PER UN MONDO LIBERATO DALLE MAFIE
DESIO 18 NOVEMBRE 2009
daniele cassanmagnago
LA PRIMA AZIENDA ITALIANA SI CHIAMA MAFIA
Secondo l’ultimo rapporto (novembre 2008) della Confesercenti: la prima azienda italiana è
la Mafia.
la criminalità organizzata ha un fatturato annuo complessivo di circa 130 miliardi di euro e
un utile che sfiora i 70 miliardi al netto degli investimenti e degli accantonamenti.
il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo
dell’impresa, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra intorno al 6 %
dell’intero Pil nazionale.
Ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli
imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10
milioni l’ora, 160 mila euro al minuto»,
I settori più redditizi e in crescita sono l’usura, che colpisce circa 180 mila commercianti, la
contraffazione, il gioco e le scommesse clandestine e l’abusivismo, il cui giro di affari è
attorno ai 10 miliardi annui.
Mafia e camorra si infiltrano anche in importanti segmenti di mercato apparentemente più
impermeabili, dalla macellazione ai mercati ittici, dalla ristorazione ai forni abusivi e i
panifici illegali, dal settore turistico ai locali notturni e le onoranze funebri.
◘◘◘◘◘◘
(Le mafie in Italia sono più forti, economicamente parlando, di Fiat, Telecom e Mediaset messe insieme. Sono una
holding che fattura l’equivalente di cinque leggi finanziarie dello Stato.)
MINISTERO DELL’INTERNO
DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
LE MAFIE NON SONO UNA QUESTIONE MERIDIONALE
Fonte: DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
La Lombardia è la quarta regione italiana
ad intensità mafiosa.
Al dicembre 2006 risultavano confiscati
alle mafie in Lombardia 488 beni immobili
ma solo 242 destinati ad un uso sociale.
LA QUESTIONE ’NDRANGHETA
Una presenza diffusa in
Lombardia ed in Brianza
Il fatturato della ’Ndrangheta Holding: 2,9% del Pil nel 2007
Ammonta a quasi 44 miliardi di euro il giro d’affari della
’Ndrangheta stimato dall’Eurispes per il 2007. Un fatturato
fuorilegge pari al 2,9 % del Pil italiano pari, per l’anno in esame, a
1.535 miliardi di euro.
Un dato che risulta ancora più evidente ed allarmante se messo a
confronto con il Pil di alcuni paesi europei: il giro d’affari prodotto
dalla ’Ndrangheta Holding e equivalente alla somma della
ricchezza nazionale prodotta da Estonia (13,2 miliardi di euro) e
Slovenia (30,4 miliardi di euro).
Eurispes, “’Ndrangheta Holding – Dossier 2008”
Il settore più remunerativo
traffico di droga con 27.240 milioni di euro
(oltre il 62 % del totale dei profitti illeciti).
Ammontare del fatturato nel campo dell’impresa
pari a 5.733 milioni di euro.
Le stime sul versante degli appalti pubblici truccati e della compartecipazione in
imprese in genere mettono in evidenza un incremento della strategia d’infiltrazione
negli appalti delle opere pubbliche da parte della criminalità organizzata calabrese.
I soggetti imprenditoriali al servizio dei tentacoli della ’Ndrangheta ottengono indubbi
vantaggi operando senza i vincoli e le regole della legalità. In particolare le imprese
“mafiose” dispongono di ingenti risorse finanziarie provenienti dalle attività illecite che
consentono loro di innescare meccanismi cospicui di autofinanziamento; penetrano i
mercati di riferimento senza alcun principio di concorrenza, utilizzando al contrario
strumenti e azioni di costante intimidazione; e, infine, mettono in campo misure per
corrompere amministratori e pubblici funzionari per condizionare le procedure di gara.
Eurispes, “’Ndrangheta Holding – Dossier 2008”
Eurispes, “’Ndrangheta Holding – Dossier 2008”
Tipologia di beni immobili confiscati alla ’Ndrangheta
Anno 2006
Valori assoluti
Tipologia
Abitazione
Terreno
Locale
Capannone
Altro
Totale
Valore assoluto
562
363
122
18
28
1.093
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati dell’Agenzia del Demanio.
Tipologia di beni aziendali confiscati alla ’Ndrangheta
Anno 2006
Valori assoluti
Tipologia
Imprese individuali
S.n.c.
S.a.s.
S.r.l.
S.p.a.
Totale
Valore assoluto
35
5
9
9
1
59
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati dell’Agenzia del Demanio.
4. TRA PASSATO E FUTURO
“…questa mafia agisce e pensa contemporaneamente localmente e globalmente,
controlla il territorio, segue e interviene nell’evoluzione dei mercati internazionali.
…Abbandonati i sequestri di persona e continuando a controllare l’intero ciclo
dell’edilizia, ha investito nella sanità, nel turismo, nel traffico dei rifiuti, nella grande
distribuzione commerciale, assumendo anche un ruolo chiave nel controllo dei grandi
flussi di denaro pubblico. Ha conquistato ruolo imprenditoriale e soggettività politica.
.. un soggetto criminale moderno …,
…si costituiscono le società miste, si appaltano i servizi pubblici, si
scelgono i consulenti di chi governa, per determinare le grandi scelte
del territorio.
L’inserimento negli organismi elettivi sarebbe già di per sé pericoloso
e inquinante, ma esso è a sua volta foriero di ulteriori infiltrazioni: la
pratica delle assunzioni clientelari, degli affidamenti di lavori, di
forniture e servizi a imprese collegate, consente di allargare sempre
di più l’area dell’inquinamento mafioso, sino a stravolgere il mercato
del lavoro al pari di quello degli appalti.
La ‘ndrangheta diventa così oltre che soggetto imprenditoriale
anche soggetto sociale, contribuendo a dare risposte drogate ai
bisogni insoddisfatti dai limiti e dall’assenza di politiche pubbliche.”
RELAZIONE ANNUALE SULLA ’NDRANGHETA (Relatore: on. Francesco FORGIONE)
Capitolo VII “Colonizzazioni. Milano e la Lombardia”, pag. 190
“…Nel settore dell’edilizia privata, sottoposto soprattutto nell’hinterland ad un
controllo quasi monopolistico da parte delle cosche, il meccanismo di intervento che
esprime tale controllo ed è stato già riconosciuto in alcune sentenze, è quasi sempre il
medesimo.
Inizialmente società operanti con capitali mafiosi ma intestate a prestanomi
incensurati ed apparentemente privi di collegamento con i clan acquistano terreni
agricoli ottenendo poi dai Comuni le relative licenze edilizie e facendo fronte agli oneri
di urbanizzazione primaria e secondaria. In un secondo momento le stesse società
affidano la costruzione di unità immobiliari, attraverso contratti di appalto, a società in
cui compaiono invece imprenditori o loro familiari legati in modo più diretto ai gruppi
della ‘ndrangheta. Il pagamento del contratto di appalto non avviene poi in denaro
bensì con la cessione di una quota, di solito il 50%, delle unità immobiliari costruite
che l’impresa costruttrice vende subito ad altre società immobiliari anch’esse legate
ai clan che rivendono a privati.
Tale meccanismo consente quindi di porre degli schermi di salvaguardia tali da non
attirare troppo l’attenzione sul reale beneficiario finale dell’attività edilizia e tutte le
società coinvolte, che si alimentano con continui ingenti finanziamenti soci con i quali
poi vengono pagate le reciproche prestazioni, hanno la possibilità di nascondere
l’origine di somme provenienti dai traffici illeciti e di ottenere in modo abbastanza
semplice flussi di denaro pulito….”
“… indagini recenti ed ancora in corso
segnalano un nuovo interesse per gli
appalti nel campo dell’Alta Velocità
ferroviaria e nel campo del
potenziamento
dell’Autostrada
Milano-Torino
nelle
sue
tratte
lombarde…”
RELAZIONE ANNUALE SULLA ’NDRANGHETA (Relatore: on. Francesco FORGIONE)
Capitolo VII “Colonizzazioni. Milano e la Lombardia”, pag. 206
“…Avvalendosi delle potenzialità fornite dalla prima piazza economicofinanziaria a
livello nazionale, la ‘ndrangheta attua il riciclaggio e/o il reimpiego dei proventi
derivanti dalla gestione, anche a livello internazionale, di attività illecite (traffico di
sostanze stupefacenti, armi ed esplosivi, immigrazione clandestina, turbativa degli
incanti, ecc.), inserendosi insidiosamente nel tessuto economico legale, grazie
all'esercizio di imprese all’apparenza lecite (esercizi commerciali, ristoranti,
imprese edili, di movimento terra, ecc).
…In definitiva, quanto alle caratteristiche peculiari delle organizzazioni criminali
monitorate, è stato possibile individuare due distinte realtà territoriali, le quali
hanno, però, mostrato un’incidenza criminale omogenea:
• Milano ed il suo hinterland, quale centro nevralgico della gestione di attività
illecite aventi connessioni con vaste zone del territorio nazionale;
• area brianzola (Province di Milano, Como e Varese), dove il denaro proveniente
dalle attività illecite viene reinvestito in considerazione della “felice” posizione
geografica che la vede a ridosso del confine con la Svizzera e della ricchezza del
tessuto economico che la caratterizza.
