IL TEMPO DELLA STORIA
IL NOVECENTO
ANNO SCOLASTICO 2012/2013
VIAGGIO STUDIO NELLE REPUBBLICHE BALTICHE
PROVINCIA DI PAVIA
ASSESSORATO AI BENI E ALLE ATTIVITÀ CULTURALI
SETTORE CULTURA, TURISMO, INNOVAZIONE TECNOLOGICA,
POLITICHE DELLA SCUOLA, GIOVANI E PARI OPPORTUNITÀ
LE REPUBBLICHE BALTICHE:
ESTONIA,
LETTONIA, LITUANIA
VIAGGIO STUDIO
8 - 15 APRILE 2013
Con il sostegno
della REGIONE LOMBARDIA
Cultura
in collaborazione con:
Università degli Studi di Pavia – Facoltà di Scienze Politiche
Ufficio Scolastico Provinciale di Pavia
Centro Studi sul Federalismo "Mario Albertini"
Associazione Culturale "Testimoni e Protagonisti"
“Il Baltico è una terra fertile e fruttuosa;
donai alle sue genti auree spighe di grano
che, crescendo pienamente, maturano al sole.
Qui, dalla fertile terra baltica,
i Lituani riceveranno un raccolto abbondante e ricco.
Ma gli aratri e le falci stranieri in cerca di guadagno
spezzeranno le loro lame nel petroso fossato”.
[…]
“Le acque del Baltico ribolliscono e vorticano ondeggiando,
I venti invernali infuriano in una rabbia senza fine,
E le correnti fanno roteare grandi rocce tondeggiandi,
E navi di nemici stranieri si scagliano sulle cime sporgenti.
Il mar Baltico le distruggerà come Io auspico,
finché la nobile bandiera del popolo baltico
solcherà i mari di tutto il mondo.”
[…]
“Le coraggiose anime dei Baltici
guadagneranno un posto in Paradiso,
una lieta dimora per il valoroso popolo lituano.
Per i nemici sono invece gli Inferi il luogo appropriato.
Sotto le luci del Nord, sebbene ancora combattendo,
i loro vili cuori tremeranno in coro con le mie paure.
Ma intanto mostrerò magnanimità al tuo volere,
e benedirò le anime dei cari bambini di Lituania”
[…]
“Alla fine, nuove ere sorgeranno per il popolo lituano;
Alla fine, la sua libertà sarà ottenuta”.
Andrejs Pumpurs, Lāčplēsis, 1872-1887; poema nazionale
lituano.
***************
Nella patria fiorisce la felicità,
cresce la gioia nelle proprie case.
In quelle case coperte di noia
ove il cane sta a guardia fidato
e dove l'amico scruta l'orizzonte lontano
per scorgere la piccola nave.
Qui gli amici cantano in coro,
e il sole risplende più bello,
e le stelle, la notte, son d'oro.
Friedrich Reinhold Kreutzwald, Kalevipoeg, 1862; poema
nazionale estone.
***************
Risorgendo, il solicello risvegliava ormai la terra
e rideva rovinando l’opere del freddo inverno.
Le creazioni del gelo e dei ghiacci presero a disfarsi,
ovunque, spumeggiando, la neve in nulla si disciolse.
Tosto i tiepidi venti ridavano vigore ai campi
E da morte a vita richiamavano l’erbette dei prati.
I cespugli e tutti i boschi si riscossero dal sonno,
mentre collinette e valli si toglievano i mantelli.
Tutti quelli che nel triste autunno s’erano spenti in pianto,
tutti quelli che l’inverno avean trascorso dentro al lago,
o svernato riposando al riparo di un cespuglio,
tutti a frotte usciron fuori a salutar la primavera.
Kristijonas Donelaitis, Metai, 1818; poema nazionale lettone.
ELENCO DEGLI STUDENTI VINCITORI
ARIOLI Angelica
BELLAZZI Francesca
BIGGIOGERA Luca
BIGLIERI Luca
CECCUZZI Giovanna
CALDERONI Paolo
CAPRA Manuel
CARTA Pietro Elia
CIMIOTTI Lucrezia
DELLA PENNA Francesco
EDO Maria Teresa
FABRIS Simona
FARAVELLI Simone
FASCELLA Angelica
GUALANDI Attilio
GUAZZI Michela
LA COGNATA Daniele
LISSI Stefano
LOSI Giacomo
MANINI Iacopo
MARINI Federica
MIRABELLI Alessandro
MUGGETTI Beatrice
PAVARINO Elisa
PEDRAZZINI Samantha
PERITI Viola Maria
RAGAZZI Giulia
ROCCHINI Michela
ROSSI Maria Caterina
SCACHERI Francesca
SOLCAN SAVU Anamaria
STAGNITTO Francesco
STANZANI Luca
STURLA Matteo
TALLAMONA Stefano
TOSONI Marco
TRANCUCCIO Alessandro
TURPINI Simone
VINCIFORA Roberta
VOLPINI Emanuele
ISTITUTI SCOLASTICI RAPPRESENTATI:
Liceo Classico “U. Foscolo” di Pavia, Liceo Scientifico “N. Copernico” di Pavia, Liceo Scientifico “T.
Taramelli” di Pavia, I.T.I.S. “G. Cardano” di Pavia, Liceo Scientifico “T. Olivelli” di Pavia, Istituto “L.
G. Faravelli” di Stradella, Istituto “A. Cairoli” di Pavia, Liceo “G. Galilei” di Voghera, Istituto “A.
Maserati” di Voghera, Liceo “B. Cairoli” di Vigevano, I.T.A.S “C. Gallini” di Voghera, Istituto “A.
Omodeo” di Mortara.
ACCOMPAGNATORI: D’IMPERIO MILENA, SACCHI ANTONIO, BOLECH DONATELLA,
GASTALDI PAOLO, MUSSINI GIANNI, PIETRA ANTONIO, SPADA ANDREA.
TUTORS: BERNINI ELENA, CANTONI IRENE, TALLAMONA VALENTINA.
EX VINCITORI: BACCOLO STEFANO, BENASSO MICHELE, BERTERO MATTEO, BETTA
ALBERTO, BOLOGNESI SILVIA, BRENDOLISE FRANCESCO, CHIESA GUIDO, CORDA
FRANCESCO, CRITELLI EDOARDO, GHIO RICCARDO, GIANI CARLOTTA, GIORDANI
PAOLA, GJINI ARDIT, INTROCASO VINCENZO, MAGNAGHI LISA RITA, MANFREDI
SILVIA, MARNI MARCO, MIANO MARIA VITTORIA, MOSCA ANGELO, PELLEGRINO
LUDOVICO, ROSCIO MATTEO, SEGHINI CATERINA, STAGNITTO GIOVANNI, VICINI
NABILA.
