Educazione morale Urgenza educativa E poi arriva Seridò 1 2009 NOIGENITORI Un'edizione con tante novità Scuole protagoniste Gardone VT e Castelcovati 4 6 9 13 Noi Genitori n. 01 Marzo 2009 Pubblicazione della Cooperativa Servizi Scuole Materne Via della Rocca, 16 | 25122 Brescia 030.295466 | fax. 030.280136 www.fismbrescia.it Iscrizione Registro Nazionale della Stampa n° 5694 del 7/3/1997 Autoriz. Trib. di Brescia n. 13 del 9/4/1987 € 1,03 Presidente: Lorenzo Albini Redazione: Mario Sissa Direttore Responsabile: Luigi Morgano grafica: Maurizio Castrezzati realizzazione: Cidiemme - Brescia Stampa: Tipolitografia Pagani srl Lumezzane S/S (BS) 1 A CURA DI DON ANGELO Molti comportamenti devianti dell’adolescente e del giovane - di cui purtroppo è colma la cronaca di oggi - hanno la loro matrice nell’insufficienza dei modelli educativi avuti da piccoli. A partire da questo ci è dato capire come noi adulti - genitori, educatori - dobbiamo essere impegnati all’educazione morale dei nostri figli, fin da bambini. Precisiamo subito che educazione morale: non si identifica con le semplici norme del galateo, anche se l’imparare un certo modo stabile di comportamento, serve; non si identifica con una certa ’educazione religiosa’, quella fatta solo di obblighi, proibizioni, sentimenti di paura verso Dio (un Essere che sa solo punire non ha ragione di esistere!). L'educazione morale si attiva e può costantemente migliorare - quindi implica un processo di crescita su alcune verità-pilastro che motivano il modo di pensare, di dire e di fare. Alcune verità Proviamo a scorrere sinteticamente le verità-pilastro che l’adulto - soprattutto se impegnato come educatore in famiglia e nella scuola - deve possedere per essere guida a se stesso e ai più piccoli: • Al primo posto e al centro colloca come valore la Persona; io ‘persona’; gli altri ‘persona’. Non si è adulti - tanto meno educatori - se discriminiamo tra persone (per ragioni di colore della pelle, di modo di vestire, di ambiente di provenienza), se preferiamo il cane o il gatto agli esseri umani, se selezioniamo le persone a secondo delle convenienze… ecc. ecc. • “Non siamo perfetti” e quindi siamo soggetti che sbagliano e che sanno correggersi. Chi dice di non sbagliare mai è un soggetto socialmente pericoloso. • Il come siamo si esprime dal come ci comportiamo nei confronti degli altri e, spesso, come ci giudicano le persone che amiamo e che noi stimiamo dice parecchio sulla verità (anche quando ci fa male!) di noi stessi. • E ancora: ognuno di noi è unico e irrepetibile e quindi sempre siamo impegnati a costruire e ad esprimere la nostra identità (lo sforzo di comportarci secondo le mode, secondo gli ambienti in cui ci troviamo, secondo il comportamento dei più esprime una estrema debolezza e fragilità della nostra identità e, in fondo, poca stima di noi stessi). • Ognuno di noi è responsabile a seconda del livello di conoscenza e coscienza e quindi il nostro agire deve coniugarsi attorno al livello di responsabilità che dobbiamo assumere nei confronti degli altri e dell’ambiente in cui viviamo. • Il senso di responsabilità declina il dovere di farci carico che ci compete per il posto che occupiamo nel vivere sociale. L’evadere da questo è ulteriore segno di identità inconsistente. Parlare di educazione morale... oggi Non una trattazione teorica, ma una serie di indicazioni concrete e di riflessioni da fare insieme a genitori e educatori • Ancora: il ‘farci carico’ si esprime in negativo col “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”; e, in positivo, nel “fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Sta scritto nel profondo di noi che dobbiamo fare ciò che è bene e non fare ciò che è male. Espressione facile a dirsi, ma difficile spesso da mettere in pratica, perché non sempre è semplice distinguere “bene” da “male”. Cadere nel soggettivismo molto spesso produce più risultati egoistici che risultati veramente utili a se stessi e agli altri. Dove attingere allora dei criteri universalmente validi? Ritengo sia universalmente valido ciò che contribuisce a costruire e non valido ciò che contribuisce a distruggere. Magna Carta in aiuto A questo punto mi rendo conto che faccio fatica ad andare avanti e che il mio ragionare - necessario - rischia di attorcigliarsi su se stesso. Perché questo non accada, il mio ragionare ha bisogno di respiro; cioè di chiedere ad altri di dirmi se esiste una Carta antica che ha contribuito a fare degli uomini degli esseri civili, capaci di convivere e interagire tra loro senza farsi del male e negare la propria identità. So che esiste; rivolta a un branco di schiavi che, guadagnata la libertà con la fuga, stavano andando faticosamente verso una terra nella quale fermarsi e organizzarsi come un vero popolo. Sta scritto su quella Magna Carta che aiuta l’uomo ad essere civile distinguendo ciò che è bene da ciò che è male: 1. Non tornare schiavo di nessuno e di nulla. Riconosci un solo essere eterno e di sapienza eterna che ti riconosce la dignità di essere intelligente e libero. 2. Lui ci dice: “Io rispetto te, riconosco la tua dignità, non ti insulto; Tu rispetta Me, riconosci la Mia dignità, non insultarmi”. 3. Anzi: ”stiamo tranquilli insieme un giorno ogni sette. Io voglio stare con te e dare a te la gioia di stare con me, libero anche dal lavoro che rischia diversamente di diventare la tua nuova schiavitù”. 4. “Io - aggiunge - ho generato anche quelli che hanno voluto generare te: coloro che tu chiami ‘padre’ e ‘madre’: rispettali e sii loro sempre grato e riconoscente”. 