IN PREGHIERA CON SAN GIOVANNI DI DIO
ELIA TRIPALDI o.h.
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ELIA TRIPALDI o.h.
IN PREGHIERA
CON
SAN GIOVANNI DI DIO
Novena, Transito
e primi Vespri della solennità
EDIZIONI FATEBENEFRATELLI
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ELIA TRIPALDI o.h.
IN PREGHIERA
CON
SAN GIOVANNI DI DIO
Novena, Transito e primi Vespri della solennità
BIBLIOTECA OSPEDALIERA
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Centro Studi “San Giovanni di Dio”
Via Cassia, 600 - 00189 Roma
Provincia Romana S. Pietro
Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio
©
2a Edizione aprile 2011
Finito di stampare nell’anno 2011
Tipografia: MILIGRAF - Formello (Rm)
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Ai Confratelli, agli Ospiti e ai Collaboratori e
Collaboratrici che hanno ricevuto il dono
dell’ospitalità, uniti ai religiosi nella stessa
missione e membri della stessa famiglia,
la “Famiglia di San Giovanni di Dio”,
perché lo spirito di amore del Santo della carità
sia presente nella vita di ciascuno di noi.
L’Autore
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SAN GIOVANNI DI DIO
Fondatore dell'Ordine Ospedaliero
dei Fatebenefratelli
Giovanni Ciudad nasce in P ortogallo v erso il
1495, nella città di Montemor-o-Novo a 110 Km da
Lisbona. A otto anni lascia la casa all'insaputa dei genitori e finisce a Oropesa, in Spagna dove viene adottato presso la casa di F rancesco Mayoral dove cresce
facendo il pastore.
La sua vita è tutta un'avventura: spirito irrequieto,
per due volte, Giovanni si arruola volontario, prima
in una compagnia di fanteria nella guerra tra Francesco I e Carlo V per la conquista di F uenterabía, poi
per la difesa di Vienna assediata dai Turchi. Diviene
bracciante a Ceuta, città situata nel Nord Africa, vicino allo stretto di Gibilterra, e con il suo lavoro aiuta
la famiglia di un signorotto caduto in disgrazia e in
miseria.
Venuto a sapere dallo zio che la mamma era morta
dal dolore per la sua fuga e che il padre si era ritirato
in un convento di francescani dove morirà qualche
anno dopo, a 46 anni si reca a Granada, ridente città
dell'Andalusia, dove fa il venditore ambulante di libri
e dove, successivamente, aprirà una propria libreria.
Nel 1538, sconvolto da una predica del santo maestro Giovanni d'Avila, dà segni di conversione e, rasentando la follia, si batte il petto pubblicamente, urla
e chiede perdono dei suoi peccati. Viene preso per
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pazzo e ricoverato nell'Ospedale reale di Granada dove sperimenta sulla sua pelle le "cure" di allora consistenti in frustate, manette e altre atrocità che gli fanno
capire quali sofferenze vengano inflitte ai poveri malati.
Dopo aver sperimentato il ricovero duro e umiliante nell'ospedale psichiatrico della città sente nascere e maturare quella vocazione che lo porterà ad
aprire lui stesso un ospedale dove dare ospitalità ed
assistenza dignitosa e umana a tanti poveri e infelici.
Giovanni, infatti, non conduce una vita isolata e
solitaria ma inizia la sua opera a favore di tanti poveri,
bisognosi e sofferenti che egli raccoglie in mezzo alle
strade della città e, con l'aiuto di alcuni benefattori,
fonda prima un ospizio, poi un vero e proprio ospedale in cui dà sfogo alla sua carità e alla sua saggezza
nel servire i poveri e gli infermi con un'assistenza degna della persona umana.
Dopo aver intrapreso un estenuante pellegrinaggio
al santuario della Madonna di Guadalupe, distante
oltre 300 Km da G ranada, a piedi nudi ed in pieno
inverno, per impetrarne la protezione sul progetto che
sta per realizzare, nel 1539 si dà completamente a Dio
nel servizio dei bisognosi; accoglie i primi discepoli,
attratti dal suo esempio e dalla sua carità, primo nucleo del futuro Ordine Ospedaliero di san Giovanni
di Dio che in Italia verrà chiamato popolarmente dei
Fate-benefratelli. Questa invocazione era solito pronunciare il Santo e i suoi discepoli la ripetev ano per
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chiedere l'elemosina alla gente in favore dei bisognosi
ricoverati nell'ospedale.
Il 3 luglio del 1549, durante un incendio scoppiato nell'Ospedale reale di Granada è l'unico ad affrontare le fiamme e a condurre in salvo tutti i malati.
Giovanni di D io muor e a G ranada l'8 M arzo
1550, martire della carità. Infatti pochi giorni prima
si era tuffato nelle gelide acque di un fiume per salvare
un ragazzo che stava annegando, ma -contratta una
brutta polmonite - pagherà con la vita il suo eroico
gesto. La morte lo coglie il mattino del sabato restando dritto in ginocchio anche dopo essere spirato. Nel
1552, poco dopo la sua morte, il suo successore Antonio Martín aprirà un ospedale a Madrid ed altri ne
seguiranno in breve tempo.
Nel 1630 Urbano VIII lo proclama Beato e nel
1690 è dichiarato Santo Alessandro VIII. Nel 1886
Leone XIII dichiara Giovanni di Dio Patrono Universale degli ammalati e degli ospedali; nel 1930 Pio
XI lo elegge a Patrono Universale degli infermieri e
delle loro associazioni.
Giovanni di Dio conobbe e amò Cristo nei poveri;
fu profeta dell'ospitalità perché si mise al servizio del
povero, del malato e del sofferente con stile nuovo,
con sensibilità nuova, con metodi moderni e con la
carità che viene dal messaggio ev angelico, ossia dall'esempio di Cristo che passò facendo del bene e risanando ogni sorta di infermità.
Il Santo, dopo molte e svariate esperienze di vita,
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scelse di vivere in perfetta unità l'amore a Dio e al
prossimo così che i Fatebenefratelli, suoi figli spirituali e quanti desiderano vivere lo spirito del Santo,
non possono realizzare la nuova ospitalità distanziandosi dall'esempio di chi fu definito "il Fondatore dell'ospedale moderno", ma incarnando lo spirito e gli
atteggiamenti di Giovanni di Dio.
L'ospitalità, l’accoglienza e il prodigarsi per gli altri
diventa così identificazione con Cristo compassionevole e misericordioso, è luce che illumina i tratti fondamentali di san G iovanni di Dio e della tradizione
dell'Ordine Ospedaliero da lui voluto e fondato.
I religiosi ospedalieri e tutti quelli che con essi si
prodigano con gesti di misericordia nel servizio dei
poveri e dei malati, partecipano del carisma dell'ospitalità e rendono presente nel tempo l'amore del Padre
verso i più deboli.
E.T.
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La seguente novena, inserita nella celebrazione dei
Vespri si articola sulle aggettivazioni del carisma dell'ospitalità che troviamo nella Carta di Identità dell'Ordine Ospedaliero. La celebrazione di ogni giornata si
apre con la benedizione con cui Giovanni di Dio era solito iniziare le sue lettere.
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1° Giorno
Ospitalità misericordiosa
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! L'ospitalità
misericordiosa di san Giovanni di Dio è quella che
più ci colpisce per le sue straordinarie azioni in favore
dei bisognosi e dei sofferenti e per averla lui stesso per
primo sperimentata da parte di Dio che da peccatore
lo h a t rasformato i n u n g rande S anto d ella c arità
ospedaliera.
Inno e Salmodia del giorno corrente
Lettura
P. Ascoltiamo questa pagina del vangelo di Luca
per imparare a non giudicare gli altri per non essere
giudicati da Dio, ma al contrario – ad imitazione di
Cristo e di Giovanni di Dio – ad aver sempre grande
misericordia e comprensione verso tutti.
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L. Dal Vangelo secondo Luca (6, 36-38)
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Siate
misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate
e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati;
date e vi sarà dato; una misura buona, pigiata, colma
e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con
la misura con la quale misu rate, sarà misurato a v oi
in cambio".
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.
Meditazione
Giovanni di Dio non si riteneva diverso dagli altri
e tanto meno si ergeva a giudice del proprio fratello.
Egli si stimava un peccatore e riconosceva nella sua
esperienza di vita la grande misericordia usata da Dio
nella sua persona tanto che poteva scrivere alla "molto
nobile e virtuosa signora", donna Maria de Mendoza,
sua benefattrice e confidente: "Se considerassimo quanto è grande la misericordia di Dio non cesseremmo di fare il bene mentre possiamo farlo" (1DS 13).
