Giorni rubati D10, D11 Uno spettacolo sugli infortuni sul lavoro ROSSOLEVANTE SERIES Lo spettacolo ha ricevuto la “Medaglia di Rappresentanza” del Presidente della Repubblica Giorni rubati D10, D11 è una pubblicazione a cura di Juri Piroddi si ringraziano per la collaborazione Pietro Basoccu, Franco Carta, Lara Depau, Alessandra Donzelli, Luisa Sbrana Un ringraziamento particolare alla dott.ssa Severina Mascia per la concessione del Teatro San Francesco di Tortolì in copertina una radiografia di Giammarco Mereu rielaborata da Valerio Pisano Associazione Rossolevante via Bellavista n. 4, RRR 35 08048 – Arbatax (OG) 333 3346667 ● 333 7963711 [email protected] ● www.rossolevante.it Giorni rubati D10, D11 V edizione aggiornata una pubblicazione a cura di Juri Piroddi testi e poesie di Giammarco Mereu con scritti di Gianfranco Capitta Giuseppe D’Antonio Antonio Graniero Pier Angelo Massa Rosaria Pagano Antonio Perziano Marco Prevignano Ettore Rivabella e con un contributo della Fondazione LHS foto di Pietro Basoccu Franco Carta Lara Depau Alessandra Donzelli Giammarco Mereu e Juri Piroddi. Foto di Lara Depau. Sicurezza sul lavoro: una cultura nuova Giuseppe D’Antonio, Direttore della Sede INAIL di Genova Accrescere la sensibilità nelle giovani generazioni sulla cultura della sicurezza in quanto “valore”, creare occasioni d’incontro e conoscenza aperte a tutti di cui siano protagoniste le persone disabili da lavoro, contribuendo, in tal modo, a superare pregiudizi e luoghi comuni. Proporne, quindi, un’immagine di soggetto portatore di abilità e diritti, far ruotare la riflessione sulla sicurezza sul lavoro a partire dalle “storie” di chi ne ha pagato le conseguenze e non sulla base dei numeri e delle statistiche. Questo e molto altro ancora, alla base della scelta della sede INAIL di Genova di proporre al pubblico del capoluogo ligure Giorni rubati, la storia vera di Gianmarco Mereu che nel 2006 – a soli 37 anni – è rimasto schiacciato sotto un cancello di 600 chili che gli ha leso indelebilmente la schiena e tolto per sempre la possibilità di camminare. È in questa provincia e in questa regione, infatti, che il fenomeno infortunistico presenta un trend che, seppure in diminuzione, appare però più lento che negli altri contesti della penisola. Una provincia che ha visto modificare nel giro degli ultimi decenni la sua conformazione produttiva, con pesanti conseguenze sul tessuto sociale ed economico. Ancor più che ai numeri peraltro – l’abbiamo premesso – lo spettacolo vuole portare in scena la dimensione sociale e umana del problema, porre all’attenzione del pubblico una serie di domande e una sete di risposte. Come cambia la vita, come cambiano gli affetti, le amicizie, l’amore? Come e dove trovare la forza per affrontare questo mutamento quando la domanda che ti assilla ogni giorno è: Perché a me? Quando andrà di scena lo spettacolo Giorni rubati – insignito della “Medaglia di Rappresentanza” del Presidente della Repubblica – a essere rappresentata non sarà solo la storia di Gianmarco, quanto la vicenda che accomuna tutti quei lavoratori che vedono, in un attimo, la loro vita stravolta a causa di un infortunio. Ma non solo. Giorni rubati è anche la testimonianza, in positivo, di un uomo che affronta la sua disabilità con tutta l`energia possibile, che non rinuncia ai progetti, agli affetti, alle amicizie, sempre pronto a tirar fuori tutto quello che ha dentro. Un uomo che vuole rimanere, innanzitutto, al centro del palcoscenico della propria vita. Non è un caso che l’INAIL racconti delle “storie”. Solo la dimensione storicizzata, individuale della esperienza dell’infortunio sul lavoro è in grado di restituire, infatti, la misura della tragedia e del suo carico di sofferenza psichica, fisica, sociale, collettiva. Che viola il diritto inalienabile – sancito costituzionalmente – a un lavoro sì, ma a un lavoro sicuro. 3 L’impegno dell’INAIL Liguria non è, peraltro, nuovo a iniziative che privilegiano l’approccio culturale e per rappresentazioni. Se è vero, infatti, che l’istituto è orientato a percorrere tutte le strade che la tutela globale integrata gli attribuisce (a partire dalla prevenzione, la cura, la riabilitazione fino al reinserimento lavorativo e sociale, accanto e in aggiunta alle tradizionali attività di consulenza alle aziende, di formazione/informazione, reinserimento), le strutture territoriali e quella regionale hanno dato vita a una serie di iniziative, in stretta sinergia e in ottica di rete con le altre istituzioni e le parti sociali, basate sull’utilizzo di linguaggi comunicativi alternativi. Già nel 2004, con “Genova capitale della cultura”, la Direzione regionale INAIL, aveva dato vita con Disart a una mostra sulle arti figurative, attraverso un percorso di immagini, realizzate da artisti disabili. Strategie di comunicazione e di