Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LIII - N° 4 Aprile 2004 Sped. in Abbon. Post. Art. 2 Comma 20/c - Legge 662/96 - Filiale di Roma - Una copia € 0.77 SOMMARIO NEL SEGNO DEL SANGUE Mensile della Unio Sanguis Christi dei Missionari del Preziosissimo Sangue Anno LIII - N° 4 Aprile 2004 Direttore Responsabile: Michele Colagiovanni, cpps Redattori: Alberto Rinaldi, direttore USC Benedetto Labate Giuseppa Rotolo Maria Damiano Grafica: Elena Castiglione Foto: P. Battista: 97, 98, 99 Repertorio: 106, 102, 106, 107, 108, 113, 119, 120, 121, 122, 123, 124 Archivio USC: 100, 104, 109, 115 M. Castiglione: 116, 117 Stampa e fotocomposizione Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A. Viale Enrico Ortolani, 149/151 00125 Zona Industriale di Acilia - Roma Tel. 06/52169299 (multilinea con r.a.) Direzione e Redazione 00181 Roma - Via Narni, 29 Tel. e Fax: 06/78.87.037 e-mail: [email protected] http://www.SanGaspareDelBufalo.pcn.net Autorizzazione Trib. Roma n. 229/84 in data 8-6-1984. Iscriz. Registro Naz. della Stampa (Legge 8-8-1981, n. 416, Art. 11) al n. 2704, vol. 28, foglio 25, in data 27-11-1989 Abbonamento annuo ordinario: € 7,50 sostenitore: € 12,91 estero: $ 20,00 C.C.P. n. 391003 Finito di stampare nel mese di aprile 2004 Questa rivista è iscritta all’Associazione Stampa Periodica Italiana EDITORIALE La compagnia del Venerdì santo di Michele Colagiovanni 97 SPIRITUALITÀ Preghiamo insieme... di Louis La Favia 100 ATTUALITÀ FINESTRE - Globalizzazione o glocalizzazione? di Giuseppe Fusco Contro la guerra educhiamo alla pace di Maria Damiano Uccidere in nome di Dio di Antonio Picci Giocando giocando di Giuseppa Rotolo 103 106 118 120 INCONTRO DI PREGHIERA Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto di Benedetto Labate 109 CATECHESI PER GRUPPI DI PREGHIERA U.S.C. Il sacerdozio nuovo: edificare, offrire... a cura di Tullio Veglianti 113 MISSIONI Karibuni sana! di Dominziano Divittorio e Mimma Altieri 115 UMORISMO Il lato comico di Comik 124 La passione di Gesù è veramente una “passione gloriosa” perché è l’evento che trasforma la sconfitta in vittoria e il luogo dell’infamia in centro di attrazione universale: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me!” (Gv 12,32). La croce diventa così il cuore del mondo. Da essa si è innalzata al Padre la preghiera di Cristo per la salvezza di tutti. Unita al gesto sacerdotale del suo Signore la Chiesa eleva la grande intercessione: tutto è radunato sotto la croce, perché solo in questo mistero di morte e di risurrezione possono trovare soluzione i problemi e i drammi che coinvolgono la storia della Chiesa e dell’umanità. Il rifiuto di un popolo riassume, in un certo senso, il rifiuto, l’ottusità, l’incredulità dell’uomo di ogni tempo, posto di fronte ai valori di verità, di giustizia e di amore che Dio ha rivelato in Gesù. L’annuncio pasquale risuona nella Chiesa: Cristo è risorto, egli vive al di là della morte, è il Signore dei vivi e dei morti. Nella “notte più chiara del giorno” la parola onnipotente di Dio che ha creato i cieli e la terra e ha formato l’uomo a sua immagine e somiglianza, chiama a una vita immortale l’uomo nuovo, Gesù di Nazaret, figlio di Dio e figlio di Maria. Pasqua è dunque annuncio del fatto della risurrezione, della vittoria sulla morte, della vita che non sarà distrutta. Fu questa la realtà testimoniata dagli apostoli; ma l’annuncio che Cristo è vivo deve risuonare continuamente. La Chiesa, nata dalla Pasqua di Cristo, custodisce questo annuncio e lo trasmette in vari modi ad ogni generazione: nei sacramenti lo rende attuale e contemporaneo ad ogni comunità riunita nel nome del Signore; con la propria vita di comunione e di servizio si sforza di testimoniarlo davanti al mondo. Nel Segno del Sangue Editoriale 97 La compagnia del Venerdì santo di Michele Colagiovanni [La scena si svolge davanti al sagrato di una chiesa, appena terminata la processione del Cristo Morto, davanti a tutto il popolo che ha partecipato, alla luce delle fiaccole, al mesto corteo nelle strade cittadine]. SACERDOTE – Ecco terminata la Processione del Cristo Morto. Mi complimento con voi per la compostezza con la quale avete partecipato. Ritengo che a questo punto ognuno di voi sia in grado di far rivivere scenicamente il dramma che condusse alla morte di Gesù da qualunque angolatura; o, per meglio dire, da qualunque atteggiamento umano. Vogliamo provare? Potrà servire per approfondire ulteriormente il nostro rapporto con Cristo e aiutare altri a entrare nel dramma delle scelte che la vita propone... ANTONIO [Si leva di scatto e dice:] - Benissimo. Io sono pronto... SACERDOTE – Ecco, tu sarai Pietro. La tua impulsività ti fa assomigliare a lui... ANTONIO – Non vorrai mica dire che io sia uno che rinnega Cristo davanti a una donnicciuola? O che fa lo spaccone presumendo troppo dalla propria fede? ROBERTO – Se la mettiamo su questo piano, nessuno vorrà le parti sgradevoli... Chi farà Giuda, o Maddalena, o Caifa... Ci accapiglieremo per assumere la parte di Gesù e di Maria... SACERDOTE – Ne sei proprio sicuro? Ti prendo in parola, Roberto. Tu farai la parte di Cristo. Ti renderai conto che qui non si tratta di vestire le penne del pavone... Essere Cristo non è lo stesso che immaginare di esserlo. Cristo, Maria sua madre furono persone sulle quali si abbatté un dramma terribile... Chi ambisce a cuor leggero di salire sulla croce, a versare il proprio sangue fino all’ultima stilla, tra insulti di ogni genere? Chi, in quei terribili frangenti, se la sentirà di pregare per i carnefici, implorando il perdono per i loro peccati? Abbiamo appena condotto per le strade della nostra città il Corpo morto di Cristo: chi vorrebbe essere al suo posto, nella bara? Editoriale Nel Segno del Sangue 98 CRISTO – Ho capito. Si tratta davvero della parte più difficile. Ora vorrei che la proponessi a qualche altro. Non sono più troppo sicuro di me stesso... SACERDOTE – No. Ora, che hai capito, potrai essere davvero un buon interprete di Gesù. Hai anche l’aspetto fisico che l’immaginario gli ha attribuito nei secoli, benché a nessuna persona al mondo – uomo o donna che sia – è preclusa la possibilità di essere dignitosamente Cristo. Ne ha anzi il dovere... Lo stesso dico di Maria... Se si tratta di appropriarsi della sua grandezza, della sua bellezza interiore e esteriore, comprendo che tutte litigherebbero per essere al suo posto. Ma ella fu una donna che dovette partorire il proprio figlio in una mangiatoia, andare profuga lontano dalla sua casa, assistere alla morte straziante del figlio... Chi vorrebbe essere una tale donna, che chiamiamo Addolorata? La sua vita terrena non fu davvero trionfale... [Interviene un lungo silenzio, durante il quale il Sacerdote scruta la folla senza che nessuno si proponga]. Ilaria, ti prego. Vorresti rendere questo servizio a tutti noi? Vorresti dare visibilità ai milioni di donne che oggi, in questo stesso momento, nel mondo, vedono i loro figli morire di fame, morire per le ferite, e piangono per un dolore immenso e senza speranza? Sei chiamata a riaccendere la speranza nei cuori... ILARIA – Tremo al pensiero, ma accetto. SACERDOTE – E per la stessa ragione prego te, Sabrina, di far rivivere sotto i nostri occhi un’altra grande donna, Maddalena. SABRINA – Tremo più di Ilari,. ma accetto anche io. Potresti andare nelle strade della periferia della nostra città, a prendere qualcuna di quelle che stanno facendo il triste mestiere del personaggio che mi offri, sotto altra luce... Quante donne, anche in questo venerdì santo, si comportano come Maddalena prima di incontrare Cristo... Da donna, voglio difendere la dignità delle donne. A milioni vengono sfruttate, acquistate e rivendute... Persone usa e getta; da lapidare, se la realtà viene allo scoperto, con una incoscienza orribile, perché il loro peccato appartiene alla società e a quelli stessi che impugnano il sasso... SACERDOTE – Vedo che hai capito perfettamente. Poco fa Roberto, che ha accettato di impersonare Gesù, diceva: “Nessuno vorrà fare la parte di Maddalena e di Giuda”. Roberto, vedi che non è così! Brava, Sabrina. Siamo invitati a scoprire la grandezza di ogni essere umano. Gesù diede proprio a Maddalena, a te quindi, Sabrina, il privilegio di annunciare la Risurrezione agli stessi apostoli. Le poté conferire questo compito, perché ella era stata capace di risorgere... Tu sei risorta nel momento in cui non ti sei sentita migliore di certe donne. Tu non avrai bisogno di inventare parole nuove, di vestire di slogans la tua rabbia. Dovrai solo impersonare la nuova Maddalena, la creatura rinata, grazie all’incontro con Cristo... Ella cercò il suo sepolcro, voleva il suo corpo morto, perché sapeva che c’era più vita in quel morto che negli uomini che cercavano in lei l’illusione di essere vivi... WALTER – E allora io mi propongo per la parte di Giuda. SACERDOTE – Non ho nulla in contrario, anzi... Avevo già Nel Segno del Sangue Editoriale 99 preparato un discorsetto per indurre qualcuno a accettare questa parte sgradevole. Ti ringrazio di avermi risparmiato una perorazione, ma vorrei che tu dicessi le ragioni della tua decisione. Perché ti sei offerto a far rivivere un personaggio in apparenza così negativo? WALTER – Voglio cimentarmi con la pagina più difficile del Vangelo. L’unica persona nella cui vita sembra trionfare la disperazione. Eppure non è così; questa, almeno, la mia speranza. Giuda Iscariota si dà la morte, mentre tutti gli altri seguitano a vivere: è vero. Si uccide, ma dopo aver ammesso il tradimento. Egli si punisce, proprio quando la sua vita lo aveva condotto a scoprire una verità che meritava un premio: e lo aveva già ottenuto, senza rendersene conto. Non riuscì a capire che ammettere la colpa, dichiararsi traditore, è già non esserlo più; è già essere tornati alla fedeltà; aver ottenuto il perdono di Dio e di coloro che la pensano come Dio... SACERDOTE – Ti ringrazio delle tue illuminanti parole. Sono molti quelli che