GUERRA DI SUCCESSIONE POLACCA
1733 - 1738
Polonia oggetto di interesse di Russia, Prussia, Austria e Francia. Ciascuno voleva che
restasse debole e oggetto della propria influenza, le prime tre per impedirle di divenire
una grande potenza, l’ultima per farne un propria pedina nell’Europa orientale. Altro
punto caldo è l’Italia, oggetto delle mire di Francia e Austria.
La guerra si aprì per la successione al trono di Polonia tra Federico Augusto di Sassonia
appoggiato da prussiani, russi e austriaci, e Stanislao Leszczynski, suocero di Luigi XV
di Francia, sostenuto da Francia, Spagna e Sardegna.
Pace di Vienna, 1738. La Francia vittoriosa è indotta alla pace con l’Austria dal timore
dell’entrata in guerra dell’Inghilterra, preoccupata delle vittorie francesi.
Re di Polonia, Federico Augusto. Leszczynski duca di Lorena, alla condizione che alla
sua morte la Lorena sarebbe passata alla Francia, che consolida il confine sul Reno. Il
regno di Napoli allo spagnolo Carlo di Borbone, che cede all’Austria il ducato di Parma.
Francesco di Lorena, genero dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo, granduca di Toscana
(dove nel 1737 si era estinta la dinastia dei Medici) che entra così sotto l’influenza
austriaca. Carlo Emanuele III di Savoia ottiene territori nel Piemonte orientale.
Successo di Francia e Spagna, ridimensionamento influenza austriaca in Italia, che
conserva però Lombardia, Parma e il controllo della Toscana.
GUERRA DI SUCESSIONE AUSTRIACA
1740 - 1748
Cause
Contrasti coloniali tra Inghilterra, Francia e Spagna.
La successione femminile (Maria Teresa) nell’impero, prevista da Carlo VI con la
Prammatica sanzione, non fu accettata da Federico II di Prussia e rappresentò il
pretesto per l’inizio della guerra.
Aggressività della Prussia contro l’Austria che porta nel 1740 all’occupazione della
Slesia da parte della Prussia.
Austria, Inghilterra, Paesi Bassi e Piemonte contro Prussia, Francia, Spagna e
Baviera.
Pace di Aquisgrana, 1748
Slesia alla Prussia, che divenne una grande potenza europea, nuovo allargamento
dei Savoia nel Piemonte orientale.
La pace lasciava insoluto il conflitto tra Austria e Prussia e i contrasti coloniali tra
Inghilterra e Francia. La conquista della Slesia raddoppiò le risorse demografiche e
economiche della Prussia e mutò i rapporti di forza nel mondo germanico. La
Russia cominciava a temere un’eccessiva espansione della potenza prussiana.
GUERRA DEI SETTE ANNI
1756 -1763
Due guerre distinte: Inghilterra contro Francia e Spagna per le colonie (produzione di
zucchero delle Antille), Prussia contro Austria e Russia nell’Europa orientale.
Austria contava sull’alleanza della Russia, ostile all’espansionismo prussiano, per
riprendere la Slesia.
Il rovesciamento delle alleanze (rivoluzione diplomatica): Austria mirava a staccare
Francia da Prussia e accostare Asburgo e Borbone, rivoluzionando l’equilibrio europeo
che poggiava sulla contrapposizione franco-austriaca, contando sul contrasto coloniale
franco-inglese.
La Prussia in difficoltà salvata dalla morte di Elisabetta (1762), cui successe Pietro
favorevole ai prussiani.
Conseguenze: consolidamento della potenza prussiana e formazione dello spirito
prussiano; supremazia inglese in campo coloniale e crollo del colonialismo francese in
Nord America (Canada passò agli inglesi).
Pace di Hubertusburg, 1763, tra Prussia e Austria: Slesia rimane alla Prussia.
Pace di Parigi, 1763, tra Inghilterra e Francia e Spagna: ridisegnò la mappa del potere
coloniale. L’Inghilterra vincitrice lasciò alla Francia parte delle Antille (Guadalupa e
Martinica), ma s’impossessò delle altre isole, distrusse l’impero coloniale francese in
Nord America (Canada) e impose un compromesso in India, ma con supremazia inglese
(scioglimento della Compagnia francese delle Indie orientali). L’Inghilterra emise il
Quebec Act 1774 che garantì diritti ai coloni.
PRIMA SPARTIZIONE DELLA POLONIA
La guerra dei Sette anni si risolse in perdita d’influenza della Francia nell’Europa
orientale che ebbe conseguenze sulla sorte della Polonia a vantaggio di Austria,
Prussia e Russia.
La crisi polacca s’intrecciò con la guerra russo-turca (1768-1774): la Russia
s’impossessò di Azov e parte della Crimea (la cui occupazione fu portata a
termine da Caterina II nel 1783), fu riconosciuta protettrice dei cristiani ortodossi
della Turchia, ottenne il diritto di navigazione commerciale nel mar Nero e
Dardanelli. Il rafforzamento russo preoccupò austriaci e prussiani, che trovarono
compensazioni a spese della debole Polonia.
