Il presente volume è stato realizzato dall’INMP (Istituto
Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della
Povertà) nell’ambito del progetto “ForMe. Percorso
formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario”, proposto dal Ministero dell’Interno e finanziato
dal FEI - Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini
di Paesi Terzi (programma annuale 2013). Il progetto
è attuato in partenariato con il Ministero della Salute.
Volume a cura di
Concetta Mirisola (Direttore Generale INMP)
Responsabile del Progetto
Gianfranco Costanzo (INMP Direttore UOC Rapporti
internazionali, con le regioni e gestione del ciclo di
progetto - INMP)
Coordinamento editoriale
Francesca Scorsino (INMP)
Ricerche e testi
(INMP) Gianfranco Costanzo (contesto, conclusioni);
Francesca Scorsino (il progetto FORME, par. 1.1, 2.1,
3.1); Antonio Saponaro e Laura Pratesi (par. 1.1, 1.2,
2.2, 2.3, 3.3, 3.4); Flavia Sesti (par. 3.1, 3.2, 3.4, 4.1);
Laura Piombo (3.3, 3.4, 4.2).
(Contributi Cap. 2) Carmen Mantuano (Regione Lazio),
Elisa Malagamba (Regione Liguria), Adriano Passerini (PA Trento), Mario Raspagliesi (Regione Siciliana),
Francesco Francescaglia (Regione Umbria), Maria
Teresa Napoli (Regione Calabria), Vanessa Vivoli e
Corrado Ruozi (Regione Emilia Romagna), Maria Antonietta Bonafini (ASL Prato), Francesco Vigneri e Ornella
Dino (ASP Palermo), Daniela Pavoncello (ISFOL, revisione metodologia cap. 1, 3, 4).
Grafica e impaginazione
Tipolitografia Trullo
ISBN 978-88-98544-14-1
Finito di stampare nel mese di giugno 2015
Da Tipolitografia Trullo srl
Via Ardeatina 2479 - 00134 Roma
2
Indice Generale
Prefazione del Ministero della Salute
pag.
5
Introduzione dell’INMP
“
6
Il contesto “
7
Il progetto ForMe “
9
Costituzione e funzionamento del Tavolo tecnico
“
11
Capitolo 1: l’offerta formativa professionale sulla mediazione
“
13
1.1 Nota metodologica
“
13
1.2 Censimento e analisi dell’offerta formativa
“
16
Capitolo 2: la domanda di mediazione in sanità
“
25
2.1 Rilevazione e analisi della domanda/fabbisogno presso ASL/AO
“
25
2.2 Il servizio di mediazione nel modello INMP
“
76
2.3 Il Task del mediatore transculturale nel SSN
“
83
Capitolo 3: il percorso formativo
“
87
3.1 Progettazione del percorso ForMe
“
88
3.2 La formazione d’aula
“
102
3.3 Il tirocinio
“
104
3.4 La valutazione dei risultati: apprendimento, comportamento e qualità
“
109
Capitolo 4: Indicazioni operative
“
129
4.1 Scheda progettazione percorso formativo
“
129
4.2 Scheda progettazione tirocinio
“
133
Conclusioni
“
137
3
Allegati
4
pag. 139
1. Tabella percorsi censiti
“
141
2. Scheda raccolta dati
“
149
3. Scheda rilevazione fabbisogno presso ASL/AO
“
151
4. Form candidatura
“
153
5. Scheda sviluppo contenuti
“
157
6. Programma completo
“
158
7. Questionario apprendimento
“
166
8. Questionario qualità discenti
“
172
9. Questionario qualità docenti
“
174
10. Schede valutazione tirocinante
“
175
11. Abstract tesine corsisti
“
183
I
l Ministero della salute e l’INMP collaborano da tempo sui temi della tutela
della salute delle fasce fragili della popolazione, condividendo strategie di
intervento e strumenti operativi volti a garantire il corretto accesso al Servizio Sanitario Nazionale per tutti i cittadini, inclusa la popolazione straniera
presente sul territorio.
Rispetto a queste persone esistono degli ostacoli aggiuntivi, rappresentati
dalla differenza linguistica e culturale, che a volte determina una difficoltà
di comunicazione e comprensione reciproca, tra chi si rivolge ai servizi e gli
operatori socio-sanitari chiamati a dare delle risposte. Difficoltà che si riflette
spesso in accessi non appropriati, scarsa compliance ai percorsi di cura e, in
sostanza, minore garanzia del diritto alla salute. In questo processo diventano fondamentali figure come quella del mediatore transculturale specializzato
in ambito sanitario, per il quale l’INMP è peraltro riferimento nazionale. Figure che devono essere adeguatamente formate, messe in grado di svolgere la
funzione di ponte “sociale” oltre che operativo, in modo uniforme su tutto il
territorio nazionale. Per questo si è ritenuto importante, già in fase di progettazione, rivolgersi a tutte le Regioni italiane, selezionando mediatori culturali
da specializzare in ambito sanitario attraverso un percorso formativo uniforme e coerente con i fabbisogni registrati nelle Aziende sanitarie e ospedaliere
su tutto il territorio nazionale.
In un panorama caratterizzato spesso da situazioni parcellizzate e da interventi isolati e limitati nel tempo, progetti come quello di ForMe permettono
di realizzare interventi condivisi, mirati ed efficaci, nella convinzione che l’integrazione sanitaria giochi un ruolo fondamentale nel più complesso processo
di integrazione dei cittadini stranieri, obiettivo finale di tutta la programmazione del FEI.
Renato Alberto Mario Botti
Direttore Generale della Programmazione sanitaria
Ministero della salute
5
I
l Progetto ForMe nasce da un’ipotesi e da una sfida: l’ipotesi era quella che
il Servizio sanitario pubblico avesse bisogno di una figura che facilitasse l’interazione tra operatori e persone straniere che, nell’esercizio di un loro diritto
fondamentale e riconosciuto dalla stessa Costituzione, accedono ai Servizi; la
sfida era quella di pensare e sperimentare un percorso formativo comune per 21 cittadini di Paesi terzi, provenienti dalle diverse regioni italiane e con un’esperienza pregressa in mediazione culturale, ma non in ambito sanitario. La proposta progettuale presentata al Ministero dell’interno, in collaborazione con
il Ministero della salute, è stata articolata per rispondere ai due presupposti di partenza, basando il modello di intervento sull’esperienza consolidata
dell’INMP nei campi della formazione e mediazione culturale in sanità e sulla
rete di relazioni che l’Istituto ha nel tempo costruito con Regioni, Province
autonome, Aziende Sanitarie e Ospedaliere, Istituti di ricerca, Università e
Amministrazioni centrali.
Questo viaggio è partito un anno fa, dalla costituzione del Tavolo di lavoro
nazionale e dalla mappatura e analisi della domanda di mediazione in sanità
e dell’offerta di formazione professionale disponibile. Si è poi passati, insieme
ai referenti del Tavolo tecnico, a definire il minimo comune multiplo delle conoscenze e competenze del mediatore culturale in ambito sanitario, progettare
nel dettaglio il percorso formativo, selezionare i corsisti ed erogare la formazione sia in aula, sia presso gli ambulatori dell’INMP in forma di tirocinio pratico. I primi risultati di questo considerevole sforzo organizzativo sono stati
molto positivi e ci hanno dimostrato che la strada intrapresa è quella giusta.
Il progetto aveva infatti anche l’ambizione di creare condizioni favorevoli per
un impatto positivo sul contesto d’intervento, in un’ottica di sostenibilità e
replicabilità delle azioni, soprattutto per quanto riguarda la metodologia d’intervento, basata sulla concertazione e la condivisione di obiettivi e strumenti.
Il percorso è ancora lungo e occorre ampliare la portata del coinvolgimento
degli stakeholder istituzionali, così come è risultato opportuno includere nei
percorsi formativi ambiti di specializzazione in grado di rispondere alle emergenze derivanti dalle nuove pressioni migratorie. Grazie alle sue specificità,
nonché al mandato istituzionale, l’INMP può svolgere un ruolo significativo
nell’animazione di questa rete e nella definizione di modelli formativi e operativi che facilitino un migliore accesso e utilizzo dei servizi sanitari da parte
di tutti i cittadini, contribuendo così al processo di integrazione sociale delle
popolazioni migranti.
Concetta Mirisola
Direttore Generale INMP
6
Il Contesto
L’
accelerazione e i cambiamenti strutturali dei flussi migratori avvenuti
negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda gli arrivi dalle
aree subsahariane, dal medio-oriente e dal sud-est asiatico, hanno imposto una riflessione generale sui sistemi di risposta alle emergenze e di
accoglienza e, di conseguenza, sui modelli e strumenti operativi per la gestione dei servizi.
Il presupposto teorico e metodologico resta quello della garanzia del rispetto di tutti i diritti fondamentali, previsti dalle Convenzioni internazionali e
dalla normativa comunitaria e nazionale. Diritti che riguardano anche la sfera della tutela della salute e che si sostanziano nel corretto accesso al Servizio
sanitario nazionale per tutti i cittadini, italiani e stranieri, nella consapevolezza che il processo di integrazione passa anche dall’integrazione sanitaria
e socio-sanitaria.
La dimensione numerica e quella qualitativa dei migranti presenti sul territorio italiano, hanno evidenziato sempre di più l’esigenza di percorsi di specializzazione per coloro che si trovano a supportare gli operatori sanitari e sociosanitari nei diversi contesti di intervento: dall’emergenza sbarchi al Pronto
Soccorso, dalle degenze ospedaliere alle visite ambulatoriali, dai consultori
familiari agli interventi di prevenzione e promozione della salute, fino ad arrivare alle forme di assistenza più propriamente sociale.
La capacità di mediazione culturale diventa quindi un elemento essenziale per
l’effettivo esercizio del diritto alla salute (da parte dei cittadini stranieri) e uno
strumento prezioso per gli operatori dei servizi sanitari pubblici. Capacità
che va oltre il concetto di mediazione linguistica, per collocarsi nell’ambito
di quelle attività che facilitano il dialogo tra strutture pubbliche - deputate
all’erogazione di servizi essenziali - e persone straniere, fungendo da ponte
tra culture (transculturalità), ancora prima che tra lingue diverse. Esigenza
sentita in modo particolare in ambito sanitario, dove coesistono diversi approcci, visioni e vissuti rispetto alla salute, alla malattia e alla cura. La letteratura disponibile sull’argomento - insieme all’esperienza pluriennale maturata
dall’Istituto negli ambulatori di Roma e sul territorio, nell’ambito di progetti
specifici - restituisce una fotografia caratterizzata da figure professionali presenti in modo disomogeneo sul territorio: persone che si sono formate on the
job come mediatori - partendo per esempio dalla condizione di migrante -,
persone che hanno seguito percorsi formativi universitari o professionali - ita7
liani e stranieri -, persone infine che hanno lavorato prevalentemente in altri
contesti e si trovano a un certo momento della loro vita a intervenire come
mediatori in ambito sanitario. Non esistono al momento standard sui quali
basarsi per costruire percorsi formativi, così come non esistono i presupposti
formali per il riconoscimento e l’inserimento della figura professionale nel
Contratto collettivo nazionale di lavoro della sanità. Esiste però un riscontro
forte del fabbisogno di figure competenti e specializzate, espresso dalle aziende sanitarie presenti su tutto il territorio nazionale.
Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi avanti in questa direzione, per
esempio con i lavori del CNEL, dell’Isfol e del Gruppo di Lavoro Istituzionale
sulla figura del mediatore interculturale tout court, coordinato dal Ministero
dell’Interno, grazie al quale sono stati definiti contenuti, capacità, contesti di
intervento ecc.. Il progetto ForMe parte dai risultati di questi lavori e si inserisce nello stesso percorso, con l’obiettivo di fornire un contributo ulteriore
verso la definizione degli standard, in particolare rispetto alle necessità di
competenze molto sviluppate per una figura di snodo nell’assistenza del servizio sanitario nazionale.
Nell’ottica della disseminazione dei risultati, il presente volume vuole rappresentare insieme uno strumento di condivisione e una proposta metodologica per l’adattamento del modello sperimentato ai diversi contesti e
mansioni eventualmente necessari, ma non affrontati in questo progetto. I
risultati della sperimentazione intendono contribuire alla definizione delle
caratteristiche di base per il core curriculum del mediatore transculturale specializzato in sanità, che l’INMP dovrà portare a termine su mandato delle
Regioni italiane.
8
Il progetto ForMe
S
ulla base delle riflessioni sul fabbisogno e dell’esperienza pluriennale
dell’INMP in questi ambiti, è nato il progetto ForMe, proposto dal Ministero dell’Interno e attuato dall’INMP in partenariato con il Ministero
della Salute, nell’ambito della programmazione annuale FEI 2013 (Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi).
L’obiettivo generale del progetto è quello di contribuire al miglioramento qualitativo dei servizi di assistenza socio-sanitaria resi alla popolazione straniera, con
particolare riferimento ai cittadini dei Paesi terzi, nel rispetto del principio
di garanzia del diritto alla salute e di un’appropriata erogazione dei livelli
essenziali di assistenza (LEA) sul territorio nazionale.
L’obiettivo generale è perseguito attraverso i seguenti obiettivi specifici:
• condivisione di ruolo e funzioni del mediatore transculturale in ambito
sanitario, con particolare riguardo agli aspetti legati alla facilitazione
dell’accesso ai servizi socio-sanitari
• elaborazione partecipata di un documento utile alla definizione di linee metodologiche nazionali per la definizione di percorsi formativi del mediatore transculturale in particolari contesti sanitari
Le azioni sono state rivolte in particolare ai cittadini dei Paesi terzi interessati
ad acquisire competenze sulla mediazione transculturale in campo sanitario
(destinatari diretti), con ricadute previste, specialmente sul medio-lungo periodo, sui cittadini stranieri che accedono ai servizi sanitari pubblici (destinatari finali). La strategia perseguita lungo tutta l’attuazione del progetto, è stata
quella del coinvolgimento delle Amministrazioni nazionali e regionali con un
ruolo rilevante nella valorizzazione del curriculum del mediatore transculturale
in ambito sanitario.
Le macro-attività del progetto si sono sviluppate intorno a tre elementi-cardine:
• costituzione e funzionamento di un tavolo di lavoro nazionale degli stakeholder rilevanti (Ministeri della salute, delle politiche sociali,
dell’Istruzione; assessorati alla salute delle Regioni Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Siciliana
e della Provincia autonoma di Trento; ASL di Prato e ASP di Palermo;
Università di Tor Vergata e ISFOL).
