FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[FF1, 1977/1990,
Fonti Francescane. [Prima edizione 1977, IV edizione
1990.] Scritti e biografie di san Francesco d'Assisi. Cronache e altre testimonianze del primo secolo francescano.
Scritti e biografie di santa Chiara d'Assisi, a cura di Ernesto CAROLI, coordinamento di Feliciano OLGIATI, Stanislao DA CAMPAGNOLA, Luigi PELLEGRINI, Chiara Augusta
LAINATI, Padova, EMP (Edizioni Messaggero Padova),
1999, IV edizione [1990] II ristampa [1999], 135 x 210
mm, 2827 pp.
[FF2 2004
Fonti Francescane. [Nuova edizione.] Scritti e biografie
di san Francesco d'Assisi. Cronache e altre testimonianze
del primo secolo francescano. Scritti e biografie di santa
Chiara d'Assisi. Testi normativi dell'Ordine Francescano
Secolare, a cura di Ernesto CAROLI, coordinamento di Carlo PAOLAZZI e, nelle sezioni, di Felice ACCROCCA (II), Alfonso MARINI (III), Costanzo CARGNONI (III), Marco
BARTOLI (IV), Lino TEMPERINI (V), Padova, EFR [Editrici
Francescane], 2004 (giugno), 135 x 210 mm, 2365 pp.
FRANCESCO D'ASSISI (+ 1226)
Regole ed Esortazioni
RegNonBoll REGOLA NON BOLLATA
FF1 1977, Mattesini
FF2 2004, 1 Olgiati-Paolazzi
varianti evidenziate
Questa è la prima Regola che il beato Francesco compose
e il signor papa Innocenzo gli confermò senza bolla1.
Questa è la prima Regola 1che 4fece 2il 3beato 4Francesco
e che √√ papa Innocenzo III gli confermò senza bolla.
RegNonBoll
Prologo
FF1 1977, Mattesini
FF2 2004, 2 Olgiati-Paolazzi
1
.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! 2
Questa è la vita del Vangelo di Gesù Cristo, che frate
Francesco chiese che dal signor papa Innocenzo gli fosse
concessa e confermata. Ed egli la concesse e la confermò
per lui e per i suoi frati presenti e futuri.
FF1, 2
3
Frate Francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, prometta obbedienza e reverenza al signor papa In-
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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nocenzo e ai suoi successori. 4 E tutti gli altri frati siano
tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
I.
Latino 1In nomine Patris et Filii
et Spiritus Sancti! (Amen). 2 Haec est vita [evangelii
1
Italiano Nel nome del-Padre e del-Figlio e dello-Spirito Santo (Amen). 2 Questa è la-vita del-vangelo
Inglese .|
II.
et confirmari sibi;
Latino Jesu Christi, ] quam frater Franciscus petiit a domino Papa concedi
Italiano di-Gesù Cristo, che frate Francesco chiese dal Signore Papa fosse-concessa e confermata a-lui;
Inglese .|
III.
Latino et ille concessit et confirmavit sibi et suis fratribus habitis et futuris.
a-lui e ai-suoi frati
avuti° e futuri.
Italiano ed Egli concesse e confermò
Inglese .|
RegNonBoll - Capitolo I
Che i frati vivano in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio.
FF1 1977, 2
FF2 2004, 2
1
La regola e vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e
l’esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: 2 «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dàllo
ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi (Lc 18, 22; Mt 19, 21); 3 e: «Se qualcuno vuol venire dietro a
me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24); 4 e ancora: «Se qualcuno vuole venire a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle e anche la sua vita stessa non può essere mio discepolo»
(Lc 14, 26). E: «Chiunque avrà lasciato il padre o la madre, i fratelli o le sorelle, la moglie o i figli, le case o i campi per
amore mio, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna» (cf Mt 19, 29; Mc 10, 29; Lc 18, 29).
RegNonBoll - Capitolo II
Dell'accettazione e delle vesti dei frati
FF1 1977, 2
FF2 2004, 2
[FF1-2, 1977/2004, 5]
1
Se qualcuno, per divina ispirazione, volendo scegliere questa vita, verrà dai nostri frati, sia da essi benignamente accolto.
2
E se sarà deciso nell’accettare la nostra vita, si guardino bene i frati dall’intromettersi nei suoi affari temporali, ma,
quanto prima possono, lo presentino al loro ministro.
3
Il ministro poi lo riceva con bontà e lo conforti e diligentemente gli esponga il tenore della nostra vita. 4 Dopo di che, il
predetto, se vuole e lo può spiritualmente, senza impedimento, venda tutte le cose sue e procuri di distribuire tutto ai poveri.
[FF1-2, 1977/2004, 6]
5
Si guardino i frati e il ministro dei frati dall’intromettersi in alcun modo nei suoi affari, 6 né accettino denaro né direttamente né per interposta persona. 7 Se tuttavia fossero nel bisogno, possono i frati ricevere le altre cose necessarie al corpo,
ma non denaro, come gli altri poveri, per ragione della necessità.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[FF1-2, 1977/2004, 7]
8
E quando sarà ritornato, il ministro gli conceda i panni della prova, per un anno, e cioè due tonache senza cappuccio e il
cingolo e i calzoni e il capperone fino al cingolo. 9 Finito l’anno e il periodo della prova, sia ricevuto all’obbedienza. 10
Dopo di che non potrà passare ad altra Religione, né andar vagando fuori dell'obbedienza, secondo la prescrizione del signor Papa, e secondo il Vangelo, poiché nessuno che mette mano all’aratro e guarda indietro è adatto al regno di Dio
(Lc 9, 62).
11
Se però venisse qualcuno che non può dar via le cose sue senza impedimento, pur desiderandolo spiritualmente, le abbandoni, e ciò è sufficiente.
12
Nessuno sia ricevuto contro le norme e le prescrizioni della santa Chiesa.
[FF1-2, 1977/2004, 8]
13
Gli altri frati poi che hanno promesso obbedienza, abbiano una sola tonaca con il cappuccio e un’altra senza cappuccio,
se sarà necessario, e il cingolo e i calzoni.
14
E tutti i frati portino vesti umili e sia loro concesso di rattopparle con stoffa di sacco e di altre pezze con la benedizione
di Dio, poiché dice il Signore nel Vangelo: «Quelli che indossano abiti preziosi e vivono in mezzo alle delizie e quelli che
portano moRegBollataide vesti stanno nei palazzi dei re» (Lc 7, 25; Mt 11, 8). 15 E anche se sono tacciati da ipocriti, tuttavia non cessino di fare il bene; né cerchino vesti preziose in questo mondo perché possano avere una veste nel regno dei
cieli.
RegNonBoll - Capitolo III
Del Divino ufficio e del digiuno
FF1 1977, 9
FF2 2004, 9
[FF1-2, 1977/2004, 9]
1
Dice il Signore: «Questa specie di demoni non si può scacciare se non con la preghiera e col digiuno» (cf Mc 9, 28). 2 E
ancora: «Quando digiunate non prendete un’aria melanconica come gli ipocriti» (Mt 6, 16).
[FF1-2, 1977/2004, 10]
3
Perciò tutti i frati, sia chierici sia laici, recitino il divino ufficio, le lodi e le orazioni come sono tenuti a fare.
4
I chierici recitino l’ufficio e lo dicano per i vivi e per i defunti, secondo la consuetudine dei chierici. 5 Per i difetti e le
negligenze dei frati dicano, ogni giorno, il Miserere mei, Deus (Sal 50) con il Pater noster. 6 Per i frati defunti dicano il
De profundis (Sal 129) con il Pater noster.
7
E possano avere soltanto i libri necessari per adempiere al loro ufficio. 8 Anche ai laici che sanno leggere il salterio, sia
concesso di averlo; 9 agli altri, invece, che non sanno leggere, non sia concesso di avere alcun libro.
[FF1-2, 1977/2004, 11]
10
I laici dicano il Credo in Dio e ventiquattro Pater noster con il Gloria al Padre per il mattutino, cinque per le lodi, per
l’ora di prima il Credo in Dio e sette Pater noster, con il Gloria al Padre; per terza, sesta e nona, per ciascuna di esse, sette Pater noster; per il vespro dodici, per compieta il Credo in Dio e sette Pater noster con il Gloria al Padre; per i defunti
sette Pater noster con il Requiem aeternam; e per le mancanze e le negligenze dei frati tre Pater noster ogni giorno.
[FF1-2, 1977/2004, 12]
11
E similmente, tutti i frati digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino al Natale e dalla Epifania, quando il Signore nostro
Gesù Cristo incominciò a digiunare, fino alla Pasqua. 12 Negli altri tempi poi, eccetto il venerdì, non siano tenuti a digiunare secondo questa norma di vita. 13 E secondo il Vangelo, sia loro lecito mangiare di tutti i cibi che vengono loro presentati (cf Lc 10, 8).
RegNonBoll - Capitolo IV
DEI RAPPORTI TRA I MINISTRI E GLI ALTRI FRATI
[FF1-2, 1977/2004, 13]
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 4 di 208
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Nel nome del Signore! 2 Tutti i frati, che sono costituiti ministri e servi degli altri frati, distribuiscano nelle province e
nei luoghi in cui saranno, i loro frati, e spesso li visitino e spiritualmente li esortino e li confortino. 3 E tutti gli altri miei
frati benedetti diligentemente obbediscano loro in quelle cose che riguardano la salute dell’anima e non sono contrarie alla nostra vita. 4 E si comportino tra loro come dice il Signore: «Tutto quanto desiderate che gli uomini facciano a voi, fatelo voi pure a loro» (Mt 7, 12) 5 e ancora: «Ciò che tu non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri» (cf Tb 4, 16; Lc 6, 31).
[FF1-2, 1977/2004, 14]
6
E si ricordino i ministri e servi che il Signore dice: «Non sono venuto per essere servito, ma per servire» (Mt 20, 2); e
che a loro è stata affidata la cura delle anime dei frati, perciò se qualcuno di essi si perdesse per loro colpa e cattivo esempio, nel giorno del giudizio dovranno rendere ragione (cf 12, 36) davanti al Signore [nostro] Gesù Cristo.
RegNonBoll - Capitolo V
DELLA CORREZIONE DEI FRATI NELLE LORO MANCANZE
FF1 1977, 2
FF2 2004, 2
[FF1-2, 1977/2004, 15]
1
Custodite, perciò, le vostre anime e quelle dei vostri fratelli, perché è terribile cadere nelle mani del Dio vivente (Eb 10,
31). 2 Se poi qualcuno dei ministri comandasse a un frate, qualcosa contro la nostra vita o contro la sua anima, il frate non
sia tenuto ad obbedirgli, poiché non è obbedienza quella in cui si commette delitto o peccato.
[FF1, 1977/2004, 16]
3
Tuttavia, tutti i frati che sono sottoposti ai ministri e servi, considerino con ponderazione e diligenza le azioni dei loro
ministri e servi. 4 E se vedranno che qualcuno di essi vive secondo la carne e non secondo lo spirito, quale è richiesto dalla rettitudine della nostra vita, dopo la terza ammonizione, se non si sarà emendato, lo notifichino al ministro e servo di
tutta la Fraternità nel Capitolo di Pentecoste, senza che nulla lo impedisca.
[FF1 1977, 17]
5
Se poi tra i frati, ovunque siano, ci fosse qualche frate che volesse camminare secondo la carne e non secondo lo spirito,
i frati, con i quali si trova, lo ammoniscano, lo istruiscano e lo correggano con umiltà e diligenza. 6 Che se, dopo la terza
ammonizione, quegli non avrà voluto emendarsi, lo mandino oppure ne riferiscano al ministro e servo, e il ministro e servo lo tratti come gli sembrerà meglio secondo Iddio.
[FF1 1977, 18]
7
E si guardino tutti i frati, sia i ministri e servi sia gli altri, dal tuRegBollataarsi e dall’adirarsi per il peccato o il male di
un altro, perché il diavolo per la colpa di uno vuole corrompere molti, 8 ma spiritualmente, come meglio possono, aiutino
chi ha peccato, perché non quelli che stanno bene hanno bisogno del medico, ma gli ammalati (cf Mt 9, 12;
Mc 2, 17).
[FF1 1977, 19]
9
Similmente, tutti i frati non abbiano in questo alcun potere o dominio, soprattutto fra di loro. 10 Come dice infatti il Signore nel Vangelo: «I principi delle nazioni le signoreggiano, e i grandi esercitano il potere su di esse (Mt 20, 25); non
così sarà tra i frati; 11 e chi tra loro vorrà essere maggiore, sia il loro ministro (Mt 20, 26-27) e servo; 12 e chi tra di essi è
maggiore, si faccia come il minore» (Lc 22, 26).
[FF1 1977, 20]
13
Nessun frate faccia del male o dica del male a un altro 14 anzi per carità di spirito volentieri si servano e si obbediscano
vicendevolmente (cf Gal 5, 13). 15 E questa è la vera e santa obbedienza del Signore nostro Gesù Cristo.
[FF1 1977, 21]
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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16
E tutti i frati, ogni volta che si allontaneranno dai comandamenti del Signore (cf Sal 118, 21) e andranno vagando fuori
dell’obbedienza, come dice il profeta, sappiano che essi sono maledetti fuori dall’obbedienza, fino a quando rimarranno
consapevolmente in tale peccato.
17
Se invece avranno perseverato nei comandamenti del Signore, che hanno promesso di osservare seguendo il santo Vangelo e la loro forma di vita, sappiano che sono nella vera obbedienza, e siano benedetti dal Signore.
RegNonBoll - Capitolo VI
DEL RICORSO DEI FRATI AI LORO MINISTRI E CHE NESSUN FRATE SIA CHIAMATO PRIORE
[FF1 1977, 22]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
I frati, in qualunque luogo sono, se non possono osservare la nostra vita, quanto prima possono, ricorrano al loro ministro e glielo manifestino. 2 Il ministro poi procuri di provvedere ad essi, così come egli stesso vorrebbe si facesse per lui,
se si trovasse in un caso simile.
[FF1 1977, 23]
3
E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. 4 E l’uno lavi i piedi all’altro (Gv 13,
14).
RegNonBoll - Capitolo VII
DEL MODO DI SERVIRE E DI LAVORARE
[FF1 1977, 24]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Tutti i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire o per lavorare, non facciano né gli amministratori né i
cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio; né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti
danno alla loro anima (cf Mc 8, 36; Lc 22, 26); ma siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa.
3
E i frati che sanno lavorare, lavorino ed esercitino quel mestiere che già conoscono, se non sarà contrario alla salute
dell’anima e può essere esercitato onestamente. 4 Infatti dice il profeta: «Mangerai il frutto del tuo lavoro; beato sei e
t’andrà bene» (Sal 127, 2); 5 e l’Apostolo: «Chi non vuol lavorare, non mangi» (cf Ts 3, 10); 6 e: «Ciascuno rimanga in
quel mestiere e in quella professione cui fu chiamato» (cf 1 Cor 7, 24). 7 E per il lavoro prestato possano ricevere tutto il
necessario, eccetto il denaro.
8
E quando sarà necessario, vadano per l’elemosina come gli altri poveri.
[FF1 1977, 25]
9
E possano avere gli arnesi e gli strumenti adatti ai loro mestieri. 10 Tutti i frati cerchino di applicarsi alle opere buone;
poiché sta scritto: Fa’ sempre qualche cosa di buono affinché il diavolo ti trovi occupato, 11 e ancora: L’ozio è il nemico
dell’anima. 12 Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi alla preghiera o a qualche opera buona.
[FF1 1977, 26]
13
Si guardino i frati, ovunque saranno, negli eremi o in altri luoghi, di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno. 14 E chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. 15 E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente
senza mormorazione (1Pt 4,9).
[FF1 1977, 27]
16
E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all'esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti (cf Mt 6,16), ma si mostrino lieti
nel Signore (cf Fil 4,4) e giocondi e gaRegBollataatamente amabili.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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RegNonBoll - Capitolo VIII
CHE I FRATI NON RICEVANO DENARO
[FF1 1977, 28]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Il Signore comanda nel Vangelo: «Attenzione, guardatevi da ogni malizia e avarizia» (Lc 12,15 e 21,34) 2 e: «Guardatevi dalle preoccupazioni di questo mondo e dalle cure di questa vita». 3 Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque vada, in nessun modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia ricevuta pecunia o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri, né per compenso di alcun lavoro, insomma per nessuna ragione, se non per una manifesta necessità dei
frati infermi; poiché non dobbiamo avere né attribuire alla pecunia e al denaro maggiore utilità che ai sassi. 4 E il diavolo
vuole accecare quelli che li desiderano e li stimano più dei sassi. 5 Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato tutto (cf Mt
19,27), di non perdere, per sì poca cosa, il regno dei cieli. 6 E se troveremo in qualche luogo del denaro, non curiamocene,
come della polvere che si calpesta, poiché è vanità delle vanità e tutto è vanità (Qo 1,2). 7 E se per caso, Dio non voglia,
capitasse che un frate raccogliesse o avesse della pecunia o del denaro, eccettuato soltanto per la predetta necessità relativa agli infermi, tutti noi frati riteniamolo un falso frate e apostata e un ladro e un brigante, e un ricettatore di borse, a meno che non se ne penta sinceramente.
8
E in nessun modo i frati accettino né permettano di accettare, né cerchino, né facciano cercare pecunia per elemosina, né
soldi per qualche casa o luogo, né si accompagnino con persona che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali luoghi. 9
Altri servizi invece, che non sono contrari alla nostra forma di vita, i frati li possono fare nei luoghi con la benedizione di
Dio.
10
Tuttavia, i frati, per una evidente necessità dei lebbrosi, possono chiedere l’elemosina per essi.
11
Si guardino però molto dalla pecunia. 12 Similmente, tutti i frati si guardino di non andare in giro per alcun turpe guadagno.
RegNonBoll - Capitolo IX
DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA
[FF1 1977, 29]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient’altro ci è
consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l’apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare
(cf 1Tm 6,8).
[FF1 1977, 30]
2
E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e
tra i mendicanti lungo la strada.
[FF1 1977, 31]
3
E quando sarà necessario, vadano per l’elemosina. 4 E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro
Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo (Gv 11,27), onnipotente, rese la sua faccia come pietra durissima (Is 50, 7), né si vergognò; 5 e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli. 6 E quando gli uomini facessero
loro vergogna e non volessero dare loro l’elemosina, ne ringrazino Iddio, poiché per tali umiliazioni riceveranno grande
onore presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo. 7 E sappiano che l’umiliazione è imputata non a coloro che la ricevono ma a coloro che la fanno. 8 E l’elemosina è l’eredità e la giustizia dovuta ai poveri; l’ha acquistata per noi il Signor
nostro Gesù Cristo. 9 E i frati che lavorano per acquistarla avranno grande ricompensa e la fanno guadagnare e acquistare
a quelli che la donano; poiché tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma della carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio dal Signore.
[FF1 1977, 32]
10
E con fiducia l’uno manifesti all’altro la propria necessità, perché l’altro gli trovi le cose necessarie e gliele dia. 11 E
ciascuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio (cf 1Ts 2,7), in tutte quelle cose in cui Dio
gli darà grazia. 12 E colui che non mangia non giudichi colui che mangia (Rm 14,3).
[FF1 1977, 33]
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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13
E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che gli
uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David, il quale mangiò i pani dell’offerta che non era permesso
mangiare se non ai sacerdoti (Mc 2,27; cfr. Mt 12,4). 14 E ricordino ciò che dice il Signore: «Badate a voi che non vi capiti che i vostri cuori siano aggravati dalla crapula e dall’ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita 15 e che quel
giorno piombi su di voi all’improvviso, poiché cadrà come un laccio su tutti coloro che abitano sulla faccia della terra»
(Lc 21,34 e 35). 16 Similmente, ancora, in tempo di manifesta necessità tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie
cosi come il Signore darà loro la grazia, poiché la necessità non ha legge.
RegNonBoll - Capitolo X
DEI FRATI INFERMI
FF1 1977, 9
FF2 2004, 9
[FF1 1977, 34]
1
Se un frate cadrà ammalato, ovunque si trovi, gli altri frati non lo lascino senza avere prima incaricato un frate, o più se
sarà necessario, che lo servano come vorrebbero essere serviti essi stessi; 2 però in caso di estrema necessità, lo possono
affidare a qualche persona che debba assisterlo nella sua infermità.
[FF1 1977, 35]
3
E prego il frate infermo di rendere grazie di tutto al Creatore; e che quale lo vuole il Signore, tale desideri di essere, sano
o malato, poiché tutti coloro che Dio ha preordinato alla vita eterna, li educa con i richiami stimolanti dei flagelli e delle
infermità e con lo spirito di compunzione, così come dice il Signore: «lo quelli che amo, li correggo e li castigo».
4
Se invece si tuRegBollataerà e si adirerà contro Dio e contro i frati, ovvero chiederà con insistenza medicine, desiderando troppo di liberare la carne che presto dovrà morire, e che è nemica dell’anima, questo gli viene dal maligno ed
egli è uomo carnale, e non sembra essere un frate, poiché ama più il corpo che l’anima.
RegNonBoll - Capitolo XI
Che i frati non facciano ingiuria né detrazione, ma si amino scambievolmente
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 36]
1
E tutti i frati si guardino dal calunniare alcuno, e evitino le dispute di parole (cf 2Tm 2,14) 2 anzi cerchino di conservare
il silenzio, se Dio darà loro questa grazia. 3 E non litighino tra loro, né con gli altri, ma procurino di rispondere con umiltà,
dicendo: Sono servo inutile (cf Lc 17,10).
[FF1 1977, 37]
4
E non si adirino, perché chiunque si adira col suo fratello, sarà condannato al giudizio; chi avrà detto al suo fratello
«raca», sarà condannato nel Sinedrio; chi gli avrà detto «pazzo», sarà condannato al fuoco della Geenna (Mt 5,22). 5 E
si amino scambievolmente, come dice il Signore: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate scambievolmente come
io ho amato voi» (Gv 15,12). 6 E mostrino con le opere l’amore che hanno fra di loro, come dice l’apostolo: «Non amiamo a parola né con la lingua, ma con le opere e in verità» (cf Gc 2,18; 1Gv 3,8). 7 E non oltraggino nessuno (Tt 3,2); 8
non mormorino, non calunnino gli altri, poiché è scritto: «i sussurroni e i detrattori sono in odio a Dio» (Rm 1,29 e 30). 9
E siano modesti, mostrando ogni mansuetudine verso tutti gli uomini (cf Tt 3,2).
10
Non giudichino, non condannino; 11 e come dice il Signore, non guardino ai più piccoli peccati degli altri, 12 ma pensino
piuttosto ai loro nell’amarezza della loro anima (cf Mt 7,3; Is 38,15). 13 E si sforzino di entrare per la porta stretta (Lc
13,24), poiché dice il Signore: «Angusta è la porta e stretta la via che conduce alla vita; e sono pochi quelli che la trovano» (Mt 7,14).
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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RegNonBoll – Capitolo XII
DEGLI SGUARDI IMPURI E DELLA COMPAGNIA DELLE DONNE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 38]
1
Tutti i frati, ovunque siano o vadano, evitino gli sguardi impuri e la compagnia delle donne. 2 E nessuno si trattenga in
consigli né cammini solo per la strada né mangi alla mensa in unico piatto con esse.
3
I sacerdoti parlino con loro onestamente quando amministrano la penitenza o per qualche consiglio spirituale.
4
E nessuna donna in maniera assoluta sia ricevuta all’obbedienza da alcun frate, ma una volta datole il consiglio spirituale, essa faccia vita di penitenza dove vorrà. 5 E tutti dobbiamo vigilare molto su noi stessi e dobbiamo mantenere le nostre
membra pure, poiché dice il Signore: «Chiunque avrà guardato una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio
con lei, nel suo cuore» (Mt 5, 28). 6 E l’apostolo: «Non sapete che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo? (cf
1 Cor 6, 19); perciò, se uno violerà il tempio di Dio, Dio distruggerà lui» (1 Cor 3, 17).
RegNonBoll - Capitolo XIII
DELL'EVITARE LA FORNICAZIONE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 39]
1
Se un frate, per istigazione del diavolo, dovesse fornicare, sia spogliato dell’abito, che per il turpe peccato ha perduto il
diritto di portare, e lo deponga del tutto, e sia espulso totalmente dalla nostra Religione. 2 E dopo faccia penitenza dei peccati (cf 1 Cor 5, 4-5).
RegNonBoll - Capitolo XIV
COME I FRATI DEVONO ANDARE PER IL MONDO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 40]
1
Quando i frati vanno per il mondo, non portino niente per il viaggio, né sacco, né bisaccia, né pane, né pecunia, né bastone (cf Lc 9, 3; 10, 4-8; Mt 10, 10). 2 E in qualunque casa entreranno dicano prima: Pace a questa casa (cf Lc 10, 5). 3
E dimorando in quella casa mangino e bevano quello che ci sarà presso di loro (cf Lc 10, 7).
4
Non resistano al malvagio; ma se uno li percuote su una guancia, gli offrano l’altra. 5 E se uno toglie loro il mantello,
non gli impediscano di prendere anche la tunica. 6 Diano a chiunque chiede; e a chi toglie il loro, non lo richiedano (cf Mt
5,39 e Lc 6,29 e 30).
RegNonBoll - Capitolo XV
CHE I FRATI NON POSSEGGANO BESTIE, NE VADANO A CAVALLO
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 9 di 208
[FF1 1977, 41]
1
Ordino a tutti i miei frati sia chierici che laici, che vanno per il mondo o dimorano nei luoghi, di non avere né presso di
sé, né presso altri, né in nessun altro modo, alcuna bestia.
2
E non sia loro lecito andare a cavallo se non vi siano costretti da infermità o da grande necessità.
RegNonBoll - Capitolo XVI
DI COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 42]
1
Dice il Signore: «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. 2 Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come
colombe» (Mt 10,16).
3
Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
4
Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore (cf Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.
[FF1 1977, 43]
5
I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che
non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere
cristiani.
7
L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si
facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5).
[FF1 1977, 44]
8
Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: «Chi
mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32);
9
e: «Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli» (Lc 9,26).
[FF1 1977, 45]
10
E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù
Cristo. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: «Colui che perderà
l’anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna» (cf Lc 9,24.; Mt 25,46).
12
«Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). 14 E: «Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un’altra (cf Mt
10,23). 15 Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia (cf Mt 5,11 e
12); 16 rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc 6,23; Mt 5,12). 17 E io
dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da loro (cf Lc 12,4) 18 e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo
di ciò non possono far niente di più (Mt 10,28; Lc 12,4). 19 Guardatevi di non tuRegBollataarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra
pazienza infatti salverete le vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo» (Mt 10,22;
24,13).
RegNonBoll - Capitolo XVII
DEI PREDICATORI
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 10 di 208
[FF1 1977, 46]
1
Nessun frate predichi contro la forma e le prescrizioni della santa Chiesa e senza il permesso del suo ministro. 2 E il ministro si guardi dal concederlo senza discernimento. 3 Tutti i frati, tuttavia, predichino con le opere. 4 E nessun ministro o
predicatore consideri sua proprietà il ministero dei frati o l’ufficio della predicazione, ma in qualunque ora gli fosse ordinato, lasci, senza alcuna contestazione, il suo incarico.
[FF1 1977, 47]
5
Per cui scongiuro, nella carità che è Dio, (cf 1Gv 4,8.16) tutti i miei frati occupati nella predicazione, nell’orazione, nel
lavoro, sia chierici che laici, che cerchino di umiliarsi in tutte le cose, 6 di non gloriarsi, né godere tra sé, né esaltarsi dentro di sé delle buone parole e delle opere anzi di nessun bene che Dio dice, o fa o opera talora in loro e per mezzo di loro,
secondo quello che dice il Signore: «Non rallegratevi però in questo, perché vi stanno soggetti gli spiriti» (Lc 10,20).
[FF1 1977, 48]
7
E siamo fermamente convinti che non appartengono a noi se non i vizi e i peccati. 8 E dobbiamo anzi godere quando
siamo esposti a diverse prove (Gc 1,2), e quando sosteniamo qualsiasi angustia o afflizione di anima o di corpo in questo
mondo in vista della vita eterna. 9 Quindi tutti noi frati guardiamoci da ogni supeRegBollataia e vana gloria; 10 e difendiamoci dalla sapienza di questo mondo e dalla prudenza della carne (Rm 8,6-7). 11 Lo spirito della carne, infatti, vuole e
si preoccupa molto di possedere parole, ma poco di attuarle, 12 e cerca non la religiosità e la santità interiore dello spirito,
ma vuole e desidera avere una religiosità e una santità che appaia al di fuori agli uomini.
13
È di questi che il Signore dice: «In verità vi dico, hanno ricevuto la loro ricompensa» (Mt 6,2). 14 Lo spirito del Signore
invece vuole che la carne sia mortificata e disprezzata, vile e abbietta, 15 e ricerca l’umiltà e la pazienza e la pura e semplice e vera pace dello spirito; 16 e sempre desidera soprattutto il divino timore e la divina sapienza e il divino amore del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
[FF1 1977, 49]
17
E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da Lui. 18 E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio abbia, e gli siano resi ed Egli
stesso riceva tutti gli onori e la reverenza, tutte le lodi e tutte le benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed Egli solo è buono (cf Lc 18, 19).
19
E quando vediamo o sentiamo maledire o fare del male o bestemmiare Dio, noi benediciamo e facciamo del bene e lodiamo il Signore che è benedetto nei secoli. Amen (Rm 1, 25; 9, 5).
RegNonBoll - Capitolo XVIII
COME I MINISTRI DEVONO RADUNARSI INSIEME
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 50]
1
Ciascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ogni anno, ovunque piaccia a loro, nella festa di san Michele arcangelo,
per trattare delle cose che riguardano Dio. 2 Ma tutti i ministri, quelli che sono nelle regioni d’oltremare e oltr’alpe una
volta ogni tre anni, e agli altri una volta all’anno, vengano al Capitolo generale nella festa di Pentecoste, presso la chiesa
di Santa Maria della Porziuncola, a meno che dal minisatro e servo di tutta la fraternità non sia stato ordinato diversamente.
RegNonBoll - Capitolo XIX
CHE I FRATI VIVANO CATTOLICAMENTE
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 11 di 208
[FF1 1977, 51]
1
Tutti i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente. 2 Se qualcuno poi a parole o a fatti si allontanerà dalla fede e
dalla vita cattolica e non se ne sarà emendato, sia espulso totalmente dalla nostra fraternità.
[FF1 1977, 52]
3
E riteniamo tutti i chierici e tutti i religiosi per padroni in quelle cose che riguardano la salvezza dell’anima e che non
deviano dalla nostra religione, 4 e veneriamone l’ordine sacro, l’ufficio e il ministero nel Signore.
RegNonBoll - Capitolo XX
Della penitenza e della comunione del Corpo e del Sangue del Signore nostro Gesù Cristo
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 53]
1
I frati miei benedetti, sia chierici che laici, confessino i loro peccati ai sacerdoti della nostra Religione. 2 E se non potranno, si confessino ad altri sacerdoti prudenti e cattolici, fermamente convinti e consapevoli che da qualsiasi sacerdote
cattolico riceveranno la penitenza e l’assoluzione, saranno senza dubbio assolti da quei peccati, se procureranno di osservare umilmente e fedelmente la penitenza loro imposta.
3
Se invece in quel momento non potranno avere un sacerdote, si confessino a un loro fratello come dice l’apostolo Giacomo: «Confessate l’uno all’altro i vostri peccati» (Gc 5, 16). 4 Tuttavia per questo, non tralascino di ricorrere ai sacerdote poiché solo ai sacerdoti è concessa la potestà di legare e di sciogliere.
[FF1 1977, 54]
5
E così contriti e confessati ricevano il corpo e il sangue del Signor nostro Gesù Cristo, con grande umiltà e venerazione,
ricordando le parole del Signore. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna» (Gv 6, 55), 6 e ancora:
«Fate questo in memoria di me» (Lc 22, 19).
RegNonBoll - Capitolo XXI
Della ESORTAZIONE e della LODE CHE POSSONO FARE TUTTI I FRATI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 55]
1
E questa o simile esortazione e lode tutti i miei frati, quando a loro piacerà, possono annunciare ad ogni categoria di
uomini, con la benedizione di Dio:
2
Temete e onorate,
lodate e benedite,
ringraziate (cf 1 Ts 5, 18) e adorate
il Signore Dio onnipotente
nella Trinità e nell’Unità,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
creatore di tutte le cose.
3
Fate penitenza (cf Mt 3, 2),
fate frutti degni di penitenza (cf Lc 3, 8),
perché presto moriremo.
4
Date e vi sarà dato (Lc 6, 38),
5
Perdonate (cf Lc 6, 37) e vi sarà perdonato;
E se non perdonerete agli uomini le loro offese (Mt 6, 14),
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 12 di 208
il Signore non vi perdonerà i vostri peccati (Mc 11, 26).
6
Confessate tutti i vostri peccati (Gc 5,16).
7
Beati coloro che muoiono nella penitenza,
poiché saranno nel regno dei cieli.
8
Guai a quelli che non muoiono nella penitenza,
poiché saranno figli del diavolo (1Gv 3, 10)
di cui compiono le opere (cf Gv 8, 41),
e andranno nel fuoco eterno (Mt 18, 8; 25, 41).
9
Guardatevi e astenetevi da ogni male
e perseverate nel bene fino alla fine.
RegNonBoll - Capitolo XXII
AMMONIZIONE AI FRATI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 56]
1
O frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: «Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano»
(Mt 5, 44), 2 poiché il Signore nostro Gesù Cristo, di cui dobbiamo seguire le orme (cf 1 Pt 2, 21), chiamò amico (cf Mt
26, 50) il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. 3 Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, 4 e li dobbiamo amare molto poiché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.
[FF1 1977, 57]
5
E dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i suoi vizi e peccati, poiché quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole toglierci l’amore del [Signore nostro] Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell’inferno;
6
poiché noi per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari al bene, pronti invece e volonterosi al male, perché,
come dice il Signore nel Vangelo: 7 «Dal cuore procedono ed escono i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli
omicidi, i furti, la cupidigia, la cattiveria, la frode, la impudicizia, l’invidia, le false testimonianze, la bestemmia, [la supeRegBollataia], la stoltezza (Mt 15, 19 e Mc 7, 21 e 22). 8 Tutte queste cose cattive procedono dal di dentro del cuore
dell’uomo, e sono queste cose che contaminano l’uomo» (Mc 7, 23; Mt 15, 20).
9
Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui.
[FF1 1977, 58]
10
Guardiamoci bene dall’essere la terra lungo la strada, o la terra sassosa, o quella invasa dalle spine 11 secondo quanto
dice il Signore nel Vangelo: «Il seme e la parola di Dio. 12 Quello che cadde lungo la strada e fu calpestato sono coloro
che ascoltano la parola di Dio e non la comprendono; 13 e subito viene il diavolo e porta via quello che è stato seminato
nei loro cuori, perché non credano e siano salvati. 14 Quello poi che cadde nei luoghi sassosi, sono coloro che appena ascoltano la parola, subito la ricevono con gioia; 15 ma quando sopraggiunge una tribolazione o una persecuzione a causa
della parola, ne restano immediatamente scandalizzati; anche questi non hanno radice in sé, sono incostanti, perché credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono meno. 16 Quello che cadde tra le spine, sono coloro che
ascoltano la parola, ma le cure di questo mondo e la seduzione delle ricchezze e gli altri affetti disordinati entrano nel
loro animo e soffocano la parola, sicché rimangono infruttuosi. 17 Infine il seme affidato alla terra buona, sono coloro
che, ascoltando la parola con buone, anzi ottime disposizioni, la intendono e la custodiscono e portano frutti con la perseveranza» (Mt 13, 19-23: Mc 4, 15-20; Lc 8, 11-15).
[FF1 1977, 59]
18
E perciò noi frati, così come dice il Signore, «lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti» (Mt 8, 22).
19
E guardiamoci bene dalla malizia e dall’astuzia di Satana, il quale vuole che l’uomo non abbia la sua mente e il cuore
rivolti a Dio; 20 e, circuendo il cuore dell’uomo con il pretesto di una ricompensa o di un aiuto, mira a togliere e a soffocare la parola e i precetti del Signore dalla memoria, e vuole accecare il cuore dell’uomo, attraverso gli affari e le preoccupazioni di questo mondo, e abitarvi, così come dice il Signore: 21 «Quando lo spirito immondo è uscito da un uomo va per
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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luoghi aridi e senz’acqua in cerca di riposo e non la trova; e allora dice: 22 Tornerò nella mia casa da cui sono uscito. 23
E quando vi arriva, la trova vuota, spazzata e adorna. 24 Allora egli se ne va e prende con sé altri sette spiriti peggiori di
lui, poi entrano e vi prendono dimora, sicché l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima (Mt 12, 4345; Lc 11,24-26).
[FF1 1977, 60]
25
Perciò, tutti noi frati, stiamo bene in guardia, perché, sotto pretesto di ricompensa, di opera da fare e di un aiuto non ci
avvenga di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore.
26
Ma, nella santa carità, che è Dio (1Gv 4, 16), prego tutti i frati, sia i ministri che gli altri, che, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire,
amare, adorare e onorare il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose.
[FF1 1977, 61]
27
E sempre costruiamo in noi una casa (cf Gv 14, 23) e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente,
Padre e Figlio e Spirito Santo, e che dice: «Vigilate dunque e pregate in ogni tempo, affinché possiate sfuggire tutti i mali
che accadranno e stare davanti al Figlio dell’uomo (Lc 21, 36). 28 E quando vi mettete a pregare, dite: Padre nostro che
sei nei cieli (Mc 11, 25; Mt 6, 9).
29
E adoriamolo con cuore puro, poiché bisogna sempre pregare senza stancarsi mai (Lc 18, 1); 30 infatti il Padre cerca
tali adoratori. 31 Dio è spirito, e bisogna che quelli che lo adorano, lo adorino in spirito e verità» (Gv 4, 23 e 24).
32
E a lui ricorriamo come al pastore e al vescovo delle anime nostre (1 Pt 2, 25), il quale dice: «Io sono il buon Pastore,
che pascolo le mie pecore e do la mia vita per le mie pecore» (cf Gv 10,11 e 15). 33 «Voi siete tutti fratelli. 34 Non vogliate
chiamare nessuno padre vostro sulla terra, perché uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli. 35 Né fatevi chiamare
maestri, perché uno solo è il vostro maestro, che è nei cieli, [Cristo]» (Mt 23, 8-10). 36 «Se rimarrete in me e rimarranno
in voi le mie parole, domanderete quel che vorrete e vi sarà fatto (Gv 15, 7). 37 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome,
ci sono io in mezzo a loro (Mt 18, 20). 38 Ecco, io sono con voi fino alla fine dei secoli (Mt 28, 20). 39 Le parole che vi ho
detto sono spirito e vita (Gv 6, 64). 40 Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6).
[FF1 1977, 62]
41
Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla vita, alla dottrina e al santo Vangelo di colui che si è degnato pregare per
noi il Padre suo e manifestarci il nome di lui, dicendo: «Padre, glorifìca il tuo nome» (Gv 17, 6-26) e: «Glorifica il Figlio
tuo perché il Figlio tuo glorifichi te» (Gv 17, 24). 42 «Padre, ho manifestato il tuo nome agli uomini, che mi hai dato, perché le parole che tu hai dato a me, io le diedi loro; ed essi le hanno accolte e hanno riconosciuto che io sono uscito da te
ed hanno creduto che tu mi hai mandato. 43 Io prego per loro; non prego per il mondo, 44 ma per quelli che mi hai dato,
perché sono tuoi, e tutto ciò che è mio è tuo. 45 Padre santo, custodisci nel Nome tuo coloro che mi hai dato, affinché siano una cosa sola come noi. 46 Questo io dico nel mondo, affinché abbiano la gioia in se stessi. 47 Io ho comunicato loro la
tua parola, e il mondo li ha odiati perché non sono del mondo, come non sono del mondo io. 48 Non chiedo che tu li tolga
dal mondo, ma che tu li guardi dal male. 49 Rendili gloriosi nella verità. 50 La tua parola è verità. 51 Come tu hai mandato
me nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo. 52 E per loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificali
nella verità. 53 Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che crederanno in me, per la loro parola, affinché siano perfetti nell’unità, e il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me. 54 Ed io renderò noto
a loro il tuo Nome, affinché l’amore col quale tu hai amato me sia in loro ed io in loro. 55 Padre, quelli che mi hai dato,
voglio che dove io sono siano anch’essi con me, perché contemplino la tua gloria nel tuo regno». Amen.
RegNonBoll - Capitolo XXIII
PREGHIERA E RENDIMENTO DI GRAZIE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 63]
1
Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo (Gv 7,11) e giusto, Signore Re del cielo e della terra (cf
Mt 11,25), per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà e per l’unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai
creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza hai posto in Paradiso (cf Gn 1,26 e
2,15), 2 E noi per colpa nostra siamo caduti.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 14 di 208
[FF1 1977, 64]
3
E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, cosi per il santo tuo amore, col quale ci hai
amato (cf Gv 17,26), hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla schiavitù.
[FF1 1977, 65]
4
E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo Figlio ritornerà nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che non
fecero penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire a tutti coloro che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono
nella penitenza: Venite, benedetti dal Padre mio (Mt 25.34), entrate in possesso del regno, che vi è stato preparato fin
dalle origini del mondo.
[FF1 1977, 66]
5
E poiché tutti noi miseri e peccatori, non siamo degni di nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo
Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto (cf Mt 17,5), insieme con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie così come a te e a lui piace, per ogni cosa, Lui che ti basta sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
[FF1 1977, 67]
6
E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, i beati Michele, Gabriele e Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni, dominazioni, principati, potestà, virtù, angeli,
arcangeli; il beato Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi, i profeti, i santi innocenti,
gli apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che furono e saranno e sono, affinché, come a te piace, per tutti questi benefici rendano grazie a Te, sommo vero Dio, eterno e vivo, con
il Figlio tuo carissimo, il Signore nostro Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia
(Ap 19,3-4).
[FF1 1977, 68]
7
E tutti coloro che vogliono servire al Signore Iddio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini: sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti i chierici, e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli, i poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate, i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e gli ammalati, tutti
i piccoli e i grandi e tutti i popoli, genti, razze e lingue (cf Ap 7,9), tutte le nazioni e tutti gli uomini d’ogni parte della terra, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi inutili (Lc 17,10), umilmente preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo.
[FF1 1977, 69]
8
Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza (Mc 12,30 e 33),
con tutta l’intelligenza, con tutte le forze (Lc 10,27), con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e la volontà il Signore Iddio (Mc 12,30), il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la
vita; che ci ha creati (cf Tb 13,5), redenti, e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi.
[FF1 1977, 70]
9
Nient’altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere, nient’altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono (cf Lc 18,19), pio, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero, santo e retto, che solo è benigno, innocente, puro,
dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono (cf Rm 11,36), ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti, di tutti i santi che godono insieme nei cieli.
[FF1 1977, 71]
10
Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si frapponga.
11
E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e
umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie all’altissimo e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo,
Creatore di tutte le cose e Salvatore di tutti coloro che credono e sperano in lui, e amano lui che è senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile ineffabile incomprensibile. ininvestigabile (cf Rm 11,33), benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato (cf Dn 3,52), sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sopra tutte le cose desiderabile nei secoli dei secoli. Amen.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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RegNonBoll – Capitolo XXIV
Conclusione
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 72]
1
Nel nome del Signore! Prego tutti i frati di imparare la lettera ed il contenuto delle cose che in questa forma di vita sono
state scritte a salvezza della nostra anima, e di richiamarle frequentemente alla memoria. 2 E prego Dio affinché egli stesso, che è onnipotente, trino e uno, benedica tutti quanti insegnano, imparano, custodiscono, ritengono a memoria e praticano queste cose, ogni volta che ricordano e fanno quelle cose che in essa sono state scritte per la salvezza della nostra
anima. 3 E supplico tutti, baciando loro i piedi, che le amino molto, le custodiscano e le conservino.
[FF1 1977, 73]
4
E da parte di Dio onnipotente e del signor Papa, e per obbedienza io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che
nessuno tolga o aggiunga scritto alcuno (cf Dt 4,2; 12,32) a quelle cose che sono state scritte in questa vita, e che i frati
non abbiano un’altra Regola.
5
Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio e ora e sempre e nel secoli dei secoli. Amen.
RegBollata - REGOLA BOLLATA (1223)
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 74a]
Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli, frate Francesco e agli altri frati dell'Ordine dei frati minori, salute e
apostolica benedizione.
La Sede Apostolica suole accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri dei richiedenti. Pertanto,
diletti figli nel Signore, noi, accogliendo le vostre pie suppliche, vi confermiamo con l'autorità apostolica, la Regola del vostro
Ordine, approvata dal nostro predecessore papa Innocenzo, di buona memoria e qui trascritta, e l'avvaloriamo con il patrocinio
del presente scritto. La Regola è questa:
RegBollata - Capitolo I
[FF1 1977, 74]
NEL NOME DEL SIGNORE! INCOMINCIA LA VITA DEI FRATI MINORI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 75]
1
La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in
obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
[FF1 1977, 76]
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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2
Frate Francesco promette obbedienza e reverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla
Chiesa romana. 3 E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
RegBollata - Capitolo II
Di coloro che vogliono intraprendere questa vita e come devono essere ricevuti.
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 77]
1
Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e verranno dai nostri frati, questi li mandino dai loro ministri provinciali, ai
quali soltanto e non ad altri sia concesso di ammettere i frati. 2 I ministri, poi, diligentemente li esaminino intorno alla fede
cattolica e ai sacramenti della Chiesa. 3 E se credono tutte queste cose e le vogliono fedelmente professare e osservare
fermamente fino alla fine; 4 e non hanno mogli o, qualora le abbiano, esse siano già entrate in monastero o abbiano dato loro
il permesso con l'autorizzazione del vescovo diocesano, dopo aver fatto voto di castità; e le mogli siano di tale età che non
possa nascere su di loro alcun sospetto; 5 dicano ad essi la parola del santo Vangelo, che «vadano e vendano tutto quello che
posseggono e procurino di darlo ai poveri» (1). 6 Se non potranno farlo, basta ad essi la buona volontà.
[FF1 1977, 78]
7
E badino i frati e i loro ministri di non essere solleciti delle loro cose temporali, affinché dispongano delle loro cose
liberamente, secondo l'ispirazione del Signore. 8 Se tuttavia fosse loro chiesto un consiglio i ministri abbiano la facoltà di
mandarli da persone timorate di Dio, perché con il loro consiglio i beni vengano elargiti ai poveri.
[FF1 1977, 79]
9
Poi concedano loro i panni della prova cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i pantaloni e il capperone fino al
cingolo 10 a meno che qualche volta ai ministri non sembri diversamente secondo Dio.
[FF1 1977, 80]
11
Terminato, poi, l'anno della prova, siano ricevuti all'obbedienza, promettendo di osservare sempre questa vita e Regola. 12 E
in nessun modo sarà loro lecito di uscire da questa Religione, secondo il decreto del signor Papa; 13 poiché, come dice il
Vangelo,« nessuno che pone la mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» «nessuno che mette la mano
all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (2).
[FF1 1977, 81]
14
E coloro che hanno già promesso obbedienza, abbiano una tonaca con il cappuccio e un'altra senza, coloro che la vorranno
avere. 15 E coloro che sono costretti da necessità possano portare calzature. 16 E tutti i frati si vestano di abiti vili e possano rattopparli con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. 17 Li ammonisco, però, e li esorto a non disprezzare e a non
giudicare gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usare cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno
giudichi e disprezzi se stesso.
RegBollata - Capitolo III
DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO,
E COME I FRATI DEBBANO ANDARE PER IL MONDO
FF1 1977,
[FF1 1977, 82]
1
2
cf Mt 19,21.
Lc 9,62.
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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1
I chierici recitino il divino ufficio, secondo il rito della santa Chiesa romana, eccetto il salterio, 2 e perciò potranno avere i
breviari.
[FF1 1977, 83]
3
l laici, invece, dicano ventiquattro Pater noster per il mattutino, cinque per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per ciascuna
di queste ore, sette; per il Vespro dodici; per compieta sette; 4 e preghino per i defunti.
[FF1 1977, 84]
5
E digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino alla Natività del Signore. 6 La santa Quaresima, invece, che incomincia
dall'Epifania e dura ininterrottamente per quaranta giorni, quella che il Signore consacrò con il suo santo digiuno, coloro che
volontariamente la digiunano siano benedetti dal Signore, e coloro che non vogliono non vi siano obbligati. 7 Ma l'altra, fino
alla Resurrezione del Signore, la digiunino. 8 Negli altri tempi non siano tenuti a digiunare, se non il venerdì.
9
Ma in caso di manifesta necessità i frati non siano tenuti al digiuno corporale.
[FF1 1977, 85]
10
Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino
ed evitino le dispute di parole (3), e non giudichino gli altri; 11 ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando
onestamente con tutti, così come conviene. 12 E non debbano cavalcare se non siano costretti da evidente necessità o infermità
[FF1 1977, 86]
13
In qualunque casa entreranno dicano, prima di tutto: Pace a questa casa (4);
mangiare di tutti i cibi che saranno loro presentati (5).
14
e, secondo il santo Vangelo, è loro lecito
RegBollata - Capitolo IV
CHE I FRATI NON RICEVANO DENARI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 87]
1
Comando fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia, direttamente o per interposta persona. 2
Tuttavia, i ministri e i custodi, ed essi soltanto, per mezzo di amici spirituali, si prendano sollecita cura per le necessità dei
malati e per vestire gli altri frati, secondo i luoghi e i tempi e i paesi freddi, così come sembrerà convenire alla necessità, 3
salvo sempre il principio, come è stato detto, che non ricevano denari o pecunia.
RegBollata – Capitolo V
DEL MODO DI LAVORARE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 88]
1
Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di lavorare, lavorino, con fedeltà e con devozione, 2 così che, allontanano
l’ozio, nemico dell’anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte la altre cose
temporali. 3 Come ricompensa del lavoro ricevano le cose necessarie al corpo, per sé e per i loro fratelli, eccetto denari o
pecunia, 4 e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima povertà.
3
4
5
cf 2Tm 2,14 e Tt 3,2.
Lc 10,5.
Lc 10,8.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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RegBollata - Capitolo VI
[FF1-2, 1977/2004, 89] (?!)
Che i frati di niente di approprino, e del chiedere l'elemosina e dei frati infermi.
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1-2, 1977/2004, 90]
1
I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. 2 E come pellegrini e forestieri (6) in questo mondo,
servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia. 3 Né devono vergognarsi, perché il Signore si è
fatto povero per noi in questo mondo. 4 Questa è la sublimità dell'altissima povertà (7) quella che ha costituito voi, fratelli miei
carissimi, eredi e re del regno dei cieli (8), vi ha fatto poveri di cose e ricchi di virtù. 5 Questa sia la vostra parte di eredità,
quella che conduce fino alla terra dei viventi (9). 6 E, aderendo totalmente a questa povertà, fratelli carissimi, non vogliate
possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.
[FF1 1977, 91]
7
E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente 8 E ciascuno manifesti con fiducia
all'altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e
nutrire il suo fratello spirituale?
[FF1 1977, 92]
9
E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stessi (10).
RegBollata - Capitolo VII
DELLA PENITENZA DA IMPORRE AI FRATI CHE PECCANO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 93]
1
Se dei frati, per istigazione del nemico, avranno mortalmente peccato, per quei peccati per i quali sarà stato ordinato tra i frati
di ricorrere ai soli ministri provinciali, i predetti frati siano tenuti a ricorrere ad essi, quanto prima potranno senza indugio.
[FF1 1977, 94]
2
I ministri, poi, se sono sacerdoti, loro stessi impongano con misericordia ad essi la penitenza; se invece non sono sacerdoti,
la facciano imporre da altri sacerdoti dell'Ordine, così come sembrerà ad essi più opportuno, secondo Dio.
[FF1 1977, 95]
3
E devono guardarsi dall'adirarsi e tuRegBollataarsi per il peccato di qualcuno, perché l'ira ed il tuRegBollataamento
impediscono la carità in sé e negli altri.
RegBollata - Capitolo VII
DELLA ELEZIONE DEL MINISTRO GENERALE DI QUESTA FRATERNITÀ
E DEL Capitolo DI PENTECOSTE
6
1Pt 2,11.
cf 2Cor 8,9.
8
cf Gc 2,5.
9
cf Sal 141,6.
10
cf Mt 7,11.
7
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 96]
1
Tutti i frati siano tenuti ad avere sempre uno dei frati di quest'Ordine come ministro generale e servo di tutta la fraternità e a
lui devono fermamente obbedire. 2 Alla sua morte, l’elezione del successore sia fatta dai mnistri provinciali e dai custodi nel
Capitolo di Pentecoste, al quale i ministri provinciali siano tenuti sempre ad intervenire, dovunque sarà stabilito dal ministro
generale; 3 e questo, una volta ogni tre anni o entro un termine maggiore o minore, cosi come dal predetto ministro sarà ordinato.
[FF1 1977, 97]
4
e se talora ai ministri provinciali e ai custodi all’unanimità sembrasse che detto ministro non fosse idoneo al servizio e alla
comune utilità dei frati, i predetti frati ai quali è commessa l’elezione, siano tenuti, nel nome del Signore, ad eleggersi un altro
come loro custode. 5 Dopo il Capitolo di Pentecoste i singoli ministri e custodi possano, se vogliono e lo credono opportuno,
convocare, nello stesso anno, nei loro territori, una volta i loro frati a capitolo.
RegBollata - Capitolo IX
DEI PREDICATORI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 98]
1
I frati non predichino nella diocesi di alcun vescovo qualora dallo stesso vescovo sia stato loro proibito. 2 E nessun frate osi
affatto predicare al popolo, se prima non sia stato esaminato ed approvato dal ministro generale di questa fraternità e non
abbia ricevuto dal medesimo l'ufficio della predicazione.
[FF1 1977, 99]
3
Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste (11), a utilità e
a edificazione del popolo, 4annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore
sulla terra parlò con parole brevi (12).
RegBollata - Capitolo X
DELL'AMMONIZIONE E DELLA CORREZIONE DEI FRATI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 100]
1
I frati, che sono ministri e servi degli altri frati, visitino ed ammoniscano i loro frati e li correggano con umiltà e carità, non
comandando ad essi niente che sia contro alla loro anima e alla nostra Regola.
[FF1 1977, 101]
2
I frati, poi, che sono sudditi, si ricordino che per Dio hanno rinnegato la propria volontà. 3 Perciò comando loro fermamente
di obbedire ai loro ministri in tutte quelle cose che promisero al Signore di osservare e non sono contrarie all'anima e alla
nostra Regola.
11
12
cf Sal 11,7 e 17,31.
cf Rm 9,22.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[FF1 1977, 102]
4
E dovunque vi siano dei frati che si rendono conto e riconoscano di non poter osservare spiritualmente la Regola, debbano
e possono ricorrere ai loro ministri. 5 I ministri, poi, li accolgano con carità e benevolenza e li trattino con tale familiarità che
quelli possano parlare e fare con essi così come parlano e fanno i padroni con i loro servi; 6 infatti, così deve essere, che i
ministri siano i servi di tutti i frati.
[FF1 1977, 103]
7
Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino i frati da ogni supeRegBollataia, vana gloria, invidia,
avarizia (13), cure o preoccupazioni di questo mondo (14), dalla detrazione e dalla mormorazione.
[FF1 1977, 104]
8
E coloro che non sanno di lettere, non si preoccupino di apprenderle, ma facciano attenzione che ciò che devono desiderare
sopra ogni cosa è di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione, 9 di pregarlo sempre con cuore puro e di avere
umiltà, pazienza nella persecuzione e nella infermità, 10 e di amare quelli che ci perseguitano e ci riprendono e ci calunniano,
poiché dice il Signore: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano (15); 11 beati quelli che
sopportano persecuzione a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli (16). 12 E chi persevererà fino alla fine,
questi sarà salvo» (17).
RegBollata - Capitolo Xl
CHE I FRATI NON ENTRINO NEI MONASTERI DELLE MONACHE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 105]
1
Comando fermamente a tutti i frati di non avere rapporti o conversazioni sospette con donne, 2 e di non entrare in monasteri
di monache, eccetto quelli ai quali è stata data dalla Sede Apostolica una speciale licenza.
[FF1 1977, 106]
3
Né si facciano padrini di uomini o di donne affinché per questa occasione non sorga scandalo tra i frati o riguardo ai frati.
RegBollata - Capitolo XII
DI COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E TRA GLI ALTRI INFEDELI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 107]
1
Quei frati che, per divina ispirazione, vorranno andare tra i Saraceni e tra gli altri infedeli, ne chiedano il permesso ai loro
ministri provinciali. 2 I ministri poi non concedano a nessuno il permesso di andarvi se non a quelli che riterranno idonei ad
essere mandati.
[FF1 1977, 108]
3
Inoltre, impongo per obbedienza ai ministri che chiedano al signor Papa uno dei cardinali della santa Chiesa romana, il quale
sia governatore, protettore e correttore di questa fraternità,
13
14
15
16
17
cf Lc 12,15.
cf Mt 13,22.
Mt 5,44.
Mt 5,10.
Mt 10,22.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 21 di 208
[FF1 1977, 109]
4
affinché, sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede (18) cattolica, osserviamo la
povertà, l'umiltà e il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso.
[FF1 1977, 109a]
Pertanto a nessuno, in alcun modo, sia lecito di invalidare questo scritto della nostra conferma o di opporsi ad esso con
audacia e temerarietà. Se poi qualcuno presumerà di tentarlo, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio onnipotente e dei suoi
beati apostoli Pietro e Paolo. Dal Laterano, il 29 novembre (1223), anno ottavo del nostro pontificato.
2Test - TESTAMENTO DI FRANCESCO D'ASSISI (1226)
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 110]
1
Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo
amara vedere i lebbrosi 2 e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. 3 E allontanandomi da essi, ciò
che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.
[FF1 1977, 111]
4
E il Signore mi dette tale fede nelle chiese che io così semplicemente pregavo e dicevo: 5 Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,
anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
[FF1 1977, 112]
6
Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a
motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. 7 E se io avessi tanta sapienza,
quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà.
[FF1 1977, 113]
8
E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. 9 E non voglio considerare in loro il peccato,
poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. 10 E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio
nient'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo che essi ricevono ed
essi soli amministrano agli altri.
[FF1 1977, 114]
11
E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi. 12 E
dovunque troverò manoscritti con i nomi santissimi e le parole di lui in luoghi indecenti, voglio raccoglierli, e prego che siano
raccolti e collocati in luogo decoroso.
[FF1 1977, 115]
13
E dobbiamo onorare e venerare tutti i teologi e coloro che amministrano le santissime parole divine, così come coloro che ci
amministrano lo spirito e la vita (19).
FF1 1977,
[FF1 1977, 116]
18
19
cf Col 1,23.
cf Gv 6,64.
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 22 di 208
14
E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che
dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo 15 Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa
me la confermò.
[FF1 1977, 117]
16
E quelli che venivano per abbracciare questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere (20), ed erano
contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. 17 E non volevamo avere di più.
[FF1 1977, 118]
18
Noi chierici dicevamo l'ufficio, conforme agli altri chierici; i laici dicevano i Pater noster, e assai volentieri ci fermavamo
nelle chiese. 19 Ed eravamo illetterati e sottomessi a tutti.
[FF1 1977, 119]
20
Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si
conviene all'onestà. 21 Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare
l'esempio e tener lontano l'ozio.
[FF1 1977, 120]
22
Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore, chiedendo l'elemosina di porta in
porta.
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 121]
23
Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!».
[FF1 1977, 122]
24
Si guardino bene i frati di non accettare assolutamente chiese, povere abitazioni e quanto altro viene costruito per loro, se
non fossero come si addice alla santa povertà, che abbiamo promesso nella Regola, sempre ospitandovi come forestieri e
pellegrini (21).
[FF1 1977, 123]
25
Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati che, dovunque si trovino, non osino chiedere lettera alcuna [di
privilegio] nella curia romana, né personalmente né per interposta persona, né per una chiesa né per altro luogo né per motivo
della predicazione, né per la persecuzione dei loro corpi; 26 ma, dovunque non saranno accolti, fuggano in altra terra a fare
penitenza con la benedizione di Dio.
[FF1 1977, 124]
27
E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e a quel guardiano che gli piacerà di assegnarmi. 28 E
così voglio essere prigioniero nelle sue mani, che io non possa andare o fare oltre l'obbedienza e la sua volontà, perché egli è
mio signore.
[FF1 1977, 125]
29
E sebbene sia semplice e infermo, tuttavia voglio sempre avere un chierico, che mi reciti l'ufficio, così come è prescritto
nella Regola.
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 126]
30
E tutti gli altri frati siano tenuti a obbedire così ai loro guardiani e a recitare l'ufficio secondo la Regola. 31 E se si trovassero
dei frati che non recitassero l'ufficio secondo la Regola, e volessero comunque variarlo, o non fossero cattolici, tutti i frati,
20
21
Tb 1,3.
cf 1Pt 2,11.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 23 di 208
ovunque sono, siano tenuti, per obbedienza, ovunque trovassero uno di essi, a consegnarlo al custode più vicino al luogo ove
l'avranno trovato. 32 E il custode sia fermamente tenuto, per obbedienza, a custodirlo severamente, come un uomo in prigione,
giorno e notte, così che non possa essergli tolto di mano, finché non lo consegni di persona nelle mani del suo ministro. 33 E il
ministro sia fermamente tenuto, per obbedienza, a farlo scortare per mezzo di tali frati che lo custodiscano giorno e notte come
un prigioniero, finché non lo consegnino al signore di Ostia, che è signore, protettore e correttore di tutta la fraternità.
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 127]
34
E non dicano i frati: «Questa è un'altra Regola», perché questa è un ricordo, un'ammonizione, un'esortazione e il mio
testamento, che io, frate Francesco piccolino, faccio a voi, miei fratelli benedetti perché osserviamo più cattolicamente la
Regola che abbiamo promesso al Signore.
[FF1 1977, 128]
35
E il ministro generale e tutti gli altri mini stri e custodi siano tenuti, per obbedienza, a non aggiungere e a non togliere niente
da queste parole.
[FF1 1977, 129]
36
E sempre tengano con sé questo scritto assieme alla Regola.
leggano anche queste parole.
37
E in tutti i capitoli che fanno, quando leggono la Regola,
[FF1 1977, 130]
38
E a tutti i miei frati, chierici e laici, comando fermamente, per obbedienza, che non inseriscano spiegazioni nella Regola e in
queste parole dicendo: «Così si devono intendere»« Così si devono intendere»; 39 ma, come il Signore mi ha dato di dire e di
scrivere con semplicità e purezza la Regola e queste parole, così cercate di comprenderle con semplicità e senza commento e
di osservarle con sante opere sino alla fine.
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 131]
40
E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell'altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della
benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi. 41 Ed io
frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco che io posso, confermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizione. [Amen].
1Test - TESTAMENTO DI SIENA (maggio 1226)
[FF1 1977, 132]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
«Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nell’Ordine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. 2 Siccome
non posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia
volontà in queste tre esortazioni.
[FF1 1977, 133]
3
Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro,
[FF1 1977, 134]
4
sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà,
[FF1 1977, 135]
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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5
e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa».
Rer - REGOLA DI VITA NEGLI EREMI
[FF1 1977, 136]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Coloro che vogliono condurre vita religiosa negli eremi, siano tre frati o al più quattro. Due di essi facciano da madri ed
abbiano due figli o almeno uno. 2 I due che fanno da madri seguano la vita di Marta (22), e i due che fanno da figli quella di
Maria.
[FF1 1977, 137]
E questi abbiano un chiostro, nel quale ciascuno abbia una sua piccola cella, nella quale possa pregare e dormire. 3 E sempre
recitino compieta del giorno, subito dopo il tramonto del sole, e cerchino di conservare il silenzio e dicano le ore liturgiche e si
alzino per il mattutino, e prima di tutto ricerchino il regno di Dio e la sua giustizia (23). 4 Dicano prima ad un'ora conveniente
e dopo terza sciolgano il silenzio e possano parlare e recarsi dalle loro madri. 5 E quando vorranno, potranno chiedere ad esse
l'elemosina, come dei poverelli, per amore di Dio. 6 Poi dicano sesta e nona e i vespri all'ora stabilita. 7 E nel chiostro, dove
dimorano, non permettano a nessuna persona di entrare e neppure vi mangino. 8 E quei frati che fanno da madri procurino di
stare lontani da ogni persona e, per obbedienza al loro ministro, custodiscano i loro figli da ogni persona, così che nessuno
possa parlare con essi. 9 E questi figli non parlino con nessuna persona se non con le loro madri e con il ministro e il loro
custode, quando piacerà ad essi di visitarli, con la benedizione del Signore Iddio.
[FF1 1977, 138]
10
I figli però talora assumano l'ufficio di madri, come sembrerà loro opportuno disporre per un necessario avvicendamento, e
cerchino di osservare con attenzione e premura tutte le cose sopraddette.
SCRITTI A CHIARA D’ASSISI
Fv - FORMA DI VITA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 139]
1
Poichè, per divina ispirazione, vi siete fatte figlie e ancelle dell'altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo
Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, 2voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati,
di avere sempre di voi, come di loro, cura e sollecitudine speciale.
Uv – ULTIMA VOLONTÀ
[FF1 1977, 140]
1
Io, frate Francesco piccolo, voglio seguire la vita e la povertà dell'altissimo Signor nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre, e perseverare in essa fino alla fine.
2
E prego voi, mie signore, e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e poverà. 3 E guardatevi attentamente dall'allontanarvi mai da essa in nessuna maniera per l'insegnamento o il consiglio di alcuno.
22
23
cf Lc 10,38-42.
Mt 6,33; Lc 12,31.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Am - AMMONIZIONI
Am I.
IL CORPO DEL SIGNORE
[FF1 1977, 141]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: «lo sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me. 2 Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma da ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto».
3
Gli dice Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. 4 Gesù gli dice: «Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me, vede anche il Padre mio» (Gv 14,6-9).
5
Il Padre abita una luce inaccessibile (cf 1Tm 6,16), e Dio è spirito, e nessuno ha mai visto Dio (Gv 4,24 e Gv 1,18). 6
Perciò non può essere visto che nello spirito, poiché è lo spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla (Gv 6,64).
7
Ma anche il Figlio, in ciò per cui è uguale al Padre, non può essere visto da alcuno in maniera diversa dal Padre e in maniera diversa dallo Spirito Santo.
[FF1 1977, 142]
8
Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l’umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati. 9 E cosi ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l’altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non
vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro
Gesù Cristo, sono condannati, 10 perché è l’Altissimo stesso che ne dà testimonianza, quando dice: «Questo è il mio corpo
e il mio sangue della nuova alleanza [che sarà sparso per molti»](Mc 14, 22.24), 11 e ancora: «Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue, ha la vita eterna» (cf Gv 6,55).
[FF1 1977, 143]
12
Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e il sangue del Signore. 13
Tutti gli altri, che non partecipano dello stesso Spirito e presumono ricevere il santissimo corpo e il sangue del Signore,
mangiano e bevono la loro condanna (cf 1Cor 11,29). 14 Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore?
(Sal 4,3) 15 Perché non conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio? (cf Gv 9,35)
[FF1 1977, 144]
16
Ecco, ogni giorno egli si umilia (cf Fil 2,8), come quando dalla sede regale (cf Sap 18,15) discese nel grembo della
Vergine; 17 ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; 18 ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare
nelle mani del sacerdote. 19 E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane
consacrato. 20E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi
dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, 21 così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
[FF1 1977, 145]
22
E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco, io sono con voi sino alla
fine del mondo» (Mt 28,20).
Am II.
IL MALE DELLA PROPRIA VOLONTÀ
FF1 1977,
[FF1 1977, 146]
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 26 di 208
1
Disse il Signore a Adamo: «Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell’albero della scienza del bene e del male
non ne mangiare» (Gen 2,16-17). 2 Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso, egli, finché
non contravvenne all’obbedienza, non peccò.
[FF1 1977, 147]
3
Mangia infatti, dell’albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore
dice e opera in lui; 4 e cosi, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, è diventato per lui il frutto
della scienza del male. 5 Bisogna perciò che ne sopporti la pena.
Am III.
L'OBBEDIENZA PERFETTA
[FF1 1977, 148]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Dice il Signore nel Vangelo: «Chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo» (Lc
14,33), 2 e: «Chi vorrà salvare la sua anima, la perderà» (Lc 9,24).
3
Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo colui che sottomette totalmente se stesso all’obbedienza nelle
mani del suo superiore. 4 E qualunque cosa fa o dice che egli sa non essere contro la volontà di lui, purché sia bene quello
che fa, è vera obbedienza.
[FF1 1977, 149]
5
E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore, volentieri
sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l’opera quelle del superiore. 6 Infatti questa è l’obbedienza caritativa, perché compiace a Dio e al prossimo (cf 1Pt 1,22).
[FF1 1977, 150]
7
Se poi il superiore comanda al suddito qualcosa contro la sua coscienza, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni. 8 E se per questo dovrà sostenere persecuzione da parte di alcuni, li ami di più per amore di Dio. 9 Infatti, chi sostiene
la persecuzione piuttosto che volersi separare dai suoi fratelli, rimane veramente nella perfetta obbedienza, poiché sacrifica la sua anima (cf Gv 15,13) per i suoi fratelli.
[FF1 1977, 151]
10
Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano
indietro (cf Lc 9,62) e ritornano al vomito (cf Pr 26,11; 2Pt 2,22) della propria volontà. 11 Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi.
Am IV.
CHE NESSUNO SI APPROPRI LA CARICA DI SUPERIORE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 152]
Dice il Signore: «Non sono venuto per essere servito ma per servire» (Mt 20,28). 2 Coloro che sono costituiti in autorità
sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell’ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all’ufficio di lavare i piedi (cf
Gv 13,14) ai fratelli. 3 E quanto più si tuRegBollataano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento (cf Gv 12,6) a pericolo della loro anima.
1
Am V.
CHE NESSUNO SI INSUPEREGBOLLATAISCA,
MA OGNUNO SI GLORI NELLA CROCE DEL SIGNORE
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 27 di 208
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 153]
Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del
suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine (cf Gen 1,26) di lui secondo lo spirito.
1
[FF1 1977, 154]
2
E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la propria natura, servono, conoscono e obbediscono al loro
Creatore meglio di te. 3 E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crucifiggerlo, e ancora lo crucifiggi
quando ti diletti nei vizi e nei peccati. 4 Di che cosa puoi dunque gloriarti?
5
Infatti, se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza (cf 1Cor 13,2) e da sapere interpretare tutte le lingue (cf 1Cor 12,28) e acutamente peRegolaChiararutare le cose celesti, in tutto questo non potresti gloriarti; 6 poiché un
solo demonio seppe delle realtà celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito
qualcuno che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza. 7 Ugualmente, se anche tu fossi il più
bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e
non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; 8 ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità (cf 2Cor 12,5) e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo (cf Lc 14,27).
Am VI.
L'IMITAZIONE DEL SIGNORE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 155]
Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore (cf Gv 10,11; Eb 12,2) sostenne la
passione della croce.
2
Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e persecuzione (cf Gv 10,4), nell’ignominia e nella fame (cf Rm
8,35), nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. 3
Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e
onore con il semplice raccontarle!
1
Am VII.
LA PRATICA DEL BENE DEVE ACCOMPAGNARE LA SCIENZA
[FF1 1977, 156]
1
Dice l’Apostolo: «La lettera uccide, lo spirito invece dà vita» (2Cor 3,6). 2 Sono morti a causa della lettera coloro che
unicamente bramano sapere le sole parole, per essere ritenuti i più sapienti in mezzo agli altri e potere acquistare grandi
ricchezze e darle ai parenti e agli amici.
3
Così pure sono morti a causa della lettera quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma
piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri. 4 E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro
che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l’attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono, con la parola e con
l’esempio, all’altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni bene.
Am VIII.
EVITARE IL PECCATO DI INVIDIA
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 28 di 208
[FF1 1977, 157]
Dice l’Apostolo: «Nessuno può dire: Signore Gesù (1Cor 12,3), se non nello Spirito Santo»; 2 e ancora: «Non c’è chi fa
il bene, non ce n’è neppure uno» (Rm 3,12; Sal 13,1).
3
Perciò, chiunque invidia il suo fratello riguardo al bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia,
poiché invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene (cf Mt 20,15).
1
Am IX.
AMARE I NEMICI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 158]
Dice il Signore: «Amate i vostri nemici [e fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi perseguitano e
vi calunniano]» (Mt 5,44). 2 Infatti, veramente ama il suo nemico colui che non si duole per l’ingiuria che quegli gli fa, 3
ma brucia nel suo intimo, per l’amore di Dio, a motivo del peccato dell’anima di lui. 4 E gli dimostri con le opere il suo
amore.
1
Am X.
LA MORTIFICAZIONE DEL CORPO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 159]
Ci sono molti che, quando peccano o ricevono un’ingiuria, spesso incolpano il nemico o il prossimo. 2 Ma non è così,
poiché ognuno ha in suo potere il nemico, cioè il corpo, per mezzo del quale pecca. 3 Perciò è beato quel servo (Mt 24,46)
che terrà sempre prigioniero un tale nemico affidato in suo potere e sapientemente si custodirà dal medesimo; 4 poiché,
finché si comporterà cosi, nessun altro nemico visibile o invisibile gli potrà nuocere.
1
Am XI.
NON LASCIARSI GUASTARE A CAUSA DEL PECCATO ALTRUI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 160]
Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. 2 E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo
di tale peccato, il servo dl Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse tuRegBollataamento e ira, accumula per sé come un tesoro quella colpa (cf Rm 2,5). 3 Quel servo di Dio che non si adira né si tuRegBollataa per alcunché, davvero vive
senza nulla di proprio. 4 Ed egli è beato perché, rendendo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt
22,21), non gli rimane nulla per sé.
1
Am XII.
COME RICONOSCERE LO SPIRITO DEL SIGNORE
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 29 di 208
[FF1 1977, 161]
A questo segno si può riconoscere il servo di Dio, se ha lo spirito del Signore: 2 se, quando il Signore compie, per mezzo
di lui, qualcosa di buono, la sua «carne» non se ne inorgoglisce - poiché la «carne» e sempre contraria ad ogni bene -, 3 ma
piuttosto si ritiene ancora più vile ai propri occhi e si stima più piccolo di tutti gli altri uomini.
1
Am XIII.
LA PAZIENZA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 162]
Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé finché gli si dà soddisfazione. 2 Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non più.
1
Am XIV.
LA POVERTÀ DI SPIRITO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 163]
Beati i poveri in spinto, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3).
2
Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, 3 ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. 4 Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso (cf Mt
5,39; Lc 14,26) e ama quelli che lo percuotono nella guancia.
1
Am XV.
I PACIFICI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 164]
I Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). 2 Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che
sopportano in questo mondo, per l’amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo.
1
Am XVI.
LA PUREZZA DI CUORE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 165]
Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio (Mt 5,8). 2 Veramente puri di cuore sono coloro che disdegnano le cose
terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore ed animo
puro.
1
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 30 di 208
Am XVII.
L'UMILE SERVO DI DIO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 166]
Beato quel servo (Mt 24,46) il quale non si inorgoglisce per il bene che il Signore dice e opera per mezzo di lui, più che
per il bene che dice e opera per mezzo di un altro. 2 Pecca l’uomo che vuol ricevere dal suo prossimo più di quanto non
vuole dare di sé al Signore Dio.
1
Am XVIII.
LA COMPASSIONE PER IL PROSSIMO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 167]
Beato l’uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto
da lui, se si trovasse in un caso simile.
1
[FF1 1977, 168]
2
Beato il servo che restituisce tutti i suoi beni al Signore Iddio, perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di
sé il denaro del Signore suo Dio (cf Mt 25,18), e gli sarà tolto ciò che credeva di possedere (cf Lc 8,18).
Am XIX.
L'UMILE SERVO DI DIO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 169]
Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato e esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, 2 poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. 3 Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. 4 E beato quel servo (cf Mt 24,46), che non viene posto in alto di
sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri.
1
Am XX.
IL BUON RELIGIOSO E IL RELIGIOSO VANO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 170]
Beato quel religioso, che non ha giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore 2 e, mediante queste, conduce gli uomini all’amore di Dio con gaudio e letizia (cf Sal 50,10). 3 Guai a quel religioso che si diletta in parole
oziose e frivole e con esse conduce gli uomini al riso.
1
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 31 di 208
Am XXI.
IL RELIGIOSO LEGGERO E LOQUACE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 171]
Beato il servo che, quando parla, non manifesta tutte le sue cose, con la speranza di una mercede, e non è veloce a parlare (Pr 29,20), ma sapientemente pondera di che parlare e come rispondere. 2 Guai a quel religioso che non custodisce nel
suo cuore i beni che il Signore (cf Lc 2,19.51) gli mostra e non li manifesta agli altri nelle opere, ma piuttosto, con la speranza di una mercede, brama manifestarli agli uomini a parole. 3 Questi riceve già la sua mercede (cf Mt 6,2: 6,16) e chi
ascolta ne riporta poco frutto.
1
Am XXII.
DELLA CORREZIONE FRATERNA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 172]
Beato il servo che è disposto a sopportare cosi pazientemente da un altro la correzione, l’accusa e il rimprovero, come se
li facesse da sé. 2 Beato il servo che, rimproverato, di buon animo accetta, si sottomette con modestia, umilmente confessa
e volentieri ripara. 3 Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmente sopporta la vergogna e la riprensione per un
peccato, sebbene non abbia commesso colpa.
1
Am XXIII.
LA VERA UMILTÀ
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 173]
Beato il servo che viene trovato cosi umile tra i suoi sudditi come quando fosse tra i suoi padroni.
2
Beato il servo che si mantiene sempre sotto la verga della correzione. 3 È servo fedele e prudente (Mt 24,45) colui che di
tutti i suoi peccati non tarda a punirsi, interiormente per mezzo della contrizione ed esteriormente con la confessione e
con opere di riparazione.
1
Am XXIV.
LA VERA DILEZIONE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 174]
Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricambiargli il servizio,
quanto l’ama quando è sano, e può ricambiarglielo.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 32 di 208
Am XXV.
ANCORA DELLA VERA DILEZIONE
[FF1 1977, 175]
Beato il servo che tanto amerebbe e temerebbe un suo fratello quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui, e
non direbbe dietro le sue spalle niente che con carità non possa dire in sua presenza.
Am XXVI.
CHE I SERVI DI DIO ONORINO I CHIERICI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 176]
Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. 2 E guai a coloro
che li disprezzano. Quand’anche, infatti, siano peccatori, tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato solo a se stesso il diritto di giudicarli.
3
Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo,
che proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano
contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.
1
Am XXVII.
COME LE VIRTÙ ALLONTANANO I VIZI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 177]
Dove è amore e sapienza,
ivi non è timore né ignoranza.
2
Dove è pazienza e umiltà,
ivi non è ira né tuRegBollataamento.
3
Dove è povertà con letizia,
ivi non è cupidigia né avarizia.
4
Dove è quiete e meditazione,
ivi non è affanno né dissipazione.
5
Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa (cf Lc 11,21),
ivi il nemico non può trovare via d’entrata.
6
Dove è misericordia e discrezione,
ivi non è superfluità né durezza.
1
Am XXVIII.
IL BENE VA NASCOSTO PERCHÉ NON SI PERDA
FF1 1977,
[FF1 1977, 178]
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 33 di 208
1
Beato il servo che accumula nel tesoro del cielo (cf Mt 6,20) i beni che il Signore gli mostra e non brama di manifestarli
agli uomini con la speranza di averne compenso 2 poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chiunque gli piacerà. 3 Beato il servo che conserva nel suo cuore (cf Lc 2,19.51) i segreti del Signore.
LETTERE
FF2004
Lettere,
Introduzione, Carlo Paolazzi, 121-130.
1 Lf - LETTERA AI FEDELI
(Prima recensione)
[Esortazione ai fratelli e alle sorelle della penitenza]
Nel nome del Signore!
1 Lf - Capitolo I
Di coloro che fanno penitenza
[FF1 1977, 178/1]
FF1 1977,
FF2 2004,
1
Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza (cf Mc 12,30) e amano i loro prossimi come se stessi (cf Mt 22,39), 2 e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, 3 e ricevono il corpo
e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 4 e fanno frutti degni di penitenza (cf Lc 3,8):
[FF1 1977, 178/2]
5
Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; 6 perché riposerà su di essi
lo Spirito del Signore (cf Is 11,2) e farà presso di loro la sua abitazione e dimora (cf Gv 14,23);
7
e sono figli del Padre celeste, del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri (cf Mt 12,50) del Signore nostro Gesù Cristo.
8
Siamo sposi, quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. 9 Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli (Mt 12,50). 10 Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel
corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio (cf Mt 5,16).
[FF1 1977, 178/3]
11
Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!
12
Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
13
Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabie sopra ogni cosa avere un tale
fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, 14 il quale offri la sua vita (cf 17,8) a per le sue pecore, e pregò il
Padre dicendo: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome (cf Gv 17,11), coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li
hai dati a me (Gv 17,6). 15 E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato (Gv 17,8). 16 Io prego per essi e non per il mondo
(cf Gv 17,9). 17 Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso (cf Gv 17,17; Gv 17,19). 18 Non prego soltanto
per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro parola (Gv 17,20), perché siano santificati nell’unità (cf
Gv 17,23), come lo siamo anche noi (Gv 17,11). 19 E voglio, Padre, che dove sono io, siano anch’essi con me, affinché
contemplino la mia gloria (Gv 17,24), nel tuo regno» (Mt 20,21). Amen.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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1 Lf - Capitolo II
Di coloro che non fanno penitenza
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 178/4]
1
Tutti quelli e quelle, invece, che non vivono nella penitenza, 2 e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 3 e si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro
carne, 4 e non osservano quelle cose che hanno promesso al Signore, 5 e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti
carnali e alle sollecitudini del mondo e alle preoccupazioni di questa vita: 6 costoro sono prigionieri del diavolo, del quale
sono figli e fanno le opere (cf Gv 8,41); 7 sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. 8
Non hanno la sapienza spirituale, poiché non posseggono il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre; 9 di loro è detto: «La loro sapienza è stata ingoiata» (Sal 106,27), e: «Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti» (Sal
118,21). 10 Essi vedono e riconoscono, sanno e fanno ciò che è male, e consapevolmente perdono la loro anima.
[FF1 1977, 178/5]
11
Vedete, o ciechi, ingannati dai vostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è cosa dolce fare il
peccato e cosa amara sottoporsi a servire Dio, 12 poiché tutti i vizi e i peccati escono e procedono dal cuore degli uomini
(cf Mc 7,21.; Mt 15,19), come dice il Signore nel Vangelo. 13 E non avete niente in questo mondo e neppure nell’altro. 14 E
credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora (cf Mt 24,44; 25,13)
alla quale non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina e cosi si muore di amara morte.
[FF1 1977, 178/6]
15
E in qualsiasi luogo, tempo e modo l’uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza e dato soddisfazione,
se poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce l’anima di lui dal suo corpo, con una angoscia e tribolazione cosi grande, che nessuno può sapere se non colui che la prova.
16
E tutti i talenti e il potere e la scienza e sapienza (cf 2Cr 1,12), che credevano di possedere, sarà loro tolta (cf Lc 8,18;
Mc 4,25). 17 E lasciano tutto ai parenti e agli amici. Ed ecco, questi si sono già preso e spartito tra loro il patrimonio di lui,
e poi hanno detto: «Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci di più e procurarsi di più di quanto si è procurato!». 18
I vermi mangiano il cadavere, e così hanno perduto il corpo e l’anima in questa breve vita e andranno all’inferno, dove
saranno tormentati eternamente (cf Lc 18,24).
[FF1 1977, 178/7]
19
Tutti coloro ai quali perverrà questa lettera, li preghiamo, nella carità che è Dio (cf Gv 4,16), che accolgano benignamente con divino amore queste fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo scritto. 20 E coloro che non
sanno leggere, se le facciano leggere spesso, 21 e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine,
perché sono spirito e vita (Gv 6,44).
22
E coloro che non faranno questo, dovranno renderne ragione nel giorno del giudizio, davanti a tribunale (cf Mt 12,36;
cfr. Rm 14,10) del Signore nostro Gesù Cristo.
2 Lf - LETTERA AI FEDELI
(Seconda recensione)
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 179]
1
Nel nome del Signore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A tutti i cristiani religiosi, chierici e laici uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Francesco, loro servo
e suddito, ossequio rispettoso, pace dal cielo e sincera carità nel Signore.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[FF1 1977, 180]
2
Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire a tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore.
3
E perciò, considerando che non posso visitare personalmente i singoli, a causa della malattia e debolezza del mio corpo,
mi sono proposto di riferire a voi, mediante la presente lettera e messaggio, le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che
è il VeRegBollatao del Padre, e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita (Gv 6,63).
1 Lf - I.
IL VEREGBOLLATAO DEL PADRE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 181]
4
L’altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele (cf Lc 1,31), annunciò questo VeRegBollatao del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità.
[FF1 1977, 182]
5
Lui, che era ricco (2Cor 8,9) sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua
madre, la povertà.
[FF1 1977, 183]
6
E, prossimo alla passione (cf Mt 26,17-20; Mc 14,12-16; Lc 22,7-13), celebrò la pasqua con i suoi discepoli, e prendendo il pane, rese grazie, lo benedisse e lo spezzò dicendo: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo» (Mt 26,26). 7 E
prendendo il calice disse: «Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che per voi e per molti sarà sparso in remissione
dei peccati» (Mt 26,27). 8 Poi pregò il Padre dicendo: «Padre, se è possibile, passi da me questo calice». 9 E il suo sudore
divenne simile a gocce di sangue che scorre per terra (Lc 22,44). 10 Depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre
dicendo: «Padre, sia fatta la tua volontà; non come voglio io, ma come vuoi tu» (Mt 26,42; 26,39).
[FF1 1977, 184]
11
E la volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, 12 non per sé, poiché per mezzo
di lui sono state create tutte le cose (cf Gv 1,3), ma in espiazione dei nostri peccati, 13 lasciando a noi l’esempio perché ne
seguiamo le orme (1Pt 2,21). 14 E vuole che tutti siamo salvi per mezzo di lui e che lo riceviamo con cuore puro e col nostro corpo casto.
[FF1 1977, 185]
15
Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere ed essere salvati per mezzo di lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo
peso leggero (cf Mt 11,30).
2 Lf - II.
Di quelli che non vogliono osservare i comandamenti di Dio
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 186]
Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore (cf Sal 33,9) e preferiscono le tenebre alla luce (Gv 3,19),
rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; 17 di essi dice il profeta: «Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti» (Sal 118,21). 18 Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno
così come dice il Signore stesso nel Vangelo: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e tutta l’anima, e il prossimo
tuo come te stesso» (Mt 22,37.39).
16
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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2 Lf - III.
DELL'AMORE DI DIO E DEL SUO CULTO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 187]
19
Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e mente pura, poiché egli stesso, ricercando questo sopra tutte le altre cose, disse: I veri adoratori adoreranno il Padre nello Spirito e nella verità (Gv 4,23). 20 Tutti infatti quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino nello spirito (cf Gv 4,24) della verità.
[FF1 1977, 188]
21
Ed eleviamo a lui lodi e preghiere giorno e notte (Sal 31,4), dicendo: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6,9), poiché
bisogna che noi preghiamo sempre senza stancarci (Lc 18,1).
2 Lf - IV.
DELLA VITA SACRAMENTALE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 189]
22
Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro
Gesù Cristo. 23 Chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno di Dio (cf Gv 6,55.57 e
Gv 3,5). 24 Lo deve però mangiare e bere degnamente, poiché chi lo riceve indegnamente, mangia e beve la sua condanna, non discernendo il corpo del Signore (1Cor 11,29), cioè non distinguendolo dagli altri cibi.
[FF1 1977, 190]
25
Facciamo, inoltre, frutti degni di penitenza cf (Lc 3,8). 26 E amiamo i prossimi come noi stessi (cf Mt 22,39). 27 E se uno
non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene.
2 Lf -V.
DEL GIUDICARE CON MISERICORDIA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 191]
Coloro poi che hanno ricevuto l’autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi
stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; 29 infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno
usato misericordia (Gv 2,13).
28
[FF1 1977, 192]
30
Abbiamo perciò carità e umiltà e facciamo elemosine, perché l’elemosina lava l’anima dalle brutture dei peccati. 31 Gli
uomini infatti perdono tutte le cose che lasciano in questo mondo, ma portano con sé la ricompensa della carità e le elemosine che hanno fatto, di cui avranno dal Signore il premio e la degna ricompensa.
2 Lf - VI.
DEL DIGIUNO CORPORALE E SPIRITUALE
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 37 di 208
[FF1 1977, 193]
32
Dobbiamo anche digiunare e astenerci dai vizi e dai peccati (cf Tb 4,11; 12,9). a e da ogni eccesso nel mangiare e nel
bere ed essere cattolici. 33 Dobbiamo anche visitare frequentemente le chiese e venerare e usare reverenza verso i chierici,
non tanto per loro stessi, se sono peccatori, ma per l’ufficio e l’amministrazione del santissimo corpo e sangue di Cristo,
che sacrificano sull’altare e ricevono e amministrano agli altri.
[FF1 1977, 194]
34
E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del
Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. 35 Ed essi soli debbono amministrarli
e non altri.
36
Specialmente poi i religiosi, i quali hanno rinunciato al mondo, sono tenuti a fare molte altre cose e più grandi, senza
però tralasciare queste (cf Lc 11,42).
2 Lf - VII.
DELL'AMORE VERSO I NEMICI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 195]
37
Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i
vizi e i peccati escono dal cuore (cf Mt 15,18-19; Mc 7,23).
[FF1 1977, 196]
38
Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano (cf Mt 5,44; Lc 6,27).
39
Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. 40 Dobbiamo anche rinnegare noi stessi (cf
Mt 16,24) e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbedienza, così come ciascuno ha promesso al Signore.
2 Lf - VIII.
UMILTÀ NEL COMANDARE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 197]
41
E nessun uomo si ritenga obbligato dall’obbedienza a obbedire a qualcuno là dove si commette delitto o peccato. 42 E
colui al quale è affidata l’obbedienza e che è ritenuto maggiore, sia come il minore (Lc 22,26) e servo degli altri fratelli, 43
e usi ed abbia nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si
trovasse in un caso simile.
[FF1 1977, 198]
44
E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà.
2 Lf - IX.
DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 38 di 208
[FF1 1977, 199]
45
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne (cf 1Cor 1,26), ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili
e puri. 46 Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come
dice il Signore per bocca del profeta: «lo sono un verme e non un uomo, L'obbrobrio degli uomini e scherno del popolo»
(Sal 21,7).
47
Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per
amore di Dio (1Pt 2,13).
2 Lf - X.
DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 200]
48
E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e persevereranno in esse sino
alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore (Is 11,2), ed egli ne farà sua abitazione e dimora (cf Gv 14,23). 49 E saranno figli del Padre celeste (cf Mt 5,45), di cui fanno le opere, 50 e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù
Cristo (cf Mt 12,50). 51 Siamo sposi, quando l’anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l’azione dello Spirito Santo. 52
E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo (cf Mt 12,50), che è in cielo.
53
Siamo madri (cf 1Cor 6,20), quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri (cf Mt 5,16).
[FF1 1977, 201]
54
Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!
55
Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
56
Oh, come è santo come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un
tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore (cf Gv 10,15) e pregò il Padre per noi, dicendo: «Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato (Gv 17,11). 57 Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e
tu li hai dati a me (Gv 17,6). 58 E le parole che desti a me, le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno
riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato (Gv 17,8). Io prego per loro e non per il
mondo (Gv 17,9). Benedicili e santificali (Gv 17,17). 59 E per loro io santifico me stesso, affinché siano santificati
nell’unità, come lo siamo noi (Gv 17,19.11). 60 E voglio, o Padre, che dove io sono ci siano anch’essi con me, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno» (Gv 17,24; Mt 20,21).
[FF1 1977, 202]
61
A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive nei cieli,
sulla terra, nel mare e negli abissi renda lode, gloria, onore e benedizione (cf Ap 5,13), 62 poiché egli è la nostra virtù e la
nostra fortezza. Egli che solo è buono (cf Lc 18,19), solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile glorioso e solo è santo,
degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.
2 Lf - XI.
DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 203]
63
Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo,
64
e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle
cose che hanno promesso, 65 e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e preoccupazioni del
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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mondo e le cure di questa vita, 66 ingannati dal diavolo di cui sono figli e ne compiono le opere (cf Gv 8,49), costoro sono
ciechi poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo.
67
Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in sé il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre.
