Rischi e opportunità dell’accesso al credito
per le famiglie:
un nuovo campo per le politiche di welfare?
di
Valentina Moiso
Paper for the Espanet Conference
“Innovare il welfare. Percorsi di trasformazione in Italia e in Europa”
Milano, 29 Settembre — 1 Ottobre 2011
Valentina Moiso
Dipartimento di Scienze Sociali – Università degli Studi di Torino
Via S. Ottavio 50, 10124 TORINO
[email protected]
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----------------draft version--------------La crisi finanziaria del 2007-2008 ha visto costituirsi in aiuto delle famiglie in difficoltà
«un’alleanza» tra il Governo e l’Associazione bancaria Italiana (Abi), l’organo di rappresentanza
degli interessi del sistema bancario e finanziario italiano. In seguito alla crisi, l’Abi ha proseguito in
questa direzione predisponendo un «Piano famiglie»: una serie di accordi con il Governo, le
associazioni dei consumatori o altri attori del terzo settore, al fine di sostenere il reddito dei nuclei
familiari garantendone l’accesso al debito. Per ora tali provvedimenti sono limitati nel numero e nel
raggio di azione, ma sono possibili futuri ampliamenti: ci sembra dunque utile avanzare alcune
considerazioni su rischi e opportunità di un più facile accesso al credito per le famiglie. A tal fine,
prenderemo spunto da una ricerca sulla gestione dei debiti condotta durante la crisi finanziaria1.
La crisi del 2007-2008 ha colpito pesantemente un particolare tipo di debitori: i mutuatari con
mutuo a tasso variabile, la cui rata ha mostrato un aumento considerevole. In aiuto dei mutuatari si
sono attivati due differenti governi, fornendo loro opportunità non praticabili prima della crisi.
Questi provvedimenti, come vedremo, rispondono a logiche profondamente differenti: obiettivo del
primo è l’aumento della concorrenza tra banche in un’ottica consumeristica, al fine di dotare i
cittadini di più potere nel contrattare le condizioni del proprio debito. I successivi, invece,
prevedono un aiuto economico alle famiglie in difficoltà concertato con la stessa Abi. Tenendo
conto del ricorso alle opportunità offerte dalla normativa, abbiamo analizzato le strategie delle
famiglie nel fronteggiare un esborso di denaro per la restituzione dei debiti maggiore del previsto:
questo ha generato l’interesse sui modi con cui lo stato interviene in aiuto della gestione dei budget
familiari, un territorio in cui si gioca l’equilibrio tra l’esposizione personale al rischio e la tutela di
un interesse pubblico (Swedberg 2005). Quali caratteristiche definiscono l’accesso di famiglie che
si trovano in difficoltà finanziaria a misure di sostegno disegnate ad hoc, e secondo quali
declinazioni è immaginata la tutela a loro favore?
Inserendosi nel dibattito intorno a queste questioni, l’articolo introduce le recenti tendenze in merito
all’accesso al credito delle famiglie; approfondisce alcune problematicità relative a un più facile
1 L’indagine si è svolta fra ottobre 2008 e dicembre 2009. I dati sono stati raccolti mediante settantatre interviste
discorsive guidate (Cardano 2003): quarantadue effettuate a mutuatari, ventiquattro a operatori bancari, sette a operatori
delle associazioni dei consumatori. Volendo confrontare differenti gradi di standardizzazione nella gestione del rapporto
con i clienti, in un contesto caratterizzato dall’introduzione di innovazione tecnologica, si sono considerati due istituti
bancari agli antipodi: una delle due grandi banche commerciali italiane e una Banca di credito cooperativo (Bcc).
L’indagine prende in considerazione le famiglie con mutui e non quelle con debiti di minore entità: dal punto di vista
delle questioni trattate nel presente saggio possiamo intendere il nostro caso studio come un «caso critico» dato
l’importo consistente dei debiti in questione. Abbiamo confrontato ove possibile i nostri risultati con quelli di analoghe
indagini condotte sui piccoli debitori: è certo auspicabile un approfondimento in questa direzione, soprattutto sul caso
italiano che è stato finora poco studiato.
2
accesso al debito, e conclude con alcune riflessioni sulla vulnerabilità finanziaria, una questione
che dovrebbe essere tenuta in debita considerazione dal governatore che intende disegnare politiche
- anche in partership con gli istituti bancari - che tutelino efficacemente le famiglie indebitate.
1. Un «mercato in espansione»: le banche alla conquista dei crediti alle famiglie
Nell’ultimo decennio si sta consolidando un trend crescente nel tasso di indebitamento delle
famiglie dei paesi occidentali, che ha portato alcuni analisti a parlare di economia del debito (Lacan
2010): per l’acquisto di beni e servizi si ricorre sempre meno ai risparmi personali e sempre più
all’accesso al credito, sia per diluirne il costo nel tempo sia per poter affrontare una spesa
nonostante non si disponga di un capitale di partenza (cfr. Mills 2009). Il fallimento delle famiglie
di ceto medio americane alla rincorsa dello stile di vita desiderato è una conseguenza anche di
questo fenomeno: nonostante il loro potere d’acquisto diminuisca, tali famiglie continuano a
rivolgersi al mercato per la fornitura di servizi domestici di vario genere o per consumi legati allo
status sociale percepito (cfr. Butler e Savage 1995; Bagnasco 2008). In Europa e in Italia, anche se
la domanda interna è più contenuta e i tassi di risparmio mediamente più elevati, incominciano a
manifestarsi tendenze simili.
In Italia, le passività finanziarie delle famiglie ammontano al 70% del reddito disponibile, contro ad
esempio il 100% della Francia e il 132% degli Stati Uniti; le famiglie intestatarie di un mutuo sono
il 12,6%2, contro il 25-30 % in Francia, Germania e Spagna, 35-40 % in Irlanda e Olanda, oltre il 50
% negli Stati Uniti (Banca d’Italia 2010). Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando: cresce la
quota di famiglie che hanno richiesto un mutuo, così come il debito medio concesso in prestito - che
ha un peso maggiore nelle passività finanziarie dei giovani fino a 34 anni, dei lavoratori dipendenti
e dei laureati (Ibid.). Nel periodo 1998-2007 il denaro erogato in prestito dalle banche alle famiglie
per l’acquisto dell’abitazione è aumentato in media del 17% annuo (Bonaccorsi di Patti e Felici
2008), e nel 2008 le famiglie indebitate nel complesso (dai mutui al credito al consumo) sono salite
al 27,8 %.
Questo trend è facilitato anche dal recente orientamento delle banche nella concessioni di prestiti.
Famiglie nel complesso ancora poco indebitate e a basso rischio di insolvenza, al netto di alcune
eccezioni di particolare gravità, fanno sì che il settore dei crediti alle famiglie (credit retail) sia
definito dalle banche come un mercato in espansione3, nel quale implementare nuove tecniche per
favorire l’accesso al credito a individui prima considerati rischiosi. L’industria bancaria italiana
guarda dunque all’arretratezza del mercato del credito italiano rispetto a quello statunitense come a
2
La quota di famiglie proprietarie di almeno un immobile è tra le più alte d’Europa, il 69%.
Dall’intervento di Giuseppe Zadra, allora Direttore generale dell’Abi, al convegno Credito alle famiglie
2009, Roma, 23-24 giugno 2009.