• censimento e analisi dell’offerta formativa/domanda di mediazione
culturale in ambito sanitario, attraverso la mappatura dei percorsi for9
mativi esistenti a livello regionale, in particolare per quanto riguarda
la formazione professionale (cfr. Cap. 1) e la rilevazione del fabbisogno
presso le strutture sanitarie delle Regioni partecipanti al progetto (cfr.
Cap. 2). Il doppio percorso di analisi, e il confronto dei rispettivi risultati, hanno permesso di identificare gli elementi caratterizzanti il curriculum
formativo del mediatore e rispondenti agli specifici fabbisogni in ambito sanitario.
• progettazione, sperimentazione e valutazione di un modello didatticoformativo in grado di sviluppare le competenze richieste al mediatore transculturale in ambito sanitario. Il modello si è focalizzato sullo
sviluppo di conoscenze teoriche (in particolare rispetto alla normativa
di ingresso, al diritto alla salute e agli aspetti sanitari della diagnosi e
della cura) e di capacità trasversali quali leadership, ascolto attivo, comunicazione, mediazione, conoscenza della cultura ospite e di quella
ospitata, conoscenza di almeno due lingue (italiana e di almeno 1 Paese
terzo). Il modello è stato quindi sperimentato attraverso un percorso pilota dedicato a 21 mediatori culturali provenienti da diversi Paesi e residenti nelle Regioni e Province autonome italiane. Il percorso formativo
ha visto una prima formazione in aula, di 140 ore, completata da un
periodo di tirocinio presso l’ambulatorio dell’INMP allo scopo di mettere in pratica le conoscenze acquisite, anche attraverso un supporto/
affiancamento da parte del personale esperto di mediazione transculturale dell’Istituto (cfr. Cap. 3). Ogni discente ha concluso il percorso
con l’elaborazione e discussione di una tesina finale (cfr. all. n. 11) che,
insieme agli altri strumenti di verifica, ha permesso una prima valutazione dell’efficacia della formazione in termini di incremento delle
conoscenze e miglioramento dei comportamenti, nonché della qualità
percepita dai discenti (cfr. par. 3.4).
10
Costituzione e funzionamento
del tavolo tecnico
U
no degli elementi caratterizzanti del progetto è stato il lavoro di costruzione e coordinamento del tavolo tecnico nazionale, attraverso il
quale sono stati coinvolti tutti gli attori fondamentali per il tema “formazione-salute-mediazione”: assessorati alla salute delle Regioni e Province
autonome, Amministrazioni centrali, Università ed Enti di ricerca, Aziende
sanitarie e ospedaliere. All’avvio del progetto sono state contattate tutte le
Istituzioni rilevanti e si è riusciti a coinvolgere in modo attivo i rappresentanti di 10 Regioni e PA (Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche,
Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Trento); dei Ministeri della salute, del lavoro e delle politiche sociali e dell’istruzione; dell’Università di Tor Vergata;
dell’Isfol; dell’ASL di Prato e dell’ASP di Palermo.
Il Tavolo tecnico ha rappresentato un importante luogo di incontro e confronto dei diversi attori che, in funzione del ruolo e dell’esperienza, hanno potuto
contribuire alla definizione del curriculum formativo del mediatore transculturale che opera in ambito sanitario, tenendo in considerazione le diverse conoscenze e competenze richieste dal profilo. I risultati di tutte le fasi del progetto
- dall’analisi del contesto alla progettazione ed erogazione del percorso formativo - sono stati regolarmente discussi e condivisi con i referenti del Tavolo
tecnico, riproducendo la modalità operativa che caratterizza lo sviluppo di
questo tipo di percorsi normativi e di riconoscimento di figure professionali
(per esempio in sedi quali la Conferenza Stato-Regioni), nella consapevolezza
che questi temi rappresentano un’esigenza di sistema e richiedono quindi una
risposta di sistema, basata sulla concertazione e il lavoro cooperativo, interistituzionale e multisettoriale.
Dal punto di vita metodologico, risulta di notevole interesse il processo
messo in atto per evidenziare le caratteristiche del mediatore transculturale
in campo sanitario, consapevoli dell’assunto che un argomento di portata
generale così complesso debba essere affrontato al pari delle materie oggetto di dialogo tra le Regioni e il livello nazionale e nelle Commissioni di
lavoro istituite dalla Conferenza delle Regioni per disciplinare materie di
competenza concorrente tra Regioni e Stato o materie di competenza esclusiva regionale.
La chiamata delle Regioni al tavolo di lavoro del progetto ForMe, ha permesso
di creare un luogo di confronto di respiro nazionale. L’esperienza ha permesso
11
di evidenziare vari aspetti di dialogo tra le realtà regionali, evidenziandone
caratteristiche, peculiarità e aspetti problematici.
Un tale tavolo di confronto concertato, anche con la partecipazione dei
referenti ministeriali e universitari competenti, ha messo in luce aspetti quali:
• l’analisi della presenza della figura del mediatore transculturale in
campo sanitario nel proprio territorio di appartenenza, tale processo
ha evidenziato per le realtà regionali un campo d’azione dapprima
non noto e ha successivamente permesso di effettuare un monitoraggio
sulla presenza e sul fabbisogno del territorio
• il monitoraggio e l’esperienza raccolta, discussa con le altre regioni ha
evidenziato punti comuni, esperienze pregresse e necessità coincidenti;
proprio il confronto e la discussione ragionata hanno permesso di
evidenziare come questa nuova figura possa incidere in maniera
significativa sull’appropriatezza dei servizi sociosanitari erogati,
soprattutto in termini di appropriatezza clinica e organizzativa1
• una volta evidenziate la necessità e l’importanza della figura del
mediatore, si è compreso che un lavoro di concerto potesse essere
l’unica ipotesi per poter dare forma e sostanza a una definizione del
profilo del mediatore transculturale in campo sanitario, e così è stato
fatto
Disciplinare un tale processo di costruzione di core curriculum del mediatore
culturale in campo sanitario, con tali presupposti, ovvero con il dialogo
ragionato tra gli enti istituzionali, è evidentemente il primo passo per dare la
possibilità ai contenuti e alla disciplina di questa figura di entrare nell’agenda
dei tavoli istituzionali nazionali ed essere oggetto di forme giuridiche di
disciplina quali ad esempio intese o accordi Stato Regioni.
1 U
na procedura clinica è appropriata se il beneficio atteso supera le eventuali conseguenze negative con un margine sufficientemente ampio, tale da ritenere che valga la pena effettuarla; un procedura organizzativa è appropriata
quando l’intervento è erogato a livello più gradito all’utenza.
12
Cap. 1 - L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE
SULLA MEDIAZIONE
Come previsto in fase di progettazione iniziale, si è partiti da un’indagine
nazionale sull’offerta formativa esistente relativa alla figura del mediatore
culturale o transculturale, con lo scopo di identificarne il profilo tipico, in
particolare rispetto alla formazione professionale accreditata.
1.1 NOTA METODOLOGICA
Per conseguire gli obiettivi dell’indagine si è proceduto in due fasi:
1. censimento delle offerte formative centrate sulla figura del mediatore
culturale
2. analisi di dettaglio di un sotto-insieme delle offerte costituito da quelle
che mostravano un valore maggiore sulla base di un indice costruito
nell’ambito del censimento
Le rilevazioni sono state effettuate in due differenti periodi temporali: luglioagosto e ottobre-novembre 2014. L’analisi di dettaglio dei percorsi selezionati
è stata effettuata nei mesi di novembre e dicembre 2014.
Per condurre le attività è stato predisposto uno strumento concettuale di
analisi il cui modello è rappresentato in fig. 1. Nella prima fase di censimento,
a partire dalle informazioni rilevate sui portali regionali di formazione e dai
motori di ricerca, si è proceduto a raccogliere dati relativi a un primo nucleo
di elementi costituenti il profilo dell’offerta formativa. Contestualmente è stata
svolta un’analisi degli elementi costituenti il contesto normativo regionale,
utilizzando anche i risultati del Gruppo di lavoro istituzionale (GLI) sulla
mediazione interculturale, prodotti nell’ambito del progetto FEI annualità
2012 - capacity building, condotto dallo stesso Ministero dell’Interno.
Le proprietà dell’offerta formativa e del relativo contesto normativo regionale
impiegate per il censimento delle offerte sono incluse nell’ellissi in alto a
sinistra.
13
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Figura 1 - Modello di analisi dell’offerta formativa
14
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Una volta censite le proposte formative, queste sono state ordinate in base al
valore assegnato a ogni offerta su un indice a sua volta costruito su 3 indicatori
(cfr. fig. 1, ellisse in basso a sinistra).
Attraverso tali indicatori sono stati resi operativi i criteri di attribuzione di
valore in relazione alle dimensioni tipologia dell’offerta, ambito di specializzazione
e grado di pressione dell’impianto normativo e organizzativo regionale. I criteri
di selezione delle offerte formative erano stati infatti stabiliti in relazione a:
• tipologia dell’offerta - è stato assegnato peso decrescente alle offerte
formative nel seguente ordine: corso di formazione professionale; alta
formazione o corso di perfezionamento; master; corso di laurea base o
specialistica
• ambito di specializzazione - è stato assegnato peso decrescente alle
offerte in base agli ambiti di specializzazione nel seguente ordine:
sanitario/socio-sanitario, educativo, giuridico/sicurezza, commerciale
• criteri relativi alla pressione dell’impianto normativo e organizzativo
regionale - è stato assegnato un peso alle offerte relative alle regioni
che presentavano un valore positivo per le variabili esistenza normativa
su figura professionale mediatore, definizione standard formativi e istituzione
dell’Albo dei mediatori
I corrispondenti indicatori sono stati quindi costruiti come segue:
• indicatore di prossimità rispetto alla tipologia dell’offerta - il valore
indica quanto l’offerta censita sia vicina alle caratteristiche previste dal
percorso formativo del progetto ForMe (scala da 1 a 6)
• indicatore di vicinanza rispetto all’ambito di specializzazione - il
valore indica quanto l’offerta censita sia vicina ai contenuti del percorso
previsto dal progetto ForMe, ovvero l’ambito sanitario e socio-sanitario
(scala da -1,5 a 3)
• indicatore di pressione dell’impianto normativo e organizzativo
regionale - il valore indica quanto sull’offerta incida la pressione ecologica
regionale costituita dalla codificazione della figura professionale, degli
standard normativi e dalla presenza di albi professionali (scala da 0 a 5)
La somma dei valori sui 3 indicatori ha determinato il posizionamento
sull’indice di cogenza del profilo dell’offerta: su una scala complessiva da -0,5
a 14, indica quanto siano cogenti gli elementi del profilo dell’offerta analizzata
su quelli caratterizzanti l’offerta formativa del progetto ForMe. Ordinate
quindi le offerte in base a tale valore, sono stati contattati i provider delle
prime 20 offerte formative, ai quali sono stati chiesti dati di dettaglio relativi
alle seguenti proprietà (cfr. fig. 1, ellisse a destra):
• requisiti di accesso al corso
• numero studenti iscritti
• presenza e profilo del tirocinio
15
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
• numero edizioni e cadenza
• percentuale di superamento del test finale
1.2 CENSIMENTO E ANALISI DELL’OFFERTA FORMATIVA
Sono stati rilevati 109 corsi (cfr. fig. 2): 73 (67%) promossi dai centri di
formazione professionale, 16 (15%) corsi di laurea triennale, 14 (13%) master e
5 (4,5%) corsi di perfezionamento post-universitario o alta formazione.
Figura 2 - Tipologia di offerta
Delle 73 offerte di formazione professionale (FP) si evidenziano i seguenti
punti:
• le denominazioni maggiormente utilizzate per identificare la figura
professionale in uscita sono il mediatore interculturale (83%) e il mediatore
culturale (15%)
• le proposte formative relative all’ambito sanitario/sociale sono il 37%
(cfr. Fig.3)
• la durata media dei corsi censiti è di 514 ore, comprensiva dei tirocini
quando previsti. I valori variano da una durata minima di 250 ore a una
massima di 740
• il principale canale di erogazione dell’offerta è l’aula (95%)
16
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Figura 3 - Ambiti di specializzazione
Rispetto ai contesti regionali in cui si sono svolti percorsi formativi per mediatori
culturali, nella tabella seguente si presenta il quadro di sintesi sulla presenza degli
elementi ritenuti utili per la selezione e successiva analisi: norme di riconoscimento
della figura, definizione standard formativi e presenza di un Albo.
17
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Queste sono infatti le variabili attraverso le quali è stato composto l’indicatore
di pressione dell’impianto normativo e organizzativo regionale, poiché il
provider che opera in una regione che ha normato la figura professionale del
mediatore sarà indotto a: riportare competenze e responsabilità della figura
professionale normata tra gli obiettivi didattici del corso; aderire al profilo
di offerta definito tramite gli standard formativi regionali (numero di ore di
corso previsto, presenza di tirocinio, natura delle prove di valutazione, ecc.);
rispondere a una domanda di formazione professionalizzante che è resa più
esigente in presenza di un Albo professionale, poiché quest’ultimo rende più
strutturato l’incontro tra domanda e offerta.
Regione o Provincia
autonoma
Abruzzo
Norma su figura
professionale
mediatore culturale
sì
Definizione standard
formativi per mediatore
culturale
sì, formalmente
Presenza Albo
mediatori
culturali
no
Basilicata
no
no
no
Calabria
no
sì, formalmente
sì, provinciale
Campania
sì
sì, formalmente
sì, provinciale
Emilia Romagna
sì
sì, formalmente
no
Friuli Venezia Giulia
no
no
no
Lazio
sì
sì, formalmente
sì, provinciale
Liguria
sì
sì, formalmente
sì, provinciale
Lombardia
no
no
no
Marche
sì
sì, formalmente
no
Molise
no
no
sì, regionale
Piemonte
sì
sì, informalmente
sì, provinciale
PA Bolzano
sì
sì, formalmente
no
PA Trento
sì
sì, formalmente
no
Puglia
sì
sì, formalmente
sì, provinciale
Sardegna
no
no
sì, provinciale
Sicilia
no
no
no
Toscana
sì
no
no
Umbria
no
no
sì, comunale
Valle D’Aosta
sì
sì, formalmente
sì, regionale
Veneto
no
no
sì, provinciale
Tabella 1 - Presenza dei requisiti qualificanti per l’offerta formativa di
mediazione culturale
18
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
I dati dell’analisi di dettaglio
I 20 corsi2 sui quali è stata effettuata l’analisi di dettaglio, sono stati erogati in
13 regioni e Province autonome: 4 in Sicilia, 2 in Abruzzo, Calabria e Lazio, 1
in Campania, Liguria, Molise, Puglia, Piemonte, PA di Bolzano, PA di Trento,
Sardegna e Umbria.
