Libro Brescia 10-25ok 22-05-2009 11:28 Pagina 10 Libro Brescia 10-25ok 22-05-2009 11:28 Pagina 11 2002 Il Sistema 2002 Quando, all’inizio del 2002, il 12 gennaio, Corrado Scolari viene chiamato a ricoprire la carica di assessore provinciale alla protezione civile, il sistema era ancora agli albori, mostrando una spiccata sensibilità riguardo ai temi della sicurezza collettiva, che si esprimeva soprattutto nel fermento all’interno del mondo del volontariato. Ma il concetto sul quale la protezione civile italiana ha costruito la sua eccellenza, ovvero l’interazione stretta fra enti, volontariato e istituzioni, stava, nel contesto bresciano, muovendo soltanto i primi, timidi passi. Tant’è che anche la struttura provinciale non era adeguata a svolgere un ruolo di sviluppo di quel sistema. Proprio per questo, il Presidente della Provincia, Alberto Cavalli, ritenendo importante per la propria collettività la delega alla protezione civile, decise di scorporarla da quella all’ambiente e di nominare a L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia Q 11 Libro Brescia 10-25ok 22-05-2009 11:28 Pagina 12 questa materia Scolari, uomo con una grande conoscenza delle istituzioni e dalla volontà granitica. Nel 2002, in quel mese di gennaio, nello stabile storico al civico 29 di via Musei, a Brescia, non c’era nulla più di qualche ufficio vuoto, un paio di computer ancora inscatolati e uno staff operativo tutto da costruire da costruire. Ma mai come in questo caso, forse, la determinazione delle persone ha cambiato il corso delle cose riuscendo a mettere in moto un motore trainante, che ancora oggi, sette anni dopo, scoppietta a pieno regime. E non a caso i primi mesi operativi hanno un unico scopo: quello di cominciare la grande operazio- 12 22-05-2009 11:28 Pagina 13 Il Sistema ne di divulgazione dei rischi, partendo proprio da chi è più ricettivo ai rischi, ovvero i giovanissimi. Fra i primi passi ufficiali avviati dalla struttura provinciale di protezione civile, infatti, si ricorda, proprio per la sua caratteristica di spiccata attualità, l’azione “A Scuola di emergenza” indirizzata alla popolazione studentesca di ogni ordine e grado. 2002 Il taglio del nastro da parte dell’Assessore Regionale alla Protezione civile Carlo Lio e le autorità presenti all’inaugurazione della fiera del Garda di Montichiari, nel 2002 L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia Libro Brescia 10-25ok 13 Libro Brescia 10-25ok 14 22-05-2009 11:28 Pagina 14 La comunicazione dei rischi presenti all’interno degli edifici scolastici si è sviluppata in una video, scomposto in quattro parti che narrano e insegnano come comportarsi quando in un edificio divampa un incendio, si verifica un crollo in seguito ad una scossa sismica, c’è la presenza di una nube tossica oppure si assiste ad uno scoppio. E non sono gli adulti, in quel video, a dare l’esempio su come comportarsi, ma gli studenti stessi. Il video, infatti, viene girato in alcune scuole della provincia, dalle elementari alle superiori e sono i giovanissimi che diventano testimonial di quei comportamenti, facendosi riprendere mentre evacuano classi e edifici, mentre si tutelano tamponando gli spifferi delle porte, mentre si radunano con ordine nei luoghi di sicurezza previsti dai piano di evacuazione. Una scelta che avrà un effetto boomerang sulla diffusione del prodotto, che arriva a otto ristampe in più formati ( Whs, Cd, Dvd) e che raggiunge migliaia di famiglie in tutta la nazione, ricevendo un gradimento quasi inaspettato anche per i promotori stessi. E nella diffusione di “A scuola di emergenza” c’è anche un altro piccolo momento di novità, che segue una logica ben precisa di come si comunicano e divulgano i rischi: il video non viene consegnato a pioggia, ma spedito, insieme ad una lettera accompagnatoria, direttamente a casa, alle famiglie, in seguito alla semplice richiesta fatta compilando il form presente sul sito internet della Provincia di Brescia. È il primo tentativo riuscito di far capire che i rischi non possono essere subiti in maniera pas- Pagina 