APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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CAPITOLO 1
Introduzione
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nfr tw Hna=j, sDm=k r(A) n kmt!
“Starai bene con me, potrai sentire la lingua dell’Egitto!”
(Sinuhe, 31-32)
LA LINGUA
La lingua egizia (detta in egizio classico “ra en (remec) Kemet”, in copto “taspe
ntmntrmnkême”) è una lingua antichissima, forse la più antica di cui abbiamo attestazioni scritte.
L’egizio è considerato un gruppo linguistico a sé stante, e in genere viene collegato con la
macrofamiglia delle lingue camito-semitiche; la questione però non è del tutto chiara, e alcuni
specialisti hanno persino proposto di vedere l’egizio come una sorta di creolizzazione tra una lingua
camitica ed una lingua semitica, immaginando la sovrapposizione di quest’ultima su uno strato
indigeno preesistente (forse in occasione della diffusione del neolitico?).
Quello che è certo è che si tratta della lingua di cui possiamo seguire più a lungo l’evoluzione
dalla prima metà del III millennio a.C. fino al XIV sec. d.C., per un totale di ben oltre 4000 anni;
per fare un paragone si pensi che il cinese, altra lingua dalla lunghissima storia, è attestato per
“solo” poco più che 3000 anni). Come è immaginabile in questo lunghissimo tempo l’egizio è
cambiato, più volte e profondamente: la lingua di uno scalpellino di Cheope sarebbe probabilmente
risultata del tutto incomprensibile ad un copto del medio evo.
Vista la sua lunga storia, si possono dunque riconoscere diverse “fasi” della lingua, in genere
classificate nel seguente modo (i termini e le date possono variare a dipendenza dei testi di
riferimento):
- Egizio Arcaico (tavolette delle prime dinastie, sigilli,...); ~3000 a.C.
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- Egizio Antico (testi delle piramidi,...); ~3000 a.C. - ~2200 a.C. (dinastie I-VIII)
- Egizio Medio/Egizio “Classico” (Sinuhe, Ptahhotep, testi dei sarcofagi,...); ~2200 a.C. - ~1600
a.C (dinastie IX-XVII)
- Neoegizio (contratti, lettere,...); ~1600 a.C. - ~700 a.C. (dinastie XVIII-XIV)
- Egizio tardo/Demotico/Tolemaico (testi letterari, contratti,...); ~700 a.C. - ~200 d.C. (dalla XXV
dinastia all’epoca romana)
- Copto (testi cristiani, lettere, graffiti,...); ~200 d.C. - 1400 d.C.
La profondità dei cambiamenti da una fase all’altra non è omogenea. In genere si tende a
considerare due stadi principali di evoluzione, il primo comprendente egizio arcaico, egizio antico
e egizio classico, il secondo neoegizio, demotico e copto. In genere conoscendo la lingua di una
fase di uno stadio, si arriva a capire grosso modo anche i testi delle altre fasi dello stesso stadio,
mente risulterà più difficile capire i testi dell’altro stadio. In pratica, conoscendo l’Egizio Classico
si arriva a capire anche un testo in egizio antico, ma sarà praticamente impossibile capire un testo
tolemaico, e vice versa conoscendo per esempio il copto, si potrebbe arrivare forse a districarsi
anche con un testo neoegizio, ma i testi delle piramidi rimarranno in gran parte incomprensibili. Del
resto, è come con il latino e l’italiano: se per esempio un cinese imparasse il latino repubblicano
potrebbe arrivare a capire anche un’epigrafe in latino arcaico, o un testo della tarda antichità, ma
difficilmente potrà leggere i Promessi sposi; vice versa, se lo stesso cinese dovesse imparare
l’italiano di Manzoni, sicuramente non avrà difficoltà a capire un testo in italiano moderno, e con
un po’ d’impegno potrebbe capire anche l’italiano di Petrarca, ma il latino di Cicerone gli resterà
incomprensibile.
Va sottolineato che queste suddivisioni riguardano in verità soprattutto la lingua vernacolare,
usata nel parlato e nei testi “privati” (lettere, contratti,...); nella letteratura, nei documenti ufficiali e
nei testi sacri l’egizio classico rimase in uso almeno fino all’epoca tarda, seppur via via sempre più
imbastardito dalla lingua parlata (non è raro trovare degli “errori” grammaticali nei testi del nuovo
regno scritti nella lingua classica), per ridursi poi in epoca tolemaica quasi esclusivamente a lingua
sacra o per documenti importanti; ancora una volta un po’ quello che è successo da noi con il latino.
Imparando l’egizio classico dunque si avrà accesso (con maggiore o minore difficoltà,
ovviamente, a dipendenza dell’epoca, e spesso dello scriba) alla parte principale della letteratura
egizia (sacra e profana), facendone dunque la fase fondamentale da studiare per avere accesso alla
parte più importante del mondo degli antichi egizi.
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LE SCRITTURE
Così come non c’è un’unica “lingua egizia”, non vi è neppure un’unica “scrittura egizia”;
sull’insieme della storia di questa lingua in effetti sono ben quattro i sistemi di scrittura che furono
usati. Prima di tutto vi sono ovviamente i geroglifici (di cui a fianco della forma classica si può
distinguere una variante più complessa che appare in epoca tolemaica), usati in genere nei
monumenti e, in una forma leggermente stilizzata (chiamata a volte “lineare”) nei papiri sacri (per
esempio i libri dei morti). Fin dalle epoche più antiche però un altro sistema di scrittura, chiamato
“ieratico”, fu usato in parallelo ai geroglifici. Lo “ieratico” era usato principalmente per i papiri o
gli ostraka (in epoca tolemaica lo si userà anche per delle steli) ed è di per sé una forma corsiva dei
geroglifici, la stilizzazione dei simboli però così estrema da rendere spesso assai difficile al non
specialista leggere i testi scritti in questa maniera.
A partire dalla Epoca Tarda compare poi un’altra scrittura, detta “demotica”, che deriva a sua
volta dallo ieratico, e che pian piano ne prende il posto nella vita di tutti i giorni, relegando lo
ieratico a scrittura di testi sacri o ufficiali. A partire dall’era cristiana infine tutti e tre questi sistemi
di scrittura vengono sostituiti dal cosiddetto “alfabeto copto”, una forma di alfabeto greco, a cui si
aggiungono alcune lettere derivate da segni demotici.
ALCUNI STRUMENTI UTILI
In questo “corso” di egizio classico non seguirò in modo sistematico questo o quel manuale, ma
piuttosto cercherò di sintetizzare i vari punti di vista, organizzando il tutto in modo da illustrarvi gli
elementi principali della lingua nella maniera più semplice possibile. È tuttavia opportuno dire due
parole sui testi (grammatiche, dizionari e liste di segni) che potrebbero tornare utili per approfondire
maggiormente l’argomento
Grammatiche
Egyptian Grammar, A. Gardiner.
Questa grammatica è sicuramente la più celebre e la più usata, sia per la statura del suo autore,
sia per la lunga tradizione che la caratterizza (la prima edizione risale al 1927). È usata come testo
di studio in molte università europee e anche in Italia è particolarmente comune.
Personalmente io la sconsiglio vivamente, e per diversi motivi.
In primo luogo per quanto buona, questa grammatica è ormai vecchia, e dunque a volte presenta
delle interpretazioni (soprattutto per quanto riguarda il sistema verbale, ma non solo) che in genere
sono oggi ritenute superate. Secondariamente è una grammatica poco sistematica, nel senso che
piuttosto che procedere affrontando un argomento alla volta, Gardiner spesso introduce
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superficialmente e sommariamente più argomenti insieme, per poi ritornarci approfonditamente
solo in capitoli successivi; è vero, questo sistema permette di tradurre a grandi linee relativamente
presto delle frasi più sostanziose, però allo stesso tempo rende tutto l’insieme piuttosto caotico.
Ovviamente nonostante ciò anche il Gardiner ha i suoi lati positivi, tra cui il fatto di presentare
negli esercizi anche dei passi scelti di letteratura, oppure il fatto di far apprendere un numero
importante di vocaboli nel corso delle sue lezioni, o ancora il piccolo dizionario alla fine che
presenta i lemmi sia in geroglifici sia in traduzione, e che possiede una sezione “inglesegeroglifico” molto ben organizzata (anche se, sfortunatamente, senza rimandi al testo). Inoltre, se da
un lato il suo approccio linguistico è a volte superato, dall’altro la precisione e cura nel dettaglio la
rendono estremamente esaustiva, soprattutto per quello che riguarda la grammatica non verbale.
Infine il fatto che sia stata per lungo tempo una delle uniche grammatiche disponibili, e che
inoltre sia ancora oggi uno dei testi base nel mondo anglosassone e non solo, fa si che in
innumerevoli testi gli egittologi facciano riferimento proprio a questa grammatica, quando si tratta
di discutere delle questioni linguistiche.
Cours d’Egyptien hiéroglyphique, P. Grandet e B. Mathieu.
Questa è la grammatica usata in genere nelle università francesi ed è un buon testo su cui basarsi.
Prima di tutto è recente e presenta dunque una visione aggiornata sui problemi della lingua. Inoltre
è abbastanza sistematica, è divisa in capitoli principali a loro volta divisi in lezioni e sottocapitoli, e
in genere permette di orientarsi facilmente fra i vari argomenti. Infine il francese è una lingua
relativamente vicina all’italiano, cosa che facilita la comprensione degli aspetti grammaticali della
stessa lingua egizia. Questa grammatica ha inoltre il pregio di disporre di utilissime tavole
riassuntive dei principali aspetti grammaticali, e offre oltre alla “lista Gardiner” tradizionale, delle
liste di segni organizzate in vari modi (forma, valore fonetico,...) che facilitano la ricerca dei segni
stessi. Presenta inoltre un piccolo capitolo sulla poesia e la metrica particolarmente interessante.
Ovviamente anche questa grammatica a dei difetti, primo fra tutti forse il fatto che a volte può
risultare troppo “scientifica”, e quindi in certi punti un po’ ostica. Su certi argomenti poi scende
meno in dettaglio rispetto al Gardiner (si tratta però di aspetti marginali, come particolari forme
arcaizzanti, o espressioni inusuali). Infine presenta un dizionario meno ricco e meno pratico da
usare, con i lemmi elencati solo in traslitterazione (elenca però tutti i passi della in cui compare la
parola in questione, e questo è molto utile perché permette di avere facilmente un’idea anche del
contesto d’uso del vocabolo in questione). Infine gli esercizi sono composti in genere solo da frasi
relativamente brevi, e ben poche sono le “versioni” proposte.
Middle Egyptian: An Introduction to the Language and Culture of Hieroglyphs, J. P. Allen.
Anche questa è un’ottima grammatica su cui basarsi. La struttura in capitoli, gli abbondanti
esempi, e le numerose tabelle riassuntive ne fanno un ottimo testo di riferimento, sebbene come la
precedente a volte può risultare troppo “scientifica”, e per certi dettagli un poco superficiale.
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Queste tre non sono ovviamente le uniche grammatiche esistenti, sono forse però le più
conosciute e quelle per così dire di riferimento. Oltre a questi manuali, vi sono poi dei testi più
generali, o di introduzione (p.es. “How to Read Egyptian Hieroglyphs” di Collier e Manley, molto
carino per avere una prima infarinatura), che potrebbero essere interessanti per un “primo contatto”.
In italiano infine vi sono alcuni testi che possono essere citati, primo fra tutti “Appunti di
grammatica egiziana” di S. Donadoni.
Dizionari
Per quanto riguarda i dizionari invece, la scelta è decisamente più ristretta: il testo di riferimento
è il “Concise Dictionary of Middle Egyptian” di R.O. Faulkner, che in genere è sufficiente a
tradurre un testo classico (da notare che per i riferimenti grammaticali si basa sulla grammatica del
Gardiner). Oltre al Faulkner esistono dei vocabolari e dei lessici più specifici, soprattutto in tedesco
o in inglese, che però in genere diventano necessari solo con testi di argomento specifico
(medicina,...) o di epoche particolari (nuovo regno,...).
Liste di simboli
Per potersi orientare tra i numerosi simboli che compongono la scrittura geroglifica si è deciso di
compilare una lista di simboli in cui classificare ed ordinare i vari segni. Questa lista è chiamata
“lista Gardiner” e divide i simboli in base a ciò che rappresentano ( “esseri umani”, “uccelli”,
“armi”,...). Ogni simbolo è indicato da una lettera (che indica la categoria) e da un numero, e per
ogni simbolo è indicato ciò che rappresenta, il valore fonetico e l’eventuale significato ideografico.
Visto che in genere è piuttosto semplice riconoscere ciò che un segno rappresenta, orientarsi in
questa lista non richiede troppo impegno.
Come potete ben immaginare questa lista è lo strumento fondamentale per poter iniziare a
leggere i geroglifici e dunque è indispensabile averne a disposizione una.
Oltre che alla fine delle grammatiche sopraccitate, potete trovare la lista Gardiner in diversi siti
internet. Sfortunatamente la maggior parte sono in tedesco, ma non è poi così importante: la cosa
principale è avere una lista dei simboli in cui siano indicati i valori fonetici corrispondenti.