sensibilizzazione orientate nella stessa direzione sono state le mostre fotografiche Il rischio non è un mestiere, Donne al lavoro, o la trasmissione di film quali Morire di lavoro e ancora le rappresentazioni teatrali Sepolti vivi, Schiena di vetro ed altre storie, mosse, appunto, dall’esigenza di affiancare ai tradizionali strumenti di divulgazione anche l’impatto emozionale di volti e storie. Come non ricordare a questo proposito Cinemabili, Festival del cinema e della disabilità, tenutosi a Genova nel maggio 2010 o le diverse edizioni (alla Spezia nel settembre 2009 e a Savona nell’ottobre 2011) della mostra NO, contro il dramma degli infortuni sul lavoro. Azioni, interventi, che – agendo sul piano culturale – pongono le premesse per una “nuova” sensibilità sociale che si va affermando a difesa della sicurezza del lavoro. Dedicato sia agli studenti che alla cittadinanza, lo spettacolo Giorni rubati pone l’esplicita finalità di promuovere un vero e proprio cambiamento culturale, un processo collettivo di sensibilizzazione e responsabilizzazione in cui ciascuno – lavoratori, datori di lavoro, parti sociali, istituzioni – assuma un ruolo attivo. Un contributo al formarsi di quella consapevolezza collettiva che, sola, può eliminare ogni residuo atteggiamento di fatalismo, rassegnazione o, peggio, di adesione formale alle norme, nella certezza che insieme, imprese e istituzioni pubbliche – usando le leve della formazione e dell’informazione – possiamo eliminare, sul nascere, il determinarsi di ogni condizione di rischio. 4 Una guerra che vogliamo vincere Marco Prevignano, Presidente ANMIL Genova Nel 2010, grazie al Presidente della Fondazione ANMIL “Sosteniamoli subito”, Antonio Giuseppe Sechi, anche Presidente della Sezione di Nuoro, abbiamo avuto il piacere di conoscere Giammarco Mereu e la sua storia di forza, determinazione e impegno sociale. È stato un incontro in cui abbiamo potuto apprezzare la volontà di un lavoratore che, per il mancato rispetto delle norme di prevenzione, si è ritrovato su una sedia a rotelle e della sua esperienza di vita ha voluto realizzare uno spettacolo teatrale. La pièce affronta due realtà profonde e complesse: quella più evidente dell’emergenza tragica delle morti bianche e quella dell’insicurezza sui luoghi di lavoro. Ma nell’assurda fenomenologia del lavoro rischioso c’è anche l’invalidità del corpo, dei movimenti e a volte persino dell’anima: improvvisamente ci si ritrova costretti a rispondere a nuove logiche che sconvolgono il proprio futuro e quello dei propri cari. E tutto a causa di un incidente sul lavoro di cui la vittima non ha alcuna responsabilità. Senza contare che in certi casi la menomazione crea impotenza, dilania i rapporti amorosi, rompe le coppie. Il linguaggio di Giammarco arriva dritto al cuore e quanti assistono alla rappresentazione teatrale ne escono con una nuova visione della disabilità e della quotidianità di chi, troppo spesso, non riceve la meritata attenzione e il dovuto rispetto dagli “altri”. Giorni rubati è tutto questo ma anche molto altro: è speranza, è denuncia, è lotta pacifica, è disperazione, è dolore, sacrificio, coraggio e amore. Anche noi dell’ANMIL siamo su quel palco insieme a Giammarco e vorremmo uscire per sempre da questa guerra che non ha né vinti e né vincitori, vorremmo che aziende e lavoratori rispettassero le norme di sicurezza. Ecco perché appoggiamo iniziative di questo tipo e ci sentiamo chiamati a combattere una guerra che svilisce, distrugge, come tutte le guerre. Questa guerra la vogliamo vincere. Ma ci piace pensare che per vincerla non servono armi ma gesti, parole, atteggiamenti e linguaggi nuovi. Serve un esercito di volontari, che si unisca pacificamente, a noi dell’ANMIL e che invochi a voce alta il diritto alla sicurezza, alla salute, alla dignità e alla vita. 5 Giancarlo Brioni, Juri Piroddi e Giammarco Mereu. Foto di Lara Depau. 6 Infortuni sul lavoro Rosaria Pagano, Dirigente Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria Ambito territoriale di Genova In un momento in cui tutti stiamo faticosamente prendendo atto di quanto sia importante la cultura della sicurezza e di come tutte le istituzioni debbano concorrere a promuoverla, anche la scuola deve fare la sua parte. Il mondo del lavoro attraversa tempi bui e difficili tra disoccupazione, precarietà, sfruttamento, illegalità ed è alla scuola che spetta il compito di educare alla vita lavorativa, accompagnando i ragazzi in un percorso di interiorizzazione della cultura della sicurezza, vista come bene comune, da conquistare e difendere, scardinando la convinzione che gli infortuni o, peggio, le morti bianche siano un tributo doloroso, ma fatalmente necessario da pagare al dio Lavoro. Qualcuno potrebbe obiettare che qui si parla di contenuti astratti, lontani dal ‘’vissuto’’ dei ragazzi ma, quand’anche