Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LIII - N° 4 Aprile 2004
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SOMMARIO
NEL SEGNO
DEL SANGUE
Mensile della Unio Sanguis Christi
dei Missionari
del Preziosissimo Sangue
Anno LIII - N° 4
Aprile 2004
Direttore Responsabile:
Michele Colagiovanni, cpps
Redattori:
Alberto Rinaldi, direttore USC
Benedetto Labate
Giuseppa Rotolo
Maria Damiano
Grafica:
Elena Castiglione
Foto:
P. Battista: 97, 98, 99
Repertorio: 106, 102, 106,
107, 108, 113, 119, 120,
121, 122, 123, 124
Archivio USC: 100, 104, 109, 115
M. Castiglione: 116, 117
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Finito di stampare
nel mese di aprile 2004
Questa rivista è iscritta
all’Associazione
Stampa Periodica Italiana
EDITORIALE
La compagnia del Venerdì santo di Michele Colagiovanni
97
SPIRITUALITÀ
Preghiamo insieme... di Louis La Favia
100
ATTUALITÀ
FINESTRE - Globalizzazione o glocalizzazione? di Giuseppe Fusco
Contro la guerra educhiamo alla pace di Maria Damiano
Uccidere in nome di Dio di Antonio Picci
Giocando giocando di Giuseppa Rotolo
103
106
118
120
INCONTRO DI PREGHIERA
Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto di Benedetto Labate
109
CATECHESI PER GRUPPI DI PREGHIERA U.S.C.
Il sacerdozio nuovo: edificare, offrire... a cura di Tullio Veglianti
113
MISSIONI
Karibuni sana! di Dominziano Divittorio e Mimma Altieri
115
UMORISMO
Il lato comico di Comik
124
La passione di Gesù è veramente una “passione gloriosa” perché è l’evento
che trasforma la sconfitta in vittoria e il luogo dell’infamia in centro di attrazione universale: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me!” (Gv 12,32).
La croce diventa così il cuore del mondo. Da essa si è innalzata al Padre la preghiera di Cristo per la salvezza di tutti. Unita al gesto sacerdotale del suo
Signore la Chiesa eleva la grande intercessione: tutto è radunato sotto la croce,
perché solo in questo mistero di morte e di risurrezione possono trovare soluzione i problemi e i drammi che coinvolgono la storia della Chiesa e dell’umanità.
Il rifiuto di un popolo riassume, in un certo senso, il rifiuto, l’ottusità, l’incredulità dell’uomo di ogni tempo, posto di fronte ai valori di verità, di giustizia e di amore che Dio ha rivelato in Gesù. L’annuncio pasquale risuona
nella Chiesa: Cristo è risorto, egli vive al di là della morte, è il Signore dei
vivi e dei morti. Nella “notte più chiara del giorno” la parola onnipotente di
Dio che ha creato i cieli e la terra e ha
formato l’uomo a sua immagine e
somiglianza, chiama a una vita
immortale l’uomo nuovo, Gesù di
Nazaret, figlio di Dio e figlio di
Maria. Pasqua è dunque annuncio del
fatto della risurrezione, della vittoria
sulla morte, della vita che non sarà
distrutta. Fu questa la realtà testimoniata dagli apostoli; ma l’annuncio
che Cristo è vivo deve risuonare continuamente. La Chiesa, nata dalla
Pasqua di Cristo, custodisce questo
annuncio e lo trasmette in vari modi
ad ogni generazione: nei sacramenti
lo rende attuale e contemporaneo ad
ogni comunità riunita nel nome del
Signore; con la propria vita di comunione e di servizio si sforza di testimoniarlo davanti al mondo.
Nel Segno del Sangue
Editoriale
97
La compagnia
del Venerdì santo
di Michele Colagiovanni
[La scena si svolge davanti al sagrato di una chiesa, appena terminata la processione del Cristo Morto,
davanti a tutto il popolo che ha partecipato, alla luce delle fiaccole, al mesto corteo nelle strade
cittadine].
SACERDOTE – Ecco terminata la Processione del Cristo Morto. Mi complimento con voi per la compostezza con la quale avete partecipato. Ritengo che a questo punto ognuno di voi sia in grado di far rivivere scenicamente il dramma che condusse alla morte di Gesù da qualunque angolatura; o, per meglio
dire, da qualunque atteggiamento umano. Vogliamo provare? Potrà servire per approfondire ulteriormente
il nostro rapporto con Cristo e aiutare altri a entrare nel dramma delle scelte che la vita propone...
ANTONIO [Si leva di scatto e dice:] - Benissimo. Io sono pronto...
SACERDOTE – Ecco, tu sarai Pietro. La tua impulsività ti fa assomigliare a lui...
ANTONIO – Non vorrai mica dire che io sia uno che rinnega Cristo davanti a una donnicciuola? O che
fa lo spaccone presumendo troppo dalla propria fede?
ROBERTO – Se la mettiamo su questo piano, nessuno vorrà le parti sgradevoli... Chi farà Giuda, o
Maddalena, o Caifa... Ci accapiglieremo per assumere la parte di Gesù e di Maria...
SACERDOTE – Ne sei proprio sicuro? Ti prendo in parola, Roberto. Tu farai la parte di Cristo. Ti renderai conto che qui non si tratta di vestire le penne del pavone... Essere Cristo non è lo stesso che immaginare di esserlo. Cristo, Maria sua madre furono persone sulle quali si abbatté un dramma terribile... Chi
ambisce a cuor leggero di salire sulla croce, a versare il proprio sangue fino all’ultima stilla, tra insulti di
ogni genere? Chi, in quei terribili frangenti, se la sentirà di pregare per i carnefici, implorando il perdono
per i loro peccati? Abbiamo appena condotto per le strade della nostra città il Corpo morto di Cristo: chi
vorrebbe essere al suo posto, nella bara?
Editoriale
Nel Segno del Sangue
98
CRISTO – Ho capito. Si tratta davvero della parte più difficile. Ora
vorrei che la proponessi a qualche altro. Non sono più troppo sicuro
di me stesso...
SACERDOTE – No. Ora, che hai capito, potrai essere davvero un
buon interprete di Gesù. Hai anche l’aspetto fisico che l’immaginario
gli ha attribuito nei secoli, benché a nessuna persona al mondo –
uomo o donna che sia – è preclusa la possibilità di essere dignitosamente Cristo. Ne ha anzi il dovere...
Lo stesso dico di Maria... Se si tratta di appropriarsi della sua grandezza, della sua bellezza interiore e esteriore, comprendo che tutte
litigherebbero per essere al suo posto. Ma ella fu una donna che
dovette partorire il proprio figlio in una mangiatoia, andare profuga
lontano dalla sua casa, assistere alla morte straziante del figlio... Chi
vorrebbe essere una tale donna, che chiamiamo Addolorata? La sua
vita terrena non fu davvero trionfale... [Interviene un lungo silenzio,
durante il quale il Sacerdote scruta la folla senza che nessuno si proponga]. Ilaria, ti prego. Vorresti rendere questo servizio a tutti noi?
Vorresti dare visibilità ai milioni di donne che oggi, in questo stesso
momento, nel mondo, vedono i loro figli morire di fame, morire per
le ferite, e piangono per un dolore immenso e senza speranza? Sei
chiamata a riaccendere la speranza nei cuori...
ILARIA – Tremo al pensiero, ma accetto.
SACERDOTE – E per la stessa ragione prego te, Sabrina, di far
rivivere sotto i nostri occhi un’altra grande donna, Maddalena.
SABRINA – Tremo più di Ilari,. ma accetto anche io. Potresti andare
nelle strade della periferia della nostra città, a prendere qualcuna di
quelle che stanno facendo il triste mestiere del personaggio che mi
offri, sotto altra luce... Quante donne, anche in questo venerdì santo, si
comportano come Maddalena prima di incontrare Cristo... Da donna,
voglio difendere la dignità delle donne. A milioni vengono sfruttate,
acquistate e rivendute... Persone usa e getta; da lapidare, se la realtà
viene allo scoperto, con una incoscienza orribile, perché il loro peccato
appartiene alla società e a quelli stessi che impugnano il sasso...
SACERDOTE – Vedo che hai
capito perfettamente. Poco fa
Roberto, che ha accettato di
impersonare Gesù, diceva:
“Nessuno vorrà fare la parte di
Maddalena e di Giuda”. Roberto, vedi che non è così! Brava,
Sabrina. Siamo invitati a scoprire la grandezza di ogni essere umano. Gesù diede proprio a
Maddalena, a te quindi, Sabrina, il privilegio di annunciare la
Risurrezione agli stessi apostoli. Le poté conferire questo
compito, perché ella era stata
capace di risorgere... Tu sei
risorta nel momento in cui non
ti sei sentita migliore di certe
donne. Tu non avrai bisogno di
inventare parole nuove, di vestire di slogans la tua rabbia.
Dovrai solo impersonare la
nuova Maddalena, la creatura
rinata, grazie all’incontro con
Cristo... Ella cercò il suo sepolcro, voleva il suo corpo morto,
perché sapeva che c’era più vita
in quel morto che negli uomini
che cercavano in lei l’illusione
di essere vivi...
WALTER – E allora io mi
propongo per la parte di Giuda.
SACERDOTE – Non ho nulla
in contrario, anzi... Avevo già
Nel Segno del Sangue
Editoriale
99
preparato un discorsetto per
indurre qualcuno a accettare
questa parte sgradevole. Ti ringrazio di avermi risparmiato
una perorazione, ma vorrei che
tu dicessi le ragioni della tua
decisione. Perché ti sei offerto a
far rivivere un personaggio in
apparenza così negativo?
WALTER – Voglio cimentarmi
con la pagina più difficile del
Vangelo. L’unica persona nella
cui vita sembra trionfare la
disperazione. Eppure non è così;
questa, almeno, la mia speranza.
Giuda Iscariota si dà la morte,
mentre tutti gli altri seguitano a
vivere: è vero. Si uccide, ma
dopo aver ammesso il tradimento. Egli si punisce, proprio quando la sua vita lo aveva condotto a
scoprire una verità che meritava
un premio: e lo aveva già ottenuto, senza rendersene conto. Non
riuscì a capire che ammettere la
colpa, dichiararsi traditore, è già
non esserlo più; è già essere tornati alla fedeltà; aver ottenuto il
perdono di Dio e di coloro che la
pensano come Dio...
SACERDOTE – Ti ringrazio
delle tue illuminanti parole.
Sono molti quelli che dovrebbero accogliere la lezione di Giuda
e, naturalmente, trarne una conclusione diversa. A cominciare
dal sommo sacerdote Caifa e
Pilato. Due autorità, una religiosa e l’altra civile, accomunate
dalla subordinazione di ogni
loro scelta alla conservazione
del potere. L’onnipotenza è
davanti a loro: la parola incarnata con la quale furono creati il
cielo e la terra; un Dio, che per
amore spogliò se stesso di ogni
aspetto divino, per insegnare
all’uomo chi è veramente un
uomo... E rimangono attanagliati
al loro miserabile potere, come
lo scarabeo alla sua pallottola di
sterco... [Due persone alzano la
mano: sono Gualtiero e Oscar].