3
3
un serbatoio ad elevato potenziale di crescita, un nuovo business in cui investire creando nuovi
prodotti. Le possibilità di indebitamento offerte ai clienti si sono moltiplicate nelle forme e nelle
opportunità, anche in seguito alle innovazioni tecnologiche adottate dalle grandi banche
commerciali dopo le importanti ristrutturazioni aziendali a cavallo del Duemila. La
deregolamentazione del settore bancario degli anni Novanta (cfr. Giordano 2007) aveva infatti
attivato un processo di privatizzazione e concentrazione diretto a far acquisire competitività al
sistema bancario in un contesto internazionale: oggi Intesa SanPaolo e Unicredit si configurano
come due big players a livello europeo, e anche il mondo delle Popolari ha dato vita a gruppi
bancari di dimensione considerevole. Durante gli anni delle ristrutturazioni, però, questi istituti
hanno temporaneamente allentato il legame con il territorio (Tarantola 2008): nella concessione di
debiti alle famiglie le banche di minori dimensioni hanno accresciuto la loro quota di mercato di
ben quattro punti percentuali, soprattutto gli istituti di credito cooperativo, che si caratterizzano per
un’operatività limitata a carattere esclusivamente locale. Una volte concluse le grandi operazioni di
concentrazione, le grandi banche per riprendere contatto con il territorio devono fare i conti con le
maggiori dimensioni e la struttura organizzativa più complessa, che rendono meno fluida e più
costosa la circolazione delle informazioni sui clienti tra le filiali e il centro decisionale. Di
conseguenza,
per
garantire
un’operatività
più
efficiente
è
stata
introdotta
un’elevata
standardizzazione nella gestione dei clienti. Il rapporto tra operatore e famiglie (customer
relationship management) può essere così regolato a monte grazie alle possibilità offerte dalla
tecnologia: ci sono procedure standard nell’offerta dei prodotti supportate da programmi sul
computer che ricordano quali mosse fare; i sistemi operativi aiutano anche nella personalizzazione
della consulenza, costruendo un profilo per ogni cliente e suggerendo all’operatore quali prodotti
consigliare in base alle sue caratteristiche e ai prodotti già in possesso. L’assegnazione di ogni
cliente a un solo operatore è finalizzata a far sembrare personalizzati i consigli processati dal
computer, che però non sono cuciti sulla storia personale del cliente, ma derivano dal
comportamento medio detenuto sul mercato dal gruppo sociale a cui il cliente appartiene: viene
proposto al cliente non ciò che gli serve, ma ciò che dalle analisi di mercato risulta che gli dovrebbe
servire4. Inoltre, i dati posseduti dal computer riguardano la storia del cliente con la banca, per
4
Nel contempo, le banche di credito cooperativo stanno cercando di mantenere il vantaggio competitivo acquisito negli
anni passati, mantenendo un’operatività completamente differente: la loro ridotta dimensione e il modello organizzativo
più «piatto», ovvero con pochi livelli gerarchici, permettono una circolazione delle informazioni più veloce e meno
costosa, mentre il forte innervamento sul territorio garantisce una maggiore «prossimità con l’affidato» e quindi un
vantaggio informativo. Dunque, «le banche locali, grazie alla migliore conoscenza delle economie dei territori di
insediamento, beneficerebbero di una rischiosità più contenuta e applicherebbero condizioni migliori agli operatori»
(Tarantola 2008, 8). Questo avviene nel caso del credito alle piccole e medie imprese, per cui le Bcc svolgono un
importante ruolo di finanziatrici, ma anche nel caso delle famiglie: gli operatori di filiale conoscono bene l’economia
del territorio, quindi la stabilità lavorativa degli aspiranti mutuatari, e riescono facilmente a ricostruire le reti amicali e
4
esempio la regolarità dei pagamenti e i servizi acquistati, ma anche la storia finanziaria presso altre
banche grazie al collegamento con appositi enti pubblici o privati denominati centrali dei rischi5: in
questo modo è possibile etichettare buoni e cattivi pagatori fornendo a ogni persona un grado di
rischio calcolato mediante le tecniche matematico-statistiche del credit scoring.
Parallelamente a questi movimenti nel settore bancario, l’Abi, lavorando in partnership con il
Governo, le associazioni dei consumatori o altri attori del terzo settore ha disegnato progetti di
sostegno al reddito che prevedono di fatto una facilitazione all’accesso al credito bancario: le
banche che vi aderiscono possono concedere debiti a famiglie considerate a rischio di insolvenza
godendo della garanzia concessa dalle istituzioni coinvolte nei progetti. Ci sembra di poter
affermare che le grandi banche commerciali stiano andando alla (ri)conquista del settore credit
retail attraverso due strategie: da un lato l’ampliamento dell’offerta commerciale sul modello
statunitense - anche se in termini molto meno aggressivi - dall’altro l’inserimento in progetti un
tempo riservati all’azione delle politiche pubbliche. Queste manovre servono in ultima analisi a
portare in banca a stipulare un prestito famiglie che altrimenti non ne avrebbero la possibilità. Una
volta entrate in filiale, devono fare i conti con la politica organizzativa e commerciale, che impatta
fortemente l’orientamento degli operatori di filiale e definisce anche rigidamente limiti e
opportunità a disposizione del cliente. È entro i paletti fissati dalla banca che le famiglie attivano
strategie, ora orientate dalle buoni ragioni, ora guidate dai frame cognitivi, ora ancorate alla fiducia.
Fare chiarezza su meccanismi e percorsi tipici può essere di grande aiuto al momento in cui lo Stato
decide di lasciare spazio alle banche nell’attuare misure di sostegno al reddito.
2. Quanto la banca si affianca allo Stato: il «Piano famiglie» dell’Associazione bancaria
Italiana
Come abbiamo anticipato, il Piano famiglie dell’Abi è stato introdotto durante la crisi finanziaria. In
realtà, la prima misura intrapresa per aiutare i mutuatari a fronteggiare l’aumento delle rate di
rimborso durante la crisi era contenuta nel Decreto Bersani (Legge 2 aprile 2007, n. 40) che
introducendo una serie di liberalizzazioni ha abbattuto i costi per cambiare alcuni elementi del
familiari dei clienti, il tutto al fine di avere un quadro più ampio e completo delle loro garanzie di solvibilità. Si tratta
della valutazione sociale dei mutuatari.
5
I due enti pubblici sono la Centrale Rischi della Banca d’Italia, che raccoglie i dati sulle esposizioni (ovvero i debiti
dei clienti, dai mutui ai fidi su conto corrente) pari o superiori a 75.000,00 Euro, e la Centrale Rischi della SIA (Società
Interbancaria per l’Automazione), che riguarda esposizioni fra i 31.246,00 Euro e i 74.990,00 Euro. Le banche sono
obbligate a comunicare le informazioni sui debiti dei clienti a tali centrali. Le centrali rischi private sono oggi
denominate SIC, sistemi di informazioni creditizie: si tratta di società di raccordo tra gli intermediari finanziari, che
custodiscono i dati di esposizioni della fascia che va da 0 a 31.246,00 Euro. La più nota, a cui si appoggiano entrambe
le banche del nostro campione, è CRIF, società statunitense con sede a Bologna. I debitori possono non autorizzare la
diffusione delle loro esposizioni, ma non possono opporsi alla segnalazione dei ritardi sui pagamenti, utilizzate dalla
banche per distinguere buoni e cattivi pagatori: la gestione dei dati da parte delle SIC apre a non pochi problemi di
privacy, soprattutto perché moltissimi clienti non sono adeguatamente informati dei meccanismi.
5
mutuo (rinegoziazione presso la stessa banca in cui è avvenuta la stipula) o di spostare il proprio
debito ipotecario da un istituto a un concorrente (surroga, grazie alla cosiddetta portabilità del
mutuo). Il costo di queste operazioni deve essere sostenuto interamente dagli istituti bancari, che
non sono però obbligati né a rinegoziare né a surrogare. Questa manovra ha abbattuto alcune
barriere alla concorrenza nel settore bancario: facilitando la cosiddetta portabilità del mutuo tra due
istituti mirava a dotare i cittadini di più potere nel contrattare le condizioni del debito con la propria
banca. Le misure successive, però, seguono una logica differente. Nel 2008, il Governo ha reagito
in due tempi per la protezione dei consumatori. La Convenzione Abi-Tremonti (Legge 24 luglio
2008, n. 126) si proponeva di salvare il potere di acquisto delle famiglie: le banche aderenti all’Abi
hanno provveduto a inviare una comunicazione a tutti i propri mutuatari, proponendo un
finanziamento parallelo al mutuo al fine di riportare la rata mensile ai valori del 2004. L’eventuale
differenza poteva essere accantonata in un fondo che genera interessi passivi che il cliente inizierà a
pagare alla fine del rimborso totale del proprio mutuo, in seguito alla definizione di un piano di
ammortamento e quindi al calcolo di ulteriori interessi. Sempre il ministro Tremonti all’interno
della manovra anti-crisi6 di fine 2008 ha inserito provvedimenti per aiutare i mutuatari in difficoltà
con il pagamento delle rate: lo Stato si sarebbe accollato il pagamento degli interessi superiori al
tetto del 4% per tutto il 2009. Questi ultimi due interventi, dunque, non mirano a una regolazione
del sistema bancario in un’ottica consumeristica, ma al contrario derivano da accordi presi dal
Governo con l’Associazione Bancaria Italiana: in entrambi i casi gli istituti non corrono il rischio di
vedere erosi i propri guadagni sui mutui, come nel caso delle liberalizzazioni di Bersani, anzi sono
garantiti dal rischio di insolvibilità dei loro clienti di fronte all’eccezionalità della crisi finanziaria.
L’azione dell’Abi nei confronti dei cittadini è quindi proseguita con la redazione di un apposito
Piano famiglie7. I partner di questi progetti sono, ad oggi, il Governo, la Conferenza Episcopale
Italiana, le Associazioni dei consumatori, oltre alle Regioni e ai Comuni per singoli iniziative
territoriali che qui non approfondiremo. Riassumiamo brevemente le caratteristiche di ogni
provvedimento.