Per quanto riguarda i dati generali delle offerte formative, la mediana delle
edizioni concluse è pari a 1 (min 0 - max 12) e la cadenza delle edizioni è perlopiù
annuale. Il numero medio di iscritti all’ultima edizione conclusa dei corsi si
attesta sulle 15 unità (min 3 - max 30). Riguardo all’efficacia dell’offerta, i dati
mostrano che arriva a sostenere la prova d’esame finale in media l’89% degli
iscritti al corso (la mediana è al 97%, min 53% - max 100%) e supera la prova
finale in media il 97% (mediana 100%) di coloro che sono arrivati a sostenerla.
Quindi, coloro che hanno superato l’esame rispetto agli iscritti al corso sono
in media l’89% (valori della mediana 94%, min 55% - max 100%).
A questi alti numeri circa l’esito positivo del percorso formativo fanno da
contraltare i dati bassi relativi agli occupati, stando alle informazioni fornite
dai provider: la media degli studenti occupati nel settore a un anno dal corso,
rispetto a quanti hanno superato l’esame, è l’8% (mediana al 6%) con un
minimo di 3% e un massimo di 18%.
Rispetto ai requisiti di ingresso, si osserva che nella maggioranza dei casi
(54,55%) non vengono posti vincoli legati alla cittadinanza (cfr. fig. 4), ma quasi
un corso su tre (31,8%) è riservato a cittadini stranieri. Nell’80% dei casi viene
richiesto il diploma di scuola superiore (cfr. fig. 5). Nel 52% dei casi è fissato un
livello della scala QCER3 per la padronanza della lingua italiana, tra questi, nel
50% dei casi è indicato il livello B2 (intermedio superiore), nel 33% il livello B1
(intermedio di soglia) e 17% il livello C1 (avanzato o di efficienza autonoma).
Quando non c’è riferimento al QCER, nel 24% dei casi la competenza è un
prerequisito non codificato (gli intervistati hanno parlato di una “buona”
competenza), mentre per il restante 24% la conoscenza della lingua italiana
non rientrava nei prerequisiti di accesso. Solo nel 5% dei casi (e solo per gli
studenti italiani) si chiede un’esperienza di 3 anni nel settore della mediazione
culturale.
2 S
ono stati interpellati gli enti promotori delle prime 46 offerte di formazione professionale. Dei 46 si è riusciti a raggiungere telefonicamente 30 contatti, dei quali 7 hanno comunicato che il corso non è mai partito, principalmente
a causa della mancanza di iscritti e 3 che la persona che si era occupata del progetto non era più disponibile.
3 Il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), in inglese Common European
Framework of Reference for Languages (CEFR), è lo standard europeo di codificazione della competenza linguistica.
19
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Figura 4 - Prerequisito nazionalità
Figura 5 - Prerequisito titolo di studio
20
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Il tirocinio è previsto nell’80% dei casi analizzati. Rispetto ai contesti presso i
quali è possibile svolgere il tirocinio, si osservano frequenze basse per i servizi
afferenti alla sfera sanitaria/socio-sanitaria (cfr. tab. 2): i più frequenti sono
i Servizi socio assistenziali tributari, con una frequenza percentuale del 50%,
seguiti dai Servizi amministrativi e tributari con il 50%, dai Servizi di pubblica
sicurezza e dai Servizi educativi culturali, entrambi con il 40%; staccati
risultano i servizi dell’area sanitaria/socio-sanitaria (ASL, AO, Consultori,
servizi di informazione socio-sanitaria e servizi socio-assistenziali), con una
media di frequenza percentuale di circa il 16%.
Presenza del contesto nel tirocinio
Presenza
Aziende Ospedaliere
6
30%
14
70%
20
100%
Aziende Sanitarie
3
15%
17
85%
20
100%
Consultori
3
15%
17
85%
20
100%
Servizi amministrativi e tributari
10
50%
10
50%
20
100%
Servizi di informazione socio-sanitaria
3
15%
17
85%
20
100%
Servizi di prevenzione e riduzione del danno
1
5%
19
95%
20
100%
Servizi di pubblica sicurezza
8
40%
12
60%
20
100%
Servizi educativi culturali
8
40%
12
60%
20
100%
Servizi socio assistenziali
11
55%
9
45%
20
100%
Sindacati/ACLI
3
15%
17
85%
20
100%
Assenza
Totali
Tabella 2 - Presenza del contesto nel tirocinio
La durata media del tirocinio è di 208 ore (min 80 - max 300) e, sempre in media,
le ore di tirocinio corrispondono al 41% del totale delle ore di formazione.
Circa la natura della verifica finale di tirocinio, nel 50% dei casi si fa riferimento
allo strumento della scheda di valutazione finale, sottoposta al giudizio di una
commissione d’esame, e il valutatore è un tutor appartenente alla struttura
che ospita il tirocinio. In un altro 25% dei casi si fa riferimento a una generica
prova scritta e nel 30% una prova orale. Solo nel 15% dei casi viene richiesta
una relazione al discente (cfr. fig. 6). Nel 55% dei casi analizzati è prevista,
inoltre, un’attività di autovalutazione sulla propria esperienza di tirocinio.
21
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Figura 6 - Tipologia della verifica del tirocinio
Per quanto riguarda la prova di verifica finale (cfr. fig. 7), le frequenze
percentuali delle diverse prove variano significativamente rispetto alle prove
di verifica del solo tirocinio: la percentuale di corsi che si concludono con
una prova scritta (con domande chiuse e/o aperte) sale al 62,5%, mentre
quella di valutazione del tutor o dell’associazione ospitante scende al 12,5%.
Aumentano le percentuali della prova orale (37,5%) e, in maniera significativa,
quelle del un compito prodotto dal discente (31,25%).
22
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Figura 7 - Tipologia della prova finale
Passando, infine, a un’analisi delle discipline svolte nei corsi, si riportano i
risultati qualitativi relativi ai programmi formativi pubblicati online sui
rispettivi siti (cfr. fig. 8): 15 delle 20 offerte formative4 riportavano la presenza
di argomenti riguardanti 9 aree tematiche: antropologica, economica,
giuridica, linguistica, psicologica, sanitaria, sociologica, giuridica/sanitaria,
tecnico-informatica.5 Come si può osservare nella fig. 9, le aree con una
maggiore frequenza riguardano l’area sociologica (100%,) seguita dalle aree
antropologica e giuridica (86,67% per entrambe). Tale dato non stupisce, se
si considera la centralità di tali aree tematiche nel campo delle nozioni che
un mediatore deve possedere. Sorprende invece l’alto valore di presenza
di argomenti relativi all’area tecnico-informatica (60%). Infine, considerato
che i singoli corsi osservati prevedono un ampio ventaglio di ambiti di
specializzazione, i valori relativi alle aree tematiche dell’ambito sanitario
risultano piuttosto significativi (sanitaria 46,67%; giuridico/sanitaria 40%).
4 Nei 5 casi rimanenti non è stato possibile accedere ai programmi formativi.
5 D
i seguito vengono sintetizzati i principali argomenti relativi a ciascuna area: area antropologica (mediazione trattata sotto l’aspetto dell’interculturalità, dell’integrazione, degli aspetti religiosi); area economica (imprenditoria e
realizzazione di business plan); area giuridica (normativa, diritto pubblico, amministrativo e degli enti locali, diritto
al lavoro e alla salute sul lavoro, politiche comunitarie, nazionali e regionali sull’immigrazione); area linguistica
(laboratori di lingua, italiana, inglese o di una seconda lingua e metodologie e tecniche di insegnamento di italiano
agli stranieri); area psicologica (psicologia sociale, di comunità, relazionale); area sanitaria (educazione alla salute,
assistenza sanitaria, tecniche di pronto soccorso); area sociologica (sociologia, sociologia delle religioni e contenuti circa counseling, disagio sociale e pregiudizio); area giuridico/sanitaria (diritto alla salute, accesso al SSN, orientamento ai servizi); area tecnico-informatica (elementi di informatica, reti informatiche, banche dati, Internet).
23
Cap. 1
L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE
Figura 8 - Aree tematiche trattate
Dai dati raccolti emerge dunque un quadro dell’offerta formativa professionale
sulla mediazione culturale caratterizzato dall’estemporaneità e dalla
genericità. Le offerte formative sono limitate nel tempo, perché caratterizzate
da poche edizioni, e in queste condizioni i provider hanno poche possibilità
di mettere in atto i meccanismi di miglioramento che, con il trascorrere delle
edizioni, rendono progressivamente più efficace l’offerta. Inoltre non aiuta a
perseguire tale obiettivo di efficacia l’ampio spettro dei contesti d’intervento
del mediatore, ricavato dall’analisi dei contenuti e dai contesti proposti dei
tirocini, scelta probabilmente dovuta all’esigenza di massimizzare le iscrizioni
al corso.
Date queste caratteristiche del profilo dell’offerta di formazione, per il lavoro
di progettazione del percorso di ForMe sono stati presi in considerazione
come elementi di input solo i dati relativi ai contenuti dei corsi e al peso
relativo delle rispettive aree tematiche. Anche questo input è stato comunque
adeguatamente pesato, in considerazione del fatto che, tra quelle analizzate,
le offerte formative mirate a formare il mediatore per operare nel contesto
sanitario sono risultano quasi del tutto assenti.
24
Cap. 2 - la domanda di mediazione in sanità
2.1 RILEVAZIONE E ANALISI DELLA DOMANDA / fabbisogno presso asl / AO
Come ipotizzato in fase di progettazione iniziale, la metodologia utilizzata
ha previsto un doppio piano di analisi, confrontando da un lato ciò che era
disponibile sul lato “offerta formativa”, in particolare quella professionale,
e dall’altro gli elementi salienti della “domanda/fabbisogno di mediazione”
nelle strutture sanitarie italiane.
Nello specifico, quest’ultima macro-attività si è concentrata sulla definizione
del profilo del task del mediatore culturale in ambito sanitario, attraverso una task
analysis condotta su due ambiti osservati separatamente:
1. analisi della domanda di mediazione presso le strutture del SSN raccolta dati attraverso form semi-strutturata rivolta ai responsabili dei
servizi di mediazione culturale presso le strutture del SSN
2. modellizzazione del task del mediatore transculturale presso l’INMP
- attività di task analysis classica, condotta attraverso interviste a
operatori ed esperti dell’INMP
I due profili di task del mediatore risultanti dalle rilevazioni sono stati quindi
messi a confronto per poter tenere conto di differenze e analogie tra il modello
operativo dell’INMP (sul quale si basano l’organizzazione dei servizi e le
modalità di svolgimento del tirocinio pratico previsto dal corso di ForMe) e
il contesto che realisticamente i mediatori formati trovano o possono trovare
presso le strutture del SSN nelle diverse regioni. La sintesi tra i due modelli di
task ha costituito la base per la progettazione della fase di tirocinio.
Obiettivo di questa attività era profilare il servizio di mediazione culturale
attivato presso le strutture del SSN e, in particolare il task previsto per
il mediatore: capire dove opera, se opera, il mediatore culturale (UOC/
UOS, struttura, servizio, Dipartimento ecc), in cosa consiste la sua attività
(accoglienza e orientamento, traduzione e interpretariato, mediazione
culturale ecc) e con quali figure professionali sanitarie e socio-sanitarie
interagisce prevalentemente. Il modello alla base dell’elaborazione della
scheda di rilevazione, definita di concerto con i rappresentanti istituzionali
del Tavolo tecnico, è illustrato nella fig. 10 (cfr. in particolare ellisse a destra).
25
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
La scheda di rilevazione ha inoltre incluso alcuni item mirati a effettuare una
prima ricognizione sistemica delle forme di contrattualizzazione esistenti sul
territorio, partendo dalla consapevolezza dell’attuale vuoto normativo circa
il riconoscimento della figura a livello professionale nell’ambito sanitario (cfr.
all. n. 3).
La scheda di rilevazione, pubblicata anche sulla piattaforma e-Learning
INMP1 è stata distribuita presso le strutture sanitarie del territorio, tramite
i referenti regionali del Tavolo tecnico. I dati sono poi stati restituiti tramite
la compilazione diretta online o l’invio di schede compilate in cartaceo e
successivamente inserite dal gruppo di lavoro nel database online.
1 http://elearning.inmp.it/fad/form/forme/
26
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 10 - Modello di analisi della domanda di mediazione presso le
strutture del SSN
27
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
In totale, nel periodo di rilevazione (novembre 2014 - febbraio 2015) sono
state raccolte 41 schede, provenienti da strutture situate in 6 Regioni (perlopiù
dall’Emilia Romagna, dalla quale sono giunte il 32% delle schede) e dalla
Provincia Autonoma di Trento (cfr. fig. 11).
Figura 11 - Distribuzione geografica delle strutture
Per quanto riguarda le strutture oggetto delle schede, nel 32% dei casi i dati
riguardano il livello generico dell’azienda nel suo insieme (ASL). Il 14% delle
schede riguarda dati relativi a un Dipartimento (Es. Dipartimento Salute
Mentale, Dipartimento materno infantile, etc.) e nel 27% dei casi a un Ufficio,
quindi nel 22% delle schede poliambulatorio e al 5% altri servizi (Centro
Accoglienza Bambino e Famiglia, Consultorio per il singolo la coppia e la
famiglia). Per tenere conto di questi diversi ordini di grandezza, in sede di
analisi del dato, si considerano i dati riferiti a Dipartimenti e Uffici come
valori medi dei servizi che li contengono (cfr. fig. 12).
