Educazione
morale
Urgenza educativa
E poi arriva
Seridò
1
2009
NOIGENITORI
Un'edizione
con tante novità
Scuole
protagoniste
Gardone VT e
Castelcovati
4
6
9
13
Noi Genitori n. 01 Marzo 2009
Pubblicazione della Cooperativa
Servizi Scuole Materne
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1
A CURA DI DON ANGELO
Molti comportamenti devianti dell’adolescente e del giovane - di cui purtroppo è
colma la cronaca di oggi - hanno la loro matrice nell’insufficienza dei modelli educativi avuti da piccoli. A partire da
questo ci è dato capire come noi adulti
- genitori, educatori - dobbiamo essere
impegnati all’educazione morale dei nostri figli, fin da bambini.
Precisiamo subito che educazione morale: non si identifica con le semplici norme
del galateo, anche se l’imparare un certo
modo stabile di comportamento, serve;
non si identifica con una certa ’educazione religiosa’, quella fatta solo di obblighi,
proibizioni, sentimenti di paura verso Dio
(un Essere che sa solo punire non ha ragione di esistere!). L'educazione morale
si attiva e può costantemente migliorare
- quindi implica un processo di crescita su alcune verità-pilastro che motivano il
modo di pensare, di dire e di fare.
Alcune verità
Proviamo a scorrere sinteticamente le
verità-pilastro che l’adulto - soprattutto
se impegnato come educatore in famiglia
e nella scuola - deve possedere per essere guida a se stesso e ai più piccoli:
• Al primo posto e al centro colloca come
valore la Persona; io ‘persona’; gli altri
‘persona’. Non si è adulti - tanto meno
educatori - se discriminiamo tra persone
(per ragioni di colore della pelle, di modo
di vestire, di ambiente di provenienza), se
preferiamo il cane o il gatto agli esseri
umani, se selezioniamo le persone a secondo delle convenienze… ecc. ecc.
• “Non siamo perfetti” e quindi siamo
soggetti che sbagliano e che sanno correggersi. Chi dice di non sbagliare mai è
un soggetto socialmente pericoloso.
• Il come siamo si esprime dal come
ci comportiamo nei confronti degli altri
e, spesso, come ci giudicano le persone che amiamo e che noi stimiamo dice
parecchio sulla verità (anche quando ci
fa male!) di noi stessi.
• E ancora: ognuno di noi è unico e irrepetibile e quindi sempre siamo impegnati a costruire e ad esprimere la nostra
identità (lo sforzo di comportarci secondo le mode, secondo gli ambienti in cui
ci troviamo, secondo il comportamento
dei più esprime una estrema debolezza
e fragilità della nostra identità e, in fondo, poca stima di noi stessi).
• Ognuno di noi è responsabile a seconda
del livello di conoscenza e coscienza e
quindi il nostro agire deve coniugarsi attorno al livello di responsabilità che dobbiamo assumere nei confronti degli altri
e dell’ambiente in cui viviamo.
• Il senso di responsabilità declina il dovere di farci carico che ci compete per il
posto che occupiamo nel vivere sociale.
L’evadere da questo è ulteriore segno di
identità inconsistente.
Parlare di
educazione
morale...
oggi
Non una trattazione teorica,
ma una serie di indicazioni
concrete e di riflessioni da fare
insieme a genitori e educatori
• Ancora: il ‘farci carico’ si esprime in
negativo col “non fare agli altri ciò che
non vorresti fosse fatto a te”; e, in positivo, nel “fare agli altri ciò che vorresti
fosse fatto a te”.
Sta scritto nel profondo di noi che dobbiamo fare ciò che è bene e non fare ciò
che è male. Espressione facile a dirsi, ma
difficile spesso da mettere in pratica, perché non sempre è semplice distinguere
“bene” da “male”. Cadere nel soggettivismo molto spesso produce più risultati egoistici che risultati veramente utili a
se stessi e agli altri. Dove attingere allora
dei criteri universalmente validi? Ritengo
sia universalmente valido ciò che contribuisce a costruire e non valido ciò che
contribuisce a distruggere.
Magna Carta in aiuto
A questo punto mi rendo conto che faccio fatica ad andare avanti e che il mio
ragionare - necessario - rischia di attorcigliarsi su se stesso.
Perché questo non accada, il mio ragionare ha bisogno di respiro; cioè di chiedere ad altri di dirmi se esiste una Carta
antica che ha contribuito a fare degli uomini degli esseri civili, capaci di convivere
e interagire tra loro senza farsi del male
e negare la propria identità.
So che esiste; rivolta a un branco di schiavi che, guadagnata la libertà con la fuga,
stavano andando faticosamente verso
una terra nella quale fermarsi e organizzarsi come un vero popolo.
Sta scritto su quella Magna Carta che
aiuta l’uomo ad essere civile distinguendo ciò che è bene da ciò che è male:
1. Non tornare schiavo di nessuno e di
nulla. Riconosci un solo essere eterno e
di sapienza eterna che ti riconosce la dignità di essere intelligente e libero.
2. Lui ci dice: “Io rispetto te, riconosco la
tua dignità, non ti insulto; Tu rispetta Me,
riconosci la Mia dignità, non insultarmi”.
3. Anzi: ”stiamo tranquilli insieme un
giorno ogni sette. Io voglio stare con te e
dare a te la gioia di stare con me, libero
anche dal lavoro che rischia diversamente di diventare la tua nuova schiavitù”.
4. “Io - aggiunge - ho generato anche
quelli che hanno voluto generare te: coloro
che tu chiami ‘padre’ e ‘madre’: rispettali e
sii loro sempre grato e riconoscente”.
5. “Ti raccomando: non far violenza e
non uccidere più nessuno dei tuoi simili.
Ti ricordi quand’eri schiavo come i vostri
padroni con facilità vi bastonavano e vi
uccidevano? Avresti voluto ribellarti, ma
non ne avevi la forza e la possibilità”.
6. “Non abbandonarti mai agli istinti; ti
ho fatto ‘a mia immagine’; sei diverso
dagli altri esseri viventi che tu hai chiamato animali”.
