Peer Support N&A psico 08/08 imp 5-03-2008 17:59 Pagina 8 IL I Prati Gabriele Lori Graziano Pietrantoni Luca Luigi Palestini Università di Bologna Gruppo di ricerca in Psicologia dell’Emergenza http://emergenze.psice.unibo.it l personale di polizia è esposto ad eventi critici di servizio come, ad esempio, il rilievo di incidenti stradali, il conflitto a fuoco o l’intervento in caso di rissa. Questa esposizione può mettere a rischio la salute dell’operatore di polizia e gravare indirettamente sulla vita dell’organizzazione (Pietrantoni, Prati e Morelli, 2003). Un intervento di prevenzione adottato in molti corpi di polizia inglesi e statunitensi consiste nel cosiddetto “peer support”, ossia nella creazione di un gruppo di pari adeguatamente formato e supervisionato da professionisti che offrono un sostegno ai colleghi in caso di incidente critico di servizio (Pietrantoni, Palestini e Prati, 2007). La nascita del pr ogramma di peer suppor t Cer chio Blu Il Servizio Prevenzione della Polizia Municipale di Firenze in accordo con il Comando ha dato avvio al primo progetto italiano di un sistema di sostegno psicologico in polizia municipale denominato “Il Cerchio Blu” (www.cerchioblu.eu). Il progetto si è articolato su due piani di intervento: un primo livello ha previsto la formazione di trenta operatori di polizia attraverso un percorso formativo di 164 ore volto a fornire le competenze per effettuare un intervento sulla crisi nei confronti dei colleghi che nello svolgimento del servizio sono esposti ad eventi critici (quali ad esem- Edmondo Noussan Foto fornite dall’autore ove non indicato diverso nominativo. CERCHIO CERCHIO BLU BLU 8 N&A Psicologia nell’emergenza • Anno 3º • N. 8 • Marzo 2008 pio aggressioni, arresti pericolosi, conflitto a fuoco, interventi in incidenti stradali mortali). Il secondo livello prevede uno sportello di ascolto psicologico con la presenza di un professionista della salute mentale. L’idea di strutturare un gruppo di sostegno psicologico tra pari nella polizia municipale di Firenze nasce nel 2003 sulla scorta di esperienze analoghe già esistenti da anni all’interno dei corpi di polizia statunitensi, canadesi ed europei, come lo stress team della polizia federale belga o il gruppo debriefer della polizia cantonale svizzera italiana. In una fase propedeutica alla realizzazione del progetto e data la scarsità di studi sullo stress in polizia locale, nel 2005 è stata effettuata una ricerca, in collaborazione con l’Università di Bologna, svolta attraverso la somministrazione agli operatori di polizia municipale di Firenze di 503 questionari anonimi su un totale di 850 appartenenti. Dai risultati della ricerca è stata appurata una correlazione tra livelli di stress post traumatico e fattori quali la cumulazione di altri eventi critici vissuti precedentemente, i livelli di autostima, i livelli di minaccia percepita, l’anzianità lavorativa, il genere femminile e il basso sostegno sociale (Pietrantoni, Prati e Lori, in corso di stampa). Dalla elaborazione delle risposte è emersa la predisposizione a ricevere sostegno psicologico ed a fornirlo ai colleghi stessi. Dal punto di vista normativo la progettazione di un supporto psicologico all’interno dell’organizzazione di polizia municipale si inserisce nell’attività di valutazione del rischio psicosociale negli ambienti di lavoro, così come previsto dal D.lgvo 626/94, la successiva circolare del Ministero della Funzione Pubblica del 24 marzo 2004 e la L. 1 marzo 2002 n.39, che introducono l’obbligo della valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli riconducibili al “Quarto fattore di rischio”, o rischi psicosociali. Pr esentazione pr ogetto e selezione dei pari L’iter del progetto di supporto tra pari ha previsto diverse fasi, la prima delle quali è stata la presentazione Giampietro Bisaglia N&A psico 08/08 imp 5-03-2008 17:59 Pagina 9 presso le varie sedi lavorative del progetto, seguita successivamente da una selezione tra le 73 richieste di adesione pervenute. Il numero di richieste pervenute è andato oltre la più rosea aspettativa tanto che ha ecceduto le risorse stabilite per la fase di selezione dei pari. Dopo una prima raccolta di risorse extra per poter far fronte all’esigenza di selezione si è proceduto dividendo il lavoro in tre fasi. Nella prima fase vi è stata la somministrazione di questionari a tutte le persone che avevano fatto domanda. Il questionario conteneva vignette e scale volte a misurare le abilità di aiuto, l’intelligenza emotiva, l’empatia e la desiderabilità sociale. La misurazione di quest’ultima caratteristica è necessaria per poter controllare eventuali distorsioni positive nella presentazione delle proprie qualità personali. Molto interessante in questo frangente è stato l’utilizzo di una vignetta in cui vi è una persona che espone un problema ed alla quale si chiede di fornire una risposta di aiuto. Si è proceduto a stilare una graduatoria sulla base della combinazione delle diverse misurazioni la cui priorità è stata data alle abilità di