6
Dl 29/11/08 n.185, Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in
funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale, con cui ha distribuito un fondo di 25 milioni di euro per ogni anno nel
triennio 2009- 2011 agendo su settori assai differenziati della finanza e dell’economia. In Italia le misure contro la
recessione sono state valutate allo 0,002 per cento del Pil nel 2009 (dati www.lavoce.info).
7
Parallelamente al Piano famiglie, l’Abi ha inoltre intrapreso un potente programma di comunicazione che prevede la
presenza del suo presidente nelle principali trasmissioni televisive e un forte dirottamento di risorse interne a favore
delle attività di rappresentazione e promozione del mondo bancario contro l’eccesso di simbolismo dei media durante la
crisi (testimonianza interna all’Abi raccolta tramite un testimone privilegiato).
6
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Accordo quadro ABI-Cei - Programma di microcredito (6 maggio 2009)
L'ABI e la Conferenza episcopale italiana (Cei) hanno siglato un Accordo quadro istituendo un
Fondo di garanzia della Cei a favore di finanziamenti agevolati, destinati a famiglie numerose o
gravate da malattia/disabilità che abbiano perso ogni fonte di reddito in conseguenza della crisi
economica e che presentino un progetto di reinserimento lavorativo o di avvio di una nuova attività
imprenditoriale, per crediti bancari fino a 6.000 euro rinnovabili per ulteriori 6000 euro. L’accesso è
riservato a «famiglie naturali fondate sul matrimonio ai sensi dell’art. 29 della Costituzione» (dal
testo dell’accordo, corsivo nostro).
La dotazione del fondo è di 30 milioni di euro, integrabili nel futuro.
-
Fondo di credito per i nuovi nati (5 novembre 2009)
L'ABI e il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri
hanno siglato un Protocollo d'intesa per favorire l'accesso a un credito di massimo 5.000 euro
diretto a famiglie con un figlio nato o adottato negli anni 2009, 2010 e 2011. Lo Stato rilascia
garanzie a copertura del 50% del debito erogato dalle banche, o del 75%, per le famiglie con un
indicatore Isee non superiore a 15.000 euro.
La dotazione del fondo è di 75 milioni di euro per l'anno 2009. L’Abi prevedeva lo stanziamento di
ulteriori 10 milioni di euro per garanzie dei debiti delle famiglie con bambini portatori di malattie
rare.
-
Accordo per la sospensione del mutuo (18 dicembre 2009)
L'Accordo firmato dall'ABI e dalle Associazioni dei consumatori prevede la sospensione del
rimborso delle rate di mutuo per almeno 12 mesi per categorie di mutuatari con un reddito
imponibile fino a 40.000 euro annui che hanno subito nel biennio 2009 e 2010 eventi
particolarmente negativi (morte, perdita dell'occupazione, insorgenza di condizioni di non
autosufficienza, ingresso in cassa integrazione). L’accordo è stato rinnovato per gli anni 2011-2012.
-
Fondo per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa (17 dicembre 2010)
L’accordo tra l’Abi e il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri
prevede che lo Stato si faccia garante per l’accensione di mutui fino a 200.000 euro per l’acquisto di
case non di lusso da parte di famiglie i cui componenti abbiano un’età inferiore a 35 anni e un
reddito complessivo (rilevato dall’indicatore ISEE) non superiore a 35.000 euro, con priorità per i
nuclei i cui componenti non risultano occupati con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
L’accesso è riservato alle «coppie coniugate o ai nuclei familiari anche monogenitoriali con figli
minori» (dal testo dell’accordo).
La dotazione del fondo è pari a 4 milioni di euro per l'anno 2008 e 10 milioni di euro per ciascuno
degli anni 2009 e 2010.
7
Lo scopo di queste iniziative, secondo la rappresentazione fornita dall’Abi, è duplice: 1) rendere
possibile l’accesso al credito per famiglie con un maggiore profilo di rischio (inclusione
finanziaria); 2) aiutare le famiglie in difficoltà con l’adempimento dei rimborsi di debiti già
stipulati, anche solo dando la possibilità di diminuire il costo del finanziamento (sostenibilità
finanziaria). A seconda dei soggetti implicati risultano evidenti discriminazioni nella definizione dei
criteri di accesso, ma soprattutto non è ancora chiara una linea politica sottostante questi interventi:
ora le manovre agiscono nei confronti di situazioni di estremo disagio, come la grave malattia e la
perdita lavoro, ora intervengono in particolari momenti del ciclo di vita delle famiglie, quali
l’acquisto della prima casa o l’arrivo di figli, ma limitando fortemente l’accesso ad alcuni tipi di
famiglie e ai redditi più bassi.
Dai risultati della nostra indagine, sono invece emerse categorie di potenziali beneficiari ben più
variegate, che possono però essere comprese sotto un unico cappello, quello della vulnerabilità
finanziaria, un concetto ampio abbastanza da non richiedere definizioni restrittive, e molto coerente
con la gestione dei debiti da parte delle famiglie: il tempo dei debiti è un tempo lungo, in cui
decisioni prese in una dato momento di vita si intersecano con le carriere degli individui, familiari e
lavorative, producendo effetti che possono temporaneamente sfuggire al controllo dei soggetti.
3. Dall’inclusione alla vulnerabilità finanziaria: esempi da una recente ricerca sui mutui
durante la crisi finanziaria
Nella nostra indagine ci interessava comprendere la decisione di accendere un mutuo a tasso
variabile, la cui rata è soggetta a variazioni collegate all’andamento dei mercati finanziari, e le
successive scelte compiute in un periodo in cui i tassi sono aumentati oltre ogni previsione. Tra i
percorsi che abbiamo documentato, e che nella loro interezza esulano dal presente contributo, alcuni
sono particolarmente adatti a delineare il concetto di vulnerabilità finanziaria sopra richiamato.
Nel corso del paragrafo faremo riferimento all’alfabetizzazione finanziaria, intendendo il possesso
di abilità e attitudini volte a una corretta gestione degli strumenti finanziari, che gli economisti
raccomandano alle famiglie ai fini dell’autotutela (Caratelli et al. 2009). Nel delineare tali percorsi
ritroveremo categorie beneficiarie dei provvedimenti dell’Abi: faremo quindi il punto nel paragrafo
successivo.
-
Il mutuo come un prodotto di massa
Il mutuo è un prodotto finanziario intangibile a geometria variabile, perché la sua forma finale è il
risultato di una serie di elementi che dovrebbero essere oggetto di contrattazione tra il consulente
bancario e il cliente: ad esempio le spese accessorie, il tipo di tasso di interesse e la sua
parametrizzazione (che incide sulla variabilità), la periodicità dei rimborsi. È però possibile
8
diventare mutuatari senza competenza alcuna di questioni finanziarie e limitando al minimo il
contatto con i consulenti bancari8. Quando manca lo sforzo cognitivo da parte del mutuatario nella
scelta delle condizioni, la banca ha pieno potere di proporre delle soluzioni standard. Il mutuo
diviene così un bene di consumo confezionato dall’ufficio marketing delle banche - dove il carattere
complesso di questo prodotto finanziario viene celato per esaltarne la fruibilità - e venduto dalle
filiali come in un hyper market della finanza per le masse (Schinckus 2008):
ho chiesto per curiosità e me l'hanno concesso. Se non ho capito male l'agenzia in via
XX non faceva l'offerta, la promozione non la facevano, solo a Settimo facevano questa
promozione (Giuseppina, cliente).
Offerta, promozione, ma anche convenienza, risparmio, stipendio, spese sono vocaboli
correntemente utilizzati nella gestione domestica del denaro. Nei fogli informativi forniti dalle
banche, però, così come negli opuscoli predisposti per migliorare l’alfabetizzazione finanziaria dei
clienti, troviamo termini come differenziale, probabilità, aspettative, che danno per scontata la
padronanza di un linguaggio proprio della scienza economica e dei sistemi di calcolo capitalistici.
