MAC MAHON inquadramento 01 Quartiere Mac Mahon, Milano Quartiere Mac Mahon: informazioni generali I l quartiere Mac Mahon è situato nella zona nord-ovest di Milano, all’interno dell’area della Ghisolfa; è delimitato dal cavalcavia Bacula, noto a tutti come il Ponte della Ghisolfa, che ha inizio tra l’imbocco di viale Luigi Bodio e piazzale Lugano. Il quartiere comprende la zona prima del ponte, in direzione del centro città, e quella verso sud, confinante a ovest con la zona di Villapizzone e la sua stazione, mentre a nordovest, separata dalla ferrovia, con Bovisa. Il quartiere Mac Mahon così come quello della Ghisolfa, sono caratterizzati dalla prevalenza di edifici popolari, integrati successivamente con abitazioni moderne della piccola e media borghesia; essi si svilupparono nei due dopoguerra lungo la zona delle Ferrovie dello Stato e delle Ferrovie Nord. L’area della Ghisolfa prende il nome dal preesistente toponimo longobardo Ghisulf, che si rifaceva alla presenza della Cascina della Ghisolfa. Il Ponte della Ghisolfa fu ultimato nel 1941, e agli inizi degli anni sessanta, lungo viale Monteceneri, fu realizzata una strada sopraelevata a quattro corsie che arriva fino a piazzale Stuparich, successivamente, negli anni novanta, fu allargato. Una delle caratteristiche principali del quartiere è che esso ospita una numerosa varietà tipologica; infatti nell’area descritta fra via Mac Mahon e i viali di circonvallazione previsti dal piano PaviaMasera, vi furono realizzati tutti i tipi edilizi che in quel periodo erano ritenuti validi ad ospitare la abitazioni popolari. La prima area di edilizia popolare, risalente al 1908-1909, si estende su 32.000 mq di superficie, sulla quale sorgono cinque edifici a corte alti quattro piani, quattordici villini a due piani, due blocchi di case unifamiliari a schiera con un piccolo giardino privato e un edificio per i servizi collettivi. Pur presentando una molteplicità di tipologie edilizie, il quartiere risulta ben omogeneo, in quanto vi è l’allineamento di tutti i corpi di fabbrica lungo il perimetro dell’isolato. La realizzazione di questa area residenziale prevedeva, da parte del Comune, di poter Ufficio Tecnico del Comune 1908-1927 484˙896 m2 offrire alla popolazione un’ampia scelta, in termini economici, per quanto riguarda gli alloggi; vi sono infatti locali minimi, collocati all’interno degli edifici a corte per poi passare agli appartamenti con quattro locali caratteristici dei villini a due piani. 02 01. Fotopiano scala 1: 50˙000 02. Fotopiano scala 1: 10˙000 03. Vista dall’alto del quartiere 1908-1909 04. Schizzo dell’area milanese 03 04 MAC MAHON Progettista: Anno di realizzazione: Superficie territoriale: 04 memoria 05 06 07 08 09 Nascita di un quartiere residenziale: Mac Mahon I n seguito alla delibera del Comune di Milano, che incentivava la realizzazione di quartieri a carattere residenziale per gli operai, vennero realizzati diversi importanti poli residenziali, tra cui i primi furono il quartiere Ripamonti, il quartiere in via Spaventa (1909), quello in via Tibaldi e, infine, anche il quartiere Mac Mahon. Con la Legge 31 maggio 1903 n.254 e successivi regolamenti, lo Stato Italiano emise il primo provvedimento organico inteso a ricercare un rimedio all’assillante problema delle abitazioni minime e, con il nuovo Testo Unico del 27 febbraio 1908 n.85 ed il successivo Regolamento 12 agosto 1908 n.258, incoraggiò le costruzioni residenziali con benefici di carattere fiscale e finanziario. Gettate così le basi dell’edilizia economico-popolare, nacque nelle principali città italiane l’Istituto Autonomo per le Case Popolari (IACP). 1 La realizzazione di questo tipo di quartieri fu un enorme progresso per la città e la sua morfologia. Realizzare dei quartieri operai era la risposta giusta a decenni di dura lotta di una classe popolare emergente, forte sia politicamente che economicamente, dal punto di vista della mano d’opera. Nel quartiere Mac Mahon vennero realizzati, in totale 1277 locali. Per l’epoca, era un numero sorprendente, il terzo per grandezza nell’area milanese. Nell’anteguerra, infatti, lo superavano soltanto il quartiere Lombardia, opera dell’ing. Magnani e Rondoni, composto da 1464 locali, e il quartiere Lulli, progetto dell’ing. Ferrini e Scotti, con 1330 locali. Si può dunque notare subito come i numeri del quartiere nella periferia nord-est di Milano fosse sorprendenti. In totale c’erano – secondo una stima del settembre 1928 – 1035 locali abitabili; 38 erano le abitazioni con un unico locale, 160 le abitazioni con due locali, 200 con tre locali, solo 18 con quattro locali e un’unica abitazione con cinque locali. Nessuna residenza, invece, aveva sei o sette locali – numero che tuttavia si sarebbe registrato in quartieri di successiva costruzione. Era un dato significativo, questo, poiché risultava logico come venissero privilegiati appartamenti e/o case con meno locali possibili. Il perché risulta evidente, senza dubbio, dalle difficoltà economiche a cui l’Italia andava incontro in quel difficile momento storico. Nel 1912, infatti, la crisi economica aveva lasciato vuoti molti locali di diversi quartieri milanesi, costringendo i proprietari ad abbassare gli affitti in maniera sostanziale, in modo da poter sperare di trovare dei locatari. Ciò accadde per certo nel quartiere Mac Mahon e nel quartiere Niguarda. Molti operai, che avevano duramente lottato per ottenere una casa in cui poter tranquillamente vivere con la propria famiglia, furono costretti a partire per la guerra, abbandonando le proprie abitazioni. Con questo non si vuol dire che rimasero vuote, vennero