ANNO II NUMERO 14
30 DICEMBRE 1999. LIRE 2.500
Il Duemila porta un salasso per i
contribuenti. Merito di una nuova tariffa
per la tassa sui rifiuti. E soprattutto del
raddoppio dell’addizionale Irpef che il
consiglio comunale ha approvato tra le
proteste dell’opposizione.
Si poteva evitare?
Paga Paperone.
Ma non solo
2|
| 30 dicembre 1999 | Agorà
ibattito
D
S
arà un caso, ma negli ultimi due
mesi la giunta ha approvato tre
delibere di costituzione in giudizio. Si è cominciato con il decreto ingiuntivo presentato dall’ingegnere Nino Nastasi per una parcella non pagata (ne abbiamo
parlato nello scorso numero). Si è continuato con il ricorso al Tar
presentato da una ditta per la gara d’appalto sul mercato ortofrutticolo—che aggiunge una nuova causa al contenzioso del Comune—(ne parliamo in questo numero). E si è finito con il ricorso in
appello contro una sentenza di condanna relativa a uno dei tanti
espropri del passato.
Noi mettiamo subito le mani avanti con una “excusatio non petita”: non ci intendiamo né di parcelle, né di tribunali, né di gare
d’appalto. Dopodichè, chiediamo timidamente se l’anno scorso il
contenzioso era la devastante mannaia che gravava sul bilancio
comunale, potenzialmente capace di impedire ogni programma
le voci della città
Ma non erano cause perse?
zione per il futuro, cosa è cambiato quest’anno? Perché qualcosa
deve essere cambiato dal momento che di fronte a una sentenza
di condanna per esproprio irregolare ci si appella, le gare d’appalto vengono condotte in modo da scatenare ricorsi e le parcelle
non si pagano solo per il gusto di sentirsi spiegato davanti a un
giudice (anziché in un colloquio “vis à vis”) perché un ingegnere
chiede sessanta e non quaranta milioni. Sennonché nei giorni
scorsi pare che il Tribunale di Barcellona abbia dato ragione a
Nastasi (ma tutta questa vicenda è molto più complessa, e non ce
la sentiamo di dare la croce addosso al sindaco).
Speriamo che almeno qualcuna di queste cause abbia un esito
favorevole. Altrimenti anche questa amministrazione avrà accumulato altre macerie su quelle del passato. Certo, sono solo mace-
Quell’esempio del certificato
D
omenica 15 novembre il prof. Dario Russo ha parlato ai
ragazzi delle quinte elementari e della scuola media interessati all’elezione del baby consiglio comunale e del
sindaco dei bambini. Ha spiegato, fra l’altro, come sia il voto. Ha
parlato del voto d’appartenenza e di quanto esso sia irrazionale,
basato com’è su motivazioni che non hanno a che fare con l apolitica, con il bene pubblico, con i programmi; del voto di scambio e
di quanto sia «nausenate» (testuale); del voto d’opinione e di
come sia l’unico moralmente valido.
Dopo, tornando sul voto di scambio, Dario Russo ha fatto un
esempio. Che suonava più o meno così: io ho bisogno di un
certificato, però sono ignorante. Così non vado al Comune a
battere i pugni, se è necessario, e a dire: fatemi questo certificato.
No, io vado da un amico e gli dico: «per favore, mi fai questo
certificato? Se me lo porti ti do il voto».
Dario Russo magari non sa (e nemmeno i ragazzi delle scuole
medie sanno), ma quell’esempio è una fotografia impietosa di
questo paese. E l’ha scattata davanti ad alcuni amministratori e ai
ragazzi. Roba da far provare imbarazzo per qualche settimana.
Non a caso, mentre il professore spiegava quell’esempio, un mal
trattenuto senso di disagio emergeva dai volti dei protagonisti,
come vengono chiamati.
Quei discorsi fatti da Dario Russo purtroppo ormai si sentono
Agorà | 30 dicembre 1999 |
solo a scuola, se c’è qualche professore
che trova il tempo per affrontare anche
questo genere di argomenti. Se qualcuno osa ripeterli fuori dalla
scuola, passa per un’anima candida, per un ingenuo, per una
«figurina del presepe», come diceva l’odiosissimo Nanni MorettiCesare Botero ne “Il portaborse”. Fa piacere che sia venuto
qualcuno da fuori a esprimere questi semplici concetti e a trovare
udienza.
Intanto, a dispetto delle prediche, si prosegue a razzolare male: il
sistema del certificato continua a funzionare benissimo e nessuno
fa nulla, almeno per ridimensionarlo.
Un altro problema serio è il seguente: se si può, non è meglio
evitare l’ipocrisia? Allora che senso ha dire ai ragazzi che bisogna
comportarsi in un certo modo, quando le persone che
organizzano quelle conferenze ricorrono ai metodi condannati (a
parole) per vincere le elezioni?
Forse è meglio “non smuovere il cane che dorme”, come si dice.
Lasciate stare i ragazzi per i fatti loro, anziché dirgli di non fare
quello che voi fate e che, soprattutto, avete fatto per arrivare dove
ora siete, nel “Palazzo”. Ripetiamo, certe recite non giovano a
nessuno.
Ma siccome è bene non perdere mai del tutto la speranza: quando
organizzeremo una lezione del prof. Dario Russo per gli
amministratori e per quelli che fanno la politica in questo paese?
Magari, per cominciare, potrebbe parlare del voto e della nausea.
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COPERTINA
La maggioranza consiliare
approva la proposta
dell’amministrazione di
raddoppiare l’addizionale
Irpef. La minoranza grida allo
scandalo. I cittadini che
ANNO NUOVO, TASSE NUOVE
Se permettete,
io addiziono anch
E moltiplico per d
presentano la dichiarazione dei redditi
comunali, prevista dal
contratto nazionale di
lavoro e che non
verrà coperta con i
non ci sono più
fondi statali. Si
tratta di una somma di 15 milioni annui che
riceveranno i funzionari che occupano
«posizioni organizzative». Nel caso del
nostro Comune, a questi requisiti
dovrebbero rispondere i cinque capi area
(ragioniera, tecnico comunale, comandante
dei vigili, responsabile dei servizi sociali e
responsabile dell’area amministrativa),
anche se con la rideterminazione della
pianta organica questi potrebbero ridursi di
numero. Per loro sarà necessario, quindi,
pagano. E la memoria corre a un ministro dei
Caraibi e a oltre 30 milioni che
di Filippo De Mariano
Q
ualcuno ricorda l’addizionale
comunale Irpef? È una tassa
che il consiglio comunale
introdusse per il 1999 con
l’obiettivo di recuperare alcune decine di milioni da impiegare nel
bilancio.
Pochi giorni fa, il 21 dicembre, l’assemblea
presieduta da Franco Interisano è tornata a
parlarne. E si sono scoperte due cose. Primo: non è chiaro se quella tassa, quel prelievo del due per mille sulla dichiarazione
dei redditi, sia avvenuto. Secondo: per il
prossimo anno l’addizionale non solo è
stata confermata, ma anche raddoppiata.
Nel Duemila, cioè, sarà il quattro per mille
dell’imponibile Irpef di ciascun contribuente ad essere incamerato dal Comune.
L’addizionale ha un tetto massimo del cinque per mille, ma di anno in anno non può
essere aumentata di più di due punti. L’amministrazione comunale ha proposto al
consiglio di scegliere la strada dell’inasprimento del prelievo fiscale per un motivo
molto semplice. Il sindaco ha spiegato che
per il Duemila ci saranno nuove spese che
dovranno essere coperte con nuove entrate.
Pandolfo ha citato in particolare una integrazione di stipendio per alcuni dipendenti
4|
reperire tra 45 e 75 milioni.
Per il 1999 le entrate previste per
l’addizionale Irpef ammontano a circa 59
milioni, una somma insufficiente per il
prossimo anno. Da qui nasce la scelta di
raddoppiare l’aliquota: dall’Irpef
dovrebbero arrivare in questo modo
almeno 118 milioni.
