coincidenti con un'intensificazione dell'attività propagandistica atta a
5
E. CUPPONE, Resistenza e fascismo a Cusano Milanino, Cusano Milanino, ANPI, 2000, p. 81.
4
diffondere malcontento contro la guerra in Etiopia, furono effettuati nel 1936, a seguito
all'infiltrazione di alcune spie dell'OVRA. Gli antifascisti arrestati furono: Antonio Pacchetti,
Giuseppe Chiesa (futuro marito di Marcellina Oriani), Oreste Figini, Umberto Ratti e Carlo
Fumagalli. L'accusa fu anche per tutti loro di partecipazione ad associazione sovversiva. Giuseppe
Chiesa venne accusato anche di costituzione di associazione clandestina6 e venne condannato a
dieci anni di carcere. La sentenza del Tribunale Speciale spiega infatti che:
Alcuni sciagurati, con mezzi e direttive provenienti dall'estero, si riunivano a scopo sovversivo
e svolgevano intensa attività comunista anche per indebolire e compromettere l'entusiasmo
patriottico del popolo e la condotta bellica delle nostre forze armate.
Tra i cinisellesi arrestati, la sentenza si sofferma principalmente sull’operato del Chiesa:
Sia il Chiesa che il Vittori furono in contatto con funzionari dell'organizzazione sovversiva,
provenienti dall'estero, dai quali ebbero materiali di propaganda per la distribuzione e il Chiesa
anche fondi.
Tutti i predetti parteciparono a riunioni, si occuparono del Soccorso Rosso e svolsero
propaganda a mezzo di stampa clandestina e di reclutamento di gregari.7
Tra il 1936 e il 1938, in seguito a condoni e amnistie, Fumagalli, Antonio e Luigi Pacchetti, Ratti,
Rossetti, Sironi, Trezzi, Tabini, Sala e Figini risultano essere in libertà vigilata. Furono sottoposti a
sorveglianza e costretti a vivere in uno stato di semilibertà. Le regole che disciplinavano la loro
condizione erano più o meno sempre le medesime:
1) Obbligo di darsi a stabile lavoro nel più breve tempo possibile;
2) Divieto di trattenersi fuori la propria abitazione dal tramonto al levare del sole;
3) Divieto di associarsi abitualmente a persone pregiudicate;
4) Divieto di portare indosso armi proprie e altri strumenti volti a offendere;
5) Divieto di frequentare pubbliche riunioni, spettacoli, teatri, fiere, feste pubbliche e private;
6) Divieto di frequentare postriboli, osterie ed esercizi pubblici in genere;
7) Obbligo di presentarsi due volte al mese ed ogni volta ne sarà richiesto alla autorità
incaricata dalla vigilanza;
8) Obbligo di soggiornare a Cinisello e di presentarsi tutte le domeniche all’autorità di
pubblica sicurezza nelle ore da questa fissande;
9) Divieto di variare la scelta abitazione senza darne preventivo avviso all’ufficio locale di
P.S. e di allontanarsi dal comune di dimora senza il permesso scritto di detta Autorità;
10) Obbligo di portare con sé la Carta Precettiva e di esibirla ad ogni richiesta di funzionari e
agenti PS;
11) Divieto di allontanarsi dal Comune di Cinisello Balsamo senza autorizzazione del giudice
di sorveglianza e di cambiare abitazione senza il permesso di PS.8
6
7
8
Sentenza di Giuseppe Chiesa, in possesso degli archivi del Comune di Cusano Milanino.
Ibidem.
AC CB, faldone 69, cart. 302, cat. 15, classe 7, fasc. 1.
