Numero 1- NOVEMBRE 2013
il Bartolomeo
Il giornale degli Zucchini
Editoriale
Ricordo che all'età di sei anni chiesi per la prima
volta un diario personale: avevo appena imparato a
scrivere, ma già mi piaceva e da allora non ho più
smesso. Credo che in uno dei tanti cassetti
(puntualmente disordinati) della mia libreria ci
siano circa una ventina di diari e non biasimo coloro
che mi reputano un po' matta. Talvolta mi diverto a
rileggerli tutti e a osservarli anche da un punto di
vista estetico: ognuno, immancabilmente,
rappresenta una fase, uno slancio o un
cambiamento della mia vita. Una svariata
moltitudine di copertine continua a dare colore e
luce alle mie giornate e quei diari sono uno il
prosieguo dell'altro, si succedono senza posa sino
ad arrivare all'ultimo, quello attuale, che in sé li
contiene tutti. Sembra quasi che si siano
vicendevolmente aspettati e dati il cambio. Questo
legame che ho instaurato con la parola scritta è un
aspetto che certamente mi appaga ma che tuttavia
un po' mi limita...Quando infatti esprimo un
sentimento o un pensiero ho sempre prima l'istinto
di scrivere piuttosto che di parlare: citando il film
“Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek , anch'io, come il
protagonista, se dovessi per esempio rispondere a
una domanda , direi: "aspettate un attimo, adesso
vado di là, la scrivo, e ve la faccio leggere, così
magari mi capite ...riesco a spiegarmi meglio".
Per questo adoro il teatro, adoro il cinema, adoro le
poesie: tu devi “solo” fare tuo quello che leggi, ma
ogni cosa è già scritta e fissata nel momento
dell'espressione del sentimento. Non è come nella
realtà quotidiana, che ti costringe alla velocità, alla
immediatezza, per cui bisogna dire tutto e subito e,
oltre a tentare di frenare il frantumarsi dei
sentimenti sullo scoglio della tua anima, tu devi
preoccuparti all'istante di come dire una certa
cosa... Assurdo, se ci pensate. Non a caso molte
persone si “preparano prima” i discorsi importanti:
improvvisare è un'impresa spavalda e, senza
dubbio, rischiare a mo' di Don Chisciotte dà il
brivido del rischio (che ci piace), ma quando ci
troviamo a girare incastrati nelle pale del mulino a
vento è più difficile liberarsi...!
Il libro che mi insegnò a scrivere, e a cui devo la
metà delle mie conoscenze di aspirante scrittrice, è
il “Manuale del giovane scrittore creativo “ di
Bianca Pitzorno. È in suo onore infatti che si spiega
il titolo di tale articolo. Era un libro per bambini, ma
bambini che volevano capire la bellezza dell'arte, in
questo caso dell'arte dello scrivere. Citando
testualmente il primo capitolo del manuale, la
Pitzorno scrive: “Per diventare un vero scrittore
creativo , prima di tutto vi occorre un luogo in cui
ritirarvi a scrivere in pace, o anche solo a meditare
in attesa dell'ispirazione (…) Ma non è
indispensabile che sia proprio una stanza. Nella
storia della letteratura troviamo autori che hanno
cercato il raccoglimento e l'ispirazione nei luoghi più
diversi. Che sia la cima di un albero, uno
scompartimento ferroviario, l'anticamera del
dentista o la vasca da bagno, l'essenziale è che il
luogo prescelto piaccia a voi(...)” E aggiunge poi un
aspetto che riguarda noi studenti in particolare : “ Si
sconsiglia (…) di usare l'aula scolastica durante una
lezione. A meno che non vogliate sottoporre il
vostro capolavoro al giudizio di quegli esseri, spesso
non benevoli nei confronti degli artisti, che si
chiamano insegnanti(...)”
In qualità di direttrice del giornalino studentesco di
quest'anno ho pensato di esordire con un elogio
della scrittura, perché questo nella vita voglio fare:
voglio scrivere. Scrivere e trasformare ciò che scrivo
in sequenze di luce,colori e figure, in immagini, in
un film. E voglio che la gente legga, che la gente
guardi. Ogni lavoro, davvero qualsiasi attività, può
essere artistica e creare nel suo piccolo un quadro
di vita. E se la vita ci annoia veramente, se i
sentimenti che proviamo sono destinati a finire e se
siamo condannati a vivere in una eterna illusione,
l'arte però, come diceva Foscolo, crea mondi
diversi. E a quei mondi alternativi noi possiamo
ispirarci per migliorare il mondo in cui viviamo. E
perciò, come disse Charles Bukowski, “se fra voi c'è
qualcuno che si sente abbastanza matto da voler
diventare scrittore, gli consiglio: va' avanti, sputa in
un occhio al sole, schiaccia quei tasti, è la migliore
pazzia che possa esserci, i secoli chiedono aiuto, la
specie aspira spasmodicamente alla luce, e
all'azzardo, e alle risate. Regalateglieli. Ci sono
abbastanza parole per noi tutti...”
Alice Pennino 3°D
Numero 1- NOVEMBRE 2013
INDICE
•
Editoriale pag. 1
•
Antimafia pag. 3
•
Questo amore innocente pag. 5
•
I'll see you when I fall asleep pag. 6
•
Kung Fu Panda pag. 7
•
The only way to have a friend is to be one pag. 8
•
Manipolazioni mediatiche e mondo del cosplay pag. 9
•
Effice ut ego mortem non effugiam, vita me non effugiat pag. 10
•
Cambio vita...vado allo Zucchi! Pag. 11
•
Una puzzola di nome Henry pag. 12
•
Network pag. 14
•
Forse pag. 15
•
Mare di Sangue pag. 16
•
Il bar degli scrittori mancati VII pag. 17
•
Memento Movie pag. 19
•
The Bling Ring pag. 22
•
La rubrica storica: Historiae modoetia pag. 23
•
Il cavallo che sussurrava all'arte pag. 24
•
Viaggio con una sola guida: “L'arte contemporanea” pag. 25
•
L'eredità pag. 26
•
Fin dove la ragione può? Pag 27
•
U.S.E. Pag. 28
•
Eric Priebke: storia e polemiche pag. 29
•
Peter Gabriel: Secret World Live pag. 30
•
Le ricette per gli zucchini & Co pag. 31
•
Le 9 cose che non sa i pag. 32
•
L'altra finale, se il calcio è solo felicità pag. 33
•
Interviste ai professori pag. 34
•
Eventi pag. 35
•
Giochi pag. 36
•
Vignette pag. 37
•
Redazione pag. 39
RIFLESSIONI ZUCCHINE 2
RIFLESSIONI ZUCCHINE Numero 1- NOVEMBRE 2013
Antimaf ia
Apriamo gli occhi e parliamo di mafia
Ho deciso di parlare di mafia nei miei articoli poiché
sono convinta che in Italia (e non solo) sia un tema
fondamentale ma di cui non si parla abbastanza, o
meglio, che viene volutamente e costantemente
ignorato, e questo mi fa provare un’ immensa amarezza.
Come si può trascurare il fatto che nel nostro paese la
criminalità organizzata esista, continui ad agire
credendo e basandosi sull’illegalità e a crescere
trovando consenso o, appunto, disinteresse e
noncuranza? E’ assolutamente innegabile che la mafia ci
sia, abbia una storia ed un’ evoluzione nel tempo, si sia
diffusa in tutta Italia e nel mondo. E vi assicuro che
sentendone parlare da persone competenti, perché
l’hanno studiata o perché l’hanno vissuta in prima
persona, ci si rende conto che si tratta di un fenomeno
molto sottovalutato e più complesso di quanto
comunemente si creda. Di fronte ad un nemico interno
pericolosamente organizzato e radicato nel territorio,
che si crede e si comporta da padrone, che rovina intere
generazioni, che si basa su una mentalità malsana,
ingiusta, crudele e illegale, che agisce per il proprio
sporco guadagno contro ogni diritto, lo Stato e tutti i
cittadini dovrebbero interessarsi e combattere. Invece
non è così, se ne occupano solo pochissimi cittadini, e
qualche volta (forse?) anche lo Stato. Ora, il primo passo
per combattere la mafia è parlarne.
Le mafie sono una forma di criminalità organizzata nata
nel XIX secolo nell’Italia meridionale ponendosi in
opposizione e come alternativa ad uno stato che non
rispondeva, bensì reprimeva le richieste di diritti che la
popolazione bisognosa avanzava; ha sfruttato la
povertà, l’ignoranza, la debolezza per farsi strada e
crescere. In una fase successiva si è diffusa nel nord
Italia poiché vi ha trovato persone (né siciliane, né
calabresi, né campane, né pugliesi) economicamente
benestanti o politicamente potenti disposte e favorevoli
all’illegalità, alla corruzione, all’ingiustizia. Mi è stato
sufficiente cercare nei giornali usciti nell’arco di tempo
di un solo mese per trovare numerose notizie
sull’attività dell’ organizzazione mafiosa in diversi luoghi
del paese. Devo però tristemente constatare e voglio
sottolineare che tali informazioni non le ho ricavate dai
telegiornali o nelle prime pagine dei quotidiani
nazionali. La conclusione che posso trarre da ciò è che
non solo le istituzioni (intese come strutture dello
Stato), ma anche i media sembrano trascurare uno dei
maggiori e più gravi problemi del nostro paese.
Si tratta quindi di storie nascoste e poco raccontate di
persone coraggiose, coerenti, ottimiste in tutta Italia
(Calabria, Lombardia, Sicilia, Toscana) che si rimboccano
le maniche nella lotta contro la mafia. Ne cito solo
alcune come esempio.
Giovedì 12 settembre i componenti della cooperativa
Terre Ioniche della rete di Libera hanno trovato sul
portone del capannone la scritta “State attenti
allontanatevi morte” insieme a tre proiettili attaccati col
nastro adesivo, un chiaro tentativo di minaccia e
intimidazione. Questo capannone si trova presso le terre
confiscate alla 'ndrina degli Arena di Isola Capo Rizzuto
(Calabria) e consegnate a questa associazione che se ne
occupa in modo pulito anziché restare abbandonate e
improduttive. Il motivo di questo gesto è proprio il
timore della ‘ndrangheta di fronte al consenso che
questi giovani con il loro lavoro stanno iniziando ad
ottenere nel “loro” territorio. Questo episodio, però,
non ha fermato la cooperativa poiché la fede nel
progetto di lotta antimafia è in loro più forte della paura
causata dalle minacce di morte.
Giovedì 26 settembre su Il Cittadino MB è uscito un
articolo relativo ad una conferenza stampa sulla
sentenza Infinito (una maxi operazione contro la
criminalità organizzata in Lombardia). Qui si può leggere
che i magistrati parlano espressamente di “’ndrangheta
padana”, parzialmente autonoma rispetto alla casa
madre calabrese, che opera nella “diffusa omertà”.
Condizione “che porta le vittime a subire senza
denunciare, a nascondere piuttosto che a rivelare” .
L’attività dei mafiosi nella nostra regione consiste
prevalentemente
nell’infiltrarsi
nelle
attività
economiche e politiche locali. Ed è interessante rilevare
un nuovo fenomeno all’interno della ‘ndrangheta: negli
ultimi anni le locali (o cosche) al nord (in particolare in
Lombardia) tendono sempre più a ricercare una
autonomia dalla base calabrese, fatto testimoniato
dall’assassinio di Carmelo Novella, al vertice della
‘ndrangheta del nord.
3
RIFLESSIONI ZUCCHINE Domenica 8 settembre associazioni, enti locali e
singoli cittadini si sono uniti in manifestazione a
Suvignano (Siena) per impedire la vendita all’asta dei
700 ettari di terreno confiscati a Vincenzo Piazza,
imprenditore che intratteneva affari con Cosa
Nostra. Perché? Perché questo avrebbe comportato
la possibilità (se non la certezza) che la mafia si
riappropriasse del bene mediante un prestanome o
ricattando chi la avesse acquistata, rendendo vano
tutto il lavoro precedente culminato nella confisca e
facendo risultare i mafiosi come vincitori e superiori
rispetto allo Stato e alla legge. Cosa Nostra è uscita
perdente da questa battaglia, infatti l’asta è stata
fermata e i beni in questione sono stati affidati alla
regione Toscana per un riutilizzo sociale e pulito
delle terre e delle aziende.
Nella quinta puntata della quinta stagione de Il
Testimone Pif racconta la storia di Giorgio,
proprietario di un bar a Càccamo (Palermo) che ha
denunciato un suo compaesano poiché da qualche
tempo aveva iniziato a chiedergli in modo ambiguo
sempre più soldi e favori. E’ poi emerso dalle
indagini che quest’uomo aveva rapporti e legami con
la mafia, è stato arrestato e dall’inizio del processo
Giorgio ha iniziato a perdere clienti perché
dichiaravano di avere paura di sparatorie o situazioni
pericolose nel suo locale. Molti nel paese gli
rivolgono sguardi malevoli e lo allontanano perché
lui avrebbe potuto sistemare la faccenda e risolvere
il problema senza ricorrere alle autorità e facendo
arrestare un suo compaesano e padre di famiglia.
Questo giovane imprenditore ha compiuto
consapevolmente e coraggiosamente una scelta
impopolare: denunciare la mafia in un piccolo centro
di Sicilia; e lo ha fatto una seconda volta quando gli è
stato proposto del denaro in cambio della
ritrattazione della denuncia al processo. E’ stato il
primo a rivolgersi all’Associazione antiracket
AddioPizzo, formata pochi anni fa da un gruppo di
giovani Palermitani. Ora quell’uomo è uscito di
prigione, abita di fronte a Giorgio e ha aperto
un’attività a poche decine di metri dal suo bar; ma la
lotta continua, le intimidazioni vengono respinte.
Resta però l’amarezza e lo sconforto di “un sistema
Numero 1- NOVEMBRE 2013
che non va”, di uno Stato che non è presente e di
“persone che stanno a guardare”.
Il filo conduttore, l’ elemento comune a tutte queste
vicende consiste nel coraggio, nell’onestà, nella
fiducia e nella speranza nella lotta alla mafia in
opposizione alla paura che essa vuole suscitare in chi
vi si oppone.
“Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
[…]
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
[…]
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato”
(Pensa, Fabrizio Moro)
Se parliamo di queste storie e di queste persone
contribuiamo ad evitare che le loro vite e, in certi
casi, le loro morti siano state inutili, vane. Perciò
parlatene, informatevi, non lasciatevi prendere in
giro e non fate finta di niente.
Simona Pronestì IIID
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RIFLESSIONI ZUCCHINE Numero 1- NOVEMBRE 2013
Questo amore innocente
Oltre le apparenze di un amore scontato
Questo amore che ci consuma.
L’amore, non solo l’inchiostro di una vecchia penna
stilografica che tracciava parole su di un foglio
bianco. Perché l’amore non è mai solo un amore di
carta: esso esiste, perché si versa in forma
materiale, altrimenti non potrebbe mai essere visto.
Lo puoi trovare nel movimento lento di un
cucchiaino nella caffettiera, quando la mamma
prepara la merenda; nel bacio di una sorella prima
di andare a dormire; nella dedica incredibile di un
amico creduto troppo chiuso in se stesso per
dimostrarti che ti vuole bene o nel regalo a sorpresa
in un giorno qualunque. Amare si manifesta in tante
sfaccettature, con mille maschere. Affetto, amicizia,
fiducia, sono tutte forme di amore, in fondo. Vivere
senza amore sarebbe come vivere senza un braccio
o una gamba, senza una parte importante di noi. Ma
è tanto diverso dal vivere senza un amore
ricambiato? Come puoi guardare un amico
struggersi per una persona che lo tratta male,
sapendo che non potrai mai farci assolutamente
niente? Come sentirsi impotenti di fronte ad una
ruota che continua a girare, sapendo benissimo che,
se solo tentassi di fermarla, ti faresti inevitabilmente
del male. E intanto, non puoi fare altro che restare a
guardare, supportare il tuo amico e sperare che un
giorno, quella persona, dall’altra parte, dimostri di
meritarlo. Esistono gli amori sbagliati? Esiste un
amore che possa ritenersi giusto? Un unico modo di
amare che condividono tutti? L’amore è l’energia
che fa andare avanti il mondo, perché senza amore
non avresti la forza per superare gli ostacoli che la
vita ti presenta. Perché senza amore, non c’è
perdono e nemmeno salvezza. Non c’è speranza.