Le principali ‘ndrine sono: “Morabito-Bruzzaniti-Palamara”,
“Morabito-Mollica”, “Mancuso”, “Mammoliti”, “Mazzaferro”, “Piromalli”,
“Iamonte”, “Libri”, “Condello”, “Ierinò”, “De Stefano”, “Ursini-Macrì”,
“Papalia-Barbaro”, “Trovato”, “Paviglianiti”, “Latella”, “Imerti-CondelloFontana”, “Pesce”, “Bellocco”, “Arena-Colacchio”, “Versace”, “Fazzari” e
“Sergi”.
Geograficamente il territorio lombardo può essere così suddiviso:
• A Milano ed hinterland opera attivamente la Cosca MorabitoPalamara-Bruzzaniti…
• A Monza le “famiglie” Mancuso, Iamonte, Arena e Mazzaferro;
• A Bergamo, Brescia e Pavia le “famiglie” Bellocco e Facchineri;
• A Varese, Tradate e Venegono le “famiglie” Morabito e Falzea;
• A Busto Arsizio e Gallarate la “famiglia” Sergi.
RELAZIONE ANNUALE SULLA ’NDRANGHETA (Relatore: on. Francesco FORGIONE)
Capitolo VII “Colonizzazioni. Milano e la Lombardia”,
Le categorie economiche maggiormente a rischio di infiltrazione da parte
della criminalità organizzata si possono indicare così:
• costruzioni edili attraverso piccole aziende a non elevato contenuto
tecnologico, che si avvalgono della compiacenza di assessori ed
amministratori locali amici e si infiltrano negli appalti pubblici;
• autorimesse e commercio di automobili;
• bar, panetterie, locali di ristorazione;
• sale videogiochi, sale scommesse e finanziarie;
• stoccaggio e smaltimento rifiuti;
• discoteche, sale bingo, locali da ballo, night clubs e simili (che implicano
possibilità di conseguire ingenti incassi e di fare “girare” droga);
• società di trasporti;
• distributori stradali di carburante;
• servizi di facchinaggio e pulizia;
• servizi alberghieri;
• centri commerciali;
società di servizi, in specifico, quelle di pulizia e facchinaggio.
RELAZIONE ANNUALE SULLA ’NDRANGHETA (Relatore: on. Francesco FORGIONE)
Capitolo VII “Colonizzazioni. Milano e la Lombardia”,
“….sequestro di un imponente arsenale a disposizione della ‘ndrangheta calabrese
rinvenuto in un garage di Seregno nell’ambito dell’operazione “Sunrise” nel giugno
2006. L’arsenale era a disposizione di Salvatore Mancuso e del suo gruppo
appartenente al clan di Limbadi (VV) da tempo sbarcato in Brianza. Un vero e proprio
deposito di armi micidiali: kalashnikov, mitragliatori Uzi, Skorpion, munizioni e
cannocchiali di precisione, bombe a mano. Le attività criminali accertate sono state le
truffe, il traffico di droga e l’associazione a delinquere finalizzata all’usura. Il
prosieguo dell’indagine consentiva l’ulteriore arresto complessivamente di 32
persone, originarie del Vibonese, indiziate di traffico di droga, usura e truffe. Le attività
usurarie venivano praticate attraverso un membro dell’organizzazione, titolare di
imprese edili ed altre società, che erogava a imprenditori in difficoltà prestiti con
interessi fino al 730%.
Le truffe avvenivano, con meccanismi complessi di mancati pagamenti, ai danni di
società di lavoro interinale, conseguendo illeciti introiti per oltre 800 mila euro. Le
indagini hanno messo in luce anche un elevatissimo gettito, proveniente dalle attività
estorsive e valutato in circa 3 milioni di euro.
RELAZIONE ANNUALE SULLA ’NDRANGHETA (Relatore: on. Francesco FORGIONE)
Capitolo VII “Colonizzazioni. Milano e la Lombardia”,
“Sempre nel campo delle indagini patrimoniali va ricordato che presso la
Procura della Repubblica di Monza è in corso un’attività in cui emerge per la
prima volta una sinergia operativa in investimenti illeciti tra elementi della
criminalità organizzata italiana e i gruppi stranieri. E’ emerso infatti che un
soggetto cinese già condannato a morte in Cina per truffa aggravata intendeva
trasformare un immobile di Muggiò, inizialmente destinato a un multisala
cinematografico, in un grosso centro commerciale con stand di
prodotti cinesi. Per realizzare l’acquisto dell’immobile, del valore di oltre 40
milioni di euro, sono stati presi contatti con esponenti della cosca Mancuso di
Limbadi operante nella zona, cosca interessata alla possibilità di realizzare
tramite tale iniziativa il riciclaggio delle proprie liquidità. Le verifiche in merito a
questo fenomeno certamente nuovo sono ancora in corso.”
RELAZIONE ANNUALE SULLA ’NDRANGHETA (Relatore: on. Francesco FORGIONE)
Capitolo VII “Colonizzazioni. Milano e la Lombardia”,
Per saperne di più:
• http://www.interno.it/dip_ps/dia/index.htm
•http://www.camera.it/_bicamerali/nochiosco.asp?pagina=/_bicamerali/leg15/anti
mafia/home.htm
• http://www.libera.it
•………
•Enzo Ciconte, “Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia, ‘ndrangheta e
camorra dall’Ottocento ad oggi.” Universale Rubattino, 2008;
•Francesco Forgione, “’Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al
mondo”, Baldini Castoldi Dalai editore, 2008
•Enzo Ciconte, “Processo alla ‘Ndrangheta”, Laterza Editore, 1996
•Enzo Dell’Olio, “Mafie del Nord”, Edizioni Punto Rosso, 2007
•Mario Portanova, Giampiero Rossi, Franco Stefanoni, “Mafia a Milano”, Editori
Riuniti, 1996
• …..
•Artt. Giornali e riviste
ALCUNI FATTI RIPRESI DALLA STAMPA E
DALL’INFORMAZIONE BRIANZOLA
da Il Giorno 01 December 2008
Sangue e denaro, è ’ndrangheta express
articolo di DARIO CRIPPA
Dal sequestro di un arsenale a Seregno alle discariche di rifiuti pericolosi
— MONZA —
LA ‘NDRANGHETA in Brianza corre forte. Come un treno espresso. Produce morti
ammazzati, sparatorie, intimidazioni, sangue. Ma, soprattutto, macina milioni di euro e
riesce a infiltrarsi a tutti i livelli, economici e politici, del tessuto sociale. Lo si può
comprendere anche da piccoli episodi, che spesso corrono il rischio di passare quasi
inosservati. Oltre un anno fa l’operazione Uova del Drago aveva permesso alla Polizia di decapitare una pericolosa cosca
attiva nella provincia di Vibo Valentia accusata di diversi reati, dall’associazione a delinquere all’estorsione all’omicidio. All’appello
mancavano però gli ultimi due uomini della cosca. Quando finalmente la Polizia li ha catturati, ha scoperto che la rete che li
proteggeva arrivava con i suoi fili sino in Brianza, visto che i documenti dietro cui si nascondevano erano stati rilasciati dal
Comune di Giussano. I proiettili però fanno più rumore. Negli ultimi otto mesi, spingendoci fino a Legnano, si sono contati tre
omicidi di stampo mafioso. Lo scorso week-end un duplice tentato omicidio ha riguardato Mezzago. Pochi giorni prima, un altro
delitto c’era stato a Lecco. In più, nel giro degli ultimi due anni si sono registrati almeno una decina di attentati intimidatori fra
Giussano, Desio e Barlassina. Infine, pochi mesi fa, la Polizia provinciale ha scoperto come fra Desio e Giussano la ’ndrangheta
avesse seppellito migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, con centinaia di camion che viaggiavano giorno e notte guidati da
manovalanza imbottita di cocaina.
LA COMMISSIONE PARLAMENTARE lo aveva denunciato nella sua ultima relazione: Milano e la Lombardia
rappresentano la metafora della ramificazione tentacolare della ’ndrangheta in tutto il Nord. Una mafia liquida, capace
di mimetizzarsi, di presentarsi con la faccia pulita, in giacca a cravatta, col denaro da far fruttare in imprese
apparentemente legali: un camaleonte. Per capirci qualcosa, bisogna però tornare a due anni fa e a un’indagine di
carabinieri e Procura di Monza. In un garage di Seregno, di proprietà di Salvatore Mancuso, indicato dagli inquirenti
come il capobastone in Brianza, nella zona fra Seregno e Giussano, dell’omonimo clan, viene ritrovato un arsenale da
guerra: kalashnikov, mitragliatori, cannocchiali di precisione, bombe a mano. Alla fine dell’inchiesta, denominata
Operazione Sunrise, vengono arrestate 32 persone, originarie della provincia di Vibo Valentia, dove domina da anni il
clan Mancuso, che ha una roccaforte in Brianza. Sono accusati di truffa, traffico di droga, associazione a delinquere
finalizzata all’usura. Arrivavano a erogare a imprenditori in difficoltà prestiti a tassi di interesse fino al 730%: quando
l’imprenditore non pagava, assumevano il controllo della sua società. Dopo l’operazione Sunrise arrivano il vuoto di
potere, gli attentati intimidatori e, il 27 marzo scorso, il delitto: sotto la sua casa di Verano Brianza, Rocco Cristello viene
ucciso in un agguato .
