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TIRATURA ???? ??? COPIE
PADRE, MAESTRO E PASTORE  20
NOVEMBRE 2014
IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP DI PESCARA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI
Anno XXII n. 4, 20 novembre 2014. Poste Italiane S.p.a. sped. in a.p. D.L. 353/03 (conv. in L. n° 46 del 27/02/2004) art. 1 comma 2 e 3 DCB PESCARA
XXII/4
2014
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PERIODICO DI SPIRITUALITÀ, CULTURA, DOCUMENTAZIONE, STORIA E NOTIZIE PER GLI AMICI DEL VENERABILE MASSIMO RINALDI
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 PADRE, MAESTRO E PASTORE  20 NOVEMBRE 2014
Attività culturali e notizie
DIOCESI E ISTITUTO STORICO «MASSIMO RINALDI» - RIETI
«MISSIONARI DI S. CARLO» - SCALABRINIANI
NOTIZIE
- Terza domenica di ogni mese, anno 2014. Chiesa di S. Rufo in
Rieti, è stata celebrata la S. Messa, ore 10,30, per ricordare l’azione e
le opere del Venerabile Massimo Rinaldi.
- Domenica 16 novembre. Chiesa di S. Rufo, ore 10,30. È stata celebrata l’annuale ricorrenza: « Scelte di vita del Venerabile Massimo
Rinaldi».
- Domenica 9 novembre214-Domenica 16 novembre. È stata realizzata, con grande partecipazione di popolo, la Mostra di pittura del
maestro Franco Corradini nella chiesa di San Giovenale di Rieti. Tra le
opere una tela sul Venerabile Massimo Rinaldi. I Servizi nel prossimo
numero.
PROGRAMMA ANNO 2014
- Domenica 21 dicembre. Chiesa di S. Rufo, ore 10,30, S. Messa in
suffragio dei Soci e Benefattori defunti.
PROGRAMMA ANNO 2015
- Terza domenica di ogni mese, anno 2015. Chiesa di S. Rufo in
Rieti, celebrazione della S. Messa, ore 10,30, per ricordare l’azione e le
opere del Venerabile Massimo Rinaldi.
- Sabato 28 Febbraio 2015. Ventiduesimo anno del periodico: «Padre,
Maestro e Pastore». Salone Camera di Commercio di Rieti: Via Borsellino 16. Presentano: SE. L. Chiarinelli, L. Bonventre, O. Pasquetti, A.
Canestrella. Coordina Mons. Prof. Giovanni Maceroni
- Sabato 11 aprile 2015. Corvaro. Rievocazione storica del compositore Corvarese Giacomo Antonio Piccioli, frate Minore Conventuale,
maestro di Cappella del duomo di Vercelli; esecuzione di alcuni suoi
brani musicali. Coordina Mons. Prof. Giovanni Maceroni
- Sabato 30 maggio 2015. Agape con gli Attori di Ciabbattone.
- Domenica 31 maggio 2015. Monastero delle Clarisse di Borgo San
Pietro di Petrella Salto. Approvazione del bilancio dell’anno 2014.
Transito del Venerabile Massimo Rinaldi.
- Domenica 9 agosto- Monte Terminillo.Annuale rievocazione in onore
del Venerabile Massimo Rinaldi con celebrazione di una santa messa.
- Domenica 15 novembre. Chiesa di S. Rufo, ore 10,30, celebrazione
annuale ricorrenza: « Scelte di vita del Venerabile Massimo Rinaldi».
- Domenica 20 dicembre. Chiesa di S. Rufo, ore 10,30, S. Messa in
suffragio dei Soci e Benefattori defunti.
Sommario
3 Il culto di santa Barbara nel mondo
di Giovanni Maceronii
8 Il culto di santa Barbara nella città e diocesi di Rieti
di Giovanni Maceroni
15 Storia della cappella di santa Barbara di Rieti
di Giovanni Maceroni
22 Un innamorato di Santa Barbara: Il Venerabile Massimo Rinaldi
di Giovanni Maceroni
32 Immagine del Venerabile con reliquia ex indumentis.
32 Preghiera per la beatificazione del Venerabile Massimo
Rinaldi e per chiedere grazie per sua intercessione.
di Delio Lucarelli Vescovo.
«Padre, Maestro e Pastore»
Visitate il sito internet
è pubblicato sul sito internet:
www.massimorinaldi.org
Capolettera: «Cantate». Codice miniato francese, sec. XIV, f. 182v (ACR,
foto P. D’Alessandro, Rieti)
www.massimorinaldi.org
  In copertina
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Massimo Rinaldi (1869-1941), missionario scalabriniano
e vescovo di Rieti (1924-1941) all’inizio del suo episcopato
(Archivio fotografico di Guglielmo De Francesco, Rieti. Copia
conservata in Archivio Vescovile di Rieti (AVR), fondo fotografico, busta n. 5, fasc. n.2).
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Stemma di Mons. Massimo Rinaldi (da una riproduzione
del 1992 del pittore S ILVANO S ILVANI, Rieti). Spiega il Rinaldi:
«[...] significato del mio stemma vescovile. Nel suo lato
destro un araldo, fregiato [...] di Croce, con [...] una spada
[...]: la spada è simbolo di azione e difesa, la croce di abnegazione, sacrificio e dolore. Nel lato sinistro il coronato
motto “Humilitas” [degli scalabriniani] sotto il quale è una
stella che guida una nave» (M. Rinaldi, Lettera pastorale,
Natale 1924, p. 5).
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Testata del Periodico Scalabriniano «L’Emigrato Italiano in
America», anno XVIII, n. 3 (luglio, agosto, settembre 1924),
di cui Massimo Rinaldi fu Direttore dal 1910 al 1924. Il
primo articolo del numero sopra citato, dal titolo: Un missionario Scalabriniano Vescovo di Rieti, di Filippo Crispolti,
riguarda la nomina (2 agosto 1924) di Massimo Rinaldi a
vescovo di Rieti (AVR, Archivio Massimo Rinaldi (AMR),
documenti ricevuti, busta n. 4, fasc. n. 5).
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Testata de «L’Unità Sabina». Settimanale della Provincia di
Rieti, anno XIX, n. 21 (25 maggio 1941). Il Settimanale fu
fondato dal vescovo Massimo Rinaldi nel 1926 (AVR, AMR,
busta: Periodici e stampe, fasc. «L’Unità Sabina». Foto studio Controluce di Enrico Ferri, Rieti 1996.
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Il culto di Santa Barbara nel mondo
di GIOVANNI MACERONI
«Santa Barbara (Nicomedia, 273 – 306 circa) venerata come santa e martire dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa
ortodossa. Benché non vi siano dati certi sulla sua vita, la sua figura è divenuta leggendaria grazie alla Legenda
Aurea e il suo culto molto popolare per il fatto di essere considerata protettrice contro i fulmini e le morti improvvise e
violente. Nacque nel 273 d.C. in Asia Minore, in quella che è l’attuale Ýzmit, porto della Turchia, a quei tempi Nicomedia,
per poi trasferirsi a Scandriglia, in provincia di Rieti. La leggenda vuole che suo padre Dioscoro, di religione pagana,
Da internet: S. Barbara, sotto voce
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l’avesse rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti. Inoltre, per evitare che utilizzasse le terme pubbliche,
egli gliene fece costruire di private. Barbara, vedendo che nel progetto vi erano solamente due finestre, ordinò ai
costruttori di aggiungerne una terza, con l’intenzione di richiamare il concetto di Trinità. Quando il padre vide la modifica alla costruzione intuì che la figlia poteva esser diventata cristiana. La madre di Barbara aveva già abbracciato
segretamente la religione cristiana, finendo col rivelare il suo segreto alla figlia. Questa, dopo aver sentito alcune delle
preghiere, percepì Gesù all’interno del suo cuore e diventò così cristiana; coinvolse nella sua nuova passione anche la
sua amica Giuliana, convincendola a convertirsi e a pregare insieme a lei. Il padre decise allora di denunciare sua figlia
Da internet: S. Barbara, sotto voce
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al magistrato romano che, in quei tempi di persecuzione, la condannò alla decapitazione prescrivendo che la sentenza
venisse eseguita proprio dal genitore dopo due giorni di feroci torture. Queste iniziarono con una flagellazione con
verghe, che secondo la leggenda si tramutarono in piume di pavone e per questo motivo spesso nella sua iconografia la
santa è raffigurata tenendo in mano delle lunghe piume, quindi venne torturata col fuoco ed ebbe le mammelle tagliate
e quindi decapitata. Era il 4 dicembre dell’anno 306. Secondo la leggenda, Dioscoro procedette all’esecuzione, ma
subito dopo venne ucciso da un fulmine, interpretato le, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa.