aiuto. Le prime quaranta persone hanno avuto accesso alla seconda fase, quella del colloquio. Il colloquio ha indagato le seguenti aree: le motivazioni nell’adesione al progetto, orientamento prosociale, esperienze passate di eventi critici di servizio, conoscenza di problematiche di stress lavorativo all’interno del Comando e insight rispetto a punti di forza e di debolezza delle propria personalità. Il colloquio ha portato alla selezione di trenta persone le quali sono state divise, per esigenze di formazione, in due gruppi da quindici. La for mazione dei pari A questo punto è partito il progetto di formazione rivolto alle due classi di pari che ha riguardato 15 incontri di sei ore l’uno distribuito nel periodo fra febbraio e dicembre 2007. I formatori che hanno accompagnato il gruppo per tutto il corso sono stati quattro: Luca Pietrantoni, ricercatore dell’Università di Bologna, Graziano Lori, Ispettore del servizio prevenzione e protezione presso il Comando, Gabriele Prati, psicologo e dottorando presso l’Università di Bologna e Francesca Battagli, psicologa del lavoro. Il programma formativo ha coperto diversi temi. Prima di tutto si è parlato di eventi stressanti sul lavoro e di reazioni ad eventi traumatici. Si sono introdotti concetti di psicotraumatologia quali trauma, evento critico di servizio, disturbo da stress post-traumatico, traumatizzazione vicaria e burnout. In un’ottica positiva si è parlato non solo N&A Psicologia nell’emergenza • Anno 3º • N. 8 • Marzo 2008 9 P e e r 10 S.S.U.Em. 118 Lecco S u p p o r t N&A psico 08/08 imp 5-03-2008 17:59 Pagina 10 di reazioni negative ma anche di quelle positive come resilienza e crescita posttraumatica. Si è evidenziato come strategie di coping adattive ed il ricorso al sostegno sociale possono rivelarsi gli strumenti migliori per affrontare positivamente un evento critico di servizio. In seguito si sono introdotti ed approfonditi argomenti relativi alla comunicazione interpersonale ed alle abilità di aiuto. Quest’ultima costituisce la base per un intervento di aiuto: le abilità relative alla gestione della propria modalità comunicativa ed alla comprensione dei messaggi inviati dall’interlocutore sono, infatti, di grande importanza. Una volta compreso come comunicare il proprio aiuto si è reso necessario affrontare il cosa, quando, dove e perché di una relazione di aiuto. Abbiamo perciò esplorato un tema ampio, ossia quello delle abilità di aiuto. Per farlo abbiamo fatto riferimento ad un importante esponente della psicologia umanistica, ossia Robert Carkhuff (1993), allievo di Carl Rogers. In questa parte della formazione si sono trattati alcune tecniche di base della comunicazione tra chi presta e chi richiede aiuto, ovvero: • ascolto attivo, • risposte al contenuto (riformulazione), “in altre parole…” “Se ho ben capito, tu …(sintesi di ciò che è stato riferito)” • risposte al sentimento (empatia), “devi sentirti proprio (emozione)” • risposte al significato (riformulazione + empatia), “ti senti (emozione) perché …(sintesi di ciò che è stato riferito)” Non si sono introdotte le tecniche più raffinate delle abilità di aiuto esposte da Carkhuff poiché non fanno parte dei compiti di chi, in veste di peer sup- N&A Psicologia nell’emergenza • Anno 3º • N. 8 • Marzo 2008 porter, offre un aiuto non professionale sulla crisi. Si sono evidenziate le implicazioni negative, all’interno di una relazione di aiuto, di espressioni aventi un significato in qualche modo giudicante o prescrittivo (per esempio “tu devi”...). Inoltre si è rilevato come l’empatia possa essere veicolata tramite il comportamento non verbale e risposte al contenuto piuttosto che con espressioni del tipo “Io ti capisco...”. Un’altra parte del corso è stata dedicata, in un’ottica di empowerment, alla produzione di materiale di auto-aiuto nel quale i pari stessi si rivolgono ai colleghi per condividere la loro esperienza in termini di eventi critici di servizio e fornire alcune informazioni sulle strategie di coping secondo un approccio di tipo psicoeducativo. Da tale lavoro è stato prodotto un opuscolo che verrà distribuito in tutto il Comando. L’opuscolo tratta argomenti come eventi critici di servizio, reazioni psicologiche a tali eventi in un’ottica di normalizzazione e modalità di gestione dello stress. È possibile scaricare l’opuscolo dal sito del Gruppo di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Università di Bologna (http://emergenze.psice.unibo.it/pubblicazioni/index.htm). Una parte del corso, infine, è stata dedicata alla conoscenza e confronto con altre realtà nell’ambito del peer support, come ad esempio quella della Polizia Cantonale Ticinese (con Luca Caldara). Questi confronti sono stati molto utili per definire meglio il ruolo di peer supporter e comprendere analogie e differenze con altre realtà organizzative. Durante tutto il corso vi è stata l’esigenza di definire i limiti del pari, nel N&A psico 08/08 imp 5-03-2008 17:59 Pagina 11 senso di cosa può fare e che cosa non può fare. Si è ribadito l’importanza del