MAURIZIO
QUADRIO
INTRODUZIONE
BIOGRAFIA
IN COMPARAZIONE CON ALTRI PATRIOTI
USANZE DELL’ 800
E SE FOSSE ANCORA VIVO? VISITA CON NOI IL SUO PROFILO
SUL SOCIAL NETWORK!
LETTERE
PENSIERI E RIFLESSIONI
Un valtellinese che ha lottato per l’unità d’Italia
A cura della classe 3^C della Scuola secondaria di primo grado G.P.
Ligari in collaborazione con il dott. Adriano Stiglitz, direttore della
Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio. (anno scolastico 2010/2011)
Chi è Maurizio Quadrio?
Quadrio? Chi è Aurelio Saffi?
Saffi? E Giuseppe Mazzini?
Sono domande apparentemente facili, perché
perché a grandi linee ci rammen tano il Risorgimento, nomi che tornano alla memoria, date e avvenimenti
avvenimenti
imparati a scuola.
In questo approfondimento però c’è
c’è qualcosa di più
più, c’è
c’è il tentativo di
capire chi erano, di incontrarli anche come persone, di comprendere
comprendere il loro
mondo, le loro difficoltà
difficoltà e di interrogarsi sul perché
perché delle loro scelte e
sull’
sull’attualità
attualità dei loro ideali.
A partire da documenti storici, dalla fatica di
interpretarli e di inserirli in una rete di conoscenze.
Non è un lavoro completo su un’
un’epoca, sarebbe stato
impossibile; sono spunti, a volte solo abbozzati, a
volte sviluppati, ma all’
all’origine sempre ben
documentati.
E’ un regalo che un gruppo di studenti fanno a tutti
coloro che avranno la curiosità
curiosità di leggere, ascoltare,
navigare.
Adriano Stiglitz,
Stiglitz, Direttore
Maurizio Quadrio in una dedica di Mazzini
Amico “non della ventura” da dodici anni, e Uomo devoto alla Patria e alla
santa Causa del Vero più di qualunque altro io abbia mai conosciuto per
attività e per costanza, serba come ricordo mio e d’un amicizia che non morrà
mai finch’io viva e – spero- neppure allora, questo libretto del tuo Giuseppe
Napoli 3 ott. 60
A Maurizio Quadrio
DATE
STORIA
BIOGRAFIA MAURIZIO
QUADRIO
Nasce a Chiavenna da
Angelica Pestalozzi e Carlo
Quadrio
1800
Napoleone
1806-1810
Apice dell’Impero di Napoleone
Elementari a Ponte in
Valtellina
1814-1815
Declino di Napoleone.
Congresso di Vienna
Collegio a Bergamo
Ginnasio
1820-1825
Donegani costruisce la strada dello
Spluga e dello Stelvio.
Università di Pavia
1821
Moti in Piemonte
Partecipa ai moti
1822
Moti rivoluzionari
Incontra Mazzini a Genova
1829
Moti polacchi
E’ ad Odessa
1848
5 giornate di Milano
1848- 1849
Prima guerra d’indipendenza;
1849
1857
Qui diventa Commissario del Governo
Provvisorio in Valtellina.
Va in Toscana per il Governo Provvisorio
e poi è a Roma con Mazzini Armellini e
Repubblica romana (9 febbraio/4 luglio) Saffi (Triumvirato della Repubblica
romana).
Daniele Manin e Giuseppe La Farina
fondano a Torino la Società Nazionale
Italiana (vicepresidente onorario
Giuseppe Garibaldi)
Costretto all’esilio, torna a Londra e poi a
Malta da qui va in Inghilterra e diventa
direttore del giornale mazziniano
“Pensiero e Azione”.
1859
Seconda guerra d’indipendenza
1859-1872
Finisce guerra di Crimea. Trattato di
pace. Spedizione dei Mille. Unità di
Italia.
1866
Terza guerra d’indipendenza
1876
Cade la Destra Storica. Inizia il
Governo della Sinistra Storica (con De Muore a Roma il 13 febbraio 1876.
Pretis e Crispi)
Continua a dirigere il giornale “l’Unità
d’Italia”, è poi a Roma per il giornale
“l’Emancipazione”.
Direttore del giornale L'Unità Italiana
Musica
Arte
Abiti
1800
Alimentazione
Giochi
Trasporti
La musica
Nell’ 800 anche la musica subisce una trasformazione: nasce il romanticismo.
I musicisti romantici non utilizzano più gli schemi rigidi del classicismo, ma si sentono
liberi di esprimere le proprie emozioni nelle loro composizioni.
Tra i compositori romantici ricordiamo Rossini, Chopin, Strauss, Mendelssohn, Schumann,
Paganini, Beethoven …
Beethoven
Chopin
Rossini
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Non possiamo dimenticare il nostro Giuseppe
Verdi, la cui musica è stata la colonna sonora del
Risorgimento.
Una rappresentazione del coro del
Nabucco, opera lirica di Verdi.
vai a 1800
L’arte
Nel 1819 viene definita romantica la scuola che mira alla rappresentazione fedele di profonde e toccanti
emozioni, mentre nel 1829 l'attributo romantico viene esteso a molti fenomeni collaterali delle arti visive,
entrando nel gergo delle sarte, delle modiste e persino dei pasticcieri, romantico è tutto ciò che ha
un'aria di inverosimile, irreale e fantastico, tutto quello che si contrappone all'arte accademica definita
forzata, artificiale dogmatica e priva di fantasia.
Un dipinto romantico è facilmente riconoscibile perché fa largo uso di panorami naturali sterminati e
violenti.
Caspar David Friedrich, Viandante
nella nebbia (1818), Amburgo
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Gli Abiti
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L’alimentazione
I contadini avevano un' alimentazione molto povera, infatti al Nord si cibavano con polenta di mais, al
Sud con pane di frumento e non mangiavano quasi mai la carne, perché riservata alle grandi occasioni.
Gli operai delle città avevano un' alimentazione più varia, era abbondante l' uso del pane di frumento e
al Nord anche della polenta di mais e del riso, al Sud della pasta. La carne compariva in quantità
moderata nella dieta degli operai specialmente quella ovina e le viscere dei bovini; consumavano
anche formaggio e latte e assumevano proteine grazie ai legumi. Vi fu un’ inchiesta nel 1885 secondo
la quale il consumo del vino era consistente tra gli operai settentrionali, che ne bevevano tre litri a
settimana mentre quelli meridionali quasi sei.
Van Gogh,
I mangiatori di patate
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I trasporti
I principali mezzi di trasporto nell’ ottocento erano:
Le diligenze
L’omnibus
Il treno
Il battello a
vapore
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La lippa
Il gioco della «lippa» è
praticato dai bambini per la
sua semplicità nelle regole e
nella pratica.
E’ un gioco vecchio ma non
molto antico: le prime
testimonianze certe risalgono
al 1800.
La «lippa» è formata da due
pezzi di legno : uno forma la
mazza ed uno, la lippa, di
solo 10 centimetri, ben
appuntito da entrambi i lati.
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La lippa: il regolamento
Il gioco consiste nel colpire la punta della ‘’lippa’’(con il
pezzo a terra) e nel colpirla nuovamente al volo per lanciarla
il più lontano possibile. In genere,in passato, si sceglieva una
strada non molto trafficata. I monelli dovevano mandarla più
lontano possibile.
