Angel Art Gallery
Via Ugo Bassi, 18
20159 Milano - Italy
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Pagina precedente: Giuseppe Veneziano
Bambola - 2005
Acrilico su tela 150x150 cm
Acrylic on canvas
Pagina seguente: Giuseppe Veneziano e
Francesco De Molfetta
Pop Fiction - 2009
Giuseppe Veneziano
A cura di / Curated by
Luca Beatrice e Giampiero Mughini
Progetto e realizzazione / Art directors
ANGELA GALIANDRO e Pietro Galiandro
Francesco De Molfetta
Italians do it better
Assistente / Assistant
ROBERTO MARSELLA
Testo critico di / Text by
Luca Beatrice e Giampiero Mughini
a cura di
Luca Beatrice e Giampiero Mughini
Grafica / Graphic design
Roberto Marsella
Fotografia / Photo
Roberto Marsella
Marco besana www.marcobesana.it
23 Aprile - 30 Giugno 2009
Traduzione / Translation
SIMON TURNER
Stampa / Print
Grafo srl
Palazzago BG
Ringraziamenti / Thanks to
ANDREA BARTOLI
MONICA BIZ
Chiara Canali
ANTONELLA e DANIELE COLOSSI
Renzo Leoni
Ettore Marchina
SANDRA RINDONE
Tutti i diritti riservati.
© 2009 AngelArt Gallery - Milano
© 2009 Luca Beatrice e Giampiero Mughini per il testo / For his text
© Giuseppe Veneziano e Francesco De Molfetta per le opere / For their works
CENTRO SERVIZI IMMOBILIARI
www.centroservizimmobiliari.com
Archivio fotografico:
Angel Art Gallery
www.angelartgallery.it
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In quattro a raccontare fatti
e misfatti dell’Italia 2009
di Luca Beatrice e
Giampiero Mughini
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In basso: Francesco De Molfetta
Totocalcio - 2009
Tecnica mista retroilluminata
Mixed media backlighted
A destra: Francesco De Molfetta
Portocervo (part.)- 2008
Tecnica mista su tassidermia
Mixed media on taxidermy
Luca Beatrice - “Italians do it better”: strano titolo per una mostra. Fa venire in mente
lo slogan comparso negli anni ’80, quando il Made in Italy “tirava”, passato alla storia
perché esposto sull’allora procace decolleté di Madonna. Un “truism” che esprimeva
ottimismo e sicurezza in noi stessi, diventato, in tempi recenti, una di quelle insopportabili
scritte su altrettanto brutte magliette che si trovano sulle bancarelle o nei negozi di
basso souvenir, a definire un gusto estetico ahimé devastante. Insomma, dalla signora
Ciccone ai “Nuovi Mostri”, peraltro da noi sempre attuali, visto l’ennesimo remake in
queste settimane nei cinema.
Ma c’è ancora qualcosa che noi italiani sappiamo fare meglio?
Giampiero Mughini - Lo slogan di cui dici è un po’ liso, e poi se la maglietta è brutta
non c’è slogan che tenga. Detto questo noi italiani molte cose le sappiamo fare e bene,
e continuiamo a farle. Già il fatto che la nostra società sopravviva è un miracolo, e
questo pur lavorando noi in media molto meno di americani e tedeschi e pur mandando
in pensione la gente molto prima di quanto facciano gli altri Paesi industrializzati e pur
avendo tre regioni italiane (Campania, Calabria e Sicilia) occupate da organizzazioni
criminali che fanno il bello e il cattivo tempo. E pur avendo la peggiore amministrazione
al mondo e il più gran debito pubblico e la magistratura civile che va più lenta al mondo,
e così via. Quanto all’arte, perché è a quello cui tu stai pensando, facciamo molte cose
buone nel design, nel cinema, nella moda, nel fumetto, ma
anche nella letteratura e nella saggistica colta. Beninteso
le cose che si possono fare in un Paese marginale, dove
si parla una lingua che nel mondo è poco più diffusa del
rumeno. Il mio amico Beppe Severgnini, che ha vissuto a
lungo negli Usa, mi raccontava che nei giornali americani
l’Italia ha lo stesso spazio che ha l’Egitto.
