ANNO 2007/2008
Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale
SOMMARIO
1. Assegnazione di aiuti cantonali alla società Cardada impianti turistici SA di Orselina
per la realizzazione del progetto di risanamento finanziario e di rilancio della stazione
turistica
- Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5946
- Rapporto del 12 luglio 2007 no. 5946 R; relatore: Fabio Bacchetta-Cattori
2. Modifica della legge cantonale di applicazione della legge federale sull'assicurazione
contro le malattie del 26 giugno 1997 (LCAMal), riguardante gli assicurati con
sospensione di prestazioni LAMal - seconda deliberazione
- Messaggio del 5 luglio 2006 no. 5810
- Rapporto del 4 settembre 2007 no. 5810 R/2; relatore: Ignazio Bonoli
3. Mozioni dell'11 dicembre 2006 presentate da:
• Monica Duca Widmer per il gruppo PPD "Perché aspettare fino al 2009? Assegni
famigliari come previsti dalla nuova legge federale già a partire dal 2008!"
• Saverio Lurati per il gruppo PS "Anticipazione dell'entrata in vigore dei disposti della
nuova legge federale sugli assegni famigliari"
- Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5947
- Rapporto di maggioranza del 28 agosto 2007 no. 5947 R1; relatore: Giovanni
Jelmini
- Rapporto di minoranza dell'11 settembre 2007 no. 5947 R2; relatore: Edo Bobbià
4. Concessione di un contributo per il finanziamento dei lavori di ripristino delle opere
danneggiate in seguito al maltempo del 3 ottobre 2006
- Messaggio del 15 maggio 2007 no. 5928
- Rapporto del 4 settembre 2007 no. 5928 R; relatore: Fabio Bacchetta-Cattori
5. Chiusura della seduta e rinvio
PRESIDENZA: Monica Duca Widmer, Presidente
Alle ore 16:55 la Presidente dichiara aperta la seduta, presenti 83 deputati.
Sono presenti le signore e i signori deputati:
Arigoni - Bacchetta-Cattori - Badasci - Bagutti - Barra - Bergonzoli - Bertoli - Bignasca A. Bignasca B. - Bignasca M. - Bobbià - Boneff - Bonoli - Brivio - Caimi - Calastri - Canal -
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Canepa - Canonica - Carobbio - Cavalli - Celio - Chiesa - Colombo - Corti - Dadò - Dafond
- David - De Rosa - Duca Widmer - Ducry - Ferrari - Franscella - Frapolli - Galusero Garobbio - Garzoli - Ghisletta D. - Ghisletta R. - Gianoni - Gianora - Giudici - Gobbi N. Gobbi R. - Guidicelli - Gysin - Jelmini - Kandemir Bordoli - Krüsi - Lepori - Lurati - Maggi Marcozzi - Mariolini - Martignoni - Merlini - Moccetti - Orelli Vassere - Orsi - Pagani Pantani - Paparelli - Pedrazzini - Pellanda - Pestoni - Pinoja - Poggi - Polli - Quadri Ramsauer - Ravi - Regazzi - Righinetti - Rizza - Rusconi - Salvadè - Savoia - Solcà Stojanovic - Viscardi - Vitta - Weber - Wicht
Si sono scusati per l'assenza:
Dominé - Foletti
Non si sono scusati per l'assenza:
Beltraminelli - Beretta Piccoli - Bordogna - Del Bufalo - Malacrida
1. ASSEGNAZIONE DI AIUTI CANTONALI ALLA SOCIETÀ CARDADA IMPIANTI
TURISTICI SA DI ORSELINA PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO DI
RISANAMENTO FINANZIARIO E DI RILANCIO DELLA STAZIONE TURISTICA
Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5946
Conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze: adesione
all'entrata in materia e approvazione del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo.
È aperta la discussione di entrata in materia.
ORELLI VASSERE C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - La prima tentazione è
di applicare al tema che dibattiamo oggi – il risanamento di Cardada, ma indubbiamente
anche il problema generale posto dal rilancio degli impianti di risalita – le parole che Jules
Renard utilizzò nelle sue Histoires naturelles per definire il serpente: «troppo lungo»,
liquidandolo in meno di mezza riga. La storia degli impianti di risalita nel Cantone Ticino è
lunga, intricata e con consistenti zone grigie, tanto da produrre come minimo un certo
disorientamento. Da cui appunto la tentazione di tagliare corto, di lasciare che le cose
vadano come verosimilmente andrebbero se non vi fosse un qualche tipo di intervento: e
cioè verso un precipitare della già grave crisi finanziaria delle stazioni per il turismo
invernale del Ticino, e quindi verso la loro probabile chiusura. È una tentazione alla quale
occorre resistere: perché la politica deve affrontare situazioni nelle quali sono coinvolti
l'interesse generale e il denaro pubblico; ma anche perché la sottolineatura degli elementi
critici va equilibrata con la messa in luce degli aspetti positivi (che esistono) derivanti dalla
presenza nel nostro territorio di un'offerta per le attività sportive e lo svago invernale.
Per reagire al veleno del disorientamento e per ricercare soluzioni a una situazione di
emergenza, è bene però che si condivida tutti il principio dell'assunzione di responsabilità.
Un'assunzione di responsabilità che non può essere disgiunta dall'esigenza di avere
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puntuali e tempestive risposte agli interrogativi che questo complesso tema pone ai molti
attori coinvolti. Proverò tra breve a formularne alcuni. Non ripercorro nei dettagli, perché
nota, la genesi del messaggio sul risanamento di Cardada: nato come capitolo di un
messaggio che contemplava proposte di risanamento anche per altre stazioni sciistiche, è
stato scorporato dal messaggio complessivo dalla Commissione della gestione e delle
finanze, trovandosi a camminare da solo, perché il messaggio originario è stato ritirato dal
Governo che ha provveduto a una nuova proposta limitante gli aiuti cantonali alla sola
Cardada impianti turistici (CIT) SA. Tornerò tra breve anche su questo travagliato percorso
e sulle sue ragioni.
La Sottocommissione impianti di risalita e poi la Commissione della gestione e delle
finanze hanno deciso di approvare l'impegnativo piano di risanamento, che si traduce per
il Cantone in un onere finanziario complessivo di circa sette milioni di franchi, in virtù di
alcuni elementi che enuncio in forma sintetica e limitandomi ai principali. Il primo:
l'esistenza di un progetto di rilancio commisurato alle potenzialità di sviluppo effettive e alle
risorse disponibili. Un progetto che tiene conto degli errori di pianificazione e di gestione
del passato – di tale peso, peraltro, da aver portato la CIT SA all'insolvenza e a un passo
dal fallimento – ma ne propone pure correttivi ponderati e supportati da un'adeguata
analisi di natura finanziaria, individuando in termini finalmente realistici – a dimostrazione
che una certa dose di umiltà non guasta – le potenzialità strutturali e operative della
stazione. Sottolineo a questo proposito che il piano di risanamento presentato dalla CIT
SA è stato oggetto di una verifica puntuale effettuata da un'istanza indipendente ed
esterna alla cerchia dei diretti interessati, a riprova di quanto l'insufficienza di controlli
invece nuoccia, come sempre nuoce, anche al settore degli impianti di risalita. Il secondo
elemento centrale che ci ha portato a dire di sì a Cardada è il fatto che i suoi responsabili
abbiano realisticamente preso atto dell'impossibilità di continuare a puntare sull'offerta
invernale come elemento trainante dell'attività, con la conseguente decisione di riorientare
decisamente la stessa sul versante estivo, secondo un modello già sperimentato con
successo altrove. Non entro nei dettagli del piano di risanamento finanziario proposto, che
trovate in esteso sia nel rapporto sia nel messaggio del 10 luglio 2007, limitandomi a
rilevare come il Cantone sia voce consistente – vi partecipa nella misura di oltre il 40% – e
come sia decisivo il concorso sia degli azionisti della SA, tra cui molti Comuni della
regione, sia delle banche creditrici: segnale di una non irrilevante fiducia degli enti locali
regionali e del mondo economico verso le prospettive di ripresa. Gli approfondimenti
condotti in sede commissionale hanno permesso di condividere nella sostanza questa
fiducia, anche se è chiaro – e va sottolineato – che la CIT dovrà ulteriormente attivarsi
nella promozione della propria offerta e nell'acquisizione di nuova clientela.
Queste sono in breve le ragioni per cui il PS aderisce all'ulteriore intervento del Cantone in
aiuto alla CIT: un atto dunque di fiducia, ma non un atto di fiducia acritico. Ma vi è un altro
punto del messaggio oggi in discussione che non può non essere oggetto della nostra
attenzione. Il punto in questione consiste nel passo nel quale si indicano le ragioni che
hanno portato il Consiglio di Stato a ritirare il messaggio originario, cioè di fatto a ritirare la
proposta di risanamento per la Grossalp SA di Bosco Gurin e per la Carì 2000 SA. Il
messaggio di oggi è a questo proposito molto chiaro: i dati aggiornati di bilancio delle due
società hanno mostrato come le misure di risanamento proposte nel marzo 2007 sono
"inadeguate e superate" (queste sono parole di ieri) per «consentire alle due società di
disporre, dopo di risanamento, delle premesse finanziarie atte a garantirle una gestione
economicamente sostenibile». A ciò si aggiunge la recente decisione della Segreteria di
Stato dell'economia (SECO) di non concedere la trasformazione in sussidio del 50% dei
prestiti LIM federali. La situazione finanziaria delle due società è dunque tale – dice il
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Governo – da richiedere altre e nuove misure di risanamento, in assenza delle quali è
impossibile la sopravvivenza delle stesse. Anche in riferimento agli approfondimenti
effettuati e richiesti da tutta la Sottocommissione impianti, il Consiglio di Stato ha affidato
al Controllo cantonale delle finanze un'analisi approfondita dell'assetto finanziario globale
delle società in questione; ciò in riferimento alle accertate zone grigie di cui si diceva in
apertura. Con quali primissimi esiti, lo sappiamo da ieri. Carta canta, come si suole dire:
eventuali rese dei conti o ripicche personali non ci interessano – non ne parleremo infatti
in questa sede – e sono, per quel che ci riguarda, del tutto estranee a un procedere che
condividiamo e che anzi abbiamo noi stessi per primi, e per il tramite della
Sottocommissione, chiesto al Governo di adottare.
Ma ancora da noi è partita la richiesta al Consiglio di Stato di riprendere con decisione in
mano l'intera problematica degli impianti di risalita, una richiesta come la precedente
condivisa da tutta la sottocommissione. Non è possibile oggi discutere in termini
approfonditi la questione complessiva: non abbiamo ancora notizia precisa dei risultati dei
rilievi di natura finanziaria voluti dal Governo, né sappiamo che cosa intende proporre il
Consiglio di Stato in alternativa al messaggio originario ritirato. E quindi non sappiamo
come intende porsi di fronte alle difficoltà delle altre società che gestiscono impianti di
risalita. Sappiamo però che occorre che il Governo si muova non solo con trasparenza ed
efficacia, ma anche in fretta: occorre cioè che non si riproponga il vizio di origine di quel
serpente che ho evocato in apertura e che, almeno secondo la Bibbia, è il più prudente
degli animali: eccessivamente cauto, «ossia eccedente nella misura della prudenza e
caduto dalla parte della malizia». Una risposta rapida non soltanto perché la stagione
invernale è alle porte e l'incertezza sulla sorte immediata delle stazioni di risalita si fa
sempre più stringente, ma anche perché la SECO ha reso attenti sul fatto che se il
rimborso dei prestiti LIM federali non avverrà entro il 30 dicembre 2007, ciò avrà importanti
conseguenze per il Cantone nell'attribuzione delle risorse per attuare i programmi
pluriennali previsti dall'entrata in vigore, nel 2008, della Nuova politica regionale (NPR).
Possiamo però già oggi indicare quelli che sono per noi alcuni dei presupposti necessari
per una rinnovata, efficace e trasparente strategia globale in questo campo.
Primo elemento. Il Governo ha a disposizione nell'elaborazione degli scenari di intervento
uno studio dell'Istituto ricerche economiche (IRE) del 2003. Noi chiediamo di completare e
aggiornare quello studio. È un aggiornamento che si impone non fosse che per gli
elementi di novità che hanno modificato il quadro complessivo rispetto alla situazione di
allora: penso, per limitarmi a due settori, ai problemi che derivano da cambiamenti climatici
reversibili e progressivi, e a quelli che derivano da un ricorso sempre più massiccio
all'innevamento artificiale, con interrogativi sulla sua sostenibilità ambientale.
Secondo elemento. Lo studio dell'IRE aveva già nel 2003 messo in luce i motivi di una
situazione di perdurante crisi, malgrado gli oltre 160 milioni di franchi investiti nel settore
solo nel decennio 1992-2002, di cui oltre la metà di tasca dello Stato. I risultati conseguiti –
dice sempre l'IRE – sono stati insufficienti dal profilo economico e finanziario, nonché di
scarso rilievo dal profilo dello sviluppo regionale. Noi chiediamo che il Governo affronti
anche il nodo dello sviluppo regionale legato agli impianti: che sappia cioè valutare, da un
lato, gli effettivi vantaggi sulle realtà locali di queste strutture, come peraltro richiesto da
diversi atti parlamentari, e, d'altro canto, che il Consiglio di Stato sappia inserire la nuova
politica degli impianti nel quadro complessivo della NPR, tema di strettissima attualità e di
importanza centrale per il futuro del nostro Cantone, in particolare delle sue zone
periferiche. Una centralità riconosciuta dallo stesso Consiglio di Stato, quando dichiara
che la NPR costituisce una «rara occasione per adottare un nuovo modus operandi» nella
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gestione di progetti 1 . Non c'è terreno migliore che quello degli impianti di risalita –
verrebbe da dire – per un nuovo modo di operare.
Il terzo punto è ancora una richiesta: si studino approfonditamente le necessità effettive
legate al settore, le necessità della popolazione locale e del turismo, oltre che
naturalmente quelle delle regioni di montagna. Mi limito qui a segnalare la necessità di
analizzare le reali esigenze dell'utenza sulla base di dati seri e affidabili – e qui anche
l'Ente turistico ticinese (ETT) potrebbe fare di più e meglio – anche per capire se sono
destinate al successo, oltre che opportune, determinate iniziative. Personalmente sono ad
esempio molto scettica su scenari che prevedono la trasformazione delle montagne in
parchi divertimenti per bambini o per adulti "bambineschi": la montagna merita interventi di
ben altro rispetto.
Quarto elemento. È ormai chiarissimo come il circolo vizioso del sostegno pubblico
passivo e generalizzato deve essere definitivamente interrotto. Occorre procedere con
decisione verso la rigorosa strategia selettiva indicata dall'IRE, che si concreta nella
pianificazione del settore e in investimenti mirati, una linea peraltro già fatta propria, a più
riprese, dalla Commissione della gestione e delle finanze e dal Parlamento stesso – e
basta leggere i rapporti votati negli ultimi anni del Gran Consiglio per avere la riprova di un
costante e crescente «disagio verso le richieste di credito a spizzico», per non citare tra i
numerosi altri esempi che il rapporto 2 della Commissione della gestione e delle finanze
sull'innevamento programmato di Bosco Gurin del 2001. Occorre soprattutto pretendere
una forte responsabilizzazione dello Stato, che deve fissare regole e condizioni per sue
eventuali partecipazioni finanziarie aggiuntive. L'IRE aveva già detto come fosse
necessario in primo luogo un ruolo preciso e dai contorni chiari dello Stato. Nell'ambito
degli impianti di risalita, lo Stato è venuto meno fino a oggi al principio secondo il quale chi
paga comanda. Lo Stato ha pagato fino a oggi molto – diremo che è l'azionista di
maggioranza delle diverse società che reggono gli impianti, pur non possedendo una sola
azione degli stessi – ma ha di fatto quasi del tutto rinunciato a dire la sua su quello che
bisognava o non bisognava fare, oltre a non essere stato sufficientemente attento a
quanto si faceva. Occorre insomma cambiare rotta e fare in modo che lo Stato controlli
come vengono usati i soldi della collettività. Per quanto riguarda l'immediato futuro, si
potrebbe ipotizzare una sorta di strategia cuscinetto, cioè un intervento mirato e
circoscritto che salvi la stagione invernale imminente ma non coinvolga ulteriormente il
Cantone prima di un definitivo chiarimento dei molti aspetti ancora da chiarire.
