Lezione 5 (prima parte)
Corso di “Economia Industriale Internazionale”
Davide Arduini
Linea espositiva
1.
Introduzione alla teoria della diffusione;
2.
Approfondimento degli approcci di tipo epidemico;
3.
Approfondimento degli approcci di tipo probit;
4.
Approfondimento degli approcci di tipo sistemico;
5.
Alcuni esempi di diffusione: le ICT
1. Introduzione alla teoria della diffusione (1)

La diffusione dell’innovazione è parte integrante del concetto di progresso
tecnologico;

Il cambiamento tecnologico viene
dimensionale (Rosenberg 1982):
-
nuove conoscenze tecnico-scientifiche che, incorporate in nuovi macchinari e
prodotti, permettono di conseguire vantaggi diversi in termini di riduzione
dei costi di produzione e di una maggiore quantità e qualità di prodotti;

Il cambiamento tecnologico si compone di tre fasi (Schumpeter 1942; Davies
1979):
-
l’invenzione che consiste nel concepimento di una nuova idea;
-
l’innovazione che riguarda la traduzione dell’invenzione in attività economica
attraverso l’applicazione e la verifica sul mercato;
-
la diffusione che ha luogo quando l’innovazione viene impiegata nel tempo da
più utilizzatori.
concepito
come
processo
multi-
1. Introduzione alla teoria della diffusione (2)
 La diffusione va oltre la pura e semplice innovazione tecnologica;
 Necessita di fattori complementari (Edquist 2000; Black-Lynch 2004):
-
qualità della forza lavoro, cambiamenti nelle scelte organizzative, capacità
di diversi attori di interagire con le trasformazioni dei prodotti e dei
processi innovativi e con le caratteristiche dell’ambiente sociale e
istituzionale;
 Focalizziamo l’attenzione su tre approcci teorici che si concentrano su un
livello di analisi settoriale della diffusione (epidemici, probit, sistemici);
 Filo conduttore della letteratura di taglio settoriale è la crescente enfasi
posta sull’eterogeneità degli agenti economici;
-
Approcci epidemici standard: l’eterogeneità è rappresentata dalla diversa
disponibilità di informazione da parte degli utilizzatori sulla tecnologia da
adottare (Griliches 1957; Mansfield 1961);
1. Introduzione alla teoria della diffusione (3)
-
Contributi successivi ai modelli epidemici standard: attenuano alcune ipotesi
di omogeneità, tuttavia gli attori rimangono strutturalmente omogenei nella
sostanza (Bass 1978; Antonelli 1995; Geroski 2000; Metcalfe 2005);
-
Approcci probit: maggiore approfondimento del problema dell’eterogeneità
strutturale degli agenti economici rispetto a variabili quali la dimensione, i
costi di produzione, la concentrazione del mercato delle imprese e la
specializzazione del capitale umano (David 1966; Davies 1979; Stoneman
1986; McWlliams-Zilberman 1996; Hall-Khan 2003);
-
Approcci sistemici: spostano l'attenzione dalle imprese utilizzatrici ad un più
ampio novero di attori chiave coinvolti nel processo di generazione e
diffusione dell’innovazione (fornitori di beni capitali, di beni finali, di servizi
complementari -R&S- da un lato, utilizzatori intermedi e finali, acquirenti
pubblici di tecnologia, dall'altro);
-
maggiore enfasi posta sull’interdipendenza e sull’apprendimento interattivo
2. Approfondimento degli approcci epidemici (1)
 Un primo contributo all’approccio settoriale della diffusione si può
individuare nel lavoro pionieristico di Mansfield (1961);

La diffusione sarà influenzata: a) positivamente dalla profittabilità
dell’innovazione; b) negativamente dalla dimensione dell’investimento
necessario per l’innovazione; c) positivamente dal rapporto tra le imprese già
utilizzatrici dell’innovazione e l’intera popolazione; d) positivamente dal tasso
di crescita del mercato delle imprese;
 Elemento centrale di questi modelli sono le diverse modalità con cui viene
veicolata l’informazione sull’innovazione:
 L’informazione potrebbe svilupparsi internamente (fra utilizzatori/potenziali
utilizzatori) sfociando in un processo di “passa parola” attraverso cui i
potenziali utilizzatori vengono a conoscenza delle caratteristiche distintive
dell’innovazione da parte di coloro che hanno adottato per primi;