semplicemente riempite da una popolazione “sostitutiva”, quella che venne attirata dal lavoro nelle fabbriche per la produzione di beni utili al supporto bellico. Diverse migliaia di persone si spostarono, infatti, non solo dalle campagne ma da ben più lontano, provenendo per lo più dal su Italia, per poter trovare un impiego nelle industrie milanesi e, naturalmente, furono loro ad occupare le case dei quartieri operai lascati liberi. Il nuovo quesito che venne posto, dunque, riguardava ormai il dopo-guerra: bisognava infatti tener conto del ritorno in patria dei reduci e di quali abitazioni avrebbero trovato quest’ultimi al loro ritorno. Era essenziale poter offrire loro delle case dignitose, che vennero infatti realizzate con un giudizio autocritico, mirato a correggere quelli che erano stati i problemi delle precedenti residenze operaie. MAC MAHON Quartiere Mac Mahon, Milano 1 h t t p : / / w w w. a t c . t o r i n o . i t / c i t - t o r i n o / storiaEdPubblica.aspx 05. Vista di Via Mac Mahon e Monteceneri 06. Vista aerea del quartiere nel 1920 07. Foto aerea del quartiere nel 1965, scala 1:10˙000 08. Foto via Mac Mahon negli anni ‘20 09. Foto chiesa del Gesù 10. Via Mottarone da via degli Altieri, 1929 10 05 memoria 11 12 13 Quartiere Mac Mahon, Milano N el corso del 1910, venne proposto, ad opera degli ingegneri Giovanni Masera e Angelo Pavia, un nuovo piano regolatore edilizio e di ampliamento, elaborato solamente ad una ventina d’anni dal precedente Piano ad opera di Cesare Beruto (1884). Tutto ciò fu elaborato a causa della rapida crescita della città. Nel 1910 Milano arrivava a contare circa 600.000 abitanti, il doppio di quelli che risultavano dal censimento del 1881, così che il nuovo piano formulato, pur mantenendo i principi formulati nel precedente, prevedeva un’espansione delle aree per oltre 2240 ettari. Le modifiche che vennero apportate non riguardavano solo il costruito, ma anche le aree verdi e soprattutto le vie di comunicazione, con maggior attenzione alla rete ferroviaria. Masera e Pavia orientarono le proprie scelte verso la rottura della cosiddetta “cintura di ferro” che circondava Milano di binari, e in corrispondenza della cinta muraria, si prevedeva un nuovo scalo in via Farini , che andava a sostituire lo scalo Sempione e la realizzazione di una nuova stazione centrale. Si va quindi a delineare, a 500 metri a nord-est della stazione esistente, l’ingombro della futura stazione centrale, completata e attivata solo nel 1931. Un’altra nota importante del piano, che però non venne portata a compimento, fu il potenziamento dei navigli esterni come via di trasporto merci, ipotizzando un nuovo canale navigabile che raggiungeva, in prossimità di Rogoredo, il “Porto di Mare”, centro dei flussi navigabili della città. Nella piano proposto sono inoltre inseriti i nuovi edifici e le nuove attrezzature, come quella della nuova sede Del Pio Albergo Trivulzio e a est il mercato di Porta Vittoria, realizzati nel 1910; oltre alla nuova sede del Politecnico a Città studi, realizzato solo dopo la prima guerra mondiale. Fu durante la stesura e la progettazione di questo nuovo piano, che andava ad espandersi verso la periferia urbana della città, volta all’espansione territoriale, che nascono nuovi quartieri, per lo più popolari. E’ il caso del quartiere Mac Mahon, che insieme a lo Spaventa, il Ripamonti e il Tibaldi, quest’ultimo oggi distrutto. L’espansione di questi quartieri era iniziata già intorno al primo decennio del ‘900, ma con gli anni la città continua la propria espansione e quindi, di conseguenza, anche i quartieri subiscono questa trasformazione. Come già accennato, sono soprattutto infrastrutture a migliorare e a svilupparsi maggiormente; nel caso del Mac Mahon, oltre alla via principale, l’altro snodo fondamentale è viale Monteceneri, che cresce e acquista importanza quando, intorno agli anni ’60, viene prevista la realizzazione del cavalcavia Adriano Bacula, che oggi permette di collegare viale Certosa con la zona di Bovisa. MAC MAHON Il Piano Pavia-Masera 11. Foto di via Mac Mhon anni ‘50 12. Foto storica di Viale Monteceneri 13. Lavori di costruzione del cavalcavia Bacula, metà degli anni ‘60 14. Piano Pavia Masera, 1912, scala 1.50˙000 14 06 accessibilità 15 16 17 Quartiere Mac Mahon, Milano Accessibilità del quartiere MAC MAHON I l quartiere è situato a nord-ovest della città di Milano; confinante a ovest con la zona di Villapizzone e a nord-ovest, separato dalla ferrovia, con il quartiere della Bovisa. Pur collocandosi in una zona periferica della città, esso risulta essere ben collegato al territorio milanese e non solo; infatti, confinando con Villapizzone si trova nelle immediate vicinanze con la linea ferroviaria dello Stato, che collega Milano con le città di Varese e Novara, tramite le linee suburbane S5 e S6, oltre alla linea regionale. Inoltre, grazie all’utilizzo del passante ferroviario, è possibile raggiungere, in poco tempo le varie zone della città, soprattutto in non più di dieci minuti è possibile giungere alla stazione di Milano Porta Garibaldi e Milano Repubblica, quest’ultima collegamento con la stazione di Milano Centrale. Dalla stazione di Villapizzone è anche possibile raggiungere, in una decina di minuti, le stazioni di Milano Certosa e il polo fieristico di Rho Fiera. L’altra stazione che si trova nelle mediante vicinanze, è quella di Milano Bovisa; mediante il passaggio pedonale sotterraneo presso la stazione di Villapizzone, è possibile giungere nella ex zona dei gasometri, dove si trova la sede della facoltà di ingegneria del Politecnico di Milano, importante sede di