La decisione dell’amministrazione non è
piaciuta affatto alla minoranza. Il
consigliere Carmelo Bella ha fatto notare
che anche questa volta il Comune chiederà i
soldi alle stesse persone mentre gli evasorir
esteranno tranquilli. Il suo capogruppo,
Calderone, ha messo in discussione persino
l’efficacia della delibera che introdusse
FLASHBACK
Un anno fa ci si giustificava così
“
L
e discussioni si sono soffermate, poi, sull’opportunità o meno di introdurre l’addizionale Irpef.
Secondo l’opposizione, i 59 milioni derivanti dall’addizionale potrebbero essere evitati se solo l’amministrazione si decidesse a studiare attentamente i capitoli del
bilancio per recuperarli in quell’ambito, senza bisogno
di fare crescere il peso fiscale sui cittadini luciesi che
presentano la dichiarazione dei redditi, i quali sarebbero penalizzati rispetto a quelli che hanno dei redditi ma
non presentano nessuna dichiarazione evadendo il
fisco.
Il sindaco Pandolfo, l’assessore al bilancio Marcaione e
alcuni consiglieri di maggioranza hanno replicato che i
59 milioni ricavabili dall’Irpef per il ‘99 serviranno
sicuramente. Se non li si vorrà ottenere in questo modo, bisognerà procurarseli aumentando i tributi comunali, ma così facendo si imporrebbero dei sacrifici a
tutti i cittadini cittadini indistintamente, compresi
quelli che hanno effettivamente redditi molto bassi.
Anzi, poiché i tributi comunali sono tasse sui consumi, a
pagare più di altri sarebbero le famiglie con molti
bambini e quelle i cui componenti svolgono lavori
manuali.
Il sindaco Pandolfo si è chiesto perché l’opposizione a
volte accusa la sua amministrazione di volere il dissesto, e altre volte le attribuisce una volontà vessatoria
nei confronti dei cittadini solo per avere a disposizione
più soldi. Pandolfo ha anche ricordato come la situazio-
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TRA IRPEF E RIFIUTI IN ARRIVO UN SALASSO
a d o z i o n e
dell’addizionale Irpef
non ne impedisce
l’entrata in vigore.
Calderone ha fatto
portare l’attenzione su
un altro punto della
circolare che sostiene
l’esatto contrario. Alla
fine ognuno è rimasto
della propria idea,
naturalmente.
Ma i malumori si sono
registrati anche tra
ibanchi
della
maggioranza. D’Antoni ha votato contro,
aderendo alla proposta della minoranza di
istituire una commissione di indagine sugli
accertamenti tributari effettuati dagli uffici
comunali per capire quanto effettivamente
si sia fatto per combattere l’evasione (vedi
articolo seguente). Rosa Maria Bella,
invece, è andata su tutte le furie affidando il
suo sfogo a un colloquio in separata sede
col collega Grillo. Di fronte al rischio di
andare sotto nella votazione, la
maggioranza ha chiesto una sospensione,
durante la quale il dissenso di Rosa Maria
Bella è stato fatto rientrare con il
contentino di un emendamento che non ha
cambiato in nulla il contenuto della
delibera (anziché dire che l’addizionale per
il Duemila sarà del quattro per mille, la
he quest’anno
due
l’addizionale Irpef per il ‘99. Essa doveva
essere pubblicizzata con un avviso da far
apparire sulla Gazzetta Ufficiale. Questa
procedura fu avviata in ritardo e c’è il
rischio, ha sostenuto Calderone, che S.
Lucia non rientri tra i comuni che hanno
adottato l’addizionale Irpef. Calderone ha
anche affermato che nella sua busta paga di
dicembre la trattenuta per il Comune non è
avvenuta e probabilmente lo stesso è
accaduto a molti altri lavoratori. Il sindaco
ha replicato esibendo l’elenco del Ministero
delle Finanze nel quale S. Lucia è inserita e
una circolare dello stesso dicastero che
spiega che la mancata pubblicizzazione
sulla Gazzetta Ufficiale della delibera di
ne finanziaria continui a essere difficile, tanto che le
variazioni di bilancio proposte dall’amministrazione e
inserite nell’ordine del giorno della seduta, hanno il
solo scopo di rendere disponibili alcune decine di milioni per pagare luce e telefono e per sostenere le spese di
funzionamento degli uffici. […]
L’introduzione di un’addizionale Irpef dello 0,02 per
cento per il 1999 (che porterà nelle casse 59 milioni di
lire) è stata approvata all’unanimità. Prima della votazione il consigliere Grillo ha chiesto la parola per denunciare l’atteggiamento dell’opposizione che, ogniqualvolta bisogna prendere decisioni importanti per la
comunità, preferisce mettersi da parte anziché mostrare un comportamento responsabile. Al momento delle
dichiarazioni di voto, il consigliere Nicola Calderone ha
spiegato le ragioni per le quali il gruppo di maggioran-
Agorà | 30 dicembre 1999 |
za ha deciso di approvare l’introduzione dell’addizionale. Poiché la necessità di trovare nuove forme di finanziamento per le casse comunali è reale, ha spiegato
Calderone, è preferibile fare pesare questo provvedimento su soggetti che pagano un’imposta sul reddito
piuttosto che su quanti pagano in ragione dei loro
consumi. In virtù di questa decisione, nel 1999 sull’imponibile Irpef di tutti i cittadini che presenteranno la
dichiarazione dei redditi sarà prelevata una somma pari
allo 0,02 per cento che sarà inserita nel bilancio comunale. Poiché annualmente il gettito Irpef a S. Lucia del
Mela è di poco più di 29 miliardi, l’addizionale frutterà
complessivamente 59 milioni.
da”Agorà” del 6 novembre 1998, resoconto della
seduta di consiglio comunale del 30 ottobre 1998
Agorà
delibera ora diche che viene confermata
l’introduzione dell’addizionale anche per il
prossimo anno e che essa viene aumentata
del due per mille).
La posizione ufficiale del gruppo di
maggioranza è stata espressa dal
consigliere Grillo, il quale ha spiegato che
tutti subiranno le conseguenze di questo
aumento, però la proposta va approvata
perché il gruppo ha la consapevolezza che
l’amministrazione sta tentando il possibile
per guidare la città.
Inevitabilmente quest’anno le motivazioni
del gruppo consiliare di maggioranza sono
state carenti rispetto all’ottobre del 1998
(vedi scheda di queste pagine), quando si
introdusse l’addizionale Irpef dipingendola
come un provvedimento eccezionale.
Confermare l’eccezione e raddoppiarla è,
come si può facilmente intuire, piuttosto
imbarazzante,
Su un argomento del genere è facile farsi
beffe di chi amministra e il pericolo di fare
demagogia è sempre in agguato. Però ci
permettiamo di rilevare che l’anno del
ministro Odlum poteva concludersi meglio.
L’amministrazione comunale ha speso oltre
trenta milioni per sistemare la nuova aula
consiliare e per il cerimoniale del giorno
della visita di Odlum e Fulci (8.300.000
lire per tinteggiare i locali, 11 milioni per
l’illuminazione, 3.400.000 lire per l’energia
elettrica, 2.580.000 lire per pulire l’edificio
servizi sociali, sei milioni per le sedie, nove
per il programma delle manifestazioni,
oltre ai soldi impiegati per le chiavi d’oro
consegnate, ad aprile e a ottobre, ai due
ospiti). Chi volontariamente, senza
costrizioni di alcun tipo, sceglie di
impegnare se stesso (e chi rappresenta) e
una parte delle risorse della comunità in
un’iniziativa che diremmo quasi
macchiettistica, priva, com’è, di qualsiasi
continuità, concepita per un obiettivo
inutile (e non solo perché il progetto di
risoluzione dell’Assemblea generale
dell’Onu contro la pena di morte è
naufragato), con un paesino che si
sottomette all’ospite importante in una
versione culturale della imperialistica politica delle «porte aperte» dell’ Ottocento,
chi fa tutto questo, dicevamo, può chiedere
soldi a persone che guadagnano molto (e a
|5
COPERTINA
S. Lucia ce ne sono), ma non può
assolutamente chiederli, due mesi dopo
quegli effimeri bagordi, a persone che in un
anno — in un anno — guadagnano a fatica
15 milioni, e per girarli a chi, poi? Ai
dipendenti comunali che occupano
«posizioni organizzative», neanche
dovessero organizzare il lavoro di un
esercito di fun-zionari iperattivi.