L’informazione potrebbe svilupparsi esternamente (fornitori di tecnologia,
tv, riviste specializzate, agenzie di promozione pubbliche);
2. Approfondimento degli approcci epidemici (2)
 La curva di diffusione assume una forma a “S”:
-
si presuppone una diffusione lenta nelle prime fasi di inserimento
dell’innovazione sul mercato;
-
con il passare del tempo la diffusione diventa più veloce grazie al verificarsi
del successo dell’innovazione e all’attivazione del fenomeno di “passa parola”
tra utilizzatori/non utilizzatori e dalle continue interazioni tra i non
utilizzatori con i soggetti esterni;
-
infine la velocità di diffusione rallenta nuovamente a causa dell’esigua
proporzione di non utilizzatori e dal fatto che anche la popolazione più
riluttante abbia adottato;
 Contributi successivi cercano di superare alcune limitazioni dell’impostazione
standard dei modelli epidemici attraverso (Karshenas-Stoneman 1995; Ottoz
1995; Metcalfe 2005):
1) la possibilità di avere eterogeneità strutturali nella popolazione;
2) la considerazione dell’offerta tecnologica;
2. Approfondimento degli approcci epidemici (3)
1) Il processo diffusivo sarà la somma della curva di diffusione di due distinte
popolazioni che:
-
inizialmente non interagiscono tra loro ma solo con individui del proprio
gruppo;
-
successivamente i due gruppi interagiranno con tassi diversi di interazione;
2) Si esplicitano le ipotesi classiche dei modelli epidemici dal lato della domanda
e dal lato della relazione tra i prezzi di mercato e l’evoluzione dinamica
dell’offerta:
-
la domanda di innovazione è approssimabile dallo stock totale delle vendite
dell’innovazione;
-
si sviluppa una relazione inversa tra prezzi di acquisto e stock delle vendite
totali dell’innovazione;
3. Approfondimento degli approcci probit (1)

Il secondo gruppo di contributi (modelli di tipo probit), affronta in modo più
approfondito il problema dell'eterogeneità strutturale degli agenti economici
-
la scelta di adottare si concretizza nel superamento di una certa “soglia
critica” S* che avverrà in tempi diversi secondo le caratteristiche
strutturali delle imprese e delle tecnologie;
 Un primo contributo che permette di interpretare le ipotesi alla base di un
meccanismo di diffusione con “soglia critica” è quello di David (1966).
 David studia le determinanti che influenzano la diffusione della mietitrice
meccanica nelle imprese agricole americane:
-
si osserva in quel periodo un costante aumento nei salari della manodopera
agricola che spingono gli agricoltori a sostituire il lavoro con nuovo capitale
tecnologico;
-
la presenza di cospicui incentivi per gli agricoltori ad aumentare la propria
produzione a seguito dell’aumento del prezzo mondiale del grano
3. Approfondimento degli approcci probit (2)
 David espande la trattazione da un punto di vista più formale individuando le
variabili da cui dipende la soglia S*:
-
w è il costo monetario, per l’agricoltore, di un giorno/uomo di lavoro (salario
-
c è il costo monetario di acquisto della mietitrice meccanica;
-
r il tasso di interesse;
-
d un valore di deprezzamento dell’innovazione;
-
Ls il numero di giorni/uomo risparmiati attraverso l’ausilio della mietitrice
unitario);
meccanica, per terreno mietuto;
Formalmente abbiamo:
S* = d + r / Ls
x
c/w
dove S ≥ S*
3. Approfondimento degli approcci probit (3)

S* diminuirà nel tempo (quindi diviene più probabile l’adozione) per livelli più
bassi sia del costo di acquisto della mietitrice meccanica (c), che del tasso di
interesse (r), oppure diminuirà per un aumento del costo del lavoro (w) o
della produttività della mietitrice a causa di un minore utilizzo di lavoratori
(Ls);

Si intuisce il forte legame che si forma tra dimensione d’impresa e
propensione all’adozione, infatti inizialmente solo le imprese di maggiore
dimensione adotteranno l’innovazione;

Contributi successivi agli approcci probit individuano ulteriori specificazioni
sulla diffusione;