-http://www.hieroglyphen-info.de/gardiner/gardiner_start.htm
-http://www.ancientegyptonline.co.uk/Gardiner-sign-list.html
-http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_hieroglyphs/german-Gardiner-list-translated
-http://www.khemet.de/altaegypten/schrift/gardiner.html
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Un ultima nota: queste liste (sia quelle in internet sia quelle nelle grammatiche) non presentano
tutti i geroglifici esistenti e relative varianti, ma si limitano ai più comuni (circa 700). Ad ogni
modo, nei testi classici è assai raro capitare su dei simboli non citati in queste liste, e di solito
comunque è piuttosto facile arrivare a dedurre il significato di questi simboli rari.
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CAPITOLO 2
Scrittura
§1 I GEROGLIFICI
§1.1 La scrittura: struttura generale
Nonostante quello che potrebbe apparire ad una prima occhiata, la scrittura geroglifica (“medu
necer” in egizio, o anche “bau Ra”, rispettivamente “parole divine” o “forze di Ra”) non è una
scrittura ideografica, o meglio, lo è solo in parte. In realtà, i geroglifici sono un sistema misto, in
parte fonografico (un simbolo = uno o più suoni) ed in parte ideografico (un simbolo = un
concetto), a cui si aggiungono dei simboli detti “determinativi” che hanno solo un valore semantico
generale e che servono esclusivamente a precisare genericamente, in modo visuale, il senso o la
classe semantica di appartenenza delle parole a cui sono uniti.
- Ideogrammi
Gli ideogrammi sono segni che da soli trascrivono un’intera parola. Le nostre cifre sono un
esempio di ideogrammi: “5” significa e si pronuncia “cinque” senza ricorrere alle lettere “c-i-n-q-ue”. In egizio, “acqua” si scrive con tre linee a zig-zag:
࣓
- Fonogrammi
I fonogrammi sono simboli che indicano uno o più suoni, derivano dagli ideogrammi e
funzionano un po’ secondo il principio del rebus, cioè sono usati in base alla loro pronuncia senza
tenere conto del loro significato. Per fare un esempio in italiano potremmo scrivere la parola
“amore” attraverso dei disegni che convenzionalmente rappresentano un “amo” e un “re”.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Amo + Re = “Amore”
Oppure, tanto per fare un altro esempio, è un po’ come nelle abbreviazioni negli sms: se io scrivo
“c 6 x pranzo?” uso tre “ideogrammi” (la lettera “c”, la cifra “6” e l’operatore matematico “x”) in
maniera “fonografica”, senza cioè tenere conto del loro significato, ma considerando solo il loro
valore fonetico, cioè la loro pronuncia.
- Determinativi
I determinativi invece sono dei simboli che non si leggono: vengono posti (uno o anche più di
uno) alla fine delle parole per indicarne in modo più o meno preciso la categoria di significato.
Prendendo l’esempio precedente, alla parola “amore” posso aggiungere il disegno di un “cuore” per
indicare che si tratta di un sentimento, e magari anche una faccina che sorride per indicare che si
tratta di un concetto positivo.
Amo + Re + det. “sentimento” + det. “positivo” =
“amore”
I determinativi sono fondamentali, perché permettono di distinguere delle parole che se fossero
scritte solo foneticamente risulterebbero identiche - un problema particolarmente importante in una
lingua come l’egizio, che come vedremo scriveva solo le consonanti.
È però importante notare che se anche in generale vi è una certa distinzione tra ideogrammi,
fonogrammi e determinativi, capita che alcuni simboli possano essere usati sia come fonogrammi,
sia come ideogrammi, sia come determinativi, a dipendenza del contesto e della parola specifica.
Inoltre, può capitare che uno stesso simbolo abbia due o più valori fonetici distinti. In genere però,
in questo caso, uno è il valore fonetico principale e più comune, mentre gli altri sono secondari e
dunque più rari. Un esempio è il simbolo ࢸ, che può essere usato sia come ideogramma -per
scrivere la parola “stella”-, sia come fonogramma -con i valori fonetici “sbA”, “dwA” e “wnwt”- e
pure come determinativo -per esempio per la categoria “corpi celesti”-.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§1.1.1 Pronuncia convenzionale
Come nel caso di molte lingue semitiche (ebraico, arabo, aramaico,...) la scrittura egizia indicava
le consonanti di una parola, ma ometteva totalmente le sue vocali. A causa di questa sua natura
prettamente consonantica della scrittura geroglifica, per permettere la lettura che altrimenti
risulterebbe impossibile, per convenzione si intercala una “e” tra le varie consonanti, o per lo meno
tra quelle consonanti che non possono essere pronunciate di seguito. Se la parola è formata da una
sola lettera, si pronuncerà anteponendogli la “e”.
Sempre per convenzione, le tre semivocali (“j”, “y” e “w”) sono pronunciate come vocali
(rispettivamente “i”, “i” e “u”) mentre due lettere particolari, dette “alif” e “”ain”, sono entrambe
pronunciate per convenzione “a”. Ovviamente con queste lettere non è necessario intercalare la “e”.
Per fare un esempio, la frase dell’introduzione, traslitterata “nfr tw Hna=j, sDm=k r(A) n kmt!”
sarà convenzionalmente pronunciata “nefer tu Hena-i, seDem-ek ra en kemet!” (per il valore
fonetico preciso delle consonanti traslitterate, si veda §1.2.1).
§1.2 La scrittura: i fonogrammi
I fonogrammi possono essere catalogati in tre categorie:
- Uniletterali (un simbolo = una lettera)
- Biletterali (un simbolo = due lettere, come la “psi” greca per esempio, che vale “p+s”, o la “x”
che vale “k+s”)
- Triletterali (un simbolo = tre lettere)
I simboli biletterali e triletterali sono spesso accompagnati da uno o più simboli uniletterali (detti
“complementi fonetici”) che esprimono in maniera ridondante, quasi per confermarlo, tutto o in
parte il valore fonetico dei simboli a cui si accompagnano; e come se in italiano per scrivere “taxi”
scrivessimo “taxsi” o addirittura “takxsi”.
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§1.2.1 Unilitterali
I simboli uniletterali sono 30, e formano il cosiddetto “alfabeto”. Sono i seguenti:
Segni
߻
Identificazione
Trasl. Trasl.
(1)
(2)
Nome
Pronuncia
convenzionale
Valore
fonetico
Lista
Gardiner
Avvoltoio
A
A
Alef
a
[!]
G1
Giunco
j/i
j/i
Yud
i
[j]
M17
Giunco/Doppio tratto
y
y
Y
i
[j]
M17 / Z4
Braccio
a
a
ain
a
["]
D36
Quaglia/Corda
w
w
Waw
u
[w]
G43 / Z7
‫ݼ‬
Gamba
b
b
B
b
[b]
D58
०
Seggio
p
p
P
p
[p]
Q3
ࡍ
Vipera
f
f
F
f
[f]
I9
ࠏ/૙
Civetta/Costola d’animale
(?)
m
m
M
m
[m]
G17/Aa15
࣒/ঐ
Acqua/Corona rossa
n
n
N
n
[n]
N35
݇
Bocca
r
r
R
r
[r]
D21
ऐ
Pianta di edificio (?)
h
h
H1
h (aspirata
leggera)
[h] cf
ingl.“Hallo”
O4
੗
Treccia di lino
H
H
H2
h (aspirata
leggera)
[#] cf arabo
V29
ૉ
Placenta (?)
x
x
H3
kh (cf. “j”
spagnola)
[x] cf. spagn.
“j”
Aa1
ߝ
Ventre di animale
X
X
H4
kh (cf. “j”
spagnola)
[ç] cf ted.
“Ich”
F32
ि/র
Chiavistello/Lino
s
s
S
s
[s]
O34/S29
ࢇ
ࢇࢇ/઩
‫ݙ‬
࠭/મ
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Segni
Identificazione
Trasl. Trasl.
(1)
(2)
Nome
Pronuncia
convenzionale
Valore
fonetico
Lista
Gardiner
[$]
N37
ࣕ
Bacino
S
S
Shin
sh (cf
“scivolare”)
࣊
Collina
q
q
Qof
k
੝
Cesto
k
k
Kaf
k
[k]
V31
੸
Supporto di giara
g
g
G
g (dura)
[g]
W11
ઋ
Pane
t
t
T
t
[t]
X1
਻
Pastoia
T
T
C
c (dolce, cf.
“ciao”)
[t$]
V13
‫ݣ‬
Mano
d
d
D
d
[d]
D46
ࡏ
Cobra
D
D
Dj
g (dolce, cf.
“gelato”)
[d%]
I10
[q] cf arabo
N29
Note:
- Nella terza e quarta colonna si trovano rispettivamente il sistema di traslitterazione classico usato
dagli egittologi, e il sistema convenzionalmente usato in internet. In questo corso userò
esclusivamente il secondo sistema, quello usato in internet.
- Nell’ottava colonna è indicato il codice della lista Gardiner.
- Come detto vi sono cinque simboli che per convenzione vengono pronunciati come delle vocali (a,
i, u), in realtà però questi suoni erano o delle consonanti (’ain e alef) o delle semivocali (waw, yud
e Y) analoghe a quelle presenti ancora oggi in arabo o in ebraico. Il fatto di pronunciarle secondo
queste convenzioni deriva principalmente dal fatto che nelle lingue semitiche moderne queste
particolari lettere sono sovente (ma in verità non sempre) accompagnate a questi suoni vocalici.
Inoltre, per i “non-semiti” i suoni di queste consonanti sono spesso assai difficili da pronunciare, e
dunque queste convenzioni facilitano la lettura.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§1.2.2 Bilitterali
I biletterali sono invece circa 80, qui di seguito vi elenco i più comuni, indicandovi il valore
fonetico e il codice della lista Gardiner. Per conoscere che cosa rappresentano, è consigliato
consultare la lista Gardiner.
Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gard.
Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gard.
ߧ
Aw
Aw
F40
ߍ
Hw
Hw
F18
ਇ
Ab
Ab
U23
્
H(A)p
H(A)p
Aa5
‫ޗ‬
jw
jw
E9
ࣚ
Hm
Hm
N41
ߟ
jb
jb
F34
࡬
Hn
Hn
M2
૙
jm
jm
Aa15
ܳ
Hr
Hr
D2
ࡗ
jn
jn
K1
੻
Hs
Hs
W14
ܵ
jr
jr
D4
৅
HD
HD
T3
ࢥ
js
js
M40
ࡸ
xA
xA
M12
਽
jt
jt
V15
ࣉ
xa
xa
N28
ष
aA
aA
O29
‫ݠ‬
xw
xw
D43
ࠣ
aq
aq
G35
ॠ
xr(w)
xr(w)
P8
੕
aD
aD
V26
࡭
xt
xt
M3
ਫ
wA
wA
V4
࡚
XA
XA
K4
ঢ়
wa
wa
T21
‫ݕ‬
Xn
Xn
D33
߇
wp(w)
wp(w)
F13
ߖ
Xn
Xn
F26
޵
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wn
E34
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Xr
Xr
T28
ࢨ
wn
wn
M42
ࠩ
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G39
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gard.
Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gard.
ࠤ
ws
ws
G36
ߙ
st
st
F29
ࠝ
bA
bA
G29
૜
sA
sA
Aa18
ߍ
bH
bH
F18
࢏
sw
sw
M23
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pA
pA
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৞
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ऌ
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Sw
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ਭ
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mn
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Qb(H)
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mr
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N36
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੐
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mH
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kA
kA
D28
ߛ
ms
ms
F31
ॲ
k(A)p
k(A)p
R5
‫ݴ‬
mt
mt
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ࡊ
km
km
I6
ࠌ
mt
mt
G14
ਖ਼
sk
sk
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੏
mD
mD
V21
ࠜ
gm
gm
G28
‫ݞ‬
ni
ni
D41
૙
gs
gs
Aa15
ਃ
nw
nw
U19
ਐ
tA
tA
U30
ઈ
nw
nw
W24
ਔ
tj
tj
U33
ਜ਼
nb
nb
V30
ܲ
tp
tp
D1
________________________________________________________________________________________________
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13
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
__________________________________________________________________
Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gard.
Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gard.
৬
nm
nm
T34
৿
tm
tm
U15
ࢍࢍ
nn
nn
(M22)
ࡱ
tr
tr
M6
ࠔ
nH
nH
G21
࠳
TA
TA
G47
ߏ
ns
ns
F20
঩
Ts
Ts
S24
૥
nD
nD
Aa27
਍
DA
DA
U28
ީ
rw
rw
E23
ࣇ
Dw
Dw
N26
࢐
rs(w)
rs(w)
M24
ࢡ
Dr
Dr
M36
ࢅ
HA
HA
M16
ॹ
DD
DD
R11
§1.2.3 Trilitterali
I simboli triletterali sono circa 50, qui di seguito sono indicati solo i più frequenti, ancora una
volta con valere fonetico e codice Gardiner.
Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gardiner
঵
Anx
Anx
S34
‫ݖ‬
aHA
aHA
D34
फ़
aHa
aHa
P6
ࢨ
wnm
wnm
M42
લ
wnm
wnm
Z11
߮
pXr
pXr
F46
૕
mAa
mAa
Aa11
________________________________________________________________________________________________
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14
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
__________________________________________________________________
Segni
Trasl.
(1)
Trasl.