Molto invocata dai militari, è anche la protettrice della Marina Militare Italiana, dei Vigili del fuoco, delle armi
di Artiglieria e Genio. È anche la protettrice dei geologi, dei montanari, dei lavoratori nelle attività minerarie e petrolife-
Rieti, cattedrale
basilica di Santa
Maria, portale
d’ingresso
(Fotoflash di Renzi
Massimo, Rieti)
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re, degli architetti, degli stradini, dei cantonieri, degli artisti sommersi e dei campanari, nonché di torri e fortezze. Nel
culto popolare è uso rivolgersi a Santa Barbara recitando la seguente preghiera: «Santa Barbara Benedetta, liberaci
dal tuono e dalla saetta». Come patrona delle attività principali del gruppo ENI le è stata dedicata la grande nuova
chiesa costruita a Metanopoli, quartiere generale del gruppo, per decisione di Enrico Mattei. Alla santa è dedicata la
caserma «Santa Barbara» dell’esercito italiano, situata ad Anzio e attualmente sede della Brigata RISTA - EW. La
Rieti, cattedrale basilica di Santa Maria, particolare del fregio del portale d’ingresso (Fotoflash di Renzi Massimo, Rieti)
Caserma della scuola di artiglieria contraerei di Sabaudia (LT), La Caserma sede dell’Artiglieria a Cavallo (Voloire)
sita a Milano. Come protettrice dei Marinai della Marina Militare, un’immagine della Santa viene sempre posta nei
depositi munizioni delle Unite Navali e delle caserme. Il 4 dicembre a bordo delle Unite Navali della Marina Militare,
secondo la tradizione, si dona un fascio di rose rosse al Direttore del Tiro di bordo. È tra le Sante più venerate al mondo,
specie in sud America, Asia, Europa e Stati Uniti.
Comuni di cui Santa Barbara è patrona:
• Piemonte: Gravere (TO).
• Liguria: Cengio (SV).
• Lombardia: Parrocchia di Santa Barbara di San Donato Milanese (MI), Pradalunga (BG).
• Veneto: Pieve di Limana (BL), Agordo (BL).
• Toscana: Montecatini Terme (PT), Rio Marina (LI), San Carlo (LI), Roccastrada (GR),Niccioleta (GR).
• Marche: Barbara (AN).
• Lazio: Barbarano Romano (VT), Colleferro (RM), Fontana Liri (FR), Nettuno (RM), Norma (LT), Rieti (RI),
Scandriglia (RI).
• Campania: Corleto Monforte (SA), Salento - Copersito di Torchiara (SA), Baronia di Ascea (SA) ultima domenica di
luglio e 4 dicembre.
• Calabria: Amaroni (CZ), Davoli (CZ), Filadelfia (VV), Motta San Giovanni (RC), Piane Crati (CS), Marzi (CS), Rovito
(CS), Pellegrina di Bagnara Calabra.
• Puglia: Parrocchia S. Barbara V. M. in Via S. Severo a Cerignola (Foggia), Miggiano (LE), venerata a Ginosa nella
Cappella Rupestre dedicata a Santa Barbara.
• Sicilia: Castellana Sicula (PA), Francavilla di Sicilia (ME), Paternò, Sommatino (CL), Tremestieri Etneo (CT), Villaggio
mosè (AG), Malo’(ME), Grava’ (CT).
• Sardegna:Aidomaggiore (OR), Capoterra (CA), Carbonia (CI) compatrona con San Ponziano, Furtei (CA),
Gonnosfanadiga (CA), Olzai (NU), Senorbì (CA), Sinnai (CA), Villacidro (VS), Nureci (OR), Genoni (OR), Ulassai
(OG) (villasalto).
• Valle d’Aosta: Chamois (AO).
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Rieti, cattedrale basilica di Santa Maria, lunetta dell’ingresso centrale, immagine della Madonna con il bambino (Fotoflash di Renzi Massimo, Rieti)
Rieti, cattedrale basilica di Santa Maria, lunetta dell’ingresso di sinistra, con l’immagine di S. Prosdocimo (Fotoflash di Renzi Massimo, Rieti)
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Rieti, cattedrale basilica di Santa Maria, lunetta, ingresso di destra, con l’immagine di S. Probo (Fotoflash di Renzi Massimo, Rieti)
Valletta (Malta), chiesa di Santa Barbara (foto di Alfredo Pasquetti, Rieti)
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Il culto di Santa Barbara
nella città e diocesi di Rieti
di GIOVANNI MACERONI
Progetto del 1786 del vescovo Saverio Marini per onorare santa Barbara
Il vescovo Saverio Marini, nella relazione ad limina - incontro in Vaticano del vescovo con il papa per illustrare la
situazione della diocesi - del 21 novembre 1783 si sofferma a descrivere l’origine del cristianesimo a Rieti, la cui antichità,
tramandata dalla tradizione, è provata anche dall’esistenza della vetusta cripta o tempio sottorraneo. Egli ricorda sia la
consacrazione della cripta, avvenuta nel 1157 ai tempi del papa Adriano IV, sia la consacrazione del tempio superiore,
effettuata personalmente dal papa Onorio III nel 1225. Il medesimo vescovo, nella relazione ad limina del 12 dicembre
1786, manifestò il proposito di restaurare l’altar maggiore della cattedrale con la tribuna.Costituì, allo scopo, un fondo,
affidato ad un canonico, nel quale i canonici e i benefattori laici deponevano, a titolo di carità, i propri contributi per poter
LAZZARINi, martirio di S. Barbara (foto di Ileana Tozzi, Rieti)
S. Barbara, chiesa di Poggio Fidoni (foto di I. Tozzi, Rieti)
sostenere la spesa necessaria. L’attuazione del progetto potè avvenire soltanto nel 1806. Il Marini fu spinto dal desiderio non
solo di riportare alla luce il corpo di Santa Barbara - che si trovava sotto l’altar maggiore, e così provare la precedente antica
tradizione - ma anche per soddisfare la sua ardente pietà, unitamente a quella del popolo devoto, verso la Santa Vergine e
Martire a cui si chiedevano benefici spirituali e materiali.
Il culto dei martiri passaggio storico dal paganesimo al cristianesimo
Non è nostro intendimento presentare una storia esauriente né apologetica né strettamente cronologica sia della vita
dei martiri sia della vita della Protettrice Santa Barbara venerati nella diocesi di Rieti ma contribuire alla «comprensione di
ampi aspetti dell’esperienza religiosa umana», convinti che «alla vita spirituale c’è ancora tanto da scavare scavare L’Archivio Capitolare conserva un seguente documento che rievoca, in lingua volgare, l’avvenimento e riporta i nomi dei
martiri, le cui reliquie furono, in quell’occasione, deposte sotto l’altar maggiore per la venerazione e per il culto dei fedeli.
Riportiamo solo qualche brano documento: «Ex Tabulario Cathedralis Ecclesiae Reatinae: «Al nome di Dio. Amen.
Dall’anno della sua incarnazione 1225 [...]. Consecrato fo questa venerabile clesia majore de Riete dal predicto papa con
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Rieti, cattedrale basilica di Santa Maria, cappella di Santa Barbara (Fotoflash di Renzi Massimo, Rieti)
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questi Reverendissimi vescovi signori cardinali. cioe col Cardinal de hostia. de albano. de panestrina. et de Sancta Savina.
Et con molti altri Signori cardinali, et vescovi de diverse parte. Ad honore, et laude del onnipotente dio et della gloriosa sua
matre vergine maria piena di gratia et nostra spetiale et pia advocata. Della quale sotto el maiore altare cie furono collocati
et reposti il presiosi corpi cioe de Sancta Barbara conces. per divino miracolo, et spetiale prerogativa ad questa nostra cita.
per la sua protectione et salute [...]. Precrando humile et devotamente, isso signore nostro dio onnipotente. se digne per li
meriti de la sua sanctissima passione et intercessione de la gloriosa virgine maria sua matre. et di sancta barbara. et de tucti
sancti. perdonarce nostri peccati. et in quisto Mundo conciedere vera pace et tranquillità».
«Rieti, 23 dicembre 2004. Foto ricordo di studenti, docenti e superiori dell’Istituto Teologico Internazionale Scalabriniano sulla tomba del
Venerabile Massimo Rinaldi nella cappella di S. Rocco, seconda, entrando nella navata di destra della Cattedrale Basilica di S. Maria di Rieti.
In primo piano, a destra, la Dott.sa Suor Anna Maria Tassi» (AVR, fondo Fotografico, busta n. 1, testo di Pasqualino Martini)
Traslazione del corpo di Santa Barbara, nella seconda metà del X secolo,
da Scandriglia nella cattedrale di Rieti
Il culto di Santa Barbara, protettrice della città, iniziò a Rieti nella seconda metà del X secolo quando il suo corpo da
Scandriglia venne trasferito in cattedrale dove già si trovava il corpo di S. Giuliana.
È opportuno in questo contesto, per comprendere il prestigio che davano le reliquie dei martiti alle Chiese locali,
ricordare l’appropriazione, anche con modi illeciti, dei resti mortali dei martiri. Nella metalità religiosa degli uomini dell’età
tardo-antica e alto-medioevale erano ritenute colme della presenza del martire e quindi chi le possedeva era sicuro di averne
la protezione.
