Settore Cultura Comune di Corsico Università del Tempo Libero Presentano Culture in cucina Aprile - Maggio 2003 Viaggio gastronomico in 10 incontri presso il ristorante da Paola & Giuliano Via Mnti 5, Corsico Preparazione di piatti tipici dell’Ecuador e della Costa d’Avorio, conversando tra i fornelli di alimenti base, ingredienti e spezie, nomi in lingua originale, geografia delle coltivazioni, feste tradizionali, ed altre ghiotte curiosità A cura di “Itaca” Organizzazione a cura di Clara Gusmaroli Redazione a cura di Ambra Gasparetto Si ringrazia Paola Damnotto del ristorante da Paola & Giuliano per l’assistenza e la disponibilità dei locali L’integrazione tra popoli e culture diverse è fatta di accettazione, sensibilità, curiosità, attenzione e conoscenza, ma passa tra i colori, profumi e sapori. Non potendo portare a Corsico i colori e i profumi di tanti paesi del mondo abbiamo pensato di conoscere almeno i sapori. Ecco da dove nasce l’idea di questo corso di cucina. Grazie a tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione di questo percorso. L’assessore alla Cultura Dora Barbieri ECUADOR Cucina ecuadoriana a cura di Nelcy Espinoza Salazar ARROZ MILLONARIO Castellano Italiano Arroz Camarones y otros mariscos Carne de cerdo Chorisos Carne de pollo Zanahorias Pimientos de colore Cebolla Alberjitas Azafran o achiote Ajo, Sal Aceite, Mantequilla Riso Gamberi e altri frutti di mare Carne di maiale (o pancetta) Würstel Pollo (petto o altra parte) Carote Peperoni gialli, rossi o verdi Cipolla Piselli Zafferano o achiote Aglio, Sale Olio, Burro Preparazione per 4 persone Tagliare a fette sottili 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, 2 carote piccole e i peperoni in tre parti uguali: il rosso, il giallo e il verde, in modo da rendere la quantità di 1 peperone. Affettare 6 würstel piccoli, tagliare a pezzetti 350 grammi di pollo (petto o altra parte) 150 gr. di lonza, che può essere sostituita da 100 gr. di pancetta a cubetti. In una padella alta mettere a rosolare la cipolla e l’aglio in olio caldo e aggiungere di seguito la carota e 300 gr. di piselli freschi o surgelati (se in scatola aggiungerli alla fine), indi salare e buttare in padella il pollo seguito da mezza bustina di zafferano (o achiote*), poi i würstel, la lonza o pancetta, i peperoni, infine i gamberi e i frutti di mare freschi (se surgelati scaldarli precedentemente in una padella per far perdere l’acqua). Il tutto a fuoco vivace per donare l’effetto croccante, rimescolando continuamente. Nel frattempo versare su 500 gr. di riso una quantità d’acqua bollente, già salata, che lo superi di un dito o due a seconda del tipo di riso e aggiungervi ancora mezza bustina di zafferano (o achiote*). Coprire la pentola e lasciare che il riso assorba tutta l’acqua. A quel punto è cotto. Per ultimo unire al riso gli ingredienti della padella, assieme a una noce di burro, mescolare e servire. *Per la preparazione dell’achiote si veda al capitolo Curiosità. Questo piatto può essere accompagnato da birra, in uso in Ecuador dove non si coltiva uva, o da vino bianco frizzante. Consigliati il Vermentino o il Pinot nero vinificato in bianco. Arroz millonario, riso milionario, è così chiamato perché è molto ricco. Se tra gli ingredienti mancano i frutti di mare si chiama Arroz con pollo, se tra gli ingredienti non vi è carne (pollo o maiale) si chiama Arroz con mariscos o Arroz marinero. In ogni caso è un piatto che lascia spazio alla creatività e ai diversi gusti, per esempio si può aumentare la dose di gamberetti a sfavore dei würstel, oppure si può aggiungere della frittata spezzettata. Achiote LLAPINGACHO Castellano Italiano Papas Longanisa Huevos Manì Cebolla roja Pimientos de colores Tomates Ajo, Sal Aceite, Mantequilla Patate gialle (tipo Bologna) Salsiccia Uova Arachidi Cipolla rossa Peperoni (gialli, rossi o verdi) Pomodori Aglio, Sale Olio, Burro Preparazione per 4 persone Soffriggere il trito composto da ¼ di cipolla, 1 spicchio d’aglio, peperoni colorati (1/4 di ciascuno), 1 pomodoro. Far andare a fuoco lento per mezz’ora, finché gli ingredienti non si sono disfatti prendendo l’aspetto di una crema. Aggiungere 4 cucchiai di salsa di arachidi (100 gr. frullate in ½ bicchiere di acqua) con un po’ d’acqua e un pizzico di sale. Cuocere ancora per circa mezz’ora. Di tanto in tanto aggiungere acqua (l’arachide ne assorbe molta). Nel frattempo lessare ½ kg, di patate, che prenderanno la forma di “tortillas” (frittelle) dopo essere state salate e schiacciate con l’aiuto di un batticarne, poi fritte in olio, o burro, fino a indorarle. Rosolare 2,5 hg di salsiccia a fuoco medio fino a far loro prendere colore. Quando tutto è pronto preparare i piatti: posare le tortillas su foglie insalata iceberg, a fianco la salsiccia e un uovo all’occhio di bue coperto dal bianco. Coprire il tutto con salsa d’arachidi. Come bevanda si consiglia un birra chiara strong – ale. In Ecuador esistono le “llapingacherias”, ossia ristoranti specializzati in questo piatto, che può essere comprato anche alle “caretas” ambulanti. Llapingancho CALDO DE LENTEJAS Castellano Italiano Lentejas Quejo viejo Zanahorias Platano Cebolla Pimientos de colores Tomates Ajo, Sal Aceite, Mantequilla Leche Lenticchie Formaggio stagionato Carote Platano Cipolla Peperoni (gialli, rossi o verdi) Pomodori Aglio, Sale Olio, Burro Latte Preparazione per 4 persone Mettere a bagno 200 gr. di lenticchie 6 ore prima, dopo averle ben lavate. Tritare ½ cipolla, ¼ di peperoni colorati, 1 pomodoro, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaino di achote e soffriggere. Tagliare a cubetti 2 platani e lasciare in ammollo perché non annerisca. Versare nel soffritto le lenticchie con l’acqua del bagno e altri 2 bicchieri, poi aggiungere 1 carota affettata. Coprire e far cuocere a fuoco moderato per 20’. Aggiungere il platano più altra acqua e continuare la cottura a pentola scoperta e a fuoco lento. Gettare una manciata di grana a scaglie o altro formaggio stagionato, lasciarlo sciogliere, aggiustare il sale e infine versare 1 bicchiere scarso di latte e una noce di burro. Al posto del formaggio e del latte questo piatto si può cucinare con spezzatino di manzo Caldo de lentejas CEVICHE DE PESCADO Castellano Italiano Pescado (atun) Maiz Yuca Pimiento Cebolla Tomate Limon Albahaca, orégano, hiervita Aceite, Mantequilla Pesce (tonno) Mais/granoturco da tostare Yucca Peperone Cipolla Pomodoro Limone Basilico, origano, coriandolo Olio, Burro Preparazione