28
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 12 - Categoria di appartenenza della struttura
Entrando nel dettaglio dei risultati delle schede, per quanto riguarda gli
aspetti organizzativi del servizio di mediazione culturale, si osserva che
la media dell’età del servizio è di 10 anni (stesso valore per la mediana, min
1 anno - max 18); il turnover si attesta in media sul valore di 3 anni (da
meno di un anno a un massimo di 10 anni); per la modalità di reclutamento,
l’affidamento del servizio a cooperative sociali e associazioni è di gran lunga
la più praticata con (65% dei casi), seguita da lavoro dipendente a tempo
determinato/indeterminato (33%) e lavoro in somministrazione (2%) (cfr. fig.
13). La modalità di svolgimento delle attività più frequente è quella per turni e
a chiamata (56% dei casi), seguita dall’organizzazione a chiamata (36%) (cfr.
fig. 14). Nel 78% dei casi esiste una forma di valutazione del servizio.
Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi del servizio di mediazione, può
risultare interessante osservare i dati relativi ai soli poliambulatori, vista
la significatività di tali strutture in relazione agli obiettivi di indagine del
progetto ForMe. Il dato maggiormente discordante rispetto a quello generale
riguarda le modalità di organizzazione delle attività: l’organizzazione per
turni e a chiamata risulta più frequente (71% rispetto al 56% del dato generale).
Discordante rispetto al dato generale è anche quello relativo al turnover: la
media del turnover nel servizio di mediazione nei poliambulatori risulta
essere leggermente più bassa del dato generale (moda 1,6 a fronte di 3 del dato
generale; mediana 0 a fronte di 3; il massimo del turnover dei poliambulatori è
di 5 anni, mentre in generale risulta essere di 10 anni). Il numero di mediatori
29
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
impiegati nel servizio dei poliambulatori è mediamente 12,5 (mediana 4,
min 0 - max 60). Non dissimili rispetto al dato generale risultano essere i dati
relativi all’età media del servizio e le modalità di reclutamento. L’età media del
servizio appare sostanzialmente immutata rispetto al dato generale (media
8,14 rispetto agli 8,89 del dato generale) e la distribuzione dei dati più
compatta (la mediana osservata per i poliambulatori è di 7 anni invece dei 10
del dato generale). Anche rispetto alla modalità di reclutamento tipica, ovvero
l’affidamento del servizio a cooperative sociali e associazioni, si registrano
valori simili a quelli del dato nazionale (63% di frequenza percentuale della
moda contro un 65% del dato generale).
Figura 13 - Modalità di reclutamento
Figura 14 - Organizzazione del servizio
30
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Rispetto ai requisiti di ingresso richiesti agli aspiranti mediatori (cfr. figg. 1516-17), essi non sono posti nel 7% circa dei casi. Il più frequente è la conoscenza
della lingua italiana (76% dei casi, ma solo nell’11% di questi è stato fissato un
livello di competenza linguistica codificato, il C1). Titolo di studio relativo
alla mediazione interculturale ed esperienza di mediazione sono entrambi
richiesti con una percentuale del 58,5%, anche se rispetto all’esperienza in
nessun caso è indicato il numero minimo di anni richiesto. Il titolo di studio è
posto come prerequisito nel 19% dei casi e viene sempre indicato il diploma
di scuola media superiore. Solo nel 10% dei casi viene posto come requisito la
cittadinanza non italiana.
Figura 15 - Prerequisiti per i mediatori da reclutare
31
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 16 - Prerequisito titolo di studio
Figura 17 - Livello di conoscenza della lingua
Passando ai contenuti operativi del servizio di mediazione, il profilo del task
del mediatore culturale all’interno delle strutture del SSN (vedi Fig. 18) è
caratterizzato in larga parte dalle stesse mansioni che troveremo nel modello
del task del mediatore transculturale presso l’INMP (cfr. par. successivo), di
seguito se ne anticipa una breve descrizione:
32
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• accoglienza - attività di accoglienza presso la struttura e indirizzamento
dell’utente ai servizi interni
• orientamento - attività di rilevazione dei bisogni espressi e inespressi,
informazione customizzata e orientamento finalizzato all’esercizio del
diritto alla salute e all’integrazione dell’utente nella comunità
• partecipazione al servizio - attività di partecipazione attiva
all’erogazione della prestazione sanitaria/socio-sanitaria attraverso
l’affiancamento dell’operatore titolare del servizio
L’attività di partecipazione all’erogazione del servizio sanitario/sociosanitario risulta di gran lunga la più presente con il 97% di copertura dei
casi. Frequentemente viene riferita un’attività di affiancamento dell’operatore
su chiamata, dal vivo o in remoto via telefono. Nel 51% dei casi, accanto alla
partecipazione all’erogazione del servizio troviamo la mansione di orientamento
mirata a garantire l’integrazione sanitaria della persona immigrata, attraverso
la fornitura di informazioni sulle modalità di accesso ai servizi del territorio
e sulle procedure per l’esercizio del diritto alla salute. Più raramente, invece,
si registra l’impiego dei mediatori nella mansione relativa all’accoglienza e
indirizzamento verso i servizi interni alla struttura (11%).
Figura 18 - Mansioni
33
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
I contesti nei quali più frequentemente sono eseguite le mansioni del mediatore
(cfr. fig. 19), sono quelli relativi alle prestazioni prettamente sanitarie: visite
ambulatoriali e specialistiche (72% dei casi), reparti/degenza (69%) e pronto
soccorso (62,5%). Sia per le visite specialistiche, sia per la degenza, sono
coinvolte più frequentemente le specialità di ginecologia e salute mentale. Il
dato conferma quanto anticipato dai referenti regionali del Tavolo tecnico,
in occasione della ricognizione di contesto effettuata prima della rilevazione:
le discipline mediche afferenti alle aree materno-infantile e salute mentale
sono quelle nelle quali i mediatori sono maggiormente impiegati, sia per la
degenza ospedaliera che per le prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche
(cfr. fig. 20).
Se si considera l’incidenza non elevata riscontrata per la generale mansione
orientamento, risulta relativamente alta la frequenza registrata nell’indagine
circa il contesto costituito da sportelli di accoglienza, orientamento, URP (cfr.
Fig. 19), segno che la mansione è presente, ma che non viene normalmente
codificata con questa etichetta. Infine, nella categoria altro contesto quelli più
citati risultano i consultori, le case famiglia, gli sportelli per il rilascio del
tesserino con Codice STP.
Figura 19 - Contesti operativi
34
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 20 - Relazione tra prestazioni sanitarie e discipline mediche
Accanto alla descrizione delle mansioni e dei contesti, è stato rilevato il
dato sulle prime 3 figure di operatori con i quali il mediatore è chiamato a
interagire:
• coerentemente con le precedenti variabili, la figura di operatore più
frequentemente indicata è quella del medico, nel 74% dei casi (cfr.
fig. 21). A caratterizzare la relazione con tale figura, le parole chiave
rintracciate sono affiancamento, supporto, traduzione
• personale tecnico e amministrativo risultano essere le figure più
indicate sia in seconda (28% - cfr. fig. 22) che in terza posizione (27% cfr. fig. 23). Le espressioni chiave della relazione con queste figure sono
supporto per il disbrigo delle pratiche burocratiche, supporto alla decodifica
delle richieste, traduzioni
• l’infermiere è indicato come seconda figura nel 24% dei casi (cfr. fig.
22). La relazione tra mediatore e infermiere risulta caratterizzata dalle
espressioni affiancamento durante le prestazioni, aiuto nella comunicazione,
traduzione
• psicologo e/o psichiatra sono citati nel 12% dei casi come seconda
figura (cfr. fig. 22) e la relazione risulta caratterizzata dalle seguenti
espressioni: affiancamento nei colloqui e nella conduzione di gruppi,
traduzione, supporto a iniziative di integrazione
35
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• anche l’assistente sociale è citato nel 12% dei casi come seconda
figura (cfr. fig. 22) e la relazione sembra essere caratterizzata dalle
espressioni accoglienza e colloquio, raccolta dei dati relativi alla storia, al
percorso migratorio e alle condizioni socio-economiche e familiari, raccolta
delle richieste e del bisogno in ambito sociale
Figura 21 - Figure professionali 1
Figura 22 - Figure professionali 2
36
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 23 - Figure professionali 3
37
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
CALABRIA
di Maria Teresa Napoli2
Il contesto
La Regione Calabria può essere considerata terra storica di approdo, per i
popoli provenienti dai territori afro-asiatici e forse anche per questo gli
autoctoni hanno una facilità relazionale e una plasticità comunicativosimbolica che favorisce la relazione e l’interscambio culturale. Tale attitudine
non giustifica la scarsa presenza di mediatori fra i dipendenti delle istituzioni
pubbliche, seppur diviene risorsa spendibile allorquando viene messa in gioco
per favorire l’integrazione. Sul territorio regionale, la popolazione straniera
residente è di oltre 74 mila abitanti (il 4% dell’intera popolazione), per quanto
lo stesso territorio è dimora di un numero non definibile di soggiornanti
irregolari e di migranti “in transito” (soggiornanti di brevi periodi giunti via
mare ma protesi verso le regioni del nord Europa), che rappresentano agli
operatori sanitari importanti bisogni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria.
Negli ultimi anni vi è inoltre un forte aumento del numero dei migranti,
cosiddetti “forzati” (con un tasso di crescita 143,6%), che giungono attraverso
sbarchi o trasferimenti da altre sedi di sbarco, determinando un aumento
significativo dei centri di accoglienza. Non va poi sottovalutato il numero di
migranti che transitano dalla Calabria dimorando per brevi periodi, spesso
in modo precario. Le collettività più consistenti in Regione sono quelle
rumene e bulgare per la CE, marocchina, ucraina, indiana, cinese, filippina,
albanese per l’area continentale, ma anche quelle provenienti da aree afroasiatiche devastate dalla guerra e schiacciate dalla precarietà economica, quali
Bangladesh, Mali, Niger, Afghanistan. La presenza di popoli provenienti dai
variegati paesi del mondo, portatori spesso di sofferenze e traumi psichici e
con un forte bisogno di ascolto ci inducono ancor più a qualificare i servizi
sanitari e socio-sanitari regionali.
La mediazione sanitaria in Calabria
Dalla ricognizione effettuata emerge che le Aziende Sanitarie e Ospedaliere
della Regione Calabria si avvalgono di mediatori in modo discontinuo
attraverso attività progettuali, oppure fanno riferimento ai mediatori afferenti
2 R
eferente del Tavolo tecnico per la Regione Calabria - dirigente UO tutela della donna, infanzia e famiglia (ASP
Catanzaro)
38
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
alle strutture che accolgono migranti, fra essi SPRAR, e Centri di Accoglienza
di varia natura.
Nel corso degli anni le stesse aziende, alcune in modo più marcato altre meno,
hanno avuto la lungimiranza di utilizzare le progettualità come strumento
per reclutare mediatori, così da poter offrire tale servizio. Fra essi emergono le
esperienze dell’ASP di Catanzaro, di Reggio Calabria e di Crotone. Nel primo
caso (ASP CZ) dal 2006 ad oggi la presenza dei mediatori è stata garantita
quasi costantemente, seppur la loro presenza è stata riservata in modo
particolare ai Consultori familiari, agli ambulatori STP/ENI, ai CISS (Centri
Socio-Sanitari di orientamento ed informazione dedicati agli Immigrati), al
centro di Medicina del Viaggiatore e delle Migrazioni, ai reparti di Ostetricia
e Ginecologia e su chiamata ai servizi socio-sanitari. I mediatori inoltre hanno
svolto assieme agli operatori dei consultori anche un’importante funzione per
l’integrazione e il potenziamento delle competenze scolastiche dei ragazzi
migranti o figli d’immigrati. Questa lunga esperienza, in diversi settori, ha
permesso di promuovere l’integrazione della figura del mediatore nelle
équipe aziendali, determinando una maggiore capacità operativa nell’offerta
di salute alle popolazioni migranti. L’attività descritta proseguirà anche per il
2015/16, seppur sarebbe auspicabile un’implementazione e un ampliamento
dell’operatività di tali figure professionali anche in altri servizi.
Va ricordato che ASP e AO di Catanzaro assieme ad ASP di Crotone, hanno
partecipato ad un’esperienza progettuale (PASS progetto per la Promozione
dell’Accesso della popolazione immigrata ai Servizi Socio-sanitari e lo sviluppo delle
attività di informazione ed orientamento nelle ASL italiane valorizzando l’inclusione
attraverso la tutela della salute per un accesso equo- anni 2009/10) di cui è stato
titolare l’INMP, che ha permesso di formare 7 mediatori regionali in ambito
sanitario. Nell’ambito di questa progettualità le tre Aziende hanno avuto
la possibilità di integrare, nelle proprie équipe, i mediatori in questione e di
attivare e condividere alcuni percorsi di miglioramento socio-sanitario in
modo integrato. Allo stato attuale, tali mediatori, risultano meglio qualificati
nell’ambito dei temi sanitari, per cui più competenti anche nel ruolo tecnico
da svolgere in affiancamento al sanitario specialista, nella presa in carico del
paziente portatore di patologia. L’ASP di Reggio Calabria, dal 2006 al 2010
ha potuto usufruire di mediazione attraverso un protocollo d’intesa con una
cooperativa sociale, in un primo momento tale attività ha riguardato gran
parte dell’allora ASP di Palmi (successivamente accorpata all’ASP di RC),
in seguito l’attività è stata concentrata negli ambulatori STP dell’ASP di RC.
Inoltre importanti risultano essere i contributi delle ONG, nell’arco di questi
anni MSF (Medici Senza Frontiere) ha supportato l’ASP di Reggio Calabria,
attraverso le loro professionalità comprendenti i mediatori, nella difficile
gestione dei migranti stagionali della Piana di Gioia Tauro comprendente
anche il territorio di “Rosarno”; allo stato attuale tale collaborazione è
39
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
sostenuta da MEDU (Medici per i Diritti Umani) ed Emergency. Risulta
inoltre che tutte le ASP fino al 2013, hanno avuto la possibilità di avere alcune
ore settimanali di mediazione attraverso il progetto INTERLAB curato dal
dipartimento dei Servizi Sociali della Regione Calabria. Per ciò che attiene
le A.O., si ha riscontro solo di quella di Catanzaro “Pugliese Ciaccio” che ha
fruito di mediazione per brevi periodi attraverso due progetti, integrando tale
figura nell’URP, con funzione di orientamento, informazione e supporto nella
relazione con gli operatori dei vari reparti ospedalieri.