Di essi dice la Scrittura: «La loro sapienza è stata divorata» (Sal 106,27). 68 Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il
male e consapevolmente perdono le loro anime.
[FF1 1977, 204]
69
Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e procedono dal cuore degli uomini
(cf Mt 7,21.23; 15,18-19), come dice il Signore nel Vangelo. 70 E così non possedete nulla né in questo mondo né
nell’altro. 71 Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora che
non pensate, non conoscete e ignorate (cf Mt 24,44; 25,13).
2 Lf - XII.
IL MORIBONDO IMPENITENTE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 205]
Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: «Disponi delle tue cose».
73
Ecco, la moglie di lui, i figli, i parenti e gli amici fingono di piangere. 74 Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere
e, mosso da un cattivo sentimento, pensando tra sé dice: «Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani». 75 In verità questo uomo è maledetto, poiché colloca la sua fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e
tutti i suoi averi in tali mani. 76 Perciò dice il Signore per bocca del profeta: «Maledetto l’uomo che confida nell'uomo!»
(Ger 17,5).
77
E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: «Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?».
78
Rispose: «Sì». «Vuoi dare soddisfazione, con i tuoi mezzi, cosi come puoi, per tutte le colpe e per quelle cose che hai
defraudato e nelle quali hai ingannato gli uomini?». 79 Risponde: «No». E il sacerdote: «Perché no?». 80 «Perché ho consegnato ogni mio avere nelle mani dei parenti e degli amici». 81 E incomincia a perdere la parola, e così quel misero muore.
82
Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza compiere la soddisfazione
sacramentale, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così
grandi, che nessuno può sapere se non chi ne fa la prova. 83 E tutti i talenti e l’autorità e la scienza, che credeva di possedere (cf Lc 8,18), gli sono portati via (Mc 4,25). 84 Egli li lascia ai parenti e agli amici; ed essi prendono il patrimonio e se
lo dividono e poi dicono: «Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e acquistare più di quanto non acquistò!». 85 I
vermi divorano il corpo; e così quell’uomo perde l’anima e il corpo in questa breve vita e va all’inferno, ove sarà tormentato eternamente.
86
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
72
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 206]
87
Io frate Francesco, il più piccolo servo vostro, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio (cf 1Gv 4,16), e col desiderio di baciarvi i piedi, che queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare e osservare. 87bis E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria,
mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita (Gv 6,63). E coloro che non faranno ciò, ne renderanno ragione nel giorno del giudizio davanti al tribunale di Cristo. 88 E tutti quelli e quelle che con benevolenza le accoglieranno e le comprenderanno e ne invieranno copie ad altri, se in esse persevereranno fino alla fine (Mt 24,13), li benedica il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 40 di 208
Lch - LETTERA A TUTTI I CHIERICI
SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE
a) Prima recensione
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 207/a]
1
Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all’ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo
e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che santificano il corpo.
2
Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3
Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i
nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti «da morte a vita» (1Gv 3,14).
[FF1 1977, 208/a]
4
Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente,
quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. 5 E
da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute
disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.
[FF1 1977, 209/a]
6
Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7 poiché «l’uomo carnale non comprende le cose di
Dio» (1Cor 2,14).
8
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre
mani e noi l’abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9 Ignoriamo forse che dobbiamo venire
nelle sue mani?
10
Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11 e ovunque troveremo il santissimo corpo
del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12
Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.
13
Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. 14 E quelli che non faranno
questo, sappiano che dovranno rendere «ragione» davanti al Signore nostro Gesù Cristo «nel giorno del giudizio» (cf Mt
12,36).
15
E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal S ignore Iddio.
b) Seconda recensione
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 207]
1
Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all’ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo
e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il corpo.
2
Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3
Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i
nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti «da morte a vita» (1Gv 3,14).
[FF1 1977, 208]
4
Tutti coloro, poi, che amministrano così santi ministeri, considerino tra sé, soprattutto quelli che li amministrano senza
discrezione, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue del Signore nostro.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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5
E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute
disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.
[FF1 1977, 209]
6
Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7 perché «l’uomo carnale non comprende le cose di
Dio» (1Cor 2,14).
8
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre
mani e noi l’abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9 Ignoriamo forse che dobbiamo venire
nelle sue mani?
10
Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11 e ovunque troveremo il santissimo corpo
del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12
Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.
13
E sappiamo che è nostro dovere osservare tutte queste norme, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e
delle costituzioni della Santa Madre Chiesa.
14
E colui che non si diporterà in questo modo, sappia che dovrà rendere «ragione» al Signore nostro Gesù Cristo «nel
giorno del giudizio» (cf Mt 12,36).
15
E coloro che faranno ricopiare questo scritto perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
LRP - LETTERA AI REGGITORI DEI POPOLI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 210]
1
A tutti i podestà e consoli, magistrati e reggitori d’ogni parte del mondo, e a tutti gli altri ai quali giungerà questa lettera,
frate Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e spregevole, a tutti voi augura salute e pace.
[FF1 1977, 211]
2
Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina (cf Gen 47,29). 3 Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di
cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assoRegBollataiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo
e di non deviare dai suoi comandamenti, poiché tutti coloro che dimenticano il Signore e si allontanano dai comandamenti di lui, sono maledetti (cf Sal 118,21) e saranno dimenticati da lui (Ez 33,13).
4
E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte (cf Lc 8.18). 5 E
quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo tanto maggiori saranno i tormenti che dovranno patire
nell’inferno (cf Sap 6,7).
[FF1 1977, 212]
6
Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei signori che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, riceviate volentieri
il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria.
[FF1 1977, 213]
7
E siete tenuti ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera si annunci, mediante un banditore o qualche altro segno, che siano rese lodi e grazie all’onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. 8 E se non farete
questo, sappiate che dovrete renderne ragione (cf Mt 12,36) a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del
giudizio.
9
Coloro che riterranno presso di sé questo scritto e lo metteranno in pratica, sappiano che saranno benedetti dal Signore
Iddio.
LOrd - LETTERA A TUTTO L'ORDINE
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 42 di 208
[FF1 1977, 214]
1
Nel nome della somma Trinità e della santa Unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!
[FF1 1977, 215]
2
A tutti i frati a cui debbo reverenza e grande amore, a frate... A., ministro generale della Religione dei frati minori, suo
signore, e agli altri ministri generali che succederanno a lui, e a tutti i ministri e custodi e sacerdoti della stessa fraternità,
umili in Cristo, e a tutti i frati semplici che vivono nell’obbedienza, primi e ultimi, 3 frate Francesco, uomo di poco conto
e fragile, vostro piccolo servo, augura salute in Colui che ci ha redenti e ci ha lavati nel suo preziosissimo sangue (cf Ap
1,5). 4 Ascoltando il nome di lui, adoratelo con timore e riverenza proni verso terra (cf 2Esdr 8,6): Signore Gesù Cristo,
Figlio dell’Altissimo (cf Lc 1,32) è il suo nome, che è benedetto nei secoli (Rm 1,25).
[FF1 1977, 216]
5
Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchio alle mie parole (At 2,14). 6 Inclinate l’orecchio (Is 53,3) del
vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio. 7 Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi precetti e adempite
perfettamente i suoi consigli.
8
Lodatelo poiché è buono (Sal 135,1) ed esaltatelo nelle opere vostre (Tb 13,6), 9 poiché per questo (cf Tb 13,4) vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a
tutti che non c’è nessuno Onnipotente eccetto Lui (cf Tb 13,4). 10 Perseverate nella disciplina (Eb 12,7) e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete promesso. 11 Il Signore Iddio si offre a noi
come a figli (Eb 12,7).
LOrd - I.
DELLA RIVERENZA VERSO IL CORPO DEL SIGNORE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 217]
12
Pertanto, scongiuro tutti voi, fratelli, baciandovi i piedi e con tutto l’amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto
potete, tutta la riverenza e tutto l’onore al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 13 nel quale tutte le
cose che sono in cielo e in terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente (cf Col 1,20).
LOrd - II.
DELLA SANTA MESSA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 218]
14
Prego poi nel Signore tutti i miei frati sacerdoti, che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell’Altissimo, che
quando vorranno celebrare la Messa puri, in purità offrano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue
del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini (cf Ef 6,6; Col 3,22). 15 Ma ogni volontà, per quanto l’aiuta la grazia divina, si
orienti a Dio, desiderando con la Messa di piacere soltanto allo stesso sommo Signore, poiché in essa egli solo opera come a lui piace. 16 Poiché è lui stesso che dice: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19; 1Cor 11,24), se uno farà diversamente, diventa un Giuda traditore e si fa reo del corpo e del sangue del Signore (cf 1Cor 11,27).
[FF1 1977, 219]
17
Ricordatevi, fratelli miei sacerdoti, ciò che è scritto riguardo alla legge di Mosè: colui che la trasgrediva, anche solo nelle prescrizioni materiali, per sentenza del Signore, era punito con la morte senza nessuna misericordia (cf Eb 10,28). 18
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Quanto maggiori e più gravi pene meriterebbe di patire colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e contaminato il sangue
dell’alleanza, nel quale è santificato, e recato oltraggio allo Spirito della grazia (Eb 10,29).
19
L’uomo, infatti, disprezza, contamina e calpesta l’Agnello di Dio quando, come dice l’Apostolo, non distinguendo nel
suo giudizio (1Cor 11,29), né discernendo il santo pane di Cristo dagli altri cibi o azioni, lo mangia indegnamente o, pur
essendone degno, lo mangia con leggerezza e senza le dovute disposizioni, sebbene il Signore dica per bocca del profeta:
«Maledetto l’uomo, che compie con frode l’opera di Dio» (cf Ger 48,10). 20 E il Signore condanna i sacerdoti che non vogliono prendere a cuore con sincerità queste cose, dicendo: «Maledirò le vostre benedizioni» (Ml 2,2).
[FF1 1977, 220]
21
Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo seno; se il
beato Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque
per qualche tempo; 22 quanto deve essere santo, giusto e degno colui che stringe nelle sue mani, riceve nel cuore e con la
bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma eternamente vincitore e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo (1Pt 1,12)!
23
Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo (cf Lv 19,2). 24 E come il Signore Iddio vi
ha onorato sopra tutti gli uomini, con l’affidarvi questo ministero, così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro
uomo. 25 Grande miseria sarebbe, e miseranda meschinità se, avendo lui cosi presente, vi curaste di qualunque altra cosa
che esista in tutto il mondo.
[FF1 1977, 221]
26
Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende
presente Cristo, il Figlio del Dio vivo (Gv 11,27). 27 O ammirabile altezza e degnazione stupenda!
O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la
nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!
28
Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori (Sal 61,9); umiliatevi anche voi, perché siate da
lui esaltati (cf 1Pt 5,6; Gc 4,10). 29 Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.
LOrd - III.
DELL'UNICA MESSA DELLA FRATERNITÀ
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 222]
30
Per questo motivo ammonisco ed esorto nel Signore, che nei luoghi in cui i frati dimorano, si celebri una sola Messa al
giorno, secondo le norme della santa Chiesa.
[FF1 1977, 223]
31
Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, L'uno, per amore di carità, si accontenti dell’ascolto della celebrazione
dell’altro sacerdote, 32 poiché il Signore Gesù Cristo riempie di se stesso presenti ed assenti che sono degni di lui. 33 Egli,
infatti, sebbene sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non conosce detrimento di sorta, ma uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito per tutti i secoli dei
secoli. Amen.
LOrd - IV.
DELLA VENERAZIONE PER LA SACRA SCRITTURA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 224] 34 E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio (cf Gv 8,47), perciò noi, che in modo tutto speciale
siamo deputati ai divini uffici, dobbiamo non solo ascoltare e praticare quello che Dio dice, ma anche, per radicare in noi
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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l’altezza del nostro Creatore e la nostra sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e i libri liturgici, che contengono le sue
sante parole.
[FF1 1977, 225]
35
Perciò, ammonisco tutti i miei frati e li incoraggio in Cristo perché, ovunque troveranno le divine parole scritte, come
possono, le venerino 36 e, per quanto spetti a loro, se non sono ben custodite o giacciono sconvenientemente disperse in
qualche luogo, le raccolgano e le ripongano in posto decoroso, onorando nelle sue parole il Signore che le ha pronunciate
(cf 3Re 2,4). 37 Molte cose infatti sono santificate (1Tm 4,5) mediante le parole di Dio e in virtù delle parole di Cristo si
compie il sacramento dell’altare.
LOrd - V.
CONFESSIONE DEL SANTO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 226]
38
Ed ora confesso al Signore Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, alla beata sempre vergine Maria e a tutti i santi in
cielo e in terra, a frate H. (Elia), ministro della nostra Religione, come a mio venerabile signore, e ai sacerdoti del nostro
Ordine e a tutti gli altri miei frati benedetti, tutti i miei peccati. 39 Ho peccato molto per mia grave colpa, specialmente
perché non ho osservato la Regola, che ho promesso al Signore, e non ho detto l’ufficio, come la Regola prescrive, sia per
negligenza sia a causa della mia infermità, sia perché sono ignorante e illetterato.
LOrd - IV.
DELLA REGOLA E DELL'UFFICIO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 227]
40
Perciò scongiuro, come posso, frate H. (Elia) ministro generale, mio signore che faccia osservare da tutti inviolabilmente la Regola, 41 e che i chierici dicano l’ufficio con devozione, davanti a Dio, non preoccupandosi della melodia della voce, ma della consonanza della mente, così che la voce concordi con la mente, la mente poi concordi con Dio, 42 affinché
possano piacere a Dio, mediante la purezza del cuore, piuttosto che accarezzare gli orecchi del popolo con la mollezza del
canto.
[FF1 1977, 228]
43
Per quanto mi riguarda, io prometto di osservare fermamente tutte queste cose, come Dio mi darà la grazia, e le insegnerò ai frati che sono con me perché le osservino, riguardo all’ufficio e alle altre norme stabilite dalla Regola.
[FF1 1977, 229]
44
Quei frati, poi, che non vorranno osservare queste cose, non li ritengo cattolici, né miei frati; non li voglio neppure vedere né parlare con loro, finché non abbiano fatto penitenza.
[FF1 1977, 230]
45
Lo stesso dico anche per tutti gli altri che vanno vagando, incuranti della disciplina della Regola; 46 poiché il Signore
nostro Gesù Cristo dette la sua vita per non venir meno all’obbedienza del Padre santissimo (cf Fil 2,8).
[FF1 1977, 231]
47
Io, frate Francesco, uomo inutile e indegna creatura del Signore Iddio, dico in nome del Signore Gesù Cristo a frate H.
(Elia), ministro di tutta la nostra Religione e a tutti i ministri generali che succederanno a lui, e agli altri custodi e guardiani dei frati, che sono e saranno, che tengano presso di sé questo scritto, ad esso si conformino e lo conservino scrupo-
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losamente. 48 E supplico gli stessi di custodire con sollecitudine e di fare osservare con grande diligenza le cose che vi sono scritte, secondo il beneplacito di Dio onnipotente, ora e sempre, finché durerà questo mondo.
[FF1 1977, 232]
49
E voi che farete queste cose siate benedetti dal Signore (Sal 113,13), e il Signore sia con voi in eterno. Amen.
LOrd - VII.
PREGHIERA CONCLUSIVA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 233]
50
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, 51 affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, 52 e, con
l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Lmin - LETTERA AD UN MINISTRO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 234]
1
A frate N... ministro. Il Signore ti benedica!
2
Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi
ritenere come una grazia.
3
E così tu devi volere e non diversamente. 4 E questo tieni in conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio e mia
per te, perché io fermamente riconosco che questa è vera obbedienza. 5 E ama coloro che agiscono con te in questo modo,
6
e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. 7 E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani
migliori.
[FF1 1977, 235]
8
E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.
9
E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè:
che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non
se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; 10 e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. 11 E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.
[FF1 1977, 236]
12
E avvisa i guardiani, quando potrai, che tu sei deciso a fare così.
[FF1 1977, 237]
13
Riguardo poi a tutti i capitoli della Regola che trattano dei peccati mortali, con l’aiuto del Signore, nel Capitolo di Pentecoste, raccolto il consiglio dei frati, ne faremo un Capitolo solo in questa forma:
14
Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedienza a ricorrere al suo
guardiano, 15 E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli facciano vergogna né dicano male di lui,
ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno
del medico, ma i malati (Mt 9,12). 16 E sempre per obbedienza siamo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custode.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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17
Lo stesso custode poi provveda misericordiosamente a lui, come vorrebbe si provvedesse a lui medesimo, se si trovasse
in un caso simile.
[FF1 1977, 238]
18
E se fosse caduto in qualche peccato veniale, si confessi ad un fratello sacerdote. 19 E se in quel luogo non ci fosse un
sacerdote, si confessi ad un suo fratello, fino a che possa trovare un sacerdote che lo assolva canonicamente, come è stato
detto. 20 E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all’infuori di questa: «Va’ e non peccare più!» (cf Gv
8,11).
[FF1 1977, 239]
21
Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al capitolo di Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati. 22 E queste e tutte le altre cose, che sono ancora poco chiare nella Regola, sarà vostra cura di completarle, con l’aiuto
del Signore Iddio.
1 Lcust - PRIMA LETTERA AI CUSTODI
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 240]
1
A tutti i custodi dei frati minori ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo e piccolo nel Signore Iddio,
augura salute con nuovi segni del cielo e della terra, segni che sono grandi e straordinari presso il Signore e sono invece
ritenuti in nessun conto da molti religiosi e da altri uomini.
[FF1 1977, 241]
2
Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici di venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui
scritte che consacrano il corpo.
3
I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi.
4
E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato
agli altri con discrezione.
[FF1 1977, 242]
5
Anche gli scritti che contengono i nomi e le parole del Signore, ovunque fossero trovati in luoghi sconvenienti, siano
raccolti e collocati in luogo degno.
[FF1 1977, 243] 6 E in ogni predica che fate, ricordate al popolo di fare penitenza e che nessuno può essere salvato se non
colui che riceve il santissimo corpo e sangue del Signore (cf Gv 6,54), 7 e che quando è sacrificato dal sacerdote sull’altare
o viene portato in qualche parte, tutti, in ginocchio, rendano lode, gloria e onore al Signore Iddio vivo e vero.
8
E dovete annunciare e predicare la sua gloria a tutte le genti, cosi che ad ogni «ora» e quando suonano le campane, sempre da tutto il popolo siano lese lodi e grazie a Dio onnipotente per tutta la terra.
[FF1 1977, 244]
9
E tutti i miei frati custodi ai quali giungerà questo scritto, che ne faranno copia e la terranno presso di sé e la faranno trascrivere per i frati che hanno l’ufficio della predicazione e della custodia dei frati, e che predicheranno sino alla fine le istruzioni contenute in questo scritto, sappiano che hanno la benedizione del Signore Iddio e mia.
10
E reputino questo scritto come vera e santa obbedienza per loro. Amen.
2 Lcust - SECONDA LETTERA AI CUSTODI
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 47 di 208
[FF1 1977, 245]
1
A tutti i custodi dei frati minori, ai quali perverrà questa lettera, frate Francesco, il più piccolo dei servi di Dio, augura
salute e pace santa nel Signore.
[FF1 1977, 246]
2
Sappiate che ci sono delle realtà che, davanti al Signore sono altissime e sublimi, ma a volte sono reputate dagli uomini
vili e spregevoli; 3 mentre altre, ritenute care e nobili tra gli uomini, sono invece ritenute vilissime e spregevoli al cospetto
di Dio.
[FF1 1977, 247]
4
Perciò vi supplico, nel Signore Dio nostro, per quanto posso, che vi preoccupiate di consegnare ai vescovi e agli altri
chierici, quelle lettere che trattano del santissimo corpo e sangue del Signore nostro, 5 e di custodire nella memoria quanto
su questo argomento vi abbiano raccomandato.
[FF1 1977, 248]
6
Dell’altra lettera che vi invio perché la trasmettiate ai podestà, ai consoli e ai reggitori dei popoli, nella quale è contenuto
l’invito a proclamare in pubblico tra i popoli e sulle piazze le lodi di Dio, procurate di fare subito molte copie e di consegnarle con diligenza a coloro ai quali sono indirizzate.
LfL - LETTERA A FRATE LEONE
FF 1977
FF 2004
[FF1 1977, 249]
[FF2 2004, 249]
1
Frate Leone, il tuo frate Francesco ti au- 1 Frate Leone, il tuo frate Francesco ti augura salute e pace.
gura salute e pace.
[FF1 1977, 250]
2
Così dico a te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che ci siamo scambiate lungo la via, le riassumo brevemente
in questa sola frase e consiglio anche se
dopo ti sarà necessario tornare da me per
consigliarti - poiché così ti consiglio: 3 in
qualunque maniera ti sembra meglio di
piacere al Signore Dio e di seguire le sue
orme e la sua povertà, fatelo con la benedizione del Signore Dio e con la mia obbedienza.
4
E se ti è necessario per il bene della tua
anima, per averne altra consolazione, e
vuoi, o Leone, venire da me, vieni!
[FF2 2004, 250]
2
Così dico a te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che abbiamo detto
lungo la via, le riassumo brevemente in
questa parola di consiglio, e non c'è bisogno che tu venga da me per consigliarti poiché così ti consiglio: 3 in qualunque maniera ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di seguire le sue orme e la sua povertà, fatelo con la benedizione del Signore
Dio e con la mia obbedienza.
4
E se a te è necessario, perché tu ne abbia
altra consolazione, che la tua anima ritorni
a me, e tu lo vuoi, √√√ o Leone, vieni!
LfA - LETTERA A FRATE ANTONIO
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 48 di 208
[FF1 1977, 251]
1
A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.
[FF1 1977, 252]
2
Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell’orazione e
della devozione, come sta scritto nella Regola.
LGc - LETTERA A DONNA GIACOMINA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 253]
A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco poverello di Cristo, augura salute nel Signore e la comunione dello Spirito Santo.
1
[FF1 1977, 254]
2
Sappi, carissima, che Cristo benedetto, per sua grazia, mi ha rivelato che la fine della mia vita è ormai prossima.
[FF1 1977, 255]
3
Perciò, se vuoi trovarmi vivo, vista questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli, 4 poiché se non verrai
prima di tale giorno, non mi potrai trovare vivo.
5
E porta con te un panno di cilicio in cui tu possa avvolgere il mio corpo e la cera per la sepoltura. 6 Ti prego ancora di
portarmi di quei dolci, che eri solita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma.
LAUDI E PREGHIERE
FF 2004
Introduzione, C. PAOLAZZI, pp. 161-165.
Lodv - SALUTO ALLE VIRTÙ
FF1 1977,
[FF1 1977, 256]
1
Ave, regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.
2
Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.
3
Signora santa carità,
il Signore ti salvi
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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con tua sorella, la santa obbedienza.
4
Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.
[FF1 1977, 257]
5
Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
6
Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
7
e chi anche una sola ne offende
non ne possiede nessuna e le offende tutte (cf Gc 2,10);
8
e ognuna confonde i vizi e i peccati.
[FF1 1977, 258]
9
La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
10
La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza (cf 1Cor 2,6; 3,19) di questo mondo
e la sapienza della carne.
11
La santa povertà
confonde la cupidigia, l’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente (cf Mt 13,22).
12
La santa umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini che sono nel mondo
e similmente tutte le cose che sono nel mondo.
13
La santa carità
confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni
e tutti i timori carnali.
14
La santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e carnali
e ogni volontà propria,
15
e tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza
allo spirito e per l’obbedienza al proprio fratello;
16
e allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
17
e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
18
così che possano fare di lui quello che vogliono
per quanto sarà loro concesso dall’alto del Signore (cf Gv 19,11).
SalV - SALUTO ALLA BEATA VERGINE MARIA
FF1 1977,
[FF1 1977, 259]
1
Ave, Signora, santa regina
santa Madre di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa.
2
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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e con lo Spirito Santo Paraclito;
3
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
4
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
5
Ave, suo vestimento,
ave sua ancella,
ave sua Madre.
[FF1 1977, 260] 6 E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.
LodAl - LODI DI DIO ALTISSIMO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 261] 1 Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose (Sal 76,15).
2
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo (cf Sal 85,10),
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra (Gv 17,11; cfr. Mt 11,25).
3
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi (cf Sal 135,2),
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero (cf 1Ts 1,9).
4
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine (cf Sal 70,5),
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
5
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
6
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore (cf Sal 30,5),
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio (cf Sal 42,2).
7
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
BfL - BENEDIZIONE A FRATE LEONE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 262]
1
Il Signore ti benedica e ti custodisca (Nm 6,24-26), mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
2
Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
3
Il Signore benedica te, frate Leone.
Cant - CANTICO DI FRATE SOLE
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 51 di 208
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 263]
1
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
2
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
3
Laudato sie, ml' Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
4
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
5
Laudato sl', ml' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
6
Laudato sl', ml' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
7
Laudato sl', ml' Signore, per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
8
Laudato sl', ml' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
9
Laudato sl', ml' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et heRegBollataa.
10
Laudato sl', ml' Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
11
Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
12
Laudato sl', ml' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
13
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.
14
Laudate e benedicete ml' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
FSor - PAROLE CON MELODIA
PER LE POVERE SIGNORE DEL MONASTERO DI S. DAMIANO
FF1 1977,
FF2 2004,
AUDITE POVERELLE
per le povere Signore del Monastero di San Damiano
[FF1 1977, 263/1]
1
Audite, poverelle dal Signore vocate,
ke de multe parte et provincie sete adunate:
2
vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
3
Non guardate a la vita de fore,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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ka quella dello spirito è migliore.
4
Io ve prego per grand'amore
k'aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
5
Quelle ke sunt adgravate de infirmitate
et l'altre ke per loro suò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace
6
Ka multo venderi(te) cara questa fatiga,
ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria.
Lore - LODI PER OGNI ORA
FF1 1977,
FF2 2004,
[Rubrica: Incominciano le lodi composte dal beatissimo padre nostro Francesco. Egli le recitava ad ogni ora del giorno e
della notte e prima dell’Ufficio della beata Vergine Maria; e incominciano così: «Santissimo Padre nostro, che sei nei cieli, ecc.». seguite dal Gloria. Poi si dicano le seguenti lodi:]
[FF1 1977, 264]
1
Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente,
che è, che era e che verrà (cf Ap 4,8);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli (cf Dn 3,57).
2
Tu sei degno, Signore Dio nostro (cf Ap 4,11),
di ricevere la lode, la gloria
e l’onore e la benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
3
Degno è l’Agnello, che è stato immolato (cf Ap 5,12)
di ricevere potenza e divinità,
sapienza e fortezza,
onore e gloria e benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
4
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
5
Benedite il Signore, opere tutte del Signore (Dn 3,57);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
6
Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi (cf Ap 19,5)
voi che temete Dio, piccoli e grandi;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
7
Lodino lui, glorioso, i cieli e la terra (cf Sal 68,35);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
8
E ogni creatura che è nel cielo (Sal 68,35; Ap 5,13)
e sopra la terra e sotto terra,
e il mare e le creature che sono in esso;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
9
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
10
Come era nel principio e ora e sempre
e nei secoli dei secoli. Amen.
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
[FF1 1977, 265]
Preghiera: Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,
ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono (cf Lc 18,19),
fa’ che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,
ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.
Fiat! Fiat! Amen.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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EsLod - ESORTAZIONE ALLA LODE DI DIO
[Lode di Dio nel luogo dell’Eremita]
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 265/a]
1
Temete il Signore e rendetegli onore (cf Ap 14,7).
2
Il Signore è degno di ricevere la lode e l’onore (cf Ap 4,11),
3
Voi tutti che temete il Signore lodatelo (cf Sal 21,24).
4
Ave Maria piena di grazia il Signore è con te (Lc 1,28.30),
5
Lodatelo cielo e terra (cf Sal 68,35).
6
Lodate il Signore, o fiumi tutti (cf Dn 3,78).
7
Benedite il Signore o figli di Dio (cf Dn 3,82).
8
Questo è il giorno fatto dal Signore (Sal 117,24),
esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele (cf Gv 12,13).
9
Ogni vivente dia lode al Signore (Sal 150,6).
10
Lodate il Signore perché è buono (Sal 146,1);
tutti voi che leggete queste parole, benedite il Signore (Sal 102,21).
11
Benedite il Signore, o creature tutte (cf Sal 102,22).
12
Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore (cf Sal 148,7-10;Dn 3,38; cfr. Sal 112,1).
13
Servi tutti del Signore lodate il Signore.
14
Giovani e fanciulle lodate il Signore (Sal 148,12).
15
Degno è l’Agnello che è stato immolalo (cf Ap 5,12)
di ricevere la lode, la gloria e l’onore.
16
Sia benedetta la santa Trinità (Liturgia)
e l’indivisa Unità.
17
San Michele arcangelo, difendici nel combattimento (Liturgia).
Pater - PARAFRASI DEL «PADRE NOSTRO»
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 266]
1
O santissimo Padre nostro (Mt 6,9): creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.
[FF1 1977, 267]
2
Che sei nei cieli (Mt 6,9): negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all’amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu,
Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.
[FF1 1977, 268]
3
Sia santificato il tuo nome (Mt 6,9; cf Ef 3,18): si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, L'estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.
[FF1 1977, 269]
4
Venga il tuo regno (Mt 6,10): perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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l’amore di te è perfetto,
la comunione di te è beata,
il godimento di te senza fine.
[FF1 1977, 270]
5
Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra (Mt 6,10): affinché ti amiamo con tutto il cuore (cf Lc 10,27), sempre
pensando a te; con tutta l’anima sempre desiderando te con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in
ogni cosa cercando il tuo onore; e con tute le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del
corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando
tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e
non recando nessuna offesa a nessuno (cf 2Cor 6,3).
[FF1 1977, 271]
6
Il nostro pane quotidiano (Mt 6,12): il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell’amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.
[FF1 1977, 272]
7
E rimetti a noi i nostri debiti (Mt 6,12): per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.
[FF1 1977, 273]
8
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6,12): e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa’
che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici (cf Mt 5,44) e devotamente intercediamo
presso di te, non rendendo a nessuno male per male (cf 1Ts 5,15;Rm 12,17) e impegnandoci in te ad essere di giovamento
a tutti.
[FF1 1977, 274]
9
E non ci indurre in tentazione (Mt 6,13): nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
[FF1 1977, 275]
10
Ma liberaci dal male (Mt 6,13): passato, presente e futuro. Gloria al Padre, ecc.
PCr - PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 276]
Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta,
speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.
Abs - PREGHIERA «ABSOREGBOLLATAEAT»
FF1 1977,
[FF1 1977, 277]
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 55 di 208
1
Rapisca, ti prego, o Signore,
L'ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
2
perché io muoia per amore dell’amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell’amor mio.
PLet - DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 278]
1
Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e
gli disse: «Frate Leone, scrivi». 2 Questi rispose: «Eccomi, sono pronto». 3 «Scrivi - disse - quale è la vera letizia».
4
«Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine, scrivi: non è vera letizia. 5 Cosi pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re
d’Inghilterra; scrivi: non è vera letizia. 6 E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno
convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene
io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia».
7
«Ma quale è la vera letizia?».
8
«Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, all'estremità della
tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. 9 E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e
chiamato, viene un frate e chiede: «Chi è?». Io rispondo: «Frate Francesco». 10 E quegli dice: «Vattene, non è ora decente
questa, di andare in giro, non entrerai». 11 E poiché io insisto ancora, L'altro risponde: «Vattene, tu sei un semplice ed un
idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te». 12 E io sempre resto davanti
alla porta e dico: «Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte». 13 E quegli risponde: «Non lo farò. 14 Vattene al luogo
dei Crociferi e chiedi là».
15
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò contuRegBollataato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera
virtù e la salvezza dell’anima».
UffPass - UFFICIO DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
FF1 1977,
FF2 2004,
[FF1 1977, 279]
Incominciano i salmi, che il beatissimo padre nostro Francesco compose a onore e a memoria e a lode della passione del
Signore. Essi vanno recitati uno per ciascuna delle ore canoniche del giorno e della notte. E incominciano dalla compieta del Giovedì santo, perché in quella notte il Signore nostro Gesù Cristo fu tradito e catturato. E nota, che il beato
Francesco recitava questo ufficio in questo modo: all’inizio diceva l’orazione, che ci ha insegnato il Signore e Maestro:
Santissimo Padre nostro, ecc. insieme alle lodi: Santo, santo, santo, come sono riportate qui sopra. Terminate le lodi con
l’orazione, incominciava questa antifona: Santa Maria. Prima diceva i salmi dell’ufficio della Madonna poi diceva altri
salmi da lui scelti, e alla fine di tutti questi salmi, recitava i salmi della passione. Terminato il salmo diceva questa antifona: Santa Maria Vergine. Terminata l’antifona era finito l’ufficio.
UffPassione - I
[Per il triduo sacro della settimana santa e per le ferie dell’anno]
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [I]
[FF1 1977, 280]
1
O Dio, ti ho presentato la mia vita: tu hai posto le mie lacrime alla tua presenza (Sal 55,8-9).
2
Tutti i miei nemici ordivano mali contro di me (Sal 40,8), hanno tenuto consiglio insieme (Sal 70,10).
3
Hanno deposto contro di me male per bene, e odio in cambio del mio amore (Sal 108,5).
4
Invece di amarmi, dicevano ogni male di me: ma io pregavo (Sal 108,4).
5
Mio Padre santo, re del cielo e della terra, non allontanarti da me, perché la tribolazione è vicina e non c’è chi mi aiuti
(Gv 17,11; Sal 21,12).
6
Indietreggino i miei nemici, ogni qualvolta ti avrò invocato: ecco, io so bene che tu sei il mio Dio (Sal 55,10).
7
I miei amici e i miei conoscenti si sono avvicinati e fermati contro di me, e i miei congiunti si sono fermati lontano (Sal
37,12).
8
Hai allontanato da me i miei compagni: mi hanno ritenuto come una vergogna per loro, sono come un prigioniero senza
scampo (Sal 87,9).
9
Padre santo, non allontanare da me il tuo aiuto; Dio mio, volgiti in mio aiuto (Gv 17,11; Sal 21,20; Sal 70,12).
10
Accorri in mio aiuto, Signore Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo: come era in principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen .
[FF1 1977, 281]
Antifona: 1 Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, 2 figlia e ancella dell’altissimo
sommo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con
san Michele arcangelo e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e
maestro. Gloria al Padre. Come era.
[FF1 1977, 282]
Nota che questa antifona si recita ad ogni ora; e tiene il posto di antifona, capitolo, versetto e orazione, anche a mattutino e a ciascuna ora. Nient’altro egli diceva se non questa antifona con i suoi salmi. E alla fine dell’ufficio, il beato Francesco sempre recitava questa benedizione: Benediciamo il Signore Iddio vivo e vero, e rendiamo a lui la lode, la gloria,
l’onore e ogni bene per sempre. Amen. Amen. Fiat. Fiat.
MATTUTINO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [II]
[FF1 1977, 283]
1
Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te ho gridato giorno e notte (Sal 87,1).
2
Penetri la mia preghiera al tuo cospetto: porgi il tuo orecchio alla mia preghiera (Sal 87,2).
3
Guarda all’anima mia e liberala: strappami dalle mani dei miei nemici (Sal 68,19).
4
Sei tu che mi hai tratto dal grembo, mia speranza dal seno di mia madre, poiché in te sono stato affidato dal mio nascere
(Sal 21,10).
5
Dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio; non allontanarti da me (Sal 21,11).
6
Tu conosci la mia infamia, la mia vergogna e il mio tremore (Sal 68,20).
7
Davanti a te stanno tutti quanti mi fanno soffrire; il mio cuore si aspetta obbrobrio e miseria (Sal 68,21).
8
Ho aspettato qualcuno che soffrisse con me, ma non ci fu; e qualcuno che mi consolasse, ma non ho trovato nessuno
(Sal 68,21).
9
O Dio, gli iniqui sono insorti contro di me, un’orda di violenti attenta alla mia vita, non pongono te davanti ai loro occhi
(Sal 85,1).
10
Sono annoverato tra coloro che scendono nella fossa, un uomo che più nessuno aiuta, che va errando tra i morti (Sal
87,5-6).
11
Tu sei il santissimo padre mio, mio Re e mio Dio (cf Sal 43,5).
12
Vieni in mio soccorso, Signore, Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 57 di 208
PRIMA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [III]
[FF1 1977, 284]
1
Abbi pietà di me, o Dio, abbi pietà di me, perché la mia anima confida in te (Sal 56,2).
2
Mi porrò pieno di speranza all’ombra delle tue ali, finché sia passato il tuRegBollataine dell’iniquità (Sal 56,2).
3
Griderò verso il santissimo padre mio, L'altissimo Signore, che mi ha beneficato (Sal 56,3).
4
Dal cielo ha mandato il mio liberatore, ed ha gettato nella confusione coloro che mi calpestavano (Sal 56,4).
5
Il Signore ha mandato la sua misericordia e la sua verità (Sal 56,4-5); ha strappato la mia vita dai miei nemici, che erano
fortissimi, e da quanti mi odiavano, perché si erano fatti forti contro di me (Sal 17,18).
6
Hanno teso un laccio ai miei piedi ed hanno piegato la mia vita (Sal 56,7).
7
Hanno scavato una fossa davanti a me, ma vi sono caduti (Sal 56,7).
8
Il mio cuore è pronto, o Dio; il mio cuore è pronto: voglio cantare e intonare un salmo (Sal 56,8).
9
Ridestati, mia gloria; svegliati, salterio e cetra; io mi leverò all’aurora (Sal 56,9).
10
Ti loderò tra i popoli, o Signore, canterò un salmo a te in mezzo alle genti (Sal 56,10).
11
Perché fino ai cieli si è levata la fama della tua misericordia, fino alle nubi la voce della tua verità (Sal 56,11).
12
Sii esaltato sopra i cieli, o Dio, e su tutta la terra la tua gloria (Sal 56,12).
Nota che questo salmo si dice sempre a prima.
TERZA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [IV]
[FF1 1977, 285]
1
Abbi pietà di me, Signore, perché l’uomo mi calpesta, mi ha tormentato per tutto il giorno combattendomi (Sal 55,2).
2
Mi hanno calpestato i miei nemici tutto il giorno; sono tanti quelli che combattono contro di me (Sal 55,3).
3
Tutti i miei nemici rivolgono ogni loro pensiero al mio male, hanno prodotto contro di me false testimonianze (Sal 40,89).
4
Quelli che custodivano la mia vita, hanno fatto consiglio tra loro (Sal 70,10).
5
Uscivano fuori e parlavano fra loro (Sal 40,8).
6
Vedendomi, mi hanno tutti deriso, parlavano a fior di labbra e scuotevano il capo (Sal 21,8).
7
Ma io sono verme e non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del popolo (Sal 21,7).
8
Sono diventato l’infamia dei miei conoscenti ben più di tutti i miei nemici, hanno paura di me i miei familiari (Sal
30,12).
9
Padre santo non allontanare da me il tuo aiuto, vieni in mia difesa (Gv 17,11; Sal 21,20).
10
Accorri in mio aiuto, Signore, Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
SESTA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [V]
[FF1 1977, 286]
1
Con la mia voce grido al Signore: con la mia voce supplico il Signore;
2
davanti a lui effondo la mia preghiera, al suo cospetto sfogo la mia angoscia
3
Mentre il mio spirito viene meno, tu già conosci la mia strada.
4
Lungo questa via per la quale passavo, i supeRegBollatai mi hanno teso un laccio.
5
Guardavo a destra ed osservavo, e nessuno mi conosceva.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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6
Non c’era più via di scampo per me, non c’è nessuno che si preoccupi della mia vita (Sal 141,1-5).
Poiché per te ho sopportato l’insulto, la vergogna ha ricoperto il mio volto (Sal 68,8).
8
Sono divenuto un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre (Sal 68,9).
9
Padre santo, mi divora lo zelo della tua casa perciò sono caduti su di me gli oltraggi di chi ti insulta (Gv 17,11; Sal
68,10).
10
Contro di me si sono rallegrati nei loro incontri hanno radunato i flagelli per me, ma io non lo sapevo (Sal 34,15).
11
Più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che mi odiano senza motivo (Sal 68,5).
12
Sono divenuti più forti i miei nemici che mi perseguitano ingiustamente; ora dovrò rifondere quello che non ho rubato?
(Sal 68,5)
13
Si alzavano testimoni iniqui e mi domandavano ciò che ignoravo (Sal 34,11);
14
mi ripagavano il bene col male e mi calunniavano (Sal 34,12), perché seguivo l’onestà (Sal 37,21).
15
Tu sei il santissimo Padre mio, mio Re e mio Dio (Sal 43,5).
16
Accorri in mio aiuto, Signore, Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
7
NONA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [VI]
[FF1 1977, 287]
1
O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se c’è un dolore pari al mio dolore (Lam 1,12).
2
Come un branco di cani mi hanno circondato, la banda dei malvagi mi ha assediato (Sal 21,17-19).
3
Essi poi mi hanno osservato e scrutato, si sono divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte (Sal
21,18-19).
4
Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa (Sal 21,17-18).
5
Hanno spalancato su di me la loro bocca, come leone che rapisce e ruggisce (Sal 21,14).
6
Sono stato versato come acqua, le mie ossa sono tutte disperse (Sal 21, 15).
7
E il mio cuore si è fatto come cera che si liquefa nel mio petto (Sal 21,15-16).
8
Come coccio si è inaridita la mia forza; la mia lingua mi si è attaccata al palato (Sal. 21,16).
9
Mi hanno nutrito con fiele, nella mia sete mi hanno abbeverato con aceto (Sal 68,22).
10
Mi hanno condotto fino nella polvere della morte (Sal 21,16) e aggiunsero dolore al dolore delle mie ferite (Sal 68,27).
11
Io ero morto e sono risorto (cf Sal 3,6), e il padre mio santissimo mi ha accolto nella gloria (cf Sal 72,24).
12
Padre santo (Gv 17,11), tu hai tenuto la mia mano destra e mi hai accompagnato nel fare la tua volontà e mi hai accolto
nella gloria (Sal 72,23-24).
13
Infatti, che altro c’è per me in cielo? e da te che cosa ho voluto sulla terra? (Sal 72,25)
14
Guardate, guardate che io sono Dio, dice il Signore, sarò esaltato fra le genti e su tutta la terra (Sal 45,11).
15
Benedetto il Signore Dio di Israele (Lc 1,68), che ha redento le anime dei suoi servi con il proprio suo santissimo sangue, e non abbandonerà tutti quelli che sperano in lui (Sal 33,32: cfr. Ap 5,9).
16
E sappiamo che viene, viene a giudicare la giustizia (cf Sal 95,13).
VESPRO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [VII]
[FF1 1977, 288]
1
Genti tutte, battete le mani, cantate a Dio inni di giubilo con voce d’esultanza (Sal 46,2),
2
poiché il Signore è eccelso, terribile, re grande su tutta la terra (Sal 46,3).
3
Perché il santissimo Padre celeste, nostro re dall'eternità, ha mandato dall’alto il suo Figlio diletto, ed egli ha operato la
salvezza sulla terra (Sal 73,12).
4
Si allietino i cieli ed esulti la terra, frema di gioia il mare e quanto contiene; esulteranno i campi e tutte le cose che in essi si trovano (Sal 95,11-12).
5
Cantate a lui un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra (Sal 95,1),
6
perché grande è il Signore e molto degno di lode terribile sopra tutti gli dèi (Sal 95,4).
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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7
Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore la gloria e l’onore, date al Signore la gloria del suo nome (Sal
95,7-8).
8
Portate in offerta (cf Sal 95,8) i vostri corpi e caricatevi sulle spalle la sua santa croce e seguite sino alla fine i suoi
comandamenti (cf Lc 14,27; 1P 2,21).
9
Tremi davanti al volto di lui tutta la terra; gridate tra i popoli: «Il Signore regna dal legno» (Sal 95,9-10).
[FF1 1977, 289]
Fino a qui si dice dal Venerdì santo alla festa dell’Ascensione, ogni giorno. Però nella festa dell’Ascensione si aggiungono questi versetti:
10
E salì al cielo e siede alla destra del santissimo Padre celeste (cf Ef 4,10 e «credo»). Sali più in alto dei cieli, o Dio; e
la tua gloria su tutta la terra (Sal 56,12).
11
E sappiamo che viene, viene a giudicare la giustizia (cf Sal 95,13).
[FF1 1977, 290]
Nota che dall’Ascensione fino all’Avvento si dice allo stesso modo, ogni giorno, questo salmo, cioè: Genti tutte con i sopraddetti versetti, dicendo il gloria là dove finisce il salmo, cioè: viene a giudicare la giustizia.
Questi salmi si recitano dal Venerdì santo fino alla domenica di Risurrezione. Ugualmente si recitano dall’ottava
di Pentecoste fino all’Avvento del Signore e dall’ottava dell'Epifania fino al Giovedì santo, eccetto le domeniche e le feste
principali, nelle quali non si recitano; negli altri giorni invece sempre si dicano.
UffPassione - II
[Per il tempo pasquale]
Nel sabato santo, cioè terminato l’ufficio del giorno.
COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [VIII]
[FF1 1977, 291]
1
O Dio, volgiti in mio aiuto; Signore, affrettati a soccorrermi.
2
Siano confusi e coperti di rossore quelli che attentano alla mia vita.
3
Siano volti in fuga e arrossiscano quanti vogliono la mia rovina.
4
Siano volti in fuga subito pieni di rossore, quelli che mi dicono: Ah! ah!
5
Esultino e si rallegrino in te tutti coloro che ti cercano; non si stanchino di ripetere: «Sia magnificato Iddio», coloro che
amano la tua salvezza.
6
Io però sono indigente e povero, o Dio, aiutami.
7
Mio aiuto e mio salvatore sei tu; Signore, non tardare (Sal 69,2-6).
AL MATTUTINO DELLA DOMENICA DI RISURREZIONE
FF1 1977,
FF2 2004,
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [IX]
[FF1 1977, 292]
1
Cantate al Signore un cantico nuovo, perché ha compiuto cose meravigliose (Sal 97,1).
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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2
La sua destra ha immolato il suo Figlio diletto L'ha immolato il suo santo braccio (Sal 97,1).
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, ha rivelato la sua giustizia al cospetto di tutte le genti (Sal 97,2).
4
In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia, nella notte si è udito il suo cantico (cf Sal 41,9).
5
Questo è il giorno fatto dal Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso (Sal 117,24).
6
Benedetto colui che viene in nome del Signore, Dio il Signore e risplendette tra noi (Sal 117,26-27).
7
Si allietino i cieli ed esulti la terra, frema di gioia il mare e quanto contiene; esulteranno i campi e tutte le cose che in
essi si trovano (Sal 95,11-12).
8
Date al Signore, o famiglie dei popoli. date al Signore la gloria e l’onore; date al Signore la gloria per il suo nome (Sal
95,7-8).
3
[FF1 1977, 293]
Fino a qui si dice dalla domenica di Risurrezione fino alla festa dell’Ascensione, ogni giorno, a ciascuna ora, eccetto a
Vespro, a Compieta e a Prima. Nella notte dell'Ascensione poi si aggiungono questi versetti:
9
O regni della terra, cantate a Dio, salmeggiate al Signore (Sal 67,33).
Cantate salmi a Dio, che ascende sopra il cielo dei cieli, a oriente.
11
Ecco, egli farà udire la forza della sua voce: date gloria a Dio per Israele; la sua magnificenza e la sua forza sono tra le
nubi (Sal 67,33-55).
12
Mirabile è Dio nei suoi santi; il Dio di Israele, egli stesso darà potenza e fortezza al suo popolo. Sia benedetto Dio (Sal
67,36). Gloria.
10
[FF1 1977, 294]
Nota che questo salmo, nel tempo dall’Ascensione del Signore fino all’ottava di Pentecoste, si recita ogni giorno, con i
sopraddetti versetti, a mattutino, terza, sesta e nona, dicendo il Gloria dopo la frase benedetto Dio, e non altrove.
Nota ancora, che, allo stesso modo, si dice soltanto al mattutino nelle domeniche e nelle feste principali dell’ottava di
Pentecoste fino all’Avvento del Signore e dall’ottava dell'Epifania fino al Giovedì santo, poiché in quello stesso glomo il
Signore mangiò la pasqua con i suoi discepoli. Si può dire un altro salmo a mattutino o a Vespro, quando si vuole, come
«Exaltabo te, Domine», come si ha nel Salterio. E questo dalla domenica di Risurrezione fino alla festa dell’Ascensione,
e non oltre.
PRIMA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Abbi pietà di me, Signore (come nel I° Schema n. 284).
TERZA, SESTA, NONA
Salmo: Cantate (come al Mattutino, n. 292).
VESPRO
Salmo: Genti tutte (come al Vespro del I° schema, n. 288).
FF1 1977,
FF2 2004,
UffPassione - III
[Per le domeniche e le feste principali]
[FF1 1977, 295]
Iniziano altri salmi, composti ugualmente dal beatissimo padre nostro Francesco, da dirsi, in luogo dei sopraddetti salmi
della Passione del Signore, nelle domeniche e nelle principali festività, dall’ottava di Pentecoste fino all’Avvento e
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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dall’ottava dell’Epifania fino al Giovedì santo. Intendi bene che si devono dire in quello stesso giorno, perché è la pasqua del Signore.
COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: O Dio, volgiti in mio aiuto (Compieta del II° schema, n. 291).
MATTUTINO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Cantate (come al Mattutino del II° schema, n. 292).
Salmo: Abbi pietà di me, Signore (come nel I° schema, n. 284).
TERZA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [X]
[FF1 1977, 296]
1
O terra tutta, cantate un inno di giubilo al Signore, elevate un salmo al suo nome, date gloria alla sua lode (Sal 65,1-2).
2
Dite a Dio: «Quanto sono stupende le tue opere Signore; per la grandezza della tua potenza, a te si piegano i tuoi nemici
(Sal 65,3).
3
A te si prostri tutta la terra, a te canti inni; canti al tuo nome» (Sal 65,4).
4
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e vi narrerò quanto ha fatto per me (Sal 65,16).
5
Con la mia bocca ho rivolto a lui il mio grido, con la mia lingua ho esultato (Sal 65,17).
6
Ed egli ha ascoltato la mia voce dal suo tempio santo; il mio grido è salito fino al suo cospetto (Sal 17,7).
7
Benedite il Signore nostro, o popoli, e fate risuonare la sua lode (Sal 65,8).
8
E saranno benedette in lui tutte le tribù della terra; tutte le genti lo esalteranno (Sal 71,17).
9
Benedetto sia il Signore, il Dio di Israele; egli solo compie cose meravigliose (Sal 71,18).
10
E benedetto sia il nome della sua maestà per sempre; della sua maestà sarà ripiena tutta la terra.
Fiat. Fiat (Sal 71,19).
SESTA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [Xl]
[FF1 1977, 297]
1
Ti ascolti il Signore nel giorno della tribolazione; ti protegga il nome del Dio di Giacobbe (Sal 19,2).
2
Ti invii aiuto dal santuario, e da Sion ti protegga (Sal 19,3).
3
Si ricordi del tuo sacrificio, e il tuo olocausto sia ricco di benedizioni (Sal 19,4).
4
Ti conceda secondo il desiderio del tuo cuore e confermi tutti i tuoi propositi (Sal 19,5).
5
Esulteremo nella tua salvezza e nel nome del Signore nostro Dio ci glorieremo (Sal 19,6).
6
Il Signore adempia tutte le tue domande (Sal 19,7). Ora so che il Signore ha mandato Gesù Cristo suo Figlio, ed egli
giudicherà i popoli secondo giustizia (Sal 9,9).
7
Il Signore è divenuto rifugio dei poveri, aiuto nelle necessità e nelle tribolazioni. E sperino in te quanti hanno conosciuto il tuo nome (Sal 9,10-11).
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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8
Benedetto il Signore Dio mio (Sal 143,1), perché si è fatto mia difesa e mio rifugio, nel giorno della mia tribolazione
(Sal 58,17).
9
O mio aiuto, a te canterò, perché tu Dio sei stato la mia difesa, il mio Dio, la mia misericordia (Sal 58,18).
NONA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [Xll]
[FF1 1977, 298]
1
In te ho sperato, Signore, che io non sia confuso in eterno. Liberami e difendimi nella tua giustizia.
2
Porgi l’orecchio alla mia preghiera e salvami (Sal 70,1-2).
3
Sii per me il Dio mio protettore, come un luogo fortificato perché tu mi possa salvare (Sal 70,3).
4
Poiché tu sei, Signore, la mia pazienza; o Signore, mia speranza fino dalla mia giovinezza (Sal 70,5).
5
Dalla mia nascita sei tu la mia forza, mio protettore dal grembo di mia madre: tu sarai sempre la mia canzone (Sal 70,6).
6
Della tua lode sia piena la mia bocca; che io canti tutto il giorno la tua gloria e la tua grandezza (Sal 70,8).
7
Esaudiscimi, Signore, poiché benigna è la tua misericordia; volgiti a me nella molteplicità della tua misericordia (Sal
68,17).
8
Non distogliere il tuo volto dal tuo servo: sono nella tribolazione, affrettati ad ascoltarmi (Sal 18,18).
9
Sia benedetto il Signore mio Dio (Sal 143,1-2), poiché egli si è fatto mio difensore e rifugio nel giorno della mia tribolazione (Sal 58,17).
10
O mio aiuto a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, la mia difesa il mio Dio, la mia misericordia (Sal 58,18).
VESPRO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Genti tutte (come al Vespro del I° schema, n. 288).
FF1 1977,
FF2 2004,
UffPassione - IV
[Per il tempo dell’Avvento del Signore]
[FF1 1977, 299]
Iniziano altri salmi, sempre composti dal beatissimo padre nostro Francesco, da recitarsi in luogo dei precedenti salmi
della Passione del Signore, dall’Avvento del Signore alla vigilia di Natale e non oltre.
COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [Xlll]
[FF1 1977, 300]
1
Fino a quando, Signore, ti scorderai di me? Fino a quando distoglierai da me il tuo volto?
2
Fino a quando rivolgerò affanni nell’anima mia, dolore nel mio cuore tutto il giorno?
3
Fino a quando il mio nemico avrà il sopravvento su di me? Volgi a me il tuo sguardo ed esaudiscimi, Signore, mio Dio.
4
Dà luce ai miei occhi, perché non mi addormenti mai nella morte e il mio nemico non possa dire: «Ti ho vinto!».
5
Se io cadrò, esulteranno i miei nemici, ma io ho confidato nella tua misericordia.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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6
Il mio cuore esulterà nella tua salvezza. Canterò al Signore che mi ha beneficato e inneggerò al nome del Signore altissimo (Sal 12,1-6).
MATTUTINO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [XIV]
[FF1 1977, 301]
1
Io ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra (cf Gv 17,11; Mt 11,25), perché mi hai consolato (cf
Is 12,1).
2
Tu sei il Dio mio salvatore, agirò con fiducia e non temerò.
3
Mia fortezza e mia lode è il Signore; egli è divenuto la mia salvezza (cf Is 12,2).
4
La tua destra, Signore, si è manifestata nella forza la tua destra, Signore, ha percosso il mio nemico, e nella molteplicità della tua gloria hai abbattuto i miei avversari (Es 15,6-7).
5
Guardino i poveri e gioiscano: cercate il Signore e la vostra anima vivrà (Sal 68,33).
6
Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove (Sal 68,35).
7
Poiché Dio salverà Sion, e saranno riedificate le città di Giuda.
8
Essi vi abiteranno e ne prenderanno il possesso (Sal 68,36).
9
La stirpe dei suoi servi la erediterà e coloro che amano il suo nome abiteranno in essa (Sal 68,37).
PRIMA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Abbi pietà di me, o Dio (come a Prima del I° schema, n. 284).
TERZA
Salmo: O terra tutta (come a Terza del III° schema, n. 296).
SESTA
Salmo: Ti ascolti il Signore (come a Sesta del III° schema, n. 297).
NONA
Salmo: In te ho sperato (come a Nona del III° schema, n. 298).
VESPRO
Salmo: Genti tutte (come a Vespro del l° schema, n. 288).
[FF1 1977, 302]
Nota che non si recita tutto il salmo, ma fino al versetto: Tremi davanti al volto di lui (v. 9). Si faccia attenzione a dire
tutto il versetto: Portate in offerta... Terminato questo versetto, si dice il Gloria. Questo salmo si recita al Vespro ogni
giorno, dall’Avvento fino alla Vigilia di Natale.
FF1 1977,
FF2 2004,
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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UffPassione - V
[Per il tempo dalla Natività del Signore all’ottava dell’Epifania]
VESPRO Dl NATALE
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [XV]
[FF1 1977, 303]
1
Esultate in Dio nostro aiuto (Sal 80,2), elevate il vostro canto di giubilo al Signore Dio, vivo e vero con voce di esultanza (Sal 46,2).
2
Poiché eccelso e terribile è il Signore, re grande su tutta la terra (Sal 46,3).
3
Poiché il santissimo Padre celeste, nostro Re dall’eternità (cf Sal 73,12), ha mandato dall’alto il suo Figlio diletto (cf
1Gv 4,9), ed egli è nato dalla beata Vergine santa Maria (Mt 3,17).
4
Egli mi ha invocato: «Il padre mio sei tu»; ed io lo riconoscerò come primogenito, più alto dei re della terra (Sal 88,2728).
5
In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia, nella notte si è udito il suo cantico (cf Sal 41,9).
6
Questo è il giorno fatto dal Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso (Sal 117,24).
7
Poiché il santissimo bambino diletto ci è stato donato e per noi è nato (cf Is 9,6), lungo la via e deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto nell’albergo (cf Lc 2,7).
8
Gloria al Signore Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà (cf Lc 2,14).
9
Si allietino i cieli ed esulti la terra, frema di gioia il mare e quanto contiene; esulteranno i campi e tutte le cose che in
essi si trovano (Sal 95,11-12).
10
Cantate a lui un cantico nuovo; canti al Signore tutta la terra (Sal 95,1).
11
Poiché grande è il Signore e degno d’ogni lode, è terribile sopra tutti gli dèi (Sal 95,4).
12
Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore la gloria e l’onore; date al Signore la gloria per il suo nome (Sal
95,7-8).
13
Portate in offerta i vostri corpi e caricatevi sulle spalle la sua santa croce e seguite sino alla fine i suoi comandamenti
(cf Sal 95,8; Lc 14,27; 1Pt 2,21).
Nota che questo salmo si dice dalla Natività del Signore fino all’ottava dell’Epifania a ciascuna ora.
Chi volesse recitare questo Ufficio del beato Francesco segua questo ordine: prima dica la preghiera «Padre nostro» con
le lodi, cioè: «Santo, santo, santo». Terminate queste lodi con l’orazione, come si legge sopra, si recita l’antifona «Santa
Maria Vergine» con il salmo proprio, indicato per ogni ora del giorno e della notte. E lo si reciti con grande devozione.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 65 di 208
FF 1977
SCRITTI E BIOGRAFIE DI CHIARA D’ASSISI
Introduzione,
2744-2858
2859-2918
2919-3148
3149-3278
3279-3315
Chiara Augusta Lainati, 2211-40.
Regola Testamento Benedizione
Lettere
Processo canonizzazione
Biografia o ‘Legenda’
Documenti curia romana
FF 2004
Sezione IV
Scritti e Fonti biografiche
di Chiara d'Assisi
Introduzione
Marco Bartoli, 1741-49.
RegolaChiara REGOLA DI SANTA CHIARA D’ASSISI (1253)
FF 1977
Traduzione e Note
Schede
Feliciano Olgiati
Chiara Augusta Lainati
FF 2004
Introduzione, Traduzione, Note Chiara Augusta Lainati, 1753-58.
RegolaChiara - BOLLA DI PAPA INNOCENZO IV
[FF1 1977, 2744]
1
Innocenzo vescovo, servo dei servi di Dio. 2 Alle dilette figlie in Cristo Chiara abbadessa e alle altre sorelle del monastero di
San Damiano d'Assisi, salute e apostolica benedizione.
[FF1 1977, 2745]
3
La Sede Apostolica suole acconsentire ai pii voti e benevolmente favorire gli onesti desideri di coloro che chiedono. 4 Ora,
da parte vostra ci è stato umilmente richiesto che ci prendessimo cura di confermare con la nostra autorità apostolica 5 la
forma di vita, secondo la quale dovete vivere comunitariamente in unità di spiriti e con voto di altissima povertà (24), 6 che vi
fu data dal beato Francesco e fu da voi spontaneamente accettata, 7 quella che il venerabile nostro fratello vescovo di Ostia e
Velletri ritenne bene che fosse approvata, come è ampiamente contenuto nella lettera scritta a proposito dallo stesso vescovo.
[FF1 1977, 2746]
24
cf 2Cor 8,2.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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8
Noi pertanto, ben disposti ad accogliere la vostra supplica, ratificando di buon grado quanto sopra ciò è stato fatto dal
medesimo vescovo, lo confermiamo col potere apostolico e l'avvaloriamo con l'autorità del presente scritto, 9 nel quale
facciamo inserire parola per parola il testo della stessa lettera, che e questo:
[FF1 1977, 2747]
10
Rinaldo, per misericordia di Dio vescovo di Ostia e Velletri, alla sua carissima in Cristo madre e figlia Donna Chiara
abbadessa di San Damiano in Assisi, 11 e alle sorelle di lei, presenti e future, salute e paterna benedizione.
[FF1 1977, 2748]
12
Poiché voi, figlie dilette in Cristo, avete disprezzato le vanità e i piaceri del mondo 13 e seguendo le orme (25) dello stesso
Cristo e della sua santissima Madre, avete scelto di abitare rinchiuse e di dedicarvi al Signore in povertà somma per potere con
animo libero servire a Lui, 14 noi, encomiando nel Signore il vostro santo proposito, di buon grado vogliamo con affetto
paterno accordare benevolo favore ai vostri voti e ai vostri santi desideri.
[FF1 1977, 2749]
15
Per questo, accondiscendendo alle vostre pie suppliche, con l'autorità del signor Papa e nostra, confermiamo in perpetuo per
voi tutte e per quelle che vi succederanno nel vostro monastero e con l'appoggio della presente lettera avvaloriamo la forma di
vita e il modo di santa unità e di altissima povertà (26), che il beato padre vostro Francesco vi consegnò a voce e in scritto da
osservare e che è qui riprodotta. 17 Ed è questa:
RegolaChiara - I.
NEL NOME DEL SIGNORE INCOMINCIA
LA FORMA DI VITA DELLE SORELLE POVERE
[FF1 1977, 2750]
1
La Forma di vita dell'Ordine delle Sorelle Povere, istituita dal beato Francesco, è questa:
2
Osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
[FF1 1977, 2751]
3
Chiara indegna serva di Cristo e pianticella del beatissimo padre Francesco, promette obbedienza e riverenza al signor papa
Innocenzo e ai suoi successori, canonicamente eletti e alla Chiesa Romana,
[FF1 1977, 2752]
4
E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, cosi promette di
mantenerla inviolabilmente ai suoi successori.
[FF1 1977, 2753]
5
Le altre sorelle siano tenute ad obbedire sempre ai successori del beato Francesco e a sorella Chiara e alle altre abbadesse,
che le succederanno mediante elezione canonica.
RegolaChiara - II.
Dl COLORO CHE VOGLIONO ABBRACCIARE
QUESTA VITA E COME DEVONO ESSERE RICEVUTE
[FF1 1977, 2754]
1
Quando qualcuna, per divina ispirazione, verrà a noi con la determinazione di abbracciare questa vita, L'abbadessa sia tenuta
a chiedere il consenso di tutte le sorelle 2 e se la maggioranza acconsentirà, la possa accettare, dopo aver ottenuto licenza dal
signor cardinale nostro protettore.
[FF1 1977, 2755]
3
Se le sembrerà idonea ad essere accettata, la esamini con diligenza, o la faccia esaminare intorno alla fede cattolica e ai
sacramenti della Chiesa.
25
26
cf 1Pt 2,21.
cf 2Cor 8,2.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 67 di 208
[FF1 1977, 2756]
4
E se crede tutte queste cose, ed è risoluta a confessarle fedelmente e ad osservarle con fermezza sino alla fine; 5 e non ha
marito, o se l'ha, ha già abbracciato la vita religiosa con l'autorità del vescovo diocesano ed ha già fatto voto di continenza; 6 e
se, inoltre non è impedita dall'osservare questa vita da età avanzata o da qualche infermità o deficienza mentale, 7 le si esponga
diligentemente il tenore della nostra vita.
[FF1 1977, 2757]
8
E se sarà idonea, le si dica la parola del santo Vangelo: che vada e venda tutte le sue sostanze e procuri di distribuirle ai
poveri (27). 9 Se ciò non potesse fare, basta ad essa la buona volontà.
[FF1 1977, 2758]
10
Si guardino però l'abbadessa e le sue sorelle dal preoccuparsi per le cose temporali di lei, affinché ne disponga liberamente,
come le verrà ispirato dal Signore. Il Se tuttavia domandasse consiglio, la indirizzino a persone prudenti e timorate di Dio (28),
col consiglio delle quali vengano distribuiti i suoi beni.
[FF1 1977, 2759]
12
Poi, tosati i capelli in tondo e deposto l'abito secolare, le conceda tre tonache e il mantello. 13 Da quel momento non le è più
lecito uscire fuori di monastero, senza un utile, ragionevole, manifesto e approvato motivo.
[FF1 1977, 2760]
14
Finito poi l'anno della prova, sia ricevuta all'obbedienza, promettendo d'osservare sempre la vita e la forma della nostra
povertà.
[FF1 1977, 2761]
15
Non si conceda a nessuna il velo durante il tempo della prova. 16 Le sorelle possono avere anche le mantellette per comodità
e convenienza del servizio e del lavoro. 17 L'abbadessa poi le provveda di vestimenti con discrezione, secondo la qualità delle
persone, i luoghi e i tempi e i paesi freddi, conforme vedrà essere richiesto dalla necessità.
18
[FF1 1977, 2762]
Le giovanette, accolte in monastero prima della legittima età, siano tosate in tondo 19 e, deposto
l'abito secolare, indossino un abito da religiosa, come parrà all'abbadessa. 20 Raggiunta poi l'età legittima, vestite alla maniera
delle altre, facciano la loro professione.
[FF1 1977, 2763]
21
Ad esse, come alle altre novizie, l'abbadessa assegni con sollecitudine una maestra tra le più assennate del monastero, 22 la
quale le istruisca con cura intorno al modo di vivere santamente da religiose e alle oneste costumanze secondo la forma della
nostra professione. 23 Le medesime norme si osservino nell'esame e nell'accettazione delle sorelle che presteranno il loro
servizio fuori del monastero; esse però potranno usare calzature.
[FF1 1977, 2764]
24
Non si ammetta nessuna a dimorare con noi in monastero se non sia stata ricevuta secondo la forma della nostra
professione.
[FF1 1977, 2765]
25
E per amore del santissimo Bambino, ravvolto in poveri pannicelli e adagiato nel presepio (29), e della sua santissima
Madre, ammonisco, prego caldamente ed esorto le mie sorelle a vestire sempre indumenti vili.
RegolaChiara - III.
DELL'UFFICIO DIVINO E DEL DIGIUNO.
DELLA CONFESSIONE E COMUNIONE
[FF1 1977, 2766]
27
28
29
cf Mt 19,21.
cf At 13,16.
cf Lc 2,7-12.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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1
Le sorelle che sanno leggere celebrino l'ufficio divino secondo la consuetudine dei frati minori, e perciò potranno avere i
breviari, leggendo senza canto. 2 Se qualcuna, per un motivo ragionevole, a volte non potesse recitare leggendo le sue Ore, le
sia lecito dire i Pater noster, come le altre sorelle.
[FF1 1977, 2767]
3
Quelle invece che non sanno leggere, dicano ventiquattro Pater noster per il Mattutino, cinque per le Lodi per prima, terza,
sesta e nona, per ciascuna di queste Ore, sette; per il Vespro dodici; per Compieta sette. 5 Inoltre dicano ancora per i defunti
sette Pater noster con il Requiem per il Vespro e dodici per il Mattutino, 6 quando le sorelle che sanno leggere sono tenute a
recitare l'Ufficio dei morti. 7 Alla morte poi di una sorella del nostro monastero, dicano cinquanta Pater noster.
[FF1 1977, 2768]
8
Le Sorelle digiunino in ogni tempo. 9 Ma nel Natale del Signore, in qualunque giorno cada, possano rifocillarsi due volte. 10
Con le giovanette, le deboli e le sorelle che servono fuori del monastero, si dispensi misericordiosamente, come parrà
all'abbadessa. 11 Ma in tempo di manifesta necessità, le sorelle non siano tenute al digiuno corporale.
[FF1 1977, 2769]
12
Si confessino almeno dodici volte l'anno, con licenza dell'abbadessa. 13 E devono guardarsi allora dal frammischiare altri
discorsi che non facciano al caso della confessione e della salute dell'anima.
[FF1 1977, 2770]
14
Si comunichino sette volte l'anno, cioè: nel Natale del Signore, nel Giovedì santo, nella Resurrezione del Signore, nella
Pentecoste, nell'Assunzione della beata Vergine, nella festa di san Francesco e nella festa d'Ognissanti.
[FF1 1977, 2771]
15
Per comunicare le sorelle, sia sane che inferme, è lecito al cappellano celebrare all'interno.
RegolaChiara - IV.
DELLA ELEZIONE e DELL'UFFICIO Dl ABBADESSA.
DEL Capitolo , DELLE RESPONSABILI DEGLI UFFICI e DELLE DISCRETE.
[FF1 1977, 2772]
1
Nella elezione dell'abbadessa le sorelle siano tenute ad osservare la forma canonica.
[FF1 1977, 2773]
2
Esse si procurino con sollecitudine di avere il ministro generale o provinciale dell'Ordine dei frati minori, 3 il quale mediante
la parola di Dio le disponga alla perfetta concordia e ala utilità comune nelle elezioni da farsi.
[FF1 1977, 2774]
4
E non si elegga se non una professa. 5 E se fosse eletta una non professa o venisse data in altro modo non le si presti
obbedienza se prima non avrà fatta la professione della forma della nostra povertà. 6 Alla sua morte, si faccia l'elezione di
un'altra abbadessa.
[FF1 1977, 2775]
7
E se talora sembrasse alla generalità delle sorelle che la predetta non fosse idonea al servizio e alla comune utilità di esse, 8 le
dette sorelle siano tenute ad eleggerne, quanto prima possono e nel modo sopraddetto, un'altra per loro abbadessa e madre.
[FF1 1977, 2776]
9
L'eletta poi consideri qual carico ha accettato sopra di sé e a Chi deve rendere conto (30) del gregge affidatole. 10 Si studi
anche di presiedere alle altre più per virtù e santità di vita che per ufficio, affinché le sorelle, provocate dal suo esempio, le
obbediscano più per amore che per timore
[FF1 1977, 2777]
11
Si guardi dalle amicizie particolari, affinché non avvenga che, amando alcune più delle altre, rechi scandalo a tutte
[FF1 1977, 2778]
30
cf Mt 12,36; Eb 13,17.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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12
Consoli le afflitte Sia ancora l'ultimo rifugio delle tribolate (31) perché, se mancassero presso di lei i rimedi di salute, non
abbia a prevalere nelle inferme il moRegBollatao della disperazione.
[FF1 1977, 2779]
13
Conservi la vita comune in tutto, ma specialmente in chiesa, in dormitorio, in refettorio, nell'infermeria e nelle vesti. 14 E ciò
è tenuta a fare allo stesso modo anche la sua vicaria.
[FF1 1977, 2780]
15
L'abbadessa sia tenuta a convocare a Capitolo le sue sorelle almeno una volta la settimana. 16 lvi, tanto lei quanto le sorelle
debbano accusarsi umilmente delle comuni e pubbliche mancanze e negligenze. 17 Ivi ancora discuta con le sue sorelle circa le
cose da fare per l'utilità e il bene del monastero. 18 Spesso infatti il Signore manifesta ciò che è meglio al più piccolo.
[FF1 1977, 2781]
19
Non si contragga alcun debito grave, se non di comune consenso delle sorelle e per manifesta necessità, e questo per mezzo
del procuratore. 20 Si guardi poi l'abbadessa con le sue sorelle dal ricevere alcun deposito in monastero, 21 poiché da ciò
nascono spesso distuRegBollatai e scandali.
[FF1 1977, 2782]
22
Allo scopo di conservare l'unita della scambievole carità e della pace, tutte le responsabili degli uffici del monastero
vengano elette di comune consenso di tutte le sorelle. 23 E nello stesso modo si eleggano almeno otto sorelle delle più
assennate, del consiglio delle quali l'abbadessa è obbligata a servirsi in ciò che è richiesto dalla forma della nostra vita.
24
Se qualche volta sembrasse utile e conveniente, le sorelle possano anche e debbano rimuovere le responsabili e le discrete
ed eleggerne altre al loro posto.
RegolaChiara - V.
DEL SILENZIO, DEL PARLATORIO E DELLA GRATA
1
[FF1 1977, 2783]
Le sorelle osservino il silenzio dall'ora di compieta fino a terza, eccettuate le sorelle che prestano
servizio fuori del monastero. 2 Osservino ancora silenzio continuo in chiesa, in dormitorio e in refettorio soltanto quando
mangiano. 3 Si eccettua l'infermeria, dove, per sollievo e servizio delle ammalate, sarà sempre permesso alle sorelle di parlare
con moderazione. 4 Possano tuttavia, sempre e ovunque, comunicare quanto è necessario, ma con brevità e sottovoce.
5
[FF1 1977, 2784]
Non sia lecito alle sorelle accedere al parlatorio o alla grata, senza licenza dell'abbadessa o della sua
6
vicaria; e quelle che ne hanno licenza, non ardiscano parlare nel parlatorio, se non alla presenza e ascoltate da due sorelle.
7
[FF1 1977, 2785]
Non presumano poi di recarsi alla grata, se non siano presenti, assegnate dall'abbadessa o dalla
vicaria, almeno tre di quelle otto discrete che furono elette da tutte le sorelle come Consiglio dell'abbadessa. 8 Questa forma
nel parlare siano tenute ad osservarla per conto proprio anche l'abbadessa e la sua vicaria. 9 E quanto si è detto per la grata avvenga molto di rado; alla porta poi non si faccia in nessun modo. 10 A detta grata sia applicata dalla parte interna un panno, che
non sia tolto se non quando si predica la divina parola o alcuna parli a qualcuno. 11 Abbia inoltre una porta di legno, ben difesa
da due differenti serrature in ferro, da imposte e chiavistelli, 12 affinché, specialmente di notte, sia chiusa con due chiavi, una
delle quali la tenga l'abbadessa e l'altra la sacrestana; 13 e rimanga sempre chiusa, fuorché quando si ascolta il divino ufficio e
per i motivi sopra esposti. 14 Non è lecito assolutamente a nessuna parlare ad alcuno alla grata prima della levata del sole o
dopo il tramonto.
15
[FF1 1977, 2786]
Al parlatorio poi, vi sia sempre, dalla parte interna, un panno che non deve essere rimosso per
16
nessun motivo. Durante la quaresima di san Martino e la quaresima maggiore nessuna parli al parlatorio, 17 se non al
sacerdote per motivo di confessione o di altra manifesta necessità Ciò è riservato alla prudenza dell'abbadessa o della sua
vicaria.
RegolaChiara - VI.
LE PROMESSE DEL BEATO FRANCESCO E DEL NON AVERE POSSEDIMENTI
31
Sal 31,7.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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1
[FF1 1977, 2787]
Dopo che l'altissimo Padre celeste si degnò illuminare l'anima mia mediante la sua grazia perché,
seguendo l'esempio e gli insegnamenti del beatissimo padre nostro Francesco, io facessi penitenza, poco tempo dopo la
conversione di lui, liberamente, insieme con le mie sorelle, gli promisi obbedienza.
2
[FF1 1977, 2788]
Il beato padre, poi, considerando che noi non temevamo nessuna povertà, fatica, tribolazione,
umiliazione e disprezzo del mondo, che anzi l'avevamo in conto di grande delizia, mosso da paterno affetto, scrisse per noi la
forma di vita in questo modo: 3 «Poiché per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell'Altissimo sommo Re, il Padre
celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, 4 voglio e prometto
da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, attenta cura e sollecitudine speciale».
[FF1 1977, 2789]
5
Ciò che egli con tutta fedeltà ha adempiuto finché visse, e volle che dai frati fosse sempre adempito.
6
[FF1 1977, 2790]
E affinché non ci allontanassimo mai dalla santissima povertà che abbracciammo, e neppure quelle
che sarebbero venute dopo di noi, poco prima della sua morte di nuovo scrisse per noi la sua ultima volontà con queste parole:
7
«Io frate Francesco piccolino, voglio seguire la vita e la povertà dell'Altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua
santissima Madre, e perseverare in essa sino alla fine (32). 8 E prego voi, mie signore e vi consiglio che viviate sempre in
questa santissima vita e povertà. 9 E guardatevi molto bene dall'allontanarvi mai da essa in nessuna maniera per
l'insegnamento o il consiglio di alcuno».
10
[FF1 1977, 2791]
E come io, insieme con le mie sorelle, sono stata sempre sollecita di mantenere la santa povertà che
abbiamo promesso al Signore Iddio e al beato Francesco, 11 così le abbadesse che mi succederanno nell'ufficio e tutte le sorelle siano tenute ad osservarla inviolabilmente fino alla fine: 12 a non accettare, cioè, né avere possedimenti o proprietà né da
sé, né per mezzo di interposta persona, 13 e neppure cosa alcuna che possa con ragione essere chiamata proprietà, 14 se non
quel tanto di terra richiesto dalla necessità, per la convenienza e l'isolamento del monastero; 15 ma quella terra sia coltivata
solo a orto per il loro sostentamento.
RegolaChiara - VII.
DEL MODO DI LAVORARE
1
[FF1 1977, 2792]
Le sorelle alle quali il Signore ha dato la grazia di lavorare, lavorino, dopo l'ora di terza,
applicandosi a lavori decorosi e di comune utilità, con fedeltà e devozione, 2 in modo tale che, bandito l'ozio, nemico
dell'anima, non estinguano lo spirito (33) della santa orazione e devozione, al quale tutte le altre cose temporali devono servire.
3
[FF1 1977, 2793]
E l'abbadessa o la sua vicaria sia tenuta ad assegnare in capitolo, davanti a tutte, il lavoro che
ciascuna dovrà svolgere con le proprie mani. 4 Ci si comporti allo stesso modo quando qualche persona mandasse delle
elemosine, affinché si preghi in comune per lei. 5 E tutte queste cose vengano distribuite dall'abbadessa o dalla sua vicaria col
consiglio delle discrete a comune utilità.
RegolaChiara - VIII.
CHE LE SORELLE NON SI APPROPRINO DI NULLA.
DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA E DELLE SORELLE AMMALATE
1
[FF1 1977, 2795]
Le sorelle non si approprino di nulla, né della casa, né del luogo, né d'alcuna cosa, 2 e come
pellegrine e forestiere (34) in questo mondo, servendo al Signore in povertà e umiltà con fiducia mandino per la elemosina. 3 E
non devono vergognarsi, poiché il Signore si fece per noi povero (35) in questo mondo. 4 E questo quel vertice dell'altissima
povertà (36), che ha costituto voi, sorelle mie carissime, eredi e regine del regno dei cieli (37), vi ha reso povere di sostanze, ma
ricche di Virtù. 5 Questa sia la vostra parte di eredità, che introduce nella terra dei viventi (38). 6 Aderendo totalmente ad essa,
32
Cfr.Mt 10,22.
33
cf 1Ts 5,19.
cf Sal 38,13; 1Pt 2,11.
cf 2Cor 8,9.
cf 2Cor 8,2.
Cfr.Mt 5,3; Lc 6,20.
cf Sal 141,6.
34
35
36
37
38
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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non vogliate mai, sorelle dilettissime, avere altro sotto il cielo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima
Madre.
7
[FF1 1977, 2796]
Non sia lecito ad alcuna sorella mandare lettere, o ricevere o dare cosa alcuna fuori del monastero,
senza licenza dell'abbadessa. 8 Né sia lecito tenere cosa alcuna che non sia stata data o permessa dall'abbadessa. 9 Che se le
venga mandato qualche cosa dai parenti o da altri, l'abbadessa gliela faccia consegnare. 10 La sorella poi, se ne ha bisogno, la
possa usare; se no, né faccia parte caritatevolmente alla sorella che ne ha bisogno. 11 Se poi le fosse stato mandato del denaro,
l'abbadessa, con consiglio delle discrete, le faccia procurare ciò di cui ha bisogno.
12
[FF1 1977, 2797]
Riguardo alle sorelle ammalate, l'abbadessa sia fermamente tenuta, da sé e per mezzo delle altre
sorelle, a informarsi con sollecitudine di quanto richiede la loro infermità, sia quanto a consigli, sia quanto ai cibi ed alle altre
necessità, 13 e a provvedere con carità e misericordia, secondo la possibilità del luogo. 14 Poiché tutte sono tenute a provvedere
e a servire le loro sorelle ammalate, come vorrebbero essere servite esse stesse nel caso che incorressero in qualche infermità.
15
[FF1 1977, 2798]
L'una manifesti all'altra con confidenza la sua necessità. 16 E se una madre ama e nutre la sua figlia
carnale, con quanta maggiore cura deve una sorella amare e nutrire la sua sorella spirituale!
17
[FF1 1977, 2799]
Quelle che sono inferme, potranno usare pagliericci e avere guanciali di piuma sotto il capo; 18 e
quelle che hanno bisogno di calze e di materasso di lana, ne possano usare. 19 Le suddette inferme, poi, quando vengono
visitate da quelli che entrano nel monastero, possano, ciascuna per proprio conto, rispondere brevemente con qualche buona
parola a chi rivolge loro la parola.
20
[FF1 1977, 2800]
Le altre sorelle, invece, che pur ne hanno licenza, non ardiscano parlare a quelli che entrano nel
monastero, se non alla presenza e ascoltate da due discrete, designate dall'abbadessa o dalla sua vicaria. 21 Questa forma nel
parlare siano tenute ad osservarla anche l'abbadessa e la sua vicaria.
RegolaChiara - IX.
DELLA PENITENZA A IMPORRE ALLE SORELLE CHE PECCANO, E DELLE SORELLE HE PRESTANO
SERVIZIO FUORI DEL MONASTERO
[FF1 1977, 2801]
Se qualche sorella, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente contro la forma della nostra
professione e, ammonita due o tre volte dall'abbadessa o da altre sorelle, 2 non si sarà emendata, mangi per terra pane e acqua
in refettorio, alla presenza di tutte le sorelle, tanti giorni quanti sarà stata contumace, 3 e, se l'abbadessa lo riterrà necessario,
sia sottoposta a pena anche più grave. 4 Frattanto, finché rimarrà ostinata, si preghi affinché il Signore disponga il suo cuore a
penitenza.
5
[FF1 1977, 2802]
Tuttavia, l'abbadessa e le sue sorelle si guardino dallo adirarsi e tuRegBollataarsi per il peccato di
6
alcuna, perché l'ira e il tuRegBollataamento impediscono la carità in se stesse e nelle altre.
7
[FF1 1977, 2803]
Se accadesse, il che non sia, che fra una sorella e l'altra sorgesse talvolta, a motivo di parole o di
segni, occasione di tuRegBollataamento e di scandalo, 8 quella che fu causa di tuRegBollataamento, subito, prima di offrire
davanti a Dio l'offerta (39) della sua orazione, non soltanto si getti umilmente ai piedi dell'altra domandando perdono, 9 ma
anche con semplicità la preghi di intercedere per lei presso il Signore perché la perdoni. 10 L'altra poi, memore di quella parola
del Signore: «Se non perdonerete di cuore, nemmeno il Padre vostro celeste perdonerà voi (40), 11 perdoni generosamente alla
sua sorella ogni offesa fattale».
12
[FF1 1977, 2804]
Le sorelle che prestano servizio fuori del monastero, non rimangano a lungo fuori, se non lo
richieda una causa di manifesta necessità. 13 E devono andare per la via con onestà e parlare poco, affinché possano essere
sempre motivo di edificazione per quanti le vedono. 14 E si guardino fermamente dall'avere rapporti o incontri sospetti con
alcuno. 15 Né facciano da madrine a uomini e a donne, affinché per queste occasioni non nasca mormorazione o
tuRegBollataamento.
16
[FF1 1977, 2805]
Non ardiscano riportare in monastero le chiacchiere del mondo. 17 E di quanto si dice o si fa dentro
siano tenute a non riferire fuori dal monastero nulla che possa provocare scandalo. 18 Se capitasse a qualcuna di mancare in
39
40
cf Mt 5,23.
cf Mt 6,15; 18,35.
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queste due cose, per semplicità, spetta alla prudenza dell'abbadessa imporle con misericordia la penitenza. 19 Se invece lo
facesse per cattiva consuetudine, l'abbadessa, secondo la qualità della colpa, col consiglio delle discrete imponga una
penitenza.
RegolaChiara - X.
DELLA AMMONIZIONE E CORREZIONE DELLE SORELLE
1
[FF1 1977, 2806]
L'abbadessa ammonisca e visiti le sorelle e le corregga con umiltà e carità, non comandando loro
cosa alcuna che sia contro la sua anima e la forma della nostra professione.
2
[FF1 1977, 2807]
Le sorelle suddite, poi, ricordino che hanno rinunciato alla propria volontà per amore di Dio. 3
Quindi siano fermamente tenute a obbedire alle loro abbadesse in tutte le cose che hanno promesso al Signore di osservare e
che non sono contrarie all'anima e alla nostra professione.
4
[FF1 1977, 2808]
L'abbadessa poi, usi verso di loro tale familiarità che possano parlarle e trattare con lei come usano
le padrone con la propria serva, 5 poiché così deve essere, che l'abbadessa sia la serva di tutte le sorelle.
6
[FF1 1977, 2809]
Ammonisco poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino le sorelle da ogni
supeRegBollataia, vanagloria, invidia, avarizia (41), cura e sollecitudine di questo mondo (42), dalla detrazione e
mormorazione, dalla discordia e divisione.
7
[FF1 1977, 2810]
Siano invece sollecite di conservare sempre reciprocamente l'unità della scambievole carità, che è il
vincolo della perfezione (43).
8
[FF1 1977, 2811]
E quelle che non sanno di lettere, non si curino di apprenderle, 9 ma attendano a ciò che soprattutto
debbono desiderare: avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione, 10 a pregarlo sempre con cuore puro e ad avere
umiltà, pazienza nella tribulazione e nella infermità, 11 e ad amare quelli che ci perseguitano, riprendono e accusano, 12 perché
dice il Signore: «Beati quelli che soffrono persecuzione a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli (44). 13 Chi
persevererà fino alla fine, questi sarà salvo (45)».
RegolaChiara - XI.
DELLA CUSTODIA DELLA CLAUSURA
1
[FF1 1977, 2812]
La portinaia sia matura come condotta e prudente, e sia di età conveniente. Di giorno rimanga ivi in
una cella aperta, senza uscio. 2 Le si assegni anche una compagna idonea, la quale, la quale quando ci sarà bisogno, faccia in
tutto le sue veci.
3
[FF1 1977, 2813]
La porta sia ben difesa da due differenti serrature in ferro, da imposte e chiavistelli, 4 affinché,
specialmente di notte, sia chiusa con due chiavi, una delle quali la tenga la portinaia, l'altra l'abbadessa. 5 E di giorno non si
lasci mai senza custodia e sia stabilmente chiusa a chiave. 6 Badino poi, con ogni diligenza e procurino che la porta non
rimanga mai aperta, se non il minimo possibile secondo la convenienza. 7 E non si apra affatto a chiunque voglia entrare, ma
solo a coloro cui sia stato concesso dal sommo pontefice o dal nostro signor cardinale.
8
[FF1 1977, 2814]
E non permettano che alcuno entri in monastero prima della levata del sole, né vi rimanga dopo il
tramonto, se non l'esiga una causa manifesta, ragionevole e inevitabile. 9 Qualora per la benedizione dell'abbadessa, o per la
consacrazione a monaca di qualche sorella, o per qualche altro motivo, venga concesso a qualche vescovo di celebrare la
Messa nell'interno del monastero, si accontenti del minor numero possibile di compagni e ministri che siano di buona fama.
[FF1 1977, 2815] 10 Quando poi fosse necessario introdurre nel monastero qualcuno per compiervi dei lavori, l'abbadessa con
sollecitudine ponga alla porta una persona adatta, 11 che apra solo agli addetti ai lavori e non ad altri. 12 Tutte le sorelle si
guardino, allora, con somma diligenza, che non siano vedute da coloro che entrano.
41
42
43
44
45
cf Lc 12,15.
cf Mt 13,22; Lc 21,34.
Col 3,14.
Mt 5,10.
Mt 10,22.
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RegolaChiara - XII.
DEL VISITATORE, DEL CAPPELLANO DEL CARDINALE PROTETTORE
1
[FF1 1977, 2816]
Il nostro visitatore sia sempre dell'Ordine dei frati minori, secondo la volontà e il mandato del
2
nostro cardinale. E sia tale che ne conosca bene l'integrità di vita. 3 Sarà suo compito correggere, tanto nel capo che nelle
membra, le mancanze commesse contro la forma della nostra professione. 4 Egli stando in luogo pubblico, donde possa essere
veduto dalle altre, potrà parlare a molte o a ciascuna in particolare, secondo riterrà più conveniente, di ciò che spetta all'ufficio
della visita.
5
[FF1 1977, 2817]
Chiediamo anche in grazia, allo stesso Ordine, un cappellano con un compagno chierico, di buona
fama, discreto e prudente, e due frati laici, amanti del vivere santo e onesto, 6 in aiuto alla nostra povertà, come abbiamo avuto
sempre misericordiosamente dal predetto Ordine dei frati minori; 7 e questo per amore di Dio e del beato Francesco.
8
[FF1 1977, 2818]
Al cappellano non sia lecito entrare in monastero senza il compagno. 9 Ed entrando, stiano in luogo
pubblico, così che possano vedersi l'un l'altro ed essere veduti dagli altri. 10 È loro lecito entrare per la confessione delle
inferme che non potessero recarsi in parlatorio, per comunicare le medesime, per l'Unzione degli infermi, per la
raccomandazione dell'anima. 11 Per le esequie poi, e le messe solenni dei defunti, o per scavare o aprire la sepoltura, o anche
per rassettarla, possono entrare persone idonee a sufficienza, secondo il prudente giudizio dell'abbadessa.
12
[FF1 1977, 2819]
Inoltre le sorelle siano fermamente tenute ad avere sempre come governatore, protettore e
correttore, quel cardinale della santa Chiesa romana che sarà stato assegnato ai frati minori dal Signor papa; 13 affinché suddite
sempre e soggette ai piedi della stessa santa Chiesa, salde nella fede (46) cattolica, osserviamo in perpetuo la povertà e l'umiltà
del Signore nostro Gesù Cristo e della santissima Madre, e il santo Vangelo, come abbiamo fermamente promesso Amen.
[FF1 1977, 2821]
14
Dato a Perugia, il 16 settembre, l'anno decimo del pontificato del signor papa Innocenzo IV.
15
[FF1 1977, 2822]
Pertanto a nessuno sia lecito invalidare questa scrittura della nostra conferma od opporvisi
16
temerariamente. Se qualcuno poi presumerà di attentarlo, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio onnipotente e dei suoi
beati apostoli Pietro e Paolo.
Dato in Assisi, il 9 agosto, l'anno undicesimo del nostro pontificato.
TestC TESTAMENTO DI SANTA CHIARA
2004
Introduzione, traduzione, note
Chiara Giovanni Cremaschi, 1779-86.
1
[FF1 1977, 2823]
Nel nome del Signore (47). Amen.
2
Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie (48),
per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, 3 grande è quello della nostra vocazione. E
quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate. 4 Perciò l'Apostolo ammonisce: «Conosci bene
la tua vocazione (49)».
5
[FF1 1977, 2824]
Il Figlio di Dio si è fatto nostra via (50); e questa con la parola e con l'esempio (51) ci indicò e
insegnò il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di lui.
46
47
48
49
50
51
cf Col 1,23.
cf Col 3,17.
2Cor 1,3.
1Cor 1,26.
cf Gv 14,16.
cf 1Tm 4,12.
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6
[FF1 1977, 2825]
Dobbiamo, perciò, sorelle carissime, meditare gli immensi benefici di cui Dio ci ha colmate, 7
specialmente quelli che Egli si è degnato di operare tra noi per mezzo del suo diletto servo, il beato padre nostro Francesco, 8 e
non solo dopo la nostra conversione, ma fin da quando eravamo ancora tra le vanità del secolo.
9
[FF1 1977, 2826]
Mentre infatti, lo stesso Santo, che non aveva ancora né frati né compagni, quasi subito dopo la sua
10
conversione, era intento a riparare la chiesa di San Damiano, dove, ricevendo quella visita del Signore nella quale fu
inebriato di celeste consolazione, 11 sentì la spinta decisiva ad abbandonare del tutto il mondo, in un trasporto di grande letizia
e illuminato dallo Spirito Santo, profetò a nostro riguardo ciò che in seguito il Signore ha realizzato.