(2)
Lista
Gardiner
ߠ
nfr
nfr
F35
ॵ
nTr
nTr
R8
ࢗ
nDm
nDm
M29
঺
HqA
HqA
S38
ॱ
Htp
Htp
R4
࡟
xpr
xpr
L1
ઁ
xnt
xnt
W17
ࢸ
sbA
sbA
N14
ߐ
sDm
sDm
F21
ࢸ
dwA
dwA
N14
߮
dbn
dbn
F46
§1.3 La scrittura: i determinativi
I determinativi sono qualche centinaio, ed in genere hanno dei significati facilmente intuibili. Qui di
seguito sono indicati solo alcuni di essi, il cui valore può risultare meno immediato.
Segni
Categorie di significati
Gardiner
۩
Nobile, re, Dio
A40
‫ڼ‬
Uomo, nome maschile
A1
‫܌‬
Donna, nome femminile
B1
ۘ/‫ݝ‬
Forza, lavoro, violenza
A24/D40
________________________________________________________________________________________________
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15
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
__________________________________________________________________
Segni
Categorie di significati
Gardiner
‫ڽ‬
Azioni riguardanti il viso e
le sue parti (mangiare,...),
sentimenti
A2
‫ی‬
Nemico, morte
A14
݅
Naso (e azioni realive),
sentimenti
D19
‫ݘ‬
Ignorare, negare
D35
ࠦ
Piccolezza, male,
negatività
G37
ࡆ
Aggressività
I3
ગ
Idee astratte
Y1
ࢯ
Tempo (nel senso di
chronos, non atmosferico)
N5
ࢸ
Astri
N14
࣐
Metallo
N34
࣏
Prodotto minerale
N33a
ࣅ
Paese straniero, deserto
N25
४
Fiamma, fuoco
Q7
৕
Lanciare, straniero (in
particolare “asiatici”)
T14
ઈ
Liquido
W24
੭
Festa
W3
ય
Cibo
Z8
ર
Incrociare, danneggiare
Z9
દ
Pluralità, collettività
Z3
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16
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§1.4 La scrittura: senso di lettura e ortografia
I geroglifici possono essere scritti praticamente in ogni direzione, da sinistra a destra, da destra a
sinistra, in orizzontale, e in verticale dall’alto verso il basso. Capire il senso di lettura è facile: basta
osservare la direzione in cui guardano i geroglifici che rappresentano esseri animati, poiché essi
sono rivolti verso l’inizio dei testi.
Quattro possibili orientamenti per la stessa parola; I numeri in
rosso indicano l’ordine di lettura dei segni
Ovviamente qualche eccezione esiste. Nei testi sacri per esempio, come il libro dei morti, capita
di avere le colonne che vanno da destra a sinistra mentre i testi all’interno delle colonne stesse
vanno letti da sinistra a destra. Si tratta però di casi rari, dovuti a precetti magico-religiosi, o al
tentativo di rendere la comprensione di un dato testo più difficile per un “non iniziato”.
Lo ieratico e il demotico invece si scrivono principalmente da destra a sinistra.
Vista la particolare struttura di questa scrittura, non esiste una vera e propria “ortografia”
geroglifica. Nei testi di epoca classica le parole sono in genere scritte in maniera costante e
coerente, ma soprattutto nelle epoche successive non è raro trovare più modi diversi per scrivere la
stessa parola, magari con un complemento fonetico in più o uno in meno, o con un determinativo
leggermente diverso. A volte una stessa parola può essere scritta in maniera diversa all’interno dello
stesso testo! Ad ogni modo, questa flessibilità di solito non complica più di tanto la lettura, e
comunque le varianti principali sono citate nel dizionario.
Per esempio la parola “At”, “momento”/“istante” viene citata nel Faulkner con ben 6 varianti:
߻೤ࢯ / ߻ೡࢯ / ߻ઋࢯ / ߻ೡ / ޽ઋࢯ / ߻ઋൌ
si tratta però di un caso particolare, è relativamente raro trovare parole con così tante forme.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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CAPITOLO 3
Sostantivi, Scrittura Ideografica, Aggettivi, Preposizioni,
Nomi di Relazione, Genitivo
Premessa: in geroglifico la scrittura è continuata, non vi sono spazi fra le parole. Per facilitare lo
studio però negli esempi che seguiranno le parole in geroglifico saranno separate da un punto
rosso che non si trova nei testi originali, e che verrà abbandonato più avanti nel corso. Per ogni
esempio sarà data la traslitterazione, una traduzione parola per parola e la traduzione definitiva.
§2 SOSTANTIVI
I sostantivi egizi possono avere due generi -maschile e femminile- e tre numeri -singolare,
plurale, duale-.
§2.1 Genere
Come in italiano, tranne che per gli esseri viventi non c’è una logica particolare nell’attribuzione
di un genere ad un sostantivo, e spesso il genere di una cosa in italiano non corrisponde al genere
riconosciutogli dagli antichi Egizi (per esempio “cielo” in italiano è maschile, ma in egizio ଡ଼, “pt”
è femminile, vice versa “luna” in italiano è femminile, mentre in egizio ࢇଚࢵ, “jaH” è maschile).
Fortunatamente, in egizio è semplicissimo riconoscere il genere di una parola: i nomi femminili
infatti sono caratterizzati da una desinenza -t, ઋ.
Così per esempio:
িഢ‫ ڽ‬mdt “discorso”, ࠝತ‫ ܌‬bAkt “serva”, ਫ߻೮ wAt “strada”, sono femminili,
mentre:
ೇࢇ‫ ۔‬tnj “vecchiaia”, ఖ Htp “pace”, ࠭੠੠ࠦ wgg “debolezza”, sono maschili.
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18
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§2.2 Numero
§2.2.1 Numero: Plurale
Il plurale si forma aggiungendo ai nomi maschili la desinenza -w, ai nomi femminili la desinenza
-wt (=> desinenza di plurale + desinenza di femminile).
A livello di scrittura, il plurale può essere indicato in due modi differenti.
Un primo modo prevede l'aggiunta del determinativo di pluralità દoppure ડ dopo gli altri
determinativi della parola in questione. Nel caso dei nomi maschili i tre tratti di plurale possono a
volte essere associati ad una ࠭, “-w”, posta prima dei determinativi che serve a trascrivere
foneticamente la desinenza del plurale.
۷র‫ ڼ‬Sps ; “nobile”
۷র࠭ඖ Spsw ; “nobili”, ma spesso si trova anche solo ۷রඖ, Spsw, con lo stesso
significato.
Nel caso dei nomi femminili in genere la -w della desinenza è raramente scritta, e ci si limita a
scrivere la -t, ઋ, del femminile seguita dai tre tratti del plurale ડ dopo i determinativi.
۷র೧‫ ܌‬Spst ; “nobildonna”
۷র೧඘ Spswt ; “nobildonne”
Note:
- Alcuni sostantivi presentano i tre tratti del plurale, ma grammaticalmente sono singolari; si tratta
per lo più di nomi con valore collettivo.
‫ۊ‬ඖ mSa ; “esercito”
- In alcuni casi (piuttosto rari invero) la desinenza può essere espressa foneticamente ma per mezzo
di un bilitterale formato dall’ultima lettera della radice + w, come per esempio ઈ, nw:
౳‫ ڼ‬sn ; “fratello”
౳ઈ࠭ඖ snw ; “fratelli”
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19
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Oltre a questo appena visto, esiste un altro modo per indicare il plurale, usato principalmente nel
caso di parole scritte ideograficamente. Esso consiste nello scrivere tre volte di seguito il simbolo
rappresentante l’oggetto in questione (o il determinativo della parola, in questo caso a volte la
desinenza è espressa anche foneticamente); questo sistema è comunque di gran lunga più raro del
precedente, e più diffuso nei testi più antichi.
Si avrà così:
ୠ pr ; “casa” -> ऌऌऌ prw ; “case”
௦ njwt ; “città (sg.)” -> ॒॒॒ njwwt ; “città (pl.)”
੗ಯ HkA ; “magia” -> ੗ಪ HkAw ; “magie”
§2.2.1 Numero: Duale
Il duale maschile è indicato dalla desinenza -wy (଴), il duale femminile è indicato dalla
desinenza -ty (಺); al duale spesso il determinativo appare raddoppiato.
ઋૉ࣒ल txn ; “un obelisco” -> ઋૉ࣒଴लल
૵ jrt ; “un occhio” -> ૷ jrty ; “due occhi”
txnwy ; “due obelischi”
Come per il plurale è possibile indicare il duale semplicemente scrivendo due volte la parola
stessa (qualora si tratti di parole scritte ideograficamente) o, più raramente, raddoppiandone il
determinativo.
ઋૉ࣒ल txn ; “un obelisco” -> लल txnwy ; “due obelischi”
ఄ‫ ݺ‬rd ; “una gamba” -> ఄ‫ ݺݺ‬rdwy ; “due gambe” ma anche ideograficamente:
‫ ݺݺ‬rdwy, con lo stesso significato.
§2.3 Scrittura ideografica
Come detto nella lezione precedente, i geroglifici possono essere usati anche ideograficamente,
usando cioè un simbolo per scrivere una parola; in genere vengono indicati con questo sistema solo
oggetti o esseri viventi.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Per indicare che un segno va letto ideograficamente, esso viene scritto accompagnato da un tratto
verticale.
௨ r(A) ; “bocca”
ଃ jb ; “cuore”, “spirito”
Quando il sostantivo rappresentato è di genere femminile, il tratto verticale è preceduto dalla
desinenza di femminile -t, ઋ.
ృ Xt ; “corpo”, “petto”
૵ jrt ; “occhio”
Esistono alcuni casi in cui il significato dell’ideogramma non corrisponde direttamente con
l’oggetto raffigurato.
ॵઠ nTr ; “Dio”
In questo caso, per esempio, il simbolo in sé rappresentano uno degli stendardi che svettavano
sui piloni dei templi, e dunque per analogia lo stendardo del tempio è usato per scrivere la parola
“Dio”.
ࡀಹ mAat ; “Ma’at”, “verità”, “giustizia”
Il simbolo rappresenta una piuma di struzzo, ma il significato è la “Ma’at” (un concetto astratto
difficile da tradurre, che si può rendere con “verità”, “giustizia”, “equilibrio”), Ma’at che nella
simbologia egizia doveva essere appunto leggera come una piuma.
Infine, alcune parole che sembrano scritte ideograficamente sono in realtà scritte foneticamente.
Per esempio:
࠳ಹ TAty ; “vizir”, “ministro”
Questa parola potrebbe sembrare un sostantivo femminile scritto ideograficamente, in realtà il
pulcino (Gardiner G47) è in questo caso usato foneticamente (con il valore TA) e la “t” che appare è
solo un complemento fonetico.
ߠઠ nfr ; “bellezza”
Il simbolo (Gardiner F35) rappresenta dei polmoni con la trachea, ma in questo caso è
verosimilmente usato solo per il suo valore fonetico, nfr.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§3 AGGETTIVI
§3.1 Gli aggettivi qualificativi
Gli aggettivi qualificativi seguono il nome a cui si riferiscono e si accordano con esso in genere e
numero.
߿.ࠤ
Hr-wr
lett.: Horus vecchio
“Horus il vecchio”, “Herur”
ॵೌઋࡓ.ଯ߻೧
ntrt aAt
lett.: Dea grande
“(La) grande Dea”
ચඖ.ࢇಕඞ
sSw jqrw
lett.: scribi eccellenti
“(Gli) scribi eccellenti”
Può succedere che le desinenze degli aggettivi siano in parte o completamente omesse nella
scrittura. In particolare il plurale femminile è raramente scritto per intero e di solito si trova indicata
solo la desinenza di femminile -t ઋ.
ఘ඘.ߠ୳
Hmwt nfr(w)t
lett.: donne belle
“(Le) belle donne”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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ీ.௝
xAswt nb(w)t
lett.: paesi tutti
“Tutti i paesi” (xAst è in particolare il “paese straniero”, al di fuori dei confini dell’Egitto)
I predicati aggettivali (”la casa è bella”) saranno trattati più avanti.
Gli aggettivi dimostrativi verranno presentati nella prossima lezione.
§4 PREPOSIZIONI
In egizio esistono numerose preposizioni che possono essere distinte in preposizioni semplici e
preposizioni composte.
§4.1 Preposizioni semplici
Alcune preposizioni semplici presentano due forme, una usata quando seguite da un
sostantivo, una usata quando seguite da un pronome suffisso.
Le principali preposizioni semplici sono:
Forma nominale
Traslitterazione
f. nominale
Forma
pronominale
Traslitterazione
f. pronominale
Significato
ࠏ
m
ࢇࠏ
jm
in, da
(provenienza), su
݇
r
ࢇ݇
jr (raro)
verso, più di, fino
a, su
࣒/૴
n / jn (raro)
࣒/૴
n / jn (raro)
a (dativo)
૴
jn
૴
jn
da (c. agente)
చ
Hr
చ
Hr
sopra, su
೻;೹;ܲ
tp
೻;೹;ܲ
tp
sopra, su
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Forma nominale
Traslitterazione
f. nominale
Forma
pronominale
Traslitterazione
f. pronominale
Significato
ో
Xr
ో
Xr
sotto
న
xr
న
xr
presso (qualcuno/
qualcosa)
ࢅ߻ܲ ; ࢅ߻
HA
ࢅ߻ܲ ; ࢅ߻
HA
dietro , attorno
త
xft
త
xft
davanti, in faccia
ઁஸ
xnt
ઁஸ
xnt
davanti, in testa
఻‫ ݷ‬/ ఻఻
xt / xtxt
఻‫ ݷ‬/ ఻఻
xt / xtxt
attraverso
੗஢
Hna
੗஢
Hna
con
ൊ
Dr
ൊ
Dr
dopo
ࠏࠏ
mm
ࠏࠏ
mm
tra, in mezzo
ઃࢇ
mj
ઃࢇ
mj
come
Per esempio:
ઃࢇ.௰ൌ
mj ra
lett.: come Ra
“Come Ra”
చ.ਫ߻೮
Hr wAt
lett.: su strada
“Sulla strada”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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ࢇࠏ.ࡍ
jm=f
lett.: in lui
“In lui”
§4.2 Preposizioni composte
Le preposizioni composte sono preposizioni formate da una preposizione semplice unita a un
sostantivo, spesso indicante una parte del corpo.
