Peer Support
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IL
I
Prati Gabriele
Lori Graziano
Pietrantoni Luca
Luigi Palestini
Università di Bologna
Gruppo di ricerca in Psicologia
dell’Emergenza
http://emergenze.psice.unibo.it
l personale di polizia è
esposto ad eventi critici di
servizio come, ad esempio,
il rilievo di incidenti stradali,
il conflitto a fuoco o l’intervento in caso di rissa.
Questa esposizione può mettere a rischio la salute dell’operatore di polizia
e gravare indirettamente sulla vita dell’organizzazione (Pietrantoni, Prati e
Morelli, 2003).
Un intervento di prevenzione adottato
in molti corpi di polizia inglesi e statunitensi consiste nel cosiddetto “peer
support”, ossia nella creazione di un
gruppo di pari adeguatamente formato e supervisionato da professionisti
che offrono un sostegno ai colleghi in
caso di incidente critico di servizio
(Pietrantoni, Palestini e Prati, 2007).
La nascita del pr ogramma
di peer suppor t
Cer chio Blu
Il Servizio Prevenzione della Polizia
Municipale di Firenze in accordo con il
Comando ha dato avvio al primo progetto italiano di un sistema di sostegno
psicologico in polizia municipale denominato “Il Cerchio Blu” (www.cerchioblu.eu). Il progetto si è articolato su due
piani di intervento: un primo livello ha
previsto la formazione di trenta operatori di polizia attraverso un percorso
formativo di 164 ore volto a fornire le
competenze per effettuare un intervento sulla crisi nei confronti dei colleghi
che nello svolgimento del servizio sono
esposti ad eventi critici (quali ad esem-
Edmondo Noussan
Foto fornite dall’autore ove non
indicato diverso nominativo.
CERCHIO
CERCHIO BLU
BLU
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pio aggressioni, arresti pericolosi, conflitto a fuoco, interventi in incidenti
stradali mortali). Il secondo livello prevede uno sportello di ascolto psicologico con la presenza di un professionista della salute mentale. L’idea di strutturare un gruppo di sostegno psicologico tra pari nella polizia municipale di
Firenze nasce nel 2003 sulla scorta di
esperienze analoghe già esistenti da
anni all’interno dei corpi di polizia statunitensi, canadesi ed europei, come
lo stress team della polizia federale
belga o il gruppo debriefer della polizia cantonale svizzera italiana.
In una fase propedeutica alla realizzazione del progetto e data la scarsità di
studi sullo stress in polizia locale, nel
2005 è stata effettuata una ricerca, in
collaborazione con l’Università di
Bologna, svolta attraverso la somministrazione agli operatori di polizia municipale di Firenze di 503 questionari
anonimi su un totale di 850 appartenenti. Dai risultati della ricerca è stata
appurata una correlazione tra livelli di
stress post traumatico e fattori quali la
cumulazione di altri eventi critici vissuti precedentemente, i livelli di autostima, i livelli di minaccia percepita, l’anzianità lavorativa, il genere femminile e
il basso sostegno sociale (Pietrantoni,
Prati e Lori, in corso di stampa).
Dalla elaborazione delle risposte è
emersa la predisposizione a ricevere
sostegno psicologico ed a fornirlo ai
colleghi stessi. Dal punto di vista normativo la progettazione di un supporto psicologico all’interno dell’organizzazione di polizia municipale si inserisce nell’attività di valutazione del rischio psicosociale negli ambienti di lavoro, così come previsto dal D.lgvo
626/94, la successiva circolare del
Ministero della Funzione Pubblica del
24 marzo 2004 e la L. 1 marzo 2002
n.39, che introducono l’obbligo della
valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli riconducibili al “Quarto fattore di rischio”, o rischi psicosociali.
Pr esentazione pr ogetto
e selezione dei pari
L’iter del progetto di supporto tra pari ha previsto diverse fasi, la prima
delle quali è stata la presentazione
Giampietro Bisaglia
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presso le varie sedi lavorative del progetto, seguita successivamente da una
selezione tra le 73 richieste di adesione pervenute. Il numero di richieste
pervenute è andato oltre la più rosea
aspettativa tanto che ha ecceduto le risorse stabilite per la fase di selezione
dei pari. Dopo una prima raccolta di risorse extra per poter far fronte all’esigenza di selezione si è proceduto dividendo il lavoro in tre fasi. Nella prima
fase vi è stata la somministrazione di
questionari a tutte le persone che avevano fatto domanda. Il questionario
conteneva vignette e scale volte a misurare le abilità di aiuto, l’intelligenza
emotiva, l’empatia e la desiderabilità
sociale. La misurazione di quest’ultima
caratteristica è necessaria per poter
controllare eventuali distorsioni positive nella presentazione delle proprie
qualità personali. Molto interessante in
questo frangente è stato l’utilizzo di
una vignetta in cui vi è una persona
che espone un problema ed alla quale
si chiede di fornire una risposta di aiuto. Si è proceduto a stilare una graduatoria sulla base della combinazione
delle diverse misurazioni la cui priorità
è stata data alle abilità di aiuto. Le prime quaranta persone hanno avuto accesso alla seconda fase, quella del colloquio. Il colloquio ha indagato le seguenti aree: le motivazioni nell’adesione al progetto, orientamento prosociale, esperienze passate di eventi critici
di servizio, conoscenza di problematiche di stress lavorativo all’interno del
Comando e insight rispetto a punti di
forza e di debolezza delle propria personalità. Il colloquio ha portato alla selezione di trenta persone le quali sono
state divise, per esigenze di formazione, in due gruppi da quindici.