fosse vero, non per questo la scuola deve rinunciare a proporli. E neppure deve esimersi dal fornire competenze e indicare comportamenti che preparino i giovani ad affrontare, consapevoli dei propri diritti, il mondo che li attende lì fuori. Un mondo che non farà sconti, soprattutto a loro, se dobbiamo prestar fede alle statistiche secondo le quali, in Europa, i giovani della fascia 18/24 anni hanno almeno il 50% di probabilità in più di rimanere vittime di infortuni sul lavoro rispetto a colleghi di maggior esperienza. Partire dalla scuola, quindi, per creare una cultura della sicurezza; e partire da iniziative che sappiano coinvolgere emotivamente gli studenti e sensibilizzarli, quindi, a queste tematiche. È quanto si propone il progetto Giorni rubati: al centro del palcoscenico, un operaio parla del gravissimo infortunio sul lavoro che gli ha sconvolto la vita. Non è forse il Teatro ‘’la comunione di un pubblico con uno spettacolo vivente’’? 7 Senza retorica Antonio Perziano, Segretario Camera del lavoro CGIL Genova L’evento teatrale propone, nella sua drammatica rappresentazione, un tema terribile e purtroppo attuale che coinvolge anche nella nostra città migliaia di lavoratori, di famiglie, di madri, mogli e figli. La vicenda narrata affronta senza retorica ed in prima persona uno spaccato di quel sociale al quale normalmente non si accede attraverso gli aridi dati statistici diffusi annualmente. I dati ufficiali riguardanti gli infortuni gravi avvenuti, con forte incidenza nei settori delle costruzioni e dei trasporti, non descrivono il dramma che li genera ed il successivo calvario di vite distrutte, ma aridi numeri con riferimenti a codici: “investito da..”, “caduto in piano”, ed alla voce postumi si legge: “Colonna vertebrale + midollo”. Ma dietro ai numeri ci sono vite spezzate, che continueranno ad esserlo, anche quando altri numeri li sostituiranno. Come sempre, per ognuno di questi Giorni rubati ci sono regole non rispettate, patti non mantenuti, scelte economiche, Datori di Lavoro e Imprese che espongono i propri lavoratori e le proprie lavoratrici a rischi - spesso gravissimi e mortali. La Camera del Lavoro Metropolitana di Genova, la CGIL, condivide e apprezza questa toccante rappresentazione, perché vale più di cento discorsi di esperti, analisti, docenti e autorità. CGIL patrocina perché la tutela dei lavoratori, la rivendicazione dei diritti, soprattutto del diritto ad un lavoro sicuro sono l’essenza della propria attività. 8 Il diritto ad un lavoro libero, sicuro e dignitoso Antonio Graniero, Segretario Generale Cisl Genova L’emergenza infortuni, malattie professionali e conseguenti morti sul e da lavoro è sempre sotto gli occhi di tutti. Dal Presidente della Repubblica al Papa, hanno denunciato tale emergenza richiamando le istituzioni e la società affinché intervengano con urgenza per porre fine a questa sorta di bollettino di guerra, con il suo portato di drammi umani familiari e sociali. Per questo, il sindacato deve continuare il proprio impegno su tre aspetti fondamentali: • affermazione di una cultura della sicurezza; • impegno sul piano contrattuale; • mantenimento di una legislazione avanzata che aiuti e sostenga una politica di prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La cultura della sicurezza è ben lungi dall’essere considerata una priorità nelle nostre complessità sociali. Questo stato di cose dimostra che ci troviamo di fronte non solo alla de-valorizzazione del lavoro, ma anche di fronte alla de-valorizzazione della persona e del senso della vita. E quanto mai necessario quindi tenere alta la capacità di sensibilizzazione, di divulgazione e di conoscenza al fine di mantenere alta l’attenzione su questa drammaticità umana e sociale. Questa opera di sensibilizzazione deve inoltre far crescere la consapevolezza che i morti, gli infortuni, le malattie professionali non sono dovute alla fatalità e non sono neanche il tributo inevitabile da pagare al dio sviluppo. Essi sono, il più delle volte, evitabili e appartengono alla sfera delle responsabilità individuali e collettive delle persone. Ne deriva la necessità di concretizzare il concetto di responsabilità condivisa, in cui tutti i soggetti, istituzionali, economici-produttivi, sociali e sindacali, si devono sentire coinvolti e partecipi in momenti di concertazione sia istituzionale sia sociale, capaci di produrre utili progetti per far evolvere la cultura della sicurezza così da porre fine a questa sorta di bollettino di guerra che sconvolge il mondo del lavoro. Bisogna ogni giorno affermare il diritto ad un lavoro caratterizzato da libertà, sicurezza, equità e dignità. 9 Giammarco Mereu, Juri Piroddi e Silvia Cattoi. Foto di Franco Carta e Pietro Basoccu. 