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Le pigotte
Sono veri e propri giocattoli per i
bambini,che hanno anche uno
scopo decorativo o da collezione ed
un significato culturale, utilizzate
in cerimonie o rituali come una
rappresentazione
fisica
della
divinità.
Le pigotte sono le bambole di
pezza, un tempo fatte con gli
stracci, oggi vengono costruite da
volontari per la campagna
“Adotta una pigotta “ dell'Unicef”.
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AURELIO SAFFI
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AURELIO SAFFI
Aurelio Saffi, nato a Forlì, il 13 ottobre 1819 e
morto il 10 aprile 1890, è stato un patriota e
politico italiano.
Importante figura del Risorgimento italiano, Saffi
aderì al pensiero mazziniano, di cui è
considerato l’erede politico.
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AURELIO SAFFI
Seguì gli studi di giurisprudenza presso
l’università di Ferrara, laureandosi nel 1841, ma
iniziò l’attività politica nella sua città natale,
Forlì.
Nel 1845 fu nominato consigliere comunale e
segretario provinciale.
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AURELIO SAFFI
L’elezione di Pio IX suscitò inizialmente il suo
entusiasmo, ispirandosi al pensiero neoguelfo di
Cavour ma ben presto Saffi si accostò alle idee
mazziniane.
Dopo la fuga del papa Pio IX da Roma, Saffi fu
eletto deputato alla Costituente nel 1848.
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AURELIO SAFFI
Saffi partecipò alla costituzione della Repubblica
Romana di cui fu ministro degli Interni e fece
parte l Triumvirato con Carlo Armellini e
Giuseppe Mazzini.
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AURELIO SAFFI
Tale esperienza politica fu di durata molto breve
in quanto la nuova Repubblica cadde l’11 luglio
1849.
Saffi dapprima si ritirò in esilio a Civezza, in
Liguria, poi raggiunse Mazzini in Svizzera, dove
scrisse la “Storia di Roma”, opera letteraria
rimasta incompiuta.
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AURELIO SAFFI
Successivamente si trasferì a Londra, dove in
seguito venne raggiunto da Giuseppe Mazzini.
Ritornò in patria solo nel 1852, per pianificare
una serie di moti che ebbero luogo a Milano nel
1853 ma che ebbero esito negativo. Così Aurelio
fu condannato in contumacia a venti anni di
carcere e fu costretto a rifugiarsi di nuovo in
Inghilterra.
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AURELIO SAFFI
Qui conobbe Giorgina Janet, figlia dello scozzese
Sir John Craufurd (trascrizione italiana del cognome
Crawford) e di Sophia Churchill (antenata del Primo
Ministro inglese Winston Churchill), ardente mazziniana,
con la quale si sposò nel 1857 ed ebbero
quattro figli maschi.
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AURELIO SAFFI
GIORGINA JANET
CRAUFURD SAFFI
In questo ritratto Giorgina
indossa il medaglione
d’argento, dono di Mazzini.
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AURELIO SAFFI
In Inghilterra collaborò con vari giornali e
insegnò lingua e letteratura italiana a Oxford.
Rientrò in Italia nel 1860 dove raggiunse a
Napoli Mazzini.
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AURELIO SAFFI
Ormai Saffi aveva acquisito molta popolarità in
Italia e non solo. Grazie a Mazzini nel 1861
venne eletto deputato al parlamento del nuovo
Regno d’Italia. Dopo pochi anni, nel 1864 tornò
a vivere a Londra, ma nel 1867 ritornò in Italia.
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AURELIO SAFFI
Aurelio Saffi stabilitosi definitivamente in Italia,
partecipò a diverse insurrezioni.
Nell’ agosto 1874 fu arrestato con altri
esponenti repubblicani e prosciolto dopo alcuni
mesi.
In seguito Saffi si trasferì a Bologna, dove
continuò la sua carriera di insegnante
universitario.
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AURELIO SAFFI
La casa di Saffi
a Bologna
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AURELIO SAFFI
Nel 1872 perse il caro amico e collega Mazzini e
in sua memoria volle pubblicare gli scritti dello
scomparso, arrivando fino al volume
quattordicesimo.
Il 10 aprile 1890 morì a San Varano, presso Forlì.
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AURELIO SAFFI
Ad Aurelio Saffi sono dedicate numerose vie e
piazze in molte città italiane, tra cui la più
importante nella sua città natale, dove sorge un
monumento alla sua memoria.
Noi lo ricordiamo perché è proprio grazie a lui e
ai suoi scritti conservati nel fondo Maurizio
Quadrio che abbiamo capito molto di più sulla
vita di questo patriota.
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SILVIO PELLICO
Silvio Pellico nato a Saluzzo
il 24 giugno 1789 morto a
Torino il 31 gennaio 1854.
E’
stato
un
patriota,
scrittore e poeta italiano, noto
soprattutto come autore di ”Le
mie prigioni”.
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SILVIO PELLICO
Dopo gli studi a Pinerolo e a Torino, si reca
a Lione per fare pratica nel settore commerciale
con lo zio. Al rientro in Italia, nel 1809, si
stabilisce a Milano; qui, giovane entusiasta della
poesia neoclassica, frequenta Vincenzo Monti
e Ugo Foscolo.
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SILVIO PELLICO
Comincia allora a scrivere, per il teatro, tragedie
in versi di impianto classico come Laodamia e di
Messina. Risulterebbe essersi associato alle
logge massoniche.
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SILVIO PELLICO
Nel 1814 diventa istitutore nella casa del
conte Porro Lambertenghi a Magenta.
Stringe relazioni con personaggi della cultura
europea come Madame de Stael e Friedrich
von Schlegel e italiana come Federico
Confalonieri,
Gian Domenico Romagnosi
e Giovanni Berchet.
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SILVIO PELLICO
In questi circoli venivano sviluppate idee
Tendenzialmente liberali e rivolte alle possibilità
di indipendenza nazionale: in questo clima
nel 1818 viene fondata la rivista Il Conciliatore,
di cui Pellico è redattore e direttore.
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SILVIO PELLICO
Il 18 agosto 1815 a Milano viene rappresentata la sua
tragedia Francesca da Rimini, composta nel 1813 nel
castello di Murisengo. La tragedia reinterpreta
l'episodio dantesco alla luce delle influenze romantiche
e risorgimentali del periodo lombardo Pellico e gran
parte degli amici facevano parte della setta segreta di
tipo carbonaro dei cosiddetti "Federati"; questa venne
scoperta dalla polizia austriaca: il 13 ottobre 1820,
Pellico, Piero Maroncelli e altri vennero arrestati.
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SILVIO PELLICO
Da Milano furono condotti alla prigione dei
Piombi di Venezia, vi rimasero dal 20 febbraio 1821.
Qui, il 21 febbraio gli venne letta la sentenza: morte
(…) commutata in quindici anni di carcere duro, da
scontarsi nella fortezza di Spielberg. La notte fra
il 25 ed il 2 marzo 1822 partirono:
attraverso Udine e Lubiana giunsero alla fortezza
dello Spielberg a Brno in Moravia.
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SILVIO PELLICO
Metternich ammise che il libro aveva
danneggiato l'Austria più di una battaglia
perduta.
Va ricordato anche che scrisse un testo di
Memorie dopo la scarcerazione, andato
perduto.
