Settori | Sanità privata
Viaggio all’interno dei cinque ospedali privati modenesi
specializzati in varie discipline mediche
Una rete
al servizio
della
dei cittadini
salute
62 OUTLOOK
Accreditamento definitivo:
è la definizione con cui la Regione
Emilia-Romagna ha «promosso»
le cinque strutture ospedaliere
a Modena, tutte aderenti all’Aiop.
Che in questo modo entrano
a far parte in modo definitivo
delle strutture regionali
in campo sanitario,
al pari degli ospedali pubblici
ve l’assessore regionale alla Salute Carlo Lusenti in apertura del volume dell’Aiop regionale «L’ospedalità privata in Emilia-Romagna», ritratto sintetico ma efficace dell’offerta disponibile sul territorio, «gli ospedali
privati assumono un ruolo strutturale all’interno del servizio sanitario regionale, diventando così parte integrante del sistema
socio-sanitario della nostra regione. Un sistema a responsabilità interamente pubblica, imperniato sulla cooperazione e sulla
rete».
di Arianna De Micheli
Villa Igea
Ed è la rete la parola chiave. «Noi siamo il
braccio privato della rete», spiega Leo Lo
Russo, direttore sanitario dell’ospedale privato accreditato Villa Igea, la cui attività
prevalente è l’assistenza psichiatrica. «L’accreditamento definitivo sancisce che Villa
Igea possiede tutti i titoli per poter lavorare
per il sistema sanitario pubblico cui, peraltro, spetta la definizione del volume e della
Hesperia Hospital, sala operatoria
S
ul piano operativo, l’accreditamento definitiPosti letto
vo
degli
ospedali pripubblici
1.645
vati della provincia è
privati
471
soprattutto una forTotale
2.116
Fonte: Regione Emilia-Romagna
malità, perché tutte le
cliniche sanitarie private da decenni operano in collegamento stretto con il servizio sanitario regionale. Ma è comunque un passo
importante, perché è un riconoscimento ufficiale: la sanità privata gioca alla pari con
quella pubblica. E se la prima ha l’obbligo di
corrispondere ai severi requisiti di qualità,
alla seconda spetta, a monte, una programmazione strutturata sul fabbisogno e, a valle, la definizione di un sistema di verifica e
di controllo. Anche se l’Aiop (l’associazione
italiana che riunisce le società ospedaliere
private) sottolinea da tempo che sarebbe preferibile un soggetto terzo. Il tutto concorre a
costruire un sistema pubblico a gestione mista. «Con l’accreditamento definitivo», scri-
Gli ospedali
a Modena
tipologia delle attività commissionate. È
l’Aiop infatti a trattare il budget complessivo
definito dalla Regione. L’80 per cento della
nostra attività è fatta per conto dell’Ausl di
Modena, mentre il restante 20 per cento riguarda pazienti da fuori provincia. L’integrazione si pone quindi come diretta conseguenza di questo percorso. Dal nostro punto di vista, “essere integrati” significa proseguire sulla strada indicata dalla legge Basaglia». Ovvero? «Due sono le priorità», risponde Lo Russo. «Venire incontro alle esigenze dei pazienti e dunque curare il disturbo là dove sorge, evitando in tal modo lo sradicamento. Il che equivale a costruire sul territorio una rete di assistenza differenziata.
Per questo, nel corso del tempo, i nostri 297
posti letto accreditati sono stati trasformati in strutture sempre più specializzate,
funzionali tanto alle necessità del sistema
sanitario quanto ai bisogni dei malati».
