INDICE
POSTER: Regione Emilia Romagna
Continuità assistenziale
119
L'ospedale interculturale
120
Percorso nascita
122
L'ottimizzazione dell'assistenza in una divisione di geriatria
124
La carta dei servizi: un piano per sviluppare negli operatori sanitari
una maggior attenzione all'utente e al processo di erogazione dei
servizi
125
Il centro giochi e il club degli amici di Ben
127
Miglioramento delle informazioni e dell'accoglienza ai cittadini
ricoverati e agli utenti ambulatoriali con un opuscolo informativo
129
Per una nascita più dolce
130
Qualità dell'assistenza sanitaria: il protocollo di accoglienza
dell'utente
132
La valutazione del servizio di ospedalizzazione domiciliare ai
pazienti oncologici terminali
133
La valutazione di un progetto di qualità attraverso la
soddisfazione degli operatori
134
Che fasto il pasto della festa! Ovvero con noi come con i Tuoi
136
Un diploma al merito ....ovvero: quanta fatica costa la dieta
137
Costruiamo una rete di informazioni che vada in direzione del
cittadino
138
Un percorso senza ostacoli: una guida per avvicinare gli utenti
alla struttura ospedaliera
139
Progetto interaziendale: Sicurezza della rete emiliano-romagnola
degli ospedali che promuovono la salute
141
Continuità delle cure per pazienti non autosufficienti ed
oncologici
144
Progetto "Praevidere"
146
Progetto "Videre"
148
Una ristorazione ospedaliera per una migliore qualità di vita
150
Ospedali senza fumo. Come stiamo lavorando?
151
La tutela delle lavoratrici madri nell' Ausl di Imola
153
Proposta di uno strumento per la corretta collocazione dei
lavoratori con giudizio di idoneità limitata nell'AUSL di Imola
154
INTERAZIENDALE:
CONTINUITA'
ASSISTENZIALE
Az. Bologna Sud. Az. Bologna Città, Az. Osp. Ferrara, Az. Modena, Az. Reggio
Emilia, Az. Piacenza, Az. Parma, Az. Osp. Parma. Az. Cesena, Az. Imola.
(Coordinamento del Progetto: Direzione Sanitaria, Ospedale di Carpi, Az. di
Modena)
PROGETTO
Le Aziende che aderiscono alla Rete Regionale Emilia Romagna "Ospedali per la promozione della
Salute", hanno definito l'avvio di sei Progetti Interaziendali: Sicurezza, Ospedale senza fumo,
Comfort/accoglienza, Alimentazione, Ospedale Interculturale, e CONTINUITA' ASSISTENZIALE.
Per quanto riguarda questa tematica, il Progetto definito persegue le finalità di coinvolgere l'utenza e
le diverse professionalità per:
- avviare situazioni di lavoro congiunto per la armonizzazione dei percorsi offerti e richiesti dal
cittadino in ambito sanitario
- pervenire alla definizione di protocolli diagnostico-terapeutici e percorsi assistenziali condivisi. Il
coinvolgimento e complessivo a livello Aziendale e rivolto alla cittadinanza e all'utenza attraverso
specifici momenti di informazione e partecipazione.
Il progetto centra la propria costruzione sulle situazioni di informazione e partecipazione del cittadino
alla definizione-realizzazione del Progetto, attraverso fasi si coinvolgimento progressive, fino alla
partecipazione alla definizione di specifici strumenti informativi. L'iniziale ipotesi di lavoro puo'
essere schematizzata in tre fasi:
•
Costruzione del "Clima di comunicazione-collaborazione" tra i Professionisti con la
realizzazione di strumenti, attraverso un lavoro comune, condotto dalle Direzioni Ospedaliere e
Distrettuali:
- offerta ai M.M.G. delle informazioni specifiche sulla peculiarità delle attività ospedaliere (attraverso
una "Guida all'Ospedale")
- offerta ai M. Ospedalieri delle informazioni specifiche sulla peculiarità delle attività dei M.M.G.
presenti sul territorio.
•
Definizione di strumenti informativi a favore di cittadini, Medici di Medicina Generale e Medici
Ospedalieri.
Gli strumenti informativi da predisporre sono sia relativi a specifici aspetti assistenziali, come ad
esempio per quanto riguarda l'opportunità di documentare da parte del M.M.G. la "proposta di
ricovero ospedaliero", sia ad aspetti organizzativi quali ad esempio tempi di attesa per specifiche
prestazioni, accessi di Pronto soccorso, ecc..
•
Costruzione di percorsi di collaborazione quali:
- definizione di modalità di audit durante il ricovero ospedaliero con coinvolgimento del M.M.G.
- Dimissioni Protette
- Accessi alla Struttura Ospedaliera (prestazioni e ricoveri)
- Protocolli diagnostico-terapeutici.
I risultati attesi sono fondamentalmente riferiti a:
•
aspetti organizzativi
organicità nell'offerta assistenziale con recupero di efficienza e gradimento da parte dell'utenza;
•
aspetti di salute
- maggiore linearità nei percorsi assistenziali con conseguente
- aumento di qualità nell'offerta
- aumento della consapevolezza sul proprio stato di salute da parte del cittadino, sulle modalità di
accesso ai servizi, sulle caratteristiche di offerta di servizio di singoli settori, ecc.
119
L'OSPEDALE INTERCULTURALE
Azienda U.S.L. di Bologna
Direttore sanitario: dott. Paolo Zucchelli
Via Castiglione, 29, 40124 Bologna tel. 051/6584805 fax 051/658.4923
Porsi il problema di un ospedale "interculturale" significa cogliere appieno la profonda mutazione
sociale che ha caratterizzato la crescita economica del nostro Paese nella seconda metà del 19° secolo:
da primo paese europeo d'emigrazione, a partire dagli anni 70, siamo divenuti primo paese
d'immigrazione del bacino del Mediterraneo e quarto paese d'immigrazione dell'Unione Europea (U.
Menozzi in "Quando l'immigrazione è familiare"- ed. Franco Angeli).
Anche se in questa sede non appare importante riportare dati, per confermare l'entità del fenomeno, a
cui la vicina guerra nei Balcani or ora conclusa può imporre una forte impennata, e opportuno
ricordare che, nonostante le misure restrittive adottate, nel nostro paese continua un afflusso di circa
50.000 immigrati regolari ogni anno, e, si stima, di un numero ben superiore di non regolari, a cui fa
fronte un consistente calo demografico dei residenti: si pensi che, secondo proiezioni attendibili, gli
italiani in età compresa tra 120 ed i 49 anni nei 2004 saranno ben 6.200.000 unità in meno rispetto al
numero rilevato nel 1988.
L'entità del fenomeno mette in evidenza come la struttura sanitaria sia oggi costretta a prendere in
considerazione i problemi che nascono dalla differenziazione delle richieste dei pazienti e, in
particolare da quelli provenienti da paesi "in via di sviluppo", che sono portatori di bisogni e culture
così differenziate fra loro e così diverse da quella dei paesi europei.
La fisiologia dell'attuale società italiana impone l'accettazione di culture anche radicalmente diverse
dalla nostra: culture che a volte, nei confronti dei processi di tutela della salute, portano ad
atteggiamenti e rapporti interpersonali che non consentono la piena comprensione ed adesione alle
"regole" dei servizi sanitari e delle regole istituzionali.
Molte Aziende sanitarie ed ospedaliere hanno già attivato Iniziative rivolte al miglioramento del
rapporto con i clienti immigrati. Si tratta di Iniziative importanti, di grande utilità nel facilitare gli
accessi alle strutture, ma che tuttavia si possono definire ancora sporadiche e marginali rispetto alla
complessità del problema, che va affrontato nella sua interezza e per tutte le implicazioni che
comporta.
L'obiettivo del nostro lavoro è quello di progettare un nuovo ospedale: un ospedale capace di mettersi
in discussione per proporsi in una visione dinamica e flessibile: un ospedale un po' meno statuario e
più luogo di convergenza di problemi posti non solo dalla condizione di salute di chi vi accede, ma
anche di problemi posti dall'intimità delle culture delle persone che vi fanno riferimento.
Un ospedale interculturale, insomma, che sia flessibile, capace di fornire risposte diverse ad un
medesimo problema; un ospedale che istituzionalizzi la cultura della diversità, che rispetti il diritto
alla diversità, che sappia fare della diversità una risorsa, ma che sappia divenire anche occasione di
integrazione e di crescita delle persone, in un rapporto chiaro con il suo cliente, in cui questi possa
sapere cosa lo attende e cosa non potrà ottenere.
Progettare un ospedale interculturale è un compito non facile, soprattutto se si vuole partire dalle
esigenze della minoranza di coloro a cui l'ospedale è destinato a dare risposte e se non si vuole
prescindere da una sostanziale condivisione di obiettivi e metodi da parte del personale coinvolto.
La necessità di definire un progetto organico è data anche dall'esigenza di superare la frammentazione
di iniziative già attuate in molte Aziende Sanitarie, per omogeneizzarle in un processo che deve
divenire sistema.
Senza trascurare quanto è stato realizzato, che in molti casi presenta caratteristiche di eccellenza,
vanno ripensati percorsi e metodi per l'accoglienza e l'assistenza degli immigrati, con il contributo di
120
chi già opera a contatto con la realtà dell'immigrazione ed è in grado di interpretarne le esigenze.
Il progetto può svilupparsi nell'articolazione illustrata nell'allegato 1 e dovrà affrontare le in via
prioritaria le tematiche illustrate nell'allegato 2.
E' indispensabile che sin dalle prime fasi si individuino tempi e modalità per realizzare il
coinvolgimento della dirigenza medica, e di tutto il personale infermieristico e tecnico, senza la
collaborazione dei quali, evidentemente, non sarebbe possibile raggiungere alcun risultato concreto.
Nelle strategie di sviluppo del progetto, si dovrà necessariamente tenere in grande considerazione un
percorso formativo per il personale, i cui contenuti dovranno essere individuati con grande cura: va
tuttavia premessa la necessità che attraverso tale percorso formativo si affronti anche un esame
comparativo delle diverse culture sanitarie, che, come la nostra del resto, trovano radici profonde non
solo nell'etica delle persone, ma anche nelle convinzioni religiose, nelle tradizioni locali e così via.
Tale esame dovrà attivare un processo di accettazione della diversità, ma dovrà anche mettere in
condizione l'operatore di calibrare le informazioni all'immigrato calibrate sulla visione che esso ha del
problema: il che consentirà l'instaurazione di relazioni forti tra operatore paziente immigrato con la
concreta possibilità che si attui nel soggetto interessato una adeguata accettazione da parte dello
straniero delle modalità e delle finalità della cura, che altrimenti potrebbe non comprendere e non
accettare.
In questo senso l'ospedale interculturale può divenire l'occasione per accelerare processi di
integrazione reale in un contesto sociale non sempre disposto alla tolleranza e alla solidarietà. Far
capire la nostra cultura sanitaria, i nostri metodi ed ì nostri obiettivi, senza imposizioni, senza
coercizioni significa attivare un processo di crescita che comunque non deve escludere la nostra
capacità di capire, cogliere e fare nostro quanto di positivo la conoscenza di altre "verità" può
proporci.
Allegato 1 e 2
A cura del gruppo di lavoro “Ospedale interculturale”
Dott.ssa Cristina Sonetti - Dirigente medico 1° livello - Direzione Sanitaria Azienda Ospedaliera di
Parma
Dr. Ferruccio Braibanti - Responsabile U.O. “Comunicazione, relazioni esterne e URP” - Direzione
Generale - AUSL di Piacenza
Dott.ssa Carolina Cuzzoni - Dirigente medico 1° livello - Direzione Sanitaria P.O. di Piacenza
Dott.ssa Rita Dall'Ovo - Dirigente medico 1° rwello - Medicina d'Urgenza Azienda Ospedaliera di
Parma
Sig.ra Mirella Morsia - Ostetrica - Day Hospital Clinica Metrico-ginecologica Azienda Ospedaliera di
Parma
Sig.ra Giuliana Smaldone - Dirigente Ufficio Infermieristico - Ospedale Bentivogiio Azienda USL di
Bologna Sud
Coordinatore
Dott.ssa Giovanna Vittoria Dallari - Dirigente medico 1° livello - Direzione Sanitaria Azienda USL di
Bologna Città
121
PERCORSO NASCITA
Giovanna Dallari
GRAVIDANZA ACCERTATA
PRENOTARE
ACCEDERE
FARE VISITA
ACCEDERE AL PRONTO SOCCORSO
RITORNARE
a) sala travaglio =>
b) => sala parto/sala operatoria => degenza puerperio
c) degenza=> sala travaglio => sala parto => degenza puerperio
DIMISSIONE
QUALITA' DEL PERCORSO NASCITA
CLIENTI
DATI
1) domanda
2) modalità erogative
- di struttura
- di attività
OPERATORI
INDICA TORI
1) struttura (strutture, personale, attività
tecnologie)
2) cultura
3) modalita' organnizzative
-di attivita'
-di risultato
¾
¾
¾
¾
¾
¾
¾
Esplicitare il percorso nascita offerto dall'AUSL
analizzare la situazione relativamente alle varie tappe individuare le criticità rilevanti
formulazione proposte alternative per la soluzione (punti di forza punti di debolezza)
definire le attività in cui e' possibile attuare un'attività di miglioramento
scegliere le proposte condivisa
definire le tappe dei percorsi ottimali
decidere gli obiettivi e le attività da erogare
Punti di forza
1) Progettazione comune tra operatori territoriali ed ospedalieri.
2) Forte adesione e partecipazione attiva degli operatori.