LB - Alcuni anni fa uscì “Politics”, opera prima dello scrittore
inglese Adam Thirlwell dove si parlava soprattutto di sesso,
e di politico non c’era proprio nulla. Ricordo, mi venne in
mente di paragonarlo a “Porci con le ali”, che di politico
aveva solo l’ambientazione, come se stessimo a teatro. Dico questo
perché i nostri due artisti - Francesco De Molfetta e Giuseppe
Veneziano - avrebbero l’ambizione di allestire una mostra politica,
o meglio una mostra che tratti questioni politiche - dal fallimento
di grandi aziende al calcio come specchio della globalizzazione,
dall’eredità drammatica del Novecento alla storia esaminata come
cronaca - senza però perdere la leggerezza, la banale superficialità
con cui si affronta oggi la politica in tv, che poi forse è l’unico modo
di renderla interessante. Tra il ’68 e la fine degli anni ’70, gli artisti,
gli intellettuali, avevano l’ambizione di esprimere una propria
concezione del mondo, possibilmente con lo sguardo utopistico di
chi il mondo avrebbe voluto cambiarlo; oggi, che il mondo invece ha
cambiato noi, anche l’arte in fondo non si discosta dallo stile di “Porta
a porta”. Tutti devono capire, tutti possono accedere al messaggio,
non c’è bisogno né di
leggere né di sforzarsi.
Eppure questa banalità
ci seduce: perché?
Ne siamo davvero
assuefatti?
Non
possiamo scrollarcela di
dosso?
nostro tempo. Del tempo in cui una e-mail piena di banalità non
si nega a nessun analfabeta.
LB - Il lavoro di Francesco De Molfetta mi piace soprattutto
perché non teme di dichiarare apertamente la sua derivazione
dagli anni ’80, che a mio avviso è stato l’ultimo momento in cui si
è tentata una teoria estetica rivoluzionaria e avanguardista. Lui di
quegli anni sposa l’idea di leggerezza contrapposta agli eccessi
teorici, la consapevolezza che si possono dire cose intelligenti
ed acute senza essere noiosi, pedanti o peggio ideologici. C’è
molta Milano nel suo lavoro: la storia della galleria di Franco
Toselli dove esponevano Boetti, Lisa Ponti, De Dominicis, Salvo,
Ontani, De Maria (giustappunto, la linea “light” dell’arte italiana, il
concettuale “ludico” che si sposa all’immagine ritornata finalmente
in auge). E soprattutto c’è il grande Aldo Mondino, la sua pungente
ironia di esprimersi
attraverso giochi di
parole, spericolati
calembours,
scarti
semantici
tra immagine e
titolo, tra segno e
significato.
GM - La politica che
più ci interessa oggi
non è la politica dei
partiti, la politica di
quando c’erano Alcide
De Gasperi, Giuseppe
Di Vittorio, Ugo La
Malfa, Bettino Craxi. E’ il modo d’essere della società e il come
noi stiamo in questa società. Io ho scritto un paio d’anni fa un
libro in cui rievocavo la vitalità della generazione degli anni
Sessanta, e l’ho intitolato “Sex Revolution” perché quella era
stata la rivoluzione cruciale dei Sessanta, non certo quella di
chi predicava che il mondo sarebbe stato messo sottosopra
dagli operai che avevano il fucile in spalla. E’ magnifico essere
appuntiti e leggeri, come sono spesso le opere di De Molfetta.
La leggerezza è una cosa, la superficialità un’altra. Che poi
la banalità sia divenuta talmente seducente, che abbia invaso
le pagine dei giornali più importanti, che faccia così tanto
glamour e trend, questa è di certo la tragedia maggiore del
GM - Nel lavoro
del nostro eroe
c’è tutto quello
che tu dici in
punta di filologia,
e ancora altro.
C’è la voracità di
un trentenne che si nutre di immagini ma non se ne appaga.
Di uno che con un piede sta nel presente e che con l’altro gli
tira un calcio. Di uno che per un po’ si prende sul serio e molto
si prende in giro. A me piace moltissimo quella sua opera
dove il tempo del nazismo è rappresentato sotto forma di una
schiera di “teste di cazzo” che marciano impettite. E’ stata una
tragedia epocale, da cui è nata una guerra mondiale che ha
contato 50 milioni di morti ammazzati, ma a metterla in moto
sono state delle gigantesche teste di cazzo.
LB – Peraltro alcuni lavori di De Molfetta e Veneziano trattano
temi simili. Nel dipinto “Novecento” (forse il titolo è un omaggio
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al cavallo penzolante di Cattelan), Veneziano immagina la fine
del XX secolo come una grande orgia in stile Salò, ma parodistica,
tra dittatori, eroine del fumetto e pornostar. L’installazione di
De Molfetta con i nasetti/cazzetti - da cui il gioco di parole
“Nasismo”, ma sembrano anche cessetti rovesciati alla
Duchamp - in parata davanti al Fuhrer, oppure la sua scultura/
busto di Lenin in versione pagliaccio (“Clownmunismo”) - qui
la citazione è doppia, da Bruce Nauman ai Gao Brothers, il
grande artista concettuale americano e i due fratelli cinesi autori
di “Miss Mao”, una scultura di Mao Tze Tung con le orecchie e
le tette da Minnie, censurata dalle “autorità” locali, giusto per
ricordarci che in Cina c’è ancora la dittatura. Mi chiedo: perché
nell’arte siamo ancora così addentro le questioni dello scorso
secolo? Non è che il mondo e la Storia, nonostante internet,
siano meno veloci, stiano viaggiando a scartamento ridotto?