Ho cominciato il mio intervento con il richiamo a un cosiddetto scrittore per l'infanzia, Jules
Renard, celebre, più che per le Histoires naturelles, per il suo Pel di Carota. Chiudo con un
brevissimo scambio di battute tratto da Alice nel paese delle meraviglie, a torto ridotto a
libro per bambini.
Chiede Alice: «Vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?»
«Dipende soprattutto da dove vuoi andare», disse il Gatto.
«Non m'importa molto, purché arrivi un qualche posto», aggiunse Alice.
«Ah, per questo stai pure tranquilla», disse il Gatto, «basta che non ti fermi prima».
Non fermiamoci dunque a metà strada, e troviamo presto una dignitosa, corretta e
trasparente via di uscita.
1
Risposta del Consiglio di Stato del 10.07.2007 all'interrogazione no. 152.07: Politica regionale: a
quando il Piano di attuazione cantonale?", Roland David per il gruppo PPD, 18.06.2007.
2
Rapporto no. 5162: Assegnazione di aiuti cantonali al Centro turistico Grossalp SA per il
finanziamento di un impianto di innevamento programmato, Commissione della gestione e delle
finanze, 24.10.2001.
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Con queste osservazioni, porto l'adesione del mio partito al decreto legislativo allegato al
messaggio no. 5946.
VITTA C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Il tema che ci apprestiamo a
dibattere ha interessato l'attività politica degli ultimi mesi. In seno alla Commissione della
gestione e delle finanze è stato esaminato il messaggio riguardante il risanamento delle
tre stazioni turistiche di Cardada, Bosco Gurin e Carì. Dopo valutazione, si è optato per un
rapporto parziale, approvando gli aiuti per la Cardada impianti turistici SA, in attesa di
concludere gli approfondimenti concernenti le altre due stazioni turistiche. A seguito di ciò
il Consiglio di Stato ha presentato un nuovo messaggio oggetto della presente
discussione. Questo messaggio concerne quindi il risanamento di Cardada, mentre per le
altre due stazioni invernali si è fatta eseguire una verifica da parte del Controllo cantonale
delle finanze, e si è dovuto purtroppo prendere atto della decisione della SECO di non
condonare il 50% dei prestiti LIM federali a suo tempo concessi. Considerando che il
messaggio in discussione si concentra su Cardada, è importante che il dibattito di
quest'oggi si limiti a questo tema, rimandando la discussione sulle altre due stazioni di
risalita al momento in cui il Consiglio di Stato si sarà pronunciato.
Dobbiamo allora purtroppo prendere atto che le previsioni prospettate al momento
dell'approvazione da parte del Gran Consiglio, nel 1997, del progetto riguardante Cardada
non sono state mantenute. Innanzitutto, gli investimenti sono stati molto superiori a quanto
ipotizzato –si è passati da 24 a 28 milioni di franchi. A ciò vanno aggiunte le previsioni
troppo ottimistiche sul numero di passeggeri: la realtà ha dimostrato che il numero di
passeggeri è stato insufficiente a garantire una copertura dei costi. Questa situazione,
unitamente ad altri problemi, ha generato in poco tempo importanti perdite per la società,
ciò che ha comportato il deposito dei bilanci presso la pretura di Locarno nel marzo 2007 e
l'apertura di una moratoria concordataria. Nell'ambito della moratoria sono state proposte
misure finanziarie di risanamento che coinvolgono più attori: banche, creditori e il Cantone.
La partecipazione del Cantone al risanamento ammonta a di 6.8 milioni di franchi e
riguarda il condono del prestito LIM cantonale e la rinuncia al rimborso del 50% del
prestito LIM federale.
Dalle informazioni in nostro possesso, grazie al risanamento sarà possibile assicurare la
sostenibilità finanziaria della futura attività. Accanto a queste misure occorre sottolineare
che la nuova amministrazione sta concentrando i suoi sforzi sullo sviluppo dell'attività
riguardante la stagione estiva. Questi motivi, unitamente alla possibilità di portare a buon
fine la moratoria concordataria, ci spingono a sostenere il risanamento di Cardada,
rimandando a un successivo dibattito i problemi legati al risanamento di Bosco Gurin e
Carì. A tale proposito abbiano preso atto della comunicazione del Governo che ha deciso
di aprire un'inchiesta amministrativa, di cui attendiamo le conclusioni e le proposte, in
modo da fare chiarezza sia sulla gestione di questi due impianti sia, più in generale, sui
problemi che incontrano le stazioni di risalita invernali presenti nel nostro Cantone.
DAVID R., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PPD - Nella scorsa legislatura, quando
il Parlamento ha approvato il progetto di risanamento della stazione del Tamaro, era stato
chiesto categoricamente che nessun risanamento di impianti di risalita fosse ancora
presentato senza l'indicazione di una precisa strategia globale. In questo senso, quando al
termine dell'ultima legislatura era stato presentato il messaggio riguardante le tre stazioni,
il gruppo PPD ne aveva preso atto con molta perplessità, perché di fatto non rispondeva
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all'indicazione precedentemente data. Ora il gruppo PPD è comunque disposto a entrare
in materia sul tema di Cardada, ma con il mio intervento indicherò quale debba essere a
nostro avviso la strategia globale per il futuro.
Innanzitutto è fondamentale che sia riconosciuta la funzione sociale, ricreativa ed
economica di tutte le stazioni di risalita ticinesi, poiché ciò significa attribuire loro il valore
di iniziative di interesse pubblico. Chiunque frequenti le nostre stazioni, tanto d'inverno
quanto d'estate, sa quanto siano frequentate dalle famiglie ticinesi, dalle associazioni e
dalle scuole, per attività sportive, ricreative ed educative. C'è poi un'evidente funzione
economica svolta da queste strutture: riferendomi, in qualità di Sindaco di Faido, al caso di
Carì posso affermare che, al di là dei posti di lavoro direttamente riconducibili agli impianti
di risalita, la stazione svolge un vero e proprio ruolo di rilancio dell'economia della media
Leventina, con ricadute importanti per artigiani, negozi, banche e quant'altro in tutto il
comprensorio: la montagna di Faido è tornata a popolarsi ben al di là del periodo della
stagione turistica invernale, coinvolgendo un elevato numero di cittadini degli agglomerati
del sud del Ticino, a dimostrazione del valore che le stazioni di risalita hanno per l'intero
Cantone. L'interesse pubblico è dunque la chiave di volta del dibattito circa il futuro degli
impianti di risalita, poiché se questo non dovesse essere riconosciuto non si capirebbero
le ragioni dell'intervento dello Stato: noi riteniamo che questo interesse ci sia e vada
promosso.
Per il futuro è necessaria una definizione chiara della destinazione d'uso, sostenibile e
coordinata, delle stazioni di risalita. Serve un approccio strategico e coordinato che
permetta la creazione di un'offerta turistica, ricreativa e sociale completa e
complementare. In questo senso occorre riprendere lo studio effettuato dall'IRE,
aggiornarlo e adattarlo alle nostre esigenze attuali. Ma è fondamentale definire obiettivi
chiari per uno sviluppo complementare di queste stazioni che sia naturalmente anche
sostenibile e duraturo, pena la mancanza di un futuro.
Veniamo al risanamento degli impianti di risalita. Tutti gli interventi decisi dal Gran
Consiglio hanno dimostrato una cosa ormai evidente: per tutti ci sono sempre stati
importanti sorpassi negli investimenti fatti; e per tutti era stato previsto un numero di
passaggi nettamente superiore a quanto di fatto il mercato potesse offrire. Il finanziamento
non ha dunque mai funzionato, vuoi perché i business plan erano presentati anche dai
promotori in modo truccato, vuoi perché non si è mai nemmeno voluto fare un'analisi seria
da parte dei servizi cantonali predisposti. Tutte le stazioni di risalita sono state oggetto di
questa problematica e – come emerge dal messaggio e dal rapporto – anche Cardada non
ha potuto sottrarvisi. Mancanza dunque di controllo al momento della presentazione dei
progetti, ma mancanza anche di una strategia globale di sviluppo.
Sempre in ordine al finanziamento, siamo altresì convinti che gli impianti di risalita devono
essere considerati alla stregua delle normali infrastrutture di trasporto: penso alla ferrovia,
alle autopostali, ma anche alle infrastrutture sportive (ad esempio le piscine); infrastrutture
che, come nel resto della Svizzera, non possono essere redditizie in mancanza di un
importante sovvenzionamento dello Stato ai costi di gestione. Ed è precisamente sulla
base di questa considerazione che il gruppo PPD ha presentato nel marzo scorso una
mozione che chiede la creazione di una società di gestione unica di tutti gli impianti di
risalita. Riteniamo in effetti che questa sia l'unica via per controllare la gestione degli
impianti, in modo che, alla fine dell'anno contabile, qualora fosse necessario, il Cantone
sia messo nelle condizioni di immettere denaro pubblico in una società di gestione unica
nella quale intervengano certamente anche le società e gli enti interessati, ma in cui il
Cantone giochi un ruolo centrale. Siamo persuasi che questo sia l'unico modo per gestire
in futuro gli impianti di risalita, permettendo al Cantone di controllare la situazione,
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ponendo fine alle polemiche in ordine alla razionalità e alle modalità con cui essi sono
attualmente gestiti e scongiurando i pericoli legati al fatto che le stazioni turistiche nel
nostro Cantone gravitano attorno a società che fanno ormai capo a una sola persona.
Ribadendo la nostra adesione all'oggetto in discussione, vorremmo però chiedere
formalmente due cose: che, quando nei prossimi mesi si troverà la strada per il futuro,
anche Cardada sia inserita nel concetto globale di sviluppo delle stazioni turistiche; e che,
in conformità con il dibattito tenuto in occasione dell'approvazione del credito quadro LIM,
sia modificato il decreto, nel senso che il credito non sia ascritto in parte allo stesso credito
quadro LIM, ma sia reperito interamente al di fuori di esso. Infine, la strategia globale di cui
ho parlato è una strategia di medio termine, non realizzabile in poche settimane mentre ci
si presenta una contingenza – l'apertura imminente della prossima stagione invernale –
alla quale occorre rispondere con misure appropriate: rivolgo dunque al Consiglio di Stato
la richiesta di rassicurare gli operatori in tempi ragionevoli quanto alle misure transitorie
che vorrà prendere per salvare la stagione turistica e consentire alle stazioni invernali di
superare questa fase difficile.
Con queste considerazioni porto l'adesione del mio gruppo al messaggio e al relativo
rapporto.
BIGNASCA A., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO DELLA LEGA - Contrariamente al
collega David cercherò di non spendere troppe parole per gli impianti che non sono
oggetto del presente dibattito, limitandomi all'assegnazione degli aiuti a Cardada. Giusto
dieci anni or sono, nel giugno del 1997, quando abbiamo votato gli interventi per Cardada,
la lobby dei sussidi pubblici ebbe la meglio su quel movimento populista che nel rapporto
di minoranza scrisse due cose lapalissiane, oggi da tutti riconosciute: primo, che la
soluzione allora proposta – vale a dire la costruzione della "lanterna" progettata da Botta –
non avrebbe in nessun caso permesso di raggiungere gli obiettivi fissati nel business plan;
secondo, che quelle risorse sarebbero state spese meglio se fossero state destinate a
costruire un palazzo dei congressi o un palazzetto del cinema. Ma allora nessuno credette
a quel movimento populista che come spesso gli accade restò in minoranza. E se oggi
sono indotto ad approvare questa ristrutturazione è solo per il fatto che gli attuali
amministratori in cinque anni hanno prelevato in tutto e per tutto seimila franchi di spese
amministrative, mentre la stazione di Carì, che qualcuno ha citato, spende questa cifra
ogni mese: se si parte con queste premesse non è possibile salvare nessuna stazione
turistica; nessuna società unica di gestione può funzionare se si versano cifre del genere
al direttore o all'amministratore delegato.
La questione poi del credito quadro LIM è marginale: Cardada va salvata solo perché
abbiamo speso già molto, con buona pace della lobby del sussidio pubblico che ha
incassato e se n'è andata. Di tutto il resto discuteremo quando arriverà il messaggio
riguardante il risanamento delle altre stazioni turistiche.
PINOJA G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO UDC - Oggi ci troviamo di fronte
nuovamente a un caso di risanamento da parte del Cantone di una struttura sicuramente
importante nell'ambito dell'offerta turistica della regione del Locarnese. Ci troviamo di
fronte, però, all'ennesimo caso sul quale in molti nutrivano dubbi già da tempo, se non
addirittura dall'inizio. Durante gli ultimi dieci anni, il Cantone è intervenuto a più riprese
sostenendo giustamente delle realizzazioni di fondamentale importanza, ma purtroppo e
troppo spesso si sono fatti male i calcoli e le verifiche, accettando preventivi e business
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plan con troppa superficialità, accettando investimenti importanti ma sovradimensionati
rispetto alle garanzie che gli stessi davano. Oggi molti concordano sul fatto che gli aiuti
agli investimenti erano rischiosi o quasi azzardati. L'esperienza ci ha dato chiare
indicazioni in tal senso. Qualche anno fa regnava sicuramente molto più ottimismo e
dubito che qualcuno prevedesse di ritrovarsi in una situazione come quella attuale,
immaginando di dover poi correre a risanare situazioni ormai vicine al fallimento.
Risanare – va pur detto – dovrebbe comunque essere meglio che perdere tutto a seguito
di un fallimento. Non voglio fare il processo alle intenzioni di coloro che decisero questi
aiuti, ma sono convinto che non si siano fatti i compiti come si doveva, e non solo per
quanto riguarda il caso della Cardada impianti turistici SA. Tutti sappiamo infatti che tra
non molto probabilmente riceveremo un nuovo messaggio che toccherà le società di
gestione degli impianti turistici di Bosco Gurin e di Carì. In futuro poi chissà che non
arrivino quella di Campo Blenio, quella della funivia di Monte Comino o non so ancora
quale altra, come tutte, comunque, disastrate finanziariamente e con la prospettiva del
fallimento dietro l'angolo.
Sono certo che la nostra Ministra delle finanze non desidera inserire nel Piano finanziario
ulteriori importi preposti a questi salvataggi in extremis, visto che – mi sembra di aver
capito – ci sono diversi altri progetti che richiedono attenzione e considerazione da parte
del Governo. Io credo perciò che così non si possa più andare avanti. Comprendo
l'importanza che tutte queste società ricoprono per il Cantone nell'ambito dell'offerta
turistica e per tutti posti di lavoro che creano direttamente e indirettamente, ma è
necessario cambiare il tiro: è giusto e necessario che prima di tutto le situazioni siano
risanate sul modello della CIT SA, dove si è proceduto a mettere in campo tutte le misure
necessarie per prepararsi a un risanamento realistico e fattibile che le permetta una
gestione finanziaria futura sana. Risanare significa però massima trasparenza e chiarezza
in tutto per tutto: non sarebbe più accettabile in effetti un ulteriore futuro intervento, se
ancora una volta le aspettative fossero disattese; una volta risanate, come ben esposto
dal collega Bacchetta-Cattori, si dovrà adottare una strategia globale di interventi per
quanto riguarda le gestioni future della società.
