Anno IV n. 1
Gennaio - Aprile 2015
SOMMARIO
Notizie dalla
Parrocchia
pag. 2\3
Immigrazione
pag. 4/6
Il sogno è….
pag. 7
Napoli:
pag. 8
Rubriche
pag. 10
Terra e Anima
pag. 11\14
Curiosità:
pag.15
Calendario e
informazioni
pag. 16
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Se non cambiasse mai nulla non avremmo le farfalle…
Cambia veste il nostro periodico parrocchiale, anche se non cambia la sua Voce…
Chiara, come la nostra Santa e come il messaggio evangelico che la nostra comunità
francescana e parrocchiale vuole annunciare. Dopo un periodo organizzativo, la nuova
redazione di Voce Chiara, composta da diversi elementi della nostra comunità, cerca
di dare una nuova risposta agli echi del nostro territorio con nuove rubriche e approfondimenti che ci facciano sentire cittadini
e cristiani della nostra
città e del mondo. Un
grazie particolare va alla
nascente redazione, specie per il loro entusiasmo
e perché sono il primo
segno di ciò che vorremmo fare come comunità,
cambiare, cambiare per
crescere. In risposta ad
uno dei punti fondamentali della "Magna Carta"
frutto del ritiro parrocchiale di luglio scorso, che mi chiedeva di
aiutare la comunità nel vivere il servizio in
Parrocchia come un dono-compito e non
come un potere avvicendando quei ruoli che
ormai vengono portati avanti dalle stesse
persone da molti anni, in questi giorni sto
incontrando tutti quelli che vogliono avere
un colloquio per raccogliere le esigenze e le
speranze di tutti, per raggiungere un discernimento comunitario. Innanzitutto voglio
ringraziare tutti per la disponibilità e poi
voglio ribadire che eventuali cambiamenti
non verranno fatti perché scontenti di alcuni
servizi o di alcune persone in Parrocchia ma
solo ed esclusivamente per stimolare la crescita della nostra comunità. Già da un po’ di
tempo stiamo insistendo sulla necessità di
“cambiare” e sono contento che il Signore
stia rispondendo a questa nostra predisposizione mandandoci nuovi fratelli con cui
condividere il nostro cammino parrocchiale;
ora è il momento di non
chiuderci nel “si è sempre
fatto così” ma di aprirci
alla possibilità che altri
condividano con noi i
servizi svolti in Parrocchia e la nostra vita spirituale e comunitaria perché il Signore accresca la
nostra famiglia. In questi
ultimi mesi dell’anno pastorale, nonostante gli
ulteriori impegni che si
avvicenderanno, dedichiamoci alla preghiera, affidandoci alla Vergine Maria. Pregate
per me e per la nostra comunità. “Che io
possa avere la forza di cambiare le cose che
posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto
l'intelligenza di saperle distinguere.” (San
Tommaso Moro)
Padre Adriano Pannozzo
Sarà il Papa ad "aprire" l'Expo il 1° maggio.
Non sarà presente fisicamente, ma farà sentire la
sua voce. In occasione
dell'inaugurazione dell'Expo di Milano Papa Bergoglio interverrà venerdì 1°
maggio con un collegamento in diretta alle ore 12.00.
La decisione del Pontefice
di partecipare all’apertura
dell’Esposizione universale
(dal1 maggio al 31 ottobre)
ribadisce il coinvolgimento
della Chiesa nei confronti
dei temi evocati da “Nutrire
il pianeta. Energia per la
vita” cui è dedicata questa
edizione dell’Expo. La Santa Sede è presente in Expo
2015 ufficialmente come
Paese espositore, con un
proprio Padiglione intitolato
“Non di solo pane” all’interno del quale si sviluppa
un percorso espositivo basato su diversi linguaggi
artistici, dai più tradizionali
a quelli innovativi, suddiviso in quattro grandi capitoli:
“un giardino da custodire”,
“un cibo da condividere”,
“un pasto che educa”, “un
pane che rende presente Dio
nel mondo”. Per conoscere i
dettagli della presenza della
Santa Sede in Expo, sono
stati attivati un sito internet
www.expoholysee.org,
un
profilo
Twitter
@expoholysee e la pagina
Facebook Chiesa in Expo.
Voce chiara
Presepe Vivente
Dal 4 al 6 gennaio, è andata in scena,
nella Parrocchia di Santa Chiara, la
seconda edizione del "Presepe Vivente" organizzato dalla comunità
francescana e parrocchiale. Nato da
un’intuizione di Fra Adriano Pannozzo e Fra Pio Avitabile, che hanno
saputo allestire, con l’aiuto dell’intera
comunità
francescana e
dei laici, un vero viaggio nel
tempo. Il presepe, composta da
oltre 40 figuranti, ha ripercorso
in parte quello
del ‘700 con scene che ricordano il
presepe tradizionale come la natività
tra bue e asinello e altre scene storiche come l’annunciazione e il palazzo di Erode. Nel chiostro di San
Francesco (una volta chiostro delle
converse) è andato in scena un vero
e proprio mercato con assaggi di vino, formaggi, castagne e altre leccornie tutte offerte da “settecenteschi
venditori” mentre nei locali delle
antiche cucine, tra “capere e ricamatrici” c’era l’osteria dove si offrivano
fumanti piatti di pasta e fagioli tra le
urla delle popolane che giocavano a
tombola. A ravvivare ancora di più
la scena ci hanno pensato i “Giullari
di Dio”, gruppo parrocchiale, che
hanno riadattato favole di Basile e
cantato canzoni della tradizione napoletana intervallate da simpatiche
scenette di Sarchiapone e Razzullo
accompagnati
dagli
“Zampognari
del Vesuvio”,
rappresentati dai
maestri Antonio
Catapano
(ciaramella) e
Vincenzo Marasco (zampogna) che hanno allietato
con la loro musica le serate. La soddisfazione più grande però, è venuta
dal consenso suscitato dalla folla di
persone (quasi 2.500 in 3 giorni)
accorse a visitare il presepe e a vivere per una serata tra magiche atmosfere orientali (Erode tra incensi e
odalische) ed effetti speciali
(nevicate improvvise) conscia di
aver partecipato, divertendosi, al
progetto del “LabOratorio” a cui
sono stati destinati gli introiti
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Beata Maria
Cristina di Savoia
Sabato 31 gennaio alle ore 19.00,
nella Basilica di Santa Chiara, è stata
celebrata la S. Messa in onore della
Beata Maria Cristina di Savoia. Erano presenti, il Ministro Provinciale
che ha concelebrato, esponenti della
Casa di Borbone oltre alle guardie di
picchetto che hanno presenziato la
tomba della Beata durante la funzione. Ricordiamo che la Beata, conosciuta anche come la "Reginella Santa", è stata canonizzata l'anno scorso,
il 25 gennaio 2014 nella nostra Basilica ma la sua promulgazione è avvenuta nel novembre del 2013, nel pieno dell'Anno della Fede. Questo è un
particolare molto interessante in
quanto l'inno dell'Anno della fede
era "Credo Domine" che sono proprio le sue ultime parole dette sul
letto di morte, il 31 gennaio del
1836, dopo aver partorito il figlio
Francesco, ultimo Re del
Regno
delle Due Sicilie.
Sant’Antonio Abate
Si è svolta sabato 17 gennaio 2015 la
prima edizione della festa di
Sant'Antonio Abate nella Parrocchia
di Santa Chiara. Nata anni fa come
festa prettamente "interna", quest'anno, assecondando anche la
richiesta di Papa Francesco di
"uscire dalle Chiese" si è deciso
di coinvolgere anche l'intera popolazione, allestendo il tutto, nel
cortile antistante la Basilica. I
preparativi, che hanno visto la
comunità francescana e i parrocchiani, lavorare gomito a gomito, sono iniziati dalla mattina,
dapprima per pulire l'area antistante
la Basilica e successivamente per
allestire il palco e l'area ristorazione.
La sera, dopo la messa delle 19.00, il
Parroco, padre Adriano Pannozzo, ha
benedetto gli animali presenti e successivamente ha dato il via alla serata canora intervallata dal gruppo musicale "Ars Nova" che hanno allietato i presenti mescolando note
di pizzica e tarantelle con altre di
orientale derivazione. Ma il vero
dono della serata è stata la comunione che si respirava tra i vari
gruppi parrocchiali non sempre in
sintonia tra loro. Sant'Antonio
Abate ci ha insegnato che per
accendere il fuoco della carità,
serve comunione!
