Il conflitto
Conflitto
 Il conflitto è un grave problema in
una organizzazione, poichè ha
impatto sulla performance dei
soggetti e sulla perdita dei soggetti
stessi.
 Non tutti i conflitti sono negativi: il
conflitto ha lati positivi e negativi.
Che cos’è il conflitto
 Il conflitto è un processo che inizia
- quando una parte percepisce che
l’altra parte agisce in modo negativo,
- quando una parte influenza
negativamente qualcosa che sta a
cuore all’altra parte.
 Il conflitto implica opposizione,
incompatibilità o mancanza di
interazione.
Fonti di conflitto
 1. Problemi di comunicazione come
difficoltà semantica, incomprensione,
rumore.
 2. Variabili della struttura lavorativoambientale.
 3. Variabili personali.
La Struttura come conflitto
 La struttura include
- la dimensione: più grande è il gruppo, più esiste un
potenziale conflitto, specialmente se i membri sono
giovani e c’è un veloce turnover di soggetti;
- Ambiguità giuridica: se non c’è una chiara definizione
di “chi fa cosa” può esserci una lotta per il territorio e
le risorse;
- Diversità di obiettivi nel gruppo;
- Troppe aspettative sulla partecipazione;
(partecipazione e conflitto sono alamente correlate);
- Sistema di ricompense: il conflitto si genera quando
un membro guadagna qualcosa a spese degli altri.
Valori personali come Conflitto
 Le variabili personali includono:
- caratteristiche della personalità;
- sistema individuale di valori;
- La presenza di un tipo autoritario con
bassa autostima guida ad un
potenziale conflitto;
- il sistema di valori genera pregiudizi,
disaccordo sul contributo di ognuno al
gruppo ed il diritto di merito.
Definire il Conflitto
 Il modo in cui ognuno definisce il
conflitto aiuta a stabilire il risultato;
 Se uno vince e l’altro perde, ci sono
minori possibilità di compromesso;
 Se entrambi vincono, entrambi hanno
un vantaggio.
Stages di Conflitto
 Un potenziale conflitto attraversa
delle fasi che vanno dalla percezione
e valutazione per formare le
intenzioni, ad un comportamento ed il
raggiungimento di un risultato
Le intenzioni nella gestione del
conflitto
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Concorrenza
Collaborazione
Compromesso
Evitamento
Accomodazione
--->Comportamento--->
Risultati
Funzionale: Aumento della performance
Disfunzionale: diminuzione della performance del
gruppo
Comportamenti nel conflitto
Intenzioni
 Possono essere poste su una scala a due
dimensioni:
- Cooperatività (grado in cui una parte tenta
di soddisfare l’altra) e
- assertività (grado in cui una parte tenta di
soddisfare I propri interessi.
Le intenzioni forniscono le linee guida per la
definizione dei propositi delle parti;
Intenzioni non fisse;
le persone hanno una disposizione a gestire i
conflitti in modi precisi.
Intentions
 Concorrenza – assertivo e non cooperativo; è
l’intenzione a raggiungere un obiettivo sacrificando gli
obiettivi degli altri; è usata contro le persone che
hanno un vantaggio da un comportamento non
competitivo.
 Collaborazione - assertivo e cooperativo; è il
tentativo di trovare una situazione in cui entrambe le
parti vincono; è usata quando l’obiettivo è imparare,
far emergere insight, lavorando sui sentimenti che
hanno interferito.
 Evitamento – non assertivo e non cooperativo;
implica ignorare l’altro; è usato quando la potenziale
distruzione supera i benefici di risoluzione.
Le Intenzioni
 Accomodamento- non assertivo e cooperativo;
è la volontà di sacrificare il proprio obiettivo per
quello di un altro; è usato quando una persona
può essere in errore o esiste una posizione
migliore, per apparire ragionevole, per la
costruzione di una squadra, per minimizzare la
perdita.
 Compromesso – a metà strada tra assertività e
cooperazione; è un parziale accordo; è usato
quando gli obiettivi non portano a distruzione,
per una soluzione temporanea.
Comportamenti
 affermazioni, azioni e reazioni di un
individuo; qualche volta l’agito è
differente dalle intenzioni originali; un
continuum da un disaccordo minore -> litigio-->asdsertivo attacco verbale
-->intimidazione/ultimatum/attacco
fisico aggressivo --->tentativo di
distruggere l’altra persona
Gestione del Conflitto
 Uso della risoluzione e delle tecniche
di stimolazione per raggiungere il
desiderato livello di conflitto
Tecniche di Soluzione del
Conflitto
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Problem-solving (faccia a faccia per identificare il
problema e discutere per risolverlo);
Obiettivi Sovraordinati (creazione di un obiettivo
condiviso che necessita la cooperazione delle parti);
Espandere le Risorse (quando il conflitto è generato dalla
mancanza di denaro, risorse, espandere le risorse può
essere una soluzione in cui entrambe le parti vincono);
Evitamento (ritiro);
Ammorbidire (enfatizzare le somiglianze);
Compromesso (ognuno dà qualcosa);
Comando Autoritario (soluzione formale fornita da un più
alto livello);
Alterare le variabili umane (usare le relazioni umane per
cambiare il comportamento);
Alterare le variabili strutturali (ridefinizione del lavoro,
trasferimento, posizione di coordinamento).