Tutto questo è ridicolo. Ricorda l’orchestra
che suona mentre il Titanic affonda. Chi
amministra deve essere lungimirante, e se
ad aprile, a giugno, a ottobre sapeva di
quella disposizione del contratto nazionale
del pubblico impiego, doveva avere il
coraggio di rinunciare a quel gemellaggio.
Non è una questione di destra o di sinistra:
è un problema di serietà. Non si può
sempre pensare agli eroi, a Ulisse, ad
Achille, a Ettore, e condannare alle
umiliazioni i Tersite di turno, Anche
perché, se questi decidessero di ribellarsi, il
giocattolo si romperebbe.
CONSIGLIO COMUNALE
LE ALTRE DECISIONI
E’
durata quattro ore e mezzo la
seduta consiliare del 21 dicembre, e non solo a causa dell’addizionale Irpef. Ma vediamo di cosa altro si è
discusso.
STIPENDI. In apertura, dibattito concentrato sul rischio per i dipendenti comunali
di non percepire lo stipendio di dicembre.
Il sindaco ha affermato che l’amministrazione sta facendo il possibile per pagare
almeno lo stipendio o la tredicesima (alla
fine sono stati pagati entrambi). Le difficoltà a pagare gli stipendi anche in questo
dicembre come in quello passato, si spiegano con il fatto che in questo mese il Comune paga una rata di mutuo di circa 250
milioni e questa va onorata prima di qualsiasi altra spesa. Pandolfo ha anche detto,
però, che fino a questo momento le difficoltà erano state arginate nonostante dallo
Stato arriveranno 90 milioni in meno del
previsto e sebbene siano stati incassati
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Brutte notizie anche dai rifiuti
E per la discarica si torna a Pizzo Frara
A
proposito di tasse, un’altra sgradevole sorpresa attende i contribuenti luciesi.
Con una determinazione emessa il 24 settembre, il sindaco ha disposto per
l’anno 1999 un aumento della tariffa della tassa sui rifiuti sulle abitazioni civili, che
è passata da 1.830 a 1.884 lire. Nulla è cambiato per gli altri tipi di abitazione. Questa variazione si è resa necessaria perché, a causa dello smaltimento dei rifiuti in
discariche esterne (soprattutto Valdina), i costi del servizio sono aumentati rispetto
alle previsioni di inizio anno.
Il problema non dovrebbe comunque più porsi per il prossimo futuro, Infatti, già
da 40 giorni i rifiuti vengono portati nuovamente nella discarica di Pizzo Frara. Fallito il progetto delle discariche comprensoriali, il commissario straordinario regionale, tramite le Prefetture, sta autorizzando i comuni a servirsi delle discariche già
esistenti nei loro territori oppure a costruirne di nuove se non ne sono dotati.
Per quello che riguarda S. Lucia, il Prefetto di Messina ha autorizzato il Comune ad
ampliare la seconda vasca di Pizzo Frara. I lavori sono in corso da diverse settimane
e hanno subito dei rallentamenti a causa del maltempo. In attesa che siano terminati, con due successive deroghe di 20 giorni ciascuna, la Prefettura ha consentito
lo stoccaggio provvisorio dei rifiuti in quell’area.
Vivibile sarà lei
«Il paese oggi è più vivibile» dice il sindaco. Ma
un consigliere della maggioranza non è
d’accordo. Dipendenti senza stipendio a
dicembre. E rispunta un vecchio pallino della
minoranza: le commissioni d’indagine
fino a oggi solo due
dodicesimi
dei
fondi
regionali
(200 milioni su un
miliardo e 200
Giovanni D’Antoni
milioni).
CRIMINALITÀ. Gli interventi d’apertura
si sono interessati anche dei più recenti
episodi di cronaca (il furto di uno scaldabagno al campo sportivo, gli pneumatici
tagliati delle auto degli invitati a una festa
di compleanno, gli atti di vandalismo contro alcune piantine in piazza Milite Ignoto).
A suscitare polemiche è stato l’intervento
del sindaco, il quale ha dichiarato che la
sua amministrazione è in costante contatto con le forze dell’ordine, che molte iniziative, come il centro d’aggregazione,
hanno avuto una ricaduta positiva sul territorio e che, in definitiva, oggi il paese è
più vivibile. Lino Calderone gli ha chiesto
come mai, se il paese è più vivibile, si verificano tutti questi episodi teppistici. Duro
anche l’intervento di D’Antoni, che ha sostenuto come per il problema della tossicodipendenza non sia cambiato nulla.
L’ORDINE DEL GIORNO. Quanto ai
punti all’ordine del giorno, il consiglio ha
votato tre modifiche al regolamento dell’I-
| 30 dicembre 1999 | Agorà
Agorà
ci. La minoranza si è astenuta perché,
mentre due variazioni erano imposte dalla
legge, la terza, che riduce da quattro a una
le modalità di pagamento della tassa per
gli evasori che si ravvedono, va contro
quanto lo stesso consiglio aveva deciso
all’unanimità meno di un anno fa. Da qui è
nata una polemica su cosa si stia facendo
per recuperare l’evasione dei tributi comunali. I vari interventi hanno messo in discussione, da una parte i progetti di lavoro
voluti dalla giunta Calderone, dall’altra gli
affidamenti esterni al Monte dei Paschi
dell’amministrazione Pandolfo. Il sindaco
ha pure ricordato che in questo anno è
stata recuperata l’evasione sulle aree fabbricabili.
Il consiglio comunale ha preso atto delle
dimissioni di Nicola Calderone da componente della commissione elettorale e ha
riconosciuto un debito fuori bilancio.
È stata bocciata invece la proposta di installare in contrada Serri un ponte radio
della Telecom per la telefonia cellulare. La
maggioranza ha votato contro (D’Antoni,
però, si è astenuto) sostenendo che la presenza di un ponte di trasmissione in quella
zona potrebbe avere conseguenze psicologiche negative su una fascia di popolazione
che già in più occasioni ha mostrato malcontento per il livello di inquinamento
elettromagnetico dell’area e nella quale si
sono già registrati molti casi di tumore. A
favore della proposta hanno votato Ragusa
e Lino Calderone. La minoranza ha anche
accusato la maggioranza di avere usato la
motivazione psicologica come pretesto per
favorire qualcuno. Dure le repliche dall’altra parte, e la discussione è stata abbastanza aspra.
Durante la seduta, oltre che dei punti all’ordine del giorno, si è parlato di molti altri
argomenti. Ricordiamo fra i tanti: la fuoriuscita di percolato dalla vecchia discarica
di Pizzo Frara (per la quale, dopo due gare
d’appalto andate deserte, l’amministrazione ha affidato i lavori di smaltimento a
una ditta, la Giano Ambiente, al prezzo di
398 lire al litro), l’inquinamento nella valle (il sindaco ha detto di avere chiesto alla
Provincia che S. Lucia sia dotata di una
delle nuove centraline mobili di rilevamento che l’Enel sta acquistando).
Agorà | 30 dicembre 1999 |
COMMISSIONI. Segnaliamo, infine, la
proposta di Lino Calderone a nome del suo
gruppo di costituire due commissioni speciali di indagine: una sulla gestione proprio della discarica di Pizzo Frara e una
sugli accertamenti tributari contro l’evasione delle tasse comunali. La maggioranza, per bocca dei consiglieri Giunta e Grillo, ha preso tempo, mentre il loro collega
D’Antoni si è subito detto disponibile. Di
fronte all’osservazione di Macca che lo
statuto prevede che la delibera istitutiva di
una commissione ne indichi i limiti di indagine (vedi scheda) e che quindi una o
più commissioni non possono essere costituite in tempi rapidi, Calderone ha replicato che la commissione per il suo gruppo
può anche agire «senza limiti» (risposta
troppo superficiale, ci permettiamo di
dire).