La diffusione è influenzata: a) positivamente dalla dimensione d’impresa; b)
positivamente dalla specializzazione del capitale umano; c) negativamente
dalla concentrazione di mercato delle imprese;
a-1) maggiori competenze professionali interne in grado di interagire meglio con
le nuove tecnologie;
3. Approfondimento degli approcci probit (4)
a-2) una maggiore disponibilità finanziaria che permette di fronteggiare meglio
situazioni tipiche dell’inserimento di nuove innovazioni;
a-3) migliori condizioni nel mercato del credito;
b) La diffusione dell’innovazione è rallentata a causa di un aumento dei
“switching costs” che le imprese devono sostenere;
-
l’intensità di questi costi riflette un diverso grado di capacità di
assorbimento, implicando un lungo percorso di apprendimento che una singola
impresa deve sostenere per interagire efficacemente con la tecnologia
implementata;
-
la presenza (o assenza) di adeguate capacità professionali interne all’impresa
riflette una scelta differente tra l’adottare o non adottare;
3. Approfondimento degli approcci probit (5)
c-1) un maggior numero di imprese appartenenti allo stesso settore (bassa
concentrazione) creando effetti tipicamente competitivi, influenza
positivamente la velocità di diffusione e di imitazione;
c-2) poche imprese che operano nello stesso settore (alta concentrazione) con
l’andare del tempo perdono lo stimolo a innovare e adottare in quanto hanno
una posizione privilegiata che non viene messa a rischio da altri competitori;

Maggiore ruolo dell’offerta tecnologica (Stoneman-Ireland 1983):
-
definizione di opportune politiche dei prezzi;
-
valutazioni sulle performance dell’innovazione;

si sviluppano nuove relazioni tra l’offerta (attraverso l’analisi della struttura
di mercato) e la domanda (attraverso la definizione di opportune aspettative)
che daranno vita a forme diverse di diffusione dell’innovazione (Ottoz 1995).
4. Approfondimento degli approcci sistemici (1)

Il terzo gruppo di contributi sposta l'attenzione dalle imprese utilizzatrici in
quanto tali, ad un più ampio novero di attori chiave coinvolti nel processo di
generazione e diffusione dell’innovazione (Rosenberg 1982; Freeman 1987;
Von Hippel 1988; Lundvall 1992; Palmberg 2002; Edquist 2003);

Edquist (2005) individua le principali determinanti dei Sistemi di Innovazione
in: “All important economic, social, political, organizational, institutional, and
other factors that influence the development, diffusion, and use of
innovations”;

Le imprese non rimangono isolate nella scelta che le porta a produrre o
adottare l’innovazione, ma possono sviluppare collaborazioni e interazioni di
diversa intensità con altri attori (locali e nazionali);

Questi attori sono user e producer, a loro volta distinti in diverse categorie
di soggetti: da una parte fornitori di beni capitali, di beni finali, di servizi
complementari (R&S) e dall’altra utilizzatori intermedi e finali, acquirenti
pubblici di tecnologia, consumatori;
4. Approfondimento degli approcci sistemici (2)
 E’ possibile individuare alcune caratteristiche comuni che contraddistinguono
gli approcci sistemici (Edquist-Hommen 1999):
-
la grande importanza data ai processi di apprendimento in quanto capaci di
generare nuova conoscenza o nuovi modi di utilizzare conoscenze già
esistenti;
-
l’importanza data ai fattori economici, politici, istituzionali, organizzativi,
sociali e regionali, al fine di spiegare il processo innovativo nella sua
interezza;
-
l’analisi del cambiamento tecnologico che incorpora in una prospettiva storica
ed evolutiva i fattori in grado di influenzare e differenziare i pattern di
diffusione;
 Poniamo maggiore attenzione su alcune interazioni tra attori:
1) quelle sviluppate tra imprese e fornitori;
2) quelle sviluppate tra imprese e pubbliche amministrazioni;
4. Approfondimento degli approcci sistemici (3)
1.1) Von Hippel (1988) individua più combinazioni di attori (fornitori, produttori e
utilizzatori) da cui possono originarsi le innovazioni:
-
nel primo caso prevale il ruolo centrale del produttore, capace da un lato di
ricercare le necessità degli utilizzatori e dall’altro di porre in essere l’idea
innovativa e il suo sviluppo;
-
nel secondo caso l’utilizzatore prima individua un bisogno specifico che lo
porta a formulare l’idea innovativa, poi identifica il produttore che scegliendo
tra le tante idee la più soddisfacente e conveniente avvia il processo di
produzione;
-
nel terzo caso i produttori, consapevoli delle necessità degli utilizzatori,
pongono in essere miglioramenti tecnologici per i prodotti già esistenti;
1.2) Altri contributi approfondiscono ulteriormente la tematica delle interazioni
user-producer (Rosenberg 1982, Lundvall 1985; 1992):
-
interazioni che permettono agli utilizzatori di avere un quadro informativo
puntuale delle diverse innovazioni disponibili sul mercato;
4. Approfondimento degli approcci sistemici (4)
-
interazioni che permettono ai produttori di garantire feed-back veloci e
continuativi con gli utilizzatori per porre in essere miglioramenti tecnologici
anche dopo l’inserimento dell’innovazione sul mercato;
-
quindi le forme di apprendimento non concentrano l’attenzione solo
sull’offerta tecnologica (learning by doing) e sugli utilizzatori finali (learning
by using) ma comprendono un altro tipo di apprendimento interattivo (learning
by interacting);
2) La seconda tipologia di relazioni, quella tra imprese e settore pubblico, che
rientra nella più ampia prospettiva teorica degli approcci sistemici prende il
nome di “Acquirente Pubblico di Tecnologia” (APT);
-
l’APT attribuisce alle politiche pubbliche un ruolo attivo in grado di
promuovere direttamente il cambiamento tecnologico, di individuare nuove
tecnologie, favorire il loro sviluppo e la loro diffusione;
4. Approfondimento degli approcci sistemici (5)