12
[FF1 1977, 2827]
Salito sopra il muro di detta chiesa, così infatti allora gridava, a voce spiegata e in lingua francese,
rivolto ad alcuni poverelli che stavano li appresso: 13 «Venite ed aiutatemi in quest'opera del monastero di San Damiano, 14
perché tra poco verranno ad abitarlo delle donne, e per la fama e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro
celeste (52) in tutta la sua santa Chiesa»« Venite ed aiutatemi in quest'opera del monastero di San Damiano, 14 perché tra poco
verranno ad abitarlo delle donne, e per la fa. ma e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa ».
15
[FF1 1977, 2828]
Possiamo, dunque, ammirare in questo fatto la grande, bontà di Dio verso di noi: 16 Egli si è
degnato, nella sovrabbondante sua misericordia e carità, di ispirare tali parole al suo Santo a proposito della nostra vocazione
ed elezione (53). 17 Non solo di noi, però, il beatissimo nostro padre predisse queste cose, ma anche di tutte le altre che
avrebbero seguito questa santa vocazione, alla quale il Signore ci ha chiamate.
18
Con quanta sollecita disponibilità e con quanta applicazione di spirito e di corpo dobbiamo perciò eseguire i comandamenti
di Dio e del padre nostro Francesco, perché, con l'aiuto divino, possiamo riconsegnare a lui, moltiplicati, i talenti (54) ricevuti!
19
[FF1 1977, 2829]
Infatti, proprio il Signore ha collocato noi come modello, ad esempio e specchio non solo per gli
altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore stesso ha chiamato a seguire la nostra vocazione, 20 affinché
esse pure risplendano come specchio ed esempio per tutti coloro che vivono nel mondo.
21
[FF1 1977, 2830]
Avendoci, dunque, Egli scelte per un compito tanto elevato, quale è questo, che in noi si possano
specchiare tutte coloro che chiama ad essere esempio e specchio degli altri, 22 siamo estremamente tenute a benedire e a lodare
il Signore, ed a crescere ogni giorno più nel bene. 23 Perciò, se vivremo secondo la predetta forma di vita, lasceremo alle altre
un nobile esempio (55) e, attraverso una fatica di brevissima durata, ci guadagneremo il pallio (56) della beatitudine eterna.
24
[FF1 1977, 2831]
Dopo che l'altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio
cuore perché incominciassi a fare penitenza, dietro l'esempio e l'ammaestramento del beatissimo padre nostro Francesco, 25
poco tempo dopo la sua conversione, io, assieme alle poche sorelle che il Signore mi aveva donate poco tempo dopo la mia
conversione, liberamente gli promisi obbedienza, 26 conforme alla ispirazione che il Signore ci aveva comunicata attraverso la
lodevole vita e l'insegnamento di lui.
27
[FF1 1977, 2832]
Il beato Francesco poi, costatando che, nonostante la debolezza e fragilità del nostro corpo, non
avevamo indietreggiato davanti a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o disprezzo del mondo, 28 che,
anzi, sull'esempio dei santi e dei suoi frati, tutto ciò stimavamo sommo diletto - cosa questa che lui stesso ed i suoi frati
avevano potuto verificare più volte -, molto se ne rallegrò nel Signore.
29
[FF1 1977, 2833]
Perciò, mosso da un sentimento di paterno affetto verso di noi, obbligò se stesso e la sua Religione
ad avere sempre diligente cura e speciale sollecitudine di noi, allo stesso modo che per i suoi frati.
30
[FF1 1977, 2834]
E così, per volontà del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco, venimmo ad abitare
accanto alla chiesa di San Damiano. 31 Qui, in breve tempo il Signore, per sua misericordia e grazia, ci moltiplicò assai, perché
si adempisse quanto egli stesso aveva preannunciato per bocca del suo Santo. 32 Prima, infatti, avevamo dimorato, ma solo per
poco tempo, in altro luogo.
52
53
54
55
56
cf Mt 5,16.
cf 2Pt 1,10.
cf Mt 25,15-23.
cf 2Mac 6,28.31.
cf Fil 3,14.
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33
[FF1 1977, 2835]
In seguito egli scrisse per noi una forma di vita, e principalmente che perseverassimo nella santa
34
povertà. Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni e col suo esempio all'amore e alla
osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte, non ci
allontanassimo in nessun modo da essa, 35 poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da
questa santa povertà.
34
[FF1 1977, 2836]
Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni (57) e col suo
esempio all'amore e alla osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti ammaestramenti scritti, affinché, dopo
la sua morte, non ci allontanassimo in nessun modo da essa; 35 poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai
volle allontanarsi da questa santa povertà.
36
[FF1 1977, 2837]
Ed il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue orme (58), scelse per sé e per i suoi frati
questa santa povertà del Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né con la parola né con la vita.
37
[FF1 1977, 2838]
Ed io, Chiara, che sono, benché indegna, la serva di Cristo e delle Sorelle Povere del monastero di
San Damiano e pianticella del padre santo, poiché meditavo, assieme alle mie sorelle, la nostra altissima professione e la
volontà di un tale padre, 38 ed anche la fragilità delle altre che sarebbero venute dopo di noi, temendone già per noi stesse dopo
la morte del santo padre nostro Francesco - che ci era colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegno (59) -, 39 perciò
più e più volte liberamente ci siamo obbligate alla signora nostra, la santissima povertà, perché, dopo la mia morte, le sorelle
che sono con noi e quelle che verranno in seguito abbiano la forza di non allontanarsi mai da essa in nessuna maniera.
40
[FF1 1977, 2839]
E come io sono stata sempre diligente e sollecita nell'osservare io medesima, e nel fare osservare la
santa povertà, che abbiamo promessa al Signore e al santo padre nostro Francesco, 41 così le sorelle che succederanno a me in
questo ufficio, siano obbligate ad osservarla e a farla osservare dalle altre fino alla fine.
42
[FF1 1977, 2840]
Ma ancora, per maggior sicurezza, mi preoccupai di ricorrere al signor papa Innocenzo, durante il
pontificato del quale ebbe inizio il nostro Ordine, ed ai successori di lui, perché confermassero e corroborassero con i loro
papali privilegi, la nostra professione della santissima povertà, che promettemmo al nostro beato padre, 43 affinché mai, in
nessun tempo ci allontanassimo da essa.
44
[FF1 1977, 2841]
Per la quale cosa, piegando le ginocchia e inchinandomi profondamente, anima e corpo, affido in
custodia alla santa madre Chiesa romana, al sommo Pontefice, e specialmente al signor cardinale che sarà deputato per la
Religione dei frati minori e nostra, tutte le mie sorelle, le presenti e quelle che verranno, 45 perché, per amore di quel Signore,
che povero alla sua nascita fu posto in una greppia (60), povero visse sulla terra e nudo rimase sulla croce, 46 abbia cura di far
osservare a questo suo piccolo gregge (61) - questo che l'altissimo Padre, per mezzo della parola e dell'esempio del beato padre
nostro Francesco, generò nella sua santa Chiesa, proprio per imitare la povertà e l'umiltà del suo diletto Figlio e della sua
gloriosa Madre vergine -, 47 la santa povertà, che a Dio e al beato padre nostro Francesco abbiamo promessa, e si degni ancora
di infervorare e conservare le sorelle in detta povertà.
48
[FF1 1977, 2842]
Inoltre, come il Signore donò a noi il beatissimo padre nostro Francesco come fondatore,
piantatore e sostegno nostro nel servizio di Cristo e in quelle cose che promettemmo a Dio ed al medesimo nostro padre, 49 ed
egli, finché visse, ebbe sempre premurosa cura di coltivare e far crescere noi, sua pianticella, con la parola e con le opere sue;
50
così io affido le mie sorelle, presenti e future al successore del beato padre nostro Francesco e ai frati tutti del suo Ordine, 51
perché ci siano d'aiuto a progredire sempre di più nel bene nel servizio di Dio e soprattutto nell'osservare meglio la santissima
povertà.
52
[FF1 1977, 2843]
Se poi dovesse succedere in qualche tempo, che le dette sorelle lasciassero questo monastero di
San Damiano e si trasferissero altrove, siano nondimeno tenute, ovunque abitassero dopo la mia morte, ad osservare la stessa
forma della povertà, che abbiamo promessa a Dio e al beatissimo padre nostro Francesco.
53
[FF1 1977, 2844]
Tuttavia, tanto colei che sarà in ufficio [di abbadessa], quanto le altre sorelle, abbiano sempre
sollecitudine e precauzione di non acquistare né accettare terreno attorno al sopraddetto monastero, se non in quella quantità
che esigesse l'estrema necessità di un orto per coltivarvi degli eRegBollataaggi. 54 Se poi in qualche tempo dovesse occorrere,
57
58
59
60
61
cf At 20,2.
cf 1Pt 2,21.
cf 1Tm 3,15.
Lc 2,12.
cf Lc 12,32.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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per un conveniente isolamento del monastero, di avere un po' di terreno fuori del recinto dell'orto, non permettano
d'acquistarne più di quanto richiede l'estrema necessità; 55 detto terreno poi non sia lavorato né seminato, ma rimanga sempre
inarato e incolto.
56
[FF1 1977, 2845]
Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le sorelle, presenti e future, che si studino
sempre di imitare la via della santa semplicità, dell'umiltà e della povertà, ed anche l'onestà di quella santa vita, 57 che ci fu
insegnata dal beato padre nostro Francesco fin dal principio della nostra conversione a Cristo.
58
[FF1 1977, 2846]
Per mezzo di queste virtù, e non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia del
Donatore lo stesso Padre delle misericordie (62), effondano sempre il profumo (63) della loro buona fama su quelle che sono
lontane, come su quelle che sono vicine.
59
[FF1 1977, 2847]
E amandovi a vicenda nell'amore di Cristo, quell'amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori
64 60
con le opere ( ), affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell'amore di Dio e nella mutua carità.
61
[FF1 1977, 2848]
Ancora prego colei che sarà al governo delle sorelle, che si studi di presiedere alle altre più con le
virtù e la santità della vita, che per la dignità, 62 affinché, animate dal suo esempio, le sorelle le prestino obbedienza, non tanto
per l'ufficio che occupa, ma per amore. 63 Sia essa, inoltre, provvida e discreta verso le sue sorelle, come una buona madre
verso le sue figlie; 64 e specialmente si studi di provvedere a ciascuna nelle sue necessità con quelle elemosine che il Signore
manderà. 65 Sia ancora tanto affabile e alla portata di tutte, che le sorelle possano manifestarle con fiducia le loro necessità 66 e
ricorrere a lei ad ogni ora con confidenza, come crederanno meglio, per sé o a favore delle sorelle.
67
[FF1 1977, 2849]
Le sorelle poi, che sono suddite, ricordino che è per amore del Signore che hanno rinunciato alla
68
propria volontà. Quindi voglio che obbediscano alla loro madre, come di loro spontanea volontà promisero a Dio; 69
affinché la loro madre, osservando la carità, L'umiltà e l'unione che regna tra loro, trovi più leggero il peso che sostiene per
ufficio 70 e, per merito della loro santa vita, ciò che è molesto e amaro si tramuti per lei in dolcezza.
71
[FF1 1977, 2850]
Ma poiché stretta è la via e il sentiero, ed angusta la porta per la quale ci si incammina e si entra
nella vita, pochi son quelli che la percorrono e vi (65) entrano; 72 e se pure vi sono di quelli che per un poco di tempo vi
camminano, pochissimi perseverano in essa. 73 Beati però quelli cui è concesso di camminare per questa via e di perseverarvi
fino alla fine (66)!
74
[FF1 1977, 2851]
E perciò noi, che siamo entrate nella via del Signore, guardiamoci di non abbandonarla mai, per
nostra colpa o negligenza o ignoranza. 75 Recheremmo ingiuria a così grande Signore, alla sua Madre vergine, al beato padre
nostro Francesco, a tutta la Chiesa trionfante ed anche alla Chiesa di quaggiù. 76 Sta scritto, infatti: Maledetti quelli che si
allontanano dai tuoi comandamenti (67).
77
[FF1 1977, 2852]
Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo (68),
affinché, per i meriti della gloriosa santa Vergine Maria sua Madre, del beatissimo padre nostro Francesco e di tutti i santi, 78
lo stesso Signore, che ci ha donato di bene incominciare (69), ci doni ancora di crescere (70) nel bene e di perseverarvi fino alla
fine. Amen.
79
[FF1 1977, 2853]
Questo scritto, perché sia meglio osservato, io lascio a voi, sorelle mie amatissime e carissime,
presenti e future, in segno della benedizione del Signore, del beatissimo padre nostro Francesco e della benedizione della
vostra madre e serva.
BsC 62
63
64
65
66
67
68
69
70
cf 2Cor 1,3.
cf 2Cor 2,15.
cf Gc 2,18.
cf Mt 7,14.
cf Sal 118,1 e Mt 10,22.
Sal 118,21.
Ef 3,14.
cf 2Cor 8,6.11.
cf 1Cor 3,6.7.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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BENEDIZIONE DI CHIARA
1
[FF1 1977, 2854]
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (71). Amen.
2
II Signore vi benedica e vi custodisca.
3
Mostri a voi la sua faccia e vi usi misericordia.
4
Rivolga a voi il suo volto e vi doni la sua pace (72); a voi, sorelle e figlie mie, 5 e a tutte coloro che verranno dopo di voi e
rimarranno in questa nostra comunità e alle altre tutte, che in tutto l'Ordine persevereranno sino alla fine in questa santa
povertà.
6
[FF1 1977, 2855]
Io, Chiara, serva di Cristo, pianticella del santo padre nostro Francesco, sorella e madre vostra e
delle altre Sorelle Povere, benché indegna, 7 prego il Signore nostro Gesù Cristo per la sua misericordia e per l'intercessione
della sua santissima madre Maria, del beato arcangelo Michele e di tutti i santi Angeli di Dio, [del beato padre nostro
Francesco] e di tutti i santi e le sante di Dio, 8 perché lo stesso Padre celeste vi doni e vi confermi questa santissima benedizione in cielo e in terra (73): 9 in terra, moltiplicandovi, con la sua grazia e le sue virtù, fra i suoi servi e le sue serve nella
Chiesa militante; 10 in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i suoi santi e sante.
11
[FF1 1977, 2856]
Vi benedico in vita mia e dopo la mia morte, come posso e più di quanto posso, con tutte le
12
benedizioni, con le quali lo stesso Padre delle misericordie benedisse e benedirà in cielo (74) e in terra i suoi figli e le sue
figlie spirituali, 13 e con le quali ciascun padre e madre spirituale benedisse e benedirà i suoi figli e le sue figlie spirituali.
Amen.
14
[FF1 1977, 2857]
Siate sempre amanti di Dio e delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle,
sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore.
[FF1 1977, 2858]
16
15
e siate sempre
Il Signore sia sempre con voi, ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui. Amen.
Lettere
di Santa Chiara
1977
2004
Introduzione,
traduzione, note
Chiara Agnese ACQUADRO, 1799-1804.
1LAg LETTERA PRIMA AD AGNESE DI PRAGA
(prima dell’11 giugno 1234)
[FF1 1977, 2859]
1
Alla venerabile e santissima vergine, Donna Agnese, figlia dell’esimio e illustrissimo re di Boemia, 2 Chiara, indegna serva di
Gesù Cristo ed ancella inutile (75) delle Donne recluse del monastero di San Damiano, sua suddita in tutto e serva, si
raccomanda in ogni modo con particolare rispetto, mentre augura di conseguire la gloria della eterna felicità (76).
71
cf Mt 28,19.
cf Nm 6,24-26.
73
cf Gen 27,28.
74
cf 2Cor 1,3 e Ef 1,3.
75
cf Lc 17,10.
76
cf Sir 50,5.
72
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[FF1 1977, 2860]
3
All’udire la stupenda fama della vostra santa vita religiosa, che non a me soltanto è giunta, ma si è sparsa magnificamente su
tutta quasi la faccia della terra, sono ripiena di gaudio nel Signore e gioisco (77); 4 e di questo possono rallegrarsi non soltanto
io, ma tutti coloro che servono o desiderano servire Gesù Cristo.
[FF1 1977, 2861]
5
Il motivo è questo mentre potevate più di ogni altra godere delle fastosità, degli onori e delle dignità mondane, ed anche
accedere con una gloria meravigliosa a legittimi sponsali con l’illustre Imperatore, - unione che, del resto, sarebbe stata
conveniente alla vostra e sua eccelsa condizione -, 6 tutte queste cose voi avete invece respinte, e avete preferito con tutta
l’anima e con tutto il trasporto del cuore abbracciare la santissima povertà e le privazioni del corpo, 7 per donarvi ad uno Sposo
di ancor più nobile origine, al Signore Gesù Cristo, il quale custodirà sempre immacolata e intatta la vostra verginità.
[FF1 1977, 2862]
8
Il suo amore vi farà casta, le sue carezze più pura, il possesso di Lui vi confermerà vergine. 9 Poiché la sua potenza è più forte
d’ogni altra, più larga è la sua generosità; la sua bellezza è più seducente, il suo amore più dolce ed ogni suo favore più fine. 10
Ormai stretta nell’amplesso di Lui, Egli ha ornato il vostro petto di pietre preziose; alle vostre orecchie ha fissato inestimabili
perle; 11 e tutta vi ha rivestita di nuove e scintillanti gemme, come a primavera, e vi ha incoronata di un diadema d’oro, inciso
col simbolo della santità (78).
[FF1 1977, 2863]
12
Perciò, sorella carissima, o meglio signora degna di ogni venerazione, poiché siete sposa, madre e sorella (79) del Signor mio
Gesù Cristo, 13 insignita dello smagliante stendardo della inviolabile verginità e della santissima povertà, riempitevi di
coraggio nel santo servizio che avete iniziato per l’ardente desiderio del Crocifisso povero. 14 Lui per tutti noi sostenne il
supplizio della croce (80), strappandoci dal potere del Principe delle tenebre (81), che ci tratteneva avvinti con catene in
conseguenza del peccato del primo uomo, e riconciliandoci con Dio Padre.
[FF1 1977, 2864]
15
O povertà beata! A chi t’ama e t’abbraccia procuri ricchezze eterne.
16
O povertà santa! A quanti ti possiedono e desiderano, Dio promette il regno dei cieli (82), ed offre in modo infallibile eterna
gloria e vita beata.
17
O povertà pia! Te il Signore Gesù Cristo, in cui potere erano e sono il cielo e la terra, giacché bastò un cenno della sua
parola e tutte le cose furono create (83), si degnò abbracciare a preferenza di ogni altra cosa. 18 Disse egli, infatti: Le volpi
hanno le loro tane, gli uccelli del cielo i nidi, ma il Figlio dell’uomo, cioè Cristo, non ha dove posare il capo (84); e quando lo
reclinò sul suo petto, fu per rendere l’ultimo respiro (85).
[FF1 1977, 2865]
19
Se, dunque, tale e così grande Signore, scendendo nel seno della Vergine, volle apparire nel mondo come uomo spregevole,
bisognoso e povero, 20 affinché gli uomini - che erano poverissimi e indigenti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento
celeste -, divenissero in Lui ricchi (86) col possesso dei reami celesti; 21 esultate e godete (87) molto, ripiena di enorme gaudio e
di spirituale letizia.
[FF1 1977, 2866]
22
Invero voi, che avete preferito il disprezzo del mondo agli onori, la povertà alle ricchezze temporali, e avete affidato i vostri
tesori, piuttosto che alla terra, al cielo, 23 ove non li corrode ruggine, non li consuma il tarlo, non li scoprono né rubano i ladri
77
cf Ab 3,18.
Sir 45,14.
79
cf 2Cor 11,2; Mt 12,50.
80
Col 1,13.
81
2Cor 5,18.
82
cf Mt 5,3.
83
Sal 32,9; 148,5.
84
Mt 8,20.
85
Gv 19,30.
86
cf 2Cor 8,9.
87
cf Ab 3,18.
78
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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), voi riceverete abbondantissima ricompensa nei cieli (88), 24 e avete meritato degnamente di essere chiamata sorella, sposa e
madre (89) del Figlio dell’Altissimo Padre e della gloriosa Vergine.
[FF1 1977, 2867]
25
Certamente voi sapete, - ne sono sicurissima - che il regno dei cieli il Signore lo promette e dona solo ai poveri (90), perché
quando si amano le cose temporali, si perde il frutto della carità; 26 e che non è possibile servire a Dio e a Mammona, perché o
si ama l’uno e si ha in odio l’altro, o si serve il secondo e si disprezza il primo (91). 27 E l’uomo coperto di vestiti non può
pretendere di lottare con uno ignudo, perché è più presto gettato a terra chi offre una presa all’avversario; e neppure è possibile
ambire la gloria in questo mondo e regnare poi lassù con Cristo; 28 ed è più facile che un cammello passi per una cruna di un
ago, che un ricco salga ai reami (92) celesti. 29 Perciò voi avete gettato le vesti superflue, cioè le ricchezze terrene, a fine di non
soccombere neppure in un punto nella lotta e di poter entrare nel regno dei cieli per la via stretta e la porta angusta (93).
[FF1 1977, 2868]
30
È magnifico davvero e degno di ogni lode questo scambio: rifiutare i beni della terra per avere quelli del cielo, meritarsi i
celesti invece dei terreni, ricevere il cento per uno e possedere la vita (94) beata per l’eternità.
[FF1 1977, 2869]
31
Per questo ho ritenuto opportuno supplicare con umili preghiere, nell’amore di Cristo (95), la vostra maestà e la vostra
santità, per quanto io posso, a voler perseverare con coraggio nel suo santo servizio, 32 progredendo di bene in meglio, di virtù
in virtù (96), affinché Colui, al quale servite con tutto l’amore, si degni concedervi il desiderato premio.
[FF1 1977, 2870]
33
Vi scongiuro ancora nel Signore, come posso, di tener presenti nelle santissime vostre preghiere (97) me, vostra serva,
sebbene inutile (98), e con me tutte le altre sorelle di questo monastero, che tanto vi venerano, 34 affinché, col soccorso di esse,
possiamo meritarci la misericordia di Gesù Cristo e insieme con voi gioire dell’eterna visione.
35
State bene nel Signore, e pregate per (99) me.
2LAg – LETTERA SECONDA AD AGNESE DI PRAGA
(tra il 1234 e il 1238)
[FF1 1977, 2871]
1
Alla figlia del Re dei re, alla serva del Signore dei dominanti (100), alla sposa degnissima di Gesù Cristo e perciò regina
nobilissima Donna Agnese, 2 Chiara, ancella inutile (101) e indegna delle Donne Povere, invia il suo saluto e líaugurio di vivere
sempre in perfetta povertà.
[FF1 1977, 2872]
3
Rendo grazie all’Autore della grazia, dal quale, come crediamo, viene ogni bene sommo ed ogni dono perfetto (102), perché ti
ha adornata di tanti riconoscimenti di virtù e ti ha illustrata con segni di così alte perfezioni, 4 che, fatta diligente imitatrice del
Padre, in cui è ogni perfezione (103), meriti di divenire a tua volta perfetta, talmente che i suoi occhi non trovino in te nessun
segno di imperfezione (104).
88
Mt 5,12.
cf 2Cor 11,2; Mt 12,50.
90
cf Mt 5,3.
91
Mt 6,24.
92
cf Mt 19,24.
93
cf Mt 7,13-14.
94
cf Mt 19,29.
95
cf Fil 1,8.
96
cf Sal 83,8.
97
cf Rm 15,30.
98
cf Lc 17,30.
99
cf 1Ts 5,25.
100
Ap 19,16; 1Tm 6,15.
101
cf Lc 17,10.
102
Gc 1,17.
103
cf Mt 5,48.
104
cf Sal 138,16.
89
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[FF1 1977, 2873]
5
E questa è la perfezione, per la quale il Re stesso ti unirà a sé nell’etereo talamo, dove siede glorioso su un trono di stelle, 6
che tu, stimando cosa vile la grandezza di un regno terreno e sdegnando l’offerta di un connubio imperiale, 7 per amore della
santissima povertà, in spirito di profonda umiltà e di ardentissima carità, ricalchi con assoluta fedeltà le orme (105) di Colui del
quale hai meritato d’essere sposa.
[FF1 1977, 2874]
8
Ma ti so ricca d’ogni virtù, e perciò rinuncio ad un lungo discorso e non voglio aggravarti di troppe parole, 9 anche se tu non
troveresti nulla di superfluo in quelle parole che potrebbero arrecarti qualche consolazione. 10 E giacché una sola è la cosa
necessaria (106), di essa soltanto ti scongiuro e ti avviso per amore di Colui, al quale ti sei offerta come vittima santa (107) e
gradita.
[FF1 1977, 2875]
11
Memore del tuo proposito, come un’altra Rachele (108), tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza. I risultati
raggiunti, conservali; ciò che fai, fallo bene; non arrestarti (109); 12 ma anzi, con corso veloce e passo leggero, con piede
sicuro, che neppure alla polvere permette di ritardarne l’andare, 13 avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti
sei assicurata.
[FF1 1977, 2876]
14
E non credere, e non lasciarti sedurre da nessuno che tentasse sviarti da questo proposito o metterti degli ostacoli (110) su
questa via, per impedirti di riportare all’Altissimo le tue promesse (111) con quella perfezione alla quale ti invitò lo Spirito del
Signore.
[FF1 1977, 2877]
15
Riguardo a questo, perché tu possa percorrere più sicura la strada dei divini mandati (112), attieniti ai consigli del venerabile
padre nostro frate Elia, ministro generale, 16 ed anteponili ai consigli di qualsiasi altro e ritienili più preziosi per te di qualsiasi
dono.
17
[FF1 1977, 2878]
E se qualcuno ti dice o ti suggerisce altre iniziative, che impediscano la via di perfezione che hai
abbracciata o che ti sembrino contrarie alla divina vocazione, pur portandoti con tutto il rispetto, non seguire però il consiglio
di lui, 18 ma attaccati, vergine poverella, a Cristo povero.
19
[FF1 1977, 2879]
Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo, e segui il suo esempio rendendoti, per amor
suo, spregevole in questo mondo. 70 Mira, o nobilissima regina, lo Sposo tuo, il più bello tra i figli degli uomini (113), divenuto
per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo ripetutamente flagellato (114), e morente
perfino tra i più struggenti dolori sulla croce. Medita e contempla e brama di imitarlo.
21
[FF1 1977, 2880]
Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai (115); se con Lui piangerai, con Lui godrai; se in compagnia
116
di Lui morirai ( ) sulla croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi (117), 22 e il tuo
nome sarà scritto nel Libro della vita (118) e diverrà famoso tra gli uomini. 23 Perciò possederai per tutta l’eternità e per tutti
secoli la gloria del regno celeste, in luogo degli onori terreni così caduchi; parteciperai dei beni eterni, invece che dei beni
perituri e vivrai per tutti i secoli.
[FF1 1977, 2881]
105
cf 1Pt 2,21.
Lc 10,42.
107
cf Rm 12,1.
108
cf Gen 29,16.
109
cf Ct 3,4.
110
cf Rm 14,13.
111
Sal 49,14.
112
cf Sal 118,32.
113
Sal 44,3.
114
cf Mt 19,20; 27,26.
115
cf Rm 8,17; 2Tm 2,12.
116
2Tm 2,11.
117
Sal 109,3.
118
Fil 4,3; Ap 14,22.
106
24
Addio sorella e, a causa del Signore tuo Sposo, signora carissima.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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25
[FF1 1977, 2882]
Abbi a cuore di raccomandare al Signore (119) nelle tue devote orazioni me, assieme alle mie sorelle, che tutte godiamo per i beni che il Signore opera in te con la sua grazia. E raccomandaci con insistenza anche alle preghiere delle tue sorelle.
3LAg - TERZA LETTERA AD AGNESE DI PRAGA ( Inizio 1238 )
1
[FF1 1977, 2883]
Alla signora in Cristo veneratissima e sorella degna d’amore più di tutte le creature mortali,
Agnese, germana dell’illustre Re di Boemia, ma ora soprattutto sorella e sposa (120) del sommo Re dei cieli, 2 Chiara,
umilissima e indegna ancella di Cristo e serva delle Donne Povere, augura salutare gaudio nell’Autore della salvezza (121) e
quanto di meglio essa possa desiderare.
3
[FF1 1977, 2884]
Le liete notizie del tuo benessere, del tuo stato felice e dei tuoi prosperi progressi nella corsa che
hai intrapresa per la conquista del celeste palio (122), mi riempiono di tanta gioia; 4 e tanto più respiro di esultanza nel Signore,
perché so e ritengo che tu supplisci magnificamente alle imperfezioni che sono in me e nelle altre sorelle nella nostra
imitazione degli esempi di Gesù Cristo povero ed umile.
5
[FF1 1977, 2885]
Davvero posso rallegrarmi, e nessuno potrebbe strapparmi da questa gioia, 6 poiché ho raggiunto
quello che ho desiderato sotto il cielo, dal momento che vedo te trionfare in una maniera, direi, terribile e incredibile,
sostenuta da una prerogativa meravigliosa della sapienza che procede da Dio medesimo, sulle astuzie dello scaltro (123)
serpente, sulla supeRegBollataia, che è rovina dell’umana natura, e sulla vanità, che rende fatui i cuori degli uomini. 7 E ti
ammiro ancora stringere a te, mediante l’umiltà, con la forza della fede e le braccia della povertà, il tesoro incomparabile,
nascosto nel campo (124) del mondo e dei cuori umani, col quale si compra Colui che dal nulla trasse tutte (125) le cose.
8
[FF1 1977, 2886]
E, per avvalermi delle parole medesime dell’Apostolo, ti stimo collaboratrice (126) di Dio stesso e
sostegno delle membra deboli e vacillanti del suo ineffabile Corpo.
9
[FF1 1977, 2887]
Chi potrebbe, dunque, impedirmi di rallegrarmi per sì mirabili motivi di gaudio?
10
Gioisci, perciò, anche tu nel Signore sempre (127), o carissima. 11 Non permettere che nessun’ombra di mestizia avvolga il
tuo cuore, o signora in Cristo dilettissima, gioia degli Angeli e corona (128) delle tue sorelle.
12
[FF1 1977, 2888]
Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell’eternità, colloca la tua anima nello splendore della
129 13
gloria ( ), colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza (130), e trasformati interamente, per mezzo della
contemplazione, nella immagine (131) della divinità di Lui.
14
[FF1 1977, 2889]
Allora anche tu proverai ciò che è riservato ai soli suoi amici, e gusterai la segreta dolcezza (132)
che Dio medesimo ha riservato fin dall’inizio per coloro che lo amano. 15 Senza concedere neppure uno sguardo alle
seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto tendono lacci ai ciechi che vi attaccano il loro cuore, con tutta te stessa
ama Colui che per amor tuo tutto si è donato.
16
[FF1 1977, 2890]
La sua bellezza ammirano il sole e la luna; i suoi premi sono di pregio e grandezza infiniti (133). 17
Voglio dire quel Figlio dell’Altissimo, che la Vergine ha partorito, senza cessare di essere vergine. 18 Stringiti alla sua
dolcissima Madre, la quale generò un Figlio tale che i cieli non lo potevano contenere (134), 19 eppure ella lo raccolse nel
piccolo chiostro del suo santo seno e lo portò nel suo grembo verginale.
119
cf At 14,22.
cf Mt 12,50; 2Cor 11,2.
121
cf Eb 2,10.
122
cf Fil 3,14.
123
cf Gen 3,1.
124
cf Mt 13,44.
125
cf Gv 1,3.
126
cf 1Cor 3,9; Rm 16,3.
127
cf Fil 4,4.
128
cf Fil 4,1.
129
cf Eb 1,3.
130
cf Eb 1,3.
131
cf 2Cor 3,18.
132
cf Sal 30,20.
133
Sal 144,3.
134
cf 1Re 8,27; 2Cor 2,6.
120
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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20
[FF1 1977, 2891]
Chi non sdegnerebbe con orrore le insidie del nemico dell’umano genere, che facendo brillare
innanzi agli occhi il luccicore delle cose transitorie e delle glorie fallaci, tenta annientare ciò che è più grande del cielo?
21
[FF1 1977, 2892]
Sì perché è ormai chiaro che l’anima dell’uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa
dalla grazia di Dio più grande del cielo. 22 Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere (135) il
Creatore, l’anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora (136) e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità, di cui gli
empi sono privi. 23 È la stessa Verità che lo afferma: «Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure lo amerò; e noi
verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora (137)».
24
[FF1 1977, 2893]
A qual modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo
25
grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia (138), specialmente dell’umiltà e povertà di Lui, puoi sempre, senza alcun dubbio,
portarlo spiritualmente nel corpo casto e verginale. 26 E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute
(139), e possederai ciò che è bene più duraturo e definitivo anche a paragone di tutti gli altri possessi transeunti di questo
mondo.
27
[FF1 1977, 2894]
Come si ingannano, molte volte, al riguardo, re e regine di questo mondo! 28 Quand’anche
elevassero la loro supeRegBollataia fino al cielo e toccassero quasi col capo le nubi, alla fine saranno dissolti nel nulla, come
spazzatura.
29
[FF1 1977, 2895]
Passando ora al quesito che mi hai sottoposto, credo di poterti rispondere così. 30 Tu mi domandi
quali feste il gloriosissimo Padre nostro san Francesco ci raccomandò di celebrare con particolare solennità, pensando, se ben
ho capito, che si possa in esse usare una certa maggior larghezza nella varietà dei cibi. 31 Nella tua prudenza certamente saprai
che, salvo le deboli e le inferme, - verso le quali ci insegnò e ci comandò di usare ogni discrezione con qualsiasi genere di
cibo, 32 nessuna di noi, che sia sana e robusta, dovrebbe prendere se non cibi quaresimali, tanto nei giorni feriali che nei
festivi, digiunando ogni giorno 33 ad eccezione delle domeniche e del Natale del Signore, nei quali giorni possiamo prendere il
cibo due volte. 34 Ed anche nei giovedì, dei periodi non di digiuno, ciascuna può fare come le piace, cioè chi non volesse
digiunare non vi è tenuta.
35
[FF1 1977, 2896]
Ma noi, che siamo in buona salute, digiuniamo tutti i giorni, eccetto le domeniche e il Natale. 36
Non siamo però tenute al digiuno - così ci ha insegnato il beato Francesco in suo scritto -, durante tutto il tempo pasquale e
nelle feste della Madonna e dei santi Apostoli, a meno che cadessero il venerdì. 37 Ma, come ho detto sopra, noi che siamo
sane e robuste, consumiamo sempre cibi quaresimali.
38
[FF1 1977, 2897]
Siccome però, non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito (140), 39
anzi siamo piuttosto fragili e inclini ad ogni debolezza corporale, 40 ti prego e ti supplico nel Signore, o carissima, di moderarti
con saggia discrezione nell’austerità, quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata, 41 affinché,
vivendo, la tua vita sia lode (141) del Signore, e tu renda al Signore, un culto spirituale (142)ed il tuo sacrificio sia sempre
condito col sale della prudenza (143).
42
[FF1 1977, 2898]
Ti auguro di stare sempre bene nel Signore, con la premura con la quale lo potrei augurare a me
stessa. Raccomanda me e le mie sorelle nelle tue sante orazioni.
4LAg - LETTERA QUARTA AD AGNESE DI PRAGA
tra il febbraio e i primi di agosto 1253 contesto di malattia
1
[FF1 1977, 2899]
A colei che è la metà dell’anima sua e santuario di un singolare e cordialissimo amore, all’illustre
regina, sposa dell’Agnello e Re eterno, a Donna Agnese, madre sua carissima e figlia tra le altre la più amata, 2 Chiara, serva
135
cf 1Re 8,27; 2Cr 2,6.
cf Gv 14,23.
137
Gv 14,21.23.
138
cf 1Pt 2,21.
139
cf Sap 1,7; Col 1,17.
140
Gb 6,12.
141
Is 38,19; Sir 17,27.
142
cf Rm 12,1.
143
cf Lv 2,13; Col 4,6.
136
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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indegna di Cristo ed ancella inutile (144) delle serve del Signore dimoranti nel monastero di San Damiano in Assisi, invia il suo
saluto 3 e l’augurio di poter sciogliere un cantico nuovo, in compagnia delle altre santissime vergini, davanti al trono di Dio e
dell’Agnello e di accompagnare l’Agnello ovunque vada (145).
4
[FF1 1977, 2900]
O madre e figlia, sposa (146) del Re di tutti i secoli, non stupirti se non ti ho scritto di frequente
come l’anima tua e la mia parimenti desiderano e bramano, 5 e non credere assolutamente che l’incendio dell’amore verso di
te sia divenuto meno ardente e dolce nel cuore della tua madre. 6 Il solo ostacolo alla nostra corrispondenza è stato la scarsità
dei messaggeri e l’insicurezza delle strade.
7
Ma oggi, che si presenta l’occasione di scrivere alla tua carità, ecco mi rallegro con te e con te gioisco nel gaudio dello
Spirito (147), o sposa (148) di Cristo, 8 poiché, come quell’altra santissima vergine Agnese, tu, slacciandoti da tutte le ricchezze
e vanità del mondo, ti sei meravigliosamente unita in sposa all’Agnello immacolato, che toglie i peccati del mondo (149).
9
[FF1 1977, 2901]
Te veramente felice! Ti è concesso di godere di questo sacro convito (150), per poter aderire con
tutte le fibre del tuo cuore a Colui, 10 la cui bellezza è l’ammirazione instancabile delle beate schiere del cielo. 11 L’amore di
lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma. 12 La soavità di lui pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce
nella memoria. 13 Al suo profumo i morti risorgono e la gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della
Gerusalemme celeste (151).
14
[FF1 1977, 2902]
E poiché questa visione di lui è splendore dell’eterna gloria (152), chiarore della luce perenne e
153 15
specchio senza macchia ( ), ogni giorno porta l’anima tua, o regina, sposa (154) di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta
in esso continuamente il tuo volto, 16 perché tu possa così adornarti tutta all’interno e all’esterno, vestita e circondata di
varietà (155), 17 e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a te, figlia e sposa carissima del
sommo Re.
18
[FF1 1977, 2903]
In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità; e questo tu
potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio.
19
[FF1 1977, 2904]
Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe avvolto in poveri pannicelli (156). 20 O
mirabile umiltà e povertà che dà stupore! 21 Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra (157), è adagiato in una
mangiatoia!
22
Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la santa povertà, le fatiche e le pene senza numero
ch’Egli sostenne per la redenzione del genere umano.
23
E, in basso, contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più
infamante. 24 Perciò è lo stesso specchio che, dall’alto del legno della croce, rivolge ai passanti la sua voce perché si fermino a
meditare: 25 O voi tutti, che sulla strada passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile al mio (158); 26 e rispondiamo,
dico a Lui che chiama e geme, ad una voce e con un solo cuore: Non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me
l’anima mia (159).
[FF1 1977, 2905]
carità!
144
cf Lc 17,40.
Ap 14,3-4.
146
cf Mt 12,50.
147
cf 1Ts 1,6.
148
cf 2Cor 11,2.
149
1Pt 1,19; Gv 1,29.
150
cf Lc 14,15; Ap 19,9.
151
cf Ap 21,2.10.
152
Eb 1,3.
153
Sap 7,26.
154
2Cor 11,2.
155
Sal 44,10.
156
cf Lc 2,12.
157
Mt 11,25.
158
Lam 1,12.
159
Lam 3,20.
145
27
Lasciati, dunque, o regina sposa del celeste Re, bruciare sempre più fortemente da questo ardore di
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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28
[FF1 1977, 2906]
Contempla ancora le indicibili sue delizie, le ricchezze e gli onori eterni, 29 e grida con tutto
l’ardore del tuo desiderio e del tuo amore: 30 Attirami a te, o celeste Sposo! Dietro a te correremo attratti dalla dolcezza del
tuo profumo (160).
31
Correrò, senza stancarmi mai, finché tu mi introduca nella tua cella inebriante (161). 32 Allora la tua sinistra passi sotto il
mio capo e la tua destra mi abbraccerà (162) deliziosamente e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca (163).
33
[FF1 1977, 2907]
Stando in questa contemplazione, abbi memoria della tua madre poverella, 34 ben sapendo che io
porto il tuo caro ricordo inseparabilmente impresso nel profondo del mio cuore (164), perché tu sei per me la più cara di tutte.
35
[FF1 1977, 2908]
Che cosa potrei ancora dirti? E meglio che la parola umana rinunci qui ad esprimerti il mio affetto
per te; solo l’anima, nel suo linguaggio silenzioso, riuscirebbe a fartelo sentire. 36 E poiché, o figlia benedetta, la mia lingua è
del tutto impotente ad esprimerti meglio l’amore che ti porto; queste poche cose che ti ho scritto in modo così imperfetto,
quasi dimezzando il pensiero, sono tutto quanto ho potuto dirti.
37
[FF1 1977, 2909]
Ti prego però, che tu voglia ugualmente accogliere queste mie parole con benevolenza e
devozione, ascoltando in esse soprattutto l’affetto materno di cui sono ripiena, in ardore di carità verso di te e delle tue figlie
ogni giorno; e ad esse raccomanda assai in Cristo me e le mie figlie. 38 Queste stesse mie figlie poi, in particolare la vergine
prudentissima Agnese, sorella nostra, si raccomandano vivamente nel Signore a te e alle tue figlie.
[FF1 1977, 2910]
pregate per noi.
39
Addio, figlia mia carissima, a te e alle tue figlie, fino al trono della gloria del gran Re (165), e
40
[FF1 1977, 2911]
Con tutta la premura e l’amore che posso raccomando finalmente alla tua carità i latori della
presente lettera, i nostri carissimi frate Amato, caro a Dio e agli uomini (166), e frate Bonagura. Amen.
LErm - LETTERA A ERMENTRUDE
[FF1 1977, 2912]
1
A Ermentrude, sorella carissima, Chiara d'Assisi, umile ancella di Gesù Cristo, augura salute e pace.
2
[FF1 1977, 2913]
Ho appreso, sorella carissima, che, con l'aiuto della grazia del Signore, sei fuggita dal fango di
3
questo mondo; ne provo grande allegrezza e mi congratulo con te; e ancor più grande è la mia gioia perché so che tu e le tue
figlie con coraggio camminate nella via della virtù.
4
[FF1 1977, 2914]
Rimani, dunque, o carissima, fedele fino alla morte a Colui, al quale ti sei legata per sempre. E
certamente sarai da Lui coronata con la corona della vita (167). 5 Il tempo della fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa (168)
è eterna. Non ti abbaglino gli splendori del mondo, che passa come ombra (169). 6 Non ti sorprendano le vuote immagini di
questo mondo ingannatore; chiudi le tue orecchie ai sibili dell'inferno e spezza da forte le sue tentazioni. 7 Sostieni di buona
voglia le avversità, e la supeRegBollataia non gonfi il tuo cuore nelle cose prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle
la richiedono.
8
[FF1 1977, 2915]
Rendi fedelmente a Dio quello che hai promesso con voto (170), ed Egli ti darà la ricompensa. 9
Alza i tuoi occhi al cielo, o carissima, poiché è un invito per noi, e prendi la croce e segui (171) Cristo che ci precede. 10 Poiché
dopo molte e varie tribulazioni, è Lui che ci introdurrà nella sua gloria (172). 11 Ama con tutto il cuore Dio (173), e Gesù, suo
160
Ct 1,3.
Ct 2,4.
162
Ct 2,6.
163
Ct 1,1.
164
Pr 3,3; cfr. 2Cor 3,3.
165
cf Tt 2,13.
166
Sir 45,1.
167
Gc 1,12.
168
cf Sap 10,17; Sir 18,22.
169
Gb 14,2.
170
cf Sal 75,12.
171
cf Lc 9,23.
172
Ap 14,21; Lc 24,26.
173
Dt 11,1; Lc 10,27; 1Cor 16,22.
161
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Figlio crocifisso per noi peccatori, e non cada mai dalla tua mente il ricordo di Lui.
croce e i dolori della Madre ritta ai piedi della croce (174).
12
Medita senza stancarti il mistero della
13
[FF1 1977, 2916]
Sii sempre attenta e vigile nella preghiera (175). 14 Porta alla sua consumazione il bene che hai
176
incominciato, e adempi ( ) il mistero che hai abbracciato in santa povertà e in umiltà sincera.
15
[FF1 1977, 2917]
Non temere, o figlia: Dio che è fedele in tutta le sua promesse e santo nelle sue opere (177),
effonderà su di te e su tutte le tue figlie la benedizione copiosa. 16 Egli sarà il vostro aiuto, il vostro insuperabile conforto,
come è il nostro Redentore e la nostra eterna ricompensa.
17
[FF1 1977, 2918]
Preghiamo Dio l'una per l'altra (178), e così, portando il giogo della carità vicendevole, con facilità
adempiremo la legge di Cristo (179). Amen
0 0 FF scritti francesco e chiara
Il seguente lavoro è stato ideato per un duplice scopo: didattico e pastorale.
Contiene gli scritti di Francesco d'Assisi nella versione latino/italiano.
Versione latina : Presa interamente del testo critico di Kajetan ESSER, Gli Scritti di S. Francesco d'Assisi (Padova 1982).
Versione italiana : Per scopi pastorali abbiamo preferito, anziché la traduzione di Esser, quella di OLGIATI Feliciano, Gli Scritti di
Francesco e Chiara d'Assisi (Padova 1987). Fanno eccezione i testi dei Frammenti I II III, Benedizione a fra Bernardo, Epistola ai
Francesi, Epistola a Bologna, presi invece dalla succitata versione di Esser perché mancanti nella pubblicazione di Olgiati.
Sia per la versione latina che italiana fa eccezione la prima recensione della lettera ai fedeli. Viene qui presentata secondo la versione del
manoscritto di Volterra che, grazie agli studi di Sabatier prima e di Pazzelli poi, risulta il testo più originale. Tale versione compare poi
nell'errata corrige della seconda edizione tedesca degli Scritti di Esser.
Edizione 2002.
174
175
176
177
178
179
cf Gv 19,25.
cf Mt 26,41.
cf 2Tm 4,5-7.
Sal 144,13.
Gc 5,16.
Gal 6,2.
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0 0 francesco scritti latini
Opuscula S. Francisci Assisiensis, Pars I et II
Editio critica secundum K. Esser, O.F.M., Die opuskula des hl. Franziskus von Assisi. Neue textkritische Edition, Editiones Collegii S.
Bonaventurae ad Claras aquas, Grottaferrata (Romae) 1976.
N. B. Divisio partum in hac editione de editione latina critica originali non est sed adiecta pro utilitate.
Nota Bene: multa errores lacunasque in transcriptione inventum est in hoc textu latino.
www.franciscan-archive.org
Pars I
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
Admonitiones
Epistola ad S. Antonium
Ad Clericos
Ad custodes
Ad fideles
Ad Fratrem Leonem
Regula pro eremitoriis data
Laudes Dei Altissimi
Benedictio fratri Leoni data
Exhortatio ad Laudem Dei
Expositio in Pater noster
Oratio ante crucifixum
Salutatio Beatae Mariae Virginis
Salutatio virtutum
Pars II
15.
16.
17.
18.
19.
20.
21.
22.
23.
24.
25.
26.
27.
28.
29.
Canticum fratris Solis vel Laudes Creaturum
Epistola ad quendam ministrum
Epistola toti Ordini missa una cum Oratione: Omnipotens, aeterne
Epstola ad populorum rectores
Forma vivendi s. Clarae data
Fragmenta alterius regulae non bullatae sumpta ex codice Wirecestrensi
Fragmenta alterius regulae non bullatae sumpta ex Expositione super regulam Fratrum Minorem Hugonis
de Digno
Laudes ad omnes horas dicendae
Officium Passionis Domini
Regula Bullata
Regulla non bullata
Testamentum sancti Francisci
Ultima voluntas s. Clarae scripta
Testamentum Senis factum
De vera et perfecta laetitia
Admonitiones
1. De corpore Domini
Dicit Dominus Jesus discipulis suis: Ego sum via, veritas et vita; nemo venit ad Patrem nisi per me. Si cognosceretis me, et Patrem
meum utique cognosceretis; et amodo cognoscetis eum et vidisti eum. Dicit ei Philippus: Domine, ostende nobis Patrem, et sufficit
nobis. Dicit ei Jesus: tanto tempore vobiscum sum et non cognovisti me? Philippe, qui videt me, videt et Patrem (Joa 14, 6 - 9) meum.
Pater lucem habitat inaccessbilem (cf 1Tm 6, 16), et spiritus est Deus (Joa 4, 24), et Deum nemo vidit umquam (Joa 1, 18). Ideo nonnisi in spiritu videri potest, quia spiritus est qui vivificat; caro non prodest quidquam (Joa 6, 64). Sed nec Filius in eo quod aequalis est
Patri, videtur ab aliquo aliter quam Pater, aliter quam Spiritus sanctus. Unde omnes qui viderunt Dominum Jesum secundum humanitatem et non viderunt et crediderunt secundum spiritum et divinitatem, ipsum esse verum Filium Dei, damnati sunt; ita et modo omnes
qui vident sacramentum, quod sanctificatur per verba Domini super altare per manum sacerdotis in forma panis et vini, et non vident
et credunt secundum spiritum et divinitatem, quod sit veraciter sanctissimum corpus et sanguis Domini nostri Jesu Christi, damnati
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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sunt, ipso altissimo attestante, qui ait: Hoc est corpus meum et sanguis mei novi testamenti {qui pro multis effundetur (Mc 14, 22.24);
et: Qui manducat carnem meam et bibit sanguinem Domini. Omnes alii, qui non habent de eodem spiritu et praesumunt recipere eum,
iudicium sibi manducant et bibunt (cf 1Cor 11, 29).Unde: Filii hominum, usquequo gravi corde? (Ps 4, 3). Ut quid non cognoscitis
veritatem et creditis in Filium Dei (cf Joa 9, 35))? Ecce, quotidie humiliat se (cf Phil 2, 8), sicut quando a regalibus sedibus (Sap 18,
15) venit in uterum Virginis; quotidie venit ad nos ipse humilis apparens; quotidie descendit de sinu Patris suo per altare in manibus
sacerdotis. Et sicut sanctis apostolis in vera carne, ita et modo se nobis ostendit in sacro pane. Et sicut ipsi intuitu carnis suae tantum
eius carnem videbant, sed ipsum Deum esse credebant oculis spiritualibus contemplantes, sic et nos videntes panem et vinum oculis
corporeis videamus et credamus firmiter, eius sanctissimum corpus et sanguinem vivum esse et verum. Et tali modo semper est Dominus cum fidelibus suis, sicut ipse dicit: Ecce ego vobiscum sum usque ad consummationem saeculi (cf Mt 28, 20).
2. De malo propriae voluntatis
Dixit Dominus ad Adam: De omni ligno comede, de ligno autem boni et mali non comedas (cf Gen 2, 16. 17). De omni ligno paradisi
poterat comedere, quia dum non venit contra obedientiam, non peccavit. Ille enim comedit de ligno scientiae boni, qui sibi suam voluntatem appropriat et se exaltat de bonis, quae Dominus dicit et operatur in ipso; et sic per suggestionem diaboli et trasgressionem
mandati factum est pomum scientiae mali. Unde oportet, quod sustineat poenam.
3. De perfecta obedientia
Dicit Dominus in Evangelio: Qui non renuntiaverit omnibus quae possidet, non potest meus esse discipulus (Lc 13, 33); et: Qui voluerit animam salvam facere perdet illam (Lc 9, 24). Ille homo relinquit omnia quae possidet, et perdit corpus suum, qui se ipsum totum
praebet ad obedientiam in manibus sui prelati. Et quidquid facit et dicit, quod ipse sciat, quod non sit contra voluntatem eius, dum bonum sit quod facit, vera obedientia est. Et si quando subditus videat meliora et utiliora animae suae quam ea quae sibi prelatus praecipiat, deat adimplere. Nam haec est caritativa obedientia (cf 1Petr 1, 22), quia Deo et proximo satisfacit.Si vero praelatus aliquid contra
animam suam praecipiat, licet ei non obediat, tamen ipsum non dimittat. Et si ab aliquibus persecutionem inde sustinuerit, magis eos
diligat propter Deum. Nam qui prius persecutionem sustineat, quam velit a suis fratribus separari, vere permanet in perfecta obedientia, quia ponit animam suam (cf Joa 15, 13) pro fratribus suis. Sunt enim multi religiosi, qui sub specie meliora videndi quam quae sui
prelati praecipiunt, retro aspiciunt (cf Lc 9, 62) et ad vomitum propriae voluntatis redeunt (cf Prov 26, 11; 2Petr 2, 22); hi homicidae
sunt et propter mala sua exempla multas animas perdere faciunt.
4. Ut nemo appropriet sibi praelationem
Non venit ministrari, sed ministrare (cf Mt 20, 28), dicit Dominus. Illi qui sunt super alios costituiti, tantum de illa praelatione glorientur, quantum si essent in abluendi fratrum pedes officio deputati. Et quanto magis turbantur de ablata sibi praelatione quam de pedum
officio, tanto magis sibi loculos ad periculum animae componunt (cf Joa12, 6).
5. Ut nemo superbiat, sed glorietur in cruce Domini
Attende, o homo, in quanta excellentia posuerit te Dominus Deus, quia creavit et formavit te ad imaginem dilecti Filii sui secundum
corpus et similitudinem secundum spiritum (cf Gen 1, 26). Et omnes creaturae, quae sub caelo sunt, secundum se serviunt, cognoscunt
et obediunt Creatori melius quam tu. Et etiam daemones non crucifixerunt eum, sed tu cum ipsis crucifixisti eum et adhuc crucifigis
delectando in vitiis et peccatis. Unde ergo potes gloriari? Nam si tantum esses subtilis et sapiens quod omnem scientiam (cf 1Cor 13,
2) haberes et scires interpretari omnia genera linguarum (cf 1Cor 12, 28) et subtiliter de caelestibus rebus perscrutari, in omnibus his
non potes gloriari; quia unus daemon scivit de caelestibus et modo scit de terrenis plus quam omnes homines, licet aliquis fuerit, qui
summae sapientiae cognitionem a Domino receperit specialem. Similiter et si esses pulchior et ditior omnibus et etiam si faceres mirabilia, ut daemones fugares, omnia ista tibi sunt contraria et nihil ad te pertinet et in his nil potes gloriari. Sed in hoc possumus gloriari, in infirmitatibus nostris (cf 2Cor 12, 5) et baiulare quotidie sanctam crucem Domini nostri Jesu Christi (Lc 14, 27).
6. De imitatione Domini
Attendamus, omnes fratres, bonum pastorem, qui pro ovibus suis salvandis crucis sustinuit passionem. Oves Domini secutae fuerunt
eum in tribulatione et persecutione, verecundia et fame, in infirmitate et tentatione et ceteris aliis; et de his receperunt a Domino vitam
sempiternam. Unde magna verecundia est nobis servis Dei, quod sancti fecerunt opera et nos recitando ea volumus recipere gloriam et
honorem.
7. Ut bona operatio sequatur scientiam
Dicit Apostolus: Littera occidit, spiritus autem vivificat (2Cor 3, 6). Illi sunt mortui a littera qui tantum sola verba cupiunt scire, ut sapientiores teneantur inter alios et possint acquirere magnas divitias dantes consanguineis et amicis. Et illi religiosi sunt mortui a littera,
qui spiritum divinae litterae nolunt sequi, sed solum verba magnis cupiunt scire et aliis interpretari. Et illi sunt vivificati a spiritu divi-
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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nae litterae, qui omnem litteram, quam sciunt et cupiunt scire, non attribuunt corpori, sed verbo et exemplo reddunt ea altissimo Domino Deo cuius est omne bonum.
8. De peccato invidiae vitando
Ait apostolus: Nemo potest dicere: Dominus Jesus, nisi in Spiritu Sancto (1Cor 12, 3); et: Non est qui faciat bonum, non est usque ad
unum (Rom 3, 12). Quicumque ergo invidet fratri suo de bono, quod Dominus dicit et facit in ipso, pertinet ad peccatum blaphemiae,
quia ipsi Altissimo invidet (cf Mt 20, 15), qui dicit et facit omne bonum.
9. De dilectione
Dicit Dominus: Diligite inimicos vestros [benefacite his qui oderunt vos, et orate pro persequentibus et calumniantibus vos] (Mt 5,
44). Ille enim veraciter diligit inimicum suum, qui non dolet de iniuria, quam sibi facit, sed de peccato animae suae uritur propter
amorem Dei. Et ostendat ei ex operibus dilectionem.
10. De castigatione corporis
Multi sunt, qui dum peccant vel iniuriam recipiunt, saepe inculpant inimicum vel proximum. Sed non est ita: quia unusquisque in sua
potestate habet inimicum, videlicet corpus, per quod peccat. Unde beatus ille servus (Mt 24, 46), qui talem inimicum traditum in sua
potestate; quia, dum hoc fecerit, nullus alius inimicus visibilis vel invisibilis ei nocere poterit.
11. Ut nemo corrumpatur malo alterius
Servo Dei nulla res displicere debet praeter peccatum. Et quocumque modo aliqua persona peccaret, et propter hoc servus Dei non ex
caritate turbaretur et irasceretur, thesaurizat sibi culpam (cf Rom 2, 5). Ille servus Dei, qui non irascitur neque conturbat se pro aliquo
recte vivit sine proprio. Et beatus est, qui non remanet sibi aliquid reddens quae sunt caesaris caesari, et quae sunt Dei Deo (Mt 22,
21).
12. De cognoscendo spiritu Domini
Sic potest cognosci servus Dei, si habet de spiritu Domini: cum Dominus operaretur per ipsum aliquod bonum, si caro eius non inde
se exalataret, quia semper est contraria omni bono, sed si magis ante oculos se haberet viliorem et omnibus aliis hominibus minorem
se existimaret.
13. De patientia
Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur (Mt 5,9). Non potest cognoscere servus Dei, quantam habeat patientiam et humilitatem in
se, dum satisfactum est sibi. Cum autem venerit tempus, quod illi qui deberent sibi satisfacere, faciunt sibi contrarium, quantam ibi
patientiam et humilitatem tantam habet et non plus.
14. De paupertate spiritus
Beati paupere spiritu, quoniam ipsorum est regnum caelorum (Mt 5, 3). Multi sunt, qui orationibus et officiis insistentes multas abstinentias et aflictiones in suis corporibus faciunt, sed de solo verbo, quod videtur esse iniuria suorum corporum vel de aliqua re, quae
sibi auferretur scandalizati continuo perturbantur. Hi non sunt pauperes spiritu; quia qui vere pauper est spiritu, se ipso odit et eos diligit qui eum percutiunt in maxilla (cf Mt 5, 39).
15. De pace
Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur (Mt 5, 9). Illi sunt vere pacifici, qui de omnibus, quae in hoc saeculo patiuntur, propter
amorem Domini nostri Jesu Christi in animo et corpore pacem servant.
16. De munditia cordis
Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt (Mt 5, 8). Vere mundo corde sunt qui terrena despiciunt, caelestia quaerunt et semper adorare et videre Dominum Deum vivum et verum mundo corde et animo desistunt.
17. De humili servo Dei
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Beatus ille servus (Mt 24, 46), qui non magis se exaltat de bono, quod Dominus dicit et operatur per ipsum, quam quod dicit et operatur per alium. Peccat homo, qui magis vult recipere a proximo suo, quam non vult dare de se Domino Deo.
18. De compassione proximi
Beatus homo, qui sustinet proximum suum secundum suam fragilitatem in eo, quod vellet sustineri ab ipso, si in consimili casu esset.
Beatus servus, qui omnia bona reddit Domino Deo, quia qui sibi aliquid retinuerit abscondit in se pecuniam Domini Dei sui (Mt 25,
18) et quod putabat habere, auferetur ab eo (Lc 8, 18).
19. De humili servo Dei
Beatus servus, qui non tenet se meliorem, quando magnificatur et exaltatur ab hominibus, sicuti quando tenetur vilis, simplex et despectus, quia quantum est bono coram Deo, tantum est et non plus. Vae illi religioso, qui ab aliis positus est in alto et per suam voluntatem non vult descendere. Et beatus ille servus (Mt 24, 46), qui non per suam voluntatem ponitur in alto et semper desiderat esse sub
pedibus aliorum.
20. De bono et vano religioso
Beatus ille religiosus, qui non habet iucunditatem et laetitia nisi in sanctissimis eloquiis et operibus Domini et cum his producit homines ad amorem Dei cum gaudio et laetitia (cf Ps 50, 10). Vae illi religioso, qui delectat se in verbis otiosis et vanis et cum his producit
homines ad risum.
21. De inani et loquaci religioso
Beatus servus, qui quando loquitur, sub specie mercedis omnia sua non manifestat et non est velox ad loquendum (cf Prov 29, 20), sed
sapienter providet, quae debet loqui et respondere. Vae illi religioso, qui bona, quae Dominus sibi ostendit, non retinet in corde suo
(Lc 2, 19.51) et aliis non ostendit per operationem, sed sub specie mercedis magis hominibus verbis cupit ostendere. Ipse recipit mercedem suam (cf Mt 6,2; 6, 16) et audientes parum fructum reportant.
22. De correctione
Beatus servus qui disciplinam, accusationem et reprehensionem ita patienter ab aliquo sustineret sicut a semetipso. Beatus servus, qui
reprehensus benigne acquiescit, verecunde obtemperat, humiliter confitetur et libenter satisfacit. Beatus servus, qui non est velox ad se
excusandum et humiliter sustinet verecundiam et reprehensionem de peccato, ubi non commisit culpam.
23. De humilitate
Beatus servus, qui ita inventus est humilis inter subditos suos, sicuti quando esset inter dominos suos. Beatus servus, qui semper permanet sub virga correctionis. Fidelis et prudens servus est (cf Mt 24, 45), qui omnibus suis offensis non tardat interius punire per contritionem et exterius per confessionem et operis satisfactionem.
24. De vera dilectione
Beatus servus, qui tantum diligeret fratrem suum, quando est infirmus, quod non potest ei satisfacere, quantum est sanus, qui potest ei
satisfacere.
25. Item de eorum
Beatus servus, qui tantum diligeret et timeret fratrem suum, cum esset longe ab ipso, sicuti quando esset cum eo, et non diceret aliquid
post ipsum, quod cum caritate non posset coram ipso.
26. Ut servi Dei honorent clericos
Beatus servus, qui portat fidem in clericis, qui vivunt recte secundum formam Ecclesiae Romanae. Et vae illis qui ipsos despiciunt;
licet enim sint peccatores tamen nullus debet eos iudicare, quia ipse solus Dominus reservat sibi ipsos ad iudicandum. Nam quantum
est maior administratio eorum, quam habent de sanctissimo corpore et sanguine Domini nostri Jesu Christi, quod ipsi recipiunt et ipsi
soli aliis ministrant aliis hominibus istius mundi.
27. De virtute effugante vitio
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Ubi caritas et sapientia, ibi timor nec ignorantia. Ubi est patientia et humilitas, ibi nec ira nec perturbatio. Ubi est paupertas cum laetitia, ibi nec cupiditas nec avaritia. Ubi est timor Domini ad atrium suum custodiendum (cf Lc 11. 21), ibi inimicus non potest habere
locum ad ingrediendum. Ubi est misericordia et discretio, ibi nec superfluitas nec induratio.
28. De abscondendo bono ne perdatur
Beatus servus, qui thesaurizat in caelo (Mt 6, 20) bona, quae Dominus sibi ostendit et sub specie mercedis non cupit manifestare hominibus, quia ipse altissimus manifestabit opera eius quibuscumque placuerit. Beatus servus, qui secreta Domini observat in corde suo
(cf Lc 2, 19. 51).
Epistola ad S. Antonium
Fratri Antonio episcopo meo frater Franciscus salutem. Placet mihi quod sacram theologiam legas fratribus, dummodo inter huius
studium orationis et devotionis spiritum non extinguas, sicut in regula continetur.
Ad Clericos
I Epistola ad clericos (Recensio prior) [EpCler I]
1. Attendamus, omnes clerici, magnum peccatum et ignorantiam, quam quidam habent super sanctissimum corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi et sacratissima nomina et verba eius scripta, quae santificant corpus.
2 Scimus, quia non potest esse corpus, nisi prius santificetur a verbo. Nihil enim habemus et videmus corporaliter in hoc saeculo de
ipso Altissimo, nisi corpus et sanguinem, nomina et verba, per quae facti sumus et redempti de morte ad vitam (1 Joa 3, 14). Omnes
autem illi qui ministrant tam sanctissima mysteria, considerent intra se, maxime hi qui illicite ministrant, quam viles sint calices, corporales et linteamina, ubi sacrificatur corpus et sanguis eiusdem. Et a multis in locis vilibus collocatur et relinquitur, miserabiliter portatur et indigne sumitur et indiscrete aliis ministratur. Nomina etiam et verba eius scripta aliquando pedibus conculcantur; quia animalis homo non percipit ea quae Dei sunt (1Cor 2, 14). Non movemur de his omnibus pietate, cum ipse pius Dominus in manibus nostris
se praebeat et eum tractemus et sumamus quotidie per os nostrum ? An ignoramus, quia venire debemus in manus eius ? Igitur de his
omnibus et aliis cito et firmiter emendemus; et ubicumque fuerit sanctissimum corpus Domini nostri Jesu Christi illicite collocatum et
relictum, removeatur de loco illo et in loco honesto debeant collocari. Haec omnia usque in finem universi clerici tenentur super
omnia observare. Et qui hoc non fecerint, sciant se debere coram Domino nostro Jesu Christo in die iudicii reddere rationem (cf Mt
12, 36), Hoc scriptum, ut melius debeat observari, sciant se benedictos a Domino Deo, qui illud fecerint exemplari.
Ad Clericos II
Epistola ad clericos (Recensio posterior) [EpCler II]
Attendamus, omnes clerici, magnum peccatum et ignorantiam, quam quidam habent super sanctissimum corpus et sanguinem Domini
nostri Jesu Christi et sacratissima nomina et verba eius scripta, quae santificant corpus. Scimus, quia non potest esse corpus, nisi prius
sanctificetur a verbo. Nihil enim habemus et videmus corporaliter in hoc saeculo de ipso Altissimo, nisi corpus et sanguinem, nomina
et verba, per quae facti sumus et redempti de morte ad vitam (1Joa 3, 14). Omnes autem illi qui ministrant tam sanctissima ministeria,
considerent intra se, maxime hi qui indiscrete ministrant, quam viles sin calices, corporalia et linteamina, ubi sacrificatur corpus et
sanguis Domini nostri. Et a multis in locis vilibus collocatur et relinquitur, miserabiliter portatur et indigne sumitur et indiscrete aliis
ministratur. Nomina etiam et verba eius scripta aliquando pedibus conculcantur; quia animalis homo non percipit ea quae Dei sunt
(1Cor 2, 14). Non movemur de his omnibus pietate, cum ipse pius Dominus in manibus nostris se praebeat et eum tractemus et sumamus quotidie per os nostrum ? An ignoramus, quia debemus venire in manus eius ? Igitur de his omnibus et aliis cito et firmiter emendemus; et ubicumque fuerit sanctissimum corpus Domini nostri Jesu Christi illicite collocatum et relictum, removeatur de loco illo et
in loco honesto debeant collocari. Et scimus, quia haec omnia tenemur super omnia observare secundum praecepta Domini et constitutiones sanctae matris Ecclesiae. Et qui hoc non fecerint, sciant se debere coram Domino nostro Jesu Christo in die iudicii reddere
rationem (cf Mt 12, 36), Hoc scriptum, ut melius debeat observari, sciant se benedictos a Domino Deo, qui illud fecerint exemplari.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Ad custodes I
Epistola ad custodes I [EpCust I]
Universi custodibus fratrum minorum, ad quos litterae istae pervenerint in Domino Deo vester servus et parvulus, salutem cum novis
signis caeli et terrae, quae magna et excellentissima sunt apud Deum et a multis religiosis et aliis hominibus minima reputantur.Rogo
vos plus quam de me ipso, quatenus, cum decet et videritis expedire, clerici humiliter supplicetis, quod sanctissimum corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi et sancta nomina et verba eius scripta, quae santificant corpus, super omnia debeant venerari. Calices, corporalia, ornamenta altaris et omnia, quae pertinent ad sacrificium, pretiosa habere debeant. Et si in aliquo loco sanctissimum
corpus Domini fuerit pauperrime collocatum, iuxta mandatum Ecclesiae in loco pretioso ab eis ponatur et consignetur et cum magna
veneratione portetur et cum discretione aliis ministretur. Nomina etiam et verba Domini scripta, ubicumque inveniantur in locis immundis, colligantur et in loco honesto debeant collocari. Et in omni praedicatione, quam facitis, de poenitentia populum moneatis, et
quod nemo potest salvari, nisi qui recipit sanctissimum corpus et sanguinem Domini (cf Joa 6, 54), et, quando a sacerdote sacrificatur
super altare et in aliqua parte portatur, omnes gentes flexis genibus reddant laudes, gloriam et honorem Domino Deo vivo et vero. Et
de laude eius ita omnibus campanae semper ab universo populo omnipotenti Deo, laudes et gratiae referantur per totam terram.Et, ad
quosqumque fratres meos custodes pervenerit hoc scriptum et exemplaverint et apud se habuerint et pro fratribus, qui habent officium
praedicationis et custodiam fratrum, fecerint exemplari et omnia, quae continentur in hoc scripto, praedicaverint usque in finem, sciant
se habere benedictionem Domini Dei et meam. Et ista eis per veram et sanctam obedientiam. Amen.
Ad custodes II
Ad custodes II [EpCust II]
Universis custodibus fratrum minorum, ad quos istae litterae pervenerint, frater Franciscus, minimum servorum Dei, salutem et sanctam pacem in Domino.Scitote, quod in conspectu Dei sunt quaedam res nimis altae et sublimes, quae aliquando reputantur inter homines pro vilibus et abiectis; et aliae sunt carae et spectabiles inter homines, quae coram Deo tenentur pro vilissimis et abiectis. Rogo
vos coram Domino Deo nostro, quantum possum, quod litteras illas, quae tractant de sanctissimo corpore et sanguine Domini nostri,
detis episcopis et aliis clericis; et memoria retineatis, quae super his vobis commendavimus. Aliarum litterarum, quas vobis mitto, ut
eas detis potestatibus, consulibus et rectoribus, et in quibus continetur, ut publicentur per populos et plateas Dei laudes, facite statim
multa exemplaria, et cum magna diligentia eas porrigite illis, quibus debeant dari.
Ad fideles I
Ad fideles I
Epistola ad fideles (Recensio prior) [EpFid I]
(Exhortatio ad fratres et sorores de Poenitentia)
In nomine Domini!
[Cap. I]
De illis qui faciunt poenitentiam
Omnes qui Dominum diligunt ex toto corde, ex tota anima et mente, ex tota virtute (cf Mc 12, 30) et diligunt proximos suos sicut se
ipsos (cf Mt 22, 39), et odio habent corpora eorum cum vitiis et peccatis, et recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi,
et faciunt fructus dignos poenitentiae: O quam beati et benedicti sunt illi et illae, dum talia faciunt et in talibus perseverant, quia requiescet super eos spiritus Domini (cf Joa 14, 23), et sunt filii patris caelestis (cf Mt 5, 45), cuius opera faciunt, et sunt sponsi, fratres
et matres Domini nostri Jesu Christi (cf Mt 12, 50). Sponsi sumus, quando Spiritus Sancto coniungitur fidelis anima Domino nostro
Jesu Christo. Fratres ei sumus, quando facimus voluntatem patris qui in caelis est (Mt 12, 50). Matres, quando portamus eum in corde
et corpore nostro (cf 1Cor 6, 20) per divinum amorem et puram et sinceram conscientiam; parturimus eum per sanctam operationem,
quae lucere debet aliis in exemplum (cf Mt 5, 16). O quam gloriosum est, sanctum et magnum in caelis habere patrem! O quam sanctum, paraclitum, pulchrum et admirabilem talem habere sponsum! O quam sanctum et quam dilectum, beneplacitum, humilem, pacificum, dulcem, amabilem et super omnia desiderabilem habere talem fratrem et talem filium: Dominum nostrum Jesum Christum, qui
posuit animam pro ovibus suis (cf Joa 10, 15) et oravit patri dicens: Pater sancte, serva eos in nomine tuo (Joa 17, 11), quos dedisti
mihi in mundo; tui erant et mihi dedisti eos (Joa 17, 6). Et verba quae mihi dedisti, dedi eis; et ipsi acceperunt et crediderunt vere, quia
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a te exivi et cognoverunt, quia tu me misisti (Joa 17, 8). Rogo pro eis et non pro mundo (cf Joa 17, 9). Benedic et sanctifica (Joa 17,
17) et pro eis sanctifico me ipsum (Joa 17, 19). Non pro eis rogo tantum, sed pro eis qui credituri sunt per verbum illorum in me (Joa
17, 20), ut sint sanctificati in unum (cf Joa 17, 23) sicut et nos (Joa 17, 11). Et volo, pater, ut ubi ego sum et illi sint mecum, ut videant
claritatem meam (Joa 17, 24) in regno tuo (Mt 20, 21). Amen.
[Cap. II]
De illis qui non agunt poenitentiam
Omnes autem illi et illae, qui non sunt in poenitentia, et non recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, et operantur
vitia et peccata et qui ambulant post malam concupiscentiam et mala desideria carnis suae, et non observant, quae promiserunt Domino, et serviunt corporaliter mundo carnalibus desideriis et sollecitudinis saeculi et curis huius vitae: detenti a diabolo, cuius sunt filii et
eius opera faciunt (cf Joa 8, 41), caeci sunt, quia verum lumen non vident Dominum nostrum Jesum Christum. Sapientiam non habent
spiritualem, quia non habent Filium Dei qui est vera sapientia Patris, de quibus dicitur: Maledicti qui declinant a mandati tuis (Ps 118,
21). Vident et agnoscunt, sciunt et faciunt mala et ipsi scienter perdunt animas. Videte, caeci, decepti ab inimicis vestris: a carne,
mundo et diabolo; quia corpori dulce est facere peccatum et amarum est facere servire Deo; quia omnia vitia et peccata de corde hominum exeunt et procedunt, sicut dicit Dominus in Evangelio (cf Mc 7, 21). Et nihil habetis in hoc saeculo neque in futuro. Et putatis
diu possidere vanitates huius saeculi, sed decepti estis, quia veniet dies et hora, de quibus non cogitatis, nescitis et ignoratis; infirmatur corpus, mors appropinquat et sic moritur amara morte. Et ubicumque, quandocumque, qualitercumque moritur homo in criminali
peccato sine poenitentia et satisfactione, si potest satisfacere et non satisfacit, diabolus rapit animam suam de corpore eius cum tanta
angustia et tribolatione, quod nemo potest scire, nisi qui recipit. Et omnia talenta et potestatem et scientiam et sapientiam (2 Par 1,
12), quae putabant habere, auferretur ab eis (cf Lc 8, 18; Mc 4, 25). Et propinquis et amicis relinquunt et ipsi tulerunt et diviserunt
substantiam eius et dixerunt postea: Maledicta sit anima sua, quia potuit plus dare nobis et acquirere quam non acquisivit. Corpus comedunt vermes, et ita perdiderunt corpus et animam in isto brevi saeculo et ibunt in inferno, ubi cruciabuntur sine fine.Omnes illos
quibus istae litterae pervenerint, rogamus in caritate quae Deus est (cf 1Joa 4, 16), ut ista supradicta odorifera verba Domini nostri Jesu Christi cum divino amore benigne recipiant. Et qui nesciunt legere, saepe legere faciant; et apud se retineant cum sancta operatione
usque in finem, quia spiritus et vita sunt (Joa 6, 64). Et qui hoc non fecerint, tenebuntur reddere rationem in die iudicii (cf Mt 12, 36)
ante tribunal Domini nostri Jesu Christi (cf Rom 14, 10).
Ad Fideles II
Epistola ad fideles (Recensio posterior) [EpFid II]
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.Universis christianis religiosis, clerici et laicis, masculis et feminis, omnibus qui
habitant in universo mundo, frater Franciscus, eorum servus et subditus, obsequium cum reverentia, pacem veram de caelo et
sinceram in Domino caritatem.Cum sim servus omnium, omnibus servire teneor et administrare odorifera verba Domini mei. Unde in
mente considerans, quod cum personaliter propter infirmitatem et debilitatem mei corporis non possim singulos visitare, proposui
litteris praesentibus et nuntiis verba Domini nostri Jesu Christi, qui est Verbum Patris, vobis referre et verba Spiritus Sancti, quae
spiritus et vita sunt (Joa 6, 64).Istud Verbum Patris tam dignum, tam sanctum et gloriosum nuntiavit altissimus Pater de caelo per
sanctum Gabrielem angelum suum in uterum sanctae ac gloriosae virginis Mariae, ex cuius utero veram recepit carnem humanitatis et
fragilitatis nostrae. Qui, cum dices esset (2Cor 8, 9) super omnia, voluit ipse in mundo cum beatissima Virgine, matre sua, eligere
paupertatem. Et prope passionem celebravit pascha cum discipulis suis et accipiens panem gratias egit et benedixit et fregit dicens:
Accipite et comedite, hoc est corpus meum (Mt 26, 26). Et accipiens calicem dixit: Hic est sanguis meus novi testamenti, qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum (Mt 26, 27). Deinde oravit Patrem dicens: Pater, si fieri potest, transeat a me
calix iste. Et factus est sudor eius sicut guttae sanguinis decurrentis in terram (Lc 22, 44). Posuit tamen voluntatem suam in voluntate
Patris dicens: Pater, fiat voluntas tua (Mt 26, 42); non sicut ego volo, sec sicut tu (Mt 26, 39). Cuius Patris talis fuit voluntas, ut filius
eius benedictus et gloriosus, quem dedit nobis et natus fuit pro nobis, se ipsum per proprium sanguinem suum sacrificium et hostiam
in ara offerret; non propter se, per quem facta sunt omnia (cf Joa 1, 3), sed pro peccatis nostris, reliquens nobis exemplum, ut sequamur vestigia eius (cf 1Petr 2, 21). Et vult ut omnes salvemur per eum et recipiamus ipsum puro corde et casto corpore nostro. Sed
pauci sunt, qui velint eum recipere et salvi esse per eum, licet eius iugum suave sit et onus ipsius leve (cf Mt 11, 30). Qui nolunt gustare, quam suavit sit Dominus (cf Ps 33, 9) et diligunt tenebras magis quam lucem (Joa 3, 19) nolentes adimplere mandata Dei, maledicti sunt; de quibus dicitur per prophetam: Maledicti qui declinant a mandatis tuis (Ps 118, 21). Sed, o quam beati et benedicti sunt
illi qui Deum diligunt et faciunt sicut dicit ipse Dominus in evangelio: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde et ex tota mente et
proximum tuum sicut te ipsum (Mt 22, 37. 39).Diligamus igitur Deum et adoremus eum puro corde et pura mente, quia ipse super
omnia quaerens dixit: Veri adoratores adorabunt patrem in spiritu et veritate (Joa 4, 23). Omnes enim, qui adorant eum, in spiritu veritatis oportet eum adorare (cf Joa 4, 24). Et dicamus ei laudes et orationes die ac nocte (Ps 31, 4) dicendo: Pater noster qui es in caelis
(Mt 6, 9), quia oportet nos semper orare et non deficere (Lc 18, 1).Debemus siquidem confiteri sacerdoti omnia peccata nostra; et recipiamus corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi ab eo. Qui non manducat carnem suam et non bibit sanguinem suum (cf Joa
6, 55. 57), non potest introire in regnum Dei (Joa 3,5). Digne tamen manducet et bibat, quia qui indigne recipit iudicium sibi manducat et bibit, non diiudicans corpus Domini (1Cor 11, 29), id est non discernit. Faciamus insuper fructus dignos poenitentiae (Lc 3, 8).
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Et diligamus proximos sicut nos ipsos (cf Mt 22, 39). Et si quis non vult eos amare sicut se ipsum, saltim non inferat eis mala, sed faciat bona.Qui autem potestatem iudicandi alios receperunt iudicium cum misericordia exerceant, sicuti ipsi volunt a Domino misericordiam obtinere. Iudicium enim sine misericordia erit illis qui non fecerint misericordiam (Jac 2, 13). Habemus itaque caritatem et
humilitatem; et faciamus eleemosynas, quia ipsa lavat animas a sordibus peccatorum (cf Tob 4,11; 12, 9). Homines enim omnia perdunt, quae in hoc saeculo relinquunt; secum tamen portant caritatis mercedem et eleemosynas, quas fecerunt, de quibus habebunt a
Domino praemium et dignam remunerationem.Debemus etiam ieiunare et abstinere a vitiis et peccatis (cf Sir 3, 32) et a superfluitate
ciborum et potus et esse catholici. Debemus etiam ecclesias visitare frequenter et venerari clericos et revereri, non tantum propter eos,
si sint peccatores, sed propter officium et administrationem sanctissimi corporis et sanguinis Christi, quod sanctificant in altari et recipiunt et aliis administrant. Et firmiter sciamus omnes, quia nemo salvari potest, nisi per sancta verba et sanguinem Domini nostri Jesu
Christi, quae clerici dicunt, annuntiant et ministrant. Et ipsi soli ministrare debent et non alii. Specialiter autem religiosi, qui renuntiaverunt saeculo, tenentur plura et maiora facere, sed ista non dimittere (cf Lc 11, 42).Debemus odio habere corpora nostra cum vitiis et
peccatis, quia Dominus dicit in evangelio: Omnia mala, vitia et peccata a corde exeunt (Mt 15, 18-19; Mc 7, 23). Debemus diligere
inimicos nostros et benefacere his, qui nos odio habent (cf Mt 5, 44; Lc 6, 27). Debemus etiam nosmetipsos abnegare (cf Mt 16, 24) et
ponere corpora nostra sub iugo servitutis et sanctae obedientiae, sicut unusquisque promisit Domino. Et nullus homo teneatur ex obedientia obedire alicui in eo, ubi committitur delictum vel peccatum.Cui autem obedientia commissa est et qui habetur maior, sit sicut
minor (Lc 22, 26) et aliorum fratrum servus. Et in singulos fratres suos misericordiam faciat et habeat, quam vellet sibi fieri, si in consimili casu esset. Nec ex delicto fratris irascatur in fratrem, sed cum omni patientia et humilitate ipsum benigne moneat et sustineat.Non debemus secundum carnem esse sapientes et prudentes, sed magis debemus esse simplices, humiles et puri. Et habeamus corpora nostra in opprobrium et despectum, quia omnes per culpam nostram sumus miseri et putridi, foetidi et vermes, sicut dicit Dominus per prophetam: Ego sum vermis non homo, opprobrium hominum et abiectio plebis (Ps 21, 7). Numquam debemus desiderare esse super alios, sed magis debemus omnes illi et illae, dum talia fecerint et perseveraverint usque in finem, requiescet super eos Spiritus Domini (Is 11, 2) et faciet in eis habitaculum et mansionem (Cf Joa 14, 23). Et erunt Patris caelestis (cf Mt 5, 45), cuius opera faciunt. Et sunt sponsi, fratres et matres Domini nostri Jesu Christi (cf Mt 12, 50). Sponsi sumus, quando Spiritu Sancto coniungitur fidelis anima Jesu Christo. Fratres enim sumus, quando facimus voluntatem patris eius, qui est in caelo (cf Mt 12, 50); matres quando
portamus eum in corde et corpore nostro (1Cor 6, 20) per amorem et puram et sinceram conscientiam; parturimus eum per sanctam
operationem, quae lucere debet aliis in exemplum (cf Mt 5, 16).O quam gloriosum et sanctum et magnum habere in caelis Patrem! O
quam sanctum, paraclitum, pulchrum et admirabilem habere sponsum! O quam sanctum et quam dilectum, beneplacitum, humilem,
pacificum, dulcem et amabilem et super omnia desiderabilem habere talem fratrem et filium, qui posuit animam suam pro ovibus suis
(cf Joa 10, 15) et oravit patrem pro nobis dicens: Pater sancte, serva eos in nomine tuo, quos dedisti mihi (Joa 17, 11). Pater, omnes,
quos dedisti mihi in mundo, tui erant et mihi eos dedisti (Joa 17, 6). Et verba, quae dedisti mihi, dedi eis; et ipsi acceperunt et cognoverunt vere, quia a te exivi et crediderunt, quia tu me misisti (Joa 17, 8); rogo pro eis et non pro mundo (cf Joa 17, 9); benedic et sanctifica eos (Joa 17, 17). Et pro eis sanctifico me ipsum, ut sint sanctificati in (Joa 17, 19) unum sicuti et nos (Joa17, 11) sumus. Et volo, Pater, ut ubi ego sum et illi mecum, ut videant claritatem meam (Joa 17, 24) in regno tuo (Mt 20, 21). Ei autem qui tanta sustinuit
pro nobis, tot bona contulit et conferet in futurum, omnis creatura, quae est in caelis, in terra, in mari et in abyssis reddat laudem Deo,
gloriam, honorem et benedictionem (cf Apoc 5, 13), quia ipse est virtus et fortitudo nostra, qui est solus bonus, solus altissimus, solus
omnipotens, admirabilis, gloriosus et solus sanctus, laudabilis et benedictus per infinita saecula saeculorum. Amen.Omnes autem illi,
qui sunt in poenitentia et non recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, et operantur vitia et peccata, et qui ambulant
post malam concupiscientiam et mala desideria, et non observant, quae promiserunt, et serviunt corporaliter mundo carnalibus desideriis, curis et sollicitudinibus huius saeculi et curis huius vitae, decepti a diabolo, cuius filii sunt et eius opera faciunt (cf Joa 8, 41),
caeci sunt, quia verum lumen non vident Dominum nostrum Jesum Christum. Sapientiam non habent spiritualem, qui non habent Filium Dei in se, qui est vera sapientia Patris; de quibus dicitur: Sapientia eorum devorata est (Ps 106, 27). Vident, agnoscunt, sciunt et
faciunt mala; et scienter perdunt animas. Videte, caeci, decepti ab inimicis nostris scilicet a carne, a mundo et a diabolo, quia corpori
dulce est facere peccatum et amarum servire Deo, quia omnia mala, vitia et peccata de corde hominum exeunt et procedunt (cf Mc 7,
21.23), sicut dicit Dominus in evangelio. Et nihil habetis in hoc saeculo neque in futuro. Putatis diu possidere vanitates huius saeculi,
sed decepti estis, quia veniet dies et hora, de quibus non cogitatis et nescitis et ignoratis.Infirmatur corpus, mors appropinquat, veniunt
propinqui et amici dicentes: Dispone tua. Ecce uxor eius et filii eius et propinqui et amici fingunt flere. Et respiciens videt eos flentes,
movetur malo motu; cogitando intra se dicit: Ecce animam et corpus meum et omnia mea pono in manibus vestris. Vere, iste homo est
maledictus, qui confidit et exponit animam suam et corpus et omnia mala sua in talibus manibus; unde Dominus per prophetam: Maledictus homo qui confidat in homine (Jer 17, 5). Et statim faciunt venire sacerdotem; dicit ei sacerdos: "Vis recipere poenitentiam de
omnibus peccatis tuis?" Respondet: "Volo". "Vis satisfacere de commissis et his quae fraudasti et decepisti homines sicut potes de tua
substantia?" Respondet: "Non". Et sacerdos dicit: "Quare non?". "Quia omnia disposui in manibus propinquorum et amicorum" Et incipit perdere loquelam et sic moritur ille miser.Sed sciant omnes, quod ubicumque et qualitercumque homo moriatur in criminali peccato sine satisfactione et potest satisfacere et non satisfecit, diabolus rapit animam eius de corpore suo cum tanta angustia et tribulatione, quantam nullus scire potest, nisi qui recipit. Et omnia talenta et potestas et scientia, quam putabat habere (cf Lc 8, 18), auferetur
ab eo (Mc 4 25). Et propinquis et amicis relinquit, et ipsi tollent et divident substantiam eius et dicent postea: "Maledicta sit anima
eius, quia potuit plus dare nobis et acquirere quam non acquisivit." Corpus comedunt vermes; et ita perdit corpus et animam in isto
brevi saeculo et ibit in inferno, ubi cruciabitur sine fine.In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen. Ego frater Franciscus, minor
servus vester, rogo et obsecro vos in caritate, quae Deus (cf 1Joa 4, 16), et cum voluntate osculandi vestros pedes, quod haec verba et
alia Domini nostri Jesu Christi cum humilitate et caritate debeatis recipere et operari et observare. Et omnes illi et illae, qui ea benigne
recipient, intelligent et mittent aliis in exemplum, et si in ea perseveraverint usque in finem (Mt 24, 13), benedicat eis Pater et Filius et
Spiritus Sanctus. Amen.
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Ad Fratrem Leonem
Epistola ad fratrem Leonem [EpLeo]
Frater Leo, frater Francisco tuo salutem et pacem. Ita dico tibi, fili mei, sicut mater: quia omnia verba, quae diximus in via, breiter in
hoc verba [!] dispono et consilio, et si dopo [tibi?] oportet consilium venire ad me, quia ita consilio tibi: In quocumque modo melius
videtur tibi placere Domino Deo et sequi vestigiam [!] et paupertatem suam, faciatis cum benedictione Domini Dei et mea obedientia.
Et, si tibi est necessarium anumam tuam propter aliam consolationem tuam, et vis, Leo, venire ad me, veni.
Regula pro eremitoriis data
Illi, qui volunt religiose stare in eremis sint tre fratres vel quattuor ad plus; duo ex ipsis sint matres et habeant duos filios vel unum ad
minus. Isti duo sunt matres, teneant vitam Marthae et duo filii teneant vitam Mariae (cf Lc 10, 38-42) et habeant unum claustrum, in
quo unusquisque habeat cellulam suam, in qua oret et dormiat. Et semper dicant completorium de die statim post occasum solis; et
studeant retinere silentium; et dicant oras suas; et in matutinis surgant et primum quaerant regnum Dei et iustitiam eius (Mt 6, 33). Et
dicant prima hora qua convenit et post tertiam absolvant silentium; et possint loqui et irae ad matres suas. Et, quando placuerit, possint
petere ab eis eleemosynam sicut parvuli pauperes propter amorem Domini Dei. Et postea dicant sextam et nonam; et vesperas dicant
hora qua convenit. Et in claustro, ubi morantur non permittant aliquam personam introire et neque ibi comedant. Isti fratres, qui sunt
matres, studeant manere remote ab omni persona; et per obedientiam sui ministri custodiant filios suos ab omni persona, ut nemo possit loqui cum eis. Et filii non loquantur cum aliqua persona nisi cum matribus suis et cum ministro et custode suo, quando placuerit
eos visitare cum benedictione Domini Dei. Filii vero quandoque officium matrum assumant, sicut vicissitudinaliter eis pro tempore
visum fuerit disponendum, quod omnia supradicta sollicite et studiose studeant observare.
Laudes Dei Altissimi
Tu es sanctus Dominus Deus solus, qui facis mirabilia (Ps 76, 15). Tu es fortis, tu es magnus (cf Ps 85, 10), tu es altissimus, tu es rex
omnipotens, tu pater sancte (cf Joa 17, 11) rex caeli et terrae (cf Mt 11, 25). Tu es trinus et unus Dominus Deus deorum (cf Ps 135, 2),
tu es bonum, omne bonum, summum bonum, Dominus Deus vivus et verus (cf 1 Thess 1, 9). Tu es amor, caritas; tu es sapientia, tu es
humilitas, tu es patientia (Ps 70, 5), tu es pulchritudo, tu es mansuetudo; tu es securitas, tu es quietas, tu es gaudium, tu es spes nostra
et laetitia, tu es iustitia, tu es temperantia, tu es omnia divitia nostra ad sufficientiam. Tu es pulchritudo, tu es mansuetudo, tu es protector (Ps 30, 5), tu es custos et defensor noster; tu es fortitudo (cf Ps 42, 2), tu es refrigerium. Tu es spes nostra, tu es caritas nostra, tu
es dulcedo nostra, tu es vita aeterna nostra: Magnus et admirabilis Dominus, Deus omnipotens, misericors Salvator.
Benedictio fratri Leoni data
Benedicat tibi Dominus et custodiat te; ostendat faciem suam tibi et misereatur tui. Convertat vultum suum ad te et det tibi pacem (cf
Num 6, 24-26). Dominus benedicat, frater Leo, Te (cf Num 6, 27b).