Non si tratta solo di amore per un’altra persona,
quello che toglie il respiro e la lucidità mentale, ma
anche di amare ciò che esiste, di rendersi conto che
qualunque esperienza stiamo vivendo, nel bene o
nel male, sia irripetibile. Per quanto se ne dica,
Aristotele aveva ragione, quando diceva di guardare
il mondo con gli occhi di un bambino: bisogna farci
caso, per rendersene conto, provare a camminare
per strada con
passo lento, toccare le colonne di pietra, ascoltare il
rumore delle gomme delle auto contro l’asfalto,
riempirsi i polmoni dell’odore
della pioggia. Non possiamo andare avanti ad
occuparci di ciò che è futile, di preoccuparci di
qualcosa di inutile, di dimenticarci quanto siamo
fortunati semplicemente ad esistere, anche senza
conoscere il perché o il come. C’è qualcosa che
l’umanità ha perso. Quando si sente in televisione di
un massacro, di una guerra, di una sfilata di moda,
della scoperta di qualche rarità, ormai si tende a
dare tutto per scontato. I bambini rimangono
sempre in casa a giocare con gli apparecchi
elettronici; i ragazzi studiano solo per il voto
scolastico; gli adulti vanno presto a dormire senza
ascoltare la giornata dei propri figli. Può apparire
davvero stupido, ma è importante chiedere: “Com’è
andata oggi?” o “Ti sei divertito a scuola?” Quando
Giovanni XXIII diceva ai genitori di tornare a casa e
di fare una carezza ai figli, lo faceva a buon diritto.
Non sono mai sprecati i gesti d’affetto, non
bisognerebbe mai avere paura di dimostrarne. Sarà
proprio questo amore, nascosto e maltrattato, a
salvarci. Da una parte è difficile sentirlo nostro, da
una parte vorremmo non provarlo, perché provoca
troppo dolore, a volte; ma è una parte troppo
rilevante della nostra vita per lasciarci andare
all’odio. Non possiamo permettere che gli
avvenimenti brutti della vita ci facciano dimenticare
di chi siamo o di chi vogliamo bene, perché uscire
dall’acqua senza ossigeno non ha mai aiutato
nessuno. Nessuno può dire che sia facile, nessuno
può dire che sia la strada più comoda da seguire, ma
tutti possono dire che sia la migliore.
Non facciamo sparire l’amore dalle nostre vite per la
paura di soffrire, di essere respinti o presi in giro.
Sbagliamo, anche per amore o amando, poi
rialziamoci e permettiamoci di sbagliare di nuovo.
Sarà l’amore a tirarci su, sarà l’amore a salvarci.
Erica De Matteo I B 5
RIFLESSIONI ZUCCHINE Numero 1- NOVEMBRE 2013
I'll see you when i fall asleep
In questo mondo siamo tutti sognatori. Basta
guardare un punto qualsiasi di una stanza, il cielo
azzurro, il vetro di una finestra, ed ecco che esso si
trasforma improvvisamente nello sfondo di una
piacevole fantasticheria, dove ogni desiderio sembra
realizzarsi senza alcuno sforzo: davanti ai nostri occhi
increduli si manifesta una realtà completamente
diversa, dove -anche per poco- possiamo avventurarci
nei nostri libri e film preferiti, sposiamo il cantante che
ci fa battere il cuore e riviviamo momenti perduti.
Tutto ciò appartiene solo a noi, in questo luogo gli
occhi curiosi dei passanti sempre pronti ad osservare e
giudicare non possono arrivare; è una separazione da
ciò che di concreto ci circonda, perché spesso
preferiamo l'intangibilità di un sogno e di una
speranza alla noiosa quotidianità. E basta scuotere
impercettibilmente il capo, strizzare gli occhi poco
prima persi ed ecco che lentamente riappare il
paesaggio, il chiacchiericcio delle persone, gli odori di
pioggia e città: con uno schiocco di dita siamo tornati
al punto di partenza, un sorrisetto enigmatico
stampato sul volto ad indicare le nostre segrete
attività. Eppure io odio i sogni. Parlo dei sogni veri,
quelli che appena chiudi gli occhi ed appoggi la testa
stanca sul morbido cuscino ti assalgono e ti prendono
alle spalle, codardi e vigliacchi come solo loro possono
essere. Ognuno di noi, per diversi motivi e situazioni,
racchiude dentro sé le verità taciute persino a se
stesso, quelle verità segrete nascoste sotterrate forse
quasi dimenticate, quelle che, appena ne percepisci la
flebile presenza, ti allontani furtivamente con la paura
di essere scoperto. Nel buio del sonno esse si liberano
dalle loro catene, sovraffollano la mente attaccando a
tradimento: il profumo di pelle familiare, voci da
tempo conosciute che strappano una fitta al cuore si
avvicinano sotto mentite spoglie, i pianti malinconici
cessano e ci appare una nuova realtà fatta di gioia,
sorrisi e speranze; e nel sogno ci sembra di volare
verso i colori accesi di un arcobaleno, quando altri non
siamo che un Icaro in procinto di cadere
rovinosamente al suolo. Basta aprire faticosamente gli
occhi alle luci di un nuovo giorno e sbattere un paio di
volte le palpebre per realizzare con inquietudine
crescente che il nostro sogno notturno è appena
andato in pezzi davanti al nostro sguardo incredulo: e
non ti capaciti, la mente ancora annebbiata dal sonno
appena interrotto, che quanto poco prima sembrava
così vero e tangibile ora altro non è che un ricordo
sbiadito, velato di quella malinconia che ogni giorno
rifuggi. Vane promesse, gioie temporanee o anche
paure nascoste e dolori scoperti, ecco quanto i sogni
hanno da offrirci: non ci resta che la speranza, il sogno
di chi è sveglio, poiché noi comuni mortali nulla
possiamo contro le capricciose decisioni di Morfeo.
Giorgia D'Aversa I E
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
RIFLESSIONI ZUCCHINE Kung Fu Panda
In questo mio primo mese di scuola il compito che
mi ha più stupita è stato quello assegnato dal
prof. Ceriani Andrea, l’insegnante di religione. Si
trattava di guardare il film “Kung Fu Panda”.
Inizialmente ero molto perplessa: non capivo a
cosa servisse guardare un cartone animato per
bambini!! Nonostante tutto era pur sempre un
compito, così ho deciso di vederlo comunque. Ora,
dopo averlo visto ben due volte, ho capito perché
il prof ce l’ha assegnato. Questa non è solamene la
storia di un panda ciccione che cerca di diventare
il guerriero più grande e più potente di tutta la
Cina. È una storia che ci insegna ad avere
autostima e a credere in noi stessi. Al giorno
d’oggi ci lasciamo molto influenzare dal pensiero
di chi ci circonda perché abbiamo paura di non
essere accettati. Viviamo in una società nella
quale per farsi rispettare è indispensabile
diventare qualcuno, e per diventare qualcuno
dobbiamo rientrare in particolari canoni. In questo
modo ci stiamo trasformando in una società di
persone identiche, nella quale non esiste più
originalità e dove il diverso è disprezzato ed
isolato. Penso perciò che ognuno di noi debba
avere lo stesso coraggio di Po: non dobbiamo
temere di essere noi il “diverso”. Po, che riveste il
ruolo del diverso, è un arricchimento: nessuno
avrebbe mai pensato che un panda ciccione
sarebbe riuscito a sconfiggere il guerriero più
forte e cattivo di tutta la Cina. Non dobbiamo
vergognarci dei nostri difetti, ma piuttosto avere
autostima in noi stessi e non arrenderci mai,
perché solo così prima o poi riusciremo ad
abbattere i nostri limiti. Nulla infondo è
impossibile se crediamo veramente in ciò che
facciamo. Questo concetto è ribadito nel film
anche da maestro Oogway, la vecchia e saggia
tartaruga, che infatti dice: “ T u d e v i s o l a m e n t e
c r e d e r e ! ”. Dobbiamo far nostra la scoperta di Po:
“n o n e s i s t e u n i n g r e d i e n t e s e g r e t o , p e r c h é
l ’ i n g r e d i e n t e s e g r e t o s e i t u ”. Ognuno di noi è
unico e speciale e per questo motivo non
dobbiamo cercare di imitare gli altri: dobbiamo
difendere la nostra identità!! Non dobbiamo
sprecare il nostro tempo alla ricerca di un
ingrediente segreto per la felicità: “ Non esiste un
ingrediente segreto. P e r r e n d e r e u n a c o s a
speciale devi solo credere che sia
s p e c i a l e ”. Questo è il vero segreto per vivere una
vita felice: bisogna saper apprezzare ogni cosa,
anche la più piccola.
Una delle frasi che
viene ripetuta molte volte in questo film è: “ I l
c a s o n o n e s i s t e ”. Nulla nella nostra vita accade
per caso: tutte le cose che ci accadono dipendono
da noi, dalla nostra volontà, dalle nostre scelte,
dalle nostre decisioni, tutto ha un motivo. Un’altra
frase citata dal saggio maestro Oogway è: “ N o n
esistono buone e cattive notizie: esistono
s o l o n o t i z i e ! ”. Tutti gli eventi che accadono
nella nostra vita sono neutri: siamo noi che diamo
loro una valenza positiva o una negativa.
La frase più famosa di questo film è sempre detta
da Oogway: “ T i p r e o c c u p i t r o p p o d i c i ò c h e
era e di ciò che sarà. C ’è un detto: ieri è
storia, domani è un mistero, ma oggi è un
d o n o … p e r q u e s t o s i c h i a m a p r e s e n t e ”.
Molte volte nella nostra vita ci preoccupiamo di
ciò che è già accaduto di ciò che ci potrà accadere.
In questo modo però non viviamo la vita momento
per momento, o meglio non viviamo il presente
perché presi da 1000 pensieri. Per vivere bene
bisogna saper vivere il presente che, come dice la
parola stessa, è un dono e perciò come tutti i
regali deve essere apprezzato. Credo che abbiate
capito che maestro Oogway in questa storia
riveste il ruolo di saggio, di punto di riferimento,
di guida. Egli crede davvero che Po sia il Guerriero
Dragone nonostante il suo aspetto fisico e le sue
capacità. Oogway crede in lui e infine riesce anche
a convincere maestro Shifu a credere in Po. Un
altro importante personaggio è Tai Lung, il cattivo
e potente guerriero che vuole impadronirsi della
Pergamena del Drago. Tai Lung rappresenta un po’
tutti i nostri impulsi, la nostra rabbia e la nostra
cattiveria che teniamo chiusa nel nostro cuore. Più
li teniamo dentro di noi più essi aumentano e
meno riusciamo a controllarli. Nel film l’evasione
di Tai Lung è dovuta a un fatto banale: una piuma
persa dal pennuto messaggero di Shifu. Basta così
una piccola cosa per far esplodere ciò che è
rinchiuso in noi.
Ho capito che questo cartone animato è un vero e
proprio insegnamento di vita e in queste righe
spero di essere riuscita a trasmettervi i tanti
insegnamenti di questo film, in particolare quello
di C R E D E R E S E M P R E I N S E S T E S S I .
Martina Girardi IV E
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RIFLESSIONI ZUCCHINE Numero 1- NOVEMBRE 2013
The only way to have a fr iend is to be one
Il miglior modo per avere amici è esserlo
Amicizia vera. Due delle poche parole che solo a sentirle
sono in grado di darci una garanzia, una certezza.
L’amicizia è quel sentimento che è in grado di darci
grandi gioie ma anche grandi delusioni. L’amicizia è
qualcosa in continua evoluzione, è qualcosa che
cresce con noi .. Quando siamo bambini l’amicizia è
basata sui giochi e sul divertimento, poi cresciamo e
diventiamo adolescenti e anche l’amicizia cresce e
incomincia a basarsi su dei sentimenti profondi come la
fiducia, la sincerità e la disponibilità; infine si diventa
adulti e capita che l’amicizia si trasformi in qualcosa di
più grande, l’amore. Io personalmente credo che
l’amicizia sia una delle cose più belle che Dio ci abbia
dato, perché, per mia esperienza, è sempre stata quella
cosa che ha saputo darmi un sorriso o un consiglio
quando ne avevo bisogno. Avere un amico però significa
anche sapere essere onesti e sinceri, perché l’amicizia è
un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima, e la
disponibilità reciproca.
Una vera
amicizia non ha condizioni, non ha gelosie o invidie. Una
vera amicizia vive solo per la voglia di avere qualcuno con
cui parlare senza aver paura di sbagliare, una vera
amicizia resiste perché, anche se c’è il buono ed il cattivo
tempo, esiste sempre un modo per far risorgere il sole
quando piove. Una vera amicizia è rara .. e va
custodita come uno dei tesori più preziosi .
Gli amici si differenziano in semplici amici e migliori
amici, e penso che sia il caso di specificare il significato di
queste due categorie nonostante possano sembrare
uguali. I migliori amici sono quelle persone che quando
sanno che stai male, non solo ti consolano, ma ovunque
tu ti trovi vengono da te e ti danno quell’abbraccio di cui
hai bisogno; i migliori amici sono coloro che anche alle
tre di notte sono disposti a parlare con te; i migliori amici
sono coloro alla quale sai che puoi dire tutto e si
terranno tutto per sé; i migliori amici sono coloro che, col
tempo, diventeranno i tuoi fratelli o le tue sorelle. Un
buon amico non ha solo parole confortanti, ma anche
rimproveri e opinioni. Un vero amico non sa dire solo
bravo, ma sa dirti anche che hai sbagliato. Se nel
momento in cui lo fa ci sentiamo criticati e giudicati,
allora forse non sappiamo cosa sia un “vero amico”. Sono
proprio quelli che ti rimproverano se sbagli ad essere i
migliori non certo quelli che dicono sempre e solo “si, si”!
E sono i migliori perché sai che ciò che uscirà dalla loro
bocca sarà sempre ciò che realmente pensano.
Un grande commediografo greco antico di nome
Aristofane affermò che: “Si decide in fretta di
essere amici, ma l’amicizia è un frutto che
matura lentamente”; penso che l’amicizia sia un
sentimento che si coltiva e che col tempo possa
diventare qualcosa di immenso e di bellissimo.
Fino ad ora abbiamo parlato dell’amicizia tra due o più
uomini ma sappiamo che esiste anche l’amicizia tra
uomo e animale, per esempio quella con il gatto e il
cane, due tipici animali domestici. L’amicizia tra l’uomo e
il cane, per esempio, è diversa da quella tra gli uomini,
fondamentalmente per il fatto che l’uomo è dotato di
parola, mentre il cane, o qualsiasi altro animale no;
comunque viene chiamata amicizia anche quella tra
l’uomo e l’animale perché l’animale ascolta, ti segue, ti
obbedisce e passa del tempo con te e per questo, giorno
dopo giorno, si instaura un rapporto di affetto bellissimo
e molto forte.
L’amicizia dà stabilità emotiva a tutti noi e per alcuni di
noi è forse più importante dell’amore perché spinge a
desiderare il bene dell’altro senza la pretesa di
trattenerlo a sé.
Spesso si dice che ognuno di noi ha bisogno dell’aiuto di
un amico, ma in realtà ognuno di noi ha bisogno
della certezza del suo aiuto.
Concludo dicendo che l’amicizia può diventare motivo di
felicità per ognuno di noi e auguro a tutti quanti di avere
dei migliori amici con cui condividere ogni momento
insieme.
"Ci si dovrebbe comportare con i
propri amici come noi vorremmo che
si comportassero con noi." Aristotele
Alessandra Zane IVC
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RIFLESSIONI ZUCCHINE Numero 1- NOVEMBRE 2013
Manipolazioni mediatiche e mondo del cosplay
Il mondo della televisione, si sa, è infido e spesso
pieno di persone pronte a sfruttare le emozioni, le
passioni, la buona volontà, i talenti o i drammi di
alcuni per aumentare gli ascolti, per fare audience.
Tutto viene estremizzato, portato al limite, affinché il
singolo caso venga usato per dare spettacolo.
È accaduto, purtroppo, anche con il Romics di
Ottobre, la fiera romana che tratta di animazione e
fumetti –soprattutto giapponesi- e che si è conclusa
tra le polemiche e l’indignazione generale.
La protagonista di tutto ciò è l’emittente televisiva
Mediaset, o meglio, il servizio da lei organizzato per
Italia 2 in onore del Romics Cosplay Award, il concorso
che ha come concorrenti ragazze e ragazzi da tutta
Italia. Si gareggia in cosplay, neologismo giapponese
che vede la sua nascita tra gli anni Settanta e Ottanta,
è la contrazione dei due termini inglesi “costume” e
“play”, e che significa quindi impersonare qualcuno –
sia esso di provenienza giapponese o meno- non solo
tramite il vestiario, ma anche con i modi di fare e di
parlare.
Mediaset è stata da alcuni accusata di “ aver fatto di
tutto per farci sentire fuori posto, quando quelli fuori
posto erano soltanto loro ”, in primo luogo perché
nessuno dei partecipanti alla fiera o alla gara era stato
precedentemente avvisato del programma tv: si è
venuti a sapere di ciò solo in seguito all’acquisto dei
biglietti, grazie a dei cartelli appesi all’entrata di ogni
padiglione, i quali avvisavano gli appassionati che
entrando anche solo per farsi un giro, tacitamente si
acconsentiva ad essere filmati (e parte della colpa va
sicuramente all’organizzazione, che ha evidentemente
preferito sorvolare su questo dettaglio).