Prima spartizione della Polonia, trattato di San Pietroburgo, 1772: la Polonia
perse circa un terzo del territorio e della popolazione. La Russia prese parte della
Russia bianca; l’Austria la Galizia; la Prussia la Pomerania polacca.
Le spartizioni della Polonia I
Le spartizioni della Polonia II
L’espansione della Prussia nel Settecento
L’AMPLIARSI DELLE DIMENSIONI DEL MONDO NEL
SETTECENTO
Imperi coloniali: spagnolo, portoghese, inglese, francese, olandese.
L’Inghilterra aveva la maggiore flotta d’Europa, dominava i mari, aveva sviluppato
un’efficiente organizzazione finanziaria e commerciale e, con la Francia, era il
paese più forte ed economicamente e socialmente sviluppato.
I maggiori centri del traffico coloniale erano le Americhe e i possedimenti
dell’oceano indiano. Il patto coloniale e il contrabbando. Il traffico degli schiavi
neri.
Nuove esplorazioni, le società scientifiche, il mito del buon selvaggio.
INGHILTERRA E FRANCIA NEL SETTECENTO
Potenze economicamente e socialmente più sviluppate.
Inghilterra
Consolidamento del regime di monarchia parlamentare; sottomissione dello Stato agli
interessi economici; affermazione delle forze che miravano a fare dell’impero la base
della prosperità nazionale. Da cui politica estera fondata su due principi complementari:
mantenere sul continente europeo l’equilibrio per evitare il rafforzamento eccessivo di
una sola potenza e assicurarsi il predominio sui mari come presupposto del primato
coloniale. Sviluppo della stampa.
Francia
Indebolimento progressivo dell’assolutismo creato da Luigi XIV. La società, sviluppata
economicamente e culturalmente, vide l’affermazione di una pluralità di interessi, che
cozzarono contro il sistema assolutistico, ma troppo diversificati per darsi un
orientamento coerente capace di provocare un’efficace opera di riforma. Nobiltà, alto
clero, Parlamenti; borghesia industriale, finanziaria, commerciale, culturale colpita da
istituzioni che non rispondevano alle loro necessità.
Crisi: fallimento della riforma fiscale (rapporto di circa 2 a 1 tra uscite e entrate);
incapacità del sistema politico di dare risposta istituzionale alla pluralità di interessi
economici, sociali, politici e culturali che emergevano nella società più sviluppata del
continente.
Incapacità della monarchia di porsi come punto di innovazione riformatrice di fronte alle
diverse forze che squilibravano il sistema politico e sociale.
AUSTRIA, PRUSSIA E RUSSIA NEL SETTECENTO
Modello opposto a quello inglese e olandese. Dispotismo illuminato che attuò un
riformismo dall’alto che consolidò il potere della monarchia e dello Stato. Ceto
dominante è nobiltà di matrice feudale; ceto borghese scarsamente sviluppato con
influenza politica ridotta o nulla.
Austria. Necessità del consolidamento dell’unità interna. Moderno centralismo
burocratico; riforme amministrative, militari, educative. Giuseppe II.
Prussia. Lo Stato caserma e il re sergente. L’esercito specchio della società.
Politica economica tesa ad accrescere la ricchezza nazionale (regolamentazione
statale e mercantilismo); immigrazione di contadini e artigiani protestanti; abolizione
del servaggio; miglioramento dell’istruzione elementare (resa obbligatoria) e
universitaria; nazionalizzazione e professionalizzazione dell’esercito (paese più
militarizzato del continente). Federico II.
Russia. Occidentalizzazione esteriore della nobiltà (nello stile di vita, importazione
di generi di lusso, non dello spirito scientifico e dell’innovazione) che manteneva i
suoi privilegi grazie all’arretratezza del paese e al servaggio dei contadini. Caterina
II.
Tra il modello inglese e quello centro-orientale (che dimostrarono forte stabilità)
stava la Francia, dove l’istituzione monarchica subì un processo di crescente
delegittimazione.
ASIA E AFRICA
Gli europei avevano stabilito basi limitate lungo le coste di importante valore
strategico; o stretto rapporti di natura commerciale e diplomatica con Stati
indipendenti; o proceduto a occupazione di grandi territori. Immensa superiorità
militare, scientifica e tecnologica.
Americhe. Occupazione e distruzione delle forme politiche precedenti.
Africa. Settentrionale e orientale sottoposta a impero ottomano. Colonialismo
europeo massiccio solo nell’Ottocento.
Asia. Indonesia olandese, Filippine spagnole, India inglese. Influenza europea
trovò limiti invalicabili nella presenza di Stati sovrani come Cina, Giappone, Persia
in grado di difendere propria identità e dotati di capacità militari e coesione interna
per far fronte alla minaccia straniera.