Questa strategia dovrà permettere al Cantone di tutelarsi da ulteriori sgradevoli sorprese,
e soprattutto dovrà permettere di far collimare gli interessi e le esigenze a livello turistico
con le gestioni finanziarie dei centri. Se le stazioni turistiche sono una necessità, il
Cantone non può e non deve più rimetterci periodicamente milioni di franchi che vanno ad
aggravare ulteriormente le sue già disastrate finanze. Se questi centri devono esistere
perché necessari all'offerta turistica, parallelamente a un attento finanziamento iniziale
bisognerà soprattutto pensare a come intervenire, qualora situazioni straordinarie li
mettessero in difficoltà (inverno senza neve o estate dominata dalla pioggia): però – ripeto
– situazioni straordinarie e non ricorrenti.
Tutto questo però dovrà avvenire sotto attento controllo del Cantone − sotto quale forma
dovrà essere valutato − il quale dovrà concretamente interessarsi regolarmente alla
gestione delle stazioni. Dopo il caso del Tamaro, quello di Cardada sembra avviato verso
un esito positivo che noi dell'UDC sosteniamo in particolare visto quanto è stato fatto dalla
società per ridurre gli oneri e contenere le spese durante gli ultimi anni. L'impegno che la
società si assume per rilanciarsi sia dal profilo finanziario sia nel rilancio della stazione non
è indifferente: speriamo che i preventivi siano stati fatti per bene, in modo che anche in
futuro questa magnifica località sopra Locarno possa continuare a essere una meta
turistica di sicuro interesse.
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MAGGI F., INTERVENTO A NOME DEI VERDI - Concordo con la necessità di stendere
un velo di pietoso silenzio su una gestione dei soldi pubblici francamente non esaltante,
anche se non smette di stupirmi il fatto che in questo Paese non si riesca mai – o meglio
non si voglia – indicare chiaramente un colpevole: qualcuno dovrebbe pur essere
chiamato a rispondere di scelte profondamente sbagliate, che hanno costretto il Cantone
ad interventi di risanamento milionari, mentre altre strutture avrebbero meritato ben altre
attenzioni (penso ad esempio al museo dei fossili del San Giorgio, regione riconosciuta
dall'UNESCO, che con grandissimi sforzi è riuscito a ottenere solo 600 mila franchi dal
Dipartimento del territorio). In questo senso, non condivido affatto l'idea che queste
strutture, per il semplice fatto di essere periferiche, vadano in ogni caso sostenute: si
possono scegliere varie opzioni, e la scelta di un territorio non infrastrutturato può
benissimo rappresentare un valore aggiunto significativo per quelle stesse zone
periferiche che giustamente si vogliono aiutare.
In ordine al messaggio dico subito che a noi verdi fa estremamente piacere il fatto che la
questione di Cardada sia stata scorporata dal resto, poiché come abbiamo chiaramente
detto, per quanto ci riguarda, non siamo più disposti a stanziare un solo centesimo per
nuovi impianti di innevamento artificiale. A fronte di una situazione climatica grave e in
continuo peggioramento, non crediamo che la promozione delle zone periferiche debba
passare attraverso il tentativo di preservare a tutti i costi le stazioni turistiche invernali:
dobbiamo essere realisti e seguire la strada aperta dall'esperienza del Tamaro, che punta
sulla stagione estiva, sviluppando, quando non è possibile sciare, una serie di attività
alternative. Dunque, pur senza grande entusiasmo, i verdi aderiscono alle conclusioni del
messaggio governativo: il fatto che Cardada, per il proprio risanamento, abbia puntato
sulla stagione estiva merita un sostegno, che potrà eventualmente essere esteso alle altre
stazioni di cui discuteremo, ritenuto però che non approveremo nessun nuovo impianto di
innevamento artificiale.
FRANSCELLA C. - Intervengo brevemente concentrandomi positivamente sul messaggio
in oggetto, e lo faccio anche quale amministratore di uno dei tredici Comuni locarnesi che
tramite i loro Municipi hanno assicurato pieno sostegno, attraverso una partecipazione
azionaria, alla ricapitalizzazione della Cardada impianti turistici SA (CIT), a conferma della
potenzialità e dell'attrattività che la stazione turistica ancora riveste per la nostra regione. A
partire dal 2003, la CIT SA ha messo in atto, come tutti sappiamo, una serie di misure che
hanno permesso di ridurre sensibilmente i costi operativi e di aumentare i ricavi, grazie
all'incremento effettivo delle persone trasportate (da 91 mila nel 2002 a 116 mila nel
2006). Per ulteriormente razionalizzare i costi e concentrare le proprie attività, la CIT SA
ha pure deciso in questi ultimi anni di cedere gli impianti invernali legati solo alla pratica
dello sci, e confidare la loro gestione allo sci club locale, trasferendo di conseguenza a
questa associazione i rischi ricorrenti e il deficit legati a quell'attività (in verità, lo sci club,
potendo contare su molto lavoro temporaneo, di volontariato e su altri aiuti esterni, preclusi
alla CIT, in condizioni normali di attività è verosimilmente in grado di chiudere le gestioni
annuali almeno in pareggio). La CIT ha invece mantenuto la gestione, oltre che della
funivia Orselina-Cardada, anche della seggiovia Cardada-Cimetta, proprio perché in
questo ambito i risultati sono positivi, ma soprattutto perché questo settore è detentore di
un potenziale di sviluppo molto importante, legato alle passeggiate estive e invernali a
piedi o con le racchette da neve. Grazie alle misure adottate, il risultato operativo prima
degli ammortamenti è in continua crescita dal 2003, miglioramenti significativi che non
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sono però purtroppo sufficienti a coprire i costi per gli ammortamenti (800 mila franchi ogni
anno) e i crescenti oneri finanziari.
Per attuare un risanamento strutturale definitivo è quindi necessario procedere a una serie
di interventi, tutti legati l'un l'altro (tra cui, oltre alla ricostituzione del capitale azionario e la
rinuncia delle banche a una parte rilevante dei loro crediti, vi è soprattutto l'assegnazione
degli aiuti cantonali di cui discutiamo oggi), che permetteranno di ottenere una nuova
struttura finanziaria di partenza solida. Su questa base, con i ricavi e le spese previste e
nel frattempo confermate dalla gestione degli ultimi anni, la CIT SA potrà gestire gli
impianti senza più timore alcuno di deficit. In altre parole, dopo il risanamento ci troveremo
di fronte a una società sana, senza problemi finanziari, che potrà accantonare gli importi
sufficienti per gli investimenti e le manutenzioni future. È chiaro che, oltre alle misure di
natura prettamente contabile e finanziaria, sarà necessario promuovere l'attività aziendale
mediante una serie di misure aventi per scopo l'incremento dei passaggi sulla funivia
(grazie alla riconversione estiva, già peraltro in atto) e contenere ulteriormente i costi
operativi. Ciò sarà possibile anche grazie a nuove sinergie con altri operatori cantonali del
settore, in attesa della creazione di un'unica società di gestione degli impianti di risalita,
come proposto dalla mozione del gruppo al quale appartengo, nonché con l'ente turistico
locale e l'ETT per quanto concerne soprattutto la creazione di nuovi prodotti turistici
integrati.
Se invece gli auspicati aiuti cantonali dovessero cadere, la società dovrebbe essere
liquidata, con il rischio di vederla cedere, per pochi spiccioli, in mano alla speculazione
privata, che magari non avrebbe interesse particolare per la regione. Il nuovo proprietario
potrebbe infatti gestirla a suo piacimento, approfittando fortemente del precedente elevato
impegno pubblico, che verrebbe totalmente annullato, senza alcuna possibilità di un pur
esiguo recupero, mentre che gli attuali partecipanti (Comuni e Cantone) si vedrebbero del
tutto esautorati da qualsiasi decisione nella gestione della società, la cui offerta è
indubbiamente di primaria importanza per l'economia turistica della regione e del Cantone.
Mi auguro quindi che il Parlamento non voglia deludere le aspettative di tutti i Comuni della
regione, dei loro abitanti e dei numerosi ospiti che regolarmente frequentano questa
stazione turistica, e sostenga l'assegnazione degli aiuti cantonali. In conclusione, mi
auguro pure che il Consiglio di Stato possa presentare al più presto il messaggio per i
risanamenti finanziari di Bosco Gurin e Carì, così da non pregiudicare le stazioni sciistiche
nella stagione entrante, ma soprattutto garantire al più presto la definizione della
necessaria strategia coordinata per il futuro degli impianti di risalita, nell'interesse, al di là
di ogni polemica, di tutto il Cantone.
POGGI D. - La tentazione di dire no anche a questo messaggio è stata davvero forte in
quanto ritengo che, comunque, i soldi pubblici immessi in questo progetto siano molti, e a
volte non sempre giustificati fino in fondo. A monte – a mio parere – c'è sempre lo stesso
discorso "malsano" e un po' ticinese del "noi facciamo anche quello che non era previsto,
non rispettando i preventivi, tanto poi alla fine il Gran Consiglio in qualche modo sanerà".
Sì – aggiungo io – ma con i soldi dei cittadini contribuenti, e questo mi piace già molto
meno. È pur vero che la situazione di Cardada è diversa da quella di Bosco Gurin e di Carì
– dove spero vivamente si vada fino in fondo con un'inchiesta amministrativa, in quanto è
chiaro a tutti che c'è qualcuno che non è al suo posto – e quindi anche l'analisi deve
essere diversa. Ripeto, la tentazione di dire no era forte, ma ho deciso di astenermi in
quanto Cardada si trova in una situazione diversa e il futuro sembra più roseo, anche se i
soldi pubblici innestati in questa operazione sono davvero tanti, troppi, e da qualche parte
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nelle casse dello Stato mancheranno, magari in settori più vicini ai bisogni della gente. Lo
svago e il turismo sono importanti per il Ticino, ma non a ogni costo, e per favore si
interrompano le iniezioni milionarie in questi ambiti. Qualcuno che mi ha preceduto ha
incitato a guardare al futuro e ha già lanciato "messaggi subliminali" volti a spezzare lance
in favore di Tizio o Caio: siamo già alle solite, peccato.
CELIO F. - Intervengo meno a titolo personale che in qualità di presidente della CoReTi,
poiché, da come si è sviluppata la discussione nelle ultime riunioni della Commissione
della gestione e delle finanze, credo di aver capito che le regioni di montagna sono
parecchio toccate dal credito in questione. Premetto che avevo già firmato il rapporto solo
per le conclusioni, nel senso di salvare la stazione di Cardada. Vi sono però stati errori di
valutazione che voglio brevemente citare. Innanzitutto il costo totale dell'operazione era
stato valutato in 24 milioni di franchi, ma è risultato essere di 28 milioni, con un errore
quindi di quasi il 20%; le spese di gestione sono state valutate con un errore del 25% sul
preventivo; si erano poi previsti 180-200 mila viaggiatori, quando in realtà sono risultati
essere poco più della metà. Ora non voglio dire, come qualcuno ha fatto, che le previsioni
sono state volontariamente falsate, ma certo sono state fatte con una certa superficialità, e
avrei gradito che nel rapporto ciò venisse maggiormente stigmatizzato.
Il problema che tuttavia si pone al momento è sapere se si debba o no far capo ai crediti
LIM. Personalmente ritengo molto discutibile, per non dire inaccettabile, questa soluzione.
Ricordo che i crediti LIM sono stati ridotti a livello cantonale già in due occasioni in modo
consistente: nel 2000, si era scesi dal credito quadro precedente di 49 milioni a 45.4
milioni di franchi; nel 2004 il credito quadro è stato ulteriormente ridotto fino a 40 milioni,
quindi con una riduzione consistente di circa il 12%, sebbene vi fosse stato, come già in
precedenza, l'impegno a ricorrere, per crediti straordinari e più significativi, ad altri
finanziamenti, non intaccando quindi il credito quadro. Ora si vuole cambiare criterio e
accollare Cardada appunto ai crediti quadro, il che non è conforme alle promesse fatte in
occasione della votazione sul credito quadro. Ciò non sarebbe grave se vi fosse la
prospettiva di un nuovo credito quadro che prolunghi quello esistente, ma sappiamo che
alla fine dell'anno la legge attualmente in vigore verrà sostituita dalla cosiddetta NPR, che
adotterà criteri diversi.
Ciò spiega perché vi sono molte richieste in arrivo. Come ha detto la Consigliera di Stato
ieri in Commissione, restano del credito LIM 10.7 milioni di franchi, ma sono in arrivo
progetti per un totale di circa 29 milioni di franchi. Non tutti sono maturi, e quindi non
esaminabili entro la fine dell'anno, ma da informazioni in provenienza dai segretariati
regionali i crediti in dirittura d'arrivo dovrebbero già ammontare a circa 20 milioni. Dal che
si ricava che abbiamo una cifra già nettamente superiore alla rimanenza dei 10.7 milioni
indicata dalla Consigliera di Stato. E se a questi togliamo i 2.6 milioni che dovrebbero
andare a Cardada, ne rimarrebbero solo 8.1 per coprire, ripeto, un fabbisogno di circa 20
milioni. Su questo non posso evidentemente trovarmi d'accordo.
Se per i motivi indicati in Commissione, e che verosimilmente verranno riproposti qui, si
rende necessario un prestito del fondo LIM a favore di Cardada, prestito che in un qualche
modo dovrebbe essere recuperato per i nuovi progetti che fossero riconosciuti meritevoli di
aiuto, la cosa potrebbe anche andare. Tuttavia vorrei che ci fosse un impegno formale
della Consigliera di Stato e del relatore, a garanzia che l'aiuto straordinario per Cardada,
non dovuto agli attuali amministratori ma a una certa faciloneria dei loro predecessori, non
finisca per realizzarsi a discapito di altri progetti, che a maggior titolo potrebbero rientrare
nell'ambito del credito quadro LIM.
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BERGONZOLI S. - Nel 1997 la Lega aveva presentato un rapporto di minoranza, ma,
dopo l'approvazione del credito per Cardada, mi sono permesso di prendere il rapporto di
maggioranza e presentarlo al Consiglio comunale di Locarno come rapporto di minoranza,
talmente appariva evidente che dal rapporto di maggioranza del Gran Consiglio la
Cardada impianti turistici SA era destinata al fallimento. Ecco una piccola rassegna di
citazioni estratte dal rapporto di maggioranza e dalla perizia dell'autunno 2006 del prof.
Orlando Nosetti: «Per poter chiudere i conti almeno in pareggio si sarebbero dovuti
trasportare almeno 170 mila passeggeri all'anno»; «nella sua storia, la FLOC SA ha
raggiunto e superato le 100 mila persone trasportate soltanto in otto periodi»; «il numero
delle persone trasportate è senza dubbio quello maggiormente sottoposto a incertezza, a
causa anche dello stretto legame con le condizioni meteorologiche»; «si noti che il
margine di sicurezza finanziario è molto basso: nei primi tre periodi è infatti sufficiente che
il numero delle persone trasportate sia inferiore di 5 mila unità rispetto a quanto pianificato
perché non sia più garantito l'equilibrio fra entrate e uscite di liquidità; di conseguenza
l'azienda dovrebbe indebitarsi per poter far fronte ai suoi impegni (in particolare per poter
rimborsare, come previsto, i suoi debiti). Dal quarto anno il margine di sicurezza è
praticamente nullo»; «le perdite che la Cardada impianti turistici SA subirebbe hanno
comunque un impatto sul bilancio: infatti, alla fine del suo quarto anno di attività, la società
si ritroverebbe con delle perdite accumulate per un totale uguale a circa il 30% del capitale
azionario»; «evidentemente il successo finanziario di un'operazione di questo genere non
è garantito»; «determinante per la riuscita sarà il coinvolgimento di tutta una regione e
soprattutto la partecipazione attiva dei diversi partner. Non fosse possibile creare questo
spirito di imprenditorialità imperniato sulla collaborazione fra le parti in causa e un clima di
propositività, l'investimento sarebbe destinato al fallimento. Molto importante sarà pure la
coordinazione degli interventi con tutto il settore turistico del Locarnese; se questo non
sarà in grado di uscire dalla crisi che lo attanaglia attualmente, anche il progetto Cardada
potrebbe subirne le conseguenze negative»; «ogni attore coinvolto nel progetto dovrà
dunque valutare per proprio conto, alla luce delle informazioni disponibili, il grado di rischio
dell'investimento».
