REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. 29 PROPOSTA N. 665 GIUNTA REGIONALE DEL DEL 21/01/2014 17/01/2014 STRUTTURA Direzione Regionale: PROPONENTE LAVORO Area: AFFARI GENERALI Prot. n. ___________________ del ___________________ OGGETTO: Schema di deliberazione concernente: Interventi urgenti a sostegno dell'occupazione (articolo 9 della Legge 19 luglio 1993, n. 236). Individuazione dei Criteri Prioritari da utilizzare per l'attuazione del Decreto Direttoriale n. 829/SegrDG/2012 della Direzione Generale per le politiche attive e passive per il lavoro - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. (PRIORI CLAUDIO) ___________________________ L' ESTENSORE ASSESSORATO (CLAUDIO PRIORI) ___________________________ IL RESP. PROCEDIMENTO (O. GUGLIELMINO) ___________________________ IL DIRIGENTE RESPONSABILE (M. NOCCIOLI) ___________________________ IL DIRETTORE REGIONALE ___________________________ LAVORO (Valente Lucia) ___________________________ L'ASSESSORE PROPONENTE DI CONCERTO ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE COMMISSIONE CONSILIARE: VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA: IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO Data dell' esame: con osservazioni senza osservazioni SEGRETERIA DELLA GIUNTA ___________________________ Data di ricezione: 20/01/2014 prot. 18 ISTRUTTORIA: Pagina 1 / 5 ____________________________________ IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO ____________________________________ IL DIRIGENTE COMPETENTE ____________________________________ IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA ____________________________________ IL PRESIDENTE Richiesta di pubblicazione sul BUR: NO Oggetto: Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione (articolo 9 della Legge 19 luglio 1993, n. 236). Individuazione dei Criteri Prioritari da utilizzare per l’attuazione del Decreto Direttoriale n. 829/SegrDG/2012 della Direzione Generale per le politiche attive e passive per il lavoro - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. LA GIUNTA REGIONALE SU PROPOSTA dell’Assessore al Lavoro VISTI - lo Statuto della Regione Lazio; - la Legge 19 luglio 1993, n. 236, recante, “Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione” e s.m.i e in particolare l’articolo 9.; - la legge 14 febbraio 2003, n. 30 “Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro”; - il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30” e successive modifiche ed integrazioni; - la legge 28 giugno 2012, n. 92 recante “Disposizioni in materia di Riforma del Mercato del Lavoro in una prospettiva di crescita” e s.m.i.; - Il decreto direttoriale n. 829/SegrDG/2012 con il quale, la Direzione Generale per le politiche attive e passive per il lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, vengono ripartite le risorse finanziarie per sostenere la formazione dei lavoratori ad aggiornare e accrescere le loro competenze al fine di migliorare e sviluppare la competitività delle Imprese; - la legge regionale 25 febbraio 1992, n. 23, “Ordinamento della formazione professionale” e s.m.i.; - la legge regionale 36 del 2001 “Norme per l’incremento dello sviluppo economico, della coesione sociale e dell’occupazione nel Lazio. Individuazione e organizzazione dei sistemi produttivi locali, dei distretti industriali e delle aree laziali di investimento”; - la legge regionale 20 novembre 2001, n. 25, “Norme in materia di programmazione, bilancio e contabilità della Regione” e s.m.i.; - la legge regionale 30 dicembre 2013, n. 13, recante “Legge di stabilità regionale 2014”; - la legge regionale 30 dicembre 2013, n. 14, recante “Bilancio di previsione finanziario della Regione Lazio 2014-2016”; - la deliberazione della Giunta regionale 1 giugno 2012, n. 268 “Disciplina per l'accreditamento dei servizi per il lavoro della Regione Lazio”; - la deliberazione della Giunta Regionale 30 dicembre 2013, n. 509 recante “Approvazione della "Disciplina per l'accreditamento e definizione dei servizi specialistici della Regione Lazio anche in previsione del Piano regionale per l'attuazione della Garanzia Giovani".”; - la deliberazione della Giunta Regionale 9 gennaio 2014, n. 4 recante “Rettifica dell'allegato A della Deliberazione della Giunta regionale 30 dicembre 2013, n. 509 "Disciplina per l'accreditamento e definizione dei servizi specialistici della Regione Lazio anche in previsione del Piano regionale per l'attuazione della Garanzia Giovani"”; PREMESSO - Pagina 2 / 5 che al fine di intervenire a sostegno dell’occupazione la Legge 236/1993 individua, tra l’altro, misure straordinarie di politica attiva del lavoro intese a sostenere i livelli occupazionali; - che nell’articolo 9, legge 236/93 sono previsti interventi, di formazione continua, volti ad aggiornare e ad accrescere le competenze professionali dei lavoratori occupati nonché a migliorare la competitività delle imprese; - che la Regione Lazio intende , attraverso l’utilizzo integrato delle risorse finanziarie, programmare misure di politiche attive del lavoro volte al reimpiego dei lavoratori in esubero, dei lavoratori che necessitano di una riqualificazione professionale e dei giovani disoccupati/inoccupati a rischio di esclusione dal mercato del lavoro; - che con l’approvazione della ripartizione delle risorse finanziarie di cui al decreto direttoriale n. 829/SegrDG/2012 della Direzione Generale per le politiche attive e passive per il lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si intende promuovere interventi volti ad incidere direttamente sulla struttura complessiva del mercato del lavoro creando nuova occupazione o intervenendo, a scopo preventivo o solutivo, sulle possibili cause della disoccupazione; - che nel territorio della Regione Lazio, rilevato dal sistema informativo Excelsior, risulta che le imprese hanno difficoltà nella ricerca di personale qualificato con particolare riferimento alle piccole e medie imprese; - che la Regione Lazio con l’approvazione della presente deliberazione fa proprie le indicazioni dell’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE ) che distingue cinque modalità d’intervento per migliorare l’occupazione delle persone: 1) sussidi all'occupazione; 2) creazione di posti di lavoro; 3) formazione professionale; 4) sostegno finanziario e servizi per la nuova imprenditorialità; 5) servizi per l'orientamento ed il collocamento lavorativo; CONSIDERATO - che il Decreto Direttoriale n. 829/SegrDG/2012 della Direzione Generale per le politiche attive e passive per il lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in attuazione dell’art. 9, comma 3 Ter L. n. 236/93, ha come obiettivo il sostegno per la formazione dei lavoratori per al fine di migliorare e sviluppare la competitività delle Imprese nonché quella di favorire lo sviluppo territoriale e determinare un aumento reale dei livelli di occupazione e occupabilità, con particolare attenzione alle politiche di genere attraverso l’impiego di modelli basati su diversi strumenti; - che l’articolo 2 del citato Decreto Direttoriale n. 829/SegrDG/2012 definisce le seguenti linee d’intervento prioritarie tra le quali le Regioni possono scegliere di destinare le risorse nazionali stanziate: a) Piani formativi di carattere Aziendale, territoriale e settoriale; b) Misure di sostegno al reddito per lavoratori disoccupati o a rischio di esclusione del mercato del lavoro ai sensi dell’art. 9, comma 3 Ter L. n. 236/93; c) Voucher individuali con priorità per le seguenti categorie: lavoratori di qualsiasi impresa privata con età superiore ai 45 anni; lavoratori di qualsiasi impresa privata in possesso del solo titolo di licenza elementare o d’istruzione obbligatoria; giovani disoccupati con contratto di lavoro non rinnovato alla data del 31 dicembre 2011 per il reinserimento in azienda e il sostegno al reddito; d) Interventi di formazione continua a supporto dello sviluppo dell’autoimprenditorialità; e) Azioni e interventi volti al ricollocamento dei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali nel periodo 2010-2012, anche eventualmente avvalendosi degli enti di formazione e/o organismi accreditati e/o autorizzati all’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro; Pagina 3 / 5 - che le Regioni, previo confronto con le parti sociali, individuano le priorità di intervento tra le cinque indicate dal citato Decreto Direttoriale n. 829/SegrDG/2012 per l’utilizzo delle risorse nazionali ivi indicate; - che il citato decreto direttoriale stanzia per la Regione Lazio la somma di euro 7.855.379,08; - che con la DGR n. 509/2013 come rettificata dalla DGR n. 4/2014 la Regione Lazio intende disciplinare l'accreditamento e la definizione dei servizi specialistici dei Servizi per l’Impiego in previsione del Piano regionale per l'attuazione della Garanzia Giovani; RITENUTO - che sulla base dell’analisi dei fabbisogni effettuata, la Regione Lazio ripartisce le risorse statali assegnate sulle linee d’intervento prioritarie di cui alle lettere a) ed e) del citato Decreto direttoriale e precisamente: a) Piani formativi di carattere Aziendale, territoriale e settoriale; e) Azioni e interventi volti al ricollocamento dei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali nel periodo 2010-2012, anche eventualmente avvalendosi degli enti di formazione e/o organismi accreditati e/o autorizzati all’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro; - 1. che la Regione Lazio, relativamente alla linea d’intervento prioritaria a) per il finanziamento attraverso procedure di evidenza pubblica dei Piani formativi di carattere aziendale, territoriale e settoriale, individua i seguenti criteri prioritari: - piani formativi per i lavoratori delle piccole e medie imprese; - piani formativi presentati da imprese “in rete” cioè imprese che hanno sottoscritto contratti di rete; - piani formativi di imprese che ricadono nei distretti industriali e sistemi produttivi locali ai sensi della Legge regionale 36/2001; - piani formativi presentati da imprese che presentino un piano di sviluppo industriale volto all’innovazione di processo, di prodotto e/o di servizi; - piani formativi presentati da imprese che adottano la responsabilità sociale di impresa ovvero attuare una strategia che non significa solo avere un comportamento etico ma agire negli interessi stessi dell’impresa, garantendole una maggiore durabilità e buoni risultati economici, basati su un rapporto trasparente e positivo con i suoi stakeholders: ambiente, lavoratori, comunità e clienti; 2. che la Regione Lazio, relativamente alla linea d’intervento prioritaria e) per il finanziamento attraverso procedure di evidenza pubblica delle Azioni e interventi volti al ricollocamento dei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali nel periodo 2010-2012, anche eventualmente avvalendosi degli enti di formazione e/o organismi accreditati e/o autorizzati all’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro riguarda in via prioritaria: - proposte di ricollocazione rivolte ai percettori di ammortizzatori sociali nel periodo 2010-2012; - priorità per i lavoratori di età superiore ai 24 anni; di ripartire le risorse statali assegnate: per il 50% sulla linea d’intervento prioritaria di cui alla lettera a) e per il restante 50% sulla linea d’intervento prioritaria di cui alla linea e) del citato decreto. ESPERITA la consultazione con le parti sociali nei giorni 19 dicembre 2013, 9 gennaio 2014 e 17 gennaio 2014. DELIBERA Per quanto espresso in premessa, - di individuare le seguenti linee d’intervento prioritarie di cui alle lettere a) ed e) del citato Decreto direttoriale e precisamente: a) Piani formativi di carattere Aziendale, territoriale e settoriale; Pagina 4 / 5 e) Azioni e interventi volti al ricollocamento dei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali nel periodo 2010-2012, anche eventualmente avvalendosi degli enti di formazione e/o organismi accreditati e/o autorizzati all’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro; - 1. di individuare, relativamente alla linea d’intervento prioritaria a) per il finanziamento attraverso procedure di evidenza pubblica di Piani formativi di carattere aziendale, territoriale e settoriale riguarda, i seguenti criteri prioritari: - piani formativi per i lavoratori delle piccole e medie imprese; - piani formativi presentati da imprese “in rete” cioè imprese che hanno sottoscritto contratti di rete; - piani formativi di imprese che ricadono nei distretti industriali e sistemi produttivi locali ai sensi della Legge regionale 36/2001 - piani formativi presentati da imprese che presentino un piano di sviluppo industriale volto all’innovazione di processo, di prodotto e/o di servizi; - piani formativi presentati da imprese che adottano la responsabilità sociale di impresa ovvero attuare una strategia che non significa solo avere un comportamento etico ma agire negli interessi stessi dell’impresa, garantendole una maggiore durabilità e buoni risultati economici, basati su un rapporto trasparente e positivo con i suoi stakeholders: ambiente, lavoratori, comunità e clienti; 2. di individuare, relativamente alla linea d’intervento prioritaria e) per il finanziamento attraverso procedure di evidenza pubblica delle Azioni e interventi volti al ricollocamento dei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali nel periodo 2010-2012, anche eventualmente avvalendosi degli enti di formazione e/o organismi accreditati e/o autorizzati all’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, i seguenti criteri prioritari: - proposte di ricollocazione rivolte ai percettori di ammortizzatori sociali nel periodo 2010-2012; - priorità per i lavoratori di età superiore ai 24 anni; di ripartire le risorse statali assegnate: per il 50% sulla linea d’intervento prioritaria di cui alla lettera a) e per il restante 50% sulla linea d’intervento prioritaria di cui alla linea e) del citato decreto. Il Direttore della Direzione regionale Lavoro adotterà i provvedimenti amministrativi necessari per l’attuazione e l’operatività del presente atto. La presente deliberazione sarà pubblicata, ai sensi della Legge 18 giugno 2009, n.69, sul portale www.portalavoro.regione.lazio.it. Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il su esteso schema di deliberazione che risulta approvato all’unanimità. Pagina 5 / 5 REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. 30 PROPOSTA N. 668 GIUNTA REGIONALE DEL DEL 21/01/2014 17/01/2014 STRUTTURA Direzione Regionale: PROPONENTE LAVORO Area: AFFARI GENERALI Prot. n. ___________________ del ___________________ OGGETTO: Schema di deliberazione concernente: Approvazione delle Linee Guida per l'attivazione dell'intervento sperimentale denominato "Staffetta generazionale" nell'ambito dell'azione di sistema Welfare to work per le politiche del reimpiego 2012-2014". (DI BELLA NATASCIA) ___________________________ L' ESTENSORE ASSESSORATO (DI BELLA NATASCIA) ___________________________ IL RESP. PROCEDIMENTO (O. GUGLIELMINO) ___________________________ IL DIRIGENTE RESPONSABILE (M. NOCCIOLI) ___________________________ IL DIRETTORE REGIONALE ___________________________ LAVORO (Valente Lucia) ___________________________ L'ASSESSORE PROPONENTE DI CONCERTO ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE COMMISSIONE CONSILIARE: VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA: IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO Data dell' esame: con osservazioni senza osservazioni SEGRETERIA DELLA GIUNTA ___________________________ Data di ricezione: 20/01/2014 prot. 19 ISTRUTTORIA: Pagina 1 / 4 ____________________________________ IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO ____________________________________ IL DIRIGENTE COMPETENTE ____________________________________ IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA ____________________________________ IL PRESIDENTE Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI OGGETTO: Approvazione delle Linee Guida per l’attivazione dell’intervento sperimentale denominato “Staffetta generazionale” nell’ambito dell’azione di sistema Welfare to work per le politiche del reimpiego 2012-2014”. LA GIUNTA REGIONALE Su proposta dell’Assessore al Lavoro VISTI - l’art. 117 Cost. - lo Statuto della Regione Lazio; - la Legge del 7 agosto 1990, n. 241 recante “nuove norme in materia di Procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”; - il Decreto Legislativo 16 settembre 1996, n. 564, “Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 39, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di contribuzione figurativa e di copertura assicurativa per periodi non coperti da contribuzione” e in particolare l’ art. 8, che ha previsto la facoltà di coprire, in caso di part-time verticale o ciclico, i periodi durante i quali non viene effettuata alcuna attività lavorativa. - il Decreto Legislativo 29 giugno 1998, n. 278, “Disposizioni correttive dei decreti legislativi 16 settembre 1996, n. 564, 24 aprile 1997, n. 181, e 30 aprile 1997, numeri 157, 180 e 184, in materia pensionistica.” e in particolare l’ art. 3, che ha esteso la facoltà anche per i casi di part-time orizzontale; - il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231” "Disciplina della responsabilita' amministrativa delle persone giuridiche, delle societa' e delle associazioni anche prive di personalita' giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”; - la Legge 18 ottobre 2001, n. 383 “Primi interventi per il rilancio dell'economia” ed in particolare il comma 14 dell’art. 1 bis; - il Decreto Legislativo del 23 giugno 2011, n. 118 “Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42.”; - il Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159 “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136”. - la Legge regionale 20 novembre 2001, n. 25 “Norme in materia di programmazione, bilancio e contabilità della Regione”; - la Legge regionale 18 febbraio 2002, n. 6 “Disciplina del sistema organizzativo della Giunta e del Consiglio e disposizioni relative alla dirigenza ed al personale regionale” e successive modifiche ed integrazioni; - il Regolamento regionale 6 settembre 2002 n. 1, concernente “Regolamento di Organizzazione degli Uffici e dei Servizi della Giunta Regionale” e successive modifiche ed integrazioni; - i Decreti Direttoriali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 130 del 29 dicembre 2009 e n. 481 del 25 giugno 2012, che hanno ripartito tra le Regioni e le 1 Pagina 2 / 4 - - - - Province autonome le risorse ministeriali, individuando altresì le tipologie di intervento finanziabili e le modalità inerenti i pagamenti; il Decreto Direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 807 del 19 ottobre 2012 che ha integrato gli interventi già individuati dai citati decreti Direttoriali n. 130 e 148 con un’ulteriore tipologia di azione, sotto forma di integrazione contributiva, a titolo di contribuzione volontaria a favore di lavoratori anziani che accettino volontariamente un contratto part-time a fronte della assunzione di giovani con contratto di apprendistato e/o indeterminato; la Circolare INPS n° 220 del 14.11.1996, secondo la quale, l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, in alternativa alla facoltà di riscatto, può essere riconosciuta solo per i periodi di contratto di lavoro a tempo parziale successivi al 31.12.1996; la Circolare INPS n° 54 del 7 marzo 2007, secondo la quale la contribuzione volontaria ad integrazione per i periodi di attività lavorativa subordinata part-time è compatibile con la contestuale contribuzione versata nella gestione separata dei lavoratori parasubordinati; la Circolare INPS n. 111 del 2011 avente ad oggetto “Nuove modalità di presentazione della domanda di autorizzazione ai versamenti volontari”; la nota n. 40/0013042 del 15 aprile 2013 con cui il MLPS ha trasmesso alle Regioni e Province Autonome interessate le Linee Guida” relative all’intervento sperimentale denominato “ staffetta generazionale”. CONSIDERATO CHE - con il Decreto Direttoriale 807 del 19 ottobre 2012 il MPLS ha integrato i precedenti interventi ascrivibili all’azione di sistema “ welfare to work” con una tipologia di azioni ulteriori rispondenti all’esigenza di incrementare l’occupazione giovanile e di contemperare le esigenze di lavoratori maturi e dei giovani; - accanto, quindi, alle politiche del reimpiego previste nell’ambito dell’azione di sistema welfare to work, e costituiti da incentivi ai lavoratori per il reinserimento nel mercato del lavoro e da bonus assunzionali alle imprese , il MPLS ha previsto l’ulteriore intervento sperimentale denominato “ staffetta generazionale”; - tale tipo di intervento prevede la possibilità di utilizzare le risorse assegnate alle Regioni nell’ambito dell’azione di sistema welfare to work 2 annualità 2012-2014, anche ai fini della copertura dell’integrazione contributiva part- time a fronte dell’assunzione di giovani con un contratto di apprendistato o a tempo indeterminato; - l’intervento sperimentale “staffetta generazionale” si pone l’obiettivo di incrementare l’occupazione giovanile attraverso una formula innovativa di solidarietà intergenerazionale, in grado di contemperare le esigenze dei giovani e dei lavoratori anziani contribuendo a soddisfare la doppia e contestuale urgenza di favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e prolungare la vita attiva del lavoratore maturo; - l’intervento ha carattere sperimentale ed è volto a creare le condizioni per il determinarsi di una buona prassi in tema di invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale; 2 Pagina 3 / 4 RITENUTO pertanto - di dover approvare il testo delle “Linee Guida per l’attivazione dell’intervento sperimentale denominato “Staffetta generazionale” nell’ambito dell’azione di sistema Welfare to work per le politiche del reimpiego 2012-2014 “ che si allega alla presente deliberazione quale parte integrante e sostanziale della stessa ( all.A); Esperita la consultazione con le parti scoiali in data in data 14 novembre 2013 e 29 novembre 2013; DELIBERA di approvare il testo delle “Linee Guida per l’attivazione dell’intervento denominato staffetta generazionale nella regione Lazio, nell’ambito dell’ Azione di sistema Welfare to work 2, annualità 2012-2014 “ ; Il Direttore regionale competente in materia di Lavoro adotta gli atti amministrativi conseguenti. Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il suesteso schema di deliberazione, che risulta approvato all’unanimità. La presente deliberazione viene pubblicata, al fine di darne massima pubblicità, sul sito www.portalavoro.regione.lazio.it nonché sul BURL. 3 Pagina 4 / 4 Linee guida per l’attivazione dell’intervento sperimentale denominato “staffetta generazionale” Regione Lazio – Azione di sistema Welfare to work 2, annualità 2012-2014. 1 1. La Regione Lazio promuove, nell'ambito degli interventi previsti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali /Decreto Direttoriale 807 del 19 ottobre 2012) l’intervento sperimentale denominata ‘Staffetta generazionale”, che, contemperando le esigenze occupazionali dei giovani e dei lavoratori maturi, introduce un innovativo meccanismo diretto ad erogare una integrazione contributiva, a titolo di contribuzione volontaria, a favore di lavoratori anziani che accettino volontariamente la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, a fronte della assunzione, da parte della medesima azienda, di giovani con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, incluso quello di apprendistato. 2. L’intervento sperimentale denominato “Staffetta generazionale” si rivolge a: a. Lavoratori e lavoratrici in possesso dei seguenti requisiti: - età superiore ai 50 anni ; - periodo mancante per l’accesso al pensionamento: sino a 3 annualità ; b. Giovani in possesso dei seguenti requisiti: - età fino a 30 anni non compiuti; - in possesso dello stato di disoccupazione ai sensi della normativa vigente . I lavoratori interessati devono essere in possesso dei requisiti indicati alle lettere a) e b) al momento della presentazione della domanda. 3. Sono ammesse le imprese, i datori di lavoro privati e le imprese a parziale capitale pubblico con almeno un dipendente in organico. Sono escluse le imprese a totale partecipazione pubblica, le imprese in house providing e le aziende speciali ai sensi dell’art. 114 TUEL. Le imprese richiedenti possono partecipare all’intervento sperimentale “Staffetta Generazionale” solo con riguardo alle unità operative ubicate sul territorio della Regione Lazio. 4. L’integrazione contributiva garantisce la copertura integrale del differenziale contributivo determinato per effetto della trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale . La riduzione oraria conseguente non potrà essere superiore al 50% dell’orario individuale dei lavoratori di cui all’art. 3 lettera a. L’imponibile previdenziale massimo dell’anno 2013 per accedere all’iniziativa da parte del lavoratore maturo ( parte C punto 4 del CUD 2014) è di euro 70.000,00(settantamila) . Il saldo occupazionale positivo è calcolato attraverso un confronto tra le ore di lavoro in part-time del lavoratore maturo, in base a quanto previsto nel CCNL di riferimento, e quelle relative al giovane assunto, comprensive delle eventuali ore dedicate alle attività formative. Tale saldo dovrà essere superiore almeno del 50% al monte ore iniziale dei lavoratori di cui al punto 3, lettera a). 