La Festa negli ultimi decenni
Negli ultimi decenni del secolo scorso
la Sagra fu arricchita con gruppi musicali,
giostre, balli, pesche di beneficenza e
stand gastronomici.
In alcune edizioni furono organizzati giochi per
i bambini quali la gimkana clclistica e la gara degli aquiloni.
Negli anni 70, in occasione della Festa, presso il campetto da calcio della Chiesa vi erano le giostre ed in particolare il “calcinculo”, che rappresentava un’attrazione
irresistibile per tutti i ragazzi di allora grazie al richiamo
della musica che echeggiava a tutto volume.
Non è mancata la classica
partita di calcio
nelle versioni più disparate
(scapoli contro sposati,
donne contro uomini etc).
In varie occasioni la Festa ha avuto una serata presso il teatro dell’Asilo
Ghezzo, con spettacoli di canterini romagnoli, commedie dialettali, etc.
Tradizionale era infine la “Corsa di
Brót”, evento che si è ripetuto in più
edizioni
e
che
è
rimasto
un’appuntamento fisso per S.P.in
Campiano anche negli anni in cui non
si è fatta la Festa.
L’ultima edizione della Festa di Brot si è svolta nel 2001.
Quest’anno, grazie al contributo di tanti volontari, abbiamo lavorato per
riportarla in vita nella speranza di poterne conservare la memoria
e tramandare la tradizione ancora per lungo tempo.
Comitato Cittadino
San Pietro in Campiano
A proposito della
Le origini e la storia
Fin dal 1800 a San Pietro in Campiano, la domenica dopo
Pasqua, si festeggiava una festa patronale dedicata a Vincenzo Ferreri, Santo e Patrono dei Muratori.
Gli agricoltori erano molto devoti a questo Santo e lo invocavano a protezione dei campi, delle vigne e più in generale come portatore di benefici ai raccolti.
La devozione per S. Vincenzo Ferreri (1350-1419),
risale a diversi secoli fa.
Intorno all’anno 1613, nella vecchia Chiesa Parrocchiale di San Pietro in Campiano, fu aggiunto un
secondo altare in suo onore.
La Festa si teneva sempre nel cortile della Chiesa
del nostro paese.
Secondo una testimonianza del 1881, oltre alle
Funzioni Religiose, la ricorrenza veniva celebrata
anche con un concerto musicale e con lo sparo
di mortaretti.
Non è possibile risalire al periodo
in cui questa Festa paesana prese
il nome che tuttora porta e cioè
“Festa di Brót”.
Il significato del nome è invece
noto e ci viene tramandato dalle
testimonianze dei nonni del nostro paese, intervistati nell’ambito
di una ricerca condotta in passato
dagli alunni delle scuole elementari di San Pierino.
Le origini e la storia
Ma chi erano i “Brót”?
I “brutti” erano coloro che ritornavano a lavorare nei campi dopo la pausa invernale.
Per effetto dell’esposizione al sole primaverile la loro pelle si
bruciava ed in occasione della
festa appariva solitamente scura, chiazzata e piena di piaghe.
Secondo i canoni estetici di un tempo,
l’abbronzatura agricola, la cosiddetta “còta”,
era sinonimo di bruttezza e rusticità.
L’esposizione prolungata ai raggi solari era anche ritenuta pericolosa perché provocava piaghe alla pelle e volatiche, che potevano degenerare in vere e proprie infezioni
Per questo motivo si erano conservati a lungo nei nostri territori dei veri
e propri riti magici di scongiuro. La festa di San Vincenzo Ferreri giunse a
sostituire i riti magici, ponendo “i brutti”, cioè gli scottati dal sole, sotto
la protezione della chiesa e del Santo Patrono.
Nel tempo la “Festa di Brót” è entrata a far parte delle tradizioni del
nostro paese e del territorio come testimoniato dalla presenza della sua
definizione fra gli elementi linguistici del dialetto romagnolo.
Dal Dizionario Romagnolo—Italiano di Libero Ercolani
Fësta, sf. Festa/Sagra/pl.Fëst/Fësta di brót, Festa dei brutti.
Festa tradizionale della domenica in Albis (prima domenica dopo Pasqua) nella parrocchia di San Pietro in Campiano (Ra).
E’ così chiamata perché, in quella stagione, la gente ha la pelle del viso
inaridita e abbronzata per il vento e il sole .
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