Le opere di bene, l'ospitalità da lui praticata scaturiva dalla misericordia compassionevole del Padre
celeste usata verso il Santo che da peccatore lo trasformava in un testimone della carità e dell'accoglienza
verso tanti poveri infelici.
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Egli non è il fariseo che prega ritto in piedi e compatisce il povero pubblicano che, in fondo al tempio,
si batte il petto. Giovanni non giudica gli altri per
non essere giudicato da Dio e non stabilisce differenze
con l'altro, col peccator e ma si identifica con esso,
meritevole di misericordia. "Gesù Cristo usa con noi
tanta misericordia – egli scriveva in una sua lettera –
dandoci da mangiare, da bere, da vestire e tutte le altre
cose senza che le meritiamo" (2DS 18).
Ad una donna che lo av eva ingiustamente ingiuriato ad alta v oce, Giovanni le disse: "Prima o dopo
io ti devo perdonare, perciò ti perdono subito" (Castro XV).
Essendo stato accusato presso l'arcivescovo di Granada di ospitare uomini e do nne di cattivo esempio
ed avendo avuto l'or dine di licenziarli immediatamente, Giovanni, con umiltà e mitezza, rispose: "Padre mio e buon pr elato, io solo sono il cattiv o, l'incorreggibile ed inutile, che merito di essere scacciato
dalla casa di Dio. I poveri che stanno nell'ospedale
sono buoni, e di nessuno di essi io conosco alcun vizio. E poi, giacché Dio tollera i cattivi e i buoni, ed
ogni giorno fa sorgere sopra di tutti il suo sole, non è
ragionevole scacciare gli abbandonati e gli afflitti dalla
loro propria casa" (Castro XX).
La misericordia che Giovanni riceve da Dio, la riversa sugli altri, come segno della presenza di Dio in
lui e come dono e partecipazione alla misericordia del
Padre. Questo atteggiamento ci sprona a non rispar13
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miarci nella continua verifica dei nostri atteggiamenti:
la misericordia che noi abbiamo ricevuta da Dio deve
aprirci il cuore a donare il perdono.
Pausa
Antifona al Magnificat
Intercessioni
P. Supplichiamo Dio Padre, sorgente di ogni santità, perché spronati dall'esempio di san Giovanni di
Dio, ci conceda di vivere in conformità con il nostro
battesimo. Diciamo insieme:
T. Santifica il tuo popolo, Signore.
Tu che hai trasformato Giovanni di Dio in ospedaliero misericordioso verso tutti,
– fa' che anche noi apriamo il nostro cuore per donare
il perdono ai nostri fratelli.
Tu che guidasti alla santità Giovanni di Dio attraverso una vita di amore misericordioso,
– aiuta anche noi ad amarti attraverso gesti quotidiani verso i bisognosi.
Proteggi quanti si sono consacrati al servizio dei
fratelli,
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fa che compiano la loro missione nella libertà e nella
pace.
Rendi anche noi degni della tua gloria.
Padre santo, ammetti i nostri fratelli defunti alla
contemplazione del tuo volto,
Padre nostro
Orazione (del giorno)
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2° Giorno
Ospitalità solidale
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo, sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! Giovanni
di Dio si è realmente incarnato nei poveri e negli infermi. La sua ospitalità solidale rivela in lui l'annichilimento, l'umiliazione e la risposta pronta verso tutti
i bisognosi, sofferenti e peccatori.
Inno e salmodia del giorno
Lettura
P. Dio ha reso Cristo solidale con l'umanità per
rendere gli uomini solidali tra di lor o con la sua povertà, vivendo l’esperienza della nostra condizione.
Nello sfondo del pensiero di Paolo vediamo la figura
del servo di JHWH che D io, per la legge della solidarietà, unisce alla natura umana identificandolo in
certo qual modo con il peccato che gli era estraneo.
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L. Dalla seconda Lettera di san Paolo apostolo
ai Corinzi (5,21; 8,7-9)
“Fratelli, Colui che non aveva conosciuto peccato,
Dio lo fece peccato in nostro favore in nostro favore,
perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che
vi a bbiamo i nsegnato, c osì s iate l arghi a nche i n
quest’opera generosa. Conoscete infatti la grazia del
Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto
povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo
della sua povertà.”
Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.
Meditazione
Francesco de Castro racconta come Giovanni di
Dio, dopo la sua conv ersione, da modesto libraio si
sia distaccato da tutto ciò che aveva per seguire Gesù
Cristo sulla via della kénosis ossia dell'annichilimento
e dell'umiliazione.
Giovanni "Andava sempre scalzo, sia in città che
in tutti i suoi viaggi, col capo scoperto e la barba e i
capelli tagliati col rasoio, senza camicia, né altro vestito che un cappotto di ruvido panno cenerino e calzoni di tela di lana. Camminava sempre a piedi, senza
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mai servirsi di alcuna cavalcatura, anche nei viaggi,
per quanto stanco fosse e malconci avesse i piedi. Né
per quanto imperversassero intemperie di pioggia o
neve, si coprì la testa dal giorno in cui cominciò a servire nostro Signore fino a quando lo chiamò a sé. Eppure sentiva compassione delle più lievi sofferenze dei
suoi simili, e procurava di aiutarli, come se egli vivesse
in molta agiatezza" (Castro XVII).
La sua solidarietà con i poveri lo identifica con essi
che raccoglie dalle strade e dalle piazze di Granada e
li porta nel suo primo ricovero: "Deciso di procurare
realmente il conforto e il rimedio ai poveri,
– prosegue de Castro – Giovanni di Dio parlò con
alcune pie persone che durante i suoi travagli l'avevano confortato e, con il lor o aiuto e il suo fer vore,
prese in affitto una casa alla pescheria della città, perché era nei pressi di piazza Bibarrambla, da dove e da
altre parti raccoglieva i poveri abbandonati, infermi
e storpi, che trovava; e comprò alcune stuoie di giunco ed alcune coperte vecchie in cui potessero dormire,
non avendo ancora né danaro per far di più, né altra
cura da prestar loro" (cap. XII).
Il b iografo, r iferisce a nche ( trent'anni d opo l a
morte del Santo) che l'ospedale di G iovanni di Dio
"ebbe ed ha sempre, fin dall'inizio, una cosa ereditata
dal beato Giovanni, ed è che non si rifiuta mai povero
che viene, e non vi è limite di letti, ma si ricevono
tutti quelli che vengono. Anche se non c'è letto, i fratelli preferiscono metterli a giacere sopra una stuoia,
fino a che ve ne sia uno libero, nutrirli e dar loro i sa19
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cramenti, anziché, senza nulla di questo, lasciarli morire per strada" (Castro XXIII).
Giovanni di Dio, con la sua ospitalità misericordiosa, si è davvero incarnato e identificato nei poveri
e negli infermi che aiutava e curava con tutti i mezzi
che aveva a disposizione perché anche noi potessimo
imitarlo nella sua solidale ospitalità.
Pausa
Antifona al Magnificat
Intercessioni
P. Innalziamo la nostra preghiera a Cristo che con
l'umiliazione della sua passione e morte in croce ci ha
liberati dalla schiavitù del peccato:
T. Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di noi.
Cristo, che ti sei immolato per la tua Chiesa, purificandola mediante il lavacro dell'acqua nella parola
di vita,
– conservala sempre pura e santa per mezzo dell'orazione e della penitenza.
Maestro buono, fa' conoscere ai giovani la via che
hai tracciata per ciascuno di loro,
– perché realizzando la loro vocazione siano realmente felici a servizio solidale dei fratelli.
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Tu c he i n s an G iovanni d i D io h ai d imostrato
compassione per tutte le sofferenze umane,
– rianima la speranza dei malati e dona loro serenità
e salute, e rendi anche noi solleciti nell'alleviare le loro
sofferenze.
Dona il riposo eterno ai nostri morti,
– e fa' che un giorno possiamo ritrovarci insieme nella
gloria del tuo regno.
Padre nostro
Orazione (del giorno)
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3° Giorno
Ospitalità di comunione
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo, sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! L'elemosina,
la preghiera e il digiuno diventano parole vuote e prive di senso se non sono vivificate dalla carità e dalla
giustizia. L'ospitalità di comunione praticata da Giovanni di Dio consiste nel dividere il pane con l'affamato – come si legge nel libro del profeta Isaia – e
nell'introdurre nella propria casa i poveri, senza tetto
in cui tutti si sentano fratelli, amati e aiutati, e nel vestire chi è nudo.
Inno e salmodia del giorno
Lettura
Il tempo sacro della Quaresima si apre con un piccolo programma di vita quaresimale che ruota attorno
a tre temi: l'elemosina, la preghiera e il digiuno. Ci
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fermeremo a considerare il primo: l'elemosina, quale
gesto concreto del nostro operare senza ostentazione
per ristabilire i nostri rapporti con Dio e con il prossimo.