Questo disallineamento può diventare una buona ragione per tenersi lontani dalle banche,
alimentando una preesistente diffidenza nei confronti degli esperti dal lessico astruso:
le cose mi entrano nelle orecchie e escono subito…non è che chiedo agli altri (i
consulenti bancari) quella gente…è meglio starci lontana (Giuseppina, cliente)
Di fronte al materiale informativo redatto in un linguaggio poco accessibile, le reazioni delle
famiglie sono varie: possono affidarsi alle spiegazioni dei consulenti, ma più spesso l’impressione
di sentirsi prede di «chi ne sa di più» può impedire la creazione di un rapporto fiduciario9 e non pare
assolutamente una condizione sufficiente a innescare un autonomo percorso di acquisizione delle
competenze finanziarie. Al contrario, può spingere a fare ricorso alle conoscenze esperienziali
(Grandori 1999) o a una sorta di imitazione riflessiva delle scelte compiute all’interno della propria
rete di contatti:
non ho mai seguito (le questioni finanziarie), ho scelto il variabile perché me lo ha
consigliato mio cognato, perché ha acquistato nello stesso momento casa anche lui, ho
detto “ma, è una persona già preparata in questo discorso, vuol dire che il variabile è più
giusto”, lui ha più senso in queste cose, ho seguito la sua scia… dal momento che ho
seguito la sua scia è capitato che ho deciso il mutuo variabile (Luisa, cliente).
8
Abbiamo anche rilevato casi di persone che hanno acquistato una casa di nuova costruzione accollandosi una quota del
mutuo stipulato dal costruttore, di solito un conoscente o un parente; oppure hanno costituito una cooperativa edilizia e
delegato un rappresentante a stipulare un mutuo con le stesse condizioni per tutti; o ancora hanno acquistato da un
venditore privato accollandosi il mutuo che già gravava sull’immobile.
9
Questo comportamento può richiamare quanto illustrato dallo studio di Paul Willis sui figli di operai che oggettivando
la loro differenza rispetto a compagni più ricchi contribuiscono a perpetuarla (in Baert 1998). Analogamente, queste
clienti tematizzando la loro differenza dagli esperti della banca aumentano progressivamente la distanza dagli operatori,
e al momento in cui avessero bisogno della loro consulenza, quindi in momenti di rottura degli equilibri, in cui saranno
particolarmente vulnerabili, si presenteranno come meri obiettivi commerciali privi di esperienza nell’interazione con
gli intermediari.
9
Il tasso variabile può essere quindi scelto in base alla credenza semi-proposizionale (Sperber 1981)
che sia più conveniente del tasso fisso10. Se il mutuo non riserva loro sorprese11, queste famiglie
possono continuare a gestirlo con una «razionalità pratica» (Dufy e Weber 2007) ben diversa da
quella auspicata dagli esperti di alfabetizzazione finanziaria. Eventuali modifiche possono essere
completamente slegate dall’andamento dei mercati: ad esempio, una nostra intervistata ha
rinegoziato un tasso variabile con rata di rimborso semestrale sostituendolo con un tasso fisso più
elevato ma con esborso mensile, perché riusciva a ricondurlo meglio a una gestione domestica delle
entrate-uscite cadenzata dall’accredito mensile degli stipendi, tipico delle professioni impiegatizie.
Al contrario, se la banca non è spinta da una politica aziendale prudenziale o da una normativa
consumeristica e non ha previsto protezioni standard, nel fronteggiare l’aumento dei tassi questo
tipo di mutuatari può incorrere in una forte e pressante ansia da incertezza, privo di ogni appiglio
cognitivo o emotivo per gestire la situazione. Il rischio è rimanere paralizzati di fronte al
cambiamento della situazione iniziale, ripiegare su soluzioni subottimali ma certe, oppure delegare
la decisione fatalisticamente ad altri (Bosco e Sciarrone 2007), nutrendo la speranza, e non la
fiducia, di ricevere una corretta consulenza:
man mano che saliva (la rata) crisi totale, poi mi ha spaventato vedere che in America
accade una cosa del genere, senti che le persone perdono il lavoro perdono la casa, un
pochino ti spaventi soprattutto se sei da sola (…) situazione catastrofica…amici e
colleghi con cifre incredibili… (questa è sempre stata la sua banca) per quanto non
controllo mai i conti e non è che vado lì a cercare agevolazioni (…) la banca ha fatto
rinegoziare tutti i mutui perché li voleva tutti fissi, ha fatto le cose che è anche un po' un
trucco della banca, le fanno bene però, è normale (Luisa, cliente).
Nel nostro studio si tratta di persone che godono di uno stipendio sicuro e di continuità lavorativa,
altrimenti non potrebbero cogliere senza troppi indugi le possibilità che la finanza contemporanea
offre loro nel presentare prestiti facili; sono alla ricerca di un mutuo fruibile al minor costo
cognitivo possibile in quanto «interpretare le parole non è così facile, non è che tutti sono andati
all'Università» (Luisa, cliente). L’estrazione sociale e la professione di questi mutuatari, che
potremmo definire mutuatari di massa, è varia, dalla collaboratrice domestica al professore delle
superiori consulente di un teatro di Torino, ma tutte condividono almeno un unico frame
nell’amministrazione dei propri debiti. Per loro la maggiore disponibilità di strumenti data dalla
10
Nel caso in cui il tasso variabile sia definito migliore senza però riuscire a oggettivare ulteriormente i fondamenti di
tale convinzione si possono richiamare le “credenze semi-proposizionali” (Sperber 1981), ovvero
proposizioni/affermazioni presentate come dati veri e degni di fede da attori che però non le hanno comprese fino in
fondo.
11
Non tutti i mutuatari con mutuo a tasso variabile hanno pesantemente risentito degli aumenti: l’impatto dell’aumento
dell’Euribor (il tasso di interesse interbancario in base a cui si calcola il tasso dei mutui) sulla rata mensile è filtrato da
una serie di condizioni, quali la durata del prestito, l’ammontare del debito residuo, il tipo di parametrizzazione
(l’Euribor può essere preso come parametro secondo scadenze differenti, e quello a 6 mesi è meno volatile dell’Euribor
a un mese), la stipula di assicurazioni che bloccano l’aumento della rata.
10
finanziarizzazione di massa si traduce automaticamente in una maggiore fruizione di questi, fino a
che gliene viene data la possibilità dal sistema, e quindi in una minore gestione consapevole delle
proprie finanze. In questi casi, infatti, la fruibilità non è solo intesa come disponibilità di
informazioni esaurienti e semplici che rendano le caratteristiche dei prodotti immediatamente
comprensibili12, ma significa soprattutto disponibilità: metaforicamente, il prodotto è disponibile
sugli «scaffali». I mutuatari di massa sono così esposti a due ordini di problemi: da un lato, se
rifuggono da ogni rapporto con gli operatori, rischiano di non cogliere tutte le implicazioni del loro
debito, ad esempio sottovalutano più di altri la variabilità delle rate13. Dall’altro sono molto esposti
ad una politica commerciale aggressiva da parte delle banche: quando si imbattono in offerte dirette
a facilitare l’accesso al debito sono i principali imputati a divenire finanziariamente vulnerabili,
ovvero si espongono al rischio di sovraindebitamento e sofferenze finanziarie. I mutuatari di massa
risultano invece protetti dall’atteggiamento prudenziale della banca nella concessione dei debiti.
-
Il sovraindebitamento
Le associazioni di consumatori condannano severamente la tendenza delle famiglie a indebitarsi per
vivere al di sopra delle proprie possibilità nel presente ipotecando i redditi futuri. L’eccessiva
fruibilità dei mutui standardizzati faciliterebbe questa «propensione», non spingendo le famiglie a
ponderare attentamente la scelta di contrarre prestiti ingenti14. Nella nostra analisi abbiamo però
documentato che un elevato indebitamento15 non è necessariamente collegato alla fruibilità del
mutuo o a una sottostima dell’impegno finanziario che si sta per assumere: alcuni mutuatari
pesantemente indebitati mostrano un’approfondita alfabetizzazione finanziaria e hanno avuto un
accesso al debito tutt’altro che immediato. Si tratta di persone escluse dalle banche tradizionali per
basso merito creditizio16: anche qualora abbiano dimostrato nel passato la capacità di tener fede con
rigore agli impegni finanziari, il loro reddito non è ritenuto sufficiente a garantire il rimborso e non
hanno risparmi a cui attingere o parenti a cui chiedere una fideiussione17. Motivate a ottenere
12
Come è ad esempio nell’intenzione della legislazione consumeristica statunitense che approfondiremo nel prossimo
paragrafo.
13
In Italia la figura del consulente finanziario è poco diffusa presso le famiglie: di fatto il principale canale per ottenere
informazioni approfondite rimane l’operatore di filiale, la cui non terzietà genera però conflitti di interessi.
14
Opinioni raccolte durante le interviste: secondo le associazioni, ai cittadini manca la diligenza del buon padre di
famiglia nella gestione delle proprie risorse finanziarie, intendendo con questa espressione non solo l’adempimento
degli obblighi contrattuali (dall'art. 1176 del Codice Civile), ma un’accezione più ampia riscontrabile soprattutto nei
testi di amministrazione aziendale, dove si chiede ai dirigenti di enti pubblici e privati di curare l’amministrazione
ponendo in atto tutti gli accorgimenti e i comportamenti necessari per una gestione responsabile.
