NOTIZIARIO UFFICIALE SOMMARIO 1 | EDITORIALE Vini Rovio Ronco sa + Fondazione La Fonte = “FONTEROSSO” 4 | FONDAZIONE 26 NOVEMBRE 2012 VINI ROVIO RONCO SA + FONDAZIONE LA FONTE = “FONTEROSSO” di Lorenzo Wullschleger, Presidente del Consiglio di Fondazione Disabilità e invecchiamento... a quando un gruppo di lavoro cantonale? 6 | SPAZIO STRUTTURE News dall’azienda agricola di Vaglio 10 | PAROLA AI PROTAGONISTI Il team cucina di Agno 11 |COMMISSIONE DEL PERSONALE Liquidiamo? 12 | Festa di fine estate 16 |SPAZIO STRUTTURE Certificazione della qualità da UFAS/AI:2000 a ISO 9001:2008 21 |PAROLA AI PROTAGONISTI Mi chiamo Marco 22 | L’OSPITE Il consuntivo del “vecchio” capo ufficio degli invalidi 25 | PAROLA AI PROTAGONISTI Giornalisti in erba 26 |OPINIONE SUL TEMA Non balbettiamo eufemismi 38 |Biglietti di Natale FONDAZIONE LA FONTE Membri del Consiglio Lorenzo Wullschleger (Presidente), Elena Soldati (Vice Presidente), Adriano Agustoni, Wanda Bassani-Antivari, Carlo Calanchini, Luciano Clerici, Fabia Dell’Acqua-Cornaro, Lorenzo Emma, Gianandrea F. Rimoldi, Hamid-Reza Khoyi, Carlo Terzaghi. Anche coloro che non hanno molta dimestichezza con le formule matematiche avranno sicuramente afferrato il senso del titolo: dalla collaborazione tra l’azienda vinicola Vini Rovio Ronco SA di Gianfranco Chiesa e la nostra Fondazione è nato il “Fonterosso”, un vino rosso che viene prodotto in esclusiva per noi e che potrà essere acquistato unicamente presso di noi. Ma andiamo con ordine. Nel corso del 2011 il nostro Presidente lanciava l’idea di inserire nella lista dei vini che annualmente proponiamo con l’azione di Natale un nostro vino, prodotto in esclusiva per noi da un vinificatore riconosciuto e affermato. Il Comitato EDITORIALE esecutivo accoglieva con entusiasmo la proposta e invitava il Presidente a prendere contatto con l’azienda Vini Rovio Ronco SA di Gianfranco Chiesa (l’intesa tra compaesani fu presto trovata) che dimostrò immediatamente grande sensibilità per il nostro progetto. Gianfranco Chiesa, dopo la scuola agricola di Landquart, gli studi a Changins, qualche stage ed un’esperienza di lavoro in cantina, nel 1986 creava con un amico la Vini Rovio Ronco SA che oggi coltiva vigneti a Rovio, Pugerna e Ligornetto per un totale di ca. 6 ettari e 18’000 piante. La produzione annua si aggira sulle 35’000 bottiglie. Nei suoi vigneti si trovano diversi 1 Ogni brindisi con “Fonterosso” crea l’occasione per fare maggiormente conoscere la nostra Fondazione vitigni: Merlot, Gamaret, Syrah, Cabernet Franc e Sauvignon (per ciò che riguarda le uve a bacca rossa) e Chasselas e Chardonnay (bacca bianca). Negli ultimi anni Gianfranco Chiesa ha iniziato a produrre anche vino bio, un campo in cui in Ticino si è ancora agli inizi, ma che riscuote interesse e curiosità. La cantina della Vini Rovio Ronco SA, situata sotto il villaggio, in località In Basso, è una costruzione moderna che sposa all’eleganza e alla sobrietà delle linee e delle forme funzionalità e razionalità. La costruzione risale al 1994 ed è stata progettata dall’architetto Luigia Carloni Cairoli di Rovio. Nel corso del mese di gennaio 2012 Savino Angioletti, Presidente dell’Associazione Svizzera dei Sommeliers, Sezione Svizzera Italiana e il nostro Consigliere Luciano Clerici, responsabile di Amis des Sommeliers, accompagnati dal nostro Presidente si ritrovarono nella cantina di Rovio per degustare alcuni campioni di vino preparati da Gianfranco Chiesa. L’obiettivo era quello di scegliere un vino non presente sul mercato e quindi la scelta non poteva cadere su un vino già commercializzato dalla Vini Rovio Ronco SA. Alla fine della degustazione all’unanimità fu scelto un assemblaggio Merlot/ Gamaret (70%/30%, vol. 12,5%) che Savino Angioletti così descrive: “Rosso EDITORIALE rubino con riflessi granati, limpido, ottima vivacità e intensità cromatica, di buona consistenza. Di aspetto giovanile e dinamico anche nei profumi complessi e fini. Elegante, seducente con dolcezza equilibrata. Al palato frutta fresca di giusta maturità, ciliegia marasca, prugne e more, spezie fini. E’ un vino ampio ed espansivo, fresco, sapido e buona persistenza aromatica intensa. E’ un prodotto emozionante da abbinare a piatti di buon spessore, si presta bene all’invecchiamento.” Il nome del vino “FONTEROSSO” risultò da un concorso promosso all’interno della nostra struttura. L’artista Fiorenza Casanova di Ligornetto, che da parecchi anni cura la grafica dei nostri biglietti di Natale ha disegnato numerose bozze per l’etichetta e durante la riunione primaverile il Consiglio di Fondazione ha scelto il soggetto che trovate sulla bottiglia. Nel corso del mese di giugno le etichette sono state stampate presso la Bettini Sagl di Sigirino alla continua presenza di Fiorenza Casanova che con particolare attenzione sorvegliava la mescolanza a mano delle varie gradazioni dei colori. E finalmente venerdì 7 settembre è arrivato il grande giorno: “Fonterosso” è assemblato in un contenitore in acciaio inox, passa all’imbottigliatrice, in seguito le bottiglie vengono trasportate alla etichettatrice ed alla fine confezionate in cartoni da sei bottiglie che vengono palettati, pronti per la consegna. Nell’azione di Natale il vino verrà offerto a CHF 20,00 la bottiglia, il cartone di 6 bottiglie a CHF 120,00. Sarà possibile anche acquistare una limitata quantità di bottiglie magnum (150 cl) al prezzo di CHF 50,00 compresa un’elegante confezione regalo. 2 Ci auguriamo di poter contare sulla generosità degli amanti del buon vino, convinti che “Fonterosso” non tradirà le aspettative e siccome si presta anche all’invecchiamento, come confermato dal sommeliers Savino Angioletti, potete riservare a “Fonterosso” un posto privilegiato nella vostra cantina. Ogni brindisi con “Fonterosso” crea l’occasione per fare maggiormente conoscere la nostra Fondazione e per questo vi siamo profondamente riconoscenti. EDITORIALE 3 Disabilità e invecchiamento…. a quando un gruppo di lavoro cantonale? di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte La società invecchia, tutta, inevitabilmente. I bisogni dunque mutano, la necessità di trovare nuove risposte istituzionali si fa sempre più pressante, anche in seno alle nostre strutture dove il problema è reale, tangibile, conosciuto ed in parte è pure già fronteggiato: seppur con misure del tutto individualizzate, compatibili con il tipo di offerta che siamo in grado di proporre, o con minimi correttivi strutturali ed ambientali tali da contenere al meglio questo tipo di “emergenza”. Introduco questi primi elementi di riflessione per accingermi a rinvigorire un discorso da tempo aperto nel nostro dibattito interno e non solo. Una riflessione iniziata molti anni addietro Una prima occasione di parlare in modo strutturato dell’argomento venne organizzata nel novembre del 2005, quando grazie alla collaborazione del medico psichiatra dottoressa Miranda Zürcher, persona che da anni collabora con la nostra Istituzione, ai famigliari ed agli operatori delle nostre strutture venne proposta una serata dal titolo “Dopo di noi”. Un tema che toccava proprio gli argomenti legati all’invecchiamento, al come e quando si manifesta questa fase della vita, al sostegno che va offerto alle famiglie, alle possibilità residenziali date dalle strutture dalla nostra Fondazione; sostanzialmente alla presa di coscienza del problema ed alla preparazione di questa inevitabile tappa del nostro cammino esistenziale. Ma vorrei soprattutto riallacciarmi