L. Dal Vangelo secondo Matteo (6, 1-4; 19 -21)
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: State
attenti a non praticare la vostra giustizia per essere
ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per
voi davanti al P adre vostro che è nei cieli. D unque,
quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e
nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io
vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece,
mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra
ciò che fa la tua destra, per ché la tua elemosina resti
nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove
né tarma, né ruggine consumano; e dove ladri non
scassinano e non r ubano. Perché dov'è il tuo tesoro,
là sarà anche il tuo cuore.”
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.
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Meditazione
Tutto ciò che siamo e abbiamo ha origine dalla
gratuita iniziativa di Dio; ogni realtà buona per la nostra vita, è un dono di Dio, il quale ci ha creato per
la felicità ed orienta ogni cosa verso il nostro vero bene. I beni che possediamo, in tanto sono utili alla nostra vita in quanto siamo in grado di condividerli con
chi non ne ha.
Il grido di notte, per le vie di Granada, con cui
Giovanni di Dio scuoteva le coscienz e delle persone
e destava loro la compassione e la generosità: "Fate
bene fratelli a voi stessi per amore di Dio", voleva essere
un richiamo forte e improcrastinabile a dare del proprio per i suoi po veri. La sua carità av eva la por tata
di un piccolo ruscello che riceve l'acqua e la distribuisce, in una dinamica di r eciprocità, ai propri fratelli
più bisognosi. Egli raccomandava: "Sopra tutto abbiate sempre carità, poiché questa è la madre di tutte
le virtù (2DS 16). Giovanni di Dio era anche solito
ringraziare i suoi benefattori e le sue benefattrici: "Per
il molto che vi devo e così la ricompensa per avermi
sempre aiutato e soccorso nei miei impegni e nelle
mie necessità con la vostra benedetta elemosina e carità" (3DS3).
Il gesto di solidarietà è un segno verso una profonda conversione che deve toccare il nostro stile di vita
e la nostra apertura alla fraternità. La condivisione
con chi, per qualunque motivo, si trova in difficoltà,
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ci porterà a riconoscere Cristo in ogni fratello per essere da Lui riconosciuti al suo ritorno definitivo.
Nel nostro mondo in cui sembra spesso trionfar e
la logica del profitto e del guadagno ad ogni costo,
occorre riscoprire il bisogno profondo del valore della
gratuità, proprio perché Dio che ci ha creati per amore ci ha anche destinati alla comunione con sé e con
i fratelli attraverso una risposta generosa di solidarietà.
La persona sofferente e bisognosa – come lo fu per
san Giovanni di Dio – sia per tutti noi, religiosi e collaboratori, centro unificante di tutti gli sforzi tendenti
a superare la malattia, la povertà e qualunque forma
di emarginazione; richiamo alla solidarietà e al superamento di ogni egoismo e discriminazione.
Pausa
Antifona al magnificat
Intercessioni
P. Adoriamo il Salvatore del genere umano, che
morendo distrusse la morte e risorgendo ha ridato a
noi la vita. I n comunione con san Giovanni di D io
la cui vita fu segnata dalla preghiera e dalla penitenza,
chiediamo umilmente:
T. Santifica il popolo redento con il tuo sangue.
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Gesù Salvatore, fa' che completiamo in noi con la
penitenza e le opere buone ciò che manca alla tua passione,
– per condividere la gloria della tua risurrezione.
Per intercessione di san G iovanni di Dio, consolatore degli afflitti, consolaci della tua consolazione
divina
– perché, da te consolati, diffondiamo la gioia in
quelli che sono nel dolore.
Guida quanti si dedicano al carisma dell'ospitalità,
– perché facciano risplendere il tuo amore misericordioso.
Trasfigura i corpi dei nostri defunti a immagine
del tuo corpo glorioso,
– ammetti un giorno anche noi nella Gerusalemme
del cielo.
Padre nostro
Orazione (del giorno)
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4° Giorno
Ospitalità creativa
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo, sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! In una città
come Granada, con quasi una decina di ospedali e case per i poveri, Giovani di Dio riesce a scoprire tanti
bisognosi e malati abbandonati e a creare una nuova
ospitalità che rispondesse ai nuovi bisogni sconosciuti
da altri responsabili, come ad esempio: le sofferenze
dovute alle colpe, all'odio e alle vendette.
Inno e salmodia del giorno
Lettura
P. Il saper essere e il saper fare sono due aspetti della nostra persona egualmente importanti quando il
nostro operare, la nostra creatività sono guidati dalla
coscienza di mettere le nostre risorse fisiche e spirituali a vantaggio degli altri, dei più bisognosi, secondo l'esempio di Giovanni di Dio. Ecco la descrizione
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di una giornata-tipo trascorsa da G esù a Cafarnao
mentre opera guarigioni.
L. Dal Vangelo secondo Marco (1, 32-39)
“Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città
era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano
affetti da v arie malattie e scacciò molti demòni; ma
non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio
e, uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma
Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue
tracce. Lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano!".
Egli disse loro: "Andiamocene altrove nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti
sono venuto!". E andò per tutta la Galilea, predicando
nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.”
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.
Meditazione
P. Gesù, nella sua vita, si è continuamente chinato
sulle miserie e le necessità, anche fisiche e materiali,
delle persone che credevano in lui e nella sua attività
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taumaturgica. Anche per questo la gente accorreva a
lui. Ma Gesù rifiuta la "pubblicità" cr eatasi attorno
ai suoi miracoli, ritirandosi nel deserto a pregare. Egli
non ha bisogno dell'entusiasmo delle folle di Cafarnao, ma vuole andare anche nei luoghi sperduti della
Galilea, a cercare la gente lontana dalla città.
La preghiera è uno dei pilastri su cui si poggia la
spiritualità di Giovanni di Dio. Il suo primo biografo
attesta che Giovanni, prima di intraprendere la sua
missione a favore dei poveri e dei sofferenti, "giunto
che fu a G uadalupe, entrò in ginocchio nella chiesa
e, con molta dev ozione e lacrime, pr esentò a nostro
Signore le proprie necessità e gli rese grazie per quanto
aveva ricevuto, e si confessò e comunicò; e stette ivi
alcuni giorni, dedito all'orazione, fino a quando gli
parve tempo di ritornarsene" (Castro X).
La testimonianza del Castro continua quando afferma che "sebbene il fratello G iovanni di Dio fosse
stato chiamato da nostro Signore specialmente alle
opere di Marta (nelle quali occupava la maggior parte
del tempo), tuttavia non tralasciava quelle di Maria.
Tutto il tempo, infatti, che gli avanzava, lo spendeva
nell'orazione e nella meditazione, tanto che molte
volte trascorreva le notti intere piangendo e gemendo,
e chiedendo a nostro Signore perdono ed aiuto per le
necessità che vedeva, con sì profondi gemiti e sospiri,
che ben faceva capire di conoscere che la preghiera è
l'àncora ed il fondamento di tutta la vita spirituale, e
quella che risolve bene tutte le questioni dinanzi a
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Dio, e senza la quale tutto il resto ha poco fondamento. E per ciò non intrapr endeva cosa alcuna, senza
averla prima raccomandata e fatta raccomandare molto a nostro Signore" (Castro XVIII).
Egli la raccomanda anche ad una sua benefattrice,
scrivendo: "Quando andate a letto, buona duchessa,
segnatevi con il segno della croce e confermatevi nella
fede recitando il Credo, il Pater Noster, l'Ave Maria e
la Salve Regina" (1DS 8).Anche la sua vicenda terrena
si concluderà in ginocchio, in preghiera. La preghiera,
la contemplazione (oltre all'azione) è per noi mezzo
indispensabile perché la nostra ospitalità sia sempre
aperta ai nuovi bisogni della società.
Pausa
Antifona Al Magnificat
Intercessioni
P. Esaltiamo la Provvidenza di Dio, che conosce le
nostre necessità, ma che, dietro l'esempio di san Giovanni di Dio vuole che cerchiamo anzitutto il suo regno. Perciò rinnoviamo la nostra adesione alla divina
paternità e diciamo:
T. Venga il tuo regno e la tua giustizia, Signore.
Ispiraci un fraterno amore verso i malati del corpo
e dello spirito,
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– perché in essi riconosciamo e serviamo il Cristo tuo
Figlio.
Tu che ci hai resi partecipi della missione salvifica
e misericordiosa del tuo Figlio,
– fa' che molti giovani rispondano alla tua chiamata
per far fronte ai nuovi bisogni della società.
