PRESENTAZIONE Per la 15ª Edizione del ‘Museo sotto le stelle’ il teatro torna protagonista delle serate a casa Cervi. Ormai da più di dieci anni l’Istituto Alcide Cervi ha fatto del teatro uno strumento privilegiato di dialogo, sia con le scuole sia con il più variegato pubblico di visitatori adulti. Abbiamo così deciso di dedicare la rassegna estiva a questa tradizione, collocandovi la 7ª edizione del Festival di Resistenza. Il Festival di Resistenza quest’anno torna alla casa, alle tradizioni...alla ricerca di quell’antico legame fra l’uomo e la sua terra. Terra emiliana la nostra, fatta di sagre, di incontri con altre tradizioni, altre genti, altri dialetti dove il teatro assume anche la particolare forma di ‘teatro di stalla’, un modo ironico di leggere e decodificare la realtà circostante. Ci sono animali della nostra pianura, allegoria delle passioni umane, con Bercini e Cà luogo d’Arte; tornano i burattini e la loro lettura disincantata della realtà con Umberto Fabi, regista e attore che intervisterà anche Gigliola Sarzi, la cui storia famigliare la lega profondamente alla casa dei Campi Rossi di Gattatico. Quando i Cervi infatti cominciarono a tessere la rete clandestina per dare inizio all’attività antifascista, per la quale furono poi catturati e fucilati, il loro primo contatto fu una famiglia di attori girovaghi originaria di Mantova: i Sarzi. E questo legame Cervi-Sarzi sarà uno dei fili conduttori del Festival 2008, un festival di teatro a suo modo antico, artigianale, che riscopre un mondo ricco e anche delicato. Non a caso Bercini e Fabi hanno mosso i primi passi nel mondo del teatro come allievi di Otello Sarzi, creatore di storie e burattini, compagno di lotta dei Cervi, amico di Dante Castellucci – alla cui vicenda è dedicata la serata del 25 luglio - che portò dalla Calabria direttamente a Casa Cervi, casa di latitanza, casa che accoglieva, nutriva tanti giovani sbandati o coscienti in quegli anni di guerra civile. Una storia quindi, quella che troviamo in quest’aia a Gattatico, che lega tradizioni, terre e altre storie. Perchè partiamo da qui, dalla nostra esperienza, coscienti del suo essere parte di una trama che vede altri fili intrecciarsi fra di loro e dare vita ad una storia comune, di popolo, che attraversa l’Italia intera, dalla Sicilia del poeta Buttitta alle campagne delle opere verdiane e ai partigiani che su questi monti hanno combattuto. L’organizzazione del Festival di Resistenza vede anche quest’anno riconfermata la preziosa collaborazione con l’Associazione ‘Teatro di Pianura’ e, per la prima volta, il contributo di Boorea, la cooperativa creata da 34 aziende associate a Legacoop Reggio Emilia per promuovere la cooperazione internazionale, la solidarietà sociale, la cultura e la ricerca. Si tratta di un contributo importante, che sottolinea la sensibilità del mondo della cooperazione al territorio, alla sua cultura e alle sue attività, soprattutto quanto esse guardano alla storia recente e alla promozione dei valori che sono alla base della Resistenza. Inaugurazione del Festival in compagnia di Remo Melloni. (Direttore Artistico Museo dei Burattini di Parma / Docente presso Accademia d’Arte Drammatica ‘Paolo Grassi’ di Milano) CA’ LUOGO D’ARTE INCONTRI CON ANIMALI STRAORDINARI: Il maiale “Incontri con animali straordinari-Il maiale” è parte di una trilogia. Tre storie d’amore, raccontate in uno spazio circolare a forma di arena. Il pubblico, seduto su una gradinata di legno sotto un tendone a strisce, assiste ad uno scontroconfronto d’amore: amore paterno, amore fraterno, amore impossibile. Come testimoni impassibili