L’attività brevemente esposta fa emergere sul territorio regionale, la mancanza
di uniformità nel coinvolgimento della figura del mediatore transculturale, di
sicuro l’assenza di una regolamentazione normativa, la difficoltà gestionale
non incentiva l’utilizzo di tale importante risorsa. Eppure chiaramente
emerge quanto le ASP/AO che hanno avuto modo di operare in sinergia
con i mediatori, si attivano per ricercare nuove opportunità che permettano
l’integrazione di questa figura professionale nei servizi aziendali. Da qui
un’ulteriore presa d’atto della necessità di acquisire i mediatori nelle équipe
socio-sanitarie e sanitarie, ancor più ora che l’aumento dei transiti impone un
percorso operativo più transculturale. Meritano evidenza sia la realizzazione
dei corsi regionali per mediatori realizzati negli ultimi due anni a cura del
dipartimento regionale dei Servizi Sociali, che sta portando alla realizzazione
di un albo regionale, sia la delibera di Giunta Regionale n. 407 del 10.10.2014,
che ha modificato l’organizzazione interna del Dipartimento della Salute
individuando un’area specifica dedicata alle politiche dell’immigrazione
all’interno del servizio 7 “Attività Territoriale”. La costituzione di un
ambito dedicato ha dato il via a una ricognizione dello stato dell’arte
dell’organizzazione delle politiche di immigrazione presso tutte le ASP della
Regione e alla predisposizione di procedure d’intervento omogenee per tutta
la Regione; sono stati contattati i maggiori portatori d’interesse e le autorità
per creare una rete regionale. Obiettivo appunto è uniformare le procedure
operative e migliore i processi che garantiscono e promuovono la salute delle
persone. Nell’ambito di tale percorso rientrerà la valorizzazione della figura
professionale del mediatore in sanità.
40
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
LAZIO
di Carmen Mantuano3
Il contesto
La necessità di procedere al riconoscimento della figura del mediatore
culturale in ambito sanitario, in accordo con la definizione, il ruolo e
l’utilità definiti nei testi di legge, è stata affrontata dalla Regione Lazio
attraverso numerosi atti sia operativi sia di indirizzo, seppur nei limiti
delle problematiche comuni alle diverse realtà regionali. Nel 2004, ad
esempio, (prot. n° 3151/4A/09 del 13.01.2004 “Indicazioni per la mediazione
linguistico culturale nelle strutture sanitarie della Regione Lazio”) sono state
diffuse indicazioni per la progettazione e l’organizzazione dei servizi di
mediazione. In particolare sono state individuate le sue finalità, specificati
i tre livelli dell’attività (orientamento e informazione, facilitazione linguistica,
comunicativa e di tipo sociale) ed i compiti cui deve assolvere verso gli utenti
stranieri e gli operatori. Con DGR n° 321/2008 è stata, invece, disciplinata la
figura, definendone il profilo sia professionale che formativo. In particolare
nell’atto si legge: “Il mediatore interculturale svolge attività di mediazione tra
cittadini immigrati e la società locale, promuovendo, sostenendo e accompagnando
entrambe le parti nella rimozione delle barriere culturali e linguistiche, nella
promozione sul territorio della cultura di accoglienza e dell’integrazione socioeconomica, nella conoscenza e nella pratica dei diritti e dei doveri vigenti in Italia,
in particolare nell’accesso e nella fruizione dei servizi pubblici e privati. Il mediatore
interculturale collabora con organismi ed istituzioni, pubblici e privati, nel processo
di adeguamento delle prestazioni offerte all’utenza immigrata ed opera in tutte le
situazioni di difficoltà comunicative e/o di comprensione tra persone di culture
diverse, al fine di dissipare i malintesi o i potenziali conflitti dovuti ad un diverso
sistema di codici e valori culturali”. Sono previsti per la formazione, nella
stessa D.G.R, moduli disciplinari per settori, secondo gli ambiti di impegno
del mediatore interculturale e le modalità di conseguimento della qualifica
(un corso di almeno 450 ore per il rilascio della qualifica e di 200 ore quello del
corso di specializzazione). La Regione partecipa, inoltre, ad azioni progettuali
sul tema, come ad esempio “Rete interregionale transnazionale per la coesione
sociale, l’utilizzo delle risorse professionali nella mediazione interculturale e nella
prevenzione, gestione e trasformazione dei conflitti” (2009), che costituisce
lo sviluppo di una precedente azione interregionale “Area umanitaria:
operatore di pace e mediatore interculturale” e ha l’intenzione di raccordare
3 Referente del Tavolo tecnico per la Regione Lazio - dirigente Direzione Salute e Integrazione socio-sanitaria
41
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
il lavoro sinora realizzato in sede nazionale per il riconoscimento delle
figure professionali, con il lavoro svolto o che si sta realizzando nel contesto
europeo.
La mediazione sanitaria nel Lazio
A fronte, però, delle molte disposizioni, della valenza che assumono queste
figure con l’intensificarsi dei flussi migratori, e per la funzione che hanno di
raccordo tra diverse culture, l’utilizzo del mediatore nelle strutture del sistema
sanitario regionale appare frammentaria e spesso legata alla sensibilità di
particolari strutture o operatori sanitari. Ciò emerge, anche dalla rilevazione
condotta nel primo quadrimestre del 2015 nell’ambito del Progetto ForMe.
Nello specifico, l’analisi è stata condotta inviando lo strumento di indagine,
proposto nella forma di questionario strutturato, a tutte le 21 Direzioni
Sanitarie delle Aziende ed IRCCS pubblici della Regione Lazio, con modalità di
auto somministrazione, compilabile sulla piattaforma e-Learning dell’INMP
o in forma cartacea. La rispondenza è stata di circa il 50%, offrendo pertanto
una utile base informativa, pur se non completa. In totale hanno partecipato:
• 7 ASL (Roma B, Roma D, Roma F, Roma G, Roma E, Frosinone, Viterbo)
• 2 Aziende Policlinici Universitari (Umberto I e Torvergata)
• 2 IRCCS (IFO e L. Spallanzani)
• 1 Azienda Ospedaliera (S. Giovanni Addolorata)
Il numero di esperienze nel territorio regionale è probabilmente superiore,
ma alcune potrebbero essere sfuggite alla rilevazione trattandosi in alcuni
casi di progetti di ricerca o iniziative isolate (magari non attive nel periodo di
invio dei questionari). Le informazioni aggiuntive ricavabili da documentazioni
inerenti iniziative pubblicate in rete, dai siti web aziendali o da esperienze
progettuali, avvalorano l’ipotesi. Dato da sottolineare è che 5 delle strutture
rispondenti, rappresentano di non avere al momento della rilevazione un
servizio di mediazione culturale, pur riconoscendone la necessità ed il
valore aggiunto per la qualità delle cure. Dalle risposte dei professionisti
delle strutture sanitarie è possibile dedurre come il bisogno di mediazione
sia avvertito/percepito in modo diffuso. Il contesto operativo dove ne è
maggiore l’utilizzo sono il pronto soccorso, il consultorio, i servizi di salute
mentale, i servizi amministrativi, i punti di accoglienza, il CUP, l’URP. Mentre
le attività principali sono informare, accogliere, facilitare l’accesso al servizio,
rassicurare, tradurre informazioni, documenti, prescrizioni, indicazioni
di esami e modalità di cura. Dal punto di vista dei requisiti richiesti il
42
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
titolo di studio è prevalentemente quello relativo all’area della mediazione
interculturale, mentre la lingua è in genere quella italiano/veicolare.
Un elemento comune evidenziato in tutte le risposte, è la considerazione circa
la carenza o la discontinuità di risorse dedicate al servizio, che lo rendono
ancora parziale e con modalità di utilizzo occasionale. In linea con ciò, è
auspicabile che il riconoscimento della figura professionale possa rendere
l’utilizzo della mediazione, intesa come strumento funzionale all’integrazione
ed alla valorizzazione delle diversità, più diffusa e strutturata in una
logica di sistema, utile al miglioramento della qualità delle prestazioni e
all’umanizzazione delle cure.
43
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
LIGURIA
di Elisa Malagamba4
Il contesto
La Regione Liguria affronta per la prima volta normativamente la figura del
mediatore culturale con legge 874 del 4 agosto 20065, definendo la figura professionale del mediatore quale professionista che svolge la sua attività tra cittadini
immigrati e la società di accoglienza, promuovendo, sostenendo e accompagnando
entrambe le parti nella rimozione delle barriere culturali e linguistiche, nella promozione sul territorio di una cultura dell’accoglienza e integrazione socioeconomica nei
confronti degli immigrati, nella valorizzazione delle culture di appartenenza, nella
conoscenza dei diritti e dei doveri vigenti in Italia per gli immigrati, nell’accesso a
servizi pubblici e privati e assiste le strutture di servizio nel processo di adeguamento
delle prestazioni offerte all’utenza immigrata.
Delineando le situazioni-tipo di lavoro viene identificato il ruolo d’azione del
mediatore nei seguenti campi:
1. sociosanitario
(ufficio stranieri delle Asl, reparti ospedalieri, pronto soccorso,
consultori, uffici territoriali delle Asl, servizi sociali, comunità presenti
sul territorio)
2. scolastico educativo
3. servizi di cittadinanza
4. giudiziario
5. servizi per l’impiego
Vengono identificati due percorsi formativi, nel percorso formativo di
secondo livello di specializzazione si evidenziano le caratteristiche dell’ambito
sociosanitario quali:
• elementi di funzionamento dei servizi sociosanitari specifici (servizi
pubblici per le tossicodipendenze, servizi di salute mentale, ambulatori,
front office, reparti ospedalieri, pronto soccorso, direzioni sanitarie)
• elementi di rappresentanza di salute/malattia e pratiche e sistemi di
cura del paese di provenienza dell’ utenza
4 Referente Tavolo tecnico per la Regione Liguria - Assessorato alla salute
5 Per la trattazione completa della materia si rimanda alla disciplina normativa regionale “Norme per l’ accoglienza
e l’ integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati” L.R. 20 febbraio 2007, n.7 e alla Delibera di
Giunta Regionale “Definizione della figura professionale di “Mediatore Interculturale” e approvazione degli indirizzi
per i contenuti minimi dei percorsi formativi di 1° livello (Qualifica) e di 2 °Livello (Specializzazione).
44
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• organizzazione della rete dei servizi territoriali pubblici e privati in
ambito sociosanitario
• normativa vigente e sue applicazioni in materia di diritto alla salute per
cittadini immigrati
Si sottolinea inoltre come il mediatore interculturale svolga inoltre attività di
front-office/back office in modo strutturato e continuativo in servizi erogati
principalmente a cittadini immigrati da organizzazioni del terzo settore
o da enti pubblici, ovvero in modo occasionale e su richiesta di intervento
specifico, in convezione con enti del privato sociale, negli ambiti operativi
sopra elencati. È in grado di gestire in autonomia la relazione con l’utenza
tuttavia si sottolinea come collabori in equipe con gli altri operatori all’interno
di un servizio dedicato o di una struttura del territorio.
Con DGR n. 753 del 2008 e DGP n. 392/2008 è stato approvato il progetto
“Verso un servizio territoriale di mediazione interculturale” con l’intento di
sperimentare modalità operative per la fruizione dei servizi di mediazione
interculturale, che siano nel contempo una valorizzazione dei servizi per il
lavoro già operativi e un tentativo di messa a sistema di servizi integrati,
favorendo l’accesso e lo sviluppo della mediazione interculturale anche
in quei contesti nei quali, pur avvertendone il bisogno, non sia ancora
organizzato. La Regione Liguria, attraverso il coinvolgimento dell’Asl due
savonese ha partecipato al progetto Pass il Progetto per la promozione
dell’accesso della popolazione immigrata ai servizi sociosanitari e lo sviluppo
delle attività di informazione ed orientamento socio-sanitario nelle ASL
italiane con l’obiettivo di valorizzare il processo di inclusione sociale degli
immigrati anche attraverso una politica di tutela della salute volta ad attuare
una piena parità degli stranieri nell’accesso ai servizi sanitari pubblici. La
partecipazione dell’azienda al progetto ha permesso di rendere più agevole
l’approccio e l’interazione delle persone immigrate con i servizi sociosanitari
e gli operatori al fine della maggiore efficacia dell’intervento e della
rimozione degli ostacoli all’accesso, tenendo in conto le differenze culturali
di provenienza attraverso attività di formazione per mediatori culturali
in ambito sociosanitario e di informazione sul territorio per promuovere
la conoscenza dei servizi e facilitare l’accesso delle comunità straniere alle
strutture sanitarie pubbliche.6 In seguito a questa sperimentazione sono stati
formati i primi mediatori interculturali a livello regionale ed è stato istituito
un albo con l’evidenza online dei professionisti formati. La volontà nel
processo sopra esposto, con particolare riferimento al territorio provinciale,
6 Evidenza di un evento di reale formazione e informazione è stata la partecipazione del progetto Pass al Suq di
Genova (“ bazar” dei popoli unico in Italia, dove si incrociano personalità della scena internazionale e cittadini di
provenienze diverse, linguaggi e tradizioni, arte e gastronomia etnica, mercanti e artigiani) , attraverso uno stand
gestito dalle due mediatrici dell’ Asl 2 Savonese.
45
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
è stata quella di sperimentare modalità di fruizione di servizi di mediatore
interculturale a livello territoriale, con l’intento di elaborare le linee di un
momento di formazione che configurasse una situazione di aggiornamento
per i mediatori interculturali operanti nelle diverse realtà di intervento
provinciale, ma anche di altre figure coinvolte e coinvolgibili nel processo di
mediazione. È evidente dai sopra elencati atti normativi e processi, la volontà
regionale di dare forma e sostanza al profilo del mediatore culturale, profilo
che tuttavia, non avendo una cornice quadro nazionale di riferimento, ha
rappresentato un processo in evoluzione a singhiozzo.
La mediazione sanitaria in Liguria
Le esperienze sopra delineate hanno rafforzato la convinzione nell’ente
pubblico che il ruolo della mediazione non deve essere inteso come
intervento d’eccezione, ma come un processo che porta alla costruzione
progressiva di ambiti di mediazione polifunzionali anche nell’ambito di
settori specifici. Tali considerazione portano inoltre alla considerazione che
sia necessario creare una rete che consenta ai mediatori di sentirsi parte di
un gruppo riconosciuto, in particolare da tutti quei soggetti che a vario titolo
rappresentano i committenti o i fruitori della loro attività professionale.