Stimolo del Conflitto
 Tecniche di Comunicazione (usare
messaggi ambigui per aumentare il
conflitto);
 Portare nel gruppo persone che non
c’erano (aggiungere persone con differenti
valori, background, attitudini)
 Ristrutturare l’organizzazione (cambiare
le regole, aumentare l’interdipendenza,
distruggere lo status quo)
 Promuovere un avvocato del Diavolo
(criticare la posizione di maggioranza)
Conflitto Funzionale
 E’ il conflitto che:
- Supporta gli obiettivi del gruppo
- favorisce la performance;
- Favorisce risultati funzionali che
derivano da decisioni, creatività,
autostima e cambiamento.
Conflitto Disfunzionale
 E’ il conflitto che ostyacola la
performance del gruppo; che produce
risultati disfunzionali e scontento,
riduce l’efficacia del gruppo, ptroduce
mancanza di coesione, subordina gli
obiettivi al conflitto
Conflitto Cognitivo
 E’ il conflitto correlato alle differenze
in prospettiva e giudizio;
 la tendenza ad essere funzionale,
orientato al compito, può dare
risultati nell’identificazione delle
soluzioni ai problemi
Conflitto Affettivo
 É il conflitto emotivo mirato alla
persona più che all’obiettivo
 Tende ad essere disfunzionale.
La Gestione del Conflitto e del
Team
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Kathleen Eisenhardt ha studiato il conflitto del team ed ha
trovato 6 tattiche che hanno aiutato con successo la
gestione interpersonale del conflitto nei gruppi. I membri
del gruppo hanno
lavorato discutendo sulla base dei fatti e non delle
informazioni
sviluppatop molte altrernative per migliorare il dibattito
Condiviso obiettivi
Usato l’umorismo nel processo decisionale
Mantenuto un eqyuilibrio nella struttura di potere
Risolto problemi senza forzare un consenso
I gruppi non dovrebbero evitare il conflitto; I gruppi senza
conflitto sono meno produttivi, apatici.
Negoziazione
 Il conflitto può essere risolto con la
negozuazione;
 Trattative di lavoro possono esserci
tra il manager e l’impiegato, chi
vende e chi compra.
La Negoziazione
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La Negoziazione è un processo in cui due o più parti
scambiano beni/servizi e tentano di raggiungere un
accordo sullo scambio
Strategie di negoziazione: in generale ci sono due approcci
alla negoziazxione, distributiva e integrativa
La distributiva cerca di diviodere una quota fissa di risorse
creando situazioni in cui qualcuno vince e qualcuno perde;
per esempio tra management e lavoratori
L’integrativa cerca di stabilire una situazione in cui tutti
vincono
La migliore alternativa all’accordo di negoziazione (Best
Alternative To a Negotiated Agreement - BATNA);c’è per
esempio quando ci sono due gruppi che cercano di
raggiungere un accordo; quando c’è una convergenza ci può
essere un accordo.
Come negoziare
 Ogni parte considera gli obiettivi deglòi altri e puunti
di “target e resistenza”,..
 Il Target è che cosa la persona vuole raggiungere; il
punto di resistenza è il più basso risultato accettabile.
L’area tra I punti di resistenza è l’area di
negoziazione.
 Migliorare le negoziazioni: cominciare positivamente,
parlare dei problemi e non delle personalità; trattare
l’offerta iniziale come un punto di partenz<a;
enfatizzare la soluzione in cui tutti vincono; creare un
cluima aperto e di fiducia.
Questioni nella Negoziazione
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Differenze di Genere: studia come le differenze
maschio/femmina dipendono da cosa viene negoziato
Kolb and Coolidge hanno trovato 4 aree di differenza: le donne
danno maggiore attenzione ai sentimenti ed alla percezione
con una visione a lungo termine;
1. Gli uomini si focalizzano di più sul problema;le donne su
una posizione che usa abilità e si sta stimolando
2. Gli uomini vedono la trattativa come un evento separato,
mentre le donne come una parte dell’intera relazione;
3. Gli uomini usano il potere come parte della trattativa
4. Gli uomini usano il dialofgo per persuadere, le donne per
capire
Differenze Culturali nella
negoziazione
 In generale ai Francesi piace il
conflitto e prendere tempo nel
conflitto senza badare al fatto se
all’altra parte piace;
 I Cinesi portano avanti una
negoziazione continua;
 Gli Americani sono impazienti e
vogliono piacere
La terza parte nella
Negoziazione
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Quando si arriva ad un punto morto nella negoziazione, molti
cercano una soluzione alternativa alla disputa
Il mediatore è una terza parte neutrale che facilita una soluzione
usando il ragionam,ento, persuasione e suggerimenti per fornire
alternative ; è usato molto nelle negoziazioni di lavoro e nelle
dispute civili, con una soddisfazione delle parti del 75%; deve
essere neutrale e non coercitivo.
