Auschwitz non è un episodio fra gli latri, […] non è un fatto
bellico. […] “Auschwitz è un Evento della storia del mondo.” ( H.
Jonas- Il concetto di Dio dopo Auschwitz- Il melangolo, 1989) Solo
intendendolo in tal modo si può parlare di un prima e di un dopo
Auschwitz. E’ un evento che segna uno spartiacque fra epoche
• Va subito precisato un elemento:
l'antisemitismo non è la Shoah
• termine ebraico che sta a indicare distruzione
"-, lo sterminio di milioni di ebrei compiuto dai
nazisti e dai loro alleati -compresa l'Italia
fascista- nel corso della seconda guerra
mondiale.
• A prima vista, la distruzione degli ebrei può apparire come un fatto
globale e ribelle ad ogni spiegazione.
• Ma esaminandola più da vicino si mostra come un processo
condotto avanti per tappe scaglionate, di cui ciascuna è il risultato
di decisioni prese da innumerevoli burocrati, nell’ambito di una
vasta macchina amministrativa. Possedeva cioè una logica specifica
di sviluppo.
• Il processo della distruzione si sviluppò secondo uno schema ben
definibile, che non significava affatto che corrispondesse ad un
piano prestabilito.
• Ciò significa che nel 1933 nessuno tra gli esecutori poteva prevedere
le misure che sarebbero state prese nel 1938, né nel 1938 quale
forma avrebbe preso nel 1942. La distruzione fu un’operazione
perseguita passo dopo passo; furono rari i casi in cui i funzionari
poterono vedere più lontano rispetto allo scopo o alla tappa in
corso.
• La transizione che condusse dal mondo della legislazione pubblica a
quello delle operazioni segrete può venire rappresentata con questa
successione di stadi:
•
Leggi
•
• Decreti applicativi
•
• Ordinanze o regolamenti delle autorità ministeriali o territoriali
•
• Misure annunciate alla popolazione in esecuzione dei decreti e delle leggi
•
• Misure annunciate dai funzionari locali in vista di mere necessità presunte
•
• Direttive scritte non pubblicate
•
• Ampie deleghe di potere ai subordinati, non pubblicate
•
• Direttive ed autorizzazioni orali
•
• Accordi impliciti e generalizzati fra funzionari, sfocianti su decisioni prese senza
ordini precisi né circolari esplicative
• La distruzione degli Ebrei, quindi, non si realizzò solo in
esecuzione delle leggi e degli ordini, ma come conseguenza
di un accordo tacito, di una consonanza, di un sincronismo.
• L’apparato della distruzione si estendeva in ogni angolo era
diversificato e decentrato.
• Nel 1933 gli Ebrei erano quasi completamente integrati ed
emancipati nella società tedesca; rompere tutti i legami fra
loro ed i tedeschi era diventata un’operazione complessa.
Praticamente tutti i servizi, gli uffici e gli organismi ufficiali
furono dunque coinvolti nell’applicazione delle misure
antiebraiche.
Preliminarmente occorreva però
che gli organi
competenti definissero chi era Ebreo e chi
apparteneva a quel gruppo.
Perché, un processo di distruzione consiste in un
susseguirsi di misure amministrative che devono
riguardare un gruppo definito e se la burocrazia
tedesca sapeva che il suo bersaglio erano gli ebrei
non sapeva però cos’erano esattamente gli Ebrei e
chi appartenesse a quel gruppo.
• Le «Leggi di Norimberga», emanate il 15 settembre 1935, nel
corso del congresso del Partito Nazionalsocialista tedesco
(NSDAP) in quella città, non furono dunque che l’apice del
processo.
• Furono infatti precedute, accompagnate e seguite da decreti
legislativi e da numerose disposizioni d'ufficio, tesi a ridurre,
fino ad annullarli, i diritti di cittadinanza delle persone "non
gradite", in particolare degli ebrei tedeschi e in seguito
anche di quelli dei territori occupati. In questo modo, il
nazismo creava un appiglio giuridico per la sempre più aspra
persecuzione antiebraica.
A tal proposito si propongono qui solo una scelta di
provvedimenti legislativi volti a creare uno
eccezione”
(Aufnahmezustand
o
tali
“stato di
Notstand).
• 11 Aprile 1933 un regolamento definì l’ascendenza non
ariana
• tutte le persone che contavano uno o più Ebrei tra i loro genitori ed i loro nonni.
•
•
•
•
•
•
Importa notare che l’unico criterio distintivo era la religione e non quella dell’individuo preso in
considerazione, ma quella dei suoi ascendenti. Ciò fa intendere che ai nazisti preoccupava
“l’influenza ebraica”.
