Settore Cultura Comune di Corsico
Università del Tempo Libero
Presentano
Culture in cucina
Aprile - Maggio 2003
Viaggio gastronomico in 10 incontri
presso
il ristorante da Paola & Giuliano
Via Mnti 5, Corsico
Preparazione di piatti tipici dell’Ecuador e
della Costa d’Avorio, conversando tra i
fornelli di alimenti base, ingredienti e
spezie, nomi in lingua originale, geografia
delle coltivazioni, feste tradizionali, ed
altre ghiotte curiosità
A cura di “Itaca”
Organizzazione a cura di Clara Gusmaroli
Redazione a cura di Ambra Gasparetto
Si ringrazia Paola Damnotto del ristorante da
Paola & Giuliano per l’assistenza e la
disponibilità dei locali
L’integrazione tra popoli e culture diverse è fatta
di accettazione, sensibilità, curiosità, attenzione e
conoscenza, ma passa tra i colori, profumi e sapori.
Non potendo portare a Corsico i colori e i profumi
di tanti paesi del mondo abbiamo pensato di
conoscere almeno i sapori.
Ecco da dove nasce l’idea di questo corso di cucina.
Grazie a tutte le persone che hanno reso possibile
la realizzazione di questo percorso.
L’assessore alla Cultura
Dora Barbieri
ECUADOR
Cucina ecuadoriana a cura di
Nelcy Espinoza Salazar
ARROZ MILLONARIO
Castellano
Italiano
Arroz
Camarones y otros mariscos
Carne de cerdo
Chorisos
Carne de pollo
Zanahorias
Pimientos de colore
Cebolla
Alberjitas
Azafran o achiote
Ajo, Sal
Aceite, Mantequilla
Riso
Gamberi e altri frutti di mare
Carne di maiale (o pancetta)
Würstel
Pollo (petto o altra parte)
Carote
Peperoni gialli, rossi o verdi
Cipolla
Piselli
Zafferano o achiote
Aglio, Sale
Olio, Burro
Preparazione
per 4 persone
Tagliare a fette sottili 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, 2 carote piccole e i peperoni in tre parti
uguali: il rosso, il giallo e il verde, in modo da rendere la quantità di 1 peperone.
Affettare 6 würstel piccoli, tagliare a pezzetti 350 grammi di pollo (petto o altra parte)
150 gr. di lonza, che può essere sostituita da 100 gr. di pancetta a cubetti.
In una padella alta mettere a rosolare la cipolla e l’aglio in olio caldo e aggiungere di seguito
la carota e 300 gr. di piselli freschi o surgelati (se in scatola aggiungerli alla fine), indi
salare e buttare in padella il pollo seguito da mezza bustina di zafferano (o achiote*), poi i
würstel, la lonza o pancetta, i peperoni, infine i gamberi e i frutti di mare freschi (se
surgelati scaldarli precedentemente in una padella per far perdere l’acqua).
Il tutto a fuoco vivace per donare l’effetto croccante, rimescolando continuamente.
Nel frattempo versare su 500 gr. di riso una quantità d’acqua bollente, già salata, che lo
superi di un dito o due a seconda del tipo di riso e aggiungervi ancora mezza bustina di
zafferano (o achiote*). Coprire la pentola e lasciare che il riso assorba tutta l’acqua. A quel
punto è cotto. Per ultimo unire al riso gli ingredienti della padella, assieme a una noce di
burro, mescolare e servire.
*Per la preparazione dell’achiote si veda al capitolo Curiosità.
Questo piatto può essere accompagnato da birra, in uso in Ecuador dove non si coltiva
uva, o da vino bianco frizzante. Consigliati il Vermentino o il Pinot nero vinificato in
bianco.
Arroz millonario, riso milionario, è così chiamato perché è molto ricco. Se tra gli ingredienti
mancano i frutti di mare si chiama Arroz con pollo, se tra gli ingredienti non vi è carne (pollo
o maiale) si chiama Arroz con mariscos o Arroz marinero.
In ogni caso è un piatto che lascia spazio alla creatività e ai diversi gusti, per esempio si può
aumentare la dose di gamberetti a sfavore dei würstel, oppure si può aggiungere della
frittata spezzettata.
Achiote
LLAPINGACHO
Castellano
Italiano
Papas
Longanisa
Huevos
Manì
Cebolla roja
Pimientos de colores
Tomates
Ajo, Sal
Aceite, Mantequilla
Patate gialle (tipo Bologna)
Salsiccia
Uova
Arachidi
Cipolla rossa
Peperoni (gialli, rossi o verdi)
Pomodori
Aglio, Sale
Olio, Burro
Preparazione
per 4 persone
Soffriggere il trito composto da ¼ di cipolla, 1 spicchio d’aglio, peperoni colorati (1/4 di
ciascuno), 1 pomodoro. Far andare a fuoco lento per mezz’ora, finché gli ingredienti non si
sono disfatti prendendo l’aspetto di una crema.
Aggiungere 4 cucchiai di salsa di arachidi (100 gr. frullate in ½ bicchiere di acqua) con un po’
d’acqua e un pizzico di sale. Cuocere ancora per circa mezz’ora. Di tanto in tanto aggiungere
acqua (l’arachide ne assorbe molta).
Nel frattempo lessare ½ kg, di patate, che prenderanno la forma di “tortillas” (frittelle)
dopo essere state salate e schiacciate con l’aiuto di un batticarne, poi fritte in olio, o burro,
fino a indorarle.
Rosolare 2,5 hg di salsiccia a fuoco medio fino a far loro prendere colore.
Quando tutto è pronto preparare i piatti: posare le tortillas su foglie insalata iceberg, a
fianco la salsiccia e un uovo all’occhio di bue coperto dal bianco. Coprire il tutto con salsa
d’arachidi.
Come bevanda si consiglia un birra chiara strong – ale.
In Ecuador esistono le “llapingacherias”, ossia ristoranti specializzati in questo piatto, che
può essere comprato anche alle “caretas” ambulanti.
Llapingancho
CALDO DE LENTEJAS
Castellano
Italiano
Lentejas
Quejo viejo
Zanahorias
Platano
Cebolla
Pimientos de colores
Tomates
Ajo, Sal
Aceite, Mantequilla
Leche
Lenticchie
Formaggio stagionato
Carote
Platano
Cipolla
Peperoni (gialli, rossi o verdi)
Pomodori
Aglio, Sale
Olio, Burro
Latte
Preparazione
per 4 persone
Mettere a bagno 200 gr. di lenticchie 6 ore prima, dopo averle ben lavate.
Tritare ½ cipolla, ¼ di peperoni colorati, 1 pomodoro, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaino di achote
e soffriggere.
Tagliare a cubetti 2 platani e lasciare in ammollo perché non annerisca.
Versare nel soffritto le lenticchie con l’acqua del bagno e altri 2 bicchieri, poi aggiungere 1
carota affettata. Coprire e far cuocere a fuoco moderato per 20’.
Aggiungere il platano più altra acqua e continuare la cottura a pentola scoperta e a fuoco
lento. Gettare una manciata di grana a scaglie o altro formaggio stagionato, lasciarlo
sciogliere, aggiustare il sale e infine versare 1 bicchiere scarso di latte e una noce di burro.