5
Alle stesse regole comportamentali era soggetto chiunque fosse ammonito per aver
manifestato dissenso nei confronti del regime:
Alfredo Borgonovo venne qualificato dalla
Questura come ammonito politico e fu obbligato a:
1° Fissare stabilmente la propria dimora e non allontanarsene senza autorizzazione dell’autorità
di P.S.;
2° Non partecipare a riunioni pubbliche e politicamente sospette e non trattenersi abitualmente
nelle osterie bettole e case di prostituzione;
3° Non svolgere attività che possa contrastare con le direttive politiche economiche e sociali
del Regime;
4° Non portare né detenere armi;
5° Non ritirarsi la sera più tardi del tramonto del sole e di non uscire il mattino prima della
levata del sole.9
L’unica differenza risulta essere il possesso e l'esibizione della Carta Precettiva, di cui il
Borgonovo risulta essere privo.
Cesare Brigatti, invece, fu meno fortunato: sulla base di riferimenti fiduciari attendibili fu
condannato a due anni di confino per aver preso parte a conversazioni di contenuto antifascista.10
Tra gli ammoniti di Cinisello Balsamo, risulta anche Abele Fumagalli. L'accusa formulata
era di aver cercato contatti con ambienti antifascisti e fu pertanto proposto per il confino, ma ebbe
solo un'ammonizione.
L'essere posto sotto sorveglianza, in genere, era un provvedimento di breve durata. Da una
lettera di Natale Sala si documenta la volontà, da parte delle autorità, di non sospendere il regime
di vigilanza nei confronti di taluni sorvegliati.
Cinisello Balsamo 11./2/938
Egreggio S. Podestà di Cinisello Balsamo, io sott’oscritto sala Natale vengo a riferirgli in
merito alla mia liberta vigilata al quale ritengo che con una sua buona parola come mia
promeso che sia gia terminata sino dal giorno 19/11/936.
Con questo credo S. Podestà che con una sua gentilesa vorrà favorirmi.
Anticipo i miei ringrasiamenti
in fede Sala Natale11
L’impegno dei cinisellesi si estenderà fino alla Guerra Civile Spagnola.
9
10
11
Ivi, cart. 303, cat. 5, classe 7, fasc. 1.
E. MERONI, Antifascismo e Resistenza a Cinisello Balsamo, Cinisello Balsamo, Compagnia di Prosa
Ambrosiana, 1990, p. 130.
AC CB, faldone 69, cart. 302, cat. 15, classe 7, fasc. 1.
6
Antonio Fraghì, originario di Sassari, nel 1924 si trasferì a Cinisello per poi espatriare
clandestinamente in Svizzera. Nel 1931 tornò in Italia dove fu arrestato e condannato a una pena
detentiva di quaranta giorni. Nel 1932 giunse a Marsiglia, dove venne arrestato nuovamente:
rilasciato grazie all’intervento della LIDU12 nel 1933 si trovava di nuovo in carcere a Barcellona
per sospetta attività anarchica e in seguito fu espulso dalla Spagna. Vi tornerà nel marzo 1937,
dove, come segnalato dalle autorità fasciste italiane, entrerà nelle Brigate Internazionali. Costretto
ad abbandonarle in seguito a una ferita alla mano, ritornò in Francia dove cercò di rintracciare
Emilio Lussu e il movimento di Giustizia e Libertà. Alle autorità fasciste risulterà sempre
comunista.
Angelo Giovanni Santambrogio, figlio del Luigi Santambrogio ferito dagli squadristi la notte di
sangue dell’Epifania, espatriò clandestinamente e giunse in Francia nel 1930. Dopo aver
frequentato la Scuola Leninista di Mosca per diventare quadro del Partito, nel '36 partecipò alla
Guerra Civile Spagnola arruolandosi, con il grado di Tenente, nell'Artiglieria Internazionale. In
riferimento alla sua professione di muratore scelse il nome di battaglia Cemento. Nel ’39 venne
internato nei campi francesi.
Tra gli antifascisti cinisellesi, sembra giusto citare anche Domenico Brambilla:
l’Amministrazione comunale, nel dopoguerra, gli dedicò una via per ricordare il suo impegno
antifascista, ma non è stato possibile rintracciare documenti che lo riguardassero.
Molti antifascisti confluiranno con compiti diversi nella guerra di Liberazione.