Strutture pensate ad hoc (all’interno della
casa di cura ma anche nelle “depandance”
residenziali di San Donnino e di Sassuolo)
integrate nella rete del sistema sanitario
pubblico e in grado di far fronte a qualsiasi
problema dei pazienti, dalle psicosi ai
disturbi di personalità, dagli abusi di sostanze ai disagi profondi propri dell’età evolutiva: questo in estrema sintesi il volto attuale di Villa Igea. «La strategia è la continuità assistenziale che solo la rete è in grado di tutelare. Se non fossimo integrati con
il territorio, una presa in carico globale del
paziente risulterebbe impossibile». Nata nel
1937 come alternativa «illuminata» ai manicomi, Villa Igea ha una storia importante: quello è un periodo in cui chiunque abbia la sfortuna di varcare la soglia di un manicomio perde ogni diritto civile, una strada
quindi a senso unico, senza ritorno. Il giudizio comune è che il paziente sia solo un individuo pericoloso che destabilizza l’equilibrio sociale. «I tre psichiatri che fondarono
Villa Igea erano di altro avviso. Il loro scopo
non era di rinchiudere le persone», racconta
Lo Russo, «quanto piuttosto di accoglierle,
offrendo loro le cure necessarie. Un’impresa pionieristica e, considerati i limiti terapeutici del periodo, a dir poco ardua». Basti
solo ricordare che bisognerà aspettare la
OUTLOOK 63
Settori | Sanità privata
metà degli anni Cinquanta per i primi psicofarmaci, eletti poi a torto come soluzione
a tutti i mali ma cui va comunque riconosciuto il merito di aver posto un freno alla
costrizione fisica. Fedele alle proprie origini, Villa Igea è ancora per il 90 per cento di
proprietà degli eredi Ponzoni, Delfini e
Costa. Oggi la clinica di Saliceta San
Giuliano vanta un giro di affari di 20 milioni di euro e metodologie diagnostiche e
terapeutiche sicuramente all’avanguardia.
Villa Rosa
«Villa Igea svolge
l’80 per cento dell’attività
per conto dell’Ausl
e il restante 20 per cento
con pazienti
da fuori provincia»,
spiega Leo Lo Russo,
direttore sanitario
dell’ospedale privato modenese.
«Dal nostro punto di vista,
essere “integrati”
significa proseguire
sulla strada indicata
dalla legge Basaglia»
Ben radicata nella città di Modena, Villa
Rosa nell’ottobre 2010 è entrata a far parte
del Gruppo Kos, uno dei principali operatori privati italiani nell’assistenza socio-sanitaria, controllato dalla CIR, holding che fa
capo all’ingegner Carlo De Benedetti. La
casa di cura, nata nel 1951, cura pazienti
affetti da disturbi neurologici e psichiatrici;
le patologie oggi più frequenti sono i disturbi dell’umore, le psicosi, i disturbi di perso-
nalità, l’etilismo e i disturbi del comportamento alimentare. «La nostra struttura»,
spiega Maria Paola Barbieri, direttore sanitario di Villa Rosa, «ha ottenuto la certificazione di qualità nel 2000; negli anni successivi ha iniziato il percorso verso l’accreditamento definitivo. È un traguardo che sancisce un riconoscimento ufficiale del nostro
lavoro. Integrati a tutti gli effetti nella rete
dei servizi pubblici, oggi operiamo come se
fossimo un presidio fisso dell’Ausl di Modena, con la quale è stato siglato un contratto di fornitura». «Il controllo da parte
del Servizio sanitario nazionale», aggiunge
l’amministratore delegato Stefano Baraldi,
«è molto preciso e puntuale. Ogni due settimane le cartelle cliniche, informatizzate
dal 1996, vengono infatti sottoposte a verifica per quanto riguarda l’appropriatezza
dei ricoveri». «Villa Rosa ha sempre prestato la massima attenzione alla formazione»,
afferma Luca Pedretti, direttore clinico, «organizzando convegni ed eventi formativi di-
L’intervento | Paolo Toselli,
presidente Aiop: «Il risultato
premia la nostra professionalità»
e strutture private ospedaliere modenesi sono parte integrante della rete del servizio sanitario regionale. Non nasconde la propria soddisfazione Paolo Toselli, da nove anni alla guida
dell’Associazione italiana ospedalità privata della provincia di Modena (Aiop), che rappresenta cinque cliniche, per un totale di 659 posti letto (di cui 471 strettamente ospedalieri) e 600 addetti, mentre a livello regionale l’associazione, di cui è presidente Mario Cotti, raggruppa 43 ospedali con una
dotazione complessiva di circa 5.400 posti letto e 6.000 lavoratori del settore.
L
Presidente Toselli, ora il riconoscimento è ufficiale.