Al posto del formaggio e del latte questo piatto si può cucinare con spezzatino di manzo
Caldo de
lentejas
CEVICHE DE PESCADO
Castellano
Italiano
Pescado (atun)
Maiz
Yuca
Pimiento
Cebolla
Tomate
Limon
Albahaca, orégano, hiervita
Aceite, Mantequilla
Pesce (tonno)
Mais/granoturco da tostare
Yucca
Peperone
Cipolla
Pomodoro
Limone
Basilico, origano, coriandolo
Olio, Burro
Preparazione
per 4 persone
Pelare la yuca (2 kg.). togliere la parte filamentosa centrale, tagliarla a pezzi e farla bollire
per 15’. Tostare 250 gr. di mais. Fare un’insalata di pomodoro, cipolla e coriandolo tritato
conditi in sale, limone e olio.
Preparare un frullato di coriandolo, basilico (1 manciata ciascuno), 1 pizzico di origano, ½
cipolla, 3 pomodori, 1 peperone, 2 spicchi d’aglio, pepe nero in ½ bicchiere d’acqua..
Aggiungervi un po’ d’achote e far cuocere. Portare a bollitura e aggiungere un po’ d’acqua. Alla
seconda bollitura aggiungere 750 gr. di tonno con la testa e portare a cottura.
Intanto tagliare a grosse rondelle 2 platani e metterle a friggere in olio bollente, quando si
sono indorate toglierle dalla padella e appiattirle con un batticarne o un grosso cucchiaio, poi
rimetterle sul fuoco per completare la frittura.
Quando il tonno è cotto si toglie dalla salsa per essere tagliato a pezzetti, si getta la testa,
poi si rimette in pentola, dopo che la salsa sarà stata filtrata per eliminare le eventuali spine.
Lasciar raffreddare e aggiungere la yuca.
Servire la zuppa in ciotole, aggiungendovi il mais tostato, e l’insalata di pomodori, cipolla e
coriandolo. In un piatto a parte le frittelle di platano dette “patacones”.
Si consiglia vino bianco di Gallura..
Platanos e yuca
TORTA DE MADURO
Castellano
Italiano
Maduro
Huevo
Mantequilla
Canela
Clavo de olor
Pasa
Miel (optional)
Platano maturo
Uovo
Burro
Cannella
Chiodo di garofano
Uva secca
Miele (opzionale)
Preparazione
per 8 persone
Frullare insieme 8 platani maturi, 4 uova e, 4 cucchiai di miele o di zucchero di canna. (la
quantità di miele o zucchero dipende dal grado di maturazione del platano, quindi dalla sua
colorazione interna che va dal giallo scuro – maturo – al quasi rosso – molto maturo. Se è
bianco non è adatto per fare i dolci).
Aggiungere al composto 200 gr. di burro sciolto, spolverare di cannella, chiodi di garofano e
uvetta secca a piacere.
Versare in una tortiera antiaderente (altrimenti posare sul fondo della teglia della carta da
forno) e introdurre nel forno alla temperatura di 180°. Lasciarvela per circa 50’. Per saggiare
la cottura della torta inserirvi uno stuzzicadenti.
Torta de maduro
COSTA D’AVORIO
Cucina ivoriana a cura di
Léa Micheline Aoué Adjoua
RAGÙ D’IGNAME
Italiano
Igname
Cipolla
Prezzemolo
Pomodoro
Concentrato di pomodoro
Carote
Aglio
Pepe
Sale
Olio di mais o d’arachidi
Français
Igname
Oignon
Persil
Tomate
Pâte de tomate
Carotte
Ail
Poivre
Sel
Huile de maïs
ou d’arachides
Baoulé
Kpônan
Djaba
Tomati
Tomati dêguê
Laï
N’dji
Druwi
Preparazione
Per 4 persone
Tagliare a cubetti 700 gr. d’igname e lasciarli a bagno nell’acqua per mezz’ora.
Nel frattempo tagliare orizzontalmente 1 carota e svuotarla della parte dura interna,
affettare 1 pomodoro, ¼ di cipolla, tritare 1 spicchio d’aglio e mettere il tutto a rosolare in
olio di semi. Se si ama il cibo piccante aggiungere anche un peperoncino. Poi aggiungere sale,
concentrato di pomodoro e mescolare. Infine introdurre l’igname, rosolarlo sempre
mescolando, e aggiungervi una ciotola media di acqua. Lasciar asciugare l’acqua per circa
mezz’ora, finché non si forma un sughetto denso sotto gli ingredienti. Spruzzare di
prezzemolo tritato e spolverare con pepe. È pronto per essere servito.
In Costa d’Avorio in questo piatto è generalmente presente lo spezzatino di manzo o la carne
trita, che va rosolata fin dall’inizio assieme alle verdure.
Può essere accompagnato da vino o secondo la tradizione da succo di zenzero.
KÉJÈNOU
Italiano
Français
Baoulé
Manioca grattugiata, seccata e
cotta al vapore
Pollo
Cipolla
Pomodoro
Vino rosso
Peperoncino
Aglio
Olio, pepe, dado
Sale
Attiéké
Atchéké
Poulet
Oignon
Tomate
Vin rouge
Piment
Ail
Huil, poivre, cube
Sel
Accô
Djaba
Tomati
Mancô
Laï
N’gji
Preparazione
Per 4 persone
Rosolare un pollo tagliato a pezzi (meglio una gallina) preventivamente salato, aggiungere poi
2 spicchi d’aglio tritato, 1 cipolla 2 pomodori affettati, peperoncino piccante (quantità
secondo tolleranza) e ½ bicchiere di vino rosso, infine 1 bicchiere d’acqua. Lasciar cuocere
per mezz’ora circa (molto di più se gallina). Far rinvenire (se congelato, magari mettendolo
prima nel forno micronde) o cuocere (se secco) a vapore l’attiéké. Presentare nello stesso
piatto ma separati il pollo e l’attiéké.
Kéjènou
AKPÈSSI
Italiano
Français
Platano
Pesce
Melanzana
Cipolla
Pomodoro
Concentrato di pomodoro
Peperoncino
Prezzemolo,
Uovo
Aglio
Sale
Olio
Plantain
Poisson
Aubergine
Oignon
Tomate
Pâte de tomate
Piment
Persil
Oeuf
Ail
Sel
Huil
Baoulé
Djue
N’drôwa
Djaba
Tomati
Tomati dêguê
Mancô
Laï
N’dji
Preparazione
Per 4 persone
Tagliare in 4 pezzi 1 melanzana piccola e 1 cipolla a metà, metterli in 3 bicchieri di acqua
bollente assieme a 2 pomodori da salsa interi e far cuocere per circa 20’.
Tagliare 4 nasellini a pezzi e inserirvi un prezzemolo tritato (una manciata in tutto)
mescolato a 1 cucchiaino di trito di cipolla, a peperoncino tritato e sale, premendo l’impasto
nella carne del pesce con un dito in modo da scavarvi più occhielli.
Tagliare a croce in quattro parti 2 platani maturi e svuotarli della parte dura interna.
Cuocerli in 2 bicchieri d’acqua.
Far rosolare nell’olio 2 cucchiaini di concentrato di pomodoro e aggiungervi le verdure
precedentemente bollite e ridotte in poltiglia col passaverdure, assieme ad aglio tritato
finemente e sale. All’ultimo rompervi 1 uovo e mescolare per 2’. Ne deve risultare una crema.
Servire separatamente nel piatto il platano, il pesce e la crema di verdure.