5. “Ti raccomando: non far violenza e non uccidere più nessuno dei tuoi simili. Ti ricordi quand’eri schiavo come i vostri padroni con facilità vi bastonavano e vi uccidevano? Avresti voluto ribellarti, ma non ne avevi la forza e la possibilità”. 6. “Non abbandonarti mai agli istinti; ti ho fatto ‘a mia immagine’; sei diverso dagli altri esseri viventi che tu hai chiamato animali”. 7. “Riconosci - dice ancora - che tu hai diritto ai tuoi beni, frutto delle tue scelte e del tuo lavoro. Così hanno fatto anche gli altri e quindi con i beni degli altri devi comportati come vuoi che gli altri si comportino con i tuoi”. 8. “Ti ho fatto dono di una intelligenza che sa ragionare; così ho fatto con gli altri. Usate bene l’intelligenza e non ingannatevi reciprocamente”. 9. “Ognuno di voi ha diritto di poter dire ‘questa è osso delle mie ossa e carne della mia carne’. Ti ricordi la gioia che hai provato quando hai fatto quella scoperta? Rispetta la gioia degli altri”. 10. “E infine: non sprecare la tua vita continuando ad invidiare gli altri e ciò che è loro proprietà; sii felice di ciò che è tuo e cerca di farlo fruttare per il bene tuo e degli altri”. Questa Magna Carta imparata fin da piccolo, hai avuto modo di renderti conto che se la metti in pratica, stai bene; quando non la metti in pratica non sei felice, né con te stesso né con gli altri. Un modello in concreto C’è qualcuno che l’ha osservata bene tutta e che si può assumere come modello? Anche qui la storia ti aiuta: si chiamava Gesù e lo ha inviato Dio proprio perché sa che tu, come i bambini, hai bisogno di modelli concreti. Gesù non si è accontentato di osservarla tutta; l’ha semplificata per aiutarti a ricordarla ed è andato oltre per farti più pienamente ‘umano’; ha detto: 1. Metti Dio, che ti ha amato fin da prima che tu esistessi, al di sopra di tutto. 2. Fai agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te. Anzi: semplifichiamola ancora: Ama Dio e ama gli altri. Ama anche coloro che non ti amano e li conquisterai all’amore. Se ci comportiamo così, siamo esseri morali. Tutti. E i più piccoli guardando a noi adulti e cercando di imitarci vengono aiutati a crescere sani e capaci di aiutare gli altri a comportarsi moralmente. Questo vale per ogni azione della vita di un adulto, specialmente se genitore e/o educatore. La scuola dell’infanzia che ispira l’azione educativa a quanto ho insegnato a te, adulto, ti è di aiuto. Quella nella quale è inserito tuo figlio, ti garantisce di fondare il proprio agire educativo su quanto Io ho insegnato a te, adulto. Ricordati che i più piccoli se dagli adulti imparano cose discordanti crescono male; e quando sono grandi compiono azioni che ti mettono tanta ansia e paura fin da adesso. Perché, vedi: i piccoli crescono e producono più facilmente frutti buoni se la pianta che li ha generati e nutriti è sana e robusta. 03 Quale educazione per lo sviluppo pensiero morale nel bambino Piergiorgio Guizzi Non si vuole sottolineare né la bontà dei giovani di ieri in contrapposizione alla negatività di quelli attuali, sarebbe questa un’analisi distorta ed erronea, né calcare la mano su giudizi pesanti e irrispettosi che sempre risultano unidirezionali, frutto di facili generalizzazioni. Tuttavia siamo chiamati, come genitori ed educatori, a riflettere su ciò che sta accadendo, non è opportuno far finta di nulla nell’illusione che tutto questo succede solo agli altri e lontano da noi. Gli scenari educativi attuali La famiglia ha subito profonde trasformazioni negli ultimi decenni, non solo e non tanto dal punto di vista strutturale (dalla famiglia allargata o estesa a quella nucleare), ma anche dal punto di vista affettivo; si è passati da una famiglia “etica” ad una famiglia “emotiva”, nella quale i processi di democratizzazione delle relazioni e delle comunicazioni tra i membri hanno avuto il sopravvento rispetto al consolidamento della funzione d’autorità della generazione adulta. Indubbiamente il clima relazionale tra i soggetti è migliorato all’interno dell’ambiente familiare, si è strutturata una maggiore abitudine al dialogo, si sono abbattuti alcuni steccati comunicativi, vengono favoriti momenti di gioco e di relazione con i figli e si è ampliata l’area di attenzione nei confronti dei bambini, anche se talvolta l’attenzione degli adulti si concentra sui bisogni materiali dei figli o sulle condizioni di salute fisica, magari a scapito di investimenti educativi in riferimento ai bisogni morali, etici, spirituali dell’infanzia. La famiglia “emotiva”, tuttavia, risulta fragile in quanto non consente al bambino di arginare impulsi e desideri, ma lo rende emotivamente e psichicamente “schiavo” di essi. Un esempio: Mauro, tre anni, è con la mamma al supermercato per la spesa. La mamma all’ingresso promette al bambino che se sarà bravo gli comprerà un gioco. Dopo aver riempito il carrello di alimenti e di cose varie la signora si dirige verso la cassa; Mauro, mentre la madre depone sul nastro trasportatore gli oggetti, inizia a chiedere le caramelle e i dolci esposti a lato della cassa. La richiesta, dapprima contenuta, si fa più pressante dopo il primo no della madre, trasformandosi in capricci, fino a divenire inconte- nibile. La mamma, inizialmente ferma sul no, comincia a sentirsi in difficoltà, vorrebbe alzare la voce e riprendere il figlio, pensa anche che forse uno sculaccione potrebbe far recedere il bambino, tuttavia vede gli sguardi di alcune persone in fila con lei e si sente messa sotto giudizio, si sente “madre cattiva” che non sa accontentare le piccole