3) Si è già determinato un cambiamento culturale
4) Maggiore definizione e riconoscimento dei ruoli effettivamente svolti
5) Scelta di soluzioni operative innovative.
Punti di debolezza
1) Relativa mancanza di dati specifici.
2) Possibili stakeholders interni.
3) Mancata conoscenza della sede futura dei reparti ospedalieri.
4) Gravoso impegno per l'innovazione assunto su base volontaria, oltre alle normali attività di
servizio.
Gruppo Satellite Linee Guida
Coordinatore dott. Carlo Villa
122
Partecipanti: Dallari, Lesi, Mazzantí, Nascetti, Opessi, Tirelli.
•
Reperire ed analizzare le Linee Guida esistenti
•
Analizzare le Linee - Guida regionali e confrontarle con la letteratura recente.
•
Reperire i dati di attività e di costo per i singoli interlocutori aziendali.
•
Individuare i problemi tecnico-organizzativi connessi con l'adattamento e l'implementazione
locale.
Gruppo Satellite Ecografie
Coordinatore dott. Nicola Romeo
Partecipanti: Giusti, Mangiafico, Nardi, Pluchionotta.
• Reperire ed analizzare le Linee Guida e la letteratura recente.
• Reperire i dati di attività e di costo per i singoli interlocutori aziendali.
• Definire quali sono gli standards di qualità tecnica ed organizzativa che l'AUSL deve garantire.
Gruppo Satellite Corsi di Preparazione al Parto
Coordinatore Ost. Patrizia Girotti
Partecipanti: Cutini, Dazzani, Del Serto, Michelotti, Santini, Trombetti.
E' già stata eseguita l'indagine aziendale.
•
Definire gli obiettivi dei corsi.
•
Esplicitare gli elementi fondamentali che concorrono a realizzare gli obiettivi generali.
•
Elaborare proposte tecnico - organizzative per razionalizzare/riorganizzare i corsi esistenti.
•
Definire i costi dei corsi a livello aziendale.
•
Impostare un sistema di raccolta dati per valutare i risultati ottenuti nel breve, medio e lungo
periodo.
123
L'OTTIMIZZAZIONE DELL'ASSISTENZA DI UNA DIVISIONE DI GERIATRIA
C. Berti, E. Catti, I. Catozzi, A. Scatigna, A. Tedeschi, D. Zanzi, V. Carnuccio, L.
Fauni - Ospedale di Bentivoglio Az. Usl Bologna Nord
Nella Divisione di Geriatria dell'Ospedale di Bentivoglio, si e' cercato di migliorare la qualita'
dell'assistenza con la personalizzazione e l'umanizzazione degli interventi assistenziali, rivolgendo
attenzione all'intero contesto, dove avvengono le cure ospedaliere rendendolo il piu' simile possibile
alla " realtà di vita" del cittadino ricoverato. La divisione e' stata ristrutturata circa 4 anni fa ed e' una
delle strutture più nuove e accoglienti dell'Ospedale. All'ingresso del reparto e' situato il soggiorno:
ambiente molto luminoso, arredato con poltroncine e tavoli, adorno di piante, dotato dì televisione e
di riviste. In totale sono presenti 12 camere con servizi igienici annessi, attrezzati di ausili di
appoggio. Le camere sono provviste di due I tre letti regolabili in altezza ed articolati. Al bisogno,
vengono utilizzati materassi antidecubito: ad aria, ad acqua fluttuante ed in materiale sintetico
flessibile/traspirante. Ogni letto e' provvisto di apparecchio telefonico. Sopra la testata del letto si
trova "il canale luce e mass media" munito di apposito interfono che permette una comunicazione
diretta con la guardiola degli infermieri, consentendo al malato di comunicare in maniera pi diretta i
propri bisogni. Ogni malato dispone di un comodino dotato di ruote, provvisto di un piano superiore
girevole e regolabile in altezza, un cassetto a scomparti, una parte inferiore con ripiani ed un
portabottiglie laterale. Nella stanza sono presenti: una armadio provvisto di serratura a chiave per
ogni paziente, un tavolo a tre posti con le rispettive sedie. Nella zona centrale del reparto e' presente
un ulteriore bagno provvisto di un lavandino regolabile in altezza che consente il lavaggio dei capelli
e una barella doccia per le cure igieniche dei ricoverati non autosufficienti. Il reparto e' dotato di una
cucinetta provvista anche di uno scaldapiatti e di copripiatti termici. Sono presenti sedie fornite di
braccioli, poltrone e carrozzine con lo schienale reclinabile, munite di poggiapiedi e di tavolino per
favorire una corretta postura. Nel caso di pazienti obesi o con gravi deficit neurologici viene utilizzato
un solleva-persona mobile. Avvalendosi dei mezzi a disposizione e del personale in dotazione (1
caposala, 13 infermieri, 3 operatori tecnici addetti all'assistenza, 3 ausiliari) si e' cercato di ottimizzare
alcuni aspetti dell'assistenza, non dimenticando che l'obiettivo principale e' di rendere o mantenere
autonoma, il più possibile, la persona anziana, Particolare attenzione e' rivolta all'aspetto della cute
delle zone soggette a pressione, a tal fine nella nostra divisione, quando il paziente viene ricoverato sì
procede a fotografare le aree in fase di ulcerazione per seguire l'evoluzione e l'efficacia dei trattamenti
intrapresi. Il giorno della dimissione, le zone vengono nuovamente fotografate e tale materiale viene
archiviato nella cartella clinica del paziente. In accordo con il personale medico, la visita viene
effettuata senza rimettere a letto i degenti precedentemente alzati. La terapia riabilitativa viene
erogata da fisioterapisti nella palestra ubicata all'interno del reparto. Ad ogni degente viene
consegnato un opuscolo informativo, dei servizi erogati dall'ospedale e delle peculiarità del reparto,
con allegato un questionario che permette di valutare il grado di soddisfazione del cittadino
ricoverato. Si è cercato pertanto di migliorare alcuni aspetti del servizio alberghiero e quindi uno dei
momenti della giornata più importanti, soprattutto per gli anziani, in linea anche con quanto stabilito
nei principi contenuti nella Carta dei Servizi sanitari, riguardanti l'umanizzazione e la
personalizzazione della degenza. Settimanalmente, viene organizzato un meeting a cui partecipano: il
personale della palestra, la caposala, gli infermieri e i medici dove vengono affrontati i problemi dei
pazienti sottoposti ad un programma riabilitativo e si effettua un aggiornamento dello stato di salute
dei ricoverati. In tal modo si ha la possibilità di confrontarsi e di sviluppare una migliore
comunicazione tra operatori. Il supporto per raggiungere tutto questo e' dato dai corsi di
aggiornamento specifici sul miglioramento della qualità dell'assistenza ai quali il personale
dell'equipe ha partecipato.
124
LA CARTA DEI SERVIZI: UN PIANO PER SVILUPPARE NEGLI OPERATORI
SANITARI UNA MAGGIOR ATTENZIONE ALL'UTENTE E AL PROCESSO DI
EROGAZIONE DEI SERVIZI
L.Fauni - L. Bichecchi - M.Rasi - C. Cossarini - M. Melloni - M. Luvieri - L.
Rizzoli-P.Mazzacurati -C. Berti- R. Vincenzi- E.Zoni - E.Bonzagni-G. SmaldoneE.Maini- R.Attanà - Ospedale di Bentivoglio-Azienda USL Bologna Nord
La Carta dei Servizi può essere definita come un "patto con i cittadini attraverso il quale la USL o
l'Azienda ospedaliera si impegna ad assicurare il rispetto di standard di quantità e qualità del Servizio,
ad informarne i cittadini e ad una verifica costante su quanto promesso, con particolare riguardo al
grado di soddisfazione dell'utente". La Carta dei S. può dunque essere considerata come il punto di
arrivo di un lungo processo normativo, finalizzato al rinnovamento dei rapporti fra la Pubblica
Amministrazione e i cittadini e come tale richiede di essere gestito con attenzione e responsabilità da
parte degli operatori di tutti i livelli istituzionali. E' compito di ciascuna Azienda "personalizzare" la
Carta dei S. applicandone i principi e le metodologie, tenendo conto delle caratteristiche specifiche
dei servizi forniti, dell'utenza di riferimento e delle tecnologie disponibili. La Carta dei S., infatti,
deve essere intesa come un processo dinamico in continuo sviluppo e deve essere l'inizio di una
qualificazione dei Servizi da sviluppare nel tempo con il controllo e la collaborazione dei cittadini e
delle loro organizzazioni, secondo il modello dell'analisi partecipata della qualità (A.P.Q.). Inoltre,
possiamo considerarla come uno dei mezzi più idonei per sviluppare nell'Azienda la teoria della
"Total Quality" che, come é noto, è finalizzata alla qualità e al miglioramento continuo dei Servizi,
attraverso la partecipazione attiva di tutti gli operatori e mira alla soddisfazione dell'utente. Ed è in
questa logica che la Direzione Sanitaria ha aderito al Gruppo di progettazione della Carta dei S. ed ha
avviato un'attività di supporto e coordinamento al processo di costruzione e adozione della Carta dei
S. con l'obiettivo finale di realizzare una politica di qualità dalla pare dell'utente. Per garantire
un'articolazione organizzativa, un sistema di monitoraggio, un meccanismo di integrazione tra le
diverse Unità Operative dell'Ospedale e tra l'Ospedale e il Gruppo di progettazione è stato individuato
un responsabile di coordinamento. Il punto di partenza è stato il coinvolgimento attivo degli operatori,
medici e non, delle Divisioni e dei Servizi dell'Ospedale e l'identificazione di almeno due referenti,
dei quali uno medico e uno non. Infatti, l'individuazione di una serie di fattori, di indicatori e di
standard di "buona" qualità deve avvenire da parte di esperti delle varie professioni nelle specifiche
competenze, ricavati dalla letteratura, dallo "stato dell'arte", dall'esperienza professionale. Per
assicurare la diffusione del metodo suddetto, gli operatori hanno aderito al percorso formativo
proposto dall'Ufficio Qualità dell'Azienda. Al termine del corso, sono stati avviati incontri tra il
responsabile di coordinamento e i referenti della Carta dei S. per esprimere alcune impressioni,
formulare alcune osservazioni e discutere gli aspetti metodologici per la stesura delle singole Carte.
Successivamente, i referenti hanno sensibilizzato e coinvolto gli operatori per fissare i fattori, gli
indicatori e gli standard in modo da favorire l'accesso degli utenti ai Servizi e da consentire un miglior
trattamento dei cittadini che si rivolgono alla Struttura. Inoltre, è stata effettuata l'attività formativa
"L'umanizzazione dell'ambiente ospedaliero e la personalizzazione dell'assistenza" condotta da un
Docente del Dipartimento di sociologia dell'Università di Bologna. Gli obiettivi del corso sono stati
quelli di fornire al personale nozioni sul significati di personalizzazione ed umanizzazione, sulle
modalità di utilizzo degli indicatori di qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie relativamente
alla personalizzazione ed umanizzazione dell'assistenza come sancito dal D.L.502/92 e D.L.517/93.
TAPPE DEL PERCORSO: adesione al Gruppo di progettazione della Carta dei S.; individuazione
di un responsabile di coordinamento; sensibilizzazione e coinvolgimento degli operatori;
identificazione di almeno due referenti per ogni Unità Operativa, di cui uno per l'area medica e uno
per l'area comparto; partecipazione al corso formativo dei dirigenti e dei referenti delle U.O.; raccolta,
coordinamento e omogeneizzazione dei fattori, degli indicatori e degli standard sia a livello
ospedaliero che aziendale; diffusione della Carta dei S. tra gli operatori delle U.O.; distribuzione
sistematica della Carta dei S. ai cittadini ricoverati e agli utenti dei vari Servizi; valutazione del grado
di soddisfazione dei cittadini con la somministrazione periodica di questionari; predisposizione di
ulteriori azioni di miglioramento. La Carta dei S. è una grande occasione che si presenta a tutto il
Settore della Sanità per un "follow-up" completo circa il proprio grado di efficienza ed economicità di
125
gestione dell'erogazione di prestazioni e servizi circa la corretta impostazione manageriale della
propria struttura. I risultati che si reputano di conseguire sono: qualità e miglioramento continuo dei
servizi da offrire ai cittadini; semplificazione delle procedure; fornire corrette informazioni ai cittadini
utilizzando un linguaggio comune: rispondere alla domanda sanitaria con un'organizzazione flessibile,
capace di coniugare efficienza ed efficacia; migliorare il grado di soddisfazione degli utenti ;
partecipazione di tutti gli operatori dell'ospedale, e più in generale dell'Azienda, alla realizzazione di
prestazioni sanitarie più adeguate alle esigenze degli utenti; stimolare gli operatori ad una nuova
cultura e professionalità; maggiore attenzione agli utenti cercando di umanizzare e personalizzare le
attività sanitarie, facendo leva sulla qualità dei rapporti interpersonali: maggiore responsabilizzazione
degli operatori nelle scelte gestionali e nelle pratiche sanitarie considerando i limiti delle risorse a
disposizione, le aspettative ed i bisogni dei cittadini
INDICATORI:
N° operatori per u.o. coinvolti nell'elaborazione della carta / n° u.o. dell'ospedale standard: almeno 2
operatori per ogni unità operativa
N° u.o. che distribuiscono la carta dei s. agli utenti / n° u.o. dell'ospedale standard: 100%
N° carte dei s. distribuite in un mese in ogni u.o. / n° utenti che affluiscono ad ogni u.o. Standard:
90%
Grado di soddisfazione degli utenti sul servizio ricevuto lo strumento utilizzato è un questionario,
distribuito periodicamente agli utenti.