Cina. Cultura dominante confuciana, atteggiamento parassitario e conservatore,
commercio e attività imprenditoriali considerate inferiori; immobilismo e
isolazionismo. La superiorità scientifica e tecnologica rispetto all’Europa,
conservata fino al Cinquecento, era in netta decadenza.
Giappone. Cacciata degli europei e chiusura verso il mondo esterno considerato
una minaccia all’identità del paese, vietate le importazioni, potere shogunale fino a
metà Ottocento, isolazionismo.
India. Formazione impero moghul; consumo parassitario della ricchezza e
mancanza di investimenti. Disfacimento dell’impero e assoggettazione alla
Compagnia inglese delle Indie orientali.
LA RIVOLUZIONE AMERICANA I
Premesse
Originalità delle colonie nord-americane. Non sfruttamento del lavoro indigeno
(pellerossi emarginati dal sistema sociale coloniale), ma sviluppo di rigogliosa
società civile con formazione di èlite culturali e politiche, classe dirigente
autonoma che si considerava componente del mondo britannico. Mentre le
colonie maturavano consapevolezza dei propri interessi e aspiravano a superare
la subordinazione per giungere a integrazione con la madrepatria, l’Inghilterra le
considerava importanti, ma subordinate ai propri interessi, intendeva meglio
inquadrarle dentro l’impero e aumentare il carico fiscale per pagare i costi della
guerra.
La vittoria del 1763 liberò i coloni dal bisogno di protezione contro i francesi e i
coloni si convinsero di poter condurre un’esistenza più autonoma. Il conflitto,
scoppiato per la richiesta dei coloni di essere considerati più inglesi, finì con il
distacco totale.
Inferiorità militare iniziale dei coloni capovolta da:
•
disponibilità di risorse mobilitabili per la guerra;
•
coscienza dei propri interessi tale da cementare l’unione contro i nemici interni e gli
inglesi;
•
presenza di classe dirigente capace di dirigere la rivoluzione politicamente,
militarmente e diplomaticamente;
•
simpatie e sostegno diretto internazionale;
•
vantaggio di condurre la guerra sul proprio territorio;
•
appoggio militare e finanziario della Francia e della Spagna.
LA RIVOLUZIONE AMERICANA II
Caratteristiche della società americana
Unico polo extraeuropeo non arretrato. Società non gravata dall’eredità feudale e
aristocratica, ma nata borghese, che si diede la prima costituzione liberale scritta della
storia e creò istituzioni e cultura politica originali. La classe dirigente che guidò la guerra
assunse il potere nel nuovo Stato federale. Le basi sociali e i rapporti di proprietà non
vennero modificati.
Colonie del Nord (Nuova Inghilterra: New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island,
Connecticut): economia differenziata (industria cantieristica, commercio); religione
puritana; istituzioni educative.
Colonie del Centro (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware): maggiore varietà
di immigrati e religiosa, tolleranza; produzione agricola, commercio.
Colonie del Sud (Maryland, Virginia, Carolina del Nord e Sud): economia schiavistica,
piantagioni (cotone, tabacco); religione anglicana; scarsa presenza di centri urbani.
Sviluppo dei pamphlet sui diritti naturali dei coloni. Le tensioni fiscali e lo scoppio del
conflitto: consenso e rappresentanza di chi deve pagare le tasse (principio della
rivoluzione inglese). La dichiarazione d’indipendenza. Simpatie internazionali e ingresso
in guerra della Francia.
Trattato di Versailles, 1783: indipendenza americana, la Francia ottenne la restituzione
di alcune colonie, ma vide frustrato il proposito di rovesciare la pace del 1763, finanze
disastrate; l’Inghilterra rimase massima potenza coloniale e marittima.
GLI STATI UNITI D’AMERICA
Il nuovo Stato americano: gli Articoli di confederazione e lo Stato federale.
Northwest ordinance, 1787.
Il formarsi dell’identità americana. Separazione dall’Europa e isolazionismo. La
contrapposizione tra le due rivoluzioni. Diversità dalla società inglese, aristocratica
e classista vs. mobilità sociale fortissima e senso dell’eguaglianza. Mancanza di
nobiltà di sangue e di masse povere e oppresse, quindi dei presupposti della lotta
fra aristocrazia, borghesia e plebe e quindi della dialettica rivoluzione moderatismo
controrivoluzione. Sviluppo basato sul primato della legge costituzionale contro i
continui perturbamenti europei generati dalla contrapposizione degli opposti
radicalismi.
Primato dello spirito capitalistico-borghese, valori liberaldemocratici, apprezzamento
delle capacità individuali, mobilità sociale.
La politica estera.