dovrebbero accogliere la lezione di Giuda e, naturalmente, trarne una conclusione diversa. A cominciare dal sommo sacerdote Caifa e Pilato. Due autorità, una religiosa e l’altra civile, accomunate dalla subordinazione di ogni loro scelta alla conservazione del potere. L’onnipotenza è davanti a loro: la parola incarnata con la quale furono creati il cielo e la terra; un Dio, che per amore spogliò se stesso di ogni aspetto divino, per insegnare all’uomo chi è veramente un uomo... E rimangono attanagliati al loro miserabile potere, come lo scarabeo alla sua pallottola di sterco... [Due persone alzano la mano: sono Gualtiero e Oscar]. Avete qualche obiezione? GUALTIERO – Mi offro per Pilato. OMAR – E io per impersonare il sommo sacerdote Caifa. SACERDOTE – Sono confuso. Pensavo di dover faticare di più a trovare candidati. Anche a voi chiedo di rendere ragione della vostra scelta. Gualtiero, di’ la tua. GUALTIERO – Vorrei che, riflettendo sulla mia interpretazione della vita, nessuno più si lavasse le mani per abbandonare gli altri a se stessi. Non tutti sono capaci di cavarsela da soli e attendono un soccorso; chi poteva cavarsela da solo, Gesù, non volle sottrarsi alla cattiveria degli altri, per ammaestrarci sui limiti della cattiveria umana, che tutti possiamo raggiungere, anche semplicemente lavandocene le mani. SACERDOTE – È una splendida motivazione. Sono sicuro che riuscirai a impartire una bella lezione agli altri, mentre la dai a te stesso. E ora di’ tu i tuoi motivi, Caifa. Scusami se ti chiamo già con il nome del personaggio. OMAR – Io vorrei rendere questo personaggio il più sgradevole di tutta la compagnia, perché di fronte a un Dio che si è fatto uomo figura come un uomo che si fa Dio e presume di esserne l’interprete. Tutti dobbiamo essere interpreti di Dio, ma non lo siamo se facciamo uso delle sue parole per condannare, per opprimere... Chi può, in nome di Dio, mandare uomini imbottiti di tritolo a esplodere in mezzo alle folle, per ucciderne quanti più possibile? Pilato è sgradevole, perché parla il linguaggio degli uomini e facendo uso della propria accortezza cerca di salvaguardare il proprio tornaconto, o la pallottola di sterco, come dicevi tu pocanzi. Ma appellarsi a Dio per predicare l’odio, la vendetta, le stragi, questo è intollerabile... Questa è la rimozione di ogni base del vivere. SACERDOTE – Scusami, Omar, ma non ti darò questa parte. Mi fa piacere che tu l’abbia voluta e è stata una grande lezione per me. Questa parte mi spetta di diritto, perché io sono un sacerdote e qualche volta lo sono anche troppo. Le penne del pavone, che ho cercato di strappare di dosso a voi, io le indosso e ne faccio flabelli per celebrare me stesso. Voglio vedermi nelle vesti di Caifa, perché spesso lo sono in carne e ossa. Fratelli, diamo inizio alla rievocazione dall’unico dramma che ci redime. Facciamo memoria dell’unico morto che insegna a vivere. m. c. Spiritualità Nel Segno del Sangue 100 Preghiamo insieme di Louis La Favia Dacci oggi il nostro pane quotidiano Il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni “convenienti”, materiali e spirituali. Il nostro pane significa il nutrimento terreno, a tutti necessario per il proprio sostentamento, ma indica pure il Pane di Vita: Parola di Dio e Corpo di Cristo. Prospettiva storica Il Padre nostro preghiera di ogni cristiano È nel momento più doloroso della sua vita, al Getsemani, quando Gesù sentiva, in completo strazio, l’intero dolore del mondo: «Abba, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglia, ma ciò che vuoi tu.» (Mc 14,36) Q uando Gesù ha chiamato il Padre “Abbà,” ha, di certo, scandalizzato non solo ogni buon giudeo che aveva di fronte, ma ogni buon pensante che era presente. Un buon Israelita, difatti, non avrebbe mai mancato di rispetto al suo Dio; e un pagano, che scambiava gli avvenimenti terrestri come effetti di cose divine, non avrebbe mai osato mettersi contro le forze della natura che considerava suo Dio. E proprio questo Gesù faceva quando, rivolgendosi al Padre, l’ha chiamato “Abbà.” L’unica volta che si trova nel vangelo è tradotto “Padre”, ma, di fatto, nel significato comune, non vuol dire altro che “papà”; proprio nel senso confidenziale, affettuoso, intimo che il bambino indirizza al proprio babbo; e che noi continuiamo a chiamare nostro padre fino a tarda età. Oltre al fatto che Gesù non ha mai dato differenti significati alle sue espressioni, abbiamo anche il caso che una volta, infatti, il vocabolo ci è stato tradotto da l’Evangelista. Una sola volta, l’unica. “È al momento più doloroso della sua vita, al Getsemani, quando Gesù sentiva, in completo strazio, l’intero dolore del mondo: ”Abbà Padre!Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglia, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14:36). È l’Evangelista Marco che ci trasmette questa risonanza della parola aramaica. Sono due che ci trasmettono veramente la preghiera del Signore: Luca e Matteo. La formula di quest’ultimo è più completa, Nel Segno del Sangue Spiritualità 101 ed è quella che comunemente viene recitata. Però, mentre Matteo inserisce il “Paternoster” entro una serie di sentenze, Luca ci dà il momento preciso di quando Gesù ha insegnato la preziosa preghiera. Perciò noi useremo l’uno e l’altro, per l’occasione esatta e la preghiera recitata. “Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli” (Lc.11:1) “Voi dunque pregate così: Padre nostro, che sei nei cieli sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.” (Mt.6,9-13). Eppure – chi lo crederebbe? – da un indirizzo così confidenziale, così doloroso, ne è stata fatta la parodia. Il notissimo scrittore americano Ernest Hemingway, imitando – vorremmo dire “scimmiottando” – il “Pater Noster”, dice precisamente così: “O nulla nostro che sei nel nulla, Sia nulla il tuo nome… e sia nulla la tua volontà, così in nulla come in nulla. Dacci questo nulla il nostro nulla quotidiano, e nulla noi il nostro nulla, ecc”1 È un terrore agghiacciante, e spiega il colpo di fucile con cui si è suicidato. Perché quando si crede al “Niente Assoluto” non c’è alcun Dio che possa aiutarci. Ma andiamo a più respirabili e rispettabili aure. Gli artisti, come si può facilmente immaginare, non hanno, in genere, riprodotto singolarmente le varie tematiche del “Pater Noster”, perché le trovavano già, Poeti e prosatori più concretizzate, nei vari episodi della vita stessa di Gesù: o nei ne hanno scritto suoi miracoli o nelle sue parabole; in una parola, nei vari interventi estesamente sul del Signore, particolarmente nella sua Passione, quando ci è stata Padre nostro preservata la parola “Abbà.” Ma, poeti e prosatori ne hanno scritto estesamente, in special modo quelli che avevano a che fare con argomenti religiosi. In particolare, i Padri della Chiesa, gli esegeti, i Teologi, gli scrittori ecclesiastici hanno lasciato, attraverso i secoli, pagine stupende in riguardo al “Pater Noster”. Tertulliano l’ha chiamato “un compendio dell’intero Vangelo” (Tert., De Oratione,1); S.Agostino è andato più oltre dicendo che “tutta la Sacra Scrittura è contenuta nella preghiera insegnataci dal Signore” (S. Agost.,Epistulae,PL.33,502). Tommaso d’Aquino la chiama: “la preghiera perfettissima in cui vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell’ordine in cui devono essere desiderate” (Sum. Theol.,II-II,83-9). Riprendendo da uno di loro, cioè dal massimo poeta teologo del mondo occidentale, Dante Alighieri, trascriviamo il commento che ne fa, con le proprie aggiunte originali. Già, nell’ultimo girone del suo Purgatorio, se ne fa raccomandare la recita attraverso l’amico che gli aveva insegnato a poetare: “Or se tu hai si ampio privilegio, che licito ti sia l’andare al chiostro nel quale è Cristo abate del collegio, falli per me un dir del paternostro, quanto bisogna a noi di questo mondo, dove poter peccar non è più nostro”2 È il penitente Guido Guinizelli che prega il suo ammiratore, Dante, di ricordarsi di lui, almeno con un “paternostro”, quando, nel suo viaggio ultraterreno, sarà dinanzi al Signore. Mettendo tutto ciò in versi, l’esiliato Dante non può dimenticare il richiamo della pace, primieramente quella monastica, che gli urgeva nel cuore. Ma è nel primo girone del suo Purgatorio, quello dei “superbi” – il peccato più lontano da Dio - che Dante espone perfettamente il “Paternoster”, mettendolo nella bocca dei suoi penitenti. Le cattive inclinazioni al peccato, secondo il poeta, vengono eliminate con la meditazione degli esempi della Vergine e dei santi, come anche con la contemplazione delle punizioni subite da coloro che hanno trasgredito il volere divino; ma soprattutto con la preghiera fervente che esce sincera dal cuore e che addolcisce la pena che devono subire per l’espiazione della colpa di cui fanno penitenza nel Purgatorio. La preghiera che mette nella bocca dei suoi caratteri è proprio l’ora- Spiritualità Nel Segno del Sangue 102 zione massima, quella, l’unica, insegnata dal Signore. Ma, non come Hemingway che ne fa la parodia, egli ne fa la parafrasi, condensandola in sette terzine, il numero privilegiato dai Teologi. “O Padre nostro, che ne’ cieli stai, non circuscritto, ma per più amore ch’ ai primi effetti di là su tu hai,” È la lode eccelsa al creatore che, non circoscritto, tutto circoscrive in un amplesso d’amore per le sue creature. “Laudato sia ‘l tuo nome e ‘l tuo valore da ogni creatura, com’è degno di render grazie al tuo dolce vapore.” Sono gli specifici attributi del “Padre”, secondo il libro della Sap.VII,25; alcuni specialmente gli antichi commentatori, vi hanno vista la glorificazione della Trinità: il nome è il Verbo, Cristo; il valore, cioè la potenza, il Padre; il vapore, lo Spirito Santo, perché emanazione d’amore tra il Padre e il Figlio. “Vegna ver’ noi la pace del tuo regno, ché noi ad essa non potem da noi, s’ ella non vien, con tutto nostro ingegno;” La pace tanto desiderata da Dante, e tanto necessaria ai nostri tempi, come possiamo