SOMMARIO
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Mario
Fancello
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Enrico
Pedrini
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Mario
Fancello
Note informative
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Profilo biografico
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Elisabetta
Rota
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Filippo
24
Mario
Falaguasta
Fancello
Cantarena
Numero 1
Marzo 1998
Periodicità trimestrale
Direzione e redazione
Mario Fancello
Silvana Masnata
Rosangela Piccardo
Mirella Tornatore
Realizzazione grafica
Mario Canepa
Mauro Grasso
Rosangela Piccardo
Produzione e distribuzione in proprio
Per contatti ed informazioni
Scuola Media Statale V. Centurione
Salita inferiore Cataldi, 5
16154 Genova
Fax 010 / 6011225
Posta elettronica
[email protected]
Aut aut
Filippo Falaguasta. Interattività tra arte e lavoro.
Presentazione dell’Artista
Estratto dell’intervento (a cura di M. Fancello)
Sottolineature
In copertina
Lorenzo Gatti
“ Hiatus “, 1998
Courtesy Leonardi V- Idea, Genova
In quarta di copertina
“Offerta di prestazioni”
di Filippo Falaguasta.
Illustrazioni tratte dalla scheda
“Offerta di prestazioni”
di Filippo Falaguasta
F.Falaguasta, E. Pedrini,M. Fancello
durante un momento dell’incontro.
Fotografia di Michele Maffullo.
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AUT AUT
Scuola e cultura sono fra loro compatibili?
La mia opinione sposa la tesi negativa. La conoscenza scaturisce dalla sperimentazione e
dall’ipotetica abiura di ogni tipo di regola, è un viaggio nell’ignoto e comporta l’obbligo di
affrontare rischi ed ansie. Molte persone e vari organi amministrativi, deputati al controllo e alla
tutela dei giovani, preferiscono non accettare tale dimensione operativa soprattutto per ragioni che
traggono origine dalla strutturazione sociale.
Agire obbedendo al senso comune e militare nel gregge sono fonte di distensione e di quieto vivere; uscire
dalla massa significa proporsi come bersaglio degli onnipresenti cavalieri senza macchia. Non resta che
attendere il crollo dell’edificio scolastico per degrado e consunzione appostandoci in prossimità dell’uscita di
sicurezza per non finire sotto il peso delle macerie.
Il provvedimento ministeriale che stabilisce il blocco dei pensionamenti è indice delle multiformi realtà che
sottendono la volatilizzazione dei pubblici dipendenti e fra le cause del fenomeno epidemico vi è anche
l’istinto di conservazione: il desiderio di riuscire ad evadere prima di scoprirsi vittime dell’implosione totale
o di una lenta perdita di coscienza per asfissia.
Attendo con viva speranza che vi sia qualcuno in grado di smentirmi. Vi prego di prendervi la briga di
accumulare prove inequivocabili che mettano alla berlina la mia acrimoniosa tendenziosità e rivelino le
strade da percorrere per l’indifferibile palingenesi.
Nel frattempo vi invito a meditare sui giudizi espressi da Filippo Falaguasta a proposito di alcuni temi in
questione e riportati sulle pagine di questo numero.
A risentirci a presto sperando di poter ospitare i contributi di tutti coloro che avranno la buona volontà di
prenderci in seria considerazione e di scriverci.
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FILIPPO FALAGUASTA
INTERATTIVITA’ TRA ARTE E LAVORO.
Attualmente stiamo vivendo un decennio nel quale, venuta meno ogni distinzione tra i vari strumenti e le
varie tecniche d’indagine, siamo sul punto di avere esaurito le risorse del mondo visibile e quelle del mondo
invisibile. L’escalation degli strumenti sembra ormai avviata a una corsa ineluttabile, al punto che la
tecnologia si configura come una nuova forma del destino. Siamo indubbiamente sorpassati dalla
complessità dei nostri utensili!
Mai come in questo momento il soggetto è tanto vicino al proprio oggetto, così come non è mai stato, come
ora, tanto lontano da se stesso. L’uomo sembra non dar tregua al proprio percorso evolutivo che lo sta
portando al limite del suo sviluppo dove il proprio corpo viene duplicato con il corpo artificiale.
L’esigenza di visualizzare il limite massimo di irreversibilità come esito finale del processo evolutivo
dell’arte, nonché di registrare una sintesi virtuale e dissipativa del fare creativo, hanno indubbiamente creato
le condizioni di una nuova verifica del “dato artistico” come traslitterazione semantica dei ruoli e dei
contenuti del “sistema dell’arte” . L’arte infatti continua ad esistere in quanto è voluta ed è acquisita da chi la
raccoglie e la colleziona. Il destinatario, che desidera ardentemente l’appropriazione dei testi artistici quale
appagamento emotivo e vitale del proprio bisogno psicologico di immagini, sta sempre diventando il motore
ultimo del sistema. In questo contesto Filippo Falaguasta nel 1991 distribuisce una scheda, che chiama
“Offerta di prestazioni”, dove l’artista offre la propria disponibilità ad eseguire “24 mansioni”.
Tali mansioni sono rese eseguibili dall’artista solo se la domanda di committenza proviene sia dagli ambiti
propriamente legati al sistema dell’arte, che da quelli denominati e circoscritti nella scheda.
L’arte diventa per questo operatore un “sistema interattivo” che va al di là della stessa pratica
interdisciplinare e dell’ “arte come presentazione” propria degli anni ‘60/70. Le prestazioni di scultore,
pittore figurativo, pittore astratto e artista concettuale (ambiti più strettamente legati al sistema dell’arte)
assumono la stessa valenza e valore degli ambiti più strettamente artigianali e manuali, quali: cuoco,
cameriere, imbianchino, muratore, parchettista, meccanico, elettricista, idraulico, saldatore, barista,
pranoterapista, decoratore, disc jockey e amico intimo ecc.
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La figura dell’artista diviene in tal modo operativa a tutto campo, dove appunto attraverso l’offerta di
prestazioni, viene sollecitata la committenza ad allargare la propria richiesta, il fruitore non partecipa più al
solo fatto artistico nella sua specificità ma attraverso una maggior varietà di scelte decide quale
partecipazione intende mettere in atto con l’operatore stesso. L’artista invece, moltiplicando e dilatando i
propri mondi possibili di attività, scavalca i limiti del suo fare artistico, per renderlo pratica effettuale. Il
lavoro di Falaguasta cessa quindi di essere solo produzione di immagini, per diventare partecipazione attiva e
assoluta al sistema che egli identifica e stimola. Il documento di esecuzione rilasciato dall’artista testimonia
l’avvenuta partecipazione del lavoro al contesto dell’arte, cui deve essere sempre finalizzato e col quale
l’artista si pone costantemente in interazione.
