PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA Facoltà di MISSIOLOGIA Dissertazione per la Licenza JORGE DOS SANTOS BENTO 158090 I «RICORDI» DI DON BOSCO AFFIDATI AI PRIMI MISSIONARI SALESIANI Studio della loro attualità alla luce della «Redemptoris missio» Direttore: Professore CESARE BALDI Anno Accademico: 2008-2009 INTRODUZIONE Al termine della cerimonia di congedo da Torino - Valdocco e mentre si allontanavano dall’altare della Basilica di Maria Ausiliatrice, la sera dell’11 novembre 1875, don Bosco consegnava di sua mano, a ognuno dei suoi figli che partivano per la missione in Argentina, alcuni «Ricordi» speciali, quasi un paterno testamento, affidando loro la missione che lui stesso, per età e stanchezza, non poteva realizzare di persona1. Questi stessi «Ricordi» rappresentano l’argomento principale che cercheremo di sviluppare nelle pagine seguenti. Le motivazioni della scelta di questo tema si trovano nelle diverse celebrazioni che occorrono lungo quest’anno 2009, chiamato «anno di grazia» per la Congregazione Salesiana. Tra questi eventi, segnaliamo in modo particolare, il 150º anniversario della fondazione della Società Salesiana: la sera del 18 dicembre 1859 un piccolo gruppo di giovani cresciuti nell’Oratorio accetta di unirsi a don Bosco per dedicare tutta la loro vita in favore della salvezza della gioventù povera e abbandonata; e, in conseguenza di questo fatto, cercare di rispondere al cordiale invito dell’attuale Rettor Maggiore, don Pascual Chávez Villanueva, a «ripartire da don Bosco» per ritornare ai giovani con un rinnovato slancio apostolico: a fare «un cammino spirituale e pastorale» facendo memoria «da dove veniamo, chi siamo e dove siamo diretti»2. Animati da questo desiderio di poter ravvivare e rilanciare nei nostri tempi lo zelo apostolico e missionario di don Bosco, iniziamo il nostro percorso con un breve sguardo a chi ha dato origine alla grande Famiglia Salesiana, consacrata all’educazione ed evangelizzazione della gioventù. Cercheremo perciò di conoscere più da vicino la sua persona, la sua opera, il suo sistema educativo e la sua vocazione missionaria, all’interno del contesto storico che ne ha caratterizzato il suo tempo fino alla partenza della prima spedizione missionaria per l’America del Sud, dando così inizio alla grande avventura mondiale di don Bosco. 1 Cf. MB XI, 389-390. Cf. Lettera del Rettor Maggiore, don Pascual Chávez Villanueva, sul «150 anniversario di fondazione della Congregazione Salesiana», indirizzata ai confratelli salesiani, Roma, 24 giugno 2008. 2 I «RICORDI» DI DON BOSCO 4 In un secondo momento, dopo la presentazione della genesi dei venti «Ricordi» di don Bosco affidati ai primi missionari, proseguiremo il nostro cammino cercando di addentrarci nel loro contenuto specifico, per conoscerne e studiarne la tipologia, facendoci accompagnare dalla riflessione della Chiesa intorno ai vari argomenti in studio. Procederemo poi il nostro viaggio confrontandoci con i contenuti della Redemptoris missio di Giovanni Paolo II, circa la permanente validità del mandato missionario. Faremo una breve lettura del percorso storico sulla fedeltà al mandato divino di evangelizzare il mondo, per soffermarci poi sulla magna charta dell’evangelizzazione per il terzo millennio, con le sue prospettive per il futuro. Concluderemo mettendo a confronto la proposta di don Bosco, cioè i «Ricordi» da lui affidati ai primi missionari, con il progetto di azione missionaria, come si trova in vari documenti della Chiesa con particolare riferimento alla Redemptoris missio. Cercheremo quindi di verificare la loro attualità, di evidenziare eventuali punti da rinnovare e di cogliere le sfide odierne dell’azione missionaria salesiana nella Chiesa per i nostri tempi. L’invito a «ripartire» e a «ravvivare in ogni confratello la passione apostolica di don Bosco»3 ci richiede soprattutto un maggior impegno nell’approfondimento e nella conoscenza della sua persona: del suo modo di vivere, di pregare, anche, di sognare! Un poeta portoghese, Fernando Pessoa (1888-1935), in uno dei suoi poemi diceva: «Dio vuole, l’uomo sogna, l’opera nasce»4; per don Bosco, i suoi sogni avevano un valore molto importante nella guida della sua missione, tanto che li interpretava come messaggi inviatigli direttamente da Dio; sebbene per molti di essi riuscirà a capirne il vero significato soltanto col passare del tempo. In questa prospettiva, abbiamo riportato tre sogni in appendice, dei tanti che lui ha fatto: il primo sogno riguarda lo stesso don Bosco e la sua futura missione; il secondo riguarda il tema delle missioni in terre lontane; e il terzo la Chiesa e gli avvenimenti futuri. Ognuno di loro sarà presentato brevemente all’inizio di ogni capitolo, come introduzione e guida alla lettura nel nostro percorso di riflessione. Come sappiamo, l’azione missionaria deve essere vivificata dalla speranza cristiana, ognuno è invitato a lavorare senza aspettare di raccogliere il frutto del proprio lavoro. Ci auguriamo fin d’ora, che questa stessa speranza alimenti la nostra fede, facendo crescere sempre di più il nostro «sogno» di essere don Bosco vivo per i giovani del nostro tempo, perché essi siano sempre e dovunque «buoni cristiani e onesti cittadini»5. 3 Cf. Linee d’azione del CG 26, Roma 2008. Cf. F. PESSOA, «O infante», in Mensagem, 51. 5 MB XV, 705. 4 CAPITOLO I Uno sguardo alle origini: don Bosco A chi si trovasse per la prima volta davanti a questi «messaggi», densi di prospettive trascendenti che, nonostante tutto, continuiamo a chiamare «sogni», ricordiamo un’affermazione di don Bosco, raccolta da un suo futuro vescovo missionario, G. Costamagna: «Fra tutte le Congregazioni e Ordini religiosi, forse la nostra fu quella che ebbe più “parola di Dio”»1. Con queste parole don Bosco non poteva non pensare soprattutto ai suoi «sogni» ai quali già don G. Cafasso, suo direttore spirituale e confessore, e poi il Santo Padre Pio IX avevano dato tanto credito2. Sulla fiducia in Dio che si servì abbondantemente di quel mezzo, don Bosco e i suoi figli spirituali si orientarono e agirono con risultati insperati, benedetti da Dio, spesso accompagnati da miracoli e sempre per il bene delle anime. Il primo sogno con cui vogliamo iniziare il nostro percorso, fu anche il primo sogno di don Bosco, e si riferisce alla sua missione futura. Da questo sogno è partito tutto. È il «sogno-chiave» della sua vita e della sua opera, «sognato» quando aveva soltanto nove anni d’età e perciò è chiamato «il sogno dei nove anni»3. Un sogno che don Bosco riesce a capire nella sua «totalità» soltanto molto tempo dopo, verso la fine della sua vita, causandogli un momento di grande commozione. Nonostante le incomprensioni e le diverse opinioni dell’ambiente familiare, Dio ormai aveva iniziato il suo «lavoro»! Grazie a sua madre, mamma Margherita, e a tante altre persone che ha incontrato lungo il suo cammino, il piccolo Giovanni Bosco, sempre con una speciale attenzione sulla realtà che lo circondava e lasciandosi guidare dagli innumerevoli aiuti della «Provvidenza», ha potuto farsi strada verso il sacerdozio, operando le scelte giuste e al tempo opportuno, e così portare avanti il progetto che «quella Donna di maestoso aspetto» vista in sogno gli aveva indicato. 1 MB XVII, 305. Cf. MB XVII, 5-13, dove l’autore nella prefazione fa una presentazione importante sul fatto e il significato dei sogni di don Bosco; cf. anche: MO 18; MB I, 121, dove è indicato a don Bosco, prima il consiglio del 1858 e poi l’ordine del 1869, da parte del Papa Pio IX, di mettere per scritto le sue memorie per il bene dei suoi figli. 3 Vedi in appendice il testo: «Don Bosco: il sogno dei nove anni». 2 I «RICORDI» DI DON BOSCO 6 1. Don Bosco e la sua opera 1.1 Brevi cenni biografici In un’Europa devastata dalle guerre napoleoniche, segnata da profondi cambiamenti politici, economici, sociali e culturali4, nasce Giovanni Melchiorre Bosco il 16 agosto 1815, ai Becchi, frazione Morialdo, comune di Castelnuovo d’Asti, nella cascina Biglione, dove suo padre Francesco lavorava come mezzadro5. Non ha ancora due anni e rimane orfano del padre, che muore per una polmonite fulminante l’11 maggio 1817, a trentatré anni. Mamma Margherita Occhiena deve da sola affrontare tutte le difficoltà della famiglia. Nel mese di novembre tutta la famiglia Bosco (il nostro Giovanni, il fratello Giuseppe di quattro anni, il fratellastro Giuseppe Antonio di nove anni e la nonna paterna) si trasferisce nella tettoia acquistata dal padre pochi mesi prima della sua morte e adattata dalla mamma ad abitazione. «Questa è la mia casa»6 dirà parecchie volte don Bosco. È lì che riceve la preziosa educazione di mamma Margherita ed è anche lì che, all’età di nove anni, ha un «sogno» misterioso e profetico che gli fa presagire la sua missione futura: fare del bene ai ragazzi7. Nel suo cuore nasce allora il desiderio di diventare sacerdote e spendere così la sua vita «per la salvezza dei giovani» poveri ed abbandonati. Il piccolo Giovanni vorrebbe perciò studiare, ma le condizioni economiche di casa non glielo permettono. A dodici anni è costretto a lasciare la sua casa, a causa delle costanti opposizioni del suo fratello Antonio, e va lavorare presso i signori Moglia a Moncucco. Vi rimane quasi due anni alternando lavoro, lettura e preghiera, e facendosi ben volere da tutti. Nel mese di novembre 1829, dopo una predica ascoltata nella chiesa di Buttigliera, tornando a casa incontra don Calosso e subito gli diviene amico. Poco tempo dopo, l’anziano sacerdote riconoscendo in lui le sue ottime qualità, diventa il suo primo insegnate di latino e la sua guida 4 Per un’ampia trattazione di questo argomento cf.: P. BRAIDO, Prevenire non reprimere, 11-12; ID., Don Bosco prete dei giovani, I, 19-107; P. STELLA, Don Bosco nella storia della religiosità cattolica, I (19792), 129-165. Per una visione più ampia della storia cf. G. MARTINA, La Chiesa nell’età del liberalismo. 5 Sulla figura e opera di don Bosco si veda: MO; T. BOSCO, Don Bosco. Una biografia nuova; P. BROCARDO, Don Bosco. Profondamente uomo profondamente santo; E. CERIA, Don Bosco con Dio; N. CERRATO, Vi presento Don Bosco. 6 Cf. MB V, 349. 7 Questo sogno è stato oggetto di molti studi. Uno di quelli più recente si può trovare in N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 76-80; vedi anche: F. JIMENEZ, ed., Los sueños. CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO 7 spirituale. Il piccolo Giovanni pone in lui ogni confidenza ma, purtroppo, nel novembre 1830 il suo buon amico muore improvvisamente, ad appena un anno della loro conoscenza. Dopo questo tragico avvenimento, in quello stesso anno Giovanni frequenta le scuole di Castelnuovo e nell’anno successivo si trasferisce a Chieri per continuare gli studi. Sono anni faticosi e difficili, ma splendidi per i brillanti risultati, per la stima da parte d’insegnanti e compagni, per le amicizie e per la sua capacità straordinaria e creativa, che lo porta a fondare la «Società dell’allegria»8. All’età di vent’anni, il 25 ottobre 1835, nella chiesa parrocchiale di Castelnuovo, riceve l’abito ecclesiastico ed entra nel seminario di Chieri. Dopo gli studi, il 5 giugno 1841, Giovanni è ordinato sacerdote e diventa così, don Bosco9. Dopo momenti d’incertezza, riguardo al suo futuro, viene a Torino e si scontra con la difficile situazione giovanile. Visita le carceri, gira per le strade e sente che deve fare qualcosa: si tratta di una massa enorme di piccoli lavoratori dell’età di otto - dodici anni, che arrivano a Torino da tutto il Piemonte. Sono nella grande maggioranza orfani, per i quali in casa non c’è cibo e per procurarselo devono fare di tutto: muratori, stallieri, selciatori, spazzacamini, ecc. «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare», gli era stato detto nel «sogno» che a poco a poco diventa realtà. Sente che la povertà materiale e morale di questi piccoli diventerà la missione della sua vita10. Nel giorno della festa dell’Immacolata, l’8 dicembre del 1841, nella Chiesa di san Francesco d’Assisi in Torino, don Bosco incontra Bartolomeo Garelli, un povero giovane emigrato cui fa il primo catechismo; questo primo incontro di catechesi è il segno della «Provvidenza» per l’inizio dell’opera dell’Oratorio11. In poco tempo il numero di coloro che ogni domenica si danno appuntamento per incontrare don Bosco cresce continuamente e, perciò deve assolutamente trovare un posto dove farli giocare, spiegare loro il catechismo, confessarli e celebrare Messa. 8 Cf. MO 59-62. La «Società dell’allegria» consisteva in uno dei tanti gruppi che servivano per creare un dinamismo tutto particolare nell’Oratorio; questa Società fu fondata da don Bosco a Chieri verso il 1832, le cui regole fondamentali erano due: la prima ogni membro della Società doveva evitare ogni discorso, ogni azione che disdicesse ad un buon cristiano; e la seconda corrispondeva all’esattezza nell’adempimento dei doveri scolastici e dei doveri religiosi. 9 Cf. MO 11-12. Un breve schema del curricolo di studi di don Bosco è offerto in N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 91. 10 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 104-110. 11 Cf. MO 120-123. I «RICORDI» DI DON BOSCO 8 Nonostante l’entusiasmo che circondava la sua nuova impresa, per cinque anni le centinaia di ragazzi che accorrono a lui non hanno una dimora fissa. Sono tempi difficili, di continui spostamenti da una chiesa all’altra, da un luogo di giochi a un altro: è il tempo dell’Oratorio itinerante12. Senza tener conto delle difficoltà, don Bosco non si rassegna: bussa alle porte, chiede aiuto, ma inutilmente. Quando tutto sembra naufragare, la «Provvidenza» conduce don Bosco a Valdocco ― allora periferia della città ― dove c’era una casupola di proprietà del signor Pinardi, e dove c’erano pure ampi spazi per saltare, giocare, ecc., proprio come lui aveva visto nel «sogno dei nove anni». Don Bosco l’acquista subito, insieme a una modesta striscia di terra, e in questo luogo dà appuntamento ai suoi ragazzi per la domenica seguente, 12 aprile 1846, giorno di Pasqua di Risurrezione13. Il 3 novembre successivo lo accompagna a Torino anche mamma Margherita. Dà così inizio all’accoglienza di giovani in difficoltà, organizza laboratori professionali e scuole14. Cerca e trova collaboratori, sacerdoti e laici, per far fronte alle crescenti esigenze di centinaia di ragazzi. Per l’istruzione cristiana del popolo nel 1853 inizia la pubblicazione periodica delle «Letture cattoliche»15. Per oltre quarant’anni sarà la sua casa, la casa dei suoi ragazzi e, più tardi, dei suoi Salesiani. Infine, «quella Donna misteriosa del sogno» gli aveva detto: «A suo tempo tutto comprenderai». A poco a poco don Bosco comprende, offrendo al Signore la sua disponibilità docile e coraggiosa, e confidando sempre nel sostegno materno della Madonna. 1.2 Le grandi realizzazioni nella sua opera Nel 1848 scoppiò la sanguinosa prima guerra d’Indipendenza. Sui campi di battaglia caddero migliaia di uomini, e per le vie di Torino cominciarono ad aggirarsi gruppi di orfani, senza casa e senza avvenire. Per rispondere a questa situazione, don Bosco comincia ad ingrandire la sua opera, bussando alle porte e chiedendo aiuto per costruire una casa sempre più grande, per tutti i ragazzi abbandonati che non sapevano dove andare. Molti di loro erano sfruttati dai loro padroni, lavoravano in condizioni disagiate, nonostante si rivelassero persone svelte e intelligenti. 12 Vedi «Tavola cronologica» dell’Oratorio itinerante in A. GIRAUDO, – G. BIANCARDI, Qui è vissuto Don Bosco, 138-139. 13 Cf. MO 153-156. 14 Cf. T. BOSCO, Don Bosco. Una biografia nuova, 138-139, dove sono indicate le caratteristiche dell’Oratorio di don Bosco. 15 Cf. MO 217-223. CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO 9 Don Bosco si ribellò subito a questa situazione: aprì un corso di scuole serali, invitando sacerdoti amici e altre persone a insegnare loro. E di notte, mentre tutti riposavano, don Bosco scriveva i libri per i suoi ragazzi. Ne scrisse tanti, facili, economici, adottati in molte scuole di Torino. Animati dalla buona riuscita, i ragazzi che si affollavano nel cortile dell’Oratorio erano diventati davvero troppi, e don Bosco pensò di creare un secondo Oratorio, dicendo: «Miei cari figli, quando le api si sono moltiplicate troppo in un alveare, una parte vola ad abitare altrove. E noi le imiteremo. Formeremo una seconda famiglia e apriremo un secondo Oratorio». Sorse così nei pressi di Porta Nuova e fu chiamato «Oratorio di san Luigi». Ben presto anche questo traboccò di giovani, e don Bosco ne creò un terzo nella regione Vanchiglia e lo chiamò «Oratorio dell’Angelo Custode»16. Mamma Margherita, nonostante le vicende familiari, accompagna da vicino il percorso di suo figlio. Quando nel 1846 don Bosco si ammala gravemente, va ad assisterlo scoprendo il bene che lui fa per i giovani abbandonati. La sua presenza in mezzo ai ragazzi di don Bosco trasforma l’Oratorio in una vera famiglia. Per dieci anni la sua vita si confonde con quella del figlio e con gli inizi dell’opera salesiana: è la prima e principale cooperatrice di don Bosco; diventa l’elemento materno del suo sistema educativo; è, senza saperlo, «confondatrice» della «Famiglia Salesiana», la quale, col passare degli anni e grazie alla testimonianza di vita di tanti suoi membri, si sta evolvendo in una grande «Famiglia di Santi»17. Muore a Torino il 25 novembre 1856, a sessantotto anni18. L’accompagnano al cimitero tanti ragazzi, che la piangono come si piange una mamma. Generazioni di salesiani la chiamarono e la chiameranno «Mamma Margherita». Viene proclamata venerabile il 23 novembre 2006. Il 2 febbraio del 1851 è una giornata luminosa per don Bosco. Quattro dei ragazzi che lui aveva raccolto dalla strada, e che aveva istruito con tanto amore, gli avevano domandato di «diventare come lui», di essere avviati al sacerdozio. In quello stesso giorno vestirono l’abito dei chierici e cominciarono a dargli una mano nell’assistere i loro compagni più piccoli. Nell’anno seguente don Bosco fece ingrandire la vecchia casa Pinardi ed innalzare un nuovo grande edificio per accogliere i laboratori e la schiera degli studenti che s’ingrandiva sempre di più. Con l’aiuto dei primi giovani chierici, don Bosco si gettò in un’impresa ardita e grandiosa: in tre anni 16 Cf. MO 183-197. Vedi T. BOSCO, Famiglia Salesiana. 18 Per una conoscenza più ampia della sua figura vedi A. FANTOZZI, Mamma Margherita; vedi pure T. BOSCO, Famiglia Salesiana, 206-212. 17 I «RICORDI» DI DON BOSCO 10 (1853-1856) aprì laboratori per calzolai, sarti, legatori e falegnami. Lui stesso era il primo maestro e, da quel primo seme presto doveva germogliare un grande albero. A chi gli domandava dove trovava i soldi per pagare il pane dei suoi ragazzi e tirar su i muri delle sue case, don Bosco era solito rispondere con una sola parola: la «Provvidenza». Infatti, il Signore mandava benefattori, ispirava persone cristiane, faceva arrivare lettere con offerte e, a volte, interveniva Lui stesso, con miracoli! Il 2 ottobre 1854 don Bosco incontra Domenico Savio, che giungerà a Valdocco il ventinove dello stesso mese. Questo ragazzo, per cui don Bosco nutriva grande ammirazione, muore il 9 marzo 1857. Diventerà il «modello» più giovane della santità salesiana, all’età di quasi quindici anni. Fu canonizzato il 12 giugno 195419. Con l’andar del tempo il piccolo gruppo dei primi quattro chierici si era moltiplicato e don Bosco sentì che era giunto per lui il tempo delle «grandi realizzazioni». Gli anni seguenti sarebbero stati di lavoro intenso, di problemi sempre più difficili, di opere che avrebbero sfidato il tempo. Il 18 dicembre 1859, nella camera di don Bosco nascono i «Salesiani». I primi diciassette ragazzi che hanno seguito don Bosco accettano di unirsi nella «Congregazione Salesiana» per dedicare la loro vita ai ragazzi poveri e abbandonati20. Il 30 luglio dell’anno seguente, sale all’altare per dire la sua prima Messa don Michele Rua, un ragazzino pallido che don Bosco aveva incontrato nell’Oratorio. Egli sarà d’ora innanzi il «vice don Bosco», la sua «ombra fedele» e più tardi, il primo successore di don Bosco, come Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana. Muore il 6 aprile 1910 ed è proclamato beato il 29 ottobre 197221. Ad aprile del 1864, nel prato di Valdocco, don Bosco pone la prima pietra della Basilica di Maria Ausiliatrice, che sarà consacrata quasi quattro anni dopo, il 9 giugno 1868. L’anno seguente nasce l’ADMA, Associazione di Maria Ausiliatrice. Il 5 agosto 1872, con Maria Domenica Mazzarello, fonda l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per l’educazione e la formazione delle ragazze. A soli 44 anni, Madre Mazzarello si spense il 14 maggio 1881 a Nizza 19 Cf. T. BOSCO, Famiglia Salesiana, 30-36. Cf. MB VI, 335-336, dove è riportato il verbale dell’atto di fondazione della Congregazione Salesiana, avvenuto il 18 dicembre 1859. 21 Cf. T. BOSCO, Famiglia Salesiana, 47-54. 