Non si pensava allora ai pellegrinaggi che avrebbero permesso un incontro soltanto momentaneo con il martire. Vi
furono molte traslazioni perché assicuravano una presenza perenne del santo nel luogo in cui le reliquie venivano riposte.
Scrive Peter Brown che «un febbrile commercio di reliquie, accompagnato da furti frequenti di esse, è uno degli aspetti
più drammatici, per non dire picareschi, del cristianesimo occidentale nel medioevo». Molte reliquie e corpi di martiri,
riposti nelle chiese di Rieti e della diocesi, hanno origine da traslazioni; ma si verificò anche che molte dalla diocesi
furono traslate altrove.
I vescovi dell’età moderna incrementarono il culto dei martiri e la venerazione delle loro reliquie. I vescovi reatini,
nelle visite pastorali, controllavano l’autenticità e lo stato di conservazione delle reliquie, sparse nelle chiese parrocchiali e
non parrocchiali, negli oratori, nelle cappelle e nei monasteri della diocesi, e la decenza dei luoghi dove erano conservate.
Impegno dei vescovi reatini dell’età moderna nel promuovere il culto della Protettrice.
Il vescovo Saverio Marini e la ricognizione, nel 1803, del corpo di S. Barbara
Il vescovo Ippolito Vincentini, nella relazione ad limina del 22 gennaio 1674, riferisce alla Sacra Congregzione del
Concilio che sotto l’altare maggiore della chiesa cattedrale sono riposti i corpi delle sante vergini e martiri Barbara, patrona
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della città, e Giuliana di lei collattanea. Parimenti sono ivi raccolte moltissime reliquie di altri santi, che i cittadini e i popoli
finitimi venerano con il più grande culto e con la massima pietà.
I Reatini hanno sempre venerato, al di sopra di tutte le altre reliquie, il corpo di S. Barbara, guidati dalla prudente
vigilanza dei vescovi i quali non hanno mai messo in dubbio l’esistenza di questa importante reliquia, venerata in cattedrale
sotto l’altare maggiore. Il vescovo Gaetano De Carli era convinto, nonstante le obiezioni mosse da qualcuno, della presenza
del corpo di S. Barbara sotto l’altare maggiore. Egli, nella relazione ad limina del 15 dicembre 1758, informa che tale
presenza era provata sia da una costante e perpetua tradizione sia da antichissimi documenti scritti o incisi sul marmo;
sebbene fosse spinto da uomini probi a fare la ricognizione del corpo della Santa non volle porgere attenzione a simili
richieste ma preferì che le cose restassero nello stato originario. La ricognizione fu fatta dal vescovo Saverio Marini che,
per incrementare il culto di S. Barbara con la parola e gli scritti cominciò a fare opera di persuasione peresso il Capitolo -
Rieti, cattedrale basilica di Santa Maria, cappella di San Rocco. Due aspetti della scultura lignea di San Rocco (foto di I. Tozzi, Rieti)
che era l’insieme dei preti che amministravano la cattedrale - e la cittadinanza sull’opportunità di costruire per quella un
nuovo altare maggiore.
Il terremoto del 1785 che gravemente danneggiò, in Rieti, edifici pubblici e privati, fu la causa occasionale della
grande e costosa opera, alla quale, appena raccolti i mezzi, si pose subito mano.
I dubbi sull’esistenza del corpo di S. Barbara sotto l’altar maggiore furono destituiti di ogni fondamento ed apparve
incriticabile la tradizione dopo che il 21 ottobre 1803 si fece la demolizione del vecchio altare consacrato nel 1225. «Questa
demolizione doveva decidere dell’esistenza sotto di quello del Corpo di Santa Barbara. Ad onta delle più accertate notizie, la
cosa era di gran rilievo, e non lasciava di esser di qualche azzardo.
Richiedeva quindi l’opera tutta la cautela, e la maggiore autenticità. A solo oggetto, che questa non solo non
mancasse, ma anzi in grado superlativo vi concorresse, volle il Vescovo, che oltre il Capitolo fossero presenti all’Atto
tutte le Persone più rispettabili, che allora si trovavano in Rieti. Pregò quindi ad intervenire L’Em.mo Sig.re Cardinale
Vincenti, Mons.re Bottiglia, Mons.re Sanzi Governatore, i Patrizi tutti, e Nobili della Città, fra i quali il Sig:re Marchese
Mariano Vecchiarelli, allora Gonfaloniere, che seco condusse anche il Sig.re Filippo Grifoni attuale Prior Nobile, e molti
altri cittadini».
Lo scoprimento confermò tutta la tradizione: «si ritrovarono nelle tre colonnette che sostenevano la Mensa,
tutte in numero e qualità quelle Sagre reliquie» [...], «e nel fondamento dello stesso Altare fu rinvenuto il Sagro Corpo
di Santa Barbara».
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Il nuovo altare, più degno di quello del 1225, consacrato nel 1806,
abbellito con la costruzione del
Il ritrovamento venne annunciato «con il Suono delle Campane della Cattedrale, e di tutte le altre Chiese della Città».
Il nuovo altare con tutti gli altri lavori ad esso connessi costò circa 15.000 scudi, ricavati, oltre che da consistenti
contribuiti del vescovo e del Capitolo, da questue fatte nella città e diocesi di Rieti ed anche nelle città di Terni e Spoleto.
Il vescovo Marini non rinnovò soltanto l’altar maggiore ma anche il tabernacolo che lo copriva, la cupola e l’abside
impiegando «circa ventuno, o ventidue Anni».
Rieti, cattedrale
basilica di
Santa Maria,
altare maggiore
contenente
l’urna con il
corpo di Santa
Barbara
(Fotoflash di
Renzi
Massimo, Rieti)
Rieti, cattedrale
basilica di
Santa Maria,
l’urna con il
corpo di Santa
Barbara sotto
l’altare
maggiore
(Fotoflash di
Renzi
Massimo, Rieti)
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La società civile, in questo lasso di tempo, non sostenne finanziariamente i lavori della cattedrale; gli effetti della
rivoluzione francese si avvertivano nella mentalità nuova che non favoriva la collaborazione tra Stato e Chiesa ma spingeva
lo Stato all’appropriazione dei beni e dei diritti ecclesiastici. In questo clima la Comunità civile reatina chiese al papa Pio VI
il corpo di Santa Barbara per collocarlo sotto l’altare della cappella a lei dedicato sulla quale vantava dei diritti ma «essendogli stato [...] negato si ammutulì, e si tacque [...] fin quasi al giorno della Consagrazione del nuovo Capo Altare, e fin
Rieti,
cattedrale
basilica di
Santa
Maria,
altare della
cappella di
Santa
Barbara,
costruito
per ricevere
degnamente
il corpo
della
Protettrice
(Fotoflash
di Renzi
Massimo,
Rieti)
quasi al momento, che sotto di esso doveva tornarsi a collocare il detto Sagro Corpo; pure (chi il crederebbe?) qualche
giorno prima di tal Funzione incominciò a venirgli in mente di procurarsi una Chiave di quell’ornato, che doveva racchiudere il Sagro Corpo di S. Barbara, e sotto manto di divozione, ne avanzò l’Istanza al Capitolo», ma il Capitolo gliela negò.
Il 12 ottobre 1805 il corpo di S. Barbara venne riposto sotto l’altar maggiore che fu consacrato il 27 aprile 1806. Nel
documento, la cerimonia viene così descritta: «Si fece quindi con quella maggior Solennità, che fu possibile la Sagra
Funzione, alla quale a folla intervenne in edificante modo
il Popolo tutto di Rieti e quantità di Gente dalli vicini
Castelli, benché non tanta quanta ne sarebbe venuta, se
impedimento non vi avvesse frapposto la dirotta pioggia; solo se ne tenner lontani, benché nelle solite forme
invitati dal Capitolo li Pubblici Rappresentanti della Città
per essergli mancato il motivo della loro pietà, e devozione, fondato su di una Chiave, che a considerarne l’uso,
si rileva non meritare l’Entusiasmo di pochi speciali divoti
di Santa Barbara, pochi, dissi, poiché prescindendo da
pochi, tutto il Popolo ha la sua divozione rimostrata grandissima con veri sensi di Pietà, anche senza Chiave». Il
16 agosto 1806 le autorità civili fecero al papa Pio VII la
seguente petizione: «Beatissimo Padre
Reatina, 16: Augusti 1806.
Il Pubblico della Città di Rieti divotissimo di S.
Barbara Vergine, e Martire Protettrice di Rieti speciale
della Sua Città desiderando ad esempio delle altre Città
all’occasione, che si è fatta la nuova Urna dell’Altare,
ove si riposa il Corpo della detta Protettrice, ritenere una
Chiave dell’Urna suddetta, come la ritiene Monsignor
Vescovo, ed il Capitolo della Cattedrale; supplica perciò
umilmente la santità Vostra ad accordargliene benigna- Rieti, chiesa domenicana di S. Agnese, Santa Barbara (foto di Giovanni
mente la Grazia. Che ecc.».
