NOTIZIARIO UFFICIALE
SOMMARIO
1 | EDITORIALE
Vini Rovio Ronco sa
+ Fondazione La Fonte = “FONTEROSSO”
4 | FONDAZIONE
26
NOVEMBRE 2012
VINI ROVIO RONCO SA +
FONDAZIONE LA FONTE =
“FONTEROSSO”
di Lorenzo Wullschleger, Presidente del Consiglio di Fondazione
Disabilità e invecchiamento...
a quando un gruppo di lavoro cantonale?
6 | SPAZIO STRUTTURE
News dall’azienda agricola
di Vaglio
10 | PAROLA AI PROTAGONISTI
Il team cucina di Agno
11 |COMMISSIONE DEL
PERSONALE
Liquidiamo?
12 | Festa di fine estate
16 |SPAZIO STRUTTURE
Certificazione della qualità
da UFAS/AI:2000 a ISO 9001:2008
21 |PAROLA AI PROTAGONISTI
Mi chiamo Marco
22 | L’OSPITE
Il consuntivo del “vecchio” capo ufficio degli invalidi
25 | PAROLA AI PROTAGONISTI
Giornalisti in erba
26 |OPINIONE SUL TEMA
Non
balbettiamo eufemismi
38 |Biglietti di Natale
FONDAZIONE LA FONTE
Membri del Consiglio
Lorenzo Wullschleger (Presidente),
Elena Soldati (Vice Presidente),
Adriano Agustoni, Wanda Bassani-Antivari,
Carlo Calanchini, Luciano Clerici,
Fabia Dell’Acqua-Cornaro, Lorenzo Emma,
Gian­andrea F. Rimoldi, Hamid-Reza Khoyi,
Carlo Terzaghi.
Anche coloro che non hanno molta
dimestichezza con le formule matematiche avranno sicuramente afferrato il
senso del titolo: dalla collaborazione
tra l’azienda vinicola Vini Rovio Ronco
SA di Gianfranco Chiesa e la nostra
Fondazione è nato il “Fonterosso”, un
vino rosso che viene prodotto in esclusiva per noi e che potrà essere acquistato
unicamente presso di noi.
Ma andiamo con ordine. Nel corso del 2011
il nostro Presidente lanciava l’idea di inserire
nella lista dei vini che annualmente proponiamo con l’azione di Natale un nostro vino,
prodotto in esclusiva per noi da un vinificatore riconosciuto e affermato. Il Comitato
EDITORIALE
esecutivo accoglieva con entusiasmo la
proposta e invitava il Presidente a prendere contatto con l’azienda Vini Rovio Ronco
SA di Gianfranco Chiesa (l’intesa tra compaesani fu presto trovata) che dimostrò
immediatamente grande sensibilità per il
nostro progetto.
Gianfranco Chiesa, dopo la scuola agricola
di Landquart, gli studi a Changins, qualche
stage ed un’esperienza di lavoro in cantina,
nel 1986 creava con un amico la Vini
Rovio Ronco SA che oggi coltiva vigneti
a Rovio, Pugerna e Ligornetto per un
totale di ca. 6 ettari e 18’000 piante. La
produzione annua si aggira sulle 35’000
bottiglie. Nei suoi vigneti si trovano diversi
1
Ogni brindisi con “Fonterosso” crea l’occasione per fare
maggiormente conoscere la nostra Fondazione
vitigni: Merlot, Gamaret, Syrah, Cabernet
Franc e Sauvignon (per ciò che riguarda
le uve a bacca rossa) e Chasselas e
Chardonnay (bacca bianca). Negli ultimi
anni Gianfranco Chiesa ha iniziato a produrre anche vino bio, un campo in cui in
Ticino si è ancora agli inizi, ma che riscuote
interesse e curiosità. La cantina della Vini
Rovio Ronco SA, situata sotto il villaggio,
in località In Basso, è una costruzione
moderna che sposa all’eleganza e alla
sobrietà delle linee e delle forme funzionalità e razionalità. La costruzione risale al
1994 ed è stata progettata dall’architetto Luigia Carloni Cairoli di Rovio.
Nel corso del mese di gennaio 2012
Savino Angioletti, Presidente dell’Associazione Svizzera dei Sommeliers, Sezione
Svizzera Italiana e il nostro Consigliere
Luciano Clerici, responsabile di Amis des
Sommeliers, accompagnati dal nostro
Presidente si ritrovarono nella cantina
di Rovio per degustare alcuni campioni
di vino preparati da Gianfranco Chiesa.
L’obiettivo era quello di scegliere un vino
non presente sul mercato e quindi la
scelta non poteva cadere su un vino già
commercializzato dalla Vini Rovio Ronco
SA. Alla fine della degustazione all’unanimità fu scelto un assemblaggio Merlot/
Gamaret (70%/30%, vol. 12,5%) che
Savino Angioletti così descrive: “Rosso
EDITORIALE
rubino con riflessi granati, limpido, ottima
vivacità e intensità cromatica, di buona
consistenza. Di aspetto giovanile e dinamico anche nei profumi complessi e fini.
Elegante, seducente con dolcezza equilibrata. Al palato frutta fresca di giusta
maturità, ciliegia marasca, prugne e more,
spezie fini. E’ un vino ampio ed espansivo, fresco, sapido e buona persistenza
aromatica intensa. E’ un prodotto emozionante da abbinare a piatti di buon spessore, si presta bene all’invecchiamento.”
Il nome del vino “FONTEROSSO” risultò
da un concorso promosso all’interno
della nostra struttura.
L’artista Fiorenza Casanova di Ligornetto,
che da parecchi anni cura la grafica dei
nostri biglietti di Natale ha disegnato
numerose bozze per l’etichetta e durante
la riunione primaverile il Consiglio di
Fondazione ha scelto il soggetto che
trovate sulla bottiglia.
Nel corso del mese di giugno le etichette
sono state stampate presso la Bettini
Sagl di Sigirino alla continua presenza di
Fiorenza Casanova che con particolare
attenzione sorvegliava la mescolanza a
mano delle varie gradazioni dei colori.
E finalmente venerdì 7 settembre è
arrivato il grande giorno: “Fonterosso” è
assemblato in un contenitore in acciaio
inox, passa all’imbottigliatrice, in seguito le bottiglie vengono trasportate alla
etichettatrice ed alla fine confezionate
in cartoni da sei bottiglie che vengono
palettati, pronti per la consegna.
Nell’azione di Natale il vino verrà offerto
a CHF 20,00 la bottiglia, il cartone di 6
bottiglie a CHF 120,00. Sarà possibile
anche acquistare una limitata quantità
di bottiglie magnum (150 cl) al prezzo
di CHF 50,00 compresa un’elegante
confezione regalo.
2
Ci auguriamo di poter contare sulla
generosità degli amanti del buon vino,
convinti che “Fonterosso” non tradirà le
aspettative e siccome si presta anche
all’invecchiamento, come confermato
dal sommeliers Savino Angioletti, potete
riservare a “Fonterosso” un posto privilegiato nella vostra cantina. Ogni brindisi
con “Fonterosso” crea l’occasione per
fare maggiormente conoscere la nostra
Fondazione e per questo vi siamo profondamente riconoscenti.
EDITORIALE
3
Disabilità e invecchiamento….
a quando un gruppo di lavoro
cantonale?
di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte
La società invecchia, tutta, inevitabilmente.
I bisogni dunque mutano, la necessità di
trovare nuove risposte istituzionali si fa
sempre più pressante, anche in seno alle
nostre strutture dove il problema è reale,
tangibile, conosciuto ed in parte è pure
già fronteggiato: seppur con misure del
tutto individualizzate, compatibili con il
tipo di offerta che siamo in grado di proporre, o con minimi correttivi strutturali
ed ambientali tali da contenere al meglio
questo tipo di “emergenza”.
Introduco questi primi elementi di riflessione per accingermi a rinvigorire un discorso
da tempo aperto nel nostro dibattito interno e non solo.
Una riflessione iniziata molti anni
addietro
Una prima occasione di parlare in modo
strutturato dell’argomento venne organizzata nel novembre del 2005, quando
grazie alla collaborazione del medico psichiatra dottoressa Miranda Zürcher, persona che da anni collabora con la nostra
Istituzione, ai famigliari ed agli operatori
delle nostre strutture venne proposta una
serata dal titolo “Dopo di noi”.