Alla fine il presidente Interisano ha risolto
la discussione dichiarando che in un
aprossima seduta ciascuno dei due gruppi
proporrà tutte le commisisoni che riterrà
opportune e queste saranno istituite. Così,
magari, oltre a commissioni che non
giungeranno a nulla, come ha dichiarato di
temere Carmelo Bella, avremo inaugurato
una nuova procedura per istituirle: quella
a chilogrammi.
Ricordiamo, peraltro, che queste proposte
di stituire commissioni non sono le prime,
ma tutte non hanno mai avuto seguito. Ne
propose una sul bilancio comunale
nell’ottobre ‘98 il consigliere Francesco
Rizzo. A novembre fu la volta del gruppo
di minoranza che la chiese per la
rideterminazione della pianta organica,
ma ottenne il consenso del solo D’Antoni:
maggioranza e amministrazione dissero
che la commissione sarebbe stata
costituita al momento di riorganizzare gli
uffici comunali (ma, o ci siamo persi
qualche puntata, o la promessa è caduta
nell’oblio). Insomma, a giudicare dai
prcedenti, di commissioni si tornerà a
parlare fra 12 mesi circa. A meno che nelle
prossime settimane i due gruppi non
portino in consiglio qualche chilo di
proposte di commissioni a testa: in quel
caso potrebbero esserci delle novità.
F.D.M.
Commissioni, cosa prevede lo Statuto
ARTICOLO 37. COMMISSIONI CONSULTIVE PERMANENTI
Il consiglio può istituire, nel suo seno,
commissioni consultive composte con
criterio proporzionale, assicurando la presenza in esse, con diritto di voto, di almeno un rappresentante ogni gruppo.
La composizione ed il funzionamento di
dette commissioni sono stabilite con apposito regolamento.
Il sindaco e gli assessori, se richiesto, hanno l’obbligo di partecipare alle riunioni
delle commissioni, senza diritto di voto.
Le commissioni hanno la facoltà di chiedere la presenza, d’intesa con il sindaco,
dei titolari degli uffici, nonché degli amministratori e dirigenti degli enti e delle aziende dipendenti dal Comune. Le commissioni hanno inoltre la facoltà di chiedere l’esibizione di atti e documenti senza
che sia loro opposto il segreto d’ufficio e
possono procedere ad udienze conoscitive.
ARTICOLO 38. COMMISSIONI CONSILIARI SPECIALI
Il consiglio comunale, in qualsiasi momento, può costituire commissioni speciali per
esperire indagini conoscitive ed inchieste.
Le commissioni speciali saranno composte con criterio proporzionale, assicurando la presenza in esse, con diritto di voto,
di almeno un rappresentante di ogni
gruppo.
Con l’atto costitutivo saranno disciplinati i
limiti e le procedure d’indagine.
La costituzione delle commissioni speciali
può essere richiesta da un quinto dei consiglieri in carica. La proposta dovrà riportare il voto favorevole della maggioranza
dei consiglieri assegnati.
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POLITICA
CONTRIBUTI
Io opuscolo,
tu traino
La commissione contributi si
accorge di essere stata sbadata.
E l’associazione del presidente
del consiglio comunale viene
accontentata. Anche a costo di
sfidare la logica. Ad esempio
c’è un traino che traina solo
fino a un certo punto
di Filippo De Mariano
C
ome avevamo anticipato nel
numero scorso, la giunta ha
approvato una nuova delibera per l’erogazione dei contributi alle associazioni culturali, che modifica quella precedentemente adottata.
Abbiamo già descritto la vicenda nell’ultimo numero, ricordiamo solo che la giunta
non aveva gradito la suddivisione dei finanziamenti proposta dalla commissione
contributi per le associazioni Padre Parisi
e Castello: tre milioni alla prima e cinque
alla seconda.
Siccome questa volta vogliamo risparmiarci certe scene madri e preferiamo, per
quieto vivere, non essere insolentiti dal
presidente del consiglio comunale, già
presidente dell’associazione Padre Parisi,
in questa pagina vi proponiamo niente più
che estratti della delibera di giunta n. 375
del 23 novembre 1999.
In un riquadro abbiamo inserito ampi
stralci del verbale n. 4 della commissione
contributi, che riferisce della riunione durante la quale è stata modificata la ripartizione delle somme per le associazioni Padre Parisi e Castello. La commissione, di
fronte alla decisione della giunta, doveva
8|
trovare un escamotage per esaudire la
volontà degli amministratori. Ognuno di
voi, leggendo, potrà capire quanto sia gratificante partecipare alla gestione della vita
amministrativa di questo paese. Praticamente, in quel verbale la commissione
dice che nella precedente riunione aveva
dormito e non si era accorta che l’associazione Padre Parisi dovrà ristampare un
opuscolo, peraltro infarcito di inserzioni
pubblicitarie.
Nelle prossime righe, infine, vi segnaliamo
alcune anomalie della delibera di giunta,
che da sole fanno capire lo squallore della
vicenda.
Prima di procedere, però, vorremmo solo
ribadire, casomai non fosse chiaro, che
non è il fatto in sé ad avere suscitato il
nostro interesse, né, men che meno, un
qualche risentimento personale. Soltanto
ci sembra disdicevole che tutta questa
pantomima sia stata costruita per esaudire
i desideri del presidente del consiglio comunale, che, se fosse stato un cittadino
qualsiasi, probabilmente non avrebbe goduto di delibere mandate indietro, riconvocazioni di commissione, assessori che si
sconfessano nell’arco di dieci giorni e altro
ancora.
Ma veniamo alla delibera n. 375.
IL VERBALE DELLA COMMISSIONE
La commissione
[…] rivaluta attentamente le istanze prodotte dalle associazioni socio-culturali Padre
Parisi e Castello, riconfermando le stesse assegnazioni per la banda.
Il sig. Mazzù, dopo ampia valutazione delle istanze, ritiene a tutt’oggi che la giusta
determinazione del contributo è di L. 5.000.000 per l’associazione Castello e di L.
3.000.000 per l’associazione Padre Parisi, in quanto “Il presepe nella tradizione luciese”
rappresenta un valido appuntamento consolidato negli anni e nella tradizione culturale
luciese ed è traino per l’incremento turistico.
Il sig. Di Salvatore, riesaminate le istanze e valutato che nella seduta della commissione
precedente la stessa non aveva considerato la ristampa di cinquemila opuscoli illustrativi
della città di S. Lucia del Mela in quanto la stessa non rappresenta un’attività di
promozione turistica ma bensì solo uno strumento di divulgazione e promozione dei beni
e del patrimonio culturale della nostra città. Considerato che anche tale strumento
concorre ad incrementare lo sviluppo turistico, il sig. Di Salvatore propone di erogare un
contributo di L. 4.000.000 all’associazione Padre Parisi e di L. 4.000.000 all’associazione
Castello a condizione che nel frontespizio dell’opuscolo illustrativo della città di S. Lucia
del Mela sia espressamente indicato il patrocinio della città di S. Lucia del Mela.
Dop ampio dibattito la commissione vota ad unanimità la proposta del sig. Di Salvatore.
[…]
Santino Vaccarino
Antonino Mazzù
Fortunato Di Salvatore
Carmela Arizzi
| 30 dicembre 1999 | Agorà
Agorà
PER LE ASSOCIAZIONI FINISCE IN FARSA
Intanto vi si legge che la giunta aveva rimandato le carte in commissione «al fine
di un riesame delle istanze, tenendo conto
della valorizzazione dei beni culturali e
dell’incremento turistico della comunità
luciese». Bene a sapersi: questa
motivazione ci tornerà utile dopo.