Tuttavia, la definizione di non ariano non si esaurì con tale regolamento, ma -aprendo problemi di
carattere sociale e politico- ebbe un seguito che, tuttavia, per brevità possiamo riassumere con la
formulazione delle tre definizioni che scaturirono dal lungo e complesso dibattito e che si
presentavano come segue:
Mischlinge di secondo grado: persone che avevano soltanto un nonno ebreo
Mischlinge di primo grado: persone che avevano 2 nonni ebrei, che erano di religione giudaica, o
avevano un congiunto ebreo alla data del 15 settembre 1935
Ebrei: persone che avevano 2 nonni ebrei, che erano di religione giudaica, o avevano un congiunto
ebraico alla data del 15 settembre 1935, e persone aventi 3 o 4 nonni ebrei
Individuato in tal modo il bersaglio, il processo di distruzione poteva ora proseguire prendendo di
mira la “ricchezza” degli Ebrei. Una dopo l’altra ed in misura sempre crescente le famiglie ebraiche
si trovarono nella miseria a seguito di una serie di provvedimenti miranti ad espropriare gli Ebrei
da ogni loro bene e ricchezza
• legge sul “riordinamento dei pubblici impieghi” 7aprile
1933
• obbligava al pensionamento tutti quei dipendenti che non fossero
di “discendenza ariana” eccezione fatta per coloro che avessero
nel corso della prima guerra mondiale combattuto per il Reich
tedesco o i suoi alleati o i cui genitori fossero morti nel conflitto
medesimo. Inoltre, erano passibili di licenziamento tutti quegli
impiegati che non avessero dato prova di esplicita attività in favore
dello Stato
• Nota:
l’ espressione discendenza ariana nelle “Leggi di
Norimberga” venne sostituita dalla specificazione “di sangue
tedesco o affine” –
• Legge “per il riordinamento dei pubblici impieghi” del 7 aprile 1933 (estratto).
• § 1 Al fine del riordinamento dei pubblici impieghi e della semplificazione della
gestione gli impiegati pubblici, secondo le seguenti disposizioni, possono essere
licenziati, sebbene secondo il diritto vigente non vi siano a tal fine i presupposti
di legge necessari […]
• §2 Gli impiegati pubblici che sono entrati in servizio dal 9 novembre 1918 senza
possedere il grado di istruzione richiesto per la loro carriera o solitamente
prescritto o altra idoneità sono licenziati […]
• §3 Gli impiegati pubblici, che non sono di discendenza ariana, sono collocati a
riposo […] Il paragrafo 1 non vale per gli impiegati in servizio dall’1 agosto 1914
o che abbiano combattuto al fronte durante la guerra mondiale per il Reich
Tedesco o per i suoi alleati o i cui padri o figli siano caduti nella guerra mondiale
[…]
• § 4 Gli impiegati pubblici, che a seguito della loro passata attività politica, non
diano garanzia di sostenere in ogni momento e senza risparmio il bene dello
Stato nazionale, possono essere licenziati.
• 25 marzo 1933 Legge contro l’invasione
dell’elemento straniero delle scuole e delle
università
tedesche
(Gesetz
“gegen
die
Überfremdung
deutscher
Schulen
und
Hochschulen”).
• Ne conseguì che Judenmischlinge (cittadini che avessero un genitore o un
nonno ebreo e le persone “non gradite”) vennero allontanati
dall’insegnamento o dalle attività artistiche e culturali, sempre più
marcatamente orientate in senso razziale, (“arte degenerata”).
• Alle leggi fecero seguito numerose ordinanze di esecuzione delle stesse,
sempre più rigorose nella definizione di “ebreo” e sempre più puntuali
nelle distinzioni di dettaglio, cosa che segnava il legame tra razza e diritto,
per il quale il diritto nazista si allontanava dalla concezione giuridica su
base individualistica.
• Non l’individuo era portatore di diritti, ma l’individuo in quanto
appartenente al Popolo.
• Via via, adeguandosi i vari diritti, di famiglia, agrario, commerciale, del
lavoro alla legislazione razziale, seguirono decreti di espulsione degli
ebrei dalle professioni, dalla proprietà terriera e dall’esercizio del
commercio, dall’esercito.
• 1 giugno 1933 Legge sulla riduzione della disoccupazione
(Gesetz “zur Verminderung der Arbeitslosigkeit”,)
• esclude dal prestito matrimoniale (Ehestandsdarlehen) tutti coloro che
non erano cittadini tedeschi, ovvero non appartenessero alla comunità
ariana.
• Si disincentivano i matrimoni tra ebrei o misti.
