L’
abbraccio di Gesù disegnato in copertina è l’esperienza del suo amore per
ognuno di noi: «Amatevi come io vi ho amato» raccomanda nel vangelo di Giovanni da
cui è stato tratto lo slogan per la Quaresima di questo 2007.
Nell’introduzione al sussidio per le parrocchie preparato dagli uffici della Conferenza
Episcopale Italiana si legge una frase che Paolo VI pronunciò nel Giovedì Santo del 1968:
«All’amore ricevuto da Cristo deve seguire il nostro per i nostri simili, per la comunità
che ci trova uniti d’intorno a lui. […] Quel come dà le vertigini. Ci avverte che non
avremo mai amato abbastanza».
L’abbraccio di Dio ci cambia dentro, ci converte, ci rende sicuri di essere amati; il risultato è che ci sentiamo chiamati a restituire l’amore ricevuto al mondo intero… Nell’illustrazione questa esperienza genera un vento che muove le foglie e le sparge, raggiungendo tutti, perché tutti sono nostri fratelli.
«In questo tempo di grazia – si legge nella stessa introduzione – il discepolo si lascia
purificare dal fuoco della carità divina e, spinto dallo stesso Spirito, diviene apostolo
sino ai confini della terra affinché ogni essere umano possa scoprire, anche lui, di essere
così tanto amato dal Signore».
Sempre guidati dalla Parola di Dio, particolarmente ricca in questo tempo quaresimale, mettiamoci in ascolto di persone che hanno vissuto un’esperienza di amore, e di
altre che hanno saputo narrarla e cantarla, per arrivare a trasformare in gesti e atteggiamenti le riflessioni scaturite: vogliamo amare… come tu ci hai amato.
Quotidianamente le riflessioni di tanti compagni di strada si fanno preghiera… e siamo
invitati a partecipare anche noi, aggiungendo qualcosa sulle righe appositamente
lasciate vuote. Nella Settimana Santa lasciamo esprimere chi è stato capace di narrare
e cantare l’amore, per meglio prepararci alla Pasqua e alle altre due feste che la richiamano: l’Ascensione di Gesù e la Pentecoste.
Nelle pagine centrali è suggerito un piccolo strumento per pregare e… giocare con i
nostri bambini. Il cubo della preghiera può diventare un modo simpatico per coinvolgerli: possono aiutare a costruirlo, riempirlo di colori, “tirare il dado” e leggere la
preghiera.
Iniziamo, insieme, il cammino…
«V
olgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto». Guardiamo con fiducia al
costato trafitto di Gesù, da cui sgorgarono “sangue e acqua” (Gv 19,34)! I Padri della
Chiesa hanno considerato questi elementi come simboli dei sacramenti del Battesimo e
dell’Eucaristia. Con l’acqua del Battesimo, grazie all’azione dello Spirito Santo, si
dischiude a noi l’intimità dell’amore trinitario. Nel cammino quaresimale, memori del
nostro Battesimo, siamo esortati ad uscire da noi stessi per aprirci, in un confidente
abbandono, all’abbraccio misericordioso del Padre (cfr S. Giovanni Crisostomo, Catechesi, 3,14 ss.). Il sangue, simbolo dell’amore del Buon Pastore, fluisce in noi specialmente nel mistero eucaristico: «L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di Gesù…
veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione» (Enc. Deus caritas est, 13).
Viviamo allora la Quaresima come un tempo “eucaristico”, nel quale, accogliendo
l’amore di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e parola. Contemplare “Colui che hanno trafitto” ci spingerà in tal modo ad aprire il cuore agli altri riconoscendo le ferite inferte alla dignità dell’essere umano; ci spingerà, in particolare, a
combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di
tante persone. La Quaresima sia per ogni
cristiano una rinnovata esperienza dell’amore
di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni
giorno dobbiamo a nostra volta “ridonare”
al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed
è nel bisogno. Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua.
Maria, la Madre del Bell’Amore, ci guidi in
questo itinerario quaresimale, cammino di
autentica conversione all’amore di Cristo. A
voi, cari fratelli e sorelle, auguro un
proficuo itinerario quaresimale, mentre
con affetto a tutti invio una speciale
Benedizione Apostolica.
SS. Papa Benedetto XVI
Mercoledì delle Ceneri, 21 febbraio
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Laceratevi il cuore
e non le vesti,
ritornate al Signore
vostro Dio,
perché egli
è misericordioso
e benigno,
tardo all’ira e
ricco di benevolenza
e si impietosisce
riguardo alla sventura.
«La parola “misericordia” è la composizione di due
parole: “miseria” e “cuore”. Misericordia allora ha questo
significato fondamentale: amore che guarda alla miseria
della persona umana, cioè ha compassione, si prende
cura della miseria della persona umana per liberarla»
(Card. Carlo Caffarra Arcivescovo di Bologna).
Ecco perché Dio è tardo all’ira, benigno e ha pietà!
Sceglie sempre la strada del prendersi cura, del liberare
perché il suo è un amore misericordioso, che non si
stanca mai di aspettare il nostro ritorno a casa, come è
ben descritto dall’evangelista Luca nella parabola del
figliol prodigo.
… per ognuno di noi
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(Gioele 2,13)
Narrare e cantare l’amore
«Da chi altri andremo, Signore?
Solo Tu hai parole di vita»,
eppur sempre la strada ci porta
a fuggire dal monte del sangue.
Il sepolcro ha pesante la pietra
e il tuo fianco è squarciato per sempre:
come dunque possiamo capire
il mistero, se tu non lo sveli?
(D.M. Turoldo, Neanche Dio può stare solo,
Casale Monferrato, Piemme, 1991)
4
Giovedì 22 febbraio
... si fa riflessione e preghiera…
Signore, il Disegno voluto dal Padre per la nostra
salvezza doveva realizzarsi attraverso il tuo dolore e la
tua morte. Hai voluto condividere le paure e le angosce
che derivano dalle umane sofferenze e dalle nostre
piccole “morti” quotidiane.
Dacci la capacità d’intravedere la luce e la vita del
“terzo giorno”, perché con la Tua morte e resurrezione
noi non siamo più destinati ad “una vita senza speranza
ma ad una speranza senza fine”.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Il Figlio dell’uomo
deve soffrire molto,
essere riprovato
dagli anziani,
dai sommi sacerdoti
e dagli scribi,
esser messo a morte
e risorgere
il terzo giorno.
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5
(Luca 9,22)
Venerdì 23 febbraio
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Non è piuttosto
questo il digiuno
che voglio: sciogliere
le catene inique,
togliere i legami
del giogo, rimandare
liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste
forse nel dividere
il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa
i miseri, senza tetto,
nel vestire chi è nudo,
senza distogliere
gli occhi
dalla tua gente?
Il digiuno che Dio chiede al suo popolo è forse quello
di cercare di risolvere alla radice le ingiustizie congenite
nel mondo. Non accontentarsi soltanto di curare i feriti
delle innumerevoli guerre che insanguinano la terra ma
comprenderne le cause e gli interessi di fondo che le
hanno generate. Il sentimento di una profonda empatia
con le sofferenze di chi è costretto a vedere martoriata la
propria famiglia, il proprio popolo, dovrebbe essere la
molla di un’indignazione così forte che costringe ad attivarsi per non rassegnarsi più a nessuna guerra. Forse Dio
ci chiede proprio questo: coraggio e non rassegnazione!
… per ognuno di noi
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(Isaia 58,6-7)
6
Sabato 24 febbraio
... si fa riflessione e preghiera…
Gesù non sceglie la via più semplice, non sceglie i
“giusti” (anche se forse non ci sono veri “giusti” al
mondo). Lui sceglie un impegno diverso, profondo…
verso chi è lontano da Lui. Un impegno di amore incondizionato. La Sua è una chiamata per tutti. Anche noi,
nella nostra quotidianità, proviamo a scegliere la via che
spesso ci sembra più scomoda, proviamo a lasciare le
nostre false sicurezze spinti dal Suo esempio: è questo il
cammino che ci porterà a comprendere l’impegno che ci
riempie davvero la vita.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Non sono i sani
che hanno bisogno
del medico,
ma i malati;
io non sono venuto
a chiamare i giusti,
ma i peccatori
a convertirsi.
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7
(Luca 5,31-32)
Prima domenica 25 febbraio
Un’esperienza di amore
La Parola...
Gli egiziani
ci maltrattarono,
ci umiliarono,
e ci imposero
una dura schiavitù.
Allora gridammo
al Signore, al Dio
dei nostri padri,
e il Signore ascoltò
la nostra voce, vide la
nostra umiliazione,
la nostra miseria
e la nostra oppressione;
il Signore ci fece uscire
dall’Egitto con mano
potente e con braccio
teso, spargendo terrore
e operando segni
e prodigi, e ci condusse
in questo luogo
e ci diede questo paese,
dove scorre latte e
miele.
Molti volontari sono per me riferimenti da cui ricevo
aiuto e vicinanza sincera. Non è questione di un aiuto
materiale: certo, quando patisci il disagio della strada e
a poco a poco cerchi il modo per uscirne, hai bisogno di
tutto. Ma quello che più ti manca – o meglio – quello che
più manca a me è il rispetto della dignità, anche in
condizioni così difficili. I buoni volontari – perché non
tutti, malgrado le intenzioni, riescono ad esserlo – sono
quelli che sanno trasmetterti questo rispetto per la tua
persona e vengono a cercarti per testimoniarti la loro
presenza, in assoluta semplicità. Così una o due volte a
settimana, al diurno o in dormitorio, si ricreano per te
piccole abitudini, piccole frequentazioni, amicizie
discrete che ti incoraggiano a riprendere fiducia in te
stesso. Penso che chi decide di fare il volontario in un
centro per persone senza dimora non può rimanere, poi,
chiuso in se stesso, costruire muri – per timidezza o per
carattere non so – e farti sentire lontano. Così si diventa
volontari “armadi”, volontari “appendiabiti”. Al contrario, il volontario mette in gioco tutta la sua umanità e
questo ti aiuta, al di là che si accompagni al pacco viveri
o alla sigaretta. Mi commuove sapere che c’è gente che
sa andare oltre le apparenze e sa far valere ancora il
proprio senso di fratellanza.
