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15 dicembre
2014 - n° 36
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16 febbraio 2015 - n°8
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dalla tua parte
di Ida Macchi
cosa fare se prendi un’infezione in ospedale
«Dovrai rivolgerti a un avvocato, che
chiederà la collaborazione di un medico
legale e di un infettivologo, per verificare
se la polmonite è stata proprio contratta
in ospedale», risponde l’avvocato Paola
Tuillier, del foro di Roma . «La consulenza
dello specialista è fondamentale: oltre
a identificare se la tipologia batterica è
tra quelle che entrano più facilmente in
azione in ospedale, può valutare se si
sono verificati comportamenti negligenti
all’interno della struttura sanitaria che
hanno prodotto il contagio. Per esempio,
un contatto con strumenti sanitari non
sterilizzati, oppure “errori “ in sala operatoria
o dopo (come la dimenticanza di una garza
nell’addome, un ritardo nel cambio del
catetere, cure antibiotiche errate o tardive,
o il soggiorno in locali non salubri o idonei
igienicamente). In questi casi, l’ospedale
potrà essere considerato responsabile e,
talvolta, anche il medico. L’avvocato, allora,
inizierà un procedimento per richiedere
eventuali danni».
●
❝
“Mio marito è stato
ricoverato in ospedale per
un intervento chirurgico. Una volta
tornato a casa, è rimasto vittima
di una polmonite che penso abbia
preso proprio in ospedale. Ha
perso numerosi giorni di lavoro
e continua a stare male. Posso
chiedere i danni?”
❝
Laura , 47 anni
✏
Qui trovi l’iniziativa di Cittadinanza attiva: http://j.mp/progettoinfezioni
dogsit t ing
il cane
morde. chi
paga i danni?
❝
In partenza per un
viaggio all’estero,
un amico mi ha lasciato
in custodia il suo cane e,
mentre l’avevo in affido,
l’animale ha procurato
delle ferite a una persona.
Chi ne è responsabile,
io o il proprietario?
❝
DaviDe, 34 anni
● «Dipende. Nel tuo caso, ti
sei preso cura del cane per
fare un favore a un amico,
e quindi la custodia è solo
a titolo di cortesia. Quindi,
le responsabilità e i danni
causati da Fido sarebbero
a carico dell’effettivo
10
starbene
alla larga dai germi
Il Tribunale per i diritti del malato,
iniziativa di cittadinanza attiva (www.
cittadinanzattiva.it), ha dato il via ad una
campagna sulla prevenzione delle infezioni
ospedaliere, suggerendo alcune semplici
regole per contribuire a ridurle.
● Durante la degenza, cura l’igiene più del
solito, lavandoti e facendo lavare le mani
anche a parenti e amici.
● Chiedi dotazioni personalizzate:
termometro, padelle, pappagallo, stoviglie.
● Chiedi al personale sanitario quanto
tempo dovrai tenere un catetere (urinario o
venoso) e ricorda di controllarlo, e di farti
dire quando devono toglierlo.
● Usa in maniera appropriata gli
ambienti, rispettando i divieti.
● Evita di andare in ospedale in visita
a un parente o amico quando stai male
(anche se hai un semplice raffreddore).
● Assumi gli antibiotici correttamente
e solo quando prescritti dal medico.
proprietario», spiega
l’avvocato Marco Stucchi
del foro di Milano.
● «Questa regola, però, cade,
se l’incidente è avvenuto per
tua negligenza. Per esempio
perché hai portato il cane a
spasso senza guinzaglio o
museruola, oppure perché,
pur sapendo che è un animale
un po’ giocherellone, non
sei stato prudente quando
qualcuno è entrato in casa,
specialmente se si trattava
di bambini, sempre a rischio
anche per la loro statura».
● «Se invece il cane ha
procurato dei danni per
un caso imprevedibile e
incontrollabile (cioè fortuito:
per esempio è scappato per
un rumore e ha danneggiato
qualcuno o qualcosa ) che
non dipende dalla tua incuria,
la tua responsabilità
è esclusa e risponde solo il
vero proprietario».
● «Queste regole valgono
anche se adotti, solo
temporaneamente, un cane
smarrito o fuggito.
Sin tanto che il trovatello
è sotto le tue ali, ne sei
responsabile e ne rispondi
finché non ritrovi il legittimo
proprietario o affidi l’animale
a un canile». Ecco perché, se
vedi un cane abbandonato,
conviene avvertire i vigili
di zona o l’Ente protezione
animali (enpa.it).
assicurati
● Di solito, la normale
assicurazione del “padre
di famiglia”, quella che
propone anche la banca,
copre i danni di un amico
a 4 zampe che fa parte del
nucleo domestico.
● La sua copertura spesso
vale anche nei casi in cui,
chi l’ha stipulata, deve
rispondere dei danni di un
cane tenuto in affido per
cortesia. Controlla.
● Però per essere tranquilli
a 360°, chi possiede un
cane dovrebbe stipulare
un contratto assicurativo
specifico, che copra tutti
i danni prodotti da Fido,
indipendentemente
da chi lo ha in custodia.
Hai domande di malasanità per l’avvocato? forum.starbene.it/f143/
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malasan ità
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23 febbraio 2015 - n° 9
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dalla tua parte
di Ida Macchi
alta velocItà lenta
ti rimborsano così
❝
Per lavoro mi sono
recato da Milano a
Roma in treno. Proprio perché
avevo un appuntamento
importante, ho scelto di
viaggiare con l’Alta Velocità. Il
treno è arrivato a destinazione
con oltre un’ora di ritardo,
creandomi grossi problemi.
Posso chiedere il rimborso?
spiega l’avvocato Marco Stucchi, del
foro di Milano. «Hai 6 mesi di tempo,
dalla data dell’emissione, per utilizzarlo
per l’acquisto di un altro biglietto.
Attenzione: se il costo del nuovo
biglietto è inferiore a quello del bonus
non hai diritto ad alcun resto».
● il rimborso è previsto anche se
viaggi con diversi tipi di treni veloci,
come l’Eurostar city Italia, gli Intercity
diurni o gli Eurocity (ma solo per la
tratta di viaggio nazionale) se arrivano
a destinazione con 30 minuti di ritardo.
Il valore del bonus, in questo caso,
è pari al 30%.
● Per ottenere l’indennizzo,
devi consegnare il biglietto alla
biglietteria o all’ufficio informazioni
della stazione d’arrivo. Il bonus
ti viene dato immediatamente o
recapitato a casa. Oppure, puoi inviare
il tuo documento di viaggio in una
busta all’ufficio informazioni, corredato
dai tuoi dati (nome e indirizzo). Allora,
in questo caso hai 12 mesi di tempo.
● il diritto di indennizzo non c’è se
il ritardo dipende da una causa di
forza maggiore: lavori programmati in
linea (se resi noti prima ai passeggeri),
scioperi (fino a 3 ore successive alla
fine dello sciopero), occupazione dei
binari, incendi, calamità naturali.
❝
DAVIDE , 42 AnnI
ritardo
t reni in
● «sì: se il treno alta velocità ti
porta a destinazione con un ritardo
superiore a 25 minuti, hai diritto a
un bonus (è un voucher) pari al 50%
o del costo della tratta percorsa»,
quando ti fanno morire di freddo (o di caldo)
Getty (2)
● Hai scelto di viaggiare su un Eurostar
o un Intercity per garantirti la presenza
di un impianto di climatizzazione,
e quindi un maggior comfort rispetto
a certi treni. Se il vagone su cui viaggi
ha una temperatura troppo bassa o
troppo alta e non ti assegnano un
posto alternativo in una carrozza (anche
di classe superiore) dove l’impianto
✉
@
funziona, hai diritto a un risarcimento:
un bonus pari al 50% del biglietto per
l’Eurostar e al 30% di quello per un Intercity.
● Il rimborso, però, ti viene
riconosciuto solo se fai annotare sul
tuo biglietto, da parte del personale
del treno, il disservizio. Se però il treno
“non condizionato” è anche in ritardo, ti
riconoscerenno un solo bonus.
INFO. Per offrire un valido sostegno ai cittadini che vogliono far valere
le proprie ragioni di viaggiatori, il Mo viMent o Consu Mat ori ha
dato il via a “Diritti sui binari”, campagna contro i disservizi ferroviari.
L’iniziativa ti offre un filo diretto con l’associazione attraverso il numero
verde 800.774.770, con il quale puoi segnalare ogni violazione.
10
starbene
se sto male il convivente
può decidere per me?
❝
Convivo da 5 anni. Vorrei che,
qualora mi succedesse qualcosa
e non fossi in grado di rispondere
di me stessa, fosse il mio partner a
occuparsi della gestione della mia
salute (firmare autorizzazioni,
prendere decisioni). è possibile?
❝
Le risposte a difesa dei pazienti e dei consumatori
salut e
SArA, 35 AnnI
● «sì: la legge (9 gennaio 2004) riconosce
la figura dell’amministratore di sostegno,
ovvero di una persona da te prescelta che ti
aiuti nella gestione della tua salute, se non
sei più in grado di badarvi autonomamente»,
spiega l’avvocato Paola Tuillier del foro di Roma.
● nel momento del bisogno, chi hai designato
ti affiancherà e ti aiuterà nelle scelte sanitarie
e, qualora non fossi cosciente, potrà tutelare
i tuoi interessi. Il suo intervento può essere
temporaneo (infermità transitoria) o definitivo,
se la malattia è un problema irreversibile.
● Per designare l’amministratore di sostegno
devi stilare una dichiarazione scritta in cui
indichi la persona prescelta e quali compiti vuoi
affidargli, e poi farla autenticare da un pubblico
ufficiale (basta anche un impiegato del tuo
comune di residenza). Dopo devi presentare la
domanda al giudice tutelare, presso il tribunale
del tuo luogo di residenza (anche senza
avvocato). Entro 60 giorni dalla richiesta, il
giudice provvede alla nomina con un decreto.
chi puoi scegliere come “sostegno”
Oltre al compagno stabilmente convivente,
chi vuole avvalersi di un amministratore di
sostegno può scegliere tra il coniuge (purché
non separato legalmente), il padre, la madre,
il figlio, il fratello o la sorella, e comunque
un parente entro il quarto grado. Se non hai
scelto nessuno, in caso di emergenza e di
tua incapacità, sarà il parente più prossimo a
decidere per te. Se non c’è, interviene il giudice.
Tutti i tuoi diritti su movimentoconsumatori.it/public.../Guida_Diritti_sui_binari.pdf
se N
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9 Marzo 2015 - n° 11
la tua abitudine al benessere
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dalla tua parte
di Ida Macchi
Le risposte a difesa dei pazienti e dei consumatori
❝
Lavoro in un ufficio in
cui la pulizia lascia a
desiderare. Alla sera, spesso mi
bruciano gli occhi, oppure ho
il naso che cola, anche se non
sono raffreddata. Ho il sospetto
che dipenda dalla polvere
che si accumula. Posso fare
qualcosa per salvaguardare
la mia salute?
❝
ElisabEtta, 40 aNNi
io
in uffic
● «Certo», risponde l’avvocato Paola
Tuillier del Foro di Roma. «Lavorare
in un ambiente sano è un tuo pieno
diritto, sancito da ben 3 articoli
della Costituzione (artt. 2-32 e 41) e
tutelato dagli articoli 62 e 66 della
legge per la sicurezza sul lavoro
(Decreto Legislativo 81/08). Il testo
stabilisce anche le caratteristiche
ideali del microclima per i locali
adibiti ad attività professionali.
● Al pari di una corretta pulizia,
spetta al datore di lavoro rispettare
tali norme. Inoltre, ha l’obbligo di far
rimuovere la sporcizia fuori dall’orario
lavorativo: per evitare di sollevare
polveri che rischieresti di inalare. Deve
anche collocare, lontano dagli uffici,
eventuali depositi “a cielo aperto” di
immondizie e rifiuti, che possono
emanare odori e vapori insalubri o
potenzialmente dannosi.
● Se il tuo ufficio non è pulito, perciò,
parlane con il tuo capo, chiedendogli
di porvi rimedio. Se non lo fa, segnala
la situazione al medico aziendale.