Convinzione di svolgere un ruolo unico nella storia. Aspetto religioso
dell’immigrazione del Seicento creò un mito e una missione: compiere un divino
esperimento di creazione di una nuova società; ritornare in futuro a rigenerare il
corrotto vecchio mondo. Entrambe posero le premesse ideologiche delle due
direttive della politica estera americana: l’isolazionismo e l’internazionalismo.
Il fondamento dell’isolazionismo: il messaggio d’addio di Washington, 1796.
L’Europa nel 1789
LA RIVOLUZIONE FRANCESE I
Premesse
A differenza di Austria e Prussia dove la corona affermò la propria autorità su
aristocrazia e borghesia (meno sviluppata che in Francia, così l’arretratezza della
società civile giocò a favore dell’autorità della corona), in Francia l’autorità formale
non si esprimeva come autorità sostanziale; la monarchia aveva di fronte a sé una
società molto articolata. L’assolutismo fu incapace di assicurare le riforme
necessarie e quindi perse la capacità di comando. La monarchia non ebbe
determinazione politica e forza materiale per imporre le riforme alle opposizioni.
Scontentò i conservatori (che si opponevano alle riforme in nome della difesa dei
privilegi) e i progressisti (che volevano la modernizzazione dei rapporti sociali e
strumenti amministrativi coerenti con la modernizzazione in atto). La cultura
illuministica delegittimò l’assolutismo, i valori religiosi, le istituzioni aristocratiche e
ecclesiastiche.
LA RIVOLUZIONE FRANCESE II
L’egemonia girondina
La dichiarazione di guerra all’Austria, 1792. Il primo terrore, la leva del 1792 e Valmy.
L’universalizzazione della rivoluzione: erano in discussione principi e realtà non solo
francesi, ma di tutti gli Stati. Alla ricerca di legittimazione, la rivoluzione parlava a nome
dell’umanità. La rivoluzione, per difendere se stessa e affermare i suoi principi e
interessi, dovette espandersi al di fuori della Francia e esportare propria cultura politica
e istituzioni divenendo fattore di sovversione internazionale. La rivoluzione spaccava
l’Europa.
Dall’internazionalismo (cittadinanza onoraria e guerra ideologica) alla politica di potenza
tradizionale (annessioni: Nizza, Savoia, Belgio, Renania). Le vittorie francesi
sconvolsero gli equilibri europei e i rapporti di potenza. La minaccia all’Olanda e la
guerra tra Inghilterra e Francia (interessi economici e fattori di potenza internazionale).
La dittatura giacobina
La prima coalizione (1793) e le sconfitte militari. La Vandea; crisi della Gironda, il Terrore
e Robespierre. Riconquista e annessione del Belgio, occupazione dell’Olanda (poi
trasformata in repubblica batava) e della riva sx del Reno.
La reazione termidoriana e il Direttorio
Carnot e l’attacco all’Austria: Napoleone e la campagna d’Italia.
Colpire l’Inghilterra attraverso l’Egitto.
La seconda coalizione (1799). Il 18 brumaio, il colpo di Stato e il Consolato.
NAPOLEONE BONAPARTE I
Dal consolato all’impero
Le vittorie in Italia (Marengo) e la pace di Lunéville con Austria (1801): Austria
conservava Venezia, ma riconosceva l’annessione francese di Belgio, riva sx del
Reno, Piemonte e la creazione delle repubbliche batava, elvetica, cisalpina. Pace
di Amiens (1802) con Inghilterra che restituì alla Francia le colonie occupate
durante la guerra, ma non quelle spagnole e olandesi, Egitto restituito alla Turchia,
Malta ai cavalieri gerosolimitani.
Dal consolato a vita all’impero: pace all’esterno e pacificazione all’interno.
Napoleone è convinto della necessità di dover dare una base politica stabile alla
società francese tramite potere centralizzato e esecutivo forte in grado di guidare
dall’alto la società.
Necessità di impedire il ritorno all’antico regime, difendere i trapassi di proprietà e il
nuovo ordine sociale. Le riforme, il codice civile modellato sugli interessi della
borghesia protetta sulla dx dal ritorno dell’antico regime, sulla sx dalla democrazia
sociale.
L’Europa nel 1800
NAPOLEONE BONAPARTE II
L’impero
La ripresa della guerra, la terza coalizione (1805), Trafalgar; Austerlitz, la sconfitta
dell’Austria e la fine del Sacro Romano Impero; la pace di Presburgo con l’Austria:
egemonia francese sull’Europa continentale, evoluzione degli Stati vassalli
sull’esempio francese (da repubblica a impero), Confederazione del Reno. La
quarta coalizione (1806), Jena e la sconfitta della Prussia. Tilsit (1807) e l’accordo
con la Russia.
La guerra dimostrò che:
Inghilterra aveva piccolo esercito, ma superiorità sui mari e incontrastato sviluppo
economico, industriale, commerciale, finanziario; Russia era stata sconfitta, ma
rimaneva l’avversario più pericoloso sul continente; crollo del modello prussiano
(contrasto tra due tipi di esercito e due mondi sociali e politici: soldato-cittadino vs.
soldato-mercenario e soldato-macchina).