7. “Riconosci - dice ancora - che tu hai
diritto ai tuoi beni, frutto delle tue scelte
e del tuo lavoro. Così hanno fatto anche
gli altri e quindi con i beni degli altri devi comportati come vuoi che gli altri si
comportino con i tuoi”.
8. “Ti ho fatto dono di una intelligenza che
sa ragionare; così ho fatto con gli altri.
Usate bene l’intelligenza e non ingannatevi reciprocamente”.
9. “Ognuno di voi ha diritto di poter dire ‘questa è osso delle mie ossa e carne
della mia carne’. Ti ricordi la gioia che hai
provato quando hai fatto quella scoperta?
Rispetta la gioia degli altri”.
10. “E infine: non sprecare la tua vita
continuando ad invidiare gli altri e ciò
che è loro proprietà; sii felice di ciò che
è tuo e cerca di farlo fruttare per il bene
tuo e degli altri”.
Questa Magna Carta imparata fin da piccolo, hai avuto modo di renderti conto che
se la metti in pratica, stai bene; quando
non la metti in pratica non sei felice, né
con te stesso né con gli altri.
Un modello in concreto
C’è qualcuno che l’ha osservata bene tutta e che si può assumere come modello?
Anche qui la storia ti aiuta: si chiamava
Gesù e lo ha inviato Dio proprio perché
sa che tu, come i bambini, hai bisogno
di modelli concreti.
Gesù non si è accontentato di osservarla tutta; l’ha semplificata per aiutarti a
ricordarla ed è andato oltre per farti più
pienamente ‘umano’; ha detto:
1. Metti Dio, che ti ha amato fin da prima
che tu esistessi, al di sopra di tutto.
2. Fai agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te.
Anzi: semplifichiamola ancora: Ama Dio e
ama gli altri. Ama anche coloro che non ti
amano e li conquisterai all’amore.
Se ci comportiamo così, siamo esseri
morali. Tutti. E i più piccoli guardando a
noi adulti e cercando di imitarci vengono
aiutati a crescere sani e capaci di aiutare
gli altri a comportarsi moralmente.
Questo vale per ogni azione della vita di
un adulto, specialmente se genitore e/o
educatore. La scuola dell’infanzia che
ispira l’azione educativa a quanto ho insegnato a te, adulto, ti è di aiuto.
Quella nella quale è inserito tuo figlio,
ti garantisce di fondare il proprio agire
educativo su quanto Io ho insegnato a te,
adulto. Ricordati che i più piccoli se dagli
adulti imparano cose discordanti crescono male; e quando sono grandi compiono
azioni che ti mettono tanta ansia e paura
fin da adesso. Perché, vedi: i piccoli crescono e producono più facilmente frutti buoni se la pianta che li ha generati e
nutriti è sana e robusta.
03
Quale
educazione
per lo sviluppo
pensiero
morale
nel bambino
Piergiorgio Guizzi
Non si vuole sottolineare né la bontà
dei giovani di ieri in contrapposizione
alla negatività di quelli attuali, sarebbe
questa un’analisi distorta ed erronea,
né calcare la mano su giudizi pesanti e
irrispettosi che sempre risultano unidirezionali, frutto di facili generalizzazioni.
Tuttavia siamo chiamati, come genitori
ed educatori, a riflettere su ciò che sta
accadendo, non è opportuno far finta di
nulla nell’illusione che tutto questo succede solo agli altri e lontano da noi.
Gli scenari educativi attuali
La famiglia ha subito profonde trasformazioni negli ultimi decenni, non solo
e non tanto dal punto di vista strutturale (dalla famiglia allargata o estesa a
quella nucleare), ma anche dal punto di
vista affettivo; si è passati da una famiglia “etica” ad una famiglia “emotiva”,
nella quale i processi di democratizzazione delle relazioni e delle comunicazioni tra i membri hanno avuto il sopravvento rispetto al consolidamento
della funzione d’autorità della generazione adulta.
Indubbiamente il clima relazionale
tra i soggetti è migliorato all’interno
dell’ambiente familiare, si è strutturata
una maggiore abitudine al dialogo, si
sono abbattuti alcuni steccati comunicativi, vengono favoriti momenti di gioco e di relazione con i figli e si è ampliata l’area di attenzione nei confronti
dei bambini, anche se talvolta l’attenzione degli adulti si concentra sui bisogni materiali dei figli o sulle condizioni di salute fisica, magari a scapito
di investimenti educativi in riferimento
ai bisogni morali, etici, spirituali dell’infanzia. La famiglia “emotiva”, tuttavia,
risulta fragile in quanto non consente al
bambino di arginare impulsi e desideri,
ma lo rende emotivamente e psichicamente “schiavo” di essi.
Un esempio: Mauro, tre anni, è con la
mamma al supermercato per la spesa. La mamma all’ingresso promette
al bambino che se sarà bravo gli comprerà un gioco. Dopo aver riempito il
carrello di alimenti e di cose varie la
signora si dirige verso la cassa; Mauro, mentre la madre depone sul nastro
trasportatore gli oggetti, inizia a chiedere le caramelle e i dolci esposti a lato della cassa. La richiesta, dapprima
contenuta, si fa più pressante dopo il
primo no della madre, trasformandosi in capricci, fino a divenire inconte-
nibile. La mamma, inizialmente ferma
sul no, comincia a sentirsi in difficoltà,
vorrebbe alzare la voce e riprendere il
figlio, pensa anche che forse uno sculaccione potrebbe far recedere il bambino, tuttavia vede gli sguardi di alcune
persone in fila con lei e si sente messa
sotto giudizio, si sente “madre cattiva”
che non sa accontentare le piccole richieste del bambino. Alla fine compra
le caramelle, oltre che per accontentare il figlio per acquisire un positivo
giudizio sociale.
Se il genitore soddisfa ogni capriccio
del figlio, se non lo aiuta ad affrontare
progressivamente le frustrazioni insite
nei limiti e nelle regole che incontra nel
processo di crescita, lo priva dell’opportunità di sviluppare gli strumenti necessari per affrontare la vita. Ogni limite rappresenta anche una occasione di
crescita. Aiutare il bambino a cogliere il
senso del limite significa anche aiutarlo a sviluppare le proprie capacità. La
frustrazione, se ragionevole e commisurata alle possibilità del bambino, lo
stimola all’impiego delle proprie risorse, gli permette di contenere e gestire
gli impulsi e lo rende “competente” in
termini emotivi e relazionali.