Avete qualche obiezione?
GUALTIERO – Mi offro per
Pilato.
OMAR – E io per impersonare
il sommo sacerdote Caifa.
SACERDOTE – Sono confuso.
Pensavo di dover faticare di più
a trovare candidati. Anche a voi
chiedo di rendere ragione della
vostra scelta. Gualtiero, di’ la
tua.
GUALTIERO – Vorrei che,
riflettendo sulla mia interpretazione della vita, nessuno più si
lavasse le mani per abbandonare
gli altri a se stessi. Non tutti
sono capaci di cavarsela da soli
e attendono un soccorso; chi
poteva cavarsela da solo, Gesù,
non volle sottrarsi alla cattiveria
degli altri, per ammaestrarci sui
limiti della cattiveria umana,
che tutti possiamo raggiungere,
anche semplicemente lavandocene le mani.
SACERDOTE – È una splendida motivazione. Sono sicuro che
riuscirai a impartire una bella
lezione agli altri, mentre la dai a
te stesso. E ora di’ tu i tuoi motivi, Caifa. Scusami se ti chiamo
già con il nome del personaggio.
OMAR – Io vorrei rendere questo personaggio il più sgradevole di tutta la compagnia, perché
di fronte a un Dio che si è fatto
uomo figura come un uomo che
si fa Dio e presume di esserne
l’interprete. Tutti dobbiamo
essere interpreti di Dio, ma non
lo siamo se facciamo uso delle
sue parole per condannare, per
opprimere... Chi può, in nome
di Dio, mandare uomini imbottiti di tritolo a esplodere in mezzo
alle folle, per ucciderne quanti
più possibile? Pilato è sgradevole, perché parla il linguaggio
degli uomini e facendo uso della
propria accortezza cerca di salvaguardare il proprio tornaconto, o la pallottola di sterco,
come dicevi tu pocanzi. Ma
appellarsi a Dio per predicare
l’odio, la vendetta, le stragi,
questo è intollerabile... Questa è
la rimozione di ogni base del
vivere.
SACERDOTE – Scusami,
Omar, ma non ti darò questa
parte. Mi fa piacere che tu l’abbia voluta e è stata una grande
lezione per me. Questa parte mi
spetta di diritto, perché io sono
un sacerdote e qualche volta lo
sono anche troppo. Le penne del
pavone, che ho cercato di strappare di dosso a voi, io le indosso
e ne faccio flabelli per celebrare
me stesso. Voglio vedermi nelle
vesti di Caifa, perché spesso lo
sono in carne e ossa. Fratelli,
diamo inizio alla rievocazione
dall’unico dramma che ci redime. Facciamo memoria dell’unico morto che insegna a vivere.
m. c.
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
100
Preghiamo insieme
di Louis La Favia
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni “convenienti”, materiali e spirituali. Il
nostro pane significa il nutrimento terreno, a tutti necessario per il
proprio sostentamento, ma indica pure il Pane di Vita: Parola di Dio e
Corpo di Cristo.
Prospettiva storica
Il Padre nostro
preghiera
di ogni cristiano
È nel momento più
doloroso della sua
vita, al Getsemani,
quando Gesù
sentiva, in
completo strazio,
l’intero dolore del
mondo:
«Abba, Padre!
Tutto è possibile a
te, allontana da
me questo calice!
Però non ciò che io
voglia, ma ciò che
vuoi tu.»
(Mc 14,36)
Q
uando Gesù ha
chiamato il Padre
“Abbà,” ha, di certo,
scandalizzato non solo
ogni buon giudeo che
aveva di fronte, ma
ogni buon pensante che
era presente. Un buon
Israelita, difatti, non avrebbe mai mancato di rispetto al suo Dio; e un
pagano, che scambiava gli avvenimenti terrestri come effetti di cose
divine, non avrebbe mai osato mettersi contro le forze della natura che
considerava suo Dio.
E proprio questo Gesù faceva quando, rivolgendosi al Padre, l’ha
chiamato “Abbà.” L’unica volta che si trova nel vangelo è tradotto
“Padre”, ma, di fatto, nel significato comune, non vuol dire altro che
“papà”; proprio nel senso confidenziale, affettuoso, intimo che il bambino indirizza al proprio babbo; e che noi continuiamo a chiamare
nostro padre fino a tarda età. Oltre al fatto che Gesù non ha mai dato
differenti significati alle sue espressioni, abbiamo anche il caso che
una volta, infatti, il vocabolo ci è stato tradotto da l’Evangelista. Una
sola volta, l’unica. “È al momento più doloroso della sua vita, al Getsemani, quando Gesù sentiva, in completo strazio, l’intero dolore del
mondo: ”Abbà Padre!Tutto è possibile a te, allontana da me questo
calice! Però non ciò che io voglia, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14:36). È
l’Evangelista Marco che ci trasmette questa risonanza della parola
aramaica. Sono due che ci trasmettono veramente la preghiera del
Signore: Luca e Matteo. La formula di quest’ultimo è più completa,
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
101
ed è quella che comunemente
viene recitata. Però, mentre
Matteo inserisce il “Paternoster” entro una serie di sentenze, Luca ci dà il momento preciso di quando Gesù ha insegnato la preziosa preghiera.
Perciò noi useremo l’uno e l’altro, per l’occasione esatta e la
preghiera recitata. “Un giorno
Gesù si trovava in un luogo a
pregare e quando ebbe finito
uno dei discepoli gli disse
“Signore, insegnaci a pregare,
come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”
(Lc.11:1) “Voi dunque pregate
così:
Padre nostro, che sei nei
cieli sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la
tua volontà, come in cielo così
in terra. Dacci oggi il nostro
pane quotidiano, e rimetti a noi
i nostri debiti come anche noi li
rimettiamo ai nostri debitori, e
non ci indurre in tentazione, ma
liberaci dal male.” (Mt.6,9-13).
Eppure – chi lo crederebbe?
– da un indirizzo così confidenziale, così doloroso, ne è stata
fatta la parodia. Il notissimo
scrittore americano Ernest
Hemingway, imitando – vorremmo dire “scimmiottando” –
il “Pater Noster”, dice precisamente così:
“O nulla nostro che sei nel nulla,
Sia nulla il tuo nome…
e sia nulla la tua volontà,
così in nulla come in nulla.
Dacci questo nulla
il nostro nulla quotidiano,
e nulla noi il nostro nulla, ecc”1
È un terrore agghiacciante, e
spiega il colpo di fucile con cui
si è suicidato. Perché quando si
crede al “Niente Assoluto” non
c’è alcun Dio che possa aiutarci.
Ma andiamo a più respirabili e rispettabili aure.
Gli artisti, come si può facilmente immaginare, non hanno, in
genere, riprodotto singolarmente le varie tematiche del “Pater
Noster”, perché le trovavano già,
Poeti e prosatori più concretizzate, nei vari episodi
della vita stessa di Gesù: o nei
ne hanno scritto suoi miracoli o nelle sue parabole;
in una parola, nei vari interventi
estesamente sul del Signore, particolarmente nella
sua Passione, quando ci è stata
Padre nostro
preservata la parola “Abbà.”
Ma, poeti e prosatori ne hanno
scritto estesamente, in special modo quelli che avevano a che fare
con argomenti religiosi. In particolare, i Padri della Chiesa, gli esegeti, i Teologi, gli scrittori ecclesiastici hanno lasciato, attraverso i
secoli, pagine stupende in riguardo al “Pater Noster”. Tertulliano
l’ha chiamato “un compendio dell’intero Vangelo” (Tert., De Oratione,1); S.Agostino è andato più oltre dicendo che “tutta la Sacra
Scrittura è contenuta nella preghiera insegnataci dal Signore” (S.
Agost.,Epistulae,PL.33,502). Tommaso d’Aquino la chiama: “la
preghiera perfettissima in cui vengono domandate tutte le cose che
possiamo rettamente desiderare, ma anche nell’ordine in cui devono
essere desiderate” (Sum. Theol.,II-II,83-9).
Riprendendo da uno di loro, cioè dal massimo poeta teologo del
mondo occidentale, Dante Alighieri, trascriviamo il commento che
ne fa, con le proprie aggiunte originali. Già, nell’ultimo girone del
suo Purgatorio, se ne fa raccomandare la recita attraverso l’amico
che gli aveva insegnato a poetare:
“Or se tu hai si ampio privilegio,
che licito ti sia l’andare al chiostro
nel quale è Cristo abate del collegio,
falli per me un dir del paternostro,
quanto bisogna a noi di questo mondo,
dove poter peccar non è più nostro”2
È il penitente Guido Guinizelli che prega il suo ammiratore,
Dante, di ricordarsi di lui, almeno con un “paternostro”, quando, nel
suo viaggio ultraterreno, sarà dinanzi al Signore. Mettendo tutto ciò
in versi, l’esiliato Dante non può dimenticare il richiamo della pace,
primieramente quella monastica, che gli urgeva nel cuore.
Ma è nel primo girone del suo Purgatorio, quello dei “superbi” –
il peccato più lontano da Dio - che Dante espone perfettamente il
“Paternoster”, mettendolo nella bocca dei suoi penitenti. Le cattive
inclinazioni al peccato, secondo il poeta, vengono eliminate con la
meditazione degli esempi della Vergine e dei santi, come anche con
la contemplazione delle punizioni subite da coloro che hanno trasgredito il volere divino; ma soprattutto con la preghiera fervente
che esce sincera dal cuore e che addolcisce la pena che devono subire per l’espiazione della colpa di cui fanno penitenza nel Purgatorio.
La preghiera che mette nella bocca dei suoi caratteri è proprio l’ora-
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
102
zione massima, quella, l’unica, insegnata dal Signore.
Ma, non come Hemingway che ne fa la parodia, egli
ne fa la parafrasi, condensandola in sette terzine, il
numero privilegiato dai Teologi.
“O Padre nostro, che ne’ cieli stai,
non circuscritto, ma per più amore
ch’ ai primi effetti di là su tu hai,”
È la lode eccelsa al creatore che, non circoscritto,
tutto circoscrive in un amplesso d’amore per le sue
creature.
“Laudato sia ‘l tuo nome e ‘l tuo valore
da ogni creatura, com’è degno
di render grazie al tuo dolce vapore.”
Sono gli specifici attributi del “Padre”, secondo il
libro della Sap.VII,25; alcuni specialmente gli antichi
commentatori, vi hanno vista la glorificazione della
Trinità: il nome è il Verbo, Cristo; il valore, cioè la
potenza, il Padre; il vapore, lo Spirito Santo, perché
emanazione d’amore tra il Padre e il Figlio.
“Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,
ché noi ad essa non potem da noi,
s’ ella non vien, con tutto nostro ingegno;”
La pace tanto desiderata da Dante, e tanto necessaria ai nostri
tempi, come possiamo vedere nella guerra dei Balcani, non è possibile senza che vi sia un intervento divino.
“Come del suo voler gli angeli tuoi
fan sacrificio a te, cantando osanna
così facciano li uomini de’ suoi.”
“È ‘n la sua volontade è nostra pace”(Par.,III,85), dirà una delle
Sante, parlando del Signore, in nome di tutti gli altri, nel Paradiso di
Dante; è quel che dovrebbe avvenire in questa terra, come tutti desidereremmo.
“Da oggi a noi la cotidiana manna,
sanza la qual per questo aspro diserto
a retro va chi più di gir s’affanna.”
Il deserto indubbiamente richiama la manna, ma la sua asprezza
segnala qualcosa di più, oltre il pane quotidiano: la parola divina
infallibile, che ci assicura la salvezza. Così, il mondo dei “superbi” si
avvicina al mondo terreno, richiamandone la necessità dello spirito,
non dimenticando quelle del corpo.
“E come noi lo mal ch’avem sofferto
perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
benigno, e non guardar lo nostro merto.”
Perdonare a chi ci fa del male è grande sacrificio e, a volte, può
sembrare eroico; ma è un ineguale scambio con quello che Dio ci dà
giornalmente in più, per il nostro mal volere.
“Nostra virtù che di legger s’adona,
non spermentar con l’antico avversario,
ma libera da lui che si la sprona.”
“Il nemico di sempre ci tenta,
ma tu, Signore, aiutaci nella
nostra resistenza al male, che è
dentro, in noi stessi.”3
Agli insulti che potevano
derivare dall’invocazione riprodotta in parodia- al “nulla
eterno” di Hemingway, un
uomo come Dante ha risposto
con la glorificazione sublime al
creatore dell’universo nell’eccelsa parafrasi del “Paternoster”.
l. l. f.
NOTE
1 Brevi storie complete di Ernest
Hemingway, “Un Posto pulito e
Bene Illuminato”, New York:Charles Scribner’s Son, 1987; p.291.
2 DANTE,.La Divina Commedia, Purgatorio,Traduzione e commentario di John D.Sinclair, Oxford
University Press, New York.
3 Ibid, Pur.,XI, 1-21, p.143.
Nel Segno del Sangue
Attualità
Finestre
103
di Giuseppe Fusco
D
a diversi anni si parla, pro
o contro, di Globalizzazione… anzi, a causa di
essa si creano forti tensioni
sociali che possono sfociare
nella violenza (es.: Genova
2001); ma cos’è questa famosa
Globalizzazione? Perché crea
tante discussioni? Perché nel
titolo si è deciso di opporla a
un’altra realtà, quella della
Glocalizzazione?
Il problema fondamentale è
lo sviluppo globale e dal volto
umano attraverso la presa di
coscienza di ognuno di noi che
la dipendenza del povero nei
confronti del ricco è un’ingiustizia e che tale presa di
coscienza faccia sorgere una
relazione fra ogni abitante (più
o meno vicino) di questo
mondo, mediante una cooperazione solidale. Si tratta di una
sfida etica planetaria, che porta
ad assumersi la responsabilità
per quanti sono svantaggiati e
l’espressione responsabilità
significa dare voce a chi non ha
modo di far ascoltare la propria; pertanto si tratta di prestare attenzione ai bisogni e alle
richieste dell’Altro, senza sottovalutarne le eventuali proposte.
Quando gli “esperti” parlano
di Globalizzazione si soffermano quasi esclusivamente su dati
statistici, economici, etc.. ma
dove sono le persone, le famiglie, le comunità, i popoli?
Viviamo in un’era di enorme
tecnologizzazione (ma chi può
accedervi?) e l’industria dei
mass-media, con la rapida diffusione delle informazioni (come
e quali?), influisce sul senso d’identità di ognuno riducendo,
allo stesso tempo, la solidarietà
sociale e la diversità culturale;
eppure la mobilitazione della
“società globale” è possibile
proprio grazie a tali opportunità.
Per la sua forza critica, il movimento di “Globalizzazione
alternativa” porta i problemi
socio-economici presenti nel
mondo (uguaglianza, sradicamento della povertà, relazioni
commerciali eque, cancellazione del debito …) all’attenzione
dei governanti, cioè di quanti
decidono la sorte del mondo, e a
quella dei cittadini che hanno
l’obbligo morale di far pressione sui politici anzitutto attraverso lo strumento del voto. Ciò
che deve smuovere le nostre
coscienze sono i valori della
responsabilità e della partecipazione democratica, che implicano la giustizia e la solidarietà;
ovvero ciò che può condurre a
una PACE REALE fatta di cooperazione e condivisione tra i
popoli. A cosa serve prendersela
con i vari fondamentalismi
pseudo-religiosi ed estremismi
di ogni genere, dal momento
che questi trovano terreno fertile proprio sfruttando la nostra
disattenzione verso povertà e
ingiustizia?1 Le armi potranno
mai vincere la situazione caotica e di terrore nella quale viviamo, oppure servono solo ad
ampliare i guadagni dei colossi
petroliferi e arricchire maggiormente i proprietari delle industrie belliche occidentali,2 con il
sostegno di molte Banche?3 E a
proposito di sfruttamento come
dimenticare le multinazionali
farmaceutiche che, praticamente, obbligano i Paesi poveri a
comprare da loro i medicinali
essenziali a prezzi altissimi? 4
Senza contare, in tali Paesi, l’instaurazione e la guida di alcune
Dittature da parte dei Paesi
Occidentali (i nostri!),5 infatti
dall’esterno è più semplice
gestire una Dittatura (costituita
da una persona o un gruppo)
che una Democrazia (formata
da un Popolo). Tutto ciò, e
molto altro, è alla radice del
problema e riduce alla disperazione chi già vive in situazioni
di povertà economica e degrado
umano. Nelle più importanti
decisioni internazionali i Paesi
poveri hanno solo un minimo
peso (quando lo hanno!); mentre i “grandi” vertici come quelli del G76, che rappresenta circa
il 4% della popolazione mon-
Attualità
Nel Segno del Sangue
104
diale, pretendono di intervenire sui grandi temi che riguardano l’intero globo… questa è DEMOCRAZIA?
Cosa diremmo se un qualsiasi Partito con solo il 4% di preferenze governasse (da solo!) il nostro Paese?
Eppure questo accade nel mondo, dove alcuni (sempre noi “Occidentali”!) si arrogano il diritto di dettar
legge per tutti … riempiendosi la bocca della “parola” democrazia!
Come scrive il grande poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, nell’Opera da tre soldi:
“… la superbia quassù ci ha innalzati,
dove gli uccelli ingordi ora ci beccano
come palle di sterco sulla strada …”
L’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), il Fondo Monetario Internazionale (IMF) e la
Banca Mondiale (WB), sotto la pressione dei Paesi ricchi, minacciano restrizioni sulle strategie per lo sviluppo nazionale indipendente, imponendo standard che non tengono conto delle differenze specifiche di
ognuno e portano a una concorrenza sleale (fatta di diseguaglianza e ingiustizia); in questo modo si impediscono gli sforzi e le creatività nazionali e si annulla l’indipendenza dei singoli Stati, spingendo tutti all’uniformità e alle catastrofiche conseguenze di cui pagano l’alto prezzo, quotidianamente, i Paesi più poveri.
Continuiamo a citare l’Opera di Brech:
“Voi che alla retta vita ci esortate
e ad evitare il fango del peccato,
prima di tutto fateci mangiare
e poi parlate pure a perdifiato …
Voi che godete a spese del nostro disonore,
date ascolto, sappiatelo, è così:
solo saziato l’uomo può farsi migliore”.
Alla paradossale situazione attuale è necessario trovare una soluzione urgente, che tenga conto
del rispetto dei diritti umani … di tutti! C’è una
sfida etica in attesa di essere accolta da ognuno di
noi, quella contro l’avidità del profitto e la sete per
il potere e quindi bisogna far sì che tutti siano pienamente attori; diritto negato da povertà, fame, sete,
malattie, carenza d’istruzione, etc. È questo il ruolo
della “Globalizzazione alternativa”, della “Globalizzazione della solidarietà e della giustizia”, ovvero della cosiddetta
Glocalizzazione: una sovranità condivisa, dove si lavora insieme
per il bene comune; una decentralizzazione delle decisioni; una cooperazione multilaterale che annulli la sopraffazione dei più forti sui più deboli, tenendo conto delle necessità,
delle esigenze, delle capacità e delle risorse di ogni persona, cultura, popolo.
Il ruolo dell’ONU è basilare, ma prima sono indispensabili riforme urgenti che lo riguardano: democratizzazione, per dare un’equa rappresentatività anche ai Paesi più poveri; riorganizzazione dei fondi; rigoroso
sistema del costo amministrativo; maggiore organizzazione dei compiti; trasparenza, controllo e valutazione
di ruoli, decisioni, programmi e azioni.7
I problemi non si risolvono soltanto con i soldi, ma anche riconoscendo come un diritto naturale la
dignità umana, che nasce da migliori condizioni di sviluppo e dalla possibilità di aver voce nelle decisioni; soprattutto in quelle che riguardano il proprio destino.
Pur ammettendo la complicità della Chiesa con vari poteri politico-economici, che in molteplici regioni
Nel Segno del Sangue
Attualità
105
del mondo si arricchiscono a discapito dei più deboli, la Dottrina Sociale Cristiana ha gridato in varie
occasioni contro lo scandalo per gli atteggiamenti sia
d’indifferenza che di sfruttamento nei confronti degli
ultimi e molti missionari (laici e sacerdoti) danno la
vita per combattere tali situazioni.
Parafrasando il Brecht dell’Opera menzionata,
è necessario “che il diritto dia luogo alla pietà” e
faccia tornare alla luce coloro che abbiamo gettato
nelle tenebre; dunque quella pietas cristiana che ci
apre alla compassione (com-passio, soffrire con),
che permette di sentirci uniti alle sofferenze degli
altri non idealmente, ma cominciando dalle concrete azioni quotidiane.
Concludiamo con una poesia che dovrebbe farci
riflettere:
Per chi suona la campana
Nessun uomo è un’isola, intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte della terra.
Se una zolla viene portata dall’onda del
mare, l’Europa ne è diminuita,
come se un promontorio
fosse stato al suo posto,
una magione amica normale,
o la tua stessa casa.
Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo dell’umanità.
E così non mandare a chiedere
per chi suona la campana:
essa suona per te.
(John Donne, 1563-1651)
g. f.