studi e ricerca. La stazione di Bovisa, a differenza di quelle elencate in precedenza, fa parte della linea ferroviaria delle ferrovie Nord Milano, una linea privata che mette in comunicazione la città di Milano, con il resto della regione. Altro importante mezzo di accessibilità è la rete stradale, infatti, nelle vicinanze, del primo quartiere operaio sorto intorno al 1908-1909, vi è la confluenza del Viale Monte Ceneri, che tramite il cavalcavia Adriano Bacula, permette di collegare la zona di Bovisa con Viale Certosa, quest’ultimo in stretta relazione con l’imbocco della rete autostradale, accedendo così alla Torino - Trieste (A4) e la Milano – Varese (A8). L’area è ben collegata anche dalla presenza, lungo via Mac Mahon, da cui il quartiere prende il nome, della rete tranviaria della città, in particolare vi è il passaggio del tram della linea 12, oltre alle linee 78 e 90 dell’autobus ATM. 15. Foto stazione Milano Villapizzone 16. Foto facoltà di ingegneria del Politecnico di Milano da via degli Ailanti 17. Foto via Mac Mahon 18. Cartina viabilità, scala 1.20˙-000 19. Foto stazione Milano Certosa 20. Foto stazione Milano Bovisa 21. Foto stazione Milano Villapizzone 22. Foto Piazza Prealpi, da via degli Ailanti 23. Foto cavalcavia Adriano Bacula 24. Foto imbocco stradale via Monteceneri 18 07 accessibilità 19 20 21 I mportante per la viabilità del quartiere, furono i vari interventi stradali che nei primi trent’anni del‘900 e oltre, caratterizzarono la sistemazione di molte strade milanesi, grazie all’utilizzo di nuove tecniche utili nel campo delle pavimentazioni stradali. Due dei più importanti furono la sistemazione dell’intero Viale Certosa e la costruzione del Ponte della Ghisolfa. Il “Viale della Certosa” era la strada che collegava il Rondò Sempione con il Piazzale del cimitero di Musocco, e in seguito alla costruzione nel 1926 delle prime autostrade dei laghi, che sboccavano nel viale, resero il traffico intenso e le condizioni inaccettabili. La seconda delle opere più significative, che in quegli anni il Comune di Milano, realizzò, fu il collegamento del Viale Monte Ceneri con Piazzale Lugano, che concludeva la circonvallazione più esterna della città. L’intervento richiese la costruzione di due cavalcavia a trave rettilinea in calcestruzzo armato sulla linea delle Ferrovie Nord Milano, l’alloggiamento del viadotto esistente sulla linea Milano-Rho delle Ferrovie dello Stato, l’esecuzione di una strada in rilevato della larghezza di 20 metri, 12 m di carreggiata e due marciapiedi di 4 m ciascuno. Dalla sommità del ponte, che scavalca i binari ferroviari, si può avere una percezione dell’area di Bovisa e della tipologia di territorio che essa rappresenta, ovvero una ex area industriale in espansione, capace di mutare il suo aspetto, per dar spazio allo sviluppo e alla nascita di un nuovo e moderno quartiere che si mette al servizio del centro universitario del Politecnico di Milano. Oltre all’accessibilità viaria, il quartiere è ben collegato anche dal punto di vista ferroviario; infatti vi sono ben due linee che passano nelle vicinanze, con la possibilità di avere tre stazioni molto vicine fra di loro. Parliamo di quelle di Milano Certosa e di Milano Villapizzone che si trovano sul percorso ferroviario delle Ferrovie dello Stato, e la terza è quella di Milano BovisaPolitecnico, appartenente alla linea ferroviaria Le Nord Milano. La stazione di Milano Certosa è la stazione collocata più a ovest del Comune di Milano e rappresenta la porta d’accesso al Passante delle Ferrovie dello Stato proveniente da Varese, Gallarate e Novara. Insieme a Bovisa, Villapizzone e Rogoredo è una delle stazioni fuori terra del Passante. Nel 1983, le Ferrovie dello Stato, commissionarono all’architetto Angelo Mangiarotti di realizzare un unico progetto per le stazioni di Certosa, Rogoredo e Villapizzone, caratterizzate dal medesimo disegno delle pensiline.La stazione di Villapizzone fu inaugurata nel luglio del 2002 ed è l’ultima stazione in superficie, provenendo da Certosa, prima che la ferrovia si interri nel passante verso la stazione di Lancetti. La terza e ultima stazione significativa, e di contatto diretto con il quartiere risulta essere quella di Milano Bovisa; infatti è possibile raggiungerla attraversando il passaggio pedonale sotterraneo di Villapizzone, per potersi ritrovare subito nell’area degli ex gasometri e nel territorio in cui sorge la sede della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano. Poco più avanti si trova la stazione. Essa connette il Passante con la rete delle Ferrovie Nord Milano e con le linee ferroviarie verso Saronno, Novara, Varese, Como e la Brianza, oltre ad essere la stazione di interscambio con il Malpensa Express. Il progetto della stazione fu affidato dall’architetto Segrè, che ipotizzò un sistema a ponte, entrato in funzione nel 1991. 