2 L’interrelazione tra l’assunzione del giovane e la riduzione dell’orario di lavoro del lavoratore maturo comporta un saldo occupazionale positivo, che dovrà essere garantito per tutta la durata del periodo in cui viene versata l’integrazione contributiva al lavoratore maturo o fino alla data di fine periodo formativo in caso di assunzione in apprendistato. Successivamente al pensionamento del lavoratore maturo non potrà comunque realizzarsi un saldo occupazionale negativo. Al fine di verificare la volontarietà del lavoratore maturo a ridurre il proprio orario di lavoro e richiedere l’accesso all’iniziativa sarà necessario la sottoscrizione di un verbale di accordo sindacale sottoscritto in sede aziendale con le rappresentanze sindacali o sottoscritto presso la Direzione Regionale Lavoro, quali soggetti terzi attestanti la volontarietà del lavoratore. Il numero massimo di mensilità di integrazione contributiva – a titolo di contribuzione volontaria – riconoscibili non potrà essere superiore a 36 mesi. 5. Le risorse disponibili per l’attuazione della presente iniziativa – assegnate alla Regione Lazio con Decreto Direttoriale n° 481 del 25 giugno 2012 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ammontano complessivamente ad € 3.000.000,00 (Euro tre milioni). La Regione Lazio potrà eventualmente valutare l’opportunità di integrare successivamente l’importo stanziato, con risorse provenienti dal bilancio regionale. Al fine di incentivare sul territorio laziale l’occupazione femminile e l’accesso da parte di tutte le realtà territoriali, le risorse messe a disposizione con il presente avviso saranno riservate: a. per il 40 % all’assunzione di donne; b. per il 30 % delle risorse complessivamente stanziate ai soggetti richiedenti le cui unità produttive interessate dall’assunzione dei giovani siano collocate nel territorio delle Province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo; Le risorse non utilizzate in base alle percentuali di riserva previste, vengono ridistribuite secondo i criteri generali di partecipazione previsti al successivo articolo 6 del bando. Le risorse verranno distribuite come da tabella di seguito riportata. Totale risorse Donne (40%) Uomini (60%) 1.200.000,00 1.800.000,00 3.000.000,00 Province VT FR RI LT Provincia di Roma Province VT FR RI LT Provincia di Roma 3 30% 360.000,00 70% 840.000,00 30% 540.000,00 70% 1.260.000,00 6. L’impresa ammessa all’intervento sperimentale procede: 1. entro 30 giorni dalla comunicazione dell’ammissione al finanziamento da parte della Regione a) alla trasformazione del contratto da full-time a part-time dei lavoratori di cui al punto 3, lettera a) aderenti alla iniziativa; b) all’assunzione di un numero di giovani di cui all'articolo 3, lettera b) tale da assicurare il saldo occupazionale positivo; 2. alla trasmissione della seguente documentazione: a) copia del mod. UNILAV relativo alla trasformazione del contratto da full-time a part-time dei lavoratori di cui all'art. 3, lettera a) aderenti all’iniziativa ; b) copia del/i contratto/i di assunzione del/i giovane/i, con indicazione della retribuzione annua lorda; c) copia del mod. UNILAV/SOMM e della relativa comunicazione obbligatoria on-line del/i giovane/i assunto/i; d) dichiarazione finalizzata alla dimostrazione del saldo occupazionale positivo, come meglio specificato al punto 10; e) dichiarazione sostitutiva dello stato di inoccupazione/disoccupazione (resa ai sensi dell’art. 46, D.P.R. 445/2000) con allegata copia di un documento di identità del/i giovane/i assunto/i, attestante tale stato al momento della presentazione della domanda di adesione; f) dichiarazione sostitutiva del certificato di iscrizione alla CCIAA (resa ai sensi dell’art. 46, D.P.R. 445/2000) da parte dell’azienda che assume, nei casi in cui l’iscrizione sia prevista. 7. Le imprese in possesso dei requisiti previsti al punto 2 possono inoltrare domanda di adesione a partire dal novantunesimo giorno (90°) giorno e fino al centoventesimo (120°) giorno dalla data di pubblicazione sul BURL dell'avviso. L’istanza dovrà essere presentata a mezzo PEC, per ciascuna impresa richiedente, riportando schede separate per ciascun lavoratore, con chiaro riferimento all’indirizzo dell’unità operativa. L’istanza di adesione dovrà essere presentata, a pena di esclusione, utilizzando il modulo allegato all’avviso, recante la seguente documentazione di corredo: a) scheda/e di adesione volontaria da parte del/i lavoratore/i cui al punto 3, lettere a) alla trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale; b) verbale di accordo sindacale, volto verificare la volontarietà del lavoratore maturo a ridurre il proprio orario di lavoro e richiedere l’accesso all’iniziativa sottoscritto in sede aziendale con le rappresentanze sindacali o sottoscritto in sede istituzionale presso la Direzione Regionale Lavoro, quali soggetti terzi attestanti la volontarietà del lavoratore; c) scheda/e dati lavoratore/i di cui al punto 3, lettere b) con indicazione del saldo occupazionale positivo; d) elezione di domicilio presso l’azienda di appartenenza di ogni singolo lavoratore della lettera a) interessato alla iniziativa; 4 e) dichiarazione di impegno del datore di lavoro all’assunzione del/dei giovane/i di cui al punto 3, lettera b) del presente Avviso, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, incluso quello di apprendistato, entro 30 giorni dalla comunicazione di ammissione alle azioni; f) verbale di accordo ex art. 411 cpc di riduzione dell’orario di lavoro, sottoscritto nelle sedi conciliative dal datore di lavoro e dal lavoratore interessato a conferma della richiesta di adesione volontaria all’iniziativa da parte del lavoratore stesso e della data prevista di cessazione del rapporto di lavoro. L’accordo deve contenente l’impegno del datore di lavoro a ripristinare l’orario di lavoro full-time, nel caso intervengano modifiche normative in materia di accesso alle prestazioni pensionistiche o venga respinta o revocata l’istanza di accesso alla presente iniziativa. Le imprese richiedenti, inoltre, dovranno dichiarare di essere in regola con: − l'applicazione del CCNL; − il versamento degli obblighi contributivi ed assicurativi (DURC); − la normativa in materia di sicurezza del lavoro; − le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili; Inoltre, le medesime imprese interessate alla presente iniziativa dovranno, altresì, dichiarare: - di non aver in corso o aver attivato, nei 12 mesi precedenti la data di presentazione della domanda, procedure concorsuali; - che, ai sensi dell’art. 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445 “che non sussistono nei propri confronti cause di divieto, decadenza o sospensione previste dal Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159 “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136”. - di non essere sottoposte ad alcuna misura di prevenzione e di non essere a conoscenza dell’esistenza, a proprio carico, di procedimenti in corso ai sensi del sopracitato D.lgs. n.159 del 2011; - che non sussistono le cause di esclusione di cui all'art. 1 bis comma 14 della Legge 18/10/2001 n° 383 - di non essere destinatari di sanzioni interdittive di cui al D.Lgs. n° 231/2001 o di altre sanzioni interdittive limitative, in via temporanea o permanente, della capacità di contrattare con la pubblica amministrazione. 8. Le imprese interessate alla presente iniziativa sono tenute a garantire il saldo occupazionale positivo, come definito all’artcicolo 4, per tutta la durata del periodo in cui viene versata l’integrazione contributiva al lavoratore over 50. Nel corso del periodo di realizzazione delle azioni previste dall’avviso, l’impresa ha la facoltà di: erogare attività formative ai giovani inseriti, eventualmente anche tramite attività di coaching da parte del lavoratore over 50 aderente all’intervento; erogare attività formative ai lavoratori over 50 coinvolti nell’intervento, che potranno riguardare, a titolo esemplificativo: formazione in piccoli gruppi su tematiche trasversali; formazione individuale e/o nell’ambito di piccoli gruppi su tematiche settoriali (fundraising, consulenza, franchising, coaching/mentoring, impegno nel sociale e nel terzo settore, etc.) finalizzata a supportare il lavoratore nell’impostazione di un progetto personale di invecchiamento attivo, da realizzare parallelamente all’attività lavorativa oppure successivamente al proprio pensionamento. 9. La Direzione Regionale “Lavoro” al fine di effettuare la verifica dei requisiti istituisce un’apposita Commissione entro 3 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle richieste. 5 L’istruttoria viene effettuata verificando il possesso dei requisiti di ammissibilità delle imprese richiedenti, dei lavoratori aderenti al part-time e dei giovani da assumere. Gli esiti dell’istruttoria saranno trasmessi entro 20 giorni all’INPS per la verifica del possesso dei requisiti da parte del lavoratore maturo, per l’accesso al pensionamento. L’INPS entro 45 giorni trasmette gli esiti della verifica alla Direzione regionale Lavoro. A seguito delle verifiche descritte la Commissione stila l’elenco delle domande ammesse e l’elenco delle domande non ammesse secondo i criteri di cui all’articolo 5. L’elenco è articolato sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle domande e fino a concorrenza delle quote di riserva indicate all’articolo 5. L’ammissione alle azioni di cui al presente avviso viene comunicata dalla Direzione regionale Lavoro, all’impresa richiedente, a mezzo PEC. Gli elenchi degli ammessi e dei non ammessi sono pubblicati sul sito www.portalavoro.regione.lazio.it. e sul BURL. 6 7 REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. 31 PROPOSTA N. 21089 GIUNTA REGIONALE DEL DEL 21/01/2014 13/12/2013 STRUTTURA Direzione Regionale: PROPONENTE LAVORO Area: AFFARI GENERALI Prot. n. ___________________ del ___________________ OGGETTO: Schema di deliberazione concernente: Adesione al Protocollo d'Intesa e relativo allegato Progetto "Rafforzamento della Rete per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni", POR FSE Lazio 2007/2013 - Asse V "Transnazionalità e Interregionalità", obiettivo specifico m). (DONINI GIULIANA) ___________________________ L' ESTENSORE ASSESSORATO (CLAUDIO PRIORI) ___________________________ IL RESP. PROCEDIMENTO (O. GUGLIELMINO) ___________________________ IL DIRIGENTE RESPONSABILE (M. NOCCIOLI) ___________________________ IL DIRETTORE REGIONALE ___________________________ LAVORO (Valente Lucia) ___________________________ L'ASSESSORE PROPONENTE DI CONCERTO ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE COMMISSIONE CONSILIARE: VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA: IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO Data dell' esame: con osservazioni senza osservazioni ___________________________ 20/01/2014 - prot. 20 Data di ricezione ______________________ SEGRETERIA DELLA GIUNTA ISTRUTTORIA: Pagina 1 / 5 ____________________________________ IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO ____________________________________ IL DIRIGENTE COMPETENTE ____________________________________ IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA ____________________________________ IL PRESIDENTE Richiesta di pubblicazione sul BUR: NO OGGETTO: Adesione al Protocollo d’Intesa e relativo allegato Progetto “Rafforzamento della Rete per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni”, POR FSE Lazio 2007/2013 - Asse V “Transnazionalità e Interregionalità”, obiettivo specifico m). LA GIUNTA REGIONALE SU PROPOSTA dell’Assessore Regionale al Lavoro; VISTI - Il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea il quale individua sei fattori di discriminazione che le istituzioni comunitarie devono impegnarsi a combattere :il sesso, la razza e l'origine etnica, la religione e le convinzioni personali, gli handicap, l'età e le tendenze sessuali ; - la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, e in particolare l’articolo 21 che vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle, l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale; - il Regolamento C.E. n. 1081/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5/07/06 relativo al Fondo Sociale Europeo; - il Regolamento C.E. n. 1083/2006 del Consiglio dell’11/07/06 recante disposizioni generali sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, sul Fondo Sociale Europeo e sul Fondo di Coesione e che abroga il regolamento C.E. n. 1260/1999; - il Regolamento C.E. n. 1828/2006 della Commissione dell’08/12/06 che stabilisce modalità di applicazione del regolamento C.E. n. 1083/2006 del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, sul Fondo Sociale Europeo e sul Fondo di Coesione e del regolamento C.E. n. 1080/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale; - la Costituzione e in particolare l’articolo 3, primo comma secondo cui : “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”; - Lo Statuto della Regione Lazio; - la Legge 654/1975, “Ratifica ed esecuzione della convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale”; - la Legge 25 giugno 1993, n. 205 “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”; - il D.Lgs 25 luglio 1998 n. 286 “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”; - i Decreti Legislativi n.215/2003 e n.216 del 2003; - la Legge 101/2008 ; - la legge 78/2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e lavoro; - la Legge 4 novembre 2010, n. 183, e in particolare l’art. 21 “Misure atte a garantire pari opportunità, benessere di chi lavora e assenza di discriminazioni nelle amministrazioni internazionale 1 Pagina 2 / 5 pubbliche” che, tra l’altro, istituisce i Comitati Unici di garanzia (CUG), presso tutte le pubbliche amministrazioni; - la Comunicazione della Commissione Europea denominata “Strategia quadro per la non discriminazione e per la parità di opportunità per tutti” ; - le Decisioni del Consiglio e del Parlamento europeo n. 771/2006/CEE , n. 1983/2006/CE e n. 1098/2008/CE che hanno, rispettivamente, istituito l’“Anno europeo della parità di opportunità per