INVITO ALLA LETTURA
I Documenti Sociali della Chiesa (2 voll.), a
cura di p. Raimondo Spiazzi o.p., Ed. Massimo
Herbert MARCUSE, L’uomo a una dimensione,
Ed. Einaudi
Joseph E. STIGLITZ,8 La globalizzazione e i
suoi oppositori, Ed. Einaudi
Jean ZIEGLER, La privatizzazione del mondo,
Ed. Il Saggiatore
Global Governance: sfide per il XXI secolo,
Atti del Seminario Internazionale sulla Global
Governance promosso da CIDSE e Caritas Interna-
tionalis (Roma, 24 Ottobre 2002), a cura di Giuseppe FUSCO; su Volontari e terzo mondo, periodico trimestrale di Volontari nel mondo – FOCSIV, n. 1-2 (Gennaio-Giugno 2003), Anno XXXI,
pp. 135-1579
NOTE
Come disse giustamente il Cancelliere Tedesco Scröeder: “Senza equità globale non c’è sicurezza globale”
(Forum Economico Mondiale, New York 2002); infatti non
c’è dubbio che questo tipo di globalizzazione che stiamo
vivendo sta facendo oscillare la stabilità internazionale.
2
Notare che tali industrie vendono armi anche ai cosiddetti “Stati canaglia”, cioè quelli ai quali facciamo la guerra
perché ci minacciano … stranezze della nostra cosiddetta
“CIVILTÀ” Occidentale (superiore in cosa?)!
3
Cfr. il Sito Internet www.banchearmate.it , oppure
italy.peacelink.org/mosaico cliccando su I dossier di Mosaico e poi su Banche Armate (Ottobre 2003) e informiamoci
sul ruolo che, nel commercio di armi, hanno le Banche in
cui depositiamo i nostri soldi … forse scopriremo che anche
noi abbiamo delle responsabilità in ciò!
4
Esemplare il caso del Sud Africa che, nel 1997, si è
ribellato a tale situazione fornendosi da Paesi (es.: Brasile e
India) che le vendono a costi accessibili (circa 270$ l’anno
per curare un malato di AIDS; contro i circa 10000$ delle
multinazionali). Inizialmente 39 multinazionali farmaceutiche intrapresero un’azione legale contro il Governo Sudafricano; ma poi le stesse case farmaceutiche furono costrette
a rinunciare per l’enorme scalpore e la cattiva pubblicità
che, in tutto il mondo, aveva creato la vicenda. Per
approfondire la problematica cfr. il Sito Internet di Medici
Senza Frontiere: www.medicisenzafrontiere.it e cliccare su
Campagna per l’accesso ai farmaci essenziali.
5
Per evitare un lunghissimo elenco e non andare troppo
lontano nel tempo, basti pensare al Dittatore di Haiti Aristide che, nel 1994, fu reinsediato grazie all’intervento delle
truppe USA.
6
Costituito come G6 nel 1975 (a Raimboullet, Francia)
e formato da Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna,
Italia, USA; nel 1976 si unisce il Canada, dando vita al G7;
infine nel 1998 (a Birmingham, GB) si aggiunge la Russia,
creando il G8 … che fine ha fatto l’ONU?
7 Si noti che nel Congresso USA la resistenza a un
1
significativo ruolo dell’ONU nelle politiche mondiali si è
espressa nel rifiuto di pagare i propri debiti nei confronti
dello stesso ONU, portandolo sull’orlo della paralisi; senza
contare l’astensione degli Stati Uniti agli incontri per la
costituzione della Corte Penale Internazionale, per la firma
del Trattato di Kyoto (Giappone) sulle variazioni climatiche
dovute all’inquinamento e per la Convenzione contro le torture.
8 Premio Nobel per l’Economia 2001.
9 Sito Internet: www.focsiv.it – email: [email protected].
Attualità
Nel Segno del Sangue
106
F
ra le contrastanti affermazioni, spesso strumentalizzate a fini di parte, si va facendo strada, e
non da ora, la necessità di una pace nuova; una
pace che non è intervallo tra uno stato di guerra e l’altro, uno stato di tranquillità garantito dall’equilibrio del
terrore, ma la costruzione di una società più giusta in cui
i conflitti sociali e politici non saranno affrontati con la
violenza, ma risolti pacificamente.
Per raggiungere questo obiettivo bisogna educare l’uomo, bisogna cioè educare alla pace, consapevoli che il
processo educativo è un processo psichico e vitale, non
soltanto intellettualistico.
Nel considerare il rapporto educazione-pace non possono bastare i modi tradizionali e correnti volti a incoraggiare la buona volontà nel privilegiare ciò che unisce e quindi il rispetto e l’amore degli altri contro ogni tipo di aggressività e violenza. Si tratterebbe invece di formare individui capaci di proporsi non solo il fine della pace, ma di realizzarlo lungo la via del
loro necessario sviluppo.
Il problema della pace, cioè, non costituisce una particolare manifestazione, ma fine e mezzo di un
processo educativo che dura tutta la vita come ben ci ricorda Maria Montessori nella sconvolgente attualità del suo pensiero pedagogico. La Prima Guerra Mondiale infuriava già da 2 anni sull’Europa e la
Montessori non solo condanna la guerra, ma ne ricerca le origini nelle stesse ragioni dell’educazione così
come è concepita e attuata dalla maggior parte dei popoli. Proprio nella scuola si accende il contrasto
come ideale di vita “Il primo dissidio dell’uomo che fa ingresso nel mondo è la lotta tra adulti e bambini… Se la lotta tra l’adulto e il bambino finisse nella pace e l’adulto, accettando le condizioni infantili,
cercasse di aiutarle, egli potrebbe avanzare verso uno dei godimenti più eccelsi che la natura gli abbia
offerto in dono, quello di seguire il bambino nel suo sviluppo naturale, di vedere svolgere l’uomo.” L’azione educativa intanto può essere pacificatrice in quanto riesce ad aiutare lo sviluppo: non predichi la
pace, ma si ponga essa stesa come atto di pacificazione.
La scuola allora può e deve configurasi come laboratorio permanente di educazione alla pace di fronte
alle sfide del millennio appena iniziato. Nel 1932 M. Montessori, paragonando la guerra alla peste, ne
Nel Segno del Sangue
Attualità
107
ricerca le cause più ignote, perché solo dopo
averle scoperte sarà possibile costruire la
pace. La politica può al massimo evitare le
guerre, ossia ottenere che i conflitti tra i popoli non si risolvano con l’azione violenta, ma
non può costruire la Pace opera soltanto dell’educazione.
La pace dunque non è solo discorso morale o
generico, appello contro la guerra, ma analisi
del perché si continuano a costruire armi, a
preparare guerre, a farle o a farle fare; la Pace
non è un sogno bello, un’utopia affascinante,
ma irraggiungibile…
La Pace può essere anche vista come realtà
ultima a cui non sarà possibile accedere, ma è
di Maria Damiano pur pace ogni passaggio dalla violenza a
nuovi rapporti, dall’ingiustizia all’uguaglianza, dallo sfruttamento alla liberazione, dall’indifferenza all’ascolto.
All’educatore la capacità di non nascondere i conflitti per avviare i ragazzi a capire come essi possano
essere risolti senza violenza. Educazione alla Pace, quindi, come educazione alla soluzione pacifica dei
conflitti, tenendo presente che centro di questo processo educativo
è l’uomo: un uomo che cresce e crescendo entra in relazione
con se stesso, con gli altri e con l’ambiente che gli sta attorno.
L’aspetto relazionale è di importanza decisiva per la
sua vita, perché da qui potranno nascere la comunicazione gioiosa e costruttiva così come il confronto. Non si tratta di favorire l’una e negare
l’altro, ma di assumere entrambe le dimensioni in vista del pieno sviluppo della persona in
una relazione aperta con gli altri e col
mondo.
Nella conferenza del 1937 Maria Montessori
disse che il mondo è un unità vivente a cui
tutti gli esseri collaborano. Ogni essere raggiunge il suo fine particolare, ma partecipa
con gli altri all’universale armonia della
realtà che progredisce per la continuità
della vita creatrice…
Quel che bisogna ottenere è che gli uomini,
mentre sono ancora in grado di farlo (bambini), sviluppino al massimo i loro poteri
creativi e possano un giorno avere la gioia
di contribuire più largamente al progresso
comune e diventino sempre più consapevoli
dell’universale e progrediente unità in cui si
inserisce l’opera loro.
Attualità
Nel Segno del Sangue
108
È chiaro che sul piano operativo occorre
formulare una programmazione che cerchi
di evitare schematismi da un lato e genericità dall’altro, ponendosi obiettivi a breve,
medio e lungo termine tra i tanti possibili e
relativamente al contesto in cui si opera,
animati da quella forza d’amore che è passione per la vita..
“Gli scienziati hanno finito col vedere dopo
tante ricerche la cosa più evidente: che è l’amore che
mantiene le specie animali, non la lotta per l’esistenza.
Infatti la lotta per l’esistenza serve a distruggere e, in
quanto alla sopravvivenza, essa non è solo dei forti
come si credette in principio. Ma l’esistenza è collegata
all’amore. Infatti gli individui che lottano e vincono
sono adulti; ma chi è che protegge l’essere neonato e in
via di formazione? Se sono le sue corazze cornee le protezioni della sua specie, egli non le ha; se è la forza dei
muscoli, egli è debole; se sono le zanne, egli ne è privo;
se l’agilità, egli non si sa ancora muovere; se è la fecondità,
egli non è ancora maturo.
Allora ecco che tutte le specie
dovrebbero essere estinte, perché non vi è forte che non sia
già vissuto come un debole, e
non vi è infanzia che non sia
più debole di una qualsiasi vita
adulta. È l’amore che protegge
tutte queste debolezze, che spiega la sopravvivenza” (Maria
Montessori).
m. d.
Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
109
INCONTRO DI PREGHIERA
aprile 2004
“Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto”
(Lc 9,22)
a cura di D. Benedetto Labate
Canto ed esposizione eucaristica
INVOCAZIONI EUCARISTICHE
(Ripetiamo insieme: Sii benedetto, Signore)
Per il tuo corpo lasciato ai peccatori,
Per il tuo corpo spezzato come un pane,
Per il tuo corpo che dà corpo al tuo popolo,
Per il tuo corpo che fa vivo ogni uomo,
Per il tuo corpo avvilito e triste,
Per il tuo corpo chiuso nella notte,
Per il tuo corpo in cui i morti risorgono,
Per il tuo corpo in cui rinasce il giorno
Per il tuo corpo di innocente umiliato,
Per il tuo corpo coronato di spine,
Per il tuo corpo in cui il povero è re,
Canto di accoglienza della Parola
Per il tuo corpo in cui l’uomo è Dio,
Per il tuo corpo disteso sulla croce,
Per il tuo corpo divorato dalla sete,
Per il tuo corpo privato di ogni bellezza,
Per il tuo corpo ormai tutto una piaga,
Per il tuo corpo in cui ognuno
ha il suo nome,
Per il tuo corpo in cui ogni uomo è amato,
Per il tuo corpo abbandonato sulla terra,
Per il tuo corpo in cui l’odio è spezzato,
Per il tuo corpo in cui l’amore è più forte
Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
110
Dal libro dei Profeta Isaia (42,1-4. 52,13-53,12)
Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
1
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
3
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.
