BENEDICTINA
ANNO 36
1989
BENEDICTINA EDITRICE
Abbazia di S. Paolo
ROMA - 1 9 8 9
CONTI D1 TREVISO
E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
(secc. XI-XV)
Fregiata da una serie di concessioni sovrane elargite tra il
958 ed il 1000 e rivestita dell'autorita di conti di Treviso, la dinastia comitale aperta da Rambaldo I era ormai attestata agli inizi
del sec010 XI su entrambe le sponde del fiume Piave.
La prima donazione risaliva all'anno 958 allorchk nello sfaldarsi del loro regno i fratelli Berengario ed Adaiberto avevano
concesso a Rambaldo nostro fideli cortem unam que nuvtcupattlr
Luvadina 2 situata sulla destra del Piave, dove il fiume attraversata la stretta collinare del Montello e del Colfosco inizia la sua
corsa pianeggiante verso il mare.
Favoriti dalla politica ottoniana desiderosa di rivitalizzare il
settore nordorientale italiano funestato dalle devastazioni ungare, i discendenti di Rambaldo I vennero gratificati da numerosi
diplomi. Mentre in cittA ottenevano quicquid regii iuris invenittlr
infra muros Tarvisii, nel comitato i loro possedimenti spaziavano
sulla destra del Piave da Lovadina al Montello per raggiungere la
linea che da Montebelluna dirige verso Musano. Ad occidente ed
a mezzogiorno del comitato terre e feudalita si erano poi allungate dalla bassanese valle di S. Felicita (sede di un omonimo rnona-
1 Su tale casato, vedi quanto & venuto proponendo P. PASSOLUNGHI,
Da conti di Treviso a conti di Collalto e San Salvatore: presenza politica
ed impegno religioso della pitl antica famiglia nobiliare det Trevigiano,
«Atti e Memorie delllAteneo di Treviso»,n.s., I (1983-84), pp. 7-38;ID., Archivio per Susegana, Susegana 198% ID., I Collalto. Linee, documenti, genalogie per una storia de2 casato, Treviso 1987.
Cf. L. SCHIAPARELLI,
I diplomi di Ugo e Lotario, di Berengario II e di
Adalberto, Roma 1924, pp. 328-330;PASSOLUNGHI,
I Collalto, cit., doc. 1 .
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PIER ANGELO PASSOLUNGHI
stero benedettino) alla laguna mestrina, per sconfinare ad oriente
sull'opposta riva sinistra del Piave nella contea di Ceneda. Qui
Rambaldo I1 ed i suoi fratelli avevano acquisito nel 980 da Ottone
I1 i diritti della corona regia posti tra il Raboso ed il Soligo affluenti del Piave 3.
Un tardo documento dell'anno 1091 indica perb come tale casato - destinato a primeggiare nella citta di Treviso finchk l'eta
comunale prima e quella veneziana poi non 10 condussero ad una
plurisecolare signoria feudale protrattasi fino all'eta napoleonica
sulle contee plavensi di Collalto e San Salvatore - avesse origini
antecedenti al secolo X.
In tale anno il conte Rambaldo IV e la moglie Matilda avevano elargito in favore del monastero di S. Eustachio di Nervesa
eretto poco prima da1 padre Rambaldo 111 e dalla nonna Gisla
sulla falda fortificata del Montello. Nell'atto di donazione il conte
si qualificava, come del resto 10 era la maggior parte dei propriet a ~ allodiali,
i
di legge longobarda, e la moglie dichiarava aver abbracciato col matrimonio la costumanza del marito.
Per saldare l'ascendenza longobarda, affermata da suoi membri, con la serie comitale che da1 secolo X si snoda ininterrotta,
la tradizione di famiglia si rifaceva ad un diploma di Carlo Magno, col quale nell'anno 801 sarebbero state concesse dignita e
prerogative comitali ai duchi Iongobardi Gerardo ed Albergonda
di Treviso.
Ricordati in cronache tardomedievali trevisane, i due coniugi
si presentano come esponenti di quella nobilta longobarda che
aveva subito accettato la conquista franca schierandosi con i vincitori. E Gerardo (o Gherardo, o Gevardo) era stato prescelto nel
780 per svolgere, a nome di Carlo, una delicata missione arbitrale
tra il vescovo di Pavia e l'abate del monastero di S . Silvestro di
Nonantola.
Le medesime fonti trevisane ricordano corne in quello stesso
anno Gerardo avesse donato al monastero di Nonantola la chiesa
trevisana di S . Fosca 5, chiedendo che alcuni monaci venissero ad
3 Cf. G . GIOMO,
I diplomi regii ed imperiali del secolo decimo ai conti
di ColZalto, Venezia 1897; PASSOLUNGHI,
Da conti..., cit., pp. 8-9; ID.,I Collalto, cit., pp. 40-41. Sul monastero di S. Felicita vedi invece il pur lontano D. BORTOLI,
Mernorie storiche dell'antica abbadia di S. Felicita nella
valle di Romano, Bassano 1883.
Cf. PASSOLUNGHI,
Da conti..., cit., doc. 1.
Per le coordinate storico-bibliografiche del priorato nonantolano
delle Ss. Maria e Fosca di Treviso, cf. P. PASSOL;UNGHI,
I1 rnonachesimo be-
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
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officiarla, e verso tale chiesa - ove i coniugi Venner0 sepolti Eu ripetutamente benefica la moglie che ne111812la gratific6 ancora nelle sue disposizioni testamentarie.
Risale pertanto a questi due ipotizzati capostipiti del casato
comitale trevisano il merito della prima presenza benedettina
istituzionalizzata nella citta e diocesi di Treviso. Ma al ricercatore contemporaneo manca il necessario supporto documentario
per collegare i due donatori longobardi ai successivi conti di Treviso, che col sec010 X si presentano subito benefici verso chiese e
monas teri.
Presso un'antica pieve resa deserta e selvaggia dalle distruzioni ungare, il vescovo Rozo di Treviso favorj llerezione del monastero di S. Maria di Mogliano 6, ove si erano radunati alcuni
monaci provenienti (pare) dalla vicina laguna. A meta strada tra
la citta di Treviso ed il castello di Mestre, il nuovo monastero veniva a rivitalizzare un'importante area viaria. L'atto istitutivo
emesso da1 vescovo il 28 febbraio 997 reca la firma di ratifica e
conferma del conte Rambaldo 11, quello stesso conte che I'anno
prima aveva patrocinato importanti donazioni di Ottone 111 alla
chiesa trevisana, fra cui il lagunare monastero crispulino 7.
Analogamente agli antipodi orientali del comitato, in territorio perb della diocesi e del comitato di Ceneda, veniva promosso
un decennio dopo il sorgere (o il risorgere) di un'altra chiesa dedicata a S . Maria presso un obbligato guado sul Piave. Posta sulle
strade ~ u n g a r i c »a (Treviso-Friuli) ed «alemanna» (lagunasettentrione germanico) ormai battute da pellegrini e meraanti, la
chiesa con annesso ospizio sorgeva in loco Talpone sulla sinistra
del fiume di fronte alla corte di Lovadina. La tradizione colloca
nell'anno 1009 la nascita di quello che venne chiamato llOspedal
del Piave e nel concorrere degli interessi che sostennero il suo
primo radicarsi lascia cogliere quello dei conti di Treviso
Ma era soprattutto verso la piu vitale laguna, dove i diritti
per le' pescagioni sul Sile si scontravano ormai apertamente con
le temporalita episcopali, che paiono concentrarsi in quei decennedettino della Marca Trevigiana, Treviso 1980, pp. 136-143,integrato da
ID.,Presenza benedettina nella Venetia orientale tra i secoli VIII-X, «Benedictina~,XXIX (1982), pp. 36, 42-43 ed ID.,I Collalto, cit., pp. 34-35, 193.
Per le coordinate storico-bibliografichedel monastero cf. PASSOLUNGHI,I1 monachesimo..., cit., pp. 123-127.
Cf. A. SARTORETTO,
Antichi documenti della diocesi di Treviso (9051199), Treviso 1979, pp. 20-21, 149-151.
Cf. PASSOLUNGHI,
L'hospitale-monasterium di S. Maria del Piave
(secc. XI-XV), Villorba (Treviso) 1980, pp. 4-6.
50
PIER ANGEL0 PASSOLUNGHI
ni gli interventi dei conti cittadini per i quali fu sfavorevole il
placito di Enrico I1 del 1021 su sei cappelle del comitato assegnate invece al monastero di S. Zeno di Verona.
Nei riguardi del monastero di S. Zaccaria di Venezia nel 1011
ci furono con l'assenso dei figli le donazioni di Rodoalda vedova
del conte Vangerio, ed in favore delle medesime monache di S.
Zaccaria effettud donazioni pure il conte Rambaldo 11, che poco
dopo s'interessb delle liti fra le stesse ed il monastero di S. Giustina di Padova. Ai discussi lasciti in favore del monastero di S.
Ilario disposti da Adrica vedova e madre di due dubbi conti Ingelberto e Enghelberto non ricordati nelle genealogie del casato,
fanno piu preciso riscontro gli intrecci col monastero di S. Benedetto di Polirone, che grazie alla nobile famiglia trevisana dei
Carbonara aveva originato un suo priorato in S. Elena di Tessera.
Non a caso il Liber Vitae, col quale terrnina il celeberrimo evangelario prodotto nel 1099 da110 scrittoio polironiano, puntualmente menziona tra i benefattori veneti il Comes Rambaldus curn w o re sua 9.
A quest'ultima data i conti di Treviso avevano ormai dato vital lontano dalla citta, ad una propria fondazione di famiglia.
Non che in Treviso venne meno il loro interessamento verso le
istituzioni religiose. Anzi donatore generoso del terreno ove poi
sorsero le Canoniche Nuove del Capitolo cittadino sarebbe stato
il conte Giovanni canonico trevisano, e particolari protezioni non
mancarono ad esempio verso il lebbrosario di S. Giacomo di
Schirial 10. Ma nel mutarsi del clima cittadino, il «loro» monaste-
Cf. L.A. MURATORI,
Antiquitates Italicae Medii Aevi, t. I, Milano
1738, coll. 169-170, 577-578; A GLORIA,
Codice Diplomatico Padovano, t. I,
Venezia 1877, doc. 121; G. BISCARO,
I1 comune di Treviso e i suoi piu antichi statuti fino ~11218,((ArchivioVeneto~,1901, pp. 117-118; G.B.PICOTTI
I Caminesi e la loro signoria in Treviso, Livorno 1905 (Roma 1975, anast.
a cura di G. NETTO),
P. 18; A. MERCATI,
L'evangelario donato dalla contessa
Matilde aZ Polirone, in «Saggi di Storia e Letteraturan, t. I, Roma 1951, p.
222; L. LANFRANCHI
- B. STRINA,
SS. Ilario e Benedetto e Gregorio, Venezia
1965, doc, 7; P. PASSOLUNGHI,
Alle origini della presenza di S. Benedetto di
Polirone nel Trevisano, ((StudiTrevisani»,I (1984))pp. 7-24; ID., I Collalto,
P. 194.
10 Verificati in quello che fu l'archivio di S. Eustachio conservato ancora agli inizi di questo sec010 nel castello San Salvatore di Susegana, i
iegami tra l'ospedale dello Schirial ed i conti di Treviso sono stati documentati da P. KEHR,Papsturkunden in Venezien und Friaul. Berichte über
die Forschungen L. Schiaparelli's, «Nachrichten der K.Gesellschaft der
Wissenschaften zu Göttingen Philogisch-historische Klasse», 1899, pp.