Le principali preposizioni composte sono:
Preposizione
Traslitt.
Significato
r-gs / m-gs
affianco
(lett. “verso/nel
fianco”)
ࠏ౐ઈ࠭ऌ
m-Xnw
dentro (lett.
“nell’interno”)
ࠏ౲/݇౲
m-sA / r-sA
dietro
(lett. “sul/verso il
dorso”)
m-bAH
davanti, in
presenza di (lett.
“sul fallo”)
m-a
con, in mano a
(lett. “nella
mano”)
݇૗ઠ/ࠏ૗ઠ
ࠏ୎ ; ࠏ‫ݶ‬ઠ
୽
Preposizione
Traslitt.
Significato
m-xt
dietro, dopo
(lett. “nel
seguito”)
ࠏऐ߻ଵ
m-hAw
presso
(lett. “nelle
vicinanze”)
ࠏఠ
m-HAt
prima di
(lett. “nell’inizio
di”)
ࠏహૂ‫ݘ‬
m-xmt
Senza
(lett. “in assenza
di”)
(ࠏ)జߟ
(m)-Hr(y)-jb
in mezzo a
(lett. “nel cuore”)
ࠏ఻
Per esempio:
ࠏ౐ઈ࠭ऌ.डଧ
m-Xnw aH
lett.: dentro palazzo
“Dentro il palazzo”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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ࠏ౲.੝
m-sA=k
lett.: dietro te
“Dietro di te”
§5 NOMI DI RELAZIONE
§5.1 Nomi di relazione: forme
In egizio è possibile costruire degli aggettivi a partire da qualsiasi nome o preposizione
aggiungendovi le desinenze -y (m. sg.), -yt (f. sg.), -yw (m. pl.), -ywt (f. pl.). Questa costruzione
esiste anche nelle lingue semitiche e nelle grammatiche arabe questi aggettivi sono chiamati
“nisbe”; questo termine è usato anche per l’egizio. È importante notare che se la consonante finale
della radice -quindi anche quella prima di un eventuale suffisso -t di femminile- della parola di
partenza è una semivocale, cioè -w o -y, essa spesso cade ed è sostituita dalla desinenza -y.
Per esempio, da ࢐࠭ढ़ rsw “vento del sud” (maschile) si ottiene l’aggettivo seguente:
࢐ෞઠ rsy “meridionale” (m. sg.) ; ࢐೘ઠ rsyt “meridionale” (f. sg.)
࢐࠭ඥ rsyw “meridionali” (m.pl.) ; ࢐ઋඥ rsywt “meridionali” (f.pl.)
Mentre da ஆढ़ mHyt “vento del nord” (femminile) si ottiene:
ஆෞ mHty “settentrionale” (m. sg.) ; இࣃ mHtyt “settentrionale” (f. sg.)
ஆ߾ඥ mHtyw “settentrionali” (m. pl.) ; இඥ mHtywt “settentrionali” (f. pl.)
Note:
- Nel plurale maschile dei nomi di relazione derivati da nomi femminili (p.es. mHtyw) spesso
compare il fonogramma ߾ (Gardiner G4, da non confondere con ߻ cioè Gardiner G1); questo
simbolo si legge tyw, e trascrive l'incontro della desinenza di femminile -t con la desinenza di
nome di relazione -yw.
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26
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
__________________________________________________________________
§5.2 Nomi di relazione sostantivati e nomi di relazione derivati da preposizioni
Questi aggettivi possono a loro volta essere trasformati in sostantivi; in questo caso spesso è
aggiunto un determinativo.
Per esempio:
ࢋ೘ sxt ; “campo” & ࢋ಺‫ ڼ‬sxty ; “campagnolo”, “paesano”, “contadino” (lett. “uno
dei campi”)
Particolarmente frequenti sono i nomi di relazione derivati da preposizioni; questi nomi hanno
spesso grafie particolari, dovute al loro uso comune:
m. sg.
f. sg.
m. pl.
f. pl
ࢇલࠏ઩
ࢇલࠏઋ
ࢇલࠏદ
ࢇલࠏಽ
jmy
jm(y)t
jm(y)w
jm(y)wt
ࢇ௭۶
ࢇఁ۶
ࢇ௲۶દ
ࢇఁ۶
jry
jr(y)t
jr(y)w
jr(y)wt
࣒
ஸ
௠
ஸ
n(y)
n(y)t
n(y)w
n(yw)t
జඅ
జ೭
జࢫદ
జ೭દ
Hry
Hr(y)t
Hr(y)w
Hr(y)wt
త઩
తઋ
ణಽ
తಽ
xfty
xft(y)t
xft(y)w
xft(y)wt
ઁஹ
ઁி
ઁஸદ
ઁஸಽ
xnty
xnt(y)t
xnt(y)w
xnt(y)wt
ోආ
ౌગ
ోඞ
ౌඞ
Xry
Xr(y)t
Xr(y)w
Xr(y)wt
೼/ৌ
೻ઋ
೻દ ; ೹દ
೻ಽ
tpy
tp(y)t
tp(y)w
tp(y)wt
Significato
che è in
che è preposto a
che appartiene
a / di
che è sopra a /
superiore
che è in faccia a
che è davanti
che è sotto
che sta sopra
________________________________________________________________________________________________
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Esistono anche delle forme abbreviate, spesso simili alle preposizioni di origini non sono
particolarmente comuni, e quindi non le indichiamo qui.
Note:
- Poiché nelle forme femminili gli elementi y e w delle desinenze sono raramente scritti, in genere le
si omette anche nella traslitterazione; si scriverà per esempio Hrt per Hr(y)t, e Hrwt o anche Hrt
per Hr(y)wt/Hr(yw)t. Inoltre, può capitare che anche i tre tratti di plurale siano omessi.
- Il nome di relazione “jmy” è usato spessissimo in egizio, in particolare in quei casi in cui in
italiano useremmo delle frasi relative del tipo “che è/sono in”
݇ࠏ࠭ࡗદ.ࢇલࠏ઩દ.࣓.߻୙ࠨદ.લࠏ઩દ.ଡ଼
rmw jmyw mw, Apdw jmyw pt
lett.: pesci che-è-in acqua uccelli che-è-in cielo
“I pesci che sono nell’acqua e gli uccelli che sono nel cielo.”
Questo vale anche per gli altri nisbé derivati da preposizioni, anche se in generale il loro uso è più
raro.
- Hry è spesso usato nella terminologia militare, con il significato di “comandante”, “capitano” (lett.
“colui che è sopra”).
జඅ.ො৕ඖ
Hry-pDt
lett.: che-è-sopra battaglione
“Dapitano di battaglione”
Si noti che il determinativo di Hry è ࢫ (Gardiner N1); questo simbolo rappresenta il “cielo”, ciò
che appunto “sta sopra”.
- jry può essere usato anche con il valore del nostro “proprio”
ࢇࢥ౬.ࢇ௭
js jry
lett.: tomba che-è-preposto-a (lui)
“La propria tomba.”
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28
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§5.3 Nomi di relazione di uso frequente
Alcuni sostantivi derivati da nomi di relazione sono di uso particolarmente frequente e hanno
spesso significati particolari.
Eccone alcuni:
ॽೖ jAbtt ; “oriente”
ॼೖ jmntt ; “occidente”
ࢇલࠏ઩ ௨ jmy-r ; “sovrintendente” (lett. “colui che è nella bocca”); può essere scritto
anche in maniera abbreviata ୾, o può persino essere scritto con il simbolo ߏ
(Gardiner F20) che rappresenta una bocca con la lingua vista in sezione, in altre parole,
ciò che appunto è “dentro la bocca”.
ॵోࣅ
Xr(yt)-nTr ; “necropoli” (lett. “quella che è sotto -cioè “che appartiene”- al
Dio”); può essere scritto anche ॷ
త߾‫ی‬દ xftyw ; “avversari” (lett. “quelli che sono davanti”)
జ࠭.౾࣏ Hryw-Sa ; “beduini” (lett. “quelli che sono sopra la sabbia”)
ܳܲ Hry-tp ; “capo”, “comandante”
ઃ಺ mjty ; “copia”
________________________________________________________________________________________________
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29
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§6 GENITIVO
In egizio vi sono due maniere per rendere il genitivo, cioè il complemento di specificazione, si
può usare un “genitivo diretto” oppure un “genitivo indiretto”.
§6.1 Genitivo diretto
Nel caso del genitivo diretto, l’elemento genitivale segue direttamente il nome che lo regge, senza
alcun indicatore particolare.
Per esempio:
ओ೦.୛੗۩
Hwt pth
lett.: tempio (di) Ptah
“(Il) tempio di Ptah”
ਇ‫ެ࠭ݼ‬દ.்੗র઩৕ඖ
Abdw nHsyw
lett.: elefanti (di) Nubiani
“(Gli) elefanti dei Nubiani”
§6.2 Genitivo indiretto
Il genitivo indiretto è costruito unendo l’elemento genitivale al nome che lo regge attraverso il nome
di relazione costruito sulla preposizione ࣒ “n” (vedi §5.2), detto anche “aggettivo genitivale”.
Si accorda per genere e numero al nome reggente Il duale è raramente usato.
Poiché la “y” del singolare maschile e la “w” del femminile plurale non vengono praticamente mai
scritte, si tende ad ometterle anche nella traslitterazione. Si traslittererà dunque
m. sg. “n”
࣒
m. pl. “nw” ௠
f. sg./pl. “nt” ஸ
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30
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Per esempio:
௼.࣒.౮
rx n s
lett.: conoscemza di uomo
“la conoscenza dell’uomo”
௦.ஸ.࠳ಹ
njwt nt TAty
lett.: città di vizir
“La città del vizir”
ࠩઋ඘.ஸ.‫ڼ࣓ݾ‬
sAwt nt wab
lett.: figlie di prete-Uab
“Le figlie del prete-Uab”
র‫ࢸࢸࢸ߻ݼ‬.௠.ଡ଼
sbAw nw pt
lett.: stelle di cielo
“Le stelle del cielo”
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31
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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CAPITOLO 4
Pronomi e Aggettivi Dimostrativi
§7 PRONOMI PERSONALI
In egizio esistono tre forme di pronomi personali detti rispettivamente “pronomi indipendenti”,
“pronomi dipendenti” e “pronomi suffissi”; per certi versi sono paragonabili alle diverse forme
dei pronomi personali italiani (io, me, mi,...). I pronomi egizi hanno tre numeri -singolare, plurale,
duale- e due generi -maschile, femminile-, a cui si aggiunge una forma indefinita. -spesso analoga
all’italiano “si” o meglio al francese “on” o all’inglese “one”. Si noti inoltre che a differenza
dell’italiano, in egizio è il pronome di 3 persona femminile che si usa per indicare il neutro, cioè
l’equivalente dell’italiano “ciò”.
Qui di seguito saranno presentate le forme di questi pronomi, e saranno sommariamente indicati
i loro usi, che verranno ripresi più approfonditamente nelle prossime lezioni.
§7.1 Pronomi indipendenti
Maschile
1 Sing.
2 Sing.
3 Sing.
Femminile
ଊ ; ଊ‫ࢇ ; ڼ‬ଊ ; ࢇଊ‫ࢇ ; ڼ‬வ
jnk
ா
ீ/ி
ntk
ntT / ntt
஻
ஸর ; ஽
ntf
nts
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32
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Maschile
ࢇ‫ڽ‬ந ; ࢇઈ஝
1 Plur.
2 Plur.
3 Plur.
Femminile
jnn
ீ஝ ; ீ࣒ / ி஝ ; ி࣒
ntTn
/
nttn
ஸর஝ ; ஸ౛ ; ஸর࣒ ; ஸౙ
ntsn
Alla seconda e terza persona sopravvive nell’Egizio Classico anche una forma arcaica che si
presenta come segue:
2 Sing.
3 Sing.
Maschile
Femminile
਻ଳ / ುઋ
਻ࠏઋ
Twt / twt
Tmt
࢏ଳ
র೔
swt
stt
Come vedremo più in dettaglio in seguito, la funzione principale dei pronomi dipendenti è di
fungere da soggetto nelle frasi a predicato nominale.
ଊ‫ڼ‬.ચ‫ڼ‬
jnk sS
litt.: io scriba
“Io sono uno scriba”
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33
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§7.2 Pronomi dipendenti
Maschile
࠭‫ ; ڼ‬મ‫ڼ‬
1 Sing.
2 Sing.
3 Sing.
Femminile
wj
਻࠭ / ು
Tw
ആ/ೇ
/ tw
Tn
࢏࠭ ; ࢏
রઋ / র઩ / র
sw
1 Plur.
2 Plur.
3 Plur.
Indefinito
/ tn
St / sy
/ s(y)
஝;࣒
n
ഈ/ೊ;ೇ
Tn
/
tn
র஝ ; র࣒ ; ౛ ; ౙ
sn
ು;ೂ
tw
Uno degli usi principali dei pronomi dipendenti è quello di complemento oggetto nelle frasi a
predicato verbale.