126
IL CENTRO GIOCHI E IL CLUB DEGLI AMICI DI BEN
M.Conti-M.Luvieri-F.Belsito-E.Zarri-E.Zoni-L.Fauni
Azienda Usl Bologna Nord
Obiettivi: migliorare la qualità della vita dei bambini ricoverati all'interno della Divisione di Pediatria,
offrendo un valido aiuto e un sostegno psicopedagogico alle famiglie nella gestione della malattia;
migliorare l'immagine della struttura ospedaliera pubblica, rendendola più visibile e vicina ai bisogni
della popolazione. L'esperienza di un ricovero ospedaliero può rappresentare un momento traumatico
per gli adulti e a maggior ragione può esserlo per i bambini. Attualmente quasi tutti questi ricordi
negativi possono essere superati dai bambini che si trovano ricoverati nella Divisione di Pediatria.
Infatti, grazie alla volontà degli operatori sanitari della Divisione e della Direzione Sanitaria si è
attivato già dal 1996 il "Club degli amici di Ben", con lo scopo di creare uno spazio proprio dei
bambini, in cui si può giocare, leggere e colorare. Ben è il logo adottato dalla Divisione, un simpatico
draghetto verde, ricoperto di bolle rosse, proveniente dal fossato del Castello di Bentivoglio, che,
trovatosi anch'esso ricoverato con i suoi amici bambini, ha saputo trasformare la pediatria in un luogo
piacevole dove soggiornare e trascorrere le ore della malattia. Come? Rivisitando il percorso che fa il
bambino al momento del ricovero d'urgenza, dal Pronto Soccorso alla Divisione, cercando prima di
tutto di rendere più gradevoli gli ambienti di tale percorso abbellendoli con murales dei personaggi
dei cartoni animati. Inoltre, nelle camere di degenza è stata sostituita la denominazione attraverso i
numeri con quella dei personaggi fantastici del Club,proprio per cercare di dare ai bambini ricoverati
subito un impatto diverso e più festoso al momento del ricovero, ritrovando i personaggi del proprio
vissuto di bambino. Ecco come sono nate le camere dei Puffi, degli Aristogatti, della Banda
Bassotti…. Questi personaggi sèrvono anche per il riconoscimento dei luoghi di degenza da parte dei
bambini più piccoli, che non riconoscono le lettere ed i numeri. La fase delicata dell'accoglienza nella
Divisione è stata particolarmente curata: ad ogni piccolo viene consegnato dall'operatore sanitario un
Kit di benvenuto. Esso contiene la tessere d'iscrizione al Club con il logo e un diario sul quale il
bambino potrà annotare tutte le attività a cui ha preso parte. Inoltre, si è realizzato un percorso ad hoc
per i bambini ricoverati dal Pronto Soccorso al reparto: è stato affrescato l'ambulatorio pediatrico del
Pronto Soccorso con alcune scene di Willy il coyote ed è Ben che accompagna con le sue orme i
bambini fino al reparto. E' stato organizzato un vero e proprio Centro Giochi e sono state allestite due
salette. La sala ludoteca, dove i bambini possono giocare liberamente negli angoli attrezzati e fornirsi
di libri, essendo attivo un "servizio prestito" durante il periodo del ricovero; la sala TV, utilizzata non
solo per la proiezione di videocassette, ma soprattutto come spazio dove hanno luogo le attività di
carattere educativo, promosse da due operatrici ludiche che si alternano, sollevando i familiari
dall'impegno costante dell'assistenza e permettendo loro di assentarsi per qualche ora. E' nata così
l'idea di quella parte del progetto che abbiamo appellato "Creiamo insieme", che prevede anche la
realizzazione, utilizzando materiali poveri ed insoliti, di manufatti che i bambini porteranno a casa al
momento della dimissione. Tutte queste attività seguono una programmazione mensile coadiuvata
dalla coordinatrice pedagogica presente nel Centro giochi e si adattano anche alla diversa età dei
piccoli ricoverati, che varia di settimana in settimana, nonché alla più ampia partecipazione da parte
dei familiari ed amici. A tal fine, preme segnalare che costoro possono restare con i bambini
ricoverati durante tutta la giornata, infatti la Divisione di Pediatria è stata la prima a suggerire lo
spunto per la elaborazione del progetto "Ospedale aperto", che prevede la possibilità di visitare i
propri familiari o amici durante tutta la giornata, salvo una ristretta fascia oraria al mattino per le
attività mediche. Inoltre, si prevede la realizzazione di un opuscolo informativo "a fumetti", redatto
con l'aiuto del personale sanitario, da consegnare ai piccoli, dove saranno presentati gli operatori
sanitari e spiegate le attività diagnostiche e terapeutiche. Oltre a ciò, è allo studio la creazione di una
scheda di gradimento del ricovero ospedaliero per i bambini, da compilare attraverso lo strumento del
disegno. E' stata realizzata anche una videocassetta dove Ben spiega ai suoi piccoli amici quello che li
aspetta, cercando di sdrammatizzare luoghi e personaggi del mondo ospedaliero. Altra iniziativa
realizzata è quella intitolata "Pranziamo insieme" che ha permesso la creazione di un vero fast-food
presso la Divisione di Pediatria. Infatti, ai bambini che non hanno impedimenti di carattere medico è
consentito accedere ad una sala che è stata allestita con tavolini pieghevoli, tovaglie variopinte, vassoi
e stoviglie decorate con immagini che richiamano il tipico menù dei fast-food. Identiche allegorie
127
sono state raffigurate anche sulle pareti e sulla vetrata che delimitano la sala, dove i piccoli possono
consumare il pasto insieme alle operatrici ludiche, anche in assenza dei genitori. Per di più, se ad un
bambino ricoverato accade di festeggiare il compleanno durante il periodo del ricovero, le operatrici
ludiche, in collaborazione con gli operatori della cucina ed il personale sanitario della Divisione,
organizzano una vera festa di compleanno, durante la quale viene anche tagliata la classica torta,
confezionata dai cuochi dell'ospedale e consegnato un piccolo gadget. Inoltre, l'Ospedale ha aderito
alla creazione di un organizzazione denominata "Centri gioco in rete", che sarà operativa nel biennio
1999-2000, sulla base di quanto sancito dalla Legge n.285 del 1998 e che vedrà coinvolto in maniera
attiva anche il centro gioco ospedaliero.
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"MIGLIORAMENTO
DELLE INFORMAZIONI E DELL'ACCOGLIENZA AI CITTADINI
RICOVERATI E AGLI UTENTI AMBULATORIALI CON UN OPUSCOLO INFORMATIVO"
L.Fauni-L.Bichecchi- M.Rasi- C. Cossarini- M.Melloni- M.Luvieri- L.RizzoliP.Mazzacurati- C.Berti- R.Vincenti- E.Zoni - E.Bonzagni- G.Smaidone- E.Maini- R.Attanà.
Ospedale di Bentivoglio-Azienda USL Bologna Nord
Obiettivo: garantire l'umanizzazione degli interventi, a partire dalla personalizzazione del momento
di accoglienza in Ospedale in quanto è il preludio di una maggiore attenzione complessiva, al
cittadino che accede alla struttura sanitaria, con il coinvolgimento di tutti gli operatori dell'Ospedale.
La mancanza di uno strumento di informazione per il paziente ricoverato e per l'utente ambulatoriale
sulle modalità di accesso, sulle peculiarità del Servizio o della Divisione, sugli orari, ecc. è il
problema alla base del progetto elaborato dagli operatori delle Divisioni, dei Servizi e della Direzione
Sanitaria. La metodologia adottata è quella prevista dalla V.R.Q. e quindi il primo passo compiuto è
stato quello di costituire un Gruppo di lavoro che ha elaborato il prototipo dell'opuscolo e
successivamente, in ogni Divisione e Servizio, è stato formato un sottogruppo per completare con le
peculiarità tipiche il pieghevole. Tale opuscolo verrà distribuito e illustrato a tutti i cittadini al
momento dell'ingresso in Reparto o dell'accesso al Servizio da parte degli operatori. Esso sarà inserito
nella "Guida" ospedaliera che contiene informazioni di carattere generale e completato dalla Carta dei
Servizi. L'opuscolo è stato allestito con le seguenti voci: generalità del Primario, della Caposala o del
Capotecnico; caratteristiche della camera di degenza o del Servizio: caratteristiche dell'unità del
paziente; oggetti personali necessari al degente durante il ricovero o per l'effettuazione di esami
diagnostici o prestazioni terapeutiche ; diario giornaliero del degente; visite di parenti e amici;
colloquio con i medici; dimissioni dalla Divisione; consegna di referti ; successivi controlli e
prenotazioni. Il progetto che fa parte di un più ampio programma di Qualità dell'Ospedale, nasce da
un'analisi particolareggiata dei bisogni informativi degli utenti ed è una valida dimostrazione della
volontà degli operatori sanitari di instaurare un nuovo clima nei rapporti con gli utenti.
Tappe del percorso: sensibilizzazione degli operatori sanitari al problema; costituzione di un Gruppo
di lavoro; formulazione di protocolli per uniformare le modalità di informazione verbale e non;
elaborazione di un prototipo dell'opuscolo informativo; integrazione con la guida ospedaliera e con la
Carta dei Servizi; esposizione del progetto all'Ufficio Qualità e al Gruppo di Progettazione della Carta
dei Servizi; realizzazione dei singoli opuscoli e distribuzione
La semplicità della soluzione, i benefici che i cittadini ne possono trarre e l'entità numerica dell'utenza
coinvolta dimostrano come l'iniziativa possa essere facilmente replicabile anche in altre realtà.
La necessità di elaborare un progetto di Qualità con lo scopo di favorire una "buona
ospedalizzazione", migliorando, in modo particolare il momento dell'accoglienza del cittadino è nata
dalle seguenti esigenze: necessità di migliorare ed integrare le informazioni erogate ai cittadini e ai
familiari; bisogno di arricchire la funzione di accoglienza del cittadino; esigenza di rispondere con
maggior consapevolezza alle cause dell'insicurezza e dell'insoddisfazione dell'utente; necessità di
sensibilizzare tutti gli operatori a fornire informazioni utili, chiare e precise
I risultati che si ritiene di poter conseguire sono: una corretta accoglienza del cittadino; facilitare
l'interazione tra utente e struttura ospedaliera; personalizzazione dell'informazione all'utente;
migliorare il grado di soddisfazione dei cittadini; maggior sensibilizzazione degli operatori
Indicatori di Verifica: per la valutazione è stato formulato un questionario per sondare la necessità o
meno di aumentare e migliorare le informazioni, esso verrà utilizzato sia prima che dopo la
divulgazione dell'opuscolo. Il questionario è stato precedentemente concordato ed elaborato dal
Gruppo di lavoro. Complessivamente sono stati distribuiti n° 100 questionari ai cittadini ricoverati o
ai parenti di I° grado e agli utenti ambulatoriali. Dalla valutazione dei risultati è emersa una
inappropriatezza degli strumenti informativi fino ad allora utilizzati.
L'indicatore sottoriportato permette di verificare in che misura la struttura ospedaliera fornisce le
informazioni preventive, utili all'utente e ai suoi familiari (Protocollo di sperimentazione degli
indicatori del D.M. 15.10.1996)
n° u. o. che distribuiscono gli opuscoli ai ricoverati e-o famil./ n° u.o. dell'ospedale - standard 100%
n° operatori per u.o. coinvolti nell' elaborazione dell'opuscolo/ n° u.o. dell'ospedale - standard 2
operatori per ogni u.o.
n° opuscoli distribuiti in un mese in ogni u. o. / n° utenti di ogni u. o. - standard 80%
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PER UNA NASCITA PIÙ DOLCE
G.Bergo- M.Bertuzzi- V.Gnan- T.Zucchi
Ospedale di Bentivoglio-Azienda USL Bologna Nord
Obiettivo: miglioramento delle condizioni di umanizzazione del parto e della nascita, anche in
riferimento alla ridefinizione dei modelli clinico-assistenziali, strutturali ed organizzativi. "La
gravidanza non è una malattia ma anzi un periodo della vita della donna che esprime potenzialità e
salute e che va quindi vissuto con serenità, tranquillità e fiducia..." Tuttavia, ogni donna vive la
gravidanza , il travaglio ed il parto in modo differente per l'influenza di alcuni fattori, quali: la cultura,
il ceto sociale, il carattere, il modo di essere, il bagaglio di conoscenze. L'esperienza vissuta in questi
momenti è di estremo valore nella vita di una donna tanto che ricorderà per molto tempo e con grande
chiarezza i particolari e i sentimenti provati. Infatti, una donna che partorisce serenamente vivrà con
un diverso stato d'animo il rapporto con il proprio bambino. A questo evento, la donna ed il suo
partner si preparano con diverse modalità: leggendo riviste o libri, interessandosi alle esperienze
altrui, partecipando ai corsi di preparazione al parto e alla nascita. Anche nella nostra Azienda si
organizzano questi corsi durante i quali è possibile confrontarsi con altre coppie, discutere con gli
operatori dei vari problemi che interessano e imparare quelle tecniche di rilassamento che si
rileveranno particolarmente utili nel momento del parto. E' molto importante che la donna sappia cosa
accadrà, che conosca gli strumenti e le tecniche che verranno usate. Le ostetriche che operano presso
la Divisione di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale hanno avvertito l'esigenza di ascoltare e
soddisfare maggiormente, rispetto al passato, i desideri ed i bisogni delle donne prossime al parto. A
tal fine, già da alcuni anni, si è cercato di migliorare la qualità dell'evento "nascita" e del rapporto
madre-bambino, senza trascurare i vantaggi che offre la tecnologia. La struttura della Divisione di
Ostetricia prevede cinque stanze di degenza, dotate di servizi igienici e provviste di due posti letto,
separati da una tenda per garantire una maggior privacy. Le camere sono fornite di un impianto di
climatizzazione, sono luminose e tinteggiate con colori tenui. Ogni letto è dotato di un apparecchio
telefonico che permette solo di ricevere chiamate dall'esterno, ciò consente alle partorienti di
mantenere i contatti con i propri familiari. Inoltre, le stanze di degenza sono attrezzate in maniera tale
da consentire la sistemazione della culla a fianco del letto e sono provviste di un fasciatoio
accuratamente corredato di tutto l'occorrente per le cure igieniche al neonato. All'ingresso del reparto
è situata una stanza adibita a Day-Hospital dove le gestanti accedono durante o al termine della
gravidanza per eseguire gli opportuni accertamenti. In fondo al corridoio centrale del reparto, è
ubicata la sala travaglio "tradizionale" provvista di un letto articolato, una poltrona dallo schienale
reclinabile, due cardiotocografi di cui uno con telemetria. Adiacente a questa stanza vi è la sala parto
fornita di due letti da parto che all'occorrenza si trasformano in due sedie, lo "sgabello olandese" e
una barra attrezzata per la rianimazione: una tenda divisoria consente di mantenere un minimo di
riservatezza. Inoltre, è presente "l'isola neonatale" per le prime cure al neonato. Non solo, il travaglio
ed il parto possono avvenire nella stanza "arcobaleno", arredata come una comune camera da letto,
per cercare di ricreare un ambiente il più possibile familiare. Nella stanza sono collocate: una "vasca
da parto" per il travaglio ed un armadio che cela l'attrezzatura per l'eventuale rianimazione neonatale.