15
La misura prudenziale per identificare un debito sostenibile è la rata di restituzione pari a un terzo del reddito.
16
Nel nostro studio si tratta di giovani single che non hanno goduto di trasferimenti familiari, oppure di donne
divorziate che vogliono continuare a vivere sotto il precedente tetto coniugale, ma per farlo devono accollarsi la quota
restante del mutuo precedentemente stipulato in coppia.
17
Ovvero una firma sull’atto di mutuo con cui uno o più terzi si impegnano a pagare quanto dovuto in caso di
inadempienza del mutuatario.
11
comunque un mutuo che ritengono di poter sostenere, queste famiglie bussano a tutte le porte del
sistema bancario al fine di scovare una via di accesso: setacciando informazioni su Internet o
passando per le filiali, si addestrano a leggere e comparare i contratti, utilizzano in modo
appropriato termini tecnici e sono consapevoli delle possibilità garantite dalla legge18. Respinti dalla
filiali tradizionali, sono «magicamente» inclusi dallo stesso gruppo bancario ma tramite società
terze, che operano tramite finanziarie spesso collegate alle agenzie immobiliari, applicano tassi più
elevati e richiedono maggiori spese di intermediazione. Guido è l’esempio più significativo di
questi «mutuatari per magia»:
Per dare l'anticipo per bloccare la casa stavo vendendo l'altra casa, ma non avevo
liquidità naturalmente. Sempre Pantagruel19 tramite la XY, un altro braccio che si
occupa di finanziamenti per Pantagruel, mi ha fatto avere un finanziamento di 10.000
euro (…) cosa che poi dopo uno ci pensa e dice è assurda, perché non me lo da la stessa
banca? Invece no mi hanno fatto aprire finanziamenti con tassi pazzeschi (…) quindi io
pagavo 700 rata di mutuo e 200 rata per questo finanziamento, tutti a Pantagruel, ma
uno tramite Pantagruel-sezione casa e l'altro tramite XY. Se io andavo in filiale
Pantagruel a chiedere informazioni la banca non me le dava, perché “ah sono nostre
consociate ma noi non ne sappiamo niente”, e quindi dovevo parlare o con una o con
l'altra. Erano tre cose diverse, ma tutte facente capo a Pantagruel (Guido, cliente).
Paradossalmente, questi clienti sono obbligati a scegliere il tasso variabile:
mi avevano proprio detto o questo o niente, cioè questo è il mutuo che puoi avere, se ti
piace è così, questo è (Guido, cliente).
Si tratta di un paradosso: la rata iniziale calcolata con un tasso variabile è considerevolmente più
bassa di quella fissa calcolata nello stesso momento, e spesso è la sola tra le due a rispettare i
parametri prudenziali dei protocolli bancari (un terzo del reddito mensile). Una rata superiore
rischia di diventare quasi insostenibile durante l’aumento dei tassi; in questo caso, famiglie
sostenute da una ferrea determinazione possono resistere mostrando un serrato controllo sulle uscite
di denaro e incorrendo in pesanti sacrifici:
io per esempio la mia macchina due mesi fa è morta ma perché non le ho mai fatto
niente, perché non potevo farlo, cioè, ogni tanto i miei amici “ah io vado a fare la
revisione vado a fare controllare”, io non se ne parlava proprio di fare controllare la
macchina, perché comunque faceva cento duecento euro e non mi potevo permettere di
spenderli per la macchina….Non esisteva niente che fosse un extra. (…) è un sogno,
come c'è chi ha il sogno di comprarsi la macchina bella, a me della macchina bella non
me ne fregava niente, io volevo la casa, e quindi questa casa che ho comprato mi piace
molto e ovviamente ho realizzato il mio sogno, quindi consapevole di pagare tanto, ma
sono felice di farlo (Guido, cliente).
18
Nelle nostre interviste domandavamo informazioni sulle caratteristiche tecniche del mutuo e, al temine, chiedevamo
la collaborazione a rispondere al questionario predisposto dalla Banca d’Italia per valutare l’alfabetizzazione finanziaria
delle famiglie.
19
Indichiamo così la diretta concorrente della grande banca commerciale inserita nella nostra analisi.
12
Diminuire il peso della rata usufruendo delle possibilità di contrattazione introdotte dalla legge
Bersani è un obiettivo non sempre alla portata di questi clienti, che non godono di potere
contrattuale con la propria banca e non sono clienti appetibili per la concorrenza. Nella nostra
ricerca, i casi che sono riusciti spostare gratuitamente il mutuo in una più conveniente filiale
tradizionale hanno fatto ricorso a risorse di tipo relazionale:
io conosco questo signore che lavora nella banca e ho trovato tutte le porte aperte (…)
non mi avrebbero dato mai un mutuo, o perlomeno non così alto, (…) è ovvio che in
ginocchio (dico) grazie! …ma immagino tutti quelli come me, non ottengono la stessa
cosa, non è giusto [il suo amico le ha spiegato perchè?]certo. mi ha detto "ti stiamo
facendo un favore, perché sei un mio amico ho chiamato la direttrice e le ho detto di
farlo”.(...) a me va benissimo ma non è giusto. Nel senso che io so di poterlo pagare un
mutuo così alto, ma io singolarmente come personaggio non riesco ad avere la fiducia,
che invece adesso ho ottenuto solo perché sono stato spinto (Guido, cliente)
Se la banca non è commercialmente interessata alle rinegoziazione, può infatti, ampiamente
disattendere il decreto Bersani con semplici accorgimenti: allungare moltissimo i tempi delle
comunicazioni e rendere meno conveniente cambiare, giocando sui differenti parametri con cui il
tasso variabile viene collegato all’andamento dei mercati finanziari. L’attivazione di capitale sociale
è un mezzo efficace per poter ottenere deroghe di vario genere alla standardizzazione operativa, ed
è una possibilità implicitamente permessa dalle stesse pratiche di concessione del mutuo.
Il decreto Bersani, inoltre, ha contribuito a capovolgere la politica commerciale delle banche. Il
grande istituto da noi preso in considerazione ha sempre consigliato alle famiglie con redditi medi e
soprattutto fissi di stipulare mutui a tasso fisso, per evitare sorprese in caso di aumenti. In seguito
alla crisi finanziaria, con i livelli dei tassi ai minimi storici, l’istituto non ha colto l’occasione per
continuare su questa linea e permettere ai suoi clienti di fissare il costo del denaro a livelli molto
bassi. Gli operatori spiegano che la «colpa» di questo cambiamento è proprio del decreto Bersani:
permettendo ai clienti anche di cambiare banca senza spese, li ha dotati di maggiore potere
contrattuale nel negoziare con il proprio istituto. Le banche tendono a non permettere il passaggio
gratuito dal tasso fisso a quello variabile, perché per loro è spesso un’operazione in perdita dato che
comporta una sensibile diminuzione del tasso di interesse: così che il cliente che lo richiede deve
sostituire il mutuo ripagando il notaio, o cambiare banca. Di conseguenza, la banca ritiene oggi che
sia meglio stipulare come prima tappa un tasso variabile: se i clienti cambiano idea in futuro, il
ventaglio di possibilità che gli si potrà prospettare per trattenerli è maggiore rispetto a che se
avessero avuto un tasso fisso. Questa politica meno restrittiva sul tasso variabile sta aprendo le porte
della banca a un numero sempre più elevato di bancabili per magia:
facendo un conteggio andiamo a vedere, se facendo un rata fissa venisse troppo alta
facciamo anche un variabile, con la possibilità poi di rinegoziare. Tanta gente dice
“piuttosto che non farlo facciamo un variabile”.
13
[le dico le mie impressioni sul fatto di variabili stipulati a famiglie per cui la rata
calcolata col tasso fisso sforerebbe i limiti di garanzia rata/reddito]
certo. Noi dobbiamo fare un 35% rata/reddito, proprio fisso. Se noi facciamo una cifra e
non ci stiamo come tasso fisso, noi facciamo un variabile (…) Giustamente, i clienti
dicono, piuttosto che non avere niente lo facciamo variabile e poi fisso, tanto noi
premettiamo che chi lo fa variabile poi potrà rinegoziarlo senza spese quando vogliono.