Gli specifici dell’arte diventano “anonimi” rispetto agli specifici dei mestieri e questi ultimi, elevandosi al
nuovo di “fatto artistico”, introducono nell’arte una nuova regolarità linguistica: la dispersione della
creatività e la sua diffusione nelle cose e nel fare dell’uomo. Non siamo più nel Mondo Inespressionista,
dove il sistema offre all’opera la propria “delegazione” con l’assenso dell’artista, bensì ad un punto più
avanti nel cammino dell’irreversibilità. La committenza cui è delegata la scelta determina essa stessa la
forma artistica e l’operatore diventa l’esecutore manuale ed artigianale di tale determinazione. La
committenza, divenuta essa stessa opera d’arte, ribalta definitivamente il ruolo dell’osservatorepartecipatore. Il fruitore, assunto il ruolo di vero promotore della prassi artistica, indica all’artista stesso
l’ambito di operatività che egli deve svolgere. Questa scelta è resa possibile in quanto legittimata
dall’operatore stesso. La storia dell’evoluzione della teoria dell’arte è sempre legata alla messa in discussione
dei contenuti, delle modalità e delle formalizzazioni dell’arte stessa.
Enrico Pedrini
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Note Informative
Mercoledì 24 aprile 1996, presso la S. M. S. Gramsci di Genova, Filippo Falaguasta ha dato vita alla sua
performance intitolata “Amico del cuore”, avvalendosi dell’involontario contributo di alcuni professori ed
allievi della III A della Media Barabino ( prof.a Roberta Firpo ) e della III B della Media Gramsci (prof.
Mario Fancello).
A sinistra Filippo Falaguasta, al centro Enrico Pedrini, a destra Mario Fancello.
L’incontro è stato patrocinato dallo Studio Leonardi V-Idea.
Viene pubblicato solo in forma parziale il dialogo aperto da Filippo essendo la registrazione risultata pessima
per svariati motivi: Falaguasta si aggirava sbracciandosi in lungo e in largo per l’aula, sollecitava in
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molteplici maniere l’attenzione e l’intervento verbale degli studenti provocando di conseguenza la
sovrapposizione delle loro voci alla sua, iniziava le frasi, le interrompeva, le intrecciava con altri periodi, le
sospendeva, le concludeva solo gestualmente.
L’avvenimento artistico-didattico ha acquisito grande vivacità provocando entusiasmi e delusioni, polemiche
e consensi. La registrazione invece è apparsa irrimediabilmente disastrosa. La trascrizione verbale,
frammentaria, vistosamente manomessa, ineguale, incapace di riferire – sia pur limitatamente – la ricchezza
polisemica degli avvenimenti, si giustifica solo in quanto attestazione di un fatto non altrimenti
documentabile. La rilevanza dell’accadimento didattico è, a mio avviso, notevole e non ne va sminuito il
valore anche se l’ideologia e la forma non saranno condivise da molti; anzi proprio perché non facilmente
condivisibili, esse assumono un segno pregnante su questo periodico, che ha scelto, fra le sue ragioni più
valide di vita, la dimensione alternativa.
Come sta ormai per diventare nostro cattivo costume, non abbiamo chiesto all’artista il suo consenso sul
presente adattamento. Ce ne assumiamo perciò la totale responsabilità.
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PROFILO BIOGRAFICO
DI FILIPPO FALAGUASTA
Filippo Falaguasta, nato a Castelsangiovanni ( Piacenza ) nel 1965, vive e lavora a Castelsangiovanni.
PRESTAZIONI PRINCIPALI.
1991 Scultore, Diecidue Arte, Milano
Imbianchino, Le Case d’Arte, Milano
Cameriere, Studio Guenzani e Le Case d’Arte, Milano
Barista, Placentia Arte, Piacenza
1992 Cameriere, Monika Spruth, Colonia
Fotografo, Le Case d’Arte, Milano
Imbianchino, Studio Oggetto, Milano
Cuoco, Monika Spruth, Colonia
Imbianchino ed elettricista, Studio Guenzani, Milano
Cameriere, Luciano Inga Pin, Milano
Disegnatore tecnico, Studio Oggetto, Milano
1993 Cuoco, Casino Container, Biennale di Venezia
Muratore, Philomena Magers, Colonia
Cuoco, Esther Schipper, Colonia
Barista, Frà Diavolo, Castana (PV) per Studio Oggetto (MI)
Cameriere, foyer Teatro Carlo Felice, Genova. Utopie del possibile fra America ed Europa
1994 Autista, Giorgio Persano, Torino
Video-Cuoco, Fac-Simile, Milano, Arte in Video
Artista Concettuale, Bellinzona (Svizzera) Hellraiser
Scultore, Sala Espositiva del Palazzo Giunta Regionale, Torino. Premio Mastroianni
CERCO LAVORO, Ars-Lux, Milano, Bologna, Torino, Roma
“ GIVE ME A JOB…I CAN DO IT” Europa 94, Monaco
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1995 Whatever you want…….. l’ll do it!, Sophia Ungers, Colonia
Frazione di tempo ( Custom Colors ), New York
Cuoco, Leonardi V-Idea, Genova
Amico del cuore, Scuola Media Statale R. Traverso, Busalla (GE)
1996 Amico del cuore, Scuola Media Statale A. Gramsci, Genova
Corso intensivo per intraprendere la professione di artista contemporaneo, Museo d’Arte
Contemporanea, Casino, Luxemburg; Studio Oggetto, Caserta; Link, Bologna
Filippo Falaguasta, Michael Jansen, Colonia
Cuoco, Leonardi V-Idea, Genova
Amico del cuore, Scuola Media Statale R. Traverso, Busalla (GE)
1996 Amico del cuore, Scuola Media Statale A. Gramsci, Genova
Corso intensivo per intraprendere la professione di artista contemporaneo, Museo d’Arte
Contemporanea, Casino, Luxemburg; Studio Oggetto, Caserta; Link, Bologna
Filippo Falaguasta, Michael Jansen, Colonia
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PRESENTAZIONE DELL’ARTISTA
Filippo Falaguasta con la sua operazione “Arte come lavoro” porta alle estreme conseguenze, direi al punto
di non ritorno, l’arte contemporanea, presentando se stesso e le proprie prestazioni come opera d’arte. Si
tratta di un possibile sviluppo della ricerca d’avanguardia, certamente non l’unico, di grande stimolo e
interesse nella sua provocazione.