per 4 persone Pelare la yuca (2 kg.). togliere la parte filamentosa centrale, tagliarla a pezzi e farla bollire per 15’. Tostare 250 gr. di mais. Fare un’insalata di pomodoro, cipolla e coriandolo tritato conditi in sale, limone e olio. Preparare un frullato di coriandolo, basilico (1 manciata ciascuno), 1 pizzico di origano, ½ cipolla, 3 pomodori, 1 peperone, 2 spicchi d’aglio, pepe nero in ½ bicchiere d’acqua.. Aggiungervi un po’ d’achote e far cuocere. Portare a bollitura e aggiungere un po’ d’acqua. Alla seconda bollitura aggiungere 750 gr. di tonno con la testa e portare a cottura. Intanto tagliare a grosse rondelle 2 platani e metterle a friggere in olio bollente, quando si sono indorate toglierle dalla padella e appiattirle con un batticarne o un grosso cucchiaio, poi rimetterle sul fuoco per completare la frittura. Quando il tonno è cotto si toglie dalla salsa per essere tagliato a pezzetti, si getta la testa, poi si rimette in pentola, dopo che la salsa sarà stata filtrata per eliminare le eventuali spine. Lasciar raffreddare e aggiungere la yuca. Servire la zuppa in ciotole, aggiungendovi il mais tostato, e l’insalata di pomodori, cipolla e coriandolo. In un piatto a parte le frittelle di platano dette “patacones”. Si consiglia vino bianco di Gallura.. Platanos e yuca TORTA DE MADURO Castellano Italiano Maduro Huevo Mantequilla Canela Clavo de olor Pasa Miel (optional) Platano maturo Uovo Burro Cannella Chiodo di garofano Uva secca Miele (opzionale) Preparazione per 8 persone Frullare insieme 8 platani maturi, 4 uova e, 4 cucchiai di miele o di zucchero di canna. (la quantità di miele o zucchero dipende dal grado di maturazione del platano, quindi dalla sua colorazione interna che va dal giallo scuro – maturo – al quasi rosso – molto maturo. Se è bianco non è adatto per fare i dolci). Aggiungere al composto 200 gr. di burro sciolto, spolverare di cannella, chiodi di garofano e uvetta secca a piacere. Versare in una tortiera antiaderente (altrimenti posare sul fondo della teglia della carta da forno) e introdurre nel forno alla temperatura di 180°. Lasciarvela per circa 50’. Per saggiare la cottura della torta inserirvi uno stuzzicadenti. Torta de maduro COSTA D’AVORIO Cucina ivoriana a cura di Léa Micheline Aoué Adjoua RAGÙ D’IGNAME Italiano Igname Cipolla Prezzemolo Pomodoro Concentrato di pomodoro Carote Aglio Pepe Sale Olio di mais o d’arachidi Français Igname Oignon Persil Tomate Pâte de tomate Carotte Ail Poivre Sel Huile de maïs ou d’arachides Baoulé Kpônan Djaba Tomati Tomati dêguê Laï N’dji Druwi Preparazione Per 4 persone Tagliare a cubetti 700 gr. d’igname e lasciarli a bagno nell’acqua per mezz’ora. Nel frattempo tagliare orizzontalmente 1 carota e svuotarla della parte dura interna, affettare 1 pomodoro, ¼ di cipolla, tritare 1 spicchio d’aglio e mettere il tutto a rosolare in olio di semi. Se si ama il cibo piccante aggiungere anche un peperoncino. Poi aggiungere sale, concentrato di pomodoro e mescolare. Infine introdurre l’igname, rosolarlo sempre mescolando, e aggiungervi una ciotola media di acqua. Lasciar asciugare l’acqua per circa mezz’ora, finché non si forma un sughetto denso sotto gli ingredienti. Spruzzare di prezzemolo tritato e spolverare con pepe. È pronto per essere servito. In Costa d’Avorio in questo piatto è generalmente presente lo spezzatino di manzo o la carne trita, che va rosolata fin dall’inizio assieme alle verdure. Può essere accompagnato da vino o secondo la tradizione da succo di zenzero. KÉJÈNOU Italiano Français Baoulé Manioca grattugiata, seccata e cotta al vapore Pollo Cipolla Pomodoro Vino rosso Peperoncino Aglio Olio, pepe, dado Sale Attiéké Atchéké Poulet Oignon Tomate Vin rouge Piment Ail Huil, poivre, cube Sel Accô Djaba Tomati Mancô Laï N’gji Preparazione Per 4 persone Rosolare un pollo tagliato a pezzi (meglio una gallina) preventivamente salato, aggiungere poi 2 spicchi d’aglio tritato, 1 cipolla 2 pomodori affettati, peperoncino piccante (quantità secondo tolleranza) e ½ bicchiere di vino rosso, infine 1 bicchiere d’acqua. Lasciar cuocere per mezz’ora circa (molto di più se gallina). Far rinvenire (se congelato, magari mettendolo prima nel forno micronde) o cuocere (se secco) a vapore l’attiéké. Presentare nello stesso piatto ma separati il pollo e l’attiéké. Kéjènou AKPÈSSI Italiano Français Platano Pesce Melanzana Cipolla Pomodoro Concentrato di pomodoro Peperoncino Prezzemolo, Uovo Aglio Sale Olio Plantain Poisson Aubergine Oignon Tomate Pâte de tomate Piment Persil Oeuf Ail Sel Huil Baoulé Djue N’drôwa Djaba Tomati Tomati dêguê Mancô Laï N’dji Preparazione Per 4 persone Tagliare in 4 pezzi 1 melanzana piccola e 1 cipolla a metà, metterli in 3 bicchieri di acqua bollente assieme a 2 pomodori da salsa interi e far cuocere per circa 20’. Tagliare 4 nasellini a pezzi e inserirvi un prezzemolo tritato (una manciata in tutto) mescolato a 1 cucchiaino di trito di cipolla, a peperoncino tritato e sale, premendo l’impasto nella carne del pesce con un dito in modo da scavarvi più occhielli. Tagliare a croce in quattro parti 2 platani maturi e svuotarli della parte dura interna. Cuocerli in 2 bicchieri d’acqua. Far rosolare nell’olio 2 cucchiaini di concentrato di pomodoro e aggiungervi le verdure precedentemente bollite e ridotte in poltiglia col passaverdure, assieme ad aglio tritato finemente e sale. All’ultimo rompervi 1 uovo e mescolare per 2’. Ne deve risultare una crema. Servire separatamente nel piatto il platano, il pesce e la crema di verdure. Akpéssi RIZ À LA SAUCE DÂA Italiano Français Baoulé Riso Carne di manzo Cipolla Pomodoro Spinaci Gamberetti secchi Olio di palma Peperoncino Aglio Sale Riz Viande de boeuf Oignon Tomate Dâa (lingua Djoula) Crevettes secs Huile de palme Piment Ail Sel Awé N’nêh Djaba Tomati Epinard N’goh Mancô Laï N’dji Preparazione Per 4 persone Far bollire 300 gr, di spezzatino di manzo in 2 bicchieri d’acqua per circa 40’, salare e aggiungere acqua se occorre, ma lasciarla asciugare. Dopo 30’ aggiungere 2 pomodori Sammarzano, una cipolla piccola tagliati a pezzettini, uno spicchio d’aglio tritato, ½ peperoncino, se piace il sapore piccante, e 1 gamberetto secco polverizzato in un pestello. Tritare 500 gr. di spinaci e cuocerli al vapore. Aggiungerli alla carne verso la fine della sua cottura, assieme a 2 cucchiai di olio di palma (la tradizione ne vuole ½ bicchiere, ma ha un sapore molto intenso). Lasciar asciugare il tutto. Nel frattempo si saranno lavati 500 gr. di riso