8 Anno XI n.3 - 16 febbraio 2015 www.corcom.it VOTO PLURIMO I l c a s o Te l e c o m I t a l i a Quali impatti avrebbe l'adozione del cosiddetto voto multiplo su un'azienda come Telecom Italia? Quali azionisti ne beneficerebbero maggiormente e come cambierebbe la governance? Quali garanzie ci sarebbero su un'eventuale Opa e sulla stabilità nel medio-lungo periodo? Lo abbiamo chiesto al «padre» della norma, Massimo Mucchetti e ad alcuni fra i maggiori economisti e giuristi italiani Mucchetti: «Un'arma per scoraggiare i mordi e fuggi e garantire stabilità» «R afforzare» agli azionisti di peso che decidano di sostenere un progetto a medio-lungo termine e scoraggiare scorrerie mordi e fuggi: questi secondo Massimo Mucchetti, senatore del PD, i due grandi pro derivanti dall’adozione del voto maggiorato introdotto dal Decreto Competitività (legge 91 del 24 giugno 2014 poi convertito nella legge 116 dell’11 agosto) a seguito dell’approvazione dell’emendamento presentato dallo stesso Mucchetti insieme con Giuseppe Marinello (Ncd). La nuova normativa è o no una soluzione “adatta” a Telecom Italia? “Non ci sono settori di attività più adatti di altri al voto maggiorato. Esso può convenire alle società che si impegnano in progetti di lungo termine che esigono stabilità”, sottolinea Mucchetti. Senatore Mucchetti, per Telecom Italia il voto multiplo potrebbe essere una strada percorribile? Il voto maggiorato conviene agli azionisti di peso che decidano di so- stenere un progetto a medio-lungo termine e scoraggia scorrerie mordi e fuggi. Andare verso una public company implica un cambio di statuto? Non necessariamente. Certo, introdurre tetti al possesso azionario aiuterebbe ancorché i tetti possano essere abbattuti tramite un'opa. È in occasione del cambio di statuto che sarebbe auspicabile l'adozione della disciplina del voto multiplo? Per introdurre il voto maggiorato la modifica dello statuto è inevitabile. Nel caso di Telecom la condizione preliminare è il formarsi di un azionariato di riferimento formato da uno o più soci stabili interessati a questa riforma. In un'azienda come Telecom quali azionisti trarrebbero maggiori benefici dal voto multiplo? Gli attuali azionisti principali, che formavano Telco, sono tutti in uscita. Altri che potrebbero intervenire dovrebbero comunque aspettare due anni prima di avere Telecom stia lontana dal voto plurimo se vuole diventare una vera public co. Luigi Zingales economista La caratteristica di una public company è di essere contendibile. La contendibilità spinge i manager a massimizzare il valore. Se una società vuole diventare una public company non deve certo ricorrere al voto multiplo”. Insomma Telecom Italia stia lontana dal voto maggiorato: questo in estrema sintesi il parere dell’economista Luigi Zingales. "Il voto multiplo, soprattutto quello associato alle loyalty shares, è stato introdotto in Italia per garantire la continuazione del potere delle consorterie nostrane. Dopo aver portato l’Italia al fallimento, non vogliono mollare il potere, ma non hanno più soldi. Per questo hanno inventato il voto multiplo, che non è utile alle imprese ma solo agli imprenditori, specie quelli Massimo Mucchetti senatore PD e firmatario dell'emendamento al Decreto Competitività che ha sancito l'adozione del voto multiplo in Italia il voto maggiorato. Concorda con chi sostiene che l'adozione del voto multiplo favorisce gli investimenti esteri? Gli investitori internazionali sono molto diversi tra loro e hanno interessi e approvi diversificati. Un hedge fund non è uguale a un fondo sovrano. Un fondo pensione è diverso da un private equity. Ritenere che siano tutti interessati a una incapaci". Andare verso una public company implica un cambio di statuto? E se sì è in quella occasione che si deve valutare l'adozione del voto multiplo? "Uno statuto che dia una rappresentazione più proporzionale agli azionisti può essere utile - sottolinea l'economista - . Ma meglio non introdurlo. Il voto multiplo ha una sua logica solo se previsto in statuto prima della quotazione. Almeno uno sa quello che compra". Secondo Zingales ad avvantaggiarsi dalla partita sarebbero "quelli che vogliono governare usando i soldi altrui, privatizzando i guadagni e socializzando le perdite". E per gli azionisti forti sarebbe solo "una garanzia di stabilità della morte". "Renderebbe