vedere nella guerra dei Balcani, non è possibile senza che vi sia un intervento divino. “Come del suo voler gli angeli tuoi fan sacrificio a te, cantando osanna così facciano li uomini de’ suoi.” “È ‘n la sua volontade è nostra pace”(Par.,III,85), dirà una delle Sante, parlando del Signore, in nome di tutti gli altri, nel Paradiso di Dante; è quel che dovrebbe avvenire in questa terra, come tutti desidereremmo. “Da oggi a noi la cotidiana manna, sanza la qual per questo aspro diserto a retro va chi più di gir s’affanna.” Il deserto indubbiamente richiama la manna, ma la sua asprezza segnala qualcosa di più, oltre il pane quotidiano: la parola divina infallibile, che ci assicura la salvezza. Così, il mondo dei “superbi” si avvicina al mondo terreno, richiamandone la necessità dello spirito, non dimenticando quelle del corpo. “E come noi lo mal ch’avem sofferto perdoniamo a ciascuno, e tu perdona benigno, e non guardar lo nostro merto.” Perdonare a chi ci fa del male è grande sacrificio e, a volte, può sembrare eroico; ma è un ineguale scambio con quello che Dio ci dà giornalmente in più, per il nostro mal volere. “Nostra virtù che di legger s’adona, non spermentar con l’antico avversario, ma libera da lui che si la sprona.” “Il nemico di sempre ci tenta, ma tu, Signore, aiutaci nella nostra resistenza al male, che è dentro, in noi stessi.”3 Agli insulti che potevano derivare dall’invocazione riprodotta in parodia- al “nulla eterno” di Hemingway, un uomo come Dante ha risposto con la glorificazione sublime al creatore dell’universo nell’eccelsa parafrasi del “Paternoster”. l. l. f. NOTE 1 Brevi storie complete di Ernest Hemingway, “Un Posto pulito e Bene Illuminato”, New York:Charles Scribner’s Son, 1987; p.291. 2 DANTE,.La Divina Commedia, Purgatorio,Traduzione e commentario di John D.Sinclair, Oxford University Press, New York. 3 Ibid, Pur.,XI, 1-21, p.143. Nel Segno del Sangue Attualità Finestre 103 di Giuseppe Fusco D a diversi anni si parla, pro o contro, di Globalizzazione… anzi, a causa di essa si creano forti tensioni sociali che possono sfociare nella violenza (es.: Genova 2001); ma cos’è questa famosa Globalizzazione? Perché crea tante discussioni? Perché nel titolo si è deciso di opporla a un’altra realtà, quella della Glocalizzazione? Il problema fondamentale è lo sviluppo globale e dal volto umano attraverso la presa di coscienza di ognuno di noi che la dipendenza del povero nei confronti del ricco è un’ingiustizia e che tale presa di coscienza faccia sorgere una relazione fra ogni abitante (più o meno vicino) di questo mondo, mediante una cooperazione solidale. Si tratta di una sfida etica planetaria, che porta ad assumersi la responsabilità per quanti sono svantaggiati e l’espressione responsabilità significa dare voce a chi non ha modo di far ascoltare la propria; pertanto si tratta di prestare attenzione ai bisogni e alle richieste dell’Altro, senza sottovalutarne le eventuali proposte. Quando gli “esperti” parlano di Globalizzazione si soffermano quasi esclusivamente su dati statistici, economici, etc.. ma dove sono le persone, le famiglie, le comunità, i popoli? Viviamo in un’era di enorme tecnologizzazione (ma chi può accedervi?) e l’industria dei mass-media, con la rapida diffusione delle informazioni (come e quali?), influisce sul senso d’identità di ognuno riducendo, allo stesso tempo, la solidarietà sociale e la diversità culturale; eppure la mobilitazione della “società globale” è possibile proprio grazie a tali opportunità. Per la sua forza critica, il movimento di “Globalizzazione alternativa” porta i problemi socio-economici presenti nel mondo (uguaglianza, sradicamento della povertà, relazioni commerciali eque, cancellazione del debito …) all’attenzione dei governanti, cioè di quanti decidono la sorte del mondo, e a quella dei cittadini che hanno l’obbligo morale di far pressione sui politici anzitutto attraverso lo strumento del voto. Ciò che deve smuovere le nostre coscienze sono i valori della responsabilità e della partecipazione democratica, che implicano la giustizia e la solidarietà; ovvero ciò che può condurre a una PACE REALE fatta di cooperazione e condivisione tra i popoli. A cosa serve prendersela con i vari fondamentalismi pseudo-religiosi ed estremismi di ogni genere, dal momento che questi trovano terreno fertile proprio sfruttando la nostra disattenzione verso povertà e ingiustizia?1 Le armi potranno mai vincere la situazione caotica e di terrore nella quale viviamo, oppure servono solo ad ampliare i guadagni dei colossi petroliferi e arricchire maggiormente i proprietari delle industrie belliche occidentali,2 con il sostegno di molte Banche?3 E a proposito di sfruttamento come dimenticare le multinazionali farmaceutiche che, praticamente, obbligano i Paesi poveri a comprare da loro i medicinali essenziali a prezzi altissimi? 4 Senza contare, in tali Paesi, l’instaurazione e la guida di alcune Dittature da parte dei Paesi Occidentali (i nostri!),5 infatti dall’esterno è più semplice gestire una Dittatura (costituita da una persona o un gruppo) che una Democrazia (formata da un Popolo). Tutto ciò, e molto altro, è alla radice del problema e riduce alla disperazione chi già vive in situazioni di povertà economica e degrado umano. Nelle più importanti decisioni internazionali i Paesi poveri hanno solo un minimo peso (quando lo hanno!); mentre i “grandi” vertici come quelli del G76, che rappresenta circa il 4% della popolazione mon- Attualità Nel Segno del Sangue 104 diale, pretendono di intervenire sui grandi temi che riguardano l’intero globo… questa è DEMOCRAZIA? Cosa diremmo se un qualsiasi Partito con solo il 4% di preferenze governasse (da solo!) il nostro Paese? Eppure questo accade nel mondo, dove alcuni (sempre noi “Occidentali”!) si arrogano il diritto di dettar legge per tutti … riempiendosi la bocca della “parola” democrazia! Come scrive il grande poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, nell’Opera da tre soldi: “… la superbia quassù ci ha innalzati, dove gli uccelli ingordi ora ci beccano come palle di sterco sulla strada …” L’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), il Fondo Monetario Internazionale (IMF) e la Banca Mondiale (WB), sotto la pressione dei Paesi ricchi, minacciano restrizioni sulle strategie per lo sviluppo nazionale indipendente, imponendo standard che non tengono conto delle differenze specifiche di ognuno e portano a una concorrenza sleale (fatta di diseguaglianza e ingiustizia); in questo modo si impediscono gli sforzi e le creatività nazionali e si annulla l’indipendenza dei singoli Stati, spingendo tutti all’uniformità e alle catastrofiche conseguenze di cui pagano l’alto prezzo, quotidianamente, i Paesi più poveri. Continuiamo a citare l’Opera di Brech: “Voi che alla retta vita ci esortate e ad evitare il fango del peccato, prima di tutto fateci mangiare e poi parlate pure a perdifiato … Voi che godete a spese del nostro disonore, date ascolto, sappiatelo, è così: solo saziato l’uomo può farsi migliore”. Alla paradossale situazione attuale è necessario trovare una soluzione urgente, che tenga conto del rispetto dei diritti umani … di tutti! C’è una sfida etica in attesa di essere accolta da ognuno di noi, quella contro l’avidità del profitto e la sete per il potere e quindi bisogna far sì che tutti siano pienamente attori; diritto negato da povertà, fame, sete, malattie, carenza d’istruzione, etc. È questo il ruolo della “Globalizzazione alternativa”, della “Globalizzazione della solidarietà e della giustizia”, ovvero della cosiddetta Glocalizzazione: una sovranità condivisa, dove si lavora insieme per il bene comune; una decentralizzazione delle decisioni; una cooperazione multilaterale che annulli la sopraffazione dei più forti sui più deboli, tenendo conto delle necessità, delle esigenze, delle capacità e delle risorse di ogni persona, cultura, popolo. Il ruolo dell’ONU è basilare, ma prima sono indispensabili riforme urgenti che lo riguardano: democratizzazione, per dare un’equa rappresentatività anche ai Paesi più poveri; riorganizzazione dei fondi; rigoroso sistema del costo amministrativo; maggiore organizzazione dei compiti; trasparenza, controllo e valutazione di ruoli, decisioni, programmi e azioni.7 I problemi non si risolvono soltanto con i soldi, ma anche riconoscendo come un diritto naturale la dignità umana, che nasce da migliori condizioni di sviluppo e dalla possibilità di aver voce nelle decisioni; soprattutto in quelle che riguardano il proprio destino. Pur ammettendo la complicità della Chiesa con vari poteri politico-economici, che in molteplici regioni Nel Segno del Sangue Attualità 105 del mondo si arricchiscono a discapito dei più deboli, la Dottrina Sociale Cristiana ha gridato in varie occasioni contro lo scandalo per gli atteggiamenti sia d’indifferenza che di sfruttamento nei confronti degli ultimi e molti missionari (laici e sacerdoti) danno la vita per combattere tali situazioni. Parafrasando il Brecht dell’Opera menzionata, è necessario “che il diritto dia luogo alla pietà” e faccia tornare alla luce coloro che abbiamo gettato nelle tenebre; dunque quella pietas cristiana che ci apre alla compassione (com-passio, soffrire con), che permette di sentirci uniti alle sofferenze degli altri non idealmente, ma cominciando dalle concrete azioni quotidiane. Concludiamo con una poesia che dovrebbe farci riflettere: Per chi suona la campana Nessun uomo è un’isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata dall’onda del mare, l’Europa ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, una magione amica normale, o la tua stessa casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te. (John Donne, 1563-1651) g. f. INVITO ALLA LETTURA I Documenti Sociali della Chiesa (2 voll.), a cura di p. Raimondo Spiazzi o.p., Ed. Massimo Herbert MARCUSE, L’uomo a una dimensione, Ed. Einaudi Joseph E. STIGLITZ,8 La globalizzazione e i suoi oppositori, Ed. Einaudi Jean ZIEGLER, La privatizzazione del mondo, Ed. Il Saggiatore Global Governance: sfide per il XXI secolo, Atti del Seminario Internazionale sulla Global Governance promosso da CIDSE e Caritas Interna- tionalis (Roma, 24 Ottobre 2002), a cura di Giuseppe FUSCO; su Volontari e terzo mondo, periodico trimestrale di Volontari nel mondo – FOCSIV, n. 1-2 (Gennaio-Giugno 2003), Anno XXXI, pp. 135-1579 NOTE Come disse giustamente il Cancelliere Tedesco Scröeder: “Senza equità globale non c’è sicurezza globale” (Forum Economico Mondiale, New York 2002); infatti non c’è dubbio che questo tipo di globalizzazione che stiamo vivendo sta facendo oscillare la stabilità internazionale. 