COMMISSIONE GIUDICATRICE:
SACCHI ANTONIO (presidente) – BOLECH DONATELLA, BONVECCHIO PAOLA,
BRIGNOLI FRANCESCA, COSTA ANNA, DE BATTISTI GIOVANNA, GASTALDI PAOLO,
MUSSINI GIANNI, PIETRA ANTONIO.
PROVINCIA DI PAVIA
Presidente, Daniele Bosone
ASSESSORATO AI BENI E ALLE ATTIVITÀ CULTURALI
Assessore Milena D’Imperio
DIRIGENTE DEL SETTORE CULTURA
Dott. Antonio Sacchi
VILNA/VILNIUS
Il grande poeta polacco-lituano Czesław Miłosz, Premio Nobel
per la letteratura nel 1980, lo ha chiarito in Genealogia: « Certo
abbiamo molte cose in comune / tutti noi che siamo cresciuti nelle
città del Barocco / […] Qualcosa ci resta : un gusto per la linea
tortuosa, / le alte spirali delle contraddizioni, fiammeggianti,
/abiti femminili con drappeggi sontuosi / per aggiungere fulgore
al ballo degli scheletri ».
Francesco M. Cataluccio, Vado a vedere se di là è meglio, Palermo,
Sellerio Editore, 2010.
UN PO’ DI STORIA…
Per quanto presentino tra loro differenze anche molto marcate, le
tre Repubbliche Baltiche sono legate, oltre che dallo stesso
paesaggio naturale, da vicende storiche molto simili: per
riprendere una celebre espressione di Czeslaw Milosz, questi
popoli furono “calpestati dall’elefante della Storia”, ovvero
privati, per oltre mezzo secolo, del loro passato e della possibilità
di costruirsi un futuro.
Estonia, Lettonia e Lituania, ovvero quelle che oggi vengono
comunemente chiamate Repubbliche Baltiche a causa del loro
affaccio sull’omonimo mare, fecero parte per quasi duecento anni,
in qualità di governatorati, dell’Impero Russo formato da Pietro il
Grande nel 1721.
Il loro impervio cammino lungo la strada per l’indipendenza ebbe
inizio in seguito alla Prima Guerra Mondiale, quando i Paesi
vincitori decisero di riconoscere e proteggere i nuovi Stati nati
dalla disgregazione della Russia: Estonia, Lettonia, Lituania e
Finlandia. Queste ultime, insieme alla Romania e alla Polonia,
andavano a costituire il cosiddetto cordone sanitario, una fascia di
protezione contro l’espansionismo sovietico e la possibilità di un
contagio rivoluzionario.
Nel 1940, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, le tre
Repubbliche Baltiche vennero però occupate dall’Unione
Sovietica: mediante un protocollo segreto facente parte del patto
di non aggressione noto con il nome dei due ministri degli Esteri
tedesco e sovietico, Ribbentrop e Molotov, firmato il 23 agosto
1939, l’Urss aveva di fatto ottenuto un riconoscimento delle
proprie aspirazioni territoriali sugli stati baltici.
In seguito all’aggressione di questi stati, avvenuta nel giugno 1940
e conclusasi nel giro di poche settimane, Stalin costrinse i governi
locali a dimettersi. Furono indette nuove elezioni, a lista unica,
che si conclusero naturalmente con la vittoria dei partiti comunisti
locali; nell’agosto dello stesso anno, i neo-nati parlamenti
“chiesero”di essere annessi all’Unione Sovietica, perdendo così la
propria indipendenza.
Il 22 giugno 1941, la Germania diede inizio all’operazione
Barbarossa, nome in codice per identificare l’attacco tedesco
all’Urss, che da sempre costitutiva il principale e malcelato
obiettivo di Hitler: un fronte di guerra lungo 1600 chilometri, dal
Mar Baltico al Mar Nero.
Estonia, Lettonia e Lituania passavano così sotto l’occupazione
nazista, occupazione che durerà fino al 1944, quando l’Armata
Rossa riuscirà a riappropriarsi di questi territori.
Solo nel 1991, ovvero dopo quasi cinquant’anni di dominio
sovietico, le tre Repubbliche baltiche otterranno definitivamente la
tanto agognata indipendenza.
L’occupazione sovietica negli Stati Baltici è spesso solo accennata
nei libri di storia. Poco si sa, in genere, di queste tre giovanissime
Repubbliche che si affacciano sul Mar Baltico.
Un romanzo recentemente pubblicato in Italia dalla casa editrice
Garzanti tratta proprio la tematica dell’oppressione sovietica in
Lituania nei primi mesi del 1941.
Ruta Sepetys, autrice di Avevano spento anche la luna, è nata
negli Stati Uniti, a Michigan, da una famiglia di rifugiati lituani.
Nel suo sito ufficiale, l’autrice dichiara: “My first published novel
was inspired by my father who escaped from Lithuania when he
was a young boy. I cried a lot while writing the book and will
probably get teary discussing it with you. I am intensely proud to
be Lithuanian, even if that means I have a name no one can
pronounce”. Attraverso la storia della giovane protagonista Lina,
figlia del rettore dell’Università di Vilnius, deportata in un campo
di lavoro in Siberia insieme alla propria famiglia, il lettore ha
l’occasione di vivere da vicino gli orrori prodotti, in questo caso,
dall’occupazione sovietica in territorio baltico, ma tristemente
comuni a tutti i paesi toccati dalle oppressioni di quei cupi anni.
CRONOLOGIA STORICA ESSENZIALE
1918 Estonia, Lettonia e Lituania, appartenute per quasi due
secoli all’Impero Russo, ottengono l’indipendenza alla fine della
Prima Guerra Mondiale.
23-8-1939 il patto Ribbentrop-Molotov pone gli Stati baltici
nell’orbita dell’Unione Sovietica e legittima le mire
espansionistiche di quest’ultima a loro discapito.
28-9-1939 l'Estonia deve acconsentire alla richiesta sovietica di
basi militari.
2-10-1939 l'URSS obbliga la Lettonia.ad accettare un patto di
mutua assistenza.
5-10-1939 la Lettonia deve concedere le proprie basi militari
all'URSS.
15-6-1940 l'Unione Sovietica occupa la Lituania.
17-6-1940 Estonia e Lettonia si arrendono alle richieste
sovietiche e vengono invase.
22-6-1941 ha inizio l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica.
Nota tra i nazisti con il nome in codice “Operazione Barbarossa”,
essa coinvolge una forza totale di truppe che ammonta a tre
milioni di uomini, rendendola la più vasta operazione militare di
tutti i tempi.
1944 l'Armata Rossa occupa nuovamente le Repubbliche
baltiche incorporandole nello Stato sovietico. Migliaia di estoni,
lettoni e lituani contrari al regime sovietico sono deportati in
Siberia o costretti a fuggire all'estero.