15 siva, così come gli insegnamenti per governarli, ma che ci vuole uno spunto di responsabilità personale molto determinato per spingere le persone a ricercare un maggiore grado di sicurezza. È con questa campagna che nascono i pilastri della comunicazione del rischio, sui quali Brescia ha fatto scuola negli ultimi anni. Oltre all’esigenza della responsabilità, che comporta un cambio radicale di mentalità e la nascita di una cultura del rischio, Scolari e il suo staff puntano tutto su un nuovo modo di intendere la sicurezza, mai piena e sempre parziale. E così facendo cancellano la parola “sicuro” dal loro vocabolario, scritto e parlato, martellando su un nuovo concetto: la sicurezza non esiste, in alcun caso, ma esiste un grado di sicurezza che può essere aumentato di fronte a comportamenti responsabili, oppure diminuire di fronte a comportamenti opposti. La precarietà del quotidiano diventa lo spunto sul quale lavorare per individuare le strategie migliori che consentano di lavorare non sulla sicurezza, ma sull’insicurezza. Questa rivoluzione culturale è l’inizio di un nuovo modo di vedere la protezione civile e di esprimerla che - forse anche per una situazione di piena costruzione del sistema - ha trovato nella provincia di Brescia terreno fertile e abili braccianti in grado di coltivarlo. Ma i “tempi di pace” - così come si chiamano i periodi esenti dalle emergenze in protezione civile - durano poco e all’inizio del mese di agosto, Brescia viene sconvolta L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia 11:28 Il Sistema 22-05-2009 2002 Libro Brescia 10-25ok 15 Libro Brescia 10-25ok 16 22-05-2009 11:28 Pagina 16 da una potente grandinata, come nessuno aveva mai visto. Dal cielo cadono, in piena notte, chicchi di grandine delle dimensioni di un’arancia, distruggono le auto, si abbattono sugli edifici danneggiando tetti e strutture, creano scompiglio nella zona più importante turisticamente del territorio bresciano: il lago di Garda, affollato, visto il periodo, di vacanzieri. È un fulmine a ciel sereno assolutamente imprevedibile. Il mattino successivo lo scenario, in tutta la zona del Garda, è desolante: oltre al parziale danneggiamento degli edifici, ci sono grossi danni all’agricoltura, grandi problemi alla viabilità, automezzi ribaltati dal vento e alberi sradicati lungo le strade. È il battesimo del fuoco per la struttura di via Musei, che da subito si attiva per dare supporto agli enti locali colpiti dall’evento, per mandare e coordinare i suoi volontari al fine di aiutare le persone, per sottoporre, nella maniera dovuta agli enti superiori la gravità di quell’emergenza. Il ritorno alla normalità non è immediato ma è veloce, così come accadrà, nella stessa zona, qualche anno più tardi con un emergenza di portata anche maggiore, ma per la Provincia, quell’evento in piena estate, rappresenta la presa di coscienza che serve uno sforzo affinché gli uffici e gli uomini di via Musei diventino un punto di riferimento per i comuni, all’accadere di una criticità di quel tipo. La grande intuizione, verificata sul campo, porta quindi alla sviluppo di un gruppo di tecnici, uomini e donne, che abbiano esperienza diretta di gestione delle emergen- Libro Brescia 10-25ok 22-05-2009 11:28 Pagina 17 Il Sistema 2002 L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia ze e che vengono chiamati a comporre lo staff della protezione civile provinciale, portando il loro grande bagaglio operativo, ma anche la loro grande disponibilità a lavorare in gruppo, andando, passo per passo, a costruire quel sistema che, soltanto pochi mesi più tardi sarà in grado di sopportare egregiamente un sisma di grandi dimensioni, come quello del novembre 2004. E lo sforzo per aiutare i comuni, da parte della Provincia non si ferma alla strutturazione di un pool di tecnici di gestione dell’emergenza, ma contempla anche l’aspetto economico. Grazie all’asse con l’Associazione comuni bresciani, la protezione civile provinciale prosegue e rilancia la costituzione, ogni anno, del fondo di solidarietà, un paniere economico