Tu che hai guidato san Giovanni di Dio sul sentiero dell'ospitalità,
guida quanti assistono i malati a seguirne le orme.
perché vivano sempre con te nella pace della tua casa.
Accogli in cielo i defunti bisognosi della tua misericordia,
Padre nostro
Orazione (del giorno)
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5° Giorno
Ospitalità integrale (olistica)
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo, sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo!
Giovanni di Dio vedeva ogni sofferenza, sia del
corpo che dello spirito. Egli si lamentava con un suo
amico e benefattore poiché vedeva "soffrire tanti poveri miei fratelli e mio prossimo, che si trovano in così
grandi necessità sia per il corpo che per l'anima, non
potendoli soccorrere" per mancanza di mezzi materiali.
Inno e salmodia del giorno
Lettura
P. Giovanni di Dio, con la sua particolare sensibilità, scopriva le sofferenze non solo fisiche ma anche
psichiche e morali del prossimo. Per questo, curava le
ferite del corpo, prendendosi, nel medesimo tempo,
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cura di tutta la persona sofferente. Egli guariva i curabili e accompagnava gli incurabili. Il miracolo della
guarigione del paralitico ci offre una chiave interpretativa di come non sia sufficiente la "parola predicata"
ma occorre anche la "parola operante".
L. Dal Vangelo secondo Marco (2, 1-12)
“Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni.
Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone
che non vi era più posto neanche davanti alla por ta;
ed egli annunziava loro la P arola. Si recarono da lui
portando un paralitico, sorretto da quattro persone.
Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della
folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si
trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui
era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede,
disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati tutti i
peccati".
Erano seduti là alcuni scribi che pensavano in cuor
loro: "Perché costui parla così? B estemmia! Chi può
perdonare i peccati se non Dio solo?". E subito Gesù,
conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé,
disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dir e al paralitico: “Ti sono
perdonati i peccati”, oppure dire: “Alzati, prendi la
tua barella e cammina”? O ra, perché sappiate che il
Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare
i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -al36
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zati, prendi la tua barella e va' a casa tua". Quello si
alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti, se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano
Dio dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.
Meditazione
P. Gesù si presenta come il medico non solo del
corpo, ma anche dello spirito, come liberatore dell'uomo nella sua totalità: egli salva l'uomo dal peccato. Il Figlio dell'uomo ha sulla terra il potere di rimettere i peccati a chi, spin to dalla fede, si rivolge a lui.
Il suo richiamo: "Conv ertitevi e cr edete al v angelo"
(Mc 1,15) era rivolto a tutti, ma in modo speciale ai
peccatori che egli cercava con particolare amore.
I vangeli, infatti, ci presentano Gesù come l'inviato di Dio che porta a compimento le speranze messianiche: gran moltitudine di gente accorreva a lui
"per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie;
anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri,
venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo,
perché da lui usciva una forza che sanava tutti" (Lc 6
18-19). Ma più che come prove di messianicità, le
guarigioni dei malati sono presentate nel vangelo co37
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me eventi di salvezza di Dio, come segni dell'onnipotenza di Dio che abita in Cristo.
L'ospitalità di Giovanni di Dio ha una dimensione
"pastorale", ossia che reca la luce e la grazia del Signore a coloro che soffrono e a quanti, come lui, se
ne prendono cura attraverso l'accoglienza, l'incontro
e l'accompagnamento per sviluppare i essi la fede nel
Cristo. Egli, nel suo primo ospedale, – racconta il suo
biografo– "raccoglieva i poveri abbandonati, infermi
e storpi, che trovava; e comprò alcune stuoie di giunco ed alcune coperte vecchie in cui potessero dormire,
non avendo ancora danaro per far di più, né altra cura
da prestar loro. E diceva ad essi: 'Fratelli, rendete molte grazie a Dio, che vi ha atteso tanto tempo perché
facciate penitenza.
Pensate in che cosa lo avete offeso, ché io voglio
condurvi un medico spirituale che vi curi le anime, e
per il corpo poi non mancherà il rimedio. Confidate
nel Signore, perché egli pro vvederà a tutto, come si
suol fare con quelli che da parte loro fanno quel che
possono'. Quindi usciva e conduceva loro un sacerdote e li faceva confessare tutti. Vista la sua gran carità
infatti, qualunque sacerdote, al quale si rivolgeva, andava molto volentieri a fare quest'opera buona" (Castro XII).
La dimensione pastorale della nostra ospitalità deve esprimersi nella evangelizzazione del mondo della
salute e della malattia, della vita e della morte, mediante la celebrazione dei sacramenti, “leiturgía” segni
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efficaci della grazia vivificante di Dio, la testimonianza del servizio (diakonía), la comunità ospedaliera
(koinonía) e la forza terapeutica della carità.
Curare integralmente l'uomo significa percepire
tutta la sua fragilità che non è solo semplice corporeità malata, ma una globale esistenza inferma.
Pausa
Antifona al Magnificat
Intercessioni
P. Celebriamo la misericordia del Padre che ci ha illuminati con la grazia dello Spirito Santo perché sull'esempio di san Giovanni di Dio, anche la nostra vita risplenda
con la luce della fede e delle opere. Preghiamo insieme e
diciamo:
T. Santifica, Padre, il popolo redento da Cristo.
Fa' che rispettiamo la dignità di tutti gli uomini
che Cristo ha redenti a prezzo del suo sangue,
– e rispettiamo la libertà di coscienza dei nostri fratelli.
Fa' che gli uomini imparino a frenare la cupidigia,
– e si aprano generosamente alla comprensione e all'aiuto del prossimo.
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Tu che hai dato a san Giovanni di Dio il dono
dell'ospitalità per soccorrere i sofferenti e i bisognosi,
– concedi a quanti lo vogliono imitare di mettersi a
servizio dell'uomo che soffre nel corpo e nello spirito.
Abbi pietà dei fedeli, che oggi hai chiamato a te
da questa vita,
– concedi loro l'eredità eterna nel tuo regno.
Padre nostro.
Orazione (del giorno)
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6° Giorno
Ospitalità riconciliante
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo, sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! Giovanni
di Dio era un uomo di motivata indulgenza nei confronti del prossimo, e trattava tutti, peccatori, oppressori e oppressi, come Dio trattava lui: perdonava e
aiutava, assisteva e guariva le ferite fisiche e morali.
Spesso, prima di ottenere dal Signore l'armonia e la
guarigione delle malattie del corpo, esigeva la cura di
quelle morali e spirituali mediante il sacramento della
riconciliazione.
Inno e salmodia del giorno
Lettura
P. Giovanni desiderava vedere Dio onorato in tutte
le creature. Perciò in tutte le sue oper e si prefiggeva
di glorificare il Signore così che la cura del corpo fosse
un mezzo per la salvezza delle anime. Egli non aiutò
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materialmente alcuno senza procurare allo stesso tempo rimedio all'anima mediante santi ammonimenti e
avviando tutti sul cammino della salvezza.
Se avesse ravvisato la necessità di riconciliazione,
Giovanni usciva in cerca di un "medico spirituale",
di un sacerdote per amministrare il sacramento della
riconciliazione, secondo l'esortazione di Paolo.
L. Dalla seconda Lettera di san Paolo apostolo
ai Corinzi (5, 18-21).
“Fratelli, tutto questo però viene da Dio, che ci ha
riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi
il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che
riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando
agli uomini le lor o colpe e affidando a noi la par ola
della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che
esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto
peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché
in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.”
Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.
Meditazione
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P. L'opera di salvezza realizzata da Cristo, ci è presentata da Paolo come riconciliazione, come cambiamento di relazioni ostili in relazioni amichevoli tra gli
uomini e Dio. Paolo e gli altri apostoli nell'eser cizio
di questo ministero apostolico, ricoprono il r uolo di
ambasciatori, ossia di legati, di strumenti di Dio per
realizzare di fatto la riconciliazione avvenuta per opera
di Cristo. Perciò egli coglie subito l'occasione per rivolgere una pr essante esortazione alla comunità di
Corinto: "Vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio".
Queste stesse parole o simili, pronunciò Giovanni
di Dio, quale apostolo inviato da D io, per por tare
Antonio Martín a perdonare e a riconciliarsi con Pietro Velasco e ambedue a divenire collaboratori diretti
della sua ospitalità, come primi fratelli e compagni.
Il Celi, secondo biografo del S anto, racconta che:
"Giovanni incontrò Antonio Martín in via della Colcha e appena vedutolo, gli si pose ginocchioni davanti, additandogli il crocifisso che usava portare con sé
e dicendogli: – Fratello Antonio Martín, perdona a
quel pover'uomo, affinché questo Signore perdoni a
te. Ricordati che devi morire e che la legge di Dio ci
insegna a far del bene a chi ci fa del male.
