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BUSINESS E POTERE GLI
ORLÉANS IN SICILIA
PERSONE
Gli Orléans sono fra noi. Dopo il film documentario di Lidia Rizzo, Lo Zucco.
Il vino del figlio del re dei francesi, presentato a Venezia e poi a Terrasini,
ecco una pubblicazione di Gaetano Ennio Palmigiano, Gli Orléans a
Palermo, allo Zucco e a Chantilly dal 1808 al 1954 (edizioni Thule). Un
libretto smilzo, pieno di notizie e fotografie, che senz' altro riesce a incuriosire
su questa famiglia e i suoi contatti con la storia della Sicilia. Di certo, pur
rimanendo degli illustri sconosciuti gli Orléans sono entrati nel lessico
quotidiano: soprattutto per il loro palazzo in cui ha sede la presidenza della
Regione. E un po' anche per l' attigua villa con enormi ficus ed esotici
animali, in cui nei giorni di festa si portano i bambini a giocare. In pratica gli
Orléans sono diventati un toponimo: un po' come Tommaso Natale, che
prima di essere il nome di una borgata apparteneva a un protagonista della
Palermo del XVIII secolo. E, come sempre accade, a guardarli solo un po' da
vicino ci s' accorge che gli Orléans sono fra quelle famiglie che meritano tutta
la nostra curiosità. Il primo di loro a stabilirsi in Sicilia è il futuro re di Francia
Luigi Filippo, arrivato a Palermo il 20 giugno 1808. In Francia aveva fatto
parte della famiglia del re, ma nel 1808 è un povero esule alla ricerca di un
asilo sicuro. Siamo in piena età napoleonica, l' esule è figlio dell' unico
aristocratico di sangue reale che aveva sostenuto la repubblica: come se non
bastasse, aveva aggiunto "Egalité" al suo nobile nome. Anche Luigi Filippo
aveva giocato a fare il repubblicano. Ma il padre era stato ghigliottinato, e lui
s' era accorto che le sue idee non erano abbastanza avanzate per gli uomini
del Terrore. S' era allora rifugiato in Svizzera sotto falso nome, aveva
lavorato come insegnante. C' è da credere che le traversie ne avessero del
tutto calmato gli ardori repubblicani, e che fosse alla ricerca di un rifugio
consono al suo rango. Mentre è di passaggio a Messina Luigi Filippo scrive
una lettera molto rispettosa a re Ferdinando, in quel momento rifugiato a
Palermo per sfuggire i francesi di Napoleone: viene invitato a corte e dopo
poco più di un anno sposa la principessa Maria Amelia. Luigi Filippo diventa
presto un personaggio ingombrante. Vorrebbe mettersi a capo delle truppe,
pensa di fare del monte Pellegrino una fortezza inespugnabile come
Gibilterra. E un po' cospira con gli inglesi contro Ferdinando, Michele Amari
scrive: «È probabile che fosse agitato da ambizioni di comando e forse
anche di regno». La fortezza sul Pellegrino non si fa perché costa troppi
denari, e Luigi Filippo si ritira in sdegnoso silenzio. Forse è per questo che
amplia la proprietà portata in dote dalla moglie: le nuove terre vengono
messe a coltura, dalla tenuta della Real Favorita arrivano le piante per il
giardino. Il palazzo del Piano di Santa Teresa - l' attuale piazza Indipendenza
- dove gli sposi vanno ad abitare nel gennaio 1812, diventa il centro della vita
cultural-politico-mondana. Ma il 23 aprile 1814 la favola finisce. Il
comandante delle forze inglesi stanziate in Sicilia comunica a Luigi Filippo la
caduta di Napoleone: per giorni il palazzo resta illuminato a festa, poi le luci
si spengono. E nel luglio di quell' anno gli Orléans lasciano la Sicilia diretti in
Francia. C' è qualche strascico, perché quando Luigi Filippo diventa re dei
francesi a Palermo ci si aspetta un segno tangibile della sua riconoscenza.
Che non arriva. Allora matura il risentimento, e Michele Palmeri di Micciché
avrebbe scritto un opuscolo apposta per rinfacciargli come, grazie alle sue
manovre con i capi del Parlamento costituzionale, l' appannaggio di Maria
Amelia era stato cinque volte superiore a quello solitamente riservato alle
principesse borboniche. Henry d' Orleans duca d' Aumale, l' artefice della
tenuta dello Zucco, è il quarto figlio della coppia e nasce a Parigi nel 1822. A
otto anni ha la fortuna d' essere adottato dal ricchissimo principe di Condé,
circostanza che lo avrebbe reso uno degli uomini più ricchi del secolo. È un
uomo potente, molto temuto da Napoleone III. La Sicilia è uno dei suoi amori.
Dalla madre ha ricevuto in dono il palermitano palazzo d' Orléans con i
terreni circostanti, il feudo dello Zucco - nel territorio di Partinico - lo compra
.
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nel 1853 dal principe di Partanna: grazie ad acquisti successivi, alla fine la
tenuta conta circa seimila ettari e al suo interno si trovano boschi, case,
uliveti, ponti, trazzere e vigneti. Il duca d' Aumale ha personalità carismatica,
idee chiare, fiuto per gli affari. Decide di fare del feudo dello Zucco una
tenuta modello e ci riesce. Nel 1891 l' azienda fornisce un olio pregiato
utilizzando «nuovi perfezionati sistemi», e soprattutto produce migliaia di
ettolitri di vino. La tenuta riceve premi, vende benissimo, diventa la più
importante azienda vinicola di Sicilia: il vino invecchia nelle cantine di
Terrasini per cinque anni, divenendo un ottimo vino ad alta gradazione molto
richiesto all' estero. Poi dagli invasi sotterranei è trasportato a mare con una
sorta di viadotto, è caricato sui velieri. Oppure finisce sui vagoni che, ogni
giorno, partono dalla tenuta diretti in Francia. Sono anni faticosi ed esaltanti,
il duca d' Aumale è il protagonista di un' epopea che supera quella dei
sempre osannati Florio e non ha il bisogno psicologico di ostentare niente.
Lui non è un parvenu. Muore nella tenuta dello Zucco il 7 maggio 1897. Il
funerale è celebrato a Palermo, ma dalla Francia si affrettano a inviare una
corazzata per riportarne il corpo in patria.
AMELIA CRISANTINO
16 ottobre 2012
11 sez. PALERMO
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