tre animali: mucca, maiale, gallina. In questo caso il maiale assiste all’incontro tra due fratelli. Abbiamo scelto di raccontare queste storie sotto lo sguardo curioso e lontano degli animali da cortile, consci che la natura continua comunque il suo cammino. E se vista con occhi diversi può aiutarci a continuare il nostro. Nonostante tutto. CA’ LUOGO D’ARTE è un’associazione culturale che ha trasformato una cascina di campagna in luogo del fare e del pensare. Là, in un portico diventato teatro, in una stalla diventata laboratorio scenotecnico, in una conigliera diventata sartoria, gli artisti di Cà ricercano nuovi linguaggi per un teatro infantile. Pensando all’infanzia non come ad un’età della vita, ma come ad uno stato dell’anima da difendere e valorizzare, il gruppo alterna la produzione di spettacoli per bambini ed adulti ad azioni culturali con realtà che si occupano di educazione: enti, scuole, circhi, musei, fattorie didattiche, per cercare nella contaminazione degli sguardi la crescita del suo pensiero poetico. Senza avere nessun altra presunzione che quella di gettare una parola in più delle tante già dette e scritte, che possa, generando onde concentriche, chiamare in vita azioni e pensieri, obbligandoli a reagire e ad entrare in rapporto tra loro, nella pretesa tutta infantile che non sempre le cose siano come dovrebbero essere. partecipanti sarà offerto un rinfresco al termine della rappresentazione * Ai * E’ obbligatoria la prenotazione UMBERTO FABI ERRE TRE, Opera per burattini e burattinaio. …Erre tre è un’opera per una compagnia di burattini e un burattinaio. …È mio desiderio raccontare, attraverso questo primo atto cartaceo, perché ho scelto di mettere in scena un opera per burattini. … l’ovvio… Una compagnia siffatta è decisamente più gestibile di una qualsivoglia sua omologa composta di attori in carne e ossa. I vantaggi sono evidenti: il burattino non ha problemi legati al sostentamento personale, non crea problemi ai colleghi spandendo sul mondo deliri psichici da egotismo primadonnesco, e non versa l’enpals. … le doti… Oltre a queste lampanti peculiarità pratiche, il burattino ha come dote fondamentale quella d’essere un oggetto magico in grado di suscitare, in chi lo guarda, e in chi lo usa atmosfere inaspettate. Ad esempio, ho potuto verificare personalmente quanto il burattino fornisca chiavi di lettura sorprendenti proprio nel lavoro tecnico ed espressivo di un attore: dall’evocare suoni ancestrali al richiamare posture remote, perchè il burattino è un oggetto che dà l’opportunità all’attore di vedere, all’esterno di sé, quel che giace all’interno di sè. L’attore può trovare nel burattino migliore rifugio di quello che può offrirgli la maschera. Mentre con questa una volta coperta la faccia resta il corpo a parlare, con il burattino dell’attore appare solo la mano talvolta nascosta dalla veste/corpo. L’ingombrante attore scompare, scompare la fatica di fingere d’essere qualcosa d’altro, l’attore si dissolve, e diviene demiurgo di sè stesso: il suo corpo sintetizzato in una mano, il suo volto stilizzato in una maschera dall’espressione inflessibile, il suo spirito compresso ed espresso da un oggetto. Il personaggio purificato dal proprio corpo. Una mano a far da anima e una voce che crea dinamica. … il grottesco e il borghese, comparazione burattino-marionetta… Il burattino è rappresentazione del grottesco, al contrario della “borghese” marionetta che tenta di compiacere l’essere umano imitandolo nella sua inconsapevole miseria. Il burattino con il suo bel faccione da imbecille ci deride mostrandoci con impudenza le nostre ridicole