PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA
Facoltà di MISSIOLOGIA
Dissertazione per la Licenza
JORGE DOS SANTOS BENTO
158090
I «RICORDI» DI DON BOSCO AFFIDATI AI PRIMI MISSIONARI SALESIANI
Studio della loro attualità alla luce della «Redemptoris missio»
Direttore: Professore CESARE BALDI
Anno Accademico: 2008-2009
INTRODUZIONE
Al termine della cerimonia di congedo da Torino - Valdocco e mentre si
allontanavano dall’altare della Basilica di Maria Ausiliatrice, la sera dell’11
novembre 1875, don Bosco consegnava di sua mano, a ognuno dei suoi
figli che partivano per la missione in Argentina, alcuni «Ricordi» speciali,
quasi un paterno testamento, affidando loro la missione che lui stesso, per
età e stanchezza, non poteva realizzare di persona1. Questi stessi «Ricordi»
rappresentano l’argomento principale che cercheremo di sviluppare nelle
pagine seguenti.
Le motivazioni della scelta di questo tema si trovano nelle diverse
celebrazioni che occorrono lungo quest’anno 2009, chiamato «anno di
grazia» per la Congregazione Salesiana. Tra questi eventi, segnaliamo in
modo particolare, il 150º anniversario della fondazione della Società
Salesiana: la sera del 18 dicembre 1859 un piccolo gruppo di giovani
cresciuti nell’Oratorio accetta di unirsi a don Bosco per dedicare tutta la
loro vita in favore della salvezza della gioventù povera e abbandonata; e, in
conseguenza di questo fatto, cercare di rispondere al cordiale invito
dell’attuale Rettor Maggiore, don Pascual Chávez Villanueva, a «ripartire
da don Bosco» per ritornare ai giovani con un rinnovato slancio apostolico:
a fare «un cammino spirituale e pastorale» facendo memoria «da dove
veniamo, chi siamo e dove siamo diretti»2.
Animati da questo desiderio di poter ravvivare e rilanciare nei nostri
tempi lo zelo apostolico e missionario di don Bosco, iniziamo il nostro
percorso con un breve sguardo a chi ha dato origine alla grande Famiglia
Salesiana, consacrata all’educazione ed evangelizzazione della gioventù.
Cercheremo perciò di conoscere più da vicino la sua persona, la sua opera,
il suo sistema educativo e la sua vocazione missionaria, all’interno del
contesto storico che ne ha caratterizzato il suo tempo fino alla partenza
della prima spedizione missionaria per l’America del Sud, dando così inizio
alla grande avventura mondiale di don Bosco.
1
Cf. MB XI, 389-390.
Cf. Lettera del Rettor Maggiore, don Pascual Chávez Villanueva, sul
«150 anniversario di fondazione della Congregazione Salesiana», indirizzata ai
confratelli salesiani, Roma, 24 giugno 2008.
2
I «RICORDI» DI DON BOSCO
4
In un secondo momento, dopo la presentazione della genesi dei venti
«Ricordi» di don Bosco affidati ai primi missionari, proseguiremo il nostro
cammino cercando di addentrarci nel loro contenuto specifico, per
conoscerne e studiarne la tipologia, facendoci accompagnare dalla
riflessione della Chiesa intorno ai vari argomenti in studio.
Procederemo poi il nostro viaggio confrontandoci con i contenuti della
Redemptoris missio di Giovanni Paolo II, circa la permanente validità del
mandato missionario. Faremo una breve lettura del percorso storico sulla
fedeltà al mandato divino di evangelizzare il mondo, per soffermarci poi
sulla magna charta dell’evangelizzazione per il terzo millennio, con le sue
prospettive per il futuro.
Concluderemo mettendo a confronto la proposta di don Bosco, cioè i
«Ricordi» da lui affidati ai primi missionari, con il progetto di azione
missionaria, come si trova in vari documenti della Chiesa con particolare
riferimento alla Redemptoris missio. Cercheremo quindi di verificare la loro
attualità, di evidenziare eventuali punti da rinnovare e di cogliere le sfide
odierne dell’azione missionaria salesiana nella Chiesa per i nostri tempi.
L’invito a «ripartire» e a «ravvivare in ogni confratello la passione
apostolica di don Bosco»3 ci richiede soprattutto un maggior impegno
nell’approfondimento e nella conoscenza della sua persona: del suo modo
di vivere, di pregare, anche, di sognare! Un poeta portoghese, Fernando
Pessoa (1888-1935), in uno dei suoi poemi diceva: «Dio vuole, l’uomo
sogna, l’opera nasce»4; per don Bosco, i suoi sogni avevano un valore
molto importante nella guida della sua missione, tanto che li interpretava
come messaggi inviatigli direttamente da Dio; sebbene per molti di essi
riuscirà a capirne il vero significato soltanto col passare del tempo.
In questa prospettiva, abbiamo riportato tre sogni in appendice, dei tanti
che lui ha fatto: il primo sogno riguarda lo stesso don Bosco e la sua futura
missione; il secondo riguarda il tema delle missioni in terre lontane; e il
terzo la Chiesa e gli avvenimenti futuri. Ognuno di loro sarà presentato
brevemente all’inizio di ogni capitolo, come introduzione e guida alla
lettura nel nostro percorso di riflessione.
Come sappiamo, l’azione missionaria deve essere vivificata dalla
speranza cristiana, ognuno è invitato a lavorare senza aspettare di raccogliere
il frutto del proprio lavoro. Ci auguriamo fin d’ora, che questa stessa
speranza alimenti la nostra fede, facendo crescere sempre di più il nostro
«sogno» di essere don Bosco vivo per i giovani del nostro tempo, perché
essi siano sempre e dovunque «buoni cristiani e onesti cittadini»5.
3
Cf. Linee d’azione del CG 26, Roma 2008.
Cf. F. PESSOA, «O infante», in Mensagem, 51.
5
MB XV, 705.
4
CAPITOLO I
Uno sguardo alle origini: don Bosco
A chi si trovasse per la prima volta davanti a questi «messaggi», densi di
prospettive trascendenti che, nonostante tutto, continuiamo a chiamare
«sogni», ricordiamo un’affermazione di don Bosco, raccolta da un suo
futuro vescovo missionario, G. Costamagna: «Fra tutte le Congregazioni e
Ordini religiosi, forse la nostra fu quella che ebbe più “parola di Dio”»1.
Con queste parole don Bosco non poteva non pensare soprattutto ai suoi
«sogni» ai quali già don G. Cafasso, suo direttore spirituale e confessore, e
poi il Santo Padre Pio IX avevano dato tanto credito2. Sulla fiducia in Dio
che si servì abbondantemente di quel mezzo, don Bosco e i suoi figli
spirituali si orientarono e agirono con risultati insperati, benedetti da Dio,
spesso accompagnati da miracoli e sempre per il bene delle anime.
Il primo sogno con cui vogliamo iniziare il nostro percorso, fu anche il
primo sogno di don Bosco, e si riferisce alla sua missione futura. Da questo
sogno è partito tutto. È il «sogno-chiave» della sua vita e della sua opera,
«sognato» quando aveva soltanto nove anni d’età e perciò è chiamato «il
sogno dei nove anni»3. Un sogno che don Bosco riesce a capire nella sua
«totalità» soltanto molto tempo dopo, verso la fine della sua vita,
causandogli un momento di grande commozione.
Nonostante le incomprensioni e le diverse opinioni dell’ambiente
familiare, Dio ormai aveva iniziato il suo «lavoro»! Grazie a sua madre,
mamma Margherita, e a tante altre persone che ha incontrato lungo il suo
cammino, il piccolo Giovanni Bosco, sempre con una speciale attenzione
sulla realtà che lo circondava e lasciandosi guidare dagli innumerevoli aiuti
della «Provvidenza», ha potuto farsi strada verso il sacerdozio, operando le
scelte giuste e al tempo opportuno, e così portare avanti il progetto che
«quella Donna di maestoso aspetto» vista in sogno gli aveva indicato.
1
MB XVII, 305.
Cf. MB XVII, 5-13, dove l’autore nella prefazione fa una presentazione importante
sul fatto e il significato dei sogni di don Bosco; cf. anche: MO 18; MB I, 121, dove è
indicato a don Bosco, prima il consiglio del 1858 e poi l’ordine del 1869, da parte del
Papa Pio IX, di mettere per scritto le sue memorie per il bene dei suoi figli.
3
Vedi in appendice il testo: «Don Bosco: il sogno dei nove anni».
2
I «RICORDI» DI DON BOSCO
6
1. Don Bosco e la sua opera
1.1 Brevi cenni biografici
In un’Europa devastata dalle guerre napoleoniche, segnata da profondi
cambiamenti politici, economici, sociali e culturali4, nasce Giovanni
Melchiorre Bosco il 16 agosto 1815, ai Becchi, frazione Morialdo, comune
di Castelnuovo d’Asti, nella cascina Biglione, dove suo padre Francesco
lavorava come mezzadro5.
Non ha ancora due anni e rimane orfano del padre, che muore per una
polmonite fulminante l’11 maggio 1817, a trentatré anni. Mamma
Margherita Occhiena deve da sola affrontare tutte le difficoltà della
famiglia.
Nel mese di novembre tutta la famiglia Bosco (il nostro Giovanni, il
fratello Giuseppe di quattro anni, il fratellastro Giuseppe Antonio di nove
anni e la nonna paterna) si trasferisce nella tettoia acquistata dal padre
pochi mesi prima della sua morte e adattata dalla mamma ad abitazione.
«Questa è la mia casa»6 dirà parecchie volte don Bosco. È lì che riceve la
preziosa educazione di mamma Margherita ed è anche lì che, all’età di
nove anni, ha un «sogno» misterioso e profetico che gli fa presagire la sua
missione futura: fare del bene ai ragazzi7.
Nel suo cuore nasce allora il desiderio di diventare sacerdote e spendere
così la sua vita «per la salvezza dei giovani» poveri ed abbandonati. Il
piccolo Giovanni vorrebbe perciò studiare, ma le condizioni economiche di
casa non glielo permettono.
A dodici anni è costretto a lasciare la sua casa, a causa delle costanti
opposizioni del suo fratello Antonio, e va lavorare presso i signori Moglia a
Moncucco. Vi rimane quasi due anni alternando lavoro, lettura e preghiera,
e facendosi ben volere da tutti.
Nel mese di novembre 1829, dopo una predica ascoltata nella chiesa di
Buttigliera, tornando a casa incontra don Calosso e subito gli diviene
amico. Poco tempo dopo, l’anziano sacerdote riconoscendo in lui le sue
ottime qualità, diventa il suo primo insegnate di latino e la sua guida
4
Per un’ampia trattazione di questo argomento cf.: P. BRAIDO, Prevenire non
reprimere, 11-12; ID., Don Bosco prete dei giovani, I, 19-107; P. STELLA, Don Bosco
nella storia della religiosità cattolica, I (19792), 129-165. Per una visione più ampia
della storia cf. G. MARTINA, La Chiesa nell’età del liberalismo.
5
Sulla figura e opera di don Bosco si veda: MO; T. BOSCO, Don Bosco. Una
biografia nuova; P. BROCARDO, Don Bosco. Profondamente uomo profondamente
santo; E. CERIA, Don Bosco con Dio; N. CERRATO, Vi presento Don Bosco.
6
Cf. MB V, 349.
7
Questo sogno è stato oggetto di molti studi. Uno di quelli più recente si può trovare
in N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 76-80; vedi anche: F. JIMENEZ, ed., Los sueños.
CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO
7
spirituale. Il piccolo Giovanni pone in lui ogni confidenza ma, purtroppo,
nel novembre 1830 il suo buon amico muore improvvisamente, ad appena
un anno della loro conoscenza.
Dopo questo tragico avvenimento, in quello stesso anno Giovanni
frequenta le scuole di Castelnuovo e nell’anno successivo si trasferisce a
Chieri per continuare gli studi. Sono anni faticosi e difficili, ma splendidi
per i brillanti risultati, per la stima da parte d’insegnanti e compagni, per le
amicizie e per la sua capacità straordinaria e creativa, che lo porta a fondare
la «Società dell’allegria»8.
All’età di vent’anni, il 25 ottobre 1835, nella chiesa parrocchiale di
Castelnuovo, riceve l’abito ecclesiastico ed entra nel seminario di Chieri.
Dopo gli studi, il 5 giugno 1841, Giovanni è ordinato sacerdote e diventa
così, don Bosco9.
Dopo momenti d’incertezza, riguardo al suo futuro, viene a Torino e si
scontra con la difficile situazione giovanile. Visita le carceri, gira per le
strade e sente che deve fare qualcosa: si tratta di una massa enorme di
piccoli lavoratori dell’età di otto - dodici anni, che arrivano a Torino da
tutto il Piemonte. Sono nella grande maggioranza orfani, per i quali in casa
non c’è cibo e per procurarselo devono fare di tutto: muratori, stallieri,
selciatori, spazzacamini, ecc. «Ecco il tuo campo, ecco dove devi
lavorare», gli era stato detto nel «sogno» che a poco a poco diventa realtà.
Sente che la povertà materiale e morale di questi piccoli diventerà la
missione della sua vita10.
Nel giorno della festa dell’Immacolata, l’8 dicembre del 1841, nella
Chiesa di san Francesco d’Assisi in Torino, don Bosco incontra
Bartolomeo Garelli, un povero giovane emigrato cui fa il primo
catechismo; questo primo incontro di catechesi è il segno della
«Provvidenza» per l’inizio dell’opera dell’Oratorio11.
In poco tempo il numero di coloro che ogni domenica si danno
appuntamento per incontrare don Bosco cresce continuamente e, perciò
deve assolutamente trovare un posto dove farli giocare, spiegare loro il
catechismo, confessarli e celebrare Messa.
8
Cf. MO 59-62. La «Società dell’allegria» consisteva in uno dei tanti gruppi che
servivano per creare un dinamismo tutto particolare nell’Oratorio; questa Società fu
fondata da don Bosco a Chieri verso il 1832, le cui regole fondamentali erano due: la
prima ogni membro della Società doveva evitare ogni discorso, ogni azione che
disdicesse ad un buon cristiano; e la seconda corrispondeva all’esattezza
nell’adempimento dei doveri scolastici e dei doveri religiosi.
9
Cf. MO 11-12. Un breve schema del curricolo di studi di don Bosco è offerto in
N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 91.
10
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 104-110.
11
Cf. MO 120-123.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
8
Nonostante l’entusiasmo che circondava la sua nuova impresa, per
cinque anni le centinaia di ragazzi che accorrono a lui non hanno una
dimora fissa. Sono tempi difficili, di continui spostamenti da una chiesa
all’altra, da un luogo di giochi a un altro: è il tempo dell’Oratorio
itinerante12.
Senza tener conto delle difficoltà, don Bosco non si rassegna: bussa alle
porte, chiede aiuto, ma inutilmente. Quando tutto sembra naufragare, la
«Provvidenza» conduce don Bosco a Valdocco ― allora periferia della
città ― dove c’era una casupola di proprietà del signor Pinardi, e dove
c’erano pure ampi spazi per saltare, giocare, ecc., proprio come lui aveva
visto nel «sogno dei nove anni». Don Bosco l’acquista subito, insieme a
una modesta striscia di terra, e in questo luogo dà appuntamento ai suoi
ragazzi per la domenica seguente, 12 aprile 1846, giorno di Pasqua di
Risurrezione13.
Il 3 novembre successivo lo accompagna a Torino anche mamma
Margherita. Dà così inizio all’accoglienza di giovani in difficoltà,
organizza laboratori professionali e scuole14. Cerca e trova collaboratori,
sacerdoti e laici, per far fronte alle crescenti esigenze di centinaia di
ragazzi. Per l’istruzione cristiana del popolo nel 1853 inizia la
pubblicazione periodica delle «Letture cattoliche»15. Per oltre quarant’anni
sarà la sua casa, la casa dei suoi ragazzi e, più tardi, dei suoi Salesiani.
Infine, «quella Donna misteriosa del sogno» gli aveva detto: «A suo
tempo tutto comprenderai». A poco a poco don Bosco comprende, offrendo
al Signore la sua disponibilità docile e coraggiosa, e confidando sempre nel
sostegno materno della Madonna.
1.2 Le grandi realizzazioni nella sua opera
Nel 1848 scoppiò la sanguinosa prima guerra d’Indipendenza. Sui campi
di battaglia caddero migliaia di uomini, e per le vie di Torino cominciarono
ad aggirarsi gruppi di orfani, senza casa e senza avvenire.
Per rispondere a questa situazione, don Bosco comincia ad ingrandire la
sua opera, bussando alle porte e chiedendo aiuto per costruire una casa
sempre più grande, per tutti i ragazzi abbandonati che non sapevano dove
andare. Molti di loro erano sfruttati dai loro padroni, lavoravano in
condizioni disagiate, nonostante si rivelassero persone svelte e intelligenti.
12
Vedi
«Tavola cronologica» dell’Oratorio itinerante in A. GIRAUDO, –
G. BIANCARDI, Qui è vissuto Don Bosco, 138-139.
13
Cf. MO 153-156.
14
Cf. T. BOSCO, Don Bosco. Una biografia nuova, 138-139, dove sono indicate le
caratteristiche dell’Oratorio di don Bosco.
15
Cf. MO 217-223.
CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO
9
Don Bosco si ribellò subito a questa situazione: aprì un corso di scuole
serali, invitando sacerdoti amici e altre persone a insegnare loro. E di notte,
mentre tutti riposavano, don Bosco scriveva i libri per i suoi ragazzi. Ne
scrisse tanti, facili, economici, adottati in molte scuole di Torino.
Animati dalla buona riuscita, i ragazzi che si affollavano nel cortile
dell’Oratorio erano diventati davvero troppi, e don Bosco pensò di creare
un secondo Oratorio, dicendo: «Miei cari figli, quando le api si sono
moltiplicate troppo in un alveare, una parte vola ad abitare altrove. E noi le
imiteremo. Formeremo una seconda famiglia e apriremo un secondo
Oratorio». Sorse così nei pressi di Porta Nuova e fu chiamato «Oratorio di
san Luigi». Ben presto anche questo traboccò di giovani, e don Bosco ne
creò un terzo nella regione Vanchiglia e lo chiamò «Oratorio dell’Angelo
Custode»16.
Mamma Margherita, nonostante le vicende familiari, accompagna da
vicino il percorso di suo figlio. Quando nel 1846 don Bosco si ammala
gravemente, va ad assisterlo scoprendo il bene che lui fa per i giovani
abbandonati. La sua presenza in mezzo ai ragazzi di don Bosco trasforma
l’Oratorio in una vera famiglia.
Per dieci anni la sua vita si confonde con quella del figlio e con gli inizi
dell’opera salesiana: è la prima e principale cooperatrice di don Bosco;
diventa l’elemento materno del suo sistema educativo; è, senza saperlo,
«confondatrice» della «Famiglia Salesiana», la quale, col passare degli anni
e grazie alla testimonianza di vita di tanti suoi membri, si sta evolvendo in
una grande «Famiglia di Santi»17. Muore a Torino il 25 novembre 1856, a
sessantotto anni18. L’accompagnano al cimitero tanti ragazzi, che la
piangono come si piange una mamma. Generazioni di salesiani la
chiamarono e la chiameranno «Mamma Margherita». Viene proclamata
venerabile il 23 novembre 2006.
Il 2 febbraio del 1851 è una giornata luminosa per don Bosco. Quattro
dei ragazzi che lui aveva raccolto dalla strada, e che aveva istruito con
tanto amore, gli avevano domandato di «diventare come lui», di essere
avviati al sacerdozio. In quello stesso giorno vestirono l’abito dei chierici e
cominciarono a dargli una mano nell’assistere i loro compagni più piccoli.
Nell’anno seguente don Bosco fece ingrandire la vecchia casa Pinardi ed
innalzare un nuovo grande edificio per accogliere i laboratori e la schiera
degli studenti che s’ingrandiva sempre di più. Con l’aiuto dei primi giovani
chierici, don Bosco si gettò in un’impresa ardita e grandiosa: in tre anni
16
Cf. MO 183-197.
Vedi T. BOSCO, Famiglia Salesiana.
18
Per una conoscenza più ampia della sua figura vedi A. FANTOZZI, Mamma
Margherita; vedi pure T. BOSCO, Famiglia Salesiana, 206-212.
17
I «RICORDI» DI DON BOSCO
10
(1853-1856) aprì laboratori per calzolai, sarti, legatori e falegnami. Lui
stesso era il primo maestro e, da quel primo seme presto doveva
germogliare un grande albero.
A chi gli domandava dove trovava i soldi per pagare il pane dei suoi
ragazzi e tirar su i muri delle sue case, don Bosco era solito rispondere con
una sola parola: la «Provvidenza». Infatti, il Signore mandava benefattori,
ispirava persone cristiane, faceva arrivare lettere con offerte e, a volte,
interveniva Lui stesso, con miracoli!
Il 2 ottobre 1854 don Bosco incontra Domenico Savio, che giungerà a
Valdocco il ventinove dello stesso mese. Questo ragazzo, per cui
don Bosco nutriva grande ammirazione, muore il 9 marzo 1857. Diventerà
il «modello» più giovane della santità salesiana, all’età di quasi quindici
anni. Fu canonizzato il 12 giugno 195419.
Con l’andar del tempo il piccolo gruppo dei primi quattro chierici si era
moltiplicato e don Bosco sentì che era giunto per lui il tempo delle «grandi
realizzazioni». Gli anni seguenti sarebbero stati di lavoro intenso, di
problemi sempre più difficili, di opere che avrebbero sfidato il tempo.
Il 18 dicembre 1859, nella camera di don Bosco nascono i «Salesiani». I
primi diciassette ragazzi che hanno seguito don Bosco accettano di unirsi
nella «Congregazione Salesiana» per dedicare la loro vita ai ragazzi poveri
e abbandonati20.
Il 30 luglio dell’anno seguente, sale all’altare per dire la sua prima Messa
don Michele Rua, un ragazzino pallido che don Bosco aveva incontrato
nell’Oratorio. Egli sarà d’ora innanzi il «vice don Bosco», la sua «ombra
fedele» e più tardi, il primo successore di don Bosco, come Rettor
Maggiore della Congregazione Salesiana. Muore il 6 aprile 1910 ed è
proclamato beato il 29 ottobre 197221.
Ad aprile del 1864, nel prato di Valdocco, don Bosco pone la prima
pietra della Basilica di Maria Ausiliatrice, che sarà consacrata quasi quattro
anni dopo, il 9 giugno 1868. L’anno seguente nasce l’ADMA,
Associazione di Maria Ausiliatrice.
Il 5 agosto 1872, con Maria Domenica Mazzarello, fonda l’Istituto delle
Figlie di Maria Ausiliatrice, per l’educazione e la formazione delle ragazze.
A soli 44 anni, Madre Mazzarello si spense il 14 maggio 1881 a Nizza
19
Cf. T. BOSCO, Famiglia Salesiana, 30-36.
Cf. MB VI, 335-336, dove è riportato il verbale dell’atto di fondazione della
Congregazione Salesiana, avvenuto il 18 dicembre 1859.