20 CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO 11 Monferrato (AT), e fu canonizzata il 24 maggio 1951 da Pio XII, giustamente riconosciuta confondatrice22. L’11 novembre 1875 nella Basilica di Maria Ausiliatrice ― piena di folla commossa ― don Bosco affida una ventina di «Ricordi» speciali ai suoi primi dieci missionari in partenza per l’America del Sud. Come capo spedizione li guidava don Giovanni Cagliero, uno dei primi ragazzi dell’Oratorio di don Bosco. Nascono così le Missioni Salesiane, che si estenderanno poco a poco in tutto il mondo. Da questa stessa Basilica, che è la chiesa madre e che rappresenta il cuore di Valdocco e della grande Famiglia Salesiana, sono partiti e partono ogni anno i missionari per diverse destinazioni. Il 9 maggio 1876, papa Pio IX approva l’associazione dei «Cooperatori Salesiani»23, che don Bosco chiama «salesiani esterni». Sono gli amici delle sue opere, che lavorano per la salvezza della gioventù e che lo aiutano con mezzi finanziari. Prima di morire, don Bosco dirà loro: «Senza la vostra carità io avrei potuto fare poco o nulla». Nel 1877, per tenere i collegamenti con i suoi Cooperatori, in numero sempre crescente, don Bosco fonda «Il Bollettino Salesiano». È una pubblicazione mensile illustrata che avrà un enorme sviluppo, portando a tutti le notizie della Congregazione, le lettere dei missionari che lavorano ai confini del mondo, e la parola di don Bosco. Con la crescita delle opere salesiane che si estendevano nel mondo, c’era bisogno di un grande sostegno economico. Per reggere le missioni d’America, per mantenere migliaia di giovani abbandonati, negli ultimi anni della sua vita don Bosco fu costretto a pellegrinare per l’Italia, la Francia e la Spagna, in cerca di elemosina. Una fatica estenuante. La Madonna benedisse visibilmente quei viaggi: le mani di don Bosco ridonavano la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la salute agli infermi. In tutta l’Europa era ormai conosciuto come «il prete che fa i miracoli». Nel maggio 1887 don Bosco ha compiuto un ultimo viaggio attraverso la Spagna, chiedendo elemosine. È stato per incarico del Papa Leone XIII, che gli ha affidato la costruzione di un tempio al Sacro Cuore in Roma24. Ora, curvo per gli anni e la fatica, sale l’altare del grandioso tempio per celebrare la Messa. Ha appena iniziato quando don Viglietti, che lo assiste, lo vede scoppiare a piangere. Un pianto lungo, irrefrenabile, che accompagna quasi tutta la Messa. Alla fine, devono quasi portarlo di peso 22 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 233; cf. anche T. BOSCO, Famiglia Salesiana, 20-29. 23 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 244-248. 24 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 281. I «RICORDI» DI DON BOSCO 12 in sacrestia. Don Viglietti preoccupato gli domanda sul perché di tanta emozione. Rispose: «Avevo dinanzi agli occhi viva la scena di quando sui dieci anni sognai della Congregazione. Vedevo proprio e udivo la mamma e i fratelli questionare sul sogno…» Allora la Madonna gli aveva detto: «A suo tempo tutto comprenderai». Trascorsi ormai da quel giorno sessantadue anni di fatiche, di sacrifici, di lotte, ecco che un lampo improvviso gli aveva rivelato nell’erezione della chiesa del Sacro Cuore a Roma il coronamento della sua 25 missione adombratagli misteriosamente sull’esordire della vita . Don Bosco morì all’alba del 31 gennaio 1888. Nelle ultime ore ai salesiani che vegliavano attorno al suo letto mormorò: «Facciamo del bene a tutti, del male a nessuno! Dite ai miei giovani che li aspetto tutti in paradiso! »26. Il 2 giugno 1929 è proclamato beato e nella Pasqua del 1934, 1° aprile, è dichiarato santo da Pio XI. Nel centenario della sua morte Giovanni Paolo II lo proclamava «Padre e Maestro della gioventù»27. 1.3 Il suo sistema educativo Nel corso degli anni le «grandi realizzazioni» di don Bosco si moltiplicarono continuamente. La sua azione si svolge nel cuore di quello che fu definito «il secolo pedagogico». Certamente non si può collocare accanto ai grandi teorici della pedagogia come, ad esempio, Comenio, Pestalozzi, Montessori, Rousseau, Froebel, desta comunque meraviglia il fatto che la sua fama e i suoi metodi abbiano superato le tradizioni confessionali e nazionali, per essere accolti con simpatia e positivi apprezzamenti anche in ambienti non cristiani, in tutto il mondo. Don Bosco attribuiva ogni sua realizzazione alla Madonna e nelle prediche e nelle conferenze andava ripetendo che quanto faceva l’Oratorio e la Congregazione tutto si doveva alla bontà di Maria28. L’opera più grande che don Bosco lasciò alla Chiesa è stato perciò il suo «sistema educativo». E a chi gli domandava dove fosse il segreto di quel suo modo di «stare tra i ragazzi», che trasformava case grandissime in «famiglie» dove ci si voleva bene, rispondeva che tutto consisteva in tre parole: «ragione», «religione», «amorevolezza». Quando non si minaccia, ma si ragiona, quando Dio è il «padrone di casa», quando non si ha paura, ma ci si vuole bene, allora nasce la famiglia. 25 MB XVIII, 341. Cf. MB XVIII, 527-537. 27 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 263-264. 28 Cf. MB V, 155. 26 CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO 13 Don Bosco fu essenzialmente una persona d’azione. Per molti anni i suoi collaboratori insistettero con lui perché mettesse per scritto il suo «sistema», cioè le sue idee pedagogiche. Un desiderio che ha visto luce soltanto nel 1877 ― a undici anni della sua morte ―, quando prese il coraggio e scrisse alcune paginette dal titolo: «Il sistema preventivo nell’educazione della gioventù». Citiamo alcune parti da dove traspare la «carità» che don Bosco portava dentro. Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l’amorevolezza. Esclude ogni castigo violento, e cerca di tener lontani gli stessi castighi leggeri. Il direttore e gli assistenti sono come padri amorosi: parlano, servono di guida, danno consigli e amorevolmente correggono. L’allievo non resta avvilito, diventa amico, nell’assistente vede un benefattore che vuole farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi, dal disonore. La pratica di questo sistema è tutta appoggiata sopra le parole di san Paolo che dice: «La carità è benigna e paziente; soffre tutto, spera tutto e sostiene qualunque disturbo» (1Cor 13,4-7). Perciò soltanto il cristiano può con successo applicare questo sistema. Ragione e religione sono gli strumenti di cui deve costantemente far uso l’educatore. Il direttore deve essere tutto consacrato ai suoi educandi, trovarsi sempre con i suoi allievi quando essi sono in tempo libero. 29 L’educatore cerchi di farsi amare piuttosto che temere . Queste citazioni non colgono tutti gli aspetti del sistema educativo di don Bosco, offrono solo una piccola informazione su due documenti principali, nei quali ha sintetizzato il suo pensiero: uno, appena accennato, «Il sistema preventivo nella educazione della gioventù»30 del 1877, presenta i principi essenziali dell’educazione; l’altro, la «Lettera da Roma del 10 maggio 1884»31 rivela il sistema educativo in atto. Nella pratica del suo sistema lasciandosi guidare dalla Madonna «Ausiliatrice dei Cristiani», che gli fu maestra fedele, don Bosco visse nell’incontro con i suoi ragazzi del primo Oratorio un’esperienza spirituale e educativa che chiamò «Sistema Preventivo»32. 29 G. BOSCO, Il Sistema Preventivo nella educazione della gioventù. Per il testo di don Bosco sul Sistema Preventivo si veda: PB-ISS 5; OE XXIX, 99-109; MB XIII, 918-925; C pp. 236-242. 31 Per il testo della lettera di don Bosco da Roma si veda: ACG, Anno I, 24 agosto 1920, 39-48; C pp. 243-252; P. BRAIDO, La lettera di Don Bosco da Roma; PB-ISS 3; MB XVII, 107-114. 32 Cf. C 20. 30 I «RICORDI» DI DON BOSCO 14 2. Don Bosco e la sua vocazione missionaria 2.1 Il risveglio missionario nella Chiesa In un tempo in cui in Europa si consolidavano i risultati della rinascita cristiana dopo la Rivoluzione Francese e si incominciavano a intravedere i primi frutti dello slancio missionario che ne era scaturito, Giovanni Bosco perfezionava la sua preparazione culturale e la sua formazione seminaristica e sacerdotale (1835-1844), prima in seminario a Chieri (sei anni) e dopo a Torino (tre anni), presso il Convitto Ecclesiastico33. Negli anni della Restaurazione il risveglio cristiano ed apostolico dei credenti, la ricostituzione degli antichi Ordini Religiosi, la fondazione di nuove Congregazioni religiose, la diffusione di libri e di opuscoli in difesa del Cristianesimo ed esaltanti le imprese missionarie del passato, l’espansione stessa della colonizzazione, favorirono il rilancio dell’idea e dell’azione missionaria, che ebbe nella Congregazione di Propaganda Fide, con il suo Prefetto card. Mauro Capellari, che fu poi Papa Gregorio XVI (1831-1846), il suo centro motore. I primi sintomi di rinascita dello spirito missionario spuntarono in Francia. Tra le varie iniziative che maggiormente concorsero a stimolare l’aiuto in denaro a tutte le missioni e a tutti i missionari secondo il bisogno di ciascuno, occupa un posto preminente l’Oeuvre de la Propagation de la Foi, oggi «Pontificia Opera della Propagazione della Fede», fondata a Lione, il 3 maggio 1822, per ispirazione di Paolina Maria Jericot. Quest’opera venne affiancata da una specie di notiziario, denominato Annales de la Propagation de la Foi. Nel 1824 il marchese Cesare Tapparelli d’Azeglio, segretario dell’Associazione «Amicizia Cattolica» di Torino, introdusse in Piemonte l’Opera della Propagazione della Fede. Dal 1828 gli Annales vennero pubblicati in traduzione italiana con il titolo «Annali della Propagazione della Fede». Dopo una pausa dovuta alla soppressione dell’«Amicizia Cattolica», l’Opera della Propagazione della Fede venne rilanciata in Piemonte con l’avvento al trono di Carlo Alberto e con l’appoggio entusiasta di mons. Fransoni. In poco tempo l’Opera venne istituita, o almeno conosciuta, in quasi tutte le parrocchie locali. 2.2 Le aspirazioni missionarie di don Bosco Nella sua vita ordinaria il giovane Bosco non era uno spettatore superficiale e distratto, ma un osservatore vigile degli avvenimenti, lieti e 33 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 90-91.236-237. CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO 15 tristi, che coinvolgevano i cattolici. Seminarista diligente e volonteroso, aperto ai problemi anche non strettamente scolastici, cercò sempre di ampliare la sua istruzione ecclesiastica. La conoscenza delle vicende passate della Chiesa richiamava alla mente del chierico Bosco quanto aveva fatto per la diffusione del Vangelo e intensificava in lui il desiderio di consacrare le sue forze nella costruzione del Regno di Dio34. Il risveglio missionario che aveva pervaso la Chiesa mentre egli compiva gli studi in seminario, lo rese più attento all’attività che svolgevano i missionari. Il suo biografo ricorda che il chierico Bosco leggeva con avidità le «Letture edificanti» che l’Opera della Propagazione della Fede divulgava attraverso gli «Annali», per informare i cattolici sulle fatiche, sofferenze e supplizi dei missionari e per stimolare i credenti a soccorrerli con il loro aiuto35. Mons. G. Cagliero attestava d’averlo udito più volte ripetere che «aveva sempre desiderato da chierico e da sacerdote di consacrarsi alle missioni»36. Questa preziosa testimonianza rivela che il desiderio missionario era già presente nella mente del chierico Bosco. Ordinato sacerdote ed entrato nel Convitto Ecclesiastico di Torino, sotto la guida di don G. Cafasso, fu preso da due principali desideri: la cura dei giovani e la voglia di partire per le missioni. Lo stesso don Cafasso si era iscritto all’Opera della Propagazione della Fede e nelle sue conversazioni non tralasciava di parlare del merito di faticare fra i popoli infedeli. Nel 1841 erano partiti sessantotto missionari del Regno Sardo. Nell’anno seguente Gregorio XVI erigeva in Birmania una missione affidata agli Oblati di Maria Vergine del Venerabile Pio Brunone Lanteri, promuovendo un membro del loro Istituto, mons. Cerretti, a Vicario Apostolico. Don Bosco, che ben conosceva l’Istituto, trasformò la sua vaga aspirazione missionaria in un’ansia interiore. Confidò i suoi dubbi agli Oblati e ne parlò al suo confessore, don Cafasso, che lo sconsigliò di pensare alle missioni perché altri erano i disegni della «Provvidenza» nei suoi riguardi. Detto questo, don Bosco si adeguò alla risposta del suo confessore37. 2.3 Don Bosco, promotore dell’ideale missionario Accettato il disegno di Dio di non dover andare personalmente nelle missioni, don Bosco orientò il suo pensiero e la sua azione verso due 34 Cf. A. FAVALE, «Il progetto missionario di Don Bosco», in Sal., 4, Roma 1976; vedi anche: N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 237-238. 35 Cf. MB I, 238. 36 Summ., 527. 37 Cf. MB II, 203-208. I «RICORDI» DI DON BOSCO 16 direzioni: continuare a rivolgere la sua attenzione al problema missionario; e pensare alla fondazione di un proprio Istituto, i cui membri lo aiutassero negli Oratori e si disponessero anche a essere inviati in terre di missione38. Nella prima edizione della sua Storia Ecclesiastica, pubblicata nel 1845, don Bosco descriveva il recente martirio in Cina di Carlo Cornay (1837) e di Giovanni Gabriele Perboyre (1840), due preti Lazzaristi, per ricordare ai lettori l’opera evangelizzatrice della Chiesa e i sacrifici che essa richiedeva nel suo svolgimento ordinario. Nel 1848 una delle letture preferite di don Bosco erano gli «Annali della Propagazione della Fede». Un suo alunno, Giacomo Bellìa, incaricato di portarglieli, lo sentì una volta esclamare: «Oh! Se avessi molti preti e molti chierici, vorrei mandarli ad evangelizzare la Patagonia e la Terra del Fuoco!»39. Dal 1849 in poi, il giovane Michele Rua lo udì più volte esclamare: «Oh! Se avessi dodici sacerdoti a mia disposizione, quanto bene si potrebbe fare!»40. Anche nel 1854, in occasione della malattia di Giovanni Cagliero, ci fu quella «specie di visione» di don Bosco sul suo futuro missionario41. Ed ancora, ad uno dei suoi primi alunni che scorgeva in camera sua il quadro di G.G. Perboyre, don Bosco in quegli stessi anni manifestava il desiderio che i suoi figli andassero anche loro, in quel lontano Estremo Oriente. Con la fondazione del primo nucleo di salesiani, il 18 dicembre 1859, G. Barberis testimonia che l’interesse di don Bosco per le missioni crebbe a tal punto che ne parlava sempre con più frequenza e che lo si vedeva consultare carte geografiche per cercare quali fossero i territori non ancora sfiorati dall’evangelizzazione42. I suoi allievi erano concordi nell’affermare che don Bosco, quando s’intratteneva con loro in ricreazione, era solito «parlare delle missioni cattoliche nei paesi degli infedeli, in Asia, Africa, e America…»43. Verso la fine del 1860, don Bosco confidava al chierico Bonetti il suo desiderio di avere sacerdoti «da mandare a portare la luce della fede a tanta povera gente tuttora barbara e selvaggia»44. La beatificazione dei protomartiri giapponesi (8 giugno 1862) fu motivo di intima consolazione per don Bosco e occasione per spiegare ai suoi l’urgenza dell’evangelizzazione dei popoli pagani. 38 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 238-240. MB III, 363. 40 MB III, 546. 41 Cf. MB V, 104-113. 42 Summ., 306; cf. MB III, 546. 43 MB VI, 420; cf. MB IX, 775. 44 MB VI, 795. 39 CAP. I: UNO SGUARDO ALLE ORIGINI: DON BOSCO 17 Dopo il riconoscimento giuridico della Società Salesiana, con il Decretum laudis del 26 luglio 1864, don Bosco non perse di vista il problema missionario. Egli era in relazione di amicizia con il canonico Giuseppe Ortalda, promotore a Torino dell’Opera della Propagazione della Fede e poi delle Scuole Apostoliche per la formazione di missionari. Era pure in relazione con i redattori del «Museo delle Missioni Cattoliche», di cui fece pubblicità nelle «Letture Cattoliche». Inoltre sapeva che la quasi totalità degli Istituti di nuova fondazione, per esplicito desiderio della Santa Sede, dovevano porre tra le loro finalità l’attività missionaria. Durante il mese di dicembre del 1864 fu ospite dell’Oratorio don Daniele Comboni, apostolo della Nigrizia, che venne invitato a parlare ai suoi. Un testimone oculare, G. Barberis, affermava più tardi che, terminata la conferenza, sarebbe bastato un invito di don Bosco e molti dei presenti sarebbero partiti subito per le missioni45. Altra occasione di nuovo zelo missionario fu la canonizzazione dei martiri giapponesi in concomitanza della commemorazione del martirio di san Pietro, il 29 giugno 1867. Ed infine, la convocazione del Concilio Vaticano I, portando in Italia tanti vescovi da tutte le parti del mondo, diede occasione a don Bosco di parlare direttamente con non pochi Vescovi Missionari passati da Valdocco per esporre le urgenze delle loro missioni. 45 Cf. Summ., 306. CAPITOLO II La prima spedizione missionaria: i «Ricordi» Nonostante l’entusiasmo iniziale che scaturiva dalla persona di don Bosco e che inondava tutti gli ambienti salesiani, le prime trattative per rispondere alle varie richieste in terre di missione, non ebbero esito positivo. In ogni modo, dopo il 1870 don Bosco non ebbe più dubbi sul destino missionario della sua giovane Congregazione. Infatti, le richieste di fondazione per l’Asia, l’America, e l’Africa si moltiplicarono1. Però, col passare del tempo, la «Provvidenza» divina diede a don Bosco indicazioni più significative nel primo dei suoi cinque grandi sogni missionari, avvenuto nel 18722 e, da questo successo, cominciano le sue ricerche sui dintorni di Hong Kong, sull’Australia e sull’India. Tuttavia, la spinta decisiva per l’inserimento della Società Salesiana nella corrente dell’attività missionaria fu data verso la fine del 1874, dall’inizio delle trattative per l’invito dei salesiani in Argentina. In pochi mesi queste giunsero in porto. La rapidità con cui furono condotte le trattative dallo stesso don Bosco era dovuta alle condizioni favorevoli delle proposte di una parrocchia a Buenos Aires ed un collegio di ragazzi a San Nicolàs de los Arroyos, punta avanzata verso la Patagonia. Sia per la presenza di numerosi emigrati italiani in Argentina, il che facilitava il lavoro dei suoi missionari riguardo alle questioni linguistiche, sia per il fatto che egli, procuratesi delle pubblicazioni geografiche sull’America del Sud e resosi conto che i «selvaggi» visti in sogno avevano lineamenti somatici identici agli aborigeni della Patagonia e della Terra del Fuoco, vinse ogni esitazione e dubbio, e decise di mandare i suoi figli in quelle terre lontane3. E così nel 1875 dopo la commovente cerimonia di congedo, partiva la prima spedizione missionaria composta da dieci salesiani, che recavano con sé i «Ricordi» speciali affidati da don Bosco, «quasi paterno testamento a figli che forse non avrebbe più riveduti»4. 1 Cf. MB IX, 891-892. Vedi in appendice il testo: «Le missioni: il sogno sulla Patagonia». 3 Cf. MB X, 1269. 4 MB XI, 389-390. 2 I «RICORDI» DI DON BOSCO 20 1. La genesi dei «Ricordi» affidati ai primi missionari 1.1 Il contesto storico-ecclesiale della partenza Don Bosco fu un grande sognatore. Vedeva con l’immaginazione tutto il campo di apostolato destinato dal Signore ai missionari del Vangelo, e lo vedeva con l’entusiasmo del credente, con lo zelo dell’apostolo, ma anche con paziente saggezza e prudente iniziativa. Il contesto storico-ecclesiale che ha segnato il suo tempo e, in modo particolare quello della partenza dei primi missionari, ha certamente influenzato il suo modo di rapportarsi con le varie realtà. Infatti prima di inviare i suoi figli in Argentina, aveva già avuto varie richieste e offerte: nel 1870 aveva ricevuto l’invito dell’Arcivescovo Giuseppe Alemany a mandare missionari in California; nel 1874 pensava di mandare missionari a Hong Kong; però, nonostante il suo grande desiderio missionario, finì per non accettare5. Nel 1875, parlando dei primi anni della realizzazione del suo progetto, ebbe a dire: «Se oggi la Congregazione è quello che è, si deve al fatto che allora si contentò di essere quello che poté»6; cioè don Bosco sognava alla grande, ma aveva anche il coraggio e la prudenza di realizzare un po’ alla volta. D’altra parte, Pio IX fu il Papa che la divina «Provvidenza» mandò a don Bosco sin dall’inizio della sua opera in favore della gioventù povera ed abbandonata: dalle prime occasioni del 1848 alle udienze del 1858; dall’approvazione della Società Salesiana nel 1869, delle Regole nel 1874 e dell’Associazione dei Cooperatori Salesiane nel 1876. Il Sommo Pontefice fu davvero Padre e Maestro di colui che Giovanni Paolo II avrebbe proclamato più tardi «Padre e Maestro della gioventù». Agli inizi del pontificato di Pio IX (1846-1878) nacque il «mito» del papa liberale, artificiosamente montato da moderati e democratici. Seguì una progressiva involuzione del Papa sulla possibilità di conciliazione della Chiesa con il mondo moderno. Ma immutabile rimase sempre l’energia e la chiarezza di idee di Pio IX sugli obiettivi che si era posto sin da principio, cioè indipendenza della Chiesa e politica centralizzatrice. Infatti, Pio IX accarezzava il sogno di una civiltà ufficialmente cattolica7. Nel momento della sua elezione, don Bosco aveva soltanto trentuno anni, era nel pieno delle sue forze e nell’anno cruciale della sua opera, quello in cui l’Oratorio itinerante trovò sistemazione stabile nella Tettoia Pinardi. Nel frattempo, le relazioni tra i due si fecero sempre più continue 5 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 298-299. MB XI, 271. 7 Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 141; per un maggiore approfondimento si veda: G. MARTINA, Pio IX. 6 CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 21 ed affettuose, così che fu l’autorevole intervento del Papa che decise l’approvazione della Società Salesiana e successivamente delle sue Costituzioni. Infatti, l’approvazione di queste fu accordata dopo una votazione in cui Pio IX, udito che mancava un voto all’approvazione definitiva, sorridendo esclamò: «Ebbene, questo voto ce lo metto io!»8. Alla sua morte, don Bosco aveva sessantatre anni, età del declino, però la sua opera era fortemente e definitivamente stabilita nella Chiesa. Nonostante questo privilegio, don Bosco fu una persona obbediente al Papa, e nello stesso tempo cittadino leale verso la patria. Come uomo di Dio, non poteva non considerare il Sommo Pontefice più di qualsiasi altro Capo, e perciò era solito dire che ogni desiderio del Papa era per lui un comando. Quest’atteggiamento partiva naturalmente da quel «sensus Ecclesiae» e da quella «fedeltà al Papa» che egli riteneva aspetti essenziali di una integra fede cristiana. In definitiva, si può dire che il Papa Pio IX costituì con don G. Cafasso e con mamma Margherita il mirabile trio che il Signore pose a sostegno di tutto ciò che don Bosco ha potuto compiere lungo tutta la sua vita: Pio IX con la sua paterna benevolenza, con il lungimirante intuito e con la suprema garanzia della sua autorità fu la guida ispirata che gli confermò il cammino da percorrere, facendogli poi superare ogni ostacolo e rendendogli possibile in tempi relativamente brevi la fondazione, l’approvazione e lo sviluppo mondiale della sua opera; don Cafasso fu il direttore spirituale nel momento delle scelte, delle difficoltà, incertezze e dubbi giovanili di don Bosco; e sua madre svolse una funzione unica nell’educazione e nel primo apostolato del figlio, incidendo profondamente sullo spirito e sullo stile del suo futuro operare9. 