Exhortatio ad Laudem Dei
Timete Dominum et date illi honorem (Apoc 14, 7)Dignus est Dominus acciper laudem et honorem (cf Apoc 4, 11).Omnes, qui timete
Dominum, laudete eum (cf Ps 21, 24).Ave, Maria, gratia plena, Dominus tecum (Lc 21, 24).Laudate eum caelum et terra (cf Ps 68, 35
- Ps Rom).Laudate omnia flumina Dominum (cf Dan 3, 78).Benedicti filii Dei Dominum (cf Dan 3, 82).Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea (Ps 117, 24 - Ps Rom). Alleluia, Alleuia, Alleluia! Rex Israel (Joa 12, 13)!Omnis spiritus laudet
Dominum (Ps 150, 6).Laudate Dominum, quoniam bonus est (Ps 146, 1); omnes qui legitis haec, benedicite Dominum (Ps 102, 21 Ps Rom).Omnes creaturae benedicite Dominum (cf Ps 102, 22).Omnes volucres caeli laudate Dominum (Dan 3, 80; cf Ps 148, 710).Omnes pueri laudate Dominum (cf Ps 112, 1).Juvenes et virgines laudate Dominum cf Ps 148, 12).Dignus st agnus, qui occisus
est, recipere laudem, gloriam et honorem (cf Apoc 5, 12).Benedicta sit sancta Trinitas atque indivisa Unitas.Sancte Michael Archangele defende nos in proelio.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Expositio in Pater noster [ExpPat]
O sanctissime Pater noster: creator, redemptor, consolator et salvator noster.Qui es in caelis: in angelis et in sanctis; illuminans eos ad
cognitionem, quia tu, Domine, lux es; inflammans eos ad amorem, quia tu, Domine, amor es; inhabitans et implens eos ad beatitudinem, quia tu, Domine, summum bonum es, aeternum, a quo omne bonum, sine quo nullum bonum.Sanctificetur nomen tuum: clarificetur in nobis notitia tua, ut cognoscamus, quae sit latitudo (cf Eph 3, 18) beneficiorum tuorum, longitudo promissionum tuorum, sublimitas maiestatis et profundum iudiciorum.Adveniat regnum tuum: ut tu regnes in nobis per gratiam et facias nos venire ad regnum
tuum, ubi est tui visio manifesta, tui dilectio perfecta, tui societas beata, tui fruitio sempiterna.Fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra: ut amemus te ex toto corde (cf Lc 10, 27) te semper cogitando, ex tota anima te semper desiderando, ex tota mente omnes intentiones nostras ad te dirigendo, honorem tuum in omnibus quaerendo et ex omnibus viribus nostris omnes vires nostras et sensus animae
et corporis in obsequium tui amoris et non in alio expedendo; et proximos nostros amemus sicut et nosmetipsos omnes ad amorem
tuum pro viribus trahendo, de bonis aliorum sicut de nostris gaudendo et in malis compatiendo et nemini ullam offensionem dando (cf
2Cor 6, 3).Panem nostrum quotidianum: dilectum Filium tuum, Dominum nostrum Jesum Christum, da nobis hodie: in memoriam et
intelligentiam et reverentiam amoris, quem ad nos habuit et eorum, quae pro nobis dixit, fecit et sustulit.Et dimitte nobis debita nostra:
per tuam misericordiam ineffabilem, per passionis dilecti Filii tui virtutem et per beatissimae Virginis et omnium electorum tuorum
merita et intercessionem.Sicut et nos dimittimus debitoribus nostris: et quod non plene dimittimus, tu, Domine, fac nos plene dimittere, ut inimicos propter te veraciter diligamus et pro eis apud te devote intercedamus, nulli malum pro malo reddentes (cf 1Thess 5, 15)
et in omnibus in te prodesse studeamus.Et ne nos inducas in tentationem: occultam vel manifestam, subitam vel importunam.Sed libera nos a malo: praeterito, praesenti et futuro. Gloria Patri etc.
Oratio ante crucifixum [OrCruc]
Summe, gloriose Deus,illumina tenebras cordis mei,et da mihi fidem rectam,spem certam et caritatem perfectam,sensum et cognitionem,Domine,ut faciam tuum sanctum et verax mandatum.
Salutatio Beatae Mariae Virginis [SalBMV]
Ave Domina, sancta Regina, sancta Dei genitrix Maria, quae es virgo ecclesia facta et electa a sanctissimo Patre de caelo, quam consecravit cum sanctissimo dilecto Filio suo et Spiritu sancto Paraclito, in qua fuit et est omnis plenitudo gratiae et omne bonum. Ave
palatium eius; ave tabernaculum eius; ave domus eius. Ave vestimentum eius; ave ancilla eius; ave mater eius et vos omnes sanctae
virtutes, quae per gratiam et illuminationem Spiritus sancti infundimini in corda fidelium, ut de infidelibus fideles Deo faciatis.
Salutatio virtutum [SalVirt]
Ave, regina sapientia, Dominus te salvet cum sorore tua sancta pura simplicitate. Domina sancta paupertas, Dominus te salvet cum tua
sorore sancta humilitate. Domina sancta caritas, Dominus te salvet cum tua sorore sancta obedientia. Sanctissimae virtutes, omnes vos
salvet Dominus, a quo venitis et proceditis.Nullus homo est penitus in toto mundo, qui unam ex vobis possit habere, nisi prius moriatur. Qui unam habet et alias non offendit, omnes habet. Et qui unam offendit, nullam habet et omnes offendit (cf Jac 2, 10). Et unaquaque confundit vitia et peccata.Sancta sapientia confundit satan et omnes malitias eius. Pura sancta simplicitas confundit omnem
sapientiam huius mundi (cf 1Cor 2, 6) et sapientiam corporis. Sancta paupertas confundit cupiditatem et avaritiam et curas huius saeculi. Sancta humilitas confundit superbiam et omnes homines, qui sunt in mundo, similiter et omnia, quae in mundo sunt. Sancta caritas confundit omnes diabolicas et carnales tentationes et omnes carnales timores. Sancta obedientia confundit omnes corporales et
carnales et proprias voluntates et habet mortificatum corpus suum ad obedientiam spiritus et ad obedientiam fratris sui et est subditus
et suppositus omnibus hominibus, qui sunt in mundo et non tantum solis hominibus, sed etiam omnibus bestiis et feris, ut possint facere de eo, quicquid voluerint, quantum fuerit eis datum desuper a Domino (cf Joa 19, 11).
Canticum fratris Solis vel Laudes Creaturum
Lingua originalis
Altissimu onnipotente bon signore,
tue so le laude la gloria e l'honore et onne benedictione.
Textus Latinus a Frate K. Esser
Altissime, omnipotens, bone Domine,
tuae sunt laudes, gloria et honor et omnis benedictio (cf Apoc 4,9.11)
Tibi soli, Altissime, conveniunt;
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Ad te solo, altissimo, se konfano
et nullu homo ene dignu te mentovare.
Laudato sie, me signore, cun tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual` è iorno, et allumini noi per loi.
Et ellu è bellu e radiante cun grande splendore,
de te, altissimo, porta significatione.
Laudato si, mi signore, per sora luna e le stelle,
in celu l`ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si, mi signore, per frate vento,
et per aere et nubilio et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si, mi signore, per sor aqua,
la quale è mult utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si, mi signore, per frate focu,
per lo quale enn`allumini la nocte,
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si, mi signore, per sorra nostra madre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi concoloriti flori et herba.
Laudato si, mi signore, per quelli ke perdonano per lo
tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke `l sosterrano in pace,
ka da te, altissimo, sirano incoronati.
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
Guai a quelli, ke morrano ne le peccata mortali:
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda nol farrà male.
Laudate et benedicete mi signore,
et rengratiate et serviateli cun grande humilitate.
et nullus homo est dignus te nominare.
Laudatus sis, mi Domine, cum universa creatura tua (cf Tob 8,7),
principaliter cum domino fratre sole,
qui est dies, et illuminas nos per ipsum
Et ipse pulcher et irradians magno splendore;
de te, Altissime, defert significationem.
Laudatus sis, mi Domine, propter sororem lunam et stellas (cf Ps 148,3)
quas in caelo creasti claras, pretiosas et bellas.
Laudatus sis, mi Domine, propter fratrem ventum
et propter aerem et nubes et serenitatem et omne tempus (cf Dan 3,6465),
per quod das tuis creaturis alimentum (cf Ps 103,13-14).
Laudatus sis, mi Domine, propter sororem aquam (cf Ps 148,4-5),
quae est perutilis et humilis et pretiosa et casta.
Laudatus sis, mi Domine, propter fratrem ignem (cf. Dan 3,66),
per quem noctem illuminas (cf. Ps 77,14),
et ipse est pulcher et iucundus et robustus et fortis.
Laudatus sis, mi Domine, propter sororem nostram matrem terram (cf
Dan 3,74),
quae nos sustentat et gubernat, et producit diversos fructus cum coloratis
floribus et herba (cf Ps 103,13-14).
Laudatus sis, mi Domine, propter illos, qui dimittunt propter tuum amorem (cf Mt 6, 12)
et sustinent infirmitatem et tribulationem.
Beati illi, qui ea sustinebutn in pace (cf Mt 5, 10),
quia a te, Altissime, coronabuntur.
Laudatus sis, mi Domine, propter sororem mortem corporalem,
quam nullus homo vivens potest evadere.
Vae illis, qui morientur in peccatis mortalibus;
beati illi, quos reperiet in tuis sanctissimis voluntatibus,
quia secunda mors non faciet eis malum (cf Apoc 2,11: 20,6).
Laudate et benedicite Dominum meum (cf Dan 3,85),
gratias agite et servite illi magna humilitate.
Epistola ad quendam ministrum [EpMin]
Fratri N. ministro, Dominus te benedicat (cf. Num 6,24a). Dico tibi, sicut possum, de facto animae tuae, quod ea quae te impediunt
amare Dominum Deum, et quicumque tibi impedimentum fecerit sive fratres alii, etiam si te verberarent, omnia debes habere pro gratia. Et ita velis et non aliud. Et hoc sit tibi per veram obedientiam Domini Dei et meam, quia firmiter scio, quod ista est vera obedientia. Et dilige eos qui ista faciunt tibi. Et non velis aliud de eis, nisi quantum Dominus dederit tibi. Et in hoc dilige eos; et non velis
quod sint meliores christiani. Et istud sit tibi plus quam eremitorium. Et in hoc volo cognoscere, si tu diligis Dominum et me servum
suum et tuum, si feceris istud, scilicet quod non sit aliquis frater in mundo, qui peccaverit, quantumcumque potuerit peccare, quod,
postquam viderit oculos tuos, numquam recedat sine misericordia tua, si quaerit misericordiam. Et si non quaereret misericordiam, tu
quaeras ab eo, si vult misericordiam. Et si millies postea coram oculis tuis peccaret, dilige eum plus quam me ad hoc, ut trahas eum ad
Dominum; et semper miserearis talibus. Et istud denunties guardianis, quando poteris, quod per te ita firmus es facere.
De omnibus autem capitulis, quae sunt in regula, quae loquuntur de mortalibus peccatis, Domino adiuvante in capitulo Pentecostes
cum consilio fratrum faciemus istud tale capitulum. Si quis fratrum instigante inimico mortaliter peccaverit, per obedientiam teneatur
recurrere ad guardianum suum. Et omnes fratres, qui scirent eum peccasee, non faciant ei verecundiam neque detractionem, sed magnam misericordiam habeant circa ipsum et teneant multum privatum peccatum fratris sui; quia non est opus sanis medicus, sed male
habentibus (Mt 9,12). Similiter per obedientiam teneantur eum absolvat canonice, sicut dictum est. Et isti penitus non habeant potestatem iniungendi aliam poenitentiam nisi istam: Vade et noli amplius peccare (cf. John 8:11)
Hoc scriptum, ut melius debeat observare, habeas tecum usque ad Pentecostem; ibi eris cum fratribus tuis. Et ista et omnia alia, quae
minus sunt in regula, Domino Deo adiuvante, procurabitis adimplere.
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Epistola toti Ordini missa una cum Oratione: Omnipotens, aeterne
In nomine summae Trinitatis et sanctae Unitatis Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen!
Reverendis et multum diligendis fratribus universis, fratri .A., generalis ministro religionis minorum fratrum, domino suo, et ceteris
ministris generalibus, qui post eum erunt, et omnibus ministris et custodibus et sacerdotibus fraternitatis eiudem in Christo himilibus
et omnibus fratribus simplicibus et obedientibus, primis et novissimis, frater Franciscus, homo vilis et caducus, vester parvulus servulus, salutem in eo qui redemit et lavit nos in pretiosissimo sanguine suo (cf. Apoc. 1,5), cuius nomen audientes adorate eum cum timore et reverentia proni in terra (cf 2 Esdr 8,6), Dominus Jesus Christus, Altissimi Filius nomen illi (cf Lc 1,32), qui est benedictus in
saecula. (Rom 1, 25)
Audite, domini filii et fratres mei, et auribus percipite verba mea (Act 2,14). Inclinante aurem (Is 55,3) cordis vestri et obedite voci
Filii Dei. Servate in toto corde vestro mandata eius et consilia eius perfecta mente implete. Confitemini ei quoniam bonus (Ps 135,1)
et exaltate eum in operibus vestris (Tob 13,6); quoniam ideo misit vos (cf Tob 13,4) in universo mundo, ut verbo et opere detis testimonium voci eius et faciastis scire omnes, quoniam non est omnipotens praeter eum (cf Tob 13,4). In disciplina et obedientia sancta
perseverate (Hebr 12,7) et quale promisistis ei bono et firmo proposito adimplete. Tamquam filiis offert se nobis Dominus Deus (Hebr
12, 7).
Deprecor itaque omnes vos fratres cum osculo pedum et ea caritate, qua possum, ut omnem reverentiam et omnem honorem, quantumcumque poteritis, exhibeatis sanctissimo corpori et sanguini Domini nostri Jesu Christi in quo quae in caelis et quae in terris sunt,
pacificata sunt et reconciliata omnipotenti Deo (cf Col 1,20).
Rogo etiam in Domino omnes fratres meos sacerdotes, qui sunt et erunt et esse cupiunt sacerdotes Altissimi, quod quandocumque
missam celebrare voluerint, puri pure faciant cum reverentia verum sacrificium sanctissimi corporis et sanguinis Domini nostri Jesu
Christi sancta intentione et munda non pro ulla terrena re neque timore vel amore alicuius hominis, quasi placentes hominibus (cf Eph
6,6; Col 3,22); sed omnis voluntas, quantum adiuvat gratia ad Deum dirigatur soli ipso summo Domino inde placere desiderans quia
ipse ibi solus operatur sicut sibi placet; quoniam sicut ipse dicit: Hoc facite in meam commemorationem (Lk 22,19; 1 Cor 11,24), si
quis aliter fecerit, Judas traditor efficitur et reus fit corporis et sanguinis Domini (cf 1 Cor 11,27).
Recordamini fratres mei sacerdotes, quod scriptum est de lege Moysi, quam transgrediens etiam in coporalibus sine ulla miseratione
per sententiam Domini moriebatur (cf Hebr 10,28). Quanto maiora et deteriora meretur pati supplicia, qui Filium Dei conculcaverit et
sanguinem testamenti polutum duxerit, in quo sanctificatus est, et spiritui gratiae contumeliam fecerit (Hebr 10,29). Despicit enim
homo, polluit et conculcat Angum Dei, quando, sicut dicit apostolus, non diiudican (1 Cor 11,29) et discernens sanctum panem Christi ab aliis cibariis vel operibus vel indiguns manducat vel etiam, si esset dignus, vane et indigne manducat, cum Dominus per prophetam dicat: Maledictus homo, qui opus Dei facit fraudulenter (cf Jer 48,10). Et sacerdotes, qui nolunt hoc ponere super cor in veritate
condemnat dicens: Maledicam benedictionibus vestris (Mal 2,2).
Audite, fratres mei: Si beata Virgo sic honoratur, ut dignum est, quia ipsum portavit in sanctissimo utero; si Baptista beatus contremuit et non audet tangere sanctum Dei verticem; si sepulcrum, in quo per aliquod tempus iacuit veneratur, quantum debet esse
sanctus, iustus et dignus, qui non iam moriturum, sed in aeternum victurum et glorificatum, in quo desierant angeli prospiciere (1 Peter 1,12), contractat manibus, corde et ore sumit et aliis ad sumendum praebet!
Videte dignitatem vestram, fratres (cf 1 Cor 1, 26) sacerdotes, et estote sancti, quia ipse sanctus est (cf Lev 19,2). Et sicut super omnes
porpter hoc ministerium honoravit vos Dominus Deus, ita et vos super omnes ipsum diligite, reveremini et honorate. Magna miseria et
miseranda infirmitas, quando ipsum sic praesentem habetis et vos aliquid aliud in toto mundo curatis. Totus homo paveat, totus mundus contremiscat, et caelum exsultet, quando super altare in manu sacerdotis est Chrstus, Filius Dei vivi (Joa 11,27)! O admiranda altitudo et stupenda dignatio! O humilitas sublimis! O sublimitas humilis, quod Dominus universitatis, Deus et Dei Filius, sic se humiliat, ut pro nostra salute sub modica panis formula se abscondat!Videte, fratres, humilitatem Dei et effundite coram illo corda vestra
(Ps 61,9); humiliaminis et vos, ut exaltemini ab eo (cf 1 Pet 5,6; Jac 4,10). Nihil ergo de vobis retineatis vobis, ut totos vos recipiat,
quia se vobis exhibet totum
Moneo propterea et exhortor in Domino, ut in locis, in quibus fratres morantur, una tantum missa celebretur in dei secundum formam
sanctae ecclesiae. Si vero plures in loco fuerint sacerdotes, sit per amorem caritatis alter contentus auditu celebrationis alterius sacerdotis; quia praesentes et absentes replet, qui eo digni sunt, Dominus Jesus Christus. Qui, licet in pluribus locis esse videatur, tamen
indivisibilis manet et aliqua detrimenta non novit, se unus ubique, sicut ei placet, operatur cum Domino Deo Patre et Spiritu Sancto
Paraclito in saecula saeculorum. Amen.
Et, quia qui ex Deo verba Dei audi (cf Joa 8,47), debemus proinde nos, qui specialius divines summus officiis deputati, non solum
audire et facere, quae dicit Deus, verum etiam ad insinuandum in nobis altitudinem Creatoris nostri et in ipso subiectionem nostram
vasa et officialia cetera custodire, quae continent verba sua sancta. Propterea moneo fratres meos omnes et in Christo conforto, quatinus, ubicumque invenerint divina vera scripta, sicut possunt, venerentur, et, quantum ad eos spectat, si non sunt reposita bene vel in-
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honeste iacent in loco aliquo dispersa, recolligant et reponant honorantes in sermonibus Dominum, quos locutus est (3 Reg 2,4). Multa
enim sanctificantur per verba Dei (cf 1 Tim 4,5), et in virtute verborum Christi altaris conficitur sacramentum.
Confiteor praeterea Domino Deo Patri et Filio et Spiritui Santo, beatae Mariae perpetuae Virgini et omnibus sanctis in caelo et in terra, fratri .H. ministro religionis nostrae sicut venerabili domino meo et sacerdotibus ordinis nostri et omnibus aliis fratribus meis benedictis omnia peccata mea. In multis offendi mea gravi culpa, specialiter quod regulam, quam Domino promisi, non servavi, nec officium, sicut regula praecipit, dixi sive negligentia sive infirmitatis meae occasione sive quia ignorans sum et idiota. Ideoque per
omnia oro sicut possum fratrem .H. generalem dominum meum ministrum, ut faciat regulam ab omnibus inviolabiliter observare; et
quod clerici dicant officium cum devotione coram Deo non attendentes melodiam vocis, sed consonantiam mentis, ut vox concordet
menti, mens vero concordet cum Deo, ut possint per puritatem cordi placare Deum et non cum lascivitate vocis aures populi demulcere. Ego enim promitto haec firmiter custodire, sicut dederit mihi gratiam Deus; et haec fratribus, qui mecum sunt, observanda tradam
in officio et ceteris regularibus constitutis. Quicumque autem fratrem haec observare noluerint, non teneo eos catholicos nec fratres
meos; nolo etiam ipsos videre nec loqui, donec poenitentiam egerint. Hoc etiam dico de omnibus aliis, qui vagando vadunt, postposita
regulae disciplina; quoniam Dominus noster Jesus Christus dedit vitam suam, ne perderet sanctissimi Patris obedientiam (cf Phil 2,8).
Ego frater Franciscus homo inutilis et indigna creatura Domini Dei, dico per Dominum Jesum Christum frati .H. ministro totius religionis nostrae et omnibus generalibus ministris, qui post eum erunt, et ceteris custodibus et guardianis fratrum, qui sunt et erunt, ut
hoc scriptum apud se habeant, operentur et studiose reponant. Et exoro ipsos ut, quae scripta sunt in eo, sollicite custodire ac facere
diligentius observari secundum beneplacitum omnipotentis Dei, nunc et semper, donec fuerit mundus iste.
Benedicit vos a Domino (Ps 113,13), qui feceritis ista et in aeternum Dominus sit vobiscum. Amen.
Omnipotens, aeterne, iuste et misericors Deus, da nobis miseris propter temetipsum facere, quod scimus te velle, et semper velle, quod
tibi placet, ut interius mundati, interius illuminati et igne sancti spiritus (sic) accensi sequi possimus vestigia dilecti Filii tui, Domini
nostri Jesu Christi, et ad te, Altissime, sola tua gratia pervenire, qui in Trinitate perfecta et Unitate simplici vivis et regnas et gloriaris
Deus omnipotens per omnia saecula saeculorum. Amen.
Epstola ad populorum rectores
Universis potestatibus et consulibus, iudicibus atque rectoribus ubique terrarum et omnibus aliis, ad quos litterae istae pervenerint,
frater Franciscus, vester in Domino Deo servus parvulus ac despectus, salutem et pacem omnibus vobis optans.
Considerate et videte, quoniam dies mortis appropinquat (cf Gen 47,29). Rogo ergo vos cum reverentia, sicut possum, ne propter curas et sollicitudines huius saeculi, quas habetis, Dominum oblivioni tradatis et a mandatis eius declinetis, quia omnes illi, qui eum
oblivioni tradunt et a mandatis eius declinant, maledicti sunt (cf Ps 118,21) et ab eo oblivioni tradentur (Ezech 33,13). Et cum venerit
dies mortis, omnia, quae putabant habere, auferentur ab eis (cf Lc 8,18). Et, quanto sapientiores et potentiores fuerint in hoc saeculo,
tanto maiora tormenta sustinebunt in inferno (cf Sap 6,7).
Unde firmiter consulo vobis, dominis meis, ut omni cura et sollicitudine posthabitis et sanctissimum corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi in eius sancta commemoratione benigne recipiatis. Et tantum honorem in populo vobis commisso Domino conferatis,
ut quolibet sero annuntietur per nuntium vel per aliud signum, quo omnipotenti Domino Deo ab universo populo laudes et gratiae referantur. Et, si hoc non feceritis, sciatis vos debere coram Domino Deo vestro Jesu Christo in die iudicii redere rationem (cf. Mt
12,36).
Hoc scriptum qui apud se retinuerint et observaverint illud, a Domino Deo se noverint benedictos.
Forma vivendi s. Clarae data [FormViv]
Quia divina inspiratione fecistis vos filias et ancillas altissimi summi Regis Patris caelestis, et Spiritui sancto vos desponsastis eligendo vivere secundum perfectionem sancti Evangelii: volo et promitto per me et Fratres meos semper habere de vobis tamquam de ipsis
curam diligentem et sollicitudinem specialem.
Fragmenta alterius regulae non bullatae sumpta ex codice Wirecestrensi
NON IAM PRODUCTUM SUPER INTERNET
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Fragmenta alterius regulae non bullatae sumpta ex Expositione super regulam Fratrum Minorem Hugonis de Digno
NON IAM PRODUCTUM SUPER INTERNET
Laudes ad omnes horas dicendae
Incipiunt laudes quas ordinavit beatissimus pater noster Franciscus et dicebat ipsas ad omnes horas diei et noctis et ante officium
beatae Mariae Virginis sic incipiens: Sanctissime pater noster qui es in caelis etc. cum Gloria. Deinde dicatur laudes:
Santus, sanctus, sanctus Dominus Deus omnipotens, qui est et qui erat et qui venturus est (cf Apoc 4,8) : Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Dignus es, Domine Deus noster accipere laudem, gloriam et honorem et benedictionem (cf. Apoc 4,11) : Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Dignus est agnus, qui occisus est accipere virtutem et divinitatem et sapientiam et fortitudinem et honorem et gloriam et benedictionem (Apoc 5,12) : Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Benedicamus Patrem et Filium cum Sancto Spiritu : Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Benedicite omnia opera Domini Domino (Dan 3,57) : Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Laudem dicite Deo nostro omnes servi eius et qui timetis Deum, pusilli et magni (cf Apoc 19,5) : Et laudemus et superexaltemus eum
in saecula.
Laudent eum gloriosum caeli et terra (cf Ps 68,35; Ps Rom) : Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Et omnis creatura, quae in caelo est et super terram et quae subtus terram et mare et quae in eo sunt (cf Apoc 5,13) : Et laudemus et
superexaltemus eum in saecula.
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto : Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Sicut erat in principio et nunce et semper et in saecula saeculorum. Amen.
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Oratio
Omnipotens, sanctissime, altissime, et summe Deus, omne bonum, summum bonum, totum bonum, qui solus es bonus (cf Lk 18,19),
tibi reddamus omnem laudem, omnem gloriam, omnem gratiam, omnem honorem, omnem benedictionem et omnia bona. Fiat. Fiat.
Amen.
Officium Passionis Domini
NON IAM PRODUCTUM SUPER INTERNET
Regula Bullata
Premeas hic ad obtinendum textum integrum bullae Honorii III « Solet annuere ».
Caput I
In nomine Domini!
incipit vita minorum fratrum:
Regula et vita Minorum Fratrum haec est, scilicet Domini Nostri Jesu Christi sanctum Evangelium observare vivendo in obedientia,
sine proprio et in castitate.
Frater Franciscus promittit obedientiam et reverentiam domino papae Honorio ac successoribus eius canonice intrantibus et Ecclesiae
Romanae. Et alii fratres teneantur fratri Francisco et eius sucessoribus obedire.
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Caput II
De his qui volunt vitam istam accipere, et qualiter recipi debeant.
Si qui voluerint hanc vitam accipere et venerint ad fratres nostros, mittant eos ad suos ministros provinciales, quibus solummodo et
non aliis recipiendi fratres licentia concedatur. Ministri vero diligenter examinent eos de fide catholica et ecclesiaticis sacramentis.
Et si haec omnia credant et velint ea fideliter et usque in finem firmiter obervare, et uxores non habent vel, si habent, et iam monasterium intraverint uxores vel, licentiam eis dederint auctoritate dioecesani episcopi, voto continentiae iam emisso, et illius sint aetatis
exores, quod non possit de eis oriri suspicio, dicant illis verbum sancti Evangelii (cf. Mt 19,21), quod vadant et vendant omnia sua et
ea studeant pauperibus erogare. Quod si facere non potuerint, sufficit eis bona voluntas.
Et caveant fratres et eorum ministri, ne solliciti sint de rebus suis temporalibus, ut libere faciant de rebus suis, quidquid Dominus inspiraverit eis. Si tamen consilium requiratur, licentiam habeant ministri mittendi eos ad aliquos Deum timentes, quorum consilio bona
sua pauperibus erogentur. Postea concedant eis pannos probationis, videlicet duas tunicas sine caputio et cingulum et braccas et caparonem usque ad cingulum, nisi eisdem ministris aliud secundum Deum aliquando videatur. Finito vero anno probationis, recipiantur
ad oboedientiam promittentes vitam istam semper et regulam observare.
Et nullo modo licebit eis de ista religione exire iuxta mandatum domini papae, quia secudum sanctum Evangelium nemo mittens manum ad aratrum et aspiciens retro aptus est regno Dei. (Lc 9,62)
Et illi qui iam promiserunt oboedientiam habeant tunicam cum caputio et aliam sine caputione qui voluerint habere. Et qui necessitate
coguntur possint portare calceamenta. Et fratres omnes vestimentis vilibus induantur et possint ea repetiare de saccis et aliis petiis
cum benedictione Dei. Quos moneo et exhortor, ne despiciant neque iudicent homines, quos vident mollibus vestimentis et coloratis
indutus, uti cibis et potibus delicatis, sed magis unusquisque iudicet et despiciat semetipsum.
Caput III
De divino officio et iuiunio et quomodo fratres debeant ire per mundum.
Clerici faciant divinum officium secundum ordinem sanctae Romanae Ecclesiae excepto psalterio, ex quo habere poterunt breviaria.
Laici vero dicant viginti quator Pater Noster pro matutino, pro laude quinque, pro prima, tertia, secta, nona, pro qualibet istarum septem, pro vesperis autem duodecim, pro completorio septem et orent pro defunctis.
Et ieiunent a festo Omnium Sanctorum usque ad Nativitatem Domini. Sanctam vero quadragesimam, quae incipit ab Epiphania usque
ad continuo quadraginta dies, quam Dominus suo sancto ieiunio consecravit (cf Mt 4,2), qui voluntarie eam ieiunant benedicti sint a
Domino, et qui nolunt non sint astricit. Sed aliam usque ad Resurrectionem Domini ieiunent..
Aliis autem temporibus non teneantur nisi sexta feria ieiunare. Tempore vero manifestae necessitatis non teneantur fratres ieiunio corporali.
Consulo vero, moneo et exhortor fratres meos in Domino Jesu Christo, ut quando vadunt per mundum, non litigent neque contendant
verbis (cf 2 Tim 2,14), nec alio iudicent; sed sint mites, pacifici et modesti, mansueti et humiles, honeste loquentes omnibus, sicut decet. Et non debeant equitare, nisi manifesta necessitate vel infirmitate cogantur.
In quamcumque domum intraverint, primum dicant: Pax huic domui (cf Lc 10,5). Et secundum sanctum Evangelium de omnibus cibis,
qui apponuntur eis, liceat manducare (cf Lc 10,8).
Caput IV
Quod fratres non recipiant pecuniam.
Praecipio firmiter fratribus universis, ut nullo modo denarios vel pecuniam recipiant per se vel per interpositam personam. Tamen pro
necessitatibus infirmorum et aliis fratribus induendis, per amicos spirituales, ministri tantum et custodes sollicitam curam gerant secundum loca et tempora et frigidas regiones, sicut necessitati viderint expedire; eo semper salvo, ut, sicut dictum est, denarios vel pecuniam non recipiant.
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Caput V
De modo laborandi.
Fratres illi, quibus gratiam dedit Dominus laborandi, laborent fideliter et devote, ita quod, excluso otio animae inimic, sanctae orationis et devotionis spiritum non extinguant, cui debent cetera temporalia deservire. De mercede vero laboris pro se et suis fratribus corporis necessario recipiant praeter denarios vel pecuniam et hoc humiliter, sicut decet servos Dei et paupertatis sanctissimae sectatores.
Caput VI
Quod nihil approprient sibi fratres, et de eleemosyna petenda et de fratribus infirmis.
Fratres nihil sibi approprient nec domum nec locum nec aliquam rem. Et tanquam peregrini et advenae (cf 1 Ptr 2,11) in hoc saeculo
in paupertate et humilitate Domino famulantes vadant pro eleemosyna confidenter, nec oportet eos verecundari, quia Dominus pro
nobis se fecit pauperem in hoc mundo (cf 2 Cor 8,9). Haec est illa celsitudo altissimae paupertatis, quae vos, carissimos fratres meos,
heredes et reges regni caelorum instituit, pauperes rebus fecit, virtutibus sublimavit (cf Jac 2,5). Haec sit portio vestra, quae perducit
in terram viventium (cf Ps 141,6). Cui, dilectissimi fratres, totaliter inhaerentes nihil aliud pro nomine Domini nostri Jesus Christi in
perpetuum sub caelo habere velitis.
Et, ubicumque sunt et se invenerint fratres, ostendant se domesticos invicem interse. Et secure manifestet unus alteri necessitatem
suam, quia, si mater nutrit et diligit filium suum (cf 1 Thess 2,7) carnalem, quanto diligentius debet quis diligere et nutrire fratrem
suum spiritualem?
Et, si quis eorum in infirmitate ceciderit, alii fratres debent ei servire, sicut vellent sibi serviri (cf Mt 7,12).
Caput VII
De poenitentia fratribus peccantibus imponenda.
Si qui fratrum, instigante inimico, mortaliter peccaverint, pro illis peccatis, de quibus ordinatum fuerit inter fratres, ut recurratur ad
solos ministros provinciales, teneantur praedicit fratres ad eos recurrere quam citius poterint, sine more. Ipsi vero ministri, si presbyteri sunt, cum misericordia iniungant illis poenitentiam; si vero presbyteri non sunt, iniungi faciant per alios sacerdotes ordinis, sicut eis
secudum Deum melius videbitur expedire. Et cavere debent, ne irascantur et conturbentur propter peccatum alicuius, quia ira et conturbatio in se et in aliis impediunt caritatem.
Caput VIII
De electione generalis ministri huius fraternitatis et de capitulo Pentecostes.
Universi fratres unum de fratribus istius religionis teneantur semper habere generalem ministrum et servum totius fraternitatis et ei
teneantur firmiter obedire. Quo decedente, electio successoris fiat a ministris provincialbius et custodibus in capitulo Pentecostes, in
quo provinciales ministri teneantur semper insimul convenire, ubicumque a generali ministro fuerit constitutum; et hoc semel in tribus
annis vel ad alium terminum maiorem vel minorem, sicut a praedicto ministro fuerit ordinatum.
Caput IX
De praedicatoribus.
Fratres non praedicent in episcopatu alicuius episcopi, cum ab eo illis fuerit contradictum. Et nullus fratrum populo penitus audeat
praedicare, nisis a ministro generali huius fraternitatis fuerit examinatus et approbatus, et ab eo officium sibi praedicationis concessum.
Moneo quoque et exhortor eosdem fratres, ut in praedicatione, quam faciunt, sint examinata et casta eorum eloquia (cf Ps 11,7;
17,21), ad utilitatem et aedificationem populi, annuntiando eis vitia et virtutes, poenam et gloriam cum brevitate sermonis; quia verbum abbreviatum fecit Dominus super terram (cf Rom 9,28).
Caput X
De admonitione et correctione fratrum.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Fratres, qui sunt ministri et servi aliorum fraturm, visitent et moneant fratres suos et humiliter et caritative corrigant eos, non praecipientes eis aliquid, quod sit contra animam suam et regulam nostram. Fratres vero, qui sunt subditi, recordentur, quod propter Deum
abnegaverunt proprias voluntates. Unde firmiter praecipio eis, ut obediant suis ministris in omnibus quae promiserunt Domino observare et non sunt contraria animae et regulae nostrae. Et ubicumque sunt fratres, qui scirent et cognoscerent, se non posse regulam spiritualiter observare, ad suos ministros debeant et possint recurrere. Ministri vero caritative et benigne eos recipiant et tantam familiaritatem habeant circa ipsos, ut dicere possint eis et facere sicut domini servis suis; nam ita debet esse, quod ministri sint servi omnium
fratrum.
Moneo vero et exhortor in Domino Jesu Christo, ut caveant fratres ab omni superbia, vana gloria, invidia, avaritia (cf Lc 12,15), cura
et sollicitudine hujus saeculi (cf Mt 13,22), detractrione et murmuratione, et non curent nescientes litteras litteras discere; seb attendant, quod super omnia desiderare debent habere Spiritum Domini et sanctam eius operationem, orare semper ad eum puro corde et
habere humilitatem, patientiam in persecutione et infirmitate et diligere eos qui nos persequuntur et reprehendunt et arguunt, quia dicit
Dominus: Diligite inimicos vestros et orate pro persequentibus et calumniantibus vos (Mt 5,44). Beati qui persecutionem patiuntur
propter iustitiam, quoniam ipsorum est regnum caelorum (Mt 5,10). Qui autem perseveraverit usque in finem hic salvus erit (Mt
10,22).
Caput XI
Quod fratres non ingrediantur monasteria monacharum.
Praecipio firmiter fratribus universis, ne habeant suspecta consortia vel consilia mulierum, et ne ingrediantur monasteria monacharum
praeter illos, quibus a sede apostolica concessa est licentia specialis; nec fiant compartres virorum vel mulierum nec hac occasione
inter fratres vel de fratribus scandalum oriatur.
Caput XII
De euntibus inter saracenos et alios infideles.
Quicumque fratrum divina inspiratione voluerint ire inter saracenos et alios infideles petant inde licentiam a suis ministris provincialibus. Ministri vero nullis eundi licentiam tribuant, nisi eis quos viderint esse idoneos ad mittendum..
Ad haec per obedientiam iniungo ministris, ut petant a domino papa unum de sancte Romanae Eccclesiae cardinalibus, qui sit gubernator, protector et corrector istius fraternitatis, ut semper subditi et subiecti pedibus eiusdem sanctae Ecclesiae stabiles in fide (cf Col
1,23) catholica paupertatem et humilitatem et sanctum evangelium Domini nostri Jesu Christi, quod firmiter promisimus, observemus.
Regulla non bullata
Premeas hic ad obtinendum textum latinum integrum.
Testamentum sancti Francisci
Dominus ita dedit mihi fratri Francisco incipere faciendi poenitentiam: qui cum essem in peccatis nimis mihi videbatur amarum videre leprosos. Et ipse Dominus conduxit me inter illos et feci misericordiam cum illis. Et recedente me ab ipsis, id quod videbatur mihi
amarum, conversum fuit mihi in dulcedinem animi et corporis; et postea parum steti et exivi de saeculo. Et Dominus dedit mihi talem
fidem in ecclesiis, ut ita simpliciter orarem et dicerem: "Adoramus te, Domine Jesu Christe, et ad omnes ecclesias tuas, quae sunt in
toto mundo, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum." Postea Dominus dedit mihi et dat tantam fidem
in sacerdotibus, qui vivunt secundum formam sanctae ecclesiae Romanae propter ordinem ipsorum, quod si facerent mihi persecutionem, volo recurrere ad ipsos. Et si haberem tantam sapientiam, quantam Solomon habuit, et invernirem pauperculos sacerdotes huius
saeculi, in parochiis, quibus morantur, nolo praedicare ultra voluntatem ipsorum. Et ipsos et omnes alios volo timere, amare et honorare, sicut meos dominos. Et nolo in ipsis considerare peccatum, quia Filium Dei discerno in ipsis, et domini mei sunt. Et propter hoc
facio, quia nihil video corporaliter in hoc saeculo de ipso altissimo Filio Dei, nisi sanctissimum corpus et sanctissimum sanguinem
suum, quod ipsi recipiunt et ipsi soli aliis ministrant. Et haec sanctissima mysteria super omnia volo honorari, venerari et in locis pretiosis collocare. Sanctissima nomina et verba eius scripta, ubicumque invenero in locis illicitis, volo colligere et rogo, quod colligantur
et in loco honesto collocentur. Et omnes theologos et, qui ministrant sactissima verba divina, debemus honorare et venerari, sicut qui
ministrant nobis spiritum et vitam (cf Joa 6,64).
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Et postquam Dominus dedit mihi de fratribus, nemo ostendebat mihi, quid deberem facere, sed ipse Altissimus revelavit mihi, quod
deberem vivere secundum formam sancti Evangelii. Et ego paucis verbis et simpliciter feci scribi et dominus Papa confirmavit mihi.
Et illi qui veniebant ad recipiendam vitam, omnia quae habere poterant (Tob 1,3), dabat pauperibus; et erant contenti tunica una, intus
et foris repeciata, cum cingulo et braccis. Et nolebamus plus havere. Officium dicebamus clerici secundum alios clericos, laici dicebant: Pater noster; et satis libenter manebamus in ecclesiis. Et eramus idiotae et subditi omnibus. Et ego manibus meis laborabam, et
volo laborare; et omnes alii fratres firmiter volo, quod laborent de laboritio, quod pertinet ad honestatem. Qui nesciunt, discant, non
propter cupiditatem recipiendi pretium laboris, sed propter exemplum est ad repellendam otiositatem. Et quando non daretur nobis
pretium laboris, recurramus ad mensam Domini, petendo eleemosynam ostiatim. Salutationem mihi Dominus revelavit, ut diceremus:
Dominus dat tibi pacem. Caveant sibi fratres, ut ecclesias, habitacula paupercula et omnia, quae pro ipsis construuntur, penitus non
recipiant, nisi essent, sicut decet sanctam paupertatem, quam in regula promisimus, semper ibi hospitantes sicut advenae et peregrini
(cf 1 Pet 2,11). Praecipio firmiter per obedientiam fratribus universis, quod ubicumque sunt, non audeant petere aliquam litteram in
curia Romana, per se neque per interpositam personam, neque pro ecclesia neque pro alio loco neque sub specie praedicationis neque
pro persecutione suorum corporum; sed ubicumque non fuerit recepti, fugiant in aliam terrram ad faciendam peonitentiam cum benedicionte Dei.
Et firmiter volo obedire ministro generali huius fraternitatis et alio guardiano, quem sibi placuerit mihi dare. Et ita volo esse captus in
manibus suis, ut non possim ire vel facere ultra obedientiam et voluntatem suam, quia dominus meus est. Et quamvis sim simplex et
infirmus, tamen semper volo habere clericum, qui mihi faciat officium, sicut in regula continetur. Et omnes alii fratres teneantur ita
obedire quardianis suis et facere officium secundum regulam. Et qui inventi essent, quod non facerent officium secundum regulam, et
vellent alio modo variare, aut non essent catholici, omnes fratres, ubicumque invenerint aliquem ipsorum, proximiori custodi illius
loci, ubi ipsum invenerint, debeant repraesentare. Et custos firmiter teneatur per obedientiam ipsum fortiter custodire, sicuti hominem
in vinculis die noctuque, ita quod non possit eripi de manibus suis, donec propria sua persona ipsum repraesentet in manibus sui ministri. Et minister firmiter teneatur per obedientiam mittendi ipsum per tales fratres, quod die noctuque custodiant ipsum sicuti hominem
in vinvulis, donec repraesentent ipsum coram domino Ostiensi, qui est dominus, protector et corrector totius fraternitatis. Et non dicant fratres: "Haec est alia regula," quia haec est recordatio, admonitio, exhortatio et meum testamentum, quod ego frater Franciscus
parvulus facio vobis fratribus meis benedictis propter hoc, ut regulam, quam Domino promisimus, melius catholice observemus.
Et generalis minister et omnes alii ministri et custodes per obedientiam teneantur, in istis verbis non addere vel minuere. Et semper
hoc scriptum habeant secum iuxta regulam. Et in omnibus capitulis quae faciunt, quando legunt regulam, legant et ista verba. Et omnibus fratribus meis clericis et laicis praecipio firmiter per obedientiam, ut non mittant glossas in regula neque in istis verbis dicendo:
"Ita volunt intelligi." Sed sicut dedit mihi Dominus simpliciter et pure dicere et scribere regulam et ista verba, ita simpliciter et sine
glossa intelegatis et cum sancta operatione observetis usque in finem. Et quicumque haec observaverit, in caelo repleatur benedictione
altissimi Patris et in terra repleatur benedictione dilecti Filii sui cum sanctissimo Spiritu Paraclito et omnibus virtutibus caelorum et
omnibus sanctis. Et ego frater Franciscus parvulus vester servus quantumcumque possum, confirmo vobis intus et foris istam sanctissimam benedictionem.
Ultima voluntas s. Clarae scripta [UltVol]
Ego frater Franciscus parvulus volo sequi vitam et paupertatem altissimi Domini nostri Jesu Christi et eius sanctissimae matris et perserverare in ea usque in finem; et rogo vos, dominas meas, et consilium do vobis, ut in ista sanctissima vita et pauperitate semper vivatis. Et custodite vos multum, ne doctrina vel consilio alicuius ab ipsa in perpetuum ullatenus recedatis.
Testamentum Senis factum [TestSen]
Scribe qualiter benedico cunctis fratribus meis, qui sunt in religione et qui venturi erunt usque ad finem saeculi . . . Quoniam propter
debilitatem et dolorem infirmitatis loqui non valeo, breviter in istis tribus verbis patefacio fratribus meis voluntatem meam, videlicet:
ut in signum memoriae meae benedictionis et mei testamenti semper diligant se ad invicem, semper diligant et observant dominam
nostram sanctam paupertatem, et ut semper praelatis et omnibus clericis sanctae matris ecclesiae fideles et subiecti existant.
De vera et perfecta laetitia [VPLaet]
Idem (fr. Leonardus) retulit ibidem quod una die beatus Franciscus apud Sanctam Mariam vocavit fratrem Leonem et dixit: "Frater
Leo, scribe." Qui respondit: "Ecce paratus sum." "Scribe—inquit—quae est vera laetitia." Venit nuntius et dicit quod omnes magistri
de Parisius venerunt ad Ordinem, scribe, non vera laetitia. Item quod omnes praelati ultramontani, archiepiscopi et episcopi; item
quod rex Franciae et rex Angliae: scribe, non vera laetitia. Item, quod fratres mei iverunt ad infideles et converterunt eos omnes ad
fidem; item quod tantam gratiam habeo a Deo quod sano infirmos et facio multa miracula: dico tibi quod in his omnibus non vera lae-
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titia. Sed quae est vera laetitia? Redeo de Perusio et de nocte profunda venio huc et est tempus hiemis lutosum et adeo frigidum, quod
dondoli aquae frigidae congelatae fiunt ad extremitates tunicae et percutiunt semper crura, et sanguis emanat ex vulneribus talibus. Et
totus in luto et frigore et glacie venio ad ostium, et postquam diu pulsavi et vocavi, venit frater et quaerit: Quis est? Ego respondeo:
Frater Franciscus. Et ipse dicit: Vade; non est hora decens eundi; non intrabis. Et iterum insistenti respondeat: Vade; tu es unus simplex et idiota; admodo non venis nobis, nos sumus tot et tales, quod non indigemus te. Et ego iterum sto ad ostium et dico: Amore Dei
recolligatis me ista nocte. Et ille respondeat: Non faciam. Vade ad locum Cruciferorum et ibi pete. Dico tibi quod si patientiam habuero et non fuero motus, quod in hoc est vera laetitia et vera virtus et salus animae.
Missae vel praebitae per Pierbattista Pizzaballa, OFM
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FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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PROLOGO
[2] 1 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! 2 Questa è la vita del Vangelo di Gesù Cristo, che frate Francesco chiese
che dal signor papa Innocenzo gli fosse concessa e confermata. Ed egli la concesse e la confermò per lui e per i suoi frati presenti e
futuri.
[3] 3 Frate Francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, prometta obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi
successori. 4 E tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
Capitolo 1°
CHE I FRATI VIVANO IN OBBEDIENZA, IN CASTITÀ E SENZA NULLA Dl PROPRIO
[4] 1 La regola e vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l’esempio
del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: 2 «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi (Lc 18, 22; Mt 19, 21); 3 e: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua» (Mt 16, 24); 4 e ancora: «Se qualcuno vuole venire a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle e anche la sua vita stessa non può essere mio discepolo» (Lc 14, 26). E: «Chiunque avrà lasciato il padre o la madre,
i fratelli o le sorelle, la moglie o i figli, le case o i campi per amore mio, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna» (Cfr. Mt 19,
29; Mc 10, 29; Lc 18, 29).
CAPITOLO II
DELL’ACCETTAZIONE E DELLE VESTI DEI FRATI
[5] 1 Se qualcuno, per divina ispirazione, volendo scegliere questa vita, verrà dai nostri frati, sia da essi benignamente accolto. 2 E se
sarà deciso nell’accettare la nostra vita, si guardino bene i frati dall’intromettersi nei suoi affari temporali, ma, quanto prima possono,
lo presentino al loro ministro.
3
Il ministro poi lo riceva con bontà e lo conforti e diligentemente gli esponga il tenore della nostra vita. 4 Dopo di che, il predetto, se
vuole e lo può spiritualmente, senza impedimento, venda tutte le cose sue e procuri di distribuire tutto ai poveri.
[6] 5 Si guardino i frati e il ministro dei frati dall’intromettersi in alcun modo nei suoi affari, 6 né accettino denaro né direttamente né
per interposta persona. 7 Se tuttavia fossero nel bisogno, possono i frati ricevere le altre cose necessarie al corpo, ma non denaro, come gli altri poveri, per ragione della necessità.
[7] 8 E quando sarà ritornato, il ministro gli conceda i panni della prova, per un anno, e cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo
e i calzoni e il capperone fino al cingolo. 9 Finito l’anno e il periodo della prova, sia ricevuto all’obbedienza. 10 Dopo di che non potrà
passare ad altra Religione, né andar vagando fuori delI’obbedienza, secondo la prescrizione del signor Papa, e secondo il Vangelo,
poiché nessuno che mette mano all’aratro e guarda indietro è adatto al regno di Dio (Lc 9, 62).
11
Se però venisse qualcuno che non può dar via le cose sue senza impedimento, pur desiderandolo spiritualmente, le abbandoni, e ciò
è sufficiente.
12
Nessuno sia ricevuto contro le norme e le prescrizioni della santa Chiesa.
[8] 13 Gli altri frati poi che hanno promesso obbedienza, abbiano una sola tonaca con il cappuccio e un’altra senza cappuccio, se sarà
necessario, e il cingolo e i calzoni.
14
E tutti i frati portino vesti umili e sia loro concesso di rattopparle con stoffa di sacco e di altre pezze con la benedizione di Dio, poiché dice il Signore nel Vangelo: «Quelli che indossano abiti preziosi e vivono in mezzo alle delizie e quelli che portano morbide vesti
stanno nei palazzi dei re» (Lc 7, 25; Mt 11, 8). 15 E anche se sono tacciati da ipocriti, tuttavia non cessino di fare il bene; né cerchino
vesti preziose in questo mondo perché possano avere una veste nel regno dei cieli.
CAPITOLO III
DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO
[9] 1 Dice il Signore: «Questa specie di demoni non si può scacciare se non con la preghiera e col digiuno» (Cfr. Mc 9, 28). 2 E ancora: «Quando digiunate non prendete un’aria melanconica come gli ipocriti» (Mt 6, 16).
[10] 3 Perciò tutti i frati, sia chierici sia laici, recitino il divino ufficio, le lodi e le orazioni come sono tenuti a fare. 4 I chierici recitino
l’ufficio e lo dicano per i vivi e per i defunti, secondo la consuetudine dei chierici.
5
Per i difetti e le negligenze dei frati dicano, ogni giorno, il Miserere mei, Deus (Sal 50) con il Pater noster. 6 Per i frati defunti dicano il De profundis (Sal 129) con il Pater noster.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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7
E possano avere soltanto i libri necessari per adempiere al loro ufficio. 8 Anche ai laici che sanno leggere il salterio, sia concesso di
averlo; 9 agli altri, invece, che non sanno leggere, non sia concesso di avere alcun libro.
[11] 10 I laici dicano il Credo in Dio e ventiquattro Pater noster con il Gloria al Padre per il mattutino, cinque per le lodi, per l’ora di
prima il Credo in Dio e sette Pater noster, con il Gloria al Padre; per terza, sesta e nona, per ciascuna di esse, sette Pater noster; per il
vespro dodici, per compieta il Credo in Dio e sette Pater noster con il Gloria al Padre; per i defunti sette Pater noster con il Requiem
aeternam; e per le mancanze e le negligenze dei frati tre Pater noster ogni giorno.
[12] 11 E similmente, tutti i frati digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino al Natale e dalla Epifania, quando il Signore nostro Gesù
Cristo incominciò a digiunare, fino alla Pasqua. 12 Negli altri tempi poi, eccetto il venerdì, non siano tenuti a digiunare secondo questa
norma di vita. 13 E secondo il Vangelo, sia loro lecito mangiare di tutti i cibi che vengono loro presentati (Cfr. Lc 10, 8).
Capitolo 4°
DEI RAPPORTI TRA I MINISTRI E GLI ALTRI FRATI
[13] 1 Nel nome del Signore! 2 Tutti i frati, che sono costituiti ministri e servi degli altri frati, distribuiscano nelle province e nei luoghi
in cui saranno, i loro frati, e spesso li visitino e spiritualmente li esortino e li confortino. 3 E tutti gli altri miei frati benedetti diligentemente obbediscano loro in quelle cose che riguardano la salute dell’anima e non sono contrarie alla nostra vita. 4 E si comportino
tra loro come dice il Signore: «Tutto quanto desiderate che gli uomini facciano a voi, fatelo voi pure a loro» (Mt 7, 12) 5 e ancora:
«Ciò che tu non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri» (Cfr. Tb 4, 16; Lc 6, 31).
[14] 6 E si ricordino i ministri e servi che il Signore dice: «Non sono venuto per essere servito, ma per servire» (Mt 20, 2); e che a loro
è stata affidata la cura delle anime dei frati, perciò se qualcuno di essi si perdesse per loro colpa e cattivo esempio, nel giorno del giudizio dovranno rendere ragione (Cfr. 12, 36) davanti al Signore [nostro] Gesù Cristo.
CAPITOLO V
DELLA CORREZIONE DEI FRATI NELLE LORO MANCANZE
[15] 1 Custodite, perciò, le vostre anime e quelle dei vostri fratelli, perché è terribile cadere nelle mani del Dio vivente (Eb 10, 31). 2
Se poi qualcuno dei ministri comandasse a un frate, qualcosa contro la nostra vita o contro la sua anima, il frate non sia tenuto ad obbedirgli, poiché non è obbedienza quella in cui si commette delitto o peccato.
[16] 3 Tuttavia, tutti i frati che sono sottoposti ai ministri e servi, considerino con ponderazione e diligenza le azioni dei loro ministri e
servi. 4 E se vedranno che qualcuno di essi vive secondo la carne e non secondo lo spirito, quale è richiesto dalla rettitudine della nostra vita, dopo la terza ammonizione, se non si sarà emendato, lo notifichino al ministro e servo di tutta la Fraternità nel Capitolo di
Pentecoste, senza che nulla lo impedisca.
[17] 5 Se poi tra i frati, ovunque siano, ci fosse qualche frate che volesse camminare secondo la carne e non secondo lo spirito, i frati,
con i quali si trova, lo ammoniscano, lo istruiscano e lo correggano con umiltà e diligenza. 6 Che se, dopo la terza ammonizione, quegli non avrà voluto emendarsi, Io mandino oppure ne riferiscano al ministro e servo, e il ministro e servo lo tratti come gli sembrerà
meglio secondo Iddio.
[18] 7 E si guardino tutti i frati, sia i ministri e servi sia gli altri, dal turbarsi e dall’adirarsi per il peccato o il male di un altro, perché il
diavolo per la colpa di uno vuole corrompere molti, 8 ma spiritualmente, come meglio possono, aiutino chi ha peccato, perché non
quelli che stanno bene hanno bisogno del medico, ma gli ammalati (Cfr. Mt 9, 12; Mc 2, 17).
[19] 9 Similmente, tutti i frati non abbiano in questo alcun potere o dominio, soprattutto fra di loro. 10 Come dice infatti il Signore nel
Vangelo: «I principi delle nazioni le signoreggiano, e i grandi esercitano il potere su di esse (Mt 20, 25); non cosi sarà tra i frati; 11 e
chi tra loro vorrà essere maggiore, sia il loro ministro (Mt 20, 26-27) e servo; 12 e chi tra di essi è maggiore, si faccia come il minore» (Lc 22, 26).
[20] 13 Nessun frate faccia del male o dica del male a un altro 14 anzi per carità di spirito volentieri si servano e si obbediscano vicendevolmente (Cfr. Gal 5, 13). 15 E questa è la vera e santa obbedienza del Signore nostro Gesù Cristo.
[21] 16 E tutti i frati, ogni volta che si allontaneranno dai comandamenti del Signore (Cfr. Sal 118, 21) e andranno vagando fuori
dell’obbedienza, come dice il profeta, sappiano che essi sono maledetti fuori dall’obbedienza, fino a quando rimarranno consapevolmente in tale peccato.
17
Se invece avranno perseverato nei comandamenti del Signore, che hanno promesso di osservare seguendo il santo Vangelo e la loro
forma di vita, sappiano che sono nella vera obbedienza, e siano benedetti dal Signore.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Capitolo 6°
DEL RICORSO DEI FRATI Al LORO MINISTRI
E CHE NESSUN FRATE SIA CHIAMATO PRIORE
[22] 1 I frati, in qualunque luogo sono, se non possono osservare la nostra vita, quanto prima possono, ricorrano al loro ministro e glielo manifestino. 2 Il ministro poi procuri di provvedere ad essi, così come egli stesso vorrebbe si facesse per lui, se si trovasse in un caso simile.
[23] 3 E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. 4 E l’uno lavi i piedi all’altro (Gv 13, 14).
[24] 1 Tutti i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire o per lavorare, non facciano né gli amministratori né i cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio; né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti danno alla loro anima (Cfr. Mc 8, 36; Lc 22, 26); ma siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa.
3
E i frati che sanno lavorare, Iavorino ed esercitino quel mestiere che già conoscono, se non sarà contrario alla salute dell’anima e
può essere esercitato onestamente. 4 Infatti dice il profeta: «Mangerai il frutto del tuo lavoro; beato sei e t’andrà bene» (Sal 127, 2); 5
e l’Apostolo: «Chi non vuol lavorare, non mangi» (Cfr. Ts 3, 10); 6 e: «Ciascuno rimanga in quel mestiere e in quella professione cui
fu chiamato» (Cfr. 1 Cor 7, 24). 7 E per il lavoro prestato possano ricevere tutto il necessario, eccetto il denaro.
8
E quando sarà necessario, vadano per l’elemosina come gli altri poveri.
[25] 9 E possano avere gli arnesi e gli strumenti adatti ai loro mestieri.
10
Tutti i frati cerchino di applicarsi alle opere buone; poiché sta scritto: Fa’ sempre qualche cosa di buono affinché il diavolo ti trovi
occupato, 12 e ancora: L’ozio è il nemico dell’anima. 12 Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi alla preghiera o a qualche opera buona.
13 Si guardino i frati, ovunque saranno, negli eremi o in altri luoghi, di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo
[26]
ad alcuno.
14 E chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. 15 E ovunque sono i frati e in qualunque luogo
si incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente senza mormorazione (1Pt 4,9).
16 E si guardino i frati dal mostrarsi tristi alI’esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti (Cfr. Mt 6,16), ma si mostrino lieti
[27]
nel Signore (Cfr. Fil 4,4) e giocondi e garbatamente amabili.
Capitolo 8°
CHE I FRATI NON RICEVANO DENARO
1 Il Signore comanda nel Vangelo: «Attenzione, guardatevi da ogni malizia e avarizia» (Lc 12,15 e 21,34); 2 e: «Guardatevi
[28]
dalle preoccupazioni di questo mondo e dalle cure di questa vita». 3 Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque vada, in nessun
modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia ricevuta pecunia o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri, né per
compenso di alcun lavoro, insomma per nessuna ragione, se non per una manifesta necessità dei frati infermi; poiché non dobbiamo
avere né attribuire alla pecunia e al denaro maggiore utilità che ai sassi.
4 E il diavolo vuole accecare quelli che li desiderano e li stimano più dei sassi. 5 Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato tutto
(Cfr. Mt 19,27), di non perdere, per sì poca cosa, il regno dei cieli.
6 E se troveremo in qualche luogo del denaro, non curiamocene, come della polvere che si calpesta, poiché è vanità delle vanità e tutto è vanità (Qo 1,2).
7 E se per caso, Dio non voglia, capitasse che un frate raccogliesse o avesse della pecunia o del denaro, eccettuato soltanto per la predetta necessità relativa agli infermi, tutti noi frati riteniamolo un falso frate e apostata e un ladro e un brigante, e un ricettatore di borse, a meno che non se ne penta sinceramente.
8 E in nessun modo i frati accettino né permettano di accettare, né cerchino, né facciano cercare pecunia per elemosina, né soldi per
qualche casa o luogo, né si accompagnino con persona che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali luoghi. 9 Altri servizi invece,
che non sono contrari alla nostra forma di vita, i frati li possono fare nei luoghi con la benedizione di Dio.
10 Tuttavia, i frati, per una evidente necessità dei lebbrosi, possono chiedere l’elemosina per essi.
11 Si guardino però molto dalla pecunia. 12 Similmente, tutti i frati si guardino di non andare in giro per alcun turpe guadagno.
Capitolo 9°
DEL CHIEDERE L’ELEMOSINA
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1 Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient’altro ci è
[29]
consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l’apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare (Cfr. 1Tm
6,8).
2 E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i
[30]
mendicanti lungo la strada.
3 E quando sarà necessario, vadano per l’elemosina.
[31]
4 E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo (Gv 11,27), onnipotente, rese la
sua faccia come pietra durissima (Is 50, 7), né si vergognò; 5 e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi
discepoli. 6 E quando gli uomini facessero loro vergogna e non volessero dare loro l’elemosina, ne ringrazino Iddio, poiché per tali
umiliazioni riceveranno grande onore presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.
7 E sappiano che l’umiliazione è imputata non a coloro che la ricevono ma a coloro che la fanno.
8 E l’elemosina è l’eredità e la giustizia dovuta ai poveri; I’ha acquistata per noi il Signor nostro Gesù Cristo. 9 E i frati che lavorano
per acquistarla avranno grande ricompensa e la fanno guadagnare e acquistare a quelli che la donano; poiché tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma della carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio dal Signore.
10 E con fiducia l’uno manifesti all’altro la propria necessità, perché l’altro gli trovi le cose necessarie e gliele dia. 11 E cia[32]
scuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio (Cfr. 1Ts 2,7), in tutte quelle cose in cui Dio gli darà grazia. 12 E colui che non mangia non giudichi colui che mangia (Rm 14,3).
13 E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che gli
[33]
uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David, il quale mangiò i pani dell’offerta che non era permesso mangiare se
non ai sacerdoti (Mc 2,27; cfr. Mt 12,4). 14 E ricordino ciò che dice il Signore: «Badate a voi che non vi capiti che i vostri cuori siano aggravati dalla crapula e dall’ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita 15 e che quel giorno piombi su di voi
all’improvviso, poiché cadrà come un laccio su tutti coloro che abitano sulla faccia della terra» (Lc 21,34 e 35). 16 Similmente, ancora, in tempo di manifesta necessità tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie cosi come il Signore darà loro la grazia, poiché la necessità non ha legge.
Capitolo 10°
DEI FRATI INFERMI
1 Se un frate cadrà ammalato, ovunque si trovi, gli altri frati non lo lascino senza avere prima incaricato un frate, o più se sa[34]
rà necessario, che lo servano come vorrebbero essere serviti essi stessi; 2 però in caso di estrema necessità, lo possono affidare a
qualche persona che debba assisterlo nella sua infermità.
3 E prego il frate infermo di rendere grazie di tutto al Creatore; e che quale lo vuole il Signore, tale desideri di essere, sano o
[35]
malato, poiché tutti coloro che Dio ha preordinato alla vita eterna, li educa con i richiami stimolanti dei flagelli e delle infermità e
con lo spirito di compunzione, così come dice il Signore: «lo quelli che amo, li correggo e li castigo».
4 Se invece si turberà e si adirerà contro Dio e contro i frati, ovvero chiederà con insistenza medicine, desiderando troppo di liberare
la carne che presto dovrà morire, e che è nemica dell’anima, questo gli viene dal maligno ed egli è uomo carnale, e non sembra essere
un frate, poiché ama più il corpo che l’anima.
CAPITOLO 11°
CHE I FRATI NON FACCIANO INGIURIA NÉ DETRAZIONE,
MA SI AMINO SCAMBIEVOLMENTE
1 E tutti i frati si guardino dal calunniare alcuno, e evitino le dispute di parole (Cfr. 2Tm 2,14), 2 anzi cerchino di conservare
[36]
il silenzio, se Dio darà loro questa grazia. 3 E non litighino tra loro, né con gli altri, ma procurino di rispondere con umiltà, dicendo:
Sono servo inutile (Cfr. Lc 17,10).
4 E non si adirino, perché chiunque si adira col suo fratello, sarà condannato al giudizio; chi avrà detto al suo fratello «ra[37]
ca», sarà condannato nel Sinedrio; chi gli avrà detto «pazzo», sarà condannato al fuoco della Geenna (Mt 5,22). 5 E si amino scambievolmente, come dice il Signore: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate scambievolmente come io ho amato voi» (Gv
15,12). 6 E mostrino con le opere l’amore che hanno fra di loro, come dice l’apostolo: «Non amiamo a parola né con la lingua, ma
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con le opere e in verità» (Cfr. Gc 2,18; 1Gv 3,8). 7 E non oltraggino nessuno (Tt 3,2); 8 non mormorino, non calunnino gli altri, poiché è scritto: «i sussurroni e i detrattori sono in odio a Dio» (Rm 1,29 e 30). 9E siano modesti, mostrando ogni mansuetudine verso
tutti gli uomini (Cfr. Tt 3,2). 10 Non giudichino, non condannino; 11 e come dice il Signore, non guardino ai più piccoli peccati degli
altri, 12 ma pensino piuttosto ai loro nell’amarezza della loro anima (Cfr. Mt 7,3; Is 38,15).
13 E si sforzino di entrare per la porta stretta (Lc 13,24), poiché dice il Signore: «Angusta è la porta e stretta la via che conduce alla
vita; e sono pochi quelli che la trovano» (Mt 7,14).
Capitolo12°
DEGLI SGUARDI IMPURI E DELLA COMPAGNIA DELLE DONNE
[38] 1 Tutti i frati, ovunque siano o vadano, evitino gli sguardi impuri e la compagnia delle donne. 2 E nessuno si trattenga in consigli
né cammini solo per la strada né mangi alla mensa in unico piatto con esse.
3
I sacerdoti parlino con loro onestamente quando amministrano la penitenza o per qualche consiglio spirituale.
4
E nessuna donna in maniera assoluta sia ricevuta all’obbedienza da alcun frate, ma una volta datole il consiglio spirituale, essa faccia
vita di penitenza dove vorrà. 5 E tutti dobbiamo vigilare molto su noi stessi e dobbiamo mantenere le nostre membra pure, poiché dice
il Signore: «Chiunque avrà guardato una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore» (Mt 5, 28). 6 E
l’apostolo: «Non sapete che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo? (Cfr. 1 Cor 6, 19); perciò, se uno violerà il tempio di
Dio, Dio distruggerà lui» (1 Cor 3, 17).
Capitolo 13°
DELL’EVITARE LA FORNICAZIONE
[39] 1 Se un frate, per istigazione del diavolo, dovesse fornicare, sia spogliato dell’abito, che per il turpe peccato ha perduto il diritto
di portare, e lo deponga del tutto, e sia espulso totalmente dalla nostra Religione. 2 E dopo faccia penitenza dei peccati (Cfr. 1 Cor 5,
4-5).
Capitolo 14°
COME I FRATI DEVONO ANDARE PER IL MONDO
1 Quando i frati vanno per il mondo, non portino niente per il viaggio, né sacco, né bisaccia, né pane, né pecunia, né bastone
[40]
(Cfr. Lc 9, 3; 10, 4-8; Mt 10, 10). 2 E in qualunque casa entreranno dicano prima: Pace a questa casa (Cfr. Lc 10, 5). 3 E dimorando
in quella casa mangino e bevano quello che ci sarà presso di loro (Cfr. Lc 10, 7). 4 Non resistano al malvagio; ma se uno li percuote
su una guancia, gli offrano l’altra. 5 E se uno toglie loro il mantello, non gli impediscano di prendere anche la tunica. 6 Diano a chiunque chiede; e a chi toglie il loro, non lo richiedano (Cfr. Mt 5,39 e Lc 6,29 e 30).
Capitolo 15°
CHE I FRATI NON POSSEGGANO BESTIE, NE VADANO A CAVALLO
1 Ordino a tutti i miei frati sia chierici che laici, che vanno per il mondo o dimorano nei luoghi, di non avere né presso di sé,
[41]
né presso altri, né in nessun altro modo, alcuna bestia.
2 E non sia loro lecito andare a cavallo se non vi siano costretti da infermità o da grande necessità.
Capitolo 16°
DI COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI
1 Dice il Signore: «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. 2 Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come
[42]
colombe» (Mt 10,16).
3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore (Cfr. Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.
5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non
[43]
facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere cristiani.
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7 L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre
e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché,
se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5).
8 Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: «Chi mi
[44]
riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32); 9 e: «Chiunque si vergognerà di
me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli» (Lc 9,26).
10 E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cri[45]
sto. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: «Colui che perderà l’anima sua
per causa mia la salverà per la vita eterna» (Cfr. Lc 9,24.; Mt 25,46).
12 «Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato
me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). 14 E: «Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un’altra (Cfr. Mt 10,23). 15 Beati
sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà
proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia (Cfr. Mt 5,11 e 12); 16 rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc 6,23; Mt 5,12). 17 E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da
loro (Cfr. Lc 12,4) 18 e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più (Mt 10,28; Lc 12,4).
19 Guardatevi di non turbarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra pazienza infatti salverete le vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà
sino alla fine, questi sarà salvo» (Mt 10,22; 24,13).
Capitolo 17°
DEI PREDICATORI
1 Nessun frate predichi contro la forma e le prescrizioni della santa Chiesa e senza il permesso del suo ministro. 2 E il mini[46]
stro si guardi dal concederlo senza discernimento. 3 Tutti i frati, tuttavia, predichino con le opere. 4 E nessun ministro o predicatore
consideri sua proprietà il ministero dei frati o l’ufficio della predicazione, ma in qualunque ora gli fosse ordinato, lasci, senza alcuna
contestazione, il suo incarico.
5 Per cui scongiuro, nella carità che è Dio, (Cfr. 1Gv 4,8.16) tutti i miei frati occupati nella predicazione, nell’orazione, nel
[47]
lavoro, sia chierici che laici, che cerchino di umiliarsi in tutte le cose, 6 di non gloriarsi, né godere tra sé, né esaltarsi dentro di sé delle
buone parole e delle opere anzi di nessun bene che Dio dice, o fa o opera talora in loro e per mezzo di loro, secondo quello che dice il
Signore: «Non rallegratevi però in questo, perché vi stanno soggetti gli spiriti» (Lc 10,20).
7 E siamo fermamente convinti che non appartengono a noi se non i vizi e i peccati. 8 E dobbiamo anzi godere quando siamo
[48]
esposti a diverse prove (Gc 1,2), e quando sosteniamo qualsiasi angustia o afflizione di anima o di corpo in questo mondo in vista della vita eterna. 9 Quindi tutti noi frati guardiamoci da ogni superbia e vana gloria; 10 e difendiamoci dalla sapienza di questo mondo e
dalla prudenza della carne (Rm 8,6-7). 11 Lo spirito della carne, infatti, vuole e si preoccupa molto di possedere parole, ma poco di
attuarle, 12 e cerca non la religiosità e la santità interiore dello spirito, ma vuole e desidera avere una religiosità e una santità che appaia al di fuori agli uomini.
13 È di questi che il Signore dice: «In verità vi dico, hanno ricevuto la loro ricompensa» (Mt 6,2). 14 Lo spirito del Signore invece
vuole che la carne sia mortificata e disprezzata, vile e abbietta, 15 e ricerca l’umiltà e la pazienza e la pura e semplice e vera pace dello spirito; 16 e sempre desidera soprattutto il divino timore e la divina sapienza e il divino amore del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo.
17 E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli
[49]
grazie, perché procedono tutti da Lui. 18 E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio abbia, e gli siano resi ed Egli stesso riceva tutti
gli onori e la reverenza, tutte le lodi e tutte le benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed Egli solo
è buono (Cfr. Lc 18, 19).
19 E quando vediamo o sentiamo maledire o fare del male o bestemmiare Dio, noi benediciamo e facciamo del bene e lodiamo il Signore che è benedetto nei secoli. Amen (Rm 1, 25; 9, 5).
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Capitolo 19°
CHE I FRATI VIVANO CATTOLICAMENTE
[51] 1 Tutti i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente. 2 Se qualcuno poi a parole o a fatti si allontanerà dalla fede e dalla
vita cattolica e non se ne sarà emendato, sia espulso totalmente dalla nostra fraternità.
[52] 3 E riteniamo tutti i chierici e tutti i religiosi per padroni in quelle cose che riguardano la salvezza delI’anima e che non deviano
dalla nostra religione, 4 e veneriamone l’ordine sacro, I’ufficio e il ministero nel Signore.
Capitolo 20°
DELLA PENITENZA E DELLA COMUNIONE
DEL CORPO E DEL SANGUE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO
[53] 1 I frati miei benedetti, sia chierici che laici, confessino i loro peccati ai sacerdoti della nostra Religione. 2 E se non potranno, si
confessino ad altri sacerdoti prudenti e cattolici, fermamente convinti e consapevoli che da qualsiasi sacerdote cattolico riceveranno la
penitenza e l’assoluzione, saranno senza dubbio assolti da quei peccati, se procureranno di osservare umilmente e fedelmente la penitenza loro Imposta.
3
Se invece in quel momento non potranno avere un sacerdote, si confessino a un loro fratello come dice l’apostolo Giacomo: «Confessate l’uno all’altro i vostri peccati» (Gc 5, 16). 4 Tuttavia per questo, non tralascino di ricorrere ai sacerdote poiché solo ai sacerdoti è concessa la potestà di legare e di sciogliere.
[54] 5 E così contriti e confessati ricevano il corpo e il sangue del Signor nostro Gesù Cristo, con grande umiltà e venerazione, ricordando le parole del Signore. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna» (Gv 6, 55), 6 e ancora: «Fate questo in
memoria di me» (Lc 22, 19).
Capitolo 21°
DELLA ESORTAZIONE E DELLA LODE CHE POSSONO FARE TUTTI I FRATI
[55] 1 E questa o simile esortazione e lode tutti i miei frati, quando a loro piacerà, possono annunciare ad ogni categoria di uomini, con
la benedizione di Dio:
2
Temete e onorate,
lodate e benedite,
ringraziate (Cfr. 1 Ts 5, 18) e adorate
il Signore Dio onnipotente
nella Trinità e nell’Unità,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
creatore di tutte le cose.
3
Fate penitenza (Cfr. Mt 3, 2),
fate frutti degni di penitenza (Cfr. Lc 3, 8),
perché presto moriremo.
4
Date e vi sarà dato (Lc 6, 38),
Perdonate (Cfr. Lc 6, 37) e vi sarà perdonato;
5
E se non perdonerete agli uomini le loro offese (Mt 6, 14),
il Signore non vi perdonerà i vostri peccati (Mc 11, 26).
6
Confessate tutti i vostri peccati (Gc 5,16).
7
Beati coloro che muoiono nella penitenza,
poiché saranno nel regno dei cieli.
8
Guai a quelli che non muoiono nella penitenza,
poiché saranno figli del diavolo (1Gv 3, 10)
di cui compiono le opere (Cfr. Gv 8, 41),
e andranno nel fuoco eterno (Mt 18, 8; 25, 41).
9
Guardatevi e astenetevi da ogni male
e perseverate nel bene fino alla fine.
Capitolo 22°
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AMMONIZIONE AI FRATI
[56] 1 O frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: «Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano» (Mt 5,
44), 2 poiché il Signore nostro Gesù Cristo, di cui dobbiamo seguire le orme (Cfr. 1 Pt 2, 21), chiamò amico (Cfr. Mt 26, 50) il suo
traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. 3 Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, 4 e li dobbiamo amare molto poiché, a motivo di ciò che
essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.
[57] 5 E dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i suoi vizi e peccati, poiché quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole
toglierci l’amore del [Signore nostro]
Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell’inferno; 6 poiché noi
per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari al bene, pronti invece e volonterosi al male, perché, come dice il Signore nel
Vangelo: 7 «Dal cuore procedono ed escono i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, la cupidigia, la cattiveria, la frode, la impudicizia, I’invidia, le false testimonianze, la bestemmia, [la superbia], la stoltezza (Mt 15, 19 e Mc 7, 21 e 22). 8
Tutte queste cose cattive procedono dal di dentro del cuore dell’uomo, e sono queste cose che contaminano l’uomo» (Mc 7, 23; Mt
15, 20).
9
Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui.
[58] 10 Guardiamoci bene dall’essere la terra lungo la strada, o la terra sassosa, o quella invasa dalle spine 11 secondo quanto dice il
Signore nel Vangelo: «Il seme e la parola di Dio. 12 Quello che cadde lungo la strada e fu calpestato sono coloro che ascoltano la parola di Dio e non la comprendono; 13 e subito viene il diavolo e porta via quello che è stato seminato nei loro cuori, perché non credano e siano salvati. 14 Quello poi che cadde nei luoghi sassosi, sono coloro che appena ascoltano la parola, subito la ricevono con
gioia; 15 ma quando sopraggiunge una tribolazione o una persecuzione a causa della parola, ne restano immediatamente scandalizzati; anche questi non hanno radice in sé, sono incostanti, perché credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono
meno. 16 Quello che cadde tra le spine, sono coloro che ascoltano la parola, ma le cure di questo mondo e la seduzione delle ricchezze e gli altri affetti disordinati entrano nel loro animo e soffocano la parola, sicché rimangono infruttuosi. 17 Infine il seme affidato
alla terra buona, sono coloro che, ascoltando la parola con buone, anzi ottime disposizioni, la intendono e la custodiscono e portano
frutti con la perseveranza» (Mt 13, 19-23: Mc 4, 15-20; Lc 8, 11-15).
[59] 18 E perciò noi frati, così come dice il Signore, «lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti» (Mt 8, 22).
19
E guardiamoci bene dalla malizia e dall’astuzia di Satana, il quale vuole che l’uomo non abbia la sua mente e il cuore rivolti a Dio;
20
e, circuendo il cuore dell’uomo con il pretesto di una ricompensa o di un aiuto, mira a togliere e a soffocare la parola e i precetti del
Signore dalla memoria, e vuole accecare il cuore dell’uomo, attraverso gli affari e le preoccupazioni di questo mondo, e abitarvi, così
come dice il Signore: 21 «Quando lo spirito immondo è uscito da un uomo va per luoghi aridi e senz’acqua in cerca di riposo e non la
trova; e allora dice: 22 Tornerò nella mia casa da cui sono uscito. 23 E quando vi arriva, la trova vuota, spazzata e adorna. 24 Allora
egli se ne va e prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, poi entrano e vi prendono dimora, sicché l’ultima condizione di
quell’uomo diventa peggiore della prima (Mt 12, 43-45; Lc 11,24-26).
[60] 25 Perciò, tutti noi frati, stiamo bene in guardia, perché, sotto pretesto di ricompensa, di opera da fare e di un aiuto non ci avvenga
di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore.
26
Ma, nella santa carità, che è Dio (1Gv 4, 16), prego tutti i frati, sia i ministri che gli altri, che, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, adorare e onorare
il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose.
[61] 27 E sempre costruiamo in noi una casa (Cfr. Gv 14, 23) e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e
Figlio e Spirito Santo, e che dice: «Vigilate dunque e pregate in ogni tempo, affinché possiate sfuggire tutti i mali che accadranno e
stare davanti al Figlio dell’uomo (Lc 21, 36). 28 E quando vi mettete a pregare, dite: Padre nostro che sei nei cieli (Mc 11, 25; Mt 6,
9).
29
E adoriamolo con cuore puro, poiché bisogna sempre pregare senza stancarsi mai (Lc 18, 1); 30 infatti il Padre cerca tali adoratori. 31 Dio è spirito, e bisogna che quelli che lo adorano, lo adorino in spirito e verità» (Gv 4, 23 e 24).
32
E a lui ricorriamo come al pastore e al vescovo delle anime nostre (1 Pt 2, 25), il quale dice: «Io sono il buon Pastore, che pascolo
le mie pecore e do la mia vita per le mie pecore» (Cfr. Gv 10,11 e 15). 33 «Voi siete tutti fratelli. 34 Non vogliate chiamare nessuno
padre vostro sulla terra, perché uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli. 35 Né fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il
vostro maestro, che è nei cieli, [Cristo]» (Mt 23, 8-10). 36 «Se rimarrete in me e rimarranno in voi le mie parole, domanderete quel
che vorrete e vi sarà fatto (Gv 15, 7). 37 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ci sono io in mezzo a loro (Mt 18, 20). 38 Ecco, io
sono con voi fino alla fine dei secoli (Mt 28, 20). 39 Le parole che vi ho detto sono spirito e vita (Gv 6, 64). 40 Io sono la via, la verità
e la vita» (Gv 14, 6).
[62] 41 Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla vita, alla dottrina e al santo Vangelo di colui che si è degnato pregare per noi il
Padre suo e manifestarci il nome di lui, dicendo: «Padre, glorifìca il tuo nome» (Gv 17, 6-26) e: «Glorifica il Figlio tuo perché il Figlio tuo glorifichi te» (Gv 17, 24). 42 «Padre, ho manifestato il tuo nome agli uomini, che mi hai dato, perché le parole che tu hai dato
a me, io le diedi loro; ed essi le hanno accolte e hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato.
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43 Io prego per loro; non prego per il mondo, 44 ma per quelli che mi hai dato, perché sono tuoi, e tutto ciò che è mio è tuo. 45 Padre santo, custodisci nel Nome tuo coloro che mi hai dato, affinché siano una cosa sola come noi. 46 Questo io dico nel mondo, affinché abbiano la gioia in se stessi. 47 Io ho comunicato loro la tua parola, e il mondo li ha odiati perché non sono del mondo, come
non sono del mondo io. 48 Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li guardi dal male. 49 Rendili gloriosi nella verità. 50 La
tua parola è verità. 51 Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo. 52 E per loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificali nella verità. 53 Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che crederanno in me, per la
loro parola, affinché siano perfetti nell’unità, e il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me. 54 Ed io
renderò noto a loro il tuo Nome, affinché l’amore col quale tu hai amato me sia in loro ed io in loro.
55 Padre, quelli che mi hai dato, voglio che dove io sono siano anch’essi con me, perché contemplino la tua gloria nel tuo regno».
Amen.
Capitolo 23°
PREGHIERA E RENDIMENTO Dl GRAZIE
1 Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo (Gv 7,11) e giusto, Signore Re del cielo e della terra (Cfr.
[63]
Mt 11,25), per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà e per l’unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai creato tutte
le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza hai posto in Paradiso (Cfr. Gn 1,26 e 2,15), 2 E noi per colpa
nostra siamo caduti.
3 E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, cosi per il santo tuo amore, col quale ci hai
[64]
amato (Cfr. Gv 17,26), hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per
la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla schiavitù.
4 E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo Figlio ritornerà nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che non fece[65]
ro penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire a tutti coloro che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono nella penitenza:
Venite, benedetti dal Padre mio (Mt 25.34), entrate in possesso del regno, che vi è stato preparato fin dalle origini del mondo.
5 E poiché tutti noi miseri e peccatori, non siamo degni di nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo
[66]
Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto (Cfr. Mt 17,5), insieme con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie così come a te e a
lui piace, per ogni cosa, Lui che ti basta sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
6 E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, i beati Michele, Gabriele
[67]
e Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni, dominazioni, principati, potestà, virtù, angeli, arcangeli; il beato
Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi, i profeti, i santi innocenti, gli apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che furono e saranno e sono, affinché, come a te piace, per
tutti questi benefici rendano grazie a Te, sommo vero Dio, eterno e vivo, con il Figlio tuo carissimo, il Signore nostro Gesù Cristo e
con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia (Ap 19,3-4).
7 E tutti coloro che vogliono servire al Signore Iddio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini: sacer[68]
doti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti i chierici, e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli, i
poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate, i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e gli ammalati, tutti i piccoli e i grandi e tutti i popoli, genti, razze e lingue (Cfr. Ap 7,9), tutte le nazioni e tutti gli uomini d’ogni parte della terra, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi inutili (Lc 17,10), umilmente preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo.
8 Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza (Mc 12,30 e 33),
[69]
con tutta l’intelligenza, con tutte le forze (Lc 10,27), con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e
la volontà il Signore Iddio (Mc 12,30), il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita; che ci ha creati (Cfr.
Tb 13,5), redenti, e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e
cattivi.
9 Nient’altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere, nient’altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e
[70]
Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono (Cfr. Lc 18,19),
pio, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero, santo e retto, che solo è benigno, innocente, puro, dal quale e per il quale e nel
quale è ogni perdono (Cfr. Rm 11,36), ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti, di tutti i santi che godono insieme nei cieli.
[71]
10 Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si frapponga.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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11 E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e umilmente e
teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e
rendiamo grazie all’altissimo e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore
di tutti coloro che credono e sperano in lui, e amano lui che è senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile ineffabile
incomprensibile. ininvestigabile (Cfr. Rm 11,33), benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato (Cfr. Dn 3,52), sublime, eccelso,
soave, amabile, dilettevole e tutto sopra tutte le cose desiderabile nei secoli dei secoli. Amen.
CAPITOLO XXIV
CONCLUSIONE
1 Nel nome del Signore! Prego tutti i frati di imparare la lettera ed il contenuto delle cose che in questa forma di vita sono
[72]
state scritte a salvezza della nostra anima, e di richiamarle frequentemente alla memoria. 2 E prego Dio affinché egli stesso, che è onnipotente, trino e uno, benedica tutti quanti insegnano, imparano, custodiscono, ritengono a memoria e praticano queste cose, ogni
volta che ricordano e fanno quelle cose che in essa sono state scritte per la salvezza della nostra anima. 3 E supplico tutti, baciando
loro i piedi, che le amino molto, le custodiscano e le conservino.
4 E da parte di Dio onnipotente e del signor Papa, e per obbedienza io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che
[73]
nessuno tolga o aggiunga scritto alcuno (Cfr. Dt 4,2; 12,32) a quelle cose che sono state scritte in questa vita, e che i frati non abbiano
un’altra Regola.
5 Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio e ora e sempre e nel secoli dei secoli. Amen.
***
AMMONIZIONI
I.
IL CORPO DEL SIGNORE
[141] 1 Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: «lo sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me. 2 Se aveste
conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma da ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto». 3 Gli dice Filippo: Signore,
mostraci il Padre e ci basta. 4 Gesù gli dice: «Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me, vede anche il Padre mio» (Gv 14,6-9).
5 Il Padre abita una luce inaccessibile (Cfr. 1Tm 6,16), e Dio è spirito, e nessuno ha mai visto Dio (Gv 4,24 e Gv 1,18). 6 Perciò non
può essere visto che nello spirito, poiché è lo spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla (Gv 6,64). 7 Ma anche il Figlio, in ciò
per cui è uguale al Padre, non può essere visto da alcuno in maniera diversa dal Padre e in maniera diversa dallo Spirito Santo.
[142] 3 Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l’umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati. 9 E cosi ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l’altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati, 10 perché è l’Altissimo stesso che ne dà testimonianza, quando dice: «Questo è il mio corpo e il mio sangue della nuova alleanza [che sarà
sparso per molti»]
(Mc 14, 22.24), 11 e ancora: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna» (Cfr. Gv
6,55).
[143] 12 Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e il sangue del Signore. 13 Tutti gli altri, che non partecipano dello stesso Spirito e presumono ricevere il santissimo corpo e il sangue del Signore, mangiano e bevono la loro condanna (Cfr. 1Cor 11,29). 14 Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? (Sal 4,3) 15 Perché non
conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio? (Cfr. Gv 9,35)
[144] 16 Ecco, ogni giorno egli si umilia (Cfr. Fil 2,8), come quando dalla sede regale (Cfr. Sap 18,15) discese nel grembo della
Vergine; 17 ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; 18 ogni giorno discende dal seno del Padre sulI’altare nelle mani
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del sacerdote. 19 E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. 20 E come
essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli
era lo stesso Dio, 21 così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è
il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
[145] 22 E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
II.
IL MALE DELLA PROPRIA VOLONTÀ
[146] 1 Disse il Signore a Adamo: «Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell’albero della scienza del bene e del male non
ne mangiare» (Gen 2,16-17). 2 Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso, egli, finché non contravvenne all’obbedienza, non peccò.
[147] 3 Mangia infatti, dell’albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore
dice e opera in lui; 4 e cosi, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, è diventato per lui il frutto della scienza
del male. 5 Bisogna perciò che ne sopporti la pena.
III.
L’OBBEDIENZA PERFETTA
[148] 1 Dice il Signore nel Vangelo: «Chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo» (Lc 14,33),
2 e: «Chi vorrà salvare la sua anima, la perderà» (Lc 9,24).
3 Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo colui che sottomette totalmente se stesso alI’obbedienza nelle mani del
suo superiore. 4 E qualunque cosa fa o dice che egli sa non essere contro la volontà di lui, purché sia bene quello che fa, è vera obbedienza.
[149] 5 E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore, volentieri sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l’opera quelle del superiore. 6 Infatti questa è l’obbedienza caritativa, perché
compiace a Dio e al prossimo (Cfr. 1Pt 1,22).
[150] 7 Se poi il superiore comanda al suddito qualcosa contro la sua coscienza, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni. 6
E se per questo dovrà sostenere persecuzione da parte di alcuni, li ami di più per amore di Dio. 9 Infatti, chi sostiene la persecuzione
piuttosto che volersi separare dai suoi fratelli, rimane veramente nella perfetta obbedienza, poiché sacrifica la sua anima (Cfr. Gv
15,13) per i suoi fratelli.
[151] 10 Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano
indietro (Cfr. Lc 9,62) e ritornano al vomito (Cfr. Pr 26,11; 2Pt 2,22) della propria volontà. 11 Questi sono degli omicidi e sono causa
di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi.
IV.
CHE NESSUNO SI APPROPRI LA CARICA DI SUPERIORE
[152] 1 Dice il Signore: «Non sono venuto per essere servito ma per servire» (Mt 20,28). 2 Coloro che sono costituiti in autorità
sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell’ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all’ufficio di lavare i piedi (Cfr. Gv 13,14)
ai fratelli. 3 E quanto più si turbano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono
insieme per sé un tesoro fraudolento (Cfr. Gv 12,6) a pericolo della loro anima.
V.
CHE NESSUNO SI INSUPERBISCA,
MA OGNUNO SI GLORI NELLA CROCE DEL SIGNORE
[153] 1 Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del
suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine (Cfr. Gen 1,26) di lui secondo lo spirito.
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[154] 2 E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la propria natura, servono, conoscono e obbediscono al loro
Creatore meglio di te. 3 E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crucifiggerlo, e ancora lo crucifiggi quando ti
diletti nei vizi e nei peccati. 4 Di che cosa puoi dunque gloriarti?
5 Infatti, se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza (Cfr. 1Cor 13,2) e da sapere interpretare tutte le lingue (Cfr.
1Cor 12,28) e acutamente perscrutare le cose celesti, in tutto questo non potresti gloriarti; poiché un solo demonio seppe delle realtà
celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito qualcuno che ricevette dal Signore una speciale
cognizione della somma sapienza.
7 Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste
cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; 8 ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità (Cfr. 2Cor 12,5) e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo (Cfr. Lc 14,27).
VI.
L’IMITAZIONE DEL SIGNORE
[155] 1 Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore (Cfr. Gv 10,11; Eb 12,2) sostenne la
passione della croce.
2 Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e persecuzione (Cfr. Gv 10,4), nell’ignominia e nella fame (Cfr. Rm 8,35),
nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. 3 Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle!
VII.
LA PRATICA DEL BENE DEVE ACCOMPAGNARE LA SCIENZA
[156] 1 Dice l’Apostolo: «La lettera uccide, lo spirito invece dà vita» (2Cor 3,6). 2 Sono morti a causa della lettera coloro che unicamente bramano sapere le sole parole, per essere ritenuti i più sapienti in mezzo agli altri e potere acquistare grandi ricchezze e darle
ai parenti e agli amici.
3 Cosi pure sono morti a causa della lettera quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri. 4 E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l’attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono, con la parola e con l’esempio, all’altissimo Signore Dio,
al quale appartiene ogni bene.
VIII.
EVITARE IL PECCATO DI INVIDIA
[157] 1 Dice l’Apostolo: «Nessuno può dire: Signore Gesù (1Cor 12,3), se non nello Spirito Santo»; 2 e ancora: «Non c’è chi fa il
bene, non ce n’è neppure uno» (Rm 3,12; Sal 13,1).
3 Perciò, chiunque invidia il suo fratello riguardo al bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, poiché invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene (Cfr. Mt 20,15).
IX.
AMARE I NEMICI
[158] 1 Dice il Signore: «Amate i vostri nemici [e fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi perseguitano e vi
calunniano]» (Mt 5,44). 2 Infatti, veramente ama il suo nemico colui che non si duole per l’ingiuria che quegli gli fa, 3 ma brucia nel
suo intimo, per l’amore di Dio, a motivo del peccato dell’anima di lui. 4 E gli dimostri con le opere il suo amore.
X.
LA MORTIFICAZIONE DEL CORPO
[159] 1 Ci sono molti che, quando peccano o ricevono un’ingiuria, spesso incolpano il nemico o il prossimo. 2 Ma non è così, poiché ognuno ha in suo potere il nemico, cioè il corpo, per mezzo del quale pecca. 3 Perciò è beato quel servo (Mt 24,46) che terrà sempre prigioniero un tale nemico affidato in suo potere e sapientemente si custodirà dal medesimo; 4 poiché, finché si comporterà cosi,
nessun altro nemico visibile o invisibile gli potrà nuocere.
XI.