NON È un personaggio qualunque: secondo gli inquirenti è un uomo del clan Mancuso e sarebbe coinvolto nell’affare
Cinamercato, una torbida operazione che ha al suo centro la riconversione a Muggiò di un multiplex in un centro
commerciale di merce cinese. Un’operazione da 40 milioni di euro, in cui vorrebbe entrare, al fianco di uno strano
imprenditore cinese, proprio la ’ndrangheta, che intende trasformare il centro commerciale in una «lavanderia» per
riciclare denaro sporco. Ad attirare tanto la criminalità organizzata, in Brianza, è proprio la possibilità di riciclare fiumi di
denaro. Lo dimostra anche un’altra l’operazione Face/Off, svolta dalla Guardia di Finanza di Monza. Al centro c’è un
criminale di origini campane, secondo gli inquirenti legato alla Camorra, che dopo un passato da contrabbandiere e
usuraio aveva depositato vagonate di denaro in banche svizzere. Per riappropriarsene, visto che era stato sottoposto a
sorveglianza speciale, aveva messo in piedi decine di società immobiliari intestate a parenti e prestanome con cui aveva
acquistato terreni ed edifici in mezza Brianza. Un patrimonio da oltre 97 milioni di euro.
ESTRATTO DA “IL GIORNO” «NIENTE PIÙ UOMINI D’ONORE IN BRIANZA»
ARTICOLO DI MARCO GALVANI
“…Il Pubblico Ministero Walter Mapelli: «Giacca, cravatta e facce per bene, la criminalità calabrese si mimetizza in società e
istituzioni»
«LA ‘NDRANGHETA non è soltanto la capacità di mimetizzazione nella società, di presentarsi agli occhi esterni con la faccia
perbene e in giacca e cravatta, non sono i fatti di sangue delle cronache. La ‘ndrangheta è innanzitutto uno stile di vita. Una
persona è ‘ndranghetista soprattutto, e prima di tutto, nei comportamenti».
WALTER MAPELLI, pubblico ministero alla Procura presso il Tribunale di Monza, conosce bene la «mafia» calabrese. All’inizio
della sua carriera da magistrato ha avuto a che fare con personaggi legati alla ’ndrangheta. E sa quali sono le caratteristiche
dello stile di vita di un ‘ndranghetista: “Malcelato senso dell’esistenza, prepotenza anche verso amici e complici, grande
importanza al valore della famiglia, che è tutto, è quella che garantisce aiuto e protezione in qualunque situazione».
INDAGA, il pm Mapelli. È il suo mestiere. E sa che l’ndrangheta qui in Brianza «è attiva soprattutto nel settore
immobiliare e dell’edilizia, dove i soldi girano in banconote e non lasciano tracce tramite bonifici o assegni»,
mentre ancora «non abbiamo evidenze di riciclaggio finanziario». Ma sa bene che infiltrazioni ci sono. Non
soltanto nelle attività imprenditoriali, ma anche nelle istituzioni. C’è la macchia nera nel bianco della società
pulita.
Ma
attorno
alla
macchia
nera
ci
sono
anche
le
macchie
grigie.
E RICORDA il caso di Desio. Inizio anni Novanta.
Quando fra i banchi del Consiglio comunale sedeva anche l’attuale sindaco di Monza, Marco Mariani. L’allora direttore sanitario
dell’ospedale di Desio venne preso di mira da qualcuno che esplose contro la sua auto alcuni colpi di pistola dal lato del
passeggero. Un atto intimidatorio. Come quando venne dato fuoco a Villa Tittoni, allora sede dell’ufficio tecnico comunale,
«sinonimo di Piano regolatore e di interessi e affari miliardari», sottolinea il primo cittadino monzese, che ricorda quei giorni,
ma soprattutto quel periodo, come fosse oggi. Ma «sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto, oggi, il capo dell’ufficio
tecnico e il direttore sanitario di Desio», si interroga il pubblico ministero.
LO FA pur sapendo già la risposta: «Hanno fatto carriera». Lo dice, e lo sottolinea, perché «quei pesanti atti intimidatori sono
stati commessi da persone con cui le vittime, che ricoprivano un ruolo importante nelle istituzioni pubbliche, avevano in
qualche modo avuto a che fare». Con questo «non si vuol dire che quelle persone avevano rapporti con associazioni criminali».
E’ solo la dimostrazione del «perbenismo» che la ‘ndrangheta è in grado di mostrare.
VUOL DIRE che innanzitutto «le istituzioni hanno dimostrato un’incapacità di fare chiarezza al proprio interno - mette i puntini
Walter Mapelli -, vuol dire che ci sono rapporti ambigui, oscuri, opaci. Occore avere delle istituzioni che siano in grado di fare,
prima di ogni altra cosa, chiarezza indipendentemente dall’aspetto giudiziario».”
da Il Giorno
Il Procuratore Antonio Pizzi:«È la ’ndrangheta dei colletti bianchi»
articolo di DARIO CRIPPA
Il magistrato invita a tenere i fari accesi sulla penetrazione della criminalità
— MONZA —
ANTONIO PIZZI, procuratore capo di Monza, ha imparato a conoscere bene, da quando è in città, cosa significhi la ’ndrangheta per il
territorio brianzolo. Si è trovato alle prese con un delitto eccellente, quello di Rocco Cristello il 27 marzo scorso a Verano Brianza. Un
delitto che chiamava in causa anche un tentativo delle cosche di stringere un patto con uno strano imprenditore cinese e infiltrarsi nella
riconversione da quaranta milioni di euro di un cinema multisala a Muggiò in un centro commerciale di merce cinese.
HA COORDINATO le indagini che hanno portato alla scoperta dell’arsenale da guerra del clan Mancuso di Limbadi, attivo nella zona fra
Giussano e Seregno, e, con l’operazione Sunrise, ha arrestato 34 persone accusate di reati che vanno dall’associazione a delinquere
all’estorsione, dall’usura allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Di recente, si è ritrovato per le mani anche un caso di traffico di rifiuti tossici, sempre a opera della ’ndrangheta, che ha fatto molto
scalpore: i clan riuscivano infatti a seppellire in alcuni terreni sparsi fra Desio e Seregno tonnellate di rifiuti pericolosi.
Dottor Pizzi, cosa sta succedendo in Brianza?
«Occorre tenere i fari accesi perché si tratta di un tipo di criminalità consociativa molto insidiosa. Una criminalità che si manifesta solo in
parte per le classiche attività di estorsione, usura e spaccio di droga. Si dirige ormai verso obiettivi più grandi come la pubblica
amministrazione e per farlo ha bisogno di silenzio. Il fenomeno estorsivo fa di sicuro più clamore, non l’aggressione al patrimonio dello
Stato o alla cosa pubblica cui stiamo assistendo ora.
Faccia un esempio.
«Se andiamo a costruire su un’area che doveva essere riservata a un giardino pubblico, ci troviamo davanti a un’aggressione molto più
subdola».
Per riuscire in questo genere di imprese, la ’ndrangheta però non agisce da sola, ma sembra contare su alleati insospettabili, che
agiscono a un livello più alto. «I colletti bianchi rivestono un ruolo importantissimo, prestano la faccia pulita, sono quelli di cui non si
dovrebbe mai sospettare: lo ripeto, la ’ndrangheta ormai è una criminalità più insidiosa. Non
bisogna smettere mai di avere il
senso critico delle cose, perché spesso quello che sembra normale in realtà non lo è ».
Di recente si è scoperto che due pericolosi latitanti, ricercati da nove mesi dalla Polizia, si nascondevano (anche) dietro documenti
rilasciati da un Comune brianzolo.
«Appunto, le infiltrazioni possono essere a tutti i livelli: occorre fare grande attenzione»
Occorre guardare anche alla politica?
«Il primo insediamento di solito avviene nella sfera amministrativa, con l’inserimento di soggetti che rispondono a
chi li ha infiltrati invece che alla pubblica amministrazione: si tratta di un vero e proprio cavallo di Troia, poi
agiscono dall’interno sfruttando un punto di osservazione privilegiato, passano le notizie riservate a chi agisce da
fuori».
E per quanto riguarda i politici propriamente detti, quelli che si presentano alle elezioni?
«Anche le associazioni criminali votano e fanno confluire i voti su personaggi che possono rispondere alle loro
esigenze: non lo scopro certo io, avviene in genere da sempre. Gli ’ndranghetisti stanno infettando tutto il
territorio, non sono più limitati alla terra d’origine. Ne raccogliamo i segnali quotidianamente, segnali che ci dicono
che i clan hanno trapiantato le loro succursali, anche se operano non di certo slegati dalla loro terra di origine»
………
Quali sono i campi in cui preferiscono operare oggi le cosche?
«Non è più tanto lo spaccio di droga, che personalmente considero ormai un’attività più spicciola, in cui subiscono la concorrenza
enorme dei gruppi criminali stranieri. Anche il traffico di rifiuti non credo sia un’attività prevalente, penso si tratti piuttosto di una
questione marginale. Oggi la ’ndrangheta, in Brianza, punta a bocconi più grossi, si infiltra nelle pubbliche
amministrazioni, opera nel movimento terra, nel riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Il vero allarme
è l’acquisizione di aree edificabili e l’estromissione dei concorrenti, ricorrendo ad avvertimenti intimidatori che
puntano a dissuadere chi potrebbe, con la sua attività, andare a tagliar loro la strada».
Un’organizzazione capace di adeguarsi all’ambiente per evitare di attirare l’attenzione
Da L’Esagono
di Simona Calvi
Ndrangheta: le mani sulla provincia Un’organizzazione capace di adeguarsi all’ambiente per evitare di attirare
l’attenzione .