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GM - A proposito di Cattelan, mi piace molto quell’opera di
Veneziano che porta quel titolo e che raffigura un Cattelan
impiccato che fa da controcanto ai bambini impiccati che
lui mise per strada a Milano, e di cui ebbe la fortuna che ci
fosse un cretino che andò a danneggiarli perché sacrileghi.
Adoro quando i cretini si mettono in movimento ad andar
contro un’opera che li disturba e li inquieta. Di recente una
ditta di abbigliamento giovanile ha affisso per strada delle
gigantesche affiches dov’erano dei poliziotti simil-brasiliani
che con la scusa di perquisirle, mettevano le mani sotto le
gonne di splendide ragazze. Il sindaco della città italiana in
cui vivo ha fatto togliere quei manifesti, che a me piacevano
moltissimo. Ho subito telefonato alla ditta di abbigliamento e
me ne sono fatto mandare uno da inserire nella mia collezione
di manifesti pubblicitari. Un linguaggio,
quello della comunicazione pubblicitaria,
che adoro. Nulla che Andy Warhol
non sapesse a puntino. Le pagine
pubblicitarie della sua “Interview”, una
delle riviste più importanti del Novecento,
erano più belle delle pagine giornalistiche
vere e proprie. Che c’è di più bello al
mondo di una Kate Moss fotografata per
una qualche locandina pubblicitaria?
Quanto alla Cina, c’è un tempo
fisiologico per le cose. Credo sia
inutile ringhiare alle mummie del partito comunista cinese
che stanno lì a bloccare internet e a minacciare i monaci
buddisti e a mettere in galera un giornalista che ha osato
mugugnare. Roba che al confronto il fascismo mussoliniano
era un balletto settecentesco. Ci vuole tempo perché i
cinesi escano dal gulag. E poi conosceranno anche loro i
paradisi e gli inferni della democrazia di massa.
LB - Torniamo in Italia, ai vizi del nostro Paese che si lamenta
delle nuove povertà eppure ostenta modelli di ricchezze
esagerate. “Madonna di Campiglio” di De Molfetta e
“Madonna del Pipistrello” di Veneziano sono dedicate al
kitsch delle verginette che lacrimano ma anche alle settimane
bianche straesaurite quando tutti, stampa compresa, sono
emotivamente paralizzati dalla paura della crisi, oppure
all’utilizzo del sacro negli orridi souvenir, dove l’icona è
trattata alla stregua di un fumetto Marvel. Per non dire di
“Porto Cervo”, parodia del lamento dei nostri connazionali
che non arrivano alla quarta settimana perché alla terza
sono già in vacanza…
GM - Credo ormai sia di tutto il mondo che le ricchezze più
sfrontate se ne stiano accostate alle povertà più schiaccianti. Chi
ha va avanti, chi non ha indietreggia e sprofonda. Dai noi però
c’è una retorica del “non avere” che cozza contro la realtà di cui
tu parli: che treni e aerei in direzione delle vacanze bianche siano
sempre zeppi. De Molfetta fa bene a ricamare e a sghignazzare
su questa retorica, che è poi quella della ricchezza italiana quale
vien desunta dalle dichiarazioni dei redditi dalle quali risulta che
siamo alla fame, che solo poche centinaia di migliaia di italiani
superano un reddito lordo di
70mila euro. Paese di pagliacci e di evasori fiscali. La
“ggente”….
LB - L’ho scritto l’anno scorso nel testo per la
personale di Veneziano: “non è colpa sua se
l’arte oggi considera Cattelan un eroe e Beuys un
cimelio storico, se la cronaca la spunta sempre sulla
politica, se le terze pagine dei giornali raccontano
di Paris Hilton, se la storia del ‘900 è diventata una
macchietta post-ideologica con i dittatori nel ruolo
di capocomici. Il mondo fa schifo: che può farci un
povero pittore se non registrarne le assurdità, le
anomalie, le storture e premere il dito nella piaga?
Cosa c’entra lui se il grado di scolarizzazione è
penoso, se il lessico è ridotto ai minimi termini, se per
farsi capire dagli altri bisogna usare un linguaggio banale, scialbo, frontale?”.