Gli episodi
di inaudita violenza,
di razzismo e di xenofobia,
di aggressione,
messi in campo
negli ultimi tempi
da giovani e adolescenti,
chiamano in causa
il ruolo dell’educazione morale
e ai valori fondamentali,
che ha inizio
fin dall’infanzia.
Ogni bambino si trova a confrontarsi
con esigenze interne che tendono ad
imporre il proprio io agli altri, con impulsi spesso incontrollabili e ingovernabili, con desideri che tendono alla
immediata soddisfazione; tutto questo
può esprimersi nei capricci o in forme
di opposizione più marcate. Quando un
bambino trova un genitore o un educatore capace di sostenere e contenere
la sua ribellione, allora ha la possibilità di sviluppare un’identità psicologica
armoniosa ed equilibrata. Si è parlato
di sostenere e contenere in quanto da
un lato i comportamenti infantili devono essere compresi e dall’altro vi
è la necessità di porre limiti e regole
per fronteggiare con sicurezza e determinazione l’impulso del momento,
la rabbia dell’istante, l’emozione non
controllata. Il bambino non può incamminarsi verso la gestione equilibrata
delle emozioni, se non trova un adulto
che, attraverso uno stile comunicativo
determinato e sicuro, gli confermi la
possibilità che è possibile non cedere
costantemente al principio del piacere
o all’istintualità.
Secondo A. Marcoli, “l’avere dei limiti,
anche all’aiuto rassicurante dei geni-
tori, sembra quindi essere un bagaglio
importante per un bambino che gli consentirà di avere dei contenitori mentali
per le esperienze. Anche lo star male, il
dolore e l’angoscia possono essere più
sopportabili se ci sono questi contenitori che li delimitano, piuttosto che essere vissuti come infiniti e travolgenti,
senza limiti che li contengono”.
L’adulto e i valori
Queste considerazioni pongono alla
ribalta l’esigenza di potenziare l’azione educativa in termini normativi, con
l’emersione sulla scena familiare di codici affettivi, quali l’introduzione di regole,
confini, limiti e di aneliti etici attraverso
la riscoperta di valori, di testimonianze
coerenti, di approcci al pensiero riflessivo simbolico e alla trascendenza.
È indubbio che il bambino abbia bisogno di amore, di riconoscimento affettivo, di fiducia per poter acquisire
un Io sufficientemente buono, secondo l’accezione di Winnicott, cioè una
identità in cui prevalga il sentimento
di stima di sé.
Tuttavia la formazione della personalità
passa anche attraverso la formazione
della coscienza e l’equilibrazione delle
emozioni e degli impulsi. La coscienza
è efficiente se è in grado di regolare gli
impulsi, se non è in balia dell’alternarsi degli stati d’animo e delle condizioni
umorali o delle spinte caratteriali. La
coscienza che permette al bambino di
regolare il proprio comportamento è
anche depositaria di valori, di tutte le
interiorizzazioni dei dettami e dei comportamenti degli adulti, e attraverso i
processi di assimilazione e accomodamento fornisce al bambino un Super
Io che lo accompagna nel cammino
di adattamento alle regole sociali e di
confronto con la realtà.
La riscoperta di parole quali le virtù,
l’educazione del cuore e della volontà,
l’elogio della fatica, l’accoglienza della
frustrazione ed il contenimento e l’elaborazione del dolore sono aspetti non
eludibili nell’ottica di aiutare il bambino
a costruire una coscienza etica, basata sull’essere e non sull’avere, sul saper inserire uno spazio di pensiero tra
l’impulso o il desiderio e l’azione, sulla
possibilità di avviare processi di identificazione verso sistemi valoriali e di
significato fondati sulla sacralità e sul
rispetto per la vita piuttosto che sul disprezzo per la persona umana.
05
Vita sociale e vita morale sono in stretto rapporto tra loro.
Da un lato l’appartenenza ad un gruppo
fa sì che si entri in relazione mettendo
in atto rapporti di collaborazione o di
competizione, favorendo l’assunzione
di certe norme morali condivise dal
gruppo. Dall’altro lato, la presenza di
una coscienza morale e il rispetto delle
norme consentono di regolare il comportamento in situazioni sociali.
Oggi notiamo una grande fragilità da
parte di genitori nell’educazione del
bambino.
Spesso c’è il timore di contrariare i
propri figli, magari per paura di brutte
figure o, addirittura con il dubbio che,
così facendo “il nostro frugoletto non
ci vorrà più bene”.
Spesso i rimproveri si accompagnano a
sorrisi compiaciuti e quando il bambino
combina qualche guaio: “…quando fa
così non ce la faccio a sgridarlo, mi fa
ridere tanto, è un gran simpaticone!”,
oppure “...è piccolo, non capisce ancora”, ma il genitore non si accorge che,
così facendo, il bambino impara a gestire i suoi “capricci” sapendo benissimo che, al momento opportuno, potrà
ottenere ciò che vuole.
Stare in equilibrio
Fare i genitori non è mai stato un “mestiere” facile, educare è un’arte che
richiede attenzione, sensibilità e capacità creativa.
Cinquanta anni fa l’educazione dei figli
avveniva spesso attraverso botte, punizioni e castighi, con una buona dose
di autoritarismo.
Negli anni Sessanta l’educazione dei
figli passava attraverso il permissivismo, il lasciar fare.
Oggi si è capito che educare significa
trovare un difficile, ma giusto equilibrio, che possa mettere in atto una
“sana” autorevolezza affinché il bambino possa acquisire norme, regole
e valori del gruppo sociale nel quale
vive, attraverso un lungo processo di
socializzazione.
“Non riusciamo più ad uscire con gli
amici perché mio figlio è un terremoto, non sta mai seduto e gira dappertutto...”.
Quante volte riusciamo a far capire
al nostro bambino il senso del limite?