Durante la gara, il presentatore improvvisato
chiamava uno ad uno i concorrenti, intervistandoli
prima di farli esibire, salvo poi ordinare loro di
scendere dal palco il più in fretta possibile (e non sono
stati pochi i casi di persone che lamentano un
trattamento sgarbato nei loro confronti o con le
proprie scenografie). Tutti sembrano d’accordo
nell’affermare che l’intero contest è uscito come un
brutto crossover tra “X-Factor” e “Il grande Fratello”,
con la differenza che in questi due casi si accetta
coscientemente di apparire in tv, e di conseguenza ci
si prepara ad un certo tipo di situazioni spiacevoli.
Ho preso come esempio quanto accaduto al Romics
2013 –poiché l’argomento mi tocca personalmentema di sicuro casi simili sono all’ordine del giorno, a
partire dai programmi del primo pomeriggio Rai e
Mediaset, che non possono che essere definiti tristi.
Interesse per persone, disgrazie, talenti e vincite
miracolose che si trasforma sempre più in una sorta di
accanimento morboso, di continua sete di fatti
personali e privati di gente comune, che magari
avrebbe continuato a vivere tranquillamente –se non
meglio- anche senza mostrarsi in tv, e spesso con
un’immagine distorta rispetto alla realtà.
Perché trasformare qualcuno in una persona che non
è? Perché rendere agli occhi degli spettatori un hobby
quale il Cosplay –ma che potrebbe benissimo essere la
breakdance, il paracadutismo, la caccia o la pittura ad
olio- un’attività spregevole per gente disadattata che
non è capace di vivere nella società? Perché fermarsi
alla mera competizione? Non sarebbe meglio usare un
po’ di umiltà e di tatto prima di gettare sotto i
riflettori ragazzi sognatori con la passione per il canto,
sportivi che praticano l’attività che amano o Cosplayer
che, semplicemente, si “travestono come a carnevale”
(parole della troupe) per il semplice gusto di essere
qualcun altro per poche ore?
Personalmente penso che il rispetto e l’educazione
siano qualità fondamentali nel relazionarsi con gli altri,
specialmente quando si ha di fronte qualcosa di nuovo
o di eccezionale. Il mondo dello spettacolo non è la
vita vera, così come la realtà quotidiana non può
essere trasformata, banalizzata a tal punto da
diventare finzione, un qualcosa di artificiale e
costruito.
Come canta Caparezza “La verità nella tua mentalità/
è che la fiction sia meglio della vita reale,/ che invece
è imprevedibile,/ e non è frutto di qualcosa già
scritto/ su di un libro che hai già letto tutto” : è
proprio impossibile creare una trasmissione sulla
ginnastica artistica senza rendere Carlotta Ferlito una
Hannah Montana nostrana? È impossibile per dei
ragazzini con una passione andare ad un programma
come “Io canto” senza essere mostrati come degli
ingenui bambini, giovani promesse della musica
italiana? Siamo proprio sicuri che non sia possibile
smettere di giocare con le vite altrui per trasmettere,
scrivere, mandare in onda qualcosa di interessante?
Claudia Quagliarini IE
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RIFLESSIONI ZUCCHINE Numero 1- NOVEMBRE 2013
“Ef f ice ut ego mortem non fugiam, vita me non effugiat”
Recentemente ho avuto - purtroppo - più di una occasione
di riflettere su un aspetto della vita del quale fa sempre un
po’ paura a tutti persino parlare: la morte. Nel dizionario, la
morte è la cessazione delle funzioni vitali negli organismi
viventi e nell’uomo. Affrontata e discussa da letterati,
filosofi, religiosi, artisti e musicisti, la morte è sempre stata
per l’uomo qualcosa di oscuro, davanti a cui non può che
sentirsi impotente. Charles Bukowski diceva che parlare di
morte è come parlare di denaro: noi non sappiamo né il
prezzo né il valore.
Quando sei un bambino ti presentano la morte come una
favoletta, ti dicono che il pesciolino rosso che avevi vinto
alla fiera del paese, il cane della vicina di casa, il nonno del
tuo migliore amico dell’asilo sono andati in cielo. E allora tu
pensi all’azzurro pieno di nuvole che sembrano zucchero
filato e agli angioletti che cantano, e immagini che tutti
siano felici lassù, e che la morte sia come un viaggio senza
ritorno. Poi cresci, e prima o poi sei costretto ad affrontare
il vero concetto e significato della morte. Il tempo passa per
te, per i tuoi familiari, per i tuoi conoscenti, e presto o tardi
devi imbatterti nel dolore della perdita di qualcuno. Adesso
che sei grande non pensi più al mondo che sta al di là delle
nuvole, e capisci che il tuo pesciolino rosso non è mai
andato lì, ma la verità è che è stato buttato nello scarico del
water dalla mamma prima che tu potessi vederlo
galleggiare nella boccia. Se poi una ragazza della tua età,
con cui hai condiviso qualche momento della tua infanzia,
muore ingiustamente in un incidente tornando da un
normalissimo pomeriggio di shopping adolescenziale, mi
riesce ancora più difficile e faticoso pensarla felice immersa
nell’infinito blu cobalto.
Per quanto ci si possa preparare al pensiero di vedere
qualcuno morire e lasciare questo mondo non si è mai
abbastanza allenati. Già Platone affermava che vivere
significa prepararsi alla morte, perché il distacco dell’anima
dal corpo va preparato moralmente. Ci sono diverse
reazioni davanti alla morte: chi piange la perdita del
defunto, chi si rasserena pensando che forse adesso è in un
posto in cui si sta meglio, chi non riesce a esprimere i propri
sentimenti a riguardo, chi pensa che prima o poi dovremo
passarci tutti, chi inizia ad aver paura e chi riflette sul
significato di un evento così oscuro e inspiegabile. Che tu
creda o non creda in una religione e nell’aldilà, la morte è
sempre fonte di emozioni forti e pensieri profondi.
Sicuramente, io penso, chi crede che esista un Dio che ci
aspetta dall’altra parte delle nuvole e che accoglie tutti
benevolmente, affronterà il pensiero della morte più
serenamente rispetto a un ateo. Sant’Agostino diceva la
morte non è niente; sono solamente passato dall'altra
parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io direi:
l’importante è crederci. Ma per un credente con una fede
molto salda è una certezza, non c’è nulla da temere perché
dopo la morte, per coloro che rimangono ancora in questa
stanza, non c’è solitudine, ma soltanto un rapporto a
distanza, comunque forte. La nostra vita conserva tutto il
significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è
una continuità che non si spezza.
Si ma, realmente, cosa rimane? Se non credi in niente, puoi
solo pensare al vuoto che questa persona ti ha lasciato, che
è incolmabile, che non puoi riempire con nessun’altro, con
nessuna fede. Se non credi in niente, vieni lasciato solo con
il patrimonio di ricordi del tempo trascorso e un’eredità di
parole, insegnamenti e affetto, che nonostante tutto la
morte non può portarsi via. E se poi dall’altra parte non ci
fosse nulla? Se le nuvole non nascondessero nient’altro che
uno strato di cielo più azzurro? A cosa servirebbe tutto
questo dolore, tutte queste lacrime che scorrono dai miei
occhi, tutta questa vana sofferenza?
Insegnami come affrontare questa situazione; fa' che io
non fugga la morte, che la vita non fugga me. Incoraggiami
contro le difficoltà, contro i mali inevitabili; prolunga il
poco tempo che ho. Insegnami che il valore della vita non
consiste nella sua durata, ma nell'uso che se ne fa; che può
accadere, anzi accade spessissimo, che chi è vissuto a lungo
è vissuto poco. Dimmi, quando sto per addormentarmi:
"Potresti non svegliarti più"; e quando mi sono svegliato:
"Potresti non addormentarti più". Dimmi quando esco:
"Può accadere che tu non torni"; e quando ritorno: "Può
accadere che tu non esca più." Sbagli a ritenere che
soltanto in mare è minima la distanza che separa la vita
dalla morte: è ugualmente breve in ogni posto. La morte
non si mostra dovunque tanto vicina: ma dovunque è tanto
vicina.
(Seneca, Epistulae 49, 10-11)
Alice Lombardo III E
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RIFLESSIONI ZUCCHINE Numero 1- NOVEMBRE 2013
Cambio vita: vado allo Zucchi!
Ero davanti a quel cancello, sopra la scritta “LICEO
GINNASIO B.ZUCCHI” “Ma cosa sto facendo?” mi
chiedevo: il cuore mi batteva a mille, le gambe mi
tremavano, sentivo il sangue scorrermi nelle vene,
avrei voluto tornare alla “mia” estate, avrei voluto
gridare al mondo che anch’io stavo per diventare
una zucchina, ma allo stesso tempo scappare, si,
scappare il più lontano possibile, ma poi spinta
dalla curiosità, al suono della campanella, ho
deciso di entrare (come se avessi potuto
scegliere!) e di cominciare la mia nuova
avventura: mi sono fatta coraggio e ho varcato
quella soglia che d’ora in avanti attraverserò due
volte al giorno per duecento giorni all’anno ,per
cique anni di scuola (se tutto andrà bene).
Ero
spaventata
perchè
non
conoscevo
nessuno,era una scuola nuova,quando sono
entrata nella mia classe c’erano volti nuovi, molti
di Monza,mi sentivo una “campagnola solitaria”
che viene dall’altra parte del mondo (io abito a
Calco in provincia di Lecco),ma poi mi sono
rilassata quando due ragazze sedute davanti al
mio banco si sono girate per fare la mia
conoscenza:
“Ciao, io sono Arianna” “piacere,Cristina”.
Uno dei motivi per cui ho scelto il classico è il
greco, quando mi hanno parlato di “Antenato
della nostra lingua”mi sono subito incuriosita: non
penso che sia una lingua morta, perchè mi sembra
più viva che mai in tutte (o quasi) le parole che
usiamo quotidianamente.
All’ intervallo mi sono persa: ho fatto tre volte il
giro della scuola prima di trovare il bagno e
finalmente quando l’avevo raggiunto era suonata
la campanella che indicava la fine della
ricreazione,così per paura di rientrare in classe in
ritardo, ho fatto una corsa e sono arrivata alla
lezione di greco con il fiatone!
Non ho mai provato tante emozioni in una sola
mattina, così tante che non basterebbe nemmeno
un numero del “Bartolomeo” per descriverle
tutte, ma quella che porterò sempre con me è
stata la più speciale: per la prima volta in vita mia
in mezzo a venticinque ragazzi che ancora non
conoscevo, mi sono sentita a casa, nel posto
giusto,(cosa che nella mia vecchia classe non
succedeva mai, dal momento che i miei compagni
sembrava sapessero dire solamente: “Sei matta!
Al classico perdi solo tempo, studi le lingue morte
che non ti servono a niente!”) finalmente non ero
più la pecora nera amante delle materie
umanistiche: eravamo ben venticinque pecore
nere innamorate della storia, della letteratura e
del latino!
Non dimenticherò mai il primo giorno da quartina!
Venire allo Zucchi mi ha davvero cambiato la vita:
mi sveglio tutti i giorni alle 6.00, “acchiappo” al
volo il treno delle 6.57, traduco tutti i giorni frasi
di greco e latino, ma sono felice!
Ester Melchiorre IV E
11
Numero 1- NOVEMBRE 2013
RACCONTI
Una puzzola di nome Henr y
C'era un terrazzo sul cielo. Sul terrazzo viveva una
puzzola di nome Henry. Henry era stato espulso da
Puzzolopoli perchè nato senza ghiandole puzzifere.
Solo e abbandonato, si rese conto che gli mancava
ciò che rende una puzzola una puzzola: chi era
allora? Non sapeva rispondersi. Sentiva solo una
gran rabbia, per questo decise di dedicarsi all'arte
dei profumi: proibita e temuta da tutti! Ma quella
che era stata una ripicca divenne presto la sua
passione, la sua identità, e la rabbia alimentò
l'orgoglio per quella diversità prima tanto odiata.
Imparò così a creare i profumi più soavi, sul suo
terrazzo profumato in mezzo al cielo. A volte si
sentiva solo, a volte era preda di contrastanti
passioni, ma quando inventava profumi il suo animo
si acquietava. Conobbe qualche uccello che volava
nei paraggi. Gli piacevano gli uccelli: non amavano
le puzze nè odiavano i profumi, semplicemente
volavano liberi nell'aria. Il tempo passava.
Ricercando con febbrile emozione e continui
ripensamenti, Henry scoprì anche come creare le
puzze. A tratti odiava le puzze, ma con esse avrebbe
potuto impuzzarsi e tornare amato e benvoluto tra i
suoi simili (aveva forse dimenticato che quelli erano
totalmente dissimili da lui?). Non solo! Poichè
sapeva creare diversi tipi di puzze, attraverso le
quali le puzzole giudicano il potere e le qualità le
une delle altre, avrebbe potuto ingannare le altrui
percezioni e ottenere ogni cosa. L'occasione
alimentò in lui lo spirito di rivalsa: era allettante
l'idea di mostrare a coloro che l'avevano
allontanato quanto potente e popolare potesse
diventare. Spinto dall'eccitazione del momento
scese a Puzzolopoli. Purtroppo dopo tanto tempo
passato nel cielo fresco e pulito, il terribile miasma
gli provocava continui conati di vomito. Henry si
rese conto che non poteva vivere puzzando: il
profumo era troppo bello per essere perduto. Lo
disgustava riempirsi di viscida puzza, lo disgustava
ingannare le altre povere puzzole. Non provava più
rabbia verso i suoi simili, ma verso il sistema che
imponeva la puzza. Svanito il senso d'impotenza
non desiderava più la vendetta: ora voleva
cambiare il mondo. Henry fondò così una setta
segreta chiamata "Profumeria". All'inizio non
riusciva a guadagnare nessun adepto, ma poi arrivò
Mario. Mario era una puzzola allegra e affascinante,
e fu grazie a lui se riuscirono a mettere un buon
numero di cittadini dalla propria parte. Infatti molti,
che avevano le ghiandole puzzifere inibite, furono
attratti dall'occasione di ribellarsi e dalla fighissima
espressione "setta segreta" sussurrata da Mario.
Come inizio non era male, ma Henry sapeva che
finchè la setta rimaneva segreta, nulla poteva
cambiare davvero. Così prese coraggio e cominciò a
manifestare per strada, a distribuire opuscoli e
campioncini. Voleva un mondo libero, dove nessuno
venisse giudicato per la puzza emessa dalle proprie
ghiandole puzzifere, dove tutti potessero avere una
propria identità creando il proprio profumo. Voleva
un mondo giusto, dove nessuno fosse obbligato a
puzzare per sopravvivere, dove tutti potessero
essere buoni e profumati. Il governo cominciò
subito una campagna diffamatoria contro le nuove
idee, con slogan del tipo "Chi rinuncia alla machopuzza rinuncia alle sexy puzzolette". Nel frattempo
la maggior parte della popolazione pensava a cosa
preparare per cena. Uno dopo l'altro gli adepti,
imbarazzati, abbandonavano la causa. Erano anche
delusi perchè la setta non era più segreta. Henry
spronava tutti con ardore, ma non riusciva a
cambiare le cose. C'erano anche puzzole che
credevano davvero nei profumi, ma erano troppo
poche. Un giorno Mario, ormai disilluso, gli si
avvicinò: <<Il nostro sogno è grande, ma le puzzole
non sono pronte,>> disse, <<la situazione è critica,
sei stato esiliato, rimanendo qui rischi di essere
condannato alla diffamazione su grande shermo:
torna a vivere sul terrazzo, nel regno degli uccelli.
Loro accettano i profumi, lì sarai felice.>>
12
RACCONTI
Henry gli piantò negli occhi il suo sguardo di fuoco:
<<Credi davvero che fuggirò? Dopo tutte le
ingiurie sopportate? Dopo tutte le gastriti
nervose?>>. Mario sospirò:<<Senti, noi puzzole
nasciamo con le ghiandole puzzifere. Nonostante
alcuni di noi, virtuosi, tentino di inibirle, alla fine
esse fanno parte della nostra natura. Come non
possiamo cambiare ciò che siamo, così non
possiamo cambiare questa città maleodorante. Tu
sei l'unico diverso, per questo devi salvarti.>> <<E
che mi dici di te? Che mi dici di chi ha lottato per i
nostri ideali? Sai perchè non posso regalare il
profumo agli uccelli? Perchè loro non possono
sentirlo. Volano in alto, ma non hanno nè un naso
nè delle ghiandole puzzifere. Con il naso si sentono
puzze e profumi. Ed è forse possibile amare il
profumo se non si sente la puzza? Con le ghiandole
puzzifere si produce puzza. E senza la
consapevolezza di produrre puzza, ci si può forse
stupire di fronte alla scoperta di poter creare
anche meravigliosi profumi?>> <<E va bene, i tuoi
ragionamenti come sempre non fanno una piega,
però non è questo il punto: a me importa di te! Ti
prego scappa, te lo chiedo come amico! Se vuoi la
mia compagnia verrò con te, se invece preferisci
che io resti qui e continui a combattere, beh lo
farò, ma tu salvati.>> <<Mi fai davvero incazzare.
