I PROBLEMI DEL LAVORO Chiude il call center, persi cento posti E’ in viale Montegrappa: «Qui si guadagnava bene» Penalizzati studenti universitari e mamme con bambini LA TESTIMONIANZA di Maria Fiore PAVIA. Il 31 agosto il call center di viale Montegrappa, “Call&Call Pavia Srl”, chiuderà i battenti. L’azienda ha annunciato la cessazione dell’attività ai sindacati e alle Direzione provinciale del lavoro. Trenta persone, con contratti fissi, resteranno a casa oppure si sposteranno nella sede di Cinisello Balsamo. Ma sono i precari, circa una settantina, che pagheranno le conseguenze peggiori. Dopo anni di lavoro al telefono, con una paga oraria fissa di 6 euro l’ora e con l’ansia di dover raggiungere gli obiettivi per ottenere gli incentivi, decine di persone dovranno ora cercarsi un’altra occupazione. Sono per lo più studenti universitari e mamme, che difficilmente accetteranno l’alternativa fornita dall’azienda, ossia di essere impiegati a Cinisello Balsamo, dove nel 2002 venne fondata la seconda sede della holding in servizi telefonici che dà lavoro a circa 2.500 persone suddivise tra le diverse strutture d’Italia. La sede di Pavia (abbiamo provato a contattare i responsabili, senza esito) conta 44 postazioni, 120 linee telefoniche e un centinaio di dipendenti assunti con contratti diversi. Qualcuno (circa una trentina) ha avuto la “fortuna”, pochi mesi fa, di ottene- re un contratto fisso. Ma il call center era un punto di riferimento anche per le decine di persone alla ricerca di un lavoro di poche ore, in grado di fornire, ogni mese, uno stipendio, anche se di poche centinaia di euro. Queste lavoratrici sono assunte con contratti a progetto. Rinnovabili, fino a un anno fa, ogni sei mesi. Ma da un po’ di tempo il rinnovo avviene ogni mese. Senza garanzie. Neanche quella di ritornare nella propria postazione. «Anche se non è un posto di lavoro sicuro, nel senso che possono lasciarci a casa in ogni momento, comunque a noi fa comodo», dicono le ragazze all’ingresso della struttura. «Ho 40 anni e due bambini — spiega una mamma-lavoratrice —. Chi me lo dà più un lavoro? Questo, almeno, garantisce qualche soldo». L’azienda, per la precisione, assicu- «Anche il motivatore» PAVIA. Cambiano i call center, ma non le esperienze. Simone ha lavorato due anni e mezzo in un call center a Pavia, non quello di viale Montegrappa: dal lunedì al venerdì dalle 18.30 alle 21.30 e il sabato (11-14). Prendeva 515 euro lordi, doveva proporre un contratto con un gestore telefonico. «Facevamo circa 100 telefonate per turno — spiega lo studente — Tutti con contratti a progetto, anche la team leader. C’era gente che faceva sia mattina che sera, ma nessuno prendeva più di 800 euro. A un certo punto siccome erano diminuiti i contratti era arrivato un “motivatore”. Avevano anche istituito dei premi fantomatici, come un cellulare». Per uno studente è un lavoro che lascia il tempo di studiare soprattutto con i turni serali, ma tra i colleghi di Simone non c’erano solo studenti. I contratti erano massimo di sei mesi, che poi magari venivano rinnovati. «Il contratto era per esempio da gennaio a giugno — spiega Simone — ma lo firmavi ad aprile, però con la data di gennaio». E in quei mesi di “vuoto” il rischio era di essere mandati via. (ma.br) ra una paga oraria di 6 euro. Poi ci sono le provvigioni, che vengono elargite a seconda degli appuntamenti presi, dei contratti sottoscritti o dei prodotti venduti. Il call center, che gli stessi dipendenti definiscono «il migliore di Pavia» (anche se in bacheca c’è un cartello che recita “Siamo persone, non numeri”), ha infatti diversi clienti. In questi una studentessa, che lavora nella sede di Viale Montegrappa da un paio di anni — e in alcuni casi dobbiamo portarci le bottigliette d’acqua da casa. In realtà i fusti ci sono, ma dopo un giorno non si può più bere, perché si riscalda. Comunque — assicura la ragazza — mi faceva comodo questo lavoretto. E prendo anche bene: con gli incentivi riesco ad arrivare fino a mille euro al mese». Dal 31 agosto tutto questo potrebbe non essere più garantito. Ci proveranno oggi le organizzazioni sindacali, nel corso di una trattativa con l’azienda, a far rientrare la decisione. IL FILM Il racconto di Virzì PAVIA. Laureata con lode, bacio accademico e pubblicazione della tesi. Ma Marta, la protagonista del film di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti”, non trova di meglio che lavorare in un call center. Il film racconta le ansie e le difficoltà che incontrano i giovani precari. I sindacati in disaccordo. Resta aperto il fronte vertenze, alcune decine i contenziosi dei pavesi IL CASO Poste, spunta un piano esuberi I precari in attesa PAVIA. Disagi agli sportelli e posta che non arriva? Secondo Maurizio Dassù, segretario della Cisl, in «futuro potrebbe essere anche peggio». L’organizzazione sindacale fornisce numeri che l’azienda avrebbe presentato pochi giorni fa, secondo cui ci sarebbero 45 impiegati in eccedenza