ANNO 2007/2008 Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale SOMMARIO 1. Assegnazione di aiuti cantonali alla società Cardada impianti turistici SA di Orselina per la realizzazione del progetto di risanamento finanziario e di rilancio della stazione turistica - Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5946 - Rapporto del 12 luglio 2007 no. 5946 R; relatore: Fabio Bacchetta-Cattori 2. Modifica della legge cantonale di applicazione della legge federale sull'assicurazione contro le malattie del 26 giugno 1997 (LCAMal), riguardante gli assicurati con sospensione di prestazioni LAMal - seconda deliberazione - Messaggio del 5 luglio 2006 no. 5810 - Rapporto del 4 settembre 2007 no. 5810 R/2; relatore: Ignazio Bonoli 3. Mozioni dell'11 dicembre 2006 presentate da: • Monica Duca Widmer per il gruppo PPD "Perché aspettare fino al 2009? Assegni famigliari come previsti dalla nuova legge federale già a partire dal 2008!" • Saverio Lurati per il gruppo PS "Anticipazione dell'entrata in vigore dei disposti della nuova legge federale sugli assegni famigliari" - Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5947 - Rapporto di maggioranza del 28 agosto 2007 no. 5947 R1; relatore: Giovanni Jelmini - Rapporto di minoranza dell'11 settembre 2007 no. 5947 R2; relatore: Edo Bobbià 4. Concessione di un contributo per il finanziamento dei lavori di ripristino delle opere danneggiate in seguito al maltempo del 3 ottobre 2006 - Messaggio del 15 maggio 2007 no. 5928 - Rapporto del 4 settembre 2007 no. 5928 R; relatore: Fabio Bacchetta-Cattori 5. Chiusura della seduta e rinvio PRESIDENZA: Monica Duca Widmer, Presidente Alle ore 16:55 la Presidente dichiara aperta la seduta, presenti 83 deputati. Sono presenti le signore e i signori deputati: Arigoni - Bacchetta-Cattori - Badasci - Bagutti - Barra - Bergonzoli - Bertoli - Bignasca A. Bignasca B. - Bignasca M. - Bobbià - Boneff - Bonoli - Brivio - Caimi - Calastri - Canal - 1150 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Canepa - Canonica - Carobbio - Cavalli - Celio - Chiesa - Colombo - Corti - Dadò - Dafond - David - De Rosa - Duca Widmer - Ducry - Ferrari - Franscella - Frapolli - Galusero Garobbio - Garzoli - Ghisletta D. - Ghisletta R. - Gianoni - Gianora - Giudici - Gobbi N. Gobbi R. - Guidicelli - Gysin - Jelmini - Kandemir Bordoli - Krüsi - Lepori - Lurati - Maggi Marcozzi - Mariolini - Martignoni - Merlini - Moccetti - Orelli Vassere - Orsi - Pagani Pantani - Paparelli - Pedrazzini - Pellanda - Pestoni - Pinoja - Poggi - Polli - Quadri Ramsauer - Ravi - Regazzi - Righinetti - Rizza - Rusconi - Salvadè - Savoia - Solcà Stojanovic - Viscardi - Vitta - Weber - Wicht Si sono scusati per l'assenza: Dominé - Foletti Non si sono scusati per l'assenza: Beltraminelli - Beretta Piccoli - Bordogna - Del Bufalo - Malacrida 1. ASSEGNAZIONE DI AIUTI CANTONALI ALLA SOCIETÀ CARDADA IMPIANTI TURISTICI SA DI ORSELINA PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO DI RISANAMENTO FINANZIARIO E DI RILANCIO DELLA STAZIONE TURISTICA Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5946 Conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze: adesione all'entrata in materia e approvazione del decreto legislativo annesso al messaggio governativo. È aperta la discussione di entrata in materia. ORELLI VASSERE C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - La prima tentazione è di applicare al tema che dibattiamo oggi – il risanamento di Cardada, ma indubbiamente anche il problema generale posto dal rilancio degli impianti di risalita – le parole che Jules Renard utilizzò nelle sue Histoires naturelles per definire il serpente: «troppo lungo», liquidandolo in meno di mezza riga. La storia degli impianti di risalita nel Cantone Ticino è lunga, intricata e con consistenti zone grigie, tanto da produrre come minimo un certo disorientamento. Da cui appunto la tentazione di tagliare corto, di lasciare che le cose vadano come verosimilmente andrebbero se non vi fosse un qualche tipo di intervento: e cioè verso un precipitare della già grave crisi finanziaria delle stazioni per il turismo invernale del Ticino, e quindi verso la loro probabile chiusura. È una tentazione alla quale occorre resistere: perché la politica deve affrontare situazioni nelle quali sono coinvolti l'interesse generale e il denaro pubblico; ma anche perché la sottolineatura degli elementi critici va equilibrata con la messa in luce degli aspetti positivi (che esistono) derivanti dalla presenza nel nostro territorio di un'offerta per le attività sportive e lo svago invernale. Per reagire al veleno del disorientamento e per ricercare soluzioni a una situazione di emergenza, è bene però che si condivida tutti il principio dell'assunzione di responsabilità. Un'assunzione di responsabilità che non può essere disgiunta dall'esigenza di avere 1151 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ puntuali e tempestive risposte agli interrogativi che questo complesso tema pone ai molti attori coinvolti. Proverò tra breve a formularne alcuni. Non ripercorro nei dettagli, perché nota, la genesi del messaggio sul risanamento di Cardada: nato come capitolo di un messaggio che contemplava proposte di risanamento anche per altre stazioni sciistiche, è stato scorporato dal messaggio complessivo dalla Commissione della gestione e delle finanze, trovandosi a camminare da solo, perché il messaggio originario è stato ritirato dal Governo che ha provveduto a una nuova proposta limitante gli aiuti cantonali alla sola Cardada impianti turistici (CIT) SA. Tornerò tra breve anche su questo travagliato percorso e sulle sue ragioni. La Sottocommissione impianti di risalita e poi la Commissione della gestione e delle finanze hanno deciso di approvare l'impegnativo piano di risanamento, che si traduce per il Cantone in un onere finanziario complessivo di circa sette milioni di franchi, in virtù di alcuni elementi che enuncio in forma sintetica e limitandomi ai principali. Il primo: l'esistenza di un progetto di rilancio commisurato alle potenzialità di sviluppo effettive e alle risorse disponibili. Un progetto che tiene conto degli errori di pianificazione e di gestione del passato – di tale peso, peraltro, da aver portato la CIT SA all'insolvenza e a un passo dal fallimento – ma ne propone pure correttivi ponderati e supportati da un'adeguata analisi di natura finanziaria, individuando in termini finalmente realistici – a dimostrazione che una certa dose di umiltà non guasta – le potenzialità strutturali e operative della stazione. Sottolineo a questo proposito che il piano di risanamento presentato dalla CIT SA è stato oggetto di una verifica puntuale effettuata da un'istanza indipendente ed esterna alla cerchia dei diretti interessati, a riprova di quanto l'insufficienza di controlli invece nuoccia, come sempre nuoce, anche al settore degli impianti di risalita. Il secondo elemento centrale che ci ha portato a dire di sì a Cardada è il fatto che i suoi responsabili abbiano realisticamente preso atto dell'impossibilità di continuare a puntare sull'offerta invernale come elemento trainante dell'attività, con la conseguente decisione di riorientare decisamente la stessa sul versante estivo, secondo un modello già sperimentato con successo altrove. Non entro nei dettagli del piano di risanamento finanziario proposto, che trovate in esteso sia nel rapporto sia nel messaggio del 10 luglio 2007, limitandomi a rilevare come il Cantone sia voce consistente – vi partecipa nella misura di oltre il 40% – e come sia decisivo il concorso sia degli azionisti della SA, tra cui molti Comuni della regione, sia delle banche creditrici: segnale di una non irrilevante fiducia degli enti locali regionali e del mondo economico verso le prospettive di ripresa. Gli approfondimenti condotti in sede commissionale hanno permesso di condividere nella sostanza questa fiducia, anche se è chiaro – e va sottolineato – che la CIT dovrà ulteriormente attivarsi nella promozione della propria offerta e nell'acquisizione di nuova clientela. Queste sono in breve le ragioni per cui il PS aderisce all'ulteriore intervento del Cantone in aiuto alla CIT: un atto dunque di fiducia, ma non un atto di fiducia acritico. Ma vi è un altro punto del messaggio oggi in discussione che non può non essere oggetto della nostra attenzione. Il punto in questione consiste nel passo nel quale si indicano le ragioni che hanno portato il Consiglio di Stato a ritirare il messaggio originario, cioè di fatto a ritirare la proposta di risanamento per la Grossalp SA di Bosco Gurin e per la Carì 2000 SA. Il messaggio di oggi è a questo proposito molto chiaro: i dati aggiornati di bilancio delle due società hanno mostrato come le misure di risanamento proposte nel marzo 2007 sono "inadeguate e superate" (queste sono parole di ieri) per «consentire alle due società di disporre, dopo di risanamento, delle premesse finanziarie atte a garantirle una gestione economicamente sostenibile». A ciò si aggiunge la recente decisione della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) di non concedere la trasformazione in sussidio del 50% dei prestiti LIM federali. La situazione finanziaria delle due società è dunque tale – dice il 1152 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Governo – da richiedere altre e nuove misure di risanamento, in assenza delle quali è impossibile la sopravvivenza delle stesse. Anche in riferimento agli approfondimenti effettuati e richiesti da tutta la Sottocommissione impianti, il Consiglio di Stato ha affidato al Controllo cantonale delle finanze un'analisi approfondita dell'assetto finanziario globale delle società in questione; ciò in riferimento alle accertate zone grigie di cui si diceva in apertura. Con quali primissimi esiti, lo sappiamo da ieri. Carta canta, come si suole dire: eventuali rese dei conti o ripicche personali non ci interessano – non ne parleremo infatti in questa sede – e sono, per quel che ci riguarda, del tutto estranee a un procedere che condividiamo e che anzi abbiamo noi stessi per primi, e per il tramite della Sottocommissione, chiesto al Governo di adottare. Ma ancora da noi è partita la richiesta al Consiglio di Stato di riprendere con decisione in mano l'intera problematica degli impianti di risalita, una richiesta come la precedente condivisa da tutta la sottocommissione. Non è possibile oggi discutere in termini approfonditi la questione complessiva: non abbiamo ancora notizia precisa dei risultati dei rilievi di natura finanziaria voluti dal Governo, né sappiamo che cosa intende proporre il Consiglio di Stato in alternativa al messaggio originario ritirato. E quindi non sappiamo come intende porsi di fronte alle difficoltà delle altre società che gestiscono impianti di risalita. Sappiamo però che occorre che il Governo si muova non solo con trasparenza ed efficacia, ma anche in fretta: occorre cioè che non si riproponga il vizio di origine di quel serpente che ho evocato in apertura e che, almeno secondo la Bibbia, è il più prudente degli animali: eccessivamente cauto, «ossia eccedente nella misura della prudenza e caduto dalla parte della malizia». Una risposta rapida non soltanto perché la stagione invernale è alle porte e l'incertezza sulla sorte immediata delle stazioni di risalita si fa sempre più stringente, ma anche perché la SECO ha reso attenti sul fatto che se il rimborso dei prestiti LIM federali non avverrà entro il 30 dicembre 2007, ciò avrà importanti conseguenze per il Cantone nell'attribuzione delle risorse per attuare i programmi pluriennali previsti dall'entrata in vigore, nel 2008, della Nuova politica regionale (NPR). Possiamo però già oggi indicare quelli che sono per noi alcuni dei presupposti necessari per una rinnovata, efficace e trasparente strategia globale in questo campo. Primo elemento. Il Governo ha a disposizione nell'elaborazione degli scenari di intervento uno studio dell'Istituto ricerche economiche (IRE) del 2003. Noi chiediamo di completare e aggiornare quello studio. È un aggiornamento che si impone non fosse che per gli elementi di novità che hanno modificato il quadro complessivo rispetto alla situazione di allora: penso, per limitarmi a due settori, ai problemi che derivano da cambiamenti climatici reversibili e progressivi, e a quelli che derivano da un ricorso sempre più massiccio all'innevamento artificiale, con interrogativi sulla sua sostenibilità ambientale. Secondo elemento. Lo studio dell'IRE aveva già nel 2003 messo in luce i motivi di una situazione di perdurante crisi, malgrado gli oltre 160 milioni di franchi investiti nel settore solo nel decennio 1992-2002, di cui oltre la metà di tasca dello Stato. I risultati conseguiti – dice sempre l'IRE – sono stati insufficienti dal profilo economico e finanziario, nonché di scarso rilievo dal profilo dello sviluppo regionale. Noi chiediamo che il Governo affronti anche il nodo dello sviluppo regionale legato agli impianti: che sappia cioè valutare, da un lato, gli effettivi vantaggi sulle realtà locali di queste strutture, come peraltro richiesto da diversi atti parlamentari, e, d'altro canto, che il Consiglio di Stato sappia inserire la nuova politica degli impianti nel quadro complessivo della NPR, tema di strettissima attualità e di importanza centrale per il futuro del nostro Cantone, in particolare delle sue zone periferiche. Una centralità riconosciuta dallo stesso Consiglio di Stato, quando dichiara che la NPR costituisce una «rara occasione per adottare un nuovo modus operandi» nella 1153 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ gestione di progetti 1 . Non c'è terreno migliore che quello degli impianti di risalita – verrebbe da dire – per un nuovo modo di operare. Il terzo punto è ancora una richiesta: si studino approfonditamente le necessità effettive legate al settore, le necessità della popolazione locale e del turismo, oltre che naturalmente quelle delle regioni di montagna. Mi limito qui a segnalare la necessità di analizzare le reali esigenze dell'utenza sulla base di dati seri e affidabili – e qui anche l'Ente turistico ticinese (ETT) potrebbe fare di più e meglio – anche per capire se sono destinate al successo, oltre che opportune, determinate iniziative. Personalmente sono ad esempio molto scettica su scenari che prevedono la trasformazione delle montagne in parchi divertimenti per bambini o per adulti "bambineschi": la montagna merita interventi di ben altro rispetto. Quarto elemento. È ormai chiarissimo come il circolo vizioso del sostegno pubblico passivo e generalizzato deve essere definitivamente interrotto. Occorre procedere con decisione verso la rigorosa strategia selettiva indicata dall'IRE, che si concreta nella pianificazione del settore e in investimenti mirati, una linea peraltro già fatta propria, a più riprese, dalla Commissione della gestione e delle finanze e dal Parlamento stesso – e basta leggere i rapporti votati negli ultimi anni del Gran Consiglio per avere la riprova di un costante e crescente «disagio verso le richieste di credito a spizzico», per non citare tra i numerosi altri esempi che il rapporto 2 della Commissione della gestione e delle finanze sull'innevamento programmato di Bosco Gurin del 2001. Occorre soprattutto pretendere una forte responsabilizzazione dello Stato, che deve fissare regole e condizioni per sue eventuali partecipazioni finanziarie aggiuntive. L'IRE aveva già detto come fosse necessario in primo luogo un ruolo preciso e dai contorni chiari dello Stato. Nell'ambito degli impianti di risalita, lo Stato è venuto meno fino a oggi al principio secondo il quale chi paga comanda. Lo Stato ha pagato fino a oggi molto – diremo che è l'azionista di maggioranza delle diverse società che reggono gli impianti, pur non possedendo una sola azione degli stessi – ma ha di fatto quasi del tutto rinunciato a dire la sua su quello che bisognava o non bisognava fare, oltre a non essere stato sufficientemente attento a quanto si faceva. Occorre insomma cambiare rotta e fare in modo che lo Stato controlli come vengono usati i soldi della collettività. Per quanto riguarda l'immediato futuro, si potrebbe ipotizzare una sorta di strategia cuscinetto, cioè un intervento mirato e circoscritto che salvi la stagione invernale imminente ma non coinvolga ulteriormente il Cantone prima di un definitivo chiarimento dei molti aspetti ancora da chiarire. Ho cominciato il mio intervento con il richiamo a un cosiddetto scrittore per l'infanzia, Jules Renard, celebre, più che per le Histoires naturelles, per il suo Pel di Carota. Chiudo con un brevissimo scambio di battute tratto da Alice nel paese delle meraviglie, a torto ridotto a libro per bambini. Chiede Alice: «Vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?» «Dipende soprattutto da dove vuoi andare», disse il Gatto. «Non m'importa molto, purché arrivi un qualche posto», aggiunse Alice. «Ah, per questo stai pure tranquilla», disse il Gatto, «basta che non ti fermi prima». Non fermiamoci dunque a metà strada, e troviamo presto una dignitosa, corretta e trasparente via di uscita. 