Maceroni, Rieti)
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Lo storico Anna Maria Tassi, nel
saggio, Presenza nella società reatina delle Maestre Pie Venerini dalla metà del Settecento al secondo dopoguerra, descrive
in modo sintetico e scientifico la situazione di Rieti e dello Stato della Chiesa negli
anni difficili tra Settecento e Ottocento in
cui si manifestava un forte spirito
antiecclesiastico, soprattutto quando furono al potere i Francesi. Le autorità
reatine rispecchiavano la situazione socio-politica del tempo che avversavano gli
ecclesiastici ma nutrivano vero affetto e
devozione verso la loro patrona. La lotta
tra il Capitolo e la Comunità civile indica
la venerazione verso le reliquie di Santa
Barbara e conferma che il culto dei corpi
dei martiri ha contribuito a dare un affinamento culturale e di fede alla società
cristiana.
Da internet: S. Barbara, sotto voce
FEDERICO DI FILIPPO, Santa Barbara (foto di I. Tozzi, Rieti)
Santa Barbara, reliquiario (foto di I. Tozzi, Rieti)
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Storia della cappella di S. Barbara
di Rieti
di GIOVANNI MACERONI
Per merito del canonico Antonio Petrollini, nel 1650,
la Cappella della Concezione diviene Cappella di Santa Barbara
La cattedrale basilica di Rieti, come abbiamo visto, è dedicata a Santa Maria e non a Santa Barbara. Tutti i
documenti ufficiali non hanno mai considerato la cattedrale come il santuario della protettrice Santa Barbara ma come
tempio dedicato alla Madonna. La presenza del corpo di Santa Barbara nell’urna sotto l’altare maggiore dove si trovano
tanti resti mortali di altri martiri non può essere considerato altare esclusivo della Protettrice. Pellegrini, turisti e devoti
che visitano la cattedrale basilica di Rieti fanno non poca fatica a individuare il corpo di Santa Barbara perché attirati,
come è naturale, dalla splendida cappella a lei dedicata si trovano poi a disagio nel constatare che l’urna del magnifico
altare è vuota. Venuti a conoscenza che il corpo di Santa Barbara è sotto l’altare maggiore della cattedrale si trovano
smarriti e, una volta, raggiunto con difficoltà, detto altare, trovano il luogo poco adatto per entrare in intimità spirituale
con la Santa. Tale disagio è stato sempre avvertito sia dai devoti sia dalla Comunità civile per cui si pensò di costruire,
Rieti, Chiesa Nuova,
S. Barbara
(foto di
I. Tozzi, Rieti)
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Rieti, Chiesa Nuova, S. Barbara (foto di I. Tozzi, Rieti)
Rieti, Chiesa Nuova, S. Barbara (foto di I. Tozzi, Rieti)
intorno alla seconda metà del XVII secolo, una cappella dedicata esclusivamente alla Protettrice. La Comunità civile e
devoti importanti Reatini si adoperarono - con fervore, slancio e devozione - per reprire un luogo degno per costruire una
cappella esclusiva per la Santa.
I vescovi Osio Giovanni Battista, Amulio Marco Antonio, Segni Giulio Cesare, Da Bagno Giovanni Francesco,
accennano, nelle loro relazioni ad limina - tra gli anni 1560-1574 -, alla cappella di Santa Barbara, ritenuta angusta e poco
ornata. La cappella era ubicata dove oggi si trova la cappella delle reliquie.
Rieti, Chiesa S. Elia, S. Barbara (foto di I. Tozzi, Rieti)
Borbona (Rieti), S. Barbara (foto di I. Tozzi, Rieti)
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La storia dell’attuale sontuosa cappella è stata scritta, con molti documenti, e pubblicata, nel 1926, da Francesco
Palmegiani, nel volume: La cattedrale basilica di Rieti con cenni storici sulle altre chiese della città. Riportiamo dal
Palmegiani i passi più salienti: «Da molto tempo si pensava da parte del Capitolo di voler creare un luogo più degno, dove
venerare la Santa protettrice essendo la vecchia cappella divenuta angusta. [...] Nel 1648 il sacerdore reatino Antonio
Petrollini [...] legò tutti i suoi beni alla Comunità di Rieti a fine di costruire una decorosa cappella in onore di S. Barbara ed
il 24 marzo 1650 furono nominati dalla Comunità di Rieti alcuni deputati per scegliere il luogo più adatto [...]. Il 16 agosto
1650 in una adunanza Consigliare, i deputati riferirono che, secondo il sig. Angelo Alemanni nominato insieme al cav.
Loreto Mattei [...] si era ritenuto non esservi luogo migliore della Cappella della Concezione [...]. Insieme ai due deputati
suddetti fu incaricato anche il sig. Pier Carlo Cappelletti [...]. Il 29 gennaio 1652 con strumento del notaio M. Aurelio
Rieti, Terminillo, Chiesa S. Francesco,
S. Barbara (foto di I. Tozzi, Rieti)
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Carosi, alla presenza dei nobili Giovan Battista Cappelletti e Giovan Battista Severi, la Chiesa reatina cedeva al Comune di
Rieti la Cappella della Concezione [...] affinché si costruisse in essa la Cappella di Santa Barbara [...].
Agosto 1653 inizio dei lavori, alla presenza del vescovo Giorgio Bolognetti,
della Cappella in onore di Santa Barbara sul disegno di Lorenzo Bernini.
Suono festante delle campane
[...] Il 12 giugno 1652 aveva già mandato [il] [...] disegno il cav. Bernini e tale disegno essendo stato riconosciuto
ed approvato si propose di pregarlo di fare un bozzeto con l’alzato ([sviluppo tridimensionale]) disegnando anche la statua
della Santa nell’altare centrale ed il posto per due quadri laterali [...].
Pier Carlo Cappelleti e il cav. Fernando Vecchiarelli che si trovavano a Roma, tornando a Rieti portarono con loro il
disegno consegnato dal cav. Bernini [....] cosicché si poterono cominciare i lavori nell’agosto 1653. Vi fu una solenne
cerimonia per la posa della prima pietra. Ci intervenne il vescovo di allora mons. Giorgio Bolognetti [...].
Sceso in cattedrale con i paramenti solenni, iniziò la grandiosa funzione alla quale presenziarono anche il Governatore ed il Magistrato. Fatta la rituale benedizione dell’acqua e del sale, asperso con essa il loco [...] benedisse la prima
pietra [...]. La pietra benedetta dopo le solenni rituali parole “Tu es Petrus” fu dallo stesso vescovo gettata nelle fondamenta. Il suono maestoso e festante delle campane accompagnava la grande cerimonia.
Massimo Rinaldi, seduto e, in piedi, il fratello maggiore Alessandro
(AVR, fodo Fotografico, busta n. 1, Prelati, fasc. n. 2, Massimo
Rinaldi)
Massimo Rinaldi, in braccio alla madre Barbara Marinelli, il padre
Giuseppe e il fratello maggiore Alessandro (AVR, fodo Fotografico,
busta n. 1, Prelati, fasc. n. 2, Massimo Rinaldi)
Settembre 1654 ordine di esecuzione della statua di Santa Barbara
progettata da Lorenzo Bernini e realizzata sotto la sua guida diretta
Nell’agosto del 1654 [...] il capomastro della cappella era un certo Bernardino Ragi [...] e, nel settembre di questo
stesso anno, fu stabilito che i signori Pompeo e cav. Ferdinando Vecchiarelli si recassero a Roma per trattare l’esecuzione
della statua della Santa [...]. Si accettò il prezzo proposto di 150 scudi e nei riguardi delle pitture da farsi nella parete, si
convenne col cav. Bernini di attendere che fosse terminato un quadro che si stava eseguendo per le monache di S. Lucia
di Rieti per vedere se ai deputati fosse piaciuto quel genere di pittura. Intanto nella adunanza del marzo 1657 si fecero voti
al Consiglio di applicare qualche speciale oblazione per potere eseguire i quadri collaterali dei quali era stato stabilito che
l’uno fosse in onore dell’Immacolata Concezione, l’altro in nome della Beata Colomba. La statua in marmo si stava
lavorando ed il cav. Bernini scriveva ad un membro della Deputazione: “Piacendo a V. S. potrà far pagare a Giannantonio
Mari scultorre, scudi cinquanta a buon conto di centocinquanta, quali per una statua in marmo che detto scultore fa, la
quale rappresenta S. Barbara di grandezza palmi 8 e conforme il disegno in piccolo fatto da me; la quale statua deve servire
per la città di Rieti”. La statua pochi mesi dopo era terminata [...].
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Descrizione della statua di Santa Barbara e costruzione, nel 1664,
del basamento per la sua collocazione.
