Gian Luigi Bettoli
UN'ALTRA CORDENONS
MOVIMENTO OPERAIO E ANTIFASCISMO FRA '800 E '900
1. Al confine di due mondi, fra magredi e pianura:
operaie tessili ed edili emigranti.
1.1. Dall’industria serica a quella cotoniera.
Nel 1902 viene avviata a Cordenons la produzione del Cotonificio Rätz, detto Makò. Ultimo della
generazione dei grandi stabilimenti cotonieri, il cotonificio di Cordenons nasce anch’esso dall’iniziativa di un
imprenditore tedesco, Rätz, e dedicato ad una produzione innovativa per l’Italia, la lavorazione di filato
egiziano pregiato (il makò) fino allora esclusivo monopolio dell’industria inglese. Il Cotonificio Rätz/Makò
arriverà alla vigilia della guerra mondiale ad occupare quasi mille operaie ed operai, ai quali si affianca la più
grande cartiera dell’Italia settentrionale, con centotrenta operai, di proprietà Galvani.
Non ci sono dubbi per i socialisti sui motivi che hanno portato ad installare il Cotonificio Makò in
paese (corrispondenza del novembre 1914): «Quando si è costruito questo stabilimento si è detto, per
incoraggiare il capitale che l’impresa era ottima perché qui si paga la mano d’opera meno che ogni altro paese.
E’ pur troppo un fatto di verità. Coi sistemi usati nel nostro stabilimento si paga proprio meno la mano d’opera
che in tutti gli altri posti. Ora poi, sebbene abbondi il lavoro si approfitta della miseria della classe operaia per
sfruttarla maggiormente e con un giochetto veramente deplorevole. Quando la macchina è mossa a corsa
sforzata e produce il doppio, si riduce la tariffa. Quando va a corsa normale si ribassa, Così ci guadagna sempre
l’industriale a spese e sacrifico dell’operaio. A ciò si aggiunga la diminuzione praticata per gli scarti dipendenti
non dalle operaie, ma dalla qualità del cotone e si ha il colmo della sopercheria e dello sfruttamento. Perché le
operaie protestarono, furono anche multate. Fino a quando durerà tale porcheria?»
Gli effetti nefasti della produzione industriale si fatto subito sentire: tubercolosi, lavoro
minorile, alcoolismo e violenza.
Nel 1907 la commissione provinciale sull’alcoolismo, stesa dal dott. Giuseppe Antonini (allievo
di Lombroso e direttore dell’ospedale psichiatrico udinese) così si esprime per Pordenone: «le condizioni
sono pessime, sempre in aumento; si abusa in modo straordinario di tutti i liquori, specie grappa; nel 1903 i
morti per abuso di alcool si calcolano a 20. Inviati al manicomio, 12, frequenti risse. Se il fenomeno è raro nelle
donne, si osservano casi di ubbriachezza nei ragazzi sotto i 10 anni accompagnati dai genitori nelle osterie». I
pregiudizi che motivano l’abuso alcoolico sono legati al linguaggio del produttivismo industriale: «non si va
senza la macchina riscaldata, per farla andare ci vuol carbone, senza di questo quindi non si può lavorare.
Stesso discorso per Cordenons: le condizioni sono pessime negli uomini, donne, ragazzi; il consumo si può
calcolare dai 5 ai 6 litri di vino da 5 a 6 decilitri di liquori; nel 1903 ci sono stati 6 morti, 5 ricoveri al
manicomio, 8 famiglie sono state rovinate dall’alcool e gli alcolizzati gravi sono circa 30: l’alcool viene
ritenuto sostanza rinforzante e ricostituente. Uomini, donne, ragazzi, operai e contadini tutti esorbitano».
A Cordenons si recano abitualmente gli oratori socialisti che giungono a Pordenone per i loro
giri di propaganda: nel 1902 (l’anno dell’apertura del cotonificio, quando ancora si definisce il paese come una
«rocca feudale, dove fino ad ora il popolo fu mistificato dai signorotti e dal clero», Carolina Annoni; nel 1903
dovrebbe esserci Dino Rondani, che viene sostituito dall’avvocato pordenonese Giuseppe Ellero che sostiene un
contraddittorio con ben quattro sacerdoti (fra cui don Lozer, parroco di Torre, che «mi chiese: “se credevo in
dio”, risposi: “non ho obbligo di confessarmi in piazza. Queste cose me le domanderà quando io verrò al suo
confessionale)».
1904: dopo il lungo sciopero del Cotonificio Veneziano (durato dal 15 marzo al 20 aprile:
scoppiato a Rorai Grande ed estesosi a Torre e poi agli altri stabilimenti pordenonesi) scendono in sciopero
anche le maestranze del Makò.
Nel marzo 1906 si svolge un durissimo sciopero delle operaie del Cotonificio Amman di Fiume
Veneto e Pordenone. Lo sciopero scoppia a Fiume a causa dello squilibrio fra i salari di quello stabilimento e
quelli di Pordenone, in un contesto di forte agitazione sociale e repressione: in gennaio ci sono state la rivolta
per l’acqua a San Quirino, due giornate di sciopero al Cotonificio Makò di Cordenons contro le violazioni della
legge sul lavoro notturno di donne e fanciulli; la polizia a Pordenone ha vietato il corteo a favore della
Rivoluzione russa e l’esercito è intervenuto a San Quirino.
La classe operaia tessile cordenonese è combattiva fin dai primi anni di vita, come hanno avuto
occasione di imparare i proprietari di una filanda che pensavano di cavarsela con poche lire di retribuzione,
come succede in Veneto.
Duro sciopero, segnalato nel 1905 (corrispondenza del radicale Il Paese): «Da parecchi giorni
abbiamo lo sciopero delle filandiere di seta della ditta Antonini e Ceresa. Nei giorni scorsi vi furono
parecchi pandemoni cagionati dalla P.S. e dai carabinieri. Uno squadrone di cavalleria è venuto per tranquillare
40 ragazze, la maggiore delle quali ha 18 anni. Il giorno 21 fu arrestata una ragazza; il giorno 22 vi fu una
carica di cavalleria contro la folla che gremiva la piazza. Vi furono molti feriti e due giovani arrestati.
L’indignazione del pubblico è vivissima contro i modi incivili brutali usati. Il signor avv. Sebastiano Brascuglia
e il di lui padre, che è sindaco, si prestarono molto a pacificare gli animi, esortando la calma». Arrivano a
Cordenons, dopo lo squadrone di cavalleggeri giunto sabato notte, anche due compagnie del 68° reggimento di
fanteria provenienti da Belluno. «La questione fra le filandiere e la ditta è in questi termini: che mentre quelle
non intendono riprendere il lavoro se la mercede non viene elevata a L. 1,50 al giorno – e la ditta offre lire 1,20
– questa minaccia di trasportare il macchinario del setificio altrove. Questione dunque molto tesa».
