NIENTE!
NON SI POTREBBE FARE NIENTE ,
SE SI ASPETTASSE DI POTER FARE LE COSE
COSI’ BENE
CHE NESSUNO POSSA DIRE: C’È’ UN ERRORE .
John Henry Newman, dalla prefazione a
“Dangerous Properties of Industrial m\aterials” a cura di Irving Sax, 6a edizione, 1984
2
z
Questo materiale informativo è stato predisposto dal Gruppo di lavoro del Progetto Trasporti
"Prevenzione degli infortuni nelle operazioni di carico e scarico e nella viabilità interna ai luoghi
di lavoro della Regione Veneto ( Piano triennale salute e sicurezza lavoro) di cui fanno parte:
Roberto Montagnani ,SPSAL ULSS Venezia, Coordinatore del Gruppo, Francesco Ciardo, Spsal ULSS Padova,
Maria Lelli, SPSAL ULSS Verona, , Pier Maria Jagher, SPSAL ULSS Venezia,
Roberto Bronzato, Spsal ULSS Vicenza, Sergio Boso, Spsal ULSS Belluno,
Giorgio Stefanutti, Chimico Porto di VE, . Massimo Fiocchi, ARPAV
PD,
Questo materiale informativo è il risultato di un lavoro collettivo ;in particolare ci hanno aiutato nella
predisposizione del testo, per i cui errori e per le cui mancanze ha comunque
il nostro gruppo di lavoro :
responsabilità
Igor Baldan , Roberto Binetti, Giovanni Costa, Luca Bentivegna , Gino Foffi, Virgilio Furiosi, Giuseppe
Lavoratori, Ida Marcello, Mauro Milan, Sandro Rubin, Giovanni Tognocchi, Alfredo Zallocco ,
le cui affiliazioni sono riportate nel retro di copertina
Progetto grafico di copertina di Francesca Zanella,
Servizio Sanità Pubblica Direzione per la Pr evenzione -Regione Veneto
Questo testo ancora in bozza è disponibile in formato elettronico all’indirizzo www.safetynet.it/…..
Indicazioni migliorative , osservazioni, commenti , tutti ben graditi, possono essere inviati
per e-mail a [email protected]
oppure via fax A Spsal Ulss 12 041/2608445
2
3
INDICE
LA
MOVIMENTAZIONE
DELLE MERCI
pag. 6
LA MOVIMENTAZIONE DI MERCI PERICOLOSE
pag. 14
LA SICUREZZA DELLA
pag.23
VIABILITA’
NELLA MOVIMENTAZIONE DELLE MERCI
pag. 39
I CARRELLI ELEVATORI
GLI
APPARECCHI DI
SOLLEVAMENTO
SICUREZZA
pag. 79
SOPRALLUOGHI
pag. 86
ORARIO DI LAVORO E
CHECK
LIST PER
I
pag. 53
3
4
PREMESSA
Il settore dei trasporti è articolato in più modalità (trasporto stradale, marittimo, aereo, per condotte, per
acque interne) sempre più tra loro interconnesse . Esso presenta oggi vari profili socioeconomici:
alcuni
comparti (ferroviario, aereo, per condotte) sono caratterizzati da un elevato grado di concentrazione, con un
numero limitato di grandi imprese ed un elevato numero di lavoratori dipendenti; il trasporto di merci su
strada , invece, è caratterizzato dalla presenza di un gran numero di piccole imprese, anche a carattere
familiare, con un’alta percentuale di lavoratori autonomi.
Le imprese che svolgono servizio di trasporto merci o passeggeri sono in Italia più di 150.000 con oltre
855.000 addetti; a questi devono essere aggiunti gli occupati, di numero non precisato ,ma certamente
nell’ordine di grandezza delle decine di migliaia, di addetti al lavoro di carico, scarico , magazzinaggio di
merci nelle imprese che svolgono la loro attività nell’industria manifatturiera e nelle attività di commercio .
La rete dei trasporti in Italia si avvale di
i circa 6.500 km di autostrade, 46.000 km di strade statali e
regionali, 119.000 km di strade provinciali e circa 20.000 km di ferrovie che interconnettono tra loro 8.100
comuni, 148 porti, 101 scali aeroportuali, nonché stazioni ferroviarie e centri intermodali.
Su questa rete si spostano merci per oltre 240 miliardi di tonnella te-km l’anno.
Nonostante la crescente terziarizzazione dell'economia, gli sviluppi dell'informatica e delle telecomunicazioni
ed il conseguente maggior peso assunto dagli aspetti immateriali presenti nella produzione e negli scambi, il
settore dei trasporti continua a mantenere e ad accrescere il proprio peso all’interno dei moderni sistemi
economici.
Nel corso degli ultimi vent'anni, infatti si è passati da un'economia di stock ad un'economia di flusso. Tale
fenomeno è stato accentuato dalla delocalizzazione delle imprese, in particolare di quelle ad elevata
intensità di manodopera che, per ridurre i costi di produzione, hanno spostato rilevanti fasi del processo di
produzione lontano dal luogo di assemblaggio finale o di consumo. L'eliminazione delle frontiere all'interno
dell’ Unione Europea e la progressiva informatizzazione del mercato basato sulla produzione essenzialmente
su richiesta e l’acquisizione dei beni necessari ad essa solo al momento dell’utilizzo, ovverosia la cosiddetta
produzione secondo i sistemi del “work on demand” e del
“just-in-time .
In questo settore gli infortuni lavorativi sono causa di gravi costi umani ed economici per i lavoratori e per le
aziende, soprattutto a causa degli incidenti che occorrono nella circolazione stradale degli automezzi .
Numerose fonti bibliografiche documentano in questa situazione di fatto. Per questo motivo molti enti
preposti alla prevenzione, compresa la nostra Regione, hanno da tempo intrapreso iniziative finalizzate a
diffondere i principi e la pratica della guida sicura tra gli addetti di questo settore e varie iniziative di
formazione e sensibilizzazione per contrastare questo fenomeno .
4
5
La Commissione delle Comunità Europee, con propria Comunicazione del 14.05.2003, intitolata “Programma
di azione europeo per la sicurezza stradale. Dimezzare il numero di vittime della strada nell’Unione europea
entro il 2010: una responsabilità condivisa”, ha elaborato una proposta di direttiva relativa alla formazione
iniziale e continua dei conducenti professionali, considerando che “attualmente non più del 10% dei
conducenti professionali hanno seguito una formazione oltre alla patente di guida”.
A livello nazionale è stata raccolta la sfida europea inserendo l’obiettivo della diminuzione degli incidenti
stradali nei diversi Piani Sanitari Nazionali fin dal ’98, ponendo l’accento anche sul fenomeno degli infortuni
sul lavoro causati da incidente stradale, e promovendo un Piano Nazionale della Sicurezza Stradale.
Nel settore dei trasporti sono occorsi In Veneto
più di 6000 infortuni sia nel 2000 che nel 2001 e tra il
primo ed il secondo di questi due anni si è registrato un incremento del numero d’infortuni dell’8% circa (
mentre la tendenza generale, per l’insieme dei settori lavorativi, è in Veneto, come in molte altre Regioni
alla riduzione del fenomeno infortunistico ).
I dati
INAIL
documentano la rilevanza del fenomeno infortunistico anche a prescindere dagli incidenti
connessi con la circolazione stradale dei mezzi. Soprattutto nelle fasi di carico e scarico si sono verificati
molti incidenti, con esiti gravi o mortali e/o con rilascio di sostanze e composti pericolosi per la salute umana
e per l’ambiente. Per questo, è stato predisposto uno specifico Progetto Regionale per meglio sostenere
l’azione della prevenzione a questo proposito. In questo contesto si inseriscono anche la
messa a punto e
la diffusione di questo materiale informativo che analizza in modo specifico rischi e prevenzione nelle
operazioni di carico e scarico.
Vi sono considerati in modo particolare quattro argomenti
che, sulla base dell’esperienza consolidata,
costituiscono punti importanti della situazione di rischio nelle attività di lavoro del carico e scarico delle
merci. Questi argomenti principali, di cui l’indice presenta per esteso i sottocapitoli sono:
la movimentazione delle merci ordinarie e dei prodotti pericolosi;
l’impiego di carrelli elevatori;
altre apparecchiature di sollevamento e movimentazione delle merci;
la viabilità dei luoghi di lavoro ove si effettuano operazioni di carico e scarico merci
In queste fasi lavorative l’evento infortunistico si presenta spesso grave o anche mortale.
La movimentazione di merci/materiali di grandi dimensioni e notevole peso è un’operazione delicata e
pericolosa e l’operato dell’uomo influisce molto sulle condizioni di sicurezza.
5
6
La movimentazione delle merci
6
7
LA MOVIMENTAZIONE DELLE MERCI
Le aree deputate al carico e allo scarico delle merci debbono presentare caratteristiche tali da rendere
sicura ed allo stesso tempo agevole la movimentazione . Tenendo da parte il caso delle merci che hanno
una tossicità/pericolosità intrinseca particolare,le sostanze pericolose, per cui è presentata a parte una
sezione specifica di questo materiale informativo,per le altre merci i requisiti di sicurezza
più importanti
possono essere descritti come di seguito
Banchine di carico - scarico
Tipicamente le banchine di carico sono alte circa 1.2 metri sul livello terra: l’impiego di mezzi di
movimentazione deve quindi avvenire avendo riguardo alla necessità di prevenire la caduta dei mezzi
aziendali di movimentazione (carrelli ed altri ) nell’effettuazione degli interventi.
Devono inoltre esserci sempre spazi operativi adeguati ai mezzi di trasporto e di carico utilizzati
dimensioni delle merci, in modo che sia
e alle
garantito un sufficiente spazio di manovra nelle movimentazioni.
Banchine di carico scarico ordinarie
E’ bene numerare le postazioni di carico e scarico, per indicare in maniera agevole ai conducenti il
posizionamento a banchina dei mezzi .
Si deve garantire un’ Illuminazione naturale ed artificiale di almeno 100 lux in tutte le aree di carico e
scarico. E’ necessario che si eviti il posizionamento casuale dei mezzi in attesa di compiere le operazioni,per
non pregiudicare la sicurezza della viabilità dell’area movimentazione merci.
7
8
Baie di carico numerate
Coprire con tettoia contro le intemperie tutte le banchine sia di forma semplice (per esempio diritte) che di
forma complessa ("a crociera" e "a spina").
Evitare la collocazione di postazioni di carico e scarico trasversali (perpendicolari) e long itudinali (parallele)
sulla medesima banchina. Prevedere almeno una banchina di altezza adeguata anche per rimorchi ed i
furgoni con piano di carico ribassato, nonché per i carri ferroviari, qualora ne sia ipotizzabile l’accesso.
Scaletta di accesso separata per chi si muove a piedi
8
9
Prevedere un accesso pedonale e estremità delle banchine esterne mediante una scala fissa a gradini dotata
di parapetto sui lati prospicienti il vuoto, larga almeno 0,80 metri e con superficie in materiale antiscivolo .
Evidenziare i bordi superiori delle banchine esterne con strisce oblique di colore giallo-nero intervallate.
Rampe di carico - scarico e Piattaforme mobili
Prevedere sempre delle apposite rampe o pedane o passerelle regolabili per compensare la distanza e la
differenza di livello fra le banchine ed il pianale di carico dei veicoli di trasporto: tali dispositivi, in base alle
esigenze di trasbordo ed al tipo di banchina, potranno essere posizionabili manualmente, incernierati alla
struttura di banchina ed eventualmente motorizzati.
Banchina motorizzata adattata all’altezza del pianale di caricamento del camion
Rispettare, per le rampe fisse , le pedane e le passerelle i seguenti requisiti di sicurezza:
superficie antisdrucciolo, realizzata mediante profili di lamiera zigrinati o trattamenti antiscivolo e
conformata in modo tale da far defluire acque; larghezza il più possibile corrispondente a quella del piano di
carico del mezzo di trasporto.
9
10
Battiruote su rampa fissa
Le ram pe fisse devono essere provviste di battiruota ed avere larghezza adeguata alle operazioni da compiere
e al passaggio dei mezzi . Rispettare per le rampe mobili le seguenti caratteristiche di sicurezza:
portata idonea a sopportare il peso del mezzo di trasbordo utilizzato e del carico trasportato;
altezza massima dal suolo non superiore a 1,65 metri;
pendenza massima del 18%, superabile dai carrelli elevatori con motore a combustione interna;
larghezza utile di almeno 2,15 metri; superficie di transito antiscivolo .
Pavimentazioni
Le pavimentazioni delle banchine di carico e scarico devono possedere caratteristiche tali da soddisfare
almeno i seguenti requisiti:
Ü assenza di avvallamenti, buche o rialzi
ingiustificati
Ü superfici di buona aderenza
Ü resistenza all'usura ed alla deformazione
statica e dinamica
Ü resistenza ai prodotti chimici a ggressivi
Ü facilità di pulizia, manutenzione e
ripristino
Ü buona fonoassorbenza del rumore
continuo, del rumore d’impatto e delle
vibrazioni, nonché riduzione del fenomeno di
riverbero
Ü evita la caduta delle persone, il rovesciamento dei
carrelli elevatori e la caduta di carichi
Ü elimina le cadute per scivolamento
Ü riduce il deterioramento causato dal transito di
macchine e veicoli
Ü riduce l’usura causata da acidi e basi forti,
solventi, eccetera
Ü ricordando che all’esterno sono necessarie delle
pendenze per il deflusso delle acque di lavaggio e
meteoriche
Ü per evitare un’esposizione indebita a questi fattori
di rischio fisici
10
11
Spesso una scelta valida è quella di utilizzare conglomerati in cemento. Prevedere sempre delle pendenze in
direzione di appositi dispositivi di recupero (canalette, grigliati, sifoni a pavimento) nei locali soggetti a
lavaggio frequente o quando è presumibile vi siano gocciolamenti o sversamenti di liquidi. Oltre a questi
dispositivi di raccolta delle acque reflue dalle superfici.
Per la prevenzione degli infortuni nello svolgimento di lavori in altezza , particolarmente quando il
lavoro si svolge su superfici disomogenee e vi è necessità di compiere movimenti e/o manovre che rendono
instabile la posizione di lavoro (in fasi di lavoro su cisterne, camion cassonati e non, container ) si dovranno
adottare specifiche cautele. Le situazioni possono esser molto diversificate , ma il concetto guida per la
sicurezza è unico: le passerelle di accesso devono essere parapettate e in caso di presenza di un rischio di
caduta l’operatore deve essere ancorato con apposita cintura di sicurezza.
11
12
Le procedure di sicurezza nel carico scarico delle merci
La realizzazione di un’organizzazione del lavoro sicura per il carico e lo scarico delle merci
comporta
spesso oltre all’ovvia necessità di realizzare la piena conformità alle norme anche l’ adozione di sistemi di
gestione della sicurezza. Questo del resto è già obbligo di legge per alcune attività di lavoro del settore
trasporti ad elevato rischio sanitario per gli addetti e la popolazione, le cosiddette attività a rischio di
incidente rilevante.
Le linee guida UNI - INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro costituiscono un
valido riferimento anche per l’ organizzazione della sicurezza in questo campo . Queste linee guida ,così
come altri importanti norme tecniche per la qualità, come la norma Uni 9002 , mettono in rilievo il ruolo di
alcuni aspetti di sicurezza che sono particolarmente importanti anche per le operazioni di carico e
scarico delle merci . Essi sono :
12
13
definizione della politica aziendale di igiene e sicurezza ( Riconoscimento aziendale dell’importanza
•
di questa materia);
•
definizione dei compiti e delle responsabilità ( chi deve fare che cosa….)
•
Coinvolgimento del personale ( partecipazione attiva di ogni operatore alla sicurezza )
•
Comunicazione, flusso informativo e cooperazione ( circolazione delle informazioni all’interno
dell’azienda
; flusso informativo orientato anche alla cooperazione tra tutti i soggetti interessati,
interni e/o esterni all’impresa ).
Formazione, addestramento, consapevolezza dei rischi da parte del personale ( formazione
•
d’ingresso , verifica periodica di conoscenze e comportamenti )
Documentazione( (Tenuta accurata della documentazione fondamentale)
•
Oltre a questi criteri di carattere generali, sono poi necessarie specifiche misure per rendere efficace e
costante l’azione di prevenzione:
Si richiamano in particolare i seguenti “argomenti per l’assunzione di procedure aziendali formalmente
approvate”
•
Procedure per l’accesso dei mezzi alle baie di carico/scarico
•
Procedure per lo svolgimento delle operazioni di movimentazione
•
Procedure per gli interventi in caso di incidente o altra emergenza
•
Procedure per il corretto uso e la manutenzione periodica delle attrezzature di carico/scarico e per
l’evidenziazione dei limiti operativi che le attrezzature presentano ( limiti portate, limiti velocità,
ore d’uso prima di una verifica.. ecc.)