• In sostanza con provvedimenti, decreti, leggi ed
arianizzazioni successivi, gli Ebrei via via persero tutto: le
professioni, le imprese, i risparmi, i fondi di investimento, i
loro stipendi ed il diritto al nutrimento ed alla casa, per
finire con il perdere le loro proprietà, gli indumenti, i denti
d’oro e nel caso delle donne i capelli. Furono promulgate
quasi 2000 leggi e provvedimenti amministrativi diretti a
degradare ed immiserire gli Ebrei. L’esclusione sistematica
degli Ebrei dalla sfera pubblica -politica, sociale,
economica, culturale- ebbe un effetto di logoramento
grave quanto la sofferenza provocata dalle difficoltà
economiche che ne derivavano. L’anello più significativo di
questa catena sempre più soffocante di limitazioni furono
Le “Leggi di Norimberga”
Esse fissarono:
•
prima la distinzione tra appartenente allo Stato e cittadino del Reich che doveva essere “di sangue
tedesco o affine” ed era per questo il solo detentore dei pieni diritti politici;
•
•
Articolo I
1. Cittadino dello Stato è quella persona che gode della protezione del Reich Tedesco e che in conseguenza di ciò ha
specifici doveri verso di esso.
2. Lo status di cittadino del Reich viene acquisito secondo le norme stabilite dai Decreti del Reich e dalla Legge sulla
Cittadinanza dello Stato.
Articolo II
1. Cittadino del Reich può essere solo colui che abbia sangue tedesco o affine e che dimostri, attraverso il suo
comportamento, il desiderio di voler servire fedelmente il Reich e il popolo tedesco.
2. Il diritto alla Cittadinanza viene acquisito attraverso la concessione di un Certificato di Cittadinanza del Reich.
3. Solo un cittadino del Reich gode di tutti i diritti politici stabiliti dalla Legge.
Articolo III
Il Ministro degli Interni del Reich, di concerto con il Vice Führer, emanerà le ordinanze e i provvedimenti amministrativi
necessari ad integrare ed attuare questa legge.
Norimberga, 15 Settembre 1935
La Legge entrerà in vigore il 30 Settembre 1935.
Il Führer cancelliere del Reich
Adolf Hitler
Il Ministro degli Interni del Reich
Wilhelm Frick
Reichsgesetzblatt, 1, 1935, p. 1146
•
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•
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Seconda per la protezione del sangue e dell’onore tedeschi, esprime le limitazioni in campo
matrimoniale e domestico. (Da ricordare che a questa legge si aggiunse il 18 ottobre dello stesso
anno quella sulla protezione del popolo tedesco diretta ai disabili ( Gesetz “zum Schutze der
Erbgesundheit des deutschen Volkes”).
Articolo I
1. I matrimoni tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini sono proibiti. I matrimoni contratti in violazione della
presente legge sono nulli anche se per eludere questa legge venissero contratti all'estero.
2. Le procedure legali per l'annullamento possono essere iniziate soltanto dalla Procura di Stato.
Articolo II
Le relazioni extraconiugali tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini sono proibite.
Articolo III
Agli ebrei non è consentito impiegare come domestiche donne di sangue tedesco o affini di età inferiore ai 45
anni.
Articolo IV
1. Agli ebrei è vietato esporre la bandiera nazionale del Reich o i suoi colori.
2. Agli ebrei è consentita l'esposizione dei colori giudaici. L'esercizio di questo diritto è tutelato dallo Stato.
Articolo V
1. Chiunque violi il divieto previsto dall'Articolo I sarà condannato ai lavori forzati.
2. Chiunque violi il divieto previsto dall'Articolo II sarà condannato al carcere o ai lavori forzati.
3. Chiunque violi i divieti previsti dall'Articolo III e dall'Articolo IV sarà punito con un anno di carcere o con una
ammenda, oppure con entrambe le sanzioni.
Articolo VI
Il Ministro degli Interni del Reich, in accordo con il Vice Führer e il Ministro della Giustizia del Reich, emaneranno i
regolamenti e le procedure amministrative necessarie per l'applicazione della legge.
Articolo VII
La legge entrerà in vigore il giorno successivo alla sua promulgazione ad eccezione dell'Articolo III che avrà
effetto entro e non oltre il 1° Gennaio 1936.
Il Fuehrer e Cancelliere del Reich: Adolph Hitler
Il Ministro degli Interni del Reich: Wilhelm Frick
Il Ministro della Giustizia del Reich: Dr. Gürtner
• Ormai la legge non conosce più i non ariani,
ma gli Ebrei!
• Tali leggi ed i decreti successivi, definendo con
precisione chi dovesse essere considerato ebreo, o
parzialmente ebreo, ed imponendo una serie di
divieti coerenti con il programma eliminazionista,
resero esplicita, ed in buona misura codificarono,
l’eliminazione degli ebrei dalla vita civile e sociale
della Germania.
• 14 novembre 1938, emanato il Primo regolamento sulla cittadinanza
tedesca, cui seguirono altre 12 ordinanze.