Antonio Martín, confuso da quella richiesta, lo alzò da terra e gli disse: – I o lo perdono, affinché Dio
perdoni a me i miei peccati. Inoltre da oggi voglio essere vostro fratello e compagno, impegnandomi che
finché avrò vita, seguirò il vostro santo modo di vivere.
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Andarono tutti e due nel Carcere dov'era in prigione quel pover'uomo, senza più speranza di tornar
libero. Quando Giovanni arrivò con Antonio Martín,
i due s'abbracciarono e tornarono amici, chiedendosi
perdono l'un l'altro.
Pietro Velasco, questo era il nome del debitore, appena liberato dal carcere venne dov'era Giovanni e i
due nemici, ormai tornati amici, si fecero fratelli e
compagni del Santo. Alla sera uscivano anch'essi a
questuare scalzi; e chiunque li aveva conosciuti, nel
vederli in tal modo restava stupito di un così improvviso cambiamento.
Dopo quest'episodio, Giovanni acquistò gran credito in tutta Granada. E questi suoi due compagni
mostravano assai grande umiltà e carità con i poveri.
Antonio Martín aveva trentanove anni quando decise
di farsi povero per servire i poveri" (Castro X).
In un mondo lacerato da tanti odi, da tante vendette e da tante divisioni, Giovanni di Dio è l'esempio
di vera fraternità, di profondo guaritore di ferite, odi
e conflitti. Per questo, egli raccomandava al giovane
Luigi Battista, e raccomanda ancora oggi a c iascuno
di noi: "Abbiate sempre carità, perché dove non c'è
carità non c'è Dio, anche se Dio è in ogni luogo" (LB
15).
Pausa
Antifona al Magnificat
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Intercessioni
P. Il Cristo Signore ci ha dato il comandamento
nuovo di amarci gli uni gli altri come egli ci ha amato.
Chiediamo la grazia di essere fedeli a questa legge fondamentale della vita cristiana:
T. Accresci nel tuo popolo la carità cristiana, o Signore.
Maestro buono, insegnaci ad amare te nei nostri
fratelli,
– e a far loro del bene nel tuo nome.
Fa' che in mezzo alle lotte e alle prove della vita,
ci sentiamo partecipi della tua passione,
– per sperimentare in noi, come lo fu per G iovanni
di Dio, la forza della tua redenzione.
Aiuta i figli di san Giovanni di Dio a manifestare
sempre la tua carità,
– al di là di ogni barriera di fede, di razza o di politica.
Sazia i nostri fratelli defunti con il tuo eterno amore,
– ammetti un giorno anche noi nell'assemblea gioiosa
degli eletti.
Padre nostro
Orazione (del giorno)
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7° Giorno
Ospitalità generatrice di volontari
e collaboratori
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo, sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! La forza dell'amore misericordioso che Dio ha trasmesso a G iovanni è stata così forte che il Santo ha irradiato attorno a sé un fuoco di carità con cui ha attirato numerosi
volontari e collaboratori nel l'aiutare i poveri e i malati. Alla conversione dei due primi compagni, Antonio Martín e Pietro Velasco, seguì non solo la scelta
di alcune persone per collaborare nella sua impresa
caritativa, ma anche quella di tanta gente animata da
buona volontà e trainata dal suo esempio a servire il
prossimo nel suo ospedale.
Inno e salmodia del giorno
Lettura
P. Nella comunità cristiana il volontariato rappresenta la concreta espressione della carità che è il segno
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di riconoscimento tra coloro che si proclamano discepoli di Cristo.
Il Signore manda i discepoli a due a due perché
siano testimoni dell'amore fraterno e testimonino colui di cui sono gli annunciatori.
P. Dal Vangelo secondo Luca (10, 1-9).
“Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni
città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: "La
messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai per la sua messe! Andate: ecco, vi mando come
agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca,
né sandali e non fermatevi a salutar e nessuno lungo
la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la
vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su
di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo
di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla
sua ricompensa. N on passate d a una casa all’altra.
Quando e ntrerete i n u na c ittà e v i a ccoglieranno,
mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati
che vi si trovano, e dite loro: “E’ vicino a voi il regno
di Dio". Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.
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Meditazione
P. Gesù non manda in missione solo i Dodici, ma
anche altri settantadue perché c'è penuria di operai
che testimonino la mitezza, la povertà, la pace e l'interesse per i bisognosi e per annunciare il regno. Così
Gesù prepara i discepoli per il ministero che dovranno compiere dopo che egli li avrà lasciati. Anche Giovanni di Dio, convinto che la sua opera sarebbe continuata a che molti avrebbero seguito il suo esempio,
prima di uscire di casa per chiedere l'elemosina, dava
disposizione ai suoi compagni sul come do vevano
adempiere il proprio ufficio verso i poveri. "Fu così
grande l'esempio di vita lasciato da Giovanni di Dio
- testimonia il Castro - e piacque tanto a tutti, che
molti si sentirono e si sentono mossi ad imitarlo e a
seguire il suo cammino, servendo nostro Signore nei
suoi poveri ed esercitando l'ufficio dell'ospitalità solo
per Dio, in cui non occorrono lettere e studio, bensì
molto disprezzo del mondo e di se stessi, molta carità
e molto amor di Dio. Ed è per questo che si sentirono
e si sentono animate ad abbracciare la loro vita persone di ogni età e condizione.
Vengono esaminati circa la loro retta intenzione
di servire nostro Signore. Se risulta tale, li accettano
e, vestiti d'un modesto abito di coloro bigio, li occupano nel servire i poveri e nell'ufficio che viene loro
assegnato. E rimangono così ancora per molti anni,
fino a quando vengono ritenuti meritevoli di essere
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ammessi alla professione.
Tutti quelli che entrano qui è per servire, servono
con carità e per amore di Dio, senza che nessuno riceva salario. E così la casa è ser vita meglio che qualsiasi altra casa del mondo, perché tutti vi entrano per
salvare la propria anima esercitandosi nella carità, e
ciascuno fa più che può, senza che sia necessaria alcuna reprensione"(Castro XXIII).
Questa identità di appartenenza alla Famiglia di
san Giovanni di Dio resta per noi un modello valido
per il presente e per il futuro nell'esercizio della nostra
ospitalità.
Pausa
Antifona al Magnificat
Intercessioni
P. Glorifichiamo la Provvidenza di Dio Padre, che
ha cura di tutte le sue creature, e diciamo con umiltà
e fiducia:
T. Salva, Signore, tutti i tuoi figli.
Unisci nella carità color o che mangiano lo stesso
pane della vita,
– perché la Chiesa, tuo mistico corpo, si edifichi nell'unità e nella pace.
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Tu che in san Giovanni di Dio hai irradiato il carisma dell'ospitalità,
– fa' che i nostri collaboratori generino amore e carità
cristiana.
Tu che continui a suscitare discepoli per seguire
l'esempio di san Giovanni di Dio,
– aiutali ad amare e realizzare la propria vocazione
ospedaliera.
Fa' che i fratelli defunti ti lodino senza fine nella
gloria del Paradiso,
– dove anche noi un giorno speriamo di cantare le
tue misericordie.
Padre nostro.
Orazione (del giorno)
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8° Giorno
Ospitalità profetica
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Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta. Dio,
prima di tutto e di tutte le cose del mondo, sia con
tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! Giovanni
di Dio, "sotto l'impulso dello Spirito Santo e trasformato interiormente dall'amore misericordioso del Padre, visse in perfetta unità l'amore a Dio e al prossimo… si donò interamente al servizio dei poveri e dei
malati nella città di Granada, in Spagna, da dove ritornò al Padre nell'anno 1550" (Cost 1).Anche noi,
partecipi di questo dono, dobbiamo annunciare e collaborare alla realizzazione del regno di Dio tra i poveri
e i malati.
Inno e salmodia del giorno
Lettura
P. Giovanni di D io fu pr ofeta dell'o spitalità in
quanto chiamato a partecipare al ruolo e alla missione
profetica di Cristo, ordinando la sua attività umana
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al servizio di Dio e dell'uomo. Egli parlò con il linguaggio semplice e compr ensibile dell'amore, sostenendo e consolando le umane sofferenze. La forza dirompente del regno di Dio è tale che arriva a trasformare l'intera vita dell'uomo.
L. Dal Vangelo secondo Matteo (13, 31-33)
In quel tempo, Gesù espose loro un'altra parabola,
dicendo: "Il regno dei cieli è simile ad un granello di
senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altr e piante dell’or to e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.
Disse loro un’altra parabola: "Il regno dei cieli è
simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre
misure di farina, finché non fu tutta lievitata”.
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.