Termino qui anche se i riferimenti contenuti nel rapporto al preannunciato fallimento erano
molti di più. Anche solo queste poche frasi avrebbero dovuto aprirci gli occhi e condurci a
ridimensionare il progetto, ma purtroppo non fu così e ora che la frittata è fatta occorre
anche mangiarla, concedendo questo aiuto a Cardada, per non lasciarla mangiare da
qualche furbo imprenditore privato. Ma vi era di più: se l'opera era talmente importante per
il turismo della nostra regione, perché allora la Casinò Kursaal non ha partecipato
nemmeno con una sola azione e si è limitata ad anticipare i soldi ai Comuni in difficoltà per
poi farseli restituire? Se l'opera era talmente importante, perché nessuno, tranne la Lega
dei ticinesi, si è chiesto per quale motivo la Società funicolare, notoriamente di proprietà
della dinastia Pedrazzini, non è voluta entrare a farvi parte come azionista: semplice,
perché avevano capito ciò che sarebbe successo. E sapete chi fu il primo presidente della
CIT SA? Un certo Luigi Pedrazzini che era riuscito a comprare il "rottame" della Società
elettrica sopracenerina a prezzo d'oro.
Dobbiamo solo ringraziare il nuovo Consiglio di amministrazione, e in particolare il suo
presidente e il direttore, che si sono impegnati senza risparmio di energie e soprattutto
quasi senza retribuzione. Basti pensare che il direttore percepisce uno stipendio mensile
di soli 3'500 franchi, mentre il suo predecessore ne prendeva 8'300. E anche la
retribuzione del Consiglio di amministrazione, al contrario di tanti altri, è di soli 1'200
franchi all'anno, indipendentemente dalla carica. Ciò significa che il presidente percepisce
lo stesso obolo di qualsiasi altro membro. Questo fatto meriterebbe come minimo un
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caloroso applauso per queste due persone che sono riuscite per puro hobby a portare in
attivo la gestione degli impianti di Cardada.
PELLANDA G. - Occorre senz'altro riconoscere che la montagna di Cardada, in particolare
durante l'estate, sia una delle più belle del Cantone e offra una buona attrattiva turistica,
con possibilità di svago e relax, buona accoglienza e sentieri invitanti, anche se non
sempre ben curati (alludo al tratto Cimetta-Stallone). In questi anni, di Cardada, nel bene o
nel male, si è parlato tanto, in particolare facendo notare che a Orselina non ci sono
posteggi; che per essere una grande attrazione turistica bisognava costruire la funivia
partendo dal Lido di Locarno; che il pilone subito dopo la stazione di partenza costruito in
seguito a una svista – diciamo così – dell'allora Commissione bellezze naturali rimane di
forte impatto ambientale.
Oggi siamo chiamati a votare un credito di quasi sette milioni di franchi, e considerato che,
comunque, per lo Stato questi soldi sono persi, sceglierò il male minore e anch'io lo
voterò. Lo farò però in modo molto critico, portando la voce della gente comune, quella
che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, quella che si incontra in Piazza Grande, che
vive questo condono di quasi sette milioni con indignazione, come una sorta di premio a
chi ha scialacquato tanti soldi pubblici con progetti faraonici fuori dalla nostra portata.
In questo scenario, anche i funzionari preposti a proporre l'erogazione di somme
sbalorditive non sono esenti da colpe per non aver ponderato a sufficienza l'impianto di
risalita nell'ambito del tanto decantato sviluppo sostenibile del progetto Cardada. Con il
voto favorevole di oggi ratifichiamo una perdita finanziaria importante, ma i ticinesi non
hanno dimenticato i sacrifici richiesti con tagli impopolari per risanare le casse cantonali
(dalla riduzione delle prestazioni per le donne di pulizia al mancato aiuto di 180 mila
franchi ai contadini danneggiati dalla siccità, tanto per citare due soli esempi).
Detto questo, pensiamo al futuro. E allora mi chiedo come ci si comporta con quelle
piccole ditte di artigiani (e ce ne sono) che non sono in grado di restituire i prestiti LIM
ricevuti: li facciamo fallire, favorendo la perdita del posto di lavoro dei loro dipendenti? E
ancora – e qui mi rivolgo alla Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia – se
è un'illusione pensare che per una questione di giustizia non si possano aiutare
proporzionalmente anche quelle società di impianti di risalita che grazie a un lavoro
oculato e di volontariato chiudono i loro esercizi finanziari in cifre nere.
Per tornare a Cardada, concludo ancora con la voce del popolo, osservando che le tariffe
praticate per salire in Cardada sono troppo elevate (Orselina-Cimetta andata e ritorno a
33 franchi più il costo della funicolare); che è auspicabile che il trasporto Orselina-Cardada
tenga conto delle richieste di un miglior servizio come auspicato dalla Pro Orselina e da
altre associazioni con fermate più frequenti e meno complicate anche per gli studenti e per
chi si reca al lavoro; infine, che la società non impieghi più, sia pure a tempo parziale,
persone in pensione: si faccia ricorso piuttosto a studenti e disoccupati.
PANTANI R. - Non intendo proporre lunghe disamine dei conti e delle cifre della società in
questione, né peana a favore degli attuali amministratori. Voglio invece chiedere al collega
Franscella, che ha tanto insistito sull'impegno dei Comuni della regione, quanto il suo
Comune ha investito in questo progetto: ottomila, diecimila franchi? Risorse
evidentemente insufficienti, tanto più che ritengo che una struttura importante per
l'economia, con un forte impatto per tutta la regione, debba essere sostenuta innanzitutto
dagli attori che ne traggono i più immediati vantaggi. Non ho mai visto una richiesta di
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aiuto da parte di Lugano per il sostegno delle sue funivie, eppure sono in deficit: Lugano,
come dovrebbero fare Locarno e gli altri Comuni, fa però in modo di autofinanziarsi.
Il collega Celio ha, dal canto suo, accennato alla possibilità del rimborso del credito LIM e
di un suo riutilizzo per altri progetti: frequento ormai da qualche anno questo Parlamento,
sufficientemente per sapere che i crediti destinati alle regioni di montagna non sono mai
rimborsati, come del resto dimostra il credito destinato a Cardada ricordato dal collega
Bergonzoli, destinato appunto a un progetto che già si sapeva destinato al fallimento.
Ritengo che sia ora di finirla, sono stanco di continuare a vedere versare soldi pubblici in
progetti fallimentari. Dico quindi no all'aiuto a Cardada come dirò no a tutte le richieste che
verranno dalle altre stazioni turistiche: non è possibile appoggiarsi su imprenditori che ogni
cinque anni chiedono aiuti per coprire i propri deficit, come non è più possibile sostenere
progetti che sappiamo già in anticipo essere fallimentari.
SADIS L., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL'ECONOMIA L'invito, anche dopo aver sentito gli interventi in sala, è evidentemente in primo luogo a
sostenere la proposta del messaggio governativo, i cui elementi essenziali, già ricordati,
sono i seguenti: il piano di risanamento finanziario di Cardada presenta una positiva
partecipazione degli azionisti (riduzione di capitale e ricostituzione) e dei creditori, e
pensiamo chiaramente alle banche interessate e al Cantone; vi sono inoltre una nuova
strategia e nuove modalità di gestione ordinaria della società, che rinuncia all'attività
invernale a vantaggio di un'attività solo estiva; da ricordare, infine, alcune misure concrete
di marketing da implementare lavorando più strettamente con l'Ente turistico Lago
maggiore, e il fatto che tutto il processo di risanamento sia stato accompagnato da un
consulente esterno, il cui appoggio ha permesso di leggere alcune situazioni con
oggettività e di prendere le necessarie decisioni.
Voglio anche rispondere alle preoccupazioni manifestate in particolare da Franco Celio e
da Roland David, che hanno ripreso considerazioni emerse nelle ultime settimane in seno
alla Commissione della gestione e delle finanze. È a tutti noto che nell'ambito della LIM,
per sostenere determinati progetti, il Governo presenta al Parlamento la richiesta di un
credito quadro quadriennale, in base al quale vengono finanziati progetti ritenuti meritevoli.
Ora, visto che parliamo di un importo non irrisorio per il risanamento di Cardada – si tratta
di 2.7 milioni di franchi – posso assicurare, interpretando anche gli intendimenti del
Governo, che se vi saranno progetti interessanti, non si rinuncerà a sostenerli
semplicemente perché il credito quadro si sta assottigliando. C'è insomma l'impegno da
parte del Governo, a fronte di progetti meritevoli, di presentare a tempo debito un
messaggio con la dovuta base legale per poter procedere al loro finanziamento. Apprezzo
anche la scelta, presa nelle ultime ore, della Commissione della gestione e delle finanze di
attenersi sostanzialmente al rapporto rassegnato in luglio, perché ciò consente di
affrontare concretamente il problema del risanamento senza ulteriori ritardi, determinati
evidentemente dalla scadenza referendaria che un eventuale modifica del decreto
legislativo avrebbe comportato.
Oggi non abbiamo tuttavia parlato unicamente di Cardada. Sappiamo che il risanamento
finanziario di Cardada è ciò che rimane di un messaggio 3 più corposo del 28 marzo 2007,
che chiedeva uno sforzo finanziario aggiuntivo al Cantone di diversi milioni di franchi per
3
Messaggio no. 5917: Assegnazione di aiuti cantonali alle società Cardada impianti turistici SA di
Orselina, Centro turistico Grossalp SA di Bosco Gurin e Carì 2000 Sa di Campello per la
realizzazione dei progetti di risanamento finanziario e di rilancio delle stazioni turistiche,
28.03.2007.
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gli impianti di risalita di Bosco Gurin e di Carì. Il Dipartimento delle finanze e dell'economia
ha innanzitutto chiesto al Governo di ritirare la parte riguardante la partecipazione
cantonale ai piani di risanamento del Centro turistico Grossalp SA e di Carì 2000 SA per i
seguenti motivi: i conti definitivi dell'esercizio 2006 delle società mostravano una
situazione finanziaria molto compromessa, situazione peraltro già chiaramente evidente
anche solo in base alle chiusure provvisorie del 2006 e ai conti degli esercizi precedenti; il
piano di risanamento proposto era poi chiaramente insufficiente e non contribuiva a
risanare la situazione finanziaria delle società: era solo un cerotto che camuffava problemi
ben più gravi, ormai quasi cronici. Il secondo passo intrapreso è stato quello di incaricare il
Controllo cantonale delle finanze di chiarire più approfonditamente e in tempi brevi la
situazione venutasi a creare. Ho chiesto di inserire nel mandato anche aspetti già noti da
anni all'Amministrazione e al Governo, ma dei quali nessuno sino ad allora si era
occupato. Il resto della storia la conoscete: ieri il Consiglio di Stato ha deciso di avviare
un'inchiesta amministrativa per esaminare indizi e fatti poco edificanti (per usare un
eufemismo) che riguardano in sostanza il modo di gestire le risorse pubbliche, sia da parte
del Cantone sia da parte dei privati.
Nell'impiego delle finanze pubbliche penso debba essere data chiara priorità ai concetti di
trasparenza e serietà, non fosse altro che per il rispetto che si deve avere nei confronti del
denaro dei cittadini. Questo implica anche ogni sforzo per evitare decisioni superficiali e
controlli lacunosi, fra le cui maglie possono insinuarsi comportamenti compiacenti nei
confronti di chi queste lacune le sfrutta pro domo sua. Ma la politica deve essere anche
coerente e fare la propria parte. Non deve contribuire, per ragioni elettorali, a nascondere
problemi, a far finta che non esistano, a sollecitare aiuti statali alla cieca senza
domandarsi se si aiutano veramente le regioni periferiche come si vorrebbe, sostenendo
iniziative carenti nella loro impostazione e nella loro gestione. Non chiudiamo gli occhi
come per molto tempo si è fatto per convenienza di breve termine. Vi è inoltre un altro
aspetto molto delicato: i politici non gettino sull'Amministrazione più colpe di quante non
siano constatabili e comprovabili, perché è troppo facile mischiare le responsabilità, per
poi alla fine giungere alla conclusione che non è colpa della politica se determinate scelte
sono state fatte.
I gravi problemi finanziari degli impianti di risalita di Bosco Gurin e Carì sono presenti da
anni e non si può onestamente pretendere che li si risolva in pochi mesi. Ciò che posso
garantire è che tutta la mia attenzione sarà rivolta al mantenimento dei posti di lavoro e
alla tutela dei legittimi interessi degli artigiani che hanno lavorato e degli enti pubblici. Ma i
"castelli societari", gli intrecci societari facciano, con pudore, un passo indietro. Non si
lancino ultimatum temporali al Governo; questo sistema non funziona ed è al limite del
temerario: i termini li fissa la legge e semmai la coscienza individuale. Ci sono decisioni e
responsabilità che competono ai privati, alle società e ai loro amministratori, che vanno
chiaramente distinte dalle decisioni e dalle responsabilità dello Stato. Mischiare le carte ad
arte non fa altro che rendere ancora più opaca una situazione già sufficientemente poco
trasparente.
I prossimi passi che il Governo intende intraprendere sono stati chiaramente indicati nel
comunicato di ieri. A breve termine esamineremo se, in che misura e a quali condizioni è
possibile un intervento del Cantone per garantire l'attività delle stazioni invernali di Bosco
Gurin e Carì per la prossima stagione. A medio termine dovremo invece affrontare il
problema di un risanamento duraturo e del futuro delle stazioni invernali, compiendo delle
scelte di indirizzo coerenti con le reali possibilità di sostenibilità economica delle iniziative.
Su questo aspetto sembriamo oggi tutti d'accordo: dovremmo esserlo anche quando
saremo chiamati a prendere delle decisioni concrete. Il problema è difficile, ma dobbiamo
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affrontarlo senza illudere nessuno, con chiarezza e serietà. Questo significa avere rispetto
per i soldi dei cittadini, e in definitiva anche avere rispetto per le regioni periferiche.
Facciamo in modo che il quadriennio, non solo su questo tema, non sia una campagna
elettorale permanente: non solo a parole ma con i fatti.