22 25. Casa dei tramvieri in via Mac Mahon, 1928 26. Via Masolino da Panicale, anni ‘50 27. Vista di Via degli Artieri da Piazza Prealpi 28. Foto della stazione di Milano Villapizzone 29. Foto del tram in Piazza Castelli Pompeo 30. Foto di via Mac Maohn da Piazza Castelli Pompeo 31. Key plan con coni ottici, scala 1: 10˙000 32. Foto di via Monteceneri e del cavalcavia Bacula 33. Foto via Mac Mahon incrocio via Bramantino 34. Key plan con sezioni stradali, scala 1: 10˙000 35. Sezione stradale via Mac Mahon 36. Foto di via Mac Mahon 37. Foto di via Monteceneri e del cavalcavia Bacula 38. Sezione stradale via Monteceneri e del cavalcavia Bacula, scala 1: 300 23 24 MAC MAHON Quartiere Mac Mahon, Milano 08 accessibilità 26 27 28 29 30 31 32 33 MAC MAHON 25 29 16 30 02 22 33 02 23 24 17 32 02 09 36 37 MAC MAHON 34 35 02 38 02 10 accessibilità spazio pubblico 39 40 41 Quartiere Mac Mahon, Milano MAC MAHON L o spazio pubblico all’interno di un quartiere è un elemento fondamentale, in quanto permette di rendere l’area vivibile ai cittadini che la abitano. Infatti un quartiere non è solamente rappresentato da quelle che sono le aree residenziali, dedicate all’abitare, dove si vanno a collocare le varie residenze, ma un quartiere è soprattutto un luogo dello stare, dove gli abitanti hanno la possibilità di vivere la città, non solo usufruendo delle residenze, ma prima di tutto, di godere dello spazio pubblico e dei servizi che essa offre loro. Il quartiere del Mac Mahon, presenta diverse aree dedicate ai cittadini, oltre ai vari servizi che vi si vanno a collocare; uno e forse il più riconoscibile è sicuramente il Parco Giovanni Testori, che occupando una superficie di oltre sei ettari, permette ai residenti e non solo di usufruire di uno un’area verde molto ampia, un parco in cui praticare non solo attività sportive, ma anche compiere passeggiate, o semplicemente un luogo dove sostare, per allontanarsi, anche se per pochi minuti, dal caos e dalla frenesia che la vita cittadina offre loro. Nelle immediate vicinanze, a fare da sistema con il parco, vi è un’altra area verde dedicata allo sport che prosegue fino alla stazione di Villapizzone. Vi sono poi altri luoghi che permettono le medesime attività, vi è un parco a ridosso del complesso scolastico, è situato in via Francesco Ardissone, un’area che viene utilizzata non solo dai cittadini, ma soprattutto dai ragazzi e da tutti i bambini, che una volta usciti dalle scuole usufruiscono di questo primo contatto con la città. Con questa caratteristica vi è un altro parco, situato anch’esso nei pressi di una scuola, in via Michelino da Besozzo. Piazza Prealpi, pur non essendo di vaste dimensioni, è un centro pulsante di questo quartiere, circondata dai vari palazzi residenziali, essa si apre verso le varie attività commerciali che la circondano, come la presenza, al suo fianco, del mercato comunale. Ma il quartiere non offre solamente aree verdi, o piazze; vi sono anche i vari servizi che possono essere riconosciuti nel complesso scolastico La Rinnovata, il liceo scientifico Piero Bottoni oltre alla sede, presso Piazza Prealpi della Polizia Stradale. 39. Foto spazio di verde pubblico tra le residenze in via Grigna 40. Foto del Parco Giovanni Testori da via degli Ailanti 41. Foto di Piazza Castelli Pompeo 42. Cartina dello spazio pubblico, scala 1: 5˙000 42 11 spazio pubblico 43 44 45 46 47 48 49 Quartiere Mac Mahon, Milano funzione, infatti, a ridosso delle abitazioni ad edilizia popolare vi trova spazio la sede, in via Varesina della scuola materna – Istituto case popolari di Milano, che presenta una propria area esterna adibita a cortile e nell’immediata vicinanza, all’incrocio dell’isolato vi è un parco giochi. 43. Foto liceo scientifico Piero Bottoni 44. Foto scuola secondaria in via Castellino da Castello 45. Foto liceo scientifico da via Mac Mahon 46. Foto scuola primaria in via Castellino da Castello 47. Foto Istituto comprensivo Rinnovata Pizzigoni 48. Foto Istituto Rinnovata Pizzigoni dal cavalcavia Bacula 49. Foto ex casa del fattore collocata nell’Istituto MAC MAHON I l quartiere, oltre ad essere un ottimo esempio, di edilizia popolare, è anche interessante sotto l’aspetto, all’interno dell’area, di numerosi servizi, i più importanti dei quali sono rappresentati dai complessi scolastici. Vi sono infatti, tre scuole primarie, due scuole secondarie, una scuola secondaria di I grado e un liceo. Quasi tutte questi edifici sono racchiusi in isolati molto vicini fra loro, tanto da creare un complesso ben riconoscibile; esso è composto da una scuola primaria, dall’Istituto comprensivo Rinnovata Pizzigoni, dalla scuola secondaria e dal liceo scientifico Piero Bottoni, che si affaccia direttamente su via Mac Mahon. L’intero complesso è caratterizzato dalla presenza di ampi spazi verdi, tali da consentire attività ricreative e sportive all’aria aperta per tutti gli studenti che frequentano le scuole. La scuola primaria “La Rinnovata”, ha sede nell’edificio storico, realizzato nel 1927 dall’ingegnere Belloni, in cui si sperimentano i principi educativi e didattici innovativi di Giuseppina Pizzigoni, mentre la sede “Dante Alighieri” si trova anch’essa in via Mac Mahon. La prima sede è composta da due lati disposti ortogonalmente e chiusi nella parte finale da due padiglioni di dimensioni ridotte. Il complesso, nel suo insieme, ospita nella parte centrale un ampio spazio esterno adibito a giardino, in stretto contatto con le aule, mentre il lato nord si congiunge con un’area di 8.200 mq dedicata all’agraria. La conformazione dell’edificio riprende lo stile di una tipica cascina lombarda, con murature in mattoni pieni a faccia a vista e coperture in legno a falde, rivestite da tegole marsigliesi. Nell’area dedicata all’azienda agricola, lontano dal complesso scolastico, si trovano il padiglione con la piscina coperta, la ex casa del fattore e il padiglione contenente le aule e i laboratori dell’agraria. I cortili sono destinati allo svago da parte degli studenti e allo studio all’aperto, risultano ben collegate sia le aule che le varie aree didattiche mediante piccole rampe di scale che si ripetono per tutta la lunghezza del fabbricato. Vi sono poi aree destinate allo sport, con la dotazione di gazebo e in vicinanza all’edificio principale vi sono tre grandi spazi alberati, collegati all’ala didattica mediante due pergolati. Oltre all’area in cui