2 Notare che tali industrie vendono armi anche ai cosiddetti “Stati canaglia”, cioè quelli ai quali facciamo la guerra perché ci minacciano … stranezze della nostra cosiddetta “CIVILTÀ” Occidentale (superiore in cosa?)! 3 Cfr. il Sito Internet www.banchearmate.it , oppure italy.peacelink.org/mosaico cliccando su I dossier di Mosaico e poi su Banche Armate (Ottobre 2003) e informiamoci sul ruolo che, nel commercio di armi, hanno le Banche in cui depositiamo i nostri soldi … forse scopriremo che anche noi abbiamo delle responsabilità in ciò! 4 Esemplare il caso del Sud Africa che, nel 1997, si è ribellato a tale situazione fornendosi da Paesi (es.: Brasile e India) che le vendono a costi accessibili (circa 270$ l’anno per curare un malato di AIDS; contro i circa 10000$ delle multinazionali). Inizialmente 39 multinazionali farmaceutiche intrapresero un’azione legale contro il Governo Sudafricano; ma poi le stesse case farmaceutiche furono costrette a rinunciare per l’enorme scalpore e la cattiva pubblicità che, in tutto il mondo, aveva creato la vicenda. Per approfondire la problematica cfr. il Sito Internet di Medici Senza Frontiere: www.medicisenzafrontiere.it e cliccare su Campagna per l’accesso ai farmaci essenziali. 5 Per evitare un lunghissimo elenco e non andare troppo lontano nel tempo, basti pensare al Dittatore di Haiti Aristide che, nel 1994, fu reinsediato grazie all’intervento delle truppe USA. 6 Costituito come G6 nel 1975 (a Raimboullet, Francia) e formato da Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, USA; nel 1976 si unisce il Canada, dando vita al G7; infine nel 1998 (a Birmingham, GB) si aggiunge la Russia, creando il G8 … che fine ha fatto l’ONU? 7 Si noti che nel Congresso USA la resistenza a un 1 significativo ruolo dell’ONU nelle politiche mondiali si è espressa nel rifiuto di pagare i propri debiti nei confronti dello stesso ONU, portandolo sull’orlo della paralisi; senza contare l’astensione degli Stati Uniti agli incontri per la costituzione della Corte Penale Internazionale, per la firma del Trattato di Kyoto (Giappone) sulle variazioni climatiche dovute all’inquinamento e per la Convenzione contro le torture. 8 Premio Nobel per l’Economia 2001. 9 Sito Internet: www.focsiv.it – email: [email protected]. Attualità Nel Segno del Sangue 106 F ra le contrastanti affermazioni, spesso strumentalizzate a fini di parte, si va facendo strada, e non da ora, la necessità di una pace nuova; una pace che non è intervallo tra uno stato di guerra e l’altro, uno stato di tranquillità garantito dall’equilibrio del terrore, ma la costruzione di una società più giusta in cui i conflitti sociali e politici non saranno affrontati con la violenza, ma risolti pacificamente. Per raggiungere questo obiettivo bisogna educare l’uomo, bisogna cioè educare alla pace, consapevoli che il processo educativo è un processo psichico e vitale, non soltanto intellettualistico. Nel considerare il rapporto educazione-pace non possono bastare i modi tradizionali e correnti volti a incoraggiare la buona volontà nel privilegiare ciò che unisce e quindi il rispetto e l’amore degli altri contro ogni tipo di aggressività e violenza. Si tratterebbe invece di formare individui capaci di proporsi non solo il fine della pace, ma di realizzarlo lungo la via del loro necessario sviluppo. Il problema della pace, cioè, non costituisce una particolare manifestazione, ma fine e mezzo di un processo educativo che dura tutta la vita come ben ci ricorda Maria Montessori nella sconvolgente attualità del suo pensiero pedagogico. La Prima Guerra Mondiale infuriava già da 2 anni sull’Europa e la Montessori non solo condanna la guerra, ma ne ricerca le origini nelle stesse ragioni dell’educazione così come è concepita e attuata dalla maggior parte dei popoli. Proprio nella scuola si accende il contrasto come ideale di vita “Il primo dissidio dell’uomo che fa ingresso nel mondo è la lotta tra adulti e bambini… Se la lotta tra l’adulto e il bambino finisse nella pace e l’adulto, accettando le condizioni infantili, cercasse di aiutarle, egli potrebbe avanzare verso uno dei godimenti più eccelsi che la natura gli abbia offerto in dono, quello di seguire il bambino nel suo sviluppo naturale, di vedere svolgere l’uomo.” L’azione educativa intanto può essere pacificatrice in quanto riesce ad aiutare lo sviluppo: non predichi la pace, ma si ponga essa stesa come atto di pacificazione. La scuola allora può e deve configurasi come laboratorio permanente di educazione alla pace di fronte alle sfide del millennio appena iniziato. Nel 1932 M. Montessori, paragonando la guerra alla peste, ne Nel Segno del Sangue Attualità 107 ricerca le cause più ignote, perché solo dopo averle scoperte sarà possibile costruire la pace. La politica può al massimo evitare le guerre, ossia ottenere che i conflitti tra i popoli non si risolvano con l’azione violenta, ma non può costruire la Pace opera soltanto dell’educazione. La pace dunque non è solo discorso morale o generico, appello contro la guerra, ma analisi del perché si continuano a costruire armi, a preparare guerre, a farle o a farle fare; la Pace non è un sogno bello, un’utopia affascinante, ma irraggiungibile… La Pace può essere anche vista come realtà ultima a cui non sarà possibile accedere, ma è di Maria Damiano pur pace ogni passaggio dalla violenza a nuovi rapporti, dall’ingiustizia all’uguaglianza, dallo sfruttamento alla liberazione, dall’indifferenza all’ascolto. All’educatore la capacità di non nascondere i conflitti per avviare i ragazzi a capire come essi possano essere risolti senza violenza. Educazione alla Pace, quindi, come educazione alla soluzione pacifica dei conflitti, tenendo presente che centro di questo processo educativo è l’uomo: un uomo che cresce e crescendo entra in relazione con se stesso, con gli altri e con l’ambiente che gli sta attorno. L’aspetto relazionale è di importanza decisiva per la sua vita, perché da qui potranno nascere la comunicazione gioiosa e costruttiva così come il confronto. Non si tratta di favorire l’una e negare l’altro, ma di assumere entrambe le dimensioni in vista del pieno sviluppo della persona in una relazione aperta con gli altri e col mondo. Nella conferenza del 1937 Maria Montessori disse che il mondo è un unità vivente a cui tutti gli esseri collaborano. Ogni essere raggiunge il suo fine particolare, ma partecipa con gli altri all’universale armonia della realtà che progredisce per la continuità della vita creatrice… Quel che bisogna ottenere è che gli uomini, mentre sono ancora in grado di farlo (bambini), sviluppino al massimo i loro poteri creativi e possano un giorno avere la gioia di contribuire più largamente al progresso comune e diventino sempre più consapevoli dell’universale e progrediente unità in cui si inserisce l’opera loro. Attualità Nel Segno del Sangue 108 È chiaro che sul piano operativo occorre formulare una programmazione che cerchi di evitare schematismi da un lato e genericità dall’altro, ponendosi obiettivi a breve, medio e lungo termine tra i tanti possibili e relativamente al contesto in cui si opera, animati da quella forza d’amore che è passione per la vita.. “Gli scienziati hanno finito col vedere dopo tante ricerche la cosa più evidente: che è l’amore che mantiene le specie animali, non la lotta per l’esistenza. Infatti la lotta per l’esistenza serve a distruggere e, in quanto alla sopravvivenza, essa non è solo dei forti come si credette in principio. Ma l’esistenza è collegata all’amore. Infatti gli individui che lottano e vincono sono adulti; ma chi è che protegge l’essere neonato e in via di formazione? Se sono le sue corazze cornee le protezioni della sua specie, egli non le ha; se è la forza dei muscoli, egli è debole; se sono le zanne, egli ne è privo; se l’agilità, egli non si sa ancora muovere; se è la fecondità, egli non è ancora maturo. Allora ecco che tutte le specie dovrebbero essere estinte, perché non vi è forte che non sia già vissuto come un debole, e non vi è infanzia che non sia più debole di una qualsiasi vita adulta. È l’amore che protegge tutte queste debolezze, che spiega la sopravvivenza” (Maria Montessori). m. d. Nel Segno del Sangue Incontro di preghiera 109 INCONTRO DI PREGHIERA aprile 2004 “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto” (Lc 9,22) a cura di D. Benedetto Labate Canto ed esposizione eucaristica INVOCAZIONI EUCARISTICHE (Ripetiamo insieme: Sii benedetto, Signore) Per il tuo corpo lasciato ai peccatori, Per il tuo corpo spezzato come un pane, Per il tuo corpo che dà corpo al tuo popolo, Per il tuo corpo che fa vivo ogni uomo, Per il tuo corpo avvilito e triste, Per il tuo corpo chiuso nella notte, Per il tuo corpo in cui i morti risorgono, Per il tuo corpo in cui rinasce il giorno Per il tuo corpo di innocente umiliato, Per il tuo corpo coronato di spine, Per il tuo corpo in cui il povero è re, Canto di accoglienza della Parola Per il tuo corpo in cui l’uomo è Dio, Per il tuo corpo disteso sulla croce, Per il tuo corpo divorato dalla sete, Per il tuo corpo privato di ogni bellezza, Per il tuo corpo ormai tutto una piaga, Per il tuo corpo in cui ognuno ha il suo nome, Per il tuo corpo in cui ogni uomo è amato, Per il tuo corpo abbandonato sulla terra, Per il tuo corpo in cui l’odio è spezzato, Per il tuo corpo in cui l’amore è più forte Incontro di preghiera Nel Segno del Sangue 110 Dal libro dei Profeta Isaia (42,1-4. 