fattezze. E mentre la vezzosa marionetta è mossa dall’alto dei cieli collegata a fili invisibili, il burattino è mosso dal basso, è mosso dalle pulsioni, ha radici nella terra e si esprime attraverso il ventre della mano. … che fare… È urgente ricordare al mondo che il burattino non è –esclusivamente- per bambini, ma è –anche- per bambini, in quanto frequentatori privilegiati del magico, e non perchè imbecilletti ai quali vendere ciofeche di basso taglio artistico tutte boccacce e stronzate. , …e soprattutto… È imperioso urlare che il repertorio del burattino è quello epico-tragico, le fiabette analgesiche non hanno nulla a che fare con il burattino. Il burattino non è un idiota, forse uno stronzo, ma un idiota mai. Chi si fa chiamare burattino e poi sulla scena ci mostra edulcorate storielle idiote deve essere immediatamente degradato al grado di pupazzetto. E sì, lasciatemelo dire: il burattino è tragico. …Il Riccardo È il tentativo di studiare il consunto testo scecspiriano adottando il linguaggio teatrale dell’animazione di burattini. È il risparmio sulle paghe degli attori. E poi Il personaggio di Riccardo non chiede altro che d’essere usato come burattino: la figura stessa di Riccardo proviene dal personaggio del “Vizio” delle rappresentazioni morali pre- e co- scecspiriane dove detto personaggio allegorico era impersonato dal buffone della compagnia. Il Riccardo non è umano, ma le sue pulsioni al potere sono dell’uomo. La struttura psicologica stessa del personaggio è poco umana. E’ la stessa struttura drammaturgica del teatro elisabettiano che mi suggerisce di costruire una tragedia per burattini. LA NUOVA COMPLESSO CAMERATA/ LA FABBRICA DELL’ATTORE VERDI. UN MAESTRO RACCONTA L’EMILIA Spettacolo per campagne e un piccolo gruppo di spettatori di: Gianluca Albertazzi, Oreste Braghieri, Enzo Toto, Bruno Venturi con: Gianluca Albertazzi, Maura Antonelli, Simona Boni, Oreste Braghieri, Alice Frongia, Caterina Ghidini, Riccardo Manfredi, Savino Paparella, Francesca Pompeo, Enzo Toto, Bruno Venturi, Silvano Voltolina Allestimento Scenografico: Bruno Collavo Verdi è uno spettacolo itinerante che svolge il racconto del melodramma verdiano, filtrato attraverso visioni della terra d’Emilia. Lo spettacolo è articolato in una quindicina di ‘stazioni’, collegate fra loro da tratti di percorso che sono anch’essi spettacolo e racconto. Gli spettatori sono guidati da uno ‘stalker’, una guida che li aiuta a entrare nel lavoro come parte attiva, fin dalla scena introduttiva durante la quale essi vengono ribattezzati con nomi tratti da opere verdiane. Il percorso, che dura circa 3 ore, si svolge dal medio pomeriggio a dopo il tramonto, in campagna. Attraverso il pretesto del melodramma verdiano, lo spettacolo narra situazioni emiliane, tra guerra (quella del ’40-’45) e dopoguerra. Si intrecciano così alcuni Otelli e il sesso fatto in auto in periferia; il racconto di una marcia trionfale dell’Aida con gli animali da cortile e scene di guerra; una merenda sul prato a base di salame e lambrusco e il racconto di opere verdiane che sembrano storie contadine, o di storie di campagna che sanno di melodramma; ricordi di partigiani e lotte coi fascisti; per finire in Traviata, dopo il tramonto. Caratteristica principale del lavoro è proprio il suo essere itinerante: si cammina, si mangia, si beve, si ascoltano storie e musiche, si entra in case private, si colgono scene sorprendenti a ogni angolo del percorso a ogni svolta della strada. “L’uomo venuto da un altro mondo non capisce bene che cosa i terrestri intendessero per teatro: forse, molte cose diverse, fra cui una