21
Cf. T. BOSCO, Famiglia Salesiana, 47-54.
20
CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO
11
Monferrato (AT), e fu canonizzata il 24 maggio 1951 da Pio XII,
giustamente riconosciuta confondatrice22.
L’11 novembre 1875 nella Basilica di Maria Ausiliatrice ― piena di
folla commossa ― don Bosco affida una ventina di «Ricordi» speciali ai
suoi primi dieci missionari in partenza per l’America del Sud. Come capo
spedizione li guidava don Giovanni Cagliero, uno dei primi ragazzi
dell’Oratorio di don Bosco. Nascono così le Missioni Salesiane, che si
estenderanno poco a poco in tutto il mondo. Da questa stessa Basilica, che
è la chiesa madre e che rappresenta il cuore di Valdocco e della grande
Famiglia Salesiana, sono partiti e partono ogni anno i missionari per
diverse destinazioni.
Il 9 maggio 1876, papa Pio IX approva l’associazione dei «Cooperatori
Salesiani»23, che don Bosco chiama «salesiani esterni». Sono gli amici
delle sue opere, che lavorano per la salvezza della gioventù e che lo aiutano
con mezzi finanziari. Prima di morire, don Bosco dirà loro: «Senza la
vostra carità io avrei potuto fare poco o nulla». Nel 1877, per tenere i
collegamenti con i suoi Cooperatori, in numero sempre crescente,
don Bosco fonda «Il Bollettino Salesiano». È una pubblicazione mensile
illustrata che avrà un enorme sviluppo, portando a tutti le notizie della
Congregazione, le lettere dei missionari che lavorano ai confini del mondo,
e la parola di don Bosco.
Con la crescita delle opere salesiane che si estendevano nel mondo, c’era
bisogno di un grande sostegno economico. Per reggere le missioni
d’America, per mantenere migliaia di giovani abbandonati, negli ultimi
anni della sua vita don Bosco fu costretto a pellegrinare per l’Italia, la
Francia e la Spagna, in cerca di elemosina. Una fatica estenuante. La
Madonna benedisse visibilmente quei viaggi: le mani di don Bosco
ridonavano la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la salute agli infermi. In tutta
l’Europa era ormai conosciuto come «il prete che fa i miracoli».
Nel maggio 1887 don Bosco ha compiuto un ultimo viaggio attraverso la
Spagna, chiedendo elemosine. È stato per incarico del Papa Leone XIII,
che gli ha affidato la costruzione di un tempio al Sacro Cuore in Roma24.
Ora, curvo per gli anni e la fatica, sale l’altare del grandioso tempio per
celebrare la Messa. Ha appena iniziato quando don Viglietti, che lo assiste,
lo vede scoppiare a piangere. Un pianto lungo, irrefrenabile, che
accompagna quasi tutta la Messa. Alla fine, devono quasi portarlo di peso
22
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 233; cf. anche T. BOSCO, Famiglia
Salesiana, 20-29.
23
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 244-248.
24
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 281.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
12
in sacrestia. Don Viglietti preoccupato gli domanda sul perché di tanta
emozione. Rispose:
«Avevo dinanzi agli occhi viva la scena di quando sui dieci anni sognai della
Congregazione. Vedevo proprio e udivo la mamma e i fratelli questionare sul
sogno…» Allora la Madonna gli aveva detto: «A suo tempo tutto
comprenderai». Trascorsi ormai da quel giorno sessantadue anni di fatiche, di
sacrifici, di lotte, ecco che un lampo improvviso gli aveva rivelato
nell’erezione della chiesa del Sacro Cuore a Roma il coronamento della sua
25
missione adombratagli misteriosamente sull’esordire della vita .
Don Bosco morì all’alba del 31 gennaio 1888. Nelle ultime ore ai
salesiani che vegliavano attorno al suo letto mormorò: «Facciamo del bene
a tutti, del male a nessuno! Dite ai miei giovani che li aspetto tutti in
paradiso! »26.
Il 2 giugno 1929 è proclamato beato e nella Pasqua del 1934, 1° aprile, è
dichiarato santo da Pio XI. Nel centenario della sua morte Giovanni
Paolo II lo proclamava «Padre e Maestro della gioventù»27.
1.3 Il suo sistema educativo
Nel corso degli anni le «grandi realizzazioni» di don Bosco si
moltiplicarono continuamente. La sua azione si svolge nel cuore di quello
che fu definito «il secolo pedagogico». Certamente non si può collocare
accanto ai grandi teorici della pedagogia come, ad esempio, Comenio,
Pestalozzi, Montessori, Rousseau, Froebel, desta comunque meraviglia il
fatto che la sua fama e i suoi metodi abbiano superato le tradizioni
confessionali e nazionali, per essere accolti con simpatia e positivi
apprezzamenti anche in ambienti non cristiani, in tutto il mondo. Don
Bosco attribuiva ogni sua realizzazione alla Madonna e nelle prediche e
nelle conferenze andava ripetendo che quanto faceva l’Oratorio e la
Congregazione tutto si doveva alla bontà di Maria28.
L’opera più grande che don Bosco lasciò alla Chiesa è stato perciò il suo
«sistema educativo». E a chi gli domandava dove fosse il segreto di quel
suo modo di «stare tra i ragazzi», che trasformava case grandissime in
«famiglie» dove ci si voleva bene, rispondeva che tutto consisteva in tre
parole: «ragione», «religione», «amorevolezza». Quando non si minaccia,
ma si ragiona, quando Dio è il «padrone di casa», quando non si ha paura,
ma ci si vuole bene, allora nasce la famiglia.
25
MB XVIII, 341.
Cf. MB XVIII, 527-537.
27
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 263-264.
28
Cf. MB V, 155.
26
CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO
13
Don Bosco fu essenzialmente una persona d’azione. Per molti anni i suoi
collaboratori insistettero con lui perché mettesse per scritto il suo
«sistema», cioè le sue idee pedagogiche. Un desiderio che ha visto luce
soltanto nel 1877 ― a undici anni della sua morte ―, quando prese il
coraggio e scrisse alcune paginette dal titolo: «Il sistema preventivo
nell’educazione della gioventù». Citiamo alcune parti da dove traspare la
«carità» che don Bosco portava dentro.
Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra
l’amorevolezza. Esclude ogni castigo violento, e cerca di tener lontani gli
stessi castighi leggeri.
Il direttore e gli assistenti sono come padri amorosi: parlano, servono di guida,
danno consigli e amorevolmente correggono.
L’allievo non resta avvilito, diventa amico, nell’assistente vede un benefattore
che vuole farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi, dal disonore.
La pratica di questo sistema è tutta appoggiata sopra le parole di san Paolo che
dice: «La carità è benigna e paziente; soffre tutto, spera tutto e sostiene
qualunque disturbo» (1Cor 13,4-7). Perciò soltanto il cristiano può con
successo applicare questo sistema. Ragione e religione sono gli strumenti di
cui deve costantemente far uso l’educatore.
Il direttore deve essere tutto consacrato ai suoi educandi, trovarsi sempre con i
suoi allievi quando essi sono in tempo libero.
29
L’educatore cerchi di farsi amare piuttosto che temere .
Queste citazioni non colgono tutti gli aspetti del sistema educativo di
don Bosco, offrono solo una piccola informazione su due documenti
principali, nei quali ha sintetizzato il suo pensiero: uno, appena accennato,
«Il sistema preventivo nella educazione della gioventù»30 del 1877,
presenta i principi essenziali dell’educazione; l’altro, la «Lettera da Roma
del 10 maggio 1884»31 rivela il sistema educativo in atto.
Nella pratica del suo sistema lasciandosi guidare dalla Madonna
«Ausiliatrice dei Cristiani», che gli fu maestra fedele, don Bosco visse
nell’incontro con i suoi ragazzi del primo Oratorio un’esperienza spirituale
e educativa che chiamò «Sistema Preventivo»32.
29
G. BOSCO, Il Sistema Preventivo nella educazione della gioventù.
Per il testo di don Bosco sul Sistema Preventivo si veda: PB-ISS 5; OE XXIX,
99-109; MB XIII, 918-925; C pp. 236-242.
31
Per il testo della lettera di don Bosco da Roma si veda: ACG, Anno I, 24 agosto
1920, 39-48; C pp. 243-252; P. BRAIDO, La lettera di Don Bosco da Roma; PB-ISS 3;
MB XVII, 107-114.
32
Cf. C 20.
30
I «RICORDI» DI DON BOSCO
14
2. Don Bosco e la sua vocazione missionaria
2.1 Il risveglio missionario nella Chiesa
In un tempo in cui in Europa si consolidavano i risultati della rinascita
cristiana dopo la Rivoluzione Francese e si incominciavano a intravedere i
primi frutti dello slancio missionario che ne era scaturito, Giovanni Bosco
perfezionava la sua preparazione culturale e la sua formazione
seminaristica e sacerdotale (1835-1844), prima in seminario a Chieri (sei
anni) e dopo a Torino (tre anni), presso il Convitto Ecclesiastico33.
Negli anni della Restaurazione il risveglio cristiano ed apostolico dei
credenti, la ricostituzione degli antichi Ordini Religiosi, la fondazione di
nuove Congregazioni religiose, la diffusione di libri e di opuscoli in difesa
del Cristianesimo ed esaltanti le imprese missionarie del passato,
l’espansione stessa della colonizzazione, favorirono il rilancio dell’idea e
dell’azione missionaria, che ebbe nella Congregazione di Propaganda
Fide, con il suo Prefetto card. Mauro Capellari, che fu poi Papa
Gregorio XVI (1831-1846), il suo centro motore.
I primi sintomi di rinascita dello spirito missionario spuntarono in
Francia. Tra le varie iniziative che maggiormente concorsero a stimolare
l’aiuto in denaro a tutte le missioni e a tutti i missionari secondo il bisogno
di ciascuno, occupa un posto preminente l’Oeuvre de la Propagation de la
Foi, oggi «Pontificia Opera della Propagazione della Fede», fondata a
Lione, il 3 maggio 1822, per ispirazione di Paolina Maria Jericot.
Quest’opera venne affiancata da una specie di notiziario, denominato
Annales de la Propagation de la Foi.
Nel 1824 il marchese Cesare Tapparelli d’Azeglio, segretario
dell’Associazione «Amicizia Cattolica» di Torino, introdusse in Piemonte
l’Opera della Propagazione della Fede. Dal 1828 gli Annales vennero
pubblicati in traduzione italiana con il titolo «Annali della Propagazione
della Fede».
Dopo una pausa dovuta alla soppressione dell’«Amicizia Cattolica»,
l’Opera della Propagazione della Fede venne rilanciata in Piemonte con
l’avvento al trono di Carlo Alberto e con l’appoggio entusiasta di
mons. Fransoni. In poco tempo l’Opera venne istituita, o almeno
conosciuta, in quasi tutte le parrocchie locali.
2.2 Le aspirazioni missionarie di don Bosco
Nella sua vita ordinaria il giovane Bosco non era uno spettatore
superficiale e distratto, ma un osservatore vigile degli avvenimenti, lieti e
33
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 90-91.236-237.
CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO
15
tristi, che coinvolgevano i cattolici. Seminarista diligente e volonteroso,
aperto ai problemi anche non strettamente scolastici, cercò sempre di
ampliare la sua istruzione ecclesiastica.
La conoscenza delle vicende passate della Chiesa richiamava alla mente
del chierico Bosco quanto aveva fatto per la diffusione del Vangelo e
intensificava in lui il desiderio di consacrare le sue forze nella costruzione
del Regno di Dio34.
Il risveglio missionario che aveva pervaso la Chiesa mentre egli compiva
gli studi in seminario, lo rese più attento all’attività che svolgevano i
missionari. Il suo biografo ricorda che il chierico Bosco leggeva con avidità
le «Letture edificanti» che l’Opera della Propagazione della Fede divulgava
attraverso gli «Annali», per informare i cattolici sulle fatiche, sofferenze e
supplizi dei missionari e per stimolare i credenti a soccorrerli con il loro
aiuto35.
Mons. G. Cagliero attestava d’averlo udito più volte ripetere che «aveva
sempre desiderato da chierico e da sacerdote di consacrarsi alle missioni»36.
Questa preziosa testimonianza rivela che il desiderio missionario era già
presente nella mente del chierico Bosco.
Ordinato sacerdote ed entrato nel Convitto Ecclesiastico di Torino, sotto
la guida di don G. Cafasso, fu preso da due principali desideri: la cura dei
giovani e la voglia di partire per le missioni. Lo stesso don Cafasso si era
iscritto all’Opera della Propagazione della Fede e nelle sue conversazioni
non tralasciava di parlare del merito di faticare fra i popoli infedeli.
Nel 1841 erano partiti sessantotto missionari del Regno Sardo. Nell’anno
seguente Gregorio XVI erigeva in Birmania una missione affidata agli
Oblati di Maria Vergine del Venerabile Pio Brunone Lanteri, promuovendo
un membro del loro Istituto, mons. Cerretti, a Vicario Apostolico. Don
Bosco, che ben conosceva l’Istituto, trasformò la sua vaga aspirazione
missionaria in un’ansia interiore. Confidò i suoi dubbi agli Oblati e ne parlò
al suo confessore, don Cafasso, che lo sconsigliò di pensare alle missioni
perché altri erano i disegni della «Provvidenza» nei suoi riguardi. Detto
questo, don Bosco si adeguò alla risposta del suo confessore37.
2.3 Don Bosco, promotore dell’ideale missionario
Accettato il disegno di Dio di non dover andare personalmente nelle
missioni, don Bosco orientò il suo pensiero e la sua azione verso due
34
Cf. A. FAVALE, «Il progetto missionario di Don Bosco», in Sal., 4, Roma 1976;
vedi anche: N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 237-238.
35
Cf. MB I, 238.
36
Summ., 527.
37
Cf. MB II, 203-208.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
16
direzioni: continuare a rivolgere la sua attenzione al problema missionario;
e pensare alla fondazione di un proprio Istituto, i cui membri lo aiutassero
negli Oratori e si disponessero anche a essere inviati in terre di missione38.
Nella prima edizione della sua Storia Ecclesiastica, pubblicata nel 1845,
don Bosco descriveva il recente martirio in Cina di Carlo Cornay (1837) e
di Giovanni Gabriele Perboyre (1840), due preti Lazzaristi, per ricordare ai
lettori l’opera evangelizzatrice della Chiesa e i sacrifici che essa richiedeva
nel suo svolgimento ordinario.
Nel 1848 una delle letture preferite di don Bosco erano gli «Annali della
Propagazione della Fede». Un suo alunno, Giacomo Bellìa, incaricato di
portarglieli, lo sentì una volta esclamare: «Oh! Se avessi molti preti e molti
chierici, vorrei mandarli ad evangelizzare la Patagonia e la Terra del
Fuoco!»39. Dal 1849 in poi, il giovane Michele Rua lo udì più volte
esclamare: «Oh! Se avessi dodici sacerdoti a mia disposizione, quanto bene
si potrebbe fare!»40. Anche nel 1854, in occasione della malattia di
Giovanni Cagliero, ci fu quella «specie di visione» di don Bosco sul suo
futuro missionario41. Ed ancora, ad uno dei suoi primi alunni che scorgeva
in camera sua il quadro di G.G. Perboyre, don Bosco in quegli stessi anni
manifestava il desiderio che i suoi figli andassero anche loro, in quel
lontano Estremo Oriente.
Con la fondazione del primo nucleo di salesiani, il 18 dicembre 1859,
G. Barberis testimonia che l’interesse di don Bosco per le missioni crebbe a
tal punto che ne parlava sempre con più frequenza e che lo si vedeva
consultare carte geografiche per cercare quali fossero i territori non ancora
sfiorati dall’evangelizzazione42.
I suoi allievi erano concordi nell’affermare che don Bosco, quando
s’intratteneva con loro in ricreazione, era solito «parlare delle missioni
cattoliche nei paesi degli infedeli, in Asia, Africa, e America…»43. Verso la
fine del 1860, don Bosco confidava al chierico Bonetti il suo desiderio di
avere sacerdoti «da mandare a portare la luce della fede a tanta povera
gente tuttora barbara e selvaggia»44. La beatificazione dei protomartiri
giapponesi (8 giugno 1862) fu motivo di intima consolazione per
don Bosco e occasione per spiegare ai suoi l’urgenza dell’evangelizzazione
dei popoli pagani.
38
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 238-240.
MB III, 363.
40
MB III, 546.
41
Cf. MB V, 104-113.
42
Summ., 306; cf. MB III, 546.
43
MB VI, 420; cf. MB IX, 775.
44
MB VI, 795.
39
CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO
17
Dopo il riconoscimento giuridico della Società Salesiana, con il
Decretum laudis del 26 luglio 1864, don Bosco non perse di vista il
problema missionario. Egli era in relazione di amicizia con il canonico
Giuseppe Ortalda, promotore a Torino dell’Opera della Propagazione della
Fede e poi delle Scuole Apostoliche per la formazione di missionari. Era
pure in relazione con i redattori del «Museo delle Missioni Cattoliche», di
cui fece pubblicità nelle «Letture Cattoliche». Inoltre sapeva che la quasi
totalità degli Istituti di nuova fondazione, per esplicito desiderio della Santa
Sede, dovevano porre tra le loro finalità l’attività missionaria.
Durante il mese di dicembre del 1864 fu ospite dell’Oratorio don Daniele
Comboni, apostolo della Nigrizia, che venne invitato a parlare ai suoi. Un
testimone oculare, G. Barberis, affermava più tardi che, terminata la
conferenza, sarebbe bastato un invito di don Bosco e molti dei presenti
sarebbero partiti subito per le missioni45.
Altra occasione di nuovo zelo missionario fu la canonizzazione dei
martiri giapponesi in concomitanza della commemorazione del martirio di
san Pietro, il 29 giugno 1867.
Ed infine, la convocazione del Concilio Vaticano I, portando in Italia
tanti vescovi da tutte le parti del mondo, diede occasione a don Bosco di
parlare direttamente con non pochi Vescovi Missionari passati da Valdocco
per esporre le urgenze delle loro missioni.
45
Cf. Summ., 306.
CAPITOLO II
La prima spedizione missionaria: i «Ricordi»
Nonostante l’entusiasmo iniziale che scaturiva dalla persona di
don Bosco e che inondava tutti gli ambienti salesiani, le prime trattative per
rispondere alle varie richieste in terre di missione, non ebbero esito
positivo. In ogni modo, dopo il 1870 don Bosco non ebbe più dubbi sul
destino missionario della sua giovane Congregazione.
Infatti, le richieste di fondazione per l’Asia, l’America, e l’Africa si
moltiplicarono1. Però, col passare del tempo, la «Provvidenza» divina diede
a don Bosco indicazioni più significative nel primo dei suoi cinque grandi
sogni missionari, avvenuto nel 18722 e, da questo successo, cominciano le
sue ricerche sui dintorni di Hong Kong, sull’Australia e sull’India.
Tuttavia, la spinta decisiva per l’inserimento della Società Salesiana
nella corrente dell’attività missionaria fu data verso la fine del 1874,
dall’inizio delle trattative per l’invito dei salesiani in Argentina. In pochi
mesi queste giunsero in porto. La rapidità con cui furono condotte le
trattative dallo stesso don Bosco era dovuta alle condizioni favorevoli delle
proposte di una parrocchia a Buenos Aires ed un collegio di ragazzi a
San Nicolàs de los Arroyos, punta avanzata verso la Patagonia.
Sia per la presenza di numerosi emigrati italiani in Argentina, il che
facilitava il lavoro dei suoi missionari riguardo alle questioni linguistiche,
sia per il fatto che egli, procuratesi delle pubblicazioni geografiche
sull’America del Sud e resosi conto che i «selvaggi» visti in sogno avevano
lineamenti somatici identici agli aborigeni della Patagonia e della Terra del
Fuoco, vinse ogni esitazione e dubbio, e decise di mandare i suoi figli in
quelle terre lontane3. E così nel 1875 dopo la commovente cerimonia di
congedo, partiva la prima spedizione missionaria composta da dieci
salesiani, che recavano con sé i «Ricordi» speciali affidati da don Bosco,
«quasi paterno testamento a figli che forse non avrebbe più riveduti»4.
1
Cf. MB IX, 891-892.
Vedi in appendice il testo: «Le missioni: il sogno sulla Patagonia».
3
Cf. MB X, 1269.
4
MB XI, 389-390.
2
I «RICORDI» DI DON BOSCO
20
1. La genesi dei «Ricordi» affidati ai primi missionari
1.1 Il contesto storico-ecclesiale della partenza
Don Bosco fu un grande sognatore. Vedeva con l’immaginazione tutto il
campo di apostolato destinato dal Signore ai missionari del Vangelo, e lo
vedeva con l’entusiasmo del credente, con lo zelo dell’apostolo, ma anche
con paziente saggezza e prudente iniziativa.
Il contesto storico-ecclesiale che ha segnato il suo tempo e, in modo
particolare quello della partenza dei primi missionari, ha certamente
influenzato il suo modo di rapportarsi con le varie realtà. Infatti prima di
inviare i suoi figli in Argentina, aveva già avuto varie richieste e offerte:
nel 1870 aveva ricevuto l’invito dell’Arcivescovo Giuseppe Alemany a
mandare missionari in California; nel 1874 pensava di mandare missionari
a Hong Kong; però, nonostante il suo grande desiderio missionario, finì per
non accettare5. Nel 1875, parlando dei primi anni della realizzazione del
suo progetto, ebbe a dire: «Se oggi la Congregazione è quello che è, si deve
al fatto che allora si contentò di essere quello che poté»6; cioè don Bosco
sognava alla grande, ma aveva anche il coraggio e la prudenza di realizzare
un po’ alla volta.
D’altra parte, Pio IX fu il Papa che la divina «Provvidenza» mandò a
don Bosco sin dall’inizio della sua opera in favore della gioventù povera ed
abbandonata: dalle prime occasioni del 1848 alle udienze del 1858;
dall’approvazione della Società Salesiana nel 1869, delle Regole nel 1874 e
dell’Associazione dei Cooperatori Salesiane nel 1876. Il Sommo Pontefice
fu davvero Padre e Maestro di colui che Giovanni Paolo II avrebbe
proclamato più tardi «Padre e Maestro della gioventù».
Agli inizi del pontificato di Pio IX (1846-1878) nacque il «mito» del
papa liberale, artificiosamente montato da moderati e democratici. Seguì
una progressiva involuzione del Papa sulla possibilità di conciliazione della
Chiesa con il mondo moderno. Ma immutabile rimase sempre l’energia e la
chiarezza di idee di Pio IX sugli obiettivi che si era posto sin da principio,
cioè indipendenza della Chiesa e politica centralizzatrice. Infatti, Pio IX
accarezzava il sogno di una civiltà ufficialmente cattolica7.
Nel momento della sua elezione, don Bosco aveva soltanto trentuno
anni, era nel pieno delle sue forze e nell’anno cruciale della sua opera,
quello in cui l’Oratorio itinerante trovò sistemazione stabile nella Tettoia
Pinardi. Nel frattempo, le relazioni tra i due si fecero sempre più continue
5
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 298-299.