•
Verifica dei quantitativi massimi di carico
•
Verifica della stabilità dei carichi alla partenza
Le procedure potranno essere utilmente “riprese” dalla cartellonistica di sicurezza.
13
14
La movimentazione di merci pericolose
14
15
SICUREZZA DELLA MOVIMENTAZIONE
E DEL DEPOSITO DELLE
MERCI
PERICOLOSE
Per prodotti pericolosi si intendono quelle sostanze solide, liquide o gassose che per la loro particolare
natura chimico -fisica sono in grado di produrre danni alle persone , alle cose e all’ambiente .
Inquadramento Normativo
Il corpus normativo che disciplina questa materia è finalizzato:
•
alla tutela della popolazione e dell’ambiente da attività con rischio di incidenti rilevanti;
•
alla tutela dei lavoratori ;
•
alla sicurezza della circolazione internazionale per strada, ferrovia, vie d’acqua, via aerea.
La sicurezza pubblica in senso lato é
trasporto di merci
pericolose .
l'obiettivo primario della legislazione in materia di
Vengono in effetti trasportate anche merci di pericolosità
eccezionale ,tali da far ritenere che in caso di sinistro siano possibili scenari che vanno ben oltre
le dimensioni della incidentalità locale o dell’evento infortunistico del singolo ambiente
lavorativo.
LE NORMATIVE INTERNAZIONALI PER IL TRASPORTO
I rischi sanitari per le popolazioni giustificano l'interesse dedicato alla materia dai maggiori
Organismi
Internazionali, in primis
dall'Organizzazione delle Nazioni Unite., che ha istituito
una Commissione permanente allo scopo di aggiornare costantemente la classificazione delle
merci pericolose e di indicare le prescrizioni necessarie al trasporto Le Raccomandazioni Onu
sono raccolte nel cosiddetto Libro Arancio ( cfr. Recommendations on the Transport of
Dangerous Goods Model Regulations , “Orange Book” ). Tulle le sostanze e prodotti pericolosi
destinati al trasporto sono contrassegnati da un numero, detto appunto ONU , un numero di 4
cifre che identifica la materia trasportata in base alle Raccomandazioni ONU
.
Classe di pericolo liquidi infiammabili, Acetale
Ad esempio il numero ONU
1088 identifica l’acetale , il
numero 1005 l’Ammoniaca. Sono più di 3500 le sostanze ,
prodotti o miscele di prodotti cui è staso assegnato un
numero ONU. Nei pannelli apposti ai mezzi di trasporto
stradale, la parte superiore del pannello ( nel caso in figura
il numero 33 ) indica la classe di pericolo o codice Kemler;
la parte inferiore indica il "numero ONU" della
15
16
merce trasportata.
Il codice di pericolo (Codice Kemler) è molto importante per la caratterizzazione del rischio
da merci pericolose trasportate via terra. Tutte le merci sono ordinate in nove classi di pericolo,
da 1 a 9 .
TAB. 1
CLASSI ONU DELLE MERCI PERICOLOSE
•Classe
1
Materie e oggetti esplosivi
•Classe
2
Gas
•Classe
3
Liquidi infiammabili
•Classe
4.1 Solidi infiammabili, autoreattivi, esplosivi desensibilizzati
•Classe
4.2 Materie soggette ad accensione spontanea
•Classe
4.3 Materie che a contatto con l’acqua formano gas infiammabili
•Classe
5.1 Materie comburenti
•Classe
5.2 Perossidi
•Classe
6.1 Materie tossiche
•Classe
6.2 Materie infettanti
•Classe
7
Materie radioattive
•Classe
8
Materie corrosive
•Classe
9
Materie e oggetti pericolosi diversi
TRASPORTO SU STRADA
Il codice di riferimento è l’ADR; ADR sta per “Accordo internazionale per il trasporto di merci pericolose su
strada”, dal francese “Accord europeen relatif au transport international des merchandises Dangereuses par
Route” L'ADR è stato ratificato dall'Italia con Legge 12.8.1962 n. 1839, i cui ultimi emendamenti sono entrati
in vigore 1'1.1.2003 . Uno degli aspetti importanti dell’ADR è che, in base a questa norma ,
dal 1 °
16
17
luglio 1995 tutti i conducenti di veicoli che trasportano merci pericolose ( per ogni tipologia di trasporto di
merci che venga effettuato con veicoli di massa complessiva superiore a 3,5 t.) devono essere in possesso di
un certificato di abilitazione professionale ( patentino ADR).
TRASPORTO PER MARE
II trasporto per mare delle prodotti pericolose è regolamentato da raccomandazioni elaborate in sede IMO,
International Marittime Organization, Agenzia specializzata delle Nazioni unite. Il codice marittimo più
importante è il cosiddetto IMDG Code ( ( Code of International Matitine Dangerous Goods , Regolamento per
il trasporto di prodotti chimici pericolosi per mare) ; l’ultima edizione è del .2003
LE DIRETTIVE EUROPEE
In sede comunitaria sono state classificate le sostanze
pericolose per l’uomo e per l’ambiente con
riferimento alla manipolazione, all’imballaggio ed allo stoccaggio ( cfr. Direttiva 67/548/CEE, che ha
avuto fino ad ora 28 adeguamenti) e sono state stabilite la relativa etichettatura ed i contenuti delle
schede dei dati di sicurezza (SDS ).
Le classificazioni per il trasporto
non prendono in considerazione alcuni aspetti non secondari del
rischio per la salute da agenti chimici .In particolare considerano marginalmente la cancerogenesi, la
tossicità sistemica per esposizione prolungata e gli effetti sulla sfera riproduttiva ecc.
Le schede di sicurezza , che indicano in modo dettagliato i rischi e ( Frasi di rischio, R ) e le misure di
prevenzione/protezione da adottare in caso di esposizione ( Consigli di prudenza, S)
per una efficace informazione degli addetti al lavoro con merci pericolose
sono quindi necessarie
; quale che
sia la modalità di
conferimento ( cartoni, fusti, container ecc., rinfuse), le merci pericolose sono fonte di possibili
esposizioni lavorative anche nel carico e scarico delle merci e le informazioni di sicurezza delle SDS sono
quindi uno strumento prezioso anche in questo contesto.
17
18
DOVE REPERIRE LA LISTA AG GIORNATA
DELLE SOSTANZE PERICOLOSE
Attraverso le norme nazionali di che vengono pubblicate
sotto forma di testo integrato. Il più recente è il D.M. 14.6.2002,
, che recepisce il 28° Adeguamento ;
Attraverso il sito internet dell’ISS (www.spp.iss.it);
la Commissione Europea fornisce informazioni in proposito attraverso la pagina
web
dell’European
Chemicals
Bureau
(ECB)
di
Ispra
(http://ecb.jrc.it/classification-labelling)
Come è noto,l’Unione Europea ha
deciso con una propria Direttiva che in ogni azienda in cui si
svolgano operazioni di trasporto di merci pericolose sia designato un “Consulente per la sicurezza
del trasporto in possesso di una specifica abilitazione ( cfr. D.Legs. 40/2000).
A questo professionista compete un ruolo di rilievo nella creazione e nel mantenimento di
condizioni di sicurezza nelle attività di lavoro con merci pericolose , anche in considerazione della
continua evoluzione delle conoscenze scientifiche a questo proposito e dei conseguenti frequenti
adeguamenti normativi .
LE MISURE DI PREVENZIONE NEL CARICO E SCARICO DI MERCI PERICOLOSE
Come sempre , preliminare ad ogni altra azione è una precisa analisi del rischio e, sulla base di questa,
la definizione delle
misure tecniche e organizzative
più appropriate per il caso
; in termini
generali possiamo considerare importanti, tenuti presenti i rischi di questo lavoro , le misure di seguito
descritte.
18
19
MISURE TECNICHE RELATIVE AI LUOGHI E D ALLE ATTREZZATURE
Oltre alle misure di carattere generale già indicate nella sezione dedicata alla movimentazione delle
merci risultano necessari:
Zona di travaso cordonata ed impermeabile
Platea inclinata per il convogliamento dei reflui
Manica a vento di segnalazione, ad un’altezza dal suo lo di 8-10, per il caso di spandimenti che possano
generare gas.
Attrezzature di travaso certificate e collaudate ( manichette)
Sistemi di connessione a tenuta e antigocciolamento per prodotti particolarmente pericolosi
Docce e lavaocchi, nell’area di ca rico e scarico ,nei casi in cu le merci pericolose movimentate lo
richiedano
Segnaletica , cartellonistica : è buona regola contrassegnare l’area di carico e scarico con gli stessi
pannelli che riportano
numero Onu e Codice Kemler dei prodotti da movimentare ,di tutti i prodotti
cui la banchina è adibita ; quindi si avranno pannelli arancione uguali tra autobotte e banchina (cfr.
Foto 7 )
Misure tecniche relative ai mezzi
Le norme in materia di trasporto e movimentazione di merci pericolose impongono al caricatore oltre
che al trasportatore controlli preliminari e finali relativamente alla fase del carico, sia di tipo
documentale,
, sia operativo, atti a garantire la sicurezza
di questa attività. Al momento della
presentazione del mezz o in stabilimento, dopo l'immediata verifica di abbinamento tra vettore
incaricato e consegna da evadere, si eseguono i controlli di carattere amministrativo sulla regolarità e
validità della documentazione relativa al mezzo ed al conducente in relazione al carico da eseguire.
Solo se i controlli sul veicolo danno esito positivo
si procederà al carico dello stesso; se si
dovessero riscontrare delle anomalie di rilievo , il mezzo verrà respinto, si registreranno le irregolarità
rilevate e se ne farà segnalazione al Servizio di Prevenzione e Protezione . Una volta giunto al punto
di carico, il veicolo è
ispezionato da parte del personale di reparto, che ne verifica l'idoneità sia
tecnica che operativa, effettuando controlli specifici
Soprattutto si deve:
Assicurare uno stivaggio perfetto e il bloccaggio a bordo per evitare spostamenti del carico.
19
Accertare per le spedizioni comprendenti tipi diversi di sostanze pericolose che le norme riguardanti 20
le modalità di stivaggio vengano osservate, in particolare per i colli contenenti merci pericolosi per i
quali sussiste incompatibilità di
carico in comune o che non possono essere stivate con i prodotti
alimentari.
E' buona regola comunque verificare in dettaglio, per ogni prodotto e per ogni imballo, le precauzioni
stabilite dalle norme ADR ove ci siano tipologie diverse di merci pericolose ( cfr. check list in allegato )
Se la merce deve essere spedita via strada, , al conducente
deve essere consegnata la scheda di
sicurezza con le informazioni necessarie per gli interventi di emergenza in caso di incidente.
INTERNATIONAL CHEMICAL
SAFETY CARDS – ICSC
http://www.cdc.gov/niosh/ipcs/italian.html
ARCHIVIO SCHEDE DI SICUREZZA ONLINE
DISPONIBILI NELLA VERSIONE ITALIANA A OPERA DEL GEA
(GRUPPO EPIDEMIOLOGIA AMBIENTALE ) DI CUI FANNO PARTE
OPERATORI DELLE AGENZIE AMBIENTALI DELL’EMILIA ROMAGNA,
VENETO, TOSCANA, FRIULI, VENEZIA GIULIA, PIEMONTE,
LOMBARDIA, MARCHE.
Un altro aspetto della politica di sicurezza è l’audit delle società preposte alle operazioni di carico e
scarico verso i fornitori, verso le società o ditte individuali che effettuano i trasporti per verificare in
concreto il rispetto dei principi di sicurezza necessari .
20
21
FOTO 7 PANNELLI ARANCIONE UGUALI TRA AUTOBOTTI , CISTERNE E RAMPA
__________________________________________________________________________________________
GLOSSARIO
ADR L'autotrasporto di merci pericolose è regolato in Italia dall'accordo in ternazionale A.D.R. Esso fissa
numerose disposizioni di sicurezza tra cui quelle che affinché un veicolo possa trasportare merci pericolose
debba essere preventivamente soggetto ad ispezione tecnica della Motorizzazione Civile e che affinché un
autista possa guidarlo debba essere munito del certificato di formazione professionale A.D.R.
ICAO International Civil Aviation Organization La Commissione internazionale per l’aviazione civile
promulga e rivedere periodicamente istruzioni tecniche per la sicurezza nel trasporto di merci pericolose per via
aerea.
21
22
IMDG Code International Maritime Dangerous Goods Code
Linee guida internazionali per il trasporto per via marittima; queste raccomandazioni fanno riferimento a
quelle del
Comitato di esperti delLe nazioni unite alla, International Convention for the Safety of Life at Sea,
1974, e successive modifiche (SOLAS), and alla International Convention for the Prevention of Pollution from
Ships, 1973/78, e successive modifiche (MARPOL).
Kemler ( codice di pericolo )
Il codice di identificazione del pericolo è noto anche come codice Kemler .
È riportato in pannelli su cisterne camion e container ammessi alla circolazione stradale
Secondo la regolamentazione ADR per le merci pericolose , La prima cifra del Codice Kemler indica il rischio
principale
Es. 3 liquido infiammabile
4 solido infiammabile
5 sostanza ossidante o perossido organico
6 sostanza tossica
7 sostanza radioattiva
8 sostanza corrosiva
9 miscellanea/rischio ambientale
la seconda e la terza cifra indicano generalmente rischi secondari
Numero ONU
Il numero ONU identifica in modo preciso la materia prima trasportata , inclusa in una
lista specifica edita appunto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite . Di que sta lista fanno parte migliaia di
sostanze .
Rid
Dal francese Règlement International Ferroviarie, Codice per le merci pericolose per ferrovia .Questo codice
prevede fra l’altro disposizioni di sicurezza particolari (Precauzioni di manovra e distanziamento dei carri ) per
alcune classi di pericolo di speciale rilievo.Il regolamento Rid entrato in vigore per la prima volta nel 1896
costituisce l’appendice B della Cotif (convenzione relativa al Règlement concernant le transport International
ferroviarie des marchandises Dangereuses), ratificato dall'Italia con L. 18.12.1984 n. 976 . Regolamento
trasporti internazionali per ferrovia ) ; viene aggiornato ogni due anni, con la stessa periodicità dell’ADR.
22
23
La sicurezza della viabilità nelle
aziende del trasporto
23
24
VIABILITA’ E MOVIMENTAZIONE MERCI
Introduzione
La viabilità aziendale è l’insieme degli spostamenti delle persone, dei mezzi di
trasporto, delle materie prime e dei prodotti all’interno del perimetro di un’azienda,
nonché all’interno ed all’esterno dei vari reparti e degli edifici che la compongono.
Dall’esperienza
maturata
dai
Servizi
Ispettivi
delle
ASL
del
Veneto,
successivamente all’entrata in vigore del Decreto Legislativo 626/’94, si è potuto
constatare che la viabilità raramente e parzialmente viene compresa tra gli aspetti
da analizzare e da sottoporre a valutazione dei rischi, anche nelle aziende ove tale
problema riveste carattere d’importanza particolare (Interporti, Magazzini Generali,
Aziende del Trasporto, eccetera).
E’ indubbio che la sicurezza della viabilità all’interno degli insediamenti è spesso
difficilmente gestibile per il suo carattere precario e dinamicamente variabile in base a
diversi fattori contingenti: tra questi si possono citare le possibili interferenze causate
da ditte esterne (fornitori, manutentori) e da terzi, la varietà e molteplicità dei percorsi e
degli stazionamenti dei mezzi di trasporto interni ed esterni e dei pedoni.
Quando si tralascia di affrontare in modo organico il problema della viabilità
interna agli stabilimenti e si consente la sua "autogestione" in maniera disorganizzata,
questa omissione contribuisce ad aumentare il numero e la gravità degli infortuni sul
lavoro ed i danni materiali con indebite perdite di salute, di tempo e di denaro.
La figura che segue, ripresa da un testo francese ( cfr. riferimenti bibliografici ) è
un esempio di come , anche con un’analisi semplice, possono essere individuati i punti
critici in un’azienda tipo mentre, a fine sezione, si riporta il diagramma di flusso delle
attività che comportano interferenze dei vari flussi in una realtà aziendale, un Mercato
ortofrutticolo, una situazione lavorativa in cui la messa a punto di una viabilità sicura si
presenta particolarmente difficile.
