Opuscolo Abc base
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Fare Verde / Associazione ambientalista
piccolo manuale
di alfabetizzazione
ambientale
con 21 spunti per far pace con l'ambiente
Opuscolo Abc base
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Ormai abbiamo bisogno
di ripartire dall' ABC
per recuperare un rapporto
equilibrato con l'ambiente
che ci circonda.
Abc
Il nostro stile di vita ci ha portato lontano da un
rapporto sano ed equilibrato con l’ambiente che
ci circonda. Cibi transgenici, città superinquinate,
acqua imbevibile, sprechi energetici, onde elettromagnetiche, produzione esagerata di rifiuti e
sostanze pericolose sono la norma: ci allarmiamo,
ma continuiamo imperterriti a perpetrare un sistematico saccheggio della terra che ci ospita, insieme
ad altre specie viventi, e che dovremo lasciare
intatta alle generazioni che verranno.
Per questo, non ci resta che ripartire dall’Abc.
Non sei d’accordo?
testi:
Fabrizio Vincenti,
Paolo Colli
creatività e grafica:
www.ecomunicazioni.it
21 spunti per far pace con l'ambiente
Per recuperare un rapporto con l’ambiente sano
ed equilibrato dovremmo cambiare radicalmente
i nostri comportamenti. Qualcosa abbiamo già
cominciato a fare, ma resta ancora tanta strada
da percorrere. Questo opuscolo non vuole e non
può essere esaustivo, ma se riuscissimo a mettere
in pratica ogni giorno almeno una parte dei consigli che contiene, avremmo già fatto notevoli
passi avanti. Per questo abbiamo raccolto 21
spunti per migliorare, dal punto di vista ambientale, i nostri comportamenti quotidiani. Si tratta
di consigli pratici e semplici da seguire.
Per fare pace, finalmente, con l’ambiente che ci
circonda.
Opuscolo Abc base
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Aria
Ogni giorno assumiamo 8000 litri di aria. Sul fatto che quella esterna non sia pura, pochi dubbi.
Ma purtroppo anche le nostre case sono vere e proprie spugne che assorbono inquinanti
attraverso pareti, pavimenti, finestre.
La maggior parte dell’inquinamento domestico è provocato da nostri comportamenti.
L’aria interna può essere, in alcuni casi, sino a dieci volte più inquinata di quella esterna a causa
di una scarsa ventilazione e dagli impianti di condizionamento che riciclano all’interno aria
inquinata. Quindi:
• Nel limite del possibile è bene evitare l’uso dell’aria condizionata o, perlomeno, provvedere a far pulire
con assiduità i filtri.
• Altro pericolo viene dalla polvere che è fonte di molte affezioni allergiche: attenzione a materassi,
tappeti, moquette ecc. Importante è far circolare aria e lavare con acqua calda questi oggetti. Attenzione
anche ai radiatori che esalano polviscolo, in parte neutralizzato dalle vaschette di acqua.
• Il 70% delle case raggiunge anche livelli preoccupanti di ossido di carbonio prodotto dalla combustione
incompleta di fornelli e caldaie. Anche qui il consiglio è di cambiare aria spesso e controllare lo stato
della caldaia.
• Anche il benzene di cui si fa un gran parlare, è presente nelle nostre case (secondo studi europei
addirittura in misura doppia rispetto all’esterno). I materiali presenti in casa lo assorbono e poi lo
rilasciano (moquette, tappeti, legno).
• La formaldeide, che è tra le sostanze più cancerogene, è abbondantemente usato per fabbricare materie
plastiche, disinfettanti, e conservanti: shampoo, dentifrici, deodoranti, colle per moquette, giocattoli.
• Non comprate prodotti sui quali appaiono prefissi come formal, uro, amino, fenol; evitate moquette,
mobili in legno truciolato e imbottiture di divani in materiali sintetici.
• Anche l’amianto si aggira nella nostra aria ed è pericolosissimo quando si deteriora perché le sue fibre si
liberano nell’aria, giungendo nei nostri polmoni. In presenza di strutture di amianto che si teme si siano
deteriorate si deve provvedere a chiamare l’Asl per far eseguire gli accertamenti del caso.
• Infine, in materia di aria, non vi scordate del prezioso aiuto che vi può giungere dalle piante: depurano
l’aria, neutralizzano ed assorbono sostanze nocive, aiutano persino nella diagnosi sullo stato dell’aria. Ad
esempio l’edera ed il tiglio soffrono per la presenza di benzene e zolfo.
Opuscolo Abc base
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Bastoncini
nettaorecchie
Le spiagge ne sono piene, ce ne siamo accorti in tutte le edizioni della nostra annuale operazione
"II Mare d'inverno". Le più recenti edizioni de "Il mare d'inverno" hanno evidenziato quella che anno
dopo anno assume sempre più le caratteristiche di una autentica invasione: metà dei litorali italiani
subiscono la presenza massiccia di milioni di bastoncini nettaorecchie (conosciuti come "cotton fioc")
restituiti sulle spiagge dalle mareggiate.
Questi bastoncini giungono al mare dopo un "viaggio" che inizia negli scarichi domestici dove
vengono erroneamente gettati; il "viaggio" prosegue nelle fognature fino ai depuratori che non riescono
a neutralizzarli - ed anzi ne vengono seriamente danneggiati - , il passaggio ai fiumi e di qui al mare
è rapido.
Colpa nostra che li buttiamo indiscriminatamente.
Ma anche colpa loro che non sono biodegradabili.
• La non biodegradabilità' dei bastoncini (prodotti in plastica) e' la causa principale della loro invadente
permanenza su tantissime spiagge: realizzare un prodotto dall'uso di brevissima durata con materiali
praticamente indistruttibili, si e' rivelata una scelta miope ed inspiegabile che danneggia pesantemente
l'ambiente ma anche i depuratori. Eppure basterebbe poco... per produrre i bastoncini in materiale
biodegradabile.
• Grazie ad una costante opera, da parte di Fare Verde, di pressione sul legislatore (compresa una
petizione consegnata alla Commissione Ambiente del Senato), nel marzo 2001, è stata approvata la
legge 93 che all’art.19 ha stabilito che dall’ottobre 2002 i bastoncini prodotti e posti in vendita devono
essere realizzati in materiale biodegradabile.
• Chi, dopo questa data, produce o pone in vendita i bastoncini in materiale non biodegradabile, incorre in
sanzioni amministrative pesanti (da 3 a 90 milioni delle vecchie lire e, in caso di recidiva anche la
sospensione della licenza).
• Preposto al controllo del rispetto della legge è il Sindaco del Comune in cui avviene la violazione. Nel
caso un cittadino riscontri la violazione in un esercizio commerciale, deve scrivere per segnalarla al
Sindaco che ha il compito di farla verificare e di provvedere all’irrogazione della sanzione.