Più avanti, la delibera spiega perché sono
st ati
c o n ce s si
q ua ttr o
mi l i on i
all’associazione Castello, cioè uno in meno
di quanto proposto precedentemente dalla
commissione, e quattro all’associazione
Padre Parisi, cioè uno in più.
Ma, prima di leggere queste motivazioni,
facciamo un passo indietro. Il verbale della
commissione ci informa che uno dei
commissari, Nino Mazzù, durante la
riunione ha preso la parola per dire che, a
suo giudizio, la concessione dei cinque
milioni all’associazione Castello e di tre
all’associazione Padre Parisi è la più
corretta. Perché? Perché, secondo Mazzù,
il concorso “Il presepe nella tradizione
luciese «rappresenta un valido
appuntamento consolidato negli anni e
nella tradizione culturale luciese ed è
traino per l’incremento turistico».
L’altro commissario, Fortunato Di
Salvatore, tenta il compromesso e dice che
la ristampa di cinquemila opuscoli, non
considerata nella precedente riunione,
«concorre ad incrementare lo sviluppo
turistico». Quindi, è possibile erogare un
contributo
di
q u a t t ro
milioni
all’associazione Padre Parisi «a condizione
che nel frontespizio dell’opuscolo
illustrativo della città di S. Lucia del Mela
sia espressamente indicato il patrocinio
della città di S. Lucia del Mela».
Le parole di Di Salvatore sono riportate
pedissequamente nella dleibera di giunta
per motivare la scelta di aumentare di
satura
Mi hai mandato seimila sesterzi
quando te ne chiedevo dodicimila: per
averne dodicimila te ne chiederò
ventiquattromila
Marziale, Epigrammi, IV, 76
Agorà | 30 dicembre 1999 |
aumentare a quattro milioni il contributo
all’associazione Padre Parisi. «La ristampa
di cinquemila opuscoli non considerata
precedentemente — si legge nella delibera
— concorre ad incrementare lo sviluppo
turistico, a condizione che nel frontespizio
dell’opsucolo illustrativo della città di S.
Lucia del Mela sia espressamente indicato
il patrocinio della città di S. Lucia del
Mela». Un copiato, niente di più, che, al
limite, si può anche ammettere perché le
parole di Di Salvatore andavano incontro
alla volontà della giunta.
Ma con quali parole la delibera motiva la
riduzione del contributo all’associazione
Castello da cinque a quattro milioni? Con
queste: «“Il Presepe nella tradizione
luciese” rappresenta un valido
appuntamento consolidato negli anni e
nella tradizione culturale luciese, facendo
da traino per l’incremento turistico». Si
tratta delle parole di Nino Mazzù, quelle,
cioè, che il commissario aveva usato per
opporsi alla scelta di ridurre il contributo.
Ricapitolando:
N ino Mazzù
in
commissione dice che il contributo
all’associazione Castello non va ridotto per
un certo motivo. La delibera dice che quel
contributo va ridotto proprio per quel
motivo. C’era una volta la logica.
Ora, chi ha preparato quella dleibera e chi
l’ha approvata senza fiatare (in giunta
erano presenti il sindaco Pandolfo e gli
assessori Marcaione, Mercadante e
Vaccarino), o ha una gran faccia tosta
oppure sta per varcare le soglie
dell’analfabetismo.
Quanto sia paradossale quell’atto pubblico
emerge benissimo dalla lettura d’assieme
della delibera: la giunta rimanda la
delibera alla commissione perché questa
riesamini le istanze tenendo conto
dell’incremento turistico della comunità
luciese; il concorso dei presepi è «un
traino» (nientemeno) per l’incremento
turistico; l’opuscolo dell’associazione
Padre Parisi «concorre» (soltanto?) allo
sviluppo turistico, purché dica che è stato
patrocinato dal Comune. Qundi: al
concorso dei presepi — che è un traino —
va dato di meno, l’opuscolo — che non è
niente, ma se riporta la dicitura «con il
patrocinio del Comune» diventa passabile
— si merita un milione in più. Amen.
OPERE PUBBLICHE
GARA D’APPALTO CONTESTATA
Al mercato
si vendono ricorsi
Una delle ditte che ha
partecipato alla gara d’appalto
per la costruzione dle mercato
ortofrutticolo ha presentato un
ricorso al Tar di Catania. Per
qualche firma in meno sulle
buste, l’inizio dei lavori
potrebbe slittare
di Filippo De Mariano
S
i sapeva già che sarebbe stata una
opera inutile, pensata chissà perché, certamente non per fornire S.
Lucia di una struttura indispensabile e
proporzionata alle capacità produttive del
posto. Ora, però, il mercato ortofrutticolo
potrebbe essere costruito con molto ritardo. Tutto a causa di un ricorso al Tar
(Tribunale amministrativo regionale) di
Catania che contesta l’esito della gara d’appalto, svoltasi il mese scorso.
Rosario Armeli Iapichino, amministratore
unico della “Asar Costruzione srl” di Tortrici, ha fatto presentare all’avvocato Fulvio Cintioli, di Catania, una richiesta di
sospensiva della gara e di annullamento
del suo esito.
I lavori dell’opera sono stati aggiudicati a
un raggruppamento di imprese guidato
dalla “Mdm Sport System srl”. La “Asar
Costruzioni” nel ricorso chiede che la gara
|9
POLITICA
venga ripetuta, soprattutto per una irregolarità che sarebbe stata commessa. La ditta di Tortrici contesta l’esclusione di cinque imprese. Si tratta della “Scuto Michele
spa”, della “Gra.Ma. Costruzioni d’impianti srl”, e di tre raggruppamenti che fanno
capo rispettivamente alla “Buriandi F. srl”,
alla “Eliotron scrl”, alla “Ceme srl”.
Le buste di queste cinque ditte non sono
state aperte perché non erano controfirmate dal rappresentante legale della dotta
o della capogruppo sui lembi laterali: portavano la firma solo sul lembo di chiusura.
La “Asar Costruzioni”, nel ricorso, sostiene
che il bando di gara «prescriveva che la
busta contenente l’offerta venisse
controfirmata sul lembo di chiusura».
Quindi, quelle cinque ditte dovevano
essere ammesse a partecipare alla gara. Se
ciò fosse avvenuto, «sarebbe risultata —
sostiene il ricorso — una media di ribassi
che avrebbe reso aggiudicataria l’offerta»
della Asar Costruzioni.
Insomma, se fossero stati considerati
anche i ribassi di quelle ditte escluse, i
lavori per la costruzione del mercato
ortofrutticolo sarebbero stati affidati alla
Asar e non alla Mdm Sport System.
L’avv. Cintioli, nel ricorso, cita anche una
sentenza emessa il 10 aprile 1998 dalla
prima sezione del Tar di Catania (la n.
611), la quale ha stabilito che «nelle
procedure di gara, non è necessarua
l’apposizione della controfirma su tutti i
lembi di chiusura, essendo sufficiente che
tale adempimento venga limitato al lembo
della busta che viene chiuso da chi la
utilizza; sicché, è illegittima l’esclusione
dalla gara per mancata apposizione della
firma e del sigillo anche sui lembi di
chiusura già preincollati della busta
contenente l’offerta».
Se ci affidiamo solo a quello che dice il
ricorso, l’esito del giudizio sembra
scontato.
Il Tribunale amministrativo non si è
ancora pronunciato, neppure sulla
richiesta di sospensiva. Mentre
l’amministrazione ha sospeso qualsiasi
pratica, rinviando la consegna dei lavori
alla ditta vincitrice della gara. Un po’ di
tempo passerà comuque prima che la
vicenda sia risolta. E se il Tar darà ragione
alla Asar Costruzioni, la gara d’appalto
dovrà essere ripetuta.
