DA
MADRE
a figlio
È
la madre che durante la gravidanza e l’allattamento - dona al figlio tutto il
calcio necessario a formare lo
scheletro.
Durante la gravidanza,
soprattutto nel terzo trimestre, il feto accumula,
prelevandoli dalla mamma, circa 30 grammi di
calcio, che per il 95% si fissano nello scheletro. Se la sola
fonte di calcio per la donna gravida
fosse l’osso, essa perderebbe circa il
3% del suo patrimonio di calcio a
ogni gravidanza.
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Un discorso simile vale per l’allattamento. Nei primi 9 mesi di vita, allo
scheletro del bambino si aggiungono altri 50-75 grammi di calcio, e il calcio gli arriva solo con il latte. La donna deve poterlo produrre - quasi un
litro al giorno! - senza danneggiare il suo scheletro.
Durante la gravidanza e l’allattamento la donna deve quindi disporre di
calcio e di vitamina D in giusta quantità.
Il terzo opuscolo parlerà in dettaglio di queste cose.
Per ora, basti sapere che nella maggioranza dei casi una dieta corretta e
qualche ora all’aria aperta (la vitamina D si forma nella pelle ad opera
della luce solare) sono sufficienti per soddisfare le esigenze, ma se necessario, nel singolo caso, il medico potrà prescrivere dei supplementi.
IL BILANCIO
del calcio
È
bene sapere che il calcio non serve solo alle ossa.
Una ben definita concentrazione di calcio è necessaria ai muscoli - compreso il cuore - per contrarsi, al sistema nervoso per trasmettere i segnali, al sangue per coagularsi, e così via.
Nel sangue, la concentrazione del calcio (calcemia) è sempre mantenuta
entro precisi limiti: se questa concentrazione è alta, il calcio tende a fissarsi nell’osso, se è bassa, il calcio viene prelevato dall’osso. Perciò, oltre
che come struttura di sostegno per il corpo, l’osso funziona un po’ come
una “banca del calcio”.
Lo scambio di calcio fra osso e sangue è continuo, e la cosa non ci deve
preoccupare. Se l’alimentazione è corretta e l’assorbimento intestinale efficiente, l’osso ora dà, ora riceve calcio. Ma in presenza di un insufficiente
apporto di calcio, il nostro organismo non esita a sacrificare l’osso per
mantenere le funzioni vitali.
Questo è ciò che dobbiamo a tutti i costi evitare: avere per lunghi periodi un bilancio calcico negativo.
Il bilancio calcico è la differenza fra il “calcio che entra” (il calcio assorbito dall’intestino) e il “calcio che esce” (normalmente è il calcio perduto con l’urina e le feci, ma nella donna “esce” anche il calcio che passa al
bambino nell’utero o viene secreto con il latte). Ogni “perdita netta” di
calcio va a scapito del nostro “capitale” osseo.
LA NATURA
fa molto....
L
a gravidanza mette in opera nella donna una serie di meccanismi ormonali di adattamento, tra cui la capacità di utilizzare al meglio il
calcio degli alimenti, al fine di proteggere la salute dell’osso della madre
e di assicurare quella del bambino che si sta formando.
L’aumento degli estrogeni e dei “metaboliti attivi” della vitamina D garantisce alla donna una maggiore efficienza nell’assorbimento intestinale di
calcio, che si raddoppia.
La mamma ha così a disposizione la quantità aggiuntiva di calcio che deve
cedere al bambino, senza intaccare la propria riserva scheletrica.
Pensate che, nell’ultimo trimestre, quasi 300 mg di calcio passano ogni
giorno dalla donna al feto.
Questo può ovviamente succedere senza danni solo se la mamma mangia più calcio di quello che servirebbe per lei sola.
Una dieta ricca di calcio è quindi particolarmente importante in questa
fase della vita: in caso contrario, la donna preleverà calcio dalle sue ossa
per donarlo al bambino.
Un discorso simile riguarda l’allattamento, in cui la mamma continua a
donare al bambino il calcio necessario per la prima crescita. Il latte materno contiene circa 300 mg di calcio per litro, e questa concentrazione resta
costante anche se la dieta della mamma è povera di calcio.
Le effettive perdite di calcio della donna dipendono naturalmente dalla
quantità di latte prodotto e dalla durata dell’allattamento. Pensate che, se
non intervenissero gli speciali meccanismi ormonali a cui abbiamo accennato, una donna che allatta per 6 mesi perderebbe dal 4 al 6% del calcio
depositato nel suo scheletro.
Una corretta alimentazione è essenziale per la salute della donna che allatta e in questo periodo un ruolo importante è svolto dal rene, che trattiene più calcio possibile. Tuttavia nell’allattamento non si riesce mai ad ottenere un bilancio calcico positivo e quindi una certa quota di calcio viene
comunque ceduto dalla riserva ossea della donna. Questa perdita di massa ossea è però solo transitoria se l’allattamento non è troppo prolungato e la dieta è corretta. Fino a 9 mesi di allattamento, la donna recupera
tutto il calcio perduto, e entro 18 mesi dal parto la massa ossea ritorna
ai livelli di partenza. Con allattamenti più prolungati e diete carenti di calcio, una certa perdita di massa ossea è definitiva.