Un ospite di un centro di ascolto
(Deuteronomio 26,6-9)
8
Come tu ci hai amato
Il Signore ha ascoltato il grido del suo popolo e le sue
sofferenze… In questa testimonianza la nostra buona
volontà è giudicata da chi fa parte di quegli “ultimi” che
intendiamo servire.
All’inizio di questa Quaresima vogliamo scegliere la
vita, la dignità delle persone, fuggendo dalla tentazione
di una vita più comoda. Il volontariato è un modo
concreto per esprimere questa intenzione, ma “mettendo
in gioco la nostra umanità”, “facendo valere il nostro
senso di fratellanza”, evitando di diventare “armadi” o
“appendiabiti”.
Narrare e
cantare l’amore
Non si può amare
a distanza, restando
fuori dalla mischia,
senza sporcarsi
le mani,
ma soprattutto
non si può amare
senza condividere.
(Don Luigi Di Liegro)
9
Lunedì 26 febbraio
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Ogni volta che avete
fatto queste cose
a uno solo
di questi miei fratelli
più piccoli,
l’avete fatto a me.
(Matteo 25,40)
Gesù non ha dubbi: dice di scegliere il più piccolo,
l’ultimo, proprio come Lui per primo ha accolto le nostre
miserie, le nostre povertà, la nostra debolezza e si è identificato con noi e ci ha amati incondizionatamente. La
scelta, l’impegno e il servizio per i più poveri devono
nascere dalla consapevolezza che ognuno di noi, nel suo
piccolo, può fare qualcosa di grande per l’altro. Attraverso atti di carità, saremo benedetti e riceveremo in
eredità il Regno preparato per noi fin dalla fondazione
del mondo. Non dobbiamo allora avere paura: lasciamoci scomodare dal “piccolo”, apriamo il nostro cuore,
diventiamo protagonisti di Amore, e accogliamo con
umiltà chiunque chiede il nostro aiuto, seguendo
l’esempio di Gesù, diventando così testimoni autentici.
… per ognuno di noi
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Martedì 27 febbraio
... si fa riflessione e preghiera…
«Come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12)…
lo ripetiamo spesso, Signore!
Tu stesso ci suggerisci un metro di paragone che non
ci lascia scampo! Eppure quanti macigni sono ancora lì
alla porta della nostra anima. Quella situazione, quella
persona… Come posso usare la stretta giustizia per mio
fratello e chiedere per me misericordia?
Insegnami a perdonare perché ho gustato la Tua tenerezza, perché anch’io mi scopro fragile, infedele, anch’io
continuo a sbagliare.
Insegnami a perdonare non dall’alto della mia
giustizia, ma dall’umiltà che viene dal tuo perdono.
Concedimi di non tradire il Tuo Amore.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Se voi infatti
perdonerete
agli uomini
le loro colpe,
il Padre vostro celeste
perdonerà anche a voi;
ma se voi
non perdonerete
agli uomini,
neppure il Padre
vostro perdonerà
le vostre colpe.
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11
(Matteo 6,14-15)
Mercoledì 28 febbraio
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Dio vide le loro opere,
che cioè si erano
convertiti dalla loro
condotta malvagia,
e Dio si impietosì
riguardo al male
che aveva minacciato
di fare loro
e non lo fece.
(Giona 3,10)
Giona è ciascuno di noi. Chiamati ogni giorno a dare
testimonianza della speranza che è in noi, fino agli
estremi confini della terra. E quando la nostra testimonianza non è accolta, o peggio è apertamente disprezzata,
viene da pensare come Giona: perché non li punisci?
Eppure Dio non è vendetta, non sceglie la punizione
che umilia, diminuisce, disumanizza. Lui è sempre per
l’uomo. Dietro la sua misericordia c’è l’amore per
l’uomo, per il suo riscatto umano e sociale, non le catene
ma la libertà. Siamo noi che invece a volte scegliamo le
catene, incapaci come siamo di perdonare gli altri e noi
stessi, consegnandoci a tristi circoli viziosi capaci di tirar
fuori da noi il peggio e il peggio ancora. Basterebbe
alzare gli occhi dal nostro ombelico, conoscere e riconoscere la pietà del Padre che ci accoglie di nuovo.
… per ognuno di noi
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Giovedì 1° marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Il Signore dona sempre più di quello che noi desideriamo, aspettiamo o possiamo pensare: è il centuplo, è
l’inatteso che nella vita di tutti i giorni riceviamo, a volte
senza neanche rendercene bene conto, quasi considerando il dono come un qualcosa di dovuto. L’importante,
allora è saper chiedere al Signore, in atteggiamento di
umiltà e fiducia, ciò che di più bello ha disegnato per noi
e per la nostra vita. E poi, sempre, ringraziare, certi che
solo un Padre buono può rispondere con tanta generosità alla nostra preghiera.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Se voi dunque
che siete cattivi
sapete dare cose
buone ai vostri figli,
quanto più
il Padre vostro
che è nei cieli
darà cose buone
a quelli che
gliele domandano!
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13
(Matteo 7,11)
Venerdì 2 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Avete inteso che fu
detto agli antichi:
“Non uccidere”;
chi avrà ucciso
sarà sottoposto
a giudizio.
Ma io vi dico:
chiunque si adira
con il proprio fratello,
sarà sottoposto
a giudizio.
Chi poi dice al fratello:
stupido, sarà sottoposto
al sinedrio;
e chi gli dice:
pazzo, sarà sottoposto
al fuoco della Geenna.
Nessuno di noi è un criminale, tanto meno un
omicida. Eppure la nostra lingua! quanto può ferire!
Quante volte, anche senza volerlo, le nostre parole hanno
il solo risultato di ferire, spegnere, abbattere, smorzare
entusiasmi; oppure siamo portati a giudicare, dall’alto
della nostra “giustizia”, soprattutto quando aiutiamo
qualcuno. Ma come facciamo noi a sapere cosa è giusto,
cosa è meglio per lui, quale è il bene per tutti? Come
possiamo senza metterci davanti al Signore? Perdonaci,
Signore, fa’ che la nostra giustizia, il nostro modo di
valutare possa superare la giustizia dei “farisei”, degli
uomini che eravamo prima di incontrarTi. Quell’incontro che ci rende servi simili al Tuo Figlio Gesù,
disposti a fermarci a pensare prima di aprire bocca
«… non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno
stoppino dalla fiamma smorta...» (Is 42,3) a guardare
negli occhi ognuno con il massimo rispetto della sua
dignità di uomo e figlio di Dio.
… per ognuno di noi
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(Matteo 5,21-22)
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Sabato 3 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Quanto mi costa salutare quella persona che non
sopporto! E ancora di più perdonare quel tizio che mi ha
fatto quel torto. Non lo sopporto, mi sta antipatico a
pelle! Perché dovrei amarlo? Già, perché?!
Umanamente siamo portati a voler bene alle persone
che ci sono vicine nei momenti di difficoltà, a ricambiare
la loro gratitudine, insomma a pareggiare i conti. Ma
Gesù ci dice che l’amore non ha prezzo, non può essere
una merce di scambio. L’amore va condiviso, l’amore va
donato.
Quando si ama si è sulla via della perfezione ed è solo
non dettando delle condizioni che questo amore ci porta
a Lui.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Infatti se amate
quelli che vi amano,
quale merito ne avete?
Non fanno così
anche i pubblicani?
E se date il saluto
soltanto ai vostri
fratelli, che cosa fate
di straordinario?
Non fanno così
anche i pagani?
Siate voi dunque
perfetti come è
perfetto il Padre
vostro celeste.
(Matteo 5,46-48)
15
Seconda domenica 4 marzo
Un’esperienza di amore
La Parola...
La nostra patria
è nei cieli
e di là aspettiamo
come salvatore
il Signore Gesù Cristo,
il quale trasfigurerà
il nostro misero corpo
per conformarlo
al suo corpo glorioso,
in virtù del potere
che ha di sottomettere
a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei
carissimi e tanto
desiderati, mia gioia
e mia corona,
rimanete saldi
nel Signore così
come avete imparato,
carissimi!
(San Paolo ai Filippesi,
3,20-4,1)
Tutto procedeva normalmente. I nostri tre figli, Francesco, Vincenzo e Gabriele, da crescere, la casa e il
lavoro. Il nostro rapporto con Dio e con gli altri, non
immediatamente prossimi, relegato al tempo “libero”,
cioè quando non c’era altro di più “importante” da fare.
E per una mamma che lavora il tempo libero è poco.
All’età di due anni, il più piccolo, Gabriele, in seguito
a un tumore intramidollare entra in coma e così inizia
una precipitosa e tragica discesa nel baratro del non
senso di un dolore innocente, dell’inutilità di tutte quelle
certezze che in quel momento si rivelarono vanità. La
speranza di un miracolo ci portò a rivolgerci con fiducia
a Maria e così lentamente iniziò una salita verso quella
che cominciavamo a intuire come una luce gentile. Maria
ci ha fatto, e lo fa a ciascuno di noi, il dono più importante della nostra vita: suo figlio Gesù.
Cominciò così la nostra salita verso il Tabor. La legge
e i profeti dell’Antico Testamento iniziavano nella nostra
vita ad assumere il sapore nuovo dell’Amore e la
passione e morte di Cristo ci rivelavano il grande mistero
del donarsi, aprendoci una strada impensabile e piena di
gioiose sorprese nella nostra sofferenza. Nel tenero e
materno grembo della Chiesa che ci custodisce, ci nutre
e ci “educa” all’amore, il Padre indica il Figlio manifestando il suo amore per noi. Gesù offre il suo dolore
innocente perché ogni creatura possa diventare figlia di
Dio. In questo modo ci è svelato che l’amore del Padre
per noi è così grande da assumere la fragilità della condizione umana, così grande da diventare compagno nelle
tante strade della sofferenza: Dio onnipotente si fa fragile
per amore!