Con specifico riferimento alla figura del mediatore in campo sanitario, in
naturale conseguenza di quanto sopra evidenziato, la proposta dell’INMP è
stata accolta con notevole interesse. La necessità di comprendere come fosse
articolata e inserita la figura del mediatore nei contesti sanitari rappresentava
un’esigenza forte, proprio per capire come questa figura potesse andare a
incidere su interventi maggiormente appropriati. È infatti evidente come
l’intervento del mediatore culturale possa agevolare i processi di cura della
persona, rappresentando il mediatore il “ponte di contatto” chiarificatore
tra il medico e il paziente, allargando il concetto possiamo ragionevolmente
affermare che la figura del mediatore, pur essendo inserita nel contesto dei
servizi sanitari, in primo luogo rappresenta l’anello di congiunzione e di
comprensione tra il cittadino di diversa cultura e il mondo sociosanitario
del contesto italiano. Così come l’ente regionale ha avvertito la necessità e
il bisogno di conoscere i lineamenti di questa figura, anche il territorio ha
accolto con notevole interesse la richiesta di dare evidenza alla funzione
svolta dai mediatori nei contesti sanitari. La scelta della Regione Liguria
è stata quella di richiedere formalmente mediante lettere alle aziende
territoriali e agli enti ospedalieri di compilare la scheda di rilevazione della
domanda o in alternativa di fornire elementi utili alla conoscenza di come
il mediatore operasse o, in alternativa nel caso non ci fossero queste figure,
se se ne avvertisse la necessità. I tratti salienti della mappatura di scenario
rilevata sono i seguenti:
46
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Invio
scheda
Asl 1
Imperiese
si
Asl 2
Savonese
Risposto
con nota
Asl 3
Genovese
Si
Asl 4
Chiavarese
Si
Ente
Ospedaliero
G. Gaslini
Si
Dettaglio
Utilizzano 2 mediatori sanitari
• si affidano a cooperativa
• modalità a chiamata per prestazioni ambulatoriali e visite
specialistiche/Sportelli di accoglienza e di orientamento
Attualmente non utilizzano Mediatori Sanitari
Utilizzano mediatori sanitari
• si affidano a cooperativa
• modalità a chiamata per prestazioni ambulatoriali e visite
specialistiche/sportelli di accoglienza e di orientamento,
pronto soccorso, SerT, consultorio, ambulatorio STP, reparti di
ginecologia-ostetricia e pediatria
• la materia è disciplinata dalla Determinazione Dirigenziale 808
del 13 maggio 2014
Utilizzano 2 mediatori sanitari
• si affidano a cooperativa
• presenze programmate e a chiamata in pronto soccorso, SerT,
consultorio, ambulatorio STP, reparti di ginecologia-ostetricia
e pediatria
Utilizzano 30 mediatori sanitari
• si affidano a cooperativa
• modalità a chiamata per prestazioni ambulatoriali e visite
specialistiche/sportelli di accoglienza e di orientamento,
pronto soccorso, SerT, consultorio, ambulatorio STP, reparti di
ginecologia-ostetricia e pediatria e servizio sociale
IRCCS San
Martino IST
Risposto
con nota
Non operano figure di mediatori culturali
Sono peraltro attivi:
• un Ufficio Stranieri c/o il Servizio CUP che si occupa delle
problematiche correlate all’assistenza al cittadino straniero
• il Servizio delle Assistenti Sanitarie che svolge un’attività
presso tutti i reparti, occupandosi anche degli aspetti sopra
richiamati
• il Nucleo di Assistenza Socio-Sanitaria presso il Pronto
Soccorso, nel quale operano sia Assistenti Sociali che
Assistenti Sanitarie
• l’Ufficio relazioni con il Pubblico
manifestano tuttavia la necessità di poter usufruire di questa figura
professionale
E.O. Ospedali
Galliera
Risposto
con nota
Utilizzano il servizio di interpretariato telefonico
47
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Il processo sopra esposto e l’interazione con il territorio per comprendere
l’utilizzo della figura del mediatore in campo sanitario, hanno permesso
all’ente regionale di comprendere che è urgente la necessità di delineare in
maniera più appropriata i confini dell’operato di questa figura da inserire
nei processi di valutazione multidisciplinari dei servizi sociosanitari. In
conseguenza alla mappatura delle esigenze dei servizi sociosanitari territoriali
e della necessità di delineare i profili del mediatore, il passo successivo è
stato quello di dare diffusione dell’ importanza che una figura di mediatore
operante sul territorio ligure partecipasse al primo corso di formazione per
mediatori culturali in campo sanitario a rilievo nazionale.
L’utilizzo della figura del mediatore, data l’epidemiologia socioculturale ad
oggi presente sul nostro contesto territoriale, permette di ottenere una doppia
finalità parallela, uguaglianza sostanziale dei cittadini stranieri in ordine alla
diritto di tutela della salute attraverso pari opportunità d’acceso ai servizi e
alla cura e allo stesso tempo permette alla sanità pubblica di fornire interventi
e cure in un’ ottica di maggior appropriatezza.
48
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
SICILIA
di Mario Raspagliesi7
Il contesto
La situazione dell’accoglienza sanitaria dei migranti in Sicilia denota
sicuramente delle peculiarità interessanti relative alle necessità della prima
accoglienza dovuta ali sbarchi innanzitutto e alla situazione complessiva
dell’isola, le cui intersezioni con il fenomeno migratorio necessitano di
ulteriori approfondimenti, anche per quanto attiene alla situazione sanitaria.
La sua interpretazione prevalente ha a che fare con la necessità di comunicare
più efficacemente, in primis a livello linguistico, tra interlocutori che non
utilizzano lo stesso idioma. È, però, nozione comune che la comunicazione
è un processo complesso, che travalica la semplice capacità di comprensione
linguistica, per abbracciare la dimensione simbolica e quella più ampiamente
culturale. Ciononostante, si può provare a tracciare un quadro descrittivo
seppur approssimativo e generale della presenza dei mediatori culturali nei
servizi sanitari, come risposta competente e di qualità ai migranti.
Considerato che il fenomeno immigratorio in Italia è caratterizzato da
un’estrema frammentazione e diversificazione delle comunità rappresentate
e quindi dei bagagli linguistici a disposizione, si comprende l’estrema utilità
di poter disporre di ‘facilitatori’ della comunicazione che abbiano una buona
conoscenza tanto dell’italiano quanto della lingua straniera. Al contempo,
la figura del mediatore culturale viene evocata per intervenire a evitare
possibili incomprensioni e malintesi che si ritengono derivare dai differenti
sistemi di valori, rappresentazioni, credenze e codici delle diverse culture di
appartenenza.
Innanzitutto, il riferimento alla cornice normativa, permette di inquadrare
la risposta sanitaria della Regione Siciliana alla questione dei servizi per
l’immigrazione per il miglioramento di questi ultimi attraverso il ricorso al
mediatore culturale a supporto del personale socio-sanitario. A tal proposito,
la Regione decreta la necessità della “presenza di figure di mediazione linguisticoculturale, tenendo conto della popolazione prevalente nel territorio, anche attraverso
forme di contratti e/o convenzioni con specifiche associazioni del settore”, al punto
3.2 sull’Organizzazione della rete assistenziale a livello ospedaliero delle
Linee guida per l’assistenza sanitaria ai cittadini stranieri (comunitari ed
extracomunitari) della Regione Siciliana emanate a ottobre 2012.
7 Referente del Tavolo tecnico per la Regione Siciliana -(AO Cannizzaro - Catania)
49
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
La mediazione sanitaria in Sicilia
La situazione dei servizi sanitari specifici per i migranti nella Regione
Siciliana, in base ai dati ricevuti dai colleghi responsabili delle Asp
menzionate nelle schede, la questione dei mediatori culturali in Sicilia risulta
alquanto frammentata, non diffusa e soprattutto ancora non strutturata. Dalle
descrizioni pervenute, ci possiamo rendere conto del fatto che i servizi di
mediazione culturale sono attivi non in tutte le province. In alcune province
hanno avuto esperienze ben strutturate di assistenza con i mediatori culturali
come la provincia di Palermo Siracusa e Ragusa e alcune saltuariamente come
la provincie di Catania, in alcune province (laddove esistono) sono di recente
attivazione.
Rispetto agli anni di attività del servizio di mediazione culturale, la provincia
di Ragusa risulta la più longeva, mentre per le altre Asp si evince che il ricorso
alla mediazione culturale è recente, circa un anno, in tutte le province. Il
numero di mediatori risulta maggiormente alto nella provincia di Siracusa
(33), segue Enna (18) e infine, con un numero esiguo di 2, Messina: ciò
potrebbe essere correlato alla posizione della provincia rispetto agli sbarchi
o alle modalità di reclutamento dei mediatori. Il turnover risulta assente
o al massimo annuale, il che denota una presenza degli stessi mediatori
sul territorio e una stabilizzazione nella stessa area da diversi anni, con
implicazioni sulla conoscenza dei servizi e della competenza sulla stessa
mediazione. Per quanto riguarda le modalità di reclutamento dei mediatori,
si evince che le collaborazioni sono occasionali o al massimo a progetto e solo
nel caso ragusano si registra l’affidamento a cooperative esterne, mentre a
Caltanissetta ci si affida ancora alla gratuità delle prestazioni di mediazione
offerte dalle cooperative dei centri. I requisiti richiesti sono molteplici: la
maggior parte delle Asp ricerca mediatori con esperienza pregressa, titolo
di studio pertinente, conoscenza lingua italiana e altre lingue. D’altro canto
invece, a fronte di una precarietà dei mediatori, questi ultimi vengono
utilizzati in vari contesti sanitari, dal pronto soccorso, a reparti, ambulatori e
servizi vari e si affiancano a quasi tutto il personale nei servizi sanitari: medici,
infermieri, assistenti sociali e operatori socio-sanitari in generale. Dal punto
di vista organizzativo, il ricorso ai mediatori a chiamata configura un servizio
precario che non punta alla continuità della prestazione e, di conseguenza al
consolidamento di buone prassi, trattandosi quasi sempre di risposte sanitarie
emergenziali, anche in situazioni che riguardano immigrati di lungo termine.
Al mediatore viene richiesta anzitutto la traduzione linguistica, ma sempre
più ci si accorge che è necessaria una mediazione culturale al fine di aumentare
la compliance del soggetto migrante e dunque l’efficacia della cura. Inoltre
il mediatore culturale viene sempre più ricercato in diversi ambiti sanitari,
ciò denota la necessità trasversale di utilizzo degli stessi per affiancare gli
operatori sanitari. I profili richiesti al momento della selezione sono alti, il
50
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
che denota una richiesta di personale altamente qualificato specialmente in
ambito sanitario.
In seguito alla traccia formulata per la descrizione dello stato dell’arte della
presenza dei mediatori culturali all’interno dei servizi sanitari nella Regione
Siciliana, le considerazioni che seguono riguardano ipotesi strategiche per
il miglioramento degli stessi servizi. Innanzitutto, al fine di superare la
frammentarietà della presenza dei mediatori culturali in Sicilia, sarebbe utile
procedere a una forma di strutturazione degli stessi, attraverso formule che
assicurino maggiore continuità alla presenza dei mediatori all’interno delle
strutture sanitarie. Inoltre, sembra urgente la necessità di una formazione
specifica dei mediatori in ambito sanitario che sia quanto più omogenea
possibile su tutto il territorio e che possa essere di supporto agli operatori
sanitari dal punto di vista culturale oltre che linguistico, come invece avviene
attualmente. Nel futuro, vista la presenza nel nostro territorio di una società
sempre più multiculturale, sarebbe auspicabile che l’attività dei mediatori
culturali, formati in ambito sanitario, non fosse limitata soltanto alle
attività già descritte ma bensì potesse riguardare ambiti nuovi, come quelli
della prevenzione, particolarmente significativa per le fasce deboli della
popolazione.
51
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
REGIONE UMBRIA
di Francesco Francescaglia8
Il contesto
In Umbria la mediazione in ambito sanitario comincia con l’esperienza
dell’ASL1 (Alto Chiascio - Alto Tevere) e dell’ASL2 (Perugia, Assisi, Media
Valle del Tevere, Trasimeno), poi confluite il 1° gennaio 2013 nell’ASL Umbria
1. Già dal 1998 l’ex ASL2 aveva attivato lo spazio donne migranti a Perugia: un
servizio consultoriale di prima accoglienza con apertura quindicinale, con la
presenza di una mediatrice.
Contemporaneamente (dal 1999), la Regione Umbria ha condotto un
progetto finanziato dalla legge 34/98 con i consultori familiari che ha
permesso di offrire, su richiesta, prestazioni di mediazione culturale. Nella
sperimentazione (1999-2005) si sono attivati 714 interventi individuali di
mediazione culturale. Nel 2000 sono stati realizzati corsi per gli operatori
quali: Agire nell’interculturalismo (ASL1), Corso di formazione per i medici di MG
e PLS (ASL2). Al termine del progetto (2005), la ASL2 è stata individuata come
capofila regionale del Centro interaziendale per la realizzazione di un servizio a rete
di mediazione culturale nelle Aziende Sanitarie, istituito per individuare percorso,
requisiti del personale e strumenti per la mediazione culturale, cui hanno
aderito anche le altre Aziende sanitarie in partenariato. Dal 2009, lo Spazio
donne migranti è stato sostituito con uno Sportello Mobile che per 3 anni si è
spostato nei diversi presidi.
La mediazione sanitaria in Umbria
Oggi la Mediazione Culturale nella ASL Umbria 1 è garantita dallo
staff Qualità e Comunicazione, che coordina interventi effettuati da un
rete di mediatori a chiamata. Vengono effettuate anche traduzioni di
materiale informativo multilingue. A titolo esemplificativo alcuni dei
progetti realizzati: Promozione della partecipazione consapevole agli screening
oncologici femminili presso le cittadine albanesi […] (2006-2007); Informazione
e prevenzione sull’infezione da HIV/MST rivolte alle comunità camerunese e
magrebine (2007-2008); ‘[…] Malattie sessualmente Trasmesse rivolte alle
Comunità Straniere (dal 2008); Mediazione, Carcere, Immigrazione (dal
2009); PASS - Promozione dell’accesso delle popolazioni migranti ai servizi
Socio-Sanitari e Sviluppo delle Attività di Orientamento e Informazione nelle
8 Referente del Tavolo tecnico per la Regione Umbria - Direzione Salute
52
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
ASL Italiane - progetto INMP (2009-2010); Migranti e Dipendenze (2009);
Interventi per incrementare la partecipazione e l’accesso agli Screening […] in
sottogruppi della popolazione (dal 2010); Educazione alla Salute (2011) per
i cittadini romeni; Prevenzione IVG tra le donne straniere e la prevenzione
dell’abbandono del neonato (2009-2014).