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Veglia di preghiera “Aspettando Francesco”
Sabato, 21 febbraio, in Basilica, si è
tenuta la veglia di preghiera
“Aspettando Francesco”. Organizzata dal Parroco e dalla Comunità dei
frati per dar seguito all’impegno preso con il Decano Don Lello Ponticelli e l’equipe di Pastorale Giovanile
decanale, si è svolta in un clima di
preghiera e di comunione che ha visto i giovani della Parrocchia, collaborare con i giovani della Parrocchia
di S. Erasmo nell’animare l’adorazione. La veglia, ha vissuto due momenti focali. Il primo, seguendo gli
opuscoli dalla Diocesi e incentrato
su “Fame di Pane”, “Fame di Giustizia” e “Fame di Futuro”, mentre il
secondo, ha visto le Suore del Decanato, uscire in strada insieme con i
giovani della Parrocchia di Santa
Chiara, ad invitare le tante persone
che affollano Piazza del Gesù di sa-
bato sera, ad entrare in Chiesa. Intanto i Frati si sono resi disponibili per
le confessioni. I giovani che sono
entrati in Chiesa, hanno potuto pregare, accompagnati dalle Suore, davanti a Gesù Eucaristia, ricevere il
sacramento della riconciliazione,
alcuni anche dopo molti anni, e ricevere un messaggio di Papa Francesco, preparato dai parrocchiani. Tra
canti e letture degli scritti di Don
Tonino Bello e di Madre Teresa di
Calcutta, l’adorazione è durata fino
alla mezzanotte.
“Giornata dell’Ammalato”
Si è svolta mercoledì 11 febbraio, in
Basilica, la Celebrazione Eucaristica
solenne, per la festa della Madonna
di Lourdes che corrisponde anche
con la “Giornata dell’ammalato”.
Forte è stata la partecipazione dei
fedeli che durante la celebrazione,
hanno, grazie al Parroco, rivissuto i
momenti chiave che si vivono a
Lourdes, quello dell’acqua e della
luce con il rinnovo delle promesse
battesimali, a ricordare la fonte di
Lourdes che chiama alla penitenza e
alla conversione e i ceri che i tanti
fedeli lasciano alla Vergine in segno
delle loro preghiere e richieste di
grazie, e l’unzione degli infermi,
sacramento di consolazione e di guarigione, due caratteristiche fondamentali della grotta di Massabielle.
Numerosi sono stati gli ammalati che
hanno ricevuto l’unzione, accostandosi all’altare con la speranza negli
Cena Ebraica
La cena ebraica svolta nella sala del
Crocifisso del Complesso Monumentale di S. Chiara, è stato uno dei
momenti forti che la comunità dei
frati, ha organizzato per la Quaresima. Nella sala, attorno ad un grande
tavolo, allestito per l’occasione con i
veri simboli della cena ebraica e con
le pietanze preparate dai partecipanti, da poter condividere a fine serata,
vi erano circa 70 parrocchiani. La
cena ebraica è stata soprattutto un
momento di preghiera alla riscoperta
di antiche tradizioni e riti. E’ stato un
viaggio nel tempo accompagnato
dalla preghiera, dai canti e da alcune
pietanze preparate per l’occasione
come il pane azzimo e l’haroset
(pastura di noci e frutta) attraverso il
quale ci si è calati nella tradizione
ebraica in punta di piedi ma coscienti
del fatto che anche Gesù ha vissuto
gli stessi momenti. Per questo i frati
hanno sottolineato soprattutto i passaggi della cena che richiamavano la
lavanda dei piedi, l’istituzione
dell’Eucaristia, il tradimento di Giuda e l’uscita verso il Getsemani. Tra
segni, preghiere e canti la serata è
terminata con la benedizione dei frati
e un momento di agape fraterna che
è stata arricchita da una bella comunione tra i vari gruppi parrocchiali.
Comunione che il Signore sta creando e che ci auguriamo continui a
crescere tra i vari gruppi.
“Passio Christi”
La domenica della Passione del Signore, si è conclusa con la rappresentazione della Passione di Cristo
nel cortile parrocchiale. Animata dal
gruppo parrocchiale “I giullari di
Dio” si è ripercorsa la Passione di
Cristo soffermandosi su alcune stazioni della Via Crucis: “la caduta”,
“l’incontro con la madre”, “l’aiuto
del Cireneo”, “la Veronica” e “la
Crocifissione”. Attraverso l’ausilio
di dialoghi tratti dalla Passione secondo Marco, riflessioni di Santi,
canti e immagini tratte dal film di
Mel Gibson “the Passione”, si è ripercorso il tragitto dal sinedrio alla
Croce. Lo scopo di tale incontro è
stato soprattutto, quello di aiutare
nella preghiera i partecipanti ed entrare con maggiore intensità negli
“eventi” della Passione che con la
Domenica “delle Palme” iniziano a
celebrare. In questo modo si cerca di
aiutare i partecipanti ad entrare nel
vivo della Passione per sollecitare la
conformazione a Cristo nella speranza di avere gli stessi sentimenti di
Cristo nel donare la propria vita per i
fratelli. Molti i presenti e soprattutto
i passanti che si sono fermati a pregare e hanno avuto l’opportunità di
iniziare la “Settimana Santa” con la
certezza che Gesù ci ha amati prima
ancora di conoscerci e soprattutto
che la croce non è sofferenza ma
salvezza. La Passione vivente di pone il termine di un percorso di preparazione preparazione della comunità
parrocchiale alla Santa Psqua, segnato dalla preghiera in attesa della visita di Papa Francesco, la Riconciliazione, le Via Crucis con la formazione sulle domenica di Quaresima, la
cena ebraica e i gesti di carità e solidarietà con gli ultimi.
Voce chiara
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Lontano paese ma stessa casa
Viaggiare, cambiare, scoprire, adeguarsi, incontrare, sopravvivere sono
le costanti che guidano l'uomo, lo
orientano nel cammino della sua vita. Sulla scia di queste coordinate le
popolazioni umane cercano il luogo
che meglio gli corrisponde. I movimenti migratori consistono nello
spostamento individuale e collettivo
da un luogo d'origine, ad un luogo di
destinazione. L'immigrazione comporta l'insediamento e la permanenza
con carattere temporaneo o definitivo in un luogo, di persone provenienti dall'estero, alla ricerca di un
lavoro che migliori la loro condizione socio-economica. In Italia il fenomeno migratorio rappresenta una
caratteristica strutturale, il nostro
Paese è uno dei poli di insediamento
di cittadini asiatici, accanto agli altri
Paesi europei. Negli ultimi anni in
Italia si è registrato un forte aumento
della presenza della comunità srilankese. Questa popolazione proviene
da uno stato insulare, a sud del subcontinente indiano. I primi movimenti migratori provenienti dallo Sri
Lanka risalgono agli anni settanta.
Negli anni novanta l'immigrazione
srilankese raggiunge un livello molto
elevato. Secondo i dati ISTAT aggiornati a gennaio 2014 (istituto na-
zionale di statistica che raccoglie in
forma organizzata dati relativi allo
Stato) si è registrata sul territorio
nazionale una presenza di 104.405
migranti provenienti dallo Sri Lanka.
Si intuisce che tale comunità, ha sviluppato particolari dinamiche d'insediamento, che l'hanno condotta ad
insediarsi in particolari regioni d'Italia. La Lombardia (30,5%), la Campania (13,1%) ed il Veneto (12,8%).
Anche grazie alla capacità attrattiva
posseduta da questi grandi centri
metropolitani. La metà degli srilankesi presenti nel nostro Paese è titolare di un permesso CE, di lungo
soggiorno, un titolo che consente una
permanenza di lungo corso in Italia
( permesso rilasciato solo dopo 5
anni di soggiorno regolare e continuativo). Per quanto riguarda la
composizione di genere, si nota una
maggiore presenza femminile. Questo disequilibrio, sottolinea come la
necessità della ricerca di migliori
condizioni economiche, determini
una separazione famigliare. Ricongiungimento possibile solo con una
stabilità lavorativa ed economica. La
ragione che spinge la comunità srilankese a trasferirsi nel nostro Paese
è la ricerca di un lavoro, poiché l'economia dello Sri Lanka è in una
fase iniziale di sviluppo, tale da non
garantire una solidità nel mercato
occupazionale. Questa fragilità economica è stata determinata da una
guerra civile, che ha debilitato il
Paese dal 1983 al 2009, a causa del
numero di vittime provocato, della
sofferenza inflitta e delle spese militari che il Paese ha dovuto affrontare. Conflitto che produce ancora i
suoi effetti, e che ha spinto migliaia
di persone ad emigrare. Sebbene
grande sembri la distanza fra noi
italiani e i cittadini srilankesi, per via
dell'eterogeneità religiosa, della diversità culturale forse è più corta di
quanto sembri. In effetti abbiamo
scelto lo stesso posto in cui vivere, in
cui trascorrere questo momento della
nostra vita, probabilmente siamo più
vicini
di
quanto
crediamo.