I nuovi temi da lui affrontati indugiano questa volta sulla commercializzazione
della Chiesa, sulla distonia tra il messaggio e la realtà. Lo stile pittorico di
Veneziano è sempre il medesimo: immediato, frontale, antigrazioso, persino
inaccettabile per chi ama la pittura, banalizzatasi a sua volta per star dietro
al nostro mondo così stupido e banale. Sarà questa davvero l’ultima chance di
rappresentare la vuotezza, soprattutto per chi vive in Italia?
GM - Non penso che lo stile di Veneziano sia una pista o una legge per
nessun altri. E’, e ci mancherebbe altro, la sua di pista, il suo tormento, la sua
specifica ambizione figurativa, il suo specifico fare a cazzotti con le iconografie
contemporanee: iconografie che odia ma di cui non può fare a meno. Ho visto
purtroppo solo come bozzetto, e non ancora come pittura, quel suo affresco sul
“Novecento” dove i maggiori criminali politici del secolo sono accomunati dal
fatto di avventarsi tutti su delle belle ragazze discinte. L’idea è ottima, voglio
dire l’idea di fare delle ragazze discinte una sorta di collante che
mette assieme epoche e personaggi i più diversi. Non è
forse così che oggi si racconta tutto e tutti, a partire dalle
ragazze discinte? Se mettessimo Veneziano in un ring
a fronteggiare a modo di un “wrestler” un Jeff Koons,un
altro che ci ha lucrato mica male sulla portnostar che
s’era scelta come moglie, vedremmo uno scontro che al
confronto quelli interpretati da Mickey Rourke nel film
che lo ha resuscitato sarebbero giochi da bambino. E a
proposito di Rourke, e con tutto il rispetto per il “politically
correct” Sean Penn, era lui che meritava l’Oscar come
migliore attore del 2008.
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In alto: Giuseppe Veneziano
Bozzetto per opera “Novecento”- 2009
Matita su carta da lucido
Pencil on projector paper
A sinistra: Francesco De Molfetta
TangenTOPOli - 2008
Tecnica mista con tassidermia su tela
Mixed media with taxidermy on canvas
“L’intelletto cerca, il cuore trova.”
Gorge Sand
Francesco De Molfetta
Alitaglia - 2008
Tecnica mista su tela
Mixed media on canvas
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Giuseppe Veneziano
La mia Italia - 2009
Installazione di:
n° 9 tele
25x25 cm
Installation
nr. 9 canvas
Caravaggio
Giotto
Leonardo Da Vinci
Michelangelo Buonarroti
Raffaello Sanzio
Giorgio De Chirico
Gian Lorenzo Bernini
Andrea Pazienza
Renato Guttuso
Francesco De Molfetta
Portocervo - 2008
Tecnica mista su tassidermia
Mixed media on taxidermy
Francesco De Molfetta
Madonna di Campiglio - 2008
Tecnica mista su terracotta in cornice antica
Mixed media on terracotta
14
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“Dicono che vendo, vendo, vendo... ma da quando conosco De Molfetta compro, compro, compro...”
Giorgio Mastrota
“C’è qualcosa di più importante della logica: è l’immaginazione.”
Alfred Hitchcock
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Francesco De Molfetta
Mondiali di calcio - 2008
Intervento su mappamondo d’epoca
intervention on vintage globe
Giuseppe Veneziano
La Madonna del pipistrello - 2008
Acrilico su tela 170x130 cm
Acrylic on canvas
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NOME: Francesco .
COGNOME: De Molfetta.
SOPRANNOME: il “DEMO”.
NATO A: Garbagnate Milanese(MILANO).
IL: 29-05-1979 (sono del secolo scorso ragazzi!).
VIVE E LAVORA A: Milano, in periferia.
CITTA’ PREFERITA: Parigi e Palermo.
SEGNI PARTICOLARI: sguardo penetrante.
SE POTESSI CAMBIARE QUALCOSA NEL TUO FISICO:
assolutamente nulla (vedi foto...).
SQUADRA DEL CUORE: ODIO il calcio!!!
COLORE PREFERITO: rosa.
CIBO PREFERITO: cioccolato.
TRATTO PRINCIPALE DEL TUO CARATTERE: gentilezza.
IL TUO PRINCIPALE DIFETTO: vendicativo.
LA PERSONA PIU’IMPORTANTE PER TE: sicuramente i miei cani.
LA COSA CHE PREFERISCI IN UN UOMO: le sue mani.
LA COSA CHE PREFERISCI IN UNA DONNA: i suoi piedi.