profumato a chicco lungo, messo a cuocere separatamente in 2 bicchieri d’acqua che verrà assorbita completamente. Servire il riso bianco aggiungendovi al centro la carne con la salsa di spinaci. Peperoncini Origine dell’olio di palma TARTE DE BANANE Italiano Français Baoulé Platano Farina di mais Sale Peperoncino (in polvere) Banane plantain Farine de maiz Sel Piment Manda Ablè n’Zuen N’dji Mancô Preparazione Per 4 persone Schiacciare 4 platani molto maturi e aggiungervi 1 manciata di farina di mais per dare consistenza all’impasto, 1 pizzico di sale e ½ cucchiaino di peperoncino in polvere. Posare l’impasto su 4 pezzi di foglia di banana da piegare come un pacchetto legato con filo per arrosti. Cuocere a vapore per 40’. Manioca agba MANIOCA AGBA Italiano Français Baoulé Cocco Manioca Sale Olio di mais o d’arachidi Coco Manioc Sel Huil de maïs ou d’arichides N’gji Druwi Preparazione Per 4 persone Grattugiare 800 gr. di manioca cruda e strizzarla poi in uno strofinaccio per estrarre l’amido. Fare delle palline e friggerle in abbondante olio, fino ad indorarle. Servire come stuzzichino aperitivo o merenda accompagnato da pezzetti di cocco. Curiosità Sia in Ecuador che in Costa d’Avorio, come in tanti altri Paesi, non si usa servire a tavola il primo piatto seguito dal secondo con contorno, ma un unico piatto completo di carne, verdure e riso, o manioca, oppure igname. In Costa d’Avorio come in gran parte dell’Africa molti amano seguire la vecchia tradizione di mangiare con le mani, in un rituale comunitario attorno ad un unico grande piatto. La tradizione ecuadoriana insegna a mettere un cucchiaio “in piedi” nel riso, se questi si regge diritto vuol dire che la quantità d’acqua è corretta In Costa d’Avorio si beve gemgem, ossia succo di zenzero mescolato a succo di ananas, vaniglia e anice. La birra si beve fuori casa, al maquis, locali dove si possono assaggiare pesci alla brace ed altre specialità. Il vino (di origine francese) è riservato alle feste importanti. Il tradizionale vino di palma chiamato bangui si usa come digestivo. Il koutoukou, un distillato del siero di una palma particolare, si beve al mattino prima di andare al lavoro nei campi come energetico. In Ecuador durante i pasti si beve acqua o cerveza (birra). Ai momenti di festa sono riservati il puro de cana un liquore piuttosto forte derivato dalla canna da zucchero o la chicha bevanda derivata dalla yucca o dal mais fermentati. Poi non mancano certo i succhi di frutta tropicale. Il Riso è l’alimento base del nord della Costa d’Avorio dove si coltiva. Il piatto di tutti i giorni è a base di riso bianco accompagnato da salse di melanzana, d’arachidi, di gombo (un baccello di colore verde dalla consistenza leggermente vischiosa, molto utilizzato nella cucina africana e caraibica) e condito con olio di palma. Per le feste il riso si serve con carne e verdure, come piatto unico. La parola patata è sorta dall’incrocio di papa, di origine quechua con batata, di origine haitiana. La patata ha tre centri di origine: il Perù, la Bolivia e il Messico. Coltivato nell’America centrale meridionale dai tempi della civiltà Atzeca e Inca fu introdotta in Europa nella seconda metà del ‘500. Dâa, spinaci in lingua djoulà, si coltivano al nord della Costa d’avorio. Con i Dâa si preparano delle salse o vengono utilizzati come aroma per altri condimenti. Manihot utilissima, è il nome scientifico, manioca si dice in italiano, manioc in francese, cassava in inglese, mandioca in spagnolo, tapioca in portoghese, manioch in lingua tupi, popolo del Brasile da cui è originaria. Arrivò in Africa all’epoca della tratta degli schiavi. Di questa pianta si consuma la radice, che contiene una sostanza velenosa, viene eliminata quando se ne estrae la fecola. Il rizoma dalla forma di carota gigante con la buccia color bruno e la polpa giallo chiaro molto fibrosa, viene tritato, schiacciato e quindi messo a seccare al sole per ottenere una farina, il guari africano. Ha foglie palmate e presenta fiori gialli. Manioca L’Attièké è alimento base del sud della Costa d’Avorio dove viene coltivata la manioca e dove si mangia anche a colazione con zuppa di pesce. Per produrre l’attièké, viene usata un tipo manioca leggermente amara e poco fibrosa. Si pulisce la manioca, si taglia a pezzi e si lava molte volte cambiando continuamente acqua, vi si aggiungono dei fermenti e dell’olio di palma, poi si porta al mulino perché sia ridotto in pasta. La pasta viene fatta fermentare e il giorno seguente è raccolta in sacchi di iuta e pressata. Dopo essere stata triturata e sminuzzata viene messa a seccare. La setacciatura e la vagliatura liberano la semola dalle fibre. Infine la manioca è cotta al vapore. Tutta la procedura richiede tre giorni e vi si dedicano soprattutto le donne anziane che per esperienza sanno farne di buona qualità. Oltre a diverse sostanze e sali minerali il peperoncino contiene e vitamine C, PP, E, K2, P, A. A parte gli effetti benefici dei sali e delle vitamine, il peperoncino ha un’azione vasodilatatrice ed emodinamica, efficace nello stimolare la vitalità dei tessuti ed attivare il circolo venoso e capillare. Pertanto è un coadiuvante consigliabile per le turbe del circolo venoso e per le emorroidi ed anche nelle manifestazioni influenzali. Sono in corso studi che ne evidenziano l’effetto antistaminico e ne propongono l’uso in alcune patologie allergiche e nell’asma. Al posto dello zafferano in Ecuador si usa l’achiote, semi contenuti in un frutto di un albero. Si ottiene il colorante scaldando nell’olio i semi precedentemente bagnati. Quando l’olio si fa di un bel colore arancio tendente al rosso si filtra e se ne aggiunge un cucchiaio o due da cucina, in genere in quantità doppia dello zafferano. E’ consigliabile prepararne una scorta che sarà sempre a disposizione in cucina. L’achiote è una pianta che cresce spontanea in Amazzonia. Le foglie sono usate dagli indios come antinfiammatorio, antidolorifico, diuretico. I semi vengono utilizzati come colorante naturale dai Tsàchila popolazione che vive ai piedi della Cordigliera delle Ande Occidentali (Provincia di Pichincha). Sono conosciuti come i “Colorados” per il modo di pettinarsi e tingersi i capelli con l’achiote. Tsàchila significa “popolo vero” o “la vera parola”. Tsachila Il nome scientifico della palma da olio è Elaeis guineensis. Fornisce due tipi di oli diversi: l’olio di palma (polpa del frutto) e l’olio di palmisti (seme). E’ originaria della Nigeria. La palma da cocco ha