BACCHETTA-CATTORI F., RELATORE - La Commissione della gestione e delle finanze
ha preso in esame il messaggio del Governo concernente il risanamento di tre stazioni
turistiche all'inizio della legislatura, costituendo un'apposita Sottocommissione che
presenta ora il proprio rapporto inerente il solo progetto di Cardada: abbiamo in effetti
ritenuto maturo questo progetto, mentre ancora da approfondire alcuni aspetti riguardanti i
risanamenti finanziari di Bosco Gurin e Carì; in tal senso, il Consiglio di Stato ha dato un
mandato preciso al Controllo cantonale delle finanze, le cui conclusioni, già a disposizione
del Governo, saranno trasmesse alla Commissione nei prossimi giorni. Inoltre, la
Commissione non era del tutto soddisfatta del messaggio governativo, perché, in
occasione dell'ultima discussione parlamentare inerente il risanamento della Monte
Tamaro, era stata chiesta la presentazione di un messaggio che rispondesse a tutte le
richieste relative agli impianti di risalita del Cantone, definendo una strategia chiara di
intervento dello Stato in questo ambito, cosa che però non era stata recepita
adeguatamente. Abbiamo dunque deciso di presentare un rapporto parziale concernente
Cardada, prendendo anche atto con soddisfazione che il Governo, a sua volta, ha
proceduto a presentare un messaggio riguardante unicamente Cardada e ad approfondire
gli aspetti ancora in sospeso che avevamo rilevato.
Il risanamento finanziario di Cardada porta su 16.3 milioni di franchi, di cui 3.7 a carico
degli azionisti, in particolare dei Comuni del Locarnese, 5 milioni delle banche, che
rinunciano a una parte dei prestiti, e 6.8 milioni, oggi in discussione, corrispondenti ai
prestiti LIM federali, nella misura di 2.6 milioni, e ai 5.2 milioni di prestiti LIM cantonali. Il
Cantone interviene rinunciando al proprio prestito LIM, trasformandolo in pratica in un
sussidio di 4.2 milioni – operazione neutra dal punto di vista finanziario – e facendosi
carico della quota parte del Cantone, il 50%, del prestito LIM federale, versando entro la
fine dell'anno 2.6 milioni alla Confederazione, la quale si è opposta alla richiesta di
rinunciare alla propria quota parte, per non creare un precedente a livello nazionale. Con
questo risanamento la CIT SA si ritroverebbe in una situazione diversa; il conto economico
prevede utili di 100 mila franchi all'anno; la CIT SA ha già detto che è in grado di far fronte
alla quota parte di 2.6 milioni rimanenti del prestito LIM federale; naturalmente, come è
stato detto precedentemente, la società dovrà anche impegnarsi a rilanciare Cardada con
nuove proposte di marketing.
I motivi per i quali Cardada si trova nelle attuali condizioni sono essenzialmente quattro.
Primo, perché ha superato gli investimenti: inizialmente erano stati previsti 24 milioni che
sono però diventati 28, quindi il 18% in più, finanziato nella misura di 2 milioni dagli
azionisti e di altri 2 milioni da prestiti bancari. Secondo, perché i ricavi non sono stati quelli
preventivati: erano state previste entrate su 170 mila passaggi, diventati addirittura 200
mila a seguito del superamento negli investimenti, mentre in realtà i passaggi sono
sempre stati inferiori alla punta massima di 120 mila raggiunta nel 2002 – è stato
segnalato come nei quarant'anni precedenti la media è stata di 90 mila persone all'anno.
Terzo, i costi operativi e finanziari sono stati superiori di 2 milioni rispetto al previsto.
Conseguentemente le perdite alla fine del 2002 erano già di 2.8 milioni, confermati alla
fine del 2006; la liquidità è passata da 1.8 milioni a 300 mila franchi; la società si è
ritrovata con la metà del suo capitale esaurito e ha dovuto iniziare sin da allora un
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risanamento, più contabile che reale, svalutando le proprie azioni, con un intervento
chiaramente non sufficiente.
Ora la soluzione che la Commissione propone è sostanzialmente quella del rapporto del
12 luglio, varato due giorni dopo la presentazione del nuovo messaggio del Consiglio di
Stato. Nel frattempo sono state presentate alcune nuove versioni, ma nella sostanza le
proposte rimangono invariate. Il tema in discussione in queste ore in Commissione era ed
è uno solo: vogliamo che i 2.6 milioni di franchi della quota parte a carico del Cantone del
prestito LIM federale siano finanziati tramite il credito quadro di 40 milioni della LIM oppure
no? Se la risposta è "sì" restiamo alla versione iniziale del luglio scorso; altrimenti occorre
aggiungere nel decreto un articolo 4 nuovo, che prevede naturalmente la clausola
referendaria, poiché essendo al di fuori dei 40 milioni di franchi si tratta di un credito ad
hoc, straordinario, e quindi suscettibile di referendum.
La Commissione ha ricevuto ieri rassicurazioni, confermate oggi, dalla Consigliera di
Stato, nel senso che il Governo è disposto a recuperare i 2.6 milioni, che sarebbero
inizialmente prelevati dal credito quadro LIM, proponendo all'occorrenza un nuovo
messaggio per un progetto che sarebbe stato finanziabile attraverso appunto quel credito
quadro. Con queste rassicurazioni la Commissione della gestione e delle finanze ha
deciso di tornare alla posizione iniziale, anche se la discussione è aperta, stando agli
interventi dei colleghi Celio e David. In ogni modo, a nome della Commissione vi invito ad
approvare il rapporto che avete ricevuto con l'Ordine del giorno.
DAVID R. - Ringrazio la Consigliera di Stato per l'intervento chiaro ed esplicito, e prendo
atto delle sue rassicurazioni e del suo impegno personale affinché, qualora vi fossero
progetti interessanti, questi saranno adeguatamente sostenuti: non di rado, nelle nostre
micro-economie, i progetti più piccoli sono quelli che trovano il maggior successo. Alla luce
delle dichiarazioni della Consigliera di Stato ritiro dunque la mia proposta di non ascrivere
il risanamento di Cardada al credito quadro LIM.
CELIO F. - Mi associo a quanto appena detto dal collega David, avendo anch'io molto
apprezzato l'intervento della Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia, che
considero di alto livello politico anche per le considerazioni generali che in esso ha voluto
svolgere. Prendo dunque atto delle garanzie fornite in ordine al sostegno di eventuali
progetti meritevoli di aiuto, e aderisco, sia pure non troppo entusiasticamente, alle
conclusioni del rapporto commissionale.
FRANSCELLA C. - Preciso semplicemente all'indirizzo del collega Pantani, il cui intervento
appare più adeguato a una bettola che non al Parlamento, che i Comuni della regione
hanno partecipato, tramite sottoscrizioni di azioni, nel 1997, per 1 milione e 840 mila
franchi, e, nel 2007, per 815 mila franchi, ai quali si sommano 500 mila franchi provenienti
dall'Ente turistico locale, 50 mila dalla regione e 250 mila dai privati, per un totale di 1
milione e 156 mila franchi. Ciò che dimostra ampiamente l'importanza delle sinergie
operative esistenti nella regione a favore di Cardada e dei suoi impianti.
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PANTANI R. - A parte il fatto che in una bettola non si usa sperperare i propri soldi, come
invece è stato fatto con i 25 milioni di franchi votati nel 1997, per quanto mi riguarda ho
semplicemente chiesto quanti soldi pubblici ha investito il Comune di cui il collega
Franscella è Vicesindaco. Il problema è che c'è una lobby di proprietari di ville in quel di
Cardada che ha fatto di tutto affinché la funivia non fosse abbandonata, senza però voler
assumere i costi dell'operazione, magari consorziandosi.
FRANCELLA C. - Il Municipio di Muralto ha versato 400 mila franchi a favore di Cardada.
PAPARELLI A. - Ho verificato la composizione del Consiglio di amministrazione della CIT
SA, e devo dire che, in un primo tempo, la mia sorpresa è stata grande nel constatare che
nessun deputato ne fa parte. Riflettendoci mi sono però reso conto che è più facile e
conveniente far parte di consigli di amministrazione di società perlomeno sane, se non
propriamente ricche. La funicolare di Brè sopra Lugano è stata recentemente ritirata dalla
Città, con un intervento di salvataggio obbligato, costato svariati milioni, che continuerà a
gravare per molti anni, forse per sempre, sulle finanze comunali, ma si sa che oggetti a
reale o presunta valenza turistica rappresentano gli affetti e i simboli radicati un po'
ovunque nel territorio ticinese, e perciò sono difficili da toccare e da eliminare per sempre.
Mi preme comunque sottolineare, anche se a qualcuno può dare fastidio, che gli oneri
finanziari derivanti da questo salvataggio sono stati interamente sopportati dalla Città di
Lugano, senza nessun sostegno cantonale o federale – del resto non previsti – e senza
che nessuno avesse niente da dire. Oggi siamo chiamati a decidere il salvataggio di un
oggetto che ha un'indubbia valenza politica (non si faccia il raffronto con il Tamaro, che ha
tutt'altro valore). In questo caso, contrariamente alla funicolare luganese, si tratta però di
un salvataggio che grava non poco sul Cantone, senza neppure la garanzia che si tratti
dell'ultimo intervento. Pur nel pieno rispetto del nuovo Consiglio di amministrazione, che
ben si è adoperato per contenere le spese, non approverò dunque il rapporto in oggetto.
SALVADÈ G. - A differenza di quanto pensavo all'inizio dei lavori, sosterrò le conclusioni
del rapporto commissionale per tre ragioni: primo, per il coraggio che ha avuto Cardada di
abbandonare l'attività invernale; secondo, il risanamento del conto economico; terzo,
finalmente il Consiglio di Stato ha con chiarezza riconosciuto la necessità e l'urgenza di un
piano chiaro di intenti concernenti le stazioni invernali: senza questo impegno, di cui va
dato atto alla Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia, da parte nostra non
sarebbe stato possibile approvare alcun nuovo finanziamento. Ringraziamo dunque la
Consigliera di Stato e attendiamo con ansia il nuovo piano di intenti.
BACCHETTA-CATTORI F. - Ricordo al collega Paparelli che il gettito fiscale di Lugano è
superiore a quello aggregato di tutto il Locarnese e della Valle Maggia: con ogni evidenza
siamo dunque di fronte a una situazione diversa tanto dal profilo fiscale che finanziario.
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BARRA M. - Desidero ringraziare, in qualità di locarnese, tutti coloro che si sono impegnati
per trovare una soluzione al problema di Cardada, che comunque rappresenta un piccolo
gioiello della regione. Pertanto, in controtendenza rispetto al mio gruppo, voterò le
conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze, che ringrazio a
sua volta, perché, pur non avendo risparmiato critiche, si è dimostrata costruttiva,
decidendo in particolare di vincolare l'intervento a un rilancio che non farà altro che portare
nuova linfa al turismo di Locarno.
La discussione di entrata in materia è dichiarata chiusa.
Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta con 71 voti favorevoli, un contrario e 2
astensioni.
Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo sono accolti con 65 voti favorevoli, un contrario e 7 astensioni.
2. MODIFICA DELLA LEGGE CANTONALE DI APPLICAZIONE DELLA LEGGE
FEDERALE SULL'ASSICURAZIONE CONTRO LE MALATTIE DEL 26 GIUGNO
1997 (LCAMAL), RIGUARDANTE GLI ASSICURATI CON SOSPENSIONE DI
PRESTAZIONI LAMAL - (non adesione del Consiglio di Stato del 29.01.2007 e rinvio del
Gran Consiglio del 27.06.2007)
Messaggio del 5 luglio 2006 no. 5810
Conclusioni del rapporto 2 della Commissione della gestione e delle finanze: approvazione
del decreto legislativo annesso al rapporto medesimo.
È aperta la discussione sui singoli articoli del decreto legislativo annesso al rapporto
commissionale 2.
Sono menzionati a verbale solo gli articoli oggetto di discussione o di proposta di
modifica.
Art. 5 bis (nuovo)
•
Emendamento di Andrea Giudici
I pagamenti 2007 e 2008 sono subordinati all'affiliazione da parte degli
assicurati, alla prima data utile del 2007 per le disdette casse malati, a una delle
tre casse malati più convenienti per l'assicurazione obbligatoria.
GUIDICI A. - L'emendamento è chiaro: si vuole in sostanza obbligare gli assicurati morosi
ad aderire entro il primo termine utile – fine ottobre – a una delle tre casse malati meno
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care. In considerazione del fatto che il Cantone si assume i costi dei cittadini che non
versano quanto dovuto alle casse malati, mi sembra lecito pretendere che essi non
possano essere affiliati alle casse più care, cosa che comporterebbe un risparmio per le
finanze del Cantone. È vero che un assicurato non è autorizzato a cambiare la propria
cassa malati fino a che non ha versato tutti i premi, ma ciò non significa che il Cantone
non abbia la facoltà, una volta onorati i debiti passati degli assicurati morosi, a imporgli di
scegliere fra le tre casse meno care a partire dal termine indicato. Non vi sono norme
federali che vietano tale opzione, anzi il diritto federale ha delegato ai Cantoni l'autorità di
legiferare in merito agli assicurati morosi.
RIGHINETTI T. - Benché in seconda lettura non vi sia più discussione ma semplicemente
la votazione, non va dimenticato che in questo caso non si tratta più del messaggio del
Consiglio di Stato tale e quale, bensì del testo modificato dalla Commissione della
gestione e delle finanze. Di conseguenza, a mio modo di vedere una discussione si
impone.
DUCA WIDMER M., PRESIDENTE - Sono ammessi interventi sui singoli articoli ma la
discussione di entrata in materia non è più prevista. «Nella seconda lettura si discute sul
testo votato in prima lettura con le modifiche proposte dal Consiglio di Stato» [legge sul
Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato (LGC/CdS, RL 2.4.1.1), art. 94 cpv.
1]. «In seconda lettura la discussione e il voto avvengono come disposto per la prima
senza discussione né voto sull'entrata in materia; la Commissione di redazione provvede
nondimeno alle sue verifiche prima del voto sul complesso» [art. 94 cpv. 2 LGC/CdS]. Non
essendoci nel caso presente una Commissione di redazione, ora votiamo sul complesso.
Osservazioni ed emendamenti sono ammessi sui singoli articoli, ma non si ridiscute più il
resto.
Presentato l'emendamento, passo ora in rassegna ogni singolo articolo del testo proposto
dalla Commissione della gestione e delle finanze che riprende nel suo rapporto il decreto
legislativo; vi sarà poi la proposta di emendamento all'art. 5bis, ma non ho ricevuto altre
proposte di emendamento.
Ai sensi dell'art. 75 della LGC/CdS il capogruppo della Lega chiede la sospensione della
seduta per permettere al suo gruppo di riunirsi.
Alle ore 19:00 la seduta è sospesa.
Alle ore 19:05 riprende la discussione.
BIGNASCA A. - Secondo i dati consegnati dal capo dell'Ufficio assicurazione malattia
Bruno Cereghetti alla Commissione della gestione e delle finanze la scorsa settimana
risulta che gli assicurati morosi, che con la vecchia legge ci costavano dieci milioni di
franchi l'anno, ci costeranno undici milioni (se i controlli funzioneranno). Di fronte a questa
informazione i dieci mesi di discussione non si giustificano.
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Un altro aspetto che merita di essere rilevato è il seguente: le casse malati possono
attendere fino a cinque anni prima di chiedere allo Stato la restituzione di quanto è loro
dovuto; in tal modo si creano un'ulteriore riserva nascosta.
PESENTI P., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ E DELLA SOCIALITÀ Se c'è un motivo per cui il Cantone ha presentato questo messaggio è la volontà di
spendere di meno rispetto agli anni scorsi. Il Governo e io personalmente abbiamo
sottolineato dall'inizio che la soluzione proposta è stata pensata per diminuire quella voce
di spesa. Su questo assunto siamo venuti in Parlamento a chiedervi di approvare la
norma. Non vi erano altri motivi.