Numero 1- NOVEMBRE 2013
Possono anche diffamarmi, anzi, che mi uccidano
per bene come si faceva ai vecchi tempi! Resterà il
ricordo di me nella mente di qualcuno, le mie idee
serpeggeranno, s'insinueranno tra le crepe dei
pensieri inconsci, riempiranno i vuoti della
coscienza, e tra anni e anni tutti, senza nemmeno
accorgersene, ameranno i profumi.>> Poichè
sapeva per cosa combattere, Henry non era affatto
disperato.
Alessandra Mansueto III E 13
Numero 1- NOVEMBRE 2013
RACCONTI
Network
CAPITOLO 1
-Ci sentiamo domani-Ok.Ti amo,Noah-Anche io-.
Rose chiuse la finestra di Skype con un sospiro. Per
quanto amasse vivere a Londra, non poteva negare di
sentire molto la mancanza del suo ragazzo. Si era
trasferita lì da Whitsand, Alabama, a suo avviso una
delle città più deprimenti sulla faccia della terra,
spinta dall'amore per l'Inghilterra e intenzionata a
trovarsi una casa e un lavoro lì,ma l'unico impiego
che era riuscita a trovare era un lavoro part-time
come cameriera in uno dei numerosissimi Starbucks a
Londra. Si guardò intorno: viveva in un loft che
divideva con una ragazza di nome Heater, della quale
non sapeva quasi niente visto che passava la maggior
parte del tempo al lavoro o nei locali. L'ambiente era
piuttosto piccolo e squallido,con i muri ricoperti di
una carta da parati a fiorellini ormai rovinata,ma si
affacciava sul lato sud di Hyde Park, e la vista dalla
sua camera era splendida: ogni giorno poteva alzarsi
e guardare il sole che (molto raramente) sorgeva alle
spalle del laghetto,sempre affollato da piccioni. Con
un sospiro ancora più grande, spense il computer e
uscì di casa per dirigersi al negozio.Quel giorno era in
anticipo, così decise di fare una passeggiata a Hyde
Park per rinfrescarsi le idee, ora più confuse che mai:
forse sarebbe dovuta tornare in America, dove
c'erano il suo ragazzo, la sua famiglia e un lavoro
sicuro presso l'agenzia del padre, ma sentiva che
dopo aver vissuto per due mesi a Londra non sarebbe
più riuscita a tornare alla monotonia dell'Alabama.E
poi, Noah le aveva promesso che l'avrebbe raggiunta
non appena avesse finito il primo anno di università.
Londra la lasciava senza fiato ogni volta che usciva di
casa, con la sua grandezza e il suo movimento,
mentre a Whitsand il massimo del divertimento era
vedere una macchina bloccata in strada da un gregge
di pecore, il che, dovette ammettere, era piuttosto
divertente
Dopo aver girovagato per un po' fra le strade del
parco, si accorse che era quasi l'ora di inizio del suo
turno e imboccò un vicolo che l'avrebbe portata
vicino a Starbucks evitando la folla. Arrivata a metà
del vicolo, si fermò all'improvviso: sentiva nell'aria un
fortissimo odore di violetta, come se qualcuno si
fosse fatto il bagno nel profumo. Nonostante fossero
le sette del mattino, nel vicolo c'era ancora buio
pesto, leggermente illuminato dalle luci fioche dei
lampioni sulla via principale,ormai in procinto di
spegnersi. L'odore di violetta si fece sempre più forte.
Sentì un fruscio alle sue spalle e si fermò di scatto. I
peli sulle braccia le si erano rizzati, ma la ragione le
diceva che non doveva aver paura. “Faccio questa
strada tutte le mattine e sono solo le sette. Non può
succedermi niente.” Un rumore alle sue spalle la fece
sussultare. Rose si voltò di scatto, poi avvertì un
fortissimo dolore alla testa e non sentì più niente,
solo il sangue che dalla testa le gocciolava sulle
spalle.
I passi pesanti degli scarponi rimbombavano nel
tunnel buio. Il tanfo era quasi insopportabile, ma a lui
non importava. Alla sua sinistra scorreva silenzioso in
canale di scolo, portando con sé oggetti identificati di
cui preferiva non conoscere la provenienza.
Camminava a passo deciso, portando sulle spalle il
grosso sacco nero. Lo stringeva forte, come se fosse
un tesoro. Bè, per lui lo era.
Anni passati nel buio e nella confusione, e ora,
finalmente, era tornata da lui.
“Mia piccola Sophie, finalmente ti ho ritrovata”.
Beatrice Battistini IB
14
Numero 1- NOVEMBRE 2013
RACCONTI
Forse
“Lo aveva notato fin da subito.
L’aveva rapita con quel volto tutto occhi, che
sorridevano alla vita ma che spesso erano troppo
stanchi anche per restare aperti. Lo vedeva tutte le
mattine, con quelle labbra socchiuse, che ne era
certa, sapevano di sogni.
Ogni volta che ci passava di fianco avrebbe voluto
allungare una mano, perché le mani sono fatte per
aggrapparsi, ma lui le teneva sempre nelle tasche
dei pantaloni, quasi a sorreggersi da solo.
Ogni volta che le sorrideva, quella malinconia che
non la lasciava mai, risaliva costole, polmoni e
cuore e si rimpiccioliva fino ad arrivare agli angoli
degli occhi.
Avrebbe voluto parlargli di tante cose, portarlo in
mille posti, a partire da quelli che gli vedeva dentro
e che per lui erano ancora tutti da scoprire.
Avrebbe voluto chiedergli di insegnarle a impastarsi
le mani di vita, di andare con lei a inchiodare le
stelle, di correre fino a imparare a respirare.
Gli avrebbe domandato di che colore e` il cielo, se
il mare dopo che si infrange ritorna lo stesso,
perché per ritrovarsi bisogna perdersi.
Avrebbe poi aggiunto che alla fine non importava
dove andassero e cosa facessero, insomma i suoi
occhi avevano già delle foreste in cui smarrirsi, i
suoi capelli strade da percorrere, la sua pelle
costellazioni da tracciare e il suo petto canzoni da
scrivere.
bisogno di vivere e di viverti perciò prendi lo zaino
e perdiamoci. E lui avrebbe sorriso con quegli occhi
quasi verdi e un po’ meno stanchi, avrebbe
incastrato la mano nella sua e avrebbe aggiunto
solo per ritrovarci.
Forse.”
Serena Altare V A.
E forse un giorno lo avrebbe fatto, di parlargli di
tutte queste cose.
Un giorno sarebbe andata li` a dirgli senti, ho
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RACCONTI
Numero 1- NOVEMBRE 2013
Mare di sangue
Nikki sedeva sui gradini del ponte di quella grande
nave, la fronte premuta contro le fredde sbarre del
parapetto. Guardava la familiare distesa d'acqua
luccicare sotto il sole che andava avvicinandosi
sempre di più alla linea dell'orizzonte. Ovest.
“Yay, si va in vacanza!” esclamava la vocina
infantile dentro la sua testa, ottenendo un sorriso
distratto da quella più matura e meditabonda che
prevaleva in quel momento.
Già, che bello, mormorava la Nikki per cui sua
nonna si preoccupava sempre. Cosa c'è, tesoro? Ti
vedo pensierosa. Niente, nonna. Anche se, a dire il
vero, in quel momento qualcosa c'era.
Viaggiava verso la Sicilia, dove avrebbe passato
tutto il mese d'Agosto, ma la sua mente non
sembrava voler smettere di riproporle le immagini
dell'ultimo naufragio a Lampedusa. Come quando
William e Kate si erano sposati ed in tv non c'era
altro che loro, loro, loro e loro.
“Basta! Basta...” sussurrò. Ancora fissava il mare,
ma con occhi diversi da quelli di un paio d'ore
prima, quando il sole brillava ancora relativamente
alto. Ora si avvicinava il crepuscolo... e dai suoi
auricolari Confortably Numb cullava i suoi pensieri.
Comodamente intontita. Non sarebbe mai riuscita
a descrivere meglio il suo stato d'animo.
Uomini, donne, bambini ammassati su un barcone.
Bam. Tabula rasa. Coperti dalle acque limpide del
Mediterraneo.
“si stima che, negli ultimi dieci anni, nel
Mediterraneo abbiano perso la vita più di 20 000
persone”.
Oh, grandioso. Ci sei pure tu, vocina irritante.
E pensare che non vedeva l'ora di andare in
spiaggia e fare il bagno in mare, ora il solo pensiero
la sconcertava.
Potrei... vomitare.
La vocina infantile ridacchiò alla citazione di
Severus Piton, ma Nikki la ignorò.
Ugh, senza contare quel libro che le avevano dato
da leggere per scuola. Ora il pensiero di tutte
quelle vittime delle Mafia disseminate per i fondali
marini con un blocco di cemento ai piedi la
tormentava.
Come quei palloncini alle feste... col sacchetto di
sabbia perchè non volino via.
Ora la vocina infantile taceva, pure quella irritante
se ne stava buona. “ci fai paura, Nikki. Non
scherzare...” sussurrava tremante. Ma Nikki non
scherzava, purtroppo. Gli occhi spalancati a fissare
inorridita la massa liquida metri e metri sotto di lei.
Un mare di sangue.
La consapevolezza la colpì come uno schiaffo.
Imprecò sottovoce. In effetti, quel mare non era
mai stato tanto carino con gli uomini, basti pensare
a Ulisse ed i suoi amichetti...
Un dio lunatico e vendicativo. Egoista. Assetato.
Le coppiette avevano abbandonato il ponte e si
erano ritirate nelle loro cabine. Quei bambini che
se ne stavano tutti accalcati attorno ad un DS
erano stati richiamati dalle madri già da un po'.
Era sola, i suoi genitori la aspettavano all'interno,
dove guardavano il suo fratellino divertirsi con la
baby-dance.
La canzone era cambiata. Estranged. Nel video Axl
Rose si buttava da una petroliera, ma in quel
preciso momento la ragazza aveva come
l'impressione che se avesse fatto lo stesso non
sarebbe comparso Slash a fare il suo assolo
camminando sulle acque.
Ma se poi Poseidone avesse avuto voglia di, non
so, affondare la loro nave? Così, per il gusto di farlo
o per vendetta perchè aveva scoperto il suo piccolo
segreto.
Si sarebbe potuta offrire come tributo... Hey,
cos'era questa vocina nuova? Era davvero
inquietante, ma lì per lì non le parve una brutta
idea. Già sporgeva la testa oltre il corrimano,
scrutando il mare che, con il tramonto, si era tinto
di una sconcertante sfumatura violacea.
Uhm, quanto sarebbe stata fredda l'acqua?
“hey! Nicole! La mamma dice che devi venire
dentro!”. Vocina infantile, sei tu? No, era suo
fratello che la chiamava.
“Arrivo!” gli gridò di rimando lei, uscendo da quella
specie di trance. Salì velocemente le scale, come
quando si deve uscire da una cantina e si avverte
come una presenza demoniaca alle proprie spalle.
Abbracciò il bambino e lo seguì verso la porta. Si
fermò. Lanciò un ultimo sguardo al mare e si diede
mentalmente dell'idiota.
Voleva comunque uscirne in modo cool, magari
con una di quelle frasi ad effetto tipo Hollywood.
“Bel tentativo, Posey” fu il meglio che riuscì a
produrre così, su due piedi. Entrò. Si immaginò
un'esplosione alle sue spalle, lei che camminava
lentamente oltre la porta a vetri. Era al sicuro.
Carlotta Mascheroni IV B
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RACCONTI
Numero 1- NOVEMBRE 2013
Il bar degli scr ittori mancati VII.
Dove l'ultima bizzarra signorina svela il suo mistero
Cosa diavolo ci fa una bimba in un bar perso su una
spiaggia d'Inverno?
Fu questo il pensiero che Francesco rivolse a se stesso
osservando stupefatto la bionda, riccia e cicciottella
bambina che si era infilata nel locale da una porta che
il ragazzo non aveva mai notato, ma lì per lì non trovò
una risposta. Attese quindi, sempre più sbalordito, che
la signorinella, vestita con una gonna ed una camicina
a fiori color cipria, si sedesse con molta cautela e fatica
su uno degli alti sgabelli del bancone ed ordinasse al
rosso e silente barista un succo di frutta - con una
cannuccia rosa, se fosse stato possibile - prima di
voltarsi e bisbigliare frettoloso a Valerio: "Ma.. lei.."
L'uomo lo ignorò, e lo interruppe pure, perché si aprì in
un morbido, affettuoso sorriso e disse gentile:
"Benvenuta di nuovo fra noi, Debora."
La bimba voltò il viso verso i tre che se ne stavano
seduti poco distanti, e Francesco notò di nuovo e con
maggior sicurezza che tutto sul suo viso la faceva
assomigliare ad una piccola nobildonna preoccupata: la
posa corrucciata delle labbra, i tristi occhi cilestrini, le
guance piene ma dal colorito smunto. Faceva
tenerezza e sembrava comica al tempo stesso,
soprattutto quando alzò una manina e fece un cenno
di saluto.
"Ciao, Valerio. Ciao, Cristina." disse, con una vocetta
gradevole ma dal tono arreso, quasi disperato. Cristina
piegò un poco il collo, con un mezzo sorriso e aggiunse,
con la stessa delicatezza di Valerio: "E' quel giorno,
vero?"
Debora annuì con desolazione e riprese a bere il suo
succo di frutta, emettendo un leggero risucchio, che
risuonò come un'eco nel caldo silenzio del bar.
Francesco a quel punto riprese la parola con Valerio,
leggermente risentito per il trattamento di prima, e
disse: "Come è possibile che una bambina delle
elementari sia giunta da sola qui?" ma fece l'errore di
chiederlo a voce troppo alta, perché la ragazzina lo udì
e rispose da sé, guardandolo negli occhi: "Oggi è il
giorno del tema. E ogni volta che c'è il giorno del tema
a scuola, io chiedo di andare in bagno.. ma in verità
non ci vado mai per davvero: apro la porta a fianco di
quella e mi ritrovo qui. E' da quasi due anni che
succede."
Debora tornò a bere con quelle sue movenze
tragicomiche, e Francesco si ritrovò perso a fissare i
suoi movimenti, senza veramente vederli, mentre sulla
sua fronte una ruga iniziava a crucciarlo ed insieme a
quella un pensiero bizzarro, chiacchierino ed
insistente: com'era possibile?
Com'era possibile che quella bambina fosse giunta lì
dalla sua scuola, semplicemente aprendo una porta
sbagliata? Era sicuro, sicurissimo! che lui fosse arrivato
all'ultima fermata del bus e fosse sceso sulla spiaggia,
prima di incrociare sulla propria via quel locale
bizzarro. Era assolutamente e categoricamente
impossibile che potesse essere collegato a una
qualsivoglia altra struttura, perso com'era in mezzo alla
sabbia e al vento pregno di salsedine, figuriamoci ad
una scuola elementare.
Eppure.. ora lei è qui. Quindi, o ho le traveggole
oppure tutto questo è reale e questa creatura da
qualche parte è saltata davvero fuori.
In quel momento la sua mente aggiunse un altro
pensiero, che cominciò a far traballare tutto le sue
certezze: aveva visto entrare Valerio e Cristina? No. Si
era voltato e li aveva trovati lì, al suo fianco, prima il
vecchio e poi la donna. Erano giunti dalla porta
principale? O anche loro, da una secondaria? Ma
quante porte poteva avere quel luogo..? E come
poteva essere tutte collegate..
Valerio interruppe bruscamente le sue riflessioni,
proprio nel momento di massima tensione, in cui al
ragazzo parve di essere sul punto di afferrare a piene
mani la soluzione, o almeno la comprensione, di tutto
ciò che stava suo malgrado vivendo.
"Qual'è la traccia, questa volta?"
Francesco sbattè le palpebre e la mano che aveva
appoggiata sul bancone ebbe un fremito, come se
anche lei si fosse risvegliata in quel momento dalla
propria profondissima concentrazione, e sentì la
confusione impossessarsi immediatamente di tutto il
ragionamento che aveva seguito, e rispedirlo da dove
era arrivato, nel suo inconscio. Con una leggera
sensazione di smarrimento, cercò di tornare alla realtà,
e udì chiaramente Debora ribattere: "Deve essere una
storia fantastica. Che assomigli ad una fiaba, ha detto
la maestra. Ma non dobbiamo prendere a modello le
fiabe che conosciamo."
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
RACCONTI
rancesco si rese conto di avere aperto la bocca solo
quando ebbe pronunciato le parole: "Non ti piace
scrivere?"