Lavori dei pittori Gherardi, Cesi, Pietro Revecci e dello scultore Lorenzo Ottoni
La statua giunse “senza un minimo di naufragio!” [...]. La statua in marmo di Carrara, ispirante una sacra maestà
e con un dolce aspetto virginale, ha tutte le caratteristiche della scuola berniana, in cui il maestro ha mostrato col suo genio
portentoso le virtù sconosciute della scultura portandola con un magnifico virtuosismo a rivalleggiare colla stessa pittura.
La Santa cogli occhi volti al cielo ha il braccio destro sollevato all’altezza del mento e mentre colla mano destra tiene la
folgore, colla sinistra poggiata leggermente lungo il fianco porta la palma del martirio.
Giunta la statua, avviene una sosta abbastanza lunga nei lavori della cappella per mancanza di fondi; difatti si parla
di lavori soltanto verso il 1664 quando si stabilì di fare il basamento in conformità del disegno già posseduto, ma non
bastando i fondi esistenti nemmeno a questo lavoro, si decise di fare l’imbiancatura della cappella e di ordinare i due quadri
laterali uno dell’Immacolata e l’altro [...] rappresentante un episodio della vita di S. Barbara: nel 1669 si decise poi che
anche l’altro quadro si fosse fatto con un episodio della vita di S. Barbara e che il quadro della Concezione si dovesse
eseguire di tale grandezza da porsi sopra la statua nell’altare.
Mons. Domenico Rinaldi
con i nipoti Massimo
Rinaldi, alla sua destra, e
Alessandro Rinaldi, alla sua
sinistra (AVR, fodo
Fotografico, busta n. 1,
Prelati, fasc. n. 2, Massimo
Rinaldi)ro (AVR, fodo
Fotografico, busta n. 1,
Prelati, fasc. n. 2, Massimo
Rinaldi)
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L’incarico fu dato all’illustre pittore reatino Antonio Gherardi residente a Roma e nel novembre 1669 costui scriveva al sig. Loreto Mattei di aver già compiuto uno dei quadri laterali per cui faceva istanza di essere soddisfatto dei 10 scudi
dei quaranta stabiliti per ciascuno dei quadri. Il signor Mattei fu incaricato di pagare di persona il pittore Gherardi pregandolo di mandare il quadro a Rieti.
[...] Nel novembre 1673 fu dato incarico al Cesi di far l’episodio di S. Barbara come l’immagine della Concezione.
È di questi anni e più propriamente del gennaio 1675 la proposta fatta dal beneficiato [canonico che non partecipava alle
deliberazioni del capitolo] reatino don Pietro Revecci [...] di fare per 350 scudi le pitture della cupola negli angli sotto la
medesima e nelle lunette sopra i due quadri laterali, tutto nel termine di cinque anni. Nel luglio dello stesso anno si offrivano
Bartolomeo Martone e Giorgio Chiappetti romani per fare la balaustra conforme a quella di S. Rocco. [...] Nel 1689
Mmmmm
Il Venerabile Massimo Rinaldi da giovane
sacerdote (AVR, fodo Fotografico, busta
n. 1, Prelati, fasc. n. 4, Massimo Rinaldi)
Rio Grande do Sul (Brasile). «Si celebra la S. Messa sul luogo, segnato dalla Croce, dove sorgerà
una nuova cappella, in piena zona coloniale (G. B. SOFIA, Massimo Rinaldi Missionario e Vescovo,
Cassa di Risparmio di Rieti, Rieti, 1982 2 (prima edizione, 1960), p. 49)
Giovanni Fontana che già nel 1681 aveva iniziato gli nstucchi nella cappella [...] viene incaricato di completare [...]. Il cav.
Lorenzo Ottoni, noto scultore, dal 1714 al 1718 è incaricato di fare quattro statue da porsi in quattro nicchie ancora non
costruite. Per le statue di S. Francesco (1714), S. Prosdocimo (1716), S. Nicola e la Beata Colomba (1717) ebbe il
compenso di 150 scudi ciascuna.
Costruzione dell’altare della cappella di Santa Barbara
progettato nel 1725 da Sebastiano Cipriani e del bassorilievo dell’Immacolata
progettato nel 1728 da Lorenzo Ottoni e realizzato sopra l’altare.
Nel1730 Giovanni Odazzi incaricato di rifare nella cupola i fatti della vita di Santa Barbara
Nel 1725 fu risoluto di fare pure il nuovo altare di marmo finissimo a norma del disegno inviato dall’architetto
Sebastiano Cipriani dando facoltà al Cipriani di accordarsi col capomastro muratore signor Maciucchi [...]. Nel 1725 si
presero accordi col cav. Ottoni perché facesse anche un bassorilievo colla immagine della Immacolata da porsi al disopra
dell’altare, ma soltanto nel gennaio del 1728 si stabilì che l’Ottoni avrebbe fatto per 300 scudi il bassorlievo e per 20 scudi
gli angeli che lo avrebbero sostenuto. Nel 1730 fu incaricato il cav. Giovanni Odazzi di rifare nella cupola i fatti della vita
di Santa Barbara. I lavori proseguivano a gonfie vele e come vediamo ordinazioni sopra ordinazioni ed anche una successione di artisti di indiscusso valore e nel dicembre 1763, quando si andarono per chiudere i conti, si trovò per giunta che
non solo erano stati saldati tutti i conti, ma che vi erano denari in sopravanzo sicché ... si poteva ancora spendere! [...].
Soltanto nel 1771 erano pronte le quattro nicchie, sicché allora solo le quattro statue dell’Ottoni trovarono stabile dimora.
Incarico nel 1775 al pittore Antonio Concioli di raffigurare in due tele il martirio e la
decollazione di Santa Barbara. Tentativo di voler traslocare il corpo di Santa Barbara
dall’altare maggiore all’altare della Cappella
Per i quadri laterali fu contrattato nel 1775 col pittore cav. Antonio Concioli, il quale avrebbe dovuto fare per la
somma di 300 scudi due grandi tele raffiguranti l’una il Martirio e l’altra la decollazione di S. Barbara [...]. Ma le finanze
non andavano a buon porto [...], si pensò di ricorrere con istanza al Pontefice Pio VI (1784). L’istanza così diceva: “Li
devoti della gran Vergine e Martire S. Barbara, con tutto il più umile ossequio risolvettero di fabbricare una decorosa
cappella nella Chiesa Cattedrale e non potendo ora superare le spese di marmi, dorature ed altri ornamenti necessari in
detta Cappella, supplicano la innata bontà e clemenza della Santità Vostra a degnarsi concedere un benevolo sussidio sopra
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le rendite della vacante Abazia di San Pastore per maggiormente accrescere il culto e la Venerazione ad una Santa tanto
prodigiosa ed implorare il di lei valentissimo patrocinio”».
Il papa Pio VI, come consuetudine in richieste del genere provenienti da laici di una diocesi, non rispose direttamente ma, attraverso il cardinale vicario, chiedendo informazioni sulla richiesta al vescovo Saverio Marini, già menzionato
sopra, che aveva già deciso di ricostruire ex novo l’altare maggiore della cattedrale, sotto cui si trovava il corpo di S.
Barbara. Successivamente la commissione che aveva costruito e abbellita artisticamente la stupenda cappella chiese alle
autorità municipali di poter trasportare le ossa della Santa dall’altare maggiore alla Cappella. Il corpo di Santa Barbara
restò, dove si trova tuttora, sotto l’altare maggiore.
Il Venerabile vescovo Massimo Rinaldi, tra le giovani di Azione Cattolica, sulla scalinata della cattedrale di Rieti, a conclusione della «Settimana
della Giovane», il 17 aprile 1940. Il vescovo si trova a destra davanti al monumento a S. Francesco (G. MACERONI-A.M. TASSI, Gli archivi
unificati e biblioteca della curia vescovile di Rieti fonte di storia (Secoli X-XX), Presentazione di Giuseppe Molinari, Editrice Massimo Rinaldi,
Rieti 1966, p. 139, n. XXXI)
«Antrodoco (RI),
21 giugno 1935. Il
Venerabile vescovo
di Rieti Massimo
Rinaldi nel cortile
della casa parrocchiale con il gruppo
degli uomini di
Azione Cattolica»
(G. MACERONIA.M. TASSI, Il
santuario della
Madonna delle
Grotte nella
posizione naturale,
strategica e
religiosa di
Antrodoco,
Presetazione di
S.E. Mons. Delio
Lucarelli, Prefazione di don Luigi
Tosti, Nobili Sud,
Cittaducale (RI)
2001, p. 91)
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Un innamorato di Santa Barbara:
il Venerabile Massimo Rinaldi
Il Venerabile Massimo Rinaldi imparò ad amare Santa Barbara sulle ginocchia dell’amata mamma
manifestandone apertamente la devozione in ogni luogo delle sue attività apostoliche
Il Venerabile Massimo Rinaldi, vescovo di Rieti dal 1924 al 1941, fu un innamorato degli ideali di vita di Santa
Barbara. Imparò a conoscere ed amare la Santa sulle ginocchia dell’amata mamma, di nome Barbara, di cui rimase orfano
all’età di quattro anni. Il Venerabile - da seminarista, da giovane prete a Rieti e a Montefiscone, da intrepido missionario in
Brasile dal 1900 al 1910, da economo, da procuratore e vicario generale, a Roma, nella sua Congregazione dei Preti di San
Carlo, chiamati anche Scalabriniani dal Fondatore beato Giovanni Battista Scalabrini -, portò sempre con sé la fotografia
dell’amata mamma Barbara Marinelli.