1945-1956 piccoli gruppi partigiani, noti come “fratelli delle
foreste”, conducono un'accanita ed eroica azione di guerriglia
contro le truppe regolari russe che occupano il loro paese. Presto
essa assume l'aspetto di un autentico movimento di resistenza
contro la presenza straniera, che il regime sovietico stronca però
uccidendo e deportando migliaia di persone nei gulag siberiani.
Febbraio 1990 il Partito Comunista in Unione Sovietica accetta
di rinunciare al suo stato di partito unico. Nel corso delle
settimane successive, nelle 15 repubbliche accorpate all’URSS, tra
cui Estonia, Lettonia e Lituania, si tengono le prime libere
elezioni.
20-8-1991 l’Unione Sovietica si dichiara pronta a firmare il
Nuovo Trattato d'Unione, che ne prevedeva la conversione in una
federazione di repubbliche indipendenti con un comune
presidente.
8-12-1991 i capi di Russia, Ucraina, e Bielorussia s'incontrano a
Belavezhskaya Pushcha per firmare l'accordo di Belavezha, che
dichiara dissolta l'Unione Sovietica e la sostituisce con la
Comunità degli Stati Indipendenti.
12-12-1991 la secessione della Russia dall'Unione viene
completata.
26-12-1991 il Soviet Supremo riconosce formalmente la
dissoluzione dell'Unione Sovietica. Estonia, Lettonia e Lituania
ottengono l’indipendenza.
29-3-2004 le tre Repubbliche baltiche entrano a far parte della
NATO
1-5-2004 le tre Repubbliche baltiche diventano membri
dell'Unione Europea;
21-12-2007 le tre Repubbliche baltiche entrano a far parte
dell’area Schengen, ovvero uno spazio comune di libera
circolazione dei cittadini degli Stati aderenti.
1-1-2011 l’Estonia adotta l’Euro come moneta nazionale.
Prima della guerra, quando era una città polacca,
Vilna era nota anche come « Gerusalemme del
Nord »: là c’erano le più importanti scuole e
tipografie ebraiche del Centro Europa e 107
sinagoghe (dopo la guerra ne erano rimaste una
sessantina : tutte demolite, salvo una). Vi abitavano
240.000 ebrei: l’8% della popolazione della
Lituania. In quella regione, grazie all’editto del
1382 di Vytautas il Grande, per 600 anni gli ebrei
avevano potuto vivere tranquilli secondo le proprie
tradizioni e cultura. Ma qualcosa di oscuro e
sotterraneo covava sotto terra e aspettava solo la
prima occasione per eruttare fuori. Bastò che nella
vicina Germania andasse al potere Hitler, che
anche in Lituania, per una sorta di macabra
imitazione, spuntassero fuori gruppi nazionalisti e
ferocemente antisemiti (Shaulists). Nell’ottobre del
1941, dopo che i sovietici avevano già fiaccato la
popolazione lituana – spedendo al confino la classe
dirigente, religiosi e intellettuali, spesso di origine
ebraica –, i nazionalisti collaborarono attivamente
con i nazisti nello sterminio degli ebrei.
Francesco M. Cataluccio, Vado a vedere se di là è meglio,
Palermo, Sellerio Editore, 2010.
1° giorno – lunedì 8 aprile 2013
PAVIA/MILANO/RIGA/VILNIUS
Ritrovo dei partecipanti a Pavia in Piazza Italia alle ore
14.30 e trasferimento in pullman all’aeroporto di Milano
Malpensa. Disbrigo delle formalità di accettazione e
partenza per Riga alle ore 18.20 con volo Air Baltic 630.
Arrivo all’aeroporto di Riga alle ore 22.00 e proseguimento
per Vilnius con volo Air Baltic 349 (arrivo previsto per le
ore 00.00). Trasferimento in bus privato all’Hotel le
Meridien ****. Sistemazione nelle camere e pernottamento.
2° giorno – martedì 9 aprile 2013
VILNIUS
Prima colazione in hotel.
Mattinata dedicata alla visita della città, con guida e
bus privati, e del Museo Statale Ebraico.
Alle ore 11 visita all’Istituto Italiano di Cultura, presso
l’Ambasciata italiana a Vilnius.
Pranzo in ristorante locale.
Alle ore 14.00 visita alla sede del Parlamento Lituano;
Rientro in hotel per cena e pernottamento.
La Lituania, la più grande delle tre
Repubbliche Baltiche, menzionata per
la prima volta nel 1009 negli Annali di
Quedlinburgo, è una repubblica
parlamentare la cui Costituzione è stata
approvata il 25 ottobre 1992.
Vilnius è la capitale della Lituania,
nonché, con i suoi 544.100 abitanti, la città più popolosa del
Paese. Secondo la leggenda, essa sarebbe stata fondata nel 1323
dal granduca Gediminas, al quale apparve in sogno un lupo
ululante dalle cima di un colle: proprio quel colle verrà da lui
scelto per la fondazione della città.
Centro di grandi monasteri e chiese in stile barocco, che ne
caratterizzano il volto, Vilnius mantiene ancora oggi il suo
peculiare tratto cosmopolita e poliglotta che l’ha contraddistinta
per secoli.
Senamiestis, termine lituano traducibile come “città vecchia”, è il
nome del nucleo storico della capitale, entrato dal 1994
nell’elenco dei siti considerati come patrimonio artistico mondiale
dell’Unesco. Cuore di questo centro storico è la piazza della
cattedrale, dalla quale si irradiano le principali arterie cittadine, e
nella quale si trova la statua equestre del granduca Gediminas.
Immaginando di procedere a ritroso nel tempo, fino al XIII secolo,
e di visitare la piazza, i nostri occhi incontrerebbero
immediatamente la facciata del tempio dedicato a Perkunas, dio
del tuono dell’antica mitologia baltica. Oggi, dove un tempo
sorgeva questo edificio, troviamo invece una cattedrale, edificata
in stile gotico dopo la conversione della popolazione e fortemente
rimaneggiata all’inizio del XVII secolo. Accanto alla chiesa,
svetta nel cielo la mole neoclassica dell’Arkikatedra, opera di uno
dei maggiori esponenti del neoclassicismo lituano, l’architetto
Laurynas Stouka-Gucevicius.
IL MUSEO STATALE EBRAICO “GAON DI VILNA”
La storia degli ebrei a Vilnius risale al XIV
secolo. Per la sua tolleranza alle varie
nazionalità e alle appartenenze religiose, la
città era conosciuta come il centro
internazionale di cultura e d’insegnamento
ebraico e denominata la “Gerusalemme
della Lituania”. I nazisti ripulirono quasi totalmente la città dagli
ebrei. Oggi il ricordo degli ebrei lituani e della loro tragedia è
commemorato attraverso il Museo Statale Ebraico di Vilnius e il
Monumento di Paneriai.