L’Autore presenta un prezziario con 24 diverse mansioni lavorative, a prezzi di mercato: il committente,
legato al mondo dell’arte o della cultura, determina il tenore della prestazione che esiste come opera d’arte
solo come traccia (fotografie dell’azione e certificati) rilasciata al termine dell'operazione. L'oggetto artistico
scompare quasi totalmente lasciando posto alle (diverse) soggettività dell’artista e del collezionista (critico,
gallerista, istituzione, ecc.)
In sintesi Filippo Falaguasta immette sul mercato dell’arte se stesso e le sue capacità: l’artista come opera,
ma ben al di qua del mito romantico, con caratteristiche di ironia e di spiazzamento che lo rendono un readymade vivente. In fondo molto vicino ad altri artisti, apparentemente contrapposti, che fanno dell’oggettività
della macchina e della casualità assoluta l’oggetto della loro ricerca.
Elisabetta Rota
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ESTRATTO DELL’INTERVENTO
Legenda
-R = ragazzi, alunni della classe III B della Media Gramsci ed alunni della III della Media Barabino
- Ro = Rosa Leonardi, gallerista
-F = Filippo Falaguasta
- Fa = Mario Fancello
- I - = Insegnanti della S.M.S. Barabino
- I – [ Non si riesce a decifrare cosa dica poiché le interferenze, dovute a rumori vari, coprono la voce;
probabilmente chiede chiarimenti sulla mansione “amico intimo” riportata sulla scheda di presentazione
curata dall’Artista.]
- F – Be’, in fondo,[ride], io intendo ………..peròòòòòò………..col silenzio; cioè nell’ambito artistico c’è il
modo di fare……..,soprattutto si fa pubbliche relazioni; si può dire anche che ci sono operatori artistici
che…….,capito? Cioè si fa…….
- R – [ risate ]
- F – ci si impegna a fare un’interrelazione fotografica……,ci sarà la mostra – no? – e io dicendo così ho
detto: no, lo faccio – capito? – e lo faccio non di nascosto, dopotutto non sto dicendo che sto facendo il
prostituto in pratica, no, no, peròòòòòòò
- R – [risate]
- F – però a pagamento, una confidenza a pagamento è anche un fatto di prostituzione eh! Se devo fare
compagnia ad una persona che non mi paga……….
- R – [ parecchie voci di ragazzi che si accavallano].
- I – Non volevo intendere in quel senso in cui ha detto lei.
- F – No, ma lo si può intendere, l’ammetto.
- Fa – Io vorrei dire due cose. Hai lasciato in sospeso qualcosa l’altra volta [ nell’incontro avvenuto alla
S.M.S. Traverso di Busalla il 5 maggio 1995 ]. Avevi chiesto ai ragazzi che cosa intendessero per arte,
- F - Sì
- Fa – però tu non hai dato una risposta e mi piacerebbe che ora tu la dessi . L’altra cosa che volevo dirti : In
un ambiente, in una professione che fai tu – non so se sia corretta, probabilmente sarà sbagliata
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- F – sì, sì.
- Fa – e me lo dirai - ……Mi sembra che l’anno scorso a Busalla…..;avevi fatto il dibattitoconfronto con i ragazzi…..,avevi detto che se qualcuno, come c’è scritto lì [ nell’elenco delle
mansioni esibite sulla scheda di presentazione ], ti chiede di fare qualcosa tu la fai. E’ una critica nei
confronti del mercato, dei galleristi, dei collezionisti secondo la quale, dici, l’artista non si può
esprimere in nessun modo? Quindi ad un certo momento, io, se debbo vivere, perché se faccio
l’artista ho anche bisogno di mangiare eccetera………,è evidente a questo punto che se voglio
vivere nella società di oggi, debbo fare quello che gli altri vogliono, allora io per vivere lo faccio,
però poi non mi dò le arie da grande artista che ha avuto l’ispirazione nel fare tali cose; faccio
quello che il mercato mi richiede e lo denuncio pubblicamente; io non ho nessun diritto di
esprimere me stesso, ho solo il diritto di fare lo specchio di quello che la società vuole; a questo
punto sono un prostituto e allora lo dico chiaramente nell’opuscolo di presentazione.
- F – Ah, sì, sì, va benissimo. In fondo i quadri che dicevo prima sono dei prodotti. Ho occasione di
viaggiare, di vedere mostre, soprattutto all’estero, lì hai un confronto, no? Vedi…..vedi….vedi artisti che
sono stati artisti e lo sono tuttora, c’è questo confronto, sì, va be’, [ parole non comprensibili] in malafede e
lo dico ad alta voce e lo dico anche ai miei colleghi. Quando si dice che uno è un artista facendo un bel
lavoro, una bella struttura [ parole poco chiare] in buona fede questo qui fa una cosa, cioè perché la fa? Mi
chiedo ancora, cioè perché la fa? Uno fa una cosa e dunque deve essere spiegata dal critico? E tanto vale che
la faccia, la spiega il critico. Se poi hai capito che in tutta questa operazione c’è anche una filosofia di tipo
sempre artistico, c’è sempre un’altra persona che parla; inoltre tuttora gli artisti cosa fanno? Si leggono
quattro libri…… Che è anche facile fare l’artista, mettono insieme il prodotto ……….se poi c’è la testa dura,
se ti porti male, ti fai compiti e relazioni, ne fai di mostre, tranquillo!
L’artista contemporaneo, attuale, soprattutto i giovani no? Si parla di contemporaneità perché
quest’operatore ha un’età che può cogliere il contemporaneo, cioè una testimonianza di quel che succede
oggi,……oouh! Prima c’era di più la commissione, capito? Cioè un secolo fa, prima della tipografia era una
testimonianza il disegno, fare delle opere, erano delle commissioni per dare una testimonianza: L’immagine
era l’unico sistema, poi c’è stata la foto, si facevano un po’ pregare i pittori – no? – e allora nasce questa
contemporaneità, questa voglia ancora di dipingere, questa voglia di …di……fino a quando, c’è sempre una
novità – no? Eh! – C’è chi tira la riga, chi fa il punto, c’è chi ne fa di tutti i colori, va be’, ma quando ho
capito, hai un bagaglio dietro così e non ignori di voler fare un prodotto che poi in fondo è estetico e non
ignori il passato, cosa fai? Ma son già anni. Se poi hai questo modo - hai capito? - di confrontarti senza
che…….No, io faccio lo stesso quadro rosso che ha fatto Caio, l’artista……..però ci metto un po’ di nero
…… E’ sempre diverso, è sempre diverso, non c’entra niente. Ma poi soprattutto il mestiere, il fatto di essere
artista, un artista dico, sempre un intellettuale, incredibile! Dico, no, no, non ci credo, non ci credo, perché
ho l’occasione di vivere con questi miei colleghi. Ci sono veramente gli artisti dell’estetica, che possono
essere i designers – no? – Per dire. C’è gente che appunto serve,…..dei grandi designers. Ci sono stati e
riproducono tuttora, adesso, i nuovi, capito?