• si stabiliva, tra l’altro, che
• “solo il cittadino del Reich è detentore dei pieni diritti politici, del
diritto di esercizio del voto politico o di ricoprire cariche pubbliche”
• e si specificava che
“un ebreo non può essere cittadino del Reich”
Intendendo per ebreo:
chiunque discendeva da almeno tre nonni ebrei interamente giudei,
o da due nei casi in cui appartenesse alla comunità ebraica all’atto
dell’emanazione della legge o vi avesse aderito in seguito; si fosse
unito in matrimonio con individuo ebreo all’atto dell’emanazione
della legge o in seguito; fosse nato dall’unione con un ebreo, dentro
o fuori il matrimonio o all’interno di una relazione extraconiugale
• . Restava aperta la questione degli ebrei di sangue misto.
• In un primo momento venne equiparato ai cittadini chi per scelta
propria si fosse distaccato dalla comunità ebraica.
• In seguito i divieti e le limitazioni dei matrimoni andarono anche
nella direzione di assorbire la categoria degli ebrei di sangue misto in
quella degli ebrei o in quella dei cittadini “di sangue misto o affine”.
Le coppie miste nelle quali il marito o il padre, nel caso ci fossero figli,
fosse tedesco, potevano godere del diritto all’alloggio e di altre forme
assistenziali, ma soprattutto, allorché si dette inizio alla deportazione
degli ebrei, al diritto alla vita.
• Nel corso della conferenza di Wannsee si pensò di includere nella
soluzione finale anche gli ebrei misti e le coppie miste, ma la
proposta non ebbe seguito per il timore di colpire i coniugi “di sangue
tedesco o affini”
Legge sulla cittadinanza del Reich,
•
Con la
•
gli ebrei cessavanodi essere cittadini, ma restavano appartenenti allo
Stato,
come osserva acutamente Giorgio Agamben perdevano,
“con la cittadinanza, ogni identità giuridica, ma mantenevano almeno
quella di ebrei”,
ovvero di esseri
“giuridicamente innominabili e inclassificabili” e quindi “oggetto di una
pura signoria di fatto”,
altrimenti, disse qualcuno già all’epoca, nella sostanza “sudditi”.
•
•
•
•
•
Come ricorda Hannah Arendt, nel febbraio 1938 il ministero degli interni del Reich e della
Prussia presentò
“progetto di legge concernente l’acquisto o la perdita della cittadinanza tedesca”
andava molto più in là della legislazione di Norimberga. Disponeva
che tutti i figli di “ebrei, ebrei di razza mista o altre persone di sangue straniero” (che non
potevano mai in ogni caso diventare cittadini del Reich) non avessero più diritto alla
cittadinanza, “neppure se il padre poss[edesse] la cittadinanza tedesca dalla nascita”.
Tali misure non erano riservate solo agli ebrei. 19 luglio 1939 il ministro della giustizia
raccomandò di sostituire l’espressione “ebreo ed ebreo di razza mista” con “individui di
sangue straniero”.
I provvedimenti avrebbero dovuto essere estesi anche ai trovatelli, da considerarsi apolidi
fino all’accertamento delle loro “caratteristiche razziali”. In questo modo
Conclude Arendt –
“era deliberatamente capovolto il principio secondo cui un individuo nasce con diritti
inalienabili garantiti dalla sua cittadinanza: ogni individuo era per natura senza diritti,
senza stato, a meno che non si decidesse altrimenti.”
• dal 1941 la politica che mirava ad isolare gli Ebrei ed a farne degli esseri socialmente
morti si intensifica con il decreto del governo che imponeva loro di portare in pubblico
uno grande stella di Davide gialla sulla quale spiccava in nero la parola Jude.
• Il marchio aggravava l’umiliazione e l’insicurezza
• Le leggi razziali (1938)
• Anche per l’Italia si dovrà definire l’ebreo. DECRETO-LEGGE 17 novembre 1938XVII, n.17
• E’ di razza ebraica colui che:
• a) è nato da genitori entrambi ebrei, anche se appartenga a religione diversa da
quella ebraica;
• b) è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera;
• c) è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;
• d)Pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza
ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia comunque iscritto ad una comunità
israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo.
• e) pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza
ebraica alla data del 1 ottobre 1938-XVI, apparteneva a religione diversa da quella
ebraica.
• Come si può dedurre dagli articoli di cui sopra, l’appartenenza
ebraica è
data dal fattore razziale dei genitori e solo in ultima
istanza dal sentimento religioso del soggetto.