La mafia a Milano non era mai esistita. Poi arrivò la Duomo Connection e anche i più scettici dovettero ricredersi.
La ‘Ndrangheta in Brianza, questa sconosciuta. C’è voluto del tempo, ma alla fine qualcuno se n’è accorto. E i
risultati sono nero su bianco nella relazione annuale della Commissione parlamentare d’inchiesta presentata
pochi giorni fa dall’onorevole Francesco Forgione. Ci sono Monza e Seregno, c’è la Brianza comasca dove la
‘Ndrangheta gestisce locali e ricicla il denaro sporco. C’è Desio e pure Giussano. Nero su bianco. La Brianza ospita
le famiglie dell’élite calabrese. Mazzaferro, Iamonte, Mancuso e Arena. Liquida, come la definisce l’onorevole
Forgione, “invisibile come l’altra faccia della luna”. Parola del procuratore della Florida, Julie Tingwall che così,
vent’anni fa, definiva le cosche in America. Com’era avvenuto per la mafia siciliana, l’infiltrazione è cominciata con
i soggiorni obbligatori. Anni Sessanta. Dopodiché è partita la colonizzazione. Non si spara in Brianza. Si fanno soldi
e affari: con l’usura, il narcotraffico (“la più potente sul piano del traffico di cocaina mediando fra le due rotte,
quella africana e quella colombiana - si legge nella relazione - capace di procurarsi e procurare micidiali armi da
guerra e di distruzione”) e gli investimenti nei locali pubblici e nell’edilizia. Sono almeno quattro le famiglie che
nelle 203 pagine vengono indicate come radicate sul territorio.
CLAN IAMONTE (DESIO)
Originari dell’area di Melito Porto Salvo, sono attualmente capeggiati da Remigio Iamonte. La cosca
secondo la relazione “è ricca di attività nel settore edilizio, pubblico e privato”.
CLAN MAZZAFERRO (MARIANO)
Origine: Gioiosa Ionica. Negli anni ’90, le dichiarazioni di Calogero Marcenò, un capobastone che
viveva a Varese “avevano svelato l’esistenza di numerosi locali della ‘Ndrangheta in Lombardia, in
particolare nella provincia di Como”.
CLAN MANCUSO (SEREGNO E GIUSSANO)
Originari di Limbadi, esercitano una forte egemonia anche sul porto di Gioia Tauro. Incontrastato il
predominio nella provincia di Vibo. Specializzati in sostanze stupefacenti e nel traffico d’armi. “In
relazione alle proiezioni nazionali dei Mancuso - scrive l’onorevole Forgione - la loro presenza in
Lombardia è ampiamente nota. L’11 giugno 2006, a Seregno, i carabinieri di Monza hanno rinvenuto
un vero e proprio arsenale costituito da numerosi fucili mitragliatori, pistole mitragliatrici, armi
comuni lunghe e corte, munizioni da guerra e comuni, bombe a mano ed altro, col conseguente
arresto nella flagranza di Salvatore Mancuso di Limbadi”.
ARENA (NORD BRIANZA)
La famiglia è originaria di Isola Capo Rizzuto. Lo scontro fra gli Arena e i Nicoscia, sin dal 2003 ha
fatto registrare numerosi episodi di sangue sul territorio calabrese.
Omicidio di mafia ieri sera alle 23 a verano brianza
MILANO Una lotta tra cosche di ‘ndrangheta per il controllo di alcuni affari, come
spaccio, riciclaggio ed estorsione. Questo lo scenario nel quale e’ maturato
l’omicidio di Rocco Cristello pregiudicato di 47 anni, freddato a colpi d’arma da
fuoco ieri sera poco dopo le 23 sotto alla sua abitazione di Verano Brianza.
Cristello era affidato in prova ai servizi sociali per finire di scontare un pena di
otto anni per traffico di stupefacenti. La vittima originaria di Mileto Vibo Valentia
sarebbe legata al clan Mancuso. Agr
Desio, blitz nelle discariche abusive
Scritto da juble
Wednesday 23 April 2008
da Il Giorno
articolo di GABRIELE BASSANI
Due imprenditori denunciati-Sequestrati area e camion a Desio e Briosco
— DESIO —
DUE PERSONE denunciate, 250mila metri quadri di terreno e una decina tra camion ed escavatori messi sotto
sequestro dalla Polizia provinciale intervenuta ieri mattina per porre fine ad attività illecite di escavazione e
smaltimento di rifiuti pericolosi tra Desio e Briosco. A finire nei guai, che potrebbero diventare molto grossi se
verranno provate le gravi accuse di inquinamento dei terreni, sono stati M.C., del 1965 di Desio e C.F., 43anni di
Briosco, entrambi titolari di imprese individuali, la prima proprietaria dell'area di oltre 150mila metri quadri in
via Molinara, a Desio, dove è scattato il «blitz» della Polizia provinciale, la seconda dell'impianto di Briosco, su
un'area di altri 100mila metri quadri, da dove partivano i mezzi che arrivavano a scaricare rifiuti speciali.
«Dobbiamo effettuare analisi approfondite nel sottosuolo ma già in superficie abbiamo trovato batterie e
pneumatici d'auto, insieme a tracce di metalli pesanti quali cromo, piombo e rame», ha spiegato l'ufficiale Flavio
Zanardo, coordinatore dell'intervento degli uomini del comando provinciale di Milano.
L'ispezione sul terreno di Desio è scattata in seguito a numerose segnalazioni giunte nelle scorse settimane alla
Polizia provinciale da parte di residenti nella zona o passanti che notavano, specie in orario serale e notturno,
l'arrivo di camion sospetti che scaricavano materiale. Sono quindi iniziati gli appostamenti che hanno permesso
agli uomini della Polizia provinciale di annotare anche le targhe dei mezzi sospetti. Ieri mattina, all'arrivo delle
auto della Polizia provinciale supportate dal laboratorio mobile, in grado di effettuare direttamente sul posto le
prime analisi sul terreno, tre camion sono stati trovati ancora all'interno dell'area di via Molinara. Gli altri che si
cercavano erano tutti nella sede operativa dell'impresa di Briosco, insieme ad escavatori e ruspe, alcune di
proprietà della stessa impresa, altre noleggiate. A Briosco gli uomini della Polizia provinciale hanno trovato anche
un'attività di produzione del calcestruzzo che prelevava furtivamente acqua dal torrente Bevera per poi scaricare,
altrettanto abusivamente i liquami della lavorazione. Tutto l'impianto, insieme all'area circostante, di circa
100mila metri quadri sono stati messi sotto sequestro per ordine del pm Giordano Baggio della Procura di Monza,
che sta seguendo l'indagine. Nei prossimi giorni sulle aree poste sotto sequestro saranno al lavoro tecnici specialisti
dell'Arpa che dovranno effettuare analisi approfondite per scoprire quali materiali si nascondano eventualemente
nel sottosuolo.
Al Nord vince la ’ndrangheta - (1998) di Valter Vecellio
Leonardo Sciascia una volta disse, secco e puntuto come lui solo sapeva essere, che “la linea della palma mafiosa va a nord”. Citava, e
parafrasava, una poesia di un poeta arabo, Abu Hatem, secondo il quale, appunto, l’ombra della palma ogni anno si allungava di
cinque centimetri verso il settentrione. Per Sciascia quell’allungarsi stava a significare che progressivamente le cosche mafiose si
infiltravano in quelle realtà settentrionali che solitamente si credevano immuni dal fenomeno.
Intuizione di letterato che trova puntuale conferma negli atti giudiziari e nei documenti della magistratura. L’ultimo allarme è
approdato da qualche giorno al Consiglio Superiore della Magistratura. Un documento che raccoglie le valutazioni e l’allarme lanciato
dal capo della procura di Monza Antonino Cusumano, e dal sostituto procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano
Roberto Aniello. Un documento dove si scrive, a chiare lettere, che le cosche mafiose della ’ndrangheta hanno conteso e in molti casi
soppiantato il predominio di Cosa nostra, al Nord. … in Brianza, per esempio, le cosche della ’ndrangheta si sono insediate e
consolidate; e non sarà facile sradicarla. “Sono molto forti economicamente. Hanno avuto cento anni per organizzarsi, per capire che
il vero potere si conquista col denaro”, spiega il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Salvatore Boemi, che da anni è impegnato
nelle indagini contro la ’ndrangheta: Boemi è pessimista: “Tra poco l’Unione Europea ci rinfaccerà di aver esportato non automobili o
panettoni, ma i clan Condello e Piromalli con migliaia di affiliati” e spiega che il boss Antonio Libri è stato catturato in Francia; e i figli
di un altro boss Natale Iamonte, sono stati arrestati in Polonia: “Questi qua sono diventati una realtà internazionale”.
Ma torniamo al rapporto consegnato al Csm. Vi si raccoglie e sviluppa l’allarme lanciato dai Consigli comunali di Carugate, Cinisello
Balsamo e Seregno. E si individua la genesi e lo sviluppo del fenomeno; che va ricercata “nell’applicazione del domicilio coatto di
numerosi esponenti della malavita organizzata che, pur sradicati dalle zone di origine, hanno continuato a mantenere rapporti con le
proprie consorterie e hanno anzi allargato i loro interessi nelle nuove zone di residenza”.