- R – Dove sei andato per fare il maggiordomo?
- F – Come?
- R – Il maggiordomo.
- F – Sì, il maggiordomo.
- R – Dove sei andato?
- F – In nessun posto, non me l’ha chiesto nessuno.
- R – A Londra, a…..
- F – No, non me l’ha chiesto nessuno, io mi son proposto, però nessuno me l’ha fatto fare. Eh! Speriamo.
Stavo appunto dicendo, ultimando la….
- Fa – la risposta.
- F – la risposta. A quel punto, come appunto anche Enrico [ Enrico Pedrini ] ha parlato prima,
appunto così vedo di più uno scienziato come un grande artista, è quello che scopre, se ci riesce;
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soprattutto l’impegno; è quello che dà veramente; la professione è la logica, il lavoro. Se uno fa un
quadro, è tutto un po’ così, cioè non c’è……,io non ho mai visto dentro nell’arte………ma tuttora
vedo……… a parte quegli storici – capito? – che sul momento hanno dato una piccola svolta – no?
- Ma poi basta! Non puoi mica continuare a picchiare il chiodo ! Sicuramente mai come adesso, a
fine secolo – capito? – con i mezzi di comunicazione che ci sono adesso. Se fai una cosa così nel
giro di dieci minuti, volendo, la fai sapere a tutto il mondo grazie a Internet. Ma mi ascoltate o no?
[ Ride ] .
- R – Sì.
- F – [ Ride]
- R – [ Ridono]
- F – Non vi interessa? No eh?
- R – [ Rispondono, ma non si capisce per la sovrapposizione delle voci]
- I – Volevo chiedere una cosa . In queste operazioni che fa c’è anche una certa dimensione di divertimento?
- F – Sì . Io per appunto
- I – Mi veniva in mente a proposito della domanda che ti ha fatto [ Si riferisce alla domanda sollevata
dall’allievo di prima ] a proposito del maggiordomo…..,cioè, mi chiedo: non c’è anche una dimensione
ironica, anche di divertimento nello scoprirsi?
- F – Sì, sì, ovviamente lo vede. Per me può piacere molto. Però quando faccio la professione devo fare di
tutto per essere più professionale possibile.
- I – Ecco.
- F – Quando faccio l’imbianchino faccio l’imbianchino, non l’artista.
- I – Ecco mi interessa sapere come [ Parole non più percepibili ]
- F – Infatti dicevo prima, allora dopo la media ho fatto le professionali come meccanico generico; le
professionali sono tre anni; poi sono uscito e ho cominciato a lavorare sotto artigiani, e in fondo li ho fatti
tutti, a parte il pranoterapeuta che è una balla incredibile, ma ce l’ho messa apposta perché dopotutto non
credo nemmeno io a questi maghi, al mago, e l’ho messo apposta . Che sia anche ironica tutta
l’operazione………,perché in fondo questi lavori li svolgo solamente per gli addetti all’arte, capito? Perciò
ci sono cose anche leggere come può essere “amico intimo”, pranoterapeuta, disk-jockey. Dopo aver fatto le
professionali ho lavorato appunto come artigiano; sono rimasto fisso in uno zuccherificio che ha la sede
qua………aveva………non lo so più. Per quattro anni. Intanto ho sempre continuato – no? – a fare
sperimentazione. Intanto cominci a conoscere altri artisti, viaggi, vai nei musei e via, e intanto ti fai questo
bagaglio.. E’ stato molto interessante aver lavorato in questa fabbrica, quattro anni, e devo dire è stata la mia
accademia artistica perché…… In pratica allora parti, vai a Kassel, che – diciamo – in Europa, è la mostra
– diciamo così no? – la mostra più…..più importante. Si fa ogni cinque anni e veramente viene raccolto il
clou, le novità. Che poi l’ultima…….. Devo dire proprio che di novità non ce n’era. Torno a casa, vado a
lavorare……… Vi giuro che nella fabbrica c’erano sculture, operai che facevano delle performances che
erano incredibili, installazioni, meccanismi che viaggiano, che vanno, c’era tutto, era un museo per me, sì,
okay, avevo……avevo un modo di pensare diverso da qualsiasi altro, però se vedi questo……… in fondo
vedi delle installazioni e delle opere più belle, secondo me, che poi nel museo le vedi così riportate.
Differenza ce n’è poca, poca, e poi, come ti dico, guarda e poi bleffano maledettamente. Proprio ieri sera
sono andato a vedere la mostra di un giovane e cosa ha fatto? Ha fatto una bella fotografia. [ Parole non
comprensibili ] della fotocopiatrice favolosa a colori e, favolosa, ha fatto una fotocopia. L’ho fatta anch’io. E
questo qui - quando raccontava questo lavoro - : “ Con lo scanner “ e “ Mica scanner” ecc… Un lavoro che
ci mettevi una vita a farlo e che costava l’ira di Dio. Balla! Una balla incredibile! Glielo ho detto e ha fatto
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orecchie da mercante; glielo ho ripetuto e ha continuato a fare orecchie da mercante, e sono andato via se no
ci picchiavamo.
- R – Quanto costava ogni fotocopia? [ La voce risulta poco comprensibile ].
- F – Eh?
- R – Quanto costava in sterline?
- F – Ah! Ah, quanto costava a farla? A comprarla, come opera d’arte, valeva due milioni e mezzo; a farla
- R – [ Dice qualcosa che al registratore non si comprende ]
- F – No, no, no, due milioni e mezzo di lire!
- R – Ah!