ࢇ࠭.ઃࢇ࠭‫ޜ‬.଻ࠏ‫ڽ‬.ࡍ.࢏࠭
jw(1) mjw wnm=f(2) sw
lett.: AE gatto mangiare-egli lui
“Il gatto lo mangia”
Nota 1: jw è un ausiliare di enunciazione (AE) e viene usato nelle frasi a predicato avverbiale e a
predicato verbale; verrà trattato in dettaglio più avanti.
Nota 2: =f è un pronome suffisso che riprende il soggetto, verrà trattato in dettaglio più avanti.
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34
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Secondariamente, i pronomi dipendenti fungono da soggetto in alcune frasi con degli ausiliari di
enunciazione particolari, nelle frasi a predicato avverbiale negative e in frasi a predicato aggettivale.
Questi usi verranno spiegati più avanti.
§7.3 Pronomi suffissi
Maschile
1 Sing.
2 Sing.
3 Sing.
Femminile
‫ ; ࠂ ; ۩ ; ܌ ; ڼ‬۷ ; ࢇ ; ઠ ; ࢇ‫ڼ‬
=j
੝
਻/ઋ
=k
=T / =t
ࡍ
র;ि
=f
=s
ஜ
1 Duale
=ny
ഇ
2 Duale
=Tny
রஜ ; ౚ
3 Duale
=sny
஝;࣒
1 Plur.
=n
ഈ;ആ/ೊ;ೇ
2 Plur.
3 Plur.
=Tn
/ =tn
র஝ ; র࣒ ; ౛ ; ౙ
Indefinito
=sn
ು;ೂ/ઋ
=tw
/ =t(w)
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35
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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I pronomi suffissi non hanno equivalenti in Italiano, ma sono tuttavia analoghi ai pronomi
suffissi che si trovano nelle lingue semitiche.
Essi non si trovano mai isolati ma, come dice il loro stesso nome, si presentano sempre uniti al
sostantivo o al verbo a cui si riferiscono; per convenzione vengono traslitterati unendoli alla parola
che li regge o con un “.” (p.es. ࠌઋ‫܌‬.੝ mwt.k “tua madre”) o con un “=” (p.es. ࠌઋ‫܌‬.੝
mwt=k “tua madre”); io userò questa seconda notazione.
La loro funzione principale è la seguente:
- Complemento di specificazione/aggettivo possessivo
In egizio, come nelle lingue semitiche, non esistono dei veri aggettivi possessivi (“mio”, “tuo”,
“suo”,...). Al loro posto sono usati i pronomi suffissi, che di per sé in questo caso hanno il valore
di un genitivo; un po’ come avviene in latino con il pronome di 3a persona (ei uxor = “la moglie di
lui” => “sua moglie”, eorum milites = “i soldati di essi” => “i loro soldati”)
Essendo di per sé dei complementi di specificazione, e non dei veri e propri aggettivi, non si
accordano con il nome a cui si riferiscono, né per il genere né per il numero.
඀ࠂ.੝
jty=k
lett.: sovrano di-te/tuo
“(Il) tuo sovrano”
ࠩઋ‫܌‬.੝
sAt=k
lett.: figlia di-te/tua
“(La) tua figlia”
ഁ.੝
tAw=k
lett.: terre di-te/tue
“(Le) tue terre”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Eccezionalmente, e invero assai di rado, è attestato un accordo secondo il numero al duale
(dovuto probabilmente a ragioni fonetiche).
଍଴.ಛ
awy=ky
lett.: due-braccia di-te/tue
“(Le) tue due braccia”
Nel caso in cui siano presenti anche degli aggettivi qualificativi, essi si trovano sempre dopo i
pronomi suffissi.
௶.੝.ߠ୲
rn=k nfr
lett.: nome di-te/tuo bello
“(Il) tuo bel nome”
I pronomi suffissi hanno anche altre funzioni, che elenchiamo qui di seguito e che riprenderemo
in dettaglio più avanti:
- Soggetto delle frasi a predicato avverbiale (come soggetto dell’ausiliare di enunciazione jw)
ࢇ࠭.਻.ࠏ౐ઈ࠭ऌ.डଧ
jw=T m-Xnw aH
lett.: AE tu (femm.) in palazzo
“Tu (f.) sei nel palazzo”
- Soggetto/ripresa del soggetto nelle frasi a predicato verbale
ࢇ࠭.౛.ࣙࠏ‫ݷ‬.౛
jw=sn Sm=sn
lett.: AE essi marciano-essi
“Essi marciano”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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ࢇ࠭.‫ۊ‬ඖ.ࣙࠏ‫ݷ‬.౛
jw mSaw Sm=sn
lett.: AE soldati marciano-essi
“I soldati marciano”
- Complemento oggetto dopo un infinito
ࢇ࠭.ഌࠏ‫ޝ‬.చ.଻ࠏ‫ڽ‬.ࡍ
jw Tsm Hr wnm=f
lett.: AE cane su mangiare -inf.- lui
“Il cane lo sta mangiando”
§7.4 Pronomi/Aggettivi dimostrativi
In egizio esistono quattro serie di dimostrativi.
§7.4.1 Pronomi/Aggettivi dimostrativi: serie 1, 2 e 3
Le prime tre serie sono le seguenti:
Sg. m.
Sg. f.
Pl.
I serie
“questo”
୔
ೇ
ࢍࢍ࣒
pn
tn
nn n
II serie
“questo”
०࠭ / ०࠭ࢇࢇ
ು / ುࢇࢇ
௎ઈ࣒࠭
pw / p{w}y
tw / t{w}y
nw n
III serie
“quello”
୓ / ୓߻(࣌)
೅ / ೅߻(࣌)
஥࣒/ ஥߻(࣌)
pf / pfA
tf / tfA
nf n / nfA n
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38
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Quando sono usati come aggettivi (l’uso più frequente), i dimostrativi singolari seguono
direttamente il nome a cui si riferiscono, mentre al plurale lo precedono, formando una
costruzione genitivale.
੗ୃ࠭ࠦ‫ڼ‬.୔
Hwrw pn
lett.: miserabile questo
“Questo miserabile”
ࢍࢍ.࣒.ਗಹ඘
nn n Hmwt
lett.: queste-di serve
“Queste serve”
§7.4.2 Pronomi/Aggettivi dimostrativi: serie 4
La quarta serie dei dimostrativi è la seguente:
IV serie
“questo”
Sg. m.
Sg. f.
Pl.
ࠪ߻ ; ०ࠪ
ઋ߻
ட / ட࣒
pA
tA
nA / nA n
A differenza dei precedenti, quando usati come aggettivi essi precedono sempre il nome a cui si
riferiscono, siano essi singolari o plurali.
ட.ୌઈଳභ
nA bnwt
lett.: queste macine
“Queste macine”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Soprattutto a partire dalla fine del medio regno i pronomi di quest’ultima serie acquisiscono il
valore di semplici articoli definiti.
ࠪ߻.ࢇࢇ࣓ࣔઠࣁ
pA ym
lett.: questo/il mare
“Il mare”
§7.4.3 Aggettivi dimostrativi e aggettivi qualificativi
Gli aggettivi qualificativi seguono sempre i dimostrativi singolari delle prime tre serie, mentre
seguono normalmente il nome quando il dimostrativo è al plurale o è della quarta serie.
ਉ࠭࠭‫ڼ‬.୔.ࢇಕગ
Hmww pn jqr
lett.: artigiano questo eccellente
“Questo artigiano eccellente.”
ࢍࢍ.࣒.ߐࠏࢇࢇ࠭ඖ.ୃદ
nn n sDmyw wrw
lett.: questi-di giudici grandi
“Questi grandi giudici (lett. “coloro che sentono”)”
ட.ୌઈଳභ.৅ൄಽ
nA bnwt HDwt
lett.: queste/le macine bianche
“Queste/le macine bianche”
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40
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§7.4.4 Aggettivi dimostrativi e pronomi suffissi
Gli aggettivi dimostrativi singolari delle prime tre serie seguono direttamente i pronomi suffissi,
qualora essi siano presenti.
௝‫܌‬.੝.ೇ
nbt=k tn
lett.: signora di-te/tua questa
“Questa tua signora”
In presenza invece di dimostrativi della quarta serie, il pronome suffisso si unisce non al nome,
ma direttamente al dimostrativo; una y ࢇࢇ è quasi sempre aggiunta tra dimostrativo e pronome
suffisso verosimilmente per ragioni fonetiche.
IV serie
“questo”
Sg. m.
Sg. f.
Pl.
ࠪ߻ࢇࢇ
ઋ߻ࢇࢇ
டࢇࢇ...࣒
pAy=…
tAy=…
nAy=… n
Questa costruzione si diffonde soprattutto dopo il medio regno, quando i dimostrativi della
quarta serie sono ormai divenuti semplici articoli, ed in genere queste forme si traducono come
semplici aggettivi possessivi.
ઋ߻ࢇࢇ.ࡍ.௝‫܌‬
tAy=f nbt
lett.: la di-te/tua signora
“La tua signora”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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CAPITOLO 5
Proposizioni Nominali
§8 PROPOSIZIONE A PREDICATO NOMINALE (PPN)
Le frasi a predicato nominale sono formate da un soggetto seguito da un predicato. Il soggetto
può essere formato da un nome, da un gruppo nominale (gruppo nominale = nome + aggettivo,
nome + complemento di specificazione, infinito,...) o da un pronome, il predicato invece da un
nome o da un gruppo nominale. Le PPN corrispondono alle frasi italiane in cui si trova il verbo
“essere” seguito da un nome/gruppo nominale (p.es. “io sono un uomo” dove “io” è il soggetto e
“un uomo” il predicato, “il gatto è un animale” dove “il gatto” è il soggetto e “un animale” il
predicato).
La PPN egizia presenta alcune differenze rispetto a quella italiana: prima di tutto in egizio il
verbo “essere” non esiste e in secondo luogo, aspetto questo importantissimo, la PPN egizia non ha
una connotazione temporale precisa. In effetti, la lingua egizia non ha una distinzione temporale
come quella dell’italiano, e piuttosto che marcare il momento in cui si svolge l’azione (passato,
presente o futuro), ne marca soprattutto l’aspetto (azione compiuta, incompiuta, durativa,...). Ad
ogni modo, il sistema dei tempi della lingua egizia verrà trattato in dettaglio più avanti, quando si
affronterà il sistema verbale.
La PPN egizia esprime dunque sempre un’identità assoluta, valida cioè tanto nel presente
quanto nel passato o nel futuro, o anche in un tempo non definito. Un esempio è la frase “il gatto
è un animale”, dove l’identità “gatto = animale” è valida ora, era valida nel passato e sarà sempre
valida nel futuro. Per esprimere invece delle identità temporanee (per esempio “quell’uomo è uno
scriba”, condizione valida in un preciso momento, ma non assoluta -domani per esempio
quell’uomo potrebbe cambiare professione-) o relative ad un preciso momento temporale (per
esempio “quell’uomo sarà uno scriba”, -ma adesso non lo è-) vengono usati altri tipi di costruzioni e
perifrasi che saranno trattati più avanti. Siccome dunque in Egizio la PPN non ha alcuna
connotazione temporale precisa, nella traduzione si sceglierà il tempo più appropriato al contesto e
alla struttura dell’Italiano.
In egizio si possono distinguere due tipi di PPN in base alla natura del soggetto, cioè quelle a
soggetto pronominale e quelle a soggetto nominale.
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42
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§8.1 PPN a soggetto pronominale
La struttura della PPN egizia a soggetto pronominale è puramente appositiva, cioè il predicato
è messo in relazione direttamente con il soggetto, senza alcun elemento di congiunzione. In genere
il soggetto precede il predicato. Quando il soggetto è pronominale, sono i pronomi indipendenti ad
essere usati.
Riassumendo, la struttura della PPN a soggetto pronominale è in generale la seguente:
soggetto -S- + predicato -P-
Per esempio:
ଊ.౮
jnk s
lett.: io -S- uomo -P“Io sono un uomo.”
஽.ఘ‫܌‬
nts Hmt
lett.: lei -S- donna -P“Lei è una donna.”
ா.ॵ.ଯ
ntk nTr aA
lett.: tu -S- Dio grande -P“Tu sei un grande Dio.”
§8.2 PPN a soggetto nominale
Se il soggetto è nominale, la struttura PPN risulta diversa. In questo caso infatti il sostantivo (o
un suo equivalente, per esempio un infinito) che costituisce il predicato è seguito direttamente
dalla particella pw ०࠭ (raramente ು tw se il soggetto è femminile), che in origine altro non è che
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43
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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il pronome dimostrativo, che a sua volta è seguita dal soggetto. La particella ०࠭ pw segue
direttamente il sostantivo del predicato ed ogni eventuale pronome suffisso e genitivo diretto,
ma precede gli aggettivi qualificativi, i nisbé e i genitivi indiretti. L’aggettivo ਜ਼ nb,
“tutto”/“ogni”, e gli aggettivi dimostrativi si comportano in maniera eccezionale, e precedono la
particella ०࠭ pw.