richieste del bambino. Alla fine compra le caramelle, oltre che per accontentare il figlio per acquisire un positivo giudizio sociale. Se il genitore soddisfa ogni capriccio del figlio, se non lo aiuta ad affrontare progressivamente le frustrazioni insite nei limiti e nelle regole che incontra nel processo di crescita, lo priva dell’opportunità di sviluppare gli strumenti necessari per affrontare la vita. Ogni limite rappresenta anche una occasione di crescita. Aiutare il bambino a cogliere il senso del limite significa anche aiutarlo a sviluppare le proprie capacità. La frustrazione, se ragionevole e commisurata alle possibilità del bambino, lo stimola all’impiego delle proprie risorse, gli permette di contenere e gestire gli impulsi e lo rende “competente” in termini emotivi e relazionali. Gli episodi di inaudita violenza, di razzismo e di xenofobia, di aggressione, messi in campo negli ultimi tempi da giovani e adolescenti, chiamano in causa il ruolo dell’educazione morale e ai valori fondamentali, che ha inizio fin dall’infanzia. Ogni bambino si trova a confrontarsi con esigenze interne che tendono ad imporre il proprio io agli altri, con impulsi spesso incontrollabili e ingovernabili, con desideri che tendono alla immediata soddisfazione; tutto questo può esprimersi nei capricci o in forme di opposizione più marcate. Quando un bambino trova un genitore o un educatore capace di sostenere e contenere la sua ribellione, allora ha la possibilità di sviluppare un’identità psicologica armoniosa ed equilibrata. Si è parlato di sostenere e contenere in quanto da un lato i comportamenti infantili devono essere compresi e dall’altro vi è la necessità di porre limiti e regole per fronteggiare con sicurezza e determinazione l’impulso del momento, la rabbia dell’istante, l’emozione non controllata. Il bambino non può incamminarsi verso la gestione equilibrata delle emozioni, se non trova un adulto che, attraverso uno stile comunicativo determinato e sicuro, gli confermi la possibilità che è possibile non cedere costantemente al principio del piacere o all’istintualità. Secondo A. Marcoli, “l’avere dei limiti, anche all’aiuto rassicurante dei geni- tori, sembra quindi essere un bagaglio importante per un bambino che gli consentirà di avere dei contenitori mentali per le esperienze. Anche lo star male, il dolore e l’angoscia possono essere più sopportabili se ci sono questi contenitori che li delimitano, piuttosto che essere vissuti come infiniti e travolgenti, senza limiti che li contengono”. L’adulto e i valori Queste considerazioni pongono alla ribalta l’esigenza di potenziare l’azione educativa in termini normativi, con l’emersione sulla scena familiare di codici affettivi, quali l’introduzione di regole, confini, limiti e di aneliti etici attraverso la riscoperta di valori, di testimonianze coerenti, di approcci al pensiero riflessivo simbolico e alla trascendenza. È indubbio che il bambino abbia bisogno di amore, di riconoscimento affettivo, di fiducia per poter acquisire un Io sufficientemente buono, secondo l’accezione di Winnicott, cioè una identità in cui prevalga il sentimento di stima di sé. Tuttavia la formazione della personalità passa anche attraverso la formazione della coscienza e l’equilibrazione delle emozioni e degli impulsi. La coscienza è efficiente se è in grado di regolare gli impulsi, se non è in balia dell’alternarsi degli stati d’animo e delle condizioni umorali o delle spinte caratteriali. La coscienza che permette al bambino di regolare il proprio comportamento è anche depositaria di valori, di tutte le interiorizzazioni dei dettami e dei comportamenti degli adulti, e attraverso i processi di assimilazione e accomodamento fornisce al bambino un Super Io che lo accompagna nel cammino di adattamento alle regole sociali e di confronto con la realtà. La riscoperta di parole quali le virtù, l’educazione del cuore e della volontà, l’elogio della fatica, l’accoglienza della frustrazione ed il contenimento e l’elaborazione del dolore sono aspetti non eludibili nell’ottica di aiutare il bambino a costruire una coscienza etica, basata sull’essere e non sull’avere, sul saper inserire uno spazio di pensiero tra l’impulso o il desiderio e l’azione, sulla possibilità di avviare processi di identificazione verso sistemi valoriali e di significato fondati sulla sacralità e sul rispetto per la vita piuttosto che sul disprezzo per la persona umana. 05 Vita sociale e vita morale sono in stretto rapporto tra loro. Da un lato l’appartenenza ad un gruppo fa sì che si entri in relazione mettendo in atto rapporti di collaborazione o di competizione, favorendo l’assunzione di certe norme morali condivise dal gruppo. Dall’altro lato, la presenza di una coscienza morale e il rispetto delle norme consentono di regolare il comportamento in situazioni sociali. Oggi notiamo una grande fragilità da parte di genitori nell’educazione del bambino. Spesso c’è il timore di contrariare i propri figli, magari per paura di brutte figure o, addirittura con il dubbio che, così facendo “il nostro frugoletto non ci vorrà più bene”. Spesso i rimproveri si accompagnano a sorrisi compiaciuti e quando il bambino combina qualche guaio: “…quando fa così non ce la faccio a sgridarlo, mi fa ridere tanto, è un gran simpaticone!”, oppure “...