10 Il nostro compito Pierangelo Massa, Segretario Generale Uil Genova e Liguria Quando avevo 17 anni ed ero un ragazzo di fabbrica gli incidenti sul lavoro mi sembravano impossibili e la morte, per un giovane come me, sembrava davvero lontana. Lo stress e le malattie psichiche mi apparivano come entità incomprensibili e sfuggenti. I compagni di lavoro mi sembravano al sicuro ed io mi sentivo protetto dai più anziani. Dopo qualche tempo mi sono dovuto ricredere: gli incidenti erano frequenti, i compagni si facevano male, qualcuno si ammalava di “esaurimento”. E non solo nella mia fabbrica. Oggi, dopo tanti anni di lavoro e una lunga militanza sindacale, posso dire che nessuno è al sicuro. Occorrono impegno e grande volontà da parte di tutti gli attori in gioco: lavoratori, datori di lavoro e istituzioni, affinché il valore della sicurezza venga recepito ed assunto seriamente nella sua complessità. Non manca mai l’occasione, nel corso delle nostre iniziative sindacali, di rivendicare la centralità dei diritti di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore. Lavoratori portuali, lavoratori edili, chimici, metalmeccanici sono le categorie più colpite dagli infortuni. Ma non solo, anche nel commercio, nel turismo e nei servizi la cultura della sicurezza è importante. Fisica e psichica. Dove abbonda la precarietà c’è un’ampia zona grigia in cui ristagna il malessere. Come fare? Per la Uil, oltre a qualificare e quantificare gli interventi ispettivi, vanno messi in campo strumenti straordinari a partire da un ruolo attivo delle parti sociali anche attraverso la bilateralità. Dalla fine degli anni ’90 ad oggi, gli enti bilaterali hanno sviluppato diverse attività al servizio dei lavoratori e delle imprese con il sostegno alla formazione degli addetti, ma soprattutto con azioni volte a favorire la diffusione della cultura della prevenzione, della salute e della sicurezza sui posti di lavoro. Proprio quest’anno, uno studio della Uiltucs, la nostra categoria del commercio, turismo e servizi, insieme al nostro patronato Ital, ha effettuato uno studio sullo stress lavoro correlato. Affrontare il problema dello stress sul lavoro può voler dire una maggiore efficienza ed un miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza, con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme. La novità è rappresentata da sistemi efficaci in grado di rilevare il clima percepito dai lavoratori sul proprio posto di lavoro, rispetto agli spazi lavorativi, i rapporti interpersonali, la formazione, la comunicazione, la soddisfazione economica, sino ad arrivare alla sfera più personale correlata al lavoro. Ancora molto va fatto nel campo della sicurezza. Il nostro compito è quello di sfruttare ogni occasione per mantenere alta l’attenzione sul tema. E questa mi sembra un’ottima opportunità. 11 Una rivoluzione culturale Ettore Rivabella, Segretario territoriale UGL Genova La UGL Genovese ha sempre posto al centro della propria azione sindacale il tema della Sicurezza sul Lavoro e della immane piaga degli infortuni. Uno stillicidio, questo, che è necessario fermare con la prevenzione, con controlli più efficaci, ma anche con l’utilizzo di tutti i mezzi che ci permettano di coinvolgere i cittadini, lavoratori e non, giovani, studenti, anziani e pensionati, in un processo globale di sensibilizzazione, che determini una vera “rivoluzione culturale” sull’approccio con cui si deve affrontare il problema stesso. In quest’ottica l’iniziativa della rappresentazione teatrale Giorni rubati e SMS/In movimento trova il nostro appoggio totale, perché funzionale ad un percorso atto ad elevare il grado di consapevolezza, a stimolare l’elemento motivazionale e, non meno importante, a creare consenso intercettando fasce di cittadini e fasce di età, che sarebbero altrimenti difficili da coinvolgere. Giammarco Mereu e Giancarlo Brioni. Foto di Pietro Basoccu. 12 Fondazione LHS Chi siamo La Fondazione LHS (Leadership in Health and Safety), costituita in data 22 settembre 2010, è un’organizzazione no profit giovane e all’avanguardia che affondando le proprie radici nei valori universali della centralità della vita umana e della salvaguardia del benessere della persona - si promuove a favore di una sempre maggiore sensibilizzazione al tema della salute e della sicurezza sul lavoro. La Fondazione LHS propone uno strumento avanzato di Change Management, ovvero una strategia concreta di cambiamento culturale in ambito di salute e sicurezza attraverso l’utilizzo di strumenti unici nel panorama educativo ed industriale italiano. Il coinvolgimento fattivo ed emotivo delle persone diventa, a tale proposito, la premessa fondamentale di un percorso unico nel suo genere che consente di ottenere risultati concreti nella definizione di un nuovo atteggiamento che favorisca il miglioramento delle performance di sicurezza. Il punto di partenza per avviare il cambiamento culturale sostenuto dalla Fondazione LHS si fonda su tre concetti chiave: 1.LA PERSONA È AL CENTRO DI OGNI COSA: La cultura di un luogo di lavoro è dettata da tutti coloro che ne fanno parte: management, supervisori e operai. 