Di fronte al rigore delle filandiere, la ditta decide di chiudere per sempre il setificio per spostarlo a
Nervesa, nel Trevigiano, portando là il macchinario. «Le pretese delle filandiere erano giuste e legittime; ma la
Ditta dichiarò di non poterle accogliere, per la incertezza dela industria serica, e perché elevando le mercedi a
quel punto, non avrebbe potuto affrontare la concorrenza degli altri proprietari di setifici, i quali nel Veneto
specialmente, non pagano le operaie al massimo che con lire 1.15 al giorno. Al setificio di Cordenons
lavoravano 100 operaie, una quarantina delle quali non appartenenti a quel Comune».
Nel 1905, poco dopo la conclusione dello sciopero delle filandiere, parla a Cordenons Maria Goia;
nel 1908 Arturo Frizzi; nel marzo 1909 i socialisti organizzano una conferenza pubblica per riflettere sul
risultato ottenuto alle elezioni politiche appena svoltesi, alla presenza di Giuseppe Ellero. Si nota come si sia
stretta l’alleanza fra i possidenti anticlericali ed il clero in funzione antipopolare: «siccome ai feudatari
regolarmente iscritti alle logge massoniche urta i nervi che socialisti da fuori vengano qui ad aprir gli occhi al
popolo, così ciò urta anche i clericali i quali per compiacere i signorotti scrivono che i socialisti seminano
zizzania e la peste, tolgono la quiete e la pace e devono esser cacciati via dal paese».
1.2. L’organizzazione degli operai edili emigranti.
L’industrializzazione non riesce a far fronte al grande incremento demografico del comune, la cui
agricoltura è ostacolata dal terreno arido dei magredi, e questo produce una grande emigrazione, soprattutto
oltreoceano.
Nel 1907 a Cordenons si costituisce una Lega dei muratori, sezione della Federazione Edilizia,
collegata - come in tutti i centri di emigrazione - al Segretariato dell’Emigrazione di Udine. La «causa
scatenante è il crumiraggio prestato in Germania da una trentina di operai del paese ai danni di uno
sciopero condotto unitariamente da sterratori tedeschi ed italiani».
E’ imminente il grande sciopero degli edili pordenonesi.
Per i primi di febbraio del 1909 si tiene un comizio a Roveredo, nell’ambito del giro di propaganda
invernale fra i lavoratori emigranti che coinvolge anche Cordenons ed altri centri del Pordenonese: interviene il
dott. Ernesto Piemonte del Segretariato dell’Emigrazione di Udine.
Nell’estate 1909, si segnala un episodio di crumiraggio da parte di operai del paese. Di fronte
alle basse tariffe praticate per gli sterratori che lavorano ad una ferrovia a Mülhausen, inferiori al resto della
Germania, gli operai tedeschi organizzano una ventina di italiani per ottenere un aumento salariale.
L’imprenditore fa arrivare trenta operai da Cordenons, che accettano tariffe inferiori e fanno la spia al caporale:
si segnalano su L’Emigrante i nomi dei più arrabbiati, lasciando agli amici di Pordenone ed a quelli della Lega
dei muratori la cura di «renderli noti il più possibile preparando la giusta vendetta per l’inverno al loro
ritorno a casa».
Sempre nel 1909 interviene per un comizio nel corso di un giro di propaganda per il Segretariato
Ernesto Piemonte. Alle elezioni si presenta per la prima volta un socialista: Giuseppe Ellero.
Gli operai socialisti emigrano anche in America: nell’ottobre del 1911 giunge da Powell River
(sulla costa pacifica del Canada a nord di Vancouver) nella Columbia Britannica, una numerosa sottoscrizione,
prevalentemente di compagni di Cordenons, ma anche di Zoppola e Casarsa.
2. La militarizzazione del territorio.
La barbarie incombente sulla cultura popolare socialista.
Nel 1913 don Lozer, denuncia su La Concordia gli effetti negativi della presenza militare a
Pordenone. A fronte dello spreco di pubblico denaro e delle conseguenze sociali deleterie per la
maggioranza della popolazione, a lucrare sono solo pochi commercianti. «Non basta. Dacché sono i soldati a
Pordenone e a Cordenons, si ebbero degli infanticidi, le nascite illegittime aumentarono, le spese di spedalità
accresciute, le malattie celtiche triplicate, la immoralità è penetrata anche in famiglie dove non si crederebbe;
quanti drammi, quante passioni fra le mura domestiche operaie e borghesi!!»
Informazione igienistica da parte delle istituzioni sanitarie in mano ai socialisti, come nel caso
dell’Impero asburgico. Le biblioteche popolari e della Società Umanitaria, da Trieste a Vivaro e Budoia.
Per altro va notato che nel caso di Cordenons, ove nel 1910 il capitano del 7° Lancieri concorda
invece con l’Amministrazione Comunale di far fare un corso di alfabetizzazione dai maestri ai suoi soldati,
giungono le lodi dei socialisti pordenonesi: «Rileviamo i meriti da qualunque parte provengano. E’ debito di
lealtà».
Giugno 1912. Un pallone aerostatico, partito dal Tirolo, giunge in poche ore sui magredi di
Cordenons, dove i quattro passeggeri vengono arrestati ed interrogati dalle autorità militari che temono una
missione di spionaggio.
L’isteria bellicista coincide con le procedure per l’acquisto e la costruzione dell’aereoporto della
Comina. I primi passi della nuova terribile arma aerea.
3. Il fallimento della Cassa Rurale di Cordenons.
Le prime elezioni a suffragio (quasi) universale
Giovedì 11 settembre 1913, in piena campagna elettorale, Ellero parla a Cordenons davanti a ben
3.000 persone.
Deve salire al balcone di una casa per pronunciare il suo discorso: per capire le dimensioni
dell’affluenza, si pensi che nel 1901 il comune conta 7148 abitanti.
Il comizio è in gran parte dedicato al fallimento della Cassa rurale cattolica, che ha chiuso con un
deficit di 120.000 lire, mentre il parroco-presidente don De Anna ed il segretario Raffin sono scappati per
sottrarsi all’arresto. Il crack è diventato di pubblico dominio nel settembre 1911, ed ha provocato la rovina di
centinaia di famiglie del paese, tenute all’oscuro della situazione di crisi dovuta, a parere dei socialisti, allo
storno di fondi per sostenere la campagna elettorale clericale contro la democrazia pordenonese. «Infine si
offerse di patrocinare gli interessi e le ragioni delle povere vittime per aver occasione, come parte civile, di
metter in essere le responsabilità e bollare a fuoco con il marchio dell’infamia i ladri dei sudori del popolo
lavoratore di Cordenons». Da parte socialista si sottolinea che l’intervento di Ellero è stato non solo
disinteressato, ma volto a far calare la tensione a Cordenons, ove ben 500 famiglie rischiano di vedersi
dichiarare fallite.