221-212, doc. 13 (con ai docc. 15 e 20 i tentativi comitali di avere sul fini-
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
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ro i conti 10 eressero sul Montello presso i guadi del Piave perno
di movimento e di arroccamento della loro azione politica.
2, S. Eustachio di Nervesa, fondazione comitale.
L'anno preciso in cui sorse il monastero di S. Eustachio di
Nervesa non si sa. Appare in piena riforma gregoriana e nell'apice dell'irradiazione cluniacense.
La stessa intitolazione pone interrogativi aperti.
I1 culto per il martire siriaco potrebbe essere il retaggio lasciato dalle milizie bizantine attestate sulla stretta e successivamente radicatosi press0 popolazioni guerriere affascinate da santi militari quali furono i longobardi, se non addjrittura richiamare una funzione presidiativa gota. Ma potrebbe anche essere il segno dei ripresi flussi commerciali che col secolo X iniziarono ad
infittirsi tra la valle del Piave e la laguna in contatto con l'Oriente. Portato da mercanti veneziani che sui contrafforti collinari
del Montello trovavano tappa naturale nel loro risalire il fiume
ormai veicolo alla circolazione di idee, il culto per S. Eustachio
potrebbe aver indotto, ad imitazione della coeva fondazione veneziana di S . Giorgio maggiore, il sorgere di un monastero in
Nervesa l l .
Di certo & che nell'anno 1062 Gisulfo, abate di un ormai eretto monastero, ottiene da Papa Alessandro I1 la protezione
apostolica 12. La bolla alessandrina specifica come fosse stata la
pieta religiosa del conte Rambaldo I11 e della madre Gisla ad
aver favorito, presso il castello di Nervesa, il sorgere del monastero che veniva offerto alla protezione apostolica (RarnbaZdus core del secolo XI1 un membro del casato fra i canonici cittadini); ID.,Regesta Pontificum Romanorum. Ztalia Pontificia, t. VIIII, Berlino 1923 (1961,
anast.), p. 115 (con pp. 118-123 per il monastero di Nervesa). Sui lasciti
del conte Giovanni al Capitolo di Treviso, cenno in A. CAMPAGNER,
L'850°
Anniversario di esiste'nza della Biblioteca Capitolare, «Atti e Memorie
dellfAteneo di Treviso)),n.s., I1 (1984-85),p. 11.
11 Per le coordinate storico-bibliografiche del monastero, cf. PASSOLUNGHI, Zl monachesimo..., cit., pp. 71-75. Per spunti ipotetici sui guadi
del medio Piave in eta altornedievale, cf. ID.,Archivio..., cit., p. 27 ed ID.,
I1 Cenedese nel medioevo e l'emergere urbano di Serravalle, in «CittA murate del Veneto~,a cura di S. BORTOLAMI,
Cinisello Balsamo (Milano)
1988, pp. 147-148.
l2 Cf. PASSOLUNGHI,
I Collalto,... cit., doc. 4.
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PIER ANGELO PASSOLUNGHI
rnes et eius mater Gisla zelo religionis fewenti spe futurae remunerationis in possessione sua prope castellurn quod dicitur Narvisia in comitati Tawisino construxit atque Apostolicae Sedi devovit). Ed al monastero ormai ampiamente dotato cum mansis, fundis, casalibtcs, domibus, atque familiis, sewis, originalibus simulque rebus et possessionibus et frugibus et decimationibus, necnon
aquis, molendinis, olivetis, il Papa concedeva l'esenzione da1 vescovo di Trevisio e il diritto di libera elezione dell'abate.
I motivi della fondazione e della ricercata protezione apostolica appaiono evidenti.
Al ricorrente e determinante atto di fede e di pietii religiosa,
s'accompagnava nel caso di fondazioni signorili la convenienza a
voler legare una parte del patrimonio familiare ad un ente religioso sgravato sul piano fiscale, cosi come s'aggiungeva l'evidente interesse del fondatore a volersi assicurare un certo prestigio
sociale, in quanto il nuovo centro monastico doveva porsi come
stimolo di promozione economica del territorio, oltrechk richiamo per la fede.
In un territorio ricco d'acque e foreste, quale si presentava il
comitato trevisano agli inizi del secondo millennio cristiano,
c'era la necessita di affidare 10 sboscamento, il drenaggio e la
messa a coltura di vasti spazi improduttivi ad enti che sapessero
garantire una tale rinascita sociale e spirituale. Non a caso il monastero di Nervesa appare subito dotato di case, servi, mulini,
oliveti, e nel 1092 alle chiese donate si affiancavano numerose le
masserizie disperse nel comitato.
Nella scelta del sito fu senz'altro determinante il desiderio di
controllare in modo sempre piii radicato la stretta del Piave, sulla cui riva opposta la tradizione rinvia ad alcuni decenni dopo
l'erezione del castello di Collalto, dove la chiesa intitolata a San
Giorgio concorre nel sottolineare la funzione presidiativa che caratterizzava quelle colline. Ma non va trascurato il mutato clima
politico awiatosi in citta, che indusse i fondatori a ricercare la
protezione apostolica per S . ~ustachio,che fu la prima fondazione privata dell'area settentrionale italiana ad essere fregiata di
un simile privilegio.
In citta i conti si stavano scontrando, nell'esercizio delle loro
funzioni giurisdizionali, con le temporalita che il vescovo godeva
da prima che l'ufficio comitale fosse divenuto, con Rambaldo 11,
ereditario.
Ripetuti si rincorrono in quel sec010 XI gli episodi di lotte
che, in opposizione ai vescovi schierati o per natali o per privilegi
ottenuti con l'imperatore, vide~oi conti cittadini scegliere la parte guelfa. E dopo l'episodio di Canossa che portd alla scomunica
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
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il vescovo trevisano Rolando da Parma, la rivincita imperiale provocd una lunga caduta in disgrazia del conte e della sua famiglia.
I1 perdono imperiale tardb fino al 1116, quando i figli di Rambaldo IV dovettero sborsare un'ammenda di ottomila lire inflitta al
padre con conseguente vendita di beni lagunari nel Mestrino. E'
pertanto probabile che l'ampia donazione elargita da Rambaldo
IV e dalla moglie Matilda il 31 luglio 1091 in favore del monastero di Nervesa cercasse di mettere al riparo di un'istituzione religiosa di famiglia proprieta passibili di soprusi o sottoposte a rischio di requisizione 13.
Ratificando dalla sua torre di Treviso quanto precedentemente donato nel monastero, il conte elencava sei masserizie con servi in Calcale, cinque mansi ed il mercato in San Martino con annessa chiesa di santa Maria, dieci masserizie in Nervesa presso il
monastero, tre masserizie in Arcade, due masserizie in Spresiano,
due in Maserada, tre in Arna(sic), quattro in Mestre, dodici i n l ~ e delago. Indicava poi presso Treviso, infra ambas Cagnanos, la
chiesa palustre di S. Pelagio con terreni, case e curtis, e la sboscata chiesa trevisana di S. Michele in cultuva ipsius curn dote,
molendino e pertinenze; ai margini prelagunari del comitato aggiungeva la chiesa di S. Cecilia di Roncade con manso e Servo.
Specificava infine il conte nella proprieta del monastero tutte
quelle massaritias, capellas et molendium iuris nostris cum casis,
vineis, carnpis, pratis, pascuis, silvis et stallariis, ripis, rupinis et
paludibus, cultis ed incultis, divisis et indivisis, una curn finibus,
terminis, accessionibus et usibus, aquarum ductibus, cum omnibus supradictis capellis massaritiis cum suis pertinentibus, che
erano gia state oggetto di donazioni sue o dei genitori.
Toccd ai figli di Rambaldo IV, i conti Ensedisio e Guidone, il
riscatto politico della famiglia. Ne1 mutato quadro cittadino, Ensedisio I intui la necessita di rafforzare la stretta sul Piave, per
ricercare al casato nuovi spazi sull'altra sponda del fiume. Ed al
castello di Collalto, da lui eretto stando alla tradizione nell'anno
1110 sulla collina prospiciente il Montello, fa riscontro per il monastero di Nervesa una nuova conferma apostolica nel 1122 iterata un decennio dopo da papa Innocenzo I1 14.
La bolla emessa da quest'ultimo il 22 aprile 1134, nel ricorda13
'4
Cf. PASSOLUNGHI,
Da conti..., cit., pp. 16-17, doc. 1.
Cf. KEHR,Papsturkunden.:., cit., doc. 5 (con ai docc. 6,7,8,25,39bol-
le papali degli anni successivi); SARTORETTO,
Antichi..., cit., pp. 75-76 (e pp.
77-79 per anni successivi). Sull'abate Alberto teste nel 1186 ad un atto
del Capitolo di Treviso: Treviso, Biblioteca Comunale, fondo Stefani, pergamena datata 1186, 28 giugno.
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PIER ANGEL0 PASSOLUNGHI
re vecchie e nuove donazioni, puntualizzava le oblationes et beneficia que Rambaldo comitis filio, et Guidone fratre eius predicto S.
Eustachii monasterio colata sunt, nominando fra le nuove elargizioni la cappellaniam S. Odorici de Musestre et alias omnes cappellas quas in suis edificatas prediis vestro monasterio concesserunt.
E poco dopo nel 1138 pure il conte Alberto, considerato il
maggior esponente di un ramo del distretto, non trascurd le istituzioni di famiglia poste sul Piave. In partenza per la Terra Santa
favorl soprattutto la chiesa di Collalto, donando al monastero di
S. Eustachio una masserizia in localita Mandre.
Scontrandosi ripetutamente col vescovo, i conti di Treviso
puntarono lungo tutto il sec010 XI1 all'autonomia della loro fondazione capace di rinsaldare l'ascendenza e le memorie del casato e soprattutto destinata con le sue ramificazioni a garantire un
loro controllo su ampie parti di quel territorio comitale ove andavano sempre piu esaurendosi le antiche prerogative.
Ne1 1122 ottennero da1 Papa che i monaci potessero eleggere
l'abate senza interferenze vescovili e nel 1134 liberta di sepoltura
sia nel cimitero del monastero sia nella dipendente chiesa trevisana di S. Pelagio di Spineta. Ma i motivi dello scontro col vescovo risiedevano altrove, Essi erano dovuti al diritto di nomina dei
sacerdoti chiamati a reggere le ormai numerose chiese sparse
nella diocesi. Dallo scontro si passd nel 1175 ad accordi compromissori sui quali non mancarono gli interventi papali.
Quando sulla cittA e sul distretto si addensarono le ombre
dell'insanguinato periodo ezzeliniano che pesantemente gravd nel
1229 e nel 1240 sul guado di Nervesa, S. Eustachio era ormai divenuto grazie al casato fondatore la maggiore istituzione benedettina della diocesi. Ed il 2 marzo 1231 nell'ennesimo rinnovo della
protezione apostolica, Papa Gregorio IX quasi a tutelarle da qualsiasi forma d'interferenza o minaccia puntualmente indicava le
chiese sottoposte all'abate nervisiano.
Compreso S. Eustachio si trattava di 36 chiese che da1 pedemonte alla laguna si diramavano nella citta e distretto di Treviso
quasi a formare un'autonoma diocesi.