• Le leggi razziali in Italia.doc
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DIECI SCIENZIATI FIRMATARI
On. Sabato VISCO
Direttore dell'Istituto di Fisiologia Generale dell'Università di Roma e Direttore dell'Istituto Nazionale
di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche
Dott. Lino BUSINCO
Assistente di Patologia Generale all'Università di Roma
Prof. Lidio CIPRIANI
Incaricato di Antropologia all'Università di Firenze
Prof. Arturo DONAGGIO
Direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell'Università di Bologna e Presidente della Società Italiana
di Psichiatria
Dott. Leone FRANZI
Assistente nella Clinica Pediatrica all'Università di Milano
Prof. Guido LANDRA
Assistente di Antropologia all'Università di Roma
Sen. Luigi PENDE
Direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica dell'Università di Roma
Dott. Marcello RICCI
Assistente di Zoologia all'Università di Roma
Prof. Franco SAVORGNAN
Ordinario di Demografia all'Università di Roma e Presidente dell'Istituto Centrale di Statistica
Prof. Edoardo ZAVATTARI
Direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma.
• Che il Manifesto avesse lo scopo di offrire la
piattaforma
scientifico-ideologica
dell’antisemitismo di Stato fu subito chiaro
• Non parliamo del merito scientifico perché la
sua inconsistenza è stata più volte dimostrata,
ma è rilevante che dopo la sua pubblicazione
la macchina della persecuzione si mise in
moto in maniera sempre più chiara e visibile.
• Nasce l’Ufficio demografico centrale in
Direzione generale per la Demografia e Razza
• Contemporaneamente al "Manifesto della
razza" viene lanciata (in data 15 luglio 1938)
un’edizione speciale dei "Protocolli"; e per
sostenere e diffondere la teoria razziale, nuova
per gli italiani, inizia le sue pubblicazioni una
rivista: La difesa della razza, diretta da Telesio
Interlandi. Durante tutta l’estate del ‘38 tutta la
stampa italiana pubblica articoli diffamatori
contro gli ebrei per preparare l’opinione
pubblica alla normativa razziale. Il 1° settembre
1938 viene emanata la legge: tutti gli ebrei
italiani sono messi al bando della vita pubblica;
perfino le scuole sono precluse ai bambini
ebrei. All’interno del partito fascista, tra i pochi
ad opporsi c’è Italo Balbo.
• Magna carta del razzismo italiano
• Getta le basi della concreta trasformazione in
legge dello Stato delle decisioni del Gran
Consiglio del fascismo del 6 Ottobre
• Va ben oltre le decisioni del Gran Consiglio
• Perché un tale sviluppo?
• 1. il testo approvato dal G.C. del fascismo non era
esauriente, era stato redatto con scarsissima
conoscenza della realtà ebraica italiana
• 2. per differenziare il razzismo italiano da quello
nazista non si era voluta imboccare la via
decisamente “biologica” e ci si era mantenuti su un
ibrido terreno un po’ biologico, un po’ politico, un
po’ religioso creando contraddizioni e difficoltà per
legiferare ed applicare
• Vediamo dunque le difficoltà/contraddizioni e gli
sviluppi di tale legislazione antisemita
• Pur non adottando un criterio rigidamente razzista e tenendo conto
di elementi anche religiosi e politici, la tendenza che si venne
affermando fra i responsabili fu di allargare al massimo la figura
dell’ebreo da separare dalla collettività nazionale
• Tuttavia un taglio netto, che separasse completamente gli ebrei dai
non ebrei, era assolutamente irrealizzabile
• La separazione, la discriminazione passavano all’interno di famiglie
“miste” con gravissimo pregiudizio per la loro struttura morale e
materiale e con grave danno dei loro componenti “ariani”
• La netta separazione si scontrava cioè con un altrettanto ben precisa
tendenza –sentita in tutto il paese, caldeggiata dalla Santa Sede e
dagli ambienti cattolici e in linea con la politica fascista- al
rafforzamento della famiglia e dei suoi valori, dell’unità morale,
spirituale e materiale delle famiglie “miste”
• Una volta individuato il bersaglio da colpire ed emanate
norme e divieti vediamo che:
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Gli ebrei non possono:
Gli ebrei non sono ammessi:
a) nel partito
b) negli Enti provinciali e comunali;
c) nelle banche;
d) nelle assicurazioni;
e) nelle scuole
a) prestare servizio militare;
b) esercitare il ruolo di tutore;
c) essere proprietari di aziende che si interessano la difesa nazionale;
d) essere proprietari di imprese e terreni;
e) tenere domestici ariani;
f) tenere apparecchi radi
g) andare in villeggiature nelle zone di lusso, ad esempio a Rimini.