IL TUO SOGNO DI FELICITA’: una Dodge Charger del 1969 e
una strada vuota.
IL TUO MAGGIORE RIMPIANTO: essere stato troppo poco
con i miei nonni. Mi mancano molto.
L’INCONTRO CHE TI HA CAMBIATO LA VITA: probabilmente
quello con Franco Toselli.
SOGNO RICORRENTE: cadere dall’alto e schiantarmi.
L’ARTISTA SCOMPARSO CHE RICHIAMERESTI IN VITA: Gino
De Dominicis.
L’ARTISTA PREFERITO DI SEMPRE: Jeff Koons.
L’ARTISTA PREFERITO DEGLI ULTIMI ANNI: Luigi Ontani.
L’ARTISTA PEGGIORE DI SEMPRE: mi avvalgo della facoltà di
non rispondere.
opera d’arte che avresti voluto fare: “L’impero della
luce” di René Magritte.
AUTORE PREFERITO: Agota Kristof.
ATTORE PREFERITO: Rocco Siffredi naturalmente!
FILM PREFERITO: “Shining”.
CANZONE SENZA LA QUALE NON POTRESTI STARE: “La
Grange” degli ZZTOP.
PERSONAGGIO STORICO PREFERITO: Leonardo da Vinci.
QUELLO PIU’ODIATO: pregherò anche per lui…
SE NON FACESSI IL MESTIERE CHE FAI COSA FARESTI:
l’assaggiatore per i ristoranti segnalati sulle guide Michelin.
SE POTESSI RINASCERE IN COSA TI REINCARNERESTI: in un
grosso mammifero predatore ma pigro.
STATO D’ANIMO ATTUALE: molto rock’n’roll!
COSA DETESTI MAGGIORMENTE: l’ipocrisia.
SLOGAN PREFERITO: E io me ne frego!
GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO? PERCHé?: dai, guardatevi
in giro...siamo i peggiori e i migliori allo stesso tempo: ridicolo!
(Mister Obaaaaaamaaaaaaaaaa...!!!)
NOME: Giuseppe
COGNOME: Veneziano
SOPRANNOME: “maestro”
NATO A: Mazzarino (CL)
IL: 22/02/1971
VIVE E LAVORA A: Milano.
CITTA’ PREFERITA: Milano.
SEGNI PARTICOLARI: uso sempre il cappello.
SE POTESSI CAMBIARE QUALCOSA NEL TUO FISICO:
eliminerei un po’ di pancia.
SQUADRA DEL CUORE: Palermo (anche se non sono molto sportivo).
COLORE PREFERITO: rosso primario-magenta.
CIBO PREFERITO: “in primis”: lasagne al forno; “in secundis”:
melanzane alla parmigiana.
TRATTO PRINCIPALE DEL TUO CARATTERE: tenacia.
IL TUO PRINCIPALE DIFETTO: tengo la casa in disordine.
LA PERSONA PIU’IMPORTANTE PER TE: “mia matre”.
LA COSA CHE PREFERISCI IN UN UOMO: l’intelligenza.
LA COSA CHE PREFERISCI IN UNA DONNA: la dolcezza.
IL TUO SOGNO DI FELICITA’: vivere d’arte.
IL TUO MAGGIORE RIMPIANTO: non averci provato con tutte
quelle che mi piacevano.
L’INCONTRO CHE TI HA CAMBIATO LA VITA: la lista è lunga,
cito quelli che ritengo fondamentali: Glauco Gresleri, Andrea
Bartoli, Andrea G. Pinketts, Luciano Inga Pin, Giancarlo Politi,
Marco Cingolani etc.
SOGNO RICORRENTE: non dare l’ultimo esame all’università.
L’ARTISTA SCOMPARSO CHE RICHIAMERESTI IN VITA: Gino
De Dominicis.
L’ARTISTA PREFERITO DI SEMPRE: Andrea Pazienza.
L’ARTISTA PREFERITO DEGLI ULTIMI ANNI: Maurizio Cattelan.
L’ARTISTA PEGGIORE DI SEMPRE: Marc Kostabi.
opera d’arte che avresti voluto fare: “Las Meninas” di
Diego Velázquez
AUTORE PREFERITO: Andrea G. Pinketts.
ATTrice PREFERITA: Cicciolina.
FILM PREFERITO: “Il favoloso mondo di Amélie”.
CANZONE SENZA LA QUALE NON POTRESTI STARE: “la
costruzione di un amore” di Ivano Fossati.
PERSONAGGIO STORICO PREFERITO: Giuseppe Garibaldi.
QUELLO PIU’ODIATO: Adolf Hitler.