Nell’agosto 1911 l’assemblea dei soci della cooperativa non si era accordata sulla liquidazione della
stessa, in quanto una parte degli intervenuti contestava la ripartizione degli oneri, che vede parificati i singoli
soci con i componenti la presidenza ed il consiglio di amministrazione, che sono invece i veri responsabili del
tracollo.
L’istruttoria sulla Cassa rurale di Cordenons porta nel novembre 1913 al rinvio a giudizio del
presidente don Valentino De Anna e del segretario Osvaldo Raffin per truffa, appropriazione indebita e falso.
Ellero parla anche di pressioni dei moderati pordenonesi: l’on. Chiaradia «si è portato alla Procura
del Re di Pordenone a far comprendere che “per motivi d’ordine pubblico (!)” sarebbe stato opportuno che il
processo predetto fosse fatto fuori Pordenone». All’on. Chiaradia che smentisce sulla Patria del Friuli le sue
pressioni sulla Procura di Pordenone, Ellero riconferma la disponibilità a provare le sue accuse.
Ma gli avversari non hanno il coraggio di mettere alla prova le loro accuse, sottoponendole a
qualche forma di arbitrato pure se designato da loro. Il Tribunale di Pordenone, infine decide – dopo aver visto
impossibile ogni tentativo di componimento fra soci ed amministratori – di dichiarare il fallimento della Cassa
cattolica, estendendolo ai 490 soci. «Il deficit ammonta a L. 120 mila delle quali per 54 mila non si sa dare
alcuna giustificazione e rappresentano ruberie».
Tuttavia le elezioni del 1913, pur costituendo un successo del Psi, sono viziate in molte località (fra
cui Cordenons) dalla corruzione del blocco moderato.
4. Guerra, repressione, rivoluzione e dopoguerra
La guerra provoca:
• una politica interna repressiva che anticipa molte scelte del fascismo;
• l’estensione abnorme della zona di guerra;
• la censura;
• l’internamento dei sospetti;
• la sistematizzazione della violenza di massa;
• l’arresto della prospettiva di evoluzione progressiva di tipo socialista democratico, e lo
sviluppo di una risposta rivoluzionaria.
La rivoluzione arriva fin nelle case, l’informazione circola dalle terre di emigrazione.
In Friuli, la guerra provoca la completa distruzione di tutto il patrimonio agricolo, zootecnico,
industriale ed abitativo, oltre a rendere impossibile ogni ulteriore sbocco emigratorio in Germania, AustriaUngheria e Balcani. Si sviluppano grandi lotte sociali, in particolare contro la disoccupazione. Nel luglio
1919 si costituisce la Camera del Lavoro di Pordenone: fra i punti di forza sono la lega e cooperativa di
lavoro di Cordenons, che conta 450 aderenti.
Nell’autunno 1919 il Psi diventa il primo partito alle elezioni per la Camera dei Deputati. I cattolici
del Ppi sono il secondo; la vecchia democrazia liberale viene messa all’angolo, anche se continuerà a governare
grazie alla pregiudiziale antisocialista.
Le cooperative di lavoro si impegnano nella realizzazione di opere di ricostruzione e di
infrastrutture stradali e ferroviarie, ma gli impegni presi dal governo non vengono mantenuti. Nell’estate del
1920 la Cooperativa di Cordenons, avanza più di centomila lire dal Magistrato delle Acque, nonostante siano
stati da tempo completati gli stati di avanzamento lavori.
Le incerte prospettive politiche spaccano il Psi. Domenica
5 dicembre 1920 si riuniscono alla Casa del Popolo di Torre
le tre sezioni di Pordenone, Torre e Cordenons per discutere
del congresso del partito. Il confronto è sereno, nonostante le
due tesi che si fronteggiano divergano ormai radicalmente.
Ellero, Rosso ed il segretario della Camera del Lavoro
Sanmartino trascinano la grande maggioranza degli iscritti
sulle posizioni unitarie, rifiutando le indicazioni per
l’omologazione alla disciplina dell’Internazionale Comunista
e ritenendo inattuale la possibilità rivoluzionaria in Italia: essi
conquistano i due delegati, che saranno Rosso e Sanmartino. I
comunisti, guidati da Sartor, Masutti e Mosca sono in
minoranza.
La scissione comunista del gennaio 1921 provoca effetti
limitati in Friuli. Nell’aprile 1921, insieme ad altre, si
ricostituisce anche la sezione socialista di Cordenons.
Sul piano sindacale, i comunisti invece prevalgono
acquisendo il controllo della Camera del Lavoro di
Pordenone (mentre quella provinciale rimane in mano
socialista). La lega degli operai cotonieri di Cordenons (che
conta 100 iscritti nel febbraio 1921) inizialmente vota per i
socialisti, ma nell’estate successiva segue – insieme alla
maggioranza dei cotonieri pordenonesi – la scissione del
Sindacato Veneto Operai Tessili rivoluzionario.
5. Il comune socialista.
Nell’ottobre 1920 la maggioranza dei più importanti enti locali del Friuli occidentale è conquistata
dai socialisti.
Per le elezioni provinciali, nel mandamento di Pordenone il Psi elegge 5 dei dieci consiglieri
provinciali complessivi. Uno è Antonio De Anna, eletto pure in Consiglio Comunale a Cordenons, dove il Psi
ottiene la maggioranza, sostituendo l’amministrazione di Sebastiano Brascuglia che governa dal 1913.
I popolari (che eleggono pure in Consiglio Provinciale il loro unico rappresentante del
mandamento, Angelo Del Zotto) non si presentano autonomamente in Comune, ma fanno parte della lista di
minoranza con i liberali.
Ma l’agibilità politica della nuova Giunta socialista eletta in novembre e guidata da Alicardo
Pajer, viene subito ristretta dalle autorità militari locali, che impediscono l’esposizione della bandiera rossa.
Nei primi tempi una parte dell’opposizione collabora con l’amministrazione socialista.