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SILVIO PELLICO
La dura esperienza carceraria, che si conclude
con la grazia imperiale e il rimpatrio nel 1830,
costituisce il dell'opera autobiografica Le mie
prigioni, che ebbe grande popolarità ed
esercitò notevole influenza sul movimento
risorgimentale, anche se il suo tono dolente
non si avvicinava agli atteggiamenti
dei patrioti più giovani.
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SILVIO PELLICO
Successivamente Pellico pubblicò
altre
tragedie: Gismonda da
Mendrisio, Leoniero, Erodiade, Tom
maso Moro e Corradino. Pubblicò
anche il libro morale I doveri degli
uomini (1834) e Poesie di genere
romantico.
Travagliato
da
problemi familiari e fisici, negli ultimi
anni della sua vita interruppe la
produzione letteraria e visse come
segretario e bibliotecario di Juliette
Colbert a Palazzo Barolo.
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SILVIO PELLICO
Le mie prigioni è il titolo del
libro di memorie scritto da Silvio Pellico.
Si articola in un arco di tempo che va
dal 13 ottobre 1820, data in cui l'autore
venne arrestato a Milano per la sua
adesione ai moti carbonari, al 17
settembre 1830, giorno del suo ritorno a
casa.
In esso Pellico descrive la sua esperienza di
detenzione prima ai Piombi di Venezia e
poi
nel
carcere
dello
Spielberg,
accomunata a quella dell'amico Piero
Maroncelli in seguito alla commutazione
della condanna a morte ricevuta a
detenzione in carcere duro.
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CIRO MENOTTI
Ciro Menotti nasce a Carpi il 22 gennaio 1798,
muore a Modena il 26 maggio 1831 . È stato
uno dei primi patrioti italiani.
Fin da giovane provò un forte sentimento
democratico e patriottico che lo portò a ifiutare
la dominazione austriaca in Italia.
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CIRO MENOTTI
Nel gennaio del 1831 Menotti organizzò una
sollevazione, cercando il sostegno popolare e
l'approvazione dei rinomati circoli liberali che
stavano nascendo in tutta Italia. Il 3 febbraio
1831, dopo aver raccolto le armi, Menotti
radunò molti congiurati nella propria abitazione,
poco distante dal Palazzo Ducale di Modena per
organizzare la rivolta.
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CIRO MENOTTI
Il duca fece circondare dalle sue guardie la casa.
Ciro Menotti fu catturato e imprigionato. Il 28
febbraio 1831 un tentativo di far evadere
Menotti fallì. La sentenza di morte venne
eseguita nella Cittadella e fu pubblicata solo
dopo l'esecuzione, allo scopo di evitare possibili
disordini e rivolte.
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GIUSEPPE MAZZINI
Nacque a Genova il 22 Giugno 1805, la famiglia
apparteneva alla borghesia di professionisti con
ristrette possibilità economiche, ma con la ferma
fede in principi morali e civili. Il padre medico era
un cattolico osservante e aveva una formazione
culturale integrata con le idee illuministiche diffuse
in quel periodo.
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GIUSEPPE MAZZINI
Collabora successivamente con alcuni giornali
reazionari quali "Indicatore Genovese " e
"Indicatore Livornese" , viaggia in Toscana e
compie affiliazioni anche con i lombardi per
reclutare addetti alla carboneria.
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GIUSEPPE MAZZINI
Viene riconosciuto Maestro dell'ordine nel
1830, ma successivamente viene arrestato in
seguito ad una provocazione poliziesca e
rinchiuso nel carcere di Savona dove verrà
liberato per mancanza di prove 1831.
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GIUSEPPE MAZZINI
Mazzini fondò altri movimenti politici per la
liberazione e l'unificazione di altri stati europei:
la Giovine Germania, la Giovine Polonia e infine
la Giovine Europa. Dopo il fallimento dei moti
del 1848, durante i quali Mazzini era stato a
capo della breve esperienza della Repubblica
Romana insieme ad Aurelio Saffi e Carlo
Armellini
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GIUSEPPE MAZZINI
Nel 1870 furono amnistiate le due condanne a
morte comminate al tempo del Regno di
Sardegna. Mazzini rientrò in Italia e si dedicò
subito all'organizzazione di moti popolari in
appoggio alla conquista dello Stato della Chiesa.
L'11 agosto partì in nave per la Sicilia, ma il 14,
all'arrivo nel porto di Palermo, fu tratto in arresto
e recluso nel carcere militare di Gaeta.
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GIUSEPPE MAZZINI
Costretto di nuovo all'esilio, riuscì a
rientrare sotto il falso nome di
Giorgio Brown a Pisa, il 7
febbraio del 1872. Qui, malato già
da
tempo,
visse
nascosto
nell'abitazione di Pellegrino Rosselli
fino al giorno della sua morte, il 10
marzo dello stesso anno, quando la
polizia del Regno d'Italia stava
nuovamente per arrestarlo.
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MAURIZIO QUADRIO
info
Bacheca
ATTIVITÀ RECENTI
Maurizio Quadrio è stato nominato
segretario privato del triumvirato a Roma.
Informazioni
Data di nascita: 6 settembre 1800
Città natale: Chiavenna
Sesso: maschile
Genitori: Angelica Pestalozzi ,Carlo
Quadrio
Situazione sentimentale: single
Amici
Giuseppe Mazzini
Giuseppe Garibaldi
Giandomenico Romagnosi
Ida Mariani Malacrida
Maurizio Quadrio ha partecipato all’evento “le Cinque giornate
di Milano”.
Maurizio Quadrio ha commentato lo stato di Giuseppe
Mazzini.
Giuseppe Mazzini ha aggiunto come membro del gruppo
democratici italiani
Maurizio Quadrio è diventato membro del
gruppo Giovane Italia.
Maurizio Quadrio ha partecipato all’evento
“moti rivoluzionari polacchi, 1830”.
Maurizio Quadrio ha partecipato all’evento “moto rivoluzionario
piemontese,“1821”.
Maurizio Quadrio si è arruolato nel Battaglione della Minerva, 16
marzo1821.
bacheca
MAURIZIO QUADRIO
info
Informazioni
Su di me:
Città natale: Chiavenna
Città in cui ti trovi adesso:Roma
Sesso: maschile
Data di nascita: 6 settembre 1800
Orientamento politico:mazziniano
Amici
Giuseppe Mazzini
Giuseppe Garibaldi
Giandomenico Romagnosi
Ida Mariani Malacrida
Istruzione e lavoro:
Università frequentata: Università di Pavia
Lavoro: segretario privato del triumvirato
(Mazzini, Armellini e Saffi)
Attività ed interessi:
Attività: partecipazione a moti rivoluzionari
Membro di: società carbonara - democratici italiani - Giovane Italia
Bacheca
IDA MARIANI MALACRIDA
Bacheca
ATTIVITÀ RECENTI
Ida Mariani Malacrida ha ospitato nel 1859
Giuseppe Garibaldi venuto in Valtellina in
cerca di soldati.
Informazioni
Data di nascita: 1821
Città natale: Morbegno
Sesso:femminile
Genitori: Ida Malacrida, Mariani Martino
Situazione sentimentale:sposata con
Antonio Gualteroni
Amici
Ida Mariani Malacrida ha commentato lo
stato di Giuseppe Garibaldi.
Ida Mariani Malacrida è diventata sostenitrice
di Giuseppe Garibaldi.
Ida Mariani Malacrida ha stretto amicizia con
Giovanni Gualteroni.