•
Agli ebrei fu vietato tra l'altro: di essere portieri in case abitate da ariani, esercitare il
commercio ambulante, essere titolari di agenzie d'affari, di brevetti e varie, il
commercio dei preziosi, l'esercizio dell'arte fotografica, di essere mediatori, piazzisti,
commissionari, l'esercizio di tipografie, la vendita di oggetti d'arte, il commercio dei
libri, la vendita di oggetti usati, la vendita di articoli per bambini, la vendita di
apparecchi radio, la vendita di carte da gioco, l'attività commerciale ottica, il deposito
e vendita di carburo di calcio, l'impiego di gas tossici, essere titolari di esercizi pubblici
di mescita di alcolici, la raccolta di rottami metallici e di metalli, la raccolta di lana da
materassi, l'ammissione all'esportazione della canapa, l'ammissione all'esportazione di
prodotti ortofrutticoli, la vendita di oggetti sacri, la vendita di oggetti di cartoleria, la
raccolta di rifiuti, la raccolta e la vendita di indumenti militari fuori uso, la gestione di
scuole da ballo, di scuole di taglio, l'esercizio del noleggio di film, la gestione di agenzie
di viaggio e turismo, di possedere la licenza per autoveicoli da piazza, la pubblicazione
di avvisi mortuari e di pubblicità, l'inserimento del proprio nome in annuari ed elenchi
telefonici, di essere affittacamere, di possedere concessioni di riserve di caccia, di
detenere apparecchi radio, di essere insegnanti privati, di accedere alle biblioteche
pubbliche, di far parte di associazioni culturali e sportive di essere titolari di permessi
per ricerche minerarie, di esplicare attività doganali, di pilotare aerei di qualsiasi tipo,
di allevare colombi viaggiatori, di ottenere il porto d'armi, di fare la guida e
l'interprete.
sviluppi della persecuzione degli ebrei italiani
• Il periodo 1938-1943 è tragico. I perseguitati sono in parte (circa 46.600) ebrei
effettivi e in parte (circa 4500) non-ebrei classificati "di razza ebraica".
• L’antisemitismo permea la vita del paese in tutti i suoi comparti. In un solo anno,
dei 10 mila ebrei stranieri presenti in Italia, 6480 sono costretti a lasciare il Paese.
• Uno degli epicentri della "pulizia etnica" del fascismo sono le scuole e le
Università. Nel giro di poche settimane, 96 professori universitari, 133 assistenti
universitari, 279 presidi e professori di scuola media, oltre un centinaio di maestri
elementari, oltre 200 liberi docenti, 200 studenti universitari, 1000 delle scuole
secondarie e 4400 delle elementari vengono allontanati dagli atenei e dalle scuole
pubbliche del regno: una profonda feritaviene inferta alla cultura italiana. Molti
illustri docenti sono costretti all’esilio (come Enrico Fermi, che ha una moglie
ebrea); altri costretti al silenzio e alla miseria, esclusi da quegli istituti che hanno
creato, come Tullio Levi Civita (fisico e matematico)
• Stessa tragica sorte subiscono 400 dipendenti pubblici, 500 dipendenti privati, 150
militari e 2500 professionisti, che perdono i loro posti di lavoro senza possibilità di
proseguire la loro carriera, ma spesso anche di sopravvivere.
• Gli episodi di violenza fisica da parte fascista sono per fortuna contenuti (qualche
incidente si verifica solo a Roma, Trieste, Ferrara, Ancona e Livorno)
•
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•
Gli
ebrei
come
reagiscono?
Quelli che hanno la possibilità, emigrano: i più verso le Americhe, molti in Palestina
(alla data del 28 ottobre 1941 risultano aver lasciato il regno 5966 ebrei di
nazionalità italiana).
L’1 per mille dei perseguitati si suicida. Il caso più drammatico è quello di Angelo
Fortunato Formiggini, giornalista, editore, fra i primi a rendersi conto della
pericolosità del fascimo.
Si registrano anche molte abiure e pubbliche dissociazioni (3880 casi tra il 1938 e il
1939) ed anche qualche "arianizzazione", ottenuta col presentare documenti falsi e
forti somme di denaro.
Sono invece pochi quelli che fanno valere una legge, emanata ad hoc, secondo la
quale era da considerarsi "ariano" l’ebreo che dimostrava di essere figlio di un
adulterio.
Gli altri si adattano a vivere come possono, si organizzano in seno alle stesse
Comunità e continuano, malgrado le loro peggiorate condizioni, ad aiutare i fratelli
d’oltralpe che dall’avvento di Hitler al potere continuano ad affluire numerosi in
Italia (tra il ’38 e il ’41, nonostante i divieti e le leggi razziali, ne arrivano almeno
3mila, anche grazie alla compiacenza delle guardie di frontiera).