Opuscolo Abc base
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Compost
Tra i rifiuti che produciamo quotidianamente, circa il 30% è costituito da scarti organici
alimentari e di giardino.
Questi rifiuti organici, se conferiti e raccolti separatamente dal resto dell’immondizia, possono essere
trasformati con un semplice processo biologico in un terriccio denominato compost.
Il processo di trasformazione, conosciuto come compostaggio, riproduce quanto avviene nei boschi,
al fogliame in terra che, decomponendosi, si trasforma in terriccio ricco di sostanze nutritive per la
vegetazione.
• Il compost derivante dai rifiuti alimentari e verdi è il mezzo più efficace per restituire alla terra
la sostanza organica sottratta con l’attività agricola.
• Il compost derivante dalla raccolta separata della parte organica dei rifiuti viene utilizzato in agricoltura,
giardinaggio, vivaismo per integrare gli elementi nutritivi del terreno limitando l’impiego dei fertilizzanti
chimici ed il rischio di inaridimento dei suoli che minaccia circa il 27% del territorio nazionale.
• Chi ha un giardino può produrre anche da solo il proprio compost, accumulando la frazione organica
(alimenti e sfalci verdi) dei propri rifiuti in un apposito bidone (composter) o in un cumulo
(periodicamente rivoltato) che in pochi mesi si trasformano in un terriccio impiegabile nello stesso
giardino.
Opuscolo Abc base
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Detersivi
I detersivi, ma anche i deodoranti ed i detergenti per sanitari e per la casa, vengono utilizzati spesso
oltre il loro utilizzo ragionevole, anche a causa di un igienismo esasperato che la pubblicità martellante
ci fa considerare indispensabile.
Immessi nelle fognature i detersivi ed i prodotti per la casa, a causa dei fosfati che contengono,
favoriscono la crescita delle alghe. Troppe alghe sottraggono quantità di ossigeno all’acqua e provocano
scompensi all’equilibrio biologico di fiumi e laghi, togliendo spazio vitale a pesci e crostacei.
• I detersivi per lavatrici si trovano sia in polvere che liquidi. Mentre i primi sono più efficaci alle alte temperature
(e quindi per biancheria non colorata o con sporco difficile), i secondi non contengono sbiancanti, per compensare
questa minore detergenza hanno al loro interno enzimi in grado di aggredire le macchie più resistenti.
• I detersivi per fibre delicate sono privi di sbiancanti. In generale i detersivi presentano numerosi
componenti e questo è un elemento da tenere presente poiché gli impatti ecologici dei prodotti
dipendono sia dalla quantità, che dalla qualità del prodotto.
Il consiglio è di farne un uso moderato e di impiegare i detersivi combinati, ovvero quelli che ogni
consumatore crea da sé dosando i tre componenti fondamentali: la parte detergente, ovvero un normale
detersivo per biancheria colorata per lavaggi a 60°; un decalcificante da usare in presenza di acqua dura
o semidura; un eventuale candeggiante da aggiungere solo al bucato bianco e per le alte temperature.
• Ricordatevi di suddividere i capi tra bianchi e colorati e tra sporchi e molto sporchi, in modo da utilizzare
i prodotti e le dosi più appropriati.
• L’operazione di ammollo consente di risparmiare il 10-20 per cento del detersivo.
• Non fate scorta di detersivi perché il loro potere pulente si basa sulla presenza di alcuni enzimi
che si decompongono con il passare del tempo e ricordatevi di chiudere bene la confezione dopo l’uso
per evitare che l’umidità riduca l’efficacia del detersivo.
• Utilizzate l’azione sbiancante del sole stendendo la biancheria all’aperto.
• Nel lavaggio in lavastoviglie viene a mancare l’azione manuale delle braccia e questo comporta la presenza
di sostanze più aggressive (ad es. i fosfati e le sostanze cloranti) che vanno a compensare l’olio di gomito.
• I detersivi per piatti sono meno aggressivi di quelli per lavastoviglie, ma hanno comunque al loro interno
sostanze in grado di creare problemi agli esseri viventi, soprattutto acquatici, perciò usateli solo quando
indispensabili: ad es. se ne può fare a meno se si devono lavare taglieri in legno, caffettiere, pentole in rame.
• Se possibile utilizzare i detersivi cosiddetti ecologici che costano un po’ di più , ma sono più concentrati
e quindi è sufficiente una minor quantità per il lavaggio. Hanno il vantaggio che si degradano più
facilmente creando un minor accumulo di prodotti tossici nelle acque.
• Ricordatevi di chiudere il rubinetto quando non risciacquate, il lavaggio a mano comporta spesso un gran
dispendio di acqua.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Equo e
solidale
Si chiama “commercio equo e solidale”. E’ nato più di 30 anni fa in Europa, ma in Italia è presente da
poco più di 10 anni.
E’ un meccanismo di importazione diretta da decine di migliaia di produttori locali di Asia, Africa
e America Latina.
• I prezzi di acquisto sono decisi insieme al venditore e in genere sono più alti di quelli del mercato
normale, le condizioni di lavoro garantiscono il rispetto della dignità dei lavoratori e parte dei proventi
è destinata a progetti per la comunità.
• I prodotti sono comunque corredati da un prezzo trasparente che indica la percentuale che va al
produttore e gli altri costi sostenuti per la commercializzazione.
• Il sistema permette ai consumatori europei di non alimentare gli anelli intermedi della catena distributiva
(che è responsabile del maggior ricarico sui prezzi) impedendo lo sfruttamento del lavoro dei poveri.
• Tanti gli oggetti a disposizione con il commercio equo e solidale: caffè, tè, mango secco, banane,
cioccolata, giocattoli, camicie, borse, oli cosmetici, strumenti musicali.
• Il commercio equo garantisce comunque un notevole livello qualitativo dei prodotti, non è assolutamente
una mera operazione di beneficenza.
• Come riconoscerli? Alcuni di essi hanno un marchio internazionale detto “Trasfair”, altri sono
riconoscibili dal luogo in cui sono venduti. Ovvero “nelle botteghe del mondo” cooperative o
associazioni che offrono i prodotti equi nei loro negozi.
• Sono più di 200 in tutta Italia e gettano un ponte tra modi diversi, lavorando per una economia più
giusta.
• Alcuni prodotti di largo consumo come tè, caffè, banane, sono rintracciabili anche in appositi spazi delle
grandi catene di supermercati.
Opuscolo Abc base
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Fast food
Lo vogliono far passare come il cibo del terzo millennio, anzi di più: come un modo di vivere.
Sono decine di migliaia i fast food che hanno invaso in questi anni le città di tutto il mondo.