L’amore e la devozione verso Santa Barbara
spinsero Massimo a ricevere l’accolitato il 24 settembre 1892 dal vescovo Carlo Bertuzzi nella cappella di S. Barbara della cattedrale basilica di S.
Maria di Rieti, e, successivamente, con lo stesso
amore e con immutata devozione, nella medesima
Cappella, volle il conferimento del suddiaconato.
Il missionario Massimo era talmente imbevuto, nel più profondo del suo cuore, della cultura
e della religiosità popolare reatina tanto portarla in
ogni luogo dove esercitò il ministero: a Rieti, ad
Ornaro, a Greccio, a Montefiascone, a Encantado
(Brasile), a Roma, manifestandone sempre ed apertamente la sua sentita e vissuta devozione. L’11
ottobre 1905 scriveva da Encantado (Brasile), centro delle sue attività missionarie, la seguente lettera
al fratello Edoardo, lettera che denota la sua fede e
Mons. Giovanni Battista Scalabrini, nel 1904, in visita alla missione di Encantado la sua devozione per la Santa Vergine e Martire
(Brasile), tra padre Massimo Rinaldi, alla sua destra, e altri missionari di San Barbara di Rieti, venerata nella sua cappella: «Mio
Carlo (AVR, fondo Fotografico, busta n. 1, Prelati, fasc. n. 2, Massimo Rinaldi)
caro Edoardo, eppur finalmente ti sei ricordato di
me collo scrivermi; da Maggio, ad Agosto vi è un
bel tratto; ma meglio tardi che mai, ed io te ne ringrazio proprio di cuore, molto più che mi hai assicurato di vivere in pace
con tutti entro e fuori di casa e d’esser più contento di questo tesoro, che di qualsiasi altra ricchezza. Bravo Edoardo. Dio
benedetto ti conservi questi buoni sentimenti e ti tenga staccato il cuore dalle ricchezze di questo mondo. Dopodomani è la
tua festa, e gli auguri che già ti ho mandati più di una volta oggi te li rinnovo proprio di cuore. Quando potrai vedi di fare per
me una visita alle zie e cugine monache e salutamele tanto, ché non mi dimentichino nelle loro orazioni. Una visita al nostro
Il Venerabile Massimo Rinaldi,
all’uscita dal salone papale di Rieti,
il 19 marzo 1925, giorno della sua
consacrazione episcopale. In primo
piano, a destra del Rinaldi: mons.
Loreto Forti e, dopo il chierichetto,
il cameriere del vescovo, Teodoro;
a sinistra del Rinaldi, i canonici:
Giuseppe Marcelli; Umberto
Tarani; Angelo Morichini,
cancelliere vescovile; Carlo
Campelli, penitenziere (AVR, fondo
Fotografico, busta n. 1, Prelati, fasc.
n. 2, Massimo Rinaldi)
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bel e divoto camposanto e colà prega per me e per i nostri poveri morti, e se vorrai farmi un favore più grande farai, quando
potrai, una visita per me alla Madonna del popolo, a S. Barbara, a S. Francesco a Fonte Colombo. Io te ne ripagherò col
pregare per te e per i tuoi vivi e defonti. Consolati del mio bene e della mia perseveranza, e rendine meco grazie al Signore».
Il Venerabile, già prima del suo ingresso nella diocesi di Rieti come vescovo, nella sua Prima Lettera Pastorale al
Clero e al Popolo della Diocesi, scritta a «Roma, fuori di Porta Salaria, Natale del Signore del 1924», esortava con queste
Roma 30.9. 1925. Visita allo stabilimento della Viscosa. Al centro, il
card. Merry del Val e, alla sua destra, il vescovo Rinaldi, senza
insegne episcopali («Padre, Maestro e Pastore», n. 1, Supplemento a
«Frontiera», n. 9 del 15. 5. 1993, p. 3)
Il vescovo Sua Eccellenza Monsignor Massimo Rinaldi con
un gruppo di novizi domenicani insieme al loro Padre Spirituale (AVR, fodo Fotografico, busta n. 1, Prelati, fasc. n. 2,
Massimo Rinaldi)
parole: «Procuriamo [...] di meritarci ogni giorno più l’intercessione della nostra grande protettrice Santa Barbara e del
nostro prediletto S. Antonio di Padova, pei quali i nostri avi profusero tesori di ricchezze e professarono una devozione
intensa e fattiva. O mio amato gregge, che io possa rivederti accorrere, come ai tempi della mia giovinezza, da ogni parte
della città, e della campagna, numeroso, pieno di fede e d’entusiasmo, ai piedi della nostra diletta Madonna del popolo,
all’ara santa della nostra grande protettrice Santa Barbara e intorno al venerato simulacro di S. Antonio, specie quando
esso, circonfuso di luci e di gloria, passa come in trionfo per le vie della nostra bella città».
Il Venerabile vescovo Massimo Rinaldi in pellegrinaggio a Roma con sacerdoti, religiosi e laici, 1l 19 agosto 1925, in occasione 1925, in
occasione del giubileo. Al centro, in secondo piano, il vescovo Massimo Rinaldi; alla sua sinistra, il canonico Carlo Campelli, e, alla sua destra,
padre Luigi Ziliani, il canonico Giuseppe Marcelli, don Marino Marinetti e don Umberto Tarani; a destra, in secondo piano, il primo sacerdote
è don Alfredo Lucioli, il sacerdote con il cappello è don Severino Zepponi e, alla sua destra, padre Giulio Angelini, quindi, don Publio Jacoboni;
in terzo piano, a destra, dietro don Lucioli, Rina petrongari, accanto alla quale, con l’abito a quadri, Giannina Giannelli in Ciancarelli; dall’alto
in basso, sotto la croce, con la camicia bianca, è il baritono Mattia Battistini (AVR, fodo Fotografico, busta n. 6, Massimo Rinaldi, fasc. n. 2,
giubileo 1925 . Fotografia Chevreto. L’originale si trova nell’archivio privato di Rodolfo Fallerini)
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Testimonianze di Giovanni Sofia, di Gemma Tomassetti, di Fernando Rossi
sulla devozione del Venerabile Massimo Rinaldi per Santa Barbara
Lo Scalabriniano Padre Sofia Giovanni Battista, primo biografo del Venerabile Massimo Rinaldi, superiore della casa
generalizia di via Calandrelli, a Roma, quando morì il Venerabile, rievoca, con fatti concreti, la fede vissuta dal Rinaldi, nella
globalità della sua esistenza, in continua preghiera, nel culto dell’eucaristia, nella devozione alla Madonna, a S. Francesco
d’Assisi e a Santa Barbara, nella fedeltà incondizionata al papa. Scrive il Sofia del Venerabile: «Sempre in ginocchio nell’ul-
Il Venerabile vescovo Massimo
Rinaldi a Fontecolombo, nell’ottobre 1925, con le famiglie Rinaldi e
Nicoletti. In alto, da sinistra:
Edoardo Rinaldi, fratello del
vescovo; Paolo Nicoletti; il vescovo
Massimo Rinaldi; Bruna Ceci in
Nicoletti; Pia Roselli in Nicoletti,
moglie di Paolo Nicoletti; l’ultimo è
don Umberto Tarani, accanto al
quale si trova Elvira Nicoletti in
Rinaldi, moglie di Edoardo. In
primo piano, da destra: Maria
Teresa Nicoletti in Pintaldi, figlia di
paolo e Pia; Giuseppe Rinaldi e
Alberto Rinaldi, figli di Edoardo e di
Elvira (AVR, fodo Fotografico,
busta n. 1, Prelati, fasc. n. 3,
Massimo Rinaldi. Fotografia donata
da Maria Teresa Nicoletti)
timo banco nella nostra cappella a Via Calandrelli, pregava a capo chino e sospirava; sembrava in colloquio con Dio in
atteggiamento quasi estatico. Vissuto per molti anni della sua vita in ambiente squisitamente francescano, manifestava il suo
fervoroso culto a Gesù incarnato e celebrava anche con intenso lavoro il Santo Natale, facendolo sempre precedere dalla
costruzione di semplici e devoti presepi. In ogni processione eucaristica alla quale era invitato partecipava con evidente
fervore e non mancava di predicare sulla realtà della presenza di Cristo, nascosto ma reale nel mistero Eucaristico.
