Gestione delle Imprese Informatiche Lezione 6 Padova, 11 febbraio 2009 Stefano Guida Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 1 Supply curve e tipologie di costi Demand curve ed elasticità Regola della massimizzazione del profitto SWOT analysis Matrici e ciclo di vita del prodotto Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 2 Supply curve In generale, ipotizzando che le imprese riescano comunque a vendere i propri beni/servizi, esse sono disposte a sostenere livelli di produzione più elevata, anche a fronte di costi crescenti. Costi Per semplicità assumiamo che l’impresa sia sempre in grado di vendere i propri beni/servizi sul mercato ai vari livelli di prezzo che corrispondono alle quantità prodotte Supply curve Q Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 La supply curve è crescente al crescere della quantità prodotte (anche se non necessariamente in modo lineare) 3 Tipologie di costi Costi fissi e variabili: i costi possono essere classificati in - fissi se al variare delle quantità prodotte il costo non cambia e che vengono sostenuti in ogni caso anche se la produzione viene temporaneamente interrotta. Esempi: -spese generali e amministrative, -tasse sui beni di proprietà - variabili se al variare delle quantità prodotte i costi cambiano in modo più o meno lineare. Esempi: -costo diretto del lavoro (se posso licenziare il personale nel caso in cui la produzione viene interrotta o aumentarlo/ridurlo in funzione delle quantità prodotte) -costi di materie prime e servizi (es. energia). -NB:Sebbene variabili, questi costi hanno spesso una componente fissa che non può essere eliminata nel caso in cui la produzione venga sospesa (es. il canone telefonico, livelli di salario minimo garantito nel caso di alcuni contratti etc.) - In generale si assume che nel breve periodo (generalmente inteso come anno) la distinzione fra costi variabili e costi fissi abbia senso - Nel lungo periodo (due o più periodi), tale distinzione sfumi in quanto tutti i costi divengono variabili (posso decidere di interrompere del tutto la produzione e in questo caso anche i costi fissi si annullano) Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 4 Tipologie di costi Sulla base della distinzione fra costi fissi e costi variabili, è possibile costruite una curva (o funzione) dei costi totali Costi totali (TC) = Costi fissi (FC) + Costi variabili (VC), ovvero: TC(Q) = FC+VC(Q) Graficamente la curva dei costi totali assume il seguente andamento. TC TC(Q)= FC+VC(Q) - Curva crescente al crescere di Q - La pendenza (tasso di crescita) può variare a seconda del livello di Q Q Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 5 Tipologie di costi Sulla base della definizione della curva totale dei costi, è poi possibile distinguere fra costi medi e costi marginali. - Medi unitari (average cost o AC) ovvero costo totale corrispondente ad una determinata quantità, diviso per il livello di output corrispondente. Quindi: AC(Q)=TC(Q)/Q. - Marginali unitari (marginal cost o MC) ovvero relativi al costo (differenziale) di produrre una unità in più di prodotto/servizio (cd “produzione al margine”). Matematicamente: MC(Q)=(TC(Q+deltaQ)-TC(Q)) / DeltaQ Relazione fra costi medi e costi marginali: - Quando i costi marginali sono costanti, se aumenta il livello di output il costo medio rimane costante - Quando i costi marginali sono crescenti, se aumenta il livello di output il costo medio cresce - Quando i costi marginali sono decrescenti, se aumenta il livello di output il costo medio decresce Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 6 Tipologie di costi Relazione fra costi medi e costi marginali (interpretazione grafica): AC(Q) AC(Q) DeltaAC(Q) DeltaQ Q Costi medi decrescenti Costi medi costanti Costi medi crescenti Costi marginali Costi marginali Costi marginali decrescenti costanti crescenti NB: Sono i costi marginali che determinano l’andamento dei costi medi Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 7 Tipologie di costi Relazione fra costi medi e costi marginali (interpretazione grafica): Il caso delle “economie di scala” AC(Q) Il caso delle “diseconomie di scala” AC(Q) Q I costi fissi si ripartiscono su volumi più elevati e il costo medio tende a decrescere (es. impianti con ampia base produttiva non saturata) Q I costi fissi tendono a salire all’aumentare