La maggioranza sono riconducibili a poche note catene che aprono nuovi locali a getto continuo,
Mc Donald’s con la frequenza di uno ogni 5 ore.
Eccovi alcuni spunti di riflessione per scoraggiare (ci auguriamo) la frequentazione dei fast food.
• Le caratteristiche dietetiche di questi cibi sono note, basta vedere qual è il tasso di obesità della
popolazione americana per rendersene conto.
• I danni vanno ben oltre, sino ad investire l’ambito culturale, a causa di una visione globalista e
cosmopolita dell’alimentazione che si profila all’orizzonte per la prima volta nella storia dell’umanità.
• Queste grandi catene, infatti, proliferano in tutto il mondo senza integrarsi con le cucine tipiche locali,
commercializzando una sorta di prodotto alimentare infraculturale uguale a Mosca, come a Pechino
o Roma. E è una omologazione nei prodotti (sempre i soliti) e nei processi produttivi (identici in ogni
parte del mondo per dimensione, peso, gusto dei cibi serviti).
• Veniamo agli impatti ambientali: la scelta di standardizzare i prodotti, rendendoli uguali per dimensioni,
aspetto e gusto ad ogni latitudine ed in ogni stagione comporta una inevitabile riduzione delle varietà
genetiche locali. La patata servita fritta, per esempio, può essere anche coltivata nel paese dove verrà
servita, ma deve essere di una qualità tipica del nord America che sta soppiantando molte varietà
indigene.
• Ugualmente antiecologico è il ricorso sistematico a prodotti congelati che determinano, oltre ad elevati
consumi di energia, la necessità di notevoli spostamenti di merci dai pochi punti di fabbricazione ai
moltissimi fast food (necessità in larga parte superabile se i fast food, al pari dei normali ristoranti,
utilizzassero prodotti locali e di stagione).
• Del tutto antiecologica è la scelta dell’usa e getta, fonte di grandi sprechi di materie prime, nonché della
produzione di grandi quantità di rifiuti. Solo eccezionalmente e sotto la pressione di legislazioni nazionali
severe e delle associazioni ambientaliste le catene di fast food si sono dotate di materiali riciclabili.
• Altro pesante impatto ambientale è quello conseguente al massiccio consumo di carne. Mc Donald’s,
ad esempio, è il più grande acquirente di carne bovina al mondo. Ciò crea non pochi problemi: mentre
l’allevamento tradizionale, limitato nel numero e distribuito nel territorio, risulta tollerabile per
l’ambiente, la crescente domanda di carne ha determinato il passaggio ad una produzione di tipo
industriale. Il bestiame viene sottoposto ad un processo accelerato di ingrasso con un enorme spreco
di risorse visto che per ottenere una caloria di carne diventano necessarie 10 calorie di cereali.
• Anche laddove gli allevamenti sono rimasti di tipo tradizionale (vedi Sudamerica) si è proceduto
a massicce deforestazioni con le immaginabili conseguenze in tema di cambiamenti climatici
e desertificazione.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Giochi
I bambini sono tra le “vittime” privilegiate del consumismo giocattolaio. Anche attraverso una
pubblicità martellante che i genitori, spesso, finiscono per assecondare senza sapere, o peggio
ancora sapendo, che sarebbe meglio regalare ai nostri figli più tempo e più spazi all’aria aperta
e meno balocchi.
Il troppo storpia: stanze piene di giocattoli, gadgets, bambole, ecc. finiscono per non interessare
più il bambino addirittura dopo pochi giorni. A quel punto inevitabile che ne cerchi di nuovi.
In alcuni casi i giocattoli sono persino nocivi per la salute. E’ noto il caso, denunciato da
Greenpeace, dei giocattoli di plastica morbida in PVC arricchiti di ftalati che possono essere
rilasciati da questi oggetti. Dal 1999 il governo ha messo la bando questi pericolosi giocattoli,
ma il consiglio è di buttare tutti quelli oggetti in plastica molle acquistati da un po’ di tempo.
Ma quali giochi consigliare?
• Una particolare attenzione andrebbe riservata ai giochi componibili che allenano la fantasia e la
manualità dei bambini. Consentono di far riflettere e sviluppano la capacità di riparare e costruire.
Questi giochi stanno venendo soppiantati dai videogames che, oltretutto, se maneggiati maldestramente
si rompono (cosa che ovviamente vogliono le case produttrici…).
• Il legno (se naturale) è un ottimo compagno di giochi per i bambini perché duraturo, non si rompe
e accompagna il bambino per molto tempo. Ne esistono tantissimi di giochi in questo materiale.
• Controllate la provenienza dei giocattoli, in molti casi potrebbero essere stati costruiti con operazioni
di sfruttamento di bambini del terzo mondo. Se si scelgono quelli artigianali del “commercio equo“
questo rischio non si corre.
• Ricordatevi del riuso: passata la fascia d’età i giocattoli, anziché buttarli via, potrete regalarli a figli
di amici e parenti, oppure donarli ad enti di beneficenza.
• I giochi elettronici? Con moderazione e se possibile a batteri solari.
• Il computer? Certo, a patto che non diventi (come spesso accade) totalizzante vada a riempire (insieme
alla tv) le giornate dei bambini.
Opuscolo Abc base
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H2O
L'acqua è un bene prezioso: per gli uomini, per gli animali, per l'agricoltura e per l'industria.
Stime del Ministero della Sanità il fabbisogno in Italia ammonta a circa 52 miliardi di metri cubi l’anno,
di cui circa 8 destinati agli usi potabili. Ogni italiano utilizza mediamente 278 litri di acqua al giorno,
un consumo tra i più alti al mondo che risulta ancora di più impressionante se si pensa che solo 2-3 litri
al giorno finiscono per essere bevuti.
Le emergenze idriche che interessano anche il nostro paese stanno incominciando a far comprendere come
l’acqua sia un ben finito che va difeso e risparmiato in tutti i modi. La stessa conformazione del territorio
italiano, ricco di pendii e sottoposto a cementificazione del letto dei fiumi e alla regressione della superficie
boscata contribuisce a far scorrere l’acqua più rapidamente, rendendone difficile l’uso.
Generazioni di persone l'hanno cercata, desiderata, invocata. Se oggi aprire il rubinetto è diventato un
gesto normale, abituale, di tutti i giorni quando usiamo questo prezioso liquido dovremmo però ricordarci
che è un bene esauribile. Quindi è un preciso dovere di tutti non sprecarlo.