SE NON FACESSI IL MESTIERE CHE FAI COSA FARESTI: lo
scrittore o il giornalista.
SE POTESSI RINASCERE IN COSA TI REINCARNERESTI: nel
fratello che non ho mai avuto.
STATO D’ANIMO ATTUALE: sereno variabile.
COSA DETESTI MAGGIORMENTE: chi se la tira.
SLOGAN PREFERITO: se l’arte non ti fa impazzire, ti rende libero.
GLI ITALIANI LO FANNO MEGLIO? PERCHE’?: perché alla
tragedia preferiscono la commedia.
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“Ogni uomo è più autentico quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stesso.”
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Pedro Almadovar
Francesco De Molfetta
Nasismo - 2009
Tecnica mista con ceramica
Mixed media with ceramic
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Giuseppe Veneziano - Novecento, 2009 - Acrilico su tela 190x340 cm
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Francesco De Molfetta
Clownmunismo - 2008
Intervento su gesso d’epoca
intervention on vintage plaster
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Giuseppe Veneziano - Andrea Pazienza, 2009 - Acrilico su tela 25x25 cm
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Giuseppe Veneziano - Madonna della guerra - 2008
Acrilico su tela 80x80 cm / Acrylic on canvas
Pagina seguente: Francesco De Molfetta - SOLD OUT (part.) - 2007
Tecnica mista su tela 100x80 cm / Mixed media on canvas
“Qualche volta lo scandalo aiuta a portare il
dibattito su argomenti dei quali magari
non si parla.”
Maurizio Cattelan
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Giuseppe Veneziano
Under Attack - 2007
Acrilico su tela 180x110 cm
Acrylic on canvas
Four Discuss the Deeds
and Misdeeds of Italy 2009
by Luca Beatrice and
Giampiero Mughini
Luca Beatrice - Luca Beatrice – “Italians do it Better”: a strange title for an exhibition It
brings to mind the slogan that appeared in the 1980s, when Italian products were on the crest
of the wave, and it entered history when it was displayed on Madonna’s then provocative
cleavage. It was a truism that expressed optimism and self-assurance, but in more recent times
it has become just another awful message on those ugly T-shirts you see on market stalls or in
trash-souvenir shops. The typical emblem of pitifully disastrous taste. From Madame Ciccone
to the “Nuovi Mostri”: the ever-fashionable “new monsters” of whom yet another remake is
now hitting the screens. But is there still anything that we Italians really can do better?
Giampiero Mughini - The slogan you’re talking about is a tad faded, and if the T-shirt
is unattractive, no slogan’s going to save it. Even so, we Italians can do things and we can
do them well, and we’re still doing them. The very survival of our society is itself a miracle,
even though on average we work much less than the Americans or Germans, and despite
the fact that we let people retire much earlier than in other industrialised countries, and that
we have three regions (Campania, Calabria, and Sicily) occupied by criminal organisations
that do exactly as they please. And even though we’ve got the worst public administration
in the world, the biggest national debt, and the slowest legal system anywhere. And all the
rest. As for art – because that’s what you’re thinking about – we do a lot of good things in
design, in cinema, in fashion, and in comics, but also in literature and erudite non-fiction. Of
course, these are things that can be done in a marginal country, with a language that is about
as widespread in the world as Romanian. My friend Beppe Severgnini, who’s spent many
years in the US, was telling me that Italy is given about as much space as Egypt in American
newspapers.
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Francesco De Molfetta
Politics - 2009
Tecnica mista
Mixed media
LB - The English writer Adam Thirlwell’s first work, “Politics”, came out a few years ago and
it talked mainly about sex. There was no trace of politics in it at all. I remember thinking of
likening it to “Porci con le ali”, where politics was there just as a backdrop, as though we
were at the theatre. I say this because our two artists – Francesco De Molfetta and Giuseppe
Veneziano – would like to put on a political exhibition, or rather an exhibition that deals with
political issues. These would range from the bankruptcy of great soccer companies, as a
reflection of globalisation, to the dramatic legacy of the twentieth century, and history viewed
as though it were a news report. But they would not want to lose any of the superficiality and
shallowness of the way politics is dealt with on television, which may of course be the only
way to make it interesting. From 1968 through to the late 1970s,
artists and intellectuals attempted to express their own view of the
world, possibly with the utopian vision of those who would have
liked to change it. Today, however, it is the world that has changed
us, and art is basically not that far removed from the popular
political programme “Porta a porta”. Everyone has to understand,
everyone can receive the message: you don’t have to make the
slightest effort, and you don’t even have to read anything. And yet
this triviality appeals to us: why? Are we really so inured to it? Can’t
we shake it off?