Rosaria Margiotta
Un tema una poesia
Il treno degli emigranti
La sensibilità degli scrittori sui grandi temi, come l'immigrazione.
Non è grossa, non è pesante
la valigia dell'emigrante...
C'è un po' di terra del mio villaggio,
per non restar solo in viaggio...
un vestito, un pane, un frutto
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l'ho portato:
nella valigia non c'è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuole venire.
Lui resta, fedele come un cane.
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù...
Ma il treno corre: non si vede più.
I versi sono di Gianni Rodari (19201980), tratti dalla raccolta un treno
carico di filastrocche (1952). Gianni
Rodari riesce ad esprimere bene la
tristezza di lasciare la propria terra e
trova le parole più toccanti per affrontare un tema tanto intramontabile
quanto doloroso… Il tema è attualissimo. Sovente ascoltiamo di sbarchi
di immigrati a Lampedusa, e a tal
proposito, ricordiamo che nel 2014 è
stata pubblicata un' antologia poetica
intitolata “Sotto il cielo di Lampedusa”: raccolta di poesie e testimonianze. Nella recente visita del Papa alla
città di Napoli, durante la prima tappa a Scampia, una immigrata Filippina è stata la portavoce di tutti gli
immigrati, i quali non sentendosi
accettati, chiedevano parole di conforto al papa. Di seguito la risposta
di Papa Francesco, le cui parole sono
state balsamo sulle ferite, accompagnate dall'ironia che strappa un sorriso, firma della sua personalità: "I
migranti sono cittadini di seconda
classe?” Ha chiesto il Papa alla folla.
“Dobbiamo far sentire loro che sono
cittadini come noi, figli di Dio, migranti come noi, perché siamo tutti
migranti, nessuno di noi ha dimora
fissa in questa terra e tutti dobbiamo
andare a trovare Dio, uno prima e
l'altro dopo o come diceva quell'anziano vecchietto furbo, andate voi, io
vado per l'ultimo: tutti dobbiamo
andarci".
Irene Trocciola
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Gli immigrati e Napoli
Il numero di immigrati nella città di Napoli
e i quartieri in cui si addensano maggiormente.
La concentrazione degli immigrati in
Italia è notevole (l' Italia si situa al
quinto posto tra i paesi con il maggior numero di residenti stranieri),
parliamo di oltre cinque milioni di
persone di cui Il 59,5% risiede nel
Nord, il 25,4% nel Centro, il 15,1%
nel Mezzogiorno. Ma quanti sono
gli immigrati nella nostra città?:
Quarantasettemila (riferendoci ai soli
residenti, secondo uno studio condotto quest'anno dal servizio regionale di mediazione culturale). Si tratta circa del 5% della popolazione
totale. Stando ai numeri non sarebbero poi così tanti come sembrano...
Chiedendo a voi napoletani riguardo la presenza
più ingente sul territorio,
sono affiorate le opinioni
più disparate. Ma forse è
la presenza cinese che
viene percepita come
quella più cospicua; non
è così. E allora qual'è il
gruppo etnico più numeroso? Sono gli Srilanke-
si, seguiti dagli Ucraini e dai Cinesi.
Forse non è strano che ognuno abbia
una percezione diversa rispetto alla
concentrazione delle etnie sul territorio, in quanto, un fattore fondamentale che potrebbe incidere sulla scelta, sarebbe il quartiere di residenza.
Sì, perché per ogni gruppo etnico è
possibile definire, in linea di massima, una localizzazione urbana predominante. Gli Srilankesi, per esempio, si addensano in particolare nelle
aree di Piazza Dante, Quartieri Spagnoli e Sanità (non è difficile infatti
che in questi luoghi ci si possa imbattere in incontri della comunità
oppure in volantini informativi sugli stessi). Un
caso particolare è costituito invece dagli Ucraini che risiedono, per la
maggior parte, nelle abitazioni delle persone per
cui lavorano, esercitando
per lo più assistenza agli
anziani (lo stesso potremmo dire dei Polac-
chi). Al terzo posto della nostra classifica vi sono i Cinesi, i quali invece
risiedono soprattutto nel quartiere
San Lorenzo. La presenza in città
quindi non è distribuita in maniera
omogenea nei diversi quartieri e le
tre municipalità del centro storico
più abitate sono la seconda (quartieri
di San Ferdinando, Mercato e Pendino con circa il 22% dei residenti), la
terza (Stella e San Carlo all’Arena
con circa il 16%) e la quarta municipalità (San Lorenzo, Vicaria, Poggioreale e Gianturco con circa il
22%). Queste le stime sulla concentrazione e localizzazione urbana degli immigrati a Napoli.
Irene Trocciola
Immigrazione nelle scuole
Ormai, nel 2015 si può dire che l’Italia sia un paese globalizzato ciò
trova riscontro principalmente nella
composizione delle nostre scuole e
classi, fondamenta della società e
della cultura. Principalmente negli
asili e nelle scuole elementari, ma
anche nelle scuole medie e superiori
è ormai la normalità vedere ragazzini
italiani a fianco di compagni africani,
arabi,
slavi,
orientali. L'immigrazione è il trasferimento
permanente o temporaneo di singoli
individui o di gruppi di persone in
un paese o luogo diverso da quello di
origine; L'immigrazione è uno
dei fenomeni sociali mondiali più
problematici e controversi, dal punto
di vista delle cause e delle conseguenze. Per quanto riguarda i paesi
destinatari dei fenomeni migratori
(principalmente le nazioni cosiddette
sviluppate o in via di sviluppo), i
problemi che si pongono riguardano
la regolamentazione ed il controllo
dei flussi migratori in ingresso e del-
la permanenza degli immigrati. Questo fenomeno va considerato come la
normalità, la conseguenza naturale
all’evoluzione di una società inserita
in un mondo globalizzato. Fino a
qualche anno fa, la cronaca italiana
ci ha informato fin troppo frequentemente riguardo a casi di razzismo e
discriminazione nelle scuole italiane.
Anche camminando per strada è
raro trovare solo italiani. Nelle scuole i bambini/ragazzi di altri paesi
delle volte più poveri, hanno l’opportunità di conoscere un mondo
diverso dal loro, alcune volte completamente opposto. Attraverso le
scuole traggono ricchezza da ciò che
noi consideriamo banale, spesso solo
un peso ma che in realtà è il futuro
che noi diamo per scontato ma che
per loro qui è più realizzabile. Avere
in classe un compagno di un altro
paese è un’opportunità per conoscere
lingue ,culture, abitudini, tradizioni…diverse dalle nostre, anche noi
possiamo imparare da loro e magari
far capire ad alcune persone, che
ancora ne sono convinte, che essere
di un’altra nazionalità non significa
essere diverso tantomeno inferiore,
ma semplicemente una fonte di ricchezza culturale. Abbiamo tutti lo
stesso aspetto ma non gli stessi pensieri, possiamo scegliere tra bene e
male, aiutarli ad integrarsi nell’ambito sociale e scolastico sarebbe sicuramente una cosa buona così come
non puntare sempre il dito ma porgere la mano
Marina Nappi
Voce chiara
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Fiorella Mannoia e il Sud
”La vera storia non è quella che si legge nei libri”
La storia del sud è unica: ne esiste
solo uno ed è il mediterraneo del
mondo, il suo destino? Sempre lo
stesso: “depredato e volutamente
tenuto lontano dal progresso”.
Ispirato al libro di Pino Aprile,
“Terroni”, l’artista incarna nei suoi
brani vari personaggi e situazioni di
uomini , madri e giovani carichi di
speranze che abbandonano la propria
terra, la terra delle radici e dei propri
profumi per la terra dei visi estranei
e delle indifferenze. Un testo che
annoda la gola è “in viaggio”, in cui
la musica di Ivano Fossati, accompagna la poesia. “se fossi stata madre
avrei parlato così a mio figlio”. Ve-
Un giorno questo dolore ti sarà
utile. Il disorientamento, l'incertezza sono i sentimenti che James
prova dentro di sé, forse quelli,
che gli altri gli hanno causato. Da
sempre James si sente dire che è
un disadattato, perché gli piace la
solitudine, e non si uniforma alle
convenzioni sociali. Lui è il protagonista del film Un giorno questo dolore ti sarà utile di Roberto
Faenza uscito nel 2011, tratto dal
romanzo di Peter Cameron
(Someday This Pain Will Be Useful to You) un ragazzo di diciassette anni che terminata la scuola
non vuole saperne dell'università.