Giuseppe Mazzini
Giuseppe Garibaldi ha aggiunto al gruppo
“unità d’Italia” Ida Mariani Malacrida
Giuseppe Garibaldi
Ida Mariani Malacrida ha stretto amicizia con
Giuseppe Garibaldi
Giovanni Gualteroni
Bacheca
GIOVANNI GUALTERONI
Bacheca
ATTIVITÀ RECENTI
Ida Mariani Malacrida ha rotto l’amicizia con Giovanni
Gualteroni perché si è sposato con la figlia della governante
Giovanni Gualteroni nel 1868 è andato a
combattere in America Latina.
Informazioni
Data di nascita: 1850
Città natale: Morbegno
Sesso:maschile
Genitori: Ida Mariani Malacrida, Antonio
Gualteroni
Situazione sentimentale: sposato con
Corinna, la figlia della sua governante.
Professione: medico
Amici
Giuseppe Mazzini
Giuseppe Garibaldi
Ida Mariani Malacrida
Giovanni Gualteroni ha stretto amicizia con Ida Mariani
Malacrida.
Giuseppe Garibaldi ha aggiunto al gruppo
“unità d’Italia” Giovanni Gualteroni.
Giovanni Gualteroni ha stretto amicizia con Giuseppe Garibaldi.
Giovanni Gualteroni è diventato sostenitore
di Giuseppe Garibaldi.
LETTERE DI AURELIO SAFFI SU
MAURIZIO QUADRIO
501/2
1
Cenni e ricordi di A.S [Aurelio Saffi]
intorno a Maurizio. Q
Io incontrai1 XXXXX Maurizio Quadrio, la prima volta, in Roma nel 492. XXXXX Venuta meno colla guerra
regia del 483, le sue illusioni XXXXX su Carlo Alberto, egli cercò riparo e conforto, come sapete, al doloroso
disinganno, nel movimento popolare, e in Mazzini; e la sua vita fu, da indi in poi fu un atto di fede4 XXXXX
immutabile nelle idee del grande italiano e di devozione alla sua persona. Fu quella per lui come una vera
conversione XXXXXXX XXXXXX al culto di una fede per lo innanzi ignorata, e vi apportò la coscienza del credente e
l'ardore dell'apostolo. Mazzini divenne all'anima di Maurizio Quadrio il rivelatore e la guida della missione della
vita.
L'intima armonia dell'intellettuale e del senso morale, onde informa vasi della figura del Maestro5, si
percosse nel cuore del discepolo6, e Quadrio XXXX amò Mazzini, come pochi amano in terra. Tutto ciò che egli
fece, tutto ciò che egli scrisse, da quando XX la nuova dottrina, dall'affetto personale per chi gliela appresesi
illuminò la sua mente, fu la espres […]
1
sta parlando Aurelio Saffi
2 9 febbraio 1849 quando a Roma viene proclamata la repubblica, nasce il Triumvirato della Repubblica Romana (Mazzini,
Armellini e Saffi) e Maurizio Quadrio diventa il loro segretario
3 1848 Prima Guerra d’Indipendenza
4 l’idea di aver l’Italia unita sotto una Repubblica, veniva vista come una dottrina e come un’idea di fede
5 Giuseppe Mazzini
[A cura di Alessandra Bondanese , Chiara Cola , Stefano Colombini]
6Maurizio Quadrio
[…]sione fedele dei principi del sommo Educatore1,resa ancor più rigida e severa nelle pratich
applicazioni, dalla tempra inflessibile del devoto seguace2, denonchè la rigidità delle credenze, e l’austerit
della condotta, conforme a questo in ogni atto della sua vita politica,erano temperate nelle sue relazion
personali 3, da xxxxx una benevola tolleranza verso le opinioni dissidenti ,se leali ed oneste,e dalla gentil
umanità dei suoi affetti. Nel che pure ispiravasi all’esempio del Maestro4, del quale ammirava più ancor
dell’ altezza dell’ ingegno, la ineffabile bontà del cuore. Sì che, sopravvissutagli poi negli ultimi anni della su
vecchiaia, non sapeva ricordarlo xxx né parlare di lui senza lacrime di tenerezza.
Maurizio raggiunse Mazzini in Roma nel 49’, poco dopo xxxxxxxxx la venuta di quest’ ultimo, che fu i
principio del mese di Marzo; e, com’era già loro consuetudine, i due amici si unirono a vivere familiarment
insieme, come fratelli. Eletto dall’ Assemblea il secondo Triumvirato, Mazzini ed io5, per attendere con pi
assiduità, xxxx di giorno e di notte, agli affari, prendemmo stanza nel Palazzo della Consulta, e Quadrio s
aggiunse a noi, come segretario privato del comune Amico6 . Una guardia del Palazzo ci apprestava il vitto
Alloggiavamo del quartiere più modesto di quell’ edificio, senz’ xxxxx apparato di formale autorità[…]
1Giuseppe
Mazzini
2Maurizio Quadrio
3Maurizio Quadrio era il segretario del triumvirato
4 Giuseppe Mazzini
5 Aurelio Saffi
6 L’amico in comune è Giuseppe Mazzini
[A cura di Luca Fanchi, Michael Bertini, Luca Carnazzola]
[…]come privati, e per quanto lo consentiva la necessità delle molti e gravi incombenze, accessibili a
tutti. Allorché le occupazioni c’impedivano di veder gente, Quadrio riceveva, in vece nostra, deputati,
ufficiali, cittadini; ascoltava reclami, informazioni, consigli, e riferiva1. Il nostro collega Armellini
autorevole, in Roma, per gli uffici esercitati come giureconsulto e come uomo di Stato, per la sua
condizione sociale, per le molte conoscenze cittadine e per la grave età - aveva 75 anni - faceva gli oneri
del governo, XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX (come dico nel Proemio del IX
volume), dava le udienze, spediva gli affari, che avevano più diretta attinenza coll’ordine interno della
città, col sistema giudiziario, coi rapporti fra il governo e i municipi dello Stato, e simili. A noi2 spettavano,
in principal modo, gli apparecchi dell’armi e della difesa, l’indirizzo dello spirito pubblico e della politica
interna ed esterna; e non fu di poco momento, in questa parte, a Mazzini l’aiuto di Maurizio Quadrio, per
la cognizione che questi aveva delle cose della guerra, per la sua pratica di varie lingue europee e per la
conoscenza di uomini politici ed esuli di varie contrade del continente[…]
1
Fino a questo punto del manoscritto viene dichiarato il compito di Maurizio Quadrio in veste di Segretario
2 Aurelio Saffi e Giuseppe Mazzini
[A cura di Giulia Parolo, Sara Paruscio, Anna Sciolini]
[…] per suo mezzo, Mazzini potè tener viva, in quei giorni, una vasta ed utile corrispondenza in Italia e
fuori, xxxxxxxxx studiandosi di procacciare amici alla causa che Roma propugnava, e di dissipare gl’inganni e le
calunnie , xxxxxxxx con cui gesuiti e conservatori d’ogni parte d’Europa tentavano di oscurare la riforma della[nostra] Repubblica1,
iniziatrice [vera] della unità e della libertà nazionale.