Quanto dipendiamo da lui? Quanta fatica facciamo a contenerlo?
Senza i NO la personalità non cresce
e non si struttura; stranamente, rifiuti
e divieti fanno sentire la presenza sicura dell’adulto, se questi assume un
atteggiamento amorevole, ma fermo,
ragionevole, deciso!
Definire le regole e come farle rispettare sono due problemi diversi tra loro;
inoltre le regole devono essere adatte all’età e discusse con i bambini più
grandi.
Aiutare il bambino a distinguere ciò che
è bene e ciò che è male è molto importante, trattandolo da persona che sta
costruendo la propria vita con grande
fatica, non da “bambinetto” viziato e
prepotente.
Insegnare ad un bambino a lavarsi, a
mangiare, a vestirsi è un lavoro ben
più lungo, faticoso e paziente che non
imboccarlo, lavarlo, vestirlo…
Il primo è il lavoro dell’educatore, il
secondo è quello del servo! (Maria
Montessori).
I genitori hanno il compito, non facile,
di aiutare il bambino a costruire non
solo se stesso, ma anche la sua “coscienza”: essere educati, saper aiutare, essere pazienti, essere umili…
“essere Buoni”!
Dialogo e mediazioni sono importanti: fare “braccio di ferro” non giova a
“Non è
un mestiere
per tutti”
Si potrebbe dire, parafrasando il titolo
di un recente film di successo.
Di sicuro, il compito dei genitori
nell’educazione morale dei propri figli
rappresenta una sfida quotidiana,
che impegna alla coerenza
nei comportamenti e all’esempio.
patrizia enzi
nessuna delle due parti. Nemmeno le
punizioni fisiche, le umiliazioni e le offese sono educative, ma solo deleterie
e mortificanti.
Le “punizioni” devono derivare da
patti e accordi che siano chiari e che
applichiamo in modo coerente e con
fermezza.
Anche le gratificazioni hanno una parte
importante nell’educazione del bambino poiché danno sicurezza e fanno cre-
scere la fiducia in sé, anche se non devono essere eccessive ed insistenti!
Inoltre non va mai dimenticato che è
sano trasgredire, qualche volta!
Ti do l’esempio!
È compito degli adulti far conoscere le
nozioni morali ai bambini agendo con
pazienza, chiarezza, ma, soprattutto
con il buon esempio che vale più di
qualsiasi parola.
Quante volte predichiamo bene e “razzoliamo” male!
“Lo sai che il mio papà mi sgrida quando butto la carta per terra, però lui la
butta sempre fuori dal finestrino della
macchina”.
“La mia mamma si arrabbia se dico
le parolacce, ma mio fratello quando
guarda la partita le dice tanto brutte
e la mia mamma non gli dice niente!”
“Perché io devo sempre salutare e dare il bacino alla zia se la mia mamma
dice che è brutta e antipatica?”
Anche le bugie ci danno fastidio, ma
quante volte mentiamo ai nostri bambini? Quante volte ci dimentichiamo
delle promesse fatte confidando che
il bambino non si ricordi? I bambini
hanno una memoria da fare invidia ad
un elefante: “...mi avevi promesso che
mi compravi...”.
Esagerare con i “regali-premio” non è
buona abitudine: il bambino si sente
appagato anche da un nostro sorriso,
da una carezza, da un abbraccio, tutte dimostrazioni che gli fanno capire
quanto noi gli vogliamo bene, quanto
lo apprezziamo per ciò che è!
Con amore ed esperienza noi passiamo
a nostro figlio la vita con i suoi problemi, le sue sfide, ma anche con le sue
soddisfazioni e la sua bellezza.
Il bambino ha bisogno di dialogo, di affetto e di attenzione attraverso la nostra partecipazione e la nostra disponibilità a stare insieme con lui, a giocare,
a scoprire il mondo insieme.
Nel nostro ruolo di genitori dobbiamo
essere d’accordo sull’educazione dei
figli in un continuo lavoro di condivisione, scambio, complicità non dimenticando mai che anche noi siamo stati
bambini e figli.
Il nostro bambino ha bisogno di sapere
che non sarà mai solo, che noi gli saremo sempre accanto in ogni momento
(non solo fisicamente), che nella sua
famiglia troverà sempre sostegno e
amore anche nei momenti difficili.
Quando i miei figli erano piccoli, facevo
un gioco con loro. Gli davo un rametto ciascuno e dicevo loro di spezzarlo.
Non era certo un’impresa difficile.
Poi dicevo loro di legare insieme i rametti, gli davo il mazzetto e gli dicevo
di provare con quello. Ovviamente non
ci riuscivano. “Quel mazzetto - gli dicevo - quello è la famiglia”.
(da “Una Storia Vera”, di David Lynch)
07
Il 25 aprile parte la nuova
edizione di Seridò, da un idea
dell'Adasm-Fism di Brescia
la più grande festa dei bambini
E poi arriva
100 modi
diversi per dire:
“Giochiamo?”
Oltre cento diversi spazi
per giocare con tutto
e con tutti
Il verbo “giocare a Seridò”
si può coniugare in oltre cento
modi diversi e sempre nuovi.
Giocare è la cosa che i bambini
sanno fare meglio, è la
dimensione nella quale scoprono
le cose, le emozioni, il mondo
intorno, le persone.
Attraverso il gioco i bambini
imparano a crescere, imparano
tantissimo di sé e anche
degli altri, imparano ad
accorgersi di quel che gli piace
e non gli piace fare,
di quello che gli riesce difficile o
gli risulta facile,
di quello che vogliono
e non vogliono.
Il gioco è il modo migliore che
i bambini hanno a disposizione
per diventare grandi senza fretta
e senza dimenticarsi
di scoprire tutto ciò che possono.
Seridò è il luogo dei bambini
che giocano, il posto nel quale
un tappetone con i mattoncini
è l’occasione per costruire
qualcosa di nuovo insieme ad un
bambino appena conosciuto, uno
scivolo da scalare diventa una
grande avventura dove superare
la paura. Seridò è il luogo dove
colorare un disegno insieme a
papà o guardare uno spettacolo
teatrale in braccio
a mamma è proprio
un bel momento.