Un tema che toccava proprio gli argomenti
legati all’invecchiamento, al come e quando si manifesta questa fase della vita, al
sostegno che va offerto alle famiglie, alle
possibilità residenziali date dalle strutture
dalla nostra Fondazione; sostanzialmente
alla presa di coscienza del problema ed alla
preparazione di questa inevitabile tappa del
nostro cammino esistenziale.
Ma vorrei soprattutto riallacciarmi a
quattro anni orsono, era esattamente il
novembre del 2008, quando unitamente
ad ATGABBES la nostra Fondazione
organizzò due serate pubbliche, peraltro
molto frequentate, sul tema dell’invecchiamento della persona disabile.
Serate che ebbero modo di (ri)focalizzare
il tema, coinvolgendo gli addetti ai lavori
di tutti i livelli, facendo soprattutto capire
quanto questa tematica fosse ormai di
dominio comune.
In quell’occasione ricordo che fra i relatori
invitati vi fu chi disse che il problema era
ormai esistente da alcuni anni, ma che la
questione era stata purtroppo confinata in
un cassetto.
Ecco, proprio a fronte di quest’affermazione, ahimè ancora in buona parte valida
oggi, ritengo che sia ora di aprire in via
definitiva quel cassetto.
È pur vero che il tempo, a volte, risolve da
solo miracolosamente taluni problemi ai
quali la vita ci confronta (diciamolo che è
comodo pararsi dietro a questa modalità),
ma è altrettanto vero che argomenti come
l’invecchiamento della persona disabile
necessitano di risposte pensate, strutturate, condivise e coordinate sul territorio.
Orientare politiche di intervento mirate non lasciate
alle gestione, solo, delle singole Istituzioni
Un gruppo di lavoro composto da collaboratori interni, ai quali a volte si sono
affiancati dei medici alfine di coniugare
con rigore e conoscenza di causa problematiche di ordine sanitario e ipotetici
modelli di presa a carico.
Un gruppo di lavoro che ha approfondito
la conoscenza di alcuni strumenti tecnici
di lavoro atti a valutare le competenze e
le capacità effettive (a volte residuali) del
singolo utente; in tal senso parliamo di
strumenti quali RBANS, SIB, ASTRID e
WEIGL, che se somministrati (a dipendenza della tipologia di persona e degli
obiettivi da raggiungere) permettono di
fotografare la realtà della singola situazione e disporre di una base di partenza
che faccia emergere importanti informazioni per meglio mirare la presa a carico
del futuro.
Non avrebbe infatti senso spingere e
proporre attività generiche se già alla
base mancano, o sono venute a mancare
per invecchiamento precoce, capacità e
competenze basilari che non torneranno
mai più.
La conferenza titolata “Invecchiare con la
persona disabile” fu condotta dal medico
geriatra Graziano Ruggeri, vice primario
presso la Clinica Hildebrand di Brissago
ed ebbe un buon successo, che fece da
propellente per mantenere alta la tensione su questo delicato argomento….
proprio per non rischiarle di confinarlo
ancora nell’ormai famoso cassetto.
Insomma possiamo dire che il gruppo
di lavoro si sta oggi muovendo su terreni conosciuti e codificati dalla pratica
quotidiana, cercando però di tradurre e
capitalizzare questa conoscenza empirica
con un intervento strutturato e mirato ed
infine appropriato ad una “buona” presa
a carico.
Concludo questa breve dissertazione su
quanto la nostra Fondazione stia facendo
al proprio interno, ma non solo, sul tema
dell’invecchiamento, rilanciando una proposta che già ebbi modo di esternare
in tempi assai recenti, all’epoca lasciata
cadere per la mancanza di risorse.
Da quest’ultima positiva esperienza e
dalla consapevolezza che il tema deve
godere della nostra massima attenzione,
anche in vista dei nuovi progetti edificatori della Fondazione (pensiamo alla realizzazione della nuova sede di Neggio), è
nata l’organizzazione di una nuova serata
pubblica che verrà proposta proprio nel
correte mese di novembre a Manno.
Relatori saranno i due medici già citati
nel presente articolo, i quali ci stanno
accompagnando in questo percorso di
riflessione teorica ed di approccio pratico
alla gestione del futuro.
patrimonio comune una problema comune; per trovare soluzioni future coordinate e strutturate in ragione di un intervento
mirato sul territorio.
In fondo questa modalità di lavoro fu già
utilizzata all’epoca dell’introduzione dei
contratti di prestazione e, tutto sommato
e seppur con diversi punti interrogativi
ancora oggi irrisolti, i risultati si sono visti
e permettono di disporre di uno strumento comune conosciuto.
Anche per altre tematiche e non solo per
temi con importanti implicazioni di ordine finanziario (Gestione Qualità, Autismo)
vennero costituiti dei gruppi di lavoro che
hanno prodotto soluzioni condivise e modi
di agire armonizzati.
Non è forse giunta l’ora di affrontare in
questo modo anche il tema dell’invecchiamento della persona disabile e delle
strutture che si confrontano con tale
emergenza in modo coordinato, alfine di
orientare politiche di intervento mirate
non lasciate alle gestione, solo, delle singole Istituzioni?
La Fondazione La Fonte, in quest’ottica, è
pronta a dare il proprio tangibile contributo.
Politiche di intervento coordinate
La nostra esperienza interna
Per questa ragione al nostro interno in
questi ultimi quattro anni si è riflettuto
costantemente su questi argomenti ed
è nato un gruppo di lavoro con tagli e
ruoli professionali misti, che ha cercato
di raccogliere informazioni per poi essere trasformate e considerate nell’ambito
dello sviluppo futuro delle nostre attività
professionali.
Il gruppo di lavoro ha avuto modo di confrontarsi con altre realtà analoghe alla
nostra, sia con strutture operative in Ticino
sia all’estero, alfine di capire come ci si sta
muovendo su questo terreno relativamente nuovo.
FONDAZIONE
Da questa importante riflessione interna, nell’autunno 2011 venne poi ancora
proposta una conferenza tematica sull’argomento invecchiamento, questa volta
allargata anche a famiglie e personale
interessato di altre istituzioni presenti sul
territorio.
4
Credo sia ormai tempo di allargare la
riflessione attraverso la costituzione di
un gruppo di lavoro cantonale misto
che possa comunemente affrontare la
tematica.
Un gruppo che sia direttamente costituito
dall’Ufficio degli invalidi e che possa
riflettere in modo allargato per rendere
FONDAZIONE
5
NEWS DALL’AZIENDA AGRICOLA
DI VAGLIO
di Mauro Bocchi, Capo Struttura Fonte 4
Carissimi estimatori dell’azienda agricola,
dato che siamo già in autunno, per poter
scrivere questo articoletto dovrò fare
mente locale e descrivere ciò che è stato
nei mesi appena trascorsi. Parto dall’estate che è pur sempre una bella stagione e che quest’anno, a parte un inizio un
poco piovoso, lo è stata particolarmente.
Come le altre aziende che allevano animali anche qui a Vaglio siamo riusciti a
taglia l’erba e a produrre il fieno senza
particolari problemi, per capirci “ül fén a
l’è a técc”: utenti, operatori, stagiaires e
qualche inestimabile volontario, con spirito agreste hanno faticato allegramente
e collaborato in questa preziosa attività!
Anche la produzione di ortaggi e lamponi è stata notevole: i tunnel, la serra
piccola, quella grande ed i campi erano
pieni di belle piante di ogni genere.
La vendita primaverile di piantine è
stata buona ma non eccelsa: rispetto agli
scorsi anni i clienti non sono calati ma il
venduto è diminuito. Qualche inevitabile
problema - tanto per far capire le difficoltà di chi coltiva a chi consuma - è stato
causato dalla costante ed elevata presenza di insetti dannosi e malattie varie,
specialmente nelle serre. L’alto grado
di umidità, la mancanza del sole diretto
e altri problemi stagionali, aumentano
ancora di più il già di per sé alto rischio
di vedersi distruggere le colture ed è
pertanto indispensabile porre un controllo regolare, nonché prestare la massima attenzione ai segnali che la natura
dà. Per meglio conoscere le insidie e
migliorare la produzione delle nostre
colture ci stiamo attrezzando e istruendo
regolarmente, ponendo una particolare
attenzione ai metodi biologici quali: la
lavorazione e conoscenza del terreno, l’utilizzo dei prodotti EM, la preparazione del
compostaggio, l’integrazione di minerali, il
valore delle erbe e degli insetti, ecc ecc
ecc ecc ecc…!