Ricordati come i primi beni, risalenti ex dono clare rnemorie
Rambaldi comitis et matris eius Gisle fossero stati aumentati dai
discendenti, il dispositivo della bolla, propriis vocabulis, elencava:
1) il monastero di S. Eustachio (locum ipsum, in quo prefatum
monasterium situm est curn pertinentiis suis)
2) la chiesa di S. Pelagio di Spineta (presso Treviso) con annesse
pertinenze
CONTI D1 TREVISO E MONASTEN BENEDETTINl DEL MEDIO PIAVE
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3) la chiesa di S. Michele di Treviso
4) la chiesa di S. Vigilio di Dosson con annesse pertinenze
5) la chiesa di S. Elena di Zerman con annesse pertinenze
6) 1a.chiesa di S. Giovanni di Dese
7) la chiesa dei Ss. Simone e Giuda di S. Martino (di Dese) con
annesse pertinenze
8) la chiesa di S. Odorico di Musestre con annesse pertinenze
9) la chiesa di S. Giacomo di Selva
10) la chiesa di Ognissanti di Roncade
11) la chiesa di S. Giovanni di Biancade con annesse pertinenze
12) la chiesa di S. Maria di Castello di Biancade
13) la chiesa di S. Bartolomeo di Spercenigo con annesse pertinenze
14) la chiesa di S. Andrea di Riul con annesse pertinenze
15) la chiesa di S. Martino di Camporacoler (press0 S. Biagio di
Callalta)
16) la chiesa di S. Sisto di Nerbon
17) la chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo di Pezzan con annesse
pertinenze
18) la chiesa di S. Giorgio di Maserada
19) la chiesa della Ss. Trinith di Spresiano con annesse pelitinenze
20) la chiesa dei Ss. Fabiano e Sebastiano di Villorba con annesse pertinenze
21) la chiesa di S. Andrea di S. Andrh
22) la chiesa di S. Lorenzo di Arcade con annesse pertinenze
23) la chiesa di S. Michele di Campagna di Nervesa
24) la chiesa di S. Andrea (di Nervesa)
25) la chiesa di S. Giovanni di Nervesa con annesse pertinenze
26) la chiesa di S. Mauro di Bavaria
27) la chiesa di S. Cristoforo di Giavera
28) la chiesa di S. Pietro in Monte di Giavera con annesse pertinenze
29) la chiesa di S. Lucia di Biadene
30) la chiesa di S, Vittore di Selva Pudia con annesse pertinenze
31) la chiesa di S. Maria in Ronchi (Ciano del Montello) con annesse pertinenze
32) la chiesa di S. Michele di Collenegro
33) la chiesa di S. Martino di Castelcies
34) la chiesa di S, Benedetto della Murada con annesse pertinenze
35) la chiesa di S. Agata di Fossalunga con annesse pertinenze
36) la chiesa di S. Mama di Campagna (di Vedelago) con annesse
pertinenze.
I
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PIER ANGEL0 PASSOLUNGHI
Per queste chiese, stimolo di aggregazione e promozione sociale nonche germe di future parrocchie, gli scontri col vescovo
si riaccesero sul finire del secolo per trascinarsi dinnanzi ai giuristi dello Studio di Padova, che tra l'aprile ed il giugno 1292
emisero apposite sentenze 15. Si trattava perb di liti non dissimili
da quelle che altri monasteri avevano col potere vescovile desideroso di controllare le nomine dei sacerdoti diocesani. Eccettuati
tali scontri, il ben tutelato S. Eustachio - il cui abate Alberto
preferi non invischiarsi nelle vicende del monastero di Pomposa
alle quali era stato chiarnato come delegato papale l6 - ebbe di
fatto una vita normale e tranquilla per quasi tre secoli, raggiungendo proprio nel Duecento l'apice della sua espansione.
3. Gli interessi sul110speda2 del Piave e sul2a granza follinese di
Sottoselva
Portati per l'emergere nella comunale Treviso di nuovi gruppi familiari a privilegiare la sponda sinistra del medio Piave, i
conti cittadini stavano scendendo verso meta secolo XI11 da1 collinare castello di Collalto verso l'impaludata landa suseganese.
Qui, tra 10 straripante Piave e la foresta, i cistercensi di S.
Maria di Follina '7, sorretti da1 patrocinio dei conti da Camino signori di ampie porzioni della Sinistra Piave, avevano dato vita
15 Mentre per la donazione del Conte Alberto vedi il rinvio di cui alla
successiva nota 21, per la bolla gregoriana del 1231 (riedita in PASSOLUNGHI, I Collalto, cit., doc. 7) e per i ricorsi padovani del 1292, CE. quanto nel
documentato sguardo su S. Eustachio di A. MARCHESAN,
Treviso medievale, Treviso 1923 (Bologna 1977, anast. a cura di L. GARGAN),
11, pp. 384392. Sull'abate Bonasio sottoscrittore nel 1307 delle permute tra il vescovo di Ceneda ed il caminese Tolberto, cf. N. FALDON,
L'Allegatio dei conti
da Camino contro il vescovo di Ceneda..., in 4 1 Dominio dei Caminesi tra
Piave e Livenza. Atti del Convegno di Studio nel 650° anniversario della
morte di Rizzardo da Camino. Vittorio Veneto, 23 novembre 1985»,Vittorio V. 1988, pp. 193-195.
l6 Cf. P. PASSOLUNGHI,
Una pergamena «trevisana»per la storia del
Duecento pomposiano, ~AnalectaPomposiana)),V111 (1983), pp. 83-90.
l7 Cf. PASSOLUNGHI,
S. Maria di Follina, monastero cistercense, Treviso 1984; In, Zstituzioni monastiche caminesi della Sinistra Piave: Santa
Maria di Follina, in "I1 Dominio...", cit., pp. 71-78.
CONTI D1 TREVISO E MONASTEN BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
57
agli inizi del secolo ad una loro fattoria agricola. Per donazione
della Contessa Sofia da Colfosco moglie di Guecellone da Camino,
i monaci possedevano la chiesa di San Salvatore e, favoriti anche
dai conti di Treviso, eressero ai margini della foresta la granza di
Sottoselva.
Non distante, presso il pioppeto del Talpon, operava intanto
llOspedal del Piave, nato, come gia detto, verso il 1009 nel fervore
della rinascita religiosa e commerciale del nuovo millennio cristiano. Un secolo dopo, quando il percorso Treviso-Friuli era divenuto via obbligata per la Terra Santa, l1Ospedal del Piave aveva
ottenuto significative donazioni da imparentati esponenti delle
maggiori famiglie con interessi nel Cenedese.
I1 2 giugno 1120, dopo aver riflettuto come «chiunque avra
fatto donazione del suo in favore dei luoghi santi e venerabili, vedr&gia in questo mondo centuplicato il suo donare, come attesta
llAutore del mondo, e soprattutto, aspetto ben pia valido, sviene
destinato alla vita eternan, i conti Rambaldo di Treviso, Valfredo
di Colfosco, Ermanno di Ceneda unitamente al nobile Gabriele da
Montaner (considerato il capostipite dei Caminesi) donavano ogni
loro proprieta sul guado dell10spedale di S. Maria 18.
Ripetutamente bramato dall'ordine gerosolimitano che aveva
prossime case in Treviso, in Collalto 19 ed in Tempio di Ormelle,
l'ospedale aveva sviluppato una rete di chiese tra i fiumi Piave e
Livenza lungo la strada che conduceva al Friuli.
Una bolla di Papa Alessandro 111 del 1177, nell'accordare la
protezione apostolica, ricordava nella sua dipendenza le chiese di
S. Lucia (di Piave), di S. Lorenzo di Collalbrigo, di S. Dalmazio di
Cittadella, di S . Michele di Ramera, di S . Martino di Visna, di S.
Salvatore di Vallonto, di S. Cristina di Camino, di S. Felice di
Saccon, di S. Stefano (di Pinidello), di S, Gottardo (di Codogne), di
S . Vitale di Castagnk. Ad esse, tutte in diocesi di Ceneda, si ag.
giungevano in quella di Treviso le chiese di S. Silvestro di Riese,
di S . Vitale di Castagne, di S. Matteo di Camalb e S. Leonardo di
Ponzano 20.
Cf. PASSOLUNGHI,
Da conti..., cit., doc. 2.
La casa gerosolimitana di Collalto era giA attiva nel 1199, allorche
Contolino maestro del locale ospedale partecipb ad una riunione di confratelli nella friulana San Tommaso presso Susans: cf. P. PASCHINI,
Storia
del Friuli, Udine 19753,p. 3 11.
20 Cf. F. CORNER,Ecclesiae Torcellanae antiquis monumentis nunc
etiam primurn editis illustvatae, t. II, Venezia ' 1749, pp. 298-300.
SulllOspedaldel Piave cf. pure KEHR,
Regesta..., cit., pp. 85-88 e SARTORETTO, Antichi..., cit., pp. 95-96, 1 1 1-112.
'8
'9
58
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
Favorito da lasciti e donazioni, fra cui quella del conte Alberto che nel 1138 gli aveva donato una masserizia in Mandre
l'ospedale si era trovato in un'area dove s'intrecciavano le proprieta dei conti trevisani e caminesi. Da1 suo castello di Serravalle, ad esempio, il conte Gabriele da Camino aveva accordato nel
giugno 1196 l'assenso alla vendita effettuata dai fratelli suseganesi Attolino e Manfredino di alcuni terreni apud stratam ungaricam et viam de Mandris =Z. Si trattava di terra lavorata e incolta
lungo l'alveo del Piave (terram aratam et non aratam, buschivam
et prativam, tam in grava Plavis quam extra gravam Plavis) con
relativi diritti di pascolo, caccia e pescagione (cum capulo, pascu-
10, venacione, piscacione).
Superata la decadenza d'inizio secolo XI11 con l'introduzione
della regola cistercense e l'affiliazione al monastero di Follina disposta da Papa Gregorio IX nella primavera del 1229, I'Ospedale
di S. Maria aveva potuto riprendersi anche per gli interessamenti
dei conti di Treviso, destinati col nuovo secolo al rilevamento amministrativo della sponda sinistra del medio Piave.
Dopo che nel 1240 l'abate Sulimano del Piave era intervenuto
col conte Schenella e Guidotto Guidotti (generoso donatore tra il
1265-1267) ad un vassallatico di Biaquino da Camino nelle mani
dell'abate di Follina, nel 1244 ci Eu in Susegana un importante
acquisto 23. Patrocinatore e teste alla stipula del contratto rogato
nel castello di Collalto f u il conte Rambaldo, che presenzib alla
vendita dei giudici Palmerio Corsio e Gualpertino. Per Cento lire
21 Cf. G.B.VERCI,Storia della Marca Trivigiana e Veronese,' t. I, Venezia 1786 (Bologna 1979, anast.) doc. 14. I1 25 giugno 1196, in presentia abbatis de Nawisia, magistri Johannis iudicis, presbiteri Boni de S. Lucia,
l'ospedale si vedeva riconosciuti i diritti su casa e mulino in Mandre: cf.
i rinvii di cui alla nota seguente.
z2 Venezia, Archivio di Stato, S. Maria degli Angeli in Murano, b. 22
(Pergamene concementi l'abbatia di Lovadina, perg. 38); PASSOLUNGHI,
L'hospitale..., cit., p. 18; ID.,Archivio..., cii., p. 38.