L’arbitro è una terza parte che ha autorità nel raggiungimento
dell’accordo; una delle parti potrebbe però nutrire risentimento
Il Conciliatore è una terza parte di fiducia che fornisce un
informale legame di comunicazione tra il negoziatore e
l’opponente; può interpretare messaggi e persuadere.
Il Consulente (come negoziatore) è una terza parte imparziale
che tenta di facilitare un problem solving creativo attraverso la
comunicazione e l’analisi, migliorare le relazioni tra le parti così che
possano giungere da soli ad una decisione, assistere ognuno a
comprendre l’altro e lavorare insieme con un obierttivo a lungo
termine
Source:
 Robbins, Stephen P., and Nancy
Langton, Organizational Behaviour:
Concepts, Controversies,
Applications. Toronto: Pearson
Education, 2003.
Come gestire la rabbia
Obiettivi
 Trattare l’ansia
 Con tempi appropriati
 In modo che aiuti a risolvere la
situazione
 Per non creare problemi maggiori
Riconoscere la rabbia
 Riconoscere e ammettere la rabbia
 Identificare l’obiettivo e la causa della
rabbia
 Considerare tutte le opzioni e i loro
possibili risultati comportamentali
Strategie
 Esprimere la rabbia direttamente e
verbalmente
 Usare il senso dello humor
 Aspettare che passi
 Focalizzarsi su qualcos’altro
 Fare una attività fisica
 Trovare un differente punto di vista della
situazione
 Riposare, usare tecniche di rilassamento,
meditazione o esercizi di respirazione.
Gli stili comportamentali
 Ci sono tre stili di base per la
gestione della rabbia.
 Il soggetto che sopprime la rabbia
 Il soggetto che la esprime
 Il soggetto che la gestisce con
consapevolezza
Tecniche di gestione della rabbia
 Scegliere metodi, soluzioni, idee
costruttivi (non distruttivi)
 Fare attività fisica (esercizi, lavori
domestici, ecc.)
 Realizzare piani di azione
 Inserire una terza persona obiettiva
nella disputa
Tecniche di gestione della rabbia
 Far finta di essere seduto vicino alla
persona che ha scatenato in noi la
rabbia e ditegli cosa avete in mente
 Scrivere una lettera alla persona con
cui vi siete arrabbiati. Potete
descrivere la vostra rabbia. Poi potete
distruggere la lettera o decidere di
non mandarla o di mandarla
successivamente. Questo è il modo
migliore di gestire la rabbia.
Tecniche di gestione della rabbia
 Usate un esercizio di rilassamento:
esercizio di immaginazione guidata,
audio di sostegno, musica
 Parlate con voi stessi in modo
convincente e positivo. Per esempio
dire:”Sono capace di gestire la mia
rabbia”. “Sono arrabbiato ma non mi
lascerò andare…”.
Tecniche di gestione della rabbia
 Date a voi stessi un tempo limite per
essere arrabbiati, poi smettere.
 Ripetersi costantemente che “Io non
posso sopportare di essere e di stare
arrabbiato”.
 Riconoscere la necessità della
conciliazione e del perdono.
 Focalizzarsi sul presente guardando
anche al futuro.
Tecniche di gestione della rabbia
 Rilassarsi ogni giorno: abbassare il battito
cardiaco con la meditazione o gli esercizi di
training autogeno serve a gestire meglio le
nostre risposte emozionali
 Autoconvincersi che tutto va per il meglio.
Ripetersi:”Rilassati, io sono OK; ogni cosa
va bene..ecc.
 Rimpiazzare il dramma con frasi: “Sono
solo un po’ frustrato”, “non è la fine del
mondo”,..ecc.
Tecniche di gestione della rabbia
 Rimpiazzare le emozioni con
osservazioni logiche.
 Usare espressioni positive di autoincoraggiamento
 Dire: “mi piacerebbe avere” piuttosto
che “Devo avere” in quanto questo ci
fornisce più tempo per ottenere
quello che desideriamo, riducendo la
frustrazione.
Tecniche di gestione della rabbia
 Posporre le risposte nella conversazione.
Frenare la lingua e il respiro, soprattutto
nelle discussioni accese. Dire “Ci sto
pensando” o “Ho bisogno di più tempo per
digerire questo”, “Interessante, dovrò
pensarci”.
 Sviluppare empatia. Pensare a cosa i vostri
avversari pensano e sentono. L’abilità di
empatizzare (o mettersi nei panni degli
altri) è la soglia della maturità.
Tecniche di gestione della rabbia
 Avere una priorità: essere di buon
umore. Leggere cose piacevoli,
guardare film divertenti, ridere.
 Eliminare il sarcasmo e l’umore
sarcastico dalla vostra mente.
Testi consigliati
 Canestrari R., Godino A. (2000). Psicologia
Generale – Le strade maestre della
conoscenza. Mondadori, Milano.
 Canestrari R. (1993). Psicologia Generale e
dello Sviluppo. Editrice CLUEB, Bologna.
 Colamonico P. (2002). Psicologia Generale,
Sociale e Clinica. Carocci Faber, Roma.
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