2.“SALUTE E SICUREZZA” SONO UN’UNICA PAROLA: Salute e sicurezza sul lavoro diventano un modo di vivere, e non una procedura. 3.I COMPORTAMENTI E LA LEADERSHIP SONO IL CUORE DEL CAMBIAMENTO CULTURALE: La sicurezza coinvolge essenzialmente le persone – i loro atteggiamenti, i loro comportamenti e il loro modo di pensare. È fondamentale aiutare a sviluppare comportamenti sicuri tra i lavoratori attraverso la capacità di influenza e leadership, contribuendo così alla creazione di una nuova cultura. Lo sviluppo della LEADERSHIP e la promozione di COMPORTAMENTI sicuri rappresentano l’ambito di azione della Fondazione LHS. La mission Credere e valorizzare il cambiamento comportamentale e culturale a favore della salute e la sicurezza in ogni ambito. La Fondazione LHS ha lo scopo di divenire un centro globale di conoscenza patrocinando studi, ricerche, iniziative di formazione, informazione e divulgazione in materia di salute e sicurezza, contribuendo così alla crescita di una “cultura e 13 conoscenza della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro e in tutte le situazioni della vita quotidiana”. Essa sviluppa strumenti pratici per rendere ogni individuo più responsabile nei confronti della salute e sicurezza di sé stesso e delle persone vicine (familiari, amici e colleghi di lavoro), arrivando così alla creazione di veri e propri LEADER DELLA SICUREZZA. Il nostro lavoro Con l’obiettivo di divenire un punto di riferimento nell’ambito della salute e della sicurezza sul lavoro, la Fondazione LHS elabora ricerche e pubblicazioni ai fini di un approfondimento e un arricchimento della cultura Health and Safety. Parallelamente vengono proposti progetti di comunicazione mirati per rafforzare il coinvolgimento della popolazione al tema della sicurezza. La Fondazione LHS svolge anche attività di formazione e training che, da una parte, abilitano aziende, organizzazioni e scuole ad attuare un cambiamento culturale in termini di leadership in salute e sicurezza, e dall’altra abilitano chi apprende a crescere nel ruolo di LEADER DELLA SICUREZZA oltre che come persona. I programmi LHS si riferiscono all’acquisizione di conoscenza, capacità e competenze come risultato dell’insegnamento di abilità pratiche e di informazioni relative alla salvaguardia del benessere nei luoghi di lavoro. Attraverso la comprensione delle motivazioni che spingono gli individui a tenere comportamenti rischiosi, vengono proposti esercizi ed attività per la gestione di interventi efficaci al fine di evitare conflitti e correggere comportamenti di concreto o potenziale pericolo. La Fondazione LHS opera secondo una logica d’azione dal carattere fortemente interattivo, che favorisce la partecipazione diretta delle persone alla costruzione di un modo innovativo di vivere la salute e la sicurezza. Non c’è vero apprendimento, senza coinvolgimento emotivo. Una filosofia a 360 gradi La sicurezza è una condizione che interessa ogni attimo della nostra vita: quando siamo a casa o a scuola, mentre lavoriamo in ufficio o ci muoviamo nelle strade; addirittura durante l’esecuzione di una performance (di lavoro, sportiva o artistica). In ognuna di queste situazioni, sono i nostri comportamenti che determinano la salvaguardia di tale condizione per noi, la nostra famiglia, gli amici e i colleghi, abbattendo così gli innumerevoli fattori di rischio della quotidianità. Diventa pertanto fondamentale dare enfasi al ruolo che il comportamento di ogni individuo viene ad assumere per la tutela del proprio benessere e delle persone vicine. Non ci sono momenti più o meno adeguati per intervenire in tal senso. Ogni occasione risulta preziosa per coinvolgere giovani e adulti rispetto al tema della salute e della sicurezza, sfruttando davvero ogni mezzo. Le parole, la fotografia, le arti visive, la 14 musica e il teatro diventano strumenti di comunicazione privilegiati e ad alto impatto emotivo per supportare la percezione della sicurezza non come una serie di procedure da imparare, ma un valore universale da perseguire e proteggere. Questo è il presupposto innovativo che si affianca e avvalora l’attività della Fondazione LHS, ovvero la capacità di parafrasare l’amore per la sicurezza attraverso diversi codici in grado di incidere profondamente sul vissuto delle persone. Milano, “Giorni rubati” al Carcere di San Vittore, 11.10.2011. Foto di Alessandra Donzelli. 15 Giammarco Mereu con altri operai ad Arbatax. 