Risultato: “l’aggregato in Brianza è ramificato e articolato”. Clan che hanno “riprodotto in Lombardia i moduli comportamentali della
società originaria”. Gli Iamonte, per esempio, si sono insediati a Desio, dove il capo cosca Natale era in soggiorno obbligato; e si
segnalano numerose infiltrazioni mafiose nel settore edilizio; per non parlare delle estorsioni e dell’usura: “Aziende sane”, si legge
sempre nel documento del Csm, “sono state condotte in uno stato di decozione attraverso l’intimidazione; oppure sono passate di
mano attraverso acquisti apparentemente regolari”.
I già citati Mazzaferro spadroneggiano nella zona di Como, Varese; e in Brianza, tra Seregno e Monza. E non mancano neppure le
guerre tra cosche: come quella tra il gruppo Coco Trovato e quelli dei Batti e dei Miriade: una catena di omicidi fino alla vittoria del
primo clan sugli altri due. …
(tratto dal numero di Polizia e Democrazia - novembre 1998)
Desio, confiscata casa alla ‘ndrangheta
Il Giorno - Brianza
Di Alessandro Crisafulli
DESIO - L’Agenzia del Demanio ha deciso per la confisca di un’abitazione e di alcuni terreni, alla periferia di Desio,
appartenenti a un esponente della ‘ndrangheta. Un provvedimento, quello emesso dall’organismo che fa capo al Ministero
dell’Economia e della Finanza, che spiazza la famiglia che vive in quella casa, completamente estranea alle attività illecite del
proprietario, ma che adesso si trova costretta a fare le valigie e liberare l’appartamento, trovando d’urgenza una nuova
soluzione. “Hanno fino al 30 marzo per lasciare libero l’edificio - spiega il sindaco Giampiero Mariani, che nella Giunta
comunale di settimana scorsa ha preso atto del provvedimento dell’Agenzia dello Demanio -, altrimenti dovranno intervenire le
forze dell’ordine per lo sgombero”. Il primo cittadino ha giàparlato con la famiglia, spiegando la situazione: “E’ una famiglia di
quattro persone adulte - dice Mariani -, tutta gente per bene, che non sapevano nulla del proprietario. Pagavano un affitto di
circa 600 euro al mese. Adesso devono arrangiarsi in qualche maniera,come Comune non possiamo fare niente, anche perchè
non ci sono minori o condizioni di difficoltà particolari”. La casa si trova in viaMulino Arese, all’estrema periferia nord-ovest
della città, proprio al confine con Cesano Maderno. La confisca riguarda l’edificio con tutte le sue pertinenze, garage, deposito,
un rudere, più il terreno attorno. Stessa sorte anche per un altro terreno di circa 420 metri quadri di proprietà dello stesso
soggetto, C.L., che si trova in carcere in Calabria. Il provvedimento è giunto a seguito della comunicazione del 9 novembre
2007 dell’Agenzia del Demanio, relativa all’esecutività definitiva del decreto del tribunale di Reggio Calabria del 7 gennaio
2005 a carico del C.L., aseguito della sentenza del 26 giugno 2007 della Suprema Corte. Nella Giunta di settimana scorsa
l’Amministrazione comunale, dal canto suo, ha approvato la futura destinazione d’uso dell’immobile: “Adesso passerà allo
Stato che poi la girerà al Comune – spiega Mariani -. In quell’area è previsto un piano di lottizzazione con
la costruzione di un nuovo edificio e questo sarà vincolato, nel senso che dovrà essere necessariamente di edilizia sociale”.
Secondo quello che è lo sforzo sempre maggiore dello Stato, dunque, anche se spesso fra intoppi e lungaggini, una realtà in
qualche modo “macchiata” andrà a trasformarsi in una opportunità per il territorio, in particolare per le tante famiglie in difficoltà
a comprare una casa per i prezzi vertiginosi delle stesse. Una decisione che ha già ricevuto il via libera dello Stato, in quanto
può rientrare nei termini della legge 109/96 che prevede le “Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni
sequestrati o confiscati”. Il Comune ha deciso di amministrare direttamente il bene, tralasciando l’altra possibile ipotesi di
assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, enti e organizzazioni di volontariato o cooperative sociali.
GLI APPALTI PUBBLICI
La questione: le opere pubbliche (quelle che servono) vanno fatte, ma col
massimo livello di attenzione su concessioni, gare d’appalto (lavori, forniture e
servizi), sub-appalti, ecc.
Rapporto D.I.A. 1° semestre 2006
“3. Appalti pubblici
Con riguardo ai tentativi di penetrazione della criminalità organizzata nei circuiti
legali dell’economia, un ruolo di rilievo va, senz’altro, assegnato ai tentativi di
infiltrazione criminale negli appalti pubblici, come evidenziato dalle esperienze
investigative che hanno dimostrato come il mercato delle commesse pubbliche
possa costituire una fonte privilegiata di approvvigionamento di ricchezza e di
profitti illeciti per i sodalizi mafiosi.
In tale contesto la DIA svolge un ruolo centrale nel sistema di monitoraggio degli
appalti pubblici relativi alle cc.dd. “ Grandi Opere” per la prevenzione e la
repressione dei tentativi di infiltrazione mafiosa …. In particolare, la DIA, nel corso
dei primi sei mesi del 2006, ha effettuato 21 monitoraggi di imprese impegnate nei
grandi lavori pubblici, che hanno riguardato anche 337 società collegate. I soggetti
controllati sono stati 1.301…Gli esiti degli accertamenti esperiti hanno consentito
alla Direzione di avviare articolate investigazioni giudiziarie coordinate dai
competenti Pubblici Ministeri, nonché l’attivazione - proprio sulla scorta delle
risultanze degli accessi ispettivi adeguatamente approfonditi in sede centrale - dei
poteri di intervento antimafia del Prefetto ai fini dell’adozione da parte delle
competenti Stazioni Appaltanti dei provvedimenti di rigore nei confronti delle
imprese risultate controindicate (rescissione dei contratti o revoca delle
autorizzazioni dei subappalti)…”
nel corso del 2008
“Con particolare riguardo all’attività di investigazione preventiva in
materia di infiltrazione mafiosa nelle c.d. “grandi opere” la D.I.A. ha
proceduto al monitoraggio di imprese impegnate nella realizzazione di
opere pubbliche attraverso il controllo di 684 società ed imprese
collegate, con una verifica complessiva della posizione di 3.144 persone
fisiche.”
http://www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/2008.htm
La Dia passa al setaccio le società delle grandi opere.
Parla il direttore della divisione di Torino Gian Antonio Tore
NICCOLÒ ZANCAN, TORINO da La Stampa.it
L’ultima frase, prima dei saluti: «Comunque la musica la suoneremo, e anche bene». Non
adesso. Non ancora. Perché l’indagine della Dia, sugli intrecci fra appalti pubblici e imprese in
odore di mafia, è solo all’inizio. Parla Gian Antonio Tore, direttore della divisione investigativa
antimafia di Torino. «L’ordinanza di custodia cautelare per ora si focalizza sull’Ediltava e
riguarda solo un aspetto, quello in cui il riciclaggio è acclarato. Ma la nostra indagine è molto
più ampia. Siamo partiti da altre società».
Perché è così difficile immunizzare il sistema dalle infiltrazioni mafiose?
«I controlli ci sono e ci sono stati. Ma la società che si presenta alla grossa impresa che ha
vinto l’appalto - e spesso parliamo di imprese di caratura internazionale - manda avanti
soggetti puliti. Candidi. Non hanno precedenti penali. Vada lei a scoprire chi sono gli amici di
queste persone».
Non ci vuole un nullaosta?
«La prefettura deve rilasciare un nullaosta antimafia per tutti gli appalti superiori ai 12 mila
500 euro. Ma sottoposti a una radiografia i concorrenti hanno tutti i requisiti richiesti».
Come si possono avere controlli più approfonditi?
«È una domanda terribile. Quando è venuta fuori la storia dell’Italcementi, partita da Bergamo
ed arrivata in Sicilia, con dietro evidenti interessi mafiosi, si era corsi ai ripari. L’ex procuratore
nazionale antimafia Vigna aveva stilato un decalogo per l’imprese. Una serie di accorgimenti
per i subappalti. In cui si spiegava di interessare gli investigatori, anche in forma riservata. Ma
resta un lavoro difficile».
Quanti soldi fattura un’impresa edile di stampo mafioso?
«Per rendere l’idea: la capofila di questa indagine, di cui non posso fare il nome,
nel periodo olimpico ha fatturato 10 milioni di euro. E parliamo di imprese attive
da molti anni».
Da dove arriva il denaro sporco?
«Dal traffico di stupefacenti, ma non c’è tracciabilità. Nella nostra indagine ci
sono intercettazioni telefoniche e perquisizioni, ma nessun riscontro bancario.
Semplicemente perché nessuno di questi imprenditori si appoggia alle banche».
«Mafia Spa» sta acquisendo nuove competenze. Cosa può significare il passaggio
dal movimento terra alla carpenteria?
«Il carpentiere si occupa delle armature delle grandi opere, rispetto allo spalatore
è una persona di maggior professionalità, quindi costerà di più. Non siamo
nell’ambito di imprese che mettono in campo particolari saperi. Ma certo hanno
nelle loro file persone tecnicamente capaci».
Quale cantiere della Tav ha fatto guadagnare la mafia?
«Quello della Torino-Novara».
Mafia su grandi opere e federalismo
Anna Pacilli [“CARTA” del 23 Ottobre 2009]
Su ricostruzione de L'Aquila, Ponte sullo Stretto, Expo di Milano c'è l'ombra della criminalità organizzata, dice
il presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu. Ma l'allarme riguarda anche il federalismo, di cui però nessuno vuole discutere
seriamente.
Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre
associazioni criminali, Beppe Pisanu, senatore poco allineato del Pdl, ha lanciato un masso enorme nell’acqua torbida di questi tempi. «Se oggi guardo alla
ricostruzione de L’Aquila, al Ponte sullo Stretto, all’Expo di Milano, vedo già muoversi dal sud, dal nord, dal
centro dell’Italia, forze che tendono a mettere sotto assedio queste grandi iniziative e ad aggredirle» , ha detto
Pisanu in un’intervista al Corriere della sera, riferendosi alle organizzazioni criminali. Lo dice a ragion veduta, da un osservatorio privilegiato quale è la commissione che presiede: basta
leggere i resoconti delle sedute per farsi un’idea del paese in cui viviamo e di quali siano le reali emergenze. Non si legge di lavavetri né di migranti, piuttosto di una criminalità organizzata
che, per esempio, «Da tempo in Sicilia, ma anche in altre parti d’Italia, secondo le indagini della magistratura inquirente, controlla in modo assoluto il mercato del cemento e del calcestruzzo».
E’ uno dei passaggi della seduta del 9 giugno della Commissione, dedicata all’esame degli studi predisposti dalla Direzione nazionale antimafia [Dna] sull’infiltrazione mafiosa nell’economia
legale, e dalla Direzione investigativa antimafia [Dia] sulle conclusioni delle commissioni parlamentari antimafia nell’ultimo decennio.
Il giro d’affari è spaventosamente enorme: si stima che
i capitali mafiosi reinvestiti nei vari settori economici superino i 150
miliardi di euro all’anno. E il nullaosta antimafia previsto per gli appalti superiori ai 12 mila 500 euro non garantisce affatto la pulizia dei veri proponenti, che possono
benissimo nascondersi dietro imprese legali. L’intreccio perverso tra economia legale ed economia illegale viene denunciato, non da oggi, da magistrati, giornalisti, associazioni, che ogni volta
accendono i riflettori ancora di più sui grandi appalti, quasi sempre per grandi opere inutili e dannose. Nel 2005, per esempio, il Wwf ha preparato il dossier «Il Ponte sullo Stretto di Messina:
la natura è/e cosa nostra», per denunciare gli interessi di Cosa nostra e della ‘ndrangheta sul ponte e segnalare i pericoli sull’allentamento dei controlli sugli aspetti contrattuali e sui
subappalti derivanti dalla legge Obiettivo. E la Legambiente produce da anni un rapporto sulle ecomafie.
Ma gli affari della criminalità organizzata non si fermano al sud, anche se nel resto del paese si fa ancora fatica ad accettarlo. Roberto Saviano aveva subito messo in guardia sul rischio
concreto di infiltrazioni nella ricostruzione del dopo terremoto a L’Aquila. Trattato allora con troppa sufficienza, ha avuto conferma dalle prime indagini della Dia, che hanno scoperto tra le
imprese impegnate in Abruzzo una di Gela, legata alle cosche. Altro segnale: il ministro dell’interno, Roberto Maroni, ha insediato proprio ieri a L’Aquila due nuove strutture operative, per
monitorare e prevenire infiltrazioni malavitose nelle opere di ricostruzione post terremoto; sono la Sezione specializzata del comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi
opere e il Gruppo interforze centrale per l’emergenza e la ricostruzione. E una struttura analoga Maroni vuole insediarla anche a Milano per l’Expo 2015, dopo che il suo partito e gli
amministratori lombardi avevano reagito stizziti e offesi all’allarme del procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che qualche mese fa ha parlato di una loro insufficiente attenzione e
sottovalutazione dell’espansione degli interessi finanziari mafiosi al nord.
A questo terribile quadro, Pisanu aggiunge il rischio che il federalismo fiscale [voluto prima di tutto dalla
Lega] possa espandere la piaga mafiosa laddove le amministrazioni locali mancano di efficacia e
trasparenza. Ma il federalismo è tuttora un tabù, che nessuno, né a destra né a sinistra, osa neppure
discutere.
C’È CHI CI AVVISA …
ALCUNI RISCHI
Rischi diretti:
infiltrazione mafiose tra i soggetti che si aggiudicano l’appalto
e il sub-appalto o, nel caso di GC, gli affidamenti e i subaffidamenti
Durante la realizzazione dei lavori: lavoro (lavoro nero ed
irregolare, condizioni di lavoro), creazione di “discariche
abusive” nelle aree di scavo
…
Rischi indiretti:
Speculazioni immobiliari e riciclaggio
…
LA NORMATIVA ANTIMAFIA
Riferimenti normativi
L. 31 maggio 1965 n. 575
 L. 17 gennaio 1994 n. 17
 D. L.vo 8 agosto 1994 n. 490
 D.P.R. 3 giugno 1998 n. 252
 Circolare del Ministero dell'Interno n.
557/210/517.8 del 30 aprile 2001

LA NORMATIVA ANTIMAFIA
La certificazione antimafia è richiesta dagli enti pubblici per la stipulazione di contratti per lavori pubblici, forniture di beni
e servizi, erogazione di contributi e finanziamenti, iscrizioni ad albi di fornitori, licenze.
Per contratti e contributi al di sotto di € 154.937,07 (al lordo d'IVA) non è richiesto alcun adempimento.
La certificazione antimafia si divide in "comunicazione" ed "informazione" antimafia a seconda dell'entità dell'importo e
l'oggetto del contratto.
LAVORI PUBBLICI:
da € 154.937,07 a € 5.000.000 (al netto d'IVA)
comunicazione: certificato rilasciato dalla Camera di Commercio con la dicitura antimafia. La Prefettura la rilascia
solamente quando il certificato della C.C.I.A.A. non è munito della dicitura antimafia o quando il privato non ha
l'iscrizione alla C.C.I.A.A (Es. associazioni, persone fisiche, ecc.);
da € 5.000.000 in su
informazione: richiesta alla Prefettura dove ha la sede legale la ditta con allegato il certificato rilasciato dalla C.C.I.A.A. per
la comunicazione ovvero dichiarazione sostitutiva. Il modello della richiesta deve essere presentato in triplice copia;
in una di queste la Prefettura deve apporre il timbro di ricevuta e la sigla dell'impiegato, dopodiché il richiedente
provvederà ad inviarla all'ente richiedente come dimostrazione dell'avvenuta richiesta. Sarà cura dell'Ufficio Antimafia
inviare direttamente la risposta, dopo aver effettuato gli opportuni accertamenti, all'Ente richiedente.
LA NORMATIVA ANTIMAFIA
L’art. 176, comma 8 del D. Lgs.163/2006
specifica che l’affidamento al contraente
generale (come nel caso di Pedemontana per i
lotti delle tangenziali di Co e Va e la tratta A
dalla A8 Cassano Magnago alla A9 Lomazzo) è
soggetto alle verifiche antimafia prevista dalla
normativa vigente
LA COMUNICAZIONE ANTIMAFIA
La comunicazione antimafia può essere sostituita da un autocertificazione autenticata, qualora si tratti di:

contratti e subcontratti relativi a lavori o forniture dichiarate urgenti

provvedimenti di rinnovo conseguenti a provvedimenti già disposti

attività private,sottoposte a regime autorizzatorio, che possono essere intraprese su denuncia di inizio da parte del privato alla
P.A. competente

attività sottoposte alla disciplina del silenzio assenso, indicate nella tabella C annessa al Regolamento approvato con D.P.R.
26.4.1992,n. 300 e successive modificazioni ed integrazioni
La comunicazione deve essere richiesta nei seguenti casi:

Licenze, autorizzazioni di polizia di competenza del Comune ed autorizzazioni al commercio

Iscrizioni in Albi di appaltatori, fornitori di opere, beni e servizi riguardanti la Pubblica Amministrazione, nell'Albo nazionale dei
costruttori, nei registri della Camera di Commercio per l'esercizio del commercio all'ingrosso e nei registri dei commissionari
astatori presso i mercati annonari all'ingrosso

Altre iscrizioni o provvedimenti a contenuto autorizzatorio, concessorio o abilitativo per lo svolgimento di attività imprenditoriali,
comunque denominati

Concessioni di costruzione nonché di costruzione e gestione di opere riguardanti la Pubblica Amministrazione e concessione di
servizi pubblici di valore superiore a € 154.937,07 ed inferiore a € 5.093,12 (IVA esclusa) per opere e lavori pubblici e €
203.725,00 (IVA esclusa) per servizi

Contratti di appalto di opere e lavori pubblici, servizi pubblici e pubbliche forniture di valore superiore a € 154.937,07 ed
inferiore di € 5.093,12 ( IVA esclusa) per opere e lavori pubblici ; € 203.725,00 (IVA esclusa) in materia di servizi e forniture
(per le forniture di beni da aggiudicarsi dalle Amministrazioni di cui all'allegato 1 del D. Lgs. 24/7/1992, n. 358 (G.U.
11/8/1992, n. 188 - S.O. n. 104) e, nel settore della difesa, per le forniture di prodotti di cui all'allegato 2 del sopraccitato
decreto legislativo, la soglia di valore è ridotta a € 133.970,42, IVA esclusa).
E' vietato, a pena di nullità, il frazionamento dei contratti, delle concessioni o delle erogazioni
compiute a scopo di eludere l'applicazione della predetta normativa.