è piccolo, non capisce ancora”, ma il genitore non si accorge che, così facendo, il bambino impara a gestire i suoi “capricci” sapendo benissimo che, al momento opportuno, potrà ottenere ciò che vuole. Stare in equilibrio Fare i genitori non è mai stato un “mestiere” facile, educare è un’arte che richiede attenzione, sensibilità e capacità creativa. Cinquanta anni fa l’educazione dei figli avveniva spesso attraverso botte, punizioni e castighi, con una buona dose di autoritarismo. Negli anni Sessanta l’educazione dei figli passava attraverso il permissivismo, il lasciar fare. Oggi si è capito che educare significa trovare un difficile, ma giusto equilibrio, che possa mettere in atto una “sana” autorevolezza affinché il bambino possa acquisire norme, regole e valori del gruppo sociale nel quale vive, attraverso un lungo processo di socializzazione. “Non riusciamo più ad uscire con gli amici perché mio figlio è un terremoto, non sta mai seduto e gira dappertutto...”. Quante volte riusciamo a far capire al nostro bambino il senso del limite? Quanto dipendiamo da lui? Quanta fatica facciamo a contenerlo? Senza i NO la personalità non cresce e non si struttura; stranamente, rifiuti e divieti fanno sentire la presenza sicura dell’adulto, se questi assume un atteggiamento amorevole, ma fermo, ragionevole, deciso! Definire le regole e come farle rispettare sono due problemi diversi tra loro; inoltre le regole devono essere adatte all’età e discusse con i bambini più grandi. Aiutare il bambino a distinguere ciò che è bene e ciò che è male è molto importante, trattandolo da persona che sta costruendo la propria vita con grande fatica, non da “bambinetto” viziato e prepotente. Insegnare ad un bambino a lavarsi, a mangiare, a vestirsi è un lavoro ben più lungo, faticoso e paziente che non imboccarlo, lavarlo, vestirlo… Il primo è il lavoro dell’educatore, il secondo è quello del servo! (Maria Montessori). I genitori hanno il compito, non facile, di aiutare il bambino a costruire non solo se stesso, ma anche la sua “coscienza”: essere educati, saper aiutare, essere pazienti, essere umili… “essere Buoni”! Dialogo e mediazioni sono importanti: fare “braccio di ferro” non giova a “Non è un mestiere per tutti” Si potrebbe dire, parafrasando il titolo di un recente film di successo. Di sicuro, il compito dei genitori nell’educazione morale dei propri figli rappresenta una sfida quotidiana, che impegna alla coerenza nei comportamenti e all’esempio. patrizia enzi nessuna delle due parti. Nemmeno le punizioni fisiche, le umiliazioni e le offese sono educative, ma solo deleterie e mortificanti. Le “punizioni” devono derivare da patti e accordi che siano chiari e che applichiamo in modo coerente e con fermezza. Anche le gratificazioni hanno una parte importante nell’educazione del bambino poiché danno sicurezza e fanno cre- scere la fiducia in sé, anche se non devono essere eccessive ed insistenti! Inoltre non va mai dimenticato che è sano trasgredire, qualche volta! Ti do l’esempio! È compito degli adulti far conoscere le nozioni morali ai bambini agendo con pazienza, chiarezza, ma, soprattutto con il buon esempio che vale più di qualsiasi parola. Quante volte predichiamo bene e “razzoliamo” male! “Lo sai che il mio papà mi sgrida quando butto la carta per terra, però lui la butta sempre fuori dal finestrino della macchina”. “La mia mamma si arrabbia se dico le parolacce, ma mio fratello quando guarda la partita le dice tanto brutte e la mia mamma non gli dice niente!” “Perché io devo sempre salutare e dare il bacino alla zia se la mia mamma dice che è brutta e antipatica?” Anche le bugie ci danno fastidio, ma quante volte mentiamo ai nostri bambini? Quante volte ci dimentichiamo delle promesse fatte confidando che il bambino non si ricordi? I bambini hanno una memoria da fare invidia ad un elefante: “...mi avevi promesso che mi compravi...”. Esagerare con i “regali-premio” non è buona abitudine: il bambino si sente appagato anche da un nostro sorriso, da una carezza, da un abbraccio, tutte dimostrazioni che gli fanno capire quanto noi gli vogliamo bene, quanto lo apprezziamo per ciò che è! Con amore ed esperienza noi passiamo a nostro figlio la vita con i suoi problemi, le sue sfide, ma anche con le sue soddisfazioni e la sua bellezza. Il bambino ha bisogno di dialogo, di affetto e di attenzione attraverso la nostra partecipazione e la nostra disponibilità a stare insieme con lui, a giocare, a scoprire il mondo insieme. Nel nostro ruolo di genitori dobbiamo essere d’accordo sull’educazione dei figli in un continuo lavoro di condivisione, scambio, complicità non dimenticando mai che anche noi siamo stati bambini e figli. Il nostro bambino ha bisogno di sapere che non sarà mai solo, che noi gli saremo sempre accanto in ogni momento (non solo fisicamente), che nella sua famiglia troverà sempre sostegno e amore anche nei momenti difficili. Quando i miei figli erano piccoli, facevo un gioco con loro. Gli davo un rametto ciascuno e dicevo loro di spezzarlo. Non era certo un’impresa difficile. Poi dicevo loro di legare insieme i rametti, gli davo il mazzetto e gli dicevo di provare con quello. Ovviamente non ci riuscivano. “Quel mazzetto - gli dicevo - quello è la famiglia”. (da “Una Storia Vera”, di David Lynch) 07 Il 25 aprile parte la nuova edizione di Seridò, da un idea dell'Adasm-Fism di Brescia la più grande festa dei bambini E poi arriva 100 modi diversi per dire: “Giochiamo?” Oltre cento diversi spazi per giocare con tutto e con tutti Il verbo “giocare a Seridò” si può coniugare in oltre cento modi diversi e sempre nuovi. Giocare è la cosa che i bambini sanno fare meglio, è la dimensione nella quale scoprono le cose, le emozioni, il mondo intorno, le persone. Attraverso il gioco i bambini imparano a crescere, imparano tantissimo