Già nel 1913 la città di Vilnius ospitava un museo ebraico, curato
dalla Società degli Amatori delle Antichità Ebraiche, le cui attività
cessarono con l’avvento della Prima Guerra Mondiale per poi
riprendere nel primo dopoguerra: alla vigilia del Secondo
Conflitto, il museo custodiva oltre 3.000 oggetti e 6.000 libri, oltre
a migliaia di documenti, fotografie e articoli di giornali.
Con l’annessione della Lituania all’Unione Sovietica nel 1940 e
con la successiva occupazione nazista nel corso dell’anno
successivo, ogni tipo di istituzione di matrice ebraica venne
abolita e i loro affiliati arrestati e talvolta deportati.
Analogamente, durante i quasi cinquant’anni di dominio sovietico
(1944-1991), l’idea di riallestire un museo dedicato alla comunità
ebraica era impensabile, e il prezioso patrimonio a lei legato
sembrava inevitabilmente destinato all’oblio.
Il Museo Statale Ebraico di Vilnius, così come appare oggi al
visitatore, è stato inaugurato nel 1997 e intitolato a Elijah o
Eliyahu ben Shlomo Zalman, più conosciuto come il Gaon di
Vilna, un celebre rabbino lituano vissuto nel corso del XVIII
secolo, a cui, nella lingua ebraica, si fa riferimento come ha'Gaon
ha'Chasid mi'Viln, "il buon genio da Vilna".
LA SEDE DEL PARLAMENTO
Il Parlamento nazionale della Lituania conta 141 membri eletti
ogni quattro anni. Circa metà dei membri (71) sono eletti nelle
singole costituenti, mentre l'altra metà viene eletta a livello
nazionale con sistema proporzionale. Per accedere al Parlamento,
un partito deve ricevere almeno il 5% dei voti, e una coalizione
multipartitica almeno il 7%.
La parola Seimas, termine lituano che identifica il Parlamento, è
etimologicamente legata alla parola polacca "Camera dei deputati
della Polonia", il nome della camera bassa del Parlamento della
Polonia, e alla parola lettone "Saeima", il nome del Parlamento
della Lettonia.
Il Parlamento lituano, che conta 141 membri eletti ogni quattro
anni, ha sede presso l’Aukščiausioji Taryba, palazzo edificato
negli anni Ottanta del XX secolo su progetto degli architetti
Algimantas e Vytautas Nasvytis e da Robertas Stas÷nas. Dinnanzi
alla facciata del Palazzo, un monumento costituito da alcuni
blocchi di cemento è qui posto a ricordo delle barricate innalzate
nel 1991 per proteggere l’edificio dall’attacco sovietico e delle
guardie di frontiera uccise nel luglio dello stesso anno sul confine
bielorusso.
3° giorno – mercoledì 10 aprile 2013
VILNIUS/SIAULIAI/RIGA
Prima colazione in hotel.
Al mattino visita al Museo delle Vittime del Genocidio.
Partenza per Siauliai e pranzo in ristorante locale.
Nel pomeriggio partenza per Riga con sosta alla Collina
delle Croci.
Arrivo a Riga, sistemazione presso l’Hotel Days Vef ***.
Cena e pernottamento.
IL MUSEO DELLE VITTIME DEL GENOCIDIO
Il Museo delle Vittime del
Genocidio, allestito in
quello che è stato a lungo
un quartier generale del
KGB, simboleggia per il
popolo lituano gli oltre
cinquant’anni
d’occupazione sovietica e i
crimini perpetrati a loro danno in questo periodo.
Esso è stato istituito il 14 ottobre 1992 per merito del Ministro alla
Cultura e alla Formazione e del Presidente dell’Unione dei
Prigionieri Politici e dei Deportati.
L’edificio che lo ospita, progettato dall’architetto Mikhail
Prozorov e dall’ingegnere Leonid Viner a partire dal 1888 e
terminato nel 1899, era stato concepito come sede del
governatorato lituano, all’epoca in cui il Paese costituiva ancora
parte integrante del vastissimo Impero Russo; a partire del 1940
fino al ottenimento dell’Indipendenza nel 1991, però, esso sarà
ininterrottamente sede dei governi occupazionisti.
All’interno sono raccolti documenti storici riguardanti la
repressione operata nei confronti del popolo lituano dai regimi
nazista e sovietico tra il 1940 e il 1990.
La sezione più importante del museo è costituita dalla prigione del
KGB – il cui aspetto odierno è esattamente quello che mostrava
nell’agosto 1991, quando fu abbandonata in modo definitivo –
nella quale furono torturati gli esponenti della resistenza antisovietica.
Delle originarie cinquanta celle, ne rimangono oggi solo
diciannove.
Molto interessante è anche la visita alla camera dell’esecuzione, in
cui migliaia di prigionieri furono giustiziati tra il 1944 e gli inizi
degli anni Sessanta.
LA COLLINA DELLE CROCI
A pochi chilometri dalla cittadina
lituana di Šiauliai, lungo la strada che
collega Kaliningrad a Riga, si erge la
“Collina delle Croci”, un’altura che
ospita oltre 100.000 croci.
Le prime croci furono piantate durante
la Rivoluzione Cadetta del 1831,
moto, tristemente
fallito, di ribellione
polacco-lituana
contro
l'Impero
Russo. Da allora,
l'abitudine
di
lasciare
simboli
religiosi – statue e
rosari, oltre alle
croci – sul luogo
che i cattolici
lituani avevano adottato come simbolo della pace contro gli
oppressori è incrementata fino ad avere un enorme impulso nella
seconda metà del XX secolo. Nel 1900 erano infatti presenti sulla
collina soltanto 130 croci. Durante l'epoca sovietica, per tre volte
le croci della collina furono completamente abbattute con le ruspe
per disposizione del regime comunista, ma ogni volta
ricomparivano sempre più numerose. Oggi si contano circa 56.000
croci di ogni dimensione, foggia e materiale, da piccole croci in
plastica fabbricate in serie a croci artistiche monumentali.
La Collina delle Croci fu visitata il 7 settembre 1993 da papa
Giovanni Paolo II, il quale donò un crocefisso oggi posto ai piedi
della collina. La visita di papa Wojtila, avvenuta in seguito
all’apertura del muro di Berlino, ha contribuito alla definitiva
affermazione del luogo come meta di pellegrinaggio.
Queste le parole del Santo Padre
in occasione della visita:
"[…]Veniamo qui - sul Monte
delle Croci - per ricordare tutti i
figli e le figlie della vostra terra,
anch'essi sottoposti a condanne,
anch'essi mandati in prigione, nei
campi
di
concentramento,
deportati in Siberia oppure a Koluma e condannati a morte.