• Legge n.1024-13 Luglio 1939 arianizzazione
• Presentata come “norma integrativa” del D.L.17 Novembre
1938
• Stabilisce:
• era facoltà del ministro dell’Interno dichiarare “la non
appartenenza alla razza ebraica anche in difformità alle
risultanze degli atti dello stato civile”
• Va contro ogni logica razzistica, religiosa, politica
• Si fonda sull’arbitrio più assoluto
• Sarà fonte di immoralità, corruzione, favoritismo e lucro
II guerra mondiale, la persecuzione si aggrava
• La politica razziale del fascismo dovrebbe concludersi con l’allontanamento di tutti
gli ebrei dalla penisola.
• Mussolini decide nel settembre 1938 l’espulsione della maggioranza degli ebrei
stranieri e nel febbraio 1940 l’espulsione entro dieci anni degli ebrei italiani.
• L’ingresso dell’Italia in guerra il 10 giugno 1940 blocca l’attuazione di queste
decisioni.
• Con la guerra, però, il fascismo aggrava la persecuzione dei diritti, istituendo nel
giugno 1940 l’internamento degli ebrei italiani giudicati maggiormente pericolosi
(per il regime) e degli ebrei stranieri i cui paesi avevano una politica antiebraica.
• Nel ’40 gli ebrei italiani internati o confinati sono 200 (tra essi, vi è Leone Ginzburg
con la moglie Natalia); nel ’43 raggiungeranno il migliaio. Il numero degli ebrei
stranieri internati è di gran lunga più alto, anche se mancano dati precisi al
riguardo
• Campi di concentramento vengono aperti in ogni parte d’Italia. I più importanti
sono quelli di Campagna e di Ferramonti.
• De Felice nel suo libro "Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo", parla di oltre
400 tra luoghi di confino e campi di internamento, ma non è stato ancora fatto un
censimento attendibile. Ebrei vengono rinchiusi anche nelle prigioni delle
maggiori città italiane, San Vittore a Milano, Marassi a Genova e Regina Coeli a
Roma.
• Non è finita. Nel maggio 1942 gli israeliti di età compresa tra i 18 e i 55 anni sono
precettati in servizi di lavoro forzato(ma su 11.806 precettati, ne saranno avviati
al lavoro solo 2038).
• Nel maggio-giugno 1943 vengono creati dei veri e propri campi di internamento
e lavoro forzato per gli ebrei italiani.
• Il 25 luglio del '43 viene destituito Mussolini e sciolto il partito
fascista.
• Il governo Badoglio rilascia i prigionieri ebrei, abroga le norme che
prevedono il lavoro obbligatorio e i campi di internamento
• ma – nonostante la sollecitazione dei partiti antifascisti - lascia in
vigore le leggi razziali, che non sono revocate neppure dal Re.
• Badoglio scriverà nelle sue memorie che "non era possibile, in quel
momento, addivenire ad una palese abrogazione delle leggi razziali,
senza porsi in violento urto coi tedeschi".
• Un comodo alibi. Forse qualche peso nella decisione ha anche la
nota della Santa Sede al Ministro dell’Interno badogliano secondo cui
la legislazione in questione "ha bensì disposizioni che vanno
abrogate, ma ne contiene pure altre meritevoli di conferma".
1943, l'occupazione tedesca, la Rsi e le deportazioni
• Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, gli ebrei rifugiati al
Sud tirano un sospiro di sollievo.
• La persecuzione è finita e il Governo Badoglio prende atto
delle richieste degli Alleati.
• L’articolo 31 del cosiddetto armistizio lungo è
chiaro al riguardo:
•
"Tutte le leggi italiane che implicano discriminazioni di razza,
colore, fede od opinioni politiche saranno, se questo non sia
già stato fatto, abrogate".
• 24 novembre del ’43 il consiglio dei ministri
comincia ad abrogare le leggi razziali.
• Nel centro-nord occupato dai tedeschi, invece, la situazione degli ebrei
si aggrava ulteriormente.
• 15-16 settembre 1943 i nazisti arrestano e deportano 22 ebrei di
Merano, e negli stessi giorni rapinano e uccidono quasi 50 ebrei sulla
sponda piemontese del lago Maggiore, a Meina, Baveno, Arona.
• 23 settembre il RSHA, la centrale di polizia tedesca che gestiva la
politica antiebraica, comunica che gli ebrei di cittadinanza italiana sono
divenuti immediatamente assoggettabili alle "misure" in vigore per gli
altri ebrei europei.
• La prima retata delle SS è quella del 16 ottobre 1943 a Roma: quel
sabato vengono rastrellati 1259 ebrei; due giorni dopo 1023 di essi
vengono deportati ad Auschwitz (tra di essi vi è anche un bambino
nato dopo l’arresto della madre); di questi deportati, solo 17
sopravvivranno.