MB XI, 271.
7
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 141; per un maggiore approfondimento si
veda: G. MARTINA, Pio IX.
6
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
21
ed affettuose, così che fu l’autorevole intervento del Papa che decise
l’approvazione della Società Salesiana e successivamente delle sue
Costituzioni. Infatti, l’approvazione di queste fu accordata dopo una
votazione in cui Pio IX, udito che mancava un voto all’approvazione
definitiva, sorridendo esclamò: «Ebbene, questo voto ce lo metto io!»8.
Alla sua morte, don Bosco aveva sessantatre anni, età del declino, però la
sua opera era fortemente e definitivamente stabilita nella Chiesa.
Nonostante questo privilegio, don Bosco fu una persona obbediente al
Papa, e nello stesso tempo cittadino leale verso la patria. Come uomo di
Dio, non poteva non considerare il Sommo Pontefice più di qualsiasi altro
Capo, e perciò era solito dire che ogni desiderio del Papa era per lui un
comando. Quest’atteggiamento partiva naturalmente da quel «sensus
Ecclesiae» e da quella «fedeltà al Papa» che egli riteneva aspetti essenziali
di una integra fede cristiana.
In definitiva, si può dire che il Papa Pio IX costituì con don G. Cafasso e
con mamma Margherita il mirabile trio che il Signore pose a sostegno di
tutto ciò che don Bosco ha potuto compiere lungo tutta la sua vita: Pio IX
con la sua paterna benevolenza, con il lungimirante intuito e con la
suprema garanzia della sua autorità fu la guida ispirata che gli confermò il
cammino da percorrere, facendogli poi superare ogni ostacolo e
rendendogli possibile in tempi relativamente brevi la fondazione,
l’approvazione e lo sviluppo mondiale della sua opera; don Cafasso fu il
direttore spirituale nel momento delle scelte, delle difficoltà, incertezze e
dubbi giovanili di don Bosco; e sua madre svolse una funzione unica
nell’educazione e nel primo apostolato del figlio, incidendo profondamente
sullo spirito e sullo stile del suo futuro operare9.
1.2 La nascita dell’attività missionaria salesiana
Come già abbiamo accennato, fin dai primi tempi don Bosco ha voluto
che la sua giovane Congregazione vivesse in stato permanente di missione,
cooperando sempre e dovunque all’opera dell’evangelizzazione dei popoli.
Proprio per questo ha messo l’evangelizzazione nel nucleo costitutivo
dell’attività salesiana, senza volere però che la sua Famiglia Religiosa
diventasse «esclusivamente missionaria». Si coglie la sua genialità
nell’avere saputo mettere l’evangelizzazione tra gli obiettivi essenziali
della Congregazione10.
8
MB X, 796.
Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 148.
10
Cf. A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 373.
9
I «RICORDI» DI DON BOSCO
22
Il carisma missionario di don Bosco ci viene presentato nelle parole
indirizzate all’assemblea e in un modo particolare ai salesiani della prima
spedizione missionaria in Argentina ― convenuti nella celebrazione di
congedo a Torino ― come sviluppo del mandato missionario di Gesù
Cristo e allo stesso tempo, una continuazione, mediante la Chiesa, nella
storia umana dell’opera di salvezza del Figlio di Dio Incarnato11. Per questo
motivo inizia il suo intervento dicendo:
Il nostro Divin Salvatore, quando era su questa terra, prima di andare al
Celeste Padre, radunati i suoi Apostoli, disse loro: «Andate per tutto il
mondo… insegnate a tutti… predicate il mio Vangelo a tutte le creature». Con
queste parole il Salvatore dava non un consiglio, ma un comando ai suoi
Apostoli, affinché andassero a portare la luce del Vangelo in tutte le parti della
terra. Questo comando o missione diede il nome di Missionari a tutti quelli che
nei nostri paesi o nei paesi esteri vanno a promulgare, o predicare le verità
12
della fede. Ite, andate .
La vocazione e la «natura missionaria» della Chiesa (cf. AG 2),
«sacramento universale di salvezza» (LG 48), ha la sua origine proprio nel
mandato di Gesù Cristo, suo Fondatore:
Come infatti il Figlio è stato mandato dal Padre, così ha mandato egli stesso
gli Apostoli (cf. Gv 20,21) dicendo: «Andate dunque e ammaestrate tutte le
genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro a osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono
con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20). E questo
solenne comando di Cristo di annunciare la verità salvifica, la Chiesa l’ha
ricevuto dagli Apostoli per proseguirne l’adempimento sino all’ultimo confine
della terra (cf. At 1,8). Essa fa quindi sue le parole dell’Apostolo: «Guai… a
me se non predicassi!» (1Cor 9,16) e continua a mandare araldi del Vangelo,
fino a che le nuove Chiese siano pienamente costituite e continuino alla loro
volta l’opera di evangelizzazione (LG 17).
La Chiesa fu perciò fondata da Gesù Cristo per predicare il Vangelo ad
ogni creatura e per continuare nella vita umana la sua stessa opera di
salvezza.
Il Signore Gesù, fin dall’inizio «chiamò presso di sé quelli che voleva e ne
istituì Dodici che stessero con lui e li mandò a predicare» (Mc 3,13;
cf. Mt 10,1-42). Gli Apostoli furono dunque ad un tempo il seme del nuovo
Israele e l’origine della sacra gerarchia. In seguito, una volta completati in se
stesso con la sua morte e risurrezione il mistero della nostra salvezza e
dell’universale restaurazione, il Signore, a cui competeva ogni potere in cielo
11
12
Cf. A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 361-364.
MB XI, 383-384.
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
23
ed in terra (cf. Mt 28,18), prima di salire al cielo (cf. At 1,4-8), fondò la sua
Chiesa come sacramento di salvezza ed inviò i suoi Apostoli nel mondo intero,
come egli a sua volta era stato inviato dal Padre (cf. Gv 20,21) e comandò
loro: «Andate dunque e fatti miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare
tutte le cose che io vi ho comandato» (Mt 28,19-20); «Andate per tutto il
mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato,
sarà salvo; chi invece non crederà, sarà condannato» (Mc 16,15). Da qui
deriva alla Chiesa l’impegno di diffondere la fede e la salvezza del Cristo, sia
in forza dell’esplicito mandato che l’ordine episcopale, coadiuvato dai
sacerdoti ed unito al successore di Pietro, supremo pastore della Chiesa, ha
ereditato dagli apostoli, sia in forza di quell’influsso vitale che Cristo
comunica alle sue membra […]. Pertanto la missione della Chiesa si esplica
attraverso un’azione tale, per cui essa, in adesione all’ordine di Cristo e sotto
l’influsso della grazia e della carità dello Spirito Santo, si fa pienamente ed
attualmente presente a tutti gli uomini e popoli, per condurgli con l’esempio
della vita, con la predicazione, con i sacramenti e con i mezzi della grazia, alla
fede, alla libertà ed alla pace di Cristo, rendendo loro facile e sicura la
possibilità di partecipare pienamente al mistero di Cristo (AG 5).
Da quanto abbiamo detto, possiamo facilmente capire che l’impegno di
evangelizzare della Chiesa ― e della Congregazione Salesiana come parte
integrante di essa ― nasce dal dovere di continuare la missione affidata dal
Padre al Figlio (cf. Gv 20,21), che consiste nel predicare il Vangelo a ogni
creatura (cf. Mc 16,15), facendo di ogni persona, un discepolo e un seguace
di Cristo Salvatore, mediante l’amministrazione del Sacramento del
Battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
(cf. Mt 28,19).
L’attività missionaria salesiana nasce perciò dalla natura stessa della
Chiesa pellegrinante (cf. AG 6), che cerca d’orientare ogni persona al
Battesimo, invitando ad una sequela radicale di Cristo ed a far parte del suo
Corpo Mistico. La Chiesa ed ognuno dei suoi membri ha anche il dovere di
evangelizzare i non cristiani (cf. AG 7).
Già nel suo tempo don Bosco avvertì questa necessità e perciò pose se
stesso e la sua Congregazione Salesiana in continuo stato di missione,
cominciando con l’inviare una prima spedizione missionaria in Argentina.
Infine, la Famiglia Salesiana, come tutta la Chiesa di Cristo, per adempiere
il suo dovere deve tener conto sempre e dovunque della sua vocazione
missionaria (cf. EN 14-16).
I motivi che hanno portato don Bosco a dare inizio all’attività
missionaria salesiana si possono riassumere da una parte nel suo grande
desiderio di predicare il Vangelo a tutti coloro che non conoscevano ancora
I «RICORDI» DI DON BOSCO
24
Gesù Cristo e, dall’altra nella volontà di rispondere alle necessità spirituali
degli emigrati italiani in quelle terre lontane13.
La grazia del rinnovamento non può avere sviluppo alcuno nelle comunità, se
ciascuna di esse non allarga la vasta trama della sua carità sino ai confini della
terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per
coloro che sono i suoi propri membri (AG 37).
Il nuovo impulso missionario sarà un termometro della vitalità pastorale
della Congregazione Salesiana ed un rimedio efficace contro il pericolo di
una vita borghese. È necessario risvegliare la coscienza evangelizzatrice di
tutti i salesiani e, allo stesso tempo, conoscere e mettere in pratica l’attuale
metodologia dell’evangelizzazione, in modo che la Congregazione
s’impegni sempre più, secondo l’esempio di don Bosco, a far crescere il
numero di evangelizzatori14.
Attraverso l’attività evangelizzatrice, don Bosco ha collocato la sua
giovane Congregazione in piena azione al servizio della Chiesa Universale
e del Vangelo di Gesù Cristo. Tenendo presente i consigli e gli
orientamenti del Sommo Pontefice, Pio IX, per il quale nutriva una speciale
stima e considerazione, preferì lavorare per il bene della Chiesa, piuttosto
che attendere agli interessi particolari della propria Congregazione. Era
cosciente che la Congregazione appartiene alla Chiesa, che ne è parte viva,
e che l’evangelizzazione missionaria è una condizione vitale per il popolo
di Dio.
Si può dire infine, che don Bosco lavorò per la Chiesa e per
l’evangelizzazione di tutte le genti e, in un modo speciale dei suoi cari
giovani, fino al suo ultimo respiro, come aveva promesso ai primi tempi
dell’Oratorio15.
1.3 Le origini dei «Ricordi» di don Bosco
La missione di Gesù Cristo sulla terra fu continuata con l’invio degli
Apostoli, secondo il mandato del Signore contenuto nei Vangeli. Tale
missione, come già abbiamo potuto verificare, ci viene presentata in tre
brani fondamentali:
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà
condannato» (Mc 16,15-16).
13
Cf. CGS XX, 470.
Cf. CGS XX, 463.
15
Cf. MB XVIII, 258.
14
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
25
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva
loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però
dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in
cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad
osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo» (Mt 28,16-20).
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io
mando voi» (Gv 20,21).
Lo schema della «Costituzione sulle missioni apostoliche» del Concilio
Vaticano I (1869-1870) comincia con le parole che don Bosco userà
all’inizio del suo discorso ai presenti, nella cerimonia di congedo della
prima spedizione missionaria in Argentina, cioè con il mandato missionario
di Gesù Cristo e l’impegno che da lui proviene per la Santa Sede e per i
Vescovi. Analogamente lo schema del «Secondo decreto sui missionari
apostolici» preparato per il Concilio comincia dal mandato missionario del
Signore agli Apostoli, ripetendo gli stessi concetti e quasi le stesse parole
del progetto della Costituzione16. Anche se non fu pubblicato, don Bosco lo
conosceva e fece riferimenti agli stessi contenuti.
In ogni modo, ciò che realmente muove il successore di san Pietro,
Pio IX, a preoccuparsi dell’evangelizzazione delle genti e delle missioni è,
essenzialmente lo stesso che spinge don Bosco a lavorare per la salvezza
delle anime. Perciò, il primo dei venti «Ricordi» che affida ai missionari
salesiani ha come priorità cercare anime, non denaro, né onori, né
dignità17.
L’ansia di salvare anime fu il grande segreto di tutta la sua dinamica
apostolica. Anche nel letto di morte, il 26 gennaio 1888, cinque giorni
prima della sua morte, don Bosco mormorò con fatica a mons. Cagliero,
queste sole parole: «Salvate molte anime nelle missioni»18.
La carità teologica spingeva don Bosco a mettere in pratica i disegni
universali di salvezza che scaturiscono dall’amore del Padre (cf. AG 2),
partecipando personalmente e mediante l’opera e il lavoro dei suoi figli,
all’impegno di salvezza e redenzione della Chiesa.
Certo, se avesse dato ascolto al suo zelo, egli [don Bosco] avrebbe abbracciato
con la sua carità tutto il mondo; […] Don Berto lo vedeva con l’occhio
attentamente fisso su carte geografiche a studiarvi terre da conquistare al
16
Cf. A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 369-373;
per verificare l’inizio del testo latino di questi due documenti del Concilio Vaticano I,
vedi: Mansi, 45-46 e 151-152.
17
Cf. MB XI, 389.
18
MB XVIII, 530.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
26
Vangelo. Fu udito anche esclamare: «Che bel giorno sarà quello, quando i
missionari salesiani, salendo su per il Congo di stazione in stazione,
s’incontreranno con i loro confratelli che saranno venuti su per il Nilo e si
stringeranno la mano lodando il Signore!». Don Francesco Dalmazzo, depose
d’averlo udito più volte egli stesso esclamare: «Quando i nostri missionari
andranno ad evangelizzare le varie regioni dell’America, dell’Australia,
nell’India, nell’Egitto e in più altri luoghi, che bel giorno sarà quello! Io già li
vedo avanzarsi nell’Africa e nell’Asia ed entrare nella Cina, e proprio in
19
Pechino avranno una casa» .
Don Bosco continua il suo zelo evangelizzatore attraverso la sua
Congregazione, come riflesso dell’effusione della carità divina che porta
nel suo cuore.
Gesù ha detto ai suoi Apostoli: «Andate in tutto il mondo a predicare il
Vangelo ed a Battezzare tutte le genti» (Mc 16,15-16); «Andate ed
evangelizzate», ripeterono gli Apostoli ai loro primi discepoli,
specialmente ai Vescovi e ai Presbiteri; «Andate ed insegnate il Vangelo a
tutte le nazioni», hanno detto i Sommi Pontefici di tutti i tempi ai
missionari lungo la storia della Chiesa; «Andate in tutto il mondo e
catechizzate tutte le genti», dice don Bosco ai suoi salesiani, rappresentati
in quelli dieci confratelli della prima spedizione missionaria in Argentina.
La Congregazione Salesiana, come la Chiesa, trova nelle fonti bibliche e
teologiche, la ragione della sua dimensione missionaria universale. I
salesiani sempre e dovunque devono evangelizzare, in caso contrario, non
possono considerarsi veri figli di don Bosco; tra i non credenti devono
fondare la Chiesa e tra i credenti devono catechizzare senza stancarsi.
Le parole di Gesù: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad
ogni creatura» (Mc 16,15), prima riprese del Vangelo e dopo ripetute nel
Vaticano I nei suoi schemi sulle missioni, non rimangono per don Bosco e
per i suoi salesiani, come una mera nozione di fede, bensì si convertono in
un «mandato» che li spinge a partire per l’America del Sud nel 1875, dando
così inizio all’attività missionaria20.
Secondo le sue possibilità, don Bosco collaborò sempre e dovunque alla
fondazione ed espansione della Chiesa, tenuta per lui come centro sicuro,
infallibile, cui tutti dovevano riferirsi, da cui tutti dovevano dipendere, e a
cui dovevano uniformarsi tutti coloro che, nell’esercizio del ministero,
dovevano predicare la Parola di Dio21.
19
MB XI, 409-410.
Cf. P. STELLA, Don Bosco nella storia della religiosità cattolica, I, 169ss.
21
Cf. MB XI, 384.
20
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
27
Don Bosco, dopo avere anticipato la dottrina teologica delle cosiddette
«missioni umane» (cf. AG 5-7) nei primi paragrafi del suo intervento nella
cerimonia di congedo dei primi missionari a Torino, aggiunge:
Ora studiando noi nel nostro piccolo eseguire, secondo le nostre forze, il
precetto di Gesù Cristo, varie missioni ci si presentavano nella China [sic],
nell’India, nell’Australia, nell’America stessa; ma per vari motivi,
specialmente per essere la nostra Congregazione incipiente, si preferì una
missione nell’America del Sud, nella Repubblica Argentina. Per seguire l’uso
adottato, anzi il precetto di Gesù Cristo, appena si cominciò a parlare di questa
missione, subito si interrogò la mente del Capo della Chiesa e tutte le cose si
fecero con piena intelligenza di Sua Santità [Pio IX]22.
Conformemente al pensiero ecclesiastico del tempo e al diritto canonico
di allora, per don Bosco le parole del mandato missionario di Gesù:
«Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura»
(Mc 16,15), risuonano come precetto di tipo giuridico-ecclesiale, la cui
regolamentazione ed autorità apparteneva alla competenza del Papa, padre
della famiglia di tutti i credenti. E perciò, continua affermando:
I nostri missionari, prima di partire per la loro missione, si recarono ad
ossequiare il Vicario di Gesù Cristo per prendere la sua Apostolica
benedizione e quindi partire come inviati dal medesimo Divin Salvatore23.
Don Bosco prosegue e conclude il suo intervento con parole di
raccomandazione, di affetto e di speranza, indirizzate a tutti i presenti e, in
modo particolare ai suoi amati figli in partenza per le missioni:
Vi dico che se l’animo mio in questo momento è commosso per la vostra
partenza, il mio cuore gode di una grande consolazione nel mirare rassodata la
nostra Congregazione; nel vedere che nella nostra pochezza anche noi
mettiamo in questo momento il nostro sassolino nel grande edificio della
Chiesa. Sì, partite pure coraggiosi; ma ricordatevi che vi è una sola Chiesa che
si estende in Europa ed in America e in tutto il mondo, e riceve nel suo seno
gli abitanti di tutte le nazioni che vogliono venire a rifugiarsi nel suo materno
seno.
Cristo è Salvatore delle anime, che sono qui, come quelle che sono là. Tale è il
Vangelo che si predica in un luogo quale è quello che si predica in un altro; di
modo che sebbene separati di corpo abbiamo ovunque unità di spirito,
lavorando tutti alla maggior gloria del medesimo Iddio e Salvatore Nostro
Gesù Cristo.
Ma dovunque andiate ad abitare, o figli amati, voi dovete costantemente
ritenere che siete preti Cattolici, e siete Salesiani. Come Cattolici, voi siete
22
23
MB XI, 384.
MB XI, 384.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
28
andati a Roma a ricevere la benedizione, anzi la missione dal Sommo
Pontefice. E con questo fatto voi pronunciate una formula, una professione di
fede e date a conoscere pubblicamente che voi siete mandati dal Vicario di
Gesù Cristo a compiere la stessa missione degli Apostoli, come inviati da
Gesù Cristo medesimo […].
Come Salesiani, in qualunque remota parte del globo vi troviate, non
dimenticate che qui in Italia avete un padre che vi ama nel Signore, una
Congregazione che ad ogni evenienza a voi pensa, a voi provvede e sempre vi
accoglierà come fratelli. Andate dunque; voi dovrete affrontare ogni genere di
fatiche, di stenti, di pericoli; ma non temete, Dio è con voi, egli vi darà tale
grazia, che voi direte con san Paolo: Da me solo non posso niente, ma col
24
divino aiuto io sono onnipotente. Omnia possum in eo qui me confortat .
Da questo cuore aperto al mondo nascono i «Ricordi» che don Bosco
affida a ognuno dei suoi figli in partenza per le missioni, come paterno
testamento. Nutriva la speranza che i suoi figli potessero dare tanti frutti
graditi a Dio, portando la salvezza a quelle anime che erano state sempre e
dovunque la predilezione del suo cuore, e che lo portavano a ripetere con
frequenza le stesse parole del re di Sodoma ad Abram: «Dammi le persone;
i beni prendili per te» (Gn 14,21)25.
2. Il contenuto specifico dei «Ricordi» e la loro tipologia
2.1 I «Ricordi» come paterno testamento
Nella cerimonia di congedo della prima spedizione missionaria salesiana
in Argentina, appena concluso il vespro, don Bosco salì sul pulpito per
proferire il suo sermone. Nonostante il mare di gente che riempiva la
Basilica di Maria Ausiliatrice, al suo apparire si fece improvvisamente un
profondo silenzio, un fremito di commozione attraversava l’assemblea
attenta ad accogliere tutte le sue parole. Si trattava di un avvenimento di
grande importanza per tutti. Don Bosco volle creare proprio questo
momento di gioia con la massima solennità possibile. La Congregazione
rappresentata dai direttori di tutte le case salutava la nuova realtà che ha
visto crescere i suoi frutti fino ai nostri giorni26.
Dopo avere espresso tutto quello che il suo cuore gli inspirava e che lui
riteneva più opportuno confidare in quella occasione, arrivati al termine
della celebrazione, mentre si allontanavano dall’altare di Maria
24
MB XI, 386-387.
Cf. MB XVII, 280.365-366. Queste stesse parole: Da mihi animas, cetera tolle
(nella sua versione latina) per la sua importanza hanno cominciato a fare parte, come lo
fanno ancora oggi, del motto dello stemma ufficiale della Congregazione Salesiana.
26
Cf. MB XI, 383-387.
25
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
29
Ausiliatrice, don Bosco affidava a ognuno di loro alcuni «Ricordi» speciali,
quasi paterno testamento ai figli che forse non avrebbe più riveduti27.
Li aveva scritti a matita nel suo taccuino durante un recente viaggio in
treno e, fattene tirare copie, le affidava di sua mano ai singoli. Così il frutto
di una seria meditazione e di una matura riflessione sui documenti del
Concilio Vaticano I e la sua esperienza pastorale diventavano il progetto
sulle missioni28.
Il suo contenuto si trova perciò sparso nei due schemi di questo Concilio
sulle «Missioni» e sui «Missionari apostolici»29. Dalla sua elaborazione,
don Bosco è riuscito a raccogliere e a mettere insieme i punti fondamentali
per un vero trattato pastorale di Missiologia pratica. Erano, come sostiene
don P. Braido, una breve sintesi di pastorale e di spiritualità missionaria:
«Con i prevalenti consigli di vita spirituale si intrecciavano, infatti, norme
di prudenza nei comportamenti, esortazioni a zelo pastorale, alle realtà più
vere, le anime da salvare, il Cielo da raggiungere, Dio da glorificare»30.
Per quanto riguarda la loro tipologia, questi venti «Ricordi» contengono
in sé tutta la spiritualità evangelizzatrice di don Bosco e si possono
raggruppare in tre gruppi: quelli che si riferiscono in modo particolare al
«fine» dell’attività missionaria (1, 2, 5, 18); quelli che riguardano piuttosto
la «spiritualità» missionaria (9, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 20), e quelli che
offrono alcuni orientamenti sul «metodo» concreto da mettere in pratica
nell’azione missionaria (3, 4, 10, 6, 8, 7, 11, 19)31.