Proclamerà il diritto con fermezza;
4
non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra;
e per la sua dottrina saranno in attesa le isole.
13
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e molto innalzato.
14
Come molti si stupirono di lui
- tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo
aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo 15
così si meraviglieranno di lui molte genti;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
1
Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del
Signore?
2
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per provare in lui diletto.
3
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna
stima.
4
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
2
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dá salvezza si è abbattuto su di
lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
6
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
7
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
8
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto
di mezzo;
chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per l’iniquità del mio popolo fu percosso a
morte.
9
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
10
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con
dolori.
Quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
11
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà la loro iniquità.
12
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato se stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori.
Dopo due minuti di silenzio eseguire un
5
canto scelto tra quelli della comunità
Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
111
Dagli Scritti spirituali di s. Gaspare del Bufalo
Passione e morte di Gesù Cristo che parole auguste son queste Ascoltatori! Più lacrime che parole in
questo giorno in questo giorno in cui Gesù alte lezioni ci somministra d’immensa carità. Vedo che la pia
madre la Chiesa mesta e dolente mi si presenta, e intermessi i lieti cantici di esultanza e spogliati gli altari
mi rammenta dell’adorabile Salvatore. Oh Croce amatissima del mio Signore io ti benedico e ti adoro. Tu
sei la scala del Paradiso, lo scudo di difesa contro i nostri nemici, tu ci rammenti i trionfi di Religione, tu
la nostra consolazione quaggiù e il motivo dei nostri gaudii in cielo.
Gesù incontrò un patimento acerbo di spirito nell’Orazione all’Orto, e sacrificò le consolazioni del suo
spirito all’amarezza interna di sue agonie di amore.
Gesù sostenne una passione d’ignominia nei tribunali, e sacrificò l’onor dovuto alla sua persona ai
scherni, e strapazzi dei manigoldi.
Gesù finalmente incontrò una morte spietata, e sacrificò la sua vita per il nostro amore
Dopo averci il Signore dimostrato il suo amore nella istituzione del divin Sacramento si ritira nel
monte degli Olivi a pregare.
Tre pensieri ivi gli si affacciavano in modo speciale alla mente.
Il primo fu una natural compassione alla sua sacratissima umanità. Tremò la fronte al ricordarsi che fra
poco sarebbe stata trafitta da cruda coronazione di spine, tremò il suo corpo santissimo a rammentarsi che
sarebbe addivenuto una piaga
Dalla pianta dei piedi alla testa
non c’è in esso una parte illesa,
ma ferite e lividure
e piaghe aperte,
che non son state ripulite né fasciate,
né curate con olio. (Is. 1,6)
si addolorò per ultimo compassionando l’afflitta sua Madre e oh chi può rilevarne l’ampiezza del suo
dolore.
Il secondo pensiero fu la vista dell’iniquità degli uomini.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti (Is. 53,6);
e di queste iniquità ne impetrò per noi general perdono dal Padre,
Poiché grande come il mare è la tua rovina;
chi potrà guarirti? (Lam. 2,13).
Vi ringrazio Gesù mio che per me anche pregaste ed oh me beato se di continuo mi approfitterò dei
meriti della vostra passione, e morte sofferta per me.
Ma il terzo pensiero che in special modo addolorò il Salvatore si fu il rilevare che tanti per loro colpa
non si sarebbero approfittati della sua Redenzione, e del Suo divin Sangue. Oh questo sì che fu il motivo
principale dei suoi spasmi atroci, e nel commercio che ha l’anima col corpo In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra (Lc. 22,44)
Oh Sangue prezioso del mio Signore respinto al di fuori del Sagratissimo Corpo del Salvatore io vi
benedico, e vi adoro. Quella terra avventurata rappresenta l’anima mia, (Sal. 142,6), irrigata dal divin
Sangue nei Sacramenti, e nella partecipazione dei sacrosanti misteri.
L’amore, l’amore ha causato il vivo sudore di sangue nel mentre che sottratte erano le interne consolazioni, ed abbandonata l’anima di Gesù Cristo ad un mar di cordoglio (Mc. 14,33). O Padre di amore che
di amore languite per gli uomini deh che io languisca a vostri piedi per il dolore dei falli miei!
Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
112
Ah quando sarà che il mio cuore si liquefaccia al par della cera (per l’esercizio di amore) d’appresso al
focolare, mio Signore deh che i miei occhi si aprino in due fonti di lagrime, ondi io mescoli il mio pianto
col Sangue vostro benedetto, e lo presenti al Genitore.
O Agonie del mio Signore, o tempo di special rimembranza per i figli redenti; oh lezioni di Amore che
Gesù ci lascia agonizzante. (Is 53,5). O Maria Addolorata deh che io pianga insieme con voi la morte del
mio Signore. O Maria se la verga mosaica da dura pietra là nel deserto fè scaturire acque benefiche a dissetare il popolo ebreo, la verga della Santa Croce scuta a penitenza ogni cuore. A voi o Madre affido questa gran causa dell’eterna salute di tante anime che mi affidaste in questo corso quaresimale; a voi eziandio l’anima mia raccomando. O Maria rapitrice dei Cuori deh rapite i nostri cuori all’amore di Gesù Cristo. Egli per amore ha dato la vita per me.
Ah Gesù mio morto per me sulla Croce… lasciate che su queste piaghe adorabili imprima teneri baci
di amore.
Popolo mio ecco Gesù che vi abbraccia sulla Croce, e vi benedice. Ritorniamo sì alle nostre case ma
deplorando i falli nostri, ed esclamando Viva il Sangue di Gesù Cristo per cui siam salvi; il Sangue di
Gesù fu la mia vita, benedetta si diciamolo insieme benedetta la sua bontà infinita.
Silenzio di adorazione e di meditazione personale
Ci uniamo ora a tutta la chiesa per offrire al Padre il dono Preziosissimo del Sangue di Cristo,
nostra gloria, salvezza e risurrezione.
Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere umano, il
Sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio
nella celebrazione dell’Eucarestia.
In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della
giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le
anime sante del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo particolare:
Perché con particolare cura si promuovano una solida preparazione dei candidati agli
ordini sacri e la formazione permanente dei ministri ordinati.
Perché nella comunità cristiana la missionarietà “ad gentes” diventi oggetto di riflessione e motivo di costante impegno della pastorale ordinaria.
Preghiera finale
Signore Gesù Cristo, presente a noi nel segno del tuo Corpo! Ti sei offerto al Padre per la salvezza del mondo intero. Noi deponiamo in questa tua offerta le persone e le situazioni che ci
stanno maggiormente a cuore, pensando non solo alle nostre famiglie, ma al mondo intero; non
solo alla nostra comunità cristiana, ma a tutta la Chiesa; non solo alle situazioni di bisogno, ma
anche ai tanti semi di speranza che per crescere hanno bisogno di grazia e preghiera. Presentale
tu al Padre per noi e per i meriti del tuo Sangue, versato in obbedienza, donaci oggi e sempre la
tua benedizione.
Tu sei Dio e vivi e regni con il Padre e con lo Spirito nei secoli dei secoli.
Amen.
Padre nostro
Benedizione Eucaristica
Canto finale
Nel Segno del Sangue
Catechesi
113
Catechesi
per gruppi di preghiera U.S.C.
IL SACERDOZIO NUOVO:
EDIFICARE, OFFRIRE,
TESTIMONIARE
BRANO BIBLICO
Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le
gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati
bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso
verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è
buono il Signore.
Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma
scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spiriRicevendo il Battesimo, i cristiani acquistano la vita
divina e rinascono spiritualmente. È bella la similitudine che usa Pietro con i neonati: come loro hanno bisogno del latte per crescere, così i cristiani hanno bisogno di un “latte spirituale” che alimenti la loro anima
e, gradualmente, li porti ad essere, sull’esempio di
Gesù, pietre vive. Questo nutrimento è proprio Gesù:
è lui la pietra angolare di cui parlano le Scritture, ricolma di potenza vivificante ed energica, intorno alla
ATTUALIZZAZIONE
quale gli uomini si stringono per prenderne l’esemI Padri della Chiesa, nei loro scritti, ci
pio e partecipare alla costruzione di un edificio spiintroducono
nella comprensione di questo
rituale che sia abitazione di Dio, il suo tempio (cfr Ef
brano biblico.
2, 21-22).
San Cirillo di Alessandria dice che la
La novità sta nel sacerdozio, non più prerogativa redenzione mediante Cristo ci ha liberati
di pochi (vedi i sacerdoti che da soli officiavano nel dalla prigionia del peccato e, riconducendoci
Tempio di Gerusalemme), ma di tutti i battezzati, alla vita evangelica in una terra santa, ci offre
poiché con la redenzione operata da Cristo tutti par- la possibilità di costruire la nuova Gerusalemtecipiamo con lui della sua stessa vita divina e quin- me, la Chiesa del Dio vivente, dove intorno
di del suo sacerdozio. In tal modo possiamo diven- alla pietra, diventata testata d’angolo che è
tare anche noi pietre vive che offrano “sacrifici spiri- Gesù, si dispongono tutte le altre che siamo
tuali” nuovissimi e propri della Nuova Alleanza, noi, preziose agli occhi di Dio, come tempio
dello Spirito Santo.
offerte cioè di tutta la vita cristiana, vissuta nella
Anche san Melitone di Sardi dice, riferenmolteplicità dei suoi aspetti, quali fede, servizio nel- dosi a Gesù: “Ha fatto di noi un sacerdozio
l’amore, preghiera, conversione dei pagani e testi- nuovo e un popolo eletto, eterno”, cioè gramonianza della fede (cfr 2 Tim 4, 6).
zie a Gesù noi siamo il nuovo popolo eletto,
, Catechesi
Nel Segno del Sangue
114
quello eterno, ormai libero da ogni schiavitù, pronti per un sacerdozio nuovo che è per tutti perché Gesù
ha redento tutti.
San Fulgenzio di Ruspe punta la sua attenzione sui sacrifici spirituali offerti a Dio per mezzo di Gesù e a
lui graditi: una vita spirituale vissuta in comunione con Dio si può ottenere solo attraverso l’Eucarestia e attingendo tutta la moltitudine dei credenti a quest’unico pane, e grazie all’azione dello Spirito Santo si costruisce
la Chiesa come un cuor solo e un’anima sola. Il sacramento del Battesimo consente ai credenti di diventare
membra del Signore e di vivere in comunione con lui nell’edificio spirituale di cui parla Pietro, che deve
avere fondamenta salde per non vacillare, e ciò è possibile solo attraverso il nutrimento continuo del corpo e
sangue e della parola di Dio; è l’azione dello Spirito Santo a tenere saldamente unite tutte le membra.