1 Risposta del Consiglio di Stato del 10.07.2007 all'interrogazione no. 152.07: Politica regionale: a quando il Piano di attuazione cantonale?", Roland David per il gruppo PPD, 18.06.2007. 2 Rapporto no. 5162: Assegnazione di aiuti cantonali al Centro turistico Grossalp SA per il finanziamento di un impianto di innevamento programmato, Commissione della gestione e delle finanze, 24.10.2001. 1154 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Con queste osservazioni, porto l'adesione del mio partito al decreto legislativo allegato al messaggio no. 5946. VITTA C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Il tema che ci apprestiamo a dibattere ha interessato l'attività politica degli ultimi mesi. In seno alla Commissione della gestione e delle finanze è stato esaminato il messaggio riguardante il risanamento delle tre stazioni turistiche di Cardada, Bosco Gurin e Carì. Dopo valutazione, si è optato per un rapporto parziale, approvando gli aiuti per la Cardada impianti turistici SA, in attesa di concludere gli approfondimenti concernenti le altre due stazioni turistiche. A seguito di ciò il Consiglio di Stato ha presentato un nuovo messaggio oggetto della presente discussione. Questo messaggio concerne quindi il risanamento di Cardada, mentre per le altre due stazioni invernali si è fatta eseguire una verifica da parte del Controllo cantonale delle finanze, e si è dovuto purtroppo prendere atto della decisione della SECO di non condonare il 50% dei prestiti LIM federali a suo tempo concessi. Considerando che il messaggio in discussione si concentra su Cardada, è importante che il dibattito di quest'oggi si limiti a questo tema, rimandando la discussione sulle altre due stazioni di risalita al momento in cui il Consiglio di Stato si sarà pronunciato. Dobbiamo allora purtroppo prendere atto che le previsioni prospettate al momento dell'approvazione da parte del Gran Consiglio, nel 1997, del progetto riguardante Cardada non sono state mantenute. Innanzitutto, gli investimenti sono stati molto superiori a quanto ipotizzato –si è passati da 24 a 28 milioni di franchi. A ciò vanno aggiunte le previsioni troppo ottimistiche sul numero di passeggeri: la realtà ha dimostrato che il numero di passeggeri è stato insufficiente a garantire una copertura dei costi. Questa situazione, unitamente ad altri problemi, ha generato in poco tempo importanti perdite per la società, ciò che ha comportato il deposito dei bilanci presso la pretura di Locarno nel marzo 2007 e l'apertura di una moratoria concordataria. Nell'ambito della moratoria sono state proposte misure finanziarie di risanamento che coinvolgono più attori: banche, creditori e il Cantone. La partecipazione del Cantone al risanamento ammonta a di 6.8 milioni di franchi e riguarda il condono del prestito LIM cantonale e la rinuncia al rimborso del 50% del prestito LIM federale. Dalle informazioni in nostro possesso, grazie al risanamento sarà possibile assicurare la sostenibilità finanziaria della futura attività. Accanto a queste misure occorre sottolineare che la nuova amministrazione sta concentrando i suoi sforzi sullo sviluppo dell'attività riguardante la stagione estiva. Questi motivi, unitamente alla possibilità di portare a buon fine la moratoria concordataria, ci spingono a sostenere il risanamento di Cardada, rimandando a un successivo dibattito i problemi legati al risanamento di Bosco Gurin e Carì. A tale proposito abbiano preso atto della comunicazione del Governo che ha deciso di aprire un'inchiesta amministrativa, di cui attendiamo le conclusioni e le proposte, in modo da fare chiarezza sia sulla gestione di questi due impianti sia, più in generale, sui problemi che incontrano le stazioni di risalita invernali presenti nel nostro Cantone. DAVID R., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PPD - Nella scorsa legislatura, quando il Parlamento ha approvato il progetto di risanamento della stazione del Tamaro, era stato chiesto categoricamente che nessun risanamento di impianti di risalita fosse ancora presentato senza l'indicazione di una precisa strategia globale. In questo senso, quando al termine dell'ultima legislatura era stato presentato il messaggio riguardante le tre stazioni, il gruppo PPD ne aveva preso atto con molta perplessità, perché di fatto non rispondeva 1155 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ all'indicazione precedentemente data. Ora il gruppo PPD è comunque disposto a entrare in materia sul tema di Cardada, ma con il mio intervento indicherò quale debba essere a nostro avviso la strategia globale per il futuro. Innanzitutto è fondamentale che sia riconosciuta la funzione sociale, ricreativa ed economica di tutte le stazioni di risalita ticinesi, poiché ciò significa attribuire loro il valore di iniziative di interesse pubblico. Chiunque frequenti le nostre stazioni, tanto d'inverno quanto d'estate, sa quanto siano frequentate dalle famiglie ticinesi, dalle associazioni e dalle scuole, per attività sportive, ricreative ed educative. C'è poi un'evidente funzione economica svolta da queste strutture: riferendomi, in qualità di Sindaco di Faido, al caso di Carì posso affermare che, al di là dei posti di lavoro direttamente riconducibili agli impianti di risalita, la stazione svolge un vero e proprio ruolo di rilancio dell'economia della media Leventina, con ricadute importanti per artigiani, negozi, banche e quant'altro in tutto il comprensorio: la montagna di Faido è tornata a popolarsi ben al di là del periodo della stagione turistica invernale, coinvolgendo un elevato numero di cittadini degli agglomerati del sud del Ticino, a dimostrazione del valore che le stazioni di risalita hanno per l'intero Cantone. L'interesse pubblico è dunque la chiave di volta del dibattito circa il futuro degli impianti di risalita, poiché se questo non dovesse essere riconosciuto non si capirebbero le ragioni dell'intervento dello Stato: noi riteniamo che questo interesse ci sia e vada promosso. Per il futuro è necessaria una definizione chiara della destinazione d'uso, sostenibile e coordinata, delle stazioni di risalita. Serve un approccio strategico e coordinato che permetta la creazione di un'offerta turistica, ricreativa e sociale completa e complementare. In questo senso occorre riprendere lo studio effettuato dall'IRE, aggiornarlo e adattarlo alle nostre esigenze attuali. Ma è fondamentale definire obiettivi chiari per uno sviluppo complementare di queste stazioni che sia naturalmente anche sostenibile e duraturo, pena la mancanza di un futuro. Veniamo al risanamento degli impianti di risalita. Tutti gli interventi decisi dal Gran Consiglio hanno dimostrato una cosa ormai evidente: per tutti ci sono sempre stati importanti sorpassi negli investimenti fatti; e per tutti era stato previsto un numero di passaggi nettamente superiore a quanto di fatto il mercato potesse offrire. Il finanziamento non ha dunque mai funzionato, vuoi perché i business plan erano presentati anche dai promotori in modo truccato, vuoi perché non si è mai nemmeno voluto fare un'analisi seria da parte dei servizi cantonali predisposti. Tutte le stazioni di risalita sono state oggetto di questa problematica e – come emerge dal messaggio e dal rapporto – anche Cardada non ha potuto sottrarvisi. Mancanza dunque di controllo al momento della presentazione dei progetti, ma mancanza anche di una strategia globale di sviluppo. Sempre in ordine al finanziamento, siamo altresì convinti che gli impianti di risalita devono essere considerati alla stregua delle normali infrastrutture di trasporto: penso alla ferrovia, alle autopostali, ma anche alle infrastrutture sportive (ad esempio le piscine); infrastrutture che, come nel resto della Svizzera, non possono essere redditizie in mancanza di un importante sovvenzionamento dello Stato ai costi di gestione. Ed è precisamente sulla base di questa considerazione che il gruppo PPD ha presentato nel marzo scorso una mozione che chiede la creazione di una società di gestione unica di tutti gli impianti di risalita. Riteniamo in effetti che questa sia l'unica via per controllare la gestione degli impianti, in modo che, alla fine dell'anno contabile, qualora fosse necessario, il Cantone sia messo nelle condizioni di immettere denaro pubblico in una società di gestione unica nella quale intervengano certamente anche le società e gli enti interessati, ma in cui il Cantone giochi un ruolo centrale. Siamo persuasi che questo sia l'unico modo per gestire in futuro gli impianti di risalita, permettendo al Cantone di controllare la situazione, 1156 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ ponendo fine alle polemiche in ordine alla razionalità e alle modalità con cui essi sono attualmente gestiti e scongiurando i pericoli legati al fatto che le stazioni turistiche nel nostro Cantone gravitano attorno a società che fanno ormai capo a una sola persona. Ribadendo la nostra adesione all'oggetto in discussione, vorremmo però chiedere formalmente due cose: che, quando nei prossimi mesi si troverà la strada per il futuro, anche Cardada sia inserita nel concetto globale di sviluppo delle stazioni turistiche; e che, in conformità con il dibattito tenuto in occasione dell'approvazione del credito quadro LIM, sia modificato il decreto, nel senso che il credito non sia ascritto in parte allo stesso credito quadro LIM, ma sia reperito interamente al di fuori di esso. Infine, la strategia globale di cui ho parlato è una strategia di medio termine, non realizzabile in poche settimane mentre ci si presenta una contingenza – l'apertura imminente della prossima stagione invernale – alla quale occorre rispondere con misure appropriate: rivolgo dunque al Consiglio di Stato la richiesta di rassicurare gli operatori in tempi ragionevoli quanto alle misure transitorie che vorrà prendere per salvare la stagione turistica e consentire alle stazioni invernali di superare questa fase difficile. Con queste considerazioni porto l'adesione del mio gruppo al messaggio e al relativo rapporto. BIGNASCA A., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO DELLA LEGA - Contrariamente al collega David cercherò di non spendere troppe parole per gli impianti che non sono oggetto del presente dibattito, limitandomi all'assegnazione degli aiuti a Cardada. Giusto dieci anni or sono, nel giugno del 1997, quando abbiamo votato gli interventi per Cardada, la lobby dei sussidi pubblici ebbe la meglio su quel movimento populista che nel rapporto di minoranza scrisse due cose lapalissiane, oggi da tutti riconosciute: primo, che la soluzione allora proposta – vale a dire la costruzione della "lanterna" progettata da Botta – non avrebbe in nessun caso permesso di raggiungere gli obiettivi fissati nel business plan; secondo, che quelle risorse sarebbero state spese meglio se fossero state destinate a costruire un palazzo dei congressi o un palazzetto del cinema. Ma allora nessuno credette a quel movimento populista che come spesso gli accade restò in minoranza. E se oggi sono indotto ad approvare questa ristrutturazione è solo per il fatto che gli attuali amministratori in cinque anni hanno prelevato in tutto e per tutto seimila franchi di spese amministrative, mentre la stazione di Carì, che qualcuno ha citato, spende questa cifra ogni mese: se si parte con queste premesse non è possibile salvare nessuna stazione turistica; nessuna società unica di gestione può funzionare se si versano cifre del genere al direttore o all'amministratore delegato. La questione poi del credito quadro LIM è marginale: Cardada va salvata solo perché abbiamo speso già molto, con buona pace della lobby del sussidio pubblico che ha incassato e se n'è andata. Di tutto il resto discuteremo quando arriverà il messaggio riguardante il risanamento delle altre stazioni turistiche. PINOJA G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO UDC - Oggi ci troviamo di fronte nuovamente a un caso di risanamento da parte del Cantone di una struttura sicuramente importante nell'ambito dell'offerta turistica della regione del Locarnese. Ci troviamo di fronte, però, all'ennesimo caso sul quale in molti nutrivano dubbi già da tempo, se non addirittura dall'inizio. Durante gli ultimi dieci anni, il Cantone è intervenuto a più riprese sostenendo giustamente delle realizzazioni di fondamentale importanza, ma purtroppo e troppo spesso si sono fatti male i calcoli e le verifiche, accettando preventivi e business 1157 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ plan con troppa superficialità, accettando investimenti importanti ma sovradimensionati rispetto alle garanzie che gli stessi davano. Oggi molti concordano sul fatto che gli aiuti agli investimenti erano rischiosi o quasi azzardati. L'esperienza ci ha dato chiare indicazioni in tal senso. Qualche anno fa regnava sicuramente molto più ottimismo e dubito che qualcuno prevedesse di ritrovarsi in una situazione come quella attuale, immaginando di dover poi correre a risanare situazioni ormai vicine al fallimento. Risanare – va pur detto – dovrebbe comunque essere meglio che perdere tutto a seguito di un fallimento. Non voglio fare il processo alle intenzioni di coloro che decisero questi aiuti, ma sono convinto che non si siano fatti i compiti come si doveva, e non solo per quanto riguarda il caso della Cardada impianti turistici SA. Tutti sappiamo infatti che tra non molto probabilmente riceveremo un nuovo messaggio che toccherà le società di gestione degli impianti turistici di Bosco Gurin e di Carì. In futuro poi chissà che non arrivino quella di Campo Blenio, quella della funivia di Monte Comino o non so ancora quale altra, come tutte, comunque, disastrate finanziariamente e con la prospettiva del fallimento dietro l'angolo. Sono certo che la nostra Ministra delle finanze non desidera inserire nel Piano finanziario ulteriori importi preposti a questi salvataggi in extremis, visto che – mi sembra di aver capito – ci sono diversi altri progetti che richiedono attenzione e considerazione da parte del Governo. Io credo perciò che così non si possa più andare avanti. Comprendo l'importanza che tutte queste società ricoprono per il Cantone nell'ambito dell'offerta turistica e per tutti posti di lavoro che creano direttamente e indirettamente, ma è necessario cambiare il tiro: è giusto e necessario che prima di tutto le situazioni siano risanate sul modello della CIT SA, dove si è proceduto a mettere in campo tutte le misure necessarie per prepararsi a un risanamento realistico e fattibile che le permetta una gestione finanziaria futura sana. Risanare significa però massima trasparenza e chiarezza in tutto per tutto: non sarebbe più accettabile in effetti un ulteriore futuro intervento, se ancora una volta le aspettative fossero disattese; una volta risanate, come ben esposto dal collega Bacchetta-Cattori, si dovrà adottare una strategia globale di interventi per quanto riguarda le gestioni future della società. Questa strategia dovrà permettere al Cantone di tutelarsi da ulteriori sgradevoli sorprese, e soprattutto dovrà permettere di far collimare gli interessi e le esigenze a livello turistico con le gestioni finanziarie dei centri. Se le stazioni turistiche sono una necessità, il Cantone non può e non deve più rimetterci periodicamente milioni di franchi che vanno ad aggravare ulteriormente le sue già disastrate finanze. Se questi centri devono esistere perché necessari all'offerta turistica, parallelamente a un attento finanziamento iniziale bisognerà soprattutto pensare a come intervenire, qualora situazioni straordinarie li mettessero in difficoltà (inverno senza neve o estate dominata dalla pioggia): però – ripeto – situazioni straordinarie e non ricorrenti. Tutto questo però dovrà avvenire sotto attento controllo del Cantone − sotto quale forma dovrà essere valutato − il quale dovrà concretamente interessarsi regolarmente alla gestione delle stazioni. Dopo il caso del Tamaro, quello di Cardada sembra avviato verso un esito positivo che noi dell'UDC sosteniamo in particolare visto quanto è stato fatto dalla società per ridurre gli oneri e contenere le spese durante gli ultimi anni. L'impegno che la società si assume per rilanciarsi sia dal profilo finanziario sia nel rilancio della stazione non è indifferente: speriamo che i preventivi siano stati fatti per bene, in modo che anche in futuro questa magnifica località sopra Locarno possa continuare a essere una meta turistica di sicuro interesse. 