di sé e anche degli altri, imparano ad accorgersi di quel che gli piace e non gli piace fare, di quello che gli riesce difficile o gli risulta facile, di quello che vogliono e non vogliono. Il gioco è il modo migliore che i bambini hanno a disposizione per diventare grandi senza fretta e senza dimenticarsi di scoprire tutto ciò che possono. Seridò è il luogo dei bambini che giocano, il posto nel quale un tappetone con i mattoncini è l’occasione per costruire qualcosa di nuovo insieme ad un bambino appena conosciuto, uno scivolo da scalare diventa una grande avventura dove superare la paura. Seridò è il luogo dove colorare un disegno insieme a papà o guardare uno spettacolo teatrale in braccio a mamma è proprio un bel momento. A Seridò si gioca con tutto e con tutti e, intanto, si diventa un po’ più grandi… ma sempre senza fretta. La nuova edizione A Montichiari dal 25 aprile al 3 maggio e come sempre ingresso libero per i bambini e biglietto speciale per i genitori Adasm-Fism. Seridò 2009 si svolgerà nei giorni 25, 26, 29, 30 aprile e 1, 2, 3 maggio al Centro Fiera del Garda di Montichiari. Tutti i giorni, dalle 9:30 alle 19:00, potrete vivere la grande festa negli oltre 40.000 mq allestiti con aree gioco, teatri, gonfiabili, laboratori creativi e tanto altro ancora. I giochi di Seridò sono prevalentemente al coperto e non temono pioggia o brutto tempo. Ogni anno arriva, puntuale, sul binario della festa e dell’allegria. Seridò è sempre Seridò con i suoi giochi, i suoi spettacoli, gli spazi per la creatività, il trenino, gli scivoloni, le barchette e, soprattutto con i suoi bambini. Si perché ci sono anche i bambini di Seridò. Sono quelli a cui piace incontrare nuovi amici, quelli che non si stancano di guardarsi intorno, quelli che provano, quelli che corrono, che saltano, che cantano, quelli che di giocare non smettono mai. È per loro che ogni anno Seridò si rimette il vestito della festa, chiama a raccolta tutti gli animatori, accende la musica e via, pronti per una nuova avventura. Un nuovo Seridò. In questa nuova edizione sono previste numerose novità: il cinema di Seridò, lo spazio “Libera un libro”, nuovi spettacoli e aree all’aperto... e anche qualche sorpresa. Ci sarà persino la TV di Seridò. Tutte novità che si aggiungono ai “sempreverdi” laboratori creativi, alle aree sportive dove giocare a calcio e basket o provare per la prima volta il climbing, l’atletica leggera, il golf, il tiro con l’arco…, ai maxi e i mini gonfiabili… fino al truccabimbi e alla Seridò Band, che si aggira fra i giochi suonando le canzoni di Seridò. E se fra un gioco e l’altro vorrete fare una pausa, sarà possibile scegliere fra 2 aree pic-nic con 4.500 posti a sedere coperti, self service, bar, gelateria, zucchero filato... A Seridò si gioca con tutto e con tutti, gratuitamente, e per chi ha meno di 12 anni l’ingresso a Seridò è libero. Per gli adulti il biglietto d’ingresso è di 8,50 euro e, naturalmente, tutte le attrazioni all’interno della festa sono gratuite. Per i genitori delle scuole dell’infanzia Adasm Fism di Brescia è possibile - come di consueto - richiedere (alla propria scuola appunto) i biglietti al prezzo speciale di 5,00 Euro. No profit La scelta di Fondo dell’Adasm-Fism di Brescia. Dopo dodici anni di avventure, spettacoli, musiche e giochi Seridò si è trasformata da una festa per tanti (nella prima edizione eravamo in tredicimila) a un festa per tutti (oltre centocinquantamila lo scorso anno). Questo grande successo, con la conseguente evoluzione ideativa, progettuale ed organizzativa, ha reso ancora più rilevante la scelta di fondo dell’Adasm Fism sulla connotazione di Seridò come grande evento assolutamente senza scopo di lucro. In considerazione di questa scelta (condivisa da sempre 09 Festa Bambino Seridò è una grande festa annuale dedicata ai bambini, ideata dall’Associazione degli Asili e delle Scuole Materne di Brescia. Da più di dieci anni Seridò è un momento dedicato al gioco, alla famiglia, allo stare insieme. Seridò è un evento no profit unico nel suo genere realizzato dall’Adasm-Fism Brescia in collaborazione con il Centro Fiera del Garda di Montichiari. Seridò è immaginato e allestito su misura per i bambini. Tutti gli spazi, i tempi, le proposte, gli spettacoli, sono selezionati e realizzati per favorire il protagonismo, l’autonomia ed il divertimento dei bambini. Un luogo originale dove immergersi in avventure uniche. anche dal Centro Fiera del Garda) diventano comprensibili alcuni aspetti della manifestazione altrimenti fuori logica per una qualsiasi altra iniziativa di tipo commerciale: la gratuità d’ingresso per oltre il 70% dei partecipanti (i bambini fino a dodici anni), i costi molto contenuti per l’ingresso degli adulti, la filosofia di fondo che regola la partecipazione delle aziende partner (poche e selezionate) che vengono chiamate a creare spazi-gioco animati senza attuare alcuna vendita di prodotti alle famiglie, la gratuità della fruizione di ogni gioco e spettacolo all’interno della manifestazione, la disponibilità di molti gruppi di volontari che aiutano nella gestione della festa come animatori. A questo proposito è importantissimo ricordare i numerosi gruppi Scout che a Seridò svolgono un servizio volontario verso i bambini, aiutando nell’animazione e nella conduzione di molti spazi gioco e, insieme a loro, le molte scuole superiori che hanno individuato Seridò come momento importante di esperienza didattica (e di attenzione ai più piccoli) per i loro studenti e che svolgono un servizio prezioso. Seridò è Seridò anche e