Ecco alcuni consigli, che Fare Verde vi suggerisce per iniziare, da subito, a risparmiare l'acqua,
innanzitutto munire i rubinetti di frangigetti in modo da ridurre l'uscita dell'acqua, e poi:
• Controllare il rubinetto a galleggiante del wc per verificare che non ci siano perdite, circa i quattro quinti
del consumo idrico delle nostre abitazioni è dovuto allo scarico del wc. Un metodo semplice ed efficace
per diminuire il consumo annuale di acqua è quello di inserire, all’interno dello sciacquone, un mattone
poco ingombrante. In questo modo potremo risparmiare migliaia di litri senza incidere sul suo
funzionamento;
• Non lasciar scorrere inutilmente l'acqua del rubinetto, ma aprirlo solo quando è necessario, quando
lasciamo un rubinetto aperto, senza che ce ne accorgiamo, vengono scaricati dai 10 ai 20 litri di acqua
al minuto;
• Preferire la doccia al bagno, perché per ogni doccia si utilizzano 30-50 litri d'acqua invece di 150-180;
se, con tutti i rubinetti chiusi, il contatore gira, chiamare una ditta specializzata che sia in grado
di controllare eventuali guasti o perdite nella tubatura;
• Far controllare spesso gli impianti domestici da personale specializzato;
• Innaffiare le piante al mattino o al tramonto, e riciclare, se possibile, l'acqua del lavaggio delle verdure
per le piante d'appartamento;
• Utilizzare lavatrici o lavastoviglie solo a pieno carico, e ricordarsi di inserire il programma
economizzatore se la biancheria o le stoviglie da lavare sono poche. E’ stato calcolato per ogni ciclo
completo di lavaggio vengono utilizzati dagli 80 ai 170 litri di acqua;
• Se possibile non utilizzare acqua potabile per lavare le automobili.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Illuminazione
Oltre il 13% dell’energia elettrica consumata in Italia è destinata all’illuminazione delle case. Circa il 10%
della bolletta elettrica in casa è dovuta all’illuminazione.
Risparmiare energia consente di contenere non solo le emissioni di gas inquinanti e climalteranti (in
particolare l’anidride carbonica) ma anche di risparmiare soldi. La sostituzione di una lampadina ad
incandescenza con una compatta usata sei ore al giorno consente di emettere 160 Kg. di anidride
carbonica in meno in atmosfera all’anno.
Tecnologia e saggezza ci vengono in aiuto.
La tecnologia: le vecchie lampadine ad incandescenza trasformano solo il 10% in luce, mentre gran parte
della restante energia assorbita viene dispersa sotto forma di calore (toccare per credere!). Inoltre hanno
una durata di accensione di circa 1000 ore.
Da alcuni anni sono in commercio le lampade fluorescenti compatte che sfruttano le radiazioni
ultraviolette anziché riscaldare il filamento. Il loro consumo è nettamente inferiore a quelle ad
incandescenza: una lampada fluorescente compatta da 20 watt fornisce la stessa luce (misurata in lumen)
di una incandescente da 100 watt. L’effettivo risparmio energetico è stimato attorno al 70%. Il prezzo
iniziale più elevato (che è però in costante discesa) rispetto a quelle ad incandescenza, viene ammortizzato
non solo dal risparmio energetico durante l’esercizio ma anche dalla maggiore durata che può superare le
10.000 ore. La sostituzione delle lampadine ad incandescenza con quelle fluorescenti compatte non
presenta problemi: gli attacchi ed il peso sono ormai gli stessi.
Il risparmio economico: l’impiego di tre lampade fluorescenti compatte utilizzate al posto di tre ad
incandescenza per 2000 ore l’anno per un periodo di cinque anni consente un risparmio (anche tenendo
conto del maggior costo delle lampade fluorescenti) di oltre 400 euro.
La saggezza: alcuni accorgimenti consentono di razionalizzare, diminuendolo, il consumo di elettricità per
illuminare la casa.
1) il più banale ma forse il più trascurato, tenere pulite le lampadine dalla polvere che riduce il loro potere
illuminante;
2) evitare i lampadari con molte lampadine. Una lampadina da 100 watt fornisce la stessa illuminazione di
6 da 25 watt ciascuna ma consuma il 50% in meno;
3) evitare le luci che illuminano il soffitto: richiedono più energia per fornire la stessa quantità di luce di un
fascio diretto;
4) in locali condominiale come scale, cantine, garage dove è frequente dimenticare la luce accesa
impegnarsi per far applicare interruttori a tempo
Opuscolo Abc base
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Lavatrici &
Lavastoviglie
L’Italia, per utilizzare l’energia che gli serve, dipende per l’81% dall’estero. Questo dato fotografa, meglio
di ogni altro, l’importanza di un’attenta gestione delle nostri fonti d’energia. Ognuno di noi, nella vita di
tutti i giorni, può contribuire con piccoli gesti ad evitare gli sprechi a salvaguardare l’ambiente, a diminuire
la dipendenza dall’estero.
Anche un piccolo gesto come spegnere la luce quando si esce da una stanza o come regolare
opportunamente i termostati dello scaldabagno, se ripetuto su larga scala, può far risparmiare
milioni di kilowatt-ora all’Italia e qualche centinaio di mila lire all’anno ad ognuno di noi.
• Per le lavastoviglie il consumo annuo è superiore a quello delle lavatrici, pur essendo molto meno
diffuse, poiché vengono accese più frequentemente.
• Provvedete ad isolare la lavastoviglie da altri elettrodomestici quali frigo, congelatori che se a contatto
con la lavastoviglie sono destinati a consumare più energia.
• Utilizzate le lavastoviglie a pieno carico, per quanto possibile: il consumo di elettricità, acqua e detersivo
non cambia.
• Non selezionate temperature elevate o cicli lunghi se le stoviglie non sono particolarmente sporche.
• Non eccedete nell’uso del detersivo attenendovi alle dosi consigliate, anzi se possibile riducetelo.
• Se possibile non utilizzate il programma per asciugare le stoviglie .potete ottenere il solito risultato
lasciando il cestello aperto a fine lavaggio. Risparmierete quasi il 50% dell’energia.
• Ricordate di pulire il filtro dopo uno due cicli di funzionamento, di evitare l’introduzione di stoviglie
con residui di cibo e di verificare che il contenitore del sale sia sempre pieno.
• Per le lavatrici il consumo di energia dipende in larga misura dalla temperatura e dalla quantità
dell’acqua di lavaggio, mentre il consumo di detersivo dipende dalla temperatura e dalla durezza
dell’acqua. E può anche triplicarsi se si ha a disposizione acqua dura anziché acqua dolce.
• Utilizzate la lavatrice a pieno carico oppure servitevi del tasto economizzatore se la biancheria è poca.
• A 60° il bucato è igienicamente perfetto, se non c’è uno sporco particolare usate una temperatura
tra i 30 e i 40°.