La for mazione dei pari
A questo punto è partito il progetto di
formazione rivolto alle due classi di pari che ha riguardato 15 incontri di sei
ore l’uno distribuito nel periodo fra
febbraio e dicembre 2007. I formatori
che hanno accompagnato il gruppo
per tutto il corso sono stati quattro:
Luca Pietrantoni, ricercatore dell’Università di Bologna, Graziano Lori,
Ispettore del servizio prevenzione e
protezione presso il Comando, Gabriele Prati, psicologo e dottorando
presso l’Università di Bologna e
Francesca Battagli, psicologa del lavoro.
Il programma formativo ha coperto diversi temi. Prima di tutto si è parlato di
eventi stressanti sul lavoro e di reazioni
ad eventi traumatici. Si sono introdotti
concetti di psicotraumatologia quali
trauma, evento critico di servizio, disturbo da stress post-traumatico, traumatizzazione vicaria e burnout. In
un’ottica positiva si è parlato non solo
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S u p p o r t
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di reazioni negative ma anche di quelle
positive come resilienza e crescita posttraumatica. Si è evidenziato come strategie di coping adattive ed il ricorso al
sostegno sociale possono rivelarsi gli
strumenti migliori per affrontare positivamente un evento critico di servizio.
In seguito si sono introdotti ed approfonditi argomenti relativi alla comunicazione interpersonale ed alle abilità di
aiuto. Quest’ultima costituisce la base
per un intervento di aiuto: le abilità relative alla gestione della propria modalità comunicativa ed alla comprensione
dei messaggi inviati dall’interlocutore
sono, infatti, di grande importanza.
Una volta compreso come comunicare
il proprio aiuto si è reso necessario affrontare il cosa, quando, dove e perché di una relazione di aiuto. Abbiamo
perciò esplorato un tema ampio, ossia
quello delle abilità di aiuto. Per farlo
abbiamo fatto riferimento ad un importante esponente della psicologia
umanistica, ossia Robert Carkhuff
(1993), allievo di Carl Rogers. In questa
parte della formazione si sono trattati
alcune tecniche di base della comunicazione tra chi presta e chi richiede
aiuto, ovvero:
• ascolto attivo,
• risposte al contenuto (riformulazione), “in altre parole…” “Se ho ben
capito, tu …(sintesi di ciò che è stato riferito)”
• risposte al sentimento (empatia),
“devi sentirti proprio (emozione)”
• risposte al significato (riformulazione + empatia), “ti senti (emozione)
perché …(sintesi di ciò che è stato
riferito)”
Non si sono introdotte le tecniche più
raffinate delle abilità di aiuto esposte
da Carkhuff poiché non fanno parte
dei compiti di chi, in veste di peer sup-
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porter, offre un aiuto non professionale sulla crisi. Si sono evidenziate le implicazioni negative, all’interno di una
relazione di aiuto, di espressioni aventi
un significato in qualche modo giudicante o prescrittivo (per esempio “tu
devi”...). Inoltre si è rilevato come
l’empatia possa essere veicolata tramite il comportamento non verbale e risposte al contenuto piuttosto che con
espressioni del tipo “Io ti capisco...”.
Un’altra parte del corso è stata dedicata, in un’ottica di empowerment, alla
produzione di materiale di auto-aiuto
nel quale i pari stessi si rivolgono ai
colleghi per condividere la loro esperienza in termini di eventi critici di servizio e fornire alcune informazioni sulle
strategie di coping secondo un approccio di tipo psicoeducativo. Da tale
lavoro è stato prodotto un opuscolo
che verrà distribuito in tutto il
Comando.
L’opuscolo tratta argomenti come
eventi critici di servizio, reazioni psicologiche a tali eventi in un’ottica di normalizzazione e modalità di gestione
dello stress. È possibile scaricare l’opuscolo dal sito del Gruppo di ricerca in
Psicologia dell’emergenza dell’Università di Bologna
(http://emergenze.psice.unibo.it/pubblicazioni/index.htm).
Una parte del corso, infine, è stata dedicata alla conoscenza e confronto con
altre realtà nell’ambito del peer support, come ad esempio quella della
Polizia Cantonale Ticinese (con Luca
Caldara). Questi confronti sono stati
molto utili per definire meglio il ruolo
di peer supporter e comprendere analogie e differenze con altre realtà organizzative.