Ma per i bancabili per magia la successiva rinegoziazione al fisso, soprattutto in un’ottica di
aumento dei tassi, è tutt’altro che scontata. Le conseguenze pratiche di questa nuova tendenza
potranno essere analizzate nel tempo, ma possiamo avanzare alcune osservazioni. Essere
direttamente inclusi da una banca tradizionale grazie a politiche commerciali che derogano per vari
motivi ai criteri prudenziali garantisce un duplice vantaggio: al momento della stipula si eliminano i
costi dell’intermediazione delle finanziarie e i costi cognitivi ed emotivi di continui rifiuti da parte
delle banche tradizionali; in momenti di rialzo dei tassi possono teoricamente godere di una
relazione con un operatore di filiale, cosa che abbiamo visto è loro spesso negata. I problemi del
peso della rata sul loro bilancio familiare, della loro situazione di vulnerabili a rischio di
sovraindebitamento a seconda degli snodi che prenderanno le loro carriere di vita e le evoluzioni del
mercato finanziario, però, rimangono. Questi clienti, di fatto, sono inclusi a condizioni più rischiose
rispetto agli altri.
-
I giovani
I problemi nell’accesso al credito dei giovani20 sono spesso declinati non in termini individuali ma
generazionali:
c'è gente che con 1200 euro al mese vivono in 4, come fai, secondo me dovrebbero
arrivare ad avere una linea, permettere a tutti di arrivare alla fine del mese...noi
comunque stiamo facendo progetti per il futuro, se avessimo avuto un mutuo molto più
alto non li avremmo fatti, è inutile venire a dire...LUI che i giovani sono bamboccioni,
non ci sono soldi, i laureati li metti al call center, i mutui non li dai..io ho 30 anni, (...)se
avessi un figlio gli dico di andare a fare l'idraulico, perché per fare l'avvocato e non
sapere dove sbattere la testa, ma non per colpa tua, una cosa generale. (Matteo, cliente)
Le soluzioni con cui i giovani affrontano le vicissitudini legate al debito mostrano creatività nel
ricercare soluzioni, utilizzando la propria abitazione come fonte di reddito: hanno affittato una
stanza o l’intera casa, trasferendosi in affitto in stanze di alloggi in condivisione, quindi poco cari. I
più prudenti avevano già previsto forme di coabitazione al momento della stipula del mutuo. Il
ruolo del sostegno economico dei genitori, però, si rivela come preponderante in tutti i casi, di
fronte a un problema di trasferimento di ricchezza tra generazioni:
20
Naturalmente non sono qui inclusi i giovani a cui è stato intestato un mutuo fittizio, in realtà stipulato dei genitori, ai
fini di risparmiare accedendo agli incentivi fiscali.
14
in Italia chi ha i soldi sono gli anziani, che quelli bravi aiutano i figli a comprare la casa
e a sistemarsi, quelli invece che se li tengono lì hanno i capitali per così dire imballati,
che gli rendono ma gli rendono poco di quanto potrebbero rendergli, e che si
muoveranno quando moriranno, e a quel punto rimarranno ai figli o ai nipoti, perché
magari nel frattempo i figli si sono già sistemati…c’è secondo me un grosso rischio, che
è quello della stagnazione, perché se un 80enne muore, un 90enne mettiamo, il figlio
60enne si è già sistemato, ed è già apposto, si trova con una massa di soldi incredibile
che gli arriva, e a quel punto dice “o li do ai miei figli per sistemarsi o me li tengo”. Se
se li tiene continuiamo esattamente così, che chi deve comprarsi casa non ce la fa ad
averla…(consulente Gargantua).
-
Gli incroci con le carriere di vita e lavoro
Un mutuo stipulato con consapevolezza e godendo di un certo potere contrattuale nei confronti della
banca garantirà sostenibilità nel pagamento delle rate e tranquillità nella gestione della sua
variabilità a lungo termine? Proprio la prospettiva di lungo termine ci induce a un’ulteriore
riflessione: da un lato, essa presuppone la stabilità del sistema capitalistico, una continuità che
shock, crisi e innovazione non possono garantire per tempi molto lunghi (Liera 2008); dall’altro, i
tempi del mutuo possono coincidere con particolari momenti della vita e determinate esigenze del
cliente, che ne possono influenzare le decisioni. È dunque importante sottolineare le corrispondenze
mancate tra le temporalità della banca e le traiettorie di vita delle persone.
Durante la nostra indagine abbiamo riscontrato difficoltà nel sostenere il mutuo di fronte a
cambiamenti inaspettati del percorso di vita. I casi che impattano maggiormente la disponibilità
familiare e rendono la rata di rimborso più pesante rispetto al proprio budget, sono il divorzio e
l’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale. Il divorzio, nel nostro caso studio, pesa
soprattutto sulle donne che rimangono ad abitare con i figli nella casa di famiglia, accollandosi
anche il mutuo ad essa collegato. Per quanto riguarda l’effetto della crisi in termini reali, la
preoccupazione dei mutuatari è di non poter lavorare come previsto per poter fronteggiare gli
impegni debitori: per molti di loro, soprattutto i lavoratori dipendenti, la soluzione immediata è una
possibilità altrettanto non prevista al momento di accendere il debito, ovvero la sospensione delle
rate. Il provvedimento dell’Abi in accordo con le associazioni dei consumatori è molto restrittivo
nelle condizioni di accesso alla sospensione, in molti casi occorre aver già pagato un certo numero
di mensilità del mutuo. Sarebbe auspicabile facilitare l’introduzione di determinate protezioni nei
pacchetti-mutuo venduti dalle banche. Una misura presente da anni è l’assicurazione per la perdita
lavoro, che copre alcune rate del mutuo, o l’assicurazione contro eccessivi rialzi della rata: ma
mentre la banca obbliga a stipulare l’assicurazione che protegge dalla perdita di valore
dell’immobile in seguito a un incendio, non vi è nessun obbligo alla stipula di assicurazioni che
tutelino contro disavventure delle carriere lavorative.
15
Famiglie finanziariamente analfabete e ostili alla consulenza degli esperti, individui con basso
reddito, persone che vivono un momento di difficile cambiamento nella vita familiare o lavorativa,
giovani di fronte alle mutate condizioni del contesto economico rispetto ai loro padri: l’elemento
che accomuna questi casi non è solo l’essere stati esposti all’aumento dei tassi, ma l’essere
potenzialmente esposti alla vulnerabilità finanziaria.
-
La vulnerabilità finanziaria
Con questo concetto si richiama la struttura dei bilanci familiari, e in particolare la sostenibilità dei
debiti, un importante elemento per valutare la stabilità finanziaria dei sistemi economici (Chiorazzo
et al. 2009). Questo oggetto è di interesse nell’ottica di specifici programmi di tutela dei
consumatori, ma purtroppo la letteratura sulla vulnerabilità finanziaria è veramente esigua,
soprattutto per quanto riguarda l’analisi delle sue determinanti. Chiorazzo e colleghi definiscono
finanziariamente vulnerabili quelle famiglie che non sono in ritardo con il rimborso del loro debito,
o peggio ancora già in sofferenza, ma che rischiano di avere difficoltà nella gestione futura del loro
debito. Il lavoro di questi autori è il primo a comparare database italiani e statunitensi sul tema delle
determinanti della vulnerabilità finanziaria, tenendo conto dell’influenza del comportamento delle
banche. In Italia e negli Usa sono i giovani a presentare la maggiore propensione a diventare
finanziariamente vulnerabili, mentre le famiglie con capofamiglia più anziano rischiano di più
all’aumentare del valore del loro mutuo. Le famiglie più povere presentano la maggiore probabilità
di diventare finanziariamente vulnerabili rispetto alle altre, e questa probabilità è ridotta dalla
capacità di risparmio. Guardando alle differenze fra i due Paesi, si conferma che le famiglie
statunitensi abbiano una maggiore propensione a indebitarsi, e sarebbero in questo facilitate dalle
strategie di mercato attuate in Usa dai gruppi bancari, per cui la concessione di prestiti avviene a
condizioni meno restrittive rispetto all’Europa. Gli autori sostengono che le famiglie povere
statunitensi hanno più probabilità di avere problemi nella gestione dei debiti rispetto a quelle
italiane, e la probabilità aumenta per le famiglie che, a parità di basso reddito, hanno una casa di
valore elevato: ecco l’effetto dei rifinanziamenti dei debiti possibile negli Usa grazie all’aumento
del valore dell’immobile in possesso, in parte gonfiato dalle dinamiche dei mutui subprime.