Provvedimenti della nuova amministrazione:
•
nel dicembre 1920 il Consiglio approva un aumento del 20% delle retribuzioni dei
dipendenti comunali in pianta organica e la concessione della seconda indennità di
caroviveri, nella considerazione che gli attuali stipendi di questi impiegati sono troppo
modesti e non rispondenti agli odierni bisogni della vita;
•
nel dicembre 1920 si decide inoltre di affidare all’ing. Pasqualini (consigliere di
opposizione) la progettazione, insieme ad una commissione di consiglieri, dei canaletti
di irrigazione del canale principale che dal Biccon giunge alla frazione di Villasgraffa;
•
nel dicembre 1920, si decide la ristrutturazione della casa ex Foenis donata dalla
Filatura Makò, per costruirvi dieci aule, da destinare otto a scuola elementare delle
borgate di Sclavons e Romans e due ad asilo infantile. Iniziativa che per qualche mese
sarà poi sospesa, per il tentativo della Filatura di imporre al comune una destinazione come
Casa di Riposo, cui il Comune ha già provveduto in altro modo (destinandovi lo stabile
ereditato da Luigi Martin);
•
sempre nel dicembre 1920 si decide di mettere all’asta la caserma comunale, per pagare i
debiti contratti con i lavori per i disoccupati; nel novembre 1922, non essendo riusciti a
vendere per una cifra accettabile, si decide un anno dopo di concederne in affitto la parte
abitabile a varie famiglie del paese che ne hanno fatta richiesta, con precedenza per i
maestri;
•
nel gennaio 1921 il finanziamento alla Lega dei Comuni Socialisti, per «istituire a Udine
un ufficio di consulenza e di sorveglianza per tutti i comuni socialisti della Provincia»
(presidente Guido Rosso; segretario per poco tempo Mauro Scoccimarro). Polemica
dell’opposizione liberale e popolare, che accusano in modo razzista i socialisti di essere
popolani ignoranti e privi del reddito per fare politica;
•
nel gennaio 1921 si vota un inasprimento progressivo di imposte per finanziare il
bilancio comunale, cercando «di non gravare eccessivamente la sovraimposta sui terreni e
fabbricati». Vengono invece aumentate, in forma progressiva e nella misura massima
prevista, la tassa di famiglia (esentando i redditi operai) e quelle sulle vetture, i
domestici, per gli esercizi e le rivendite, perché troppo basse, essendo state approvate
addirittura il 17 maggio 1903. Ed infatti, le tassazioni sulle vetture aumentano fino a quattro
volte, quelle per i domestici passano da 5 a 10 lire per ogni uomo e da 3 a 5 per ogni donna.
Viene aumentata inoltre la tassa sugli animali: ma, per non gravare sull’agricoltura, questa
viene portata al massimo solo per cavalli, muli ed asini;
•
nel febbraio 1921 si aumenta la tassa per i posti riservati nel cimitero lungo i muri di
cinta (quindi i posti riservati alle famiglie più ricche) a lire 70 l’uno, superando le
precedenti delibere del 1898 e 1899; più tardi sono approvate sovraimposte su alcool e carni;
•
nell’aprile 1921 si approva il nuovo Regolamento organico del personale comunale, che
tiene conto delle innovazioni legislative, come l’assicurazione obbligatoria contro
l’invalidità e vecchiaia introdotta per legge nel 1919;
•
nell’ottobre 1921 si accorda all’unanimità un contributo di 150 lire al Segretariato di
Emigrazione di Pordenone, tenuto conto del lavoro utile svolto nel campo del
collocamento e dell’assistenza agli emigranti, che sono ben un terzo degli abitanti del
comune e che si servono della sua opera. Come nel caso di altre amministrazioni socialiste,
anche a Cordenons si sostiene il segretariato di don Lozer, evidentemente riconosciuto nonostante le feroci polemiche - uno strumento utile alla classe operaia migrante;
•
nel maggio 1922 il contributo di 200 lire a favore dell’Associazione Nazionale “Le Terre
Sacre” con sede presso il municipio di Trieste, con lo «scopo altamente civile e patriottico
della cura e sorveglianza dei cimiteri permanenti, ossari, monumenti e ricordi di ogni specie
riguardanti i caduti in guerra».
L’amministrazione viene ostacolata dalla burocrazia governativa, che tende ad frenare le
iniziative urgenti prese per fronteggiare la disoccupazione, ed a bocciare le tassazioni che gravano sui
maggiorenti del paese.
6. La bonifica dei magredi.
La realizzazione dei canali di derivazione del Biccon è un atto importante, in quanto si tratta
dell’elemento portante della bonifica necessaria per la messa a coltura del territorio arido a nord di Cordenons.
Il progetto viene approvato nel marzo 1921: la stagione estiva incombe e quindi c’è «l’urgenza di
costruire i canaletti di derivazione dell’acqua dal canale principale e ciò per poter nella prossima stagione estiva
irrigare la vasta zona di terreno che trovasi a nord del paese». Si decide che «il lavoro sarà fatto in economia
allo scopo di impiegare i molti operai miserabili disoccupati».
Il 9 luglio 1921 si delibera di approvare il progetto, affidato all’ing. Querini (poi sostituito dall’ing.
Salice) per la realizzazione di una presa d’acqua al Partidor, per fornire la quantità d’acqua necessaria per
rendere operativo il canale di irrigazione in via di ultimazione, prelevandola da quella della centrale del Cellina.
Il progetto viene approvato definitivamente il 17 dicembre 1921, ritenendone urgente la
realizzazione «allo scopo di poter nel Marzo p.v. derivare l’acqua per evitare così la perdita di un secondo
raccolto nel caso disgraziato che avesse a ripetersi la siccità di quest’anno ed inoltre visto che occorre, per
ragioni di ordine pubblico, dare tosto lavoro ai molti disoccupati del paese». Poiché il Commissariato per
le Terre Liberate si è dichiarato indisponibile a realizzare i lavori a causa dell’esaurimento dei fondi per la
disoccupazione ed il comune non può assumere un ulteriore onere per un mutuo pari a novantanovemila lire, si
deve optare per l’utilizzo delle garanzie fornite dai maggiori possidenti del comune, disponibili a firmare per
ottenere un prestito da un istituto bancario.
Il 9 febbraio 1922 Pajer dichiara che «tale lavoro fu eseguito, come è a tutti noto, per poter
irrigare la vasta zona di terreno posta a nord del paese, comprendente circa ettari, 1200, la quale per la
natura ghiaiosa del sottosuolo e per la sua inclinazione è atta a trattenere soltanto per breve tempo dopo
la pioggia l’umidità necessaria alla vita ed allo sviluppo delle piante e delle messi in essa coltivate; per cui
nel periodo estivo quando rare sono le piogge i prodotti sono danneggiati dalla siccità e molte volte, come
si è purtroppo verificato anche nell’anno u.s., vanno totalmente perduti».
Inoltre «non bisogna dimenticare poi che oltre a 300 operai miserabili reclamano giornalmente
lavoro e che in quello progettato potrebbero tutti per più di un mese trovare occupazione». Viene deciso
quindi l’immediato appalto dei lavori.
Alla licitazione privata per l’affidamento dei lavori del Partidor sono invitate le Cooperative di
lavoro di Cordenons, Pordenone, San Quirino, Zoppola e Valvasone: si presentano solo quelle di Zoppola e
Cordenons e risulta assegnataria quest’ultima, con un ribasso del 2,70% rispetto al 2,50% della concorrente.