Akpéssi
RIZ À LA SAUCE DÂA
Italiano
Français
Baoulé
Riso
Carne di manzo
Cipolla
Pomodoro
Spinaci
Gamberetti secchi
Olio di palma
Peperoncino
Aglio
Sale
Riz
Viande de boeuf
Oignon
Tomate
Dâa (lingua Djoula)
Crevettes secs
Huile de palme
Piment
Ail
Sel
Awé
N’nêh
Djaba
Tomati
Epinard
N’goh
Mancô
Laï
N’dji
Preparazione
Per 4 persone
Far bollire 300 gr, di spezzatino di manzo in 2 bicchieri d’acqua per circa 40’, salare e
aggiungere acqua se occorre, ma lasciarla asciugare. Dopo 30’ aggiungere 2 pomodori
Sammarzano, una cipolla piccola tagliati a pezzettini, uno spicchio d’aglio tritato, ½
peperoncino, se piace il sapore piccante, e 1 gamberetto secco polverizzato in un pestello.
Tritare 500 gr. di spinaci e cuocerli al vapore. Aggiungerli alla carne verso la fine della sua
cottura, assieme a 2 cucchiai di olio di palma (la tradizione ne vuole ½ bicchiere, ma ha un
sapore molto intenso).
Lasciar asciugare il tutto.
Nel frattempo si saranno lavati 500 gr. di riso profumato a chicco lungo, messo a cuocere
separatamente in 2 bicchieri d’acqua che verrà assorbita completamente.
Servire il riso bianco aggiungendovi al centro la carne con la salsa di spinaci.
Peperoncini
Origine dell’olio di palma
TARTE DE BANANE
Italiano
Français
Baoulé
Platano
Farina di mais
Sale
Peperoncino (in polvere)
Banane plantain
Farine de maiz
Sel
Piment
Manda
Ablè n’Zuen
N’dji
Mancô
Preparazione
Per 4 persone
Schiacciare 4 platani molto maturi e aggiungervi 1 manciata di farina di mais per dare
consistenza all’impasto, 1 pizzico di sale e ½ cucchiaino di peperoncino in polvere. Posare
l’impasto su 4 pezzi di foglia di banana da piegare come un pacchetto legato con filo per
arrosti. Cuocere a vapore per 40’.
Manioca agba
MANIOCA AGBA
Italiano
Français
Baoulé
Cocco
Manioca
Sale
Olio di mais o d’arachidi
Coco
Manioc
Sel
Huil de maïs ou d’arichides
N’gji
Druwi
Preparazione
Per 4 persone
Grattugiare 800 gr. di manioca cruda e strizzarla poi in uno strofinaccio per estrarre l’amido.
Fare delle palline e friggerle in abbondante olio, fino ad indorarle. Servire come stuzzichino
aperitivo o merenda accompagnato da pezzetti di cocco.
Curiosità
 Sia in Ecuador che in Costa d’Avorio, come in tanti altri Paesi, non si usa servire a tavola
il primo piatto seguito dal secondo con contorno, ma un unico piatto completo di carne,
verdure e riso, o manioca, oppure igname.
 In Costa d’Avorio come in gran parte dell’Africa molti amano seguire la vecchia
tradizione di mangiare con le mani, in un rituale comunitario attorno ad un unico grande
piatto.
 La tradizione ecuadoriana insegna a mettere un cucchiaio “in piedi” nel riso, se questi si
regge diritto vuol dire che la quantità d’acqua è corretta
 In Costa d’Avorio si beve gemgem, ossia succo di zenzero mescolato a succo di ananas,
vaniglia e anice. La birra si beve fuori casa, al maquis, locali dove si possono assaggiare
pesci alla brace ed altre specialità. Il vino (di origine francese) è riservato alle feste
importanti. Il tradizionale vino di palma chiamato bangui si usa come digestivo. Il
koutoukou, un distillato del siero di una palma particolare, si beve al mattino prima di
andare al lavoro nei campi come energetico.
 In Ecuador durante i pasti si beve acqua o cerveza (birra). Ai momenti di festa sono
riservati il puro de cana un liquore piuttosto forte derivato dalla canna da zucchero o la
chicha bevanda derivata dalla yucca o dal mais fermentati. Poi non mancano certo i succhi
di frutta tropicale.
 Il Riso è l’alimento base del nord della Costa d’Avorio dove si coltiva. Il piatto di tutti i
giorni è a base di riso bianco accompagnato da salse di melanzana, d’arachidi, di gombo
(un baccello di colore verde dalla consistenza leggermente vischiosa, molto utilizzato
nella cucina africana e caraibica) e condito con olio di palma. Per le feste il riso si serve
con carne e verdure, come piatto unico.
 La parola patata è sorta dall’incrocio di papa, di origine quechua con batata, di origine
haitiana. La patata ha tre centri di origine: il Perù, la Bolivia e il Messico. Coltivato
nell’America centrale meridionale dai tempi della civiltà Atzeca e Inca fu introdotta in
Europa nella seconda metà del ‘500.
 Dâa, spinaci in lingua djoulà, si coltivano al nord della Costa d’avorio. Con i Dâa si
preparano delle salse o vengono utilizzati come aroma per altri condimenti.
 Manihot utilissima, è il nome scientifico, manioca si dice in italiano, manioc in francese,
cassava in inglese, mandioca in spagnolo, tapioca in portoghese, manioch in lingua tupi,
popolo del Brasile da cui è originaria. Arrivò in Africa
all’epoca della tratta degli schiavi. Di questa pianta si
consuma la radice, che contiene una sostanza velenosa, viene
eliminata quando se ne estrae la fecola. Il rizoma dalla
forma di carota gigante con la buccia color bruno e la polpa
giallo chiaro molto fibrosa, viene tritato, schiacciato e
quindi messo a seccare al sole per ottenere una farina, il
guari africano. Ha foglie palmate e presenta fiori gialli.
Manioca
 L’Attièké è alimento base del sud della Costa d’Avorio dove viene coltivata la manioca e
dove si mangia anche a colazione con zuppa di pesce.
Per produrre l’attièké, viene usata un tipo manioca leggermente amara e poco fibrosa. Si
pulisce la manioca, si taglia a pezzi e si lava molte volte cambiando continuamente acqua,
vi si aggiungono dei fermenti e dell’olio di palma, poi si porta al mulino perché sia ridotto
in pasta. La pasta viene fatta fermentare e il giorno seguente è raccolta in sacchi di iuta
e pressata. Dopo essere stata triturata e sminuzzata viene messa a seccare. La
setacciatura e la vagliatura liberano la semola dalle fibre. Infine la manioca è cotta al
vapore. Tutta la procedura richiede tre giorni e vi si dedicano soprattutto le donne
anziane che per esperienza sanno farne di buona qualità.
 Oltre a diverse sostanze e sali minerali il peperoncino contiene e vitamine C, PP, E, K2, P,
A. A parte gli effetti benefici dei sali e delle vitamine, il peperoncino ha un’azione
vasodilatatrice ed emodinamica, efficace nello stimolare la vitalità dei tessuti ed
attivare il circolo venoso e capillare. Pertanto è un coadiuvante consigliabile per le turbe
del circolo venoso e per le emorroidi ed anche nelle manifestazioni influenzali. Sono in
corso studi che ne evidenziano l’effetto antistaminico e ne propongono l’uso in alcune
patologie allergiche e nell’asma.
 Al posto dello zafferano in Ecuador si usa l’achiote, semi contenuti in un frutto di un
albero. Si ottiene il colorante scaldando nell’olio i semi precedentemente bagnati. Quando
l’olio si fa di un bel colore arancio tendente al rosso si filtra e se ne aggiunge un cucchiaio
o due da cucina, in genere in quantità doppia dello zafferano. E’ consigliabile prepararne
una scorta che sarà sempre a disposizione in cucina.