Durante l’assedio, Maurizio, (che , sebbene toccasse xxxxx ormai il cinquantesimo anno d’età, conservava
sempre vivo lo spirito battagliero della sua gioventù), si sottraeva sovente al lavoro dello scrittoio 2, per
correre alle mura, al quartier generale di Garibaldi, ai luoghi più esposti al pericolo delle palle 3 xxxxxxxxxxx
nemiche, talora a portar ordini, tal altra a recare una parola di conforto fraterno ai molti amici lombardi,
ch’egli aveva tra le fila de’ volontari, o per talento di esaminare le posizioni de’ belligeranti, e mescolarsi,
inerme, ai combattenti.
E, quando i doveri dell’ufficio me lo concedevano, gli facevo compagnia in quelle escursioni, e veniva terzo
con noi il povero Scipione Pistrucci4, sebbene asmatico.
Ricordo che un giorno, percorrendo le mura a sinistra di Porta S. Pancrazio5, io e Maurizio, xxxxxxxxxxx ci
soffermammo a parlare con alcuni militi ch’erano[…]
1Repubblica
Romana
2Al lavoro di Segretario
3Pallottole
4Scipione Pistrucci aiutò Mazzini nella preparazione della fallita spedizione di Savoia (1833)
5 Una delle porte meridionali della cinta muraria aureliana
[A cura di Luca Sciaresa, Fabio Schena, Simone Mossinelli]
[…]ivi di guardia, e, ansiosi di vedere le linee degli approcci francesi andavamo sollevandoci a guardare ^ di
fuori, “ Signori, abbassino il capo” gridò un garibaldino a poca distanza da noi “ i cacciatori di Vincennes di
rado sbagliano colpo.” In fatti le palle di ^costoro XXXXXXXXX rasentavano l’orlo del terrapieno e nel sentivamo,
di tratto in tratto, il sibilo sopra le nostre teste1. Al ritorno a casa, erano scene con Mazzini, il quale non
ammetteva braveria senza scopo, e tra XXXXXX il motteggio e il rimprovero, ripigliava ^gli amici di quel loro
esporre la vita quasi per diletto, chiamandoli, con vocabolo francese, cranes, come a dire bravaccioni.
XXXXXX In que’ giorni di cure comuni e di domestica consuetudine, s’iniziò tra Quadrio, Mazzini e me, una
specie di parentela elettiva, la quale, cementata poi dalle vicende e dai lavori dell’esilio, e consacrata dal
culto sincero di uno stesso ideale, non venne più meno tra noi, né fu alterata mai per minori differenze.
Maurizio avanzava XXXXX di quattro o cinque anni l’età di Mazzini, e d’ oltre a venti la mia, dacchè io non
avevo allora che 29 anni. E nondimeno egli guardava, al pari di me, all’esule genovese come a Maestro2, e
per tale, con fede costante, lo venerò, in vita ed in morte, XXXXXXXX e spirò colle parole del suo Credo
religioso sulle labbra. Il nostro affetto per lui era d’amici e di discepoli insieme; e più ancora che dà suoi
scritti, gli animi nostri ricevettero dalla sua viva parola, sin da quel tempo, la incancellabile impronta delle
sue idee e del suo sentire: impronta, che, nell’anima affettuosa […]
1fino
a questo punto del manoscritto, Aurelio Saffi racconta le sue avventure sul campo di battaglia con Maurizio Quadrio
2 i due termini “Esule genovese” e “Maestro” riguardano Giuseppe Mazzini
[A cura di Martina Pizzi]
[…]più che speculativa, di Quadrio, rimase poi sempre come una religione della vita, superiore ad ogni
dubbio xxxxxxxxx o perplessità. Caduta la Repubblica , ed entrati i Francesi in Roma, Mazzini, compiuti gli
ultimi atti di quella sua grande opera d’iniziazione nazionale, perduta ogni speranza l’immediato riscatto, e
preparati , d’intelligenza con Giuseppe Petroni e con altri patrioti, che si ripromettevano di poter
rimanere in paese, gli elementi di una xxxx vasta associazione per le riscosse future- partì, l’incognito1, il
15 Luglio alla volta di Civitavecchia, imbarcandosi, il giorno stesso, su battello Corso, per Marsiglia, di dove
si recò poco stante a Ginevra. Quadrio ed io2 lo seguimmo in quella città, nella quale avevamo già xxx
stabilito di trovarci insieme , xxx per iniziarvi col concorso xxx d’altri esuli di varie parti d’Italia , un attivo
lavoro di propaganda, xxx inteso a tener vivo, xxx fra i proscritti e all’interno, il pensiero della
emancipazione della patria dallo straniero, e a rendere popolare, ad un tempo, l’idea della unità
nazionale.
Nel volume ottavo delle Opere di Mazzini, e nel Proemio del IX, troverete descritti, da lui stesso nel
primo, da me nel secondo, i particolari e gl’intendimenti di quel lavoro, nonché le xxxxxxx condizioni
politiche, le persecuzioni, le vicissitudini, attraverso le quali l’esule genovese3 lo venne maturando con
infaticabile xxx operosità e con invitta costanza. L’opportunità di una stamperia italiana, stabilita a Losanna
da certo Buonamici, ci fece scegliere per nostra dimora quella città , onde attendere più da vicino alla
collaborazione e alla condotta del periodico “d’Italia del Popolo”4, inteso a xxxxxx […]
1
Giuseppe Mazzini
2 Aurelio Saffi
3Giuseppe Mazzini
4Giornale fondato da Mazzini
[A cura di Luca Fanchi]
[…]divulgare i principi e gli atti del partito. Ivi Mazzini concepì il primo disegno di un comitato europeo
per l’associazione degli esuli delle varie contrade1 del continente ad inizio di relazioni internazionali fra i
popoli; fondò, per l’Italia, il Comitato nazionale d’Azione; gettò le basi del prestito nazionale, e stese le
fila di quella vasta cospirazione del patriottismo italiano, che, dal 49 al 53 xxxxxx armonizzando nel suo
programma i tre termini della vita della nazione - indipendenza, unità, libertà,- e penetrando in ogni
terra della patria nostra precorse XXXXX, se non potè compiere, il gran moto della nostra emancipazione.