NON LASCIARSI GUASTARE A CAUSA DEL PECCATO ALTRUI
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[160] 1 Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. 2 E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo
di tale peccato, il servo dl Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per sé come un tesoro quella
colpa (Cfr. Rm 2,5). 3 Quel servo di Dio che non si adira né si turba per alcunché, davvero vive senza nulla di proprio. 4 Ed egli è beato perché, rendendo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21), non gli rimane nulla per sé.
XII.
COME RICONOSCERE LO SPIRITO DEL SIGNORE
[161] 1 A questo segno si può riconoscere il servo di Dio, se ha lo spirito del Signore: 2 se, quando il Signore compie, per mezzo di
lui, qualcosa di buono, la sua «carne» non se ne inorgoglisce - poiché la «carne» e sempre contraria ad ogni bene -, 3 ma piuttosto si
ritiene ancora più vile ai propri occhi e si stima più piccolo di tutti gli altri uomini.
XIII.
LA PAZIENZA
[162] 1 Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà
abbia in sé finché gli si dà soddisfazione. 2 Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si
mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non più.
XIV.
LA POVERTÀ DI SPIRITO
[163] 1 Beati i poveri in spinto, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3).
2 Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, 3 ma
per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. 4
Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso (Cfr. Mt 5,39; Lc 14,26) e ama quelli che lo
percuotono nella guancia.
XV
I PACIFICI
[164] I Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). 2 Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l’amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nelI’anima e nel corpo.
XVI.
LA PUREZZA DI CUORE
[165] 1 Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio (Mt 5,8). 2 Veramente puri di cuore sono coloro che disdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore ed animo puro.
XVII.
L’UMILE SERVO DI DIO
[166] 1 Beato quel servo (Mt 24,46) il quale non si inorgoglisce per il bene che il Signore dice e opera per mezzo di lui, più che per
il bene che dice e opera per mezzo di un altro. 2 Pecca l’uomo che vuol ricevere dal suo prossimo più di quanto non vuole dare di sé al
Signore Dio.
XVIII.
LA COMPASSIONE PER IL PROSSIMO
[167] 1 Beato l’uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da
lui, se si trovasse in un caso simile.
[168] 2 Beato il servo che restituisce tutti i suoi beni al Signore Iddio, perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di sé
il denaro del Signore suo Dio (Cfr. Mt 25,18), e gli sarà tolto ciò che credeva di possedere (Cfr. Lc 8,18).
XIX.
L’UMILE SERVO DI DIO
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[169] 1 Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato e esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e
spregevole, 2 poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. 3 Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e
per sua volontà non vuol discendere. 4 E beato quel servo (Cfr. Mt 24,46), che non viene posto in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri.
XX:
IL BUON RELIGIOSO E IL RELIGIOSO VANO
[170] 1 Beato quel religioso, che non ha giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore 2 e, mediante queste, conduce gli uomini all’amore di Dio con gaudio e letizia (Cfr. Sal 50,10). 3 Guai a quel religioso che si diletta in parole oziose e
frivole e con esse conduce gli uomini al riso.
XXI.
IL RELIGIOSO LEGGERO E LOQUACE
[171] 1 Beato il servo che, quando parla, non manifesta tutte le sue cose, con la speranza di una mercede, e non è veloce a parlare
(Pr 29,20), ma sapientemente pondera di che parlare e come rispondere. 2 Guai a quel religioso che non custodisce nel suo cuore i beni che il Signore (Cfr. Lc 2,19.51) gli mostra e non li manifesta agli altri nelle opere, ma piuttosto, con la speranza di una mercede,
brama manifestarli agli uomini a parole. 3 Questi riceve già la sua mercede (Cfr. Mt 6,2: 6,16) e chi ascolta ne riporta poco frutto.
XXII.
DELLA CORREZIONE FRATERNA
[172] 1 Beato il servo che è disposto a sopportare cosi pazientemente da un altro la correzione, I’accusa e il rimprovero, come se li
facesse da sé. 2 Beato il servo che, rimproverato, di buon animo accetta, si sottomette con modestia, umilmente confessa e volentieri
ripara. 3 Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmente sopporta la vergogna e la riprensione per un peccato, sebbene non abbia commesso colpa.
XXIII.
LA VERA UMILTÀ
[173] 1 Beato il servo che viene trovato cosi umile tra i suoi sudditi come quando fosse tra i suoi padroni.
2 Beato il servo che si mantiene sempre sotto la verga della correzione. 3 È servo fedele e prudente (Mt 24,45) colui che di tutti i suoi
peccati non tarda a punirsi, interiormente per mezzo della contrizione ed esteriormente con la confessione e con opere di riparazione.
XXIV.
LA VERA DILEZIONE
[174] Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricambiargli il servizio, quanto
l’ama quando è sano, e può ricambiarglielo.
XXV.
ANCORA DELLA VERA DILEZIONE
[175] Beato il servo che tanto amerebbe e temerebbe un suo fratello quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui, e
non direbbe dietro le sue spalle niente che con carità non possa dire in sua presenza.
XXVI.
CHE I SERVI DI DIO ONORINO I CHIERICI
[176] 1 Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. 2 E guai a coloro che
li disprezzano. Quand’anche, infatti, siano peccatori, tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato
solo a se stesso il diritto di giudicarli.
3 Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che proprio
essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.
XXVII.
COME LE VIRTÙ ALLONTANANO I VIZI
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[177] 1 Dove è amore e sapienza,
ivi non è timore né ignoranza.
2 Dove è pazienza e umiltà,
ivi non è ira né turbamento.
3 Dove è povertà con letizia,
ivi non è cupidigia né avarizia.
4 Dove è quiete e meditazione,
ivi non è affanno né dissipazione.
5 Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa (Cfr. Lc 11,21),
ivi il nemico non può trovare via d’entrata.
6 Dove è misericordia e discrezione,
ivi non è superfluità né durezza.
XXVIII.
IL BENE VA NASCOSTO PERCHÉ NON SI PERDA
[178] 1 Beato il servo che accumula nel tesoro del cielo (Cfr. Mt 6,20) i beni che il Signore gli mostra e non brama dl manifestarli
agli uomini con la speranza di averne compenso. 2 poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chiunque gli piacerà. 3 Beato
il servo che conserva nel suo cuore (Cfr. Lc 2,19.51) i segreti del Signore.
LETTERE
LETTERA AI FEDELI
(Prima recensione)
[Esortazione ai fratelli e alle sorelle della penitenza]
Nel nome del Signore!
CAPITOLO I
Di coloro che fanno penitenza
[178/1] 1 Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza (Cfr. Mc 12,30) e amano i loro prossimi come se stessi (Cfr. Mt 22,39), 2 e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, 3 e ricevono il corpo e il sangue
del Signore nostro Gesù Cristo, 4 e fanno frutti degni di penitenza (Cfr. Lc 3,8):
[178/2] 5 Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; 6 perché riposerà su di essi lo
Spirito del Signore (Cfr. Is 11,2) e farà presso di loro la sua abitazione e dimora (Cfr. Gv 14,23); 7 e sono figli del Padre celeste, del
quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri (Cfr. Mt 12,50) del Signore nostro Gesù Cristo.
8 Siamo sposi, quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. 9 Siamo suoi fratelli, quando
facciamo la volontà del Padre che è nei cieli (Mt 12,50). 10 Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo
del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio
(Cfr. Mt 5,16).
[178/3] 11 Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!
12 Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
13 Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabie sopra ogni cosa avere un tale fratello e un
tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, 14 il quale offri la sua vita (Cfr. 17,8) a per le sue pecore, e pregò il Padre dicendo: «Padre
santo, custodiscili nel tuo nome (Cfr. Gv 17,11), coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me (Gv 17,6). 15 E le
parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato (Gv 17,8). 16 lo prego per essi e non per il mondo (Cfr. Gv 17,9). 17 Benedicili e santificali! E per loro io
santifico me stesso (Cfr. Gv 17,17; Gv 17,19). 18 Non prego soltanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro
parola (Gv 17,20), perché siano santificati nell’unità (Cfr. Gv 17,23), come lo siamo anche noi (Gv 17,11). 19 E voglio, Padre, che
dove sono io, siano anch’essi con me, affinché contemplino la mia gloria (Gv 17,24), nel tuo regno» (Mt 20,21). Amen.
CAPITOLO II
Di coloro che non fanno penitenza
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[178/4] 1 Tutti quelli e quelle, invece, che non vivono nella penitenza, 2 e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù
Cristo, 3 e si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro carne, 4 e non
osservano quelle cose che hanno promesso al Signore, 5 e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti carnali e alle sollecitudini del mondo e alle preoccupazioni di questa vita: 6 costoro sono prigionieri del diavolo, del quale sono figli e fanno le opere (Cfr. Gv
8,41); 7 sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. 3 Non hanno la sapienza spirituale, poiché non
posseggono il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre; 9 di loro è detto: «La loro sapienza è stata ingoiata» (Sal 106,27), e:
«Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti» (Sal 118,21). 10 Essi vedono e riconoscono, sanno e fanno ciò che è
male, e consapevolmente perdono la loro anima.
[178/5] 11 Vedete, o ciechi, ingannati dai vostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è cosa dolce fare il
peccato e cosa amara sottoporsi a servire Dio, 12 poiché tutti i vizi e i peccati escono e procedono dal cuore degli uomini (Cfr. Mc
7,21.; Mt 15,19), come dice il Signore nel Vangelo. 13 E non avete niente in questo mondo e neppure nell’altro. 14 E credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora (Cfr. Mt 24,44; 25,13) alla quale non pensate,
non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina e cosi si muore di amara morte.
[178/6] 15 E in qualsiasi luogo, tempo e modo l’uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza e dato soddisfazione, se
poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce l’anima di lui dal suo corpo, con una angoscia e tribolazione cosi grande, che nessuno
può sapere se non colui che la prova.
16 E tutti i talenti e il potere e la scienza e sapienza (Cfr. 2Cr 1,12), che credevano di possedere, sarà loro tolta (Cfr. Lc 8,18; Mc
4,25). 17 E lasciano tutto ai parenti e agli amici. Ed ecco, questi si sono già preso e spartito tra loro il patrimonio di lui, e poi hanno
detto: «Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci di più e procurarsi di più di quanto si è procurato!». 18 I vermi mangiano il
cadavere, e così hanno perduto il corpo e l’anima in questa breve vita e andranno all’inferno, dove saranno tormentati eternamente
(Cfr. Lc 18,24).
[178/7] 19 Tutti coloro ai quali perverrà questa lettera, li preghiamo, nella carità che è Dio (Cfr. Gv 4,16), che accolgano benignamente con divino amore queste fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo scritto. 20 E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, 21 e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e
vita (Gv 6,44).
22 E coloro che non faranno questo, dovranno renderne ragione nel giorno del giudizio, davanti a tribunale (Cfr. Mt 12,36; cfr. Rm
14,10) del Signore nostro Gesù Cristo.
LETTERA AI FEDELI
(Seconda recensione)
[179] 1 Nel nome del Signore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A tutti i cristiani religiosi, chierici e laici uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Francesco, loro servo e suddito,
ossequio rispettoso, pace dal cielo e sincera carità nel Signore.
[180] 2 Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire a tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore. 3 E perciò,
considerando che non posso visitare personalmente i singoli, a causa della malattia e debolezza del mio corpo, mi sono proposto di
riferire a voi, mediante la presente lettera e messaggio, le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del Padre, e le parole
dello Spirito Santo, che sono spirito e vita (Gv 6,63).
I.
IL VERBO DEL PADRE
[181] 4 L’altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele (Cfr. Lc 1,31), annunciò questo Verbo del Padre, così
degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra
umanità e fragilità.
[182] 5 Lui, che era ricco (2Cor 8,9) sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua
madre, la povertà.
[183] 6 E, prossimo alla passione (Cfr. Mt 26,17-20; Mc 14,12-16; Lc 22,7-13), celebrò la pasqua con i suoi discepoli, e prendendo
il pane, rese grazie, lo benedisse e lo spezzò dicendo: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo» (Mt 26,26). 7 E prendendo il calice disse: «Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati» (Mt 26,27). 6
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Poi pregò il Padre dicendo: «Padre, se è possibile, passi da me questo calice». 9 E il suo sudore divenne simile a gocce di sangue che
scorre per terra (Lc 22,44). Depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre dicendo: «Padre, sia fatta la tua volontà; non come
voglio io, ma come vuoi tu» (Mt 26,42; 26,39).
[184] 11 E la volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse
se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, 12 non per sé, poiché per mezzo di lui sono state
create tutte le cose (Cfr. Gv 1,3), ma in espiazione dei nostri peccati, 13 lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme (1Pt
2,21). 14 E vuole che tutti siamo salvi per mezzo di lui e che lo riceviamo con cuore puro e col nostro corpo casto.
[185] 15 Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere ed essere salvati per mezzo di lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo
peso leggero (Cfr. Mt 11,30).
II.
DI QUELLI CHE NON VOGLIONO OSSERVARE
I COMANDAMENTI Dl DIO
[186] 16 Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore (Cfr. Sal 33,9) e preferiscono le tenebre alla luce (Gv 3,19),
rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; 17 di essi dice il profeta: «Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi
comandamenti» (Sal 118,21). 18 Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore
stesso nel Vangelo: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e tutta l’anima, e il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,37.39).
III.
DELL’AMORE DI DIO E DEL SUO CULTO
[187] 19 Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e mente pura, poiché egli stesso, ricercando questo sopra tutte le altre
cose, disse: I veri adoratori adoreranno il Padre nello Spirito e nella verità (Gv 4,23). 20 Tutti infatti quelli che lo adorano, bisogna
che lo adorino nello spirito (Cfr. Gv 4,24) della verità.
[188] 21 Ed eleviamo a lui lodi e preghiere giorno e notte (Sal 31,4), dicendo: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6,9), poiché
bisogna che noi preghiamo sempre senza stancarci (Lc 18,1).
IV.
DELLA VITA SACRAMENTALE
[189] 22 Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù
Cristo. 23 Chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno di Dio (Cfr. Gv 6,55.57 e Gv 3,5). 24 Lo
deve però mangiare e bere degnamente, poiché chi lo riceve indegnamente, mangia e beve la sua condanna, non discernendo il corpo
del Signore (1Cor 11,29), cioè non distinguendolo dagli altri cibi.
[190] 25 Facciamo, inoltre, frutti degni di penitenza Cfr. (Lc 3,8). 26 E amiamo i prossimi come noi stessi (Cfr. Mt 22,39). 27 E se
uno non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene.
V.
DEL GIUDICARE CON MISERICORDIA
[191] 28 Coloro poi che hanno ricevuto l’autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi
vogliono ottenere misericordia dal Signore; 29 infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia
(Gv 2,13).
[192] 30 Abbiamo perciò carità e umiltà e facciamo elemosine, perché l’elemosina lava l’anima dalle brutture dei peccati. 31 Gli
uomini infatti perdono tutte le cose che lasciano in questo mondo, ma portano con sé la ricompensa della carità e le elemosine che
hanno fatto, di cui avranno dal Signore il premio e la degna ricompensa.
VI.
DEL DIGIUNO CORPORALE E SPIRITUALE
[193] 32 Dobbiamo anche digiunare e astenerci dai vizi e dai peccati (Cfr. Tb 4,11; 12,9). a e da ogni eccesso nel mangiare e nel
bere ed essere cattolici. 33 Dobbiamo anche visitare frequentemente le chiese e venerare e usare reverenza verso i chierici, non tanto
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per loro stessi, se sono peccatori, ma per l’ufficio e l’amministrazione del santissimo corpo e sangue di Cristo, che sacrificano
sull’altare e ricevono e amministrano agli altri.
[194] 34 E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del
Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. 35 Ed essi soli debbono amministrarli e non altri.
36 Specialmente poi i religiosi, i quali hanno rinunciato al mondo, sono tenuti a fare molte altre cose e più grandi, senza però tralasciare queste (Cfr. Lc 11,42).
Vll.
DELL’AMORE VERSO I NEMICI
[195] 37 Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i vizi
e i peccati escono dal cuore (Cfr. Mt 15,18-19; Mc 7,23).
[196] 38 Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano (Cfr. Mt 5,44; Lc 6,27). 39 Dobbiamo osservare i
precetti e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. 40 Dobbiamo anche rinnegare noi stessi (Cfr. Mt 16,24) e porre i nostri corpi sotto
il giogo del servizio e della santa obbedienza, così come ciascuno ha promesso al Signore.
VIII.
UMILTÀ NEL COMANDARE
[197] 41 E nessun uomo si ritenga obbligato dall’obbedienza a obbedire a qualcuno là dove si commette delitto o peccato. 42 E colui al quale è affidata l’obbedienza e che è ritenuto maggiore, sia come il minore (Lc 22,26) e servo degli altri fratelli, 43 e usi ed abbia nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si trovasse in un caso
simile.
[198]
tà.
44 E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umil-
IX.
DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE
[199] 45 Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne (Cfr. 1Cor 1,26), ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili
e puri. 46 Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del profeta: «lo sono un verme e non un uomo, I’obbrobrio degli uomini e scherno del popolo» (Sal 21,7).
47 Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di
Dio (1Pt 2,13).
X.
DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO
[200] 48 E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e persevereranno in esse sino
alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore (Is 11,2), ed egli ne farà sua abitazione e dimora (Cfr. Gv 14,23). 49 E saranno figli
del Padre celeste (Cfr. Mt 5,45), di cui fanno le opere, 50 e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo (Cfr. Mt 12,50).
51 Siamo sposi, quando l’anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l’azione dello Spirito Santo. 52 E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo (Cfr. Mt 12,50), che è in cielo. 53 Siamo madri (Cfr. 1Cor 6,20), quando lo portiamo nel nostro cuore
e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in
esempio per gli altri (Cfr. Mt 5,16).
[201] 54 Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!
55 Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
56 Oh, come è santo come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello
e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore (Cfr. Gv 10,15) e pregò il Padre per noi, dicendo: «Padre santo, custodisci nel tuo
nome quelli che mi hai dato (Gv 17,11). 57 Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me (Gv 17,6). 58
E le parole che desti a me, le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato (Gv 17,8). Io prego per loro e non per il mondo (Gv 17,9). Benedicili e santificali (Gv 17,17). 59 E
per loro io santifico me stesso, affinché siano santificati nell’unità, come lo siamo noi (Gv 17,19.11). 60 E voglio, o Padre, che dove
io sono ci siano anch’essi con me, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno» (Gv 17,24; Mt 20,21).
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[202] 61 A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive nei cieli, sulla
terra, nel mare e negli abissi renda lode, gloria, onore e benedizione (Cfr. Ap 5,13), 62 poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza.
Egli che solo è buono (Cfr. Lc 18,19), solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto
per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.
XI.
DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA
[203] 63 Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 64
e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che hanno
promesso, 65 e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e preoccupazioni del mondo e le cure di questa
vita, 66 ingannati dal diavolo di cui sono figli e ne compiono le opere (Cfr. Gv 8,49), costoro sono ciechi poiché non vedono la vera
luce, il Signore nostro Gesù Cristo.
67 Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in sé il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre. Di essi dice
la Scrittura: «La loro sapienza è stata divorata» (Sal 106,27). 68 Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente
perdono le loro anime.
[204] 69 Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è dolce fare il peccato
ed è cosa amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e procedono dal cuore degli uomini (Cfr. Mt 7,21.23;
15,18-19), come dice il Signore nel Vangelo. 70 E così non possedete nulla né in questo mondo né nell’altro. 71 Credete di possedere
a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora che non pensate, non conoscete e ignorate (Cfr. Mt
24,44; 25,13).
XII.
IL MORIBONDO IMPENITENTE
[205] 72 Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: «Disponi delle tue cose». 73 Ecco, la
moglie di lui, i figli, i parenti e gli amici fingono di piangere. 74 Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere e, mosso da un cattivo
sentimento, pensando tra sé dice: «Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani». 75 In verità questo
uomo è maledetto, poiché colloca la sua fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi averi in tali mani. 76 Perciò dice il Signore per bocca del profeta: «Maledetto l’uomo che confida nelI’uomo!» (Ger 17,5).
77 E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: «Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?». 78 Rispose:
«Sì». «Vuoi dare soddisfazione, con i tuoi mezzi, cosi come puoi, per tutte le colpe e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali
hai ingannato gli uomini?». 79 Risponde: «No». E il sacerdote: «Perché no?». 80 «Perché ho consegnato ogni mio avere nelle mani
dei parenti e degli amici». 81 E incomincia a perdere la parola, e così quel misero muore.
82 Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza compiere la soddisfazione sacramentale, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così grandi, che nessuno può
sapere se non chi ne fa la prova. 83 E tutti i talenti e l’autorità e la scienza, che credeva di possedere (Cfr. Lc 8,18), gli sono portati
via (Mc 4,25). 84 Egli li lascia ai parenti e agli amici; ed essi prendono il patrimonio e se lo dividono e poi dicono: «Maledetta sia la
sua anima, poiché poteva darci e acquistare più di quanto non acquistò!». 85 I vermi divorano il corpo; e così quell’uomo perde
l’anima e il corpo in questa breve vita e va all’inferno, ove sarà tormentato eternamente.
86 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
[206] 87 Io frate Francesco, il più piccolo servo vostro, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio (Cfr. 1Gv 4,16), e col desiderio di baciarvi i piedi, che queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare
e osservare. 87bis E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita (Gv 6,63). E coloro che non faranno ciò, ne renderanno ragione nel giorno del giudizio davanti al tribunale di Cristo. 88 E tutti quelli e quelle che con benevolenza le accoglieranno e le comprenderanno e ne invieranno
copie ad altri, se in esse persevereranno fino alla fine (Mt 24,13), li benedica il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.
LETTERA A TUTTI I CHIERICI
SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE
a) Prima recensione
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[207/a] 1 Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all’ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e
sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che santificano il corpo.
2 Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3 Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le
parole mediante le quali siamo stati creati e redenti «da morte a vita» (1Gv 3,14).
[208/a] 4 Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto
siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. 5 E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli
altri senza discrezione.
[209/a] 6 Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7 poiché «I’uomo carnale non comprende le cose di Dio»
(1Cor 2,14).
8 Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi
l’abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9 Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
10 Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11 e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12 Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere
collocate in luogo decoroso.
13 Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. 14 E quelli che non faranno questo,
sappiano che dovranno rendere «ragione» davanti al Signore nostro Gesù Cristo «nel giorno del giudizio» (Cfr. Mt 12,36).
15 E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
b) Seconda recensione
[207] 1 Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all’ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e
sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il corpo.
2 Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le
parole mediante le quali siamo stati creati e redenti «da morte a vita» (1Gv 3,14).
[208] 4 Tutti coloro, poi, che amministrano così santi ministeri, considerino tra sé, soprattutto quelli che li amministrano senza discrezione, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue del Signore
nostro.
5 E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.
[209] 6 Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7 perché «I’uomo carnale non comprende le cose di Dio»
(1Cor 2,14).
8 Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi
l’abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9 Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
10 Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 1l e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore
nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12 Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere
collocate in luogo decoroso.
13 E sappiamo che è nostro dovere osservare tutte queste norme, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e delle costituzioni della Santa Madre Chiesa.
14 E colui che non si diporterà in questo modo, sappia che dovrà rendere «ragione» al Signore nostro Gesù Cristo «nel giorno del
giudizio» (Cfr. Mt 12,36).
15 E coloro che faranno ricopiare questo scritto perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
LETTERA AI REGGITORI DEI POPOLI
[210] 1 A tutti i podestà e consoli, magistrati e reggitori d’ogni parte del mondo, e a tutti gli altri ai quali giungerà questa lettera,
frate Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e spregevole, a tutti voi augura salute e pace.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 125 di 208
[211] 2 Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina (Cfr. Gen 47,29). 3 Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di
cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo e di non deviare dai
suoi comandamenti, poiché tutti coloro che dimenticano il Signore e si allontanano dai comandamenti di lui, sono maledetti (Cfr. Sal
118,21) e saranno dimenticati da lui (Ez 33,13).
4 E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte (Cfr. Lc 8.18). 5 E quanto più
sapienti e potenti saranno stati in questo mondo tanto maggiori saranno i tormenti che dovranno patire nell’inferno (Cfr. Sap 6,7).
[212] 6 Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei signori che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, riceviate volentieri il
santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria.
[213] 7 E siete tenuti ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera si annunci, mediante un banditore o qualche altro segno, che siano rese lodi e grazie all’onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. 8 E se non farete questo, sappiate
che dovrete renderne ragione (Cfr. Mt 12,36) a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio.
9 Coloro che riterranno presso di sé questo scritto e lo metteranno in pratica, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
LETTERA A TUTTO L’ORDINE
[214]
1 Nel nome della somma Trinità e della santa Unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!
[215] 2 A tutti i frati a cui debbo reverenza e grande amore, a frate... A., ministro generale della Religione dei frati minori, suo signore, e agli altri ministri generali che succederanno a lui, e a tutti i ministri e custodi e sacerdoti della stessa fraternità, umili in Cristo, e a tutti i frati semplici che vivono nell’obbedienza, primi e ultimi, 3 frate Francesco, uomo di poco conto e fragile, vostro piccolo
servo, augura salute in Colui che ci ha redenti e ci ha lavati nel suo preziosissimo sangue (Cfr. Ap 1,5). 4 Ascoltando il nome di lui,
adoratelo con timore e riverenza proni verso terra (Cfr. 2Esdr 8,6): Signore Gesù Cristo, Figlio dell’Altissimo (Cfr. Lc 1,32) è il suo
nome, che è benedetto nei secoli (Rm 1,25).
[216] 5 Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchio alle mie parole (At 2,14). 6 Inclinate l’orecchio (Is 53,3) del vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio. 7 Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente
i suoi consigli.
8 Lodatelo poiché è buono (Sal 135,1) ed esaltatelo nelle opere vostre (Tb 13,6), 9 poiché per questo (Cfr. Tb 13,4) vi mandò per il
mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c’è nessuno Onnipotente eccetto Lui (Cfr. Tb 13,4). 10 Perseverate nella disciplina (Eb 12,7) e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete promesso. 11 Il Signore Iddio si offre a noi come a figli (Eb 12,7).
I.
DELLA RIVERENZA VERSO IL CORPO DEL SIGNORE
[217] 12 Pertanto, scongiuro tutti voi, fratelli, baciandovi i piedi e con tutto l’amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto
potete, tutta la riverenza e tutto l’onore al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 13 nel quale tutte le cose che sono in cielo e in terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente (Cfr. Col 1,20).
II.
DELLA SANTA MESSA
[218] 14 Prego poi nel Signore tutti i miei frati sacerdoti, che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell’Altissimo, che
quando vorranno celebrare la Messa puri, in purità offrano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore
nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero
piacere agli uomini (Cfr. Ef 6,6; Col 3,22). 15 Ma ogni volontà, per quanto l’aiuta la grazia divina, si orienti a Dio, desiderando con la
Messa di piacere soltanto allo stesso sommo Signore, poiché in essa egli solo opera come a lui piace. 16 Poiché è lui stesso che dice:
«Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19; 1Cor 11,24), se uno farà diversamente, diventa un Giuda traditore e si fa reo del corpo e
del sangue del Signore (Cfr. 1Cor 11,27).
[219] 17 Ricordatevi, fratelli miei sacerdoti, ciò che è scritto riguardo alla legge di Mosè: colui che la trasgrediva, anche solo nelle
prescrizioni materiali, per sentenza del Signore, era punito con la morte senza nessuna misericordia (Cfr. Eb 10,28). 18 Quanto maggiori e più gravi pene meriterebbe di patire colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e contaminato il sangue dell’alleanza, nel quale
è santificato, e recato oltraggio allo Spirito della grazia (Eb 10,29). 19 L’uomo, infatti, disprezza, contamina e calpesta l’Agnello di
Dio quando, come dice l’Apostolo, non distinguendo nel suo giudizio (1Cor 11,29), né discernendo il santo pane di Cristo dagli altri
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cibi o azioni, lo mangia indegnamente o, pur essendone degno, lo mangia con leggerezza e senza le dovute disposizioni, sebbene il
Signore dica per bocca del profeta: «Maledetto l’uomo, che compie con frode l’opera di Dio» (Cfr. Ger 48,10). 20 E il Signore condanna i sacerdoti che non vogliono prendere a cuore con sincerità queste cose, dicendo: «Maledirò le vostre benedizioni» (Ml 2,2).
[220] 21 Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo seno; se il
beato Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque per qualche
tempo; 22 quanto deve essere santo, giusto e degno colui che stringe nelle sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri
perché ne mangino, Lui non già morituro, ma eternamente vincitore e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo
(1Pt 1,12)!
23 Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo (Cfr. Lv 19,2). 24 E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l’affidarvi questo ministero, così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro uomo.
25 Grande miseria sarebbe, e miseranda meschinità se, avendo lui cosi presente, vi curaste di qualunque altra cosa che esista in tutto il
mondo.
[221] 26 Tutta l’umanità trepidi, I’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo (Gv 11,27). 27 O ammirabile altezza e degnazione stupenda!
O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!
28 Guardate, fratelli, I’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori (Sal 61,9); umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati
(Cfr. 1Pt 5,6; Gc 4,10). 29 Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.
III.
DELL’UNICA MESSA DELLA FRATERNITÀ
[222] 30 Per questo motivo ammonisco ed esorto nel Signore, che nei luoghi in cui i frati dimorano, si celebri una sola Messa al
giorno, secondo le norme della santa Chiesa.
[223] 31 Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, I’uno, per amore di carità, si accontenti dell’ascolto della celebrazione dell’altro
sacerdote, 32 poiché il Signore Gesù Cristo riempie di se stesso presenti ed assenti che sono degni di lui. 33 Egli, infatti, sebbene
sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non conosce detrimento di sorta, ma uno e ovunque, come a lui piace, opera
insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito per tutti i secoli dei secoli. Amen.
IV.
DELLA VENERAZIONE PER LA SACRA SCRITTURA
[224] 34 E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio (Cfr. Gv 8,47), perciò noi, che in modo tutto speciale siamo deputati ai divini uffici, dobbiamo non solo ascoltare e praticare quello che Dio dice, ma anche, per radicare in noi l’altezza del nostro Creatore e la
nostra sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e i libri liturgici, che contengono le sue sante parole.
[225] 35 Perciò, ammonisco tutti i miei frati e li incoraggio in Cristo perché, ovunque troveranno le divine parole scritte, come possono, le venerino 36 e, per quanto spetti a loro, se non sono ben custodite o giacciono sconvenientemente disperse in qualche luogo, le
raccolgano e le ripongano in posto decoroso, onorando nelle sue parole il Signore che le ha pronunciate (Cfr. 3Re 2,4). Molte cose
infatti sono santificate (1Tm 4,5) mediante le parole di Dio e in virtù delle parole di Cristo si compie il sacramento dell’altare.
V.
CONFESSIONE DEL SANTO
[226] 38 Ed ora confesso al Signore Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, alla beata sempre vergine Maria e a tutti i santi in
cielo e in terra, a frate H. (Elia), ministro della nostra Religione, come a mio venerabile signore, e ai sacerdoti del nostro Ordine e a
tutti gli altri miei frati benedetti, tutti i miei peccati. 39 Ho peccato molto per mia grave colpa, specialmente perché non ho osservato
la Regola, che ho promesso al Signore, e non ho detto l’ufficio, come la Regola prescrive, sia per negligenza sia a causa della mia infermità, sia perché sono ignorante e illetterato.
IV.
DELLA REGOLA E DELL’UFFICIO
[227] 40 Perciò scongiuro, come posso, frate H. (Elia) ministro generale, mio signore che faccia osservare da tutti inviolabilmente
la Regola, 41 e che i chierici dicano l’ufficio con devozione, davanti a Dio, non preoccupandosi della melodia della voce, ma della
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consonanza della mente, così che la voce concordi con la mente, la mente poi concordi con Dio, 42 affinché possano piacere a Dio,
mediante la purezza del cuore, piuttosto che accarezzare gli orecchi del popolo con la mollezza del canto.
[228] 43 Per quanto mi riguarda, io prometto di osservare fermamente tutte queste cose, come Dio mi darà la grazia, e le insegnerò
ai frati che sono con me perché le osservino, riguardo all’ufficio e alle altre norme stabilite dalla Regola.
[229] 44 Quei frati, poi, che non vorranno osservare queste cose, non li ritengo cattolici, né miei frati; non li voglio neppure vedere
né parlare con loro, finché non abbiano fatto penitenza.
[230] 45 Lo stesso dico anche per tutti gli altri che vanno vagando, incuranti della disciplina della Regola; 46 poiché il Signore nostro Gesù Cristo dette la sua vita per non venir meno all’obbedienza del Padre santissimo (Cfr. Fil 2,8).
[231] 47 lo, frate Francesco, uomo inutile e indegna creatura del Signore Iddio, dico in nome del Signore Gesù Cristo a frate H. (Elia), ministro di tutta la nostra Religione e a tutti i ministri generali che succederanno a lui, e agli altri custodi e guardiani dei frati, che
sono e saranno, che tengano presso di sé questo scritto, ad esso si conformino e lo conservino scrupolosamente. 48 E supplico gli stessi di custodire con sollecitudine e di fare osservare con grande diligenza le cose che vi sono scritte, secondo il beneplacito di Dio onnipotente, ora e sempre, finché durerà questo mondo.
[232]
49 E voi che farete queste cose siate benedetti dal Signore (Sal 113,13), e il Signore sia con voi in eterno. Amen.
Vll.
PREGHIERA CONCLUSIVA
[233] 50 Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, 51 affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco
dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, 52 e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli
dei secoli. Amen.
LETTERA AD UN MINISTRO
[234] 1 A frate N... ministro. Il Signore ti benedica!
2 Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio,
ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia.
3 E così tu devi volere e non diversamente. 4 E questo tieni in conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio e mia per te, perché
io fermamente riconosco che questa è vera obbedienza. 5 E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. 7 E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori.
[235] 3 E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.
9 E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia
alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo
perdono, se egli lo chiede; 10 e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. 11 E se, in seguito, mille volte
peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.
[236]
12 E avvisa i guardiani, quando potrai, che tu sei deciso a fare così.
[237] 13 Riguardo poi a tutti i capitoli della Regola che trattano dei peccati mortali, con l’aiuto del Signore, nel Capitolo di Pentecoste, raccolto il consiglio dei frati, ne faremo un Capitolo solo in questa forma:
14 Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedienza a ricorrere al suo guardiano,
15 E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli facciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande
misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati (Mt 9,12). 16
E sempre per obbedienza siamo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custode. 17 Lo stesso custode poi provveda misericordiosamente a lui, come vorrebbe si provvedesse a lui medesimo, se si trovasse in un caso simile.
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[238] 13 E se fosse caduto in qualche peccato veniale, si confessi ad un fratello sacerdote. I9 E se in quel luogo non ci fosse un sacerdote, si confessi ad un suo fratello, fino a che possa trovare un sacerdote che lo assolva canonicamente, come è stato detto. 20 E
questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all’infuori di questa: «Va’ e non peccare più!» (Cfr. Gv 8,11).
[239] 21 Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al capitolo di Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati.
22 E queste e tutte le altre cose, che sono ancora poco chiare nella Regola, sarà vostra cura di completarle, con l’aiuto del Signore Iddio.
PRIMA LETTERA AI CUSTODI
[240] 1 A tutti i custodi dei frati minori ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo e piccolo nel Signore Iddio,
augura salute con nuovi segni del cielo e della terra, segni che sono grandi e straordinari presso il Signore e sono invece ritenuti in
nessun conto da molti religiosi e da altri uomini.
[241] 2 Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici
di venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che
consacrano il corpo. 3 I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. 4 E se in
qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo
prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione.
[242] 5 Anche gli scritti che contengono i nomi e le parole del Signore, ovunque fossero trovati in luoghi sconvenienti, siano raccolti e collocati in luogo degno.
[243] 6 E in ogni predica che fate, ricordate al popolo di fare penitenza e che nessuno può essere salvato se non colui che riceve il
santissimo corpo e sangue del Signore (Cfr. Gv 6,54), 7 e che quando è sacrificato dal sacerdote sull’altare o viene portato in qualche
parte, tutti, in ginocchio, rendano lode, gloria e onore al Signore Iddio vivo e vero.
8 E dovete annunciare e predicare la sua gloria a tutte le genti, cosi che ad ogni «ora» e quando suonano le campane, sempre da tutto
il popolo siano lese lodi e grazie a Dio onnipotente per tutta la terra.
[244] 9 E tutti i miei frati custodi ai quali giungerà questo scritto, che ne faranno copia e la terranno presso di sé e la faranno trascrivere per i frati che hanno l’ufficio della predicazione e della custodia dei frati, e che predicheranno sino alla fine le istruzioni contenute in questo scritto, sappiano che hanno la benedizione del Signore Iddio e mia.
10 E reputino questo scritto come vera e santa obbedienza per loro. Amen.
SECONDA LETTERA AI CUSTODI
[245] 1 A tutti i custodi dei frati minori, ai quali perverrà questa lettera, frate Francesco, il più piccolo dei servi di Dio, augura salute e pace santa nel Signore.
[246] 2 Sappiate che ci sono delle realtà che, davanti al Signore sono altissime e sublimi, ma a volte sono reputate dagli uomini vili
e spregevoli; 3 mentre altre, ritenute care e nobili tra gli uomini, sono invece ritenute vilissime e spregevoli al cospetto di Dio.
[247] 4 Perciò vi supplico, nel Signore Dio nostro, per quanto posso, che vi preoccupiate di consegnare ai vescovi e agli altri chierici, quelle lettere che trattano del santissimo corpo e sangue del Signore nostro, 5 e di custodire nella memoria quanto su questo argomento vi abbiano raccomandato.
[248] 6 Dell’altra lettera che vi invio perché la trasmettiate ai podestà, ai consoli e ai reggitori dei popoli, nella quale è contenuto
l’invito a proclamare in pubblico tra i popoli e sulle piazze le lodi di Dio, procurate di fare subito molte copie e di consegnarle con diligenza a coloro ai quali sono indirizzate.
LETTERA A FRATE LEONE
[249]
1 Frate Leone, il tuo frate Francesco ti augura salute e pace.
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[250] 2 Così dico a te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che ci siamo scambiate lungo la via, le riassumo brevemente
in questa sola frase e consiglio anche se dopo ti sarà necessario tornare da me per consigliarti - poiché così ti consiglio: 3 in qualunque
maniera ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di seguire le sue orme e la sua povertà, fatelo con la benedizione del Signore Dio
e con la mia obbedienza.
4 E se ti è necessario per il bene della tua anima, per averne altra consolazione, e vuoi, o Leone, venire da me, vieni!
LETTERA A FRATE ANTONIO
[251]
1 A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.
[252] 2 Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell’orazione e della devozione, come sta scritto nella Regola.
LETTERA A DONNA GIACOMINA
[253] 1 A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco poverello di Cristo, augura salute nel Signore e la comunione dello
Spirito Santo.
[254]
2 Sappi, carissima, che Cristo benedetto, per sua grazia, mi ha rivelato che la fine della mia vita è ormai prossima.
[255] 3 Perciò, se vuoi trovarmi vivo, vista questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli, 4 poiché se non verrai prima di tale giorno, non mi potrai trovare vivo.
5 E porta con te un panno di cilicio in cui tu possa avvolgere il mio corpo e la cera per la sepoltura. 6 Ti prego ancora di portarmi di
quei dolci, che eri solita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma.
LAUDI E PREGHIERE
SALUTO ALLE VIRTÙ
[256] 1 Ave, regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.
2 Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.
3 Signora santa carità,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa obbedienza.
4 Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.
[257] 5 Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
6 Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
7 e chi anche una sola ne offende
non ne possiede nessuna e le offende tutte (Cfr. Gc 2,10).
8 e ognuna confonde i vizi e i peccati.
[258] 9 La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
10 La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza (Cfr. 1Cor 2,6; 3,19) di questo mondo
e la sapienza della carne.
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11 La santa povertà
confonde la cupidigia, I’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente (Cfr. Mt 13,22).
12 La santa umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini che sono nel mondo
e similmente tutte le cose che sono nel mondo.
13 La santa carità
confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni
e tutti i timori carnali.
14 La santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e carnali
e ogni volontà propria,
15 e tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza
allo spirito e per l’obbedienza al proprio fratello;
16 e allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
17 e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
18 così che possano fare di lui quello che vogliono
per quanto sarà loro concesso dall’alto del Signore (Cfr. Gv 19,11).
SALUTO ALLA BEATA VERGINE MARIA
[259] 1 Ave, Signora, santa regina
santa Madre di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa.
2 ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
3 tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
4 Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
5 Ave, suo vestimento,
ave sua ancella,
ave sua Madre.
[260] 6 E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.
LODI DI DIO ALTISSIMO
[261] 1 Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose (Sal 76,15).
2 Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo (Cfr. Sal 85,10),
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra (Gv 17,11; cfr. Mt 11,25).
3 Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi (Cfr. Sal 135,2),
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero (Cfr. 1Ts 1,9).
4 Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine (Cfr. Sal 70,5),
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
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5 Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore (Cfr. Sal 30,5),
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio (Cfr. Sal 42,2).
7Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
BENEDIZIONE A FRATE LEONE
[262] 1 Il Signore ti benedica e ti custodisca (Nm 6,24-26), mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
2 Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
3 Il Signore benedica te, frate Leone.
CANTICO DI FRATE SOLE
[263] 1 Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
2 Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
3 Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
4 Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
5 Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
6 Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
7 Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
5 Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
9 Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
10 Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ’I sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
12 Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
13 guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’I farrà male.
4 Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
PAROLE CON MELODIA
PER LE POVERE SIGNORE DEL MONASTERO DI S. DAMIANO
[263/1] 1 Audite, poverelle dal Signore vocate,
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ke de multe parte et provincie sete adunate:
2 vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
3 Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
4 Io ve prego per grand’amore
k’aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
5 Quelle ke sunt adgravate de infirmitate
et l’altre ke per loro suò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace
6 Ka multo venderi(te) cara questa fatiga,
ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria.
LODI PER OGNI ORA
[Rubrica: Incominciano le lodi composte dal beatissimo padre nostro Francesco. Egli le recitava ad ogni ora del giorno e della notte e
prima dell’Ufficio della beata Vergine Maria; e incominciano così: «Santissimo Padre nostro, che sei nei cieli, ecc.». seguite dal Gloria. Poi si dicano le seguenti lodi:]
[264] 1 Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente,
che è, che era e che verrà (Cfr. Ap 4,8);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli (Cfr. Dn 3,57).
2 Tu sei degno, Signore Dio nostro (Cfr. Ap 4,11),
di ricevere la lode, la gloria
e l’onore e la benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
3 Degno è l’Agnello, che è stato immolato (Cfr. Ap 5,12)
di ricevere potenza e divinità,
sapienza e fortezza,
onore e gloria e benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
4 Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
5 Benedite il Signore, opere tutte del Signore (Dn 3,57);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
6 Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi (Cfr. Ap 19,5)
voi che temete Dio, piccoli e grandi;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
7 Lodino lui, glorioso, i cieli e la terra (Cfr. Sal 68,35);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
8 E ogni creatura che è nel cielo (Sal 68,35; Ap 5,13)
e sopra la terra e sotto terra,
e il mare e le creature che sono in esso;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
9 Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
10 Come era nel principio e ora e sempre
e nei secoli dei secoli. Amen.
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
[265] Preghiera: Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,
ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono (Cfr. Lc 18,19),
fa’ che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,
ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.
Fiat! Fiat! Amen.
ESORTAZIONE ALLA LODE DI DIO
[Lode di Dio nel luogo dell’Eremita]
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[265/a] 1 Temete il Signore e rendetegli onore (Cfr. Ap 14,7).
2 Il Signore è degno di ricevere la lode e l’onore (Cfr. Ap 4,11),
3 Voi tutti che temete il Signore lodatelo (Cfr. Sal 21,24).
4 Ave Maria piena di grazia il Signore è con te (Lc 1,28.30),
5 Lodatelo cielo e terra (Cfr. Sal 68,35).
6 Lodate il Signore, o fiumi tutti (Cfr. Dn 3,78).
7 Benedite il Signore o figli di Dio (Cfr. Dn 3,82).
8 Questo è il giorno fatto dal Signore (Sal 117,24),
esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele (Cfr. Gv 12,13).
9 Ogni vivente dia lode al Signore (Sal 150,6).
10 Lodate il Signore perché è buono (Sal 146,1);
tutti voi che leggete queste parole, benedite il Signore (Sal 102,21).
11 Benedite il Signore, o creature tutte (Cfr. Sal 102,22).
12 Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore (Cfr. Sal 148,7-10;Dn 3,38; cfr. Sal 112,1).
13 Servi tutti del Signore lodate il Signore.
14 Giovani e fanciulle lodate il Signore (Sal 148,12).
15 Degno è l’Agnello che è stato immolalo (Cfr. Ap 5,12)
di ricevere la lode, la gloria e l’onore.
16 Sia benedetta la santa Trinità (Liturgia)
e l’indivisa Unità.
17 San Michele arcangelo, difendici nel combattimento (Liturgia).
PARAFRASI DEL «PADRE NOSTRO»
[266]
1 O santissimo Padre nostro (Mt 6,9): creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.
[267] 2 Che sei nei cieli (Mt 6,9): negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all’amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.
[268] 3 Sia santificato il tuo nome (Mt 6,9; Cfr. Ef 3,18): si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, I’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.
[269] 4 Venga il tuo regno (Mt 6,10): perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli,
l’amore di te è perfetto,
la comunione di te è beata,
il godimento di te senza fine.
[270] 5 Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra (Mt 6,10): affinché ti amiamo con tutto il cuore (Cfr. Lc 10,27), sempre
pensando a te; con tutta l’anima sempre desiderando te con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tute le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo
amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno (Cfr.
2Cor 6,3).
[271] 6 Il nostro pane quotidiano (Mt 6,12): il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell’amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.
[272] 7 E rimetti a noi i nostri debiti (Mt 6,12): per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.
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[273] 8 Come noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6,12): e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa’ che
pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici (Cfr. Mt 5,44) e devotamente intercediamo presso di te, non
rendendo a nessuno male per male (Cfr. 1Ts 5,15;Rm 12,17) e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti.
[274]
9 E non ci indurre in tentazione (Mt 6,13): nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
[275]
10 Ma liberaci dal male (Mt 6,13): passato, presente e futuro. Gloria al Padre, ecc.
PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO
[276] Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta,
speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.
PREGHIERA «ABSORBEAT»
[277] 1 Rapisca, ti prego, o Signore,
I’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
2 perché io muoia per amore dell’amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell’amor mio.
DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA
[278] 1 Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e
gli disse: «Frate Leone, scrivi». 2 Questi rispose: «Eccomi, sono pronto». 3 «Scrivi - disse - quale è la vera letizia».
4 «Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine, scrivi: non è vera letizia. 5 Cosi pure che sono entrati
nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d’lnghilterra; scrivi: non è
vera letizia. 6 E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io
ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia».
7 «Ma quale è la vera letizia?».
8 «Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, alI’estremità della tonaca, si
formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. 9 E
io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: «Chi
è?». Io rispondo: «Frate Francesco». 10 E quegli dice: «Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai». 11 E poiché io insisto ancora, I’altro risponde: «Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali
che non abbiamo bisogno di te». 12 E io sempre resto davanti alla porta e dico: «Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte». 13 E
quegli risponde: «Non lo farò. 14 Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là».
15 Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza
dell’anima».
UFFICIO DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
[279] Incominciano i salmi, che il beatissimo padre nostro Francesco compose a onore e a memoria e a lode della passione del
Signore. Essi vanno recitati uno per ciascuna delle ore canoniche del giorno e della notte. E incominciano dalla compieta del Giovedì santo, perché in quella notte il Signore nostro Gesù Cristo fu tradito e catturato. E nota, che il beato Francesco recitava questo
ufficio in questo modo: all’inizio diceva l’orazione, che ci ha insegnato il Signore e Maestro: Santissimo Padre nostro, ecc. insieme
alle lodi: Santo, santo, santo, come sono riportate qui sopra. Terminate le lodi con l’orazione, incominciava questa antifona: Santa
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Maria. Prima diceva i salmi dell’ufficio della Madonna poi diceva altri salmi da lui scelti, e alla fine di tutti questi salmi, recitava i
salmi della passione. Terminato il salmo diceva questa antifona: Santa Maria Vergine. Terminata l’antifona era finito l’ufficio.
I
[Per il triduo sacro della settimana santa e per le ferie dell’anno]
COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [I]
[280] 1 O Dio, ti ho presentato la mia vita: tu hai posto le mie lacrime alla tua presenza (Sal 55,8-9).
2 Tutti i miei nemici ordivano mali contro di me (Sal 40,8), hanno tenuto consiglio insieme (Sal 70,10).
3 Hanno deposto contro di me male per bene, e odio in cambio del mio amore (Sal 108,5).
4 Invece di amarmi, dicevano ogni male di me: ma io pregavo (Sal 108,4).
5 Mio Padre santo, re del cielo e della terra, non allontanarti da me, perché la tribolazione è vicina e non c’è chi mi aiuti (Gv 17,11;
Sal 21,12).
6 Indietreggino i miei nemici, ogni qualvolta ti avrò invocato: ecco, io so bene che tu sei il mio Dio (Sal 55,10).
7 I miei amici e i miei conoscenti si sono avvicinati e fermati contro di me, e i miei congiunti si sono fermati lontano (Sal 37,12).
8 Hai allontanato da me i miei compagni: mi hanno ritenuto come una vergogna per loro, sono come un prigioniero senza scampo (Sal
87,9).
9 Padre santo, non allontanare da me il tuo aiuto; Dio mio, volgiti in mio aiuto (Gv 17,11; Sal 21,20; Sal 70,12).
10 Accorri in mio aiuto, Signore Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo: come era in principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen .
[281] Antifona: 1 Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, 2 figlia e ancella dell’altissimo
sommo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele
arcangelo e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro. Gloria al Padre.
Come era.
[282] Nota che questa antifona si recita ad ogni ora; e tiene il posto di antifona, capitolo, versetto e orazione, anche a mattutino e
a ciascuna ora. Nient’altro egli diceva se non questa antifona con i suoi salmi. E alla fine dell’ufficio, il beato Francesco sempre recitava questa benedizione: Benediciamo il Signore Iddio vivo e vero, e rendiamo a lui la lode, la gloria, I’onore e ogni bene per sempre. Amen. Amen. Fiat. Fiat.
MATTUTINO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [II]
[283] 1 Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te ho gridato giorno e notte (Sal 87,1).
2 Penetri la mia preghiera al tuo cospetto: porgi il tuo orecchio alla mia preghiera (Sal 87,2).
3 Guarda all’anima mia e liberala: strappami dalle mani dei miei nemici (Sal 68,19).
4 Sei tu che mi hai tratto dal grembo, mia speranza dal seno di mia madre, poiché in te sono stato affidato dal mio nascere (Sal 21,10).
5 Dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio; non allontanarti da me (Sal 21,11).
6 Tu conosci la mia infamia, la mia vergogna e il mio tremore (Sal 68,20).
7 Davanti a te stanno tutti quanti mi fanno soffrire; il mio cuore si aspetta obbrobrio e miseria (Sal 68,21).
8 Ho aspettato qualcuno che soffrisse con me, ma non ci fu; e qualcuno che mi consolasse, ma non ho trovato nessuno (Sal 68,21).
9 O Dio, gli iniqui sono insorti contro di me, un’orda di violenti attenta alla mia vita, non pongono te davanti ai loro occhi (Sal 85,1).
10 Sono annoverato tra coloro che scendono nella fossa, un uomo che più nessuno aiuta, che va errando tra i morti (Sal 87,5-6).
11 Tu sei il santissimo padre mio, mio Re e mio Dio (Cfr. Sal 43,5).
12 Vieni in mio soccorso, Signore, Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
PRIMA
Antifona: Santa Maria Vergine.
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Salmo [III]
[284] 1 Abbi pietà di me, o Dio, abbi pietà di me, perché la mia anima confida in te (Sal 56,2).
2 Mi porrò pieno di speranza all’ombra delle tue ali, finché sia passato il turbine dell’iniquità (Sal 56,2).
3 Griderò verso il santissimo padre mio, I’altissimo Signore, che mi ha beneficato (Sal 56,3).
4 Dal cielo ha mandato il mio liberatore, ed ha gettato nella confusione coloro che mi calpestavano (Sal 56,4).
5 Il Signore ha mandato la sua misericordia e la sua verità (Sal 56,4-5); ha strappato la mia vita dai miei nemici, che erano fortissimi,
e da quanti mi odiavano, perché si erano fatti forti contro di me (Sal 17,18).
6 Hanno teso un laccio ai miei piedi ed hanno piegato la mia vita (Sal 56,7).
7 Hanno scavato una fossa davanti a me, ma vi sono caduti (Sal 56,7).
8 Il mio cuore è pronto, o Dio; il mio cuore è pronto: voglio cantare e intonare un salmo (Sal 56,8).
9 Ridestati, mia gloria; svegliati, salterio e cetra; io mi leverò all’aurora (Sal 56,9).
10 Ti loderò tra i popoli, o Signore, canterò un salmo a te in mezzo alle genti (Sal 56,10).
11 Perché fino ai cieli si è levata la fama della tua misericordia, fino alle nubi la voce della tua verità (Sal 56,11).
12 Sii esaltato sopra i cieli, o Dio, e su tutta la terra la tua gloria (Sal 56,12).
Nota che questo salmo si dice sempre a prima.
TERZA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [IV]
[285] 1 Abbi pietà di me, Signore, perché l’uomo mi calpesta, mi ha tormentato per tutto il giorno combattendomi (Sal 55,2).
2 Mi hanno calpestato i miei nemici tutto il giorno; sono tanti quelli che combattono contro di me (Sal 55,3).
3 Tutti i miei nemici rivolgono ogni loro pensiero al mio male, hanno prodotto contro di me false testimonianze (Sal 40,8-9).
4 Quelli che custodivano la mia vita, hanno fatto consiglio tra loro (Sal 70,10).
5 Uscivano fuori e parlavano fra loro (Sal 40,8).
6 Vedendomi, mi hanno tutti deriso, parlavano a fior di labbra e scuotevano il capo (Sal 21,8).
7 Ma io sono verme e non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del popolo (Sal 21,7).
8 Sono diventato l’infamia dei miei conoscenti ben più di tutti i miei nemici, hanno paura di me i miei familiari (Sal 30,12).
9 Padre santo non allontanare da me il tuo aiuto, vieni in mia difesa (Gv 17,11; Sal 21,20).
10 Accorri in mio aiuto, Signore, Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
SESTA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [V]
[286] 1 Con la mia voce grido al Signore: con la mia voce supplico il Signore;
2 davanti a lui effondo la mia preghiera, al suo cospetto sfogo la mia angoscia
3 Mentre il mio spirito viene meno, tu già conosci la mia strada.
4 Lungo questa via per la quale passavo, i superbi mi hanno teso un laccio.
5 Guardavo a destra ed osservavo, e nessuno mi conosceva.
6 Non c’era più via di scampo per me, non c’è nessuno che si preoccupi della mia vita (Sal 141,1-5).
7 Poiché per te ho sopportato l’insulto, la vergogna ha ricoperto il mio volto (Sal 68,8).
8 Sono divenuto un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre (Sal 68,9).
9 Padre santo, mi divora lo zelo della tua casa perciò sono caduti su di me gli oltraggi di chi ti insulta (Gv 17,11; Sal 68,10).
10 Contro di me si sono rallegrati nei loro incontri hanno radunato i flagelli per me, ma io non lo sapevo (Sal 34,15).
11 Più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che mi odiano senza motivo (Sal 68,5).
12 Sono divenuti più forti i miei nemici che mi perseguitano ingiustamente; ora dovrò rifondere quello che non ho rubato? (Sal 68,5)
13 Si alzavano testimoni iniqui e mi domandavano ciò che ignoravo (Sal 34,11);
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14 mi ripagavano il bene col male e mi calunniavano (Sal 34,12), perché seguivo l’onestà (Sal 37,21).
15 Tu sei il santissimo Padre mio, mio Re e mio Dio (Sal 43,5).
16 Accorri in mio aiuto, Signore, Dio della mia salvezza (Sal 37,23).
NONA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [Vl]
[287] 1 O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se c’è un dolore pari al mio dolore (Lam 1,12).
2 Come un branco di cani mi hanno circondato, la banda dei malvagi mi ha assediato (Sal 21,17-19).
3 Essi poi mi hanno osservato e scrutato, si sono divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte (Sal 21,18-19).
4 Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa (Sal 21,17-18).
5 Hanno spalancato su di me la loro bocca, come leone che rapisce e ruggisce (Sal 21,14).
6 Sono stato versato come acqua, le mie ossa sono tutte disperse (Sal 21, 15).
7 E il mio cuore si è fatto come cera che si liquefa nel mio petto (Sal 21,15-16).
8 Come coccio si è inaridita la mia forza; la mia lingua mi si è attaccata al palato (Sal. 21,16).
9 Mi hanno nutrito con fiele, nella mia sete mi hanno abbeverato con aceto (Sal 68,22).
10 Mi hanno condotto fino nella polvere della morte (Sal 21,16) e aggiunsero dolore al dolore delle mie ferite (Sal 68,27).
11 Io ero morto e sono risorto (Cfr. Sal 3,6), e il padre mio santissimo mi ha accolto nella gloria (Cfr. Sal 72,24).
12 Padre santo (Gv 17,11), tu hai tenuto la mia mano destra e mi hai accompagnato nel fare la tua volontà e mi hai accolto nella gloria (Sal 72,23-24).
13 Infatti, che altro c’è per me in cielo? e da te che cosa ho voluto sulla terra? (Sal 72,25)
14 Guardate, guardate che io sono Dio, dice il Signore, sarò esaltato fra le genti e su tutta la terra (Sal 45,11).
15 Benedetto il Signore Dio di Israele (Lc 1,68), che ha redento le anime dei suoi servi con il proprio suo santissimo sangue, e non
abbandonerà tutti quelli che sperano in lui (Sal 33,32: cfr. Ap 5,9).
16 E sappiamo che viene, viene a giudicare la giustizia (Cfr. Sal 95,13).
VESPRO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [VII]
[288] 1 Genti tutte, battete le mani, cantate a Dio inni di giubilo con voce d’esultanza (Sal 46,2),
2 poiché il Signore è eccelso, terribile, re grande su tutta la terra (Sal 46,3).
3 Perché il santissimo Padre celeste, nostro re dalI’eternità, ha mandato dall’alto il suo Figlio diletto, ed egli ha operato la salvezza
sulla terra (Sal 73,12).
4 Si allietino i cieli ed esulti la terra, frema di gioia il mare e quanto contiene; esulteranno i campi e tutte le cose che in essi si trovano
(Sal 95,11-12).
5 Cantate a lui un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra (Sal 95,1),
6 perché grande è il Signore e molto degno di lode terribile sopra tutti gli dèi (Sal 95,4).
7 Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore la gloria e l’onore, date al Signore la gloria del suo nome (Sal 95,7-8).
8 Portate in offerta (Cfr. Sal 95,8) i vostri corpi e caricatevi sulle spalle la sua santa croce e seguite sino alla fine i suoi comandamenti (Cfr. Lc 14,27; 1P 2,21).
9 Tremi davanti al volto di lui tutta la terra; gridate tra i popoli: «Il Signore regna dal legno» (Sal 95,9-10).
[289] Fino a qui si dice dal Venerdì santo alla festa dell’Ascensione, ogni giorno. Però nella festa dell’Ascensione si aggiungono
questi versetti:
10 E salì al cielo e siede alla destra del santissimo Padre celeste (Cfr. Ef 4,10 e «credo»). Sali più in alto dei cieli, o Dio; e la tua gloria su tutta la terra (Sal 56,12).
11 E sappiamo che viene, viene a giudicare la giustizia (Cfr. Sal 95,13).
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[290] Nota che dall’Ascensione fino all’Avvento si dice allo stesso modo, ogni giorno, questo salmo, cioè: Genti tutte con i sopraddetti versetti, dicendo il gloria là dove finisce il salmo, cioè: viene a giudicare la giustizia.
Questi salmi si recitano dal Venerdì santo fino alla domenica di Risurrezione. Ugualmente si recitano dall’ottava di Pentecoste fino
all’Avvento del Signore e dall’ottava delI’Epifania fino al Giovedì santo, eccetto le domeniche e le feste principali, nelle quali non si
recitano; negli altri giorni invece sempre si dicano.
II
[Per il tempo pasquale]
Nel sabato santo, cioè terminato l’ufficio del giorno.
COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [VIII]
[291] 1 O Dio, volgiti in mio aiuto; Signore, affrettati a soccorrermi.
2 Siano confusi e coperti di rossore quelli che attentano alla mia vita.
3 Siano volti in fuga e arrossiscano quanti vogliono la mia rovina.
4 Siano volti in fuga subito pieni di rossore, quelli che mi dicono: Ah! ah!
5 Esultino e si rallegrino in te tutti coloro che ti cercano; non si stanchino di ripetere: «Sia magnificato Iddio», coloro che amano la
tua salvezza.
6 Io però sono indigente e povero, o Dio, aiutami.
7 Mio aiuto e mio salvatore sei tu; Signore, non tardare (Sal 69,2-6).
AL MATTUTINO DELLA DOMENICA DI RISURREZIONE
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [IX]
[292] 1 Cantate al Signore un cantico nuovo, perché ha compiuto cose meravigliose (Sal 97,1).
2 La sua destra ha immolato il suo Figlio diletto I’ha immolato il suo santo braccio (Sal 97,1).
3 Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, ha rivelato la sua giustizia al cospetto di tutte le genti (Sal 97,2).
4 In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia, nella notte si è udito il suo cantico (Cfr. Sal 41,9).
5 Questo è il giorno fatto dal Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso (Sal 117,24).
6 Benedetto colui che viene in nome del Signore, Dio il Signore e risplendette tra noi (Sal 117,26-27).
7 Si allietino i cieli ed esulti la terra, frema di gioia il mare e quanto contiene; esulteranno i campi e tutte le cose che in essi si trovano
(Sal 95,11-12).
8 Date al Signore, o famiglie dei popoli. date al Signore la gloria e I’onore; date al Signore la gloria per il suo nome (Sal 95,7-8).
[293] Fino a qui si dice dalla domenica di Risurrezione fino alla festa dell’Ascensione, ogni giorno, a ciascuna ora, eccetto a Vespro, a Compieta e a Prima. Nella notte delI’Ascensione poi si aggiungono questi versetti:
9 O regni della terra, cantate a Dio, salmeggiate al Signore (Sal 67,33).
10 Cantate salmi a Dio, che ascende sopra il cielo dei cieli, a oriente.
11 Ecco, egli farà udire la forza della sua voce: date gloria a Dio per Israele; la sua magnificenza e la sua forza sono tra le nubi (Sal
67,33-55).
12 Mirabile è Dio nei suoi santi; il Dio di Israele, egli stesso darà potenza e fortezza al suo popolo. Sia benedetto Dio (Sal 67,36).
Gloria.
[294] Nota che questo salmo, nel tempo dall’Ascensione del Signore fino all’ottava di Pentecoste, si recita ogni giorno, con i sopraddetti versetti, a mattutino, terza, sesta e nona, dicendo il Gloria dopo la frase benedetto Dio, e non altrove.
Nota ancora, che, allo stesso modo, si dice soltanto al mattutino nelle domeniche e nelle feste principali dell’ottava di Pentecoste fino
all’Avvento del Signore e dall’ottava dell'Epifania fino al Giovedì santo, poiché in quello stesso glomo il Signore mangiò la pasqua
con i suoi discepoli. Si può dire un altro salmo a mattutino o a Vespro, quando si vuole, come «Exaltabo te, Domine», come si ha nel
Salterio. E questo dalla domenica di Risurrezione fino alla festa dell’Ascensione, e non oltre.
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PRIMA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Abbi pietà di me, Signore (come nel I° Schema n. 284).
TERZA, SESTA, NONA
Salmo: Cantate (come al Mattutino, n. 292).
VESPRO
Salmo: Genti tutte (come al Vespro del I° schema, n. 288).
III
[Per le domeniche e le feste principali]
[295] Iniziano altri salmi, composti ugualmente dal beatissimo padre nostro Francesco, da dirsi, in luogo dei sopraddetti salmi
della Passione del Signore, nelle domeniche e nelle principali festività, dall’ottava di Pentecoste fino all’Avvento e dall’ottava
dell’Epifania fino al Giovedì santo. Intendi bene che si devono dire in quello stesso giorno, perché è la pasqua del Signore.
COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: O Dio, volgiti in mio aiuto (Compieta del II° schema, n. 291).
MATTUTINO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Cantate (come al Mattutino del II° schema, n. 292).
Salmo: Abbi pietà di me, Signore (come nel I° schema, n. 284).
TERZA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [X]
[296] 1 O terra tutta, cantate un inno di giubilo al Signore, elevate un salmo al suo nome, date gloria alla sua lode (Sal 65,1-2).
2 Dite a Dio: «Quanto sono stupende le tue opere Signore; per la grandezza della tua potenza, a te si piegano i tuoi nemici (Sal 65,3).
3 A te si prostri tutta la terra, a te canti inni; canti al tuo nome» (Sal 65,4).
4 Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e vi narrerò quanto ha fatto per me (Sal 65,16).
5 Con la mia bocca ho rivolto a lui il mio grido, con la mia lingua ho esultato (Sal 65,17).
6 Ed egli ha ascoltato la mia voce dal suo tempio santo; il mio grido è salito fino al suo cospetto (Sal 17,7).
7 Benedite il Signore nostro, o popoli, e fate risuonare la sua lode (Sal 65,8).
8 E saranno benedette in lui tutte le tribù della terra; tutte le genti lo esalteranno (Sal 71,17).
9 Benedetto sia il Signore, il Dio di Israele; egli solo compie cose meravigliose (Sal 71,18).
10 E benedetto sia il nome della sua maestà per sempre; della sua maestà sarà ripiena tutta la terra.
Fiat. Fiat (Sal 71,19).
SESTA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [Xl]
[297] 1 Ti ascolti il Signore nel giorno della tribolazione; ti protegga il nome del Dio di Giacobbe (Sal 19,2).
2 Ti invii aiuto dal santuario, e da Sion ti protegga (Sal 19,3).
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3 Si ricordi del tuo sacrificio, e il tuo olocausto sia ricco di benedizioni (Sal 19,4).
4 Ti conceda secondo il desiderio del tuo cuore e confermi tutti i tuoi propositi (Sal 19,5).
5 Esulteremo nella tua salvezza e nel nome del Signore nostro Dio ci glorieremo (Sal 19,6).
6 Il Signore adempia tutte le tue domande (Sal 19,7). Ora so che il Signore ha mandato Gesù Cristo suo Figlio, ed egli giudicherà i
popoli secondo giustizia (Sal 9,9).
7 Il Signore è divenuto rifugio dei poveri, aiuto nelle necessità e nelle tribolazioni. E sperino in te quanti hanno conosciuto il tuo nome
(Sal 9,10-11).
8 Benedetto il Signore Dio mio (Sal 143,1), perché si è fatto mia difesa e mio rifugio, nel giorno della mia tribolazione (Sal 58,17).
9 O mio aiuto, a te canterò, perché tu Dio sei stato la mia difesa, il mio Dio, la mia misericordia (Sal 58,18).
NONA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [Xll]
[298] 1 In te ho sperato, Signore, che io non sia confuso in eterno. Liberami e difendimi nella tua giustizia.
2 Porgi l’orecchio alla mia preghiera e salvami (Sal 70,1-2).
3 Sii per me il Dio mio protettore, come un luogo fortificato perché tu mi possa salvare (Sal 70,3).
4 Poiché tu sei, Signore, la mia pazienza; o Signore, mia speranza fino dalla mia giovinezza (Sal 70,5).
5 Dalla mia nascita sei tu la mia forza, mio protettore dal grembo di mia madre: tu sarai sempre la mia canzone (Sal 70,6).
6 Della tua lode sia piena la mia bocca; che io canti tutto il giorno la tua gloria e la tua grandezza (Sal 70,8).
7 Esaudiscimi, Signore, poiché benigna è la tua misericordia; volgiti a me nella molteplicità della tua misericordia (Sal 68,17).
8 Non distogliere il tuo volto dal tuo servo: sono nella tribolazione, affrettati ad ascoltarmi (Sal 18,18).
9 Sia benedetto il Signore mio Dio (Sal 143,1-2), poiché egli si è fatto mio difensore e rifugio nel giorno della mia tribolazione (Sal
58,17).
10 O mio aiuto a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, la mia difesa il mio Dio, la mia misericordia (Sal 58,18).
VESPRO
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Genti tutte (come al Vespro del I° schema, n. 288).
IV
[Per il tempo dell’Avvento del Signore]
[299] Iniziano altri salmi, sempre composti dal beatissimo padre nostro Francesco, da recitarsi in luogo dei precedenti salmi della
Passione del Signore, dall’Avvento del Signore alla vigilia di Natale e non oltre.
COMPIETA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [Xlll]
[300] 1 Fino a quando, Signore, ti scorderai di me? Fino a quando distoglierai da me il tuo volto?
2 Fino a quando rivolgerò affanni nell’anima mia, dolore nel mio cuore tutto il giorno?
3 Fino a quando il mio nemico avrà il sopravvento su di me? Volgi a me il tuo sguardo ed esaudiscimi, Signore, mio Dio.
4 Dà luce ai miei occhi, perché non mi addormenti mai nella morte e il mio nemico non possa dire: «Ti ho vinto!».
5 Se io cadrò, esulteranno i miei nemici, ma io ho confidato nella tua misericordia.
6 Il mio cuore esulterà nella tua salvezza. Canterò al Signore che mi ha beneficato e inneggerò al nome del Signore altissimo (Sal
12,1-6).
MATTUTINO
Antifona: Santa Maria Vergine.
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Salmo [XIV]
[301] 1 lo ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra (Cfr. Gv 17,11; Mt 11,25), perché mi hai consolato (Cfr.
Is 12,1).
2 TU sei il Dio mio salvatore, agirò con fiducia e non temerò.
3 Mia fortezza e mia lode è il Signore; egli è divenuto la mia salvezza (Cfr. Is 12,2).
4 La tua destra, Signore, si è manifestata nella forza la tua destra, Signore, ha percosso il mio nemico, e nella molteplicità della tua
gloria hai abbattuto i miei avversari (Es 15,6-7).
5 Guardino i poveri e gioiscano: cercate il Signore e la vostra anima vivrà (Sal 68,33).
ó Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove (Sal 68,35).
7 Poiché Dio salverà Sion, e saranno riedificate le città di Giuda.
8 Essi vi abiteranno e ne prenderanno il possesso (Sal 68,36).
9 La stirpe dei suoi servi la erediterà e coloro che amano il suo nome abiteranno in essa (Sal 68,37).
PRIMA
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo: Abbi pietà di me, o Dio (come a Prima del I° schema, n. 284).
TERZA
Salmo: O terra tutta (come a Terza del III° schema, n. 296).
SESTA
Salmo: Ti ascolti il Signore (come a Sesta del lll° schema, n. 297).
NONA
Salmo: In te ho sperato (come a Nona del III° schema, n. 298).
VESPRO
Salmo: Genti tutte (come a Vespro del l° schema, n. 288).
[302] Nota che non si recita tutto il salmo, ma fino al versetto: Tremi davanti al volto di lui (v. 9). Si faccia attenzione a dire tutto
il versetto: Portate in offerta... Terminato questo versetto, si dice il Gloria. Questo salmo si recita al Vespro ogni giorno, dall’Avvento
fino alla Vigilia di Natale.
V
[Per il tempo dalla Natività del Signore all’ottava dell’Epifania]
VESPRO Dl NATALE
Antifona: Santa Maria Vergine.
Salmo [XV]
[303] 1 Esultate in Dio nostro aiuto (Sal 80,2), elevate il vostro canto di giubilo al Signore Dio, vivo e vero con voce di esultanza
(Sal 46,2).
2 Poiché eccelso e terribile è il Signore, re grande su tutta la terra (Sal 46,3).
3 Poiché il santissimo Padre celeste, nostro Re dall’eternità (Cfr. Sal 73,12), ha mandato dall’alto il suo Figlio diletto (Cfr. 1Gv 4,9),
ed egli è nato dalla beata Vergine santa Maria (Mt 3,17).
4 Egli mi ha invocato: «Il padre mio sei tu»; ed io lo riconoscerò come primogenito, più alto dei re della terra (Sal 88,27-28).
5 In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia, nella notte si è udito il suo cantico (Cfr. Sal 41,9).
6 Questo è il giorno fatto dal Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso (Sal 117,24).
7 Poiché il santissimo bambino diletto ci è stato donato e per noi è nato (Cfr. Is 9,6), lungo la via e deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto nell’albergo (Cfr. Lc 2,7).
8 Gloria al Signore Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà (Cfr. Lc 2,14).
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9 Si allietino i cieli ed esulti la terra, frema di gioia il mare e quanto contiene; esulteranno i campi e tutte le cose che in essi si trovano
(Sal 95,11-12).
10 Cantate a lui un cantico nuovo; canti al Signore tutta la terra (Sal 95,1).
11 Poiché grande è il Signore e degno d’ogni lode, è terribile sopra tutti gli dèi (Sal 95,4).
12 Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore la gloria e l’onore; date al Signore la gloria per il suo nome (Sal 95,7-8).
13 Portate in offerta i vostri corpi e caricatevi sulle spalle la sua santa croce e seguite sino alla fine i suoi comandamenti (Cfr. Sal
95,8; Lc 14,27; 1Pt 2,21).
Nota che questo salmo si dice dalla Natività del Signore fino all’ottava dell’Epifania a ciascuna ora.
Chi volesse recitare questo Ufficio del beato Francesco segua questo ordine: prima dica la preghiera «Padre nostro» con le lodi, cioè: «Santo, santo, santo». Terminate queste lodi con l’orazione, come si legge sopra, si recita l’antifona «Santa Maria Vergine» con il
salmo proprio, indicato per ogni ora del giorno e della notte. E lo si reciti con grande devozione.
[ Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae confirmationis infringere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem
hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotentis Dei et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum. Datum
Laterani tertio kalendas decembris, Pontificatus nostri anno octavo].
[109a] Pertanto a nessuno, in alcun modo, sia lecito di invalidare questo scritto della nostra conferma o di opporsi ad esso con audacia e
temerarietà. Se poi qualcuno presumerà di tentarlo, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e
Paolo. Dal Laterano, il 29 novembre (1223), anno ottavo del nostro pontificato.
TESTAMENTUM sancti francisci
1
[I] Dominus ita dedit mihi fratri Francisco incipere facienti poenitentiam: quia cum essem in peccatis nimis mihi videbatur
amarum videre leprosos. 2 Et ipse Dominus conduxit me inter illos et feci misericordiam cum illis. 3 Et recedente me ab ipsis, id quod
videbatur mihi amarum, conversum fuit mihi in dulcedinem animi et corporis; et postea parum steti et exivi de saeculo. 4 Et Dominus dedit
mihi talem fidem in ecclesiis, ut ita simpliciter orarem et dicerem: 5" Adoramus te, Domine Jesu Christe, et ad omnes ecclesias tuas, quae
sunt in toto mundo, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum". 6 Postea Dominus dedit mihi et dat tantam
fidem in sacerdotibus, qui vivunt secundum formam sanctae ecclesiae Romanae propter ordinem ipsorum, quod si facerent mihi
persecutionem, volo recurrere ad ipsos. 7Et si haberem tantam sapientiam, quantam Salomon habuit, et invenirem pauperculos sacerdotes
huius saeculi, in parochiis, quibus morantur, nolo praedicare ultra voluntatem ipsorum. 8 Et ipsos et omnes alios volo timere, amare et
honorare, sicut meos dominos. 9 Et nolo in ipsis considerare peccatum, quia Filium Dei discerno in ipsis, et domini mei sunt. 10 Et propter
hoc facio, quia nihil video corporaliter in hoc saeculo de ipso altissimo Filio Dei, nisi sanctissimum corpus et sanctissimum sanguinem
suum, quod ipsi recipiunt et ipsi soli aliis ministrant. 11 Et haec sanctissima mysteria super omnia volo honorari, venerari et in locis
pretiosis collocari. 12 Sanctissima nomina et verba eius scripta, ubicumque invenero in locis illicitis, volo colligere et rogo, quod colligantur
et in loco honesto collocentur.13Et omnes theologos et, qui ministrant sanctissima verba divina, debemus honorare et venerari, sicut qui
ministrant nobis spiritum et vitam.
14
[II] Et postquam Dominus dedit mihi de fratribus, nemo ostendebat mihi, quid deberem facere, sed ipse Altissimus revelavit
mihi, quod deberem vivere secundum formam sancti Evangelii. 15 Et ego paucis verbis et simpliciter feci scribi et dominus Papa
confirmavit mihi. 16 Et illi qui veniebant ad recipiendam vitam, omnia quae habere poterant, dabant pauperibus; et erant contenti tunica
una, intus et foris repeciata, cum cingulo et braccis. 17 Et nolebamus plus habere. 18Officium dicebamus clerici secundum alios clericos,
laici dicebant: Pater noster; et satis libenter manebamus in ecclesiis. 19 Et eramus idiotae et subditi omnibus. 20 Et ego manibus meis
laborabam, et volo laborare; et omnes alii fratres firmiter volo, quod laborent de laboritio, quod pertinet ad honestatem. 21 Qui nesciunt,
discant, non propter cupiditatem recipiendi pretium laboris, sed propter exemplum et ad repellendam otiositatem. 22Et quando non daretur
nobis pretium laboris, recurramus ad mensam Domini, petendo eleemosynam ostiatim. 23Salutationem mihi Dominus revelavit, ut
diceremus: Dominus det tibi pacem. 24Caveant sibi fratres, ut ecclesias, habitacula paupercula et omnia, quae pro ipsis construuntur, penitus
non recipiant, nisi essent, sicut decet sanctam paupertatem, quam in regula promisimus, semper ibi hospitantes sicut advenae et peregrini. 25
Praecipio firmiter per obedientiam fratribus universis, quod ubicumque sunt, non audeant petere aliquam litteram in curia Romana, per se
neque per interpositam personam, neque pro ecclesia neque pro alio loco neque sub specie praedicationis neque pro persecutione suorum
corporum; 26sed ubicumque non fuerint recepti, fugiant in aliam terram ad faciendam poenitentiam cum benedictione Dei.
27
[III] Et firmiter volo obedire ministro generali huius fraternitatis et alio guardiano, quem sibi placuerit mihi dare. 28 Et ita volo
esse captus in manibus suis, ut non possim ire vel facere ultra obedientiam et voluntatem suam, quia dominus meus est. 29 Et quamvis sim
simplex et infirmus, tamen semper volo habere clericum, qui mihi faciat officium, sicut in regula continetur. 30Et omnes alii fratres
teneantur ita obedire guardianis suis et facere officium secundum regulam. 31Et qui inventi essent, quod non facerent officium secundum
regulam, et vellent alio modo variare, aut non essent catholici, omnes fratres ubicumque sunt, per obedientiam teneantur, quod ubicumque
invenerint aliquem ipsorum, proximiori custodi illius loci, ubi ipsum invenerint debeant repraesentare. 32Et custos firmiter teneatur per
obedientiam ipsum fortiter custodire, sicuti hominem in vinculis die noctuque, ita quod non possit eripi de manibus suis, donec propria sua
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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persona ipsum repraesentet in manibus sui ministri. 33Et minister firmiter teneatur per obedientiam mittendi ipsum per tales fratres, quod
die noctuque custodiant ipsum sicuti hominem in vinculis, donec repraesentent ipsum coram domino Ostiensi, qui est dominus, protector et
corrector totius fraternitatis. 34Et non dicant fratres: "Haec est alia regula", quia haec est recordatio, admonitio, exhortatio et meum
testamentum, quod ego frater Franciscus parvulus facio vobis fratribus meis benedictis propter hoc, ut regulam, quam Domino promisimus,
melius catholice observemus.
35
[IV] Et generalis minister et omnes alii ministri et custodes per obedientiam teneantur, in istis verbis non addere vel minuere.
36
Et semper hoc scriptum habeant secum iuxta regulam. 37Et in omnibus capitulis quae faciunt, quando legunt regulam, legant et ista verba.
38
Et omnibus fratribus meis clericis et laicis praecipio firmiter per obedientiam, ut non mittant glossas in regula neque in istis verbis
dicendo: "Ita volunt intelligi". 39Sed sicut dedit mihi Dominus simpliciter et pure dicere et scribere regulam et ista verba, ita simpliciter et
sine glossa intelligatis et cum sancta operatione observetis usque in finem. 40 Et quicumque haec observaverit, in caelo repleatur
benedictione altissimi Patris et in terra repleatur benedictione dilecti Filii sui cum sanctissimo Spiritu Paraclito et omnibus virtutibus
caelorum et omnibus sanctis. 41Et ego frater Franciscus parvulus vester servus quantumcumque possum, confirmo vobis intus et foris istam
sanctissimam benedictionem.
TESTAMENTO DI FRANCESCO D'ASSISI.
[110] 1 Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo
amara vedere i lebbrosi 2 e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. 3 E allontanandomi da essi, ciò che mi
sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.
[111] 4 E il Signore mi dette tale fede nelle chiese che io così semplicemente pregavo e dicevo: 5 Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,
anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
[112] 6 Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a
motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. 7 E se io avessi tanta sapienza, quanta ne
ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la
loro volontà.
[113] 8 E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. 9 E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in
essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. 10 E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri.
[114] 11 E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi. 12 E dovunque
troverò manoscritti con i nomi santissimi e le parole di lui in luoghi indecenti, voglio raccoglierli, e prego che siano raccolti e collocati in
luogo decoroso.
[115] 13 E dobbiamo onorare e venerare tutti i teologi e coloro che amministrano le santissime parole divine, così come coloro che ci
amministrano lo spirito e la vita (180).
[116] 14 E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che
dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo 15 Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la
confermò.
[117] 16 E quelli che venivano per abbracciare questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere (181), ed erano contenti
di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. 17 E non volevamo avere di più.
[118] 18 Noi chierici dicevamo l'ufficio, conforme agli altri chierici; i laici dicevano i Pater noster, e assai volentieri ci fermavamo nelle
chiese. 19 Ed eravamo illetterati e sottomessi a tutti.
[119] 20 Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si
conviene all'onestà. 21 Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l'esempio e
tener lontano l'ozio.
[120]
porta.
22
Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore, chiedendo l'elemosina di porta in
[121]
23
Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!».
[122] 24 Si guardino bene i frati di non accettare assolutamente chiese, povere abitazioni e quanto altro viene costruito per loro, se non
fossero come si addice alla santa povertà, che abbiamo promesso nella Regola, sempre ospitandovi come forestieri e pellegrini (182).
180
181
Cfr. Gv 6,64.
Tb 1,3.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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25
[123]
Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati che, dovunque si trovino, non osino chiedere lettera alcuna [di privilegio]
nella curia romana, né personalmente né per interposta persona, né per una chiesa né per altro luogo né per motivo della
predicazione, né per la persecuzione dei loro corpi; 26 ma, dovunque non saranno accolti, fuggano in altra terra a fare penitenza con la
benedizione di Dio.
[124] 27 E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e a quel guardiano che gli piacerà di assegnarmi. 28 E
così voglio essere prigioniero nelle sue mani, che io non possa andare o fare oltre l'obbedienza e la sua volontà, perché egli è mio signore.
[125]
Regola.
29
E sebbene sia semplice e infermo, tuttavia voglio sempre avere un chierico, che mi reciti l'ufficio, così come è prescritto nella
[126] 30 E tutti gli altri frati siano tenuti a obbedire così ai loro guardiani e a recitare l'ufficio secondo la Regola. 31 E se si trovassero dei
frati che non recitassero l'ufficio secondo la Regola, e volessero comunque variarlo, o non fossero cattolici, tutti i frati, ovunque sono, siano
tenuti, per obbedienza, ovunque trovassero uno di essi, a consegnarlo al custode più vicino al luogo ove l'avranno trovato. 32 E il custode sia
fermamente tenuto, per obbedienza, a custodirlo severamente, come un uomo in prigione, giorno e notte, così che non possa essergli tolto
di mano, finché non lo consegni di persona nelle mani del suo ministro. 33 E il ministro sia fermamente tenuto, per obbedienza, a farlo
scortare per mezzo di tali frati che lo custodiscano giorno e notte come un prigioniero, finché non lo consegnino al signore di Ostia, che è
signore, protettore e correttore di tutta la fraternità.
[127] 34 E non dicano i frati: «Questa è un'altra Regola»« Questa è un'altra Regola», perché questa è un ricordo, un'ammonizione,
un'esortazione e il mio testamento, che io, frate Francesco piccolino, faccio a voi, miei fratelli benedetti perché osserviamo più
cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore.
[128] 35 E il ministro generale e tutti gli altri mini stri e custodi siano tenuti, per obbedienza, a non aggiungere e a non togliere niente da
queste parole.
[129] 36 E sempre tengano con sé questo scritto assieme alla Regola. 37 E in tutti i capitoli che fanno, quando leggono la Regola, leggano
anche queste parole.
[130] 38 E a tutti i miei frati, chierici e laici, comando fermamente, per obbedienza, che non inseriscano spiegazioni nella Regola e in
queste parole dicendo: «Così si devono intendere»« Così si devono intendere»; 39 ma, come il Signore mi ha dato di dire e di scrivere con
semplicità e purezza la Regola e queste parole, così cercate di comprenderle con semplicità e senza commento e di osservarle con sante
opere sino alla fine.
[131] 40 E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell'altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della
benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi. 41 Ed io frate Francesco
piccolino, vostro servo, per quel poco che io posso, confermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizione. [Amen].
TESTAMENTUM SENIS FACTUM.
1
Scribe qualiter benedico cunctis fratribus meis, qui sunt in religione et qui venturi erunt usque ad finem saeculi... 2Quoniam
propter debilitatem et dolorem infirmitatis loqui non valeo, breviter in istis tribus verbis patefacio fratribus meis voluntatem meam,
3
videlicet: ut in signum memoriae meae benedictionis et mei testamenti semper diligant se ad invicem, 4semper diligant et observent
dominam nostram sanctam paupertatem, 5et ut semper praelatis et omnibus clericis sanctae matris ecclesiae fideles et subiecti exsistant.
TESTAMENTO DI SIENA. 1226.
[132] 1 «Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nellíOrdine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. 2 Siccome non
posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre
esortazioni.
[133]
3
Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro,
[134]
4
sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà,
[135]
5
e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa».
182
Cfr. 1Pt 2,11.
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FRAGMENTA ALTERIUS REGULAE NON BULLATAE
FRAMMENTI DEL CODICE WO.
1
[Attendamus, omnes fratres, quod dicit Dominus: Diligite inimicos vestros et benefacite his qui oderunt vos, quia Dominus
noster Jesus Christus, cuius sequi vestigia debemus, traditorem suum vocavit amicum et crucifixoribus suis sponte se obtulit. 2Amici igitur
nostri sunt omnes illi qui iniuste nobis inferunt tribulationes, angustias] verecundias, iniurias et dolores et tormenta, martyrium et mortem,
quos multum diligere debemus, quia ex hoc, quod nobis inferunt, habemus vitam aeternam. 3Et castigemus corpus nostrum crucifigentes
illud cum vitiis et concupiscentiis et peccatis, quia carnaliter vivendo vult nobis auferre amorem Jesu Christi et vitam aeternam et mittere se
ipsum cum anima in infernum; 4quia nos per culpam nostram fuimus foetidi, bono contrarii, ad malum prompti et voluntarii; 5quia sicut
dicit Dominus: "De corde procedunt et exeunt cogitationes malae" et cetera....
6
sed autem, postquam dimisimus mundum, nihil aliud habere facere, 7nisi ut solliciti simus sequi voluntatem et placere ipsi; multum
caveamus, ne simus terra secus viam posita petrosa vel spinosa, secundum quod dicit Dominus in evangelio: "Semen est verbum Dei; quod
autem secus viam cecidit, conculcatum est" et cetera usque ibi: 8"fructum afferunt in patientia".
9
Et propterea omnes fratres, sicut dicit Dominus: "Dimittamus mortuos... suos"; 10et multum caveamus a malitia et subtilitate
satanae, qui vult, ne homo virtutem suam et cor suum habeat ad Dominum Deum; 11et circuiens desideret cor hominis sub specie alicuius
mercedis vel adiutorii tollere et suffocare verbum et praecepta Domini a memoria et volens cor hominis per saecularia negotia et curas
inhabitare et excaecare, sicut dicit Dominus: 12"Cum immundus spiritus" et cetera usque ibi: 13"Fiunt novissima illius hominis peiora
prioribus".
14
Unde, omnes fratres, custodiamus nos multum, ne sub specie alicuius operis vel mercedis vel adiutorii perdamus aut tollamus
mentem nostram et cor a Domino. 15Sed in caritate, quae Deus est, rogo omnes fratres tam ministros quam alios, ut omni impedimento
remoto, omni cura et sollicitudine postposita, quocumque possunt, amare, servire, et adorare Dominum Deum mundo corde et pura mente
faciant, quod ipse super omnia quaerit, 16et semper faciamus habitaculum et mansionem ipsi, qui est Dominus Deus omnipotens, Pater et
Filius et Spiritus Sanctus, qui dixit: "Vigilate itaque omni tempore orantes, ut digni habeamini fugere omnia mala, quae ventura sunt et
stare ante Filium hominis"; "et cum stabitis ad orandum dicite: Pater noster". 17Et adoremus eum puro corde, "quoniam oportet semper
orare et non deficere"; "nam et Pater tales quaerit" adoratores. 18"Spiritus est Deus et eos qui adorant eum, in spiritu et veritate oportet
adorare". 19Et ad eum recurramus tamquam "ad pastorem et episcopum animarum" nostrarum qui dicit: "Ego sum pastor bonus" et cetera
usque ibi: "animam meam pono pro ovibus meis". 20" Omnes vos fratres estis et patrem nolite vocare vobis super terram" et cetera. 21Ne (!)
"vocemini magistri" et cetera. 22"Si manseritis in me et verba mea in vobis manserint, quodcumque volueritis, petetis et fiet vobis".
23
"Ubicumque sunt duo vel tres congregati in nomine meo" et cetera. 24"Ecce ego vobiscum sum in omnibus diebus" et cetera. 25"Verba
quae locutus sum vobis, spiritus et vita sunt". 26"Ego sum via, veritas et vita".
27
Teneamus ergo verba, doctrinam, vitam et sanctum evangelium Domini nostri Jesu Christi, qui dignatus est pro nobis rogare
Patrem et nobis suum nomen manifestare dicens: Pater, "manifestavi nomen tuum hominibus" et cetera usque ibi: 28" Pater, quos dedisti
mihi, volo, ut ubi sum, et illi sint mecum, ut videant claritatem meam" in regno tuo. 29Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto, sicut erat in
principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
30
Et ostendant fratres pauperibus delectationem quam habent invicem, sicut dicit apostolus: "Non diligamus verbo neque lingua"
et cetera.
31
Omnes fratres, ubicumque sunt, caveant sibi a malo visu et frequentia mulierum et nullus cum eis consilietur solus . Infra : 32Et
multum nos et omnia membra nostra munda teneamus, quia dicit Dominus: "Omnis qui viderit mulierem ad concupiscendum" et cetera.
Infra.
33
Quando fratres vadunt per mundum nihil portent per viam neque sacculum "neque peram neque panem neque pecuniam neque
virgam neque calceamenta". Infra:
34
[ Non resistant malo, sed qui eos percusserit in una maxilla, praebeant ei et alteram. 35Et qui aufert eis vestimentum, et tunicam
non prohibeant, et qui aufert ab eis quae sua sunt, non repetant.
36
Fratres qui de] licentia sui ministri vadunt inter infideles duobus modis p[ossunt] conversari spiritualiter. 37Unus modus est, quod
non faciant lites neque contentiones, sed sint subditi "omni humanae creaturae propter Deum" et confiteantur se esse christianos. 38Alius
modus est, quod, cum viderint Deo placere, annuntient verbum Dei, ut credant in Deum Patrem omnipotentem et Filium et Spiritum
Sanctum. Infra:
39
Et omnes fratres, ubicumque sint, recordentur, quod dederunt se et reliquerunt se et corpora sua Domino Jesu Christo. 40Et pro
eius amore debent sustinere persecutionem et mortem tam ab inimicis visibilibus et invisibilibus; et cetera. Infra:
41
Omnes fratres moribus praedicent. 42Nullus minister vel praedicator appropriet sibi ministerium vel officium praedicationis, sed
quacumque [!] et iniunctum fuerit, dimittat officium suum. 43Unde deprecor in caritate, quae est Deus, omnes fratres meos praedicatores,
oratores, laboratores, tam clericos quam laicos, ut studeant se humiliare in omnibus, 44non gloriari, in se gaudere neque interius se exaltare
de bonis verbis et operibus, immo de nullo bono, quod Deus facit vel dicit vel operatur in eis quandoque et per ipsos, secundum quod dicit
Dominus: "Verumtamen in hoc nolite gaudere, quod vobis spiritus subiciuntur" et cetera.