16 L’incidente Giammarco Mereu È un giorno di novembre, di quegli strani novembre caldi che nascondono l’inverno. Lavoro nella zona industriale di Tortolì. Oggi mi è stato chiesto di andare via soltanto quando ho finito e così ho fatto 11 ore di lavoro. Stiamo costruendo i tetraprodi per il nuovo molo di Arbatax. Noi operai siamo costretti a orari massacranti per rispettare tabelle irraggiungibili predisposte da chi sicuramente non si è mai sputato le mani. Sono circa le 20.30, vado da Alessandro e gli dico che il cemento è bastato, che sto per lavare la betoniera e che lui, se vuole, se ne può andare via. Lui mi dice di chiudere bene il cancello quando ho finito. “Il cancello? Ma se io non l’ho mai chiuso, come devo fare?” Mi risponde: “Non preoccuparti, l’importante è che non lasci spazi vuoti, tanto fra poco arriva il guardiano notturno e si arrangia lui”. “Sì, va bene, chiudo io. Ciao, ci vediamo domani”. Dopo aver pulito la betoniera, nel buio più assoluto, mi tolgo il casco, mi lavo le mani e snodo la bandana dalla testa. Vado verso il cancello, attraverso l’uscita, lo afferro e lo spingo a fatica per non lasciare spazi vuoti, mi giro lentamente per avviarmi alla macchina ma mi sento colpire in modo fortissimo da qualcosa più possente di me, più grande e penso “ma sto morendo adesso?”. Il cancello mi fa girare su me stesso e mi ricade nuovamente addosso, lasciandomi spalle a terra. Non mi posso muovere, il dolore è snervante, acuto e comincio a lamentarmi, a chiamare aiuto. Mi rendo subito conto che non riesco a togliermelo di dosso, questo cancello, e non ci provo nemmeno. A un certo punto si avvicinano i cani da guardia del cantiere che non mi sono mai stati simpatici, quei cani che sono sempre incazzati, che rispecchiano in pieno il carattere degli operai. Mi abbaiano in modo strano, come non li ho mai sentiti, in un modo diverso, compassionevole, forse hanno già capito la gravità della situazione... A un certo punto mi tocco addosso e vedo che non ho sangue, muovo le braccia e sfiorandomi il petto sulla destra, in quei benedetti giubbotti multitasche, trovo il telefonino da lavoro e così chiamo subito il 118. Mi risponde il callcenter di Sassari, mi dice che arrivano subito e mi chiede come sto e la via dove mi trovo. La via? Ma quale via d’Egitto! In una zona industriale che ha fretta di crescere per produrre, non certo per essere bella e funzionale, le vie non hanno ancora un nome. Aspetto, aspetto e aspetto ancora. Basta, richiamo e gli dico che sono al limite, che non ce la faccio più. Ad un certo punto sento le sirene squarciare il buio, avvicinarsi e poi allontanarsi di nuovo. Non mi trovano, sono schiacciato a terra. Sono in difficoltà. All’improvviso scorgo sulla mia sinistra due fari quadrati, con la luce del telefonino li guido verso di me, quasi in contemporanea arrivano i Vigili del fuoco. Adesso la zona è illuminata anche troppo, in modo fastidioso. I pompieri per prima cosa mi sollevano il cancello di dosso. Il personale del 118 mi avverte che non possono caricarmi sull’ambulanza finché non arriva il medico da Lanusei. Cominciano a farmi tutta 17 quella trafila di domande che si fa per scoprire se sono vigile e cosciente, ma io riesco sempre a dare delle risposte plausibili. Rifiuto l’ossigeno per l’ennesima volta. Dal nulla vedo apparire la faccia della segretaria e del mio datore di lavoro che mi chiede: “Ma cosa ci fai ancora qui a quest’ora e da solo?” Beh, la risposta del mio sguardo è piuttosto esauriente visto che lui parte a razzo per telefonare a casa mia. Io gli dico di non chiamare mia moglie ma a casa di mia suocera e di parlare solo se sente una voce maschile adulta. Nel mentre mi spogliano. Senza accorgermi di nulla, mi tagliano i pantaloni e tolgono le scarpe, mi tagliano anche il giubbotto e sono a petto nudo. Così mi incartano con quella sorta di stagnola oro-argento che mi ricorda tanto le caramelle natalizie e che non avrei mai creduto fosse così utile per combattere il freddo che mi assale. Arriva il dottore, con tutte le precauzioni mi mettono sull’ambulanza e comincia così il viaggio verso casa – si fa per dire. Conoscendo la strada – visto che la faccio tutti i giorni – chiedo al personale dell’ambulanza se cortesemente possono rallentare a ogni passaggio a livello, ogni minimo sobbalzo è una sofferenza. Uscendo dall’ambulanza intravedo mia moglie, già segnata dal dolore, che avverto anch’io in forma lancinante grazie al gradino dell’ascensore dell’ospedale che mi ricorda che non bisogna mai abbassare la guardia. Mi visitano e mi portano subito in radiologia. Lì incontro Mariano, compagno di tante partite di calcio amatoriale. Lo vedo scuro in viso, serio. Gli chiedo: “Mariano camminerò ancora?” Non mi risponde. “Mariano camminerò ancora?” Lui si gira, non risponde, gli occhi si fanno lucidi, non mi vuole mortificare. Non mi rendo subito conto. Dopo tutte le visite decidono di trasferirmi all’ospedale Marino di Cagliari. Mi ricaricano in ambulanza, mi portano all’eliporto dei pompieri – segue un piccolo corteo con mia moglie