PAGANI L. - Non sarà possibile riservare gli interventi di prima necessità al solo Ente
ospedaliero cantonale (EOC), come era prospettato inizialmente dal Consiglio di Stato. Il
rispettivo mandato di prestazioni dovrà essere esteso anche a privati che dovessero farne
richiesta, così come previsto dal recente rapporto della Commissione della gestione e
delle finanze. Dopo che le cliniche private sono state autorizzate a gestire servizi di pronto
soccorso, sarebbe inimmaginabile pensare che queste possano rifiutare cure d'urgenza ad
assicurati sospesi rimandandoli verso servizi di pronto soccorso dell'EOC, rischiando così
di mettere a repentaglio la loro vita. Altrettanto inimmaginabile perché profondamente
iniquo sarebbe rifiutare a posteriori la copertura di cure di prima necessità prestate da enti
privati ad assicurati sospesi.
Queste contingenze costituirebbero una disparità di trattamento ingiustificato. Sono
pertanto certo che il Consiglio di Stato applicherà la lettera b) del decreto legislativo nel
senso chiaramente indicato dalla Commissione della gestione e delle finanze e dal mio
intervento.
QUADRI L. - Mi sembra che il riconoscimento delle prestazioni agli ospedali privati sia un
novum. Se iniziamo a seguire questo percorso mi chiedo quali saranno le conseguenze
sul budget del Dipartimento della sanità e della socialità.
BERTOLI M. - Chiarisco un punto su cui pare esserci ancora confusione: se esiste
un'urgenza l'operatore sanitario deve intervenire, in virtù della legge sanitaria. La
discussione verte su un altro aspetto, ovvero su come si anticipano i soldi che si tenta in
seguito di recuperare dagli assicurati. L'articolo dice che lo Stato può intervenire, pur non
essendovi obbligato, solo se la fattura riguarda interventi di prima necessità; se qualcuno
chiede il rimborso per una correzione del setto nasale eseguita per questioni estetiche, lo
Stato può rifiutarlo.
Si interviene pagando la fattura o pagando il premio (o la prestazione) in arretrato,
consentendo così all'assicurato di rientrare sotto la copertura sanitaria. In tal caso spetterà
alla cassa malati il compito di pagare, trovandosi l'assicurato in regola con i pagamenti del
premio.
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Non è quindi importante sapere chi esegue l'intervento, chi fattura, eccetera: basta sapere
che la persona cha ha una necessità sanitaria può, in caso di necessità, rivolgersi allo
Stato, il quale a sua volta può (pur non essendovi costretto) intervenire in uno dei modi
indicati. Gli aspetti relativi alla distinzione fra pubblico e privato e la parità di trattamento
hanno solo portato inutile confusione e protratto la discussione di ben nove mesi.
SALVADÈ G. - Nelle sue considerazioni, la Commissione reintroduce un oggetto che era
stato a suo tempo liquidato, ossia le franchigie. Vi si legge che «non va tutt'ora
abbandonata completamente, ma riesaminata, l'idea di una franchigia, ma adeguata [...]».
Si tratta di una proposta bocciata e che non desidero veder riapparire.
PANTANI R. - Vorrei sapere come si fa a non prestare le cure a un cittadino non
assicurato quando la Costituzione parla espressamente di obbligo di assistenza in caso di
malattia o altro inconveniente. Qualsiasi cittadino deve essere assistito, a prescindere
dalla sua copertura assicurativa.
CAIMI C. L. - Sin dal mese di giugno avevo sollevato una questione che ritroviamo ora sul
tavolo. Il decreto legislativo non tratta i rapporti con le cliniche private o con l'EOC, ma si
limita a citare gli obblighi e le possibilità del Cantone di rimborsare crediti scoperti. Non si
può introdurre alcuna distinzione fra l'EOC e gli altri soggetti sulla base di quanto previsto
dal decreto legislativo. L'unico punto che potrebbe suscitare dubbi è all'art. 1 cpv. 2 lett. b),
ma anche qui non si fa riferimento a tale distinzione. Direi quindi che sia il caso di
escludere il tema dalla discussione.
BACCHETTA-CATTORI F. - In risposta al collega Bertoli ricordo che il messaggio non è
rimasto fermo a causa della discussione su pubblico e privato, bensì a causa del dubbio
se inserire o no una franchigia, tant'è vero che non si è mai proceduto a una modifica del
decreto di legge proposto dal Consiglio di Stato perché non era necessario farla. All'art. 1
cpv. 2 lett. b) si dice: «assumere direttamente i costi di cura di prima necessità» senza
specificare se si parli di pubblico, di privato o di entrambi. Il rapporto è chiaro (la
discussione in Commissione è stata rapidissima): se i privati lo chiederanno, il Cantone
dovrà estendere anche a loro la stessa copertura che garantisce all'EOC.
La franchigia – tema che ha, questo sì, rallentato le discussioni – non sarebbe stata
conforme al diritto federale e probabilmente avremmo dovuto, su ricorso, cambiare la
legge. Essa era stata pensata per cercare di responsabilizzare gli assicurati morosi ma
avrebbe invece penalizzato gli operatori e i prestatori di opera sanitari. Quando ci siamo
accorti che la misura non era opportuna siamo tornati sui nostri passi e l'abbiamo tolta.
Abbiamo chiesto al DSS uno studio per capire quale fosse la tipologia degli assicurati
morosi, studio che serve in ottica futura per valutare, nei prossimi due anni, misure
preventive volte a invertire o contenere questo trend estremamente preoccupante.
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BONOLI I., RELATORE - La Commissione non ha approfondito la discussione sull'articolo
proposto dal collega Giudici in quanto ritenuto inapplicabile per le ragioni espresse dalla
Consigliera di Stato. Osservo anche che quando lo Stato subentra nel pagare i premi di
cassa malati rimasti scoperti, verosimilmente è già trascorso il termine ultimo per il
passaggio ad altra cassa. Potremmo piuttosto chiedere al Consiglio di Stato di valutare
questa possibilità nell'arco di due anni previsti dal decreto legge prima che si giunga a una
soluzione definitiva, nel 2008.
GIUDICI A. - È chiaro che la legge federale impone agli assicurati di pagare tutti i premi
arretrati di cassa malati prima di ogni cambiamento; se lo Stato subentra in tale ruolo,
potrebbe obbligare gli assicurati insolventi a passare ad altra cassa nell'anno successivo.
Il principio è dunque salvo e io mantengo l'emendamento.
SALVADÈ G. - Suggerisco al collega Giudici di ritirare l'emendamento in quanto assurdo
non solo per i motivi citati dalla Consigliera di Stato Pesenti ma anche perché favorirebbe
alcune casse malati a scapito di altre concentrando un gruppo di assicurati garantiti dallo
Stato in tre sole Casse, premiando (in un certo senso) quelle che temporaneamente
fossero meno care. Tale situazione andrebbe comunque adeguata di anno in anno.
BACCHETTA-CATTORI F. - Neanche io condivido l'emendamento, poiché noi diamo al
Cantone facoltà di pagare gli arretrati dei premi oppure di assumere direttamente i costi di
prima necessità. Con la proposta Giudici noi obbligheremmo il Cantone a intervenire
direttamente a pagare i costi solo se nel frattempo lo stesso assicurato moroso avrà
pagato gli arretrati e cambiato cassa malati. Semmai, nei prossimi due anni si dovranno
studiare nuove misure sull'esempio di quella Pagani-De Rosa presentata oggi, che chiede
di trattenere alla fonte (presso i datori di lavoro) i premi di cassa malati quando il Cantone
subentra alle assicurazioni di cassa malati diventando creditore. Mi auguro che si studino
altre proposte analoghe.
La discussione è dichiarata chiusa.
Messo ai voti, l'emendamento presentato da Andrea Giudici (nuovo art. 5 bis) è respinto
con 7 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astensioni.
Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al rapporto
commissionale 2 sono accolti con 64 voti favorevoli, un contrario e un'astensione.
L'adesione del Consiglio di Stato è recata dalla Direttrice del Dipartimento della sanità e
della socialità.
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3. MOZIONI DELL'11 DICEMBRE 2006 PRESENTATE DA:
•
MONICA DUCA WIDMER PER IL GRUPPO PPD "PERCHÉ ASPETTARE FINO
AL 2009? ASSEGNI FAMIGLIARI COME PREVISTI DALLA NUOVA LEGGE
FEDERALE GIÀ A PARTIRE DAL 2008!"
•
SAVERIO LURATI PER IL GRUPPO PS "ANTICIPAZIONE DELL'ENTRATA IN
VIGORE DEI DISPOSTI DELLA NUOVA LEGGE FEDERALE SUGLI ASSEGNI
FAMIGLIARI"
Messaggio del 10 luglio 2007 no. 5947
Conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione della gestione e delle finanze:
si chiede al Parlamento di accogliere le mozioni invitando il Consiglio di Stato a modificare
le disposizioni di legge necessarie per garantire l'entrata in vigore della LAFam a partire
dal 1° gennaio 2008 per quanto attiene comunque agli assegni di famiglia ordinari.
Conclusioni del rapporto di minoranza della Commissione della gestione e delle finanze: si
chiede al Parlamento di respingere le mozioni.
È aperta la discussione.
LURATI S., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - Ritengo vi siano due aspetti
essenziali da considerare per la decisione che dobbiamo prendere. Considerato il grosso
assenso dato dalla popolazione ticinese alla nuova legge sugli assegni familiari, questa si
attendeva una risposta celere da parte del Consiglio di Stato e dal Gran Consiglio. In
effetti, le mozioni sono state presentate il 10 dicembre 2006, subito dopo la votazione del
26 novembre; nonostante ciò, il Consiglio di Stato ha temporeggiato e il suo messaggio è
giunto solo in luglio, dopo che la Commissione della gestione e delle finanze aveva, già in
maggio, affrontato il tema perché si era capito che l'attuazione della legge avrebbe
richiesto un certo tempo tecnico. Giungendo il messaggio solo in luglio, la decisione in
merito è necessariamente slittata a settembre e alla seduta odierna.
L'altro elemento essenziale concerne il costo della modifica, un costo irrisorio che non
intacca il budget del Cantone ed è posto a carico dell'economia in misura dell'1.3‰; ciò
significa che ogni mille franchi di salario versato, le imprese pagano 1.30 franchi
supplementari. Non stiamo discutendo di una legge che forse entrerà in vigore, ma che
entrerà in ogni caso in vigore nel 2009, e l'economia del Cantone è perfettamente in grado
di sopportare un aggravio di questa entità. Gli imprenditori "illuminati e meno" (per
riprendere una citazione del direttore dell'Associazione industrie ticinesi - AITI) dovrebbero
valutare l'opportunità di sostenere l'entrata in vigore anticipata della legge. Chiedo al
Parlamento di fare uno sforzo a favore delle famiglie con figli perché, se per l'economia lo
sforzo dell'1.3‰ non rappresenta un grosso sacrificio, per alcune famiglie 17 franchi in più
al mese per ogni figlio potrebbero essere importanti.
Nel senso delle conclusioni del rapporto di maggioranza, invito il Consiglio di Stato a
impegnarsi affinché la legge possa entrare in vigore già il 1° gennaio 2008.
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MERLINI G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Il discorso non può essere
limitato agli assegni ordinari quando in effetti le due mozioni contemplano anche assegni
di complemento, ossia l'assegno integrativo e quello di prima infanzia.
La legge lascia ai Cantoni un ampio margine di apprezzamento quanto all'organizzazione,
al finanziamento delle prestazioni ed eventualmente all'estensione del campo di
applicazione. L'adeguamento della legge cantonale alle innovazioni contenute nella legge
federale comporta una serie di modifiche che interessano non solo i salariati ma anche
l'adozione di importanti decisioni politiche (l'estensione del diritto agli indipendenti, la
determinazione dei limiti di reddito per le persone senza attività lucrativa, l'adozione di un
assegno di nascita o di adozione). Il Cantone può e deve pronunciarsi in merito a questi
aspetti solo dopo aver sentito il parere di tutti gli organi investiti dall'applicazione della
legge e solo una volta a conoscenza di tutti i dati, che i tempi troppo ristretti indicati dalle
due mozioni non permettono di rendere disponibili.
Il Consiglio di Stato ha recentemente costituito un gruppo di lavoro composto da
rappresentanti della Cassa cantonale per gli assegni familiari e delle casse professionali,
nonché da un rappresentante dell'Associazione delle casse di compensazione AVS/AI/IPG
che gestiscono una cassa per gli assegni familiari; gruppo coordinato dall'Istituto delle
assicurazioni sociali (IAS) e incaricato di rassegnare un rapporto entro il 30 aprile 2008. Il
maggior onere derivante da tutte le modifiche di cui alla legge federale – non solo da
quelle considerate dal rapporto di maggioranza, che si concentra invece, sbagliando, solo
sugli assegni ordinari – sarebbe ben superiore ai dodici milioni di franchi citati dalla
maggioranza; sui datori di lavoro potrebbe ricadere un aggravio supplementare se le
casse per gli assegni familiari non dovessero attingere alle loro risorse bensì aumentare
l'aliquota contributiva.
La modifica dell'importo degli assegni familiari ordinari dal 1° gennaio 2008 avrebbe
ripercussioni rilevanti anche sulle prestazioni armonizzate ai sensi della LAPS: anche di
ciò si è parlato troppo poco. Penso in particolare agli assegni di complemento e alle
prestazioni assistenziali, perché gli assegni ordinari sono computati come reddito.
Garantire la parità di trattamento per queste prestazioni, oltre a essere cosa difficilmente
attuabile, implicherebbe un notevole dispendio amministrativo a fronte di risorse umane
limitate, e soprattutto comporterebbe oneri finanziari supplementari per la necessaria
modifica del programma informatico.
Per questi motivi io e i miei colleghi di gruppo ci saremmo aspettati in Commissione, dai
colleghi che oggi scalpitano per anticipare l'entrata in vigore delle nuove disposizioni della
legge federale, concrete proposte di contenimento delle spese su altri fronti. Attesa vana.
Segnalo un ulteriore aspetto non irrilevante. Il Consiglio federale non ha ancora approvato
l'ordinanza di applicazione, cosicché al Cantone e agli organi di applicazione della legge
mancherebbero i necessari riferimenti a livello federale per procedere alle scelte politiche
di competenza cantonale.
La mia riflessione è semplice: di fronte a una posizione adottata all'unanimità dal Consiglio
di Stato, il Gran Consiglio darebbe un pessimo esempio di coerenza , quando è sempre
pronto a ogni occasione (penso soprattutto ai consuntivi e ai preventivi) a rimproverare il
Governo e poi non perde occasione di contribuire in prima persona ad aumentare le
uscite.
GUIDICELLI G. - Il chiaro esito della votazione sul referendum contro la legge federale
sugli assegni familiari del 26 novembre 2006 è un'evidente espressione di sostegno e di
condivisione dello strumento degli assegni familiari nell'ambito della politica a favore delle
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famiglie. Nel Cantone Ticino il risultato è stato ancor più chiaro, anche perché gli assegni
di base e di formazione attualmente versati sono tra i più bassi in Svizzera. Il Ticino, con
Ginevra, è inoltre l'unico Cantone che limita il versamento degli assegni di formazione a
venti anni (Ginevra a diciotto). Con un'iniziativa 4 parlamentare del giugno 2002 avevo
chiesto di riconoscere il diritto agli assegni di formazione fino a venticinque anni:
l'iniziativa, ora superata dalla legge federale, è ancora ferma in Commissione della
gestione e delle finanze.
La richiesta di anticipare l'entrata in vigore della nuova legge federale è quindi più che
legittima, soprattutto se si considera il fatto che i redditi delle famiglie ticinesi non
progrediscono a fronte di un momento economico molto favorevole. Nel corso della
sessione di dicembre delle Camere federali, il consigliere nazionale Meinrado Robbiani
aveva sollecitato una più rapida applicazione della legge chiedendo che quanto meno i
nuovi assegni di base e di formazione entrassero in vigore già nel 2008. Il Consigliere
federale Pascal Couchepin, con una lettera ai Governi cantonali dello scorso dicembre, ha
auspicato che i Cantoni in grado di farlo adeguino l'impianto dei due assegni citati,
considerato che tale misura non richiede un'anticipazione dell'entrata in vigore della legge
o di singole disposizioni.