In seguito alla nostra indagine propendiamo verso una definizione di vulnerabilità finanziaria
considerando la vulnerabilità come un indicatore della maggiore o minore esposizione degli
individui a subire effetti negativi in seguito a un dato evento, ovvero il grado di esposizione a eventi
negativi che un individuo presenta data la sua situazione (Ranci 2002). In questa ottica, per
vulnerabilità finanziaria è possibile intendere, secondo la definizione maturata durante un progetto
svolto dall’Abi in collaborazione con il Ministero del lavoro della salute e delle politiche sociali a
cui abbiamo partecipato:
16
il grado di esposizione degli individui a eventi esterni o a errori nelle scelte individuali,
date le loro condizioni di partenza e la loro situazione economica, familiare, lavorativa,
di salute. Riconoscere il soggetto come vulnerabile significa tenere conto al momento
della prestazione del servizio da parte della banca o dell’intermediario, delle particolari
condizioni socio economiche del cliente, prevedendo delle formule contrattuali quanto
più adattabili alle mutevoli condizioni familiari/lavorative (Abi 2009, p. 167).
Il tempo dei debiti, soprattutto se consistenti, è il lungo periodo: le carriere debitorie delle persone si
intersecano dunque con quelle familiari e lavorative, con conseguenze non sempre facilmente
prevedibili, soprattutto in un quadro di individuazione e individualizzazione dei percorsi di vita
(Bagnasco 2008; Negri et al. 2010). Nella nostra indagine, al contrario, è emerso come l’esperienza
del debito non sia un patchwork di avvenimenti ognuno isolato e a sé stante nei propri colori, ma è
un percorso che presenta importanti elementi di continuità e coerenza con il passato a fianco di
fattori di forte rottura. La reazione di fronte all’aumento dei tassi è dunque una tappa, per quanto
inaspettata, a cui le famiglie sono approdate con il loro bagaglio di esperienze e protezioni.
Sbaglieremmo, dunque, a considerare i mutuatari come un gruppo omogeneo: la buona riuscita
delle azioni a protezione del cliente è dipesa moltissimo da una varia serie di condizioni, che
uniscono l’alfabetizzazione finanziaria del cliente, il suo potere contrattuale, la sua consapevolezza
e, non ultimi, i fattori che portano la banca a soddisfarne le richieste, perché, ricordiamolo, nessun
istituto è obbligato ad aderire ai cambiamenti a costo zero proposti da Bersani, anche a costo di
perdere il cliente. In altri termini, la crisi ha avuto ripercussioni molto negative sui clienti che erano
già in situazioni di vulnerabilità, ovvero in cui la combinazione degli elementi che intervengono
nella stipula e nella gestione del mutuo avevano prodotto conseguenze destabilizzanti sulla gestione
delle risorse. Non è dunque «l’accidente di vita» in sé a procurare disastri nella storia delle persone,
ma l’accumulazione nel tempo delle scelte e l’intreccio con le traiettorie di vita (cfr. Perrin-Heredia
2009). La crisi finanziaria non ha pesato allo stesso modo su tutti i mutuatari in quanto detentori di
mutuo a tasso variabile, ma a seconda del grado di vulnerabilità che mostravano al momento della
crisi. Non stiamo sostenendo una superiorità delle responsabilità individuali, perché l’influenza
dell’economia sulla famiglia certo deriva dalle scelte di quest’ultima, ma ha altre importante
componenti: in parte discende dall’influenza dell’operatore sulla famiglia, e dai legami tra
bancarizzazione e gestione dei salari che lascia poco spazio di manovra ai debitori, dalle procedure
rese possibile dalla bancarizzazione, dalla pratiche della banca che favoriscono o sfavoriscono
alcune situazioni o categorie; in parte si evolve in direzioni non controllabili, perché dispiega i suoi
effetti entrando in contatto con altri aspetti delle carriere e della vita delle persone.
In questa ottica, il principale limite delle misure intraprese dal Governo nel 2008 è proprio l’essere
state pensate per aiutare tutti i mutuatari nello stesso periodo, quasi fossero un gruppo indistinto che
deve fronteggiare quello che viene definito un «accidente di vita». L’alternativa è non definire
17
rigidamente categorie di famiglie o avvenimenti esterni, quanto piuttosto condizioni, al fine di
individualizzare le misure a tutela di situazioni a rischio: il Piano famiglie ha come limite
principale, secondo il nostro punto di vista, il non tener conto di questi incroci tra carriere
dell’individuo, e tra carriere e cambiamenti istituzionali e congiunture economico-finanziarie.
Il concetto e la definizione di vulnerabilità finanziaria sono stati accolti dal legislatore nell’articolo
111 del TUB che regolamenta il microcredito: è certo un primo passo per promuovere la tutela delle
famiglie nei confronti delle strategie di espansione delle banche nel settore credit retail, così come
verso il disegno di politiche a sostegno del reddito meno restrittive nei confronti dei soggetti
beneficiari. A monte occorre dunque definire il concetto di tutela: in che direzione agire per
contrastare la vulnerabilità finanziaria?
4. Le declinazioni della tutela
Per tutela possiamo intendere l’offrire al cittadino la possibilità di esporsi consapevolmente al
rischio di mercato, o il fornirgli una consulenza che agisca nel suo interesse in merito alla gestione
di strumenti complessi che solo gli addetti ai lavori possono pienamente comprendere. I due casi si
configurano come gli estremi di un continuum di soluzioni che mescolano differenti livelli di
autoregolamentazione del mercato, così come di consapevolezza e indipendenza richiesti alle
famiglie. Dopo la crisi finanziaria sono emersi due preesistenti modelli di protezione del
consumatore, molto differenti tra loro (Vargha 2009). Negli Stati Uniti la finanza é vista come un
prodotto da usare nella vita domestica, e come tale deve avere caratteristiche chiare che la rendano
comparabile ad altri prodotti, al fine di rendere gli individui in grado di scegliere quello che va
meglio per loro. I prodotti finanziari sono trattati come tutti gli altri prodotti, e nel concreto si
propone di prevedere formulazioni semplici, le cui caratteristiche possano essere riassunte in forma
standardizzata in una pagina da stampare e consegnare al cliente. In Gran Bretagna, invece, la
finanza é vista come un servizio intangibile, e nel delineare i principi per una corretta transazione
tra le parti i governanti si sono concentrati sull’incontro tra operatore e cliente, e meno sul design
del prodotto: al cliente devono essere date tutte le informazioni in modo che non ci siano aspetti che
rimangano non percepiti o non compresi. Le due politiche perseguono il comune obiettivo di
proteggere l’acquirente, ma prevedono una differente strutturazione dell’informazione: chiara e
immediata la prima, al fine di garantire una veloce fruibilità del prodotto, più articolata ed
esauriente la seconda, che si attende dal consumatore una più lunga e ponderata analisi precedente
l’acquisto. La direttiva europea MiFID21, Markets in Financial Instruments Directive (2004/39/CE),
21
Le principale fonte della regolazione dei mercati finanziari è rappresentata dagli accordi di Basilea e Basilea 2. La
Commissione Europea ha recepito tali accordi con la direttiva 2006/48/Ce, la Capital requirements directive che si è
18
si mostra come terza via, unendo esperienza del consumatore e alfabetizzazione finanziaria, e
limitando il raggio di azione delle banche ai prodotti definiti coerenti con il profilo del cliente,
valutato mediante un’accurata -almeno nelle intenzione del legislatore- intervista. Questa procedura,
però, purtroppo, è prevista solo nel caso degli investimenti e non in quello dell’indebitamento.
Per quanto riguarda i debiti, a livello europeo gli accordi tra le Associazioni dei consumatori e le
Associazioni bancarie europee mirano ad aumentare la trasparenza e la comparabilità delle
informazioni fornite agli aspiranti mutuatari mediante la redazione di prospetti informativi
standardizzati. Sottolineiamo che informazione e trasparenza non sono la stessa cosa:
un’informazione eccessiva e complessa, difficile da gestire, porta i consumatori ad affidarsi agli
operatori finanziari piuttosto che a scegliere consapevolmente (Onado 2009), oppure ad accedere ai
prodotti fruibili al minor costo cognitivo possibile, come abbiamo documentato nella nostra
indagine.