1.2 La nascita dell’attività missionaria salesiana Come già abbiamo accennato, fin dai primi tempi don Bosco ha voluto che la sua giovane Congregazione vivesse in stato permanente di missione, cooperando sempre e dovunque all’opera dell’evangelizzazione dei popoli. Proprio per questo ha messo l’evangelizzazione nel nucleo costitutivo dell’attività salesiana, senza volere però che la sua Famiglia Religiosa diventasse «esclusivamente missionaria». Si coglie la sua genialità nell’avere saputo mettere l’evangelizzazione tra gli obiettivi essenziali della Congregazione10. 8 MB X, 796. Cf. N. CERRATO, Vi presento Don Bosco, 148. 10 Cf. A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 373. 9 I «RICORDI» DI DON BOSCO 22 Il carisma missionario di don Bosco ci viene presentato nelle parole indirizzate all’assemblea e in un modo particolare ai salesiani della prima spedizione missionaria in Argentina ― convenuti nella celebrazione di congedo a Torino ― come sviluppo del mandato missionario di Gesù Cristo e allo stesso tempo, una continuazione, mediante la Chiesa, nella storia umana dell’opera di salvezza del Figlio di Dio Incarnato11. Per questo motivo inizia il suo intervento dicendo: Il nostro Divin Salvatore, quando era su questa terra, prima di andare al Celeste Padre, radunati i suoi Apostoli, disse loro: «Andate per tutto il mondo… insegnate a tutti… predicate il mio Vangelo a tutte le creature». Con queste parole il Salvatore dava non un consiglio, ma un comando ai suoi Apostoli, affinché andassero a portare la luce del Vangelo in tutte le parti della terra. Questo comando o missione diede il nome di Missionari a tutti quelli che nei nostri paesi o nei paesi esteri vanno a promulgare, o predicare le verità 12 della fede. Ite, andate . La vocazione e la «natura missionaria» della Chiesa (cf. AG 2), «sacramento universale di salvezza» (LG 48), ha la sua origine proprio nel mandato di Gesù Cristo, suo Fondatore: Come infatti il Figlio è stato mandato dal Padre, così ha mandato egli stesso gli Apostoli (cf. Gv 20,21) dicendo: «Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20). E questo solenne comando di Cristo di annunciare la verità salvifica, la Chiesa l’ha ricevuto dagli Apostoli per proseguirne l’adempimento sino all’ultimo confine della terra (cf. At 1,8). Essa fa quindi sue le parole dell’Apostolo: «Guai… a me se non predicassi!» (1Cor 9,16) e continua a mandare araldi del Vangelo, fino a che le nuove Chiese siano pienamente costituite e continuino alla loro volta l’opera di evangelizzazione (LG 17). La Chiesa fu perciò fondata da Gesù Cristo per predicare il Vangelo ad ogni creatura e per continuare nella vita umana la sua stessa opera di salvezza. Il Signore Gesù, fin dall’inizio «chiamò presso di sé quelli che voleva e ne istituì Dodici che stessero con lui e li mandò a predicare» (Mc 3,13; cf. Mt 10,1-42). Gli Apostoli furono dunque ad un tempo il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia. In seguito, una volta completati in se stesso con la sua morte e risurrezione il mistero della nostra salvezza e dell’universale restaurazione, il Signore, a cui competeva ogni potere in cielo 11 12 Cf. A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 361-364. MB XI, 383-384. CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 23 ed in terra (cf. Mt 28,18), prima di salire al cielo (cf. At 1,4-8), fondò la sua Chiesa come sacramento di salvezza ed inviò i suoi Apostoli nel mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre (cf. Gv 20,21) e comandò loro: «Andate dunque e fatti miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho comandato» (Mt 28,19-20); «Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi invece non crederà, sarà condannato» (Mc 16,15). Da qui deriva alla Chiesa l’impegno di diffondere la fede e la salvezza del Cristo, sia in forza dell’esplicito mandato che l’ordine episcopale, coadiuvato dai sacerdoti ed unito al successore di Pietro, supremo pastore della Chiesa, ha ereditato dagli apostoli, sia in forza di quell’influsso vitale che Cristo comunica alle sue membra […]. Pertanto la missione della Chiesa si esplica attraverso un’azione tale, per cui essa, in adesione all’ordine di Cristo e sotto l’influsso della grazia e della carità dello Spirito Santo, si fa pienamente ed attualmente presente a tutti gli uomini e popoli, per condurgli con l’esempio della vita, con la predicazione, con i sacramenti e con i mezzi della grazia, alla fede, alla libertà ed alla pace di Cristo, rendendo loro facile e sicura la possibilità di partecipare pienamente al mistero di Cristo (AG 5). Da quanto abbiamo detto, possiamo facilmente capire che l’impegno di evangelizzare della Chiesa ― e della Congregazione Salesiana come parte integrante di essa ― nasce dal dovere di continuare la missione affidata dal Padre al Figlio (cf. Gv 20,21), che consiste nel predicare il Vangelo a ogni creatura (cf. Mc 16,15), facendo di ogni persona, un discepolo e un seguace di Cristo Salvatore, mediante l’amministrazione del Sacramento del Battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cf. Mt 28,19). L’attività missionaria salesiana nasce perciò dalla natura stessa della Chiesa pellegrinante (cf. AG 6), che cerca d’orientare ogni persona al Battesimo, invitando ad una sequela radicale di Cristo ed a far parte del suo Corpo Mistico. La Chiesa ed ognuno dei suoi membri ha anche il dovere di evangelizzare i non cristiani (cf. AG 7). Già nel suo tempo don Bosco avvertì questa necessità e perciò pose se stesso e la sua Congregazione Salesiana in continuo stato di missione, cominciando con l’inviare una prima spedizione missionaria in Argentina. Infine, la Famiglia Salesiana, come tutta la Chiesa di Cristo, per adempiere il suo dovere deve tener conto sempre e dovunque della sua vocazione missionaria (cf. EN 14-16). I motivi che hanno portato don Bosco a dare inizio all’attività missionaria salesiana si possono riassumere da una parte nel suo grande desiderio di predicare il Vangelo a tutti coloro che non conoscevano ancora I «RICORDI» DI DON BOSCO 24 Gesù Cristo e, dall’altra nella volontà di rispondere alle necessità spirituali degli emigrati italiani in quelle terre lontane13. La grazia del rinnovamento non può avere sviluppo alcuno nelle comunità, se ciascuna di esse non allarga la vasta trama della sua carità sino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri (AG 37). Il nuovo impulso missionario sarà un termometro della vitalità pastorale della Congregazione Salesiana ed un rimedio efficace contro il pericolo di una vita borghese. È necessario risvegliare la coscienza evangelizzatrice di tutti i salesiani e, allo stesso tempo, conoscere e mettere in pratica l’attuale metodologia dell’evangelizzazione, in modo che la Congregazione s’impegni sempre più, secondo l’esempio di don Bosco, a far crescere il numero di evangelizzatori14. Attraverso l’attività evangelizzatrice, don Bosco ha collocato la sua giovane Congregazione in piena azione al servizio della Chiesa Universale e del Vangelo di Gesù Cristo. Tenendo presente i consigli e gli orientamenti del Sommo Pontefice, Pio IX, per il quale nutriva una speciale stima e considerazione, preferì lavorare per il bene della Chiesa, piuttosto che attendere agli interessi particolari della propria Congregazione. Era cosciente che la Congregazione appartiene alla Chiesa, che ne è parte viva, e che l’evangelizzazione missionaria è una condizione vitale per il popolo di Dio. Si può dire infine, che don Bosco lavorò per la Chiesa e per l’evangelizzazione di tutte le genti e, in un modo speciale dei suoi cari giovani, fino al suo ultimo respiro, come aveva promesso ai primi tempi dell’Oratorio15. 1.3 Le origini dei «Ricordi» di don Bosco La missione di Gesù Cristo sulla terra fu continuata con l’invio degli Apostoli, secondo il mandato del Signore contenuto nei Vangeli. Tale missione, come già abbiamo potuto verificare, ci viene presentata in tre brani fondamentali: Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,15-16). 13 Cf. CGS XX, 470. Cf. CGS XX, 463. 15 Cf. MB XVIII, 258. 14 CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 25 Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,16-20). Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21). Lo schema della «Costituzione sulle missioni apostoliche» del Concilio Vaticano I (1869-1870) comincia con le parole che don Bosco userà all’inizio del suo discorso ai presenti, nella cerimonia di congedo della prima spedizione missionaria in Argentina, cioè con il mandato missionario di Gesù Cristo e l’impegno che da lui proviene per la Santa Sede e per i Vescovi. Analogamente lo schema del «Secondo decreto sui missionari apostolici» preparato per il Concilio comincia dal mandato missionario del Signore agli Apostoli, ripetendo gli stessi concetti e quasi le stesse parole del progetto della Costituzione16. Anche se non fu pubblicato, don Bosco lo conosceva e fece riferimenti agli stessi contenuti. In ogni modo, ciò che realmente muove il successore di san Pietro, Pio IX, a preoccuparsi dell’evangelizzazione delle genti e delle missioni è, essenzialmente lo stesso che spinge don Bosco a lavorare per la salvezza delle anime. Perciò, il primo dei venti «Ricordi» che affida ai missionari salesiani ha come priorità cercare anime, non denaro, né onori, né dignità17. L’ansia di salvare anime fu il grande segreto di tutta la sua dinamica apostolica. Anche nel letto di morte, il 26 gennaio 1888, cinque giorni prima della sua morte, don Bosco mormorò con fatica a mons. Cagliero, queste sole parole: «Salvate molte anime nelle missioni»18. La carità teologica spingeva don Bosco a mettere in pratica i disegni universali di salvezza che scaturiscono dall’amore del Padre (cf. AG 2), partecipando personalmente e mediante l’opera e il lavoro dei suoi figli, all’impegno di salvezza e redenzione della Chiesa. Certo, se avesse dato ascolto al suo zelo, egli [don Bosco] avrebbe abbracciato con la sua carità tutto il mondo; […] Don Berto lo vedeva con l’occhio attentamente fisso su carte geografiche a studiarvi terre da conquistare al 16 Cf. A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 369-373; per verificare l’inizio del testo latino di questi due documenti del Concilio Vaticano I, vedi: Mansi, 45-46 e 151-152. 17 Cf. MB XI, 389. 18 MB XVIII, 530. I «RICORDI» DI DON BOSCO 26 Vangelo. Fu udito anche esclamare: «Che bel giorno sarà quello, quando i missionari salesiani, salendo su per il Congo di stazione in stazione, s’incontreranno con i loro confratelli che saranno venuti su per il Nilo e si stringeranno la mano lodando il Signore!». Don Francesco Dalmazzo, depose d’averlo udito più volte egli stesso esclamare: «Quando i nostri missionari andranno ad evangelizzare le varie regioni dell’America, dell’Australia, nell’India, nell’Egitto e in più altri luoghi, che bel giorno sarà quello! Io già li vedo avanzarsi nell’Africa e nell’Asia ed entrare nella Cina, e proprio in 19 Pechino avranno una casa» . Don Bosco continua il suo zelo evangelizzatore attraverso la sua Congregazione, come riflesso dell’effusione della carità divina che porta nel suo cuore. Gesù ha detto ai suoi Apostoli: «Andate in tutto il mondo a predicare il Vangelo ed a Battezzare tutte le genti» (Mc 16,15-16); «Andate ed evangelizzate», ripeterono gli Apostoli ai loro primi discepoli, specialmente ai Vescovi e ai Presbiteri; «Andate ed insegnate il Vangelo a tutte le nazioni», hanno detto i Sommi Pontefici di tutti i tempi ai missionari lungo la storia della Chiesa; «Andate in tutto il mondo e catechizzate tutte le genti», dice don Bosco ai suoi salesiani, rappresentati in quelli dieci confratelli della prima spedizione missionaria in Argentina. La Congregazione Salesiana, come la Chiesa, trova nelle fonti bibliche e teologiche, la ragione della sua dimensione missionaria universale. I salesiani sempre e dovunque devono evangelizzare, in caso contrario, non possono considerarsi veri figli di don Bosco; tra i non credenti devono fondare la Chiesa e tra i credenti devono catechizzare senza stancarsi. Le parole di Gesù: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), prima riprese del Vangelo e dopo ripetute nel Vaticano I nei suoi schemi sulle missioni, non rimangono per don Bosco e per i suoi salesiani, come una mera nozione di fede, bensì si convertono in un «mandato» che li spinge a partire per l’America del Sud nel 1875, dando così inizio all’attività missionaria20. Secondo le sue possibilità, don Bosco collaborò sempre e dovunque alla fondazione ed espansione della Chiesa, tenuta per lui come centro sicuro, infallibile, cui tutti dovevano riferirsi, da cui tutti dovevano dipendere, e a cui dovevano uniformarsi tutti coloro che, nell’esercizio del ministero, dovevano predicare la Parola di Dio21. 19 MB XI, 409-410. Cf. P. STELLA, Don Bosco nella storia della religiosità cattolica, I, 169ss. 21 Cf. MB XI, 384. 20 CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 27 Don Bosco, dopo avere anticipato la dottrina teologica delle cosiddette «missioni umane» (cf. AG 5-7) nei primi paragrafi del suo intervento nella cerimonia di congedo dei primi missionari a Torino, aggiunge: Ora studiando noi nel nostro piccolo eseguire, secondo le nostre forze, il precetto di Gesù Cristo, varie missioni ci si presentavano nella China [sic], nell’India, nell’Australia, nell’America stessa; ma per vari motivi, specialmente per essere la nostra Congregazione incipiente, si preferì una missione nell’America del Sud, nella Repubblica Argentina. Per seguire l’uso adottato, anzi il precetto di Gesù Cristo, appena si cominciò a parlare di questa missione, subito si interrogò la mente del Capo della Chiesa e tutte le cose si fecero con piena intelligenza di Sua Santità [Pio IX]22. Conformemente al pensiero ecclesiastico del tempo e al diritto canonico di allora, per don Bosco le parole del mandato missionario di Gesù: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), risuonano come precetto di tipo giuridico-ecclesiale, la cui regolamentazione ed autorità apparteneva alla competenza del Papa, padre della famiglia di tutti i credenti. E perciò, continua affermando: I nostri missionari, prima di partire per la loro missione, si recarono ad ossequiare il Vicario di Gesù Cristo per prendere la sua Apostolica benedizione e quindi partire come inviati dal medesimo Divin Salvatore23. Don Bosco prosegue e conclude il suo intervento con parole di raccomandazione, di affetto e di speranza, indirizzate a tutti i presenti e, in modo particolare ai suoi amati figli in partenza per le missioni: Vi dico che se l’animo mio in questo momento è commosso per la vostra partenza, il mio cuore gode di una grande consolazione nel mirare rassodata la nostra Congregazione; nel vedere che nella nostra pochezza anche noi mettiamo in questo momento il nostro sassolino nel grande edificio della Chiesa. Sì, partite pure coraggiosi; ma ricordatevi che vi è una sola Chiesa che si estende in Europa ed in America e in tutto il mondo, e riceve nel suo seno gli abitanti di tutte le nazioni che vogliono venire a rifugiarsi nel suo materno seno. Cristo è Salvatore delle anime, che sono qui, come quelle che sono là. Tale è il Vangelo che si predica in un luogo quale è quello che si predica in un altro; di modo che sebbene separati di corpo abbiamo ovunque unità di spirito, lavorando tutti alla maggior gloria del medesimo Iddio e Salvatore Nostro Gesù Cristo. Ma dovunque andiate ad abitare, o figli amati, voi dovete costantemente ritenere che siete preti Cattolici, e siete Salesiani. Come Cattolici, voi siete 22 23 MB XI, 384. MB XI, 384. I «RICORDI» DI DON BOSCO 28 andati a Roma a ricevere la benedizione, anzi la missione dal Sommo Pontefice. E con questo fatto voi pronunciate una formula, una professione di fede e date a conoscere pubblicamente che voi siete mandati dal Vicario di Gesù Cristo a compiere la stessa missione degli Apostoli, come inviati da Gesù Cristo medesimo […]. Come Salesiani, in qualunque remota parte del globo vi troviate, non dimenticate che qui in Italia avete un padre che vi ama nel Signore, una Congregazione che ad ogni evenienza a voi pensa, a voi provvede e sempre vi accoglierà come fratelli. Andate dunque; voi dovrete affrontare ogni genere di fatiche, di stenti, di pericoli; ma non temete, Dio è con voi, egli vi darà tale grazia, che voi direte con san Paolo: Da me solo non posso niente, ma col 24 divino aiuto io sono onnipotente. Omnia possum in eo qui me confortat . Da questo cuore aperto al mondo nascono i «Ricordi» che don Bosco affida a ognuno dei suoi figli in partenza per le missioni, come paterno testamento. Nutriva la speranza che i suoi figli potessero dare tanti frutti graditi a Dio, portando la salvezza a quelle anime che erano state sempre e dovunque la predilezione del suo cuore, e che lo portavano a ripetere con frequenza le stesse parole del re di Sodoma ad Abram: «Dammi le persone; i beni prendili per te» (Gn 14,21)25. 2. Il contenuto specifico dei «Ricordi» e la loro tipologia 2.1 I «Ricordi» come paterno testamento Nella cerimonia di congedo della prima spedizione missionaria salesiana in Argentina, appena concluso il vespro, don Bosco salì sul pulpito per proferire il suo sermone. Nonostante il mare di gente che riempiva la Basilica di Maria Ausiliatrice, al suo apparire si fece improvvisamente un profondo silenzio, un fremito di commozione attraversava l’assemblea attenta ad accogliere tutte le sue parole. Si trattava di un avvenimento di grande importanza per tutti. Don Bosco volle creare proprio questo momento di gioia con la massima solennità possibile. La Congregazione rappresentata dai direttori di tutte le case salutava la nuova realtà che ha visto crescere i suoi frutti fino ai nostri giorni26. Dopo avere espresso tutto quello che il suo cuore gli inspirava e che lui riteneva più opportuno confidare in quella occasione, arrivati al termine della celebrazione, mentre si allontanavano dall’altare di Maria 24 MB XI, 386-387. Cf. MB XVII, 280.365-366. Queste stesse parole: Da mihi animas, cetera tolle (nella sua versione latina) per la sua importanza hanno cominciato a fare parte, come lo fanno ancora oggi, del motto dello stemma ufficiale della Congregazione Salesiana. 26 Cf. MB XI, 383-387. 25 CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 29 Ausiliatrice, don Bosco affidava a ognuno di loro alcuni «Ricordi» speciali, quasi paterno testamento ai figli che forse non avrebbe più riveduti27. Li aveva scritti a matita nel suo taccuino durante un recente viaggio in treno e, fattene tirare copie, le affidava di sua mano ai singoli. Così il frutto di una seria meditazione e di una matura riflessione sui documenti del Concilio Vaticano I e la sua esperienza pastorale diventavano il progetto sulle missioni28. Il suo contenuto si trova perciò sparso nei due schemi di questo Concilio sulle «Missioni» e sui «Missionari apostolici»29. Dalla sua elaborazione, don Bosco è riuscito a raccogliere e a mettere insieme i punti fondamentali per un vero trattato pastorale di Missiologia pratica. Erano, come sostiene don P. Braido, una breve sintesi di pastorale e di spiritualità missionaria: «Con i prevalenti consigli di vita spirituale si intrecciavano, infatti, norme di prudenza nei comportamenti, esortazioni a zelo pastorale, alle realtà più vere, le anime da salvare, il Cielo da raggiungere, Dio da glorificare»30. Per quanto riguarda la loro tipologia, questi venti «Ricordi» contengono in sé tutta la spiritualità evangelizzatrice di don Bosco e si possono raggruppare in tre gruppi: quelli che si riferiscono in modo particolare al «fine» dell’attività missionaria (1, 2, 5, 18); quelli che riguardano piuttosto la «spiritualità» missionaria (9, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 20), e quelli che offrono alcuni orientamenti sul «metodo» concreto da mettere in pratica nell’azione missionaria (3, 4, 10, 6, 8, 7, 11, 19)31. Premessa questa suddivisione, cercheremo di studiare anche la loro concordanza con le disposizioni della Missiologia moderna e della metodologia di evangelizzazione del post-concilio Vaticano II, fino alla promulgazione della Redemptoris missio, che sarà poi oggetto principale di studio nel seguente capitolo. 27 Cf. MB XI, 389-390; E II, 516-517. Questi «Ricordi» manoscritti da don Bosco si possono trovare, ancora oggi, nell’ASC, presso la Casa Generalizia dei salesiani a Roma, in: ASC 132.5, Quaderni e taccuini (Portafoglio usato da don Bosco tra gli anni 1874-1878), «Ricordi ai primi missionari», pp. 58-61; ASC 123, Missioni (busta 1ª), «Ricordi di don Bosco ai missionari 1875». Sui «Ricordi» cf. anche: ASC 110, Cronache (Lemoyne), 49-VI (1875); ASC 62.11 (busta 2ª), «Norme per i primi missionari 1875». 29 Mansi, 45-156. 30 P. BRAIDO, Don Bosco prete dei giovani, II, 145. 