Premessa questa suddivisione, cercheremo di studiare anche la loro
concordanza con le disposizioni della Missiologia moderna e della
metodologia di evangelizzazione del post-concilio Vaticano II, fino alla
promulgazione della Redemptoris missio, che sarà poi oggetto principale di
studio nel seguente capitolo.
27
Cf. MB XI, 389-390; E II, 516-517.
Questi «Ricordi» manoscritti da don Bosco si possono trovare, ancora oggi,
nell’ASC, presso la Casa Generalizia dei salesiani a Roma, in: ASC 132.5, Quaderni e
taccuini (Portafoglio usato da don Bosco tra gli anni 1874-1878), «Ricordi ai primi
missionari», pp. 58-61; ASC 123, Missioni (busta 1ª), «Ricordi di don Bosco ai
missionari 1875». Sui «Ricordi» cf. anche: ASC 110, Cronache (Lemoyne), 49-VI
(1875); ASC 62.11 (busta 2ª), «Norme per i primi missionari 1875».
29
Mansi, 45-156.
30
P. BRAIDO, Don Bosco prete dei giovani, II, 145.
31
La trattazione del presente argomento segue da vicino lo studio realizzato da
A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 167-195; cf. anche
J. BORREGO, «Recuerdos di San Juan Bosco a los primeros missioneros», RSS 3 (1984),
167-208.
28
I «RICORDI» DI DON BOSCO
30
2.2 I «Ricordi» relativi al fine dell’attività missionaria
In sintonia col pensiero della Chiesa, don Bosco presenta ai suoi figli il
fine dell’attività missionaria in forma chiara e concreta. Ha il suo
fondamento nella carità, motivazione principale di tutta l’azione
missionaria della Chiesa (cf. AG 2). Questa stessa carità deve portare
l’uomo a un dono totale di se stesso, per contribuire alla piena realizzazione
dell’opera salvifica di Cristo che con l’incarnazione, con l’annientamento
totale e lo svuotamento di se stesso ha realizzato il disegno salvifico del
Padre (cf. AG 3).
Don Bosco sintetizza l’obiettivo di tutta l’attività missionaria subito nel
suo primo «Ricordo» ai suoi missionari:
1. Cercate anime, ma non danari, né onori, né dignità.
Il motto della Congregazione Salesiana è, come già abbiamo ricordato:
Da mihi animas, cetera tolle, cioè «Dammi le persone; i beni prendili per
te» (Gn 14,21); ed ecco la ragione del primo «Ricordo» e la sua sintonia
perfetta con la finalità della stessa Congregazione.
L’avarizia e la sete di onori e dignità erano, fino a quel momento, ciò che
aveva segnato il clero pervenuto in quei paesi lontani. Più tardi, sarà lo
stesso Arcivescovo di Buenos Aires a riferire in confidenza a don Bosco:
Non è a dire con quanto piacere ho abbracciato i suoi figli, che con sì eroica
risoluzione hanno lasciato l’Italia per condursi in queste lontane regioni. Il
nostro buon Dio benedirà certamente il suo Istituto fra noi […]. Solo gli
Italiani sono un trenta mila a Buenos-Ayres, e la maggioranza dei preti italiani
32
vengono, mi stringe il cuore al dirlo, per far quattrini e niente altro .
Nonostante questi ed altri fatti scandalosi di cui la Chiesa aveva
certamente ragione di lamentarsi, i sacerdoti salesiani nel Concilio
Vaticano I erano stati presentati come modelli, secondo la considerazione
di alcuni Vescovi e dei Padri conciliari33.
Perciò alcuni Ordinari, approfittando dell’occasione, sollecitarono
don Bosco a fondare Opere Salesiane nelle loro diocesi. In nome d’altri
sessantotto Padri conciliari, mons. Daniele Comboni nel suo Postulatum
[…] pro nigris Africae Centralis, vedeva la salvezza delle missioni
nell’invio di alcuni giovani sacerdoti che lavorassero secondo lo Spirito di
Dio34. Prima della fine del Concilio lo stesso Comboni chiede a don Bosco
due o tre giovani sacerdoti, quattro o cinque dei suoi dotti artigiani e
32
MB XI, 603, Lettera di mons. Federico Aneyros a don Bosco, da Buenos Aires,
18 dicembre 1875.
33
Cf. MB IX, 810-811; cf. Mansi, 132.
34
Cf. Mansi, 638.
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
31
catechisti da mettere alla sua disposizione, per inviarli nel suo istituto al
Cairo d’Egitto35.
Nei suoi schemi sulle «Missioni», il Concilio Vaticano I chiedeva ai
missionari che non andassero alla ricerca dei propri interessi, ma quelli di
Gesù Cristo36. Li invitava a lavorare fra i popoli cui erano inviati, facendosi
tutto per tutti, portandoli a Cristo. E infine, li esortava a seguire l’esempio
di Cristo Buon Pastore il quale, disposto a donare la vita per le sue pecore,
andava alla loro ricerca fino a trovarle37.
Don Bosco traccia per i suoi figli un programma missionario che
concorda pienamente col Vangelo: servire Dio e lavorare per la salvezza
delle anime come Gesù stesso; no al lucro, agli onori, alla dignità
personale.
Quasi un secolo dopo il Concilio Vaticano II nel suo Decreto sull’attività
missionaria si esprime così:
Orbene, alla chiamata di Dio l’uomo deve rispondere in maniera tale da
vincolarsi del tutto all’opera evangelica, «senza prender consiglio dalla carne e
del sangue» (Gal 1,16). Ed è impossibile dare una risposta a questa chiamata
senza l’ispirazione e la forza dello Spirito Santo. Il missionario diventa infatti
partecipe della vita della missione di colui che «annientò se stesso, prendendo
la natura di schiavo» (Fil 2,7); deve quindi essere pronto a mantenersi fedele
per tutta la vita alla sua vocazione, a rinunciare a se stesso e a tutto quello che
in precedenza possedeva in proprio, e a «farsi tutto a tutti» (1Cor 9,22),
(AG 24).
L’attività missionaria consiste nell’annunciare il Vangelo ad ogni
creatura (cf. Mc 16,15-16). Proprio per questo si è incarnato il Figlio di Dio
(cf. Lc 4,43), per annunciare alle genti il Regno di Dio. I missionari sono
perciò gli araldi del Regno (cf. Mt 10).
Come nucleo e centro della Buona Novella, il Cristo annunzia la salvezza,
dono grande di Dio, che non solo è liberazione da tutto ciò che opprime
l’uomo, ma è soprattutto liberazione dal peccato e dal Maligno, nella gioia di
conoscere Dio e di essere conosciuti da lui, di vederlo, di abbandonarsi a lui.
Tutto ciò comincia durante la vita del Cristo, è definitivamente acquisito
mediante la sua morte e la sua risurrezione, ma deve essere pazientemente
condotto nel corso della storia, per essere pienamente realizzato nel giorno
della venuta definitiva del Cristo, che nessuno sa quando avrà luogo, eccetto il
Padre (cf. Mt 24,36; At 1,7; 1Ts 5,1-2), (EN 9).
35
Cf. MB IX, 888-889, Lettera di mons. Daniele Comboni a don Bosco, da Roma,
3 luglio 1870.
36
Cf. Mansi, 153.
37
Cf. Mansi, 51.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
32
L’attività evangelizzatrice costituisce infine, la vocazione propria e
specifica di tutta la Chiesa e, in un modo particolare di quelli che sono
inviati da Lei come araldi della fede ai non cristiani. La Chiesa è nata dalla
missione del Figlio di Dio incarnato, ed è stata inviata al mondo per
prolungare fra gli uomini di tutte le generazioni la missione di salvezza di
Gesù. Evangelizzare è perciò un atto prettamente ecclesiale compiuto fra le
genti da missionari legittimamente inviati in mezzo a loro, dopo essere stati
sottoposti a una accurata selezione e dopo una congrua preparazione.
2. Usate carità e somma cortesia con tutti; ma fuggite le conversazioni e la
famigliarità colle persone di altro sesso o di sospetta condotta.
Come dice san Giovanni: «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in
Dio e Dio dimora in lui» (1Gv 4,16). Da queste parole possiamo capire che
l’amore è l’essenza del cristianesimo (cf. Lc 10,27-37). Perciò possiamo
dire che l’attività missionaria consiste nella propagazione di questo amore e
della carità che proviene da Dio Padre (cf. AG 2), attraverso la missione del
Figlio e dello Spirito Santo (cf. AG 3-4), e che continua oggi attraverso la
Chiesa. Insomma, l’attività missionaria è frutto dell’amore che parte da Dio
e che porta a Dio tutti quelli che aderiscono al suo progetto di salvezza.
Nella sua attività il missionario deve essere una persona piena di carità
teologica. Nei rapporti personali deve amare con autentico senso di carità
cristiana, per contribuire sempre e dovunque alla crescita del senso
cristiano di coloro cui è stato inviato. Pertanto il richiamo alla prudenza di
don Bosco segna subito il limite, affinché l’amore cristiano e la carità non
si siano inquinati dalle tendenze e dalle inclinazioni naturali ed umane
dell’appetito sensuale e carnale.
Il Concilio Vaticano I raccomandava ai missionari gli stessi concetti che
don Bosco offre fin dall’inizio ai suoi figli: i destinatari siano trattati con
particolare carità e con molta benevolenza; i missionari dovranno adattarsi
ai loro usi e costumi38; quelli che sono stati scelti per essere inviati a
evangelizzare, non lascino mai di praticare la carità nel loro lavoro
missionario39.
Allo stesso modo, il Concilio Vaticano II ripropone il bisogno della
carità in tutti quelli che si dedicano alle missioni, cioè in quelli che sono
chiamati araldi del Vangelo. E ancora, Papa Paolo VI, nella sua
Esortazione apostolica sull’impegno di annunciare il Vangelo insiste nello
stesso argomento:
L’opera dell’evangelizzazione suppone nell’evangelizzatore un amore fraterno
sempre crescente verso coloro che egli evangelizza. L’Apostolo Paolo,
38
39
Cf. Mansi, 51.
Cf. Mansi, 153.
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
33
modello di ogni evangelizzatore, scriveva ai Tessalonicesi queste parole, che
sono un programma per tutti noi: «Così affezionati a voi, avremmo desiderato
darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete
diventati cari» (1Ts 2,8; cf. Fil 1,8). Qual è questa affezione? Ben più di quella
di un pedagogo, essa è quella di un padre; e ancor più: quella di una madre
(cf. 1Ts 2,7.11; 1Cor 4,15; Gal 4,19). Il Signore attende da ciascun predicatore
del Vangelo e da ogni costruttore della Chiesa tale affezione. Un segno
d’amore sarà la cura di donare la verità e di introdurre nell’unità. Un
segno d’amore sarà parimente dedicarsi senza riserve, né sotterfugi
all’annuncio di Gesù Cristo (EN 79).
E il Papa prosegue, aggiungendo altri segni di questo medesimo amore:
il rispetto della situazione religiosa e spirituale delle persone che sono
evangelizzate; l’attenzione a non ferire l’altro con affermazioni che
possono diventare fonte di turbamento e di scandalo per i fedeli; e infine, lo
sforzo di trasmettere ai cristiani alcune certezze solide, perché ancorate alla
Parola di Dio.
5. Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri,
e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini.
Questo «Ricordo» di don Bosco è in piena sintonia col Vangelo e
impegna i missionari a percorrere la strada proposta da Gesù Cristo per i
suoi figli. San Matteo parla della gloria che riceveranno tutti quelli che,
durante la loro vita terrena si occuparono dei bisognosi per amore di Dio,
praticando le opere di misericordia. Nel giudizio finale il Signore gli dirà:
a quelli che stano alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in
eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere;
ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete
visitato, carcerato e siete venuti a visitarmi (Mt 25,34-36).
In perfetta sintonia con gli insegnamenti del Vangelo, il campo
preferenziale della missione Salesiana va incontro a quella «porzione più
delicata e preziosa della società umana»40 e così cara al cuore di don Bosco,
cioè i giovani: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie
me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»
(Mc 9,37).
Don Bosco si è sentito inviato con preferenza alla «gioventù povera,
abbandonata, pericolante»41; quella che ha maggior bisogno di essere amata
40
41
MB II, 45; C 1.
MB XIV, 662; C 26.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
34
ed evangelizzata: «i giovani vivono un’età in cui fanno scelte di vita
fondamentali che preparano l’avvenire della società e della Chiesa»42.
I popoli non ancora evangelizzati sono stati oggetto speciale della premura e
dello slancio apostolico di don Bosco. Essi continuano a sollecitare ed a
mantenere vivo il nostro zelo: ravvisiamo nel lavoro missionario un
lineamento essenziale della nostra Congregazione. Con l’azione missionaria
compiamo un’opera di paziente evangelizzazione e fondazione della Chiesa in
un gruppo umano (cf. AG 6). Questa opera mobilita tutti gli impegni educativi
e pastorali propri del nostro carisma. Sull’esempio del Figlio di Dio che si è
fatto in tutto simile ai suoi fratelli, il missionario salesiano assume i valori di
43
questi popoli e condivide le loro angosce e speranze (cf. AG 3,12,26) .
Allo stesso modo il Concilio Vaticano I raccomandava ai missionari in
partenza un’attenzione particolare per i bambini, per gli infermi e per la
gente semplice; li invitava a mettersi nella loro condizione, offrendo loro
un «alimento» adatto alla loro età o situazione umana44.
Questa stessa esigenza di adattamento all’ambiente e alle necessità del
popolo cui si è inviato viene ancora una volta ribadita nel Concilio
Vaticano II, come anche poi da Papa Paolo VI nella sua Esortazione:
Si potrebbe esprimere tutto ciò dicendo così: occorre evangelizzare ― non in
maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale,
in profondità e fino alle radici ― la cultura e le culture dell’uomo, nel senso
ricco ed esteso che questi termini hanno nella Costituzione Gaudium et Spes
(53), partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle
persone tra loro e con Dio (EN 20).
E il Papa continua dicendo che il Vangelo e quindi l’evangelizzazione,
non si identificano con la cultura e invita a fare tutti gli sforzi in vista di
una generosa evangelizzazione delle culture, mediante l’incontro con la
Buona Novella, reso possibile attraverso l’annunzio.
18. Per coltivare le vocazioni Ecclesiastiche insinuate: 1º Amore alla castità;
2º Orrore al vizio opposto; 3º Separazione dai discoli; 4º Comunione
frequente; 5º Usate con loro carità, amorevolezza e benevolenza speciale.
Nello «Schema della costituzione sulle missioni», il Concilio Vaticano I
raccomandava con insistenza la formazione del Clero indigeno nelle chiese
in costruzione45.
Sebbene in quel momento l’ambiente non fosse il più favorevole per
coltivare le vocazioni sacerdotali e religiose, i salesiani della prima
42
C 26.
C 30.
44
Cf. Mansi, 51.
45
Cf. Mansi, 47.54.
43
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
35
spedizione missionaria, appena arrivati in America, hanno cominciato
subito con la promozione delle vocazioni e a formare religiosi autoctoni e
clero indigeno.
Nonostante il panorama generale che faceva notare una certa mancanza
di vocazioni, don Bosco e i suoi figli erano convinti che per rispondere alle
necessità del suo popolo, il Signore chiama continuamente e con varietà di
doni a seguirlo per il servizio del Regno; che tra i giovani molti sono ricchi
di risorse spirituali e presentano germi di vocazione apostolica. Perciò
sentivano il dovere di aiutare a scoprire, ad accogliere ed a maturare il dono
della vocazione laicale, consacrata, sacerdotale, a beneficio di tutta la
Chiesa e della Famiglia Salesiana46.
Quando iniziò il suo Oratorio a Valdocco don Bosco ha cominciato a
lavorare nell’ambiente povero di vocazioni del Piemonte e dell’Italia; i
primi salesiani trovano in America lo stesso ambiente povero di vocazioni.
Come don Bosco seppe coinvolgere i suoi giovani con entusiasmante
chiarezza e motivazione per donare alla Chiesa italiana molti sacerdoti e
per fondare una nuova Congregazione clericale nella culla del
Risorgimento antipapista e massonico, così i suoi figli in missione si
impegnano al massimo alla ricerca di vocazioni per la nascente
Congregazione e per la Chiesa universale.
D’altra parte, la cura della castità e l’orrore al vizio opposto; la carità
nelle relazioni e la frequenza dei sacramenti, sono state sempre
caratteristiche di tutta l’azione salesiana.
2.3 I «Ricordi» relativi alla spiritualità missionaria
Nei suoi «Ricordi» don Bosco insiste sull’importanza che ciascuno
coltivi una spiritualità profonda, fondata sulla fede, sulla preghiera e sulla
fedeltà allo spirito evangelico e salesiano, per poter svolgere l’attività
missionaria in un modo fruttuoso per tutte le anime cui si è inviato. Ecco le
sue parole su questa dimensione così importante della vita missionaria:
9. Fuggite l’ozio e le quistioni. Gran sobrietà nei cibi, nelle bevande e nel
riposo.
Una delle caratteristiche che certamente stupisce in don Bosco è la sua
forte determinazione e la perseveranza di portare a temine quello che ha
intrapreso durante tutta la sua vita. Questo stesso atteggiamento interiore ha
cercato di incutere nei suoi figli e perciò ripeteva con frequenza: «lavoro e
temperanza»47.
46
47
Cf. C 28.
Cf. MB XII, 466.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
36
Il suo opposto, la ricerca di comodità e di onori personali erano da lui
considerate il principio della distruzione del bene iniziato48.
Il lavoro e la temperanza faranno fiorire la Congregazione; la ricerca delle
comodità e delle agiatezze ne sarà invece la morte. Il salesiano si dà alla sua
missione con operosità instancabile, curando di fare bene ogni cosa con
semplicità e misura. Con il suo lavoro sa di partecipare all’azione creativa di
Dio e di cooperare con Cristo alla costruzione del Regno. La temperanza
rafforza in lui la custodia del cuore e il dominio di sé e lo aiuta a mantenersi
sereno. Non cerca penitenze straordinarie, ma accetta le esigenze quotidiane e
le rinunce della vita apostolica: è pronto a sopportare il caldo e il freddo, la
sete e la fame, le fatiche e il disprezzo, ogni volta che si tratti della gloria di
49
Dio e della salvezza delle anime .
In occasione della terza spedizione missionaria, in una lettera indirizzata
a don G. Fagnano, don Bosco diceva: «ricorda sempre a tutti i nostri
Salesiani il monogramma da noi adottato: Labor et temperantia. Son due
armi con cui noi riusciremo a vincere tutti e tutto»50.
Il lavoro dei primi missionari in America del Sud fu segnato dal
sacrificio e dalla grande perseveranza51. Insieme con l’aiuto della grazia di
Dio che li accompagnava, tutti i risultati furono raggiunti grazie al lavoro
instancabile dei salesiani che hanno visto cambiare il colore della loro pelle
sotto il clima di quelle terre.
Come don Bosco aveva ricordato, hanno messo da parte le discussioni
inutili ed hanno saputo lavorare seriamente, praticando la temperanza nel
mangiare e nel bere, e dormendo soltanto il necessario, per lavorare senza
pregiudizio per la salute fisica e il sano equilibrio psichico.
12. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle
abitazioni, e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore
degli uomini.
Come gli Apostoli, che sono stati invitati a seguire il Signore e a liberarsi
dalle preoccupazioni e dei beni terreni, anche i primi missionari erano
chiamati alla stessa rinuncia e di offrire la propria vita, attraverso una
testimonianza coerente e felice.
Gesù conclude il suo dialogo con il giovane ricco, che gli domandava
che cosa doveva fare di buono per ottenere la vita eterna con queste
parole: «Se vuoi essere perfetto, vai, vendi quello che possiedi, dallo ai
48
Cf. MB XVII, 272.
C 18.
50
E III, 1653, Lettera di don Bosco a don Giuseppe Fagnano, da Samperdarena,
14 novembre 1877, 236.
51
Cf. MB XVIII, 522.
49
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
37
poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19,21), e a
queste parole il giovane si allontanò da lui. Certamente l’esercizio della
povertà non sempre è facile nonostante il Vangelo ci ricordi: «Beati i
poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3).
I primi missionari, come abbiamo ricordato, sono stati un esempio nella
pratica di questa virtù: hanno dedicato tutte le loro forze per il bene di
quelli cui erano stati inviati; vissero e morirono poveramente come
don Bosco aveva sempre raccomandato; con il lavoro hanno ottenuto
ammirazione e stima dagli abitanti di quelle terre52.
La povertà dei mezzi e il lavoro continuo sono perciò compagni
inseparabili di tutto il lavoro missionario dei figli di don Bosco.
13. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi, ma non portatevi mai né
invidia né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti; le pene e le
sofferenze di uno siano considerate come pene e sofferenze di tutti, e ciascuno
studi di allontanarle o almeno mitigarle.
San Giovanni nella sua prima lettera presenta la carità quale fonte cui
tutti siamo invitati ad attingere l’acqua della vita e dell’amore:
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è
generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché
Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha
mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato
noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri
(1Gv 4,7-11).
Le raccomandazioni di don Bosco sintetizzano la stessa essenza del
cristianesimo. Se, in un primo momento, queste possono sembrare di facile
realizzazione, la pratica quotidiana risulta molto più esigente ed
impegnativa. Si richiede perciò, un esercizio costante della carità e
dell’umiltà; uno spirito di collaborazione e di sacrificio personale, per non
cadere nella trappola dell’invidia, della gelosia, dell’intolleranza o
dell’incomprensione all’interno della propria comunità religiosa.
In questo contesto serve ricordare l’avvertenza di san Paolo nella sua
lettera ai Galati, riguardo alla carità fraterna e all’impegno cristiano che
ognuno è chiamato a vivere:
Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito
correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in
52
Cf. MB XVIII, 522.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
38
tentazione. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo
(Gal 6,1-2).
La seconda parte di questo stesso «Ricordo» di don Bosco è la
ripetizione delle parole dell’Apostolo delle genti.
14. Osservate le vostre Regole, né mai dimenticate l’esercizio mensile della
buona morte.
Le Costituzioni sono il cammino e i binari giusti che i religiosi devono
seguire per realizzare nella pratica, la «sequela Christi». Dopo il Vangelo,
le Costituzioni sono la norma sicura e la guida efficace che garantiscono
l’esito nella missione.
Lo spirito salesiano è presente nel contenuto delle Costituzioni e dei
Regolamenti della Società di san Francesco di Sales, che don Bosco
consegna a don Cagliero, capo della prima spedizione missionaria in
Argentina. Don Bosco era cosciente che con l’osservanza di quanto lui
stesso aveva scritto nelle Costituzioni ― da poco approvate dalla Santa
Sede ―, nella rispettiva introduzione e nei Regolamenti delle case
salesiane, lo spirito che si viveva a Valdocco si poteva conservare vivo in
America e dovunque fossero presenti i suoi salesiani.