Particolare rilevanza per gli obiettivi empirici del presente lavoro è il duplice
ruolo dell’APT (ad es. Operatori di telecomunicazione-ex monopolisti, Pubbliche
Amministrazioni Centrali e Locali):
1)
Utilizzatore finale di tecnologia;
2)
Sperimentatore e catalizzatore dell’attività innovativa svolta a monte da parte
di produttori di input innovativi e a valle da altre categorie di utilizzatori quali
cittadini e imprese (utilizzatore intermedio di tecnologia);

Il passaggio dell’APT da utilizzatore finale a intermedio può essere meglio
compreso attraverso l’individuazione di alcuni fattori tecnologici, istituzionali e
della domanda di mercato che influenzano questo mutamento di ruolo:

Il ruolo dell’APT come utilizzatore finale di tecnologia ha coinciso con una serie
di fattori tra cui:
-
un rigido ruolo di intermediazione tra utilizzatori finali e offerta tecnologica;
-
incapacità degli utilizzatori finali di esercitare un apprendimento d’uso
innovativo dei servizi avanzati ICT;
4. Approfondimento degli approcci sistemici (6)
-
solo l’esperienza autonoma e isolata di qualche produttore di tecnologia
permetteva di generare nuovi processi innovativi interni all’APT;

Il diverso ruolo dell’APT come utilizzatore intermedio e dinamico di tecnologia
trova fondamento nelle seguenti motivazioni:
-
le trasformazioni tecnologiche avvenute fra gli anni ’60 - ’70, il progressivo
declino della tecnologia meccanica e l’affermarsi della tecnologia flessibile e
pervasiva (micro-elettronica, software e applicativi complessi);
-
un aumento degli APT interessati a sperimentare e promuovere nuove
applicazioni tecnologiche di rete sul territorio;
-
maggiore attenzione degli APT ai fabbisogni e necessità tecnologiche di
cittadini e imprese;
5. Conclusioni