Un ultimo accenno va ad Origene di Alessandria, il quale, a proposito del tempio costruito con pietre
vive che è la Chiesa, dice che anche nella Chiesa alcuni agiscono “secondo la carne”, cioè alienati da Dio,
rendendo così la casa della preghiera “una spelonca di ladri”, cosa questa che non rientra assolutamente tra
i sacrifici spirituali graditi a Dio, ma addirittura vanifica l’utilità del sangue versato per tutti da Gesù.
Portando ora il discorso ai giorni nostri, la Lettera di Pietro fa venire in mente una pratica cristiana che
dovrebbe essere il credo personale al quale riferirsi quotidianamente: l’esercizio dell’amore fraterno come
consuetudine ad amarsi reciprocamente, cosa che porta a purificare l’anima, a liberarla via via dalle macchie di egocentrismo, odio ed egoismo, in cammino verso la consacrazione totale a Dio ed in linea con i
suoi precetti; una vita finalmente libera da ogni genere di schiavitù che si disseta costantemente alla fonte
della parola di Dio, senza la quale anche l’amore può vacillare e indebolirsi.
L’amore verso i fratelli acquista una valenza ben diversa, poi, se si considera che grazie al Battesimo
non siamo solo membri di una comunità umana, ma siamo diventati figli di Dio e fratelli nella fede. Per
mantenere bianca la veste che indossiamo nel giorno del Battesimo bisogna combattere contro tutto ciò
che nega l’amore e che crea scissione e male. La nostra forza speciale, il nostro nutrimento per crescere e
formare la comunità cristiana è sempre Gesù, e è per lui che dobbiamo aspirare a diventare quelle pietre
vive solide ed energiche che insieme formano il nuovo tempio, cioè la Chiesa; Chiesa che fonda se stessa
su quella “pietra scartata” dagli israeliti, Chiesa come nuovo tempio dove si offrono sacrifici spirituali a
perfezionamento dell’antico tempio, dove tutto si riduceva ad un complesso sistema di culti e sacrifici. La
nuova comunità nata con Cristo lo accoglie pienamente, ne fa la sua essenza e non deve farsi trascinare da
chi vuole “scartarlo” ora come allora.
La Chiesa è il nuovo popolo santo e diletto (cfr Col 3, 12), il sacerdozio regale di cui già si parlava nell’Antico Testamento (cfr Es 19, 6), riservato nell’antico popolo di Dio a poche persone, appunto i sacerdoti, e oggi donato a tutti i credenti
PISTE DI RIFLESSIONE
indistintamente, perché tutti possono avvicinarsi a Dio e partecipare del suo regno. Noi,
1) Dio ci chiama per dare il nostro contributo alla
che eravamo un popolo di pagani, siamo la
edificazione della Chiesa. Siamo sempre pronti nuova “nazione santa” (cfr Es 19, 6) che vive di
ad accogliere e rispondere con generosità alla Dio e per Dio: ciò che doveva essere Israele e
sua chiamata?
che invece non fu perché scartò la sua “pietra”
2) La sapienza e la scienza sono fra i carismi che non riconoscendone la potenza nuova e vivifiDio ci ha donato per comprendere e sperimenta- cante. Noi siamo il nuovo Israele, amato da
re l’esistenza cristiana. Sono in grado e mi appli- Dio: per questo privilegio ricevuto dobbiamo
co a fondo nel loro utilizzo per l’arricchimento celebrare le lodi del Signore e darne testimonianza con la nostra vita. Nella gioia, nel servidelle creature a me vicine?
zio, nell’amore per gli altri, nell’accettazione
3) L’amore verso il prossimo è la linfa che deve
del progetto di Dio anche e soprattutto nella
alimentare ogni istante della nostra vita per far sofferenza, rivolgiamoci allo Spirito Santo perparte del Corpo di Cristo. Ci dedichiamo costan- ché ci dia la forza di testimoniare sempre la
temente e in ogni circostanza della nostra vita per nostra fede.
essere degni di abitare, come parte della Chiesa,
nel suo Corpo?
A cura di Tullio Veglianti
e Gruppo di Teologia sul Sangue di Cristo
Nel Segno del Sangue
Missioni
115
Karibuni sana!
n una fredda giornata di febbraio, quando il sole tropicale che ha scaldato la nostra estate è ormai
lontano, un messaggio ci invita a fare un salto indietro di qualche mese… per raccontare la nostra
esperienza pensiamo… si, ma non è tutto qui.
Raccontare la Tanzania con le parole è sempre difficile; le emozioni e le sensazioni vissute sembrano
non venire fuori con giustizia e poi, se a farlo siamo in due, diventa ancora più complicato!
Decidiamo di provarci e per farlo ci affidiamo alle immagini. Mentre scorrono i fotogrammi ci ritroviamo a sorridere e ricordare insieme le nostre insolite vacanze, quelle che, ci diciamo, racconteremo ai
nostri figli con entusiasmo.
La parola chiave dei nostri giorni a Mtonghani è sicuramente il tempo.
Innanzitutto quello dell’attesa! Dominziano ha vissuto l’Africa prima attraverso i racconti di Mimma
che, perché lui vedesse e toccasse con mano, ha dovuto attendere un bel po’ di anni. Il tempo è arrivato
quando P. Domenico gli dice: “Quest’anno ci vai anche tu!”. Scatta una molla in più, un desiderio irrefrenabile di andare oltre le parole e le immagini stampate su carta.
I
Missioni
Nel Segno del Sangue
116
Dunque il tempo di partire. Il Signore ci mette accanto compagni di
viaggio per noi importanti: una cara amica, una ragazza che abbiamo
visto crescere con noi tra le fila del Gruppo Scout, e il nostro parroco.
Una bella combriccola che a Roma si arricchisce di altre 8 persone. Tutti
diversi: nell’età, nei caratteri, nelle attese e nelle motivazioni. Incontrarsi
è stato bello anche per questo.
Le esperienze di vita comunitaria hanno da sempre fatto da cornice nella
nostra vita di coppia: ci siamo conosciuti nel gruppo scout Agesci al
quale abbiamo dedicato il nostro tempo (libero e non) per tanti anni,
prima come fruitori della proposta e poi come educatori. Adesso però,
sentiamo che questa è un’esperienza nuova, una che ci segna non solo
nella nostra individualità, ma soprattutto nel nostro essere in due!
Giunge allora il tempo dell’incontro. A Dar es Salaam, che vuol dire
porto di pace. Ci colpisce subito il senso dell’accoglienza di questa
gente: Karibuni sana, benvenuti, è la prima parola che sentiamo dirci e
che diventa il ritornello del nostro viaggio. A questa presto se ne aggiunge un’altra, Asante, grazie.
Non ci mettiamo molto a sentirci a casa nella Parrocchia di Mtonghani
dove tutti attendono il nostro arrivo con gioia. Quei “tutti” presto hanno
un nome: Dida, Agnese, P. Dennis,
P. Leo, P. Arcadius, P. Serafino,
Bettino, ci piace ricordarli tutti,
sono i nostri compagni, coloro che
ci hanno condotto per mano alla
scoperta di questa meravigliosa
terra.
Accoglienza e gratitudine... ecco i
due grandi insegnamenti di questa
gente, i due segni indelebili che ci
portiamo dentro.
Mai ci siamo sentiti ospiti, le loro
povere case sempre aperte e pronte
ad accoglierci, il poco che hanno
sempre condiviso con noi... e poi,
sempre, incessantemente Asante,
grazie.
Quante volte ci dispensiamo da un
sorriso, un grazie, perché siamo
certi che è scontato, non necessario.
Qui riscopriamo il valore inestimabile di questi semplici gesti.
I 20 giorni trascorsi in Tanzania li
abbiamo vissuti a ritmi frenetici pur
lasciandoci contagiare da quella
calma e tranquillità africana che per
un po’ fa dimenticare cosa sia l’ansia. A questo proposito ci piace
citare le parole di Kapuscinski in
Ebano:
Nel Segno del Sangue
Missioni
117
“Dotati di una naturale grazia e resistenza, si muovono a loro agio e liberamente al ritmo imposto dal
clima e dalla tradizione. Un ritmo rallentato che non conosce fretta: tanto nella vita non si può mai avere
tutto. Altrimenti agli altri che resterebbe?”
Il tempo è scandito dalla vita di parrocchia, dalle visite a villaggi e comunità, da qualche sana nuotata
al Bahari beach e da piccole attività. Ci piace definire il tempo del lavoro come un pretesto. I piccoli lavori, che insieme ai ragazzi di Mtonghani abbiamo svolto, sono stati più che altro uno strumento per vivere
gomito a gomito con loro, raccontandoci quello che siamo e scoprendo, così, che viviamo le stesse emozioni, ci preoccupano gli stessi timori, alimentiamo le stesse speranze... scoprendo dunque che siamo fratelli! Abbiamo ridipinto pareti e falciato l’erba di cimiteri, abbiamo scavato fondamenta, ma tutto sempre
insieme a loro. In Africa ci siamo andati per condividere, non per aiutare. Non siamo eroi di nulla e davvero ci mettono imbarazzo quelle persone che al nostro ritorno sono venuti a dirci “bravi!”; quei lavori
sarebbero stati fatti anche senza di noi. Il valore più grande è quello della conoscenza e da questo non
potevamo, né volevamo, esimerci.
Padre Dennis, quando ci presenta nelle comunità lo fa sempre come coppia: ci fa alzare insieme, dice che
siamo fidanzati e invita pure la gente a pregare per noi, perché presto possiamo formare una famiglia nostra.
Inizialmente questo ci fa sorridere e magari ci mette anche un po’ a disagio, ma superiamo questa difficoltà
quando leggiamo negli occhi della gente una luce che sa di sincerità e di fede. È inutile negare che quegli
sguardi li portiamo sempre con noi e ancor più lo faremo quando la nostra famiglia ci sarà davvero.
Parlando di famiglia scorrono davanti a noi le immagini del Villaggio della Speranza a Dodoma. Sono
volti di bambini che una famiglia vera e propria non ce l’hanno, perché l’aids, quella grande piaga che fa tante vittime in questo paese,
gli ha portato via i genitori.
Quando per loro sembra che non ci sia più nulla, ecco che si giunge
al Villaggio della Speranza, dove ad accoglierli ci sono una mamma
e un papà adottivi. Sono persone comuni, locali, che hanno deciso di
spendere la loro vita per chi ne ha bisogno; sono figure importantissime per questi bambini e a noi che andiamo lì a trovarli insegnano
tacitamente una cosa: l’umiltà con cui si presta il servizio ai fratelli.