Perché desidera trasferirsi nel
Midwest, comprare lì una casa
isolata, e dedicarsi unicamente
alla lettura, all'artigianato perché
non vuole conformare la sua vita
a quella degli altri. L'università, il
successo non rientrano nei suoi
progetti futuri, ma in quelli della
sua stravagante famiglia. I suoi
genitori esigono che James corrisponda al modello che hanno
creato nella loro testa, ignorando
però i suoi interessi, riducendo le
sue aspirazioni a capricci, deter-
ste i panni di una mamma,
una mamma con il grembiule e le mani sporche di farina, una mamma con la pelle
scura ed un foulard in testa
e, perché no? Una mamma
in tailleur che dice al figlio “buono
studio” e lo guarda prendere il treno.
Il testamento d’amore di una mamma che non può viaggiare accanto
ma con il mormorio del cuore giura
di riscaldare le notti del figlio. Un
invito ad una felicità delirante, a rivendicarne il diritto, un appello alla
moralità salda e alla fuga dal guadagno facile. Un invito alla conoscenza
delle cose, unica medicina contro
Alla scoperta di te
minati dal suo disagio sociale.
Lei gallerista con tre matrimoni
alle spalle, lui uomo d'affari ossessionato dalla chirurgia estetica, per attrarre donne più giovani.
A perfezionare il bislacco assetto
familiare ci pensa la sorella, studentessa universitaria, impegnata
a scrivere prematuramente le sue
memorie. La sola persona che lo
capisce, oltre al suo cagnolino
Mirò, e non lo considera diverso
è la nonna, Nanette, persona serena e curiosa, partecipe delle sue
emozioni, che incoraggia la sua
volontà di cambiamento. Con lei
trascorre lunghi pomeriggi a
chiacchierare in tranquillità, perché sicuro della sua comprensione. La sua certezza in merito alla
sua vita è incertezza, debolezza,
indeterminatezza agli occhi dei
suoi genitori. La madre per tenerlo occupato lo assume nella
sua galleria, che ospita opere artistiche insolite, piuttosto che contemporanee come alcune pattumiere. Il protagonista le usa per
disfarsi del suo cellulare, perché
l’arroganza dei potenti. Sono racconti di valori antichi che i media e la tv
si dimenticano di osannare e di un
mondo in cui bisogna augurare di
allontanarsi dal proprio paese per
trovare una strada percorribile. Sarebbe bello sentirsi tutti un po’ madri
o padri di queste vite lontane dai loro
mondi, il contributo di un sorriso per
dire a questi sogni “buona strada”.
Federica Cristiani
il mondo, le persone non gli piacciono, o forse non lo capiscono.
Trova i suoi coetanei insensibili e
superficiali, perché lui non corrisponde alle loro aspettative. I genitori convinti che il suo isolamento dagli altri sia un disturbo,
lo obbligano ad andare da una
terapista. Quest'ultima non conferma la loro opinione, anzi, in
James percepisce una grande sensibilità, e lo invita solamente a
seguire quello che il suo cuore gli
dice. James ha solo diciassette
anni e non sapere ancora cosa
fare della sua vita, qual è il suo
posto, cosa a lui è utile è più che
normale. Le critiche che gli muovono i suoi genitori, non sono
fondate, si basano su qualcosa
che per ora, James non riesce a
definire. A questa età è difficile
capire cosa sogniamo, chi vogliamo essere; i risultati, gli eventi
della nostra vita, il tempo ci modellano in modo tale da farci capire chi vorremo diventare.
Questo dolore, questo dispiacere
un giorno ci saranno utili.
Rosaria Margiotta
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Il Campo, luogo di sogni e di speranze.
Il fascino dello sport di oggi è aumentato grazie ai grandi mezzi di
comunicazione che fanno diventare
degli eventi sportivi dei fenomeni di
massa che alimentano i sogni e le
speranze sopratutto nel mondo giovanile. Noi abbiamo a disposizione il
campetto di Santa Chiara che è un
luogo dove i ragazzi della zona staccano dalla routine settimanale. In
quel campetto ragazzi e bambini inseguono il proprio sogno correndo
dietro un pallone e partecipando a
dei tornei organizzati dalla stessa
parrocchia insieme con il C.S.I
(Centro Sportivo Italiano) , con trofei per i primi tre classificati e per
tutti i partecipanti una medaglia,
questo è un modo per i ragazzi di
misurare la propria bravura con ragazzi che non conoscono e dimostrare le proprie capacità. Anche quest'anno la parrocchia di Santa Chiara
tramite l'Azione Cattolica ha organizzato un torneo interparrocchiale
che vede protagonisti quattro parrocchie della zona San Giorgio Maggiore, Sette dolori, San Matteo, Montesanto. Il torneo si articola in due gironi quello della scuola elementare e
quello della scuola superiore, per una
partecipazione di circa 180 ragazzi.
Il torneo ci permette di allargare
orizzonti di conoscenza confrontandoci con altri ragazzi della nostra
età, esso è iniziato con un incontro di
presentazione delle varie realtà partecipanti e terminerà per la fine di
maggio con la premiazione. Il campetto è usato per molte evenienze,
ma già sapere che c'è, che c'è un posto dove divertirti con i tuoi amici,
che c'è un posto dove puoi trovare
rifugio dalla strada e solo il saperlo ti
fa sentire meglio. Ma il campetto
non riguarda solo il calcio ma viene
usato anche per il campo scuola dove
i bambini si divertono a giocare tra
di loro ed i ragazzi più grandi insieme con gli adulti si dilettano a fare
gli animatori. Questo posto diventa
nel tempo il luogo dove il proprio
sogno inizia ad essere condiviso con
gli altri in una gara che va al di la del
semplice gioco e ci permette di confrontarci con le prime difficoltà della
vita.
Ciro De Maio
AstroSamantha a spasso fra le stelle
Le stelle, le costellazioni, i pianeti,
da sempre fanno parte della vita
dell'uomo, rappresentano un mondo
parallelo a quello terrestre, pieno di
segreti. Fin dall'antichità l'esplorazione della volta celeste ha costituito
un legame fra il cielo e la terra. L'investigazione spaziale inizia con lo
studio delle stelle e dei pianeti, con
le indagini attraverso il telescopio
inventato nel 1608 dall'ottico olandese H. Lippershey, sino a giungere
alle esplorazioni spaziali compiute
dagli astronauti. Gli uomini poi, hanno costruito luoghi, le stazioni spaziali, che gli consentono di analizzare voli spaziali, effettuare studi
scientifici, e meraviglia fra tutte,
ospitare esseri viventi in orbita per
settimane, mesi ed anni. La Stazione
Spaziale Internazionale (ISS) in orbita al di sopra della terra, è una di
queste, si tratta di un laboratorio spaziale, spesso visibile ad occhio nudo
perché è un puntino molto luminoso
nello spazio. Questa piattaforma orbitante nasce dalla collaborazione di
numerosi paesi europei, tra cui l'Italia. L'esperienza italiana nel settore
spaziale si concretizza attraverso
l'attività dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) un ente governativo italiano, creato nel 1988, che ha il compito di predisporre e attuare la politica
aerospaziale italiana. Dipende dal
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e utilizza i
fondi ricevuti dal Governo italiano
per finanziare il progetto, lo sviluppo
e la gestione di missioni spaziali.
L'ISS attualmente ospita il capitano
Samantha Cristoforetti, il comandante russo della “Soyuz” Anton
Shkaplerov e l'astronauta NASA
Terry Virts, la missione è stata denominata Futura, per sottolineare come
il progresso, la scienza e la tecnologia, delineino la traiettoria su cui
viaggia questo progetto. La navicella
Soyuz si è alzata alle 22:01 del 23
novembre 2014 ed ha raggiunto la
Stazione Spaziale Internazionale 5
ore e 48 minuti dopo il lancio. La
missione Futura nasce da un accordo
bilaterale tra l'ASI e la NASA (ente
nazionale aeronautica e spaziale), gli
esperimenti previsti sono il monitoraggio delle condizioni fisiche
dell'uomo, durante e dopo periodi
prolungati in ambienti in assenza di
gravità, e il controllo della postura
dell'astronauta. Samantha Cristoforetti è la prima italiana a volare nello
spazio, nel maggio 2009 è stata selezionata come astronauta ESA
(Agenzia Spaziale Europea), a luglio
è stata assegnata ad una missione
dell'ASI, nel novembre 2010 ha
completato con successo l'addestramento base degli astronauti. Le ricerche spaziali condotte dall'ISS hanno
dei riflessi pratici nella vita di tutti i
giorni, grazie all'uso di nuovi materiali e tecniche innovative. Ne sono
un esempio le nuove protesi per disabili, leggere e resistenti costruite con
un rilevatore di particelle, utilizzato
sull'ISS. Gli stessi materiali del rilevatore, quali carbonio e composti
sono stati adoperati nella realizzazione delle protesi. Lo spazio cosmico
è la nuova frontiera che l'uomo sta
varcando, sebbene con duro lavoro e
con tempi non molto brevi, compie
passi enormi verso il cielo, in direzione dell'evoluzione scientifica.