L’achiote è una pianta che cresce spontanea in Amazzonia. Le
foglie sono usate dagli indios come antinfiammatorio,
antidolorifico, diuretico. I semi vengono utilizzati come
colorante naturale dai Tsàchila popolazione che vive ai piedi
della Cordigliera delle Ande Occidentali (Provincia di
Pichincha). Sono conosciuti come i “Colorados” per il modo di
pettinarsi e tingersi i capelli con l’achiote. Tsàchila significa
“popolo vero” o “la vera parola”.
Tsachila
 Il nome scientifico della palma da olio è Elaeis guineensis.
Fornisce due tipi di oli diversi: l’olio di palma (polpa del frutto)
e l’olio di palmisti (seme). E’ originaria della
Nigeria. La palma da cocco ha un ruolo di vitale importanza
nell’economia delle popolazioni africane. Di questa pianta tropicale si usano le foglie
lucide e resistenti per costruire i tetti delle capanne nei
villaggi, la fibra della noce viene utilizzata sotto forma di
trecce per confezionare corde, stuoie e tappeti, il guscio
dopo essere stato svuotato e opportunamente lavorato si
trasforma in contenitore per servire cibi e bevande o
diventa un utensile da cucina. Dal frutto poi si estrae olio,
latte, e farina.
Palma
 Il platano, così chiamato in America Latina, è della famiglia delle banane, dalla foglia più
sottile, dal fiore molto più allungato e dal frutto più grosso. Si coltiva nella zona costiera
dell’Ecuador. Si cucina lessato, nelle minestre, schiacciato a mò di purè o fritto. Con il
maduro, cioè con il platano che da maturo prende il colore giallo, si preparano dei dolci.
 In Costa d’Avorio si chiama banana plantain, letteralmente tradotto con banana
piantaggine. Si coltiva principalemente nell’est del paese nella zona costiera ed è
l’alimento base del popolo Akan. Si cucina in diversi modi e si mangia quotidianamente. Con
le banane poco mature si fa il foutou, banane plantain schiacciate con manioca o yam (un
particolare tipo di patata), condito con salse diverse, a base di arachide o palma, spesso
accompagnato da carne o pesce, mentre quelle ben mature si friggono e il piatto che si
può servire come antipasto prende il nome di aloko.
La buccia del platano contiene molto potassio, per estrarlo si fa così: si lasciano le bucce
(di un casco) un giorno (al buio) e una notte perché depositi l’acqua, che poi si fa bollire
fino a quando non resta solo il potassio. Si usa come sale, in quantità molto minori perché
è amaro.
 Gli Incas sono stati un popolo di agricoltori avanzati: per ogni regione svilupparono una
strategia che gli permetteva ottenere il massimo sfruttamento. Nelle regioni montuose,
non solo coltivavano le valli dei fiumi ma costruivano terrazzamenti irrigati chiamati
“andenes” lungo i fianchi delle colline. Le sorgenti di montagna venivano deviate e fatte
scorrere lungo le terrazze. Qua e là, attraverso i canali d’acqua, erano poste lastre di
pietra di sbarramento, che potevano essere sollevate per irrigare ogni appezzamento di
terreno.
L’autorità centrale mandava esperti incaricati dal governo che supervisionavano la
selezione e la semina delle messi, e insegnavano ai contadini le tecniche di drenaggio,
fertilizzazione e terrazzamento. Usavano un aratro da piede conosciuto come
chaquitaclla. Le coltivazioni più importanti erano la patata ed il mais, ancora sconosciuto
in Europa, che cresceva bene anche sugli altipiani delle Ande, e poi il peperoncino, la
papaia, il pomodoro e i fagioli. I prodotti della terra servivano in parte al mantenimento
dei membri delle piccole tribù legate da vincoli di parentela. Ogni famiglia passava il
proprio tempo a lavorare le terre del sole. Questo era il dovere religioso più importante
di ogni capo famiglia. Persino i bambini dovevano lavorare. I ragazzi lavoravano nei campi,
facendo scappare uccelli e animali dalle terre coltivate, mentre le bambine lavoravano a
casa. Un ispettore di tanto in tanto visitava le campagne per valutare il quantitativo di
grano da versare come tributo allo Stato. Il raccolto del granturco, veniva conservato in
piccoli magazzini statali. Se il raccolto andava male, si prelevavano le scorte alimentari
dai magazzini in modo che nessuno soffrisse la fame. Ottenevano raccolti abbondanti
concimando la terra con pesci ed escrementi di uccelli.
Terrazzamenti a Machu Pichu e aratura con chaquitaclla
 Igname o Dioscorea alata, è una pianta rampicante di origine africana, la cui radice può
pesare diversi chili. Ne esistono numerose varietà. E’ un ingrediente base
dell’alimentazione africana, caraibica e brasiliana, viene cucinato in modi diversi, bollito,
fritto, ridotto in purea o gratinato.
In Costa d’Avorio si coltiva al nord e al centro est ed è l’alimento principale del popolo
baoulé. Nella città di Abengouro c’è una festa in suo onore.
Ecco come, al momento del raccolto, si festeggia in un villaggio:
nei giorni precedenti si sono risolti i litigi ed eliminati i rancori, sono state pulite a fondo
le abitazioni e gli utensili, i muri sono stati ripassati con terra rossa, i focolai ridipinti, i
mortai e i pestelli lavati e ornati con disegni.
Nel tardo pomeriggio della vigilia il battitore di tamburi passa per le vie annunciando
l’inizio della festa, mentre gli uomini e i giovani preparano dei tronchetti da offrire agli
anziani. All’imbrunire, ognuno col suo tronchetto sulle spalle, si riuniscono davanti
all’abitazione del capo del villaggio. I tamburi si mettono a suonare e in coro intonano un
antico canto in onore dei capi, poi uno ad uno si inchinano davanti al sovrano seduto su un
tronchetto dicendo: “ecco il tuo ceppo”.
Alcuni tronchi verranno usati per la preparazione del cibo, altri vengono accesi nella sera
stessa e arderanno per tutta la notte per permettere ai defunti di scaldarsi.
Le cerimonie iniziano verso le dieci del mattino davanti all’abitazione del capo. Una
ragazza porta sul capo il seggio degli antenati avvolto in un drappo. Un parasole e una
lettiga riccamente ornata attendono il sovrano; dei giovani la sollevano sulle spalle e
danno inizio al corteo. Giunti vicino ad una sorgente la prima moglie del sovrano gli laverà
il volto, le mani, le braccia, i piedi e le gambe, accentrando nella sua purificazione quella
di tutto il villaggio. Rientrati nel cortile del capo, dove si trova l’antico seggio degli
antenati, quello che l’antenato fondatore ha portato dal Ghana durante l’esodo dei padri,
iniziano le offerte di bevanda e cibo: il capo versa lentamente la bevanda invocando il
nome dei suoi predecessori. Poi offre l’igname, fatto bollire la sera prima e ridotto in
farina, che depone a manciate sul seggio. Segue il sacrificio dell’agnello: il capo lo
presenta agli antenati reali facendo una preghiera di intercessione per tutto il villaggio.
Chiede benedizione sui raccolti, prosperità per il villaggio, fecondità per le donne,
riuscita negli studi per i figli, salute per tutti, pace fra la popolazione. Infine sacrifica
l’animale facendo colare parte del sangue sul seggio e il resto in un bacile.