45
Et firmiter sciamus, quod non pertinet ad nos nisi vitia et peccata; 46sed magis debemus gaudere, "cum in tentationes varias"
inciderimus et cum sustinuerimus quascumque animae et corporis angustias et tribulationes in hoc mundo propter vitam aeternam.
47
Omnes ergo fratres caveamus a superbia et vana gloria: custodiamus nos multum a sapientia huius mundi et prudentia carnis.
48
Spiritus enim carnis vult et studet multum ad verba habenda, sed parum ad operationem; 49et quaerit non religionem et sanctitatem
spiritus, sed vult et desiderat religionem et sanctitatem foris apparentem hominibus. 50Et isti sunt, de quibus dicit Dominus: "Amen dico
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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vobis, receperunt mercedem suam". 51Spiritus autem Domini vult mortificationem et despectam, vilem et abiectam et opprobriosam esse
carnem. 52Et studet ad humilitatem et patientiam, puram simplicitatem et veram pacem spiritus. 53Et super omnia desiderat divinum
timorem et divinam sapientiam et divinum amorem Patris et Filii et Spiritus Sancti.
54
Et omnia bona Domino Deo altissimo et summo reddamus et omnia bona ipsius esse recognoscamus. 55Et ipse accipiat omnes
honores et reverentias, omnes laudes et benedictiones, omnes gratias et glorias, cuius est omne bonum, qui solus est bonus.
56
Et quando audimus homines malum dicere vel blasphemare Dominum, nos bene faciamus et benedicamus et laudemus
Dominum, "qui est benedictus in saecula".
57
Omnes clericos et religiosos habeamus pro dominis in his quae spectant ad salutem animae, et a mea religione non deviaverint;
et ordinem et administrationem eorum in Domino veneremur et officium. Infra:
58
Hanc vel talem exhortationem vel laudem possunt omnes fratres quantumcumque inspiraverit eis Deus annuntiare inter
quoscumque homines cum benedictione Dei et licentia sui ministri: 59Timete et honorate, laudate et benedicite, gratias agite et adorate
Dominum Deum nostrum, omnipotentem in Trinitate et Unitate, Patrem et Filium et Spiritum Sanctum, creatorem omnium. 60Agite
poenitentiam et facite dignos fructus poenitentiae, quia scitote quod cito moriemur. 61"Date et dabitur vobis". 62Dimittite et dimittetur vobis.
63
Et "si non dimiseritis", Dominus non dimittet vobis peccata vestra"; confitemini omnia peccata vestra. 64Beati qui moriuntur in
poenitentia, quia erunt in regno caelorum. 65Vae illis qui non moriuntur in poenitentia, quia erunt "filii diaboli", cuius opera faciunt et ibunt
in ignem aeternum. 66Cavete et abstinete ab omni malo et perseverate usque in finem in bono.
67
Caveant omnes fratres, ubicumque fuerint, in eremis vel aliis locis, quod nullum locum vel aliquam rem sibi approprient nec
alicui defendant. 68Et quicumque ad eos venerit amicus vel adversarius cum ipsis aliquomodo non contendant. 69Et ubicumque sint fratres
et in quocumque [loco se invenerint, spiritualiter et diligenter debeant se revidere et honorare ad "invicem sine murmuratione". 70Et caveant
sibi, quod non ostendant se tristes, extrinsecus nubilosos et hypocritas; sed ostendant se "gaudentes in Domino" et hilares et iocundos ] et
convenienter gratiosos.
71
Rogo quemlibet fratrem infirmum, ut referendo de omnibus gratias Creatori qualem vult eum Deus talem se esse desideret sive
sanum sive infirmum, quia omnes, quos Dominus praeordinavit "ad vitam aeternam", flagellorum atque infirmitatum stimulis atque
compunctionis spiritu erudit; sicut: "Ego quos amo" et cetera.
72
Unde rogo omnes fratres meos infirmos, ut in eorum infirmitatibus non irascantur nec conturbentur contra Deum aut contra
fratres, nec multum sollicite medicinas neque nimis desiderent liberare carnem cito morituram, quae est animae moritura inimica.
73
Omnes fratres studeant sequi humilitatem et paupertatem Domini nostri Jesu Christi et recordentur, quod nihil aliud oportet nos
habere de toto mundo, nisi, sicut dicit apostolus, habentes [alimenta] et vestes "quibus tegamur his contenti simus". 74Et debent gaudere,
quando conversantur inter viles et despectas personas, inter pauperes et debiles et infirmos et leprosos et iuxta viam mendicantes. 75Et cum
necesse fuerit, vadant pro eleemosynis. 76Et non verecundentur, quia Dominus noster Jesu "Christus, Filius Dei vivi" omnipotentis, "posuit
faciem suam ut petram durissimam" nec verecundatus est. 77Et fuit pauper et hospes et vixit de eleemosynis ipse et beata Virgo, mater eius
sancta Maria, et discipuli eius. 78Et quando fecerint homines eis verecundiam et noluerint eis dare, referant inde gratias Domino, quia de
verecundiis recipient magnum honorem ante tribunal Domini nostri Jesu Christi.
79
Et sciant, quod verecundia non patientibus, sed inferentibus imputabitur; 80quod eleemosyna est hereditas et iustitia, quae
debetur pauperibus, quam Dominus noster Jesus Christus acquisivit. 81Et fratres, qui eam acquirendo laborant, magnam mercedem
habebunt et facient lucrari et acquirere tribuentes; quia omnia, quae homines relinquuntur in mundo, peribunt, sed de caritate et
eleemosynis, quas fecerint, habebunt vitam aeternam.
FRAMMENTO
1
DEL CODICE DI WORCESTER.
[ Riflettiamo attentamente, noi tutti fratelli, su quello che dice il Signore: Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi
odiano. In effetti, il Signore nostro Gesù Cristo, le cui orme dobbiamo seguire, chiamò "amico" il suo traditore e si abbandonò
volontariamente ai suoi crocifissori. 2Di conseguenza, sono nostri amici tutti coloro che, ingiustamente, ci infliggono tribolazioni, angosce,]
affronti, ingiurie e dolori e tormenti, martirio e morte. Noi li dobbiamo amare molto, perché tramite quello che ci fanno, otteniamo la vita
eterna. 3E castighiamo il nostro corpo, crocifiggendolo insieme con i vizi e concupiscenze e peccati, perché facendoci vivere carnalmente
esso vuole portarci via l'amore di Gesù Cristo e la vita eterna, e precipitare con l'anima in inferno. 4Noi, a causa della nostra colpa, siamo
stati fetidi, contrari al bene, sempre pronti e vogliosi del male. 5Dice infatti il Signore: E' dal cuore che procedono ed escono pensieri
malvagi eccetera.
6
Adesso noi, che abbiamo abbandonato il mondo, nient'altro dobbiamo fare se non seguire sollecitamente la volontà del Signore e
piacere a lui. 7Stiamo ben attenti a non essere come quel terreno adiacente al sentiero, coperto di sassi o invaso dai rovi, secondo che dice il
Signore nel Vangelo: La semente è la parola di Dio. Quella che cadde lungo il sentiero, fu calpestata, eccetera, fino alle parole: 8e portano
frutto nella perseveranza.
9
E' per questo che noi, fratelli tutti, secondo che dice il Signore, lasciamo che i morti [seppelliscano] i loro [morti]. 10E
attentamente guardiamoci dalla subdola malizia di Satana, il quale non vuole che l'uomo tenga la mente e il cuore rivolti a Dio Signore. 11E
circuendoci, brama d'impadronirsi del cuore dell'uomo sotto sembianze di un guadagno o di un aiuto, soffocando così nella memoria la
parola ed i precetti del Signore; egli vuole abitare nel cuore dell'uomo ed accecarlo mediante le faccende e le preoccupazioni di quaggiù,
secondo il detto del Signore: 12Quando lo spirito immondo è uscito dall'uomo eccetera, fino alle parole: 13sicché la situazione finale di
quell'uomo diventerà peggio della precedente.
14
Perciò, fratelli tutti, stiamo sempre all'erta su noi stessi, affinché sotto pretesto di lavoro o di guadagno o di aiuto non perdiamo o
storniamo la nostra mente e cuore dal Signore. 15Ma in quella carità che è Dio, io prego tutti i fratelli, sia i ministri che gli altri, di
rimuovere ogni ostacolo, di buttarsi dietro le spalle qualsiasi preoccupazione ed assillo, per potere, nel modo loro possibile, amare, servire e
adorare il Signore Dio con cuore mondo e mente pura, cosa che egli cerca sopra ogni altra. 16E sempre facciamo di noi stessi una casa, una
dimora per lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, che ci esorta: Siate vigilanti e pregate in ogni tempo, al fine
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di avere la grazia di sfuggire a tutti questi mali che incombono e poter comparire davanti al Figlio dell'uomo. E quando vi raccogliete in
preghiera, dite: "Padre nostro". 17Adoriamolo con cuore puro; infatti bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai. Sono questi gli
adoratori che il Padre vuole. 18Dio è spirito e quelli che lo adorano, devono farlo in spirito e verità. 19A lui ricorriamo come al pastore e
sorvegliante delle anime nostre, che dice: " Io sono il buon pastore eccetera, fino alle parole: per le mie pecore do la mia vita". 20Voi siete
tutti fratelli! Quindi non chiamate nessuno "padre" su questa terra eccetera. 21Non fatevi chiamare maestri eccetera. 22Se rimarrete in me e
le mie parole rimarranno in voi, potete chiedere qualunque cosa, e vi sarà data. 23Dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io,
in mezzo a loro. 24Ecco, io sono con voi tutti i giorni eccetera. 25Le parole che ho detto a voi sono spirito e vita. 26Io sono la via, la verità e
la vita.
27
Siamo dunque fedeli alle parole, all'insegnamento, alla vita e al santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che ha avuto la
bontà di pregare per noi il Padre e rivelarci il suo nome, dicendo: Padre ho manifestato il tuo nome agli uomini eccetera, fino alle parole:
28
Padre, quelli che tu mi hai dati, io voglio che siano anche loro dove sono io, a contemplare la mia gloria, nel tuo regno. 29Gloria al Padre
e al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
30
E mostrino i fratelli ai poveri il loro amore scambievole, secondo il detto dell'Apostolo: Non amiamo a parole e con la lingua
eccetera.
31
Tutti i fratelli, dovunque si trovano, evitino i mali sguardi e il frequentare donne, e nessuno conversi con esse da solo. Più oltre:
32
Custodiamo attentamente nella purità noi stessi e le nostre membra, giacché il Signore dice: Chiunque guardi una donna con desiderio
eccetera. E più oltre: 33Quando i fratelli vanno per il mondo, non portino niente per il viaggio, né borsa, né bisaccia, né pane, né denaro, né
bastone, né calzature. E più oltre: 34[Non facciano resistenza al malvagio, ma se uno li percuote a una guancia, gli porgano anche l'altra.
35
Se uno porta loro via il mantello, non gl'impediscano di rubare anche la tonaca; se alcuno gli sottrae ciò che è loro non se lo facciano
ridare.
36
I fratelli che col ] permesso del loro ministro vanno tra i non credenti, in due modi possono spiritualmente comportarsi. 37Un
modo consiste nell'evitare litigi e contese, ma si tengano sottomessi a ogni creatura umana per amore di Dio, e confessino di essere
cristiani. 38L'altro modo consiste nell'annunziare la parola di Dio, quando vedono che ciò piace al Signore, e nell'esortarli a credere in Dio
Padre onnipotente e nel Figlio e nello Spirito Santo. Più oltre: 39E tutti i fratelli dovunque siano, si ricordino che hanno donato e
abbandonato se stessi e i loro corpi al Signore Gesù Cristo. 40E per suo amore debbono sopportare persecuzione e morte sia dai nemici
visibili che da quelli invisibili. Eccetera. E più oltre:
41
I fratelli predichino a tutti con il loro comportamento. 42Nessun ministro consideri suo appannaggio il governo e nessun
predicatore si arroghi come sua proprietà l'ufficio della predicazione, ma in qualsiasi momento gli venga comandato lasci l'incarico. 43Io
prego dunque nell'amore che è Dio tutti i miei fratelli predicatori, oranti e lavoratori, sia chierici sia laici, di essere umili in ogni cosa, 44di
non vantarsi né godere di se stessi né inorgoglirsi in cuor loro per le buone parole e azioni, anzi di nessun bene che Dio fa o dice o compie
talvolta in essi e per mezzo loro, secondo quanto dice il Signore: Non vi vantate perché gli spiriti malvagi vi stanno soggetti eccetera.
45
Siamone fermamente convinti: di proprietà personale non abbiamo che i vizi e i peccati. 46Dobbiamo invece godere quando
siamo sottoposti a diverse prove e quando sopportiamo in questo mondo ogni genere di dolori e tribolazioni d'anima e di corpo per la vita
eterna. 47Tutti noi fratelli guardiamoci dalla superbia e dalla vanagloria, e teniamoci distanti dalla sapienza di questo mondo e dalla
prudenza della carne. 48Infatti lo spirito della carne vuole e molto si preoccupa delle belle parole, ma poco gl'importa di ben agire; 49e cerca
non la religione e la santità dello spirito, ma vuole e desidera una religiosità ed una santità che appaiono esteriormente alla gente. 50E' a
proposito di costoro che il Signore dice: "In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa!". 51Al contrario, lo Spirito del Signore
vuole la mortificazione, e che la carne sia disprezzata, biasimata, trascurata e vituperata. 52E si applica all'umiltà e alla pazienza, alla pura
semplicità e alla vera pace dello spirito. 53E desidera sopra ogni cosa, sempre, il timore di Dio e la divina sapienza e il divino amore del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
54
E tutto ciò che è bene riferiamolo al Signore Dio altissimo e sommo, e riconosciamo che ogni bene appartiene a lui. 55Ed egli
riceva ogni onore e reverenza, ogni lode e benedizione, ogni grazia e gloria; poiché ogni bene è suo, lui solo è bontà! 56E quando udiamo
che gli uomini dicono male del Signore e lo bestemmiano, noi operiamo il bene e benediciamo e lodiamo il Signore, che è benedetto nei
secoli.
57
Consideriamo tutti i membri del clero e i religiosi come nostri padroni in ciò che riguarda la salvezza dell'anima e non si oppone
alla mia famiglia religiosa; e veneriamo nel Signore il loro ordine, il loro ministerio ed ufficio. Più oltre:
58
Tutti i fratelli, per quanto loro ispirerà Dio, possono annunziare a qualunque uditorio, con la benedizione di Dio e il consenso del
loro ministro, la seguente esortazione o lauda, oppure una somigliante:
59
Temete e onorate,
lodate e benedite,
ringraziate e adorate
il Signore Dio nostro onnipotente
nella sua trinità e unità
Padre e Figlio e Spirito Santo
creatore di tutte le cose.
60
Fate penitenza,
fate degni frutti di penitenza,
perché sappiate che presto morremo!
61
Date e vi sarà dato.
62
Perdonate e vi sarà perdonato.
63
E se non perdonerete,
neppure il Signore perdonerà
i vostri peccati.
Confessate tutti i vostri peccati.
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64
Beati quelli che muoiono nella penitenza,
perché saranno nel regno dei cieli.
65
Guai a quelli che non muoiono nella penitenza,
perché saranno figli del diavolo
di cui compiono le opere
e andranno nel fuoco eterno.
66
Guardatevi e astenetevi
da ogni male
e perseverate nel bene
sino alla fine.
67
Badino tutti i fratelli, dovunque si trovino, sia negli eremi che negli altri "luoghi", di non appropriarsi di alcun luogo oppure
cosa, né contestino il possesso di ciò ad altri. 68E chiunque venga da loro, amico o avversario che sia, in nessun modo faccia contesa con gli
ospiti. 69E in qualunque regione si trovino i fratelli e in qualsiasi [residenza s'incontrino, si rivedano e si onorino in un alone di spiritualità e
di affetto, bandendo ogni maldicenza. 70E stiano attenti a non mostrarsi contristati, esteriormente rannuvolati e ipocriti; si mostrino invece
gioiosi nel Signore, lieti e giulivi] e dignitosamente amabili.
71
Prego ogni fratello infermo di rendere grazie al Creatore per tutte le cose e desiderare di essere come il Signore vuole, sia sano
sia malato, poiché tutti quelli che Dio ha predestinato alla vita eterna, ve li prepara con i pungoli di flagelli e infermità e con lo spirito di
compunzione, come dice: Io quelli che amo eccetera. 72Pertanto supplico tutti i miei fratelli ammalati di non nutrire risentimento e
ribellione contro Dio o contro i fratelli a causa delle loro infermità, né esigano con impazienza le medicine, né troppo siano ansiosi di
liberare una carne destinata a morire ben presto e che è nemica dell'anima.
73
Tutti i fratelli si impegnino ad imitare l'umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, ricordando che, tra tutti i beni che
esistono al mondo, noi ci limitiamo a quelli segnalati dall'Apostolo: avendo di che mangiare e di che coprirsi siamone contenti. 74E
debbono essere felici quando possono condividere la vita con persone di bassa condizione e disprezzate, tra poveri e deboli e malati e
lebbrosi e accattoni della strada. 75Quando sia indispensabile, vadano per elemosina. 76Non se ne vergognino, perché il Signore nostro Gesù
Cristo, figlio del Dio vivente e onnipotente, rese la sua faccia dura come pietra e non arrossì. 77E fu povero e senza casa, e visse di
elemosine lui e la beata vergine sua madre, santa Maria e i suoi discepoli. 78E quando la gente facesse loro vergogna e si rifiutasse di dare la
carità, rendano grazie al Signore per simile trattamento; poiché per tali affronti riceveranno grande onore davanti al tribunale del Signore
nostro Gesù Cristo.
79
E sappiano che la vergogna andrà in conto non a chi l'ha patita, ma a chi l'ha inflitta. 80Perché l'elemosina è l'eredità e il giusto
diritto dovuto ai poveri, ed è il Signore nostro Gesù Cristo che ce li ha acquistati. 81E i fratelli che faticano nella questua, avranno una
ricompensa grande e faranno anche guadagnare e arricchire i loro benefattori; poiché tutto ciò che gli uomini lasceranno a questo mondo, è
perduto, ma grazie alla carità e alle elemosine che avranno fatto, avranno in premio la vita eterna.
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I FRAMMENTI DI UGO DI DIGNE
1
Unde sanctus de huiusmodi in regula nondum bullata dicebat : Caveant sibi fratres et ministri fratrum, quod de negotiis suis
nullo modo se intromittant
2
Antequam regula bullaretur Sanctus addebat : Et licet dicantur hypocritae, non cessent bene facere.
3
Unde ante bullam regula sic habebat : Aliis autem temporibus non teneantur secundum hanc vitam nisi sexta feria ieiunare.
4
...ut Sanctus prius in Regula dixit : Recordentur - inquit - ministri quod commissa est eis cura animarum fratrum, de quibus, si
aliquis perderetur propter eorum culpam vel malum exemplum, oportebit eis reddere rationem coram domino Jesu Christo.
5
Sic Sanctus in Regula originali dicebat : Caveant fratres omnes tam ministri quam alii, quod propter peccatum alterius vel
malum exemplum non conturbentur vel irascantur, quia diabolus propter peccatum unius multos vult corrumpere, sed spiritualiter, sicut
possunt, adiuvent illum, qui peccaverit, quia non est opus sanis medicus, sed illis qui male habent.
6
... iuxta illud Domini verbum, quod et beatus Franciscus fratribus dicebat : Principes gentium dominantur eorum, et qui maiores
sunt potestatem exercent inter eos; non sic erit inter vos.
7
... sic Sanctus ante bullam eos in Regula hortabatur : Per caritatem spiritus voluntarie serviant et obediant invicem. Haec est, ait,
vera et secura obedientia Domini nostri Jesu Christi.
8
Unde sic prius in Regula dicebatur : Fratres, in quibuscumque locis sunt, qui non possunt spiritualiter vitam nostram observare,
idipsum suo ministro significent. Minister vero taliter studeat providere, sicut ipse sibi fieri vellet.
9
.... Vel secundum primam, ut dictum est, Regulam : In quibuscumque locis sunt fratres.
10
Unde Regula sic prius habebat : Omnes fratres in quibuscumque locis apud alios exstiterint, non sint camerarii vel cancellarii
nec praesint honoribus eorum quibus serviunt; nec recipiant aliquod officium, quod scandalum generet vel animae suae faciat detrimentum;
sed sint minores et subditi omnibus, qui in eisdem domibus sunt.
11
Unde prius in Regula dicebatur : Fratres qui sciunt laborare, laborent et eam artem, quam noverunt exerceant, si non fuerit
contra salutem animae.
12
Et post pauca : Unusquisque in ea arte et officio, in quo vocatus est, permaneat secundum dispositionem Ministri.
13
Unde ante bullam in Regula sic ponebat : servi Dei semper orationi vel alicui bonae operationi insistere debent.
14
Et ante bullam haec in Regula verba erant : Caveant fratres, quod nullum locum vel aliquam rem sibi approprient nec alicui
defendant.
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15
Sic Sanctus in Regula prius loquebatur... Et iterum : Ubicumque sunt fratres et in quocumqueloco se inveniunt, spiritualiter et
diligenter debeant se videre et honorare ad invicem sine murmuratione. Et caveant sibi fratres, quod non ostendat se tristes extrinsecus et
nubilosos hypocritas, sed ostendant se gaudentes in Domino et hilares et iucundos et convenienter gratiosos.
16
De pecunia inventa Sanctus ita dicebat : Si invenerimus pecuniam, non curemus tamquam de pulvere, quem pedibus calcamus.
17
Sustinebat [Franciscus] quod fratres leprosis in magna necessitate eleemosynam quaererent, sic tamen ut a pecunia multum
caverent. Et quamvis pia loca, in quibus fratres hospitabantur vel morabantur, diligerent, non tamen patiebatur, ut pro loco aliquo pecuniam
quaererent vel quaeri facerent, vel cum quaerentibus eam irent.
18
Et primae Regulae littera sic habebat : Cum necesse fuerit, vadant fratres pro eleemosyna.
19
Hoc ipse diffusius in originali Regula sic ponebat : Cum necesse fuerit, vadant fratres pro eleemosyna. Et non verecundentur,
sed magis recordentur, quod Dominus noster Jesu Christus, Filius Dei vivi omnipotentis, posuit faciem suam ut petram durissimam et
neque verecundatus est. Et fuit pauper et hospes et vixit de eleemosynis ipse et discipulis eius. Et quando facerent eis verecundiam homines
et nollent eis dare, inde gratias Deo agant, quia de verecundiis recipient magnum honorem ante tribunal Domini nostri Jesu Christi. Et
sciant, quod verecundia non patientibus, sed inferentibus imputatur; et quod eleemosyna est hereditas et iustitia, quae debetur pauperibus,
quam acquisivit Dominus noster Jesu Christus. Et fratres, qui eam acquirendo laborant, magnam mercedem habebunt et faciunt lucrari et
acquirere tribuentes, quia omnia, quae homines relinquuntur in mundo, peribunt, sed de caritate et eleemosynis, quas fecerunt, habebunt
praemium a Domino.
20
Sic Sanctus in Regula prius loquebatur : Secure manifester unus alteri necessitatem suam, ut sibi necessaria inveniat et
ministret.
21
...ante bullam Sanctus in Regula sic monebat : Rogo fratrem infirmum ut referendo de omnibus gratias Creatori, qualem vult
eum Dominus, talem se esse desideret, sanum sive infirmum.
22
Et post pauca : Rogo omnes fratres meos, ut in infirmitatibus non irascantur vel conturbentur contra Deum vel contra fratres,
nec multum sollicite postulent medicinam, nec nimis desiderent liberare carnem cito morituram, quae est animae inimica.
23
Raca vel fatue fratri typo contumeliae dicere nefas ducebant, cum et regula prius et verba haec evangelii exprimeret.
24
Porro evangelium non contendere, non repetere, non resistere malo docet quae omnia ante bullam Regula specialiter
exprimebat; sed nunc concisis ac generalibus verbis omnia comprehendit.
25
Duplicem autem modum conversandi inter incredulos Sanctus in Regula prima ponens dicebat : Fratres duobus modis inter eos
possunt spiritualiter conversari. Unus modus est, ut non faciant lites nec contentiones, sed subditi sint omni creaturae propter Deum et
confiteantur esse se christianos. Alius modus est, quod cum viderint placere Deo annuntient verbum Dei, ut credant in Deum Patrem
omnipotentem et Filium eius et Spiritum Sanctum, creatorem omnium, redemptorem et salvatorem omnium fidelium, et ut baptizentur et
efficiantur christiani, quia salvari non possunt, nisi qui baptizarentur et sint veri et spirituales christiani, quia "nisi qui renatus fuerit ex aqua
et Spiritu Sancto non potest intrare in regnum Dei".
26
Et quibusdam interpositis addebat : Et recordentur fratres, qui dederunt se et reliquerunt corpora sua propter Deum Domino
Jesu Christo. Et pro eius amore debent sustinere tribulationem, persecutionem et mortem, quia dicit Dominus: "Qui perdiderit animam
suam propter me, salvam faciet eam". "Dico autem vobis amicis meis, ne terreamini ab iis, qui occidunt corpus". "Si vos persequuntur in
una civitate, fugite in aliam".
27
... prout Sanctus in Regula prius hortabatur dicens : Omnes fratres operibus praedicent.
28
Miro Sanctus modo personis ecclesiasticis deferri volebat : Omnes clericos et omnes religiosos habeamus pro dominis in iis,
qui a nostra religione non deviant, et ordinem et administrationem eorum in Domino veneremur.
29
... cuius interdum pro aedificatione ac maioris contextus per originem elucidatione recordor omnes fratres tenorem et spiritum
eorum quae in ipsa regula scripta erant, docentes, discentes, inspicientes orabat a Domino benedici.
FRAMMENTI INSERITI NELL'ESPOSIZIONE DELLA REGOLA FRANCESCANA DA UGO DI DIGNE.
1
A tale proposito così diceva il Santo nella Regola non bollata : Stiano ben attenti i fratelli e i ministri dei fratelli di non
immischiarsi in alcun modo nei suoi affari.
2
Nella Regola non bollata il Santo aggiungeva : Anche se vengono chiamati ipocriti, non devono smettere di fare il bene.
3
La Regola non bollata recitava così : Nel resto dell'anno non sono obbligati a digiunare, secondo questa vita, se non al venerdì.
4
Il Santo nella Regola di prima diceva : Ricordino i ministri che è stata loro affidata la cura delle anime dei fratelli, per cui se
qualcuno si perdesse per loro colpa o mal esempio, dovranno rendere conto al cospetto del Signore Gesù Cristo.
5
Così si esprimeva il Santo nella stesura primitiva della Regola : Stiano attenti tutti i fratelli, sia i ministri che gli altri, a non
agitarsi né irritarsi a motivo del peccato o mal esempio altrui, poiché il diavolo, con pretesto del peccato di uno, vuole infettare molti.
Invece, aiutino spiritualmente, come meglio possono, colui che ha sbagliato, poiché "non i sani hanno bisogno del medico ma i malati".
6
Anche il beato Francesco amava ripetere ai suoi fratelli quella parola del Signore : "I principi delle genti comandano su di esse,
e i grandi esercitano il loro dominio su di loro: ebbene, non deve essere così tra voi".
7
Così esortava il Santo nella Regola non bollata : Si rendano volentieri servizio e si obbediscano reciprocamente in spirito di
carità. Questa è la vera e sicura obbedienza del Signore nostro Gesù Cristo!
8
Questo era detto nella Regola di prima : I fratelli, in qualunque luogo abbiano dimora, se non possono spiritualmente osservare
la nostra norma di vita, riferiscano il caso al loro ministro. E il ministro procuri di risolvere la questione, com'egli stesso vorrebbe si facesse
con lui.
9
...ovvero secondo la prima Regola, testè citata : In qualunque luogo abbiano dimora i fratelli...
10
Così si leggeva nella Regola di prima : Tutti i fratelli, dovunque si trovino presso altre persone, non facciano i tesorieri né i
cancellieri né siano i maestri di cerimonie dei padroni dove stanno a servizio, né ricoprano altro incarico che ingeneri scandalo o rechi
danno alla loro anima. Si facciano invece i più piccoli e si assoggettino a tutti quelli che abitano nella stessa casa.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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11
Così era detto nella Regola di prima : I fratelli che conoscono un mestiere, lavorino, esercitando quell'arte in cui sono allenati,
purché non sia in contrasto con la salvezza dell'anima.
12
E poco oltre : Ognuno rimanga nel mestiere e nella professione in cui era quando fu chiamato, e ciò secondo il beneplacito del
ministro.
13
Nella Regola non bollata aggiungeva questo monito: I servi di Dio devono incessantemente dedicarsi all'orazione o a qualche
attività buona.
14
Nella Regola non bollata si avevano queste parole : Badino i fratelli di non appropriarsi di alcun luogo o cosa, né di contestarne
il possesso ad altri.
15
Così il santo diceva nella prima Regola. E soggiungeva: Dovunque siano i fratelli e in qualsiasi residenza s'incontrino tra loro,
si rivedano e si onorino vicendevolmente con affetto e in spirito soprannaturale, "evitando ogni maldicenza". Abbiano cura di non mostrarsi
esteriormente tristi e rannuvolati ipocriti, bensì si facciano vedere felici nel Signore, lieti e giulivi e dignitosamente amabili.
16
A riguardo di denaro trovato, così diceva il santo: Se trovassimo del denaro, facciamoci caso come della polvere che pestiamo
con i piedi.
17
Sosteneva [Francesco] che i fratelli, in caso di evidente necessità dei lebbrosi, andassero all'elemosina, a patto però di guardarsi
affatto dal denaro. E sebbene amassero i devoti luoghi dove i frati erano ospitati o soggiornavano,non tollerava che andassero alla cerca di
soldi o li facessero questuare o si accompagnassero a chi andava accattandone, sotto pretesto d'un qualsiasi luogo.
18
Il testo della prima Regola aveva : Quando sia indispensabile, i fratelli vadano per elemosina.
19
Il santo si esprimeva più diffusamente nella primitiva Regola : Quando sia indispensabile, i fratelli vadano per elemosina. E non
se ne vergognino, piuttosto ricordino che il Signore nostro Gesù Cristo, "Figlio del Dio vivente" onnipotente, "rese la sua faccia dura come
pietra" e non arrossì. E fu povero e senza dimora e visse di elemosine lui e i suoi discepoli. E quando fosse fatta loro vergogna dalla gente e
si rifiutassero di dare la carità, rendano grazie a Dio per tale trattamento, poiché per simili affronti riceveranno grande onore davanti al
tribunale del Signore nostro Gesù Cristo. E sappiano che l'affronto disonora chi lo infligge, non chi lo patisce; e che l'elemosina è un diritto
che i poveri godono a titolo di eredità e giustizia, diritto acquisito dal Signore nostro Gesù Cristo. E i fratelli che si affaticano nella questua,
avranno una ricompensa grande, e procurano altresì guadagno e ricchezza ai loro benefattori, poiché tutto ciò che gli uomini lasciano nel
mondo va perduto, mentre per la carità e l'elemosine largite, avranno un premio dal Signore.
20
Così parlava il santo nella prima Regola : Ciascuno manifesti all'altro la propria necessità, e possa così avere per sé e distribuire
agli altri ciò di cui ha bisogno.
21
Nella Regola non bollata il santo ammoniva : Prego il fratello malato di rendere grazie al Creatore per ogni caso, e di desiderare
di essere quale lo vuole il Signore, sano o malato.
22
E subito appresso : Prego tutti i miei fratelli, affinché nelle infermità non s'adirino né si agitino contro Dio o contro i fratelli, né
esigano con impazienza le medicine, né siano troppo ansiosi di liberare una carne destinata ben presto a morire e che è nemica dell'anima.
23
ritenevano empietà dire "cretino" o "pazzo" al fratello per gusto di offendere, e la prima Regola riportava nel testo queste parole
del Vangelo.
24
Il Vangelo insegna a non fare contese, a non richiedere il proprio, a non fare resistenza al malvagio. Cosa questa che nella
Regola non bollata veniva esposta dettagliatamente: mentre ora viene espressa con termini concisi e generali.
25
Il santo nella prima Regola esponeva la doppia maniera di comportarsi fra i non credenti : I fratelli possono spiritualmente
comportarsi tra coloro in due modi. Un modo consiste nell'evitare litigi e contese, "assoggettandosi a ogni creatura umana per amore di
Dio" e confessando di essere cristiani. L'altro modo consiste nell'annunciare esplicitamente la parola di Dio, quando vedano che ciò piace a
Dio, affinché credano in Dio Padre onnipotente e nel Figlio e nello Spirito Santo - creatore di tutto, redentore e salvatore di tutti i credenti -,
e che si battezzino e diventino cristiani, poiché non si possono salvare se non quelli che non si battezzino e vivano da autentici e spirituali
cristiani, giacché se uno non rinascerà dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio.
26
Dopo qualche altra cosa, scriveva : Si ricordino i fratelli di aver offerto in dono se stessi e di aver lasciato il proprio corpo, per
amor di Dio, al Signore Gesù Cristo. E per amore di lui debbono affrontare la tribolazione, persecuzione e morte, poiché dice il Signore:
"Chi perderà la sua vita per me, la salverà". "Dico a voi, miei amici, di non farvi spaventare da quelli che uccidono il corpo". "Se vi
perseguitano in una città, fuggite in un'altra".
27
Così esortava il santo nella prima Regola : Tutti i fratelli predichino con le azioni.
28
Il santo voleva si usasse eccezionale reverenza agli ecclesiastici : Dobbiamo considerare tutti i membri del clero e i religiosi
come nostri padroni in ciò che non si oppone alla nostra famiglia religiosa, e dobbiamo venerare nel Signore il loro ordine e ufficio.
29
Per edificazione e per avere più chiaro il contesto [della Regola] studiandone l'origine, ricordo che il santo pregava fossero
benedetti dal Signore tutti i fratelli che insegnavano, apprendevano, approfondivano la lettera e lo spirito delle cose contenute nella Regola
stessa.
I FRAMMENTI IN 2 CELANO
1
[Ministri] teneantur in die iudicii coram te, Domine, reddere rationem, si aliquis frater eorum vel negligentia vel exemplo seu
aspera correctione perierit.
2
... pro generali commonitione in quodam capitulo scribi fecit haec verba : Caveant fratres, ne se ostendant extrinsecus nubilosos
et hypocritas tristes, sed ostendant se gaudentes in Domino, hilares et iucundos et convenienter gratiosos.
3
... inculcans temerario verbum regulae, quo satis elucet velut pulverem inventum denarium conculcari debere.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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4
Unde in quadam regula scribi fecit haec verba : Rogo omnes fratres meos infirmos, ut in suis infirmitatibus non irascantur vel
conturbentur contra Deum vel contra fratres. Non multum sollicite postulent medicinas, nec nimis desiderent liberare carnem cito
morituram, quae est animae inimica. De omnibus gratias agant, ut quales vult eos esse Deus, tales se fore desiderent. Quos enim Deus ad
vitam praeordinavit aeternam, flagellorum atque infirmitatum stimulis erudit, sicut ipse dixit: Ego quos amo, corrigo et castigo.
FRAMMENTI CONSERVATI NELLA VITA SECONDA DI SAN FRANCESCO DEL CELANO.
1
[I ministri] siano tenuti a rendere ragione a te, o Signore, nel giorno del giudizio, se qualche loro fratello si perderà a causa della
loro negligenza o mal esempio o anche per una esagerata severità [cf Regola non bollata IV,6].
2
Per ammonimento generale in un Capitolo fece scrivere queste parole : Si guardino i fratelli dal mostrarsi al di fuori rannuvolati
e contristati come gli ipocriti, ma si mostrino gioiosi nel Signore, felici e gioviali e dignitosamente simpatici [cf. ivi VII,16].
3
Ricorda il temerario la parola della Regola, dalla quale risulta molto chiaro che il denaro ritrovato dev'essere calpestato come la
polvere [cf. ivi VIII,6].
4
In una Regola fece scrivere : Prego tutti i miei fratelli malati, che nelle loro infermità non si arrabbino e agitino contro Dio o
contro i fratelli. Non esigano con troppa insistenza le medicine né bramino eccessivamente di liberare una carne che deve ben presto morire
e che è nemica dell'anima. Di ogni cosa siano riconoscenti, in modo da desiderare di essere nella condizione in cui li vuole il Signore.
Infatti quelli che Dio "ha preordinati alla vita eterna", li ammaestra con il pungolo dei flagelli e delle malattie, com'egli stesso disse: "Io
quelli che amo, li correggo e castigo" [cf. ivi X, 3-4].
REGULA PRO EREMITORIIS DATA
1
Illi, qui volunt religiose stare in eremis sint tres fratres vel quattuor ad plus; duo ex ipsis sint matres et habeant duos filios vel
unum ad minus. 2 Isti duo qui sunt matres, teneant vitam Marthae et duo filii teneant vitam Mariae et habeant unum claustrum, in quo
unusquisque habeat cellulam suam, in qua oret et dormiat. 3 Et semper dicant completorium de die statim post occasum solis; et studeant
retinere silentium; et dicant horas suas; et in matutinis surgant et primum quaerant regnum Dei et iustitiam eius. 4 Et dicant primam hora
qua convenit et post tertiam absolvant silentium; et possint loqui et ire ad matres suas. 5 Et, quando placuerit, possint petere ab eis
eleemosynam sicut parvuli pauperes propter amorem Domini Dei. 6 Et postea dicantsextam et nonam; et vesperas dicant hora qua convenit.
7
Et in claustro, ubi morantur non permittant aliquam personam introire et neque ibi comedant. 8 Isti fratres, qui sunt matres, studeant
manere remote ab omni persona; et per obedientiam sui ministri custodiant filios suos ab omni persona, ut nemo possit loqui cum eis. 9 Et
isti filii non loquantur cum aliqua persona nisi cum matribus suis et cum ministro et custode suo, quando placuerit eos visitare cum
benedictione Domini Dei. 10 Filii vero quandoque officium matrum assumant, sicut vicissitudinaliter eis pro tempore visum fuerit
disponendum, quod omnia supradicta sollicite et studiose studeant observare.
REGOLA DI VITA NEGLI EREMI.
[136] 1 Coloro che vogliono condurre vita religiosa negli eremi, siano tre frati o al più quattro. Due di essi facciano da madri ed abbiano
due figli o almeno uno. I due che fanno da madri seguano la vita di Marta (183), e i due che fanno da figli quella di Maria.
[137] E questi abbiano un chiostro, nel quale ciascuno abbia una sua piccola cella, nella quale possa pregare e dormire. 3 E sempre
recitino compieta del giorno, subito dopo il tramonto del sole, e cerchino di conservare il silenzio e dicano le ore liturgiche e si alzino per il
mattutino, e prima di tutto ricerchino il regno di Dio e la sua giustizia (184). 4 Dicano prima ad un'ora conveniente e dopo terza sciolgano il
silenzio e possano parlare e recarsi dalle loro madri. 5 E quando vorranno, potranno chiedere ad esse l'elemosina, come dei poverelli, per
amore di Dio. 6 Poi dicano sesta e nona e i vespri all'ora stabilita. 7 E nel chiostro, dove dimorano, non permettano a nessuna persona di
entrare e neppure vi mangino. 8 E quei frati che fanno da madri procurino di stare lontani da ogni persona e, per obbedienza al loro ministro, custodiscano i loro figli da ogni persona, così che nessuno possa parlare con essi. 9 E questi figli non parlino con nessuna persona se
non con le loro madri e con il ministro e il loro custode, quando piacerà ad essi di visitarli, con la benedizione del Signore Iddio.
[138] 10 I figli però talora assumano l'ufficio di madri, come sembrerà loro opportuno disporre per un necessario avvicendamento, e
cerchino di osservare con attenzione e premura tutte le cose sopraddette.
183
184
Cfr. Lc 10,38-42.
Mt 6,33; Lc 12,31.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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FORMA VIVENDI S. CLARAE DATA
1
Quia divina inspiratione fecistis vos filias et ancillas altissimi summi Regis Patris caelestis, et Spiritui sancto vos desponsastis
eligendo vivere secundum perfectionem sancti Evangelii: 2volo et promitto per me et Fratres meos semper habere et vobis tamquam de
ipsis curam diligentem et sollicitudinem specialem.
FORMA DI VITA.
[139] 1Poichè, per divina ispirazione, vi siete fatte figlie e ancelle dell'altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito
Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, 2voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di
voi, come di loro, cura e sollecitudine speciale.
ADMONITIONES
Cap. I : De corpore Domini.
1
Dicit Dominus Jesus discipulis suis: Ego sum via, veritas et vita; nemo venit ad Patrem nisi per me.2 Si cognosceretis me, et Patrem
meum utique cognosceretis; et amodo cognoscetis eum et vidistis eum. 3 Dicit ei Philippus: Domine, ostende nobis Patrem, et sufficit nobis.
4
Dicit ei Jesus: Tanto tempore vobiscum sum et non cognovistis me? Philippe, qui videt me, videt et Patrem meum. 5 Pater lucem habitat
inaccessibilem, et spiritus est Deus, et Deum nemo viditumquam.6Ideo nonnisi in spiritu videri potest, quia spiritus est qui vivificat; caro
non prodest quidquam. 7Sed nec filius in eo, quod aequalis est Patri, videtur ab aliquo aliter quam Pater, aliter quam Spiritus Sanctus. 8
Unde omnes qui viderunt Dominum Jesum secundum humanitatem et non viderunt et crediderunt secundum spiritum et divinitatem, ipsum
esse verum Filium Dei, damnati sunt;9 ita et modo omnes qui vident sacramentum, quod sanctificatur per verba Domini super altare per
manum sacerdotis in forma panis et vini, et non vident et credunt secundum spiritum et divinitatem, quod sit veraciter sanctissimum corpus
et sanguis Domini nostri Jesu Christi, damnati sunt,10ipso altissimo attestante, qui ait: Hoc est corpus meum et sanguis mei novi testamenti
[qui pro multis effundetur];11 et: Qui manducat carnem meam et bibit sanguinem meum, habet vitam aeternam.12 Unde spiritus Domini, qui
habitat in fidelibus suis, ille est qui recipit sanctissimum corpus et sanguinem Domini.13 Omnes alii, qui non habent de eodem spiritu et
praesumunt recipere eum, iudicium sibi manducant et bibunt.
14
Unde: Filii hominum, usquequo gravi corde? 15 Ut quid non cognoscitis veritatem et creditis in Filium Dei ? 16 Ecce, quotidie
humiliat se, sicut quando a regalibus sedibus venit in uterum Virginis; 17 quotidie venit ad nos ipse humilis apparens; 18 quotidie descendit
de sinu Patris super altare in manibus sacerdotis. 19 Et sicut sanctis apostolis in vera carne, ita et modo se nobis ostendit in sacro pane.
20
Et sicut ipsi intuitu carnis suae tantum eius carnem videbant, sed ipsum Deum esse credebant oculis spiritualibus contemplantes,21 sic et
nos videntes panem et vinum oculis corporeis videamus et credamus firmiter, eius sanctissimum corpus et sanguinem vivum esse et
verum.22 Et tali modo semper est Dominus cum fidelibus suis, sicut ipse dicit: Ecce ego vobiscum sum usque ad consummationem saeculi.
I. Il corpo del Signore.
[141] 1 Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me.2 Se aveste
conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma da ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto". 3Gli dice Filippo: "Signore, mostraci
il Padre e ci basta". 4Gesù gli dice: " Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me, vede anche il Padre
mio".
5
Il Padre abita una luce inaccessibile, e Dio è spirito, e nessuno ha mai visto Dio. 6Perciò non può essere visto che nello spirito,
poiché è lo spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla.7 Ma anche il Figlio, in ciò per cui è uguale al Padre, non può essere visto da
alcuno in maniera diversa dal Padre e in maniera diversa dallo Spirito Santo.
[142] 8 Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l'umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la
divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati. 9 E così ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo
delle parole del Signore sopra l'altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo
spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati, 10perché è l'Altissimo
stesso che ne dà testimonianza, quando dice: " Questo è il mio corpo e il mio sangue della nuova alleanza [che sarà sparso per molti"], 11e
ancora: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna".
[143] 12 Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e il sangue del Signore.13 Tutti
gli altri, che non partecipano dello stesso Spirito e presumono ricevere il santissimo corpo e sangue del Signore, mangiano e bevono la loro
condanna.14 Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? 15 Perché non conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio?
[144] 16 Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; 17ogni giorno egli stesso
viene a noi in apparenza umile; 18ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote. 19E come ai santi apostoli si
mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. 20E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la
carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, 21così anche noi, vedendo pane e vino con
gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[145] 22E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: "Ecco, io sono con voi sino alla fine
del mondo".
Cap. II: De malo propriae voluntatis.
1
Dixit Dominus ad Adam: De omni ligno comede, de ligno autem boni et mali non comedas. 2De omni ligno paradisi poterat
comedere, quia dum non venit contra obedientiam, non peccavit. 3Ille enim comedit de ligno scientiae boni, qui sibi suam voluntatem
appropriat et se exaltat de bonis, quae Dominus dicit et operatur in ipso; 4et sic per suggestionem diaboli et transgressionem mandati
factum est pomum scientiae mali. 5Unde oportet, quod sustineat poenam.
II. Il male della propria volontà.
[146] 1Disse il Signore a Adamo: " Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell'albero della scienza del bene e del male non
ne mangiare". 2Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso; egli, finché non contravvenne all'obbedienza non
peccò.
[147] 3Mangia, infatti dell'albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore
dice e opera in lui;4 e così, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, è diventato per lui il frutto della scienza del
male. 5Bisogna perciò che ne sopporti la pena.
Cap. III: De perfecta obedientia.
1
Dicit Dominus in Evangelio: Qui non renuntiaverit omnibus quae possidet, non potest meus esse discipulus; 2et: Qui voluerit
animam suam salvam facere perdet illam. 3Ille homo relinquit omnia, quae possidet, et perdit corpus suum, qui se ipsum totum praebet ad
obedientiam in manibus sui praelati. 4Et quidquid facit et dicit, quod ipse sciat, quod non sit contra voluntatem eius, dum bonum sit quod
facit vera obedientia est. 5Et si quando subditus videat meliora et utiliora animae suae quam ea quae sibi praelatus praecipiat, sua voluntarie
Deo sacrificet; quae autem sunt praelati, opere studeat adimplere. 6Nam haec est caritativa obedientia, quia Deo et proximo satisfacit.
7
Si vero praelatus aliquid contra animam suam praecipiat, licet ei non obediat, tamen ipsum non dimittat.8 Et si ab aliquibus
persecutionem inde sustinuerit, magis eos diligat propter Deum. 9Nam qui prius persecutionem sustinet, quam velit a suis fratribus separari,
vere permanet in perfecta obedientia, quia ponit animam suam pro fratribus suis. 10Sunt enim multi religiosi, qui sub specie meliora videndi
quam quae sui praelati praecipiunt, retro aspiciunt et ad vomitum propriae voluntatis redeunt; 11hi homicidae sunt et propter mala sua
exempla multas animas perdere faciunt.
III. L'obbedienza perfetta.
[148] 1Dice il Signore nel Vangelo: " chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo", 2e " Chi
vorrà salvare la sua anima, la perderà".
3
Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo colui che sottomette totalmente se stesso all'obbedienza nelle mani del
suo superiore.4 E qualunque cosa fa o dice che egli sa non essere contro la volontà di lui, purché sia bene quello che fa, è vera obbedienza.
[149] 5E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore, volentieri
sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l'opera quelle del superiore.6Infatti questa è l'obbedienza caritativa, perché
compiace a Dio ed al prossimo.
[150] 7Se poi il superiore comanda al suddito qualcosa contro la sua coscienza, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni.
8
E se per questo dovrà sostenere persecuzione da parte di alcuni, li ami di più per amore di Dio. 9Infatti, chi sostiene la persecuzione
piuttosto che volersi separare dai suoi fratelli, rimane veramente nella perfetta obbedienza, poiché sacrifica la sua anima per i suoi fratelli.
[151] 10Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano
indietro e ritornano al vomito della propria volontà. 11Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro
cattivi esempi.
Cap. IV: Ut nemo appropriet sibi praelationem.
1
Non veni ministrari, sed ministrare, dicit Dominus. 2Illi qui sunt super alios constituti, tantum de illa praelatione glorientur,
quantum si essent in abluendi fratrum pedes officio deputati. 3Et quanto magis turbantur de ablata sibi praelatione quam de pedum officio,
tanto magis sibi loculos ad periculum animae componunt.
IV. Che nessuno si appropri la carica di superiore.
[152] 1Dice il Signore: " Non sono venuto per essere servito ma per servire". 2Coloro che sono costituiti in autorità sopra gli altri,
tanto devono gloriarsi di quell'ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all'ufficio di lavare i piedi ai fratelli. 3E quanto più si turbano se
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viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento a pericolo
della loro anima.
Cap. V: Ut nemo superbiat, sed glorietur in cruce Domini.
1
Attende, o homo, in quanta excellentia posuerit te Dominus Deus, quia creavit et formavit te ad imaginem dilecti Filii sui
secundum corpus et similitudinem secundum spiritum. 2Et omnes creaturae, quae sub caelo sunt, secundum se serviunt, cognoscunt et
obediunt Creatori suo melius quam tu. 3Et etiam daemones non crucifixerunt eum, sed tu cum ipsis crucifixisti eum et adhuc crucifigis
delectando in vitiis et peccatis. 4Unde ergo potes gloriari? 5Nam si tantum esses subtilis et sapiens quod omnem scientiam haberes et scires
interpretari omnia genera linguarum et subtiliter de caelestibus rebus perscrutari, in omnibus his non potes gloriari; 6quia unus daemon
scivit de caelestibus et modo scit de terrenis plus quam omnes homines, licet aliquis fuerit, qui summae sapientiae cognitionem a Domino
receperit specialem. 7Similiter et si esses pulchrior et ditior omnibus et etiam si facere mirabilia, ut daemones fugares, omnia ista tibi sunt
contraria et nihil ad te pertinet et in his nil potes gloriari; 8sed in hoc possumus gloriari in infirmitatibus nostris et baiulare quotidie sanctam
crucem Domini nostri Jesu Christi.
V. Che nessuno si insuperbisca, ma ognuno si glori nella croce del Signore.
[153] 1Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del
suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine di lui secondo lo spirito.
[154] 2E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la propria natura, servono, conoscono e obbediscono al loro
Creatore meglio di te. 3E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi quando ti diletti nei
vizi e nei peccati. 4Di che cosa puoi dunque gloriarti?
5
Infatti se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza e da saper interpretare tutte le lingue e acutamente
perscrutare le cose celesti, in tutto questo non potesti gloriarti; 6poiché un solo demonio seppe delle realtà celesti e ora sa di quelle terrene
più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito qualcuno che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza.
7
Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte
queste cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; 8ma in questo possiamo gloriarci,
nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.
Cap. VI: De imitatione Domini.
1
Attendamus, omnes fratres, bonum pastorem, qui pro ovibus suis salvandis crucis sustinuit passionem. 2Oves Domini secutae
fuerunt eum in tribulatione et persecutione, verecundia et fame, in infirmitate et tentatione et ceteris aliis; et de his receperunt a Domino
vitam sempiternam. 3Unde magna verecundia est nobis servis Dei, quod sancti fecerunt opera et nos recitando ea volumus recipere gloriam
et honorem.
VI. L'imitazione del Signore.
[155] 1Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce.
2
Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione nell'ignominia e nella fame, nella infermità e nella
tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. 3Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio,
che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle.
Cap. VII: Ut bona operatio sequatur scientiam.
1
Dicit apostolus: Littera occidit, spiritus autem vivificat. 2Illi sunt mortui a littera qui tantum sola verba cupiunt scire, ut
sapientiores teneantur inter alios et possint acquirere magnas divitias dantes consanguineis et amicis. 3Et illi religiosi sunt mortui a littera,
qui spiritum divinae litterae nolunt sequi, sed solum verba magis cupiunt scire et aliis interpretari. 4Et illi sunt vivificati a spiritu divinae
litterae, qui omnem litteram, quam sciunt et cupiunt scire, non attribuunt corpori, sed verbo et exemplo reddunt ea altissimo Domino Deo
cuius est omne bonum.
VII. La pratica del bene deve accompagnare la scienza.
[156] 1Dice l'apostolo: " La lettera uccide, lo spirito invece dà vita". 2Sono morti a causa della lettera coloro che unicamente
bramano sapere le sole parole, per essere ritenuti i più sapienti in mezzo agli altri e potere acquistare grandi ricchezze e darle ai parenti e
agli amici.
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3
Così pure sono morti a causa della lettera, quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma piuttosto
bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri. 4E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e
desiderano sapere, non l'attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono con la parola e con l'esempio all'altissimo Signore Dio, al quale
appartiene ogni bene.
Cap. VIII: De peccato invidiae vitando.
1
Ait apostolus: Nemo potest dicere: Dominus Jesus, nisi in Spiritu Sancto; 2et :Non est qui faciat bonum, non est usque ad unum.
Quicumque ergo invidet fratri suo de bono, quod Dominus dicit et facit in ipso, pertinet ad peccatum blasphemiae, quia ipsi Altissimo
invidet, qui dicit et facit omne bonum.
3
VIII. Evitare il peccato d'invidia.
[157] 1Dice l'apostolo: "Nessuno può dire: Signore Gesù se non nello Spirito Santo", 2e ancora: "Non c'è chi fa il bene, non ce n'è
neppure uno".
3
Perciò, chiunque invidia il suo fratello riguardo al bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, poiché
invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene.
Cap. IX: De dilectione.
1
Dicit Dominus: Diligite inimicos vestros [benefacite his qui oderunt vos, et orate pro persequentibus et calumniantibus vos]. 2Ille
enim veraciter diligit inimicum suum, qui non dolet de iniuria, quam sibi facit, 3sed de peccato animae suae uritur propter amorem Dei. 4Et
ostendat ei ex operibus dilectionem.
IX. Amare i nemici.
[158] 1Dice il Signore: "Amate i vostri nemici [ e fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi perseguitano e vi
calunniano]". 2Infatti, veramente ama il suo nemico colui che non si duole per l'ingiuria che quegli gli fa, 3ma brucia nel suo intimo, per
l'amore di Dio, a motivo del peccato dell'anima di lui. 4E gli dimostri con le opere il suo amore.
Cap. X: De castigatione corporis.
1
Multi sunt, qui dum peccant vel iniuriam recipiunt, saepe inculpant inimicum vel proximum. 2Sed non est ita: quia unusquisque
in sua potestate habet inimicum, videlicet corpus, per quod peccat. 3Unde beatus ille servus, qui talem inimicum traditum in sua protestate
semper captum tenuerit et sapienter se ab ipso custodierit; 4quia, dum hoc fecerit, nullus alius inimicus visibilis vel invisibilis ei nocere
poterit.
X. La mortificazione del corpo.
[159] 1Ci sono molti che, quando peccano o ricevono un'ingiuria, spesso incolpano il nemico o il prossimo. 2Ma non è così, poiché
ognuno ha in suo potere il nemico, cioè il corpo, per mezzo del quale pecca. 3Perciò e beato quel servo che terrà sempre prigioniero un tale
nemico affidato in suo potere e sapientemente si custodirà dal medesimo; 4poiché, finché si comporterà così, nessun altro nemico visibile o
invisibile gli potrà nuocere.
Cap. XI: Ut nemo corrumpatur malo alterius.
1
Servo Dei nulla res displicere debet praeter peccatum. 2Et quocumque modo aliqua persona peccaret, et propter hoc servus Dei
non ex caritate turbaretur et irasceretur, thesaurizat sibi culpam. 3Ille servus Dei, qui non irascitur neque conturbat se pro aliquo recte vivit
sine proprio. 4Et beatus est, qui non remanet sibi aliquid reddens quae sunt caesaris caesari, et quae sunt Dei Deo.
XI. Non lasciarsi guastare a causa del peccato altrui.
[160] 1Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. 2E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo di
tale peccato, il servo di Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per se come un tesoro quella colpa.
3
Quel servo di Dio che non si adira ne si turba per alcunché, davvero vive senza nulla di proprio. 4Ed egli è beato perché, rendendo a
Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, non gli rimane nulla per se.
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Cap. XII: De cognoscendo spiritu Domini.
1
Sic potest cognosci servus Dei, si habet de spiritu Domini: 2cum Dominus operaretur per ipsum aliquod bonum, si caro eius non
inde se exaltaret, quia semper est contraria omni bono, 3sed si magis ante oculos se haberet viliorem et omnibus aliis hominibus minorem
se existimaret.
XII. Come riconoscere lo Spirito del Signore.
[161] 1A questo segno si può riconoscere il servo di Dio, se ha lo spirito del Signore: 2se, quando il Signore compie, per mezzo di
lui, qualcosa di buono, la sua "carne" non se ne inorgoglisce - poiché la "carne" è sempre contraria ad ogni bene -3ma piuttosto si ritiene
ancora più vile ai propri occhi e si stima più piccolo di tutti gli altri uomini.
Cap. XIII: De patientia.
1
Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur. Non potest cognoscere servus Dei, quantam habeat patientiam et humilitatem in se,
dum satisfactum est sibi. 2Cum autem venerit tempus, quod illi qui deberent sibi satisfacere, faciunt sibi contrarium, quantam ibi patientiam
et humilitatem tantam habet et non plus.
XIII. La pazienza.
[162]1 Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio. Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in
sé finché gli si dà soddisfazione. 2Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro,
quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non più.
Cap. XIV: De paupertate spiritus.
1
Beati pauperes spiritu, quoniam ipsorum est regnum caelorum. 2Multi sunt, qui orationibus et officiis insistentes multas
abstinentias et afflictiones in suis corporibus faciunt, 3sed de solo verbo, quod videtur esse iniuria suorum corporum vel de aliqua re, quae
sibi auferreturscandalizati continuo perturbantur. 4Hi non sunt pauperes spiritu; quia qui vere pauper est spiritu, se ipsum odit et eos diligit
qui eum percutiunt in maxilla.
XIV. La povertà di spirito.
[163] 1Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.
Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, 3ma per una
sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. 4Questi non
sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso e ama quelli che lo percuotono nella guancia.
2
Cap. XV: De pace.
1
Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur. 2Illi sunt vere pacifici, qui de omnibus, quae in hoc saeculo patiuntur, propter
amorem Domini nostri Jesu Christi in animo et corpore pacem servant.
XV. I pacifici.
[164] 1Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio. 2Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in
questo mondo, per l'amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell'anima e nel corpo.
Cap. XVI: De munditia cordis.
1
Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt. 2Vere mundo corde sunt qui terrena despiciunt, caelestia quaerunt et semper
adorare et videre Dominum Deum vivum et verum mundo corde et animo non desistunt.
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XVI. La purezza di cuore.
[165] 1Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio. 2Veramente puri di cuore sono coloro che disdegnano le cose terrene e
cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore e animo puro.
Cap. XVII: De humili servo Dei.
1
Beatus ille servus, qui non magis se exaltat de bono, quod Dominus dicit et operatur per ipsum, quam quod dicit et operatur per
alium. Peccat homo, qui magis vult recipere a proximo suo, quam non vult dare de se Domino Deo.
2
XVII. L'umile servo di Dio.
[166] 1Beato quel servo il quale non si inorgoglisce per il bene che il Signore dice e opera per mezzo di lui, più che per il bene che
dice e opera per mezzo di un altro. 2Pecca l'uomo che vuol ricevere dal suo prossimo più di quanto non vuole dare di sé al Signore Dio.
Cap. XVIII: De compassione proximi.
1
Beatus homo, qui sustinet proximum suum secundum suam fragilitatem in eo, quod vellet sustineri ab ipso, si in consimili casu
esset. Beatus servus, qui omnia bona reddit Domino Deo, quia qui sibi aliquid retinuerit abscondit in se pecuniam Domini Dei sui et quod
putabat habere auferetur ab eo.
2
XVIII. La compassione per il prossimo.
[167] 1Beato l'uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da
lui, se si trovasse in un caso simile.
[168] 2Beato il servo che restituisce tutti i suoi beni al Signore Iddio, perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di sé
il denaro del Signore suo Dio, e gli sarà tolto ciò che credeva di possedere.
Cap. XIX: De humili servo Dei
1
Beatus servus qui non tenet se meliorem, quando magnificatur et exaltatur ab hominibus, sicuti quando tenetur vilis, simplex et
despectus, 2quia quantum est homo coram Deo, tantum est et non plus. 3Vae illi religioso, qui ab aliis positus est in alto et per suam
voluntatem non vult descendere. 4Et beatus ille servus, qui non per suam voluntatem ponitur in alto et semper desiderat esse sub pedibus
aliorum.
XIX. L'umile servo di Dio.
[169] 1Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice
e spregevole, 2poiché quanto l'uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. 3Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per
sua volontà non vuol discendere. 4E beato quel servo, che non viene posto in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi
degli altri.
Cap. XX: De bono et vano religioso.
1
Beatus ille religiosus, qui non habet iucunditatem et laetitiam nisi in sanctissimis eloquiis et operibus Domini 2et cum his producit
homines ad amorem Dei cum gaudio et laetitia. 3Vae illi religioso qui delectat se in verbis otiosis et vanis et cum his producit homines ad
risum.
XX. Il buon religioso e il religioso vano.
[170] 1Beato quel religioso che non ha giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore 2e, mediante queste,
conduce gli uomini all'amore di Dio con gaudio e letizia. 3Guai a quel religioso che si diletta in parole oziose e frivole e con esse conduce
gli uomini al riso.
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Cap. XXI: De inani et loquaci religioso.
1
Beatus servus, qui quando loquitur, sub specie mercedis omnia sua non manifestat et non est velox ad loquendum, sed sapienter
providet, quae dabet loqui et respondere. 2Vae illi religioso, qui bona, quae Dominus sibi ostendit, non retinet in corde suo et aliis non
ostendit per operationem, sed sub specie mercedis magis hominibus verbis cupit ostendere. 3Ipse recipit mercedem suam et audientes
parum fructum reportant.
XXI. Il religioso leggero e loquace.
[171] 1Beato il servo che, quando parla, non manifesta tutte le sue cose, con la speranza di una mercede, e non è veloce a parlare,
ma sapientemente pondera di che parlare e come rispondere. 2Guai a quel religioso che non custodisce nel suo cuore i beni che il Signore
gli mostra e non li manifesta agli altri nelle opere, ma piuttosto, con la speranza di una mercede, brama manifestarli agli uomini a parole.
3
Questi riceve già la sua mercede e chi ascolta ne riporta poco frutto.
Cap. XXII: De correctione.
1
Beatus servus, qui disciplinam, accusationem et reprehensionem ita patienter ab aliquo sustineret sicut a semetipso. 2Beatus
servus, qui reprehensus benigne acquiescit, verecunde obtemperat, humiliter confitetur et libenter satisfacit. 3Beatus servus, qui non est
velox ad se excusandum et humiliter sustinet verecundiam et reprehensionem de peccato, ubi non commisit culpam.
XXII. Della correzione fraterna.
[172] 1Beato il servo che è disposto a sopportare così pazientemente da un altro la correzione, l'accusa e il rimprovero, come se li
facesse a sé. 2Beato il servo che, rimproverato, di buon animo accetta, si sottomette con modestia, umilmente confessa e volentieri ripara.
3
Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmente sopporta la vergogna e la riprensione per un peccato, sebbene non abbia commesso
colpa.
Cap. XXIII: De humilitate.
1
Beatus servus, qui ita inventus est humilis inter subditos suos, sicuti quando esset inter dominos suos. 2Beatus servus, qui semper
permanet sub virga correctionis. 3Fidelis et prudens servus est, qui in omnibus suis offensis non tardat interius punire per contritionem et
exterius per confessionem et operis satisfactionem.
XXIII. La vera umiltà.
[173] 1Beato il servo che viene trovato così umile tra i suoi sudditi come quando fosse tra i suoi padroni. 2Beato il servo che si
mantiene sempre sotto la verga della correzione. 3E' servo fedele e prudente colui che di tutti i suoi peccati non tarda a punirsi,
interiormente per mezzo della contrizione ed esteriormente con la confessione e con opere di riparazione.
Cap. XXIV: De vera dilectione.
Beatus servus, qui tantum diligeret fratrem suum, quando est infirmus, quod non potest ei satisfacere, quantum quando est sanus,
qui potest ei satisfacere.
XXIV. La vera dilezione.
[174] Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricambiargli il servizio,
quanto l'ama quando è sano, e può ricambiarglielo.
Cap. XXV: Item de eodem.
Beatus servus, qui tantum diligeret et timeret fratrem suum, cum esset longe ab ipso, sicuti quando esset cum eo, et non diceret
aliquid post ipsum, quod cum caritate non posset dicere coram ipso.
XXV. Ancora della vera dilezione.
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[175] Beato il servo che tanto amerebbe e temerebbe un suo fratello quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui, e
non direbbe dietro le sue spalle niente che con carità non possa dire in sua presenza.
Cap. XXVI: Ut servi Dei honorent clericos.
1
Beatus servus, qui portat fidem in clericis, qui vivunt recte secundum formam Ecclesiae Romane. 2Et vae illis qui ipsos
despiciunt; licet enim sint peccatores, tamen nullus debet eos iudicare, quia ipse solus Dominus reservat sibi ipsos ad iudicandum. 3Nam
quantum est maior administratio eorum, quam habent de sanctissimo corpore et sanguine Domini nostri Jesu Christi, quod ipsi recipiunt et
ipsi soli aliis ministrant, tantum plus peccatum habent, qui peccant in ipsis, quam in omnibus aliis hominibus istius mundi.
XXVI. Che i servi di Dio onorino i chierici.
[176] 1Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. 2E guai a coloro che li
disprezzano. Quand'anche infatti siano peccatori , tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato solo a se
stesso il diritto di giudicarli.
3
Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo che
proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se
peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.
Cap. XXVII: De virtute effugante vitio.
1
Ubi caritas est et sapientia, ibi nec timor nec ignorantia.
Ubi est patientia et humilitas, ibi nec ira nec perturbatio.
3
Ubi est paupertas cum laetitia, ibi nec cupiditas nec avaritia.
4
Ubi est quies et meditatio, ibi neque sollicitudo neque vagatio.
5
Ubi est timor Domini ad atrium suum custodiendum, ibi inimicus non potest habere
6
Ubi est misericordia est discretio, ibi nec superfluitas nec induratio.
2
locum ad ingrediendum.
XXVII. Come le virtù allontanano i vizi.
[177] 1Dove è amore e sapienza, ivi non è timore né ignoranza.
Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento.
3
Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia.
4
Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione.
5
Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via
6
Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza.
2
d'entrata.
Cap. XXVIII: De abscondendo bono ne perdatur.
1
Beatus servus, qui thesaurizat in caelo bona, quae Dominus sibi ostendit et sub specie mercedis non cupit manifestare hominibus,
quia ipse altissimus manifestabit opera eius quibuscumque placuerit. 3Beatus servus, qui secreta Domini observat in corde suo.
2
XXVIII. Il bene va nascosto perché non si perda.
[178] 1Beato il servo che accumula nel tesoro del cielo i beni che il Signore gli mostra e non brama di manifestarli agli uomini
con la speranza di averne compenso, 2poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chiunque gli piacerà. 3Beato il servo che
conserva nel suo cuore i segreti del Signore.
HAEC SUNT VERBA VITAE ET SALUTIS QUAE SI QUIS LEGERIT ET FECERIT INVENIET VITAM ET AURIET
SALUTEM A DOMINO DE ILLIS QUI FACIUNT PENITENTIAM.
( Recensio Prior)
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Cap. I De illis qui faciunt poenitentiam.
1
In nomine Domini. Omnes qui Dominum diligunt ex toto corde, ex tota anima et mente, ex tota virtute, et diligunt proximos suos sicut se
ipsos, 2et odio habent corpora eorum cum vitiis et peccatis, 3et recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, 4et faciunt fructus
dignos poenitentiae: 5O quam beati et benedicti sunt illi et illae, dum talia faciunt et in talibus perseverant, 6quia requiescet super eos
spiritus Domini et faciet apud eos habitaculum et mansionem, 7et sunt filii patris caelestis, cuius opera faciunt, et sunt sponsi, fratres et
matres Domini nostri Jesu Christi. 8Sponsi sumus, quando Spiritu Sancto coniungitur fidelis anima Domino nostro Jesu Christo. 9Fratres ei
sumus, quando facimus voluntatem patris qui in caelis est. 10Matres, quando portamus eum in corde et corpore nostro per divinum amorem
et puram et sinceram conscientiam; parturimus eum per sanctam operationem, quae lucere debet aliis in exemplum. 11O quam gloriosum
est, sanctum et magnum in caelis habere patrem! 12O quam sanctum, paraclitum, pulchrum et admirabilem talem habere sponsum! 13O
quam sanctum et quam dilectum, beneplacitum, humilem, pacificum, dulcem, amabilem et super omnia desiderabilem habere talem
fratrem et talem filium: Dominum nostrum Jesum Christum, 14qui posuit animam pro ovibus suis et oravit patri dicens: Pater sancte, serva
eos in nomine tuo, quos dedisti mihi in mundo; tui erant et mihi dedisti eos: 15Et verba quae mihi dedisti, dedi eis; et ipsi acceperunt et
crediderunt vere, quia a te exivi et cognoverunt, quia tu me misisti. 16Rogo pro eis et non pro mundo. 17Benedic et sanctifica et pro eis
sanctifico me ipsum . 18Non pro eis rogo tantum, sed pro eis qui credituri sunt per verbum illorum in me, ut sint sanctificati in unum sicut et
nos. 19Et volo, pater, ut ubi ergo sum et illi sint mecum, ut videant claritatem meam in regno tuo. Amen.
Cap. II De illis qui non agunt poenitentiam.
1
Omnes autem illi et illae, qui non sunt in poenitentia, 2et non recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, 3et
operantur vitia et peccata et qui ambulant post malam concupiscentiam et mala desideria carnis suae, 4et non observant, quae promiserunt
Domino, 5et serviunt corporaliter mundo carnalibus desiderii et sollicitudinibus saeculi et curis huius vitae: 6detenti a diabolo, cuius sunt
filii et eius opera faciunt, 7caeci sunt, quia verum lumen non vident Dominum nostrum Jesum Christum. 8Sapientiam non habent
spiritualem, quia non habent Filium Dei qui est vera sapientia Patris, 9de quibus dicitur: Sapientia eorum deglutita est; et Maledicti qui
declinant a mandatis tuis. 10Vident et agnoscunt, sciunt et faciunt mala et ipsi scienter perdunt animas. 11Videte, caeci, decepti ab inimicis
vestris: a carne, mundo et diabolo; quia corpori dulce est facere peccatum et amarum est facere servire Deo; 12quia omnia vitia et peccata de
corde hominum exeunt et procedunt, sicut dicit Dominus in Evangelio. 13Et nihil habetis in hoc saeculo neque in futuro. 14Et putatis diu
possidere vanitates huius saeculi, sed decepti estis, quia veniet dies et hora, de quibus non cogitatis nescitis et ignoratis; infirmatur corpus,
mors appropinquat et sic moritur amara morte. 15Et ubicumque, quandocumque, qualitercumque moritur homo in criminali peccato sine
poenitentia et satisfactione, si potest satisfacere et non satisfacit, diabolus rapit animam suam de corpore eius cum tanta angustia et
tribulatione, quod nemo potest scire, nisi qui recipit. 16Et omnia talenta et potestatem et scientiam et sapientiam, quae putabant habere,
auferretur ab eis. 17Et propinquis et amicis relinquunt et ipsi tulerunt et diviserunt substantiam eius et dixerunt postea: Maledicta sit anima
sua, quia potuit plus dare nobis et acquirere quam non acquisivit. 18Corpus comedunt vermes, et ita perdiderunt corpus et animam in isto
brevi saeculo et ibunt in inferno, ubi cruciabuntur sine fine.
19
Omnes illos quibus litterae istae pervenerint, rogamus in caritate quae Deus est, ut ista supradicta odorifera verba Domini nostri
Jesu Christi cum divino amore benigne recipiant. 20Et qui nesciunt legere, saepe legere faciant; 21et apud se retineant cum sancta operatione
usque in finem, quia spiritus et vita sunt. 22Et qui hoc non fecerint, tenebuntur reddere rationem in die iudicii ante tribunal Domini nostri
Jesu Christi.
Giubilo su quelli che fanno penitenza.
QUESTE SONO PAROLE DI VITA E DI SALVEZZA CHE SE QUALCUNO LEGGERA' E METTERA' IN PRATICA
INCONTRERA' LA VITA E OTTERRA' LA SALVEZZA DAL SIGNORE RIGUARDO A QUELLI CHE FANNO
PENITENZA.
Capitolo I°
[178/1] 1Nel nome del Signore. Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, tutta l'anima e la mente, con tutta la forza e amano i
loro prossimi come se stessi, 2e hanno in odio i loro corpi con i loro vizi e peccati, 3e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù
Cristo, 4e fanno frutti degni di penitenza.
[178/2] 5Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; 6perché riposerà su di essi lo Spirito
del Signore, e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; 7e sono figli del Padre celeste del quale compiono le opere, e sono sposi,
fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.
8
Siamo sposi, quando l'anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. 9Siamo suoi fratelli quando
facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. 10Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore
e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio.
[178/3] 11Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!
12
Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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13
Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce,amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale
figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, 14il quale offrì la sua vita per le sue pecore, e pregò il Padre dicendo: "Padre santo, custodiscili nel tuo
nome, coloro che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me. 15E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno
accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 16Io prego per essi e non per il
mondo. 17Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso. 18Non prego soltanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in
me per la loro parola, perché siano santificati nell'unità, come lo siamo anche noi. 19E voglio, Padre, che dove sono io siano anch'essi con
me, affinché contemplino la mia gloria nel tuo regno. Amen.
Cap II° . Guai a quelli che non fanno penitenza.
[178/4] 1Tutti quelli e quelle, invece, che non vivono nella penitenza, 2e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù
Cristo, e si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro carne, 4e non
osservano quelle cose che hanno promesso al Signore, 5e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti carnali ed alle sollecitudini del
mondo e alle preoccupazioni di questa vita: 6costoro sono prigionieri del diavolo del quale sono figli e fanno le opere; 7sono ciechi, poiché
non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. 8Non hanno la sapienza spirituale, poiché non posseggono il Figlio di Dio, che è la
vera sapienza del Padre; 9di loro è detto: " La loro sapienza è stata ingoiata" e: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi
comandamenti". 10Essi vedono e riconoscono, sanno e fanno ciò che è male, e consapevolmente perdono la loro anima.
[178/5] 11Vedete, o ciechi, ingannati dai vostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è cosa dolce fare il
peccato e cosa amara sottoporsi a servire Dio, 12poiché tutti i vizi e i peccati escono e procedono dal cuore degli uomini, come dice il
Signore nel Vangelo. 13E non avete niente in questo mondo e neppure nell'altro. 14E credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo,
ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l'ora alla quale non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina e così
si muore di amara morte.
[178/6] 15E in qualsiasi luogo, tempo e modo l'uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza e dato soddisfazione, se
poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce l'anima di lui dal suo corpo, con una angoscia e tribolazione così grande, che nessuno può
sapere se non colui che la prova.
16
E tutti i talenti e il potere e la scienza e sapienza, che credevano di possedere sarà loro tolta. 17E lasciano tutto ai parenti ed agli
amici. Ed ecco, questi si sono già preso e spartito tra loro il patrimonio di lui, e poi hanno detto: "Maledetta sia la sua anima, poiché poteva
darci di più e procurarsi di più di quanto si è procurato!" 18I vermi mangiano il cadavere, e così hanno perduto il corpo e l'anima in questa
breve vita e andranno all'inferno, dove saranno tormentati eternamente.
3
Postscritto.
[178/7] 19Tutti coloro ai quali perverrà questa lettera, li preghiamo, nella carità che è Dio, che accolgano benignamente con divino
amore queste fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo scritto. 20E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere
spesso, 21e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, poiché sono spirito e vita.
22
E coloro che non faranno questo, dovranno renderne, ragione nel giorno del giudizio, davanti al tribunale del Signore nostro
Gesù Cristo.
**************************************************
( Recensio posterior)
1
In nomine Domini Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Universis christianis religiosis, clericis et laicis, masculis et feminis, omnibus qui habitant in universo mundo, frater Franciscus, eorum
servus et subditus, obsequium cum reverentia, pacem veram de caelo et sinceram in Domino caritatem.
2
Cum sim servus omnium, omnibus servire teneor et administrare odorifera verba Domini mei. 3Unde in mente considerans, quod
cum personaliter propter infirmitatem et debilitatem mei corporis non possim singulos visitare, proposui litteris praesentibus et nuntiis
verba Domini nostri Jesu Christi, qui est Verbum Patris, vobis referre et verba Spiritus Sancti, quae spiritus et vita sunt.
4
Istud Verbum Patris tam dignum, tam sanctum et gloriosum nuntiavit altissimus Pater de caelo per sanctum Gabrielem angelum
suum in uterum sanctae ac gloriosae virginis Mariae, ex cuius utero veram recepit carnem humanitatis et fragilitatis nostrae. 5Qui, cum
dives esset super omnia, voluit ipse in mundo cum beatissima Virgine, matre sua, eligere paupertatem . 6Et prope passionem celebravit
pascha cum discipulis suis et accipiens panem gratias egit et benedixit et fregit dicens: Accipite et comedite, hoc est corpus meum. 7Et
accipiens calicem dixit: Hic est sanguis meus novi testamenti, qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum. 8Deinde
oravit Patrem dicens: Pater, si fieri potest, transeat a me calix iste. 9Et factus est sudor eius sicut guttae sanguinis decurrentis in terram.
10
Posuit tamen voluntatem suam in voluntate Patris dicens: Pater , fiat voluntas tua; non sicut ego volo, sed sicut tu. 11Cuius Patris talis fuit
voluntas, ut filius eius benedictus et gloriosus, quem dedit nobis et natus fuit pro nobis, se ipsum per proprium sanguinem suum sacrificium
et hostiam in ara crucis offerret; 12non propter se, per quem facta sunt omnia, sed pro peccatis nostris, 13relinquens nobis exemplum, ut
sequamur vestigia eius. 14Et vult ut omnes salvemur per eum et recipiamus ipsum puro corde et casto corpore nostro. 15Sed pauci sunt, qui
velint eum recipere et salvi esse per eum, licet eius iugum suave et onus ipsius leve.
16
Qui nolunt gustare, quam suavit sit Dominus et diligunt tenebras magis quam lucem nolentes adimplere mandata Dei, maledicti
17
sunt; de quibus dicitur per prophetam: Maledicti qui declinant a mandatis tuis. 18Sed, o quam beati et benedicti sunt illi qui Deum diligunt
et faciunt sicut dicit ipse Dominus in evangelio: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde et ex tota mente et proximum tuum sicut te
ipsum.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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19
Diligamus igitur Deum et adoremus eum puro corde et pura mente, quia ipse super omnia quaerens dixit: Veri adoratores
adorabunt patrem in spiritu et veritate. 20Omnes enim, qui adorant eum, in spiritu veritatis oportet eum adorare. 21Et dicamus ei laudes et
orationes die ac nocte dicendo: Pater noster, qui es in caelis, quia oportet nos semper orare et non deficere.
22
Debemus siquidem confiteri sacerdoti omnia peccata nostra; et recipiamus corpus et sanguinem Domini Jesu Christi ab eo. 23Qui
non manducat carnem suam et non bibit sanguinem suum, non potest introire in regnum Dei. 24Digne tamen manducet et bibat, quia qui
indigne recipit iudicium sibi manducat et bibit, non diiudicans corpus Domini, id est non discernit. 25Faciamus insuper fructus dignos
poenitentiae. 26Et diligamus proximos sicut nos ipsos. 27Et si quis non vult eos amare sicut se ipsum, saltim non inferat eis mala, sed faciat
bona.
28
Qui autem potestatem iudicandi alios receperunt iudicium cum misericordia exerceant, sicut ipsi volunt a Domino
misericordiam obtinere. 29Iudicium enim sine misericordia erit illis qui non fecerint misericordiam. 30Habemus itaque caritatem et
humilitatem; et faciamus eleemosynas, quia ipsa lavat animas a sordibus peccatorum. 31Homines enim omnia perdunt, quae in hoc saeculo
relinquunt; secum tamen portant caritatis mercedem et eleemosynas, quas fecerunt, de quibus habebunt a Domino praemium et dignam
remunerationem.
32
Debemus etiam ieiunare et abstinere a vitiis et peccatis et a superfluitate ciborum et potus et esse catholici. 33Debemus etiam
ecclesias visitare frequenter et venerari clericos et revereri, non tantum propter eos, si sint peccatores, sed propter officium et
administrationem sanctissimi corporis et sanguinis Christi, quod sacrificant in altari et recipiunt et aliis administrant. 34Et firmiter sciamus
omnes quia nemo salvari potest, nisi per sancta verba et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, quae clerici dicunt, annuntiant et ministrant.
35
Et ipsi soli ministrate debent et non alii. 36Specialiter autem religiosi, qui renuntiaverunt saeculo, tenentur plura et maiora facere, sed ista
non dimittere.
37
Debemus odio habere corpora nostra cum vitiis et peccatis quia Dominus dicit in evangelio: Omnia mala, vitia et peccata a
corde exeunt. 38Debemus diligere inimicos nostros et benefacere his, qui nos odio habent. 39Debemus observare praecepta et consilia
Domini nostri Jesu Christi. 40Debemus etiam nosmetipsos abnegare et ponere corpora nostra sub iugo servitutis et sanctae obedientiae, sicut
unusquisque promisit Domino. 41Et nullus homo teneatur ex obedientia obedire alicui in eo, ubi committitur delictum vel peccatum.
42
Cui autem obedientia commissa est et qui habetur maior, sit sicut minor et aliorum fratrum servus. 43Et in singulos fratres suos
misericordiam faciat et habeat, quam vellet sibi fieri, si in consimili casu esset. 44Nec ex delicto fratris irascatur in fratrem, sed cum omni
patientia et humilitate ipsum benigne moneat et sustineat.
45
Non debemus secundum carnem esse sapientes et prudentes, sed magis debemus esse simplices, humiles et puri. 46Et habeamus
corpora nostra in opprobrium et despectum, quia omnes per culpam nostram sumus miseri et putridi, foetidi et vermes, sicut dicit Dominus
per prophetam: Ego sum vermis et non homo, opprobrium hominum et abiectio plebis. 47Numquam debemus desiderare esse super alios,
sed magis debemus esse servi et subditi omni humanae creaturae propter Deum. 48Et omnes illi et illae, dum talia fecerint et
perseveraverint usque in finem, requiescet super eos Spiritus Domini et faciet in eis habitaculum et mansionem. 49Et erunt filii Patris
caelestis, cuius opera faciunt. 50Et sunt sponsi, fratres et matres Domini nostri Jesu Christi. 51Sponsi sumus, quando Spiritu Sancto
coniungitur fidelis anima Jesu Christo. 52Fratres enim sumus, quando facimus voluntatem patris eius, qui est in caelo; 53matres quando
portamus eum in corde et corpore nostro per amorem et puram et sinceram conscientiam; parturimus eum per sanctam operationem, quae
lucere debet aliis in exemplum.
54
O quam gloriosum et sanctum et magnum habere in caelis Patrem! 55O quam sanctum, paraclitum, pulchrum et admirabilem
habere sponsum! 56O quam sanctum et quam dilectum, beneplacitum, humilem, pacificum, dulcem et amabilem et super omnia
desiderabilem habere talem fratrem et filium, qui posuit animam suam pro ovibus suis et oravit patrem pro nobis dicens: Pater sancte,
serva eos in nomine tuo, quos dedisti mihi. 57Pater, omnes, quos dedisti mihi in mundo , tui erant et mihi eos dedisti. 58Et verba, quae
dedisti mihi, dedi eis; et ipsi acceperunt et cognoverunt vere, quia a te exivi et crediderunt, quia tu me misisti; rogo pro eis et non pro
mundo; benedic et sanctifica eos. 59Et pro eis sanctifico me ipsum, ut sint sanctificati in unum sicut et nos sumus. 60Et volo, pater ut ubi ego
sum et illi sint mecum, ut videant claritatem meam in regno tuo.
61
Ei autem qui tanta sustinuit pro nobis, tot bona contulit et conferet in futurum, omnis creatura, quae est in caelis, in terra, in mari
et in abyssis reddat laudem Deo, gloriam, honorem et benedictionem, 62quia ipse est virtus et fortitudo nostra, qui est solus bonus, solus
altissimus, solus omnipotens, admirabilis, gloriosus et solus sanctus, laudabilis et benedictus per infinita saecula saeculorum. Amen.
63
Omnes autem illi, qui non sunt in poenitentia et non recipiunt corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi, 64et operantur
vitia et peccata, et qui ambulant post malam concupiscentiam et mala desideria, et non observant, quae promiserunt, 65et serviunt
corporaliter mundo carnalibus desideriis, curis et sollicitudinibus huius saeculi et curis huius vitae, 66decepti a diabolo, cuius filii sunt et
eius opera faciunt, caeci sunt, quia verum lumen non vident Dominum nostrum Jesum Christum. 67Sapientiam non habent spiritualem, quia
non habent Filium Dei in se, qui est vera sapientia Patris; de quibus dicitur: Sapientia eorum devorata est. 68Vident, agnoscunt, sciunt et
faciunt mala; et scienter perdunt animas. 69Videte, caeci, decepti ab inimicis nostris scilicet a carne, a mundo et a diabolo, quia corpori
dulce est facere peccatum et amarum servire Deo, quia omnia mala, vitia et peccata de corde hominum exeunt et procedunt, sicut dicit
Dominus in evangelio. 70Et nihil habetis in hoc saeculo neque in futuro. 71Putatis diu possidere vanitates huius saeculi, sed decepti estis,
quia veniet dies et hora, de quibus non cogitatis et nescitis et ignoratis.
72
Infirmatur corpus, mors appropinquat, veniunt propinqui et amici dicentes: Dispone tua. 73Ecce uxor eius et filii eius et
propinqui et amici fingunt flere. 74Et respiciens videt eos flentes, movetur malo motu; cogitando intra se dicit: Ecce animam et corpus
meum et omnia mea pono in manibus vestris. 75Vere, iste homo est maledictus, qui confidit et exponit animam suam et corpus et omnia sua
in talibus manibus; 76unde Dominus per prophetam: Maledictus homo qui confidit in homine. 77Et statim faciunt venire sacerdotem; dicit ei
sacerdos: "Vis recipere poenitentiam de omnibus peccatis tuis?" 78Respondet: "Volo". "Vis satisfacere de commissis et his quae fraudasti et
decepisti homines sicut potes de tua substantia?" 79Respondet: "Non". Et sacerdos dicit: "Quare non?". 80"Quia omnia disposui in manibus
propinquorum et amicorum." 81Et incipit perdere loquelam et sic moritur ille miser.
82
Sed sciant omnes, quod ubicumque et qualitercumque homo moriatur in criminali peccato sine satisfactione et potest satisfacere
et non satisfecit, diabolus rapit animam eius de corpore suo cum tanta angustia et tribulatione, quantam nullus scire potest, nisi qui recipit.
83
Et omnia talenta et potestas et scientia, quam putabat habere, auferetur ab eo. 84Et propinquis et amicis relinquit et ipsi tollent et divident
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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substantiam eius et dicent postea: "Maledicta sit anima eius, quia potuit plus dare nobis et acquirere quam non acquisivit." 85Corpus
comedunt vermes; et ita perdit corpus et animam in isto brevi saeculo et ibit in inferno, ubi cruciabitur sine fine.
86
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen. 87Ego frater Franciscus, minor servus vester, rogo et obsecro vos in caritate,
quae Deus est, et cum voluntate osculandi vestros pedes, quod haec verba et alia Domini nostri Jesu Christi cum humilitate et caritate
debeatis recipere et operari et observare. 88Et omnes illi et illae, qui ea benigne recipient, intelligent et mittent aliis in exemplum, et si in ea
perseveraverint usque in finem, benedicat eis Pater et Filius et Spiritus Sanctus. Amen.
LETTERA AI FEDELI (Seconda recensione)
[179] 1Nel nome del Signore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A tutti i cristiani religiosi, chierici e laici, uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Francesco, loro servo e
suddito, ossequio rispettoso, pace dal cielo e sincera carità nel Signore.
[180] 2Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore. 3E perciò,
considerando che non posso visitare personalmente i singoli, a causa della malattia e debolezza del mio corpo, mi sono proposto di riferire
a voi, mediante la presente lettera e messaggio, le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del Padre, e le parole dello Spirito
Santo, che sono spirito e vita.
I.
IL VERBO DEL PADRE
[181] 4L'altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così
santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità.
[182] 5Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà.
[183] 6E, prossimo alla passione, celebrò la pasqua con i suoi discepoli, e prendendo il pane, rese grazie, lo benedisse e lo spezzò dicendo: "
Prendete e mangiate, questo è il mio corpo". 7E prendendo il calice disse: " Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che per voi e per
molti sarà sparso in remissione dei peccati". 8Poi pregò il Padre dicendo: " Padre, se è possibile passi da me questo calice". 9E il suo
sudore divenne simile a gocce di sangue che scorre per terra. 10Depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre dicendo: " Padre, sia
fatta la tua volontà; non come voglio io, ma come vuoi tu".
[184] 11E la volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso,
mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull'altare della croce, 12non per se, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le
cose,ma in espiazione dei nostri peccati, 13lasciando a noi l'esempio perché ne seguiamo le orme. 14E vuole che tutti siamo salvi per mezzo
di lui e che lo riceviamo col cuore puro e col nostro corpo casto.
[185] 15Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere ed essere salvati per mezzo di lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo peso
leggero.
II.
DI QUELLI CHE NON VOGLIONO OSSERVARE I COMANDAMENTI DI DIO.
[186] 16Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i
comandamenti di Dio, sono maledetti; 17di essi dice il profeta: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti". 18Invece,
quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: "Amerai il Signore tuo Dio
con tutto il cuore e con tutta l'anima, e il prossimo tuo come te stesso".
III.
DELL'AMORE DI DIO E DEL SUO CULTO.
[187] 19Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e mente pura, poiché egli stesso, ricercando questo sopra tutte le altre cose,
disse: I veri adoratori adoreranno il Padre nello spirito e nella verità. 20Tutti infatti quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino nello
spirito della verità.
[188] 21Ed eleviamo a lui lodi e preghiere giorno e notte, dicendo: " Padre nostro, che sei nei cieli", poiché bisogna che noi preghiamo
sempre senza stancarci.
IV.
DELLA VITA SACRAMENTALE.
[189] 22Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo.
23
Chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno di Dio. 24Lo deve però mangiare e bere degnamente,
poiché chi lo riceve indegnamente mangia e beve la sua condanna, non discernendo il corpo del Signore, cioè non distinguendolo dagli
altri cibi.
[190] 25Facciamo, inoltre, frutti degni di penitenza. 26E amiamo i prossimi come noi stessi. 27E se uno non vuole amarli come se stesso,
almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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V.
DEL GIUDICARE CON MISERICORDIA.
[191] 28Coloro poi che hanno ricevuto l'autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono
ottenere misericordia dal Signore; 29infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia.
[192] 30Abbiamo perciò carità e umiltà e facciamo elemosine, perché l'elemosina lava l'anima dalle brutture dei peccati. 31Gli uomini infatti
perdono tutte le cose che lasciano in questo mondo, ma portano con se la ricompensa della carità e le elemosine che hanno fatto, di cui
avranno dal Signore il premio e la degna ricompensa.
VI.
DEL DIGIUNO CORPORALE E SPIRITUALE.
[193] 32Dobbiamo anche digiunare e astenerci dai vizi e dai peccati e da ogni eccesso nel mangiare e nel bere ed essere cattolici.
33
Dobbiamo anche visitare frequentemente le chiese e venerare e usare reverenza verso i chierici, non tanto per loro stessi, se sono
peccatori, ma per l'ufficio e l'amministrazione del santissimo corpo e sangue di Cristo, che sacrificano sull'altare e ricevono e
amministrano agli altri.
[194] 34E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore
nostro Gesù Cristo , che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. 35Ed essi soli debbono amministrarli e non altri.
36
Specialmente poi i religiosi, i quali hanno rinunciato al mondo, sono tenuti a fare molte altre cose e più grandi, senza però
tralasciare queste.
VII.
DELL'AMORE VERSO I NEMICI.
[195] 37Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i vizi e i
peccati escono dal cuore.
[196] 38Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano. 39Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore
nostro Gesù Cristo. 40Dobbiamo anche rinnegare noi stessi e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbedienza, così
come ciascuno ha promesso al Signore.
VIII.
DELL'UMILTA' NEL COMANDARE.