E come diceva Rino Gaetano Il cielo
è sempre più blu, si, in effetti è sempre più blu, nonostante grandi siano
le sfide che i nostri studiosi devono
affrontare, quello che il cielo ci offre
supera di gran lunga la fatica.
Rosaria Margiotta
Voce chiara
Pagina 8
Bike Sharing Napoli
La condivisione della bicicletta è un
progetto di mobilità sostenibile, consiste in una forma semplice, economica ed ecologica per spostarsi. È
uno strumento disposto dalle amministrazioni pubbliche che intendono
aumentare l'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici, integrando l'utilizzo
delle biciclette condivise, per quel
tratto di percorso che separa la fermata dei mezzi alla destinazione degli utenti. Il bike sharing di Napoli
prevede 100 biciclette, 30 minuti
gratis, App mobile e 10 stazioni, distribuite tra la Stazione Centrale di
Napoli e sul lungomare fino a Piazza
Vittoria. Permette di visitare la città,
usufruendo delle zone pedonali, senza inquinare l'ambiente. L'Applicazione (App) è disponibile in downloadgratuito su Google Play e App
store, così facendo è possibile: visualizzare la disponibilità di biciclette e
parcheggi in tempo reale, prenotare e
prelevare la bicicletta direttamente
tramite l’app, scoprire itinerari turistici, visitare luoghi di interesse storico-artistico. È un sistema di mobilità alternativa, iniziativa nata a Copenaghen nel 1995, diffusasi poi in
molte città europee. Beh, ora ci tocca
solo metterci in sella all'esplorazione
della
città.
Buona
pedalata!
Rosaria Margiotta
Partenope: alcuni dei miti che spiegano l’altro nome di Napoli…
Napoli è da sempre identificata an- canto, avrebbe deciso di suicidarsi. Il
che come “Partenope”. Già Napoleo- suo cadavere sarebbe poi approdato
ne nel 1799 definì questo regno proprio a Napoli, dove si troverebbe
tutt'ora sepolto. Un'al“Repubblica Partenotra versione invece
pea”. Sono varie però
vede Partenope, fanle leggende che ruotaciulla innamorata, parno attorno all'identità
tire con il proprio
di Partenope. Una naramante dalla Grecia, a
ra di Partenope sirena,
causa dell'ostinazione
la quale dopo la deludel re, suo padre, a
sione di non essere
darla in moglie ad
riuscita ad ammaliare
un'altro. Partenope e il
Ulisse con il proprio
suo amante sarebbero approdati in
un luogo deserto, che al passaggio
della donna però, avrebbe cominciato a farsi florido e così incantevole
da far circolare la fama della sua bellezza attirando coloni e assumendo il
nome della donna. O ancora, Partenope, amata da Vulcano, sarebbe
stata trasformata da Zeus nel nostro
golfo. La sua bellezza dunque, sarebbe ancora contemplabile nella morfologia paesaggistica di Napoli.
Irene Trocciola
...e la sirena, la figura mitologica che ci fa sentire europei
Il richiamo del mare è per ogni uomo, che sia abitante della città o della campagna, una forza irresistibile.
La linea orizzontale che separa la
terra dal cielo e mette lontano dal
controllo il confine del mondo, sta lì
a solleticare la nostra volontà di conoscenza, il bisogno di guardare oltre, di sapere altre terre. Per chi vive
in una terra incantata, nata sul ventre
di una sirena poi… Questa figura per
metà di mare e per metà di terra è il
cordone ombelicale che la unisce ad
altre città:
Varsavia: La leggenda popolare vuole
che Varsavia sia la
fusione del nome del
pescatore Wars e
di Sawa, sirena della
Vistola, dando così
anche origine allo
stemma. Il pescatore l’avrebbe salvata dalla prigionia ed ella in cambio
gli offre la protezione eterna della
città. Il poeta Józef Epifani Minasowicz (1718–1796), in un breve componimento giocoso sullo stemma
della città, canta la gloria di Varsavia
paragonandola a quella di Napoli.
Egli afferma che entrambe le città
possono vantarsi di avere una Sirena,
ma mentre Napoli ha una sola Sirena
e per di più „morta”, Varsavia ha
tante Sirene „vive” quante sono le
giovani donne non sposate che vi
abitano.
Copenaghen: la malinconica storia della
sirena
nell'originale
danese viene narrata
la storia di una piccola
sirena che per guadagnare l'amore di un
bel principe ed un'anima immortale
rinuncia alla voce ed alla sua casa in
fondo al mare, trasformandosi in
ragazza tra mille dolori e peripezie:
sacrificio del tutto inutile perché il
principe sposerà un'altra. E lei, piuttosto che ucciderlo e tornare sirena,
sceglie di gettarsi tra i flutti, trasformandosi in schiuma. Ed ecco come
questa figura ci unisce alla cultura di
altri popoli e ci fa respirare un clima
più europeo, portandoci alla mente
“che il mare unisce i paesi che separa”
Federica Cristiani
ANNO IV N. 1
Pagina 9
Rubriche, approfondimenti e consigli…..
Mens sana in corpore sano (a cura di A. Covino)
La satira decima di Giovenale è tutta
volta a mostrare la vanità dei valori o
dei
beni
(come
ricchezza, fama e onore) che gli uomini cercano, con ogni mezzo, di ottenere.
Solo il sapiente vero si rende conto
che tutto ciò è effimero e, talvolta,
anche dannoso. Nell'intenzione del
poeta, l'uomo dovrebbe aspirare a
due beni soltanto: la sanità dell'anima e la salute del corpo; queste dovrebbero essere le uniche richieste
da rivolgere alla divinità che, sottolinea il poeta, più degli esseri umani
sa di cosa ha bisogno l'uomo stesso.
L’ alimentazione ha assunto con il
passare degli anni, un ruolo di primo
piano nella vita di tutti i giorni anche
alla luce delle migliorate conoscenze
nel settore agro alimentare. La parola
dieta non è intesa come è avvenuto
finora , quale “punizione” o
“restrizione” al modo di alimentarsi,
bensì come uno stile di vita alimentare. La corretta alimentazione, nel
quadro più ampio di uno stile di vita
sano ed equilibrato, è alla base della
prevenzione di un gran numero di
patologie, purtroppo ormai molto
diffuse nella nostra società. L’adozione di stili di vita e di modelli alimentari sempre più lontani dalle nostre tradizioni, infatti, ha progressivamente portato il nostro Paese a
doversi misurare con il dilagare di
quelle stesse “malattie del benessere” (obesità, diabete, patologie cardiovascolari, tumori, ecc.) che un
tempo sembravano dover preoccupare soltanto le popolazioni del Nord
Europa e del Nord America.
Un modello alimentare che può venirci in aiuto per ottenere un apporto
di nutrienti completo ed equilibrato è
senza dubbio rappresentato dalla
“dieta mediterranea”, che si ispira
alle tradizioni alimentari dei Paesi
che affacciano nel bacino del Mediterraneo (in particolare Italia, Francia meridionale, Grecia, Spagna, ma
anche Paesi del vicino Oriente e
dell'Africa settentrionale). In questo
tipo di regime alimentare predominano gli alimenti di origine vegetale,
quali cereali e derivati, frutta, verdure, ortaggi e olio d’oliva .
…..Saranno questi i protagonisti del
prossimo appuntamento…...
Vermecielle cu' 'e mulignane
E' un piatto questo che si ritiene
di origine araba, passato poi in
Sicilia ed emigrato a Napoli.
E' risaputo che furono gli arabi ad
introdurre in Sicilia le melanzane
originarie dell'India agli inizi del
medioevo. A riprova di ciò, la
diffusione in Europa di nomi derivati dall'arabo e la mancanza di
nomi antichi latini e greci. Allorché Ferdinando I di Borbone soppresse il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, unificandoli nel
nuovo Regno delle due Sicilie, di
cui divenne il primo sovrano, ebbe inizio la commistione delle
due culture molto diverse fra loro.