tutti, verso una società più giusta-2007” , l’ “Anno europeo del dialogo interculturale-2008 e l’”Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale-2010”; - il Libro Verde del maggio 2004 della Commissione Europea che stabilisce che i principi di parità di trattamento e non discriminazione siano al centro del modello sociale europeo rappresentando i valori fondamentali dell’individuo; - la legge regionale 20 novembre 2001, n. 25, “Norme in materia di programmazione, bilancio e cantabilità della Regione”; - la Legge regionale 30 dicembre 2013, n. 13 "Legge di stabilità regionale 2014"; - la Legge regionale 30 dicembre 2013, n. 14 Bilancio di previsione finanziario della Regione Lazio 2014-2016; - il DPR n. 196 del 03/10/2008 Regolamento di esecuzione del regolamento (CE) n. 1083/2006 recante disposizioni generali sul fondo europeo di sviluppo regionale, sul fondo sociale europeo e sul fondo di coesione; - il DPCM 11 dicembre 2003 recante “Costituzione e organizzazione interna dell’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni, di cui all’art. 29 della legge comunitaria 1 marzo 2002, n. 39”; - il Regolamento Regionale 6 settembre 2002, n. 1, che disciplina il sistema organizzativo regionale e successive modifiche ed integrazioni; - il Decreto n. 719 del 24 ottobre 2011 con il quale il Capo del Dipartimento per le Pari Opportunità – Ufficio per la promozione della parità di trattamento ha promosso lo sviluppo e l’implementazione di una rete nazionale di osservatori e centri territoriali per la rilevazione e la presa in carico dei fenomeni di discriminazione ai sensi dell’art. 44 comma 12 del D.Lgs. 286/1998 e del D.Lgs 215/2003; - il Parere del Comitato delle Regioni (2009/C 211/12) che ribadisce il reale bisogno di integrazione orizzontale della non discriminazione, possibile soltanto attraverso il coinvolgimento degli enti regionali; - il Programma Operativo del FSE Obiettivo 2, Competitività regionale e occupazione 2007/2013 della Regione Lazio approvato con Decisione della Commissione Europea n. 5769 del 21/11/2007 e in particolare l'asse V “Transnazionalità e Interregionalità”; - la nota protocollo n. 2482/SI del 10.07.2013 inviata da Tecnostruttura, supporto all’attuazione e al coordinamento del Progetto, per la Regione Piemonte, promotrice dello stesso, con la quale è stato trasmesso il Protocollo d’Intesa con allegato il Progetto “Rafforzamento della Rete per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni” (Antidiscriminazioni) presentato dalla Regione Piemonte capofila; - la nota protocollo n. 67853 del 4 novembre 2013 con la quale la Regione Lazio ha aderito al progetto Antidiscriminazioni nelle more della predisposizione degli atti necessari per l’adesione formale già sottoscritto dalle Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia e UNAR; 2 Pagina 3 / 5 CONSIDERATO che - il Protocollo d’Intesa e relativo Progetto “Rafforzamento della Rete per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni”, ha come obiettivo la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni nell’ambito del lavoro, al fine di garantire la piena realizzazione del principio di pari opportunità per tutti, lottare contro l’esclusione sociale e promuovere efficienza e meritocrazia all’interno del mondo del lavoro; - il Progetto Antidiscriminazioni prevede cinque azioni/obiettivo volte a realizzare le seguenti attività: 1. l’elaborazione di un glossario di definizioni condivise da mettere a disposizione degli operatori attraverso i siti dei Centri/Osservatori e da condividere con tutte le strutture afferenti le reti regionali; 2. livelli essenziali ed uniformi per la presa in carico delle segnalazioni e per la gestione dei casi attraverso l’elaborazione congiunta di prassi e strumenti utili all’azione di prevenzione delle discriminazioni; 3. raccolta di dati statistici omogenei e comparabili sul fenomeno delle discriminazioni elaborando e condividendo modalità omogenee di raccolta e di analisi di dati sul fenomeno in connessione con e a partire dalla piattaforma utilizzata dal Contact Center Nazionale dell’UNAR; 4. formazione uniforme degli operatori del territorio impegnati nella prevenzione, contrasto e assistenza alle vittime di discriminazione e nel monitoraggio del fenomeno attraverso la promozione di percorsi strutturati e ricorrenti di formazione e aggiornamento per tutti gli operatori afferenti alle reti territoriali; 5. promozione dell’attività di comunicazione della rete sulla capitalizzazione delle esperienze delle Regioni; - al Progetto Antidiscriminazioni, presentato dalla Regione Piemonte ,capofila del progetto, hanno aderito in qualità di partner le Regioni Emilia – Romagna, Puglia e ha aderito anche l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR); - gli obiettivi del progetto coincidono con le priorità che la Regione Lazio si propone per raggiungere gli obiettivi di Europa 2020 relativamente al contrasto delle discriminazioni sia a livello sociale che occupazionale; RITENUTO - di aderire al Protocollo d’Intesa e al relativo allegato Progetto “Rafforzamento della Rete per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni”, che allegati al presente atto sotto la lettera A ne costituiscono parte integrante e sostanziale e per l’effetto di aderire in qualità di Partner; Per le motivazioni indicate in premessa, che si richiamano integralmente; 3 Pagina 4 / 5 DELIBERA - di aderire al Protocollo d’Intesa e al relativo allegato Progetto “Rafforzamento della Rete per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni”, che allegati al presente atto sotto la lettera A ne costituiscono parte integrante e sostanziale e per l’effetto di aderire in qualità di Partner; Il Presidente della Regione o l’Assessore regionale competente in materia di Lavoro aderisce al protocollo d’intesa . il Direttore Regionale competente in materia di Lavoro provvederà ad adottare tutti gli atti necessari e conseguenti della presente deliberazione. Il Presidente poni ai voti, a norma di legge, il su esteso schema di deliberazione che risulta approvato all’unanimità. La presente deliberazione sarà pubblicata sul portale www.portalavoro.regione.lazio.it.” Allegato: All. A - Protocollo d’Intesa con allegato il Progetto “Rafforzamento della Rete per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni” 4 Pagina 5 / 5 All. A PROTOCOLLO D’INTESA PER L’ATTUAZIONE DEL PROGETTO INTERREGIONALE/TRANSNAZIONALE Programmazione Fondi Strutturali 2007-2013 “Rafforzamento della Rete Nazionale dei Centri/Osservatori per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni” 1 PROTOCOLLO D’INTESA PER L’ATTUAZIONE DEL PROGETTO INTERREGIONALE/TRANSNAZIONALE “Rafforzamento della Rete Nazionale dei Centri/Osservatori per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni” LE REGIONI PIEMONTE EMILIA-ROMAGNA PUGLIA E L’UNAR (Ufficio Nazionale per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità) nell’intento di contribuire al raggiungimento degli obiettivi e delle strategie di sviluppo dei propri Programmi Operativi FSE 2007/2013, di aumentare la cooperazione interregionale e transnazionale nel settore delle politiche della formazione, istruzione e lavoro e di operare congiuntamente in materia di prevenzione e contrasto di tutte le forme di discriminazione. PREMESSO CHE A LIVELLO COMUNITARIO - - - l’art. 19 del TFUE, Trattato per il Funzionamento dell’Unione europea, individua sei fattori di discriminazione che le istituzioni comunitarie devono impegnarsi a combattere: il sesso, la razza e l’origine etnica, la religione e le convinzioni personali, gli handicap, l’età e le tendenze sessuali. Accanto a questo articolo vi sono altre disposizioni che rafforzano la lotta contro le discriminazioni, quali l’articolo 3 - sull’eliminazione delle ineguaglianze tra uomini e donne; gli articoli 136 e 137 - che perseguono, in particolare, la lotta contro l’emarginazione; l’articolo 141 - che ribadisce l’obiettivo della parità tra uomini e donne nella vita lavorativa, insistendo sia sull’aspetto della retribuzione che su quello delle condizioni di lavoro; l’art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea vieta “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle, l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”; la Comunicazione della Commissione europea denominata “Strategia quadro per la non discriminazione e per la parità di opportunità per tutti” e le Decisioni del Consiglio e del Parlamento europeo che hanno istituito l’“Anno europeo della parità di opportunità per tutti, verso una società più giusta - 2007” (Decisione n. 771/2006/CEE), l’“Anno europeo del dialogo interculturale - 2008 (Decisione n. 1983/2006/EC) e l’“Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale - 2010” (Decisione n. 1098/2008/CE) che intende promuovere una società che favorisca le pari opportunità; 2 - Il Libro Verde del maggio 2004 della Commissione europea che stabilisce che i principi di parità di trattamento e non discriminazione siano al centro del modello sociale europeo rappresentando i valori fondamentali dell’individuo; Il Parere del Comitato delle Regioni (2009/C 211/12) “non discriminazione, pari opportunità e applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone” che ribadisce il reale bisogno di integrazione orizzontale della non discriminazione, possibile soltanto attraverso il coinvolgimento degli enti regionali; A LIVELLO NAZIONALE - - - l’art. 3 della Costituzione italiana che afferma: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”; la Legge 654/1975 “Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale”; la Legge 205 del 25 giugno 1993 “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”; i Decreti legislativi 215 e 216 del 2003 (recentemente integrati con Legge 101/2008 in recepimento di sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità europee, che hanno recepito le Direttive CE 43/2000 che attua il principio della parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica) e 78/2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e lavoro; il DPCM 11 dicembre 2003 recante “Costituzione e organizzazione interna dell’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni, di cui all’art. 29 della Legge comunitaria 1 marzo 2002, n. 39”; il “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” (D.Lgs 286 del 25 luglio 1998) che afferma che: “le Regioni, in collaborazione con le Province e con i Comuni, con le associazioni di immigrati e del volontariato sociale […] predispongono centri di osservazione, di informazione e di assistenza legale per gli stranieri, vittime di discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”; l’art. 21 della Legge 183 del 4 novembre 2010, “Misure atte a garantire pari opportunità, benessere di chi lavora e assenza di discriminazioni nelle amministrazioni pubbliche”, che tra l’altro, istituisce i CUG, Comitati unici di garanzia, presso tutte le pubbliche amministrazioni; il Decreto repertorio UNAR 719 del 24 ottobre 2011, con il quale il Capo del Dipartimento per le Pari Opportunità – Ufficio per la promozione della parità di trattamento ha promosso lo sviluppo e l’implementazione di una Rete Nazionale di osservatori e centri territoriali per la rilevazione e la presa in carico dei fenomeni di discriminazione ai sensi dell’art. 44, comma 12 del D.Lgs. 286/1998 e del D.Lgs 215/2003. CONSIDERATO CHE - le Amministrazioni aderenti al presente Protocollo d’Intesa reputano che la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni siano interventi fondamentali, in particolare nell’ambito del lavoro, al fine di garantire la piena realizzazione del principio di pari opportunità per tutti, lottare contro l’esclusione sociale e promuovere efficienza e meritocrazia all’interno del mondo del lavoro. Pertanto le Amministrazioni aderenti intendono dedicare particolare attenzione alla realizzazione di strategie mirate allo sviluppo di iniziative atte a diffondere tali principi sui loro territori. 