Questa rivelazione non può che trasfigurare la
nostra vita, la nostra maniera di essere. Il tempo
“libero” è colmato dalla gioia del condividere con i
fratelli, la sorpresa per un Bene infinito e universale: il
tempo dedicato agli altri diventa importante. Per me
16
questa scoperta ha significato l’impegno nell’ufficio
pastorale disabili e nella Chiesa di Palermo. I tanti
fratelli incontrati in questo faticoso ma irrinunciabile
servizio sono dei piccoli pezzi unici e originali che
insieme costituiscono il volto di Cristo trasfigurato
dall’amore.
Una famiglia
Come tu ci hai amato
Il corpo di Gesù si trasfigura facendo vivere una
straordinaria esperienza agli apostoli che lo hanno
accompagnato. Questa famiglia ha saputo trasfigurare la
difficoltà e il dolore trasformandoli in un’esperienza di
condivisione. Guardare il proprio figlio, e chiunque
soffre di una disabilità, con gli occhi di chi sa vedere
oltre, vuol dire restituire dignità e valore in una società
in cui conta solo l’esteriorità.
Siamo interrogati sul nostro rapporto con la disabilità: accanto a noi una famiglia sta facendo fatica, forse
noi stessi abbiamo un’esperienza diretta da rivalutare e
dalla quale trarre forza per impegnarci e mettere così a
servizio di tutti la sensibilità che ne deriva.
Dedichiamo del tempo a questi fratelli “piccoli pezzi
unici e originali che insieme costituiscono il volto di
Cristo trasfigurato dall’amore”.
Narrare e
cantare l’amore
Una volta si insegnava
che bisognava amare
il prossimo
“per amore di Dio”.
A me non sarebbe
piaciuto, di essere
amato per amore
di qualcun altro!
Poi mi è stato
spiegato:
“Ama il prossimo
come Dio
ti ha amato”,
con quello
stesso Amore,
così mi va bene.
(Mons. Giovanni Nervo)
17
Lunedì 5 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Siate misericordiosi,
come è misericordioso
il Padre vostro.
Non giudicate
e non sarete giudicati;
non condannate
e non sarete
condannati;
perdonate
e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato.
(Luca 6,36-38)
Signore, vivendo insieme ogni giorno scopriamo che
perdonarci non è un atto che facciamo per sentirci
buoni, per obbedire a una Tua legge; il Tuo è un consiglio di Padre amorevole, un Padre che sa che solo
vivendo di amore l’uomo giunge al proprio bene.
Quando ci sono contrasti tra noi e ognuno resta arroccato nel proprio orgoglio stiamo male, per salvare il
nostro amor proprio facciamo del male alla parte più
profonda di noi stessi. Quando invece superiamo il
nostro egoismo e ci ricordiamo che ci siamo scelti per
amarci e onorarci tutti i giorni della nostra vita e ci
perdoniamo, ecco che il cuore riprende fiato, lo stomaco
si riapre, la mente si libera: la nostra unione torna ad
essere una lode, un inno all’Amore!
… per ognuno di noi
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Martedì 6 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Nelle nostre preghiere siamo soliti dirti: «Signore, se
hai bisogno di noi, delle nostre mani per aiutare qualcuno, della nostra casa per ospitare qualcuno, della
nostra dispensa per sfamare qualcuno, vieni, bussa alla
nostra porta, serviti di noi». Tu ci hai fatto il dono di
venire nella nostra famiglia, di servirti della nostra
piccolezza. Ma forse oggi ci stai dicendo che non è sufficiente aprirti la porta di casa e del cuore quando ci vieni
a cercare, forse vuoi da noi qualcosa di più: «Ricercate la
giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». Tu ci inviti a fare
noi il primo passo, ad essere ricercatori, a desiderare di
alleviare le sofferenze di chi non ha la forza di venire a
chiedere aiuto, ad anticipare le richieste dei nostri fratelli
più piccoli, per portare nel nostro tempo il tuo Regno e
far assaporare fin da ora le cose di Dio.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Lavatevi, purificatevi,
togliete dalla mia vista
il male delle vostre
azioni. Cessate di fare
il male, imparate
a fare il bene,
ricercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia
all’orfano,
difendete la causa
della vedova.
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(Isaia 1,16-17)
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19
Mercoledì 7 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
I capi delle nazioni,
voi lo sapete,
dominano su di esse
e i grandi esercitano
su di esse il potere.
Non così dovrà
essere tra voi;
ma colui che vorrà
diventare grande
tra voi, si farà
vostro servo, e colui
che vorrà essere
il primo tra voi,
si farà vostro schiavo;
appunto come il Figlio
dell’uomo che non
è venuto per essere
servito, ma per servire
e dare la sua vita
in riscatto per molti.
Ci siamo seduti una di fronte all’altro e ci siamo
chiesti reciprocamente: «ti senti mai dominato da me? Ti
sembra qualche volta che voglia essere più forte e
“vincere” su di te?». Con gioia ci guardiamo e siamo
concordi nello scuotere il capo: no, questo non avviene
mai. Ma alla domanda successiva: «Mi avverti al tuo
servizio, in piena libertà e per scelta d’amore servo e
schiavo, in ascolto delle tue esigenze e dei tuoi bisogni
più profondi, pronto a dare fino in fondo la mia vita per
te?». Ci sorridiamo e ci guardiamo con misericordiosa e
sincera onestà: abbiamo ancora tanta strada da fare
sulla via dell’amore, c’è ancora tanto da imparare alla
scuola del tuo Vangelo! Signore, accompagnaci in questo
cammino perché solo Tu, che hai dato la Tua vita per la
nostra salvezza, puoi esserci maestro e guida.
… per ognuno di noi
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(Matteo 20,25-28)
20
Giovedì 8 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La nostra giornata trascorre al ritmo del lavoro, del
portare i figli a scuola, dell’andare a prenderli a basket,
del pediatra e del dentista, del ripassare le tabelline,
stendere il bucato mentre si aspetta che la pasta sia
cotta… come possono essere vissute le parole del salmo
che ci invita a meditare la legge del Signore giorno e
notte? Che sia un invito rivolto solo a chi abita i monasteri o le sacrestie? Troppo spesso diamo a Dio ritagli del
nostro tempo, gli sgoccioli della nostra giornata: ma
Colui davanti al quale abbiamo promesso di amarci ogni
giorno e dal quale ci proviene la forza per mantenere
l’impegno preso, Lui che ha scelto di incarnarsi nel
nostro quotidiano e di amare e salvare ogni momento
della nostra vita, deve essere il centro della nostra giornata! Allora proviamo a ribaltare il nostro modo di
“vedere” il tempo quotidiano: i dieci minuti in cui
leggiamo la Parola al mattino, la S. Messa domenicale, i
momenti di preghiera comunitaria a cui partecipiamo
durante la settimana, la preghiera ai pasti e gli attimi in
cui nel cuore ci rivolgiamo al Padre per raccomandare i
nostri figli, i familiari, il mondo intero con i suoi conflitti,
questi sono il centro della nostra giornata! Gli sgoccioli
e i ritagli di tempo diamoli al “daffare”, tenendo sempre
al centro Gesù e il suo amore per gli uomini.
… per ognuno di noi
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21
La Parola...
Beato l’uomo
che non segue
il consiglio degli empi,
non indugia
nella via dei peccatori
e non siede
in compagnia
degli stolti;
ma si compiace
della legge
del Signore,
la sua legge medita
giorno e notte.
(Salmo 1,1-2)
Venerdì 9 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Non avete mai letto
nelle Scritture:
“La pietra
che i costruttori
hanno scartata
è diventata testata
d’angolo; dal Signore
è stato fatto questo
ed è mirabile
agli occhi nostri”?
(Matteo 21,42)
La nostra vita a due, l’amicizia e l’amore tra noi,
sono il centro della nostra famiglia, è ciò per cui tutto
quello che viviamo ha un senso: è paragonabile ad una
casa che abbiamo cercato di costruire fidandoci della
Parola di Dio, attingendo energia, amore e forza dal
Padre. Ma se osserviamo bene questa costruzione,
vediamo che in mezzo alle pietre lisce e squadrate dell’ascolto, della comprensione, del perdono, ci sono anche le
pietre irregolari e ruvide della crisi, del pianto, dell’incomunicabilità. E queste pietre sorreggono e fortificano la
nostra casa al pari delle altre, la rendono vera e autentica, icona della misericordia infinita di Dio, testimonianza vivente della Sua onnipotenza. Contemplandola
anche noi, come Maria, cantiamo il Magnificat e
sappiamo che niente è andato perduto, Signore, del
nostro cammino!
… per ognuno di noi
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Sabato 10 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Nessuno è come te, Signore. Tu ci ami a tal punto da
perdonarci sempre. Il tuo amore per noi è così grande e
il desiderio di stare con noi così forte che rinunci all’ira
e vieni a noi con misericordia. Signore, ti preghiamo
perché anche noi ci possiamo amare come tu ci ami.
Donaci il tuo amore perché il nostro desiderio di amarci
possa aprirci e farci perdonare l’un l’altro. Quando
siamo offesi da qualcosa che il nostro coniuge ci ha fatto,
è meraviglioso ritrovarsi dopo essere perdonati. Fa’ che si
riducano sempre di più, fino a sparire, i momenti in cui
ci facciamo prendere dall’ira, perché abbiamo provato
che è piacevole usar misericordia.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Qual dio è come te,
che togli l’iniquità e
perdoni il peccato al
resto della tua eredità;
che non serbi per
sempre l’ira, ma ti
compiaci d’usar
misericordia?