31 La trattazione del presente argomento segue da vicino lo studio realizzato da A. MARTÍN GONZÁLEZ, Origen de las misiones salesianas, 167-195; cf. anche J. BORREGO, «Recuerdos di San Juan Bosco a los primeros missioneros», RSS 3 (1984), 167-208. 28 I «RICORDI» DI DON BOSCO 30 2.2 I «Ricordi» relativi al fine dell’attività missionaria In sintonia col pensiero della Chiesa, don Bosco presenta ai suoi figli il fine dell’attività missionaria in forma chiara e concreta. Ha il suo fondamento nella carità, motivazione principale di tutta l’azione missionaria della Chiesa (cf. AG 2). Questa stessa carità deve portare l’uomo a un dono totale di se stesso, per contribuire alla piena realizzazione dell’opera salvifica di Cristo che con l’incarnazione, con l’annientamento totale e lo svuotamento di se stesso ha realizzato il disegno salvifico del Padre (cf. AG 3). Don Bosco sintetizza l’obiettivo di tutta l’attività missionaria subito nel suo primo «Ricordo» ai suoi missionari: 1. Cercate anime, ma non danari, né onori, né dignità. Il motto della Congregazione Salesiana è, come già abbiamo ricordato: Da mihi animas, cetera tolle, cioè «Dammi le persone; i beni prendili per te» (Gn 14,21); ed ecco la ragione del primo «Ricordo» e la sua sintonia perfetta con la finalità della stessa Congregazione. L’avarizia e la sete di onori e dignità erano, fino a quel momento, ciò che aveva segnato il clero pervenuto in quei paesi lontani. Più tardi, sarà lo stesso Arcivescovo di Buenos Aires a riferire in confidenza a don Bosco: Non è a dire con quanto piacere ho abbracciato i suoi figli, che con sì eroica risoluzione hanno lasciato l’Italia per condursi in queste lontane regioni. Il nostro buon Dio benedirà certamente il suo Istituto fra noi […]. Solo gli Italiani sono un trenta mila a Buenos-Ayres, e la maggioranza dei preti italiani 32 vengono, mi stringe il cuore al dirlo, per far quattrini e niente altro . Nonostante questi ed altri fatti scandalosi di cui la Chiesa aveva certamente ragione di lamentarsi, i sacerdoti salesiani nel Concilio Vaticano I erano stati presentati come modelli, secondo la considerazione di alcuni Vescovi e dei Padri conciliari33. Perciò alcuni Ordinari, approfittando dell’occasione, sollecitarono don Bosco a fondare Opere Salesiane nelle loro diocesi. In nome d’altri sessantotto Padri conciliari, mons. Daniele Comboni nel suo Postulatum […] pro nigris Africae Centralis, vedeva la salvezza delle missioni nell’invio di alcuni giovani sacerdoti che lavorassero secondo lo Spirito di Dio34. Prima della fine del Concilio lo stesso Comboni chiede a don Bosco due o tre giovani sacerdoti, quattro o cinque dei suoi dotti artigiani e 32 MB XI, 603, Lettera di mons. Federico Aneyros a don Bosco, da Buenos Aires, 18 dicembre 1875. 33 Cf. MB IX, 810-811; cf. Mansi, 132. 34 Cf. Mansi, 638. CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 31 catechisti da mettere alla sua disposizione, per inviarli nel suo istituto al Cairo d’Egitto35. Nei suoi schemi sulle «Missioni», il Concilio Vaticano I chiedeva ai missionari che non andassero alla ricerca dei propri interessi, ma quelli di Gesù Cristo36. Li invitava a lavorare fra i popoli cui erano inviati, facendosi tutto per tutti, portandoli a Cristo. E infine, li esortava a seguire l’esempio di Cristo Buon Pastore il quale, disposto a donare la vita per le sue pecore, andava alla loro ricerca fino a trovarle37. Don Bosco traccia per i suoi figli un programma missionario che concorda pienamente col Vangelo: servire Dio e lavorare per la salvezza delle anime come Gesù stesso; no al lucro, agli onori, alla dignità personale. Quasi un secolo dopo il Concilio Vaticano II nel suo Decreto sull’attività missionaria si esprime così: Orbene, alla chiamata di Dio l’uomo deve rispondere in maniera tale da vincolarsi del tutto all’opera evangelica, «senza prender consiglio dalla carne e del sangue» (Gal 1,16). Ed è impossibile dare una risposta a questa chiamata senza l’ispirazione e la forza dello Spirito Santo. Il missionario diventa infatti partecipe della vita della missione di colui che «annientò se stesso, prendendo la natura di schiavo» (Fil 2,7); deve quindi essere pronto a mantenersi fedele per tutta la vita alla sua vocazione, a rinunciare a se stesso e a tutto quello che in precedenza possedeva in proprio, e a «farsi tutto a tutti» (1Cor 9,22), (AG 24). L’attività missionaria consiste nell’annunciare il Vangelo ad ogni creatura (cf. Mc 16,15-16). Proprio per questo si è incarnato il Figlio di Dio (cf. Lc 4,43), per annunciare alle genti il Regno di Dio. I missionari sono perciò gli araldi del Regno (cf. Mt 10). Come nucleo e centro della Buona Novella, il Cristo annunzia la salvezza, dono grande di Dio, che non solo è liberazione da tutto ciò che opprime l’uomo, ma è soprattutto liberazione dal peccato e dal Maligno, nella gioia di conoscere Dio e di essere conosciuti da lui, di vederlo, di abbandonarsi a lui. Tutto ciò comincia durante la vita del Cristo, è definitivamente acquisito mediante la sua morte e la sua risurrezione, ma deve essere pazientemente condotto nel corso della storia, per essere pienamente realizzato nel giorno della venuta definitiva del Cristo, che nessuno sa quando avrà luogo, eccetto il Padre (cf. Mt 24,36; At 1,7; 1Ts 5,1-2), (EN 9). 35 Cf. MB IX, 888-889, Lettera di mons. Daniele Comboni a don Bosco, da Roma, 3 luglio 1870. 36 Cf. Mansi, 153. 37 Cf. Mansi, 51. I «RICORDI» DI DON BOSCO 32 L’attività evangelizzatrice costituisce infine, la vocazione propria e specifica di tutta la Chiesa e, in un modo particolare di quelli che sono inviati da Lei come araldi della fede ai non cristiani. La Chiesa è nata dalla missione del Figlio di Dio incarnato, ed è stata inviata al mondo per prolungare fra gli uomini di tutte le generazioni la missione di salvezza di Gesù. Evangelizzare è perciò un atto prettamente ecclesiale compiuto fra le genti da missionari legittimamente inviati in mezzo a loro, dopo essere stati sottoposti a una accurata selezione e dopo una congrua preparazione. 2. Usate carità e somma cortesia con tutti; ma fuggite le conversazioni e la famigliarità colle persone di altro sesso o di sospetta condotta. Come dice san Giovanni: «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1Gv 4,16). Da queste parole possiamo capire che l’amore è l’essenza del cristianesimo (cf. Lc 10,27-37). Perciò possiamo dire che l’attività missionaria consiste nella propagazione di questo amore e della carità che proviene da Dio Padre (cf. AG 2), attraverso la missione del Figlio e dello Spirito Santo (cf. AG 3-4), e che continua oggi attraverso la Chiesa. Insomma, l’attività missionaria è frutto dell’amore che parte da Dio e che porta a Dio tutti quelli che aderiscono al suo progetto di salvezza. Nella sua attività il missionario deve essere una persona piena di carità teologica. Nei rapporti personali deve amare con autentico senso di carità cristiana, per contribuire sempre e dovunque alla crescita del senso cristiano di coloro cui è stato inviato. Pertanto il richiamo alla prudenza di don Bosco segna subito il limite, affinché l’amore cristiano e la carità non si siano inquinati dalle tendenze e dalle inclinazioni naturali ed umane dell’appetito sensuale e carnale. Il Concilio Vaticano I raccomandava ai missionari gli stessi concetti che don Bosco offre fin dall’inizio ai suoi figli: i destinatari siano trattati con particolare carità e con molta benevolenza; i missionari dovranno adattarsi ai loro usi e costumi38; quelli che sono stati scelti per essere inviati a evangelizzare, non lascino mai di praticare la carità nel loro lavoro missionario39. Allo stesso modo, il Concilio Vaticano II ripropone il bisogno della carità in tutti quelli che si dedicano alle missioni, cioè in quelli che sono chiamati araldi del Vangelo. E ancora, Papa Paolo VI, nella sua Esortazione apostolica sull’impegno di annunciare il Vangelo insiste nello stesso argomento: L’opera dell’evangelizzazione suppone nell’evangelizzatore un amore fraterno sempre crescente verso coloro che egli evangelizza. L’Apostolo Paolo, 38 39 Cf. Mansi, 51. Cf. Mansi, 153. CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 33 modello di ogni evangelizzatore, scriveva ai Tessalonicesi queste parole, che sono un programma per tutti noi: «Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari» (1Ts 2,8; cf. Fil 1,8). Qual è questa affezione? Ben più di quella di un pedagogo, essa è quella di un padre; e ancor più: quella di una madre (cf. 1Ts 2,7.11; 1Cor 4,15; Gal 4,19). Il Signore attende da ciascun predicatore del Vangelo e da ogni costruttore della Chiesa tale affezione. Un segno d’amore sarà la cura di donare la verità e di introdurre nell’unità. Un segno d’amore sarà parimente dedicarsi senza riserve, né sotterfugi all’annuncio di Gesù Cristo (EN 79). E il Papa prosegue, aggiungendo altri segni di questo medesimo amore: il rispetto della situazione religiosa e spirituale delle persone che sono evangelizzate; l’attenzione a non ferire l’altro con affermazioni che possono diventare fonte di turbamento e di scandalo per i fedeli; e infine, lo sforzo di trasmettere ai cristiani alcune certezze solide, perché ancorate alla Parola di Dio. 5. Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini. Questo «Ricordo» di don Bosco è in piena sintonia col Vangelo e impegna i missionari a percorrere la strada proposta da Gesù Cristo per i suoi figli. San Matteo parla della gloria che riceveranno tutti quelli che, durante la loro vita terrena si occuparono dei bisognosi per amore di Dio, praticando le opere di misericordia. Nel giudizio finale il Signore gli dirà: a quelli che stano alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a visitarmi (Mt 25,34-36). In perfetta sintonia con gli insegnamenti del Vangelo, il campo preferenziale della missione Salesiana va incontro a quella «porzione più delicata e preziosa della società umana»40 e così cara al cuore di don Bosco, cioè i giovani: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37). Don Bosco si è sentito inviato con preferenza alla «gioventù povera, abbandonata, pericolante»41; quella che ha maggior bisogno di essere amata 40 41 MB II, 45; C 1. MB XIV, 662; C 26. I «RICORDI» DI DON BOSCO 34 ed evangelizzata: «i giovani vivono un’età in cui fanno scelte di vita fondamentali che preparano l’avvenire della società e della Chiesa»42. I popoli non ancora evangelizzati sono stati oggetto speciale della premura e dello slancio apostolico di don Bosco. Essi continuano a sollecitare ed a mantenere vivo il nostro zelo: ravvisiamo nel lavoro missionario un lineamento essenziale della nostra Congregazione. Con l’azione missionaria compiamo un’opera di paziente evangelizzazione e fondazione della Chiesa in un gruppo umano (cf. AG 6). Questa opera mobilita tutti gli impegni educativi e pastorali propri del nostro carisma. Sull’esempio del Figlio di Dio che si è fatto in tutto simile ai suoi fratelli, il missionario salesiano assume i valori di 43 questi popoli e condivide le loro angosce e speranze (cf. AG 3,12,26) . Allo stesso modo il Concilio Vaticano I raccomandava ai missionari in partenza un’attenzione particolare per i bambini, per gli infermi e per la gente semplice; li invitava a mettersi nella loro condizione, offrendo loro un «alimento» adatto alla loro età o situazione umana44. Questa stessa esigenza di adattamento all’ambiente e alle necessità del popolo cui si è inviato viene ancora una volta ribadita nel Concilio Vaticano II, come anche poi da Papa Paolo VI nella sua Esortazione: Si potrebbe esprimere tutto ciò dicendo così: occorre evangelizzare ― non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici ― la cultura e le culture dell’uomo, nel senso ricco ed esteso che questi termini hanno nella Costituzione Gaudium et Spes (53), partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio (EN 20). E il Papa continua dicendo che il Vangelo e quindi l’evangelizzazione, non si identificano con la cultura e invita a fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione delle culture, mediante l’incontro con la Buona Novella, reso possibile attraverso l’annunzio. 18. Per coltivare le vocazioni Ecclesiastiche insinuate: 1º Amore alla castità; 2º Orrore al vizio opposto; 3º Separazione dai discoli; 4º Comunione frequente; 5º Usate con loro carità, amorevolezza e benevolenza speciale. Nello «Schema della costituzione sulle missioni», il Concilio Vaticano I raccomandava con insistenza la formazione del Clero indigeno nelle chiese in costruzione45. Sebbene in quel momento l’ambiente non fosse il più favorevole per coltivare le vocazioni sacerdotali e religiose, i salesiani della prima 42 C 26. C 30. 44 Cf. Mansi, 51. 45 Cf. Mansi, 47.54. 43 CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 35 spedizione missionaria, appena arrivati in America, hanno cominciato subito con la promozione delle vocazioni e a formare religiosi autoctoni e clero indigeno. Nonostante il panorama generale che faceva notare una certa mancanza di vocazioni, don Bosco e i suoi figli erano convinti che per rispondere alle necessità del suo popolo, il Signore chiama continuamente e con varietà di doni a seguirlo per il servizio del Regno; che tra i giovani molti sono ricchi di risorse spirituali e presentano germi di vocazione apostolica. Perciò sentivano il dovere di aiutare a scoprire, ad accogliere ed a maturare il dono della vocazione laicale, consacrata, sacerdotale, a beneficio di tutta la Chiesa e della Famiglia Salesiana46. Quando iniziò il suo Oratorio a Valdocco don Bosco ha cominciato a lavorare nell’ambiente povero di vocazioni del Piemonte e dell’Italia; i primi salesiani trovano in America lo stesso ambiente povero di vocazioni. Come don Bosco seppe coinvolgere i suoi giovani con entusiasmante chiarezza e motivazione per donare alla Chiesa italiana molti sacerdoti e per fondare una nuova Congregazione clericale nella culla del Risorgimento antipapista e massonico, così i suoi figli in missione si impegnano al massimo alla ricerca di vocazioni per la nascente Congregazione e per la Chiesa universale. D’altra parte, la cura della castità e l’orrore al vizio opposto; la carità nelle relazioni e la frequenza dei sacramenti, sono state sempre caratteristiche di tutta l’azione salesiana. 2.3 I «Ricordi» relativi alla spiritualità missionaria Nei suoi «Ricordi» don Bosco insiste sull’importanza che ciascuno coltivi una spiritualità profonda, fondata sulla fede, sulla preghiera e sulla fedeltà allo spirito evangelico e salesiano, per poter svolgere l’attività missionaria in un modo fruttuoso per tutte le anime cui si è inviato. Ecco le sue parole su questa dimensione così importante della vita missionaria: 9. Fuggite l’ozio e le quistioni. Gran sobrietà nei cibi, nelle bevande e nel riposo. Una delle caratteristiche che certamente stupisce in don Bosco è la sua forte determinazione e la perseveranza di portare a temine quello che ha intrapreso durante tutta la sua vita. Questo stesso atteggiamento interiore ha cercato di incutere nei suoi figli e perciò ripeteva con frequenza: «lavoro e temperanza»47. 46 47 Cf. C 28. Cf. MB XII, 466. I «RICORDI» DI DON BOSCO 36 Il suo opposto, la ricerca di comodità e di onori personali erano da lui considerate il principio della distruzione del bene iniziato48. Il lavoro e la temperanza faranno fiorire la Congregazione; la ricerca delle comodità e delle agiatezze ne sarà invece la morte. Il salesiano si dà alla sua missione con operosità instancabile, curando di fare bene ogni cosa con semplicità e misura. Con il suo lavoro sa di partecipare all’azione creativa di Dio e di cooperare con Cristo alla costruzione del Regno. La temperanza rafforza in lui la custodia del cuore e il dominio di sé e lo aiuta a mantenersi sereno. Non cerca penitenze straordinarie, ma accetta le esigenze quotidiane e le rinunce della vita apostolica: è pronto a sopportare il caldo e il freddo, la sete e la fame, le fatiche e il disprezzo, ogni volta che si tratti della gloria di 49 Dio e della salvezza delle anime . In occasione della terza spedizione missionaria, in una lettera indirizzata a don G. Fagnano, don Bosco diceva: «ricorda sempre a tutti i nostri Salesiani il monogramma da noi adottato: Labor et temperantia. Son due armi con cui noi riusciremo a vincere tutti e tutto»50. Il lavoro dei primi missionari in America del Sud fu segnato dal sacrificio e dalla grande perseveranza51. Insieme con l’aiuto della grazia di Dio che li accompagnava, tutti i risultati furono raggiunti grazie al lavoro instancabile dei salesiani che hanno visto cambiare il colore della loro pelle sotto il clima di quelle terre. Come don Bosco aveva ricordato, hanno messo da parte le discussioni inutili ed hanno saputo lavorare seriamente, praticando la temperanza nel mangiare e nel bere, e dormendo soltanto il necessario, per lavorare senza pregiudizio per la salute fisica e il sano equilibrio psichico. 12. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni, e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini. Come gli Apostoli, che sono stati invitati a seguire il Signore e a liberarsi dalle preoccupazioni e dei beni terreni, anche i primi missionari erano chiamati alla stessa rinuncia e di offrire la propria vita, attraverso una testimonianza coerente e felice. Gesù conclude il suo dialogo con il giovane ricco, che gli domandava che cosa doveva fare di buono per ottenere la vita eterna con queste parole: «Se vuoi essere perfetto, vai, vendi quello che possiedi, dallo ai 48 Cf. MB XVII, 272. C 18. 50 E III, 1653, Lettera di don Bosco a don Giuseppe Fagnano, da Samperdarena, 14 novembre 1877, 236. 51 Cf. MB XVIII, 522. 49 CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 37 poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19,21), e a queste parole il giovane si allontanò da lui. Certamente l’esercizio della povertà non sempre è facile nonostante il Vangelo ci ricordi: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). I primi missionari, come abbiamo ricordato, sono stati un esempio nella pratica di questa virtù: hanno dedicato tutte le loro forze per il bene di quelli cui erano stati inviati; vissero e morirono poveramente come don Bosco aveva sempre raccomandato; con il lavoro hanno ottenuto ammirazione e stima dagli abitanti di quelle terre52. La povertà dei mezzi e il lavoro continuo sono perciò compagni inseparabili di tutto il lavoro missionario dei figli di don Bosco. 13. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi, ma non portatevi mai né invidia né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti; le pene e le sofferenze di uno siano considerate come pene e sofferenze di tutti, e ciascuno studi di allontanarle o almeno mitigarle. San Giovanni nella sua prima lettera presenta la carità quale fonte cui tutti siamo invitati ad attingere l’acqua della vita e dell’amore: Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri (1Gv 4,7-11). Le raccomandazioni di don Bosco sintetizzano la stessa essenza del cristianesimo. Se, in un primo momento, queste possono sembrare di facile realizzazione, la pratica quotidiana risulta molto più esigente ed impegnativa. Si richiede perciò, un esercizio costante della carità e dell’umiltà; uno spirito di collaborazione e di sacrificio personale, per non cadere nella trappola dell’invidia, della gelosia, dell’intolleranza o dell’incomprensione all’interno della propria comunità religiosa. In questo contesto serve ricordare l’avvertenza di san Paolo nella sua lettera ai Galati, riguardo alla carità fraterna e all’impegno cristiano che ognuno è chiamato a vivere: Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in 52 Cf. MB XVIII, 522. I «RICORDI» DI DON BOSCO 38 tentazione. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo (Gal 6,1-2). La seconda parte di questo stesso «Ricordo» di don Bosco è la ripetizione delle parole dell’Apostolo delle genti. 14. Osservate le vostre Regole, né mai dimenticate l’esercizio mensile della buona morte. Le Costituzioni sono il cammino e i binari giusti che i religiosi devono seguire per realizzare nella pratica, la «sequela Christi». Dopo il Vangelo, le Costituzioni sono la norma sicura e la guida efficace che garantiscono l’esito nella missione. Lo spirito salesiano è presente nel contenuto delle Costituzioni e dei Regolamenti della Società di san Francesco di Sales, che don Bosco consegna a don Cagliero, capo della prima spedizione missionaria in Argentina. Don Bosco era cosciente che con l’osservanza di quanto lui stesso aveva scritto nelle Costituzioni ― da poco approvate dalla Santa Sede ―, nella rispettiva introduzione e nei Regolamenti delle case salesiane, lo spirito che si viveva a Valdocco si poteva conservare vivo in America e dovunque fossero presenti i suoi salesiani. I salesiani della prima spedizione missionaria, e quelli delle altre spedizioni inviate da don Bosco, lo stimavano e lo amavano come vero Padre. Non riuscivano a separarsi facilmente da lui, e questo spiega la grande frequenza di lettere che si scambiavano. Furono fedeli tutta la vita. Vivevano in comunità orante, fraterna e apostolica, come avevano imparato da don Bosco quando erano con lui a Torino. Con l’espansione della Congregazione nel mondo, cresce la diversità di persone e di ambienti, che restano uniti nella fedeltà alle Costituzioni che indicano a tutti il cammino da seguire e lo spirito da vivere in ogni presenza salesiana. Nonostante tutto gli uomini sono deboli e perciò necessitano di una continua purificazione. Il desiderio di conversione trova un ambiente propizio nei momenti propri di rivitalizzazione nei ritiri mensili e negli esercizi spirituali annuali, che don Bosco considerava parte fondamentale e sintesi di tutte le pratiche di pietà53. 