I salesiani della prima spedizione missionaria, e quelli delle altre
spedizioni inviate da don Bosco, lo stimavano e lo amavano come vero
Padre. Non riuscivano a separarsi facilmente da lui, e questo spiega la
grande frequenza di lettere che si scambiavano. Furono fedeli tutta la vita.
Vivevano in comunità orante, fraterna e apostolica, come avevano imparato
da don Bosco quando erano con lui a Torino. Con l’espansione della
Congregazione nel mondo, cresce la diversità di persone e di ambienti, che
restano uniti nella fedeltà alle Costituzioni che indicano a tutti il cammino
da seguire e lo spirito da vivere in ogni presenza salesiana.
Nonostante tutto gli uomini sono deboli e perciò necessitano di una
continua purificazione. Il desiderio di conversione trova un ambiente
propizio nei momenti propri di rivitalizzazione nei ritiri mensili e negli
esercizi spirituali annuali, che don Bosco considerava parte fondamentale e
sintesi di tutte le pratiche di pietà53.
15. Ogni mattino raccomandate a Dio le occupazioni della giornata,
nominatamente le confessioni, le scuole, i catechismi, e le prediche.
Questo «Ricordo» si riferisce all’attività concreta nella quotidianità. Per
viverla bene e con frutto bisogna l’aiuto della grazia e dell’assistenza dello
Spirito Santo, che è l’anima della Chiesa.
53
Cf. C 90-91.
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
39
Infatti sotto l’azione dello Spirito Santo la Chiesa si manifestò alle genti
nel giorno di Pentecoste; la diffusione del Vangelo è iniziata con la
predicazione; e l’unione dei popoli nella cattolicità della fede fu prefigurata
nella Chiesa che parlava tutte le lingue, abbracciando nell’unità d’amore
tutti i popoli della dispersione. Lo Spirito Santo unifica nella comunione e
nel ministero, e provvede di diversi doni gerarchici e carismatici (cf. LG 4)
tutta la Chiesa attraverso tutti i tempi, infondendo nel cuore dei fedeli lo
stesso Spirito di missione che animò Gesù Cristo (cf. AG 4).
Don Bosco era convinto che nelle attività di ogni giorno fatte con
attenzione e impegno, come fare lezione e predicare, se non si ha fiducia
nell’aiuto di Dio, se non si vive in comunione con lui, non si possono
realizzare in forma adeguata.
Anche il Concilio Vaticano I lo ricordava ai missionari, affermando che
tutti i risultati vengono da Dio; che lo stesso Gesù Cristo si ritirava sul
monte a pregare, e lì si fermava in preghiera alla presenza del Padre Suo;
perché ogni dono perfetto proviene dal Padre e nessuno si converte a Cristo
se non lo attira il Padre celeste; e perciò anche i missionari devono
perseverare nella preghiera notte e giorno54.
Così don Bosco cerca d’incutere nei suoi missionari il bisogno della
preghiera fatta con fiducia e amore, raccomandando al Signore tutto il
lavoro della giornata e chiedendo continuamente la luce dello Spirito.
E con insistenza, lo ribadisce ancora Paolo VI, nella sua Esortazione
apostolica sull’impegno di annunciare il Vangelo:
L’evangelizzazione non sarà mai possibile senza l’azione dello Spirito Santo
[…]. Di fatto, soltanto dopo la discesa dello Spirito Santo, nel giorno della
Pentecoste, gli Apostoli partono verso tutte le direzioni del mondo per
cominciare la grande opera di evangelizzazione della Chiesa […]. Lo stesso
Spirito che fa parlare Pietro, Paolo o gli altri Apostoli, ispirando loro le parole
da dire, discende anche «sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso»
(At 10,44). «Colma del conforto dello Spirito Santo», la Chiesa «cresce»
(cf. At 9,31). Lo Spirito è l’anima di questa Chiesa. È lui che spiega ai fedeli il
significato profondo dell’insegnamento di Gesù e del suo mistero. È lui che,
oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci
possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non
saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l’animo di chi ascolta
perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato […].
Si può dire che lo Spirito Santo è l’agente principale dell’evangelizzazione: è
lui che spinge ad annunciare il Vangelo e che nell’intimo delle coscienze fa
accogliere e comprendere la parola della salvezza (cf. AG 4), (EN 75).
54
Cf. Mansi, 51-52.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
40
E il Papa esorta ancora gli evangelizzatori a pregare incessantemente lo
Spirito Santo con fede e fervore, e a lasciarsi prudentemente guidare da
Lui, ispiratore decisivo dei loro programmi, delle loro iniziative, della loro
attività evangelizzatrice. Come del resto don Bosco raccomanda ai suoi
figli che all’inizio della giornata, nella meditazione, si invocasse sul lavoro
pastorale, sull’insegnamento, sulla catechesi e sulla predicazione, la luce, la
forza e l’efficacia dello Spirito, perché tutto potesse cooperare alla gloria di
Dio e al bene delle anime.
16. Raccomandate costantemente la devozione a Maria Ausiliatrice ed a Gesù
Sacramentato.
Riferendoci al significato di «rivelazione della volontà di Dio» come
percepita da don Bosco nei suoi sogni emerge una ecclesiologia che vede la
Chiesa come vissuta e amata da don Bosco fondata sulla devozione a Maria
Ausiliatrice e a Gesù Sacramentato che sono le «due colonne» sulle quali si
poggia la Chiesa e perciò anche la Congregazione Salesiana, come
vedremo nel prossimo capitolo55.
La pietà romantica del XIX secolo si era riempita inverosimilmente di
devozioni ai santi, di tridui e di novene ereditate anche dal recente passato.
Don Bosco semplifica la vita di preghiera, vive e trasmette a tutta la
Famiglia Salesiana una grande devozione all’Eucaristia e a Maria
Ausiliatrice e lascia come tradizione nella vita ecclesiale un grande senso di
rispetto per il Sommo Pontefice.
Come membri della Chiesa in cammino ci sentiamo in comunione con i fratelli
del Regno celeste e bisognosi del loro aiuto (cf. LG 49). Don Bosco ha
affidato la nostra Società in modo speciale, oltre che a Maria, costituita da lui
patrona principale, a san Giuseppe e a san Francesco di Sales, pastore zelante
e dottore della carità. Veneriamo pure come protettori particolari
san Domenico Savio, segno delle meraviglie della grazia negli adolescenti, e
gli altri membri glorificati della nostra Famiglia56.
L’ascolto della Parola trova il suo luogo privilegiato nella celebrazione
dell’Eucaristia. Essa è l’atto centrale quotidiano di ogni comunità salesiana,
vissuto come una festa in una liturgia viva. La comunità vi celebra il mistero
pasquale e comunica al corpo di Cristo immolato, ricevendolo per costruirsi in
Lui come comunione fraterna e rinnovare il suo impegno apostolico. La
celebrazione mette in evidenza le ricchezze di questo mistero: esprime la
triplice unità del sacrificio, del sacerdozio e della comunità, i cui membri sono
tutti al servizio della stessa missione. La presenza dell’Eucaristia nelle nostre
55
Cf. MB VII, 169-171, racconto del sogno detto delle “due colonne” cui è ancorata
la nave della Chiesa.
56
C 9.
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
41
case è per noi, figli di don Bosco, motivo di frequenti incontri con Cristo. Da
57
Lui attingiamo dinamismo e costanza nella nostra azione per i giovani .
Dopo il Concilio Vaticano II le devozioni si semplificano, il ciclo
liturgico prevale nella vita spirituale, si conservano solo le feste principali
del Signore e della Santissima Vergine. Però l’Eucaristia e Maria
Ausiliatrice restano essenziali per tutta la vita cristiana.
Fiducioso nella presenza di Maria nella Chiesa e del suo aiuto materno
per tutti i cristiani, e in modo particolare per i missionari, Papa Paolo VI
conclude la sua Esortazione incoraggiando tutti con le sue parole:
Al mattino della Pentecoste, Ella ha presieduto con la sua preghiera all’inizio
dell’evangelizzazione sotto l’azione dello Spirito Santo: sia lei la Stella
dell’evangelizzazione sempre rinnovata che la Chiesa, docile al mandato del
suo Signore, deve promuovere e adempiere, soprattutto in questi tempi difficili
ma pieni di speranza (EN 82).
Infine, don Bosco ha cercato di essere concreto, andando all’essenziale e
trascurando cose di minore importanza che si trovano nei consigli e nelle
avvertenze di altri missionari del suo tempo. E così hanno fatto i primi
missionari salesiani in America e in tutte le missioni dove hanno lavorato,
collocando l’Eucaristia al centro di tutta l’azione missionaria, e intorno a
questa formavano i centri missionari e tutte le case salesiane.
17. Ai giovanetti raccomandate la frequente Confessione e Comunione.
In sintonia con il precedente «Ricordo», troviamo anche questa
raccomandazione sulla frequenza della Confessione e della Comunione,
che don Bosco ritiene mezzi privilegiati per educare le coscienze dei
ragazzi.
Iniziamo i giovani a partecipare in modo cosciente e attivo alla liturgia della
Chiesa, culmine e fonte di tutta la vita cristiana (cf. SC 10). Insieme con essi
celebriamo l’incontro con Cristo nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nei
sacramenti. L’Eucaristia e la Riconciliazione, celebrate assiduamente, offrono
risorse di eccezionale valore per l’educazione alla libertà cristiana, alla
conversione del cuore e allo spirito di condivisione e di servizio nella
58
comunità ecclesiale .
Gli stessi missionari della prima spedizione, appena arrivati a Buenos
Aires, si dispongono a esercitare il ministero sacerdotale, dedicando sempre
più tempo vista l’affluenza continua delle persone in ricerca dei beni
spirituali ottenuti dai sacramenti della Confessione ed Eucaristia59.
57
C 88.
C 36.
59
Cf. P. STELLA, Don Bosco nella storia della religiosità cattolica, II, 319ss.
58
I «RICORDI» DI DON BOSCO
42
20. Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran
premio preparato in cielo.
Per don Bosco, la testimonianza manifestata attraverso la dedizione alla
missione con lavoro assiduo e sacrificato, era espressione concreta di
povertà e di consacrazione al Signore. Nell’operosità di ogni giorno ci
associamo alle persone che vivono della propria fatica e testimoniamo il
valore umano e cristiano del lavoro60.
La nostra vita di discepoli del Signore è una grazia del Padre che ci consacra
(cf. LG 44) col dono del suo Spirito e ci invia ad essere apostoli dei giovani.
Con la professione religiosa offriamo a Dio noi stessi per camminare al
seguito di Cristo e lavorare con Lui alla costruzione del Regno. La missione
apostolica, la comunità fraterna e la pratica dei consigli evangelici sono gli
elementi inseparabili della nostra consacrazione, vissuti in un unico
movimento di carità verso Dio e verso i fratelli. La missione dà a tutta la
nostra esistenza il suo tono concreto, specifica il compito che abbiamo nella
Chiesa e determina il posto che occupiamo tra le famiglie religiose61.
Ecco perché don Bosco insisteva tanto che nelle fatiche e nei patimenti
non si dimenticasse mai che, essendo consacrati al Signore, per Lui solo si
deve lavorare e soltanto da Lui aspettare ricompensa. Dio tiene in conto
anche le cose più piccole, sempre che siano fatte per la Sua maggior gloria
e per la salvezza delle anime. Soltanto così, al momento della ricompensa
finale, potremo ascoltare le Sue amorevoli parole: «Bene, servo buono e
fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla
gioia del tuo padrone» (Mt 25,21).
2.4 I «Ricordi» relativi al metodo dell’azione missionaria
Questo terzo gruppo è composto da otto «Ricordi» di carattere pratico
circa l’azione missionaria salesiana.
3. Non fate visite se non per motivi di carità o di necessità.
4. Non accettate mai inviti di pranzo, se non per gravissime ragioni. In questi
casi procurate di essere in due.
Secondo don Bosco, le visite senza ragioni sufficienti, molte volte non
fanno altro che far perdere tempo, considerato da lui bene prezioso da
vivere con impegno e responsabilità, al servizio della missione. Partendo
dalla sua esperienza e dal suo vissuto personale, don Bosco ricordava ai
suoi missionari questo aspetto importante della vita pratica.
60
61
Cf. C 78.
C 3.
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
43
La visita agli ammalati, agli anziani, ai carcerati, per motivi di carità o di
necessità sono certamente un bene da svolgere con la massima cura
pastorale. Avevano sempre tanto lavoro da fare e così poco tempo
disponibile, che non era possibile intrattenersi in visite inutili, piene
d’inconvenienti, cioè non sempre libere da pericoli.
Inviti che non fossero motivati da vere esigenze di apostolato non erano
accettati da don Bosco, e perciò invitava i suoi figli, in partenza per le
missioni in America a fare lo stesso come forma preventiva per evitare
situazioni sgradevoli per tutti.
10. Amate, temete, rispettate gli altri Ordini Religiosi e parlatene sempre
bene. È questo il mezzo di farvi stimare da tutti e promuovere il bene della
Congregazione.
6. Rendete ossequio a tutte le autorità Civili, Religiose, Municipali e
Governative.
8. Fate lo stesso verso le persone Ecclesiastiche o aggregate ad Istituti
Religiosi.
7. Incontrando persona autorevole per via, datevi premura di salutarla
ossequiosamente.
L’Apostolo san Paolo avvertiva i primi cristiani riguardo alle autorità
pagane del suo tempo:
Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non
da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone
all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si
attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere
quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da
temere l’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio
per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la
spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male.
Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma
anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque dovete pagare i tributi,
perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio.
Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse
le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto. Non abbiate alcun
debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il
suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: «non commettere
adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare» e qualsiasi altro
comandamento, si riassume in queste parole: «Amerai il prossimo tuo come te
stesso». L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della
legge è l’amore (Rm 13,1-10).
I «RICORDI» DI DON BOSCO
44
Infatti, chi conosce il contenuto dell’abbondante corrispondenza
scambiata tra i missionari e don Bosco in quei primi anni, riesce a
comprendere quanto siano stati utili questi «Ricordi» riguardanti la
metodologia dell’azione missionaria: la conformità alle disposizioni
dell’autorità della Chiesa locale e dello Stato Argentino. I missionari nella
loro vita quotidiana li hanno accolti e praticati con quella fedeltà e buon
senso che don Bosco aveva raccomandato con tanto affetto.
Troviamo questi quattro «Ricordi» già negli schemi del Concilio
Vaticano I: vi si invitano i missionari ad avere il massimo rispetto delle
varie Congregazioni religiose e delle autorità locali e a favorire la pace che
Gesù Cristo ha lasciato come testamento ai suoi apostoli. Così sapranno
tutti che sono discepoli di Cristo, se si amano gli uni gli altri. Perciò
l’insistenza nel cercare di lavorare nella saggia mansuetudine della buona
conversazione (cf. Mc 6,31) e di non dare spazio a invidie e conflitti.
Li invitava inoltre, al rispetto dell’autorità e della dignità dei Vescovi e
dei Vicari Apostolici, attraverso l’obbedienza in tutto; a non intraprendere
niente senza il loro consenso, perché la Sacra Scrittura (1Mac 5,67) dice
che i sacerdoti che hanno voluto attuare senza il consenso delle Gerarchie
sono caduti terribilmente in battaglia62.
Il «Secondo schema del decreto sui Missionari Apostolici» del Concilio
Vaticano I ripropone le stesse idee di unione, mutua carità, e rispetto delle
Gerarchie Ecclesiastiche e dell’Ordinario del luogo da parte degli araldi
della fede che appartengono alle varie Famiglie Religiose della Cattolicità,
pur riconoscendo la diarchia giuridica cui sono realmente sottomessi63.
Per don Bosco i buoni rapporti con tutte le istituzioni ecclesiastiche e
religiose diventa una raccomandazione di grande importanza e
significatività per il senso ecclesiale dei suoi missionari. Con le parole:
«amate, temete, rispettate» presenta la sua sintesi della dottrina e della
prassi missionaria: «con la misura con la quale misurate sarete misurati»
(Mt 7,2; cf. Rm 2,1).
11. Abbiatevi cura della sanità. Lavorate, ma solo quanto le proprie forze
comportano.
Don Bosco è un santo profondamente umano. Ama i suoi salesiani come
un padre i suoi figli. Li invita a lavorare senza danneggiare la salute fisica o
intellettuale, considerata da lui d’importanza capitale. Gli uomini e la sua
sana disponibilità formano la Congregazione: uomini sani con mente sana e
ben formata.
62
63
Cf. Mansi, 50-51.
Cf. Mansi, 153-154.
CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI»
45
Perciò non si è stancato mai di consigliare la giusta misura che si trova
nell’equilibrio; gli eccessi sono dannosi e producono inconvenienti ai fini
di un sano esercizio della missione.
19. Nelle relazioni, nelle cose contenziose, prima di giudicare si ascoltino
ambe le parti.
La funzione dell’autorità deve essere quella di servizio e dialogo che
risuona nel Vangelo, nel tentativo di fare il meglio possibile, tenendo
presente le circostanze e gli intervenienti nei fatti. L’autorità concepita
come signoria, come dominio e beneficio personale in pregiudizio dei
subordinati, non obbedisce al comandamento dell’amore e della carità
cristiana. Ecco perché questa norma ci sembra essere quella giusta: sentire
le due campane.
In realtà, le persone che si devono giudicare sono fratelli o sorelle
battezzati e, molte volte, compagni e collaboratori nella stessa missione.
Perciò, le decisioni si devono prendere con grande senso di responsabilità,
operando con spirito di giustizia, di verità, di onore e di carità nettamente
evangelici.
Nel governare e nel giudicare devono trasparire la benevolenza, la
mansuetudine e la carità di Gesù Cristo: «I re delle nazioni le governano, e
coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi
però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo
e chi governa come colui che serve» (Lc 22,25-27).
Nella Chiesa non esiste autorità che non sia servizio, come anche non
esiste servizio che non debba poi rispondere a Dio, al Corpo Mistico di
Cristo o Popolo di Dio, e alla società umana. Governare e giudicare è
servire il prossimo e la società. Questi due elementi presuppongono una
adeguata conoscenza dei membri della comunità; per arrivare alla verità e
ad una decisione adeguata e giusta bisogna «dialogare».
Nei documenti del Concilio Vaticano II ritroviamo espressa questa idea
di corresponsabilità, quando parla ai Vescovi ed ai Superiori:
I Vescovi trattino sempre con particolare carità i sacerdoti, perché essi si
assumono una parte dei loro ministeri e delle loro preoccupazioni, e vi si
consacrano nella vita quotidiana con tanto zelo. Li considerino come figli ed
amici (cf. Gv 15,15), e perciò siano disposti ad ascoltarli e a trattarli con
fiducia e benevolenza, allo scopo di incrementare l’attività pastorale in tutta la
diocesi (CD 16).
I Superiori poi, dovendo un giorno rendere conto a Dio delle anime che sono
state loro affidate (cf. Eb 13,17), docili alla volontà di Dio nel compimento del
loro ufficio, esercitino l’autorità in spirito di servizio verso i fratelli, in modo
da esprimere la carità con cui Dio li ama. Governino come figli di Dio quelli
46
I «RICORDI» DI DON BOSCO
che sono loro sottomessi, con rispetto della persona umana e facendo sì che la
loro soggezione sia volontaria […]. Perciò i Superiori ascoltino volentieri i
religiosi e promuovano l’unione delle loro forze per il bene dell’Istituto e della
Chiesa (PC 14).
Per questo, nell’esercizio dell’autorità, nelle informazioni, nelle
relazioni, nei giudizi, nei cambiamenti, ecc., si deve osservare quello che
don Bosco, anticipando di un secolo il Concilio Vaticano II, consigliava in
questo «Ricordo» ai suoi missionari.
Don Bosco voleva nelle sue case ed in tutte le sue opere la presenza di
un ambiente segnato da un vero «spirito di famiglia»; di quel vivere in
continuo dialogo creativo e comunitario, che favorisce l’amore fraterno,
ottimista e cristiano. I suoi primi missionari inviati in America hanno
saputo mettere in pratica nella loro azione quotidiana, queste consegne e
desideri del Santo Fondatore.
CAPITOLO III
Uno sguardo alla «Redemptoris missio»
Dopo questo lungo viaggio attraverso i «Ricordi» di don Bosco siamo
arrivati al momento di confrontarci con la riflessione del Magistero della
Chiesa, raccolta in modo particolare nella Lettera enciclica Redemptoris
missio di Giovanni Paolo II, circa la permanente validità del mandato
missionario. Il mandato di Gesù Cristo ai suoi Apostoli continua ancora
oggi nella Sua Chiesa, mediante ogni persona appartenente a questa realtà
peregrinante sulla terra (cf. AG 2; LG 2.14).
Don Bosco nella sua opera ha messo a sostegno della sua vita e attività
quotidiana «due colonne» fondamentali che garantivano il successo e la
serenità necessaria per andare avanti, affidandosi alla «Provvidenza»
divina: da una parte l’Eucaristia, considerata «l’atto centrale quotidiano di
ogni comunità salesiana»1; e dall’altra la devozione alla Vergine Maria. Fin
dall’inizio, la Vergine si era fatta presente nella sua vita, cominciando dal
«sogno dei nove anni» fino all’ultimo momento: «Di tutto noi siamo
debitori a Maria»2. Infatti, sulla sua presenza nella Società si dice:
La Vergine Maria ha indicato a don Bosco il suo campo di azione tra i giovani
e l’ha costantemente guidato e sostenuto specialmente nella fondazione della
nostra Società. Crediamo che Maria sia presente tra noi e continua la sua
3
missione di Madre della Chiesa e Ausiliatrice dei cristiani.
Il «sogno delle due colonne»4 aiutò don Bosco a capire ancora di più
l’importanza di queste due realtà nella vita di ogni cristiano. Perciò ha
cercato di vivere e di far vivere ai suoi figli, il vero senso di appartenenza
alla Chiesa, con un grande amore all’Eucaristia, e la devozione filiale alla
Madre di Dio e Ausiliatrice dei Cristiani: «Confidate ogni cosa in Gesù
Cristo Sacramentato e in Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i
miracoli»5.
1
C 88.
MB XVII, 510.
3
C 8.
4
Vedi in appendice il testo: «La Chiesa: il sogno delle due colonne».
5
MB XI, 395.
2
I «RICORDI» DI DON BOSCO
48
1. Inquadramento storico dell’Enciclica RM
1.1 La fedeltà al mandato divino di evangelizzare il mondo
Fedeli al mandato divino di evangelizzare il mondo, i Sommi Pontefici
sono stati sempre molto attenti all’opera missionaria con direttive,
istruzioni, lettere e documenti di ogni genere6. Hanno inviato missionari ed
eretto Chiese particolari.
Dal 1622 lo fecero principalmente ed autorevolmente attraverso il
dicastero della «Sacra Congregazione de Propaganda Fide», oggi chiamata
«Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli», fondata da
Gregorio XV (1621-1623) precisamente per tale scopo.