Durante tutto il corso vi è stata l’esigenza di definire i limiti del pari, nel
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senso di cosa può fare e che cosa non
può fare. Si è ribadito l’importanza del
principio dell’autodeterminazione della
persona per cui vi deve essere alla base
una richiesta di aiuto. Si è sottolineato
l’opportunità di intervenire assumendo
una prospettiva positiva centrata sulla
resilienza, ossia sulla facilitazione della
personale capacità di superare eventi
negativi, piuttosto che sulla presa in carico della situazione. Durante gli incontri vi sono state discussioni, a volte anche molto accese, sul ruolo del pari all’interno del Comando, sulle sue modalità di intervento più appropriate e sulla
norma di confidenzialità. In un contesto
lavorativo di polizia tale norma è un argomento molto delicato in una relazione di aiuto fra pari, in quanto gli operatori sono tenuti a riferire qualsiasi cosa
che si configuri come reato o come violazione delle regole interne all’organizzazione.
Oltre alla discussione in gruppo che ha
riguardato sia decisioni operative che
presentazione di casi sono state adottate altre metodologie durante il corso. Prima di tutto si è fatto ricorso a
metodologie frontali per illustrare concetti come, ad esempio, eventi critici,
comunicazione e abilità di aiuto. Allo
scopo di offrire una base visiva ai concetti illustrati si è fatto ricorso alla
proiezione di brevi spezzoni di filmati
come, ad esempio, “Al di là della vita”
e “The guardian” che raccontano storie di soccorritori dai quali è stato possibile isolare alcune sequenze esemplificative di problematiche legate sia a
sintomatologie post-traumatiche (come i pensieri intrusivi e l’evitamento)
sia alla sindrome da burnout, oltre che
una chiara rappresentazione del survivor guilt (senso di colpa del sopravvissuto). La consegna per i partecipanti
era di riconoscere ed indicare gli
aspetti disfunzionali messi in scena nella rappresentazione filmica. Inoltre, sono stati evidenziati elementi ricollegabili al supporto tra pari come la ristrutturazione cognitiva dei vissuti negativi
e la proposta di strategie di coping.
Nell’insegnamento delle abilità di aiuto si è fatto ricorso ad attività di role
playing nelle quali un operatore simulava la parte di chi era rimasto coinvolto in un evento critico di servizio ed un
altro operatore simulava l’intervento
del peer supporter.
La ricer ca valutativa
In questo progetto è stata implementata una ricerca valutativa che ha riguardato tre dimensioni. In primo luogo, al termine di ogni giornata sono
stati monitorati (tramite questionari
compilati dagli operatori) il giudizio
globale, la corrispondenza delle aspettative e l’utilità delle competenze acquisite sul lavoro. I giudizi espressi dimostrano globalmente un apprezzamento importante del corso da parte
dei partecipanti.
In secondo luogo si sono considerati i
cambiamenti nelle abilità di aiuto riportate dai partecipanti con un disegno pre-post. A tale scopo è stata utilizzata la vignetta di una persona in difficoltà che esprimeva disagio ed una richiesta di aiuto. La consegna era di rispondere a tale richiesta di aiuto. Le risposte sono state codificate in: punti 1
per una risposta al contenuto, punti 2
per una risposta al sentimento e punti
3 per una risposta al significato. I risultati dimostrano che vi è stato un incremento significativo delle abilità di aiuto dei partecipanti [tempo 1 < tempo
2 (Mdn = 1), T = 0, p < ,001, r = -,72].
Conclusioni
Infine, da parte dei docenti sono state
evidenziate le difficoltà e le potenzialità di questo progetto. Da una parte le
difficoltà maggiori hanno riguardato
l’implementazione di un servizio in un
ambiente organizzativo in cui la psico-
logia non è ancora considerata positivamente in quanto connotata da giudizi e preconcetti esemplificati, per
esempio, dall’equivalenza PSY=SPY.
Dall’altra, le potenzialità hanno riguardato l’evidenza di crescita a livello di
gruppo e di cambiamenti culturali a livello organizzativo.
Nel mese di gennaio di quest’anno il
gruppo di pari è stato ufficializzato all’interno del corpo di polizia municipale ed avrà il compito di fornire il proprio supporto ai colleghi in difficoltà
derivanti da eventi critici di servizio, attraverso precise procedure e sotto la
costante supervisione dei docenti.
È da auspicarsi che le organizzazioni di
polizia locale si sensibilizzino verso
l’importanza della valutazione del rischio di natura psicosociale e prendano in considerazione l’opportunità di
implementare programmi orientati alla
promozione del benessere organizzativo come il supporto tra pari.
Bibliografia
• Carkhuff R. (1993). L’arte di aiutare. Trento:
Erickson.
• Pietrantoni L., Palestini L. e Prati G. (2007). Il
supporto tra pari negli operatori dell’emergenza. N&A Psicologia dell’emergenza, 2(7),
16-19.
• Pietrantoni L., Prati G., Lori G. (in corso di
stampa). Fattori di rischio e resilienza al disturbo da stress post-traumatico nel lavoro in
polizia municipale. Psicoterapia Cognitiva e
Comportamentale.
• Pietrantoni L., Prati G., Morelli A. (2003).
Stress e salute nelle Forze dell’Ordine, Nuove
tendenze della Psicologia, 3, 20-41.
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