La struttura quindi è:
predicato -P- + pw + (attributi del predicato -AP-) + soggetto -S-
୛੗.ఖ۷.०࠭.௶.ࡍ
ptH-Htp pw rn=f
lett.: Ptah-hotep -P- pw nome suo -S“Il suo nome è Ptah-hotep.”
‫ݼ‬ଳࡗ.‫ڼ‬.०࠭.ಳ੗ࢬ
bwt=j pw grH
lett.: “abominazione mia -P- pw notte -S“La notte è la mia abominazione.”
ࠏࡸ߻ઋ਴࡭.०࠭.ஸ.ഊක.ௐরઋ.র஝
mxAt pw nt rmT, nst=sn
lett.: “bilancia -P- pw di uomini -AP-, lingua loro -S-”
“La loro lingua è la bilancia degli uomini.”
Come in italiano, a volte il soggetto può essere sottinteso, in questo caso la struttura è
semplicemente:
predicato -P- + pw + (attributi del predicato -AP-)
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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ࠏफ़ଞऌ.ࢇ೅‫ڼ‬.०࠭
maHat jt=j pw
lett.: tomba (di) padre mio -P- pw
“È la tomba di mio padre.”
ࢸ߻ࢇࢇ೧.०࠭.ಇ߻೨
sbAyt pw StAt
lett.: insegnamento -P- pw segreto -AP“È un insegnamento segreto.”
०ࠫ.०࠭
pA pw
lett.: questo -P- pw
“È questo.”
Si noti che anche alcune forme verbali come l’infinito o il prospettivo che vedremo più avanti
possono fungere da soggetto o predicato di una PPN.
‫ݙݼݼݣ‬.ୱ݅ࡍ.୒.ௌ୽.রઋ
dbb fnd=f pw nHm=st
lett.: tappare -inf.- naso suo -P- pw prendere -inf.- ciò -S“Prendere ciò è tappargli il naso”
ߠ.०࠭.ܵ‫ڼ‬.রઋ
nfr pw jr=j st
lett.: cosa-inesistente -P- pw fare -prosp.- io ciò -S“Che io lo faccia è una cosa inesistente” -> “Non lo farò”
Si noti che l’espressione ߠ०࠭ nfr pw significa “è una cosa completa”, “è una cosa perfetta”, e
anche “è una cosa inesistente”.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Il soggetto di solito segue il predicato, a volte può precederlo; in questo caso di solito è
preceduto dalla particella ࢇ݇ jr. Siccome la particella ࢇ݇ jr serve a tematizzare il soggetto, in
italiano a volte si può renderla con “Quanto a…”
jr + soggetto -S- + predicato -P- + pw + (attributi del predicato -AP-)
Per esempio:
ࢇ݇.ࠔ੗੗.ఔ࠭ൌ.०࠭.ࢇ݇.ഽ.ಳ੗ࢬ.०࠭
jr nHH, hrw pw; jr Dt, grH pw
lett.: jr eternità-Neheh -S- giorno -P- pw; jr eternità-Djet -S- notte -P- pw
“Quanto all’eternità Neheh, (essa) è il giorno; quanto all’eternità Djet, (essa) è la notte.”
oppure più semplicemente:
“L’eternità Neheh è il giorno; l’eternità Djet è la notte.”
Va notato però che questa seconda traduzione non rende bene l’enfasi che la frase egizia pone sui
due soggetti.
Quando sono presenti altri complementi (per esempio complementi di luogo, tempo, modo,...),
essi seguono il nucleo centrale della PPN.
ଊ‫ڼ‬.‫ܗ‬.ࠏ.ూࢇࢇગ.ࡍ
jnk ra m xay=f
lett.: io -S- Ra -P- in apparizione sua”
“Io sono Ra nella sua apparizione.”
௰‫ܗ‬.०࠭.ࠏ.࠭ୌࢲ.ࡍ.ࠏ.૳.ॽ‫಺ݼ‬.ஸ.ଡ଼
ra pw m wbn=f m Axt jAbty (sic!) nt pt (tratto dal libro dei morti di Any)
lett.: Ra -P- pw in apparire suo (oppure “quando egli appare”) in orizzonte orientale di
cielo
“È Ra nel suo apparire (oppure “quando appare”) nell’orizzonte orientale del cielo.”
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46
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§8.3 Negazione della PPN
La PPN è negata per mezzo della negazione ‫ ݘ‬...ࢇর, n ... js, una negazione composta da due
elementi separati come in francese ne ... pas o come il non … mica dell’italiano.
Gli elementi di questa negazione circondano il predicato:
‫ݘ‬.ୃ.ࢇর.०࠭.ୃ.ࢇࠏ઩.‫ݙ଻ݙ‬.ଃ
n wr js pw wr jmy awn-jb
lett.: non nobile -P- js pw nobile -S- che-in avidità
“Un nobile che è nell’avidità (= “che è avido”) non è un nobile.”
A volte ‫ ݘ‬n è sostituito da ௖ nn, raramente inoltre ࢇর js è sottointeso.
௖.ࢇ೅.੝.ࢇর.०࠭
nn jt=k js pw
lett.: non padre tuo -P- js pw
“Non è tuo padre.”
‫ݘ‬.ଊ.०࠭
n jnk pw
lett.: non io -P- pw
“Non sono io.”
§8.4 PPN: riassunto
Riassumendo dunque, le strutture della PPN sono le seguenti:
- PPN positiva
soggetto
anteposto
predicato
pw
soggetto
-
nTr
pw
ra / jnk
-
nTr
pw
-
jr ra
nTr
pw
-
________________________________________________________________________________________________
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47
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
__________________________________________________________________
- PPN negativa
soggetto
anteposto
negazione 1
predicato
negazione 2
pw
soggetto
-
n
nTr
(js)
pw
ra / jnk
-
n
nTr
(js)
pw
-
jr ra
n
nTr
(js)
pw
-
________________________________________________________________________________________________
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48
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
__________________________________________________________________
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CAPITOLO 6
Proposizioni Avverbiali
§9 PROPOSIZIONI A PREDICATO AVVERBIALE (PPA)
Con proposizione a predicato avverbiale (PPA) si intende una frase composta da un soggetto e da
un avverbio vero e proprio o da un gruppo avverbiale come predicato. In questo corso gli elementi
verbali verranno considerati a parte. Le PPA egizie corrispondono alle frasi italiane del tipo “il cane
è là” (“cane” = soggetto, “là” = avverbio) o “il cane è sotto l’albero” (“cane” = soggetto, “sotto
l’albero” = gruppo avverbiale), cioè frasi in cui è espresso non un’identità assoluta, ma piuttosto
uno stato, che può essere limitato nel tempo.
La struttura delle PPA egizie è ovviamente diversa da quella delle frasi italiane equivalenti.
Prima di tutto, come nelle PPN, nelle frasi egizie non esiste un verbo equivalente al verbo “essere”
dell’italiano. Inoltre, le PPA egizie sono in genere introdotte da un ausiliare d’enunciazione (AE)
che può modificare in maniere più o meno marcata il senso della frase stessa (per esempio dandole
un valore esclamativo, consecutivo,...). Infine, come le PPN, le PPA di per sé non hanno nessuna
connotazione temporale precisa. In genere il tempo, o la relazione temporale che lega le PPA al
resto del discorso, vanno dedotti dal contesto. Vi sono però degli ausiliari di enunciazione che, se
necessario, possono precisare maggiormente il tempo della frase o le sue relazioni con il resto del
discorso; verranno presentati in dettaglio nel corso della lezione.
La struttura base delle PPA egizie è la seguente:
ausiliare d’enunciazione AE + soggetto -S- + predicato -P- (avverbio/gruppo avverbiale)
Vediamone in dettaglio gli elementi, cominciando dal soggetto:
§9.1 Soggetto
Il soggetto di una PPA può essere un sostantivo, un gruppo nominale o un pronome. Nel caso sia
un pronome, la scelta tra pronome dipendente o pronome suffisso dipende esclusivamente dal tipo di
ausiliare d’enunciazione che lo precede.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.2 Ausiliari d’enunciazione (AE)
§9.2.1 AE: forme ed usi
Gli ausiliari d’enunciazione possono essere considerati un elemento tipico della lingua egizia,
usato sia nelle frasi a predicato avverbiale sia nelle frasi a predicato verbale. Si tratta di particelle di
varia origine che servono ad introdurre le frasi, modificandone il valore (neutro, esclamativo,
temporale...) o precisandone la relazione con il resto del discorso (coordinata, consecutiva,
subordinata temporale,...).
Nelle PPA, gli ausiliari d’enunciazione sono di norma seguiti dal soggetto che può essere un
nome/gruppo nominale o un pronome. Nel caso in cui il soggetto sia un pronome, esso è o un
pronome suffisso o un pronome dipendente (nella maggioranza dei casi), a seconda dell’ausiliare
d’enunciazione usato.
Alcuni ausiliari inoltre sono usati per introdurre specificatamente delle subordinate, e non sono
dunque usati nelle frasi principali; in particolare gli ausiliari jw, mk, wn, wnn e la negazione nn
possono introdurre sia una frase principale sia una subordinata, mentre gli altri in genere
introducono solo delle subordinate.
Gli ausiliari d’enunciazione principali sono i seguenti:
§9.2.1.1 jw
jw ࢇ࠭ è l’ausiliare d’enunciazione principale ed è usato con i pronomi suffissi.
Ha valore neutro, o meglio, è polivalente:
- Quando la frase introdotta da ࢇ࠭ jw è principale, essa ha generalmente valore positivo, e il suo
valore non viene particolarmente modificato. Non ha nessuna connotazione temporale precisa, e
benché una PPA con ࢇ࠭ jw è spesso tradotta al presente, può non di rado avere anche un valore
passato o futuro.
ࢇ࠭.࠳ಹ.ࠏ.௦
jw TAty m niwt
lett.: AE Vizir -S- in città -P“Il Vizir è in città”, ma anche “il Vizir era in città” oppure “il Vizir sarà in città”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Nel caso in cui la frase ha un soggetto pronominale, si userà un pronome suffisso, legato
direttamente all’AE.
ࢇ࠭.ࡍ.చ.ୈ
jw=f Hr wAt
lett.: AE lui -S- sulla strada -P“Lui è sulla via”
A volte, il pronome di 1a persona singolare può essere omesso, sottinteso.
ࢇ࠭.ࠏ.ଡ଼
jw(=j) m pt
lett.: AE (io -S-) in cielo -P“Io sono nel cielo”
Quando la frase introdotta da ࢇ࠭ jw è una frase consecutiva o circostanziale, cioè
rispettivamente coordinata o subordinata, essa può essere tradotta in numerose maniere diverse:
può essere una semplice coordinata, può avere valore causale, valore temporale, ipotetico... solo il
contesto può chiarire quale sia la traduzione più appropriata. Nelle subordinate, ࢇ࠭ jw è espresso
sempre quando il soggetto è pronominale, mentre è in genere omesso quando il soggetto è
nominale.
ࢇ࠭.ଃ.‫ڼ‬.ࠏ.௾ଳ݅.ࢇ࠭.র.੗஢.‫ڼ‬
jw jb=j m rSwt, jw=s Hna=j
lett.: AE cuore mio -S- in gioia -P-, AE lei -S- con me -P“Il mio cuore è nella gioia (= sono contento) e/quando/perché/siccome/… lei è con me”
ࢇ࠭.ଃ.‫ڼ‬.ࠏ.௾ଳ݅.৞ஸ‫܌‬.‫ڼ‬.੗஢.‫ڼ‬
jw jb=j m rSwt, snt=j Hna=j
lett.: AE cuore mio -S- in gioia -P-, compagna mia -S- con me -P“Il mio cuore è nella gioia (= sono contento) e/quanto/perché/siccome/… la mia
compagna è con me”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.2.1.2 mk
୽੝ / ‫ݛ‬੝, mk, è un ausiliare con valore di esclamazione e di immediatezza, traducibile in
italiano con espressioni “Ecco!”, “Guarda!” o simili. Per il loro stesso valore, immediato e
imperativo, le frasi introdotte da ୽੝ / ‫ݛ‬੝ mk si traducono in genere al presente.
Possiede una forma femminile ୽਻ / ‫ ਻ݛ‬mT ed una forma plurale ୽ೇ / ‫ݛ‬ೇ mtn,
traducibili rispettivamente come “Guarda (tu, fem.)!” e “Guardate!”. Nel caso in cui la frase abbia
un soggetto pronominale, sarà un pronome dipendente ad essere usato.
‫ݛ‬੝.௰۩.ࠏ.ଡ଼
mk! ra m pt!
lett.: guarda (“tu” maschile) -AE- Ra -S- in cielo -P“Guarda! Ra è nel cielo!”
‫਻ݛ‬.௰۩.ࠏ.ଡ଼
mT! ra m pt!
lett.: guarda (“tu” femminile) -AE- Ra -S- in cielo -P“Guarda! Ra è nel cielo!”
‫ݛ‬ೇ.௰۩.ࠏ.ଡ଼
mtn! ra m pt!
lett.: guardate -AE- Ra -S- in cielo -P“Guardate! Ra è nel cielo!”
‫ݛ‬੝.࢏࠭.ࠏ.ଡ଼
mk! sw m pt!
lett.: guarda -AE- lui -S- in cielo -P“Guarda! Lui è nel cielo!”