Dopo le cerimonie pubbliche iniziano
quelle private. Nel pomeriggio le
bambine e le ragazze passano di casa in
casa danzando il noro, in cerchio,
abbracciandosi e pronunciando il nome di
un giovane amato, reale o immaginario.
Verso sera il sovrano invita gli uomini
che gli avevano donato i ceppi e offre da
bere a tutti la linfa di palma.. Poi tutti si
radunano nel cortile del capo del
villaggio per ringraziarlo.
E’ stato celebrato il momento più
solenne della vita del gruppo: un inno alla
Igname
perenne vitalità della comunità fondata
sull’unione con gli antenati e una riaffermazione dei legami di fraternità tra i vivi, che
hanno rinnovato le proprie case ed il proprio spirito e hanno ricevuto nuova energia per
affrontare il nuovo anno.
Carta d’identità della Repubblica dell'Ecuador
Popolazione: 12.920.092 abitanti. La più alta concentrazione si riscontra nella zona costiera,
dove vive il 54% della popolazione, il 43% abita la sierra e 3% la zona orientale.
Superficie: 283.560 Kmq
Capitale: Quito Moneta: dollaro USA (USD)
Regioni: Costa (63.268 km2), Sierra (63.345 km2), Oriente (130.832 km2), Galapagos (8.010
km2)
Religioni: Cattolici 93%, Protestanti, ebrei, altri 7%
Le Etnie indigene rappresentano il 30% della popolazione. I loro nomi: Achuar, Tsáchila, Shuar,
Sionas–Secoyas, Saraguro, Quichuas dell'Amazzonia, Otavalos, Huaorani, Epera, A'I (Cofan),
Quichuas de Chimborazo, Chachi, Cañar. Gli Afroecuadoriani rappresentano il 10%, i Mestizos il
50%, i bianchi il 10%.
Economia agricola
L’Ecuador è un paese prevalentemente agricolo, la cui economia dipende tuttora in buona
misura dalla produzione ed esportazione di pochi prodotti primari. L'agricoltura impiega
ancora circa un terzo della popolazione attiva, ma il suo contributo alla formazione del
prodotto nazionale lordo è sceso sotto il 14%.
Nella Sierra prevale la policoltura tradizionale (mais, frumento, patate, ecc.) ed è qui che è
anche concentrato l'allevamento, che dispone di un patrimonio di 3.378.000 bovini, 4.230.000
suini, 2.086.000 ovini e 43.000.000 di volatili.
Nella Costa prevalgono invece le colture destinate all'esportazione di prodotti come cacao,
caffè e banane. Vi si produce inoltre una considerevole quantità di frutta (agrumi e frutti
tropicali) e di riso (423.000 t), destinato soprattutto al consumo interno. Notevole
importanza ha anche la pesca, con 867.496 t di pescato.
Nella Sierra (montagna) ecuadoriana prevale la policoltura tradizionale (mais, frumento,
patate, ecc.) ed è qui che è anche concentrato l'allevamento, che dispone di un patrimonio di
3.378.000 bovini, 4.230.000 suini, 2.086.000 ovini e 43.000.000 di volatili. Nella Costa
prevalgono invece le colture di cacao, caffè, banane, arachidi, yuca e mandioca. Vi si produce
inoltre una considerevole quantità di frutta (agrumi e frutti tropicali) e di riso (423.000 t),
destinato soprattutto al consumo interno. Notevole importanza ha anche la pesca, con
867.496 t di pescato.
Storia
1400 d. C. Espansione inca. 1534: conquista spagnola di Quito. L'eroe Rumiñahui viene
barbaramente giustiziato. 1545: formazione della diocesi di Quito (comprendente il sud della
Colombia e il nord del Perù). 1563: istituzione della Real Audiencia di Quito. Presidente:
Hernando de Santillàn. 1586: Filippo II chiede informazioni sui neri che vivono in Esmeraldas.
1645: muore Mariana de Jésus Paredes y Flores, la prima santa (canonizzata nel 1950). 1718:
soppressione della Real Audiencia che passa sotto la giurisdizione di Santa Fé de Bogotá.
1767: decretata l'espulsione dei Gesuiti. 1789: a La Concepciòn fuga di 60 neri dalla
hacienda. 1822: indipendenza. Annessione alla Gran Colombia col nome di distretto del sud.
1830: separazione dalla Colombia. Proclamazione della Repubblica. 1854: abolizione della
schiavitù. 1858: guerra con il Perù. 1862: Concordato con la Santa Sede. 1885 introduzione
della moneta locale. 1895: rivoluzione liberale guidata da Eloy Alfaro. 1941: invasione delle
truppe peruviane. 1963-66: dittatura militare. 1964: riforma agraria. 1972-79: dittatura
militare. 1981: conflitto con il Perù nella Cordillera del Cóndor. 1985: visita di Giovanni Paolo
II. 1990: giugno, protesta indigena (levantamiento). 1992: 11 aprile - marcia indigena per la
terra. 1995: 26 gennaio - guerra con il Perù.. 10 febbraio - muore Mons. Enrico Bertolucci,
iniziatore della pastorale afro. 1996: maggio - il primo indigeno, Luis Macas, è eletto al
Parlamento. 10 agosto: Abdalà Bucarám (el loco, il pazzo) assume la presidenza. 1997: gennaio
- manifestazione di protesta afro. Febbraio: a Bucarám, destituito per "incpacità mentale",
subentrano Rosalìa Arteaga e, dopo tre giorni, Fabian Alarcòn. 1998: giugno - elezione di
Jamil Mahuad. 10 agosto: entra in vigore la nuova Costituzione. 26 ottobre: pace con il Perù.
1999: i Vescovi intervengono sul debito estero (oltre 13 milioni di dollari). 2000: gennaio levantamiento idigeno. Occupazione del Parlamento. Istituzione di una Giunta di salvezza
nazionale. A Mahuad, costretto a ritirarsi, subentra Gustavo Noboa. 10 settembre:
dollarizzaione, cioè l'adozione della moneta USA. 2001: gennaio - secondo levantamiento
(sollevamento) indigeno.
Carta d’identità della Repubblica della Costa d'Avorio
Capitale: Yamoussoukro
Città principali: Abidjan, Aboisso, Adzopé, Bondoukou, Bouaké, Dabou, Daloa, Korhogo, Man,
Odienné, San-Pédro, Séguéla
Superficie (in km2) 322.460
Popolazione: 16.393.221
Densità (ab/km2) 52
Gruppi etnici: 62 gruppi, tra cui i più importanti: Akan (Baulè, Agni) 41,1%; Bete 18%,
popolazioni voltaiche: Senufo, Dan (o Yacouba), Guro, Gagu, e Lobi 17,6%; Krous 11%; Mandes
del Nord 16,5%; Mandes del Sud 10% (al gruppo Mande appartengono Malinke, Bambara e
Djoula); altre popolazioni africane per lo più del Burkina Faso: 2 milioni circa; Libanesi (dai
100.000 ai 300.000); Francesi (30.000).
Religione: Cristiana 34%, Mussulmana 27%, atei 21%, animisti 15%, altre 3%
Lingue: Francese (ufficiale), 60 lingue native.
Anno dell'indipendenza: 7 agosto 1960 (dalla Francia).
Struttura di governo: repubblica; regime presidenziale multipartitico dal 1960
Moneta: franco CFA.