...MA LA DONNA DEVE FARE
LA SUA PARTE
Dovrebbe essere ormai chiaro il messaggio principale di questo programma: ogni donna deve prestare particolare attenzione alla sua dieta quotidiana. Assumere ogni giorno la giusta quantità di calcio deve diventare
una cosa naturale. È una cosa non meno importante che assumere la giusta quantità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine, ferro, fosforo e tutte le altre sostanze fondamentali per la salute. Il motivo per cui insistiamo tanto è che è molto più facile avere una carenza di calcio che di altre
sostanze.
MAMME
giovanissime
L
e donne che affrontano la gravidanza in età molto giovane (prima dei 20 anni) sono particolarmente a rischio di perdite di calcio dall’osso. L’adolescenza e la prima giovinezza sono infatti i periodi in cui la
crescita dello scheletro è più rapida, e in cui sono quindi richieste quotidianamente quantità assai elevate di calcio. La mamma giovanissima deve
costruire allo stesso tempo il suo scheletro - che si avvia alla maturità e
al cruciale “picco di massa ossea” di cui abbiamo parlato nel primo opuscolo - e quello del feto. Le sue necessità di calcio sono particolarmente
elevate, ed è molto importante - se possibile, ancor più che nelle altre situazioni - che l’assunzione di calcio sia regolare e quotidiana.
Queste donne devono quindi prestare una speciale attenzione al contenuto
in calcio della dieta, che non deve essere inferiore a 1,6 grammi di calcio
al giorno.
E fate attenzione: “al giorno” vuol dire ogni giorno, perché per dirla una
volta per tutte, non è la stessa cosa mangiare un grammo di calcio tutti i
giorni, e mangiarne tre grammi tutti insieme un giorno ogni tre! Quando
si mangia un grammo di calcio nell’arco di un giorno, lo si può assorbire per intero. Ma quando se ne mangiano tre grammi tutti insieme, probabilmente più della metà andranno perduti con l’urina e le feci...
NELL’UTERO...
Q
uando le ossa del feto incominciano a formarsi sono soffici e
elastiche. Diventano dure e robuste solo con il progressivo depositarsi di
calcio. È durante il terzo trimestre di gravidanza che nel feto avviene la
massima parte della mineralizzazione scheletrica. Il metabolismo del tessuto osseo è estremamente vivace, con un netto predominio della formazione di osso sul riassorbimento.
Perché avvenga quest’acquisizione di minerali da parte dell’osso è naturalmente indispensabile un adeguato apporto di minerali e un ambiente
ormonale che stimoli la formazione netta di osso.
La disponibilità di minerali per il feto è molto grande: tutti i minerali necessari per l’osso (fosforo, magnesio e soprattutto calcio) sono trasportati attivamente dalla madre al feto. Il loro livello nel sangue del cordone ombelicale è molto più alto che nel sangue materno. Nel sangue fetale anche i
livelli di calcio sono molto elevati, e gli alti livelli di estrogeni materni e
di vitamina D facilitano la mineralizzazione ossea. Questo accade anche
in condizioni di deficit di calcio della donna: si può dire che è il feto a
controllare la situazione secondo i suoi bisogni...
DOPO LA NASCITA...
Nel neonato, invece, si verifica momentaneamente un rapido calo
di calcio, in quanto con la nascita egli perde la sua grande fonte di calcio, la placenta. A questo punto l’apporto di minerali e il loro assorbimento dipende solo dalla fonte “latte”.
Nei primi 5 mesi di vita il bambino raddoppia il proprio peso, e nel primo anno lo triplica. Anche il suo
scheletro cresce in proporzione, e ha quindi bisogno di molto calcio.
La maggior parte delle donne, oggi, allatta il suo bambino, anche se alcune non
possono farlo, o lo fanno solo per poco
tempo. Ma il latte è comunque un alimento essenziale anche dopo lo svezzamento. Basta pensare alla rapidità con
cui il bambino cresce nei primi anni di
vita: non aumentano solo la massa
muscolare e il volume degli organi interni, ma anche la massa ossea. Per questo, per una crescita armoniosa il bambino ha bisogno di un’alimentazione equilibrata, con la giusta quantità di tutti i principi nutritivi, e naturalmente, la giusta quantità di calcio.
Per questo possono essere utili due parole sul latte (ulteriori dettagli vi saranno se necessario forniti dal pediatra).
Il latte materno ha una concentrazione di calcio relativamente bassa (300
mg/litro), mentre quelli artificiali ne contengono di più. Tuttavia, il calcio
contenuto nel latte materno, grazie alla presenza di specifici fattori ormonali, può essere assorbito per il 70% circa, mentre quello contenuto nel
latte artificiale è assorbito meno. In definitiva, l’apporto di calcio fornito
dai vari tipi di latte è più o meno lo stesso.
I latti articiali sono sempre arricchiti di vitamina D, mentre il latte materno la contiene naturalmente.
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