24
25
Esempio di analisi della circolazione in un'azienda
Vista l’importanza della materia, occorre che le aziende inseriscano nella loro
valutazione dei rischi, ai sensi del Decreto Legislativo n° 626/’94, anche questo aspetto
specifico, soprattutto quando si tratta di aziende appartenenti a comparti produttivi e
del terziario ove sia la registrazione degli eventi infortunistici accaduti, che
l’osservazione di quelli “mancati” (con solo danni a cose) abbia dimostrato la possibilità
di generare nel futuro il ripetersi di tali eventi
La presente sezione vuol trattare soltanto alcuni tra gli aspetti riguardanti la
viabilità aziendale, in particolare quella che riguarda le aree ed i luoghi ove si svolgono
25
26
operazioni di caricio-scarico, quali ad esempio:
q
le entrate e le uscite del personale, dei fornitori esterni e dei visitatori;
q
l’entrata dei materiali necessari alla produzione e dei prodotti complementari
necessari al funzionamento dell’azienda (amministrazione, manutenzione,
eccetera);
q
la movimentazione interna di materiali e di prodotti (stoccaggio, prelievo,
trasferimento e trasbordo meccanizzato);
q
l’uscita dei prodotti finiti o lavorati, dei sottoprodotti e dei rifiuti.
q
il parcheggio dei mezzi (cicli, ciclomotori e motocicli, veicoli leggeri, mezzi
pesanti);
q
le condizioni di visibilità e di illuminazione;
q
le caratteristiche dei percorsi in base al loro uso (circolazione pedonale,
veicolare, ecc.);
q
le norme comportamentali e le procedure da adottare con la conseguente
formazione ed informazione del personale dell’azienda e di quello delle
imprese esterne.
26
27
DIAGRAMMA DI FLUSSO DEL RICEVIMENTO E STOCCAGGIO IN UN MERCATO ORTOFRUTTICOLO
INGRESSO DEGLI ADDETTI ALLA MOVIMENTAZIONE DELLE MERCI
⇓
⇓
⇓
Ingresso del
Personale negli Uffici
Ingresso del Personale nello
Stand
Arrivo delle Merci
⇓
Ingresso del Personale nello Stand
⇓
Ingresso del Personale negli Uffici
⇓
⇓
Scarico delle Merci e
Formazione Carrelli
⇓
Scarico delle Merci
Prodotti Agricoli
⇓
Trasferimento delle Merci, tramite
Carrelli, agli Stand dei Grossisti
⇓
Uscita degli Automezzi Vuoti
⇓
Scarico e Sistemazione della
Merce all’interno dello Stand
⇓
Fase di Commercializzazi one
Gli acquirenti visitano gli Stand dei
Grossisti a acquisto Merce
⇓
Formazione dei Bancali per l’Acquirente
⇓
Trasporto dei Bancali e della Merce
acquistata al Mezzo di Trasporto degli
Acquirenti
⇓
Carico della Merce all’interno degli
Automezzi degli Acquirenti
⇓
Uscita degli Automezzi degli Acquirenti
⇓
Uscita del Personale dallo Stand
⇓
Pulizia dei Piazzali
27
28
Organizzazione Aziendale
E’ indispensabile che i fornitori esterni vengano informati sempre, all’ingresso in azienda, circa il
luogo di carico o di scarico delle merci ed il percorso da seguire all’andata e al ritorno, cosa questa
che può essere realizzata anche in modo semplice e poco dispendioso, ad esempio mettendo a
disposizione una piantina dell’area dell’insediamento, con le necessarie spiegazioni, anche in più
lingue.
Qualora fattibile, nell’ambito della gestione del personale e degli spazi a disposizione, si può
collocare, in prossimità dell’accesso in azienda, un ufficio d’accoglienza, ove sbrigare le formalità
amministrative e fornire da parte degli addetti le necessarie informazioni per evitare percorsi inutili e
pericolosi all’interno dell’azienda. Contiguo a questo, può essere utile creare un apposito locale
d’attesa con servizi igienici, telefono, distributore di bevande e di alimenti.
Locale d'attesa per le persone esterne all'azienda
Per rendere più agevoli e sicure le attività di trasporto all’interno degli stabilimenti è necessario
semplificare e ridurre il più possibile i flussi dei prodotti, nonché ridurre al minimo tutte le attività
intermedie collegate al trasporto, ma in grado generalmente di rallentare il flusso dei prodotti, quali, ad
esempio, gli stoccaggi con deposito temporaneo e ripresa successiva dei prodotti stessi.nonché
limitare al massimo le operazioni di trasporto interno, sostituendoli, ad esempio, con sistemi
automatici d’avanzamento dei prodotti.
Per poter far fronte, soprattutto in determinate circostanze od epoche dell’anno (fine anno,
periodo antecedente le ferie estive, orari mattutini, eccetera) ad una notevole e pericolosa interferenza
di vari flussi veicolari e pedonali, occorre regolamentare, per quando possibile, gli orari ed i tempi degli
spostamenti; questo può essere attuato mediante:
28
29
q
la semplice modifica degli orari e dei giorni di spostamento di taluni veicoli (questa è una
delle misure più semplici da adottare che porta spesso a risultati soddisfacenti);
q
un intervallo di tempo, anche breve, tra i passaggi successivi dei veicoli;
q
una miglior organizzazione nello scarico delle merci e nel prelievo dei prodotti finiti.
Nonostante l’individuazione di procedure interne allo scopo di regolamentare i flussi aziendali,
occorre controllare costantemente il rispetto delle norme di circolazione emanate e, nel caso
d’inottemperanza, prendere gli opportuni provvedimenti nei confronti dei soggetti o delle ditte non
ottemperanti. Questi provvedimenti possono essere costituiti da richiami verbali e scritti, da sanzioni
disciplinari, fino ad arrivare a sospensioni temporanee o definitive ad accedere in azienda da parte
delle imprese esterne.
In particolare si ritiene debbano essere presi provvedimenti nel caso si contestino:
q
una velocità eccessiva dei carrelli e dei veicoli;
q
il mancato rispetto della segnaletica;
q
il parcheggio “selvaggio” dei veicoli, soprattutto se questo avviene in corrispondenza delle
uscite d'emergenza o di altri punti critici (ad esempio, in corrispondenza dei mezzi
d’estinzione, delle zone sicure per l’evacuazione d’emergenza, eccetera);
q
il deposito "caotico" dei materiali al di fuori delle aree previste, soprattutto quando questo
fatto costituisce intralcio alla viabilità;
q
il trasporto di persone terze su veicoli non autorizzati a tale scopo.
Segnaletica
All’interno del perimetro aziendale, a tutti gli effetti parte dell’ambiente di lavoro come
indicato dal Decreto Legislativo 626/’94, è d’obbligo adottare una segnaletica di sicurezza,
anche per quanto riguarda la viabilità.
In particolare, la segnaletica relativa alla viabilità deve possedere almeno i seguenti
requisiti:
ü
deve essere conforme alle Norme del Codice della Strada per evitare ai conducenti dei
mezzi di trasporto interpretazioni dei messaggi diverse di quanto abitualmente trovano
nell’ambito della circolazione stradale;
ü
deve essere specifica in base alla realtà aziendale;
ü
per tipo, collocazione dei cartelli e dimensioni di questi, deve permettere almeno:
29
30
q
di segnalare lo stabilimento già a distanza (possibilmente con il logo dell'azienda), al fine
di facilitare il tragitto per raggiungere la meta;
q
di interpretare chiaramente la struttura aziendale, la sua disposizione e l'organizzazione
della viabilità adottata;
q
di informare e di far rilevare la presenza di pericoli connessi alla viabilità.
Segnaletica verticale
Un cartello segnaletico va scelto di dimensioni opportune in funzione della distanza da cui è
necessaria la percezione del messaggio e della velocità con la quale il soggetto, cui è rivolto il
messaggio, si muove (ad esempio: spostamento a piedi o su un veicolo lento o veloce).
Nella successiva tabella vengono indicati i requisiti dei cartelli in grado di soddisfare il
concetto di idoneità della segnaletica prevista per la viabilità aziendale.
DISTANZA MASSIMA
DI PERCEZIONE
4
8
10 16 25
SEGNALE
FORMA
GEOMETRICA
QUOTA
( in mm )
DIVIETO
ROTONDA
Diametro
110
160
260
420
650
AVVERTIMENTO
TRIANGOLARE
Larghezza
140
210
350
560
880
PRESCRIZIONE
ROTONDA
Diametro
110
160
260
420
650
Al di là di particolari esigenze proprie di ciascuna realtà aziendale, si indicano qui di seguito le
tipologie di segnali stradali da adottare nell’ambito di un’impresa “tipo”.
limite di velocità
DA RIDURRE LIMITE
CURVA STRETTA
INCROCIO
ATTRAVERSAMENTO PEDONALE
ATTRAVERSAMENTO DI VEICOLI
ANGOLO NASCOSTO
PENDENZA
LAVORI STRADALI
30
31
Per consentire una miglior percezione dell’informazione fornita, occorre posizionare i cartelli
segnaletici ad un'idonea distanza: ad esempio, i segnali di pericolo devono distare non più di 150
metri da questo, quelli di prescrizione il più vicino possibile alla prescrizione fornita, quelli di dare
la precedenza o di STOP a non meno di 10 metri dal limite di un’intersezione.
Con l’andar del tempo, tutti i cartelli segnaletici posti in ambiente esterno vanno incontro a
deterioramento; per prolungarne la vita e, soprattutto, per mantenerli efficienti, è necessario
verificarne periodicamente lo stato di conservazione, mantenerli puliti da polveri e da sporcizia e
sostituirli quando non più leggibili con facilità.
Segnaletica orizzontale
I segnali orizzontali vanno realizzati con materiali antisdrucciolevoli ed idonei a renderli
visibili sia di giorno che di notte.
Pur con le varie limitazioni, prima tra tutte la necessità di una costante manutenzione, la
scarsa aderenza alla pavimentazione su cui è tracciata e l’altrettanto scarsa durata nel tempo,
occorre adottarla ampiamente e, soprattutto, nei seguenti casi:
ü
per separare i sensi di marcia o le corsie di marcia, per delimitare la carreggiata o per incanalare i
veicoli verso determinate direzioni (strisce orizzontali continue o discontinue tracciate sul suolo,
di larghezza non inferiore a 12 centimetri e colorate in bianco o in giallo, in modo che contrastino
con il colore della pavimentazione su cui sono disegnate);
ü
per evidenziare gli attraversamenti pedonali (con strisce rettangolari bianche o gialle di
lunghezza non inferiore a 2,50 metri, larghezza di 0,50 metri e distanza fra le strisce tra 0,50
e 0,80 metri);
ü
per demarcare uno STOP o un limite di precedenza;
ü
per indicare pericoli particolari e direzioni da prendere (anche con simboli, iscrizioni,
pittogrammi e frecce);
ü
per segnalare gli ostacoli fissi (con strisce alternate di eguali dimensioni ed inclinate a 45 gradi
dipinte in giallo/nero o in rosso/ bianco sulle superfici dell’ostacolo);
ü
per delimitare i posti di parcheggio;
ü
per delimitare i percorsi di transito dei pedoni, dei cicli, dei veicoli, dei mezzi interni di
sollevamento e di trasporto.
ü
per delimitare le aree destinate ad ospitare gli ingombri e gli stoccaggi.
31
32
Vie di circolazione degli autoveicoli e dei
mezzi pesanti
Nelle aziende in cui il traffico dei mezzi pesanti si concentra nelle ore appena successive
all’apertura, può essere ricavata all'esterno dell’azienda un’area di sosta regolamentata da posti
di parcheggio tracciati sul suolo, ove i mezzi pesanti possano eventualmente stazionare al di
fuori dell’orario di apertura. In quest’area d’attesa è possibile collocare dei sistemi
d’informazione per i conducenti degli automezzi in sosta, quali pannelli luminosi, altoparlanti,
eccetera, in grado di fornire informazioni dal posto di accoglimento ed in particolare
l’autorizzazione all’accesso, che in questo modo può avvenire in maniera ordinata.
All’interno dell’azienda, la circolazione dei mezzi pesanti va garantita con vie di transito
preferibilmente a senso unico e con sensi rotatori, inversi a quello delle lancette dell’orologio, attorno
ad apposite isole rialzate di traffico di forma circolare (rondò), oppure, quando esiste la carenza di
spazi disponibili, anche attorno ad edifici; questo tipo di circolazione permette infatti di ridurre il rischio
di collisioni e di investimenti in quanto:
q
riduce l’intersecazione dei flussi veicolari;
q
limita le pericolose manovre in retromarcia e le sterzate a raggio stretto.
Senso rotatorio attorno ad un’isola di traffico rialzata circolare (rondò)
Gli spazi destinati alla circolazione ed alla sosta vanno sempre regolamentati, adottando la
segnaletica orizzontale in modo da separare i vari flussi, sia durante la marcia che negli
stazionamenti, in modo da individuare chiaramente i sensi di marcia o le corsie di marcia, le zone di
transito pedonale, particolari aree “sensibili”, stalli di parcheggio, eccetera.
La larghezza delle vie di transito deve essere studiata in funzione dell’ingombro dei veicoli
circolanti, ponendo particolare attenzione ai punti d’intersezione viaria agli incroci che andranno
32
33
allargati, ove possibile, per consentire agevoli manovre di sterzata senza invadere la corsia opposta.
Nel piano di evacuazione e di emergenza devono sempre essere previsti i percorsi destinati
ai mezzi d’intervento dei Vigili del Fuoco ed a quelli di Soccorso Sanitario: per tali percorsi, che
devono essere mantenuti costantemente liberi da ostacoli e da mezzi in parcheggio, si consiglia
di rispettare una larghezza di almeno 3,5 metri ed un'altezza libera dal suolo di almeno 4 metri.
Vie di circolazione dei carrelli trasportatori con conducente a
bordo
Queste vie particolari di transito vanno sempre delimitate, mediante la segnaletica orizzontale
tracciata sulle pavimentazioni.
Per garantire una normale viabilità e consentire manovre di sterzata in sicurezza, si consiglia
di rispettare le dimensioni indicate nella seguente Tabella alla pagina seguente e meglio illustrate
alla successiva fifura.
larghezza del carrello o del carico trasportato
vie a senso unico
(la più grande tra le due), aumentata di 1
metro
larghezza dei 2 carrelli o dei 2 carichi
vie a doppio senso di marcia
trasportati (la più grande tra le due),
aumentata di 1,40 metri
altezza di passaggio
della via di circolazione
altezza massima del carrello o del suo carico
trasportabile, aumentata di una misura di
sicurezza pari, almeno, a 30 centimetri
33
34
Larghezza consigliata delle vie di circolazione a senso unico dei carrelli motorizzati con
conducente (parte sinistra) ed a doppio senso di marcia (parte destra)
Per evitare che i conducenti siano obbligati a scendere dai carrelli quando devono aprire
portoni e dei cancelli utilizzati frequentemente per transitarvi, si consiglia di adottare dei comandi
a distanza o degli appositi dispositivi di apertura automatica.
Al di fuori delle aree di lavoro e di circolazione si devono identificare una o più zone
sufficientemente dimensionate e segnalate per lo stazionamento dei carrelli trasportatori durante
la ricarica degli accumulatori o le fermate temporanee, al fine di evitare interferenze negative sulla
viabilità.
Larghezza consigliata della via di transito per il passaggio
dei transpallets elettrici (a sinistra) e dei transpallets manuali (a destra)
34
35
Piazzali di manovra – Aree di carico-scarico
Prevedere delle aree separate e sufficientemente dimensionate per permettere una
conduzione agevole dei veicoli pesanti, soprattutto quando sono previste manovre in retromarcia
per l’accostamento alle banchine o alle aree di deposito e per evitare che le manovre stesse
interferiscano sulla viabilità complessiva dell’azienda. Devono essere quindi rispettate almeno le
seguenti caratteristiche:
q
profondità non inferiore a 30 metri;
q
individuazione delle aree per lo stazionamento degli automezzi per il carico-scarico
mediante segnaletica orizzontale sulla pavimentazione;
q
adozione di un’apposita segnaletica verticale per interdire l’accesso alle persone ed ai
mezzi non autorizzati e per indicare il limite di velocità.
Il flusso dei veicoli dal piazzale ai punti di carico, sia in entrata che in uscita, deve
necessariamente essere regolamentato e possibilmente separato, utilizzando, ad esempio,
personale appositamente istruito, barriere mobili o impianto semaforico.
La superficie dei piazzali va realizzata in battuto di cemento o in asfalto, così da garantirne
un’adeguata resistenza all’usura, ai prodotti chimici, alla deformazione statica e dinamica, nonché
consentire una facile pulizia.