‫ݛ‬੝.࠭‫ڼ‬
mk! wj!
lett.: guarda -AE- me -S“Eccomi!”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.2.1.3 jsT / jst
ࢇর਻ / ࢇরઋ jsT / jst
da alla frase un valore di contemporaneità rispetto alla proposizione
principale, può essere tradotto con l’italiano “mentre”; nel caso di soggetto pronominale, i pronomi
usati sono i pronomi dipendenti.
ࢇ࠭.࢏ೇ.ࠏ.௾ଳ݅.ࢇরઋ.నॠࢇࢇ‫ۋ‬દ.ࠏ.࠺ઋ‫ڽ‬
jw nswt m rSwt, jst xrwyw m snDt
lett.: jw -AE- re -S- in gioia -P-, jst -AE- nemici -S- in paura -P“Il re è nella gioia, mentre i nemici sono nella paura”
§9.2.1.4 jsk / sk
ࢇর੝ / র੝, jsk / sk simile al precedete, anch’esso da alla frase un valore di contemporaneità e
può essere tradotto con “mentre”. Probabilmente una variante arcaica della precedente. Anche con
esso sono usati i pronomi dipendenti.
§9.2.1.5 tj
ਔ / ਔࢇ tj anche questa particella da una connotazione temporale alla frase e può essere tradotto
con “mentre”, “quando”, “allorquando” o anche “poi”. I pronomi usati sono i pronomi dipendenti. È
raramente usata nelle PPA, e compare piuttosto in frasi a predicato verbale.
§9.2.1.6 xr / jxr
న ; న‫ ێ‬/ ࢇన‫ ێ‬xr / jxr è usata per indicare ciò che segue nell’ordine e può essere tradotta
con “e”, “in seguito”, o a volte anche “così”. È raramente usata nelle PPA, compare piuttosto nelle
frasi a predicato verbale e non è mai attestata con un soggetto pronominale.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.2.1.7 nHmn
ௌ୽࣒, nHmn, è una particella usata di rado, da alla frase un valore affermativo/esclamativo,
può essere tradotta “certamente” “certo che” “proprio”. È usata con i pronomi dipendenti.
ௌ୽࣒.࠭‫ڼ‬.ઃࢇ.‫ގ‬
nHmn wj mj kA
lett.: nHmn -AE- io -S- come toro -P“Certamente io sono come un toro!” oppure “Io sono proprio un toro!”
ௌ୽࣒.ࢸࢸࢸ.ࠏ.ଡ଼
nHmn sbAw m pt
lett.: nHmn -AE- stelle -S- in cielo -P“Certo che le stelle sono nel cielo!”
§9.2.1.8 HA
ࢅ߻‫ڽ‬, HA, dà un valore desiderativo alla frase e si può rendere in italiano con “possa io...”,
“possa tu...”, “possa egli...” e simili (è paragonabile all’ottativo in greco). È seguito dai pronomi
indipendenti.
ࢅ߻‫ڽ‬.࠭‫ڼ‬.ࠏ.।೦.ࢇಕ೧
HA wj m st jqrt
lett.: HA -AE- io -S- in luogo eccellente -P“Possa io essere in un luogo eccellente!”
§9.2.1.9 Hwy-A
੗଴‫߻ڽ‬,
Hwy-A, analogo al precedente, da anch’esso un valore desiderativo alla frase. Può
essere tradotto anch’esso con “possa io...”, “possa tu...”, “possa egli...”, ecc. e a sua volta, quando è
il caso, è seguito dai pronomi dipendenti.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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੗଴‫߻ڽ‬.࢏ೇ.ઃࢇ.஑਻࠭۩.చ.୕ࢇࡱ‫ݝ‬દ
Hwy-A nswt mj mnTw Hr prj
lett.: Hwy-A -AE- re -S- come Montu -P- su campo-di-battaglia
“Possa il re essere come Montu sul campo di battaglia!”
§9.2.1.10 wn / wnn
Esistono inoltre due ausiliari d’enunciazione particolari, ଻, wn, e ଼, wnn, che fungono da
ausiliari temporali. Per essere precisi, si tratta in origine di due forme del verbo ଼ wnn, “esistere”
rispettivamente con valore compiuto (wn, “esiste (già)”, “è esistito”) o incompiuto (wnn, “sta per
esistere”, “esisterà”). Nell’egizio classico però essi vengono spesso usati come dei puri e semplici
ausiliari d’enunciazione, la cui funzione è quella di marcare la compiutezza o incompiutezza della
frase.
In genere dunque una PPA introdotta da wn va tradotta al passato, mentre una introdotta da wnn
va tradotta al futuro.
଻.஑ࡍ߻ઋඖ.ࠏ.ీ
wn mnfAt m xAswt
lett.: AE (pass.) truppe-scelte -S- in paesi-stranieri -P“Le truppe scelte erano nei paesi stranieri”
଼.஑ࡍ߻ઋඖ.ࠏ.ీ
wnn mnfAt m xAswt
lett.: AE (fut.) truppe-scelte -S- in paesi-stranieri -P“Le truppe scelte saranno nei paesi stranieri”
Se il soggetto è pronominale, sono i pronomi suffissi ad essere usati.
଼.ࡍ.జଃ.র஝
wnn=f Hr-jb=sn
lett.: AE (fut.) lui -S- in-mezzo-a loro -P“Lui sarà in mezzo a loro”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.2.1.11 nn
Un’altra particella che funziona come gli AE è la particella, ௖, nn, che serve a negare una PPA.
Può essere tradotta semplicemente come “non”, ed è seguita, quando il soggetto è pronominale, da
dei pronomi dipendenti. Come jw (suo equivalente positivo), nn non ha nessuna connotazione
temporale particolare, anche se spesso può essere tradotta con il nostro presente.
௖.ࠌઋ‫܌‬.੝.੗஢.੝
nn mwt=k Hna=k
lett.: non -AE neg.- madre tua -S- con te -P“Tua madre non è con te”
௖.࠭‫ڼ‬.ࠏ.ୠ.র
nn wj m pr=s
lett.: non -AE neg.- io -S- in casa sua -P“Io non sono in casa sua”
Per marcare precisamente che la frase negata si riferisce al passato o al futuro, si usa un’altra
negazione ‫ݘ‬, n, (a volte scritta ࣒) subito seguita dagli ausiliari ଻ wn o ଼ wnn (la forma n + wn
+ pronome, però, benchè immaginabile, non è attestata).
‫ݘ‬.଻.࣓.ࠏ.੻ಹ
n wn mw m Hst
lett.: non -neg.- AE (pass.) acqua -S- in giara -P“L'acqua non era nella giara”
‫ݘ‬.଼.ࠩ‫ڼ‬.ࡍ.చ.ವઠ.ࡍ
n wnn sA=f Hr nst=f
lett.: non -neg.- AE (fut.) figlio suo -S- su trono suo -P“Suo figlio non sarà sul suo trono”
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56
APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.2.1.11 La particella relativa nty - ntt - ntyw - nt(yw)t
La particella relativa nty non è un vero ausiliare d’enunciazione -come si intuisce dalla sua
forma, si tratta in origine di un nisbé-, ma è trattato qui in quanto ne occupa lo stesso spazio
sintattico (sia nelle PPA sia nelle proposizioni a predicato verbale che vedremo in seguito) e di fatto
si sostituisce ad essi. La formazione delle frasi relative in egizio è molto diversa da quella in
italiano, prima di tutto perché in egizio mancano dei veri e propri pronomi relativi. Per ovviare a
questa mancanza, gli Egizi ricorrevano dunque ad una serie di altre soluzioni per esprime il legame
relativo. In certi casi, come abbiamo visto, i nisbé potevano essere usati in questo senso. Come
vedremo, nel caso di frasi a predicato verbale gli egizi ricorrevano a forme verbali specifiche, come
i participi o le cosiddette forme relative (che vedremo più avanti). Un’altra possibilità però, comune
soprattutto con le PPA, è appunto l’uso della particella nty. Di tutte le soluzioni adottate dagli egizi,
la particella nty è quella che assomiglia di più alle frasi con pronome relativo dell’italiano. In effetti,
la particella nty funziona essenzialmente come un pronome relativo, fungendo da elemento di
giunzione fra la frase principale e la frase subordinata. Essa si accorda in genere e numero con la
parola a cui si riferisce, e si pone sempre in testa alla frase subordinata che regge, al posto
dell’ausiliare d’enunciazione.
Le sue forme sono:
Sing.
Plur.
Maschile
Femminile
ஹ;ஸ
ி
nty
ntt
ஸഃ ; ஸ࠭ ; ஸଵ
ி
ntyw
nt(yw)t
Per spiegare il funzionamento di questa particella, bisogna distinguere due casi:
a) quelle in cui la particella nty, dunque la parola a cui si riferisce, è il soggetto o l’oggetto (nel
caso di proposizioni verbali) della frase subordinata - corrisponde grosso modo alle frasi italiane
con il pronome “che”, per esempio “il gatto che è sul tavolo”.
b) e quelle in cui la particella nty non è soggetto, ma riprende una parola che che svolge il ruolo
di un altro complemento indiretto nella frase subordinata - corrisponde grosso modo alle frasi
italiane con il pronome “cui”, per esempio “il tavolo su cui è il gatto”.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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Nel caso a), la particella nty prende il posto dell’ausiliare d’enunciazione della subordinata, e il
soggetto è omesso.
०ࠪ߻.ୌࢇ࢘ඟ.ஸ.ࠏ.ਮઈ೦
pA bnr nt(y) m Snw
lett.: il dattero che in magazzino
“I datteri (in egizio singolare perchè collettivo, come in italiano “la frutta”) che sono in
magazzino”
థ݇ࢇ਑ࠦ‫ڼ‬.ஹ.ࠏ.਑೦
xn(r)j nty m xnrt
lett.: prigioniero che in prigione
“Il prigioniero che è in prigione”
Nel secondo caso, la struttura è leggermente diversa. Anche qui la particella nty prende il posto
dell’ausiliare d’enunciazione della frase subordinata, tuttavia per marcare il tipo di complemento
rappresentato dalla particella nty stessa, si aggiunge (al posto del predicato nelle PPA, oppure dopo
il predicato nelle proposizioni a predicato verbale) un cosiddetto pronome di richiamo -PR- -un
pronome suffisso- accordato in genere e numero con la parola a cui si riferisce la particella nty.
Questo pronome, se del caso, può essere introdotto da una preposizione che specifica il ruolo
sintattico del termine a cui si riferisce. Nel caso in cui il soggetto della subordinata è pronominale,
saranno i pronomi dipendenti ad essere usati.
౮.ஸ.৛ઠ.࣒.݇ࠏࡗ.ࠏ.఩߄ࡍ
s nt(y) qs n rm m xx=f
lett.: uomo che osso -S- di pesce in gola sua -PR“L’uomo nella cui gola c’è/si trova una lisca di pesce”
೿.୔.࣒.঵ரમඖ.ஸ.࠭‫ڼ‬.ࢇࠏࡍ
tA pn n anxw nt(y) wj jm=f
lett.: paese questo di viventi che io -S- in lui -PR“Questo paese di viventi in cui io sono/mi trovo”
Come in italiano nel caso del pronome relativo, anche in egizio la particella nty può riferirsi ad
un nome sottinteso. In questo caso, si può tradurre in italiano con “ciò che”, “colui che”, “quello
che” o forme simili.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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݇.ி.ࠏ୎੝
r ntt m-bAH=k
lett.: verso/contro (ciò-)che davanti-a te
“Verso/contro ciò che è davanti a te”
ி.௝.ࢇࠏࡍ
ntt nbt jm=f
lett.: (ciò)-che tutto in lui
“Tutto ciò che è in lui/esso”
૶.࣒.ஹ.૶୬.చ.‫ݣࢇݼ‬઩ܵ
jrty n nty jrty=fy Hr bjdy
lett.: occhi di (colui-)che occhi suoi -PR- su malattia-bidy
“Gli occhio di colui i cui occhi sono affetti dalla (lett. “sono su”) malattia bidy”
ઃࢇ.ஹ.ࠏ.ਇ୾रࡍ
mj nty m mr=f
lett.: come (colui-)che in piramide sua -PR“Come colui che è nella sua piramide”
§9.2.1.12 La particella relativa negativa jwty - jwtt - jwtyw - jwt(yw)t
La particella relativa jwty è l’equivalente negativo della particella nty. Le sue forme sono:
Sing.
Plur.
Maschile
Femminile
‫࠭ݘ ; ࠦ಺ݘ‬ઋ ; ...
‫ݘ‬೔ࠦ ; ‫࠭ݘ‬೔
nty
ntt
‫಺ݘ‬ഃ ; ‫ݘ‬ઋ߾ ;
‫ݘ‬ುદ
‫ݘ‬೔ࠦ
ntyw
nt(yw)t
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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La particella jwty si comporta in tutto e per tutto come quest’ultima, ma il suo valore è negativo.
In genere può essere resa in italiano con “che non”, “cui (...) non” o nel caso in cui si riferisca a un
termine sottinteso con “ciò che non”, “colui che non”.
‫࠭ݘ‬೔.ઁஸ.।ܵ۩
jwtt xnt wsjr
lett.: (ciò-)che-non davanti Osiride
“Ciò che non è davanti a Osiride”
௖.ॵઠ.ਜ਼.‫࠭ݘ‬ઋ.ಧࡍ.ࢇࠏ੝
nn nTr nb jwt(y) kA=f jm=k
lett.: non Dio ogni che-non ka suo -PR- in te
“Non c’è nessun Dio (lett.: “non c’è ogni Dio”) il cui Ka non sia in te”
§9.2.2 AE: Omissione dell’ausiliare d’enunciazione
Nelle PPA (sia principali sia subordinate) a deve essere sempre presente un ausiliare
d’enunciazione, se invece la frase è a soggetto nominale, può capitare che l’ausiliare
d’enunciazione sia omesso.