Infine, a lato della stanza è situata la nursery fornita di un fasciatoio e relativa lampada riscaldante,
una vasca per l'effettuazione del primo bagno al neonato e le culle. L'annuncio dell'evento è peculiare:
infatti, oltre al "fatidico fiocco" appeso alla porta della stanza, viene attaccato alla culla un cartoncino
su cui è disegnato un neonato paffutello e un gattino dove viene scritto il nome del bambino ed il
peso. Tutto ciò per rendere la struttura gradevole, confortevole, ma anche sicura ed attendibile, nel
massimo rispetto della privacy e dell'umanizzazione. Per migliorare le condizioni di umanizzazione
del parto è consentito il libero accesso alla zona travaglio/parto della persona con cui la donna vuole
condividere questo momento. Vi è la possibilità di trascorrere il travaglio nel modo in cui la donna
desidera: in piedi, seduta, camminando, nella stanza “arcobaleno” o in vasca che è tanto profonda da
consentire una immersione completa. Tale metodo accelera, favorisce il travaglio e la donna ne ricava
un beneficio in quanto le contrazioni uterine si sopportano maggiormente. Se la donna lo desidera, ha
la possibilità di eseguire il travaglio ed il parto in analgesia peridurale; tale possibilità viene valutata
dall'anestesista che seguirà la donna durante tutto il periodo. Anche nel caso di parto cesareo viene
preferita l'anestesia locoregionale che consente la partecipazione della donna all'evento.
130
Indipendentemente dalle modalità del parto, la mamma viene incoraggiata e sostenuta ad allattare al
seno quanto prima possibile per le note caratteristiche insostituibili del latte materno.
L'organizzazione della Divisione garantisce il diritto dei genitori all'accudimento e al rapporto
immediato e permanente con il bambino, assicurando l'attuazione generalizzata del "rooming-in". A
tal fine è stato liberalizzato l'orario di accesso al reparto per i papà e per i fratellini e/o sorelline. Gli
operatori della Divisione hanno attivato una collaborazione con l'Istituto di Immigrazione di Bologna
per realizzare un menù rispondente alle diverse esigenze delle utenti ricoverate nel rispetto delle
diverse etnie. Al momento del ricovero viene consegnata all'utente la “carta del menù”, tradotta in
diverse lingue: italiano, inglese, francese ed arabo, che sarà compilata secondo le preferenze della
donna stessa. E' possibile una dimissione precoce, assicurando gli screening neonatali e l'assistenza
domiciliare al puerperio garantita dalle ostetriche che operano nei Consultori dell'Azienda. Le
informazioni, su quanto detto, sono contenute in un opuscolo che viene distribuito durante i corsi di
preparazione al parto e nei Consultori. La necessità di affrontare l'evento nascita con spirito diverso e
mentalità nuova, rispettando la dignità e le radici culturali di una donna è riconosciuta oggigiorno da
molti operatori che si interessano alle problematiche legate al percorso nascita. Consapevoli di ciò si è
cercato di migliorare la qualità del parto attraverso l'umanizzazione e la personalizzazione dell'evento,
come d'altra parte sancito dalla Carta dei Servizi.
131
QUALITA' DELL'ASSISTENZA SANITARIA: IL PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA
DELL'UTENTE
M.Melloni- S.Ballotta- M.Cardellini- M.C.Colombari- A.Finotti- S.GuerraG.Mandrioli- R.Pirazzini- E. Sladescu- B.Taddia - L.Vecchi
Ospedale di Bentivoglio-Azienda USL Bologna Nord
Obiettivo: garantire l'umanizzazione degli interventi a partire dalla personalizzazione del momento di
accoglienza in ospedale. Il gruppo Qualità della Divisione di Medicina I dell'Ospedale si è costituito
nel 1994 a seguito di ripetute iniziative formative, attivate dall'Azienda, sui concetti di base della
qualità organizzativa, professionale e percepita. Utilizzando la tecnica del Brainstorming, il gruppo ha
elaborato il progetto di qualità "Il buongiorno si vede dal mattino", con l'intento di fornire risposte
omogenee ai cittadini/clienti già a partire dal primo contatto con la struttura, sia essa rappresentata da
un'unità operativa o da un servizio in quanto è ormai opinione diffusa che un'adeguata accoglienza è
sicuramente un fattore di qualità di rilevante importanza, dato che le prime esperienze che il cliente fa
in un ospedale determinano, quasi sempre, il suo atteggiamento ed il suo modo di essere
nell'istituzione per tutta la durata del ricovero. Quest'affermazione comprende una logica che
accomuna questo progetto a quello dell'"Ospedale a cinque stelle". Esso, infatti, vuole dimostrare
come un "buon servizio" non rappresenta un picco d'eccellenza separato dal contesto, ma è il frutto di
un processo che tiene in considerazione i vincoli e le risorse esistenti, del loro coinvolgimento o della
modifica dei vincoli stessi in opportunità. Successivamente sono stati definiti i primi "passi" del piano
di lavoro.
Tappe del percorso: le peculiarità previste nella checklist del progetto sono rappresentate da:
creazione di un'area notizie per gli utenti nell'unità operativa: elaborazione di un cartellone che
raccolga tutte le informazioni tipiche della Divisione (orari d'accesso al pubblico, orari di colloquio
con i parenti, ecc); installazione di una bacheca per comunicati vari (servizi non forniti dall'ospedale
ma garantiti con convenzioni: lavanderia, parrucchiera, alberghi, servizio taxi, ecc); affissione
dell'organigramma del personale della Divisione; collocazione di un espositore contenente: la Carta
dei Servizi della Divisione, la guida ospedaliera, l'opuscolo della Divisione, il modulo per la
segnalazione dei reclami e dei suggerimenti; sistemazione di una cassetta per la raccolta dei reclami e
dei suggerimenti; elaborazione ed applicazione di un protocollo d'accoglienza; informazione ad hoc di
tutti gli operatori della Divisione (personale medico, infermieristico, operatori tecnici addetti
all'assistenza, ausiliari socio sanitari,ecc). L'applicazione della tecnica di Benchmarking ha permesso
al gruppo qualità di confrontare il percorso intrapreso con quello sviluppato in precedenza
dall'Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia: ciò ha consentito la razionalizzazione degli obiettivi e
delle strategie, come pure di individuare i fattori critici di successo e gli elementi guida. Infatti, il
protocollo d'accoglienza stilato dal gruppo Qualità riprende, in parte, quanto enunciato in quello della
Divisione di Medicina Generale dell'Arcispedale di Reggio Emilia. Gli scopi che si vogliono
raggiungere con l'attivazione del protocollo sono: individuare le modalità e i criteri per una "buona
accoglienza" dell'utente: descrivere le azioni da compiere in maniera chiara e comprensibile per
uniformare i comportamenti di tutto il personale della Divisione; aumentare la qualità e l'immagine
del personale a contatto con l'utente; garantire la privacy e la riservatezza dell'utente, il rispetto della
sua cultura e delle sue abitudini. L'attuazione di tali obiettivi è sicuramente facilitata dalla
concretizzazione di un altro progetto di qualità denominato "L'organizzazione per settori e la
realizzazione della cartella infermieristica". A seguito di tale progetto la Divisione è stata
riorganizzata in due settori (favoriti dalla struttura architettonica a V° corpo di fabbrica), si è rivista la
turnistica ed il piano delle attività degli infermieri, degli operatori tecnici addetti all'assistenza e degli
ausiliari socio-sanitari. La sistemazione dell'utente in un determinato settore o in una determinata
camera viene stabilito secondo criteri di equità dei carichi di lavoro propri del settore, dalla possibilità
di attivare risorse umane ed organizzative, ed in modo particolare da una prima analisi dei bisogni
dell'utente e dalla patologia di cui è affetto. La necessità di un nuovo strumento informativo, la
cartella infermieristica, è nata dall'esigenza di porre il cittadino al centro del programma assistenziale
e dalla fattibilità della presa in carico dei suoi bisogni, dei suoi problemi e dalla loro soddisfazione
attraverso una risposta personalizzata.
132
LA VALUTAZIONE DEL SERVIZIO DI OSPEDALIZZAZIONE DOMICILIARE AI
PAZIENTI ONCOLOGICI TERMINALI
L. Bichecchi - L. Dessanai - S. Ferranti - L. Cazzotti - R Orlandîni
Ospedale di Bentivoglio - Azienda Usl Bologna Nord
Il paziente oncologico in fase avanzata, per definizione, è un paziente con aspettativa di vita di pochi
mesi (3-6 al massimo), per il quale sono già state messe in atto tutte le cure chirurgiche, mediche,
radioterapiche e non vi sono più possibilità di incidere sul decorso della malattia,, ma solo di
migliorare la qualità di vita. Nel corso del 1993, l'Ospedale di Bentivoglio ha avviato un nuovo
servizio di assistenza ed ospedalizzazione domiciliare per pazienti affetti da tumore in fase
avanzatissima mediante una convenzione con 1'ANT, con la scopo di miglioramela qualità di vita,
consentendo loro di rimanere nell'ambito familiare, pur mantenendo un alto livello di assistenza
specialistica. Al fine di valutare la qualità del servizio offerto è stato inviato un questionario anonimo
indirizzato ai familiari dei pazienti deceduti assistiti in questi 3 anni..
Le domande erano volte ad indagare:
- il giudizio delle famiglie sull'utilità dell'intervento domiciliare;
- le modalità dell'erogazione del servizio;
- la professionalità dell'équipe;
- il giudizio globale sulla validità del servizio prestato.
Per facilitarne l'esecuzione, le risposte erano nel 95% predeterminate (del tipo: si, no, non lo so) e
solo il 5% era rappresentato da domande aperte.
Il questionario è stato inviato per posta per evitare qualsiasi rapporto tra le famiglie e il gruppo di
assistenza domiciliare che potesse influenzare la sincerità delle risposte, I criteri di valutazione sono
stati di tipo qualitativo e quantitativo. I primi hanno riguardato: il tempo dedicato all'assistenza
domiciliare, i supporti tecnici portati a domicilio. I secondi sono stati giudizi di valore ed hanno
riguardato il giudizio delle famiglie su: il grado di affaticamento, la professionalità dell'équipe, i
rapporti tra famiglia ed équipe, i problemi di gestioni insorti durante la fase terminale della malattia.
Secondo l'opinione dei famigliari degli assistiti, l'assistenza domiciliare ha permesso al malato
(abbastanza = 28%; molto = 66%) e ai familiari (69%) di essere più sereni avendo la possibilità di
rimanere a casa propria, permettendo dì alleviare il dolore fisico (47%) e aiutandoli sul piano
psicologico a vivere meglio la malattia (44%). Inoltre, l'assistenza domiciliare ha portato dei vantaggi
sul piano economico alla famiglia grazie ai farmaci e ai materiali forniti gratuitamente (72%) e
all'Azienda Ospedaliera riducendo i ricoveri. I dati in nostro possesso ci indicano che per l'85% dei
rispondenti il tempo dedicato dagli operatori all'assistenza del malato (compreso gli orari di visita =
98%) è stato adeguato alle loro esigenze.
La percezione che i familiari hanno della professionalità e dell'accoglienza dell'utente è risultata
positiva, indicando un'elevata preparazione sul piano tecnico (90%) e molta gentilezza e disponibilità
(99%).
Il 98 % degli assistiti ha risposto che l'assistenza domiciliare ha soddisfatto i loro bisogni
(completamente = 16 %; molto =48 %; abbastanza = 33% ) e che se potessero tornare indietro nel
tempo sceglierebbero la stessa forma di assistenza (81%). Ciò nonostante sono emersi suggerimenti
validi per il miglioramento della qualità dell'assistenza, in particolare sarebbe necessario riflettere
sulla fornitura gratuita dei farmaci e dei materiali, sui sacrifici sopportati dalla famiglia, sulla
reperibìlità degli operatori nell'emergenza e sul tempo dedicato dall'équipe per l'assistenza. Si è
dunque accertato, che anche in condizioni strutturali ed organizzative diverse da quelle ospedaliere, si
possono soddisfare i bisogni del malato e della famiglia nel rispetto della vita e delta dignità umana.