Operazioni di carico-scarico un veicolo pesante di trasporto in area attrezzata
35
36
Mezzi di comunicazione
Per evitare spostamenti inutili di mezzi e di persone all'interno dell'azienda, che
rappresentano oggettivamente un “pericolo aggiuntivo”per la circolazione complessiva, deve essere
privilegiato l’utilizzo dei sistemi di comunicazione, di trasmissione, di ricezione e ricerca di
inform azioni e di documentazione che attualmente la tecnologia, l’informatica e la telefonia
mettono a disposizione degli utenti. In rapporto, quindi, alle specifiche esigenze aziendali è
possibile adottare una o più delle seguenti soluzioni:
pannelli con
scritte luminose
ad esempio, per autorizzare i conducenti al
carico ed allo scarico dei mezzi
altoparlanti
ad esempio, per fornire informazioni generali
al personale d’azienda e delle imprese
esterne, ovvero informazioni particolari
quando le persone non siano rintracciabili con
altri mezzi
Interfono
(telefonia interna)
mediante apparecchi telefonici collocati in
vari punti strategici dell'azienda
ricetrasmittenti
ad esempio, per mettere in comunicazione
varie figure dell'azienda (addetti alla
manutenzione, addetti al carico - scarico, ecc.)
tra di loro e con gli uffici cui fanno
riferimento
36
37
telefono cellulare
fax interno
posta elettronica
ad esempio, per il collegamento tra il
conducente dei carrelli trasportatori ed il
responsabile del magazzino e tra l'azienda ed i
conducenti dei mezzi (all'interno o all'esterno
dello stabilimento)
per la trasmissione istantanea di documenti
ad esempio, per la trasmi ssione e la gestione
dei buoni di manutenzione e degli ordinativi al
magazzino
Un efficace ed economico metodo per informare coloro che accedono in azienda per il carico–
scarico o per altri motivi attinenti l’attività può essere ottenuto anche in una maniera semplice,
predisponendo una piantina semplificata dell'azienda, da consegnare all'entrata ai fornitori, ai
clienti, ai conducenti dei veicoli per le consegne ed ai visitatori, ove siano indicati l'itinerario da
seguire ed il luogo di arrivo.
Questa soluzione, semplice e poco costosa, consente alle persone cui viene fornita di
orientarsi nell'azienda con minor difficoltà, evitando inutili ed incerti spostamenti, a volte
pericolosi (accesso a settori "sensibili" o interdetti agli estranei, ostacolo per la circolazione,
degrado indebito delle vie di transito causato dai veicoli, eccetera).
Dispositivi di Protezione Individuale
Gli addetti alle operazioni di carico e scarico che si trovino lungo le vie di circolazione
veicolare o nelle aree destinate alla movimentazione delle merci devono essere muniti di giubbotti
37
38
o bretelle ad alta visibilità e rifrangenti, con l’obbligo di utilizzare tali DPI soprattutto in condizioni
sfavorevoli di visibilità (, nebbia, neve, oscurità, eccetera).
Giubbotto in tessuto ad alta visibilità con bande
rifrangenti
Bretelle in tessuto ad alta visibilità con bande
rifrangenti
Inoltre, in base alla tipologia delle merci da movimentare, agli addetti al carico-scarico ed ai
conducenti dei mezzi di trasbordo è fatto obbligo di utilizzare calzature antinfortunistiche
appropriate ed in buono stato, con suola antiscivolo, puntale rigido e protezione malleolare
38
39
I carrelli elevatori
39
40
I
CARRELLI ELEVATORI
Da un’indagine condotta recentemente dal servizio di Medicina del Lavoro dell’Usl di Prato risulta
che in Italia i carrelli elevatori sono causa di circa 19.000 infortuni/anno, con
1.500 casi di lesioni
permanenti; negli anni recenti, secondo i dati della stessa indagine, sono occorsi nell’utilizzo dei
carrelli mediamente da a 20 30 infortuni mortali/anno.
L’argomento delle misure di prevenzione nell’uso dei carrelli ha q uindi grande rilevanza sanitaria.
Data l’importanza di questa attrezzatura di lavoro nelle operazioni di movimentazione delle merci, vi
dedichiamo qui di seguito un’apposita sezione del nostro materiale informativo
DEFINIZIONE DI CARRELLO ELEVATORE
Il carrello è una macchina, più o meno complessa, concepita e costruita per sollevare e trasportare
carichi di materiale.
Il carrello ha assunto all’interno dell’industria un’importanza rilevante, motivo per cui è stato oggetto
di numerose evoluzioni costruttive.
Tuttavia il carrello richiede un uso appropriato e una conduzione specializzata al fine di salvaguardare
la sicurezza degli operatori.
PRINCIPALI TIPOLOGIE DI CARRELLO ELEVATORE
Ne parliamo in premessa, perché la scelta del mezzo più idoneo è rileva nte ai fini della sicurezza
•
Carrello elevatore a contrappeso
adatto per il sollevamento, il trasporto, il carico, lo scarico e lo stivaggio di magazzino.
•
Carrello transpallet
progettato per la movimentazione di pallet, permette un sollevamento minimo
•
Carrello a posto di guida elevabile
40
41
il posto di guida si solleva unitamente all’organo di supporto del carico, atto allo stoccaggio in
scaffalature
•
Carrello a presa bilaterale e trilaterale
carrello impilatore con gruppo di sollevamento frontale atto a prelevare e depositare il carico
sui due lati del carrello (bilaterale) o sia frontalmente che sui due lati del carrello (trilaterale)
•
Carrello elevatore a forche tra longheroni
munito di forche i cui bracci sono situati fra i longheroni e sul quale il baricentro del carico si
trova sempre all’interno del poligono d appoggio
•
Carrello trattore è un carrello impiegato ai soli fini del traino di vagoni su cui è
caricato il materiale da trasportare
41
42
PARTI FONDAMENTALI DI UN CARRELLO ELEVATORE
Ø
•
•
•
Ø Assali:
•
Gruppo di sollevamento costituito da:
montante in profilati telescopici in acciaio rientranti gli uni negli altri; nel
profilato interno scorre una piastra per l’attacco delle forche o di accessori
speciali per il sollevamento/trasporto dei carichi
forche/pinze accessori su cui viene fatto poggiare o con cui viene preso il
materiale da movimentare, possono essere dotate di movimento: di
sollevamento/discesa; brandeggio cioè inclinazione avanti/indietro (le forche);
di spostamento laterale; di rotazione
griglia reggicarico per impedire l’investimento dell’operatore da parte del carico
trasportato.
anteriore di trazione e posteriore sterzante nei carrelli elevatori.
Ø Contrappeso
Ø Protezione del conducente :
• cabina posta tra i due assali (anteriore e posteriore), entro cui trova posto
il conducente che dispone di comand i a portata di mani e piedi
Ø Cruscotto:
•
dotato di chiave estraibile per avviare il carrello
Ø Alimentazione per il movimento del carrello:
• può essere costituita da motore endotermico (diesel, gpl, metano) o da
motore elettrico; la forza motrice può anche essere costituita da quella
umana (es. transpallet).
42
43
montante
cabina di guida
griglia
reggicarico
motore endotermico
o elettrico
contrappeso
forche
assale trazione
assale sterzante
INTERVENTI DI PREVENZIONE INFORTUNI
Seguendo i principi di prevenzione infortuni ed in particolare quanto previsto nel D.Lgs 626/94 e
successivi aggiornamenti, nell’impiego dei Carrelli Elevatori è importante assicurare che:
1. le zone di lavoro, in cui i carrelli sono destinati ad operare, siano predisposte e mantenute
idonee;
2. siano utilizzati carrelli compatibili con le caratteristiche e le condizioni del lavoro da svolgere;
3. siano adottate misure tecniche idonee a prevenire il rovesciamento e i conseguenti rischi di
lesioni per il conducente;
4. siano adottate misure organizzative mirate a controllare il rispetto delle norme di sicurezza e
delle disposizioni impartite;
5. i conducenti siano adeguatamente informati, formati ed addestrati;
6. siano mantenuti in efficienza i carrelli elevatori.
1. Zone di Lavoro
I carrelli elevatori potranno operare solo in zone predisposte a tale fine ed autorizzate dal datore di
lavoro. I pavimenti dovranno essere sufficientemente compatti, uniformi e privi di ostacoli, pendenze
43
44
eccessive, passaggi e curve strette. Gli attraversamenti di rotaie, di canali, ecc. dovranno essere, per
quanto possibile, livellati ed eventualmente dotati di rampe. Dovranno essere assicurati adeguati
margini di spazio, in orizzontale e verticale rispetto agli ingombri del carrello e relativo carico
trasportato.
Inoltre dovranno essere disposte regole di circolazione interna aziendale.
2. Verifica delle Compatibilità
Nel settore della movimentazione dei materiali il mercato propone una serie quasi infinita di soluzioni
idonee a soddisfare qualsiasi tipo di esigenza.
Questa scelta è molto ampia se il piano carrabile è costituito da superfici sostanzialmente stabili, lisce,
livellate e preparate.
La scelta si riduce, per problemi connessi alle emissioni inquinanti, se il lavoro si svolge in ambienti
chiusi nel qual caso i carrelli dotati di motore a combustione dovranno essere utilizzati nelle zone di
lavoro soltanto quando sia assicurata una quantità sufficiente di aria senza rischi per la sicurezza e la
salute dei lavoratori.
Mentre, per un utilizzo in ambiente esterno, si dovrà valutare l'eventuale dotazione di cabina per
proteggere l'operatore dalle condizioni atmosferiche. In ambienti con superfici carrabili sconnesse, tipo
cantieri, cave, ecc. si dovranno scegliere carrelli concepiti per questi usi ovvero carrelli fuoristrada.
La casistica delle situazioni è ampia e si allarga ulteriormente se si prende in esame la tipologia della
merce da movimentare. Anche in questo caso il mercato viene incontro alle più svariate esigenze. Le
principali tipologie di carrelli vengono generalmente proposte con bracci di forca standard ma è
previsto che vi possano essere applicate attrezzature diverse quali, ad esemp io, pinze per balle, pinze
per bobine, traslatori, ecc.
Gli accessori di sollevamento devono recare, in punti tali da non rischiare di scomparire in seguito
all’usura, i marchi indicati nella direttiva macchine D.P.R. 459/96 e dal D.Lgs. 626/94. Inoltre devono
essere accompagnati dalle istruzioni per l’uso.
Il datore di lavoro dovrà effettuare le sue valutazioni mirando alla ricerca della soluzione ottimale
tenuto conto che l'attrezzatura di lavoro dovrà risultare adeguata allo scopo per cui viene utilizzata ed
idonea ai fini della sicurezza e della salute (cfr. art. 35 comma 1 D.Lgs 626/94).
A tal fine è essenziale consultare il manuale di uso del carrello per verificare se le condizioni di
impiego previste siano rispettate nella situazione specifica.
A tal proposito si ricorda che i carrelli elevatori provvisti di carico con gancio o di braccio di carico
con gancio devono essere omologati per tale funzione.
44
45
3. Prevenzione - Misure Tecniche
3.1 Rischio di rovesciamento
La soluzione ottimale sarebbe rappresentata da un carrello dotato di un sistema di sicurezza in grado di
controllare e gestire i vari fattori che influiscono sulle condizioni di stabilità così da escludere le
situazioni di potenziale pericolo di rovesciamento.
Considerando tuttavia che i carrelli in uso, compresi quelli immessi sul mercato in conformità a norme
nazionali di attuazione di direttive comunitarie concernenti disposizioni di carattere costruttivo (vale a
dire recanti marcatura “e” D.P.R. 304/91 abrogato ex lege 489/92 o “CE” direttiva macchine), non
presentano sistemi di sicurezza tali da garantire in assoluto contro il pericolo sopra indicato, al fine di
limitare i rischi di ribaltamento, anche nel caso di utilizzo anormale (cioè fuori dai parametri di corretto
impiego) ma prevedibile, ed in particolare il rischio di possibilità di schiacciamento del conducente tra
parti delle attrezzature di lavoro ed il suolo.
I datori di lavoro debbono dotarli di dispositivi atti a limitare o il rischio di rovesciamento, ovvero la
possibilità che il conducente degli stessi rimanga schiacciato (D.Lgs. n° 359/99 e Circ. Min. dell’Ind. 8
giugno 2001, n. 7008): tale adeguamento doveva avvenire entro il 5/12/02 (lex 39/2002 art. 20).
Per ridurre il rischio per il conducente di essere schiacciato tra struttura del carrello e terreno, esistono
allo stato sistemi di protezione di tipo attivo e sistemi di protezione di tipo passivo.
Di seguito vengono schematizzate queste due possibili soluzioni:
Sistemi attivi
Sistemi Attivi
Parametri rilevati e/o controllati
Riducono la velocità di
traslazione, all’aumentare
dell’angolo di sterzata o al variare
della configurazione di lavoro
Velocità
Oscillazione dell’assale
a bilico e/o sterzante
Raggio di sterzata
Aumentano la stabilità al
ribaltamento laterale bloccando
l’oscillazione dell’assale sterzante
Disponibili sul mercato, sono tuttavia sistemi di difficile e improponibile applicazione su carrelli già
in servizio e comunque, allo stato attuale, non costituiscono la garanzia assoluta di
scongiurare/preve nire il rovesciamento laterale del carrello.
Un sistema di ritenuta del conducente resta quindi, anche in questi casi , irrinunciabile.
45
46
Sistemi passivi
Sistemi passivi
Sistemi di ritenuta del conducente
Cinture di sicurezza addominali
a due punti con regolatore
manuale o con arrotolatore
Barriere laterali o cancelletti
articolati alla struttura di
protezione del conducente
Cabine chiuse con porte rigide
conformi alla norma UNI EN
1726 - 1
46
Si basano sul principio di
trattenere l’operatore all’interno
di un “volume di sicurezza”
47
47
48
Di seguito viene proposta, a scopo esemplificativo e sicuramente non esaustivo, una tabellina con
alcuni criteri di scelta del sistema di protezione passivo più adatto
Tipo di
Utilizzo
Il carrello
viene
utilizzato
da vari
conducenti
Scelta del Sistema di Ritenuta
SI
NO
Il
conducente
deve salire
e scendere
varie volte
all'ora
SI
NO
Il
conducente
necessita
di grande
libertà di
movimento
SI
NO
In questo caso i problemi risultano solo per l'uso della
cintura lombare fissa (tipo aereo) che deve essere adattata di
volta in volta. Tutti gli altri sistemi sopra citati (cinture,
cabina o cancelletti) non richiedono adattamenti.
Tutti i sistemi citati (cinture, cabina o cancelletti) sono
idonei.
Si consiglia un sistema a cancelletto. Queste piccole porte si
aprono facilmente ed il meccanismo di chiusura avviene
senza coordinamento occhio- mano.
Nel caso di traslazioni prolungate è idonea la cintura.
Se vi sono molte traslazioni in retromarcia oppure occorre
azionare frequentemente l'apertura di portoni od operare su
terminali, il conducente ha bisogno di una grande libertà di
movimento sul sedile, che è garantita solo da sistemi a
cancelletto o da cinture diverse da quella addominale fissa.
Tutti i sistemi citati (cinture, cabina o cancelletti) sono
idonei.
48
49
Le modifiche apportate alle macchine (art. 1, comma 2 D.P.R. 459/96), a seguito dell'applicazione delle
disposizioni dell’art. 36 comma 8bis D.Lgs 626/94 così come modificato dall’art. 3 comma 3 D.Lgs
359/99, e quelle effettuate per migliorare le condizioni di sicurezza sempre che non comportino
modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore, non configurano
immissione sul mercato ai sensi dell'articolo 1, comma 3, secondo periodo, del predetto decreto (cfr.
art. 36 comma 8 quater così come modificato dall’art. 3 comma 3 D.Lgs 359/99).
Per la realizzazione degli interventi di adeguamento ci si dovrà attenere alle norme di sicurezza e igiene
del lavoro, nonché alle istruzioni fornite dai fabbricanti (cfr. art. 6 comma 3 D.Lgs 626/94 e art. 374
D.P.R. 547/55 così come modificato dall’art. 36 comma 6 D.Lgs 626/94).I manuali del carrello
dovranno essere aggiornati di conseguenza a seguito dell’introduzione di tali componenti (cfr. art. 374
DPR
547/55
così
come
modificato
dall’art.
36
comma
6
D.Lgs
626/94).
3.2 Posto di manovra
Per quanto riguarda il requisito di sicurezza contro il rischio di cesoiamento o schiacciamento per
l’operatore, a causa del gruppo di sollevamento forche, nella sua posizione normale di lavoro, esso è
soddisfatto quando: le parti in movimento si trovano alle distanze minime punto 4 UNI 9288.
Ai fini della protezione del posto di manovra contro la caduta di materiale minuto, dove sussiste detto
rischio, devono essere dotati di tetto di protezione con montata apposita attrezzatura es. rete metallica
(ISO 6055).
Dal posto di guida il conducente deve azionare facilmente tutti i dispositivi di comando necessari al
funzionamento della macchina.
I dispositivi di comando dei carrelli devono possedere i seguenti requisiti di sicurezza:
1. progettati in modo tale che il movimento del dispositivo di comando sia coerente con l’azione
del comando (stessa prescrizione su EN 292 Appendice A Paragrafo 1.2.2 );
2. ritorno automatico nella posizione neutra ad esclusione di quelli a posizione predeterminata;
3. siano esclusivamente del tipo ad azione mantenuta;
49
50
4. collocati e disposti in maniera tale da evitare il loro azionamento accidentale in particolare
rispetto al passaggio di accesso al posto di guida, oppure intrinsecamente protetti o dotati di
apposito riparo.