A Seridò si gioca con tutto e con
tutti e, intanto, si diventa un po’
più grandi…
ma sempre senza fretta.
La nuova
edizione
A Montichiari dal
25 aprile al 3 maggio
e come sempre ingresso
libero per i bambini
e biglietto speciale per
i genitori Adasm-Fism.
Seridò 2009 si svolgerà
nei giorni 25, 26, 29, 30 aprile
e 1, 2, 3 maggio
al Centro Fiera del Garda
di Montichiari.
Tutti i giorni, dalle 9:30
alle 19:00, potrete vivere
la grande festa negli oltre 40.000
mq allestiti con aree gioco,
teatri, gonfiabili, laboratori
creativi e tanto altro ancora.
I giochi di Seridò sono
prevalentemente al coperto
e non temono pioggia
o brutto tempo.
Ogni anno arriva, puntuale, sul
binario della festa e dell’allegria.
Seridò è sempre Seridò con i suoi
giochi, i suoi spettacoli,
gli spazi per la creatività, il
trenino, gli scivoloni, le barchette
e, soprattutto con i suoi bambini.
Si perché ci sono anche
i bambini di Seridò.
Sono quelli a cui piace incontrare
nuovi amici, quelli che non si
stancano di guardarsi intorno,
quelli che provano, quelli che
corrono, che saltano, che
cantano, quelli che di giocare non
smettono mai. È per loro che ogni
anno Seridò si rimette il vestito
della festa, chiama a raccolta tutti
gli animatori, accende la musica
e via, pronti per una nuova
avventura. Un nuovo Seridò.
In questa nuova edizione
sono previste numerose novità:
il cinema di Seridò,
lo spazio “Libera un libro”,
nuovi spettacoli e
aree all’aperto...
e anche qualche sorpresa.
Ci sarà persino la
TV di Seridò.
Tutte novità che si
aggiungono
ai “sempreverdi”
laboratori creativi,
alle aree sportive dove
giocare a calcio e basket
o provare per la
prima volta il climbing,
l’atletica leggera, il golf,
il tiro con l’arco…,
ai maxi e i mini gonfiabili…
fino al truccabimbi
e alla Seridò Band,
che si aggira
fra i giochi suonando
le canzoni di Seridò.
E se fra un gioco e l’altro
vorrete fare una pausa,
sarà possibile scegliere
fra 2 aree pic-nic
con 4.500
posti a sedere coperti,
self service, bar, gelateria,
zucchero filato...
A Seridò si gioca con tutto
e con tutti,
gratuitamente, e per chi
ha meno di 12 anni
l’ingresso a Seridò è libero.
Per gli adulti il biglietto
d’ingresso è di 8,50 euro e,
naturalmente,
tutte le attrazioni all’interno
della festa sono gratuite.
Per i genitori
delle scuole dell’infanzia Adasm
Fism di Brescia
è possibile - come di consueto
- richiedere (alla propria scuola
appunto) i biglietti al prezzo
speciale di 5,00 Euro.
No profit
La scelta di Fondo
dell’Adasm-Fism
di Brescia.
Dopo dodici anni di avventure,
spettacoli, musiche e giochi
Seridò si è trasformata da una
festa per tanti (nella prima
edizione eravamo in tredicimila)
a un festa per tutti
(oltre centocinquantamila lo
scorso anno).
Questo grande successo,
con la conseguente evoluzione
ideativa, progettuale ed
organizzativa, ha reso ancora più
rilevante la scelta
di fondo dell’Adasm Fism sulla
connotazione di Seridò come
grande evento assolutamente
senza scopo di lucro.
In considerazione di questa
scelta (condivisa da sempre
09
Festa
Bambino
Seridò è una grande festa annuale
dedicata ai bambini, ideata
dall’Associazione degli Asili e delle
Scuole Materne di Brescia.
Da più di dieci anni Seridò
è un momento dedicato al gioco,
alla famiglia, allo stare insieme.
Seridò è un evento no profit unico nel
suo genere realizzato dall’Adasm-Fism
Brescia in collaborazione con il
Centro Fiera del Garda di Montichiari.
Seridò è immaginato e allestito
su misura per i bambini.
Tutti gli spazi, i tempi,
le proposte, gli spettacoli,
sono selezionati
e realizzati per favorire
il protagonismo,
l’autonomia ed il divertimento
dei bambini.
Un luogo originale dove immergersi
in avventure uniche.
anche dal Centro Fiera del Garda)
diventano comprensibili alcuni
aspetti della manifestazione
altrimenti fuori logica per una
qualsiasi altra iniziativa
di tipo commerciale:
la gratuità d’ingresso
per oltre il 70% dei partecipanti
(i bambini fino a dodici anni),
i costi molto contenuti
per l’ingresso degli adulti,
la filosofia di fondo
che regola la partecipazione
delle aziende partner
(poche e selezionate)
che vengono chiamate
a creare spazi-gioco
animati senza
attuare alcuna vendita
di prodotti alle famiglie,
la gratuità della fruizione di ogni
gioco e spettacolo all’interno
della manifestazione,
la disponibilità di molti
gruppi di volontari che aiutano
nella gestione della festa
come animatori.
A questo proposito è
importantissimo ricordare
i numerosi gruppi Scout
che a Seridò svolgono un servizio
volontario verso i bambini,
aiutando nell’animazione
e nella conduzione
di molti spazi gioco e,
insieme a loro,
le molte scuole superiori
che hanno individuato Seridò
come momento importante
di esperienza didattica
(e di attenzione ai più piccoli)
per i loro studenti e che svolgono
un servizio prezioso.
Seridò è Seridò anche e
soprattutto grazie a queste
scelte di fondo che, ogni anno,
consentono di preparare, con
semplicità ma anche con molta
professionalità, uno dei più
grandi eventi no profit d’Italia.
F
B
Seridò è Seridò
Seridò è una proposta “per e con”
i bambini, un avvenimento non
commerciale, non consumistico.
A Seridò i bambini non sono mai
semplici spettatori ma protagonisti.