a quattro anni orsono, era esattamente il novembre del 2008, quando unitamente ad ATGABBES la nostra Fondazione organizzò due serate pubbliche, peraltro molto frequentate, sul tema dell’invecchiamento della persona disabile. Serate che ebbero modo di (ri)focalizzare il tema, coinvolgendo gli addetti ai lavori di tutti i livelli, facendo soprattutto capire quanto questa tematica fosse ormai di dominio comune. In quell’occasione ricordo che fra i relatori invitati vi fu chi disse che il problema era ormai esistente da alcuni anni, ma che la questione era stata purtroppo confinata in un cassetto. Ecco, proprio a fronte di quest’affermazione, ahimè ancora in buona parte valida oggi, ritengo che sia ora di aprire in via definitiva quel cassetto. È pur vero che il tempo, a volte, risolve da solo miracolosamente taluni problemi ai quali la vita ci confronta (diciamolo che è comodo pararsi dietro a questa modalità), ma è altrettanto vero che argomenti come l’invecchiamento della persona disabile necessitano di risposte pensate, strutturate, condivise e coordinate sul territorio. Orientare politiche di intervento mirate non lasciate alle gestione, solo, delle singole Istituzioni Un gruppo di lavoro composto da collaboratori interni, ai quali a volte si sono affiancati dei medici alfine di coniugare con rigore e conoscenza di causa problematiche di ordine sanitario e ipotetici modelli di presa a carico. Un gruppo di lavoro che ha approfondito la conoscenza di alcuni strumenti tecnici di lavoro atti a valutare le competenze e le capacità effettive (a volte residuali) del singolo utente; in tal senso parliamo di strumenti quali RBANS, SIB, ASTRID e WEIGL, che se somministrati (a dipendenza della tipologia di persona e degli obiettivi da raggiungere) permettono di fotografare la realtà della singola situazione e disporre di una base di partenza che faccia emergere importanti informazioni per meglio mirare la presa a carico del futuro. Non avrebbe infatti senso spingere e proporre attività generiche se già alla base mancano, o sono venute a mancare per invecchiamento precoce, capacità e competenze basilari che non torneranno mai più. La conferenza titolata “Invecchiare con la persona disabile” fu condotta dal medico geriatra Graziano Ruggeri, vice primario presso la Clinica Hildebrand di Brissago ed ebbe un buon successo, che fece da propellente per mantenere alta la tensione su questo delicato argomento…. proprio per non rischiarle di confinarlo ancora nell’ormai famoso cassetto. Insomma possiamo dire che il gruppo di lavoro si sta oggi muovendo su terreni conosciuti e codificati dalla pratica quotidiana, cercando però di tradurre e capitalizzare questa conoscenza empirica con un intervento strutturato e mirato ed infine appropriato ad una “buona” presa a carico. Concludo questa breve dissertazione su quanto la nostra Fondazione stia facendo al proprio interno, ma non solo, sul tema dell’invecchiamento, rilanciando una proposta che già ebbi modo di esternare in tempi assai recenti, all’epoca lasciata cadere per la mancanza di risorse. Da quest’ultima positiva esperienza e dalla consapevolezza che il tema deve godere della nostra massima attenzione, anche in vista dei nuovi progetti edificatori della Fondazione (pensiamo alla realizzazione della nuova sede di Neggio), è nata l’organizzazione di una nuova serata pubblica che verrà proposta proprio nel correte mese di novembre a Manno. Relatori saranno i due medici già citati nel presente articolo, i quali ci stanno accompagnando in questo percorso di riflessione teorica ed di approccio pratico alla gestione del futuro. patrimonio comune una problema comune; per trovare soluzioni future coordinate e strutturate in ragione di un intervento mirato sul territorio. In fondo questa modalità di lavoro fu già utilizzata all’epoca dell’introduzione dei contratti di prestazione e, tutto sommato e seppur con diversi punti interrogativi ancora oggi irrisolti, i risultati si sono visti e permettono di disporre di uno strumento comune conosciuto. Anche per altre tematiche e non solo per temi con importanti implicazioni di ordine finanziario (Gestione Qualità, Autismo) vennero costituiti dei gruppi di lavoro che hanno prodotto soluzioni condivise e modi di agire armonizzati. Non è forse giunta l’ora di affrontare in questo modo anche il tema dell’invecchiamento della persona disabile e delle strutture che si confrontano con tale emergenza in modo coordinato, alfine di orientare politiche di intervento mirate non lasciate alle gestione, solo, delle singole Istituzioni? La Fondazione La Fonte, in quest’ottica, è pronta a dare il proprio tangibile contributo. Politiche di intervento coordinate La nostra esperienza interna Per questa ragione al nostro interno in questi ultimi quattro anni si è riflettuto costantemente su questi argomenti ed è nato un gruppo di lavoro con tagli e ruoli professionali misti, che ha cercato di raccogliere informazioni per poi essere trasformate e considerate nell’ambito dello sviluppo futuro delle nostre attività professionali. Il gruppo di lavoro ha avuto modo di confrontarsi con altre realtà analoghe alla nostra, sia con strutture operative in Ticino sia all’estero, alfine di capire come ci si sta muovendo su questo terreno relativamente nuovo. FONDAZIONE Da questa importante riflessione interna, nell’autunno 2011 venne poi ancora proposta una conferenza tematica sull’argomento invecchiamento, questa volta allargata anche a famiglie e personale interessato di altre istituzioni presenti sul territorio. 4 Credo sia ormai tempo di allargare la riflessione attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro cantonale misto che possa comunemente affrontare la tematica. Un gruppo che sia direttamente costituito dall’Ufficio degli invalidi e che possa riflettere in modo allargato per rendere FONDAZIONE 5 NEWS DALL’AZIENDA AGRICOLA DI VAGLIO di Mauro Bocchi, Capo Struttura Fonte 4 Carissimi estimatori dell’azienda agricola, dato che siamo già in autunno, per poter scrivere questo articoletto dovrò fare mente locale e descrivere ciò che è stato nei mesi appena trascorsi. Parto dall’estate che è pur sempre una bella stagione e che quest’anno, a parte un inizio un poco piovoso, lo è stata particolarmente. Come le altre aziende che allevano animali anche qui a Vaglio siamo riusciti a taglia l’erba e a produrre il fieno senza particolari problemi, per capirci “ül fén a l’è a técc”: utenti, operatori, stagiaires e qualche inestimabile volontario, con spirito agreste hanno faticato allegramente e collaborato in questa preziosa attività! Anche la produzione di ortaggi e lamponi è stata notevole: i tunnel, la serra piccola, quella grande ed i campi erano pieni di belle piante di ogni genere. La vendita primaverile di piantine è stata buona ma non eccelsa: rispetto agli scorsi anni i clienti non sono calati ma il venduto è diminuito. Qualche inevitabile problema - tanto per far capire le difficoltà di chi coltiva a chi consuma - è stato causato dalla costante ed elevata presenza di insetti dannosi e malattie varie, specialmente nelle serre. L’alto grado di umidità, la mancanza del sole diretto e altri problemi stagionali, aumentano ancora di più il già di per sé alto rischio di vedersi distruggere le colture ed è pertanto indispensabile porre un controllo regolare, nonché prestare la massima attenzione ai segnali che la natura dà. Per meglio conoscere le insidie e migliorare la produzione delle nostre colture ci