I pedali devono poter essere azionati in modo sicuro e devono avere una superficie antisdrucciolevole
e di facile pulizia. I comandi di traslazione devono avere le disposizioni più istintive e, di
conseguenza, più sicure. Dette disposizioni devono intendersi quelle riconducibili alle norme della
pratica automobilistica. Qualsiasi soluzione che si discosti da tali norme (e dalle conseguenti reazioni)
richiede oltretutto una riqualificazione degli operatori e comporta per gli stessi un giornaliero periodo
di adattamento passando dall’automobile al carrello o da un carrello ad un altro se con comandi
diversi, cosa questa che potrebbe accadere anche durante uno stesso turno di lavoro (prescrizione su UNI 9285
novembre 1987 Paragrafo 4.1).
Devono essere previsti dei mezzi, quali chiavi / interruttori per evitare la messa in moto del mezzo non
autorizzata.
3.2 Dispositivi di segnalazione
I dispositivi di segnalazione diventano ineludibili laddove vi sono condizioni di promiscuità
difficilmente sanabili in modo assoluto con interventi strutturali ad esempio nei mercati ortofrutticoli o
nei porti. In altri casi il girofaro o lampeggiatore deve essere sempre previsto come dotazione di serie
del carrello ma, eventualmente, dando la possibilità di attivarlo secondo le esigenze utilizzando un
interruttore. In quanto può essere causa di abbagliamento e/o forti contrasti di illuminazione e colore
influendo negativamente nell’ambiente di lavoro.
Il carrello con conducente trasportato deve essere dotato anche di avvertitore acustico, devono essere
previsti anche dispositivi di illuminazione del campo di manovra qualora se ne preveda un uso notturno
o in luoghi bui.
Quando il carrello debba effettuare su strada brevi e saltuari spostamenti il D. M. 28.12.1989 prevede
l’obbligo per il carrello: di luce lampeggiante gialla; di proiettori anabbaglianti; di pannelli
retroriflettenti a strisce bianche e rosse atti a segnalare l’ingombro dei dispositivi di sollevamento;
inoltre dovrà avere, come precedentemente detto, l’autorizzazione alla circolazione rilasciata, con
validità annuale, dall’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile e dei Trasporti competente per
territorio (D.M. 28/12/89).
50
51
lampeggiatore
luci posteriori
4. Prevenzione - Misure Organizzative
Devono essere date disposizioni sulle regole di guida da seguire all'interno dello stabilimento,
indicazioni sulle zone di immagazzinaggio, transito, parcheggio, ecc. Dove necessario devono essere
definiti e fatti osservare limiti di velocità (non rappresentano una soluzione valida i dossi dissuasori di
velocità in quanto possono aumentare, anche a basse velocità, il pericolo di rovesciamento). I punti
critici delle vie di circolazione/transito devono essere contrassegnati mediante cartellonistica di tipo
stradale.
Sono da evitare le condizioni di promiscuità ovvero le vie di circolazione e transito dovranno essere
adeguatamente dimensionate e separate dalle zone destinate ai pedoni.
5. Informazione, Formazione e Addestramento
Trattandosi di attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità particolari, si deve provvedere
affinché i lavoratori incaricati siano adeguatamente informati, formati e addestrati.
Le norme non richiedono che il datore di lavoro dia «prova» dell'attività formativa effettuata attraverso
un attestato, una patente o un qualsiasi altro documento.
Ciò nonostante è sicuramente utile e opportuno che di questa attività resti traccia
documentale, da inserire nel fascicolo di valutazione dei rischi, anche per la verifica e la
programmazione dei successivi interventi formativi.
Le norme non indicano inoltre il soggetto «competente» a fornire questo tipo di addestramento. Non ci
sono pertanto limitazioni in questo senso. É il datore di lavoro che deve effettuare la scelta della
migliore soluzione tenendo ben presente che l'obiettivo non è l'attestato, ma costituire in azienda le
figure preparate a gestire in piena sicurezza ed efficienza, ovvero con professionalità, le attrezzature
sulle quali l'azienda ha investito risorse.
Una possibile soluzione, soprattutto nelle aziende con un ampio numero di addetti all'uso dei carrelli
elevatori, può essere quella di sottoporre ad un programma formativo particolare un preposto il quale
sarà poi a sua volta incaricato della formazione e dell’addestramento degli altri conducenti.
51
52
È inoltre da precisare che:
è vietato adibire i minori alla manovra degli apparecchi di sollevamento a
trazione meccanica (cfr. Art. 6 comma 1 e Allegato 1 elenco II punto 23
Legge 17.10.1967 n° 977 così come modificata dal D.Lgs 345/99 e D.Lgs
262/00);
o i portatori di handicap possono essere ritenuti idonei solo a seguito di visita
medica attitudinale;
o è necessario il possesso della patente di guida a meno che nel corso venga
inserita una parte relativa all'insegnamento del codice della strada.
o
6. Manutenzione
Speciale rilevanza ai fini della sicurezza è il mantenimento in perfetta efficienza del
carrello elevatore e relative attrezzature.
É un obbligo specifico del datore di lavoro predisporre le misure organizzative
necessarie affinché il carrello sia oggetto di idonea manutenzione secondo quanto
previsto dal manuale fornito a corredo del carrello, che dovrà essere mantenuto
aggiornato (cfr. art. 35 comma 4 sub C D.Lgs 626/94).
Ogni macchina deve recare almeno le seguenti indicazioni: dove previsto, la marcatura
“CE” e altri dati identificativi della stessa (marca, modello, massa ecc.); se destinata
all’utilizzazione in atmosfere esplosive deve riportare anche questa indicazione; targhe
con le istruzioni concernenti l’impiego (es. carico nominale, diagramma dei carichi), la
regolazione e la manutenzione.
Il conducente e/o altro soggetto incaricato dal datore di lavoro, dovranno effettuare i
controlli manutentivi loro assegnati secondo le direttive aziendali e quindi intervenire
sul carrello esclusivamente nei limiti delle rispettive competenze.
La norma non definisce il soggetto abilitato ad effettuare gli interventi di «riparazione
e/o manutenzione» ma richiede che sia «qualificato in maniera specifica per svolgere
tali compiti» (cfr. art. 35 comma 5 sub B D.Lgs 626/94). É pertanto legittimo che il
datore di lavoro esegua autonomamente e/o con proprio personale qualificato alcuni
lavori di manutenzione e/o verifica riservando a soggetti esterni quelle operazioni che
richiedono attrezzature e/o conoscenze specialistiche non disponibili in azienda.
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Gli apparecchi di sollevamento
53
54
APPARECCHI DI SOLLEVAMENTO
Gli apparecchi di sollevamento sono macchine che per la grande versatilità di utilizzo
trovano grandissima diffusione in tutti gli ambienti di lavoro; si incontrano pressoché
ovunque, anche nella vita quotidiana, soprattutto le gru montate sui camion, che
troviamo nei cantieri e in vari altri contesti lavorativi. Sono macchine che permettono
la movimentazione di materiale di grande dimensioni e peso, sia in verticale che in
orizzontale; permettono di superare grandi ostacoli ,riducendo i tempi di lavoro e
l’impegno di risorse umane.. Sono macchine tanto “potenti” quanto delicate; il
contributo dell’uomo per un utilizzo sicuro è
fondamentale : il pericolo è sempre
presente, in quanto ogni operazione , per quanto apparentemente ripetitiva, è sempre
diversa e pertanto le procedure di sicurezza debbono essere sempre puntuali e
rigorose.
Definizione di apparecchio di sollevamento:
Apparecchio destinato ad effettuare un ciclo di sollevamento di un carico sospeso
tramite gancio o altro organo di presa quali in genere: gru a torre, a ponte, argani a
cavalletto, ecc.. (da CEN TC 147, risoluzione 2 nov. 1988)
Appartengono alla famiglia degli apparecchi di sollevamento le seguenti macchine:
• Argani e paranchi
• Gru a bandiera e monorotaia
• Gru a ponte
• Gru a torre
• Autogrù o gru semoventi, gru su autocarro
ARGANI E PARANCHI
GRU A BANDIERA
GRU A PONTE
GRU A TORRE
54
55
AUTOGRÙ, GRU SU AUTOCARRO)
Nell’affrontare le problematiche relative agli apparecchi di
sollevamento, è opportuno prendere in considerazione la data del
21/09/1996 giorno dell’entrata in vigore del DPR 459/96. Il DPR
interessa sia le macchine in genere che gli apparecchi di sollevamento e
rappresenta un vero spartiacque ai fini degli adempimenti. Pertanto
nella trattazione, ai fini degli adempimenti, verrà fatto un distinguo a
seconda che l’apparecchio sia stato immesso sul mercato prima o dopo
la data del 21/09/1996.
APPARECCHI DI SOLLEVAMENTO costruiti e messi in servizio
prima del 21/9/1996 e privi della marcatura CE
Il campo di applicazione, secondo quanto previsto dall’art. 7, del DM
12/9/1959 riguarda apparecchi e impianti di sollevamento motorizzati con
portata maggiore di 200 Kg, esclusi quelli azionati a mano e quelli già
soggetti a disposizioni di legge speciali. Questi apparecchi devono
rispondere alle prescrizioni di sicurezza previste dal DPR 547/55 come
previsto dall’’art. 11, comma 3 del DPR 459/96, (Norme previdenti) e dal
regime procedurale indicato nel D M 12/9/1959, nelle circolari ENPI,
ISPESL e Ministero del lavoro e della previdenza sociale tuttora in vigore.
Si tratta, quindi, di macchine usate da impiegarsi nelle nuove attività
produttive, per le quali possono presentarsi 4 casi procedurali possibili:
•
Apparecchi regolarmente denunciati e provvisti di libretto con
matricola ENPI o ISPESL, sono sottoposti, quindi, a regime di
verifica periodica annuale, ai sensi dell'art. 5, del D M 12/9/1959, da
parte degli stessi Organi di Vigilanza competenti. L’utente attesta la
55
56
conformità dell'apparecchio di sollevamento esibendo il libretto e copia del
verbale di verifica periodica annuale con esito positivo, rilasciato
dall'Organo di vigilanza in data non anteriore ad un anno.
Apparecchi di sollevamento sprovvisti di libretto ENPI o ISPESL
•
perché mai denunciati e pertanto non sottoposti a prima verifica da
parte degli enti preposti; in base l'art. 11, del DPR 459/96, detti
apparecchi, possono ancora essere oggetto di denuncia all'ISPESL,
purché il detentore dell’impianto dimostri mediante atto certo che
l'immissione sul mercato e la messa in servizio dell'apparecchio è
anteriore alla data di entrata in vigore del DPR 459/96 e alleghi la
documentazione tecnica prevista prima del 21/9/1996;
•
Apparecchi di sollevamento regolarmente denunciati prima del
21/9/1996, sprovvisti di libretto e pertanto non sottoposti a prima
verifica omologativa da parte dell'ISPESL; In questo caso l’ISPESL
provvederà all’ omologazione dell’apparecchio;
•
Apparecchi di sollevamento immessi sul mercato o messi in servizio
in altri paesi dell'Ue prima del 21/9/1996 e introdotti in Italia
successivamente; detti apparecchi, possono essere denunciati
all'ISPESL, purché il detentore dell’impianto dimostri mediante atto
certo che l'immissione sul mercato e la messa in servizio
dell'apparecchio è anteriore alla data di entrata in vigore del DPR
459/96 e alleghi la documentazione tecnica prevista prima del
21/9/1996;
Per tutti gli apparecchi di sollevamento usati, ma mai denunciati (pertanto
privi di libretto di omologazione) la denuncia all’ISPESL del territorio di
competenza, deve essere così composta:
-domanda in bollo contenente i seguenti dati:
indicazione del datore di lavoro, dell'attività esercitata ed indirizzo di
•
dove è ubicato l’apparecchio; costruttore, tipo, modello, numero di
fabbrica, anno di costruzione, portata dell'apparecchio;
documentazione tecnica contenente: elaborati grafici, schemi
•
funzionali degli impianti elettrici e/o fluidodinamici ed estratto della
relazione di calcolo; firmata da tecnico laureato o diplomato iscritto
al relativo Albo professionale
Vi sono apparecchi omologati di serie dall'ISPESL presso il costruttore,
quest’ultimi al posto della documentazione tecnica completa, sono
provvisti di una sintesi delle caratteristiche tecniche essenziali vidimato
ISPESL, al posto della documentazione tecnica. La denuncia all’ISPESL
deve essere composta da:
56
57
dichiarazione di conformità del prototipo omologato a firma del
•
costruttore
documento sostitutivo degli allegati tecnici, rilasciato dal costruttore
•
e vidimato ISPESL
COSA CAMBIA
prima del
per apparecchi di sollevamento
del D.P.R. 459/96
D.P.R. 27/04/55 N° 547
NORME PER LA PREVENZIONE DEGLI
INFORTUNI SUL LAVORO LAVORO
COSTRUTTORE
DATORE DI
LAVORO
Costruisce la
macchina secondo
normative vigenti
Denuncia l’apparecchio
all’ISPESL con allegata
la documentazione di
progetto
ISPESL
Esamina la
documentazione di
progetto
Chiede l’eventuale
omologazione del
prototipo all’ISPESL
Effettua le prove di
collaudo previste e
rilascia libretto di
omologazione
Vende la
macchina
L’ARPAV effettua le
verifiche 57
previste
Richiede le verifiche
periodiche annuali
all’ARPAV una volta
che la gru ha subito
l’omologazione
58
APPARECCHI DI SOLLEVAMENTO costruiti e messi in servizio dopo il
21/9/1996
Con l’entrata in vigore del DPR 459/96, recepimento della Direttiva
89/392!CEE, chiunque intenda utilizzare apparecchi di sollevamento
marcati CE ha l'obbligo di denunciare all’ISPESL, (apparecchi e impianti
di sollevamento motorizzati con portata maggiore di 200 Kg, esclusi quelli
azionati a mano e quelli già soggetti a disposizioni di legge speciali),
I'avvenuta installazione e messa in servizio dell'apparecchio e di chiedere il
rilascio del libretto delle verifiche.
Sono soggetti all’obbligo della marcatura CE gli apparecchi immessi sul
mercato in data antecedente al 21/9/1996, che hanno subito di modifiche
sostanziali, (sostituzione di elementi di una macchina con altri di
dimensioni e caratteristiche differenti, che pertanto possono introdurre dei
rischi non previsti dal costruttore in fase di progettazione). Anche gli
apparecchi di sollevamento marcati CE a cui vengano effettuate delle
modifiche non rientranti nella normale o straordinaria manutenzione e
pertanto non previste dal costruttore, vengono considerati come nuova
immissione sul mercato e pertanto devono essere nuovamente marcati CE.
Tutte le variazioni dovranno essere comunicate dall’utilizzatore agli organi
di vigilanza.
Il costruttore ai sensi del DPR 459/96 deve fornire alla vendita il libretto di
istruzioni per l’uso, la manutenzione e l’installazione dell’apparecchio di
sollevamento; inoltre deve essere provvisto di una targa contenente almeno
le seguenti indicazioni:
marcatura CE
nome del fabbricante e suo indirizzo
designazione della serie o del tipo
anno di costruzione
L’ISPESL, a seguito di avvenuta presentazione di denuncia da parte
dell’utente e pagamento delle competenze, provvederà al rilascio del
libretto delle verifiche e ad inviare copia dei libretti agli organi di vigilanza
di competenza per le successive verifiche periodiche.
L’apparecchio di sollevamento dotato di marcatura CE, denunciato
all’ISPESL ma privo di libretto, deve essere sottoposto a verifica periodica
anche se la prima delle verifiche (quella di competenza ISPESL) non viene
effettuata (circolare interministeriale M. Industria, M. Lavoro e M. Sanità
n. 162054 del 25/6/97).
58
59
COSA CAMBIA
per apparecchi di sollevamento dopo
il D.P.R. 459/96
D.P.R. 24/07/96 N°459
“DIRETTIVA MACCHINE”
DATORE DI LAVORO
COSTRUTTORE O
SUO MANDATARIO
Può utilizzare e mettere
a disposizione dei
lavoratori
dopo
il
21/09/96
solo
attrezzature o macchine
marcate CE
Deve costituire il
fascicolo tecnico
Effettuare le prove di
collaudo previste
Se le macchine sono
soggette al D.M. 12/09/59
(es. gru con port. superiore
ai 200 kg),
deve essere fatta denuncia
dell’avvenuta installazione
all’ISPESL Dipartimento
Periferico competente
La marcatura CE viene
apposta dal costruttore o
dal suo mandatario prima
della messa in servizio od
immissione sul mercato
Viene redatta la
dichiarazione di conformità
Richiede la verifica
periodica annuale per le
gru all’ARPAV (Agenzia
Regionale per la
Prevenzione e
Protezione Ambientale
del Veneto)
CE
59
60
Procedure per i datori di lavoro riguardanti tutti gli apparecchi di
sollevamento
I datori di lavoro, per le operazioni inerenti l'effettuazione delle verifiche
periodiche di legge, devono mettere a disposizione degli organi di
vigilanza, il personale occorrente e i mezzi necessari per l'esecuzione delle
operazioni.