In questo ultimo caso:
- Se la frase è una frase principale, essa ha valore esclamativo, come se ad essere omesso fosse
l’ausiliare mk.
௰۩.ࠏ.ଡ଼
ra m pt!
lett.: Ra -S- in cielo -P“Ra è nel cielo!”
- Se la frase è una subordinata, essa può avere diversi valori, come se ad essere omesso fosse
l’ausiliare jw, e, come abbiamo visto, solo il contesto permette di scegliere la traduzione più
appropriata.
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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ࢇ࠭.ଃ.‫ڼ‬.ࠏ.௾ଳ݅.৞ஸ‫܌‬.‫ڼ‬.੗஢.‫ڼ‬
jw jb=j m rSwt, snt=j Hna=j
lett.: AE cuore mio -S- in gioia -P-, compagna mia -S- con me -P“Il mio cuore è nella gioia (= sono contento) quanto/perché/siccome/… la mia
compagna è con me”
§9.3 Predicato
Il predicato di una PPA può essere costituito da un avverbio o da un gruppo avverbiale (in
genere composto da una preposizione seguita da un nome con eventuali attributi).
§9.3.1 Predicato: avverbio
Gli avverbi spesso derivano da nomi o preposizioni (e di solito sono identici ad essi nella forma),
come del resto a volte capita anche in italiano. Per esempio “domani” può essere sia avverbio
(“vengo domani”) sia sostantivo (“il domani”).
Avverbi particolarmente comuni sono:
ઃை mjn ; “oggi”
঱ࢯ sf ; “ieri”
ࢸ߻ࢯ dwAw ; “domani”
ൌਜ਼ ra-nb ; “ogni giorno”
ࠔ੗੗ࢯ / ੗ࢯ੗ nHH / HH ; “per l’eternità”
ഽ / ࡏࢺ Dt ; “per sempre”
(݇)ଯ߻࠭ગ (r)-aAw ; “molto” “grandemente”
(݇)ୃઋ (r)-wrt ; “molto”
ࠏઃೕ m-mjtt ; “similmente” “allo stesso modo”
ଯ߻࣌ aA ; “qui”
ࢇࠏ jm ; “là”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.3.2 Predicato: gruppo avverbiale
Quando il predicato è invece un gruppo avverbiale, esso è in genere composto da una
preposizione seguita da un sostantivo, che ovviamente può essere precisato da degli aggettivi, da
dei nomi di relazione, ecc.. Alcune preposizioni, quando usate nel predicato di una PPA, possono
assumere, oltre ai significati di base, alcuni valori particolari e spesso molto comuni.
§9.3.2.1 m di stato
La preposizione ࠏ m, “in”, oltre ai significati già citati, può essere usata per esprimere uno
stato, un’identita che però non è assoluta, a differenza dell’identità espressa dalle PPN. Si tratta di
una costruzione molto comune, e come tutte le PPA, può ricevere delle connotazioni particolari in
base all’ausiliare d’enunciazione usato.
ࢇ࠭.ࡍ.ࠏ.୍‫ڼ‬
jw=f m bAk
lett.: AE lui -S- in (stato di) servitore -P“Lui è un servitore”
଻.ࡍ.ࠏ.୍‫ڼ‬
wn=f m bAk
lett.: AE (pass.) lui -S- in (stato di) servitore -P“Lui era un servitore (oggi potrebbe non esserlo più)”
§9.3.2.2 r di stato
Come ࠏ m, anche la preposizione ݇, r, “verso”, è frequentemente usata per esprimere uno
stato, un’identità non assoluta. A differenza di ࠏ m però, ݇ r non esprime uno stato già realizzato,
quanto piuttosto uno stato verso cui si tende, e che dunque sarà realizzato in un futuro. Tale
costruzione può essere paragonata, nel significato, al future proche del francese. In italiano è di
solito tradotta con delle forme future del verbo “essere” o del verbo “diventare”.
ࢇ࠭.ࡍ.݇.୍‫ڼ‬
jw=f r bAk
lett.: AE lui -S- verso (lo stato di) servitore -P________________________________________________________________________________________________
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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“Lui sarà un servitore” oppure “Lui diventerà un servitore”
Anche una PPA con r di stato può essere modificata o precisata cambiando gli ausiliari di
enunciazione. In particolare con gli ausiliari ଻ wn e ଼ wnn (che però sono usati assai di rado con
questa costruzione) può essere usata per esprimere un futuro relativo rispettivamente al passato o
al futuro.
଻.ࡍ.݇.୍‫ڼ‬
wn=f r bAk
lett.: AE (pass.) lui -S- verso (lo stato di) servitore -P“Lui sarebbe diventato un servitore” -> stato futuro, ma relativo al passato
଼.ࡍ.݇.୍‫ڼ‬
wnn=f r bAk
lett.: AE (fut.) lui -S- verso (lo stato di) servitore -P“Lui diverrà un servitore”, “Lui starà per diventare un servitore”, stato futuro, ma
relativo al futuro, spesso difficile se non impossibile da rendere in italiano.
§9.3.2.3 n di possesso
La preposizione ࣒, n, “a”, è usata per esprimere l’equivalente della possessione, e dunque del
verbo “avere” dell’italiano. La costruzione è comparabile al latino “esse + dativo”, o ancor meglio
all’ebraico “-' ()”. Anche con questa costruzione si possono trovare vari ausiliari d’enunciazione.
ࢇ࠭.ୠ.୔.࣒.‫ڼ‬
jw pr pn n=j
lett.: AE casa questa -S- a me -P“Io ho questa casa”
‫ݛ‬੝.ୠ.୔.࣒.‫ڼ‬
mk, pr pn n=j
lett.: Guarda -AE- casa questa -S- a me -P“Guarda! Ho questa casa!”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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§9.3.2.4 Xr con il significato di “portare”
La preposizione
italiano “portare”.
ో,
Xr, letteralmente “sotto”, può essere essere usata per rendere il verbo
ࢇ࠭.র஝.ో.ଉઈ࠭ඞ
jw=sn Xr jnw
lett.: AE loro -S- sotto tributi -P“Loro portano tributi”
ࢇ࠭.‫ڼ‬.ో.గયદ
jw=j Xr Htpt
lett.: AE io -S- sotto offerte -P“Io porto delle offerte”
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APPUNTI DI MEDIO EGIZIO
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CAPITOLO 7
Proposizioni Esistenziali e Aggettivali
§9 PROPOSIZIONI ESISTENZIALI
Con proposizioni esistenziali si intendono quelle proposizioni corrispondenti all’italiano “c’è +
soggetto”. Per esprimere le proposizioni esistenziali, l’Egizio usa una combinazione di AE
(geenralmente ࢇ࠭ jw) e ଻ wn, secondo la seguente struttura:
AE + wn/wnn + soggetto -S- (+ altri complementi)
Si noti che in alcuni casi, queste proposizioni possono essere tradotte in italiano anche con il verbo
“avere”.
Per esempio:
ࢇ࠭.଻.ස.ܳ.େ.ൈࣅ.୓
jw wn HfAw Hr wpt Dw pf
lett.: AE wn serpente -S- su cima montagna quella
“C’è un serpente sulla cima di quella montagna”
ࢇમ.଻.௄রࠦ‫ڼ‬.ॹॹࢇગ‫ڼ‬.௶‫ࡍڽ‬
jw wn nDs Ddj rn=f
lett.: AE wn uomo-comune -S- Djedi nome suo
“C’è un uomo comune, il suo nome è Djedi.
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La particella jw può a volte essere sostituito da altri ausiliari d’enunciazione, come
jsT/jst, ஹ nty e ௖ nn, quest’ultimo usato per negare la proposizione esistenziale.
ࢇর਻ / ઋ
ࢇরઋ.଻.ఘ‫ࡍ܌‬
... jst wn Hmt=f
lett.: AE wn moglie sua
“...mentre c’è una sua moglie” -> “... e ha una moglie.”
௖.଻.ߒ࠭୬
nn wn pHwy=fy
lett.: AE-neg. wn fine sua
“Non c’è la sua fine” -> “Non ha fine.”
௖.଻.৯߻ఎࠦ‫ڼ‬.࣒.ऐ߻࠭ඞ‫ڼ‬
nn wn mAr n hAw=j
lett.: AE-neg. wn miserabile a tempi miei
“Non c’era nessun miserabile ai miei tempi.”
Si noti che quando è l’ausiliare ௖ nn ad essere usato, ଻ wn può anche essere omesso.
௖.ৰ஌ઋ߾ગඖ
nn mAatyw
lett.: AE-neg uomini-giusti
“Non ci sono uomini giusti”
§10 PROPOSIZIONI A PREDICATO AGGETTIVALE
Con proposizioni a predicato aggettivale si intendono quelle proposizioni in cui il predicato è un
aggettivo, e che corrispondono dunque alle frasi italiane di tipo soggetto + “essere” + aggettivo, e
come le PPN e le PPA, le frasi a predicato aggettivale egizie non hanno nessuna particolare
connotazione temporale precisa. Va notato che l’uso di vere e proprie frasi a predicato aggettivale è
relativamente ristretto in egizio, limitandosi solo alle proposizioni principali. In tutti gli altri casi
saranno delle preposizioni a predicato verbale ad essere usate, con l’aggettivo usato come un verbo.
Va in effetti notato che in generale gli aggettivi qualificativi egizi non sono strettamente degli
aggettivi come in italiano, ma sono piuttosto degli verbi il cui significato corrisponde grosso modo
all’italiano “essere/diventare + aggettivo”. In effetti, anche quando semplicemente qualificano un
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nome, gli aggettivi qualificativi egizi possono essere in realtà considerati come delle forme verbali,
in particolare come delle sorte di participi. Quindi per esempio pr nfr andrebbe inteso piuttosto
come “la casa essente/che-è bella”, e quindi semplicemente “la bella casa”. Ovviamente questa è
una distinzione puramente linguistica, su cui non vale la pena soffermarsi oltre nel contesto di un
corso come il presente. È tuttavia importante sottolineare che appunto, le frasi a predicato
aggettivale di per se possono essere solo frasi principali, e in tutti gli altri casi sarà una forma
verbale dell’aggettivo ad essere usata. Le proposizioni a predicato aggettivale segue la seguente
struttura:
predicato (aggettivo) -P- + soggetto -S- (+altri complementi)
Se il soggetto è pronominale, saranno i pronomi dipendenti ad essere usati.
ߠ.਻࠭
nfr Tw
lett.: bella -P- tu (femm.) -S“Tu sei bella”
࠘ఴ.রઋ
Ax st
lett.: utile -P- ciò -S“Ciò è utile”
ߠ୲ࠏଞ࣒৕ࠫ୉‫ڼ‬
nfr mtn=j
lett.: buono sentiero mio
“Il mio sentiero è buono”
ߠ୲.଀.࣒.ࠏ఻‫ݷ‬
nfr jrt n m-xt
lett.: buono -P- agire (inf.) -S- per posterità
“È buono agire per la posterità”
Se il soggetto è indefinito, può essere omesso
ߠ୲.࣒ೊ
nfr n=tn
lett.: buono -P- per voi
“È buono per voi.”
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A volte l’aggettivo può essere seguito da una particella ଴ wy che per convenzione si trascrive
unita all’aggettivo precedente tramite un . , e che ha la funzione di rafforzare ed enfatizzare il
significato della frase. In questi casi, le frasi egizie possono essere tradotte in italiano con frasi del
tipo “Quanto/Come è” + aggettivo + soggetto.
ୃ଴௞࣒௦ࡍ
wr.wy nb n njwt=f
lett.: grande-come -P- signore di città sua -S“Come è grande il signore della sua città!”
ఄ৓ગ଴࢏࠭ଃ‫ڼ‬
rd.wy sw, jb=j
lett.: stabile-quanto -P- lui -S-, cuore mio (precisazione del soggetto)
“Quanto è stabile lui, il mio cuore!”
Per esprime il comparativo, l’egizio semplicemente aggiunge il secondo termine di
comparazione -ST- alla proposizione a predicato aggettivale, introducendolo con la preposizione r
݇, che in questo caso si può assumere significhi “rispetto a”. L’aggettivo non è modificato in alcun
modo, e non c’è nessun elemento aggiuntivo comparabile al “più” dell’italiano.
મ‫ݼݣ‬४.ऐऐ४ࡍ.݇.ௐর४.࣒.൪४
wdb hh=f r ns n sDt
lett.: bruciante -P- ardore suo -S- rispetto-a fiamma di fuoco -ST“Il suo ardore è più bruciante della fiamma del fuoco”
න.রઋ.݇.బ.௝
aSA st r xt nbt
lett.: abbondante -P- ciò -S- rispetto-a ogni cosa
“Ciò è più abbondante di qualunque cosa”
Il superlativo, invece, si forma inserendo l’avverbio wrt, “molto”, subito dopo l’aggettivo.
ಇ߻ગ.ୃઋ.ਫ߻೮
StA wrt wAt
lett.: difficile molto -P- strada -S“La strada era molto difficile”
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Corso d`Egizio Classico - Capitoli I-VII