e i mie cognati. Sento l’odore forte del kerosene, il frastuono… e penso che mi hanno drogato, perché io entro nell’elicottero, saluto mia moglie e poi apro gli occhi a Cagliari, nella sala operatoria, dove vedo le facce di chi mi dice: “Non preoccuparti, ci siamo qui noi che adesso mettiamo tutto a posto”. Sono facce rassicuranti. Mi fanno l’intervento di notte. L’indomani mi sveglio in un letto con a fianco due infermiere, una grassa e una meno grassa. Ho un’erezione, sono mezzo spogliato, non so che cosa dire, ho una vergogna atroce e me ne esco con una delle mie solite sparate: ”Tranquille ragazze, questo non è per voi”. Sorridono fra loro con complicità. Beh, adesso mi voglio alzare, mettere meglio ma noto subito che qualche cosa è cambiato, il mio corpo è per metà in sciopero – è sordo – ma il messaggio che manda è chiaro, è limpido, è atroce: non si cammina più, non si cammina più. 18 Riflessioni di un combattente [frammenti] Giammarco Mereu Cosa fare adesso? Come riciclarsi? Avevi una strada dritta e ben delineata adesso ne hai una dissestata e con svincoli per te inaccessibili. Come rendersi utili in questa nuova identità? Cosa hai perso cosa hai guadagnato? Sembrano attimi ma ti conducono a lunghe domande che non trovano risposte se non nella rabbiosa coscienza di un condannato a morte che non sa a chi dare la colpa. Già, la colpa… a chi destinare questo fagotto ingombrante se non al destino che lo ha confezionato? La domanda più diretta è: perché io? La risposta non c’è. Non un attimo ma giorni, mesi, anni una vita intera accompagnati da una rabbia che si accumula e ti costringe a risorgere. 19 Sono entrato in punta di piedi in questo mondo parallelo dove la sofferenza e l’attesa la fanno da padroni. Il tuo dolore si somma, si confronta con quello di chi lo conosce almeno quanto te. C’è come un cappio che si stringe ogni qualvolta abbassi la guardia. Sono in prima linea, con dietro un esercito di volontari che mi spingono a non mollare. In questo mondo si entra senza chiedere il permesso. Ci sono energie che prima di toccare il fondo non conoscevamo e ne ignoravamo l’esistenza. Ma quando sei solo con il tuo corpo che è cambiato le devi scovare e se non le trovi è solamente colpa tua perché vuol dire che quello che eri prima era di una fragilità devastante. 20 Il primo risveglio è indimenticabile anche perché il conto da pagare si presenta subito piuttosto salato. Mi guardavo intorno senza avere nessun riferimento ma con lo sgomento e la disperazione di chi ne avrebbe avuto un estremo bisogno. Sono diventato ciò che i miei limiti mi hanno permesso. Cerco disperatamente di sbagliare il meno possibile. I miei confini sono saltati la recinzione del mio territorio divelta è caduto il cancello che divideva il mio mondo. Mi è oscuro il traguardo Mi auguro di arrivare stanco al capolinea ma con la consapevolezza di aver sfruttato al massimo tutte le possibilità che la vita mi ha offerto. Sarà sufficiente sapere che sono stato solo di passaggio. 21 Non ti ho sentito. Sì, non ti ho sentito con il tuo fare silenzioso e traditore. Non ho sentito che volevi aggredirmi. Pensavi di abbattermi con facilità e invece hai trovato un avversario che si è piegato ma non si è spezzato. Lo so l’ho capito subito che mi avevi privato della gioia di camminare ma non sei riuscito a fermare le mie idee e i miei pensieri. Hai bloccato il mio corpo mi hai limitato e così cambiato il mio orizzonte. Adesso vedo ciò che prima mi era nascosto sono partecipe al dolore lo conosco e l’affronto. Non farò mai un passo indietro. 22 23 24 25 Hanno detto dello spettacolo. Uno spettacolo straordinario, commovente, che didatticamente vale più di cento discorsi di esperti, analisti, docenti e autorità a vario titolo. (…) Straordinario. Si tratta, in poche parole, di una rappresentazione che vale la pena di mettere in scena in tutte le scuole superiori. Vale più di mille discorsi ufficiali. Antonio Bassu, giornalista. Davanti ad uno spettacolo con tale intensità umana e attoriale e grande sensibilità artistica nel tradurre scenicamente uno spaccato di cruda realtà si rischia di essere banali nell’esprimere qualsiasi opinione... posso dirvi semplicemente che alla fine dello spettacolo sono rimasto turbato, coinvolto emotivamente, psicologicamente e artisticamente. Appena sono rientrato a casa, quasi a non voler rinunciare a un rapporto con voi, ho voluto guardare immediatamente il video. Devo dire che raramente riesco a guardare un lavoro teatrale in video ma questo sa catturarti, mantenerti incollato, grazie alla forza comunicativa di Giammarco e all’ottimo lavoro di ripresa e montaggio. Gianfranco Angei, regista, Compagnia Actores Alidos. Uno spettacolo scritto sulla pelle, una testimonianza diretta, intensa e commovente su come l’esistenza può cambiare in un istante ma anche l’eccezionale