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(Michea 7,18)
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Terza domenica 11 marzo
Un’esperienza di amore
La Parola...
Allora disse
al vignaiolo:
Ecco, sono tre anni
che vengo a cercare
frutti su questo fico,
ma non ne trovo.
Taglialo. Perché deve
sfruttare il terreno?
Ma quegli rispose:
Padrone, lascialo
ancora quest’anno,
finché io lo zappi
attorno e vi metta
il concime e vedremo
se porterà frutto
per l’avvenire;
se no, lo taglierai.
(Luca 13,7-9)
Da novembre sto prestando servizio in un progetto
Caritas chiamato Progetto Lacè che interviene sui minori
rom nel quartiere di Quinto Romano. Il progetto prevede
anche sostegno e rapporti con le famiglie e gli adulti, ma
il mio intervento e quello dell’équipe in cui sono inserita è
rivolto soprattutto a minori, e in particolare ad adolescenti
rom maschi e femmine. Con le adolescenti femmine che
non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola, o
che hanno frequentato la scuola solo per poco tempo, svolgiamo attività di alfabetizzazione ogni mercoledì mattina,
recandoci al campo dove vivono. Questo è uno dei
momenti più belli: le ragazze sono molto contente di
vederci e di fare scuola. Ci accolgono sempre sorridenti ed
hanno tantissima voglia di leggere e scrivere, ma non solo:
con loro facciamo anche laboratori creativi, per creare
anelli con perline, scatole con il découpage, uncinetto…
Accumulato un po’ di materiale, abbiamo deciso di
vendere la nostre creazioni allestendo una bancarella: le
ragazze si sono scatenate a vendere e a parlare italiano!
Con il ricavato siamo andate tutte insieme a mangiare
una pizza al ristorante… loro erano bellissime ed elegantissime e le loro mamme le hanno lasciate con noi fino
alle 23.30: una conquista dato che le prime volte dovevano rientrare entro le 21.30!
Con gli adolescenti maschi le attività vengono svolte
all’oratorio del quartiere di Quinto Romano, poco
distante dal campo. L’attività principale è il supporto
scolastico. Non si fanno semplicemente i compiti per il
giorno dopo, ma attività complementari di supporto.
All’inizio ero molto tesa e insicura in tutte queste attività.
Il supporto è particolarmente difficile, perché richiede
l’instaurasi di un rapporto uno a uno, e questo non è
facile! Ma in realtà, superate le prime difficoltà di
ambientamento, anche questo momento è molto bello.
Ho imparato a essere contenta e soddisfatta (anzi, al
settimo cielo!) per cose che forse in altri contesti sono
24
insignificanti o banali, ma che in questa esperienza
rappresentano i segni di un apprezzamento e di una
fiducia notevoli nei confronti di una come me: in fondo
sono gagie (non-rom) ed ho pure i capelli corti, fatto
inconcepibile per le donne rom che di solito li hanno
lunghi!
È stata ed è un’esperienza totale, mi ha cambiata nel
profondo, mi ha segnato e messo in gioco fino in fondo.
Non saprei dire esattamente cosa mi porto a casa… una
ricchezza immensa a livello formativo, umano e culturale.
Un’umanità così forte e presente che non può lasciarti
indifferente, che ti trascina con la sua energia, con i suoi
colori forti e vivaci e non sempre allegri, con la sua forza
e i suoi sguardi, con i suoi riti e le cose non dette…
Una ragazza in Servizio Civile
Come tu ci hai amato
In risposta alla pazienza proposta nell’odierna
pagina del vangelo, una ragazza ci racconta un’esperienza di paziente, perseverante educazione dei giovani
rom che diventa occasione di crescita e di conversione
per sé. Proporre ai giovani esperienze forti, in cui verificarsi e contemporaneamente sentirsi utili, mettendo a
disposizione le proprie risorse, può essere più importante di tante raccomandazioni e paternali.
Nelle famiglie, nelle parrocchie, senza paura che si
trasformino in “tempo perso”, andiamo alla ricerca di
queste esperienze, organizzando poi momenti in cui gli
stessi giovani trovino occasione di condividere quanto
appreso con gli altri.
25
Narrare e
cantare l’amore
No, credere a Pasqua
non è giusta fede:
troppo bello
sei a Pasqua!
Fede vera
è al venerdì santo
quando Tu
non c’eri lassù!
Quando non
una eco risponde
al tuo alto grido
e a stento il Nulla
dà forma
alla tua assenza.
(D.M. Turoldo,
Canti ultimi, Milano,
Garzanti, 1991)
Lunedì 12 marzo
San Massimiliano
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Egli, allora, scese
e si lavò nel Giordano
sette volte,
secondo la parola
dell’uomo di Dio,
e la sua carne
ridivenne come la carne
di un giovinetto;
egli era guarito.
Tornò con tutto
il seguito dall’uomo
di Dio; entrò
e si presentò a lui
dicendo:
“Ebbene, ora so
che non c’è Dio
su tutta la terra
se non in Israele”.
Se mi sento forte, Signore,
ricordami di inginocchiarmi,
se parlo,
ricordami le mie parole inutili,
se mi sento arrivato,
ricordami di ripartire,
se mi sento giusto,
ricordami che aspetti di potermi perdonare.
… per ognuno di noi
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(Secondo libro dei Re
5,14-15)
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Martedì 13 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Quando ascoltiamo i nostri figli, o Dio,
mostriamo la tua delicatezza,
quando li perdoniamo,
parliamo loro della Tua fedeltà,
quando soffriamo, testimoniamo la Tua croce,
quando ci inginocchiamo,
raccontiamo il Tuo desiderio di intimità,
quando ci commuoviamo, riveliamo il Tuo cuore.
La Parola...
… per ognuno di noi
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Allora Pietro
si avvicinò a Gesù
e gli disse: “Signore,
quante volte
dovrò perdonare
al mio fratello,
se pecca contro di me?
Fino a sette volte?”.
E Gesù gli rispose:
“Non ti dico fino
a sette, ma fino
a settanta volte sette”.
(Matteo 18,21-22)
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Mercoledì 14 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Chi dunque
trasgredirà uno solo
di questi precetti,
anche minimi,
e insegnerà agli uomini
a fare altrettanto,
sarà considerato
minimo nel regno
dei cieli.
Chi invece li osserverà
e li insegnerà
agli uomini,
sarà considerato
grande nel regno
dei cieli.
Quando amiamo,
i nostri figli mostriamo
loro la Tua bontà, o Dio,
quando giochiamo, parliamo della Tua simpatia,
quando li accarezziamo,
testimoniamo la Tua tenerezza,
quando li lasciamo essere se stessi,
raccontiamo la Tua libertà,
quando li correggiamo, riveliamo la Tua giustizia.
… per ognuno di noi
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(Matteo 5,19)
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Giovedì 15 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Se rincorro illusioni, Signore,
ricordami la Tua speranza,
se ti credo assente, ricordami che mi cammini accanto,
se mi riconosco peccatore,
ricordami che stai festeggiando,
se temo le critiche,
ricordami che mi vuoi libero,
se mi sento confuso, ricordami di fidarmi.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Chi non è con me,
è contro di me;
e chi non raccoglie
con me, disperde.
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(Luca 11,23)
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Venerdì 16 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Se mi sento importante, Signore,
ricordami che preferisci gli ultimi,
se mi sento stanco, ricordami il dolore
di chi non può aspettare,
se la mia fede è poca, ricordami di pregare,
se tento di salvare la mia vita, ricordami di perderla.
La Parola...
Allora lo scriba
gli disse:
“Hai detto bene,
Maestro, e secondo
verità che Egli
è unico e non v’è altri
all’infuori di lui;
amarlo con tutto
il cuore e con tutta
la mente e con tutta
la forza e amare
il prossimo
come se stesso
val più di tutti
gli olocausti e i
sacrifici”.
Gesù, vedendo
che aveva risposto
saggiamente, gli disse:
“Non sei lontano
dal regno di Dio”.
… per ognuno di noi
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(Marco 12,32-34)
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Sabato 17 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Se mi sento solo, Signore,
ricordami che stai bussando alla mia porta,
se mi sento invidioso,
ricordami i talenti che mi hai riservato,
se mi sento deluso,
ricordami che aspetti di consolarmi,
se ti rimprovero,
ricordami che non so cosa è meglio per me,
se rincorro illusioni,
ricordami la Tua speranza.
La Parola...
… per ognuno di noi
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Venite,
ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato
ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso
ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni
ci ridarà la vita
e il terzo ci farà
rialzare e noi vivremo
alla sua presenza.
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(Osea 6,1-2)
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Quarta domenica 18 marzo
Un’esperienza di amore
La Parola...
Partì e si incamminò
verso suo padre.
Quando era ancora
lontano, il padre
lo vide e commosso
gli corse incontro,
gli si gettò al collo
e lo baciò…
E cominciarono
a far festa.
(Luca 15,20.24b)
Da fidanzati parlavamo spesso di come sarebbe stata
la nostra famiglia e ci chiedevamo che cosa il Signore
avesse in serbo per noi: ci siamo conosciuti in un gruppo
di volontariato, camminando insieme con i giovani
disabili della nostra diocesi, e non ci ha mai sfiorato
l’idea che il matrimonio fosse una faccenda che riguardasse solo noi due. Non c’è stato il tempo di soffermarci
su questi interrogativi, perché dopo nemmeno quattro
anni dal giorno in cui ci siamo sposati avevamo già tre
figlie, risposta chiara ed inequivocabile del servizio che il
Signore ci chiedeva di fare. Un servizio nascosto, più
normale rispetto ad altre scelte di vita, “giocato” dentro
le pareti di casa tra pannoloni, bagnetti, tabelle di svezzamento e inserimenti al nido, un servizio che per anni ci
ha voluto (e a volte ci è sembrato che ci costringesse)
tagliati fuori dagli amici, dalla parrocchia, da momenti
di svago, perché ogni volta che programmavamo di
uscire c’era Anna o Maria o Teresa con la febbre… A
distanza di qualche anno, la nascita di Tommaso ci ha
definitivamente “consacrato” famiglia numerosa, agli
occhi della gente una famiglia strana, esagerata (“ancora
con la pancia!?!”… “volevate il maschio, eh?!”… “ma
come si fa col mondo che c’è oggi?!”), ai nostri occhi una
famiglia che aveva senso solo perché si fidava di Dio e da
Lui riceveva forza, vita, energia, amore. L’amicizia con le
famiglie dell’Associazione Famiglie Numerose, che come
noi si sono aperte alla vita con generosità e fiducia, ci ha
scaldato il cuore e ci ha fatto dire tante volte «Quant’è
bello e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!»