«Il traguardo dell’accreditamento definitivo è stato raggiunto: un percorso lungo e non privo di
ostacoli, iniziato su base convenzionale integrativa alla fine degli anni Settanta e definito con maggiore puntualità a partire dal 1996, anno in cui vennero stipulati i primi accordi tra il servizio sanitario regionale e gli ospedali privati. Ormai a pieno titolo parificati agli ospedali pubblici, possiamo
lavorare per conto del servizio sanitario nazionale. Da sempre puntiamo all’integrazione. E dunque al completamento tra pubblico, cui spetta programmazione e controllo, e privato cui compete
l’erogazione delle prestazioni nel rispetto dei requisiti richiesti. Requisiti che, al contrario di quanto si possa credere, non riguardano soltanto la qualità dell’offerta, ma anche la gestione e l’amministrazione».
Siete in sintonia con la Regione?
«Manteniamo buoni rapporti sia con la Regione sia con l’Ausl di Modena. Anche perché, rispetto al passato, entrambe dimostrano maggiore considerazione nei confronti della sanità privata.
64 OUTLOOK
Che peraltro ora può dire la sua. Come Aiop il nostro primo
auspicio è di evitare doppioni nelle prestazioni, proprio per
soddisfare quel completamento reciproco cui accennavo
prima».
E in merito ai tetti di spesa stabiliti a livello regionale?
«A dire il vero le tariffe stabilite dalla Regione non vengono neppure trattate con la nostra associazione. Al massimo è prerogativa dell’Aiop individuare alcune fattispecie.
Rispetto all’acquisto delle prestazioni offerte dal privato,
Modena è senza dubbio una delle migliori province dell’Emilia-Romagna, però sui bilanci degli ultimi anni pesano gli investimenti di cui hanno beneficiato gli ospedali di
Sassuolo e Baggiovara: l’Ausl ha messo in conto un piano
di rientro del valore di circa 22 milioni di euro, il che comporta non pochi sacrifici, e l’”accordo” tra l’azienda sanitaria locale e gli ospedali privati, ossia la
famosa terza A (in coda dopo autorizzazione e accreditamento), inevitabilmente accusa il colpo.
Esistono ancora pregiudizi nei confronti della sanità privata?
«In parte sì. È un pregiudizio nato dal timore che la priorità del privato non sia il benessere del
cittadino quanto piuttosto l’utile aziendale. Ma realizzare un utile è il dovere di ogni impresa ed è
nel nostro Dna utilizzare al meglio le risorse, così come offrire il servizio migliore. Il privato accreditato, che agisce sotto il controllo pubblico e garantisce prestazioni di alta qualità, oggi di fatto
rappresenta un’opportunità per i cittadini».
Il settore della sanità privata trova difficoltà nel reperire personale?
«Dal punto di vista infermieristico la tendenza è ancora quella di privilegiare l’ambito pubblico.
È infatti convinzione diffusa che offra maggiori possibilità di scelta. Inoltre il numero dei neo infermieri è inferiore rispetto a chi opta per la pensione, dunque per noi assumere personale straniero il più delle volte si rivela l’unica alternativa. Ma non dimentichiamo che gli infermieri stranieri
hanno l’obbligo di sostenere un esame integrativo, perché in Italia la loro qualifica non è considerata sufficiente: il rilascio del titolo equipollente spetta al ministero della Salute».
«Per Villa Rosa
l‘accreditamento definitivo
è un traguardo
importante,
il riconoscimento ufficiale
del nostro lavoro»,
afferma Maria Paola Barbieri,
direttore sanitario
di Villa Rosa,
«Oggi operiamo
a tutti gli effetti
nella rete
dei servizi pubblici,
come un presidio dell’Ausl»
A sinistra, Paolo Toselli.
In alto, la sala controllo Tac di Villa Rosa
e lo staff dirigenziale
della struttura modenese:
da sinistra, Stefano Baraldi,
amministratore delegato,
Luca Pedretti, direttore clinico,
Maria Paolo Barbieri, direttore sanitario,
ed Elisabetta Lugli, dirigente infermieristico
OUTLOOK 65
Settori | Sanità privata
Gli ospedali privati modenesi in cifre
CASA DI CURA PROF. FOGLIANI
ospedale privato accreditato con funzioni polispecialistiche
e specializzazione chirurgica;
- 2.000 ricoveri annui;
- 25.000 prestazioni specialistiche;
- 50 posti letto accreditati, 44 medici, 49 addetti;
- 7 milioni di euro di fatturato nel 2010
HESPERIA HOSPITAL
ospedale accreditato di alta specialità:
- comparto operatorio con 7 sale, di cui 3 dedicate
alla cardiochirurgia;
- apparecchiature di diagnostica (Rmn, Tac spirale
e scintigrafia)
- 2 laboratori di emodinamica-elettrofisiologia.