Il mercato, che sorgerà nella zona del
camp o
sp orti v o ,
fu
fi na n ziat o
dall’Assessorato regionale Agricoltura e
Ok la media è giusta
Come funzione una gara d’appalto
N
on c’è niente di paradossale nel fatto che l’Asar Costruzioni abbia presentato ricorso
contro l’esclusione di alcune imprese. Qualche concorrente in meno di solito fa
comodo. Di solito, sì, ma non nel caso delle gare d’appalto per l’edilizia.
Le imprese presentano un’offerta con un certo ribasso rispetto all’importo dei lavori. Al
momento della gara, il Seggio che valuta le offerte, completati i controlli formali sulla
condizione delle buste e deciso quali sono in regola e quindi possono essere ammesse,
prende visione di tutti i ribassi d’asta presentati.
Da questo momento in poi, ha inizio un particolare procedimento che noi semplifichiamo
brutalmente. I ribassi che si trovano agli estremi (cioè, quelli troppo alti — per cui
un’opera verrebbe realizzata con pochi, “troppo pochi” soldi — e quelli troppo bassi —
per i quali l’offerta è troppo vicina all’importo dei lavori) vengono subito esclusi.
Tra quelli che rimangono, dopo altri passaggi intermedi, viene calcolata la media. Il
ribasso più vicino al valore medio ottenuto, è quello che viene accolto. Quindi la ditta che
lo ha presentato si aggiudica i lavori.
Per gli altri, a quel punto, c’è solo la possibilità di presentare un ricorso al Tribunale
amministrativo.
10 |
Foreste con undecreto del 31 dicembre
1998 firmato dall’assessore Salvatore
Cuffaro (Udeur). La somma assegnata al
Comune è di cinque miliardi: 3 miliardi
432 milioni per i lavori; un miliardo e 568
milioni
a
disposizione
dell’amministrazione (vedi scheda in
questa pagina). Il decreto impone che i
lavori, progettati dall’ingegnere Caruso,
inizino entro 12 mesi dalla notifica del
decreto (quindi, entro gennaio/febbraio),
ma i ritardi che si determineranno con
questo ricorso non incideranno in alcun
modo sul finanziamento che, quindi, non
sarà perduto.
Cinque miliardi
da spendere
A cosa serviranno i soldi
E
cco come il decreto dell’Assessorato
regionale Agricoltura e Foreste ripartiva
i cinque miliardi del finanziamento per la
costruzione del mercato ortofrutticolo:
L. 3.432.000.000
Competenze tecniche (Iva inclusa)
L. 25.017.233
Indagini
geognostiche
L. 258.954.433
Iva su lavori a base
d’asta
L. 137.072.478
Lavori a base
d’asta
L. 484.817.656
Competenze
geologiche
L. 9.258.200
Espropriazioni
L. 652.080.000
Imprevisti
Naturalmente la somma che la Regione
liquiderà sarà quella effettivamente spesa
(quindi meno di cinque miliardi).
| 30 dicembre 1999 | Agorà
DARWINISMO POLITICO
Agorà
SPECIE IN VIA DI DIFFUSIONE
Sono sbarcati gli
SPROPORZIONATI
Il loro motto è «chiedere, assalire, contestare». Del battibecco
non possono fare a meno. Soprattutto se riguarda questioni inutili
di Filippo De Mariano
e Francesco Carrozza
I
l “modo” conta? Può darsi. È importante il tono con cui viene modulato
un intervento? Può essere. Ecco, possiamo aprire un dibattito su questo argomento, evitando però di svolgerlo come
troppo spesso avviene nel nostro consiglio
comunale. Già 19 secoli fa, Giovenale, autore latino di satire, aveva sollevato il problema: «Che voglia di fuggirsene oltre le
terre dei Sarmati o al di là dell’Oceano
glaciale, ogni volta che osano parlare di
buoni costumi costoro che fingon d’essere
dei Curi e vivono invece in un perpetuo
baccanale!». Certo, queste sono parole che
contengono una forte polemica morale che
a noi non serve. Però il nostro baccanale
non ce lo facciamo mancare mai. In ogni
seduta consiliare che si rispetti deve
scattare la scintilla della discussione sopra
le righe, delle parole urlate in faccia
all’avversario di turno, del viso che si fa
paonazzo e di quel meraviglioso
meccanismo intracranico che manda
sbuffi, si inceppa, cerca di ripartire, ma
non trova più il ritmo giusto e comincia a
dettare frasi sconnesse, parole da trivio e
concetti degni di chissà cosa. Insomma, c’è
una nuova categoria politica della quale
servirsi per analizzare e capire la cosa
pubblica
di
casa
nostra:
lo
sproporzionatismo. Gli ammiratori del
nostro collaboratore (anzi: Collaboratore)
crescono e possono a buon diritto essere
accomunati sotto la bandiera di un
aggettivo sostantivato ora veramente di
tendenza: “sproporzionati”. Ma chi sono e
cosa fanno gli sproporzionati? La seduta di
consiglio comunale del 12 novembre ci
Agorà | 30 dicembre 1999 |
può essere utile per spiegarlo. È il turno
del consigliere Ragusa. Ora, francamente,
non sarebbe il caso di fare esplicito
riferimento a quale fosse la questione al
centro del suo intervento, anche perché —
abbiamo l’ardire di arguire — se, con ogni
probabilità si fosse trattato di discutere di
qualsiasi altra questione (e per “qualsiasi
altra questione” possiamo intendere
veramente qualsiasi altra questione, anche
una partita di beneficenza tra minoranza e
maggioranza, tanto per intenderci…), la
sua reazione sarebbe stata grossomodo
quella che i pochi presenti nell’aula
consiliare, quella sera, hanno avuto modo
di osservare: arroganza, veemenza e una
buona dose di voce grossa. Vittima in
questione, nella circostanza, la segretaria
comunale, che ben poco ha potuto di
fronte alla straripante e iraconda “sparata”
del consigliere; sicuramente, al di là di
ogni considerazione si voglia fare, a
prescindere dalla giustezza e legittimità o
meno del suo intervento, sarebbe stato di
gran lunga più produttivo che il
consigliere Ragusa avesse controllato le
sue pulsioni, facendo fluire in maniera,
diciamo così, più colloquiale le sue
lamentele nei confornti dell’ “imputato” di
turno. Soprattutto alla luce del fatto che,
proprio quella sera, tra il pubblico, c’era
un piccolo drappello di giovinetti, invitati
da qualcuno che, in altra sede, certamente,
gli aveva anzitempo raccontato quanta
civiltà e dottrina traspirassero le sedute
consiliari; giovanetti, tanto per dirne una,
che di lì a qualche giorno avrebbero
costituito il “baby consiglio”; erano venuti
per apprendere. Come non si deve fare…
Ma se quello di Ragusa lo si può definire
intervento dai toni un po’ marcati, la
replica del consigliere di
maggioranza Nino Macca,
che per l’occasione si è
improvvisato paladino,
schierandosi in difesa
della povera segretaria comunale in preda
alle folate offensive dle suo collega di
opposizione, oltrepassa sicuramente i
semplici canoni del colloquio formale
(quello, cioè, che dovrebbe esistere in un
consiglio comunale civile), per andare a
finire nel più grossolano e spontaneo
diverbio da bar dello sport. E la frase
«...sei falso!», più volte urlata da Macca
nei confronti del collega Ragusa che si
trovava dall’altra parte del tavolo,
sembrava essere solo una gentile perifrasi
di quanto lo stesso consigliere di
maggioranza avrebbe voluto sbraitare non
appena i due, alla prima occasione utile, si
sarebbero trovati a tu per tu.
Inutile dire che scene del genere sono più
degne di una bettola che di un consesso
civico; ma, seguendo tendenze ormai
diffuse e comode, ci abituiamo anche a
questo. La cosa più divertente, in tutto
questo, tuttavia, è stata la lunga
dissertazione che i consiglieri “adulti”
hanno voluto fare circa la cruciale e
fondamentalissima (secondo loro)
questione dle consiglio comunale dei
“piccoli”. Secondo alcuni dei “veterani”,
infatti, non si stava seguendo la forma ela
procedura corretta (!!!), per cui un baby
consiglio gestito a quel modo avrebbe
nuociuto allo sviluppo in senso politico dei
bambini che vi avrebbero preso parte;
secondo altri, di contra, il baby consiglio
offriva interessanti opportunità di
approccio alla politica, consentendo ai
bambini di entrarvi a farne parte
integrante e attiva, e così via. Per tre
quarti d’ora abbondanti. Poi, finalmente, il
solito consigliere, provvidenziale e
illuminante: «vaja, a vulemu finiri i
parrari i stu cunsigghiu di carusi e ni
nnacamu chi stasira aju na manciata...».