(salmo 132).
Guardiamo Anna che muove i primi passi nel
mondo, intesse relazioni e amicizie in cui noi non
abbiamo parte, con la stessa emozione con cui l’abbiamo guardata staccarsi e fare qualche passetto incerto
verso di noi. Ci rendiamo conto della nostra paura di
vederla fragile, traballare e cadere in qualche scelta
32
Narrare e
cantare l’amore
sbagliata. Vincendo la tentazione di “trattenerla” e
proteggerla, scegliam,o per lei e per gli altri figli, di
partorirli ogni giorno alla vita e di affidarli alla protezione del Padre.
Una “famiglia numerosa”
Come tu ci hai amato
Partorire i figli ogni giorno, affidandoli alla protezione del Padre può voler dire accettare anche scelte
diverse e difficili, che non condividiamo, senza perdere la
speranza. Questa famiglia ha deciso di sfidare i ragionamenti che troppo spesso tutti fanno sul costo dei figli in
termini di tempo, di occasioni perdute, di garanzia
economica…
Invece di giudizi, le famiglie numerose o quelle che
faticano a provvedere ai propri bambini hanno bisogno di
vicini ospitali e disponibili, pronti a mettersi a servizio,
anche per piccole necessità. Qualche nonno o nonna soli
possono così ritrovare la gioia di un nipotino…
Se mi capitasse
un giorno (e potrebbe
essere anche oggi)
di essere vittima
del terrorismo
che sembra voler
coinvolgere ora tutti
gli stranieri
che vivono in Algeria,
mi piacerebbe
che la mia comunità,
la mia Chiesa,
la mia famiglia
si ricordassero
che la mia vita
era donata a Dio
e a quel Paese. (…)
E anche te, amico
dell’ultimo minuto,
che non sapevi
quel che facevi.
Sì anche per te voglio
prevedere questo
Grazie e questo
Addio. E che ci sia
dato di ritrovarci,
ladroni beati,
in Paradiso, se piacerà
a Dio, nostro Padre
comune.
Amen. Insciallah.
(P. Christian De Chergé,
priore di
Notre-Dame d’Atlas,
assassinato
il 21 maggio 1994
33
Lunedì 19 marzo
San Giuseppe
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Ma il funzionario
del re insistette:
“Signore, scendi prima
che il mio bambino
muoia”.
Gesù gli risponde:
“Va’, tuo figlio vive”.
Quell’uomo credette
alla parola
che gli aveva detto Gesù
e si mise in cammino.
Credere e mettersi in cammino sono le declinazioni
dell’amore. Così fece anche Giuseppe, l’uomo giusto
che ha amato quell’insolito disegno rivelatogli dal
Signore. È possibile amare tutto: una parola, un gesto,
una speranza, un’attesa, una promessa. Che sempre
crediamo e chiediamo a te, Signore, di scendere, di venire
prima che si spenga qualcosa nella nostra vita e nella
vita del fratello, della sorella e possa fiorire e diventare
visibile quell’amore col quale tu ci hai amati.
… per ognuno di noi
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(Giovanni 4,49-50)
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Martedì 20 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Continua il nostro pellegrinaggio dell’amore, oggi
con l’invito a prendere su “qualcosa” che è il segno della
nostra fragilità, ma accompagnato da un interrogativo
che è già compimento: «Vuoi guarire?» Sappiamo che in
tutti noi la risposta è pronta: «Sì, Signore, vogliamo
guarire, ma…». C’è sempre un ma che in noi blocca il
nostro desiderio. Nel cammino dell’amore possa diventare, Signore, più libera e pronta la nostra adesione a
nuovi percorsi che dicono la svariata fantasia del dono e
della condivisione.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Gli disse:
“Vuoi guarire?”.
Gli rispose il malato:
“Signore,
io non ho nessuno
che mi immerga
nella piscina quando
l’acqua si agita.
Mentre infatti sto
per andarvi,
qualche altro
scende prima di me”.
Gesù gli disse:
“Alzati, prendi il tuo
lettuccio e cammina”.
E sull’istante
quell’uomo guarì e,
preso il suo lettuccio,
cominciò a camminare.
(Giovanni 5,6-9)
35
Mercoledì 21 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Si dimentica
forse una donna
del suo bambino,
così da non
commuoversi
per il figlio
del suo grembo?
Anche se vi fosse
una donna
che si dimenticasse,
io invece non ti
dimenticherò mai.
Nella Tua custodia materna, o Signore, possiamo
camminare e crescere nella fede; per arrivare a gioire
della realtà più semplice e grande che colma tutta la
nostra vita: quella di sentirci e di essere figli amati, figli
che abitano il pensiero di Dio. Che in questo tuo pensiero
si incontrino i vicini e i lontani, e nessun confine, di ogni
genere, faccia più da ostacolo alle nostre relazioni: come
figli amati ci scambieremo il dono ricevuto e anche noi
sapremo ricordarci di chi ci è accanto, di chi attende di
sentirsi chiamare “Figlio”.
… per ognuno di noi
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(Isaia 49,15)
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Giovedì 22 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
È vero, Signore, che siamo tuoi, siamo il tuo popolo,
i tuoi figli e il tuo ricordo ci fa vivere. È un ricordo che
si trasmette di generazione in generazione, è un amore
che si fa cura e dedizione. Aiutaci ad abbandonare tutti
i nostri propositi di male e rendici tuoi servi, fedeli a
quella parola che ha costruito la storia della salvezza e
che anche oggi chiede di passare di padre in figlio, da
fratello a fratello, da vicino a lontano. Aiutaci ad entrare
nella generazione dei figli salvati perché amati e perché
amanti.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Desisti dall’ardore
della tua ira
e abbandona
il proposito di fare
del male al tuo popolo.
Ricordati di Abramo,
di Isacco, di Israele,
tuoi servi…
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(Esodo 32,12-13)
Venerdì 23 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
La pensano così,
ma si sbagliano;
la loro malizia
li ha accecati.
Non conoscono
i segreti di Dio;
non sperano salario
per la santità
né credono
alla ricompensa
delle anime pure.
Dimorare nel Tuo pensiero, Signore, è conoscere anche
il “Tuo” segreto, il Tuo sogno, la Tua sete di salvezza per
ogni uomo. Quando la nostra malizia ci acceca, Tu apri i
nostri occhi; quando ci dimentichiamo di essere chiamati
alla santità vera, Tu riaccendi la nostra speranza; quando
non cerchiamo la purezza del cuore, Tu rendi più forte la
nostra fede. Allora i nostri pensieri assomiglieranno ai
Tuoi pensieri e il Tuo segreto sarà il nostro segreto.
Allora anche noi avremo un’unica sete di salvezza e
saremo con Te e come Te dalla parte dell’uomo.
… per ognuno di noi
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(Sapienza 2,21-22)
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morte di Mons. Romero,
memoria dei martiri missionari
Sabato 24 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Il Tuo nome, Signore, è “Dio salva”, questa è la nostra
scorta nel viaggio della fede, questo il nutrimento del
nostro debole amore. Sappiamo di avere in Te una difesa,
poiché Tu stai per essere “innalzato” a nostra difesa per
sempre, fino alla fine dei secoli. La Tua vita donata e
immolata non sarà causa di tristezza e di sconfitta, ma
lode e gaudio, principio di ogni giustizia: perché la verità
dimora nell’amore, e l’amore è dono senza misura. Tu ci
hai parlato così, come altri nostri fratelli e sorelle: i testimoni dell’amore ci dicono che è possibile non trattenere
niente per noi stessi, neanche la nostra vita.
… per ognuno di noi
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La Parola...
La mia difesa
è nel Signore,
egli salva i retti
di cuore.
Loderò il Signore
per la sua giustizia
e canterò il nome
di Dio, l’Altissimo.
(Salmo 7,11.18)
Quinta domenica 25 marzo
Un’esperienza di amore
La Parola...
Alzatosi allora
Gesù le disse:
“Donna, dove sono?
Nessuno ti ha
condannata?”.
Ed essa rispose:
“Nessuno, Signore”.
E Gesù le disse:
“Neanche io ti
condanno;
va’ e d’ora in poi
non peccare più”.
(Giovanni 8,10-11)
Un giorno un uomo si è avvicinato e mi ha detto: «lo sai,
ieri mi è nato un figlio ed ora è lì nella tenda… ma
ancora non ha un nome. Puoi suggerirmene qualcuno?»
… ho pensato ad un bambino fortunato e mi è venuto in
mente Luca. Non pensavo a nessuno di mia conoscenza,
ma quel nome mi è sembrato adatto. Gliel’ho detto e a
lui è piaciuto subito. Probabilmente lo scriveranno con
la K perché qui la C è solo un suono dolce (infatti spesso
pronunciano Ciaritas), ma non importa, va bene lo
stesso! Insomma ora in quel campo c’è un piccolo
Luca… Dopo pranzo il padre mi ha chiesto se volevo
andare nella tenda a conoscerlo. Ho accettato subito e
siamo andati.