3 TENUTO CONTO INOLTRE CHE - - - - - il Regolamento (CE) 1081/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 relativo al Fondo Sociale Europeo “sostiene azioni transnazionali e interregionali, in particolare attraverso la condivisione di informazioni, esperienze, risultati, buone prassi e lo sviluppo di strategie complementari e di azioni coordinate e congiunte”; le Amministrazioni aderenti al presente Protocollo d’Intesa prevedono nei propri Programmi Operativi, a valere sul ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2007/2013, linee d’intervento finalizzate a promuovere la realizzazione e lo sviluppo di iniziative e di reti per il contrasto alla discriminazione su base interregionale e transnazionale; le Amministrazioni aderenti al presente Protocollo d’Intesa condividono la volontà di realizzare interventi per lo scambio e diffusione delle buone prassi a livello locale, nazionale, europeo ed internazionale sul tema e di dare maggior risalto alla prevenzione e contrasto delle discriminazioni nelle politiche regionali; le Amministrazioni aderenti al presente Protocollo d’Intesa intendono promuovere azioni finalizzate al rafforzamento degli strumenti d’intervento della rete nazionale dei centri e degli osservatori per il contrasto ad ogni forma di discriminazione; la Regione Piemonte ha promosso la realizzazione di un’iniziativa interregionale/transnazionale finalizzata a potenziare la rete dei Centri di coordinamento/Osservatori contro le discriminazioni costituiti dalle Regioni al fine di rafforzarne l’azione e uniformare la procedura di presa in carico dei casi ed allo scambio di buone pratiche e di esperienze; le Amministrazioni aderenti al presente Protocollo hanno manifestato la volontà di aderire all’iniziativa promossa sul tema dalla Regione Piemonte. LE PARTI CONVENGONO QUANTO SEGUE Le premesse e le considerazioni formano parte integrante e sostanziale del presente Protocollo d’Intesa. Articolo 1 – Oggetto e finalità Le Regioni e l’UNAR aderenti al presente Protocollo d’Intesa si impegnano a collaborare per la definizione e l’implementazione di strumenti a supporto della qualificazione della Rete Nazionale individuati dal progetto interregionale-transnazionale “Rafforzamento della Rete Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni” le cui motivazioni, finalità e azioni sono descritte nella scheda allegata, che costituisce parte integrante e sostanziale del presente protocollo. Il progetto è finalizzato allo sviluppo della Rete Nazionale dei centri e degli osservatori per il contrasto delle discriminazioni. Articolo 2 – Governance le Amministrazioni condividono: A) di individuare la Regione Piemonte quale amministrazione coordinatrice del progetto; B) di istituire un apposito Comitato Tecnico responsabile delle attività di collaborazione avviate nell’ambito della presente intesa. Tale Comitato è composto dai dirigenti, o dai funzionari da questi delegati, competenti per materia e rappresentativi di ciascuna delle Amministrazioni aderenti, e al quale sono affidati i seguenti compiti: 4 1. indirizzare, monitorare e valutare gli interventi che verranno attivati; 2. condividere strumenti, prodotti, pratiche e conoscenze in tema di prevenzione e contrasto delle discriminazioni; 3. garantire il flusso informativo sistematico e costante sul tema, al fine di consolidare un processo stabile di concertazione e condivisione dei reciproci programmi di attività e mettere in comune le esperienze realizzate; 4. individuare e realizzare azioni di cooperazione, finalizzate allo scambio e allo sviluppo di attività, prodotti e servizi di interesse comune; 5. supervisionare l’attuazione degli interventi, attraverso incontri operativi (ai quali potranno partecipare, oltre ai rappresentanti dei partner, anche eventuali referenti o interlocutori privilegiati individuati dai partner stessi) volti ad assicurare la realizzazione del progetto secondo i tempi e i modi che verranno concordati; 6. pianificare nel dettaglio le attività previste nel progetto e/o gli eventuali sviluppi. Il Comitato Tecnico potrà avvalersi, laddove ritenuto necessario, del supporto di esperti individuati dalle Amministrazioni aderenti. C) di affidare all’Associazione Tecnostruttura delle Regioni per il FSE, con sede in Roma, via Volturno 58, le attività di supporto all’attuazione e al coordinamento del progetto, nonché al funzionamento del Comitato Tecnico. Articolo 3 – Aspetti finanziari Le attività derivanti dall’attuazione del Progetto di cui al presente Protocollo d’Intesa saranno finanziate attraverso l’utilizzo delle risorse derivanti dai Programmi Operativi finanziati dal FSE con riferimento al ciclo di programmazione 2007-2013 e/o altre risorse individuate dalle singole Regioni/PA e dall’UNAR con appositi provvedimenti amministrativi, nell’ambito delle proprie competenze e compatibilmente con le relative disponibilità finanziarie. Articolo 5– Durata e validità Il presente Protocollo d’Intesa decorre dalla data della sua sottoscrizione e ha validità per l’intera durata della Programmazione 2007-2013 e potrà, se necessario, essere revisionato su proposta del Comitato Tecnico. Le Amministrazioni aderenti al presente Protocollo d’Intesa concordano di ampliare la partecipazione al progetto favorendo la collaborazione e l’adesione da parte di altre Amministrazioni italiane ed europee competenti sul tema. Letto, approvato e aperto alla firma il … novembre 2013 UNAR _______________________________________ REGIONE PIEMONTE _______________________________________ REGIONE EMILIA-ROMAGNA _______________________________________ REGIONE PUGLIA _______________________________________ 5 SCHEDA PROGETTO ALLEGATA AL PROTOCOLLO D’INTESA PER L’ATTUAZIONE DEL PROGETTO INTERREGIONALE-TRANSNAZIONALE “Rafforzamento della Rete Nazionale di Centri/Osservatori per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni” Regione proponente: Piemonte Regione coordinatrice: Piemonte Regioni aderenti: Emilia-Romagna, Puglia UNAR Premessa Il tema delle discriminazioni e della promozione delle pari opportunità ha assunto un’importanza fondamentale nell’attuale contesto di forti mutamenti sociali e culturali; parlare di pari opportunità per tutti e tutte implica avviare un processo di inclusione di più gruppi sociali svantaggiati sulla base di caratteristiche proprie dell’identità e della condizione personale. L’azione di contrasto a tutte le forme di discriminazione è quindi il primo passo per la promozione attiva delle pari opportunità. L’art. 21 della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, approvata il 14 novembre 2000, nel vietare “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle, l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”, riconosce la molteplicità dei fattori di discriminazione ed anche la diffusione del fenomeno. L’art. 3, comma 1, della Costituzione italiana afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”. Le discriminazioni sono azioni che, potenzialmente, possono colpire chiunque si trovi nelle condizioni definite dalla “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”; le risposte devono però raggiungere tutte le persone presenti sul territorio per avviare un processo di cambiamento culturale e contrastare il fenomeno alle sue fondamenta. Molti legislatori di regioni europee hanno già avviato azioni che vanno in questa direzione, in particolar modo a seguito di fenomeni sociali economici e culturali che ne hanno accresciuto l’urgenza. Primo tra tutti vi è l’incremento dei flussi migratori, fenomeno che sta toccando fortemente l’Italia e che porta con sé la moltiplicazione delle diversità e il potenziale aumento di fenomeni di razzismo e discriminazione su base etnica e religiosa. Permane poi un forte squilibrio di potere economico, politico e sociale delle donne rispetto agli uomini. Si sono susseguite forti rivendicazioni di diritti da parte delle persone omosessuali e transessuali, vittime non solo di fenomeni discriminatori ma anche di episodi di aperta violenza. Si sta poi sviluppando un approccio al tema delle disabilità che mette al centro i diritti delle persone oltre che la necessità di assistenza. L’aumento della prospettiva di vita, che causa il progressivo invecchiamento della popolazione, pone il problema dei bisogni delle persone anziane in materia di garanzia dei diritti e di tutela della dignità personale. Infine, i mutamenti del mercato del lavoro e l’insicurezza che ne deriva sono concause di discriminazione più spesso indiretta che colpisce le persone più giovani, che già soffrono un vuoto di rappresentanza. L’UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla luce delle attività svolte, delle esperienze acquisite, delle istanze avanzate dalle vittime della discriminazione e da quelle provenienti dalla collettività, è 6 stato il soggetto promotore della progressiva costituzione di una Rete nazionale di centri territoriali per la rilevazione e la presa in carico dei fenomeni di discriminazione, istituita sulla base di protocolli d’intesa e accordi operativi con Regioni ed Enti locali. Recependo e interpretando secondo le sensibilità locali le indicazioni comunitarie e nazionali, diverse Regioni/Province Autonome hanno espresso indicazioni normative e sviluppato interventi di prevenzione e contrasto delle discriminazioni; in particolare, tutte le Regioni aderenti al presente protocollo hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa con UNAR finalizzato all’adesione alla rete nazionale contro le discriminazioni. Finalità del progetto La finalità del progetto è quella di potenziare la Rete Nazionale dei Centri di coordinamento/Osservatori contro le discriminazioni costituiti dalle Regioni aderenti al fine di rafforzarne l’azione e uniformare la procedura di presa in carico dei casi L’ambito di azione sono le discriminazioni fondate su genere, orientamento sessuale, origine etnica, nazionalità, età, condizioni di disabilità, religione, con particolare attenzione alle discriminazioni multiple ed agli spazi di intersezionalità tra le disuguaglianze considerate. Obiettivi e azioni Il Comitato Tecnico, anche avvalendosi di persone esperte individuate dalle Amministrazioni coinvolte, e a partire dalle esperienze già maturate nei territori di riferimento, coordinerà la realizzazione delle seguenti azioni: Obiettivo - Azione 1 Condividere un linguaggio comune di definizione dei fenomeni discriminatori e di approccio agli stessi attraverso l’elaborazione di un glossario di definizioni condivise da mettere a disposizione degli operatori attraverso i siti dei Centri/Osservatori e da condividere con tutte le strutture afferenti le reti regionali In particolare saranno oggetto di questa azione: - Raccolta di materiali di comunicazione e informazione già prodotti dalle Regioni; - Selezione delle parole chiave; - Elaborazione del glossario; - Diffusione dello strumento prodotto. Obiettivo - Azione 2 Assicurare livelli essenziali ed uniformi per la presa in carico delle segnalazioni e per la gestione dei casi attraverso l’elaborazione congiunta di prassi e strumenti utili all’azione di prevenzione delle discriminazioni, di presa in carico e di gestione dei casi. In particolare l’azione dovrà sviluppare, partendo dall’analisi delle linee-guida prodotte da UNAR per la presa in carico dei casi di discriminazione: - un’analisi delle prassi attivate dalle strutture delle reti territoriali attivate; - produrre un’elaborazione congiunta di prassi e strumenti per massimizzare l’efficacia dell’azione antidiscriminatoria; 7 - formulare un aggiornamento delle linee-guida e promuoverne la diffusione attraverso i centri regionali nei confronti di tutte le strutture facenti capo alle reti regionali coinvolte. Obiettivo - Azione 3 Supportare la raccolta di dati statistici omogenei e comparabili sul fenomeno delle discriminazioni elaborando e condividendo modalità omogenee di raccolta e di analisi di dati sul fenomeno in connessione con e a partire dalla piattaforma utilizzata dal Contact Center Nazionale dell’UNAR. Obiettivo - Azione 4 Garantire un livello di formazione uniforme degli operatori del territorio impegnati nella prevenzione, contrasto e assistenza alle vittime di discriminazione e nel monitoraggio del fenomeno attraverso la promozione di percorsi strutturati e ricorrenti di formazione e aggiornamento per tutti gli operatori afferenti alle reti territoriali attivate in base ai protocolli. In particolare l’azione è mirata a: - condividere ed analizzare le esperienze formative già realizzate o in corso di realizzazione nelle Regioni coinvolte; - evidenziare fabbisogni formativi, selezionare temi e ambiti per i quali si ritiene necessario avviare percorsi di formazione e di aggiornamento anche alla luce delle esperienze fatte dagli operatori coinvolti; - identificare le metodologie più adatte ed efficaci al raggiungimento degli obiettivi formativi; - elaborare uno o più modelli di percorsi formativi e di aggiornamento da sperimentare nelle Regioni coinvolte. Obiettivo – Azione 5 Al fine di aumentare la diffusione delle informazioni sull’esistenza e sui servizi offerti dalla Rete, di capitalizzare le esperienze delle Regioni sul tema e di socializzare le buone prassi, promuovere l’attivazione di specifiche attività di comunicazione della rete, da realizzare attraverso la realizzazione di apposite pubblicazioni e di seminari e convegni o di altri i strumenti idonei. La definizione degli interventi afferenti la realizzazione degli obiettivi indicati e del relativo piano finanziario saranno sviluppati a seguito dell’individuazione, in sede di Comitato Tecnico, delle candidature espresse dalle Amministrazioni firmatarie del Protocollo e dell’indicazione delle risorse finanziarie a disposizione. 8 REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. 