un ruolo di vitale importanza nell’economia delle popolazioni africane. Di questa pianta tropicale si usano le foglie lucide e resistenti per costruire i tetti delle capanne nei villaggi, la fibra della noce viene utilizzata sotto forma di trecce per confezionare corde, stuoie e tappeti, il guscio dopo essere stato svuotato e opportunamente lavorato si trasforma in contenitore per servire cibi e bevande o diventa un utensile da cucina. Dal frutto poi si estrae olio, latte, e farina. Palma Il platano, così chiamato in America Latina, è della famiglia delle banane, dalla foglia più sottile, dal fiore molto più allungato e dal frutto più grosso. Si coltiva nella zona costiera dell’Ecuador. Si cucina lessato, nelle minestre, schiacciato a mò di purè o fritto. Con il maduro, cioè con il platano che da maturo prende il colore giallo, si preparano dei dolci. In Costa d’Avorio si chiama banana plantain, letteralmente tradotto con banana piantaggine. Si coltiva principalemente nell’est del paese nella zona costiera ed è l’alimento base del popolo Akan. Si cucina in diversi modi e si mangia quotidianamente. Con le banane poco mature si fa il foutou, banane plantain schiacciate con manioca o yam (un particolare tipo di patata), condito con salse diverse, a base di arachide o palma, spesso accompagnato da carne o pesce, mentre quelle ben mature si friggono e il piatto che si può servire come antipasto prende il nome di aloko. La buccia del platano contiene molto potassio, per estrarlo si fa così: si lasciano le bucce (di un casco) un giorno (al buio) e una notte perché depositi l’acqua, che poi si fa bollire fino a quando non resta solo il potassio. Si usa come sale, in quantità molto minori perché è amaro. Gli Incas sono stati un popolo di agricoltori avanzati: per ogni regione svilupparono una strategia che gli permetteva ottenere il massimo sfruttamento. Nelle regioni montuose, non solo coltivavano le valli dei fiumi ma costruivano terrazzamenti irrigati chiamati “andenes” lungo i fianchi delle colline. Le sorgenti di montagna venivano deviate e fatte scorrere lungo le terrazze. Qua e là, attraverso i canali d’acqua, erano poste lastre di pietra di sbarramento, che potevano essere sollevate per irrigare ogni appezzamento di terreno. L’autorità centrale mandava esperti incaricati dal governo che supervisionavano la selezione e la semina delle messi, e insegnavano ai contadini le tecniche di drenaggio, fertilizzazione e terrazzamento. Usavano un aratro da piede conosciuto come chaquitaclla. Le coltivazioni più importanti erano la patata ed il mais, ancora sconosciuto in Europa, che cresceva bene anche sugli altipiani delle Ande, e poi il peperoncino, la papaia, il pomodoro e i fagioli. I prodotti della terra servivano in parte al mantenimento dei membri delle piccole tribù legate da vincoli di parentela. Ogni famiglia passava il proprio tempo a lavorare le terre del sole. Questo era il dovere religioso più importante di ogni capo famiglia. Persino i bambini dovevano lavorare. I ragazzi lavoravano nei campi, facendo scappare uccelli e animali dalle terre coltivate, mentre le bambine lavoravano a casa. Un ispettore di tanto in tanto visitava le campagne per valutare il quantitativo di grano da versare come tributo allo Stato. Il raccolto del granturco, veniva conservato in piccoli magazzini statali. Se il raccolto andava male, si prelevavano le scorte alimentari dai magazzini in modo che nessuno soffrisse la fame. Ottenevano raccolti abbondanti concimando la terra con pesci ed escrementi di uccelli. Terrazzamenti a Machu Pichu e aratura con chaquitaclla Igname o Dioscorea alata, è una pianta rampicante di origine africana, la cui radice può pesare diversi chili. Ne esistono numerose varietà. E’ un ingrediente base dell’alimentazione africana, caraibica e brasiliana, viene cucinato in modi diversi, bollito, fritto, ridotto in purea o gratinato. In Costa d’Avorio si coltiva al nord e al centro est ed è l’alimento principale del popolo baoulé. Nella città di Abengouro c’è una festa in suo onore. Ecco come, al momento del raccolto, si festeggia in un villaggio: nei giorni precedenti si sono risolti i litigi ed eliminati i rancori, sono state pulite a fondo le abitazioni e gli utensili, i muri sono stati ripassati con terra rossa, i focolai ridipinti, i mortai e i pestelli lavati e ornati con disegni. Nel tardo pomeriggio della vigilia il battitore di tamburi passa per le vie annunciando l’inizio della festa, mentre gli uomini e i giovani preparano dei tronchetti da offrire agli anziani. All’imbrunire, ognuno col suo tronchetto sulle spalle, si riuniscono davanti all’abitazione del capo del villaggio. I tamburi si mettono a suonare e in coro intonano un antico canto in onore dei capi, poi uno ad uno si inchinano davanti al sovrano seduto su un tronchetto dicendo: “ecco il tuo ceppo”. Alcuni tronchi verranno usati per la preparazione del cibo, altri vengono accesi nella sera stessa e arderanno per tutta la notte per permettere ai defunti di scaldarsi. Le cerimonie iniziano verso le dieci del mattino davanti all’abitazione del capo. Una ragazza porta sul capo il seggio degli antenati avvolto in un drappo. Un parasole e una lettiga riccamente ornata attendono il sovrano; dei giovani la sollevano sulle spalle e danno inizio al corteo. Giunti vicino ad una sorgente la prima moglie del sovrano gli laverà il volto, le mani, le braccia, i piedi e le gambe, accentrando nella sua purificazione quella di tutto il villaggio. Rientrati nel cortile del capo, dove si trova l’antico seggio degli antenati, quello che l’antenato fondatore ha portato dal Ghana durante l’esodo dei padri, iniziano le offerte di bevanda e cibo: il capo versa lentamente la bevanda invocando il nome dei suoi predecessori. Poi offre l’igname, fatto bollire la sera prima e ridotto in farina, che depone a manciate sul seggio. Segue il sacrificio dell’agnello: il capo lo presenta agli antenati reali facendo una preghiera di intercessione per tutto il villaggio. Chiede benedizione sui raccolti, prosperità per il villaggio, fecondità per le donne, riuscita negli studi per i figli, salute per tutti, pace fra la popolazione. Infine sacrifica l’animale facendo colare parte del sangue sul seggio e il resto in un bacile. Dopo le cerimonie pubbliche iniziano quelle private. Nel pomeriggio le bambine e le ragazze passano di casa in casa danzando il noro, in cerchio, abbracciandosi e pronunciando il nome di un giovane amato, reale o