I lavori per la realizzazione dell’impianto irriguo non sono ancora completati all’inizio del 1923: nel
primo Consiglio dell’anno si delibera l’installazione di diciassette tombini per l’attraversamento stradale della
canalette realizzate e l’approvazione del regolamento per l’uso delle acque comunali per l’irrigazione. «Espone
il Presidente che nella prossima estate si potrà finalmente usufruire dell’acqua del canale appositamente
costruito per irrigare la vasta zona di terreno posta a nord del paese e che perciò si rende ora necessario di
approvare il regolamento sull’uso dell’acqua del detto canale ed anche di quella scorrente nei canali consorziali
che, come è noto, da oltre un secolo viene adoperata per irrigazioni, sotto il controllo e la direzione di
questo Municipio ma finora senza alcuna norma che ne regoli l’uso. Avverte inoltre che la Giunta ha
creduto opportuno di raddoppiare la tariffa per le irrigazioni con l’acqua della roggia consorziale e ciò per
metterla in relazione con quella per le irrigazioni con l’acqua del nuovo canale».
7. Nascita del fascismo e primi episodi di
resistenza.
Barricate di Torre, sciopero generale fino al 16 maggio
1921, vittoria elettorale socialista il 15 con l’elezione di
Giuseppe Ellero.
Le elezioni politiche del 15 maggio creano
nell’opposizione di destra di Cordenons una grande aspettativa.
La campagna di denigrazione contro i socialisti arriva allo
spasimo; si preparano anche liste di proscrizione, probabilmente
con la collaborazione della forza pubblica, per segnalare tutti gli
aderenti al Psi ai fascisti in modo che questi possano operare più
facilmente le loro spedizioni punitive. «E le cose erano invero
giunte al punto che molti degli indiziati dovettero rifugiarsi
altrove onde evitare lotte fratricide».
Ma i risultati elettorali riconfermano la forza socialista,
che prevale con 515 voti sulla lista del blocco (472) e distanzia
nettamente quella popolare (254).
(a sinistra: Tranquillo Moras, organizzatore delle
Barricate, ucciso dai fascisti).
Dopo l’attentato a Costante Masutti, l’8 giugno 1921, «verso le 4, i fascisti riuscivano anche a
rompere i cordoni di truppa stesi a proteggere la Camera del Lavoro [a Pordenone], e penetrati nell’interno, la
devastarono completamente. Verso le 10, i fascisti si recavano a Torre, in cerca del maestro Sartor. Non
trovandolo, ne devastarono la casa. Altro gruppo di fascisti si recava a Cordenons, ove rompeva l’insegna
della Lega Edile, e entrato nei locali, asportava delle bandiere. Ritornò a Pordenone verso le 12».
Nel settembre 1921 i fascisti e le forze di polizia attuano la loro repressione contro la sinistra anche
a Cordenons, secondo la consolidata tattica per cui i carabinieri passano a disarmare gli antifascisti per renderli
vittime inermi degli squadristi. «Ieri sera verso le 22 il nuovo ufficiale dei carabinieri che regge la tenenza di
Pordenone accompagnato da parecchi militi faceva visita in diverse osterie del paese per cercarvi dei
sovversivi. Previa personale perquisizione traeva in arresto una ventina di persone, che avevano in tasca,
roncole e altri arnesi da contadino. Il zelante ufficiale soddisfatto della sua grande impresa ritornava
trionfalmente a Pordenone. Gli arrestati sono tutti contadini, e le armi trovategli indosso servono per il loro
lavoro nei campi. Guardi il novellino tenente di non prender altre simili cantonate, e veda piuttosto se non sia il
caso, per la sicurezza anche dei benpensanti, di disarmare quei mocciosi ragazzetti fascisti che continuamente
vanno minacciando con rivoltelle e bombe, sotto il naso dei suoi militi, i pacifici cittadini anche non
comunisti».
Non ci sono solo le violenze fasciste a rendere dura la vita delle amministrazioni rosse: gli
operai socialisti iniziano ad emigrare, costretti ad abbandonare i loro incarichi amministrativi. Il 22
novembre 1921 Antonio De Anna dà le dimissioni dal Consiglio Provinciale di Udine, costrettovi dalla
necessità di emigrare in America. Non è l’unico consigliere provinciale costretto all’emigrazione: lo stesso
giorno dà le dimissioni il consigliere popolare Cipriano Tortolo, eletto dal mandamento di Codroipo, che
raggiunge il fratello, pure lui in America. E’ probabilmente questa la motivazione che, nel 1922 (come negli
altri comuni) costringe alla dimissioni consecutive complessivamente 5 consiglieri comunali del Psi di
Cordenons.
La sinistra intanto continua a dividersi. Nell’estate 1922, in vista della scissione fra Psi e Psui
riformista, a Cordenons gli iscritti si dividono al congresso locale quasi esattamente a metà fra gli 11
massimalisti ed i 9 concentrazionisti (riformisti).
L’ultimo Consiglio Comunale dell’amministrazione Pajer si riunisce il 20 febbraio 1923; il 28
febbraio c’è l’ultima riunione di Giunta.
Si dimettono 10 consiglieri (tra cui tutti i 7 dell’opposizione), facendo così mancare il numero
legale. Poche settimane dopo, il 17 marzo, inizia a firmare le sue delibere l’avv. Lionello Marsure,
Commissario Prefettizio.
Il 29 novembre 1923, dopo nove mesi di gestione commissariale, si riunirà il nuovo Consiglio
Comunale, che vede come primi eletti Sebastiano Brascuglia e Pirro Pasqualini; sesto è il popolare Angelo Del
Zotto.
Il popolare Del Zotto sarà ancora l’assessore facente funzioni di sindaco all’inizio del 1927,
transitando senza soluzione di continuità dalle giunte democratico-liberali d’anteguerra, al popolarismo
fino al fascismo.
8. Schedati al Casellario Politico Centrale
Sono circa 152.000-158.000
fascicoli, ai quali vanno aggiunti circa 40.000
fascicoli della Polizia Politica, quelli del
Confino di Polizia: ma mancano quelli dei
Carabinieri, quelli della Milizia VSN, quelli
locali.
Di queste schedature, quelle
estratte dall’autore e relative al territorio dei
51 comuni della attuale Provincia di
Pordenone (più quello di Forgaria, fino al
1968 appartenente al Mandamento di
Spilimbergo) sono circa 900: tenendo conto
di un’alea di imprecisioni, riscontrate caso
per caso, pari al 10%, ci si avvicina al
migliaio.
Fra gli appartenenti ai partiti fatte salve le imprecisioni derivanti dal
criterio di catalogazione, che fissa
l’appartenenza politica una volta per tutte gli anarchici sono 48 più uno presunto, i
comunisti 317, i repubblicani 7, i socialisti
213; uno è indicato come sospetto e due
come sovversivi. Le donne sono veramente
poche: 17 su circa 900, e di solito sono
schedate in quanto mogli o sorelle di altri
sorvegliati, a testimonianza di una funzione,
riconosciuta loro dal regime, di tipo ausiliario
rispetto ad un mondo, quello della politica,
riservato al sesso maschile.