si concentrano i vari complessi scolastici, vi è, nella parte opposta del quartiere un’altra zona adibita alla medesima 12 spazio pubblico 50 51 52 53 54 I l Mac Mahon, nasce e si sviluppa nel corso di una ventina di anni, durante i quali, da piccolo cento, realizzato a partire da 1908, concentrato nell’isolato compreso tra via Mac Mahon e via Grigna, oltre ad affacciarsi timidamente su viale Monte Ceneri, non era più grande di 3 ettari e comprendeva quella che era l’edilizia popolare adatta alla popolazione meno abbiente. Con l’evolversi delle condizioni economiche, negli anni seguenti il quartiere subisce notevoli trasformazioni, soprattutto intorno al 1926-1927, quando si procede alla realizzazione delle nuove residenze popolari. Lo stato in cui oggi il quartiere si trova è frutto di una metamorfosi e adattamento che il territorio ha dovuto subire; infatti sono proprio i quartieri periferici la vera testimonianza di una città e delle sue trasformazioni; in questo caso il quartiere, insieme a quello di Villapizzone e Bovisa si sono messi a disposizione dell’introduzione, che di certo non poteva passare inosservata, della sede di Bovisa del Politecnico di Milano, trasformandosi da area industriale a quartieri posti nelle immediate vicinanze di una sede universitaria. Ma il quartiere non narra la sua storia solo attraverso la nascita delle varie tipologie residenziali, ma soprattutto dallo sviluppo della piazza, luogo simbolo dell’attività pubblica e della società. Dietro al primo insediamento residenziale del 1908, sorge Piazza Prealpi, un tempo conosciuta come Piazza Mario Asso, dove, a testimonianza delle numerose foto scattate intorno agli anni ’20, è possibile riconoscere una timida traccia di quello che poi sarebbe diventato via Mac Mahon. La piazza sorge in prossimità della via Campo dei Fiori, strada ortogonale a via Mac Mahon e che conduceva all’omonimo Campo dei Fiori, il villaggio giardino realizzato dallo IACP negli anni 1919-1920. La piazza nasce con il nome di Prealpi, nome che riprende altri toponimi della zona, quali Monte Generoso, Mottarone, Grigna e Campo dei Fiori; essa fu attribuita a favore di Mario Asso che combattè al fianco di D’Annunzio, e morendo per difenderlo, si decise di attribuirgli un riconoscimento che si attuò nell’intitolazione della piazza a suo nome. Altra via importante e caratteristica, oltre che testimonianza del quartiere è via Mottarone che divide in due parti il gruppo di abitazioni comprese tra via Mac Mahon, via Artieri, via Grigna e viale Monte Ceneri, in poche parole il quartiere del 1908. La piazza Mario Asso fu scelta come ubicazione per la sede del Gruppo Rionale che assunse lo stesso nome dell’ufficiale morto in combattimento, la data di realizzazione dell’edificio si presume sia quella scritta in alto sulla torre “A. XVI E. F.” ossia “Anno sedicesimo dell’ Era Fascista, infatti per la sua caratterizzazione architettonica sembra proprio ricalcare le tipologie edilizie tipiche del periodo fascista. L’edificio è tutt’oggi visibile in piazza Prealpi, compreso tra le vie Michelino da Besozzo e la via Jacopino da Tradate, oggi sede della Polizia di Stato. MAC MAHON Quartiere Mac Mahon, Milano 41 40 49 53 54 44 43 46 56 50. Ex sede del Gruppo Rionale Mario Asso 1938 51. Piazza Mario Asso, 1940 52. Piazza Prealpi, anni ‘20 53. Foto Piazza Prealpi oggi 54. Piazza Prealpi 55. Key plan con coni ottici, scala 1: 10˙000 56. Foto sede della Polizia stradale 48 39 45 55 56 13 verde 57 58 59 Quartiere Mac Mahon, Milano quanto riguarda i percorsi che l’accessibilità ad essa; l’ingresso avviene proprio in via Francesco Ardissone tramite un cancello, in quanto la zona è recintata. E’ un’area di circa 9.000 mq il cui spazio è utilizzato per la maggior parte da verde, mentre il resto è caratterizzato dalla presenza di percorsi su ghiaia che conducono ad una sazio più grande i cui sono collocate attrezzature per bambini, per poi proseguire fino al secondo accesso all’area, in Viale dei Pioppi, che costeggia la linea ferroviaria. Infatti la zona creata è un ritaglio di verde in corrispondenza dell’intersezione visiva delle due linee ferroviarie. Vi sono poi altre aree verdi, queste di dimensioni molto ridotte, che si trovano nel centro del quartiere e che sono per lo più zone di sosta, poste in prossimità di asili e scuole, infatti oltre a sedute, essi presentano vari giochi utili alle attività dei più piccoli. Uno si trova nei pressi di Piazza Prealpi e l’altro in prossimità della già nominata via Francesco Ardissone. 57. Parco verso Villapizzone da via Francesco Ardissone 58. Foto del parco di Villapizzone 59. Foto del parco in via Francesco Ardissone 60. Cartina del verde scala 1: 5˙000 MAC MAHON I l nuovo Parco Giovanni Testori è uno dei parchi più importanti della città e di sicuro lo è per il quartiere del Mac Mahon e per quello di Villapizzone. Ricopre una superficie di oltre sei ettari e mantiene la struttura viaria precedente, dove sorgeva l’ex Campo dei Fiori, villaggio – giardino demolito negli anni ’60 durante il boom economico. In precedenza le vie che connettevano le varie villette dell’area erano nominate secondo una tipologia, differente per ogni via, di una pianta o in fiore, oggi, pur mantenendo la struttura dell’impianto fedele all’originale, non si può dire la stessa cosa della sistemazione delle vie interne che non ricalcano più i vecchi percorsi pedonali. All’interno del parco vi crescono notevoli e numerose varietà di specie arboree, che rendono il parco non solo utile per lo svago, ma anche un luogo in cui potersi immergere nella natura, e allontanarsi per alcuni attimi dal