23 Cf. G.B. MITTARELLI-A.
COSTADONI,
Annales camaldulenses, t. IV, Venezia 1759, p. 350; P. PASSOLUNGHI,
Due donazioni al rnonastero di S. Maria del Piave nel1265 e 1267, «Benedictina»,XXX (1983))pp. 209-215; ID.,
Archivio..., cit., doc. 4. Inoltre, per le vendite dell'abate Silvano al monastero di Follina nel 1239 e la presenza dell'abate Alberto nel 1256 alle donazioni di Tolberto da Camino in Cessalto a favore del monastero di S.
Tommaso di Torcello, cf. Treviso, Biblioteca Comunale, ms. 109 (Scripturae et instrumenta Abbatiae Sanctae Mariae Sanae Vallis dictae della FolZina..., opus inceptum anno MDCLXXXXIV), t. 111, doc. 643, e CORNER,
ECclesiae..., cit., I, pp. 239-240.
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
59
il monastero rilevava un manso ed un terreno cintato (clausura)
confinante quest'ultimo con proprieta dei conti di Treviso.
E, nel mentre la testimonianza spergiura dell'abate di Vidor
momentaneamente bloccava gli appetiti dei conti di Treviso ad
insediarsi nei feudi montelliani della da poco spentasi famiglia
Guidotti z4, tra il 1273 ed il 1275 ci furono nuovi significativi interventi in favore delllOspedal del Piave.
I1 due agosto 1273, occasione confinium campanearum et pasculorum sitorum in campanea Hospitalis Plavis (...) et occasione
vipatici et navigi qui sunt vel esse potuerunt in flumine Plavis, intercorse una convenzione fra l'abate Gerardo del Piave ed i conti
Roberto ed Ensedisio, che solennemente confermarono ed ampliarono quod Comites precedessores concesserunt dicto monasterio. E poco dopo, il 6 luglio 1275, i due figli del fu Rambaldo generosamente rinunciarono ad un cospicuo debito che vantavano
nei confronti del monastero 25.
Dopo gli acquisti awenuti nel 1293 in S. Lucia per i quali
venne sborsata la somma di cento lire, nel 1303 fu Rambaldo V111
ad interessarsi delllOspedal del Piave. I1 conte favori una permuta, scambiando con I'abate Giorgio e col rnonaco Benvenuto della
terra aratovia che si trovava nelle sboscate localita Fracta e Roncolera di Colfosco 26. I1 rogito notarile venne steso alla presenza
dello stesso Rambaldo nel castello San Salvatore che il conte e la
sua famiglia erano andati da poco erigendo sull'ultima propaggine delle colline di Colfosco, dove con tutta probabilith sorgeva
quell'omonima chiesa di San Salvatore, che la contessa Sofia da
Colfosco aveva donato fin da1 1170 ai monaci follinesi. Non essendo piu menzionata nella successiva documentazione del monastero, si pub supporre che fosse stata ceduta, in cambio dei favori
ricevuti, ai conti trevisani quando questi nel 1245 rilevarono da1
comune di Treviso l'intera collina.
Posta a mezza strada tra Follina e la loro prima granza plavense sorta per patrocinio caminese in Stabiuzzo, la fattoria di
Sottoselva avviata agli inizi del sec010 XI11 in prossimith della
Cf, PASSOLUNGHI,
I Collalto, cit., pp. 53-54.
Cf. Per il venerando monastero di S. Maria degli Angeli in Murano,
S.n.t. (dopo 1756) (reperibile in Venezia, Archivio di Stato, S. Maria degli
Angeli in Murano, b. 39, sacc. 55)) pp. 3-7; PASSOLUNGHI,
Da conti..., cit.,
doc. 3.
26 Venezia, Archivio di Stato, S. Maria degli Angeli in Murano, b. 22,
Archivio..., cit., p. 68 nota
perg. 35: trascrizione parziale in PASSOLUNGHI,
64. Cf. pure PASSOLUNGHI,
I Colla2t0, cit., p. 202.
24
25
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PIER ANGELO PASSOLUNGHI
collina San Salvatore, ottenne per l'incisiva Opera di umanizzazione che andava operando nell'impaludata landa suseganese, numerose donazioni dai conti di Treviso. I piu interessanti si dimostrarono in quei decenni il conte Rambaldo e la contessa Daria, che
donarono o intervennero nel favorire gli acquisti di terreni in Sarano, S. Lucia, Colfosco, Susegana e Collalto, Lo stesso rilevamento di beni della famiglia comitale Colfosco spentasi sul finire
del secolo XI1 aveva visto, in favore dell'abate di Follina, l'interessamento del conte Ensedisio, allorche nel 1207 Ordemilia del
fu Spinabello aveva dovuto cedere delle decime al monastero. Ed
ancora nel 1253 da1 suo castello di Collalto - dove era nata la
beata Giuliana (1186-1262), destinata a vivere nella laguna veneziana il suo ideale benedettino fondando e governando fino alla
morte il monastero dei Ss. Biagio e Cataldo della Giudecca 27 - il
conte Odorico rinnovava in favore dell'abate di Follina le investiture gia concesse al monastero dai predecessori Manfredo e
Rambaldo z8.
L'impegno agricolo profus0 dai cistercensi nel conquistare la
piana subcollinare del San Salvatore non fu probabilmente ininfluente nell'erezione della nuova entita amministrativa incentrata
sul castello San Salvatore che tra la fine del secolo XI11 e gli inizi
del successivo andava acquisendo sempre piu radicata fisionomia. E nel 1313, desideroso di garantire a s6 ed alla propria discendenza indiscussi feudi di diretta emanazione imperiale, il
conte Rambaldo V111 otteneva da Arrigo VII di Lussemburgo
l'erezione dei castelli Collalto e San Salvatore in contee autonome. Mentrela contea di Collalto esercitava sulle localitii di Falze,
Barbisano e Refrontolo, quella di San Salvatore veniva ad estendere la sua giurisdizione feudale sulle ville di Susegana, Santa
Lucia e Colfosco, dove operava la granza di Sottoselva destinata
a raggiungere una proprietii di circa duecentotrenta iugeri 2 9 .
27 Cf. Acta Sanctorum Septembris..., Venezia 1756, pp. 309-317; F.
CORNER,
Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia e Torcello...,
Padova 1768, pp. 526-530; G. MUSOLINO,
La beata Giuliana di Collalto,
chiesa e monastero di S. Biagio e Cataldo alla Giudecca, Venezia 1962:
PASSOLUNGHI,
I Colla1t0, cit., pp. 50-51, 199-201.
28 Cf. PASSOLUNGHI,
Archivio..., cit., pp. 35-36; ID., I Collalto, cit., pp.
51-52.
29 I1 patrirnonio iaggiunto dalla Granza di Sottoselva 6 leggibile
nell'inventario steso nel dicembre 1400 su richiesta del neoabate Roberto
Collalto: Treviso, Biblioteca Comunale, ms. 110, su cui P. PASSOLUNGHI,
Nella decadenza del Trecento follinate: vicende e stato patrimoniale di un
monastero cistevcense veneto, «Benedictina»,XXXI (1984), pp. 47-78.
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
61
I1 crollo caminese in Treviso, al quale aveva contribuito il
conte Rambaldo VIII, nel riaprire in citta le lotte intestine, fini
col favorire nel corso del secolo XIV l'affermarsi di forze estranee al Trevisano. Ne1 mentre dalla pianura veneta puntavano su
quella friulana le spinte scaligero-carraresi e da oriente calavano
gli eserciti austro-ungheresi, la repubblica di Venezia iniziava a
formarsi un proprio stato di terraferma. Ne1 tentativ0 di bloccare, fra le due aree, saldature che le avrebbero chiuso i tradizionali flussi commerciali con il settentrione germanico, il Trevisano
divenne la sua prima conquista.
Di questi ripetuti scontri i guadi del medio Piave furono tappa obbligata.
Pur garantiti dalle rinnovate concessioni imperiali che ponevano i loro feudi al riparo giuridico di ingerenze esterne, i discendenti di Rambaldo VIII, nell'affiancare gradualmente allo
spento titolo di conti di Treviso quello effettivo di conti di Collalto e San Salvatore, si trovarono coinvolti nel turbinio delle continue invasioni militari che attraversarono il Trecento trevisano.
Dalle guerre austro-veneto-scaligere della prima parte del secolo, si passb nella seconda a quelle austro-veneto-carraresi con
obbligati passaggi di eserciti attraverso i guadi del Piave, finchk
a fine secolo Venezia riusci ad imporre direttamente o indirettamente la sua supremazia sul territorio.
Anche Se fra i motivi della piu ampia crisi monastica che nel
corso del Trecento colpi secolari istituzioni monastiche - e tuttora in attesa di dettagliate analisi- concorre la terribile peste
del 1348 che tolse linfa e braccia lavorative ai monasteri benedettini gia in concorrenza vocazionale con gli ordini mendicanti e
nuove forme di religiosita, senz'altro non furono da meno per il
Trevisano le devastazioni belliche ed i continui mutamenti degii
equilibrii politici.
Lungo i guadi del Piave, il piu colpito fu lJ0spedale di S. Maria, ma anche S. Eustachio soffri per Causa bellica.
In difficolta nel 1345 al reperimento di un nuovo abate per
cui il conte Alberto si vide costretto a consegnare le chiavi del
rnonastero al priore della dipendente chiesa di Dosson presso
Treviso, S . Eustachio aveva dovuto subire nel 1356 l'occupazione
delle truppe ungheresi. E per essersi convenientemente schierato,
su esempio dei conti patrocinatori, dalla parte di Ludovico d'AnCf. pure PASSOLUNGHI,
Archivio..., cit., pp. 36-38 ed I. SOLIGON,
Le grave
mobili... Santa Lucia di Piave nella stoiia, S. Lucia di Piave 1984, pp. 5567 passim.
62
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
gib re d'ungheria allorche questi nella sua marcia verso Treviso
invase i feudi Collalto, il monastero sub1 poco dopo la rappresaglia veneziana. Malgrado le dichiarazioni di pentimento dell'abate
giunto a prostrarsi dinnanzi al doge, fu ordinato nel 1358 l'abbattimento di alcune opere fortificate che cingevano il monastero.
Ne1 1373 ci fu poi Uno sconcertante episodio, che documenta la
pesante crisi ideale in cui era precipitato il monastero. Ad essere
accusati, carcerati e processati per il trafugamento delle reliquie
di S. Eus'tachio furono nientemeno che l'abate ed i suoi quattro
monaci 3 0 .
Piti grave era la situazione in cui versava il pressochk vuoto
Ospedale di S. Maria.
Ne1 1368 una rovinosa piena del Piave, ricco in quel tratto di
rami o ramon, 10 aveva ridotta ad isola, provocandogli un lungo
travaglio col fiume che nell'arco di circa un secolo 10 avrebbe
portato attraverso episodi di distruzioni e ricostruzioni a mutare
sede, passando dalla riva sinistra a quella destra. A differenza del
1318 allorche un accordo intervenuto tra il conte di Gorizia e
Cangrande della Scala allontanb i rischi di Uno scontro, nel 1372
awenne presso il monastero una violenta battaglia tra le forze
veneziane e quelle ungheresi 31.
Subite durante la seconda dominazione carrarese di Treviso
le vessazioni del fattore Marcheto d'lstrana, llOspedal del Piave
divenne sul finire del secolo oggetto di dispute tra i conti di Collalto ed il comune di Treviso, ormai definitivamente retto da un
podesta veneziano, per questioni inerenti i diritti di guado. E nel
settembre 1391 una lettera del doge Antonio Venier, motivata
dalle rimostranze dell'abate Giovanni, aspramente rimproverava
al conte Ensedisio di Collalto 10 sconfinamento effettuato da due
burchielli comitali in una zona del fiume di pertinenza del monastero, il cui sito si trovava in territorio sottoposto al controllo
veneziano 32.