stiamo attrezzando e istruendo regolarmente, ponendo una particolare attenzione ai metodi biologici quali: la lavorazione e conoscenza del terreno, l’utilizzo dei prodotti EM, la preparazione del compostaggio, l’integrazione di minerali, il valore delle erbe e degli insetti, ecc ecc ecc ecc ecc…! Per concludere in modo telegrafico e razionale l’articolo, ecco altre generiche informazioni relative alle persone, alle attività e ai vari settori lavorativi: •In giugno siamo stati a Tenero per una giornata sportiva. Il parere unanime è che è stata una giornata fantastica sotto tutti i punti di vista e nella quale, in alcune discipline, ci siamo distinti assai ed avvicinati paurosamente a un paio di record … olimpionici! •Dal profilo dell’organico ecco un dato che val la pena evidenziare: abbiamo felicemente raggiunto la soglia delle trenta persone (25 utenti e 5 operatori). Luana, una giovane proveniente Spazio Strutture 6 dalle Scuole speciali del Sottoceneri è stata recentemente assunta per dare il suo contributo nei settori cucina e laboratorio trasformazione prodotti …. complimenti e auguri cara Luana per il tuo futuro in questa azienda, fucina di bravi lavoratori! •Nel laboratorio trasformazione prodotti (LTP) vi sono state grandi manovre per la fabbricazione di prodotti trasformati: per i mercati, per la vendita diretta in fattoria e, last but not least, per Migros Ticino (marmellate per la linea Nostrani). Segnalo, per i raffinati cultori della culinaria, la presenza - sempre sui robusti bancali della nostra bottega aperta quotidianamente - le seguenti new entry: “Sale marino al sesamo”, “Sale aromatico” e “Pepe marinato” al Merlot ticinese. •Il settore allevamento è sempre molto attivo nella cura dei conigli, delle galline ovaiole e dei maiali. Attenzione: a novembre ci sarà la mazza dei maiali e la conseguente produzione di insaccati e prodotti vari. Non è consentita - per motivi di “pari condizioni di trattamento” - la riservazione dei prodotti della mazza, ma sarà possibile comperare in loco i prodotti fino ad esaurimento scorta. •Gli utenti dell’atelier falegnameria sono sempre a disposizione per lavori di quasi ogni genere, nonché attivi nel creare oggetti e giochi il più interessanti e utili possibile. Anche qui va segnalata una importante novità: la messa in opera (… e in vendita!) della famosa casa – salvadanaio. L’articolo, che ha già riscosso parecchio successo e una nomination nei prossimi Grammy Awards alla creati- te non è così evidente intravvedere già i benefici; ci stiamo inoltre attrezzando per produrre da EM1 (base) gli EM A (EM attivati) e non è escluso che in futuro chi voglia comperare questo prodotto lo possa fare presso la nostra azienda. Il prossimo anno probabilmente si terranno altri corsi qui in azienda. Per informazioni ed iscrizioni potere telefonare al n° 091 871 28 41. vità, è indirizzato ad ogni ceto sociale e dunque, prodotto in molteplici dimensioni anche personalizzate. •Da quattro - cinque anni produciamo piante e arbusti perenni. Recentemente abbiamo intrapreso una campagna pubblicitaria, alla ricerca di clienti privati e/o giardinieri interessati ad ordinarne quantitativi anche notevoli; l’interesse del privato può essere orientato, ad esempio, ad una nuova siepe per il proprio giardino o alle piante perenni da usarsi quali copri terreno. •EM (microelementi effettivi): come promesso ecco le news relative agli EM. Abbiamo iniziato ad usarli con regolarità nel settore allevamento e, in parte, nel settore orto-floricolo dove sinceramen- Spazio Strutture •Produzione del mosto: a fine agosto è riiniziata la simpatica attività. I proprietari di meleti hanno potuto portare le proprie mele qui in fattoria (Centro di raccolta per il Sottoceneri!) per la spremitura. Attenzione: chi non ha mele da trasformare in succo può comperare quello prodotto con le nostre (poche!) mele; non è però possibile riservare 7 (sempre per motivi di “par condicio”) il mosto, ma solo comperarlo direttamente in loco fino ad esaurimento scorte. Chi avesse qualche sparuta pianta di mele ben carica ma poca voglia di raccoglierle (o conosce qualcuno che ce l’ha), ce lo comunichi che arriviamo noi e ce ne occupiamo! •Pompa a pedale: il progetto non è ancora arrivato nell’agognato “porto”; la semplice ed economica pompa azionabile con l’uso delle gambe (come fare step in palestra!) e utilizzabile nei villaggi di paesi quali l’Africa o l’Asia per il pompaggio dell’acqua dai pozzi, non ci è ancora stata consegnata. Noi non disperiamo e crediamo che nei prossimi mesi, magari già entro l’estate prossima, l’interessante progetto si concretizzerà. Rapida carrellata di appuntamenti passati e prossimi venturi: Facciamo e faremo puntualmente i mercati a Tesserete (Ma – Ve) e Ponte Capriasca (Gio); Domenica 26 agosto siamo stati invitati ad una festa (con la nostra bancarella di prodotti trasformati) presso il Marché sull’autostrada a Bellinzona Nord ma per motivi di organizzazione interna non siamo riusciti a parteciparvi; in ottobre abbiamo partecipato per due sabati consecutivi al Mercato della castagna ad Ascona (Associazione AMA); dal 12 al 16 novembre saremo, sempre con la bancarella, alla Migros di Agno; saremo anche all’IKEA le due settimane prima di Natale (Sabato 15 e Domenica 16 compresi). Parteciperemo anche al folkloristico Mercatino di Natale di Tesserete dove speriamo di incontrarvi numerosi per gli acquisti natalizi. non interrompiamo questa tradizionale attività … grazie! Un’importante segnalazione pubblicitaria va fatta per aiutare un prodotto entrato in recessione nel corso di questi ultimi anni. Trattasi delle Corone per i poveri morti e delle Corone di Avvento con le quattro candeline; non ci sono più gli acquirenti di una volta e non sappiamo veramente a cosa attribuire il fatto, chissà forse alla globalizzazione o al fallimento di qualche bilaterale. Fatto sta che nessuno le compera più queste suggestive opere fatte con passione e a mano dai nostri utenti, al punto che rischiamo di prepararle solo su ordinazione. Facciamo pertanto un accorato appello a chi ha ancora un po’ a cuore le usanze dei bei tempi e vi invitiamo a telefonare per spronarci affinché Festa della Fondazione di fine estate (2 settembre): obiettivo raggiunto! è stata una vera bella festa… grazie a tutti quelli che hanno partecipato e a quelli che ci hanno pensato e al meraviglioso sole che splendeva! Festa della mela (20 ottobre): se non avete potuto partecipare, sul prossimo notiziario potrete leggere, e dunque sapere, com’è andata in questa edizione. LEGNA DA ARDERE: fatevi avanti fortunati possessori di camini e stufe, l’inverno freddo e lungo è alle porte e “la legna l’è seca” al punto giusto; il prezzo al quintale non è cambiato e per una cifra modica consegniamo e pure accatastiamo! PROCLAMA CONCLUSIVO Udite udite: una menzione d’onore va a ai nostri volontari che, con il loro contributo, sostengono utenti ed operatori nello svolgimento di un sacco di attività …GRAZIE CON IL CUORE IN MANO CARI VOLONTARI! Eventi probabili per l’anno 2013 da tenere presente: - “Giornata dell’ape” 2° edizione: primavera 2013 - 1° edizione del “1° agosto in fattoria” - 1° edizione del Mercato dell’arte e dell’artigiano in fattoria - Festa di fine estate 2° edizione 1° settembre 2013 Un bucolico saluto a tutti. Spazio Strutture 8 Spazio Strutture 9 Il team cucina di Agno “LIQUIDIAMO”? intervista a Milena a cura della Commissione Interna del Personale Come ti chiami? Milena Dove abiti? Abito