forma d’arte ormai estinta: l’Opera. Perciò si diverte a seguire le stazioni di Verdi. Un maestro racconta l’Emilia, lo ‘spettacolo per campagne’ allestito dalla Nuova Complesso Camerata mescolando trame di opere verdiane a testi di Celati e Zavattini; versi di Attilio Bertolucci a suggestioni dai film di suo figlio Bernardo o di Bellocchio. Tra polenta e tramonti, salame e Otelli, lambrusco e fascismo, diletto e dialetto, il teatro diventa quella cosa piena di rumore e di furore che si confonde con la vita” (Roberto Barbolini, Panorama) Si prega di vestire comodamente * Ai partecipanti sarà offerto un rinfresco al termine della rappresentazione * E’ obbligatoria la prenotazione * GIGLIOLA SARZI RACCONTA: Intervista a cura di Umberto Fabi Sul palcoscenico Gigliola Sarzi che attraverso un’intervista informale ci racconta dei legami profondi tra la sua famiglia - quella dei Sarzi - e quella dei Cervi, unite da vincoli d’amicizia e di fede negli ideali d’innovazione sociale e della Resistenza. Un’attrice che ci narra dei suoi cinquant’anni di teatro, di teatro concreto portato nelle scuole per parlare ai bambini, nelle piazze per parlare a tutti; una burattinaia che ci parla dell’azione politica fatta da “vere” teste di legno che ridendo e scherzando c’insegnano qualcosa sulla vita. Una figlia d’arte che ci ricorda che per sperimentare il “nuovo” è necessario avere ben salde le radici nella tradizione. Una donna, Gigliola Sarzi, che può rivelarci dove si è perduto, o nascosto, quel mondo fatto di sudore e sacralità che è stato il nostro passato: la civiltà contadina. TEATRO DELL’ALMANDINA LA MAGDA E LA WANDA, LE SORELLE GUERAZZI Chiara Mignani - testo e invenzione scenica Daniela Stecconi e Francesca Sutti sono la Magda e la Wanda Gabriele Merli - sax Matteo Alfieri - chitarra JeanLou Dorne - percussioni Paola Rastelli - abiti di scena Una stravagante favola teatrale sui rapporti famigliari. Due vedettes scalcinate degli anni ’50 - tutte paillettes e stoffe maculate - danno corpo alla metafisica divisione tra bene e male: c’è la Magda, la sorella cattiva, rampante come una gatta mannara e con la mania dei signori e di Milano e c’è la Wanda, la sorella buona, che fa collezione di souvenirs, parla con la “esse” bolognese e ha la nostalgia di casa, il piccolo paesino di Mezzolara. Puro divertimento, gioco su personaggi marginali e, appunto, estremi in questo essere al margine, sull’orlo della normalità, anzi in piena bizzarria. Ci sarà trippa per gatti perchè le due sorelle “vanno d’accordo, su niente”. Queste maliarde odalische si esibiscono in tutti i sensi, alle sorelle Guerazzi non manca “la sostanza: cantàre, balàre, un numero completo” ma quello che viene esibito è anche la loro storia, mostrata per frammenti e lampi, il loro rapporto inossidabile di amore e di odio che corre tra i detriti di una guerra finita da poco. Fuggire dalla miseria e dalle zanzare della bassa padana per inseguire riscatto e successo, ricostruirsi la vita nell’Italia che se la stava ricostruendo a sua volta. Fino a quando, fatalmente, la situazione precipita a causa della collezione kitsch della Wanda (la bambolina souvenir di Pisa, la gondola veneziana, la palla di neve di Firenze…) che alla Magda “ci dà fastidio”. Centrale nello spettacolo è il “numero del bajon”, citazione appassionata dell’iconica ed ironica Silvana Mangano, passando attraverso il Caro Diario di Moretti. Il bajon (suonato e re-inventato dal vivo) è l’indispensabile matrice musicale della vicenda, ora divertita ora ossessiva, che soccorre le Guerazzi nella loro movimentata narrazione. Come un piccolo carillon