52,13-53,12) Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. 1 Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, 3 non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; 4 non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole. 13 Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. 14 Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo 15 così si meraviglieranno di lui molte genti; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. 1 Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? 2 È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. 3 Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. 4 Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. 2 Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dá salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. 8 Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. 9 Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. 10 Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. 11 Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. 12 Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori. Dopo due minuti di silenzio eseguire un 5 canto scelto tra quelli della comunità Nel Segno del Sangue Incontro di preghiera 111 Dagli Scritti spirituali di s. Gaspare del Bufalo Passione e morte di Gesù Cristo che parole auguste son queste Ascoltatori! Più lacrime che parole in questo giorno in questo giorno in cui Gesù alte lezioni ci somministra d’immensa carità. Vedo che la pia madre la Chiesa mesta e dolente mi si presenta, e intermessi i lieti cantici di esultanza e spogliati gli altari mi rammenta dell’adorabile Salvatore. Oh Croce amatissima del mio Signore io ti benedico e ti adoro. Tu sei la scala del Paradiso, lo scudo di difesa contro i nostri nemici, tu ci rammenti i trionfi di Religione, tu la nostra consolazione quaggiù e il motivo dei nostri gaudii in cielo. Gesù incontrò un patimento acerbo di spirito nell’Orazione all’Orto, e sacrificò le consolazioni del suo spirito all’amarezza interna di sue agonie di amore. Gesù sostenne una passione d’ignominia nei tribunali, e sacrificò l’onor dovuto alla sua persona ai scherni, e strapazzi dei manigoldi. Gesù finalmente incontrò una morte spietata, e sacrificò la sua vita per il nostro amore Dopo averci il Signore dimostrato il suo amore nella istituzione del divin Sacramento si ritira nel monte degli Olivi a pregare. Tre pensieri ivi gli si affacciavano in modo speciale alla mente. Il primo fu una natural compassione alla sua sacratissima umanità. Tremò la fronte al ricordarsi che fra poco sarebbe stata trafitta da cruda coronazione di spine, tremò il suo corpo santissimo a rammentarsi che sarebbe addivenuto una piaga Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non son state ripulite né fasciate, né curate con olio. (Is. 1,6) si addolorò per ultimo compassionando l’afflitta sua Madre e oh chi può rilevarne l’ampiezza del suo dolore. Il secondo pensiero fu la vista dell’iniquità degli uomini. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti (Is. 53,6); e di queste iniquità ne impetrò per noi general perdono dal Padre, Poiché grande come il mare è la tua rovina; chi potrà guarirti? (Lam. 2,13). Vi ringrazio Gesù mio che per me anche pregaste ed oh me beato se di continuo mi approfitterò dei meriti della vostra passione, e morte sofferta per me. Ma il terzo pensiero che in special modo addolorò il Salvatore si fu il rilevare che tanti per loro colpa non si sarebbero approfittati della sua Redenzione, e del Suo divin Sangue. Oh questo sì che fu il motivo principale dei suoi spasmi atroci, e nel commercio che ha l’anima col corpo In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra (Lc. 22,44) Oh Sangue prezioso del mio Signore respinto al di fuori del Sagratissimo Corpo del Salvatore io vi benedico, e vi adoro. Quella terra avventurata rappresenta l’anima mia, (Sal. 142,6), irrigata dal divin Sangue nei Sacramenti, e nella partecipazione dei sacrosanti misteri. L’amore, l’amore ha causato il vivo sudore di sangue nel mentre che sottratte erano le interne consolazioni, ed abbandonata l’anima di Gesù Cristo ad un mar di cordoglio (Mc. 14,33). O Padre di amore che di amore languite per gli uomini deh che io languisca a vostri piedi per il dolore dei falli miei! Incontro di preghiera Nel Segno del Sangue 112 Ah quando sarà che il mio cuore si liquefaccia al par della cera (per l’esercizio di amore) d’appresso al focolare, mio Signore deh che i miei occhi si aprino in due fonti di lagrime, ondi io mescoli il mio pianto col Sangue vostro benedetto, e lo presenti al Genitore. O Agonie del mio Signore, o tempo di special rimembranza per i figli redenti; oh lezioni di Amore che Gesù ci lascia agonizzante. (Is 53,5). O Maria Addolorata deh che io pianga insieme con voi la morte del mio Signore. O Maria se la verga mosaica da dura pietra là nel deserto fè scaturire acque benefiche a dissetare il popolo ebreo, la verga della Santa Croce scuta a penitenza ogni cuore. A voi o Madre affido questa gran causa dell’eterna salute di tante anime che mi affidaste in questo corso quaresimale; a voi eziandio l’anima mia raccomando. O Maria rapitrice dei Cuori deh rapite i nostri cuori all’amore di Gesù Cristo. Egli per amore ha dato la vita per me. Ah Gesù mio morto per me sulla Croce… lasciate che su queste piaghe adorabili imprima teneri baci di amore. Popolo mio ecco Gesù che vi abbraccia sulla Croce, e vi benedice. Ritorniamo sì alle nostre case ma deplorando i falli nostri, ed esclamando Viva il Sangue di Gesù Cristo per cui siam salvi; il Sangue di Gesù fu la mia vita, benedetta si diciamolo insieme benedetta la sua bontà infinita. Silenzio di adorazione e di meditazione personale Ci uniamo ora a tutta la chiesa per offrire al Padre il dono Preziosissimo del Sangue di Cristo, nostra gloria, salvezza e risurrezione. Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere umano, il Sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucarestia. In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime sante del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo particolare: Perché con particolare cura si promuovano una solida preparazione dei candidati agli ordini sacri e la formazione permanente dei ministri ordinati. Perché nella comunità cristiana la missionarietà “ad gentes” diventi oggetto di riflessione e motivo di costante impegno della pastorale ordinaria. Preghiera finale Signore Gesù Cristo, presente a noi nel segno del tuo Corpo! Ti sei offerto al Padre per la salvezza del mondo intero. Noi deponiamo in questa tua offerta le persone e le situazioni che ci stanno maggiormente a cuore, pensando non solo alle nostre famiglie, ma al mondo intero; non solo alla nostra comunità cristiana, ma a tutta la Chiesa; non solo alle situazioni di bisogno, ma anche ai tanti semi di speranza che per crescere hanno bisogno di grazia e preghiera. Presentale tu al Padre per noi e per i meriti del tuo Sangue, versato in obbedienza, donaci oggi e sempre la tua benedizione. Tu sei Dio e vivi e regni con il Padre e con lo Spirito nei secoli dei secoli. Amen. Padre nostro Benedizione Eucaristica Canto finale Nel Segno del Sangue Catechesi 113 Catechesi per gruppi di preghiera U.S.C. IL SACERDOZIO NUOVO: EDIFICARE, OFFRIRE, TESTIMONIARE BRANO BIBLICO Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore. Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spiriRicevendo il Battesimo, i cristiani acquistano la vita divina e rinascono spiritualmente. È bella la similitudine che usa Pietro con i neonati: come loro hanno bisogno del latte per crescere, così i cristiani hanno bisogno di un “latte spirituale” che alimenti la loro anima e, gradualmente, li porti ad essere, sull’esempio di Gesù, pietre vive. Questo nutrimento è proprio Gesù: è lui la pietra angolare di cui parlano le Scritture, ricolma di potenza vivificante ed energica, intorno alla ATTUALIZZAZIONE quale gli uomini si stringono per prenderne l’esemI Padri della Chiesa, nei loro scritti, ci pio e partecipare alla costruzione di un edificio spiintroducono nella comprensione di questo rituale che sia abitazione di Dio, il suo tempio (cfr Ef brano biblico. 2, 21-22). San Cirillo di Alessandria dice che la La novità sta nel sacerdozio, non più prerogativa redenzione mediante Cristo ci ha liberati di pochi (vedi i sacerdoti che da soli officiavano nel dalla prigionia del peccato e, riconducendoci Tempio di Gerusalemme), ma di tutti i battezzati, alla vita evangelica in una terra santa, ci offre poiché con la redenzione operata da Cristo tutti par- la possibilità di costruire la nuova Gerusalemtecipiamo con lui della sua stessa vita divina e quin- me, la Chiesa del Dio vivente, dove intorno di del suo sacerdozio. In tal modo possiamo diven- alla pietra, diventata testata d’angolo che è tare anche noi pietre vive che offrano “sacrifici spiri- Gesù, si dispongono tutte le altre che siamo tuali” nuovissimi e propri della Nuova Alleanza, noi, preziose agli occhi di Dio, come tempio dello Spirito Santo. offerte cioè di tutta la vita cristiana, vissuta nella Anche san Melitone di Sardi dice, riferenmolteplicità dei suoi aspetti, quali fede, servizio nel- dosi a Gesù: “Ha fatto di noi un sacerdozio l’amore, preghiera, conversione dei pagani e testi- nuovo e un popolo eletto, eterno”, cioè gramonianza della fede (cfr 2 Tim 4, 6). zie a Gesù noi siamo il nuovo popolo eletto, , Catechesi Nel Segno del Sangue 114 quello eterno, ormai libero da ogni schiavitù, pronti per un sacerdozio nuovo che è per tutti perché Gesù ha redento tutti. San Fulgenzio di Ruspe punta la sua attenzione sui sacrifici spirituali offerti a Dio per mezzo di Gesù e a lui graditi: una vita spirituale vissuta in comunione con Dio si può ottenere solo attraverso l’Eucarestia e attingendo tutta la