immaginario. Verso sera il sovrano invita gli uomini che gli avevano donato i ceppi e offre da bere a tutti la linfa di palma.. Poi tutti si radunano nel cortile del capo del villaggio per ringraziarlo. E’ stato celebrato il momento più solenne della vita del gruppo: un inno alla Igname perenne vitalità della comunità fondata sull’unione con gli antenati e una riaffermazione dei legami di fraternità tra i vivi, che hanno rinnovato le proprie case ed il proprio spirito e hanno ricevuto nuova energia per affrontare il nuovo anno. Carta d’identità della Repubblica dell'Ecuador Popolazione: 12.920.092 abitanti. La più alta concentrazione si riscontra nella zona costiera, dove vive il 54% della popolazione, il 43% abita la sierra e 3% la zona orientale. Superficie: 283.560 Kmq Capitale: Quito Moneta: dollaro USA (USD) Regioni: Costa (63.268 km2), Sierra (63.345 km2), Oriente (130.832 km2), Galapagos (8.010 km2) Religioni: Cattolici 93%, Protestanti, ebrei, altri 7% Le Etnie indigene rappresentano il 30% della popolazione. I loro nomi: Achuar, Tsáchila, Shuar, Sionas–Secoyas, Saraguro, Quichuas dell'Amazzonia, Otavalos, Huaorani, Epera, A'I (Cofan), Quichuas de Chimborazo, Chachi, Cañar. Gli Afroecuadoriani rappresentano il 10%, i Mestizos il 50%, i bianchi il 10%. Economia agricola L’Ecuador è un paese prevalentemente agricolo, la cui economia dipende tuttora in buona misura dalla produzione ed esportazione di pochi prodotti primari. L'agricoltura impiega ancora circa un terzo della popolazione attiva, ma il suo contributo alla formazione del prodotto nazionale lordo è sceso sotto il 14%. Nella Sierra prevale la policoltura tradizionale (mais, frumento, patate, ecc.) ed è qui che è anche concentrato l'allevamento, che dispone di un patrimonio di 3.378.000 bovini, 4.230.000 suini, 2.086.000 ovini e 43.000.000 di volatili. Nella Costa prevalgono invece le colture destinate all'esportazione di prodotti come cacao, caffè e banane. Vi si produce inoltre una considerevole quantità di frutta (agrumi e frutti tropicali) e di riso (423.000 t), destinato soprattutto al consumo interno. Notevole importanza ha anche la pesca, con 867.496 t di pescato. Nella Sierra (montagna) ecuadoriana prevale la policoltura tradizionale (mais, frumento, patate, ecc.) ed è qui che è anche concentrato l'allevamento, che dispone di un patrimonio di 3.378.000 bovini, 4.230.000 suini, 2.086.000 ovini e 43.000.000 di volatili. Nella Costa prevalgono invece le colture di cacao, caffè, banane, arachidi, yuca e mandioca. Vi si produce inoltre una considerevole quantità di frutta (agrumi e frutti tropicali) e di riso (423.000 t), destinato soprattutto al consumo interno. Notevole importanza ha anche la pesca, con 867.496 t di pescato. Storia 1400 d. C. Espansione inca. 1534: conquista spagnola di Quito. L'eroe Rumiñahui viene barbaramente giustiziato. 1545: formazione della diocesi di Quito (comprendente il sud della Colombia e il nord del Perù). 1563: istituzione della Real Audiencia di Quito. Presidente: Hernando de Santillàn. 1586: Filippo II chiede informazioni sui neri che vivono in Esmeraldas. 1645: muore Mariana de Jésus Paredes y Flores, la prima santa (canonizzata nel 1950). 1718: soppressione della Real Audiencia che passa sotto la giurisdizione di Santa Fé de Bogotá. 1767: decretata l'espulsione dei Gesuiti. 1789: a La Concepciòn fuga di 60 neri dalla hacienda. 1822: indipendenza. Annessione alla Gran Colombia col nome di distretto del sud. 1830: separazione dalla Colombia. Proclamazione della Repubblica. 1854: abolizione della schiavitù. 1858: guerra con il Perù. 1862: Concordato con la Santa Sede. 1885 introduzione della moneta locale. 1895: rivoluzione liberale guidata da Eloy Alfaro. 1941: invasione delle truppe peruviane. 1963-66: dittatura militare. 1964: riforma agraria. 1972-79: dittatura militare. 1981: conflitto con il Perù nella Cordillera del Cóndor. 1985: visita di Giovanni Paolo II. 1990: giugno, protesta indigena (levantamiento). 1992: 11 aprile - marcia indigena per la terra. 1995: 26 gennaio - guerra con il Perù.. 10 febbraio - muore Mons. Enrico Bertolucci, iniziatore della pastorale afro. 1996: maggio - il primo indigeno, Luis Macas, è eletto al Parlamento. 10 agosto: Abdalà Bucarám (el loco, il pazzo) assume la presidenza. 1997: gennaio - manifestazione di protesta afro. Febbraio: a Bucarám, destituito per "incpacità mentale", subentrano Rosalìa Arteaga e, dopo tre giorni, Fabian Alarcòn. 1998: giugno - elezione di Jamil Mahuad. 10 agosto: entra in vigore la nuova Costituzione. 26 ottobre: pace con il Perù. 1999: i Vescovi intervengono sul debito estero (oltre 13 milioni di dollari). 2000: gennaio levantamiento idigeno. Occupazione del Parlamento. Istituzione di una Giunta di salvezza nazionale. A Mahuad, costretto a ritirarsi, subentra Gustavo Noboa. 10 settembre: dollarizzaione, cioè l'adozione della moneta USA. 2001: gennaio - secondo levantamiento (sollevamento) indigeno. Carta d’identità della Repubblica della Costa d'Avorio Capitale: Yamoussoukro Città principali: Abidjan, Aboisso, Adzopé, Bondoukou, Bouaké, Dabou, Daloa, Korhogo, Man, Odienné, San-Pédro, Séguéla Superficie (in km2) 322.460 Popolazione: 16.393.221 Densità (ab/km2) 52 Gruppi etnici: 62 gruppi, tra cui i più importanti: Akan (Baulè, Agni) 41,1%; Bete 18%, popolazioni voltaiche: Senufo, Dan (o Yacouba), Guro, Gagu, e Lobi 17,6%; Krous 11%; Mandes del Nord 16,5%; Mandes del Sud 10% (al gruppo Mande appartengono Malinke, Bambara e Djoula); altre popolazioni africane per lo più del Burkina Faso: 2 milioni circa; Libanesi (dai 100.000 ai 300.000); Francesi (30.000). Religione: Cristiana 34%, Mussulmana 27%, atei 21%, animisti 15%, altre 3% Lingue: Francese (ufficiale), 60 lingue native. Anno dell'indipendenza: 7 agosto 1960 (dalla Francia). Struttura di governo: repubblica; regime presidenziale multipartitico dal 1960 Moneta: franco CFA. Economia agricola La Costa D'Avorio è una nazione ricca, affacciata sul Golfo di Guinea. La sua storia è condizionata a quella della coltivazione ed esportazione di cacao, di cui è il primo produttore mondiale. Per la coltivazione del cacao, che richiede molta mano d'opera. il paese offre lavoro ai popoli delle nazioni vicine, Benin, Burkina Faso, Ghana. L’Agricoltura è il settore economico più importante, rappresenta il 29% del PIL (1991) e l'80% delle esportazioni; i prodotti agricoli commerciali sono caffè, cacao, legname da costruzione, banane, semi di palma, caucciù; colture per uso