a Manno. Vivo con i miei genitori Di che segno sei? Capricorno Cosa facevi prima di lavorare a Fonte 2? Ho fatto le scuole speciali. Prima andavo a Villa Maglia, dopo sono andata a Molino Nuovo e poi sono salita a Trevano, sempre alle scuole speciali. Esternato? Ho fatto l’aiuto cuoca all’asilo di Massagno. Hobbies? Mi piace Sport Invalidi di Lugano. Martedì faccio il gruppo atletica e giovedì faccio il gruppetto bocce. Mi piace anche la musica italiana. Ultimo CD comprato? Quello di Massimo Ranieri perché sono andata al concerto con mia mamma. Ho vinto due biglietti per il Palazzo dei Congressi facendo un concorso su un giornale. Film preferito? Tutti i film che fanno ridere. L’ultimo è “Benvenuti al Sud” che mi faceva ridere! Dove ti piacerebbe andare in vacanza? Mi piacerebbe andare in un posto che non conosco, dove non sono mai stata. Spiegaci il tuo lavoro Lavoro nella cucina o mensa di Fonte 1 e Fonte 2. Aiuto il Silvio e la Maria Grazia. La mattina aiuto a pelare le carote, lavo l’insalata e le pentole che ho usato. Dopo pranzo lavo i tavoli, scopo il pavimento e riordino le stoviglie. Cosa ti piacerebbe fare in futuro? Andare sempre bene al lavoro! “«Vita liquida» e «modernità liquida» sono profondamente connesse tra loro. «Liquido» è il tipo di vita che si tende a vivere nella società liquido-moderna. Una società può essere definita «liquido moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.” (Introduzione a Vita liquida, Laterza 2006). Così si esprime Zygmunt Bauman a proposito della nostra società tardo moderna che nel precedente Modernità liquida (Laterza 2002) definisce come l’epoca dell’affermazione dell’individualismo, un individualismo povero dove prevalgono l’incertezza e l’ansia del fallimento. Fra tutte le innumerevoli e interessanti pubblicazioni di Bauman, la tesi esposta nel più recente Le sfide dell’etica (ed. Feltrinelli, 2010) è quella che ha suscitato il nostro interesse di membri della Commissione Interna del Personale. Il libro si apre con una constatazione: siamo nell’epoca dell’après-devoir, in cui abbiamo bandito ogni dovere in quanto tale, ogni responsabilità morale, ogni utopia politica. È l’epoca dell’individualismo puro, in cui ogni sacrificio è un “fare più del necessario”, qualcosa di velleitario, di datato, in fin dei conti di stupido. Abbiamo forse, finalmente, trovato una risposta teorica alla domanda che, da tempo, i membri della CIP si pongono? Che sia quindi giunto davvero il tempo PAROLA AI PROTAGONISTI 10 10 di “liquidare” anche la Commissione Interna del Personale della Fondazione La Fonte? La forte spinta all’individualismo difficilmente si coniuga con l’idea di partecipazione e le difficoltà incontrate dalla Commissione non sono che il riflesso di questa ardua convivenza. Ma secondo Bauman, l’approfondimento dell’individualismo porta l’uomo a scoprire la libertà radicale di andare contro ogni consuetudine consolidata, anche contro ogni moda di asocialità e di amoralità. Nel confronto radicale con se stesso e con i propri desideri l’uomo scopre la fondamentale ambivalenza, eternamente diviso tra un egoismo trainante e un’empatia insopprimibile verso il prossimo; se ne conclude che l’etica è qualcosa di inestirpabile nel soggetto: “la responsabilità morale è la prima realtà dell’Io”. Auspichiamo quindi che una rinvigorita responsabilità morale ma soprattutto sociale, indispensabile per far fronte a questo momento di crisi globale, i cui effetti si fanno sentire sul mondo lavorativo, vi rianimi, cari colleghi, motivandovi a partecipare, a promuovere la collaborazione, la discussione interna all’istituzione e a sviluppare un senso di responsabilità comune perché “se la partecipazione viene messa a dormire, la democrazia finisce” (Bauman). A dicembre scade il mandato dell’attuale Commissione interna. Candidatevi numerosi! Zygmunt Bauman è nato da genitori ebrei in Polonia nel 1925. Fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939. Dopo la guerra, iniziò a studiare sociologia all’Università di Varsavia. Bauman collaborò con numerose riviste specializzate. Nel marzo del 1968, la ripresa dell’antisemitismo, utilizzato anche nella lotta politica interna in Polonia, spinse molti ebrei polacchi a emigrare all’estero; tra questi, molti intellettuali distaccatisi dal regime. Bauman, che aveva perso la sua cattedra all’Università di Varsavia, fu uno di questi. Egli dapprima emigrò in Israele per andare a insegnare all’Università di Tel Aviv; successivamente accettò una cattedra di sociologia all’Università di Leeds (Regno Unito), dove dal 1971 al 1990 è stato professore. Dal 1971 ha quasi sempre scritto in lingua inglese. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una fama internazionale grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo sul nazismo e l’Olocausto. Ha assunto anche la nazionalità inglese. (tratto da Wikipedia) COMMISSIONE DEL PERSONALE 11 FESTA DI FINE ESTATE Photo service by GRETA FESTA DI FINE ESTATE Photo service by GRETA Certificazione della qualità: da UFAS/AI:2000 a ISO 9001:2008. Dialogo immaginario con il Notiziario a causa di un’insolazione di Stefano Rimoldi, Coordinatore Servizi Ciao! scommetto che vuoi scrivere della certificazione ISO. Per forza lo sai, hai il sommario a pagina 1! Comunque sì, a inizio 2012 il nuovo ente certificatore (SQS) ci ha suggerito di indirizzarci alla certificazione ISO 9001, vista la completezza della documentazione inerente il nostro sistema organizzativo, e così è stato. Di che si tratta esattamente? Si tratta…sei pronto?… di una certificazione riconosciuta in oltre 100 Paesi, conferita da un ente indipendente che attesta l’esistenza, all’interno di un’azienda, di un sistema di gestione articolato e strutturato secondo delle norme di riferimento volte a garantire una serie di prestazioni e servizi professionali coerenti con il livello di qualità dichiarato. Accidenti…ho dovuto rileggere tre volte, per capire bene!… insomma un passo in avanti rispetto alla certificazione UFAS condotta fino allo scorso anno, giusto? In effetti la norma UFAS/AI:2000 era derivata dalla ISO ma aveva tonalità più morbide. Più che un passo in avanti, però, è una nuova sfida: così come oltre dieci anni fa è stato allestito il sistema di gestione della qualità, in un contesto che lo ha accolto con scetticismo e con una certa resistenza, ora si tratta di ripartire affinando ulteriormente gli strumenti che abbiamo. Sarà un lavoro tosto. Perché ci furono resistenze? Perché fu introdotto un cambiamento culturale nel modo di lavorare: da una situazione in cui vi era un uso davvero limitato di evidenze di lavoro (intendo strutturate e sistematiche) si dovette passare a una situazione in cui ogni aspetto organizzativo trovasse descrizione, nero su bianco, del suo funzionamento. Dunque avete semplicemente scritto quello che già si faceva. Sì e no. È stata anche un’occasione per pensare a quello che si faceva. Quando descrivi quello che fai e perché, ti puoi accorgere che forse ci sono dei modi per farlo meglio. Talvolta arrivi anche a ripensare il perché, sviluppando il pensiero istituzionale. Dopo tanto tempo dovrebbe essere tutto a posto, allora…perché pensi che sarà un lavoro tosto? Perché se l’epoca della norma UFAS ha lanciato un cambiamento nella cultura del lavoro, l’epoca della norma ISO lancia l’assiduità metodologica, la disciplina delle prassi e la documentazione del lavoro attraverso la produzione di evidenze, indicatori, report periodici. Beh… chi