[…] Si condannavano degli innocenti. Nella vostra Patria allora
infuriava un terribile sistema improntato a violenza totalitaria. Un
sistema
che
calpestava
e
umiliava
l'uomo…
[...]I figli e le figlie della vostra terra portavano su questo Monte
croci che erano simili a quella del Golgota su cui morì il
Redentore. Proclamavano in tal modo la certezza della loro fede
che cioè quanti tra i loro fratelli e sorelle erano morti - o
piuttosto: erano stati uccisi in modi diversi - avevano la vita
eterna…”
ŠIAULIAI
Šiauliai è, con i suoi 127.000 abitanti, la
quarta città della Lituania, e si trova alla
confluenza di tre fiumi.
Fortemente distrutta durante le due guerre
mondiali – nel 1944 l’80% della città era
ridotta in rovine e macerie – e rimasta chiusa
agli stranieri fino al 1987 a causa delle
installazioni militari presenti sul territorio,
Šiauliai è stata ricostruita nel caratteristico
stile d’epoca sovietica e si è recentemente
sviluppata come centro industriale.
4° giorno – giovedì 11 aprile 2013
RIGA
Prima colazione in hotel.
In mattinata visita all’Ambasciata d’Italia a Riga
per i vincitori del concorso; visita al castello di
Rundale per il resto del gruppo.
Pranzo in ristorante locale.
Alle ore 14 circa visita al Parlamento lettone.
Visita al Museo dell’Occupazione della Lettonia e
al Museo Lettone della Guerra.
Rientro in hotel per cena e pernottamento.
La Lettonia, che deve il suo toponimo
al nome di un corso d’acqua della
regione baltica, rappresenta un
crocevia per il commercio tra Oriente e
Occidente
ed
è
uno
stato
multiculturale,
dove
convivono
tradizioni e costumi diversi che,
insieme a una natura incontaminata,
danno vita a un ambiente unico.
Situata sul Mar Baltico alla foce del fiume Daugava, Riga, la
capitale della Lettonia, è la città più grande delle Repubbliche
Baltiche, nonché una grande metropoli dell’Europa settentrionale.
La città vecchia (Vecrīga in lingua lettone) è dominata dalla
guglie della chiesa di San Pietro e del Duomo. Quest’ultimo,
tempio luterano originariamente dedicato alla Vergine, è un
perfetto connubio di stili romanico e tardogotico. Il vescovo
Albrecht von Buxthoeven iniziò i
lavori di costruzione della chiesa nel
luglio del 1211, all'esterno della
primitiva cinta muraria che delimitava
il perimetro della città. Ben poco si sa
sulle successive fasi di costruzione del
luogo di culto ma certamente essa si
velocizzò nel 1215 in seguito
all'incendio che distrusse la principale
chiesa di Riga. In un primo tempo, si utilizzò come materiale da
costruzione della pietra ma in seguito per i costi e le difficoltà nel
reperire tale materia prima si ricorse ai mattoni. La sua torre, alta
90 metri, costituisce oggi uno dei simboli più emblematici della
città. Celebre in tutto il mondo per il suono prodotto dalle sue
6718 canne è l’organo qui custodito, costruito dalla ditta Walker
di Ludwigsburg nel 1883-1884.
La chiesa di San Pietro rappresenta l’altro
“gigante” del centro cittadino di Riga.
Attestata già nel 1209, essa fu ricostruita a
partire dal 1406 su progetto dell’architetto
Johann Rumeschottel. La sua veste attuale
è opera di una ricostruzione completata nel
1973 – resasi necessaria in seguito ai
bombardamenti subiti nel 1941 – che ha
saputo comunque rendere giustizia al suo
aspetto settecentesco. L’interno della
chiesa è oggi sede di un museo sui danni
provocati dagli attacchi subiti durante la
Seconda Guerra Mondiale. Grazie a un
ascensore che conduce alla sommità della
torre, si può godere di panorama mozzafiato sulla città.
IL PALAZZO DI RUNDALE
A 11 km dalla cittadina di Bauska, presso la località di Rundale,
sorge l’omonimo palazzo, il più bell’edificio barocco di tutta la
Lettonia.
Concepito in origine come residenza estiva per il duca di
Curlandia Ernst Johann von Biron, il palazzo fu progettato
dall’italiano Francesco Bartolomeo Rastrelli – a cui si deve anche
il disegno del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo – e costruito,
a più riprese, tra il 1735 e il 1768.
In seguito all'inglobamento della Curlandia nell'Impero Russo nel
1795, Caterina la Grande regalò il palazzo al proprio amante, il
principe Platon Zubov, che vi si stabilì. Alla morte di quest'ultimo
la vedova sposò il conte Šuvalov, la cui famiglia mantenne il
possesso del palazzo fino alla Rivoluzione Russa del 1917.
Il complesso è formato da tre corpi, dai quali si accede ai sontuosi
giardini, mentre gli interni sono distribuiti su due piani. Al piano
terra, oggi adibito a pinacoteca, sono di notevole interesse la sala
dorata, recante preziosi stucchi di Johann Michael Graff, e il
gabinetto delle porcellane, in cui è conservata una ricca
collezione di vasi provenienti da Cina e Giappone.
Durante la Prima Guerra Mondiale, l’intero complesso fu adibito a
lazzaretto dell’esercito tedesco e, così come nel corso della
Seconda Guerra Mondiale, subì ingenti danni, che hanno
comportato una lunga e impegnativa opera di restauro, iniziata nel
1972. Nel 1981, il palazzo ha definitivamente aperto al pubblico i
propri scenografici cancelli d’ingresso, offrendo ai turisti la visita
di un complesso architettonico d’inestimabile valore.
MUSEO DELL’OCCUPAZIONE DELLA LETTONIA
Il Museo dell'occupazione della Lettonia (Latvijas Okupācijas
muzejs in lingua lettone) ripercorre gli anni di occupazione della
Lettonia da parte del regime sovietico (dal 1940 al 1941, dal 1944
al 1991) e di quello nazista (1941-1944).
La prima sezione del museo documenta gli eventi che condussero
all'occupazione della Lettonia: il patto Molotov-Ribbentrop,
siglato il 23 agosto 1939, con il quale l'Unione sovietica e la
Germania nazista si suddivisero le rispettive sfere di influenza
nell'Europa
orientale.
Attenendosi
all’ordine
cronologico delle
dominazioni,
l'itinerario di visita
inizia con una
sezione dedicata al
primo periodo di
occupazione
sovietica, prosegue
con una parte
consacrata al periodo
tedesco, per poi
concludere con la seconda occupazione sovietica.
Le esposizioni includono inoltre un’interessante riproduzione a
grandezza naturale delle caserme di un gulag della Siberia.
Nell'ultima sezione del museo sono esposti infine i documenti che
testimoniano il dissenso del popolo Lettone nei confronti del
regime che si acuì tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni
Novanta. Secondo le fonti, negli anni dell'occupazione tedesca e
sovietica, emigrarono infatti verso l'Europa Occidentale circa
200.000 Lettoni, di cui solo 80.000 ritornarono nel loro paese
d'origine dopo l’ottenimento dell'indipendenza.