E grazie.
| 11
30 dicembre 1999
Agorà
ATTUALITÀ
NINO MERCADANTE 4,5. L’assessore a non ci ricordiamo più cosa, tra il 6
agosto e il 12 ottobre è andato per 13 volte
in missione a Messina. In dieci di queste
occasioni il viaggio è stato per «motivi
d’ufficio». Naturalmente un giorno o l’altro i
cittadini si troveranno sotto gli occhi tutti in
una volta i risultati realizzati sotto il suo
ufficio. Intanto ammiriamo la sua
somiglianza con Bartolomè de las Casas.

La pagellina
SALVATORE GRILLO 5. In consiglio comunale, prima si fa scappare una
frase mal costruita secondo la quale i consiglieri di maggioranza sono «sul piedistallo»,
dopo assicura che il suo gruppo è
assolutamente compatto. Peccato che in
quella stessa seduta D’Antoni voti sempre
con la minoranza e Rosa Maria Bella protesti
per il raddoppio dell’addizionale Irpef. Un
consiglio: prima di parlare, azionare il
compattatore.
L. CALDERONE. G. D’ANTONI,
C. BELLA, A. RAGUSA, S. MARCHESE, L. D’AMICO 5. Nella proposta di
convocazione del consiglio comunale per
istituire un progetto di lavoro temporaneo
per 12 giovani luciesi, il primo scrive e gli
altri sottoscrivono, a proposito della prevenzione del disagio giovanile, la seguente
frase: «In passato esperienze sono state
poste in essere dal nostro Comune con
evidenti vantaggi sociali». Per ridere fa
ridere.
FRANCESCO RIZZO E LINO
CALDERONE 4. Dopo cinque anni e
mezzo litigano ancora come la prima
volta. Cominciano a urlare: ignorante
di qua, cretino di là, maleducato da
quest’altra parte ancora. Poi mettono
in mezzo il presidente del consiglio
comunale che non sa a chi sputare in
faccia per primo.
Realtà in bianco e nero
E
ra domenica 28 novembre e all’Olimpico era in programma la partita del posticipo serale Lazio-Juve. Pochi istanti prima
del calcio d’inizio, ecco un’immagine memorabile, arrivata nelle case dei relativamente
pochi luciesi, fortunati possessori di un apay
tv: nella curva bianconera dello stadio romano campeggia uno striscione: «Santa Lucia
del Mela — presente». Non bisogna essere di
fede juventina pura, non bisogna scendere a
patti con la propria coscienza calcistica, per
sentirsi ad un tratto attraversati da quel
fremito un po’ speciale di — chiamiamolo
pure — “patriottismo” casereccio, che ti
prende quando vedi qualcuno che conosci
assurgere, per un modo o per un altro, alle
glorie (seppur istantanee, come una
fotografia), del piccolo schermo. E quella
sera, chissà quanti, compresi “interisti” e
“milanisti”, hanno sperimentato questa
singolare sensazione. È una relatà, dobbiamo
sottolineare. Sì, perché se tra le decine di
migliaia dell’Olimpico il piccolo gruppo
luciese capeggiato dal suo irriducibile
presidente Merulla è riuscito a farsi notare,
strappando al regista di Lazio-Juve quella
inquadratura di 20 secondi, non è solo
questione di fortuna, c’entra pure la tenacia;
quella tenacia che solo chi crede in una cosa
può mostrare di avere. E così ecco che le
insegne del piccolo club “Gaetano Scirea”
riaffiorano ancora, nelle partite che la
Juventus gioca a Palermo in coppa Uefa e,
ancora prima della notte dell’Olimpico, a
Bari. Per una volta tanto, il pallone ci rende
importanti. Ed è bello saperlo, anche per chi,
sotto sotto, la Juve proprio non la digerisce…
Intanto lo stesso club si rende ancora una
volta protagonista, in ambito locale, con la
realizzazione del secondo calendario
“storico” su S. Lucia; questa volta è
immortalata la fontana settecentesca del
borgo, dopo la panoramica del paese tratta
da una foto del 1965, soggetto del calendario
dello scorso anno. Secondo i dirigenti del
club, un modo intelligente per farsi notare e
coinvolgere il paese. Tra una trasferta e
l’altra.
ANGELO RAGUSA E NINO
MACCA 5. Nella seduta consiliare del 12
novembre provano a seguire le orme dei
sopraccitati maestri. Purtroppo la cosa peggiore che riescono a dirsi è: «sei falso». Le
qualità ci sono, impegnandosi un po’ di più
possono arrivare al 4. Auguri.
GIOVANNI D’ANTONI 6. Durante
la rissa Calderone-Rizzo si mette a gironzolare per la sala consiliare con la sedia spingendo sulle rotelline. Quello che io fui voi siete,
quello che io sono voi sarete.
LIDIA VELLA E MIMMO CIRINO 7. Assessore e marito ci regalano per
Natale più di quello che meritiamo. Visto che
sono in vena di miracoli, non potrebbero
spiegare al sindaco che quelle parole sul
«paese vivibile» pronunciate in consiglio
comunale non avrebbero convinto Sciascia.
Agorà
periodico di politica attualità e cultura
DIRETTORE RESPONSABILE: Giuseppe
Spadaro
DIREZIONE E REDAZIONE: via Garibaldi, 19
— 98046 S. Lucia del Mela
EDITORE: “Girasole” ass. culturale. Presidente:
Francesco Carrozza. Via Garibaldi, 19 S. Lucia
del Mela
STAMPA: “Girasole” via Garibaldi, 19 S. Lucia
del Mela
Le opinioni espresse nei testi pubblicati
impegnano solo gli autori dei medesimi
Reg. trib. Barcellona n. 32/98
ANNO II NUMERO 14
30 dicembre 1999
Chiuso in redazione il 28 dicembre 1999
IL DIRETTORE E LA REDAZIONE
AUGURANO
AI COLLABORATORI E AI LETTORI
UN FELICE ANNO NUOVO
|15
AL
BU
M
“E adesso sono nel vento”
Immagini dal campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau
foto di Mimmo Cirino
Qui vissero
Edek e Mala
“A
d illustrare quale impresa disperata fosse la fuga, ma
non solo a questo scopo, ricorderò qui l’impresa di
Mala Zimetbaum; vorrei infatti che ne rimanesse
memoria. L’evasione di Mala dal lager femminile di
Auschwitz-Birkenau è stata narrata da più persone,
ma i particolari concordano. Mala era una giovane
ebrea polacca che era stata catturata in Belgio e che
parlava correntemente molte lingue, perciò a Birkenau fungeva da interprete e da portaordini, e come
tale godeva di una certa libertà di spostamento. Era
generosa e coraggiosa; aveva aiutato molte compagne, ed era amata da tutte. Nell’estate del 1944 decise di evadere con Edek, un prigioniero politico polacco. Non volevano soltanto riconquistarsi la libertà: intendevano documentare al mondo il massacro
quotidiano di Birkenau. Riuscirono a corrompere
una SS e a procurarsi due uniformi. Uscirono travestiti e giunsero fino al confine slovacco; qui vennero
fermati dai doganieri, che sospettarono di trovarsi
davanti a due disertori e li consegnarono alla polizia.
Vennero immediatamente riconosciuti e riportati a
Birkenau. Edek venne impiccato subito, ma non
volle attendere che, secondo l’accanito cerimoniale
del luogo, venisse letta la sentenza: infilò il capo nel
cappio scorsoio e si lasciò cadere dallo sgabello.