Oppure, parlane con il responsabile
del servizio prevenzione e protezione
(è nominato dall’azienda e risponde
in materia di sicurezza); puoi anche
rivolgerti al collega che, come
rappresentante dei lavoratori, vigila sul
rispetto delle norme per un ambiente
a prova di salute.
● Se, dopo le prime segnalazioni, non
vedi alcun miglioramento rivolgiti al
Servizio prevenzione e sicurezza negli
ambienti di lavoro (Spsal) e denuncia
la situazione: è attivo nella tua ASL di
competenza. Provvederà a effettuare
un sopralluogo nel tuo ufficio e, se
necessario, a stilare una diffida nei
confronti del datore di lavoro, che
lo obbliga a porre rimedio entro un
tempo prestabilito. Dopo, sono previsti
un secondo sopralluogo e, nel caso
di un mancato adeguamento, una
sanzione pecuniaria».
aria salubre, temperatura adeguata e luce naturale
Tips (2)
● Il decreto legislativo 81/98, oltre
alla pulizia, obbliga il datore di lavoro a
garantire il rispetto di queste condizioni.
● Aria salubre, assicurata da porte e
finestre o da climatizzatori. Gli impianti
devono essere sempre funzionanti,
non devono orientare correnti d’aria sui
lavoratori ed essere sottoposti a controlli,
manutenzione e pulizia.
10
starbene
● Temperatura
adeguata, in rapporto al
tipo di attività svolta. Per esempio, tra i 20
e i 22 °C negli uffici in cui si sta per lo più
fermi, seduti alla propria scrivania.
● Sufficiente luce naturale, illuminazione
artificiale e di sicurezza.
● Servizi igienici, per uomini e per
donne, puliti e provvisti d’acqua per uso
potabile e per lavarsi.
da
sulla st ra
multe: oltre 90 giorni
puoi fare ricorso
❝
Ho ricevuto una multa per
eccesso di velocità, verificata
da un autovelox, che sarebbe stata
commessa 5 mesi fa. L’auto è di mia
proprietà. Posso fare ricorso?
❝
Il capo deve
garantire la pulizia
Niccolò, 33 aNNi
● «Sì: il Codice della strada stabilisce che
i verbali di accertamento devono essere
notificati entro 90 giorni dall’infrazione»,
risponde l’avvocato Marco Stucchi del Foro
di Milano. «Sulla notifica recapitata fuori
tempo limite, viene riportata una dicitura
che informa che il termine è ugualmente
valido, perché conteggiato dal momento in
cui gli agenti hanno visionato il fotogramma.
Non è così: i 90 giorni decorrono dal
momento dell’infrazione, tranne in alcuni
casi eccezionali che richiedono ulteriori
accertamenti per risalire al proprietario. Per
esempio, se l’ auto è intestata a una società
di leasing, è stata venduta o il proprietario ha
cambiato residenza.
● «Per questo, anche se entro 5 giorni dalla
notifica puoi pagare la sanzione con uno
sconto del 30%, ti consiglio di presentare
ricorso al Prefetto del luogo dove è stata
commessa l’infrazione. Lo devi inviare tramite
raccomandata A/R, entro 60 giorni, indicando
il mancato rispetto del termine. I tempi per
una risposta sono lunghi: conserva perciò
tutte le ricevute. In caso di “silenzio”, significa
che il tuo ricorso è stato accolto. Sappi però
che il Prefetto ha la possibilità di rigettarlo e
perfino di raddoppiare la sanzione: questo
provvedimento è comunque impugnabile
davanti al Giudice di pace.
✉
@
INFO. Non sai come compilare il ricorso
al Prefetto per contestare una multa?
Sul sito di Altroconsumo (altroconsumo.
it ) trovi il modulo precompilato. Puoi
scaricarlo gratuitamente, anche se non
sei iscritto, inserendo il tuo indirizzo di
posta elettronica.
Hai domande per il nostro avvocato? forum.starbene.it/f143/
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16 Marzo 2015
n° 12
LA TUA AbiTUdine AL benessere
dopo il parto
la depressiONe si
cUra cON UN ’app
presTo,
Un rosseTTo
rosA!
Che dieTA
hAi
fATTo?
viaggio-inchiesta
Così mi sento
subito meglio
nelle ultime
mode ALimenTAri
5
frasi da non dire
mai in amore
lavoro a tempo pieno ma...
pane, detersivi e sapone
me li produco io
e
l
a
i
c
e
p
s
latte sì
osfATiAmo
no?
i LUoghi ComUni
iL TesT per sCoprire Come
dormire bene
+
oTTieni iL mAssimo dAL TUo brACCiALeTTo fiTness
Set tim anale - marz o - anno XXXViii - n.12 -Sped. in a.p. - d.l . 353/2003 (con V. in l . 27/02/2004 n. 46) ar t. 1 comma 1, ne/Vr - Verona- auStria € 4,30 - Germ ania € 5,10 - bel Gio € 4,20 - SpaGna € 4,30 - Fr ancia €4,30 - l uSSembur Go € 4,30 - por t oGall o (cont .) € 4,00 - SVizzer a c ant on
ticino cHF 4,80 - SVizzer a cHF 5,10 - u.k. Gbp 3,40 - uSd 8,50 - c anad a 8,50
dalla tua parte
di Ida Macchi
difenditi dalle società di recupero crediti
❝
Ho chiesto un prestito a una
finanziaria, ma non sono
riuscito a pagare un paio di rate.
Ora, la società di recupero crediti
mi sta tempestando di telefonate,
invitandomi a chiamare numeri a
pagamento, per altro costosissimi,
per risolvere la questione.
Che cosa posso fare?
❝
AndreA, 49 Anni
● «La finanziaria ha il diritto di chiederti
il pagamento delle rate rimaste inevase:
può sollecitarti telefonicamente, o mediante
lettere, e perfino citarti in giudizio, se le
richieste di rimborso non sono andate a
buon fine», avverte l’avvocato Marco Stucchi
del Foro di Milano. «Non può invece “batter
cassa” violando la privacy, o trasformare
l’azione di recupero in una sorta di stalking,
dai toni intimidatori, al punto che il debitore
(o addirittura i membri della sua famiglia)
si sentano minacciati, o in qualche modo
bersagliati da richieste pressanti».
● «Lo ha stabilito l’Autorità Garante
della concorrenza e del mercato, che
recentemente ha dato multe salatissime
alle società di recupero crediti che hanno
adottato comportamenti troppo aggressivi
verso gli utenti. Quali? Per esempio,
notificare atti di citazione finti, telefonare
ai vicini di casa, lasciare messaggi sul posto
di lavoro, mandare “un esattore” alla porta
di casa, o come è capitato a te, tartassarti di
telefonate, invitandoti a contattare numeri
a pagamento per presunte “verifiche
amministrative”, con un costo elevato a tuo
carico», continua l’avvocato.
● «La prima cosa da fare è segnalare le
illecite pressioni di cui sei stato vittima sia
alla finanziaria, inviando una raccomandata,
sia all’Autorità Antitrust (www.agcm.it),
privacy
mio padre È
ricoverato
lontano da me
e non riesco
ad avere
informazioni
su come sta
● «Le informazioni sullo
❝
Vivo e Roma
e mio padre è
ricoverato in ospedale
a Milano: ho telefonato
in reparto chiedendo
informazioni sulla
sua salute, ma per la
tutela della privacy non
possono rispondermi.
È giusto?
❝
AnnA, 35 Anni
8
starbene
stato di salute di ognuno
di noi sono top secret.
Lo stabilisce sia il codice di
deontologia medica sia la
legge sulla privacy (la 675/96)»,
spiega l’avvocato Paola Tuillier
del foro di Roma. «E queste
regole valgono in ospedale,
ma anche nell’ambulatorio del
✏
facendo una segnalazione online (trovi un
modulo già pronto da compilare)».
● «Prova inoltre a chiedere alla
finanziaria di poter concordare un piano di
rateizzazione più adatto alle tue esigenze».
● «Se poi le pressioni non cessano e
si fanno sempre più intimidatorie, puoi
richiedere alla finanziaria un risarcimento
del danno non patrimoniale per la
violazione della tua privacy: in questo caso,
è meglio farsi assistere da un avvocato»,
conclude l’esperto.
quando puoi rivalerti
● Il Garante della privacy
ha stabilito
che questi comportamenti sono
profondamente scorretti:
● telefonate preregistrate
● affissione di avvisi di mora sulla
porta del debitore
● sollecitazioni di pagamento che
possono essere viste da tutti
● chiamate a familiari, vicini di casa,
o al datore di lavoro, per metterli
a conoscenza del debito.
medico di famiglia, o i
n quello di uno specialista,
per l’acquisto di medicine, o
per operazioni amministrative,
come per esempio nel
caso di cartelle sanitarie»,
continua l’esperta.
● «Durante una degenza, le
informazioni sanitarie possono
essere comunicate solo alle
persone designate dal malato
al momento dell’accettazione:
un figlio, il coniuge, ma anche
un amico o un vicino».
● «Se manca l’ ok del
paziente, invece, il silenzio
assoluto è d’obbligo e, se
il malato lo desidera, può
addirittura richiedere che la
Shutterstock (2)
nt i
finanziame
sua presenza in una struttura
sanitaria venga taciuta anche
alle persone a lui più vicine»,
precisa Paola Tuillier.
● «Se vuoi avere la situazione
clinica di tuo padre sotto
controllo, perciò, chiedi a tuo
padre di nominarti referente
autorizzato a ricevere le
informazioni sanitarie. Dovrai
fornire i tuoi dati all’ospedale
e verrai tenuta periodicamente
al corrente sulla sua situazione.
Sappi però che l’unica
persona autorizzata a darti
comunicazioni sullo stato
di salute di tuo padre deve
essere un medico», conclude
l’avvocato del Foro di Roma.
Se vuoi saperne di più sulle norme che regolano la privacy in ambito sanitario, leggi il vademecum
“Dalla parte dei Pazienti “, scaricabile dal sito del Garante per la protezione dei dati personali:
www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1812198
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23 Marzo 2015
n° 13 -1,50 e
LA TUA AbiTUdine AL benessere
anoressia
sOcial NetwOrk
e iNterNet sONO
UN PericOlO?
gLi eserCiZi Per
ALLenArTi
A essere FeLiCe
La scienza dice che si può
9
AsTUZie CHe Ti
FAnno nUoTAre
megLio
PrONtO sOccOrsO
In questi casi
puoi evitare
di andarci
Piastre
PhON
sPazzOle
gli strumenti per
la piega fai da te
CHe VoTo HA iL TUo
meTAboLismo?
Lo scopri con un nuovo test.
SucchI
d’arancIa
e lo migliori così
ProVATi Per Voi
+
iL Cibo biodinAmiCo FA bene ALLA sALUTe? Starbene Indaga
Set tim anale - marz o - anno XXXViii - n.13 -Sped. in a.p. - d.l . 353/2003 (con V. in l . 27/02/2004 n. 46) ar t. 1 comma 1, ne/Vr - Verona- auStria € 4,30 - Germ ania € 5,10 - bel Gio € 4,20 - SpaGna € 4,30 - Fr ancia €4,30 - l uSSembur Go € 4,30 - por t oGall o (cont .) €
4,00 - SVizzer a c ant on ticino cHF 4,80 - SVizzer a cHF 5,10 - u.k. Gbp 3,40 - uSd 8,50 - c anad a 8,50
dalla tua parte
di Ida Macchi
Le risposte a difesa dei pazienti e dei consumatori
❝
Ho prenotato un
soggiorno in Egitto,
sperando che all’ultimo
momento non si trasformi in
una “meta calda”, com’è già
successo. Però il tour operator
mi ha spiegato che se dovessi
rinunciare al viaggio per
motivi di sicurezza, pagherò
una penale. è così?