Giuseppe Chiesa, rilasciato nel 1941 in seguito a un'amnistia, dopo un breve periodo in libertà
vigilata, cercò nuovamente contatti con gli ambienti antifascisti. L'8 settembre 1943 lo colse oltre la
Linea Gotica, a Pesaro, dove si unì alle fila degli Americani.
Carlo Meani, che durante la Resistenza assunse il ruolo di Commissario di Guerra della 119a
Brigata Garibaldi, divenne Sindaco dal 1945 al 1946,
nominato dal C.L.N. (Comitato di
Liberazione Nazionale) subito dopo la Liberazione.
Marcellina Oriani (vedi capitolo 2).
Oreste Figini e Luigi Pacchetti furono partigiani nella 119a Brigata Garibaldi SAP Quintino Di
Vona. Pacchetti fu nuovamente arrestato nel gennaio ’45 dalla X Mas e rimase in carcere fino alla
Liberazione, dove venne seviziato al fine di ottenere una confessione mai avuta.
Umberto Ratti, anch'esso componente della 119a Brigata Garibaldi, divenne il Commissario di
Distaccamento.
Angelo Giovanni Santambrogio continuò la sua attività politica anche nel dopoguerra: risulta tra i
primi iscritti del direttivo A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). Morì nel ’68 in un
incidente sul lavoro, cadendo da una tettoia.
12
Lega Italiana Diritti dell’Uomo, fondata a Parigi nel 1922.
7
Carlo Seveso partecipò attivamente agli scioperi milanesi del 1943 e alla Resistenza. Al termine
della guerra, fu nominato Assessore Effettivo dal Sindaco Meani.
Giuseppe Trezzi, durante la Resistenza, divenne responsabile militare della 119a Brigata Garibaldi
e vice ispettore del Comando Piazza di Milano. Luigi Borgomaneri, nel suo Due inverni, un’estate
e la rossa primavera, ci racconta dettagliatamente che fu Ufficiale di Collegamento del Comando
Raggruppamento Brigate Garibaldi di Milano e Provincia e Responsabile del Comando Gruppo
Brigate Valle Olona e del Comando Gruppo Brigate dell'Est.
Pietro Vergani, dopo il 25 luglio 1943, si prodigò nell'organizzazione degli scioperi sul territorio,
mentre durante la Resistenza si occupò di istituire i primi gruppi in Valtellina. Fu membro del
Triunvirato Insurrezionale della Lombardia e, nel dopoguerra, divenne deputato e senatore della
Repubblica. L'elogio funebre che gli dedicarono in Parlamento il giorno della sua morte diceva:
Nato operaio, figlio della classe operaia, tale si considerò in ogni circostanza e come sue
considerò le lotte che la classe operaia sostiene per il riscatto da ogni servitù.13
Vittorio Viani, che nel 1939 era stato condannato a 5 anni di carcere, farà parte nel 1943 del primo
distaccamento cinisellese della 119a Brigata Garibaldi e in seguito, nel 1946, diventerà il primo
Sindaco eletto di Cinisello Balsamo.
Natale Sala riprese a lavorare come falegname alla Pirelli. Durante il periodo della Resistenza fu
deportato in Germania, dove rimase fino alla liberazione.
MARCELLINA ORIANI E LE DONNE ANTIFASCISTE
Per comprendere pienamente la scelta di alcune donne che divennero militanti antifasciste,
è necessario premettere brevemente quale fu l'atteggiamento del fascismo nei confronti delle masse
femminili.
Mussolini si impegnò al fine di affascinare le masse femminili e accattivarsi il loro
consenso. Giunse alla conclusione che era necessario dare loro un’apparenza di libertà e di
possibilità di azione all’interno dello Stato14 attraverso le organizzazioni femminili.
I Fasci Femminili, finalizzati a dare alle donne assistenza ed educazione fisica allo scopo di
prevenire il decadimento della razza, furono istituiti nel 1921 e riconosciuti nel 1925. Essi
rappresentarono la prima grande associazione femminile costituita dal fascismo. Le donne delle
classi medie e dell’aristocrazia, in particolare, ne furono entusiaste.