Fu così che la melanzana tanto
amata dai partenopei, fece il suo
trionfale ingresso nella cucina
napoletana e sulle nostre tavole.
ricetta per 4 persone:
350 gr di pasta “vermicelli”
200 g di melanzane
200 g di pomodorini freschi del Piennolo del Vesuvio
1 peperoncino
50 g di cipolla
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
basilico q.b
sale e pepe q.b.
Tagliate a fette le melanzane, di quelle grosse e violette, mettetele da
parte. Rosolate nell'olio la cipolla per 2-3 minuti e unite il peperoncino tritato, aggiungete le melanzane ed i pomodorini tagliati a spicchi,
lasciar cuocere per 10 minuti, aggiustate di sale e pepe. Cuocete i
vermicelli in abbondante acqua salata, scolate al dente e versate nella
padella con le melanzane e i pomodorini aggiungendo un cucchiaio
di acqua di cottura della pasta, fate saltare per insaporire su fiamma
bassa per 1 minuto. È possibile aggiungere, se di vostro gusto, scagliette di ricotta al forno e qualche fogliolina di basilico.
Rorò Sapore
Voce chiara
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Chicchi di grano: Notizie storiche sul Monastero di Santa Chiara
La dominazione
angioina contribuì, sotto molti
aspetti, alla modernizzazione
della città di
Napoli, riscrivendone sia l’assetto
urbano che strutturale. Con gli sviluppi dei Vespri siciliani, Napoli si
ritrovò ad essere il centro di un nuovo regno, con tutte le implicazioni di
ordine politico e sociale che questo
comportava. Lo spostamento delle
attività commerciali e di rappresentanza verso il mare fu il segno di una
nuova politica economica. Infatti,
con il potenziamento degli scambi
commerciali marittimi, la città
avrebbe acquisito una nuova funzione strategica nel contesto del Mediterraneo. Per questo motivo, mentre
sulla costa andava a svilupparsi il
nuovo “Centro Direzionale”, di cui il
Maschio Angioino fu l’espressione
più palese, il vecchio centro di età
ducale andò sempre più a caratterizzarsi come un’area religiosa e conventuale. Molti furono gli interventi
all’assetto urbano di Napoli e molti
nuovi edifici sorsero, ma di tutte le
realizzazioni promosse dai sovrani
angioini quelle che hanno resistito al
tempo (e alle decisioni umane) sono
le chiese e i conventi, frutto di una
visione politica rivolta alla protezione degli ordini mendicanti. Di questa
politica fu paladino Roberto d’Angiò. Figlio di Carlo II detto lo Zoppo, venne incoronato re di Napoli
nel 1309, alla morte di quest’ultimo.
Il suo fu il regno durante il quale si
ebbe la maggiore produzione di arti
del periodo angioino. Basti pensare
alla presenza, durante il suo regno, di
artisti come Petrarca, Boccaccio e
Giotto. Fu proprio lui che, poco dopo
l’incoronazione, decise l’avvio della
costruzione di una “insula franciscana” dedicata a Santa Chiara. La nuova costruzione sicuramente risentì
anche del forte sentimento francescano della sua seconda moglie, Sancia
di Maiorca. La zona scelta era quella
ad ovest delle vecchie mura greche,
in un’area che anticamente aveva
ospitato forse il centro termale più
importante della città in epoca romana. I lavori cominciarono nel 1310 e
a realizzarli vennero chiamati i protomaestri Leonardo di Vito e Gagliardo Primario. Lo stile dell’opera
fu quello gotico provenzale. I lavori
vennero portati a termine dopo diciotto anni, in un tempo relativamente breve viste le dimensioni dell’impianto del Monastero e della Chiesa.
La consacrazione della chiesa avvenne nel 1340 con la dedica ufficiale al
Sacro Corpo di Cristo od Ostia Santa, ma già dai primi atti si iniziò a
intitolarla con il nome di Santa Chiara. Ma chi era Sancia o, meglio, Sancha di Maiorca? …
Nicola Macchione
La scuola musicale napoletana e la nascita dei Conservatori
Napoli: non erano i soliti fuochi
d’artificio quelli che salutavano la
gelida alba del 1500, ma fiamme
esorcizzanti. Travagliato dalle alterne vicende angioine, fiaccato dal
tracotante comportamento degli Aragonesi, ridotto alla fame da quella
casta baronale che non voleva rinunciare ai suoi arroganti privilegi, il
popolo napoletano aveva sperato
nell’arrivo di un nuovo secolo per
ritemprare la sua esistenza dominata
dallo spettro tentacolare della fame.
Ed invece nel maggio del 1503 invece della sperata rinascita è una nuova
dominazione che viene a schiacciare
l’orgoglio partenopeo. Impotente ed
amareggiato, il popolo assiste infatti
all’ingresso in città dell’esercito di
Consalvo de Cordoba: Napoli non è
più la capitale di un regno, ma il capoluogo di una provincia soggetta
alla dura oppressione della madrepatria Spagna. Tuttavia Napoli brulica
di infinite attività, nel bene e nel male, di mille e mille stravaganti espedienti di contrabbando spicciolo, di
squallida prostituzione nelle bettole
dove, come scrisse il Basile, “trionfa
Bacco e se scarfa Venere”, negli androni bui dei palazzi fatiscenti, in un
caleidoscopio umano dove purtroppo
è sempre più facile vedere girare
bambini abbandonati, vittime innocenti della fame e dell’ignoranza,
testimonianze vive di uno spaventoso degrado. Ma, proprio quando
sembra aver toccato il fondo, Napoli
riesce a reagire con ammirevole
slancio, trovando dentro di sé le
energie necessarie per recuperare
una dimensione di dignità: è infatti
nella seconda metà del XVI secolo
che sorgono i quattro conservatori,
intorno ai quali ruota tutta la storia
della scuola musicale napoletana:
il Conservatorio di Santa Maria di
Loreto (1537), il Conservatorio della
Pietà
dei
Turchini
(1573),
il Conservatorio dei Poveri di Gesù
Cristo (1589), il Conservatorio di
Sant’Onofrio a Capuana (1598). Non
meraviglia dunque che il primo istituto sorto per raccogliere bambini
derelitti, l’Orfanotrofio di Santa Maria di Loreto, non porti sigillo cardinalizio o firma vicereale ma, fra storia e leggenda, emerga dalla sensibilità di un umile artigiano, “mastro”
Francesco, esempio luminoso, di lì a
pochi decenni, per gli altri tre ricoveri dell’infanzia abbandonata. Sono
questi gli spazi di un sentimento
umano che fa onore al popolo napoletano stretto intorno ai suoi poveri
orfanelli, riconoscibili nella divisa di
differente colore, durante le ore di
dignitosa questua, durante i funerali
o le feste liturgiche, al seguito di
processioni o durante l’accompagna-
mento al viatico per guadagnare gli
spiccioli necessari alla sopravvivenza. Una questua dignitosa da alternarsi alle ore di catechismo e di apprendimento di un mestiere, sempre
più identificato nella professione
della musica, almeno a partire dal
Seicento. Questo fervore culturale,
questa gioiosa partecipazione alla
musica, l’esistenza di luoghi preposti
allo studio della stessa, l’introito derivante dalle prestazioni artistiche
degli “angiulilli” favoriscono il potenziamento dell’istruzione musicale
dei Conservatori. I “gestori” dei
Conservatori, avevano scoperto che
gli introiti derivanti dalle prestazioni
artistiche
degli
allievi,
che
“sonorizzavano” cerimonie religiose
di tutti i tipi, feste e ricorrenze, sommati al generoso e costante sostegno
dei benefattori, davano allo stesso la
possibilità di migliorare la qualità
dell’ospitalità. Così potenziarono
l’insegnamento della musica coinvolgendo Maestri di chiara fama, che
favorirono inoltre la possibilità di
accesso anche ad allievi non indigenti, che per frequentare il Conservatorio, dovevano pagare una retta. I
Conservatori sono quindi il luogo
fisico della nascita della Scuola Musicale Napoletana.