Sono equiparati alle comunicazioni antimafia i certificati di iscrizione rilasciati dalla Camera di Commercio Industria e Artigianato
(C.C.I.A.A.) con la dicitura "antimafia
L’INFORMAZIONE ANTIMAFIA
Le amministrazioni, gli enti pubblici e tutti gli altri soggetti indicati all'art. 1 del regolamento n. 252/98 devono acquisire
informazioni dal Prefetto relative a tentativi di infiltrazione mafiosa nelle società o imprese interessate, prima di stipulare,
approvare o autorizzare contratti, subcontratti, o prima di rilasciare o consentire concessioni o erogazioni, quando il valore sia:
1. in materia di opere, lavori pubblici e pubbliche forniture: pari o superiore a quello determinato dalla legge di attuazione delle
direttive comunitarie.
In particolare:

in materia di opere e lavori pubblici la soglia comunitaria è di € 5.093.124,72, IVA esclusa;

in materia di servizi, la soglia comunitaria è di € 203.7245,00, IVA esclusa;

in materia di forniture, la soglia comunitaria è € 203.725,00, IVA esclusa; per le forniture di beni da aggiudicarsi dalle
amministrazioni di cui all'allegato 1 del D. Lgs. 24 luglio 1992, n. 358 (G.U. 11/8/1992, n. 188 S.O. n. 104) e, nel
settore della difesa, per le forniture di prodotti di cui all'allegato 2 del sopracitato decreto legislativo, la soglia di valore è
ridotta a € 133.970,42, IVA esclusa.
2. per concessioni di acque pubbliche o di beni demaniali per lo svolgimento di attività imprenditoriali e per la concessione di
contributi, finanziamenti e agevolazioni su mutuo o altre erogazioni dello stesso tipo per lo svolgimento di attività
imprenditoriali: superiore a € 154.937,07;
3. per le autorizzazioni di subcontratti, cessioni o cottimi concernenti la realizzazione di opere o lavori pubblici o la prestazione di
servizi o forniture pubbliche: superiore a € 154.937,07
Per le imprese di costruzione dovranno essere acquisite le informazioni anche relativamente al direttore tecnico dei lavori.
Nei casi di urgenza, anche immediatamente dopo aver formulato la richiesta, le Amministrazioni procedono anche in assenza delle
informazioni del Prefetto sottoponendo le erogazioni a condizione risolutiva e fatte salve le facoltà di revoca e di recesso nel
caso che le informazioni, tardivamente pervenute, attestino la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa.
Il versamento di contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni comunque denominati, concessi o erogati da parte
dello Stato o di altri Enti Pubblici o della Comunità Europea può essere sospeso fino a quando pervengono le informazioni in
argomento.
I CONTROLLI
“L’Osservatorio Centrale sugli Appalti” è stato reso operativo presso la Direzione Investigativa Antimafia, I Reparto Investigazioni
Preventive, con circolare 18 novembre 2003 del Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
Con tale struttura la D.I.A. svolge un ruolo centrale - che è stato ad essa attribuito dal decreto interministeriale 14 marzo 2003 - nel
sistema di monitoraggio degli appalti pubblici relativi alle “Grandi Opere”, per la prevenzione e repressione dei tentativi di
infiltrazione mafiosa.
L’OCAP ha il compito di mantenere un costante collegamento con i Gruppi Interforze, istituiti presso le Prefetture, finalizzato
all’acquisizione e allo scambio di dati afferenti alla vigilanza sui cantieri - con specifico riferimento agli accessi eseguiti presso
gli stessi - avvalendosi di un apposito sistema telematico realizzato dalla stessa D.I.A..
La suddetta metodologia operativa consente di avere una visione globale di tutti i soggetti impegnati nei cantieri aperti sul territorio
nazionale (sia persone giuridiche che fisiche), nonché l’emersione di situazioni di illegalità relative sia all’artificioso ricorso al
sistema dei noli a freddo per aggirare la normativa antimafia, sia alla presenza, sui cantieri stessi, di mezzi e personale di
società riconducibili alla criminalità organizzata di stampo mafioso.
Pertanto tale complesso sistema – che con il supporto informativo dei Servizi centrali delle Forze di Polizia, in raccordo con la
Direzione Centrale della Polizia Criminale, coniuga le esigenze di vigilanza centralizzata con quelle di intervento mirato sul
territorio - si muove su due chiare direttrici:
- migliorare il sistema della prevenzione anticipando le verifiche antimafia nei confronti delle imprese interessate alla realizzazione
dell’opera, così intervenendo, per tempo, con l’esclusione dai lavori, di quelle non in regola con la stringente normativa
antimafia;
- tutelare le attività di cantiere prevenendo ogni forma di pressione criminale sulle Grandi Opere, mediante sia l’attività di accesso
svolta dai Gruppi Interforze, sia il contestuale potenziamento della sorveglianza e del controllo del territorio da parte delle
Forze di Polizia, anche attraverso l’implementazione dei sistemi di video-sorveglianza nelle aree sensibili dei territori
interessati.
ACCORDO QUADRO PER LA TRASPARENZA, LA LEGALITA’ E LA SICUREZZA NELLA
REALIZZAZIONE DEL SISTEMA VIABILISTICO AUTOSTRADALE PEDEMONTANO
LOMBARDO
Sottoscritto da Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A. e CGIL, CISL, UIL E
FENEAL-UIL, FILCA-CISL E FILLEA-CGIL, DELLA REGIONE LOMBARDIA 16 luglio
2008
Accordo per vigilare congiuntamente sull’applicazione e il rispetto delle norme in
tema di sicurezza sul lavoro e per combattere insieme il lavoro nero e le
infiltrazioni criminali in vista dell’apertura dei cantieri nel marzo 2010.
“Conseguentemente, in ottemperanza dell’art. 3 della “Relazione sulle misure per
la legalità” (All.2):
“Il Contraente Generale si impegna a portare a conoscenza i contenuti dei
protocolli di legalità e di sicurezza agli Affidatari, impegnando questi a portarli, a
loro volta, a conoscenza dei Subaffidatari.
A tal fine, i Protocolli saranno allegati ai contratti di affidamento e
subaffidamento”.
7.2) APL S.p.A. conferma altresì il proprio impegno ad applicare tutto quanto sopra
previsto anche nel caso di ulteriore affidamento a Contraente Generale nonché ad
applicare il medesimo approccio metodologico e contenutistico nel caso di
eventuali appalti di esecuzione (appalti lavori e/o appalti integrati). “
UNA PROPOSTA POLITICA
Andare oltre i semplici pronunciamenti di circostanza: cultura, conoscenza,
informazione, impegno, azione e controllo.
1.costituire un Osservatorio Permanente sul
Fenomeno delle Mafie in Brianza, coinvolgendo gli
enti locali, le forze dell’ordine, le forze sociali e quelle
imprenditoriali, le associazioni di categoria e i
movimenti e le associazioni antimafia presenti sul
territorio brianzolo;
2. promuovere attività ed iniziative di cultura e di
educazione antimafia sul proprio territorio, a partire
dalle scuole.