Anche l’Azienda Ospedaliera di Perugia ha preso parte al progetto PASS.
Per le emergenze si avvale di un servizio di interpretariato telefonico e
dell’azione di volontariato del personale dipendente di nazionalità estera.
Per ciò che riguarda l’Azienda Ospedaliera di Terni, nel 2004 ha instaurato
una convenzione, (successivamente interrotta) con L’Associazione Namastè.
Per un periodo è stato attivo un servizio di traduzione, su chiamata dai
reparti di degenza (Referente interno del Progetto era l’Ufficio Relazioni con
il Pubblico).
Nell’Azienda ASL Umbria 2, presso il Servizio Comunicazione Interna
e Mediazione Culturale e Linguistica, è attivo da 6 anni un servizio di
mediazione che coinvolge 6 operatori, con un turnover medio di circa 3 anni.
Gli interventi di mediazione riguardano principalmente il pronto soccorso, i
reparti e la degenza, prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche, servizi
amministrativi e CUP, sportelli di accoglienza, orientamento, URP, nonché i
medici di distretto, gli assistenti sociali e gli operatori del consultorio.
Di particolare rilievo, per il rafforzamento degli interventi, è un altro progetto
che l’ASL Umbria 1 attualmente sta conducendo nell’ambito dei FEI. Si tratta
del progetto BIRTH che intende:
• rendere più efficiente il sistema di mediazione culturale in Sanità
dell’Umbria, attraverso la strutturazione di un Centro di Coordinamento
Regionale c/o l’ASL Umbria 1 che funzioni come un 118 e che colleghi
tempestivamente mediatrici qualificate delle diverse etnie e dei diversi
territori con operatori sanitari e pazienti dislocate nel territorio
• sperimentare una forma di collegamento tra le istituzioni sanitarie
umbre nel contesto dei servizi dell’area materno-infantile, in cui gli
indicatori di iniquità nell’accesso appaiono preoccupanti
• intervenire strutturando servizi di mediazione per le migranti che
coprano tutto il percorso nascita e le prestazioni sanitarie dell’area
materno infantile, sia con servizi programmati che d’urgenza
• prevedere servizi informativi che facilitino l’accesso delle donne
ai servizi sanitari dell’area materno infantile, anche in ottica di
prevenzione, di diagnosi precoce, di supporto al percorso nascita
• supportare le donne migranti nel percorso nascita sperimentando
nuovi servizi, anche attraverso le buone pratiche regionali individuate
dalla valutazione di medio termine
53
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• condividere con l’ASL Umbria2 (Rete Relazione) il processo avviato
con i precedenti FEI, prevedendo servizi comuni
• rendere i servizi di mediazione più coerenti con le esigenze delle
migranti, coinvolgendo le associazioni che le rappresentano nei tavoli
di organizzazione dei servizi
Il progetto nasce proprio con l’obiettivo di mettere a sistema i progetti realizzati
in Umbria nel settore sanitario per l’integrazione dei migranti.
54
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
REGIONE EMILIA-ROMAGNA
di Vanessa Vivoli e Corrado Ruozi9
Il contesto
La Regione Emilia-Romagna, attraverso la legge regionale n. 5/2004 Norme
per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati, ha riconosciuto il
fenomeno migratorio quale componente strutturale e organica del contesto
regionale e si è dotata di uno strumento regolativo per esercitare la piena
competenza delle Regioni e degli Enti locali in materia di integrazione sociale
dei cittadini stranieri. I cambiamenti demografici di una popolazione che
invecchia, il calo della fascia di popolazione italiana in età lavorativa, la
richiesta di lavoro in alcuni specifici segmenti e l’esistenza di un consolidato
sistema di welfare hanno rappresentato e rappresentano la cornice entro la
quale agiranno i flussi migratori in Emilia-Romagna nei prossimi anni. Nel
2013 la popolazione regionale contava 4.471.104 persone residenti, delle quali
547.552 con cittadinanza non italiana e di queste circa il 20% appartenenti alla
Unione europea. Pur registrando un significativo rallentamento della crescita
a partire dalla crisi economica iniziata nel 2008, il fenomeno migratorio si è
costantemente intensificato anno dopo anno, per cui l’incidenza dei residenti
non italiani sul totale della popolazione regionale è passata dall’8,6% del 2008
al 12,2% del 2013. Nel corso dell’ultimo decennio (2003-2013) si è registrata
una crescita della popolazione complessiva attorno al 10%, quasi interamente
dovuta alla presenza di cittadini stranieri. Lo sviluppo di proiezioni
demografiche sempre più raffinate in ambito nazionale e regionale prevedono
al 2020 un ulteriore aumento della popolazione complessiva regionale attorno
al 5%, con una incidenza dalla popolazione straniera che supererà il 17%
della popolazione totale (circa 800.000 persone). La presenza di popolazione
immigrata è ormai, quindi, una caratteristica di tutto il territorio regionale,
sebbene si possano apprezzare delle differenze; in particolare le province di
Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena continuano ad avere un’incidenza
di popolazione residente straniera sul totale ben al di sopra della media
regionale: a fronte del 12,2% medio, in queste province l’incidenza supera
il 13,5% con la punta del 14,4% per la provincia di Piacenza. Al contrario, la
provincia di Ferrara continua a mostrare la presenza più bassa (8,4%), seppure
con notevoli incrementi nel corso degli ultimi anni. In termini di crescita
relativa infatti sono altre le province che nell’ultimo anno si distinguono
9 Referenti del Tavolo tecnico per la Regione Emilia-Romagna - Area sviluppo delle professionalità dell’assistenza e
della salute dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale dell’Emilia-Romagna
55
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
per valori superiori al 3,3% di crescita media regionale della popolazione
straniera residente, in particolare, le province di Rimini (+5,4%), Bologna
(+4,4%), Ravenna (4,1%) e Parma (4,0%)10.
La mediazione sanitaria in Emilia-Romagna
Il questionario di rilevazione proposto dall’Istituto Nazionale per la
promozione della salute delle popolazione Migranti e per il contrasto delle
malattie della Povertà (INMP) per l’analisi della domanda di mediazione è
stato somministrato in forma cartacea a tutte le 15 Aziende Sanitarie presenti
nel territorio della Regione Emilia-Romagna; la rilevazione e la successiva
analisi sono state coordinate dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale
dell’Emilia-Romagna.
Il questionario è stato restituito compilato da 13 Aziende su 15, con tasso di
risposta oltre l’86%. Questo dato mostra sicuramente l’interesse e l’attenzione
del nostro sistema verso questo tema, confermati anche dalla successiva
richiesta delle stesse Aziende sanitarie di un incontro specifico di restituzione
dei risultati ottenuti. L’incontro ha rappresentato anche un’importante
occasione per cominciare a ragionare su possibili sviluppi per la mediazione
sia in termini organizzativi, sia di ruolo e di competenze.
Prima di presentare brevemente l’analisi dei risultati, ci sembra importante
sottolineare come all’interno della nostro Sistema sanitario regionale si
stia sperimentando localmente l’introduzione di figure di prossimità11, ossia
figure che vadano oltre la mediazione (spesso puramente linguistica) e
sappiano prendersi carico dei bisogni delle comunità straniere con le quali
si interfacciano. Operatori capaci di facilitare l’incontro tra il sistema dei
servizi e le diverse comunità svantaggiate presenti nel territorio attraverso
funzioni di aggancio e orientamento, che abbiano però non solo un
ruolo di interfaccia, ma che lavorando nella e con la comunità, nel e con il
territorio nel quale risiedono, sappiano sfruttare al meglio le reti presenti
e siano in grado di avere un ruolo proattivo, attivando anche processi
di empowerment di comunità. In particolare le sperimentazioni attive nel
territorio sono quelle di:
• Parma - ha formato dei promotori di salute all’interno degli sportelli
sociali provinciali con funzione di aggancio e orientamento nel sistema
dei servizi sanitario, socio-sanitario e sociale locale
10 Il testo è stato tratto da Per una comunità interculturale Programma triennale 2014-2016 per l’integrazione
sociale dei cittadini stranieri (Art. 3 Comma 2 della L.R. 5/2004)
11 Le sperimentazioni sono state finanziate con il Fondo regionale di Modernizzazione 2010-2012
56
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• Cesena - ha creato l’agente di salute nella comunità, cioè un operatore in
grado di essere attivo nel territorio, capace di incontrare coloro che sono
invisibili al sistema, di raccoglierne bisogni e di facilitarne l’incontro
con il sistema dei servizi
• Reggio Emilia - ha formato i mediatori linguistico-culturali che già
operavano in Azienda, immaginando agenti di salute in grado di
promuovere l’accesso ai servizi, con particolare attenzione all’accesso
agli screening
• Piacenza - ha sviluppato una progettazione specifica per promuovere
una maggiore equità nella tutela della salute delle persone recluse in
carcere (comunità di riferimento), attivando figure di promotori di salute
in carcere con funzioni di ponte/raccordo tra il “dentro” e il “fuori”,
raccogliendo, amplificando, raccordando e sensibilizzando
Per questo, si vuole ribadire che la partecipazione al progetto ForMe, e in modo
particolare alla fase di analisi della domanda, ha rappresentato un’importante
occasione per ragionare sul ruolo della mediazione linguistico-culturale in
sanità e per promuovere le buone prassi già presenti sul territorio regionale.
Per quanto riguarda i risultati della rilevazione, il primo importante dato
mostra come il Servizio di Mediazione linguistico-culturale sia presente in
tutte le Aziende sanitarie della Regione12 in modo strutturato. In realtà, vi
è una sola Azienda che dichiara di non avere al proprio interno un vero e
proprio servizio di mediazione, quanto piuttosto un’attività di interpretariato.
I servizi esistenti non sono “giovani”, mediamente esistono da circa 10 anni,
con un’Azienda che afferma di avere un servizio attivo da oltre 15 anni (la
media dell’età del servizio è pari a 9.7 anni, con un massimo di 18 anni e un
minimo di 3 anni). Per quanto riguarda l’anzianità del servizio non vi sono
differenze significative tra le Aziende territoriali e le Aziende ospedaliere. Il
numero dei mediatori coinvolti nei servizi è in media di 16 unità per Azienda
sanitaria (minimo 0; massimo 60). Tutti i contesti locali - a eccezione di
uno - sostengono di essere a conoscenza del numero di mediatori coinvolti
nel servizio, anche se tendono a spiegare che sanno esattamente il numero
dei mediatori utilizzati in modo strutturato e routinario, cioè all’interno
di postazioni fisse o in attività programmate, ma non sempre riescono a
quantificare il numero delle unità che vengono chiamate per interventi urgenti
o per emergenze legate a specifiche esigenze linguistiche. Sono infatti 4 le
12 Nonostante abbiano risposto 13 Aziende sulle 15 presenti sul territorio, possiamo affermare che il servizio è
presente in tutti i contesti locali in quanto nel 2013 è stata condotto a livello regionale un indagine di monitoraggio
del servizio di mediazione. Questo monitoraggio è condotto in modo sistematico dal Servizio Assistenza Distrettuale,
Medicina Generale, Pianificazione e Sviluppo dei Servizi Sanitari della Direzione Generale Politiche Sanità e Politiche
Sociali della Regione Emilia-Romagna, e rientra in un’analisi più ampia dei servizi sanitaria offerti a favore delle
persone straniere.
57
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Aziende sanitarie (3 territoriali e 1 ospedaliera) che specificano il numero di
mediatori strutturati e l’utilizzo di “n” mediatori per richieste estemporanee.
Tutte le 13 Aziende sostengono di affidare il servizio di mediazione tramite
gara a cooperative o associazioni esterne. Vi è, però, una realtà che chiarisce
che fino all’anno 2011 per l’affidamento del servizio stipulava contratti
libero-professionali direttamente con i singoli mediatori. Inoltre, la maggior
parte delle Aziende (11 su 13) sono a conoscenza dei requisiti richiesti dalla
cooperativa o dall’associazione per reclutare i mediatori. Tra le Aziende che
dichiarano di conoscere i requisiti di selezione, tutte pongono alcuni prerequisiti all’ingresso.
Come mostra il grafico 1, il requisito più frequente riguarda il possesso di
uno specifico titolo di studio relativo alla mediazione interculturale, solo una
Azienda specifica la necessità non solo di un titolo generico ma del possesso
della qualifica regionale in ambito di mediazione.
A questo requisito fanno seguito l’esperienza in mediazione (in particolare in
mediazione in sanità), la conoscenza della lingua da veicolare e la conoscenza
della lingua e della cultura italiana. Solo 2 Aziende su 13 inseriscono tra i
requisiti anche la valutazione delle capacità relazionali e di lavoro in gruppo.
Inoltre, solo 2 Aziende valutano la conoscenza del sistema dei servizi sanitari
e di come sono organizzati localmente. Per quanto riguarda l’organizzazione
delle modalità di offerta del servizio, vediamo che la più frequente è quella per
turni e a chiamata (61,5%), due realtà evidenziano anche che il servizio così
organizzato può essere eseguito o in presenza o al telefono. Le altre 6 (di cui
3 territoriali e 3 ospedaliere) indicano che al loro interno il servizio presenta
contemporanee e molteplici modalità di offerta: una presenza fissa con
attività continuativa in sedi prestabilite, uno sportello informativo, interventi
programmati e urgenti, mediazione telefonica e attività di traduzione.
Grafico 1
58
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Vi è poi un’Azienda ospedaliera che specifica che è di sua responsabilità la
gestione solo della mediazione telefonica mentre il servizio di mediazione in
presenza è in capo alle assistenti sociali del Comune, è organizzato a chiamata
con programmazione degli interventi e si interfaccia con il servizio di
mediazione linguistico-culturale della Azienda USL del suo stesso territorio.