- F – In sterline cosa sono? Mille sterline no? Mille sterline, sì mille, mille sterline, e a farla l’avrà
pagata…….poi l’ha fatta falsificare, l’avrà pagata un centocinquantamila lire; una fotocopia bella; è una
bella fotocopia a colori, grande, però….. che poi è talmente…….. , stavo per dire una parolaccia! Ha messo
fuori un catalogo. …….Anche le foto che ha fatto…….Che le foto che ha fatto lui se le portava dietro per
farle vedere. Giovanissimo, allora aveva, aveva, ha ventiquattro anni, londinese.
Ho perso il filo. Cosa stavo dicendo prima? Non si ricorda nessuno?
- R – [ Rispondono ]
- F – Ah! Bravo! Sì , appunto, c’è anche una dimensione ludica. Sì, eh! Forse ero partito da lì. [Risa e parole
non comprensibili ] Per la collega è un piacere, eh!
- I – Cosa ti ho domandato? No, dicevo se c’è anche una dimensione di divertimento in quello che hai fatto.
Stavi dicendo che fai anche un lavoro professionale.
- F – I lavori che sono lì, li so fare, li ho già fatti, so anche del giornale, l’elettricista, se devo mettere un
impianto
elettrico totale posso farlo, perché ci vuole un patentino e sei responsabile, in sostanza non è che……., però
le riparazioni le faccio senza problemi.
- I – Dicevo fin dove arriva questo punto del divertimento?
- F – E’ interno, interno nel senso appunto……., come vedi non è una cosa semplicissima. A un
certo punto, una mattina, dopo una crisi di quello che stavo facendo, non mi sentivo bene a fare
queste cose, crisi, si dice così no? Crisi, comunque sì, be’, e una mattina, caspita, mi sveglio, intanto
mi ero messo a posto casa mia, ero giunto persino a comprarmi una casina in campagna, l’ho pagata
due milioni, lo giuro due milioni, due milioni di rogito e la casa due milioni, è stata una fortuna,
adesso l’ho sistemata tutta, avrà odore di fabbrica, però ho preso un anno di aspettativa perché
insomma……… Una bella mattina, una volta finita questa…… Mi sveglio, mi sveglio e dico: Porca
miseria! Faccio quello che so fare, anche perché frequentavo gallerie, no? E in galleria: “ Filippo mi
si è spaccato…..”, “Mi si è rotto…….”,”Avrei piacere…….”. Tanto vale [ ride ] , tanto vale che
proprio mi metta qui, quasi un piacere, ma mi fa piacere; sì questo è stato un attimo, però sotto c’è
questo meccanismo storico, rispetto a Duchamp, rispetto agli altri storici; è un disastro perché
qualsiasi cosa che facevi la paragonavi a…… Ne hanno fatto veramente di tutti i colori, allora mi
sono accorto così che stavo facendo una bella cosa. Ho dovuto starci su. Ho fatto una lista di
tantissimi lavori; avevo fatto il traduttore, dal dialetto piacentino all’italiano; in fondo non sono
capace che a scrivere in dialetto, pazzesco!
- R – Quanti anni di studio hai fatto?
- F – Quanti anni?
- R – di studio
- F – tre anni.
- R – Ma tutti i lavori?
- F – Ho lavorato, sono andato in fabbrica……….
- R – Quanti anni hai studiato?
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- F – Ho studiato tre anni, le professionali ho fatto, Istituto Professionale Normale, poi esci, ,quanti anni hai?
Quindici? Sedici? Sedici anni?
- R – Io quattordici.
- F – Ho cominciato a lavorare sotto artigiano, ho fatto il gommista, pensate che qua non c’è, proprio vicino a
casa mia e poi……….. No no, a parte lo zuccherificio, che comunque lo zuccherificio ………….voglio dire
……….. mi sembrava di fare di tutto, da assaggiatore, da tornitore, da metalmeccanico,……. Proprio di
tutto, di tutto perché se no…………
- Fa – Ti posso interrompere?
- F – Sì, sì:
- Fa – Spezzo proprio il discorso. C’è qua una ragazza, almeno una di sicuro, che durante l’anno mi aveva
detto di voler scegliere il liceo artistico. Poi ha deciso di cambiare idea: sceglierà il classico.
- R – [ Rumoreggiare in aula da parte dei ragazzi ]
- Fa – Tu , come artista……… Io non lo sono. Ho cercato di dare una mia idea, un mio orientamento, però tu
ad una persona che volesse scegliere il liceo artistico dopo la media o che mostrasse inclinazione verso l’arte
in generale tu che cosa consiglieresti?
- F – Di non frequentare nessuna accademia e nessun liceo assolutamente. L’unica cosa è tenersi bene questa
passione e viaggiare, viaggiare in gallerie e andare a vedere le cose che stanno facendo, visitare musei,
prendere delle riviste, sfogliare e leggere le riviste, ma in fondo fatelo voi, e intanto - capito ? – abbiate
l’occasione, come una strada, per qualche lavoro più sicuro; perché, usciti dal liceo, non sapete più da che
parte siete voltati, inoltre da quanto sento e vedo, non c’è un buon insegnamento, è una perdita di tempo,
credetemi, ad alta voce lo dico,
- I – Li scoraggi un po’!
- F – Eh?
- I – In questo momento li scoraggi un po’.
- F – Sì, ma è la realtà.
- I – Ma non pensi che si possa fare lo stesso il liceo pur, non so, amplificando gli interessi, frequentando
spesso le gallerie, cioè, pensi che non sia
- F – Io penso che come in qualsiasi corso accademico, qualsiasi liceo………….. Comunque sotto le spinte
dei professori - capito?- ………Come appunto in una media…………..
- Fa – Parla pure.
- F – Se sono qua vuol dire che……
- Fa – E be’, certo!
- F – Ci mancherebbe, ci mancherebbe.
- I – Io penso che si possano favorire benissimo degli stimoli a scuola ed è chiaro che poi la preparazione
- F – Sì, ma non quella artistica, ma non quella artistica.
- I – Si potrebbe vedere
- F – Ma non quella artistica, ma non quella artistica. Piuttosto se si può fare in modo d’indirizzarli verso la
pubblicità, sul cinema, su… su
- I – sul documento
- F – Sì, sul documento………. Cioè, ci vuole la capacità. Perché io proprio sono la dimostrazione totale che
per fare l’artista visivo contemporaneo non c’è bisogno della
- I – No, però
- F – Eh! Eh! Comunque le difficoltà che riscontriamo negli artisti che fanno il Brera, che sono persi, son
persi, perché quando esci – capito? – dal Brera
- I – No, non è assolutamente necessario che
- F – Sì, posso dire che, se a una persona piace, piace. Poi tutto quello che piace……….. Ecco, piuttosto
un’altra cosa, tu, eh?