Passo spesso tra queste tende ma mai fino a quel
momento mi era capitato di entrare, invitata, in una di
esse. Il piccolo Luca era in braccio alla mamma: una bella
ragazza indonesiana, di Nias, dall’aria forte e sana,
nonostante tutto. E intorno a lei c’erano altri quattro
bambini. Cinque figli ora, con Luca. Erano contenti di
vedermi o almeno così sembrava. I bambini sorridevano e
scherzavano con me: spesso gioco con loro e forse un po’
hanno imparato a conoscermi. Ero lì con la mamma e i
bambini nello spazio di circa quattro metri quadri in cui
vivono e ricevono ospiti. La donna mi raccontava di aver
partorito da sola, nella tenda, quest’ultimo bambino così
come tutti gli altri. Ero lì, esterrefatta, ad ascoltarla e
intanto la osservavo: un corpo sano, credo ancora molto
giovane nonostante le tante gravidanze e una solidità nello
sguardo e nel fisico che deve essere il suo segreto. Queste
mamme sono lì, quasi tutto il giorno con i bambini in
braccio, senza impazienza nello sguardo e nelle movenze:
come belle statue di gesso! E mentre prendevo in braccio
Luca, che nel frattempo ha deciso di farmi un regalino di
benvenuto…, uno degli altri bambini ha iniziato a chiedermi soldi in maniera scherzosa e sorridente, perché
potevo vedere da sola come erano poveri. Il tutto scher40
zoso, breve, diretto, con il sorriso sulle labbra e nei movimenti del corpo: senza recriminare né offendere. Ancora
con Luca in braccio, ma questa volta lo sguardo rivolto a
lui, ho iniziato a spiegare: «Non sono molto ricca io, non
così tanto da potervi aiutare tutti da sola. Ma… lo vedi,
sono qui (saya disini) per Caritas. E stiamo costruendo
nuove case per voi. Quindi a piccoli passi, la vostra vita
migliorerà. Si passerà dalla tenda ad una casa con pavimento e finestre. Una bella casa in legno e ferro. E poi un
po’ più in là nel tempo ad un’altra casa un po’ più grande
che costruiremo… insieme. Dovremo collaborare nel
modo migliore ed essere amici». Mi hanno lasciata andare
ringraziando e sorridendo.
Un’operatrice di Caritas
Come tu ci hai amato
Questa ragazza ha accettato con semplicità l’invito
inconsueto di una famiglia poverissima. Non si è azzardata a giudicare le loro intenzioni, ma ha partecipato
con gioia ai loro momenti felici, spiegando pazientemente, al momento opportuno, quello che poteva condividere con loro.
Spesso parliamo dei poveri come fossero altro da noi,
e stigmatizziamo i loro comportamenti criticandoli
pesantemente. Scivolare nella povertà, anche da condizioni fortunate, è più semplice di quanto sembri: un
licenziamento, una spesa improvvisa e inaspettata, una
separazione coniugale, un figlio in difficoltà, un parente
con una pesante dipendenza da alcool, droga o altro…
Proviamo ad impegnarci in un servizio di mensa o di
dormitorio per senza-dimora: scopriremo così una
dimensione nuova della povertà e comprenderemo
meglio i drammi di chi vive sulla strada.
41
Narrare e
cantare l’amore
Sono stasera insieme
a voi per dire:
in questa sala siede
una quota
di assassini,
di ladri, di bugiardi,
di suicidi
e io sono fratello
di ogni peggio
che sta in un uomo,
dentro di me
e in ognuno,
da fratello gemello.
Non sono il giudice
del figlio
di mio padre,
non sono
il suo guardiano.
Amo chi d’improvviso
si vergogna
butta le mani in faccia
e così sconta.
(Erri De Luca)
Lunedì 26 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Signore, che io possa riconoscerti ogni giorno come
lampada ai miei passi e luce sul mio cammino; come
l’unica luce che può illuminare la mia mente, il mio
cuore, le mie parole, le mie azioni.
La Parola...
… per ognuno di noi
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Io sono la luce
del mondo;
chi segue me,
non camminerà
nelle tenebre,
ma avrà la luce
della vita.
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(Giovanni 8,12)
42
Martedì 27 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Questa parola la sentiamo vicina anche oggi, nel
presente che viviamo. Signore Tu non ti stanchi di ascoltare il gemito del nostro cuore prigioniero. Cosa ci imprigiona? L’egoismo, la gelosia, l’invidia, la sfiducia, la
tristezza, la maldicenza.
Vieni, Signore, a liberare il cuore di ogni uomo e di
ogni donna da queste insidie mortali: soltanto Tu puoi
guarirci.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Il Signore
si è affacciato dall’alto
del suo santuario,
dal cielo ha guardato
la terra, per ascoltare
il gemito del
prigioniero,
per liberare
i condannati a morte.
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(Salmo 102,20-21)
43
Mercoledì 28 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Se rimarrete fedeli
alla mia parola,
sarete davvero
miei discepoli;
conoscerete la verità
e la verità
vi farà liberi.
Vogliamo amarti e seguirti, Signore; ma come desideri essere amato? In primo luogo attraverso l’ascolto
costante della Tua parola.
Un bisogno fondamentale di ogni cuore è quello di
essere ascoltato dalla persona amata e anche il Tuo cuore
desidera essere ascoltato: «Rimanete fedeli alla mia
parola!»
Vogliamo prenderci cura di Te e della Tua parola,
ogni giorno donaci la capacità di dimorare con la Parola,
di sostare in/con essa. La Tua parola ci guidi alla vera
libertà interiore.
… per ognuno di noi
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(Giovanni 8,31-32)
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Giovedì 29 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Signore, Tu per primo ci hai cercato e hai messo nel nostro
cuore la nostalgia per Te. Tu da sempre hai compiuto
meraviglie in coloro che hanno saputo accoglierTi con un
cuore docile e umile. L’esempio dei nostri Padri nella fede,
dei profeti, di Maria, testimoniano questo e insieme a loro
desideriamo farne memoria; vogliamo custodire il ricordo
dei Tuoi prodigi e cantare con la vita le meraviglie che hai
compiuto in ciascuno di noi.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Cercate il Signore
e la sua potenza,
cercate sempre
il suo volto.
Ricordate
le meraviglie
che ha compiute,
i suoi prodigi
e i giudizi
della sua bocca.
(Salmo 15,4-5)
45
Venerdì 30 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
La Parola...
Ti amo, Signore,
mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza,
mio liberatore.
Che io possa sentire risuonare nel mio cuore, durante
questa giornata, le parole di questo salmo. Anch’io con il
salmista voglio ripetere «Ti amo, Signore, in Te trovo
forza e vigore, Tu sei l’unica roccia che non viene mai
meno, a Te voglio appartenere.
Ti affidiamo le nostre debolezze, sapendo che Tu ci
aiuterai a portarle senza vergogna, e con forza libererai
il nostro cuore».
… per ognuno di noi
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(Salmo 18,2-3)
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46
Sabato 31 marzo
... si fa riflessione e preghiera…
Tu sei un Dio che ama la pace e hai voluto instaurare
con noi una alleanza di pace. Le relazioni tra noi sono
fondate sulla pace o sono una lotta per il potere e per la
prevaricazione? Resta con noi, Signore, perché solo se ti
custodiamo nel cuore sapremo donare pace a chi incontriamo e scopriremo che ogni giorno sarà possibile vivere
relazioni pacifiche.
… per ognuno di noi
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La Parola...
Farò con loro
un’alleanza di pace,
che sarà con loro
una alleanza eterna.
Li stabilirò
e li moltiplicherò
e porrò
il mio santuario
in mezzo a loro
per sempre.
(Ezechiele 37,26)
47
Domenica delle Palme 1° aprile
Un’esperienza di amore
La Parola...
Il Signore Dio
mi ha dato una lingua
da iniziati,
perché sappia
indirizzare
allo sfiduciato
una parola.
Ogni mattina fa
attento il mio orecchio
perché io ascolti
come gli iniziati.
(Isaia 50,4)
Non fanno clamore i miracoli dei nostri tempi, anzi,
spesso non li vede nessuno. Eppure sono dell’ordine del
quotidiano. Come Lionel, dietro al volante di quell’unica macchina che passa su quella stradina sperduta
sulla quale ci ritroviamo senza alcun’idea della direzione da prendere. Facciamo l’autostop per Lione:
come raggiungere la strada nazionale che ci fa andare
avanti? Il suo sguardo meravigliato, “siete proprio fuori
circuito”, due minuti di silenzio, capisce che senza di
lui siamo bloccate, esita ancora un istante e poi: «salite,
vi porto all’incrocio che vi fa ripartire». Lo fa dopo una
giornata, una settimana di lavoro; sta rientrando ora,
parte alle quattro del mattino col suo camion che gli fa
percorrere la Francia in lungo e in largo. È uno che
viaggia, Lionel, e forse è per questo che la vita gli pone
ancora delle domande. Non si aspetta risposte da noi,
gli basta quello spazio di ascolto nel quale far cadere
come gocce le sue parole, le sue frasi ancora informi
che dice, che ridice, si interrompe…
Procede a tentoni Lionel, la verità bisogna toccarla,
lui lo sa senza che nessuno gliel’abbia mai detto.
È da tanto che abbiamo ritrovato la nazionale sette,
è da tanto che doveva farci scendere. Ma non si ferma,
in fin dei conti non aveva alcun programma per il
pomeriggio, può portarci fino a Lione, uno spazio di
cento chilometri, gratuito come la fiducia che ci
permette di entrare nel mistero di un uomo. Entrarci in
punta dei piedi, senza sandali. “Non si può parlare con
gli amici di queste cose, mi prenderebbero per matto.
Ma io credo. Lo so che esiste, Dio. Lo prego anche. Ma
non bisogna chiedergli delle cose. Solo parlargli. Non è
che Dio ci dà delle cose – è solo lì. Io ci parlo”. Cosa gli
dici, Lionel? Quasi si arrabbia un po’. “Non sono cose
che si dicono, non si dicono a nessuno queste cose”.