GM - What we’re interested in today is not
party politics – the politics of statesmen
like Alcide De Gasperi, Giuseppe
Di Vittorio, Ugo La Malfa, or
Bettino Craxi. It’s the way
society is, and the way we
are within this society.
A couple of years
ago I wrote a book
in which I recalled
the vitality of the
Sixties generation.
I called at the “Sex
Revolution”, because
that was the really
crucial revolution of
that decade. It certainly
wasn’t the revolution of those
who preached that the world
that would be turned on its head by
workers with rifles over their shoulders. It’s
magnificent to be lightweight and yet acute, as De
Molfetta’s works so often are. I know him better than Veneziano as
an artist and I apologise to the latter for this. Lightness is one thing,
superficiality an other. And the greatest tragedy of our time is that
banality has become so captivating, so glamorous and trendy, and
that it has taken over the pages of the most important newspapers.
Ours is an age that won’t say no even to an e-mail full of trivialities
written by an illiterate.
LB - I particularly like Francesco De Molfetta’s work because it has
no fear of openly declaring its derivation from the 1980s which, as
I see it, was the last time that an attempt was made to introduce a
revolutionary and avant-garde theory of aesthetics. He blends the
cheerfulness of those years with its contrasting theoretical excesses,
and the awareness that you can say perspicacious and intelligent
things without being boring, pedantic or, what is worse, ideological.
There’s a lot of Milan in his work: the story of Franco Toselli’s
gallery, where Boetti used to display his works, as did Lisa Ponti,
De Dominicis, Salvo, Ontani, De Maria (and that is precisely the
“light” current of Italian art, the “fun-loving” conceptual art that was
embracing the image, which had at last come back into fashion).
And, more than anything, there was no great Aldo Mondino, who
expressed his pungent irony through puns, madcap plays on words,
and semantic deviations between image and title, and between sign
and significance.
GM - In our hero’s work there is everything
you say in terms of philology, and more
besides. There’s the ravenousness
of a thirty-year-old who feeds
on images but is never sated
by them. Of someone
who has one foot in
the present and kicks
it with the other. Of
someone who takes
himself seriously for a
while and makes fun of
himself even more. I love
that work of his in which
the period of Nazism is
represented by a phalanx
of “dickheads” strutting along.
It was an epoch-making tragedy,
which led to a world war that left 50
million dead, but it was all started off by the
most gigantic dickheads.
LB – But then again, some of De Molfetta’s and Veneziano’s works
tackle similar subjects. In the painting entitled “Novecento” (the title
may be a tribute to Cattelan’s hanging horse), Veneziano imagines the
end of the twentieth century as a great but parodistic Salò-style orgy
between dictators, comic-book heroines, and porn stars. De Molfetta’s
installation with his little noses/dicks – “noses” playing on the idea of
“Nasismo/Nazism”, though they also look like little upturned Duchampstyle urinals – on parade before Hitler, or his sculpture/bust of Lenin as
a clown (“Clownmunismo”). Here the quotation is twofold, from Bruce
Nauman to the Gao Brothers, the great American conceptual artist and
the two Chinese brothers who created Miss Mao, a sculpture of Mao
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Zedong with Minnie’s ears and tits, which was censored by the local
“authorities”, just to make the point that the dictatorship is still alive and
kicking in China. Yet I wonder why, in the world of art, we are still so
entrenched in the issues of the last century. Might it just be that, in spite
of the Internet, the world and history are simply less fast, travelling on a
narrow gauge?
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GM - Talking of Cattelan, I adore the work by Veneziano
with that title, which shows a hanged Cattelan as a contrast
to those hanged children he put up in the trees in Milan –
and had the great fortune to have some idiot go and damage
because they were sacrilegious. I love it when idiots go on
the warpath against a work that
disturbs them and makes them
feel uneasy. There was recently a
youth-market clothing company
that put up gigantic posters in
the streets, showing Brazilianstyle policemen putting their
hands up the skirts of splendid
girls with the excuse that they
were frisking them. The mayor in
the Italian city where I live had
these posters – which I thought
were great – pulled down. I
immediately called the clothing
company and had them send me
one to add to my collection of
advertising posters. Advertising
is a form of expression that I
simply adore. Nothing that Andy
Warhol didn’t know to perfection,
of course. The advertising pages
in his “Interview”, one of the
most important magazines of the twentieth century, were even
better than the pages of actual journalism. What in the world
could be more beautiful than a Kate Moss photographed for
some advertising poster? As for China, there’s a physiological
time for all things. As I see it, there’s no point railing against
the mummified Chinese Communist Party leaders who sit
there blocking the Internet and threatening Buddhist monks,
and sending to prison any journalist who dares murmur. Next
to this sort of thing, Mussolini’s Fascism was an eighteenthcentury jig and dance. It’ll take time for the Chinese to get out
of their gulags. And then they too will discover the paradise
and inferno of mass democracy.