❝
susanna, 35 anni
IO
IN VIAGG
● «No se il Ministero degli Affari
Esteri dice ufficialmente che si
tratta di un Paese a rischio. Il
Ministero, infatti, fra i suoi compiti ha
anche quello di monitorare i Paesi
in cui minacce terroristiche, tensioni
politiche o emergenze sanitarie
(epidemie, per esempio), mettono a
rischio la sicurezza e l’ incolumità dei
viaggiatori», spiega l’avvocato Marco
Stucchi del Foro di Milano. «Se, alla
vigilia della partenza, la tua meta
rientra tra quelle su cui pesa questo
alert, puoi decidere giustamente di
rinunciare al viaggio, senza per questo
doverci rimettere di tasca tua».
● «In caso di annullamento per
cause indipendenti dalla volontà
del viaggiatore, il codice del turismo
prevede infatti che il tour operator
rimborsi la somma pagata entro
7 giorni dalla disdetta. Non è
contemplata nessuna penale. E non
importa che nel contratto di viaggio
ci sia questa clausola: non vale.
● Se non vuoi rinunciare al viaggio,
magari perché hai già chiesto le
ferie, è un tuo diritto avere anche
un’alternativa: l’agenzia deve cioè
metterti a disposizione una rosa di
destinazioni “sicure” tra cui scegliere
e per le quali non è previsto nessun
costo extra o aggiuntivo, rispetto a
quello del pacchetto già acquistato.
● Se il tuo tour operator ti chiede il
pagamento di una penale, o non ti
fornisce proposte di mete alternative
senza maggiorazioni di prezzo, puoi
denunciarlo all’Autorità garante della
concorrenza e del mercato (agcm.it),
con una segnalazione online».
iStock, Fotolia
prima di partire controlla che non ci siano rischi
Se devi recarti all’estero consulta
preventivamente viaggiaresicuri.it
Curato dall’Unità di Crisi del Ministero
degli Esteri e della Cooperazione
Internazionale, fornisce informazioni
aggiornate su tutti i Paesi del mondo,
indicandoti problemi di sicurezza,
fenomeni atmosferici o epidemie che
rendono sconsigliabile la partenza. Puoi
@
✉
10
avere le stesse informazioni anche via
telefono, chiamando l’Unità di Crisi allo
06-491115. Registra il tuo viaggio sul
dovesiamonelmondo.it, sito messo a
disposizione dalla Farnesina, indicando
le tue generalità, l’itinerario e il cellulare.
Oppure, fornisci gli stessi dati telefonando
allo 011-2219018. Durante il tuo
soggiorno, riceverai i nuovi avvisi.
INFO. Se vuoi conoscere i diritti dei viaggiatore , puoi scaricare una
guida dal sito del Movimento Consumatori che ti offre tutte le dritte
per far valere le tue ragioni. http://www.movimentoconsumatori.it/
public/upload/pdf/progetti_allegato_1215680968.pdf
starbene
A
DAL DENT IST
il ponte “balla”? o lo
ripara o ti risarcisce
❝
Mi sono rivolta a un
odontoiatra per mettere
alcune protesi. A 2 mesi di distanza,
il disastro: uno dei ponti che mi ha
inserito traballa e mastico male.
Anche il risultato estetico è brutto.
Posso riavere i miei soldi?
❝
vIaggI: se c’è perIcolo
hai diritto al rimborso
Federica, 46 anni
● «Innanzitutto rivolgiti di nuovo al
dentista e chiedigli di rimediare», suggerisce
l’avvocato Paola Tuillier del Foro di Roma. «Non
sono previsti costi extra: in caso di problemi
tecnici (un ponte instabile, fratturato o
scheggiato), un professionista si assume le sue
responsailità e presta le cure necessarie, senza
ulteriori spese per il paziente».
● «Se si rifiuta, magari aggrappandosi alla
scusa che le colpe del lavoro mal riuscito sono
da attribuire a tuoi comportamenti, o se scarica
le responsabilità sull’odontotecnico che ha
fatto le protesi, avvia la pratica di risarcimento».
● «Richiedi allo studio dentistico copia del
tuo piano di trattamento protesico e quella
dell’ortopanoramica (o delle radiografie), che
sicuramente hai effettuato prima di iniziare
le cure. è obbligato a fornirteli. Poi, con il
preventivo e la fattura pagata, chiedi la perizia
di un medico legale che ti prescriverà una
nuova ortopanoramica».
● «Se il medico legale ravvisa una colpa da
parte del dentista, scriverà una relazione e
quantificherà anche il danno che hai subito ,
valutandolo sia sul fronte estetico sia su quello
funzionale: modificazioni della masticazione,
per esempio, o eventuali alterazioni nella
pronuncia delle parole. Poi, con la sua
relazione, puoi rivolgerti a un avvocato che
avvierà una procedura di mediazione con la
relativa richiesta di risarcimento».
● Ricorda che la richiesta va sempre
indirizzata all’odontoiatra: sta infatti al
medico provare di avere eseguito in maniera
diligente la propria prestazione professionale.
Ed è lui a doversi rivalere sull’odontotecnico, se
quest’ultimo è il vero colpevole».
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tt U
im OV
aN O
al
e
30 Marzo 2015
n° 14 -1,50 e
LA TUA AbiTUdine AL benessere
scoperte
L’ArTrosi
si previene
e si CUrA
Con
iL Cibo
Lo dice Marco Lanzetta, il più
famoso chirurgo della mano
I GURU DEL
MOMENTO
Chi sono e perChé
hAnno sUCCesso
ORMONI IN
MENOPAUSA
NO, grazie. iO pUNtO
sUlla NatUra
beaUty iNchiesta
Le creme che rimpolpano
il viso funzionano davvero?
10
BUONI
MOTIVI PER
ANDARE A
CAVALLO
ALLerGie, Addio!
Le noviTà Che neUTrALizzAno i poLLini
+
i capillari si cancellano con il metodo su misura per te
Set tim anale - marz o - anno XXXViii - n.14 -Sped. in a.p. - d.l . 353/2003 (con V. in l . 27/02/2004 n. 46) ar t. 1 comma 1, ne/Vr - Verona- auStria € 4,30 - Germ ania € 5,10 - bel Gio € 4,20 - SpaGna € 4,30 - Fr ancia €4,30 l uSSembur Go € 4,30 - por t oGall o (cont .) € 4,00 - SVizzer a c ant on ticino cHF 4,80 - SVizzer a cHF 5,10 - u.k. Gbp 3,40 - uSd 8,50 - c anad a 8,50
dalla tua parte
di Ida Macchi
se ti fai male è responsabile il gestore
❝
Il fermo del pedale della
cyclette si è sganciato
mentre mi stavo allenando e mi
sono fatto male alla caviglia. Dopo
2 settimane di cure e di assenza
dal lavoro cammino ancora
male. Ho chiesto al titolare della
palestra di essere risarcito, ma
dice che è colpa mia. Che fare?
❝
massimo , 32 anni
● «In caso di cattiva manutenzione degli
attrezzi, le responsabilità dell’incidente
ricadono sul titolare della palestra», spiega
l’avvocato Paola Tuillier, del Foro di Roma.
ti hanno
clonato
la carta
di credito?
l’istituto che
l’ha emessa ti
rifonde così
❝
Sull’ultimo
estratto conto
della carta di credito
mi sono ritrovata spese
che non ho mai fatto,
e così ho capito che
mi hanno clonato
la carta. Cosa devo
fare per recuperare
i miei soldi?
❝
Giulia , 30 anni
8
starbene
«Con il pagamento della quota d’iscrizione
concludi infatti un contratto con il
centro sportivo. Il gestore ti garantisce
il diritto alla frequenza, ma anche una
corretta manutenzione degli attrezzi
messi a disposizione e la preparazione
degli istruttori di sala. Il centro sportivo è
responsabile persino degli infortuni che si
verificano durante un corso, magari perché
ti hanno fatto fare degli esercizi superiori
alle tua capacità, o perché il trainer non
ha messo in atto le necessarie misure di
sicurezza (per esempio, la sala era troppo
affollata e vi siete scontrati)».
● «Hai quindi diritto a un indennizzo
che, stando a una sentenza della
Cassazione (sezione III, n. 858 del
17.1.2008), deve coprire le spese mediche
sostenute, quelle per eventuali trattamenti
di riabilitazione, il mancato guadagno
per le giornate di lavoro perso ma
anche il danno biologico che hai subito.
Quest’ultimo viene valutato in base al
numero di giorni in cui non hai potuto
muoverti, cioè i 15 indicati sul certificato
del pronto soccorso, allungabili dopo un
successivo controllo del medico».
banche
● «Visto che nel tuo caso il titolare della
palestra declina ogni responsabilità,
fai valere i tuoi diritti tramite un avvocato.
Portagli il certificato del pronto soccorso
e le spese mediche sostenute. Sarà il
gestore della palestra a dover provare
di aver messo in atto tutte le misure di
sicurezza, o che l’incidente è avvenuto
per tua responsabilità. Se, al momento
dell’infortunio, erano presenti altri iscritti,
fornisci al tuo legale i loro nomi, in modo
da contattarli come testimoni».
l’infortunio come spettatore
● Se stai assistendo a una
competizione in un centro sportivo e,
per esempio, ti fai male per colpa di una
palla finita fuori campo che ti colpisce,
hai diritto a un risarcimento.
● Non ne risponde il giocatore
maldestro, ma la struttura sportiva. Il
tribunale di Milano (sent. del 12.11.92) ha
stabilito che il centro deve montare una
recinzione per proteggere gli spettatori
da qualsiasi possibilità di incidente.
● «Se la Banca dice di non
● «Blocca immediatamente
la carta e denuncia la
clonazione alla Polizia o ai
Carabinieri», suggerisce Marco
Stucchi, avvocato del Foro
di Milano. «Per il rimborso,
rivolgiti alla banca o alla
società che gestisce la carta
di credito. L’art. 56 del Codice
del Consumo stabilisce che
l’istituto emittente deve
risarcirti la somma addebitata,
trattenendo una franchigia che
di solito è di 150 e».
dover pagare, rivolgiti
all’Arbitro Bancario e
Finanziario (abf.it). è un
sistema alternativo al ricorso
al giudice perché non è
necessaria la presenza di
un avvocato, e consente
procedure di conciliazione
veloci ed economiche (la spesa
è di 20 e) per i consumatori
che hanno problemi con gli
istituti bancari e finanziari».
● «Però dovrai dichiarare
sotto la tua responsabilità di
avere conservato con le dovute
✉
@
cautele sia la carta di credito sia
il codice segreto (deve essere
tenuto sempre separato dalla
card), o segnalare elementi
che dimostrano la clonazione
e non un tuo errore: per
esempio, prelievi effettuati in
località lontane da quella in cui
vivi, o dove non sei stata».
● «Per il futuro proteggiti
meglio: per esempio
attivando il servizio sms sul
tuo telefonino che ti avverte
ogni volta che qualcuno fa
una spesa con la tua carta di
credito. è molto utile».
Tre regole d’oro. 1. Appena ricevi la carta di credito
firmala sul retro. 2. Memorizza i codici utilizzando
un’app criptata per telefonino, il primo luogo dove i
malintenzionati vanno a cercare. 3. Memorizza il numero
verde della Banca per poter bloccare subito la carta.
Hai domande per il nostro avvocato? forum.starbene.it/f143/
Shutterstock, iStock
in palest ra
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6 APRILE 2015
N° 15 -1,50 E
LA TUA ABITUDINE AL BENESSERE
omeopatia
“
NOI CHE L’ABBIAMO
USATA PER SCONFIGGERE
MALATTIE DIFFICILI
”
SEMI DI CHIA,
OLIO DI COCCO,
SPIRULINA...
SONO I CIBI DEI MIRACOLI?