Economia agricola
La Costa D'Avorio è una nazione ricca, affacciata sul Golfo di Guinea. La sua storia è
condizionata a quella della coltivazione ed esportazione di cacao, di cui è il primo produttore
mondiale. Per la coltivazione del cacao, che richiede molta mano d'opera. il paese offre lavoro
ai popoli delle nazioni vicine, Benin, Burkina Faso, Ghana.
L’Agricoltura è il settore economico più importante, rappresenta il 29% del PIL (1991) e
l'80% delle esportazioni; i prodotti agricoli commerciali sono caffè, cacao, legname da
costruzione, banane, semi di palma, caucciù; colture per uso interno; mais, riso, manioca,
patate dolci, canna da zucchero; non copre il fabbisogno alimentare interno per il grano e
latticini. Vengono esportati cacao, caffè, legname tropicale, cotone, banane, ananas, olio di
palma.
Storia
Poco si sa a proposito della Costa d'Avorio prima dell'arrivo delle navi europee, intorno al
1460. I principali gruppi etnici arrivarono dalle aree confinanti: i Kru emigrarono dalla Liberia
intorno al 1600; i Senoufo e i Lobi si mossero verso sud dal Burkina Faso e dal Mali. Non
prima del XVIII del XIX secolo gli Akan, tra i quali i Baoulé, emigrarono dal Ghana nell'area
orientale del paese, e i Malinké emigrarono dalla Guinea verso il nord-ovest. Il gruppo Agni
risulta da una fusione dei popoli lagunari Senufo, Kru e Akan provenienti da nord-est, di Lobi
provenienti da nord e genti provenienti da ovest. La separazione degli Agni dagli Akan risale
alla dissoluzione del regno Ashanti nel 1730.
In confronto al vicino Ghana, la Costa D'Avorio subì molto meno la tratta degli schiavi. Le
imbarcazioni europee di schiavi e mercanti, preferirono altre aree costiere, fornite di porti
migliori.
La Francia incominciò a interessarsi al paese intorno al 1840, convincendo i capi locali a
garantire ai mercanti francesi il monopolio del commercio lungo la costa.
In seguito i Francesi costruirono delle basi navali, con lo scopo di eliminare la concorrenza
straniera, e diedero inizio a una sistematica conquista delle zone interne; tale conquista fu
completata solo dopo una lunga guerra, negli anni '90 del XIX secolo, contro le forze dei
Mandinka, per lo più provenienti dal Gambia. La guerriglia e le ostilità dei Baoulé e di altri
gruppi orientali continuarono fino al 1917.
Ai tempi dell'indipendenza, nel 1960, la Costa d'Avorio era il paese più prospero dell'Africa
occidentale francese, tanto da contribuire per più del 40%, al totale delle esportazioni della
regione. Quando Houphouët-Boigny divenne il primo presidente del paese, il suo governo
diede sostanziosi incentivi agli agricoltori, in modo da stimolare la produzione. La produzione
di caffè crebbe vertiginosamente, catapultando la Costa d'Avorio al terzo posto dopo il
Brasile e la Colombia. Per il cacao fu lo stesso; dal 1979 il paese diventò il primo produttore
del mondo. Divenne anche il primo paese africano esportatore di ananas e olio di palma.
Dietro la scena vi erano tecnici francesi che avevano accuratamente progettato il
programma, al quale ci si riferiva spesso con il nome di 'Miracolo avoriano'. Nel resto
dell'Africa, gli Europei furono cacciati in seguito alla conquista dell'indipendenza; di
conseguenza essi si trasferirono nella Costa d'Avorio. La comunità francese crebbe da
10.000 a 50.000 residenti, la maggior parte dei quali insegnanti e consulenti. Per vent'anni,
l'economia mantenne un tasso annuale di crescita di circa il 10% - il più alto tra i paesi
africani non esportatori di petrolio.
Agli inizi degli anni '80, quando la recessione mondiale e una forte siccità provocarono un
duro colpo all'economia della Costa d'Avorio. Il debito estero del paese triplicò, anche a
causa dell'eccessivo abbattimento di alberi da legname e del collasso dei prezzi dello
zucchero.
Teoria del movimento
di Luis Sepulveda
Racconterò una storia che ho ascoltato tempo fa da alcuni indios guarandies a El Pantanal, nel
territorio umido del Basso Mato Grosso. Parla di un uomo che viveva ossessionato dal
desiderio di sapere cosa ci fosse oltre la linea verde dell'orizzonte della selva. Una sera si
avvicinò al falò intorno al quale si riunivano i vecchi saggi della sua tribù. Erano saggi davvero,
ma saggi del luogo. Quando comunicò loro la decisione di camminare verso la linea
dell'orizzonte per vedere cosa ci fosse dall'altro lato, non ricevette i consigli che sperava e
fu invece sottoposto a uno sfinente questionario. Non ti bastano i dolci frutti della papaia e
della guayaba che crescono vicino al fiume? Forse la manioca non cresce generosa nel tuo
orto? Ti sembrano forse insipidi i pesci che si impigliano nelle tue reti? La pelle dello yacaré
in cui porti le tue frecce non ti sembra abbastanza resistente? L'uomo rispose di sì a tutte
le domande, ma aggiunse che tutto questo non gi bastava, che non voleva possedere altre
cose, bensì sapere cosa ci fosse dall'altro lato dell'orizzonte. Allora i vecchi saggi si
infuriarono, prima di scagliare come un dardo l'ultima delle loro inquisizioni: "Ci consideri
forse incapaci di rispondere a tutte le tue domande?"
Stavolta l'uomo rispose che essi potevano parlare di tutto quello che si trovava da questa
parte dell'orizzonte, ma non di quello che c'era dall'altro alto, perché nessuno di loro si era
mai spinto fin laggiù. I vecchi saggi, incolleriti, lo accusarono di voler sapere di più di ciò che
era consentito e lo espulsero dalla tribù. "Potrai tornare solo se, dall'altro lato
dell'orizzonte, troverai qualcosa di meglio di ciò che avevi qui", lo condannarono alla dine i
vecchi saggi dall'alto della loro saggia immobilità. L'uomo si mise in marcia verso l'orizzonte.
Camminò molti giorni attraversando selve e savane, eppure, via via che avanzava, la verde
linea dell'orizzonte restava sempre alla stessa distanza, inalterabile. Una notte, mentre
l'uomo meditava vicino al fuoco su quello strano prodigio che non lo allontanava, ma che gli
impediva di avvicinarsi all'orizzonte, fu sorpreso dall'arrivo di uno sconosciuto.
Sembrava stanco. Salutò, poi chiese il permesso di riposare vicino al fuoco. L'uomo che
cercava l'orizzonte notò che l'altro, sebbene parlasse la sua stessa lingua, non lo faceva con
il tono alto delle genti che vivevano vicino al fiume, abituate a parlare in quel modo per far si
che il sordo rumore delle acque non portasse via le loro voci. Lo sconosciuto veniva dalla selva
profonda, e per questo il tono della sua voce era basso: doveva essere abituato a parlare in
quel modo per far si che le sue parole non restassero prigioniere del fogliame, o per impedire
che si confondessero con le imitazioni della voce umana con cui si divertivano i pappagalli in
cima agli alberi.