- I – Perché sono persi tutti quelli che escono dal Brera?
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- F – Perché non sanno come funziona il sistema dell’arte. Cioè, entra nel Brera come se fosse un artista,
sono artisti – giuro! - , sei un artista. Perché il sistema dell’arte è un casino, porca miseria! Vedi? Perché ogni
cosa
I – Io ho fatto l’artistico e, dopo, l’accademia, quindi….,cioè sicuramente, mi sono trovata spiazzata
sul piano del lavoro perché cioè faccio un lavoro che non è il mio, peròòòò credo che non sia
proprio così, perché quando uno esce dall’accademia non è che si senta artista, sa a cosa va
incontro, sa cosa è il mondo dell’arte, comunque ci ha vissuto.
- F – Io, il mondo dell’arte, intendo quello economico, quello economico, tutti
- I – Sì, lo so, uno fa un cammino e poi fa delle scelte, fa la pubblicità, secondo me, di
- F – Sì, sì, come tantissimi artisti, c’è [ pronuncia il nome non intellegibile di un artista ], questo qua deve
farsi un mazzo così. Io consiglio di non trovarsi come proprio in questi giorni, quando hanno fatto questa
mostra, che hanno fatto a Piacenza, molto bella. Hanno fatto tutta la sperimentazione piacentina; cose che
nella Provincia non si erano mai viste, e hanno portato tutti i licei, tutte le scuole e mi ha telefonato una
ragazza ed altri due ragazzi, sui vent’anni, e adesso cominciano a parlare – no? – Grazie! Al liceo, capito?
“Io mi voglio indirizzare sulla grafica” “Io mi voglio indirizzare………….” Ma allora, cioè
“impegnandomi…………..” E hai fatto l’artistico! Forse se partivi subito! Ma poi più che altro bisogna
crederci subito dall’inizio, subito subito, perché…………. Io abito in una provincia, in un paesino che se lo
vedete dite: Ma!
- R – Dove?
- F – A Sarmato, a Piacenza, va be’ vicino al Po, - capito? – una cosa……; con la nebbia tutti i giorni.
La mia famiglia sono operai. Mio padre operaio e quando mi sono licenziato mi è corso dietro. Per dire……..
Sette fratelli, tutti operai.
- Fa – Posso?
- F – Sì, sì
- Fa – Due domande ed un’osservazione. Una è questa. Almeno lì [ nell’opuscolo di presentazione] c’è
scritto che esegui dipinti astratti e dipinti figurativi, quindi sai dipingere.
- F – Sì.
- Fa – Dove e come hai imparato? Visto che hai imparato solo a scuola.
- F – [ Sta per rispondere ].
- Fa – Un secondo. La seconda domanda che volevo farti è questa. Ti ho chiamato, con l’aiuto di
Rosa, l’anno scorso a Busalla. Quest’anno qua , con la collega Roberta Firpo, ti ho chiamato per la
seconda volta. Sei stato disponibile a venire per la seconda volta e a parlare con i ragazzi. Ecco, io
vorrei sapere esattamente: Secondo te, la scuola media cosa può fare nel campo dell’arte,
dell’insegnamento. Una domanda così non te l’ho fatta precedentemente sapere, è chiaro che non
puoi darmi una risposta molto meditata, puoi solo indicarmi un’impressione, però puoi dire che cosa
la scuola media nel campo dell’arte dovrebbe fare nei confronti dei ragazzi e che cosa tutto
sommato gli artisti dovrebbero fare perché l’arte entri veramente nella scuola.
- F – [ Sta per rispondere].
- Fa – Sì, ora mi risponderai. E poi l’osservazione. Mi accorgo che più che altro stiamo facendo
domande noi e non i ragazzi, e i ragazzi sono i veri invitati. E poi mi occorreva anche tu mi
rispondessi sul fatto di cosa è per te l’arte.
- F – Sì.
- Fa – Sono tre domande ed un’ossevazione. Una è: Com’è che sai dipingere?
- F – Sperimentando. E be’. Comunque se viene commissionato un bel ritratto, ovviamente, non è
che a casa in quattro giorni lo faccio, perché ho perso un certo tipo di manualità, perché chi fa il
pittore ha questa manualità, l’abilità. Quando ho fatto il militare, mi ricordo, ho iniziato a fare un
ritratto, è piaciuto, ho fatto ritratti……… Ho iniziato a farne uno, ci ho messo tre ore; alla fine
facevo ritratti in mezz’oretta, ma, secondo me, anche bene, per dire, no? Se mi viene commissionato
un prodotto mi metto lì, m’impegno, riprendo tutto quello che vuoi, se dico di sì.
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- R – [ Voci sovrapposte e incomprensibili ]
- Fa – E quello dell’arte, perché l’arte entri nella scuola e la scuola riesca a [ registrazione non più
comprensibile ].
- F – Io sono convintissimo che in questa fine secolo chi farà arte la farà in altro modo, perché non puoi
mica……. Cioè arte in fondo è cultura, no? E’ testimonianza di un periodo che i posteri potranno leggere,
cioè non si può ancora fare dei bellissimi fiori, dei bellissimi paesaggi o anche dei bellissimi…………. c’è il
cinema. Il cinema è l’espressione artistica penso più alta. Sì, proprio. C’è tutto, c’è l’immagine, c’è il sonoro,
mentre l’arte visiva sta scadendo, gli artisti spariscono, ci sono gli storici. E’ vero Rosa?
- Ro – Quest’arte utilitaristica della vita. Tu secondo me sei l’ultima spiaggia. Ma per esprimere a che punto
noi siamo arrivati a scindere proprio, come dire,…………. E’ molto difficile da spiegare, ma tutto quello che
l’arte ha potuto fare fino ad oggi ed anche tutto quello che io ho seguito con i ragazzi, che è anche molto
difficile, io non ho capito ancora bene i collezionisti, e risulta difficile capire, è proprio questa presa di
posizione vostra, e tu sei arrivato al massimo di un’ironia, di un disprezzo verso questo mondo arrivato,
anche questa mania del feticcio di questa società………
- F – Sì, sì.