all’interno del quale i comuni bresciani possono attingere per far fronte alle spese di prima necessità all’accadere di un’emergenza. Questo fondo dal 1997 ha finanziato le spese di ben 68 comuni andando a far fronte alle necessità economiche dell’emergenza per 777 mila euro. I 17 Libro Brescia 10-25ok 22-05-2009 11:28 Pagina 18 Libro Brescia 10-25ok 22-05-2009 11:28 Pagina 19 2003 Il Sistema 2003 Se il 2002 è stato il battesimo del fuoco per il sistema provinciale di protezione civile, l’anno successivo vede l’evolversi della macchina operativa e la strutturazione di importanti situazioni, di normalità e di emergenza. Questa annata verrà infatti ricordata come quella più siccitosa e calda del decennio. In estate le temperature raggiungono livelli molto elevati e le scarse precipitazioni primaverili mettono a dura prova le riserve idriche del territorio bresciano. La situazione si fa critica nei mesi di giugno e luglio, quando Provincia e Prefettura varano “l’osservatorio permanente della situazione idrica bresciana” e dialogano costantemente con le aziende di fornitura dell’acqua per pianificare al meglio la risposta alla crisi. Durante quell’estate si rendono necessari anche gesti clamorosi come l’apertura dei bacini idrici di quota per far fronte alla carenza di acqua degli affluenti dei laghi. Proprio i tre bacini naturali più importanti del bresciano (lago di Garda, lago d’Iseo e lago d’Idro) sono al centro dell’attenzione per alcune settimane e più che di emergenza vera si tratta della crescita di una costante preoccupazione collettiva. L’obiettivo dei due enti che compongono l’osservatorio, quindi, si sposta molto sulla comunicazione e una puntuale informativa sul livello dei laghi e sull’assenza di pericolo, diffusa tramite la stampa locale e provin- L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia S 19 Libro Brescia 10-25ok 22-05-2009 11:28 Pagina 20 ciale, riesce a riportare la situazione all’interno di una gestione quasi ordinaria. L’asse che, in quell’occasione, si stringe fra provincia e prefettura, tuttavia sarà la base sulla quale gestire insieme ogni criticità del territorio, mettendo a disposizione in un unico sistema di gestione dell’emergenza le professionalità presenti, le forze che a diverso titolo partecipano al sistema, i mezzi e le risorse. È anche l’anno in cui la Protezione Civile provinciale, che ormai ha mosso quei primi passi operativi per guadagnarsi un ruolo importante nell’ambito della sicurezza collettiva, si dà un’immagine grafica accattivante andando a creare il proprio logo distintivo. Potrebbe sembrare un gesto di routine, se non che gli stemmi con i colori della protezione civile, ove è incastonato il gonfalone provinciale, vanno a ruba fra i volontari: finiscono sulle 20 Pagina 21 auto private, sui mezzi in dotazione, stampati sulle maglie e sulle divise. È la prima dimostrazione della necessità e dell’importanza di un ente di coordinamento al quale tutti possano fare riferimento con fiducia: la struttura provinciale non perde l’occasione di diventare questo fulcro di riferimento, anche per il fatto che, su delega regionale, gestisce l’albo bresciano del volontariato di settore. È anche per questo motivo che la Provincia riesce ad inventarsi una modalità di sostegno economico al mondo del volontariato unica nel suo genere e ancora oggi presa ad esempio da molti altri enti locali italiani. Grazie all’asse costruito con la Fondazione della Comunità bresciana Onlus, emanazione locale della Fondazione Cariplo, vengono istituiti un fondo e - ogni anno - un bando di finanziamento mirato alla realizzazione di progetti di protezione civile. Gli interessi del fondo vengono messi a disposizione del sistema, ma è soprattutto il bando a rappresentare la novità assoluta: la provincia versa una propria quota, nell’ordine di alcune centinaia di migliaia di euro all’anno e la fondazione, attraverso le donazioni dei privati raddoppia prontamente quella quota, facendo la moltiplicazione dei pani per la protezione civile. Con questa logica operativa vengono finanziati decine