In tutta Italia, alcune donne ottennero cariche di prestigio all’interno delle commissioni
13
14
Verbale della Seduta Pomeridiana in Parlamento di giovedì 14 maggio 1970.
R. ISIDORI FRASCA, E il Duce le volle sportive, Bologna, Patron, 1983, p. 21.
8
femminili per ispezionare il lavoro delle mondariso e negli ispettorati femminili per i corsi di
formazione delle graduate Giovani Fasciste e Giovani Italiane.15
Venivano organizzati corsi di tutti i generi, concorsi di canto corale e gare del lavoro
agricolo per le massaie rurali.16 L’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e
dell’Infanzia17 indisse un concorso indirizzato alle donne per la stesura di una pubblicazione di
carattere demografico e una di carattere politico. Nel 1938 venne organizzato dai Fasci Femminili
un corso di vita coloniale rivolto alle donne.18
Le donne si sentirono trascinate fuori di casa, valorizzate. Se la promessa del 1919 di
concedere loro il diritto di voto finì nel nulla, fino allo scoppio della guerra non se ne resero quasi
conto perchè potevano finalmente auto organizzarsi.
Furono poco consce del fatto che, in realtà, venivano praticamente ghettizzate al di fuori
della vita sociale e lavorativa: le donne potevano lavorare e raggiungere cariche di prestigio solo in
associazioni femminili.
Le leggi miravano a limitare il loro accesso al lavoro e all'istruzione. Una serie di decreti
legislativi venne emanata al fine di ridurre il ruolo della donna anche nel settore educativo, da
sempre considerato prerogativa femminile. Nei corsi superiori fu vietato loro l’insegnamento di
materie come Lettere Classiche, Letteratura Italiana, Storia, Filosofia ed Economia Politica. Fu
impedito alle donne di divenire presidi di istituti medi con la conseguenza di non avere la
prospettiva di una carriera che desse loro la possibilità di trovare realizzazione nel proprio lavoro.
Le tasse universitarie per le ragazze vennero di fatto raddoppiate, mentre il salario delle operaie fu
ridotto del 50%. Nel 1928 un decreto ministeriale stabiliva che le donne potessero ricoprire il ruolo
di ragioniere nei monopoli statali solamente fino al grado B. Inoltre negli anni ’30 fu adottata una
norma che autorizzava le Amministrazioni locali a decidere se escludere o meno le donne da tali
uffici e nel 1933 si stabilì che non fossero più ammesse ai concorsi pubblici.
In questo clima, tra consenso e imposizione, vi fu comunque una minoranza di oppositori.
Le donne condannate dal Tribunale Speciale del Fascismo furono poco più di cento19, la
maggioranza delle quali era composta da militanti comuniste e da donne non iscritte a partiti
politici, colpevoli unicamente di essersi lamentate del salario o di aver criticato il regime.
Molte donne acquisirono una maggiore consapevolezza di quello che era il sistema politico
solo allo scoppio della guerra, quando il fascismo, che aveva inizialmente garantito la pace, tradì la
sua promessa.
15
16
17
18
19
AC CB, faldone 69, cart. 94, b cat. 6, classe 6, fasc. 3, Foglio di disposizioni n. 1348, 20 giugno 1939.
Ibidem., Foglio di disposizioni n. 1348, 20 giugno 1939.
Ibidem, Foglio di disposizioni n. 1394.
AC CB, cart. 95, cat. 6, classe 6, fasc. 1, 1938.
AA. VV., Gli antifascisti nel casellario politico centrale Roma, ANPPIA, 1998.
9
Nel primo capitolo è stata citata Marcellina Oriani tra gli antifascisti della cellula del nord
Milano. Oriani è stata una grande figura di donna: riferimento morale, politico e organizzativo per
tutte le antifasciste impegnate nella costruzione di una Italia che riconoscesse i diritti delle donne e
il diritto alla pace. Una donna sempre protagonista, durante tutta la sua lunga vita, delle battaglie
nel sindacato, nell’U.D.I. (Unione Donne Italiane), nell’A.N.P.I. e nel P.C.I.