Meditazione
P. Le due parabole indicano, con immagini simili
e diverse la presenza quasi impercettibile del regno di
Dio, ma anche la sua dinamicità. Tutto è già presente
nel seme, nel lievito: ma questo da solo non cr esce e
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il seme non fruttifica. Gesù utilizza queste immagini
per indicare l'effetto sorprendente che un piccolo movimento può avere su tutta la società, mentre Dio agisce quasi invisibilmente per por tare avanti i suoi disegni. Dio, però, vuole la collaborazione dell'uomo
per far crescere e trasformare i suoi progetti di amore.
Egli trova in Giovanni di Dio lo strumento idoneo
per realizzarli, e nei suoi seguaci, i testimoni dell'amore misericordioso del Padre mentre si dedicano al servizio dei malati e dei bisognosi. Essi, come Giovanni
di Dio, rappresentano nella Chiesa i profeti dell'ospitalità quando si rendono testimoni della presenza di
Dio in mezzo al popolo sofferente; segno e sacramento di salvezza attraverso la consacrazione della loro vita al servizio degli altri; servitori e difensori della salute e della vita. L'ospitalità di Giovanni di Dio è stata
profetica per i suoi tempi e lievito di rinno vamento
nell'assistenza e nella Chiesa. Anche oggi, nelle nuove
e difficili problematiche della medicina, occorre essere
non solo presenza profetica, cioè testimoni dell'amore
misericordioso del Padre, che si dedicano al ser vizio
dei poveri e dei malati, ma anche coscienza critica e
guide morali in una società secolarizzata le cui ricerche scientifiche e tecniche tendono continuamente a
manipolare l'uomo e non tengono conto dei diritti
fondamentali della persona. Come Giovanni di Dio,
dobbiamo stare sempre più vicini all'uomo e assisterlo
di fronte alle ansietà che lo investono soprattutto nei
momenti più critici della malattia; saper creare una
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cultura diretta a umanizzare l'assistenza e tutte le realtà ospedaliere. E, infine, tener presente quanto il
Vangelo ci insegna e che Giovanni di Dio nelle sue
lettere ripete: "Né fare del male, né danno al prossimo, ma desiderare per il prossimo ciò che vorremmo
facessero a noi" (2DS 15).
Pausa.
Antifona al Magnificat
Intercessioni
P. Il Cristo, nostro Capo e Maestro, è venuto per
servire l'umanità e far del bene a tutti. Uniti nella lode, chiediamo il suo aiuto:
T. Visita la tua famiglia, Signore.
Insegnaci a servire con umiltà e amore i fratelli,
– imitando te che non sei venuto per essere servito,
ma per servire.
Donaci un cuore generoso,
– perché diventiamo segno e testimonianza della tua
bontà.
Fa' che molti seguano la via della perfetta carità,
dandosi totalmente a Gesù e ai sofferenti sull'esempio
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di san Giovanni di Dio.
Sii misericordioso verso tutti i defunti,
ammettili a godere la luce del tuo volto.
Padre nostro.
Orazione (del giorno)
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T R A N S I T O DEL NOSTRO PADRE
SAN GIOVANNI DI DIO
con i Primi Vespri della Solennità
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Introduzione
L. Giovanni di Dio muore nella città di Granada
(Spagna) l'8 marzo 1550. Egli, durante la sua vita,
aveva manifestato alcune volte ad una persona che gli
era devota che sarebbe morto tra il venerdì e il sabato,
due giorni che ci ricordano la passione e morte di Cristo e la materna protezione di Maria.
In effetti, Giovanni morì all’alba di un sabato, dopo essersi aggravato il giorno prima, ossia il 7 marzo
1550 che era il venerdì.
Un testimone, al processo di Beatificazione, così
descrive il Santo subito dopo la sua morte:
"Vidi il benedetto Giovanni di Dio un sabato, alle
quattro e mezza della mattina, in una camera della Casa di Los Pisa, inginocchiato sul pavimento, morto, vestito con l'abito e con un Crocefisso nelle mani, con la
testa appena inclinata ai piedi del Crocefisso, come se lo
stesse baciando e con un odore meraviglioso che emanava. Ma quello che più destava l'attenzione di tutti era il
fatto di vederlo inginocchiato senza cadere e tenere con
le mani il Crocefisso".
Saluto
P. Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di
nostra Signora la vergine Maria sempre intatta. Dio
prima di tutto e di tutte le cose del mondo sia con
tutti voi.
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T. E con il tuo spirito.
Monizione
P. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo! In questo
momento, vigilia della festa del nostro santo Padre
Giovanni di Dio, ci siamo radunati in assemblea per
celebrare e riviv ere come un memoriale, ossia come
un evento salvifico, il transito del nostro santo F ondatore.
La morte segna il momento più impor tante della
nostra vita, segna il fine oltre che la fine della nostra
esistenza terrena.
P. Preghiamo
O Dio nostro Padre, concedi che il memoriale del
transito del nostro santo padre Giovanni di Dio che
ora stiamo per celebrare diventi evento salvifico che
ci impegni nel ser vizio dei nostri fratelli per esser e
pronti alla tua chiamata. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen.
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Primi Vespri
Inno
Celebriamo con canti di lode
la bontà e l'amore del Padre
che accolse nel gaudio dei santi
il suo servo Giovanni di Dio.
Celebriamo l'amore divino
che ferì come lancia il suo cuore
per plasmarlo al suo servizio
come vittima grata al Signore.
Aderendo al volere del cielo
camminò tra le insidie del mondo,
e con spirito ardente di fede
superò vittorioso ogni prova.
Custodisca dal cielo i suoi figli
nella grande missione d'amore,
e li sproni con l'alto suo esempio
nel servizio dei poveri infermi.
A te, Cristo, salvezza del mondo,
a te, Padre Signore del cielo,
a te, Spirito Santo amore
sia gloria nei secoli eterni. Amen.
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1ª ant.
Amerai il Signore Dio tuo
con tutto il cuore, con tutta l'anima,
con tutta la mente e con tutta la forza.
Salmo 112
Lodate, servi del Signore, *
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore, *
ora e sempre.
Dal sorgere del sole al suo tramonto *
sia lodato il nome del Signore.
Su tutti i popoli eccelso è il Signore, *
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto *
e si china a guardare nei cieli e sulla terra?
Solleva l'indigente dalla polvere, *
dall'immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i principi, *
tra i principi del suo popolo.
Fa abitare la sterile nella sua casa *
quale madre gioiosa di figli.
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1 ant.
Amerai il Signore Dio tuo
con tutto il cuore, con tutta l'anima,
con tutta la mente e con tutta la forza.
2 ant.
Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Salmo 145
Loda il signore, anima mia: †
loderò il Signore per tutta la mia vita, *
finché vivo canterò inni al mio Dio.
Non confidate nei potenti, *
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra; *
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.
Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, *
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra, *
del mare e di quanto contiene.
Egli è fedele per sempre, †
rende giustizia agli oppressi, *
dà il pane agli affamati.
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Il Signore libera i prigionieri, *
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto, *
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge lo straniero, †
egli sostiene l'orfano e la vedova, *
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre, *
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.
2 ant.
Amerai il prossimo tuo come te stesso.
3 ant.
Questo è il comandamento che abbiamo
da Dio: chi ama Dio, ami anche il suo
fratello.
Cantico (Cfr. Ef 1, 3-10)
Benedetto sia Dio,
Padre del Signore nostro Gesù Cristo, *
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale
nei cieli, in Cristo.
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In lui ci ha scelti *
prima della creazione del mondo,
per trovarci, al suo cospetto, *
santi e immacolati nell'amore.
Ci ha predestinati *
a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, *
secondo il beneplacito del suo volere,
a lode e gloria della sua grazia, *
che ci ha dato nel suo figlio diletto.
In lui abbiamo la redenzione
mediante il suo sangue, *
la remissione dei peccati
secondo la ricchezza della sua grazia.
Dio l'ha abbondantemente riversata su di noi
con ogni sapienza e intelligenza, *
poiché egli ci ha fatto conoscere
il mistero del suo volere,
il disegno di ricapitolare in Cristo
tutte le cose, *
quelle del cielo
come quelle della terra.
Nella sua benevolenza lo aveva in lui prestabilito *
per realizzarlo nella pienezza dei tempi.
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3 ant.
Questo è il comandamento
che abbiamo da Dio: chi ama Dio,
ami anche il suo fratello.
Prima Lettura
P. Giovanni di Dio, nella sua travagliata esistenza,
vive con il pensiero dell'eternità, cosciente che "questa
vita non è altra cosa se non una assai incessante guerra,
nella quale sempre viviamo finché siamo in questo esilio
e valle di lacrime" (2DS 25). Nelle Lettere, che egli
termina sempre con le parole: "Il vostro disobbediente
fratello minore Giovanni, di Dio se a Dio piacerà in
morte", traspare evidente il riferimento che il Santo
fa alla morte che per i santi rappresenta il "dies natalis", il giorno della nascita al cielo e che lo consacrerà
definitivamente "uomo di Dio".