• Il prelavaggio richiede doppie dosi di detersivi e il 15 per cento in più di energia. Preferite gli ammolli
a lavatrice spenta.
• Evitate di far funzionare la lavatrice nelle ore di punta del consumo elettrico (tra le 9 e le 17).
• Usate il programma più adatto, evitando programmi troppo lunghi o con temperature dell’acqua troppo
elevate se il bucato non è molto sporco.
• Dosate il detersivo in funzione della effettiva durezza dell’acqua (meglio comunque scarseggiare
nelle dosi)
• Ricordate di pulire il filtro periodicamente.
Opuscolo Abc base
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Marchio
ecologico
europeo
Il marchio ecologico europeo (ecolabel), istituito nel 1992 ed aggiornato nel 2000 con il
Regolamento n.1980, segnala ai consumatori i prodotti con un impatto ambientale decisamente
inferiore a quello degli altri della medesima categoria durante l’intero ciclo di vita, produzione,
utilizzo e smaltimento finale.
• Il marchio europeo è costituito da una margherita con una “E” circondata da 12 stelle al posto dei
petali; le aziende possono richiedere la concessione del marchio per uno o più prodotti ad un apposito
Organismo Nazionale che si coordina con il Comitato Europeo
• Tra i parametri che vengono valutati per assegnare il marchio, vi sono le emissioni in atmosfera, in
acqua, le immissioni al suolo, la riduzione dei rifiuti, il risparmio energetico, la tutela delle risorse
naturali, la prevenzione dell’effetto serra, la protezione della fascia di ozono, la silenziosità, la
biodiversità.
• Le categorie di prodotti etichettabili, per le quali sono stati definiti i criteri ecologici di assegnazione del
marchio europeo sono:
- ammendanti
- calzature
- carta per fotocopie
- coperture dure per pavimenti
- detergenti multiuso e per
servizi sanitari
- detersivi per il lavaggio
a mano dei piatti
- detersivi per lavastoviglie e
bucato
- elettrodomestici (lavatrici,
lavastoviglie, frigoriferi)
- lampadine elettriche
- materassi
- personal computer
- prodotti in carta tessuto:
carta igienica, carta da cucina,
fazzoletti ecc.
- prodotti tessili
- vernici
• Il nuovo Regolamento ecolabel (1980/2000) prevede che il marchio possa essere applicabile anche ai
servizi. Il primo servizio sul quale sarà possibile richiedere l’attribuzione del marchio europeo sarà quello
turistico offerto dalle strutture ricettive (alberghi, campeggi ecc.) per il quale è stata incaricata l’Italia di
definire i criteri di assegnazione.
• In Italia, al marzo 2002, erano 236 gli articoli che avevano ottenuto il marchio ecologico, appartenenti a
7 gruppi di prodotti: calzature, carta per copie, detersivi per lavastoviglie, detersivi per bucato, prodotti
tessili, carta tessuto e vernici.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Naturali
Ogni giorno siamo subissati da pubblicità che ci parlano di prodotti e linee “naturali” per shampoo,
saponi, detergenti ecc. , al punto che si ritiene non abbia problemi di scelta chi diffida delle tante sostanze
chimiche contenute nei prodotti di igiene e cosmesi.
E’ bene sapere che un prodotto interamente a base vegetale è impossibile da fabbricare e
conservare (oli a parte).
• Importante è leggere le etichette per capire se, dietro le confezioni accattivanti e piene di disegni e fiori,
sono presenti molte sostanze di sintesi anziché principi attivi vegetali.
• Evitate i prodotti dove non sono riportati gli ingredienti sulle etichette, attenzione anche ai prodotti
ai quali manchi l’etichetta “non sperimentato sugli animali”. Potrebbero essere stati testati, tra mille
sofferenze, sugli animali prima di essere messi in commercio.
• L’uso di creme, shampoo, ecc. , comunque, non deve diventare abuso: per l’igiene e cura del corpo
non si deve mai esagerare nelle quantità, come neppure nell’utilizzo dell’acqua.
• Evitate di fare collezione di campioncini di prodotti di cosmesi: per un risparmio minimo contribuite
a produrre rifiuti con sacchettini , bustine , fialette usa e getta. E poi un prodotto siete in grado di
giudicarlo da quantità così ridotte?
• Se possibile cercate di utilizzare prodotti dotati di ricarica in modo da ridurre la quantità di flaconi e
boccette. In alcune catene è possibile persino effettuare la ricarica dello shampoo preferito alla spina.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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OGM
(organismi manipolati
geneticamente)
“Nessuno sa se fanno male o bene. Per il momento mangiateli, tra qualche anno vedremo.”
Pare questa la parola d’ordine dell’industria agroalimentare e, cosa ancor più grave, delle
autorità governative.
Stiamo parlando degli ogm, organismi manipolati geneticamente, che di fatto hanno già invaso le nostre
dispense.
• Si calcola che circa il 60% dei cibi confezionati presentino tracce di ogm. Cioccolata, soia, pesce, olio,
mais, pane, merendine, scatolame, gelati, biscotti formaggi, sono solo alcuni esempi dei prodotti
dell’industria alimentare che possono contenere ogm.
• Ancora poco si sa degli effetti sull’ecosistema e sull’uomo, soprattutto dei loro effetti nel medio lungo
periodo poiché richiedono almeno una generazione per manifestarsi e solo da poco questi prodotti
hanno invaso la catena alimentare.
• Come fare per riconoscerli? Impossibile: esistono problemi che impediscono, o quasi, di accertarne con
sicurezza la presenza.
• Il sistema di etichettatura architettato dall’Unione europea per i cibi manipolati geneticamente prevede
l’obbligo per le aziende alimentari di indicare sulla confezione se i loro prodotti contengono più dell’1%
di ogm. Ma questo obbligo non riguarda i produttori di materie prime ed in ogni caso non sono previste
sanzioni. In pratica la normativa non riguarda anche i derivati dei prodotti ad es. lecitina di soia. Non
solo, il limite dell’1% riguarda i singoli ingredienti, quindi se per ogni ingrediente contenuto nel prodotto
la presenza di ogm è al di sotto di questa soglia non scatta l’obbligo di segnalazione in etichetta.
• Se la legislazione lobbistica dell’UE non bastasse a rendere praticamente inefficace qualsiasi controllo,
si aggiunge il fatto che in America vengono mischiati già nei silos dopo la raccolta partite di cereali
naturali con partite di prodotti transgenici.
• Cosa dirvi? Massima attenzione quando nelle etichette vedete comparire ingredienti quali: sciroppo
di mais, destrosio, lecitina, olio di soia, olii vegetali, olio di mais. Di più, per ora, i nostri governati non
ci consentono di fare. Alla faccia dell’informazione e del libero mercato a cui a parole tutti si ispirano.