ha la sventura di lavorare con te sa quanto tu insista sul dare evidenza di quanto si fa, registrare le attività svolte, fornire dati trasparenti sul proprio lavoro a chi lo deve valutare… le norme non fanno che supportare le tue manie! Molto spiritoso…ma effettivamente serve un nuovo clic: oggi un buon professionista non è più solo “colui che fa”, ma “colui che fa E documenta” (nota la maiuscola, prego). Dunque si tratta di una ripartenza perché dopo i grandi sforzi nel ripensare il lavoro ai sensi di una sempre maggiore SPAZIO STRUTTURE efficienza, ora bisogna ripensare a come garantire questo ulteriore tassello. Le evidenze vanno prodotte per pressoché ogni ambito organizzativo, e il punto è che non siamo ancora preparati a farlo. Non solo: l’impostazione del lavoro di ognuno, oggi, è il risultato di un grande sforzo di ottimizzazione svolto nel corso del tempo ed è difficile ricavare margini supplementari. Un sistema organizzativo - quello che oggi è chiamato sistema di gestione della qualità - non fa altro che descrivere come funzionano le cose Ahi…non sono sicuro di voler sapere perché! Te lo dico ugualmente, mio inerme periodico: l’altro elemento in gioco è la appropriatezza dei servizi professionali offerti. Un sistema organizzativo - quello che oggi è chiamato sistema di gestione della qualità - non fa altro che descrivere come funzionano le cose: “qualità”, a dispetto dell’accezione positiva che viene (errone- amente) conferita al termine, deriva dal latino “qualis”, che significa semplicemente caratteristica. Detto in modo brutale: un sistema di gestione della qualità descrive quello che si fa. Una certificazione attesta che si fanno le cose descritte. Il tipo di certificazione (la norma di riferimento) mette dei paletti per descrivere un certo tipo di cose. Ma allora non garantisce che le cose che si fanno siano quelle giuste! Hai centrato il punto, sagace Notiziario: delle garanzie di minima esistono, poiché un sistema di gestione fa sempre riferimento a degli standard da rispettare, però nei servizi alla persona esiste un ventaglio molto ampio di modalità per farlo, e la pertinenza di tali modalità non è scontata. Non si può ottimizzare di più? E chi lo sa… di certo non lo si può fare all’infinito: c’è un confine tra ottimizzazione e sovraccarico che è bene non superare, perché la mole di lavoro va a discapito della cura del dettaglio. Se non vogliamo incastrarci nella quadratura del cerchio, occorre riflettere e trasformare il modo di lavorare nella forma più conveniente per tutti: per chi paga un servizio, per chi lo riceve, per chi lo eroga… i servizi alla persona sono delicati e complessi anche per tutti i mutamenti di contesto a cui occorre far fronte. Insomma, non capisco: l’ISO è stato un affare o una fregatura?? Né l’uno né l’altra. La nuova certificazione rappresenta l’ennesima occasione per ripensare, come è accaduto anni fa, a quello che si fa e come, e per sviluppare il pensiero istituzionale. In fin dei conti nulla ci vieta di fare retromarcia e tornare alla vecchia certificazione …però vale la pena provarci e sfruttare questa opportunità per capire se ne è traibile del controvalore. E poi bisogna anche aggiungere che tutto ciò è solo la metà dell’opera. 16 SPAZIO STRUTTURE 17 Acquistare i nostri prodotti, anche per fare un omaggio a chi vi è più caro, contribuisce fattivamente alla raccolta fondi per il sostegno delle persone disabili alle quali la Fondazione La Fonte dedica quotidianamente attenzione e impegno. Formazioni interne ed esterne rappresentano delle chance preziose di vedere meglio ciò che facciamo e come Vi presentiamo la nostra selezione: un olio naturale e una scelta di vini tra i quali “Fonterosso”, appositamente creato per la nostra Fondazione. Grazie sin d’ora per il sostegno. E quindi? E quindi la sfida non è solo nel ripensare il modo di lavorare per poter documentare, dare evidenza, rendere conto in modo trasparente… è anche, parallelamente, tenere alta l’attenzione per erogare servizi appropriati… fare le cose giuste, come hai detto tu. Per farlo, non bastano le vostre competenze? Da un lato sì, purché vengano effettivamente messe e tenute in gioco: sai, il rischio delle prassi procedurate è l’allentamento dei pensieri, la sgranatura delle riflessioni. D’altra parte, per non cadere in questa trappola, possiamo e dobbiamo sfruttare tutti i momenti di analisi, valutazione, confronto e apprendimento. I controlli delle istanze cantonali, gli approfondimenti su tematiche specifiche (invecchiamento, buon trattamento, ecc.), le formazioni interne ed esterne rappresentano delle chance preziose di vedere meglio ciò che facciamo e come. Va intesa come una crescita continua, un trarre insegnamento dagli errori e dall’esperienza. Non è la norma ISO che farà la differenza, ma la nostra capacità di evolvere. Il vino è fonte di gioia 1. “Fonterosso” - Merlot-Gamaret (Vini Rovio Ronco SA) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 120.00; Bottiglia MAGNUM fornita con confezione regalo: CHF 50.00 2. Canevel - Prosecco di Valdobbiadene, spumante brut DOC - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00 3. Rosso dei Venti - Merlot della Svizzera Italiana (Luca e Antonio Parravicini - Corteglia) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 72.00 4. Elisir - vino Bianco Svizzero (Tenuta Trapletti - Coldrerio) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00 5. Baiocco - Merlot DOC del Ticino (I vini di Guido Brivio SA - Mendrisio) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00 6. Cultivar Biancolilla di Montagna - Olio Extra Vergine d’Oliva bio - Bottiglia da 50cl: CHF 12.50 Ma allora… la certificazione ISO non è per niente un punto di arrivo, vero? Temo di no, mia acuta rivista. I prodotti sono disponibili in confezioni normali (cartoni bianchi da 6 bottiglie) adatti alla spedizione oppure in graziose confezioni regalo adatte anche per il periodo natalizio: • confezione da 1 bottiglia CHF 3.50 • confezione da 2 bottiglie CHF 5.50 • confezione da 3 bottiglie CHF 6.80 • confezione da 4 bottiglie CHF 9.00 • confezione da 6 bottiglie CHF 12.50 …sarà un lavoraccio… …un lavoraccio, già… …ti piace, vero? …mmm…ho preso troppo sole, sto parlando con un giornalino. I nostri prodotti possono essere ordinati anche via internet sul sito www.lafonte.ch SPAZIO STRUTTURE 18 AZIONE VINI 19 Il Servizio informatica e mezzi ausiliari Servizio informatica e mezzi ausiliari Unitas Via S. Gottardo 49 6598 Tenero Tel. 091 735 69 19 Fax 091 745 48 69 E-mail: [email protected] Il servizio si occupa di trovare, di mettere a punto e di fornire alle persone cieche e ipovedenti i mezzi ausiliari adeguati a rendere la vita più semplice a chi non vede o vede male. Esso è rivolto a un’utenza diversificata, da ragazzi a partire dalle prime classi delle scuole elementari fino alle persone della terza e quarta età, da persone che iniziano ad avere problemi con la vista nella vita quotidiana, sul lavoro o nello studio a persone con patologie più gravi. Bastoni bianchi di ogni lunghezza e qualità, orologi tattili o parlanti, bilance per persone o da cucina parlanti, calcolatrici parlanti, gadget per controllare le banconote o le monete, giochi con accorgimenti tattili sono solo alcuni degli articoli disponibili. Oggi però l'ausilio maggiore è costituito dal computer adattato alle esigenze dei disabili della vista, grazie ad applicazioni specifiche che consentono loro di accedere alle informazioni dello schermo. Ciò permette di usare il computer per leggere, scrivere, comunicare mediante la posta elettronica e navigare in Internet. L'Assicurazione Invalidità e la Unitas finanziano parzialmente queste costose attrezzature, mentre per coloro che svolgono un’attività lucrativa e per gli studenti la copertura da parte dell'Assicurazione invalidità è totale. Le attività del servizio si moltiplicano a seguito dell'arrivo sul mercato di nuovi mezzi, sempre più tecnologici. Si tratta spesso di un impegno particolare, quasi personalizzato, che va dall'informazione sulle apparecchiature speciali alla dimostrazione del loro funzionamento, dall'introduzione all'uso del computer ai test sulle ultime novità, dalla preparazione e configurazione delle istallazioni all'assistenza a domicilio. Dal 1992, grazie ad un progetto ticinese, è pure disponibile l’Edicola elettronica, un programma che permette a ciechi e ipovedenti di leggere quotidianamente da casa sul proprio computer giornali e riviste nazionali ed esteri. 