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LA VALUTAZIONE DI UN PROGETTO
SODDISFAZIONE DEGLI OPERATORI
DI
OUALITA'
ATTRAVERSO
LA
L.Nanetti-L.Fauni-V.Carnuccio
Ospedale di Bentivoglio-Azienda USL Bologna Nord
Obiettivo: verificare in quale misura lo sviluppo e l'attuazione di un progetto di qualità in ambito
sanitario/assistenziale possano migliorare anche la qualità del lavoro degli operatori coinvolti. Siamo
ormai abituati a considerare il punto di vista del cosiddetto cliente esterno, il fruitore finale dei servizi
e molta attenzione si presta al suo grado di soddisfazione, all'umanizzazione ed alla personalizzazione
del servizio, a tutti gli aspetti che possono qualificare l'erogazione della prestazione e migliorare
l'aspetto relazionale tra cittadino e struttura. Molto invece deve ancora essere fatto per avviare la
medesima valutazione di soddisfazione sull'altro cliente dell'Azienda, quello interno: l'operatore. Il
collegamento tra i due livelli si delinea da se: migliorare la qualità di un servizio dovrebbe significare
produrre una ricaduta non solo sull'utente, ma anche sull'operatore, che vede migliorate le condizioni
gestionali del proprio lavoro e, contemporaneamente riceve un feed-back positivo dall'esterno. Il
nostro sondaggio tenta di rilevare statisticamente tale effetto. Verifichiamo cioè in quale misura un
progetto di miglioramento della qualità sia in grado di aumentare il livello di coinvolgimento e di
partecipazione e possa influire positivamente sulla percezione propria professionalità. Lo strumento
prescelto per il conseguimento dell'obiettivo è il questionario strutturato, somministrato alla totalità
degli operatori che lavorano presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Bentivoglio. L'universo di
riferimento ammonta così a 90 soggetti, “misti” per qualifica professionale (7 medici del P. S., 50
medici di altri Reparti o Servizi consulenti, 23 infermieri professionali, 10 autisti). Il contenuto del
questionario si suddivide in alcune aree di indagine:
1. Quadro generale, descrittivo dell'operatore (sua collocazione rispetto all'Azienda e rispetto al
progetto di miglioramento)
2. Grado di coinvolgimento/condivisione all'interno del progetto
3. Percezione, nell'operatore, del raggiungimento degli obiettivi prefissati (in termini di
miglioramento della qualità lavorativa e di miglioramento dell'efficacia del servizio)
4. Percezione del miglioramento della qualità relazionale (rispetto all'utenza).
Una domanda filtro iniziale (quella sull'anzianità aziendale), consente di verificare la correlazione tra
soddisfazione degli operatori e grado di anzianità professionale (quanto può incidere l'abitudine a
vecchi stili lavorativi, e quanto, col tempo, ci si mantiene flessibili a fronte delle novità?...)
Il questionario è stato distribuito durante il mese di marzo (1998), per un periodo di circa 10 giorni,
all'interno del servizio. Esso è stato autosomministrato, fermo restando che, per qualsiasi chiarimento
in merito, si sono resi disponibili la referente per la Qualità dell'Ospedale ed una consulente
dell'Ufficio Qualità. Il ritorno dei questionari è stato pari al 70% (63 su 90 distribuiti); valutiamo
positivamente questo dato, soprattutto considerando che il tempo a disposizione per la
somministrazione era ristretto (10 giorni circa). La variabile "anzianità di servizio", incrociata poi con
il resto delle domande, pare non condizionare negativamente l'entusiasmo degli operatori rispetto al
progetto di miglioramento, anzi, gli "anziani" di servizio condividono appieno la necessità di un
intervento: alla domanda "Condividi gli obiettivi che il progetto di miglioramento prevedeva?" coloro
che registrano oltre 10 armi di servizio rispondono Abbastanza nel 40.9% dei casi e Completamente
nel 36.3%. Uguale interessamento si riscontra presso i più "giovani". La maggior parte degli operatori
intervistati è stata coinvolta nei progetti di miglioramento del P. S. (53%), anche se in fasi differenti
(dalla progettazione alla conclusione) e chi non ha partecipato direttamente, ne risulta tuttavia a
conoscenza (47%). Gli obiettivi previsti dal progetto appaiono ampiamente condivisi in generale, ma
una fascia di soggetti si dissocia parzialmente: gli infermieri (33.3% Solo in parte). Tale giudizio non
può peraltro derivare da uno scarso livello di coinvolgimento, visto che gli infermieri si dichiarano a
questo proposito i maggiormente coinvolti (61.5% contro il 50% dei medici P.S. e il 34.5% dei medici
altri Servizi). I principali beneficiari, dal punto di vista del "Miglioramento qualitativo del proprio
lavoro" appaiono i medici di altri Servizi, seguiti dai medici del P. S. (Questo dato risulta coerente
con le finalità del progetto, dal momento che l'implementazione del Triage porta necessariamente ad
una più precisa definizione degli interventi e quindi ad un più efficace smistamento dei pazienti
presso le diverse specialità...). Il risultato si riconferma nelle risposte successive, dove sia rispetto
134
all'immagine dell'operatore che allo sviluppo professionale i più soddisfatti risultano ancora i medici.
Tutti gli operatori mantengono uno sguardo obiettivo sulla capacità, per un progetto simile, di
modificare radicalmente gli esiti finali del processo di assistenza: "Ritieni che l'attuazione del
progetto abbia migliorato l'accessibilità al servizio di P. S.?" le risposte si attestano prevalentemente
sulla fascia centrale In parte: 52.5% e Sì, abbastanza: 32.8%) senza sostanziali differenze tra le
diverse qualifiche professionali. La sintetica indagine condotta, a margine del lavoro più ampio di
valutazione di un progetto di qualità, ci fornisce una lettura piuttosto positiva della ricaduta che tale
progetto ha avuto sugli operatori. I pareri non si attestano tuttavia su alti livelli di soddisfazione: la
motivazione resta questione aperta. Si potrebbe trattare di una lacuna legata al progetto che ha
considerato solo in fase finale il punto di vista degli operatori (le loro aspettative, le modifiche del
ruolo operativo....) oppure, semplicemente, di una visione obiettiva del progetto di miglioramento.
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CHE FASTO IL PASTO DELLA FESTA! OVVERO: CON NOI COME CON I TUOI.
Dietiste E.Grana - M.Malaguti
Ausl Bo Nord, Ospedale S.G. Persiceto
Premessa: Passare le ricorrenze più significative dell'anno in una corsia ospedaliera, è sicuramente la
cosa più triste che possa succedere, Natale, Pasqua,... lontano dal proprio ambiente familiare deprime
e vanifica quei clima di euforia e di calore che certi periodi dell'anno infondono per radicate
tradizioni.
Obiettivo: Considerato che il consumo del pasto è uno dei pochi momenti che scandiscono il lento
trascorrere del tempo nelle monotone giornate di ospedale, dove ogni giorno è uguale all'altro; il pasto
deve essere un momento piacevole che soddisfi e dia gratificazione.
Pur nell'impossibilità di trasferire l'allegria emanata da certe ricorrenze, all'interno dei Reparti di
degenza, abbiamo voluto contribuire a creare un clima di particolare accoglienza differenziando e
personalizzando il menù di certi periodi dell'anno.
Certi piatti hanno più un significato simbolico che importanza nutrizionale, es: i Tortellini e il
panettone sono sinonimo di NATALE - Lo spumante è d'obbligo alla cena (se pur frugale) dell'ultimo
dell'anno - L'uovo benedetto è il buon giorno di Pasqua
Metodologia a azioni intraprese: Le fasi del progetto sono:
•
costituzione di un gruppo di lavoro multiprofessionale
•
contatti con l'Economato - Provveditorato per stabilire i parametri costo/pasto
•
collaborazione con gli operatori di cucina per valutare le varie ricette
•
elaborazione di un menù molto vicino alle tradizioni locali, prevedendo cibi simbolici che
identificano la festa.
Tale menù viene trascritto in maniera allegra, colorata in quanto deve essere un messaggio che attiri
l'attenzione e desti curiosità .
Il menù così impostato viene inviato per conoscenza alla Direzione Sanitaria e al Referente
Responsabile di cucina.
Accompagnato da un messaggio augurale e con la speranza di aver fatto cosa gradita, le Dietiste
consegnano il menù ai Caposala (quale consulto al momento della prenotazione del vitto), il menù
viene poi appeso nelle sale d'aspetto di ogni Reparto e collocato in posizioni tali da attirare
l'attenzione e possa essere comodamente consultato dai ricoverati, dai parenti e dai visitatori.
Risultati ottenuti: L'intento del progetto è quello di rendere più umane le strutture sanitarie
attraverso l'ideazione di misure tese a contenere gli effetti negativi che si possono verificare durante la
degenza.
Possono sembrare, in un primo momento, piccole idee che però contribuiscono a mantenere un
costante rapporto con l'ambiente sociale e familiare. Questo può dimostrare come il fattore
"umanizzazione" non sia considerato, all'interno della nostra Azienda, un concetto astratto, ma una
condizione quotidiana per gli Utenti.
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UN DIPLOMA AL MERITO ...OVVERO: QUANTA FATICA COSTA LA DIETA
Dietiste E.Grana - M.Malaguti
Ausl Bo Nord, Ospedale S.G. Persiceto
Premessa: Fare una dieta, per molti, significa cambiare abitudini alimentari, correggere stili di vita,
adeguarsi a comportamenti non sempre graditi e condivisi.
Nell'Ambulatorio per la cura delle Malattie Metaboliche, Medici e Dietiste forniscono consulenza e
supporto a tutti coloro che necessitano di una dieta terapeutica e la disponibilità prestata dai suddetti
Operatori va ben oltre la semplice visita medica e formulazione della dieta.
Solo instaurando con l'Utente un rapporto di fiducia e confidenza sarà possibile per Medici e Dietiste
essere maggiormente convincenti ed ottenere così la massima collaborazione da parte dell'utente.
Obiettivo: L'obiettivo principale del progetto è quello di far conoscere all'interessato quali importanti
successi abbia ottenuto (confronto peso - confronto Indice Massa Corporea); ribadire l'importanza del
mantenimento del peso raggiunto e suggerire alternative alimentari per rendere la dieta più
accettabile.
Metodologia e azioni intraprese: Analizzando i dati d'attività dell'ambulatorio (soprattutto sui grandi
obesi) si è osservato che i primi 4 - 5 mesi di trattamento dietetico sono per l'Utente gratificanti in
quanti vi è una risposta dieta - calo ponderale.
Purtroppo per una reazione fisiologica e metabolica logica dell'organismo, dopo un primo periodo di
buoni risultati, si ha una stasi del calo di peso, ed è questa una fase critica, determinante da affrontare
e superare. E' questo il momento in cui Dietista e Medico debbono essere più vicini all'Utente perché
il rischio più grosso può essere quello dell'abbandono della dieta con conseguente demotivazione e
immediato recupero di peso.
Vi è stata quindi una sensibilizzazione degli operatori sanitari al problema e si è formato un Gruppo
di lavoro che ha elaborato il prototipo del Diploma; esso è costituito da un fascicoletto di tre pagine
colorato e allegro. Nella prima pagina vi è un vero e proprio attestato al merito dove sono espressi i
dati dell'interessato e le congratulazioni da parte dell'équipe, nella seconda pagina vi sono alcuni
suggerimenti sui vari comportamenti da adottare e i numeri di telefono degli ambulatori e delle
Dietiste, nella terza pagina sono esposte alcune alternative alimentari che possiamo anche definire
"sfiziosi". Tale progetto è stato presentato all'Ufficio Qualità e alla Direzione Sanitaria. Dal Febbraio
1999 il Diploma viene distribuito agli Utenti degli ambulatori dietologici.
Risultati ottenuti: Oltre alla indiscutibile validità degli argomenti che gli Operatori degli Ambulatori
propongono agli Utenti per fare capire come l'obesità rappresenti non solo una caratteristica estetica,
ma "una condizione di malattia" questo strumento sensibilizza maggiormente le persone rendendole
più disponibili e attente ai nostri consigli.
Risultato più che mai ottenuto è il riconoscimento dell'importanza del mantenimento del peso
raggiunto come raccomandato dalle Linee Guida 99 che suggeriscono di mettere in atto strategie per
perdere peso e per il suo mantenimento (una perdita di peso del 10% rispetto al peso iniziale,
mantenuto per almeno 5 anni è già un buon risultato di prevenzione dell'Obesità).
Mediante interviste a campione si è inoltre verificato che il progetto è stato notevolmente gradito
dagli Utenti, in quanto si è creato un rapporto di umanizzazione tra loro e noi operatori. Il valore
simbolico di questo strumento è molto forte ed incide positivamente sulla determinazione e
l'autostima dell'interessato.
137
COSTRUIAMO UNA RETE DI INFORMAZIONI CHE VADA IN DIREZIONE DEL
CITTADINO
Dietiste E.Grana - M.Malaguti- dott.ssa C.D’Antonio- P.Fanin
Ausl Bo Nord, Ospedale S.G. Persiceto
Premessa: Una buona informazione permette all'Utente di muoversi all'interno della Struttura
Sanitaria con maggior sicurezza e senza sprechi di tempo.