• Le manipolazioni genetiche saranno la grande battaglia del XXI secolo per tutti quelli che hanno a cuore
le sorti dell’ambiente e della sacralità della vita.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Prodotti
biologici
Mele, pere, fragole sono forse meno colorate, meno grosse e con una forma meno perfetta.
Ma incominciano ad andare forte. Si calcola che il giro d’affari in Italia sia intorno ai 2mila miliardi
con 800mila ettari coltivati.
Stiamo parlando dei prodotti alimentari biologici, ovvero provenienti da coltivazioni dove pesticidi
e prodotti chimici sono stati banditi ed al loro posto si applica la lotta integrata con insetti antagonisti
di quelli nocivi, dove gli animali hanno pascolo e non gabbie, dove i concimi sono di origine
esclusivamente animale e vegetale.
• Un prodotto per essere definito biologico deva avere almeno il 90% di ingredienti provenienti
da agricoltura biologica.
• Deve riportare sulle confezioni la scritta “da agricoltura biologica” oppure “da coltura biologica “.
• Non fatevi ingannare da indicazioni sulla confezione del tipo “prodotti naturali” o “naturale”
che non significano nulla in quanto qualunque prodotto viene dalla natura (più o meno...).
• I prodotti dell’agricoltura integrata non sono esattamente quelli biologici nel senso che i loro metodi
di produzione consistono nel ridurre al minimo gli antiparassitari e altri veleni, integrandoli con metodi
naturali di produzione.
• Esistono alcuni consorzi ed organismi indipendenti che certificano che il prodotto in vendita si a
effettivamente biologico . In Italia sono nove i marchi, certificati dall’Unione Europea, che effettuano
controlli sulle produzioni biologiche.
• Un prodotti biologico deve avere indicazioni chiare sull’etichetta, in particolare devono risultare:
il nome commerciale ed il marchio, gli ingredienti, l’indicazione “da agricoltura biologica”, il nome
dell’organismo di controllo.
• Scegliere prodotti biologici, oltre che ad evitare di ingurgitare sostanze ( si calcola che solo di additivi
chimici e conservanti la razione annua per ognuno di noi sia di circa 12 chili) i cui effetti non sono certo
benefici, contribuisce ad alimentare un approccio all’agricoltura più rispettoso dell’ambiente, che
riprende i sistemi di coltivazione antichi e meno legati alle logiche industriali di certe grandi aziende
agroalimentari.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Quanto
si usa,
quanto
si getta
Definiamoli beni non durevoli (anche se spesso sono molto resistenti perché di plastica) sono destinati
a servire una o pochissime volte. Sono gli oggetti usa e getta il cui fine ultimo è di sbarazzarsene nel minor
tempo possibile.
Ciclo di vita cortissimo, ma impatto ambientale altissimo. Questi oggetti vanno a d alimentare
le discariche, e gli inceneritori o, nella migliore delle ipotesi entrano nella raccolta differenziata.
• Molti di essi non sono riciclabili (nonostante i produttori sostengano il contrario): accendini, pennarelli
e penne, macchine fotografiche usa e getta, spazzolini, pellicole, stoviglie di plastica, pannolini, ecc., ecc.
• Per molti di essi l’alternativa con minor impatto ambientale esiste, basta cercarla. Eccone alcuni esempi,
senza dimenticare che, oltre alla buona volontà, sarebbe necessaria una tassa sugli usa e getta.
• Stoviglie e piatti per pic nic possono essere tranquillamente utilizzati in plastica rigida, in modo da poter
essere lavati e riutilizzati le volte successive.
• In cucina possono essere usati stracci o panni in microfibra anziché chilometri di rotoloni in carta.
Stesso discorso per i tovaglioli che sono da preferire in cotone.
• Quanto agli accendini (ogni anno 100 milioni di pezzi buttati) esistono quelli ricaricabili o i classici
fiammiferi.
• Due milioni all’anno sono invece le macchine fotografiche buttate in Italia. Perché non scegliere
una macchina duratura di tipo compatto che occupa poco spazio e dura moltissimo?
• Anche nel farsi la barba è possibile evitare inutili sprechi : ormai dovunque sono rintracciabili le lamette
che hanno solo la testina usa e getta e non l’intero rasoio.
• Evitate i mille falsi – utili oggetti elettrici che, specie in cucina, inondano le nostre case: un po’ di sano
olio di gomito non guasta.
• Da ultimo un consiglio sulla carta igienica: ma (visto l’uso a cui è destinata) serve proprio profumata,
disegnata e colorata?...
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Raccolta
differenziata
La raccolta differenziata è il sistema con il quale (tramite campane in strada o contenitori distribuiti per
ciascun condominio) i cittadini conferiscono al servizio di igiene urbana i rifiuti per frazioni omogenee di
materiali, consentendo il riciclo ed il recupero di materie prime ( ad es. carta, vetro, compost, metalli ecc.).
la separazione per flussi omogenei di rifiuti è il sistema più efficace per ottenere nuove materie
riutilizzabili diminuendo il consumo e l'avvio in discarica di risorse preziose. Se i rifiuti vengono
mischiati assieme durante la raccolta la loro successiva separazione e riciclo con macchinari
risulta difficile, costosa e non fornisce un prodotto di recupero di buona qualità.
Il decreto Ronchi (22/97) ha stabilito per i Comuni obbiettivi minimi di rifiuti da raccogliere in maniera
differenziata: entro il 2003 dovranno essere almeno il 35% del totale ma entro il 2001 dovevano essere
già il 25%. Diciamo "dovevano" perché la scadenza era il mese di aprile e sono ancora pochi i Comuni
(quasi tutti al centronord) che hanno rispettato l'obbiettivo per il 2001.
• I materiali più pesanti e recuperabili da cui cominciare per raggiungere gli obbiettivi sono la frazione
organica (scarti di cucina e giardino, circa il 30% del totale) e la carta (tra il 25 ed il 30% del totale dei
rifiuti). Ma possono essere recuperati agevolmente anche vetro (8%), metalli (lattine e scatolame, 3%);
maggiori problemi presenta la plastica per il suo basso peso specifico e difficoltà di riciclo (a causa delle
numerose famiglie di polimeri riunite sotto il suo nome).
L'importante, quando c'è la raccolta differenziata, è mettere i rifiuti al posto giusto.
• Nei contenitori per la carta vanno inseriti: giornalame, riviste, libri e giornali vecchi, imballaggi in
cartone; non vanno inseriti carta plastificata, oleata o carbone, riviste ancora nel cellophane, contenitori
in tetrapak.
• Nei contenitori per il vetro: bottiglie e vasetti in vetro; non vanno ceramica, tubi al neon ed altri oggetti
in vetro che non siano contenitori.