Lo sconosciuto si strofinò i piedi, doloranti per il lungo cammino, e guardò meravigliato l'uomo
che cercava l'orizzonte: aveva scostato qualche tizzone dal fuoco e glielo aveva messo vicino
ai piedi. Quel tepore fu come un balsamo per la sua stanchezza. Allora lo sconosciuto tirò
fuori dalla bisaccia due pezzi di manioca e ne offrì uno all'uomo che cercava l'orizzonte. Egli
lo accettò e senza darvi troppo peso cominciò ad arrostire il suo pezzo di manioca sulle
fiamme. L'altro, invece, si incamminò verso il folto della selva e ritornò con due grandi foglie,
nelle quali avvolse amorevolmente la su porzione. Aspettando che si cuocesse, osservò l'uomo
che cercava l'orizzonte mentre cercava di mangiare la sua razione mezza calcinata. Poi, dopo
aver tastato la sua parte, la ritirò dal fuoco, aprì l'involucro di foglie, ed ecco la manioca
bianca e fragrante. Gliene offrì la metà, e l'uomo che cercava l'orizzonte seppe di aver
trovato qualcosa di meglio d ciò che già conosceva.
Uno mangiava un cibo dal sapore inimmaginabile, e l'altro provava una sensazione di sollievo ai
piedi che mai prima aveva sperimentato. Dopo cena, si distesero per riposare, ma prima
disposero in terra i loro talismani protettori. L'uomo che cercava l'orizzonte si meravigliò
delle collane di piume multicolori, e l'altro si commosse alla bellezza delle pietre verdi e
azzurre che il suo anfitrione aveva disposto attorno al fuoco.
All'alba si prepararono a continuare il cammino. All'uomo che cercava l'orizzonte piaceva la
compagnia dell'altro, e forse per questo gli chiese dove andasse. "Verso l'orizzonte, volgo
vedere cosa c'è dall'altro lato", rispose e le sue parole rallegrarono l'uomo che veniva da
fiume. "Allora possiamo andare insieme", gli disse contento. Ma la sua allegria durò poco,
perché, appena si misero in movimento, l'uomo della selva cominciò a camminare nella
direzione dalla quale veniva lui.
"No, l'orizzonte è di là", disse l'uomo del fiume.
"Ti sbagli. Io vengo da lì, e l'orizzonte è di fronte ai miei occhi. Perché tu gli dai le spalle?",
chiese l'uomo della selva.
Dopo un istante di esitazione, seppero di star cercando la stessa cosa e di avere iniziato a
trovarla.
Allora parlarono a lungo, dei costumi della loro gente, del colore degli uccelli, della sagacità
degli animali, del sapore di frutti, dei segreti del fiume e della selva, dei loro destini così
simili, esiliati perché volevano sapore più di quanto fosse loro concesso.
Quando i due uomini si separarono, e uno iniziò il cammino di ritorno verso il fiume, e l'altro
verso la selva profonda, sapevano che cercando l'orizzonte avevano trovato qualcosa di più
importante: la certezza dell'esistenza dell'altro, dell'altro uguale nella forma, ma differente
nelle abitudini, e ciascuno si vide più ricco di quando aveva iniziato il cammino, perché il
viaggio aveva dato loro le conoscenze che mai avrebbero avuto i vecchi saggi dell'immobilità.
El Pantanal
ANIMA GRANCHIO E LA STREGA
Racconto del popolo Agni-Bona della Costa d’Avorio
Conoscete la causa per cui la potenza del male è entrata nel mondo? E sapete come mai i
capelli bianchi hanno fatto la loro apparizione nel mondo? E' la ragione di tutto questo che vi
voglio spiegare e rivelare.
Un tempo vivevano nel mondo tre fanciulle. Esse abitavano insieme e facevano tutto insieme.
Una di queste fanciulle si chiamava Anima. Le tre fanciulle facevano tutto insieme, ma Anima
non era benvoluta dalla altre due. Lei però non lo sapeva. Quando le si chiedeva qualcosa
rispondeva sempre che erano amiche.
In quel tempo c'era la carestia, come oggi. Era ormai tempo di mangiare gli ignami selvatici.
Fra le fanciulle, due sapevano riconoscere gli ignami selvatici, perché erano già andate a
cercarne. Anima, invece, non era mai andata a raccoglierne, e non conosceva gli ignami
selvatici. Le tre fanciulle partirono insieme a cercare gli ignami in foresta. Strada facendo,
mentre erano già quasi arrivate, le due fanciulle dissero ad Anima: - Quando troverai gli
ignami e li dissotterrerai se, spezzandoli, senti che fanno kpo kpo kpo... allora quegli ignami
non sono buoni. Mentre quelli che, una volta dissotterrati, quando li spezzi, senti che fanno
ionnnnn.... e esce dell'acqua, allora sappi che quelli sono buoni.
Di fatto le fanciulle stavano ingannando Anima, ma lei non lo sapeva. Caro mio! Le fanciulle
sono partite.
Ecco che tutti gli ignami che Anima dissotterrava e spezzava, facevano kpo! Ne prende uno,
lo spezza: kpo! Ne prende un altro, lo spezza: kpo!
Eh! Caro mio! La fanciulla sta soffrendo. Non trova buoni ignami da portare a casa. Quando
aveva terminato il lavoro, aveva trovato solo pochi ignami che avevano fatto ionnnn.... erano
proprio pochi, pochi.
Una volta terminato di raccogliere gli ignami le fanciulle avevano fissato un luogo per
ritrovarsi. Dovevano incontrarsi in un crocicchio poco lontano.
Arrivate al crocicchio, una fanciulla prende un igname e lo spezza. Si sente: kpo! L'altra
prende un igname e lo spezza: kpo! Anima se ne va a prendere i suoi ignami: ionnnn.... Eh! Ma
che storia è questa? Anima dice allora: -Ah, è così, mi avete ingannata. Oggi, quando arriverò
a casa, mia mamma mi picchierà. Poiché mia mamma mi picchierà, ritorno e vado a cercare i
miei ignami. Adesso so che erano buoni. Infatti tutti gli ignami che avevo spezzato facevano:
kpo!
- Sì, rispondono, è vero, ma noi non possiamo fermarci qui ad attenderti, andiamo avanti,
dobbiamo arrivare a casa.
- Bene, quando arriverete all'incrocio di strade che si trova laggiù, prendete delle foglie e
deponetele a terra, là sulla strada che non bisogna prendere, e lasciate aperta la strada che
voi prenderete.
Le due fanciulle risposero affermativamente.
- Conoscete la persona che abita laggiù nella foresta? C'è una vecchia che si chiama Futufutu
Kranajima Kokosaki. Questa donna è una grande strega, una delle più malvagie streghe che
esistano nel mondo.
Quando Anima arriverà all'incrocio, là sulla strada che deve prendere per arrivare a casa,
troverà dei rami spezzati che chiudono la strada buona, mentre è rimasta aperta la strada
che conduce al villaggio della strega, perché è quella strada che vogliono che prenda.
Anima ritorna con gli ignami. eccola all'incrocio. Prende la strada indicata. Caro mio! Arriva
laggiù dalla strega. Il suo sedere era largo come di qui a laggiù. Mai nessuno aveva parlato ad
Anima di questa strega, mai nessuno l'aveva vista. Ecco Anima davanti alla donna. La donna
chiese: - Figlia mia, come mai da queste parti? Come mai sei arrivata fin qui a casa mia? Qui
nel mio villaggio, mai nessuno è venuto!
- Nonna, siamo andate a raccogliere ignami selvatici, le mie compagne mi hanno ingannata, e
sono arrivata qui da te.
- Bene, disse la donna.
Anima non sapeva proprio cosa fare. Là accanto c'era un focolare. Anima preparò i suoi
ignami. Una volta terminata la cottura, mentre si accingeva a mangiare, la vecchia disse: Amica mia, resta lì, in piedi, tranquilla. Adesso prendi i tuoi ignami e deponili qui davanti a me.