Marcellina Oriani nacque a Cusano Milanino nel 1908. Di famiglia socialista, iniziò
l’attività clandestina nel 1928, organizzando uno sciopero alla ditta S.A.S.A. (dove lavorava come
operaia tessile) che le costò il posto di lavoro.
Si iscrisse da subito al P.C.I. clandestino, formando la prima cellula giovanile con i fratelli
Seregni e le sorelle Giussani. La cellula aveva il compito di diffondere, all’interno delle fabbriche
della zona, la stampa clandestina e di raccogliere i fondi per il Soccorso Rosso.
Il Soccorso Rosso Internazionale fu fondato a Mosca nel 1922 in una sessione dell’IV
Congresso del Comintern. La presidenza del suo Comitato Centrale in Unione Sovietica rimase
alla guida della russa Anna Stassova, ma l’associazione si ramificò in tutta l’Europa. La
sezione italiana fu fondata nel 1924, e, lentamente, si compose in varie delegazioni regionali
con lo scopo di prestare soccorso materiale sia ai carcerati che alle loro famiglie e soprattutto di
svolgere un lavoro di propaganda contro il fascismo. Il lavoro richiesto da tale associazione fu
identificato soprattutto come femminile. Si dovettero occupare della raccolta dei fondi e di
come diffonderli, dell’approvvigionamento di capi d’abbigliamento, generi alimentari e libri,
che mandavano ai prigionieri politici sotto forma di pacchi durante le festività. Il Soccorso
Rosso organizzò anche una campagna per l’adozione dei figli dei prigionieri politici.20
L'adesione al Partito Comunista non prevedeva una netta differenziazione tra ruoli
femminili e ruoli maschili.21 Lenin teorizzava che: anche una cuoca deve imparare a dirigere uno
Stato. Già dai tempi precedenti al Congresso di Livorno si discuteva sull’opportunità di lottare
specificatamente per l'emancipazione femminile, concludendo a più riprese che:
L’emancipazione femminile, nel senso più ampio e profondo, non è e non può essere questione
di Partito nel significato ristretto della parola perché riguarda tutta la società italiana, il grado di
sviluppo cui essa è arrivata, il progresso che deve fare affinché l’emancipazione femminile sia
effettivamente possibile.22
Marcellina Oriani, aderendo al Partito Comunista, accettò quindi implicitamente che le
battaglie per la liberazione delle donne sul piano emancipazionista non fossero prerogativa del
Partito.
Nel 1934 venne arresta e condannata dal Tribunale Speciale Fascista a dieci anni di carcere
20
Cfr. «Soccorso Rosso» n. III, 1 gennaio/febbraio, 1929.
F. PIERONI BERTOLOTTI, Socialismo e questione femminile in Italia 1892-1922, Milano,
Mazzotta Editore, 1974, p. 155.
22
C. RAVERA, La donna dal primo al secondo Risorgimento, Roma, Edizione di Cultura Sociale, 1951, p.
111.
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con l'accusa di costituzione di associazione comunista, appartenenza alla medesima e propaganda
sovversiva.
Le donne spesso ebbero, per uguale reato, pene inferiori a quelle degli uomini e spesso la
loro adesione al partito venne considerata come atto di femminile fedeltà al marito, con
conseguente riduzione della pena.23 Ciò non valse per Marcellina Oriani, donna, non fidanzata,
appartenente alle fila del Partito Comunista e responsabile di cellula.
La vita del carcere fu dura per le donne come per gli uomini. A far soffrire particolarmente
i militanti contribuiva la mancanza di contatti con il Partito che raramente riuscì a tenere relazioni
con i detenuti, ad eccezione del Soccorso Rosso.
Le militanti vissero il carcere come una sofferenza causata dall’inattività, ma al contempo
veniva considerato come un elemento costituente della propria militanza: una conseguenza
ineluttabile e in qualche modo un avvenimento che dava maggior rilievo alla propria appartenenza
politica.