1 2 3 La postazione informatica speciale per chi non vede è generalmente dotata: 1) di una voce artificiale che permette di usare il com- puter anche con lo schermo spento (sintesi vocale) e/o di una riga Braille che tramuta i caratteri dello schermo in segni in rilievo; 2) di un sistema di ingrandimento di quanto appare Mi chiamo Marco. Queste righe sono scritte in Braille (Mi chiamo Marco. Queste righe sono scritte in Braille) Il Braille è una scrittura con dei puntini in rilievo per le persone che non vedono. Si scrive con una macchina speciale che ha 6 tasti. Io ho imparato a leggere e scrivere in Braille in un collegio a Losanna quando ero piccolo. Tornato in Ticino, nel 1982 sono andato a lavorare al laboratorio alla Foce della Fondazione La Fonte. Lisciavo il legno e montavo penne e siringhe. Ho sempre continuato a leggere e scrivere in Braille. Quando la mia macchina da scrivere si è rotta sono andato a Casa Andreina a prenderne un’altra nuova. Bea, una signora che insegnava a usare le macchine per scrivere, mi ha detto che avrei anche potuto imparare a scrivere con un “computer parlante”. Mi sarebbe piaciuto tantissimo ma… bisognava imparare a usare una tastiera di quelle normali con tanti tasti. Mi sembrava una cosa molto difficile ma ce l’ho fatta. Ho imparato a memoria tutti i tasti e per farlo hanno attaccato con la colla dei pezzetti di plastica con le lettere scritte in Braille. Claudio dell’UNITAS mi ha poi portato il mio primo computer. Ha collegato la tastiera al computer e… emme, a, erre, ci, o. Una voce, un po’ strana, ripeteva ogni lettera che schiacciavo. Finita la serie di lettere, fatto lo spazio, sono andato a risentire tutta la parola: MARCO. Ero emozionatissimo. Col tempo ho poi imparato a usare sempre di più il computer e senza troppi aiuti. Potevo scrivere e stampare messaggi da portare a casa, da dare ai miei amici. Quando poi mi hanno insegnato a andare in Internet e a usare la posta elettronica ero contentissimo. Nella memoria del mio computer, che si chiama rubrica, ci sono gli indirizzi dei miei amici. E se qualcuno ha voglia di scrivermi, il mio indirizzo è [email protected] Mi hanno portato un computer anche a casa. La mia mamma, felice di questa novità, non ha però mai voluto toccare nemmeno il bottone per accenderlo. Per fortuna, al piano di sopra abita Ugo, un nostro amico, che con i computer ci sa fare. Io lo chiamo il Maestro: viene a casa mia una o due volte alla settimana per stare con me mentre scrivo con il computer. Finito di scrivere si va tutti in terrazza a gustare una birretta servita dalla mia mamma. Se non avessero inventato il computer non avrei mai potuto scrivere un articolo per il Notiziario della Fonte. O forse, l’avrei scritto in Braille ma quanti , fra voi, sarebbero riusciti a leggerlo? Ho conosciuto Marco qualche anno fa. Abitiamo nello stesso condominio e la conoscenza reciproca è stata naturale. Devo ammettere che è la prima volta che ho un contatto così ravvicinato con una persona non vedente. La conoscenza si è poi trasformata in modo naturale in amicizia e mi ha obbligato ad “aprire gli occhi” sul mondo, finora sconosciuto, dei non vedenti. Quest’apertura è stata un arricchimento personale. Con incontri bi-settimanali ho un po’ aiutato Marco a migliorarsi a lavorare al suo computer in modo abbastanza autonomo. Sono molto contento dei progressi che ha fatto. Comunque ringrazio Marco per la sua amicizia e anche per l’ impegno e la costanza che dimostra nell’ apprendimento. Ugo sul video (solo per gli ipovedenti); 3) di un programma collegato ad uno scanner che trasforma in pochi secondi i testi cartacei in file leggibili mediante la sintesi vocale e/o l'ingrandimento a video. PAROLA AI PROTAGONISTI 21 IL CONSUNTIVO DEL “VECCHIO” CAPO UFFICIO DEGLI INVALIDI di Gabriele Fattorini In queste pagine del nostro Notiziario abbiamo il grande piacere di poter ospitare Gabriele Fattorini, che sino a fine luglio ha rivestito il ruolo di capo ufficio degli invalidi in seno al DSS. Approfittando del suo commiato e dei molti anni trascorsi lavorando a suo stretto contatto, ci ha gentimente concesso una riflessione conclusiva che fa riferimento al suo percorso professionale in quel di Bellinzona. Pubblichiamo dunque con piacere queste sue interessanti considerazioni, che in parte offrono un panorama dell’evoluzione che ha subito il nostro settore. Auguriamo a Gabriele Fattorini ogni bene per la sua nuova attività professionale, nella veste di nuovo Direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano. Nel contempo formuliamo a Christian Grassi, nuovo capo ufficio degli invalidi a Bellinzona, un proficuo lavoro ed ogni soddisfazione per questo suo importante ruolo. ro venni a contatto con i vari Uffici dell’amministrazione cantonale presso la quale, nel 2000 si aprì un’importante opportunità professionale in qualità di capo-servizio dell’Istanza di compensazione presso la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie. L’approdo all’Ufficio degi invalidi. Dopo una formazione di base in ambito commerciale, con l’idea di riprendere l’attività portata avanti dalla mia famiglia, ho affrontato la prima esperienza professionale presso il settore finanziario del Comune di Balerna. Durante quegli anni ho deciso di completare la formazione frequentando la Scuola Superiore per i Quadri dell’Economia e dell’Amministrazione (SSQEA), per una durata di 4 anni paralleli all’attività professionale. Questa formazione mi ha casualmente avvicinato al settore socio-sanitario, che ho conosciuto grazie al lavoro finale di tesi svolto nell’ambito della calcolazione dei costi dei Servizi d’appoggio al mantenimento a domicilio. Durante l’allestimento di questo lavo- Due anni quale capo-servizio dell’istanza di compensazione hanno facilitato il mio passaggio alla funzione di capoufficio degli invalidi, posizione che ho ricoperto dal 2002 fino al mese di luglio 2012. In estrema sintesi l’Ufficio che ho diretto sino a poco tempo fa si occupa del finanziamento, del coordinamento e della vigilanza delle strutture che accolgono persone con andicap. Settore estremamente interessante poiché retto dal concetto di integrazione sociale e professionale delle persone con andicap che permette ai suoi attori di spaziare dalle strategie commerciali - applicate ai laboratori protetti - a quelle assistenziali rivolte a persone con bisogni di cura più rilevanti. Durante i 10 anni di permanenza all’Ufficio degli invalidi l’attività e la complessità del