interno; mais, riso, manioca, patate dolci, canna da zucchero; non copre il fabbisogno alimentare interno per il grano e latticini. Vengono esportati cacao, caffè, legname tropicale, cotone, banane, ananas, olio di palma. Storia Poco si sa a proposito della Costa d'Avorio prima dell'arrivo delle navi europee, intorno al 1460. I principali gruppi etnici arrivarono dalle aree confinanti: i Kru emigrarono dalla Liberia intorno al 1600; i Senoufo e i Lobi si mossero verso sud dal Burkina Faso e dal Mali. Non prima del XVIII del XIX secolo gli Akan, tra i quali i Baoulé, emigrarono dal Ghana nell'area orientale del paese, e i Malinké emigrarono dalla Guinea verso il nord-ovest. Il gruppo Agni risulta da una fusione dei popoli lagunari Senufo, Kru e Akan provenienti da nord-est, di Lobi provenienti da nord e genti provenienti da ovest. La separazione degli Agni dagli Akan risale alla dissoluzione del regno Ashanti nel 1730. In confronto al vicino Ghana, la Costa D'Avorio subì molto meno la tratta degli schiavi. Le imbarcazioni europee di schiavi e mercanti, preferirono altre aree costiere, fornite di porti migliori. La Francia incominciò a interessarsi al paese intorno al 1840, convincendo i capi locali a garantire ai mercanti francesi il monopolio del commercio lungo la costa. In seguito i Francesi costruirono delle basi navali, con lo scopo di eliminare la concorrenza straniera, e diedero inizio a una sistematica conquista delle zone interne; tale conquista fu completata solo dopo una lunga guerra, negli anni '90 del XIX secolo, contro le forze dei Mandinka, per lo più provenienti dal Gambia. La guerriglia e le ostilità dei Baoulé e di altri gruppi orientali continuarono fino al 1917. Ai tempi dell'indipendenza, nel 1960, la Costa d'Avorio era il paese più prospero dell'Africa occidentale francese, tanto da contribuire per più del 40%, al totale delle esportazioni della regione. Quando Houphouët-Boigny divenne il primo presidente del paese, il suo governo diede sostanziosi incentivi agli agricoltori, in modo da stimolare la produzione. La produzione di caffè crebbe vertiginosamente, catapultando la Costa d'Avorio al terzo posto dopo il Brasile e la Colombia. Per il cacao fu lo stesso; dal 1979 il paese diventò il primo produttore del mondo. Divenne anche il primo paese africano esportatore di ananas e olio di palma. Dietro la scena vi erano tecnici francesi che avevano accuratamente progettato il programma, al quale ci si riferiva spesso con il nome di 'Miracolo avoriano'. Nel resto dell'Africa, gli Europei furono cacciati in seguito alla conquista dell'indipendenza; di conseguenza essi si trasferirono nella Costa d'Avorio. La comunità francese crebbe da 10.000 a 50.000 residenti, la maggior parte dei quali insegnanti e consulenti. Per vent'anni, l'economia mantenne un tasso annuale di crescita di circa il 10% - il più alto tra i paesi africani non esportatori di petrolio. Agli inizi degli anni '80, quando la recessione mondiale e una forte siccità provocarono un duro colpo all'economia della Costa d'Avorio. Il debito estero del paese triplicò, anche a causa dell'eccessivo abbattimento di alberi da legname e del collasso dei prezzi dello zucchero. Teoria del movimento di Luis Sepulveda Racconterò una storia che ho ascoltato tempo fa da alcuni indios guarandies a El Pantanal, nel territorio umido del Basso Mato Grosso. Parla di un uomo che viveva ossessionato dal desiderio di sapere cosa ci fosse oltre la linea verde dell'orizzonte della selva. Una sera si avvicinò al falò intorno al quale si riunivano i vecchi saggi della sua tribù. Erano saggi davvero, ma saggi del luogo. Quando comunicò loro la decisione di camminare verso la linea dell'orizzonte per vedere cosa ci fosse dall'altro lato, non ricevette i consigli che sperava e fu invece sottoposto a uno sfinente questionario. Non ti bastano i dolci frutti della papaia e della guayaba che crescono vicino al fiume? Forse la manioca non cresce generosa nel tuo orto? Ti sembrano forse insipidi i pesci che si impigliano nelle tue reti? La pelle dello yacaré in cui porti le tue frecce non ti sembra abbastanza resistente? L'uomo rispose di sì a tutte le domande, ma aggiunse che tutto questo non gi bastava, che non voleva possedere altre cose, bensì sapere cosa ci fosse dall'altro lato dell'orizzonte. Allora i vecchi saggi si infuriarono, prima di scagliare come un dardo l'ultima delle loro inquisizioni: "Ci consideri forse incapaci di rispondere a tutte le tue domande?" Stavolta l'uomo rispose che essi potevano parlare di tutto quello che si trovava da questa parte dell'orizzonte, ma non di quello che c'era dall'altro alto, perché nessuno di loro si era mai spinto fin laggiù. I vecchi saggi, incolleriti, lo accusarono di voler sapere di più di ciò che era consentito e lo espulsero dalla tribù. "Potrai tornare solo se, dall'altro lato dell'orizzonte, troverai qualcosa di meglio di ciò che avevi qui", lo condannarono alla dine i vecchi saggi dall'alto della loro saggia immobilità. L'uomo si mise in marcia verso l'orizzonte. Camminò molti giorni attraversando selve e savane, eppure, via via che avanzava, la verde linea dell'orizzonte restava sempre alla stessa distanza, inalterabile. Una notte, mentre l'uomo meditava vicino al fuoco su quello strano prodigio che non lo allontanava, ma che gli impediva di avvicinarsi all'orizzonte, fu sorpreso dall'arrivo di uno sconosciuto. Sembrava stanco. Salutò, poi chiese il permesso di riposare vicino al fuoco. L'uomo che cercava l'orizzonte notò che l'altro, sebbene parlasse la sua stessa lingua, non lo faceva con il tono alto delle genti che vivevano vicino al fiume, abituate a parlare in quel modo per far si che il sordo rumore delle acque non portasse via le loro voci. Lo sconosciuto veniva dalla selva profonda, e per questo il tono della sua voce era basso: doveva essere abituato a parlare in quel modo per far si che le sue parole non restassero prigioniere del fogliame, o per impedire che si confondessero con le imitazioni della voce umana con cui si divertivano i pappagalli in cima agli alberi. Lo sconosciuto si strofinò i piedi, doloranti per il lungo cammino, e guardò meravigliato l'uomo che cercava l'orizzonte: aveva scostato qualche tizzone dal fuoco e glielo aveva messo vicino ai piedi. Quel tepore fu come un balsamo per la sua stanchezza. Allora lo sconosciuto tirò fuori dalla bisaccia due pezzi di manioca e ne offrì uno all'uomo che cercava l'orizzonte. Egli lo accettò e senza