Lo sguardo che la bambina gli lanciò lo trafisse, lo
fece boccheggiare. Il suo visetto paffuto emanava
dolore, e i suoi occhi sprizzavano stille di
sofferenza, come Francesco aveva visto in poche
altre iridi nella sua vita: le proprie e quelle dei due
scrittori conosciuti qualche ora prima. Era come un
filo rosso, rosso sangue, che li collegava tutti. Di
nuovo la soluzione si palesò alla mente del ragazzo,
ma nuovamente si perse, scomposta come sabbia
desertica nel vento. Si sentì involontariamente e
senza sapere perché in colpa per la domanda posta
con così poca delicatezza, gli parve di aver
perpetrato una gran villania nei confronti della
bionda signorina dal nobile volto offeso, quasi si
sentì in dovere di chiederle perdono.
Ma lei non gliene diede il tempo.
"Io amo scrivere." fu la sua risposta, vibrante di
passione, spezzandosi sulla seconda parola in un
tremolio smorzato "Ma temo il giudizio altrui.
Temo di essere giudicata. Io metto la mia anima
nella storia che scrivo.. cosa potrò fare, se alla mia
maestra non piace? Se i miei compagni mi
prendono in giro? Mi sentirei morire. Mi sento
male
solo
a
pensarci.."
"E' come se la parte più profonda, recondita, intima
di noi stesse fosse messa alla sbarra, dinnanzi agli
occhi e alla lingua, molto spesso tagliente, di tutti."
aggiunse Cristina, annuendo lievemente a
conferma del pensiero appena espresso da Debora.
Francesco sentì quelle parole fare presa dentro di
lui, sfiorargli l'orecchio e sussurrare alla sua mente:
non ti ricorda qualcosa? Non hai mai provato le
stesse cose? Non sei tu quello che non si vuole
confidare con i suoi amici per paura del loro
giudizio?
Capì, ma poi dimenticò per la terza volta la
soluzione al suo rompicapo..
Cari lettori,
Vorrei ringraziare tutti coloro che l'anno scorso
hanno letto le puntate di questo breve - si fa per
dire - raccontino filosofico, e anche chiedere loro
scusa, poiché non riuscii a completarlo nella
puntate previste, promettendo ora la conclusione
tanto attesa. Inoltre, vorrei dire grazie anche ai
nuovi arrivati - ginnasiali e nuovi acquisti zucchini interessati alla mia storia. Se volete leggere le
puntate precedenti, potete trovarle tutte sui
numeri precedenti del Bartolomeo dell'anno
scorso, sul sito della scuola.
Alla prossima puntata!
Alice Casiraghi IIIA
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CINEMA E SPETTACOLO Numero 1- NOVEMBRE 2013
Dopo un’estate passata a recuperare i film che lo studio zucchino mi aveva
negato, eccomi a presentare la nuova stagione!
Hermione e Harry crescono, e crescono bene:
•
T H E B L I N G R I N G – Insolito personaggio per Emma, che dà vita a una ragazza
capricciosa ossessionata dal lusso delle star hollywoodiane. Discutibile
l’approccio forse non abbastanza critico della regista Sofia Coppola.
•
G I O V A N I R I B E L L I , K I L L Y O U R D A R L I N G S – Harry impersona in modo
convincente il poeta Allen Ginsberg. I detrattori del film rimproverano alla regia
una presentazione troppo "romantica" del gruppo di scrittori leggendari, ma poco
capaci di gestire le relazion i umane. Personalmente, però, ho gradito il film, ma
detesto la traduzione italiana del titolo che banalizza quello inglese. La citazione
da Faulkner, infatti, allude alla distruzione che lo scrittore deve compiere
nell’atto di scrivere e il titolo originale allude sia a questo sia all’uccisione di chi
ci è caro nella vita reale. Tutte queste sfumature, purtroppo, vanno lost in
translation.
•
17 ottobre
•
U n a P i c c o l a I m p r e s a M e r i d i o n a l e - Dopo Basilicata Coast to Coast, Rocco
Papaleo si cimenta nuovamente nella regia, proponendo piccole ricette di
filosofia quotidiana, mantenute leggere dall’ironia. Dalle location lucane, qui si
vanno a conoscere gli angoli nascosti della Sardegna. Film italiano meritevole
della nostra attenzione.
•
C o s e N o s t r e – M a l a v i t a – Luc Besson alla regia propone un cast che parla da
sé: Robert De Niro nei panni del capofamiglia e dell’ex mafioso, Michelle Pfeiffer
è la moglie dallo spirito focoso, che ha trasmesso ai due figli, soprattutto alla
ragazza, interpretata da Dianna Agron – Quinn in Glee . Apprezzata l’abilità di
Besson di mescolare un tema così drammatico – la mafia – con l’umorismo e la
sottile ironia.
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CINEMA E SPETTACOLO
Numero 1- NOVEMBRE 2013
24 ottobre
La vita di Adèle – Assolutamente da non perdere " una delle più belle, vive e sofferte storie d’amore
cinematografiche di sempre", cit. Ciak. Non per niente il film ha vinto la Palma d’Oro all’ultimo Festival di
Cannes.
7 novembre
•
R a m p a r t – Film tratto dall’omonimo libro di J. Ellroy e animato da un cast
notevole, tra cui spiccano Woody Harleeson, Steve Buscemi e Sigouney Weaver.
Protagonista è un singolo agente di polizia che si muove in un clima di corruzione
e violazione dei doveri all’interno dell’unità poliziesca della Rampart.
•
M a c h e t e k i l l s – Ecco che Robert Rodriguez ci propone il ritorno di Machete,
ancora una volta interpretato da Danny Trejio. Con Jessica Alba al fianco, si spera
che il protagonista non manchi di soddisfare gli amanti del primo film. Ma ci sono
novità nel cast : oltre ad Amber Heard, vedremo sul grande schermo anche
l’eccentrica cantante Lady Gaga !
•
U n W e e k e n d d a B a m b o c c i o n i 2 – Personalmente, il genere non mi elettrizza,
ma saranno entusiasti di essere presenti nelle sale tutti i fan del famosissimo
Adam Sandler.
•
L a G a b b i a D o r a t a – Racconta il duro cammino di tre adolescenti guatemaltechi
che cercano di sfuggire alle povere condizioni della terra d’origine per
raggiungere la speranza di una nuova vita negli Stati Uniti.
14 novembre
•
D o n J o n – Un felice esordio alla regia peri Joseph Gordon Levitt, ricoperto di
lodi dalla critica. La storia è quella di un Don Giovanni moderno che ha per
mentore una donna. Da vedere anche per la presenza nel cast di Scarlett
Johansson e Julianne Moore.
•
Jobs – Questo film indipendente potrebbe stuzzicare la curiosità di alcuni : Ashton
Kutcher veste i panni di Steve Jobs nei primi anni della giovinezza hippie prima di
diventare il grande innovatore dell’industria informatica contemporanea.
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CINEMA E SPETTACOLO
Numero 1- NOVEMBRE 2013
18 novembre
•
A m a n t i p e r d u t i – Un capolavoro senza tempo, che conserva il fascino della
regia di Micheal Carnè. Il film esce per la prima volta nel 1945 in due episodi che
intrecciano il teatro alla relazioni amorose dei personaggi.
•
E z i o A v i t a b i l e M u s i c L i f e – Il leggendario regista Jonathan Demme presenta
un documentario che mostra la carriera del musicista internazionale Avitabile,
soffermandosi sulla città di Napoli, con le sue bellezze e contraddizioni.
20 novembre
•
T h o r, T h e D a r k W o r l d – Vediamo ancora Hemsworth nei panni dell’eroe dei
fumetti, affiancato dalla bella Natalie Portman. La lotta del Vendicatore prosegue
con effetti speciali e azione non stop :
riuscirà questo Thor a intrattenere gli
spettatori come ha fatto il primo film ?
28 novembre
•
S t i l l l i f e – La seconda regia di Uberto Pasolini, che racconta di un meticoloso
impiegato il cui compito è ricercare i parenti di chi muore in solitudine. Tuttavia,
in seguito al ridimensionamento del suo ufficio, si dedicherà ad un caso che gli
cambierà radicalmente la vita.
27 novembre
•
THE HUNGER GAMES, LA RAGAZZA DI FUOCO – Il film più atteso
di questo periodo. La ragazza torna in fiamme sul grande schermo per la seconda
volta. Il traile r promette bene, ma tutti ci chiediamo se il film sarà degno del
libro da cui è tratto. Da parte mia, proporrei di alzare tre dita in segno di buona
fortuna e di augurare al film : may the odds be ever in your favour .
Bianca C. Burini III A
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
CINEMA E SPETTACOLO
The Bling Ring
“The Bling Ring” è un film uscito nelle sale dei
cinema il 26 settembre 2013, diretto dalla
regista italiana Sofia Coppola. Ispirato ad una
storia vera, è ambientato nella moderna Los Angeles,
dove un gruppo di adolescenti ossessionati dalla
lussuosa vita delle star di Hollywood decide di
rintracciare gli indirizzi di alcune celebrità su Internet,
tra cui Paris Hilton, Orlando Bloom e Rachel Bilson. Il
loro scopo era di rubare poco alla volta vestiti, scarpe e
oggetti molto preziosi, in modo che non se ne
accorgessero. Infatti quasi tutte le sere cercavano di
capire quali vip si trovavano fuori città per festericevimenti o sfilate e immediatamente ne
approfittavano per andare a fare “ shopping “, come
dice Nick ( nel film interpretata da Emma Watson ) e ad
usufruire delle discoteche private delle celebrità con
musica,divanetti e poltrone. Si calcola che i ragazzi
abbiano rubato circa 3 milioni di euro in beni di lusso.
Ovviamente le telecamere di sicurezza delle case delle
star hanno ripreso i giovani ladri che per evitare di
essere identificati si coprivano il volto con i cappucci
delle felpe. Ma non essendo esperti, l’unico ragazzo del
gruppo ( Marc ) viene visualizzato da una telecamera
interna a volto scoperto. Ed è proprio qui che entra in
gioco la polizia, la quale pensa che i furti nelle varie case
di Hollywood siano riconducibili ai ragazzi dei video;
così vengono identificati il ragazzo e le ragazze della
band grazie all’aiuto di una loro compagna di scuola che
fornisce nome e cognome di tutto il gruppo avendoli
riconosciuti nei servizi dei telegiornali.
differenza del ragazzo negano tutto quanto e Nick
( Emma Watson ) lo negherà per sempre. Inoltre una
delle ragazze cerca persino di far sparire tutti i vestiti
rubati prima che la polizia arrivi, ma il tempo era poco e
non è riuscita a sbarazzarsi completamente della merce.
Alla fine il gruppo viene arrestato con l’accusa di furto
e dovranno rimanere in carcere da due a quattro anni.
Questo film ha messo in evidenza che a questi ragazzi
viziati non bastava mai niente, volevano sempre di più
ed è stato proprio questo che li ha portati alla rovina
perché quando si desidera talmente tanto una cosa a tal
punto da mettersi contro la legge si è e si sarà sempre
puniti.
E ricordatevi: chi troppo vuole nulla stringe…
Ludovica Allevi IV B
Gli ispettori si precipitano a casa di Marc dove lui non
ha il coraggio di negare i vari furti compiuti o è troppo
debole per resistere e decide di confessare tutto.
Anche le altre ragazze del gruppo vengono arrestate e a
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CULTURA
Numero 1- NOVEMBRE 2013
L A RUBRICA STORICA: HISTORIAE MODOETIA ­ dalle origini a Berengari
Carissimi lettori, benvenuti in questa nuova sezione del
Bartolomeo! In questa pagina, intitolata “la rubrica storica”,
cercherò di trattare eventi storici e descrivere monumenti
del nostro territorio che hanno caratterizzato la nostra città.
Penso che sia fondamentale partire da una panoramica
generale sulla storia della nostra città prima di analizzare il
singolo dettaglio o esempio architettonico. Detto ciò penso
di poter iniziamo!...
….Urne e corredi funerari, armi, lucerne, spilloni, vasellame
vario furono scoperti nel territorio monzese sul finire del
1800: questi ritrovamenti, oggi conservati nei depositi dei
Musei Civici, documentano la sicura presenza nella regione
di comunità socialmente organizzate di probabile origine
celtica in un’ epoca in cui l’ uomo viveva in insediamenti
palafitticoli, usava ceramica rozza, asce, spilloni di bronzo,
utensili di corno e osso. Gli Insubri, un popolo
dell'antica Gallia, valicate le Alpi, si era stabilito intorno
a Mediolanum (l’ attuale Milano), dividendosi in numerosi
villaggi. In precedenza nella zona dell'antico vicus di Monza
una tribù gallo-celtica aveva già fondato un villaggio in riva
al fiume Lambro, così le due popolazioni si fusero.
Le prime testimonianze del vicus romano di Monza ci
vengono da due iscrizioni su stele di pietra risalenti al I
secolo d.C., ritrovate l'una nella chiesa di S.Maria in
Carrobiolo, l'altra nei giardini della Villa Reale.
Il nome latino della città non ancora autonoma, ma sotto il
controllo di Medioladium era probabilmente Modicia (come
testimonia la dedica incisa su di un'ara del II secolo dedicata
ad Ercole ) anche se non lo si ritrova menzionato nei
documenti né di età repubblicana, né imperiale. In base ai
ritrovamenti, è stato individuato come centro dell’ antico
nucleo abitativo l’ area che andava dal Duomo alla chiesa di
San Maurizio (fine di Corso Vittorio Emanuele), separata
dall’ acqua del Lambro. L’ unico passaggio che collegava le
due parti di città era il ponte d’ Arena (ancora visibile nelle
vicinanze del ponte dei leoni) così chiamato perché si
trovava nelle vicinanze di un luogo in cui i giovani
praticavano attività ginnico-sportive. Un'altra testimonianza
tardo romana nella nostra città è un ninfeo tardo romano,
tuttora visibile in via canonica.
Alla disgregazione dell'impero romano Monza condivide le
vicende dell'intera Italia che subisce lo stanziamento di
nuovi popoli a partire dagli Eruli di Odoacre (476 d.C.),
seguiti dagli Ostrogoti di Teodorico (493),infine. L’ arrivo dei
Longobard nel territorio monzese (568 d.C) corrisponde a
un periodo di grande splendore. Autari, e soprattutto sua
moglie, la regina Teodolinda, rendono Monza un centro
politico, culturale e religioso di grande importanza. Il
secondo marito della regina, Agilulfo, viene convertito da lei
al Cristianesimo, grazie all’ influenza di Gregorio Magno.
Teodolinda fece innalzare nel 595 la Basilica di San Giovanni
Battista, ora Duomo, dove nel 603 avvenne il battesimo del
figlio Adoaldo e dove sono conservate le sue spoglie e ricchi
tesori, tra cui la corona ferrea, simbolo della nostra città.
Teodolinda morì il 21 gennaio 627. Nell'anno 774 i
Longobardi di Desiderio sono sconfitti dai Franchi di Carlo
Magno che riceve la Corona Ferrea nel 775.
I Franchi portarono la città di Monza a ulteriori fasti,
contribuendo grandemente al suo sviluppo e progresso.
Berengario cinse la corona imperiale nell’ 888. Sembra certo
che fu proprio la Corona Ferrea ad essere posata sul suo
capo per la prima volta, avviando una tradizione di
incoronamenti che giunge sino al 1848 (Ferdinando d’
Austria fu l’ ultimo sovrano di una serie che comprende
Federico Barbarossa, Carlo V e Napoleone). Berengario
muore nel 924, dopo aver favorito la Chiesa con grandi
concessioni.
Monza intanto appare come una grande città, con un
castello e nuove chiese. Ottone III dichiara nel 995 la città
sede imperiale, capo della Lombardia e del governo (“Est
Sedes Italiae Regni Modoetia Magni”) e tale espressione
compare tuttora nello stemma della città, diventando anche
una delle cause delle future ostilità con la vicina Milano….
(continua nel prossimo numero)
Non perdetevi il prossimo numero del Bartolomeo, dove
troverete altre notizie della nostra città fino ad arrivare ai
giorni nostri. A presto!
Alberto Pessina IV B
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
CULTURA
Il cavallo che sussurrava all'arte
Gli equini che si resero partecipi nell'arricchimento culturale dell'occidente
Fin da quando è comparso sulla terra, il cavallo è
sempre stato d’importanza fondamentale per
l’umanità: nato per la caccia, la guerra e l’agricoltura,
questo animale ha migliorato notevolmente le
prestazioni degli uomini in questi campi. Se si parla
per esempio dell’equino per usi bellici, vediamo
subito l’importante funzione che la cavalleria
svolgeva anche in uno dei più famosi trattati di guerra
dell’antichità: il De Bello Gallico di Giulio Cesare.
Nell’opera si può notare come l’attacco dei cavalieri
fosse fondamentale sia da parte dei Romani stessi, sia
da parte dei Galli. Nel passo VII, 70 Cesare evidenzia il
ruolo centrale della cavalleria germanica, mandata in
aiuto delle legioni romane in difficoltà. Questa
sconfigge, in una battaglia a cavallo, il comandante
Vercingetorige. In questo brano, viene evidenziato
anche come i cavalli siano vitali: questi vengono
catturati come bottino di guerra, essendo preziosi per
l’esercito.