Anche Mala aveva risoluto di morire la sua propria
morte. Mentre in una cella attendeva di essere interrogata, una compagna poté avvicinarla e le chiese:
«Come va, Mala?» Rispose: «A me va sempre
bene». Era riuscita a nascondersi addosso una
lametta da rasoio. Ai piedi della forca si recise
l’arteria di un polso. L’SS che fungeva da boia cercò
di strapparle la lama, e Mala, davanti a tutte le
donne, gli sbatté sul viso la mano insanguinata.
Subito accorsero altri militi, inferociti: una
prigioniera, un’ebrea, una donna, aveva osato
sfidarli! La calpestarono a morte; spirò, per sua
fortuna, sul carro che la portava al crematorio.
IL MURO DELLA MORTE. Contro la parete sul fondo, che
separava i blocchi 10 e 11, venivano eseguite le fucilazioni
OMAGGIO. Il presidente della Commissione Europea si avvicina al
Muro della Morte per deporre una corona di fiori
UNA CROCE. Prodi esce
dalla cella sul cui muro
sono stati incisi con le
unghie un crocifisso e un
volto di Cristo
Primo Levi
(da I sommersi e i salvati, Torino, Einaudi, 1986)
16 |
| 30 dicembre 1999 | Agorà
La ricorrenza del Natale
Prima dell’avvento del cristianesimo, il 25 dicembre era la festa pagana del Dio Solo
di Santo Brunetta
I
l sopraggiungere dei primi freddi (dopo che, da poco, l’autunno se n’è andato), l’allestimento dei presepi, la ricomparsa delle luminarie, le note musicali inneggianti al Gesù nascituro
(“Tu scendi dalle stelle…”), il suono delle zampogne, gli spari di mortaretti e quant’altro, ci
ricordano (anche se fossimo sbadati perché talvolta assillati dai problemi del vivere quotidiano) che siamo già in clima natalizio. Il Natale è una ricorrenza molto importante e in
ogni famiglia si fa di tutto per festeggiarlo nel modo migliore. Quantunque il Natale costituisca, soprattutto nel mondo cristiano, un
già grandi, già in età di lavoro, che rimanmomento di grande spiritualità, esso porta
gono nella casa dei genitori. Non se ne
con sé, a distanza di duemila anni, degli
elementi tipici del paganesimo. Ancora
vanno perché non se ne possono andare e
restano disoccupati in casa. Anche in questi
oggi, in effetti, abbiamo un misto di concasi (di mancato “distacco”), assistiamo
suetudini pagane e cristiane. Queste caratteristiche comuni (pagane e cristiane del
ugualmente a situazioni di lacerazione,
ragion per cui siamo portati a chiederci se
Natale) vengono oggi paradossalmente
(per i genitori) sia più augurabile avere dei
utilizzate dalla moderna società dei consumi, la quale non aspetta altro che ricercare
figli disoccupati in casa ovvero occupati
fuori casa. Si tratta di situazioni drammatioccasioni per costringerci a consumare. La
che che dovrebbero indurci a seriamente
ricorrenza del Natale va vista anche come
un momento di ricongiungimento di molte
riflettere, proprio in questo particolare
momento caratterizzato dal clima natalizio.
famiglie (incontro genitori-figli emigrati)
Volendo, adesso, riferirci alle origini del
dopo un periodo più o meno lungo di distacco. Infatti, la moderna società, sicuraNatale possiamo dire che, ancor prima
dell’avvento del cristianesimo, il 25 dicemmente, non concepita a misura dell’uomo
bre veniva celebrato come il giorno della
ma improntata, invece, alla logica del profitto (cioè del dio denaro), ha prodotto delle
nascita del Dio Sole (“dies natalis Solis”), in
coincidenza del solstizio d’inverno. Il trasituazioni di disgregazione familiare. Molti
sferimento di tale data alla nascita di Gesù
giovani, spinti dal bisogno di lavoro, sono
stati costretti ad andare via e, così facendo,
Cristo a Betlemme ha avuto luogo soltanto
più tardi, in ogni caso non prima del IV
si è prodotto il cosiddetto
secolo (335-336 d. C.). Sin dai tempi anti“distacco” (termine già noto nella moderna
psicologia) genitori-figli.
chissimi e nei paesi più diversi, la data del
25 dicembre, cioè il momento in cui il sole
Ciò ha creato anche delle complicazioni
sembra iniziare il suo viaggio di ritorno,
psicologiche: da parte dei figli, un persistente senso di colpa per avere, a suo temcon il prolungamento delle ore di luce del
giorno, era stato associato alla celebrazione
po, abbandonato alla loro sorte gli anziani
liturgica del culto solare e alla leggenda di
genitori, e, da parte di questi ultimi, il comprensibile disagio determinato dalla solituun parto miracoloso della Vergine celeste.
Secondo i greci, il salvatore Dionisio era
dine proprio nel momento più critico della
nato da una vergine il 25 dicembre. Lo
loro esistenza. Si è prodotto, tra le due generazioni (padri-figli) uno stato di reciprostesso per il dio egiziano Osiride e per il suo
figlio Oro, concepito in marzo e nato il 25
co malessere, o per meglio dire di sofferendicembre. L’identica data ricorre per la
za non facilmente sanabile. Il Natale per
queste famiglie costituisce occasione di
nascita del Budda. Quasi tutte le usanze
tradizionali, che si riferiscono al Natale
ricongiunzione e di ri-conciliazione. Ci
cristiano, hanno origini pagane. Il periodo
sono poi delle altre famiglie in cui il
“distacco” non vi è mai stato perché mai è
festivo che va dal 21 dicembre alla fine
dell’anno vedeva svolgersi a Roma i Saturavvenuta la separazione. Abbiamo dei figli
Agorà | 30 dicembre 1999 |
nali. Erano delle feste in onore di Saturno,
durante le quali veniva sciolto temporaneamente ogni vincolo di servitù a ricordo
dell’età dell’oro, in cui tutti gli uomini erano
uguali.
L’albero di Natale discende direttamente
dalle consuetudini di culti solari celebrati
nelle foreste nordiche. Il presepe, infatti,
venne istituito per la prima volta, a quanto
sembra, da san Francesco nello sforzo di
riportare la pietà popolare alle tradizioni
del primitivo cristianesimo.
Come abbiamo già sostenuto, il Natale ha
un duplice aspetto: religioso (la memoria di
un avvenimento che segna l’inizio della
speranza di un mondo migliore) e pagano
(le grandi mangiate, i regali, lo spreco). Ma
il fascino e la magia del Natale stanno nel
sogno irresistibile e necessario che davvero,
e finalmente, la nascita di un bambino
possa riscattare l’umanità dalle sue necessità e portare sulla terra quella giustizia perennemente negata. E invece, come ci è
dato sapere, Gesù è nato per morire in
croce.
Addirittura, come sostiene W. Reich, l’umanità ha ucciso Cristo ancor prima che
nascesse. «Cristo era stato ucciso molto
prima della sua nascita e da allora ha
continuato a essere ucciso in ogni ora di
ogni anno … Dappertutto Cristo si trova
fuori posto tra gli uomini corazzati, e
tuttavia egli è la loro autenitca speranza,
l’essenza dei loro sogni di una vita futura
migliore … Cristo non aveva sogni mistici.
Le sue idee non erano irreali o impossibili
da praticare di per se stesse. Esse sono reali
e praticabili. Potrebbero risolvere
moltissimi problemi e togliere di mezzo
molte miserie» (Wilhem Reich,
L’assassinio di Cristo).
Sono trascorsi duemila anni. Ci
apprestiamo a entrare nel terzo millennio.
Cristo continua puntualmente a rinascere
con la consapevolezza che noi, in virtù della
nostra miserabile esistenza, puntualmente,
lo andremo a uccidere. Stolti! Perché,
“morti viventi” come siamo, non sappiamo
intendere che Lui è la “Vita”.
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