Durante il dibattito sul consuntivo 2006 avevo evidenziato come fosse possibile ridurre i
costi delle prestazioni sociali e assistenziali, in continuo aumento, migliorando il reddito
delle persone e in particolare delle famiglie con figli. Per le finanze del Cantone le
disposizioni della nuova legge sugli assegni di famiglia, con l'aumento degli importi degli
assegni di base e di formazione (versati fino ai 25 anni), rappresenteranno un'interessante
operazione di risparmio e di maggiori entrate: vi sarà un risparmio nel versamento degli
assegni integrativi e di prima infanzia, dei sussidi e delle borse di studio, dei sussidi per il
pagamento dei premi di assicurazione malattia e delle prestazioni assistenziali; vi sarà
altresì un'incidenza sulle entrate fiscali e il Cantone, nonché tutti gli enti sussidiati nel
campo sociosanitario, potranno recuperare gli assegni di formazione che attualmente
versano a titolo volontario fra i 20 e i 25 anni. Quest'ultima possibilità comporterà per il
solo Cantone un risparmio di circa 1.5 milioni di franchi.
Per queste ragioni è difficile comprendere la posizione negativa del Consiglio di Stato alle
mozioni dei gruppi PPD e PS. Il messaggio cita una serie di difficoltà di ordine tecnico che
si dovranno comunque affrontare al più tardi entro il 1° gennaio 2009. Il principale ostacolo
all'entrata in vigore anticipata del nuovo importo dell'assegno di base sarebbe
riconducibile al fatto che si renderebbe necessario ricalcolare gli assegni familiari di
complemento e le prestazioni assistenziali. A me risulta che tali prestazioni devono essere
ricalcolate ogni anno e i beneficiari devono fornire la documentazione relativa alla loro
situazione economica aggiornata; l'incidenza dei nuovi assegni di famiglia può dunque
essere considerata nell'ambito delle normali operazioni di verifica del diritto alle singole
prestazioni. Il messaggio afferma inoltre che il risparmio nel versamento delle prestazioni
di complemento (assegni integrativi, di prima infanzia e assistenziali) potrebbe aggirarsi
attorno agli 800 mila franchi: ciò prova quanto ho affermato poc'anzi.
Il rapporto di minoranza della Commissione della gestione e delle finanze riprende in
sostanza quanto affermato dal Consiglio di Stato e tende a dimostrare come l'operazione
comporterà costi a carico dei contribuenti sproporzionati rispetto al beneficio per pochi
interessati. Come ho dimostrato, questa tesi è infondata. L'altra preoccupazione è legata
4
Iniziativa parlamentare elaborata: Modifica dell'art. 23 della legge tributaria (considerare esenti da
imposta gli assegni di prima infanzia e gli assegni integrativi), Gianni Guidicelli e cofirmatari,
27.06.2002.
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all'aggravio, ritenuto pesante, per l'economia cantonale. È vero che il versamento degli
assegni è assunto dalle casse, per gli assegni di famiglia, finanziate grazie ai contributi
versati dai datori di lavoro in base a una percentuale della massa salariale: è quindi
probabile che l'aumentato onere si potrà tradurre in un aumento dell'aliquota contributiva
(il collega Lurati parlava di uno 0.1% circa). Il messaggio e il rapporto di minoranza si
dimenticano però di osservare come l'aliquota della Cassa cantonale per gli assegni di
famiglia è tra le più basse in Svizzera e che nel 2002 tale aliquota è stata ridotta dal 2
all'1.5%, facendo risparmiare alle ditte ticinesi dai 25 ai 30 milioni di franchi ogni anno. Un
ritocco dell'attuale aliquota in un momento economico favorevole ci porterebbe nella
media svizzera (e forse resteremmo ancora al di sotto di essa) e non dovrebbe quindi
avere conseguenze sulla competitività della piazza economica ticinese.
Bisogna inoltre rilevare che se non fosse stato lanciato il referendum contro la nuova
legge, promosso dagli ambienti economici, secondo la volontà delle Camere federali
(avvalorata e rafforzata da quella popolare) la nuova legge sarebbe sicuramente entrata in
vigore il 1° gennaio prossimo. Non chiediamo quindi altro che questa volontà sia rispettata,
almeno in forma parziale.
In conclusione, il gruppo PPD sostiene con convinzione il rapporto di maggioranza,
ribadendo come sia indispensabile far beneficiare le famiglie ticinesi di un aumento del
reddito disponibile, seppur in misura comunque limitata, in un momento in cui i redditi
stanno stagnando a fronte di un favorevole momento economico. Il gruppo PPD vuole
inoltre confermare il suo impegno in favore della famiglia anche attraverso lo strumento
degli assegni di famiglia: in tal senso abbiamo da poco inoltrato un'iniziativa parlamentare
per chiedere l'esonero fiscale degli assegni familiari di base e di formazione. La richiesta di
anticipo parziale dell'entrata in vigore della nuova legge sugli assegni di famiglia è quindi
un segnale di sostegno nei confronti delle famiglie, economicamente interessante per le
finanze del Cantone e sicuramente sostenibile per l'economia ticinese.
SALVADÈ G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO LEGA - Quel che resta del gruppo
della Lega dà la sua massiccia e compatta adesione al rapporto di maggioranza. Secondo
noi ciò che il popolo decide va eseguito rapidamente. Rinunciamo ad aggiungere altro a
quanto Guidicelli ha esposto molto bene e proponiamo a tutti di aderire alla decisione. Le
motivazioni del collega Merlini non ci hanno convinti.
WICHT P. C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO UDC - Noi siamo contrari
all'anticipazione dell'entrata in vigore della legge e con questa ansia del "tutto e subito"
che non ha senso. Non concordiamo con la posizione unanime del Consiglio di Stato per
ragioni tecniche già elencate dal collega Merlini e che condivido, cui aggiungo un motivo
procedurale: il Consiglio di Stato ha formato un gruppo di lavoro specifico che dovrà
operare affinché tutte le modifiche siano applicate in modo corretto; il suo rapporto è
atteso entro la fine del prossimo anno.
Concludo con l'auspicio di una responsabilità politica, di rigore finanziario e di coerenza da
parte del Parlamento, da esprimersi con un voto contrario e dunque con l'appoggio al
rapporto di minoranza.
PESENTI P., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ E DELLA SOCIALITÀ Molti di voi hanno affermato che il Governo ha preso la sua decisione all'unanimità:
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aggiungo che l'ha assunta su proposta del Dipartimento della sanità e della socialità
(DSS).
Una prima considerazione di ordine temporale. La legge federale sugli assegni famigliari
[RS 836.2; LAFam] è stata approvata in votazione popolare nel novembre 2006; gli atti
parlamentari cantonali (e quello del deputato Robbiani) risalgono al dicembre 2006. L'IAS,
che fa parte del DSS, ha iniziato l'analisi di fattibilità delle due mozioni subito dopo la
pausa natalizia, quindi più che tempestivamente. Si tratta di un'analisi onerosa che
richiede l'elaborazione di molti dati coinvolgendo un certo numero di unità amministrative
(dato che il tema stesso ne coinvolge molte).
In secondo luogo un'importante considerazione di merito. Il rapporto di maggioranza
propone l'accoglimento delle mozioni ma non specifica almeno tre punti essenziali:
innanzitutto, quali norme della LAFam devono essere riprese subito dal diritto cantonale;
inoltre quali sono i costi e quali le ripercussioni sugli assegni di complemento e le
prestazioni assistenziali. Sono aspetti niente affatto evidenti, tant'è che alcune
affermazioni sentite oggi in aula partono da assunti che non possono essere condivisi.
Nelle conclusioni del rapporto di maggioranza del 28 agosto 2007 leggo che «si invita il
Consiglio di Stato a modificare le disposizioni di legge necessarie per garantire l'entrata in
vigore della LAFam a partire dal 1° gennaio 2008, per quanto attiene agli assegni di
famiglia ordinari». Sotto questo capitolo – lo ha sottolineato bene Merlini – troviamo riuniti
più elementi: per i salariati che hanno diritto agli assegni si introduce il principio "un figlio
un assegno"; vi sono poi l'assegno di base, l'assegno di formazione per i giovani,
l'assegno previsto dalla LAFam per le persone senza attività lucrativa, l'assegno familiare
per indipendenti, l'assegno di nascita e quello di adozione.
Se il Parlamento accetta le due mozioni con il dispositivo così com'è, deve dare al
Governo indicazioni più chiare. Vi chiedo di fare una discussione molto più approfondita,
perché finora non è stato il caso. La sola cosa chiara è che i due atti parlamentari
propongono in modo generico di anticipare l'entrata in vigore in Ticino della legge federale
sugli assegni familiari, ma tale entrata in vigore anticipata presuppone molti altri problemi
che né la discussione commissionale né quella in corso hanno affrontato. Il rapporto di
maggioranza non specifica se si tratti di un anticipo parziale o completo, come lasciano
intendere le due mozioni. Se il rapporto afferma che il Governo deve adottare le mozioni,
non dice però con precisione cosa dobbiamo fare. Oppure, se lo dice sostiene una cosa
impossibile, perché è impossibile adottare in soli due mesi tutto ciò che la LAFam prevede.
Partendo dal tenore delle due mozioni il Consiglio di Stato ha fatto una valutazione
proponendo alla Commissione un aumento da 183 a 200 franchi mensili per gli assegni
ordinari (un solo tipo di assegni, quindi). Tuttavia, neppure il rapporto di maggioranza
chiarisce come dobbiamo comportarci riguardo alle numerose modifiche che saranno
imposte dalla legge federale a partire dal 1° gennaio 2009. Il Gran Consiglio deve dire
adesso, questa sera, con chiarezza al Consiglio di Stato (così prevede l'art. 101 cpv. 5
della legge che regola i rapporti fra il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato [LGC/CdS; RL
2.4.1.1]) se vuole l'anticipo parziale della nuova legge federale, di quali parti e in che
misura, o se vuole l'anticipo completo. Ricordo però che, sebbene l'Esecutivo non abbia
modo di negare l'adesione, sarà impossibile far entrare in vigore tutta la legge, nei termini
previsti dall'ultima eventualità, prima del 2009.
È stato detto che la modifica non costa nulla, che costa poco alle aziende, che in Ticino si
paga poco per gli assegni ordinari (sarebbe il Cantone in cui si paga meno): sono
affermazioni che mi rattristano perché il Ticino è considerato, a livello di politica familiare e
in particolare di assegni familiari, in assoluto il modello cui tendere. In tutte le discussioni
del Parlamento federale si è detto che l'optimum è quanto succede in Ticino, ma si è
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preferito raggiungere un compromesso politico potenziando gli assegni ordinari, benché
alcuni gruppi parlamentari chiedessero l'adozione a livello federale del sistema ticinese di
assegni familiari.
Il nostro sistema aiuta le famiglie con figli e che fanno fatica, attraverso gli assegni di
prima infanzia e integrativi (legge che il Parlamento ha votato nel 1996); è un sistema
moderno, un sistema di socialità che va incontro ai bisogni della popolazioni. Gli assegni
ordinari vanno bene, ma non rientrano fra gli strumenti della socialità mirata perché sono
destinati a tutti i salariati, indistintamente. Per contro, la socialità moderna adottata in
Ticino agisce attraverso gli assegni di complemento: quelli di prima infanzia che
garantiscono un sostegno dei genitori con figli fino a tre anni, permettendo loro anche di
non lavorare per occuparsi del figlio a tempo pieno; gli assegni integrativi che aiutano la
famiglia quando il figlio ha da tre a quindici anni. Questo è l'aiuto che il Ticino offre alle
famiglie in difficoltà e che incoraggia le famiglie ad avere figli.
Gli assegni ordinari servono a compensare parzialmente i costi dei figli di tutti i salariati,
indipendentemente dal reddito. Essi favoriscono quindi anche i redditi alti. Grazie agli
assegni di complemento si contrasta la povertà delle famiglie e si permette ai figli di
crescere evitando situazioni di grave disagio.
Il messaggio quantifica in 12 milioni di franchi i costi aggiuntivi per il 2008, corrispondenti
all'aumento da 183 a 200 franchi mensili degli assegni ordinari. Il messaggio non
contempla altri costi perché altri adeguamenti alla legge federale sono semplicemente
impossibili da attuare entro la fine del 2007. Indicativamente e preliminarmente posso dirvi
che i costi a carico del Ticino a partire dal 2009 solo per gli adeguamenti obbligatori
ammonteranno a 25 o 30 milioni di franchi. Non manca da parte del Governo la volontà di
affiancare agli strumenti già in uso (gli assegni di complemento) un adeguamento di
quanto previsto dalla legge federale. Deve però essere chiaro che la legge federale ci
obbligherà a spese ingenti per una prestazione che non è mirata, mentre il Ticino da ormai
dieci anni propone una politica familiare all'avanguardia, cara ma mirata alle famiglie che
ne hanno bisogno.
Qualcuno sostiene che l'assegno di 183 franchi è vergognosamente basso. Ciò significa
che non si è capito con cosa il Cantone finanzia la sua politica familiare estremamente
mirata: l'assegno ordinario è rimasto a 183 franchi perché il Cantone preleva tutto il rincaro
accumulato negli anni passati (circa 18 franchi) per finanziare l'assegno integrativo,
considerato che i datori di lavoro versano circa 200 franchi. Non è quindi vero che negli
anni scorsi i datori di lavoro hanno risparmiato e oggi versano meno che negli altri
Cantoni: essi versano anche i 18 franchi (in totale circa 12 milioni) con cui il Cantone
finanzia in parte l'assegno integrativo. in altre parole, dai circa 200 franchi versati dai datori
di lavoro si preleva il rincaro, che va a favore di una politica familiare estremamente
mirata.
Anche anticipando nel 2008 il versamento dell'assegno non vi sarebbe alcun risparmio.
Dal 2009 le famiglie avranno un reddito aggiuntivo di 17 franchi conteggiati nel calcolo
della LAPS: se qualcuno chiederà assegni integrativi di prima infanzia o altre prestazioni,
potremo valutare se con quei 17 franchi la famiglia rientra ancora nei limiti di reddito per la
concessione di aiuti. Ciò non avverrà però nel 2008, perché – lo ripeto una volta di più –
non siamo in grado, entro la fine di dicembre 2007, di modificare tutti gli applicativi
informatici in tal senso. Non ci sarà quindi alcun risparmio nel prossimo anno, e chiunque
ci chiederà le prestazioni cui ha diritto secondo la LAPS le riceverà senza che i 17 franchi
possano entrare nel calcolo del loro reddito.
L'introduzione anticipata di queste prestazioni non è un grande passo avanti dal profilo
sociale. Non sto difendendo la posizione del Governo per collegialità ma perché sono
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convinta che la politica sociale ticinese è ottima, e aumentando l'assegno ordinario da 183
a 200 franchi dovremo caricare l'aumento di spesa alle aziende oppure il Cantone dovrà
trovare i soldi altrove.
Il Ticino ha una politica sociale all'avanguardia e non è il caso di metterla in pericolo. È
essenziale che il Gran Consiglio chiarisca stasera quali modifiche della legge cantonale
propone e quali modifiche della legge federale vuole adottare anticipatamente, fermo
restando che se il Parlamento dovesse approvare le due mozioni così come sono
formulate, il Governo presenterà entro breve tempo un messaggio che, in ogni caso,
proporrà solo le modifiche di legge operativamente e ragionevolmente realizzabili. Il
Governo vi invita a non accogliere le mozioni.