Per questi motivi Seridò non
può essere assimilata ad una
manifestazione fieristica,
né ad un comune parco divertimenti,
né ad una semplice grande festa:
Seridò è Seridò.
S
Libera un libro
a Seridò
Per avvicinare i più piccoli
al grande mondo dei libri
con un’idea semplice
e gratuita
Genitori, operatori e bambini:
tutti sanno quanto
sia importante,
bello ed affascinante leggere,
guardare le illustrazioni
tenendo fra le mani un libro
o raccontare una storia
a voce alta.
A Seridò abbiamo pensato
di aggiungere ai libri
l’idea del “condividere
gratuitamente”.
Ed ecco un mix strepitoso:
libri, condivisone a Seridò.
Ecco il progetto
“Libera un libro”:
Animatori
Gli animatori di Seridò si occupano
di far giocare i bambini, garantire
la sicurezza, rendere agevole
la permanenza delle famiglie.
Gli animatori indossano una maglietta
arancio che li rende riconoscibili,
sono il valore aggiunto che Seridò
sceglie per garantire esperienze
educative e ludiche ai bambini.
Ogni giorno a Seridò sono presenti
oltre 300 animatori.
A
un’idea di Seridò per avvicinare
i più piccoli al grande
mondo dei libri
con un’idea semplice.
Tuo figlio è diventato grande
ma il suo libro
è rimasto piccolo?
Quel libro è da troppo tempo
abbandonato nel ripiano più alto
della libreria di casa?
Portalo a Seridò
e lascialo libero allo Stand
“Libera un libro a Seridò”.
Un bambino più piccolo
passerà a prenderlo e tu
e tuo figlio magari troverete
un altro libro “libero”
tutto per voi.
Tutti i libri che passeranno
dallo spazio “Libera un libro a
Seridò” riprenderanno a girare,
a farsi leggere,
a divertire,
ad insegnare, a raccontare...
a liberare la fantasia.
Gruppi Scout
Oltre ad un gruppo di animatori
ed educatori professionisti,
che lavorano quotidianamente
nel mondo dell’educazione
e del sociale,
Seridò si avvale della
collaborazione di Gruppi Scout
e di altri gruppi di volontari.
Seridò, per questi gruppi,
è un’occasione di servizio
e un forte momento aggregativo.
G
Una TV tutta
per Seridò
Un programma TV
quotidiano
trasmesso sul web
per raccontare e vivere
Seridò anche dietro
le quinte,
realizzato in collaborazione
con Radio Voce e Voce
Audiovisivi.
Vi siete mai chiesti
cosa succede
prima di Seridò?
Cosa fanno gli animatori
un’ora prima dell’apertura,
chi prepara i giochi,
tempere e matite?
Vi piacerebbe scoprire
giorno per giorno
tutti i 100 spazi gioco
di Seridò?
Stage studenti
Seridò si avvale anche della
collaborazione di “animatori
studenti”. Numerose scuole superiori
dell’ambito pedagogico e sociale
scelgono Seridò come sede
di stage: un momento di servizio ma,
soprattutto, una percorso formativo.
Gli studenti sono seguiti
in questa esperienza da un équipe
specializzata di formatori oltre
che dai loro docenti-tutor.
S
Dal 25 aprile,
in collaborazione con Radio Voce
e Voce Audiovisivi,
realizzeremo una trasmissione
televisiva in diretta
dalle 11.00 alle 12.00
(ed in replica alle 22.00)
che potrà essere
vista da tutti voi
sui siti internet di Seridò
e Radio Voce.
Interviste, curiosità,
anteprime degli spettacoli
e tanto divertimento
su Seridò TV.
A Seridò vedrete
i nostri operatori filmare
i momenti
più belli e divertenti,
e preparatevi...
perché intervisteremo
anche voi!
Allora appuntamento in TV
con Seridò e...
buona visione.
11
diario
Ricordando
Remo Sissa
Sabato 17 gennaio scorso, al Centro Pastorale Paolo VI l’Adasm-Fism ha promosso l’incontro Ricordando Remo Sissa
1999-2009, a dieci anni dalla scomparsa
dell’educatore e pedagogista bresciano,
per lunghi anni al servizio del mondo della
scuola e particolarmente impegnato, fin dal
sorgere dell’Adasm nel 1966, nel sostegno
e nella promozione delle scuole materne
autonome della nostra provincia.
Durante la Santa Messa, presieduta da
mons. Giacomo Canobbio insieme all’assistente ecclesiale dell’Adasm don Angelo
Chiappa, e a don Daniele Saottini, responsabile dell’ Ufficio di Pastorale scolastica
della Diocesi, è stato messo in luce il delicato compito dell’educatore, che sempre
si sforza di valorizzare i talenti dei ragazzi
che gli sono affidati.
Al partecipato incontro che è seguito - in cui
sono intervenuti anche Lorenzo Albini e don
Angelo Chiappa -, Luigi Morgano, segretario
nazionale della Fism (e caro amico di Remo)
ha ripercorso un lungo cammino professionale e di sincera amicizia, iniziato insieme
all’Adasm, in cui alla crescita personale si
sono affiancate le tante iniziative condivise
per la formazione e l’aggiornamento delle
educatrici, per la salvaguardia dell’ispirazione cristiana delle scuole, per il pieno riconoscimento della parità scolastica…
La giornata ha offerto l’occasione per presentare il bel libro “A Remo Sissa”, curato da Iva Zerbini e Licia Gorlani: un’opera
biografica che raccoglie numerose testimonianze di quanti hanno condiviso con Remo
la passione educativa e l’impegno civile a
sostegno delle scuole materne autonome di
ispirazione cristiana, di parenti e di amici;
alle memorie si affiancano alcuni articoli e
scritti di Remo, pubblicati in libri, documenti
e riviste, e che tratteggiano la sua autentica
passione educativa. Numerose poi le fotografie, che ribadiscono il tratto umano e lo
spiccato senso dell’amicizia e della famiglia
che apparteneva a Remo Sissa.