Ma i tentativi cornitali di estendere la loro zona d1inflUenza
30 Cf. Vittorio Veneto, Biblioteca del Serninario Vescovile, Raccolta
Zuliani, Di alcune notizie di Ceneda, Cenedese, Cenedesi, t. V, 35, ff. 10761078; G. BONIFACCIO,
Istoria di Trivigi, Venezia 1744 (Bologna 1973,
anast.), pp. 396-397; VERCI,Storia..., cit., t. XIII, Venezia 1789 (Bologna
Memorie storiche della Congregazio1983, anast.), doc. 1570;P.S. FAPANNI,
ne di Cusignana nella diocesi di Treviso, Treviso 1860, p. XXVI; MARCHESAN, Treviso..., cit., p. 391. Vedi inoltre Treviso, Biblioteca Comunale, ms.
Foscarini 1397ib, cap. Del braccio di Heustachio che fu rubato...
31 Cf. PASSOLUNGHI,
L1hospitale..., cit., pp. 29-30.
32 Cf. PAS~OLUNGHI,
Archivio..., cit., doc. 11.
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
63
anche con 11 controllo di enti religiosi non erano ancora terrninati. A quello avviato da Rambaldo V111 di allungarsi a ridosso dei
guadi pedemontani fino al monastero di Vidor 33 e subito svanito
per la prematura morte del figlio Manfredo vescovo di Belluno
(1321))si era contrapposta a meta sec010 la particolare attenzione
riversata da un altro suo figlio verso il monastero di Follina, ehe
controllava l'imboccatura della Val Mareno. Irnpossibilitato al
pagamento delle tasse papali, il nuovo abate Venier era ricorso
nel 1363 al conte Schenella ehe nel seguire le orme paterne si affannava di allargare i feudi del casato. I1 conte gli aveva favorito
il cospicuo prestito di oltre mille lire, chiedendo perb quale pegno cautelativo l'intera granza di Sottoselva. Ma l'anno seguente,
non si sa se per atto di pieth o per scelta politica, rinuncib spontaneamente al credito 34.
4. La generositd verso la Certosa del Montello
Si devono al conte Schenella V, benefico pure verso chiese ed
oratori delle due contee 35, quei determinanti favori accordati ad
un gruppo di eremiti, inizialmente propensi a legarsi con i camaldolesi di S. Michele di Murano, che portarono alla costituzione di
una nuova casa monastica nei boschi del Montello 36.
Pronto a cogliere situazioni e circostanze capaci di allontanare dai suoi feudi pressioni ed ingerenze esterne fino a capeggiare
una fallita rivolta che doveva ridare le antiche liberta cittadine
ad una Treviso da poco sottomessa alla Repubblica di San Marco,
forse non gli dispiacque, per l'allontanarsi di possibili interferenze veneziane, la decisione presa dagli ererniti nel 1349 di affiliarsi
alla lontana certosa di Bologna.
Furono i generosi stimoli del conte, ben Presto imitato da familiari e discendenti, ad awiare quella lunga serie di donazioni
Cf, PASSOLUNGHI,
I Collalto, cit., pp. 58-59.
Cf. PASSOLUNGHI,
Da conti..., cit., doc. 6.
35 La generosith di Schenella verso le chiese di Collalto, Susegana,
San Salvatore del Castello, Colfosco e S. Lucia appare nel suo testamento
steso nel 1363: Vittorio Veneto, Biblioteca del Seminaria Vescovile, RACCOLTA ZULIANI,Di alcune notizie..., cit., t. V, 30, pp. 901-911.
33
34
36 Per le coordinate storico-bibliografichedella certosa montelliana,
CF. PASSOLUNGHI,
I1 monachesimo..., cit., pp. 129-133.
64
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
che permisero il radicamento della prima (ed unica lungo tutto il
sec010 XIV) casa certosina nel Veneto.
Nell'evidenziarne l'apporto prowidenzialistico, i registri della certosa montelliana lasciano infatti leggere famosi nomi
nell'aristocrazia, del clero e dei ceti mercantili. Arnmirati ed attratti dall'ascetica vita degli eremiti, stanziatisi in una vallis horvibilis visum nimis et concava et veluti baratrum circumdata ca.
vernis et rupinibus, illustri personaggi s7 del mondo trevisanoveneziano disposero lasciti disinteressati ed effettuarono visite
spiritualmente feconde.
Ai silenti boschi del Montello giunsero pellegrini, uomini di
spicco della Riforma veneziana di fine Trecento, quali Angelo
Correr destinato Papa Gregorio XI1 e consacratore nel 1396 della
chiesa annessa alla certosa, Antonio David maestro di camera del
Correr e vescovo di Fano; ed ancora Stefano Marconi o Marco e
Margherita Paruta. Vi giunsero poi Filippo di Mezieres cancelliere del re di Cipro e consigliere del re di Francia da poco divenuto
cittadino veneziano, l'umanista Francesco Barbaro podesta di
Treviso, e forse anche Vittorino da Feltre, che nel 1442 lasciava
in testamento del denaro per i fratres Cartugienses del Boscho.
Donatori e pellegrini al Montello furono pure amici del Petrarca,
e 10 stesso poeta, scrivendo nel 1352-1353 al fratello Gerardo certosino a Montrieux, accennava del casuale incontro avuto allorche si trovava a cena col vescovo di Padova con due reverendi padvi deli'ordine tuo, (..,) mandati dalZIOrdine per fondare un nuovo
convento di Certosini nel Trevigiano aiutato a cid da1 favore del
Vescovo e da1 buon volere di alcune probe e devote persone.
Ne1 mentre il Petrarca non si dimostrava interessato ad approfondire col fratello se e come sia Zoro riuscita la cosa bruscamente tagliando con un io non 10 so, ne vo'occuparmi di questo s8,
sulla nuova casa certosina stava affluendo quella lunga serie di
donazioni (terreni, denari, suppellettili ed anche libri) che nell'arCO di un cinquantennio le garantirono l'erezione delle fabbriche
monastiche ed una minima autonomia patrimoniale. Malgrado
37 Cf. G. BILLANOVICH,
Petrarca letterato, I, LO scrittorio del Petrarca,
Roma 1947, pp. 123-130;P. SAMBIN,
Una donazione di Filippo di Mkzieres
ai Certosini (1378), in ID.,Ricerche di storia monastica medievab, Padova
1959, pp. 53-55, 150-154(cf. anche pp. 45-46); ID.,Libri di Bonincontro der
Boattieri e Antonio David, «Rivista di Storia della Chiesa in Italian, X V
(1961),pp. 205-215; L. PESCE,La chiesa di Treviso neZ primo Quattrocento,
Roma 1987, I, pp. 573-577.
38 Cf. F. PETRARCA,
Lettere... ora per la prima volta raccolte, volgarizzate e dichiarate con note da G. FRACASSETTI,
t. 111, Firenze 1865, p. 414,
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
65
pestilenze e guerre, che costrinsero i monaci ad esulare pih volte
nella laguna, la Certosa del Montello riusci cosi a crescere passando dall'iniziale decina di eremiti alle superate venti unita del
nuovo secolo.
Dopo i priori della fondazione e del primo sviluppo, nel 1407
venne eletto Antonius de Grecia dictus de Macis, oriundo da Chiarenza l'antica Dyme nel Peloponneso. Al Montello il de Macis vi
era stato in qualita di novizio nel 1390 in occasione di un capitolo
generale, allorchk, come ricorda egli stesso, affui cum priore meo
domus Bononiae eramque iuvenculus. Vi era tornato stabilmente
nel 1398 per percorrere i vari uffici della vita comunitaria (professo, economo, priore), finchk nel 1408 era passato a Lucca. Ma
col 1411 era nuovamente tornato al Montello per rimanervi fino
al 1419 allorchk, licet indignus, fu chiamato a reggere la Certosa
di Parma.
La lunga permanenza nella casa montelliana e la possibilita
di attingere ai quaderni delle donazioni, 10 avevano indotto a
stendere quella - ormai storiograficamente nota - Chronica domus seu monasterii huius Montelli cartusianevsis ordinis, che,
per realismo narrativ0 incentrato su linguaggio scarno ed efficace e per scrupolo documentario pronto a non procedere in mancanza di supporti (non reperi alicubi in quaternis ideoque comprendiose transeo), si qualifica come valida fonte di storia venetotrevisana, oltrechk monastica 39.
Attraverso un ordinato sviluppo cronistorico, il de Macis
svolge le vicende della certosa montelliana dalle prime origini fino all'anno 1419, unde compulsus per la terza elezione priorile alla casa di Parma finem huius opuscoli dedi.
In questa sua narrazione - da1 primo gruppo spontane0 che
privo di regola si era stanziato more fraticelIorum verso il 1320
negli appartati boschi, all'affiliazione nell'ordine di S. Brunone,
39 Cf. La Cronaca della Certosa del Montello, a cura di M.L. CROVATO,
prefazione di G. CRACCO,Padova 1987, rigorosa edizione del manoscritto
depositato in Venezia, Biblioteca del Civico Museo Correr, cod. Cicogna
2001. Ad essa, alla parziale traduzione italiana in 0.BATTISTELLA,
I conti
di Collalto e San Salvatove e la Mavca Trevigiana, Treviso 1929, pp. 45-74
Da conti..., cit., p. 27, si rinvia per le citazioni e le indied a PASSOLUNGHI,
cazioni Offertenel corso del testo. Sugli intendimenti del gesuita Enrico
Collalto a proporne edizione nelle raccolte muratoriane, cf. invece P. PASSOLUNGHI,
Antonio Rambaldo ed Enrico Collalto corrispondenti del Muvatori, «Atti del Convegno di studi Erudizione e storiografia nel Veneto di
G.B. Verci, Conegliano 23-24 ottobre 1986»,(Quadernidell'Ateneo di Treviso, 3) pp. 146-147, 181-182; ID.,I Collalto, cit., pp. 186-188.
66
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
ai contingenti aspetti della vita quotidiana, ai momentanei abbandoni ed ai faticosi riavvii - il de Macis si sofferma ad evidenziare la costante attenzione riversata dalla famiglia comitale sulla
casa montelliana.
La benevolenza era subito iniziata col primitiv0 gruppo di
frate Giannotto che si era rivolto ad magnificos et potentes viros
ac dominos, Tolbertum videlicet et Schinellam fratres comites
Tawisinos, quorum erat possessio nernorum atque prefate vallicule, per ottenere humiliter licenciam habitandi. Ed i due fratelli
non solum eis concesserunt habitandi i n nemoribus suis Zibere,
ubi vellent, vevum etiam ex magnifica liberalitate eisdem promiserunt i n victualibus suisque necessitatibus largiflue providere, sicque postea realiter impleverunt.
Ma la generosa assistenza era destinata a concretizzarsi non
appena il gruppo spontaneistico, superate le traversie iniziali, dimostrb l'intenzione di radicarsi con l'erezione di una stabile casa
e l'assunzione di una regola comunitaria.