Io, Mazzini, Montecchi, Varé, Pisacane, Andreini Sirtori, Dè Boni , Dall’Ongaro, Pigozzi ed altri esuli di varie regioni di
Italia, ci eravamo raccolti, parte a Losanna, (Vedi Proemio sopra citato), parte a Ginevra e a Lugano a dar
mano all’opera. Quadrio corrispondeva con noi e col Periodico2 da Ginevra, dov’era rimasto, come in un
luogo più adatto alle comunicazioni col Piemonte e colla Lombardia da un lato e colla Francia dall’altro,
mercé XXXX la frequenza de’ viaggiatori e de’ proscritti, che ivi convenivano da ogni paese. Ed ivi, per due
anni, egli3 XXXXXXXX cooperò alle corrispondenze coll’interno, XXXXXXXXXXXX alla distribuzione delle
Cartelle del Prestito, ad aprire e mantenere relazioni ed intelligenze con esuli francesi,[…]
1Stati
2Il
giornale Giovane Italia
3Maurizio Quadrio
[A cura di Martina Pizzi, Nicol Shestani]
[…]tedeschi, polacchi, ungheresi, slavi, russi- costituisti definitivamente a Londra nella seconda metà XXXX
dell' anno1850 il Comitato Europeo e il Comitato Italiano, gli atti dell' uno e dell' altro, suonavano sfida
audace ed aperta alla reazione dominante. Una mano d'esuli, XXXX scarsi i più di beni di fortuna costretti a
procacciarsi da vivere scrivendo o dando lezioni di lingue perseguitati da tutti i governi, non eccettuato
quello della Svizzera repubblicana erranti qua e là, XXXXXXX e schivati come lebbrosi, dal mondo officiale
osavano intimar guerra ai potenti della terra, mettere a nudo le proprie malvagità e apparechiar mezzi
d'armi scalzar i loro imperi, provocandoli vulnerandoli colla parola vendicatrice de' principi e del diritto. Corti ,
ambasciate e polizie levarono proteste contro lo scandalo, rivolsero intimazioni e minacce al governo
federale, per poco non fecero un caso di guerra del pretesto abuso del caso di asilo e, i deboli reggitori
della confederazione elvetica, cedendo alle esigenze degli stati limitrofi- della Francia e dell'Austria
XXXXXXXX in particolare incominciarono a trattare Mazzini come un bandito fuori dalla legge comune , e
finirono col vietare agli alti proscritti, che aspiravano ,con lui, alla liberazione del proprio paese, la dimora
ne' cantoni di frontiera, internandoli per decreto federale e sotto minaccia d'arresto ne' i cantoni del
centro come a domicilio coatto. Parte per la vigilanza ostile delle autorità cantonali XXXXX, parte per la
deliberazione da noi presa […]
[A cura di Stefano Colombini]
[...]di stabilire in Londra la sede del Comitato Nazionale ; per ivi agire si conserva col Comitato
Europeo, e colla società xxx inglese Degli Amici D'Italia, la conia degli esuli italiani sparsa lungo le rive
del Lemano, venne xxxxx a poco a poco sbandandosi. Mazzini dopo una prima visita in Inghilterra
nella primavera del 1850, cercato, al ritorno, con ordine d'arresto, dei commissari federali e
xxxxxxxxx forzato a nascondersi per poter xxx dare l'ultima mano al lavoro, al lavoro che gli rimaneva
da fare in Svizzera, partì di nuovo per Londra xxxxxxxxxx nel febbraio 1851 xxxxxxxxxxxxxxxxx traversando
incognito , la xxxxxxxxxx Francia. Montecchi, i Caldesi xxxxxxxx Saficeti , Pisacane, Giacomo Medici1, ed
altri concordi allora con lui, s'erano condotti del pari, chi per breve soggiorno chi per breve dimora .
Io2 e Sirtori imitammo, poco stante il loro esempio nella primavera del 51; ed era tempo, perché, non
appena partiti, la polizia fece visite domiciliari ai nostri alloggi, per arrestarci, od intimarci lo sfratto.
Maurizio Quadrio, (che, salvo qualche visita a Mazzini in Losanna, non s'era in que' due anni, mosso
mai da Ginevra), allorché crebbe la persecuzione, poté schermirsene alla meglio, tenendosi in
disparte, alloggiando, sotto altro nome, in case di amici svizzeri, stando, le intere giornate, chiuso
nella sua cameretta a lavorare in segreto. La povertà de' nostri mezzi accresceva le difficoltà di quella
vita travagliata e mal sicura. Io avendo meco un fratello in esilio, e sapendo che la povera mia madre
non avrebbe potuto, senza grave sacrificio, provvedere al mantenimento d'ambedue – rinunziai ad
ogni sussidio la casa, deliberando di procacciarmi da vivere con un lavoro qualunque, sia d'intelletto,
sia di mano,xxxxxxxxxxxxxx consumato che avessi quel po' x di danaro, che m'era rimasto esulando
dalla patria. Maurizio era per simile quasi interamente privo di mezzi, e viveva della tenua
retribuzione, che “l'Italia del popolo”3 poté assegnare, (finché fu possibile xxx il sostenerne, col
profitto della vendita,[…]
1Esuli
2Aurelio
Saffi
3Giornale fondato da Mazzini
[A cura di Giulia Parolo]
[…] le spese, ai suoi collaboratori. Quando dovette lasciare anch’egli1 la Svizzera, ed unirsi a noi in
Londra verso il mezzo del 1851, l’intemerato patriota sopperì xxx al suo xxx modesto mantenimento,
scrivendo corrispondenze ai Giornali di parte nostra in Genova, e dando, come feci io pure, lezioni di
italiano a scolari e scolare che gli Amici inglesi di Mazzini venivano procacciando, con cura gentile, ai più
bisognosi fra gli esuli. Né molto comode erano le condizioni economiche di Mazzini stesso il quale, delle
4000 lire di reddito vitalizio, lasciategli dalla madre, spendeva per sé la metà soltanto, il resto a beneficio
xxxxxxxxxx altrui. (Vedi Proemio al IX volume).
Di questo stato di cose, le lettere xxxxxxxxxxxxxx di Maurizio, che qui vi accompagno né loro origini,
contengono allusioni frequenti, e, sebbene abbiano carattere familiare e domestico, più che politico,
danno, nondimeno, una viva idea della sua e della nostra vita in quel tempo, del suo sentire, e dell’aiuto da
lui prestato al lavoro di Mazzini durante quel periodo di preparazione e di prova. Dette lettere non vanno
oltre la primavera del ’51 , perché quando xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Mazzini ed io lasciammo
la Svizzera, Quadrio si valse, per la corrispondenza coll’Amico comune2, degl’indirizzi convenzionali di
quest’ultimo in Londra, scrivendogli direttamente. E così fece in seguito, quante volte, per le vicende
dell’esilio, e pel lavoro della cospirazione e della stampa, si allontanava da lui.
Convivemmo insieme a Londra, dall’estate del ‘5xx all’autunno del ’52 e quali fossero le condizioni e le
consuetudini della nostra vita domestica vedrete nel Proemio del IX volume. Al cadere del ’52 - allorché i
popolari di Milano si xxxxxxxxxxxxxxxxxx preparavano ad insorgere- Maurizio si condusse di nascosto a
Genova per cooperare al moto e influire, scrivendo nell’ Italia e Popolo, sullo stato pubblico. Dopo i casi
del ’53 passò la maggior parte del tempo – durante gli anni che[…]
1Maurizio
Quadrio
2Giuseppe Mazzini
[A cura di Chiara Cola]
[…]seguirono,sino alla spedizione di Pisacane nel 57 in quella patriottica città, salvo una breve escursione in
Svizzera nei tentativi nel 54 ai confini Lombardi. A Genova viveva incognito,mutando spesso rifugio di casa in
casa,xxxxxxxxxxxxxxxx sotto la fraterna ospitalità di fidati amici,sostenendo una fiera polemica, nel giornale
“Italia e popolo”, contro gli avversari delle idee e dei tentativi di Mazzini e del partito l'azione,facendosi, con
mirabile virtù d'affetto e potenza di logica, interprete della coscienza anonimo degli intenti e dei doveri del
patriottismo italiano, contro l'opportunismo dei moderati, le piccole cospirazioni Bonapartiste e Muratiane e
la gretta politica del Piemonte1.
Delle lettere scritte da Quadrio a Mazzini, negli intervalli di tempo,in cui visse separato da lui, poche, temo,
se ne potranno rinvenire xxxxxxxxxxxxxxxx, giacchè questi aveva per costume di distruggere corrispondenze
e carte, che più non servissero all’immediato oggetto, nel quale gli2 erano dirette. Ne io n’ho trovata alcuna a
me indirizzata, in quegli anni,dopo la partenza dalla Svizzera.