Anima prese gli ignami e li depose davanti alla donna. La donna disse: - Di' il mio nome! Se non
dici come mi chiamo non mangerai di questi ignami.
Cosa poteva fare? Come poteva una persona che non aveva mai messo piede in quel posto dire
il nome della donna? Come fare per conoscere il suo nome?
La donna disse allora: - Ho capito, vedo che non mangerai di questo cibo!
La vecchia allora... djum! ha tutto divorato d'un sol colpo, senza nulla dare ad Anima.
Così per tre giorni di seguito. Quando mangiava non dava mai nulla ad Anima. Anima, quando
andava al fiume, erano i resti del cibo rimasti attaccati in fondo alla marmitta, era questa
roba che Anima raschiava per mangiare.
Un giorno mentre era al fiume, ecco che laggiù nell'acqua, si trovava Granchio. Granchio le
chiese:
- Ma come! Come mai, ragazza mia, ogni volta che vieni al fiume, raschi ciò che è rimasto
incollato sul fondo della marmitta?
Anima raccontò a Granchio ciò che le era capitato.
Granchio disse: - Eh! Questa ragazza non sa cosa sta per capitarle. L'hanno fatta soffrire a
sua insaputa. Attenta a quel che ti dico. Ti insegno come devi comportarti e cosa devi fare.
Ascolta bene, che ti spiego tutto. Il giorno in cui festeggerà il suo anniversario e farà una
grande festa, quando preparerà molto cibo, in quel giorno le dirai: nonna non sei tu che
chiamano Futufutu Kranajima Kokosaki? Appena avrai così parlato vedrai cosa succederà.
In quel tempo, laggiù a casa, suo padre e sua madre avevano fatto i suoi funerali. Avevano
detto: nostra figlia è morta. Erano partiti alla sua ricerca. L'avevano cercata a lungo, a lungo,
ma non l'avevano trovata.
Un giorno la donna fece una festa. Ma non era la festa grande. Disse: - Figlia mia, se non
proclami il mio nome, credo che non mangerai di questo cibo.
Anima, non disse nulla. Ecco che un giorno la donna uccise un grosso bue. Preparò il cibo ed
ordinò ad Anima di cuocerlo. Prese in seguito la carne e la pose davanti a lei. Poi disse: Ascolta bene ciò che ti dico. Se non pronunci il mio nome alla prossima festa sarà te stessa
che
ucciderò,
e
non
più
un
bue.
Allora Anima ebbe paura. Fece qualche passo indietro e disse: - Nonna, senti, non sei tu che
chiamano Futufutu Kranajima Kokosaki?
Si mise a urlare: - Eh! Mi hai uccisa, mi hai uccisa... Tu, piccola, sei una strega! Hai potuto
indovinare così il mio nome? Chi è colui che te lo ha rivelato? Non è Granchio? Non può essere
che lui che ti abbia rivelato il mio nome! Vado a vederlo, oggi stesso vado a catturarlo, così
impara.
Quando la ragazza aveva incontrato Granchio, costui le aveva detto: - Quando la donna ti dirà
che verrà da me, allora mettiti a mangiare. Quando avrai terminato, metti un po' di cibo nelle
tue tasche, nascondilo bene, prendine un altro po' nella tua mano, poi fuggi in fretta e ritorna
nel tuo villaggio.
La ragazza aveva risposto: - Bene!
Futufutu Kranajima Kokosaki aveva appena preso la strada per andare da Granchio, che la
ragazza si mise a mangiare: cri cri cri cri.... Era là seduta e mangiava. Terminò di mangiare,
raccolse un po' di cibo come le era stato raccomandato e via! Eccola per strada.
Futufutu Kranajima Kokosaki prese il cammino di ritorno, e rientrò a casa. Arrivata... ecco
che la ragazza... guarda, guarda, ma non vede la ragazza. Eh! Ma dove si è cacciata la mia
ragazza? La donna fa allora appello ai suoi poteri malefici. Eccola che prende il volo:
tummmmmm.... vannnnnn.... Canta una canzone. Se canto questa canzone sarete capaci di
ripeterla con me?
Anima eee anima l'ha scoperto e per questo che se ne va e a causa di futufutu kranajima
kokosaki che se ne va eh! Anima se ti prendo ti uccido se ti prendo ti uccido
Caro mio! La donna non riesce a raggiungerla, non riesce a catturarla. Anima sta correndo,
corre, corre, in maniera straordinaria. Caro mio! Corre come un treno. Anima risponde al
canto della strega. La strega la chiama.
Quel giorno la famiglia di Anima non era andata ai campi. Poiché la strega cantava il suo
canto, gli echi della canzone giunsero fino al villaggio. Dapprima flebili, poi più chiari, fin
quando si sentì molto chiaramente la canzone.
La voce ormai si sentiva distintamente. La gente parlottava: eh eh eh! Fin quando uno disse:
- Si direbbe proprio che si pronunci il nome di Anima, forse sta succedendole qualcosa di
grave. Andiamo tutti a prepararci e a nasconderci là sulla strada. Tu che hai un fucile, tu che
hai un bastone, tu che hai delle frecce, tu che hai una forca, andate tutti laggiù sulla strada.
Partirono tutti e si nascosero per vedere ciò che stava succedendo.
Caro mio! Se nel villaggio c'erano liti, in quel giorno si lasciò tutto da parte. Si unirono tutti e
si misero là in agguato all'entrata del villaggio.
Erano appena arrivati quando intesero il canto. Anima stava arrivando. Guarda e vede suo
padre e sua madre che erano là nascosti nella boscaglia. Osserva meglio: accanto a loro c'era
tanta altra gente. Allora si rassicurò.
Proprio in quel momento Futufutu Kranajima Kokosaki, la donna strega decise di scendere e
catturare Anima, afferrandola per il collo. Caro mio! Si sentì un colpo di fucile: kpè! E
Futufutu Kranajima Kokosaki... brum! Tutti si precipitarono su di lei, presero le forche e
tutto ciò che avevano e kpo kpo kpo kpo...finirono la vecchia. Poi presero Anima e la
condussero a casa. Sono tutti là insieme: fanno festa, festa, festa. Poi domandano ad Anima:
- Cos'è successo?
Allora Anima ha raccontato tutta la storia, spiegando tutto
alla sua famiglia e agli abitanti del villaggio. Tutti dissero alla
fine:
- Ah! Davvero! Bene, bene!
Se oggi nel mondo vediamo che esistono delle streghe,
sappiate che hanno fatto la loro apparizione a causa di quelle
due ragazze.
Ecco anche l'origine dei capelli bianchi. Al tempo di quella
storia Granchio non aveva nessun guscio sul dorso, non aveva
nulla. Quando la vecchia arrivò laggiù al fiume, aveva un
cesto. Giunta vicino a Granchio
Preparazione del foutou, piatto
gettò il suo cesto e... koroho... cadde sul dorso di Granchio.
a base di igname accompagnate
Dal canto suo Granchio disse:
da una salsa di semi di arachidi
- Tu vecchia, sei una vera strega.
o semi di palma
Rimase là immobile e percosse, con la sua mano, il centro
della testa della vecchia, così: paaaaa!
Se vedi che i capelli bianchi sono entrati nel mondo, eccone l'origine.
E' qui che ho costruito la mia storia e narrato la mia favola.
Scarica

Corso di cucina