Tramite le direttive sulla trasparenza, inoltre, il legislatore cerca di proteggere i consumatori da
prodotti oscuri o dalle pratiche fraudolente degli intermediari, ma manca di considerare alcune
caratteristiche salienti dell’interazione tra operatore e cliente, relazione che in effetti é stata poco
studiata. L’influenza della banca sui clienti non è per forza un comportamento fraudolento, bensì il
risultato di un’interazione pregna di fiducia tra operatore e cliente. Occorre dunque chiedersi come
il bisogno del cliente si trasformi in un rischio di sovraindebitamento, e per farlo occorre vedere
come nell’incontro tra cliente e banca la connessione tra bisogno e soddisfazione passa attraverso la
consulenza e l’acquisto di un prodotto o servizio finanziario (Vargha 2009). Anche prodotti
estremamente standardizzati contengono elementi che assumono un senso preciso solamente
durante l’interazione tra operatore e cliente, ovvero sono indexical nel senso di Garfinkel (Vargha
2009): l’operatore deve spiegare il funzionamento anche del più semplice e chiaro dei prodotti, e
questa dimostrazione può essere vista come una performance relazionale tra lui e il cliente, durante
la quale uno stesso prodotto può assumere differenti connotazioni, a seconda dei bisogni del cliente
che andrà di volta in volta a dover soddisfare. L’operatore deve comportarsi in modo da rendere
l’incontro faccia a faccia non un momento di vendita, ma un’occasione di consiglio e consulenza
finanziaria, e l’acquisizione della fiducia del cliente sarà il risultato del buon esito delle sue
dimostrazioni. Da qui l’attenzione delle banche alle strategie di vendita dei prodotti, e il loro
continuo modificarsi in caso di un elevato grado di insuccessi. Di conseguenza, i mutuatari, così
come i debitori in generale, non devono solo fare i conti con le caratteristiche del debito che stanno
pronunciata sulla gestione dei capitali da parte degli intermediari finanziari, recepita in Italia nel Testo unico bancario
tramite il d.lgs. n. 297 del 27 dicembre 2006. La MiFID è stata recepita in Italia nel Testo unico della finanza tramite il
d.lgs. n. 164 del 17 settembre 2007.
19
per stipulare, ma anche con gli interessi dell’operatore con cui sono in contatto, che saranno più o
meno allineati e diretti da quelli della banca per cui lavora: fornendo loro una maggiore conoscenza
solo in termini di maggiori informazioni non si creano le condizioni per un cambiamento delle loro
opportunità (Froud et al. 2010). Messi di fronte a riunioni settimanali, a prospetti e a pressanti
obiettivi di budget, gli operatori economici della grande banca commerciale che abbiamo
intervistato nel corso della nostra indagine sono sempre più formati dalla banca a questi obiettivi e
sempre meno alla cura personalizzata del cliente. Quando aumenta la standardizzazione è sminuita
la consulenza personale e l’importanza della relazione operatore-cliente, mentre è marcato l’accento
sulla preparazione finanziaria del mutuatario finalizzata all’autotutela.
La nostra analisi evidenza che la maggiore protezione di cui necessitano i cittadini non è quella
contro comportamenti intenzionalmente lesivi della banca, ma quella atta a smascherarla laddove
non segua gli interessi della clientela. Ne evinciamo che la regolazione non dovrebbe limitarsi a
quello che abbiamo etichettato come il «caso americano», dove sono fornite chiare e semplici
spiegazioni sui mutui, contenibili in una sola pagina, al fine di renderli sempre più fruibili al
minimo costo cognitivo. Seguendo Sennett (2010) la democrazia procede al contrario
dell’informazione veloce, e il termine democratizzazione finanziaria inteso come maggiore
fruibilità dei prodotti contiene un misunderstanding del termine democrazia: se la via è includere
tutti diventando più generalisti, il risultato rischia di essere quello di creare dei mutuatari di massa
coinvolti ma inconsapevoli, e quindi più esposti alla vulnerabilità finanziaria qualora la banca non
provveda autonomamente a dotarli delle giuste protezioni.
Segnaliamo infine un importante vuoto legislativo in merito al tema del sovraindebitamento delle
famiglie: «la mancanza in Italia di forme di mediazione da parte delle istituzioni non consente di
fornire un’adeguata assistenza al debitore “civile” insolvente e di gestire la sua situazione di
soggetto eccessivamente indebitato. In altri paesi esistono invece forme di sostegno» (Tarantola
2007, 28-29). Nell’ordinamento francese è previsto l’intervento di un’apposita commissione
composta da rappresentanti di diverse istituzioni, che faciliti la negoziazione tra il debitore e
l’intermediario creditore di un piano di risanamento finanziario, attivando diversi strumenti quali il
rinvio dei termini di pagamento, la riduzione dei tassi, l’affiancamento al debitore per la gestione e
l’eventuale vendita di beni in suo possesso. Negli Stati Uniti, come prima anticipato, è prevista la
possibilità di dichiarare fallimento anche per gli individui, in seguito a due riforme varate nel 1983
e nel 2005: la prima aveva introdotto misure per agevolare il ricorso alla bancarotta da parte dei
cittadini, mentre la seconda ne aveva limitato alcune possibilità al fine di evitare comportamenti
opportunistici. Inizialmente i debitori che ricorrevano alla bancarotta potevano scegliere tra due
procedure: riparare i debiti con i propri beni, ad eccezione di quelli esentati, salvaguardando i
20
redditi futuri, oppure salvaguardare completamente i propri beni per riparare i debiti con i redditi
futuri. Dal 2005 i debitori con un alto reddito sono obbligati a scegliere la seconda procedura
(Jappelli et al. 2008).
In Italia non esistono iniziative con analoghi obiettivi:
può essere opportuno avviare riflessioni sul piano normativo volte a costruire un
meccanismo che consenta di affrontare i casi di indebitamento eccessivo, mirando a
ripristinare per le famiglie una situazione di normalità sociale e di sostenibilità
economica e per le banche il recupero del credito con le modalità che risultino possibili
(ib.).
L’unica misura presa a contrasto del sovraindebitamento è la legge n. 108 del 1996, che ha stabilito
i limiti oltre ai quali vengono definiti «usurai» i tassi di interesse applicati dalle banche e dalle
società finanziarie sulle operazioni di finanziamento nei confronti di famiglie e imprese. Inoltre, dal
15 ottobre 2009 è operativo l’Arbitro Bancario Finanziario, a cui i clienti potranno indirizzare
qualsiasi tipo di reclamo sull’operatività degli intermediari, inoltrandoli attraverso tutte le filiali
della Banca d’Italia (Draghi 2009).
Conclusioni
Lungo tutto il saggio abbiamo presentato alcuni rischi e opportunità delle politiche che favoriscono
l’indebitamento delle famiglie, alla luce di un’indagine svolta durante la crisi finanziaria sulla
gestione del più importante dei debiti, il mutuo per l’acquisto di una casa. Abbiamo segnalato
situazioni complesse in merito alla tutela di una varietà di soggetti e di situazioni, che possiamo
accomunare grazie al concetto di vulnerabilità finanziaria. Con questo termine segnaliamo la
possibilità che un soggetto indebitato riscontri difficoltà con i rimborsi del suo debito, non tanto
perché si trova di fronte a un particolare «accidente» che il legislatore è chiamato a definire
chiaramente, quanto perché l’evolversi della sua carriera debitoria ha prodotto snodi potenzialmente
problematici intrecciandoci con le altre carriere individuali.
L’azione dell’Associazione Bancaria Italiana nel soccorrere le difficoltà delle famiglie ha indicato
una strada percorribile, che ci auspichiamo possa essere intrapresa anche da altri soggetti che
garantiscano ai debitori un maggiore grado di terzietà nella consulenza. I vincoli di profitto e le
conseguenti politiche commerciali di banche che di fatto sono aziende in seguito alla Legge Amato
del 1990 creano un conflitto di interessi qualora l’operatore di filiale sia chiamato ad accompagnare
e responsabilizzare una famiglia nel suo percorso debitorio. La cosiddetta democratizzazione
dell’accesso al credito può avvenire se si immaginano nuove istituzioni di gestione dei nuovi rischi
che si generano nel prestare capitali a nuove categorie di soggetti: ne è esempio la microfinanza
applicata dal Nobel per la pace Muhammad Yunus, la cui Grameen Bank concede prestiti a
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piccolissime imprese nelle zone meno sviluppate del mondo, tramite una valutazione sociale del
rischio cliente e una consulenza personalizzata anche in seguito l’accensione del prestito.
Proprio richiamando tali forme di microcredito sorge il principale dubbio che nutriamo nei
confronti delle misure a sostegno del reddito delle famiglie che ne facilitano l’accesso a debiti
contenuti, non riguardanti l’acquisto della casa di residenza o lo sviluppo di un’attività lavorativa.
Qualora le famiglie non utilizzino il debito per generare reddito o per aumentare il proprio
patrimonio, ma per superare particolari momenti delicati nella gestione dei propri budget, il
principale rischio da evitare è che al momento di rendere il debito non abbiano superato le difficoltà
e si trovino più indebitate di prima. Il dibattito è aperto e richiede ulteriori ricerche mirate ad
approfondire i modi e le razionalità adottate dalla famiglie nella gestione dei propri debiti.
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