Il blocco continentale (1806). La crisi spagnola. La quinta coalizione (1809) e
Wagram. Crisi nei rapporti con la Russia; il matrimonio austriaco; fallimento del
blocco continentale; l’invasione della Russia e la sesta coalizione (1812).
I nazionalismi contro l’impero napoleonico: i democratici, i nazionalismi in Spagna,
Prussia e Russia.
Seconda (1793) e terza (1795) spartizione polacca.
L’impero napoleonico 1812 I
L’impero napoleonico 1812 II
IL MONDO LIBERALE ANGLOSASSONE
Il significato e limiti dell’alleanza tra Inghilterra e Russia. Gli obiettivi di guerra
dell’Inghilterra e delle monarchie assolutistiche.
Il mondo liberale anglosassone: sviluppo senza rivoluzione e dispotismo, la
continuità costituzionale su base liberale, primato di una legge comune, senza
rivoluzione e controrivoluzione, scontro di classi, incompatibilità degli interessi,
opposizione tra valori etici e culture politiche, rifiuto della legge come legge del più
forte, violenza come anima della storia e del mutamento sociale e politico.
Usa: consolidamento del primato borghese e liberale, inizio della trasformazione del
liberalismo in democrazia politica.
Uk: consolidamento e allargamento del primato imperiale nel mondo, inizio della
trasformazione sociale e politica indotta dalla rivoluzione industriale, potenza
economica mondiale, predominio industriale e finanziario.
Usa e Uk consolidano i propri modelli politici e istituzionali contrapposti a quelli
rivoluzionari, alla dittatura napoleonica, alle monarchie controrivoluzionarie.
NAPOLEONE BONAPARTE III
Il crollo
Difficile situazione spagnola e disastro russo rappresentarono la fine
dell’espansionismo napoleonico. In Francia emersero due tendenze opposte.
Napoleone aveva dato all’ordine sociale dei notabili grande stabilità; questi
aspiravano alla tranquillità all’interno dell’impero per consolidare i loro interessi e
privilegi e maturavano opposizione alle guerre eccessive, pericolose e turbative
dell’economia. D’altra parte Napoleone credeva che il nuovo ordine richiedesse la
superiorità militare della Francia, quindi espansionismo permanente e
militarizzazione della società. Si sviluppava quindi opposizione al militarismo
napoleonico e sgretolamento del consenso.
Settima coalizione (1813). Crollo in Spagna, Lipsia e crollo dell’impero,
l’abdicazione e l’esilio all’Elba, restaurazione di Luigi XVIII e costituzione ottriata.
I cento giorni e Waterloo.
L’EREDITA’ DELLA RIVOLUZIONE E DEL
BONAPARTISMO
Il mondo nuovo nato dalla rivoluzione. I vincitori, sconfitto Napoleone, dovevano fare i
conti con le innovazioni introdotte dalla Francia (strutture economiche e istituzioni
politiche) che non potevano essere cancellate perché corrispondevano a bisogni
insopprimibili del mondo contemporaneo. L’espansionismo francese aveva carattere
tradizionale di lotta tra Stati per vantaggi economici e ingrandimenti territoriali, la
borghesia francese mirava all’egemonia sul continente in concorrenza con quella
britannica e perseguiva interessi economici nazionali, ma il modello francese
(rinnovamento giuridico e burocratico, modernizzazione economica, istituzionale,
giuridica e civile, codice civile, centralismo amministrativo, efficiente burocrazia,
apparato poliziesco) aveva portata razionalizzatrice e innovatrice per le borghesie degli
altri paesi evoluti e dovette essere imitato e adattato.
La mobilitazione spirituale e la mobilitazione di massa, le idee-forza, i partiti politici.
Nuovi modelli politici: monarchia costituzionale, repubblica democratica radicale,
repubblica moderata borghese, bonapartismo.
Nuove ideologie: liberalismo moderato, democraticismo sociale radicale, socialismo
babuvista, cesarismo.
L’eredità della rivoluzione era ineliminabile: razionalizzazione delle frontiere,
eliminazione del feudalesimo, mutamento nei rapporti fra gruppi sociali.
IL CONGRESSO DI VIENNA I
Il contesto
 Uk e Francia poli del rinnovamento economico e sociale in Europa
 Le innovazioni istituzionale e civili introdotte dalla Francia non potevano
essere cancellate, ma adattate
 L’alleanza tra Uk e monarchie assolutistiche aveva limiti precisi
 L’eredità politica e ideologica della rivoluzione poteva essere combattuta, ma non
eliminata perché corrispondeva alle necessità di processi sociali reali
Uk: potenza finanziaria, industriale, finanziaria mirante a creare in Europa i
presupposti per moderno sviluppo capitalistico.