caos e dalla frenesia della città. Gli alberi sono quindi i veri protagonisti del parco; inoltre vi troviamo un’ampia area giochi attrezzata e vi sono numerosi percorsi che si snodano all’interno dell’area, lungo i quali è possibile praticare jogging, passeggiate ed è inoltre consentito l’utilizzo della bicicletta all’interno del parco. Vi sono poi collocati anche due campi, uno da pallavolo e uno basket, in modo da permettere, non solo ai più piccoli, di praticare attività di svago; una piccola nota negativa è che non vi sono strutture fisse per il ristoro, quali bar e chioschi, ma all’occorrenza, nelle stagioni più calde, si provvede alla sistemazione di chioschi mobili. Il Parco Giovanni Testori è un luogo sicuro, in quanto area periodicamente sorvegliata e anche accessibile a tutti in quanto non presenta recinzioni, ed è anche facile raggiungerlo; tramite il tram con le linee 1-12 e il Passante Ferrovie Nord Milano, stazione di Villapizzone. Va pur sempre detto che ci troviamo in una zona periferica della città, e molto spesso le aree non vengono mantenute nelle condizioni ideali per la loro utilità e praticabilità; il Parco , così come ogni altra zona verde, ha bisogno di manutenzione e di cure che continuino a permettere ai cittadini di usufruire del servizio per cui esso è stato realizzato. Alla fine di via Francesco Ardissone, vi è un’area verde che, osservandola in planimetria, suscita interesse perché si nota fina da subito un’attenta cura nella sua disposizione, sia per 60 14 verde 61 62 63 64 65 66 67 Superficie: 62.000 m2 Tipologia: parco urbano Anno di realizzazione: 1980 I l Parco Giovanni Testori, è collocato nell’area che durante gli inizi del ventesimo secolo ospitava un villaggio-giardino, chiamato Campo dei Fiori, riqualificata, in seguito, agli inizi degli anni ’80. L’area si estende tra il vecchio borgo di Villapizzone e il ponte della Ghisolfa; oggi il Parco è dedicato allo scrittore Giovanni Testori, che ne fece uno degli sfondi preferiti per ambientare i suoi scritti. Il villaggio-giardino, fu realizzato per volere dell’IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), che nel 1919 edificò, sui terreni incolti, villette monofamiliare, adatte ad ospitare reduci di guerra e mutilati. Con la demolizione e la riqualificazione dell’area intorno agli anni ’80, ora vi trova sede il Parco, mentre lungo i lati dell’area sono state realizzate nuovi edifici residenziali. L’impianto del Parco ricalca quello originale dell’area, anche se non è più possibile identificare le molteplici vie che caratterizzavano il quartiere precedente; sono inoltre presenti vaste aree giochi e altre attrezzature, quali un campo da basket e uno della pallavolo. strade, ognuna delle quali portava il nome di un albero diverso. Le abitazioni erano piuttosto modeste: alte un piano e dotate di un piccolo giardino; inizialmente erano destinate ai reduci di guerra e mutilati, più avanti furono utilizzate per ospitare i pensionati delle ferrovie dello Stato. Il villaggio era caratterizzato da un’asse centrale, Viale dei Sicomori che collegava Via Mac Mahon con la stazione di Bovisa. Dopo la Guerra, le condizioni socio-economiche del paese cambiarono, e le sistemazioni finora utilizzate furono ritenute inadatte; si decise quindi per un nuovo piano urbanistico che prevedeva la demolizione delle villette, non senza numerose proteste da parte degli abitanti, e la costruzione di edifici residenziali di piccola e media dimensione posizionati ai lati del quartiere. Nella parte più interna del villaggio si decise di non edificare, rimanendo così per anni abbandonata, fino a quando agli inizi degli anni ’80 si decise di riqualificare la zona e di trasformarla nell’odierno Parco Giovanni Testori, conosciuto ancora oggi come l’Ex Campo dei Fiori. 65 67 Quartiere- Villaggio Campo dei Fiori Progettista: IACP Anno di realizzazione: inizi del 1900 Superficie territoriale: 120.000 m2 Il quartiere sorgeva nella zona incolta tra Villapizzone e la Ghisolfa, a est era delimitato dalla linea ferroviaria Milano Porta Garibaldi– Milano Certosa e segna il confine della Bovisa, che è possibile raggiungere mediante un sotto passaggio pedonale presso la stazione di Villapizzone. L’estensione dell’ area si aggira intorno ai 400 m di lunghezza e i 300 m di larghezza, arrivando ad estendersi su una superficie di 120.000 m2. Il Villaggio Campo dei Fiori fu costruito nel 1919 dall’ IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) per permettere al numero sempre crescente di popolazione di avere una propria dimora. Il progetto prevedeva la realizzazione di villette monofamiliare attraversate e messe in comunicazione, le une alle altre, mediante delle MAC MAHON Quartiere Mac Mahon, Milano 57 59 61. Vista aerea villaggio-giardino Campo dei Fiori 62. Villaggio Campo dei Fiori, via dei Tigli 63. Villette monofamiliari del villaggio- giardino 64. Vista dall’alto del Parco Giovanni Testori 65. Foto Parco Giovanni Testori 66. Key plan coni ottici scala 1: 10˙000 67. Foto Parco Giovanni Testori da via degli Ailanti 15 abitare 69 70 MAC MAHON 68 71 68. Vista edifici alti quattri piani su via Mac Mahon 69. Edificio a corte con vista dei ballatoi del cortile interno 70. Vista dell’interno di un isolato 71. Edificio ad angolo tra via Bramantino e via Glov Ambrogio de Predis 72. Cartina dell’abitare scala 1:5˙000 72 16 abitare 73 74 75 Quartiere Mac Mahon, Milano U na delle particolarità di questo quartiere riguarda sicuramente la varietà di tipologia edilizia presente; infatti tra via Mac Mahon e i viali di circonvallazione previsti dal Piano Pavia- Masera, sono situati tutti