L'angolo della preghiera
Sembra che la tua missione, o Gesù,
sia del tutto fallita:
un insuccesso doloroso il tuo, dopo i tempi
in cui le folle ti seguivano entusiaste,
bevevano le tue parole,
levavano lodi a Dio per i tuoi segni prodigiosi,
volevano addirittura proclamarti re...
Oh, certo, quel cartello
che Pilato ha fatto inchiodare sul patibolo,
ti proclama “re dei Giudei” ;
ma è un modo con cui l’occupante
si fa beffe di un popolo dominato:
ecco cosa noi, romani, facciamo del vostro re!
Tra l’acquiescenza del popolo,
la derisione dei capi,
gli scherni dei soldati,
gli insulti di uno dei condannati,
tu trovi, però, qualcuno,
anche lui giustiziato su una croce,
che si rivolge a te con fiducia.
È reo confesso,
non nasconde le sue colpe
e riconosce giusta la sua condanna,
ma si affida a te,
a te così diverso da tanti altri,
a te che non pronunci parole di vendetta,
né ti lasci andare alla disperazione,
a te ingiustamente messo a morte,
nonostante i tanti segni di bontà che hai donato.
A lui, tu, inchiodato al legno della croce,
assicuri che sarà con te, subito, nel paradiso.
(Roberto Laurita)
I potenti dominano dall’alto,
Cristo Re dall’abbassamento estremo:
dalla morte in croce per amore.
CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE
Io..., dono e consacro al Cuore adora bile
di Gesù la mia persona e la mia vita, le mie
azioni, pene e sofferenze per non più
servirmi di alcuna parte del mio essere, se
non per onorarlo, amarlo e glorificarlo.
E' questa la mia irrevocabile volontà:
essere tutto suo e fare ogni cosa per suo
amore, rinunciando a tutto ciò che può
dispiacergli.
Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della
mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe del la mia vita e rifugio sicuro nell'ora del la mia morte.
Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la
mia giustificazione presso Dio Padre e
allontana da me la sua giusta
indignazione. Cuore amoroso di Gesù,
pongo in te la mia fiducia, perché temo
tutto dalla mia malizia e debolezza, ma
spero tutto dalla tua bontà.
Distruggi in me quanto può dispiacer ti. Il
tuo puro amore s'imprima profondamente
nel mio cuore in modo che non ti possa
più dimenticare o essere separato da te.
Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio vivere e
morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù, confido in te!
(di S. Margherita Maria Alacoque)
Parrocchie di
Lucoli
www.abbaziaeparrocchiedilucoli.it
21 novembre 2010
Meditazione
Il Vangelo ci guida a rintracciare il tesoro
della regalità di Cristo nel luogo più inadatto, nel piccolo spazio della croce.
Il crocifisso è signore appena di quel poco
di legno e di terra che basta per morire. Ma
quella croce è l'abisso dell’amore di Dio:
«Non c'è amore più grande che dare la
propria vita...».
I capi, i soldati, un malfattore chiedono a
Gesù una dimostrazione di forza: «Salva te
stesso!». Se accetta e scende dalla croce,
Gesù si mostrerà "forte", un vero "re" davanti agli uomini.
Invece un uomo gli chiede una dimostrazione di bontà: «Ricordati di me!». Gesù risponde e si mostra "buono", vero "re" secondo il cuore di Dio...
«Lui non ha fatto nulla di male». In queste
parole è racchiuso il segreto dell'autentica
regalità: niente di male in quell'uomo, innocenza mai vista ancora, nessun seme di
odio o di violenza. Aver percepito questo è
bastato ad aprirgli il cuore: il malfattore intuisce in quel cuore pulito e buono il primo
passo di una storia diversa, intravede un
altro modo possibile di essere uomini, l'annuncio di un mondo di fraternità e di perdono, di giustizia e di pace.
Ed è in questo regno che domanda di entrare: «Ricordati di me», prega il morente.
«Sarai con me», risponde Gesù…
Lui, Gesù, è il Signore: è Gesù di Nazareth:
è questo nostro indistruttibile amore attorno al quale vogliamo legare la vita, al
quale non ci vogliamo aggrappare, ma
vogliamo abbandonarci.
Purtroppo, miei cari amici, devo dirvelo
questo: io conosco molti cristiani e fra questi, forse, ci sono anch'io, cristiani di mezzatacca che si aggrappano al Signore, perché hanno paura, ma non si abbandonano a Lui perché Lo amano. Se uno non sa
nuotare e sta naufragando e qualcuno gli
passa accanto, gli si aggrappa, lo abbraccia, lo afferra. Ma quello non è un allacciamento d'amore, non è un abbraccio
di tenerezza, è prodotto dalla paura. Invece chi si abbandona, si lascia andare.
E noi a Gesù ci dobbiamo abbandonare;
a Lui, 'la fontana antica', 'la fontana del
villaggio' che ha un'acqua, l'unica capace di dissetarci. Chi ha sete va e beve; chi
è stanco e sudato va a lavarsi e refrigerarsi. Ecco chi è Gesù Cristo: per ognuno ha
una parola particolare. Ha per tutti quanti
una parola di tenerezza, di incoraggiamento. Noi dovremmo solo riscoprirla.
Don Tonino Bello
Se essere re significa nascere nella
paglia e vivere fin dall'inizio la vita dei
poveri, allora ditelo a
tutti
attorno
a
voi:
quest'uomo è re.
Se essere re significa
accettare di guidare il
cieco verso la luce e di
tendere una mano al
lebbroso per ridargli speranza, allora ditelo a tutti attorno a
voi: quest'uomo è re.
Se essere re significa dire agli uomini
una parola di fiducia e permettere ad
ognuno di vivere libero e rispettato,
allora ditelo a tutti attorno a voi:
quest'uomo è re.
Sì, quest'uomo è re!
Ma non assomiglia in nulla ai re di
questo mondo:
Perché il suo potere non è forza ed
autorità, ma servizio e dono di sè.
Perché il suo palazzo
non è una fortezza
chiusa e protetta, ma
una casa aperta ed
accogliente per tutti.
Perché il suo primo trono fu una greppia e poi
la Croce...
(Opuscolo tratto da www.qumran2.net)
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Il Portaparola del 21 novembre