Russia: forte potenza di terra mirante a congelare lo sviluppo sociale e politico
per assicurare il predominio politico dell’assolutismo aristocratico.
Austria e Prussia: potenze di secondo rango.
Gli obiettivi
•
Definire le condizioni di pace per la Francia
•
Spartizione delle sfere d’influenza
•
Definizione dell’assetto politico-istituzionale degli Stati minori
•
Ricerca dei presupposti ideologici per giustificare giuridicamente e culturalmente
l’opera della restaurazione
IL CONGRESSO DI VIENNA II
I principi
•
Principio di equilibrio
•
Principio di legittimità
La carta geopolitica d’Europa
•
Francia
•
Prussia
•
Austria
•
Confederazione germanica
•
Russia
•
Regno Unito
•
Spagna
•
Portogallo
•
Confederazione svizzera
•
Danimarca
•
Svezia
•
L’Italia e l’egemonia austriaca
Il sistema delle alleanze
•
la Santa Alleanza (Russia, Austria, Prussia) e il principio d’intervento
•
la Quadruplice Alleanza: Inghilterra, Russia, Austria, Prussia
L’Europa nel 1815
I MOTI DEL 1820 - 1821
Classi dirigenti della Restaurazione divise in due correnti: una reazionaria
(negazione del passato e restaurazione dell’ancien régime); l’altra, più forte e
realistica, decisa a utilizzare gli effetti della razionalizzazione, specie
amministrativa, introdotti dalla rivoluzione.
Alleanza politico-spirituale fra trono e altare.
Progetto della Restaurazione moderata: società organica dominata politicamente
dalla nobiltà e spiritualmente dalle Chiese, con borghesia dedicata agli affari
senza pretese politiche.
Congresso di Aquisgrana, 1818: fine dell’occupazione militare della Francia, sua
reintegrazione nel consesso delle potenze e ingresso nella Santa Alleanza.
I moti



Spagna, Portogallo

Grecia 1821-1829: crisi dell’impero ottomano e questione d’Oriente. L’insurrezione
nazionale. L’intervento di Russia, Inghilterra e Francia. L’indipendenza.
Italia: Napoli, Torino
Francia
La reazione delle potenze e l’intervento militare
•
Congresso di Troppau (1820)
•
Congresso di Lubiana (1821) e l’intervento austriaco in Italia
•
Congresso di Verona (1822) e l’intervento francese in Spagna
L’INDIPENDENZA DELL’AMERICA LATINA
Le cause
•
Incapacità delle potenze coloniali di risolvere i problemi dello sviluppo economico e
sociale ostacolato dal patto coloniale
•
Opposizione dei creoli esclusi dal potere politico
•
Appoggio dell’Inghilterra (per favorire la propria penetrazione economica) e degli
Stati Uniti
•
Diffondersi dell’Illuminismo e l’esempio delle rivoluzioni americana (possibilità di
conquistare l’indipendenza contro una grande potenza coloniale) e francese
(possibilità per la borghesia di conquistare il potere e porre fine alla soggezione
politica imposta dagli aristocratici privilegiati)
L’indipendenza
Crollo dell’impero coloniale spagnolo in America Latina, salvo Portorico e Cuba. I
problemi economici e sociali. Il dominio dell’oligarchia creola commerciale e
latifondistica. Fallimento del progetto di Simon Bolivar di realizzare un
rinnovamento costituzionale e liberale e una forte confederazione
latino-americana. Vittoria della tendenza scissionistica e formazione di un gran
numero di Stati, favorita da Inghilterra e Usa. Ruolo delle forze armate.
Gli interessi economici dell’Inghilterra e la presenza politica ed economica degli
Usa, che si oppongono all’intervento della Santa Alleanza e bloccano il progetto
di una spedizione franco-spagnola.
LA DOTTRINA MONROE
1823
L’avvio dell’espansione degli Usa nel continente nord-americano. Acquisto
della Louisiana dalla Francia e della Florida dalla Spagna. Il tentativo di
acquisizione del Canada. L’avanzata verso l’ovest e il mito della frontiera.
Industrializzazione e protezionismo.
Gli obiettivi
Bloccare ogni velleità d’intervento delle potenze della Santa Alleanza in
America Latina e della Russia per allargare la sua influenza dall’Alaska verso
sud-est.
I principi
•
Gli Usa riconoscevano le attuali colonie europee in America, ma non
avrebbero tollerato nuove conquiste
•
Gli Usa non sarebbero intervenuti negli affari europei e non avrebbero
accettato interventi di potenze europee in America
•
Gli Usa si sarebbero opposti all’esportazione del sistema politico europeo in
America
LE RIVOLUZIONI DEL 1830 - 1831
Divisione fra modello liberale-borghese (variante francese e inglese) e modello
conservatore-aristocratico (mondo germanico e Russia) ostile al costituzionalismo
liberale. Dopo il 1830-31 nell’Europa liberale, dove trionfò definitivamente la borghesia,
la questione decisiva diventò il rapporto tra sistema politico e sviluppo economicosociale. Nell’Europa centro-orientale e in Italia il ritardo nella formazione di una moderna
economia, la supremazia politica dell’aristocrazia, l’importanza della questione nazionale
orientarono il conflitto governanti-governati sui temi del liberalismo e della liberazione
delle nazionalità.