moltitudine dei credenti a quest’unico pane, e grazie all’azione dello Spirito Santo si costruisce la Chiesa come un cuor solo e un’anima sola. Il sacramento del Battesimo consente ai credenti di diventare membra del Signore e di vivere in comunione con lui nell’edificio spirituale di cui parla Pietro, che deve avere fondamenta salde per non vacillare, e ciò è possibile solo attraverso il nutrimento continuo del corpo e sangue e della parola di Dio; è l’azione dello Spirito Santo a tenere saldamente unite tutte le membra. Un ultimo accenno va ad Origene di Alessandria, il quale, a proposito del tempio costruito con pietre vive che è la Chiesa, dice che anche nella Chiesa alcuni agiscono “secondo la carne”, cioè alienati da Dio, rendendo così la casa della preghiera “una spelonca di ladri”, cosa questa che non rientra assolutamente tra i sacrifici spirituali graditi a Dio, ma addirittura vanifica l’utilità del sangue versato per tutti da Gesù. Portando ora il discorso ai giorni nostri, la Lettera di Pietro fa venire in mente una pratica cristiana che dovrebbe essere il credo personale al quale riferirsi quotidianamente: l’esercizio dell’amore fraterno come consuetudine ad amarsi reciprocamente, cosa che porta a purificare l’anima, a liberarla via via dalle macchie di egocentrismo, odio ed egoismo, in cammino verso la consacrazione totale a Dio ed in linea con i suoi precetti; una vita finalmente libera da ogni genere di schiavitù che si disseta costantemente alla fonte della parola di Dio, senza la quale anche l’amore può vacillare e indebolirsi. L’amore verso i fratelli acquista una valenza ben diversa, poi, se si considera che grazie al Battesimo non siamo solo membri di una comunità umana, ma siamo diventati figli di Dio e fratelli nella fede. Per mantenere bianca la veste che indossiamo nel giorno del Battesimo bisogna combattere contro tutto ciò che nega l’amore e che crea scissione e male. La nostra forza speciale, il nostro nutrimento per crescere e formare la comunità cristiana è sempre Gesù, e è per lui che dobbiamo aspirare a diventare quelle pietre vive solide ed energiche che insieme formano il nuovo tempio, cioè la Chiesa; Chiesa che fonda se stessa su quella “pietra scartata” dagli israeliti, Chiesa come nuovo tempio dove si offrono sacrifici spirituali a perfezionamento dell’antico tempio, dove tutto si riduceva ad un complesso sistema di culti e sacrifici. La nuova comunità nata con Cristo lo accoglie pienamente, ne fa la sua essenza e non deve farsi trascinare da chi vuole “scartarlo” ora come allora. La Chiesa è il nuovo popolo santo e diletto (cfr Col 3, 12), il sacerdozio regale di cui già si parlava nell’Antico Testamento (cfr Es 19, 6), riservato nell’antico popolo di Dio a poche persone, appunto i sacerdoti, e oggi donato a tutti i credenti PISTE DI RIFLESSIONE indistintamente, perché tutti possono avvicinarsi a Dio e partecipare del suo regno. Noi, 1) Dio ci chiama per dare il nostro contributo alla che eravamo un popolo di pagani, siamo la edificazione della Chiesa. Siamo sempre pronti nuova “nazione santa” (cfr Es 19, 6) che vive di ad accogliere e rispondere con generosità alla Dio e per Dio: ciò che doveva essere Israele e sua chiamata? che invece non fu perché scartò la sua “pietra” 2) La sapienza e la scienza sono fra i carismi che non riconoscendone la potenza nuova e vivifiDio ci ha donato per comprendere e sperimenta- cante. Noi siamo il nuovo Israele, amato da re l’esistenza cristiana. Sono in grado e mi appli- Dio: per questo privilegio ricevuto dobbiamo co a fondo nel loro utilizzo per l’arricchimento celebrare le lodi del Signore e darne testimonianza con la nostra vita. Nella gioia, nel servidelle creature a me vicine? zio, nell’amore per gli altri, nell’accettazione 3) L’amore verso il prossimo è la linfa che deve del progetto di Dio anche e soprattutto nella alimentare ogni istante della nostra vita per far sofferenza, rivolgiamoci allo Spirito Santo perparte del Corpo di Cristo. Ci dedichiamo costan- ché ci dia la forza di testimoniare sempre la temente e in ogni circostanza della nostra vita per nostra fede. essere degni di abitare, come parte della Chiesa, nel suo Corpo? A cura di Tullio Veglianti e Gruppo di Teologia sul Sangue di Cristo Nel Segno del Sangue Missioni 115 Karibuni sana! n una fredda giornata di febbraio, quando il sole tropicale che ha scaldato la nostra estate è ormai lontano, un messaggio ci invita a fare un salto indietro di qualche mese… per raccontare la nostra esperienza pensiamo… si, ma non è tutto qui. Raccontare la Tanzania con le parole è sempre difficile; le emozioni e le sensazioni vissute sembrano non venire fuori con giustizia e poi, se a farlo siamo in due, diventa ancora più complicato! Decidiamo di provarci e per farlo ci affidiamo alle immagini. Mentre scorrono i fotogrammi ci ritroviamo a sorridere e ricordare insieme le nostre insolite vacanze, quelle che, ci diciamo, racconteremo ai nostri figli con entusiasmo. La parola chiave dei nostri giorni a Mtonghani è sicuramente il tempo. Innanzitutto quello dell’attesa! Dominziano ha vissuto l’Africa prima attraverso i racconti di Mimma che, perché lui vedesse e toccasse con mano, ha dovuto attendere un bel po’ di anni. Il tempo è arrivato quando P. Domenico gli dice: “Quest’anno ci vai anche tu!”. Scatta una molla in più, un desiderio irrefrenabile di andare oltre le parole e le immagini stampate su carta. I Missioni Nel Segno del Sangue 116 Dunque il tempo di partire. Il Signore ci mette accanto compagni di viaggio per noi importanti: una cara amica, una ragazza che abbiamo visto crescere con noi tra le fila del Gruppo Scout, e il nostro parroco. Una bella combriccola che a Roma si arricchisce di altre 8 persone. Tutti diversi: nell’età, nei caratteri, nelle attese e nelle motivazioni. Incontrarsi è stato bello anche per questo. Le esperienze di vita comunitaria hanno da sempre fatto da cornice nella nostra vita di coppia: ci siamo conosciuti nel gruppo scout Agesci al quale abbiamo dedicato il nostro tempo (libero e non) per tanti anni, prima come fruitori della proposta e poi come educatori. Adesso però, sentiamo che questa è un’esperienza nuova, una che ci segna non solo nella nostra individualità, ma soprattutto nel nostro essere in due! Giunge allora il tempo dell’incontro. A Dar es Salaam, che vuol dire porto di pace. Ci colpisce subito il senso dell’accoglienza di questa gente: Karibuni sana, benvenuti, è la prima parola che sentiamo dirci e che diventa il ritornello del nostro viaggio. A questa presto se ne aggiunge un’altra, Asante, grazie. Non ci mettiamo molto a sentirci a casa nella Parrocchia di Mtonghani dove tutti attendono il nostro arrivo con gioia. Quei “tutti” presto hanno un nome: Dida, Agnese, P. Dennis, P. Leo, P. Arcadius, P. Serafino, Bettino, ci piace ricordarli tutti, sono i nostri compagni, coloro che ci hanno condotto per mano alla scoperta di questa meravigliosa terra. Accoglienza e gratitudine... ecco i due grandi insegnamenti di questa gente, i due segni indelebili che ci portiamo dentro. Mai ci siamo sentiti ospiti, le loro povere case sempre aperte e pronte ad accoglierci, il poco che hanno sempre condiviso con noi... e poi, sempre, incessantemente Asante, grazie. Quante volte ci dispensiamo da un sorriso, un grazie, perché siamo certi che è scontato, non necessario. Qui riscopriamo il valore inestimabile di questi semplici gesti. I 20 giorni trascorsi in Tanzania li abbiamo vissuti a ritmi frenetici pur lasciandoci contagiare da quella calma e tranquillità africana che per un po’ fa dimenticare cosa sia l’ansia. A questo proposito ci piace citare le parole di Kapuscinski in Ebano: Nel Segno del Sangue Missioni 117 “Dotati di una naturale grazia e resistenza, si muovono a loro agio e liberamente al ritmo imposto dal clima e dalla tradizione. Un ritmo rallentato che non conosce fretta: tanto nella vita non si può mai avere tutto. Altrimenti agli altri che resterebbe?” Il tempo è scandito dalla vita di parrocchia, dalle visite a villaggi e comunità, da qualche sana nuotata al Bahari beach e da piccole attività. Ci piace definire il tempo del lavoro come un pretesto. I piccoli lavori, che insieme ai ragazzi di Mtonghani abbiamo svolto, sono stati più che altro uno strumento per vivere gomito a gomito con loro, raccontandoci quello che siamo e scoprendo, così, che viviamo le stesse emozioni, ci preoccupano gli stessi timori, alimentiamo le stesse speranze... scoprendo dunque che siamo fratelli! Abbiamo ridipinto pareti e falciato l’erba di cimiteri, abbiamo scavato fondamenta, ma tutto sempre insieme a loro. In Africa ci siamo andati per condividere, non per aiutare. Non siamo eroi di nulla e davvero ci mettono imbarazzo quelle persone che al nostro ritorno sono venuti a dirci “bravi!”; quei lavori sarebbero stati fatti anche senza di noi. Il valore più grande è quello della conoscenza e da questo non potevamo, né volevamo, esimerci. Padre Dennis, quando ci presenta nelle comunità lo fa sempre come coppia: ci fa alzare insieme, dice che siamo fidanzati e invita pure la gente a pregare per noi, perché presto possiamo formare una famiglia nostra. Inizialmente questo ci fa sorridere e magari ci mette anche un po’ a disagio, ma superiamo questa difficoltà quando leggiamo negli occhi della gente una luce che sa di sincerità e di fede. È inutile negare che quegli sguardi li portiamo sempre con noi e ancor più lo faremo quando la nostra famiglia ci sarà davvero. Parlando di famiglia scorrono davanti a noi le immagini del Villaggio della Speranza a Dodoma. Sono volti di bambini che una famiglia vera e propria non ce l’hanno, perché l’aids, quella grande piaga che fa tante vittime in questo paese, gli ha portato via i genitori. Quando per loro sembra che non ci sia più nulla, ecco che si giunge al Villaggio della Speranza, dove ad accoglierli ci sono una mamma e un papà adottivi. Sono persone comuni, locali, che hanno deciso di spendere la loro