LA NOSTRA INCHIESTA
Con la NON-DIETA
di Starbene
dimagrisci senza
rinunciare ai dolci
COSMETICI
LE 5 COSE CHE
DEVI CERCARE
NELL’ETICHETTA
+
8
PIANTE
ANTISMOG
DA TENERE
A CASA
CREME+
SPORT=
LA NUOVA FORMULA
CONTRO LA CELLULITE
BIMBI: LE CURE PER RISOLVERE COLICHE, INSONNIA E RAFFREDDORE
SETTIMANALE - APRILE - ANNO XXXVIII - N.15 -SPED. IN A.P. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, NE/VR - VERONA- AUSTRIA € 4,30 - GERMANIA € 5,10 - BELGIO € 4,20 - SPAGNA € 4,30 - FRANCIA €4,30 - LUSSEMBURGO € 4,30 - PORTOGALLO (CONT.) €
4,00 - SVIZZERA CANTON TICINO CHF 4,80 - SVIZZERA CHF 5,10 - U.K. GBP 3,40 - USD 8,50 - CANADA 8,50
dalla tua parte
di Ida Macchi
Le risposte a difesa dei pazienti e dei consumatori
❝
AndreA , 40 Anni
i
acquist
«No. La tua auto è coperta da una
garanzia post-vendita», spiega
l’avvocato Marco Stucchi, del Foro
di Milano. «Quindi ne risponde il
concessionario, tenuto non solo
a consegnarti una vettura ben
funzionante, ma anche priva di
difetti di conformità. Infatti, al pari di
qualsiasi altro bene che acquisti, deve
essere esente da problemi legati alla
fabbricazione, ma anche pienamente
conforme a quanto pattuito nel
contratto, indicato nella pubblicità
o espresso dallo stesso venditore.
Lo stabiliscono gli articoli 128 e
seguenti del Codice del Consumo.
Il concessionario, perciò, non può
declinare le sue responsabilità,
o tentare di dirottarti sulla casa
produttrice. Tu sei solo tenuto a
segnalargli i difetti, entro 2 mesi dalla
loro scoperta, inviandogli un reclamo
con una raccomandata A/R».
«Successivamente, sta al venditore
rispondere della garanzia,
proponendoti di sostituire o riparare
il cambio malfunzionante: la scelta
su cosa fare spetta a te, mentre le
spese sono tutte a suo carico. La
riparazione, poi, deve avvenire in un
tempo congruo: la tua auto non deve
rimanere ferma per mesi».
«Se invece preferisci appoggiarti a
un’officina di tua fiducia, perché non
ti fidi più di chi ti ha venduto un’auto
difettosa, puoi richiedere una riduzione
del prezzo di vendita dell’auto».
«Ultima possibilità: puoi chiedere la
risoluzione del contratto. Restituisci
l’auto e il concessionario ti rimborsa
i soldi versati per l’acquisto, tenendo
conto della sua svalutazione di valore,
che nel tuo caso è di un solo mese».
quando puoi dire “non è l’automobile che volevo”
Un’auto non è conforme al contratto,
e quindi puoi rivalerti sul venditore,
quando non risponde alla descrizione
fatta dal concessionario o a quella della
brochure del modello prescelto. Oppure
non possiede le qualità dell’auto che il
venditore ti ha presentato come esempio,
o come modello nel suo salone. Ma
non va bene anche se non possiede le
@
✉
8
qualità, o non garantisce le prestazioni
abituali di un’auto dello stesso tipo,
valutate in rapporto al tipo di veicolo
(station wagon, spider, berlina). Infine, si
rivela inadatta all’uso particolare che hai
richiesto al venditore. Per esempio, gli hai
fatto presente che volevi una 4X4, ma il
modello che ti è stato consegnato non
funziona come fuoristrada.
INFO. Se vuoi saperne di più sulle garanzie post vendita, puoi
scaricare la guida “Guarda che ti riguarda” dell’Unione nazionale
Consumatori. consumatori.it/images/stories/documenti/guida.pdf
starbene
sanità
cambio città per 6 mesi:
avrò il medico di base?
❝
Per lavoro mi trasferirò a
Roma temporaneamente, ma
voglio mantenere l’iscrizione alla Asl
di Padova, dove risiedo. Posso avere
ugualmente un medico di famiglia
nella nuova città anche se vivrò lì solo
6 mesi? Come faccio a sceglierlo?
LAurA 36 Anni
«Certo: se ti trasferisci per motivi di lavoro, di
studio o di salute puoi richiedere il domicilio
sanitario», risponde l’avvocato Paola Tuillier, del
Foro di Roma. «Si tratta di una iscrizione a tempo
determinato (massimo un anno, rinnovabile)
negli elenchi del servizio sanitario della Asl di
Roma. La durata del soggiorno deve però essere
sempre superiore ai tre mesi».
«Per scegliere il tuo nuovo curante, consulta
l’elenco dei medici convenzionati con il SSN,
disponibili alla Asl. Sul sito della Federazione
Nazionale degli Ordini dei medici (fnomceo.it)
trovi tutti i medici abilitati con anno di nascita,
della laurea ed eventuali specializzazioni».
«Prima della scelta definitiva prendi un
appuntamento con il prescelto, sia per
conoscerlo, sia per sapere se può accettarti,
anche temporaneamente, tra i suoi assistiti. Ogni
medico ha un tetto di assistiti, da non superare».
«Poi devi recarti nell’ufficio Scelta e Revoca
della Asl della zona munita di tessera sanitaria,
codice fiscale e di un’autocertificazione con la
motivazione della trasferta».
quali prestazioni deve garantire
il tuo nuovo medico curante
● Visite mediche, sia ambulatoriali sia domiciliari
● Prescrizione di farmaci, richieste di visite
specialistiche e di accertamenti diagnostici sia
strumentali sia di laboratorio
● Proposte di ricovero ospedaliero
● Proposte di cure domiciliari alternative al ricovero
● Rilascio di certificato di malattia, di riammissione
scolastica, di idoneità allo svolgimento di attività
sportiva non agonistica e di riammissione al lavoro.
Hai domande per il nostro avvocato? forum.starbene.it/f143/
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❝
Ho acquistato un’auto
nuova e dopo solo un
mese ha già dei difetti al
cambio. Il concessionario che
me l’ha venduta sostiene di
non essere responsabile e dice
che devo rivolgermi alla
casa produttrice. È così?
❝
l’auto nuova è dIfettosa?
ne risponde il venditore
se N
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al
e
13 aprile 2015
n° 16
LA TUA AbiTUdine AL benessere
Dopo il caso Jolie
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dalla tua parte
di Ida Macchi
CHI HA DIRITTO ALLA TERAPIA DEL DOLORE?
❝
Mia madre ha una
malattia osteoarticolare
degenerativa che le impedisce
di muoversi bene e le provoca
dolori insopportabili. Il medico
le prescrive antidolorifici che
servono a poco e, quando lei si
lamenta, le risponde che deve
sopportarli. Non esiste il diritto
a cure più efficaci?
❝
LAURA 43 ANNI
● «C’è una legge che tutela il diritto
all’accesso alle terapie del dolore (la
38/2010) e alle cure palliative (la 38/2010)»,
risponde Paola Tuillier, avvocato del Foro
di Roma. «Ne possono usufruire le persone
colpite da una malattia terminale, ma anche
quelle che soffrono di patologie croniche
dolorose, come tua madre, o chi affronta
un dolore acuto ma transitorio, magari
successivo a un intervento chirurgico.
● Non soffrire è un diritto e vale per
tutti e ovunque: in ospedale, ma anche
in pronto soccorso, in sala parto, in
ambulatorio, all’interno di un hospice o,
come nel caso di tua madre, a casa propria.
● Se il dolore di tua madre è di quelli
severi, perciò, ha diritto di ricorrere
a un analgesico su misura, efficace e
sicuro, come quelli della famiglia degli
oppioidi (per esempio la morfina e i
suoi derivati). La prescrizione non è più
macchinosa come un tempo: può farlo
il medico di famiglia sul ricettario rosso
del SSN, o su una normale ricetta bianca
(non rimborsabile). In entrambi i casi, la
prescrizione non è ripetibile e, una volta
finito il farmaco, il medico deve stilare una
nuova ricetta. Anche l’acquisto in farmacia
è semplice: gli analgesici oppiacei non
sono difficili da reperire e se il medico
sceglie quelli inseriti nella fascia A del
nuovo Prontuario Farmaceutico Nazionale
sono gratuiti. In alcune regioni è invece
previsto il pagamento di un ticket.
ICA
AST
UN INTERVENTO BLEFAROPL
ESTETICO MI HA
ROVINATA.
POSSO
CHIEDERE
● «Probabilmente i tuoi
I DANNI DOPO
problemi sono legati
24 MESI?
a un’eccessiva asportazione
❝
Due anni fa ho fatto
una blefaroplastica
e mi sono ritrovata con lo
sguardo quasi allucinato.
Il medico ha detto che era
questione di tempo.
Invece... Inoltre gli occhi
sono sempre secchi e
brucianti. Posso chiedere
un risarcimento danni?,
❝
CLAUDIA , 45 ANNI
10
STARBENE
della cute della palpebra
inferiore», risponde Paola
Tuillier, avvocato del Foro
di Roma. «Per esserne certa,
mettiti davanti allo specchio,
con lo sguardo rivolto in avanti:
l’operazione è ben riuscita se il
bordo della palpebra inferiore
è tangente al margine inferiore
dell’iride, la sfera colorata degli
occhi. L’intervento è stato mal
eseguito se tra il bordo inferiore
dell’iride e quello della palpebra
● Ovviamente la scelta della terapia
spetta al medico. Tua madre però può
suggerirgli di prescriverle una visita
specialistica in un centro di terapia del
dolore. Se non basta, può rivolgersi a un
medico di pronto soccorso nel pieno di
una crisi dolorosa: risolta la fase acuta,
anche lui può indirizzarla a un centro
specialistico di riferimento.
I CENTRI SPECIALIZZATI
● In molti ospedali italiani esistono
ambulatori e reparti di terapia del
dolore e cure palliative, dove si possono
incontrare medici e infermieri specializzati
nella cura del dolore cronico. Per
conoscere la loro mappa vai su salute.gov.
it e digita “cure palliative mappa”.
● Molte Asl dispongono inoltre
del Servizio di Assistenza Domiciliare
Integrata. I medici e gli infermieri
portano le cure e i medicinali contro
il dolore direttamente e gratuitamente
a casa del paziente. Informazioni
su nsis.salute.gov.it nell’area
“assistenza domiciliare”.
spicca il bianco dell’occhio.
In tal caso puoi chiedere un
risarcimento, attraverso una
causa civile. La legge stabilisce
10 anni di tempo per richiedere
i danni».
● «Raccogli tutta la
documentazione sanitaria
dell’intervento (cartella clinica,
parcella pagata, per esempio)
e fotografie che permettano
di valutare la forma degli occhi
prima e dopo la blefaroplastica.
Poi, rivolgiti a un medico legale
che quantificherà il danno
estetico. Con la sua relazione,
l’avvocato avvierà la procedura
di mediazione, con richiesta
di risarcimento, nei confronti
dell’assicurazione del medico».
@
✉
● «Sei “fuori tempo” per
un’eventuale azione penale
per lesioni colpose nei confronti
del medico. Il procedimento
sarebbe giustificato dai sintomi
che accusi: la secchezza
e il bruciore oculare cronico
possono essere dovuti a una
cheratite, infiammazione della
cornea che, dopo l’intervento
mal eseguito, risulta non più
protetta dalla palpebra, come
invece dovrebbe. L’azione
penale va avviata in tempi
rapidi: entro 3 mesi dai fatti,
con la presentazione di una
denuncia, fatta tramite il proprio
avvocato, o di persona davanti
a un pubblico ministero o a un
ufficiale di polizia giudiziaria».
Se pensi di avere subito danni per un intervento
chirurgico sbagliato, dirittidelpaziente.it
Hai domande per il nostro avvocato? forum.starbene.it/f143/
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27 APRILE 2015
N° 18 -1,50 E
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SETTIMANALE - APRILE - ANNO XXXVIII - N.18 -SPED. IN A.P. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, NE/VR - VERONA- AUSTRIA € 4,30 - GERMANIA € 5,10 - BELGIO € 4,20 - SPAGNA € 4,30 - FRANCIA €4,30 LUSSEMBURGO € 4,30 - PORTOGALLO (CONT.) € 4,00 - SVIZZERA CANTON TICINO CHF 4,80 - SVIZZERA CHF 5,10 - U.K. GBP 3,40 - USD 8,50 - CANADA 8,50
dalla tua parte
di Ida Macchi
SCAMBIO DI REFERTI: POSSO CHIEDERE I DANNI?
errata diagnosi, ovvero di mancata
diligenza da parte del medico, di cui
è possibile rivalersi, ma solo se l’errore
provoca lesioni o danni», risponde Paola
Tuillier, avvocato del Foro di Roma. «Per
legge, l’ospedale e/o il medico sono tenuti
a risarcire i danni fisici che derivano da
terapie inutili, cioè prescritte sulla base
di una diagnosi sbagliata e, quindi, di un
errore medico.