Il fondo del Casellario Politico Centrale comprende divisi per “colore politico”, comprendono
43.556 persone schedate come comunisti (pari al 28,54%), 35.850 antifascisti non iscritti a partiti
(23,49%), 35.638 socialisti (23,35%), 26.591 anarchici (17,42%), 5.271 repubblicani (3,45%), 213
sovversivi e 21 sospetti. Le donne sono 5006, pari al 3,28%.
Le schedature di persone nate o residenti in Friuli (considerando la provincia di Udine nei
confini pre-1968) sono 3708, o perlomeno tante sono quelle censite nel data base acquisito dall’Ifsml (la più
recente schedatura internet - pur permettendo di individuare biografie non riscontrabili sulla precedente banca
dati elettronica - è lacunosa, rilevandone di meno: 3658).
Cordenons: sono schedati 25 nati nel Comune, più 2 nati in altri comuni. 8 comunisti, 5
socialisti, 3 anarchici, 10 antifascisti (uno non è definito).
1 donna. 15 iscritti in Rubrica di frontiera. Mestieri prevalenti: 6 muratori (uno è anche minatore, ed
uno pilatore), 5 braccianti, 2 manovali e autisti, 2 minatori, 3 falegnami o ebanisti, 1 operaio tessile, 1
calzolaio, 2 rappresentanti ed agenti di negozio.
5 condannati dal Tribunale Speciale, 3 antifascisti e due comunisti (Vittorio Carli, comunista,
non è rilevato nel data-base).
Ma, col nuovo data-base su internet: sono 30, fra i quali appaiono Antonio De Anna detto Cogo,
anarchico emigrato in Argentina, il cementista socialista Luciano Azzano (che altrove è indicato come capo
operaio tessile), il giornalaio antifascista Lorenzo Colaviti. Neanche in questo modo – a causa di mero errore
materiale – si può però trovare l'impiegato socialista Antonio Raffin.
9. La resistenza passiva: le cooperative.
A dispetto del colpo di stato fascista, ancora nel marzo 1923 una corrispondenza tratta dal giornale
della Lega Nazionale Cooperativa Cooperazione Italiana dà un resoconto lusinghiero dello sviluppo della
cooperazione di consumo nel Pordenonese, ed in particolare nella vicina Cordenons: «Fra quelle che
maggiormente meritano di essere segnalate è la Cooperativa Proletaria di Cordenons, la quale in questi
ultimi mesi ha più che raddoppiato il proprio movimento».
La sezione del Pnf di Cordenons denuncia nel 1927 l'esistenza di cooperative «aventi gli stessi
dirigenti del periodo rosso. L'anima della resistenza è Antonio Raffin: Eliminato dalle cariche il Raffin,
nessun ostacolo potrebbe intralciare l'attività fascista.
Esposto:
In questo Comune esistono due Enti i quali per gli elementi di cui sono composti non solo
rappresentano un ostacolo grandissimo all'affermazione del sentimento e dello spirito Fascista e
Nazionale, ma con la loro attiva propaganda antifascista nella massa operaia e dei contadini annullano il
poderoso lavoro che il Governo Nazionale sta compiendo innanzitutto per la più grande Italia ed a pro di
tutte le classi del popolo nostro.
Questi due enti sono precisamente:
1. La Società An. Cooperativa di Consumo di Cordenons (ex proletaria) composta dai medesimi
dirigenti e soci del periodo rosso. Nei tempi di cattiva memoria si conservava in quella sede lo straccio rosso
che venne occultato e poi distrutto durante la nostra rivoluzione.
2. La società An. Cooperativa e la Società Anonima di Lavoro di Cordenons composta come sopra.
Queste due Società sono perfettamente collegate inquantoché il Presidente della prima, un certo Raffin Antonio
di Giovanni detto Blanc, è Segretario della seconda. Questo individuo è notoriamente sovversivo ed antifascista
per eccellenza. Esso Raffin inoltre è Segretario della locale Latteria Sociale e della S.A. Molino a Cilindri.
Il detto Raffin Antonio è ora sottoposto alla vigilanza speciale per anni due.
Qualche consigliere della Coop. di Consumo nel 1919 e 1920 fece parte dei famosi Tribunali rossi e
fu organizzatore dei scioperi nei locali stabilimenti di Filatura, Setificio e Cartiera.
Cito qualche nome:
Azzano Luciano capo e operaio nella Filatura Makò e Vice Presidente della Coop. di Consumo.
Endrigo Antonio operaio fabbro presso detta filatura (già consigliere comunale del Psi, NdA).
Paier Alicardo fu Pietro ex Sindaco di qui.
Pezzot Ernesto di Francesco pure operaio della filatura (forse parente di Francesco, esponente
storico del Psi di Torre e sindacalista in quel Cotonificio, prima con la Fiot e poi con lo Svot, NdA);
Vagaggini Anselmo di Angelo operaio nella Cartiera ed ex collettore delle leghe rosse, e tanti altri
elementi conosciutissimi e sottolineati negli elenchi dei sorvegliati.
La Coop. di Consumo è composta di circa 70 soci e quella di Lavoro di circa venti che sono nella
totalità operai e contadini.
Ora lascio immaginare a V.S. Illma quale atmosfera di diffidenza e di odio al regime esista in seno
alle suddette Società, conoscendo le figure degli Amministratori che rappresentano poi gli ex esponenti locali
del periodo social-comunista.
Di fronte a un tale ambiente per quanto attiva e sagace sia l'opera della nostra Sezione, non si potrà
mai ottenere la soddisfacente penetrazione e comprensione del sentimento che anima tutta l'Italia, nella massa
operaia e contadina locale.
Ciò premesso invoco l'intervento della S.V. Illma acciocché si provveda con sollecitudine allo
scioglimento d'autorità dei suddetti consigli direttivi delle Cooperative di Consumo e di Lavoro onde poterli
ricostituire con degli elementi fascisti che all'uopo si potranno infiltrare.
Per ciò che riguarda la Latteria Sociale e la S.A. Molino a Cilindri ritengo sufficiente la sostituzione
del Segretario con qualche elemento fascista.
Tengo a disposizione, per ogni richiesta, gli elenchi completi delle suddette Società.
Con la massima devozione e fascisticamente saluto.
Il Segretario Politico».
Il Prefetto dichiara che «per agevolare l'attività fascista si è cercato di convincere il Raffin, ad
abbandonare tali cariche», ma che questi ha cercato almeno di conservare l'incarico di segretario di quella di
lavoro, che gli serve per mantenersi.
La Questura, dopo aver assunto informazioni, nega che Raffin esplichi alcuna attività sovversiva,
come dimostrato dalla sua condotta. «In pubblico generalmente è ben visto ed il suo allontanamento dai due
enti, di uno dei quali è Presidente e dell'altro Segretario, non è richiesto dall'opinione pubblica. La Società
Anonima di Lavoro, risulta essere stata inscritta all'Associazione Fascista Industriale Commerciale
Mandamentale di Pordenone fin dal Luglio 1926» (dichiarazione rilasciata dal Raffin per giustificare la
continuazione della sua attività).