Tutta la documentazione riguardante: collaudi, verifiche devono essere
conservate presso gli impianti ed essere esibite ad ogni richiesta degli
organi di vigilanza. I datori di lavoro devono effettuare le verifiche
trimestrali delle funi e catene degli impianti e apparecchi di sollevamento.
Per le macchine antecedenti al DPR 459/96, a fronte di modifiche
sostanziali, di trasferimento o cessazione dell’esercizio di un apparecchio
di sollevamento, i datori di lavoro devono inoltrare comunicazione scritta
all’ufficio dell’ISPESL, se è stata già presentata la denuncia ma
l’apparecchio non è stato sottoposto alla prima verifica ISPESL, oppure
agli organi di vigilanza.
Il problema dello spostamento riguarda in modo particolare gli apparecchi
installati in cantiere, che una volta ultimati i lavori, sono smontati o
trasferiti per operare in altro cantiere.
A seguito di modifiche strutturali degli apparecchi di sollevamento già
omologati è necessario definire se la modifica apportata costituisce nuova
immissione sul mercato secondo quanto previsto dal DPR 459/96; in caso
affermativo trattasi di “nuova immissione sul mercato” e pertanto di
competenza dell’ISPESL in quanto risulta obbligatoria la nuova marcatura
CE.
Altre variazioni, comprese le modifiche non rientranti nel caso precedente
dovranno essere comunicate dall’utilizzatore agli organi di vigilanza.
Ad esempio Il cambiamento di automezzo di una gru su autocarro,
omologata in conformità alle disposizioni previgenti all'entrata in vigore
del DPR 459/96, qualora le caratteristiche del nuovo veicolo rientrino in
quelle previste nella documentazione già a suo tempo prodotta dal
fabbricante della gru, non costituisce nuova immissione sul mercato e non
richiede, quindi, che sia presentata all'ISPESL nuova denuncia di
installazione.
L'utilizzatore della gru su autocarro che trasferisce il braccio idraulico su
un nuovo autocarro, deve, quindi, dame comunicazione, ai sensi dell'art.
16, del D M 12/9/1959, all'Organo di vigilanza competente per territorio,
60
61
fornendo anche la documentazione necessaria a valutarne la correttezza
dell'installazione.
L'Organo di vigilanza ha il compito di effettuare tutti gli accertamenti sulla
macchina e, in particolare, le nuove prove di carico al fine di valutarne la
sicurezza al ribaltamento.
Analogamente, nel caso di gru a torre reinstallate con altezza torre o con
lunghezza braccio diverse da quelle riportate sul libretto di omologazione,
ma già previste nella documentazione tecnica di cui alla circolare n. 77/76
del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, e presentate a suo
tempo all'ENPI o all'ISPESL per l'omologazione, non è necessario
presentare una nuova denuncia all'ISPESL.
Anche nel caso di gru su autocarro o autogru equipaggiate con prolunghe o
altre attrezzature non presenti al momento dell'omologazione ma previste
nella documentazione tecnica a suo tempo presentata all'ENPI o
all'ISPESL, non si è in presenza di una nuova immissione sul mercato e
quindi non è necessario richiedere verifica all'ISPESL, bensì agli Organi di
vigilanza competenti per territorio.
Non costituisce nuova immissione sul mercato anche la sostituzione di
componenti dell'apparecchio di sollevamento, come ad esempio: paranco,
carrello, motori, ecc., con altri di caratteristiche tali da non determinare
incrementi di sollecitazione sulla struttura della macchina.
Allo stesso modo, riparazioni, a seguito di danneggiamento, con elementi
strutturali aventi le stesse caratteristiche dimensionali delle precedenti o
riduzione dello scartamento di una gru a seguito di spostamento su altre vie
di corsa non costituiscono nuova immissione sul mercato dell'apparecchio.
La documentazione tecnica che l’utilizzatore deve presentare agli Organi di
vigilanza per la sostituzione di componenti di un apparecchio di
sollevamento sottoposto a modifiche non sostanziali con altri di uguali
caratteristiche o marcati CE (e, quindi, provvisti di dichiarazione di
conformità CE rilasciata dal costruttore), è la seguente:
dichiarazione CE di conformità del nuovo componente
-dichiarazione da parte della ditta installatrice di aver effettuato
l'installazione a regola d'arte secondo le prescrizioni del costruttore
-copia del libretto matricolare ENPI o ISPESL dell'apparecchio
In tutti gli altri casi di macchine che hanno subito modifiche costruttive o
variazioni delle modalità di utilizzo, l’utente deve marcare la macchina CE,
in conformità al combinato disposto dell’art. 1 commi 3 e 4.
Difatti all’art. 1 comma 3 succitato, rientrano sicuramente, per esempio, la
sostituzione del braccio di una gru a torre con altro di lunghezza maggiore
o l'aggiunta di elementi di torre rispetto a quanto previsto, come lunghezza
massima e altezza massima, sulla documentazione tecnica originaria o
l'aggiunta, non prevista dal costruttore dell'apparecchio, di una prolunga ad
una autogru o ad una gru su autocarro.
61
62
Nel secondo caso di cui all’art. 1 comma 4, costituisce nuova messa in
servizio la trasformazione di una gru a torre destinata unicamente ad
operare in postazione fissa su stabilizzatori in apparecchio traslante o di
una autogru operante esclusivamente su stabilizzatori in altra cingolata.
Si è in presenza di una nuova messa in servizio anche nel caso in cui
l'utilizzatore aumenti la portata dell'apparecchio o vari, in maniera non
prevista dal costruttore, il numero di tiri di fune e, quindi, la velocità di
sollevamento o se l'utente sostituisce la struttura del cavalletto di sostegno
di un argano con altro di diverse caratteristiche.
In tutti questi casi, l'utilizzatore diventa praticamente il costruttore della
macchina assumendosi quindi i relativi obblighi e responsabilità: ha
l'obbligo, pertanto, di predisporre il fascicolo tecnico relativo, secondo le
modalità indicate dall'allegato V, del DPR 459/96, redigere la dichiarazione
di conformità CE, marcare la macchina CE e farne regolare denuncia al
dipartimento periferico dell'ISPESL competente per territorio, come
previsto dal comma 3, dell'art. 11, del DPR 459/96.
L’installazione di un radiocomando per azionare un apparecchio di
sollevamento non costituisce nuova immissione sul mercato
dell’apparecchio; pertanto, la richiesta di verifica straordinaria va inoltrata
all’organo di vigilanza competente per territorio. Il datore di lavoro deve
tenere a disposizione presso dov’è allocato l’apparecchio la seguente
documentazione:
• Copia della comunicazione inviata all’organo di vigilanza
dell’avvenuta installazione del radiocomando;
• Copia della certificazione CE del componente rilasciata dal
costruttore;
• Dichiarazione di installazione a regola d’arte redatta dal tecnico che
ha effettuato l’installazione
Negli apparecchi di sollevamento devono essere effettuate le
verifiche trimestrali delle funi e delle catene come previsto
dall’art.179 del DPR 547/55; l’art. 11, del D M 12/9/1959, ha
stabilito, che le verifiche trimestrali delle funi e delle catene sono
affidate ai datori di lavoro che le esercitano a mezzo di personale
specializzato dipendente o da essi scelto.
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63
Secondo quanto indicato al successivo art. 12, i verbali
di verifica relativi devono essere redatti su libretti o
fogli conformi ai modelli previsti.
GESTIONE
DEGLI
SOLLEVAMENTO
APPARECCHI
DI
Per una buona gestione degli apparecchi di sollevamento è necessario tenere
presenti cinque regole fondamentali:
1. Identificare la macchina (targa, certificato di conformità della macchina e
degli accessori, libretto di omologazione, manuale d’uso e manutenzione);
2. Usare correttamente la macchina (manuale d’uso e manutenzione);
3. Risolvere situazioni impreviste (manuale d’uso e manutenzione);
4. Predisporre la documentazione necessaria per il controllo da parte degli
organi di vigilanza (verbali di collaudo e installazione, manuale d’uso e
manutenzione, libretto di omologazione, verbali allegati di verifica, libretto di
circolazione, registro di controllo);
5. Gestire in maniera corretta i collaudi e i controlli secondo le normative di
legge; la manutenzione secondo le indicazioni del costruttore (verbali di
collaudo /installazione, manuale d’uso e registro di controllo).
I costruttori con l’entrata in vigore del DPR 459/96 forniscono obbligatoriamente
il manuale di uso e manutenzione della macchina marcata CE . Tale manuale
contiene un insieme di dati essenziali quali:
§ tipo e numero di serie
§ indicazioni fondamentali per l’utilizzo
§ elenco degli accessori installabili
§ principali caratteristiche tecniche
§ eventuali limitazioni all’uso
§
indicazioni sui requisiti di idoneità dell’operatore;
§
indicazioni sui controlli preliminari prima di operare
§
indicazioni sul da farsi durante e dopo l’operazione di sollevamento;
§
indicazioni sui rischi (residui) che non e’ stato possibile eliminare.
63
64
Il datore di lavoro deve pianificare, di persona o tramite i suoi
preposti :
•
ISPEZIONI PREVENTIVE: sono svolte dall’operatore prima della messa
in servizio dell’apparecchio.
•
ISPEZIONI PERIODICHE: a scadenza annuale, sono effettuate da parte
dell’Organo di Vigilanza ( ARPAV nel Veneto ). Servono a verificare lo
stato di conservazione, la manutenzione, l’efficienza e la sicurezza.
•
ISPEZIONI MANUTENTIVE: sono svolte da operatori qualificati interni
all’azienda o da service specializzati esterni, a scadenze prestabilite.
•
ISPEZIONI STRAORDINARIE: sono svolte da parte dell’organo
competente (SPISAL) per verificare determinate
caratteristiche
dell’apparecchio.
Ispezioni preventive:
Sono previste dal costruttore e diventano pertanto un obbligo del proprietario.
Sono mirate a verificare se l’apparecchio è nelle condizioni di poter eseguire un
lavoro.
Riguardano in modo particolare:
§
§
§
i dispositivi di sicurezza installati (finecorsa, limitatore, pulsante di
emergenza ecc.)
le condizioni generali dell’apparecchio (perdite o trafilamenti d’olio,
cricche, saldature, fissaggi)
le condizioni delle parti o materiali soggetti ad usura.
Ispezioni periodiche da parte dell’Organo di Vigilanza :
Sono previste per legge (una volta all’anno) e sono mirate a verificare se
l’apparecchio
può
funzionare
in
condizioni
(tecnicamente) validità prolungata nel tempo.
64
di
sicurezza.
Non
hanno
65
Riguardano i seguenti punti:
§
identificazione dell’apparecchio,
§
verifica e controllo dei dispositivi di sicurezza (finecorsa, corrispondenza
delle indicazioni di manovra sui comandi, tabella con gli avvisi per
l’operatore, chiusura all’imbocco del gancio, ecc.);
§
controllo dello stato di conservazione dell’apparecchio (verniciatura,
trafilamenti d’olio, fissaggi, cricche);
§
controllo dello stato di manutenzione;
§
prova di carico, il cui scopo è di testare la resistenza strutturale e la
stabilità dell’apparecchio.
Ispezioni manutentive:
Sono previste dal costruttore con periodicità e scadenze indicate solitamente
nel manuale di uso e manutenzione. Vanno tenute in doverosa considerazione,
perchè ci sono precise responsabilità di legge (dpr 547 – art.374 e d.lgs. 626 art.35, comma 4, lettera c).
Ispezioni straordinarie:
Possono verificarsi delle ispezioni straordinarie a fronte di modifiche e pertanto
a seguito di richiesta da parte del datore di lavoro agli organi competenti;
oppure a seguito di infortunio. In quest’ultimo caso gli organi di vigilanza
accertano eventuali responsabilità di natura tecnica, operativa ecc.
La manutenzione
La manutenzione si può suddividere in:
PREVENTIVA, ORDINARIA, ACCIDENTALE, STRAORDINARIA.
Le moderne aziende devono considerare strategica una organizzazione
che sia in grado di affrontare correttamente le necessita’ di manutenzione
delle macchine che ormai e’ da ritenere irrinunciabile.
65
66
manutenzione
preventiva
§
§
§
pulizia dell’apparecchio, oliatura e grassaggio delle parti
che tendono ad ossidarsi o incepparsi;
controllo visivo delle condizioni;
sostituzione di componenti quando il carico al quale
sono stati sottoposti è gravoso (ambienti polverosi,
carichi al limite del massimale, sollevamenti in
condizioni limite)
manutenzione
ordinaria
•
•
•
Manutenzione generalmente intesa come l’insieme
dei controlli e degli interventi attuati al fine di evitare
che l’apparecchio possa incorrere in guasti
importanti o critici
Manutenzione eseguita a intervalli predeterminati o
in accordo a criteri prescritti e volta a ridurre le
probabilità di
degrado di funzionamento
dell’apparecchio
quella prevista dal costruttore nel libretto di uso e
manutenzione;
tutti i manuali impongono dettagliate operazioni di
manutenzione variabili in funzione delle ore di lavoro o
di tempi molto lunghi;
queste operazioni devono essere annotate in appositi
registri
manutenzione
accidentale
Anticipare e prevenire situazioni
pericolose o dannosi fermo
macchina
Prevenire situazioni pericolose,
fermo macchina, mantenere
valida la garanzia, evitare
sanzioni
Generalmente intesa come l’insieme degli interventi
eseguiti a seguito di un’avaria, onde ripristinare il
funzionamento dell’apparecchio
Quella non prevista ma imposta da guasti e rotture della
macchina o da guasti a dispositivi di sicurezza
66
Evitare infortuni, limitare nel
tempo il fermo macchina, evitare
sanzioni
67
Risulta evidente come la manutenzione preventiva sia in grado di ridurre quella
accidentale che in ogni caso è molto più costosa.
Preventiva
Accidentale
E come la manutenzione ordinaria consenta di spostare nel tempo la
manutenzione straordinaria legata alla vita dell’apparecchio.
Ordinaria
Straordinaria
manutenzione
straordinaria
Rinnovo,
ovvero
revisione
generale
dell’apparecchio, con eventuale sostituzione o
riparazione di parti guaste o usurate ed esecuzione
di interventi di registrazione e taratura.
Ricostruzione, ovvero rinnovo dell’apparecchio
comprendente la sostituzione di parti importanti
della stessa, con materiale originale o nuovo, ma
con caratteristiche uguali.
Ammodernamento
o
modifiche
importanti
dell’apparecchio e in particolare aggiunta di
equipaggiamenti, accessori, limitatori, ecc., non
esistenti in origine, onde migliorarne in modo
significativo la funzionalità e le condizioni di rischio
originali.
E’ necessaria quando le apparecchiature hanno ormai
concluso la vita lavorativa; quando hanno subito un danno
di tipo eccezionale; per aumentare le caratteristiche di
sicurezza intrinseca.
67
Risparmio economico sulla
sostituzione
68
Movimentazione dei materiali
Introduzione
In questo capitolo sono riportate poche indispensabili norme di sicurezza che il
manovratore dove avere sempre presenti.
Non crediamo superfluo insistere anche su cose ovvie perché l’esperienza di
tutti i giorni dimostra che le disgrazie inevitabili sono rappresentate da una
piccola percentuale rispetto a quelle causate dall’inosservanza delle più
evidenti, elementari norme di prudenza.
Tale constatazione trova la più larga conferma nel campo degli apparecchi di
sollevamento.
La sua attenzione così sviluppata e la sua scrupolosa obbedienza alle norme in
appresso esposte saranno la migliore garanzia contro il prodursi di infortuni e il
più efficace contributo alla buo na conservazione degli apparecchi.
Responsabilità dell’operatore
D.Lgs. n. 626 - Art. 5 – Obblighi dei lavoratori
2. b) utilizzano correttamente i macchinari, le apparecchiature, …..(omissis)….,
e le altre attrezzature di lavoro, nonché i dispositivi di sicurezza
2. e) non rimuovono o modificano senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza
o di segnalazione o di controllo
2. f) compiono di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro
competenza ovvero possono compromettere la sicurezza propria o di altri
lavoratori
Essere certi di operare in sicurezza significa:
§
essere compresi dai collaboratori;
§
prepararsi correttamente all’operazione di sollevamento anche in relazione
alla scelta degli accessori;
§
verificare i sistemi di imbracatura;
§
predisporre correttamente la macchina;
§
predisporre correttamente l’area di lavoro.