- 125 posti letto di cui 25 di area critica, 152 medici
strutturati e consulenti, 274 dipendenti;
- 48 milioni di euro di fatturato nel 2010
VILLA IGEA
Hesperia Hospital
ospedale privato accreditato specializzato nell’assistenza
psichiatrica, offre strutture differenziate in provincia di
Modena in grado di trattare diverse tipologie di pazienti;
- 297 posti letto accreditati, 41 medici, 235 addetti;
- 23.013 giornate di degenza psichiatriche;
- 10.775 giornate di degenza riabilitative;
- 20 milioni di euro di fatturato nel 2010
Non teme certo defezione di personale Michele Malena («nonostante il contratto nazionale bloccato, da noi gli infermieri raggiungono una retribuzione ordinaria mensile superiore a qualsiasi struttura pubblica»), fisico cibernetico alla guida dell’Hesperia Hospital sin dalle sue origini. «Nuova casa di cura Villa Laura: così era stato
chiamato l’ospedale nel 1983, anno della
sua fondazione», ricorda il direttore generale. «Sono stato io a optare poi per il nome Hesperia. Che, orfano dell’acca, significa Italia». L’aggiunta dell’acca mostra l’ambizione della struttura di via Arquà, ospedale
privato accreditato di «alta specialità», che
con un gruppo di 152 medici, mira oltre i confini modenesi e nazionali. Tanto dal diventare, un decennio più tardi, la sede europea
dell’Arizona Heart Institute, creatura partorita da uno dei pionieri della chirurgia cardiovascolare, Edward B. Diethrich. Un approccio, quello di Malena and company, teso dunque al riconoscimento internazionale che in questi decenni non è mancato. «Nel
nostro campo, sono gli Stati Uniti ad avere
accelerato il passo. Di conseguenza, abbiamo trasferito qui il loro know-how. E se in
VILLA ROSA
ospedale privato accreditato specializzato nell’assistenza
e cura di pazienti affetti da disturbi psichiatrici,
in integrazione con i servizi territoriali;
- 87 posti letto accreditati, 20 medici, 5 psicologi
e 30 infermieri;
- 8,5 milioni di euro di fatturato nel 2010
VILLA PINETA
ospedale privato accreditato specializzato nel recupero e
nella riabilitazione di patologie respiratorie, cardiologiche,
neuromotorie-ortopediche e metaboliche nutrizionali.
- dotata di un’unità di terapia intensiva respiratoria
e di un centro del sonno
- ambulatorio a Modena, in via Scaglia Est
- 100 posti letto accreditati, 32 medici, 150 addetti
66 OUTLOOK
retti al proprio personale, ma aperti anche
all’esterno. Un impegno che ora con l’accreditamento risulterà maggiormente rafforzato». «Accanto ai due reparti psichiatrici residenziali e al Day hospital e Centro
diurno semiresidenziali», riprende Baraldi,
«Villa Rosa vanta un laboratorio diagnostico di eccellenza dove, oltre a Rx, elettromiografie ed ecografie, si eseguono risonanze
magnetiche nucleari aperte». La struttura
conta 81 posti letto accreditati di degenza
ordinaria, un posto letto in Day hospital e
cinque posti in centro diurno. Tra dipendenti e collaboratori lavorano 110 persone
tra cui 20 medici, cinque psicologhe e una
trentina di infermieri. Villa Rosa non sembra subire troppo l’endemica penuria di personale che affligge e preoccupa la sanità locale: «Da noi il turnover è limitato. Anzi,
direi che esista una sostanziale stabilità»,
aggiunge Elisabetta Lugli, dirigente infermieristico e responsabile della qualità.