Nei tempi moderni i Pontefici sono intervenuti nell’evangelizzazione con
encicliche missionarie programmatiche, indirizzate alla Chiesa Universale,
con direttive opportune, con particolare sollecitudine per la formazione del
clero locale o autoctono e per l’inculturazione del Vangelo, esortando i
fedeli ad una cooperazione missionaria sempre più attiva.
In tempi più recenti, cominciando da Paolo VI (1963-1978), essi stessi
hanno contribuito personalmente all’evangelizzazione dei popoli con
numerosi viaggi missionari in tutte le parti del mondo.
Attenzione chiaramente espressa dal Pontefice per l’opera di
evangelizzazione viene manifestata per la prima volta nella Probe nostis di
Gregorio XVI (1831-1846) del 15 agosto 1840. Il Papa si rallegra per i
felici progressi della propagazione della fede in molte parti del mondo,
ottenuti nonostante gli sforzi fatti dai «nemici della verità» per allontanare
dalla Chiesa gli stessi cattolici, ed invita alla fiducia: Dio non abbandona la
sua Chiesa.
Anche Leone XIII (1878-1903) dedicò, quarant’anni più tardi,
un’Enciclica all’evangelizzazione: la Sancta Dei civitas del 3 dicembre
1880. Il pensiero centrale dell’Enciclica è ancora la cooperazione
missionaria di tutti i fedeli, con preghiere ed elemosine.
A distanza di altri quarant’anni, Benedetto XV (1914-1922) il 30
novembre 1919, immediatamente dopo la prima guerra mondiale,
disastrosa anche per le missioni, pubblicò la sua Enciclica missionaria
Maximum illud, importante e programmatica tanto da essere considerata
una svolta nella storia della diffusione del Vangelo. Con essa il Papa
orienta in modo nuovo l’opera missionaria della Chiesa; divenne perciò,
sotto i successivi pontificati, la magna charta dell’evangelizzazione.
6
Cf. J. METZLER, «Encicliche missionarie»,
URBANIANA, ed., Dizionario di missiologia, 219-224.
in
PONTIFICIA
UNIVERSITÀ
CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO»
49
Le idee basilari dell’Enciclica di Benedetto XV furono riprese e
sviluppate da Pio XI (1922-1939) nell’Enciclica missionaria Rerum
Ecclesiae del 28 febbraio 1926. Incoraggia la costituzione di autentiche
Chiese particolari che possano fondarsi non solo sul clero autoctono, ma
anche ― e questo è un elemento nuovo dell’Enciclica ― su congregazioni
religiose indigene, anche di vita contemplativa.
Il venticinquesimo anniversario dell’Enciclica missionaria di Pio XI offrì
al suo successore Pio XII (1939-1958) l’occasione per accelerare ancora di
più, con una nuova Enciclica, Evangelii praecones del 2 giugno 1951, il
processo di indigenizzazione e di acculturazione del messaggio cristiano e
di far evolvere le missioni in vere e proprie Chiese locali. Il Papa si rallegra
per i progressi raggiunti nelle missioni durante gli ultimi venticinque anni
ne attribuisce il merito agli insegnamenti dei suoi Predecessori, ed invita a
fare fronte ai problemi delle missioni, impartendo opportune direttive.
Un’altra Enciclica di Pio XII sulle missioni, la Fidei donum del 21 aprile
1957, fa riferimento in particolare alle Chiese locali dell’Africa, nel
contesto storico in cui il continente africano si apriva alla vita del mondo
moderno ed attraversava gli anni forse più gravi della sua storia millenaria;
si trovava a un punto cruciale della sua esistenza e i suoi popoli erano
esposti ai pericoli creati dal falso nazionalismo e dal materialismo. Il Papa
sosteneva che nonostante i grandi progressi raggiunti dalla Chiesa, questa
doveva raddoppiare i suoi sforzi per eliminare quei pericoli.
Quarant’anni dopo la promulgazione della prima grande Enciclica
missionaria del secolo, Giovanni XXIII (1958-1963) scrisse la Princeps
Pastorum del 28 novembre 1959, riprendendo incisivamente e continuando
opportunamente le direttive fino ad allora emanate dai suoi Predecessori in
ordine alla fondazione delle Chiesa locali. Vi si sottolinea soprattutto
l’esigenza della creazione di gerarchie locali con vescovi autoctoni e la
necessità di incrementare il clero nativo.
Dopo varie e ripetute rielaborazioni, il Decreto Ad gentes, documento
missionario per eccellenza del Concilio Vaticano II (1962-1965), ottenne
l’approvazione conclusiva dei Padri il 7 dicembre 1965, dando alla
missione della Chiesa un rinnovato impulso. In essa sono stati meglio
enucleati i fondamenti teologici dell’impegno missionario, il suo valore e la
sua attualità di fronte alle trasformazioni del mondo e alle sfide che la
modernità pone alla predicazione del Vangelo. La Chiesa ha assunto una
ancor più chiara consapevolezza della sua innata vocazione missionaria,
riconoscendovi un elemento costitutivo della sua stessa natura.
Nel decimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, Papa
Paolo VI consacra al tema dell’evangelizzazione l’Esortazione apostolica
Evangelii nuntiandi dell’8 dicembre 1975. Raccoglie in essa la dottrina del
I «RICORDI» DI DON BOSCO
50
Sinodo dei Vescovi del 1974 dedicato a quello stesso tema. Tra i documenti
pontifici, normalmente di grande valore, si riconosce a quest’ultimo un
valore eccezionale, come magna charta dell’evangelizzazione.
1.2 La «magna charta» dell’evangelizzazione per il terzo millennio
Nel venticinquesimo anniversario del Decreto conciliare Ad gentes
sull’attività missionaria della Chiesa, Giovanni Paolo II (1978-2005) ha
pubblicato l’Enciclica missionaria Redemptoris missio circa la permanente
validità del mandato missionario il 7 dicembre 19907.
Con questa Enciclica il Pontefice sottolinea due elementi fondamentali:
il primo, di carattere propositivo, ricorda che la missione è il primo e
principale servizio che la Chiesa deve rendere a ciascun uomo e all’intera
umanità (RM 2); che è un’attività primaria della Chiesa, essenziale e mai
conclusa (RM 31); che questo è il compito più specifico che Gesù ha
affidato e quotidianamente affida alla sua Chiesa; senza la missione storica
ad gentes, la missio degli apostoli e della Chiesa sarebbe priva del suo
significato fondamentale e della sua attuazione esemplare (RM 34); lungi
dall’essere pienamente attuata, tale missione è ancora agli inizi e conserva
ancora tutta la sua urgenza essendo un dovere fondamentale di tutti i
cristiani; occorre pertanto rilanciare la missione in senso specifico
impegnando le Chiese particolari a mandare e ricevere missionari; il
secondo scopo, che potremo chiamare correttivo, intende dissipare dubbi e
ambiguità circa la missione ad gentes, confermando nel loro impegno i
benemeriti fratelli e sorelle dediti all’attività missionaria; offre una risposta
teologica anche a inquietanti interrogativi, dubbi e ambiguità di certe
opinioni missiologiche:
È ancora attuale la missione tra i non cristiani? Non è forse sostituita dal
dialogo interreligioso? Non è un suo obiettivo sufficiente la promozione
umana? Il rispetto della coscienza e della libertà non esclude ogni proposta di
conversione? Non ci si può salvare in qualsiasi religione? Perché quindi la
missione? (RM 4).
Da un nuovo slancio missionario dovrà prendere vigore sia la fede, sia
l’identità cristiana.
Oltre l’introduzione (RM 1-3) e la conclusione (RM 92), l’Enciclica è
divisa in otto capitoli: i primi tre, prevalentemente teologici, presentano la
missione di «Gesù Cristo unico Salvatore» (RM 4-11), inviato dal Padre
per rendere presente «il Regno di Dio» (RM 12-20); la missione dello
«Spirito Santo protagonista della missione» (RM 21-30). Nella missione
7
Cf. «Redemptoris
missiologia, 524-526.
missio»,
in
COCCIA, E. – GIGLIONI, P., ed.,
Lessico
di
CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO»
51
trinitaria si inserisce anche la missione della Chiesa, voluta da Cristo quale
segno e strumento di salvezza. Questa missione universale della Chiesa
deriva dalla fede in Gesù Cristo e dalla certezza che la salvezza di tutti sta
nell’evento della Redenzione. Perché la missione? Perché l’amore di Cristo
ci spinge (2Cor 5,14) e perché a noi è stata concessa la grazia di annunciare
a tutte le genti le imperscrutabili ricchezze di Cristo (Ef 3,8). La Chiesa e,
in essa, ogni cristiano non può nascondere né conservare per sé questa
novità e ricchezza, ricevuta dalla bontà divina per essere comunicata a tutti
gli uomini (RM 11).
Il quarto capitolo descrive «gli immensi orizzonti della missione
Ad gentes» (RM 31-40); una missione unica, universale e tuttavia
diversificata dal punto di vista dell’evangelizzazione, tanto che si possono
distinguere in essa tre situazioni: la missio ad gentes, la cura pastorale
missionaria, e la nuova evangelizzazione (RM 33). A sua volta la missio
ad gentes si articola in ambiti territoriali (cf. AG 6), in mondi e fenomeni
sociali nuovi; in aree culturali o areopaghi moderni (RM 37).
Il quinto capitolo descrive «le vie della missione» (RM 41-60): la prima
via è la testimonianza della vita e la carità (RM 42-43.60); segue
necessariamente l’evangelizzazione come primo annuncio di Cristo
Salvatore in vista della conversione-Battesimo (RM 44-46), la plantatio
ecclesiae intesa come formazione di Chiese locali (RM 48-50),
l’inculturazione-incarnazione del messaggio evangelico nelle culture dei
popoli (RM 52-54), il dialogo interreligioso con i fratelli di altre religioni
(RM 55-57), la promozione dello sviluppo e l’educazione delle
coscienze (RM 58-59).
Il sesto capitolo è dedicato ai «responsabili e operatori della pastorale
missionaria» (RM 61-76). Essendo la Chiesa tutta missionaria, l’opera
evangelizzatrice è dovere fondamentale di tutto il popolo di Dio (AG 3537; CIC 781); è il dovere più alto e più sacro della Chiesa (AG 29); tutta la
Chiesa e ciascuna Chiesa è inviata alle genti (RM 62). All’interno di questo
popolo tutti sono insieme «soggetti» e «destinatari» della missioneevangelizzazione, anche se ciò avviene non allo stesso titolo o nello stesso
modo. Essa spetta anzitutto al Collegio dei Vescovi con a capo il
successore di Pietro (RM 63; AG 38; LG 23; CIC 782; EN 67); ai presbiteri
e ai religiosi in forza della loro ordinazione-consacrazione (RM 67.69-70;
PO 10; AG 39-40; PC 20; EN 68-69; CIC 783), ai laici in forza della loro
dignità battesimale (RM 71-73; AG 35-36.41; AA 6.13; CFL 14). Un
compito particolare spetta a coloro che sono «missionari» in senso
specifico: una vocazione speciale per la totalità di impegno al servizio
dell’evangelizzazione, il mandato da parte della legittima autorità, una
missione ad vitam e ad gentes. Secondo Redemptoris missio solo coloro
52
I «RICORDI» DI DON BOSCO
che hanno questi requisiti possono essere chiamati in senso stretto
«missionari» (RM 32.65-66; AG 23-37). Viene ricordata anche l’opera
missionaria delle Chiese particolari (RM 64), degli Istituti missionari
(RM 66; AG 27), degli Istituti di vita consacrata (RM 69; AG 40; EN 69;
CIC 783). Una menzione tutta particolare viene data alla Congregazione
per l’Evangelizzazione dei Popoli e alle Pontificie Opere Missionarie;
vengono pure ricordate le Conferenze dei Superiori Maggiori (RM 75-76).
Il settimo capitolo è dedicato alla «cooperazione all’attività missionaria»
(RM 77-86). Anzitutto la cooperazione missionaria «spirituale»: la
preghiera e i sacrifici per i missionari (RM 78; PO 5; cf. At 13,3;
1Tm 2,1.4), la testimonianza della vita e il fervore dello Spirito (RM 42;
EN 41; Rm 12,11). C’è poi la cooperazione missionaria «pratica»: la
promozione delle vocazione missionarie (RM 79-80; cf. Rm 10,14-15),
gesti concreti di donazione e di servizio nello spirito del dare e del ricevere
(RM 81.85), la conoscenza della realtà missionaria attraverso radio,
stampa, televisione (RM 82), l’invito di missionari (RM 85).
L’ottavo ed ultimo capitolo è dedicato alla «spiritualità missionaria»
(RM 87-91): lasciarsi condurre dallo Spirito, vivere il mistero di Cristo
«inviato», amare la Chiesa e gli uomini come li ha amati Gesù ricordando
che il vero missionario è il santo.
Infine, nella conclusione (RM 92) si auspica una nuova epoca
missionaria che vede impegnati tutti i cristiani, i missionari e le giovani
Chiese a vivere più profondamente il mistero di Cristo e a collaborare con
gratitudine all’opera della salvezza.
Mai come oggi la Chiesa ha l’opportunità di far giungere il Vangelo, con la
testimonianza e la parola, a tutti gli uomini e a tutti i popoli. […] Alla
vigilia del terzo millennio tuttora la Chiesa è invitata a vivere più
profondamente il mistero di Cristo, collaborando con gratitudine all’opera
della salvezza (RM 92).
Con essa Papa Giovanni Paolo II ha riassunto, aggiornato, arricchito, la
dottrina missionaria della Chiesa e dei suoi Predecessori, con particolare
attenzione al Decreto conciliare Ad gentes e all’Esortazione apostolica
Evangelii nuntiandi di Paolo VI, di cui ricorre il quindicesimo anniversario
dalla sua promulgazione. Una missione caratterizzata non solo da un
«criterio geografico» (sino ai confini della terra), ma anche da un «criterio
antropologico» (tutte le persone, tutti i popoli), da un «criterio
ecclesiologico» (da una visione esclusiva ad una visione inclusiva di
Chiesa), e da un «criterio soteriologico» (Cristo Salvatore unico e
universale di tutte le genti).
Ecco perchè la Redemptoris missio può essere definita come la magna
charta dell’evangelizzazione per il terzo millennio.
CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO»
53
1.3 Servire l’uomo rivelandogli l’amore di Dio
La Redemptoris missio di Giovanni Paolo II è una Enciclica missionaria
che si inserisce nella tradizione delle altre scritte in precedenza dai suoi
Predecessori. È anche l’unica Enciclica che commemora un documento del
Concilio Vaticano II, più precisamente il Decreto Ad gentes considerato la
magna charta missionaria conciliare8.
Partendo da questo documento commemorativo il Papa tratta della
missione nella sua globalità, integrando altri documenti conciliari e in
modo speciale la Costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa, la
Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo, e la Dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni della
Chiesa con le religioni non cristiane.
L’Enciclica ha tenuto presente il cammino post-conciliare attraverso il
Magistero Pontificio, l’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di
Paolo VI, le relazioni delle Conferenze del CELAM (Conferenza
episcopale latino-americana), e le esperienze pastorali realizzate nei diversi
luoghi e ambienti della Chiesa. Dopo venticinque anni di cammino faticoso
per il mondo e per la Chiesa, la Redemptoris missio fa una sintesi di tutto
quello che si riferisce alla missione (cf. RM 2.35-36).
L’Enciclica ha il suo fondamento nella visione del Concilio Vaticano II,
non solo per quanto riguarda gli aspetti teologici e l’apertura degli
orizzonti pastorali, ma anche per l’ottimismo del suo contenuto
(cf. RM 2.6.32.40.86). Del Concilio prende la dinamica e la visione, e
propone un discernimento delle posizioni teoriche e pratiche presenti nella
Chiesa. Dal Concilio in particolare raccoglie le finalità globali che
Giovanni XXIII aveva a cuore. Infatti, nella Costituzione apostolica con cui
viene convocato il Concilio Vaticano II il Papa ricorda il mandato
missionario di Gesù e propone il rinnovamento della Chiesa e la diffusione
della verità cristiana nel mondo in cui viviamo.
Nella Redemptoris missio si trovano anche le grandi linee
dell’insegnamento e dell’attività di Giovanni Paolo II, cominciando dal
titolo che ricorda la sua prima Enciclica programmatica Redemptor
hominis, sul mistero della redenzione. Le otto Encicliche precedenti hanno
una corrispondenza puntuale in quest’ultima per quanto riguarda i vari temi
trattati. Oltre il suo pensiero e insegnamento, l’Enciclica mostra anche
l’impulso missionario del Papa, manifestato nei suoi numerosi viaggi di
evangelizzazione (cf. RM 1.63), nei suoi incontri anche con i non cristiani
8
Cf. M. ZAGO, «Sentido y alcance de la Encíclica Redemptoris missio», in SEMANA
ESPAÑOLA DE MISIONOLOGIA 44, ed., La misión del año 2000, 5-7.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
54
(cf. RM 29.92), e nei suoi discorsi specialmente alle giovani Chiese. Tutto
questo si può riconoscere sia nel testo sia nelle note.
Comunque, l’Enciclica non è soltanto un gesto commemorativo del
venticinquesimo anniversario del Decreto missionario del Concilio
Vaticano II, come evidenziato nell’introduzione e alla fine, bensì è
l’espressione di un chiaro impegno del Papa di coinvolgere tutta la Chiesa
nell’evangelizzazione missionaria del mondo non cristiano in costante
aumento. Trattasi di un documento di grande importanza non solo per
comprendere il pensiero del Papa, ma anche per conoscere il cammino
ecclesiale nelle orme del Concilio, e ancora di più per comprendere la
coscienza della Chiesa, attraverso il suo Pastore supremo e la sua missione
nel mondo.
Le situazioni attuali del mondo offrono una grande opportunità alla
missione universale (cf. RM 3.37-38) e da parte sua, la Chiesa può
presentarsi al mondo non cristiano in forma più evangelica, senza l’aiuto
del conquistatore o del colonizzatore; si presenta in questi paesi con spirito
di rispetto e di servizio9; nell’Enciclica, il Papa vuole
rassicurare i non cristiani e, in particolare, le autorità dei paesi verso cui si
rivolge l’attività missionaria, che questa ha un unico fine: servire
l’uomo rivelandogli l’amore di Dio, che si è manifestato in Gesù Cristo.
Popoli tutti, aprite le porte a Cristo! Il suo Vangelo nulla toglie alla libertà
dell’uomo, al dovuto rispetto delle culture, e a quanto c’è di buono in ogni
religione (RM 2-3).
Infine, l’Enciclica intuendo nelle situazioni attuali del mondo, alla vigilia
del terzo millennio, una grande opportunità per portare il Vangelo a tutti,
vuol incoraggiare la Chiesa a fare uno sforzo autenticamente missionario
(cf. RM 86.92).
2. Le prospettive di futuro che scaturiscono dall’Enciclica RM
La Redemptoris missio ha riaffermato, come abbiamo detto, la
prospettiva del Concilio Vaticano II. Ha ratificato ed armonizzato le
esperienze missionarie degli anni post-conciliari. Ma soprattutto si proietta
verso il futuro.
Il Papa invita a un cambio radicale simile ai grandi cambiamenti storici
nei quali la Chiesa si proiettò verso nuove frontiere (cf. RM 30). Si possono
9
Cf. J. LÓPEZ-GAY, «Redemptoris missio»,
URBANIANA, ed., Dizionario di missiologia, 415.
in
PONTIFICIA
UNIVERSITÀ
CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO»
55
così delineare alcune caratteristiche importanti di queste proposte sostenute
dalla Redemptoris missio, come vedremo in seguito10.
2.1 Una Chiesa rinnovata per la missione
Il Sommo Pontefice chiede prima di tutto una maggiore coscienza e un
impegno più concreto a tutta la Chiesa riguardo all’attività missionaria in
favore di popoli e gruppi non cristiani che costituiscono due terzi
dell’umanità.
La missione non può essere riservata a una minoranza. Tutti possono e
devono cooperare (cf. RM 61-62, 77-82). «Essa costituisce il primo
servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo e all’intera umanità nel
mondo odierno» (RM 2; cf. 31.34.44.58-59). Tutti gli stati di vita e tutti i
carismi ecclesiali hanno il loro contributo da offrire (cf. RM 67-76). Questa
missionarietà si è sviluppata in forme diverse fin dall’epoca apostolica.
La missione ad gentes, pur avendo anche missionari «a vita» che vi si
dedicavano per una speciale vocazione, era di fatto considerata come il frutto
normale della vita cristiana, l’impegno per ogni credente mediante la
testimonianza personale e l’annunzio esplicito, quanto possibile (RM 27).
Tutta la Chiesa deve compromettersi con il mondo che non è ancora
cristiano ed allo stesso tempo ogni Chiesa particolare dovunque si trovi
deve vivere la dimensione missionaria che gli è inerente.
Tale programma deve tener in conto delle grandi necessità alle quali la
Chiesa deve rispondere. È vero che esistono strutture ecclesiali in quasi
tutti i paesi del mondo, però la loro incarnazione e irradiazione sono molte
volte minime. Ci sono ancora Chiese formate da comunità considerate di
fatto straniere, come nel nord d’Africa; altre che raggruppano minoranze
esigue di popolazione; altre cui manca visibilità e dinamismo missionario.
Le aree non evangelizzate non si limitano ad alcune zone geografiche,
bensì a causa delle migrazioni si propagano a macchia d’olio. Sorgono così
nuovi areopaghi sociali e culturali che occorre evangelizzare, come il
mondo della comunicazione sociale, la ricerca scientifica applicata alla vita
(cf. RM 37), che rappresentano contesti di prima evangelizzazione,
specialmente nelle grande città del mondo più sviluppato.
La Chiesa deve perciò promuovere dovunque il rinnovamento delle
comunità per renderle sempre più vive ed esempio di testimonianza di fede;
deve promuovere una nuova evangelizzazione a favore di quelle persone
che non sono più cristiane, come per quelle che non lo sono mai
state (cf. RM 31-38).
10
Cf. M. ZAGO, «Sentido y alcance de la Encíclica Redemptoris missio», in SEMANA
ESPAÑOLA DE MISIONOLOGIA 44, ed., La misión del año 2000, 15-21.
56
I «RICORDI» DI DON BOSCO
Con l’impegno missionario Giovanni Paolo II intende rinnovare tutta la
vita della Chiesa. «La chiamata alla missione deriva di per sé dalla
chiamata alla santità. […] L’universale vocazione alla santità è strettamente
collegata all’universale vocazione alla missione. Ogni fedele è chiamato
alla santità e alla missione» (RM 90).
L’impegno missionario favorisce la rigenerazione della pastorale e aiuta
al rinnovamento spirituale delle stesse comunità cristiane. «La fede si
rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà
ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (RM 2;
cf. 34.39.77.90).
Solidale con la stessa umanità, gli stessi problemi sociali ed economici
dei paesi poveri troveranno soluzioni nella compartecipazione e con un
nuovo stile di vita dei paesi ricchi (cf. RM 59).