1158 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ MAGGI F., INTERVENTO A NOME DEI VERDI - Concordo con la necessità di stendere un velo di pietoso silenzio su una gestione dei soldi pubblici francamente non esaltante, anche se non smette di stupirmi il fatto che in questo Paese non si riesca mai – o meglio non si voglia – indicare chiaramente un colpevole: qualcuno dovrebbe pur essere chiamato a rispondere di scelte profondamente sbagliate, che hanno costretto il Cantone ad interventi di risanamento milionari, mentre altre strutture avrebbero meritato ben altre attenzioni (penso ad esempio al museo dei fossili del San Giorgio, regione riconosciuta dall'UNESCO, che con grandissimi sforzi è riuscito a ottenere solo 600 mila franchi dal Dipartimento del territorio). In questo senso, non condivido affatto l'idea che queste strutture, per il semplice fatto di essere periferiche, vadano in ogni caso sostenute: si possono scegliere varie opzioni, e la scelta di un territorio non infrastrutturato può benissimo rappresentare un valore aggiunto significativo per quelle stesse zone periferiche che giustamente si vogliono aiutare. In ordine al messaggio dico subito che a noi verdi fa estremamente piacere il fatto che la questione di Cardada sia stata scorporata dal resto, poiché come abbiamo chiaramente detto, per quanto ci riguarda, non siamo più disposti a stanziare un solo centesimo per nuovi impianti di innevamento artificiale. A fronte di una situazione climatica grave e in continuo peggioramento, non crediamo che la promozione delle zone periferiche debba passare attraverso il tentativo di preservare a tutti i costi le stazioni turistiche invernali: dobbiamo essere realisti e seguire la strada aperta dall'esperienza del Tamaro, che punta sulla stagione estiva, sviluppando, quando non è possibile sciare, una serie di attività alternative. Dunque, pur senza grande entusiasmo, i verdi aderiscono alle conclusioni del messaggio governativo: il fatto che Cardada, per il proprio risanamento, abbia puntato sulla stagione estiva merita un sostegno, che potrà eventualmente essere esteso alle altre stazioni di cui discuteremo, ritenuto però che non approveremo nessun nuovo impianto di innevamento artificiale. FRANSCELLA C. - Intervengo brevemente concentrandomi positivamente sul messaggio in oggetto, e lo faccio anche quale amministratore di uno dei tredici Comuni locarnesi che tramite i loro Municipi hanno assicurato pieno sostegno, attraverso una partecipazione azionaria, alla ricapitalizzazione della Cardada impianti turistici SA (CIT), a conferma della potenzialità e dell'attrattività che la stazione turistica ancora riveste per la nostra regione. A partire dal 2003, la CIT SA ha messo in atto, come tutti sappiamo, una serie di misure che hanno permesso di ridurre sensibilmente i costi operativi e di aumentare i ricavi, grazie all'incremento effettivo delle persone trasportate (da 91 mila nel 2002 a 116 mila nel 2006). Per ulteriormente razionalizzare i costi e concentrare le proprie attività, la CIT SA ha pure deciso in questi ultimi anni di cedere gli impianti invernali legati solo alla pratica dello sci, e confidare la loro gestione allo sci club locale, trasferendo di conseguenza a questa associazione i rischi ricorrenti e il deficit legati a quell'attività (in verità, lo sci club, potendo contare su molto lavoro temporaneo, di volontariato e su altri aiuti esterni, preclusi alla CIT, in condizioni normali di attività è verosimilmente in grado di chiudere le gestioni annuali almeno in pareggio). La CIT ha invece mantenuto la gestione, oltre che della funivia Orselina-Cardada, anche della seggiovia Cardada-Cimetta, proprio perché in questo ambito i risultati sono positivi, ma soprattutto perché questo settore è detentore di un potenziale di sviluppo molto importante, legato alle passeggiate estive e invernali a piedi o con le racchette da neve. Grazie alle misure adottate, il risultato operativo prima degli ammortamenti è in continua crescita dal 2003, miglioramenti significativi che non 1159 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ sono però purtroppo sufficienti a coprire i costi per gli ammortamenti (800 mila franchi ogni anno) e i crescenti oneri finanziari. Per attuare un risanamento strutturale definitivo è quindi necessario procedere a una serie di interventi, tutti legati l'un l'altro (tra cui, oltre alla ricostituzione del capitale azionario e la rinuncia delle banche a una parte rilevante dei loro crediti, vi è soprattutto l'assegnazione degli aiuti cantonali di cui discutiamo oggi), che permetteranno di ottenere una nuova struttura finanziaria di partenza solida. Su questa base, con i ricavi e le spese previste e nel frattempo confermate dalla gestione degli ultimi anni, la CIT SA potrà gestire gli impianti senza più timore alcuno di deficit. In altre parole, dopo il risanamento ci troveremo di fronte a una società sana, senza problemi finanziari, che potrà accantonare gli importi sufficienti per gli investimenti e le manutenzioni future. È chiaro che, oltre alle misure di natura prettamente contabile e finanziaria, sarà necessario promuovere l'attività aziendale mediante una serie di misure aventi per scopo l'incremento dei passaggi sulla funivia (grazie alla riconversione estiva, già peraltro in atto) e contenere ulteriormente i costi operativi. Ciò sarà possibile anche grazie a nuove sinergie con altri operatori cantonali del settore, in attesa della creazione di un'unica società di gestione degli impianti di risalita, come proposto dalla mozione del gruppo al quale appartengo, nonché con l'ente turistico locale e l'ETT per quanto concerne soprattutto la creazione di nuovi prodotti turistici integrati. Se invece gli auspicati aiuti cantonali dovessero cadere, la società dovrebbe essere liquidata, con il rischio di vederla cedere, per pochi spiccioli, in mano alla speculazione privata, che magari non avrebbe interesse particolare per la regione. Il nuovo proprietario potrebbe infatti gestirla a suo piacimento, approfittando fortemente del precedente elevato impegno pubblico, che verrebbe totalmente annullato, senza alcuna possibilità di un pur esiguo recupero, mentre che gli attuali partecipanti (Comuni e Cantone) si vedrebbero del tutto esautorati da qualsiasi decisione nella gestione della società, la cui offerta è indubbiamente di primaria importanza per l'economia turistica della regione e del Cantone. Mi auguro quindi che il Parlamento non voglia deludere le aspettative di tutti i Comuni della regione, dei loro abitanti e dei numerosi ospiti che regolarmente frequentano questa stazione turistica, e sostenga l'assegnazione degli aiuti cantonali. In conclusione, mi auguro pure che il Consiglio di Stato possa presentare al più presto il messaggio per i risanamenti finanziari di Bosco Gurin e Carì, così da non pregiudicare le stazioni sciistiche nella stagione entrante, ma soprattutto garantire al più presto la definizione della necessaria strategia coordinata per il futuro degli impianti di risalita, nell'interesse, al di là di ogni polemica, di tutto il Cantone. POGGI D. - La tentazione di dire no anche a questo messaggio è stata davvero forte in quanto ritengo che, comunque, i soldi pubblici immessi in questo progetto siano molti, e a volte non sempre giustificati fino in fondo. A monte – a mio parere – c'è sempre lo stesso discorso "malsano" e un po' ticinese del "noi facciamo anche quello che non era previsto, non rispettando i preventivi, tanto poi alla fine il Gran Consiglio in qualche modo sanerà". Sì – aggiungo io – ma con i soldi dei cittadini contribuenti, e questo mi piace già molto meno. È pur vero che la situazione di Cardada è diversa da quella di Bosco Gurin e di Carì – dove spero vivamente si vada fino in fondo con un'inchiesta amministrativa, in quanto è chiaro a tutti che c'è qualcuno che non è al suo posto – e quindi anche l'analisi deve essere diversa. Ripeto, la tentazione di dire no era forte, ma ho deciso di astenermi in quanto Cardada si trova in una situazione diversa e il futuro sembra più roseo, anche se i soldi pubblici innestati in questa operazione sono davvero tanti, troppi, e da qualche parte 1160 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ nelle casse dello Stato mancheranno, magari in settori più vicini ai bisogni della gente. Lo svago e il turismo sono importanti per il Ticino, ma non a ogni costo, e per favore si interrompano le iniezioni milionarie in questi ambiti. Qualcuno che mi ha preceduto ha incitato a guardare al futuro e ha già lanciato "messaggi subliminali" volti a spezzare lance in favore di Tizio o Caio: siamo già alle solite, peccato. CELIO F. - Intervengo meno a titolo personale che in qualità di presidente della CoReTi, poiché, da come si è sviluppata la discussione nelle ultime riunioni della Commissione della gestione e delle finanze, credo di aver capito che le regioni di montagna sono parecchio toccate dal credito in questione. Premetto che avevo già firmato il rapporto solo per le conclusioni, nel senso di salvare la stazione di Cardada. Vi sono però stati errori di valutazione che voglio brevemente citare. Innanzitutto il costo totale dell'operazione era stato valutato in 24 milioni di franchi, ma è risultato essere di 28 milioni, con un errore quindi di quasi il 20%; le spese di gestione sono state valutate con un errore del 25% sul preventivo; si erano poi previsti 180-200 mila viaggiatori, quando in realtà sono risultati essere poco più della metà. Ora non voglio dire, come qualcuno ha fatto, che le previsioni sono state volontariamente falsate, ma certo sono state fatte con una certa superficialità, e avrei gradito che nel rapporto ciò venisse maggiormente stigmatizzato. Il problema che tuttavia si pone al momento è sapere se si debba o no far capo ai crediti LIM. Personalmente ritengo molto discutibile, per non dire inaccettabile, questa soluzione. Ricordo che i crediti LIM sono stati ridotti a livello cantonale già in due occasioni in modo consistente: nel 2000, si era scesi dal credito quadro precedente di 49 milioni a 45.4 milioni di franchi; nel 2004 il credito quadro è stato ulteriormente ridotto fino a 40 milioni, quindi con una riduzione consistente di circa il 12%, sebbene vi fosse stato, come già in precedenza, l'impegno a ricorrere, per crediti straordinari e più significativi, ad altri finanziamenti, non intaccando quindi il credito quadro. Ora si vuole cambiare criterio e accollare Cardada appunto ai crediti quadro, il che non è conforme alle promesse fatte in occasione della votazione sul credito quadro. Ciò non sarebbe grave se vi fosse la prospettiva di un nuovo credito quadro che prolunghi quello esistente, ma sappiamo che alla fine dell'anno la legge attualmente in vigore verrà sostituita dalla cosiddetta NPR, che adotterà criteri diversi. Ciò spiega perché vi sono molte richieste in arrivo. Come ha detto la Consigliera di Stato ieri in Commissione, restano del credito LIM 10.7 milioni di franchi, ma sono in arrivo progetti per un totale di circa 29 milioni di franchi. Non tutti sono maturi, e quindi non esaminabili entro la fine dell'anno, ma da informazioni in provenienza dai segretariati regionali i crediti in dirittura d'arrivo dovrebbero già ammontare a circa 20 milioni. Dal che si ricava che abbiamo una cifra già nettamente superiore alla rimanenza dei 10.7 milioni indicata dalla Consigliera di Stato. E se a questi togliamo i 2.6 milioni che dovrebbero andare a Cardada, ne rimarrebbero solo 8.1 per coprire, ripeto, un fabbisogno di circa 20 milioni. Su questo non posso evidentemente trovarmi d'accordo. Se per i motivi indicati in Commissione, e che verosimilmente verranno riproposti qui, si rende necessario un prestito del fondo LIM a favore di Cardada, prestito che in un qualche modo dovrebbe essere recuperato per i nuovi progetti che fossero riconosciuti meritevoli di aiuto, la cosa potrebbe anche andare. Tuttavia vorrei che ci fosse un impegno formale della Consigliera di Stato e del relatore, a garanzia che l'aiuto straordinario per Cardada, non dovuto agli attuali amministratori ma a una certa faciloneria dei loro predecessori, non finisca per realizzarsi a discapito di altri progetti, che a maggior titolo potrebbero rientrare nell'ambito del credito quadro LIM. 1161 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ BERGONZOLI S. - Nel 1997 la Lega aveva presentato un rapporto di minoranza, ma, dopo l'approvazione del credito per Cardada, mi sono permesso di prendere il rapporto di maggioranza e presentarlo al Consiglio comunale di Locarno come rapporto di minoranza, talmente appariva evidente che dal rapporto di maggioranza del Gran Consiglio la Cardada impianti turistici SA era destinata al fallimento. Ecco una piccola rassegna di citazioni estratte dal rapporto di maggioranza e dalla perizia dell'autunno 2006 del prof. Orlando Nosetti: «Per poter chiudere i conti almeno in pareggio si sarebbero dovuti trasportare almeno 170 mila passeggeri all'anno»; «nella sua storia, la FLOC SA ha raggiunto e superato le 100 mila persone trasportate soltanto in otto periodi»; «il numero delle persone trasportate è senza dubbio quello maggiormente sottoposto a incertezza, a causa anche dello stretto legame con le condizioni meteorologiche»; «si noti che il margine di sicurezza finanziario è molto basso: nei primi tre periodi è infatti sufficiente che il numero delle persone trasportate sia inferiore di 5 mila unità rispetto a quanto pianificato perché non sia più garantito l'equilibrio fra entrate e uscite di liquidità; di conseguenza