termini di cardiochirurgia e di chirurgia del
rachide non siamo secondi a nessuno, da
sempre puntiamo all’eccellenza in ogni ambito. Facciamo tutto e nel migliore modo
possibile. Anche perché il criterio di scelta
degli ospedali privati premia il merito: da
noi lavorano solo professionisti qualificati e
di alto livello. E lo dimostra il fatto che arrivino da noi pazienti da tutto il territorio nazionale». Risultato? Un giro di affari che supera del 170 per cento il budget attribuito
dalla Regione Emilia-Romagna per i pazienti residenti, precisa Malena. «Il resto proviene da tutte le altre regioni, nessuna esclusa e ciò è possibile grazie al fatto di essere riconosciuto come centro di eccellenza
e di richiamo. Per fatturazione nell’ambito
sanitario privato siamo al ventisettesimo posto in Europa. Il dipartimento di chirurgia
cardiovascolare dell’Hesperia è stato il primo a essere accreditato definitivamente sin
dal 2005. Essere accreditati significa possedere requisiti ulteriori rispetto a quelli autorizzativi e rientrare così nella rete composta da tutte quelle strutture che possono fornire i propri servizi al sistema sanitario na-
zionale. La valutazione della rete sanitaria
nazionale passa attraverso tre step, le «tre
A»: autorizzazione, accreditamento e accordo, ossia acquisto delle prestazioni. Con l’ultima A, l’accordo, si definiscono i tetti di
spesa e le tipologie di prestazioni che la Regione è disposta ad acquistare. L’EmiliaRomagna è una regione seria, le regole sono
precise e, al pari degli orientamenti di programmazione, vengono rispettate». L’Hesperia (oggi di proprietà del gruppo Garofalo,
16 ospedali nel centro nord) rappresenta la
più importante struttura sanitaria polispecialistica privata della provincia.
«L’Hesperia Hospital
è la sede europea
dell’Arizona Heart Institute,
fondato da uno dei pionieri
della chirurgia cardiovascolare,
Edward B. Diethrich»,
ricorda il direttore generale
Michele Malena.
«Ma da sempre
puntiamo all’eccellenza
e alla completezza
in ogni ambito»
Villa Pineta
«L’attività riabilitativa è ancora poco riconosciuta», sottolinea Maria Teresa Nobile,
direttore sanitario nonché titolare di Villa
Pineta. «Nonostante la richiesta di prestazioni riabilitative di elevato livello sia particolarmente consistente, i costi per una erogazione corretta e di eccellenza sono spesso
superiori a quanto la tariffa nazionale e regionale preveda come rimborso. Oltre a questo, Villa Pineta è costretta a confrontarsi
In alto, da sinistra;
una sala operatoria dell’Hesperia Hospital,
Michele Malena, direttore generale
dell’ospedale privato di alta specialità
OUTLOOK 67
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Settori | Sanità privata
con una progressiva riduzione del budget
massimo raggiungibile nella contrattazione con la committenza locale. Ciò nonostante il nostro ospedale privato è riuscito a mantenere uno standard qualitativo elevato e
riconosciuto all’interno e all’esterno dell’Emilia-Romagna, tale da consentire anche
una significativa attrazione di pazienti provenienti da fuori regione (oltre il 20 per cento del totale nell’anno 2010)».
Costruito a Gaiato nel 1932, chiuso durante la II guerra mondiale e completamente ristrutturato negli anni Settanta «quando cioè la tubercolosi iniziò a non essere più
trattata in isolamento», l’ex sanatorio Villa
Pineta può contare su 32 medici, 150 addetti e 100 posti letto accreditati ed è diventato un punto di riferimento non solo locale
per quanto riguarda la riabilitazione specialistica di pazienti affetti da patologie respiratorie, cardiache, neuromotorie e metabolico-nutrizionali. Villa Pineta è dunque
una struttura polispecialistica, che ha la
sua vocazione nell’accogliere e riabilitare la
persona nella sua globalità, con trattamenti e cure finalizzati al recupero parziale o
totale delle funzioni multiorganiche compromesse da cause invalidanti o degenerative. «Oltre a ciò», spiega la dottoressa Nobile, «la nostra struttura si occupa di patologie acute in ambito pneumologico, e si è
particolarmente attrezzata e distinta per il
trattamento in regime di degenza di quelle
condizioni che fanno capo alla sindrome clinica detta “insufficienza respiratoria”. In
questo ambito gestisce da circa due anni la
gran parte dei ricoveri territoriali dedicati
ai pazienti che, affetti da disturbi respiratori complessi del sonno, sono destinati alla
cura cronica di queste sindromi attraverso
l’utilizzo di presidi quali i ventilatori polmonari domiciliari».