Dove vince la borghesia, fine del tentativo aristocratico di tenere la borghesia in stato di
minorità politica. Equilibrio tra aristocrazia e borghesia si spostò a favore della seconda.
Il suffragio ristretto garantiva le classi superiori dai pericoli della democrazia. Dopo il
1830 la borghesia vide sorgere le correnti radicali e democratiche (suffragio universale e
talora repubblica) e le correnti socialiste. Il problema della borghesia liberale era
divenuto ora l’atteggiamento verso i democratici e le masse popolari che l’avevano
spalleggiata contro l’aristocrazia.
Francia: dalla restaurazione alla monarchia liberale
Belgio: nascita del Regno del Belgio neutrale e con costituzione liberale. Opposizione
anglo-francese all’intervento dell’Austria e crisi della Santa Alleanza
Polonia: la repressione russa e mancato aiuto francese ai rivoluzionari
Italia: la repressione austriaca e mancato aiuto francese ai rivoluzionari
Spagna e Portogallo: le costituzioni liberali
Svizzera: la svolta liberale Germania: l’aristocrazia blocca ogni tentativo liberale
Inghilterra: riforma elettorale del 1832, diritto di voto alla piccola borghesia
L’ESPANSIONE EUROPEA NEL MONDO
Nuova spinta espansionistica di Inghilterra, Francia e Russia:
•
Conquista di nuove colonie
•
Modernizzazione del sistema amministrativo di quelle esistenti
•
Crescente controllo su paesi di antica indipendenza, ma sempre più deboli per
opporsi alla pressione delle potenze europee
Salto di qualità nella politica coloniale dell’Ottocento, anticipata dall’Inghilterra
nella prima metà del secolo. Finiva l’era in cui l’impero doveva fornire punti di
approdo per le flotte commerciali, fonte limitata di materia prime, basi
strategiche militari. Gli effetti della rivoluzione industriale e la creazione di una
grande industria in costante sviluppo richiedeva di legare, direttamente tramite
nuove colonie o indirettamente tramite pressioni economiche e militari, zone
crescenti del mondo extra-europeo al fine di assicurare un flusso crescente di
materie prime. L’emigrazione, in particolare inglese verso gli Stati Uniti, fattore
di stabilizzazione per l’eccesso di popolazione.
La Francia, a differenza dell’Inghilterra, fu spinta né da problemi demografici né
dagli effetti dell’industrializzazione, che non raggiungeva l’intensità
dell’Inghilterra, ma da una combinazione di elementi tradizionali politico-militari e
da interessi economici crescenti.
La Russia iniziò l’espansione nei territori asiatici.
Arretratezza del resto del mondo di fronte a un’Europa in piena rivoluzione
industriale. Senso di superiorità dell’Europa e “diritto” alla dominazione.
LA POLITICA COLONIALE INGLESE E FRANCESE
Inghilterra
Trasformazione del regime coloniale in India. Scioglimento della Compagnia delle
Indie (1858) e avvio di riforme tese a intaccare la società tradizionale indiana.
La guerra dell’oppio con la Cina e il trattato di Nanchino (1842), il primo dei trattati
ineguali.
L’evoluzione del Canada verso un regime parlamentare (1840); dominion dal 1867.
Colonizzazione dell’Australia, della Nuova Zelanda e del Sud Africa.
Francia
La ripresa dell’espansione coloniale e la conquista dell’Algeria (1830).
La penetrazione in Africa (Somalia per il controllo del mar Rosso; Senegal; Centro
Africa), nella penisola indocinese (1858-68), nell’oceano Pacifico (Nuova
Caledonia). Il fallimento della spedizione in Messico.
LE RIVOLUZIONI DEL 1848
Coinvolsero tutta l’Europa, eccetto l’Inghilterra (i liberali al potere) e la Russia
(autocrazia non minacciata grazie all’arretratezza), con l’intervento della borghesia e del
proletariato, ma con caratteristiche diverse.
In Francia, dove non esisteva il problema nazionale e lo sviluppo capitalistico era in
piena espansione, si assistette allo scontro tra borghesia e proletariato e fece la sua
comparsa il socialismo. In Germania, nell’impero asburgico e in Italia, politicamente e
socialmente più arretrate, le masse intervennero ma sotto l’egemonia della borghesia
liberale nel quadro della lotta per la soluzione del nodo nazionale e per la
liberalizzazione del sistema politico. Principio di nazionalità e liberalismo, non la
questione sociale, furono al centro del conflitto.