IL MUSEO LETTONE DELLA GUERRA
Il museo lettone della Guerra sorge
all'interno della città vecchia di Riga.
Esso è ospitato all'interno di una torre
militare medioevale che originariamente
rappresentava un baluardo difensivo,
divenuta museo nel 1919.
All’interno, il museo è suddiviso nelle seguenti sezioni:
- Soldati Lettoni nella prima guerra mondiale – 1914 1918;
- Lettonia nella seconda guerra mondiale –1939-1945;
- Proclamazione dell'indipendenza della Lettonia e guerra di
liberazione – 1918 1920;
- Soldati Lettoni nella guerra civile russa – 1918 1921;
- La difesa dello stato lettone – 1920 1940;
- Lettonia nella seconda guerra mondiale – 1939-1945;
- Il periodo dell'occupazione sovietica – 1945-1991;
- La stanza delle armi.
5° giorno – venerdì 12 aprile 2013
RIGA/SIGULDA/TALLINN
Prima colazione in hotel.
Alle ore 8.30 circa partenza per Tallinn con sosta per
la visita libera a Sigulda.
Alle ore 10.00 ingresso al castello di Turaida.
Pranzo in ristorante locale.
In serata arrivo a Tallinn e sistemazione all’Hotel
Europa ****. Cena in hotel e pernottamento.
SIGULDA
La cittadina di Sigulda, a nord-est di Riga, sorge in una pittoresca
regione ricca di boschi e colline, attraversata da fiumi e torrenti.
Rinomata come centro termale e di villeggiatura, nonché come
meta per gli appassionati di sport invernali, la città si sviluppa
attorno al proprio castello. Esso fu costruito in stile neo-gotico tra
il 1878 e il 1881, ovvero all’epoca della duchessa Olga e del duca
Dimitri Kropotkins, ricorrendo all’uso di materiali provenienti da
un edificio che sorgeva precedentemente proprio in quel luogo.
Il castello, che nel corso del XX secolo divenne prima clinica per
malattie cardiache e in seguito casa di riposo per giornalisti e
scrittori, è oggi sede del Consiglio comunale.
Guardando attraverso le sue finestre, si può godere di una vista
panoramica sulla valle Gauja e sulle rovine dell’antico castello di
Sigulda, ovvero la fortezza teutonica costruita tra il 1207 e il 1226
e distrutta durante la grande guerra del Nord (1700-1721); proprio
nella suggestiva cornice di queste rovine si tengono ogni anno le
rappresentazioni del Festival dell’opera di Sigulda.
Un altro punto di interesse è rappresentato dalla chiesa luterana
che sorge nel centro della città, costruita nel 1225 ma più volte
rimaneggiata nel corso dei secoli: l’ultimo restauro, a cura del
celebre architetto Konstantins Pēkšēns, risale al 1930.
IL CASTELLO DI TURAIDA
Turaida (che in Lingua livoniana significa "giardino degli dei") è
una piccola località della Lettonia situata a 2,5 chilometri a nord
della città di Sigulda, nel parco nazionale della valle del fiume
Gauja, ovvero nel maggiore parco nazionale del Paese, fondato nel
1973 al fine di tutelare il paesaggio della regione e le sue
specificità.
La località è
nota per
l'omonimo
castello
(Turaidas
pils),
edificato nel
1214 dal
vescovo di
Riga,
Albrecht von
Buxthoeven,
sui resti di un
antico forte
livone.
Il castello, ribattezzato in tedesco Burg Treyden, rimase abitato
fino al 1776, quando un incendio lo distrusse quasi completamente
risparmiando solo la torre. Dal 1953 il sito è stato ricostruito in
parte e ospita anche un piccolo ma interessante museo etnografico,
che illustra le condizioni di vita nella Lettonia medioevale.
Il castello di Turaida è uno dei più famosi della Lettonia ed è
celebre per una leggenda, detta della Rosa di Turaida.
La leggenda narra che nel 1601, in seguito ad una battaglia ai
piedi della fortezza, lo scrivano del castello uscito alla ricerca di
sopravvissuti trovò una neonata tra le braccia della madre
deceduta. Lo scrivano la prese con sé e la allevò come una figlia,
dandole il nome Maja. Divenuta ragazza, Maja venne presto
soprannominata, per via della sua bellezza, “la Rosa di Turaida” e
si innamorò di Viktor, il giovane giardiniere del castello di
Sigulda.
Un giorno d'autunno del 1620 la giovane Maja fu attirata in una
trappola dal perfido Adam Jakubowsky, un nobile polacco che
bramava averla come moglie. Jakubowsky fece recapitare alla
ragazza una lettera falsa in cui Viktor le dava appuntamento
presso una grotta nei dintorni del castello; quando, ormai sul
luogo, si avvide del pericolo, Maja chiese di essere lasciata in pace
in cambio del suo scialle magico che garantiva l'invulnerabilità, e
sfidò Jakubowsky a mettere alla prova i poteri dello stesso. Il
polacco sguainò la spada e decapitò la ragazza, che ebbe così
salvo l'onore.
Quando seppe della tragedia Viktor seppellì la propria amata,
piantò un tiglio sulla sua tomba e lasciò il paese per sempre.
Perpetuando la leggenda, ancora oggi i giovani sposi si recano a
Turaida a posare fiori sulla tomba della “Rosa di Turaida”.
6° giorno – sabato 13 aprile 2013
TALLINN/HELSINKI/TALLINN
Prima colazione in hotel.
Alle ore 6.00 trasferimento con assistente al porto
e partenza in traghetto per Helsinki.
City tour di 5 ore con bus privato e guida.
Pranzo in ristorante locale.
Al termine rientro in traghetto a Tallin.
Cena e pernottamento in albergo.
La regione finlandese era abitata
originariamente da gruppi di Lapponi
e successivamente invasa da Finni, da
cui ha preso il nome.
Il 1154 segnò l'inizio del dominio
svedese – durato quasi 7 secoli – che
cominciò con l'introduzione del
Cristianesimo da parte del re svedese Eric. Lo svedese divenne la
lingua dominante, benché il finlandese sia riuscito a riprendere il
dominio durante il XIX secolo con le spinte nazionaliste finlandesi
che sono seguite al racconto nazionale epico finlandese, il
Kalevala.
Nel 1809 la Finlandia venne conquistata dalle armate dello Zar
Alessandro I e rimase un granducato autonomo collegato
all'Impero Russo fino al 1917.
Il 6 dicembre 1917, poco dopo la rivoluzione d'Ottobre in Russia,
la Finlandia dichiarò la propria indipendenza. Dopo un breve
tentativo di stabilire una monarchia, nel 1918 il Paese visse
l'esperienza di una breve ma sanguinosa guerra civile che avrebbe
caratterizzato la politica locale per molti anni.
Il 1919 vide la nascita dell'attuale repubblica finlandese.