Il seguito della serie delle lettere che mi rimangono di Maurizio, comincia dal 1860- dopo il ritorno in patriae continua sino agli ultimi anni della sua vita. Pur cercando di nuovo sui nostri ricordi domestici, chi sa che
non venga fatto a me xx o a mia moglie3, dissorvarne qualche altra del periodo anteriore.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx. Intanto xxxxxxxxxx gioverà esaminare e scegliere, fra quelle4alle quali
si riferisce la presente memoria,xxxxxxxxxx ciò che xxxxx sembri da pubblicare.
A. Saffi
1Si
sta parlando di Maurizio Quadrio
2Giuseppe Mazzini
3Giorgina Janet Craufrud
4Lettere allegate agli scritti di Aurelio Saffi
[A cura di Michael Bertini]
LETTERE DI MAURIZIO QUADRIO
502/XVI
Caro Saffi,
G. 21 Agosto/50
dopo che tu mi scrivesti che lei signora Susanna si rassegnava a non venire
a Ginevra che nell’autunno, bada che io ho cessato di occuparmene, aspettando
per far ciò ch’io abbia pensato^prima di anche e che gli alloggi diventeranno meno
cari avrò piacere di vederti e di farti conoscere buoni italiani che sono qui. Addio.
Il buon M.Q.
Sai tu l’indirizzo di Nedici a Torino?1
Da Genova è situata una nuova spia (un Carloarrivabene) uno è stato provvisto
da Galletti di lettere per Pippo e da Rottini. Di lettere per Landolph a Londra.
Se mai arriva fra visti guarda bene_ Berligneri è comparso a Marsiglia. Fu scoperto.2
1-Giacomo Medici, tornato da Londra, era andato a stabilirsi in Piemonte.
2 –Allude ad emissari. Del governo sardo incaricati di vigilare l’emigrazione,
in particolare gli amici e amici suoi.
[A cura di Luca Carnazzola]
Da Genova a Napoli. Dove eravamo.
Cara amica Signora Giorgina,
9 ottobre 1860
Vi sono grato della vostra memoria, e Vi avrei obbligazione non poca se, in questa povera crisi che va
svolgendosi, mi scriveste alcunché di consolante. Ma anche voialtri, a quanto vedo, non siete sopra un
letto di rose.
Mi immagino che prima del 15 avrete il re. Il Paese è smarrito e Garibaldi è debole.
In tale stato di cose, non mi affliggo del passaporto dato a Mazzini, ma credevo Garibaldi abbastanza
leale da andar da Pippo1 e dirgli francamente le cose.
Vi raccomando l’autografo d’Aurelio e di Garibaldi e di qualche altro immortale laggiù.
Non tutti i N. (del giornale) mancanti a vostra sorella esistono, ma io ne ho alcuni li manderò. Addio
Aurelio. Povero Attilio, non ti lasciano andare a casa tua, lì sotto i monte ……
Amate il vostro vecchio amico M. Quadrio
1
veniva chiamato così Giuseppe Mazzini
[A cura di Edoardo Leo]
Signora Giorgina
Cara e buona amica nostra.
Genova 16 sett. 1860
Non vedo più una linea né da voi né da Aurelio.
Pazienza! Potete però essere sicura che un vostro saluto m’è carissimo,
e spero che me lo manderete. Altro non vi chiedo, perché probabilmente tanto voi che Aurelio sarete occupati
altrimenti.
La questione patria è entrata in una nuova fase. Dio voglia che la monarchia non la guasti come nel 1849 colla sua
partecipazione. Me lo fan temere Cavour e Bonaparte, e più di tutto la supremazia del popolo.
Il Memorandum che conferma Roma al papa, l'ordine del Giorno di Fondi che segna per l'Italia a entrare fortemente
avventuriero, la nomina di Campello e di Pepi …[non si capisce], gli accordi con Napoleone, prova che si vuol agire
contro Garibaldi ora che col pretesto di unione gli hanno preso la flotta. Io meno sempre la mia vota solitaria e mesta.
Sono solo e non troppo bene in salute. De Basi è assente da più giorni e non mi scrive. Aurelio fammi il piacere di
mandarmi il tuo autografo il professore Van Bitter di Monaco me lo chiede, se sei bene in corte fammi avere anche
quello di Brasile. Voi Giorgina pregate G.B Nicolini di darmi il suo, il Bitter è un grande amico dell'Italia. Ho ricevuto da
Londra il Catechismo,
grazie a voi buona Giorgina. Ricordatemi a vostra sorella. Amato vostro vecchio Maur.
[A cura di Maurizio Morra]
Fratello
Genova 7 maggio 1860
Ho la vostra del 30 aprile. La dirigeresti fratello, a uno solo la colpa. I miei collaboratori sono partiti con
Garibaldi. Io pure avevo offerto di partire, a condizione che Garibaldi mi promettesse che la bandiera
levata dai Siciliani sarebbe rispettata. Glielo chiesi per lettera. Rifiutò promettere e io rimasi. La vostra
lettera mi rivela un credente e un XXXX
Esistono infiniti di questi Dei ignoti, la nostra debolezza sta appunto nel non conoscerci a vicenda,
contarci e lavorare d’accordo. Voi eravate per me uno di quegli Dei ignoti: non siete più ignoto per me e
vi stringo la mano e mi conforta. In quanto a ciò che mi chiedete, io sono impotente, come tutti i pionieri
d’una idea. Un impiego mercantile potrebbe saltar fuori, ma io ignoro dove battere.
Io avrei, essendo solo con due giornali, bisogno di un collaboratore, intelligente ma mi guarderei bene
dall’invitarvi qui. Il giornale è povero e mal retribuito il lavoro di più, il giornale può essere sequestrato,
soppresso ogni giorno.
Se - come debolm.(ente) pare- il tempo dell’insurrezione nazionale s’allarga ne’ toni, né io né voi avremo
bisogno di cercare occupaz.(ione) in altra cosa: se continua il sostegno, e che il giornale si consolidi e che
invece il duro lavoro quasi cospiratore d’abnegaz.(ione) e stentato - diviene un lavoro sicuro e retribuito,
io …. [non si capisce] … che la vostra lettera mi ha fatto, mi crederei onorato, avervi come compagno
d’amaro vi dirò che mo’ …. [non si capisce] …il tempo per dirvi di più. Amatissimo vostro M. Quadrio.
[A cura di Alessandra Bondanese, Luca Sciaresa, Simone Mossinelli]
A Dino Pesci
Lettera autografa da Maurizio Quadrio
7 maggio 1860
[A cura di Kirandeep Kaur]
(9)
Fratello.
G. 9 maggio1850
Ho lettera del f. [fratello] di Pippo era giunto senza inconveniente.(1)
Fatelo sapere alla Susanna(2) il giorno 8 voleva scrivervi.
Ti accludo caro Aurelio, una preziosa letterina che ho levato ieri da un proprio plico spero che me ne
ringrazierai. Addio da Roma M.Q.
(1)Accenna all' arrivo di Mazzini (Pippo, come familiarmente lo chiamavamo) a Parigi, li dove breve dimora
sfiduciato delle cose francesi, come dice egli stesso nel volume ottavo delle Opere, passò in Inghilterra,
trattenendovisi poi alcuni mesi per fondarvi il Comitato Europeo e preparare i primi Atti del Comitato
Nazionale e del Prestito.