“Vercingetorix iubet portas claudi, ne castra
nudentur. Multis interfectis, compluribus equis captis
Germani sese recipiunt.”
Nel mondo greco, a proposito del cavallo parla
Senofonte nella sua Περὶ ἱππικῆς. Viene sempre visto
come animale da guerra, ma ci sono passaggi
interessanti che anticipano la odierna disciplina
dell’horsemanship. L’attenzione è prettamente
finalizzata a scopi utili all’uomo, ma è già un inizio
verso la vera e propria relazione tra uomo e equino,
con gesti finalizzati a mettere a proprio agio l’animale
solamente per il rilassamento di questo o del
cavaliere.
Il cavallo viene citato anche nella mitologia greca e
latina: se bianco, trainava i carri di numerose divinità,
quali Apollo, Aurora, Sole, Plutone e Marte nella
religione pagana, oppure quello di Mitra nella
religione mitradica. Il cavallo nero aveva invece
un’accezione ctonia e veniva sacrificato agli dei degli
Inferi. Questo trainava i carri di Notte e Luna.
Abbiamo inoltre un esempio nel mito di Pegaso e
Bellerofonte: Animale selvaggio e libero, Pegaso viene
inizialmente usato da Zeus per trasportare le folgori
fino all'Olimpo. Grazie alle briglie avute in dono da
Atena, viene successivamente addomesticato da
Bellerofonte, che se ne serve per uccidere la Chimera.
Anche nel mito delle dodici fatiche di Ercole se ne
parla, quando l’eroe cattura la cavalla di Diomede,
una delle giumente che si nutrivano, secondo la
tradizione, della carne dei soldati caduti in battaglia e
appartenenti al re della Tracia.
Il significato che il cavallo assume nella letteratura e
nell’arte medioevale e poi rinascimentale è quello di
forza, vitalità ed allegoria della vittoria. Ma ha anche
accezioni negative, quali la superbia e la lussuria.
Questa ambivalenza è interessante da notare, perché
potrebbe anche riprendere il fattore di dualità, solare
e ctonia, che il cavallo aveva nella mitologia classica.
Un esempio del cavallo ambivalente è nel quadro
Hans Hemling, Dittico dell’allegoria del vero amore,
nel quale vediamo da una parte una ragazza con in
mano un garofano, simbolo di fedeltà e del
fidanzamento, mentre dall’altra sono posti due cavalli
accanto ad una pozza d’acqua: uno sauro, che si volge
verso la fanciulla e sdegna l’acqua, simbolo
dell’amore nobile e disinteressato, e un altro, albino e
con in groppa una scimmia, rappresentante gli
appetiti bestiali, che beve avidamente nel ruscello:
esso incarna dunque l’amore egoista, dominato dalla
voluttà.
Per quanto riguarda la società di oggi, il cavallo resta
comunque un animale amatissimo, sia dal punto di
vista artistico letterario, come dimostrano le opere
surrealiste di Salvador Dalì, ma anche dal punto di
vista sportivo e nell’interazione umana. Qui l’uso del
cavallo è ampio e articolato: si va dalle discipline
olimpiche del salto a ostacoli o del dressage, fino
all’ippoterapia,branca dell’equitazione con fine
terapeutico nei pazienti con malattie mentali o
disabili, ma anche negli anziani.
Chiara Borghi IB
24
CULTURA
Numero 1- NOVEMBRE 2013
Viaggio con una sola guida: “L'arte contemporanea”
Ciao ragazzi!
Come avrete intuito dal titolo questa sarà la rubrica
dedicata allʼarte contemporanea; qui andremo alla
scoperta di nuove e geniali forme dʼarte. In ogni articolo
visiteremo i quartieri più originali delle
più importanti capitali internazionali dove gli artisti
possono esprimersi tramite le loro opere; perché anche
lʼarte ha il suo linguaggio. Diciamocelo..chi preferirebbe
tra noi ragazzi passare un sabato pomeriggio chiusi in un
museo circondati da arte preistorica e armi medioevali
invece che immergersi nelle strade delle città più
famose del mondo respirando unʼatmosfera del tutto
diversa e creativa?!
Volete sapere quale sarà la nostra prima tappa? Vi porto
a New York City! Cosa meglio di Soho o del Greenwich
Village per incontrare oggetti e persone mai viste prima?
In
questi quartieri non ci sono particolari luoghi da visitare,
ma "un'aria da respirare", che in questo caso non ha un
"sapore" etnico ma culturale e artistico. Immaginatevi lì
in una fredda mattina invernale mentre passeggiate in
questa parte poco conosciuta della Grande Mela con un
biccherone di caffè fumante americano (avete presente,
vero? Quelli alla Audrey Hapburn in “Colazione da
Tiffany”. Alla Starbucks..per intenderci)
Perché é dʼobbligo visitarli almeno una volta nella vita.
Cosa meglio di Soho? Con le sue insegne luminosissime
è uno dei quartieri più trendy di Manhattan, ricco di
gallerie dʼarte e non solo, grandi magazzini in ogni
angolo ma soprattutto è residenza delle stelle della
musica e del cinema.
Già che passate di lì non potete dimenticare di fare un
giro al Greenwich Village, confina direttamente con
Soho, ma possiede ancora di più..
Eʼ considerato la casa degli artisti, delle leggende viventi,
dei folli e degli anticonformisti. Questo quartiere in
passato è stato l'epicentro dell'arte e della musica di
New York; Artisti e
musicisti di tutto il mondo venivano qui per frequentare
i caffè letterari e i fumosi jazz clubs e per respirare
un'atmosfera tipicamente parigina oltreoceano. Con il
passare degli anni, nelle strade del Village sono passati
tantissimi musicisti, scrittori e attori famosi, tra cui
leggende del calibro di Bob Dylan, Edgal Allan Poe, Jimi
Hendrix e colui che riuscì a ridefinire lʼarte: Andy
Wharol.
Se siete degli amanti della vera e propria arte di strada
dovete assolutamente visitare il mitico 5Pointz ovvero
unʼenorme struttura nei cui loft abitano più di 200
artisti. Le pareti esterne sono completamente coperte
da graffiti che molto spesso vengono considerati,
erroneamente, atti di puro vandalismo.. oggi a New York
i graffiti sopravvivono solo in certe aree delimitate e
mettono in evidenza il percorso compiuto dai giovani
artisti alla ricerca di spazi in cui vivere, non sono
semplicemente scritte senza senso sui treni della metro.
Oltre a questi piccoli esempi se avete notato qualche
riga precedente ho fatto riferimento ad un grande
artista degli anni ʼ60 e ʻ70 che ha rivoluzionato lʼarte..
sto parlando proprio di Wharol, il mito della pop art.
I suoi capolavori sono diventati famosi in tutto il mondo,
se volete un esempio pratico basta aprire il frigo e
osservare la bottiglitta di vetro della coca cola.
Su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa
immagine alterandone i colori prendendo immagini
pubblicitarie di grandi marchi commerciali o immagini
d'impatto come incidenti stradali o sedie elettriche,
riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che
rappresentava proprio con la ripetizione dell'immagine
stessa.
La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato
all'interno di un museo o di una mostra d'arte, era una
provocazione nemmeno troppo velata: l'arte doveva
essere "consumata" come un qualsiasi altro prodotto
commerciale.
Eʼ riuscito a diventare una icona mondiale specialmente
grazie alle molteplici opportunità che gli ha offerto la
Città che non dorme mai.
Perché se ce la fai a New York ce la puoi fare ovunque.
il nostro viaggio finisce qui per questa volta, ma
preparatevi al prossimo, ce ne andremo a Parigi!
Alessia Mazzotta IVC
25I
Numero 1- NOVEMBRE 2013
ATTUALITÀ
L'eredità
“And till my ghastly tale is told
This heart within me burns”
- S.T. Coleridge, The Rime of the Ancient Mariner, VII,
584-585
Quest'estate sono tornato in Sicilia. Dico tornato non
solo perché ci ero già stato, ma perché sono
fermamente convinto che quella terra- quella lacrima
d'Africa perduta, quel perno del Mediterraneo- sia in
qualche modo già inscritta nel nostro sangue, tanto
che l'andare ci pare sempre un tornare. Non sono
tornato però come turista, ma come cercatore, come
pellegrino.
Ho partecipato ad un viaggio organizzato dal
comitato Addiopizzo. Non basterebbe questa pagina
per descrivere luoghi, persone, storie, cibi di una
settimana così ricca. Vorrei solo riflettere sui ragazzi
che formano questo comitato. Addiopizzo è nata nel
2004 da una bravata di sette giovani sulla ventina,
che hanno tappezzato Palermo di finti necrologi che
recitavano: “Un intero popolo che paga il pizzo è un
popolo senza dignità”. Fortunatamente il loro
impegno non si è fermato all'attacchinaggio: nel
tempo essi hanno aiutato i commercianti che
subivano estorsioni a denunciare, garantendo loro
avvocati, protezione da parte delle forze dell'ordine e
una fitta rete di consumatori “critici” che si
impegnavano a comprare da esercizi “Pizzofree”. Dati
del 2009 dicono che il 65% dei commercianti
palermitani paga il pizzo, contro l'80% del 2004. Le
statistiche non sono certo esaltanti.
Ma è proprio di questo che mi piacerebbe parlare: un
paio di anni fa il mio professore di matematica mi
disse che il futuro di noi giovani non sarebbe certo
stato in Italia, ma che se volevamo combinare
qualcosa saremmo dovuti andare all'estero. Io, sulla
scorta anche di esperienze dirette di conoscenti, ho
preso per buono questo consiglio: anzi, sicuramente
esso è ancora molto valido e veritiero. Eppure dopo la
Sicilia la mia prospettiva è cambiata. Pensate di avere
la Crisi, il poco lavoro e tutti i problemi che avete:
andarsene è la cosa più sensata. Poi fermatevi a
pensare che in Sicilia c'è qualcuno con tutti i vostri
problemi più la Mafia (non che non ci sia anche qui),
ma che non è scappato. Pensate che ha la vostra età
e che lavora tutti i giorni (anche ad Agosto) con poco
profitto monetario e con il 65% della sua città che gli
vuole male. Pensate che il suo sforzo contro il
Sistema che combatte equivale forse a quello di uno
che trasporti acqua con un setaccio, che
probabilmente solo i suoi figli vedranno il risultato del
suo lavoro. E poi pensate che ogni giorno che l'avete
incontrato aveva sempre il sorriso sulla bocca e gli
occhi che brillavano come il mare a San Vito Lo Capo.
Ecco, io quando penso a queste cose mi sento un po'
più responsabile e un po' più impotente. E mi scappa
la voglia di scappare. Perché mi pare che a sapere
queste cose e a non fare niente, e a non dire niente, e
ad abbandonare la propria terra, poi uno dovrebbe
faticare a guardarsi allo specchio. Io non voglio
condannare chi se ne va e chi se ne andrà dall'Italia.
Vorrei che chi si sottraesse a un compito ne fosse
consapevole, vorrei che chi decidesse di andarsene
sapesse cosa lascia dietro di sé.
Mi vengono in mente le parole di Peppino Impastato:
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si
fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la
paura e l’omertà. [...] È per questo che bisognerebbe
educare la gente alla bellezza: perché in uomini e
donne non si insinui più l’abitudine e la
rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità
e lo stupore”.
La nostra scuola educa alla Bellezza. La nostra terra è
la terra della Bellezza. Noi siamo eredi di un
patrimonio che dobbiamo ad un tempo riconquistare,
proteggere e donare. Questo va fatto mediante
l'educazione: insegnando e studiando, riflettendo e
scrivendo, ricercando e narrando, noi ci
riappropriamo della Bellezza, proteggiamo la
Bellezza, trasmettiamo Bellezza.
Sicuramente non saremo noi a cambiare le cose.
Sicuramente ci converrebbe andarcene dall'Italia.
Abbiamo il diritto di farlo: facciamo almeno in modo
che il nostro passo esiti prima di varcare il confine. E
se scegliamo di rimanere, e di combattere una
battaglia persa, sappiamo che, come diceva Padre
Pino Puglisi, le nostre azioni non saranno più che un
segno, testimonianze di un modello diverso. E se
scegliamo la Bellezza facciamolo col sorriso sulla
bocca e con gli occhi che brillano, come il mare a San
Vito Lo Capo. O come la neve sul Resegone.
Giovanni Colpani IIIE
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
ATTUALITÀ
Fin dove la ragione pu ò?
Il mese di Ottobre è stato teatro della morte dell’ex
capitano delle Schutzstaffeln (le SS) Erich Priebke.
Essendo morto in Italia il funerale andrebbe fatto a
Roma, ma in molti e per l'indignazione per le colpe del
defunto e per evitare che la tomba diventi luogo di culto
di forze di estrema destra, sono fortemente contrari non
solo alla sepoltura su suolo laziale, ma anche alla
concessione dei riti funebri (la Chiesa infatti può
negarne lo svolgimento a persone che hanno forti colpe
sotto il punto di vista o giuridico o dottrinale).
La grave colpa causa dell'indignazione è di aver
sostenuto il dominio nazi-fascista in Italia e, in
particolare, di aver preso parte attivamente al massacro
delle Fosse Ardeatine del '44, in cui morirono 335
persone.
Priebke si è sempre difeso minimizzando i fatti e
asserendo di star solo eseguendo un ordine, che se non
l'avesse fatto l'avrebbero ucciso. Eppure sono esistiti
soldati tedeschi che hanno preferito non eseguire gli
ordini e hanno preso parte alla resistenza; inoltre, se la
paura avesse effettivamente bloccato la sua capacità di
giudizio, la mancanza di un qualsiasi tipo di pentimento
anche a distanza di molti anni lascia trasparire molto su
quanto l'ordine sia stato eseguito contro la sua volontà.
Altri sostenitori ritengono il gesto giustificabile dal
contesto, nel senso che la colpa non sarebbe tale in
quanto Priebke ha ricevuto un'educazione di stampo
nazista, che insomma sia stato condizionato
dall'ambiente. E' davvero possibile che fu l'educazione e
la forma mentis del suo ambiente a portarlo a non avere
rimorsi? In tal caso la colpa non sarebbe sua. Lui,
ritrovatosi a pensare in un modo sbagliato senza volerlo
né rendendosene conto, diventando così emblema della
massima dal sapore socratico: “Nessuno compie il male
consapevolmente”. Ovviamente questo intellettualismo
etico non poté certo evitare a Priebke la condanna,
l'ignoranza di un uomo (ma anche di dieci, cento, tutti gli
uomini) non vale certo la vita di 335 persone, né di una
sola.
Ora, oltre al caso Priebke, è necessario capire e
confutare questa visione della colpa, per evitare di finire
paradossalmente a giustificare colpevoli e condannare
insegnanti.
Le nozioni vengono assorbite passivamente solo dai
bambini, in età adulta ogni cosa che facciamo passa, più
o meno coscientemente, attraverso la nostra volontà e il
nostro spirito critico. Quest'ultimo va oltre la semplice
capacità di apprendere informazioni, ma è propriamente
l'abilità nell'interpretarle. Si sviluppa naturalmente
nell'uomo e viene solamente aiutato dalla quantità e
qualità di nozioni che ci arrivano. Dipende quindi non
solo dalla ragione, ma è qualcosa che per produrre
ragionamenti riesce a rapportarsi e basarsi anche sulla
realtà istantanea ( quella che avviene sul momento )
oltre che sulle conoscenze date da un'educazione o dalla
frequentazione per lunghi periodi di determinati luoghi.
Per questo una persona adulta che si ritrova a compiere
un'azione, sia in circostanze nuove che di routine, sia
nella piacevolezza responsabilizzante del libero arbitrio
che sotto ordini, passerà per propria natura attraverso
un processo di giudizio dell'ambiente e della situazione
circostante.
Quindi, in mancanza di un pentimento, lo sforzo di
Priebke nell'accettare l'ordine (sforzo nullo perché fatto
di certo non contro la propria volontà) deve essere
passato da un suo giudizio personale. Questo giudizio,
seppur effettivamente influenzato dal modo di pensare
diffuso, accettato dalla maggioranza e quindi ritenuto
all'epoca come “normale”, non può di fronte ad un così
grande dolore dato da così tante morti avere un grado di
consapevolezza così basso da scagionare lo stesso
Priebke. Difatti l'uso dello spirito critico non si limita alla
sola ragione, ma passa anche dall'etica e dai sentimenti
fisici che un uomo prova (o dovrebbe provare) davanti
alla morte di un altro.
Posto come premessa tutto questo non si può usare
quest'intellettualismo etico come scusante\attenuante
perché le scelte che si compiono sono frutto di uno
sforzo della testa ( che è condizionata dall'ambiente
sociale ), ma passa anche attraverso uno sforzo di
volontà che arriva dall'istinto naturale di ogni animale
che va contro l'omicidio tra simili.