15. Ogni mattino raccomandate a Dio le occupazioni della giornata, nominatamente le confessioni, le scuole, i catechismi, e le prediche. Questo «Ricordo» si riferisce all’attività concreta nella quotidianità. Per viverla bene e con frutto bisogna l’aiuto della grazia e dell’assistenza dello Spirito Santo, che è l’anima della Chiesa. 53 Cf. C 90-91. CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 39 Infatti sotto l’azione dello Spirito Santo la Chiesa si manifestò alle genti nel giorno di Pentecoste; la diffusione del Vangelo è iniziata con la predicazione; e l’unione dei popoli nella cattolicità della fede fu prefigurata nella Chiesa che parlava tutte le lingue, abbracciando nell’unità d’amore tutti i popoli della dispersione. Lo Spirito Santo unifica nella comunione e nel ministero, e provvede di diversi doni gerarchici e carismatici (cf. LG 4) tutta la Chiesa attraverso tutti i tempi, infondendo nel cuore dei fedeli lo stesso Spirito di missione che animò Gesù Cristo (cf. AG 4). Don Bosco era convinto che nelle attività di ogni giorno fatte con attenzione e impegno, come fare lezione e predicare, se non si ha fiducia nell’aiuto di Dio, se non si vive in comunione con lui, non si possono realizzare in forma adeguata. Anche il Concilio Vaticano I lo ricordava ai missionari, affermando che tutti i risultati vengono da Dio; che lo stesso Gesù Cristo si ritirava sul monte a pregare, e lì si fermava in preghiera alla presenza del Padre Suo; perché ogni dono perfetto proviene dal Padre e nessuno si converte a Cristo se non lo attira il Padre celeste; e perciò anche i missionari devono perseverare nella preghiera notte e giorno54. Così don Bosco cerca d’incutere nei suoi missionari il bisogno della preghiera fatta con fiducia e amore, raccomandando al Signore tutto il lavoro della giornata e chiedendo continuamente la luce dello Spirito. E con insistenza, lo ribadisce ancora Paolo VI, nella sua Esortazione apostolica sull’impegno di annunciare il Vangelo: L’evangelizzazione non sarà mai possibile senza l’azione dello Spirito Santo […]. Di fatto, soltanto dopo la discesa dello Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste, gli Apostoli partono verso tutte le direzioni del mondo per cominciare la grande opera di evangelizzazione della Chiesa […]. Lo stesso Spirito che fa parlare Pietro, Paolo o gli altri Apostoli, ispirando loro le parole da dire, discende anche «sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso» (At 10,44). «Colma del conforto dello Spirito Santo», la Chiesa «cresce» (cf. At 9,31). Lo Spirito è l’anima di questa Chiesa. È lui che spiega ai fedeli il significato profondo dell’insegnamento di Gesù e del suo mistero. È lui che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l’animo di chi ascolta perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato […]. Si può dire che lo Spirito Santo è l’agente principale dell’evangelizzazione: è lui che spinge ad annunciare il Vangelo e che nell’intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza (cf. AG 4), (EN 75). 54 Cf. Mansi, 51-52. I «RICORDI» DI DON BOSCO 40 E il Papa esorta ancora gli evangelizzatori a pregare incessantemente lo Spirito Santo con fede e fervore, e a lasciarsi prudentemente guidare da Lui, ispiratore decisivo dei loro programmi, delle loro iniziative, della loro attività evangelizzatrice. Come del resto don Bosco raccomanda ai suoi figli che all’inizio della giornata, nella meditazione, si invocasse sul lavoro pastorale, sull’insegnamento, sulla catechesi e sulla predicazione, la luce, la forza e l’efficacia dello Spirito, perché tutto potesse cooperare alla gloria di Dio e al bene delle anime. 16. Raccomandate costantemente la devozione a Maria Ausiliatrice ed a Gesù Sacramentato. Riferendoci al significato di «rivelazione della volontà di Dio» come percepita da don Bosco nei suoi sogni emerge una ecclesiologia che vede la Chiesa come vissuta e amata da don Bosco fondata sulla devozione a Maria Ausiliatrice e a Gesù Sacramentato che sono le «due colonne» sulle quali si poggia la Chiesa e perciò anche la Congregazione Salesiana, come vedremo nel prossimo capitolo55. La pietà romantica del XIX secolo si era riempita inverosimilmente di devozioni ai santi, di tridui e di novene ereditate anche dal recente passato. Don Bosco semplifica la vita di preghiera, vive e trasmette a tutta la Famiglia Salesiana una grande devozione all’Eucaristia e a Maria Ausiliatrice e lascia come tradizione nella vita ecclesiale un grande senso di rispetto per il Sommo Pontefice. Come membri della Chiesa in cammino ci sentiamo in comunione con i fratelli del Regno celeste e bisognosi del loro aiuto (cf. LG 49). Don Bosco ha affidato la nostra Società in modo speciale, oltre che a Maria, costituita da lui patrona principale, a san Giuseppe e a san Francesco di Sales, pastore zelante e dottore della carità. Veneriamo pure come protettori particolari san Domenico Savio, segno delle meraviglie della grazia negli adolescenti, e gli altri membri glorificati della nostra Famiglia56. L’ascolto della Parola trova il suo luogo privilegiato nella celebrazione dell’Eucaristia. Essa è l’atto centrale quotidiano di ogni comunità salesiana, vissuto come una festa in una liturgia viva. La comunità vi celebra il mistero pasquale e comunica al corpo di Cristo immolato, ricevendolo per costruirsi in Lui come comunione fraterna e rinnovare il suo impegno apostolico. La celebrazione mette in evidenza le ricchezze di questo mistero: esprime la triplice unità del sacrificio, del sacerdozio e della comunità, i cui membri sono tutti al servizio della stessa missione. La presenza dell’Eucaristia nelle nostre 55 Cf. MB VII, 169-171, racconto del sogno detto delle “due colonne” cui è ancorata la nave della Chiesa. 56 C 9. CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 41 case è per noi, figli di don Bosco, motivo di frequenti incontri con Cristo. Da 57 Lui attingiamo dinamismo e costanza nella nostra azione per i giovani . Dopo il Concilio Vaticano II le devozioni si semplificano, il ciclo liturgico prevale nella vita spirituale, si conservano solo le feste principali del Signore e della Santissima Vergine. Però l’Eucaristia e Maria Ausiliatrice restano essenziali per tutta la vita cristiana. Fiducioso nella presenza di Maria nella Chiesa e del suo aiuto materno per tutti i cristiani, e in modo particolare per i missionari, Papa Paolo VI conclude la sua Esortazione incoraggiando tutti con le sue parole: Al mattino della Pentecoste, Ella ha presieduto con la sua preghiera all’inizio dell’evangelizzazione sotto l’azione dello Spirito Santo: sia lei la Stella dell’evangelizzazione sempre rinnovata che la Chiesa, docile al mandato del suo Signore, deve promuovere e adempiere, soprattutto in questi tempi difficili ma pieni di speranza (EN 82). Infine, don Bosco ha cercato di essere concreto, andando all’essenziale e trascurando cose di minore importanza che si trovano nei consigli e nelle avvertenze di altri missionari del suo tempo. E così hanno fatto i primi missionari salesiani in America e in tutte le missioni dove hanno lavorato, collocando l’Eucaristia al centro di tutta l’azione missionaria, e intorno a questa formavano i centri missionari e tutte le case salesiane. 17. Ai giovanetti raccomandate la frequente Confessione e Comunione. In sintonia con il precedente «Ricordo», troviamo anche questa raccomandazione sulla frequenza della Confessione e della Comunione, che don Bosco ritiene mezzi privilegiati per educare le coscienze dei ragazzi. Iniziamo i giovani a partecipare in modo cosciente e attivo alla liturgia della Chiesa, culmine e fonte di tutta la vita cristiana (cf. SC 10). Insieme con essi celebriamo l’incontro con Cristo nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nei sacramenti. L’Eucaristia e la Riconciliazione, celebrate assiduamente, offrono risorse di eccezionale valore per l’educazione alla libertà cristiana, alla conversione del cuore e allo spirito di condivisione e di servizio nella 58 comunità ecclesiale . Gli stessi missionari della prima spedizione, appena arrivati a Buenos Aires, si dispongono a esercitare il ministero sacerdotale, dedicando sempre più tempo vista l’affluenza continua delle persone in ricerca dei beni spirituali ottenuti dai sacramenti della Confessione ed Eucaristia59. 57 C 88. C 36. 59 Cf. P. STELLA, Don Bosco nella storia della religiosità cattolica, II, 319ss. 58 I «RICORDI» DI DON BOSCO 42 20. Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran premio preparato in cielo. Per don Bosco, la testimonianza manifestata attraverso la dedizione alla missione con lavoro assiduo e sacrificato, era espressione concreta di povertà e di consacrazione al Signore. Nell’operosità di ogni giorno ci associamo alle persone che vivono della propria fatica e testimoniamo il valore umano e cristiano del lavoro60. La nostra vita di discepoli del Signore è una grazia del Padre che ci consacra (cf. LG 44) col dono del suo Spirito e ci invia ad essere apostoli dei giovani. Con la professione religiosa offriamo a Dio noi stessi per camminare al seguito di Cristo e lavorare con Lui alla costruzione del Regno. La missione apostolica, la comunità fraterna e la pratica dei consigli evangelici sono gli elementi inseparabili della nostra consacrazione, vissuti in un unico movimento di carità verso Dio e verso i fratelli. La missione dà a tutta la nostra esistenza il suo tono concreto, specifica il compito che abbiamo nella Chiesa e determina il posto che occupiamo tra le famiglie religiose61. Ecco perché don Bosco insisteva tanto che nelle fatiche e nei patimenti non si dimenticasse mai che, essendo consacrati al Signore, per Lui solo si deve lavorare e soltanto da Lui aspettare ricompensa. Dio tiene in conto anche le cose più piccole, sempre che siano fatte per la Sua maggior gloria e per la salvezza delle anime. Soltanto così, al momento della ricompensa finale, potremo ascoltare le Sue amorevoli parole: «Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25,21). 2.4 I «Ricordi» relativi al metodo dell’azione missionaria Questo terzo gruppo è composto da otto «Ricordi» di carattere pratico circa l’azione missionaria salesiana. 3. Non fate visite se non per motivi di carità o di necessità. 4. Non accettate mai inviti di pranzo, se non per gravissime ragioni. In questi casi procurate di essere in due. Secondo don Bosco, le visite senza ragioni sufficienti, molte volte non fanno altro che far perdere tempo, considerato da lui bene prezioso da vivere con impegno e responsabilità, al servizio della missione. Partendo dalla sua esperienza e dal suo vissuto personale, don Bosco ricordava ai suoi missionari questo aspetto importante della vita pratica. 60 61 Cf. C 78. C 3. CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 43 La visita agli ammalati, agli anziani, ai carcerati, per motivi di carità o di necessità sono certamente un bene da svolgere con la massima cura pastorale. Avevano sempre tanto lavoro da fare e così poco tempo disponibile, che non era possibile intrattenersi in visite inutili, piene d’inconvenienti, cioè non sempre libere da pericoli. Inviti che non fossero motivati da vere esigenze di apostolato non erano accettati da don Bosco, e perciò invitava i suoi figli, in partenza per le missioni in America a fare lo stesso come forma preventiva per evitare situazioni sgradevoli per tutti. 10. Amate, temete, rispettate gli altri Ordini Religiosi e parlatene sempre bene. È questo il mezzo di farvi stimare da tutti e promuovere il bene della Congregazione. 6. Rendete ossequio a tutte le autorità Civili, Religiose, Municipali e Governative. 8. Fate lo stesso verso le persone Ecclesiastiche o aggregate ad Istituti Religiosi. 7. Incontrando persona autorevole per via, datevi premura di salutarla ossequiosamente. L’Apostolo san Paolo avvertiva i primi cristiani riguardo alle autorità pagane del suo tempo: Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto. Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: «non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare» e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore (Rm 13,1-10). I «RICORDI» DI DON BOSCO 44 Infatti, chi conosce il contenuto dell’abbondante corrispondenza scambiata tra i missionari e don Bosco in quei primi anni, riesce a comprendere quanto siano stati utili questi «Ricordi» riguardanti la metodologia dell’azione missionaria: la conformità alle disposizioni dell’autorità della Chiesa locale e dello Stato Argentino. I missionari nella loro vita quotidiana li hanno accolti e praticati con quella fedeltà e buon senso che don Bosco aveva raccomandato con tanto affetto. Troviamo questi quattro «Ricordi» già negli schemi del Concilio Vaticano I: vi si invitano i missionari ad avere il massimo rispetto delle varie Congregazioni religiose e delle autorità locali e a favorire la pace che Gesù Cristo ha lasciato come testamento ai suoi apostoli. Così sapranno tutti che sono discepoli di Cristo, se si amano gli uni gli altri. Perciò l’insistenza nel cercare di lavorare nella saggia mansuetudine della buona conversazione (cf. Mc 6,31) e di non dare spazio a invidie e conflitti. Li invitava inoltre, al rispetto dell’autorità e della dignità dei Vescovi e dei Vicari Apostolici, attraverso l’obbedienza in tutto; a non intraprendere niente senza il loro consenso, perché la Sacra Scrittura (1Mac 5,67) dice che i sacerdoti che hanno voluto attuare senza il consenso delle Gerarchie sono caduti terribilmente in battaglia62. Il «Secondo schema del decreto sui Missionari Apostolici» del Concilio Vaticano I ripropone le stesse idee di unione, mutua carità, e rispetto delle Gerarchie Ecclesiastiche e dell’Ordinario del luogo da parte degli araldi della fede che appartengono alle varie Famiglie Religiose della Cattolicità, pur riconoscendo la diarchia giuridica cui sono realmente sottomessi63. Per don Bosco i buoni rapporti con tutte le istituzioni ecclesiastiche e religiose diventa una raccomandazione di grande importanza e significatività per il senso ecclesiale dei suoi missionari. Con le parole: «amate, temete, rispettate» presenta la sua sintesi della dottrina e della prassi missionaria: «con la misura con la quale misurate sarete misurati» (Mt 7,2; cf. Rm 2,1). 11. Abbiatevi cura della sanità. Lavorate, ma solo quanto le proprie forze comportano. Don Bosco è un santo profondamente umano. Ama i suoi salesiani come un padre i suoi figli. Li invita a lavorare senza danneggiare la salute fisica o intellettuale, considerata da lui d’importanza capitale. Gli uomini e la sua sana disponibilità formano la Congregazione: uomini sani con mente sana e ben formata. 62 63 Cf. Mansi, 50-51. Cf. Mansi, 153-154. CAP. II: LA PRIMA SPEDIZIONE MISSIONARIA: I «RICORDI» 45 Perciò non si è stancato mai di consigliare la giusta misura che si trova nell’equilibrio; gli eccessi sono dannosi e producono inconvenienti ai fini di un sano esercizio della missione. 19. Nelle relazioni, nelle cose contenziose, prima di giudicare si ascoltino ambe le parti. La funzione dell’autorità deve essere quella di servizio e dialogo che risuona nel Vangelo, nel tentativo di fare il meglio possibile, tenendo presente le circostanze e gli intervenienti nei fatti. L’autorità concepita come signoria, come dominio e beneficio personale in pregiudizio dei subordinati, non obbedisce al comandamento dell’amore e della carità cristiana. Ecco perché questa norma ci sembra essere quella giusta: sentire le due campane. In realtà, le persone che si devono giudicare sono fratelli o sorelle battezzati e, molte volte, compagni e collaboratori nella stessa missione. Perciò, le decisioni si devono prendere con grande senso di responsabilità, operando con spirito di giustizia, di verità, di onore e di carità nettamente evangelici. Nel governare e nel giudicare devono trasparire la benevolenza, la mansuetudine e la carità di Gesù Cristo: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve» (Lc 22,25-27). Nella Chiesa non esiste autorità che non sia servizio, come anche non esiste servizio che non debba poi rispondere a Dio, al Corpo Mistico di Cristo o Popolo di Dio, e alla società umana. Governare e giudicare è servire il prossimo e la società. Questi due elementi presuppongono una adeguata conoscenza dei membri della comunità; per arrivare alla verità e ad una decisione adeguata e giusta bisogna «dialogare». Nei documenti del Concilio Vaticano II ritroviamo espressa questa idea di corresponsabilità, quando parla ai Vescovi ed ai Superiori: I Vescovi trattino sempre con particolare carità i sacerdoti, perché essi si assumono una parte dei loro ministeri e delle loro preoccupazioni, e vi si consacrano nella vita quotidiana con tanto zelo. Li considerino come figli ed amici (cf. Gv 15,15), e perciò siano disposti ad ascoltarli e a trattarli con fiducia e benevolenza, allo scopo di incrementare l’attività pastorale in tutta la diocesi (CD 16). I Superiori poi, dovendo un giorno rendere conto a Dio delle anime che sono state loro affidate (cf. Eb 13,17), docili alla volontà di Dio nel compimento del loro ufficio, esercitino l’autorità in spirito di servizio verso i fratelli, in modo da esprimere la carità con cui Dio li ama. Governino come figli di Dio quelli 46 I «RICORDI» DI DON BOSCO che sono loro sottomessi, con rispetto della persona umana e facendo sì che la loro soggezione sia volontaria […]. Perciò i Superiori ascoltino volentieri i religiosi e promuovano l’unione delle loro forze per il bene dell’Istituto e della Chiesa (PC 14). Per questo, nell’esercizio dell’autorità, nelle informazioni, nelle relazioni, nei giudizi, nei cambiamenti, ecc., si deve osservare quello che don Bosco, anticipando di un secolo il Concilio Vaticano II, consigliava in questo «Ricordo» ai suoi missionari. Don Bosco voleva nelle sue case ed in tutte le sue opere la presenza di un ambiente segnato da un vero «spirito di famiglia»; di quel vivere in continuo dialogo creativo e comunitario, che favorisce l’amore fraterno, ottimista e cristiano. I suoi primi missionari inviati in America hanno saputo mettere in pratica nella loro azione quotidiana, queste consegne e desideri del Santo Fondatore. CAPITOLO III Uno sguardo alla «Redemptoris missio» Dopo questo lungo viaggio attraverso i «Ricordi» di don Bosco siamo arrivati al momento di confrontarci con la riflessione del Magistero della Chiesa, raccolta in modo particolare nella Lettera enciclica Redemptoris missio di Giovanni Paolo II, circa la permanente validità del mandato missionario. Il mandato di Gesù Cristo ai suoi Apostoli continua ancora oggi nella Sua Chiesa, mediante ogni persona appartenente a questa realtà peregrinante sulla terra (cf. AG 2; LG 2.14). Don Bosco nella sua opera ha messo a sostegno della sua vita e attività quotidiana «due colonne» fondamentali che garantivano il successo e la serenità necessaria per andare avanti, affidandosi alla «Provvidenza» divina: da una parte l’Eucaristia, considerata «l’atto centrale quotidiano di ogni comunità salesiana»1; e dall’altra la devozione alla Vergine Maria. Fin dall’inizio, la Vergine si era fatta presente nella sua vita, cominciando dal «sogno dei nove anni» fino all’ultimo momento: «Di tutto noi siamo debitori a Maria»2. Infatti, sulla sua presenza nella Società si dice: La Vergine Maria ha indicato a don Bosco il suo campo di azione tra i giovani e l’ha costantemente guidato e sostenuto specialmente nella fondazione della nostra Società. Crediamo che Maria sia presente tra noi e continua la sua 3 missione di Madre della Chiesa e Ausiliatrice dei cristiani. Il «sogno delle due colonne»4 aiutò don Bosco a capire ancora di più l’importanza di queste due realtà nella vita di ogni cristiano. Perciò ha cercato di vivere e di far vivere ai suoi figli, il vero senso di appartenenza alla Chiesa, con un grande amore all’Eucaristia, e la devozione filiale alla Madre di Dio e Ausiliatrice dei Cristiani: «Confidate ogni cosa in Gesù Cristo Sacramentato e in Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli»5. 1 C 88. MB XVII, 510. 3 C 8. 4 Vedi in appendice il testo: «La Chiesa: il sogno delle due colonne». 5 MB XI, 395. 2 I «RICORDI» DI DON BOSCO 48 1. Inquadramento storico dell’Enciclica RM 1.1 La fedeltà al mandato divino di evangelizzare il mondo Fedeli al mandato divino di evangelizzare il mondo, i Sommi Pontefici sono stati sempre molto attenti all’opera missionaria con direttive, istruzioni, lettere e documenti di ogni genere6. Hanno inviato missionari ed eretto Chiese particolari. Dal 1622 lo fecero principalmente ed autorevolmente attraverso il dicastero della «Sacra Congregazione de Propaganda Fide», oggi chiamata «Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli», fondata da Gregorio XV (1621-1623) precisamente per tale scopo. Nei tempi moderni i Pontefici sono intervenuti nell’evangelizzazione con encicliche missionarie programmatiche, indirizzate alla Chiesa Universale, con direttive opportune, con particolare sollecitudine per la formazione del clero locale o autoctono e per l’inculturazione del Vangelo, esortando i fedeli ad una cooperazione missionaria sempre più attiva. In tempi più recenti, cominciando da Paolo VI (1963-1978), essi stessi hanno contribuito personalmente all’evangelizzazione dei popoli con numerosi viaggi missionari in tutte le parti del mondo. Attenzione chiaramente espressa dal Pontefice per l’opera di evangelizzazione viene manifestata per la prima volta nella Probe nostis di Gregorio XVI (1831-1846) del 15 agosto 1840. Il Papa si rallegra per i felici progressi della propagazione della fede in molte parti del mondo, ottenuti nonostante gli sforzi fatti dai «nemici della verità» per allontanare dalla Chiesa gli stessi cattolici, ed invita alla fiducia: Dio non abbandona la sua Chiesa. Anche Leone XIII (1878-1903) dedicò, quarant’anni più tardi, un’Enciclica all’evangelizzazione: la Sancta Dei civitas del 3 dicembre 1880. Il pensiero centrale dell’Enciclica è ancora la cooperazione missionaria di tutti i fedeli, con preghiere ed elemosine. A distanza di altri quarant’anni, Benedetto XV (1914-1922) il 30 novembre 1919, immediatamente dopo la prima guerra mondiale, disastrosa anche per le missioni, pubblicò la sua Enciclica missionaria Maximum illud, importante e programmatica tanto da essere considerata una svolta nella storia della diffusione del Vangelo. Con essa il Papa orienta in modo nuovo l’opera missionaria della Chiesa; divenne perciò, sotto i successivi pontificati, la magna charta dell’evangelizzazione. 