A Marcellina Oriani
non
furono risparmiati pesanti interrogatori e pestaggi, in
un’intervista raccolta da Laura Mariani: 24
Gli interrogatori erano terribili: Puttana, faccia di gattamorta, conosci questi? e mettevano
davanti i nomi dei compagni. Nudi si chiamava, quante botte che m’ha dato! So che una volta
mi hanno portato su in cella e hanno detto le scopine: Disgraziati, in che modo l’avete
conciata! Sono stata otto giorni sulla branda che non mi potevo muovere. Poi è ripreso
l’interrogatorio. Ho sempre negato tutto.
In carcere, subentravano anche le difficoltà della vita quotidiana: il vitto era spesso scarso,
costituito da quattrocento grammi di pane al giorno e da una minestra non sempre commestibile,
alla quale era possibile aggiungere altri alimenti come vino e latte, esclusi dalla dieta prevista.25
A questo disagio bisognava aggiungere quello dovuto alla scarsa igiene: era possibile
lavarsi solo una volta alla settimana. Le pulizie erano gestite dalle detenute comuni dette scopine
che spesso svolgevano il loro mestiere in modo approssimativo.
Il desiderio di migliorare la situazione dei propri cari carcerati, costringeva i parenti a
sacrifici per il mantenimento dei detenuti e a conseguenti sensi di colpa da parte di coloro che si
trovavano in prigione. A Marcellina verrà chiesto più volte di fare domanda di grazia per ritornare
a casa dal padre paralizzato, ma lei non si farà piegare dai sensi di colpa.
In altri casi gli aiuti venivano dal Soccorso Rosso, ma riceverli comportava numerose
difficoltà: se trovati dalla polizia, infatti, erano oggetto di sequestro e di ritorsioni, fino alla
23
ISRMO, Piccoli fondi, busta 20, fasc. 3, Carteggio Vera Ciceri Invernizzi - Gaetano Invernizzi.
L. MARIANI, Quelle dell’idea: storia di detenute politiche in Italia Bari, De Donati, 1982, p. 135.
25
ISRMO, Piccoli fondi, busta 20, fasc. 3, Carteggio di Gaetano Invernizzi alla moglie, lettera del
14.03.1936.
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reclusione dei familiari26. Spesso ci si avvaleva della collaborazione di simpatizzanti compiacenti
che fornivano falsi recapiti per facilitare le donazioni, a discapito della propria sicurezza.27 Gli aiuti
erano diversi secondo la carica all’interno del Partito: per le funzionarie, o mogli di funzionari, si
poteva raggiungere la cifra di centocinquanta lire al mese, mentre per le altre il sostegno sarà
discontinuo.28
Permaneva un senso di isolamento: comunicare con l’esterno era difficile, pochi erano i
colloqui consentiti e la possibilità di corrispondenza era ridotta a una lettera alla settimana,
limitatamente a un ventaglio di persone legate da vincoli familiari e approvate dal direttore del
carcere.29 Tra le lettere di Marcellina ai familiari, in quel periodo, possiamo leggere:
Dante nella sua mi dice che fu molto contento nel vedermi così allegra – certo si è, e sempre lo
saremo perché la nostra fede ci da la forza di sopportare la galera. Noi viviamo tranquille,
perché non abbiamo nulla sulla coscienza che ci rimprovera, perché abbiamo fatto sempre una
vita laboriosa e onesta, perché non siamo mai venuti meno ai nostri doveri. Soddisfatti di un
passato, fiduciosi nell’avvenire.30
I giornali erano vietati, anche se Marcellina, secondo quanto lei stessa racconterà a Cuppone,
aveva trovato modo per procurarsi, dalle finestre del carcere, copie del Corriere della Sera. Qualche
notizia dall'esterno poteva pervenire tramite parenti in visita.
Nel 1938, grazie a un'amnistia, Marcellina Oriani fu rilasciata ma, pur rimanendo sotto
vigilanza per i successivi tre anni, riprese quasi subito il suo lavoro di opposizione al fascismo.