• Carta di Verona del 14 novembre 1943 - manifesto politico della Rsi risolve il problema degli ebrei italiani nel capitolo settimo, affermando
che tutti i membri della razza ebraica sono "stranieri e parte di una
nazione nemica".
• L’Ordine di Polizia numero 5, emanato il 30 novembre 1943 annuncia:
• a. tutti gli ebrei saranno inviati ai campi di concentramento, fatta
eccezione per quelli gravemente malati o di età superiore ai settant’anni.
b. Tutte le proprietà ebraiche nella Repubblica di Salò saranno
sequestrate e assegnate alle vittime dei bombardamenti alleati.
• Una legge del 4 gennaio 1944 trasforma i sequestri in confische (alla
data di Liberazione il numero dei decreti di confisca sarà di circa 8mila;
la Rsi si approprierà di terreni, fabbricati, aziende, titoli, mobili, preziosi,
merci di famiglie ebraiche pari a oltre 2 miliardi di lire).
•
1° dicembre le autorità italiane cominciano ad arrestare gli ebrei e a
internarli in campi provinciali; alla fine di quel mese iniziano a trasferirli nel
campo nazionale di Fossoli, nel comune di Carpi, in provincia di Modena.
• Nella "caccia agli ebrei", i più accaniti sono i fascisti delle bande autonome,
la banda Carità a Firenze, la banda Kock a Roma e poi a Milano, la legione
Muti, e la Guardia nazionale repubblicana, le Brigate Nere, le SS italiane. Ma
si macchiano di complicità con i nazisti pure le prefetture, la polizia e i
carabinieri
• alcune prefetture e comandi – scrive De Felice – ci mettono "uno zelo
veramente incredibile, fatto al tempo stesso di fanatismo, di sete di violenza,
di rapacità”.
• E’ un fatto ormai accertato che i 4210 ebrei deportati dopo l’Ordine n. 5,
siano stati arrestati quasi tutti dalle autorità italiane. Una "caccia" che
durerà fino alla fine: il 25 aprile del 45, un gruppo di militi fascisti in fuga
verso la Francia, si ferma a Cuneo per prelevare sei ebrei stranieri e li
uccide, gettando i loro corpi sotto un ponte.
• L’8 febbraio del 1944 il campo di Fossoli passa sotto il
comando tedesco e il comandante italiano del campo, che
pure aveva assicurato più volte che non avrebbe mai
consegnato i suoi prigionieri ai nazisti, all’atto pratico non
mantiene le sue promesse.
• A Fossoli si realizza – come ha scritto Sarfatti –
• "la saldatura tra le politiche antiebraiche italiane e tedesca".
• Dal campo modenese gli ebrei catturati dalle autorità italiane
vengono inviati nei lager dell’Europa orientale.
• E che in quei luoghi gli ebrei vengano uccisi, Mussolini lo sa
almeno dal febbraio del ‘43, quando aveva ricevuto un
rapporto segreto di Ciano sulle deportazioni e le "esecuzioni
in massa degli ebrei" in Germania
• 15 marzo del ’44 Mussolini istituisce un Ufficio per la razza, alle
dipendenze della Presidenza del Consiglio.
• Vi pone a capo Giovanni Preziosi che sostiene apertamente che
• il "primo compito" della Rsi è "quello di eliminare gli ebrei".
• Preziosi si adopera per inviare nei campi di concentramento gli ebrei
puri, i cittadini di "origine mista", e per confiscare i beni anche degli
ebrei "arianizzati".
• Prima dell’arrivo delle forze alleate, gli ebrei vengono trasferiti nel
campo di Bolzano-Gries, luogo noto per le torture e gli assassinii.
• Dalla Risiera di San Sabba a Trieste un numero alto di ebrei viene
indirizzato a morte sicura e lo stesso destino incontrano 1805 ebrei di
Rodi e Kos.
• Le SS e la milizia fascista catturano e giustiziano sommariamente più
di duecento ebrei (77 vengono fucilati alle Fosse Ardeatine, il 24
marzo, insieme a molti partigiani
• la persecuzione degli ebrei trova scarso consenso nel
popolo italiano, salvo poche eccezioni; molti, pur
consci del pericolo cui si espongono, salvano la vita a
ebrei italiani e stranieri, nascondendoli nelle loro
case; i partigiani accompagnano alla frontiera
svizzera vecchi e bambini, e li mettono in salvo. Tra
tutti, spiccano gli atti di eroismo di Giorgio Perlasca e
del questore di Fiume Giovanni Palatucci (poi morto
a Dachau). Anche la Chiesa Cattolica interviene in
modo deciso. Molti ebrei trovano rifugio e salvezza
nei monasteri o nelle parrocchie (solo a Roma il
Vaticano aiuta oltre 4 mila ebrei).
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Legge - Liceo Scientifico Statale Vito Volterra