Per concludere in modo telegrafico e
razionale l’articolo, ecco altre generiche
informazioni relative alle persone, alle
attività e ai vari settori lavorativi:
•In giugno siamo stati a Tenero per una
giornata sportiva. Il parere unanime
è che è stata una giornata fantastica
sotto tutti i punti di vista e nella quale, in
alcune discipline, ci siamo distinti assai
ed avvicinati paurosamente a un paio di
record … olimpionici!
•Dal profilo dell’organico ecco un dato
che val la pena evidenziare: abbiamo
felicemente raggiunto la soglia delle
trenta persone (25 utenti e 5 operatori). Luana, una giovane proveniente
Spazio Strutture
6
dalle Scuole speciali del Sottoceneri è
stata recentemente assunta per dare
il suo contributo nei settori cucina e
laboratorio trasformazione prodotti ….
complimenti e auguri cara Luana per il
tuo futuro in questa azienda, fucina di
bravi lavoratori!
•Nel laboratorio trasformazione prodotti
(LTP) vi sono state grandi manovre per
la fabbricazione di prodotti trasformati:
per i mercati, per la vendita diretta
in fattoria e, last but not least, per
Migros Ticino (marmellate per la linea
Nostrani). Segnalo, per i raffinati cultori
della culinaria, la presenza - sempre
sui robusti bancali della nostra bottega
aperta quotidianamente - le seguenti
new entry: “Sale marino al sesamo”,
“Sale aromatico” e “Pepe marinato” al
Merlot ticinese.
•Il settore allevamento è sempre molto
attivo nella cura dei conigli, delle galline ovaiole e dei maiali. Attenzione: a
novembre ci sarà la mazza dei maiali e
la conseguente produzione di insaccati
e prodotti vari. Non è consentita - per
motivi di “pari condizioni di trattamento” - la riservazione dei prodotti della
mazza, ma sarà possibile comperare
in loco i prodotti fino ad esaurimento
scorta.
•Gli utenti dell’atelier falegnameria
sono sempre a disposizione per lavori
di quasi ogni genere, nonché attivi nel
creare oggetti e giochi il più interessanti
e utili possibile. Anche qui va segnalata
una importante novità: la messa in opera
(… e in vendita!) della famosa casa –
salvadanaio. L’articolo, che ha già riscosso parecchio successo e una nomination
nei prossimi Grammy Awards alla creati-
te non è così evidente intravvedere già
i benefici; ci stiamo inoltre attrezzando
per produrre da EM1 (base) gli EM
A (EM attivati) e non è escluso che
in futuro chi voglia comperare questo
prodotto lo possa fare presso la nostra
azienda. Il prossimo anno probabilmente si terranno altri corsi qui in azienda.
Per informazioni ed iscrizioni potere
telefonare al n° 091 871 28 41.
vità, è indirizzato ad ogni ceto sociale e
dunque, prodotto in molteplici dimensioni
anche personalizzate.
•Da quattro - cinque anni produciamo
piante e arbusti perenni.
Recentemente abbiamo intrapreso una
campagna pubblicitaria, alla ricerca di
clienti privati e/o giardinieri interessati
ad ordinarne quantitativi anche notevoli; l’interesse del privato può essere
orientato, ad esempio, ad una nuova
siepe per il proprio giardino o alle piante
perenni da usarsi quali copri terreno.
•EM (microelementi effettivi): come
promesso ecco le news relative agli EM.
Abbiamo iniziato ad usarli con regolarità
nel settore allevamento e, in parte, nel
settore orto-floricolo dove sinceramen-
Spazio Strutture
•Produzione del mosto: a fine agosto è
riiniziata la simpatica attività. I proprietari di meleti hanno potuto portare le
proprie mele qui in fattoria (Centro di
raccolta per il Sottoceneri!) per la spremitura. Attenzione: chi non ha mele da
trasformare in succo può comperare
quello prodotto con le nostre (poche!)
mele; non è però possibile riservare
7
(sempre per motivi di “par condicio”) il
mosto, ma solo comperarlo direttamente in loco fino ad esaurimento scorte.
Chi avesse qualche sparuta pianta di
mele ben carica ma poca voglia di raccoglierle (o conosce qualcuno che ce
l’ha), ce lo comunichi che arriviamo noi
e ce ne occupiamo!
•Pompa a pedale: il progetto non è
ancora arrivato nell’agognato “porto”;
la semplice ed economica pompa azionabile con l’uso delle gambe (come fare
step in palestra!) e utilizzabile nei villaggi
di paesi quali l’Africa o l’Asia per il
pompaggio dell’acqua dai pozzi, non
ci è ancora stata consegnata. Noi non
disperiamo e crediamo che nei prossimi
mesi, magari già entro l’estate prossima,
l’interessante progetto si concretizzerà.
Rapida carrellata di appuntamenti passati e prossimi venturi:
Facciamo e faremo puntualmente i
mercati a Tesserete (Ma – Ve) e
Ponte Capriasca (Gio); Domenica 26
agosto siamo stati invitati ad una festa
(con la nostra bancarella di prodotti
trasformati) presso il Marché sull’autostrada a Bellinzona Nord ma per motivi
di organizzazione interna non siamo riusciti a parteciparvi; in ottobre abbiamo
partecipato per due sabati consecutivi
al Mercato della castagna ad Ascona
(Associazione AMA); dal 12 al 16
novembre saremo, sempre con la bancarella, alla Migros di Agno; saremo
anche all’IKEA le due settimane prima
di Natale (Sabato 15 e Domenica
16 compresi). Parteciperemo anche
al folkloristico Mercatino di Natale di
Tesserete dove speriamo di incontrarvi
numerosi per gli acquisti natalizi.
non interrompiamo questa tradizionale
attività … grazie!
Un’importante segnalazione pubblicitaria
va fatta per aiutare un prodotto entrato in
recessione nel corso di questi ultimi anni.
Trattasi delle Corone per i poveri morti e
delle Corone di Avvento con le quattro
candeline; non ci sono più gli acquirenti
di una volta e non sappiamo veramente
a cosa attribuire il fatto, chissà forse alla
globalizzazione o al fallimento di qualche
bilaterale. Fatto sta che nessuno le compera più queste suggestive opere fatte
con passione e a mano dai nostri utenti,
al punto che rischiamo di prepararle solo
su ordinazione. Facciamo pertanto un
accorato appello a chi ha ancora un po’
a cuore le usanze dei bei tempi e vi invitiamo a telefonare per spronarci affinché
Festa della Fondazione di fine estate
(2 settembre): obiettivo raggiunto!
è stata una vera bella festa… grazie a
tutti quelli che hanno partecipato e a
quelli che ci hanno pensato e al meraviglioso sole che splendeva!
Festa della mela (20 ottobre): se non
avete potuto partecipare, sul prossimo
notiziario potrete leggere, e dunque
sapere, com’è andata in questa edizione.
LEGNA DA ARDERE: fatevi avanti fortunati possessori di camini e stufe, l’inverno
freddo e lungo è alle porte e “la legna l’è
seca” al punto giusto; il prezzo al quintale non è cambiato e per una cifra modica
consegniamo e pure accatastiamo!
PROCLAMA CONCLUSIVO
Udite udite: una menzione d’onore va a
ai nostri volontari che, con il loro contributo, sostengono utenti ed operatori
nello svolgimento di un sacco di attività
…GRAZIE CON IL CUORE IN MANO
CARI VOLONTARI!
Eventi probabili per l’anno 2013 da tenere
presente:
- “Giornata dell’ape” 2° edizione:
primavera 2013
- 1° edizione del “1° agosto in fattoria”
- 1° edizione del Mercato dell’arte e
dell’artigiano in fattoria
- Festa di fine estate 2° edizione
1° settembre 2013
Un bucolico saluto a tutti.
Spazio Strutture
8
Spazio Strutture
9
Il team cucina di Agno
“LIQUIDIAMO”?
intervista a Milena
a cura della Commissione Interna del Personale
Come ti chiami?
Milena
Dove abiti?
Abito a Manno. Vivo con i miei genitori
Di che segno sei?