vita per chi ne ha bisogno; sono figure importantissime per questi bambini e a noi che andiamo lì a trovarli insegnano tacitamente una cosa: l’umiltà con cui si presta il servizio ai fratelli. Per farsi servi del prossimo non servono grandi competenze, né doti particolari, ma una sola cosa è indispensabile: la capacità di amare. E Amore è quello che vediamo nei gesti e nei sorrisi di queste mamme e questi papà. Amore è quello che ci trasmette suor Rosaria quando ci parla del difficile lavoro che lei e le altre suore svolgono ogni giorno al Villaggio. Qui al Villaggio della Speranza, come a Chibumagwa, come a Kintinku, come a Itigi e in tutti i posti che abbiamo visitato, abbiamo guardato con i nostri occhi tanta sofferenza eppure mai, davvero mai, ricordiamo di aver visto la tristezza, la disperazione o il pianto sui volti di questa gente. Il tempo del vissuto pian piano si riduce e senza nemmeno accorgercene la nostra esperienza in terra africana volge al termine, le nostre valigie si richiudono a fatica per contenere doni e ricordi di un’esperienza che il posto più grande lo avrà senza dubbio nel nostro cuore... E quando abbiamo imparato anche noi a dire Karibuni, Asante... giunge il momento di sentire dai nostri amici Karibuni tena, tornate ancora. Ci siamo lasciati con questa promessa; non sappiamo ancora quando, ma siamo certi che la manterremo. Insieme. Dominziano Divittorio e Mimma Altieri Attualità Nel Segno del Sangue 118 selezionati in segreto, scelti in ambiente sociale misero, privilegiando soggetti psicologicamente fragili e manipolabili. Diversi analisti non riuscirono immediatamente a comprendere perché i sunniti utilizzavano azioni suicide tipiche della credenza sciita del martirio come mezzo per entrare nel paradiso di Allah. Il dubbio fu, in poco tempo, risolto: tra il 1992 e il ‘93 circa 400 attivisti di Hamas erano stati deportati in Libano, nella “Terra di nessuno” ove, vivendo accanto agli Hezbollah filoiraniani e ai guerriglieri sciiti del Libano meridionale ne avevano acquisito il modus operandi. L’addestramento dello shahid ha assunto una valenza macabra. Dopo essere stato scelto e indottrinato secondo una visione distorta del Corano (i cui brani vietano sia il suicidio che l’omicidio) indossa un sudario e dorme in una tomba per abituarsi alla morte. Al momento dell’attentato, inquadrato in un nucleo di 2-3 elementi che fungono da supporto, il terrorista arriva nel luogo prescelto solo all’ultimo momento per evitare la possibilità di essere scoperto o, cosa alquanto remota, eventuali ripensamenti. Le tecniche più utilizzate sono quelle di farsi esplodere in zone affollate (piazze, fermate di autobus) o scagliarsi contro edifici con autobomba o camion bomba. Lo shahid di Hamas aveva un determinato profilo: giovane (dai 18 ai 26 anni) cresciuto ai tempi dell’Intifada, di bassa estrazione sociale, celibe, non primogenito e spinto Uccidere in nome di Dio di Antonio Picci L’ Islam è un monoteismo universale che ha, tra i suoi aspetti peculiari, i concetti di tolleranza, pace, fratellanza e giustizia eppure, anche prima dell’11 settembre, la maggior parte dell’opinione pubblica occidentale lo conosceva attraverso le trame criminali dei terroristi, o l’intolleranza degli integralisti. La strage di Madrid, con le oltre 200 vittime, è solo l’ultimo atto; nell’ultimo decennio abbiamo assistito a condotte che hanno provocato orrore, sgomento, paura. Si uccide in nome di Allah. Si sgozzano bambini, donne ed anziani sono trucidati, affollati mercati vengono dilaniati da esplosioni e tutto questo in nome di Allah. A pensarci bene si è ucciso anche in nome di Dio: lo sterminio di 3000 Ugonotti, a Parigi, nella notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572) fu perpetrato dai cattolicissimi Guisa, come cattolici erano i conquistadores spagnoli che distrussero le civiltà azteche, incas o maya; e che dire poi della lettera spedita dai crociati al Papa dopo la conquista di Antiochia (giugno 1098): “... nel portico di Salomone e nel Tempio i nostri cavalcano nel sangue dei saraceni e i cavalli vi guazzano fino ai ginocchi”. In tutti questi cruenti episodi un aspetto è evidente: la religione, l’Islam come il cattolicesimo, costituisce solo l’alibi opposto da fanatici, terroristi, feroci criminali assetati di sangue che nessuna ideologia, sia essa politica o religiosa, potrà mai giustificare. Ma chi sono questi “Guerrieri di Dio”? Quali le loro motivazioni? Chi sono i martiri? Proviamo ad entrare in questo universo composito, per spiegare, per capire. Lo shahid, (il martire), è una bomba umana: la sua è una esplosione fisica e psicologica. I primi “martiri” furono inquadrati in reparti scelti dell’esercito iraniano ai tempi della guerra Iran – Iraq, ma non hanno avuto mai gli onori della cronaca o l’attenzione dei media; è, al contrario, con il conflitto israeliano palestinese che l’opinione pubblica viene a conoscenza di questi “nuovi eroi” Quando, dopo l’accordo tra Arafat e Rabin del 1993, Israele cominciò ad essere obiettivo degli attacchi di Hamas e della Jihad islamica, i pochi “martiri” venivano Nel Segno del Sangue Attualità 119 al martirio dal desiderio di vendicare parenti o amici morti, di servire la causa palestinese, di operare nel segno di Allah, di reagire all’occupazione o da uno spirito di emulazione. Qualcosa è cambiato con la seconda intifada. Tra i “martiri” che hanno seminato la morte in Israele a partire dal 2001, sono presenti uomini di cultura medio-alta, giovanissimi e, particolare rilevante, giovani donne. Sono i “martiri” delle “Brigate Al Aqsa” gruppo laico, verosimilmente creato per evitare che i fondamentalisti di Hamas potessero essere gli unici a gestire il monopolio di questa violenza. L’identikit dei nuovi aspiranti martiri è, di conseguenza, mutato. L’età si è estesa dalla fascia tra i 17 e i 22 anni ai trentenni. Il livello di istruzione è passato da quello elementare e medio a una buona parte di laureati e diplomati. Non operano solo i single, ma anche diversi coniugati tra cui qualcuno con prole. Il tenore economico non è limitato ai nullatenenti, ma riguarda anche i benestanti. Migliaia di studenti hanno chiesto alle autorità di promuovere l’arruolamento e l’addestramento alle armi di volontari per la Jihad, la guerra santa, in Palestina. Contemporaneamente le ambasciate palestinesi in Arabia Saudita, Yemen e Marocco sono inondate di richieste di giovani, uomini e donne, che chiedono sia loro offerta l’opportunità di adempiere al sacro precetto della Jihad, andando a combattere in Palestina e di aspirare al martirio nel nome di Allah. Negli ultimi anni la tecnica del “martire” si è globalizzata: al di là dei fatti dell’11 settembre, gli shahid avevano agito in Kenya e in Tanzania già nel 1998 e, volendo limitare l’analisi allo scorso anno, attacchi suicida sono stati consumati in Marocco, Arabia Saudita, Indonesia, Turchia. C’è chi ha visto, in questa globalizzazione del fenomeno, la mano di Al Queida o, meglio, del “Fronte mondiale islamico per lo Jihad contro Ebrei e Crociati”. Questa organizzazione, istituita nel 1988 dallo sceicco Osama Bin Laden per unire gli arabi che avevano combattuto in Afghanistan contro l’invasione sovietica, ha fornito sostegno finanziario e addestramento agli estremisti islamici sunniti della resistenza afgana. Negli anni successivi, ha radicalmente mutato obiettivi e struttura e, nel febbraio 1998, con una fatwa, Bin Laden ha decretato che è dovere di tutti i fedeli musulmani uccidere i cittadini statunitensi e i loro alleati ovunque essi si trovino. L’obiettivo attuale è il ripristino dello Stato Musulmano mondiale, l’eliminazione di quanto non è islamico, la distruzione dello Stato di Israele e l’allontanamento degli occidentali dalle nazioni musulmane. Braccio armato e centrale operativa del Fronte è Al Quaida (la Base). a. p. Attualità Nel Segno del Sangue 120 Giocando giocando di Giuseppa Rotolo V ogliono correre, sudare, ridere spensierati, crescere e diventare autonomi; noi dobbiamo restituire ai bambini la corsa, il sudore, le risate, la spensieratezza, attraverso la semplicità, l’immediatezza e la naturalezza del gioco infantile. Giocare per un bambino vuol dire misurarsi con se stesso, con le cose, con gli altri; è un errore sottovalutare l’energia, l’intelligenza, la voglia di scoprire e di conoscere che un piccolo investe nell’attività ludica. Spesso si ruba ai bambini l’età del gioco, li si rende precocemente adulti, negando agli anni della loro infanzia l’originalità, agganciandoli a ritmi, tempi, mete e aspirazioni degli adulti; abbiamo bambini già esperti, bravi a scuola, impegnati quotidianamente nello sport, nella danza, nella lingua straniera, nella tecnologia a buon livello. A loro, oggi, si offre praticamente una settimana programmata: non c’è spazio per l’imprevisto, per vivere momenti non definiti dagli adulti. Il tempo del divertimento, del gioco, del non far niente insieme ai coetanei è importante per scoprire quali sono le regole dello stare insieme; solo così matureranno e faranno propri i principi fondamentali della convivenza, conquistati naturalmente e non imposti dagli altri. Il bambino sembra non avere più i diritti dell’infanzia, ma se essa viene negata non si può sviluppare la maturità, perché l’individuo che non ha soddisfatto le proprie esigenze infantili, rimarrà bambino in eterno, alla ricerca di un periodo della sua vita, ormai perduto; ci sono esperienze, infatti, che si vivono nei primi anni, oppure rischiano di perdersi per sempre. Ho cercato di ricordare il tempo della mia infanzia: che cosa amavo fare, con chi giocavo, dove mi piaceva appartarmi, quali erano i miei passatempi preferiti? Per i bambini il cortile era uno spazio di libertà, terreno di giochi e di avventure, luogo dove nascevano le amicizie, i litigi e le prime “simpatie”; i genitori o i nonni controllavano dall’alto figli e nipoti, affidati ad uno spazio sicuro; nei cortili non c’erano giochi, bisognava