Per farsi servi del prossimo non servono grandi competenze, né doti
particolari, ma una sola cosa è indispensabile: la capacità di amare.
E Amore è quello che vediamo nei gesti e nei sorrisi di queste
mamme e questi papà. Amore è quello che ci trasmette suor Rosaria
quando ci parla del difficile lavoro che lei e le altre suore svolgono
ogni giorno al Villaggio. Qui al Villaggio della Speranza, come a
Chibumagwa, come a Kintinku, come a Itigi e in tutti i posti che
abbiamo visitato, abbiamo guardato con i nostri occhi tanta sofferenza eppure mai, davvero mai, ricordiamo di aver visto la tristezza,
la disperazione o il pianto sui volti di questa gente.
Il tempo del vissuto pian piano si riduce e senza nemmeno accorgercene la nostra esperienza in terra africana volge al termine, le
nostre valigie si richiudono a fatica per contenere doni e ricordi di
un’esperienza che il posto più grande lo avrà senza dubbio nel
nostro cuore... E quando abbiamo imparato anche noi a dire Karibuni, Asante... giunge il momento di sentire dai nostri amici
Karibuni tena, tornate ancora. Ci siamo lasciati con questa promessa; non sappiamo ancora quando, ma siamo certi che la manterremo. Insieme.
Dominziano Divittorio e Mimma Altieri
Attualità
Nel Segno del Sangue
118
selezionati in segreto,
scelti in ambiente sociale
misero, privilegiando soggetti psicologicamente fragili e manipolabili.
Diversi analisti non riuscirono immediatamente a
comprendere perché i sunniti utilizzavano azioni suicide tipiche della credenza
sciita del martirio come
mezzo per entrare nel
paradiso di Allah. Il dubbio fu, in poco tempo,
risolto: tra il 1992 e il ‘93
circa 400 attivisti di Hamas
erano stati deportati in Libano, nella “Terra di nessuno”
ove, vivendo accanto agli
Hezbollah filoiraniani e ai
guerriglieri sciiti del Libano
meridionale ne avevano
acquisito il modus operandi.
L’addestramento dello
shahid ha assunto una valenza macabra. Dopo essere
stato scelto e indottrinato
secondo una visione distorta
del Corano (i cui brani vietano sia il suicidio che l’omicidio) indossa un sudario e
dorme in una tomba per abituarsi alla morte. Al momento
dell’attentato, inquadrato in
un nucleo di 2-3 elementi che
fungono da supporto, il terrorista arriva nel luogo prescelto
solo all’ultimo momento per
evitare la possibilità di essere
scoperto o, cosa alquanto remota, eventuali ripensamenti.
Le tecniche più utilizzate
sono quelle di farsi esplodere
in zone affollate (piazze, fermate di autobus) o scagliarsi
contro edifici con autobomba
o camion bomba.
Lo shahid di Hamas aveva
un determinato profilo: giovane (dai 18 ai 26 anni) cresciuto ai tempi dell’Intifada, di
bassa estrazione sociale, celibe, non primogenito e spinto
Uccidere
in nome di Dio
di Antonio Picci
L’
Islam è un monoteismo
universale che ha, tra i
suoi aspetti peculiari, i
concetti di tolleranza, pace,
fratellanza e giustizia eppure,
anche prima dell’11 settembre, la maggior parte dell’opinione pubblica occidentale lo
conosceva attraverso le trame
criminali dei terroristi, o l’intolleranza degli integralisti.
La strage di Madrid, con le
oltre 200 vittime, è solo l’ultimo atto; nell’ultimo decennio
abbiamo assistito a condotte
che hanno provocato orrore,
sgomento, paura. Si uccide in
nome di Allah. Si sgozzano
bambini, donne ed anziani
sono trucidati, affollati mercati vengono dilaniati da esplosioni e tutto questo in nome
di Allah.
A pensarci bene si è ucciso
anche in nome di Dio: lo sterminio di 3000 Ugonotti, a
Parigi, nella notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572) fu
perpetrato dai cattolicissimi
Guisa, come cattolici erano i
conquistadores spagnoli che
distrussero le civiltà azteche,
incas o maya; e che dire poi
della lettera spedita dai crociati al Papa dopo la conquista di Antiochia (giugno
1098): “... nel portico di Salomone e nel Tempio i nostri
cavalcano nel sangue dei
saraceni e i cavalli vi guazzano fino ai ginocchi”.
In tutti questi cruenti episodi un aspetto è evidente: la
religione, l’Islam come il cattolicesimo, costituisce solo
l’alibi opposto da fanatici, terroristi, feroci criminali assetati
di sangue che nessuna ideologia, sia essa politica o religiosa, potrà mai giustificare.
Ma chi sono questi “Guerrieri di Dio”? Quali le loro
motivazioni? Chi sono i martiri? Proviamo ad entrare in
questo universo composito,
per spiegare, per capire.
Lo shahid, (il martire), è
una bomba umana: la sua è
una esplosione fisica e psicologica. I primi “martiri” furono inquadrati in reparti scelti
dell’esercito iraniano ai tempi
della guerra Iran – Iraq, ma
non hanno avuto mai gli
onori della cronaca o l’attenzione dei media; è, al contrario, con il conflitto israeliano
palestinese che l’opinione
pubblica viene a conoscenza
di questi “nuovi eroi”
Quando, dopo l’accordo
tra Arafat e Rabin del 1993,
Israele cominciò ad essere
obiettivo degli attacchi di
Hamas e della Jihad islamica,
i pochi “martiri” venivano
Nel Segno del Sangue
Attualità
119
al martirio dal desiderio di vendicare parenti o amici morti, di servire la causa
palestinese, di operare nel segno di Allah, di reagire all’occupazione o da uno
spirito di emulazione.
Qualcosa è cambiato con la seconda intifada. Tra i “martiri” che hanno seminato la morte in Israele a partire dal 2001, sono presenti uomini di cultura medio-alta, giovanissimi e,
particolare rilevante, giovani donne. Sono i “martiri”
delle “Brigate Al Aqsa” gruppo laico, verosimilmente
creato per evitare che i fondamentalisti di Hamas
potessero essere gli unici a gestire il monopolio di
questa violenza.
L’identikit dei nuovi aspiranti martiri è, di conseguenza, mutato. L’età si è
estesa dalla fascia tra i 17 e
i 22 anni ai trentenni. Il
livello di istruzione è passato da quello elementare e
medio a una buona parte di
laureati e diplomati. Non
operano solo i single, ma
anche diversi coniugati tra
cui qualcuno con prole. Il
tenore economico non è
limitato ai nullatenenti, ma
riguarda anche i benestanti.
Migliaia di studenti
hanno chiesto alle autorità
di promuovere l’arruolamento e l’addestramento
alle armi di volontari per la
Jihad, la guerra santa, in
Palestina.
Contemporaneamente le
ambasciate palestinesi in
Arabia Saudita, Yemen e Marocco sono inondate di richieste di giovani, uomini e donne, che chiedono sia loro offerta l’opportunità di adempiere al sacro precetto della Jihad, andando a combattere in Palestina e di aspirare al martirio nel nome di Allah.
Negli ultimi anni la tecnica del “martire” si è globalizzata: al di là dei fatti dell’11 settembre, gli
shahid avevano agito in Kenya e in Tanzania già nel 1998 e, volendo limitare l’analisi allo scorso
anno, attacchi suicida sono stati consumati in Marocco, Arabia Saudita, Indonesia, Turchia.
C’è chi ha visto, in questa globalizzazione del fenomeno, la mano di Al Queida o, meglio, del
“Fronte mondiale islamico per lo Jihad contro Ebrei e Crociati”.
Questa organizzazione, istituita nel 1988 dallo sceicco Osama Bin Laden per unire gli arabi che
avevano combattuto in Afghanistan contro l’invasione sovietica, ha fornito sostegno finanziario e
addestramento agli estremisti islamici sunniti della resistenza afgana.
Negli anni successivi, ha radicalmente mutato obiettivi e struttura e, nel febbraio 1998, con una
fatwa, Bin Laden ha decretato che è dovere di tutti i fedeli musulmani uccidere i cittadini statunitensi e i loro alleati ovunque essi si trovino.
L’obiettivo attuale è il ripristino dello Stato Musulmano mondiale, l’eliminazione di quanto non
è islamico, la distruzione dello Stato di Israele e l’allontanamento degli occidentali dalle nazioni
musulmane. Braccio armato e centrale operativa del Fronte è Al Quaida (la Base).
a. p.
Attualità
Nel Segno del Sangue
120
Giocando giocando
di Giuseppa Rotolo
V
ogliono
correre,
sudare, ridere spensierati, crescere
e diventare autonomi; noi
dobbiamo restituire ai bambini la corsa, il sudore, le risate, la spensieratezza, attraverso
la semplicità, l’immediatezza e la
naturalezza del gioco infantile.
Giocare per un bambino vuol dire
misurarsi con se stesso, con le cose, con
gli altri; è un errore sottovalutare l’energia, l’intelligenza, la voglia di scoprire e di conoscere che un piccolo
investe nell’attività ludica.
Spesso si ruba ai bambini l’età del
gioco, li si rende precocemente
adulti, negando agli anni della loro
infanzia l’originalità, agganciandoli a ritmi, tempi, mete e aspirazioni degli adulti; abbiamo bambini
già esperti, bravi a scuola, impegnati
quotidianamente nello sport, nella
danza, nella lingua straniera, nella tecnologia a buon livello.
A loro, oggi, si offre praticamente una settimana programmata: non c’è spazio per l’imprevisto, per vivere momenti non definiti dagli adulti.
Il tempo del divertimento, del gioco,
del non far niente insieme ai coetanei è
importante per scoprire quali sono le
regole dello stare insieme; solo così
matureranno e faranno propri i principi
fondamentali della convivenza, conquistati naturalmente e non imposti dagli
altri.
Il bambino sembra non avere più i
diritti dell’infanzia, ma se essa viene
negata non si può sviluppare la maturità, perché l’individuo che non ha
soddisfatto le proprie esigenze infantili, rimarrà bambino in eterno, alla
ricerca di un periodo della sua vita,
ormai perduto; ci sono esperienze,
infatti, che si vivono nei primi
anni, oppure rischiano di perdersi per sempre.
Ho cercato di ricordare il
tempo della mia infanzia: che
cosa amavo fare, con chi giocavo, dove mi piaceva
appartarmi, quali erano i
miei passatempi preferiti?
Per i bambini il cortile era
uno spazio di libertà, terreno di
giochi e di avventure, luogo dove
nascevano le amicizie, i litigi e le
prime “simpatie”; i genitori o i nonni
controllavano dall’alto figli e nipoti,
affidati ad uno spazio sicuro; nei cortili non c’erano giochi, bisognava esercitare la fantasia per inventarne sempre
dei nuovi: nascondino, ruba bandiera,
palla prigioniera, campana…
Riproporre, oggi, giochi così semplici,
Nel Segno del Sangue
Attualità
121
significa offrire quello che i bambini ancora desiderano: movimento fisico, competizione, compagnia,
aria aperta, autonomia.