Capricorno
Cosa facevi prima di lavorare a Fonte 2?
Ho fatto le scuole speciali. Prima andavo a Villa Maglia, dopo
sono andata a Molino Nuovo e poi sono salita a Trevano,
sempre alle scuole speciali.
Esternato?
Ho fatto l’aiuto cuoca all’asilo di Massagno.
Hobbies?
Mi piace Sport Invalidi di Lugano. Martedì faccio il gruppo
atletica e giovedì faccio il gruppetto bocce. Mi piace anche
la musica italiana.
Ultimo CD comprato?
Quello di Massimo Ranieri perché sono andata al concerto
con mia mamma. Ho vinto due biglietti per il Palazzo dei
Congressi facendo un concorso su un giornale.
Film preferito?
Tutti i film che fanno ridere. L’ultimo è “Benvenuti al Sud”
che mi faceva ridere!
Dove ti piacerebbe andare in vacanza?
Mi piacerebbe andare in un posto che non conosco, dove
non sono mai stata.
Spiegaci il tuo lavoro
Lavoro nella cucina o mensa di Fonte 1 e Fonte 2. Aiuto il
Silvio e la Maria Grazia. La mattina aiuto a pelare le carote,
lavo l’insalata e le pentole che ho usato. Dopo pranzo lavo i
tavoli, scopo il pavimento e riordino le stoviglie.
Cosa ti piacerebbe fare in futuro?
Andare sempre bene al lavoro!
“«Vita liquida» e «modernità liquida»
sono profondamente connesse tra loro.
«Liquido» è il tipo di vita che si tende
a vivere nella società liquido-moderna.
Una società può essere definita «liquido
moderna» se le situazioni in cui agiscono
gli uomini si modificano prima che i loro
modi di agire riescano a consolidarsi in
abitudini e procedure.
Il carattere liquido della vita e quello
della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come
la società liquido-moderna non è in
grado di conservare la propria forma o
di tenersi in rotta a lungo.” (Introduzione
a Vita liquida, Laterza 2006). Così si
esprime Zygmunt Bauman a proposito della nostra società tardo moderna
che nel precedente Modernità liquida
(Laterza 2002) definisce come l’epoca
dell’affermazione dell’individualismo, un
individualismo povero dove prevalgono
l’incertezza e l’ansia del fallimento.
Fra tutte le innumerevoli e interessanti
pubblicazioni di Bauman, la tesi esposta
nel più recente Le sfide dell’etica (ed.
Feltrinelli, 2010) è quella che ha suscitato il nostro interesse di membri della
Commissione Interna del Personale. Il
libro si apre con una constatazione:
siamo nell’epoca dell’après-devoir, in cui
abbiamo bandito ogni dovere in quanto
tale, ogni responsabilità morale, ogni
utopia politica. È l’epoca dell’individualismo puro, in cui ogni sacrificio è un “fare
più del necessario”, qualcosa di velleitario, di datato, in fin dei conti di stupido.
Abbiamo forse, finalmente, trovato una
risposta teorica alla domanda che, da
tempo, i membri della CIP si pongono?
Che sia quindi giunto davvero il tempo
PAROLA AI PROTAGONISTI
10
10
di “liquidare” anche la Commissione
Interna del Personale della Fondazione
La Fonte?
La forte spinta all’individualismo difficilmente si coniuga con l’idea di partecipazione e le difficoltà incontrate dalla
Commissione non sono che il riflesso di
questa ardua convivenza.
Ma secondo Bauman, l’approfondimento
dell’individualismo porta l’uomo a scoprire
la libertà radicale di andare contro ogni
consuetudine consolidata, anche contro
ogni moda di asocialità e di amoralità. Nel
confronto radicale con se stesso e con
i propri desideri l’uomo scopre la fondamentale ambivalenza, eternamente diviso
tra un egoismo trainante e un’empatia
insopprimibile verso il prossimo; se ne
conclude che l’etica è qualcosa di inestirpabile nel soggetto: “la responsabilità
morale è la prima realtà dell’Io”.
Auspichiamo quindi che una rinvigorita
responsabilità morale ma soprattutto
sociale, indispensabile per far fronte
a questo momento di crisi globale, i
cui effetti si fanno sentire sul mondo
lavorativo, vi rianimi, cari colleghi, motivandovi a partecipare, a promuovere la
collaborazione, la discussione interna
all’istituzione e a sviluppare un senso
di responsabilità comune perché “se la
partecipazione viene messa a dormire, la
democrazia finisce” (Bauman).
A dicembre scade il mandato dell’attuale Commissione interna. Candidatevi
numerosi!
Zygmunt Bauman è nato da genitori ebrei in Polonia nel 1925. Fuggì nella
zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe
tedesche nel 1939. Dopo la guerra, iniziò a studiare sociologia all’Università
di Varsavia.
Bauman collaborò con numerose riviste specializzate. Nel marzo del 1968,
la ripresa dell’antisemitismo, utilizzato anche nella lotta politica interna in
Polonia, spinse molti ebrei polacchi a emigrare all’estero; tra questi, molti
intellettuali distaccatisi dal regime. Bauman, che aveva perso la sua cattedra
all’Università di Varsavia, fu uno di questi. Egli dapprima emigrò in Israele per
andare a insegnare all’Università di Tel Aviv; successivamente accettò una
cattedra di sociologia all’Università di Leeds (Regno Unito), dove dal 1971 al
1990 è stato professore. Dal 1971 ha quasi sempre scritto in lingua inglese.
Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una fama internazionale grazie
ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo sul nazismo e l’Olocausto. Ha assunto anche la
nazionalità inglese. (tratto da Wikipedia)
COMMISSIONE DEL PERSONALE
11
FESTA DI FINE ESTATE
Photo service by GRETA
FESTA DI FINE ESTATE
Photo service by GRETA
Certificazione della qualità:
da UFAS/AI:2000 a ISO 9001:2008.
Dialogo immaginario con il Notiziario a causa di un’insolazione
di Stefano Rimoldi, Coordinatore Servizi
Ciao! scommetto che vuoi scrivere
della certificazione ISO.
Per forza lo sai, hai il sommario a pagina
1! Comunque sì, a inizio 2012 il nuovo
ente certificatore (SQS) ci ha suggerito
di indirizzarci alla certificazione ISO 9001,
vista la completezza della documentazione inerente il nostro sistema organizzativo, e così è stato.
Di che si tratta esattamente?
Si tratta…sei pronto?… di una certificazione riconosciuta in oltre 100 Paesi,
conferita da un ente indipendente che
attesta l’esistenza, all’interno di un’azienda, di un sistema di gestione articolato
e strutturato secondo delle norme di
riferimento volte a garantire una serie di
prestazioni e servizi professionali coerenti
con il livello di qualità dichiarato.
Accidenti…ho dovuto rileggere tre
volte, per capire bene!… insomma un
passo in avanti rispetto alla certificazione UFAS condotta fino allo scorso
anno, giusto?
In effetti la norma UFAS/AI:2000 era
derivata dalla ISO ma aveva tonalità
più morbide. Più che un passo in avanti,
però, è una nuova sfida: così come oltre
dieci anni fa è stato allestito il sistema di
gestione della qualità, in un contesto che
lo ha accolto con scetticismo e con una
certa resistenza, ora si tratta di ripartire
affinando ulteriormente gli strumenti che
abbiamo. Sarà un lavoro tosto.
Perché ci furono resistenze?
Perché fu introdotto un cambiamento
culturale nel modo di lavorare: da una
situazione in cui vi era un uso davvero
limitato di evidenze di lavoro (intendo
strutturate e sistematiche) si dovette passare a una situazione in cui ogni aspetto
organizzativo trovasse descrizione, nero
su bianco, del suo funzionamento.
Dunque avete semplicemente scritto
quello che già si faceva.
Sì e no. È stata anche un’occasione per
pensare a quello che si faceva. Quando
descrivi quello che fai e perché, ti puoi
accorgere che forse ci sono dei modi per
farlo meglio. Talvolta arrivi anche a ripensare il perché, sviluppando il pensiero
istituzionale.
Dopo tanto tempo dovrebbe essere
tutto a posto, allora…perché pensi
che sarà un lavoro tosto?
Perché se l’epoca della norma UFAS ha
lanciato un cambiamento nella cultura
del lavoro, l’epoca della norma ISO lancia l’assiduità metodologica, la disciplina
delle prassi e la documentazione del
lavoro attraverso la produzione di evidenze, indicatori, report periodici.