6 Cf. J. METZLER, «Encicliche missionarie», URBANIANA, ed., Dizionario di missiologia, 219-224. in PONTIFICIA UNIVERSITÀ CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO» 49 Le idee basilari dell’Enciclica di Benedetto XV furono riprese e sviluppate da Pio XI (1922-1939) nell’Enciclica missionaria Rerum Ecclesiae del 28 febbraio 1926. Incoraggia la costituzione di autentiche Chiese particolari che possano fondarsi non solo sul clero autoctono, ma anche ― e questo è un elemento nuovo dell’Enciclica ― su congregazioni religiose indigene, anche di vita contemplativa. Il venticinquesimo anniversario dell’Enciclica missionaria di Pio XI offrì al suo successore Pio XII (1939-1958) l’occasione per accelerare ancora di più, con una nuova Enciclica, Evangelii praecones del 2 giugno 1951, il processo di indigenizzazione e di acculturazione del messaggio cristiano e di far evolvere le missioni in vere e proprie Chiese locali. Il Papa si rallegra per i progressi raggiunti nelle missioni durante gli ultimi venticinque anni ne attribuisce il merito agli insegnamenti dei suoi Predecessori, ed invita a fare fronte ai problemi delle missioni, impartendo opportune direttive. Un’altra Enciclica di Pio XII sulle missioni, la Fidei donum del 21 aprile 1957, fa riferimento in particolare alle Chiese locali dell’Africa, nel contesto storico in cui il continente africano si apriva alla vita del mondo moderno ed attraversava gli anni forse più gravi della sua storia millenaria; si trovava a un punto cruciale della sua esistenza e i suoi popoli erano esposti ai pericoli creati dal falso nazionalismo e dal materialismo. Il Papa sosteneva che nonostante i grandi progressi raggiunti dalla Chiesa, questa doveva raddoppiare i suoi sforzi per eliminare quei pericoli. Quarant’anni dopo la promulgazione della prima grande Enciclica missionaria del secolo, Giovanni XXIII (1958-1963) scrisse la Princeps Pastorum del 28 novembre 1959, riprendendo incisivamente e continuando opportunamente le direttive fino ad allora emanate dai suoi Predecessori in ordine alla fondazione delle Chiesa locali. Vi si sottolinea soprattutto l’esigenza della creazione di gerarchie locali con vescovi autoctoni e la necessità di incrementare il clero nativo. Dopo varie e ripetute rielaborazioni, il Decreto Ad gentes, documento missionario per eccellenza del Concilio Vaticano II (1962-1965), ottenne l’approvazione conclusiva dei Padri il 7 dicembre 1965, dando alla missione della Chiesa un rinnovato impulso. In essa sono stati meglio enucleati i fondamenti teologici dell’impegno missionario, il suo valore e la sua attualità di fronte alle trasformazioni del mondo e alle sfide che la modernità pone alla predicazione del Vangelo. La Chiesa ha assunto una ancor più chiara consapevolezza della sua innata vocazione missionaria, riconoscendovi un elemento costitutivo della sua stessa natura. Nel decimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI consacra al tema dell’evangelizzazione l’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi dell’8 dicembre 1975. Raccoglie in essa la dottrina del I «RICORDI» DI DON BOSCO 50 Sinodo dei Vescovi del 1974 dedicato a quello stesso tema. Tra i documenti pontifici, normalmente di grande valore, si riconosce a quest’ultimo un valore eccezionale, come magna charta dell’evangelizzazione. 1.2 La «magna charta» dell’evangelizzazione per il terzo millennio Nel venticinquesimo anniversario del Decreto conciliare Ad gentes sull’attività missionaria della Chiesa, Giovanni Paolo II (1978-2005) ha pubblicato l’Enciclica missionaria Redemptoris missio circa la permanente validità del mandato missionario il 7 dicembre 19907. Con questa Enciclica il Pontefice sottolinea due elementi fondamentali: il primo, di carattere propositivo, ricorda che la missione è il primo e principale servizio che la Chiesa deve rendere a ciascun uomo e all’intera umanità (RM 2); che è un’attività primaria della Chiesa, essenziale e mai conclusa (RM 31); che questo è il compito più specifico che Gesù ha affidato e quotidianamente affida alla sua Chiesa; senza la missione storica ad gentes, la missio degli apostoli e della Chiesa sarebbe priva del suo significato fondamentale e della sua attuazione esemplare (RM 34); lungi dall’essere pienamente attuata, tale missione è ancora agli inizi e conserva ancora tutta la sua urgenza essendo un dovere fondamentale di tutti i cristiani; occorre pertanto rilanciare la missione in senso specifico impegnando le Chiese particolari a mandare e ricevere missionari; il secondo scopo, che potremo chiamare correttivo, intende dissipare dubbi e ambiguità circa la missione ad gentes, confermando nel loro impegno i benemeriti fratelli e sorelle dediti all’attività missionaria; offre una risposta teologica anche a inquietanti interrogativi, dubbi e ambiguità di certe opinioni missiologiche: È ancora attuale la missione tra i non cristiani? Non è forse sostituita dal dialogo interreligioso? Non è un suo obiettivo sufficiente la promozione umana? Il rispetto della coscienza e della libertà non esclude ogni proposta di conversione? Non ci si può salvare in qualsiasi religione? Perché quindi la missione? (RM 4). Da un nuovo slancio missionario dovrà prendere vigore sia la fede, sia l’identità cristiana. Oltre l’introduzione (RM 1-3) e la conclusione (RM 92), l’Enciclica è divisa in otto capitoli: i primi tre, prevalentemente teologici, presentano la missione di «Gesù Cristo unico Salvatore» (RM 4-11), inviato dal Padre per rendere presente «il Regno di Dio» (RM 12-20); la missione dello «Spirito Santo protagonista della missione» (RM 21-30). Nella missione 7 Cf. «Redemptoris missiologia, 524-526. missio», in COCCIA, E. – GIGLIONI, P., ed., Lessico di CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO» 51 trinitaria si inserisce anche la missione della Chiesa, voluta da Cristo quale segno e strumento di salvezza. Questa missione universale della Chiesa deriva dalla fede in Gesù Cristo e dalla certezza che la salvezza di tutti sta nell’evento della Redenzione. Perché la missione? Perché l’amore di Cristo ci spinge (2Cor 5,14) e perché a noi è stata concessa la grazia di annunciare a tutte le genti le imperscrutabili ricchezze di Cristo (Ef 3,8). La Chiesa e, in essa, ogni cristiano non può nascondere né conservare per sé questa novità e ricchezza, ricevuta dalla bontà divina per essere comunicata a tutti gli uomini (RM 11). Il quarto capitolo descrive «gli immensi orizzonti della missione Ad gentes» (RM 31-40); una missione unica, universale e tuttavia diversificata dal punto di vista dell’evangelizzazione, tanto che si possono distinguere in essa tre situazioni: la missio ad gentes, la cura pastorale missionaria, e la nuova evangelizzazione (RM 33). A sua volta la missio ad gentes si articola in ambiti territoriali (cf. AG 6), in mondi e fenomeni sociali nuovi; in aree culturali o areopaghi moderni (RM 37). Il quinto capitolo descrive «le vie della missione» (RM 41-60): la prima via è la testimonianza della vita e la carità (RM 42-43.60); segue necessariamente l’evangelizzazione come primo annuncio di Cristo Salvatore in vista della conversione-Battesimo (RM 44-46), la plantatio ecclesiae intesa come formazione di Chiese locali (RM 48-50), l’inculturazione-incarnazione del messaggio evangelico nelle culture dei popoli (RM 52-54), il dialogo interreligioso con i fratelli di altre religioni (RM 55-57), la promozione dello sviluppo e l’educazione delle coscienze (RM 58-59). Il sesto capitolo è dedicato ai «responsabili e operatori della pastorale missionaria» (RM 61-76). Essendo la Chiesa tutta missionaria, l’opera evangelizzatrice è dovere fondamentale di tutto il popolo di Dio (AG 3537; CIC 781); è il dovere più alto e più sacro della Chiesa (AG 29); tutta la Chiesa e ciascuna Chiesa è inviata alle genti (RM 62). All’interno di questo popolo tutti sono insieme «soggetti» e «destinatari» della missioneevangelizzazione, anche se ciò avviene non allo stesso titolo o nello stesso modo. Essa spetta anzitutto al Collegio dei Vescovi con a capo il successore di Pietro (RM 63; AG 38; LG 23; CIC 782; EN 67); ai presbiteri e ai religiosi in forza della loro ordinazione-consacrazione (RM 67.69-70; PO 10; AG 39-40; PC 20; EN 68-69; CIC 783), ai laici in forza della loro dignità battesimale (RM 71-73; AG 35-36.41; AA 6.13; CFL 14). Un compito particolare spetta a coloro che sono «missionari» in senso specifico: una vocazione speciale per la totalità di impegno al servizio dell’evangelizzazione, il mandato da parte della legittima autorità, una missione ad vitam e ad gentes. Secondo Redemptoris missio solo coloro 52 I «RICORDI» DI DON BOSCO che hanno questi requisiti possono essere chiamati in senso stretto «missionari» (RM 32.65-66; AG 23-37). Viene ricordata anche l’opera missionaria delle Chiese particolari (RM 64), degli Istituti missionari (RM 66; AG 27), degli Istituti di vita consacrata (RM 69; AG 40; EN 69; CIC 783). Una menzione tutta particolare viene data alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e alle Pontificie Opere Missionarie; vengono pure ricordate le Conferenze dei Superiori Maggiori (RM 75-76). Il settimo capitolo è dedicato alla «cooperazione all’attività missionaria» (RM 77-86). Anzitutto la cooperazione missionaria «spirituale»: la preghiera e i sacrifici per i missionari (RM 78; PO 5; cf. At 13,3; 1Tm 2,1.4), la testimonianza della vita e il fervore dello Spirito (RM 42; EN 41; Rm 12,11). C’è poi la cooperazione missionaria «pratica»: la promozione delle vocazione missionarie (RM 79-80; cf. Rm 10,14-15), gesti concreti di donazione e di servizio nello spirito del dare e del ricevere (RM 81.85), la conoscenza della realtà missionaria attraverso radio, stampa, televisione (RM 82), l’invito di missionari (RM 85). L’ottavo ed ultimo capitolo è dedicato alla «spiritualità missionaria» (RM 87-91): lasciarsi condurre dallo Spirito, vivere il mistero di Cristo «inviato», amare la Chiesa e gli uomini come li ha amati Gesù ricordando che il vero missionario è il santo. Infine, nella conclusione (RM 92) si auspica una nuova epoca missionaria che vede impegnati tutti i cristiani, i missionari e le giovani Chiese a vivere più profondamente il mistero di Cristo e a collaborare con gratitudine all’opera della salvezza. Mai come oggi la Chiesa ha l’opportunità di far giungere il Vangelo, con la testimonianza e la parola, a tutti gli uomini e a tutti i popoli. […] Alla vigilia del terzo millennio tuttora la Chiesa è invitata a vivere più profondamente il mistero di Cristo, collaborando con gratitudine all’opera della salvezza (RM 92). Con essa Papa Giovanni Paolo II ha riassunto, aggiornato, arricchito, la dottrina missionaria della Chiesa e dei suoi Predecessori, con particolare attenzione al Decreto conciliare Ad gentes e all’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI, di cui ricorre il quindicesimo anniversario dalla sua promulgazione. Una missione caratterizzata non solo da un «criterio geografico» (sino ai confini della terra), ma anche da un «criterio antropologico» (tutte le persone, tutti i popoli), da un «criterio ecclesiologico» (da una visione esclusiva ad una visione inclusiva di Chiesa), e da un «criterio soteriologico» (Cristo Salvatore unico e universale di tutte le genti). Ecco perchè la Redemptoris missio può essere definita come la magna charta dell’evangelizzazione per il terzo millennio. CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO» 53 1.3 Servire l’uomo rivelandogli l’amore di Dio La Redemptoris missio di Giovanni Paolo II è una Enciclica missionaria che si inserisce nella tradizione delle altre scritte in precedenza dai suoi Predecessori. È anche l’unica Enciclica che commemora un documento del Concilio Vaticano II, più precisamente il Decreto Ad gentes considerato la magna charta missionaria conciliare8. Partendo da questo documento commemorativo il Papa tratta della missione nella sua globalità, integrando altri documenti conciliari e in modo speciale la Costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa, la Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, e la Dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. L’Enciclica ha tenuto presente il cammino post-conciliare attraverso il Magistero Pontificio, l’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI, le relazioni delle Conferenze del CELAM (Conferenza episcopale latino-americana), e le esperienze pastorali realizzate nei diversi luoghi e ambienti della Chiesa. Dopo venticinque anni di cammino faticoso per il mondo e per la Chiesa, la Redemptoris missio fa una sintesi di tutto quello che si riferisce alla missione (cf. RM 2.35-36). L’Enciclica ha il suo fondamento nella visione del Concilio Vaticano II, non solo per quanto riguarda gli aspetti teologici e l’apertura degli orizzonti pastorali, ma anche per l’ottimismo del suo contenuto (cf. RM 2.6.32.40.86). Del Concilio prende la dinamica e la visione, e propone un discernimento delle posizioni teoriche e pratiche presenti nella Chiesa. Dal Concilio in particolare raccoglie le finalità globali che Giovanni XXIII aveva a cuore. Infatti, nella Costituzione apostolica con cui viene convocato il Concilio Vaticano II il Papa ricorda il mandato missionario di Gesù e propone il rinnovamento della Chiesa e la diffusione della verità cristiana nel mondo in cui viviamo. Nella Redemptoris missio si trovano anche le grandi linee dell’insegnamento e dell’attività di Giovanni Paolo II, cominciando dal titolo che ricorda la sua prima Enciclica programmatica Redemptor hominis, sul mistero della redenzione. Le otto Encicliche precedenti hanno una corrispondenza puntuale in quest’ultima per quanto riguarda i vari temi trattati. Oltre il suo pensiero e insegnamento, l’Enciclica mostra anche l’impulso missionario del Papa, manifestato nei suoi numerosi viaggi di evangelizzazione (cf. RM 1.63), nei suoi incontri anche con i non cristiani 8 Cf. M. ZAGO, «Sentido y alcance de la Encíclica Redemptoris missio», in SEMANA ESPAÑOLA DE MISIONOLOGIA 44, ed., La misión del año 2000, 5-7. I «RICORDI» DI DON BOSCO 54 (cf. RM 29.92), e nei suoi discorsi specialmente alle giovani Chiese. Tutto questo si può riconoscere sia nel testo sia nelle note. Comunque, l’Enciclica non è soltanto un gesto commemorativo del venticinquesimo anniversario del Decreto missionario del Concilio Vaticano II, come evidenziato nell’introduzione e alla fine, bensì è l’espressione di un chiaro impegno del Papa di coinvolgere tutta la Chiesa nell’evangelizzazione missionaria del mondo non cristiano in costante aumento. Trattasi di un documento di grande importanza non solo per comprendere il pensiero del Papa, ma anche per conoscere il cammino ecclesiale nelle orme del Concilio, e ancora di più per comprendere la coscienza della Chiesa, attraverso il suo Pastore supremo e la sua missione nel mondo. Le situazioni attuali del mondo offrono una grande opportunità alla missione universale (cf. RM 3.37-38) e da parte sua, la Chiesa può presentarsi al mondo non cristiano in forma più evangelica, senza l’aiuto del conquistatore o del colonizzatore; si presenta in questi paesi con spirito di rispetto e di servizio9; nell’Enciclica, il Papa vuole rassicurare i non cristiani e, in particolare, le autorità dei paesi verso cui si rivolge l’attività missionaria, che questa ha un unico fine: servire l’uomo rivelandogli l’amore di Dio, che si è manifestato in Gesù Cristo. Popoli tutti, aprite le porte a Cristo! Il suo Vangelo nulla toglie alla libertà dell’uomo, al dovuto rispetto delle culture, e a quanto c’è di buono in ogni religione (RM 2-3). Infine, l’Enciclica intuendo nelle situazioni attuali del mondo, alla vigilia del terzo millennio, una grande opportunità per portare il Vangelo a tutti, vuol incoraggiare la Chiesa a fare uno sforzo autenticamente missionario (cf. RM 86.92). 2. Le prospettive di futuro che scaturiscono dall’Enciclica RM La Redemptoris missio ha riaffermato, come abbiamo detto, la prospettiva del Concilio Vaticano II. Ha ratificato ed armonizzato le esperienze missionarie degli anni post-conciliari. Ma soprattutto si proietta verso il futuro. Il Papa invita a un cambio radicale simile ai grandi cambiamenti storici nei quali la Chiesa si proiettò verso nuove frontiere (cf. RM 30). Si possono 9 Cf. J. LÓPEZ-GAY, «Redemptoris missio», URBANIANA, ed., Dizionario di missiologia, 415. in PONTIFICIA UNIVERSITÀ CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO» 55 così delineare alcune caratteristiche importanti di queste proposte sostenute dalla Redemptoris missio, come vedremo in seguito10. 2.1 Una Chiesa rinnovata per la missione Il Sommo Pontefice chiede prima di tutto una maggiore coscienza e un impegno più concreto a tutta la Chiesa riguardo all’attività missionaria in favore di popoli e gruppi non cristiani che costituiscono due terzi dell’umanità. La missione non può essere riservata a una minoranza. Tutti possono e devono cooperare (cf. RM 61-62, 77-82). «Essa costituisce il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo e all’intera umanità nel mondo odierno» (RM 2; cf. 31.34.44.58-59). Tutti gli stati di vita e tutti i carismi ecclesiali hanno il loro contributo da offrire (cf. RM 67-76). Questa missionarietà si è sviluppata in forme diverse fin dall’epoca apostolica. La missione ad gentes, pur avendo anche missionari «a vita» che vi si dedicavano per una speciale vocazione, era di fatto considerata come il frutto normale della vita cristiana, l’impegno per ogni credente mediante la testimonianza personale e l’annunzio esplicito, quanto possibile (RM 27). Tutta la Chiesa deve compromettersi con il mondo che non è ancora cristiano ed allo stesso tempo ogni Chiesa particolare dovunque si trovi deve vivere la dimensione missionaria che gli è inerente. Tale programma deve tener in conto delle grandi necessità alle quali la Chiesa deve rispondere. È vero che esistono strutture ecclesiali in quasi tutti i paesi del mondo, però la loro incarnazione e irradiazione sono molte volte minime. Ci sono ancora Chiese formate da comunità considerate di fatto straniere, come nel nord d’Africa; altre che raggruppano minoranze esigue di popolazione; altre cui manca visibilità e dinamismo missionario. Le aree non evangelizzate non si limitano ad alcune zone geografiche, bensì a causa delle migrazioni si propagano a macchia d’olio. Sorgono così nuovi areopaghi sociali e culturali che occorre evangelizzare, come il mondo della comunicazione sociale, la ricerca scientifica applicata alla vita (cf. RM 37), che rappresentano contesti di prima evangelizzazione, specialmente nelle grande città del mondo più sviluppato. La Chiesa deve perciò promuovere dovunque il rinnovamento delle comunità per renderle sempre più vive ed esempio di testimonianza di fede; deve promuovere una nuova evangelizzazione a favore di quelle persone che non sono più cristiane, come per quelle che non lo sono mai state (cf. RM 31-38). 10 Cf. M. ZAGO, «Sentido y alcance de la Encíclica Redemptoris missio», in SEMANA ESPAÑOLA DE MISIONOLOGIA 44, ed., La misión del año 2000, 15-21. 