BOBBIÀ E., RELATORE DI MINORANZA - È sconcertante, o quanto meno curioso, che
un deputato liberale sostenga che la politica sociale ticinese primeggi non nella serie B ma
nella superiore serie A. Mi chiedo dove possa il Parlamento trovare il coraggio di votare il
rapporto di maggioranza dopo quanto è stato detto, a nome del Consiglio di Stato, dalla
Consigliera di Stato Patrizia Pesenti. La signora Pesenti ci chiede di avviare una
discussione più approfondita che copra le lacune ancora esistenti, di chiarire le richieste
rivolte all'intenzione del Governo, di ragionare bene prima di imporre una misura
inattuabile nella pratica. Questi i punti da chiarire: anticipo parziale (e di quali parti) o
anticipo completo (soluzione definita impossibile), a quali costi.
La Consigliera si dice rattristata dagli interventi di Lurati e Guidicelli: è un fatto fuori dal
comune. Credo che daremmo uno schiaffo morale al Governo se non ascoltassimo le
parole della signora Pesenti. Stavolta mi sento sereno perché credo che non accettare le
due mozioni sia un atto di buon senso, di ragionevolezza e di sintonia con la volontà del
Consiglio di Stato su una proposta della stessa signora Pesenti.
Il rischio di essere fraintesi e di passare – noi del PLR e l'UDC – per persone con poca
sensibilità sociale è stato clamorosamente smentito dalle parole della signora Pesenti.
Anticipare di un anno aumenti concernenti uno Stato sociale che – sono parole sue – è di
qualità superiore non vale la pena. Perché piuttosto non aspettare il 2009, quando le
incertezze procedurali sarebbero eliminate e si farebbe fronte con una serietà obbligata ai
veri bisogni delle persone? Il Consiglio di Stato ha deciso all'unanimità di non assecondare
la richiesta di anticipo. Ho voluto personalmente verificare all'IAS cosa significasse
l'anticipo proposto, in termini sia di lavoro sia di correttezza; mi spiace non concordare con
il collega Jelmini, che nel suo rapporto di maggioranza liquida la questione con una
superficiale «questione di buona volontà». Nemmeno si può sostenere che l'IAS non abbia
agito con tempestività: al collega Jelmini è probabilmente sfuggito che la modifica
proposta non può essere presa unilateralmente, ma occorre avere (per correttezza) il
consenso delle altre casse.
Se poi consideriamo che queste imposizioni di anticipo alle altre casse potrebbero far
nascere resistenze nella collaborazione con lo Stato, con effetti negativi non indifferenti
rispetto ad altre concessioni previste, mi sembra sbagliato agire di forza, ben sapendo che
la socialità in Ticino è oggi di ottima qualità. Ho l'impressione di assistere alla crisi di
crescita dei bambini di tre anni, che di fronte alle raccomandazioni dei genitori oppongono
un cocciuto "no". Voi continuate a dire "sì" sebbene siate consci che state commettendo
un errore grave. Noi liberali e l'UDC siamo sicuri che rinviando il tutto al 1° gennaio 2009
compiamo un'azione giusta e lasciamo la responsabilità a chi vorrà compierne una
ingiusta.
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JELMINI G., RELATORE DI MAGGIORANZA - Qualcuno sosteneva che la miglior difesa è
l'attacco. Capisco perfettamente l'imbarazzo del presidente del PLR nel giustificare il
mancato consenso del suo partito a una proposta che in realtà non può non essere
accolta, e la cui ostilità appare poco rispettosa nei confronti delle famiglie. A maggior
ragione comprendo l'imbarazzo della Direttrice del DSS che deve a sua volta tentare di
giustificare una posizione politica non vicina al suo pensiero di ispirazione.
Il collega Bobbià si sorprende nel constatare la tristezza dell'on. Pesenti di fronte agli
interventi dei colleghi Lurati e Guidicelli: si immagini la nostra sorpresa di fronte alla sua
difesa della Direttrice del DSS.
Il 24 marzo 2006 le Camere federali hanno approvato la legge sugli assegni familiari, il cui
scopo è compensare parzialmente l'onere finanziario rappresentato da uno o più figli. Il
giorno successivo sessanta parlamentari dell'UDC e del PLR hanno costituito un comitato
contro l'armonizzazione degli assegni familiari considerando il progetto «inutile, dannoso e
pericoloso» e hanno presentato il referendum. Oggi la storia si ripete: a distanza di un
anno e di trecento chilometri, più o meno le stesse opposizioni e gli stessi contrari sono
oggi riproposti in Ticino. Il 26 novembre il popolo e i Cantoni svizzeri hanno respinto il
referendum e accolto finalmente e definitivamente la legge sugli assegni familiari con il
78% dei favorevoli; in Ticino la nuova legge è stata votata dal 75.8% (oltre i tre quarti) dei
votanti. Da qui le richieste coerenti e legittime dei colleghi Duca Widmer (PPD) e Lurati
(PS), che l'11 dicembre 2006 hanno invitato il Consiglio di Stato a presentare al più presto
le modifiche necessarie al fine di garantire l'entrata in vigore delle disposizioni della nuova
legge federale; da qui la richiesta coerente e legittima del deputato ticinese al Consiglio
nazionale Meinrado Robbiani, che a Berna ha sollecitato una più rapida applicazione della
nuova legge; da qui infine l'auspicio coerente e legittimo del ministro liberale radicale
Pascal Couchepin, che ha invitato i Cantoni ad adeguare gli assegni di famiglia anche
prima dell'entrata in vigore obbligatoria prevista per il 1° gennaio 2009.
La Commissione della gestione e delle finanze ha condiviso le richieste formulate dai
colleghi Duca Widmer e Lurati e l'auspicio del ministro Couchepin, e ha invitato il Governo
a mettere in atto le misure necessarie per poter anticipare di un anno l'entrata in vigore
della nuova legge. Con il messaggio del 10 luglio il Consiglio di Stato propone invece al
Parlamento di respingere le richieste della Commissione per gli stessi motivi che oggi ci ha
ricordato la Direttrice del DSS. Le argomentazioni del Governo non hanno convinto la
Commissione, che a maggioranza insiste affinché le soluzioni proposte dalle mozioni
siano accolte.
Si ha l'impressione che il Consiglio di Stato non abbia mai voluto considerare veramente e
seriamente le proposte degli atti parlamentari, limitandosi a elencare una serie di ostacoli
e difficoltà quasi a giustificare una posizione assunta da tempo. Non si vuole negare
l'esistenza di difficoltà pratiche nel procedere all'adeguamento alla nuova legge federale,
ma queste difficoltà erano già perfettamente note il 24 marzo 2006, quando la legge è
stata approvata dalle Camere federali, il 26 novembre quando la legge è stata accettata
da popolo e Cantoni, e l'11 dicembre 2006 quando sono stati presentati gli atti
parlamentari. Le difficoltà segnalate dal Consiglio di Stato non sono comunque
insormontabili come ci si vuole far credere e – lo ripeto – con un poco di buona volontà è
sicuramente possibile mettere in atto entro la fine di quest'anno tutti i provvedimenti
necessari a garantire l'entrata in vigore della nuova legge già a partire dal prossimo
1° gennaio, quanto meno limitatamente agli assegni ordinari, come si può leggere nel
rapporto, dove «si chiede in particolare di voler anticipare l'entrata in vigore della legge
almeno per quanto concerne gli assegni ordinari (riconoscimento dell'assegno per figli e
dell'assegno per formazione definiti dall'art. 3 cpv. della legge)».
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Il messaggio parla di un maggior costo per il 2008 di 12 milioni di franchi, dei quali 8.9 per
la sola cassa cantonale. La maggioranza della Commissione ritiene che si tratti di uno
sforzo senza dubbio sostenibile da parte del Cantone anche alla luce delle confermate
maggiori entrate (si è parlato nei giorni scorsi di maggiori entrate pari a circa 100 milioni di
franchi) e soprattutto se si considera la posta in palio, ovvero un modesto ma importante
aiuto assicurato alle famiglie con figli a carico confrontate al peso di oneri sempre
maggiori. È uno sforzo sostenibile anche da parte delle aziende, alla luce del fatto che il
rapporto fra profitti e prodotto interno lordo ha raggiunto livelli molto elevati.
Per questi motivi, a nome della maggioranza della Commissione, chiedo che le mozioni
siano accolte, quanto meno limitatamente all'adeguamento degli assegni familiari ordinari
(assegno per figli e assegno per formazione) definiti dall'art. 3 cpv. 1 della legge.
SALVADÈ G. - Ringrazio la Consigliera di Stato Pesenti per le sue parole; a ben guardare
però lei si sarebbe dovuta presentare con una lista ben precisa degli articoli e delle
modifiche che sarebbe stato verosimilmente possibile fare e un'altra per quelle inattuabili.
In tal modo il Parlamento avrebbe saputo con chiarezza a quale obiettivo puntare.
Il rapporto afferma in modo esplicito: «per quanto attiene comunque agli assegni di
famiglia ordinari»; in caso di approvazione del testo noi la invitiamo a inviare rapidamente
una lettera al Gran Consiglio in cui sono elencate tutte le modifiche che ragionevolmente
siete in grado di eseguire entro il 1° gennaio prossimo.
GUIDICELLI G. - Mi spiace aver rattristato con il mio intervento la Consigliera di Stato,
considerato il tema in trattanda. Conosco bene le disposizioni del Cantone in favore delle
famiglie avendovi contribuito spesso con i miei interventi, per cui non sono entrato nel
merito di questo tema che ritenevo acquisito, mentre la Consigliera di Stato ha confuso le
due leggi.
A scopo di ulteriore chiarezza vi leggo la parte finale della lettera inviata da Pascal
Couchepin ai Governi cantonali: «È tuttavia auspicabile che i Cantoni che sono in grado di
farlo adeguino l'importo degli assegni per i figli e degli assegni di formazione alla nuova
LAFam prima del 1° gennaio 2009. Questa misura non richiede un'anticipazione
dell'entrata in vigore della legge o di singole disposizioni»; si tratta solo di adeguare i due
importi degli assegni di base e di formazione sulla base della nostra attuale legge sugli
assegni familiari.
LURATI S. - Il tentativo di scomunica attuato dal collega Bobbià nei miei confronti e
fondato sulla presupposta infallibilità della Consigliera di Stato mi sembra fuori luogo. Nel
gruppo socialista è accettabile che la Consigliera di Stato persegua un suo obiettivo
dettato dalla posizione del Governo e il resto del gruppo orientato verso obiettivi differenti,
vicini alla gente.
MERLINI G. - Al collega Jelmini è sfuggito un dettaglio non irrilevante: il comitato
cantonale del nostro partito ha approvato a larga maggioranza la riforma degli assegni
familiari a livello svizzero. Il suo teorema si fonda quindi su basi fragili. Non abbiamo
difficoltà a resistere alle lusinghe della demagogia preelettorale, cosa che invece riesce
più difficile al suo partito.
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JELMINI G. - L'aspetto citato dal collega Merlini non mi era sfuggito. Quando ho parlato di
sessanta parlamentari UDC e PLR ero consapevole che alle Camere federali i
parlamentari PLR complessivi sono più numerosi dei soli aderenti al comitato contro la
legge.
La discussione è dichiarata chiusa.
Messe ai voti, le conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione della
gestione e delle finanze sono accolte con 37 voti favorevoli, 18 contrari e 2 astensioni. La
mozione è pertanto accolta.
4. CONCESSIONE DI UN CONTRIBUTO PER IL FINANZIAMENTO DEI LAVORI DI
RIPRISTINO DELLE OPERE DANNEGGIATE IN SEGUITO AL MALTEMPO DEL
3 OTTOBRE 2006
Messaggio del 15 maggio 2007 no. 5928
Conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze: adesione
all'entrata in materia e approvazione del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo.
È aperta la discussione di entrata in materia.
DE ROSA R. - Dico subito che sosterrò in modo convinto il messaggio e il rapporto
commissionale perché rientrano perfettamente nell'ambito dell'impegno che il Governo
aveva garantito nella scorsa legislatura in risposta a un'interpellanza urgente che chiedeva
di accordare un aiuto finanziario straordinario a favore delle regioni colpite dall'alluvione
dell'ottobre 2006 nel Sopraceneri. Il messaggio si riferisce in particolare a due interventi di
una certa rilevanza che hanno interessato la regione di Biasca e della bassa valle di
Blenio.
Si tratta di un contributo fondamentale che sarà sicuramente molto apprezzato dalle
regioni interessate. Nondimeno, bisogna ora evitare di perdere di vista il discorso più
generale e non dimenticarsi dell'insieme degli interventi che sono stati e che saranno
realizzati e che non figurano nel rapporto (parliamo di una spesa di circa dieci milioni di
franchi).
Con queste pur importanti e fondamentali opere non possiamo ritenere evaso il problema:
alcuni interventi sono stati sussidiati, altri sono ancora in attesa dei fondi. Chiedo alla
Direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia, sulla scia della collaborazione e
della disponibilità dimostrate sinora dal Governo, se sia possibile dare risposta in tempi
brevi alle richieste ancora pendenti concernenti Biasca, Malvaglia, Osogna, Cresciano e
altre località del Sopraceneri.
In secondo luogo, l'analisi della lista di interventi che le ho mostrato poc'anzi induce a
riflettere seriamente sulla sostenibilità finanziaria del costo residuo a carico dei patriziati,
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Anno 2007/2008 - Seduta XIII: martedì 18 settembre 2007 - serale
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degli enti locali e delle comunità di valle. Dedotti i sussidi accordati, il costo residuo
ammonta a circa quattro milioni di franchi. Mi chiedo come faranno le piccole comunità a
sopportare tale onere finanziario che rappresenta da un lato una cifra spropositata rispetto
alle risorse finanziarie degli enti citati (non stiamo parlando di Comuni come Lugano, che
non avrebbe bisogno della solidarietà del Cantone), e dall'altro sono investimenti mirati
non solo a beneficio di tutta la popolazione ma che svolgono anche una funzione rilevante
nell'ottica del turismo e dello svago. Penso in particolare al contributo di 5.8 milioni di
franchi votato all'unanimità dal Parlamento con il messaggio no. 5870.
Allo scopo di non vanificare questi interventi le chiedo (invitando i colleghi a sostenere il
rapporto) se sia possibile evadere le richieste in sospeso e dare una risposta agli enti
coinvolti, avere una visione d'assieme e informarne al momento opportuno il Parlamento,
valutare la possibilità di coprire anche solo parzialmente il costo residuo di quattro milioni
di franchi a carico dei Patriziati e degli enti locali.
SADIS L., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL'ECONOMIA Ringrazio per la segnalazione. Il Cantone si trova a doversi confrontare con più fronti che
gli impongono di fissare un ordine di urgenza e di priorità, in un territorio così vasto e
complesso su cui operano più entità, anche sul piano finanziario. Ho comunque preso nota
delle considerazioni fatte e mi interesserò della questione.
La discussione di entrata in materia è dichiarata chiusa.
Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta all'unanimità dei 46 voti espressi.
Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo sono accolti con 48 voti favorevoli e un' astensione.
5. CHIUSURA DELLA SEDUTA E RINVIO
Alle ore 20:45 la seduta è tolta e il Gran Consiglio è riconvocato per lunedì
22 ottobre 2007.
Per il Gran Consiglio:
La Presidente, Monica Duca Widmer
Il Segretario generale, Rodolfo Schnyder
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seduta costitutiva per la legislatura 1999/2003