La rivoluzione in Francia e l’impero di Napoleone III.
La rivoluzione in Italia e la prima guerra d’indipendenza.
La rivoluzione in Ungheria, in Austria, in Germania, in Polonia, in Boemia.
Il fallimento delle rivoluzioni segnò la sconfitta del programma della rottura tra borghesia
e aristocrazia per spostare l’equilibrio politico-sociale in direzione di una rinnovata
iniziativa borghese verso i lavoratori per allargare, tramite l’estensione del suffragio, le
basi istituzionali dello Stato. Il liberalismo non si aprì alla democrazia promuovendo
riforme politiche e sociali. La borghesia, temendo il socialismo dietro la democrazia, si
rinserrò dietro le istituzioni monarchiche, rafforzando l’alleanza con l’aristocrazia e
riconsiderando la Chiesa un utile strumento di condizionamento spirituale e
conservazione sociale (come l’aristocrazia dopo la rivoluzione francese).
INGHILTERRA, FRANCIA E RUSSIA A META’
OTTOCENTO
Dopo la sconfitta di democratici e repubblicani nel 1848, in Germania e Italia l’unità
nazionale avvenne sotto l’egida delle forze socialmente e politicamente
conservatrici.
Trionfo della borghesia alla guida del progresso sotto il segno della scienza e
tecnica. Sviluppo dell’industrializzazione e arretramento del vecchio mondo della
produzione agricola. Nascita e sviluppo delle organizzazioni internazionali.
Inghilterra
Officina del mondo. Egemonia dei liberali. Supremazia economica, finanziaria,
industriale, navale. Libero commercio. Attenuazione dei conflitti sociali; il movimento
operaio non si pose obiettivi politici socialisti o eversivi.
Francia
Vittoria del partito dell’ordine nel 1849 e il secondo impero (1852). Lo sviluppo
industriale. Espansione dell’influenza francese evitando il formarsi del fronte anglorusso che aveva sconfitto Napoleone I.
Russia
Il gendarme d’Europa, campione della reazione e del legittimismo. L’espansione
coloniale in Asia: Siberia, Sakhalin, Vladivostock, Caucaso, Asia centrale.
LA GUERRA DI CRIMEA
1853 - 1856
La questione d’Oriente
Turchia, Russia, Austria, Inghilterra, Francia.
La guerra
Ripresa dell’offensiva russa in direzione dei Balcani e degli stretti. L’attacco alla Turchia
(1853). L’intervento in guerra di Inghilterra e Francia (1854) e del Piemonte (1855).
Austria neutrale.
Il congresso di Parigi (1856)
Ristabilimento dello statu quo ante; nessuna indennità, no al diritto esclusivo russo alla
protezione dei cristiani dell’impero ottomano; presa d’atto della buona volontà del
sultano di avviare riforme (mai attuate); riconoscimento della Porta come membro del
concerto europeo; autonomia dei principati di Moldavia e Valacchia (dal 1859 Romania)
e della Serbia, pur sotto sovranità formale turca; smilitarizzazione del mar Nero; integrità
e indipendenza della Turchia; libera navigazione sul Danubio.
Le conseguenze in Russia
Perdita di prestigio, inferiorità organizzativa e tecnica, avvio di riforme sociali (abolizione
servitù della gleba, 1861).
L’unificazione italiana 1870
L’unificazione tedesca 1870
L’impero britannico all’inizio del Novecento
L’espansione europea in Africa
settentrionale e in Medio Oriente all’inizio
del XX secolo
L’espansione europea in Africa all’inizio del
Novecento
L’Europa nel 1900
L’Africa nel 1914
La colonizzazione in Africa 1914 II
Le alleanza nel 1914 I
Il Piano Schlieffen
I 4 grandi
L’Europa nel 1919 II
L’Europa nel 1919 III
L’Europa nel 1919 IV
Il Medio Oriente dopo il trattato di Sévres
Il Medio Oriente tra le due guerre mondiali
L’espansione europea in Africa nel 1936
L’espansione europea in Asia nel 1935
Lo smembramento della Cecoslovacchia
Regimi politici in Europa 1939
Regimi politici in Europa 1940
La divisione della Francia 1942
La divisione della Germania nel 1945
L’Unione Sovietica nel 1945
I due blocchi 1955
La decolonizzazione in Asia
La decolonizzazione
L’Europa nel 2000
Bibliografia
L. Bonanate, F. Armao, F. Tuccari, Le relazioni internazionali. Cinque secoli di
storia: 1521-1989, Bruno Mondadori,1997.
M. Salvadori, Storia dell’età moderna dal cinquecento all’età napoleonica,
Loerscher, 1990.
M. Salvadori, Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione a oggi, Loescher,
1990.
Scarica

corso St rel int parte2 - La FIFI 5 Torino