dei volumi prodotti (es. maggiori costi di set-up e manutenzione in impianti vicini alla saturazione) Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 8 Tipologie di costi Relazione fra costi medi e costi marginali nel breve e lungo periodo AC(Q) SAC(Q)Piccolo SAC(Q)Medio SAC(Q)Grande Q Q*Piccolo Q*Grande - In generale l’impresa cerca sempre di dimensionare la propria struttura in funzione del livello di output (mercato) previsto - La curva dei costi medi in un dato periodo è determinata dalla capacità produttiva in essere - In generale (ma non sempre) all’aumentare delle dimensioni dell’impianto/struttura si ottengono costi medi unitari decrescenti - La curva dei costi medi (colorata in rosso) di lungo periodo è data dal dimensionamento ottimale della struttura in funzione del livello di output previsto (nell’ipotesi che l’impresa possa adattare la propria struttura alle mutate esigenze) Q*Medio Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 9 Tipologie di costi Avoidable e sunk costs: i costi possono essere classificati in - Avoidable costs sono costi che non vengono sostenuti se un determinato progetto non viene intrapreso o viene interrotto. Ad esempio, se un’impresa affitta un capannone per immagazzinare materie prime, ma poi decide di non entrare in quel mercato, è sempre libera di disdire il contratto di affitto (quindi il costo è “avoidable”) - Sunk costs (o costi irrecuperabili) se i costi vengono sostenuti in ogni caso, indipendentemente dalla decisione da prendere e del progetto da valutare. Esempio: - Un distributore di PC ha acquistato un server a 100.000 euro un anno fa pensando di venderlo facilmente a un prezzo di 120.000 euro. - Un’improvviso peggioramento dell’economia ha spinto molti clienti a decidere di rinviare decisioni d’investimento impegnative e il server rimane a magazzino invenduto per 12 mesi - Come molti beni ad alta tecnologia, anche il server è soggetto ad una rapida obsolescenza tecnologica. Dopo 12 mesi il prezzo di mercato è sceso a 50.000 (e probabilmente, ma non certamente, scenderà ancora nei prossimi 12 mesi). - L’impresa ha due possibilità: vendere e accettare la perdita di 50.000100.000=50.000 euro o attendere e aspettare sperando che il mercato migliori e il prezzo recuperi permettendo di recuperare almeno in parte i 100.000 euro spesi. - Cosa dovrebbe fare l’impresa? Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 10 Tipologie di costi Sunk e avoidable costs: i costi possono essere classificati in - Sunk costs (o costi irrecuperabili) se i costi vengono sostenuti in ogni caso, indipendentemente dalla decisione da prendere e del progetto da valutare. Nell’esempio precedente: - Essendo i 100.000 euro spesi in precedenza il risultato di una cattiva decisione (non modificabile nelle circostanze attuali), l’azienda non dovrebbe fare l’errore di subire ulteriori (probabili) perdite nell’arco dei prossimi mesi per sperare di recuperare un errore fatto in passato - La migliore decisione dovrebbe essere quella di vendere il server a 50.000 euro oggi, accettando una perdita di 50.000 euro, ma liberando il capitale investito nel magazzino in modo tale da poterlo impiegare in modo più efficiente altrove (Es. nuove opportunità d’investimento) - Spesso si tende a confondere costi fissi e sunk costs. In realtà sono due cose diverse. Se un vettore aereo decide di sottoscrivere un contratto di leasing per poter utilizzare un nuovo velivolo, il costo (di periodo) del leasing è fisso, ma nel caso in cui l’azienda decidesse di abbandonare quella tratta e di cedere il velivolo (e il relativo) contratto di leasing, potrebbe farlo relativamente facilmente (quindi il costo recuperabile). Se invece l’investimento in un impianto è altamente specifico (cioè è difficile trovargli un uso alternativo), come nel caso di un impianto per Specialty Chemicals, allora si ritorna al caso del server: il costo è sunk (irrecuperabile) e come tale va trattato. Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 11 Supply curve e tipologie di costi Demand curve ed elasticità Regola della massimizzazione del profitto SWOT analysis Matrici e ciclo di vita del prodotto Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 12 Demand curve In generale, la quantità che un’impresa riesce a vendere su un determinato mercato è una funzione inversa del prezzo di vendita: tanto più elevato il prezzo, tanto minore la quantità venduta e viceversa Prezzo Demand curve (caso generale) Demand curve (caso beni di lusso) Q Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 La demand curva individua la quantità che l’azienda è in grado di produrre e vendere per ogni livello di prezzo praticato. Studi empirici dimostrano che esiste in generale una relazione inversa fra prezzo e quantità In alcuni casi invece (es. beni di lusso o beni per cui un prezzo basso è sinonimo di bassa qualità) a prezzi più elevati corrispondono quantità più elevate (“effetto Giffen”) 13 Elasticità della domanda Il variare della domanda (o quantità vendute) al variare del prezzo praticato dall’impresa definisce il concetto di elasticità della domanda. Per una data variazione di prezzo, se la domanda varia in modo accentuata, viene detta elastica, se invece la variazione è minima viene detta anelastica. In generale, rappresentando l’elasticità in valore assoluto: se <1 => domanda anelastica se >1 => domanda elastica Prezzo Domanda anelastica B A DeltaP B’ A’ DeltaQ anelastica Domanda elastica Q DeltaQ elastica Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 14 Elasticità della domanda In generale valgono le seguenti considerazioni (domanda maggiormente elastica): - Beni fra loro relativamente omogenei (difficilmente differenziabili o percepiti come tali dai consumatori) hanno un’elasticità più elevata. Se quindi il prezzo aumenta, ci si dovrebbe aspettare una riduzione più che proporzionale delle quantità vendute con una contrazione del mercato complessivo - Beni che rappresentano in valore una percentuale importante del budget di acquisto dell’utente hanno un’elasticità maggiore. Ad esempio un’automobile (come la maggior parte dei beni durevoli e dei beni di investimento) per il suo costo in relazione al salario medio dell’acquirente tende ad essere una spesa importante. Se a parità di bene acquistato riesco ad ottenere un risparmio, il valore assoluto dello sconto tende ad essere più rilevante. Per questo tipo di beni solitamente il consumatore tende ad investire molto tempo nella comparazione delle alternative disponibili alla ricerca della soluzione migliore - Nel caso in cui un bene rientri nel processo di produzione di un bene finale, la cui domanda è fortemente elastica, anche la domanda della componente tende ad essere altamente elastica. Una piccola variazione del prezzo del componente, qualora trasferito all’utente finale, causa immediatamente una contrazione della domanda del bene finale, con ripercussioni immediate sulla stessa domanda della componente. Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 15 Elasticità della domanda Il consumatore non dispone di informazioni relative a beni sostitutivi (comparabili) al momento dell’acquisto. In tal caso la domanda del bene tende ad essere relativamente anelastica (o rigida) - Se il consumatore paga solo una parte del prezzo finale del bene (es. decoder per digital TV parzialmente sovvenzionati, o costi per prestazioni sanitarie coperte da assicurazione medica) la domanda tende ad essere meno elastica - Se i cd “switching costs” o costi di passaggio ad altro prodotto/tecnologia sono elevati (es. bisogna incorrere in un training ad-hoc che risulta particolarmente lungo e impegnativo) la domanda tende ad essere meno elastica In generale una domanda anelastica (es. beni di lusso) permette alle aziende di aumentare i prezzi (es. premium price) ed aumentare i ricavi (beneficio netto) in virtù di una minore competizione Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 16 Elasticità della domanda Elasticità a livello di industry (o categoria di beni prodotti) e singola marca (o brand sono diverse). In generale vale la seguente relazione: l’elasticità per il singolo brand è più elevata rispetto all’elasticità a livello di industry - Ad esempio, la domanda di automobili continua è relativamente anelastica (almeno nel breve) rispetto alla domanda per la singola marca (es. FIAT) perché gli individui hanno bisogno di continuare ad utilizzare l’auto per sposarsi, ma possono decidere di acquistare un’altra auto se FIAT aumenta i prezzi più dell’inflazione o della media del mercato - La domanda per sigarette è relativamente anelastica (come la domanda di molti “vizi” umani), ma se un brand aumenta troppo il prezzo, posso sempre decidere di acquistare un altro marchio. Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 17 Ricavi Totali e Ricavi Marginali I ricavi totali di un’impresa sono dati dal prodotto di prezzi per quantità e variano al variare di entrambe. Dal momento che il numero di quantità che un’impresa pensa di vendere dipende dal prezzo praticato, in realtà anche il prezzo praticato è una funzione delle quantità vendute attese. Quindi: Total revenues (TR) = Prezzo (P)*Quantità(Q) con TR(Q) = P(Q)*Q L’impresa è interessata a conoscere di quanto variano i ricavi per una determinata variazione delle quantità vendute (concetto di ricavo marginale o marginal revenue MR). P, MR NB: -MR è diverso da P -In generale MR<P Domanda Ricavo marginale Q Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 18 Ricavi Totali e Ricavi Marginali Se MR è positivo o negativo dipende dall’elasticità della domanda: Se la domanda è elastica, una riduzione del prezzo di vendita permette di aumentare le quantità in modo più che proporzionale, ottenendo un aumento dei ricavi di vendita (beneficio netto) - Se la domanda è anelastica, una riduzione del prezzo di vendita permette di aumentare le quantità in modo meno che proporzionale, causando una riduzione dei ricavi di vendita (perdita netta) Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 19 Supply curve e tipologie di costi Demand curve ed elasticità Regola della massimizzazione del profitto SWOT analysis Matrici e ciclo di vita del prodotto Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 20 Regola decisionale L’obiettivo dell’impresa è quello di massimizzare i profitti (in modo da massimizzare il valore dell’azienda e della ricchezza dei propri azionisti). Per raggiungere questo scopo deve seguire il principio di uguagliare ricavi marginali (MR) e costi marginali (MC) - Se MR>MC l’impresa può aumentare i profitti vendendo di più e riducendo il prezzo - Se MR<MC l’impresa può aumentare i profitti vendendo di meno e aumentando il prezzo - Se MR = MC l’impresa non può né aumentare i profitti né aumentando né riducendo il prezzo Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 21 Regola decisionale Da un punto di vista grafico, la regola decisionale equivale a trovare l’intercetta fra la curva dei ricavi e dei costi marginali P, MR Domanda Costo marginale Ricavo marginale Punto di equilibrio Q Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 22 Supply curve e tipologie di costi Demand curve ed elasticità Regola della massimizzazione del profitto SWOT analysis Matrici e ciclo di vita del prodotto Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 23 La SWOT analysis La SWOT analysis permette di coniugare l’analisi da una parte dei punti di forza e di debolezza della propria organizzazione rispetto ai competitor e dall’altra le opportunità e le minacce del proprio settore Analisi INTERNA Analisi ESTERNA Punti di forza Punti di debolezza Opportunità Minacce Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 24 La SWOT analysis (cont.) L’analisi interna utilizza come strumento il modello della “catena del valore”, l’analisi esterna utilizza il modello delle cinque forze competitive Analisi INTERNA: Analisi ESTERNA: Determinazione dei vantaggi competitivi di costo e differenziazione Valutazione dell’attrattività del settore Determinazione dei punti di forza (strenght) e di debolezza (weakness) rispetto ai concorrenti del settore Determinazione delle opportunità (opportunity) e delle minacce (threaten) del settore Modello della catena del valore Modello delle 5 forze competitive Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 25 La SWOT analysis (cont.) La SWOT analysis è un utile strumento per riassumere i risultati strategici interni ed esterni Esempi Strengths Ambiente Interno Weakness + Opportunities Ambiente Esterno Threats - Brand - Qualità del prodotto - Valore percepito - Fedeltà - Efficacia distributiva - Economie di scala - Copertura geografica - Disponibilità di capitali - Cash Flow - Capacità di leadership - Rapidità di risposta e flessibilità - Dimensioni e crescita del mercato - Posizionamento competitivo/economics - Strategie apparenti - Barriere all’entrata - Bisogni del cliente Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 26 Esempio: comparazione posizionamento prodotti sul Banking Competitor Punti di forza