E' un episodio della resistenza (soprattutto socialista) nelle cooperative, che vede:
•
l'ex sindaco di Maniago – Abele Selva – mantenere la presidenza della coop di consumo
locale fino al 1925;
•
Riccardo Reni (schedato come “comunista pericoloso” ed ex direttore della Cooperativa
Sociale di Torre, fatta fallire infine nel 1929) dirigere quella Operaia di Borgomeduna e
quella di Vallenoncello, presieduta ancora nel 1928:
•
dall'ex sindaco Nicola Dirindin;
•
Giovanni Battista Scussat continuare ad animare la cooperazione di Budoia, fino alla sua
uccisione da parte fascista nel 1927;
•
nel 1928 lo sciopero del Cotonificio Veneziano viene sostenuto dalla Coop. Op. di
Borgomeduna (Ernesto Oliva, Egisto Toffolo, Enrico Pasquotti).
Il fascismo distrugge gran parte del tessuto cooperativo, che dovrà essere ricostruito nel secondo
dopoguerra.
Non svolgono più attività politica? Vedi il caso di Pierino Pasquotti da Torre e di Antonio
Magoga da Rorai Grande, ambedue caduti in Spagna nel 1936-1937, nonostante lo spionaggio fascista li
ritenesse ormai disimpegnati.
10. Dall’antifascismo clandestino alla resistenza armata.
Nei primi anni '30, dopo l’esplodere della crisi economica del 1929 - che somma la grave perdita di
possibilità di lavoro per gli emigranti all’estero con la crisi interna - non si contano solo le agitazioni nei
cotonifici, che sopravvivono in una situazione di drammatica crisi.
Le bandiere rosse appaiono improvvisamente sulla ciminiera dell’essiccatoio bozzoli di
Codroipo e, il 1° maggio 1930, sul campanile di Torre, issata dal gruppo dei giovani comunisti guidato da
Achille Durigon, così come le scritte anarchiche tracciate dagli operai all’interno dei gabinetti della Coricama
di Maniago nel pomeriggio del 12 marzo 1927, di cui non si scopriranno gli autori, nonostante i carabinieri
arrestino ed interroghino parecchi operai e sguinzaglino spie per lo stabilimento.
Nel 1931 scoppiano le rivolte di Roveredo, San Quirino e Cordenons, da parte dei contadini
espropriati dagli oneri di bonifica del Consorzio Cellina-Meduna: i contadini di Cordenons debbono
pagare per la seconda volta un’opera già realizzata dall’amministrazione socialista.
Ci sono manifestazioni dei disoccupati per ottenere lavori pubblici: nel 1933 l’occupazione del
municipio di Castelnovo da parte di 300 disoccupati ha una coda nelle bonifiche pontine, dove le condizioni di
lavoro sono così insopportabili in termini di nocività e mancanza di regole contrattuali da imporre agli operai la
drammatica fuga da Littoria.
Nel 1931 e nel 1934 l’organizzazione comunista friulana viene spezzata attraverso una serie di
processi, che si concludono con numerose condanne alla carcerazione da parte del Tribunale Speciale. Fra essi
Vittorio Carli da Cordenons, che viene condannato a 3 anni di carcere più 2 di libertà vigilata.
Altri antifascisti vengono perseguitati, come documentato dai repertori certosini compilati
dall’Anppia (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti). Come «De Zan Angelo, Cordenons
(Pn) 6.3.1886 residenza Asti operaio – antifascista. Nel febbraio 1931 condannato a lieve pena (carcere e
multa) per canto di Bandiera rossa. Morto il 29.11.1932».
Il 9 aprile 1937 sono condannati, rispettivamente a 2 e 3 anni di confino, due operai tessili
antifascisti di Cordenons: Francesco Bozzer, nato a Cordenons il 14 novembre 1902 e Pietro De Piero, nato a
San Daniele del Friuli il 10 agosto 1894, «per propaganda antifascista in fabbrica». Sono stati arrestati «per
aver inneggiato alla vittoria dei repubblicani in Spagna». Bozzer, arrestato per primo l'11 marzo 1937 è
confinato a Curinga. Era ancora vigilato nel 1942. De Piero, «attivo dall'immediato dopoguerra», viene
arrestato il 14 marzo 1937, viene confinato a Conflenti: i 3 anni di confino sono ridotti a 2 in appello. Ambedue
sono prosciolti condizionalmente per il natale 1937.
Il 5 maggio 1937 viene assegnato ad un anno di confino Ernesto Antonio Zuccolo, nato a
Cordenons il 23 ottobre 1904 ed ivi residente, muratore, antifascista, per «propaganda antifascista». Viene
proscioltro condizionalmente nel dicembre 1937. «“E' sempre stato un individuo politicamente sospetto.”
Arrestato il 3.5.1937 per grida sovversive: “Viva Stalin”, confinato (Tornimparte) per un anno, liberato
per natale 1937. Era ancora vigilato nel 1942».
Il 30 ottobre 1940 sono condannati al confino, con diverse durate da 1 a 4 anni, quattro
antifascisti (di cui due comunisti) friulani, per «attività antifascista all'estero». Fra gli altri, Luigi Del Zotto,
nato a Cordenons il 9 settembre 1895, bracciante, antifascista,
Oppure «Del Zotto Luigi, Cordenons 9.9.1895 residenza ivi bracciante – comunista. Iscritto in
Rubrica di Frontiera nel 1931 per attività antifascista in Francia. Arrestato al rimpatrio, il 19.8.1940,
confinato (Ventotene, Pisticci, Castel di Guido) per 4 anni. Liberato condizionalmente il 2.11.1942
(ventennale)». Secondo il data-base del Casellario Politico Centrale è agente di negozio, e fa parte di una
famiglia in cui ci sono altri due fratelli sorvegliati, tutti comunisti.
Le lotte esplodono nuovamente durante la Resistenza. La protesta scoppia a Cordenons al
Cotonificio Cantoni ed alla Cartiera Galvani, nonostante il clima di terrore imposto dal dominio
nazifascista.
In Cartiera, dove opera un gruppo molto attivo, partecipa alla resistenza nelle file liberali anche il
proprietario, ing. Enrico Galvani, che assume giovani operai per sottrarli alla leva e garantisce per due
antifascisti (Luigi De Piero e Anselmo Vagaggini) denunciati dai fascisti. Galvani è un chiaro esempio di
“antifascismo dei fascisti”, essendo stato precedentemente podestà di Pordenone per ben otto anni, dal 1935 al
1943.
Al Cantoni sono organizzati sia il Gap che il Gruppo di Difesa della Donna, fornendo alla
Resistenza locale sia partigiani combattenti che staffette.