68
69
Diagrammi di carico, avvolgimento delle funi e configurazione dell’apparecchio di
sollevamento: scelta delle procedure per l’uso ottimale
Tutte le gru a portata variabile devono essere dotate di un diagramma di carico.
Il diagramma di carico, solitamente redatto dal costruttore della gru, ha lo scopo
di delineare i campi di utilizzo della gru stessa. I diagrammi di carico possono
essere:
di tipo semplice
Se la gru è installata in configurazione base e indica le
portate lungo tutta la lunghezza del braccio della gru
con lo stesso in posizione orizzontale.
di tipo complesso
Se la gru è conformata con l’aggiunta di accessori quali, l’antenna, un
argano o di organi di presa diversi dal gancio e di peso proprio
considerevole quali benne, polipi ecc. L’aggiunta di questi accessori
determinano quasi sempre una diminuzione delle portate della
macchina anche nel tratto di braccio standard.
69
70
Nel caso di installazione di un argano a fune ausiliario sul braccio
della gru bisogna tenere conto anche del senso di avvolgimento della
fune sul tamburo.
L’avvolgimento deve essere uniforme. Bisogna curare che le spire di
fune avvolte sul primo strato del tamburo siano ben serrate tra di loro
in modo da evitare accavallamenti o incroci durante il riavvolgimento
degli strati successivi col conseguente schiacciamento della fune.
Occorre tenere conto del modo di avvolgimento della fune e del senso
di rotazione del tamburo come indicato nella foto sottostante.
I diagrammi di carico indicano le possibilità limite della macchina in funzione del
cedimento strutturale e del ribaltamento, quindi, ne consegue, che la configurazione
ideale della gru per lo spostamento di un carico è quella che consente di avvicinarsi il
meno possibile alle condizioni limite della macchina evidenziate dai relativi diagrammi
di carico
Indicatori e limitatori del carico utile ( principi operativi
e prove ) La DIRETTIVA MACCHINE ha introdotto
l’obbligo, anche per le gru su autocarro,
delll’installazione di
70
71
indicatori e limitatori della capacità nominale della gru. Gli stessi
devono essere installati su tutte le gru con portata superiore a 1000
Kg o con un momento di sollevamento ( peso x sbraccio ) superiore ai
40 000 Nm.
I limitatori della capacità nominale di una gru devono in genere
soddisfare a tre differenti requisiti :
?
Prevenire la struttura dal sovraccarico;
?
Prevenire il rischio di ribaltamento del veicolo ;
?
Prevenire movimenti pericolosi del carico .
I limitatori di carico applicati sulle gru su autocarro sono costituiti essenzialmente da
una elettrovalvola installata sul braccio principale, o anche sui bracci secondari in caso
di gru con più articolazioni, che lavora abbinata a una centralina elettronica che
impedisce i movimenti della gru ad esclusione del rientro dello sfilo ogni qualvolta si
superano le prestazioni massime della gru. In sostanza il limitatore di carico impedisce
tutte le manovre che comportano la fuoriuscita dalla curva di sicurezza della macchina.
Il limitatore di carico è abbinato anche a un manometro ben visibile dal posto di
comando che indica l’avvicinarsi alla capacità nominale. Il manometro è obbligatorio
anche nelle gru con capacità nominale inferiore a 1000Kg o con un massimo momento
di sollevamento inferiore ai 40 000 Nm. Vista l’importanza del limitatore di
carico, l’operatore ha l’obbligo di
provarne il funzionamento prima di
lavorare con la gru .Questa prova va
effettuata a vuoto e consiste nel
sollevare il braccio principale alla
massima velocità fino alla sua massima
elevazione.
La protezione dai sovraccarichi
, se funzionante, entra in
azione quando il cilindro
raggiunge la massima
estensione.
Qualora il costruttore della gru preveda la possibilità di lavorare, a
prestazioni ridotte, anche nella parte anteriore dell’autocarro per
71
72
permettere tale operazione dovrà essere applicato un limitatore di
rotazione che permetta di lavorare a pieno carico ammissibile solo
nell'area A abbinato a un manometro che indichi il momento di
sollevamento nell’area B
Controlli preliminari per argani, paranchi e gru a
ponte:
ØControllare la solidità delle strutture che sostengono la gru
ØVerificare che le vie di corsa siano libere da ostacoli
ØAccertarsi che la gru e tutti i suoi componenti siano in buono stato di
manutenzione
ØAssicurarsi che l’impianto elettrico (festoni, blindo trolley) sia in buono stato di
conservazione
ØVerificare che i movimenti indicati sulla gru corrispondano a quelli eseguiti con
la pulsantiera
ØTestare sempre la funzionalità dell’arresto di emergenza
ØControllare sempre l’efficienza dei freni e dei fine corsa
ØEseguire controlli di funi, bozzello -gancio, limitatore di carico e pulsantiera
verificandone l’integrità e l’efficienza
ØAssicurarsi che il gancio non sia usurato e sia provvisto di chiusura al suo
imbocco
ØAccertarsi che l’avvisatore acustico funzioni correttamente
72
73
Uso improprio
ØMai utilizzare la gru per il sollevamento e trasporto delle persone
ØMai sollevare dei carichi mentre transitano persone nelle vicinanze
ØMai transitare, sostare, operare, e manovrare sotto del carico sospeso
ØMai consentire l’uso della gru a personale non qualificato
ØMai usare la gru se non si è fisicamente idonei
ØMai usare la gru se non si è dotati di idonei D.P.I.
ØMai lasciare il carico sospeso incustodito
ØMai sollevare carichi superiori alla portata massima della gru
ØMai usare la gru per servizi diversi da quelli a cui è destinata
ØMai sollevare carichi non equilibrati
ØMai far oscillare il carico o il gancio durante la traslazione
ØMai porre la fune in posizione di tiro in diagonale
ØMai utilizzare la gru per trainare o trascinare
ØMai utilizzare la fune come cavo di messa a terra per saldare
ØMai usare la punta del gancio come base di appoggio del carico
ØMai proseguire la corsa del gancio dopo aver posizionato il carico causando il
bando della fune
ØMai causare l’urto tra il bozzello e la gru durante le operazioni di salita
ØMai urtare con il carico le strutture del capannone o altre macchine ed impianti
ØMai far intervenire in modo continuo gli interruttori di fine corsa
ØMai raggiungere a piena velocità le zone estreme delle vie di corsa
ØMai azionare in modo ripetuto i pulsanti di comando della gru
ØMai modificare le caratteristiche funzionali/prestazionali della gru
ØMai eseguire riparazioni provvisorie o interventi di ripristino non conformi alle
istruzioni
ØMai affidare la manutenzione e riparazione a personale non istruito
ØMai abbandonare la gru al termine del lavoro senza aver posto in atto le
relative
procedure di sicurezza
73
74
GRU SU AUTOCARRO
INFORMAZIONI INIZIALI PER
L’OPERATORE
L’operatore, prima di effettuare un trasferimento, deve conoscere almeno le
seguenti informazioni:
• tipologia delle operazioni da svolgere;
• altezze e larghezze libere disponibili;
• esistenza di linee elettriche aeree;
• massa e dimensioni dei carichi da manovrare;
• altezza di sollevamento e sbraccio occorrenti;
• caratteristiche e portanza del terreno.
PRESCRIZIONI PER OPERARE IN SICUREZZA
Prima di operare con la gru accertarsi che il veicolo sia frenato e stabilizzato;
Stabilizzare e livellare sempre il complesso gru- veicolo in modo da lavorare su
di un piano orizzontale (controllo bolla orizzontale);
Effettuare l’apertura della gru con i comandi alloggiati sul lato opposto
all’apertura della stessa
Assicurarsi che il gancio ruoti liberamente sul suo perno e che sia efficiente il
sistema contro lo sganciamento;
I martinetti stabilizzatori non debbono scaricare completamente le sospensioni
del veicolo(le ruote non debbono essere sollevate completamente dal terreno;
Sollevare il carico in modo verticale (gli sfili non sono adatti allo scopo);
Verificare attentamente lo stato della superficie dove appoggia lo stabilizzatore;
Garantire la stabilità gru/veicolo utilizzando la massima apertura dei bracci
stabilizzatori;
Verificare attentamente l’imbracatura dei carichi e lo stato di usura delle funi e
delle catene;
74
75
Quando si movimenta materiale sfuso utilizzando organi di presa come pinze,
polipo, ecc…, la g ru deve operare dentro un’area delimitata da barriere;
Rispettare scrupolosamente la tabella delle portate;
Ruotare la gru dopo che il carico sia stato staccato da terra;
Controllare le oscillazioni del carico durante la manovra;
Prima di mettersi in strada assicurarsi che la gru sia ripiegata e gli stabilizzatori
in posizione di trasporto;
CONTROLLI PERIODICI GIORNALIERI
Controllo del livello dell’olio idraulico nel serbatoio;
Controllo delle tubazioni flessibili, e raccordi del sistema idraulico;
Controllo di tutti gli accessori utilizzati dalla gru (funi ganci, ecc..);
Controllo dei dispositivi di sicurezza (valvole max pressione, fine corsa salita discesa verricello, arresti di emergenza, valvole di blocco, limitatore di carico)
AUTOGRU
INFORMAZIONI INIZIALI PER L’OPERATORE
L’operatore, prima di effettuare un trasferimento, deve conoscere almeno le
seguenti informazioni:
• tipologia delle operazioni da svolgere;
• altezze e larghezze libere disponibili;
• esistenza di linee elettriche aeree;
• massa e dimensioni dei carichi da manovrare;
• altezza di sollevamento e sbraccio occorrenti;
• caratteristiche e portanza del terreno.
CONDIZIONI GENERALI PER IL TRASPORTO
Øla gru deve essere completamente richiusa;
Øil bozzello gancio collegato con le apposite brache a i ganci sul telaio con funi
di sollevamento non lasca;
75
76
Øla torretta bloccata sul telaio mediante spina;
Øle piastre di supporto degli stabilizzatori, qualora necessario, devono essere
rimosse e
collocate nelle apposite sedi predisposte;
Øla cabina di manovra, su torretta, deve essere chiusa a chiave
Øaccertarsi affinché la massa totale, le masse sugli assi e gli ingombri, indicati
nei fogli di immatricolazione, non vengono superati con l’aggiunta di mezzi e
attrezzature non previste
CONTROLLI PERIODICI
L’operatore deve:
Verificare il livello dell’olio idraulico nel serbatoio;
verificare l’efficienza del fine corsa di salita;
verificare l’efficienza del fine corsa di discesa;
verificare lo sfilamento bracci sincronizzato;
accertarsi della presenza in cabina della tabella di portata;
PRESCRIZIONI PER OPERARE IN SICUREZZA
verificare l’efficienza del dispositivo limitatore di momento dei carichi;
verificare il corretto posizionamento dello stabilizzatore da parte del carico;
verificare che le ruote del veicolo siano completamente staccate dal suolo;
verificare che il carico movimentato sia nei limiti ammissibili;
verificare che la piastra di appoggio non sia sprofondata nel terreno;
verificare che le valvole di blocco dei martinetti stabilizzatori non siano difettose;
UTILIZZO IMPROPRIO
Non utilizzare la gru operando in piedi o parzialmente fuori dalla cabina;
Non passare il carico sopra la testa delle persone
Non tirare il carico lateralmente con il braccio;
Non ruotare velocemente la torretta per evitare l’effetto della forza centrifuga;
Non utilizzare la gru in presenza di vento senza prima verificare la portata nelle
particolari condizioni climatiche;
Non sollevare due carichi contemporaneamente, con l’argano principale e con
quello ausiliario;
Non lasciare incustodita la gru mobile con il carico sospeso;
76
77
Non stabilizzare la gru in prossimità di scarpate.
L’UTILIZZO DELLA GRU SU RUOTE
Il braccio deve essere allineato con l’asse longitudinale del carro;
verificare che la pressione dei pneumatici sia pari a quella prescritta per la
circolazione su strada;
estrarre il braccio telescopico entro quanto previsto nella tabella dei carichi;
selezionare il dispositivo limitatore del momento di carico in “gru su ruote”;
il movimento dinamico della gru deve essere solo in avanti;
procedere solo su terreno orizzontale assicurandosi che il terreno sostenga il
peso.
CONTROLLI PERIODICI
L’operatore deve verificare:
tutti i comandi in un’area libera e sicura
Livello olio motore;
livello liquido di raffreddamento;
livello liquido lavavetri;
livello olio idraulico;
livello carburante;
freno di stazionamento;
tiranti di fissaggio dei contrappesi;
luci e spie;
vetri, specchi retrovisori, fanaleria
77
78
PROCEDURE DI SICUREZZA
Non effettuare trasporto di persone;
Per qualsiasi intervento: spegnere il motore, abbassare completamente il
braccio e inserire il freno di stazionamento;
Lasciare la cabina dopo aver scaricato il carico e inserito il freno di
stazionamento;
non permettere al personale di sostare e di transitare sotto a carichi sospesi o
di procedere la macchina;
operare solo su superfici e compatte;
ridurre la velocità nell’affrontare curve, rampe e discese;
prima di sollevare controllare sempre il rivelatore di carico;
effettuare gli spostamenti fare rientrare il braccio e tenere il carico ad un’altezza
massima di circa un metro dal piano del sedile (punto limite del minimo carico);
non abbassare o sfilare il braccio e neppure traslare il carico con macchina in
movimento;
usare il traslatore solamente con macchina in condizioni statiche;
non traslare lo spreader quando questo è ancora bloccato sul container a
riposo;
dopo un lungo periodo di fermo, controllate il buon funzionamento del
dispositivo antiribaltamento;
prima di sollevare il carico assicurarsi, per mezzo delle apposita spie, che lo
spreader sia saldamente bloccato;
considerare che la capacità di sollevamento diminuisce all’aumentare del raggio
e di pendenze in discesa.
78
79
Orario di lavoro e sicurezza
79
80
ORARIO DI LAVORO E SICUREZZA
La prevenzione degli infortuni dipende anche, e in varie situazioni lavorative
in modo cospicuo,
dalla capacità dell’organizzazione del lavoro di garantire
un’elevata qualità della performance degli operatori durante tutto lo svolgimento
dell’attività lavorativa. E’ stato rilevato a questo proposito come che alcuni dei
principali tragici eventi occorsi in questi ultimi anni, quali ad esempio i due
incidenti nucleari di Three Mile Islands e Chernobyl, il disastro chimico di
Bophal, il naufragio della petroliera Exxon Valdes e l’esplosione del Challenger
Space Shuttle, siano avvenuti o si siano determinati durante le ore notturne,
ossia nelle ore in cui l’organismo umano è biologicamente meno efficiente; in
tutti i casi infatti è stato invocato come importante fattore l’“errore umano”, che è
stato documentato essere connesso a deficit di sonno, o a fattori legati al
sonno, come pure ai meccanismi oscillatori circadiani dell’attenzione e della
performance.
Il decreto legislativo 271 sulla tutela dei lavoratori marittimi (D.Lgs. 271/1999) è
la prima norma italiana che considera le conseguenze negative di un orario di
lavoro eccessivamente prolungato sulla salute e sul rischio di infortuni.
Il decreto, considerando come la fatica abbia come conseguenza la
diminuzione delle prestazioni dell’uomo, il rallentamento dei riflessi fisici e
mentali e/o la riduzione delle capacità di fare valutazioni razionali , raccomanda
di organizzare il lavoro a bordo in modo da ridurre al minimo i fattori di fatica e
impone un numero minimo di ore di riposo non inferiore a 10 ore in un periodo
di 24 ore (art. 11 del decreto).
80
81
MANIFESTO PER LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE DEL SINDACATO ITF
SU ORARIO DI LAVORO E SICUREZZA NEI TRASPORTI
Parliamo di questo aspetto nel contesto del lavoro con le apparecchiature di
sollevamento perché in questo, ancor più che in altri, le condizioni psicofisiche
di chi opera condizionano pesantemente la determinazione ed il mantenimento
della sicurezza sul lavoro.
L’organizzazione delle squadre di lavoro dei gruisti, dei carrellisti, così come
quelle di altri addetti alle attività di lavoro con orari prolungati e anche notturni,
ha in effetti un grande rilievo per la prevenzione degli infortuni.
Come hanno ben evidenziato molte ricerche, il prolungamento dell’orario, oltre
agli evidenti possibili riflessi sul piano sociale, richiede di essere valutato anche
dal punto di vista della qualità della prestazione lavorativa.