l'azienda dovrebbe indebitarsi per poter far fronte ai suoi impegni (in particolare per poter rimborsare, come previsto, i suoi debiti). Dal quarto anno il margine di sicurezza è praticamente nullo»; «le perdite che la Cardada impianti turistici SA subirebbe hanno comunque un impatto sul bilancio: infatti, alla fine del suo quarto anno di attività, la società si ritroverebbe con delle perdite accumulate per un totale uguale a circa il 30% del capitale azionario»; «evidentemente il successo finanziario di un'operazione di questo genere non è garantito»; «determinante per la riuscita sarà il coinvolgimento di tutta una regione e soprattutto la partecipazione attiva dei diversi partner. Non fosse possibile creare questo spirito di imprenditorialità imperniato sulla collaborazione fra le parti in causa e un clima di propositività, l'investimento sarebbe destinato al fallimento. Molto importante sarà pure la coordinazione degli interventi con tutto il settore turistico del Locarnese; se questo non sarà in grado di uscire dalla crisi che lo attanaglia attualmente, anche il progetto Cardada potrebbe subirne le conseguenze negative»; «ogni attore coinvolto nel progetto dovrà dunque valutare per proprio conto, alla luce delle informazioni disponibili, il grado di rischio dell'investimento». Termino qui anche se i riferimenti contenuti nel rapporto al preannunciato fallimento erano molti di più. Anche solo queste poche frasi avrebbero dovuto aprirci gli occhi e condurci a ridimensionare il progetto, ma purtroppo non fu così e ora che la frittata è fatta occorre anche mangiarla, concedendo questo aiuto a Cardada, per non lasciarla mangiare da qualche furbo imprenditore privato. Ma vi era di più: se l'opera era talmente importante per il turismo della nostra regione, perché allora la Casinò Kursaal non ha partecipato nemmeno con una sola azione e si è limitata ad anticipare i soldi ai Comuni in difficoltà per poi farseli restituire? Se l'opera era talmente importante, perché nessuno, tranne la Lega dei ticinesi, si è chiesto per quale motivo la Società funicolare, notoriamente di proprietà della dinastia Pedrazzini, non è voluta entrare a farvi parte come azionista: semplice, perché avevano capito ciò che sarebbe successo. E sapete chi fu il primo presidente della CIT SA? Un certo Luigi Pedrazzini che era riuscito a comprare il "rottame" della Società elettrica sopracenerina a prezzo d'oro. Dobbiamo solo ringraziare il nuovo Consiglio di amministrazione, e in particolare il suo presidente e il direttore, che si sono impegnati senza risparmio di energie e soprattutto quasi senza retribuzione. Basti pensare che il direttore percepisce uno stipendio mensile di soli 3'500 franchi, mentre il suo predecessore ne prendeva 8'300. E anche la retribuzione del Consiglio di amministrazione, al contrario di tanti altri, è di soli 1'200 franchi all'anno, indipendentemente dalla carica. Ciò significa che il presidente percepisce lo stesso obolo di qualsiasi altro membro. Questo fatto meriterebbe come minimo un 1162 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ caloroso applauso per queste due persone che sono riuscite per puro hobby a portare in attivo la gestione degli impianti di Cardada. PELLANDA G. - Occorre senz'altro riconoscere che la montagna di Cardada, in particolare durante l'estate, sia una delle più belle del Cantone e offra una buona attrattiva turistica, con possibilità di svago e relax, buona accoglienza e sentieri invitanti, anche se non sempre ben curati (alludo al tratto Cimetta-Stallone). In questi anni, di Cardada, nel bene o nel male, si è parlato tanto, in particolare facendo notare che a Orselina non ci sono posteggi; che per essere una grande attrazione turistica bisognava costruire la funivia partendo dal Lido di Locarno; che il pilone subito dopo la stazione di partenza costruito in seguito a una svista – diciamo così – dell'allora Commissione bellezze naturali rimane di forte impatto ambientale. Oggi siamo chiamati a votare un credito di quasi sette milioni di franchi, e considerato che, comunque, per lo Stato questi soldi sono persi, sceglierò il male minore e anch'io lo voterò. Lo farò però in modo molto critico, portando la voce della gente comune, quella che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, quella che si incontra in Piazza Grande, che vive questo condono di quasi sette milioni con indignazione, come una sorta di premio a chi ha scialacquato tanti soldi pubblici con progetti faraonici fuori dalla nostra portata. In questo scenario, anche i funzionari preposti a proporre l'erogazione di somme sbalorditive non sono esenti da colpe per non aver ponderato a sufficienza l'impianto di risalita nell'ambito del tanto decantato sviluppo sostenibile del progetto Cardada. Con il voto favorevole di oggi ratifichiamo una perdita finanziaria importante, ma i ticinesi non hanno dimenticato i sacrifici richiesti con tagli impopolari per risanare le casse cantonali (dalla riduzione delle prestazioni per le donne di pulizia al mancato aiuto di 180 mila franchi ai contadini danneggiati dalla siccità, tanto per citare due soli esempi). Detto questo, pensiamo al futuro. E allora mi chiedo come ci si comporta con quelle piccole ditte di artigiani (e ce ne sono) che non sono in grado di restituire i prestiti LIM ricevuti: li facciamo fallire, favorendo la perdita del posto di lavoro dei loro dipendenti? E ancora – e qui mi rivolgo alla Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia – se è un'illusione pensare che per una questione di giustizia non si possano aiutare proporzionalmente anche quelle società di impianti di risalita che grazie a un lavoro oculato e di volontariato chiudono i loro esercizi finanziari in cifre nere. Per tornare a Cardada, concludo ancora con la voce del popolo, osservando che le tariffe praticate per salire in Cardada sono troppo elevate (Orselina-Cimetta andata e ritorno a 33 franchi più il costo della funicolare); che è auspicabile che il trasporto Orselina-Cardada tenga conto delle richieste di un miglior servizio come auspicato dalla Pro Orselina e da altre associazioni con fermate più frequenti e meno complicate anche per gli studenti e per chi si reca al lavoro; infine, che la società non impieghi più, sia pure a tempo parziale, persone in pensione: si faccia ricorso piuttosto a studenti e disoccupati. PANTANI R. - Non intendo proporre lunghe disamine dei conti e delle cifre della società in questione, né peana a favore degli attuali amministratori. Voglio invece chiedere al collega Franscella, che ha tanto insistito sull'impegno dei Comuni della regione, quanto il suo Comune ha investito in questo progetto: ottomila, diecimila franchi? Risorse evidentemente insufficienti, tanto più che ritengo che una struttura importante per l'economia, con un forte impatto per tutta la regione, debba essere sostenuta innanzitutto dagli attori che ne traggono i più immediati vantaggi. Non ho mai visto una richiesta di 1163 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ aiuto da parte di Lugano per il sostegno delle sue funivie, eppure sono in deficit: Lugano, come dovrebbero fare Locarno e gli altri Comuni, fa però in modo di autofinanziarsi. Il collega Celio ha, dal canto suo, accennato alla possibilità del rimborso del credito LIM e di un suo riutilizzo per altri progetti: frequento ormai da qualche anno questo Parlamento, sufficientemente per sapere che i crediti destinati alle regioni di montagna non sono mai rimborsati, come del resto dimostra il credito destinato a Cardada ricordato dal collega Bergonzoli, destinato appunto a un progetto che già si sapeva destinato al fallimento. Ritengo che sia ora di finirla, sono stanco di continuare a vedere versare soldi pubblici in progetti fallimentari. Dico quindi no all'aiuto a Cardada come dirò no a tutte le richieste che verranno dalle altre stazioni turistiche: non è possibile appoggiarsi su imprenditori che ogni cinque anni chiedono aiuti per coprire i propri deficit, come non è più possibile sostenere progetti che sappiamo già in anticipo essere fallimentari. SADIS L., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL'ECONOMIA L'invito, anche dopo aver sentito gli interventi in sala, è evidentemente in primo luogo a sostenere la proposta del messaggio governativo, i cui elementi essenziali, già ricordati, sono i seguenti: il piano di risanamento finanziario di Cardada presenta una positiva partecipazione degli azionisti (riduzione di capitale e ricostituzione) e dei creditori, e pensiamo chiaramente alle banche interessate e al Cantone; vi sono inoltre una nuova strategia e nuove modalità di gestione ordinaria della società, che rinuncia all'attività invernale a vantaggio di un'attività solo estiva; da ricordare, infine, alcune misure concrete di marketing da implementare lavorando più strettamente con l'Ente turistico Lago maggiore, e il fatto che tutto il processo di risanamento sia stato accompagnato da un consulente esterno, il cui appoggio ha permesso di leggere alcune situazioni con oggettività e di prendere le necessarie decisioni. Voglio anche rispondere alle preoccupazioni manifestate in particolare da Franco Celio e da Roland David, che hanno ripreso considerazioni emerse nelle ultime settimane in seno alla Commissione della gestione e delle finanze. È a tutti noto che nell'ambito della LIM, per sostenere determinati progetti, il Governo presenta al Parlamento la richiesta di un credito quadro quadriennale, in base al quale vengono finanziati progetti ritenuti meritevoli. Ora, visto che parliamo di un importo non irrisorio per il risanamento di Cardada – si tratta di 2.7 milioni di franchi – posso assicurare, interpretando anche gli intendimenti del Governo, che se vi saranno progetti interessanti, non si rinuncerà a sostenerli semplicemente perché il credito quadro si sta assottigliando. C'è insomma l'impegno da parte del Governo, a fronte di progetti meritevoli, di presentare a tempo debito un messaggio con la dovuta base legale per poter procedere al loro finanziamento. Apprezzo anche la scelta, presa nelle ultime ore, della Commissione della gestione e delle finanze di attenersi sostanzialmente al rapporto rassegnato in luglio, perché ciò consente di affrontare concretamente il problema del risanamento senza ulteriori ritardi, determinati evidentemente dalla scadenza referendaria che un eventuale modifica del decreto legislativo avrebbe comportato. Oggi non abbiamo tuttavia parlato unicamente di Cardada. Sappiamo che il risanamento finanziario di Cardada è ciò che rimane di un messaggio 3 più corposo del 28 marzo 2007, che chiedeva uno sforzo finanziario aggiuntivo al Cantone di diversi milioni di franchi per 3 Messaggio no. 5917: Assegnazione di aiuti cantonali alle società Cardada impianti turistici SA di Orselina, Centro turistico Grossalp SA di Bosco Gurin e Carì 2000 Sa di Campello per la realizzazione dei progetti di risanamento finanziario e di rilancio delle stazioni turistiche, 28.03.2007. 1164 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ gli impianti di risalita di Bosco Gurin e di Carì. Il Dipartimento delle finanze e dell'economia ha innanzitutto chiesto al Governo di ritirare la parte riguardante la partecipazione cantonale ai piani di risanamento del Centro turistico Grossalp SA e di Carì 2000 SA per i seguenti motivi: i conti definitivi dell'esercizio 2006 delle società mostravano una situazione finanziaria molto compromessa, situazione peraltro già chiaramente evidente anche solo in base alle chiusure provvisorie del 2006 e ai conti degli esercizi precedenti; il piano di risanamento proposto era poi chiaramente insufficiente e non contribuiva a risanare la situazione finanziaria delle società: era solo un cerotto che camuffava problemi ben più gravi, ormai quasi cronici. Il secondo passo intrapreso è stato quello di incaricare il Controllo cantonale delle finanze di chiarire più approfonditamente e in tempi brevi la situazione venutasi a creare. Ho chiesto di inserire nel mandato anche aspetti già noti da anni all'Amministrazione e al Governo, ma dei quali nessuno sino ad allora si era occupato. Il resto della storia la conoscete: ieri il Consiglio di Stato ha deciso di avviare un'inchiesta amministrativa per esaminare indizi e fatti poco edificanti (per usare un eufemismo) che riguardano in sostanza il modo di gestire le risorse pubbliche, sia da parte del Cantone sia da parte dei privati. Nell'impiego delle finanze pubbliche penso debba essere data chiara priorità ai concetti di trasparenza e serietà, non fosse altro che per il rispetto che si deve avere nei confronti del denaro dei cittadini. Questo implica anche ogni sforzo per evitare decisioni superficiali e controlli lacunosi, fra le cui maglie possono insinuarsi comportamenti compiacenti nei confronti di chi queste lacune le sfrutta pro domo sua. Ma la politica deve essere anche coerente e fare la propria parte. Non deve contribuire, per ragioni elettorali, a nascondere problemi, a far finta che non esistano, a sollecitare aiuti statali alla cieca senza domandarsi se si aiutano veramente le regioni periferiche come si vorrebbe, sostenendo iniziative carenti nella loro impostazione e nella loro gestione. Non chiudiamo gli occhi come per molto tempo si è fatto per convenienza di breve termine. Vi è inoltre un altro aspetto molto delicato: i politici non gettino sull'Amministrazione più colpe di quante non siano constatabili e comprovabili, perché è troppo facile mischiare le responsabilità, per poi alla fine giungere alla conclusione che non è colpa della politica se determinate scelte sono state fatte. I gravi problemi finanziari degli impianti di risalita di Bosco Gurin e Carì sono presenti da anni e non si può onestamente pretendere che li si risolva in pochi mesi. Ciò che posso garantire è che tutta la mia attenzione sarà rivolta al mantenimento dei posti di lavoro e alla tutela dei legittimi interessi degli artigiani che hanno lavorato e degli enti pubblici. Ma i "castelli societari", gli intrecci societari facciano, con pudore, un passo indietro. Non si lancino ultimatum temporali al Governo; questo sistema non funziona ed è al limite del temerario: i termini li fissa la legge e semmai la coscienza individuale. Ci sono decisioni e responsabilità che competono ai privati, alle società e ai loro amministratori, che vanno chiaramente distinte dalle decisioni e dalle responsabilità dello Stato. Mischiare le carte ad arte non fa altro che rendere ancora più opaca una situazione già sufficientemente poco trasparente. I prossimi passi che il Governo intende intraprendere sono stati chiaramente indicati nel comunicato di ieri. A breve termine esamineremo se, in che misura e a quali condizioni è possibile un intervento del Cantone per garantire l'attività delle stazioni invernali di Bosco Gurin e Carì per la prossima stagione. A medio termine dovremo invece affrontare il problema di un risanamento duraturo e del futuro delle stazioni invernali, compiendo delle scelte di indirizzo coerenti con le reali possibilità di sostenibilità economica delle iniziative. Su questo aspetto sembriamo oggi tutti d'accordo: dovremmo esserlo anche quando saremo chiamati a prendere delle decisioni concrete. Il problema è difficile, ma dobbiamo 1165 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ affrontarlo senza illudere nessuno, con chiarezza e serietà. Questo significa avere rispetto per i soldi dei cittadini, e in definitiva anche avere rispetto per le regioni periferiche. Facciamo in modo che il quadriennio, non solo su questo tema, non sia una campagna elettorale permanente: non solo a parole ma con i fatti. BACCHETTA-CATTORI F., RELATORE - La Commissione