soprattutto grazie a queste scelte di fondo che, ogni anno, consentono di preparare, con semplicità ma anche con molta professionalità, uno dei più grandi eventi no profit d’Italia. F B Seridò è Seridò Seridò è una proposta “per e con” i bambini, un avvenimento non commerciale, non consumistico. A Seridò i bambini non sono mai semplici spettatori ma protagonisti. Per questi motivi Seridò non può essere assimilata ad una manifestazione fieristica, né ad un comune parco divertimenti, né ad una semplice grande festa: Seridò è Seridò. S Libera un libro a Seridò Per avvicinare i più piccoli al grande mondo dei libri con un’idea semplice e gratuita Genitori, operatori e bambini: tutti sanno quanto sia importante, bello ed affascinante leggere, guardare le illustrazioni tenendo fra le mani un libro o raccontare una storia a voce alta. A Seridò abbiamo pensato di aggiungere ai libri l’idea del “condividere gratuitamente”. Ed ecco un mix strepitoso: libri, condivisone a Seridò. Ecco il progetto “Libera un libro”: Animatori Gli animatori di Seridò si occupano di far giocare i bambini, garantire la sicurezza, rendere agevole la permanenza delle famiglie. Gli animatori indossano una maglietta arancio che li rende riconoscibili, sono il valore aggiunto che Seridò sceglie per garantire esperienze educative e ludiche ai bambini. Ogni giorno a Seridò sono presenti oltre 300 animatori. A un’idea di Seridò per avvicinare i più piccoli al grande mondo dei libri con un’idea semplice. Tuo figlio è diventato grande ma il suo libro è rimasto piccolo? Quel libro è da troppo tempo abbandonato nel ripiano più alto della libreria di casa? Portalo a Seridò e lascialo libero allo Stand “Libera un libro a Seridò”. Un bambino più piccolo passerà a prenderlo e tu e tuo figlio magari troverete un altro libro “libero” tutto per voi. Tutti i libri che passeranno dallo spazio “Libera un libro a Seridò” riprenderanno a girare, a farsi leggere, a divertire, ad insegnare, a raccontare... a liberare la fantasia. Gruppi Scout Oltre ad un gruppo di animatori ed educatori professionisti, che lavorano quotidianamente nel mondo dell’educazione e del sociale, Seridò si avvale della collaborazione di Gruppi Scout e di altri gruppi di volontari. Seridò, per questi gruppi, è un’occasione di servizio e un forte momento aggregativo. G Una TV tutta per Seridò Un programma TV quotidiano trasmesso sul web per raccontare e vivere Seridò anche dietro le quinte, realizzato in collaborazione con Radio Voce e Voce Audiovisivi. Vi siete mai chiesti cosa succede prima di Seridò? Cosa fanno gli animatori un’ora prima dell’apertura, chi prepara i giochi, tempere e matite? Vi piacerebbe scoprire giorno per giorno tutti i 100 spazi gioco di Seridò? Stage studenti Seridò si avvale anche della collaborazione di “animatori studenti”. Numerose scuole superiori dell’ambito pedagogico e sociale scelgono Seridò come sede di stage: un momento di servizio ma, soprattutto, una percorso formativo. Gli studenti sono seguiti in questa esperienza da un équipe specializzata di formatori oltre che dai loro docenti-tutor. S Dal 25 aprile, in collaborazione con Radio Voce e Voce Audiovisivi, realizzeremo una trasmissione televisiva in diretta dalle 11.00 alle 12.00 (ed in replica alle 22.00) che potrà essere vista da tutti voi sui siti internet di Seridò e Radio Voce. Interviste, curiosità, anteprime degli spettacoli e tanto divertimento su Seridò TV. A Seridò vedrete i nostri operatori filmare i momenti più belli e divertenti, e preparatevi... perché intervisteremo anche voi! Allora appuntamento in TV con Seridò e... buona visione. 11 diario Ricordando Remo Sissa Sabato 17 gennaio scorso, al Centro Pastorale Paolo VI l’Adasm-Fism ha promosso l’incontro Ricordando Remo Sissa 1999-2009, a dieci anni dalla scomparsa dell’educatore e pedagogista bresciano, per lunghi anni al servizio del mondo della scuola e particolarmente impegnato, fin dal sorgere dell’Adasm nel 1966, nel sostegno e nella promozione delle scuole materne autonome della nostra provincia. Durante la Santa Messa, presieduta da mons. Giacomo Canobbio insieme all’assistente ecclesiale dell’Adasm don Angelo Chiappa, e a don Daniele Saottini, responsabile dell’ Ufficio di Pastorale scolastica della Diocesi, è stato messo in luce il delicato compito dell’educatore, che sempre si sforza di valorizzare i talenti dei ragazzi che gli sono affidati. Al partecipato incontro che è seguito - in cui sono intervenuti anche Lorenzo Albini e don Angelo Chiappa -, Luigi Morgano, segretario nazionale della Fism (e caro amico di Remo) ha ripercorso un lungo cammino professionale e di sincera amicizia, iniziato insieme all’Adasm, in cui alla crescita personale si sono affiancate le tante iniziative condivise per la formazione e l’aggiornamento delle educatrici, per la salvaguardia dell’ispirazione cristiana delle scuole, per il pieno riconoscimento della parità scolastica… La giornata ha offerto l’occasione per presentare il bel libro “A Remo Sissa”, curato da Iva Zerbini e Licia Gorlani: un’opera biografica che raccoglie numerose testimonianze di quanti hanno condiviso con Remo la passione educativa e l’impegno civile a sostegno delle scuole materne autonome di ispirazione cristiana, di parenti e di amici; alle memorie si affiancano alcuni articoli e scritti di Remo, pubblicati in libri, documenti e riviste, e che tratteggiano la sua autentica passione educativa. Numerose poi le fotografie, che ribadiscono il tratto umano e lo spiccato senso dell’amicizia e della famiglia che apparteneva a Remo