[197] 41E nessun uomo si ritenga obbligato dall'obbedienza ad obbedire a qualcuno la dove si commette delitto o peccato. 42E colui al quale
è affidata l'obbedienza e che è ritenuto maggiore sia come il minore e servo degli altri fratelli, 43e usi e abbia nei confronti di ciascuno dei
suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si trovasse in un caso simile.
[198] 44E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà.
IX.
DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE.
[199] 45Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. 46Teniamo i nostri
corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del profeta: " Io
sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e scherno del popolo".
47
Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore
di Dio.
X.
DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO.
[200] 48E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e persevereranno in esse sino alla fine,
riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli ne farà sua abitazione e dimora. 49E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere,
50
e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.
51
Siamo sposi, quando l'anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l'azione dello Spirito Santo. 52E siamo fratelli, quando
facciamo la volontà del Padre suo, che è in cielo. 53Siamo madri , quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l'amore
e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri.
[201] 54Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!
55
Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
56
Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale
fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi, dicendo: " Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli
che mi hai dato. 57Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me. 58E le parole che desti a me, le ho date a
loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego
per loro e non per il mondo. Benedicili e santificali. 59E per loro io santifico me stesso affinché siano santificati nell'unità come lo siamo
noi. 60E voglio, o Padre, che dove io sono ci siano anch'essi con me, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno".
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[202] 61A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive nei cieli, sulla terra, nel
mare e negli abissi, renda lode, gloria, onore e benedizione, 62poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza. Egli che solo è buono, solo
altissimo, solo onnipotente, ammirabile, glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.
XI.
DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA.
[203] 63Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 64e
compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che hanno
promesso, 65e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e le preoccupazioni del mondo le cure di questa vita,
66
ingannati dal diavolo, di cui sono figli e ne compiono le opere, costoro sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro
Gesù Cristo.
67
Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in se il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre. Di essi
dice la Scrittura: " La loro sapienza è stata divorata". 68Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente perdono le loro
anime.
[204] 69Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è dolce fare il peccato ed è cosa
amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e procedono dal cuore degli uomini come dice il Signore nel Vangelo.
70
E così non possedete nulla né in questo mondo né nell'altro. 71Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate,
perché verrà il giorno e l'ora che non pensate, non conoscete e ignorate.
XII.
IL MORIBONDO IMPENITENTE.
[205] 72Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: " Disponi delle tue cose". 73Ecco, la moglie di lui, i
figli, i parenti e gli amici fingono di piangere. 74Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere e, mosso da un cattivo sentimento, pensando
tra se dice: " Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani". 75In verità questo uomo è maledetto, poiché
colloca la sua fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi averi in tali mani. 76Perciò dice il Signore per bocca del profeta: "
Maledetto l'uomo che confida nell'uomo".
77
E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: " Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?". 78Risponde
"Si". " Vuoi dare soddisfazione con i tuoi mezzi, così come puoi, per tutte le colpe e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali hai
ingannato gli uomini?". 79Risponde: "No". E il sacerdote: "Perché no?". 80"Perché ho consegnato ogni mio avere nelle mani dei parenti e
degli amici". 81E incomincia a perdere la parola e così quel misero muore.
82
Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza compiere la soddisfazione
sacramentale, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così grandi che nessuno
può sapere se non chi ne fa la prova. 83E tutti i talenti e l'autorità e la scienza che credeva di possedere, gli sono portati via. 84Egli li lascia ai
parenti ed agli amici, ed essi prendono il patrimonio e se lo dividono e poi dicono: "Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e
acquistare più di quanto acquistò!". 85I vermi divorano il corpo; e così quell'uomo perde l'anima e il suo corpo in questa breve vita e va
all'inferno ove sarà tormentato eternamente.
86
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
[206] 87Io frate Francesco, il più piccolo servo vostro, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio, e col desiderio di baciarvi i piedi, che
queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare e osservare. 87bisE coloro che non
sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e
vita. E coloro che non faranno ciò, ne renderanno ragione nel giorno del giudizio davanti al tribunale di Cristo. 88E tutti quelli e quelle che
con benevolenza le accoglieranno e le comprenderanno e ne invieranno copie ad altri, se in esse persevereranno fino alla fine, li benedica il
Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.
epistola fratribus franciae missa.
1
.... scripsit beatus Franciscus propria manu litteram... ministro et fratribus Franciae, 2ut visis litteris iubilarent, laudes Deo
Trinitati dicentes: 3Benedicamus Patrem et Filium cum Spiritu sancto.
lettera ai fratelli di francia.
1
[...] scrisse il beato Francesco di propria mano una lettera [...] al ministro e ai fratelli di Francia, 2 esortandoli, non appena
ricevessero la lettera, a giubilare e innalzare lodi a Dio Trinità, dicendo: 3"Benediciamo il Padre e il Figlio e lo Spirito santo!".
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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EPISTOLA AD CLERICOS
Recensio prior.
1
Attendamus, omnes clerici, magnum peccatum et ignorantiam, quam quidam habent super sanctissimum corpus et sanguinem
Domini nostri Jesu Christi et sacratissima nomina et verba eius scripta, quae sanctificant corpus. 2Scimus, quia non potest esse corpus, nisi
prius sanctificetur a verbo. 3Nihil enim habemus et videmus corporaliter in hoc saeculo de ipso Altissimo, nisi corpus et sanguinem,
nomina et verba, per quae facti sumus et redempti de morte ad vitam. 4Omnes autem illi qui ministrant tam sanctissima mysteria,
considerent intra se, maxime hi qui illicite ministrant, quam viles sint calices, corporales et linteamina, ubi sacrificatur corpus et sanguis
eiusdem. 5Et a multis in locis vilibus collocatur et relinquitur, miserabiliter portatur et indigne sumitur et indiscrete aliis ministratur.
6
Nomina etiam et verba eius scripta aliquando pedibus conculcantur; 7quia animalis homo non percipit ea quae Dei sunt. 8Non movemur
de his omnibus pietate, cum ipse pius Dominus in manibus nostris se praebeat et eum tractemus et sumamus quotidie per os nostrum? 9An
ignoramus, quia venire debemus in manus eius? 10Igitur de his omnibus et aliis cito et firmiter emendemus; 11et ubicumque fuerit
sanctissimum corpus Domini nostri Jesu Christi illicite collocatum et relictum, removeatur de loco illo et in loco pretioso ponatur et
consignetur. 12Similiter nomina et verba Domini scripta, ubicumque inveniantur in locis immundis, colligantur et in loco honesto debeant
collocari. 13Haec omnia usque in finem universi clerici tenentur super omnia observare. 14Et qui hoc non fecerint, sciant se debere coram
Domino nostro Jesu Christo in die iudicii reddere rationem. 15Hoc scriptum, ut melius debeat observari, sciant se benedictos a Domino
Deo, qui illud fecerint exemplari.
LETTERA A TUTTI I CHIERICI SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE.
Prima recensione:
[207/a] 1Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e
sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che, santificano il corpo.
2
Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3
Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e
le parole medianti le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita".
[208/a] 4Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente,
quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. 5E da molti viene
collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli
altri senza discrezione.
[209/a] 6Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7poiché "l'uomo carnale non comprende le cose di
Dio".
8
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi
l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
10
Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11e ovunque troveremo il santissimo corpo del
Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12
Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere
collocate in luogo decoroso.
13
Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. 14E quelli che non faranno questo,
sappiano che dovranno rendere "ragione" davanti al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio".
15
E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore
Iddio.
Recensio posterior.
1
Attendamus, omnes clerici, magnum peccatum et ignorantiam, quam quidam habent super sanctissimum corpus et sanguinem
Domini nostri Jesu Christi et sacratissima nomina et verba eius scripta, quae sanctificant corpus. 2Scimus, quia non potest esse corpus, nisi
prius sanctificetur a verbo. 3Nihil enim habemus et videmus corporaliter in hoc saeculo de ipso Altissimo, nisi corpus et sanguinem,
nomina et verba, per quae facti sumus et redempti de morte ad vitam. 4Omnes autem illi qui ministrant tam sanctissima ministeria,
considerent intra se, maxime hi qui indiscrete ministrant, quam viles sint calices, corporalia et linteamina,ubi sacrificatur corpus et sanguis
Domini nostri. 5Et a multis in locis vilibus relinquitur, miserabiliter portatur et indigne sumitur et indiscrete aliis ministratur. 6Nomina etiam
et verba eius scripta aliquando pedibus conculcantur; quia animalis homo non percipit ea quae Dei sunt. 8Non movemur de his omnibus
pietate, cum ipse pius Dominus in manibus nostris se praebeat et eum tractemus et sumamus quotidie per os nostrum? 9An ignoramus, quia
debemus venire in manus eius? 10Igitur de his omnibus et aliis cito et firmiter emendemus; 11et ubicumque fuerit sanctissimum corpus
Domini nostri Jesu Christi illicite collocatum et relictum, removeatur de loco illo et in loco pretioso ponatur et consignetur. 12Similiter
nomina et verba Domini scripta, ubicumque inveniantur in locis immundis, colligantur et in loco honesto debeant collocari. 13Et scimus,
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quia haec omnia tenemur super omnia observare secundum praecepta Domini et constitutiones sanctae matris Ecclesiae. 14Et qui hoc non
fecerit, sciat, se coram Domino nostro Jesu Christo in die iudicii reddere rationem. 15Hoc scriptum, ut melius debeat observari, sciant se
benedictos a Domino Deo, qui ipsum fecerint exemplari.
Seconda recensione
[207] 1Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e
sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il corpo.
2
Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3
Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole
mediante le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita".
[208] 4Tutti coloro, poi, che amministrano così santi ministeri, considerino tra sé, soprattutto quelli che li amministrano senza
discrezione, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue del Signore
nostro.
5
E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e
amministrato agli altri senza discrezione.
[209] 6Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7perché "l'uomo carnale non comprende le cose di Dio".
8
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi
l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
10
Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore
nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12
Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere
collocate in luogo decoroso.
13
E sappiamo che è nostro dovere osservare tutte queste norme, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e delle
costituzioni della Santa Madre Chiesa.
14
E colui che non si diporterà in questo modo, sappia che dovrà rendere "ragione" al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del
giudizio".
15
E coloro che faranno ricopiare questo scritto perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
EPISTOLA AD POPULORUM RECTORES.
1
Universis potestatibus et consulibus, iudicibus atque rectoribus ubique terrarum et omnibus aliis, ad quos litterae istae
pervenerint, frater Franciscus, vester in Domino Deo servus parvulus ac despectus, salutem et pacem omnibus vobis optans.
2
Considerate et videte, quoniam dies mortis appropinquat. 3Rogo ergo vos cum reverentia, sicut possum, ne propter curas et
sollicitudines huius saeculi, quas habetis, Dominum oblivioni tradatis et a mandatis eius declinetis, quia omnes illi, qui eum oblivioni
tradunt et a mandatis eius declinant, maledicti sunt et ab eo oblivioni tradentur. 4Et, cum venerit dies mortis, omnia, quae putabant habere,
auferentur ab eis. 5Et, quanto sapientiores et potentiores fuerint in hoc saeculo, tanto maiora tormenta sustinebunt in inferno.
6
Unde firmiter consulo vobis, dominis meis, ut omni cura et sollicitudine posthabitis et sanctissimum corpus et sanguinem Domini
nostri Jesu Christi in eius sancta commemoratione benigne recipiatis. 7Et tantum honorem in populo vobis commisso Domino conferatis, ut
quolibet sero annuntietur per nuntium vel per aliud signum, quo omnipotenti Domino Deo ab universo populo laudes et gratiae referantur.
8
Et, si hoc non feceritis, sciatis vos debere coram Domino Deo vestro Jesu Christo in die iudicii reddere rationem.
9
Hoc scriptum qui apud se retinuerint et observaverint illud, a Domino Deo se noverint benedictos.
LETTERA AI REGGITORI DEI POPOLI
[210] 1A tutti i podestà e consoli, magistrati e reggitori di ogni parte del mondo, e a tutti gli altri ai quali giungerà questa lettera, frate
Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e spregevole, a tutti voi augura salute e pace.
[211] 2Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina. 3Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di cui sono capace, di non
dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo, e di non deviare dai suoi comandamenti, poiché
tutti coloro che dimenticano il Signore e si allontanano dai comandamenti di lui, sono maledetti e saranno dimenticati da lui.
4
E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte. 5E quanto più sapienti e
potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori saranno i tormenti che dovranno patire nell'inferno.
[212] 6Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei signori, che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, riceviate volentieri il
santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria.
[213] 7E siete tenuti ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera si annunci, mediante un banditore o
qualche altro segno, che siano rese lodi e grazie all'onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. 8E se non farete questo, sappiate che
dovrete renderne ragione a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio.
9
Coloro che riterranno presso di se questo scritto e lo metteranno in pratica, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
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EPISTOLA tOTI ORDINI MISSA
1
In nomine summae Trinitatis et sanctae Unitatis Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Reverendis et multum diligendi fratribus universi, fratri. A. generali ministro religionis minorum fratrum, domino suo, et ceteris
ministris generalibus, qui post eum erunt, et omnibus ministris et custodibus et sacerdotibus fraternitatis eiusdem in Christo humilibus et
omnibus fratribus simplicibus et obedientibus, primis et novissimis, 3frater Franciscus, homo vilis et caducus, vester parvulus servulus,
salutem in eo qui redimit et lavit nos in pretiosissimo sanguine suo, 4cuius nomen audientes adorate eum cum timore et reverentia proni in
terra, Dominus Jesus Christus, Altissimi Filius nomen illi, qui est benedictus in saecula.
5
Audite, domini filii et fratres mei, et auribus percipite verba mea. 6Inclinate aurem cordis vestri et obedite voci Filii Dei. 7Servate
in toto corde vestro mandata eius et consilia eius perfecta mente implete. 8Confitemini ei quoniam bonus et exaltate eum in operibus
vestris; 9quoniam ideo misit vos in universo mundo, ut verbo et opere detis testimonium voci eius et faciatis scire omnes, quoniam non est
omnipotens praeter eum. 10In disciplina et obedientia sancta perseverate et quae promisistis ei bono et firmo proposito adimplete.
11
Tamquam filiis offert se nobis Dominus Deus.
12
Deprecor itaque omnes vos fratres cun osculo pedum et ea caritate, qua possum, ut omnem reverentiam et omnem honorem,
quantumcumque poteritis, exhibeatis sanctissimo corpori et sanguini Domini nostri Jesu Christi, 13in quo quae in caelis et quae in terris
sunt, pacificata sunt et reconciliata omnipotenti Deo.
14
Rogo etiam in Domino omnes fratres meos sacerdotes, qui sunt et erunt et esse cupiunt sacerdotes Altissimi, quod
quandocumque missam celebrare voluerint, puri pure faciant cum reverentia verum sacrificium sanctissimi corporis et sanguinis Domini
nostri Jesu Christi sancta intentione et munda non pro ulla terrena re neque timore vel amore alicuius hominis, quasi placentes hominibus;
15
sed omnis voluntas, quantum adiuvat gratia ad Deum dirigatur soli ipso summo Domino inde placere desiderans quia ipse ibi solus
operatur sicut sibi placet; 16quoniam sicut ipse dicit: Hoc facite in meam commemorationem, si quis aliter fecerit, Judas traditor efficitur et
reus fit corporis et sanguinis Domini.
17
Recordamini fratres mei sacerdotes, quod scriptum est de lege Moysi, quam transgrediens etiam in corporalibus sine ulla
miseratione per sententiam Domini moriebatur. 18Quanto maiora et deteriora meretur pati supplicia, qui Filium Dei conculcaverit et
sanguinem testamenti pollutum duxerit, in quo sanctificatus est, et spiritui gratiae contumeliam fecerit. 19Despicit enim homo, polluit et
conculcat Agnum Dei, quando, sicut dicit apostolus, non diiudicans et discernens sanctum panem Christi ab aliis cibariis vel operibus vel
indignus manducat vel etiam, si esset dignus, vane et indigne manducat, cum Dominus per prophetam dicat: Maledictus homo, qui opus
Dei facit fraudulenter. 20Et sacerdotes, qui nolunt hoc ponere super cor in veritate condemnat dicens: Maledicam benedictionibus vestris.
21
Audite, fratres mei: Si beata Virgo sic honoratur, ut dignum est, quia ipsum portavit in sanctissimo utero; si Baptista beatus
contremuit et non audet tangere sanctum Dei verticem; si sepulcrum, in quo per aliquod tempus iacuit veneratur, 22quantum debet esse
sanctus, iustus et dignus, qui non iam moriturum, sed in aeternum victurum et glorificatum, in quo desiderant angeli prospicere, contractat
manibus, corde et ore sumit et aliis ad sumendum praebet!
23
Videte dignitatem vestram, fratres sacerdotes, et estote sancti, quia ipse sanctus est. 24Et sicut super omnes propter hoc
ministerium honoravit vos Dominus Deus, ita et vos super omnes ipsum diligite, reveremini et honorate. 25Magna miseria et miseranda
infirmitas, quando ipsum sic praesentem habetis et vos aliquid aliud in toto mundo curatis. 26Totus homo paveat, totus mundus
contremiscat, et caelum exsultet, quando super altare in manu sacerdotis est Christus, Filius Dei vivi! 27O admiranda altitudo et stupenda
dignatio! O humilitas sublimis! O sublimitas humilis, quod Dominus universitatis Deus et Dei Filius, sic se humiliat, ut pro nostra salute
sub modica panis formula se abscondat! 28Videte, fratres, humilitatem Dei et effundite coram illo corda vestra; humiliamini et vos, ut
exaltemini ab eo. 29Nihil ergo de vobis retineatis vobis, ut totos vos recipiat, qui se vobis exhibet totum.
30
Moneo propterea et exhortor in Domino, ut in locis, in quibus fratres morantur, una tantum missa celebretur in die secundum
formam sanctae ecclesiae. 31Si vero plures in loco fuerint sacerdotes, sit per amorem caritatis alter contentus auditu celebrationis alterius
sacerdotis; 32quia praesentes et absentes replet, qui eo digni sunt, Dominus Jesu Christus. 33Qui, licet in pluribus locis esse videatur, tamen
indivisibilis manet et aliqua detrimenta non novit, sed unus ubique, sicut ei placet, operatur cum Domino Deo Patre et Spiritu Sancto
Paraclito in saecula saeculorum. Amen.
34
Et, quia qui est ex Deo verba Dei audit, debemus proinde nos, qui specialius divinis sumus officiis deputati, non solum audire et
facere, quae dicit Deus, verum etiam ad insinuandam in nobis altitudinem Creatoris nostri et in ipso subiectionem nostram vasa et officialia
cetera custodire, quae continent verba sua sancta. 35Propterea moneo fratres meo omnes et in Christo conforto, quatinus, ubicumque
invenerint divina verba scripta, sicut possunt, venerentur, 36et, quantum ad eos spectat, si non sunt reposita bene vel inhoneste iacent in loco
aliquo dispersa, recolligant et reponant honorantes in sermonibus Dominum, quos locutus est. 37Multa enim sanctificantur per verba Dei, et
in virtute verborum Christi altaris conficitur sacramentum.
38
Confiteor praeterea Domino Deo Patri et Filio et Spiritui Sancto, beatae Mariae perpetuae Virgini et omnibus sanctis in caelo et
in terra, fratri H. ministro religionis nostrae sicut venerabili domino meo et sacerdotibus ordinis nostri et omnibus aliis fratribus meis
benedictis omnia peccata mea. 39In multis offendi mea gravi culpa, specialiter quod regulam, quam Domino promisi, non servavi, nec
officium, sicut regula praecipit, dixi sive negligentia sive infirmitatis meae occasione sive quia ignorans sum et idiota. 40Ideoque per omnia
oro sicut possum fratrem H. generalem dominum meum ministrum, ut faciat regulam ab omnibus inviolabiliter observari; 41et quod clerici
dicant officium cum devotione coram. Deo non attendentes melodiam vocis, sed consonantiam mentis, ut vox concordet menti, mens vero
concordet cum Deo, 42ut possint per puritatem cordis placare Deum et non cum lascivitate vocis aures populi demulcere. 43Ego enim
promitto haec firmiter custodire, sicut dederit mihi gratiam Deus; et haec fratribus, qui mecum sunt, observanda tradam in officio et ceteris
regularibus constitutis. 44Quicumque autem fratrum haec observare noluerint, non teneo eos catholicos nec fratres meos; nolo etiam ipsos
2
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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videre nec loqui, donec poenitentiam egerint. 45Hoc etiam dico de omnibus aliis, qui vagando vadunt, postposita regulae disciplina;
46
quoniam Dominus noster Jesus Christus dedit vitam suam, ne perderet sanctissimi Patris obedientiam.
47
Ego frater Franciscus homo inutilis et indigna creatura Domini Dei, dico per Dominum Jesum Christum fratri H. ministro totius
religionis nostrae et omnibus generalibus ministris, qui post eum erunt, et ceteris custodibus et guardianis fratrum, qui sunt et erunt, ut hoc
scriptum apud se habeant, operentur et studiose reponant. 48Et exoro ipsos, ut, quae scripta sunt in eo, sollicite custodire ac facere
diligentius observari secundum beneplacitum omnipotentis Dei, nunc et semper, donec fuerit mundus iste.
49
Benedicti vos a Domino, qui feceritis ista et in aeternum Dominus sit vobiscum. Amen.
Oratio.
50
Omnipotens, aeterne, iuste et misericors Deus, da nobis miseris propter temetipsum facere, quod scimus te velle, et semper velle,
quod tibi placet, 51ut interius mundati, interius illuminati et igne sancti spiritus accensi sequi possimusvestigia dilecti Filii tui, Domini nostri
Jesu Christi, 52et ad te, Altissime, sola tua grazia pervenire, qui in Trinitate perfecta et Unitate simplici vivis et regnas et gloriaris Deus
omnipotens per omnia saecula saeculorum. Amen.
LETTERA A TUTTO L'ORDINE.
[214]1 Nel nome della somma Trinità e della santa Unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!
[215]2 A tutti i frati a cui debbo reverenza e grande amore, a frate... A., ministro generale della Religione dei frati minori, suo signore, e agli
altri ministri generali che succederanno a lui, e a tutti i ministri e custodi e sacerdoti della stessa fraternità, umili in Cristo, e a tutti i frati
semplici che vivono nell'obbedienza, primi e ultimi, 3 frate Francesco, uomo di poco conto e fragile, vostro piccolo servo, augura salute in
Colui che ci ha redenti e ci ha lavati nel suo preziosissimo sangue (185). 4 Ascoltando il nome di lui, adoratelo con timore e riverenza proni
verso terra (186): Signore Gesù Cristo, Figlio dell'Altissimo (187) è il suo nome, che è benedetto nei secoli (188).
[216]5 Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchio alle mie parole (189). 6 Inclinate l'orecchio (190) del vostro cuore e obbedite
alla voce del Figlio di Dio. 7 Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli.
8
Lodatelo poiché è buono (191) ed esaltatelo nelle opere vostre (192), 9 poiché per questo (193) vi mandò per il mondo intero, affinché
rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c'è nessuno Onnipotente eccetto Lui
(194). 10 Perseverate nella disciplina (195) e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete
promesso. 11 Il Signore Iddio si offre a noi come a figli (196).
I.
DELLA RIVERENZA VERSO IL CORPO DEL SIGNORE
[217] 12 Pertanto, scongiuro tutti voi, fratelli, baciandovi i piedi e con tutto l'amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto potete,
tutta la riverenza e tutto l'onore al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 13 nel quale tutte le cose che sono in cielo e in
terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente (197).
II.
DELLA SANTA MESSA
[218] 14 Prego poi nel Signore tutti i miei frati sacerdoti, che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell'Altissimo, che quando
vorranno celebrare la Messa puri, in purità offrano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù
185
186
187
188
189
190
191
192
193
194
195
196
197
Cfr. Ap 1,5.
Cfr. 2Esdr 8,6.
Cfr. Lc 1,32.
Rm 1,25.
At 2,14.
Is 53,3.
Sal 135,1.
Tb 13,6.
Cfr. Tb 13,4.
Cfr. Tb 13,4.
Eb 12,7.
Eb 12,7.
Cfr. Col 1,20.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini
(198). 15 Ma ogni volontà, per quanto l'aiuta la grazia divina, si orienti a Dio, desiderando con la Messa di piacere soltanto allo stesso sommo
Signore, poiché in essa egli solo opera come a lui piace. 16 Poiché è lui stesso che dice: «Fate questo in memoria di me» (199), se uno farà
diversamente, diventa un Giuda traditore e si fa reo del corpo e del sangue del Signore (200).
[219] 17 Ricordatevi, fratelli miei sacerdoti, ciò che è scritto riguardo alla legge di Mosè: colui che la trasgrediva, anche solo nelle
prescrizioni materiali, per sentenza del Signore, era punito con la morte senza nessuna misericordia (201). 18 Quanto maggiori e più gravi
pene meriterebbe di patire colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e contaminato il sangue dell'alleanza, nel quale è santificato, e recato
oltraggio allo Spirito della grazia (202). 19 L'uomo, infatti, disprezza, contamina e calpesta l'Agnello di Dio quando, come dice l'Apostolo,
non distinguendo nel suo giudizio (203), né discernendo il santo pane di Cristo dagli altri cibi o azioni, lo mangia indegnamente o, pur
essendone degno, lo mangia con leggerezza e senza le dovute disposizioni, sebbene il Signore dica per bocca del profeta: «Maledetto
l'uomo, che compie con frode l'opera di Dio» (204). 20 E il Signore condanna i sacerdoti che non vogliono prendere a cuore con sincerità
queste cose, dicendo: «Maledirò le vostre benedizioni» (205).
[220] 21 Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo seno; se il beato
Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; 22
quanto deve essere santo, giusto e degno colui che stringe nelle sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne
mangino, Lui non già morituro, ma eternamente vincitore e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo (206)!
23
Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo (207). 24 E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli
uomini, con l'affidarvi questo ministero, così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro uomo.
25
Grande miseria sarebbe, e miseranda meschinità se, avendo lui cosi presente, vi curaste di qualunque altra cosa che esista in tutto il
mondo.
[221] 26 Tutta l'umanità trepidi, I'universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull'altare, nella mano del sacerdote, si rende presente
Cristo, il Figlio del Dio vivo (208). 27 O ammirabile altezza e degnazione stupenda!
O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza,
sotto poca apparenza di pane!
28
Guardate, fratelli, I'umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori (209); umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati (210). 29
Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.
III.
DELL'UNICA MESSA DELLA FRATERNITÀ
[222] 30 Per questo motivo ammonisco ed esorto nel Signore, che nei luoghi in cui i frati dimorano, si celebri una sola Messa al giorno,
secondo le norme della santa Chiesa.
[223] 31 Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, I'uno, per amore di carità, si accontenti dell'ascolto della celebrazione dell'altro
sacerdote, 32 poiché il Signore Gesù Cristo riempie di se stesso presenti ed assenti che sono degni di lui. 33 Egli, infatti, sebbene sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non conosce detrimento di sorta, ma uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il
Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito per tutti i secoli dei secoli. Amen.
IV.
DELLA VENERAZIONE PER LA SACRA SCRITTURA
198
199
200
201
202
203
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205
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210
Cfr. Ef 6,6; Col 3,22.
Lc 22,19; 1Cor 11,24.
Cfr. 1Cor 11,27.
Cfr. Eb 10,28.
Eb 10,29.
1Cor 11,29.
Cfr. Ger 48,10.
Ml 2,2.
1Pt 1,12.
Cfr. Lv 19,2.
Gv 11,27.
Sal 61,9.
Cfr. 1Pt 5,6; Gc 4,10.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[224] 34 E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio (211), perciò noi, che in modo tutto speciale siamo deputati ai divini uffici,
dobbiamo non solo ascoltare e praticare quello che Dio dice, ma anche, per radicare in noi l'altezza del nostro Creatore e la nostra
sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e i libri liturgici, che contengono le sue sante parole.
[225] 35 Perciò, ammonisco tutti i miei frati e li incoraggio in Cristo perché, ovunque troveranno le divine parole scritte, come possono,
le venerino 36 e, per quanto spetti a loro, se non sono ben custodite o giacciono sconvenientemente disperse in qualche luogo, le raccolgano
e le ripongano in posto decoroso, onorando nelle sue parole il Signore che le ha pronunciate (212). Molte cose infatti sono santificate (213)
mediante le parole di Dio e in virtù delle parole di Cristo si compie il sacramento dell'altare.
V.
CONFESSIONE DEL SANTO
[226] 38 Ed ora confesso al Signore Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, alla beata sempre vergine Maria e a tutti i santi in cielo e in
terra, a frate H. (Elia), ministro della nostra Religione, come a mio venerabile signore, e ai sacerdoti del nostro Ordine e a tutti gli altri miei
frati benedetti, tutti i miei peccati. 39 Ho peccato molto per mia grave colpa, specialmente perché non ho osservato la Regola, che ho
promesso al Signore, e non ho detto l'ufficio, come la Regola prescrive, sia per negligenza sia a causa della mia infermità, sia perché sono
ignorante e illetterato.
IV.
DELLA REGOLA E DELL'UFFICIO
[227] 40 Perciò scongiuro, come posso, frate H. (Elia) ministro generale, mio signore che faccia osservare da tutti inviolabilmente la
Regola, 41 e che i chierici dicano l'ufficio con devozione, davanti a Dio, non preoccupandosi della melodia della voce, ma della consonanza
della mente, così che la voce concordi con la mente, la mente poi concordi con Dio, 42 affinché possano piacere a Dio, mediante la purezza
del cuore, piuttosto che accarezzare gli orecchi del popolo con la mollezza del canto.
[228] 43 Per quanto mi riguarda, io prometto di osservare fermamente tutte queste cose, come Dio mi darà la grazia, e le insegnerò ai
frati che sono con me perché le osservino, riguardo all'ufficio e alle altre norme stabilite dalla Regola.
[229] 44 Quei frati, poi, che non vorranno osservare queste cose, non li ritengo cattolici, né miei frati; non li voglio neppure vedere né
parlare con loro, finché non abbiano fatto penitenza.
[230] 45 Lo stesso dico anche per tutti gli altri che vanno vagando, incuranti della disciplina della Regola; 46 poiché il Signore nostro
Gesù Cristo dette la sua vita per non venir meno all'obbedienza del Padre santissimo (214).
[231] 47 lo, frate Francesco, uomo inutile e indegna creatura del Signore Iddio, dico in nome del Signore Gesù Cristo a frate H. (Elia),
ministro di tutta la nostra Religione e a tutti i ministri generali che succederanno a lui, e agli altri custodi e guardiani dei frati, che sono e
saranno, che tengano presso di sé questo scritto, ad esso si conformino e lo conservino scrupolosamente. 48 E supplico gli stessi di custodire
con sollecitudine e di fare osservare con grande diligenza le cose che vi sono scritte, secondo il beneplacito di Dio onnipotente, ora e sempre, finché durerà questo mondo.
[232]
49
E voi che farete queste cose siate benedetti dal Signore (215), e il Signore sia con voi in eterno. Amen.
Vll.
PREGHIERA CONCLUSIVA
[233] 50 Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che
tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, 51 affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito
Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, 52 e, con l'aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o
Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.
211
212
213
214
215
Cfr. Gv 8,47.
Cfr. 3Re 2,4.
1Tm 4,5.
Cfr. Fil 2,8.
Sal 113,13.
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EPISTOLA AD MINISTRUM
1
Fratri N. ministro, Dominus te benedicat. 2Dico tibi, sicut possum, de facto animae tuae, quod ea quae te impediunt amare
Dominum Deum, et quicumque tibi impedimentum fecerit sive fratres alii, etiam si te verberarent, omnia debes habere pro gratia. 3Et ita
velis et non aliud. 4Et hoc sit tibi per veram obedientiam Domini Dei et meam, quia firmiter scio, quod ista est vera obedientia. 5Et dilige
eos qui ista faciunt tibi. 6Et non velis aliud de eis, nisi quantum Dominus dederit tibi. 7Et in hoc dilige eos; et non velis quod sint meliores
christiani. 8Et istud sit tibi plus quam eremitorium. 9Et in hoc volo cognoscere, si tu diligis Dominum et me servum suum et tuum, si feceris
istud, scilicet quod non sit aliquis frater in mundo, qui peccaverit, quantumcumque potuerit peccare, quod, postquam viderit oculos tuos,
numquam recedat sine misericordia tua, si quaerit misericordiam. 10Et si non quaereret misericordiam, tu quaeras ab eo, si vult
misericordiam. 11Et si millies postea coram oculis tuis peccaret, dilige eum plus quam me ad hoc, ut trahas eum ad Dominum; et semper
miserearis talibus. 12Et istud denunties guardianis, quando poteris, quod per te ita firmus es facere.
13
De omnibus autem capitulis, quae sunt in regula, quae loquuntur de mortalibus peccatis, Domino adiuvante in capitulo Pentecostes cum
consilio fratrum faciemus istud tale capitulum. 14Si quis fratrum instigante inimico mortaliter peccaverit, per obedientiam teneatur recurrere
ad guardianum suum. 15Et omnes fratres, qui scirent eum peccasse, non faciant ei verecundiam neque detractionem, sed magnam
misericordiam habeant circa ipsum et teneant multum privatum peccatum fratris sui; quia non est opus sanis medicus, sed male habentibus.
16
Similiter per obedientiam teneantur eum mittere custodi suo cum socio. 17Et ipse custos misericorditer provideat ei, sicut ipse vellet
provideri sibi, si in consimili casu esset. 18Et si in alio peccato veniali ceciderit, confiteatur fratri suo sacerdoti. 19Et si non fuerit ibi
sacerdos, confiteatur fratri suo, donec habebit sacerdotem, qui eum absolvat canonice, sicut dictum est. 20Et isti penitus non habeant
potestatem iniungendi aliam poenitentiam nisi istam: Vade et noli amplius peccare.
21
Hoc scriptum, ut melius debeat observari, habeas tecum usque ad Pentecosten; ibi eris cum fratribus tuis. 22Et ista et omnia alia,
quae minus sunt in regula, Domino Deo adiuvante, procurabitis adimplere.
LETTERA AD UN MINISTRO.
[234] 1 A frate N... ministro. Il Signore ti benedica!
2
Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell'amare il Signore Iddio, ed
ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia.
3
E così tu devi volere e non diversamente. 4 E questo tieni in conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio e mia per te, perché io
fermamente riconosco che questa è vera obbedienza. 5 E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non
ciò che il Signore darà a te. 7 E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori.
[235] 3 E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.
9
E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun
frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se
egli lo chiede; 10 e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. 11 E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai
tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.
[236]
12
E avvisa i guardiani, quando potrai, che tu sei deciso a fare così.
[237] 13 Riguardo poi a tutti i capitoli della Regola che trattano dei peccati mortali, con l'aiuto del Signore, nel Capitolo di Pentecoste,
raccolto il consiglio dei frati, ne faremo un Capitolo solo in questa forma:
14
Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedienza a ricorrere al suo guardiano, 15 E
tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli facciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia
e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati (216). 16 E sempre per
obbedienza siamo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custode. 17 Lo stesso custode poi provveda misericordiosamente a lui, come
vorrebbe si provvedesse a lui medesimo, se si trovasse in un caso simile.
[238] 18 E se fosse caduto in qualche peccato veniale, si confessi ad un fratello sacerdote. I9 E se in quel luogo non ci fosse un sacerdote,
si confessi ad un suo fratello, fino a che possa trovare un sacerdote che lo assolva canonicamente, come è stato detto. 20 E questi non
abbiano potere di imporre altra penitenza all'infuori di questa: «Va' e non peccare più!» (217).
[239] 21 Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al capitolo di Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati. 22 E
queste e tutte le altre cose, che sono ancora poco chiare nella Regola, sarà vostra cura di completarle, con l'aiuto del Signore Iddio.
216
217
Mt 9,12.
Cfr. Gv 8,11.
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EPISTOLA AD CUSTODES
Recensio prior.
1
Universis custodibus fratrum minorum, ad quos litterae istae pervenerint, frater Franciscus in Domino Deo vester servus et
parvulus, salutem cum novis signis caeli et terrae, quae magna et excellentissima sunt apud Deum et a multis religiosis et aliis hominibus
minima reputantur.
2
Rogo vos plus quam de me ipso, quatenus, cum decet et videritis expedire, clericis humiliter supplicetis, quod sanctissimum
corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi et sancta nomina et verba eius scripta, quae sanctificant corpus, super omnia debeant
venerari. 3Calices, corporalia, ornamenta altaris et omnia, quae pertinent ad sacrificium, pretiosa habere debeant. 4Et si in aliquo loco
sanctissimum corpus Domini fuerit pauperrime collocatum, iuxta mandatum Ecclesiae in loco pretioso ab eis ponatur et consignetur et cum
magna veneratione portetur et cum discretione aliis ministretur. 5Nomina etiam et verba Domini scripta, ubicumque inveniantur in locis
immundis, colligantur et in loco honesto debeant collocari. 6Et in omni praedicatione, quam facitis, de poenitentia populum moneatis, et
quod nemo potest salvari, nisi qui recipit sanctissimum corpus et sanguinem Domini, 7et, quando a sacerdote sacrificatur super altare et in
aliqua parte portatur, omnes gentes flexis genibus reddant laudes, gloriam et honorem Domino Deo vivo et vero. 8Et de laude eius ita
omnibus gentibus annuntietis et praedicetis, ut omni hora et quando pulsantur campanae semper ab universo populo omnipotenti Deo,
laudes et gratiae referantur per totam terram.
9
Et, ad quoscumque fratres meos custodes pervenerit hoc scriptum et exemplaverint et apud se habuerint et pro fratribus, qui
habent officium praedicationis et custodiam fratrum, fecerint exemplari et omnia, quae continentur in hoc scripto, praedicaverint usque in
finem sciant se habere benedictionem Domini Deo et meam. 10Et ista sint eis per veram et sanctam obedientiam. Amen
PRIMA LETTERA AI CUSTODI.
[240] 1 A tutti i custodi dei frati minori ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo e piccolo nel Signore
Iddio, augura salute con nuovi segni del cielo e della terra, segni che sono grandi e straordinari presso il Signore e sono invece ritenuti in
nessun conto da molti religiosi e da altri uomini.
[241] 2 Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici di
venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacrano
il corpo. 3 I calici, i corporali, gli ornamenti dellíaltare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. 4 E se in qualche luogo
trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le
disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione.
[242] 5 Anche gli scritti che contengono i nomi e le parole del Signore, ovunque fossero trovati in luoghi sconvenienti, siano raccolti e
collocati in luogo degno.
[243] 6 E in ogni predica che fate, ricordate al popolo di fare penitenza e che nessuno può essere salvato se non colui che riceve il
santissimo corpo e sangue del Signore (218), 7 e che quando è sacrificato dal sacerdote sull’altare o viene portato in qualche parte, tutti, in
ginocchio, rendano lode, gloria e onore al Signore Iddio vivo e vero.
8
E dovete annunciare e predicare la sua gloria a tutte le genti, cosi che ad ogni «ora» e quando suonano le campane, sempre da tutto il
popolo siano lese lodi e grazie a Dio onnipotente per tutta la terra.
[244] 9 E tutti i miei frati custodi ai quali giungerà questo scritto, che ne faranno copia e la terranno presso di sé e la faranno trascrivere
per i frati che hanno l’ufficio della predicazione e della custodia dei frati, e che predicheranno sino alla fine le istruzioni contenute in questo
scritto, sappiano che hanno la benedizione del Signore Iddio e mia.
10
E reputino questo scritto come vera e santa obbedienza per loro. Amen.
**
Recensio posterior.
1
Universisi custodibus fratrum minorum, ad quos istae litterae pervenerint, frater Franciscus, minimus servorum Dei, salutem et
sanctam pacem in Domino.
2
Scitote, quod in cospectu Dei sunt quaedam res nimis altae et sublimes, quae aliquando reputantur inter homines pro vilibus et
3
abiectis; et aliae sunt carae et spectabiles inter homines, quae coram Deo tenentur pro vilissimis et abiectis. 4Rogo vos coram Domino Deo
nostro, quantum possum, quod litteras illas, quae tractant de sanctissimo corpore et sanguine Domini nostri, detis episcopis et aliis clericis;
5
et memoria retineatis, quae super his vobis commendavimus. 6Aliarum litterarum, quas vobis mitto, tu eas detis potestatibus, consulibus et
218
Cfr. Gv 6,54.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 174 di 208
rectoribus, et in quibus continetur, ut publicentur per populos et plateas Dei laudes, facite statim multa exemplaria, et cum magna diligentia
eas porrigite illis, quibus debeant dari.
SECONDA LETTERA AI CUSTODI.
[245] 1 A tutti i custodi dei frati minori, ai quali perverrà questa lettera, frate Francesco, il più piccolo dei servi di Dio, augura salute e
pace santa nel Signore.
[246] 2 Sappiate che ci sono delle realtà che, davanti al Signore sono altissime e sublimi, ma a volte sono reputate dagli uomini vili e
spregevoli; 3 mentre altre, ri tenute care e nobili tra gli uomini, sono invece ritenute vilissime e spregevoli al cospetto di Dio.
[247] 4 Perciò vi supplico, nel Signore Dio nostro, per quanto posso, che vi preoccupiate di consegnare ai vescovi e agli altri chierici,
quelle lettere che trattano del santissimo corpo e sangue del Signore nostro, 5 e di custodire nella memoria quanto su questo argomento vi
abbiano raccomandato.
[248] 6 Dell’altra lettera che vi invio perché la trasmettiate ai podestà, ai consoli e ai reggitori dei popoli, nella quale è contenuto l’invito
a proclamare in pubblico tra i popoli e sulle piazze le lodi di Dio, procurate di fare subito molte copie e di consegnarle con diligenza a
coloro ai quali sono indirizzate.
EPISTOLA AD FRATREM LEONEM
1
Frater Leo, frater Franciscus tuo salutem et pacem. 2Ita dico tibi, fili mei, sicut mater: quia omnia verba, quae diximus in via,
breviter in hoc verba [!] dispono et consilio, et si dopo [tibi?] oportet propter consilium venire ad me, quia ita consilio tibi: 3In quocumque
modo melius videtur tibi placere Domino Deo et sequi vestigiam [!] et paupertatem suam, faciatis cum benedictione Domini Dei et mea
obedientia. 4Et, si tibi est necessarium animam tuam propter aliam consolationem tuam, et vis, Leo, venire ad me, veni.
LETTERA A FRATE LEONE
[249]
1
Frate Leone, il tuo frate Francesco ti augura salute e pace.
[250] 2 Così dico a te, figlio mio, come una madre: che tutte le parole, che ci siamo scambiate lungo la via, le riassumo brevemente in
questa sola frase e consiglio anche se dopo ti sarà necessario tornare da me per consigliarti - poiché così ti consiglio: 3 in qualunque maniera ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di seguire le sue orme e la sua povertà, fatelo con la benedizione del Signore Dio e con la
mia obbedienza.
4
E se ti è necessario per il bene della tua anima, per averne altra consolazione, e vuoi, o Leone, venire da me, vieni!
EPISTOLA AD S.ANTONIUM
1
Fratri Antonio episcopo meo frater Franciscus salutem. 2Placet mihi quod sacram theologiam legas fratribus, dummodo inter
huius studium orationis et devotionis spiritum non exstinguas, sicut in regula continetur.
LETTERA A FRATE ANTONIO.
[251]
1
A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.
[252] 2 Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell'orazione e della
devozione, come sta scritto nella Regola.
EPISTOLA DOMINAE JACOBAE SCRIPTA
(.... invenitur mulier sancta portasse quidquid ad patris portandum exsequias facta prius littera continebat): Nam cinerei coloris
pannum, quo recedentis corpusculum tegeretur, cereos quoque plurimos, sindonem pro facie, pulvillum pro capite et ferculum quoddam,
quod sanctus appetierat detulit.
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LETTERA A DONNA GIACOMINA
[253]
Santo.
1
A donna Jacopa, serva dell'Altissimo, frate Francesco poverello di Cristo, augura salute nel Signore e la comunione dello Spirito
[254]
2
Sappi, carissima, che Cristo benedetto, per sua grazia, mi ha rivelato che la fine della mia vita è ormai prossima.
[255] 3 Perciò, se vuoi trovarmi vivo, vista questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli, 4 poiché se non verrai prima di
tale giorno, non mi potrai trovare vivo.
5
E porta con te un panno di cilicio in cui tu possa avvolgere il mio corpo e la cera per la sepoltura. 6 Ti prego ancora di portarmi di quei
dolci, che eri solita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma.
epistola civibus bononiensibus scripta.
Dixit etiam quod frater quidam, qui stetit in oratione Brixiae in die Natali Domini, in terrae motu, quem praedixerat sanctus
Franciscus et per omnes scholas Bononiae per fratres praedicari fecerat, per litteram, in qua fuit falsum Latinum, et ecclesia corruit, sub
ruina lapidum illaesum inventus est.
lettera ai bolognesi.
Disse ancora frate Martino di Barton che un fratello stava raccolto in preghiera a Brescia, nel giorno di Natale (1222), e fu
ritrovato illeso sotto le macerie della chiesa crollata durante quel terremoto predetto da San Francesco e che lui aveva fatto annunciare dai
fratelli in tutte le scuole di Bologna, mediante una lettera stilata in scadente latino.
EXHORTATIO AD LAUDEM DEI.
1
Timete Dominum et date illi honorem.
Dignus est Dominus accipere laudem et honorem,
3
Omnes, qui timete Dominum, laudate eum .
4
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum.
5
Laudate eum caelum et terra.
6
Laudate omnia flumina Dominum.
7
Benedicite filii Dei Dominum.
8
Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea. Alleluia, Alleluia, Alleluia! Rex Israel.
9
Omnis spiritus laudet Dominum.
10
Laudate Dominum, quoniam bonus est; omnes qui legitis haec, benedicite Dominum.
11
Omnes creaturae benedicite Dominum.
12
Omnes volucres caeli laudate Dominum.
13
Omnes pueri laudate Dominum.
14
Juvenes et virgines laudate Dominum.
15
Dignus est agnus, qui occisus est, recipere laudem, gloriam et honorem.
16
Benedicta sit sancta Trinitas atque indivisa Unitas.
17
Sanctae Michael Archangele defende nos in proelio.
2
SALUTATIO VIRTUTUM.
1
Ave, regina sapientia, Dominus te salvet cum tua sorore sancta pura simplicitate. 2Domina sancta paupertas, Dominus te salvet
cum tua sorore sancta humilitate. 3Domina sancta caritas, Dominus te salvet cum tua sorore sancta obedientia. 4Sanctissimae virtutes,
omnes vos salvet Dominus, a quo venitis et proceditis.
5
Nullus homo est penitus in toto mundo, qui unam ex vobis possit habere, nisi prius moriatur. 6Qui unam habet et alias non
offendit, omnes habet. 7Et qui unam offendit, nullam habet et omnes offendit. 8Et unaquaque confundit vitia et peccata.
9
Sancta sapientia confundit satan et omnes malitias eius. 10Pura sancta simplicitas confundit omnem sapientiam huius mundi et
sapientiam corporis. 11Sancta paupertas confundit cupiditatem et avaritiam et curas huius saeculi. 12Sancta humilitas confundit superbiam et
omnes homines, qui sunt in mundo, similiter et omnia, quae in mundo sunt. 13Sancta caritas confundit omnes diabolicas et carnales
tentationes et omnes carnales timores. 14Sancta obedientia confundit omnes corporales et carnales et proprias voluntates 15et habet
mortificatum corpus suum ad obedientiam spiritus et ad obedientiam fratris sui 16et est subditus et suppositus omnibus hominibus, qui sunt
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in mundo 17et non tantum solis hominibus, sed etiam omnibus bestiis et feris, 18ut possint facere de eo, quicquid voluerint, quantum fuerit
eis datum desuper a Domino.
SALUTO ALLE VIRTU'
[256]1 Ave, regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.
2
Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.
3
Signora santa carità,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa obbedienza.
4
Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.
[257]5 Non c'è assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
6
Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
7
e chi anche una sola ne offende
non ne possiede nessuna e le offende tutte (219).
8
e ognuna confonde i vizi e i peccati.
[258]9 La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
10
La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza (220) di questo mondo
e la sapienza della carne.
11
La santa povertà
confonde la cupidigia, l'avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente (221).
12
La santa umiltà confonde... .... !
SALUTATIO BEATAE MARIAE VIRGINIS.
1
Ave Domina, sancta Regina, sancta Dei genitrix Maria, quae es virgo ecclesia facta 2et electa a sanctissimo Patre de caelo, quam
consecravit cum sanctissimo dilecto Filio suo et Spiritu sancto Paraclito, 3 in qua fuit et est omnis plenitudo gratiae et omne bonum. 4 Ave
palatium eius; ave tabernaculum eius; ave domus eius. 5Ave vestimentum eius; ave ancilla eius; ave mater eius 6et vos omnes sanctae
virtutes, quae per gratiam et illuminationem Spiritus sancti infundimini in corda fidelium, ut de infidelibus fideles Deo faciatis.
SALUTO ALLA BEATA VERGINE MARIA
[259]1 Ave, Signora, santa regina
santa Madre di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa.
2
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
219
220
221
Cfr. Gc 2,10.
Cfr. 1Cor 2,6; 3,19.
Cfr. Mt 13,22.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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3
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
4
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
5
Ave, suo vestimento,
ave sua ancella,
ave sua Madre.
[260] 6 E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.
CANTICO DI FRATE SOLE
[263]1 Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
2
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
3
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
4
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
5
Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
6
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
7
Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
5
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
9
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
10
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'I sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
12
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
13
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'I farrà male.
4
Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
ESORTAZIONE ALLA LODE DI DIO
[ Lode di Dio nel luogo dell'eremita]
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[265/a] 1 Temete il Signore e rendetegli onore (222).
2
Il Signore è degno di ricevere la lode e l'onore (223),
3
Voi tutti che temete il Signore lodatelo (224).
4
Ave Maria piena di grazia il Signore è con te (225),
5
Lodatelo cielo e terra (226).
6
Lodate il Signore, o fiumi tutti (227).
7
Benedite il Signore o figli di Dio (228).
8
Questo è il giorno fatto dal Signore (229),
esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele (230).
9
Ogni vivente dia lode al Signore (231).
10
Lodate il Signore perché è buono (232);
tutti voi che leggete queste parole, benedite il Signore (233).
11
Benedite il Signore, o creature tutte (234).
12
Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore (235).
13
Servi tutti del Signore lodate il Signore.
14
Giovani e fanciulle lodate il Signore (236).
15
Degno è l'Agnello che è stato immolato (237)
di ricevere la lode, la gloria e l'onore.
16
Sia benedetta la santa Trinità (238)
e l'indivisa Unità.
17
San Michele arcangelo, difendici nel combattimento (239).
LAUDES AD OMNES HORA DICENDAE.
Rubr. Incipiunt laudes quas ordinavit beatissimus pater noster Franciscus et dicebat ipsas ad omnes horas diei et noctis et ante officium
beatae Mariae Virginis sic incipiens: Sanctissime pater noster qui es in caelis etc. cum Gloria. Deinde dicantur laudes:
1
Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus omnipotens, qui est et qui erat et qui venturus est:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
2
Dignus es, Domine Deus noster accipere laudem , gloriam et honorem et benedictionem :
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
3
Dignus est agnus, qui occisus est accipere virtutem et divinitatem et sapientiam et fortitudinem et honorem et gloriam et
benedictionem:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
4
Benedicamus Patrem et Filium cum Sancto Spiritu:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
5
Benedicite omnia opera Domini Domino:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
6
Laudem dicite Deo nostro omnes servi eius et qui timetis Deum pusilli et magni:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
7
Laudent eum gloriosum caeli et terra:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
8
Et omnis creatura , quae in caelo est et super terram et quae subtus terram et mare et quae in eo sunt:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
222
223
224
225
226
227
228
229
230
231
232
233
234
235
236
237
238
239
Cfr. Ap 14,7.
Cfr. Ap 4,11.
Cfr. Sal 21,24.
Lc 1,28.30.
Cfr. Sal 68,35.
Cfr. Dn 3,78.
Cfr. Dn 3,82.
Sal 117,24.
Cfr. Gv 12,13.
Sal 150,6.
Sal 146,1.
Sal 102,21.
Cfr. Sal 102,22.
Cfr. Sal 148,7-10;Dn 3,38; cfr. Sal 112,1.
Sal 148,12.
Cfr. Ap 5,12.
Liturgia.
Liturgia.
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9
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto:
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
10
Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
Et laudemus et superexaltemus eum in saecula.
Oratio: Omnipotens, sanctissime, altissime et summe Deus, omne bonum, summum bonum, totum bonum, qui solus es bonus, tibi
reddamus omnem laudem, omnem gloriam, omnem gratiam, omnem honorem, omnem benedictionem et omnia bona. Fiat. Fiat. Amen.
LODI PER OGNI ORA
[Rubrica: Incominciano le lodi composte dal beatissimo padre nostro Francesco. Egli le recitava ad ogni ora del giorno e della notte e prima
dell'Ufficio della beata Vergine Maria; e incominciano così: «Santissimo Padre nostro, che sei nei cieli, ecc.». seguite dal Gloria. Poi si
dicano le seguenti lodi:]
[264]1 Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente,
che è, che era e che verrà (240);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli (241).
2
Tu sei degno, Signore Dio nostro (242),
di ricevere la lode, la gloria
e l'onore e la benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
3
Degno è l'Agnello, che è stato immolato (243)
di ricevere potenza e divinità,
sapienza e fortezza,
onore e gloria e benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
4
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
5
Benedite il Signore, opere tutte del Signore (244);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
6
Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi (245)
voi che temete Dio, piccoli e grandi;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
7
Lodino lui, glorioso, i cieli e la terra (246);
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
8
E ogni creatura che è nel cielo (247)
e sopra la terra e sotto terra,
e il mare e le creature che sono in esso;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
9
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
10
Come era nel principio e ora e sempre
e nei secoli dei secoli. Amen.
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
[265] Preghiera: Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,
ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono (248),
fa' che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,
ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.
Fiat! Fiat! Amen.
240
241
242
243
244
245
246
247
248
Cfr. Ap 4,8.
Cfr. Dn 3,57.
Cfr. Ap 4,11.
Cfr. Ap 5,12.
Dn 3,57.
Cfr. Ap 19,5.
Cfr. Sal 68,35.
Sal 68,35; Ap 5,13.
Cfr. Lc 18,19.
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ORATIO ANTE CRUCIFIXUM DICTA.
Summe, gloriose Deus, illumina tenebras cordis mei et da mihi fidem rectam, spem certam et caritatem perfectam, sensum et cognitionem,
Domine, ut faciam tuum sanctum et verax mandatum.
PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO
[276]Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta,
speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.
DE VERA ET PERFECTA LAETITIA.
1
Idem (fr. Leonardus) retulit ibidem quod una die beatus Franciscus apud Sanctam Mariam vocavit fratrem Leonem et dixit: "Frater Leo,
scribe". 2 Qui respondit: "Ecce paratus sum". 3" Scribe - inquit - quae est vera laetitia". 4Venit nuntius et dicit quod omnes magistri de
Parisius venerunt ad Ordinem, scribe, non vera laetitia. 5 Item quod omnes praelati ultramontani, archiepiscopi et episcopi; item quod rex
Franciae et rex Angliae: scribe, non vera laetitia. 6Item, quod fratres mei iverunt ad infideles et converterunt eos omnes ad fidem; item quod
tantam gratiam habeo a Deo quod sano infirmos et facio multa miracula: dico tibi quod in his omnibus non vera laetitia. 7Sed quae est vera
laetitia? 8Redeo de Perusio et de nocte profunda venio huc et est tempus hiemis lutosum et adeo frigidum, quod dondoli aquae frigidae
congelatae fiunt ad extremitates tunicae et percutiunt semper crura, et sanguis emanat ex vulneribus talibus. 9Et totus in luto et frigore et
glacie venio ad ostium, et postquam diu pulsavi et vocavi, venit frater et quaerit: Quis est? Ego respondeo: Frater Franciscus. 10Et ipse dicit:
Vade; non est hora decens eundi; non intrabis. 11Et iterum insistenti respondeat: Vade; tu es unus simplex et idiota; admodo non venis
nobis; nos sumus tot et tales, quod non indigemus te. 12Et ego iterum sto ad ostium et dico: Amore Dei recolligatis me ista nocte. 13Et ille
respondeat: Non faciam. 14Vade ad locum Cruciferorum et ibi pete. 15Dico tibi quod si patientiam habuero et non fuero motus, quod in hoc
est vera laetitia et vera virtus et salus animae.
DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA.
[278]1 Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse:
«Frate Leone, scrivi». 2 Questi rispose: «Eccomi, sono pronto». 3 «Scrivi - disse - quale è la vera letizia».
4
«Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell'Ordine, scrivi: non è vera letizia. 5 Cosi pure che sono entrati
nell'Ordine tutti i prelati d'Oltr'Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d'lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. 6 E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto
da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia».
7
«Ma quale è la vera letizia?».
8
«Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, alI'estremità della tonaca, si formano
dei ghiacciuoli d'acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. 9 E io tutto nel
fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: «Chi è?». Io rispondo:
«Frate Francesco». 10 E quegli dice: «Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai». 11 E poiché io insisto ancora, I'altro
risponde: «Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te». 12 E
io sempre resto davanti alla porta e dico: «Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte». 13 E quegli risponde: «Non lo farò. 14 Vattene al
luogo dei Crociferi e chiedi là».
15
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza
dell'anima».
DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA.
[278]1 Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse:
«Frate Leone, scrivi». 2 Questi rispose: «Eccomi, sono pronto». 3 «Scrivi - disse - quale è la vera letizia».
4
«Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell'Ordine, scrivi: non è vera letizia. 5 Cosi pure che sono entrati
nell'Ordine tutti i prelati d'Oltr'Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d'lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. 6 E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto
da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia».
7
«Ma quale è la vera letizia?».
8
«Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, alI'estremità della tonaca, si formano
dei ghiacciuoli d'acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. 9 E io tutto nel
fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: «Chi è?». Io rispondo:
«Frate Francesco». 10 E quegli dice: «Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai». 11 E poiché io insisto ancora, I'altro
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risponde: «Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te». 12 E
io sempre resto davanti alla porta e dico: «Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte». 13 E quegli risponde: «Non lo farò. 14 Vattene al
luogo dei Crociferi e chiedi là».
15
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza
dell'anima».
La vera e perfetta letizia
1. Lo stesso [fra’ Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco presso Santa Maria degli angeli chiamò frate Leone e gli disse: «
Fratello Leone, scrivi! ».
2. Rispose quello: « Ecco, sono pronto ».
3. «Allora scrivi — riprese — qual è la vera letizia.
4. Viene un inviato e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’ordine nostro. Scrivi: Non èvera letizia. 5. Ancora, che sono
entrati tutti i prelati d’oltralpe, arcivescovi e vescovi; di più, anche il re di Francia e il re d’Inghilterra. Scrivi: Non è vera letizia. 6.
Più ancora, che i miei fratelli sono andati tra gl’infedeli e li hanno convertiti tutti alla Fede; non basta, che io ho così grande grazia di
Dio, da guarire gl’infermi e operare molti miracoli. Io ti assicuro che in tutte queste meraviglie non c’è la vera letizia.
7. Ma qual è la vera letizia? 8. Torno da Perugia e di notte profonda arrivo qui. E inverno, sono tutto infangato e così pieno di freddo
che i ghiaccioli dell’acqua congelata mi si formano all’estremità della tonaca e mi percuotono continuamente le gambe, e dalle ferite
mi esce sangue. 9. E così, sfigurato dalla fanghiglia, pieno di freddo e ghiaccio vengo alla porta, e dopo avere a lungo bussato e chiamato, arriva il portinaio e chiede: ‘ Chi sei? ’. Io rispondo: ‘ Sono fratello Francesco’ .
10. Ma lui replica: ‘Vattene, non è questa l’ora di andare in giro. Qui non si entra’. 11. Insistendo io, quello ripiglia: ‘E vattene, tu sei
un sempliciotto e analfabeta; ormai non vieni più da noi: noi siamo tali e tanti che non abbiamo più bisogno di te’. 12. Ciò nonostante,
io resto ancora alla porta, insisto: ‘Per amore di Dio, ricoveratemi almeno questa notte!’. 13. E lui ribatte: ‘Non lo farò. 14. Vai
all’ospedale dei crociferi, e chiedi là’. 15. Ebbene, ti dico che se avrò avuto pazienza e non sarò arrabbiato, questa è vera letizia e vera
virtù e salvezza dell’anima ».
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Pagina 182 di 208
BENEDICTIO FR. BERNARDO DATA
1
Scribe sicut dico tibi: 2Primus frater, quem dedit mihi Dominus, fuit frater Bernardus, et: qui primo incepit et complevit
perfectissime perfectionem sancti evangelii distribuendo bona sua omnia pauperibus; 3propter quod et propter multas alias praerogativas
teneor ipsum magis diligere quam aliquem fratrem totius religionis. 4Unde volo et praecipio, sicut possum, quod, quicumque fuerit
generalis minister, ipsum diligat et honoret tamquam me ipsum, 5et etiam alii ministri provinciales et fratres totius religionis ipsum teneant
vice mea.
BENEDIZIONE A FRATE BERNARDO.
1
Scrivi quello che sto per dire: 2"Il primo fratello datomi dal Signore è stato frate Bernardo, che per primo cominciò a vivere la
perfezione del santo Vangelo e la realizzò fino in fondo quando distribuì tutti i suoi averi ai poveri. 3Per questa e numerose altre
prerogative, io sono tenuto ad amarlo più che qualunque altro fratello della nostra famiglia religiosa. 4Pertanto, voglio e ordino, per quanto
sta in mio potere, che chiunque sia il ministro generale, abbia ad amarlo ed onorarlo come un altro me stesso. 5E anche gli altri ministri
provinciali e i fratelli di tutta la nostra famiglia religiosa lo trattino come tratterebbero me".
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BENEDICTIO S. CLARAE ET EIUS SORORIBUS IN SCRIPTIS MISSA.
1
....ad consolandum ipsam scripsit ei per litteram suam benedictionem 2ac etiam absolvit ipsam ab omni defectu, si quem
habuisset, in eius mandatis et voluntatibus et mandatis et voluntatibus Filii Dei.
BENEDIZIONE A S. CHIARA E SORELLE.
1
[...] per consolarla, scrisse a lei una lettera, contenente la sua benedizione, 2e l'assolse da ogni mancanza, se ne aveva commesse,
riguardo a direttive e comandi impartiti da lui e alle direttive e comandi del Figlio di Dio.
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AUDITE POVERELLE
PER LE POVERE SIGNORE DEL MONASTERO DI S. DAMIANO
[263/1] 1 Audite, poverelle dal Signore vocate,
ke de multe parte et provincie sete adunate:
2
vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
3
Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
4
Io ve prego per grand'amore
k'aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
5
Quelle ke sunt adgravate de infirmitate
et l'altre ke per loro suò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace
6
Ka multo venderi(te) cara questa fatiga,
ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
Pagina 185 di 208
REGULA
[ Innocentius, episcopus, servus servorum Dei, dilectis in Christo filiabus, Clarae abbatissae aliisque sororibus monasterii Sancti Damiani
Assisinatis, salutem et apostolicam benedictionem. Solet annuere Sedes Apostolica piis votis et honestis petentium precibus favorem
benevolum impertiri. Ex parte siquidem vestra nobis exstitit humiliter supplicatum, ut cum vitae formulam, iuxta quam communiter in
spirituum unitate ac voto altissimae paupertatis vivere debetis, vobis a beato Francisco traditam et a vobis sponte susceptam, venerabilis
frater noster Ostiensis et Velletrensis episcopus duxerit approbandam, secundum quod in ipsius episcopi litteris confectis exinde plenius
continetur, nos id curaremus apostolico munimine roborari. Devotionis igitur vestrae precibus inclinati, quod ab eodem episcopo super hoc
factum est ratum habentes et gratum, illud auctoritate apostolica confirmamus et praesentis scripti patrocinio communimus, tenorem
litterarum ipsarum de verbo ad verbum praesentibus inseri facientes, qui talis est:
Raynaldus, miseratione divina Ostiensis et Velletrensis episcopus, carissimae sibi in Christo matri et filiae dominae Clarae,
abbatissae Sancti Damiani Assisinatis, eiusque sororibus, tam praesentibus quam futuris, salutem et benedictionem paternam. Quia vos,
dilectae in Christo filiae, mundi pompas et delicias contempsistis et ipsius Christi et eius sanctissimae matris sequentes vestigia elegistis
habitare incluso corpore e in paupertate summa Domino deservire, ut mente libera possitis Domino famulari, nos vestrum sanctum
propositum in Domino commendantes, votis vestris et sanctis desideriis libenter volumus affectu paterno favorem benevolum impertiri.
Eapropter vestris piis precibus inclinati, formam vitae et modum sanctae unitatis et altissimae paupertatis quam vobis beatus pater vester
sanctus Franciscus verbo et scripto tradidit observandam, praesentibus annotatam, auctoritate domini papae et nostra vobis omnibus
vobisque in vestro monasterio succedentibus in perpetuum confirmamus in praesentis scripti patrocinio communimus. Quae talis est:]
BOLLA DI PAPA INNOCENZO IV
[2744] 1 Innocenzo vescovo, servo dei servi di Dio. 2 Alle dilette figlie in Cristo Chiara abbadessa e alle altre sorelle del monastero di San
Damiano d'Assisi, salute e apostolica benedizione.
[2745] 3 La Sede Apostolica suole acconsentire ai pii voti e benevolmente favorire gli onesti desideri di coloro che chiedono. 4 Ora, da
parte vostra ci è stato umilmente richiesto che ci prendessimo cura di confermare con la nostra autorità apostolica 5 la forma di vita,
secondo la quale dovete vivere comunitariamente in unità di spiriti e con voto di altissima povertà (249), 6 che vi fu data dal beato Francesco
e fu da voi spontaneamente accettata, 7 quella che il venerabile nostro fratello vescovo di Ostia e Velletri ritenne bene che fosse approvata,
come è ampiamente contenuto nella lettera scritta a proposito dallo stesso vescovo.
[2746] 8 Noi pertanto, ben disposti ad accogliere la vostra supplica, ratificando di buon grado quanto sopra ciò è stato fatto dal medesimo
vescovo, lo confermiamo col potere apostolico e l'avvaloriamo con l'autorità del presente scritto, 9 nel quale facciamo inserire parola per
parola il testo della stessa lettera, che e questo:
[2747] 10 Rinaldo, per misericordia di Dio vescovo di Ostia e Velletri, alla sua carissima in Cristo madre e figlia Donna Chiara abbadessa
di San Damiano in Assisi, 11 e alle sorelle di lei, presenti e future, salute e paterna benedizione.
[2748] 12 Poiché voi, figlie dilette in Cristo, avete disprezzato le vanità e i piaceri del mondo 13 e seguendo le orme (250) dello stesso
Cristo e della sua santissima Madre, avete scelto di abitare rinchiuse e di dedicarvi al Signore in povertà somma per potere con animo
libero servire a Lui, 14 noi, encomiando nel Signore il vostro santo proposito, di buon grado vogliamo con affetto paterno accordare
benevolo favore ai vostri voti e ai vostri santi desideri.
[2749] 15 Per questo, accondiscendendo alle vostre pie suppliche, con l'autorità del signor Papa e nostra, confermiamo in perpetuo per voi
tutte e per quelle che vi succederanno nel vostro monastero e con l'appoggio della presente lettera avvaloriamo la forma di vita e il modo di
santa unità e di altissima povertà (251), che il beato padre vostro Francesco vi consegnò a voce e in scritto da osservare e che è qui
riprodotta. 17 Ed è questa:
[ CAPUT I ]
[ IN NOMINE DOMINI ! INCIPIT FORMA VITAE SORORUM PAUPERUM ]
1
Forma vitae Ordinis Sororum Pauperum, quam beatus Franciscus instituit, HAEC EST: 2 DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI
SANCTUM EVANGELIUM OBSERVARE, VIVENDO IN OBBEDIENTIA, SINE PROPRIO ET IN CASTITATE. 3 Clara, indigna
ancilla Christi et plantula beatissimi patris Francisci, PROMITTIT OBEDIENTIAM ET REVERENTIAM DOMINO PAPAE Innocentio
ET SUCCESSORIBUS EIUS CANONICE INTRANTIBUS ET ECCLESIAE ROMANAE. 4 Et sicut in principio conversionis suae una
cum sororibus suis promisit obedientiam beato Francisco, ita eamdem promittit inviolabiliter servare successoribus suis. 5 ET ALIAE
sorores TENEANTUR semper SUCCESSORIBUS beati Francisci et sorori Clarae et aliis abbatissis canonice electis ei succedentibus
OBEDIRE.
249
250
251
Cfr. 2Cor 8,2.
Cfr. 1Pt 2,21.
Cfr. 2Cor 8,2.
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I.
NEL NOME DEL SIGNORE INCOMINCIA LA FORMA Dl VITA
DELLE SORELLE POVERE
[2750] 1 La Forma di vita dell'Ordine delle Sorelle Povere, istituita dal beato Francesco, è questa:
2
Osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
[2751] 3 Chiara indegna serva di Cristo e pianticella del beatissimo padre Francesco, promette obbedienza e riverenza al signor papa
Innocenzo e ai suoi successori, canonicamente eletti e alla Chiesa Romana,
[2752] 4 E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, cosi promette di
mantenerla inviolabilmente ai suoi successori.
[2753] 5 Le altre sorelle siano tenute ad obbedire sempre ai successori del beato Francesco e a sorella Chiara e alle altre abbadesse, che le
succederanno mediante elezione canonica.
[ CAPUT II ]
[ DE HIS QUAE VOLUNT VITAM ISTAM ACCIPERE, ET QUALITER RECIPI DEBEANT ]
1
SI QUA DIVINA INSPIRATIONE VENERIT AD NOS VOLENS VITAM ISTAM ACCIPERE, abbatissa sororum omnium
consensum requirere teneatur; 2 et si maior pars consenserit, habita licentia domini cardinalis protectoris nostri, possit eam recipere. 3 Et si
recipiendam viderit, DILIGENTER EXAMINET eam vel examinari faciat DE FIDE CATHOLICA ET ECCLESIASTICIS
SACRAMENTIS. 4 ET SI HAEC OMNIA CREDAT ET VELIT EA FIDELITER CONFITERI ET USQUE IN FINEM FIRMITER
OBSERVARE 5 ET virum NON HABET VEL, SI HABET, ET IAM religionem INTRAVIT AUCTORITATE DIOECESANI
EPISCOPI, VOTO CONTINENTIAE IAM EMISSO, AETATE etiam LONGAEVA VEL INFIRMITATE ALIQUA SEU FATUITATE AD
HUIUS VITAE OBSERVANTIAM non impediente, 6 DILIGENTER EXPONATUR EI TENOR VITAE NOSTRAE. 7 Et si idonea fuerit,
DICATUR EI VERBUM SANCTI EVANGELII, QUOD vadat ET vendat OMNIA SUA ET EA STUDEAT pauperibus EROGARE. 8
QUOD SI FACERE NON POTUERIT, SUFFICIT EI BONA VOLUNTAS. 9 ET CAVEANT abbatissa et eius sorores NE
SOLLICITAE SINT DE REBUS SUIS TEMPORALIBUS, UT LIBERE FACIAT DE REBUS SUIS QUIDQUID DOMINUS
INSPIRAVERIT EI. 10 SI TAMEN CONSILIUM REQUIRATUR, MITTANT EAM AD ALIQUOS discretos et Deum timentes,
QUORUM CONSILIO BONA SUA PAUPERIBUS EROGENTUR. 11 Postea capillis tonsis in rotundum et deposito habitu saeculari,
CONCEDAT EI tres tunicas et mantellum. 12 Deinceps extra monasterium sine utili, rationabili, manifesta et probabili causa eidem EXIRE
NON LICEAT. 13 FINITO VERO ANNO PROBATIONIS, RECIPIATUR AD OBEDIENTIAM PROMITTENS VITAM et formam
paupertatis nostrae in perpetuum observare. 14 Nulla infra tempus probationis veletur. 15 Mantellulas etiam possint sorores haberepro
alleviatione et honestate servitii et laboris. 16 Abbatissa vero de vestimentis discrete eisdem provideat SECUNDUM qualitates personarum
et LOCA ET TEMPORA ET FRIGIDAS REGIONES, SICUT NECESSITATI VIDERIT EXPEDIRE. 17 Iuvenculae in monasterio
receptae infra tempus aetatis legitimae tondeantur in rotundum et deposito habitu saeculari induantur panno religioso, sicut visum fuerit
abbatissae. 18 Cum vero ad aetatem legitimam venerint, indutae iuxta formam aliarum faciant professionem suam. 19 Et tam ipsis quam aliis
novitiis abbatissa sollicite MAGISTRAM provideat de discretioribus totius monasterii, 20 QUAE in sancta conversatione et honestis moribus
iuxta formam professionis nostrae eas diligenter INFORMET. 21 In examinatione et receptione sororum servientium extra monasterium
servetur forma praedicta; 22 quae POSSINT PORTARE CALCIAMENTA. 23 Nulla nobiscum residentiam faciat in monasterio, nisi
recepta fuerit secundum formam professionis nostrae. 24 Et amore sanctissimi e dilectissimi pueri pauperculis panniculis involuti, in
praesepio reclinati, et sanctissimae matris eius MONEO, deprecor ET EXHORTOR sorores meas, ut VESTIMENTIS semper VILIBUS
INDUANTUR.
II.
Dl COLORO CHE VOGLIONO ABBRACCIARE QUESTA VITA
E COME DEVONO ESSERE RICEVUTE
[2754] 1 Quando qualcuna, per divina ispirazione, verrà a noi con la determinazione di abbracciare questa vita, I'abbadessa sia tenuta a
chiedere il consenso di tutte le sorelle 2 e se la maggioranza acconsentirà, la possa accettare, dopo aver ottenuto licenza dal signor cardinale
nostro protettore.
[2755] 3 Se le sembrerà idonea ad essere accettata, la esamini con diligenza, o la faccia esaminare intorno alla fede cattolica e ai
sacramenti della Chiesa.
[2756] 4 E se crede tutte queste cose, ed è risoluta a confessarle fedelmente e ad osservarle con fermezza sino alla fine; 5 e non ha marito,
o se l'ha, ha già abbracciato la vita religiosa con l'autorità del vescovo diocesano ed ha già fatto voto di continenza; 6 e se, inoltre non è
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impedita dall'osservare questa vita da età avanzata o da qualche infermità o deficienza mentale, 7 le si esponga diligentemente il tenore
della nostra vita.
[2757] 8 E se sarà idonea, le si dica la parola del santo Vangelo: che vada e venda tutte le sue sostanze e procuri di distribuirle ai poveri
(252). 9 Se ciò non potesse fare, basta ad essa la buona volontà.
[2758] 10 Si guardino però l'abbadessa e le sue sorelle dal preoccuparsi per le cose temporali di lei, affinché ne disponga liberamente,
come le verrà ispirato dal Signore. Il Se tuttavia domandasse consiglio, la indirizzino a persone prudenti e timorate di Dio (253), col
consiglio delle quali vengano distribuiti i suoi beni.
[2759] 12 Poi, tosati i capelli in tondo e deposto l'abito secolare, le conceda tre tonache e il mantello. 13 Da quel momento non le è più
lecito uscire fuori di monastero, senza un utile, ragionevole, manifesto e approvato motivo.
[2760]
14
Finito poi l'anno della prova, sia ricevuta all'obbedienza, promettendo d'osservare sempre la vita e la forma della nostra povertà.
[2761] 15 Non si conceda a nessuna il velo durante il tempo della prova. 16 Le sorelle possono avere anche le mantellette per comodità e
convenienza del servizio e del lavoro. 17 L'abbadessa poi le provveda di vestimenti con discrezione, secondo la qualità delle persone, i
luoghi e i tempi e i paesi freddi, conforme vedrà essere richiesto dalla necessità.
[2762] 18 Le giovanette, accolte in monastero prima della legittima età, siano tosate in tondo 19 e, deposto l'abito secolare, indossino un
abito da religiosa, come parrà all'abbadessa. 20 Raggiunta poi l'età legittima, vestite alla maniera delle altre, facciano la loro professione.
[2763] 21 Ad esse, come alle altre novizie, l'abbadessa assegni con sollecitudine una maestra tra le più assennate del monastero, 22 la quale
le istruisca con cura intorno al modo di vivere santamente da religiose e alle oneste costumanze secondo la forma della nostra professione.
23
Le medesime norme si osservino nell'esame e nell'accettazione delle sorelle che presteranno il loro servizio fuori del monastero; esse
però potranno usare calzature.
[2764]
24
Non si ammetta nessuna a dimorare con noi in monastero se non sia stata ricevuta secondo la forma della nostra professione.
[2765] 25 E per amore del santissimo Bambino, ravvolto in poveri pannicelli e adagiato nel presepio (254), e della sua santissima Madre,
ammonisco, prego caldamente ed esorto le mie sorelle a vestire sempre indumenti vili.
[ CAPUT III ]
[ DE DIVINO OFFICIO ET IEIUNIO, DE CONFESSIONE ET COMMUNIONE ]
1
Sorores litteratae FACIANT DIVINUM OFFICIUM SECUNDUM CONSUETUDINEM FRATRUM MINORUM, 2 EX QUO HABERE
POTERUNT BREVIARIA, legendo sine cantu. 3 Et quae occasione rationabili non possent aliquando legendo dicere horas suas, liceat eis
sicut aliae sorores dicere Pater noster. 4 Quae vero litteras nesciunt DICANT VIGINTI QUATTUOR Pater noster PRO MATUTINO,
PRO LAUDE QUINQUE, PRO PRIMA vero, TERTIA, SEXTA, NONA PRO QUALIBET ISTARUM horarum SEPTEM, PRO
VESPERIS AUTEM DUODECIM, PRO COMPLETORIO SEPTEM. 5 Pro defunctis etiam dicant in vesperis septem Pater noster cum
Requiem aeternam, pro matutino duodecim, 6 cum sorores litteratae teneantur facere officium mortuorum. 7 Quando vero soror monasterii
nostri migraverit, dicant quinquaginta Pater noster. 8 OMNI TEMPORE SORORES IEIUNENT. 9 In Nativitate vero Domini, quocumque
die venerit, bis refici possint. 10 Cum ADOLESCENTULIS, debilibus et servientibus extra monasterium, sicut videbitur abbatissae,
MISERICORDITER DISPENSETUR. 11 TEMPORE VERO MANIFESTAE NECESSITATIS NON TENEANTUR sorores IEIUNIO
CORPORALI. 12 Duodecim vicibus ad minus de abbatissae licentia confiteantur in anno. 13Et cavere debent ne alia verba tunc inserant, nisi
quae ad confessionem et salutem pertinent animarum. 14 Septem vicibus communicent, videlicet in Nativitate Domini, in quinta feria
maioris hebdomadae, in Resurrectione Domini, in Pentecoste, in Assumptione beatae Virginis, in festo sancti Francisci et in festo omnium
sanctorum. 15 Pro communicandis sanis sororibus vel infirmis capellano intus liceat celebrare.
III.
DELL'UFFICIO DIVINO E DEL DIGIUNO.
DELLA CONFESSIONE E COMUNIONE
[2766] 1 Le sorelle che sanno leggere celebrino l'ufficio divino secondo la consuetudine dei frati minori, e perciò potranno avere i
breviari, leggendo senza canto. 2 Se qualcuna, per un motivo ragionevole, a volte non potesse recitare leggendo le sue Ore, le sia lecito dire
i Pater noster, come le altre sorelle.
252
253
254
Cfr. Mt 19,21.
Cfr. At 13,16.
Cfr. Lc 2,7-12.
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[2767] 3 Quelle invece che non sanno leggere, dicano ventiquattro Pater noster per il Mattutino, cinque per le Lodi per prima, terza, sesta
e nona, per ciascuna di queste Ore, sette; per il Vespro dodici; per Compieta sette. 5 Inoltre dicano ancora per i defunti sette Pater noster
con il Requiem per il Vespro e dodici per il Mattutino, 6 quando le sorelle che sanno leggere sono tenute a recitare l'Ufficio dei morti. 7 Alla
morte poi di una sorella del nostro monastero, dicano cinquanta Pater noster.
[2768] 8 Le Sorelle digiunino in ogni tempo. 9 Ma nel Natale del Signore, in qualunque giorno cada, possano rifocillarsi due volte. 10 Con
le giovanette, le deboli e le sorelle che servono fuori del monastero, si dispensi misericordiosamente, come parrà all'abbadessa. 11 Ma in
tempo di manifesta necessità, le sorelle non siano tenute al digiuno corporale.
[2769] 12 Si confessino almeno dodici volte l'anno, con licenza dell'abbadessa. 13 E devono guardarsi allora dal frammischiare altri
discorsi che non facciano al caso della confessione e della salute dell'anima.
[2770] 14 Si comunichino sette volte l'anno, cioè: nel Natale del Signore, nel Giovedì santo, nella Resurrezione del Signore, nella
Pentecoste, nell'Assunzione della beata Vergine, nella festa di san Francesco e nella festa d'Ognissanti.
[2771]
15
Per comunicare le sorelle, sia sane che inferme, è lecito al cappellano celebrare all'interno.
[ CAPUT IV ]
[ DE ELECTIONE ET OFFICIO ABBATISSAE, DE CAPITULO ATQUE DE OFFICIALIBUS ET DE DISCRETIS ]
1
In electione abbatissae teneantur sorores formam canonicam observare. 2 Procurent autem ipsae festinanter habere generalem
ministrum vel provincialem Ordinis Fratrum Minorum, 3 qui verbo Dei eas informet ad omnimodam concordiam et COMMUNEM
UTILITATEM in electione facienda. 4 Et nulla eligatur nisi professa. 5 Et si non professa eligeretur vel aliter daretur, non ei obediatur, nisi
primo profiteatur formam paupertatis nostrae. 6 QUA DECEDENTE, ELECTIO alterius abbatissae FIAT. 7 ET SI ALIQUO TEMPORE
APPARERET UNIVERSITATI SORORUM PRAEDICTAM NON ESSE SUFFICIENTEM AD SERVITIUM ET COMMUNEM
UTILITATEM ipsarum, TENEANTUR PRAEDICTAE sorores iuxta formam praedictam, quam citius possunt, ALIAM SIBI IN
abbatissam et matrem ELIGERE. 8 Electa vero COGITET QUALE ONUS in se SUSCEPIT ET CUI redditura est rationem de grege sibi
commisso. 9 STUDEAT etiam MAGIS ALIIS PRAEESSE VIRTUTIBUS ET SANCTIS MORIBUS QUAM OFFICIO, ut EIUS EXEMPLO
PROVOCATAE SORORES POTIUS EX AMORE ei OBEDIANT quam timore. 10 PRIVATIS AMORIBUS CAREAT, NE DUM IN PARTE
PLUS DILIGIT, IN TOTUM SCANDALUM GENERET. 11 CONSOLETUR AFFLICTAS. 12 SIT etiam ULTIMUM refugium tribulatis, NE
SI APUD EAM REMEDIA DEFUERINT SANITATUM, DESPERATIONIS MORBUS PRAEVALEAT IN INFIRMIS. 13 Communitatem
servet in omnibus, praecipue autem in ecclesia, dormitorio, refectorio, infirmaria et vestimentis. 14 Quod etiam simili modo servare eius
vicaria teneatur. 15 Semel in hebdomada ad minus abbatissa sorores suas teneatur AD CAPITULUM CONVOCARE; 16 ubi tam ipsa quam
sorores de communibus et publicis offensis et negligentiis humiliter debeant confiteri. 17 Et quae tractanda sunt pro utilitae et honestate
monasterii ibidem conferant cum omnibus sororibus suis; 18 SAEPE enim DOMINUS QUOD MELIUS EST minori REVELAT. 19 Nullum
debitum grave fiat, nisi de communi consensu sororum et manifesta necessitate, et hoc per procuratorem. 20 Caveat autem abbatissa cum
sororibus suis, ne aliquod depositum recipiant in monasterio; 21 saepe enim de huiusmodi turbationes et scandala oriuntur. 22 Ad
conservandam unitatem mutuae dilectionis et pacis, de communi consensu omnium sororum officiales monasterii eligantur. 23 Et eodem
modo octo ad minus sorores de discretioribus eligantur, quarum in his quae forma vitae nostrae requirit, abbatissa uti consilio semper
teneatur. 24 Possint etiam sorores et debeant, si eis utile et expediens videatur, officiales et discretas aliquando removere et alias loco
ipsarum eligere.
IV.
DELLA ELEZIONE E DELL'UFFICIO Dl ABBADESSA.
DEL CAPITOLO, DELLE RESPONSABILI DEGLI UFFICI E DELLE DISCRETE
[2772]
1
Nella elezione dell'abbadessa le sorelle siano tenute ad osservare la forma canonica.
[2773] 2 Esse si procurino con sollecitudine di avere il ministro generale o provinciale dell'Ordine dei frati minori, 3 il quale mediante la
parola di Dio le disponga alla perfetta concordia e ala utilità comune nelle elezioni da farsi.
[2774] 4 E non si elegga se non una professa. 5 E se fosse eletta una non professa o venisse data in altro modo non le si presti obbedienza
se prima non avrà fatta la professione della forma della nostra povertà. 6 Alla sua morte, si faccia l'elezione di un'altra abbadessa.
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[2775] 7 E se talora sembrasse alla generalità delle sorelle che la predetta non fosse idonea al servizio e alla comune utilità di esse, 8 le
dette sorelle siano tenute ad eleggerne, quanto prima possono e nel modo sopraddetto, un'altra per loro abbadessa e madre.
[2776] 9 L'eletta poi consideri qual carico ha accettato sopra di sé e a Chi deve rendere conto (255) del gregge affidatole. 10 Si studi anche
di presiedere alle altre più per virtù e santità di vita che per ufficio, affinché le sorelle, provocate dal suo esempio, le obbediscano più per
amore che per timore
[2777]
11
Si guardi dalle amicizie particolari, affinché non avvenga che, amando alcune più delle altre, rechi scandalo a tutte
[2778] 12 Consoli le afflitte Sia ancora l'ultimo rifugio delle tribolate (256) perché, se mancassero presso di lei i rimedi di salute, non abbia
a prevalere nelle inferme il morbo della disperazione.
[2779] 13 Conservi la vita comune in tutto, ma specialmente in chiesa, in dormitorio, in refettorio, nell'infermeria e nelle vesti. 14 E ciò è
tenuta a fare allo stesso modo anche la sua vicaria.
[2780] 15 L'abbadessa sia tenuta a convocare a Capitolo le sue sorelle almeno una volta la settimana. 16 lvi, tanto lei quanto le sorelle
debbano accusarsi umilmente delle comuni e pubbliche mancanze e negligenze. 17 Ivi ancora discuta con le sue sorelle circa le cose da fare
per l'utilità e il bene del monastero. 18 Spesso infatti il Signore manifesta ciò che è meglio al più piccolo.
[2781] 19 Non si contragga alcun debito grave, se non di comune consenso delle sorelle e per manifesta necessità, e questo per mezzo del
procuratore. 20 Si guardi poi l'abbadessa con le sue sorelle dal ricevere alcun deposito in monastero, 21 poiché da ciò nascono spesso disturbi
e scandali.
[2782] 22 Allo scopo di conservare l'unita della scambievole carità e della pace, tutte le responsabili degli uffici del monastero vengano
elette di comune consenso di tutte le sorelle. 23 E nello stesso modo si eleggano almeno otto sorelle delle più assennate, del consiglio delle
quali l'abbadessa è obbligata a servirsi in ciò che è richiesto dalla forma della nostra vita.
24
Se qualche volta sembrasse utile e conveniente, le sorelle possano anche e debbano rimuovere le responsabili e le discrete ed eleggerne
altre al loro posto.
[ CAPUT V ]
[ DE SILENTIO AC DE LOCUTORIO ET CRATE ]
1
Ab hora completorii usque ad tertiam sorores silentium teneant, exceptis servientibus extra monasterium. 2 Sileant etiam
continue in ecclesia, dormitorio, in refectorio tantum dum comedunt; 3 praeterquam in infirmaria, in qua pro recreatione et servitio
infirmarum loqui discrete semper sororibus liceat. 4 Possint tamen semper et ubique breviter submissa voce quod necesse fuerit insinuare. 5
Non liceat sororibus loqui ad locutorium vel ad cratem sine licentia abbatissae vel eius vicariae. 6 Et licentiatae ad locutorium loqui non
audeant, nisi praesentibus et audientibus duabus sororibus. 7 Ad cratem vero accedere non praesumant, nisi praesentibus tribus ad minus
per abbatissam vel eius viacariam assignatis de illis octo discretis, quae sunt electae ab omnibus sororibus pro consilio abbatissae. 8 HANC
formam LOQUENDI teneantur PRO SE ABBATISSA et eius vicaria observare. 9 Et hoc de CRATE RARISSIME ad portam vero nullatenus
fiat. 10 Ad quam CRATEM PANNUS INTERIUS APPONATUR, qui non removeatur, nisi cum proponitur verbum Dei vel aliqua alicui
loqueretur. 11 HABEAT etiam OSTIUM ligneum duabus diversis SERIS FERREIS, valvis et vectibus optime communitum, 12 ut in nocte
maxime duabus clavibus obseretur, quarum unam habeat abbatissa, aliam vero sacrista; 13 ET MANEAT SEMPER obseratum, NISI cum
auditur divinum officium et PRO CAUSIS SUPERIUS MEMORATIS. 14 Nulla ante solis ortum vel post solis occasum loqui ad cratem
alicui ullatenus debeat. 15 AD LOCUTORIUM vero semper PANNUS, qui non removeatur, INTERIUS maneat. 16 In quadragesima sancti
Martini et quadragesima maiori nulla loquatur ad locutorium, 17 nisi sacerdoti causa confessionis vel alterius manifestae necessitatis, quod
reservetur in prudentia abbatissae vel eius vicariae.
V.
DEL SILENZIO, DEL PARLATORIO E DELLA GRATA
[2783] 1 Le sorelle osservino il silenzio dall'ora di compieta fino a terza, eccettuate le sorelle che prestano servizio fuori del monastero. 2
Osservino ancora silenzio continuo in chiesa, in dormitorio e in refettorio soltanto quando mangiano. 3 Si eccettua l'infermeria, dove, per
sollievo e servizio delle ammalate, sarà sempre permesso alle sorelle di parlare con moderazione. 4 Possano tuttavia, sempre e ovunque,
comunicare quanto è necessario, ma con brevità e sottovoce.
[2784] 5 Non sia lecito alle sorelle accedere al parlatorio o alla grata, senza licenza dell'abbadessa o della sua vicaria; 6 e quelle che ne
hanno licenza, non ardiscano parlare nel parlatorio, se non alla presenza e ascoltate da due sorelle.
255
256
Cfr. Mt 12,36; Eb 13,17.
Sal 31,7.
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[2785] 7 Non presumano poi di recarsi alla grata, se non siano presenti, assegnate dall'abbadessa o dalla vicaria, almeno tre di quelle otto
discrete che furono elette da tutte le sorelle come Consiglio dell'abbadessa. 8 Questa forma nel parlare siano tenute ad osservarla per conto
proprio anche l'abbadessa e la sua vicaria. 9 E quanto si è detto per la grata avvenga molto di rado; alla porta poi non si faccia in nessun
modo. 10 A detta grata sia applicata dalla parte interna un panno, che non sia tolto se non quando si predica la divina parola o alcuna parli a
qualcuno. 11 Abbia inoltre una porta di legno, ben difesa da due differenti serrature in ferro, da imposte e chiavistelli, 12 affinché,
specialmente di notte, sia chiusa con due chiavi, una delle quali la tenga l'abbadessa e l'altra la sacrestana; 13 e rimanga sempre chiusa, fuorché quando si ascolta il divino ufficio e per i motivi sopra esposti. 14 Non è lecito assolutamente a nessuna parlare ad alcuno alla grata
prima della levata del sole o dopo il tramonto.
[2786] 15 Al parlatorio poi, vi sia sempre, dalla parte interna, un panno che non deve essere rimosso per nessun motivo. 16 Durante la
quaresima di san Martino e la quaresima maggiore nessuna parli al parlatorio, 17 se non al sacerdote per motivo di confessione o di altra
manifesta necessità Ciò è riservato alla prudenza dell'abbadessa o della sua vicaria.