settore sono parecchio cresciute. L’OSPITE Perequazione finaziaria tra Stato e Cantoni e finanziamento delle strutture. Nel 2006 è stato introdotto il nuovo sistema di finanziamento attraverso i contratti di prestazione. Spesso contestato per paura di potenziali ripercussioni finanziarie, questo progetto ha coinvolto gli istituti attraverso un’importante fase formativa e di sperimentazione. Concepito sul principio dei parametri standard, questo modello di finanziamento prevede un rapporto contrattuale fra lo Stato, che acquista, e gli istituti, che offrono prestazioni di varia natura, corrisposte dal versamento di un contributo globale. Fermo restando il rispetto dei vincoli quantitativi, qualitativi e finanziari stabiliti nel contratto di prestazione, il contributo globale prevedeva una maggior autonomia degli enti, che potevano gestire e ottimizzare le risorse a loro disposizione. Nella realtà non posso dire di aver sempre assistito ad un’assunzione di responsabilità ed autonomia da parte degli istituti. Da una parte le condizioni quadro alla 22 base dei contratti di prestazione e le disposizioni (legittime) inerenti i costi del personale non permettono un margine di manovra tale da rendere lo strumento del contratto flessibile come lo si poteva auspicare. Dall’altra ho invece assistito a difficoltà oggettive nel far proprie le nuove regole contrattuali che si sono talvolta tradotte (per entrambi i partner) in una reinterpretazione del precedente sistema di copertura del disavanzo. Nel 2008 l’entrata in vigore del progetto di Nuova perequazione finanziaria e ripartizione dei compiti fra Confederazione e Cantoni (meglio nota come Nuova Perequazione Finanziaria) ha trasferito ai Cantoni le competenze finanziarie e pianificatorie nell’ambito delle strutture che accolgono persone con andicap e delle scuole speciali. Questo passaggio ha indicativamente comportato il raddoppio dell’impegno finanziario del nostro Cantone in questo ambito, e la necessità di introduzione di importanti adeguamenti legislativi tra cui il regime di autorizzazione d’esercizio e le competenze dell’Ufficio nell’ambito della vigilanza degli istituti. Il nostro Cantone ha risposto positivamente a questo e altri importanti impegni. Basti pensare al fatto che nel 2002 i contributi annuali erogati dall’Ufficio degli invalidi ammontavano a quasi 28 mio. di franchi, passati nel 2012 a quasi 107! La situazione prima….e dopo. Al mio arrivo l’Ufficio coordinava ca. 1’100 posti in istituti per adulti con andicap a fronte dei quasi 1’500 del 2012. I partner esterni, prevalentemente Fondazioni e Associazioni private, operavano sul territorio attraverso 55 strutture per adulti e 6 per minorenni. Oggi sul territorio vi sono 87 strutture per adulti e 5 per minorenni. Non credo dunque che si possa recriminare all’ente pubblico di non aver dato la giusta attenzione al settore dell’andicap. Molte sono le sfide future legate ad esempio all’invecchiamento delle persone con andicap, al disagio psichico giovanile, all’aumento delle persone L’OSPITE con andicap fisico acquisito, alla cronicizzazione di alcuni tipi di dipendenza. Sebbene in un contesto dove gli aspetti finanziari non possono essere ignorati, sono convinto che il nostro Cantone affronterà queste sfide con la disponibilità dimostrata sino ad oggi, forte dell’importante rapporto fra Stato e privati. 23 GIORNALISTI IN ERBA La legge assicura delle condizioni quadro di buona qualità che richiedono però un apporto attivo da parte di chi è costantemente impegnato sul territorio Inutile nascondere che il rapporto di partenariato, frutto della buona collaborazione con direzioni, consigli di fondazioni e comitati d’associazione, è pur sempre basato su una relazione di finanziamento e controllo, che talvolta porta ad inevitabili divergenze di opinione. Ricordo tuttavia raramente situazioni dove una divergenza di opinioni abbia richiesto l’intervento di un’istanza decisionale neutra. Affrontare queste sfide comporta il coinvolgimento di tutti. Creatività ed iniziativa che hanno sempre contraddistinto le varie attività promosse in favore delle persone con andicap sono un elemento che deve essere fatto proprio da tutti i partner e dagli operatori che sono a contatto diretto con l’utenza. In più occasioni si è parlato della buona base legislativa sulla quale poggia il nostro Cantone in questo settore. La legge assicura delle condizioni quadro di buona qualità che richiedono però un apporto attivo da parte di chi è costantemente impegnato sul territorio. Se la legge cantonale era all’avanguardia al momento della sua creazione (1979) è importante che sia messa in pratica con competenza, professionalità e con passione soprattutto da parte di chi è chiamato a svolgere l’importante ruolo dell’aiuto e del sostegno a persone fragili. Troppo spesso ho constatato una perdita di entusiasmo da parte degli operatori. Questa situazione deve far riflettere tutti i partner. Per i professionisti il settore dell’andicap è ricco di stimoli e permette di offrire risposte mirate – sia in termini terapeutici sia in termini di tipologia di strutture protette – a persone che in modo improvviso o dalla nascita si l’am ore! ” (R osa nna ) Dal mese di aprile di quest’anno il Centro Diurno Fonte 1 di Agno ha ampliato il suo ventaglio delle attività. Una di queste è Il Giornalino. Un gruppo di specialisti si è riunito per formare una redazione: sono Cristina, Daniela D, Daniela V, Daniel, Francesco, Lorenza, Luciano, Marco, Marinella, Michele, Monica, Rosanna, Silvana e Sonia. Inoltre è nata una collaborazione esterna con Patrizia di Fonte 2! Dopo una lunga discussione si è scelto di chiamare questo giornale Il Fontino. trovano a vivere in situazione di fragilità. A quasi due mesi dal mio cambiamento d’attività traccio un bilancio estremamente positivo dell’esperienza maturata presso l’Amministrazione cantonale, spesso ingiustamente criticata per essere “troppo distante dalla realtà” o per “la troppa rigidità” nell’applicazione della legge. Il contesto nel quale i funzionari sono chiamati ad operare è talvolta molto vincolante, le realtà sono complesse e i funzionari sono chiamati ad affrontarle tenendo conto dei principi di equità e proporzionalità. Un compito non facile. Lascio il settore dell’andicap per una nuova importante sfida legata all’invecchiamento, certo di poter declinare la mia esperienza professionale passata a quella attuale, perché personalmente non credo a quegli steccati che sempre più difficilmente separano l’andicap, l’invecchiamento ed altre problematiche di natura sociale che coinvolgono tutta la popolazione. Attraverso le proprie abilità e risorse, ciascuno ha potuto identificarsi con un ruolo: informatico, disegnatore, fotografo, giornalista, grafico, redattore, ecc. Il Fontino offre una vasta panoramica di tematiche legate ai piaceri e agli interessi dei membri della redazione, tra cui la rubrica-ricordo C’era una volta, i Giochi per l’estate, l’imperdibile Cruciverba, l’immancabile Oroscopo, le indispensabili Previsioni Meteo, la gustosa Ricetta, l’Angolo dell’arte. Ognuno si è impegnato molto, con un risultato concreto: la pubblicazione del primo numero in concomitanza con le vacanze estive! Sono state distribuite alcune copie - omaggio. Dal secondo numero chiederemo un piccolo contributo per sostenere le spese di stampa. grande. nel gruppo re a st le ci fi if d gruppetti, Per me era va anche a ra vo la si i, o ,p vere un Per fortuna potuto scri o h e lio g