● «Non solo: grazie a una pronuncia
❝
Dopo un’operazione per
asportare un tumore, faccio
una pet per vedere se ci sono
recidive. Il risultato è infausto:
linfonodi diffusi ovunque. Per
fortuna, mi sono subito accorta
che c’era stato uno scambio di
persona. Posso chiedere i danni
per la paura che ho subito?
❝
ERIKA , 58 ANNI
della Cassazione del 2007, a chi
è vittima dell’indicazione di una
patologia che in realtà non c’è o a chi
viene prospettata una malattia più grave
rispetto a quella reale, è riconosciuto
anche un danno psicologico: si chiama
“danno morale per sofferenza” e s’identifica
con l’angoscia scatenata, per esempio,
dalla convinzione di avere un male
incurabile. Uno psichiatra o psicologo
devono, comunque, attestare che, per
colpa di questa brutta notizia, il paziente è
caduto in uno stato depressivo. Per
le ripercussioni nella sfera emotiva,
il risarcimento spetta anche alle persone
IN OSPEDALE MI
HANNO DATO
FARMACI CUI
ERO ALLERGICA
Sono stata
ricoverata in
ospedale per un
intervento chirurgico.
Durante la degenza,
però, mi hanno dato
dei farmaci che hanno
provocato una
pesantissima reazione
allergica. Ho rischiato
di morire. Chi è
responsabile? Posso
chiedere un
risarcimento?
❝
❝
FRANCA, 47 ANNI
8
STARBENE
● «L’ospedale risponde delle
sue “colpe” se lo staff medico
era a conoscenza della tua
allergia a una o più sostanze
farmacologiche», risponde
Marco Stucchi, avvocato del
Foro di Milano. «Informazione
che viene raccolta al momento
dell’accettazione, attraverso
domande sullo stato di
salute e la storia clinica. I dati
vengono poi riportati nella
che hanno uno stretto rapporto con
il paziente, come i familiari conviventi
(Cass. sent. 11040 del 4.06.2013).
● «Non è il tuo caso. Ti sei accorta
immediamente dello scambio di referti
e, quindi, non hai avuto tempo di
“somatizzare” l’infausto responso.
Il risultato della tua pet, per fortuna, era
buono. Di fatto, non hai subito né danni
morali né danni fisici. Perciò, non puoi
avviare una causa civile per ottenere un
risarcimento».
I CASI DI ERRATA DIAGNOSI
Oltre allo scambio dei referti, ecco
altri due casi in cui puoi chiedere un
risarcimento per errata diagnosi.
● 1) Una raccolta anamnestica carente:
il medico, prima di procedere a una cura,
non raccoglie tutte le informazioni utili
sulla salute e storia clinica del paziente.
● 2) Un esame obiettivo
approssimativo, ovvero una visita
troppo superficiale che non consente di
identificare i sintomi dichiarati.
cartella clinica e permettono al
personale sanitario di evitare
di somministrare farmaci che
possono provocare reazioni
indesiderate.
rischio, allergia ha usato tutte
le cautele e il sussidio di un
antidoto (l’adrenalina, per
esempio), da utilizzare alle
prime manifestazioni allergiche.
● «Se non eri a conoscenza
dell’allergia e non hai potuto
fornirne notizia al momento
del ricovero, l’ospedale dovrà
dimostrare che la tua reazione
non era prevedibile, ma che
ha ugualmente messo in atto
tutte le misure necessarie
per prevenirla. Cioè, nel
sommistrarti farmaci ad alto
● «La legge, perciò, ti
riconosce il diritto a
richiedere un risarcimento
all’ospedale. Rivolgiti a un
avvocato o un’associazione
per i diritti dei pazienti con
una copia della tua cartella
clinica (l’ospedale è tenuto
a rilasciartela). Il legale
provvederà a istruire la pratica».
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un trattamento sanitario sbagliato, puoi contattare
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11 MAGGIO 2015
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dalla tua parte
di Ida Macchi
SE IL MEDICO NON PRESCRIVE LA MAMMOGRAFIA
❝
FRANCA, 48 ANNI
DONAZIONE DI ORGANI , COME FAR
RISPETTARE LA PROPRIA VOLONTÀ
❝
Nel caso mi
trovassi in coma,
vorrei donare gli organi.
I miei familiari, però,
non condividono la mia
decisione. Cosa posso
fare per essere sicuro
che le mie volontà
vengano rispettate?
❝
GIOVANNI, 27 ANNI
10
STARBENE
● «Per essere sicuro che
nessuno dei tuoi parenti
(coniuge non separato, figli
maggiorenni, convivente
more uxorio o genitori) possa
opporsi, devi esprimere
in maniera chiara il tuo
consenso al prelievo degli
organi, come gesto di liberalità
in vita», risponde Marco Stucchi,
avvocato del Foro di Milano.
«Per farlo, puoi rivolgerti agli
sportelli Asl abilitati (elenco su
trapianti.salute.gov.it)
o all’ufficio anagrafe del tuo
Comune, ma solo se ha già
attivato l’apposito servizio di
registrazione (al momento
funziona in circa 30 Comuni).
Oppure, iscriverti all’AIDO
conoscere la fase in cui si trovava il tumore
al momento della sua mancata diagnosi
(quando hai effettuato la prima ecografia) e
l’esatta situazione in cui versava la malattia
al momento del suo tardivo riconoscimento
con la mammografia.
● Perciò, rivolgiti a un medico legale
con tutta la documentazione (esami
ecografici, mammografia, cartella clinica
della tua degenza). Dopo averla valutata,
quantificherà il danno che hai subito (detto
“biologico” ) considerando i danni legati al
ritardo diagnostico che hanno aggravato le
condizioni della malattia».
GLI ERRORI NELLA DIAGNOSI
Nodulo al seno? Ecco gli sbagli che
possono portare a una diagnosi errata:
● non prescrivere una mammografia,
dopo aver rilevato un nodulo; ● omettere
di prescrivere una biopsia per accertarsi
della natura di un nodulo; ● non
leggere accuratamente i risultati della
mammografia; ● non approfondire
i risultati della mammografia con la
biopsia o ecografia; ● non diagnosticare
la presenza di calcificazioni, dopo un
esame istologico
(Associazione Italiana per la
Donazione di Organi tessuti
e cellule, aido.it) che ti rilascia
un’apposita tesserina.
● «La tua volontà viene poi
registrata sulla banca dati del
Sistema Informativo Trapianti
del Ministero della Salute,
consultabile 24 ore su 24 dai
medici che coordinano i centri
di rianimazione.
● «Se preferisci, puoi esprimere
il tuo consenso al prelievo
anche scrivendo una
dichiarazione di volontà
alla donazione su un foglio
✉
@
bianco, corredato dai tuoi dati
anagrafici (nome, cognome,
data e luogo di nascita), la data
e la firma. In questo caso, la tua
decisione non viene registrata
sulla banca dati del Ministero
della Salute: ti consiglio di
portare questo documento
sempre con te.
● «Puoi modificare la tua
decisione in qualsiasi
momento. Sarà ritenuto valido
l’ultimo consenso reso in ordine
di tempo, effettuato secondo
le modalità che non lo rendano
impugnabile».
Info Se vuoi indicazioni per compilare la
dichiarazione di volontà alla donazione di organi
e tessuti, puoi consultare il sito sonoundonatore.
it/tesserino_blu.pdf: qui puoi scaricare una tessera
da compilare.
Getty (2)
❝
Più di un anno fa mi sono
accorta di un nodulo al
seno. Fisso una visita dal senologo.
Dopo un’ecografia, mi dice di stare
tranquilla e non fare altre indagini.
Peccato che, otto mesi dopo, con la
mammografia è venuto fuori che
quel nodulo era una neoplasia. Mi
operano d’urgenza. Se avessi fatto
prima l’intervento, però,
la malattia poteva essere curata
meglio. Posso rivalermi?
● «Certo, perché il senologo non ti ha
prescritto subito tutti gli accertamenti
necessari per escludere la presenza di un
tumore al seno», risponde Paola Tuillier,
avvocato del Foro di Roma. «È vero che
l’ecografia non evidenziava problemi,
ma per essere certi era necessario anche
programmare subito una mammografia.
Purtroppo, l’hai fatta otto mesi dopo,
un ritardo che hai pagato sulla tua pelle.
Perché, intanto la malattia si è aggravata e,
presubilmente, hai avuto bisogno di cure
più invasive, come la chemioterapia
o la radioterapia. In altre parole, il medico
ha sbagliato a fermarsi al primo risultato
apparentamente positivo (falso
negativo), modificando così il corso della
tua storia clinica. L’appoggio giuridico
lo trovi in una sentenza della Corte di
Cassazione penale (nr. 36603/2011) che
sottolinea come una diagnosi accurata e
tempestiva è necessaria per tenere sotto
controllo il tumore al seno.
● La condotta del tuo senologo, perciò, può
essere considerata negligente
e imprudente. Con l’aiuto di un legale, puoi
intraprendere un’azione risarcitoria nei suoi
confronti. Prima, però, è importantissimo
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sportello dei diritti del paziente
Secondo i più recenti
dati del Ministero
della Salute, in Italia un
medico di base
assiste in media 1143
pazienti
e un pediatra
870 bambini
‘
‘
Le visite a domicilio del
medico sono sempre gratis?
Il medico di famiglia è tenuto ad effettuare
le visite a domicilio? Sono gratuite
oppure si deve pagare una parcella?
Paolo, 32 anni
«L’attività del medico si svolge
prevalentemente nel suo studio, ma
la richiesta di una visita medica
domiciliare è prevista per legge, (art. 47
degli accordi collettivi nazionali dei medici di
famiglia del 23-3-2005) in caso di “non
trasferibilità” dell’ammalato», risponde Paola
Tuillier, avvocato del Foro di Roma. «La legge non
specifica oltre il concetto di “non trasferibilità: si
tratta, quindi, di un termine generico che presta il
fianco alla libera interpretazione e all’analisi, caso
per caso, che farà il medico, sulla base di fattori
quali l’età, le condizioni generali di salute della
persona, o la descrizione della sintomatologia. Il
concetto di “non trasferibilità” è legato a
casi in cui la persona è in condizioni
così gravi da non poter andare di persona nello
studio del suo medico curante; la visita è gratuita.
Però, anche se le tue condizioni non sono tanto
gravi da non poterti muovere, puoi chiedere al
medico di base una visita a casa. Ma il medico
può chiedere un compenso per la sua prestazione:
secondo la Cassazione (sent. 41646/01), quando
la visita a domicilio non è indispensabile, diventa
una visita “privata”, ed il medico può effettuarla
come libero professionista, dietro compenso».
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Se il ginecologo non riconosce
una gravidanza “indesiderata”,
si possono chiedere i danni?
L’anno scorso mi sono rivolta a un ginecologo:
ero aumentata di peso, non avevo più le
mestruazioni e temevo di essere incinta.
Il medico ha escluso la gravidanza, mentre in
realtà ero in attesa di un bambino. Non volevo
diventare mamma ma, quando l’ho scoperto,
ero ormai fuori tempo per l’interruzione volontaria
di gravidanza. Posso chiedere un risarcimento
al medico che ha sbagliato la diagnosi?
Marina, 35 anni
«Sì, lo ha stabilito una recente sentenza
della Cassazione ( n°16401 del
17.11.2014)», risponde Paola Tuillier, avvocato del
foro di Roma. «Sbagliando la diagnosi, il ginecologo
ha violato il diritto di una donna di essere informata sul
proprio stato di salute e, quindi, anche sul fatto di
essere in attesa. Si tratta di un diritto “esistenziale” e
la sua violazione ti dà diritto al risarcimento dei
cosiddetti “danni non patrimoniali”, legati all’aver
dovuto sovvertire i tuoi programmi lavorativi e al
disagio morale che hai patito per colpa di una nascita
non programmata. Non hai invece diritto al
risarcimento dei “danni patrimoniali”,
rappresentati dall’onere del mantenimento del figlio, se
non viene provato in modo oggettivo (con la
testimonianza di qualcuno che era a conoscenza della
tua volontà di abortire, per esempio) che saresti
ricorsa all’interruzione volontaria di gravidanza, se
fossi stata tempestivamente informata del tuo stato.