- Ro – che assolutamente se noi continueremo ad andare avanti così, assolutamente qualsiasi cosa è persa. E’
questo che tu riesci a portare all’esasperazione con grande coraggio. Adesso l’arte ( e tu sei all’ultimo
passaggio, adesso bisogna fare un altro passaggio ) l’arte si sta smaterializzando. Pedrini lo stava dicendo
bene. Non ci sono più i quadri, le cose, i piccoli ricordi di quello che è stato fatto oggi fino ad adesso, ora
questo però è l’ultimo, dopo di che, secondo me, deve nascere qualcosa, non so, non faranno più oggetti ma
saranno loro stessi che dovranno dimostrare che c’è qualche cosa, non so, molto intensamente ricominciare
- F – Io non so cosa ci sarà.
- Ro – Secondo me sei partito……., tu sei andato allo sbaraglio e ti poni in questa situazione per portare al
massimo, perché hai capito che l’arte è anche iperbole, tu sei il massimo dell’iperbole, tutte le provocazioni
che sono venute, Duchamp,…….
- F – Vorrei fare arrivare semplicemente, soprattutto per loro, per i ragazzi, che immagino
- Ro – sono un po’ choccati.
- F – Vorrei spiegare semplicemente. Se non siete riusciti a capire fate delle domande. Vediamo un po’…..
- R – Vorrei sapere a cosa serve il tornitore.
- F – Il tornitore è [ voci che si sovrappongono e rumori vari impediscono la ricezione ].
- R – [ Non si riesce ad udire la domanda ]
- F – A Kassel, dove vi consiglio di andare, anni fa, in Germania, che è una città completamente coinvolta
nel contemporaneo, veramente molto bella, vi erano delle performances che mi hanno fatto morire dal ridere
[ La registrazione risulta di nuovo molto confusa. Falaguasta descrive le due performances. Scoppiano
sonore risate e i ragazzi risultano notevolmente coinvolti ]………….come ha fatto Duchamp, lo diceva
Enrico [ Pedrini ], nel 1914 , no? Ooooouh! Nel 1914 , tanto tempo fa, cosa ha preso? Ha preso un
pisciat…..,un orinatoio
- R – [ risate ]
- F – un orinatoio e l’ha messo in un museo
- R – [ vociferare molto intenso ]
- F – Bello, bello, no? E’ stato il primo. Bello. Ma adesso, allora…..allora…… C’è un caldo tremendo!
- Fa – Io torno un po’ alla carica. Cos’è per te l’arte? Ce lo stai dicendo. Ma io lo voglio sapere più
direttamente.
- F – Sì.
- Fa – Cos’è per te l’arte. Mi dici: Non è separata dal mercato. L’ho capito, è chiaro. Però, voglio dire, di là
dal mercato? Se tu fai queste cose è perché ci credi, penso. Non solo per vivere, perché potevi vivere
all’Eridania o avresti potuto fare altre cose. Se hai scelto questo, ci sarà qualche vantaggio, però ci sarà anche
qualcosa in cui credi.
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- F – Sì.
- Fa – E allora cos’è per te l’arte, visto che la fai?
- F – Dopotutto è una passione che cresce. Se poi hai dei risultati sei anche più stimolato, che poi, a pensarci
bene, gli studi miei, pochi…….. Per gli addetti è un incantesimo, una passione. E’ come per i pescatori che
partono al mattino, hanno le loro teorie. Il pescatore! Non è mica facile. E’ incredibile! E’ uno che pesca! E’
la stessa cosa. E’ un gruppo di persone che si occupano di questa immagine ignorando tantissimo altre
situazioni che si possono rapportare all’arte.
- Fa – A me sembra che l’arte sia un modo più diretto per conoscere la realtà, o no? Ci sono tante strade, una
può essere questa, o no?
- F – Attualmente? Dovrebbe essere, dovrebbe essere, però secondo me non lo è, assolutamente. E’ molto
chiusa; per pochi, e per pochi che ci capiscono pochissimo, quasi niente.
- Ro – Allora perché, quando tu vuoi fare l’imbianchino, e lo fai benissimo, vuoi fare il barista, ti occorre
uno spazio? Che sia un collezionista ad ordinartelo, che sia un gallerista ad invitarti, perché devono essere
sempre questi luoghi sacri?
- F – E’ lì che mi interessa lasciare la mia visione del mondo dell’arte.
- Ro – Perché proprio lì?
- F – E’ perché vi sono gli addetti dell’arte, dove c’è l’incantesimo.
- Ro – E’ arte?
- F – Se me la richiedono, sì. Cioè è ambigua la cosa, capite? E’ molto ambigua la cosa. Ma infatti………
per stimolare……….per chi verrà dopo. Mica si ignora!
- Ro – Secondo me tu sei all’ultimo stadio.
- F – Cerco di stimolare in fondo. Perché, come mi sono reso conto io che non avevo più stimoli a fare un
certo tipo di prodotto…………, vedo ragazzi giovani che alla fine quando si confrontano……, che poi ti
confronti con altri artisti, del passato e non solo, se ci sono, e ti metti a piangere………… Dopotutto, quello
che sei puoi fare………..
- Ro – Quando uno come te, che crede nell’arte ancora nella maniera, come dire, ancora
conservatrice, tradizionale,……. non si può più fare niente. La tua provocazione è proprio di
dimostrare questa cosa qui, che siamo alla fine di un qualche cosa. Secondo me tu sei quello.
- F – Io spero che……. Quando si parlava del liceo artistico, invece se trovano………. Se vogliono fare una
professione…….. così come il cinema e intanto, cioè
- Ro - …….che, secondo me, tu hai fatto presa………..con grandissimo coraggio. Ti stimo, ti ammiro per
questo, però non mi lancerei nel dire che l’arte è il cinema, e cosa sia non lo sappiamo ancora nemmeno noi
addetti ai lavori
- F – [ voce di Falaguasta e parole non comprensibili per la cattiva registrazione ].
- Ro – No no, va be’ , il cinema è arte e non arte, però non è quella del futuro, non lo sappiamo ancora, non
lo sappiamo; appunto, questa è la tua…….proprio……… e se tu sei accettato in gallerie, che grosso
modo………, gallerie serie, che fanno delle ricerche, per quanto possiamo essere seri, non lo so, perché poi
non ci si può………. Oppure ti chiamano all’estero, ti chiamano in qualche modo………… è proprio per
questa tua presa di posizione, perché hai capito che siamo arrivati ad un estremo ed anche perché Pedrini ti
capisce, però sinceramente io, essendo dentro nell’arte, avendo sempre fatto ricerca, continuo a farla, se ti
dovessi dire dove va l’arte, io lo sento istintivamente, secondo me, va alla riforma totale, a un riguardarsi
dentro noi, ognuno di noi per cercare in qualche maniera ( se non è utopico, perché io non sono una nichilista
come pensiero ) di poter cambiare, però non so se è questo, vedremo, però non lo sappiamo. E ti dicevo,
l’altro giorno ti parlavo di questo professor Costa che dice che secondo lui l’arte è oggi come nel sorriso
della Gioconda, che non si sa dove va, chi l’ha mai capito,
- F – Il sorriso della Gioconda, va be’
- Ro – Sinceramente anch’io me lo chiedo. Io ti dico anche, secondo me, per arrivare a questa conoscenza, a
queste cose, ci vuole tutto quello studio che tu neghi, una conoscenza completa, uno studio dell’arte
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- F – E come si fa?