3. Adottare un codice etico che impedisca la
presenza nelle istituzioni di persone condannate o
rinviate a giudizio per gravi reati
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MANIFESTO DEGLI STATI GENERALI DELL’ANTIMAFIA
PER UN MONDO LIBERATO DALLE MAFIE
NOI SOTTOSCRITTI CITTADINI E CITTADINE, UOMINI E DONNE DI OGNI ETÀ, CI ASSUMIAMO LA RESPONSABILITÀ DI:
AFFERMARE NELLA NOSTRA VITA QUOTIDIANA I VALORI DELLA PACE, DELLA SOLIDARIETÀ, DEI DIRITTI UMANI, DELLA LEGALITÀ
DEMOCRATICA E DELLA CONVIVENZA CIVILE, CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA, D’ILLEGALITÀ, DI NEGAZIONE DELLA DIGNITÀ
DELLA PERSONA;
PROMUOVERE E PARTECIPARE A TUTTE LE INIZIATIVE, I PROGETTI, LE ATTIVITÀ NECESSARIE PER LIBERARE IL MONDO DALLE MAFIE;
FARE VIVERE LA MEMORIA DELLE VITTIME DI MAFIA COME TESTIMONIANZA DI UN MONDO GIUSTO, CONSAPEVOLE, CORAGGIOSO E
RESPONSABILE;
CI IMPEGNIAMO A:
COSTRUIRE UNA LARGA ALLEANZA GLOBALE E DI SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE CONTRO LE MAFIE;
COSTITUIRE UNA COMMISSIONE INDIPENDENTE, FORMATA DA ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE, CHE VALUTI LE LEGGI ITALIANE
ALLA LUCE DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI;
DIFENDERE, IN OGNI SEDE, IL DIRITTO ALL’INFORMAZIONE GARANTITO DALL’ARTICOLO 21 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE,
RAFFORZANDO LE RETI E LE ESPERIENZE LOCALI, DIFFONDENDO IL LIBERO ACCESO ALLE FONTI E SOSTENENDO, ANCHE
LEGALMENTE, IL LAVORO DEI GIORNALISTI PIÙ IMPEGNATI ED ESPOSTI;
DIFENDERE, IN OGNI SEDE, IL VALORE ASSOLUTO DELL’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA, AUTENTICO PATRIMONIO DELLA NOSTRA
DEMOCRAZIA E PREMESSA INDISPENSABILE PER OGNI PROSPETTIVA DI UGUAGLIANZA DEI CITTADINI DAVANTI ALLA LEGGE E DI
GIUSTIZIA PER TUTTI;
PROMUOVERE DI FRONTE ALL’INERZIA DELLE ISTITUZIONI UNA PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE PER L’INTRODUZIONE NEL
CODICE PENALE DEI DELITTI CONTRO L’AMBIENTE;
SOSTENERE LE COOPERATIVE E LE ASSOCIAZIONI IMPEGNATE NEL RIUTILIZZO SOCIALE DEI BENI CONFISCATI AFFINCHE’ LE LORO
ESPERIENZE, A PARTIRE DAL MEZZOGIORNO D’ITALIA, DIVENTINO IL MOTORE DI UNA NUOVA ECONOMIA DELLA SOLIDARIETA’;
PROMUOVERE, IN TUTTI GLI ENTI E LE AMMINISTRAZIONI LOCALI, STRUMENTI LEGISLATIVI E AMMINISTRATIVI CHE GARANTISCANO LA
MASSIMA TRASPARENZA NEGLI APPALTI E NELLA GESTIONE DEI SERVIZI PUBBLICI;
AFFERMARE LA CENTRALITÀ DELLA SCUOLA, DELL’UNIVERSITÀ E DELLE ALTRE AGENZIE FORMATIVE, NELLA DEFINIZIONE DI NUOVE
POLITICHE SOCIALI E DI INTERVENTI LEGISLATIVI RISPETTO A TEMI FONDAMENTALI COME LA LOTTA ALLA CRIMINALITÀ
ORGANIZZATA, L’IMMIGRAZIONE, I DIRITTI UMANI, IL LAVORO;
DIFFONDERE UN SAPERE DI CITTADINANZA CHE VALORIZZI I GIOVANI COME PROTAGONISTI DI UN PROCESSO DI EDUCAZIONE
PERMANENTE ALLA LEGALITA’, ALLA PARTECIPAZIONE E ALLA RESPONSABILITA’;
GARANTIRE UNO SPAZIO DI CONFRONTO TRA PERSONALITÀ DELLA LETTERATURA, DELLO SPETTACOLO E DELL’ARTE CHE
ATTRAVERSO LA MUSICA, IL CINEMA, IL TEATRO, LA SCRITTURA, LA FICTION TELEVISIVA, LAVORINO PER UNA PRODUZIONE DI
QUALITÀ, UNA CORRETTA CONOSCENZA DEI FENOMENI MAFIOSI E LA DIFFUSIONE DI UN’AUTENTICA CULTURA DELLA LEGALITÀ
DEMOCRATICA;
PROPONIAMO AL GOVERNO ITALIANO, AL PARLAMENTO, ALLE FORZE POLITICHE, ALLE ISTITUZIONI EUROPEE E SOVRANAZIONALI DI:
COSTRUIRE EFFETTIVE ED EFFICACI STRATEGIE DI CONTRASTO, POLITICHE E NORMATIVE, ALLA CRIMINALITÀ TRANSNAZIONALE;
COSTITUIRE IN ITALIA, SECONDO QUANTO PREVISTO DALLE NAZIONI UNITE, LA COMMISSIONE NAZIONALE DEI DIRITTI UMANI, PER
GARANTIRNE IL PIENO ED EFFETTIVO RISPETTO, A PARTIRE DA QUELLI DEI MIGRANTI;
ESTENDERE A LIVELLO EUROPEO LA NORMATIVA CHE PREVEDE L’UTILIZZO SOCIALE DEI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE;
RECEPIRE LA DIRETTIVA EUROPEA CHE PREVEDE L’ESTENSIONE DEL REATO DI CORRUZIONE ANCHE A RAPPORTI TRA PRIVATI;
ISTITUIRE UN’AUTHORITY INDIPENDENTE CONTRO LA CORRUZIONE, DOTATA DI POTERI ISPETTIVI E DI CONTROLLO;
GARANTIRE L’EFFETTIVA APPLICAZIONE DELLA LEGGE CHE PREVEDE L’OBBLIGO DI DENUNCIA DA PARTE DI CHI È VITTIMA DEL
RACKET;
ABOLIRE TUTTE LE DISCRIMINAZIONI A DANNO DEI FAMILIARI DI VITTIME INNOCENTI; ARMONIZZARE LE NORME ESISTENTI E
GARANTIRE UN EFFETTIVO RICONOSCIMENTO, IN SEDE CIVILE, DEL DANNO BIOLOGICO, DI RELAZIONE E MORALE;
RENDERE EFFETTIVI E TEMPESTIVI I BENEFICI PREVISTI PER I TESTIMONI DI GIUSTIZIA, CHE DEVONO ESSERE CONSIDERATI UN
MODELLO CIVILE E UNA RISORSA PER IL PAESE; ISTITUIRE LA FIGURA, SPECIFICA E PROFESSIONALIZZATA, DEL TUTOR QUALE
UNICO PUNTO DI RIFERIMENTO DEL TESTIMONE;
ASSICURARE NEI PALINSESTI DELLA RAI ADEGUATI SPAZI D’INFORMAZIONE E APPROFONDIMENTO SUI GRANDI PROBLEMI SOCIALI
DEL PAESE, NEL RISPETTO DI QUANTO PREVISTO DAL CONTRATTO DI SERVIZIO PUBBLICO;
RIBADIAMO L’URGENZA DI:
DEFINIRE E APPROVARE IN TEMPI RAPIDI UN TESTO UNICO DELLA LEGISLAZIONE ANTIMAFIA, CAPACE DI SUPERARE LE ATTUALI
DISFUNZIONI E GARANTIRE UNA PIÙ EFFICACE AZIONE DI CONTRASTO DA PARTE DELLE FORZE DELL’ORDINE E DELLA
MAGISTRATURA;
ISTITUIRE UN’AGENZIA NAZIONALE PER LA GESTIONE DEI BENI SOTTRATTI ALLE MAFIE,IN MODO DA ASSICURARE RAPIDITA’ E
TRASPARENZA NELL’ASSEGNAZIONE DELLE RICCHEZZE RESTITUITE ALLA COLLETTIVITA’;
COLPIRE I LEGAMI TRA MAFIA E POLITICA ATTRAVERSO LA REVISIONE DEL REATO DI VOTO DI SCAMBIO E DELLA NORMATIVA SUI
COMUNI SCIOLTI PER MAFIA;
ADOTTARE UN CODICE ETICO CHE IMPEDISCA LA PRESENZA NELLE ISTITUZIONI DI PERSONE CONDANNATE O RINVIATE A GIUDIZIO
PER GRAVI REATI;
RAFFORZARE L’AZIONE DI CONTRASTO ALLE ECOMAFIE ED AI TRAFFICI ILLEGALI DI RIFIUTI
RENDERE CONCRETO E QUOTIDIANO IL CONTRASTO ALL’ABUSIVISMO EDILIZIO, ELIMINANDO IL RICORSO AI CONDONI E
SOSTENENDO LE ATTIVITA’ DI DEMOLIZIONE DEL CEMENTO ILLEGALE;
RICONOSCERE ALLE PERSONE OGGETTO DELLA TRATTA DI ESSERI UMANI LA CONDIZIONE DI VITTIME, RAFFORZARE LA RETE DI
SOSTEGNO SOCIALE E ISTITUZIONALE AGLI UOMINI E ALLE DONNE CHE DENUNCIANO I LORO SFRUTTATORI;
COMBATTERE IL LAVORO NERO E IL CAPORALATO, CHE VEDONO SPESSO LA RIDUZIONE IN SCHIAVITU’ DI UN NUMERO CRESCENTE
DI MIGRANTI, ATTRAVERSO L’AFFERMAZIONE DEI LORO DIRITTI DI CITTADINANZA;
PROMUOVERE UNA NUOVA LEGGE ANTIDROGA CHE ABBIA COME CENTRALITA’ LA TUTELA DELLA SALUTE DELLE PERSONE E LA
RIDUZIONE DELLA DOMANDA;
RISCRIVERE LA LEGGE ANTI-DOPING, RAFFORZANDO GLI STRUMENTI DI LOTTA AL TRAFFICO DI SOSTANZE DOPANTI, ESTENDENDO
LA TUTELA A TUTTI I CITTADINI E PROMUOVENDO, A PARTIRE DAI GIOVANI, I VALORI DI UNO SPORT ISPIRATO AI PRINCIPI DI
LEALTA’ E RISPETTO DELLE REGOLE;
ISTITUIRE UN’AUTHORITY INDIPENDENTE PER CONTRASTARE IL FENOMENO DEL RICICLAGGIO DI CAPITALI DI PROVENIENZA
ILLECITA;
COLPIRE I TRAFFICI INTERNAZIONALI DI ARMI, LE “ZONE GRIGIE” E I PARADISI FISCALI IN CUI AVVENGONO LE TRIANGOLAZIONI,
INTRODUCENDO IN PARTICOLARE IL REATO DI INTERMEDIAZIONE;
DEDICARE, CON UN PROVVEDIMENTO LEGISLATIVO, LA GIORNATA DEL 21 MARZO DI OGNI ANNO ALLA MEMORIA DI TUTTE LE
VITTIME DI MAFIA.
ROMA, 25 OTTOBRE 2009
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere
partigiani. Chi vive veramente non può non essere
cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è
parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli
indifferenti”.
Antonio Gramsci
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