della gestione e delle finanze ha preso in esame il messaggio del Governo concernente il risanamento di tre stazioni turistiche all'inizio della legislatura, costituendo un'apposita Sottocommissione che presenta ora il proprio rapporto inerente il solo progetto di Cardada: abbiamo in effetti ritenuto maturo questo progetto, mentre ancora da approfondire alcuni aspetti riguardanti i risanamenti finanziari di Bosco Gurin e Carì; in tal senso, il Consiglio di Stato ha dato un mandato preciso al Controllo cantonale delle finanze, le cui conclusioni, già a disposizione del Governo, saranno trasmesse alla Commissione nei prossimi giorni. Inoltre, la Commissione non era del tutto soddisfatta del messaggio governativo, perché, in occasione dell'ultima discussione parlamentare inerente il risanamento della Monte Tamaro, era stata chiesta la presentazione di un messaggio che rispondesse a tutte le richieste relative agli impianti di risalita del Cantone, definendo una strategia chiara di intervento dello Stato in questo ambito, cosa che però non era stata recepita adeguatamente. Abbiamo dunque deciso di presentare un rapporto parziale concernente Cardada, prendendo anche atto con soddisfazione che il Governo, a sua volta, ha proceduto a presentare un messaggio riguardante unicamente Cardada e ad approfondire gli aspetti ancora in sospeso che avevamo rilevato. Il risanamento finanziario di Cardada porta su 16.3 milioni di franchi, di cui 3.7 a carico degli azionisti, in particolare dei Comuni del Locarnese, 5 milioni delle banche, che rinunciano a una parte dei prestiti, e 6.8 milioni, oggi in discussione, corrispondenti ai prestiti LIM federali, nella misura di 2.6 milioni, e ai 5.2 milioni di prestiti LIM cantonali. Il Cantone interviene rinunciando al proprio prestito LIM, trasformandolo in pratica in un sussidio di 4.2 milioni – operazione neutra dal punto di vista finanziario – e facendosi carico della quota parte del Cantone, il 50%, del prestito LIM federale, versando entro la fine dell'anno 2.6 milioni alla Confederazione, la quale si è opposta alla richiesta di rinunciare alla propria quota parte, per non creare un precedente a livello nazionale. Con questo risanamento la CIT SA si ritroverebbe in una situazione diversa; il conto economico prevede utili di 100 mila franchi all'anno; la CIT SA ha già detto che è in grado di far fronte alla quota parte di 2.6 milioni rimanenti del prestito LIM federale; naturalmente, come è stato detto precedentemente, la società dovrà anche impegnarsi a rilanciare Cardada con nuove proposte di marketing. I motivi per i quali Cardada si trova nelle attuali condizioni sono essenzialmente quattro. Primo, perché ha superato gli investimenti: inizialmente erano stati previsti 24 milioni che sono però diventati 28, quindi il 18% in più, finanziato nella misura di 2 milioni dagli azionisti e di altri 2 milioni da prestiti bancari. Secondo, perché i ricavi non sono stati quelli preventivati: erano state previste entrate su 170 mila passaggi, diventati addirittura 200 mila a seguito del superamento negli investimenti, mentre in realtà i passaggi sono sempre stati inferiori alla punta massima di 120 mila raggiunta nel 2002 – è stato segnalato come nei quarant'anni precedenti la media è stata di 90 mila persone all'anno. Terzo, i costi operativi e finanziari sono stati superiori di 2 milioni rispetto al previsto. Conseguentemente le perdite alla fine del 2002 erano già di 2.8 milioni, confermati alla fine del 2006; la liquidità è passata da 1.8 milioni a 300 mila franchi; la società si è ritrovata con la metà del suo capitale esaurito e ha dovuto iniziare sin da allora un 1166 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ risanamento, più contabile che reale, svalutando le proprie azioni, con un intervento chiaramente non sufficiente. Ora la soluzione che la Commissione propone è sostanzialmente quella del rapporto del 12 luglio, varato due giorni dopo la presentazione del nuovo messaggio del Consiglio di Stato. Nel frattempo sono state presentate alcune nuove versioni, ma nella sostanza le proposte rimangono invariate. Il tema in discussione in queste ore in Commissione era ed è uno solo: vogliamo che i 2.6 milioni di franchi della quota parte a carico del Cantone del prestito LIM federale siano finanziati tramite il credito quadro di 40 milioni della LIM oppure no? Se la risposta è "sì" restiamo alla versione iniziale del luglio scorso; altrimenti occorre aggiungere nel decreto un articolo 4 nuovo, che prevede naturalmente la clausola referendaria, poiché essendo al di fuori dei 40 milioni di franchi si tratta di un credito ad hoc, straordinario, e quindi suscettibile di referendum. La Commissione ha ricevuto ieri rassicurazioni, confermate oggi, dalla Consigliera di Stato, nel senso che il Governo è disposto a recuperare i 2.6 milioni, che sarebbero inizialmente prelevati dal credito quadro LIM, proponendo all'occorrenza un nuovo messaggio per un progetto che sarebbe stato finanziabile attraverso appunto quel credito quadro. Con queste rassicurazioni la Commissione della gestione e delle finanze ha deciso di tornare alla posizione iniziale, anche se la discussione è aperta, stando agli interventi dei colleghi Celio e David. In ogni modo, a nome della Commissione vi invito ad approvare il rapporto che avete ricevuto con l'Ordine del giorno. DAVID R. - Ringrazio la Consigliera di Stato per l'intervento chiaro ed esplicito, e prendo atto delle sue rassicurazioni e del suo impegno personale affinché, qualora vi fossero progetti interessanti, questi saranno adeguatamente sostenuti: non di rado, nelle nostre micro-economie, i progetti più piccoli sono quelli che trovano il maggior successo. Alla luce delle dichiarazioni della Consigliera di Stato ritiro dunque la mia proposta di non ascrivere il risanamento di Cardada al credito quadro LIM. CELIO F. - Mi associo a quanto appena detto dal collega David, avendo anch'io molto apprezzato l'intervento della Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia, che considero di alto livello politico anche per le considerazioni generali che in esso ha voluto svolgere. Prendo dunque atto delle garanzie fornite in ordine al sostegno di eventuali progetti meritevoli di aiuto, e aderisco, sia pure non troppo entusiasticamente, alle conclusioni del rapporto commissionale. FRANSCELLA C. - Preciso semplicemente all'indirizzo del collega Pantani, il cui intervento appare più adeguato a una bettola che non al Parlamento, che i Comuni della regione hanno partecipato, tramite sottoscrizioni di azioni, nel 1997, per 1 milione e 840 mila franchi, e, nel 2007, per 815 mila franchi, ai quali si sommano 500 mila franchi provenienti dall'Ente turistico locale, 50 mila dalla regione e 250 mila dai privati, per un totale di 1 milione e 156 mila franchi. Ciò che dimostra ampiamente l'importanza delle sinergie operative esistenti nella regione a favore di Cardada e dei suoi impianti. 1167 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ PANTANI R. - A parte il fatto che in una bettola non si usa sperperare i propri soldi, come invece è stato fatto con i 25 milioni di franchi votati nel 1997, per quanto mi riguarda ho semplicemente chiesto quanti soldi pubblici ha investito il Comune di cui il collega Franscella è Vicesindaco. Il problema è che c'è una lobby di proprietari di ville in quel di Cardada che ha fatto di tutto affinché la funivia non fosse abbandonata, senza però voler assumere i costi dell'operazione, magari consorziandosi. FRANCELLA C. - Il Municipio di Muralto ha versato 400 mila franchi a favore di Cardada. PAPARELLI A. - Ho verificato la composizione del Consiglio di amministrazione della CIT SA, e devo dire che, in un primo tempo, la mia sorpresa è stata grande nel constatare che nessun deputato ne fa parte. Riflettendoci mi sono però reso conto che è più facile e conveniente far parte di consigli di amministrazione di società perlomeno sane, se non propriamente ricche. La funicolare di Brè sopra Lugano è stata recentemente ritirata dalla Città, con un intervento di salvataggio obbligato, costato svariati milioni, che continuerà a gravare per molti anni, forse per sempre, sulle finanze comunali, ma si sa che oggetti a reale o presunta valenza turistica rappresentano gli affetti e i simboli radicati un po' ovunque nel territorio ticinese, e perciò sono difficili da toccare e da eliminare per sempre. Mi preme comunque sottolineare, anche se a qualcuno può dare fastidio, che gli oneri finanziari derivanti da questo salvataggio sono stati interamente sopportati dalla Città di Lugano, senza nessun sostegno cantonale o federale – del resto non previsti – e senza che nessuno avesse niente da dire. Oggi siamo chiamati a decidere il salvataggio di un oggetto che ha un'indubbia valenza politica (non si faccia il raffronto con il Tamaro, che ha tutt'altro valore). In questo caso, contrariamente alla funicolare luganese, si tratta però di un salvataggio che grava non poco sul Cantone, senza neppure la garanzia che si tratti dell'ultimo intervento. Pur nel pieno rispetto del nuovo Consiglio di amministrazione, che ben si è adoperato per contenere le spese, non approverò dunque il rapporto in oggetto. SALVADÈ G. - A differenza di quanto pensavo all'inizio dei lavori, sosterrò le conclusioni del rapporto commissionale per tre ragioni: primo, per il coraggio che ha avuto Cardada di abbandonare l'attività invernale; secondo, il risanamento del conto economico; terzo, finalmente il Consiglio di Stato ha con chiarezza riconosciuto la necessità e l'urgenza di un piano chiaro di intenti concernenti le stazioni invernali: senza questo impegno, di cui va dato atto alla Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia, da parte nostra non sarebbe stato possibile approvare alcun nuovo finanziamento. Ringraziamo dunque la Consigliera di Stato e attendiamo con ansia il nuovo piano di intenti. BACCHETTA-CATTORI F. - Ricordo al collega Paparelli che il gettito fiscale di Lugano è superiore a quello aggregato di tutto il Locarnese e della Valle Maggia: con ogni evidenza siamo dunque di fronte a una situazione diversa tanto dal profilo fiscale che finanziario. 1168 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ BARRA M. - Desidero ringraziare, in qualità di locarnese, tutti coloro che si sono impegnati per trovare una soluzione al problema di Cardada, che comunque rappresenta un piccolo gioiello della regione. Pertanto, in controtendenza rispetto al mio gruppo, voterò le conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze, che ringrazio a sua volta, perché, pur non avendo risparmiato critiche, si è dimostrata costruttiva, decidendo in particolare di vincolare l'intervento a un rilancio che non farà altro che portare nuova linfa al turismo di Locarno. La discussione di entrata in materia è dichiarata chiusa. Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta con 71 voti favorevoli, un contrario e 2 astensioni. Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al messaggio governativo sono accolti con 65 voti favorevoli, un contrario e 7 astensioni. 2. MODIFICA DELLA LEGGE CANTONALE DI APPLICAZIONE DELLA LEGGE FEDERALE SULL'ASSICURAZIONE CONTRO LE MALATTIE DEL 26 GIUGNO 1997 (LCAMAL), RIGUARDANTE GLI ASSICURATI CON SOSPENSIONE DI PRESTAZIONI LAMAL - (non adesione del Consiglio di Stato del 29.01.2007 e rinvio del Gran Consiglio del 27.06.2007) Messaggio del 5 luglio 2006 no. 5810 Conclusioni del rapporto 2 della Commissione della gestione e delle finanze: approvazione del decreto legislativo annesso al rapporto medesimo. È aperta la discussione sui singoli articoli del decreto legislativo annesso al rapporto commissionale 2. Sono menzionati a verbale solo gli articoli oggetto di discussione o di proposta di modifica. Art. 5 bis (nuovo) • Emendamento di Andrea Giudici I pagamenti 2007 e 2008 sono subordinati all'affiliazione da parte degli assicurati, alla prima data utile del 2007 per le disdette casse malati, a una delle tre casse malati più convenienti per l'assicurazione obbligatoria. GUIDICI A. - L'emendamento è chiaro: si vuole in sostanza obbligare gli assicurati morosi ad aderire entro il primo termine utile – fine ottobre – a una delle tre casse malati meno 1169 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ care. In considerazione del fatto che il Cantone si assume i costi dei cittadini che non versano quanto dovuto alle casse malati, mi sembra lecito pretendere che essi non possano essere affiliati alle casse più care, cosa che comporterebbe un risparmio per le finanze del Cantone. È vero che un assicurato non è autorizzato a cambiare la propria cassa malati fino a che non ha versato tutti i premi, ma ciò non significa che il Cantone non abbia la facoltà, una volta onorati i debiti passati degli assicurati morosi, a imporgli di scegliere fra le tre casse meno care a partire dal termine indicato. Non vi sono norme federali che vietano tale opzione, anzi il diritto federale ha delegato ai Cantoni l'autorità di legiferare in merito agli assicurati morosi. RIGHINETTI T. - Benché in seconda lettura non vi sia più discussione ma semplicemente la votazione, non va dimenticato che in questo caso non si tratta più del messaggio del Consiglio di Stato tale e quale, bensì del testo modificato dalla Commissione della gestione e delle finanze. Di conseguenza, a mio modo di vedere una discussione si impone. DUCA WIDMER M., PRESIDENTE - Sono ammessi interventi sui singoli articoli ma la discussione di entrata in materia non è più prevista. «Nella seconda lettura si discute sul testo votato in prima lettura con le modifiche proposte dal Consiglio di Stato» [legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato (LGC/CdS, RL 2.4.1.1), art. 94 cpv. 1]. «In seconda lettura la discussione e il voto avvengono come disposto per la prima senza discussione né voto sull'entrata in materia; la Commissione di redazione provvede nondimeno alle sue verifiche prima del voto sul complesso» [art. 94 cpv. 2 LGC/CdS]. Non essendoci nel caso presente una Commissione di redazione, ora votiamo sul complesso. Osservazioni ed emendamenti sono ammessi sui singoli articoli, ma non si ridiscute più il resto. Presentato l'emendamento, passo ora in rassegna ogni singolo articolo del testo proposto dalla Commissione della gestione e delle finanze che riprende nel suo rapporto il decreto legislativo; vi sarà poi la proposta di emendamento all'art. 5bis, ma non ho ricevuto altre proposte di emendamento. Ai sensi dell'art. 75 della LGC/CdS il capogruppo della Lega chiede la sospensione della seduta per permettere al suo gruppo di riunirsi. Alle ore 19:00 la seduta è sospesa. Alle ore 19:05 riprende la discussione. BIGNASCA A. - Secondo i dati consegnati dal capo dell'Ufficio assicurazione malattia Bruno Cereghetti alla Commissione della gestione e delle finanze la scorsa settimana risulta che gli assicurati morosi, che con la vecchia legge ci costavano dieci milioni di franchi l'anno, ci costeranno undici milioni (se i controlli funzioneranno). Di fronte a questa informazione i dieci mesi di discussione non si giustificano. 