La rinnovata spinta verso la missione ad gentes esige missionari santi. Non
basta rinnovare i metodi pastorali, né organizzare e coordinare meglio le forze
ecclesiali, né esplorare con maggiore acutezza le basi bibliche e teologiche
della fede: occorre suscitare un nuovo «ardore di santità» fra i missionari e in
tutta la comunità cristiana (RM 90; cf. 77,87-91).
L’Enciclica propone una missione integrale, secondo diverse possibilità
e dovunque si svolgano attività di missione, come la promozione umana, il
dialogo, l’impegno per la giustizia, la testimonianza anche esplicita, che
porta all’annuncio adottando le diverse vie della missione espresse dal Papa
nel capitolo quinto.
Perciò è necessario impegnarsi sempre e dovunque a favore della libertà
e della reciprocità anche se bisogna saper accettare croce e persecuzione.
Questo esige la promozione e la comunione di tutti i carismi, destinati a
costruire il corpo che è la Chiesa, attraverso la missione affidata a tutti
anche se con modalità e esigenze diverse. Questa integralità esige inoltre
un maggiore numero e varietà di missionari (cf. RM 41-60).
Come l’economia salvifica è incentrata in Cristo, così l’attività missionaria
tende alla proclamazione del suo mistero (RM 44). La Chiesa è effettivamente
e concretamente a servizio del regno. Lo è, anzitutto, con l’annunzio che
chiama alla conversione: è, questo, il primo e fondamentale servizio alla
venuta del regno nelle singole persone e nella società umana (RM 20;
cf. 31.34.40.44-47.55.58-59).
Nell’integralità delle attività missionarie, l’annuncio deve occupare il
primo posto, perché la missione per sua stessa natura tende all’annuncio.
CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO»
57
2.2 Una missione di comunione fra le Chiese
La Redemptoris missio propone un’attività missionaria che rispetti la
libertà delle persone (cf. RM 7-8.35.39.46-47), delle culture dei popoli
(cf. RM 24-25.34.37.52-54), delle religioni (cf. RM 5-6.9-11.28-29.46.5557.91). Tale rispetto ricolloca nel valore proprio e connaturale queste stesse
realtà.
Dio chiama a sé tutte le genti in Cristo, volendo loro comunicare la pienezza
della sua rivelazione e del suo amore; né manca di rendersi presente in tanti
modi non solo ai singoli individui, ma anche ai popoli mediante le loro
ricchezze spirituali, di cui le religioni sono precipua ed essenziale espressione,
pur contenendo «lacune, insufficienze ed errori» (RM 55; cf. 21.88).
Da questa realtà nasce una relazione di rispetto nei confronti degli altri,
credenti o non credenti, chiamata dialogo, che è allo stesso tempo una
spiritualità e un’attività specifica della missione (cf. RM 55-57). La
presenza del seme della Parola e dell’azione dello Spirito in queste realtà è
anche motivo di inculturazione ecclesiale (cf. RM 52).
Le giovani Chiese, cioè le comunità cristiane fondate negli ultimi secoli,
devono essere protagoniste della missione nel proprio ambiente e nel
mondo. Dal loro impegno missionario dipenderà il futuro di tutta la Chiesa
(cf. RM 2.48-49.62.64.66-67.85.91). Esse sono presenza concreta, segno e
sacramento del Regno, nei diversi contesti a maggioranza non cristiani. Ad
esse il Signore invia vocazioni. Il Papa chiede loro con insistenza tra
l’altro:
Lungi dall’isolarvi, accogliete volentieri i missionari e i mezzi dalle altre
Chiese, e mandatene voi stesse nel mondo! (RM 85).
Essendo giovani nella fede, dovete essere come i primi cristiani, e irradiare
entusiasmo e coraggio, in generosa dedizione a Dio e al prossimo; in una
parola, dovete mettervi sula via della santità (RM 91).
La missione come comunione fu un tema molto apprezzato già alcuni
anni prima. L’Enciclica assume questo valore e questa necessità. Però
sottolinea che se la comunione è per la missione, allo stesso tempo
l’impegno missionario favorisce l’unità ecclesiale.
In questo vincolo essenziale di comunione tra la Chiesa universale e le Chiese
particolari si esercita l’autentica e piena missionarietà: «In un mondo che col
crollare delle distanze si fa sempre più piccolo, le comunità ecclesiali devono
collegarsi fra di loro, scambiarsi energie e mezzi, impegnarsi insieme
nell’unica e comune missione di annunciare e vivere il Vangelo» (RM 62).
La missione è intercambio: «Cooperare alla missione vuol dire non solo
dare, ma anche saper ricevere»: tutte le Chiese particolari, giovani e
58
I «RICORDI» DI DON BOSCO
antiche, sono chiamate a dare e a ricevere all’interno della missione
universale e nessuna deve chiudersi in se stessa» (RM 85). Però la
Redemptoris missio ricorda:
La missione della Chiesa è più vasta della «comunione fra le Chiese»:
questa deve essere orientata, oltre che all’aiuto per la rievangelizzazione,
anche e soprattutto nel senso della missionarietà specifica. Mi appello a tutte
le Chiese, giovani e antiche, perché condividano con me questa
preoccupazione, curando l’incremento delle vocazioni missionarie e superando
le varie difficoltà (RM 64).
2.3 Una missione di cooperazione con Cristo e con lo Spirito
Tutta la Chiesa deve essere missionaria, ogni comunità e ognuno dei suoi
membri. Per dare impulso a questa missionarietà sono necessari i
missionari.
La vocazione speciale dei missionari ad vitam conserva tutta la sua validità:
essa rappresenta il paradigma dell’impegno missionario della Chiesa, che ha
sempre bisogno di donazioni radicali e totali, di impulsi nuovi e arditi (RM 66;
cf. 32.64-74.79-80.84).
Si chiede con insistenza la promozione delle vocazioni missionarie:
La promozione di tali vocazioni è il cuore della cooperazione: l’annunzio del
Vangelo richiede annunziatori, la messe ha bisogno di operai, la missione si fa
soprattutto con uomini e donne consacrati a vita all’opera del Vangelo,
disposti ad andare in tutto il mondo per portare la salvezza (RM 79).
La missione ha bisogno del contributo e della riflessione dei teologi per
rispondere alle nuove sfide missionarie e per la stessa animazione
missionaria (cf. RM 2.36.83). L’Enciclica insiste sull’importanza della
teologia per la comprensione e per lo slancio della missione, e afferma che
la crisi attuale della missione ha le sue radici soprattutto nel campo della
teologia, come è detto in modo particolare nei tre primi capitoli
(cf. RM 6.8-9.11.17-18.28-29.40-60).
La Redemptoris missio ha sviluppato in modo considerevole gli aspetti
cristologici e pneumatologici della missione, tracciando non solo i
fondamenti e i contenuti riferiti al Mistero Trinitario, ma anche illustrando
il ruolo che le Persone trinitarie hanno nella missione. Nell’analisi del
mandato missionario di Gesù, il Santo Padre conclude dicendo:
Tutti gli evangelisti, però, sottolineano che la missione dei discepoli è
collaborazione con quella di Cristo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo» (Mt 28,20). La missione, pertanto, non si fonda sulle
capacità umane, ma sulla potenza del Risorto (RM 23; cf. 16.36.42.88).
CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO»
59
Lo Spirito Santo invero è il protagonista di tutta la missione ecclesiale: la sua
opera rifulge eminentemente nella missione ad gentes, come appare nella
Chiesa primitiva per la conversione di Cornelio (At 10,1), per le decisioni
circa i problemi emergenti (At 15,1), per la scelta dei territori e dei popoli
(At 16,6ss). Lo Spirito opera per mezzo degli apostoli, ma nello stesso tempo
opera anche negli uditori (RM 21; cf. 44-45.88).
Lo Spirito guida la missione (cf. RM 24-25), è presente e opera in ogni
luogo ed in ogni tempo (cf. RM 28), svolge un’opera di preparazione
evangelica in relazione al Cristo (cf. RM 29).
La missione come opera realizzata principalmente da Cristo attraverso lo
Spirito, fonda ed esige la spiritualità della Chiesa e del missionario: «tale
spiritualità si esprime, innanzitutto, nel vivere in piena docilità allo Spirito:
essa impegna a lasciarsi plasmare interiormente da lui, per divenire sempre
più conformi a Cristo» (RM 87).
Infine, «proprio perché “inviato”, il missionario sperimenta la presenza
confortatrice di Cristo, che lo accompagna in ogni momento della sua vita:
“Non aver paura… perché io sono con te” (At 18,9-10), e lo aspetta nel
cuore di ogni uomo» (RM 88).
CONCLUSIONE
I «Ricordi» di don Bosco affidati ai primi missionari non contenevano in
sé tutti gli aspetti missiologici e teologici prodotti della recente riflessione
ecclesiale. Nonostante il suo sguardo determinato ed ottimista verso il
futuro, riflette le categorie del suo tempo.
Il contenuto dei «Ricordi» nasce da una parte dalla sua esperienza
personale e dall’altra, dallo spirito dei documenti missionari emanati dal
Concilio Vaticano I, che lui ha vissuto con intensità, come noi viviamo i
frutti del Concilio Vaticano II nella riflessione e nell’azione della Chiesa
nei nostri giorni.
Nei «Ricordi» non troviamo, ad esempio, riferimenti concreti ed espliciti
alla necessità di «adattamento alle culture» locali verso cui erano diretti.
Però nel suo discorso nella cerimonia di congedo parla della necessaria
preparazione psicologica per chi deve partire per un paese lontano,
della diversità delle proprie esigenze rispetto a quelle della missione, della
necessità di una continua testimonianza ed della fiducia che doveva
animarli in ogni momento.
Il magistero della Chiesa universale è la fonte delle sue riflessioni e
questa permette a don Bosco di superare i limiti spazio temporali della sua
esperienza e di raccogliere nei «Ricordi» indicazioni valide che
attraversano lo spazio e il tempo della loro redazione. Anche se non si
trovano espliciti riferimenti alle parole «adattamento alle culture», il cui
concetto si trova ripetutamente negli Schemi del Concilio Vaticano I che
abbiamo segnalato, tutti i «Ricordi» del terzo gruppo riguardanti il metodo
dell’azione missionaria, sono relativi all’adattamento al paese di missione
dove i missionari erano inviati.
Non si può pretendere in quell’epoca e nella mentalità delle persone del
Concilio Vaticano I di trovare espresse le attuali esigenze dell’ecumenismo
che ci porta a cercare l’unione e la concordia con altre esperienze religiose.
I protestanti e tutta l’azione ecumenica erano oggetto di rifiuto. Don Bosco
viveva immerso in quell’ambiente ecclesiale del Vaticano I, ereditato dalle
guerre di religione del Rinascimento e della Controriforma.
Se i primi missionari salesiani partirono ricchi di riferimenti spirituali e
pastorali, li troviamo invece impreparati nella conoscenza della lingua,
necessaria per svolgere l’attività immediata con qualità ed efficienza.
62
I «RICORDI» DI DON BOSCO
Dall’abbondante corrispondenza scambiata con don Bosco traspare come le
difficoltà linguistiche rallentino l’opera missionaria nel suo complesso.
Con riferimento al contenuto della Redemptoris missio e all’esperienza
maturata nella Chiesa con il Concilio Vaticano II (1962-1965), troviamo
certamente altri aspetti che non sono stati contemplati nei «Ricordi» di
don Bosco. Nonostante ciò, leggendoli con attenzione, li troviamo molto
vicini alla realtà e alle esigenze della missione odierna. Possiamo dire che
don Bosco ha offerto un programma di vita con delle sfide che ancora oggi
trovano la loro piena attualità.
Dopo più di cento anni molti concetti teologici riguardanti la missione
sono stati arricchiti; sono stati specificati i criteri geografici, antropologici,
ecclesiologici e soteriologici della missione; sono stati ampliati gli
orizzonti e gli ambiti della missione, contemplando nuovi fenomeni sociali,
nuove aree culturali o areopaghi moderni; sono state ridefinite le vie della
missione, chiarito le responsabilità dell’attività pastorale, le forme di
cooperazione ed infine, la spiritualità che deve accompagnare la missione
ad gentes, la cura pastorale e la nuova evangelizzazione nella Chiesa dei
nostri tempi.
Possiamo dire perciò che la Chiesa esige non solo una nuova
evangelizzazione, ma anche una nuova missione, che risponda alle nuove
necessità ed alla nuova comprensione che la Chiesa possiede di sé stessa e
della sua attività.
Certamente gli orizzonti della missione si fanno illimitati. Le diverse
finalità ed attività missionarie rendono la missione ancora più necessaria e
più bisognosa dell’impegno di tutti e di vocazioni speciali. Gli orizzonti
della missione sono illimitati non solo a causa delle cifre, ma soprattutto
tenendo conto del ruolo salvifico ed universale di Gesù Cristo, unico
Salvatore e modello perfetto dell’umanità di tutti i tempi (cf. RM 4-8). Gli
orizzonti della missione sono illimitati ancora, perché la Chiesa, della quale
facciamo parte, è strumento necessario di salvezza per la costruzione del
Regno di Dio, al quale tutti sono chiamati (cf. RM 9).
La missione ad gentes non può essere trascurata dalla Chiesa, né da
alcun cristiano. Impegnarsi per la missione è una esigenza di fedeltà a
Cristo e di servizio all’uomo; è una forma per crescere nella propria
identità cristiana.
Il nostro tempo, con l’umanità in movimento e in ricerca, esige un rinnovato
impulso nell’attività missionaria della Chiesa. Gli orizzonti e le possibilità
della missione si allargano, e noi cristiani siamo sollecitati al coraggio
apostolico, fondato sulla fiducia nello Spirito. È lui il protagonista della
missione! Sono numerosi nella storia dell’umanità le svolte epocali che
stimolano il dinamismo missionario, e la Chiesa, guidata dallo Spirito, vi ha
CONCLUSIONE
63
sempre risposto con generosità e lungimiranza […]. Oggi la Chiesa deve
affrontare altre sfide, proiettandosi verso nuove frontiere sia nella prima
missione ad gentes sia nella nuova evangelizzazione di popoli che hanno già
ricevuto l’annuncio di Cristo. Oggi a tutti i cristiani, alle Chiese particolari e
alla Chiesa universale sono richiesti lo stesso coraggio che mosse i missionari
del passato e la stessa disponibilità ad ascoltare la voce delle Spirito (RM 30).
Nonostante i loro limiti, questi «Ricordi» contengono la spiritualità
missionaria di tutti i salesiani inviati da don Bosco in America. Sono la
sintesi ottimista, franca, austera e coraggiosa della preparazione dottrinale,
morale, ascetica e pratica che i salesiani della prima spedizione del 1875
portarono in quel paese di missione. Sono il «breviario» di tutta l’attività
missionaria della Congregazione Salesiana, che dopo l’approvazione
ufficiale delle sue Costituzioni nel 1874, iniziava a offrire il suo contributo
alla Chiesa, Popolo di Dio, che per natura si definisce missionaria
(cf. AG 2).
In occasione della commemorazione dei «125 anni di spedizioni
missionarie», così si esprime il consigliere generale per le missioni
salesiane, don Luciano Odorico:
Tra gli obiettivi che l’azione missionaria non deve trascurare, bisogna
annotare le «missioni» che la Redemptoris missio indica come le nuove
frontiere per l’evangelizzazione: i nuovi contesti sociali e culturali. Tra i primi
il cosiddetto «quarto» mondo dell’emarginazione, dei rifugiati e degli
immigrati. Tra i secondi, il mondo dei mass media e delle ricerche
biogenetiche. Mondi che si fanno strada senza l’incidenza del messaggio
religioso ed etico. Ci sono molte urgenze. Fra le più pressanti l’acquisizione di
parametri chiari per l’inculturazione del carisma salesiano che rispetti le
diversità geografiche e culturali. In secondo luogo, la preparazione di itinerari
di animazione missionaria, di prima evangelizzazione e di dialogo
interreligioso. Una terza priorità, è quella di far combaciare l’urgenza della
prima evangelizzazione con l’educazione e la promozione umana,
specialmente nei paesi molto poveri e nei continenti in gravi necessità. […] La
quarta urgenza reclama strategie di emergenza e di assistenza soprattutto nel
campo dei rifugiati. Approntare piani di assistenza non significa scadere
nell’assistenzialismo, ma rispondere coraggiosamente alle gravi e spesso
tragiche situazioni di abbandono individuale e sociale1.
La Chiesa pellegrina sulla terra deve continuare il suo percorso secondo
le ispirazioni dello Spirito Santo, vivendo in atteggiamento di ascolto e di
contemplazione permanente delle cose visibili ed invisibili e cercando
di rispondere sempre alle nuove necessità.
1
L. ODORICO, «Missione salesiana fra tradizione e futuro», ANSmag, Anno IV/62,
15 ottobre 2000, 6.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
64
Il «Progetto di animazione e governo del Rettor Maggiore e del suo
Consiglio per il sessennio 2008-2014»2 presenta le sfide per rispondere ai
bisogni dei nostri giorni, divise in tre aree di animazione con i rispettivi
obiettivi, seguiti dai processi e dagli interventi concreti per la loro
realizzazione.
In questo lavoro faccio riferimento solo agli obiettivi, all’interno delle
aree di animazione: nella prima area intitolata «vocazione missionaria ad
gentes», si chiede di «mantenere viva la vocazione missionaria ad gentes»,
e di «qualificare la formazione dei missionari ad gentes»; nella seconda,
dedicata all’«animazione missionaria», si invita a «mantenere vivo
l’impegno per le missioni ad gentes in tutte le Ispettorie, come un
lineamento essenziale della Congregazione», ed a «qualificare
l’animazione missionaria in ogni Ispettoria»; infine, nella terza area
riguardante la «solidarietà missionaria», si propone di «suscitare la
solidarietà missionaria dei confratelli verso le aree più bisognose»,
«coordinare la solidarietà economica verso le aree più bisognose» e, per
ultimo «favorire la sinergia missionaria» nella Congregazione.
Con la breve presentazione di un «sogno» all’inizio di ogni capitolo
abbiamo conosciuto don Bosco grande sognatore che diede grande
importanza a certi suoi sogni che gli fecero vedere anticipatamente il
progetto che Dio gli affidava.
L’attuale Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, don Pasqual
Chávez Villanueva, afferma: «Sognare era per don Bosco, senza dubbio,
un’altra forma di credere, un modo nuovo di vivere “come se vedesse
l’invisibile” (Eb 11,27)». E citando W. Nigg, aggiunge che lui «era
totalmente aperto al soprannaturale e la sua comunicazione con quel mondo
si manifestava particolarmente nei sogni»3.
Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, egli era aperto alle
realtà terrestri; profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito
Santo, viveva «come se vedesse l’invisibile» (Eb 11,27).
Questi due aspetti si sono fusi in un progetto di vita fortemente unitario: il
servizio dei giovani. Lo realizzò con fermezza e costanza, fra ostacoli e
fatiche, con la sensibilità di un cuore generoso. «Non diede passo, non
pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la
salvezza della gioventù… Realmente non ebbe a cuore altro che le anime»4.
2
Cf. ACG 402, 8 settembre 2008.
BS, luglio/agosto 2002, 2.
4
C 21.
3
CONCLUSIONE
65
Concludiamo il nostro lavoro con una delle preghiere con cui tutti i
salesiani sono invitati ad iniziare la loro giornata, riconoscendo in
don Bosco il loro fondamentale modello di vita e in Maria la Madre della
Chiesa e Ausiliatrice dei cristiani5.
Grazie, Signore, per don Bosco:
Tu ce lo hai donato come padre e maestro.
In lui celebriamo le meraviglie del tuo amore,
uno splendido accordo di natura e di grazia,
fusi in un unico progetto di vita:
il sevizio dei giovani.
Vergine Maria,
Tu hai sempre guidato don Bosco
e lo hai sostenuto nella sua opera.
Noi crediamo che sei presente tra noi
e continui la tua «missione di Madre delle Chiesa
e Ausiliatrice dei cristiani».
Ci affidiamo a te,
umile serva in cui il Signore ha fatto grandi cose,
per diventare tra i giovani
testimoni dell’amore inesauribile del tuo Figlio.
Amen.
5
DICASTERO PER LA FORMAZIONE, ed., In dialogo con il Signore, 67.
APPENDICE
1. I «Ricordi» di don Bosco ai missionari1
Venti «Ricordi» di don Bosco affidati ai primi missionari salesiani in partenza
per l’Argentina, l’11 novembre 1875, consegnati di sua mano mentre si
allontanavano dall’altare di Maria Ausiliatrice a Torino:
1. Cercate anime, ma non danari, né onori, né dignità.
2. Usate carità e somma cortesia con tutti; ma fuggite le conversazioni e la
famigliarità colle persone di altro sesso o di sospetta condotta.
3. Non fate visite se non per motivi di carità o di necessità.
4. Non accettate mai inviti di pranzo, se non per gravissime ragioni. In questi
casi procurate di essere in due.
5. Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri,
e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini.
6. Rendete ossequio a tutte le autorità Civili, Religiose, Municipali e
Governative.
7. Incontrando persona autorevole per via, datevi premura di salutarla
ossequiosamente.
8. Fate lo stesso verso le persone Ecclesiastiche o aggregate a Istituti Religiosi.
9. Fuggite l’ozio e le quistioni. Gran sobrietà nei cibi, nelle bevande e nel
riposo.
10. Amate, temete, rispettate gli altri Ordini Religiosi e parlatene sempre bene.
È questo il mezzo di farvi stimare da tutti e promuovere il bene della
Congregazione.
11. Abbiatevi cura della sanità. Lavorate, ma solo quanto le proprie forze
comportano.
12. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle
abitazioni, e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore
degli uomini.
13. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi, ma non portatevi mai né
invidia né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti; le pene e le
sofferenze di uno siano considerate come pene e sofferenze di tutti, e ciascuno
studi di allontanarle o almeno mitigarle.
1
MB XI, 389-390; E II, 516-517.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
68
14. Osservate le vostre Regole, né mai dimenticate l’esercizio mensile della
buona morte.
15. Ogni mattino raccomandate a Dio le occupazioni della giornata,
nominatamente le confessioni, le scuole, i catechismi, e le prediche.
16. Raccomandate costantemente la devozione a Maria Ausiliatrice ed a Gesù
Sacramentato.
17. Ai giovanetti raccomandate la frequente Confessione e Comunione.
18. Per coltivare le vocazioni Ecclesiastiche insinuate: 1º Amore alla castità;
2º Orrore al vizio opposto; 3º Separazione dai discoli; 4º Comunione
frequente; 5º Usate con loro carità, amorevolezza e benevolenza speciale.
19. Nelle relazioni, nelle cose contenziose, prima di giudicare si ascoltino
ambe le parti.
20. Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran
premio preparato in cielo.
Amen.
2. Don Bosco: il sogno dei nove anni2
Primo sogno di Giovanni Bosco avvenuto nel 1824, riguardo alla sua missione
futura tra i giovani, in cui gli è indicato: il campo di lavoro (gioventù degli
ambienti popolari); il metodo educativo («non colle percosse, ma colla
mansuetudine e colla carità»); le qualità di educatore («umile, forte, robusto»); la
Maestra e l’aiuto («ti darò la Maestra»); e i frutti («animali feroci» convertiti in
«mansueti agnelli»).