di interventi di protezione civile: strutturazione di sale operative, nuovi mezzi e dotazioni, sviluppo di tecnologie utili alla macchina dell’emergenza. Solo nell’ultimo quinquennio questa formula ha permesso di distribuire oltre un milione di euro, che senza l’intuizione originaria, sarebbe stato ridotto alla metà. A beneficiarne sono state organizzazioni di volontariato in protezione civile, gruppi comunali attraverso i comuni, realtà territoriali come le comunità montane. L’innovazione non ha soltanto il merito di fornire risorse fresche e ingenti destinate al tema della sicurezza collettiva, ma provoca anche un nuovo entusiasmo che permea tutto l’ambiente, che fa crescere la coesione e il sistema e che consacra la Provincia nel L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia 11:28 Il Sistema 22-05-2009 2003 Libro Brescia 10-25ok 21 Libro Brescia 10-25ok 22 22-05-2009 11:28 Pagina 22 suo ruolo centrale per lo sviluppo della macchina di protezione civile bresciana. E l’estate del 2003 non passa agli annali soltanto come l’estate più calda degli ultimi anni, ma vede anche il parto di uno dei progetto più lungimiranti sulla percezione del rischio in ambiente naturale: a luglio di quell’anno, nella cornice del monte Guglielmo, nasce ufficialmente “In Montagna con i Piedi e con la... Testa” quello slogan che diventerà in pochi anni il “marchio” di promozione della montagna vissuta in maniera responsabile in tutto l’arco alpino. L’intuizione è vincente fin da subito: Corrado Scolari riesce a mettere allo stesso tavolo tecnico di riferimento tutti i soggetti che, a diverso titolo, hanno precise deleghe di legge in materia di montagna. Per la prima volta in assoluto nella storia delle prevenzione dei rischi in montagna, si siedono a discutere di strategie e strumenti: Corpo Nazionale di soccorso alpino e Speleologico, Collegio regionale di Guide alpine di Lombardia, Corpo forestale dello stato, Federazione italiana sport invernali, l’assessorato alla protezione civile delle province di Brescia (che poi sarà seguito, nel corso degli anni, da altre cinque province dell’arco alpino), il servizio di soccorso sanitario urgente 118, il Collegio dei maestri di sci della Lombardia, l’associazione che riunisce i gestori degli impianti di risalita (Anef ) e quella dei rifugisti (Assorifugi Lombardia), oltre che le polizie provinciali. Anche il livello statale capisce la valenza del progetto e - insieme a quello di Regione Lombardia - arrivano in poche settimane anche i patrocini firmati dal Ministero degli Esteri e da quello per gli Affari regionali. Il tavolo così composto si mette al lavoro da subito e quell’estate vengono distribuite sui sentieri e lungo gli itinerari alpini migliaia di copie del primo opuscolo Pagina 23 che consiglia come affrontare la montagna in maniera responsabile. Alla base del progetto, infatti, non ci sono decaloghi o istruzioni per l’uso dell’ambiente, bensì la consapevolezza che la montagna sia una questione culturale e che quella cultura presupponga una base di preparazione del tutto personale e difficilmente codificabile. E il messaggio arriva, distribuito in migliaia di copie, dagli uomini e dalle donne che fanno riferimento agli enti interessati dal progetto con il coinvolgimento anche delle divise gialloblu dei volontari di protezione civile che non esitano a prestarsi a quell’azione. Il tutto nella convinzione che diffondere una cultura del rischio in montagna significhi diffondere una cultura del rischio ovunque, in qualsiasi luogo possa essere potenzialmente ostile all’incolumità delle persone. I primi mesi sono di straordinaria presa sulla popolazione. Questo simpatico e indovinato slogan girà nei rifugi d’alta quota, come sui quotidiani, come nelle emittenti televisive locali, come nei punti di promozione turistica: non si parla mai di montagna con accezione negativa, ma si parla della bellezza di andarci con tanta voglia di divertirsi ma anche con un occhio di riguardo ai rischi. In poche settimane il tavolo tecnico riunito da Scolari consolida le sue dinamiche