Si tratta di un’opera, come scrive il presidente dell’Adasm Lorenzo Albini nell’introduzione, “che vuole mantenere vivi i principi ispiratori che portarono alla nascita
dell’Adasm stessa: principi che Remo Sissa
visse e seppe interpretare in modo autentico e integrale”.
A.L.
dalle scuole
Scuola materna “S. Giuseppe” di Gardone Val Trompia
La gioia dell'incontro
Un giorno come tanti all’uscita di scuola io e mio marito veniamo colpiti dalla graziosa bancarella allestita per far conoscere l’iniziativa “Vicini di Pace”: lì c’è la nostra Marisol, cinque anni non ancora compiuti, due amichette e la maestra
Manuela che raccolgono offerte per una non ben identificata
scuola libanese. A casa, leggendo l’opuscolo sono incuriosita
dal nome dell’istituto: “Mesrobian”, un nome di chiara origine
armena come armeno è, per metà, mio marito Ara.
Primi contatti
Immediatamente ci mettiamo in contatto con l’associazione
DMS del prof. Bosio che da anni opera per questa causa e
non solo; ci racconta con dovizia di particolari di questa bella
scuola, tanto ben organizzata, ma inserita in un quartiere e in
un paese distrutto dalle guerre, materialmente e moralmente.
Urge un asilo nido, per aiutare le mamme che sono costrette
a tornare presto al lavoro; proprio per questo motivo verranno
a Brescia due maestre della scuola materna armena di Beirut.
Noi ci rendiamo disponibili per accogliere in famiglia, almeno
per un giorno, le due signore libanesi ed esprimiamo il desiderio
che possano visitare anche la nostra Scuola; quale occasione
migliore per un vero “scambio” che arricchisca noi, le nostre
bambine, compagni di scuola e insegnanti? Intuisco che da
questo incontro tra “lontani” potrebbe scaturire una maggiore
vicinanza ad una parte, importante, della nostra identità familiare. Ci mettiamo in attesa, impazienti e con qualche telefonata di troppo al sempre disponibile dott. Bosio, che ci assicura finalmente della venuta delle maestre: “Sarebbero libere
sabato 22 Novembre. Che ne dite?”; con un po’ di imbarazzo
rispondo che veramente quel pomeriggio abbiamo un’importante cerimonia in Duomo per una consacrazione religiosa con
il vescovo Luciano: non possiamo mancare! Senza imbarazzo
ci viene risposto: “Benissimo! Anche a loro farà molto piacere,
la Mesrobian è una scuola cattolica e un’esperienza del genere è proprio quel che ci vuole”. Ecco fatto.
Arrivano!
Con trepidazione aspettiamo le nostre ospiti: Tsoler e Carol,
conosciamo i loro nomi ma null’altro... come comunicheremo? Cosa vorranno mangiare? Si annoieranno alla funzione?
Come si saranno trovate qui in Italia? Eccole finalmente! Sono
proprio carine: una è più giovane e alta, l’altra è già mamma.
Con Ara parlano in armeno, io me la cavo con il mio vecchio
francese dei tempi delle medie e un po’ d’inglese, quando
serve... con le bimbe non c’è bisogno di traduzione; il gioco è
un linguaggio universale e loro sanno come si gioca! Apprezzano tutto: la casa, il cibo, il panorama delle nostre montagne
ma soprattutto sono toccate dall’accoglienza di una famiglia;
sembra loro strano essere accolte da qualcuno che non le conosce ma tuttavia le ha attese.
Ci accorgiamo subito della loro preparazione e professionalità: pedagogia, musica, lingue… sono davvero in gamba, ma
ancor più risalta la loro umanità. Attente e commosse partecipano alla cerimonia di consacrazione delle sorelle della
Tenda di Dio, piccola fraternità di preghiera ed evangelizzazione; sono colpite dalla nostra liturgia, soprattutto Carol che
è ortodossa e non ha mai assistito a nulla del genere. I canti,
le preghiere, la gioia condivisa presso l’Oratorio del Duomo
con la festa organizzata dai giovani, tutto ci unisce in maniera
non superficiale e il momento del saluto arriva troppo presto.
Per fortuna tra pochi giorni ci si rivede a scuola!
Ospiti della scuola
E infine, proprio al temine del soggiorno delle nostre amiche
in Italia, l’ultima visita: Gardone V.T., Scuola materna “S. Giuseppe”. L’accoglienza non è lasciata al caso: le sezioni illustrano il programma svolto fin qui, Ara traduce insieme alla
signora Rehab, le suore hanno preparato un pranzo speciale
e c’è persino una grande cartolina scritta in armeno da recapitare ai bambini della materna Mesrobian. Le nostre maestre
hanno proprio fatto un bel lavoro e le due libanesi apprezzano
e si complimentano trovando l’organizzazione e i contenuti
di notevole livello.
Così l’esperienza si chiude con gran soddisfazione di tutti, le
nostre maestre e le suore Ancelle della Carità, Carol e Tsoler,
ma soprattutto la nostra famiglia ed è proprio questa la cosa
più bella: aver trovato in queste lontane “vicine di pace” due
amiche diverse da noi capaci tuttavia di renderci orgogliosi di quel che siamo e possiamo dare, come famiglia, come
comunità. Grazie a tutti voi che avete reso possibile questa
piccola ma straordinaria esperienza; grazie Tsoler e Carol per
quello che ci avete lasciato: Pace è anche aver trovato in voi
una parte di noi stessi.
Marialaura, Ara e le piccole Miriam, Marisol e Gayanè Babukhian
dalle scuole
Scuola
dell'infanzia
“Q. Capitanio”
di Castelcovati
Natale
con i fiocchi
Natale, giorni frenetici, addobbi per l’albero, per le finestre,
per le sezioni, stelline, palline, una pioggia di brillantini dovunque... Poi ancora dolci, canti, poesie, cappellini rossi e
un sacco di allegria per tutti...
Si respirava questo clima nel mese di dicembre quando
tutti collaboravamo per vestire la nostra scuola materna a
festa ma il momento più significativo è stato quello della
realizzazione del presepio.
Volevamo dare un tocco personale al simbolo principale
del Natale; quale modo migliore se non quello di far creare
le statue a grandezza naturale proprio ai nostri bambini?