Beh… chi ha la sventura di lavorare
con te sa quanto tu insista sul dare
evidenza di quanto si fa, registrare le
attività svolte, fornire dati trasparenti
sul proprio lavoro a chi lo deve valutare… le norme non fanno che supportare le tue manie!
Molto spiritoso…ma effettivamente serve
un nuovo clic: oggi un buon professionista non è più solo “colui che fa”, ma “colui
che fa E documenta” (nota la maiuscola,
prego). Dunque si tratta di una ripartenza
perché dopo i grandi sforzi nel ripensare
il lavoro ai sensi di una sempre maggiore
SPAZIO STRUTTURE
efficienza, ora bisogna ripensare a come
garantire questo ulteriore tassello. Le
evidenze vanno prodotte per pressoché
ogni ambito organizzativo, e il punto è
che non siamo ancora preparati a farlo.
Non solo: l’impostazione del lavoro di
ognuno, oggi, è il risultato di un grande
sforzo di ottimizzazione svolto nel corso
del tempo ed è difficile ricavare margini
supplementari.
Un sistema organizzativo - quello che oggi è chiamato
sistema di gestione della qualità - non fa altro che
descrivere come funzionano le cose
Ahi…non sono sicuro di voler sapere
perché!
Te lo dico ugualmente, mio inerme periodico: l’altro elemento in gioco è la appropriatezza dei servizi professionali offerti.
Un sistema organizzativo - quello che
oggi è chiamato sistema di gestione della
qualità - non fa altro che descrivere come
funzionano le cose: “qualità”, a dispetto
dell’accezione positiva che viene (errone-
amente) conferita al termine, deriva dal
latino “qualis”, che significa semplicemente caratteristica.
Detto in modo brutale: un sistema di
gestione della qualità descrive quello che
si fa. Una certificazione attesta che si
fanno le cose descritte. Il tipo di certificazione (la norma di riferimento) mette
dei paletti per descrivere un certo tipo
di cose.
Ma allora non garantisce che le cose
che si fanno siano quelle giuste!
Hai centrato il punto, sagace Notiziario:
delle garanzie di minima esistono, poiché
un sistema di gestione fa sempre riferimento a degli standard da rispettare, però
nei servizi alla persona esiste un ventaglio
molto ampio di modalità per farlo, e la
pertinenza di tali modalità non è scontata.
Non si può ottimizzare di più?
E chi lo sa… di certo non lo si può fare
all’infinito: c’è un confine tra ottimizzazione e sovraccarico che è bene non
superare, perché la mole di lavoro va a
discapito della cura del dettaglio.
Se non vogliamo incastrarci nella quadratura del cerchio, occorre riflettere e trasformare il modo di lavorare nella forma
più conveniente per tutti: per chi paga
un servizio, per chi lo riceve, per chi lo
eroga… i servizi alla persona sono delicati e complessi anche per tutti i mutamenti
di contesto a cui occorre far fronte.
Insomma, non capisco: l’ISO è stato
un affare o una fregatura??
Né l’uno né l’altra. La nuova certificazione
rappresenta l’ennesima occasione per
ripensare, come è accaduto anni fa, a
quello che si fa e come, e per sviluppare
il pensiero istituzionale. In fin dei conti
nulla ci vieta di fare retromarcia e tornare alla vecchia certificazione …però
vale la pena provarci e sfruttare questa
opportunità per capire se ne è traibile del
controvalore.
E poi bisogna anche aggiungere che
tutto ciò è solo la metà dell’opera.
16
SPAZIO STRUTTURE
17
Acquistare i nostri prodotti, anche per fare un omaggio a chi vi è più caro,
contribuisce fattivamente alla raccolta fondi per il sostegno delle persone
disabili alle quali la Fondazione La Fonte dedica quotidianamente
attenzione e impegno.
Formazioni interne ed esterne rappresentano delle chance
preziose di vedere meglio ciò che facciamo e come
Vi presentiamo la nostra selezione: un olio naturale e una scelta di vini tra i
quali “Fonterosso”, appositamente creato per la nostra Fondazione.
Grazie sin d’ora per il sostegno.
E quindi?
E quindi la sfida non è solo nel ripensare
il modo di lavorare per poter documentare, dare evidenza, rendere conto in modo
trasparente… è anche, parallelamente,
tenere alta l’attenzione per erogare servizi
appropriati… fare le cose giuste, come
hai detto tu.
Per farlo, non bastano le vostre competenze?
Da un lato sì, purché vengano effettivamente messe e tenute in gioco: sai,
il rischio delle prassi procedurate è l’allentamento dei pensieri, la sgranatura
delle riflessioni. D’altra parte, per non
cadere in questa trappola, possiamo e
dobbiamo sfruttare tutti i momenti di
analisi, valutazione, confronto e apprendimento. I controlli delle istanze cantonali,
gli approfondimenti su tematiche specifiche (invecchiamento, buon trattamento,
ecc.), le formazioni interne ed esterne
rappresentano delle chance preziose di
vedere meglio ciò che facciamo e come.
Va intesa come una crescita continua,
un trarre insegnamento dagli errori e
dall’esperienza. Non è la norma ISO che
farà la differenza, ma la nostra capacità
di evolvere.
Il vino è fonte di gioia
1. “Fonterosso” - Merlot-Gamaret (Vini Rovio Ronco SA) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 120.00; Bottiglia MAGNUM fornita con confezione regalo: CHF 50.00
2. Canevel - Prosecco di Valdobbiadene, spumante brut DOC - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00
3. Rosso dei Venti - Merlot della Svizzera Italiana (Luca e Antonio Parravicini - Corteglia) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 72.00
4. Elisir - vino Bianco Svizzero (Tenuta Trapletti - Coldrerio) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00
5. Baiocco - Merlot DOC del Ticino (I vini di Guido Brivio SA - Mendrisio) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00
6. Cultivar Biancolilla di Montagna - Olio Extra Vergine d’Oliva bio - Bottiglia da 50cl: CHF 12.50
Ma allora… la certificazione ISO non
è per niente un punto di arrivo, vero?
Temo di no, mia acuta rivista.
I prodotti sono disponibili in confezioni normali (cartoni bianchi da 6 bottiglie) adatti alla
spedizione oppure in graziose confezioni regalo adatte anche per il periodo natalizio:
• confezione da 1 bottiglia CHF 3.50 • confezione da 2 bottiglie CHF 5.50
• confezione da 3 bottiglie CHF 6.80 • confezione da 4 bottiglie CHF 9.00
• confezione da 6 bottiglie CHF 12.50
…sarà un lavoraccio…
…un lavoraccio, già…
…ti piace, vero?
…mmm…ho preso troppo sole, sto parlando con un giornalino.
I nostri prodotti possono essere ordinati anche via internet sul sito www.lafonte.ch
SPAZIO STRUTTURE
18
AZIONE VINI
19
Il Servizio informatica
e mezzi ausiliari
Servizio informatica e mezzi ausiliari Unitas
Via S. Gottardo 49
6598 Tenero
Tel. 091 735 69 19
Fax 091 745 48 69
E-mail: [email protected]
Il servizio si occupa di trovare, di mettere a punto e di fornire alle persone cieche e ipovedenti i mezzi ausiliari adeguati a rendere
la vita più semplice a chi non vede o vede male. Esso è rivolto a
un’utenza diversificata, da ragazzi a partire dalle prime classi delle scuole elementari fino alle persone della terza e quarta
età, da persone che iniziano ad avere problemi
con la vista nella vita quotidiana, sul lavoro o
nello studio a persone con patologie più
gravi. Bastoni bianchi di ogni lunghezza
e qualità, orologi tattili o parlanti, bilance per persone o da cucina parlanti, calcolatrici parlanti, gadget per
controllare le banconote o le monete,
giochi con accorgimenti tattili sono
solo alcuni degli articoli disponibili.
Oggi però l'ausilio maggiore è costituito dal computer adattato alle esigenze
dei disabili della vista, grazie ad applicazioni specifiche che consentono loro di accedere alle informazioni dello schermo. Ciò permette di usare il computer per leggere, scrivere, comunicare mediante la posta elettronica e navigare in Internet.