Sissa. Si tratta di un’opera, come scrive il presidente dell’Adasm Lorenzo Albini nell’introduzione, “che vuole mantenere vivi i principi ispiratori che portarono alla nascita dell’Adasm stessa: principi che Remo Sissa visse e seppe interpretare in modo autentico e integrale”. A.L. dalle scuole Scuola materna “S. Giuseppe” di Gardone Val Trompia La gioia dell'incontro Un giorno come tanti all’uscita di scuola io e mio marito veniamo colpiti dalla graziosa bancarella allestita per far conoscere l’iniziativa “Vicini di Pace”: lì c’è la nostra Marisol, cinque anni non ancora compiuti, due amichette e la maestra Manuela che raccolgono offerte per una non ben identificata scuola libanese. A casa, leggendo l’opuscolo sono incuriosita dal nome dell’istituto: “Mesrobian”, un nome di chiara origine armena come armeno è, per metà, mio marito Ara. Primi contatti Immediatamente ci mettiamo in contatto con l’associazione DMS del prof. Bosio che da anni opera per questa causa e non solo; ci racconta con dovizia di particolari di questa bella scuola, tanto ben organizzata, ma inserita in un quartiere e in un paese distrutto dalle guerre, materialmente e moralmente. Urge un asilo nido, per aiutare le mamme che sono costrette a tornare presto al lavoro; proprio per questo motivo verranno a Brescia due maestre della scuola materna armena di Beirut. Noi ci rendiamo disponibili per accogliere in famiglia, almeno per un giorno, le due signore libanesi ed esprimiamo il desiderio che possano visitare anche la nostra Scuola; quale occasione migliore per un vero “scambio” che arricchisca noi, le nostre bambine, compagni di scuola e insegnanti? Intuisco che da questo incontro tra “lontani” potrebbe scaturire una maggiore vicinanza ad una parte, importante, della nostra identità familiare. Ci mettiamo in attesa, impazienti e con qualche telefonata di troppo al sempre disponibile dott. Bosio, che ci assicura finalmente della venuta delle maestre: “Sarebbero libere sabato 22 Novembre. Che ne dite?”; con un po’ di imbarazzo rispondo che veramente quel pomeriggio abbiamo un’importante cerimonia in Duomo per una consacrazione religiosa con il vescovo Luciano: non possiamo mancare! Senza imbarazzo ci viene risposto: “Benissimo! Anche a loro farà molto piacere, la Mesrobian è una scuola cattolica e un’esperienza del genere è proprio quel che ci vuole”. Ecco fatto. Arrivano! Con trepidazione aspettiamo le nostre ospiti: Tsoler e Carol, conosciamo i loro nomi ma null’altro... come comunicheremo? Cosa vorranno mangiare? Si annoieranno alla funzione? Come si saranno trovate qui in Italia? Eccole finalmente! Sono proprio carine: una è più giovane e alta, l’altra è già mamma. Con Ara parlano in armeno, io me la cavo con il mio vecchio francese dei tempi delle medie e un po’ d’inglese, quando serve... con le bimbe non c’è bisogno di traduzione; il gioco è un linguaggio universale e loro sanno come si gioca! Apprezzano tutto: la casa, il cibo, il panorama delle nostre montagne ma soprattutto sono toccate dall’accoglienza di una famiglia; sembra loro strano essere accolte da qualcuno che non le conosce ma tuttavia le ha attese. Ci accorgiamo subito della loro preparazione e professionalità: pedagogia, musica, lingue… sono davvero in gamba, ma ancor più risalta la loro umanità. Attente e commosse partecipano alla cerimonia di consacrazione delle sorelle della Tenda di Dio, piccola fraternità di preghiera ed evangelizzazione; sono colpite dalla nostra liturgia, soprattutto Carol che è ortodossa e non ha mai assistito a nulla del genere. I canti, le preghiere, la gioia condivisa presso l’Oratorio del Duomo con la festa organizzata dai giovani, tutto ci unisce in maniera non superficiale e il momento del saluto arriva troppo presto. Per fortuna tra pochi giorni ci si rivede a scuola! Ospiti della scuola E infine, proprio al temine del soggiorno delle nostre amiche in Italia, l’ultima visita: Gardone V.T., Scuola materna “S. Giuseppe”. L’accoglienza non è lasciata al caso: le sezioni illustrano il programma svolto fin qui, Ara traduce insieme alla signora Rehab, le suore hanno preparato un pranzo speciale e c’è persino una grande cartolina scritta in armeno da recapitare ai bambini della materna Mesrobian. Le nostre maestre hanno proprio fatto un bel lavoro e le due libanesi apprezzano e si complimentano trovando l’organizzazione e i contenuti di notevole livello. Così l’esperienza si chiude con gran soddisfazione di tutti, le nostre maestre e le suore Ancelle della Carità, Carol e Tsoler, ma soprattutto la nostra famiglia ed è proprio questa la cosa più bella: aver trovato in queste lontane “vicine di pace” due amiche diverse da noi capaci tuttavia di renderci orgogliosi di quel che siamo e possiamo dare, come famiglia, come comunità. Grazie a tutti voi che avete reso possibile questa piccola ma straordinaria esperienza; grazie Tsoler e Carol per quello che ci avete lasciato: Pace è anche aver trovato in voi una parte di noi stessi. Marialaura, Ara e le piccole Miriam, Marisol e Gayanè Babukhian dalle scuole Scuola dell'infanzia “Q. Capitanio” di Castelcovati Natale con i fiocchi Natale, giorni frenetici, addobbi per l’albero, per le finestre, per le sezioni, stelline, palline, una pioggia di brillantini dovunque... Poi ancora dolci, canti, poesie, cappellini rossi e un sacco di allegria per tutti... Si respirava questo clima nel mese di dicembre quando tutti collaboravamo per vestire la nostra scuola materna a festa ma il momento più significativo è stato quello della realizzazione del presepio. Volevamo