LB - Let’s come back to Italy and to the vices of our country,
which is complaining about the new poor, while flaunting
examples of disproportionate wealth. De Molfetta’s Madonna
di Campiglio and Veneziano’s Madonna del Pipistrello are
dedicated to the kitsch of little weeping Virgins but also to
packed-out skiing holidays when everyone – including the
press – is emotionally paralyzed by fear of the crisis, or to the
use of religion in the most tacky souvenirs, where icons are
debased to the level of Marvel comics. To say nothing of Porto
Cervo, a parody of the lamentations of our fellow countrymen
who never reach the fourth week of the month because they’re
already on holiday by the third...
GM - I think it’s now a global fact that
the most shameless opulence is to be
found alongside the most crushing
poverty. Those who have move
forward, those who don’t simply
go backwards and precipitate. But
in this country there’s a rhetoric of
“not having” that clashes against the
reality you’re talking of: the fact is
that trains and planes towards skiing
destinations are always crammed
full. De Molfetta is right to embroider
on this rhetoric and sneer at it, for in
the end it is that of Italy’s wealth as it
appears in income tax returns, which
show we’re on the breadline, and
that only a few hundred thousand
Italians gross more than e 70,000.
A land of buffoons and tax dodgers.
Hoi polloi...
LB - I wrote this in the presentation of Veneziano’s solo last year: “it’s
not his fault if the art world today considers Cattelan a hero and Beuys
a historical relic, if current affairs always get the better of politics, if the
centre spreads of newspapers tell us about Paris Hilton, if the history
of the twentieth century has become a post-ideological parody with
dictators acting as theatre chiefs. The world is disgusting: what can
a poor painter do other than record its absurdities, quirks, and
deformations, and rub salt into the wound? What has he got to do
with it if the level of education is pitiable, if the vocabulary is reduced
to the bare minimum, if he has to use a mundane, nondescript,
head-on language to be understood by others?” The new themes
he’s been approaching this time look at the commercialisation of
the Church, and the way message and reality are out of sync.
Veneziano’s pictorial style is always the same: immediate, in-yourface, antigrazioso, even unacceptable to those who love painting,
and trivialised in order to keep up with our mindless, trifling world.
Is this really going to be the last chance to represent this emptiness,
especially for those who live in Italy?
GM - I don’t think that Veneziano’s style is a path to follow or a law
for anyone else. It is – and it could only be – a path of his own. His
own torment, his own particular figurative ambition. His peculiar way
of battling it out with contemporary iconography: an iconography
he hates but that he can’t do without. I’ve only seen his fresco on the
“Novecento” as a sketch, unfortunately, and not yet as a painting: the
one where the greatest political criminals of the century are equated
by the fact that they are all pouncing on beautiful and scantily dressed
girls. The idea’s great – I mean, the idea of turning scantily dressed
girls into a sort of agent that binds together the most different ages and
personalities. Isn’t that the way everything is told these days – starting
out from scantily dressed girls? If we were to put Veneziano as a
wrestler into a ring and had him take on a Jeff Koons – another one
who made a tidy sum out of the porn star he chose as his wife – we’d
see a fight next to which those of Mickey Rourke in the film that pulled
him out of oblivion would seem like child’s play. And, on the subject
of Rourke, and with all due respect to the “politically correct” Sean
Penn, it was he who deserved the Oscar as Best Actor in 2008.
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A sinistra: Giuseppe Veneziano
Jesus - 2004
Acrilico su tela 150x150 cm / Acrylic on canvas
In alto: Francesco De Molfetta
Esse...lunga - 2009
Tecnica mista su vinilico / Mixed media on vinyl
“...In fondo, cos’è la vita? Ti ammali e muori. Tutto lì. Perciò non devi fare altro che tenerti occupato.”
26 Maggio 1986 Andy Warhol
Francesco De Molfetta - Ma basta - 2009 - Lapide - Tombstone
Volume Realizzato in n° 1000 copie in occasione della Mostra “Italians do it better”
Milano 23 aprile 2009 / 30 giugno 2009.
Finito di stampare nel mese di aprile 2009 presso GRAFO Srl - Palazzago - BG.
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prior permission in writing of copyright holders and of the publisher.
Giuseppe Veneziano
Francesco De Molfetta
Italians do it better
a cura di
Luca Beatrice e Giampiero Mughini
Angel Art Gallery
www.angelartgallery.it
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