• Nei contenitori per l'organico: scarti di cucina (per gli sfalci di giardino controllare le indicazioni
del Comune se è possibile inserirli nello stesso sacco)
• Nei contenitori per la plastica: bottiglie, flaconi
• Nei contenitori per il metallo: lattine e scatolame in alluminio e banda stagnata
• Alcuni rifiuti a causa della propria pericolosità vengono raccolti separatamente per avviarli
ad uno smaltimento separato in condizioni di sicurezza: tra questi pile e farmaci scaduti.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Shoppers
Sono miliardi, leggere, impermeabili, comode, troppo comode. Stiamo parlando delle borse in plastica che
hanno invaso ogni spazio. Solo in Italia, ogni anno, vengono immessi al consumo oltre 8 miliardi di questi
sacchetti che spesso ritroviamo abbandonati in terra, in città, in campagna, sulle spiagge e (tantissimi) in mare.
La plastica, come sappiamo, è indistruttibile e pur non provocando inquinamento del suolo rimane
nell’ambiente creando inquinamento visivo. I sacchetti, se dispersi nel mare, rischiano di essere ingeriti
sia dai delfini che dalle tartarughe marine con grave pericolo per le loro vite.
La guerra legale per arrivare a tassare i sacchetti di plastica ha visto di recente il suo epilogo con
il pronunciamento della Corte di Cassazione che ha dichiarato illegale la tassa di 100 lire da far pagare
per ogni sacchetto di plastica utilizzato dagli acquirenti-consumatori nei supermercati, negozi alimentari
ecc.. Sua maestà il consumatore è stato "liberato" da un'ingiusta e "pesante gabella" che ne limitava la
libertà di utilizzare e disperdere quanti sacchetti di plastica volesse, senza incontrare alcun limite che gli
faccia percepire che quello che sta utilizzando, spesso sprecando, non di rado disperdendo e
abbandonando nell'ambiente, è una risorsa esauribile (petrolio) ed un rifiuto (potenzialmente inquinante).
Fare Verde va controcorrente. Come sempre.
Noi non esultiamo affatto per l'abolizione di questa tassa che è attualmente in vigore in paesi europei
ben più avanzati dell’Italia in campo ambientale (Germania in testa) e che è in linea con i principi di
fiscalità ambientale delineati dal V Programma di Azione Ambientale europeo (recepito anche dall’Italia
ma evidentemente solo sulla carta).
• Affidare i comportamenti dei consumatori al semplice invito - scritto sui sacchetti - a non disperderli
nell'ambiente, senza accompagnarlo da un segnale tangibile che le risorse hanno un costo, significa
semplicemente non voler cambiare le abitudini allo spreco. Riteniamo che questa tassa debba restare
e semmai essere alzata - 100 lire sono una somma ormai irrilevante - per far percepire che il sacchetto
rappresenta, in ogni caso, un consumo di risorse, per limitarne il consumo ed incentivarne il riutilizzo.
• L’invito è quindi ad utilizzare sempre di più borse della spesa in cotone, plastica rinforzata, iuta, tela, ecc.
Sono pratiche durano a lungo e sono riutilizzabili tantissime volte (con l’iscrizione a Fare Verde potete
ottenerne gratis una in cotone…).
• Cercate di avere sempre in macchina alcune borse in plastica o altri materiali in modo da poterle usare
per acquisti non programmati e non doverne prendere di nuove.
• I sacchetti in carta non li buttate via nella pattumiera, ma Ricordate di conferirli nella campana della carta.
• Una volta utilizzati e riutilizzati gli shoppers in plastica possono essere sfruttati come sacchi per
l’immondizia.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Turismo
T come viaggiare. Si, non ci stiamo sbagliando: il primo passo è quello di riappropriarsi della voglia di
viaggiare, di non fare turismo. Le agenzie hanno, ormai, suddiviso la Terra in percorsi, soggiorni
trasformando la natura in un prodotto, spesso identico in ogni parte del mondo: solite catene alberghiere,
i soliti canali televisivi, i soliti menu, qualche tocco esotico lasciato alle bancarelle dove i discendenti dei
selvaggi di un tempo vendono paccottiglia.
Eppure il mondo esiste grazie alla sua diversità. Ma il turismo non può accorgersene: su questo argomento
l’urgenza sta proprio nella capacità di reimparare a viaggiare, a scoprire, a vedere con i nostri occhi le
diverse realtà.
• Viaggiare significa, innanzitutto, riscoprire le tante bellezze, i paesaggi unici che la nostra terra ci
regala. Troppo spesso la voglia di vacanze esotiche ci fa dimenticare che più della metà del patrimonio
artistico mondiale è in Italia.
• I viaggi spostano ogni anno nel mondo mezzo miliardo di persone, quasi esclusivamente appartenenti a
venti paesi con il reddito pro capite più elevato. Solo a parole i viaggi sono diventati alla portata di tutti,
bene non scordarlo.
• Per chi opta per mete esotiche la prima raccomandazione è di cercare di mantenere uno stile di vita il più
semplice possibile.
• Evitare di trasformarsi in paparazzi improvvisati che fotografano tutto e tutti, irrispettosi delle culture e
della dignità altrui.
• Attenzione ai souvenir esotici: evitate di acquistare tutto ciò che comporta il sacrificio di animali o piante
o che, più in generale, comporta la distruzione dell’ambiente.
• Chi si illude di contribuire ad arricchire sensibilmente i paesi del terzo e quarto mondo con i propri viaggi
sappia che solo il 10% di quanto speso rimane mediamente nelle economie di questi paesi. Il resto
finisce, attraverso le proprietà di aerei e alberghi, per tornare in occidente.
• I danni all’ambiente sono legati alle infrastrutture ed ai consumi dei turisti che possono provocare
l’impoverimento idrico, inquinamenti. Evitate ogni spreco, ricordandovi che molte delle risorse che
utilizzate non sono assolutamente alla portata delle popolazioni locali.
• Per chi vive con disagio queste situazioni può rivolgersi alle proposte del turismo responsabile che mette
in contatto i viaggiatori con gruppi locali, estranei all’industria delle vacanze. Cosa offre? Stili di vita
semplice, alimentazione autoctona, soggiorni presso le stesse realtà locali. Sono molte in Italia le
associazioni e le agenzie che propongono di scoprire culture diverse dalla propria, la loro supervisione è
affidata all’Associazione Italiana Turismo Responsabile.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Uova
• In Italia, ogni anno, consumiamo 222 uova pro capite. Vengono prodotte da circa 40 milioni di galline
che, molto spesso, sono allevate in condizioni infernali.