agli sportelli in provincia di Pavia. «Di questo — aggiunge Dassù — solo 10 verranno reimpiegati in altre attività commerciali. E’ il frutto di un accordo di minoranza sul dimensionamento del personale firmato con l’azienda il 12 giugno da Cgil, Uil e Sailp. giorni è in corso, ad esempio, una promozione per una compagnia telefonica. Le dipendenti, cuffie sulle orecchie, fanno scivolare le dita sui numeri telefonici. Presentano offerte, rispondono alle domande dei clienti in un paio di stanze dove la temperatura è appena inferiore a quella esterna. «Non c’è l’aria condizionata — conferma Il call center di viale Montegrappa, chi vorrà potrà andare a Cinisello Per la Cisl sono previsti 45 tagli tra gli addetti allo sportello I disagi agli sportelli potrebbero aggravarsi a causa di alcuni tagli annunciati Siamo di fronte ad un piano irricevibile. La Cisl chiede più occupazione e chiama i lavoratori alla lotta. Di fronte all’evidenza e nell’interesse dei lavoratori auspichiamo in un ripensamento delle altre sigle sindacali. Con Ugl e Failp stiamo preparando un settembre molto caldo alle poste». La notizia degli esuberi viene però smentita dalla Cgil e dalla Uil. Una vera e propria battaglia dei numeri, che deve però fare i conti, comunque, con la realtà dei disagi, sia per i lavoratori che per i cittadini. «I numeri dei tagli sono fasulli — dice Giacomo De Lorentis, Cgil —. L’azienda ci ha dato delle cifre a livello regionale, da cui risultano 140 carenze in Lombardia e circa 80-90 persone in meno per i pensionamenti di fine anno. Per la provincia di Pavia i numeri devono ancora essere verificati e questo accadrà a settembre». «Pura demagogia», anche per Giuseppe Monaco, segretario della Uil. Che spiega: Uffici aperti più a lungo contro il decreto che punisce i «fannulloni» Inail, lo sciopero alla rovescia I lavoratori presenti ieri mattina davanti all’Inail «Il decreto — aggiunge Preti — modifica alla radice materie che sono disciplinate dai contratti di lavoro, come la malattia, le visite fiscali, la maternità». Martedì, mercoledì e giovedì prossimi saranno riconvocate assemblee sindacali per illustrare agli utenti le ragioni dello sciopero e nello stesso tempo si garantità un servizio più “lungo” allo sportello. «Questo per dimostrare che il dipendente pubblico non è un fannullone, come sostiene il PAVIA. Una cinquantina di lavoratori dell’Inail hanno partecipato, ieri mattina, all’assemblea organizzata dai sindacati contro il decreto di giugno sugli statali. «Un decreto — spiega Massimiliano Preti, segretario provinciale della Cgil — che mette in discussione il servizio pubblico, sotrattendo risorse importanti». I dipendenti non ci stanno ad essere definiti «fannulloni». E per questo organizzeranno una sorta di sciopero “alla rovescia”. In giorni prestabiliti resteranno al lavoro anche oltre gli orari di sportello. Ministro — commenta Preti —. Dopo questa iniziativa faremo una lettera ai parlamentari eletti nel collegio di Pavia, perché possano rendersi conto di cosa significa vivere con 1.200 euro al mese. Infine chiederemo un incontro al prefetto». All’assemblea, oltre alla Cgil erano presenti la Cisl, la Uil (Claudio Sperati), la Rdb (Gianpaolo Giliberti), La Cisal (era presente il consigliere Massimo Tamburrino) e l’Ugl (Dario Stanisci). (m. fio.) Vincita da 126mila euro PAVIA. Grossa vincita e colpaccio sfiorato a Pavia. Alla ricevitoria «Denari» di viale Matteotti, con un sistema che è costato 28 euro, sono stati vinti 126.048,53 euro al superenalotto, concorso 91 (di martedì). Totalizzati 2 “5”, 15 “4” e 10 “3”. «Il vincitore è un giocatore abituale — racconta Ivano Zotti, che lavora alla ricevitoria — ci aveva già provato ed è stato premiato. Poteva anche fare il sei, portando a casa quasi 40 milioni di euro. In una colonna con il “5” aveva il 21 e invece è uscito il 28». Il vincitore dovrà quindi “accontentarsi” del “5”. «Come si può parlare di tagli se sono state assunte sei persone? Questi lavoratori hanno preso servizio 8 giorni fa. I numeri, infatti, non sono stati ancora oggetto di alcun accordo né sono stati verificati o trattati». L’altro fronte, di cui si è parlato molto in questi giorni, riguarda la questione delle cause di lavoro per i circa 14mila dipendenti delle Poste a livello nazionale. L’accordo del 12 luglio prevede il reintegro di 10mila di questi lavoratori (4mila sono coloro che hanno cause aperte ma che non sono presenti in azien- da). In provincia di Pavia i contenziosi aperti sono poche decine. Circa 300 in tutta la regione. «Il lavoratore ora potrà conciliare», spiega Giacomo De Lorentis, che dichiara: «L’accordo che porterà a una stabilizzazione dei precari delle Poste è stato confermato stamattina (ierimattina, ndr) a Roma. Non potranno ottenere il reintegro coloro che sono fuori dall’accordo di luglio, i cui contenziosi seguiranno la via del giudice. Tutti gli altri, invece, che sono già presenti in azienda, saranno regolarizzati». (m. fio.)