L’epoca attuale offre vestiti firmati, nei negozi di abbigliamento per l’infanzia, e mamme apprensive,
che continuamente invitano a non sporcarsi, a stare attenti, ad evitare immaginari pericoli.
Oggi nei parchi sono presenti scivoli, dondoli e casette prefabbricate, ma non c’è più lo spazio dove è
possibile creare un piccolo rifugio, fatto di canne e corde, o un gruppo di alberi, su cui arrampicarsi facilmente per giocare agli
indiani o per costruirvi
una rudimentale altalena, servendosi di un
copertone d’auto, abbandonato.
Anche oggi il bambino vuole giocare con la
terra, con le foglie, con
i sassi, con l’acqua, con
la sabbia; desidera costruire una tana per
nascondersi; sogna di
zampettare dentro una
pozzanghera e farvi
navigare una piccola
barca di carta.
È capace di impegnarsi per tante ore con
le cose trovate e raccolte in uno spazio all’aria
aperta, in un ambiente
naturale; s’ingegna per
costruire un aquilone,
una fionda, una spada,
un oggetto non meglio
definito, ma che ha un
posto preciso nella sua
fantasia e al quale si
affezionerà, perché esso
è frutto del suo impegno e della sua fatica.
I cortili, però, sono
stati occupati da parcheggi di auto e motorini, perché i condomini
hanno preferito offrire
lo spazio ai loro mezzi
Attualità
Nel Segno del Sangue
122
di locomozione, che inquinano non solo acusticamente,
per evitare di essere disturbati dalle risate
e dai richiami squillanti di tanti piccoli
marmocchi.
I parchi offrono, a volte, ammassi di
rifiuti e pericoli di ogni genere; genitori e
nonni non sono tranquilli e spesso impediscono al piccolo di frequentare coetanei sconosciuti o di allontanarsi dalla loro sorveglianza.
La casa gli mette a disposizione tanti giocattoli costosi, complessi, supertecnologici,
talmente perfetti e rifiniti da usare, ma poi gettare, perché sostituiti da quelli più aggiornati;
giocattoli che non richiedono il suo apporto
creativo, la sua abilità manuale; piantare chiodi, segare, scartavetrare,
incollare, verniciare, tagliare sono
attività ignorate,
perché non sono richieste dalla maggioranza degli oggetti di materiale plastico o sintetico.
Spesso manca un fratellino o una sorellina con cui trascorrere
alcune ore tra conflitti o scambio di idee, né si possono invitare altri bambini, perché ciò comporterebbe la richiesta di un
ampio spazio e la disponibilità della mamma; si ricorre allora alla play station, che offre un video game, a volte ricco
di violenza, o ad un computer, che fa navigare su internet,
ma che tiene inchiodato il piccolo davanti ad una tastiera:
le sue dita impareranno a scorrere velocemente sui tasti,
ma il suo fisico ne risentirà irrimediabilmente.
Noi adulti dobbiamo impegnarci per dare il meglio di
noi stessi alle nuove generazioni, anche favorendo la
creazione di spazi utili, non solo al gioco infantile, recuperando cortili, parchi, giardini e… oratori.
Un nuovo edificio è sorto nel mio quartiere; doveva essere un centro di spiritualità, un luogo di studio e di incontro, ma i Padri, per soddisfare le esigenze dei bambini,
hanno voluto che fosse un centro di vita per l’infanzia, non
solo del quartiere.
Quando l’enorme cancello si apre i primi ad entrare sono i
piccoli, seguiti da genitori o nonni: si precipitano letteralmente
dentro, si guardano intorno alla ricerca di qualche amichetto e
subito formano dei gruppetti per organizzare qualche attività.
Nel Segno del Sangue
Attualità
123
Una partita di calcio presuppone, oltre alle porte, dei validi giocatori, scelti secondo criteri di simpatia o di tifoseria; presuppone
anche la presenza di un “arbitro” adulto che deve sorvegliare
sulla prepotenza di alcuni e sul linguaggio, a volte, troppo
scurrile.
C’è anche spazio per chiacchierare, stando seduti nel
prato o sulle poche panchine, senza l’assillo dei numerosi impegni che pianificano la settimana; si scambiano
idee, sull’organizzazione di nuovi giochi, consigli e
proposte.
C’è chi ama il contatto con la natura e improvvisa
capriole, gareggiando con coetanei, e chi va alla ricerca di qualche fiore o animaletto da mostrare con
orgoglio ai piccoli incuriositi e, a volte, spaventati.
In questo luogo i bambini manifestano
tutta la spontaneità della loro età, sentendo
un’attrazione particolare per la serenità
che vi regna e che soddisfa il loro bisogno di autonomia e di comunicazione.
Proposti da San Filippo Neri e rilanciati da San
Giovanni Bosco, gli oratori rappresentano veri e
propri “ponti tra la strada e la Chiesa”, come ha
detto Giovanni Paolo II, che si è espresso a favore di un loro rilancio; ma organizzare un oratorio richiede
entusiasmo, fatica, impegno e risorse economiche; c’è bisogno di spazio per la preghiera, per la catechesi, per il gioco, per lo sport; la crescita religiosa e il divertimento necessitano di figure educative qualificate, che insegnino anche la disciplina, l’impegno per lo studio e il rispetto reciproco; attorno agli oratori
ruotano, tra numerosi volontari, catechisti, educatori ed animatori; tutti si assumono una enorme responsabilità di fronte agli adulti che affidano
loro i minori.
In una lettera del 10 maggio del 1884
Don Bosco affermava:
“… Che cosa manca dunque? Che i
giovani non solo siano amati, ma che essi
stessi conoscano di essere amati…Che
essendo amati in quelle cose che loro
piacciono, col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a vedere l’amore in quelle cose che naturalmente loro
piacciono poco; quali sono la disciplina,
lo studio, la mortificazione di se stessi; e
queste cose imparino a fare con slancio e
amore “.
g. r.
Umorismo
Nel Segno del Sangue
124
Il lato comico
di Comik
PO T E N Z A DEL S A N G U E
uando fu annunciato il film
di Mel Gibson, Passion, le
catene di distribuzione cinematografica furono molto interessate, forse credendo che si
trattasse di tutt’altra passione,
fatta di esposizione di nudi e
quant’altro. Dopo che ebbero
appreso che si trattava della
Passione di Cristo, si tirarono
indietro. Dicono che in Italia
non si trovò una catena distributrice interessata a mettere
in cartellone il film. Poi se ne è
parlato in tutto il mondo per la
profusione di sangue che scorre
in tutte le scene. Adesso che
sta incassando un pozzo di soldi,
c’è la corsa a accaparrarselo.
Potenza del sangue (finto)! E se
sapessero che potenza ebbe
quello vero!
Q
IL B A M B I N O
AL TRITOLO
e non diventerete come
bambini non entrerete
nel Regno dei Cieli” – disse
Gesù. Qualcuno, ai bambini, oggi
insegna che nel regno dei cieli si
entra divenendo adulti precocemente, spacciando droga, imbracciando mitra, andando alla
guerra per uccidere. A uno
hanno detto che poteva entrare
“S
Nel Segno del Sangue
Umorismo
125
nel Regno dei Cieli a propulsione umana. Gli avevano
fatto indossare un giubbotto imbottito di tritolo
e lo avevano mandato a
farsi esplodere in mezzo a
una folla ignara. “Quando
sei lì, tira la cordicella” –
gli avevano detto. Ci
sarebbe stata una esplosione e il suo corpo si
sarebbe
disintegrato
insieme a quello di molti
sconosciuti. E lui si sarebbe trovato nel Regno dei
Cieli, accolto da settantadue vergini, tutte per lui,
già sbucciate. Il bambino
indossò il giubbotto e si
incamminò. Convinto che si
trattasse di settantadue
merendine, ebbe fortissima la tentazione di tirare
subito la cordicella, per
sedare la fame che lo torturava. Però quelli che lo
avevano indottrinato gli
avevano detto: “Attenzione, scegli bene il momento
in cui hai attorno a te il
maggior numero di persone”. E lui pensò: “Forse è
meglio esplodere qui, da
solo, per non rischiare di
dover dividere le settantadue merendine, una volta
che sarò giunto nel Regno
dei Cieli. Possibile che quei
poveracci che esploderanno con me se ne vadano da
qualche altra parte? Perché, sicuramente, anche
quei poveracci che esploderanno con me, mi seguiranno. Possibile che Allah
dia settantadue merendine
a ciascuno?”. Stava per
tirare la cordicella, quando
rifletté: “Ma se mi disintegro, come prenderò le
merendine senza mani? E
come le mangerò senza
denti?”. E si tolse con
molta prudenza il giubbotto, per timore che esplodesse; e poi anche la
maglietta e i pantaloni, per
rassicurare le popolazioni
del mondo, che lo guardavano sbigottite, che era
proprio un innocuo bambino. Restò in mutande,
davanti al mondo intero.
Ma i suoi malvagi maestri li
aveva messi a nudo.
S CIENTOLOGY 1
on richiesto, è giunto
a Comik un opuscolo
coloratissimo, pieno di belle
case e facce sorridenti.
Nell’esordio, dice: “Questo
è il problema fondamentale: al progresso scientifico
non ha fatto riscontro un
egual progresso nell’ambito
delle dottrine umane. Bisogna rassegnarsi, o si può
fare qualcosa a riguardo?”.
Si può fare qualcosa: delle
belle fotografie a colori, di
posti lussuosi e facce sorridenti.
N
S CIENTOLOGY 2
opuscolo spiega che
cosa è Scientology, “la
sola religione principale che
sia emersa nel XX secolo”.
Si tratta del “movimento
religioso dalla più rapida
crescita nel mondo d’oggi (e)
fornisce all’individuo gli
strumenti non solo per risolvere i suoi problemi, conseguire le proprie mete e una
felicità duratura, ma anche
per raggiungere nuovi stati
di consapevolezza, stati che
non ha nemmeno sognato”.
Conveniamo che quegli stati
non erano nemmeno sognati,
prima di incontrare Scientology; ma certamente, dopo,
sì. A quando il risveglio?
L’
S CIENTOLOGY 3
cco perché milioni di
persone di tutto il
mondo usano i suoi principi
nelle loro vite di tutti i giorni e perché un numero sempre maggiore di persone
trova dei punti di riferimento in Scientology per loro
stesse, le loro famiglie, le
loro organizzazioni, le loro
città, le loro nazioni e per
tutta questa civiltà”. È per
questo che il mondo accelera tanto rapidamente verso
l’abisso.
“E
Comik
N OLI
ME TANGERE
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Aprile 2011 - Centro Studi Sanguis Christi