Devo dire che è stata un’esperienza divertente, faticosa ma molto significativa e dal
risultato inaspettato...
Ogni bambino aveva un soggetto da riprodurre a matita così come se lo immaginava,
senza modelli da seguire; una volta scelta
la “migliore opera” di ogni sezione, questa
è stata ingrandita fino a raggiungere la dimensione ideale per realizzare un presepio
alternativo.
A questo punto, muniti di pennelli, spugnette
e tempere nove piccoli artisti hanno dato vita
ai bellissimi soggetti che potete ammirare
nelle fotografie … Seduti nel corridoio, immersi nel loro lavoro, hanno vissuto momenti significativi: la collaborazione, l’emozione
di un piccolo grande lavoro così importante,
un’occasione per accostarsi al mondo dei
colori in modo creativo e divertente...
In questa atmosfera non sono mancati lampi
di genio come quello di Elisa che ha suggerito di mescolare i brillantini alla tempera gialla per rendere magica la stella cometa...
Una volta asciutti, i disegni sono stati incollati su sagome di legno e posti nella capanna costruita da alcuni papà, incuranti
della pioggia e della neve che sembravano
aspettare il sabato e la domenica per scendere e mettere in forse tutta la realizzazione
del presepio...
Rami di pino sul tetto e agrifoglio con bacche
rosse sulla staccionata d’ingresso facevano
da cornice e non è ancora tutto; attorno alla
capanna il prato sembrava vuoto così alcuni
nonni del paese hanno pensato di portare i
loro animali; due galline, tre caprette e alcuni conigli che hanno reso ancora più realistica la situazione.
Non dimentichiamoci ovviamente del prezioso lavoro delle mamme che con pazienza e creatività hanno collaborato alla realizzazione del progetto, dalle prime bozze
all’ultimo ritocco.
Il giorno della festa poi i piccoli entusiasti
hanno portato nonni e genitori a vedere il loro presepio e a dar da mangiare agli animali
prima di esibirsi, con tanto di cappello rosso,
nei canti natalizi che fanno brillare gli occhi
ed emozionano per la loro dolcezza...
Tutto è riuscito al meglio, dal piccolo disegno all’ingresso del panciuto Babbo Natale, dai canti dei bambini alle musiche degli
zampognari del vicino paese di Rudiano, dal
pupazzo di neve al presepio... È stato davvero un Natale di pace e amore...
P.S. Ricordate le galline del presepio? Durante la loro permanenza nella scuola ci
hanno anche regalato delle uova squisite...
Un ringraziamento particolare lo vogliamo
riservare anche a loro!
La pubblicità non è una cosa da bambini
(di Paolo Landi)
L’infanzia si perde spesso fra miraggi consumistici,
che trasformano i bambini in piccoli adulti.
Ma cosa vuol dire essere bambini oggi? Come possono
essere educati alla bellezza invece che al possesso,
alla concordia invece che alla competizione?
In questo libro, che si legge con facilità,
la pubblicità non è che un pretesto, fondato,
per parlate dell’educazione di un bambino moderno.
(La Scuola, € 8,50)
Anche la Bibbia nel suo piccolo
Storie della Bibbia viste dal basso
(di Bruno Ferrero)
Chi aveva preparato i pani e i pesci? Qual è l’albero che
ha fornito il legno della Croce di Gesù? E se l’arcangelo
Gabriele avesse sbagliato indirizzo? Questo libro,
piacevolmente illustrato da un promettente artista
slovacco, contiene queste e tante altre storie raccontate
dai personaggi e dagli oggetti più piccoli e trascurati
della Bibbia.
(ElleDiCi, € 12,00)
Il diritto di essere bambini
Famiglia, società e responsabilità educativa
(a cura di Francesca Mazzucchelli)
Per accudire i bambini, soddisfare le loro esigenze e
farsi carico del presente e del futuro dei giovani, la
famiglia ha bisogno di sostegno sociale. Identificare
i bisogni della famiglia, delle sue fragilità e delle
sue risorse e ricercare le risposte più opportune
rappresenta la premessa indispensabile per la
progettazione di politiche sociali avanzate ed efficaci.
(Franco Angeli, € 19.00)
adasm fism
L’Adasm-Fism (Associazione degli Asili e delle
Scuole Materne autonome) è nata a Brescia nel
1966. Oggi associa 263 scuole dell’infanzia di
città e provincia. Nelle scuole associate operano
circa 1.400 educatrici, accogliendo ogni giorno
oltre 20.000 bambini, fra i quali circa 1.600 stranieri. L’organizzazione delle scuole Adasm-Fism
si ispira a un preciso Progetto educativo e consente di rispondere anche alle esigenze di 150
bambini disabili, inseriti quotidianamente in oltre 100 scuole. Negli ultimi anni sono stati aperti 70 asili nido, che ospitano attualmente circa
1.300 bambini e occupano oltre 140 educatrici. La gestione amministrativa di tutte le scuole Adasm-Fism Brescia impegna ogni anno oltre
1.200 amministratori che svolgono il loro incarico
con passione, dedizione, competenza e gratuità.
i bambini, i giochi, la festa!
100 spazi gioco
per giocare con tutto
e i bambini
entrano gratis
ADASM FISM BRESCIA
ASSOCIAZIONE DEGLI ASILI E DELLE SCUOLE MATERNE
CENTRO FIERA DEL GARDA
MONTICHIARI - BRESCIA
www.serido.it
SAB APRILE
DOM APRILE
MERC APRILE
GIO APRILE
VEN MAGGIO
SAB MAGGIO
DOM MAGGIO
25 26 29 30 01 02 03
INGRESSO GRATIS PER I BAMBINI FINO AI 12 ANNI - ORARIO CONTINUATO DALLE 9.30 ALLE 19.00
La manifestazione si svolgerà al coperto quindi anche in caso di pioggia - All’interno area pic-nic, punti ristoro, self service e nursery - Parcheggio gratuito
100 spazi gioco per divertirsi insieme!
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La qualità è la miglior ricetta.
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EDIZIONE
2009
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1noi genitori 2009 - Adasm Fism Brescia