1170 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Un altro aspetto che merita di essere rilevato è il seguente: le casse malati possono attendere fino a cinque anni prima di chiedere allo Stato la restituzione di quanto è loro dovuto; in tal modo si creano un'ulteriore riserva nascosta. PESENTI P., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ E DELLA SOCIALITÀ Se c'è un motivo per cui il Cantone ha presentato questo messaggio è la volontà di spendere di meno rispetto agli anni scorsi. Il Governo e io personalmente abbiamo sottolineato dall'inizio che la soluzione proposta è stata pensata per diminuire quella voce di spesa. Su questo assunto siamo venuti in Parlamento a chiedervi di approvare la norma. Non vi erano altri motivi. PAGANI L. - Non sarà possibile riservare gli interventi di prima necessità al solo Ente ospedaliero cantonale (EOC), come era prospettato inizialmente dal Consiglio di Stato. Il rispettivo mandato di prestazioni dovrà essere esteso anche a privati che dovessero farne richiesta, così come previsto dal recente rapporto della Commissione della gestione e delle finanze. Dopo che le cliniche private sono state autorizzate a gestire servizi di pronto soccorso, sarebbe inimmaginabile pensare che queste possano rifiutare cure d'urgenza ad assicurati sospesi rimandandoli verso servizi di pronto soccorso dell'EOC, rischiando così di mettere a repentaglio la loro vita. Altrettanto inimmaginabile perché profondamente iniquo sarebbe rifiutare a posteriori la copertura di cure di prima necessità prestate da enti privati ad assicurati sospesi. Queste contingenze costituirebbero una disparità di trattamento ingiustificato. Sono pertanto certo che il Consiglio di Stato applicherà la lettera b) del decreto legislativo nel senso chiaramente indicato dalla Commissione della gestione e delle finanze e dal mio intervento. QUADRI L. - Mi sembra che il riconoscimento delle prestazioni agli ospedali privati sia un novum. Se iniziamo a seguire questo percorso mi chiedo quali saranno le conseguenze sul budget del Dipartimento della sanità e della socialità. BERTOLI M. - Chiarisco un punto su cui pare esserci ancora confusione: se esiste un'urgenza l'operatore sanitario deve intervenire, in virtù della legge sanitaria. La discussione verte su un altro aspetto, ovvero su come si anticipano i soldi che si tenta in seguito di recuperare dagli assicurati. L'articolo dice che lo Stato può intervenire, pur non essendovi obbligato, solo se la fattura riguarda interventi di prima necessità; se qualcuno chiede il rimborso per una correzione del setto nasale eseguita per questioni estetiche, lo Stato può rifiutarlo. Si interviene pagando la fattura o pagando il premio (o la prestazione) in arretrato, consentendo così all'assicurato di rientrare sotto la copertura sanitaria. In tal caso spetterà alla cassa malati il compito di pagare, trovandosi l'assicurato in regola con i pagamenti del premio. 1171 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Non è quindi importante sapere chi esegue l'intervento, chi fattura, eccetera: basta sapere che la persona cha ha una necessità sanitaria può, in caso di necessità, rivolgersi allo Stato, il quale a sua volta può (pur non essendovi costretto) intervenire in uno dei modi indicati. Gli aspetti relativi alla distinzione fra pubblico e privato e la parità di trattamento hanno solo portato inutile confusione e protratto la discussione di ben nove mesi. SALVADÈ G. - Nelle sue considerazioni, la Commissione reintroduce un oggetto che era stato a suo tempo liquidato, ossia le franchigie. Vi si legge che «non va tutt'ora abbandonata completamente, ma riesaminata, l'idea di una franchigia, ma adeguata [...]». Si tratta di una proposta bocciata e che non desidero veder riapparire. PANTANI R. - Vorrei sapere come si fa a non prestare le cure a un cittadino non assicurato quando la Costituzione parla espressamente di obbligo di assistenza in caso di malattia o altro inconveniente. Qualsiasi cittadino deve essere assistito, a prescindere dalla sua copertura assicurativa. CAIMI C. L. - Sin dal mese di giugno avevo sollevato una questione che ritroviamo ora sul tavolo. Il decreto legislativo non tratta i rapporti con le cliniche private o con l'EOC, ma si limita a citare gli obblighi e le possibilità del Cantone di rimborsare crediti scoperti. Non si può introdurre alcuna distinzione fra l'EOC e gli altri soggetti sulla base di quanto previsto dal decreto legislativo. L'unico punto che potrebbe suscitare dubbi è all'art. 1 cpv. 2 lett. b), ma anche qui non si fa riferimento a tale distinzione. Direi quindi che sia il caso di escludere il tema dalla discussione. BACCHETTA-CATTORI F. - In risposta al collega Bertoli ricordo che il messaggio non è rimasto fermo a causa della discussione su pubblico e privato, bensì a causa del dubbio se inserire o no una franchigia, tant'è vero che non si è mai proceduto a una modifica del decreto di legge proposto dal Consiglio di Stato perché non era necessario farla. All'art. 1 cpv. 2 lett. b) si dice: «assumere direttamente i costi di cura di prima necessità» senza specificare se si parli di pubblico, di privato o di entrambi. Il rapporto è chiaro (la discussione in Commissione è stata rapidissima): se i privati lo chiederanno, il Cantone dovrà estendere anche a loro la stessa copertura che garantisce all'EOC. La franchigia – tema che ha, questo sì, rallentato le discussioni – non sarebbe stata conforme al diritto federale e probabilmente avremmo dovuto, su ricorso, cambiare la legge. Essa era stata pensata per cercare di responsabilizzare gli assicurati morosi ma avrebbe invece penalizzato gli operatori e i prestatori di opera sanitari. Quando ci siamo accorti che la misura non era opportuna siamo tornati sui nostri passi e l'abbiamo tolta. Abbiamo chiesto al DSS uno studio per capire quale fosse la tipologia degli assicurati morosi, studio che serve in ottica futura per valutare, nei prossimi due anni, misure preventive volte a invertire o contenere questo trend estremamente preoccupante. 1172 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ BONOLI I., RELATORE - La Commissione non ha approfondito la discussione sull'articolo proposto dal collega Giudici in quanto ritenuto inapplicabile per le ragioni espresse dalla Consigliera di Stato. Osservo anche che quando lo Stato subentra nel pagare i premi di cassa malati rimasti scoperti, verosimilmente è già trascorso il termine ultimo per il passaggio ad altra cassa. Potremmo piuttosto chiedere al Consiglio di Stato di valutare questa possibilità nell'arco di due anni previsti dal decreto legge prima che si giunga a una soluzione definitiva, nel 2008. GIUDICI A. - È chiaro che la legge federale impone agli assicurati di pagare tutti i premi arretrati di cassa malati prima di ogni cambiamento; se lo Stato subentra in tale ruolo, potrebbe obbligare gli assicurati insolventi a passare ad altra cassa nell'anno successivo. Il principio è dunque salvo e io mantengo l'emendamento. SALVADÈ G. - Suggerisco al collega Giudici di ritirare l'emendamento in quanto assurdo non solo per i motivi citati dalla Consigliera di Stato Pesenti ma anche perché favorirebbe alcune casse malati a scapito di altre concentrando un gruppo di assicurati garantiti dallo Stato in tre sole Casse, premiando (in un certo senso) quelle che temporaneamente fossero meno care. Tale situazione andrebbe comunque adeguata di anno in anno. BACCHETTA-CATTORI F. - Neanche io condivido l'emendamento, poiché noi diamo al Cantone facoltà di pagare gli arretrati dei premi oppure di assumere direttamente i costi di prima necessità. Con la proposta Giudici noi obbligheremmo il Cantone a intervenire direttamente a pagare i costi solo se nel frattempo lo stesso assicurato moroso avrà pagato gli arretrati e cambiato cassa malati. Semmai, nei prossimi due anni si dovranno studiare nuove misure sull'esempio di quella Pagani-De Rosa presentata oggi, che chiede di trattenere alla fonte (presso i datori di lavoro) i premi di cassa malati quando il Cantone subentra alle assicurazioni di cassa malati diventando creditore. Mi auguro che si studino altre proposte analoghe. La discussione è dichiarata chiusa. Messo ai voti, l'emendamento presentato da Andrea Giudici (nuovo art. 5 bis) è respinto con 7 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astensioni. Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al rapporto commissionale 2 sono accolti con 64 voti favorevoli, un contrario e un'astensione. L'adesione del Consiglio di Stato è recata dalla Direttrice del Dipartimento della sanità e della socialità. 1173 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ 3. MOZIONI DELL'11 DICEMBRE 2006 PRESENTATE DA: • MONICA DUCA WIDMER PER IL GRUPPO PPD "PERCHÉ ASPETTARE FINO AL 2009? ASSEGNI FAMIGLIARI COME PREVISTI DALLA NUOVA LEGGE FEDERALE GIÀ A PARTIRE DAL 2008!" • SAVERIO LURATI PER IL GRUPPO PS "ANTICIPAZIONE DELL'ENTRATA IN VIGORE DEI DISPOSTI DELLA NUOVA LEGGE FEDERALE SUGLI ASSEGNI FAMIGLIARI" Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5947 Conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione della gestione e delle finanze: si chiede al Parlamento di accogliere le mozioni invitando il Consiglio di Stato a modificare le disposizioni di legge necessarie per garantire l'entrata in vigore della LAFam a partire dal 1° gennaio 2008 per quanto attiene comunque agli assegni di famiglia ordinari. Conclusioni del rapporto di minoranza della Commissione della gestione e delle finanze: si chiede al Parlamento di respingere le mozioni. È aperta la discussione. LURATI S., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - Ritengo vi siano due aspetti essenziali da considerare per la decisione che dobbiamo prendere. Considerato il grosso assenso dato dalla popolazione ticinese alla nuova legge sugli assegni familiari, questa si attendeva una risposta celere da parte del Consiglio di Stato e dal Gran Consiglio. In effetti, le mozioni sono state presentate il 10 dicembre 2006, subito dopo la votazione del 26 novembre; nonostante ciò, il Consiglio di Stato ha temporeggiato e il suo messaggio è giunto solo in luglio, dopo che la Commissione della gestione e delle finanze aveva, già in maggio, affrontato il tema perché si era capito che l'attuazione della legge avrebbe richiesto un certo tempo tecnico. Giungendo il messaggio solo in luglio, la decisione in merito è necessariamente slittata a settembre e alla seduta odierna. L'altro elemento essenziale concerne il costo della modifica, un costo irrisorio che non intacca il budget del Cantone ed è posto a carico dell'economia in misura dell'1.3‰; ciò significa che ogni mille franchi di salario versato, le imprese pagano 1.30 franchi supplementari. Non stiamo discutendo di una legge che forse entrerà in vigore, ma che entrerà in ogni caso in vigore nel 2009, e l'economia del Cantone è perfettamente in grado di sopportare un aggravio di questa entità. Gli imprenditori "illuminati e meno" (per riprendere una citazione del direttore dell'Associazione industrie ticinesi - AITI) dovrebbero valutare l'opportunità di sostenere l'entrata in vigore anticipata della legge. Chiedo al Parlamento di fare uno sforzo a favore delle famiglie con figli perché, se per l'economia lo sforzo dell'1.3‰ non rappresenta un grosso sacrificio, per alcune famiglie 17 franchi in più al mese per ogni figlio potrebbero essere importanti. Nel senso delle conclusioni del rapporto di maggioranza, invito il Consiglio di Stato a impegnarsi affinché la legge possa entrare in vigore già il 1° gennaio 2008. 1174 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ MERLINI G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Il discorso non può essere limitato agli assegni ordinari quando in effetti le due mozioni contemplano anche assegni di complemento, ossia l'assegno integrativo e quello di prima infanzia. La legge lascia ai Cantoni un ampio margine di apprezzamento quanto all'organizzazione, al finanziamento delle prestazioni ed eventualmente all'estensione del campo di applicazione. L'adeguamento della legge cantonale alle innovazioni contenute nella legge federale comporta una serie di modifiche che interessano non solo i salariati ma anche l'adozione di importanti decisioni politiche (l'estensione del diritto agli indipendenti, la determinazione dei limiti di reddito per le persone senza attività lucrativa, l'adozione di un assegno di nascita o di adozione). Il Cantone può e deve pronunciarsi in merito a questi aspetti solo dopo aver sentito il parere di tutti gli organi investiti dall'applicazione della legge e solo una volta a conoscenza di tutti i dati, che i tempi troppo ristretti indicati dalle due mozioni non permettono di rendere disponibili. Il Consiglio di Stato ha recentemente costituito un gruppo di lavoro composto da rappresentanti della Cassa cantonale per gli assegni familiari e delle casse professionali, nonché da un rappresentante dell'Associazione delle casse di compensazione AVS/AI/IPG che gestiscono una cassa per gli assegni familiari; gruppo coordinato dall'Istituto delle assicurazioni sociali (IAS) e incaricato di rassegnare un rapporto entro il 30 aprile 2008. Il maggior onere derivante da tutte le modifiche di cui alla legge federale – non solo da quelle considerate dal rapporto di maggioranza, che si concentra invece, sbagliando, solo sugli assegni ordinari – sarebbe ben superiore ai dodici milioni di franchi citati dalla maggioranza; sui datori di lavoro potrebbe ricadere un aggravio supplementare se le casse per gli assegni familiari non dovessero attingere alle loro risorse bensì aumentare l'aliquota contributiva. La modifica dell'importo degli assegni familiari ordinari dal 1° gennaio 2008 avrebbe ripercussioni rilevanti anche sulle prestazioni armonizzate ai sensi della LAPS: anche di ciò si è parlato troppo poco. Penso in particolare agli assegni di complemento e alle prestazioni assistenziali, perché gli assegni ordinari sono computati come reddito. Garantire la parità di trattamento per queste prestazioni, oltre a essere cosa difficilmente attuabile, implicherebbe un notevole dispendio amministrativo a fronte di risorse umane limitate, e soprattutto comporterebbe oneri finanziari supplementari per la necessaria modifica del programma informatico. Per questi motivi io e i miei colleghi di gruppo ci saremmo aspettati in Commissione, dai colleghi che oggi scalpitano per anticipare l'entrata in vigore delle nuove disposizioni della legge federale, concrete proposte di contenimento delle spese su altri fronti. Attesa vana. Segnalo un ulteriore aspetto non irrilevante. Il Consiglio federale non ha ancora approvato l'ordinanza di applicazione, cosicché al Cantone e agli organi di applicazione della legge mancherebbero i necessari riferimenti a livello federale per procedere alle scelte politiche di competenza cantonale. La mia riflessione è semplice: di fronte a una posizione adottata all'unanimità dal Consiglio di Stato, il Gran Consiglio darebbe un pessimo esempio di coerenza , quando è sempre pronto a ogni occasione (penso soprattutto ai consuntivi e ai preventivi) a rimproverare il Governo e poi non perde occasione di contribuire in prima persona ad aumentare le uscite. GUIDICELLI G. - Il chiaro esito della votazione sul referendum contro la legge federale sugli assegni familiari del 26 novembre 2006 è un'evidente espressione di sostegno e di condivisione dello strumento degli assegni familiari nell'ambito della politica a favore delle 1175 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ famiglie. Nel Cantone Ticino il risultato è stato ancor più chiaro, anche perché gli assegni di base e di formazione attualmente versati sono tra i più bassi in Svizzera. Il Ticino, con Ginevra, è inoltre l'unico Cantone che limita il versamento degli assegni di formazione a venti anni (Ginevra a diciotto). Con un'iniziativa 4 parlamentare del giugno 2002 avevo chiesto di riconoscere il diritto agli assegni di formazione fino a venticinque anni: l'iniziativa, ora superata dalla legge federale, è ancora ferma in Commissione della gestione e delle finanze. La richiesta di anticipare l'entrata in vigore della nuova legge federale è quindi più che legittima, soprattutto se si considera il fatto che i