e di debolezza Soluzioni applicative X-Platform Insieme a Unicredito, integrato con back end SEC (COGEBAN, REDBAN) ITAÛ SISBA Sportello Bancario Mercato + Aggressività sul mercato - Tecnologia Funzionalità + + Integrazione area Web – legacy) Front end evoluto - - Pricing elevato Recente ingresso (2-3 volte i Centri servizi) Outsourcing in fase iniziale + Alcune aree di forte penetrazione (es. segnalazioni Bankitalia) + Forti competenze in ambito legacy - - Offerta concentrata sulle aree DSS e cruscotto aziendale Minori competenze fuori del mainframe Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 Offering limitato su aree core + Data Warehouse mirato sul banking pacchettizzato, include le segnalazioni a B.Italia Struttura di supporto con numero di risorse limitato 27 Supply curve e tipologie di costi Demand curve ed elasticità Regola della massimizzazione del profitto SWOT analysis Matrici e ciclo di vita del prodotto Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 28 La matrice BCG (cont) Ogni business è suddiviso in quattro quadranti, in ognuno dei quali si richiedono differenti strategie ? Stars: Una star è il leader di mercato per velocità di crescita / espansione Se un business incerto ha successo è destinato a divenire una star Non necessariamente produce cash flow positivi Richiede investimenti importanti per fare fronte alla crescita di mercato e per ridurre gli attacchi dei competitors Question Marks: Business che operano in settori a crescita elevata ma con % di mercat\o basse Molti business nascono come “?” quando si entra in un mercato nuovo in cui non vi è già un leader consolidato Richiedono molti investimenti in impianti, strutture e personale per tenere testa alla crescita del settore È importante eseguire una analisi dei ritorni Cash Cows: Dogs: Quando un mercato ha una crescita media annua inferiore al 10%, la star diviene una cash cow se si possiede la quota di mercato più elevata Produce utili e non richiede molti investimenti a causa della crescita limitata del settore Business con % piccole in mercati a bassa crescita Sono vicini al break even Impegnano troppo il management rispetto alla loro redditività e dovrebbero essere eliminati Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 29 Ciclo di vita “standard” di prodotto L’analisi del ciclo di vita di un prodotto è utile per conoscere la situazione attuale del portafoglio di un’impresa, individuare le leve di marketing più opportune e trarre conclusioni su possibili evoluzioni future Rallentamento crescita: • Copertura distributiva ottimale • Mercato poco appetibile e stabile • Saturazione Volumi di vendita Riduzione vendite: • Comparsa di prodotti nuovi / sostitutivi • Obsolescenza Introduzione • • • • Evoluzione lenta: Inerzie nei consumatori Messa a punto tecnologica e distributiva Forte concorrenza indiretta Inerzia della grande distribuzione Sviluppo Maturità Declino Tempo Crescita rapida: • Elevata disponibilità del prodotti • Aumento pressione di marketing per ingresso concorrenti • Distribuzione regolare dei costi di produzione Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 30 Matrice di posizionamento strategico Uno strumento più completo ed affidabile per la determinazione della posizione competitiva di una azienda è la matrice di posizionamento strategico La matrice di posizionamento strategico differenzia le imprese ed i loro prodotti in base a: Calcolata su una scala di 16 valori, mediando 8 parametri significativi Maturità del mercato (Tasso di crescita, Potenziale del settore, Linea di prodotti, Numero di competitors, Stabilità della quota di mercato, Modalità di vendita, Facilità di ingresso, Tecnologia) Posizione competitiva Calcolata su una scala di 15 valori, mediando due quantità: Quota di mercato relativa e Fattori di successo Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 31 Maturità del mercato Per la determinazione della maturità del mercato ogni singolo parametro viene riportato in tabella utilizzando opportune funzioni di ripartizione Neonata 1 2 In sviluppo 3 4 Tasso di crescita 1 2 3 Media prodotto X 1 2 3 4 1 2 3 4 X X Linea di prodotti Tecnologia 4 Obsoleta X Potenziale del settore Numero di competitors Stabilità della quota di mercato Modalità di vendita Facilità di ingresso Consolidata X X X X X X Gestione delle Imprese Informatiche - Lezione 6 32