Andrea Talarico II C
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
ATTUALITÀ
U.S.E
Euskadi Ta Askatsuna; letteralmente Paese Basco
e Libertà. Il tal movimento detto anche ETA è
uno dei tanti, troppi, gruppi che, in modi più o
meno violenti, lottano per l'indipendenza di una
regione rispetto allo stato a cui essa appartiene.
L'Europa è caratterizzata da questi movimenti
indipendentisti che mirano a frammentarla e a
renderla disunita fomentando odio razziale,
religioso e culturale. Alcuni esempi clamorosi ci
vengono forniti dalla piaga che fu la guerra
serbo-croata e, successivamente, da quella ancor
più sanguinolenta che fu combattuta tra la
Serbia e la Bosnia-Erzegovina. E non potrebbe
forse qualcuno ricordare proprio queste due
guerre per fondare la tesi secondo la quale la
convivenza forzata tra due popoli è cosa erronea
e sbagliata? Giusto, in effetti un'Italia
frammentata
come
quella
risorgimentale
potrebbe
evitare
episodi
di
odio
e
discriminazioni tra le città; immaginiamo dunque
il Bel Paese frazionato in una trentina di piccole
regioni-stato: la prospettiva appare interessante.
Pensiamo però al momento in cui i vari ministri
degli esteri si recano da uno sceicco per gestire
gli affari legati all'oro nero: quest'ultimo,
minimamente interessato a rifornire stati così
piccoli, proporrà prezzi estremamente alti. A
rigor di logica è impensabile una gara al ribasso
tra i vari petrolieri per rifornire questi paesini,
che potremmo tranquillamente chiamare ''nani
economici''. Se già questi nani decidessero di
unirsi almeno nella politica estera riuscirebbero
a strappare prezzi migliori. Potremmo dunque
affermare che l'unione fa la forza. E se le varie
nazioni europee (s'intendono ovviamente gli
stati facenti parte dell' UE) decidessero di unirsi
in una superpotenza paragonabile agli U.S.A.?
Non credete che per rifornire di petrolio (il
ragionamento si può naturalmente applicare a
tutto il materiale d'importazione: gas, uranio..)
questa nazione i grandi sceicchi si batterebbero
dunque nella famigerata gara al ribasso
riducendo sensibilmente il costo della vita? ITA
EST! E' però impensabile considerare un bulgaro
e un finlandese, i quali differiscono per etnia,
cultura, lingua e religione, concittadini. Si
rischierebbe infatti di creare una situazione
simile a quella della ex Jugoslavia, di cui abbiamo
già in precedenza trattato. Per la creazione della
nostra superpotenza, che definiamo gigante
economico, si potrebbe prendere spunto dagli
USA: questo paese potrebbe prendere il nome di
United States of Europe (USE) e, come ogni
nazione che si rispetti, dovrà avere una
Costituzione riscritta adattandosi ai vari codici
legislativi degli Stati membri. Si rende necessaria
l'unificazione totale della moneta (pena
l'inevitabile espulsione) e una completa ed
assoluta unità in politica estera, con abolizione
del relativo ministro di ogni singolo paese.
Enormi facoltà al Parlamento ed al Presidente
europeo, con inevitabile centralizzazione del
potere e quindi perdita di importanza dei governi
nazionali, che avranno comunque libertà di
gestire la politica interna e la legislazione (nel
rispetto comunque della Costituzione di
Bruxelles, capitale del gigante). La lingua sarà
l'inglese, con perdita progressiva, e non
improvvisa, di quella di ogni singola nazione.
Questo modello, che si ispira alla Confederazione
degli Stati del Sud nella guerra civile americana,
potrebbe essere chiamato Super Federalismo e
di per sé non esclude scissioni tra i vari stati, a
patto che esse restino all'interno della NazioneGigante. Dunque i nostri USE avrebbero
un'importanza devastante nell'ambito politico,
militare ed economico senza creare quelle
convivenze forzate che, come già abbiamo visto,
portate all'esasperazione, generano odio e
guerre troppo cruente per essere accettate.
Utopia? Forse, ma la speranza, si sa, è l'ultima a
morire.
Tommaso Filippo Morlini IE
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
ATTUALITÀ
Er ich Pr iebke: storia e polemiche
Da venerdì 11 ottobre, con la morte di Erich Priebke,
ex ufficiale delle SS e responsabile dei massacro delle
fosse Ardeatine, Roma è teatro di continui contrasti
che continuano ancora oggi. La storia del sopracitato
Priebke già da tempo suscita stupore, e in molti casi
indignazione.
Dopo l'arrivo degli alleati nella penisola egli si dilegua
misteriosamente, fuggendo dalla sua prigione ad
Ancona. Svariati decenni dopo, nel 1994, la troupe del
programma televisivo inglese Prime Time live lo
rintraccia a San Carlos de Bariloche, in Argentina. Non
oppone resistenza ma, per quanto riguarda i suoi
crimini, si dichiara solamente vincolato agli ordini e
inconsapevole di aver ucciso persone innocenti. Viene
portato in Italia, e il 14 aprile del 1997 viene
condannato all'ergastolo, pena che pochi mesi viene
ridotta a 15 anni (10 dei quali condonati e 3 già
scontati) suscitando lo scalpore della comunità
ebraica.
Successivamente la condanna diventa nuovamente
all'ergastolo, anche se la Corte di Cassazione concede
all'ex ufficiale nazista di scontarla agli "arresti
domiciliari" nella sua villa a Roma. Dopo la sua morte
è stata ritrovata una cassetta testamentaria, in cui
nega addirittura la stessa esistenza dell'olocausto, e
rimarcava l'orgoglio per il suo passato.
stessa (15 ottobre) la bara è stata trasportata di
nascosto all'aereoporto militare di Pratica di Mare, e
da lì verso una destinazione ignota. Le ipotesi sono
scarse, dal momento che l'Argentina ha rifiutato
categoricamente il corpo dell'ex SS, e la Germania ha
dichiarato che non si occuperà della sepoltura.
Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di
Roma, suggerisce con un pizzico di malizia:
"Qualora non si trovasse soluzione che venga cremato
e le sue ceneri disperse come lo furono quelle dei
nostri nonni. Sarebbe cremato da morto e non come il
milione di bambini usciti dai forni di cui Priebke
all’epoca non ebbe pietà".
In conclusione, bisogna restare all'erta per i possibili
sviluppi internazionali della faccenda, dal momento
che essa è legata non solo all'Italia. Erich Priebke è di
certo stato un criminale, ma, come molte persone non
mancano di sottolineare, non possiamo negare una
degna sepoltura a un morto, anche a un ufficiale delle
SS. Perche forse non saremmo migliori di lui.
Federico Artoni IV C
Insomma, si può dire che la storia di quest'uomo
abbia lasciato con il fiato sospeso l'Italia negli ultimi
decenni, e l'atto finale non si rivela da meno. La
cerimonia funeraria, celebratosi dopo numerose
polemiche ad Albano, è stata bruscamente interrotta
per l'assalto di gruppi di cittadini scesi in piazza che
con calci e pugni hanno reso a dir poco difficoltoso il
passaggio del carro funebre. A complicare la
situazione anche un gruppo di neonazisti che, con
bottiglie e spranghe, si sono scatenati contro la folla
inerme. Proprio a causa di questi intoppi la notte
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MUSICA­RADIO FREE ZUCCHI
Numero 1- NOVEMBRE 2013
PETER GABRIEL: SECRET WORLD LIVE
Visto che per questo mese sono stato lasciato solo a scrivere per questa rubrica ho deciso di fare qualcosa di
leggermente diverso: per una volta non scriverò propriamente di un album “normale”, ma dell’album e del video
tratto dal concerto del 16 e 17 Novembre 1993 a Modena di Peter Gabriel, Secret World Live Tour. Sinceramente io
Gabriel lo conoscevo solo per l’esperienza con i Genesis, poi un giorno, non avendo nulla da fare, girando su Sky ho
trovato questo concerto e che dire, sono rimasto folgorato! Quel Peter Gabriel, che al tempo dei Genesis era
diventato famoso per le sue maschere e i suoi personaggi con i quali, per sua ammissione, non solo creava
spettacolo per il pubblico, ma anche una protezione per se stesso (era molto timido e le folle lo mettevano a
disagio) qui propone uno spettacolo incredibile sia con la propria persona che con un’incredibile apparato
scenografico, ideato dallo sceneggiatore canadese Rober Lepange, che lo assisterà poi nei successivi tour. Due
palchi, collegati da una rampa e sovrastati da uno schermo con videoproiezioni psichedeliche, nonché una serie di
elementi fatti apposta per stupire lo spettatore come una cabina telefonica dal quale all’inizio il cantante esce,
rampe mobili, fumogeni, un albero luminescente che spunta al centro del palco e una cupola che verso la vince del
concerto cala dal tetto sopra Gabriel, che si destreggia assieme agli altri musicisti in particolari coreografie che
riesco ad apparire tanto complesse quanto naturali (ed era timido…). Il pubblico poi non solo si gode lo spettacolo
ma ne è partecipe (bellissimo il momento in cui al buio totale si accendono migliaia di accendini, veri, non iphone).
Passando poi al lato puramente musicale l’album presenta una raccolta dei migliori pezzi della prima parte della
carriera di Gabriel solista e guidano l’ascoltatore in un viaggio di generi e suoni, in cui si incontrano il rock
progressivo, passato dell’artista, pezzi più commerciali e orecchiabili che abbracciano il funky e ovviamente la
musica etnica da lui tanto amata e valorizzata, tanto da fondare la Real World, casa con la quale ricerca e
promuove generi musicali da tutto il mondo. Ovviamente si devono tralasciare tutti i discorsi legati alla coerenza e
al valore d’insieme dell’album essendo una racconta per un live, anche se personalmente non ho trovato nessuno
dei pezzi fuori posto o inserito “perché è una hit e va messa perché piace ai fan”. In conclusione posso dire che
consiglio questo album (o meglio ancora questo video perché perdersi questa esperienza sarebbe un peccato quasi
mortale) non solo ai fan di Peter Gabriel ma a chiunque voglia conoscerlo o abbia voglia di provare un’esperienza
particolare, diversa, ma decisamente entusiasmante e toccante.
ALBUM : Secret World Live
ARTISTA: Peter Gabriel
ANNO: 1993
GENERE: Progressive, world music
"Come Talk to Me"
"Steam"
"Across the River"
"Slow Marimbas"
"Shaking the Tree"
"Red Rain"
"Blood of Eden"
"Kiss That Frog"
"Washing of the Water”
"Solsbury Hill"
"
Digging in the Dirt"
Lorenzo Secondin IIIE
TRACKLIST:
"Sledgehammer"
"Secret World"
"Don't Give Up"
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Numero 1- NOVEMBRE 2013
CUCINA
Le r icette per gli ZUCCHINI & Co.
Salve a tutti! Questa è una nuova rubrica
dedicata agli amanti della cucina, dove
troverete ricette per succulenti piatti da
gustare con gli amici! Buon appetito!
ROTOLINI DI FRITTATA SAPORITI:
Ingredienti (4 persone):
• 4 uova;
• 300 g di robiola;
• 16 pomodorini piccoli;
• basilico;
• erba cipollina;
• burro;
• sale.
DIFFICOLTA’: ● ○ ○
TEMPO: 20 minuti+ raffreddamento.
PREPARAZIONE:
• Rompete le uova in una ciotola, unitevi un pizzico
di sale e sbattetele con una forchetta finché i
tuorli e gli albumi saranno ben amalgamati.
• Scaldate una noce di burro in una padella
antiaderente e cuocete a 2 riprese (prima un po’
di composto e poi l’altro), ricavando così 2
frittate. Tritate una manciatina di foglie di basilico
e un ciuffetto di erba cipollina. Impastate in una
ciotola la robiola con il trito di erbe e un pizzico di
sale.
• Stendete le frittate su 2 larghi fogli di alluminio e
distribuitevi uniformemente il composto di
formaggio. Disponete al centro di ogni frittata
una fila di 8 pomodorini interi. Avvolgete le
frittatine ben strette e impacchettate nei fogli di
alluminio. Lasciatele raffreddare, quindi tagliatele
a fetta grosse un dito e servitele.
COCKTAIL DI GAMBERI:
INGREDIENTI (4 persone):
• 4 etti di maionese in barattolo
• 2 cucchiai abbondanti di salsa RUBRA
• 1 cucchiaio di salsa di concentrato di pomodoro.
• 1 cucchiaio di cognac
• 300 gr di gamberetti già puliti e cotti / 1 kg di
gamberetti crudi col guscio
• 1 cipolla media, 1 gambo di sedano, 1 carota
• 3/4 chiodi di garofano
• 8 foglie di lattuga.
DIFFICOLTA’: ● ○ ○
TEMPO: circa 60 minuti + raffreddamento
PREPARAZIONE:
• Lavate e sgusciate i gamberetti e lasciatene
•
•
•
•
•
qualcuno con la coda attaccata, vi serviranno per
decorare. Lessate i gamberetti in abbondante
acqua salata, dove avrete messo la cipolla, il
sedano, la carota e i chiodi di garofano. Fate
bollire per 2-3 minuti, poi scolate i gamberi e
fateli raffreddare.
Lavate ed asciugate le foglie di lattuga integre,
quelle esterne più grandi, e posizionatele a due a
due in 4 coppe, vi serviranno da letto per il
cocktail di gamberetti. Tagliate finemente le
restanti foglie di lattuga e posizionatele al centro
delle coppe, fino a riempirle per ¾.
Prendete una ciotola, mettete la maionese, la
salsa rubra, il concentrato di pomodoro e il
cognac e mescolate delicatamente.
Aggiungete i gamberetti e mescolate il tutto.
Lasciate riposare in frigorifero almeno 12h.
Suddividete i gamberetti nelle 4 coppe, sopra
l'insalata, spolverizzate a piacere con del
prezzemolo o erba cipollina e decorate con i
gamberetti provvisti di coda che avete tenuto da
parte
Rebecca Caniatti IV B
Costanza Cerrano IVB
31
CURIOSITÀ
Numero 1- NOVEMBRE 2013
Le 9 cose che non sai
L'argomento di cui parleremo oggi è.... (rullo di tamburi) LE
9 COSE CHE NON SAI!
cinquecento mila palloncini per far volare casa tua come in
UP. Sarebbe fantastico provare, chi mi aiuta a gonfiarli?
Senza tanti giri di parole, cominciamo.
Prima cosa: in Spagna vicino a Valencia c'è un locale
chiamato "Casa Pocho", nel quale il barista capo del locale
offre un giro gratis a colui che si dimostra inventore
dell'insulto più originale. In pratica, se insulti, bevi gratis.
Il genio proprietario di "casa Pocho", Mariusz Bernard, ha
avuto questa idea perchè ritiene necessario che i clienti
debbano scaricare tutte le loro frustrazioni derivanti dalla
crisi e dalla sfiducia nel futuro che da essa deriva."Almeno
non si rifanno sulla loro famiglia" ha pacatamente
osservato Bernard.
Seconda cosa che non sai: nessuna parola fa rima con UVA.
Per quanto tu ci possa pensare o per quanto questo possa
diventare uno dei tuoi problemi esistenziali, non ne troverai
nessuna. Quindi, se avevi intenzione di comporre una
poesia in rima mettendo alla fine del verso "UVA", ora sai
che non puoi più, mi dispiace.
Terza: chi non ha mai colorato dentro dentro gli spazietti
delle lettere? Bene, quelli di voi che l'hanno fatto è perchè
cercavano di colmare una mancanza di affetto. Che cosa
triste, no?
Quarta curiosità, anche se si tratta di un fatto un po'
vecchiotto: a Bruxelles, il 20-01-09, è successo un fatto
strabiliante, e se i media hanno conferito ai protagonisti di
questa storia la candidatura all'Oscar dei cretini, un motivo
ci sarà: una signora svedese di 61 anni si è presentata allo
sportello della banca "Norde bank" di Svendborg chiedendo
di cambiare le sue corone svedesi per un equivalente di
circa 190 euro. Fino a qui non ci sarebbe nulla di strano, se
non fosse che i soldi usciti dalla borsetta della cliente erano
banconote del Monopoli. Il cassiere, senza batter ciglio ha
cambiato il denaro e la signora indisturbata ha lasciato la
banca. Qualche giorno dopo, la stessa signora ha tentato di
nuovo il colpo, con una somma decisamente più alta, ma ha
incontrato un altro cassiere, che ha chiamato
immediatamente la polizia. Ora, non si sa se l'Oscar vada
assegnato alla vecchietta, che ha tentato il colpo due volte
di fila, o al primo cassiere, che ha cambiato il denaro senza
batter ciglio. Quinta verità: ti servirebbero 9 milioni e
Sesta notizia: alla fine degli anni 90 è sorto un vero
problema per la BMW in Germania che è stata costretta a
ritirare dal mercato i propri navigatori GPS, dopo che
schiere di automobilisti indignati hanno chiamato in massa
il numero verde per i reclami. E tutto queso perchè? Per le
voci femminili dei navigatori. Per il maschio tedesco,
l’incubo si presenta così: salita in macchina ,programma il
navigatore, mette in moto, e poi -aiuto!- sente una voce
femminile: “La rotta è stata individuata.". Richiamandosi
questo episodio, Clifford Nass, professore di
Comunicazione all’Università di Stanford offre la sua
spiegazione: "Una donna che dia istruzioni di guida
metterebbe in discussione un'idea tradizionale del ruolo
della donna". In poche parole: i tedeschi sono maschilisti e
non sopportano di essere comandai da una donna.