• La maggioranza di esse vive in 450 centimetri quadrati . Per darvi un’idea è lo spazio di un foglio di carta
in dimensione A4, dentro il quale devono sopravvivere 24 ore su 24.
• Nelle gabbie non hanno la possibilità di muoversi, beccare, raspare, vedere la luce.
• Nel cibo viene rimmesso il loro stesso guano, perché dentro vi è ancora qualcosa di nutriente. Spesso
vengono aggiunti coloranti per dare un po’ di colore ai tuorli delle uova prodotte che tendono ad essere
anemici.
• In molti allevamenti industriali il ciclo giorno/notte non è di 24 ore, ma viene accelerato attraverso
l’illuminazione artificiale per consentire una crescita più rapida degli animali. Non vogliamo continuare:
se siete forti di stomaco e volete documentarvi meglio vi consigliamo il sito della LAV (www.mclink.it/
assoc/lav) che da anni conduce una battaglia in favore di questi sfortunati animali.
Dal 2012 (avete letto bene 2012…) l’Unione Europea ha stabilito che saranno fuori legge questi
tipi di gabbie di batteria. Nel frattempo verrà disincentivato l’uso, ma non proibito.
• Cosa fare? Potete scegliere di acquistare uova prodotte in allevamenti non di batteria, ma all’aria aperta.
• Sono ormai disponibili presso ogni supermercato oppure (per chi ne ha la fortuna) presso piccoli
negozietti che si riforniscono direttamente dai contadini.
• Le confezioni che testimoniano l’allevamento in libertà della galline devono riportare le seguenti diciture:
“uova di allevamento all’aperto – sistema estensivo” oppure “uova di allevamento all’aperto”.
• La dicitura “uova di galline allevate a terra” significa che sono state allevate al chiuso, ad esempio in un
capannone.
• Diffidate delle uova etichettate come “ecologiche”, “ naturali”, “ fresche” , di “campagna” o
“biologiche” sono solo parole che al più possono indicare il tipo di mangime dato alle galline o,
addirittura, sono solo formule pubblicitarie utilizzate per mascherare la provenienza industriale.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Vetture
In Italia abbiamo un’auto ogni due abitanti: con una popolazione pari al 1,21% del totale mondiale
il parco macchine rappresenta il 6,5% delle vetture esistenti sulla terra.
• Buona parte delle grandi emergenze ambientali nascono, direttamente o indirettamente, dal bisogno
di mobilità: effetto serra, inquinamento dei mari, spreco di materie prime, assottigliamento dell’ozono.
• Le auto sono responsabili del 20% delle emissioni di anidride carbonica nel mondo.
• Ai costi ambientali vanno aggiunti i costi della congestione : in media ogni persona passa sette anni
della propria vita in auto.
Le innovazioni tecnologiche non potranno fare tutto: è necessario un nuovo modello culturale
che convinca le persone ad allontanarsi dalla mobilità privata.
• Il primo passo è un ritorno spinto all’uso della bici: non inquina, non fa rumore, non consuma energia,
fa bene alla salute, rende più belle le nostre città. Cosa aspettiamo ad utilizzarla di più?
• Indispensabile è un maggior uso dei mezzi pubblici. La scusa della mancanza di essi non vale quasi mai
nelle medie e grandi città. Spesso i ritardi nelle corse sono dovuti agli intasamenti delle strade per la
presenza di un numero strabordante di mezzi privati.
• Car sharing e car pooling sono utili alternative all’uso del mezzo privato. Il primo è un sistema di
noleggio di un auto condominiale che viene utilizzata da un certo numero di persone pagando un affitto;
la seconda consente di condividere un tatto di strada in un’unica macchina con persone che vanno nella
stessa direzione: scuola, lavoro. ecc. In Italia siamo ai primi passi.
• Uno stile di guida meno inquinante è anche più economico. Più benzina si usa, più soldi si spendono, più
inquinamento si provoca, più sicurezza si perde. Uno stile di guida calmo riduce la spesa finale del 30%!
I consumi nei centri urbani sono tre volte maggiori di quelli in autostrada.
• Perciò non superate i due terzi della velocità massima e Ricordate di far girare il motore a freddo
per scaldarlo, mantenete una velocità costante, usando l’acceleratore in modo dolce.
• Evitate di mettere in funzione l’aria condizionata, come pure tutti gli accessori dell’auto, se non quando
sono utili.
• Controllate con regolarità la pressione dei pneumatici: una leggera sgonfiatura aumenta il consumo
di carburante del 2-3 %.
• Ricordate di sostituire l’olio al motore presso i centri che raccolgono quello esausto.
Un cambio d’olio versato in un tombino può compromettere 5000 metri quadri d’acqua.
• La batteria è un rifiuto tossico pericoloso: le vecchie non devono mai essere disperse nell’ambiente
o gettate nei cassonetti.
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
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Zaino
Ecologico
Con questo piccolo elenco di consigli abbiamo cercato di far riflettere su come ogni nostro
piccolo gesto quotidiano possa avere un impatto (a volte anche elevato) sul nostro ecosistema.
• Ogni prodotto e ogni attività utilizzano energia e materiali. Questi consumi incidono sulla natura
attraverso montagne di materiali rimossi, il pompaggio di acquee sotterranee, perforazioni
• Tutto queste attività si chiamano zaini ecologici e la loro riduzione sarà determinante per contribuire alla
protezione della natura.
• Ognuno di noi può contribuire ad alleggerire lo zaino ecologico della nostra città, della nostra nazione,
del mondo.
• Il consumatore che agisce da cittadino conscio dei problemi ambientali è e sarà il vero protagonista di
un cambiamento economico in direzione della sostenibilità.
• Sviluppare abitudini nella nostra vita quotidiana che causino un uso meno devastante delle risorse è
destinato a smentire chi sostiene che ognuno di noi agisce solo per scopi utilitaristici e per il suo
interesse privato.
• Incominciamoci a chiedere da dove viene quel prodotto esotico, chi ha prodotto quel paio di scarpe,
quanta energia richiede la produzione di un’auto, quanto calore scappa dalle nostre case o dove verrà
smaltito il nostro computer. Sarà l’inizio di riflessioni che ci porteranno lontano , verso un mondo più a
misura di uomo e più rispettoso dell’ambiente. Chi verrà dopo di noi non potrà che ringraziarci.
• Un ultimo consiglio, riflettete su queste quattro criteri, dentro c’è tutta la filosofia ecologista che
permette di vivere bene senza essere travolti dai consumi o da stili di vita non compatibili con le risorse
di questo nostro pianeta:
PARSIMONIA
ORIENTAMENTO LOCALE
UTILIZZO COMUNE
LUNGA DURATA
Opuscolo Abc base
27-01-2003 19:53
Pagina 2
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Opuscolo Abc base - Roby Merano (BZ)