L. Dalle "Lettere" di S. Giovanni di Dio
"Sorella mia, molto amata in Gesù Cristo, mai riusciamo a liberarci dagli inganni del demonio, fino a
che viene l'ora della morte e allora risulta falso tutto
ciò che il mondo e il diav olo promettono; pertanto,
siccome il Signore ci giudicherà quali ci troverà, sarà
bene emendarci per tempo e non fare come quelli che
dicono domani, domani, e no cominciano mai" (2DS
12).
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"Sorella mia amatissima e stimatissima, vi prego
per amore di G esù Cristo, che abbiate in mente tr e
cose, e sono queste: la prima l'ora della mor te alla
quale nessuno può sfuggire, le pene dell'inferno e la
gloria e la beatitudine del Paradiso.
Quanto alla prima: pensate come la morte
consuma e distrugge tutto ciò che questo mirabile
mondo ci dà e non ci consente di portare con noi se
non un pezzo di tela stracciata e malcucita; quanto
alla seconda: pensare come e per così brevi piaceri e
passatempi che trascorr ono che trascorr ono in un
momento, dobbiamo andare a scontarli, se moriamo
in peccato mortale, nel fuoco dell’inferno che dura
sempre; quanto alla terza: considerare la gloria e la
beatitudine che Gesù Cristo ha riservato a quelli che
Lo servono, che nessun occhio vide, né orecchio udì,
né cuore ha mai potuto immaginare.
Pertanto, sorella mia in Gesù Cristo, sforziamoci
tutti, per amore di Gesù Cristo, a non lasciarci vincere
dai nostri nemici: il mondo, il diavolo e la carne; soprattutto, sorella mia, abbiate sempr e carità, poiché
questa è la madre di tutte le virtù.
Sorella mia in Gesù Cristo, questo dolore mi
affligge molto e non mi lascia scriver e, perciò voglio
riposarmi un poco, perché vi voglio scrivere a lungo,
e non so se ci vedremo più.
Gesù Cristo sia con v oi e con tutta la v ostra
compagnia, ecc..." (3DS 15; 16-17).
Questa è l'ultima frase scritta da Giovanni di Dio
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prima che la morte lo cogliesse ed è anche l'unica sua
lettera non firmata perché il Santo pensava di completarla una volta ristabilitosi. Ma sorella morte lo coglie senza poterla portare a termine.
Pausa. (Canto)
Seconda lettura
P. Giovanni di Dio, morirà all'inizio del sabato,
mezz'ora dopo il canto del Mattutino, come aveva
predetto molto tempo prima della sua mor te, dopo
che le sue condizioni si sono aggravate il vener dì
quando gli portano il Viatico, la piccola ostia bianca
che Giovanni può solo adorare con lo sguardo ormai
vitreo e sussurrare con le labbra arse dalla febbre il
suo ultimo anelito: "G esù, Gesù, nelle tue mani mi
affido"; e Gesù ancora una volta risponde con la promessa: "In verità ti dico: oggi con me sarai in paradiso" (Lc 23, 43). Pur non alienandosi dalle realtà terrene, che vive con impegno e responsabilità, Giovanni
di Dio pensa all'incontro finale con il Signore che ha
quotidianamente incontrato in questa vita nei fratelli
sofferenti e bisognosi. Egli ci insegna non solo a morire, ma a vivere nella pienezza e nell'autenticità la nostra vita al servizio del prossimo.
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L. Dalla biografia di Francesco De Castro.
"Vedendo che il male gli si andava aggravando
(giacché di lì a poco fu colto da brividi e febbre, e sospettò di che poteva trattarsi), Donna Anna Osorio,
moglie del Ventiquattro Garcìa de Pisa, signora di
molta pietà ed esemplarità (alla quale il fratello Giovanni di Dio voleva molto bene per questo motivo),
avendo saputo della sua infermità, andò a fargli visita
e, vedendo la sua sofferenza e il poco sollievo che ivi
riceveva, e i tanti poveri che gli stavano attorno e non
gli davano possibilità di riposare un poco (senza che
lui li contraddicesse in nulla), lo pr egò con molta
istanza di acconsentire che lo portassero a casa sua per
curarlo, dove gli avrebbero preparato un letto e dato
ciò che era necessario, perché fino allora stava solo
gettato su tavole, con la sporta per capezzale.
E così presero una seggiola per portarlo via. Quando vi fu adagiato sopra, avendo i poveri saputo che lo
volevano portar via, tutti quelli che potevano alzarsi,
si alzarono e lo circondarono, ed avrebbero voluto opporvisi per il grande amore che gli portavano, cominciarono tutti, uomini e donne, ad emettere sì alti gridi
e gemiti, che qualunque cuore, per quanto duro, si
sarebbe sciolto in lacrime.
Egli, sentendoli piangere e vedendoli afflitti, alzò
sospirando gli occhi al cielo, e disse lor o: 'Fratelli
miei, lo sa Dio che vorrei morire in mezzo a voi. Ma
poiché Dio vuole che io muoia senza vedervi, sia fatta
la sua volontà'. Poi, dando la sua benedizione a cia71
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scuno singolarmente, disse: 'Rimanete in pace, figli
miei, e, se non ci vedremo più, pregate nostro Signore
per me'.
A queste parole, i poveri ripresero a dar gridi e a
far lamenti in tal modo che penetrarono sì profondamente nell'animo di Giovanni di Dio (e bastava anche di meno, perché egli li amava), che rimase svenuto sulla seggiola.
Tornato in sé, per non prolungargli di più la pena,
lo condussero a casa di quella signora e così gli misero
una camicia e lo adagiarono a letto, e lo curarono con
molta carità e diligenza, procurandogli sia medici e
medicine, come ogni altra cosa necessaria" (Castro
XX).
Canto
Rit. Dov'è carità e amore, qui c'è Dio.
1. Ci ha riuniti tutti insieme Cristo amore:
godiamo esultanti nel Signore!
Temiamo e amiamo il Dio vivente
e amiamoci tra noi con cuore sincero. Rit.
2. Noi formiamo, qui riuniti, un solo corpo:
evitiamo di dividerci tra noi:
via le lotte maligne, via le liti!
e regni in mezzo a noi Cristo Dio. Rit.
3. Chi non ama resta sempre nella notte
e dall'ombra della morte non risorge:
ma se noi camminiamo nell'amore,
saremo veri figli della luce. Rit.
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4. Fa' che un giorno contempliamo il tuo volto
nella gloria dei beati, Cristo Dio,
e sarà gioia immensa, gioia vera:
durerà per tutti i secoli, senza fine! Rit.
P. Giovanni di Dio, dopo aver ricevuto la visita
dell'Arcivescovo al quale raccomanda i poveri del suo
ospedale e manifesta la sua preoccupazione per i debiti che deve ancora pagare, chiama il suo primo compagno Antonio Martìn al quale raccomanda i poveri,
gli orfani e i vergognosi e lo esorta a continuare la sua
opera a favore di questi bisognosi. Quindi, rimasto
solo con la signora Osorio, medita la Passione di nostro Signore Gesù Cristo della quale era molto devoto.
Terza lettura
Primo lettore:
Da "Il Santo della carità ospedaliera" di Igino
Giordani.
"Partiti i fratelli, egli volle ringraziare sua 'sorella',
la signora Osorio, entrata per porgergli un ristor o: e
le ricordò l'agonia di Nostro Signore dissetato invece
con fiele e aceto. Quindi si raccolse in preghiera e poi
pregò la sua ospite a leggergli la Passione di Gesù Cristo dal Vangelo di san Giovanni" (Cap. XI).
"I Giudei allora presero Gesù ed egli, portando la
croce, si avviò verso il luogo del cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due,
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uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo.
Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla
croce; vi era scritto: 'Gesù il Nazareno, il re dei Giudei'. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il
luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era
scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a P ilato: 'Non scrivere
il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei
Giudei'. Rispose Pilato: 'Ciò che ho scritto, ho scritto'.
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza
cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo
a sorte a chi tocca. Così si adempiva a scrittura:
Si son divise tra loro le mie v esti e sulla mia tunica
han gettato la sorte.