redditi delle famiglie ticinesi non progrediscono a fronte di un momento economico molto favorevole. Nel corso della sessione di dicembre delle Camere federali, il consigliere nazionale Meinrado Robbiani aveva sollecitato una più rapida applicazione della legge chiedendo che quanto meno i nuovi assegni di base e di formazione entrassero in vigore già nel 2008. Il Consigliere federale Pascal Couchepin, con una lettera ai Governi cantonali dello scorso dicembre, ha auspicato che i Cantoni in grado di farlo adeguino l'impianto dei due assegni citati, considerato che tale misura non richiede un'anticipazione dell'entrata in vigore della legge o di singole disposizioni. Durante il dibattito sul consuntivo 2006 avevo evidenziato come fosse possibile ridurre i costi delle prestazioni sociali e assistenziali, in continuo aumento, migliorando il reddito delle persone e in particolare delle famiglie con figli. Per le finanze del Cantone le disposizioni della nuova legge sugli assegni di famiglia, con l'aumento degli importi degli assegni di base e di formazione (versati fino ai 25 anni), rappresenteranno un'interessante operazione di risparmio e di maggiori entrate: vi sarà un risparmio nel versamento degli assegni integrativi e di prima infanzia, dei sussidi e delle borse di studio, dei sussidi per il pagamento dei premi di assicurazione malattia e delle prestazioni assistenziali; vi sarà altresì un'incidenza sulle entrate fiscali e il Cantone, nonché tutti gli enti sussidiati nel campo sociosanitario, potranno recuperare gli assegni di formazione che attualmente versano a titolo volontario fra i 20 e i 25 anni. Quest'ultima possibilità comporterà per il solo Cantone un risparmio di circa 1.5 milioni di franchi. Per queste ragioni è difficile comprendere la posizione negativa del Consiglio di Stato alle mozioni dei gruppi PPD e PS. Il messaggio cita una serie di difficoltà di ordine tecnico che si dovranno comunque affrontare al più tardi entro il 1° gennaio 2009. Il principale ostacolo all'entrata in vigore anticipata del nuovo importo dell'assegno di base sarebbe riconducibile al fatto che si renderebbe necessario ricalcolare gli assegni familiari di complemento e le prestazioni assistenziali. A me risulta che tali prestazioni devono essere ricalcolate ogni anno e i beneficiari devono fornire la documentazione relativa alla loro situazione economica aggiornata; l'incidenza dei nuovi assegni di famiglia può dunque essere considerata nell'ambito delle normali operazioni di verifica del diritto alle singole prestazioni. Il messaggio afferma inoltre che il risparmio nel versamento delle prestazioni di complemento (assegni integrativi, di prima infanzia e assistenziali) potrebbe aggirarsi attorno agli 800 mila franchi: ciò prova quanto ho affermato poc'anzi. Il rapporto di minoranza della Commissione della gestione e delle finanze riprende in sostanza quanto affermato dal Consiglio di Stato e tende a dimostrare come l'operazione comporterà costi a carico dei contribuenti sproporzionati rispetto al beneficio per pochi interessati. Come ho dimostrato, questa tesi è infondata. L'altra preoccupazione è legata 4 Iniziativa parlamentare elaborata: Modifica dell'art. 23 della legge tributaria (considerare esenti da imposta gli assegni di prima infanzia e gli assegni integrativi), Gianni Guidicelli e cofirmatari, 27.06.2002. 1176 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ all'aggravio, ritenuto pesante, per l'economia cantonale. È vero che il versamento degli assegni è assunto dalle casse, per gli assegni di famiglia, finanziate grazie ai contributi versati dai datori di lavoro in base a una percentuale della massa salariale: è quindi probabile che l'aumentato onere si potrà tradurre in un aumento dell'aliquota contributiva (il collega Lurati parlava di uno 0.1% circa). Il messaggio e il rapporto di minoranza si dimenticano però di osservare come l'aliquota della Cassa cantonale per gli assegni di famiglia è tra le più basse in Svizzera e che nel 2002 tale aliquota è stata ridotta dal 2 all'1.5%, facendo risparmiare alle ditte ticinesi dai 25 ai 30 milioni di franchi ogni anno. Un ritocco dell'attuale aliquota in un momento economico favorevole ci porterebbe nella media svizzera (e forse resteremmo ancora al di sotto di essa) e non dovrebbe quindi avere conseguenze sulla competitività della piazza economica ticinese. Bisogna inoltre rilevare che se non fosse stato lanciato il referendum contro la nuova legge, promosso dagli ambienti economici, secondo la volontà delle Camere federali (avvalorata e rafforzata da quella popolare) la nuova legge sarebbe sicuramente entrata in vigore il 1° gennaio prossimo. Non chiediamo quindi altro che questa volontà sia rispettata, almeno in forma parziale. In conclusione, il gruppo PPD sostiene con convinzione il rapporto di maggioranza, ribadendo come sia indispensabile far beneficiare le famiglie ticinesi di un aumento del reddito disponibile, seppur in misura comunque limitata, in un momento in cui i redditi stanno stagnando a fronte di un favorevole momento economico. Il gruppo PPD vuole inoltre confermare il suo impegno in favore della famiglia anche attraverso lo strumento degli assegni di famiglia: in tal senso abbiamo da poco inoltrato un'iniziativa parlamentare per chiedere l'esonero fiscale degli assegni familiari di base e di formazione. La richiesta di anticipo parziale dell'entrata in vigore della nuova legge sugli assegni di famiglia è quindi un segnale di sostegno nei confronti delle famiglie, economicamente interessante per le finanze del Cantone e sicuramente sostenibile per l'economia ticinese. SALVADÈ G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO LEGA - Quel che resta del gruppo della Lega dà la sua massiccia e compatta adesione al rapporto di maggioranza. Secondo noi ciò che il popolo decide va eseguito rapidamente. Rinunciamo ad aggiungere altro a quanto Guidicelli ha esposto molto bene e proponiamo a tutti di aderire alla decisione. Le motivazioni del collega Merlini non ci hanno convinti. WICHT P. C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO UDC - Noi siamo contrari all'anticipazione dell'entrata in vigore della legge e con questa ansia del "tutto e subito" che non ha senso. Non concordiamo con la posizione unanime del Consiglio di Stato per ragioni tecniche già elencate dal collega Merlini e che condivido, cui aggiungo un motivo procedurale: il Consiglio di Stato ha formato un gruppo di lavoro specifico che dovrà operare affinché tutte le modifiche siano applicate in modo corretto; il suo rapporto è atteso entro la fine del prossimo anno. Concludo con l'auspicio di una responsabilità politica, di rigore finanziario e di coerenza da parte del Parlamento, da esprimersi con un voto contrario e dunque con l'appoggio al rapporto di minoranza. PESENTI P., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ E DELLA SOCIALITÀ Molti di voi hanno affermato che il Governo ha preso la sua decisione all'unanimità: 1177 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ aggiungo che l'ha assunta su proposta del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS). Una prima considerazione di ordine temporale. La legge federale sugli assegni famigliari [RS 836.2; LAFam] è stata approvata in votazione popolare nel novembre 2006; gli atti parlamentari cantonali (e quello del deputato Robbiani) risalgono al dicembre 2006. L'IAS, che fa parte del DSS, ha iniziato l'analisi di fattibilità delle due mozioni subito dopo la pausa natalizia, quindi più che tempestivamente. Si tratta di un'analisi onerosa che richiede l'elaborazione di molti dati coinvolgendo un certo numero di unità amministrative (dato che il tema stesso ne coinvolge molte). In secondo luogo un'importante considerazione di merito. Il rapporto di maggioranza propone l'accoglimento delle mozioni ma non specifica almeno tre punti essenziali: innanzitutto, quali norme della LAFam devono essere riprese subito dal diritto cantonale; inoltre quali sono i costi e quali le ripercussioni sugli assegni di complemento e le prestazioni assistenziali. Sono aspetti niente affatto evidenti, tant'è che alcune affermazioni sentite oggi in aula partono da assunti che non possono essere condivisi. Nelle conclusioni del rapporto di maggioranza del 28 agosto 2007 leggo che «si invita il Consiglio di Stato a modificare le disposizioni di legge necessarie per garantire l'entrata in vigore della LAFam a partire dal 1° gennaio 2008, per quanto attiene agli assegni di famiglia ordinari». Sotto questo capitolo – lo ha sottolineato bene Merlini – troviamo riuniti più elementi: per i salariati che hanno diritto agli assegni si introduce il principio "un figlio un assegno"; vi sono poi l'assegno di base, l'assegno di formazione per i giovani, l'assegno previsto dalla LAFam per le persone senza attività lucrativa, l'assegno familiare per indipendenti, l'assegno di nascita e quello di adozione. Se il Parlamento accetta le due mozioni con il dispositivo così com'è, deve dare al Governo indicazioni più chiare. Vi chiedo di fare una discussione molto più approfondita, perché finora non è stato il caso. La sola cosa chiara è che i due atti parlamentari propongono in modo generico di anticipare l'entrata in vigore in Ticino della legge federale sugli assegni familiari, ma tale entrata in vigore anticipata presuppone molti altri problemi che né la discussione commissionale né quella in corso hanno affrontato. Il rapporto di maggioranza non specifica se si tratti di un anticipo parziale o completo, come lasciano intendere le due mozioni. Se il rapporto afferma che il Governo deve adottare le mozioni, non dice però con precisione cosa dobbiamo fare. Oppure, se lo dice sostiene una cosa impossibile, perché è impossibile adottare in soli due mesi tutto ciò che la LAFam prevede. Partendo dal tenore delle due mozioni il Consiglio di Stato ha fatto una valutazione proponendo alla Commissione un aumento da 183 a 200 franchi mensili per gli assegni ordinari (un solo tipo di assegni, quindi). Tuttavia, neppure il rapporto di maggioranza chiarisce come dobbiamo comportarci riguardo alle numerose modifiche che saranno imposte dalla legge federale a partire dal 1° gennaio 2009. Il Gran Consiglio deve dire adesso, questa sera, con chiarezza al Consiglio di Stato (così prevede l'art. 101 cpv. 5 della legge che regola i rapporti fra il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato [LGC/CdS; RL 2.4.1.1]) se vuole l'anticipo parziale della nuova legge federale, di quali parti e in che misura, o se vuole l'anticipo completo. Ricordo però che, sebbene l'Esecutivo non abbia modo di negare l'adesione, sarà impossibile far entrare in vigore tutta la legge, nei termini previsti dall'ultima eventualità, prima del 2009. È stato detto che la modifica non costa nulla, che costa poco alle aziende, che in Ticino si paga poco per gli assegni ordinari (sarebbe il Cantone in cui si paga meno): sono affermazioni che mi rattristano perché il Ticino è considerato, a livello di politica familiare e in particolare di assegni familiari, in assoluto il modello cui tendere. In tutte le discussioni del Parlamento federale si è detto che l'optimum è quanto succede in Ticino, ma si è 1178 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ preferito raggiungere un compromesso politico potenziando gli assegni ordinari, benché alcuni gruppi parlamentari chiedessero l'adozione a livello federale del sistema ticinese di assegni familiari. Il nostro sistema aiuta le famiglie con figli e che fanno fatica, attraverso gli assegni di prima infanzia e integrativi (legge che il Parlamento ha votato nel 1996); è un sistema moderno, un sistema di socialità che va incontro ai bisogni della popolazioni. Gli assegni ordinari vanno bene, ma non rientrano fra gli strumenti della socialità mirata perché sono destinati a tutti i salariati, indistintamente. Per contro, la socialità moderna adottata in Ticino agisce attraverso gli assegni di complemento: quelli di prima infanzia che garantiscono un sostegno dei genitori con figli fino a tre anni, permettendo loro anche di non lavorare per occuparsi del figlio a tempo pieno; gli assegni integrativi che aiutano la famiglia quando il figlio ha da tre a quindici anni. Questo è l'aiuto che il Ticino offre alle famiglie in difficoltà e che incoraggia le famiglie ad avere figli. Gli assegni ordinari servono a compensare parzialmente i costi dei figli di tutti i salariati, indipendentemente dal reddito. Essi favoriscono quindi anche i redditi alti. Grazie agli assegni di complemento si contrasta la povertà delle famiglie e si permette ai figli di crescere evitando situazioni di grave disagio. Il messaggio quantifica in 12 milioni di franchi i costi aggiuntivi per il 2008, corrispondenti all'aumento da 183 a 200 franchi mensili degli assegni ordinari. Il messaggio non contempla altri costi perché altri adeguamenti alla legge federale sono semplicemente impossibili da attuare entro la fine del 2007. Indicativamente e preliminarmente posso dirvi che i costi a carico del Ticino a partire dal 2009 solo per gli adeguamenti obbligatori ammonteranno a 25 o 30 milioni di franchi. Non manca da parte del Governo la volontà di affiancare agli strumenti già in uso (gli assegni di complemento) un adeguamento di quanto previsto dalla legge federale. Deve però essere chiaro che la legge federale ci obbligherà a spese ingenti per una prestazione che non è mirata, mentre il Ticino da ormai dieci anni propone una politica familiare all'avanguardia, cara ma mirata alle famiglie che ne hanno bisogno. Qualcuno sostiene che l'assegno di 183 franchi è vergognosamente basso. Ciò significa che non si è capito con cosa il Cantone finanzia la sua politica familiare estremamente mirata: l'assegno ordinario è rimasto a 183 franchi perché il Cantone preleva tutto il rincaro accumulato negli anni passati (circa 18 franchi) per finanziare l'assegno integrativo, considerato che i datori di lavoro versano circa 200 franchi. Non è quindi vero che negli anni scorsi i datori di lavoro hanno risparmiato e oggi versano meno che negli altri Cantoni: essi versano anche i 18 franchi (in totale circa 12 milioni) con cui il Cantone finanzia in parte l'assegno integrativo. in altre parole, dai circa 200 franchi versati dai datori di lavoro si preleva il rincaro, che va a favore di una politica familiare estremamente mirata. Anche anticipando nel 2008 il versamento dell'assegno non vi sarebbe alcun risparmio. Dal 2009 le famiglie avranno un reddito aggiuntivo di 17 franchi conteggiati nel calcolo della LAPS: se qualcuno chiederà assegni integrativi di prima infanzia o altre prestazioni, potremo valutare se con quei 17 franchi la famiglia rientra ancora nei limiti di reddito per la concessione di aiuti. Ciò non avverrà però nel 2008, perché – lo ripeto una volta di più – non siamo in grado, entro la fine di dicembre 2007, di modificare tutti gli applicativi informatici in tal senso. Non ci sarà quindi alcun risparmio nel prossimo anno, e chiunque ci chiederà le prestazioni cui ha diritto secondo la LAPS le riceverà senza che i 17 franchi possano entrare nel calcolo del loro reddito. L'introduzione anticipata di queste prestazioni non è un grande passo avanti dal profilo sociale. Non sto difendendo la posizione del Governo per collegialità ma perché sono 1179 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ convinta che la politica sociale ticinese è ottima, e aumentando l'assegno ordinario da 183 a 200 franchi dovremo caricare l'aumento di spesa alle aziende oppure il Cantone dovrà trovare i soldi altrove. Il Ticino ha una politica sociale all'avanguardia e non è il caso di metterla in pericolo. È essenziale che