L’aspetto fondamentale della diffusione che si evince attraverso una sintesi
delle caratteristiche distintive della letteratura di taglio settoriale è quello
dell’eterogeneità degli agenti economici:
-
negli approcci epidemici, à la Mansfield, Griliches e Geroski, l’eterogeneità è
assunta (quasi) esclusivamente in termini di asimmetrie informative fra
utilizzatori attuali e potenziali;
-
nel caso degli approcci di tipo Probit, à la David, Davies e Stoneman, si
introducono elementi di eterogeneità strutturale dal lato soprattutto della
domanda, tenendo ad esempio conto di importanti effetti soglia indotti dalle
dimensioni e dalle capacità d’uso delle imprese;
-
nel caso degli approcci sistemici, tipici di Rosenberg, Freeman e Edquist, oltre
a tenere conto di questi ultimi elementi di eterogeneità delle imprese
utilizzatrici, si considerano anche altri soggetti rilevanti, quali gli acquirenti
pubblici di tecnologia e l’offerta tecnologica;
6. Esempi di diffusione/adozione dell’innovazione: il caso delle ICT
nelle imprese italiane e marchigiane
 L'Istituto Nazionale di Statistica effettua annualmente l'indagine
"Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (ICT) nelle
imprese" prevista dal Programma Statistico Nazionale 2007-2009 allo
scopo di misurare, nelle imprese con almeno 10 addetti attive nel
settore dell'industria e dei servizi, il grado di utilizzo delle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione
 L’indagine prende in considerazione alcuni dati definitivi della
rilevazione svolta nel gennaio 2007, che si riferiscono a un campione di
circa 42.000 imprese (rappresentativo di un universo di 197.255
imprese nazionali)
 748 sono le imprese marchigiane intervistate
7. Aspetti metodologici della rilevazione
 Universo di riferimento: imprese italiane attive con almeno 10 addetti
nei settori D (manifattura), F (costruzioni), G (commercio), H (solo
relativamente a 551 - alberghi - e 552 - campeggi ed altri alloggi per
brevi soggiorni), I (trasporti e comunicazioni), J (intermediazione
monetaria, assicurativa e finanziaria), K (attività immobiliari, noleggio,
informatica, ricerca e sviluppo ecc.), O (solo relativamente a 921 produzione e distribuzioni cinematografiche e di video - e 922 attività radiotelevisive) secondo la classificazione Ateco
 Unità di rilevazione: impresa
 Tipo di rilevazione: campionaria per imprese con almeno 10 addetti e
meno di 250; censuaria per quelle con almeno 250 addetti; censuaria
per le imprese del settore J (intermediazione monetaria, assicurativa
e finanziaria) con almeno 10 addetti
 Principali caratteri rilevati: imprese con pc; imprese con internet;
utilizzo di internet; integrazione processi aziendali; commercio
elettronico; sicurezza informatica; competenze informatiche
8. Dati strutturali (1)
Grafico 1 - Distribuzione % delle imprese italiane attive per settore di attività - anno 2007
ITALIA
attiv. immobiliari,
noleggio,
informatica, ricerca
11.0%
sanità e altri servizi
pubblici, sociali e
altri servizi
personali
6.1%
4.9%
agricoltura e pesca
17.9%
Industria
12.4%
L'attività prevalente delle imprese
italiane riguarda il settore commercio,
alberghi e ristoranti.
Anche nelle Marche il settore
prevalente è quello del commercio,
ma con percentuale inferiore a quella
italiana (28,7% contro 32,7%)
Nelle Marche si riscontra invece una
percentuale maggiore rispetto alla
media nazionale nei settori
"agricoltura" (22,3% contro 17,9%) e
"industria" (15,2% contro 12,4%)
costruzioni
15.1%
commercio,
alberghi e ristoranti
32.7%
MARCHE
sanità e altri servizi
pubblici, sociali e altri servizi
personali
5.4%
attività immobiliari,
4.9%
noleggio,
informatica, ricerca
9.3%
commercio,
alberghi e ristoranti
28.7%
agricoltura e pesca
22.3%
Industria
15.2%
costruzioni
14.3%
8. Dati strutturali (2)
Tavola 1 - Distribuzione % delle unità locali per classe di addetti - Anno 2005
(valori percentuali sul totale delle unità locali)
In Italia il 94,7% delle unità
locali ha un numero di addetti
inferiore a 10, mentre solo lo
0,6% ha oltre 50 addetti.
Nelle Marche la percentuale di
unità locali con meno di 10
addetti è simile a quella
nazionale (93,7%).
Analizzando poi il numero di
addetti impiegato nelle unità
locali, si evidenzia come sia in
Italia che nelle Marche oltre la
metà degli addetti
(rispettivamente: 51,3% e
52,0%) è impiegato nelle unità