Donati col fratello Tolberto Cento campi di bosco in quo prefatum monasterium de viminibus erat constructum ed aggiuntavi
la somma di trecento lire per il primo sostentamento vittuario, il
magnificus dominus Schenella Comes Tarvisii et dominus castri
Sancti Salvatoris personalmente presenzi6 nel 1340 all'inizio dei
lavori per la chiesa, intitolata ad honorem Dei et beatissime virginis Maria gloriossimique Ieronimi doctoris exhimi. Portatosi
nell'erigenda sede, c u m leticia et devotione prirnum fondamentorum lapidem posuit, assentendo quindi col vescovo di Treviso al
ventilato inserimento nell'ordine camaldolese tramite il monastero di S. Michele di Murano.
Quando perd, non senza contrasti, gli eremiti montelliani
s'indirizzarono verso la Certosa di Bologna, i conti Tolberto e
Schenella subito assicurarono per iscritto il visitatore certosino.
In tal modo nel 1340 il priore generale poteva assicurare il superiore di Bologna sulla disponibilita comitale a cedere in favore
dell'ordine di S. Brunone l'ecclesiam Beatae Maviae et Beati Ieronimi, sitam in loco Montelli dyocesis Tarvisiane, et ipsum locurn
Montelli cum cevtis rezIditibus et aliis rebus ad dictam hedificationern oppovtunis.
Mentre la morte del conte Tolberto portava al primo lascito
testamentario, Schenella a nome anche degli eredi del fratello
formalmente rimetteva nelle mani del priore Bonifacio e del monaco certosino Acordo ogni suo diritto su chiesa e terreni annessi. Donava poi di suo 30 campi di vigneti e prati nella vicina Arcade unitamente ad un reddito annuo di 80 piccoli, mentre quale
procuratore dei nipoti aggiungeva 7 campi di terra in Nervesa e 2
CONTI DI TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
67.
in Castagne.
Iniziata la lenta erezione in muratura delle fabbriche monastiche, metodicamente annotata da1 de Macis nell'evidente intenzione di ricordare ai posteri gli obblighi di riconoscenza verso i
donatori, la disinteressata generosita di Schenella, continub a
primeggiare.
Le sue elargizioni, motivate da1 ricordo per la madre, avviarono la costruzione della prima cella del chiostro, que cella est
versus meridiem in latere originali, mentre la prodigalita della
moglie, la Veronese Lucia Ervari, copriva le spese per la prima
cella del lato settentrionale.
Contagiati dagli zii fu la volta dei nipoti Rambaldo e Manfredo, gia donatori di terra presso la chiesa di Giavera, che s'interessarono per l'erezione della cella d'ingresso fra il portico e la
cisterna sul lato orientale.
Ancora Lucia e nipoti intervennero per il portico del chiostro, ed un altro figlio di Schenella V, il dotto Roberto Collalto
diplomatosi Poco prima nel 1365 a Padova negli studi civilistici,
lascib in testamento 400 lire per la quarta cella del lato occidentale, alla cui dote intervenne ancora Lucia con la somma di 300
lire servita per acquistare un terreno in Cusignana.
Prima che la comunita fosse costretta al primo dei suoi esilii
lagunari forieri del piii tardo sorgere di una casa lagunare
dell'ordine in S. Andrea, ulteriori donazioni comitali avvennero
da parte di Ginevra moglie del conte Carlo e cognata di Rambaldo, il quale si preoccupb del muro e del tetto di due celle claustrali poste sul lato occidentale. Sempre il conte Rambaldo copri
le spese per le 45 colonne del chiostro di fronte alle celle da lui
elargite, ed alla sua generosita furono dovuti un messale ed una
serie di terreni in Nervesa, Bavaria, Giavera, Castagne e SantlAndra. Preso da fervore religioso Rambaldo si preoccupb ancora di
colmare l'avvallamento di fronte al chiostro, facendo intervenire
i suoi contadini per la spianatura del terreno.
Gli stimoli avviati da Schenella contagiarono pure un altro figlio, il conte Prosdocimo, che in ricordo del padre donb denaro
la realizzazione del soffitto fra il capitolo e la cappella di San
Pietro apostolo, mentre la madre Lucia, ormai vedova, si interessava del soffitto dell'altar maggiore e dell'accrescimento terriero,
prontamente imitata dai figli Caterina e Carlo.
Dopo le donazioni del conte Ensedisio che benefic6 terreni in
Nervesa e presso Treviso, ci fu nel 1396 per mano del patriarca
di Costantinopoli Angelo Correr la solenne consacrazione di chiesa, chiostro, porticato e cimitero, presentibus magnificis viris do.
minis Schinella et RuZando comitibus Tarvisinis dominisque Co-
68
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
Zalti et castri Sancti Salvatoris.
E quando, dopo l'invasione ungherese del 1411 che li costrinse ad esulare nei piu ameni orti muranesi di Francesco Amato 40,
i monaci poterono tornare, la rinascita della casa montelliana fu
nuovarnente garantita da1 patrocinio comitale. Su richiesta degli
stessi certosini anelanti ad un rinnovato strumento notarile che
garantisse le precedenti generosita, il conte Manfredo figlio di
Ensedisio, in qualita di amministratore patrimoniale del casato,
solennemente confermb tutte le donazioni e tutti i lasciti comitali
elargiti dalla fondazione all'anno 1417.
5 . Conclusione
Mentre la pia benevolenza verso la Certosa del ~ o n t e l l osarebbe proseguita fino alla soppressione napoleonica che provocb
il pressoche concomitante abbattimento degli edifici monastici,
in quel secondo decennio del secolo XV erano definitivamente
tramontati i tentativi collaltini di controllare i monasteri del Piave e di Follina.
Reagendo all'affermarsi della potenza veneziana, i conti di
Collalto e San Salvatore avevano cercato tra la Eine del secolo
XIV e l'inizio del XV di padroneggiare con abati del casato i due
vuoti monasteri, ubicati alle estremita confinarie delle contee dove si ramificava parte non trascurabile del patrimonio terriero
Eollinese e plavense.
S. Maria del Piave venne retta per un decennio da Basilio
Collalto, protonotario apostolico, canonico dJAquileia e di Ceneda.
Gih nel 1395 il doge segnalava al podesta di Treviso come il
venerabilis vir dominus Basilius de Colalto fosse paratus facere
inventarium circa bona spectantia ad monasterium et abbatiam
Sancte Marie de Plavi. E nell'ottobre dell'anno successivo una locazione awenuta in Padova, dove attendeva agli studi in diritto
civile, confermava l'operante dignita commendatizia del patev et
dominus Basilius de Colalto prothonotarius apostolicus habens ab
40 Franciscus Amati domum suam aptissimam prestavit in capite Muriani cum orto amenissimo: cf.E.A. CICOGNA,
Delle iscrizioni veneziane, V.
V I , Venezia 1853, p. 300.
CONTI DI TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
69
apostolica sede in commendam abbatiam S. Mariae hospitalis
Plavis 41.
Fu probabilmente per gl'interventi di Basilio
che nel 1400
lascid al famiglio Salvatore del fu Nicolb d'Oderzo,il compito di
accordarsi col potesta veneto di Treviso sui diritti daziari del
passo fluviale annesso al monastero 42 - Se llimparentato monaCO Roberto potk per nomina papale salire dai chiostri plavensi alla dignita abbaziale di Follina 43.
Subito preoccupatosi di chiedere in quel 1400 l'inventariazione patrimoniale del monastero follinese che ancora reggeva nel
1416, Roberto non trascurb l'interessarnento sulllOspital del Piave. Presente il conte Schenella, ricevette il 25 aprile 1410 la bolla
d'investitura papale presentatagli da1 nuovo abate plavense Antonio da Conegliano 44.
Ma la sperimentata strategia veneziana di saldarsi nel Trevisano affidando gli enti religiosi ad esponenti di famiglie lagunari,
non permise dopo Roberto e Basilio ulteriori Collalto nei due monasteri tanto che nella patrimonialmente piu sostanziosa Follina,
prima della rifioritura camaldolese di fine sec010 XVI,si awicenb
darono solo commendatari appartenenti a ~dinastieecclesiastiche» quali i Correr, i Barbo, i Podacataro.
Del resto, nel mentre l'invadente politica veneziana puntava
alla fagocitazione dei feudi Collalto che per essere garantiti da1
amerum et mixtum imperium)) si differenziavano dalla restante
geografia politica del Trevisano, sullo stesso rnonastero di S. Eustachio non erano mancate le interferenze esterne.
Dopo le riuscite brighe del veneziano Clario Fraganesco, gih
frate agostiniano candidatosi tra il 1391 ed il 1393 alla carica abbaziale di S. Felice d'Ammiana, S. Tommaso dei Borgognoni e S.
Maria di Follina, S. Eustachio venne a soffrire per le distruzioni
causate dalle milizie ungheresi guidate da1 fiorentino Sigismondo
Scolari. In decadenza pvopter gueras preteritas, nel 1418 ebbe CO-
-
41 Cf.A. GLORIA,Monumenti della Universitd di Padova (1318-1405),
Padova 1888, p. 308 e PESCE,La chiesa..., cit., I, p. 571, 11, p. 331.
42 Cf.PASSOLUNGHI,
L'hospitale..., cit., p. 42.
43 Cf.Mittarelli-Costadoni, Annales..., cit., t. V1 (Venezia 1761),p. 195
(pure pp. 53, 95-96 per precedenti elezioni degli abati Francesco da Padova e Francesco da Treviso).
44 Cf. Stampa, S.n.t. (dopo 1728) (reperibile in Venezia, Archivio di
LuStato, S. Maria degli Angeli in Murano, b. 39, sacc. 55), p. 12;'I. TASSI,
dovico Barbo (1381-1443))Roma 1952, p. 78; G. GUALDO,
Frarnmenti di storia veneta nei sommari di vegistri perduti di Alessandro V, «Miscellanea
Gilles Gerard Meerssemann, Padova 1970, pp. 438-439.
70
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
me abate Francesco Livello, figlio di un not0 chirurgo lagunare,
che nella prima fase della sua lunga reggenza protrattasi fino al
1462, non mancb di vagheggiare un'unione fra il desolat0 S. Eustachio e la piu vitale S. Giustina di Padova 45.
Anticipo di quell'infeudazione del secolo successivo che permise alle contee feudali di Collalto e San Salvatore l'attraversamento di tutta I'eta moderna, la Repubblica di Venezia otteneva
nel frattempo la deposizione dello spento titolo di conti di Treviso. Subita il25 settembre 1471 da1 conte Vinciguerra I, tale deposizione pub essere, nel chiudersi dell'eta medievale, simbolicamente correlata alla pressochk.concomitante fine delle istituzioni
esaminate.
Eccettuata la giovane certosa montelliana garantita da1 suo
ascetico isolamento, i piu antichi Ospedal del Piave e S. Eustachio, nei cui confronti i conti cittadini avevano lungo tutto il basso medioevo riversato interessate attenzioni, stavano infatti per
concludere formalmente l'ormai esauritasi vicenda plurisecolare.
Commendato nel 1437 al conte Venceslao Porcia decano della
chiesa dlAquileia, 1'Ospedal del Piave subiva a meta secolo una
rovinosa piena del Piave che funditus eruere fecit ecclesiam et
monasterium ipsius abbatiae cum intolerabili et ingenti damno,
devastando etiam possessiones, et terras et loca circumvicina 46.