Come osserva il prof. Giovanni Costa in un suo libro recentemente pubblicato
(cfr. rif. Bibliografici), fino a non molti anni fa il lavoro a turni e notturno erano
adottati quasi esclusivamente per garantire i servizi sociali essenziali (ospedali,
telecomunicazioni, pubblica sicurezza , trasporti ) e per far fronte a
fondamentali condizionamenti tecnologici dei settori siderurgico e chimico. In
questi ultimi decenni è diventato un importante fattore di una nuova
organizzazione del lavoro trasversale a molti comparti, volta ad incrementare la
81
82
produttività e a sostenere la competitività delle aziende, ed è pertanto andato
estendendosi in tutti i settori lavorativi (ad es. industria tessile, meccanica,
alimentare; commercio, grande distribuzione, banche, alberghi, spettacoli).
Nella maggior parte del mondo industrializzato molti segmenti della popolazione
generale non lavorano più sul tradizionale orario “ giornaliero”, e in molti paesi
circa un quinto della popolazione lavorativa ha turnazioni che comprendono il
turno notturno. Nei trasporti sono ormai molte le realtà lavorative “H 24”.
La riformulazione degli orari di lavoro comporta rilevanti interferenze
sull’equilibrio psico-fisico. Il lavoro in turni infatti, in particolare quello
comprendente i turni notturni, costituisce una oggettiva condizione di stress in
quanto, attraverso la perturbazione del ciclo sonno/veglia, e quindi della
normale ritmicità circadiana delle funzioni biologiche, induce una modificazione
delle condizioni psico-fisiche della persona, che può avere effetti negativi
sull'efficienza lavorativa, sullo stato di salute e sulle condizioni di vita familiare e
sociale.
Il sonno è senz'altro la funzione maggiormente disturbata nei turnisti, subendo
modificazioni sia quantitative che qualitative. In particolare, il sonno diurno
seguente al turno notturno non solo risulta ridotto in durata, ma anche
frequentemente interrotto a causa di frequenti risvegli, con conseguente
riduzione del suo potere ristoratore sia dal punto di vista fisico, connesso alle
fasi di sonno profondo, che psichico, connesso alle fasi di sonno legato ai sogni
(REM).
La perturbazione del ciclo sonno/veglia, oltre a causare problemi di insonnia,
favorisce anche un eccessivo livello di sonnolenza diurna, che costituisce un
importante fattore di interferenza con la sicurezza, il comfort e l’efficienza
lavorativa, dal momento che essa influenza significativamente la vigilanza e la
performance e, quindi, può favorire errori, incidenti e infortuni sul lavoro.
La sensazione di “fatica” è fisiologicamente un “invito” dell’organismo a
riposare: se il riposo viene a lungo posposto i sintomi della fatica (sonnolenza,
irritabilità, ridotta capacità di attenzione, concentrazione e memoria, ridotta
82
83
motivazione, depressione, mal di testa, mancanza di appetito e disturbi
digestivi) divengono evidenti.
Le raccomandazioni che un esperto come il prof. Costa fa in merito
all’organizzazione dei turni al fine di attenuare le interferenze sull’equilibrio
psico-fisico della persona e quindi attenuare effetti negativi in termini di
eccessivo affaticamento, disturbi del sonno, digestivi, cardiocircolatori e psicorelazionali sono queste:
1) ricorrere a schemi di turno con a rotazioni a breve termine, al fine di limitare
al massimo il numero di notti consecutive (2-3 al massimo) in modo da
interferire il meno possibile sui ritmi circadiani e sul sonno;
2) preferire la rotazione dei turni in “ritardo di fase” (Mattino-Pomeriggio-Notte)
dal momento che essa asseconda il naturale allungamento del periodismo dei
ritmi biologici e, allungando il periodo di riposo intercorrente, consente un
maggior recupero del deficit di sonno e della fatica;
3) non iniziare troppo presto il turno del mattino, posticipandolo preferibilmente
alle 7, in modo da limitare la perdita delle ultime fasi di sonno;
4) adottare cicli di turnazione non troppo lunghi e rotazioni il più possibile
regolari in modo da consentire una più agevole programmazione della vita
sociale;
5) regolare la lunghezza del turno notturno in base alla gravosità fisica e mentale del
compito e consentire turni di 9-12 ore solo in casi particolari (lavori leggeri e pause
adeguate).
83
84
Riferimenti bibliografici
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valutazione dei pericoli per la salute e la sicurezza Atti de Ambiente e Lavoro , Modena
27 settembre 2002.
FANELLI R. , CARRARA, R. : Guida al trasporto di sostanze pericolose ; Fogli di
informazione Ispesl Monografico, n. 1 1999.
LLOYD INTERNATIONAL Lloyd’s List Events The second conference on
Transport Of Dangerous Goods By sea, London 2002 ( in Hazardous Cargo Bulletin).
INRS La prevention du risque circulation en entreprise Fiche bibliographique n°11
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SERVIZIO DI PREVENZIONE, IGIENE E SICUREZZA NEGLI AMBIENTI DI
LAVORO (SPSAL) ULSS 6 VICENZA Guida alla sicurezza della viabilità nelle
aziende, edizione C.E.P.E,R, 2002
ISPESL - AZIENDA U.S.L.4 PRATO Linee Guida Sicurezza Carrelli Elevatori , 2002
COSTA G : Lavoro a turni e notturno. Organizzazione degli orari di lavoro e riflessi
sulla salute. SEE Editrice, Firenze, 2003.
E inoltre….
SITI CONSULTATI
Per i dati statistici sui trasporti
Istat Servizi
http://www.istat.it/Imprese/Servizi/index.htm
Per le caratteristiche di sicurezza delle banchine di carico e scarico:
Worksafe Australia http://www.safetyline.wa.gov.au/pagebin/pg000251.htm
Per le merci pericolose
United Nations Economic Commission for Europe (UNECE)
http://www.unece.org/trans/danger/publi/adr/adr_e.html
Per la viabilità
Worksafe Australia http://www.safetyline.wa.gov.au/sub5.htm
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85
Per la check list
Ispesl
http://www.ispesl.it/safety_checks/_it/index.htm
Health and Safety Executive http://www.hse.gov.uk/pubns/indg199.pdf
Canadian Centre for Occupational Health and safety
http://www.ccohs.ca/oshanswers/hsprograms/list_mft.html
85
86
Check list per
i sopralluoghi
86
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LISTA DI CONTROLLO MOVIMENTAZIONE MERCI
Nel contesto di questa nostra presentazione la lista di controllo ( checklist) che segue
viene intesa come strumento di accertamento rapido e di registrazione finalizzata
delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione aziendale osservati.
Le liste di controllo sono, come risulta dall’esperienza di vari servizi anche nella ns.
Regione, uno strumento molto utile nelle attività di verifica per la prevenzione.
Aiutano spesso ad orientare bene le verifiche, monitorando con accuratezza i risultati
rispetto a parametri /caratteristiche considerati essenziali e consentendo la registrazione
delle differenze osservate tra situazioni lavorative diverse o in una stessa situazione
lavorativa in tempi successivi. Molte agenzie specializzate hanno promosso negli anni
recenti l’uso delle checklist di verifica per i luoghi di lavoro. In Italia l’Ispesl ,
nell'ambito del progetto europeo Safety- Checks , nato nel 1997 sotto l’egida della UE,
ha predisposto un notevole numero di checklist per sviluppare e supportare il concetto
di analisi e valutazione del rischio in numerosi comparti lavorativi.
Questa nostra checklist ,derivata da esperienze sul campo e da dati di letteratura ( cfr.
riferimenti bibliografici) , è semplice ,articolata in pochi sottocapitoli e “mirata” agli
aspetti più rilevanti per la salute e la sicurezza nel lavoro; vuole soprattutto essere uno
strumento di intervento da utilizzare come accurato promemoria per i sopralluoghi di
verifica dei nostri servizi Spisal.
87
88
Check List
movimentazione
stoccaggio
merci
AZIENDA
Rappresentanti Aziendali
RSPP
Recapito telefonico
MEDICO COMPETENTE
Recapito telefonico
Rappresentanti Lavoratori
RLS
Recapito telefonico
Indirizzo azienda
compilare per esteso solo al primo intervento
o se sono segnalate variazioni
data
compilatore:
88
89
Carico scarico merci
Vengono utilizzate procedure di sicurezza per la movimentazione delle
merci?
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
spazi operativi sufficienti per la movimentazione delle merci
SI
NO
illuminazione naturale sufficiente
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
vengono utilizzati i DPI necessari in funzione della tipologia delle merci
e del lavoro da svolgere ?
per i lavori in altezza su autoarticolati sono adottate
adeguate protezioni contro il rischio di caduta dall'alto?
POLVERI vi è dispersione di polveri nel carico scarico
immagazzinamento merci ?
PROTEZIONE RACHIDE ARTI SUPERIORI L'organizzazione del
lavoro prevede la movimentazione manuale di pesi superiori
a 20 kg.?
Se si, è stato valutato questo rischio e si sono adottate le
misure di prevenzione del caso ?
BANCHINE (BAIE)
le banchine di carico e scarico hanno:
illuminazione artificiale sufficiente
Sono coperte con tettoia contro le intemperie?
Su una medesima banchina, viene evitata la collocazione di postazioni di
carico e scarico trasversali (perpendicolari) e longitudinali (parallele)?
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90
E’ stata prevista almeno una banchina di altezza adeguata anche per i
rimorchi ed i furgoni con piano di carico ribassato, nonché per i carri
ferroviari, qualora ne sia ipotizzabile l’accesso?
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
Alle estremità delle banchine esterne, è presente un accesso pedonale
mediante una scala fissa a gradini dotata di parapetto sui lati
prospicienti il vuoto, larga almeno 0,80 metri e con superficie in
materiale antiscivolo?
Per compensare la distanza e la differenza di livello fra le banchine ed il
pianale di carico dei veicoli di trasporto, vengono adottate delle
apposite rampe o pedane o passerelle regolabili manualmente o
incernierate alla struttura di banchina ed eventualmente motorizzate?
RAMPE DI CARICO
Per le rampe fisse , le pedane e le passerelle sono
rispettati i seguenti requisiti di sicurezza ?
superficie antisdrucciolo, realizzata mediante profili di lamiera
zigrinati o trattamenti antiscivolo e conformata in modo tale da far
defluire i liquidi?
q
larghezza il più possibile corrispondente a quella del piano di carico
del mezzo di trasporto?
q
protezioni laterali della rampa (sponde battiruote) contro la caduta
dei mezzi di trasbordo?
q
Per le rampe mobili sono rispettati i seguenti requisiti
di sicurezza ?
portata idonea a sopportare il peso del mezzo di trasbordo utilizzato
e del carico trasportato?
q
altezza massima dal suolo non superiore a 1,65 metri?
q
pendenza massima del 18%
q
q
larghezza utile di almeno 2,15 metri?
protezioni laterali della rampa (sponde battiruote) contro la caduta
dei mezzi di trasbordo?
q
90
91
Merci pericolose
vengono movimentate merci pericolose ?
SI
NO
SI
NO
SI
NO
classe 3 Liquidi infiammabili
SI
NO
classe 4.1 Solidi infiammabili
SI
NO
classe 4.2 Materie soggette ad accensione spontanea
SI
NO
classe 4.3 Materie che a contatto con l’acqua formano
SI
NO
SI
NO
classe 5.2 Perossidi
SI
NO
classe 6.1 Materie tossiche
SI
NO
classe 6.2 Materie infettanti
SI
NO
classe 7 Materie radioattive
SI
NO
classe 8 Materie corrosive
SI
NO
classe 9 Materie e oggetti pericolosi diversi
SI
NO
SI
NO
quali merci pericolose (fare riferimento ale classi di
pericolo, Kemler , Imdg)?
classe 1Materie e oggetti esplosivi
classe 2 Gas compressi, liquefatti o disciolti sotto pressione
gas infiammabili
classe 5.1 Materie comburenti
I lavoratori sono stati formati ed informati anche utilizzando
le schede dei dati di sicurezza
dei prodotti movimentati ?
91
92
c'è un'idonea dotazione dispositivi protezione
anche per i rischi da merci pericolose ?
riferimento alle schede dati sicurezza )
individuale
( fare
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
viabilità e movimentazione merci
è disponibile un elaborato grafico con indicazioni relative a
circolazione mezzi e transito pedoni?
La Valutazione dei Rischi
legati alla viabilità ?
ha compreso anche gli aspetti
il personale esterno viene informato circa le modalità
d'accesso e le norme interne di circolazione e di
stazionamento?
c'è una segnaletica di sicurezza orizzontale e verticale
adeguata ?
Ove necessaria, c'è un'area di sosta attrezzata per i mezzi
pesanti ove essi possanpo sostare in attesa dell'entrata
nell'insediamento
per lo stazionamento dei carrelli trasportatori durante la
ricarica degli accumulatori o le fermate temporanee c'è
un'area dedicata?
All’interno dell’azienda, la circolazione dei mezzi pesanti
viene garantita con vie di transito preferibilmente a senso
unico e con sensi rotatori attorno ad apposite isole rialzate
di traffico di forma circolare (rondò)?
ci sono specifiche disposizioni aziendali che regolamentano
la velocità dei mezzi ?
queste disposizoni sono
orizzontale e verticale ?
"riprese"
dalla
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segnaletica
93
Carrelli elevatori
è disponibile il manuale d'uso e di manutenzione ?
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
cintura di sicurezza
SI
NO
barriere laterali
SI
NO
cabina chiusa
SI
NO
vi è l'indicazione delle portate ?
In ambienti confinati si evita l'utilizzo di carrelli con motori a
combustione interna?
Se il carrello è utilizzato in atmosfere esplosive riporta
indicazione specifica per detto utilizzo ?
il carrello elevatore è dotato di lampeggiante
girofaro) ?
(
nel caso di utilizzo notturno, è dotato di illuminazione del
campo di manovra
nel caso di movimentazione di materiale minuto
il posto di manovra è dotato di protezione contro il pericolo
di caduta dello stesso ( es. rete metallica) ?
ove date le caratteristiche della merce sia necessario , c'è
un operatore a terra?( scarsa visibilità )
la gommatura è quella indicata dal libretto ed è
stato ?
in buono
i dispositivi di segnalazione acustica e lumninosa sono
funzionanti ?
Vi è un sistema di trattenuta dell’operatore in caso di
rovesciamento del carrello (cintura di sicurezza, barriere
laterali, cabina chiusa) ?
NB: per accertare l'adeguatezza dei sistemi di trattenuta valutare
utare
se il carrello è usato in maniera discontinua, con frequenti salite
discese dell'operatore :
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vi è un programma di manutenzione e gli interventi di
manutenzione vengono regolarmente registrati ?
il personale abilitato all'uso di carrelli ha ricevuto una
specifica formazione ?
SI
NO
SI
NO
apparecchi di sollevamento
q
gru idraulica
SI
NO
q
gru a ponte
SI
NO
q
gru a bandiera
SI
NO
q
gru a torre
SI
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
certificazione del radiocomando
SI
NO
procedure di sicurezza per i gruisti
SI
NO
SI
NO
L’orario di lavoro prevede anche turni notturni?
SI
NO
La durata del lavoro può superare le 12 ore ?
SI
NO
manuale di uso e manutenzione della gru
Controllo condizioni ganci
Verifica di legge per apparecchi con portata > 200 kg.
specifica formazione per il personale adibito all'utilizzo degli
apparecchi
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AFFILIAZIONI DI CHI HA COLLABORATO CON NOI
PER QUESTO MATERIALE INFORMATIVO
Prof. Giovanni Costa , Professore Associato di Medicina del Lavoro,
Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica, Università di Verona
Dott. Roberto Binetti , Direttore Laboratorio di Tossicologia Applicata Istituto
Superiore di sanità, Roma
Ida Marcello, ricercatore Laboratorio di Tossicologia Applicata Istituto Superiore di
Sanità;Roma
Ing. Alfredo Zallocco responsabile dell’Unità funzionale di Prevenzione, Igiene e
Sicurezza nei Luoghi di Lavoro Azienda Uls n. 4 Regione Toscana, Prato
Giovanni Tognocchi, tecnico della prevenzione dell’Unità funzionale di
Prevenzione, Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro Azienda Uls n. 4 Regione
Toscana, Prato
Ing. Luca Bentivegna, Responsabile Servizio Logistica Polimeri Europa
Venezia Marghera
Sandro Rubin, tecnico Servizio Logistica Polimeri Europa, Venezia Marghera
Mauro Milan, tecnico Servizio Prevenzione Protezione Polimeri Europa, Venezia
Marghera
Giuseppe Lavoratori, Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione Interporto
Padova
Gino Foffi , tecnico del Servizio Prevenzione e Protezione Interporto Padova
Igor Baldan dirigente Servizio Prevenzione e Protezione S. Marco Petroli , Venezia
Marghera
Virgilio Furiosi Consulente merci pericolose Cemat, Verona
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opuscolo finale bozza con correzioni testo