Dopo l’8 settembre, minacciata di morte, rimase nascosta fino al novembre ’43 quando,
inviata a Legnano, organizzò lo sciopero delle operaie tessili; successivamente a Milano contribuì
attivamente a quelli del marzo ’44. Ricercata, venne mandata in Liguria per organizzare i Gruppi di
Difesa della Donna.
Dopo la Liberazione tornò a Cusano Milanino e sposò Giuseppe Chiesa di Cinisello
Balsamo, anch’esso perseguitato politico. Nel 1946 fu candidata all’Assemblea Costituente nelle
liste del Partito Comunista Italiano, rimanendo esclusa per pochi voti. Fu però eletta, unica donna,
nel primo Consiglio comunale di Cusano Milanino dopo la Liberazione, restò in carica dal 1946 al
1951, ricoprendo anche il ruolo di Assessore.
Marcellina morì il 22 dicembre 2000 all’età di novantadue anni.
26
27
28
29
30
ISRMO, Piccoli fondi, busta 43, Verbale della Questura di Legnano del 7.10.1933.
Ibidem, Sentenza 17 n. 205/219, Commissione istruttoria, 7 novembre 1936.
L. MARIANI, Quelle dell’idea: storia di detenute politiche in Italia Bari, De Donati, 1982, cit. p. 22.
Ibidem.
Lettera di Marcellina Oriani alla famiglia, in possesso del Comune di Cusano Milanino.
12
Medaglie assegnate ai condannati dal Tribunale Speciale fascista, Collezione privata famiglia Seveso.
13
Pietro Vergani, domanda di passaporto per la Francia,
Archivio del Comune di Cinisello Balsamo (d’ora in poi AC CB), fald. 69, cart. 306, cat. 15, classe 7, fasc. 1.
14
Pietro Vergani, Tessera CLN, Collezione privata famiglia Vergani.
15
Lettera della R. Questura di Milano al Podestà di Cinisello Balsamo e al Commissariato di P.S. di Sesto S.G.
per confinato politico Carlo Meani, AC CB, Ibid., classe 7, fasc. 5.
16
Deliberazione Consiglio dei Ministri,
seduta del 22/07/1960, relativo a
concessione di vitalizio di benemerenza a
Rosa Magni, vedova Villa,
Collezione privata famiglia Villa.
17
Carlo Villa, fotografia, Collezione privata famiglia Villa.
Carlo Meani, fotografia, AC CB.
18
Luigi Pacchetti, fotografia,
Umberto Ratti, fotografia,
Collezione privata famiglia Pacchetti.
Collezione privata famiglia Ratti.
Angelo Santambrogio, fotografia,
Carlo Seveso, fotografia,
ANPI, Cinisello Balsamo.
Collezione privata famiglia Seveso.
19
Sentenza di procedimento penale a carico di Giuseppe Chiesa, Archivio del Comune di Cusano Milanino.
20
Carta di permanenza con prescrizioni a Carlo Fumagalli,
AC CB, Ibid., cart. 303, cat. 15, classe 7, fasc. 1.
21
Lettera del Comune di Cinisello Balsamo al Commissario di PS di Sesto S.G.
relativa a Oreste Figini, vigilato politico, 1937, AC CB, Ibidem.
22
Lettera del R. Commissariato di P.S di Sesto S.G. al Podestà di Cinisello Balsamo
per diffida nei confronti di Alfredo Borgonovo, AC CB, Ibidem.
23
Scheda di Antonio Fraghì, tratta da I. POERIO, V. SAPERE, Vento del Sud.
Gli antifascisti meridionali nella Guerra di Spagna, Cittanova, Istituto Ugo Arcuri, 2007.
24
Norme per il corso di preparazione femminile, AC CB, cart. 95, cat. 6, classe 6, fasc. 1, 1938.
25
Giuseppe Chiesa con Marcellina Oriani, Archivio del Comune di Cusano Milanino.
Giuseppe Chiesa, Marcellina Oriani e la figlia Marinella, Archivio del Comune di Cusano Milanino.
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