L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG)
è tutelata e disciplinata dalla legge
n.194/1978 e può essere effettuata entro le prime
12 settimane dal concepimento. È affidata alla libera
scelta della donna che può farvi ricorso quando il
proseguimento della gravidanza rappresenta un rischio
per la sua salute fisica o psichica».
Ida Macchi
è tutto nuovo LA TUA ABITUDINE AL BENESSERE
29 GIUGNO 2015 N. 27 E1,50
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di italiani. In pratica
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ogni ora. E di tutti i tipi
‘
‘
Il pronto soccorso ha
sbagliato diagnosi: chi paga?
Per due volte sono entrata allo stesso
pronto soccorso, per essere poi dimessa
con una diagnosi identica: semplice mal di
pancia. In realtà era una colite ulcerosa
e alla fine è stato necessario ricoverarmi.
Posso chiedere i danni all’ospedale?
Veronica, 38 anni
«Ogni volta che un paziente va al pronto
soccorso ha diritto a ricevere dal
medico di turno una diagnosi corretta,
cosa che nel tuo caso sembra non essere
avvenuta», risponde Marco Stucchi, avvocato
del Foro di Milano. «Però, prima di qualunque
azione, ti consiglio di consultare un medico
legale (portagli tutta la documentazione relativa
ai due accessi al pronto soccorso), che può
valutare se ci sono stati degli errori, o se i tuoi
disturbi potevano essere facilmente confusi con
quelli di altre malattie.
Lo specialista potrà inoltre valutare se al pronto
soccorso non sono state messe in atto tutte le
precauzioni necessarie per capire l’origine del
tuo mal di pancia, e se la diagnosi ritardata
ha comportato un danno temporaneo
(una maggior durata della malattia) o
permanente: per esempio, non averti
consentito una guarigione completa. Se la sua
relazione conferma mancanze o errori, puoi
rivolgerti a un avvocato per inviare una diffida
con le richieste di risarcimento all’ospedale».
10 www.starbene.it
I medici hanno fatto firmare
anche a mio figlio il consenso
per le cure: ma è corretto?
Mio figlio di 11 anni deve essere sottoposto a
lunghe cure mediche. I medici della struttura
ospedaliera gli hanno spiegato la sua malattia,
lo hanno ascoltato e gli hanno fatto firmare il
consenso informato. È corretto che gli abbiano
fatto sottoscrivere un documento che gli spiega
la terapia in ogni dettaglio?
Roberta, 45 anni
«Secondo la legge vigente, la firma del
consenso informato dei minori spetta
sempre ai genitori», risponde Paola Tuillier,
avvocato del Foro di Roma. «Nonostante ciò, la
volontà dei piccoli pazienti sta acquistando sempre
più importanza: la disciplina europea, recepita in molti
Paesi, prescrive che il parere di un minore sia preso in
considerazione come fattore determinante e, nei limiti
del possibile, associato all’autorizzazione all’intervento
medico. Per questo, anche se da noi il consenso che
“vale” rimane quello dei genitori, alcune aziende
ospedaliere stanno iniziando ad applicare questa
buona prassi: predispongono infatti un foglio
informativo, differenziato per i bambini di età
compresa fra 8 e 12 anni e per i minori di 18 anni.
Vengono date spiegazioni e informazioni in
forma semplificata, con l’ausilio di vignette
o fumetti. Insomma, in ottemperanza a un obbligo di
natura etica prima che giuridica, si sta facendo strada
una vera e propria informazione medica a misura di
bambino, finalizzata al consenso degli under 18, ma
soprattutto alla creazione di un rapporto di fiducia e di
collaborazione ideale tra medici e piccoli pazienti».
Ecco perché anche ai più giovani oggi
viene suggerito sempre più spesso di
riferire subito ai genitori o al medico
qualunque sintomo o qualunque dubbio,
essendo fondamentale la loro opinione.
di Ida Macchi
>scrivi a [email protected]
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6 LUGLIO 2015 N. 28 E1,50
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Nord-Est è la parte
del Paese più
sportiva.
‘
‘
Anche per fare i pesi in
palestra serve il certificato?
Mi sono rivolto a una palestra per
migliorare la mia forma fisica con i pesi.
Per iscrivermi, però, pretendono un
certificato medico. Ma è obbligatorio?
Luca, 28 anni
«No. Da due anni la normativa è
cambiata e non è più obbligatorio
nessun certificato per svolgere
un’attività ludico-sportiva amatoriale.
Per intenderci, come usare gli attrezzi in palestra (è
il tuo caso) o, per esempio, nuotare da soli in
piscina», risponde Marco Stucchi, avvocato del
Foro di Milano. «Queste attività sono finalizzate al
benessere psicofisico della persona, non
implicano il raggiungimento di prestazioni sportive
di alto livello e non prevedono gare. Le puoi perciò
fare senza dover esibire alcun certificato di sana e
robusta costituzione. Anche il ministro della
Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che
il certificato non è obbligatorio, oltre al
fatto che costa da 30 a 50 euro e va inutilmente a
gravare sulle tasche di chi vuole stare in forma.
Nonostante ciò, molte palestre continuano a
pretenderlo per loro maggior sicurezza o per motivi
assicurativi. In questi casi, se proprio vuoi
iscriverti lì, dovrai presentare il
certificato richiesto nonostante la legge.
Il certificato medico rimane comunque obbligatorio
per l’attività agonistica, e viene rilasciato da un
medico specialista in Medicina dello sport.
8 www.starbene.it
Mia madre è stata male in
ospedale per un farmaco
sbagliato: chi ne risponde?
Durante un ricovero in ospedale, mia madre ha
avuto un inspiegabile e grave peggioramento. In
seguito a un controllo, si sono accorti che le era
stato somministrato un dosaggio eccessivo di
un farmaco. Chi risponde dell’errore?
Giulia, 45 anni
«Le responsabilità delle conseguenze
dell’errore ricadono innanzitutto
sull’ospedale», precisa Paola Tuillier, avvocato del
Foro di Roma. «Ne risponde però anche il medico, se lo
sbaglio è riconducibile a una sua errata prescrizione: per
esempio perché ha annotato un dosaggio eccessivo in
cartella clinica. La responsabilità potrebbe ricadere anche
sull’infermiere: se ha sbagliato la somministrazione, ma
anche nel caso in cui, davanti a un evidente dosaggio
errato in cartella, ha ugualmente propinato il farmaco al
malato. Secondo una sentenza della cassazione penale
(sez. IV, 16.1.2015 n. 2192), infatti, “l’infermiere
non può attendere all’attività di
somministrazione in modo solo
meccanicistico”, cioè non è un semplice
esecutore: deve “pensare” e controllare.
Tra il paziente e la struttura sanitaria si conclude poi un
contratto, detto di “spedalità”, per cui l’ospedale si
assume diversi obblighi di protezione, riportati anche
all’art. 19 della legge 132/1968. Tra i tanti obblighi previsti
(fornire personale medico, paramedico e ausiliario
qualificato in numero sufficiente e costantemente
presente, dotarsi di locali igienicamente idonei, di
apparecchiature moderne, appropriate e funzionali)
vi è anche quello di utilizzare farmaci sicuri, in corso
di validità e di garantirne la corretta prescrizione
e somministrazione».
di Ida Macchi
>scrivi a [email protected]
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13 LUGLIO 2015 N. 29
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sportello dei diritti del paziente
Secondo l’Istat, in Italia
ci sono 210.406 posti
letto pubblici e privati
accreditati. Con 3,4
posti ogni 1000
abitanti, il nostro
Paese è sotto la
media europea (5,5)
‘
‘
Hanno dimesso papà e ha
avuto un infarto: chi paga?
Mio padre, 10 giorni dopo un intervento
di angioplastica, è stato mandato a casa
dall’ospedale con questa giustificazione:
era guarito ed era necessario liberare dei
posti letto. Di fatto, una volta tornato, ha
avuto un infarto. Chi è responsabile delle
sue dimissioni? Era giusto farlo uscire
per lasciare posto a nuovi ammalati?
Lucrezia, 42 anni
«La responsabilità della dimissione
ricade sul medico: spetta a lui la
scelta di mandare a casa il paziente,
una volta che è guarito, e neppure
l’ospedale può opporsi a questa decisione,
trattenendolo presso la struttura», risponde
Paola Tuillier, avvocato del Foro di Roma.
«Il medico può essere perciò chiamato a
rispondere di omicidio colposo (se il paziente
muore) o di lesioni colpose, qualora decida di
dimettere dalla struttura sanitaria un paziente “a
rischio”. Questo principio è stato espresso da
una sentenza della cassazione penale (n. 8254,
dl 2 marzo 2011), che ha anche precisato:
il medico deve perseguire come unico
fine la cura del malato “senza farsi
condizionare da esigenze di diversa
natura”, come per esempio quelle legate alla
gestione dell’ospedale. La scelta di mandarlo a
casa deve essere fatta esclusivamente in base
alle sue condizioni di salute».
10 www.starbene.it
Mio fratello ha problemi mentali
e ha aggredito i nostri genitori:
cosa posso fare?
A causa dei suoi disturbi psichici, mio fratello è
tornato a vivere nella casa dei nostri anziani
genitori. Purtroppo li ha aggrediti fisicamente
già diverse volte. Cosa posso fare per tutelarli,
visto che non vuole farsi curare?
Anna, 43 anni
«Tuo fratello va subito curato ma, visto che
si rifiuta, è possibile chiedere il trattamento
sanitario obbligatorio (TSO)», risponde Marco
Stucchi, avvocato del Foro di Milano. «È un atto che
consente di effettuare accertamenti e terapie a
persone con serie malattie mentali, quando
presentano una situazione clinica grave e urgente.
Il TSO viene disposto dal sindaco del comune di
residenza, o di quello dove si trova il malato, poiché è
la massima autorità sanitaria a livello comunale. Per
richiederlo occorre la proposta motivata di due medici,
uno dei quali può essere il medico di base, e almeno
uno dei due deve lavorare nella ASL territoriale del
comune stesso. Il TSO ha una durata massima
di sette giorni, e deve essere convalidato
dal Giudice entro 48 ore. Può essere
eventualmente rinnovato su richiesta di uno psichiatra.
Può inoltre essere trasformato in ricovero volontario, in
qualsiasi momento, su richiesta del paziente. Viene
rispettata, se possibile, la libera scelta del paziente di
scegliere il medico e il luogo di cura a cui affidarsi. Se
entro il periodo di 7 giorni tuo fratello non accetta il
ricovero volontario, ti consiglio di contattare gli
assistenti sociali del Comune, o di valutare la nomina
di un curatore o di un tutore, se pensi che la malattia
possa aver inciso sulla sua capacità di intendere e
volere, e non possa provvedere a se stesso».
di Ida Macchi
>scrivi a [email protected]
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20 LUGLIO 2015 N. 30 E1,50
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Ogni anno vengono
dispensati 657 milioni
di pasti a ospedali,
cliniche e case di
riposo, che sono
consumati da oltre
1 milione e mezzo di
ammalati o anziani.
‘
‘
In ospedale mio padre
mangia male. È giusto?
Ricoverato per una lunga degenza, e già
debilitato, non si nutre a sufficienza.
Il servizio mensa è decisamente scarso
e ai malati viene spesso servito un pasto
freddo. Con chi lamentarsi?
Franca, 48 anni
«Nella maggioranza degli ospedali
italiani il servizio di ristorazione viene
gestito in appalto da società esterne»,
risponde Marco Stucchi, avvocato del foro di
Milano. «La struttura sanitaria non ha quindi un
controllo diretto. Riceve solo dei report e ha la
possibilità di cambiare la ditta che prepara i
pasti. Non ci sono inoltre leggi che regolano
l’attività di nutrizione clinica e nemmeno
indagini per capire il grado di soddisfazione dei
pazienti. Questo però non significa che
non puoi fare nulla per assicurare un
pasto più adeguato a tuo padre.