M. Angelo Castaldo
ANNO IV N. 1
Pagina 11
Terra & Anima
Notiziario Ecologico a cura di Fra Pio Avitabile
Ecoreati
Il lungo iter del disegno di legge sui reati ambientali
sembra non finire mai: ora toccherà (nuovamente)
alla Camera, previste pene più severe. L'Aula del Senato ha approvato il disegno di legge cosiddetto
"ecoreati": il testo è stato modificato in questo suo
secondo passaggio, dovrà ora
tornare alla Camera per ottenere il via libero definitivo e diventare così
legge. Di ecoreati e di nuovi reati ambientali si parla
da anni ma una legge ad hoc è ancora lontana dal
vedere la luce, a meno che i deputati della Repubblica non siano celeri nel rivalutare positivamente il testo così come uscito dal Senato: si chiama bicameralismo. Il problema è che nel frattempo si continua ad
inquinare e a devastare molti territori (e si continuerà
a farlo), cosa possibile grazie alla manica
larga
del codice penale in materia di reati ambientali. Nel
testo uscito dal Senato la prima novità è l'istituzione
di una nuova fattispecie di reato, relativo ai delitti
contro l'ambiente, che comprenderà l'inquinamento
ambientale, il disastro ambientale, il traffico e abbandono di materiale radioattivo e l'impedimento al controllo. Le sanzioni, in questo caso, vanno dai 2 ai 6
anni. Per il delitto di disastro ambientale sarà prevista una pena dai 5 ai 15 anni: come si legge nel testo, si intende per disastro ambientale l'alterazione
irreversibile dell' equilibrio dell'ecosistema o l'altera-
zione la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, ovvero l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l'estensione
della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. In totale il testo
del ddl prevede quattro nuove fattispecie di reati ambientali: il delitto di inquinamento ambientale, il delitto di disastro ambientale, il delitto di traffico ed abbandono di materiale di alta radioattività e il delitto di
impedimento del controllo. La norma introduce anche
il divieto di esplosioni in mare per attività di ricerca e
ispezione dei fondali. "Da ministro dell'Ambiente mi
recai nella Terra dei fuochi e mi assunsi come impegno quello di procedere verso una riforma complessiva della punibilità dei reati ambientali e mi pare che
oggi si sia giunti a questo risultato. Il provvedimento
non è soltanto un segnale politico. [..] non si tratta
soltanto di un provvedimento che individua nuovi reati ma che consente anche per quei reati di carattere
minore di estinguersi quando c'è una forma di collaborazione da parte di chi ha provocato questo danno
ambientale, se è di contenuta entità." ha dichiarato il
ministro della Giustizia, ex ministro dell'Ambiente,
Andrea Orlando.
Voce chiara
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V20
I Paesi più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici sono pronti a riunirsi in un V20, un G20 che consenta loro di discutere delle questioni ambientali e proporre soluzioni condivise. A rivelarlo a Le Monde, qualche giorno dopo la visita di François Hollande a Manila,
è Mary Ann Lucille Sering, vice-presidente della commissione filippina sui cambiamenti climatici. Secondo
Sering siamo a una svolta, un cambiamento di verso
determinato dalla presa di coscienza dei danni economici sempre crescenti che i cambiamenti climatici comportano per i Paesi maggiormente esposti. Nel
2009, nelle Filippine, uno dei Paesi più martoriati dagli
effetti dei cambiamenti climatici, è stata fatta una legge
sui cambiamenti climatici e, successivamente, è stata
creata una commissione dei cambiamenti climatici di
cui la presidenza è stata affidata al capo di Stato in persona. La commissione è multisettoriale e partecipa alle
discussioni che riguardano agricoltura, salute, infrastrutture pubbliche, trasporti ed energia. L’esperienza del
tifone Haiyan ha dimostrato che eventi di ampia portata
come i tifoni vanno interpretati in un’ottica sistemica.
Sering presiede il Climate Vulnerable Forum, un V20
che raggruppa 20 Paesi particolarmente esposti ai cambiamenti climatici: Il forum esiste per molbilitare gli
Stati membri sui rischi e per proporre delle risposte.
Esso permette di condividere dati scientifici che tengono conto delle circostanze particolari delle nostre regioni, afferma Sering spiegando come nelle Filippine settentrionali vi siano problemi di siccità non dissimili da
quelli di alcuni Paesi africani. Il modello che si profila
all’orizzonte è, quindi, quello di un G20 che dovrebbe
chiamarsi V20, da Vulnerable 20 e che metterà in contatto i ministri delle Finanze. Una struttura che sorgerà
dall’attuale Forum presieduto dalla stessa Sering. I cambiamenti di verso di Cina e Stati Uniti sul tema delle
riduzioni sono un punto di partenza importante, ma Sering invita alla cautela e a non lasciarsi andare a immotivati toni trionfalistici: Noi non abbiamo dimenticato
l’episodio del protocollo di Kyoto che gli Stati Uniti
non ahnno ratificato e che è stato indebolito dalla defezione di Giappone e Canada. Sono vent’anni che negoziamo un accordo sul clima. C’è un momento in cui occorre fermarsi e passare all’azione.
ANNO IV N. 1
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RISPARMIO ENERGETICO
L’illuminazione pubblica di Torino scommette sul
risparmio energetico con un progetto su vasta scala
che, a lavori ultimati, dovrebbe garantire un risparmio
di 20 milioni kWh/anno e un calo dei consumi
di energia elettrica superiore al 50%. Il progetto di
Iren prevede la sostituzione del 55% dei lampioni cittadini con quattro differenti tipologie di corpi illuminanti che verranno collocati in diverse situazioni, dalle strade con illuminazione a sospensione ai lampioni
stradali, dai lampioni per i giardini alle luci che illuminano i numerosi portici cittadini: Mediamente ove
oggi vi è una lampada a vapori di sodio di potenza
150 watt questa verrà sostituita con un apparecchio
a led da circa 72 watt. Il piano di sostituzioni sarà
progressivo e partirà contemporaneamente in tutti i
quartieri cittadini, partendo dal completamento
dell’impianto sperimentale partendo dal completa-
8
mento dell’impianto sperimentale realizzato in zona
Campidoglio, ha spiegato Giuseppe Bergesio, amministratore delegato di Iren Energia presentando il progetto. Il capoluogo piemontese è stato diviso in cinque lotti nei quali opereranno le
imprese selezionate: in ogni zona sono presenti circa 11mila apparecchi. Entro due anni, dunque, verranno attivate
oltre 50mila lampade Led. Le luci avranno un colore
più chiaro rispetto alle attuali ma grazie a un migliore
orientamento del fascio luminoso si avrà più luce sulle strade e meno luce dispersa. Il presidente di Iren
ed ex ministro della Pubblica Istruzione, Francesco
Profumo, ha sottolineato la ricaduta occupazionale di
questo ambizioso progetto che coinvolgerà decine di
addetti per tutto il biennio in cui avverrà la posa dei
nuovi apparecchi illuminanti.
MILIONI DI TONNELLATE DI RIFIUTI PLASTICI IN MARE
La quantità di rifiuti plastici riversati nelle acque marine e degli oceani è destinata a decuplicare nei prossimi
dieci anni e maggiore sarà la densità, più alte saranno le
probabilità che queste microparticole plastiche si accumulino nella catena alimentare e nei nostri stomaci. A
lanciare l’allarme è l’ultimo numero di Science che ha
pubblicato una ricerca coordinata da Jenna Jambeck dell’Università di Athens, Stati Uniti, secondo la
quale i 192 Paesi costieri del mondo hanno rilasciato nel
2010 una quantità complessiva di 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui 8 milioni di tonnellate hanno
finito il loro percorso in mare. Secondo la ricerca la
quantità è in aumento e potrebbe essere di 9,1 milioni di
tonnellate quest’anno. Maglia nera – come in molte
classifiche sull’ambiente – è la Cina che nel 2010 ha
fatto finire in mare 2,8 milioni di tonnellate di materie
plastiche negli oceani. La seguono l’Indonesia, le Filippine, il Vietnam, lo Sri Lanka. Gli Stati Uniti sono il
ventesimo paese al mondo, mentre nessun Paese dell’U-
nione Europea figura nella top 20. Se i 23 Paesi che la
compongono venissero sommati, sarebbero il 18esimo
Paese più inquinante del mondo. Qualora i sistemi di
gestione dei rifiuti non dovessero migliorareo se le quantità di plastica utilizzate non dovessero diminuire è possibile – secondo lo studio – che nel 2025 vengano disperse in mare, ogni anno, 80 milioni di tonnellate di rifiuti
di plastica. Un numero destinato a portare all’asfissia la
vita della vita marina.