56 I «RICORDI» DI DON BOSCO Con l’impegno missionario Giovanni Paolo II intende rinnovare tutta la vita della Chiesa. «La chiamata alla missione deriva di per sé dalla chiamata alla santità. […] L’universale vocazione alla santità è strettamente collegata all’universale vocazione alla missione. Ogni fedele è chiamato alla santità e alla missione» (RM 90). L’impegno missionario favorisce la rigenerazione della pastorale e aiuta al rinnovamento spirituale delle stesse comunità cristiane. «La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (RM 2; cf. 34.39.77.90). Solidale con la stessa umanità, gli stessi problemi sociali ed economici dei paesi poveri troveranno soluzioni nella compartecipazione e con un nuovo stile di vita dei paesi ricchi (cf. RM 59). La rinnovata spinta verso la missione ad gentes esige missionari santi. Non basta rinnovare i metodi pastorali, né organizzare e coordinare meglio le forze ecclesiali, né esplorare con maggiore acutezza le basi bibliche e teologiche della fede: occorre suscitare un nuovo «ardore di santità» fra i missionari e in tutta la comunità cristiana (RM 90; cf. 77,87-91). L’Enciclica propone una missione integrale, secondo diverse possibilità e dovunque si svolgano attività di missione, come la promozione umana, il dialogo, l’impegno per la giustizia, la testimonianza anche esplicita, che porta all’annuncio adottando le diverse vie della missione espresse dal Papa nel capitolo quinto. Perciò è necessario impegnarsi sempre e dovunque a favore della libertà e della reciprocità anche se bisogna saper accettare croce e persecuzione. Questo esige la promozione e la comunione di tutti i carismi, destinati a costruire il corpo che è la Chiesa, attraverso la missione affidata a tutti anche se con modalità e esigenze diverse. Questa integralità esige inoltre un maggiore numero e varietà di missionari (cf. RM 41-60). Come l’economia salvifica è incentrata in Cristo, così l’attività missionaria tende alla proclamazione del suo mistero (RM 44). La Chiesa è effettivamente e concretamente a servizio del regno. Lo è, anzitutto, con l’annunzio che chiama alla conversione: è, questo, il primo e fondamentale servizio alla venuta del regno nelle singole persone e nella società umana (RM 20; cf. 31.34.40.44-47.55.58-59). Nell’integralità delle attività missionarie, l’annuncio deve occupare il primo posto, perché la missione per sua stessa natura tende all’annuncio. CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO» 57 2.2 Una missione di comunione fra le Chiese La Redemptoris missio propone un’attività missionaria che rispetti la libertà delle persone (cf. RM 7-8.35.39.46-47), delle culture dei popoli (cf. RM 24-25.34.37.52-54), delle religioni (cf. RM 5-6.9-11.28-29.46.5557.91). Tale rispetto ricolloca nel valore proprio e connaturale queste stesse realtà. Dio chiama a sé tutte le genti in Cristo, volendo loro comunicare la pienezza della sua rivelazione e del suo amore; né manca di rendersi presente in tanti modi non solo ai singoli individui, ma anche ai popoli mediante le loro ricchezze spirituali, di cui le religioni sono precipua ed essenziale espressione, pur contenendo «lacune, insufficienze ed errori» (RM 55; cf. 21.88). Da questa realtà nasce una relazione di rispetto nei confronti degli altri, credenti o non credenti, chiamata dialogo, che è allo stesso tempo una spiritualità e un’attività specifica della missione (cf. RM 55-57). La presenza del seme della Parola e dell’azione dello Spirito in queste realtà è anche motivo di inculturazione ecclesiale (cf. RM 52). Le giovani Chiese, cioè le comunità cristiane fondate negli ultimi secoli, devono essere protagoniste della missione nel proprio ambiente e nel mondo. Dal loro impegno missionario dipenderà il futuro di tutta la Chiesa (cf. RM 2.48-49.62.64.66-67.85.91). Esse sono presenza concreta, segno e sacramento del Regno, nei diversi contesti a maggioranza non cristiani. Ad esse il Signore invia vocazioni. Il Papa chiede loro con insistenza tra l’altro: Lungi dall’isolarvi, accogliete volentieri i missionari e i mezzi dalle altre Chiese, e mandatene voi stesse nel mondo! (RM 85). Essendo giovani nella fede, dovete essere come i primi cristiani, e irradiare entusiasmo e coraggio, in generosa dedizione a Dio e al prossimo; in una parola, dovete mettervi sula via della santità (RM 91). La missione come comunione fu un tema molto apprezzato già alcuni anni prima. L’Enciclica assume questo valore e questa necessità. Però sottolinea che se la comunione è per la missione, allo stesso tempo l’impegno missionario favorisce l’unità ecclesiale. In questo vincolo essenziale di comunione tra la Chiesa universale e le Chiese particolari si esercita l’autentica e piena missionarietà: «In un mondo che col crollare delle distanze si fa sempre più piccolo, le comunità ecclesiali devono collegarsi fra di loro, scambiarsi energie e mezzi, impegnarsi insieme nell’unica e comune missione di annunciare e vivere il Vangelo» (RM 62). La missione è intercambio: «Cooperare alla missione vuol dire non solo dare, ma anche saper ricevere»: tutte le Chiese particolari, giovani e 58 I «RICORDI» DI DON BOSCO antiche, sono chiamate a dare e a ricevere all’interno della missione universale e nessuna deve chiudersi in se stessa» (RM 85). Però la Redemptoris missio ricorda: La missione della Chiesa è più vasta della «comunione fra le Chiese»: questa deve essere orientata, oltre che all’aiuto per la rievangelizzazione, anche e soprattutto nel senso della missionarietà specifica. Mi appello a tutte le Chiese, giovani e antiche, perché condividano con me questa preoccupazione, curando l’incremento delle vocazioni missionarie e superando le varie difficoltà (RM 64). 2.3 Una missione di cooperazione con Cristo e con lo Spirito Tutta la Chiesa deve essere missionaria, ogni comunità e ognuno dei suoi membri. Per dare impulso a questa missionarietà sono necessari i missionari. La vocazione speciale dei missionari ad vitam conserva tutta la sua validità: essa rappresenta il paradigma dell’impegno missionario della Chiesa, che ha sempre bisogno di donazioni radicali e totali, di impulsi nuovi e arditi (RM 66; cf. 32.64-74.79-80.84). Si chiede con insistenza la promozione delle vocazioni missionarie: La promozione di tali vocazioni è il cuore della cooperazione: l’annunzio del Vangelo richiede annunziatori, la messe ha bisogno di operai, la missione si fa soprattutto con uomini e donne consacrati a vita all’opera del Vangelo, disposti ad andare in tutto il mondo per portare la salvezza (RM 79). La missione ha bisogno del contributo e della riflessione dei teologi per rispondere alle nuove sfide missionarie e per la stessa animazione missionaria (cf. RM 2.36.83). L’Enciclica insiste sull’importanza della teologia per la comprensione e per lo slancio della missione, e afferma che la crisi attuale della missione ha le sue radici soprattutto nel campo della teologia, come è detto in modo particolare nei tre primi capitoli (cf. RM 6.8-9.11.17-18.28-29.40-60). La Redemptoris missio ha sviluppato in modo considerevole gli aspetti cristologici e pneumatologici della missione, tracciando non solo i fondamenti e i contenuti riferiti al Mistero Trinitario, ma anche illustrando il ruolo che le Persone trinitarie hanno nella missione. Nell’analisi del mandato missionario di Gesù, il Santo Padre conclude dicendo: Tutti gli evangelisti, però, sottolineano che la missione dei discepoli è collaborazione con quella di Cristo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). La missione, pertanto, non si fonda sulle capacità umane, ma sulla potenza del Risorto (RM 23; cf. 16.36.42.88). CAP. III: UNO SGUARDO ALLA «REDEMPTORIS MISSIO» 59 Lo Spirito Santo invero è il protagonista di tutta la missione ecclesiale: la sua opera rifulge eminentemente nella missione ad gentes, come appare nella Chiesa primitiva per la conversione di Cornelio (At 10,1), per le decisioni circa i problemi emergenti (At 15,1), per la scelta dei territori e dei popoli (At 16,6ss). Lo Spirito opera per mezzo degli apostoli, ma nello stesso tempo opera anche negli uditori (RM 21; cf. 44-45.88). Lo Spirito guida la missione (cf. RM 24-25), è presente e opera in ogni luogo ed in ogni tempo (cf. RM 28), svolge un’opera di preparazione evangelica in relazione al Cristo (cf. RM 29). La missione come opera realizzata principalmente da Cristo attraverso lo Spirito, fonda ed esige la spiritualità della Chiesa e del missionario: «tale spiritualità si esprime, innanzitutto, nel vivere in piena docilità allo Spirito: essa impegna a lasciarsi plasmare interiormente da lui, per divenire sempre più conformi a Cristo» (RM 87). Infine, «proprio perché “inviato”, il missionario sperimenta la presenza confortatrice di Cristo, che lo accompagna in ogni momento della sua vita: “Non aver paura… perché io sono con te” (At 18,9-10), e lo aspetta nel cuore di ogni uomo» (RM 88). CONCLUSIONE I «Ricordi» di don Bosco affidati ai primi missionari non contenevano in sé tutti gli aspetti missiologici e teologici prodotti della recente riflessione ecclesiale. Nonostante il suo sguardo determinato ed ottimista verso il futuro, riflette le categorie del suo tempo. Il contenuto dei «Ricordi» nasce da una parte dalla sua esperienza personale e dall’altra, dallo spirito dei documenti missionari emanati dal Concilio Vaticano I, che lui ha vissuto con intensità, come noi viviamo i frutti del Concilio Vaticano II nella riflessione e nell’azione della Chiesa nei nostri giorni. Nei «Ricordi» non troviamo, ad esempio, riferimenti concreti ed espliciti alla necessità di «adattamento alle culture» locali verso cui erano diretti. Però nel suo discorso nella cerimonia di congedo parla della necessaria preparazione psicologica per chi deve partire per un paese lontano, della diversità delle proprie esigenze rispetto a quelle della missione, della necessità di una continua testimonianza ed della fiducia che doveva animarli in ogni momento. Il magistero della Chiesa universale è la fonte delle sue riflessioni e questa permette a don Bosco di superare i limiti spazio temporali della sua esperienza e di raccogliere nei «Ricordi» indicazioni valide che attraversano lo spazio e il tempo della loro redazione. Anche se non si trovano espliciti riferimenti alle parole «adattamento alle culture», il cui concetto si trova ripetutamente negli Schemi del Concilio Vaticano I che abbiamo segnalato, tutti i «Ricordi» del terzo gruppo riguardanti il metodo dell’azione missionaria, sono relativi all’adattamento al paese di missione dove i missionari erano inviati. Non si può pretendere in quell’epoca e nella mentalità delle persone del Concilio Vaticano I di trovare espresse le attuali esigenze dell’ecumenismo che ci porta a cercare l’unione e la concordia con altre esperienze religiose. I protestanti e tutta l’azione ecumenica erano oggetto di rifiuto. Don Bosco viveva immerso in quell’ambiente ecclesiale del Vaticano I, ereditato dalle guerre di religione del Rinascimento e della Controriforma. Se i primi missionari salesiani partirono ricchi di riferimenti spirituali e pastorali, li troviamo invece impreparati nella conoscenza della lingua, necessaria per svolgere l’attività immediata con qualità ed efficienza. 62 I «RICORDI» DI DON BOSCO Dall’abbondante corrispondenza scambiata con don Bosco traspare come le difficoltà linguistiche rallentino l’opera missionaria nel suo complesso. Con riferimento al contenuto della Redemptoris missio e all’esperienza maturata nella Chiesa con il Concilio Vaticano II (1962-1965), troviamo certamente altri aspetti che non sono stati contemplati nei «Ricordi» di don Bosco. Nonostante ciò, leggendoli con attenzione, li troviamo molto vicini alla realtà e alle esigenze della missione odierna. Possiamo dire che don Bosco ha offerto un programma di vita con delle sfide che ancora oggi trovano la loro piena attualità. Dopo più di cento anni molti concetti teologici riguardanti la missione sono stati arricchiti; sono stati specificati i criteri geografici, antropologici, ecclesiologici e soteriologici della missione; sono stati ampliati gli orizzonti e gli ambiti della missione, contemplando nuovi fenomeni sociali, nuove aree culturali o areopaghi moderni; sono state ridefinite le vie della missione, chiarito le responsabilità dell’attività pastorale, le forme di cooperazione ed infine, la spiritualità che deve accompagnare la missione ad gentes, la cura pastorale e la nuova evangelizzazione nella Chiesa dei nostri tempi. Possiamo dire perciò che la Chiesa esige non solo una nuova evangelizzazione, ma anche una nuova missione, che risponda alle nuove necessità ed alla nuova comprensione che la Chiesa possiede di sé stessa e della sua attività. Certamente gli orizzonti della missione si fanno illimitati. Le diverse finalità ed attività missionarie rendono la missione ancora più necessaria e più bisognosa dell’impegno di tutti e di vocazioni speciali. Gli orizzonti della missione sono illimitati non solo a causa delle cifre, ma soprattutto tenendo conto del ruolo salvifico ed universale di Gesù Cristo, unico Salvatore e modello perfetto dell’umanità di tutti i tempi (cf. RM 4-8). Gli orizzonti della missione sono illimitati ancora, perché la Chiesa, della quale facciamo parte, è strumento necessario di salvezza per la costruzione del Regno di Dio, al quale tutti sono chiamati (cf. RM 9). La missione ad gentes non può essere trascurata dalla Chiesa, né da alcun cristiano. Impegnarsi per la missione è una esigenza di fedeltà a Cristo e di servizio all’uomo; è una forma per crescere nella propria identità cristiana. Il nostro tempo, con l’umanità in movimento e in ricerca, esige un rinnovato impulso nell’attività missionaria della Chiesa. Gli orizzonti e le possibilità della missione si allargano, e noi cristiani siamo sollecitati al coraggio apostolico, fondato sulla fiducia nello Spirito. È lui il protagonista della missione! Sono numerosi nella storia dell’umanità le svolte epocali che stimolano il dinamismo missionario, e la Chiesa, guidata dallo Spirito, vi ha CONCLUSIONE 63 sempre risposto con generosità e lungimiranza […]. Oggi la Chiesa deve affrontare altre sfide, proiettandosi verso nuove frontiere sia nella prima missione ad gentes sia nella nuova evangelizzazione di popoli che hanno già ricevuto l’annuncio di Cristo. Oggi a tutti i cristiani, alle Chiese particolari e alla Chiesa universale sono richiesti lo stesso coraggio che mosse i missionari del passato e la stessa disponibilità ad ascoltare la voce delle Spirito (RM 30). Nonostante i loro limiti, questi «Ricordi» contengono la spiritualità missionaria di tutti i salesiani inviati da don Bosco in America. Sono la sintesi ottimista, franca, austera e coraggiosa della preparazione dottrinale, morale, ascetica e pratica che i salesiani della prima spedizione del 1875 portarono in quel paese di missione. Sono il «breviario» di tutta l’attività missionaria della Congregazione Salesiana, che dopo l’approvazione ufficiale delle sue Costituzioni nel 1874, iniziava a offrire il suo contributo alla Chiesa, Popolo di Dio, che per natura si definisce missionaria (cf. AG 2). In occasione della commemorazione dei «125 anni di spedizioni missionarie», così si esprime il consigliere generale per le missioni salesiane, don Luciano Odorico: Tra gli obiettivi che l’azione missionaria non deve trascurare, bisogna annotare le «missioni» che la Redemptoris missio indica come le nuove frontiere per l’evangelizzazione: i nuovi contesti sociali e culturali. Tra i primi il cosiddetto «quarto» mondo dell’emarginazione, dei rifugiati e degli immigrati. Tra i secondi, il mondo dei mass media e delle ricerche biogenetiche. Mondi che si fanno strada senza l’incidenza del messaggio religioso ed etico. Ci sono molte urgenze. Fra le più pressanti l’acquisizione di parametri chiari per l’inculturazione del carisma salesiano che rispetti le diversità geografiche e culturali. In secondo luogo, la preparazione di itinerari di animazione missionaria, di prima evangelizzazione e di dialogo interreligioso. Una terza priorità, è quella di far combaciare l’urgenza della prima evangelizzazione con l’educazione e la promozione umana, specialmente nei paesi molto poveri e nei continenti in gravi necessità. […] La quarta urgenza reclama strategie di emergenza e di assistenza soprattutto nel campo dei rifugiati. Approntare piani di assistenza non significa scadere nell’assistenzialismo, ma rispondere coraggiosamente alle gravi e spesso tragiche situazioni di abbandono individuale e sociale1. La Chiesa pellegrina sulla terra deve continuare il suo percorso secondo le ispirazioni dello Spirito Santo, vivendo in atteggiamento di ascolto e di contemplazione permanente delle cose visibili ed invisibili e cercando di rispondere sempre alle nuove necessità. 1 L. ODORICO, «Missione salesiana fra tradizione e futuro», ANSmag, Anno IV/62, 15 ottobre 2000, 6. I «RICORDI» DI DON BOSCO 64 Il «Progetto di animazione e governo del Rettor Maggiore e del suo Consiglio per il sessennio 2008-2014»2 presenta le sfide per rispondere ai bisogni dei nostri giorni, divise in tre aree di animazione con i rispettivi obiettivi, seguiti dai processi e dagli interventi concreti per la loro realizzazione. In questo lavoro faccio riferimento solo agli obiettivi, all’interno delle aree di animazione: nella prima area intitolata «vocazione missionaria ad gentes», si chiede di «mantenere viva la vocazione missionaria ad gentes», e di «qualificare la formazione dei missionari ad gentes»; nella seconda, dedicata all’«animazione missionaria», si invita a «mantenere vivo l’impegno per le missioni ad gentes in tutte le Ispettorie, come un lineamento essenziale della Congregazione», ed a «qualificare l’animazione missionaria in ogni Ispettoria»; infine, nella terza area riguardante la «solidarietà missionaria», si propone di «suscitare la solidarietà missionaria dei confratelli verso le aree più bisognose», «coordinare la solidarietà economica verso le aree più bisognose» e, per ultimo «favorire la sinergia missionaria» nella Congregazione. Con la breve presentazione di un «sogno» all’inizio di ogni capitolo abbiamo conosciuto don Bosco grande sognatore che diede grande importanza a certi suoi sogni che gli fecero vedere anticipatamente il progetto che Dio gli affidava. L’attuale Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, don Pasqual Chávez Villanueva, afferma: «Sognare era per don Bosco, senza dubbio, un’altra forma di credere, un modo nuovo di vivere “come se vedesse l’invisibile” (Eb 11,27)». E citando W. Nigg, aggiunge che lui «era totalmente aperto al soprannaturale e la sua comunicazione con quel mondo si manifestava particolarmente nei sogni»3. Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, egli era aperto alle realtà terrestri; profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, viveva «come se vedesse l’invisibile» (Eb 11,27). Questi due aspetti si sono fusi in un progetto di vita fortemente unitario: il servizio dei giovani. Lo realizzò con fermezza e costanza, fra ostacoli e fatiche, con la sensibilità di un cuore generoso. «Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù… Realmente non ebbe a cuore altro che le anime»4. 2 Cf. ACG 402, 8 settembre 2008. BS, luglio/agosto 2002, 2. 4 C 21. 3 CONCLUSIONE 65 Concludiamo il nostro lavoro con una delle preghiere con cui tutti i salesiani sono invitati ad iniziare la loro giornata, riconoscendo in don Bosco il loro fondamentale modello di vita e in Maria la Madre della Chiesa e Ausiliatrice dei cristiani5. Grazie, Signore, per don Bosco: Tu ce lo hai donato come padre e maestro. In lui celebriamo le meraviglie del tuo amore, uno splendido accordo di natura e di grazia, fusi in un unico progetto di vita: il sevizio dei giovani. Vergine Maria, Tu hai sempre guidato don Bosco e lo hai sostenuto nella sua opera. Noi crediamo che sei presente tra noi e continui la tua «missione di Madre delle Chiesa e Ausiliatrice dei cristiani». Ci affidiamo a te, umile serva in cui il Signore ha fatto grandi cose, per diventare tra i giovani testimoni dell’amore inesauribile del tuo Figlio. Amen. 5 DICASTERO PER LA FORMAZIONE, ed., In dialogo con il Signore, 67. APPENDICE 1. I «Ricordi» di don Bosco ai missionari1 Venti «Ricordi» di don Bosco affidati ai primi missionari salesiani in partenza per l’Argentina, l’11 novembre 1875, consegnati di sua mano mentre si allontanavano dall’altare di Maria Ausiliatrice a Torino: 1. Cercate anime, ma non danari, né onori, né dignità. 2. Usate carità e somma cortesia con tutti; ma fuggite le conversazioni e la famigliarità colle persone di altro sesso o di sospetta condotta. 3. Non fate visite se non per motivi di carità o di necessità. 4. Non accettate mai inviti di pranzo, se non per gravissime ragioni. In questi casi procurate di essere in due. 5. Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini. 6. Rendete ossequio a tutte le autorità Civili, Religiose, Municipali e Governative. 7. Incontrando persona autorevole per via, datevi premura di salutarla ossequiosamente. 8. Fate lo stesso verso le persone Ecclesiastiche o aggregate a Istituti Religiosi. 9. Fuggite l’ozio e le quistioni. Gran sobrietà nei cibi, nelle bevande e nel riposo. 10. Amate, temete, rispettate gli altri Ordini Religiosi e parlatene sempre bene. È questo il mezzo di farvi stimare da tutti e promuovere il bene della Congregazione. 11. Abbiatevi cura della sanità. Lavorate, ma solo quanto le proprie forze comportano. 12. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni, e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini. 13. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi, ma non portatevi mai né invidia né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti; le pene e le sofferenze di uno siano considerate come pene e sofferenze di tutti, e ciascuno studi di allontanarle o almeno mitigarle. 1 MB XI, 389-390; E II, 516-517. I «RICORDI» DI DON BOSCO 68 14. Osservate le vostre Regole, né mai dimenticate l’esercizio mensile della buona morte. 15. Ogni mattino raccomandate a Dio le occupazioni della giornata, nominatamente le confessioni, le scuole, i catechismi, e le prediche. 16. Raccomandate costantemente la devozione a Maria Ausiliatrice ed a Gesù Sacramentato. 17. Ai giovanetti raccomandate la frequente Confessione e Comunione. 18. Per coltivare le vocazioni Ecclesiastiche insinuate: 1º Amore alla castità; 2º Orrore al vizio opposto; 3º Separazione dai discoli; 4º Comunione frequente; 5º Usate con loro carità, amorevolezza e benevolenza speciale. 19. Nelle relazioni, nelle cose contenziose, prima di giudicare si ascoltino ambe le parti. 20. Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran premio preparato in cielo. Amen. 2. Don Bosco: il sogno dei nove anni2 Primo sogno di Giovanni Bosco avvenuto nel 1824, riguardo alla sua missione futura tra i giovani, in cui gli è indicato: il campo di lavoro (gioventù degli ambienti popolari); il metodo educativo («non colle percosse, ma colla mansuetudine e colla carità»); le qualità di educatore («umile, forte, robusto»); la Maestra e l’aiuto («ti darò la Maestra»); e i frutti («animali feroci» convertiti in «mansueti agnelli»). All’età di nove anni circa ho fatto un sogno che mi rimase profondamente impresso nella mente per tutta la vita. Nel sonno mi parve di essere vicino a casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli che si trastullavano. Alcuni ridevano, altri giuocavano, non pochi bestemmiavano. All’udire quelle bestemmie mi sono subito lanciato in mezzo di loro, adoperando pugni e parole per farli tacere. In quel momento apparve un Uomo venerando, in età virile, nobilmente vestito. Un manto bianco gli copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così luminosa, che io non poteva rimirarla. Egli mi chiamò per nome, e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli, aggiungendo queste parole: ― Non colle percosse, ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a far loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù. Confuso e spaventato soggiunsi che io era un povero ed ignorante fanciullo, incapace di parlare di religione a quei giovanetti. In quel momento quei ragazzi cessando dalle risse, dagli schiamazzi e dalle bestemmie, si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere che mi dicessi: 2 MO 34-37; MB I, 123-126. APPENDICE 69 ― Chi siete voi, soggiunsi, che mi comandate cosa impossibile? ― Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili coll’obbedienza e coll’acquisto della scienza. ― Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza? ― Io ti darò la Maestra, sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza. ― Ma chi siete voi che parlate in questo modo? ― Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti ammaestrò di salutare tre volte al giorno. ― Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza suo permesso; perciò ditemi il vostro nome. ― Il mio nome domandalo a Mia Madre. In quel momento vidi accanto a lui una Donna di maestoso aspetto, vestita di un manto che risplendeva da tutte parti, come se ogni punto di quello fosse una fulgidissima stella. Scorgendomi ognor più confuso nelle mie domande e risposte, mi accennò di avvicinarmi a Lei, che presomi con bontà per mano, mi disse: ― Guarda! Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti, ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, di orsi e di parecchi altri animali. ― Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare, continuò a dire quella Signora. Renditi umile, forte, robusto; e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo pei figli miei. Volsi allora lo sguardo, ed ecco, invece di animali feroci, apparvero altrettanti mansueti agnelli, che tutti saltellando correvano attorno belando, come per far festa a quell’Uomo e a quella Signora. A quel punto, sempre nel sonno, mi misi a piangere, e pregai quella Donna a voler parlare in modo da capire, perciocché io non sapeva quale cosa si volesse significare. Allora Ella mi pose la mano sul capo dicendomi: ― A suo tempo tutto comprenderai. Ciò detto, un rumore mi svegliò, ed ogni cosa disparve. Io rimasi sbalordito. Sembravami di avere le mani che facessero male pei pugni che aveva dato, che la faccia mi dolesse per gli schiaffi ricevuti da quei monelli; di poi quel Personaggio, quella Donna, le cose dette e quelle udite mi occuparono talmente la mente, che per quella notte non mi fu più possibile prendere sonno. Al mattino ho tosto con premura raccontato quel sogno prima ai miei fratelli, che si misero a ridere, poi a mia madre ed alla nonna. Ognuno dava al medesimo la sua interpretazione. Il fratello Giuseppe diceva: ― Tu diventerai guardiano di capre, di pecore o di altri animali. Mia madre: ― Chi sa che non abbi a diventar prete. Antonio con secco accento: ― Forse sarai capo di briganti. I «RICORDI» DI DON BOSCO 70 Ma la nonna, che sapeva assai di teologia ed era del tutto analfabeta, diede sentenza definitiva dicendo: ― Non bisogna badare ai sogni. Io era del parere di mia nonna, tuttavia non mi fu mai possibile di togliermi quel sogno dalla mente. Le cose che esporrò in appresso daranno a ciò qualche significato. Io ho sempre taciuto ogni cosa; i miei parenti non ne fecero caso. Ma quando, nel 1858, andai a Roma per trattare col Papa della Congregazione Salesiana, egli si fece minutamente raccontare tutte le cose che avessero anche solo apparenza di soprannaturale. Raccontai allora la prima volta il sogno fatto in età di nove in dieci anni. Il Papa mi comandò di scriverlo nel suo senso letterale, minuto, e lasciarlo per incoraggiamento ai figli della Congregazione, che formava lo scopo di quella gita a Roma. 3. Le missioni: il sogno sulla Patagonia3 Primo sogno di don Bosco sulle missioni, avvenuto verso il 1872. Lo raccontò per la prima volta al Papa Pio IX nel marzo 1876, e dopo ad alcuni dei suoi salesiani in privato. Questo sogno sostenne la sua decisione di iniziare l’attività missionaria in Patagonia e mettere in pratica un’idea che portava con sé, fin dai primi anni del seminario. Mi parve di trovarmi in una regione selvaggia ed affatto sconosciuta. Era un’immensa pianura, tutta incolta, nella quale non scorgevansi né colline né monti. Nelle estremità lontanissime però tutta la profilavano scabrose montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. Erano quasi nudi, di un’altezza e statura straordinaria, di un aspetto feroce, coi capelli ispidi e lunghi, di colore abbronzato e nerognolo, e solo vestiti di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Avevano per armi una specie di lunga lancia e la fionda (il lazo). Queste turbe di uomini, sparse qua e là, offrivano allo spettatore scene diverse: questi correvano dando la caccia alle fiere; quelli andavano, portavano conficcati sulle punte delle lance pezzi di carne sanguinolenta. Da una parte gli uni si combattevano fra di loro; altri venivano alle mani con soldati vestiti all’europea, ed il terreno era sparso di cadaveri. Io fremeva a questo spettacolo; ed ecco spuntare all’estremità della pianura molti personaggi, i quali, dal vestito e dal modo di agire, conobbi Missionari di varie Ordini. Costoro si avvicinavano per predicare a quei barbari la religione di Gesù Cristo. Io li fissai ben bene, ma non ne conobbi alcuno. Andarono in mezzo a quei selvaggi; ma i barbari, appena li vedevano, con un furore diabolico, con una gioia infernale, loro erano sopra e tutti li uccidevano, con feroce strazio li squartavano, li tagliavano a pezzi, e ficcavano i brani di quelle carni sulla punta delle loro lunghe picche. Quindi si rinnovavano di tanto in tanto le scene delle precedenti scaramucce fra di loro e con i popoli vicini. 3 MB X, 54-55. APPENDICE 71 Dopo di essere stato ad osservare quegli orribili macelli, dissi tra me: «Come fare a convertire questa gente così brutale?» Intanto vedo in lontananza un drappello d’altri missionari che si avvicinavano ai selvaggi con volto ilare, preceduti da una schiera di giovinetti. Io tremava pensando: «Vengono a farsi uccidere.» E mi avvicinai a loro: erano chierici e preti. Li fissai con attenzione e li riconobbi per nostri Salesiani. I primi mi erano noti e sebbene non abbia potuto conoscere personalmente molti altri che seguivano i primi, mi accorsi essere anch’essi Missionari Salesiani, proprio dei nostri. «Come mai va questo?» esclamava. Non avrei voluto lasciarli andare avanti ed era lì per fermarli. Mi aspettava da un momento all’altro che incorressero la stessa sorte degli antichi Missionari. Voleva farli tornare indietro, quando vidi che il loro comparire mise in allegrezza tutte quelle turbe di barbari, le quali abbassarono le armi, deposero la loro ferocia ed accolsero i nostri Missionari con ogni segno di cortesia. Meravigliato di ciò diceva fra me: «Vediamo un po’ come ciò andrà a finire!» E vidi che i nostri Missionari si avanzavano verso quelle orde di selvaggi; li istruivano ed essi ascoltavano volentieri la loro voce; insegnavano ed essi imparavano con premura; ammonivano, ed essi accettavano e mettevano in pratica le loro ammonizioni. Stetti ad osservare, e mi accorsi che i Missionari recitavano il santo Rosario, mentre i selvaggi, correndo da tutte parti, facevano ala al loro passaggio e di buon accordo rispondevano a quella preghiera. Dopo un poco i Salesiani andarono a porsi nel centro di quella folla che li circondò, e s’inginocchiarono. I selvaggi, deposte le armi per terra ai piedi dei Missionari, piegarono essi pure le ginocchia. Ed ecco uno dei Salesiani intonare: Lodate Maria, o lingue fedeli, e quelle turbe, tutte ad una voce, continuare il canto di detta lode, così all’unisono e con tanta forza di voce, che io, quasi spaventato, mi svegliai. Questo sogno l’ebbi quattro o cinque anni fa e fece molta impressione sul mio animo, ritenendo che fosse un avviso celeste. Tuttavia non ne capii bene il significato particolare. Intesi però che trattavasi di Missioni straniere, le quali prima d’ora avevano formato il mio più vivo desiderio. 4. La Chiesa: il sogno delle due colonne4 Il 26 maggio 1862, don Bosco aveva promesso ai suoi ragazzi di raccontare loro qualche bella cosa nell’ultimo o nel penultimo giorno del mese. Perciò, il 30 maggio alla sera raccontò una parabola o similitudine, come egli volle chiamarla. Vi voglio raccontare un sogno. È vero che chi sogna non ragiona, tuttavia io, che a voi racconterei persino i miei peccati, se non avessi paura di farvi scappar tutti e far cadere la casa, ve lo racconto per vostra utilità spirituale. Il sogno l’ho fatto sono alcuni giorni. 4 MB VII, 169-171. 72 I «RICORDI» DI DON BOSCO Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio, sopra uno scoglio isolato e di non vedere altro spazio di terra, se non quello che vi sta sotto i piedi. In tutta quella vasta superficie delle acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, le prore delle quali sono terminate da un rostro di ferro acuto a mo’ di strale, che ove è spinto ferisce e trapassa ogni cosa. Queste navi sono armate di cannoni, cariche di fucili, di altre armi di ogni genere, di materie incendiarie, e anche di libri, e si avanzano contro una nave molto più grossa e più alta di tutte loro, tentando di urtarla col rostro, di incendiarla o altrimenti di farle ogni guasto possibile. A quella maestosa nave arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle, che da lei ricevono i segnali di comando ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalle flotte avversarie. Il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici. In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sovra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, à cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: Auxilium Christianorum; sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’Ostia di grandezza proporzionata alla colonna e sotto un altro cartello colle parole: Salus credentium. Il comandante supremo sulla gran nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, pensa di convocare intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tener consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando il vento sempre più e la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi. Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna per la seconda volta intorno a sé i piloti, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa. Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portar la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte áncore e grossi ganci attaccati a catene. Le navi nemiche si muovono tutte ad assalirla e tentano ogni modo per arrestarla e farla sommergere. Le une cogli scritti, coi libri, con materie incendiarie di cui sono ripiene e che cercano di gettarle a bordo; le altre coi cannoni, coi fucili e coi rostri: il combattimento si fa sempre più accanito. Le prore nemiche l’urtano violentemente, ma inutili riescono i loro sforzi e il loro impeto. Invano ritentano la prova e sciupano ogni loro fatica e munizione: la gran nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura, ma non appena è fatto il guasto spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano. E scoppiano intanto i cannoni degli assalitori, si spezzano i fucili, ogni altra arma ed i rostri; si sconquassano molte navi e si sprofondano nel mare. Allora APPENDICE 73 i nemici furibondi prendono a combattere ad armi corte; e colle mani, coi pugni, colle bestemmie e colle maledizioni. Quand’ecco che il Papa, colpito gravemente, cade. Subito coloro, che stanno insieme con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Papa è colpito la seconda volta, cade di nuovo e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. Sennonché appena morto il Pontefice un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così subitamente, che la notizia della morte del Papa giunge colla notizia dell’elezione del successore. Gli avversari incominciano a perdersi di coraggio. Il nuovo Papa sbaragliando e superando ogni ostacolo, guida la nave sino alle due colonne e giunto in mezzo ad esse, la lega con una catenella che pendeva dalla prora ad un’áncora della colonna su cui stava l’Ostia; e con un’altra catenella che pendeva a poppa la lega dalla parte opposta ad un’altra áncora appesa alla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata. Allora succede un gran rivolgimento. Tutte le navi che fino a quel punto avevano combattuto quella su cui sedeva il Papa, fuggono, si disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre. Alcune navicelle che hanno combattuto valorosamente col Papa vengono per le prime a legarsi a quelle colonne. Molte altre navi che, ritiratesi per timore della battaglia si trovano in gran lontananza, stanno prudentemente osservando, finché dileguati nei gorghi del mare i rottami di tutte le navi disfatte, a gran lena vogano alla volta di quelle due colonne, ove arrivate si attaccano ai ganci pendenti dalle medesime, ed ivi rimangono tranquille e sicure, insieme colla nave principale su cui sta il Papa. Nel mare regna una gran calma. Don Bosco a questo punto interrogò don Rua: ― Che cosa pensi tu di questo racconto? Don Rua rispose: ― Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, di cui esso è il Capo: le navi gli uomini, il mare questo mondo. Quei che difendono la grossa nave sono i buoni affezionati alla Santa Sede, gli altri i suoi nemici, che con ogni sorta di armi tentano di annientarla. Le due colonne di salute mi sembra che siano la devozione a Maria Santissima ed al Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Don Rua non parlò del Papa caduto e morto, e don Bosco tacque pure su di ciò. Solo soggiunse: ― Dicesti bene. Bisogna soltanto correggere un’espressione. Le navi dei nemici sono le persecuzioni. Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa. Quello che finora fu, è quasi nulla a petto di ciò che deve accadere. I suoi nemici sono raffigurati nelle navi che tentano di affondare, se loro riuscisse, la nave principale. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio: devozione a Maria Santissima e frequenza alla Comunione; adoperando ogni modo e facendo del nostro meglio per praticarli e farli praticare dovunque e da tutti. Buona notte! SIGLE E ABBREVIAZIONI AA Apostolicam actuositatem, Decreto del Concilio Vaticano II, 18 novembre 1965 AAS Acta Apostolicae Sedis ACG Atti del Consiglio Generale, SDB, Roma AG Ad gentes, Decreto del Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965 al. alii (cioè altri) ANSmag Agenzia internazionale salesiana di informazione ASC Archivio Salesiano Centrale presso la Casa Generalizia, Roma ASS Acta Santae Sedis BS Il Bollettino Salesiano, dall’agosto 1877 C Costituzioni della Società di san Francesco di Sales, Roma 1984 CAP. Capitolo CD Christus Dominus, Decreto del Concilio Vaticano II, 28 ottobre 1965 Cf. Confronta CFL Christifideles laici, Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II, 30 dicembre 1988 CG Capitolo Generale dei Salesiani CGS Capitolo Generale Speciale (XX) dei Salesiani CIC Codice di Diritto Canonico E Epistolario di San Giovanni Bosco. Per cura di D. Eugenio Ceria Salesiano, I-IV, Torino 1955-1959 ecc. et caetera (o: et cetera) ed. edidit, ediderunt (cioè curatore, curatori) EN Evangelii nuntiandi, Esortazione apostolica di Paolo VI, 8 dicembre 1975 es. esempio, esempi GS Gaudium et spes, Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965 ID . IDEM (cioè «lo stesso») ISS Istituto Storico Salesiano, Roma LG Lumen gentium, Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II, 21 novembre 1964 76 Mansi MB MO OE p./pp. PB PC PO QSS RM RSS s./ss. Sal. SC SDB Summ. Sussidi I «RICORDI» DI DON BOSCO MANSI, G.D., Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, LIII, Parigi 1927 Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, I-XIX, San Benigno Canavese (TO) 1898-1948 Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855, ed. A. da Silva Ferreira, Roma 1991 Opere edite di G. Bosco, Prima serie: Libri e opuscoli, I-XXXVII (ristampa anastatica), Roma 1977-1978. Seconda serie: Contributi su giornali e periodici, XXXVIII, Roma 1987 pagina/pagine Piccola Biblioteca dell’Istituto Storico Salesiano, Roma Perfectae caritatis, Decreto del Concilio Vaticano II, 28 ottobre 1965 Presbyterorum ordinis, Decreto del Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965 Quaderni di Spiritualità Salesiana, a cura della Pontificia Università Salesiana, Roma Redemptoris missio, Lettera enciclica di Giovanni Paolo II, 7 dicembre 1990 Ricerche Storiche Salesiane, Rivista semestrale di storia religiosa e civile a cura dell’Istituto Storico Salesiano, Roma seguente/seguenti Salesianum, Rivista internazionale trimestrale a cura della Pontificia Università Salesiana, Roma Sacrosanctum concilium, Costituzione del Concilio Vaticano II, 4 dicembre 1963 Salesiani di Don Bosco Summarium, documenti e testimonianze del processo di beatificazione di don Bosco, in ASC Sussidi, a cura del Dicastero per la Formazione, I-III, Roma 19861989 BIBLIOGRAFIA 1. 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Testi monografici AMADEI, A. – CERIA, E. – LEMOYNE, G.B., Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, I-XIX, San Benigno Canavese (TO) 1898-1948. BORREGO, J., «Da Genova a Buenos Ayres. Itinerario de los misioneros salesianos por don Domingo Tomatis», in RSS 2 (1983), 54-96. , «Recuerdos de San Juan Bosco a los primeros misioneros», in RSS 4 (1984), 167-208. , «Originalità delle missioni Patagoniche di don Bosco», in MIDALI, M., ed., Don Bosco nella storia, Roma 1990, 453-468. BOSCO, G., Epistolario di San Giovanni Bosco. Per cura di D. Eugenio Ceria Salesiano, I-IV, Torino 1955-1959. , Il Sistema Preventivo nella educazione della gioventù. Introduzione e testi critici a cura di P. Braido, Roma 1985. , Opere edite. Prima serie: Libri e opuscoli, I-XXXVII (ristampa anastatica), Roma 1977-1978. Seconda serie: Contributi su giornali e periodici, XXXVIII, Roma 1987. , Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855. 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Don Bosco e la sua opera ...................................................................................6 1.1 Brevi cenni biografici ..................................................................................6 1.2 Le grandi realizzazioni nella sua opera .......................................................8 1.3 Il suo sistema educativo.............................................................................12 2. Don Bosco e la sua vocazione missionaria ......................................................14 2.1 Il risveglio missionario nella Chiesa..........................................................14 2.2 Le aspirazioni missionarie di don Bosco ...................................................14 2.3 Don Bosco, promotore dell’ideale missionario .........................................15 CAPITOLO II: La prima spedizione missionaria: i «Ricordi» ...............................19 1. La genesi dei «Ricordi» affidati ai primi missionari ........................................20 1.1 Il contesto storico-ecclesiale della partenza ..............................................20 1.2 La nascita dell’attività missionaria salesiana.............................................21 1.3 Le origini dei «Ricordi» di don Bosco ......................................................24 2. Il contenuto specifico dei «Ricordi» e la loro tipologia ...................................28 2.1 I «Ricordi» come paterno testamento ........................................................28 2.2 I «Ricordi» relativi al fine dell’attività missionaria...................................30 2.3 I «Ricordi» relativi alla spiritualità missionaria ........................................35 2.4 I «Ricordi» relativi al metodo dell’azione missionaria..............................42 CAPITOLO III: Uno sguardo alla «Redemptoris missio» ......................................47 1. Inquadramento storico dell’Enciclica RM .......................................................48 1.1 La fedeltà al mandato divino di evangelizzare il mondo...........................48 1.2 La «magna charta» dell’evangelizzazione per il terzo millennio ..............50 1.3 Servire l’uomo rivelandogli l’amore di Dio ..............................................53 2. Le prospettive di futuro che scaturiscono dall’Enciclica RM ..........................54 2.1 Una Chiesa rinnovata per la missione .......................................................55 2.2 Una missione di comunione fra le Chiese .................................................57 2.3 Una missione di cooperazione con Cristo e con lo Spirito........................58 CONCLUSIONE ..................................................................................................61 82 I «RICORDI» DI DON BOSCO APPENDICE ........................................................................................................67 1. I «Ricordi» di don Bosco ai missionari ............................................................67 2. Don Bosco: il sogno dei nove anni...................................................................68 3. Le missioni: il sogno sulla Patagonia ...............................................................70 4. La Chiesa: il sogno delle due colonne..............................................................71 SIGLE E ABBREVIAZIONI ...............................................................................75 BIBLIOGRAFIA ..................................................................................................77 1. Testi magisteriali ..............................................................................................77 2. Testi monografici..............................................................................................78 INDICE GENERALE ..........................................................................................81