il Gran Consiglio chiarisca stasera quali modifiche della legge cantonale propone e quali modifiche della legge federale vuole adottare anticipatamente, fermo restando che se il Parlamento dovesse approvare le due mozioni così come sono formulate, il Governo presenterà entro breve tempo un messaggio che, in ogni caso, proporrà solo le modifiche di legge operativamente e ragionevolmente realizzabili. Il Governo vi invita a non accogliere le mozioni. BOBBIÀ E., RELATORE DI MINORANZA - È sconcertante, o quanto meno curioso, che un deputato liberale sostenga che la politica sociale ticinese primeggi non nella serie B ma nella superiore serie A. Mi chiedo dove possa il Parlamento trovare il coraggio di votare il rapporto di maggioranza dopo quanto è stato detto, a nome del Consiglio di Stato, dalla Consigliera di Stato Patrizia Pesenti. La signora Pesenti ci chiede di avviare una discussione più approfondita che copra le lacune ancora esistenti, di chiarire le richieste rivolte all'intenzione del Governo, di ragionare bene prima di imporre una misura inattuabile nella pratica. Questi i punti da chiarire: anticipo parziale (e di quali parti) o anticipo completo (soluzione definita impossibile), a quali costi. La Consigliera si dice rattristata dagli interventi di Lurati e Guidicelli: è un fatto fuori dal comune. Credo che daremmo uno schiaffo morale al Governo se non ascoltassimo le parole della signora Pesenti. Stavolta mi sento sereno perché credo che non accettare le due mozioni sia un atto di buon senso, di ragionevolezza e di sintonia con la volontà del Consiglio di Stato su una proposta della stessa signora Pesenti. Il rischio di essere fraintesi e di passare – noi del PLR e l'UDC – per persone con poca sensibilità sociale è stato clamorosamente smentito dalle parole della signora Pesenti. Anticipare di un anno aumenti concernenti uno Stato sociale che – sono parole sue – è di qualità superiore non vale la pena. Perché piuttosto non aspettare il 2009, quando le incertezze procedurali sarebbero eliminate e si farebbe fronte con una serietà obbligata ai veri bisogni delle persone? Il Consiglio di Stato ha deciso all'unanimità di non assecondare la richiesta di anticipo. Ho voluto personalmente verificare all'IAS cosa significasse l'anticipo proposto, in termini sia di lavoro sia di correttezza; mi spiace non concordare con il collega Jelmini, che nel suo rapporto di maggioranza liquida la questione con una superficiale «questione di buona volontà». Nemmeno si può sostenere che l'IAS non abbia agito con tempestività: al collega Jelmini è probabilmente sfuggito che la modifica proposta non può essere presa unilateralmente, ma occorre avere (per correttezza) il consenso delle altre casse. Se poi consideriamo che queste imposizioni di anticipo alle altre casse potrebbero far nascere resistenze nella collaborazione con lo Stato, con effetti negativi non indifferenti rispetto ad altre concessioni previste, mi sembra sbagliato agire di forza, ben sapendo che la socialità in Ticino è oggi di ottima qualità. Ho l'impressione di assistere alla crisi di crescita dei bambini di tre anni, che di fronte alle raccomandazioni dei genitori oppongono un cocciuto "no". Voi continuate a dire "sì" sebbene siate consci che state commettendo un errore grave. Noi liberali e l'UDC siamo sicuri che rinviando il tutto al 1° gennaio 2009 compiamo un'azione giusta e lasciamo la responsabilità a chi vorrà compierne una ingiusta. 1180 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ JELMINI G., RELATORE DI MAGGIORANZA - Qualcuno sosteneva che la miglior difesa è l'attacco. Capisco perfettamente l'imbarazzo del presidente del PLR nel giustificare il mancato consenso del suo partito a una proposta che in realtà non può non essere accolta, e la cui ostilità appare poco rispettosa nei confronti delle famiglie. A maggior ragione comprendo l'imbarazzo della Direttrice del DSS che deve a sua volta tentare di giustificare una posizione politica non vicina al suo pensiero di ispirazione. Il collega Bobbià si sorprende nel constatare la tristezza dell'on. Pesenti di fronte agli interventi dei colleghi Lurati e Guidicelli: si immagini la nostra sorpresa di fronte alla sua difesa della Direttrice del DSS. Il 24 marzo 2006 le Camere federali hanno approvato la legge sugli assegni familiari, il cui scopo è compensare parzialmente l'onere finanziario rappresentato da uno o più figli. Il giorno successivo sessanta parlamentari dell'UDC e del PLR hanno costituito un comitato contro l'armonizzazione degli assegni familiari considerando il progetto «inutile, dannoso e pericoloso» e hanno presentato il referendum. Oggi la storia si ripete: a distanza di un anno e di trecento chilometri, più o meno le stesse opposizioni e gli stessi contrari sono oggi riproposti in Ticino. Il 26 novembre il popolo e i Cantoni svizzeri hanno respinto il referendum e accolto finalmente e definitivamente la legge sugli assegni familiari con il 78% dei favorevoli; in Ticino la nuova legge è stata votata dal 75.8% (oltre i tre quarti) dei votanti. Da qui le richieste coerenti e legittime dei colleghi Duca Widmer (PPD) e Lurati (PS), che l'11 dicembre 2006 hanno invitato il Consiglio di Stato a presentare al più presto le modifiche necessarie al fine di garantire l'entrata in vigore delle disposizioni della nuova legge federale; da qui la richiesta coerente e legittima del deputato ticinese al Consiglio nazionale Meinrado Robbiani, che a Berna ha sollecitato una più rapida applicazione della nuova legge; da qui infine l'auspicio coerente e legittimo del ministro liberale radicale Pascal Couchepin, che ha invitato i Cantoni ad adeguare gli assegni di famiglia anche prima dell'entrata in vigore obbligatoria prevista per il 1° gennaio 2009. La Commissione della gestione e delle finanze ha condiviso le richieste formulate dai colleghi Duca Widmer e Lurati e l'auspicio del ministro Couchepin, e ha invitato il Governo a mettere in atto le misure necessarie per poter anticipare di un anno l'entrata in vigore della nuova legge. Con il messaggio del 10 luglio il Consiglio di Stato propone invece al Parlamento di respingere le richieste della Commissione per gli stessi motivi che oggi ci ha ricordato la Direttrice del DSS. Le argomentazioni del Governo non hanno convinto la Commissione, che a maggioranza insiste affinché le soluzioni proposte dalle mozioni siano accolte. Si ha l'impressione che il Consiglio di Stato non abbia mai voluto considerare veramente e seriamente le proposte degli atti parlamentari, limitandosi a elencare una serie di ostacoli e difficoltà quasi a giustificare una posizione assunta da tempo. Non si vuole negare l'esistenza di difficoltà pratiche nel procedere all'adeguamento alla nuova legge federale, ma queste difficoltà erano già perfettamente note il 24 marzo 2006, quando la legge è stata approvata dalle Camere federali, il 26 novembre quando la legge è stata accettata da popolo e Cantoni, e l'11 dicembre 2006 quando sono stati presentati gli atti parlamentari. Le difficoltà segnalate dal Consiglio di Stato non sono comunque insormontabili come ci si vuole far credere e – lo ripeto – con un poco di buona volontà è sicuramente possibile mettere in atto entro la fine di quest'anno tutti i provvedimenti necessari a garantire l'entrata in vigore della nuova legge già a partire dal prossimo 1° gennaio, quanto meno limitatamente agli assegni ordinari, come si può leggere nel rapporto, dove «si chiede in particolare di voler anticipare l'entrata in vigore della legge almeno per quanto concerne gli assegni ordinari (riconoscimento dell'assegno per figli e dell'assegno per formazione definiti dall'art. 3 cpv. della legge)». 1181 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Il messaggio parla di un maggior costo per il 2008 di 12 milioni di franchi, dei quali 8.9 per la sola cassa cantonale. La maggioranza della Commissione ritiene che si tratti di uno sforzo senza dubbio sostenibile da parte del Cantone anche alla luce delle confermate maggiori entrate (si è parlato nei giorni scorsi di maggiori entrate pari a circa 100 milioni di franchi) e soprattutto se si considera la posta in palio, ovvero un modesto ma importante aiuto assicurato alle famiglie con figli a carico confrontate al peso di oneri sempre maggiori. È uno sforzo sostenibile anche da parte delle aziende, alla luce del fatto che il rapporto fra profitti e prodotto interno lordo ha raggiunto livelli molto elevati. Per questi motivi, a nome della maggioranza della Commissione, chiedo che le mozioni siano accolte, quanto meno limitatamente all'adeguamento degli assegni familiari ordinari (assegno per figli e assegno per formazione) definiti dall'art. 3 cpv. 1 della legge. SALVADÈ G. - Ringrazio la Consigliera di Stato Pesenti per le sue parole; a ben guardare però lei si sarebbe dovuta presentare con una lista ben precisa degli articoli e delle modifiche che sarebbe stato verosimilmente possibile fare e un'altra per quelle inattuabili. In tal modo il Parlamento avrebbe saputo con chiarezza a quale obiettivo puntare. Il rapporto afferma in modo esplicito: «per quanto attiene comunque agli assegni di famiglia ordinari»; in caso di approvazione del testo noi la invitiamo a inviare rapidamente una lettera al Gran Consiglio in cui sono elencate tutte le modifiche che ragionevolmente siete in grado di eseguire entro il 1° gennaio prossimo. GUIDICELLI G. - Mi spiace aver rattristato con il mio intervento la Consigliera di Stato, considerato il tema in trattanda. Conosco bene le disposizioni del Cantone in favore delle famiglie avendovi contribuito spesso con i miei interventi, per cui non sono entrato nel merito di questo tema che ritenevo acquisito, mentre la Consigliera di Stato ha confuso le due leggi. A scopo di ulteriore chiarezza vi leggo la parte finale della lettera inviata da Pascal Couchepin ai Governi cantonali: «È tuttavia auspicabile che i Cantoni che sono in grado di farlo adeguino l'importo degli assegni per i figli e degli assegni di formazione alla nuova LAFam prima del 1° gennaio 2009. Questa misura non richiede un'anticipazione dell'entrata in vigore della legge o di singole disposizioni»; si tratta solo di adeguare i due importi degli assegni di base e di formazione sulla base della nostra attuale legge sugli assegni familiari. LURATI S. - Il tentativo di scomunica attuato dal collega Bobbià nei miei confronti e fondato sulla presupposta infallibilità della Consigliera di Stato mi sembra fuori luogo. Nel gruppo socialista è accettabile che la Consigliera di Stato persegua un suo obiettivo dettato dalla posizione del Governo e il resto del gruppo orientato verso obiettivi differenti, vicini alla gente. MERLINI G. - Al collega Jelmini è sfuggito un dettaglio non irrilevante: il comitato cantonale del nostro partito ha approvato a larga maggioranza la riforma degli assegni familiari a livello svizzero. Il suo teorema si fonda quindi su basi fragili. Non abbiamo difficoltà a resistere alle lusinghe della demagogia preelettorale, cosa che invece riesce più difficile al suo partito. 1182 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ JELMINI G. - L'aspetto citato dal collega Merlini non mi era sfuggito. Quando ho parlato di sessanta parlamentari UDC e PLR ero consapevole che alle Camere federali i parlamentari PLR complessivi sono più numerosi dei soli aderenti al comitato contro la legge. La discussione è dichiarata chiusa. Messe ai voti, le conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione della gestione e delle finanze sono accolte con 37 voti favorevoli, 18 contrari e 2 astensioni. La mozione è pertanto accolta. 4. CONCESSIONE DI UN CONTRIBUTO PER IL FINANZIAMENTO DEI LAVORI DI RIPRISTINO DELLE OPERE DANNEGGIATE IN SEGUITO AL MALTEMPO DEL 3 OTTOBRE 2006 Messaggio del 15 maggio 2007 no. 5928 Conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze: adesione all'entrata in materia e approvazione del decreto legislativo annesso al messaggio governativo. È aperta la discussione di entrata in materia. DE ROSA R. - Dico subito che sosterrò in modo convinto il messaggio e il rapporto commissionale perché rientrano perfettamente nell'ambito dell'impegno che il Governo aveva garantito nella scorsa legislatura in risposta a un'interpellanza urgente che chiedeva di accordare un aiuto finanziario straordinario a favore delle regioni colpite dall'alluvione dell'ottobre 2006 nel Sopraceneri. Il messaggio si riferisce in particolare a due interventi di una certa rilevanza che hanno interessato la regione di Biasca e della bassa valle di Blenio. Si tratta di un contributo fondamentale che sarà sicuramente molto apprezzato dalle regioni interessate. Nondimeno, bisogna ora evitare di perdere di vista il discorso più generale e non dimenticarsi dell'insieme degli interventi che sono stati e che saranno realizzati e che non figurano nel rapporto (parliamo di una spesa di circa dieci milioni di franchi). Con queste pur importanti e fondamentali opere non possiamo ritenere evaso il problema: alcuni interventi sono stati sussidiati, altri sono ancora in attesa dei fondi. Chiedo alla Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia, sulla scia della collaborazione e della disponibilità dimostrate sinora dal Governo, se sia possibile dare risposta in tempi brevi alle richieste ancora pendenti concernenti Biasca, Malvaglia, Osogna, Cresciano e altre località del Sopraceneri. In secondo luogo, l'analisi della lista di interventi che le ho mostrato poc'anzi induce a riflettere seriamente sulla sostenibilità finanziaria del costo residuo a carico dei patriziati, 1183 Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ degli enti locali e delle comunità di valle. Dedotti i sussidi accordati, il costo residuo ammonta a circa quattro milioni di franchi. Mi chiedo come faranno le piccole comunità a sopportare tale onere finanziario che rappresenta da un lato una cifra spropositata rispetto alle risorse finanziarie degli enti citati (non stiamo parlando di Comuni come Lugano, che non avrebbe bisogno della solidarietà del Cantone), e dall'altro sono investimenti mirati non solo a beneficio di tutta la popolazione ma che svolgono anche una funzione rilevante nell'ottica del turismo e dello svago. Penso in particolare al contributo di 5.8 milioni di franchi votato all'unanimità dal Parlamento con il messaggio no. 5870. Allo scopo di non vanificare questi interventi le chiedo (invitando i colleghi a sostenere il rapporto) se sia possibile evadere le richieste in sospeso e dare una risposta agli enti coinvolti, avere una visione d'assieme e informarne al momento opportuno il Parlamento, valutare la possibilità di coprire anche solo parzialmente il costo residuo di quattro milioni di franchi a carico dei Patriziati e degli enti locali. SADIS L., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL'ECONOMIA Ringrazio per la segnalazione. Il Cantone si trova a doversi confrontare con più fronti che gli impongono di fissare un ordine di urgenza e di priorità, in un territorio così vasto e complesso su cui operano più entità, anche sul piano finanziario. Ho comunque preso nota delle considerazioni fatte e mi interesserò della questione. La discussione di entrata in materia è dichiarata chiusa. Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta all'unanimità dei 46 voti espressi. Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al messaggio governativo sono accolti con 48 voti favorevoli e un' astensione. 5. CHIUSURA DELLA SEDUTA E RINVIO Alle ore 20:45 la seduta è tolta e il Gran Consiglio è riconvocato per lunedì 22 ottobre 2007. Per il Gran Consiglio: La Presidente, Monica Duca Widmer Il Segretario generale, Rodolfo Schnyder 1184