[ CAPUT VI ]
[ DE NON HABENTIS POSSESSIONIBUS ]
1
POSTQUAM ALTISSIMUS PATER CAELESTIS PER GRATIAM SUAM COR MEUM DIGNATUS EST ILLUSTRARE, UT
EXEMPLO ET DOCTRINA BEATISSIMI PATRIS NOSTRI sancti FRANCISCI POENITENTIAM FACEREM, PAULO POST
CONVERSIONEM IPSIUS, UNA CUM SORORIBUS MEIS OBEDIENTIAM VOLUNTARIE SIBI PROMISI. 2 ATTENDENS AUTEM
BEATUS pater QUOD NULLAM PAUPERTATEM, LABOREM, TRIBULATIONEM, VILITATEM ET CONTEMPTUM SAECULI
timeremus, IMMO PRO MAGNIS DELICIIS haberemus, PIETATE MOTUS SCRIPSIT NOBIS FORMAM VIVENDI in hunc modum:
3
QUIA DIVINA INSPIRATIONE FECISTIS VOS FILIAS ET ANCILLAS ALTISSIMI SUMMI REGIS PATRIS
CAELESTIS ET SPIRITUI SANCTO VOS DESPONSASTIS ELIGENDO VIVERE SECUNDUM PERFECTIONEM SANCTI
EVANGELII, 4 VOLO ET PROMITTO PER ME ET FRATRES MEOS SEMPER HABERE DE VOBIS TAMQUAM DE IPSIS
CURAM DILIGENTEM ET SOLLICITUDINEM SPECIALEM.
5
Quod DUM VIXIT DILIGENTER implevit et a Fratribus voluit semper implendum. 6 Et ut nusquam declinaremus a sanctissima
paupertate quam cepimus nec etiam quae post nos venturae essent, paulo ante obitum suum iterum scriptis nobis ultimam voluntatem suam
dicens:
7
EGO FRATER FRANCISCUS PARVULUS VOLO SEQUI VITAM ET PAUPERTATEM ALTISSIMI DOMINI NOSTRI
JESU CHRISTI ET EIUS SANCTISSIMAE MATRIS ET perseverare IN EA usque in finem; 8 ET ROGO VOS, DOMINAS MEAS, ET
CONSILIUM DO VOBIS, UT IN ISTA SANCTISSIMA VITA ET PAUPERTATE SEMPER VIVATIS. 9 ET CUSTODITE VOS
MULTUM, NE DOCTRINA VEL CONSILIO ALICUIUS AB IPSA IN PERPETUUM ULLATENUS RECEDATIS.
10
ET SICUT EGO SEMPER SOLLICITA FUI una cum sororibus meis SANCTAM PAUPERTATEM QUAM DOMINO Deo ET
BEATO FRANCISCO PROMISIMUS custodire, 11 SIC TENEANTUR abbatissae QUAE IN OFFICIO MIHI SUCCEDENT et omnes
sorores USQUE IN FINEM inviolabiliter OBSERVARE, 12 videlicet in non recipiendo vel habendo possessionem vel proprietatem PER SE
NEQUE PER INTERPOSITAM PERSONAM, 13 seu etiam aliqui quod rationabiliter proprietas dici possit, 14 NISI QUANTUM terrae
PRO HONESTATE ET REMOTIONE MONASTERII NECESSITAS requirit; 15 ET ILLA TERRA NON LABORETUR, NISI PRO HORTO
ad necessitatem ipsarum.
VI.
LE PROMESSE DEL BEATO FRANCESCO E DEL NON AVERE
POSSEDIMENTI
[2787] 1 Dopo che l'altissimo Padre celeste si degnò illuminare l'anima mia mediante la sua grazia perché, seguendo l'esempio e gli
insegnamenti del beatissimo padre nostro Francesco, io facessi penitenza, poco tempo dopo la conversione di lui, liberamente, insieme con
le mie sorelle, gli promisi obbedienza.
[2788] 2 Il beato padre, poi, considerando che noi non temevamo nessuna povertà, fatica, tribolazione, umiliazione e disprezzo del
mondo, che anzi l'avevamo in conto di grande delizia, mosso da paterno affetto, scrisse per noi la forma di vita in questo modo: 3 «Poiché
per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell'Altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo,
scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, 4 voglio e prometto da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi,
come di loro, attenta cura e sollecitudine speciale».
[2789]
5
Ciò che egli con tutta fedeltà ha adempiuto finché visse, e volle che dai frati fosse sempre adempito.
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[2790] 6 E affinché non ci allontanassimo mai dalla santissima povertà che abbracciammo, e neppure quelle che sarebbero venute dopo di
noi, poco prima della sua morte di nuovo scrisse per noi la sua ultima volontà con queste parole: 7 «Io frate Francesco piccolino, voglio
seguire la vita e la povertà dell'Altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre, e perseverare in essa sino alla fine (257).
8
E prego voi, mie signore e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e povertà. 9 E guardatevi molto bene dall'allontanarvi
mai da essa in nessuna maniera per l'insegnamento o il consiglio di alcuno».
[2791] 10 E come io, insieme con le mie sorelle, sono stata sempre sollecita di mantenere la santa povertà che abbiamo promesso al
Signore Iddio e al beato Francesco, 11 così le abbadesse che mi succederanno nell'ufficio e tutte le sorelle siano tenute ad osservarla
inviolabilmente fino alla fine: 12 a non accettare, cioè, né avere possedimenti o proprietà né da sé, né per mezzo di interposta persona, 13 e
neppure cosa alcuna che possa con ragione essere chiamata proprietà, 14 se non quel tanto di terra richiesto dalla necessità, per la
convenienza e l'isolamento del monastero; 15 ma quella terra sia coltivata solo a orto per il loro sostentamento.
[ CAPUT VII ]
[ DE MODO LABORANDI ]
1
Sorores, QUIBUS DEDIT DOMINUS GRATIAM LABORANDI, post horam tertiae LABORENT ET DE LABORITIO
QUOD PERTINET AD HONESTATEM et COMMUNEM UTILITATEM, FIDELITER ET DEVOTE, 2 ITA QUOD, EXCLUSO
OTIO ANIMAE INIMICO, SANCTAE ORATIONIS ET DEVOTIONIS spiritum non exstinguant, CUI DEBENT CETERA
TEMPORALIA DESERVIRE. 3 Et id quod manibus suis operantur, assignare in capitulo abbatissa vel eius vicaria coram omnibus
teneatur. 4 Idem fiat si aliqua eleemosyna pro sororum necessitatibus ab aliquibus mitteretur, ut in communi pro eisdem recommendatio
fiat. 5 Et haec omnia pro COMMUNI UTILITATE distribuantur per abbatissam vel eius viacariam de consilio discretarum.
VII.
DEL MODO DI LAVORARE
[2792] 1 Le sorelle alle quali il Signore ha dato la grazia di lavorare, lavorino, dopo l'ora di terza, applicandosi a lavori decorosi e di
comune utilità, con fedeltà e devozione, 2 in modo tale che, bandito l'ozio, nemico dell'anima, non estinguano lo spirito (258) della santa
orazione e devozione, al quale tutte le altre cose temporali devono servire.
[2793] 3 E l'abbadessa o la sua vicaria sia tenuta ad assegnare in capitolo, davanti a tutte, il lavoro che ciascuna dovrà svolgere con le
proprie mani. 4 Ci si comporti allo stesso modo quando qualche persona mandasse delle elemosine, affinché si preghi in comune per lei. 5 E
tutte queste cose vengano distribuite dall'abbadessa o dalla sua vicaria col consiglio delle discrete a comune utilità.
[ CAPUT VIII ]
[ QUOD NIHIL APPROPRIENT SIBI SORORES,
ET DE ELEEMOSYNA PROCURANDA
ET DE SORORIBUS INFIRMIS ]
1
Sorores NIHIL SIBI APPROPRIENT NEC DOMUM NEC LOCUM NEC ALIQUAM REM. 2 ET tamquam peregrinae et
advenae IN HOC SAECULO, IN PAUPERTATE ET HUMILITATE DOMINO FAMULANTES, mittant PRO ELEEMOSYNA
CONFIDENTER, 3 NEC OPORTET EAS VERECUNDARI, QUIA DOMINUS PRO NOBIS SE FECIT PAUPEREM IN HOC
MUNDO. 4 HAEC EST ILLA CELSITUDO altissimae paupertatis, QUAE VOS, CARISSIMAS SORORES MEAS, HEREDES ET
REGINAS REGNI CAELORUM INSTITUIT, PAUPERES REBUS FECIT, VIRTUTIBUS SUBLIMAVIT. 5 HAEC SIT portio
VESTRA, QUAE PERDUCIT in terram viventium. 6 CUI, DILECTAE sorores, TOTALITER INHAERENTES NIHIL ALIUD PRO
NOMINE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI et eius sanctissimae matris IN PERPETUUM SUB CAELO HABERE VELITIS. 7 Non
LICEAT alicui sorori LITTERAS mittere vel ALIQUID RECIPERE AUT extra monasterium DARE SINE LICENTIA ABBATISSAE. 8
NEC QUICQUAM LICEAT HABERE QUOD ABBATISSA NON DEDERIT AUT PERMISERIT. 9 QUOD SI A PARENTIBUS SUIS vel
257
258
Cfr.Mt 10,22.
Cfr. 1Ts 5,19.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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ab aliis EI ALIQUID mitteretur, abbatissa FACIAT ILLI DARI. 10 Ipsa autem si indiget uti possit; sin autem sorori indigenti caritative
communicet. 11 Si vero ei aliqua pecunia transmissa fuerit, abbatissa de consilio discretarum in his quae indiget illi faciat provideri. 12 DE
INFIRMIS sororibus, TAM in consiliis quam IN CIBARIIS ET ALIIS NECESSARIIS QUAE EARUM REQUIRIT INFIRMITAS, teneatur
firmiter abbatissa sollicite per se et alias sorores inquirere 13 et iuxta possibilitatem loci caritative et misericorditer providere. 14 Quia omnes
tenentur providere et servire sororibus suis infirmis, SICUT VELLENT SIBI SERVIRI si ab infirmitate aliqua tenerentur. 15 SECURE
MANIFESTET UNA ALTERI NECESSITATEM SUAM. 16 Et si mater DILIGIT ET NUTRIT filiam SUAM CARNALEM, QUANTO
DILIGENTIUS DEBET soror DILIGERE ET NUTRIRE sororem SUAM SPIRITUALEM? 17 Quae infirmae IN SACCIS CUM PALEIS
IACEANT ET HABEANT AD CAPUT CAPITALIA CUM PLUMA; 18 et quae indigent PEDULIS LANEIS ET CULCITRIS uti possint. 19
Infirmae vero praedictae cum ab introeuntibus monasterium visitantur, possint singulae aliqua bona verba sibi loquentibus breviter
respondere. 20 Aliae autem sorores licentiatae monasterium intrantibus loqui non audeant, nisipraesentibus et audientibus duabus discretis
sororibus per abbatissam vel eius viacariam assignatis. 21 HANC formam LOQUENDI teneantur PRO SE ABBATISSA et eius vicaria
observare.
VIII.
CHE LE SORELLE NON SI APPROPRINO DI NULLA.
DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA E DELLE SORELLE AMMALATE
[2795] 1 Le sorelle non si approprino di nulla, né della casa, né del luogo, né d'alcuna cosa, 2 e come pellegrine e forestiere (259) in questo
mondo, servendo al Signore in povertà e umiltà con fiducia mandino per la elemosina. 3 E non devono vergognarsi, poiché il Signore si
fece per noi povero (260) in questo mondo. 4 E questo quel vertice dell'altissima povertà (261), che ha costituto voi, sorelle mie carissime,
eredi e regine del regno dei cieli (262), vi ha reso povere di sostanze, ma ricche di Virtù. 5 Questa sia la vostra parte di eredità, che introduce
nella terra dei viventi (263). 6 Aderendo totalmente ad essa, non vogliate mai, sorelle dilettissime, avere altro sotto il cielo, per amore del
Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre.
[2796] Non sia lecito ad alcuna sorella mandare lettere, o ricevere o dare cosa alcuna fuori del monastero, senza licenza dell'abbadessa. 8
Né sia lecito tenere cosa alcuna che non sia stata data o permessa dall'abbadessa. 9 Che se le venga mandato qualche cosa dai parenti o da
altri, l'abbadessa gliela faccia consegnare. 10 La sorella poi, se ne ha bisogno, la possa usare; se no, né faccia parte caritatevolmente alla
sorella che ne ha bisogno. 11 Se poi le fosse stato mandato del denaro, l'abbadessa, con consiglio delle discrete, le faccia procurare ciò di cui
ha bisogno.
[2797] 12 Riguardo alle sorelle ammalate, l'abbadessa sia fermamente tenuta, da sé e per mezzo delle altre sorelle, a informarsi con
sollecitudine di quanto richiede la loro infermità, sia quanto a consigli, sia quanto ai cibi ed alle altre necessità, 13 e a provvedere con carità
e misericordia, secondo la possibilità del luogo. 14 Poiché tutte sono tenute a provvedere e a servire le loro sorelle ammalate, come
vorrebbero essere servite esse stesse nel caso che incorressero in qualche infermità.
[2798] 15 L'una manifesti all'altra con confidenza la sua necessità. 16 E se una madre ama e nutre la sua figlia carnale, con quanta
maggiore cura deve una sorella amare e nutrire la sua sorella spirituale!
[2799] 17 Quelle che sono inferme, potranno usare pagliericci e avere guanciali di piuma sotto il capo; 18 e quelle che hanno bisogno di
calze e di materasso di lana, ne possano usare. 19 Le suddette inferme, poi, quando vengono visitate da quelli che entrano nel monastero,
possano, ciascuna per proprio conto, rispondere brevemente con qualche buona parola a chi rivolge loro la parola.
[2800] 20 Le altre sorelle, invece, che pur ne hanno licenza, non ardiscano parlare a quelli che entrano nel monastero, se non alla presenza
e ascoltate da due discrete, designate dall'abbadessa o dalla sua vicaria. 21 Questa forma nel parlare siano tenute ad osservarla anche
l'abbadessa e la sua vicaria.
[ CAPUT IX ]
[ DE POENITENTIA SORORIBUS PECCANTIBUS IMPONENDA, ET DE SORORIBUS SERVIENTIBUS EXTRA
MONASTERIUM ]
259
260
261
262
263
Cfr. Sal 38,13; 1Pt 2,11.
Cfr. 2Cor 8,9.
Cfr. 2Cor 8,2.
Cfr.Mt 5,3; Lc 6,20.
Cfr. Sal 141,6.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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1
SI QUA soror contra formam professionis nostrae MORTALITER, INIMICO INSTIGANTE, PECCAVERIT, per abbatissam
vel alias sorores bis vel ter admonita, 2 si non se emendaverit, quot diebus contumax fuerit tot in terra panem et aquam coram sororibus
omnibus in refectorio comedat; 3 ET GRAVIORI poenae SUBIACEAT si visum fuerit abbatissae. 4 Interim dum contumax fuerit, oretur ut
Dominus ad poenitentiam cor eius illuminet. 5 Abbatissa vero et eius sorores CAVERE DEBENT, NE IRASCANTUR VEL
CONTURBENTUR PROPTER PECCATUM ALICUIUS, QUIA IRA ET CONTURBATIO IN SE E IN ALIIS IMPEDIUNT
CARITATEM. 6 Si contingeret, quod absit, inter sororem et sororem verbo vel signo occasionem turbationis vel scandali aliquando
suboriri, 7 quae turbationis causam dederit, statim antequam offerat munus orationis suae coram Domino, non solum humiliter prosternat se
ad pedes alterius veniam petens, 8 verum etiam simpliciter roget, ut pro se intercedat ad Dominum quod sibi indulgeat. 9 Illa vero memor
illius verbi Domini: Nisi ex corde dimiseritis, nec Pater vester caelestis dimittet vobis, 10 liberaliter sorori suae omnem iniuriam sibi illatam
remittat. 11Sorores servientes extra monasterium longam moram non faciant, nisi causa manifestae necessitatis requirat. 12 Et honeste
debeant ambulare et parum loqui, ut AEDIFICARI SEMPER VALEANT INTUENTES. 13 Et firmiter caveant NE HABEANT SUSPECTA
CONSORTIA VEL CONSILIA ALIQUORUM. 14 NEC FIANT COMMATRES VIRORUM VEL MULIERUM, NE HAC
OCCASIONE murmuratio vel turbatio ORIATUR. 15 Nec praesumant rumores de saeculo referre in monasterio. 16 Et firmiter teneantur de
his quae intus dicuntur vel aguntur, extra monasterium aliqui non referre, quod posset aliquod scandalum generare. 17 Quod si aliqua
simpliciter in his duobus offenderit, sit in prudentia abbatissae MISERICORDITER POENITENTIAM SIBI INIUNGERE. 18 Si autem ex
consuetudine vitiosa haberet, iuxta qualitatem culpae abbatissa de consilio discretarum illi poenitentiam iniungat.
IX.
DELLA PENITENZA A IMPORRE ALLE SORELLE CHE PECCANO,
E DELLE SORELLE HE PRESTANO SERVIZIO FUORI DEL MONASTERO
[2801] 1 Se qualche sorella, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente contro la forma della nostra professione e, ammonita
due o tre volte dall'abbadessa o da altre sorelle, 2 non si sarà emendata, mangi per terra pane e acqua in refettorio, alla presenza di tutte le
sorelle, tanti giorni quanti sarà stata contumace, 3 e, se l'abbadessa lo riterrà necessario, sia sottoposta a pena anche più grave. 4 Frattanto,
finché rimarrà ostinata, si preghi affinché il Signore disponga il suo cuore a penitenza.
[2802] 5 Tuttavia, l'abbadessa e le sue sorelle si guardino dallo adirarsi e turbarsi per il peccato di alcuna, 6 perché l'ira e il turbamento
impediscono la carità in se stesse e nelle altre.
[2803] 7 Se accadesse, il che non sia, che fra una sorella e l'altra sorgesse talvolta, a motivo di parole o di segni, occasione di turbamento
e di scandalo, 8 quella che fu causa di turbamento, subito, prima di offrire davanti a Dio l'offerta (264) della sua orazione, non soltanto si
getti umilmente ai piedi dell'altra domandando perdono, 9 ma anche con semplicità la preghi di intercedere per lei presso il Signore perché
la perdoni. 10 L'altra poi, memore di quella parola del Signore: «Se non perdonerete di cuore, nemmeno il Padre vostro celeste perdonerà
voi (265), 11 perdoni generosamente alla sua sorella ogni offesa fattale».
[2804] 12 Le sorelle che prestano servizio fuori del monastero, non rimangano a lungo fuori, se non lo richieda una causa di manifesta
necessità. 13 E devono andare per la via con onestà e parlare poco, affinché possano essere sempre motivo di edificazione per quanti le
vedono. 14 E si guardino fermamente dall'avere rapporti o incontri sospetti con alcuno. 15 Né facciano da madrine a uomini e a donne,
affinché per queste occasioni non nasca mormorazione o turbamento.
[2805] 16 Non ardiscano riportare in monastero le chiacchiere del mondo. 17 E di quanto si dice o si fa dentro siano tenute a non riferire
fuori dal monastero nulla che possa provocare scandalo. 18 Se capitasse a qualcuna di mancare in queste due cose, per semplicità, spetta alla
prudenza dell'abbadessa imporle con misericordia la penitenza. 19 Se invece lo facesse per cattiva consuetudine, l'abbadessa, secondo la
qualità della colpa, col consiglio delle discrete imponga una penitenza.
[ CAPUT X ]
[ DE ADMONITIONE ET CORRECTIONE SORORUM ]
1
Abbatissa MONEAT ET VISITET sorores SUAS ET HUMILITER ET CARITATIVE CORRIGAT EAS, NON
PRAECIPIENS ALIQUID EIS QUOD SIT CONTRA ANIMAM SUAM et nostrae professionis formam. 2 Sorores VERO SUBDITAE
RECORDENTUR QUOD PROPTER DEUM ABNEGAVERUNT PROPRIAS VOLUNTATES. 3 UNDE FIRMITER suis abbatissis
obedire teneantur IN OMNIBUS QUAE OBSERVARE DOMINO PROMISERUNT ET NON SUNT ANIMAE CONTRARIA et
nostrae professioni. 4 Abbatissa VERO TANTAM FAMILIARITATEM HABEAT CIRCA IPSAS, UT DICERE POSSINT EI ET
FACERE SICUT DOMINAE ANCILLAE SUAE. 5 NAM ITA DEBET ESSE, QUOD abbatissa SIT OMNIUM sororum ANCILLA. 6
264
265
Cfr. Mt 5,23.
Cfr. Mt 6,15; 18,35.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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MONEO VERO ET EXHORTOR IN DOMINO JESU CHRISTO, UT caveant sorores ab omni SUPERBIA, VANA GLORIA,
INVIDIA, avaritia, cura et sollicitudine huius saeculi, DETRACTIONE ET MURMURATIONE, dissessione et divisione. 7 Sint vero
sollicitae semper invicem servare mutuae dilectionis unitatem, quae est vinculum perfectionis. 8 ET NESCIENTES LITTERAS NON
CURENT LITTERAS DISCERE; 9 SED ATTENDANT QUOD SUPER OMNIA DESIDERARE DEBENT HABERE SPIRITUM
DOMINI ET SANCTAM EIUS OPERATIONEM, 10 ORARE SEMPER AD EUM PURO CORDE ET HABERE HUMILITATEM,
PATIENTIAM IN TRIBULATIONE ET INFIRMITATE, 11 ET DILIGERE EOS QUI NOS PERSEQUUNTUR, REPREHENDUNT
ET ARGUUNT, 12 QUIA DICIT DOMINUS: Beati qui persecutionem patiuntur propter iustitiam, quoniam ipsorum est regnum
caelorum. 13 Qui autem perseveraverit usque in finem hic salvus erit.
X.
DELLA AMMONIZIONE E CORREZIONE DELLE SORELLE
[2806] 1 L'abbadessa ammonisca e visiti le sorelle e le corregga con umiltà e carità, non comandando loro cosa alcuna che sia contro la
sua anima e la forma della nostra professione.
[2807] 2 Le sorelle suddite, poi, ricordino che hanno rinunciato alla propria volontà per amore di Dio. 3 Quindi siano fermamente tenute a
obbedire alle loro abbadesse in tutte le cose che hanno promesso al Signore di osservare e che non sono contrarie all'anima e alla nostra
professione.
[2808] 4 L'abbadessa poi, usi verso di loro tale familiarità che possano parlarle e trattare con lei come usano le padrone con la propria
serva, 5 poiché così deve essere, che l'abbadessa sia la serva di tutte le sorelle.
[2809] 6 Ammonisco poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino le sorelle da ogni superbia, vanagloria, invidia, avarizia
(266), cura e sollecitudine di questo mondo (267), dalla detrazione e mormorazione, dalla discordia e divisione.
[2810]
(268).
7
Siano invece sollecite di conservare sempre reciprocamente l'unità della scambievole carità, che è il vincolo della perfezione
[2811] 8 E quelle che non sanno di lettere, non si curino di apprenderle, 9 ma attendano a ciò che soprattutto debbono desiderare: avere lo
Spirito del Signore e la sua santa operazione, 10 a pregarlo sempre con cuore puro e ad avere umiltà, pazienza nella tribulazione e nella
infermità, 11 e ad amare quelli che ci perseguitano, riprendono e accusano, 12 perché dice il Signore: «Beati quelli che soffrono persecuzione
a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli (269). 13 Chi persevererà fino alla fine, questi sarà salvo (270)».
[ CAPUT XI ]
[ DE CLAUSURAE CUSTODIA ]
1
Ostiaria SIT MATURA MORIBUS ET DISCRETA SITQUE CONVENIENTIS AETATIS, quae ibidem in cellula aperta sine ostio
in die resideat. 2 SIT EI et aliqua SOCIA IDONEA assignata, quae cum necesse fuerit, EIUS VICEM IN OMNIBUS EXSEQUATUR. 3 SIT
autem OSTIUM diversis duabus SERIS FERREIS, VALVIS ET VECTIBUS OPTIME COMMUNITUM, 4 ut in nocte maxime duabus
clavibus obseretur, quarum unam habeat portaria, aliam abbatissa. 5 Et in die SINE CUSTODIA MINIME DIMITTATUR et una clave
FIRMITER OBSERETUR . 6 CAVEANT AUTEM STUDIOSISSIME ET PROCURENT NE UNQUAM OSTIUM STET APERTUM, NISI
QUANTO MINUS FIERI POTERIT CONGRUENTER. 7 Nec omnino aperiatur alicui intrare volenti, nisi CUI CONCESSUM FUERIT A
SUMMO PONTIFICE vel a nostro domino cardinali. 8 Nec ante solis ortum monasterium ingredi nec post solis occasum sorores intus
aliquem remanere permittant, nisi exigente manifesta, rationabili et inevitabili causa. 9 SI PRO BENEDICTIONE ABBATISSAE VEL PRO
ALIQUA SORORUM IN MONIALEM CONSECRANDA VEL ALIO ETIAM MODO CONCESSUM FUERIT ALICUI EPISCOPO
MISSAM INTERIUS CELEBRARE, QUAM PAUCIORIBUS ET HONESTIORIBUS POTERIT SIT CONTENTUS SOCIIS ET
MINISTRIS. 10 Cum autem INTRA MONASTERIUM AD OPUS FACIENDUM necesse fuerit ALIQUOS INTROIRE, STATUAT tunc
sollicite abbatissa PERSONAM convenientem AD portam, 11 quae tantum illis ET NON ALIIS AD OPUS DEPUTATIS aperiat. 12
CAVEANT STUDIOSISSIME omnes sorores NE tunc ab ingredientibus VIDEANTUR.
266
267
268
269
270
Cfr. Lc 12,15.
Cfr. Mt 13,22; Lc 21,34.
Col 3,14.
Mt 5,10.
Mt 10,22.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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XI.
DELLA CUSTODIA DELLA CLAUSURA
[2812] 1 La portinaia sia matura come condotta e prudente, e sia di età conveniente. Di giorno rimanga ivi in una cella aperta, senza uscio.
2
Le si assegni anche una compagna idonea, la quale, la quale quando ci sarà bisogno, faccia in tutto le sue veci.
[2813] 3 La porta sia ben difesa da due differenti serrature in ferro, da imposte e chiavistelli, 4 affinché, specialmente di notte, sia chiusa
con due chiavi, una delle quali la tenga la portinaia, l'altra l'abbadessa. 5 E di giorno non si lasci mai senza custodia e sia stabilmente chiusa
a chiave. 6 Badino poi, con ogni diligenza e procurino che la porta non rimanga mai aperta, se non il minimo possibile secondo la
convenienza. 7 E non si apra affatto a chiunque voglia entrare, ma solo a coloro cui sia stato concesso dal sommo pontefice o dal nostro
signor cardinale.
[2814] 8 E non permettano che alcuno entri in monastero prima della levata del sole, né vi rimanga dopo il tramonto, se non l'esiga una
causa manifesta, ragionevole e inevitabile. 9 Qualora per la benedizione dell'abbadessa, o per la consacrazione a monaca di qualche sorella,
o per qualche altro motivo, venga concesso a qualche vescovo di celebrare la Messa nell'interno del monastero, si accontenti del minor
numero possibile di compagni e ministri che siano di buona fama.
[2815] 10 Quando poi fosse necessario introdurre nel monastero qualcuno per compiervi dei lavori, l'abbadessa con sollecitudine ponga
alla porta una persona adatta, 11 che apra solo agli addetti ai lavori e non ad altri. 12 Tutte le sorelle si guardino, allora, con somma diligenza,
che non siano vedute da coloro che entrano.
[ CAPUT XII ]
[ DE VISITATORE, CAPELLANO ET CARDINALI PROTECTORE ]
1
Visitator noster sit semper de Ordine Fratrum Minorum secundum voluntatem et mandatum nostri cardinalis. 2 Et sit TALIS DE
CUIUS HONESTATE ET MORIBUS PLENA NOTITIA HABEATUR. 3 Cuius officium erit, TAM IN CAPITE QUAM IN MEMBRIS,
corrigere excessus commissos contra formam professionis nostrae. 4 Qui stans in loco publico, ut videri ab aliis possit, cum pluribus et
singulis loqui liceat quae ad visitationis officium pertinent secundum quod melius viderit expedire. 5 Capellanum etiam cum uno socio
clerico bonae famae, discretionis providae, et duos fratres laicos sanctae conversationis et honestatis amatores 6 in subsidium paupertatis
nostrae, sicut misericorditer a praedicto Ordine Fratrum Minorum semper habuimus, 7 intuitu pietatis Dei et beati Francisci, ab eodem
Ordine de gratia postulamus. 8 Non liceat capellano sine socio monasterium ingredi. 9 Et intrantes in loco sint publico, ut se possint
alterutrum semper et ab aliis intueri. 10 Pro confessione infirmarum quae ad locutorium ire non possent, pro communicandis eisdem, pro
extrema unctione, pro animae commendatione, liceat eisdem intrare. 11 Pro exsequiis vero et missarum sollemniis defunctorum et AD
FODIENDAM VEL APERIENDAM SEPULTURAM SEU etiam COAPTANDAM possint sufficientes et idonei de abbatissae providentia
introire.
12
AD HAEC sorores firmiter teneantur semper habere illum DE SANCTAE ROMANAE ECCLESIAE CARDINALIBUS pro
nostro GUBERNATORE, PROTECTORE ET CORRECTORE, qui fuerit a domino papa Fratribus Minoribus deputatus, 13 UT SEMPER
SUBDITAE ET SUBIECTAE PEDIBUS EIUSDEM SANCTAE ECCLESIAE stabiles in fide CATHOLICA, PAUPERTATEM ET
HUMILITATEM DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI et eius sanctissimae matris ET SANCTUM EVANGELIUM, QUOD FIRMITER
PROMISIMUS, in perpetuum OBSERVEMUS. Amen.
[ Datum Perusii, sexto decimo kalendas octobris, pontificatus vero domini Innocentii papae IV anno decimo.
Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae confirmationis infringere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem
hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotentis Dei et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum.
Datum Assisii, quinto idus augusti, pontificatus nostri anno undecimo.]
XII.
DEL VISITATORE, DEL CAPPELLANO DEL CARDINALE PROTETTORE
[2816] 1 Il nostro visitatore sia sempre dell'Ordine dei frati minori, secondo la volontà e il mandato del nostro cardinale. 2 E sia tale che ne
conosca bene l'integrità di vita. 3 Sarà suo compito correggere, tanto nel capo che nelle membra, le mancanze commesse contro la forma
della nostra professione. 4 Egli stando in luogo pubblico, donde possa essere veduto dalle altre, potrà parlare a molte o a ciascuna in
particolare, secondo riterrà più conveniente, di ciò che spetta all'ufficio della visita.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[2817] 5 Chiediamo anche in grazia, allo stesso Ordine, un cappellano con un compagno chierico, di buona fama, discreto e prudente, e
due frati laici, amanti del vivere santo e onesto, 6 in aiuto alla nostra povertà, come abbiamo avuto sempre misericordiosamente dal predetto
Ordine dei frati minori; 7 e questo per amore di Dio e del beato Francesco.
[2818] 8 Al cappellano non sia lecito entrare in monastero senza il compagno. 9 Ed entrando, stiano in luogo pubblico, così che possano
vedersi l'un l'altro ed essere veduti dagli altri. 10 È loro lecito entrare per la confessione delle inferme che non potessero recarsi in parlatorio,
per comunicare le medesime, per l'Unzione degli infermi, per la raccomandazione dell'anima. 11 Per le esequie poi, e le messe solenni dei
defunti, o per scavare o aprire la sepoltura, o anche per rassettarla, possono entrare persone idonee a sufficienza, secondo il prudente
giudizio dell'abbadessa.
[2819] 12 Inoltre le sorelle siano fermamente tenute ad avere sempre come governatore, protettore e correttore, quel cardinale della santa
Chiesa romana che sarà stato assegnato ai frati minori dal Signor papa; 13 affinché suddite sempre e soggette ai piedi della stessa santa
Chiesa, salde nella fede (271) cattolica, osserviamo in perpetuo la povertà e l'umiltà del Signore nostro Gesù Cristo e della santissima
Madre, e il santo Vangelo, come abbiamo fermamente promesso Amen.
[2821]
14
Dato a Perugia, il 16 settembre, l'anno decimo del pontificato del signor papa Innocenzo IV.
[2822] 15 Pertanto a nessuno sia lecito invalidare questa scrittura della nostra conferma od opporvisi temerariamente. 16 Se qualcuno poi
presumerà di attentarlo, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo.
Dato in Assisi, il 9 agosto, l'anno undicesimo del nostro pontificato.
TESTAMENTUM
1
In nomine Domini. Amen.
Inter alia beneficia, quae a largitore nostro Patre misericordiarum recepimus et quotidie recipimus et unde Christi glorioso Patri
gratiarum actiones magis agere debemus, 3 est de vocatione nostra, quae quanto perfectior et maior est, tanto magis illi plus debemus. 4
Unde apostolus: Agnosce vocationem tuam. 5 Factus est nobis Filius Dei via, quam verbo et exemplo ostendit et docuit nos beatissimus
pater noster Franciscus, verus amator et imitator ipsius.
6
Igitur considerare debemus, sorores dilectae, immensa beneficia Dei in nobis collata, 7 sed inter cetera, quae per servum suum
dilectum patrem nostrum beatum Franciscum in nobis Deus dignatus est operari, 8 non solum post conversionem nostram, sed etiam dum
essemus in saeculi miseria vanitate. 9 Nam cum ipse sanctus adhuc non habens fratres nec socios, statim quasi post conversionem suam, 10
cum ecclesiam Sancti Damiani aedificaret, ubi consolatione divina totaliter visitatus, compulsus est saeculum ex toto relinquere, 11 prae
magna laetitia et illustratione Spiritus Sancti de nobis prophetavit, quod Dominus postea adimplevit.
12
Ascendens enim tunc temporis super murum dictae ecclesiae, quibusdam pauperibus, ibi iuxta morantibus, ALTA VOCE lingua
FRANCIGENA loquebatur: 13 VENITE ET ADIUVATE ME IN OPERE monasterii SANCTI DAMIANI, 14 quoniam adhuc erunt DOMINAE
ibi QUARUM FAMOSA VITA et conversatione sancta glorificabitur Pater NOSTER caelestis IN UNIVERSA ECCLESIA sua sancta.
15
In hoc ergo considerare possumus copiosam benignitatem Dei in nobis, 16 qui propter abundantem misericordiam et caritatem
suam de nostra vocatione et electione per sanctum suum dignatus est ista loqui. 17 Et non solum de nobis ista pater noster beatissimus
Franciscus prophetavit, sed etiam de aliis, quae venturae erant in vocatione sancta, in qua Dominus nos vocavit.
18
Quanta ergo sollicitudine quantoque studio mentis et corporis mandata Dei et patris nostri servare debemus ut cooperante
Domino talentum multiplicatum reddamus! 19 Ipse enim Dominus non solum posuit nos ut formam aliis in exemplum et speculum, sed
etiam sororibus nostris quas ad vocationem nostram Dominus advocabit, 20 ut et ipsae sint conversantibus in mundo in speculum et
exemplum. 21 Cum igitur nos vocaverit Dominus ad tam magna, ut in nobis se valeant speculari quae aliis in speculum sunt et exemplum, 22
tenemur multum benedicere Deum et laudare et ad benefaciendum in Domino confortari amplius. 23 Quapropter, si secundum formam
praedictam vixerimus, exemplum nobile aliis relinquemus et aeternae beatitudinis bravium labore brevissimo acquiremus.
24
POSTQUAM ALTISSIMUS PATER CAELESTIS PER misericordiam suam et GRATIAM COR MEUM DIGNATUS EST
ILLUSTRARE, UT EXEMPLO ET DOCTRINA BEATISSIMI PATRIS NOSTRI FRANCISCI POENITENTIAM FACEREM. 25 PAULO
POST CONVERSIONEM IPSIUS, UNA CUM paucis SORORIBUS quas Dominus mihi dederat paulo post conversionem meam,
OBEDIENTIAM VOLUNTARIE SIBI PROMISI, 26 sicut Dominus lumen gratiae suae nobis contulerat per eius vitam mirabilem et
doctrinam. 27 ATTENDENS AUTEM BEATUS Franciscus QUOD essemus fragiles et debiles secundum corpus, nullam tamen
necessitatem, PAUPERTATEM, LABOREM, TRIBULATIONEM VEL VILITATEM ET CONTEMPTUM SAECULI recusabamus, 28
IMMO PRO MAGNIS DELICIIS reputabamus sicut exemplis sanctorum et fratrum suorum examinaverat nos frequenter, gavisus est
multum in Domino; 29 et AD PIETATEM erga nos MOTUS, obligavit se nobis per se et per religionem suam HABERE SEMPER DE nobis
TAMQUAM DE FRATRIBUS suis CURAM DILIGENTEM ET SOLLICITUDINEM SPECIALEM.
2
271
Cfr. Col 1,23.
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30
Et sic de voluntate Dei et beatissimi patris nostri Francisci ivimus ad ecclesiam Sancti Damiani moraturae, 31 ubi Dominus in
brevi tempore per misericordiam suam et gratiam nos multiplicavit, ut impleretur quod Dominus praedixerat per sanctum suum. 32 Nam
antea steteramus in loco alio, licet parum.
33
Postea SCRIPSIT NOBIS FORMAM VIVENDI et maxime ut in sancta paupertate semper perseveraremus. 34 Nec fuit contentus
in vita sua nos hortari multis sermonibus et exemplis ad amorem sanctissimae paupertatis et observatiam eiusdem, sed plura scripta nobis
tradidit, ne post mortem suam ullatenus declinaremus ab ipsa, 35 sicut et Dei Filius, dum vixit in mundo ab ipsa sancta paupertate numquam
voluit declinare. 36 Et beatissimus pater noster Franciscus, eius vestigia imitatus, sanctam paupertatem suam, quam elegit per se et per suos
fratres, exemplo suo et doctrina, dum vixit, ab ipsa nullatenus declinavit.
37
Considerans igitur, ego Clara, Christi et sororum pauperum monasterii Sancti Damiani ancilla, licet indigna, et plantula sancti
patris, cum aliis meis sororibus, tam altissimam professionem nostram et tanti patris mandatum, 38 fragilitatem quoque aliarum, quam
timebamus in nobis post obitum sancti patris nostri Francisci, qui erat columna nostra et unica consolatio post Deum et firmamentum, 39
iterum atque iterum voluntarie nos obligavimus dominae nostrae sanctissimae paupertati, ne post mortem meam sorores, quae sunt et quae
venturae sunt, ab ipsa valeant ullatenus declinare.
40
ET SICUT EGO studiosa et SOLLICITA SEMPER FUI SANCTAM PAUPERTATEM, QUAM DOMINO ET PATRI NOSTRO
BEATO FRANCISCO PROMISIMUS, observare et ab aliis facere observari, 41 sic TENEANTUR USQUE IN FINEM illae QUAE MIHI
SUCCEDENT IN OFFICIO sanctam paupertatem cum Dei auxilio OBSERVARE et facere observari. 42 Immo etiam ad maiorem cautelam
sollicita fui a domino papa Innocentio, sub cuius tempore coepimus, et ab aliis successoribus suis nostram professionem sanctissimae
paupertatis, quam Domino et beato patri nostro promisimus, eorum privilegiis facere roborari, 43 ne aliquo tempore ab ipsa declinaremus
ullatenus.
44
Quapropter, flexis genibus et utroque homine inclinato, sanctae matri Ecclesiae Romanae, summo pontifici et praecipue domino
cardinali, qui religioni Fratrum Minorum et nobis fuerit deputatus, recommendo omnes sorores meas quae sunt et quae venturae sunt,
45
ut amore illius Dei,
qui pauper positus est in praesepio,
pauper vixit in saeculo
et nudus remansit in patibulo,
46
semper gregi suo pusillo, quem Dominus Pater genuit in Ecclesia sua sancta, verbo et exemplo beatissimi patris nostri sancti
Francisci insequendo paupertatem et humilitatem dilecti Filii sui et gloriosae Virginis matris suae, 47 sanctam paupertatem, quam Deo et
beatissimo patri nostro sancto Francisco promisimus, faciat observari et in ipsa dignetur fovere ipsas semper et conservare.
48
Et sicut Dominus dedit nobis beatissimum patrem nostrum Franciscum in fundatorem, plantatorem et adiutorem nostrum in
servitio Christi et in his quae Domino et beato patri nostro promisimus, 49 qui etiam dum vixit sollicitus fuit verbo et opere semper excolere
et fovere nos, plantulam suam, 50 sic recommendo et relinquo sorores meas, quae sunt et quae venturae sunt, successori beatissimi patris
nostri Francisci et toti religioni, 51 ut sint nobis in adiutorium proficiendi semper in melius ad serviendum Deo et observandam praecipue
melius sanctissimam paupertatem.
52
Si vero contingeret aliquo tempore dictas sorores locum dictum relinquere et ad alium se transferre, paedictam formam
paupertatis, quam Deo et beatissimo patri nostro Francisco promisimus, post mortem meam ubicumque fuerint, observare nihilominus
teneantur.
53
Sit tamen sollicita et providens tam illa, quae erit in officio, quam aliae sorores, ne circa supradictum locum de terra acquirant
vel recipiant, nisi quantum extrema necessitas PRO HORTO ad excolenda olera poposcit. 54 Si autem ab aliqua parte PRO HONESTATE
ET REMOTIONE MONASTERII , ex saepta horti oporteret plus haberi de terra, non permittant plus acquiri vel etiam recipiant, NISI
QUANTUM extrema NECESSITAS poscit. 55 ET ILLA TERRA penitus NON LABORETUR nec seminetur, sed semper solida et inculta
permaneat.
56
MONEO ET EXHORTOR IN DOMINO JESU CHRISTO omnes sorores meas, quae sunt et quae venturae sunt, ut semper
studeant imitari viam sanctae simplicitatis, humilitatis, paupertatis ac etiam honestatem sanctae conversationis, 57 sicut ab initio nostrae
conversionis a Christo edoctae sumus et a beatissimo patre nostro beato Francisco. 58 Ex quibus, non nostris meritis, sed sola misericordia
et gratia largitoris, ipse Pater misericordiarum, tam his qui longe sunt quam his qui prope sunt, bonae famae sparsit odorem. 59 Et ex
caritate Christi invicem diligentes, amorem, quem intus habetis, foris per opera demonstretis, 60 ut ex hoc exemplo provocatae sorores
semper crescant in amorem Dei et in mutuam caritatem.
61
Rogo etiam illam quae erit in officio sororum, UT MAGIS STUDEAT PRAEESSE ALIIS VIRTUTIBUS ET SANCTIS
MORIBUS QUAM OFFICIO, 62 quatenus EIUS EXEMPLO PROVOCATAE SORORES suae, non tantum ex officio OBEDIANT sed
POTIUS EX AMORE. 63 Sit etiam provida et discreta circa sorores suas, sicut bona mater erga filias suas, 64 et praecipue UT DE
ELEEMOSYNIS QUAS DOMINUS DABIT, eis secundum necessitatem uniuscuiusque studeat providere. 65 Sit etiam tam benigna et
communis, ut SECURE possint MANIFESTARE NECESSITATES SUAS 66 et recurrere ad eam omni hora confidenter, sicut eis
videbitur expedire, tam pro se quam pro sororibus suis.
67
Sorores VERO QUAE SUNT SUBDITAE RECORDENTUR QUOD PROPTER DEUM ABNEGAVERUNT PROPRIAS
VOLUNTATES. 68 Unde volo quod obediant suae matri, sicut promiserunt Domino, sua spontanea voluntate, 69 ut mater earum videns
caritatem, humilitatem et unitatem quam invicem habent, omne onus quod de officio tolerat, levius portet, 70 et quod molestum est et
amarum, propter earum sanctam conversationem, ei in dulcedinem convertatur.
71
Et quoniam arcta est via et semita, et angusta est porta per quam itur et intratur ad vitam, et pauci sunt qui ambulant et intrant
per eam. 72 Et si aliqui sunt qui ad tempus ambulant per eam, paucissimi sunt qui perseverant in ea. 73 Beati vero quibus datum est
ambulare per eam et perseverare usque in finem.
74
Caveamus ergo, quod si per viam Domini intravimus, quod culpa nostra et ignorantia, aliquo tempore ab ipsa nullatenus
declinemus, 75 ne tanto Domino et suae Virgini matri et patri nostro beato Francisco, Ecclesiae triumphanti et etiam militanti iniuriam
deferamus. 76 Scriptum est enim: Maledicti qui declinant a mandatis tuis.
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77
Huius rei gratia flecto genua mea ad Patrem Domini nostri Jesu Christi, suffragantibus meritis gloriosae Virginis sanctae
Mariae matris eius et beatissimi patris nostri Francisci et omnium sanctorum, 78 ut ipse Dominus, qui dedit bonum principium, det
incrementum, det etiam finalem perseverantia. Amen.
79
Hoc scriptum, ut melius debeat observari, relinquo vobis, carissimis et dilectis sororibus meis, praesentibus et venturis, in
signum benedictionis Domini et beatissimi patris nostri Francisci et benedictionis meae, matris et ancillae vestrae.
TESTAMENTO DI CHIARA.
[2823] 1 Nel nome del Signore (272). Amen.
2
Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie (273), per i quali
siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, 3 grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e
perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate. 4 Perciò l'Apostolo ammonisce: «Conosci bene la tua vocazione (274)».
[2824] 5 Il Figlio di Dio si è fatto nostra via (275); e questa con la parola e con l'esempio (276) ci indicò e insegnò il beato padre nostro
Francesco, vero amante e imitatore di lui.
[2825] 6 Dobbiamo, perciò, sorelle carissime, meditare gli immensi benefici di cui Dio ci ha colmate, 7 specialmente quelli che Egli si è
degnato di operare tra noi per mezzo del suo diletto servo, il beato padre nostro Francesco, 8 e non solo dopo la nostra conversione, ma fin
da quando eravamo ancora tra le vanità del secolo.
[2826] 9 Mentre infatti, lo stesso Santo, che non aveva ancora né frati né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, 10 era intento a
riparare la chiesa di San Damiano, dove, ricevendo quella visita del Signore nella quale fu inebriato di celeste consolazione, 11 sentì la
spinta decisiva ad abbandonare del tutto il mondo, in un trasporto di grande letizia e illuminato dallo Spirito Santo, profetò a nostro
riguardo ciò che in seguito il Signore ha realizzato.
[2827] 12 Salito sopra il muro di detta chiesa, così infatti allora gridava, a voce spiegata e in lingua francese, rivolto ad alcuni poverelli
che stavano li appresso: 13 «Venite ed aiutatemi in quest'opera del monastero di San Damiano, 14 perché tra poco verranno ad abitarlo delle
donne, e per la fama e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste (277) in tutta la sua santa Chiesa»« Venite ed aiutatemi
in quest'opera del monastero di San Damiano, 14 perché tra poco verranno ad abitarlo delle donne, e per la fa. ma e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa ».
[2828] 15 Possiamo, dunque, ammirare in questo fatto la grande, bontà di Dio verso di noi: 16 Egli si è degnato, nella sovrabbondante sua
misericordia e carità, di ispirare tali parole al suo Santo a proposito della nostra vocazione ed elezione (278). 17 Non solo di noi, però, il
beatissimo nostro padre predisse queste cose, ma anche di tutte le altre che avrebbero seguito questa santa vocazione, alla quale il Signore
ci ha chiamate.
18
Con quanta sollecita disponibilità e con quanta applicazione di spirito e di corpo dobbiamo perciò eseguire i comandamenti di Dio e del
padre nostro Francesco, perché, con l'aiuto divino, possiamo riconsegnare a lui, moltiplicati, i talenti (279) ricevuti!
[2829] 19 Infatti, proprio il Signore ha collocato noi come modello, ad esempio e specchio non solo per gli altri uomini, ma anche per le
nostre sorelle, quelle che il Signore stesso ha chiamato a seguire la nostra vocazione, 20 affinché esse pure risplendano come specchio ed
esempio per tutti coloro che vivono nel mondo.
[2830] 21 Avendoci, dunque, Egli scelte per un compito tanto elevato, quale è questo, che in noi si possano specchiare tutte coloro che
chiama ad essere esempio e specchio degli altri, 22 siamo estremamente tenute a benedire e a lodare il Signore, ed a crescere ogni giorno più
nel bene. 23 Perciò, se vivremo secondo la predetta forma di vita, lasceremo alle altre un nobile esempio (280) e, attraverso una fatica di
brevissima durata, ci guadagneremo il pallio (281) della beatitudine eterna.
[2831] 24 Dopo che l'altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio cuore perché incominciassi a
fare penitenza, dietro l'esempio e l'ammaestramento del beatissimo padre nostro Francesco, 25 poco tempo dopo la sua conversione, io,
272
273
274
275
276
277
278
279
280
281
Cfr. Col 3,17.
2Cor 1,3.
1Cor 1,26.
Cfr. Gv 14,16.
Cfr. 1Tm 4,12.
Cfr. Mt 5,16.
Cfr. 2Pt 1,10.
Cfr. Mt 25,15-23.
Cfr. 2Mac 6,28.31.
Cfr. Fil 3,14.
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assieme alle poche sorelle che il Signore mi aveva donate poco tempo dopo la mia conversione, liberamente gli promisi obbedienza,
conforme alla ispirazione che il Signore ci aveva comunicata attraverso la lodevole vita e l'insegnamento di lui.
26
[2832] 27 Il beato Francesco poi, costatando che, nonostante la debolezza e fragilità del nostro corpo, non avevamo indietreggiato davanti
a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o disprezzo del mondo, 28 che, anzi, sull'esempio dei santi e dei suoi frati,
tutto ciò stimavamo sommo diletto - cosa questa che lui stesso ed i suoi frati avevano potuto verificare più volte -, molto se ne rallegrò nel
Signore.
[2833] 29 Perciò, mosso da un sentimento di paterno affetto verso di noi, obbligò se stesso e la sua Religione ad avere sempre diligente
cura e speciale sollecitudine di noi, allo stesso modo che per i suoi frati.
[2834] 30 E così, per volontà del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco, venimmo ad abitare accanto alla chiesa di San
Damiano. 31 Qui, in breve tempo il Signore, per sua misericordia e grazia, ci moltiplicò assai, perché si adempisse quanto egli stesso aveva
preannunciato per bocca del suo Santo. 32 Prima, infatti, avevamo dimorato, ma solo per poco tempo, in altro luogo.
[2835] 33 In seguito egli scrisse per noi una forma di vita, e principalmente che perseverassimo nella santa povertà. 34 Né si accontentò,
durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni e col suo esempio all'amore e alla osservanza della santissima povertà, ma
anche ci lasciò molti ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte, non ci allontanassimo in nessun modo da essa, 35 poiché anche il
Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da questa santa povertà.
[2836] 34 Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioni (282) e col suo esempio all'amore e alla
osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte, non ci allontanassimo in
nessun modo da essa; 35 poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da questa santa povertà.
[2837] 36 Ed il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue orme (283), scelse per sé e per i suoi frati questa santa povertà del
Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né con la parola né con la vita.
[2838] 37 Ed io, Chiara, che sono, benché indegna, la serva di Cristo e delle Sorelle Povere del monastero di San Damiano e pianticella
del padre santo, poiché meditavo, assieme alle mie sorelle, la nostra altissima professione e la volontà di un tale padre, 38 ed anche la
fragilità delle altre che sarebbero venute dopo di noi, temendone già per noi stesse dopo la morte del santo padre nostro Francesco - che ci
era colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegno (284) -, 39 perciò più e più volte liberamente ci siamo obbligate alla signora
nostra, la santissima povertà, perché, dopo la mia morte, le sorelle che sono con noi e quelle che verranno in seguito abbiano la forza di non
allontanarsi mai da essa in nessuna maniera.
[2839] 40 E come io sono stata sempre diligente e sollecita nell'osservare io medesima, e nel fare osservare la santa povertà, che abbiamo
promessa al Signore e al santo padre nostro Francesco, 41 così le sorelle che succederanno a me in questo ufficio, siano obbligate ad
osservarla e a farla osservare dalle altre fino alla fine.
[2840] 42 Ma ancora, per maggior sicurezza, mi preoccupai di ricorrere al signor papa Innocenzo, durante il pontificato del quale ebbe
inizio il nostro Ordine, ed ai successori di lui, perché confermassero e corroborassero con i loro papali privilegi, la nostra professione della
santissima povertà, che promettemmo al nostro beato padre, 43 affinché mai, in nessun tempo ci allontanassimo da essa.
[2841] 44 Per la quale cosa, piegando le ginocchia e inchinandomi profondamente, anima e corpo, affido in custodia alla santa madre
Chiesa romana, al sommo Pontefice, e specialmente al signor cardinale che sarà deputato per la Religione dei frati minori e nostra, tutte le
mie sorelle, le presenti e quelle che verranno, 45 perché, per amore di quel Signore, che povero alla sua nascita fu posto in una greppia (285),
povero visse sulla terra e nudo rimase sulla croce, 46 abbia cura di far osservare a questo suo piccolo gregge (286) - questo che l'altissimo
Padre, per mezzo della parola e dell'esempio del beato padre nostro Francesco, generò nella sua santa Chiesa, proprio per imitare la povertà
e l'umiltà del suo diletto Figlio e della sua gloriosa Madre vergine -, 47 la santa povertà, che a Dio e al beato padre nostro Francesco
abbiamo promessa, e si degni ancora di infervorare e conservare le sorelle in detta povertà.
[2842] 48 Inoltre, come il Signore donò a noi il beatissimo padre nostro Francesco come fondatore, piantatore e sostegno nostro nel
servizio di Cristo e in quelle cose che promettemmo a Dio ed al medesimo nostro padre, 49 ed egli, finché visse, ebbe sempre premurosa
cura di coltivare e far crescere noi, sua pianticella, con la parola e con le opere sue; 50 così io affido le mie sorelle, presenti e future al
successore del beato padre nostro Francesco e ai frati tutti del suo Ordine, 51 perché ci siano d'aiuto a progredire sempre di più nel bene nel
servizio di Dio e soprattutto nell'osservare meglio la santissima povertà.
282
283
284
285
286
Cfr. At 20,2.
Cfr. 1Pt 2,21.
Cfr. 1Tm 3,15.
Lc 2,12.
Cfr. Lc 12,32.
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[2843] 52 Se poi dovesse succedere in qualche tempo, che le dette sorelle lasciassero questo monastero di San Damiano e si trasferissero
altrove, siano nondimeno tenute, ovunque abitassero dopo la mia morte, ad osservare la stessa forma della povertà, che abbiamo promessa
a Dio e al beatissimo padre nostro Francesco.
[2844] 53 Tuttavia, tanto colei che sarà in ufficio [di abbadessa], quanto le altre sorelle, abbiano sempre sollecitudine e precauzione di non
acquistare né accettare terreno attorno al sopraddetto monastero, se non in quella quantità che esigesse l'estrema necessità di un orto per
coltivarvi degli erbaggi. 54 Se poi in qualche tempo dovesse occorrere, per un conveniente isolamento del monastero, di avere un po' di
terreno fuori del recinto dell'orto, non permettano d'acquistarne più di quanto richiede l'estrema necessità; 55 detto terreno poi non sia
lavorato né seminato, ma rimanga sempre inarato e incolto.
[2845] 56 Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via della
santa semplicità, dell'umiltà e della povertà, ed anche l'onestà di quella santa vita, 57 che ci fu insegnata dal beato padre nostro Francesco fin
dal principio della nostra conversione a Cristo.
[2846] 58 Per mezzo di queste virtù, e non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia del Donatore lo stesso Padre delle
misericordie (287), effondano sempre il profumo (288) della loro buona fama su quelle che sono lontane, come su quelle che sono vicine.
[2847] 59 E amandovi a vicenda nell'amore di Cristo, quell'amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere (289),
affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell'amore di Dio e nella mutua carità.
60
[2848] 61 Ancora prego colei che sarà al governo delle sorelle, che si studi di presiedere alle altre più con le virtù e la santità della vita,
che per la dignità, 62 affinché, animate dal suo esempio, le sorelle le prestino obbedienza, non tanto per l'ufficio che occupa, ma per amore.
63
Sia essa, inoltre, provvida e discreta verso le sue sorelle, come una buona madre verso le sue figlie; 64 e specialmente si studi di
provvedere a ciascuna nelle sue necessità con quelle elemosine che il Signore manderà. 65 Sia ancora tanto affabile e alla portata di tutte,
che le sorelle possano manifestarle con fiducia le loro necessità 66 e ricorrere a lei ad ogni ora con confidenza, come crederanno meglio, per
sé o a favore delle sorelle.
[2849] 67 Le sorelle poi, che sono suddite, ricordino che è per amore del Signore che hanno rinunciato alla propria volontà. 68 Quindi
voglio che obbediscano alla loro madre, come di loro spontanea volontà promisero a Dio; 69 affinché la loro madre, osservando la carità,
I'umiltà e l'unione che regna tra loro, trovi più leggero il peso che sostiene per ufficio 70 e, per merito della loro santa vita, ciò che è molesto
e amaro si tramuti per lei in dolcezza.
[2850] 71 Ma poiché stretta è la via e il sentiero, ed angusta la porta per la quale ci si incammina e si entra nella vita, pochi son quelli che
la percorrono e vi (290) entrano; 72 e se pure vi sono di quelli che per un poco di tempo vi camminano, pochissimi perseverano in essa. 73
Beati però quelli cui è concesso di camminare per questa via e di perseverarvi fino alla fine (291)!
[2851] 74 E perciò noi, che siamo entrate nella via del Signore, guardiamoci di non abbandonarla mai, per nostra colpa o negligenza o
ignoranza. 75 Recheremmo ingiuria a così grande Signore, alla sua Madre vergine, al beato padre nostro Francesco, a tutta la Chiesa
trionfante ed anche alla Chiesa di quaggiù. 76 Sta scritto, infatti: Maledetti quelli che si allontanano dai tuoi comandamenti (292).
[2852] 77 Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo (293), affinché, per i meriti della
gloriosa santa Vergine Maria sua Madre, del beatissimo padre nostro Francesco e di tutti i santi, 78 lo stesso Signore, che ci ha donato di
bene incominciare (294), ci doni ancora di crescere (295) nel bene e di perseverarvi fino alla fine. Amen.
[2853] 79 Questo scritto, perché sia meglio osservato, io lascio a voi, sorelle mie amatissime e carissime, presenti e future, in segno della
benedizione del Signore, del beatissimo padre nostro Francesco e della benedizione della vostra madre e serva.
BENEDICTIO
1
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.
Benedicat vobis Dominus
et custodiat vos.
2
287
288
289
290
291
292
293
294
295
Cfr. 2Cor 1,3.
Cfr. 2Cor 2,15.
Cfr. Gc 2,18.
Cfr. Mt 7,14.
Cfr. Sal 118,1 e Mt 10,22.
Sal 118,21.
Ef 3,14.
Cfr. 2Cor 8,6.11.
Cfr. 1Cor 3,6.7.
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3
Ostendat faciem suam vobis
et misereatur vestri.
4
Convertat vultum suum ad vos
et det vobis pacem,
sororibus et filiabus meis, 5 et omnibus aliis venturis et permansuris in vestro collegio et ceteris aliis tam praesentibus quam venturis, quae
finaliter perseveraverint in omnibus aliis monasteriis pauperum dominarum.
6
Ego Clara, ancilla Christi, plantula beatissimi patris nostri sancti Francisci, soror et mater vestra et aliarum sororum pauperum,
licet indigna, 7 rogo Dominum nostrum Jesum Christum per misericordiam suam et intercessionem sanctissimae suae genitricis sanctae
Marie et beati Michaelis archangeli et omnium sanctorum angelorum Dei, beati Francisci patris nostri et omnium sanctorum et sanctarum, 8
ut ipse Pater caelestis det vobis et confirmet istam sanctissimam suam benedictionem in caelo et in terra: 9 in terra, multiplicando vos in
gratia et in virtutibus suis inter servos et ancillas suas in Ecclesia sua militanti; 10 et in caelo, exaltando vos et glorificando in Ecclesia
triumphanti inter sanctos et sanctas suas.
11
Benedico vos in vita mea et post mortem meam, sicut possum, de omnibus benedictionibus, 12 quibus Pater misericordiarum
filiis et filiabus benedixit et benedicet in caelo et in terra, 13 et pater et mater spiritualis filiis suis et filiabus spiritualibus et benedixit et
benedicet. Amen.
14
Estote semper amatrices animarum vestrarum et omnium sororum vestrarum, 15 et sitis semper sollicitae observare quae
Domino promisistis.
16
Dominus vobiscum sit semper et utinam vos sitis semper cum ipso. Amen.
BENEDIZIONE DI CHIARA.
[2854]1 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (296). Amen.
2
II Signore vi benedica e vi custodisca.
3
Mostri a voi la sua faccia e vi usi misericordia.
4
Rivolga a voi il suo volto e vi doni la sua pace (297); a voi, sorelle e figlie mie, 5 e a tutte coloro che verranno dopo di voi e rimarranno in
questa nostra comunità e alle altre tutte, che in tutto l'Ordine persevereranno sino alla fine in questa santa povertà.
[2855]6 Io, Chiara, serva di Cristo, pianticella del santo padre nostro Francesco, sorella e madre vostra e delle altre Sorelle Povere, benché
indegna, 7 prego il Signore nostro Gesù Cristo per la sua misericordia e per l'intercessione della sua santissima madre Maria, del beato
arcangelo Michele e di tutti i santi Angeli di Dio, [del beato padre nostro Francesco] e di tutti i santi e le sante di Dio, 8 perché lo stesso
Padre celeste vi doni e vi confermi questa santissima benedizione in cielo e in terra (298): 9 in terra, moltiplicandovi, con la sua grazia e le
sue virtù, fra i suoi servi e le sue serve nella Chiesa militante; 10 in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i suoi santi
e sante.
[2856]11 Vi benedico in vita mia e dopo la mia morte, come posso e più di quanto posso, con tutte le benedizioni, 12 con le quali lo stesso
Padre delle misericordie benedisse e benedirà in cielo (299) e in terra i suoi figli e le sue figlie spirituali, 13 e con le quali ciascun padre e
madre spirituale benedisse e benedirà i suoi figli e le sue figlie spirituali. Amen.
[2857]14 Siate sempre amanti di Dio e delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, 15 e siate sempre sollecite di osservare quanto avete
promesso al Signore.
[2858]16 Il Signore sia sempre con voi, ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui. Amen.
296
297
298
299
Cfr. Mt 28,19.
Cfr. Nm 6,24-26.
Cfr. Gen 27,28.
Cfr. 2Cor 1,3 e Ef 1,3.
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prima lettera, Venerabili et sanctissimae
PRIMA LETTERA ad AGNESE DI PRAGA
(prima dell’11 giugno 1234)
[2859] 1 Alla venerabile e santissima vergine, Donna Agnese, figlia dell’esimio e illustrissimo re di Boemia, 2 Chiara, indegna serva di Gesù
Cristo ed ancella inutile(300) delle Donne recluse del monastero di San Damiano, sua suddita in tutto e serva, si raccomanda in ogni modo
con particolare rispetto, mentre augura di conseguire la gloria della eterna felicità (301).
[2860] 3 All’udire la stupenda fama della vostra santa vita religiosa, che non a me soltanto è giunta, ma si è sparsa magnificamente su tutta
quasi la faccia della terra, sono ripiena di gaudio nel Signore e gioisco (302); 4 e di questo possono rallegrarsi non soltanto io, ma tutti coloro
che servono o desiderano servire Gesù Cristo.
[2861] 5 Il motivo è questo mentre potevate più di ogni altra godere delle fastosità, degli onori e delle dignità mondane, ed anche accedere
con una gloria meravigliosa a legittimi sponsali con l’illustre Imperatore, - unione che, del resto, sarebbe stata conveniente alla vostra e sua
eccelsa condizione -, 6 tutte queste cose voi avete invece respinte, e avete preferito con tutta l’anima e con tutto il trasporto del cuore
abbracciare la santissima povertà e le privazioni del corpo, 7 per donarvi ad uno Sposo di ancor più nobile origine, al Signore Gesù Cristo, il
quale custodirà sempre immacolata e intatta la vostra verginità.
[2862] 8 Il suo amore vi farà casta, le sue carezze più pura, il possesso di Lui vi confermerà vergine. 9 Poiché la sua potenza è più forte
d’ogni altra, più larga è la sua generosità; la sua bellezza è più seducente, il suo amore più dolce ed ogni suo favore più fine. 10 Ormai stretta
nell’amplesso di Lui, Egli ha ornato il vostro petto di pietre preziose; alle vostre orecchie ha fissato inestimabili perle; 11 e tutta vi ha
rivestita di nuove e scintillanti gemme, come a primavera, e vi ha incoronata di un diadema d’oro, inciso col simbolo della santità (303).
[2863] 12 Perciò, sorella carissima, o meglio signora degna di ogni venerazione, poiché siete sposa, madre e sorella (304) del Signor mio
Gesù Cristo, 13 insignita dello smagliante stendardo della inviolabile verginità e della santissima povertà, riempitevi di coraggio nel santo
servizio che avete iniziato per l’ardente desiderio del Crocifisso povero. 14 Lui per tutti noi sostenne il supplizio della croce (305),
strappandoci dal potere del Principe delle tenebre (306), che ci tratteneva avvinti con catene in conseguenza del peccato del primo uomo, e
riconciliandoci con Dio Padre.
[2864] 15 O povertà beata! A chi t’ama e t’abbraccia procuri ricchezze eterne.
16
O povertà santa! A quanti ti possiedono e desiderano, Dio promette il regno dei cieli (307), ed offre in modo infallibile eterna gloria e vita
beata.
17
O povertà pia! Te il Signore Gesù Cristo, in cui potere erano e sono il cielo e la terra, giacché bastò un cenno della sua parola e tutte le
cose furono create (308), si degnò abbracciare a preferenza di ogni altra cosa. 18 Disse egli, infatti: Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli del
cielo i nidi, ma il Figlio dell’uomo, cioè Cristo, non ha dove posare il capo (309); e quando lo reclinò sul suo petto, fu per rendere l’ultimo
respiro (310).
[2865] 19 Se, dunque, tale e così grande Signore, scendendo nel seno della Vergine, volle apparire nel mondo come uomo spregevole,
bisognoso e povero, 20 affinché gli uomini - che erano poverissimi e indigenti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento celeste -,
divenissero in Lui ricchi (311) col possesso dei reami celesti; 21 esultate e godete (312) molto, ripiena di enorme gaudio e di spirituale letizia.
[2866] 22 Invero voi, che avete preferito il disprezzo del mondo agli onori, la povertà alle ricchezze temporali, e avete affidato i vostri
tesori, piuttosto che alla terra, al cielo, 23 ove non li corrode ruggine, non li consuma il tarlo, non li scoprono né rubano i ladri ), voi
riceverete abbondantissima ricompensa nei cieli (313), 24 e avete meritato degnamente di essere chiamata sorella, sposa e madre (314) del
Figlio dell’Altissimo Padre e della gloriosa Vergine.
[2867] 25 Certamente voi sapete, - ne sono sicurissima - che il regno dei cieli il Signore lo promette e dona solo ai poveri (315), perché
quando si amano le cose temporali, si perde il frutto della carità; 26 e che non è possibile servire a Dio e a Mammona, perché o si ama l’uno
e si ha in odio l’altro, o si serve il secondo e si disprezza il primo (316). 27 E l’uomo coperto di vestiti non può pretendere di lottare con uno
ignudo, perché è più presto gettato a terra chi offre una presa all’avversario; e neppure è possibile ambire la gloria in questo mondo e
300
Cfr. Lc 17,10.
Cfr. Sir 50,5.
302
Cfr. Ab 3,18.
303
Sir 45,14.
304
Cfr. 2Cor 11,2; Mt 12,50.
305
Col 1,13.
306
2Cor 5,18.
307
Cfr. Mt 5,3.
308
Sal 32,9; 148,5.
309
Mt 8,20.
310
Gv 19,30.
311
Cfr. 2Cor 8,9.
312
Cfr. Ab 3,18.
313
Mt 5,12.
314
Cfr. 2Cor 11,2; Mt 12,50.
315
Cfr. Mt 5,3.
316
Mt 6,24.
301
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regnare poi lassù con Cristo; 28 ed è più facile che un cammello passi per una cruna di un ago, che un ricco salga ai reami (317) celesti. 29
Perciò voi avete gettato le vesti superflue, cioè le ricchezze terrene, a fine di non soccombere neppure in un punto nella lotta e di poter
entrare nel regno dei cieli per la via stretta e la porta angusta (318).
[2868] 30 È magnifico davvero e degno di ogni lode questo scambio: rifiutare i beni della terra per avere quelli del cielo, meritarsi i celesti
invece dei terreni, ricevere il cento per uno e possedere la vita (319) beata per l’eternità.
[2869] 31 Per questo ho ritenuto opportuno supplicare con umili preghiere, nell’amore di Cristo (320), la vostra maestà e la vostra santità,
per quanto io posso, a voler perseverare con coraggio nel suo santo servizio, 32 progredendo di bene in meglio, di virtù in virtù (321), affinché
Colui, al quale servite con tutto l’amore, si degni concedervi il desiderato premio.
[2870] 33 Vi scongiuro ancora nel Signore, come posso, di tener presenti nelle santissime vostre preghiere (322) me, vostra serva, sebbene
inutile (323), e con me tutte le altre sorelle di questo monastero, che tanto vi venerano, 34 affinché, col soccorso di esse, possiamo meritarci la
misericordia di Gesù Cristo e insieme con voi gioire dell’eterna visione.
35
State bene nel Signore, e pregate per (324) me.
.
seconda lettera, Filiae regis
Ad AGNESE DI PRAGA ( tra il 1234 e il 1238 )
[2871]1 Alla figlia del Re dei re, alla serva del Signore dei dominanti (325), alla sposa degnissima di Gesù Cristo e perciò regina nobilissima
Donna Agnese, 2 Chiara, ancella inutile (326) e indegna delle Donne Povere, invia il suo saluto e líaugurio di vivere sempre in perfetta
povertà.
[2872]3 Rendo grazie all’Autore della grazia, dal quale, come crediamo, viene ogni bene sommo ed ogni dono perfetto (327), perché ti ha
adornata di tanti riconoscimenti di virtù e ti ha illustrata con segni di così alte perfezioni, 4 che, fatta diligente imitatrice del Padre, in cui è
ogni perfezione (328), meriti di divenire a tua volta perfetta, talmente che i suoi occhi non trovino in te nessun segno di imperfezione (329).
[2873]5 E questa è la perfezione, per la quale il Re stesso ti unirà a sé nell’etereo talamo, dove siede glorioso su un trono di stelle, 6 che tu,
stimando cosa vile la grandezza di un regno terreno e sdegnando l’offerta di un connubio imperiale, 7 per amore della santissima povertà, in
spirito di profonda umiltà e di ardentissima carità, ricalchi con assoluta fedeltà le orme (330) di Colui del quale hai meritato d’essere sposa.
[2874]8 Ma ti so ricca d’ogni virtù, e perciò rinuncio ad un lungo discorso e non voglio aggravarti di troppe parole, 9 anche se tu non
troveresti nulla di superfluo in quelle parole che potrebbero arrecarti qualche consolazione. 10 E giacché una sola è la cosa necessaria (331),
di essa soltanto ti scongiuro e ti avviso per amore di Colui, al quale ti sei offerta come vittima santa (332) e gradita.
[2875]11 Memore del tuo proposito, come un’altra Rachele (333), tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza. I risultati raggiunti,
conservali; ciò che fai, fallo bene; non arrestarti (334); 12 ma anzi, con corso veloce e passo leggero, con piede sicuro, che neppure alla
polvere permette di ritardarne l’andare, 13 avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata.
[2876] 14 E non credere, e non lasciarti sedurre da nessuno che tentasse sviarti da questo proposito o metterti degli ostacoli (335) su questa
via, per impedirti di riportare all’Altissimo le tue promesse (336) con quella perfezione alla quale ti invitò lo Spirito del Signore.
[2877] 15 Riguardo a questo, perché tu possa percorrere più sicura la strada dei divini mandati (337), attieniti ai consigli del venerabile
padre nostro frate Elia, ministro generale, 16 ed anteponili ai consigli di qualsiasi altro e ritienili più preziosi per te di qualsiasi dono.
[2878] 17 E se qualcuno ti dice o ti suggerisce altre iniziative, che impediscano la via di perfezione che hai abbracciata o che ti sembrino
contrarie alla divina vocazione, pur portandoti con tutto il rispetto, non seguire però il consiglio di lui, 18 ma attaccati, vergine poverella, a
Cristo povero.
317
Cfr. Mt 19,24.
Cfr. Mt 7,13-14.
319
Cfr. Mt 19,29.
320
Cfr. Fil 1,8.
321
Cfr. Sal 83,8.
322
Cfr. Rm 15,30.
323
Cfr. Lc 17,30.
324
Cfr. 1Ts 5,25.
325
Ap 19,16; 1Tm 6,15.
326
Cfr. Lc 17,10.
327
Gc 1,17.
328
Cfr. Mt 5,48.
329
Cfr. Sal 138,16.
330
Cfr. 1Pt 2,21.
331
Lc 10,42.
332
Cfr. Rm 12,1.
333
Cfr. Gen 29,16.
334
Cfr. Ct 3,4.
335
Cfr. Rm 14,13.
336
Sal 49,14.
337
Cfr. Sal 118,32.
318
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[2879] 19 Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo, e segui il suo esempio rendendoti, per amor suo, spregevole in questo
mondo. 70 Mira, o nobilissima regina, lo Sposo tuo, il più bello tra i figli degli uomini (338), divenuto per la tua salvezza il più vile degli
uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo ripetutamente flagellato (339), e morente perfino tra i più struggenti dolori sulla croce.
Medita e contempla e brama di imitarlo.
[2880] 21 Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai (340); se con Lui piangerai, con Lui godrai; se in compagnia di Lui morirai (341) sulla
croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi (342), 22 e il tuo nome sarà scritto nel Libro della vita
(343) e diverrà famoso tra gli uomini. 23 Perciò possederai per tutta l’eternità e per tutti secoli la gloria del regno celeste, in luogo degli onori
terreni così caduchi; parteciperai dei beni eterni, invece che dei beni perituri e vivrai per tutti i secoli.
[2881] 24 Addio sorella e, a causa del Signore tuo Sposo, signora carissima.
[2882] 25 Abbi a cuore di raccomandare al Signore (344) nelle tue devote orazioni me, assieme alle mie sorelle, che tutte godiamo per i
beni che il Signore opera in te con la sua grazia. E raccomandaci con insistenza anche alle preghiere delle tue sorelle
.
Terza lettera, In Christo sibi,
TERZA LETTERA ad
AGNESE DI PRAGA ( Inizio 1238 )
[2883]1 Alla signora in Cristo veneratissima e sorella degna d’amore più di tutte le creature mortali, Agnese, germana dell’illustre Re di
Boemia, ma ora soprattutto sorella e sposa (345) del sommo Re dei cieli, 2 Chiara, umilissima e indegna ancella di Cristo e serva delle
Donne Povere, augura salutare gaudio nell’Autore della salvezza (346) e quanto di meglio essa possa desiderare.
[2884]3 Le liete notizie del tuo benessere, del tuo stato felice e dei tuoi prosperi progressi nella corsa che hai intrapresa per la conquista del
celeste palio (347), mi riempiono di tanta gioia; 4 e tanto più respiro di esultanza nel Signore, perché so e ritengo che tu supplisci
magnificamente alle imperfezioni che sono in me e nelle altre sorelle nella nostra imitazione degli esempi di Gesù Cristo povero ed umile.
[2885]5 Davvero posso rallegrarmi, e nessuno potrebbe strapparmi da questa gioia, 6 poiché ho raggiunto quello che ho desiderato sotto il
cielo, dal momento che vedo te trionfare in una maniera, direi, terribile e incredibile, sostenuta da una prerogativa meravigliosa della
sapienza che procede da Dio medesimo, sulle astuzie dello scaltro (348) serpente, sulla superbia, che è rovina dell’umana natura, e sulla
vanità, che rende fatui i cuori degli uomini. 7 E ti ammiro ancora stringere a te, mediante l’umiltà, con la forza della fede e le braccia della
povertà, il tesoro incomparabile, nascosto nel campo (349) del mondo e dei cuori umani, col quale si compra Colui che dal nulla trasse tutte
(350) le cose.
[2886]8 E, per avvalermi delle parole medesime dell’Apostolo, ti stimo collaboratrice (351) di Dio stesso e sostegno delle membra deboli e
vacillanti del suo ineffabile Corpo.
[2887]9 Chi potrebbe, dunque, impedirmi di rallegrarmi per sì mirabili motivi di gaudio?
10
Gioisci, perciò, anche tu nel Signore sempre (352), o carissima. 11 Non permettere che nessun’ombra di mestizia avvolga il tuo cuore, o
signora in Cristo dilettissima, gioia degli Angeli e corona (353) delle tue sorelle.
[2888] 12 Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell’eternità, colloca la tua anima nello splendore della gloria (354), 13 colloca il tuo
cuore in Colui che è figura della divina sostanza (355), e trasformati interamente, per mezzo della contemplazione, nella immagine (356)
della divinità di Lui.
338
Sal 44,3.
Cfr. Mt 19,20; 27,26.
340
Cfr. Rm 8,17; 2Tm 2,12.
341
2Tm 2,11.
342
Sal 109,3.
343
Fil 4,3; Ap 14,22.
344
Cfr. At 14,22.
345
Cfr. Mt 12,50; 2Cor 11,2.
346
Cfr. Eb 2,10.
347
Cfr. Fil 3,14.
348
Cfr. Gen 3,1.
349
Cfr. Mt 13,44.
350
Cfr. Gv 1,3.
351
Cfr. 1Cor 3,9; Rm 16,3.
352
Cfr. Fil 4,4.
353
Cfr. Fil 4,1.
354
Cfr. Eb 1,3.
355
Cfr. Eb 1,3.
356
Cfr. 2Cor 3,18.
339
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[2889] 14 Allora anche tu proverai ciò che è riservato ai soli suoi amici, e gusterai la segreta dolcezza (357) che Dio medesimo ha riservato
fin dall’inizio per coloro che lo amano. 15 Senza concedere neppure uno sguardo alle seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto
tendono lacci ai ciechi che vi attaccano il loro cuore, con tutta te stessa ama Colui che per amor tuo tutto si è donato.
[2890] 16 La sua bellezza ammirano il sole e la luna; i suoi premi sono di pregio e grandezza infiniti (358). 17 Voglio dire quel Figlio
dell’Altissimo, che la Vergine ha partorito, senza cessare di essere vergine. 18 Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale generò un Figlio
tale che i cieli non lo potevano contenere (359), 19 eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo santo seno e lo portò nel suo grembo
verginale.
[2891] 20 Chi non sdegnerebbe con orrore le insidie del nemico dell’umano genere, che facendo brillare innanzi agli occhi il luccicore
delle cose transitorie e delle glorie fallaci, tenta annientare ciò che è più grande del cielo?
[2892] 21 Sì perché è ormai chiaro che l’anima dell’uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più
grande del cielo. 22 Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere (360) il Creatore, l’anima fedele invece, ed essa
sola, è sua dimora (361) e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi. 23 È la stessa Verità che lo afferma:
«Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure lo amerò; e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora (362)».
[2893] 24 A qual modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, 25 tu pure, seguendo le
sue vestigia (363), specialmente dell’umiltà e povertà di Lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel corpo casto e
verginale. 26 E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute (364), e possederai ciò che è bene più duraturo e definitivo
anche a paragone di tutti gli altri possessi transeunti di questo mondo.
[2894] 27 Come si ingannano, molte volte, al riguardo, re e regine di questo mondo! 28 Quand’anche elevassero la loro superbia fino al
cielo e toccassero quasi col capo le nubi, alla fine saranno dissolti nel nulla, come spazzatura.
[2895] 29 Passando ora al quesito che mi hai sottoposto, credo di poterti rispondere così. 30 Tu mi domandi quali feste il gloriosissimo
Padre nostro san Francesco ci raccomandò di celebrare con particolare solennità, pensando, se ben ho capito, che si possa in esse usare una
certa maggior larghezza nella varietà dei cibi. 31 Nella tua prudenza certamente saprai che, salvo le deboli e le inferme, - verso le quali ci
insegnò e ci comandò di usare ogni discrezione con qualsiasi genere di cibo, 32 nessuna di noi, che sia sana e robusta, dovrebbe prendere se
non cibi quaresimali, tanto nei giorni feriali che nei festivi, digiunando ogni giorno 33 ad eccezione delle domeniche e del Natale del
Signore, nei quali giorni possiamo prendere il cibo due volte. 34 Ed anche nei giovedì, dei periodi non di digiuno, ciascuna può fare come le
piace, cioè chi non volesse digiunare non vi è tenuta.
[2896] 35 Ma noi, che siamo in buona salute, digiuniamo tutti i giorni, eccetto le domeniche e il Natale. 36 Non siamo però tenute al
digiuno - così ci ha insegnato il beato Francesco in suo scritto -, durante tutto il tempo pasquale e nelle feste della Madonna e dei santi
Apostoli, a meno che cadessero il venerdì. 37 Ma, come ho detto sopra, noi che siamo sane e robuste, consumiamo sempre cibi quaresimali.
[2897] 38 Siccome però, non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito (365), 39 anzi siamo piuttosto fragili e
inclini ad ogni debolezza corporale, 40 ti prego e ti supplico nel Signore, o carissima, di moderarti con saggia discrezione nell’austerità,
quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata, 41 affinché, vivendo, la tua vita sia lode (366) del Signore, e tu renda al
Signore, un culto spirituale (367)ed il tuo sacrificio sia sempre condito col sale della prudenza (368).
[2898] 42 Ti auguro di stare sempre bene nel Signore, con la premura con la quale lo potrei augurare a me stessa. Raccomanda me e le
mie sorelle nelle tue sante orazioni.
.
Lettera quarta, Animae suae dimidiae*
Ad AGNESE DI PRAGA tra il febbraio e i primi di agosto 1253 contesto di malattia
[2899]1 A colei che è la metà dell’anima sua e santuario di un singolare e cordialissimo amore, all’illustre regina, sposa dell’Agnello e Re
eterno, a Donna Agnese, madre sua carissima e figlia tra le altre la più amata, 2 Chiara, serva indegna di Cristo ed ancella inutile (369) delle
serve del Signore dimoranti nel monastero di San Damiano in Assisi, invia il suo saluto 3 e l’augurio di poter sciogliere un cantico nuovo,
in compagnia delle altre santissime vergini, davanti al trono di Dio e dell’Agnello e di accompagnare l’Agnello ovunque vada (370).
357
Cfr. Sal 30,20.
Sal 144,3.
359
Cfr. 1Re 8,27; 2Cor 2,6.
360
Cfr. 1Re 8,27; 2Cr 2,6.
361
Cfr. Gv 14,23.
362
Gv 14,21.23.
363
Cfr. 1Pt 2,21.
364
Cfr. Sap 1,7; Col 1,17.
365
Gb 6,12.
366
Is 38,19; Sir 17,27.
367
Cfr. Rm 12,1.
368
Cfr. Lv 2,13; Col 4,6.
369
Cfr. Lc 17,40.
370
Ap 14,3-4.
358
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[2900]4 O madre e figlia, sposa (371) del Re di tutti i secoli, non stupirti se non ti ho scritto di frequente come l’anima tua e la mia parimenti
desiderano e bramano, 5 e non credere assolutamente che l’incendio dell’amore verso di te sia divenuto meno ardente e dolce nel cuore
della tua madre. 6 Il solo ostacolo alla nostra corrispondenza è stato la scarsità dei messaggeri e l’insicurezza delle strade.
7
Ma oggi, che si presenta l’occasione di scrivere alla tua carità, ecco mi rallegro con te e con te gioisco nel gaudio dello Spirito (372), o
sposa (373) di Cristo, 8 poiché, come quell’altra santissima vergine Agnese, tu, slacciandoti da tutte le ricchezze e vanità del mondo, ti sei
meravigliosamente unita in sposa all’Agnello immacolato, che toglie i peccati del mondo (374).1
[2901]9 Te veramente felice! Ti è concesso di godere di questo sacro convito (375), per poter aderire con tutte le fibre del tuo cuore a Colui,
10
la cui bellezza è l’ammirazione instancabile delle beate schiere del cielo. 11 L’amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la
benignità ricolma. 12 La soavità di lui pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce nella memoria. 13 Al suo profumo i morti risorgono e la
gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della Gerusalemme celeste (376).
[2902] 14 E poiché questa visione di lui è splendore dell’eterna gloria (377), chiarore della luce perenne e specchio senza macchia (378), 15
ogni giorno porta l’anima tua, o regina, sposa (379) di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, 16 perché
tu possa così adornarti tutta all’interno e all’esterno, vestita e circondata di varietà (380), 17 e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di
tutte le virtù, come conviene a te, figlia e sposa carissima del sommo Re.
[2903] 18 In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità; e questo tu potrai contemplare, con la
grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio.
[2904] 19 Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe avvolto in poveri pannicelli (381). 20 O mirabile umiltà e povertà che
dà stupore! 21 Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra (382), è adagiato in una mangiatoia!
22
Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la santa povertà, le fatiche e le pene senza numero ch’Egli sostenne
per la redenzione del genere umano.
23
E, in basso, contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante. 24
Perciò è lo stesso specchio che, dall’alto del legno della croce, rivolge ai passanti la sua voce perché si fermino a meditare: 25 O voi tutti,
che sulla strada passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile al mio (383); 26 e rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una
voce e con un solo cuore: Non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l’anima mia (384).
[2905] 27 Lasciati, dunque, o regina sposa del celeste Re, bruciare sempre più fortemente da questo ardore di carità!
[2906] 28 Contempla ancora le indicibili sue delizie, le ricchezze e gli onori eterni, 29 e grida con tutto l’ardore del tuo desiderio e del tuo
amore: 30 Attirami a te, o celeste Sposo! Dietro a te correremo attratti dalla dolcezza del tuo profumo (385).
31
Correrò, senza stancarmi mai, finché tu mi introduca nella tua cella inebriante (386). 32 Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo e la
tua destra mi abbraccerà (387) deliziosamente e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca (388).
[2907] 33 Stando in questa contemplazione, abbi memoria della tua madre poverella, 34 ben sapendo che io porto il tuo caro ricordo
inseparabilmente impresso nel profondo del mio cuore (389), perché tu sei per me la più cara di tutte.
[2908] 35 Che cosa potrei ancora dirti? E meglio che la parola umana rinunci qui ad esprimerti il mio affetto per te; solo l’anima, nel suo
linguaggio silenzioso, riuscirebbe a fartelo sentire. 36 E poiché, o figlia benedetta, la mia lingua è del tutto impotente ad esprimerti meglio
l’amore che ti porto; queste poche cose che ti ho scritto in modo così imperfetto, quasi dimezzando il pensiero, sono tutto quanto ho potuto
dirti.
[2909] 37 Ti prego però, che tu voglia ugualmente accogliere queste mie parole con benevolenza e devozione, ascoltando in esse
soprattutto l’affetto materno di cui sono ripiena, in ardore di carità verso di te e delle tue figlie ogni giorno; e ad esse raccomanda assai in
Cristo me e le mie figlie. 38 Queste stesse mie figlie poi, in particolare la vergine prudentissima Agnese, sorella nostra, si raccomandano
vivamente nel Signore a te e alle tue figlie.
[2910] 39 Addio, figlia mia carissima, a te e alle tue figlie, fino al trono della gloria del gran Re (390), e pregate per noi.
[2911] 40 Con tutta la premura e l’amore che posso raccomando finalmente alla tua carità i latori della presente lettera, i nostri carissimi
frate Amato, caro a Dio e agli uomini (391), e frate Bonagura. Amen.
371
Cfr. Mt 12,50.
Cfr. 1Ts 1,6.
373
Cfr. 2Cor 11,2.
374
1Pt 1,19; Gv 1,29.
375
Cfr. Lc 14,15; Ap 19,9.
376
Cfr. Ap 21,2.10.
377
Eb 1,3.
378
Sap 7,26.
379
2Cor 11,2.
380
Sal 44,10.
381
Cfr. Lc 2,12.
382
Mt 11,25.
383
Lam 1,12.
384
Lam 3,20.
385
Ct 1,3.
386
Ct 2,4.
387
Ct 2,6.
388
Ct 1,1.
389
Pr 3,3; cfr. 2Cor 3,3.
390
Cfr. Tt 2,13.
391
Sir 45,1.
372
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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EPISTOLA AD ERMENTRUDEM
1
Ermentrudi sorori carissimae Clara Assisias humilis ancilla Jesu Christi, salutem et pacem.
Novi te, o carissima soror, mundi e caeno, opitulante gratia Dei, feliciter aufugisse; 3quamobrem gaudeo et congratulor tibi ac
iterum gaudeo te semitas virtutis cum tuis filiabus strenue calcare.
4
Esto, carissima, fidelis ei
cui promisisti usque ad mortem,
ab eodem enim coronaberis laurea vitae.
5
Brevis est labor hic noster,
at merces aeterna;
non te confundant strepitus mundi
fugientis ut umbra;
6
saeculi fallacis non te dementent inania spectra;
ad sibila inferni aures obtura
et eius conatus fortis infringe;
7
adversa mala libenter sustine
et prospera bona non te extollant:
haec enim fidem exposcunt et illa exigunt;
8
quae Deo vovisti fideliter redde
et ipse retribuet.
9
O carissima, caelum suspice
quod nos invitat,
ac tolle crucem et sequere Christum
qui nos praecedit;
10
etenim post varias et multas tribulationes
per ipsum intrabimus in gloriam suam.
11
Ama ex totis praecordiis Deum
et Jesum, Filium eius,
pro nobis peccatoribus crucifixum,
nec de tua mente unquam excidat eius memoria;
12
fac mediteris iugiter mysteria crucis
angoresque matris sub cruce stantis.
13
Ora et vigila semper.
14
Et opus quod bene coepisti instanter consumma
et ministerium quod assumpsisti
in paupertate sancta
et humilitate sincera adimple.
15
Noli pavere, filia,
fidelis Deus in omnibus verbis suis
et sanctus in omnibus operibus suis
effundet super te et super filias tuas
benedictionem suam;
16
et erit auxiliator vester et consolator optimus;
redemptor noster est et merces aeterna.
17
Oremus Deum invicem pro nobis,
sic enim altera alterius onus caritatis ferentes
leviter adimplebimus legem Christi.
Amen.
2
LETTERA A ERMENTRUDE
[2912]
1
A Ermentrude, sorella carissima, Chiara d'Assisi, umile ancella di Gesù Cristo, augura salute e pace.
FF (Fonti Francescane) ITA (Italiano) 01 Scritti-opuscoli di Francesco e di Chiara
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[2913] 2 Ho appreso, sorella carissima, che, con l'aiuto della grazia del Signore, sei fuggita dal fango di questo mondo; 3 ne provo grande
allegrezza e mi congratulo con te; e ancor più grande è la mia gioia perché so che tu e le tue figlie con coraggio camminate nella via della
virtù.
[2914] 4 Rimani, dunque, o carissima, fedele fino alla morte a Colui, al quale ti sei legata per sempre. E certamente sarai da Lui coronata
con la corona della vita (392). 5 Il tempo della fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa (393) è eterna. Non ti abbaglino gli splendori del
mondo, che passa come ombra (394). 6 Non ti sorprendano le vuote immagini di questo mondo ingannatore; chiudi le tue orecchie ai sibili
dell'inferno e spezza da forte le sue tentazioni. 7 Sostieni di buona voglia le avversità, e la superbia non gonfi il tuo cuore nelle cose
prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle la richiedono.
[2915] 8 Rendi fedelmente a Dio quello che hai promesso con voto (395), ed Egli ti darà la ricompensa. 9 Alza i tuoi occhi al cielo, o
carissima, poiché è un invito per noi, e prendi la croce e segui (396) Cristo che ci precede. 10 Poiché dopo molte e varie tribulazioni, è Lui
che ci introdurrà nella sua gloria
(397). 11 Ama con tutto il cuore Dio (398), e Gesù, suo Figlio crocifisso per noi peccatori, e non cada mai dalla tua mente il ricordo di Lui. 12
Medita senza stancarti il mistero della croce e i dolori della Madre ritta ai piedi della croce (399).
[2916] 13 Sii sempre attenta e vigile nella preghiera (400). 14 Porta alla sua consumazione il bene che hai incominciato, e adempi (401) il
mistero che hai abbracciato in santa povertà e in umiltà sincera.
[2917] 15 Non temere, o figlia: Dio che è fedele in tutta le sua promesse e santo nelle sue opere (402), effonderà su di te e su tutte le tue
figlie la benedizione copiosa. 16 Egli sarà il vostro aiuto, il vostro insuperabile conforto, come è il nostro Redentore e la nostra eterna
ricompensa.
[2918] 17 Preghiamo Dio l'una per l'altra (403), e così, portando il giogo della carità vicendevole, con facilità adempiremo la legge di
Cristo (404). Amen
392
393
394
395
396
397
398
399
400
401
402
403
404
Gc 1,12.
Cfr. Sap 10,17; Sir 18,22.
Gb 14,2.
Cfr. Sal 75,12.
Cfr. Lc 9,23.
Ap 14,21; Lc 24,26.
Dt 11,1; Lc 10,27; 1Cor 16,22.
Cfr. Gv 19,25.
Cfr. Mt 26,41.
Cfr. 2Tm 4,5-7.
Sal 144,13.
Gc 5,16.
Gal 6,2.
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