Non conosce i tempi liturgici Lionel, non sa che è
venerdì di Quaresima quando prima di lasciarci ci dice:
48
Narrare e
cantare l’amore
«non era normale quel tizio, farsi inchiodare su una
croce, lo sapete? Una cosa terribile, inchiodato su una
croce. Era pazzo quel Gesù a farsi fare questo».
Qualche tempo prima, una giovane artista magrebina
ci aveva chiesto perché avessimo scelto questa vita. Mi
aveva detto con stupore una sorella, parlando di
Tommaso: «Toccando l’umanità tocca la divinità».
È toccando l’uomo che Dio si fa toccare.
Una Piccola Sorella di Gesù
Come tu ci hai amato
Inizia la Settimana Santa… mettiamoci in ascolto del
Signore e di chi lo cerca con cuore sincero. Proviamo ad
invitare un amico a vivere con noi i momenti di riflessione
e preghiera in attesa della Pasqua.
I miei giorni
camminano
davanti ai Tuoi
e danno loro un senso.
Essi Ti hanno
strappato
alla Tua dimora
eterna
facendoTi il
primogenito dei
perduti.
Tu ora non sei
che un nostro fratello,
hai sofferto in Te ogni
nostro dolore.
Noi ti sentiamo vicino
nel Tuo lamento e nel
Tuo pianto
sulla fossa di Lazzaro.
Ora la nostra carne
non Ti abbandona;
sei un Dio che si
consuma in noi.
Un Dio che muore.
(D.M. Turoldo,
O sensi miei…,
Milano, Rizzoli, 1993)
49
Lunedì 2 aprile
Narrare e cantare l’amore
La Parola...
Io, il Signore,
ti ho chiamato
per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e stabilito
come alleanza
del popolo e luce
delle nazioni,
perché tu apra
gli occhi ai ciechi
e faccia uscire
dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione
coloro che abitano
nelle tenebre.
Gesù è travestito e mascherato in mezzo agli uomini,
nascosto nei poveri, negli infermi, nei prigionieri, nei
forestieri. Molti che lo servono ufficialmente, non
seppero mai chi egli è; ma molti che non lo conoscono
neppur di nome, udranno l’ultimo giorno le parole che
spalancheranno loro le porte della gioia: «Ero io, quei
figliuoli, ero io, quegli operai; io piangevo su quel letto di
ospedale, ero quell’assassino nella sua cella, quando tu
lo consolavi».
(F. Mauriac, Vita di Gesù, Milano, Mondadori, 1950)
… la nostra preghiera
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(Isaia 42,6-7)
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Martedì 3 aprile
Narrare e cantare l’amore
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicano: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via
inchinandomi fino a terra.
La Parola...
(D.M. Turoldo, O sensi miei…, Milano, Rizzoli, 1993)
… la nostra preghiera
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È troppo poco
che tu sia mio servo
per restaurare
le tribù di Giacobbe
e ricondurre i
superstiti di Israele.
Io ti renderò luce
delle nazioni perché
porti la mia salvezza
fino all’estremità
della terra.
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(Isaia 49,6)
Mercoledì 4 aprile
Narrare e cantare l’amore
La Parola...
Vedano gli umili
e si rallegrino;
si ravvivi il cuore
di chi cerca Dio,
poiché il Signore
ascolta i poveri
e non disprezza
i suoi che sono
prigionieri.
(Salmo 69,33-34)
Anche a coloro che non credono, che deridono questa
follia e che perfino la odiano, Cristo vivo si dona, se essi
ne sono degni. Perché non è solo su di un pezzo di pane
o su un calice di vino che Egli ha detto «Questo è il mio
corpo e il mio sangue…». Egli l’ha detto, con lo stesso
accento e la stessa precisione dell’affamato a cui date da
mangiare o al quale rifiutate il nutrimento. «Questo affamato, sono io; questo ammalato, sono io; questo straniero, questo prigioniero che voi avete visitato – o avete
torturato – sono io».
(F. Mauriac, Il Figlio dell’Uomo, Bologna, Nigrizia, 1963)
… la nostra preghiera
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Giovedì Santo, 5 aprile
Narrare e cantare l’amore
Gesù lava i piedi agli apostoli, insegnando loro ad
amarsi vicendevolmente, non a parole, ma a fatti; Gesù
lava i piedi di Giuda; sa di essere prossimo all’agonia, ad
un abisso di dolori, e si inginocchia davanti a coloro dei
quali conosce l’abbandono, lo spergiuro, il tradimento.
Aveva già loro insegnato che il Figlio dell’Uomo non è
venuto per essere servito, ma per servire, e li serve; e
nella persona di quei poveri uomini inquieti, che nella
notte incombente lo circondano e tempestano di
domande. Gesù serve tutti noi.
(F. Mauriac, Giovedì Santo, Brescia, Morcelliana, 1932)
… la nostra preghiera
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La Parola...
Sapete ciò
che vi ho fatto?
Voi mi chiamate
Maestro e Signore
e dite bene,
perché lo sono.
Se dunque io,
il Signore e il Maestro,
ho lavato i vostri
piedi, anche voi
dovete lavarvi
i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato
infatti l’esempio,
perché come
ho fatto io,
facciate anche voi.
(Giovanni 13,12-15)
53
Venerdì Santo, 6 aprile
Narrare e cantare l’amore
Non aveva gridato sotto la faccia spergiura; (…)
non aveva gridato sotto le facce d’ingiuria;
non aveva gridato sotto le facce dei carnefici romani.
Allora perché gridò; davanti a cosa gridò.
La Parola...
Cristo, nei giorni
della sua vita terrena,
offrì preghiere
e suppliche con forti
grida e lacrime
a colui che poteva
liberarlo da morte
e fu esaudito
per la sua pietà;
pur essendo Figlio,
imparò tuttavia
l’obbedienza
dalle cose che patì e,
reso perfetto,
divenne causa
di salvezza eterna
per tutti coloro
che gli obbediscono.
Essendo il Figlio di Dio, Gesù sapeva tutto,
e il Salvatore sapeva che Giuda, l’amato,
non lo salvava, dandosi interamente.
Ed è allora che seppe la sofferenza infinita,
è allora che conobbe, è allora ch’egli apprese,
è allora che sentì l’infinita agonia,
e gridò come un folle la spaventosa angoscia,
clamore che fece vacillare Maria ancora in piedi,
e per pietà del Padre ebbe la sua morte umana.
(C. Péguy, I Misteri, Milano, Jaca Book, 1994)
… la nostra preghiera
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(Ebrei 5,7-9)
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Sabato Santo, 7 aprile
Narrare e cantare l’amore
Splende nella maestà del tuo martirio
d’una perfetta dedizion la luce;
rassegnazione – libertà assoluta –,
con “La tua volontà sia fatta!” veste
d’uno splendente velo il tuo patire.
Silenzio, nudità, riposo, notte
T’avvolgono, Gesù, come vegliando
la morte tua; nudo si tace Iddio
e muto nella tenebra. Il fedele
silenzio solo s’ode del tuo Padre:
s’ode il richiamo dell’amor che invita
con un sussurro al dolce nostro nido,
nido ch’è fatto delle braccia tue
distese sulle tenebre, ove il sole
sorge ad illuminar la nostra vita!
(M. de Unamuno, Il Cristo di Velàsquez,
Brescia, Morcelliana, 1948)
55
Pasqua di Resurrezione 8 aprile
Un’esperienza di amore
La Parola...
Ma se siamo
morti con Cristo,
crediamo che anche
vivremo con lui,
sapendo che Cristo
risuscitato dai morti
non muore più;
la morte non ha più
potere su di lui.
Per quanto riguarda
la sua morte, egli morì
al peccato una volta
per tutte; ora invece
per il fatto
che egli vive,
vive per Dio.
Così anche voi
consideratevi morti
al peccato,
ma viventi per Dio,
in Cristo Gesù.
Là dove una grande città come Milano diventa paese,
c’è un condominio che è diventato casa per persone che
a lungo non sono state ritenute tali.
In questo luogo, da sei mesi, mi reco quasi ogni
giorno, con il sole, la pioggia e la neve. Sfreccio con il
mio motorino ripercorrendo fisicamente la strada fatta
da queste persone: dal manicomio ad una comunità.
Per me il passaggio è rapido, veloce, per loro non lo
è stato e non lo è: da esclusi a condomini, da malati a
persone.
Arrivo, ogni movimento è frenetico, ma c’è sempre il
tempo per fermarsi stupiti del mio arrivo, ed io mi sento
importante, perché? Ogni volta me lo chiedo, in fondo
non passo lì che alcune ore di un anno della mia vita, ma
credo che lo ricorderò come un anno in cui mi sono
giocata fino in fondo, in cui ho lasciato che alcune delle
mie domande rimanessero, per ora, senza risposta, in cui
non ho scelto ogni momento cosa fare ed in cui ho riso,
chiacchierato, rifatto i letti, pulito i tavoli, spazzato,
dipinto, passeggiato, mi sono divertita e sentita a mio
agio, molto più di quanto avrei potuto immaginare
iniziando, ma in cui sicuramente ho ricevuto più di
quanto ho dato e ringrazio meno di quanto dovrei.
Sono felice.
Una ragazza in Servizio Civile
(Romani 6,8-11)
56
Narrare e
cantare l’amore
Come tu ci hai amato
Possiamo anche noi dire oggi: «Sono felice?» Di
quella felicità che deriva dall’incontro, dalla relazione
con gli altri, dalla consapevolezza di essere utile a qualcuno, di ricevere tanto, più di quanto si sia dato?
Siamo viventi in Gesù, se la nostra vita da oggi
cambia davvero, orientandosi alla condivisione e alla
solidarietà.
Parliamone insieme, in famiglia, rendendo anche gli
altri partecipi delle nostre intenzioni, coinvolgendoli in
questa nuova avventura di amore.