Rivolgiti alla capo sala, in modo che possa fare
presente il problema a chi gestisce il servizio di
ristorazione. Se le tue lamentele cadono nel
nulla, invia una segnalazione alla Direzione
sanitaria dell’ospedale (con una raccomandata
o una lettera consegnata a mano e
protocollata): provvederà a effettuare le dovute
indagini e a verificare se i tuoi reclami sono
suffragati da riscontri. Puoi infine scrivere anche
alla Regione, visto che la Sanità dipende da
questo Ente locale».
8 www.starbene.it
15 anni fa, dopo una trasfusione,
ho contratto un’infezione.
Posso ancora fare causa?
È passato diverso tempo da quando, in
seguito a un ricovero in ospedale, mi sono
ammalato di epatite B. Ho sospettato subito
che a trasmettermi il virus fosse stata una
trasfusione con sangue infetto. Solo da due
anni, però, ne ho l’assoluta certezza.
Vorrei fare causa contro l’ospedale.
Ma non è troppo tardi?
Filippo, 52 anni
«Per fare valere l’azione legale hai 10 anni
di tempo, che però non partono dal giorno
del ricovero in ospedale», risponde Paola
Tuillier, avvocato del foro di Roma. «I danni da
trasfusione, infatti, rientrano in quelli definiti
“lungolatenti”: questo significa che il cronometro non
scatta dal momento in cui ti è stata effettuata la
trasfusione, e neppure dall’istante in cui, a causa di
sintomi sospetti o di un esame del sangue, sei venuto
a conoscenza di avere contratto l’epatite B.
Secondo una sentenza della Cassazione
(sezioni unite, 11 gennaio 2008) il conto alla
rovescia inizia dal momento in cui la
malattia viene “percepita quale danno
ingiusto conseguente al comportamento
doloso o colposo di un terzo”. Ciò vuol dire
che i 10 anni vanno conteggiati solo a partire dal
periodo in cui hai avuto la certezza che l’epatite B
è stata determinata proprio dalla trasfusione.
Hai quindi ancora 8 anni (visto che ne sono passati
soltanto due da quando sei convinto di esserti
ammalato a causa del sangue infetto) per chiedere
un risarcimento all’ospedale».
di Ida Macchi
>scrivi a [email protected]
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3 AGOSTO 2015 N. 32
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In Italia è boom delle
denunce per
prestazioni sanitarie
inadeguate: le cause
civili per richiedere
i danni per “errore
medico“ sono circa
30mila all’anno.
‘
‘
Non avevo il tumore: posso
chiedere i danni?
Un anno fa, mi hanno diagnosticato un
tumore e mi hanno praticato un ciclo
di chemioterapia di 6 mesi. In realtà,
avevo solo una cisti ovarica. Sono entrata
in depressione, pensando al peggio.
Ora sto bene. Ho diritto a un risarcimento
per quello che ho subito?
Giulia, 42 anni
«Sì. Non solo puoi ottenere un
risarcimento per i danni fisici o alla
salute in senso stretto, causati dalla
chemioterapia non necessaria (oltre alle
spese che hai sostenuto per effettuarla), ma potrai
anche avere il riconoscimento dei danni patiti per
la sofferenza psicologica che ti sono stati cagionati
dalla diagnosi sbagliata e dal fatto di aver
convissuto con la certezza di dover lottare con una
grave malattia oncologica, poi risultata non
esistente», risponde Paola Tuillier, avvocato del
Foro di Roma. «Lo ha stabilito una sentenza della
Cassazione (numero 1551 del 24.1.2007 ). Per
farti riconoscere i danni psicologici, li
dovrai provare con una certificazione di
uno psichiatra e/o uno psicologo che
attestino la sindrome depressiva, o l’ansia dovuta
alla errata comunicazione. Nello stabilire l’entità
del risarcimento, il giudice tiene conto anche del
tempo in cui hai vissuto con questa convinzione
sbagliata. Il risarcimento spetta anche ai tuoi
prossimi congiunti (genitori, marito, figli )».
10 www.starbene.it
Dopo l’intervento all’alluce
valgo cammino peggio
di prima: che devo fare?
Ho fatto un intervento in una clinica privata
(a mie spese) per l’alluce valgo: un vero
disastro. Sono rimasta immobile per circa un
mese, ma ora cammino peggio di prima.
Il medico mi ha proposto di “riparare” con
un nuovo intervento gratis. Devo accettare
o chiedere un risarcimento?
Debora, 50 anni
«Per la maggior parte dei medici, la cura
dell’alluce valgo in stato avanzato e
doloroso non può prescindere da un
trattamento medico chirurgico», risponde
Marco Stucchi, avvocato del Foro di Milano. «Le
tecniche operatorie che consentono di correggere la
malformazione sono svariate: alcune intervengono
direttamente sulle ossa del piede, altre interessano le
parti molli dell’estremità, altre ancora sono in mix delle
prime due metodologie e in un’unica sessione
“rimodellano” totalmente la struttura del piede.
Quindi, è, quindi, detto che il primo
intervento fosse quello più adeguato alla tua
situazione clinica: una seconda operazione può
essere più indicata e, nel caso tu abbia ancora fiducia
del medico che ti ha praticato il primo intervento, puoi
decidere di affidarti nuovamente alle sue mani, sempre
che sia disponibile a farlo gratuitamente. Oppure, puoi
rivolgerti a un altro specialista e chiedere al primo
medico il rimborso delle spese sostenute per emendare
i danni dovuti all’errata scelta tecnica del primo
intervento: quelli legati alla maggior permanenza
(forzata) in ospedale e un eventuale danno permanente
alla salute, se il secondo intervento non risultasse
risolutivo. Per queste valutazioni, però, è sempre
opportuno il consiglio e il parere di un medico legale,
per accertare eventuali responsabilità (anche alla luce
del consenso firmato che ti è stato sottoposto da
firmare) e per quantificare con esattezza i danni».
>scrivi a [email protected]
è tutto nuovo LA TUA ABITUDINE AL BENESSERE
21 SETTEMBRE 2015 N. 39 E1,50
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AUSTRIA € 4,30 - GERMANIA € 5,10 - BELGIO € 4,20 - SPAGNA € 4,30 - FRANCIA € 4,30 - LUSSEMBURGO € 4,30 - PORTOGALLO (CONT.) € 4,00
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HA TESTATO PER TE
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sportello dei diritti del paziente
Dal prossimo gennaio
l’iter per ottenere la
cannabis a uso
terapeutico dovrebbe
snelllirsi perché è stata
avviata una
produzione nostrana
a carico dello Stato.
‘
‘
Chi risponde dei danni da
parto con il forcipe?
Il parto è stato difficoltoso e, alla fine, il mio
bambino è nato con l’aiuto del forcipe,
riportando una compressione del nervo
facciale. I medici mi assicurano che è un
problema reversibile. A distanza di 2
settimane dalla nascita, però, il bambino
non muove bene metà della faccia. Se il
problema permane, posso rivalermi sul
ginecologo che mi ha fatto partorire?
Marta, Brindisi
«In genere, quando il forcipe viene usato in
maniera corretta, il neonato non subisce danni»,
risponde Paola Tuillier, avvocato del Foro di Roma.
«Solo se viene utilizzato in modo sbagliato, le
lesioni possono essere permanenti. Quello subito
dal tuo bambino, però, è un trauma da parto che
può avere diverse origini: può essere davvero la
conseguenza di un uso improprio dello strumento
ostetrico, ma anche l’effetto di una compressione
del nervo facciale con il tuo osso sacro, mentre la
testa del bambino si trovava nel canale da parto.
La prognosi di guarigione è eccellente, con
recupero totale entro qualche settimana. Se tuo
figlio però non dovesse migliorare, puoi
rivalerti sul ginecologo che ti ha fatto
partorire, ma prima devi far visitare il
piccolo da un medico legale (assistito
da un ginecologo), in modo che possa
esprimere un parere sull’operato del collega
presente durante il parto».
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Come si ottengono
i farmaci a base di cannabis?
Ho 28 anni, soffro di una grave malattia
neurologica che mi costringe a prendere
potenti antidolorifici. Sono stanca di
intossicarmi di farmaci e vorrei sostituirli con la
cannabis per uso terapeutico. È già possibile
nel nostro Paese? Chi può prescrivermela?
Debora M.
«Sì, anche in Italia, è possibile accedere
all’uso terapeutico della cannabis», risponde
Filomena Gallo, avvocato del Foro di Salerno
e segretario dell’Associazione Luca Coscioni.
«I prodotti approvati nel nostro Paese (Bediol, Sativex,
Bedrocan, per esempio) sono sotto forma di
infiorescenze e in spray, ma devono essere importati
dall’estero. Tutti i medici possono prescrivere
cannabinoidi. Per ottenerli, puoi rivolgerti a un
neurologo della tua Asl o, volendo, al tuo medico di
base che, oltre alla ricetta con la prescrizione, compila
una richiesta d’importazione da presentare alla
farmacia ospedaliera dell’Asl. Da lì, il modulo
viene trasmesso al Ministero della Salute
che provvede a dare il nullaosta
all’importazione. Una volta ottenuto il via libera, la
farmacia effettua l’ordine all’azienda straniera che
produce questi farmaci. Ci vuole circa un mese di
tempo prima che tu possa ritirare il farmaco. Alcune
Regioni (Puglia, Liguria, Veneto, Toscana, Friuli,
Marche, Abruzzo, Umbria, Sicilia, Basilicata, Emilia
Romagna) hanno approvato l’erogazione gratuita del
medicinale: per averne diritto, prima devi fare un
periodo di prova del cannabinoide in ospedale
(sempre tramite uno specialista ospedaliero) che ti
darà la possibilità di proseguire gratuitamente la cura
anche a casa. Se non risiedi nelle Regioni
sopraindicate o se non riesci ad accedere alla
sperimentazione in ospedale, il costo della terapia a
base di cannabis è a tuo carico». di Ida Macchi
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è tutto nuovo LA TUA ABITUDINE AL BENESSERE
5 OTTOBRE 2015 N. 41 E1,50
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SETTIMANALE - OTTOBRE - ANNO XXXVIII - N.41-SPED. IN A.P. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, NE/VR - VERONA- AUSTRIA €4,30 - GERMANIA €5,10
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PALESTRA?
NO, PISCINA!
i corsi in acqua
cui non avevi
ancora pensato
sportello dei diritti del paziente
Secondo gli ultimi
dati Istat, in Italia sono
circa 4,9 milioni (l’8,2%
della popolazione) le
persone che scelgono
di curarsi con una
o più terapie non
convenzionali
‘
‘
Sono molto malato. Mi è
dovuto il part time?
A causa di una malattia degenerativa, devo
sottopormi con una certa frequenza
a terapie e cicli di fisioterapia. Posso
chiedere al datore di lavoro di ridurre
il mio orario? Che diritti ho?
Renzo P. , Bologna
«Per le tue ridotte capacità lavorative e per gli
effetti invalidanti delle terapie che effettui
hai diritto alla trasformazione del
rapporto di lavoro da tempo pieno a
tempo parziale, come previsto nell’art. 8 del
nuovo D. Lgs. 81/2015 che disciplina i contratti
di lavoro, sia nel pubblico sia nel privato»,
risponde Marco Stucchi, avvocato del Foro di
Milano. «La legge stabilisce che anche
i familiari più stretti hanno lo stesso
diritto, magari perché devono
assisterti o accompagnarti in ospedale
o dal medico. Per poter ridurre l’orario di lavoro
devi sottoporti a una visita presso la
Commissione medica, istituita presso l’Asl
territorialmente competente, in grado di
accertare se hai i requisiti giusti. Poi, con la
documentazione, devi rivolgerti all’ufficio del
personale della tua azienda, per formalizzare la
richiesta. Il passaggio da tempo normale a
tempo parziale (e viceversa) deve risultare per
iscritto. Quando lo vorrai, potrai richiedere di
tornare a lavorare a pieno regime e, quindi, con
il vecchio contratto».