più difficile a Telecom fare quello che deve fare, ovvero aggregarsi con altre imprese di telefonia. Tra 10 anni ci saranno solo 3 o 4 grandi imprese di telefonia in Europa. Quale ruolo avrà Telecom?". Se c'è che sostiene che l'adozione del voto multiplo favorisce gli investimenti esteri, Zingales è di tutt'altro parere: "Gli investitori istituzionali esteri si sono battuti contro il voto multiplo che specie se approvato con maggioranza semplice, indebolisce la protezione degli azionisti e stravolge la riforma Draghi. Farà scappare tutti gli investitori istituzionali esteri. Soluzione se si cercano soci stabili Alberto Toffoletto docente di diritto commerciale Università statale di Milano e avvocato socio studio legale Nctm «Se il management di Telecom Italia è alla ricerca di un gruppo di soci stabili che possa supportare un progetto industriale frenetica variazione degli assetti di controllo nella speranza che si generino infiniti capital gain è una falsificazione di una realtà che, per fortuna, è assai più articolata. D'altra parte, la storia delle fusioni e delle acquisizioni, avvenute sia attraverso offerte pubbliche d'acquisto sia approfittando delle piramidi societarie così da tagliar fuori i soci minori, presenta una gran varietà di esiti, nel medio periodo l’adozione del voto multiplo potrebbe essere certamente una soluzione. Ma per diventare una public company Telecom deve rivedere innanzitutto le modalità di nomina degli ammini- stratori». La pensa così Alberto Toffoletto, L'adozione del voto multiplo "sarebbe un modo per cercare di premiare gli investitori che hanno a cuore una strategia di medio-lungo periodo e consentire loro di avere un peso maggiore rispetto a chi ha soltanto prospettive di investimento finanziario". "E potrebbe anche favorire gli investimenti esteri "specialmente da parte di quegli investitori che si propongono di realizzare progetti industriali. Gli stessi fondi se hanno partecipazioni stabili potrebbero trarne beneficio e avere interesse all'adozione di questa soluzione. Il voto maggiorato è stato introdotto dal Decreto competitività, convertito nella legge 116 dell’11 agosto 2014 positivi e negativi per le aziende, per i soci e altrettanto per i dipendenti. Gli stessi investimenti esteri non sono positivi per definizione. La continua variazione degli assetti di controllo ha danneggiato Telecom. Concludendo, se l'orizzonte d'investimento dall'estero è di lungo termine, il voto maggiorato aiuta. "Blindare" gli azionisti forti rappresenta una garanzia di stabilità? Il voto maggiorato non blinda nulla di fronte a un'Opa. Ma garantisce abbastanza di fronte alle manovre speculative. Quali potrebbero essere gli impatti sulla governance? Dipende dalla compagine azionaria. Senza grandi azionisti, che nel caso di Telecom sono tali anche con il 5%, servirebbe a poco nell'immediato, ma nel lungo termine potrebbe favorirne la formazione. Potrebbe rivelarsi anche un incentivo all'investimento finanziario qualora gli investitori istituzionali ravvisino un valore nella stabilità del gruppo di comando". Diversi gli scenari che si aprirebbero sulla governance: "Un conto è che il voto plurimo sia attribuito alle azioni detenute dal socio imprenditore per le deliberazioni dell'assemblea ordinaria, nel qual caso ne agevolerà il controllo, un altro conto è se le azioni a voto plurimo siano attribuite ai soci finanziari per poter controllare le operazioni straordinarie, nel qual caso la funzione del voto plurimo è difensiva rispetto all'investimento, con, tuttavia, importanti implicazioni in materia di governance e di sviluppo strategico dell'impresa - spiega Toffoletto -. Nel caso delle società quotate invece le caratteristiche stesse del voto maggiorato nella logica di un premio di fedeltà determinano una naturale selezione tra gli investitori, poiché soltanto coloro che deterranno le azioni per il periodo richiesto potranno beneficiarne e contare di più. È evidente che questo può determinare riflessi sulla governance in termini di scelta degli amministratori e di monitoraggio sul loro operato". La golden share non rientri dalla finestra Carlo Alberto Carnevale Maffè docente di Strategia School of Management Università Bocconi «Convertirsi al voto maggiorato per Telecom Italia potrebbe rappresentare un’occasione di legittimazione e consolidamento