locali di piccolissima dimensione
(sotto 10 addetti).
unità locali
1-9
addetti
10-19
addetti
20-49
addetti
50 addetti
e più
Totale
Marche
93,7
4,0
1,7
0,6
100
Centro
95,0
3,2
1,3
0,6
100
Italia
94,7
3,2
1,4
0,6
100
Tavola 2 - Distribuzione % degli addetti alle unità locali per classe di addetti Anno 2005
(valori percentuali sul totale degli addetti)
addetti alle unità locali
1-9
addetti
10-19
addetti
20-49
addetti
50 addetti
e più
Totale
Marche
52,0
14,4
13,2
20,5
100,0
Centro
52,5
12,0
10,8
24,7
100,0
Italia
51,3
12,1
11,5
25,1
100,0
9. Utilizzo tecnologie (1)
Grafico 1 - Accesso ad internet nelle imprese con almeno 10 addetti - 2007
(valori percentuali sul totale delle imprese con almeno 10 addetti)
L'accesso ad Internet è un
fenomeno ormai
ampiamente diffuso nelle
imprese italiane con più di
10 addetti (valor medio
nazionale: 94,3%).
Le differenze regionali sono
in generale poco
significative: tra la prima
regione (Trentino Alto
Adige) e l'ultima della
graduatoria (Molise) la
differenza è solamente 8
punti percentuali.
Le imprese marchigiane
sono al 14° posto, con una
media (92,0%) non molto
distante da quella
nazionale.
Trentino-Alto Adige
97.8
Friuli- Venezia…
97.3
Piemonte
97.3
Valle d'Aosta
96.5
Emilia-Romagna
96.2
Veneto
95.1
Lombardia
95.1
Umbria
94.9
Campania
94.0
Liguria
92.9
Sicilia
92.7
Toscana
92.6
Sardegna
92.3
Marche
92.0
Calabria
91.6
Puglia
90.9
Abruzzo
90.9
Lazio
90.6
Basilicata
90.2
Molise
ITALIA 94,3
89.3
70
80
90
100
9. Utilizzo tecnologie (2)
Grafico 2 - Addetti che utilizzano il PC e che dispongono di connessione ad Internet nelle imprese con almeno 10 addetti 2007
(valori percentuali sul totale delle imprese con almeno 10 addetti)
60
Il grafico evidenzia che
nelle imprese italiane con
almeno 10 addetti, quattro
addetti su dieci utilizzano il
PC almeno una volta alla
settimana, e tre su dieci si
connettono a Internet
almeno una volta alla
settimana.
La media delle imprese
marchigiane è inferiore a
quella nazionale: sono tre
su 10 gli addetti che usano
il PC almeno una volta a
settimana, mentre sono 2
su 10 quelli che si
connettono a Internet con
la stessa frequenza.
50
40
30
20
49.0
42.8 42.1
41.7
40.5
39.2
38.6
37.0 36.1
35.9 35.0
34.4
33.2
31.8 30.8
31.6
30.9
30.7 30.2
26.6 25.9
25.2
20.2
22.3 23.2
39.5
28.8 28.5 27.9
27.1 26.7 26.3
25.9
20.4
18.8
21.0
20.9
17.9
19.4 18.4 19.7
10
0
Addetti che utilizzano il PC almeno una volta la settimana
Addetti che utilizzano il PC connessi ad Internet almeno una volta la settimana
29.1
9. Utilizzo tecnologie (3)
Figura 1 - Imprese con almeno 10 addetti dotate di collegamento Internet a banda larga 2007
In Italia la diffusione di
collegamenti Internet a
banda larga ha raggiunto i
tre quarti delle imprese con
più di 10 addetti (75,6%).
Vi è qualche differenza tra
le regioni del Centro-Nord
Italia, che superano il 75%,
e le regioni del Sud, quasi
tutte al di sotto del 70%.
Le Marche si collocano in
una posizione intermedia,
con il 72,2% di imprese
dotate di banda larga.
% imprese
con banda larga
oltre 78,8
da 74,1 a 78,8
da 70,1 a 74,0
fino a 70,0
(3)
(6)
(5)
(6)
9. Utilizzo tecnologie (4)
Figura 2 - Imprese con almeno 10 addetti dotate di sito web - 2007
In Italia il 56,9% delle
imprese con più di 10
addetti è dotata di un
proprio sito web.
La presenza delle imprese
sul web è maggiore nelle
regioni settentrionali, dove
supera il 60% in quattro
regioni, rispetto alle regioni
centro-meridionali, dove
ben 7 regioni non
raggiungono nemmeno il
50%.
Le Marche si collocano in
una posizione intermedia,
con un una percentuale
(56,2%) che coincide con
quella nazionale.
% imprese
con sito web
59,3 a 66,4
56,1 a 59,3
46,4 a 56,1
37,7 a 46,4
(4)
(5)
(4)
(7)
10. Integrazione dei processi aziendali
Grafico 5 - Tipologia di integrazione di processo adottata dalle imprese informatizzate con almeno 10 addetti - 2007
(valori percentuali sul totale delle imprese informatizzate con almeno 10 addetti)
59.0
60
Tra le imprese italiane
informatizzate con almeno
10 addetti, il 59% utilizza
applicazioni software per la
gestione degli ordini di
vendita e acquisto (nelle
Marche sono il 55,1%).
Tra le applicazioni
specifiche, il 14,8% utilizza
l'Enterprise Resource
Planning (ERP), il 23,8% ha
dichiarato di utilizzare
applicazioni di gestione del
front office di tipo CRM
(Customer Relationship
Management) e il 12,2% ha
adottato sistemi operativi
Open Source.