e si lavora già in direzione dell’utenza invernale della montagna. Proprio da questo tavolo e dalle sue importanti presenze nascerà la base che, qualche mese più tardi, addirittura anticipando il legislatore, fornirà gli elementi condivisi al fine di elaborare la legge 363 del 2003, proprio in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali. Anche per questo motivo, a soli sei mesi dalla sua nascita, “In Montagna con i Piedi e con la Testa” è ospite speciale della giornata internazionale della montagna, celebrata a Roma, al Palazzo del Quirinale, l’11 dicembre di quell’anno. La delegazione brescia- Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, l’Assessore Corrado Scolari durante la premiazione del progetto “in montagna con i piedi e con la testa”, avvenuta nel salone d’onore del Quirinale L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia 11:28 Il Sistema 22-05-2009 2003 Libro Brescia 10-25ok 23 Libro Brescia 10-25ok 24 22-05-2009 11:28 Pagina 24 na - insieme ad altri quattro progetti italiani fra i quali il ritorno sul K2 a cinquant’anni dalla conquista targata Compagnoni Lacedelli - riceve, prima dalle mani del Presidente Ciampi, poi da quelle del Ministro Enrico La Loggia, il primo premio per l’eccellenza. Fra le motivazioni spiccano la rivoluzione culturale che ha ispirato il progetto e la capacità di coinvolgere la totalità degli enti che si occupano di montagna. Troppo ghiotta l’occasione, a quel punto, per non sfruttare la capitale come base di partenza delle iniziative invernali: ancora fresca del premio presidenziale, una carovana di mezzi, appositamente allestiti e personalizzati, parte nell’avventura di “Oversnow” carovana della montagna - che toccherà in una ventina di tappe tutte le località più importanti dell’arco alpino distribuendo l’opuscolo, prodotto con il testo della legge 363 e tirato in oltre un milione di copie. Quel giorno l’inviato del “Corriere della Sera” al seguito della carovana titolerà: “Montagna: Ciampi premia il modello Brescia”. E il rapporto con la stampa si rinsalda qualche settimana più tardi, quando, all’interno del Salone nazionale dell’emergenza, a Montichiari, la provincia promuove il convegno nazionale “Informazione e media” insieme all’ordine dei giornalisti della Lombardia, il più significativo sul territorio italiano. Accanto al capo dipartimento della protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, alla prima ufficiale di tante visite a Brescia, si confrontano tutti coloro che, da giornalisti e addetti ai lavori, si relazionano con le emergenze. Ne nasce una sorta di “patto di ferro” e comincia a passare il concetto che il mondo della stampa e dell’informazione non sia meno funzionale all’emergenza del mondo dei soccorritori. Il tema verrà ripreso più volte in altri momenti e in altri luoghi della nazione, ma il convegno bresciano Pagina 25 si ritaglia il merito di aver varato questo modello di confronto creando reciproca soddisfazione e delineando un “modus operandi” in grado di mettere in relazione e collaborazione due mondi diversi ma complementari, soprattutto in emergenza. L’approfondimento si svolge all’interno di uno dei primi “Saloni nazionali dell’emergenza” che la Provincia promuove con convinzione e forza insieme al Centro fiera del Garda, a Montichiari, importante polo fieristico lombardo. Scolari voleva non tanto una fiera fine a se stessa, ma un momento di incontro di caratura nazionale, all’interno del quale la protezione civile potesse diventare protagonista. Si parte con poche migliaia di visitatori, qualche esercitazione e alcune organizzazioni che si aprono alla popolazione, ma fin da quelle prime, embrionali edizioni si vede che la scommessa dell’assessore bresciano sarà presto vinta. Lo dimostrano l’interesse crescente e l’esigenza di trovare un momento di sintesi annuale in cui tutti gli elementi del puzzle possano riunirsi nello stesso luogo e affinare le dinamiche di interazione. I L’evoluzione della protezione civile in provincia di Brescia 11:28 Il Sistema 22-05-2009 2003 Libro Brescia 10-25ok 25