L'Assicurazione Invalidità e la Unitas finanziano parzialmente queste costose attrezzature, mentre per coloro che svolgono un’attività lucrativa e per gli studenti la copertura da parte dell'Assicurazione invalidità è totale.
Le attività del servizio si moltiplicano a seguito dell'arrivo sul mercato di nuovi mezzi, sempre più tecnologici. Si tratta spesso di un
impegno particolare, quasi personalizzato, che va dall'informazione sulle apparecchiature speciali alla dimostrazione del loro funzionamento, dall'introduzione all'uso del computer ai test sulle ultime novità, dalla preparazione e configurazione delle istallazioni
all'assistenza a domicilio.
Dal 1992, grazie ad un progetto ticinese, è pure disponibile l’Edicola elettronica, un programma che permette a ciechi e ipovedenti
di leggere quotidianamente da casa sul proprio computer giornali e riviste nazionali ed esteri.
1
2
3
La postazione informatica speciale per chi
non vede è generalmente dotata:
1) di una voce artificiale che permette di usare il com-
puter anche con lo schermo spento (sintesi vocale)
e/o di una riga Braille che tramuta i caratteri dello
schermo in segni in rilievo;
2) di un sistema di ingrandimento di quanto appare
Mi chiamo Marco.
Queste righe sono
scritte in Braille
(Mi chiamo Marco. Queste righe sono scritte in Braille)
Il Braille è una scrittura con dei puntini
in rilievo per le persone che non vedono.
Si scrive con una macchina speciale
che ha 6 tasti. Io ho imparato a leggere
e scrivere in Braille in un collegio a
Losanna quando ero piccolo.
Tornato in Ticino, nel 1982 sono andato
a lavorare al laboratorio alla Foce della
Fondazione La Fonte. Lisciavo il legno
e montavo penne e siringhe. Ho sempre
continuato a leggere e scrivere in Braille.
Quando la mia macchina da scrivere si
è rotta sono andato a Casa Andreina
a prenderne un’altra nuova. Bea, una
signora che insegnava a usare le macchine per scrivere, mi ha detto che
avrei anche potuto imparare a scrivere
con un “computer parlante”. Mi sarebbe piaciuto tantissimo ma… bisognava
imparare a usare una tastiera di quelle
normali con tanti tasti. Mi sembrava una
cosa molto difficile ma ce l’ho fatta. Ho
imparato a memoria tutti i tasti e per
farlo hanno attaccato con la colla dei
pezzetti di plastica con le lettere scritte
in Braille. Claudio dell’UNITAS mi ha poi
portato il mio primo computer. Ha collegato la tastiera al computer e… emme,
a, erre, ci, o. Una voce, un po’ strana,
ripeteva ogni lettera che schiacciavo.
Finita la serie di lettere, fatto lo spazio,
sono andato a risentire tutta la parola:
MARCO. Ero emozionatissimo.
Col tempo ho poi imparato a usare
sempre di più il computer e senza troppi
aiuti. Potevo scrivere e stampare messaggi da portare a casa, da dare ai miei
amici. Quando poi mi hanno insegnato
a andare in Internet e a usare la posta
elettronica ero contentissimo.
Nella memoria del mio computer, che si
chiama rubrica, ci sono gli indirizzi dei
miei amici.
E se qualcuno ha voglia di scrivermi, il
mio indirizzo è [email protected]
Mi hanno portato un computer anche
a casa. La mia mamma, felice di questa
novità, non ha però mai voluto toccare
nemmeno il bottone per accenderlo.
Per fortuna, al piano di sopra abita Ugo,
un nostro amico, che con i computer ci
sa fare. Io lo chiamo il Maestro: viene a
casa mia una o due volte alla settimana
per stare con me mentre scrivo con il
computer. Finito di scrivere si va tutti
in terrazza a gustare una birretta servita
dalla mia mamma.
Se non avessero inventato il computer
non avrei mai potuto scrivere un articolo
per il Notiziario della Fonte. O forse, l’avrei scritto in Braille ma quanti , fra voi,
sarebbero riusciti a leggerlo?
Ho conosciuto Marco qualche
anno fa. Abitiamo nello stesso condominio e la conoscenza reciproca
è stata naturale. Devo ammettere
che è la prima volta che ho un
contatto così ravvicinato con una
persona non vedente.
La conoscenza si è poi trasformata
in modo naturale in amicizia e mi
ha obbligato ad “aprire gli occhi” sul
mondo, finora sconosciuto, dei non
vedenti. Quest’apertura è stata un
arricchimento personale.
Con incontri bi-settimanali ho un po’
aiutato Marco a migliorarsi a lavorare
al suo computer in modo abbastanza
autonomo. Sono molto contento dei
progressi che ha fatto.
Comunque ringrazio Marco per la
sua amicizia e anche per l’ impegno e la costanza che dimostra
nell’ apprendimento.
Ugo
sul video (solo per gli ipovedenti);
3) di un programma collegato ad uno scanner che trasforma in pochi secondi i testi cartacei in file leggibili mediante la sintesi vocale e/o l'ingrandimento
a video.
PAROLA AI PROTAGONISTI
21
IL CONSUNTIVO DEL “VECCHIO” CAPO
UFFICIO DEGLI INVALIDI
di Gabriele Fattorini
In queste pagine del nostro Notiziario abbiamo il grande piacere di poter ospitare
Gabriele Fattorini, che sino a fine luglio ha rivestito il ruolo di capo ufficio degli
invalidi in seno al DSS.
Approfittando del suo commiato e dei molti anni trascorsi lavorando a suo stretto
contatto, ci ha gentimente concesso una riflessione conclusiva che fa riferimento
al suo percorso professionale in quel di Bellinzona.
Pubblichiamo dunque con piacere queste sue interessanti considerazioni, che in
parte offrono un panorama dell’evoluzione che ha subito il nostro settore.
Auguriamo a Gabriele Fattorini ogni bene per la sua nuova attività professionale,
nella veste di nuovo Direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano.
Nel contempo formuliamo a Christian Grassi, nuovo capo ufficio degli invalidi a
Bellinzona, un proficuo lavoro ed ogni soddisfazione per questo suo importante
ruolo.
ro venni a contatto con i vari Uffici
dell’amministrazione cantonale presso
la quale, nel 2000 si aprì un’importante
opportunità professionale in qualità di
capo-servizio dell’Istanza di compensazione presso la Divisione dell’azione
sociale e delle famiglie.
L’approdo all’Ufficio degi invalidi.
Dopo una formazione di base in ambito
commerciale, con l’idea di riprendere
l’attività portata avanti dalla mia famiglia, ho affrontato la prima esperienza
professionale presso il settore finanziario del Comune di Balerna.
Durante quegli anni ho deciso di completare la formazione frequentando la
Scuola Superiore per i Quadri dell’Economia e dell’Amministrazione (SSQEA),
per una durata di 4 anni paralleli all’attività professionale.
Questa formazione mi ha casualmente
avvicinato al settore socio-sanitario,
che ho conosciuto grazie al lavoro finale di tesi svolto nell’ambito della calcolazione dei costi dei Servizi d’appoggio
al mantenimento a domicilio.
Durante l’allestimento di questo lavo-
Due anni quale capo-servizio dell’istanza
di compensazione hanno facilitato il mio
passaggio alla funzione di capoufficio
degli invalidi, posizione che ho ricoperto
dal 2002 fino al mese di luglio 2012.
In estrema sintesi l’Ufficio che ho diretto sino a poco tempo fa si occupa
del finanziamento, del coordinamento e
della vigilanza delle strutture che accolgono persone con andicap.
Settore estremamente interessante poiché retto dal concetto di integrazione
sociale e professionale delle persone
con andicap che permette ai suoi attori
di spaziare dalle strategie commerciali
- applicate ai laboratori protetti - a quelle
assistenziali rivolte a persone con bisogni di cura più rilevanti.
Durante i 10 anni di permanenza all’Ufficio degli invalidi l’attività e la complessità
del settore sono parecchio cresciute.
L’OSPITE
Perequazione finaziaria tra Stato e
Cantoni e finanziamento delle strutture.
Nel 2006 è stato introdotto il nuovo
sistema di finanziamento attraverso i
contratti di prestazione. Spesso contestato per paura di potenziali ripercussioni finanziarie, questo progetto ha
coinvolto gli istituti attraverso un’importante fase formativa e di sperimentazione.