La percentuale di imprese
marchigiane che utilizza le
suddette applicazioni
specifiche è molto simile
alla media nazionale.
56.8
55.1
40
25.2
23.8
22.5
18.1
20
19.5 19.4
14.214.514.8
17.0
16.2
14.7
14.9
12.2 12.2
0
Software per
gestione ordini
di vendita e/o
acquisto
ERP
MARCHE
CRM (totale)
CRM per
raccogliere
informazioni
sui propri
clienti
Centro Italia
CRM per
analisi
finalizzate al
marketing
ITALIA
Open source
11. Utilizzo di internet (1)
Grafico 8 - Servizi offerti sul sito web dalle imprese con almeno 10 addetti (*) - 2007
(Valori percentuali sul totale delle imprese con almeno 10 addetti e con sito web)
In Italia quasi tutte le
imprese utilizzano il
proprio sito web per
pubblicizzare i loro
prodotti; il 43,6% delle
imprese lo usano per
consentire la
consultazione del
proprio catalogo; il
23,4% per trasmettere
informazioni digitali, il
22,2% per servizi di
personalizzazione e il
17,9% per servizi postvendita.
Nelle imprese
marchigiane con sito
web, la frequenza con
cui le imprese utilizzano
il sito per i diversi
obiettivi è molto simile
alla media nazionale.
Unica eccezione la
consultazione del
catalogo: 34,5% nelle
Marche rispetto al
43,6% del valore medio
italiano.
100
95.4 95.5 94.7
80
60
41.2
43.6
34.5
40
22.223.4
19.0
19.3 20.7
22.2
16.1 16.2
20
17.9
5.1 4.4 4.5
0
Pubblicità e
marketing dei
propri prodotti
Consultazione
catalogo
Trasmissione
informazioni in
formato digitale
MARCHE
Personalizzazione
sito per visitatori
abituali
Centro Italia
Servizi postvendita
ITALIA
Compatibilità per
l’accesso via
telefono cellulare
12. Competenze ICT (1)
In Italia il 4,2% delle imprese
informatizzate con almeno 10
addetti ha dichiarato di aver
assunto o provato ad
assumere, nel 2006, personale
specializzato in ICT; nelle
Marche tale percentuale è
leggermente più bassa: 2,8%.
Valori simili tra la media
nazionale e quella marchigiana
si riscontrano nella
percentuale di imprese che
hanno organizzato corsi
specialistici in ICT per i propri
addetti: 4,0% Italia, 3,7%
Marche.
Grafico 11 - Imprese con almeno 10 addetti che hanno assunto o provato ad assumere personale
specializzato in ICT, e che hanno organizzato corsi specialistici in materia di ICT per i propri addetti Anno 2006
8
4.2
4.0
4
4.0
2.8
0
Imprese informatizzzate che hanno provato ad Imprese informatizzate che hanno organizzato corsi
assumere o hanno assunto personale specializzato
specialistici in ICT per i propri addetti
in ICT
MARCHE
In Italia il 5,2% delle imprese
informatizzate con almeno 10
addetti ha dichiarato di aver
assunto o provato ad
assumere, nel 2006, personale
non specializzato in ICT; nelle
Marche tale percentuale è
lievemente più bassa: 3,7%.
Anche la percentuale
marchigiana di imprese che
hanno organizzato corsi non
specialistici in ICT per i propri
addetti è inferiore alla media
nazionale: 6,4% Italia, 5,5%
Marche.
4.3
3.7
Centro Italia
ITALIA
Grafico 12 - Imprese con almeno 10 addetti che hanno assunto o provato ad assumere personale non
specializzato in ICT, e che hanno organizzato corsi non specialistici in materia di ICT per i propri addetti Anno 2006
8
6.9
4.8
4
6.4
5.5
5.2
3.7
0
Imprese informatizzzate che hanno provato ad
assumere o hanno assunto personale non
specializzato in ICT
MARCHE
Imprese informatizzate che hanno organizzato
corsi non specialistici in ICT per i propri addetti
Centro Italia
ITALIA
12. Competenze ICT (2)
Grafico 13 - Imprese con almeno 10 addetti che impiegano specialisti ICT o che nell'anno precedente
hanno fatto ricorso a personale specializzato in ICT di altre imprese - 2006 e 2007
30
In Italia, a gennaio 2007,
meno del 10% delle imprese
ha dichiarato di impiegare
personale interno con
conoscenze specialistiche in
materia di ICT (nelle Marche
sono l'8,2%); nel 2006 una
impresa italiana su 4 ha fatto
ricorso all'outsourcing, ossia
ha esternalizzato funzioni ICT
utilizzando specialisti di altre
imprese (nelle Marche una
impresa su 5).
Per quanto riguarda il ricorso a
specialisti ICT di altre imprese
residenti all'estero
(offshoring), le percentuali
sono molto basse: 3,5% in
Italia, 2,4% nelle Marche.
26.0
26.4
20.7
20
10
9.5
9.8
8.2
2.4
3.2
3.5
0
Imprese che impiegano
specialisti in materia di ICT
(gennaio 2007)
MARCHE
Imprese che hanno fatto
Imprese che hanno fatto
ricorso a specialisti in materia ricorso a specialisti in materia
di ICT di altre imprese
di ICT di altre imprese