Durante la seconda guerra mondiale, la Finlandia venne attaccata
dai sovietici, che non riuscirono a invaderla, al contrario delle
vicine Estonia, Lettonia e Lituania, ma combatté strenuamente
contro l'Unione Sovietica per due volte: durante la Guerra
d'inverno (1939-1940) e poi dal 1941 al 1944 nella cosiddetta
Guerra di continuazione. A questa seguì la Guerra di Lapponia
(1944-1945) nella quale la Finlandia combatté anche contro la
Germania nazista. I Trattati di Parigi del 1947, firmati con
l'Unione Sovietica, comportarono tuttavia ulteriori obbligazioni e
restrizioni per la Finlandia nei confronti dell'U.R.S.S., oltre a
concessioni territoriali a quest'ultima di ulteriori territori
finlandesi, tra cui lo sbocco al Mare di Barents e parte della
Carelia. Diversamente dalle Repubbliche Baltiche, la Finlandia
riuscì tuttavia a conservare la propria indipendenza, pur con
diverse difficoltà e ingerenze russe nella politica.
Essa divenne membro dell'Unione Europea nel 1995 ed è l'unico
Paese scandinavo ad aver adottato l'euro come moneta, in
sostituzione del marco finlandese. Dal 2011 la zecca finlandese
conia anche la moneta estone della vicina Estonia, da quando
anch' essa ha adottato l'Euro.
Helsinki è la capitale della Finlandia e il centro delle sue attività
culturali, finanziarie ed economiche. Benché incarni alla
perfezione lo spirito finnico e la spinta progressista verso la
tecnologia, è molto diversa da qualsiasi altra cittadina finlandese,
in parte grazie all'affascinante mix di influenze svedesi e russe.
Il suo cuore è rappresentato dalla Senaatintori, la Piazza del
Mercato con la statua dello zar Alessandro II al centro e la candida
cattedrale neoclassica che la sovrasta. Con la sua cupola,
impostata su un alto tamburo, il Duomo di Helsinki
(Tuomiokirkko), progettato in stile neoclassico da Johann Carl
Ludwig Engel, architetto di origini tedesche molto attivo in
Finlandia e costruita tra il 1830 e il 1851, domina il panorama
della città. L’imponente chiesa bianca, ispirata al complesso del
Pantheon di Parigi, presenta una pianta a croce greca ed è
caratterizzata dalla massima simmetria, con i grandi porticati
architravati, sormontati da un frontone, che si innalzano sui
prospetti. Al centro dell'edificio si apre la cupola, affiancata da
quattro campanili culminanti in piccole calotte realizzati da Ernst
Lohrmann, che alterò così il disegno originario.
La cattedrale, una delle principali attrazioni di Helsinki, è visitata
ogni anno da almeno 350.000 persone.
Altri “angoli” della città molto caratteristici sono la Kauppatori,
ovvero la Piazza del Mercato, che si affaccia sul golfo di Finlandia
e ospita tantissime bancarelle che offrono la possibilità di gustare
sul posto il pesce appena pescato, e la cattedrale di Uzpenski, il
più
grande
tempio
ortodosso
dell’Europa
occidentale nonché il più
grande al di fuori della
Russia, con mattoni rossi e
cupole dorate, dalla cui
terrazza si può ammirare
la baia di Helsinki.
Lasciata la Piazza del
Mercato, un lungo viale
(Esplanadi) costeggiato
da alberi conduce nel vero e proprio centro. Proprio lungo
Esplanadi, nel periodo natalizio, viene allestito il classico
mercatino di Natale, con bancarelle di prodotti di artigianato e
alimentari tipici finlandesi, mentre lungo Alexanderinkatu, la via
più famosa di
Helsinki, aperta
solo al traffico di
tram
e
taxi,
all’inizio
del
periodo natalizio
Babbo Natale fa la
sua parata su una
slitta trainata da
renne.
7° giorno- domenica 14 aprile 2013
TALLINN
Prima colazione in hotel.
Intera giornata dedicata alla visita della città
con bus privato e guida.
Pranzo in ristorante locale.
In seguito, visita al Museo dell’ Occupazione
dell’Estonia
Al termine rientro in hotel per cena e
pernottamento.
L’Estonia è la più settentrionale della
tre Repubbliche Baltiche e, con i suoi
45.226 chilometri quadrati, anche la più
piccola.
Il nome del Paese, Eesti in estone,
rimanda
alle
aestiorum
gentes
menzionate nella Germania di Tacito
del I secolo dopo Cristo, mentre, nelle
fonti arabe, si trova il nome di Astlanda sulla mappa del mondo
disegnata dal geografo Al-Idrisi nel 1154.
Le prime tracce di insediamenti umani risalgono ai periodi
Mesolitico e Neolitico, dal VIII al III millennio a.C., ma già nel XI
secolo ai cominciarono a costruire città circondate da alte cinte
murarie, fra cui Tallinn (395.700 abitanti), capitale e cuore
pulsante del Paese.
Secondo la leggenda narrata nel poema estone Kalevipoeg di
Friedrich Reinhold Kreutzwald (1803-1882), il primo
insediamento che sorse dove oggi si trova Tallinn prese il nome da
Linda, la fedele sposa dell’eroe Kalev: Lindanise è ancor oggi
considerato infatti il nome mitico della città. Il moderno toponimo
Tallinn trae invece origine dalla citta danese di Taani Linn.
La visita della città
può partire dalla “Città
Vecchia” (Vanallin) –
ovvero la parte bassa
della capitale, estesa ai
piedi della collina di
Toompea – che nel
1997 è stata dichiarata
Patrimonio
dell’Umanità dall’Unesco. La piazza del Municipio, dalla quale si
irradiano le vie principali della città murata, costituisce il cuore di
Tallinn; qui si affaccia il municipio (Raekoda), uno dei pochi
edifici civili gotici dell’Europa del nord conservatisi fino a oggi.
La torre, alta 61,5 metri, alta, snella e ottogonale, fu disegnata
dall’orientalista Adam Olearius, probabilmente ispirandosi ai
minareti orienatli. Al 1627-28 risale l’aggiunta della guglia
barocca, coronata da una bandiera raffigurante un soldato
medievale noto popolarmente con il soprannome di Vecchio
Tommaso. Secondo la leggenda, il modello per la banderuola fu
un giovane guerriero-contadino che si cotraddistinse nelle
competizioni primaverili di tiro con la balestra infuocata,
organizzati dall'élite dei tedeschi baltici del tempo, centrando un
finto pappagallo in legno e colorato, posto sulla sommità di
un'asta.
Impossibilitato a ricevere il premio a
causa della sua bassa estrazione sociale,
Tommaso fu premiato con il lavoro di
guardiano della città a vita. In vecchiaia il
buon Tommaso era solito regalare
caramelle e dolci ai bambini di passaggio,
secondo una locale leggenda estone.