Voce chiara
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AMIANTO: 85 ANNI PER LA BONIFICA TOTALE IN ITALIA
Da 23 anni l’amianto è fuorilegge, ma la presa di
coscienza del problema è molto più recente. Soltanto il
megaprocesso all’Eternit conclusosi con il clamoroso
verdetto della Cassazione è riuscito a portare alla ribalta
dei grandi organi di informazione un problema che investe l’Italia intera e non soltanto coloro che hanno lavorato nei centri di produzione e lavorazione dell’asbesto.
Le bonifiche sono solo all’inizio e il tema della rimozione della fibra killer è stato al centro dei lavori nella
terza edizione della Consensus Conference italiana per
il controllo del mesotelioma maligno della pleura svoltasi a Bari, con la partecipazione dei maggiori esperti
della patologia al cospetto di giuristi, operatori dell’informazione, istituzioni pubbliche e private e associazioni di vittime e familiari. Il Ministero dell’Ambiente ha
presentato i dati aggiornati a novembre 2014: in Italia, i
siti che ancora devono essere bonificati sono 35.521,
quelli già bonificati sono 1957 e quelli che lo sono stati
soltanto parzialmente sono 571. Ogni anno vengono
dismesse 380mila tonnellate e, considerando che sul
territorio italiano sono stimati circa 32 milioni di tonnellate di questo materiale, ci vorranno circa 85 an-
ni per portare a termine la bonifica di tutti i siti contaminati. Le vittime dell’amianto sono all’incirca 3000
all’anno, 1500 delle quali muoiono per mesotelioma. In
quindici anni, dal 1993 al 2008 sono stati 15mila i casi
di questa neoplasia, una media di mille all’anno, ciò
significa che il fenomeno è in crescita. I tempi di latenza
vanno da 20 a 45 anni dall’inizio dell’esposizione, l’età
media della diagnosi è, infatti, di 70 anni. Notizie confortanti arrivano sul fronte delle cure: i ricercatori
del dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino,
in collaborazione con i colleghi dell’Ospedale San Antonio e Biagio di Alessandria sono infatti riusciti a sperimentare una nuova tecnica mirata per identificare i
geni mutati responsabili della ridotta sopravvivenza nel
mesotelioma. In questo modo è stato individuato un alto
numero di mutazioni geniche legate alla precoce progressione del tumore e alla riduzione della sopravvivenza. L’identificazione di queste alterazioni consentirà di
valutare il ruolo delle terapie a bersaglio molecolare in
questa neoplasia, ha spiegato Giorgio Scagliotti, direttore del dipartimento di Oncologia dell’Università di
Torino.
AGRISCUOLE
Coltivare un orto, recuperare un rapporto diretto
con la terra e con i suoi frutti, educare le nuove
generazioni al cibo buono e sano e a un consumo
critico, adatto alle nostre esigenze e non a quelle
del mercato, sono questi gli obiettivi degli orti didattici che si stanno sviluppando in tutta Italia dando la possibilità ai bambini di seminare, curare,
veder crescere, raccogliere e poi mangiare gli alimenti che hanno coltivato. Per i bambini dai 3
mesi ai 3 anni gli agrinido sono spazi nei quali
prendere contatto con la natura, imparando a contemplare i frutti dell’orto e gli animali. Le agriscuole riservate ai bimbi fra i 3 e i 6 anni permettono di compiere i primi esperimenti: dalla semina
alla cura, dal raccolto all’alimentazione degli animali che popolano l’agriscuola. Ai bimbi viene
insegnato a riconoscere le piante e i fiori e a conservare frutta e verdura nel migliore dei modi.
ANNO IV N. 1
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Curiosita’
#Ioleggoperché
“La giornata mondiale del libro e del
diritto d'autore”, che si festeggia il
23 aprile di ogni anno, è l'evento
che nasce nel 1995 ad opera dell'UNESCO. Se il 23 aprile vi è capitato
di acquistare un libro a Barcellona,
allora sicuramente avrete ricevuto in
dono una rosa. L'usanza unisce l'evento mondiale alla tradizione spagnola di regalare una rosa alla propria amata nel giorno di San Giorgio,
ragion per cui l'evento assume altresì
il nome di “la giornata del libro e
delle rose”. La data selezionata, rap-
presenta la ricorrenza della morte,
nel 1616, di tre importanti autori: lo
spagnolo Miguel de Cervantes, l'inglese William Shakespeare e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega (se
ci si attiene ai calendari vigenti all'epoca). L'Italia quest'anno ha partecipato all'evento con il progetto
#ioleggoperché organizzato dall'As-
sociazione Italiana Editori con l'obiettivo di invogliare le persone alla
lettura. Come? Con eventi organizzati nel territorio nazionale e grazie
al dono, da parte dei messaggeri del
progetto, di libri appartenenti alla
speciale collana #ioleggoperché.
Irene Trocciola
Fantasy coffins
Un'opera d'arte che
diventa
alla
“portata” di tutti: le
bare personalizzate. La personalizzazione delle bare
inizia a scopo artistico circa negli
anni '50 in Africa,
precisamente
a
Ghana nella regione della Grande Accra. Le fantasy
coffins hanno partecipato a varie
esposizioni d'arte, ma di recente hanno cominciato ad essere utilizzate
nelle cerimonie funebri, soprattutto
di personaggi eminenti della regione
(come i capi tribù). É possibile scegliere la forma di feretro preferita. I
Ga, lo fanno in base al mestiere esercitato in vita, ai simboli legati alle
tribù di appartenenza, ai simboli religiosi o comunque ai simboli che aiuterebbero il defunto nel trapasso;
dagli animali agli oggetti più disparati. La pratica è legata dunque a
motivi religiosi: se i greci ponevano
monetine sugli occhi del defunto, le
quali servivano a
pagare il pedaggio
per il passaggio
nell'aldilà, così i Ga
hanno trovato il
loro modo per accompagnare il defunto durante il suo
ultimo viaggio. I
Ga inoltre, credono che gli antenati
defunti siano molto più potenti dei
vivi e che possano influenzare la vita
dei loro parenti. Le famiglie fanno
dunque il possibile per rendere al più
presto il defunto ben disposto nei
loro confronti. Se la cosa vi incuriosisce e addirittura volete farci un
pensierino, potete visitare il sito
www.eshopafrica.com dove tra i tanti oggetti acquistabili troverete le Ga
Coffins. I prodotti sono di alta qualità e sono costruiti interamente a mano (il legno impiegato è un tipo di
legno leggero chiamato Wawa). Gli
artisti impiegano dalle due alle sei
settimane per la fabbricazione e la
pittura viene eseguita da pittori professionisti. Tra i nomi degli artisti
costruttori delle bare personalizzate,
ricordiamo: Paa Joe con il suo studio
a Pobiman ed Eric Adotey Kpakpo
con il suo laboratorio a La. Chiaramente queste opere di artigianato
vengono poi sepolte col defunto.
Irene Trocciola
Nei dieci minuti impiegati a leggere queste notizie sono nati
circa 1.410 bambini, poco più di 200.000 al giorno.
Voce chiara
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CALENDARIO MAGGIO 2015
1 incontro regionale GIFRA a Pompei;
2 accoglienza processione S.Gennaro;
3 ritiro bambini Prima Comunione;
8 supplica alla Madonna del Rosario di Pompei ore 12.00;
9 e 16 recita del S.Rosario nel quartiere ore 20.00;
13 e 15 prove Prima Comuninione ore 17.30;
17 Prime Comunioni ore 12.00;
22 festa bambini catechismo;
23 ritiro cresimandi ore 17;
S.Rosario ore 20.00;
Veglia di Pentecoste ore 21.00;
24 Cresime ore 12.00;
30 S. Rosario in Basilica, a seguire flambeaux nel chiostro maiolicato e consacrazione al Cuore Immacolato di Maria
31 Pellegrinaggio Mariano
INFORMAZIONI UTILI
Orario apertura Basilica
Lunedì - Sabato ore 7.30 - 12.30; 16.30 - 20.00
Domenica ore 8.30 - 13.00; 17.00 - 20.00
Lunedì - sabato ore 7.45 (cappella delle Clarisse)
ore 8.30 -19.00 Basilica
Sante Messe
Domenica ore 9.00 (cappella delle Clarisse)
ore 10.30, 12.00, 19.00 Basilica.
Santo Rosario
Ogni sera alle ore 18.30
Ora di Adorazione
Tutti i giovedì ore 20.00 - 21.00
Ufficio Parrocchiale
Martedì, giovedì e sabato dalle 17,00 alle 19,30
La redazione ringrazia per l’attenzione dedicataci e vi invita ad
inviare suggerimenti alla mail: [email protected]
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Voce chiara 2015 - Parrocchia di Santa Chiara