Gli sforzi generosamente profusi da1 Venceslao per la sua ricostruzione sulla destra del fiume in diocesi di Treviso presso la
localita di Lovadina, non riuscirono nel ripristino di una benchk
minima vita monastica. Ne1 1461 passb in commenda a Filippo
Barbarigo decano di Feltre, che nel 1466 affittd i beni al sacerdote veneziano Simone Viviani, il quale per 410 ducati annui s'impegnava al mantenimento di tre sacerdoti ad officiandum 'in ecclesia omni die in dicta abbatia. Ma venutosi a trovare con la
morte del Barbarigo abbatis regimine destitutum, Papa Innocenzo
VIII nell'aprile 1490 uni il monastero - i cui edifici furono abbattuti nel 1856 per l'erezione della nuova parrocchiaIe di Lovadina - alla mensa delle monache agostiniane di S. Maria degli
Angeli di Murano, con perdita di ogni autonoma identita
monastica 47.
Sullo stato del monastero di Nervesa tra i secc. XIV-XV, vedi PELa chiesa..., cit., I, pp. 561-565, 11, pp. 328-331, obbligato pure per
l'ospedal del Piave (I, pp. 569-573; 11, pp. 331-332) e la Certosa del Mon,
tello (I
pp.
,573-581, 11, pp. 332-338).
44 Cf. PASSOLUNGHI,
L1hospitale..., Cit,, pp. 34-37.
47 Cf. CORNER,Ecclesiae..., cit., pp. 307-317; PASSOLUNGHI,
L'hospitale
cit., pp. 37-40; PESCE,La chiesa..., cit., p. 572.
45
SCE,
...,
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
71
Definitiva fine di ogni forma di'vita monastica pure in S. Eustachio di Nervesa, dove l'interesse a garantirsi iI controllo sul
patrimonio e sulle chiese dipendenti favori la continuazione di un
secolare legame col casato fondatore.
Cameriere segreto di Papa Leone X, il conte Manfredo V ottenne da questi il 23 maggio 1521 la trasformazione del monastero in prepositura commendatizia, che fu governaia 'pressochk
ininterrottamente fino al 1865 con abati-prepositi di famiglia 48.
Amena sede di fecondi ozi per illustri ospiti quali il nunzio
apostolico Giovanni della Casa (che vi maturb il Galateo ed altre
opere minori) o l'innamorata Gaspara Stampa (che nel condottiero Collaltino I trovd ispirazione per Uno dei piu noti canzonieri clirici del Cinquecento), le fabbriche monastiche - chiesa romanica
a tre navate ritoccata nel corso dei secoli, chiostro goticol del Trecento - vennero totalmente distrutte per quegli eventi bellici del
I conflitto mondiale, che tra'il novembre 1917 e l'ottobre 1918 ebbero sul ~ o n t e l l oepisodio cruento e decisivo.
Sul passaggio del monastero di Nervesa nella prepositura collaltina e sull'ospitalitA offerta a letterati e poligrafi del Cinquecento veneziano, C£. quanto in PASSOLUNGHI,
I Colialto, pp. 71-72, 79-81, 214 (con al doc.
16 edizione della bolla leonina In supereminentis). Si 6 tuttora in attesa
d'indagini sulle modalith che, dopo secolari litigi per le nomine dei sacerdoti delle chiese legate alla prepositura nervisiana, portarono neI 1865 al
risolutore accordo tra il vescovo di Treviso e l'ultimo conte-abate Giovanni. In favore del vescovo venivano rimessi, assieme al titolo abbaziale,
tutti i diritti di giuspatronato sulle chiese diocesane, mentre l'edificio
monastico rimaneva di proprieth del casato Collalto. Lo scoppio del I
conflitto mondiale ha invece vanificato I'avanzato progetto di donazione
del complesso abbaziale ai frati minori della Provincia veneta di S. Francesco: Venezia, Archivio provinciale di S. Michele in Isola, Atti del Definitorio, Atti Capitolari, anno 1914, 12 novembre (p. 193), anno 1915, 3 marzo (p. 197). Vedi inoltre ,alllanno 1931 nella busta fondazioqi di conventi
proposte e non effettuate il foglio sciolto (copia di lettera) in cui, fra l'altro, si riporta: ... le pratiche sono state portafe fino al punto estremo dopo
il quale non rnancava che.compilare l'atto legale; anche per queste tutto
era stato stabilito, ma poi 10 scoppio della guerra sospese tutto. B pur positivoache verbalmente fu fatta da1 Conte Collalto e accettata dai frati la
donazione.
PIER ANGEL0 PASSOLUNGHI
PER UNA CRONOTASSI' ABBAZIALE DEI MONASTERI D1
S. EUSTACHIO DI NERVESA E S. MARIA DEL PIAVE
Ne1 rinviare la serie priorile della certosa montelliana ad
analisi che ne completino la vicenda protrattasi agli albori
dell'eta contemporanea, per le medievali S . Eustachio di Nervesa
e S. Maria del Piave si propone un'occasionata cronotassi abbaziale. Pur nell'evidente e manifesta perfettibilith, & parso non piu
rinviabile quell'aggiornamento e quellJarricchimento che l'approfondirsi delle conoscenze documentarie e venuto ad apportare
all'arida e settecentesca elencazione del Coleti od ai piu consistenti sforzi ottocenteschi del Fapanni per S. Eustachio di Nervesa, ed al recente avvio del Simionato per S . Maria del Piave.
Cf.: I.D. COLETI,
Emendationes et Additamenta ad Ughelli Italium Sacrarn, t. V/II, C. 74r. (Series chronologica abbatum S. Eustachii de Narvisia nullius dioecesis): Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, mss. lat. IX, 166 (= 3900); F. FAPANNI,
Memorie e cronache intorno ad alcuni villaggi nel Trevigiano, fasc. 18 (Serie cronologica degli Abati e Prepositi delliAbbazia di S, Eustachio di
Nervesa): Venezia, Biblioteca ~ a z i o n a l eMarciana, mss. it. VI, 413
(= 5995); F. FAPANM,Memorie sfoviche della Congregazione di Cusignana ..., cit., pp, XXIV-XXXV; G. SIMIONATO-A.
SARTORETTO,
Sto- .
ria millenavia di Lovadina, Treviso 1981, p. 141.
APPENDICE PRIMA: S. EUSTACHIO D1 NERVESA
1. GISULFO,
anno 1062
Quia tu Gisulphe abbas postulasti a nobis, Papa Alessandro
I1 il 9 marzo (?) 1062, con bolla Susceptt regiminis, prende il
monastero di S."Eustachio nella protezione apostolica.
2. PIETRO,
anno 1091
In loco monasterio ecclesie sancti Eustachii marty ris Christi
sita i n loco MontelEi ad locurn ubi dicitur Narvisia, ubi domi-
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI. BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
73
nus Petrus esse videtur, i conti Rambaldo e Matilda generosamente donano il 3 1 luglio 1091.
3. GISBERTO
(0 GUSBERTO),
anno 1 122
T
Tuis precibus dilecte in Christo Gisberto. annuentes, Papa
Callisto I1 il 22 novembre 1122, con bolla Officii nostri auctoritate, conferma autonomia e beni.
4. GISO(o GISONE),
anno 1134
Dilectis filiis Giso prioui et fratribus i n rnonasteyio S. Eustachii Domino farnulantibus, Papa Innocenzo I1 il 22 aprile
1134, con bolla Quotievtscurnque illud, rinnova protezione.
t
5.
GENNARO
(0 ZEMNARIO),
anni 1 147-1149
Sottoscrittore nel 1147 alla pace di Fontaniva e teste nel
1149 ad una donazione del vescovo di Trieste al monastero
veneziano di S. Giorgio,maggiore.
Januario abbati, Papa Eugenio 111 il 20 agosto 1148, con bolla Religiosis desideriis, rinnova i privilegi dei p~edecessori.
6. GUGLIELMO
(o VIELMO),
anno 1175
Presenti Stefano abate di S. Maria del Pero e Rainerio monaco in S. Bona di Vidor, i120 dicembre 1175 nella cattedrqle di Treviso sottoscrive col vescovo Odolrico un accordo
per la giurisdizione delle chiese a lui sottoposte.
7. ALBERTO, anni 1185-1186
Alberto abbati et conventui de Nervisia, Papa Lucio I11 il 15
aprile 1185, con bolla Iustis petentium desideriis, sanziona i
compromessi sottoscritti col, vescovo Odolrico. Teste il 28
giugno 1186, i n domo Comunis, ad accordi inerenti beni del
Capitolo di Treviso.
La lacunosa copia pervenuta non permette di conoscere se
sia ancora attivo il 5 novembre 1194, all~rchkal dilecto
filio ... abbati rnonasterii Newisiensis Papa Celestino 111, con
bolla Ea quae iudicio, conferma le precedenti intese col defunto vescovo Odorico.
8. R., anno 1214
Senza ulteriori annotazioni nel Coleti.
9. BONINCONTRO
(0 BONINGERIO),
anno 1231
Bonincontro abbati monasterii S. Eustachii de Narvisia, papa Gregorio IX il 20 marzo 1231, con bolla Religiosarn vitarn, conferma beni e chiese.
PIER ANGEL0 PASSOLUNGHI
ALBERTO,
anni 1246-1268
Albertus abbas monasterii de Nervisia risulta impedito il 20
gennaio 1246 nella risoluzione di una lite relativa al rnonastero di Pomposa. I1 31 dicembre 1268 paga al vescovo di
Treviso i quartesi per Spercenigo e Biancade.
BONASIO,
anni 1292-1307
Contro il vescovo trevisano, nel 1292, sostiene le liti presso i
giuristi dello Studio di Padova. Ne1 1307 sanziona gli accordi tra il vescovo di Ceneda e Tolberto da Camino.
JACOPO,
anno 1325
Segnalato da1 Coleti.
AGAPITO,
anni 1344-1345
Menzionato, per il Fapanni, nel Quatemus Decimae del
1344. Ne1 1345, vacante sede abbatiali, il conte Tolberto si
recb nel monastero dove ricevette Ie chiavi della sacrestia in
cui erano custoditi una croce, un messale, un antifonario,
un salterio, un mattutinario, due libri di uffici divini, due
candelieri.
FRANCESCO,
anno 1374
Auctoritate apostolica administrator monasterii S. Eustachii,
si vede riconosciuta da1 vescovo trevisano il 17 agosto 1374
la nomina di un sacerdote in S . Sisto di Nerbon.
-
MARINVIELMO,
anni 1378-1393
Non si sa se fu deposto e o si dimise: nel novembre 1393 il
doge ricordava al successore l'obbligo di assisterlo.
CLARIO
FRAGANESCO,
anni 1393-1416
Morendo lascia in testamento al vuoto monastero dei codici,
fra cui unum Collectare seu Capitolare cum orationibus et
capitulis antiquum.
FRANCESCO
ROSSI,anno 1417
Eletto nel gennaio 1417.
FRANCESCO
LIVELLO,
anni 14 18-1462
Monaco di Nervesa allorchk viene scelto da1 ridotto capito10, riceve nel febbraio 1418 la conferma di Papa Martino V e
prende possesso del monastero nel gennaio 1420. Gli scontri
col vescovo di Treviso per i diritti sulle chiese nervisiane trono arbitro Ludovico Barbo abate in S. Giustina di Padova.
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTiNI DEL MEDIO PIAVE
75
19. GIAMBATTISTA
ZENO,anno 1488
Ricordato, per il Fapanni, in atti della chiesa di Conscio
all'anno 1488 quando era gih cardinale e vescovo di Vicenza
(1- 1501).
20. ANTONIOTREVISAN,
anno 1508
Posto da1 Fapanni al numero 15 della sua serie.