dare un tocco personale al simbolo principale del Natale; quale modo migliore se non quello di far creare le statue a grandezza naturale proprio ai nostri bambini? Devo dire che è stata un’esperienza divertente, faticosa ma molto significativa e dal risultato inaspettato... Ogni bambino aveva un soggetto da riprodurre a matita così come se lo immaginava, senza modelli da seguire; una volta scelta la “migliore opera” di ogni sezione, questa è stata ingrandita fino a raggiungere la dimensione ideale per realizzare un presepio alternativo. A questo punto, muniti di pennelli, spugnette e tempere nove piccoli artisti hanno dato vita ai bellissimi soggetti che potete ammirare nelle fotografie … Seduti nel corridoio, immersi nel loro lavoro, hanno vissuto momenti significativi: la collaborazione, l’emozione di un piccolo grande lavoro così importante, un’occasione per accostarsi al mondo dei colori in modo creativo e divertente... In questa atmosfera non sono mancati lampi di genio come quello di Elisa che ha suggerito di mescolare i brillantini alla tempera gialla per rendere magica la stella cometa... Una volta asciutti, i disegni sono stati incollati su sagome di legno e posti nella capanna costruita da alcuni papà, incuranti della pioggia e della neve che sembravano aspettare il sabato e la domenica per scendere e mettere in forse tutta la realizzazione del presepio... Rami di pino sul tetto e agrifoglio con bacche rosse sulla staccionata d’ingresso facevano da cornice e non è ancora tutto; attorno alla capanna il prato sembrava vuoto così alcuni nonni del paese hanno pensato di portare i loro animali; due galline, tre caprette e alcuni conigli che hanno reso ancora più realistica la situazione. Non dimentichiamoci ovviamente del prezioso lavoro delle mamme che con pazienza e creatività hanno collaborato alla realizzazione del progetto, dalle prime bozze all’ultimo ritocco. Il giorno della festa poi i piccoli entusiasti hanno portato nonni e genitori a vedere il loro presepio e a dar da mangiare agli animali prima di esibirsi, con tanto di cappello rosso, nei canti natalizi che fanno brillare gli occhi ed emozionano per la loro dolcezza... Tutto è riuscito al meglio, dal piccolo disegno all’ingresso del panciuto Babbo Natale, dai canti dei bambini alle musiche degli zampognari del vicino paese di Rudiano, dal pupazzo di neve al presepio... È stato davvero un Natale di pace e amore... P.S. Ricordate le galline del presepio? Durante la loro permanenza nella scuola ci hanno anche regalato delle uova squisite... Un ringraziamento particolare lo vogliamo riservare anche a loro! La pubblicità non è una cosa da bambini (di Paolo Landi) L’infanzia si perde spesso fra miraggi consumistici, che trasformano i bambini in piccoli adulti. Ma cosa vuol dire essere bambini oggi? Come possono essere educati alla bellezza invece che al possesso, alla concordia invece che alla competizione? In questo libro, che si legge con facilità, la pubblicità non è che un pretesto, fondato, per parlate dell’educazione di un bambino moderno. (La Scuola, € 8,50) Anche la Bibbia nel suo piccolo Storie della Bibbia viste dal basso (di Bruno Ferrero) Chi aveva preparato i pani e i pesci? Qual è l’albero che ha fornito il legno della Croce di Gesù? E se l’arcangelo Gabriele avesse sbagliato indirizzo? Questo libro, piacevolmente illustrato da un promettente artista slovacco, contiene queste e tante altre storie raccontate dai personaggi e dagli oggetti più piccoli e trascurati della Bibbia. (ElleDiCi, € 12,00) Il diritto di essere bambini Famiglia, società e responsabilità educativa (a cura di Francesca Mazzucchelli) Per accudire i bambini, soddisfare le loro esigenze e farsi carico del presente e del futuro dei giovani, la famiglia ha bisogno di sostegno sociale. Identificare i bisogni della famiglia, delle sue fragilità e delle sue risorse e ricercare le risposte più opportune rappresenta la premessa indispensabile per la progettazione di politiche sociali avanzate ed efficaci. (Franco Angeli, € 19.00) adasm fism L’Adasm-Fism (Associazione degli Asili e delle Scuole Materne autonome) è nata a Brescia nel 1966. Oggi associa 263 scuole dell’infanzia di città e provincia. Nelle scuole associate operano circa 1.400 educatrici, accogliendo ogni giorno oltre 20.000 bambini, fra i quali circa 1.600 stranieri. L’organizzazione delle scuole Adasm-Fism si ispira a un preciso Progetto educativo e consente di rispondere anche alle esigenze di 150 bambini disabili, inseriti quotidianamente in oltre 100 scuole. Negli ultimi anni sono stati aperti 70 asili nido, che ospitano attualmente circa 1.300 bambini e occupano oltre 140 educatrici. La gestione amministrativa di tutte le scuole Adasm-Fism Brescia impegna ogni anno oltre 1.200 amministratori che svolgono il loro incarico con passione, dedizione, competenza e gratuità. i bambini, i giochi, la festa! 100 spazi gioco per giocare con tutto e i bambini entrano gratis ADASM FISM BRESCIA ASSOCIAZIONE DEGLI ASILI E DELLE SCUOLE MATERNE CENTRO FIERA DEL GARDA MONTICHIARI - BRESCIA www.serido.it SAB APRILE DOM APRILE MERC APRILE GIO APRILE VEN MAGGIO SAB MAGGIO DOM MAGGIO 25 26 29 30 01 02 03 INGRESSO GRATIS PER I BAMBINI FINO AI 12 ANNI - ORARIO CONTINUATO DALLE 9.30 ALLE 19.00 La manifestazione si svolgerà al coperto quindi anche in caso di pioggia - All’interno area pic-nic, punti ristoro, self service e nursery - Parcheggio gratuito 100 spazi gioco per divertirsi insieme! New! New! New! New! New! La qualità è la miglior ricetta. New! New! New! EDIZIONE 2009