animato lo spettacolo si dipana in un meccanismo dall’ingranaggio retrò che gioca con gli stereotipi per rivelarne una dimensione altra, protesa al surreale. Interviene Loris Mazzetti, giornalista, scrittore, capostruttura RAI. In collaborazione con Festival “Fino al cuore della rivolta” e “Fondazione Buttitta” “I FRATELLI CERVI” Ballata per cantastorie di Ignazio Buttitta Canta Tano Avanzato Carlo Levi ha scritto che quella di Ignazio Buttitta è una poesia che richiede di essere recitata. Buttitta infatti scriveva i suoi testi recitandoli. Era pienamente consapevole che il suono è parte essenziale della poesia. Volgere i versi in canto è solo estensione e rafforzamento della loro efficacia comunicativa. Numerosi interpreti oggi ripropongono in musica poesie e ballate per cantastorie scritte da Ignazio Buttitta, che è stato in Sicilia modello di una letteratura, di una trasfigurazione della realtà, che vuole farsi ragione individuale di tanti uomini per la trasformazione della realtà stessa. BLANCATEATRO - ARCHIVI DELLA RESISTENZA “DANTE CASTELLUCCI FACIO” ..in nome del partito comunista.. Con: Antonio Bertusi, Antonio Branchi, Riccardo Naldini, Matteo Procuranti fisarmonica e voce Davide Giromini Collaborazione artistica di: Sabine Bordigoni, Nausikaa Angelotti, Rachele Del Prete Regia di: Virginia Martini Una storia raccontata con un prologo, quattro atti, un epilogo. La storia di Dante Castellucci, nome di battaglia “Facio”, comandante del battaglione Picelli, ucciso a 24 anni, è una storia dura. Una storia che dopo tanti anni c’è ancora qualcuno che preferirebbe venisse dimenticata. Una storia ancora difficile per gli storici. Noi non lo siamo, storici. Siamo solo teatranti. Anche Dante Castellucci sapeva di teatro, prima di diventare il “comandante Facio”, aveva fatto l’attore, aveva scritto per il teatro, aveva calcato le scene con la compagnia dei Sarzi e aveva saputo usare la sua arte anche in molte azioni partigiane in cui, d’accordo con i suoi compagni, si era finto qualcun altro. E forse Dante sapeva che l’arte dell’attore si fonda su molte variabili ma la più importante e la più personale di tutte, la più preziosa, la più magica, è la memoria, che produce immagini e storie che sono l’insieme misterioso di quello che sappiamo perché l’abbiamo vissuto, di quello che sappiamo perché qualcuno ce l’ha raccontato, di quello che sappiamo perché l’abbiamo studiato e quello che sappiamo senza che nessuno ce l’abbia insegnato. E’ una memoria “strana” quella intorno alla figura di Dante. Fatta di tanti piccolissimi pezzi di un mosaico che ancora non siamo capaci di guardare da lontano. Abbiamo chiamato a raccolta una piccola folla di voci per metterlo insieme questo mosaico, per raccontare di Dante il Calabrese. Le parole ce le prestano in molti. Ognuna porta la sua valigia di ricordi, di attimi, di verità, di sentimenti. Collabora da anni con l’Istituto Alcide Cervi per la realizzazione del Festival di Resistenza l’Associazione Teatro di Pianura; Fondato da Mariangela Dosi e Rossana Iotti, ha sede a San Sisto di Poviglio (RE), in una casa colonica dove nascono e si realizzano progetti di teatro, di studio, di laboratorio. L’associazione Culturale Teatro di Pianura lavora sul territorio di Parma e Reggio Emilia nei teatri, nelle scuole e nei centri culturali. E-Mail: [email protected] Via Fratelli Cervi, 9 42043 Gattatico -Reggio Emilia Tel. 0522 678356 fax 0522 477491 e-mail: [email protected] web site: www.fratellicervi.it L’ingresso a tutti gli spettacoli è gratuito È vivamente consigliata la prenotazione presso la segreteria organizzativa del Festival