i tipi edilizia che la manualistica edilizia dell’epoca considerava idonei per la realizzazione delle case popolari. Il primo isolato che fu realizzato, intorno al 1908-1909, si estende su una superficie di 32.000 mq e presenta al suo interno essenzialmente tre tipologie insediative; sorgono infatti cinque edifici a corte alti quattro piani, quattordici villini a due piani, due blocchi di case unifamiliari a schiera con un piccolo giardino privato e un edificio per i servizi collettivi. Pur presentando all’interno della sua area molteplici tipologie, il quartiere, risulta essere omogeneo, in quanto i fabbricati si vanno tutti ad allineare lungo il perimetro dell’isolato. Per andare in contro alle varie esigenze che si delineavano in quegli anni, il programma comunale dovette presentare delle soluzioni che potessero soddisfare ogni tipo di richiesta, realizzando quindi alloggi economici, e divisi per fasce salariali, in modo da mettere a disposizione case a persone di ceti differenti. Gli edifici a corte sono distribuiti mediante un corpo scala oltre alla presenza del ballatoio che distribuisce i vari ingressi delle abitazioni su quel piano; i servizi igienici, sono qui presenti in ogni abitazione, a differenza di altri quartieri popolari. I sistemi costruttivi adottati sono quasi sempre murature portanti in laterizio con solai in cemento armato. In uno dei villini isolati, invece si va a testare un sistema strutturale a monoliti cavi in cemento brevettato dalla ditta Elia Bianchi, che pur se venne valutato positivamente, non ne permetteva l’utilizzo su larga scala. Per quanto riguarda invece i rivestimenti, o comunque la resa prospettica dei singoli edifici, si vanno a riprendere gli stili utilizzati nell’edilizia residenziale privata, mediante l’utilizzo di un finto bugnato, cornici ed elementi caratteristici di queste residenze. Nelle case a corte caratteristica è la snellezza con cui vengono realizzate e colonnine in ghisa che sostengono i ballatoi che conferiscono nell’insieme un aspetto elegante verso la corte. Ufficio Tecnico del Comune 1908-1909 32˙000 m2 Dati: Area Complessiva: 32’245,00 mq Area coperta: 19’633,00 mq Area scoperta: 12’612,00 mq Area per locale: 25,25 mq Volume totale: 138’770,00 mc Volume per locale: 108,66 mc Costi: Costo totale costruzione: 2’421’400,00 lire Costo di costruzione per mc: 17,44 lire Costo di costruzione per locale: 1869,00 lire Quota media di affitto: 235, 00 lire Locali: Numero totale locali: 1277 Locali abitabili: 1035 76 Locali servizio: 158 73. Foto villino a due piani 74. Foto villini a due piani 75. Foto villino a due piani in via Mottarone 76. Foto edificio a corte in via Mottarone 77. Foto ingresso villino in via Grigna 78. Foto dell’ex lavatoio in via Mottarone 79. Foto edificio in via degli Artieri 80. Foto villino in via degli Artieri 81. Foto villino in via degli Artieri 82. Foto ingresso villino in via degli Artieri 83. Foto villini a schiera in via degli Artieri 84. Key plan coni ottici scala 1: 10˙000 85. Foto fronte edificio in via Campo dei Fiori 86. Foto edificio ad angolo via Mottarone 77 78 MAC MAHON Progettista: Anno di realizzazione: Superficie territoriale: 17 abitare 80 82 83 84 85 81 MAC MAHON 79 71 83 73 74 75 76 86 86 18 abitare 87 88 89 90 91 92 93 N ella zona nord-est, confinante con il quartiere di Villapizzone, vi è l’ultima realizzazione in ordine cronologico avvenuta nel quartiere; infatti, in sostituzione al progetto del villaggio-giardino Campo dei Fiori, si era deciso, intorno agli anni ’80, di occupare l’area, mediante la realizzazione di un parco, oggi Parco Giovanni Testori, e sui suoi lati di andare ad intervenire con l’edificazione di nuovi fabbricati insediativi. Si tratta di edifici, alti quattro piani, che si vanno a collocare seguendo l’allineamento lungo il perimetro dell’isolato, per quanto riguarda via dei Frassini, mentre lungo via Mac Mahon, essi si vanno ad affacciare per il loro lato più corto, permettendo di aprire, tra un edificio e l’altro aree adibite a verde, con sedute, che si rivolgono verso la chiesa collocata proprio sul lato opposto della strada, e che mediante dei passaggi asfaltati collegano direttamente verso il parco che si trova immediatamente dietro all’isolato. Nella parte in cui gli edifici si vanno ad affacciare sulla via principale del quartiere essi aprono al primo piano dei porticati, adibiti ad uso commerciale, mentre quelli che si trovano in una posizione più arretrata, sono recintati e presentano un giardino privato, ad utilizzo dei soli residenti. Sul lato opposto di via Mac Mahon, e lungo le due vie parallele di via Glov Ambrogio de Predis e via Jacopino da Tradate, si vanno a definire, con l’incrocio con via Michelino da Besozzo e via Bramantino, quattro isolati che presentano sostanzialmente la medesima tipologia, che varia leggermente in due edifici; si tratta del la tipologia in linea che si ripete su un’altezza di cinque e a volte sei piani. Questo intervento risale agli anni venti, gli inizi della realizzazione sono datati intorno al 1926-’27. Lungo via Jacopino da Tradate da un lato vi sono collocati i parcheggi, mentre dall’alto vi sono edifici che seguono il perimetro dell’isolato e che sono adibiti nella parte sottostante ad attività commerciale, mentre al primo piano a residenze. Gli altri due isolati che vi sono nelle immediate vicinanze, realizzati nel 1926 ed approvati nel 1928, sono precisamente quelli tra le due vie parallele di Jacopino da Tradate e via Mac Mahon, con l’intersezione di via Bramantino e Piazza Prealpi e la via Campo dei Fiori. La tipologia edilizia qui presente è quella di