E come noi suoniamo
a distesa la nostra
Pasqua,
a gran distesa,
nelle nostre povere,
nelle nostre trionfanti
chiese,
nel sole e nel bel
tempo del giorno di
Pasqua,
così Dio per ogni
anima che si salva
suona a gran distesa
una Pasqua eterna.
E dice: Ah non m’ero
sbagliato,
avevo ragione d’aver
fiducia in quel
ragazzo…
(C. Peguy, I misteri,
Milano, Jaka Book, 1994)
57
Ascensione del Signore 20 maggio
Un’esperienza di amore
La Parola...
Avendo noi
un sacerdote grande
sopra la casa di Dio,
accostiamoci
con cuore sincero
in pienezza di fede,
con il cuore purificato
dalla cattiva coscienza
e il corpo lavato
con acqua pura.
Manteniamo senza
vacillare la professione
della nostra speranza,
perché è fedele colui
che ha promesso.
(Lettera agli Ebrei
10,21-23)
Il mattino successivo, io e Ani andiamo verso le otto
e mezza da baba Velika per accendere la stufa. Fa freddo.
Il ghiaccio scricchiola sotto i nostri passi veloci. Apriamo
un cancelletto e poi l’altro; una voce maschile proviene
dall’interno della casa. In effetti, baba Velika parla
sempre di un certo Angel che va da lei al mattino. Un
giovane uomo sta trafficando alla stufa, ha portato del
pesce e della legna. Come ci vede, dice che tornerà più
tardi e se ne va. Baba Velika è nella stessa posizione in
cui l’abbiamo lasciata il giorno prima, solo il viso più
nero di fuliggine. Entrambe ci togliamo la giacca per
avere più libertà di movimento. Ani si dedica alla stufa,
io chiacchiero un po’ con la baba. Dice che le fa male il
cuore e che è affamata.
Un vapore, finalmente la zuppa fuma! A piccole
cucchiaiate la imbocco, dandole soprattutto il pane. Si
stufa quasi subito di mangiare, «Haide, ima hlyab!» le
dico per incoraggiarla un po’. Accetta di mangiare il
pane che le offro e vuole altro pesce. Le pulisco le labbra
con un fazzoletto di carta, diventa nero di fuliggine.
Mangia come un uccellino, ma rispetto a ieri si è fatta
una mangiata!! Ani continua ad aggiungere carbone, si
consuma velocemente. Ho i piedi che sono due pezzi di
ghiaccio, posso immaginarmi il freddo che ha lei. Ogni
tanto baba Velika sussurra «Occicciu!!» che è l’esclamazione che i bulgari usano per esprimere il freddo che
provano. È di nuovo tardi, dobbiamo andare. Baba
Velika vuole che ci fermiamo ancora, ma di nuovo le
assicuriamo che nel pomeriggio altri ragazzi verranno a
trovarla per parlare un po’ con lei e per ravvivarle la
stufa che ora crepita allegramente. Usciamo, Ani con le
mani sporche di carbone, le mie che puzzano di pesce.
Camminiamo a braccetto, infreddolite ma contente, il
ghiaccio che scricchiola sotto i nostri piedi.
Per quasi tre settimane, tutti i giorni, con i giovani
della parrocchia abbiamo visitato baba Velika. Siamo
58
riusciti anche a convincerla a lasciarsi lavare, un dottore
l’ha visitata gratuitamente dicendo che era sana con un
pesce. Evidentemente stava meglio, i massaggi ai piedi
hanno fatto sì che potesse camminare di nuovo da sola,
anche se a noi non voleva farlo vedere. Ormai tutti ci
eravamo affezionati a lei ed anche ai suoi molteplici
capricci… Ma una fredda mattina di febbraio, quando di
notte la temperatura è scesa a -18°C, baba Velika si è
spenta, da sola, in silenzio. Una vicina se ne è accorta e
ce l’ha comunicato. L’abbiamo accompagnata al camposanto, poche persone le hanno dato l’ultimo saluto,
pochi fiori intorno alla sua magra figura. Una ragazza si
avvicina e mi dice: «Se non fosse stato per lei, non avrei
mai saputo che delle persone vivessero così male qui, nel
mio paese…»
Una ragazza in Servizio Civile
Come tu ci hai amato
Dio è fedele nella sua cura dell’uomo, non ci lascia
soli. Avere cura di qualcuno spesso è difficile, pesante,
eppure ogni piccolo gesto può avere molta importanza
per chi lo riceve e vive di quello.
Riscopriamo il valore della cura delle persone, a
partire da chi vive nella nostra casa, superando anche
scontrosità e voglia di isolamento.
Rendiamo presente l’amore di Dio, non permettendo
che le persone si rinchiudano nella propria solitudine.
Narrare e
cantare l’amore
Mentre il sole già
volge al declino,
sei ancora il viandante
che spiega
le scritture
e ci dona il ristoro
con il pane spezzato
in silenzio.
Cuore e mente
illumina ancora
perché vedano sempre
il tuo volto
e comprendano
come il tuo amore
ci raggiunge
e ci spinge
più al largo.
(D.M. Turoldo, Neanche
Dio può stare solo,
Casale Monferrato,
Piemme, 1991)
59
Pentecoste 27 maggio
Un’esperienza di amore
La Parola...
Se mi amate,
osserverete
i miei comandamenti.
Io pregherò il Padre
ed egli vi darà
un altro Consolatore
che rimanga con voi
per sempre.
Se uno mi ama
osserverà la mia parola
e il Padre mio
lo amerà
e noi verremo a lui
e prenderemo dimora
presso di lui.
(Giovanni 14,15-16.23)
All’uscita della metropolitana il mio sguardo è catturato dai riflessi delle finestre dell’imponente Hotel Continental, situato a pochi metri dalla stazione dei treni. Ma
all’istante distolgo la vista per soffermarmi sulle mani
arrossate dal freddo di un’anziana signora. Con costanza
vende calze appoggiata alla siepe che delimita il
parcheggio dell’hotel. Cammino frettolosamente ed
oltrepasso la via che accede al mercato Piata acache,
dove si affollano persone che si fanno spazio tra bancarelle, vetrina di ogni tipo di merce, e le nuvole di fumo
dei mitch appena cotti.
Sull’angolo osservo come sempre incuriosita la
scritta arrugginita di un vecchio cinema; le finestre rotte
della porta a vetri lasciano intravedere all’interno un
bancone e i cartelloni di qualche polveroso film.
Dal lato opposto della via si susseguono antichi
palazzi, di alcuni è rimasto solo lo scheletro, divenuti
dimora dei senzatetto.
Mi viene incontro una bambina zingara: occhi scuri
che risaltano sul viso contornato da due lunghe trecce
nere. Attraversa correndo la strada, tenendo tra le mani
la gonna sgargiante di colori, per poi d’improvviso
sparire nell’angolo buio di qualche palazzo.
Affretto il passo lasciandomi alle spalle la chiesa
ortodossa, oltrepasso con un accenno di timore e
presunta indifferenza il cane che sonnecchia in mezzo
alla strada. Immagini, pensieri legati ad una realtà che
continua ad affascinarmi.
Ed ecco che mi travolge l’abbraccio di Claudiu e Tibi,
il sorriso di Leo, il salto al collo di Mishu, il baciamano
di Giovani… sono arrivata a Casa St. Joan.
Una ragazza in Servizio Civile
60
Come tu ci hai amato
In un tragitto breve, si incrociano le esistenze di
persone diverse per provenienza, situazione sociale, fede
religiosa. Prima dell’arrivo e della calda accoglienza nel
luogo dove svolge il suo servizio, questa ragazza presta
attenzione all’umanità che incontra, provando, nel suo
cuore, a fare unità.
Ci stiamo abituando faticosamente a convivere con
persone che sembrano così lontane da noi… Nella festa
di Pentecoste dobbiamo renderci consapevoli del dono
dello Spirito che può insegnarci a comprendere la lingua
di ognuno.
Da oggi deve nascere in noi una consapevolezza
nuova, una volontà di convivere fraternamente con tutti.
Narrare e
cantare l’amore
A te, Cristo,
risorto e vivente,
dolce amico
che mai abbandoni
con il Padre
e lo Spirito santo
noi cantiamo
la gloria per sempre.
(D.M. Turoldo,
Neanche Dio
può stare solo,
Casale Monferrato,
Piemme, 1991)
61
Hanno collaborato:
Arnaldo, Grazia Bizzotto, Rosa ed Ezio Buzzi, Mirko Casu, Daniela Cocco,
Alessandra Credazzi, Simona D’Amore, Paola De Lena, Nicoletta Fasano,
Marco Franchin, Barbara Giammatteo, Caterina Inglima, piccola sorella Katia,
sr. Maria Grazia della Trasfigurazione, Rossandra ed Emanuele Mannile,
Silvana Piccinini, Mauro Pizzale, Ilaria Presutti, Raffaela Riccelli, Manuela Salari,
Lisa e Giovanni Sbolci, Tonino e Rosaria Solarino, Maria Grazia Vergari
Da…
Agrigento, Alghero, Bucarest (Romania), Catanzaro, Chieti, Genova, Leivi (GE), Latina,
Lione (Francia), Milano, Monsummano Terme (PT), Nias (Indonesia), Otranto (LE), Palermo,
Palestrina (Roma), Ragusa, Rakovsky (Bulgaria), Sassari, Sulmona (AQ), Termoli (CB).
Fonti:
Gianfranco Ravasi, La Settimana Santa, edizioni San Paolo, 2005
Sito Caritas Italiana: www.caritasitaliana.it
Sito Caritas Ambrosiana: www.caritas.it
Notizie della Fraternità - Piccole Sorelle di Gesù
Supplemento al n. 15, II sem. 2006, del bollettino “I piccoli Fratelli di Gesù”
Rielaborazione grafica da un disegno di Cinzia Ratto
a cura di Publistampa Arti Grafiche - Pergine Valsugana (TN)
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www.chiesacattolica.it/famiglia
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Sabato 24 marzo - Caritas Italiana