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Il medico ha tolto gli antibiotici
a mio figlio, che poi è finito
all’ospedale. Posso denunciarlo?
Mio figlio, 2 anni, aveva la tosse e la febbre:
il mio medico, che crede nella medicina
alternativa, mi ha detto che si trattava di
bronchite e ha deciso di curarlo con metodi
ayurvedici, spiegandomi che sono meno tossici
e più sicuri degli antibiotici che stava prendendo.
Di fatto il bambino è peggiorato. L’ho portato al
pronto soccorso, ed è rimasto ricoverato per 2
settimane. Posso denunciare il medico?
Paola R., Ancona.
«Sì, grazie a una recentissima sentenza
con cui la Cassazione ha affrontato in
modo definitivo un problema simile al tuo,
dando la definizione di medicina alternativa
come trattamento “con medicamenti di non noto
effetto curativo e non comprovata efficacia”», risponde
Paola Tuillier, avvocato del Foro di Roma. «Il medico
che utilizza e prescrive rimedi ayurvedici (o altri
farmaci non convenzionali) è perciò responsabile degli
effetti negativi che ne derivano: sia quelli legati
all’interruzione delle cure tradizionali, come nel tuo
caso, sia quelli dovuti alla mancata prescrizione di
farmaci riconosciuti dalla letteratura scientifica o dalle
linee guida approvate dalla comunità scientifica (come
gli antibiotici), di cui sono certi e ben sperimentati gli
effetti nel contenere e sconfiggere le infezioni.
Le responsabilità del medico non vengono
meno anche se sono i genitori a chiedere
che il bambino venga curato con la
medicina non convenzionale. Infatti, il
professionista è tenuto a spiegare la possibile
inefficacia delle cure alternative e le reali conseguenze
cui potrebbe condurre l’abbandono di una terapia
ufficiale. Il medico che prende in carico un minore
diviene infatti il garante della sua salute ed è tenuto a
far sì che non si aggravi, utilizzando cure adeguate».
di Ida Macchi
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12 OTTOBRE 2015 N. 42
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MENOPAUSA
sportello dei diritti del paziente
In Italia 1000 famiglie
hanno scelto l’home
schooling, cioè la
possibilità di garantire
in prima persona
l’istruzione ai figli,
anche per problemi di
salute
‘
‘
Mio figlio starà a lungo
in ospedale: come posso
fare con la scuola?
Mio figlio di 11 anni deve affrontare un
lungo ricovero ospedaliero e non
frequenterà la scuola per tutto l’anno.
Possiamo, come genitori, occuparci
in prima persona della sua istruzione?
Giulia B., Rieti
«Per un bambino ricoverato, o a casa per una
lunga malattia, sono innanzitutto previste offerte
formative come la scuola in ospedale e
l’istruzione domiciliare», spiega Stefano Mascini,
avvocato del Foro di Genova. «Le lezioni
vengono impartite da docenti degli istituti
scolastici. La Carta dei Diritti dei bambini e degli
adolescenti in ospedale, infatti, dice che “il
minore ha diritto di acquisire
l’istruzione e mantenere e sviluppare il
livello educativo già raggiunto anche in
situazioni di degenza”. Tra le opzioni c’è
l’educazione parentale, nota come home
schooling e quindi, se lo vuoi, puoi occuparti in
prima persona del percorso scolastico di tuo
figlio. Per farlo devi presentare al direttore della
scuola una dichiarazione in cui affermi
di poter provvedere, sia tecnicamente sia
economicamente, alla sua istruzione. Il dirigente
scolastico ha il dovere di accertarne la
fondatezza, e tuo figlio sarà tenuto a sostenere
un esame nell’anno scolastico successivo».
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Sono incinta e, per fare i
controlli, dovrò assentarmi
dal lavoro. Quali sono le norme?
Ho appena scoperto di essere incinta: vorrei
sapere se ho diritto a dei permessi di lavoro
per effettuare gli esami e le analisi necessarie.
Le assenze saranno tutte retribuite?
Per i test che farò dovrò pagare un ticket?
Elena F.,Treviso
«La legge prevede un ampio sistema di incentivi ai
controlli medici che tutelino una maternità
responsabile e la salute del nascituro e, proprio per
questo, tutte le future mamme lavoratrici
hanno diritto a permessi per effettuare test
del sangue, esami prenatali e visite
mediche specialistiche, anche nel caso in cui questi
controlli debbano essere eseguiti durante l’orario di
lavoro», precisa Paola Tuillier, avvocato del Foro di
Roma. «Sono interamente retribuiti e, per poterne
beneficiare, è sufficiente presentare una richiesta al
proprio datore di lavoro, seguita dalla documentazione
che attesti data e orario in cui sono stati effettuati i
controlli. Molti di questi sono gratis: le visite
periodiche ostetrico-ginecologiche
necessarie, gli esami del sangue e delle
urine, tre ecografie e, solo in certe condizioni
(come l’età materna superiore ai 35 anni), la
villocentesi e l’amniocentesi per la diagnosi prenatale.
In questi casi, quindi, non devi pagare nemmeno il
ticket. Lo prevede il decreto ministeriale n. 245 del 10
settembre 1998 ma, per essere effettuati senza spese
per la futura mamma devono essere prescritti dal
medico di base o da uno specialista di una struttura
pubblica, con una impegnativa su cui è riportata con
precisione la settimana di gestazione. Inoltre, devono
essere eseguiti alle scadenze prestabilite presso le
strutture pubbliche o private accreditate scelte da te».
di Ida Macchi
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19 OTTOBRE 2015 N. 43
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attivato il registro per il
testamento biologico, dove
puoi depositare le tue
volontà di malato.
Puoi trovare l’elenco
sul sito web
associazionelucacoscioni.it
‘
‘
Vorrei saperne di più sul
testamento biologico perché
soffro di una grave patologia
Ho una malattia degenerativa irreversibile:
mi sto curando, ma non voglio diventare
una cavia o essere tenuto in vita a forza.
Non soffrire è un mio diritto. Cosa devo
fare perché sia rispettato?
Paolo B., Bari
«In caso di malattia degenerativa irreversibile o di
incapacità e di gravi sofferenze, puoi lasciare
istruzioni scritte su come desideri essere trattato:
per esempio chiedendo di non essere tenuto in
vita artificialmente o di non essere sottoposto a
prestazioni terapeutiche. I medici dovranno
rispettare queste tue volontà», risponde Marco
Stucchi, avvocato del Foro di Milano. «È il
cosiddetto testamento biologico. Non
esistendo in Italia una legge specifica,
questo documento rappresenta oggi
l’unico modo per esprimere la propria
volontà quando si è ancora nelle piene
capacità mentali. Verrà utilizzato nel caso ti
dovessi trovare impossibilitato a fare le scelte
terapeutiche che ti riguardano. Compila questo
scritto in diverse copie, firmale e consegnale alle
persone con cui hai un rapporto di fiducia
(parenti, amici). È utile inviare una copia firmata
anche a una associazione che raccoglie
testamenti biologici, o a un notaio».
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Devo andare a un processo
ma sono malato: il giudice
può rinviare l’udienza?
Sono stato coinvolto in una lite di condominio e
ora mi ritrovo imputato in un processo penale.
Voglio partecipare alle udienze, ma non sono
nelle condizioni di salute per farlo. Posso
ottenere il rinvio del processo? Come?
Giovanni R., Trieste
«Il tuo diritto ad assistere (e a partecipare) al processo
che ti riguarda è un punto fermo nel nostro
ordinamento, previsto dagli articoli 24 e 111 della
Costituzione», risponde Paola Tuillier, avvocato del
Foro di Roma. «Il codice di procedura penale stabilisce
infatti che, per un impedimento legittimo, tra cui
rientrano anche quelli legati a motivi di salute, il
processo può essere rinviato, così da permettere
all’imputato che voglia essere presente al dibattimento
di farlo. Per ottenere il rinvio, devi fornire al
tuo avvocato un certificato medico o la
documentazione sanitaria, come la cartella
clinica che attesta il ricovero in ospedale, a
dimostrazione che il tuo stato di salute è tale da
impedirti di partecipare al processo. Poi, durante
l’udienza già fissata, il tuo legale presenterà questi
documenti al giudice. Il processo sarà rinviato solo se
il certificato medico presentato per la tua patologia,
corredato dalla terapia consigliata e dalla durata
prevista per la guarigione, dimostra che hai un
impedimento “assoluto” a poter compatire in tribunale.
A sua discrezione, il giudice potrà disporre
anche una visita fiscale di controllo, per
accertare l’effettiva incompatibilità delle tue condizioni
di salute con la partecipazione all’udienza».
di Ida Macchi
>scrivi a [email protected]
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2 NOVEMBRE 2015 N. 45 E1,50
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MANGIARTI
LE UNGHIE
sportello dei diritti del paziente
Il 25,9% delle assenze
per malattia nel settore
pubblico
dura un giorno.
Il 30% sono di lunedì.
Alla Calabria il record
di inizio settimana.
‘
(dati CGIA)
‘
Sono spesso assente dal
lavoro per malattia:
mi possono licenziare?
Ho fatto parecchi giorni di assenza di
lavoro, molti dei quali a ridosso dei
weekend. Dalle voci che sento tra i
colleghi rischio il licenziamento: è vero?
Niccolò G., Pisa.
«No. Generalmente le assenze per malattia,
anche prolungate e reiterate, se giustificate
da documentazione medica non
possono legittimare un licenziamento
per giusta causa. Però devono essere
“vere”: la Corte di Cassazione
ha infatti di recente ritenuto legittimo il
licenziamento di un lavoratore per assenteismo
tattico», risponde Marco Stucchi, avvocato del
Foro di Milano. «Sono le cosiddette assenze
“strategiche”, richieste non per reale malattia ma
per svolgere un altro lavoro, per prolungare
festività o ponti, o alla vigilia di turni più faticosi,
come quelli notturni. Quindi, se il datore ha
il sospetto (e la conferma, con le
dovute prove) che i giorni di malattia
mascherino ferie non autorizzate, con
conseguenti danni all’organizzazione
aziendale, queste assenze assumono
rilievo per la prestazione lavorativa, e se questa
è ritenuta inadeguata sotto il profilo produttivo e
pregiudizievole per l’organizzazione aziendale, si
può ritenere legittimo anche il licenziamento».
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Avevo una scheggia nell’occhio
e al pronto soccorso non
se ne sono accorti: chi paga?
Ho avuto un incidente sul lavoro che mi ha
provocato un dolore molto forte all’occhio
sinistro: sono andata subito al pronto soccorso, dove mi hanno visitato e mi hanno dimesso
prescrivendomi una semplice pomata.
Dopo 4 giorni ho avuto un repentino calo della
vista: sono tornata in ospedale, dove hanno
constatato la presenza di una scheggia di
metallo di 2 millimetri che aveva causato la
rottura della retina. Risultato: intervento d’urgenza
ed estrazione del corpo estraneo. Ora, però, ho
solo 3/10 di vista. I medici del pronto soccorso
sono responsabili? Chi altri?
Alessia R., Napoli
«Si tratta di un errore di diagnosi e di un conseguente
ritardo nella rimozione del corpo metallico, dei quali
devono rispondere sia i medici del pronto
soccorso sia la ASL da cui dipende la struttura»,
risponde Paola Tuillier, avvocato del Foro di Roma.
«Secondo la Cassazione infatti, l’errore di diagnosi è
da intendersi quando i medici non ricorrono a indagini
strumentali e non gestiscono un’emergenza medicochirurgica in tempi rapidi. Nel tuo caso non è
stato fatto alcun esame diagnostico per
accertare le ragioni del dolore all’occhio, e
questa negligenza ha impedito di poter identificare la
presenza della scheggia e rimuoverla subito, fatto che
avrebbe evitato di farti perdere la vista. Si tratta di
un danno biologico permanente che un
medico legale sarà in grado di quantificare
in termini percentuali, per poi fare causa».
di Ida Macchi
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avvocato - paola tuillier - starbene