esercitare la fantasia per inventarne sempre dei nuovi: nascondino, ruba bandiera, palla prigioniera, campana… Riproporre, oggi, giochi così semplici, Nel Segno del Sangue Attualità 121 significa offrire quello che i bambini ancora desiderano: movimento fisico, competizione, compagnia, aria aperta, autonomia. L’epoca attuale offre vestiti firmati, nei negozi di abbigliamento per l’infanzia, e mamme apprensive, che continuamente invitano a non sporcarsi, a stare attenti, ad evitare immaginari pericoli. Oggi nei parchi sono presenti scivoli, dondoli e casette prefabbricate, ma non c’è più lo spazio dove è possibile creare un piccolo rifugio, fatto di canne e corde, o un gruppo di alberi, su cui arrampicarsi facilmente per giocare agli indiani o per costruirvi una rudimentale altalena, servendosi di un copertone d’auto, abbandonato. Anche oggi il bambino vuole giocare con la terra, con le foglie, con i sassi, con l’acqua, con la sabbia; desidera costruire una tana per nascondersi; sogna di zampettare dentro una pozzanghera e farvi navigare una piccola barca di carta. È capace di impegnarsi per tante ore con le cose trovate e raccolte in uno spazio all’aria aperta, in un ambiente naturale; s’ingegna per costruire un aquilone, una fionda, una spada, un oggetto non meglio definito, ma che ha un posto preciso nella sua fantasia e al quale si affezionerà, perché esso è frutto del suo impegno e della sua fatica. I cortili, però, sono stati occupati da parcheggi di auto e motorini, perché i condomini hanno preferito offrire lo spazio ai loro mezzi Attualità Nel Segno del Sangue 122 di locomozione, che inquinano non solo acusticamente, per evitare di essere disturbati dalle risate e dai richiami squillanti di tanti piccoli marmocchi. I parchi offrono, a volte, ammassi di rifiuti e pericoli di ogni genere; genitori e nonni non sono tranquilli e spesso impediscono al piccolo di frequentare coetanei sconosciuti o di allontanarsi dalla loro sorveglianza. La casa gli mette a disposizione tanti giocattoli costosi, complessi, supertecnologici, talmente perfetti e rifiniti da usare, ma poi gettare, perché sostituiti da quelli più aggiornati; giocattoli che non richiedono il suo apporto creativo, la sua abilità manuale; piantare chiodi, segare, scartavetrare, incollare, verniciare, tagliare sono attività ignorate, perché non sono richieste dalla maggioranza degli oggetti di materiale plastico o sintetico. Spesso manca un fratellino o una sorellina con cui trascorrere alcune ore tra conflitti o scambio di idee, né si possono invitare altri bambini, perché ciò comporterebbe la richiesta di un ampio spazio e la disponibilità della mamma; si ricorre allora alla play station, che offre un video game, a volte ricco di violenza, o ad un computer, che fa navigare su internet, ma che tiene inchiodato il piccolo davanti ad una tastiera: le sue dita impareranno a scorrere velocemente sui tasti, ma il suo fisico ne risentirà irrimediabilmente. Noi adulti dobbiamo impegnarci per dare il meglio di noi stessi alle nuove generazioni, anche favorendo la creazione di spazi utili, non solo al gioco infantile, recuperando cortili, parchi, giardini e… oratori. Un nuovo edificio è sorto nel mio quartiere; doveva essere un centro di spiritualità, un luogo di studio e di incontro, ma i Padri, per soddisfare le esigenze dei bambini, hanno voluto che fosse un centro di vita per l’infanzia, non solo del quartiere. Quando l’enorme cancello si apre i primi ad entrare sono i piccoli, seguiti da genitori o nonni: si precipitano letteralmente dentro, si guardano intorno alla ricerca di qualche amichetto e subito formano dei gruppetti per organizzare qualche attività. Nel Segno del Sangue Attualità 123 Una partita di calcio presuppone, oltre alle porte, dei validi giocatori, scelti secondo criteri di simpatia o di tifoseria; presuppone anche la presenza di un “arbitro” adulto che deve sorvegliare sulla prepotenza di alcuni e sul linguaggio, a volte, troppo scurrile. C’è anche spazio per chiacchierare, stando seduti nel prato o sulle poche panchine, senza l’assillo dei numerosi impegni che pianificano la settimana; si scambiano idee, sull’organizzazione di nuovi giochi, consigli e proposte. C’è chi ama il contatto con la natura e improvvisa capriole, gareggiando con coetanei, e chi va alla ricerca di qualche fiore o animaletto da mostrare con orgoglio ai piccoli incuriositi e, a volte, spaventati. In questo luogo i bambini manifestano tutta la spontaneità della loro età, sentendo un’attrazione particolare per la serenità che vi regna e che soddisfa il loro bisogno di autonomia e di comunicazione. Proposti da San Filippo Neri e rilanciati da San Giovanni Bosco, gli oratori rappresentano veri e propri “ponti tra la strada e la Chiesa”, come ha detto Giovanni Paolo II, che si è espresso a favore di un loro rilancio; ma organizzare un oratorio richiede entusiasmo, fatica, impegno e risorse economiche; c’è bisogno di spazio per la preghiera, per la catechesi, per il gioco, per lo sport; la crescita religiosa e il divertimento necessitano di figure educative qualificate, che insegnino anche la disciplina, l’impegno per lo studio e il rispetto reciproco; attorno agli oratori ruotano, tra numerosi volontari, catechisti, educatori ed animatori; tutti si assumono una enorme responsabilità di fronte agli adulti che affidano loro i minori. In una lettera del 10 maggio del 1884 Don Bosco affermava: “… Che cosa manca dunque? Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati…Che essendo amati in quelle cose che loro piacciono, col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a vedere l’amore in quelle cose che naturalmente loro piacciono poco; quali sono la disciplina, lo studio, la mortificazione di se stessi; e queste cose imparino a fare con slancio e amore “. g. r. Umorismo Nel Segno del Sangue 124 Il lato comico di Comik PO T E N Z A DEL S A N G U E uando fu annunciato il film di Mel Gibson, Passion, le catene di distribuzione cinematografica furono molto interessate, forse credendo che si trattasse di tutt’altra passione, fatta di esposizione di nudi e quant’altro. Dopo che ebbero appreso che si trattava della Passione di Cristo, si tirarono indietro. Dicono che in Italia non si trovò una catena distributrice interessata a mettere in cartellone il film. Poi se ne è parlato in tutto il mondo per la profusione di sangue che scorre in tutte le scene. Adesso che sta incassando un pozzo di soldi, c’è la corsa a accaparrarselo. Potenza del sangue (finto)! E se sapessero che potenza ebbe quello vero! Q IL B A M B I N O AL TRITOLO e non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli” – disse Gesù. Qualcuno, ai bambini, oggi insegna che nel regno dei cieli si entra divenendo adulti precocemente, spacciando droga, imbracciando mitra, andando alla guerra per uccidere. A uno hanno detto che poteva entrare “S Nel Segno del Sangue Umorismo 125 nel Regno dei Cieli a propulsione umana. Gli avevano fatto indossare un giubbotto imbottito di tritolo e lo avevano mandato a farsi esplodere in mezzo a una folla ignara. “Quando sei lì, tira la cordicella” – gli avevano detto. Ci sarebbe stata una esplosione e il suo corpo si sarebbe disintegrato insieme a quello di molti sconosciuti. E lui si sarebbe trovato nel Regno dei Cieli, accolto da settantadue vergini, tutte per lui, già sbucciate. Il bambino indossò il giubbotto e si incamminò. Convinto che si trattasse di settantadue merendine, ebbe fortissima la tentazione di tirare subito la cordicella, per sedare la fame che lo torturava. Però quelli che lo avevano indottrinato gli avevano detto: “Attenzione, scegli bene il momento in cui hai attorno a te il maggior numero di persone”. E lui pensò: “Forse è meglio esplodere qui, da solo, per non rischiare di dover dividere le settantadue merendine, una volta che sarò giunto nel Regno dei Cieli. Possibile che quei poveracci che esploderanno con me se ne vadano da qualche altra parte? Perché, sicuramente, anche quei poveracci che esploderanno con me, mi seguiranno. Possibile che Allah dia settantadue merendine a ciascuno?”. Stava per tirare la cordicella, quando rifletté: “Ma se mi disintegro, come prenderò le merendine senza mani? E come le mangerò senza denti?”. E si tolse con molta prudenza il giubbotto, per timore che esplodesse; e poi anche la maglietta e i pantaloni, per rassicurare le popolazioni del mondo, che lo guardavano sbigottite, che era proprio un innocuo bambino. Restò in mutande, davanti al mondo intero. Ma i suoi malvagi maestri li aveva messi a nudo. S CIENTOLOGY 1 on richiesto, è giunto a Comik un opuscolo coloratissimo, pieno di belle case e facce sorridenti. Nell’esordio, dice: “Questo è il problema fondamentale: al progresso scientifico non ha fatto riscontro un egual progresso nell’ambito delle dottrine umane. Bisogna rassegnarsi, o si può fare qualcosa a riguardo?”. Si può fare qualcosa: delle belle fotografie a colori, di posti lussuosi e facce sorridenti. N S CIENTOLOGY 2 opuscolo spiega che cosa è Scientology, “la sola religione principale che sia emersa nel XX secolo”. Si tratta del “movimento religioso dalla più rapida crescita nel mondo d’oggi (e) fornisce all’individuo gli strumenti non solo per risolvere i suoi problemi, conseguire le proprie mete e una felicità duratura, ma anche per raggiungere nuovi stati di consapevolezza, stati che non ha nemmeno sognato”. Conveniamo che quegli stati non erano nemmeno sognati, prima di incontrare Scientology; ma certamente, dopo, sì. A quando il risveglio? L’ S CIENTOLOGY 3 cco perché milioni di persone di tutto il mondo usano i suoi principi nelle loro vite di tutti i giorni e perché un numero sempre maggiore di persone trova dei punti di riferimento in Scientology per loro stesse, le loro famiglie, le loro organizzazioni, le loro città, le loro nazioni e per tutta questa civiltà”. È per questo che il mondo accelera tanto rapidamente verso l’abisso. “E Comik N OLI ME TANGERE