un impianto a corte aperto su un lato, con alcuni edifici in linea che vanno a completare, però senza unificare i vari edifici; al centro di queste corti vi sono aree e giardini privati, ad uso dei soli residenti, infatti tutta l’area, come succedeva anche nei quartiere citati prima, è recintata e al suo interno si aprono aree verdi private. Qui l’aspetto decorativo delle facciate è molto caratteristico, va a riprendere quelli che erano gli aspetti tipici degli edifici residenziali delle classi più abbienti; per alcuni cari la ripresa di un finto bugnato che si ripete anche in altezza ai lati dell’edificio, con l’utilizzo di cornici, che dividono il piano terra dai quattro sovrastanti, oltre che ad utilizzarlo per evidenziare ogni singola apertura. Di conformazione completamente diversa è il quartiere CELSA, progettato dall’ingegnere Consonni nel 1926. Si tratta di un’area che pur rispettando lo stesso sistema distributivo, infatti i vari edifici si vanno ad allineare con il perimetro dell’isolato, è tipo logicamente diversa. Vi son presenti, lungo via Monteceneri edifici di sei o sette piani, con il piano terreno adibito all’attività commerciale, mentre nel resto dell’isolato si presentano una molteplicità di villini a schiera, altri al massimo tre piani, che presentano plani metricamente le stesse caratteristiche, mentre a differenziarli, gli uni dagli altri è l’aspetto esterno, quello di facciata; ogni villino presenta diversi colori, decorazioni, o più semplicemente una ringhiera dei balconi diversa, che pur contraddistinguendoli, li rendono parte di un unico sistema. 87. Foto edifici da via degli Ailanti 88. Foto edifici con portico su via Mac Mahon 89. Foto edificio su via Mac Mahon 90. Foto edificio su via Mac Mahon 91. Foto edificio ad angolo tra via Mac Mahon e via Bramantino 92. Foto via Bramantino 93. Foto edifici a corte in via Bramantino 94. Edificio in via Bramantino 95. Via Jacopino da Tradate 96. Edificio ad angolo tra via Bramantino e via Jacopino da Tadate 97. Foto via Privata Chiari 98. Via Jacopino da Tradate 99. Foto edifici Piazza Prealpi 100. Key plan coni ottici scala 1:10000 101. Foto via Privata Locarno 102. Foto via Monte Generoso MAC MAHON Quartiere Mac Mahon, Milano 19 abitare 95 96 97 98 99 100 101 102 MAC MAHON 94 87 88 89 91 90 92 93 95 94 96 97 99 101 102 20 INDICI Area 1 Area 2 Area 3 Area 4 Area Area 5 1 Area Area 6 2 Area Area 7 3 Area Area 9 4 Area 5 Area 6 Area 7 Area 9 3237,54 50201,52 16194,01 4561,06 83283,95 26713,21 Area tot16389,48 (mq) Volume 59203,73 tot (mc) 63427,69 SLP (mq) 9424,19 157719,68 49115,68 3237,54 16194,01 7506,29 93077,99 50201,52 30025,16 4561,06 26713,21 2206,29 13677,39 83283,95 4412,06 16389,48 63427,69 3082,09 141325,17 59203,73 40096,47 9424,19 49115,68 11454,17 60028,44 157719,68 23719,77 7506,29 93077,99 30025,16 2206,29 13677,39 4412,06 3082,09 141325,17 40096,47 11454,17 60028,44 23719,77 infografia MAC MAHON Indici Valore U.di M. St- Sup. Territoriale 484.896,86 mq Perimetro totale 2.947,77 m SLP - Sup. Lorda di pavimento 433.257,09 mq U.di UtIndici - indice di utilizzazione territoriale Valore 0,8 mq/mq M. St- Sup. Territoriale 484.896,86 mq Volume edifici totale 950.162,43 mc totale 2.947,77 m It-Perimetro indice di fabbricabilità territoriale 1,9 mc/mq - Sup. Lorda di pavimento 433.257,09 mq Sf-SLP Sup. fondiaria 362.152,75 mq difondiaria utilizzazione territoriale If-Ut indice- diindice fabbricabilità 2,60,8 mc/mq mq/mq mc Sc-Volume Sup. coperta edifici totale 950.162,43 70.788,74 mq It-Rapporto indice di fabbricabilità territoriale Rcdi copertura 19,541,9 % mc/mq 362.152,75 mq UfSf- Sup. fondiaria 1,20 mq/mq If- indice di fabbricabilità fondiaria Abitanti 6.3342,6 ab/mc mc/mq Sc- Sup. coperta 70.788,74 mq Attrezzature sscolastiche 9.694,24 mq Rc-pubblico Rapporto di copertura 62.000 19,54 mq % Verde Uf 1,20 mq/mq Abitanti 6.334 ab/mc Attrezzature sscolastiche 9.694,24 mq INDICI Verde pubblico 62.000 mq Area tot (mq) Volume tot (mc) SLP (mq) Sc (mq) 3237,54 5970,27 70788,74 9424,19 7506,29 2206,29 11632,01 11477,49 Sf (mq) 18946,17 23430,68 81975,87 27384,92 22114,32 21 riferimenti ICONOGRAFIA BIBLIOGRAFIA SITOGRAFIA 01. www.google.it/maps 02. www.google.it/maps 03. www.wikimania.org 05. www.vecchiamilano.wordpress.com 06. www.vecchiamilano.wordpress.com 07. www.vecchiamilano.wordpress.com 08. www.skyscrapercity.com 09. www.skyscrapercity.com 10. www.wikipedia.org 11. www.skyscrapercity.com 12. www.lombardiabeniculturali.it 13. www.skyscrapercity.com 14. www.wikipedia.org 25. www.skyscrapercity.com 26. www.skyscrapercity.com 27. www.skyscrapercity.com 50. www.vecchiamilanowordpress.com 51. www.skyscrapercity.com 52. www.skyscrapercity.com 61. www.skyscrapercity.com 62. www.skyscrapercity.com 63. www.skyscrapercity.com 68. www.ordinearchitetti.mi.it 69. www.ordinearchitetti.mi.it 70. www.ordinearchitetti.mi.it M.Cerasi, G.Ferraresi - La Residenza Operaia a Milano, Officina Edizioni, 1974 h t t p : / / w w w. s t o r i a d i m i l a n o . i t / c i t t a / milanotecnica/strade/autostrade.htm G.Broglio, Istituto per le case Popolari di Milano e la sua opera tecnica dal 1909 al 1929; Milano, Tipi dei Bertieri, settembre 1929 http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/ schede/ L.Baldrighi, Luca Beltrami architetto: Milano tra Ottocento e Novecento, Electa- Triennale di Milano, Milano, 1997 G.Ferrini, Sul problema delle abitazioni, pubblicato negli Atti del Collegio degli ingegneri ed architetti in Milano, 1909 L.Secchi, Edifici scolastici italiani: primari e secondari, (prefazione dell’ing. 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