principio dell’autodeterminazione della persona per cui vi deve essere alla base una richiesta di aiuto. Si è sottolineato l’opportunità di intervenire assumendo una prospettiva positiva centrata sulla resilienza, ossia sulla facilitazione della personale capacità di superare eventi negativi, piuttosto che sulla presa in carico della situazione. Durante gli incontri vi sono state discussioni, a volte anche molto accese, sul ruolo del pari all’interno del Comando, sulle sue modalità di intervento più appropriate e sulla norma di confidenzialità. In un contesto lavorativo di polizia tale norma è un argomento molto delicato in una relazione di aiuto fra pari, in quanto gli operatori sono tenuti a riferire qualsiasi cosa che si configuri come reato o come violazione delle regole interne all’organizzazione. Oltre alla discussione in gruppo che ha riguardato sia decisioni operative che presentazione di casi sono state adottate altre metodologie durante il corso. Prima di tutto si è fatto ricorso a metodologie frontali per illustrare concetti come, ad esempio, eventi critici, comunicazione e abilità di aiuto. Allo scopo di offrire una base visiva ai concetti illustrati si è fatto ricorso alla proiezione di brevi spezzoni di filmati come, ad esempio, “Al di là della vita” e “The guardian” che raccontano storie di soccorritori dai quali è stato possibile isolare alcune sequenze esemplificative di problematiche legate sia a sintomatologie post-traumatiche (come i pensieri intrusivi e l’evitamento) sia alla sindrome da burnout, oltre che una chiara rappresentazione del survivor guilt (senso di colpa del sopravvissuto). La consegna per i partecipanti era di riconoscere ed indicare gli aspetti disfunzionali messi in scena nella rappresentazione filmica. Inoltre, sono stati evidenziati elementi ricollegabili al supporto tra pari come la ristrutturazione cognitiva dei vissuti negativi e la proposta di strategie di coping. Nell’insegnamento delle abilità di aiuto si è fatto ricorso ad attività di role playing nelle quali un operatore simulava la parte di chi era rimasto coinvolto in un evento critico di servizio ed un altro operatore simulava l’intervento del peer supporter. La ricer ca valutativa In questo progetto è stata implementata una ricerca valutativa che ha riguardato tre dimensioni. In primo luogo, al termine di ogni giornata sono stati monitorati (tramite questionari compilati dagli operatori) il giudizio globale, la corrispondenza delle aspettative e l’utilità delle competenze acquisite sul lavoro. I giudizi espressi dimostrano globalmente un apprezzamento importante del corso da parte dei partecipanti. In secondo luogo si sono considerati i cambiamenti nelle abilità di aiuto riportate dai partecipanti con un disegno pre-post. A tale scopo è stata utilizzata la vignetta di una persona in difficoltà che esprimeva disagio ed una richiesta di aiuto. La consegna era di rispondere a tale richiesta di aiuto. Le risposte sono state codificate in: punti 1 per una risposta al contenuto, punti 2 per una risposta al sentimento e punti 3 per una risposta al significato. I risultati dimostrano che vi è stato un incremento significativo delle abilità di aiuto dei partecipanti [tempo 1 < tempo 2 (Mdn = 1), T = 0, p < ,001, r = -,72]. Conclusioni Infine, da parte dei docenti sono state evidenziate le difficoltà e le potenzialità di questo progetto. Da una parte le difficoltà maggiori hanno riguardato l’implementazione di un servizio in un ambiente organizzativo in cui la psico- logia non è ancora considerata positivamente in quanto connotata da giudizi e preconcetti esemplificati, per esempio, dall’equivalenza PSY=SPY. Dall’altra, le potenzialità hanno riguardato l’evidenza di crescita a livello di gruppo e di cambiamenti culturali a livello organizzativo. Nel mese di gennaio di quest’anno il gruppo di pari è stato ufficializzato all’interno del corpo di polizia municipale ed avrà il compito di fornire il proprio supporto ai colleghi in difficoltà derivanti da eventi critici di servizio, attraverso precise procedure e sotto la costante supervisione dei docenti. È da auspicarsi che le organizzazioni di polizia locale si sensibilizzino verso l’importanza della valutazione del rischio di natura psicosociale e prendano in considerazione l’opportunità di implementare programmi orientati alla promozione del benessere organizzativo come il supporto tra pari. Bibliografia • Carkhuff R. (1993). L’arte di aiutare. Trento: Erickson. • Pietrantoni L., Palestini L. e Prati G. (2007). Il supporto tra pari negli operatori dell’emergenza. N&A Psicologia dell’emergenza, 2(7), 16-19. • Pietrantoni L., Prati G., Lori G. (in corso di stampa). Fattori di rischio e resilienza al disturbo da stress post-traumatico nel lavoro in polizia municipale. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale. • Pietrantoni L., Prati G., Morelli A. (2003). Stress e salute nelle Forze dell’Ordine, Nuove tendenze della Psicologia, 3, 20-41. N&A Psicologia nell’emergenza • Anno 3º • N. 8 • Marzo 2008 11