Fanno parte del Gap gli operai Luigi Del Mul (che ospita Emilio Fabretti – dirigente del Pci
clandestino proveniente dal sindacato edile argentino - in clandestinità), Luigi Zampese, Ugo Santin, Secondo
De Santi, Pietro Bidoli, Augusto Bertoli e Vittorio Carli (uno dei condannati al Tribunale Speciale del 1931). Ai
quali va aggiunto Domenico De Benedet, capo operaio al Cotonificio Veneziano, arrestato dopo uno sciopero
nel 1938 e futuro sindaco comunista di Cordenons.
Ma sono, come al solito, le donne a prendere in mano l’iniziativa di massa: Nella Carli (la figlia
di Vittorio), Rina Raffin, Serafina Scian, Maria Senuto, Maria De Zan e Teresa e Caterina Vianello, fra le altre.
E’ Nella a promuovere lo sciopero nel luglio 1944 contro la riduzione delle retribuzioni ed il rischio di
trasferimento dei macchinari in Germania, in un clima pesantissimo segnato da un rastrellamento tedesco in
paese. Lo sciopero viene preparato con una distribuzione di volantini ciclostilati alla macchia, e con un
picchetto di 6-7 donne che riescono a trattenere tutte le maestranze. In autunno si costituisce la Commissione
Interna, che impone insieme ai partigiani (fra i quali operano i fratelli di Nella, Spartaco e Mario, che sarà il
vicesindaco di Pordenone designato dal Cln) la riassunzione delle promotrici dello sciopero. L’impegno
dell’intera famiglia Carli, viene pagato con la distruzione della loro abitazione, minata dai fascisti il 19
settembre 1944.
11. Lotte operaie nel dopoguerra.
La conflittualità politica si salda con quella aziendale: un caso significativo è quello del Cotonificio
Cantoni, che nel 1950 è in agitazione continua, a causa dei dirigenti Triulzi e Berner che cercano di imporre
pesanti aumenti dei carichi di lavoro alle operaie senza rispettare il dettato del CCNL che assegna la decisione
ad una Commissione tecnica paritetica presieduta dall’Ispettorato del lavoro.
Il 18 marzo 1950 si svolge una manifestazione di fronte al Cotonificio presidiato dalla polizia, per
protestare contro il fatto che la direzione abbia fatto recuperare la giornata di lavoro alle crumire espulse dalle
scioperanti dallo stabilimento durante lo sciopero generale del 15.
Dal 29 marzo scioperi articolati contro 25 licenziamenti al turno di notte (dove gli operai
continuano a presentarsi al lavoro), il raddoppio delle macchine assegnate alle operaie del reparto rings e le
multe inflitte alle operaie del reparto banchi, dove la produzione è rovinata dalla cattiva qualità del prodotto
utilizzato.
L’8 aprile i sindacalisti Fabretti e Bresin ottengono la restituzione delle multe, il recupero delle ore
di sciopero ed il passaggio temporaneo ad imprese edili dei 25 operai, senza licenziamento.
Dal 12 luglio sciopero ai reparti banchi (contro le multe che sono riprese) e binatura, contro
l’aumento da 20 a 25 delle rocche assegnate alle operaie.
Il 17 luglio Triulzi, Berner ed alcuni capi operai tentano di forzare la situazione, premendo sulle
operaie con violenze fisiche e verbali. Varie operaie sono colte da malore, ma non cedono alla provocazione.
Dopo il licenziamento di 5 di loro, scoppia lo sciopero dello stabilimento.
Il 20 lo sciopero di solidarietà si allarga al Cotonificio Veneziano; al Cantoni lo sciopero continua
in forma articolata. Nel frattempo è rinnovata la Commissione Interna: 77,98% dei 1098 operai votano per la
Cgil, 22,02% per la Cisl. Viene raggiunto l’accordo il 26 - dopo 13 giorni di lotta - con il ritiro dei
licenziamenti, la convocazione della Commissione paritetica per la binatura e la corresponsione di vari elementi
salariali aggiuntivi.
In quel periodo il Cantoni lavora ad orari ridottissimi: in luglio a 12 ore settimanali, tanto che lo
stabilimento è esentato dallo sciopero generale per il rinnovo del CCNL. Ma in aprile e settembre l’azienda per
rappresaglia toglie agli scioperanti l’integrazione salariale pubblica.
Il 9 novembre inizia una lunghissima agitazione articolata al reparto rings, dove sono introdotte
nuove macchine che comportano il raddoppio, da 3 a 6, dei lati macchina assegnati a 24 operaie. Dopo 5 ore di
sperimentazione, rivelandosi impossibile lavorare, in mezzo ad una nuvola di polvere, le operaie sospendono la
produzione. La direzione chiude questa parte del reparto e le sospende, facendo scoppiare lo sciopero, che
prosegue ad intermmittenza. Dopo un accordo con la Fiot per la convocazione della Commissione paritetica,
questa il 25 non si può riunire perché la Cisl non invia il suo tecnico, assumendosi la responsabilità di bloccare
la soluzione della vertenza.
Il 27 ed il 28 la direzione tenta la forzatura, facendo bloccare l’ingresso alle 24 operaie dai
carabinieri. Ma, ad ogni turno, le maestranze escono in massa e riportano dentro le compagne. Il giorno dopo,
di fronte allo sciopero di 10 minuti ogni ora di tutto lo stabilimento, l’azienda sospende la produzione: la
risposta di Cordenons è la costituzione di un Comitato di solidarietà, che alla fine dei 48 giorni di vertenza avrà
raccolto più di 123.000 lire fra i cittadini, e circa 80.000 fra gli operai del Cantoni.
Il 5 dicembre in Prefettura viene raggiunto un accordo parziale per il rientro delle 24 operaie
sospese; ma, dopo il parere della Commissione paritetica che conferma i 6 lati-macchina, l’agitazione riprende,
verificata l’impossibilità tecnica di andare oltre i 4, pur con l’impiego di operaie aiutanti.
Come nel caso della Zanussi, anche in quello del Cantoni si può evidenziare un doppio livello, nel
quale la conflittualità più radicale si salda con interventi di sostegno all’azienda, quando siano di comune
interesse.
Nel 1952 il Cotonificio Cantoni presenta per l'ennesima volta domanda di integrazione salariale,
rilevando come l'Inps non intenda più accordarla dal mese di ottobre, quando per la stagione e la non
concomitanza di altre favorevoli condizioni si fa sentire maggiormente il disagio del poco lavoro della
maestranza, tra la quale possono nascere reazioni non desiderabili alle superiori Autorità. La Camera del
lavoro di Pordenone si accorda con il vicesegretario nazionale Federico Rossi, per una verifica dell'istanza
dell’azienda, al fine di eventualmente correggerla prima della discussione in sede di Commissione centrale per
l'integrazione.
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opuscolo Cordenons 2015 - Storia Storie Pordenone