Questo è quanto abbiamo verificato all'interno dei nostri ambulatori di Diabetologia e Cura delle
Malattie Metaboliche.
La disomogeneità di informazioni fornite dai Medici di base, i malintesi al momento della
prenotazione visita, ci mettevano troppo spesso a confronto con Utenti che, in buona fede, mancavano
dei requisiti indispensabili all'espletamento della visita, con conseguente allungarsi dei percorsi rivolti
al completamento della prestazione.
Obiettivo: Gli obiettivi di tale progetto sono molteplici:
Necessità di completare le informazioni fornite ai Medici di base affinché essi possano consigliare il
Paziente indicando il percorso più idoneo per accedere ai nostri ambulatori.
Una corretta informazione data al Medico di base dà la possibilità all'Utente di arrivare alla visita
ambulatoriale con tutte le documentazioni e gli esami diagnostici indispensabili per fruire in tempi più
brevi del nostro servizio.
Rendere più efficace l'informazione data dagli sportelli CUP i quali molto spesso rappresentano per
l'Utente un riferimento di chiarimento a molte incertezze
Migliorare la qualità delle relazioni tra i cittadini che afferiscono alla struttura e il personale ivi
operante.
Un cittadino che grazie alla buona informazione riceve un servizio efficiente può essere lui stesso
attendibile divulgatore per altri Utenti.
Metodologia e azioni intraprese: Le Dietiste, in collaborazione con i Medici dell'ambulatorio
Diabetologico e Malattie Metaboliche, hanno ideato un opuscolo informativo che raccoglie tutte le
notizie inerenti l'accesso agli ambulatori suddetti, al servizio prestato e alle modalità di continuità di
tale servizio.
L'opuscolo così ideato (colore giallo per l'ambulatorio Diabetologico e colore lilla per l'ambulatorio
Malattie Metaboliche) è stato illustrato e fatto conoscere a tutti i Medici di base durante un incontro
collettivo di aggiornamento ed è stato inviato e illustrato per conoscenza al Responsabile CUP.
Dopo averne prodotto un numero di copie sufficienti, le Dietiste nel febbraio 1999 hanno inviato il
materiale descritto a:
•
Tutti i Medici di base dei comuni del distretto con richiesta di utilizzare gli opuscoli quale
informazione professionale e come propaganda da mettere a disposizione nelle sale di aspetto dei
loro ambulatori.
•
Tutti i Centri Prenotazione CUP della zona affinché vengano consegnati personalmente
dall'Operatore CUP all'Utente che si reca allo sportello richiedendo la specifica prestazione.
•
All'Ufficio Qualità quale presentazione della nostra proposta.
Risultati ottenuti: La nostra esperienza suggerisce in modo particolare, la necessità di non
considerare le attività informative in maniera frammentaria con servizi non comunicanti tra di loro,
ma bensì l'esigenza di valutare il momento informativo come un approccio globale
interdisciplinare.
La costituzione della "rete" può fornire lo spunto per ideare soluzioni correttive per migliorare
l'efficienza nell'utilizzo delle strutture sanitarie.
138
"UN PERCORSO SENZA OSTACOLI" : UNA GUIDA PER AVVICINARE GLI UTENTI
ALLA STRUTTURA OSPEDALIERA
L.Fauni- L.Bichecchi- M.Rasi- C.Cossarini- M.Melloni- M.Luvieri- L.RizzoliP.Mazzacurati-C.Berti- R. Vincenti- E.Zoni- E.Bonzagni- G.Smaldone- E.MainiR.Attanà Ospedale di Bentivoglio-Azienda USL Bologna Nord
Obiettivo
Assicurare una serie di informazioni al cittadino ricoverato per renderlo più autonomo rispetto a tutta
una serie di piccole necessità che ognuno di noi riscontra trovandosi a vivere in un ambiente diverso
da quello abituale. Nell'Ospedale, già da tempo, vengono distribuiti dal personale infermieristico ai
degenti un depliant informativo ed un questionario che permette di valutare il grado di soddisfazione
dei cittadini ricoverati. Un gruppo di lavoro, composto da operatori delle Divisioni, dei Servizi e della
Direzione Sanitaria dell'Ospedale, costituito per affrontare il problema dell'informazione rivolta agli
utenti, dopo un'attenta valutazione ha evidenziato che le informazioni contenute nel depliant erano
insufficienti e difficilmente leggibili. La guida è stata costruita attraverso un lungo percorso
metodologico che ha richiesto anche il coinvolgimento di un esperto nella comunicazione di massa e
nella grafica. Nella guida vengono date, ai cittadini ricoverati e ai loro familiari, notizie sui seguenti
aspetti: trasporti e parcheggi, Pronto Soccorso, informazioni numeri utili, cosa occorre al momento
del ricovero, dimissioni, servizi e prestazioni offerti, trasporto infermi, servizio di volontariato
servizio infermieristico domiciliare, servizio di assistenza religiosa, servizi accessori, certificati e
documenti rilasciabili. Parallelamente all'avvio di questa iniziativa, altri gruppi di lavoro
dell'Ospedale si sono adoperati per la stesura di un opuscolo, attualmente in fase di stampa, dove
vengono fornite notizie peculiari di ciascuna Divisione / Servizio. Il materiale informativo, costituito
dalla guida dell'Ospedale e dall'opuscolo specifico, è completato dalle rispettive Carte dei Servizi. La
distribuzione di tali cofanetti è effettuata dal personale infermieristico all'atto dell'accoglienza del
cittadino nella Divisione / Servizio. Per assicurare la piena riuscita dell'obiettivo si è proceduto alla
diffusione di detto materiale informativo utilizzando anche diversi canali: un raccoglitore collocato
nella portineria dell'Ospedale, nelle Divisioni di degenza, nelle sale di attesa dei Servizi, degli
ambulatori ospedalieri, dei poli sanitari e poliambulatori dell'Azienda, nelle sale di attesa dei Medici
di base, nelle Farmacie...
Tappe del percorso
Sensibilizzazione degli operatori sanitari al problema; costituzione di un gruppo di lavoro con
operatori delle Divisioni / Servizi e della Direzione Sanitaria; presentazione della proposta all'Ufficio
Qualità; elaborazione di una bozza della guida; superamento dei "depliant" e dei numerosi cartelli
appesi; completamento della guida con opuscoli specifici delle varie Divisioni e Servizi;
presentazione della guida al Gruppo di Progettazione della Carta dei Servizi; implementazione a
livello aziendale del materiale informativo prodotto. Il progetto è rivolto, in modo particolare, a tutti i
cittadini che vengono ricoverati nel Presidio Ospedaliero dell'Azienda, ma anche a tutti coloro che
affluiscono ai Servizi dell'Azienda perché occorre ricordare che una buona informazione all'utenza,
consente anche di lavorare meglio, riducendo le code, gli errori, i reclami, le richieste ripetute di
chiarimenti ... Per poter meglio utilizzare un servizio, è necessario sapere come funziona, cosa fare,
dove andare ... Spesso nelle strutture pubbliche si tende a dare per scontato che i cittadini siano al
corrente di tutto, conoscano gli orari, le ubicazioni dei servizi, i documenti da portare mentre è
necessario fornire loro delle informazioni chiare, semplici e complete.
I problemi e le esigenze a cui si intende rispondere con questo progetto sono: necessità di migliorare e
completare le informazioni fornite ai cittadini ricoverati e ai familiari; esigenza di rendere più efficace
il sistema di informazioni già esistente; necessità di personalizzare il momento di accoglienza in
Ospedale; bisogno di diminuire l'incertezza e l'insicurezza del cittadino ricoverato rispetto
all'ambiente ospedaliero; esigenza di conoscere i motivi di insoddisfazione dei cittadini ricoverati;
occorrenza di migliorare la qualità delle relazioni tra i cittadini che afferiscono alla struttura ed il
personale ivi operante
Indicatori di verifica
L'indicatore sottoriportato premette di verificare in che misura la struttura ospedaliera fornisce le
informazioni preventive, utili all'utente e ai suoi familiari durante la degenza (Protocollo di
139
sperimentazione degli indicatori del D.M. 15.10.1996)
N° U. O. CHE DISTRIBUISCONO LE GUIDE AI RICOVERATI E - O FAMIL./ N° U.O.
DELL'OSPEDALE Standard 100%
N°OPERATORI PER U.O. COINVOLTI NELL' ELABORAZIONE GUIDA/ N°U.O.
DELL'OSPEDALE Standard 2 operatori per ogni U.O.
N° GUIDE DISTRIBUITE IN UN MESE IN OGNI U. O./ N° CITTADINI RICOVERATI IN OGNI
U.O. Standard 80%
140
RELAZIONE SUL PROGETTO INTERAZIENDALE "SICUREZZA" DELLA RETE
EMILIANO-ROMAGNOLA DEGLI OSPEDALI CHE PROMUOVONO LA SALUTE.
Azienda Unità Sanitaria Locale di Piacenza
Come macro obiettivo del progetto è stato individuato il miglioramento della sicurezza in ospedale
nei suoi molteplici aspetti. Sono stati analizzati i vari punti di aggressione del problema: dalle
modifiche strutturali ed organizzate agli interventi sugli operatori etc.
Si è ritenuto opportuno partire da quelli che ci sembrano più efficaci: la formazione soprattutto rivolta
agli operatori e l'informazione rivolta ai pazienti, agli operatori e alla comunità incentrata su contenuti
della 626, sugli aspetti della security, sulle norme comportamentali da tenere in ambito ospedaliero,
sulle norme assistenziali, sul1'informazione alla comunità riguardo le misure di sicurezza adottate in
ospedale.
Per quanto riguarda la formazione è da ritenere strumento prioritario in quanto al di là dell'obbligo
istituzionale, essendo i comportamenti dell'operatore la principale causa di infortuni sul lavoro e di
giornate di malattia, è stata colta la necessità di predisporre un processo attraverso il quale si trasmette
l'uso degli attrezzi del mestiere incidendo nella sfera del sapere, del saper fare del saper essere con
l'obiettivo di conseguire modalità comportamentali e di lavoro che mettano in pratica le regole e i
principi della sicurezza.
Senza dubbio una adeguata formazione che riesca a sviluppare una cultura della sicurezza, che metta
l'operatore a conoscenza dei rischi, dandogli gli strumenti per affrontarli e per gestirli è un modo per
promuovere la salute con ricadute positive anche sui pazienti sulla struttura ospedaliera.
Il piano di formazione deve comprendere (Circ. 102/95 Ministero del lavoro) "tutti gli elementi
necessari per la sua attuazione" e deve "essere articolato in modo coerente ai risultati della
valutazione dei rischi".
Si ritiene che il Programma dovrà identificare:
A) I lavoratori ("ciascun lavoratore") e le tipologie, con priorità per gruppi a rischio particolare:
- lavoratori, mansione e rischi specifici,
- lavoratori esposti ad agenti canceregogeni,
- lavoratori esposti ad agenti biologici,
- lavoratori (art. 51) addetti a VDT,
- lavoratori addetti a movimentazione manuale dei carichi,
- lavoratori che facciano uso di particolari attrezzature o addetti manutenzione (c. 5, art. 35),
- lavoratori addetti alla tinta antincexidi c o a gestire le situazioni di emergenza e la evacuazione,
- lavoratori addetti al pronto soccorso, categorie particolari.
B) I contenuti dell'informazione alla luce dell'art. 21 e degli articoli delle direttive particolari:
- predisposizione, informazione generale su rischi di impresa e analisi delle fonti necessarie,
- informazioni su rischi specifici relativi a mansione lavoratori, esposizioni a sostanze, attrezzature di
lavoro, (eventuali "pacchetti" per figure simili da utilizzare per assunzioni o cambio mansione),
- le procedure di lavoro,
- le misure di prevenzione,
- le schede su DPI, finalità caratteristiche, modalità d'uso.
C) I lavoratori, i contenuti ed i momenti della formazione alla luce dell'art. 2;
D) Gli strumenti
E) Le modalità e i tempi;
F) Chi la gestisce (SPP, altre risorse interne, risorse esterne, il contributo di preposti ecc.);
G) Gli strumenti di verifica (la valutazione di apprendimento è sempre opportuna ed è indispensabile
nel caso dì lavoro con agenti biologici e cancerogeni, nonché nel 'utilizzo di attrezzature particolari
(art. 3 5, c. 5 ) o che comportino rischi dì gravi infortuni;
141
H) Le modalità della registrazione (data, lavoratori coinvolti, argomenti, materiali, docenti ecc.)
dell'avvenuta informazione, formazione ed addestramento per finalità interne di monitoraggio da parte
del datore di lavoro degli avvenuti adempimenti e per le verifiche dell'organo di vigilanza;
I) La predisposizione di opportuni indicatori su comportamenti quali uso attrezzatura, uso DPI,
infortuni o patologie particolari, che permettano di rilevare nella verifica prevista nella riunione
periodica l'efficacia dei programmi e bisogni informativi formativi aggiuntivi.
Esistono una serie di problemi sulla gestione di queste tematiche che riguardano in particolare:
l'impegno di risorse umane necessarie ad adempiere ai bisogni informativi e formativi, la non
sistematicità, la difficoltà a formare gli operatori sugli aspetti della sicurezza al loro ingresso nelle
unità operative con percorsi adeguati al lavoro che svolgeranno, la difficoltà ad aggiornare i loro
percorsi al cambiamento di mansioni o all'introduzione di nuove tecnologie o al cambiamento di
rischio, la difficoltà di gestire una banca dati degli operatori e del loro curriculum formativo.