Su richiesta di Manfredo V Conte di Collalto e San Salvatore
che ne divenne il primo abate-preposito, il 23 maggio 1521 Papa
Leone X trasformb il vuoto S. Eustachio di Nervesa in prepositura commendatizia.
APPENDICE SECONDA: S. MARIA DEL PIAVE
A. Priori dell 'Ospedale
1. FEDERICO,
anno 1120
Tibi Federico atque devoto basilice sancte Marie virginis (...)
scitam in ZOCO qui vocatur Talponum prope Plavim, i conti
Rambaldo di Treviso, Valfredo di Colfosco, Ermanno di Ceneda unitamente al nobile Gabriele di Vecelo da Montaner
rimettono donazioni il 2 giugno 1120.
2. RANIERI,
anno 1124
Dilectis filiis Rainerio preposito et eius fratribus, Papa Onorio 11, su esempio del predecessore..Callisto 11, i1 '29 novembre 1124 concede, con bolla Quam ob rem, la protezione
apostolica.
3.. FEDERICO,
anno 1138
' A te Fiderico piscatore ac ministro S. Marie hospitalis, Alberico da Co1 S. Martino ed altri di legge longobarda vendono
terreni il 14 gennaio 1138.
76
'
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
4. MARTINO,anno 1143
Riceve in Treviso unitamente al confratello Auliverio il 1 novembre 1143 le donazioni dei coniugi Boldo e Berta di legge
longobarda.
,
,
anni 1149-1184
5. LEONARDO,
Ne1 febbraio 1149 e nel marzo 1151 loca e permuta in Ramera di Mareno e Saccon di S. Vendemiano.
Dilectis filiis Leonardo priori ecclesie S. Marie de Plavi eiusque fratris, Papa Alessandro 111, con bolla Religiosis votis,
elenca il 10 agosto 1177 le chiese dipendenti.
Con bolla
inter vos del 14 agosto 1184, Papa Lucio I11
conferma le sentenze dei suoi delegati che ne allontanavano
i tentativi d'incorporazione dell'ordine gerosolimitano.
um
6. GERARDO,anni 1187-1196
Dilectis filiis Gerardo priori S. Marie de Plavi eiusque fratribus, Papa Urbano 111, con bolla Religiosis votis, rinnova il 12
giugno 1187 la protezione apostolica e ricorda fra i possessi
la chiesa di S. Pietro di Mareno (ecclesiam b. Petri iuxta
Brentam, cum navi transitoria et aliis pertinentiis suis, molendinis, silvis et aliis).
Riceve nel gennaio 1196 i lasciti di Afriketa in Romarzolo e
si reca nel giugno successivo a Serravalle per le vendite dei
fratelli suseganesi Attolino e Manfredino.
7. ODORICO,anni 1219-1227
Dai tutori di Guecellone e Tolberto da Camino ottiene nel
novembre 1219, alla presenza del Conte Rambaldo, un podere in Cittadella appartehuto al fu Biaquino da Camino. Tra
l'ottobre 1220 e l'aprile 1227 loca ed acquista in Saccon, S .
Michele di Ramera e Cittadella di Mareno.
B. Abati del monastero cistercense
In spiritualibus deforrnatam et in temporalibus diminutam,
Papa Gregorio IX, tra il settembre 1228 e l'aprile 1229, dispone
l'affiliazione della chiesa di S . Maria del Piave all'ordine cistercense, affidandone la,riforma all'abate di S. Maria di Follina. Ed
il 7 maggio 1229 da mandato al priore della padovana S. Maria di
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
77
Vanzo di indurre il priore ed i monaci presenti nell'ospedal del
Piave ut in eodem Zoco Domino militent facta professione iuxta b.
Benedicti et cisterciensis ordinis.
1. GIOVANNI
BONO,anno 1231
Co1 sindaco Gerardo si preoccupa dei diritti del monastero
sulla strada «ungarica» ed in Mandre; acquista in S. Lucia e
Saccon, dove gli vende tre mansi Aicardo del fu Alberto Buca da ~onegliano.
2. SILVANO
(0 SULIMANO),
anni 1237-1240
Investe nel marzo 1237 il presbitero Salamon della chiesa e
beneficio di S. Lucia; vende all'abate di Follina dei terreni
in Mareno nel 1239 anno in cui acquista in Saccon da1 notaio Marco da Vazzola; presenzia col conte di Treviso Schenella figlio dlEnsedisio ad un vassallatico dei conti caminesi
Biaquino e Guecello in favore del monastero di Follina.
3.
PIETRO,anno 1244
Presente il conte Rambaldo di Treviso, acquista nel castello
di Collalto terra in Susegana il 18 novembre 1244.
4. DAVIDE,
anno 1246
Zn ecclesia S. Bartholomei de Camino, acquista il 29 aprile
1246 due appezzamenti in villa di Saccon da Isabello e Bertoloto del fu Giacomino da Vazzola.
5. ALBERTO, anno 1256
Teste il 30 gennaio 1256 ad una concessione di terra in Ces-
salto disposta da Tolberto da Camino in favore del monastero di S. Tommaso di Torcello.
6. GIACOMO,
anni 1265-1267
Riceve le donazioni di Guidotto Guidotti da Nervesa.
7. TAURINO~
anno 1279
Non si sa se sia l'abate nel cui nome il dominus Zulianus
sindicus et procurator monasterii loca tra il 1275 ed il 1277
in Saccon ed in Soffratta.
Ottiene il 16 marzo 1279 l'investitura di decime in Cusignana e Lancenigo.
8. FEDERICO,
anni 1292-1293
Affittata come sindaco e procuratore la granza di Saccon
78
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
nell'aprile 1292, acquista il successivo 18 gennaio terra clausurata in S. Lucia.
9. GIORGIO,
anni 1298-1307
I1 14 gennaio 1298 immette il presbitero Andrea nel beneficio della chiesa di S. Lucia, ed aiutato da1 sindaco Benevento affitta nel 1302 e nel 1307 in Saccon e Susegana. Ne1 1303
aveva intanto permutato terreni in Colfosco col conte Rambaldo V111 e nel 1306, fondendo due distinte chiese situate
in locis desertis, aveva eretto con l'assenso del vescovo di
Ceneda la chiesa dei Ss. Marco e Lorenzo di Soffratta, de
ruinis predictarum duavum ecclesiarurn.
10. MARCHESINO,
anno 1323
Coram reverendo viro domino Marchesino Dei gratia abbate
si effettua il 6 marzo 1323 un atto di compravendita per terreni in Cittadella,
11. ADALGISIO(0 MADALGISIO),
anni 1342-1349
Affitta terreni in Saccon.
12. FRANCESCO
da Padova, anno 1359
Su mandato di Nordio abate di Follina, il sacerdote Giacomo da Montebelluna immette il 14 ottobre 1359 il padovano
Francesco, monaco in S. Maria del Piave, nel possesso del
monas tero.
13. FRANCESCO
da Treviso, anno 1367
Prescelto da Pietro Venier abate di Follina, si vede contesa
la carica abbaziale da Giovanni monaco in S. Tommaso di
Torcello nominato da1 cardinale Aldovino delegato apostoliCO dell'ordine cistercense. Ma in favore di Erancesco de buvgo Sanctovum Quadraginta de Tarvisio si pronunciano definitivamente Pietro abate monasterii Fraternitatis Cabillonensis diocesis riformatore dei monasteri cistercensi in ItaIia e
Giovanni abate del monastero genovese di S. Maria dello
Zerbino.
Avvengono, probabilmente, sotto il suo periodo abbaziale le
rovinose inondazioni del Piave del 1368.
14. GIOVANNI,
anni 1384-1393
In carica neIllaprile 1384, le sue rimostranze portarono nel
1391 alla dogale sugli sconfinamenti fluviali dai feudi Col-
CONTI D1 TREVISO E MONASTERI BENEDETTINI DEL MEDIO PIAVE
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lalto e nel 1392 ad una lettera del p,odesta di Treviso ai conti Collalto per il rispetto dei diritti sulle grave del fiume. Pare si sia ritirato nel 1393.
15. ANDREACIVRAN,
anno 1393
Veneziano; candidato nel 1389 e nel 1392 alla carica abbaziale dei monasteri di S. Gregorio di Venezia e S . Tommaso
.
dei Borgognoni di Torcello.
+
16. GIOVANNI
?
1410. 25 aprile i n Bergamina i n Lovadina.
I1 Rev.do Mis. Frate Antonio da Conegian (...) presentd al
Rev. D. Alberto (sic) Abate di Sanaval della Follina una bulla
della Santita del Papa Alessandro fatta i n Pisa l'anno primo
del suo Pontificato, per la qual f u investido in Abbate
dell'Abbatia dell'Hospedal vacante per la morte del Rev. D.
Zuanne Abbate, la quall'Investitura e possesso li fu dato i n
presenza del signor Sig. Schinella da Collalto conte di Treviso... (cf. Starnpa, cit., in nota 44).
17. ANTONIO da Conegliano, anni 1409-1442
Venne prescelto nel concistoro del 23 ottobre 1409. Essendo
scaduta la sua conduzione nel poco edificante pellegrinaggio per osterie et minus honesta loca, subi nel giugno 1442
una visita ispettiva del vescovo Ludovico Barbo di Treviso,
con conseguente allontanamento.
C. Abati commendatari del monastero cistercense
1. BASILIO
COLLALTO,
anni 1395-140?
Regge in qualita di commendatario il monastero per un decennio.
VENCESLAO
PORCIA,
anni 1447-1460
Regge fino alla morte il monastero, che, per essere ormai
circondato da un ramo del Piave, veniva indicato nell'ottobre 1447 come Sancte Marie ab hospitali inter duas Plaves.
Per la devastante inondazione di qualche anno dopo, si affretta a ricorrere 1'11 maggio 1456 al doge per quell'ultima
ricostruzione i n alio loco ubi non dubitabit de dicto flumine
realizzata nella piu interna Lovadina.
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3.
PIER ANGELO PASSOLUNGHI
FILIPPO
BARBARIGO,
anni 1461-1490
Riceve la commenda da Papa Paolo 11, che il 14 giugno 1461
dispone per il suo insediamento.
Alla morte del Barbarigo, Papa Innocenzo V111 awid il 30
aprile 1490 la serie di decreti che disponevano l'unione del patrimonio di S. Maria del Piave (ormai detta de Lovadina) alle agostiniane di S . Maria degli Angeli di Murano.
3.Antiqua effigies B. Julianne~ollaltoVirginis Fundatn'cis et I Abbnrissae Monesteni SS.
Blasii ef crxrrriejri
de l;lJln'dairPd
fi~eliarum(F- CORNER,N01Stie s~o)I(cke
delle chiese e mona~ t e r (Jri
i ~ e n g t i ae ~ ~ ~ ">aQova
~ ~ l 1768,
l ~P. $281. , ~ ~
5-Nervesa del1-r Battaglia, loc;cxlit& Abbaazia: ruderE d-1 monaste-.~& j S, ~
meridionale (estote 1988).
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~S U ~lar0
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~
9.Ex-granxa di Sottoselva. particolare dcila lapide sopra I'ingresso: A
INDICIONE VI DNO GAL / VANIO EXISTENT-E ABBATE / HOC OP
gm
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12. Chartreuse 6.Ig MonfeSli, Ch.
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Map"J&r&meSl,lae Mariae ec H%eronymi de Monreilo (Maison de lbrdre de Chartrelu. Vlies e i noricrs, t. 111. Parkminsler
1916, p. 67).
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