Particolare devozione predicava per la Madonna che soleva invocare come Patrona di Rieti e Madre pietosa. Notevole il suo culto per san Francesco, al quale volle fosse eretto un artistico monumento presso la cattedrale. Anche per santa
Barbara ebbe un culto particolare che univa al nome della sua diletta madre, troppo presto rapita al suo affetto».
Panoramica di piazza Mariano
Vittori, in una manifestazione
ufficiale per l’inaugurazione del
monumento a S. Francesco. Si
nota il corteo dalla cordonata
della loggia del palazzo papale,
prima dei lavori di restauro
dell’intero cvomplesso (AVR,
fondo Fotografico, busta n. 1,
Prelati, fasc. n. 2, Massimo
Rinaldi. Fotografia L. Leonardi,
da Matilde Fallerini)
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Suor Gemma Tomassetti, badessa del monastero francescano di S. Filippa Mareri di Borgo S. Pietro (RI), testimonia, con fatti vissuti, la tenerezza con cui il Venerabile Rinaldi amava e onorava i Santi. Testimonia la Tomassetti: «Notevole
il suo culto per san Francesco, al quale volle fosse eretto un artistico monumento presso la cattedrale. Anche per santa
Il Venerabile vescovo
Massimo Rinaldi,
nella cattedrale
basilica di Rieti, in
una solenne
amministrazione
della prima
comunione. Il Rinaldi
indossa gli abiti
pontificali; da notare,
le scarpe di raso e la
tunicella sotto la
pianeta (AVR, fondo
Fotografico, busta n.
6, Massimo Rinaldi,
fasc. n. 3, Cattedrale )
Barbara ebbe un culto particolare che univa al nome della sua diletta madre, troppo presto rapita al suo affetto. Mons.
Rinaldi amava e onorava i Santi: lo dimostra la sua partecipazione alle loro feste, però istruiva e richiamava coloro che
dimostravano più devozione per i Santi che per il Signore. Infatti in una festa di S. Filippa, mentre celebrava la Messa
Inaugurazione di una colonia montana estiva. Il Venerabile Massimo Rinaldi, davanti alle alle autorità civili con la corona del rosario in mano.
Alla sinistra del vescovo il prefetto Monticelli e subito dietro il federale di Rieti Pasquale Lugini (A. DI NICOLA, Pasquale Lugini un medico
gerarca, Arti Grafiche Celori, Rieti 2011, p. 81)
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solenne, avendo notato che alcuni fedeli, entrando in chiesa, andavano diretti verso l’altare di S. Filippa, fece un richiamo
per far notare che bisognava salutare prima il Padrone (Gesù Sacramentato)».
Fernando Rossi, impiegato di banca e ospite del vescovo Massimo Rinaldi per alcuni anni in episcopio, attesta che al
Venerabile «stava molto a cuore il decoro della Casa di Dio. Quando arrivava nei Paesi metteva via i fiori finti dagli altari ed
Torano, 29 settembre 1929. Processione delle
nuove statue di S. Pietro Apostolo e del Sacro
Cuore di Gesù. Davanti di S. Pietro, il parroco di
Antrodoco Don Lorenzo Felli, e alla sinistra ddel
Vernerabile Mons. Massimo Rinaldi, Don
Erminio D’Ignazio (L. Felli, Opuscolo ricordo dei
lavori eseguiti per la Chiesa e la casa parrocchiale
di Antrodoco. Agosto 1926-ottobre 1931, Pia
Società San Paolo Roma, s.d., p. 88)
altri ninnoli. Voleva i fiori freschi e tanta pulizia specialmente nelle tovaglie, nei paramenti e oggetti sacri. Era capace di
prendere la scopa e pulire egli stesso il pavimento e così via […]. Ci teneva poi a far venire valenti predicatori in occasione
delle festività speciali, S. Barbara, S. Antonio e Quaresimali in Cattedrale».
Il Venerabile vescovo
Massimo Rinaldi precede il
baldacchino, sotto il quale è
il cardinale Nicola Canali,
alla prima visita di
quest’ultimo, come
cardinale, a Rieti, il 6 giugno
1936 (AVR, fondo
Fotografico, busta n. 7,
album Canali. Fotografia di
L. Leonardi, Rieti)
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Insegnamento di Santa Barbara per saper lottare e saper vincere battagle spirituali
Il Venerabile Massimo Rinaldi, appena nove mesi dopo il suo ingresso in diocesi, dicembre 1925, aveva preparato la
città di Rieti per le Missioni popolari predicate dai Padri Gesuiti. All’apertura ricordò, con forza, l’imminente ricorrenza
annuale della festa della Protettrice Santa Barbara; esecrò «l’ora terrificante delle nazioni in guerra». Rivolto direttamente e
personalmente ai missionari, si espresse in questi termini: «l’ora e i giorni che volgono danno bene a sperare del buon esito
di questa vostra solenne missione. Questo giorno primo venerdì del mese, sacro al Cuore dolcissimo di Gesù padre e fonte
delle divine misericordie, questo tempo di preparazione alla festa della nostra inclita protettrice S. Barbara e poi a quella della
più pura fra tutte le creature l’Immacolata, il tempo che è per iniziarsi del S. Avvento, l’ora terrificante delle nazioni in
Il Venerabile vescovo Massimo Rinaldi, nella sala consiliare del municipio di Rieti, accanto al cardinale Nicola Canali, alla prima visita di
quest’ultimo, come cardinale, in città, il 6 giugno 1936 (AVR, fondo Fotografico, busta n. 7, album Canali. Fotografia di L. Leonardi, Rieti)
guerra, questa ed altre numerose ragioni debbono spronarci a stringerci intorno a voi messaggeri della buona parola di
ravvedimento e di pace. Ditela pure o mandati da Dio la parola della verità e della vita, e della vita non solo temporanea ma
eterna e noi la raccoglieremo dal vostro paterno labbro, la faremo nostra nei giorni che verranno e nel restante della vita
nostra, affinché quando piacerà a Dio di domandarci conto anche di questa segnalata grazia delle Sante missioni, possiamo
sciogliere all’Onnipotente l’inno della riconoscenza e della gioia per tutta l’eternità».
Il Venerabile vescovo
Massimo Rinaldi e il
cardinale Nicola Canali,
il 6 giugno 1936, al
tavolo d’onore per la
colazione alla
Supertessile di Rieti
(AVR, fondo
Fotografico, busta n. 7,
album Canali)
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L’innamorato di Santa Barbara, il 27 novembre 1932, svela, con candore, durante il triduo in preparazione della
grande festa, il suo sincero amore, presentando la Santa come maestra di vita e guida nelle lotte spirituali: «Questa sera
preghiamo la nostra santa patrona S. Barbara a insegnarci a lottare e a vivere come essa combatté e vinse per meritarci
divenire partecipi della sua gloria in cielo».
Il Venerabile vescovo Massimo Rinaldi «a Fonte Colombo predica in onore di S. Francesco d’Assisi» (G. B. SOFIA, op. cit. , p. 110)
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L’innamorato di Santa Barbara si rivela un imitatore della Santa,
la quale suggellò la sua fede e il suo amore dando per Gesù-sposo il sangue e la vita.
Necessità della conoscenza dei Santi
Il Venerabile Massimo Rinaldi, nell’Avvento del 1932, tenne in cattedrale l’omelia dal titolo: «Necessità di istruirsi
nelle cose di Dio per conoscerlo, avvicinarsi a Lui, amarlo e salvarsi». Riportiamo un brano in cui parla dei santi, di Santa
Barbara e della loro imitazione. L’innamorato di Santa Barbara si rivela un imitatore della Santa, la quale suggellò con il
sangue il suo amore allo sposo Cristo. Così spiega l’importanza della conoscenza sia di Gesù sia dei santi: «Per imitare i
Il Venerabile vescovo Massimo
Rinaldi, a Borgo S. Pietro (RI),
nell’autunno 1940, in
processione, con l’urna
contenente il cuore di S. Filippa
Mareri, per il trasferimento
della reliquia dal vecchio
monastero delle Clarisse,
destinato alla sommersione, al
nuovo (Archivio Francescano
Monastero Borgo S. Pietro,
fondo Fotografico)
Santi, per amare Gesù Cristo, torno a rpeterlo, o fratelli, bisogna conoscerli – per conoscerli – bisogna istruirsi religiosamente. Quando nelle nostre menti sarà penetrata la scienza dei Santi, quando nel nostro cuore sarà penetrato l’amore dei
santi, anche noi come essi conosceremo Gesù e conosciutolo lo faremo conoscere anche agli altri e ci faremo incontro a
Gesù per festeggiarlo nel suo prossimo santo Natale onde meritarci la felicità e la gloria dei Santi che conobbero davvero
Gesù Cristo, lo imitarono e perciò quando fra breve su quell’altare vedremo esposto Gesù Cristo adoriamolo e preghiamolo
con viva fede perché anche a noi riveli le bellezze del suo amore con le quali dalla culla di Bethelemme al Calvario,
all’Eucaristia trasse a sé e innamorò di sé non solo anime privilegiate ma interi popoli e nazioni che innamorati di Lui lo
proclamavano e lo proclamano anche oggi loro duce e maestro e loro Re. Così fece la nostra Santa Patrona che ai suoi
persecutori rispondeva animosa non conosco altro sposo che Gesù e lo conobbe e lo amò a tal segno da suggellare la sua
fede e il suo amore dando per esso il sangue e la vita. Fratelli carissimi, all’avvicinarsi la festa di S. Barbara, la festa
dell’Immacolata, la festa del S. Natale rinnoviamo il giuro di voler come i Santi conoscere profondamente Gesù Cristo per
meritarci di averlo a maestro in vita, a morte, a premio nell’eternità e così sia».