darvi troppo peso cominciò ad arrostire il suo pezzo di manioca sulle fiamme. L'altro, invece, si incamminò verso il folto della selva e ritornò con due grandi foglie, nelle quali avvolse amorevolmente la su porzione. Aspettando che si cuocesse, osservò l'uomo che cercava l'orizzonte mentre cercava di mangiare la sua razione mezza calcinata. Poi, dopo aver tastato la sua parte, la ritirò dal fuoco, aprì l'involucro di foglie, ed ecco la manioca bianca e fragrante. Gliene offrì la metà, e l'uomo che cercava l'orizzonte seppe di aver trovato qualcosa di meglio d ciò che già conosceva. Uno mangiava un cibo dal sapore inimmaginabile, e l'altro provava una sensazione di sollievo ai piedi che mai prima aveva sperimentato. Dopo cena, si distesero per riposare, ma prima disposero in terra i loro talismani protettori. L'uomo che cercava l'orizzonte si meravigliò delle collane di piume multicolori, e l'altro si commosse alla bellezza delle pietre verdi e azzurre che il suo anfitrione aveva disposto attorno al fuoco. All'alba si prepararono a continuare il cammino. All'uomo che cercava l'orizzonte piaceva la compagnia dell'altro, e forse per questo gli chiese dove andasse. "Verso l'orizzonte, volgo vedere cosa c'è dall'altro lato", rispose e le sue parole rallegrarono l'uomo che veniva da fiume. "Allora possiamo andare insieme", gli disse contento. Ma la sua allegria durò poco, perché, appena si misero in movimento, l'uomo della selva cominciò a camminare nella direzione dalla quale veniva lui. "No, l'orizzonte è di là", disse l'uomo del fiume. "Ti sbagli. Io vengo da lì, e l'orizzonte è di fronte ai miei occhi. Perché tu gli dai le spalle?", chiese l'uomo della selva. Dopo un istante di esitazione, seppero di star cercando la stessa cosa e di avere iniziato a trovarla. Allora parlarono a lungo, dei costumi della loro gente, del colore degli uccelli, della sagacità degli animali, del sapore di frutti, dei segreti del fiume e della selva, dei loro destini così simili, esiliati perché volevano sapore più di quanto fosse loro concesso. Quando i due uomini si separarono, e uno iniziò il cammino di ritorno verso il fiume, e l'altro verso la selva profonda, sapevano che cercando l'orizzonte avevano trovato qualcosa di più importante: la certezza dell'esistenza dell'altro, dell'altro uguale nella forma, ma differente nelle abitudini, e ciascuno si vide più ricco di quando aveva iniziato il cammino, perché il viaggio aveva dato loro le conoscenze che mai avrebbero avuto i vecchi saggi dell'immobilità. El Pantanal ANIMA GRANCHIO E LA STREGA Racconto del popolo Agni-Bona della Costa d’Avorio Conoscete la causa per cui la potenza del male è entrata nel mondo? E sapete come mai i capelli bianchi hanno fatto la loro apparizione nel mondo? E' la ragione di tutto questo che vi voglio spiegare e rivelare. Un tempo vivevano nel mondo tre fanciulle. Esse abitavano insieme e facevano tutto insieme. Una di queste fanciulle si chiamava Anima. Le tre fanciulle facevano tutto insieme, ma Anima non era benvoluta dalla altre due. Lei però non lo sapeva. Quando le si chiedeva qualcosa rispondeva sempre che erano amiche. In quel tempo c'era la carestia, come oggi. Era ormai tempo di mangiare gli ignami selvatici. Fra le fanciulle, due sapevano riconoscere gli ignami selvatici, perché erano già andate a cercarne. Anima, invece, non era mai andata a raccoglierne, e non conosceva gli ignami selvatici. Le tre fanciulle partirono insieme a cercare gli ignami in foresta. Strada facendo, mentre erano già quasi arrivate, le due fanciulle dissero ad Anima: - Quando troverai gli ignami e li dissotterrerai se, spezzandoli, senti che fanno kpo kpo kpo... allora quegli ignami non sono buoni. Mentre quelli che, una volta dissotterrati, quando li spezzi, senti che fanno ionnnnn.... e esce dell'acqua, allora sappi che quelli sono buoni. Di fatto le fanciulle stavano ingannando Anima, ma lei non lo sapeva. Caro mio! Le fanciulle sono partite. Ecco che tutti gli ignami che Anima dissotterrava e spezzava, facevano kpo! Ne prende uno, lo spezza: kpo! Ne prende un altro, lo spezza: kpo! Eh! Caro mio! La fanciulla sta soffrendo. Non trova buoni ignami da portare a casa. Quando aveva terminato il lavoro, aveva trovato solo pochi ignami che avevano fatto ionnnn.... erano proprio pochi, pochi. Una volta terminato di raccogliere gli ignami le fanciulle avevano fissato un luogo per ritrovarsi. Dovevano incontrarsi in un crocicchio poco lontano. Arrivate al crocicchio, una fanciulla prende un igname e lo spezza. Si sente: kpo! L'altra prende un igname e lo spezza: kpo! Anima se ne va a prendere i suoi ignami: ionnnn.... Eh! Ma che storia è questa? Anima dice allora: -Ah, è così, mi avete ingannata. Oggi, quando arriverò a casa, mia mamma mi picchierà. Poiché mia mamma mi picchierà, ritorno e vado a cercare i miei ignami. Adesso so che erano buoni. Infatti tutti gli ignami che avevo spezzato facevano: kpo! - Sì, rispondono, è vero, ma noi non possiamo fermarci qui ad attenderti, andiamo avanti, dobbiamo arrivare a casa. - Bene, quando arriverete all'incrocio di strade che si trova laggiù, prendete delle foglie e deponetele a terra, là sulla strada che non bisogna prendere, e lasciate aperta la strada che voi prenderete. Le due fanciulle risposero affermativamente. - Conoscete la persona che abita laggiù nella foresta? C'è una vecchia che si chiama Futufutu Kranajima Kokosaki. Questa donna è una grande strega, una delle più malvagie streghe che esistano nel mondo. Quando Anima arriverà all'incrocio, là sulla strada che deve prendere per arrivare a casa, troverà dei rami spezzati che chiudono la strada buona, mentre è rimasta aperta la strada che conduce al villaggio della strega, perché è quella strada che vogliono che prenda. Anima ritorna con gli ignami. eccola all'incrocio. Prende la strada indicata. Caro mio! Arriva laggiù dalla strega. Il suo sedere era largo come di qui a laggiù. Mai nessuno aveva parlato ad Anima di questa strega, mai nessuno l'aveva vista. Ecco Anima davanti alla donna. La donna chiese: - Figlia mia, come mai da queste parti? Come mai sei arrivata fin qui a casa mia? Qui nel mio villaggio, mai nessuno è venuto! - Nonna, siamo andate a raccogliere ignami selvatici, le mie compagne mi hanno ingannata, e sono arrivata qui da te. - Bene, disse la donna. Anima non sapeva proprio cosa fare. Là accanto c'era un focolare. Anima preparò i suoi ignami. Una volta terminata la cottura, mentre si accingeva a mangiare, la