(anno 2006)
residenti all'estero (anno
2006)
Centro Italia
ITALIA
13. Alcune interpretazioni ai risultati (1)
Il Grafico 2 evidenzia che nelle imprese italiane (29%) e in quelle marchigiane (20,4%), la
percentuale di addetti che dispongono di PC con connessioni a Internet è abbastanza
bassa
Questo semplice indicatore è importante in quanto capace di approssimare il grado di
diffusione di Internet tra i dipendenti e di segnalare la presenza di un buon ambiente di
lavoro in grado di sviluppare e stimolare competenze (skills) ICT
Infatti, al crescere della percentuale di addetti che dispongono di PC con connessioni a
Internet ci si può attendere che aumenti la capacità dei dipendenti dell’azienda di
sviluppare maggiori capacità d’uso nei servizi e nelle dotazioni ICT, come la possibilità di
fare ricerche di mercato, ricerche sui prezzi dei propri concorrenti, usare la posta
elettronica, scaricare/inviare documenti – dati - immagini in formato digitale, accedere
attraverso forme di autenticazione ad archivi on-line dei fornitori e degli operatori
logistici
Nelle aziende in cui prevale un maggior numero di PC stand alone (PC non collegati a
Internet) i dipendenti potranno sviluppare al massimo competenze di office automation
(contabilità, amministrazione, archivi interni off-line). Tuttavia questo non implica che i
dipendenti con PC stand alone non abbiano competenze superiori, in ogni caso non potranno
utilizzarle ai fini di una migliore efficienza nelle pratiche di lavoro interne all'impresa
trasformandosi in minori livelli di produttività del lavoro
13. Alcune interpretazioni ai risultati (2)
Una maggiore disponibilità per gli addetti di impiegare strumenti abilitanti all’uso delle
ICT (come i PC connessi a Internet) stimolerebbe una maggiore adozione nelle imprese
marchigiane e italiane. Più che incentivi esterni quello che più conta in questo caso è
realizzare adeguati processi interni di riorganizzazione del lavoro e di cambiamenti
culturali nel management attraverso l’ausilio delle ICT (ad es. tele-lavoro, formazione a
distanza, PC portatili con accesso a Internet di tipo wireless, ecc) supportati anche da
percorsi formativi ad hoc.
L’analisi più approfondita delle funzionalità del sito web (Grafico 8) dimostra che l’uso
prevalente che se ne fa è quello di primo contatto e prime informazioni sui prodotti per
nuovi potenziali clienti (95,4% per le imprese marchigiane, 94,7% per le imprese italiane),
che si concretizza in una forma di brochure virtuale. Chiaramente siamo ancora ad uno
stadio iniziale del potenziale insito nel sito web, che si traduce nella generazione di
efficaci flussi di conoscenza-valore verso l’esterno, aumentando la visibilità dell’impresa, a
cui non corrisponde in eguale misura un’altrettanto importanza e attenzione alle
informazioni di conoscenza-valore verso l’interno proveniente dagli utenti.
Questa mancata attenzione rende lo strumento web simile ad altre forme di
comunicazione mono-direzionali, mentre la possibilità di ottenere feed-back da
consumatori e fornitori in tempo reale e definire strategie commerciali sulla base di
pagine web più visitate, rende il sito un importante strumento bi-direzionale ancora non
efficacemente utilizzato dal campione oggetto della rilevazione.
13. Alcune interpretazioni ai risultati (3)
Dai Grafici 11 e 13 si osserva che sia le imprese italiane che quelle marchigiane
mostrano percentuali piuttosto basse di competenze ICT interne (in termini di risorse
umane e di attività formative), mentre è più comune l’esternalizzazione delle funzioni
ICT utilizzando specialisti di altre imprese (outsourcing).
Questo andamento, a lungo andare, potrebbe rappresentare un possibile freno
all’adozione delle ICT a causa di un aumento dei switching costs che le imprese devono
sostenere. L’intensità di questi costi è differente tra le imprese in quanto riflette un
diverso grado di capacità di assorbimento, implicando un lungo percorso di
apprendimento che una singola impresa deve sostenere per interagire efficacemente
con la nuova tecnologia ICT implementata.
Potrebbe allora verificarsi un rallentamento nella diffusione delle tecnologie digitali
se viene richiesto un livello adeguato di competenze professionali, non presente
nell’impresa, tale da richiedere tempo e costi per il suo raggiungimento.
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