- Ro – Io questo non te lo so dire. Guarda Pedrini………. Scusa se mi sono inserita, però bisogna dirlo ai
ragazzi.
- F – Sono d’accordo, d’accordissimo. Insomma qualsiasi cosa che mi dici sull’arte se voglio posso metterla
in dubbio; la storia è tutta balle.
[ A questo punto nasce una lunga discussione udibile solo per brevi tratti a causa del sovrapporsi continuo
delle voci dei ragazzi ].
[ Pausa per fumare una sigaretta fuori dall’edificio scolastico]
- R – Per arte contemporanea cosa s’intende?
- F – Secondo me? Sempre secondo me? Tutto quello che può succedere adesso, al momento. E’ così, no?
Be’ insomma, dopotutto cerco di essere………….., ho un mezzo che, diciamolo, è l’arte visiva e questo tipo
di arte, di arte contemporanea per lasciare un mio pensiero, una mia traccia, una mia testimonianza,
soprattutto di questo periodo che sto vivendo, ai posteri, se ci sono e se mi terranno in considerazione, questo
non lo so, in fondo sono giovane, ho trentun anni, ho fatto sì mostre a destra e a sinistra, ho
visto……………, ho questo mezzo che è veloce, nel senso che, come promozione, a farlo conoscere è veloce
perché facendo già una pubblicità sopra una rivista, pagata o non pagata, chi la legge si ricorda del mio
lavoro e poi lì viene pensato ognuno a suo modo, perché veramente mi è capitato di trovare………………
me ne hanno dette di tutti i colori, però tutti positivi, anche il negativo per me è positivo in queste cose che
ho fatto. Addirittura agli inizi so che si intendeva che era come se fosse stato un quadro – no? - . Nessuno
sapeva che io facevo questi lavori, non ci credevano quasi perché era un po’ fuori sistema - no? no? – di
muoversi nell’arte diverso, però in quel tempo nessuno sapeva
- Fa – Quali colleghi tuoi viventi stimi perché ti pare che stiano facendo qualcosa di valido come te?
- F – Io l’unica opera di un artista che veramente trovo grandissima è quella di Piero Manzoni. E’ un artista
che ha inscatolato la merda d’artista
- R – [ Vociferii ]
- F – Ha inscatolato le sue feci, no? Però ha fatto un’opera che credo sia a Copenhagen che s’intitola: La base
del mondo. E che cos’è? Ha fatto un cubo in bronzo e ha scritto alla rovescia: la base del mondo. E’
bellissimo. Il mondo è la scultura e il cubo è la base. Lì c’è dentro tutto. E’ più contemporanea di tutte perché
ogni cosa che si fa nel mondo…………. E’ il massimo. Ci ha avuto un’idea, porca vacca!……………..
- R – [ Domanda non comprensibile ]
- F – Perché li faccio? Io devo dire che guardando anche gli altri artisti, i prodotti degli altri artisti, ho notato
che in certi lavori di altri artisti è perché c’è stato un bravo artigiano che ha collaborato, un bravo saldatore,
un bravo tornitore. Ci sono degli artisti che sono degli imbianchini incredibili in poche parole che fanno
righe, che poi se le fa fare. Fanno i progetti e poi se li fanno fare da artigiani. E’ lì che dico ma che poi dal
dire al fare c’è di mezzo……………, secondo me mentre si faceva il lavoro ha avuto un’evoluzione
incredibile, nel senso che certe cose che l’artista si è inventato e non si potevano fare magari l’artigiano ha
trovato delle soluzioni che esteticamente potevano valere anche di più. E mi chiedo perché quest’artigiano
non lo fa lui l’artista. Perché ci manca…………….. Mio padre, mio padre è un prestazionista DOC, è un
maestro nella manualità, no? E’ solo che non ha avuto questo stimolo di…………….. La differenza è solo lì
tra me e mio padre che è un operaio che sa fare tutte queste cose, no, no, non tutte, però ne sa fare altre che io
non so fare. Qual è la differenza? Non c’è in fondo. Però…….. Dimmi.
- R – [ Domanda non percepibile a livello acustico ]
- F – Ah ! Ho fatto dei quadri, delle pitture, molti quadri, ma li ho buttati via quasi tutti, sì [ ride ]. Tutti, i
miei lavori vecchi li ho buttati via tutti, quasi nauseato.
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SOTTOLINEATURE
Ci rendiamo perfettamente conto di forzare oltremisura il pensiero di Filippo Falaguasta, ma vogliamo dare
rilievo ad alcune affermazioni che ci paiono particolarmente stimolanti ai fini di un possibile dibattito.
- Dopo essersi vista sottrarre la committenza dalla fotografia, l’estetica dal design, il pensiero dalla
scienza, quale ruolo può ora giocare l’arte? Ha ancora senso nella nostra organizzazione sociale?
- Per ben intraprendere la carriera professionale in campo artistico è indispensabile nutrire fiducia da
subito nella propria scelta, coltivare questa passione, formarsi un bagaglio personale di idee, viaggiare,
visitare musei, frequentare gallerie d’arte, conoscere in prima persona coloro che operano in tale campo,
sfogliare e leggere riviste, sperimentare strade nuove e trovarsi un lavoro che garantisca il sostentamento.
Si sconsiglia invece la frequentazione di scuole ed accademie perché, non assolvendo, di solito, il
compito di avviare gli studenti all’esercizio della professione, comportano un inutile dispendio di tempo,
energie e somme di denaro. L’arte visiva perde terreno di fronte all’offensiva degli storici.
- “ La storia dell’arte è tutta balle “.
- L’artista è un pescatore e vuole trasmettere ai posteri la propria visione dell’arte.
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COMUNICATO
Cantarena si basa sul volontariato ed è a disposizione di chiunque voglia collaborare con articoli personali ed
altro.
Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno concorso alla realizzazione di questo numero.
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Note Informative