In riferimento a questi elementi abbiamo cercato di stabilire quali sono le caratteristiche necessarie
per rendere efficace la formazione, in particolare: deve essere effettuata:
•
all'ingresso dell'operatore, individuando corsi di base che devono entrare nella conoscenza e nel
bagaglio culturale e operativo di ogni operatore, mirandoli ai rischi e alle mansioni che andrà a
svolgere,
•
al cambio di rischio,
•
all'introduzione o al cambio di tecnologie,
=> deve avere contenuti standardizzati sul livello di conoscenza e di operatività
=> deve essere effettuato periodicamente
=>deve essere continuamente aggiornata.
Come bozza per un progetto che possa supportare le Aziende a dare una risposta adeguata ai bisogni
formativi degli operatori e che permetta la costruzione di materiale informativo anche per i pazienti e
per la comunità è stato proposto dall'utilizzo di un sistema CIBI (Computer Based Training).
Tale sistema precede la predisposizione di una postazione centrale e di varie postazioni periferiche a
seconda dei bisogni dell'Azienda.
La postazione centrale ha 3 tipi di utilizzo:
•
archiviazione dei corsi realizzati in autoformazione rendendone possibile la consultazione delle
postazioni periferiche mediante condivisione in rete.
•
raccolta informazioni sugli utenti con archiviazione dei dati e delle informazioni relative agli
accessi degli utenti.
•
utilizzo come postazione didattica di addestramento per più utenti con una configurazione più
completa.
Le postazioni periferiche possono essere dislocate ovunque all'interno della struttura aziendale
permettendo una capillarizzazione efficace e puntuale delle informazioni consentendo l'accesso a tutti
gli utenti, qualunque sia la loro collocazione.
Da tali postazioni periferiche è possibile richiamare tutti i corsi voluti per i quali si è ottenuta
l'abilitazione permettendo l'accesso ad essi a più persone contemporaneamente, accessi che vengono
registrati dalla postazione centrale.
L'utilizzo di questo sistema è destinato ad un tutor interno all'azienda cui competono l'introduzione
dei dati informativi e l'analisi dei risultati conseguiti dall'utenza. Il sistema è governato dal Comitato
di redazione (dei corsi) che ha il compito di integrare, migliorare e aggiornare, i corsi e di portare a
livello aziendale tali modificazioni; il Comitato di redazione altresì verifica lo svolgimento proficuo
delle attività.
L'utilizzo di un sistema CBT prevede 5 fasi operative
• numerazione degli utenti in archivio
• numerazione dei corsi in archivio
•
l'iscrizione e l'abilitazione degli utenti a corsi specifici
142
•
lo svolgimento dei corsi di formazione ed informazione
• raccolta e analisi dei dati disponibili.
I corsi sono organizzati ad "albero" con alcune direttrici fondamentali da cui si dipartono tutte le
diramazioni ritenute utili (formaz. personale specifica a vari livelli assistenziali- informazioni
all'utenza, formazione sul piano antincendio, informazioni su tecniche d agnostiche particolari riferite
ai pazienti, informazione su utilizzo struttura ospedaliera per visitatori etc.).
Questo sistema offre alcuni vantaggi:
•
la programmazione (programmabilità).
•
l'organizzazione e la razionalizzazione della formazione ex 626
•
l' affiancamento e il supporto a chi di competenza ha obblighi formativi con risparmio di tempo,
- di personale dedicato e diminuzione dei costi di addestramento
•
facilità di consultazione
•
semplicità di approccio
•
largo uso di strumenti riepilogativi e di esercitazioni
•
la ripetizione dei corsi a costo zero e con crescente grado di apprendimento
•
l'aggiornabilità dei contenuti e il mantenimento dello standard informativo n l'abbattimento dei
problemi logistici e temporali
•
la gestione individuale del tempo e dell'apprendimento = l'integrabilità con le lezioni tradizionali
Per concludere il progetto nel suo complesso porta dall'analisi dei problemi verso le soluzioni anche
tramite una pianificazione che richiede sempre di più il coinvolgimento degli organi aziendali e
sviluppa i flussi comunicativi interni fino al singolo operatore.
143
CONTINUITÀ DELLE CURE PER PAZIENTI NON AUTOSUFFICIENTI E ONCOLOGICI
Ausl Reggio Emilia
Premessa
Il Distretto di Castelnovo nè Monti fa parte dell'Azienda USL di Reggio Emilia e risponde ad un
territorio montano che comprende dieci Comuni, per un totale di 33.000 abitanti circa, con un tasso di
anziani pari a 11,9%.
Il progetto di realizzazione della continuità di cure per i pazienti non autosufficienti e oncologici è
stato attivato a fine 97 e sviluppato prevalentemente per le Divisioni di Medicina e Day Hospital
oncologico.
Obiettivi
• Garantire continuità delle cure a tutti i pazienti non autosufficienti
• Garantire continuità delle cure a tutti i pazienti oncologici
Metodologia
Redefinizione dei percorsi assistenziali in una ottica condivisa fra Servizi Territoriali e Ospedalieri
rispondente
a) valutazione della non autosufficienza attraverso strumenti funzionali e indagini socio - sanitarie
b) colloqui diretti tra Medico di Medicina Generale e Medico Ospedaliero e/o Specialista
c) coinvolgimento nella stesura del piano assistenziale, del Responsabile Terapeutico, del
Responsabile del Caso e del nucleo famigliare
d) formulazione di progetti educativi sul nucleo famigliare
e) costruzione di strumenti informativi rivolti ai famigliari
f) costruzione di strumenti informativi rivolti alla componente sanitaria e sociale
Azioni intraprese
1) attivazione di un gruppo multidisciplinare composto da :
• Medici di Medicina Generale
• Responsabile del Servizio Medicina di Base
• Responsabile del Distretto e Direzione Sanitaria
• Responsabile Servizio Assistenza Anziani
• Responsabile della Divisione di Medicina Generale e Day Hospital oncologico
• Capo Sala Servizio Infermieristico Domiciliare
2) elaborazione del protocollo Distrettuale
3) attivazione dell'Ufficio Infermieristico Distrettuale
4) revisione delle cartelle infermieristiche
5) revisione della scheda di collegamento
6) costruzione di strumenti informativi
7) validazione degli strumenti informativi
8) colloqui educativi con i famigliari
9) colloqui informativi con i Medici di Medicina Generale
10) verifiche attraverso l'utilizzo del registro delle non conformità e del registro degli eventi
sentinella.
Alcuni dati di attività NODO
1998
1 ° Semestre 99
N° persone assistite NODO
66
23
N° persone assistite decedute
56
15
N° persone decedute a domicilio
47
15
N° persone decedute in ospedale
9
0
N° accessi Medici
1456
426
N° accessi Infermieristici
1530
371
144
Alcuni dati di attività complessiva al Domicilio
1998
1 0 Semestre 99
N° persone seguite
615
743
N° colloqui educativi alle persone
e famigliari in carico
3812
1615
N° colloqui con i Responsabili
Terapeutici
317
286
19.430
9705
N° totali accessi al domicilio
145
PROGETTO ‘PRAEVIDERE’
Dr. Cosimo Murri Dello Diago - Responsabile Dipartimento Anestesia e
Rianimazione A.U.S.L. Reggio Emilia
Dr. Fabrizio Simonelli - Responsabile staff Distretto di Castelnovo ne' Monti
A.U.S.L. Reggio Emilia
L'iniziativa rientra in un ‘trittico progettuale’ - "Videre, Praevidere, Providere" - che sviluppa
interventi di promozione della salute in un'ottica trasversale alle Unità operative ospedaliere,
recentemente avviato.
Obiettivi:
- Sensibilizzare gruppi di popolazione in trattamento sanitario continuativo e con particolare
‘sensibilità ai tempi dell’intervento’ in caso di incidente a portare con sé - in modo permanente - un
tesserino contenente informazioni salva-vita, dirette al personale del Pronto Soccorso.
- Abituare i predetti pazienti all'aggiornamento periodico delle informazioni riportate nel tesserino
- Aggiornare il personale sanitario del Pronto Soccorso sulla metodica implementata
- Stringere il rapporto di fiducia fra il paziente e l'Unità operativa ospedaliera di trattamento attraverso
un particolare segno di attenzione alla sua salute.
Metodologia:
- Colloqui diretti fra Medico Anestesista e Paziente per la rilevazione delle informazioni sanitarie, su
invito personalizzato a sedute ambulatoriali dedicate
- Consegna del tesserino tramite l'Unità operativa di trattamento
Azioni intraprese:
- Individuazione di due primi gruppi di pazienti: Emodializzati e Pazienti in Terapia Anticoagulante
Orale
- 1 incontro di informazione e coinvolgimento con i pazienti
- 1 incontro con il personale sanitario del Pronto Soccorso
- Inviti dei pazienti ai colloqui di rilevazione delle informazioni con il Medico Anestesista (dal
1.7.99)
- Rilascio del tesserino attraverso l'Unità operativa di trattamento Gestione del database anagrafico
Risultati:
- Sono stati rilasciati n° tesserini
- Sulla iniziativa, i pazienti hanno fornito le seguenti risposte su apposito questionario:
Come valuta la compilazione del tesserino ?
Facile
Difficile
Noiosa
Ritiene che questa iniziativa sia:
molto utile
utile
inutile
Con questa iniziativa, si sente più tutelato rispetto a prima ?
Si
No
- Gli Operatori del Pronto Soccorso hanno favorito lo sviluppo del progetto;
- Le Associazioni di rappresentanza dei pazienti hanno seguito con attenzione e soddisfazione l'intera
iniziativa.
Nota per il Comitato scientifico:
Il testo
soprariportato - completo dei dati oggi non ancora disponibili - verrà opportunamente
presentato in un poster verticale e integrato da inserti grafici.
Per completezza di informazione si trasmette in allegato anche il progetto di riferimento.
146
Azienda U. S. L. di Reggio Emilia
Distretto di Castelnovo ne' Monti
Ospedale S.Anna
Età:
Tessera SSN: __________________________________________________________
Telefoni:______________________________________________________________
Data di rilasciò: _________________________________________________
Validità 1 anno
Autorizzo l'uso del tesserino in emergenza (L.675/96)
Diabete:
Epilessia:
Asma:
Allergia:
Dializzato:
Epatopatia:
T:
Sincope:
Aritmia
NOTE:
Insulina a U:
Insulina r U:
Insulina U:
Antiepilettici:
Antabuse:
Anticoagulanti:
Antiaggreganti:
Psicofarmaci:
C. Monti:
Firma del medico:
Firma dell'interessato:
147
Iperteso:
PROGETTO “VIDERE”
Azienda U.S.L. di Reggio Emilia
Premessa
Questo progetto deriva da una breve esperienza sperimentale condotta negli anni 1989/90 presso il
Poliambulatorio dell'Ospedale 'S.Anna' di Castelnovo ne' Monti, che sviluppava un particolare
utilizzo dei personal computer a fini di educazione alla salute, basata sulla visualizzazione di
messaggi grafici e testuali proposti in modo programmato e ciclico.
L'esperienza aveva prodotto inizialmente una certa curiosità e gradimento fra gli utenti in attesa della
visita specialistica e per questo erano poi state elaborate brevi 'storyboards' tematiche, che servivano a
catturare l'attenzione su alcuni aspetti di educazione alla salute e di accesso ai servizi sanitari.
In particolare, una di queste 'storyboards' - prodotta in collaborazione con una classe della Scuola
Infermieri in occasione del concorso internazionale per le Scuole secondarie promosso dal Comitato
Italiano per l'Educazione Sanitaria nell'ambito della Seconda Conferenza Europea (Varsavia, 7-9
giugno '90) - "Educazione sanitaria e nuove tecnologie" - vinse un premio ed un'altra - sul tema del
diabete - è stata classificata 2° al Videodiab `90' (Ferrara - ottobre '90) "International exhibit of
audiovisual aids in diabetes information".
Le valutazioni dei risultati prodotti - pubblicate su `La salute umana' (gennaio-febbraio '90) avevano
evidenziato:
•
in generale, il gradimento della visualizzazione da parte dell'utenza, in posizione di attesa
passiva e - più o meno presente - concentrazione/riflessione sul proprio stato di salute ;
•
la particolare attenzione (allora rappresentava una certa novità) dell'utenza infantile, che
dimostrava una chiara attrazione percettiva al mezzo, per i suoi effetti visivi (anche se non si
potevano dimostrare effetti di memorizzazione dei contenuti) ;
•
la considerazione di giovani ed adulti dei messaggi, fino a quando la ripetitività non determina
stanchezza ;
•
una minore attenzione da parte degli anziani.
La situazione
La sperimentazione descritta in premessa è poi stata abbandonata per motivi legati alla funzionalità
delle attrezzature, alla disponibilità del personale ad attivare/disattivare le visualizzazioni
programmate, all'evoluzione tecnologica (che oggi consente sicuramente un livello definizione grafica
- ma anche di sofisticazione del 'software' necessario - assai più raffinato.
La ripresa dell'interesse verso questa 'tecnologia' deriva da considerazioni sviluppate su
•
le prospettive aperte dalla implementazione della Rete degli Ospedali per la promozione della
salute,
• l'opportunità di `gestire' meglio il momento dell'attesa presso il CUP o presso le strutture
ambulatoriali (dato l'innalzamento del `tasso di impazienza' del Cittadino/utente) ;
• la necessità di migliorare gli standards qualitativi anche relativi al comfort delle strutture
sanitarie,
• la possibilità di rendere 'produttivo' un momento di sostanziale passività e irritabilità del
Cittadino/utente, indirizzandogli messaggi mirati a promuovere conoscenze e abitudini favorenti la
prevenzione da rischi e pericoli, l'autocontrollo della propria salute, l'utilizzo corretto dei servizi
sanitari.