25 PROPOSTA N. 638 GIUNTA REGIONALE DEL DEL 21/01/2014 17/01/2014 STRUTTURA Direzione Regionale: PROPONENTE SALUTE E INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA Area: Prot. n. ___________________ del ___________________ OGGETTO: Schema di deliberazione concernente: DCA U00428/2013 - Assegnazione di fondi regionali per l'attivazione delle prime Case della Salute, alle Aziende Sanitarie Locali: Roma H - € 300.000,00 Frosinone - € 650.000,00Latina - € 400.000,00 per l'importo complessivo di € 1.350.000,00 a valere sul Capitolo H22103 - Esercizio finanziario 2014 del bilancio regionale (TONINELLO ORNELLA) ___________________________ L' ESTENSORE ASSESSORATO (ORNELLA TONINELLO) ___________________________ IL RESP. PROCEDIMENTO ___________________________ IL DIRIGENTE RESPONSABILE (F. DEGRASSI) ___________________________ IL DIRETTORE REGIONALE ___________________________ PRESIDENZA DELLA GIUNTA REGIONALE (Zingaretti Nicola) ___________________________ IL PRESIDENTE PROPONENTE DI CONCERTO ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE COMMISSIONE CONSILIARE: VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA: IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO Data dell' esame: con osservazioni senza osservazioni ___________________________ 20/01/2014 - prot. 24 Data di ricezione ______________________ SEGRETERIA DELLA GIUNTA ISTRUTTORIA: Pagina 1 / 6 ____________________________________ IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO ____________________________________ IL DIRIGENTE COMPETENTE ____________________________________ IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA ____________________________________ IL PRESIDENTE Richiesta di pubblicazione sul BUR: NO OGGETTO: DCA U00428/2013 - Assegnazione di fondi regionali per l’attivazione delle prime Case della Salute, alle Aziende Sanitarie Locali: Roma H - € 300.000,00 Frosinone - € 650.000,00 Latina - € 400.000,00 per l’importo complessivo di € 1.350.000,00 a valere sul Capitolo H22103 Esercizio finanziario 2014 del bilancio regionale LA GIUNTA REGIONALE SU proposta del Presidente della Regione Lazio; VISTO lo Statuto della Regione Lazio; VISTA la Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; VISTA la L.R. 18 febbraio 2002, n. 6 e successive modificazioni, concernente la disciplina del sistema organizzativo della Giunta regionale e del Consiglio; VISTO il Regolamento regionale 6 settembre 2002, n. 1, concernente l’organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta regionale e successive modificazioni ed integrazioni; VISTO il DPCM 29 Novembre 2001 “Definizione dei livelli essenziali di assistenza”; VISTA la DGR n. 59 del 6 febbraio 2009 “Piano Sanitario Nazionale 2006/2008. Fondo di cui all‟art. 1, comma 805, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007). Approvazione progetti attuativi per l‟assegnazione della prevista quota di cofinanziamento regionale pari ad euro 2.421.057,60”, che ha approvato, fra gli altri, all'interno della Linea progettuale n. 1 “Sperimentazione del modello assistenziale “Case della Salute”, il Progetto pilota per la sperimentazione del modello assistenziale “Casa della Salute” sito nella Regione Lazio – Comune di Palombara Sabina”; VISTA la DGR n. 525 dell’11.11.2011: “Decreto del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 14 ottobre 2009 „Progetti Attuativi del Piano sanitario nazionale e linee guida per l‟accesso al cofinanziamento alle regioni e province autonome di Trento e Bolzano. Anno 2009‟ – Approvazione Progetti”, con cui, fra gli altri, è stato approvato il Progetto triennale “Implementazione del Presidio Nuovo Regina Margherita di Roma: sperimentazione del modello di Casa della Salute” della Azienda USL Roma A; VISTA Determinazione regionale n. B07128 del 8 ottobre 2012 “DGR n. 525 dell‟11.11.2011 “Decreto del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Pagina 2 / 6 Sociali 14 ottobre 2009 Progetti Attuativi del Piano sanitario nazionale e linee guida per l‟accesso al cofinanziamento alle regioni e province autonome di Trento e Bolzano. Anno 2009”. “Implementazione del Presidio Nuovo Regina Margherita di Roma: sperimentazione del modello di Casa della Salute” - Azienda USL Roma A”; VISTO il DCA n. U0080 del 30.09.2010 “Riorganizzazione della Rete Ospedaliera Regionale”, ed in particolare l’Allegato A, che individua le funzioni territoriali delle strutture ospedaliere oggetto di riconversione; VISTO il DCA n. U0111 del 31.12.2010: “Decreto del Commissario ad Acta n. 87/2009 recante “Approvazione Piano Sanitario Regionale (PSR) 2010 – 2012” - Integrazioni e modifiche.”; VISTO il DCA n. U00039 del 20.3.2012 “Assistenza Territoriale. Ridefinizione e riordino dell’offerta assistenziale residenziale e semiresidenziale a persone non autosufficienti, anche anziane e a persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale”; VISTA la DGR n. 313 del 28.6.2012 “Riqualificazione dell‟assistenza territoriale e valorizzazione del ruolo del distretto. Approvazione del documento “Interventi prioritari per lo sviluppo delle funzioni del distretto”; VISTO il DCA n. U00429 del 24.12.2012: “Decreto del Commissario ad Acta n. U0113 del 31.12.2010: „Programmi Operativi 2011-2012‟ - Assistenza Domiciliare Approvazione dei documenti „Stima di prevalenza della popolazione eleggibile e dei posti per l‟Assistenza Domiciliare Integrata nella Regione Lazio, per persone non autosufficienti, anche anziane‟ e „Omogeneizzazione delle Procedure e degli strumenti per l'ADI per persone non autosufficienti, anche anziane”; VISTO il DCA n. U00431 del 24.12.2012: “La Valutazione Multidimensionale per le persone non autosufficienti, anche anziane e per le persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale: dimensioni e sottodimensioni. Elementi minimi di organizzazione e di attività dell‟Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale nella Regione Lazio”; VISTO il Decreto del Commissario ad Acta n. U00076 dell’8.3.2013: “Assistenza territoriale. Rivalutazione dell‟offerta assistenziale residenziale e semiresidenziale a persone non autosufficienti, anche anziane ai sensi del Decreto commissariale n. U00039/2012”; VISTO il DCA n. U00206 del 28.05.2013: “Nuovo atto di indirizzo per l‟adozione dell‟atto di autonomia aziendale delle Aziende Sanitarie della Regione Lazio a seguito del recepimento degli „standard per l‟individuazione di strutture semplici e complesse del S.S.N. ex art. 12, comma 1, Lett. B, Patto per la Salute 2010-2012, elaborati dal Comitato L.E.A.” e s.m.i.; VISTA la nota regionale prot. 107942 dell’11.6.2013 con cui la Direzione regionale Salute e Integrazione socio sanitaria ha rappresentato ai Direttori Generali di Aziende USL, Aziende Ospedaliere, IRCSS e Policlinici che “[..] si è ritenuto opportuno Pagina 3 / 6 attivare tre specifici Gruppi di Lavoro Regionali con il mandato di produrre documenti tecnici di dettaglio relativi alle seguenti aree strategiche: - organizzazione distrettuale, con particolare riferimento all‟assetto minimo previsto dall‟atto di indirizzo (punto 31, DCA n. 206/2013); - modello organizzativo Casa della Salute, al fine di integrare la riconfigurazione dell‟offerta, già in atto, derivante dalla riconversione delle piccole strutture ospedaliere con lo sviluppo di modelli innovativi per l‟erogazione delle cure primarie; - indirizzi per le aree dei servizi amministrativi, tecnici e informatici[..]”; VISTA la Determinazione regionale n. B02406 del 13/06/2013: “D.C.A. U00206 del 28/05/2013 - Nuovo atto di indirizzo per l‟adozione dell‟atto di autonomia aziendale delle aziende sanitarie della Regione Lazio a seguito del recepimento degli “standard per l‟individuazione di strutture semplici e complesse del S.S.N. ex art. 12, comma 1, Lett. B, Patto per la Salute 2010-2012” elaborati dal comitato L.E.A. Istituzione del Gruppo di Lavoro: “Casa della Salute – Modello organizzativo”; CONSIDERATO che con la summenzionata Determinazione è stato istituito “[..]uno specifico Gruppo di Lavoro denominato “Casa della Salute - Modello organizzativo”, con il mandato di elaborare un documento tecnico a supporto delle Aziende USL contenente indicazioni ed elementi utili per la predisposizione dell’Atto aziendale relativamente allo sviluppo di modelli innovativi per l’erogazione delle cure primarie (modello Casa della Salute), indicando anche le modalità di integrazione di queste con i servizi specialistici, quelli ospedalieri, di sanità pubblica, distrettuali e sociali, anche al fine di contribuire alla riconfigurazione dell’offerta, già in atto, derivante dalla riconversione delle piccole strutture ospedaliere, con lo sviluppo di forme avanzate di assistenza primaria[..]”; PRESO ATTO che il succitato Gruppo di Lavoro ha elaborato il documento “Raccomandazioni per la stesura degli Atti aziendali di cui al D.C.A. n. 206 del 2013, relativamente all'organizzazione delle Case della salute”, in cui, tra l’altro, si prefigura che “[..]Al fine di garantire la realizzazione di tali strutture presso ciascun distretto, poliambulatori pubblici o altre strutture territoriali possono essere individuate come sede di Case della Salute[..]”; VISTO il DCA n. U00336 del 2.08.2013 “Nuovo atto di indirizzo per l‟adozione dell‟atto di autonomia aziendale delle Aziende Sanitarie della Regione Lazio a seguito del recepimento degli „standard per l‟individuazione di strutture semplici e complesse del S.S.N. ex art. 12, comma 1, lett. B, Patto per la Salute 2010-2012‟ elaborati dal Comitato L.E.A. – Proroga dei termini”, con cui sono stati differiti, per un periodo di 60 (sessanta) giorni, tutti i termini previsti dal Decreto del Commissario ad Acta n.U00206 del 28 maggio 2013, sia per la trasmissione delle proposte di atti aziendali da parte delle Aziende e degli Enti del SSR, sia per la successiva valutazione ed approvazione da parte dell’amministrazione regionale; VISTO il DCA n. U00428 del 04/10/2013 approvazione del documento “Raccomandazioni per la stesura degli Atti aziendali di cui al D.C.A. n.206 del 2013, relativamente all'organizzazione delle Case della salute”, che definisce le Linee Guida regionali per la realizzazione delle Case della Salute; Pagina 4 / 6 VISTO il DCA n. U00480 del 06/12/2013 “Definitiva Adozione dei Programmi Operativi 2013- 2015 a salvaguardia degli obiettivi strategici di Rientro dai disavanzi sanitari della Regione Lazio”; CONSIDERATO che in attuazione del citato DCA n. U00428/2013 si è ritenuto di procedere all’attivazione delle prime tre strutture da destinare a Casa della Salute, individuate, specificamente, nel Presidio di Pontecorvo, in capo alla Azienda Sanitaria Locale di Frosinone, nel Presidio di Sezze, nel territorio della Azienda Sanitaria Locale di Latina e nel Presidio di Rocca Priora, di competenza della Azienda Sanitaria Locale Roma H; VISTA la nota n. 1319/A001/2014 del 15/01/2014 con cui la Asl di Latina ha trasmesso la documentazione relativa agli interventi edilizi e di acquisizione di tecnologie per l’attivazione di una Casa della Salute presso il Presidio di Sezze, indicando nella somma pari a € 400.000,00 l’importo minimo indispensabile per l’avvio delle funzioni di base intese quali attività indispensabili che connotano la struttura, così come indicato nel DCA U00428/2013; VISTA la nota n. 5014 del 16/01/2014 con cui la Asl RM H ha trasmesso la documentazione relativa agli interventi edilizi e di acquisizione di tecnologie per l’attivazione di una Casa della Salute presso il Presidio di Rocca Priora, indicando nella somma pari a € 300.000,00 l’importo minimo indispensabile per l’avvio delle funzioni di base, intese quali attività indispensabili che connotano la struttura, e del Modulo funzionale aggiuntivo di Degenza infermieristica, già predisposto, così come indicato nel DCA U00428/2013; VISTA la nota n. 85/DG del 16/01/2014 con cui la Asl di Frosinone ha trasmesso la documentazione relativa agli interventi edilizi e di acquisizione di tecnologie per l’attivazione di una Casa della Salute presso il Presidio di Pontecorvo, indicando nella somma pari a € 650.000,00 l’importo minimo indispensabile per l’avvio delle funzioni di base, intese quali attività indispensabili che connotano la struttura, e del Modulo funzionale aggiuntivo di Degenza infermieristica, già attivo presso la struttura, ma soggetto ad ampliamento del numero dei posti letto territoriali (extra ospedalieri), fino a 20, così come indicato nel DCA U00428/2013; VISTA la L.R. 30 Dicembre 2013, n. 13 “Legge di stabilità regionale 2014”; VISTA la L.R. 30 Dicembre 2013, n. 14 “Bilancio di previsione finanziario della Regione Lazio 2014-2016”; RITENUTO OPPORTUNO fare valere l’importo complessivo di € 1.350.000,00 sul capitolo H22103 del Bilancio di previsione della Regione Lazio, per l’anno 2014, che presenta la necessaria disponibilità finanziaria per l’assunzione dell’impegno di spesa relativo al presente provvedimento, al fine di attivare le prime Case della Salute ai sensi del DCA U00428/2013 Pagina 5 / 6 DELIBERA per le motivazioni di cui in premessa, che integralmente si richiamano: 1) di assegnare alla Asl di Latina l’importo di € 400.000,00 per l’attivazione della Casa della Salute presso il Presidio di Sezze, in particolare, per dare avvio alle funzioni di base intese quali attività indispensabili che connotano la struttura, così come indicato nel DCA U00428/2013; 2) di assegnare alla Asl RM H l’importo di € 300.000,00 per l’attivazione della Casa della Salute presso il Presidio di Rocca Priora, in particolare, per dare avvio alle funzioni di base, intese quali attività indispensabili che connotano la struttura, e al Modulo funzionale aggiuntivo di Degenza infermieristica, così come indicato nel DCA U00428/2013; 3) di assegnare alla Asl di Frosinone l’importo di € 650.000,00 per l’attivazione della Casa della Salute presso il Presidio di Pontecorvo, in particolare, per dare avvio alle funzioni di base, intese quali attività indispensabili che connotano la struttura, e al Modulo funzionale aggiuntivo di Degenza infermieristica, già attivo presso la struttura ma soggetto ad ampliamento del numero dei posti letto territoriali (extra ospedalieri), fino a 20, così come indicato nel DCA U00428/2013 per l’importo complessivo di € 1.350.000,00 a valere sul capitolo H22103 - esercizio finanziario 2014 - che reca la necessaria disponibilità. Con successivi provvedimenti adottati dalla Direzione Regionale Salute ed Integrazione Sociosanitaria si provvederà all’impegno del finanziamento suddetto, a seguito dell’approvazione con Determinazione del Direttore Regionale dei progetti esecutivi presentati, acquisito il parere del Nucleo di Valutazione Regionale. Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il suesteso schema di deliberazione, che risulta approvato all’unanimità. Pagina 6 / 6 REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. 24 PROPOSTA N. 363 GIUNTA REGIONALE DEL DEL 21/01/2014 14/01/2014 STRUTTURA Direzione Regionale: PROPONENTE PROGRAM. ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO Area: SOCIETA' CONTROLLATE ED ENTI PUBBLICI DIPENDENTI Prot. n. ___________________ del ___________________ OGGETTO: Schema di deliberazione concernente: Determinazioni da assumere in merito alla cessione dell'incubatore di Ferentino da parte di BIC Lazio SpA. (TUFI STEFANIA) ___________________________ L' ESTENSORE ASSESSORATO (TUFI STEFANIA) ___________________________ IL RESP. PROCEDIMENTO (F. BARBAGALLO) ___________________________ IL DIRIGENTE RESPONSABILE (M. MARAFINI) ___________________________ IL DIRETTORE REGIONALE POLITICHE DEL BILANCIO, PATRIMONIO E DEMANIO (Sartore Alessandra) ___________________________ L'ASSESSORE PROPONENTE DI CONCERTO ___________________________ SVILUPPO ECONOMICO E ATTIVITA' PRODUTTIVE ___________________________ IL DIRETTORE (Fabiani Guido) ___________________________ L' ASSESSORE ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE COMMISSIONE CONSILIARE: VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA: IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO Data dell' esame: con osservazioni senza osservazioni SEGRETERIA DELLA GIUNTA ___________________________ Data di ricezione: 16/01/2014 prot. 15 ISTRUTTORIA: Pagina 1 / 6 ____________________________________ IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO ____________________________________ IL DIRIGENTE COMPETENTE ____________________________________ IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA ____________________________________ IL PRESIDENTE Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI OGGETTO: Determinazioni da assumere in merito alla cessione dell’incubatore di Ferentino da parte di BIC Lazio SpA. LA GIUNTA REGIONALE SU PROPOSTA dell’Assessore alle Politiche del Bilancio, Patrimonio e Demanio di concerto con l’Assessore allo Sviluppo economico e Attività produttive; VISTO lo Statuto della Regione Lazio; VISTA la Legge Regionale 18 febbraio 2002, n. 6 e successive modifiche, recante: “Disciplina del sistema organizzativo della Giunta e del Consiglio e disposizioni relative alla dirigenza ed al personale regionale”; VISTO il Regolamento Regionale 6 settembre 2002, n. 1 e successive modifiche ed integrazioni, denominato “Regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta Regionale”; VISTA la Legge Regionale 7 giugno 1999, n. 6, recante “Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio di previsione della Regione Lazio per l'esercizio finanziario 1999", ed in particolare l’articolo 24 (Istituzione dell’Agenzia regionale per gli investimenti e lo sviluppo); VISTA la Legge Regionale 3 aprile 1990, n. 35, recante “Promozione della costituzione del Business innovation center Lazio – B.I.C. Lazio”; VISTA la Deliberazione della Giunta regionale n. 518 del 17/10/2012, recante “Disciplina dei rapporti tra l'Amministrazione Regionale e l'Agenzia regionale per gli investimenti e lo sviluppo del Lazio – Sviluppo Lazio S.p.A, istituita dall'art. 24 della l.r. 6 del 7 giugno 1999 "Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio di previsione della Regione Lazio per l'esercizio finanziario 1999 (art. 28 L.R. 11 aprile 1986, n. 17)" e delle controllate FI.LA.S. S.p.A., BIC Lazio S.p.A., Unionfidi Lazio S.p.A.”; VISTA la L.R. 13 dicembre 2013, n. 10, recante “Disposizioni in materia di riordino delle Società regionali operanti nel settore dello sviluppo economico e imprenditoriale”; PREMESSO che in applicazione della L.R. n. 35/1990, in data 26 giugno 1990 è stata costituita la società BIC Lazio S.p.A.(di seguito “BIC Lazio”); PREMESSO altresì che la Regione Lazio partecipa al capitale sociale di BIC Lazio attraverso l’Agenzia regionale per gli investimenti e lo sviluppo del Lazio – Sviluppo Lazio S.p.A. (di seguito “Sviluppo Lazio”), con una quota azionaria pari all’80,50%; TENUTO CONTO che, ai sensi dell’art.3, comma 1, lett. c), della L.R. n. 35/1990, BIC Lazio realizza e gestisce manufatti, dotati di servizi comuni, in cui ospitare nuove imprese e nuove iniziative, svolgendo in tal modo la funzione di “incubatori”; Pagina 2 / 6 TENUTO CONTO che in attuazione a quanto delineato dall’art. 3, comma 1, lett. c) della L.R. n. 35/1990, BIC Lazio è proprietaria e gestisce n. 6 incubatori, situati a Bracciano, Colleferro, Ferentino, Roma tecnopolo tiburtino, Rieti e Viterbo; TENUTO CONTO che BIC Lazio fa parte della Rete europea dei Business & Innovation centres EBN e che dal 2013 è incubatore certificato di start up innovative, così come previsto dal D.L. n. 179/2012 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 221/2012; TENUTO CONTO che il piano d’azione “Imprenditorialità 2020” evidenzia l’opportunità di ampliare l’offerta dei servizi alle imprese, anche sviluppandone di nuovi a supporto dell’occupazione; TENUTO CONTO che, in linea con gli indirizzi programmatici comunitari, è intendimento di questa Amministrazione regionale trasformare gli incubatori di BIC Lazio in “contenitori di un’offerta più ampia di servizi alle imprese e ai cittadini (incubazione d’impresa e supporto alla creazione d’impresa, servizi all’impiego in rapporto diretto con “Porta Futuro” della Provincia di Roma, politiche giovanili, spazi di informazione, servizi per la formazione, etc.) con l’obiettivo di rafforzare la capacità di intercettare domande e fabbisogni dei territori” (Relazione sull’analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR) - sezione 5 - allegata alla proposta di legge regionale n. 341/2013, divenuta L.R. 13 dicembre 2013, n. 10, recante “Disposizioni in materia di riordino delle Società regionali operanti nel settore dello sviluppo economico e imprenditoriale”); TENUTO CONTO che, l’Amministrazione comunale di Ceccano, con nota prot. n. 21399 del 22/10/2013, in applicazione del Protocollo d’Intesa predisposto dal Comitato provinciale per il lavoro e lo sviluppo della provincia di Frosinone del 12/11/2012, volto a rilanciare l’area di crisi del sistema locale del lavoro di Frosinone-Anagni, ha comunicato la volontà di mettere a disposizione della Regione Lazio, in comodato d’uso per una durata da concordare coerente con le finalità del comodato stesso, alcune superfici afferenti al complesso edilizio sito in Ceccano, via san Francesco I, traversa (Mediateca – ex Cartiera Savoni), per la realizzazione di un incubatore di imprese; TENUTO CONTO che la struttura di proprietà del Comune di Ceccano è di circa mq. 2.400, suddivisa in 3 corpi più uno interrato, è stata completamente ristrutturata e rifunzionalizzata con fondi DOCUP Ob. 2 periodo 1997-1999 ed è situata ad una decina di chilometri da Frosinone, non distante dalla stazione ferroviaria sulla linea Roma-Napoli e l’Amministrazione comunale si è resa disponibile ad attivare dei collegamenti tra l’immobile preposto, la stazione ferroviaria ed il centro cittadino mediante il servizio di trasporto pubblico locale; ATTESO che, con nota prot. n. 13823 del 30/10/2013, BIC Lazio ha richiesto di essere autorizzata ad alienare la proprietà dell’incubatore di Ferentino, via Casilina n. 246, Km. 68,300, al fine di riposizionare l’incubatore sito nel territorio della provincia di Frosinone; TENUTO CONTO che detto riposizionamento, così come rappresentato da BIC Lazio nella sopra citata nota, prevede: Pagina 3 / 6 - - ATTESO la cessione della proprietà, con annesso incubatore, presso Ferentino, via Casilina n. 246, km 68,300, da effettuare attraverso il meccanismo dell’asta pubblica, con offerte in aumento rispetto al prezzo posto a base d’asta, stimato sulla base di una perizia giurata; la stipula di un contratto di comodato d’uso gratuito con il Comune di Ceccano per la messa a disposizione dell’immobile sito in via San Francesco I traversa (Mediateca – ex Cartiera Savoni); che, con nota prot. n. 13729 del 15/11/2013, Filas ha richiesto alla Regione Lazio l’autorizzazione a rinunciare al diritto di prelazione previsto a favore della medesima Filas nell’atto di compravendita dell’immobile in argomento; DATO ATTO che, con la nota prot. n. 140555 del 4/12/2013, la Regione Lazio, al fine di consentire alla stessa di effettuare ogni valutazione circa la fattibilità e congruità dell’operazione, ha chiesto di integrare le informazioni comunicate da BIC Lazio con la sopra citata nota prot. n. 13823/2013, con una dettagliata relazione tecnicoeconomica, che evidenzi gli elementi fattuali, legali ed economici dell’operazione da realizzare; DATO ATTO che con nota prot. n. 13.940 dell’11/12/2013, BIC Lazio ha trasmesso la relazione tecnico-legale-economica richiesta dall’Amministrazione regionale; RILEVATO che dalla predetta relazione si evincono i seguenti elementi tecnici: - l’area di Ferentino di proprietà di BIC Lazio si sviluppa in complessivi circa 4.500 mq di cui, circa 1.250 mq coperti; - l’area è ubicata in una posizione periferica rispetto al centro cittadino ed è raggiungibile esclusivamente con mezzi personali; - attualmente sono presenti nell’incubatore 3 imprese; RILEVATO che, dopo quasi venti anni di presenza sul territorio, BIC Lazio ha rilevato alcune criticità che hanno portato la stessa a proporre alla Regione Lazio di considerare una possibile ricollocazione della presenza di BIC Lazio nella provincia di Frosinone; DATO ATTO che detta considerazione è legata alla rilevazione di alcune criticità da parte di BIC Lazio, individuate in: 1. limitazione del bacino di utenza potenzialmente servibile dall’incubatore, a causa della difficoltà di essere raggiunto con i mezzi pubblici da parte degli aspiranti imprenditori in cerca di assistenza e formazione; 2. esigenza di opere di revisione infrastrutturale e tecnologica legate alla vetustà della struttura; RILEVATO che la predetta relazione evidenzia i seguenti aspetti legali: - necessità di ottenere l’autorizzazione all’operazione da parte della controllante Sviluppo Lazio; - attivare la procedura di alienazione attraverso l’asta pubblica; - portare avanti gli accordi con l’amministrazione comunale di Ceccano tesi ad acquisire l’immobile offerto in disponibilità; DATO ATTO che nella medesima relazione, BIC Lazio attesta che la struttura nel suo complesso, si trova in buone condizioni manutentive ed appare adatta ad ospitare un Pagina 4 / 6 incubatore, tenuto conto che l’immobile è dotato di impianti di condizionamento elettrico, anti incendio, ascensore e servizi, parte di esso è predisposto con rete informatica ed è inoltre presente un auditorium di almeno 50 persone; ATTESO pertanto che, secondo BIC Lazio, la struttura risulta idonea, per collocazione, dimensione e qualità del manufatto, ad essere adibita ad incubatore nonché adatta ad avviare un percorso di ampliamento dei servizi alle imprese e ai cittadini; RILEVATO che gli aspetti economici rilevati dalla predetta relazione riguardano, in particolare: - la valutazione del possibile mantenimento delle due sedi situate nella provincia di Frosinone; - la valutazione circa la possibilità di cedere in affitto la sede di Ferentino, pur spostando l’incubatore nel Comune di Ceccano; TENUTO CONTO che la possibilità di considerare quale ipotesi alternativa alla vendita, l’opportunità di mantenere le due sedi nella provincia di Frosinone, comporterebbe per la Regione Lazio la realizzazione di interventi di manutenzione dell’immobile di Ferentino, a carico del bilancio regionale, che nel corso degli ultimi anni sono stati rinviati in vista di una probabile futura cessione; TENUTO CONTO che anche l’ipotesi di concedere l’immobile di Ferentino in affitto a terzi richiederebbe probabilmente opere di allestimento dei locali a carico del bilancio regionale oltre agli oneri di manutenzione straordinaria dell’immobile concesso in affitto, che resterebbero a carico della Regione; TENUTO CONTO che i termini relativi all’attivazione del contratto di comodato con il Comune di Ceccano, ovvero con altra fattispecie contrattuale che consenta la disponibilità del bene, sono al momento in fase di individuazione; TENUTO CONTO che, ai sensi dell’articolo 5 dello Statuto societario di BIC Lazio, l’autorizzazione per gli acquisti e le