(2)La Signora Susanna Tancioni, ricordata nel Proemio al IX volume.
[A cura di Sara Paruscio]
19 Febbraio 1951
Fratello,
Fa,ti prego, avere le accluse a Ouchy.(1)
Secondo ciò che dice il Vère(2) ed il Pescantini,
l’arresto è per ora sospeso per te,
Sterbini(3) e Anselmo(4). Sta però ancora per me, che ho ammassato non so quante migliaia di fucili in Ginevra(5). Non ci
credo: in ogni caso, non mi muovo. L’amico scrive da Metz il 16(6). Martedì sperava operare alla meta.
Maur
Fa avere le lettere torta.
(1) Alla signora Tancioni,allora dimorante da Ouchy sul lago presso Losanna.
(2) Monsieur Vère di Nyon,Consigliere cantonale e amico di Pescantini,dal quale quest’ultimo riceveva talora,e
comunicava a noi,informazioni sulla politica del governo federale e sulla sorte degli esuli.
(3) Pietro Sterbini,noto agitatore romano nel ’48,e deputato alla Costituente,morto in esilio.
(4) Guerrieri Gonzaga.
(5) La fantasia delle polizie ingrandiva,come suole,meravigliosamente gli oggetti che l’adombravano. Le migliaia di fucili
erano ne’ voti,non nelle mani di Quadrio.
(6) Mazzini, in via per l’Inghilterra, traversata allora incognita, non senza pericolo, la Francia, e scriveva per Maurizio sue
notizie da Metz.
[A cura di Elisa Pinciroli]
PENSIERI E RIFLESSIONI
Mi ricordo bene quando la professoressa Carrara ci
propose questo lavoro, verso ottobre, dopo aver
superato i primi giorni di questo anno scolastico.
L’idea all’inizio ci apparve un po’ noiosa, come ogni
iniziativa. Decine di musi lunghi stavano sui banchi.
Io, sinceramente, non ero molto entusiasta di
questa idea. Ma dovetti presto ricredermi.
(Elisa Pinciroli)
Man mano che il lavoro proseguiva si faceva sempre
più ricco, emergevano idee da tutti e ognuno
collaborava. (Sara Paruscio)
L’attività che mi è piaciuta di più è stata la traduzione
delle lettere di Aurelio Saffi, perché mi ha aiutato a capire
come scrivevano all’epoca . Siamo partiti dalle lettere e
siamo arrivati fino a qui... e abbiamo spalancato un
mondo. (Luca Sciaresa)
Questo lavoro mi ha aiutata a sviluppare un senso di
appartenenza all’ Italia perché ho capito che questi
uomini credevano veramente nei loro ideali e nella
propria patria, e tutto ciò mi ha fatto sentire fiera di
essere Italiana. ( Anna Sciolini)
Il lavoro riguardante Maurizio Quadrio mi ha coinvolto
molto perché e stato un po’ come riportarlo in vita,
riportare in vita un grande patriota italiano.
(Edoardo Leo)
Sono già passati 150 anni dall’unificazione del
nostro paese, dall’unificazione d’Italia; Italia sia
come nazione, sia come Stato.
(Giulia Parolo)
Siamo nel 2011 e sono passati ben 150 anni da
quel glorioso 17 marzo 1861; noi, grazie alla
collaborazione del Dottor. Stiglitz , abbiamo
deciso di ricordare il patriota valtellinese
Maurizio Quadrio.
(Luca Fanchi)
Questo progetto mi è piaciuto molto, perché mi
ha fatto crescere e mi ha fatto riflettere su cosa
significa essere cittadino italiano.
(Luca Carnazzola)
Questo progetto mi ha fatto capire la storia
risorgimentale della Valtellina e le condizioni in
cui i patrioti Italiani hanno lottato per
l’unificazione italiana. (Martina Pizzi)
Nonostante ammiri molto Maurizio Quadrio,
sicuramente non l’avrei seguito nelle sue
imprese perché avrei avuto paura di essere
perseguitato come è successo a lui. (Stefano
Colombini)
Per me essere italiano vuol dire far parte di un
popolo che ha lottato per affermare la sua
libertà. ( Michael Bertini)
E’ stato molto interessante perchè è un modo
per ricordare le persone che hanno lottato per
un loro obiettivo cioè unire l’Italia in un unico
stato e nazione. (Alessandra Bondanese)
Secondo me l’aspetto più coinvolgente di
questo lavoro è stato quello di avere la
possibilità di leggere e trascrivere delle lettere
scritte nel 1800. (Simone Mossinelli)
A mio parere essere Italiani significa soprattutto
essere orgogliosi del proprio Paese.
(Maurizio Morra)
Maurizio Quadrio non è una figura attuale perché
gli ideali dei patrioti ottocenteschi purtroppo si
sono persi nel tempo. (Fabio Schena)
Essere italiana per me vuol dire amare l’Italia e
credere che, anche se ha molti aspetti negativi, un
giorno migliorerà e diventerà la nazione che Mazzini
e Quadrio sognavano in principio.
(Chiara Cola)
Anch’io non davo molta importanza a quello che
vuol dire “essere italiani” forse perché nessuno mi
aveva mai spiegato tutto quello che è stato fatto per
essere riconosciuti come tali. Ma dopo questo
lavoro di “trascrizione” delle lettere di Maurizio
Quadrio, nel quale abbiamo approfondito gli
avvenimenti, gli stili di vita e la loro mentalità
ottocentesca, mi sono resa conto di quanto fosse
importante per i patrioti e anche per gran parte
della popolazione sentirsi uniti e parte di qualcosa.
(Nicol Shestani)
Io non sono nata in Italia ma vivendoci da molti
anni mi sento anch’io italiana. Attraverso questo
progetto ho potuto conoscere la storia
dell’unificazione d’Italia e sono orgogliosa di
viverci anche se sento un po’ la mancanza della
mia nazione.
(Kaur Kirandeep)
Lavoro realizzato dalla classe 3C della scuola secondaria di primo grado
G.P. Ligari anno - scolastico 2010-2011.
Il Dott. Adriano Stiglitz, la Prof.ssa Monica Carrara e il Prof. Edoardo Fusi
hanno coordinato il lavoro
Kirandeep Kaur ha curato la presentazione iniziale
Fabio Schena ha curato la presentazione iniziale
Luca Carnazzola ha curato la sezione“Biografia”
Michael Bertini ha coordinato la sezione “i patrioti” e Silvio Pellico
Stefano Colombini ha presentato la vita di Ciro Menotti
Elisa Pinciroli ha presentato la vita di Giuseppe Mazzini
Giulia Parolo ha presentato la vita di Aurelio Saffi
Martina Pizzi ha coordinato la sezione “le usanze dell’ 800” e la musica
Luca Fanchi ha curato la slide sui trasporti
Maurizio Morra ha curato la slide sull’ abbigliamento
Chiara Cola ha curato lo sguardo sull’ Arte
Simone Mossinelli ha curato l’alimentazione
Edoardo Leo ha curato la sezione giochi
Luca Sciaresa ha curato i giochi
Anna Sciolini ha curato la sezione “Facebook”
Sara Paruscio ha curato la sezione “Facebook”
Nicol Shestani ha curato Facebook
Alessandra Bondanese ha curato la sezione “Lettere”
Il gruppo musicale “Suoniamo Insieme” ha eseguito “La bella Gigogin”
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Un valtellinese che ha lottato per l`unità d`Italia