All’età di nove anni circa ho fatto un sogno che mi rimase profondamente
impresso nella mente per tutta la vita. Nel sonno mi parve di essere vicino a
casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di
fanciulli che si trastullavano. Alcuni ridevano, altri giuocavano, non pochi
bestemmiavano. All’udire quelle bestemmie mi sono subito lanciato in mezzo
di loro, adoperando pugni e parole per farli tacere. In quel momento apparve
un Uomo venerando, in età virile, nobilmente vestito. Un manto bianco gli
copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così luminosa, che io non poteva
rimirarla. Egli mi chiamò per nome, e mi ordinò di pormi alla testa di quei
fanciulli, aggiungendo queste parole:
― Non colle percosse, ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare
questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a far loro un’istruzione sulla
bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù.
Confuso e spaventato soggiunsi che io era un povero ed ignorante fanciullo,
incapace di parlare di religione a quei giovanetti. In quel momento quei
ragazzi cessando dalle risse, dagli schiamazzi e dalle bestemmie, si raccolsero
tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere che mi dicessi:
2
MO 34-37; MB I, 123-126.
APPENDICE
69
― Chi siete voi, soggiunsi, che mi comandate cosa impossibile?
― Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili
coll’obbedienza e coll’acquisto della scienza.
― Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza?
― Io ti darò la Maestra, sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente, e
senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.
― Ma chi siete voi che parlate in questo modo?
― Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti ammaestrò di salutare tre volte al
giorno.
― Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza
suo permesso; perciò ditemi il vostro nome.
― Il mio nome domandalo a Mia Madre.
In quel momento vidi accanto a lui una Donna di maestoso aspetto, vestita di
un manto che risplendeva da tutte parti, come se ogni punto di quello fosse
una fulgidissima stella. Scorgendomi ognor più confuso nelle mie domande e
risposte, mi accennò di avvicinarmi a Lei, che presomi con bontà per mano, mi
disse:
― Guarda!
Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti, ed in loro vece vidi
una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, di orsi e di parecchi altri animali.
― Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare, continuò a dire quella Signora.
Renditi umile, forte, robusto; e ciò che in questo momento vedi succedere di
questi animali, tu dovrai farlo pei figli miei.
Volsi allora lo sguardo, ed ecco, invece di animali feroci, apparvero altrettanti
mansueti agnelli, che tutti saltellando correvano attorno belando, come per far
festa a quell’Uomo e a quella Signora.
A quel punto, sempre nel sonno, mi misi a piangere, e pregai quella Donna a
voler parlare in modo da capire, perciocché io non sapeva quale cosa si
volesse significare. Allora Ella mi pose la mano sul capo dicendomi:
― A suo tempo tutto comprenderai.
Ciò detto, un rumore mi svegliò, ed ogni cosa disparve. Io rimasi sbalordito.
Sembravami di avere le mani che facessero male pei pugni che aveva dato, che
la faccia mi dolesse per gli schiaffi ricevuti da quei monelli; di poi quel
Personaggio, quella Donna, le cose dette e quelle udite mi occuparono
talmente la mente, che per quella notte non mi fu più possibile prendere sonno.
Al mattino ho tosto con premura raccontato quel sogno prima ai miei fratelli,
che si misero a ridere, poi a mia madre ed alla nonna. Ognuno dava al
medesimo la sua interpretazione. Il fratello Giuseppe diceva:
― Tu diventerai guardiano di capre, di pecore o di altri animali.
Mia madre:
― Chi sa che non abbi a diventar prete.
Antonio con secco accento:
― Forse sarai capo di briganti.
I «RICORDI» DI DON BOSCO
70
Ma la nonna, che sapeva assai di teologia ed era del tutto analfabeta, diede
sentenza definitiva dicendo:
― Non bisogna badare ai sogni.
Io era del parere di mia nonna, tuttavia non mi fu mai possibile di togliermi
quel sogno dalla mente. Le cose che esporrò in appresso daranno a ciò qualche
significato. Io ho sempre taciuto ogni cosa; i miei parenti non ne fecero caso.
Ma quando, nel 1858, andai a Roma per trattare col Papa della Congregazione
Salesiana, egli si fece minutamente raccontare tutte le cose che avessero anche
solo apparenza di soprannaturale. Raccontai allora la prima volta il sogno fatto
in età di nove in dieci anni. Il Papa mi comandò di scriverlo nel suo senso
letterale, minuto, e lasciarlo per incoraggiamento ai figli della Congregazione,
che formava lo scopo di quella gita a Roma.
3. Le missioni: il sogno sulla Patagonia3
Primo sogno di don Bosco sulle missioni, avvenuto verso il 1872. Lo raccontò
per la prima volta al Papa Pio IX nel marzo 1876, e dopo ad alcuni dei suoi
salesiani in privato. Questo sogno sostenne la sua decisione di iniziare l’attività
missionaria in Patagonia e mettere in pratica un’idea che portava con sé, fin dai
primi anni del seminario.
Mi parve di trovarmi in una regione selvaggia ed affatto sconosciuta. Era
un’immensa pianura, tutta incolta, nella quale non scorgevansi né colline né
monti. Nelle estremità lontanissime però tutta la profilavano scabrose
montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. Erano quasi nudi,
di un’altezza e statura straordinaria, di un aspetto feroce, coi capelli ispidi e
lunghi, di colore abbronzato e nerognolo, e solo vestiti di larghi mantelli di
pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Avevano per armi una
specie di lunga lancia e la fionda (il lazo).
Queste turbe di uomini, sparse qua e là, offrivano allo spettatore scene diverse:
questi correvano dando la caccia alle fiere; quelli andavano, portavano
conficcati sulle punte delle lance pezzi di carne sanguinolenta. Da una parte
gli uni si combattevano fra di loro; altri venivano alle mani con soldati vestiti
all’europea, ed il terreno era sparso di cadaveri. Io fremeva a questo
spettacolo; ed ecco spuntare all’estremità della pianura molti personaggi, i
quali, dal vestito e dal modo di agire, conobbi Missionari di varie Ordini.
Costoro si avvicinavano per predicare a quei barbari la religione di Gesù
Cristo. Io li fissai ben bene, ma non ne conobbi alcuno. Andarono in mezzo a
quei selvaggi; ma i barbari, appena li vedevano, con un furore diabolico, con
una gioia infernale, loro erano sopra e tutti li uccidevano, con feroce strazio li
squartavano, li tagliavano a pezzi, e ficcavano i brani di quelle carni sulla
punta delle loro lunghe picche. Quindi si rinnovavano di tanto in tanto le scene
delle precedenti scaramucce fra di loro e con i popoli vicini.
3
MB X, 54-55.
APPENDICE
71
Dopo di essere stato ad osservare quegli orribili macelli, dissi tra me: «Come
fare a convertire questa gente così brutale?» Intanto vedo in lontananza un
drappello d’altri missionari che si avvicinavano ai selvaggi con volto ilare,
preceduti da una schiera di giovinetti.
Io tremava pensando: «Vengono a farsi uccidere.» E mi avvicinai a loro: erano
chierici e preti. Li fissai con attenzione e li riconobbi per nostri Salesiani.
I primi mi erano noti e sebbene non abbia potuto conoscere personalmente
molti altri che seguivano i primi, mi accorsi essere anch’essi Missionari
Salesiani, proprio dei nostri. «Come mai va questo?» esclamava. Non avrei
voluto lasciarli andare avanti ed era lì per fermarli. Mi aspettava da un
momento all’altro che incorressero la stessa sorte degli antichi Missionari.
Voleva farli tornare indietro, quando vidi che il loro comparire mise in
allegrezza tutte quelle turbe di barbari, le quali abbassarono le armi, deposero
la loro ferocia ed accolsero i nostri Missionari con ogni segno di cortesia.
Meravigliato di ciò diceva fra me: «Vediamo un po’ come ciò andrà a finire!»
E vidi che i nostri Missionari si avanzavano verso quelle orde di selvaggi; li
istruivano ed essi ascoltavano volentieri la loro voce; insegnavano ed essi
imparavano con premura; ammonivano, ed essi accettavano e mettevano in
pratica le loro ammonizioni.
Stetti ad osservare, e mi accorsi che i Missionari recitavano il santo Rosario,
mentre i selvaggi, correndo da tutte parti, facevano ala al loro passaggio e di
buon accordo rispondevano a quella preghiera.
Dopo un poco i Salesiani andarono a porsi nel centro di quella folla che li
circondò, e s’inginocchiarono. I selvaggi, deposte le armi per terra ai piedi dei
Missionari, piegarono essi pure le ginocchia. Ed ecco uno dei Salesiani
intonare: Lodate Maria, o lingue fedeli, e quelle turbe, tutte ad una voce,
continuare il canto di detta lode, così all’unisono e con tanta forza di voce, che
io, quasi spaventato, mi svegliai.
Questo sogno l’ebbi quattro o cinque anni fa e fece molta impressione sul mio
animo, ritenendo che fosse un avviso celeste. Tuttavia non ne capii bene il
significato particolare. Intesi però che trattavasi di Missioni straniere, le quali
prima d’ora avevano formato il mio più vivo desiderio.
4. La Chiesa: il sogno delle due colonne4
Il 26 maggio 1862, don Bosco aveva promesso ai suoi ragazzi di raccontare
loro qualche bella cosa nell’ultimo o nel penultimo giorno del mese. Perciò,
il 30 maggio alla sera raccontò una parabola o similitudine, come egli volle
chiamarla.
Vi voglio raccontare un sogno. È vero che chi sogna non ragiona, tuttavia io,
che a voi racconterei persino i miei peccati, se non avessi paura di farvi
scappar tutti e far cadere la casa, ve lo racconto per vostra utilità spirituale. Il
sogno l’ho fatto sono alcuni giorni.
4
MB VII, 169-171.
72
I «RICORDI» DI DON BOSCO
Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio, sopra uno
scoglio isolato e di non vedere altro spazio di terra, se non quello che vi sta
sotto i piedi. In tutta quella vasta superficie delle acque si vede una
moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, le prore delle quali sono
terminate da un rostro di ferro acuto a mo’ di strale, che ove è spinto ferisce e
trapassa ogni cosa. Queste navi sono armate di cannoni, cariche di fucili, di
altre armi di ogni genere, di materie incendiarie, e anche di libri, e si avanzano
contro una nave molto più grossa e più alta di tutte loro, tentando di urtarla col
rostro, di incendiarla o altrimenti di farle ogni guasto possibile.
A quella maestosa nave arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle,
che da lei ricevono i segnali di comando ed eseguiscono evoluzioni per
difendersi dalle flotte avversarie. Il vento è loro contrario e il mare agitato
sembra favorire i nemici.
In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste
colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sovra di una vi è la statua
della Vergine Immacolata, à cui piedi pende un largo cartello con questa
iscrizione: Auxilium Christianorum; sull’altra, che è molto più alta e grossa,
sta un’Ostia di grandezza proporzionata alla colonna e sotto un altro cartello
colle parole: Salus credentium.
Il comandante supremo sulla gran nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il
furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, pensa di
convocare intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tener consiglio e
decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa.
Tengono consesso, ma infuriando il vento sempre più e la tempesta, sono
rimandati a governare le proprie navi.
Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna per la seconda volta intorno a sé i
piloti, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna
spaventosa.
Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portar la nave in mezzo a
quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte
áncore e grossi ganci attaccati a catene.
Le navi nemiche si muovono tutte ad assalirla e tentano ogni modo per
arrestarla e farla sommergere. Le une cogli scritti, coi libri, con materie
incendiarie di cui sono ripiene e che cercano di gettarle a bordo; le altre coi
cannoni, coi fucili e coi rostri: il combattimento si fa sempre più accanito. Le
prore nemiche l’urtano violentemente, ma inutili riescono i loro sforzi e il loro
impeto. Invano ritentano la prova e sciupano ogni loro fatica e munizione: la
gran nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che,
percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura,
ma non appena è fatto il guasto spira un soffio dalle due colonne e le falle si
richiudono e i fori si otturano.
E scoppiano intanto i cannoni degli assalitori, si spezzano i fucili, ogni altra
arma ed i rostri; si sconquassano molte navi e si sprofondano nel mare. Allora
APPENDICE
73
i nemici furibondi prendono a combattere ad armi corte; e colle mani, coi
pugni, colle bestemmie e colle maledizioni.
Quand’ecco che il Papa, colpito gravemente, cade. Subito coloro, che stanno
insieme con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Papa è colpito la seconda
volta, cade di nuovo e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i
nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. Sennonché appena
morto il Pontefice un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo
hanno eletto così subitamente, che la notizia della morte del Papa giunge colla
notizia dell’elezione del successore. Gli avversari incominciano a perdersi di
coraggio.
Il nuovo Papa sbaragliando e superando ogni ostacolo, guida la nave sino alle
due colonne e giunto in mezzo ad esse, la lega con una catenella che pendeva
dalla prora ad un’áncora della colonna su cui stava l’Ostia; e con un’altra
catenella che pendeva a poppa la lega dalla parte opposta ad un’altra áncora
appesa alla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.
Allora succede un gran rivolgimento. Tutte le navi che fino a quel punto
avevano combattuto quella su cui sedeva il Papa, fuggono, si disperdono, si
urtano e si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le
altre. Alcune navicelle che hanno combattuto valorosamente col Papa vengono
per le prime a legarsi a quelle colonne.
Molte altre navi che, ritiratesi per timore della battaglia si trovano in gran
lontananza, stanno prudentemente osservando, finché dileguati nei gorghi del
mare i rottami di tutte le navi disfatte, a gran lena vogano alla volta di quelle
due colonne, ove arrivate si attaccano ai ganci pendenti dalle medesime, ed ivi
rimangono tranquille e sicure, insieme colla nave principale su cui sta il Papa.
Nel mare regna una gran calma.
Don Bosco a questo punto interrogò don Rua:
― Che cosa pensi tu di questo racconto?
Don Rua rispose:
― Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, di cui esso è il Capo: le navi gli
uomini, il mare questo mondo. Quei che difendono la grossa nave sono i buoni
affezionati alla Santa Sede, gli altri i suoi nemici, che con ogni sorta di armi
tentano di annientarla. Le due colonne di salute mi sembra che siano la
devozione a Maria Santissima ed al Santissimo Sacramento dell’Eucaristia.
Don Rua non parlò del Papa caduto e morto, e don Bosco tacque pure su di
ciò. Solo soggiunse:
― Dicesti bene. Bisogna soltanto correggere un’espressione. Le navi dei
nemici sono le persecuzioni. Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa.
Quello che finora fu, è quasi nulla a petto di ciò che deve accadere. I suoi
nemici sono raffigurati nelle navi che tentano di affondare, se loro riuscisse, la
nave principale. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio:
devozione a Maria Santissima e frequenza alla Comunione; adoperando ogni
modo e facendo del nostro meglio per praticarli e farli praticare dovunque e da
tutti. Buona notte!
SIGLE E ABBREVIAZIONI
AA
Apostolicam actuositatem, Decreto del Concilio Vaticano II,
18 novembre 1965
AAS
Acta Apostolicae Sedis
ACG
Atti del Consiglio Generale, SDB, Roma
AG
Ad gentes, Decreto del Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965
al.
alii (cioè altri)
ANSmag Agenzia internazionale salesiana di informazione
ASC
Archivio Salesiano Centrale presso la Casa Generalizia, Roma
ASS
Acta Santae Sedis
BS
Il Bollettino Salesiano, dall’agosto 1877
C
Costituzioni della Società di san Francesco di Sales, Roma 1984
CAP.
Capitolo
CD
Christus Dominus, Decreto del Concilio Vaticano II, 28 ottobre 1965
Cf.
Confronta
CFL
Christifideles laici, Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II,
30 dicembre 1988
CG
Capitolo Generale dei Salesiani
CGS
Capitolo Generale Speciale (XX) dei Salesiani
CIC
Codice di Diritto Canonico
E
Epistolario di San Giovanni Bosco. Per cura di D. Eugenio Ceria
Salesiano, I-IV, Torino 1955-1959
ecc.
et caetera (o: et cetera)
ed.
edidit, ediderunt (cioè curatore, curatori)
EN
Evangelii nuntiandi, Esortazione apostolica di Paolo VI, 8 dicembre
1975
es.
esempio, esempi
GS
Gaudium et spes, Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II,
7 dicembre 1965
ID .
IDEM (cioè «lo stesso»)
ISS
Istituto Storico Salesiano, Roma
LG
Lumen gentium, Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II,
21 novembre 1964
76
Mansi
MB
MO
OE
p./pp.
PB
PC
PO
QSS
RM
RSS
s./ss.
Sal.
SC
SDB
Summ.
Sussidi
I «RICORDI» DI DON BOSCO
MANSI, G.D., Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio,
LIII, Parigi 1927
Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, I-XIX, San Benigno
Canavese (TO) 1898-1948
Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855,
ed. A. da Silva Ferreira, Roma 1991
Opere edite di G. Bosco, Prima serie: Libri e opuscoli, I-XXXVII
(ristampa anastatica), Roma 1977-1978. Seconda serie: Contributi su
giornali e periodici, XXXVIII, Roma 1987
pagina/pagine
Piccola Biblioteca dell’Istituto Storico Salesiano, Roma
Perfectae caritatis, Decreto del Concilio Vaticano II, 28 ottobre 1965
Presbyterorum ordinis, Decreto del Concilio Vaticano II, 7 dicembre
1965
Quaderni di Spiritualità Salesiana, a cura della Pontificia Università
Salesiana, Roma
Redemptoris missio, Lettera enciclica di Giovanni Paolo II,
7 dicembre 1990
Ricerche Storiche Salesiane, Rivista semestrale di storia religiosa e
civile a cura dell’Istituto Storico Salesiano, Roma
seguente/seguenti
Salesianum, Rivista internazionale trimestrale a cura della Pontificia
Università Salesiana, Roma
Sacrosanctum concilium, Costituzione del Concilio Vaticano II,
4 dicembre 1963
Salesiani di Don Bosco
Summarium, documenti e testimonianze del processo di beatificazione
di don Bosco, in ASC
Sussidi, a cura del Dicastero per la Formazione, I-III, Roma 19861989
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, Esortazione apostolica Christifideles laici, 30 dicembre 1988, AAS 81
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GIOVANNI XXIII, Enciclica Princeps Pastorum, 28 novembre 1959, AAS 51
(1959), 833-864.
, Costituzione apostolica Oecumenicum Concilium Vaticanum II indicitur,
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LEONE XIII, Enciclica Sancta Dei civitas, 3 dicembre 1880, ASS 13 (1880),
241-248.
78
I «RICORDI» DI DON BOSCO
PAOLO VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 8 dicembre 1975, AAS 68
(1976), 5-76.
PIO XI, Enciclica Rerum Ecclesiae, 28 febbraio 1926, AAS 18 (1926), 65-83.
PIO XII, Enciclica Evangelli praecones, 2 giugno 1951, AAS 43 (1951), 497-528.
, Enciclica Fidei donum, 21 aprile 1957, AAS 49 (1957), 225-248.
2. Testi monografici
AMADEI, A. – CERIA, E. – LEMOYNE, G.B., Memorie biografiche di San
Giovanni Bosco, I-XIX, San Benigno Canavese (TO) 1898-1948.
BORREGO, J., «Da Genova a Buenos Ayres. Itinerario de los misioneros
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, «Recuerdos de San Juan Bosco a los primeros misioneros», in RSS 4
(1984), 167-208.
, «Originalità delle missioni Patagoniche di don Bosco», in MIDALI, M.,
ed., Don Bosco nella storia, Roma 1990, 453-468.
BOSCO, G., Epistolario di San Giovanni Bosco. Per cura di D. Eugenio Ceria
Salesiano, I-IV, Torino 1955-1959.
, Il Sistema Preventivo nella educazione della gioventù. Introduzione e
testi critici a cura di P. Braido, Roma 1985.
, Opere edite. Prima serie: Libri e opuscoli, I-XXXVII (ristampa
anastatica), Roma 1977-1978. Seconda serie: Contributi su giornali e
periodici, XXXVIII, Roma 1987.
, Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855.
Introduzione, note e testo critico a cura di A. da Silva Ferreira,
Roma 1991.
, Epistolario. Introduzione, testi critici e note a cura di Francesco Motto
SDB, I-IV, Roma 1991-2003.
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INDICE GENERALE
INTRODUZIONE ..................................................................................................3
CAPITOLO I: Uno sguardo alle origini: don Bosco ................................................5
1. Don Bosco e la sua opera ...................................................................................6
1.1 Brevi cenni biografici ..................................................................................6
1.2 Le grandi realizzazioni nella sua opera .......................................................8
1.3 Il suo sistema educativo.............................................................................12
2. Don Bosco e la sua vocazione missionaria ......................................................14
2.1 Il risveglio missionario nella Chiesa..........................................................14
2.2 Le aspirazioni missionarie di don Bosco ...................................................14
2.3 Don Bosco, promotore dell’ideale missionario .........................................15
CAPITOLO II: La prima spedizione missionaria: i «Ricordi» ...............................19
1. La genesi dei «Ricordi» affidati ai primi missionari ........................................20
1.1 Il contesto storico-ecclesiale della partenza ..............................................20
1.2 La nascita dell’attività missionaria salesiana.............................................21
1.3 Le origini dei «Ricordi» di don Bosco ......................................................24
2. Il contenuto specifico dei «Ricordi» e la loro tipologia ...................................28
2.1 I «Ricordi» come paterno testamento ........................................................28
2.2 I «Ricordi» relativi al fine dell’attività missionaria...................................30
2.3 I «Ricordi» relativi alla spiritualità missionaria ........................................35
2.4 I «Ricordi» relativi al metodo dell’azione missionaria..............................42
CAPITOLO III: Uno sguardo alla «Redemptoris missio» ......................................47
1. Inquadramento storico dell’Enciclica RM .......................................................48
1.1 La fedeltà al mandato divino di evangelizzare il mondo...........................48
1.2 La «magna charta» dell’evangelizzazione per il terzo millennio ..............50
1.3 Servire l’uomo rivelandogli l’amore di Dio ..............................................53
2. Le prospettive di futuro che scaturiscono dall’Enciclica RM ..........................54
2.1 Una Chiesa rinnovata per la missione .......................................................55
2.2 Una missione di comunione fra le Chiese .................................................57
2.3 Una missione di cooperazione con Cristo e con lo Spirito........................58
CONCLUSIONE ..................................................................................................61
82
I «RICORDI» DI DON BOSCO
APPENDICE ........................................................................................................67
1. I «Ricordi» di don Bosco ai missionari ............................................................67
2. Don Bosco: il sogno dei nove anni...................................................................68
3. Le missioni: il sogno sulla Patagonia ...............................................................70
4. La Chiesa: il sogno delle due colonne..............................................................71
SIGLE E ABBREVIAZIONI ...............................................................................75
BIBLIOGRAFIA ..................................................................................................77
1. Testi magisteriali ..............................................................................................77
2. Testi monografici..............................................................................................78
INDICE GENERALE ..........................................................................................81
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