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Tomba di Santa Barbara fornace ardente di carità.
Spettacolo di tutto un popolo ai piedi della sua potente patrona S. Barbara
Il Venerabile Massimo Rinaldi il 29 novembre 1932 tenne in cattedrale l’omelia dal titolo: «I frutti della parola di Dio»,
in cui invitava a pregare «sopratutto la nostra potente protettrice S. Barbara» in questi termini: «Nei passati anni i fedeli,
durante l’avvento ascoltavano ogni giorno la parola di Dio, se non ogni giorno almeno ascoltiamo in questi pochi giorni che
precedono la festa della nostra patrona S. Barbara, la festa dell’Immacolata e la solennità del Natale [...] . Dobbiamo
preparare la nostra mente e il nostro cuore alla luce radiosa dei Santi [...] dobbiamo aprire il nostro cuore agli ardori che
emanano dalla tomba dei Santi, dalla fornace ardente della loro carità [...]. Preghiamo i Santi e la Vergine bedetta e sopratutto
la nostra potente protettrice S. Barbara, la nostra sempre cara Madonna del Popolo perché preghino, intercedano per noi e
ci ottengano da Gesù, di ascoltar oggi e sempre la sua divina parola e di custodirla, di farla fruttificare in noi, per nutrirci dei
suoi frutti salutari e copiosi nel tempo e nell’eternità, che onora i popoli e le Nazioni, assicura loro la prosperità, la forza e
ai figli della luce la pace del cuore, quella dell’etrnità in seno a Dio e così sia».
L’innamorato di Santa Barbara e del popolo così chiudeva le Missioni il giorno dell’Immacolata del 1925, constatando una marea di gente «ai piedi della sua potente patrona S. Barbara»: «Una triplice forza mi ha mosso a salire su questo
palco, dove piuttosto che parlare dovrei piangere e versare lacrime di consolazione poiché troppo grande e commovente è
Il Venerabile vescovo
Massimo Rinaldi «assorto
in umile, confidente
preghiera» (G. B. SOFIA,
op.cit, p. 16)
PADRE, MAESTRO E PASTORE  20 NOVEMBRE 2014
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stato ed è tuttora per me lo spettacolo di tutto un popolo qui concorso per ritrovare Gesù, per riavvicinarsi a Dio per
implorare il perdono e la pace. Troppo grande è stato lo spettacolo di tutto un popolo ai piedi della sua potente patrona S.
Barbara, della sua augusta regina Maria Santissima, del suo Dio, Gesù in Sacramento.
Troppo grande questo spettacolo veramente consolante per non sentirsi commossi sino alle lacrime. Ma come nella
passata sera, anche in questo momento debbo far violenza al mio cuore commosso, debbo trattenere le lacrime e parlare.
Debbo parlare perché quanto più grande è la consolazione avuta in questi giorni, tanto maggiore è il dovere di manifestare
la mia riconoscenza a voi con pensieri, cari concittadini, ai buoni padri che vi hanno spezzato il pane della divina parola, a
Dio che vi ha concessa questa grazia spirituale delle sante missioni».
«Gli Em.mi Cardinali Reatini Tedeschini e Canali, S.E. Baldelli, Vescovi e Prelati seguono il feretro durante i funerali [del Venerabile] Mons.
Rinaldi a Rieti» (G. B. SOFIA, op. cit., p. 194)
Santa Barbara nella relazione ufficiale del Venerabile alla Santa Sede del 20 luglio 1938.
Massimo Rinaldi innamorato di Santa Barbara fino alle ultime volontà
espresse nel testamento olografo
L’innamorato di Santa Barbara così scriveva nella relazione ad Limina: «Non temo di mentire affermando di aver
sempre osservata la legge della residenza, non essendomi mai allontanato dalla Diocesi, se non per poco tempo e per
interessi della medesima. Fo Pontificali nelle Feste principali dell’anno, e specialmente nel giorno di Natale, dell’Epifania, del
Giovedì Santo, di Pasqua, di Pentecoste, di [Santa Maria] (Titolare24 della Cattedrale), di Tutti i Santi e Santa Barbara,
Patrona della Città e Diocesi. In cattedrale vengono fatte le funzioni della Settimana Santa, per la festa della Patrona della
Diocesi S. Barbara […], e tutte si svolgono col massimo decoro».
Il Venerabile Massimo Rinaldi, nel suo testamento, del dieci marzo e del 15 agosto 1930, dà disposizioni che
saranno ribadite e, in parte, completate nel testamento definitivo, datato primo settembre 1933, con aggiunte del 31 ottobre
1936. Confida nella misericordia di Dio, in Gesù Sacramentato, nell’intercessione della Madonna del Popolo e di Santa
Barbara. Riportiamo il testamento, per la sua bellezza e per l’eccezionalità dell’innamorato di Santa Barbara di voler confidare in lei fin sulle soglie del Paradiso: «Testamento olografo di Mons. Massimo Rinaldi, vescovo di Rieti. 10. 3. ’30. Alla
presenza di Dio e delle tre divine persone Padre, Figliuolo e Spirito Santo, atterrito dal pensiero della morte per le mie colpe,
invoco, anche per l’ultimo istante della mia vita la divina misericordia, L’invoco, e la spero per l’intercessione della Nostra
cara Madonna del Popolo, dei nostri Santi avvocati, sopratutto di San Francesco, di S. Antonio e di S. Barbara. L’invoco e
La spero per le preghiere dei buoni vivi e defonti. Sebbene sicuro della mia povertà, dichiaro che tutto ciò potesse rimanere
di mia proprietà, alla mia morte, in casa e fuori, passi ai poveri nella persona del mio successore e per Lui alla mensa
vescovile. Il medesimo mio successore potrà tutto, o in parte, ritenere per l’episcopio, ovvero donarlo al seminario reatino,
ovvero ai monasteri poveri diocesani, ovvero alle parrocchie povere. Se alla morte fossi debitore verso chicchessia e per
qualsiasi ragione, si estingua il debito o con denaro mio, dato ve ne fosse, ovvero si venda tutto ciò che mi appartenesse
sino all’estensione [estinzione] del debito, il residuo si conservi per il corredo dell’episcopio o del seminario o delle parrocchie povere, ovvero si venda e il ricavato si distribuisca ai poveri. Ai miei benefattori la mia ricompensa spirituale e la mia
eterna riconoscenza».
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Preghiera
Per la beatificazione del Venerabile Massimo Rinaldi
e per chiedere grazie per sua intercessione
Signore Gesù Cristo,
che hai dato alla Chiesa di Rieti come Vescovo
il Venerabile Massimo Rinaldi,
convinto annunciatore del Vangelo
e pastore ricco di sollecitudine apostolica e missionaria,
ascolta le nostre preghiere:
fa’ che la Chiesa reatina
abbia sempre sacerdoti
pieni di amore per il tuo popolo,
semplici e distaccati dalle cose del mondo,
credibili e gioiosi araldi del tuo Vangelo.
Donaci la gioia di vederlo
tra coloro che la Chiesa addita
come testimoni esemplari
da imitare e venerare.
La sua presenza spirituale
continui a sostenere il cammino della nostra Chiesa
e di quanti si rivolgono a lui
fiduciosi nella sua intercessione.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.
Rieti, 19 dicembre 2005
+ DELIO LUCARELLI
Vescovo
RINGRAZIAMENTI E COMUNICAZIONI
Immagine del Venerabile con reliquia ex indumentis
Il Venerabile
Massimo
Rinaldi in visita
alle missioni del
Rio Grande del
Sud (Brasile).
(Fotografia,
dalla
pubblicazione
della diocesi di
Rieti, in La
memoria di
Mons. Massimo
Rinaldi. Nel X
anniversario del
suo transito,
Rieti, 31 maggio
1951, s.n.e.
AUVR, AMR,
busta n. 1,
Documenti
ricevuti, fasc. n.
5, Mons.
Massimo
Rinaldi)
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Venerabile Massimo Rinaldi.
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intestato a: Istituto Storico «Massimo Rinaldi», Settore di Causa di Canonizzazione, Curia Vescovile, Via Cintia, 83-02100
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Padre Maestro e Pastore 2014 N.4