forza di un uomo che non si arrende. Giancarlo Biffi, attore-regista, direttore artistico di Cada Die Teatro. Questo lavoro fa riflettere e sono certo che accresca la sensibilità delle persone che lo vedono, è doveroso parlarne e deve trovare la massima diffusione cosicché possa rappresentare un valido contributo per aumentare l’attenzione e ridurre i rischi d’infortunio. Stefano Parrichini, Segretario Generale Fillea CGIL/AGB Bolzano Lo spettacolo Giorni rubati nasce da un incontro forte tra arte e vita. (…) Lo spettacolo affronta con coraggio un tema inusuale per i palcoscenici e lo fa con grande passione, professionalità e donando al pubblico intense emozioni. (…) Progetti come questi aiutano a far conoscere alle nuove generazioni il complesso percorso dei loro attuali e futuri diritti in un momento in cui assistiamo ad una rinvigorita offensiva contro la dignità del lavoro e le libertà sindacali e il riemergere di vecchie e nuove forme di sfruttamento.” Cecilia d’Elia, Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma. 26 Quei giorni rubati alla mia vita Gianfranco Capitta, il manifesto, 1° maggio 2011 Un gruppo di artisti, la compagnia Rossolevante di Arbatax sulla costa orientale della Sardegna, che si mette a disposizione di una storia straordinaria per farne uno spettacolo. Uno spettacolo politico certo, un tempo si sarebbe detto quasi «agit prop», e che invece ha una potenza poetica impressionante, anche se la storia che narra è quella di un dramma. In meno di un’ora, scorre sulla scena non solo il racconto della tragedia, ma anche tutto il flusso di sentimenti, reazioni, strumenti e ammonizioni che da quella esperienza nascono. E che possono avere un senso civile ed esistenziale per tutti gli spettatori, non solo per quelli che abitualmente devono fare i conti con la sicurezza sul proprio posto di lavoro. Ma non c’è facile spirito consolatorio in quel racconto (…) fuori da ogni retorica e ipocrisia il tema viene affrontato in positivo, tra le parole e i versi dello stesso Mereu, e l’accompagnamento suadente delle musiche di Brioni su fisarmonica, chitarra e armonica. Ci sono momenti sconvolgenti, ed altri dolcissimi, come quella piuma che volando dà peso specifico solidissimo a emozioni e dolori che il caso insinua nella vita quotidiana. E che alla fine, in uno swing cantato a quattro voci, apre uno squarcio di struggente speranza per il futuro. Cantieri Saipem di Arbatax (OG) per la “Giornata Mondiale della Sicurezza 2011”. Foto di Franco Carta 27 Indice Giuseppe D’Antonio Sicurezza sul lavoro: una cultura nuova............................... 3 Marco Prevignano Una guerra che vogliamo vincere............................................. 5 Rosaria Pagano Infortuni sul lavoro........................................................................ 7 Antonio Perziano Senza retorica............................................................................. 8 Antonio Graniero Il diritto ad un lavoro libero, sicuro e dignitoso........................ 9 Pier Angelo Massa Il nostro compito......................................................................11 Ettore Rivabella Una rivoluzione culturale............................................................12 Fondazione LHS.....................................................................................................13 Giammarco Mereu L’incidente...............................................................................17 Giammarco Mereu Riflessioni di un combattente...................................................19 Dati e Statistiche.....................................................................................................23 AAVV Hanno detto dello spettacolo......................................................................26 Gianfranco Capitta Quei giorni rubati alla mia vita.............................................. 27 Giorni rubati D10, D11 è una pubblicazione a cura di Juri Piroddi si ringraziano per la collaborazione Pietro Basoccu, Franco Carta, Lara Depau, Luisa Sbrana in copertina una radiografia di Giammarco Mereu rielaborata da Valerio Pisano Associazione Rossolevante via Bellavista n. 4, RRR 35 08048 – Arbatax (OG) 333 3346667 • 333 7963711 [email protected] • www.rossolevante.it 28 “Liquidazione” di Valerio Pisano. Penna biro su cartoncino, 2011. Giorni rubati testi Giammarco Mereu regia Silvia Cattoi e Juri Piroddi con Giammarco Mereu Giancarlo Brioni Silvia Cattoi Juri Piroddi drammaturgia collettiva musiche di scena eseguite dal vivo dal Maestro Giancarlo Brioni costumi Francesca Pischedda video Fabio Fiandrini info 333 3346667 | 333 7963711 www.rossolevante.it Sezione Provinciale di Genova Provincia di Genova Comune di Genova Ministero dell’Istruzione dell’ Università e della Ricerca Genova Genova Genova Genova LEADERSHIP IN HEALTH & SAFETY