vecchia disse: Amica mia, resta lì, in piedi, tranquilla. Adesso prendi i tuoi ignami e deponili qui davanti a me. Anima prese gli ignami e li depose davanti alla donna. La donna disse: - Di' il mio nome! Se non dici come mi chiamo non mangerai di questi ignami. Cosa poteva fare? Come poteva una persona che non aveva mai messo piede in quel posto dire il nome della donna? Come fare per conoscere il suo nome? La donna disse allora: - Ho capito, vedo che non mangerai di questo cibo! La vecchia allora... djum! ha tutto divorato d'un sol colpo, senza nulla dare ad Anima. Così per tre giorni di seguito. Quando mangiava non dava mai nulla ad Anima. Anima, quando andava al fiume, erano i resti del cibo rimasti attaccati in fondo alla marmitta, era questa roba che Anima raschiava per mangiare. Un giorno mentre era al fiume, ecco che laggiù nell'acqua, si trovava Granchio. Granchio le chiese: - Ma come! Come mai, ragazza mia, ogni volta che vieni al fiume, raschi ciò che è rimasto incollato sul fondo della marmitta? Anima raccontò a Granchio ciò che le era capitato. Granchio disse: - Eh! Questa ragazza non sa cosa sta per capitarle. L'hanno fatta soffrire a sua insaputa. Attenta a quel che ti dico. Ti insegno come devi comportarti e cosa devi fare. Ascolta bene, che ti spiego tutto. Il giorno in cui festeggerà il suo anniversario e farà una grande festa, quando preparerà molto cibo, in quel giorno le dirai: nonna non sei tu che chiamano Futufutu Kranajima Kokosaki? Appena avrai così parlato vedrai cosa succederà. In quel tempo, laggiù a casa, suo padre e sua madre avevano fatto i suoi funerali. Avevano detto: nostra figlia è morta. Erano partiti alla sua ricerca. L'avevano cercata a lungo, a lungo, ma non l'avevano trovata. Un giorno la donna fece una festa. Ma non era la festa grande. Disse: - Figlia mia, se non proclami il mio nome, credo che non mangerai di questo cibo. Anima, non disse nulla. Ecco che un giorno la donna uccise un grosso bue. Preparò il cibo ed ordinò ad Anima di cuocerlo. Prese in seguito la carne e la pose davanti a lei. Poi disse: Ascolta bene ciò che ti dico. Se non pronunci il mio nome alla prossima festa sarà te stessa che ucciderò, e non più un bue. Allora Anima ebbe paura. Fece qualche passo indietro e disse: - Nonna, senti, non sei tu che chiamano Futufutu Kranajima Kokosaki? Si mise a urlare: - Eh! Mi hai uccisa, mi hai uccisa... Tu, piccola, sei una strega! Hai potuto indovinare così il mio nome? Chi è colui che te lo ha rivelato? Non è Granchio? Non può essere che lui che ti abbia rivelato il mio nome! Vado a vederlo, oggi stesso vado a catturarlo, così impara. Quando la ragazza aveva incontrato Granchio, costui le aveva detto: - Quando la donna ti dirà che verrà da me, allora mettiti a mangiare. Quando avrai terminato, metti un po' di cibo nelle tue tasche, nascondilo bene, prendine un altro po' nella tua mano, poi fuggi in fretta e ritorna nel tuo villaggio. La ragazza aveva risposto: - Bene! Futufutu Kranajima Kokosaki aveva appena preso la strada per andare da Granchio, che la ragazza si mise a mangiare: cri cri cri cri.... Era là seduta e mangiava. Terminò di mangiare, raccolse un po' di cibo come le era stato raccomandato e via! Eccola per strada. Futufutu Kranajima Kokosaki prese il cammino di ritorno, e rientrò a casa. Arrivata... ecco che la ragazza... guarda, guarda, ma non vede la ragazza. Eh! Ma dove si è cacciata la mia ragazza? La donna fa allora appello ai suoi poteri malefici. Eccola che prende il volo: tummmmmm.... vannnnnn.... Canta una canzone. Se canto questa canzone sarete capaci di ripeterla con me? Anima eee anima l'ha scoperto e per questo che se ne va e a causa di futufutu kranajima kokosaki che se ne va eh! Anima se ti prendo ti uccido se ti prendo ti uccido Caro mio! La donna non riesce a raggiungerla, non riesce a catturarla. Anima sta correndo, corre, corre, in maniera straordinaria. Caro mio! Corre come un treno. Anima risponde al canto della strega. La strega la chiama. Quel giorno la famiglia di Anima non era andata ai campi. Poiché la strega cantava il suo canto, gli echi della canzone giunsero fino al villaggio. Dapprima flebili, poi più chiari, fin quando si sentì molto chiaramente la canzone. La voce ormai si sentiva distintamente. La gente parlottava: eh eh eh! Fin quando uno disse: - Si direbbe proprio che si pronunci il nome di Anima, forse sta succedendole qualcosa di grave. Andiamo tutti a prepararci e a nasconderci là sulla strada. Tu che hai un fucile, tu che hai un bastone, tu che hai delle frecce, tu che hai una forca, andate tutti laggiù sulla strada. Partirono tutti e si nascosero per vedere ciò che stava succedendo. Caro mio! Se nel villaggio c'erano liti, in quel giorno si lasciò tutto da parte. Si unirono tutti e si misero là in agguato all'entrata del villaggio. Erano appena arrivati quando intesero il canto. Anima stava arrivando. Guarda e vede suo padre e sua madre che erano là nascosti nella boscaglia. Osserva meglio: accanto a loro c'era tanta altra gente. Allora si rassicurò. Proprio in quel momento Futufutu Kranajima Kokosaki, la donna strega decise di scendere e catturare Anima, afferrandola per il collo. Caro mio! Si sentì un colpo di fucile: kpè! E Futufutu Kranajima Kokosaki... brum! Tutti si precipitarono su di lei, presero le forche e tutto ciò che avevano e kpo kpo kpo kpo...finirono la vecchia. Poi presero Anima e la condussero a casa. Sono tutti là insieme: fanno festa, festa, festa. Poi domandano ad Anima: - Cos'è successo? Allora Anima ha raccontato tutta la storia, spiegando tutto alla sua famiglia e agli abitanti del villaggio. Tutti dissero alla fine: - Ah! Davvero! Bene, bene! Se oggi nel mondo vediamo che esistono delle streghe, sappiate che hanno fatto la loro apparizione a causa di quelle due ragazze. Ecco anche l'origine dei capelli bianchi. Al tempo di quella storia Granchio non aveva nessun guscio sul dorso, non aveva nulla. Quando la vecchia arrivò laggiù al fiume, aveva un cesto. Giunta vicino a Granchio Preparazione del foutou, piatto gettò il suo cesto e... koroho... cadde sul dorso di Granchio. a base di igname accompagnate Dal canto suo Granchio disse: da una salsa di semi di arachidi - Tu vecchia, sei una vera strega. o semi di palma Rimase là immobile e percosse, con la sua mano, il centro della testa della vecchia, così: paaaaa! Se vedi che i capelli bianchi sono entrati nel mondo, eccone l'origine. E' qui che ho costruito la mia storia e narrato la mia favola.