Concepito sul principio dei parametri
standard, questo modello di finanziamento prevede un rapporto contrattuale
fra lo Stato, che acquista, e gli istituti,
che offrono prestazioni di varia natura,
corrisposte dal versamento di un contributo globale.
Fermo restando il rispetto dei vincoli
quantitativi, qualitativi e finanziari stabiliti nel contratto di prestazione, il contributo globale prevedeva una maggior
autonomia degli enti, che potevano
gestire e ottimizzare le risorse a loro
disposizione.
Nella realtà non posso dire di aver
sempre assistito ad un’assunzione di
responsabilità ed autonomia da parte
degli istituti.
Da una parte le condizioni quadro alla
22
base dei contratti di prestazione e le
disposizioni (legittime) inerenti i costi
del personale non permettono un margine di manovra tale da rendere lo
strumento del contratto flessibile come
lo si poteva auspicare.
Dall’altra ho invece assistito a difficoltà oggettive nel far proprie le nuove
regole contrattuali che si sono talvolta
tradotte (per entrambi i partner) in una
reinterpretazione del precedente sistema di copertura del disavanzo.
Nel 2008 l’entrata in vigore del progetto di Nuova perequazione finanziaria e ripartizione dei compiti fra
Confederazione e Cantoni (meglio nota
come Nuova Perequazione Finanziaria)
ha trasferito ai Cantoni le competenze
finanziarie e pianificatorie nell’ambito
delle strutture che accolgono persone
con andicap e delle scuole speciali.
Questo passaggio ha indicativamente
comportato il raddoppio dell’impegno
finanziario del nostro Cantone in questo
ambito, e la necessità di introduzione
di importanti adeguamenti legislativi
tra cui il regime di autorizzazione d’esercizio e le competenze dell’Ufficio
nell’ambito della vigilanza degli istituti.
Il nostro Cantone ha risposto positivamente a questo e altri importanti impegni. Basti pensare al fatto che nel 2002
i contributi annuali erogati dall’Ufficio degli
invalidi ammontavano a quasi 28 mio. di
franchi, passati nel 2012 a quasi 107!
La situazione prima….e dopo.
Al mio arrivo l’Ufficio coordinava ca. 1’100
posti in istituti per adulti con andicap a
fronte dei quasi 1’500 del 2012.
I partner esterni, prevalentemente
Fondazioni e Associazioni private, operavano sul territorio attraverso 55 strutture per adulti e 6 per minorenni. Oggi
sul territorio vi sono 87 strutture per
adulti e 5 per minorenni.
Non credo dunque che si possa recriminare all’ente pubblico di non aver
dato la giusta attenzione al settore
dell’andicap.
Molte sono le sfide future legate ad
esempio all’invecchiamento delle persone con andicap, al disagio psichico
giovanile, all’aumento delle persone
L’OSPITE
con andicap fisico acquisito, alla cronicizzazione di alcuni tipi di dipendenza.
Sebbene in un contesto dove gli aspetti
finanziari non possono essere ignorati,
sono convinto che il nostro Cantone
affronterà queste sfide con la disponibilità dimostrata sino ad oggi, forte
dell’importante rapporto fra Stato e
privati.
23
GIORNALISTI IN ERBA
La legge assicura delle condizioni quadro di buona qualità
che richiedono però un apporto attivo da parte di chi è
costantemente impegnato sul territorio
Inutile nascondere che il rapporto di
partenariato, frutto della buona collaborazione con direzioni, consigli di
fondazioni e comitati d’associazione,
è pur sempre basato su una relazione
di finanziamento e controllo, che talvolta porta ad inevitabili divergenze di
opinione.
Ricordo tuttavia raramente situazioni
dove una divergenza di opinioni abbia
richiesto l’intervento di un’istanza decisionale neutra.
Affrontare queste sfide comporta il
coinvolgimento di tutti. Creatività ed
iniziativa che hanno sempre contraddistinto le varie attività promosse in favore delle persone con andicap sono un
elemento che deve essere fatto proprio
da tutti i partner e dagli operatori che
sono a contatto diretto con l’utenza.
In più occasioni si è parlato della buona
base legislativa sulla quale poggia il
nostro Cantone in questo settore.
La legge assicura delle condizioni quadro di buona qualità che richiedono
però un apporto attivo da parte di chi è
costantemente impegnato sul territorio.
Se la legge cantonale era all’avanguardia al momento della sua creazione
(1979) è importante che sia messa in
pratica con competenza, professionalità
e con passione soprattutto da parte di
chi è chiamato a svolgere l’importante
ruolo dell’aiuto e del sostegno a persone fragili.
Troppo spesso ho constatato una perdita di entusiasmo da parte degli operatori. Questa situazione deve far riflettere tutti i partner.
Per i professionisti il settore dell’andicap è ricco di stimoli e permette di
offrire risposte mirate – sia in termini
terapeutici sia in termini di tipologia
di strutture protette – a persone che
in modo improvviso o dalla nascita si
l’am
ore!
” (R
osa
nna
)
Dal mese di aprile di quest’anno il Centro Diurno Fonte 1 di Agno ha ampliato il suo ventaglio delle attività. Una di queste è Il Giornalino.
Un gruppo di specialisti si è riunito per formare una redazione: sono Cristina, Daniela D,
Daniela V, Daniel, Francesco, Lorenza, Luciano, Marco, Marinella, Michele, Monica,
Rosanna, Silvana e Sonia. Inoltre è nata una collaborazione esterna con Patrizia di Fonte 2!
Dopo una lunga discussione si è scelto di chiamare questo giornale Il Fontino.
trovano a vivere in situazione di fragilità.
A quasi due mesi dal mio cambiamento
d’attività traccio un bilancio estremamente positivo dell’esperienza maturata presso l’Amministrazione cantonale, spesso ingiustamente criticata per
essere “troppo distante dalla realtà” o
per “la troppa rigidità” nell’applicazione
della legge.
Il contesto nel quale i funzionari sono
chiamati ad operare è talvolta molto
vincolante, le realtà sono complesse e i
funzionari sono chiamati ad affrontarle
tenendo conto dei principi di equità e
proporzionalità. Un compito non facile.
Lascio il settore dell’andicap per una
nuova importante sfida legata all’invecchiamento, certo di poter declinare la
mia esperienza professionale passata
a quella attuale, perché personalmente
non credo a quegli steccati che sempre
più difficilmente separano l’andicap,
l’invecchiamento ed altre problematiche
di natura sociale che coinvolgono tutta
la popolazione.
Attraverso le proprie abilità e risorse, ciascuno ha potuto identificarsi con un ruolo: informatico, disegnatore, fotografo, giornalista, grafico, redattore, ecc. Il Fontino offre una vasta
panoramica di tematiche legate ai piaceri e agli interessi dei membri della redazione, tra cui
la rubrica-ricordo C’era una volta, i Giochi per l’estate, l’imperdibile Cruciverba, l’immancabile
Oroscopo, le indispensabili Previsioni Meteo, la gustosa Ricetta, l’Angolo dell’arte. Ognuno
si è impegnato molto, con un risultato concreto: la pubblicazione del primo numero in
concomitanza con le vacanze estive! Sono state distribuite alcune copie - omaggio. Dal
secondo numero chiederemo un piccolo contributo per sostenere le spese di stampa.
grande.
nel gruppo
re
a
st
le
ci
fi
if
d
gruppetti,
Per me era
va anche a
ra
vo
la
si
i,
o
,p
vere un
Per fortuna
potuto scri
o
h
e
lio
g
me
così stavo
no)
mio!” (Lucia
o
tt
tu
pezzo
“A m
e pi
ace
!” (C
ristin
a)
L’OSPITE
“Ch
i no
n la
vora
non
fa
24
“Io non so né leggere
né scrivere,
ma mi sono divertita per
ché aiutavo
a disegnare le righe del
cruciverba”
(Sonia)
“Per me
è stato u
n po’ dif
non vedo
ficile p
… ma è
s
ta
to bellissim erché
ci concen
o perché
triamo ad
imparare
(Marco)
tante cos
e”
PAROLA AI PROTAGONISTI
25
NON BALBETTIAMO EUFEMISMI
di Carlo Silini, per gentile concessione del Corriere del Ticino
Con questo interessante contributo a firma Carlo Silini, “rubato” al Corriere del Ticino dello scorso 28 agosto 2012, il quale
ci ha gentilmente autorizzati alla ri-pubblicazione sul nostro organo di informazione, troviamo interessante poter ridare voce
ad una tematica che spesso riaffiora nel nostro lessico professionale e che, a torto o a ragione, solleva spesso dibattiti.