Pur avendo lavorato sempre in collaborazione con il servizio sanitario pubblico,
l’accreditamento definitivo rilasciato di recente dalla Regione Emilia-Romagna è considerato da Maria Teresa Nobile «un passaggio storico e vincolante», che conferma
«lo sforzo qualitativo verso l’eccellenza che
la struttura ha sempre perseguito. Villa Pineta si conferma pienamente come parte
«La Casa di cura Fogliani
è un punto di riferimento
per il territorio»,
commenta il responsabile
della struttura
Roberto Giusti.
«Trovarsi
in un contesto sanitario
come quello emiliano
rappresenta un indubbio
valore aggiunto.
E incentiva una continua
innovazione»
In alto, da sinistra: Roberto Giusti,
responsabile della Casa di cura prof. Fogliani;
un momento di fisioterapia presso la struttura
integrante del sevizio sanitario nazionale».
Casa di cura prof. Fogliani
Il tiepido entusiasmo con cui saluta l’accreditamento definitivo non intende togliergli
rilevanza. «È senza dubbio importante. Ma
di fatto rappresenta soltanto uno dei passaggi fondamentali di un percorso iniziato
a metà degli anni Novanta», è il commento
di Roberto Giusti. Nipote del professore
Umberto Fogliani, medico chirurgo che nel
lontano 1940 pose la prima pietra dell’omonima casa di cura, Giusti oggi regge le sorti
di una struttura polispecialistica a vocazione chirurgica da sette milioni di fatturato
l’anno. Il suo «soltanto» sembra suggerire
che, all’atto pratico, l’attributo «definitivo»
non sposti di molto l’agire attuale. La Fogliani è da decenni un punto di riferimento
per il territorio. «Trovarsi in un contesto sanitario come quello emiliano rappresenta un
indubbio valore aggiunto. E incentiva una
continua innovazione», conferma Roberto
Giusti. «La costante revisione dei processi
aziendali, resa possibile anche dallo sfruttamento tecnologico di un ricco patrimonio
informativo sanitario, è per noi conditio sine qua non per restare al passo con i tempi.
Tre sono i pilastri su cui, sin dalle origini, si
fonda la nostra attività: l’affidabilità dei
percorsi diagnostici, chirurgici e terapeutici, l’alta qualità professionale, la capacità di
interagire con tutte le componenti dei servizi, siano pubbliche o private». La struttura
di via Lana, a due passi dal centro di Mo-
OUTLOOK 69
Settori | Sanità privata
«Da sanatorio Villa Pineta
è stata trasformata
in una struttura
specializzata
nella riabilitazione
di pazienti affetti
da patologie respiratorie,
cardiache,
neuromotorie-ortopediche
e metaboliche nutrizionali»,
spiega il direttore sanitario
Maria Teresa Nobile,
«E recentemente
abbiamo aperto
un ambulatorio
a Modena
per offrire i nostri servizi
in modo più efficace
sul territorio»
dena, offre 50 posti letto accreditati, 44 medici, 49 addetti e un sistema informatico all’avanguardia. E, dal 1998, la certificazione
di qualità. «Il nuovo modo di pensare l’azienda secondo criteri innovativi è anche conseguenza di questo importante percorso. Oggi
infatti, al pari dell’attenzione nei confronti
del paziente», aggiunge l’erede di Fogliani,
«la qualità dei processi gioca un ruolo fondamentale». Avere tagliato il traguardo dell’accreditamento definitivo pone l’ospedalità privata sullo stesso piano della sanità pubblica, e questo contribuisce a scalzare la diffidenza verso le strutture private che esiste
ancora. Il problema Giusti lo spiega così:
«Spesso leggo stupore sul volto delle persone: “Ma come, non si paga?”, chiedono quasi
incredule. Domanda che mette in evidenza
un’informazione piuttosto carente sull’accreditamento delle prestazioni e sui rapporti sinergici tra pubblico e privato in sanità».
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