alienazioni di immobili dalla stessa posseduti, è attribuita alla competenza della controllante Sviluppo Lazio; TENUTO CONTO che, ai sensi del predetto articolo 5 dello Statuto societario di BIC Lazio, il consiglio di amministrazione della stessa, ed i soggetti da questo delegati, sono tenuti a chiedere l’autorizzazione di Sviluppo Lazio, prima di procedere alla delibera, tra l’altro, di atti relativi ad acquisti e alienazioni di immobili, impianti, rami d’azienda ed affitti di rami d’azienda; RILEVATA l’opportunità di esaminare l’operazione di riposizionamento dell’incubatore di Ferentino, non preventivamente indicata nel piano in quanto la stessa riveste un interesse strategico per questa Amministrazione regionale; RITENUTO opportuno prendere atto delle considerazioni di BIC Lazio in merito alla cessione e, pertanto, di valutare positivamente l’operazione di cessione della proprietà di BIC Lazio di Ferentino, via Casilina n. 246, Km. 68,300, così come esposte nella citata nota di BIC Lazio prot. 13.940 dell’11 dicembre 2013; RITENUTO di attivare la predetta operazione all’esito positivo della stipula del contratto di comodato gratuito, ovvero di altre fattispecie contrattuali simili, dell’immobile di proprietà del comune di Ceccano e purché la stessa si riferisca ad un periodo di Pagina 5 / 6 tempo adeguato all’impegno da sostenersi per le finalità precedentemente indicate (realizzazione di incubatore di imprese); RILEVATO altresì di prevedere sin d’ora che gli introiti ottenuti dalla cessione dell’immobile di Ferentino dovranno essere destinati alle opere di miglioramento funzionale degli incubatori di BIC Lazio attualmente attivi, al fine di comportare un apprezzamento del loro valore economico di mercato; RITENUTO opportuno, nelle more del processo di riordino che vede coinvolta BIC Lazio ai sensi della citata L.R. n. 10/2013, assicurare la permanente operatività della predetta società; RILEVATO che la presente deliberazione non comporta oneri a carico del bilancio regionale; Per i motivi di cui in premessa, facenti parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, DELIBERA 1. Di prendere atto delle considerazioni di BIC Lazio in merito alla cessione e, pertanto, di valutare positivamente l’operazione di cessione della proprietà di BIC Lazio S.p.A. di Ferentino, via Casilina n. 246, Km. 68,300, così come esposte nella citata nota di BIC Lazio S.p.A. prot. 13.940 dell’11 dicembre 2013, che dovrà essere effettuata attraverso il meccanismo dell’asta pubblica, con offerte in aumento rispetto al prezzo posto a base d’asta, stimato sulla base di una perizia giurata. 2. Di attivare la predetta operazione all’esito positivo della stipula del contratto di comodato gratuito, ovvero di altre fattispecie contrattuali simili, da parte di BIC Lazio S.p.A., dell’immobile di proprietà del comune di Ceccano e purché la stessa si riferisca ad un periodo di tempo adeguato all’impegno da sostenersi per le finalità precedentemente indicate (realizzazione di incubatore di imprese). 3. Di disporre che gli introiti ottenuti dalla cessione dell’immobile di Ferentino dovranno essere destinati alle opere di miglioramento funzionale degli incubatori di BIC Lazio S.p.A. attualmente attivi, al fine di comportare un apprezzamento del loro valore economico di mercato. 4. Di rimettere a Sviluppo Lazio S.p.A., ai sensi dei rispettivi statuti societari di BIC Lazio S.p.A. e di Filas S.p.A., il rilascio dell’autorizzazione per la cessione dell’immobile di cui al punto 1 e della conseguente autorizzazione a Filas S.p.A. a rinunciare al diritto di prelazione previsto a favore della medesima Filas nell’atto di compravendita dell’immobile in argomento. La presente deliberazione è pubblicata sul B.U.R.L.. Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il suesteso schema di deliberazione che risulta approvato all’unanimità. Pagina 6 / 6 REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. 27 PROPOSTA N. 562 GIUNTA REGIONALE DEL DEL 21/01/2014 16/01/2014 STRUTTURA Direzione Regionale: PROPONENTE TERRITORIO, URBANISTICA, MOBILITA E RIFIUTI Area: TRASPORTO SU GOMMA Prot. n. ___________________ del ___________________ OGGETTO: Schema di deliberazione concernente: Art. 1, co.10, 11 e 12 della l.r. 13.08.2011, n. 12 - "Fondo per la promozione dell'uso del trasporto pubblico locale e per l'agevolazione tariffaria a favore dei giovani". Autorizzazione alla spesa e definizione per l'anno 2014 dei criteri e delle modalità di accesso alle agevolazioni - Euro 12.000.000,00, Cap. D41903 esercizio finanziario 2014. (IACUCCI GABRIELLA) ___________________________ L' ESTENSORE ASSESSORATO (GABRIELLA IACUCCI) ___________________________ IL RESP. PROCEDIMENTO (B. FABRIZIO) ___________________________ IL DIRIGENTE RESPONSABILE (M. MANETTI) ___________________________ IL DIRETTORE REGIONALE ___________________________ POLITICHE DEL TERRITORIO, MOBILITA, RIFIUTI (Civita Michele) ___________________________ L'ASSESSORE PROPONENTE DI CONCERTO ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ___________________________ IL DIRETTORE ___________________________ L' ASSESSORE ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE COMMISSIONE CONSILIARE: VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA: IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO Data dell' esame: con osservazioni senza osservazioni ___________________________ 20/01/2014 - prot. 23 Data di ricezione ______________________ SEGRETERIA DELLA GIUNTA ISTRUTTORIA: Pagina 1 / 4 ____________________________________ IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO ____________________________________ IL DIRIGENTE COMPETENTE ____________________________________ IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA ____________________________________ IL PRESIDENTE Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI OGGETTO: Art. 1, co.10, 11 e 12 della l.r. 13.08.2011, n. 12 - “Fondo per la promozione e dell’uso del trasporto pubblico locale e per l’agevolazione tariffaria a favore dei giovani ”. Autorizzazione alla spesa e definizione per l’anno 2014 dei criteri e delle modalità di accesso alle agevolazioni - €. 12.000.000,00, Cap. D41903 esercizio finanziario 2014. LA GIUNTA REGIONALE Su proposta dell’Assessore alle Politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti: VISTO lo Statuto regionale; VISTA la l.r. 16 luglio 1998, n. 30 “Disposizioni in materia di trasporto pubblico locale” e successive modificazioni ed integrazioni; VISTA la l.r. 18 febbraio 2002, n. 6, che disciplina il sistema organizzativo della Giunta e del Consiglio regionale, e successive modificazioni ed integrazioni; VISTO il Regolamento regionale del 6 settembre 2002, n. 1, che disciplina il sistema organizzativo della Giunta e del Consiglio regionale, e successive modificazioni ed integrazioni; VISTO l’art. n.1 co.10, 11 e 12 della l.r. 13.08.2011, n.12 “Disposizioni collegate alla legge di assestamento del bilancio 2011-2013”; VISTA la L.R. n.14 del 30.12.2013; PREMESSO che con il comma 10, art.1 della l.r. 13.08.2011, n.12, al fine di sostenere la mobilità dei giovani al di sotto dei 30 anni di età, la Regione Lazio istituiva un “fondo per la promozione dell’uso del trasporto pubblico locale e per l’agevolazione tariffaria a favore dei giovani”; che il comma 11 del medesimo articolo di legge prevedeva che fosse la Giunta regionale, con propria deliberazione, su proposta dell’Assessore competente in materia di mobilità, sentita la Commissione consiliare competente in materia, a definire: a) le modalità di utilizzo delle risorse annualmente disponibili sul “Fondo” di cui sopra; b) il limite del “reddito ISEE” e gli ulteriori criteri per l’accesso all’agevolazione, che tenessero conto, tra l’altro, del merito scolastico, in riferimento all’intero corso di studi, della composizione del nucleo familiare e delle condizioni di disagio sociale; c) la misura dell’agevolazione tariffaria, determinata in relazione al territorio, al luogo di residenza e di lavoro o di studio, ovvero alla distanza del luogo di residenza dai maggiori centri di produzione di beni e servizi; che con il comma 12 del medesimo articolo di legge ( art.1 L.R.n.12/2011) si assegnavano le risorse relative a detto fondo relativamente all’annualità 2012, a valere sul Cap. D41545 che assumeva la denominazione: “Fondo per la promozione dell’uso del trasporto pubblico locale e per l’agevolazione tariffaria a favore dei giovani”; che, pertanto, per l’anno 2012 la Giunta Regionale con Deliberazione n. 488, del 21 ottobre 2011, definiva le modalità di utilizzo delle risorse ed i criteri per la concessione Pagina 2 / 4 dell’agevolazione, previo il parere favorevole da parte della competente Commissione Consiliare in materia di T.P.L.; che, successivamente la L.R. del 23 dicembre 2011, n. 20 “Bilancio di previsione della Regione Lazio per l'esercizio finanziario 2012”, al fine di garantire un’ottimizzazione ed una più efficace allocazione delle risorse, nell’adottare criteri di semplificazione gestionale, istituiva uno specifico macroaggregato finanziario dedicato al T.P.L. con il capitolo di spesa D41900 nel quale confluiva anche il Fondo destinato alle agevolazioni in questione, di cui al precedente capitolo di spesa D41545; che, relativamente a detta attività di agevolazione tariffaria per il 2013, si procedeva all’assunzione di una apposita deliberazione della G.R., anche in assenza del parere della competente Commissione Consiliare: “Commissione Consiliare Mobilità”, dando atto dell’adozione per il 2013 degli stessi criteri utilizzati nell’annualità precedente , di cui alla deliberazione n.488 del 21.10.2011 adottata a seguito del previsto parere della competente Commissione Consiliare, destinandovi un pari importo a quanto che aveva costituito effettiva spesa nella precedente annualità 2012, a valere su detto macroaggregato e relativo capitolo di spesa : D41900; che, nell’ambito di detto macroaggregato, e relativo capitolo di spesa D41900, ai fini di una partizione più puntuale della spesa in relazione alle singole finalità veniva poi istituito il capitolo D41903 dedicato proprio alle spese afferenti le agevolazioni di cui trattasi; che nell’ambito del Bilancio di previsione per l’esercizio 2014, approvata con L.R. n.14 del 30.12.2013 su detto capitolo di spesa figura, quale stanziamento 2014, un importo pari a €.12.000.000,00; che per il 2013 si è fatto luogo all’attività agevolante, sostenendo una spesa complessiva, al momento già oggetto di fattura e/o rendicontazione, di €.10.577.766,50, di cui : €.10.364.092,18 propriamente per il costo delle agevolazioni rese ed €.213.674,32 quali spese accessorie per l’aggiornamento e la gestione del sistema informatico che attendeva all’attività stessa, ivi compreso la distribuzione dei titoli, prevedendo che comunque la somma di €.12.000.000,00 autorizzata per il 2013 con la citata deliberazione di G.R. n. 505/2012, sarà sufficiente a coprire il costo complessivo dell’attività resa nel corrente anno anche a seguito della formale rendicontazione tuttora in corso; CONSIDERATO che occorre disporre per il 2014 l’avvio dell’attività di agevolazione in oggetto rientrando la relativa spesa nell’ambito degli stanziamenti di cui al Cap.D41903 e considerato altresì che l’ autorizzazione alla spesa per l’attività di cui trattasi è resa mediante deliberazione della Giunta Regionale; RITENUTO che, per il 2014, risulta possibile utilizzare gli stessi criteri e modalità operative adottate nel 2012 e nel 2013, di cui alla propria precedente Deliberazione n. 488 del 21 ottobre 2011, assunta dalla Giunta Regionale, previo parere favorevole della Competente Commissione Consiliare e ritenuto, altresì, che nella fattispecie, per il 2014 si farebbe luogo ad una spesa non superiore a quella autorizzata per il 2013, pari a complessivi €.12.000.000,00: Pagina 3 / 4 VISTE le proprie precedenti deliberazioni n.488 del 21.10.2011 e n.505 del 17.10.2012; VISTO l’allegato tecnico -dettaglio Capitoli- alla L.R. n.14 del 30.12.2013 “Bilancio di previsione annuale e triennale 2014/2016” al Cap. D41903, esercizio finanziario 2014, che presenta la necessaria disponibilità finanziaria; DELIBERA per le motivazioni indicate in premessa che si intendono integralmente recepite; - di procedere per il 2014 a rendere le agevolazioni di cui all’art n.1 co.10, 11 e 12 della l.r. 13.08.2011, n.12 relativamente al “fondo per la promozione dell’uso del trasporto pubblico locale e per l’agevolazione tariffaria a favore dei giovani” dedicato ai giovani residenti nel territorio della Regione Lazio al di sotto dei 30 anni di età, con gli stessi criteri e modalità di cui alle proprie precedenti deliberazioni n. 488/2011 e n.505/2012; - di autorizzare al riguardo la spesa complessiva di €. 12.000.000,00 a valere sul Cap. Cap. D41903, esercizio 2014, comprensivo anche dei costi accessori inerenti l’aggiornamento e/o la “ manutenzione” del sistema informatico che assiste l’attività di recepimento e di istruttoria delle istanze e comprensivi ancora dei costi per la distribuzione dei titoli agevolati di cui trattasi. La presente deliberazione è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio. Pagina 4 / 4