me così stavo no) mio!” (Lucia o tt tu pezzo “A m e pi ace !” (C ristin a) L’OSPITE “Ch i no n la vora non fa 24 “Io non so né leggere né scrivere, ma mi sono divertita per ché aiutavo a disegnare le righe del cruciverba” (Sonia) “Per me è stato u n po’ dif non vedo ficile p … ma è s ta to bellissim erché ci concen o perché triamo ad imparare (Marco) tante cos e” PAROLA AI PROTAGONISTI 25 NON BALBETTIAMO EUFEMISMI di Carlo Silini, per gentile concessione del Corriere del Ticino Con questo interessante contributo a firma Carlo Silini, “rubato” al Corriere del Ticino dello scorso 28 agosto 2012, il quale ci ha gentilmente autorizzati alla ri-pubblicazione sul nostro organo di informazione, troviamo interessante poter ridare voce ad una tematica che spesso riaffiora nel nostro lessico professionale e che, a torto o a ragione, solleva spesso dibattiti. Discussioni che, seppur fondate da un legittimo sentimento di solidarietà e di eguaglianza e dal profondo rispetto verso la Persona, non lasciano che blande tracce di sé. Questo poiché del tutto sterili in rapporto alla centralità della vera questione, che purtroppo non cambierà nella sostanza e che, come ben dice il giornalista, ci porta semplicemente a riparare dietro ad un semplice buonismo linguistico. L’articolo in questione è tratto da un argomento circoscritto alle Paraolimpiadi londinesi tenutasi in questa fine estate, che hanno fatto da chiusura alla ben più redditizia e nota kermesse dell’Olimpiade: quella “vera”, quella senza la H davanti…. tanto per intenderci. Abbiamo troppa paura delle parole. Lunedì il presidente del comitato preolimpico internazionale, Sir Philip Craven, ha chiesto ai notiziari di abolire la parola “disabile” nei servizi che si occuperanno delle Paraolimpiadi. “Questo è sport. Non si tratta di disabilità. Io vengo dallo sport (...). Si sa cosa significa la parola disabile. Che qualcosa non funziona. Ti piacerebbe che ti definissero così? Se vuoi usarla la decisione è tua. Ma prova ad abbandonarla. È difficile all’inizio ma prova ad abbandonarla.” La proposta di Sir Craven è nobile nelle intenzioni, ma concettualmente sbagliata. È vero che la civiltà passa spesso dal vocabolario e la scelta di un lemma invece di un altro non è mai innocente. Dire che una persona “è di colore” veicola un sistema di valori molto diverso da quello sottointeso dalla parole “negro”. Ci sono parole che indicano disprezzo ed è imperativo evitarle e condannarle. Ma, per quanto evochi una condizione di sfavore, “disabile” non è una di quelle. Dobbiamo chiederci, quindi, se esista un modo indolore per parlare della disabilità. Sfogliando il dizionario dei sinonimi e dei contrari troviamo “handi- cappato”, che non è meglio di disabile: se hai un handicap ti manca qualcosa, o no? Poi c’è “invalido”, uno che, lo dice la parola, non è valido. Peggio che andar di notte. Segue “menomato”, che con quel “meno” davanti non consente allegrie; “minorato” e pensi ad un pazzo; ”svantaggiato” e ti pare che sia un po’ troppo vago (dovresti dire “svantaggiato fisico” OPINIONE SUL TEMA Lo posso testimoniare in prima persona avendone conosciuti e conoscendone parecchi. Ma la definizione rischia di essere troppo ingenua e consolatoria. Come se essere disabili significasse anche essere automaticamente buoni, o più buoni degli altri. E sarebbe quanto meno azzardato sostenere che l’handicap va sempre di pari passo con la virtù, come ben sanno gli operatori sociali. Inoltre, a ben pensarci, l’espressione “diversamente abili” penalizza due volte gli handicappati perché li qualifica come “diversi” anche nelle loro abilità. Una doppia ghettizzazione che li allontana ancora di più dalle persone “normali”. Gli si rende davvero un buon servizio chiamandoli così? Il vero problema, in realtà, non sta nel dizionario. Non esiste nessun modo per dire che i disabili non sono disabili. Gli atleti delle Paraolimpiadi londinesi non lottano per nascondere la loro condizione al mondo, né con le parole né con i fatti. Altrimenti non sarebbero lì, a Londra, dove si mostreranno per quello che sono. E ci incanteranno non perché sono disabili, ma perché lottano con la stessa tenacia, lo stesso spirito di sacrificio, lo stesso coraggio degli atleti delle Olimpiadi. Se davvero vogliamo rispettarli non chiudiamo gli occhi e non balbettiamo eufemismi. Non sono stupidi, non sono bambini. Se davvero vogliamo onorarli, giudichiamoli, nel bene e nel male, per quello che ci faranno vedere in pista. o “svantaggiato mentale”: vi pare carino?) Infine un capolavoro di buonismo linguistico: “diversamente abile”. Su quest’ultima definizione vale la pena soffermarsi più a lungo. Perché probabilmente è vero che, rispetto ai “normodotati”, i disabili hanno in genere una maggiore sensibilità, un gusto per la vita più pieno, un approccio più diretto al mondo dei sentimenti e dello spirito. 26 OPINIONE SUL TEMA 27 biglietti natalizi della Fondazione La Fonte P. P. 6991 Neggio DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Soldati 29, 6991 Neggio CCP 69-2955-7 Tel. 091 606 56 56 Fax 091 606 71 20 E-mail [email protected] www.lafonte.ch .5 cm Direttore: Rossano Cambrosio Amministratore: Patrizia Lotti tale, 14.5 x 14 1. Notte di Na 2. San Nicolao, 14.5 x 14.5 cm Coordinatore Strutture: Mirko Scherler Coordinatore Servizi: Stefano Rimoldi SETTORE LAVORATIVO FONTE 1 CENTRO DIURNO Via Pezza 3, 6982 Agno Tel. 091 604 58 54 FONTE 2 LABORATORIO PROTETTO Via Pezza 3, 6982 Agno Tel. 091 604 58 43 3. Albe Cari amici della Fonte, “Avvento”, tempo d’attesa, tempo di riflessione, tempo di gioia per quei primi fiocchi di neve che pizzicano l’aria, per quel San Nicolao che non manca mai all’appuntamento. Tempo, per molti, troppi, di affannosa ricerca di un tetto e di un po’ di tepore; tempo, per molti, di allegria, di musica e di canti, di profumi di cose buone. Tempo di condivisione… tempo in cui nasce il desiderio di scrivere un pensiero dal cuore. Come ogni anno i nostri artisti del centro diurno di Agno rispondono a questo desiderio proponendoci la loro visione di questo tempo di preparazione al Natale: tre rappresentazioni classiche che vogliono portare, con la loro freschezza, sentimenti di calore, di allegria e di incanto. È possibile ordinare piccoli quantitativi dei biglietti natalizi senza stampa personalizzata (CHF 3.00 l’uno), mentre per ordinazioni di grandi quantitativi, oppure per la stampa di un vostro testo personalizzato, vi preghiamo di volerci interpellare entro il 12 novembre prossimo al numero telefonico 091 606 56 56 o tramite fax 091 606 71 20. Il nostro servizio amministrativo sarà a vostra disposizione per ulteriori ragguagli. Restiamo in attesa di un vostro gradito ordine e, sperando di annoverarvi tra i nostri numerosi sostenitori, vi ringraziamo già sin d’ora. AZIONE NATALE FONTE 4 AZIENDA AGRICOLA PROTETTA Fondazione Lions Club, Lugano 6947 Vaglio Tel. 091 943 42 47 FONTE 7 PANETTERIA PASTICCERIA “IL FORNAIO” • Sede di Via G. Buffi 4A, 6900 Lugano Tel. 091 921 04 24 • Sede di Piazza Molino Nuovo, 6900 Lugano Tel. 091 921 44 48 • Supsi Caffé, 6928 Manno Tel. 077 421 35 31 SETTORE RESIDENZIALE FONTE 3 CASA CON OCCUPAZIONE 6991 Neggio Tel. 091 606 56 56 FONTE 5 APPARTAMENTI PROTETTI 6991 Neggio Tel. 091 606 56 56 FONTE 6 CASA SENZA OCCUPAZIONE Via J. Corty, 6982 Agno Tel. 091 605 38 58 FONTE 8 CASA CON OCCUPAZIONE Via Beltramina 18a, 6900 Lugano Tel. 091 976 08 18 Stampa: Tipografia Stucchi - Mendrisio Grafica: www.sdb.biz - Chiasso 14.5 cm ro, 14.5 x