E i soldati fecero proprio così. Stavano presso la
croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: 'Donna, ecco il tuo figlio!'. Poi
disse al discepolo: 'Ecco la tua madre!'. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempier e la Scrittura:
'Ho sete'. Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una can74
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na e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: 'Tutto è compiuto!'. E, chinato il capo, spirò". (Gv 19, 17-30)
Secondo lettore:
Giovanni "l'aveva letta tante volte quella narrazione e l'aveva ascoltata tante volte e la sapeva a memoria: ma non finiva di ripetersela, ripetendo con essa i
discorsi e i passi di Gesù Cristo. Quasi ogni giorno
prima d'uscir da casa era stato solito leggerla, sì che
usciva poi con C risto, avviandosi al Calv ario: per
quelle stradette stipate di miseria e di nequizia, come
quelle per cui era passato il corteo avviato alla collina
del Teschio.
Via via che donna Osorio leggeva la Passione di
Gesù Cristo, il volto del santo si trascolorava assumendo una vivezza insolita; e in quella eccitazione,
dopo la lettura egli prese a parlare della Passione del
Signore con un trasporto che parve condensare in una
suprema tenerezza l'amore con cui l'aveva meditata
per tanti anni. Gli astanti sopravvenuti videro che il
suo spirito era unito con la Passione di Cristo e quindi
non si stupirono quando al termine del suo dire cadde
in estasi.
Riavutosi dall'estasi, Giovanni chiese d'essere lasciato solo del tutto. La sua camera entrò nel silenzio
e nella penombra, rotta da un lume davanti all'altare.
Qualcuno che era restato presso l'uscio pronto ad
accorrere, sentì per un pezzo il santo effondersi in pre75
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ghiere, con gemiti, invocando e offrendo la vita, come
raccolto in un purissimo anelito d'amore.
Aveva vissuto per il Signore e bramava spegnersi
in lui.
E a un certo momento sentì l'invito: sentì la terra
distaccarsi e il cielo venire. Rápido s'alzò; si vestì e andò incontro al divino Re dell'Amore che veniva a lui
con i passi di luce; e str etto un crocifisso tra le mani
s'appressò all'altare e ai suoi piedi cadde in ginocchio;
e in quella positura, dopo una breve effusione d'affetti, alzando la voce, invocò:
– Gesù! Gesù! Nelle tue mani raccomando il mio
spirito. – E così dicendo emise lo spirito nelle mani
dell'Ospite divino.
Spirò in ginocchio; nella posizione del combattente quale era stato. Se aveva valicato sierre e pianori e
mari e fiumi era stato perché l'aveva sorretto una forza
sovrumana attinta nella preghiera.
Egli era Giovanni di Dio: e morì come aveva sempre interiormente vissuto, ai piedi di D io, in adorazione e contemplazione".
"Alla sua morte erano presenti molte distinte signore e quattro sacerdoti, e tutti rimasero meravigliati
e rendevano grazie a nostro Signore di come avvenne
quella morte e quanto bene fosse in consonanza con
quella vita. La quale mor te avvenne all'inizio del sabato, mezz'ora dopo il mattutino, l'8 mar zo del
1550" (Castro XX).
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Pausa. (Canto)
Responsorio breve
Ho avuto fame, e mi avete dato da mangiare.
Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare.
Chi fa la carità al povero fa un prestito al Signore.
E mi avete dato da mangiare.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare.
Antifona al Magnificat
In verità vi dico: quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l'avete fatto a me. Venite benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per
voi dall'inizio del mondo.
Intercessioni
Preghiamo con animo sincero Cristo Signore, che
passò beneficando e risanando tutti. Diciamo insieme:
Insegnaci, Signore, la tua carità.
Signore, che hai detto: "Io sono la vite e voi i tralci",
– fa' che rimaniamo nel tuo amore, per portare molto
frutto nelle opere di misericordia.
Signore, che hai inviato i tuoi apostoli a predicare
il regno di Dio e a guarire gli infermi,
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– fa' che abbiamo un cuor solo e un'anima sola nella
carità per camminare degnamente nella vocazione alla
quale siamo stati chiamati.
Signore, che sei il medico dei corpi e delle anime,
– aiuta i medici, gli infermieri e tutti i nostri collaboratori nel ministero ospedaliero.
Signore, che imponevi le mani agli infermi, e nella
tua misericordia li guarivi,
– solleva tutti i sofferenti, risana le loro ferite e guariscili dalle loro malattie.
Signore Gesù, che sei la nostra vita, salv ezza e resurrezione,
– accogli benigno nella patria celeste le anime dei nostri genitori, parenti, benefattori defunti e degli infermi
che hanno lasciato questa vita nelle nostre opere ospedaliere.
Padre nostro.
Orazione
Signore, che nel nostro padre san Giovanni di Dio
hai fatto risplendere la tua misericordia verso i poveri
e i malati, concedi anche a noi di esprimere con le
opere la stessa carità, per essere accolti fra gli eletti nel
tuo regno. Per il nostro Signore.
P. Il Signore sia con voi.
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Ass. E con il tuo spirito.
P. Dio nostro Padre, che ci ha riuniti per celebrare
il memoriale del transito nella festa di san Giovanni
di Dio, vi benedica e vi protegga, e vi confermi nella
sua pace.
Ass. Amen.
Cristo Signore, che ha manifestato in san Giovanni di Dio la forza rinnovatrice della sua carità, vi renda autentici testimoni del suo Vangelo.
Ass. Amen.
Lo Spirito Santo che in san Giovanni di Dio ci ha
offerto un segno di solidarietà fraterna, vi renda capaci di attuare una vera comunione di fede e di amore
nella sua Chiesa.
Ass. Amen.
E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio † e S pirito Santo, discenda su di v oi, e con v oi
rimanga sempre.
Ass. Amen.
P. Andate in pace.
Ass. Rendiamo grazie a Dio.
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Inni a san Giovanni di Dio
A TE SI VOLGONO
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A TE SI VOLGONO
A te si volgono
chiedendo aita
quanti dolorano
in questa vita.
L'infermo e il povero
ricorre a te
con prece fervida,
con grande fe’.
Fiamme ardentissime
Gesù ti accende,
fervente apostolo
di amor ti rende.
Al vivo incendio
di carità
si desta e sfolgora
la tua pietà.
Corri nel turbine
di morbi e pene;
e gridi agli uomini:
"Oprate il bene"!
Ebbro nell'estasi
di santo amor,
gli infermi miseri
stringi al tuo cor.
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Li adduci rapido
in tua dimora,
che in porto mutasi
di chi dolora.
Appresti i farmachi,
curi con fe’;
gli infermi un angelo
mirano in te.
E tu nei pallidi
egri rimiri
Gesù, cui fervido
sempre t'ispiri.
Mentre ad un povero
tu lavi i piè,
di luce adornasi:
Gesù egli è.
Dai morbi languidi
corpi risani,
risani l'anime
dai morbi arcani.
L'empio, lo scettico
torna per te
all'ombra mistica
della pia fe’.
Trasformi in tempio
tu l'ospedale
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dove discioglie
la prece l'ale.
Preghi nel florido
di vita fior,
preghi negli ultimi
moti di cuor.
Esali l'anima
mentre in ginocchio
preghi, e la Vergine
volge a te l'occhio:
ti assiste, e amabile
scorta fedel,
per man fra gli angeli
ti guida in ciel.
Ora dal fulgido
soglio beato
versa i tuoi balsami
sull'ammalato.
Impetra grazia
al mesto cor,
che prega supplice
nel suo dolor.
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LODIAM LA TUA CARITÀ
Elia Tripaldi
Giuseppe Liberto
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86
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LODIAM LA TUA CARITÀ
Elia Tripaldi
1. Lodiam la tua carità,
o Padre nostro santo;
dal cielo tu proteggici
e accogli il nostro canto.
Rit. Giovanni sei di Dio,
il buon samaritano;
le orme tue seguir vogliamo
la mano nella mano.
2. Sia sempre nostra guida
l’immenso tuo amore
e nei fratelli noi vediamo
il Cristo Signore.
Rit.
3. Mediante la tua carità
unito sei a Cristo:
Dio è di Giovanni
Giovanni è di Dio.
Rit.
Mauro Visconti
4. Se avessi incontrato
un angelo ed un povero,
lasciato avresti l’angelo
e abbracciato il povero.
Rit.
5. Mirabile sei tu, Signor,
datore della vita;
sia sempre guida fulgida
l’esempio dei tuoi santi.
Rit.
6. Sia gloria a Te, o Trinità,
delizia dei beati;
su questa terra guidaci
coi poveri e i malati.
Rit.
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IN PREGHIERA CON SAN GIOVANNI DI DIO
ELIA TRIPALDI o.h.
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ELIA TRIPALDI o.h.
IN PREGHIERA
CON
SAN GIOVANNI DI DIO
Novena, Transito
e primi Vespri della solennità
EDIZIONI FATEBENEFRATELLI
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