Quando morì, costantemente i piccoli
seguitavano a chiedere ai più grandi:
"Dov'è il Vecchio Tommaso?"; richiesta
questa che legava indissolubilmente a
risposte sulla natura della morte.
Una volta che la banderuola del Vecchio Tommaso fu posta sopra
la piazza della città, i genitori poterono raccontare ai più piccoli
che il valoroso guerriero dalla cima continuava sempre ad
osservarli e quindi, se i bimbi si fossero comportati bene,
Tommaso avrebbe fatto trovar loro dolci e caramelle sotto il
cuscino.
Racchiuso in una campana di vetro, Tommaso continuò a vegliare
sulla città di Tallinn e i suoi cittadini allorquando, l'amata
banderuola fu colpita insieme alla guglia dai pesanti
bombardamenti sovietici sulla capitale estone, durante la guerra,
nel marzo 1944.
La cima della torre venne ricosturita nel dopoguerra e una copia
del Vecchio Tommaso fu ricollocata nel 1952. Di nuovo, nel 1996
la torre venne restaurata, ed una nuova brillante banderuola del
Vecchio Tommaso fu alloggiata sulla sommità a far da guardia e
simbolo della città estone.
A circa 50 metri della
Piazza del Municipio
sorge
la
chiesa
dedicata a San Nicola
(Niguliste
Kirik),
patrono dei marinai e
dei pescatori. Citata
per la prima volta nel
1315, la chiesa fu
fortemente
rimaneggiata e infine
distrutta nel 1944 dai
bombardamenti
sovietici.
La
ricostruzione prese avvio nel 1953 e terminò solo nel 1984,
quando l’edificio venne riaperto al pubblico in qualità di museo di
arte medievale e sala da concerti.
Simbolo di Tallinn è, infine, Toompea, ovvero la “collina della
cattedrale” che domina il porto della città. Su questo rialzo
naturale, che secondo la leggenda sarebbe il tumulo del mitico
eroe Kalev, costruito dalla vedova Linda, si erge il Duomo.
Originariamente dedicato alla Vergine Maria e sede della Chiesa
luterana estone dai tempi della Riforma protestante, esso fu
costruito a partire dal 1229.
La chiesa venne però gravemente danneggiata nel grande incendio
di Tallinn nel 1684, in cui l'intero allestimento interno in legno fu
distrutto irrimediabilmente. Nel 1686, dopo l' incendio, la chiesa
fu restaurata completamente e tornò allo spendore precedente. Il
pulpito con le figure degli Apostoli (1686) e la pala dell'altare
(1696) sono opera di uno scultore ed incisore estone: Christian
Ackermann.
L'esterno del Duomo di Tallinn è stato datato al XV secolo, la
guglia invece è del XVIII secolo. La maggior parte dell'
allestimento odierno dell' interno della chiesa risale tra il XVII
secolo e il XVIII secolo. Tra il 1778 e il 1779 una nuova guglia in
stile barocco fu innalzata nella parte occidentale della navata.
Occorre altresì menzionare la presenza nella cattedrale di un
discreto numero di differenti tipi di tombe, dal XIII secolo al
XVIII secolo; un sarcofago di pietra intagliata del XVII secolo
anche l'altare con il coro ed il presbiterio, numerosi stemma delle
antiche famiglie blasonate tedesco-baltiche dal XVII secolo al XX
secolo, che apportarono alla società estone il modello della cultura
tedesco-teutonica, ancora oggi percepita in Estonia. Due delle
quattro campane sono del XVII secolo, mentre le altre due sono
del XVIII secolo. L'organo della chiesa è del 1914.
Tra i personaggi illustri sepolti nel duomo o cattedrale si ricordano
il nobile bohémien Jindrich Matyas Thurn, uno dei leaders della
rivolta protestante contro l'imperatore Ferdinando II, il soldato
svedese Pontus De la Gardie e sua moglie Sofia, lo scozzese
Samuel Greig (precisamente: Samuil Karlovich Greig della
Marina Russa) e il navigatore Adam Johann von Krusenstern.
IL MUSEO DELL’OCCUPAZIONE DELL’ESTONIA
Attraverso modelli, oggetti, uniformi, documenti scritti e
audiovisivi,
il
Museo
dell'Occupazione
dell’Estonia
(Okupatsiooni Muuseum), inaugurato nel 2003, ricorda le
differenti occupazioni di cui fu vittima il Paese tra il 1940 e il
1991.
È un museo dedicato alla memoria, per
non dimenticare coloro che non
poterono
rientrare
nella
loro
madrepatria e furono deportati nei
gulag e nei lager, poiché vittime delle
atrocità e delle repressioni dei regimi
totalitari, sia sovietico sia nazista.
Czesław Miłosz (Šeteniai, 30 giugno 1911 – Cracovia, 14 agosto
2004) è stato un poeta e saggista polacco. Figlio di Aleksander
Miłosz, ingegnere civile e di Weronica (nata Kuna), figlio di un
fratello del bisnonno del grande poeta lituano di espressione
francese Oscar Vladislas de Lubicz Milosz.
Nato a Šeteniai, oggi in Lituania, ma allora facente parte
dell'Impero russo, Czesław Miłosz frequenta le scuole superiori e
l'università a Vilnius, oggi in Lituania ma allora in Polonia.
Cofondatore del gruppo letterario "Zagary", fa il suo debutto nel
1930 con due volumi di poesia. Lavora per la radio polacca e
continua il proprio percorso creativo seguendo con attenzione i
fatti che affliggeranno la Polonia, stretta tra le rivendicazioni di
Germania e Russia. Passa la maggior parte della guerra a
Varsavia lavorando per la stampa underground.
Dopo la guerra, diventa addetto culturale all'ambasciata polacca
a Washington e successivamente a Parigi, nel 1951. Fortemente
critico rispetto alla condotta governativa e al clima culturale
imposto da un'élite politica e intellettuale formatasi a Mosca, non
esita a manifestare il proprio scetticismo sulle prospettive del
socialismo reale. In seguito alla rottura con il partito comunista,
chiede asilo politico in Francia, per trasferirsi successivamente
negli Stati Uniti. A contatto con il clima culturale fervente di
Berkeley, in California, dove insegna letteratura polacca,
continua la propria opera poetica dedicandosi parallelamente
all'attività di traduzione, cruciale per la diffusione della poesia
polacca in ambito anglo-americano e successivamente europeo.
Nel 1980 gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura.
Nello stesso anno, gli operai di Solidarnosc trascrivono brani di
una sua poesia ai piedi del monumento dedicato ai lavoratori
uccisi dalla polizia di partito durante gli scioperi di
contestazione.
Nel 1993 ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour.
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Opuscolo a cura di
ELENA GRECCHI
Centro stampa – aprile 2013
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IL TEMPO DELLA STORIA