Ottava novità per te che stai leggendo: i canguri saltano
perchè, tranne quando nuotano, non sono in grado di
muovere le zampe posterioiri indipendentemente una
dall'altra. Ma non è sempre stato così: gli antenati dei
canguri di oggi correvano a 4 zampe. Nei millenni, però, il
paesaggio è diventato più arido e pieno di ampie pianure e
perciò il canguro si adattato: i mega salti (arrivano in altezza
ai 4 metri, in lunghezza fino ai 10 metri, e in velocità oltre i
50 km/h!) sono diventati fondamentali per percorrere le
grandi distanze dell’Australia in modo rapido. Bravi canguri!
Nona cosa che ora non sai ma che tra poco saprai: la marca
ASICS è l'acronimo di Anima Sana In Corpore Sano, variante
di "Mens sana in corpore sano", celebre frase del poeta e
oratore romano Decimo Giunio Giovenale.
Se tu, caro lettore/lettrice sapevi già tutte queste cose, ti
faccio i miei complimenti: non ti si può sorprendere in
niente! Se invece non ne eri a conoscenza (cosa che
sinceramente spero perchè altrimenti la mia carriera finisce
qui dal momento che non ho saputo ”intrattenere il lettore
con novità e curiosità”), allora vorrà dire che adesso potrai
andare in giro a pavoneggiarti con i frisini perchè tu sai cose
che loro non sanno.
Alessandra Masetto IA
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STORIE DI CALCIO
Numero 1- NOVEMBRE 2013
L'altra f inale,se il calcio è solo felicità
30 giugno 2002, Changlimithang Stadium, Thimphu,
Bhutan. L’arbitro inglese Steve Bennett osserva la scena:
di fronte a lui lo attende una folla di 15.000 spettatori,
divisi fra giallo-rossi (i sostenitori del Bhutan) e verdi
(quelli di Montserrat). Dietro le tribune svetta da sotto
le nubi, maestoso come sempre, l’Himalaya.
Wow. Il calcio inglese ne ha di strada da fare per
arrivare a uno spettacolo del genere.
Questa è “l’Altra Finale”, una sfida epica quanto quella
dei mondiali giapponesi che Germania e Brasile, le due
squadre più forti al mondo, si giocheranno tra poche
ore. Qui le formazioni in campo sono, almeno secondo il
ranking FIFA, le peggiori del mondo: n. 202 contro 203.
Siamo a Thimphu, 2300 metri di altitudine, capitale del
Bhutan, ultimo regno indipendente dell’Himalaya, i cui
sudditi non sono autorizzati a guardare negli occhi il loro
re.
L’isola caraibica di Montserrat, perla verde dei caraibi, è
diventata famosa nel 1995, dopo che un’eruzione
vulcanica ha sommerso due terzi del suo (minuscolo)
territorio e sparso per il mondo gran parte dei suoi
abitanti.
Due piccoli, splendidi paesi che, a quanto pare,
producono il peggior calcio di tutto il mondo.
Il calcio è arrivato in Bhutan per la prima volta negli anni
Settanta ma subito è stato accolto con grande
entusiasmo, tanto che re Jigme Singye Wanchuck prima
di salire al trono ha giocato come portiere. L’entusiasmo
però non è bastato per evitare un debutto sulle scene
internazionali disastroso. Nell’albo non proprio d’oro di
questa federazione c’è una sola partita: 14 febbraio
2000, zero a venti contro il modesto Kuwait.
La federazione, come d’altronde anche quella del
Montserrat, non ha infatti abbastanza fondi per pagare
dei professionisti ed è per questo che chi gioca nell’Altra
Finale ha un lavoro a tempo pieno. In realtà, però, il
vero problema con cui per molto tempo hanno
convissuto i bhutanesi è un altro: trovare le scarpe da
gioco. Per anni infatti non sono state cambiate, bensì
rattoppate più e più volte, come pure i palloni; questo
fino a quando, qualche mese fa, la nazionale
sudcoreana, in occasione di un’amichevole, ha regalato
seicento paia di scarpe. Bel gesto.
Nessuno dei due paesi ha mai sentito parlare dell’altro,
tanto che il Kuensel, l’unico giornale del Bhutan, ha
dedicato un’intera pagina a “Dov’è Montserrat”. (P.s: è
quel piccolo puntino di fianco ad Antigua).
I verdi del Montserrat abitano un’isoletta a forma di
perla e hanno una squadra a forma di cozza: solo
sconfitte. Sono però giunti in Bhutan orgogliosi di
essere riusciti, a differenza degli avversari, ad aver
segnato una rete in un incontro ufficiale: il match era
Montserrat – Rep. Dominicana, e lo storico marcatore
Wayne
Dyer.
Anche qui in tutta la nazione non c’è un negozio
sportivo, e così i giocatori e l’allenatore, prima della
trasferta, sono emigrati ad Antigua per comprare le
scarpe (i primi) e i fischietti (il secondo): la federazione
ne era sprovvista.
Gli isolani hanno avuto i loro problemi durante il
tragitto: il viaggio è durato cinque giorni, gran parte
della squadra è stata bloccata dai monsoni a Calcutta e,
per finire, il giorno prima della partita, i giocatori sono
stati
male
per
un’intossicazione
alimentare.
Ed è forse per questo che la partita è molto meno
combattuta di quanto tutti, anche l’arbitro Bennett, si
aspettassero. Risultato finale: 4 a 0 per il Bhutan, con
storica tripletta del capitano Wangyel Dorji.
O forse può darsi che la colpa sia dei preparativi: quelli
del Montserrat hanno detto una semplice preghiera, i
bhutanesi sono andati in pellegrinaggio al monastero di
Dechen Phug, pregando di giocare lealmente e senza
farsi male.
E così e andata: lo spettacolo è stato magnifico.
E unico: non un marchio o una sponsorizzazione, pallone
totalmente
bianco
e
maglie
senza
logo.
La scelta di non avere sponsor è stata fatta per
differenziarsi dal Mondiale che, guarda caso, è finito per
essere una sfida fra multinazionali: Nike contro Adidas.
Tanto per ribadire che il calcio non è un supermercato o
una guerra tra marchi, e ritornare così all’essenza di
questo bellissimo gioco, fatto di passione e divertimento.
Il motto nazionale del Bhutan recita: “Il prodotto interno
lordo è meno importante della felicità interna lorda del
paese”.
Ecco, serviva un paese sperduto nell’Himalaya per
sposare di nuovo due parole così distanti, ultimamente:
calcio e felicità.
Fabio D'aguanno IV C
333
Numero 1- NOVEMBRE 2013
INTERVISTE
Interviste ai professor i
PROFESSOR GALEOTTO e PROFESSORESSA DE
SIMONE
DOMANDA:Quando ha capito che avrebbe fatto il
professore?
GALEOTTO: Avevo già una mezza idea alle
medie ,ma soprattutto quando ho fatto il servizio
sociale ,per il quale andavo a fare il doposcuola
aiutando gli studenti in difficoltà.
DE SIMONE :Pensavo di fare il professore già da
quando ero piccola, poiché mi piaceva spiegare alle
altre persone e parlare in pubblico.
DOMANDA:Che liceo ha frequentato e quale
professore ha amato maggiormente?
GALEOTTO:Ho frequentato il Liceo Classico
Sant’Ambrogio ai Salesiani di Milano. In questi anni
alle superiori ho stimato tre professori: il mio
professore di lettere al ginnasio Enrico Elli dovuto al
fatto che aveva un approccio un po’ originale e ci
trattava come studenti già maturi;Don Paolo Borroni,
l’insegnante di filosofia e storia al triennio essendo
un professore colto e voleva instaurare dialogo con
gli studenti e perché non stava troppo al libro.
DE SIMONE:Ho frequentato il Liceo Classico
Telesio a Cosenza .La professoressa che ho preso
come esempio per svolgere il mio lavoro fu la mia
insegnante di Latino e greco perché le sue lezioni
erano piene di entusiasmo tanto da trasmetterlo ai
suoi studenti.
DOMANDA:Quale professore ha odiato di più?
GALEOTTO:Il mio insegnante di Lettere nel triennio
e che per un anno mi fece anche Latino perché oltre
ad essere stretto nei voti era molto attaccato ai libri
e esigente su particolari indifferenti.
DE SIMONE:Nessuno ,ma avrei preferito che tutti
mi trasmettessero la stessa passione per la materia
come fece la mia prof di Latino e Greco,per esempio
ho riscoperto la filosofia in un momento successivo
poiché la mia insegnante non me ne ha fatto
appassionare.
DOMANDA:Ritiene di esser stato un buono
studente?
GALEOTTO:Direi di sì,anche se si può dire che
avessi un altro senso del dovere verso le materie che
non mi piacevano
DE SIMONE:Sì,avevo il massimo dei voti in tutto
DOMANDA:Quali caratteristiche deve avere il suo
studente ideale?
GALEOTTO:Deve essere diligente ,attento,si deve
aspettare qualcosa dal lavoro della scuola e molto
partecipe.
DE SIMONE:Per me non esiste la fotografia dello
studente ideale ,ma dovrebbe avere entusiasmo
nello studio delle materie.
DOMANDA:Quali caratteristiche invece non
sopporta vedere negli studenti?
GALEOTTO:Non mi piace vedere una classe troppo
apatica e passiva e mi dispiace vedere studenti che
non sfruttano il loro potenziale e quelli che copiano.
DE SIMONE:Non mi piace quando uno studia solo
per il voto.
DOMANDA:E’ soddisfatta del lavoro che svolge?
Cosa cambierebbe della scuola?
GALEOTTO:Sostanzialmente sì,anche se la scuola
ha molti problemi,io per esempio avvicinerei le
strutture delle superiori con l’ Università e poi ci
sono veramente pochi finanziamenti.
DE
SIMONE:Soddisfattissima
.Della
scuola
cambierei un bel po’ di cose troppo lunghe da
elencare ,dalla logistica alla valutazione.
DOMANDA: Cosa fa nel tempo libero?
GALEOTTO:Porto avanti gli studi e le letture ,gioco
a calcetto e a tennis ascolto musica.
DE SIMONE:In realtà ne ho poco, durante il quale
porto avanti gli studi,pratico sport,porto a passeggio
il cane e sto con i miei figli .Mi piace anche assistere
a mostre d’arte,camminare e fare del turismo etico
(quello che non comporta dispendio di soldi e a
misura dell’uomo e del pianeta), fotografare e
leggere poesie.
DOMANDA:Sport ,libro,film e pezzo musicale
preferito.
GALEOTTO:I miei sport preferiti sono calcio e
tennis,per quanto riguarda i film invece mi piace
molto “Il mio amico Erik”di Ken Loach,il mio album
musicale preferito è “Selly England buy the
pound”dei Genesis,i libri invece sono due: “ Dialoghi
con Leucò” di Cesare Pavese e “Iliade e Odissea”.
DE SIMONE: Il mio sport preferito è il nuoto,poi mi
piacciono i film che contengono un messaggio come
per esempio “Non uno in meno” e “Camera con
vista”,i libri che mi appassionano maggiormente
rispetto agli altri sono quelli di saggistica e quelli di
poesia come “Medicamenta” un altro libro
interessante è”Teoria della Halbbildung” .Il mio
pezzo musicale preferito è “The wall”.
Paolo Emanuele Leone IV B
EVENTI
Numero 1- NOVEMBRE 2013
Eventi di Novembre
Ciao a tutti ragazzi, siamo già a Novembre e quelli che
sto per elencare sono una serie di
incontri/eventi/organizzazioni che si svolgeranno in
questo mese:
Teatro:
• Lo schiaccianoci, balletto di Tchaikovsky
Milano Teatro Nuovo, 30 Novembre, 1
Dicembre
Prezzo: Da 54,50 a 64,50
• Ghost Il musical
Milano Barcalys Teatro Nazionale, dal 10
Ottobre all'1 Dicembre
Prezzo: Da 23,00 a 61,00
Musica:
• Bring Me The Orizon - Sempiternal
Milano Alcatraz, 25 Novembre
Prezzo: 28,75
• Chiara Galiazzo
Milano Teatro Nuovo, 26 Novembre
Prezzo: da 34,50 a 40,25
• Fabri Fibra
Milano Alcatraz, 12 Novembre
Prezzo: 25,00
• Arctic Monkeys
Assago Mediolanum Forum, 13 Novembre
Prezzo: 36,80
Vans Off the Wall Music Night 2013
Milano Magazzini Generali, 21 Novembre
Prezzo: 28,80
• Negramaro
Assago Mediolanum Forum, 16 Novembre
Prezzo: da 39,10 a 57,50
Dai ragazzi per i ragazzi:
• Metalheads III edition
Monza Circolo libertà in Via Libertà 33, 9
Novembre ore 19.30
Ingresso Libero
• Scuola di formazione “L'Europa che farei”
tema del giorno: scuola e istruzione –
disoccupazione giovanile
Meda, 16 novembre dalle ore 15.00 alle 18.00
•
E questo è tutto per questo numero; se avete dei
suggerimenti per il mese di Dicembre o domande non
esitate a contattarmi, mi trovate in I E o su Facebook,
alla prossima C:
Diana Bettin IE
35
Numero 1- NOVEMBRE 2013
GIOCHI
GIOCHI! LABIRINTO: Aiuta il fantasma ad arrivare alla casa
stregata in tempo per Halloween!
SUDOKU: Scrivi nei quadretti vuoti i numeri da 1
a 9 in modo che in nessun box, riga e colonna
compaia più volte lo stesso numero.
CRUCIPUZZLE: Trova le parole segnate in fondo,
sapendo che sono scritte in tutti i versi possibili.
BARZELLETTE & INDOVINELLI
1. Chi la crea la vede. Chi la compra non la
usa. Chi la sta usando non la vede. Cos’è?
2. La sera di Halloween che cosa cade senza
farsi alcun male?
3. Dove vanno in vacanza i fantasmi?
4. La strega dice allo scheletro:
“Che bello, finalmente è la notte di
Halloween! Si festeggia!”
E lo scheletro: “Non sto più nella pelle!”
5. Due vampiri si levano dalla bara. La moglie
esclama: “Ho fatto un incubo! Ho sognato
che dormivo in un letto!” E il marito: “E
questo è niente: io ho sognato che bevevo
dell’acqua!”
(1.La bara; 2.La notte; 3.Al Mar Morto)
Francesca Gargioli IV D
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VIGNETTE
Numero 1- NOVEMBRE 2013
37
VIGNETTE
Numero 1- NOVEMBRE 2013
Elena Gargioli VD
38
il Bartolomeo
Il giornale degli Zucchini
LA REDAZIONE
DIRETTRICE:
Alice Pennino 3D
VICEDIRETTORI:
Chiara Borghi IB
Andrea Talarico IIC
CAPOREDATTORI:
Giorgia D'Aversa 1E
Claudia Quagliarini 1E
Giacomo Palmaro 4A
Alberto Pessina 4B
IMPAGINAZIONE E GRAFICA:
Andrea Talarico IIC
Beatrice Battistini IB
COLLABORATRICE:
Silvia Spadari IIC
REDATTORI:
Alessandra Mansueto IIIE
Andrea Missaglia IA
Alessandra Masetto IA
Erica de Matteo IB
Rachele Vergani ID
Federica Panzeri ID
Tommaso Filippo Morlini IE
Diana Bettin IE
Serena Altare VA
Elena Gargioli VD
Paolo Leone IVB
Rebecca Caniatti IVB
Carlotta Mascheroni IVB
Costanza Cerrano IVB
Ludovica Allevi IVB
Bianca Mapelli IVB
Alessandra Zane IVC
Alessia Mazzotta IVC
Fabio D'Aguanno IVC
Laura Cecchetto IVC
Francesca Gargioli IVD
Ester Melchiorre IVE
Martina Girardi IVE
Riccardo Fazio IVC
Sara Tozzi IVC
Ringraziamo inoltre tutti coloro che hanno collaborato all'uscita del Bartolomeo
(collaboratori,insegnanti ed operatori scolastici).
Ricordiamo che chiunque può partecipare alla redazione del Bartolomeo inviando un suo articolo
all'indirizzo email b [email protected]
Chi desisera inviare un messaggio alla rubrica “Quorinfranti” può farlo inviando una mail
all'indirizzo sopracitato.
I numeri del Bartolomeo sono disponibili anche on line sul sito www.liceozucchi.it
N°1 – a.s. 2013/2014 – NOVEMBRE 2013
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Numero 1 novembre 2013 - Liceo Classico Zucchi