Obiettivi
• Sensibilizzare gruppi di popolazione omogenei per patologia a indicazioni di prevenzione
sanitaria definite dai professionisti dell'Azienda ;
• Informare la Cittadinanza/utenza su modalità e tempi corretti di utilizzo dei servizi sanitari
aziendali ;
• Migliorare il 'clima' ambientale del gruppo-target, rendere meno noiosi i tempi di attesa per
l'accesso a sportelli e ambulatori.
148
Metodi, momenti e strumenti
Il progetto prevede la collocazione di un monitor mobile - collegato con un personal computer presso i locali d'attesa del poliambulatorio specialistico ed il su funzionamento negli orari di attività
ambulatoriale. Sul monitor vengono visualizzate - il modo ciclico - 'storyboards' su tematiche
sanitarie, predisposte mediante software grafici.
In modo alternato a seconda del tipo di ambulatorio in attività - e quindi del gruppo di pazienti
sostante nel locale d'attesa - scorrono sul monitor messaggi predisposti dagli operatori sanitari.
Verifiche
Rilevazioni (mediante questionari indirizzati agli utenti) di gradimento e di apprendimento ;
Segnalazioni e suggerimenti degli Operatori sanitari coinvolti.
149
UNA RISTORAZIONE OSPEDALIERA PER UNA MIGLIORE QUALITA' DI VITA
Cosimo Argentieri (A.U.S.L. Rimini); Ornella Billi (A.U.S.L. Imola); Maria
Cristina Garavini (A.U.S.L. Rimini); Guido Laffi (A.U.S.L. Imola); Carlo Lesi
(A.U.S.L. Citta' di Bologna); Antonietta Menarini (A.U.S.L. Citta' di Bologna);
Elisabetta Pandolfini (A.U.S.L. Rimini); Gabriele Peroni (A.U.S.L. Imola);
Giuseppe Ricci (A.U.S.L. Rimini).
A seguito dell'adesione della regione Emilia Romagna al progetto H.P.H., si e' costituito un gruppo
interaziendale regionale sull'alimentazione.
Il gruppo e' composto da rappresentanti dell'azienda USL di Rimini, Imola, Bologna citta' e Piacenza.
L'obbiettivo macro e' il miglioramento nutrizionale ed igienico dell'alimentazione/ristorazione
ospedaliera; mentre l'obbiettivo da verificare e' la realizzazione del pasto personalizzato. Tale
obbiettivo implica innumerevoli interrelazioni tra ospedale e territorio.
Il metodo utilizzato e' stato il confronto e l'individuazione delle esperienze più avanzate esistenti in
regione secondo la tecnica del "benchmarking".
Si sono individuate tematiche più specifiche come:
- dietetico;
- sicurezza;
- nutrizione artificiale;
- ristorazione collettiva.
Per ciascuna tematica sono considerati:
- il target al quale rivolgersi;
- le dinamiche da affrontare in tema di formazione, comunicazione e informazione;
- possibile piano di intervento per ogni singola tematica.
Il dietetico e' stato affrontato in modo particolare, rappresentando uno degli elementi più importanti
della ristorazione ospedaliera.
Il coordinatore del gruppo dr. Cosimo Argentieri
150
AREA TEMATICA "OSPEDALE SENZA FUMO": COME STIAMO LAVORANDO?
Arcispedale Sant'Anna - Azienda Ospedaliera di Ferrara
Direzione medica/ Servizio qualità
Dott.ssa P.M.Antonioli*, Dott.ssa M.C.Aliani**, D.ssa M.Amadori***, Dr.
G.Azzarone****, D.ssa C.Bonetti, Dr. A.Cavicchioli°°, Dr. M.Confalonieri°°°, A.S.
M.A.Fichera°°°°, Dr. G.Finzi^, Dr. G.Gasperetti^^, Dr. A.Romani^^^, Dr.
G.L.Saraceni^^^^, D.ssa A.Sorbello”, Dr. M.Spìnelli“”, D.ssa S.Turchi“””
*Az.Ospedeliera di Ferrara -coordinatore interaziendale di progetto
Referenti Aziendali Di Progetto: **Az.USL di Parma, ***A2.USL di Cesena, ****Az.USL di ReggioEmilia, °Az.Ospedaliera di Parma, °°Az.USL di Modena, °°°Az.USL di Piacenza, °°°°Az.Ospedaliera di
ReggioEmilia, ^Az.Ospedaliera di Bologna, ^^Az.USL di Imola. ^^^Az.USL di Bologna-Sud,
^^^^Az.USL di Bologna-Nord, “Az.USL di Ferrara, “”Az.USL dí Rimini, “””Az.USL di BolognaCittà
La RETE Emiliano-Romagnola (E-R) degli ospedali che Promuovono la Salute è stata costituita a
Bologna, presso l'Assessorato Regionale alla Sanità il 30 marzo 1999, con l'adesione di 15 Aziende
sanitarie pubbliche (su 19) ed un totale di 31 strutture ospedaliere.
Dal 21 aprile la RETE E-R, in occasione della "7ma Conferenza Internazionale degli Ospedali che
Promuovono la Salute" - Swansea (Galles) è ufficialmente riconosciuta a livello
nazionale c dall'Ufficio Europeo dell'OMS.
I lavori di preparazione sono iniziati nel novembre del '98 e al tutt'oggi sono state selezionate le prime
6 AREE TEMATICHE che saranno oggetto di progettazione INTERAZIENDALE, con i relativi
Coordinatori Interaziendali di Progetto e le Strutture ospedaliere aderenti, tra le quali l'Area tematica
"OSPEDALE SENZA FUMO" (cui hanno aderito tutte le 15 Aziende Sanitarie della Rete) per la
quale i lavori sono iniziati nel mese di aprile 1999. Fino ad ora il Gruppo di Progetto "Ospedale senza
fumo" si è riunito plenariamente 3 volte.
Come sta lavorando il Gruppo di Progetto?
•
censimento "critico" delle esperienze già avviate a livello regionale / nazionale / internazionale
e quindi:
- alleanza ed integrazione con il gruppo di lavoro "progetto tabagismo", in particolare per il
sottoprogetto n'. 4 - ospedali e servizi sanitari senza fumo, al quale tutte le aziende sanitarie della
regione partecipano dal 1998;
- alleanza con i gruppi di progetto O.M.S. "Citta' Sane senza fumo - multicity action plan" di
Bologna e Ferrara (patto" tra le aziende sanitarie, comune e amministrazione provinciale, azienda
farmaceutica municipalizzata, provveditorato agli studi di ferrara, lega italiana por la lotta contro i
tumori, croce rossa italiana, associazione per la lotta contro l'insufficienza respiratoria (aur) e altri
enti, aziende c/o associazioni di volontariato che operano nel territorio);
•
livelli di intervento previsti;
- "AMMINISTRATIVO/NORMATIVO" (applicazione disposizioni legislative e farlo rispettare).
A questo proposito, è stata pubblicata sul Bollettino della Regione Emilia-Romagna n.87 - parte
seconda- del 13.7.1999 la deliberazione della giunta regionale 26 maggio 1999, n. 785 “progetto
regionale tabagismo” che sarà di supporto organizzativo per le Aziende Sanitarie in materia;
Allegato A - "Linee di indirizzo della RER sugli interventi per la prevenzione primaria,
secondaria e terziaria del tabagismo e dei problemi frano-correlati", articolato in cinque
Sottoprogetti
Allegato B - "Linee guida per la stesura di un regolamento aziendale per l'applicazione
della normativa sul divieto di fumo (con cartellonistica tipo)", che contiene le
indicazione per l'applicazione concreta del divieto di fumo all'interno delle Aziende
Sanitarie, con la soluzione ai molti problemi incontrati dalle diverse realtà negli anni
passati nel tentativo di applicare la normativa in ambito ospedaliero e la tempistica di
151
adeguamento. L'applicazione della normativa sarà orientata all'azione di
PROMOZIONE alla salute più che di "persecuzione" di chi fuma. Proprio a questo
proposito, si deve sottolineare che la deliberazione della Giunta regionale n.785199
sopracitata pone l'accento sul fatto che 'la nicotina viene oggi riconosciuta, al pari
dell'alcol, cocaina, allucinogeni e oppiacei tra le sostanze psicoattive capaci di indurre
dipendenza fisica e psichica". Per contrastare questo importante fattore di rischio por la
salute, due presenta aspetti complessi di tipo tossicologico, psicologico e socioculturale, occorre adottare politiche di Intervento "globali", capaci di sviluppare
alleanze e sinergie attraverso la partecipazione attiva di tutti i soggetti che hanno
competenze e responsabilità in ambito educativo, sanitario, politico, economico, nel
mondo del volontariato e nel campo dell'informazione, al fine di promuover la
formazione di una cultura ampiamente diffusa e condivisa del "non fumo" e di
diffondere comportamenti e messaggi "uniformi" in tutti gli ambienti di vita;
- a dare evidenza della politica antifumo della struttura sanitaria (far conoscere all'utenza, al
personale, alla comunità il progetto);
- far "acquisire" consapevolezza degli obblighi legislativi e sviluppare educazione e rispetto al
personale -- comunità (esempio di valore per i pazienti) per l'ambiente "ospedale" e verso chi non
fuma;
- conoscere le abitudini al fumo dei dipendenti;
- promuovere counseling antifumo nei confronti del personale;
- programmare attività per aiutare il personale che vuole smettere di fumare.
- il “target” specifico cui verranno rivolte le azioni all'interno delle aziende sanitarie sara'
rappresentato dal personale (essenzialità di una forte azione di sensibilizzazione rivolta al
personale dipendente perché divenga fonte di “esempio” di non fumatore, rispettoso della norma
ma anche dell'ambiente "ospedale" e dei "non fumatori").
Il personale sanitario degli ospedali spesso pone poca attenzione al problema del fuma di pazienti
ed in alta percentuale si aggiunge alla popolazione dei fumatori entro gli spazi dell'ospedale.
Non fumare in ospedale, oltre ad una buona regola di igiene personale, è soprattutto un gesto di
educazione e rispetto nei confronti di utenti e colleghi non fumatori ed un esempio di grande
valore per i pazienti fumatori ai quali deve essere consigliata/prescritta la cessazione.
Invece, l'incontro di medici e infermieri che fumano in ospedale costituisce un incitamento
esplicito a continuare nelle proprie abitudini (significa che “non fa poi così male!”).
Il messaggio che dovrà essere condiviso dal personale è che “fumare in ospedale e mostrarlo a
pazienti o visitatori custituisce una grave mancanza di professionalità”.
152
LA TUTELA DELLE LAVORATRICI MADRI NELL'AZIENDA USL DI IMOLA
(UNO STRUMENTO DI GESTIONE)
Lorena Landi, Liana Pompei, Catia Bedosti, Guido Laf
Al fine di gestire correttamente i casi di gravidanza all'interno dell'azienda il Responsabile del
Servizio di Prevenzione e Protezione con la collaborazione del Medico Competente ha redatto una
procedura specifica da utilizzare con semplicità da parte degli uffici preposti per la collocazione della
lavoratrice madre.
Tale strumento aziendale è stato creato alla luce della recente normativa (D.Lgs. 645/96) che prevede
l'effettuazione da parte del datore di lavoro della valutazione di rischio ed in base ai risultati di tale
valutazione prevede precisi comportamenti.
Per poter rendere immediatamente leggibili i problemi connessi con ogni nuovo caso specifico è stata
creata una mappa dei rischi, per luoghi di lavoro e per qualifiche professionali di primo orientamento
per l'azienda. Tramite utilizzo dei colori sono identificati i luoghi in cui è vietato adibire la lavoratrice
(rosso), il luogo in cui il rischio è intermedio e da valutare caso per caso (giallo), i luoghi dove il
rischio è assente/trascurabile (verde) ed in cui la lavoratrice può essere comunque collocata o
rimanere.
Si cerca in tal modo di rendere più semplice la gestione individuando immediatamente i luoghi vietati
ed i luoghi dove è possibile adibire la lavoratrice. Solo i luoghi contrassegnati in giallo sono da
valutare secondo procedura aziendale per la collocazione della lavoratrice madre.
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PROPOSTA DI UNO STRUMENTO PER LA CORRETTA COLLOCAZIONE DEI
LAVORATORI CON GIUDIZIO DI IDONEITA' LIMITATA NELL'AUSL DI IMOLA
Iliana Pompei, Lorena Landi, Catia Bedosti, Guido Laffi.
Vengono spesso riferite difficoltà, da parte degli uffici aziendali preposti, nell'individuazione del
posto di lavoro adeguato per gli operatori parzialmente inidonei alla mansione ai sensi del D. Lgs.
626/94, in particolare infermieri, operatori tecnici addetti all'assistenza ed ausiliari.
Il Medico Competente ed il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dell'Ausl di Imola
hanno costruito uno strumento per facilitare tale compito predisponendo una mappa dell'azienda per
le condizioni di rischio più frequenti attraverso l'uso dei colori: verde ad indicare l'assenza di rischio o
rischio trascurabile, giallo per rischio intermedio e rosso per rischio elevato. Ad ogni area di lavoro,
per ogni fattore considerato, si è attribuito il colore che ne individua l'entità del rischio sulla base del
documento di valutazione. Nel certificato di idoneità alla mansione il medico competente, a sua volta,
dovrà specificare per ogni limitazione certificata il colore consentito. In tal modo gli uffici incaricati
potranno immediatamente individuare i luoghi di lavoro vietati o ammessi per ogni lavoratore
parzialmente inidoneo.
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