Discussioni che, seppur fondate da un legittimo sentimento di solidarietà e di eguaglianza e dal profondo rispetto verso la
Persona, non lasciano che blande tracce di sé.
Questo poiché del tutto sterili in rapporto alla centralità della vera questione, che purtroppo non cambierà nella sostanza e
che, come ben dice il giornalista, ci porta semplicemente a riparare dietro ad un semplice buonismo linguistico.
L’articolo in questione è tratto da un argomento circoscritto alle Paraolimpiadi londinesi tenutasi in questa fine estate, che
hanno fatto da chiusura alla ben più redditizia e nota kermesse dell’Olimpiade: quella “vera”, quella senza la H davanti….
tanto per intenderci.
Abbiamo troppa paura delle parole.
Lunedì il presidente del comitato preolimpico internazionale, Sir Philip Craven,
ha chiesto ai notiziari di abolire la parola
“disabile” nei servizi che si occuperanno
delle Paraolimpiadi.
“Questo è sport. Non si tratta di disabilità. Io vengo dallo sport (...). Si sa
cosa significa la parola disabile. Che
qualcosa non funziona. Ti piacerebbe
che ti definissero così? Se vuoi usarla
la decisione è tua. Ma prova ad abbandonarla. È difficile all’inizio ma prova ad
abbandonarla.”
La proposta di Sir Craven è nobile nelle
intenzioni, ma concettualmente sbagliata. È vero che la civiltà passa spesso
dal vocabolario e la scelta di un lemma
invece di un altro non è mai innocente.
Dire che una persona “è di colore”
veicola un sistema di valori molto diverso da quello sottointeso dalla parole
“negro”.
Ci sono parole che indicano disprezzo
ed è imperativo evitarle e condannarle.
Ma, per quanto evochi una condizione
di sfavore, “disabile” non è una di quelle.
Dobbiamo chiederci, quindi, se esista
un modo indolore per parlare della
disabilità. Sfogliando il dizionario dei
sinonimi e dei contrari troviamo “handi-
cappato”, che non è meglio di disabile:
se hai un handicap ti manca qualcosa,
o no?
Poi c’è “invalido”, uno che, lo dice la
parola, non è valido. Peggio che andar
di notte.
Segue “menomato”, che con quel
“meno” davanti non consente allegrie;
“minorato” e pensi ad un pazzo; ”svantaggiato” e ti pare che sia un po’ troppo
vago (dovresti dire “svantaggiato fisico”
OPINIONE SUL TEMA
Lo posso testimoniare in prima persona
avendone conosciuti e conoscendone
parecchi. Ma la definizione rischia di
essere troppo ingenua e consolatoria.
Come se essere disabili significasse
anche essere automaticamente buoni,
o più buoni degli altri.
E sarebbe quanto meno azzardato
sostenere che l’handicap va sempre di
pari passo con la virtù, come ben sanno
gli operatori sociali.
Inoltre, a ben pensarci, l’espressione “diversamente abili” penalizza due
volte gli handicappati perché li qualifica
come “diversi” anche nelle loro abilità.
Una doppia ghettizzazione che li allontana ancora di più dalle persone “normali”. Gli si rende davvero un buon
servizio chiamandoli così? Il vero problema, in realtà, non sta nel dizionario.
Non esiste nessun modo per dire che i
disabili non sono disabili.
Gli atleti delle Paraolimpiadi londinesi
non lottano per nascondere la loro
condizione al mondo, né con le parole
né con i fatti. Altrimenti non sarebbero
lì, a Londra, dove si mostreranno per
quello che sono. E ci incanteranno non
perché sono disabili, ma perché lottano
con la stessa tenacia, lo stesso spirito
di sacrificio, lo stesso coraggio degli
atleti delle Olimpiadi.
Se davvero vogliamo rispettarli non
chiudiamo gli occhi e non balbettiamo
eufemismi. Non sono stupidi, non sono
bambini.
Se davvero vogliamo onorarli, giudichiamoli, nel bene e nel male, per quello che
ci faranno vedere in pista.
o “svantaggiato mentale”: vi pare carino?)
Infine un capolavoro di buonismo linguistico: “diversamente abile”.
Su quest’ultima definizione vale la pena
soffermarsi più a lungo. Perché probabilmente è vero che, rispetto ai “normodotati”, i disabili hanno in genere una
maggiore sensibilità, un gusto per la
vita più pieno, un approccio più diretto
al mondo dei sentimenti e dello spirito.
26
OPINIONE SUL TEMA
27
biglietti natalizi della Fondazione La Fonte
P. P.
6991 Neggio
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
Via G. Soldati 29, 6991 Neggio
CCP 69-2955-7
Tel. 091 606 56 56
Fax 091 606 71 20
E-mail [email protected]
www.lafonte.ch
.5 cm
Direttore: Rossano Cambrosio
Amministratore: Patrizia Lotti
tale, 14.5 x 14
1. Notte di Na
2. San Nicolao, 14.5 x
14.5 cm
Coordinatore Strutture: Mirko Scherler
Coordinatore Servizi: Stefano Rimoldi
SETTORE LAVORATIVO
FONTE 1
CENTRO DIURNO
Via Pezza 3, 6982 Agno
Tel. 091 604 58 54
FONTE 2
LABORATORIO PROTETTO
Via Pezza 3, 6982 Agno
Tel. 091 604 58 43
3. Albe
Cari amici della Fonte,
“Avvento”, tempo d’attesa, tempo di riflessione, tempo di gioia per quei
primi fiocchi di neve che pizzicano l’aria, per quel San Nicolao che non
manca mai all’appuntamento.
Tempo, per molti, troppi, di affannosa ricerca di un tetto e di un po’ di
tepore; tempo, per molti, di allegria, di musica e di canti, di profumi di
cose buone.
Tempo di condivisione… tempo in cui nasce il desiderio di scrivere un
pensiero dal cuore.
Come ogni anno i nostri artisti del centro diurno di Agno rispondono a
questo desiderio proponendoci la loro visione di questo tempo di preparazione al Natale: tre rappresentazioni classiche che vogliono portare,
con la loro freschezza, sentimenti di calore, di allegria e di incanto.
È possibile ordinare piccoli quantitativi dei biglietti natalizi senza stampa
personalizzata (CHF 3.00 l’uno), mentre per ordinazioni di grandi quantitativi, oppure per la stampa di un vostro testo personalizzato, vi preghiamo di volerci interpellare entro il 12 novembre prossimo al numero
telefonico 091 606 56 56 o tramite fax 091 606 71 20. Il nostro servizio
amministrativo sarà a vostra disposizione per ulteriori ragguagli.
Restiamo in attesa di un vostro gradito ordine e, sperando di annoverarvi
tra i nostri numerosi sostenitori, vi ringraziamo già sin d’ora.
AZIONE NATALE
FONTE 4
AZIENDA AGRICOLA PROTETTA
Fondazione Lions Club, Lugano
6947 Vaglio
Tel. 091 943 42 47
FONTE 7
PANETTERIA PASTICCERIA
“IL FORNAIO”
• Sede di Via G. Buffi 4A, 6900 Lugano
Tel. 091 921 04 24
• Sede di Piazza Molino Nuovo, 6900 Lugano
Tel. 091 921 44 48
• Supsi Caffé, 6928 Manno
Tel. 077 421 35 31
SETTORE RESIDENZIALE
FONTE 3
CASA CON OCCUPAZIONE
6991 Neggio
Tel. 091 606 56 56
FONTE 5
APPARTAMENTI PROTETTI
6991 Neggio
Tel. 091 606 56 56
FONTE 6
CASA SENZA OCCUPAZIONE
Via J. Corty, 6982 Agno
Tel. 091 605 38 58
FONTE 8
CASA CON OCCUPAZIONE
Via Beltramina 18a, 6900 Lugano
Tel. 091 976 08 18
Stampa: Tipografia Stucchi - Mendrisio
Grafica: www.sdb.biz - Chiasso
14.5 cm
ro, 14.5 x
Scarica

VINI ROVIO RONCO SA + FONDAZIONE LA FONTE