Infine, una sola Azienda dichiara di offrire un servizio organizzato solo per
interventi urgenti.
Passando agli aspetti operativi della mediazione, per identificare le mansioni
richieste al mediatore all’interno delle nostre Aziende abbiamo riproposto le
categorie di classificazioni delle mansioni proposte dall’INMP, modificandole
e/o ampliandole in modo tale che fossero più aderenti a quanto dichiarato
dalle nostre realtà locali:
• orientamento informativo - accoglienza, rilevazione dei bisogni, informazione orientata
• facilitazione linguistico/culturale - interpretariato, traduzione, facilitazione, supporto alla comprensione delle diversità culturali
• accompagnamento nel percorso di cura - accompagnamento dell’utente
migrante nel percorso di cura durante l’erogazione della prestazione
sanitaria e/o sociosanitaria
• supporto amministrativo
• educazione sanitaria e promozione alla salute
• formazione
• lavoro di rete - funzione di ponte tra le comunità straniere e il sistema
dei servizi sanitari e/o socio-sanitari per facilitare l’accesso al sistema
Come era immaginabile, tutte le Aziende che hanno risposto al questionario
dichiarano che il mediatore si occupa di facilitare la relazione e agevolare
la comunicazione tra l’operatore sanitario e la persona straniera, non solo
facendo una traduzione linguistica, ma anche fornendo un supporto per la
comprensione delle differenze culturali e accompagnando l’utente nel suo
percorso di diagnosi e cura (anche nei casi in cui siano previsti dei follow up
o un’assistenza domiciliare).
“Il mediatore durante l’intervento cerca di creare e sostenere la relazione
tra servizio/operatore e utente/paziente attraverso una traduzione e
interpretazioni, azioni che comprendono non solo la semplice traduzione
da una lingua all’altra, ma anche un adattamento culturale del messaggio,
ma anche un adattamento culturale del messaggio .. in modo da rendere
espliciti gli elementi culturali meno evidenti e complessi e che potrebbero
generare conflitto”
59
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
“gli interventi di mediazione sono mirati a generare un linguaggio
comune all’interno della relazione terapeutica operatore-paziente ed
eventualmente famigliari e caregiver”
“il mediatore accompagna e supporto il paziente durante il suo percorso
terapeutico, anche nel percorso di follow up o nelle necessità di assistenza
familiare”
È previsto in 6 casi che il mediatore si occupi di fornire all’assistito tutte le
informazioni necessarie per orientarsi nel sistema dei servizi e nelle modalità
di presa in carico, ne comprenda i bisogni e si faccia da tramite per soddisfarne
eventuali necessità.
“il mediatore comprende il bisogno del cittadino straniero e trasferisce
l’informazione ai professionisti coinvolti. informa il cittadino di tutto
il percorso clinico e diagnostico che sta affrontando, ne acquisisce il
consenso informato. Fornisce informazioni sulla presa in carico”
“..svolge attività di supporto sociale, se necessario, attivando anche la
rete dei servizi esterni alla struttura che si occupano di immigrazioni,
associazioni e comunità straniere”
“..fornisce informazioni al fine di orientare il cittadino straniero all’interno
dei servizi al fine di migliorare la partecipazione e il coinvolgimento, alla
ricerca delle risposte e soluzioni più adeguate e mirate..”
In 4 realtà si chiede al mediatore anche di supportare l’utente straniero
per tutto ciò che riguarda lo svolgimento delle pratiche burocratiche
amministrative.
“il mediatore funge anche una funzione di facilitazione amministrativa”
“ ...mediazione e controllo delle pratiche amministrative..”
Vi sono poi 3 aziende territoriali che dichiarano di impiegare i mediatori in
azioni proattive di educazione sanitaria - in particolare una di queste dichiara
di utilizzarli in ambito materno-infantile (consultori, reparti di ostetricia,
ginecologia e pediatria).
“supporta i professionisti nelle azioni di educazione alla salute, sopratutto
in ambito materno infantile”
“..svolge un ruolo di educazione sanitaria”
In alcuni contesti, viene anche chiesto al mediatore di occuparsi della
preparazione e traduzione di materiali informativi specifici (opuscoli,
depliant, etc.). Nessuna Azienda ipotizza (o almeno non dichiara) di
60
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
utilizzare i mediatori in attività di ricerca sanitaria o organizzativa, mentre
risulta singolare e significativo l’impiego da parte di un Azienda OspedalieroUniversitaria del mediatore in ambito formativo, chiedendogli di fare attività
di tutoring di studenti per i Corsi di Laurea in Scienza della Cultura e Lingue
e Culture europee e in Scienze infermieristiche. (grafico 2)
Grafico 2
Riguardo alle aree nelle quali vengono eseguite queste azioni, le più citate
sono quelli dove viene erogata direttamente la prestazione sanitaria, i
reparti di degenza (100%) seguiti dal Pronto Soccorso e dagli ambulatori
e visite specialistiche. La presenza dei mediatori presso i CUP e i servizi
amministrativi in generale è segnalata da 9 Aziende, mentre 8 dichiarano
anche che la funzione di accoglienza e orientamento per le persone straniere
è eseguita direttamente dai mediatori presso gli URP o specifici sportelli di
informazione.
Nella categoria “altro” le aree più citate sono i Servizi territoriali, in
particolare i Consultori, seguiti con un ugual peso dal Dipartimento di
Sanità Pubblica, dagli Sportelli Sociali e dagli Uffici STP. In realtà, 9 dei
contesti intervistati segnalano che i servizi di mediazione sono accessibili e
disponibili da tutte le aree aziendali, siano esse sanitarie, socio-sanitarie o
amministrative. (grafico 3)
61
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Grafico 3
Per quanto riguarda, infine, la domanda sulle figure con cui il mediatore si
trova ad interagire la totalità delle Aziende cita i professionisti sanitari (100%)
indicando in primo luogo la figura del medico, seguita dall’infermiere o
ostetrica, e in alcuni casi (2) lo psicologo. Il 69% cita anche come interlocutori
fondamentali il personale amministrativo e tecnico. Viene segnalato (31%)
anche il lavoro con soggetti esterni all’organizzazione, quali assistenti sociali
del comune, insegnanti, educatori professionali, polizia o associazioni di
volontariato.
Come già sottolineato, la partecipazione al progetto ForMe è stata per noi
un’opportunità per fotografare la situazione, gli aspetti salienti dei sistemi di
mediazione presenti nelle nostre Aziende. È stata un’occasione di riflessione
a livello regionale che ha generato ulteriori quesiti e curiosità informative.
Primo fra tutti, potrebbe essere interessante riproporre il monitoraggio e
supportare in modo più sistematico le Aziende nella gestione della risposta,
in modo tale da avere dati su tutti i contesti aziendali della Regione e non solo
su tredici. Sarebbe inoltre utile approfondire ed espandere certe tematiche
proposte, come ad esempio valutare se le mansioni dettagliatamente descritte
si riferiscono solo a quanto scritto su protocolli o convenzioni o se riescano
a essere realmente agite dai mediatori, identificando quali condizioni ne
facilitano la messa in pratica (in termini organizzativi, di gestione di reti,
di supporto e cultura del territorio, di comunità migrante, di sviluppo di
competenze del mediatore). Sarebbe anche stimolante confrontare questa
fotografia con i dati sui flussi migratori o sulle comunità straniere presenti
nella nostra Regione, questo permetterebbe di identificare meglio le premesse
logiche alla base delle scelte organizzative e operative, capirne le differenze
62
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
ed eventualmente identificarne modelli o buone prassi. Infine, bisognerebbe
approfondire le esperienze sulle figure di prossimità alla luce anche di questi
dati, e ragionare su come dare sostenibilità a queste funzioni, che ci sembrano
coerenti con lo sviluppo e la specificità del ruolo del mediatore in sanità,
così come immaginato nello stesso progetto ForMe. Infine, ci piacerebbe
poter sperimentare il modello formativo individuato nel progetto ForMe,
contestualizzandolo rispetto a esigenze e bisogni dei nostri diversi territori e
valutandone l’impatto.
63
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
PA TRENTO
di Adriano Passerini13
Il contesto
La necessità di affrontare in modo attivo e propositivo le problematiche
inerenti al fenomeno migratorio è sempre più urgente in ambito sanitario. Per
questo è sempre più importante identificare, sviluppare e valutare modelli
di buone pratiche volte a promuo­vere la salute e la relativa conoscenza e
competenza degli immigrati e delle mino­ranze etniche mediante misure di
empowerment e di migliorare i servizi per questi gruppi di pazienti. Anche la
Provincia Autonoma di Trento, dove esiste una sola azienda sanitaria (APSS),
è coinvolta in modo importante nelle problematiche dell’immigrazione e sono
sempre maggiori le difficoltà che gli operatori quotidianamente incontrano
per cercare di fornire un servizio adeguato alle esigenze e alle richieste degli
stra­nieri o dei loro rappresentanti. L’accettazione e il ricovero di questi
pazienti spesso determina una situazione di dif­ficile comprensione con il
personale sanitario, con una conseguente difficoltà di pre­sa in carico efficace.
Le difficoltà legate sia a una precisa anamnesi sia alla condi­visione con il
paziente di un percorso terapeutico, comportano spesso una minore efficacia
della cura. La difficoltosa gestione delle relazioni con il paziente straniero
rappresenta inoltre un notevole aggravamento e complicazione del lavoro
quotidiano del personale sa­nitario, senza contare il fatto che la difficoltà di
comunicazione può comportare - e di fatto comporta - anche un utilizzo non
corretto dei servizi ospedalieri.
Le strategie operative che l’APSS ha adottato fin dai primi anni del 2000,
sono state in particolare incentrate sull’organizzazione di un servizio di
mediazione culturale a supporto degli operatori sanitari. Con deliberazioni
del Direttore generale n. 851 del 2004 e successive, l’APSS si è dotata di un
servizio di mediazione culturale per tutte le strutture dell’Azienda, che è par­
tito in via sperimentale nel settembre del 2004 (per sei mesi) per poi essere
ricon­fermato, viste le ottime valutazioni del servizio, negli anni successivi,
fino a crescere in modo esponenziale così da rendere necessaria una gara
pubblica che ha affidato a una ditta specializzata la gestione del servizio di
mediazione culturale a partire dal 1° ottobre 2012.
13 Referente del Tavolo tecnico per la Provincia autonoma di Trento e l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari
(APSS)
64
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
La mediazione sanitaria in Trentino
La caratteristica organizzativa del servizio individuata come la più confacente
alle necessità delle strutture aziendali è stata quella dell’attivazione a
chiamata secon­do le necessità realmente presenti. L’attivazione del servizio è
disposta dal respon­sabile dell’UO/Servizio o suo delegato che provvede alla
prenotazione del servizio; il sistema invia quindi direttamente il mediatore
culturale dove richiesto. Il servizio di mediazione culturale disponibile per
tutte le strutture aziendali, attivabi­le a chiamata, è svolto nelle lingue più
diffuse in Trentino ed è sottoposto a una valutazione periodica che si basa
su una scheda di valutazione appositamente formulata e compilata a ogni
intervento. Per quanto riguarda l’utilizzo del servizio le strutture dell’APSS
che più ne fruiscono sono quelle afferenti all’area materno infantile (UU.
OO. ostetricia e ginecologia, neonatologia, consultorio), all’area della salute
mentale e all’area dell’emergenza. Il reclutamento/selezione dei mediatori
culturali attualmente è affidato alla ditta che ha in gestione il servizio; il
capitolato prevede il requisito della scuola media superiore o titolo equivalente
del paese di origine, oltre alla conoscenza della lingua italiana e oggetto della
mediazione. I contenuti della mediazione prevalenti sono quelli inerenti alla
facilitazione della comunicazione linguistica e della comprensione culturale,
dell’aiuto all’orientamento e alle modalità di accesso all’interno dei servizi e
delle prestazioni erogate dall’ APSS.
Dal punto di vista dell’APSS il servizio di mediazione culturale intende
essere anche uno strumento che permette di ottenere importanti benefici in
termini di migliore efficacia del processo di diagnosi e cura sia dal lato del
paziente che da quello del sistema sanitario. Questa migliore efficacia si può
evidenziare in:
• carichi di lavoro ridotti per il personale attraverso la gestione delle
criticità, ottenuta grazie a una migliore comunicazione, una maggiore
soddisfazione del paziente e una più adeguata richiesta di assistenza;
è risaputo, infatti, che il paziente straniero richiede normalmente più
tempo lavoro e più risorse di personale per la sua gestione
• riduzione degli ostacoli a un’efficiente attività di diagnosi e cura
• migliore collaborazione con i pazienti immigrati mediante
un’accresciuta informazione sulla salute e in generale sulla promozione
di sani stili di vita
Non esiste a oggi in Trentino un ciclo di formazione strutturato per mediatori
culturali rivolto nello specifico al settore sanitario; agli inizi degli anni 2000, in
via sperimentale, un istituto culturale (oggi Fondazione Demarchi di Trento)
aveva programmato ed effettuato un corso specifico per mediatori culturali in
65
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
ambito sanitario, che però non è andato oltre la prima edizione. Il problema
di avere un corso formativo adeguato e specifico per queste figure è quindi
molto sentito in Provincia di Trento e di conseguenza il progetto promosso a
livello nazionale dall’INMP, volto a delineare le caratteristiche e i contenuti
della figura professionale del mediatore culturale in sanità e i relativi requisiti
culturali e di competenze acquisibili attraverso un percorso strutturato di
formazione, è ritenuto particolarmente rilevante.
66
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
ASP PALERMO
di Francesco Vigneri e Ornella Dino14
Il contesto
L’Azienda Sanitaria di Palermo (ASP-06), suddivisa in dieci distretti sanitari,
copre tutto il territorio della Provincia regionale di Palermo e le isole
Pelagie, ossia Lampedusa e Linosa, sebbene queste ultime appartengano
amministrativamente alla Provincia Regionale di Agrigento. Sulla base dei
rilevamenti di diversi strumenti statistici aggiornati al 2013 (dati dei comuni
della provincia e dati Istat), sul territorio provinciale risiede il più alto numero
di cittadini stranieri regolari in Sicilia, per un valore complessivo che si aggira
intorno a 33.000 residenti. Il tasso di crescita degli stranieri è pari a quasi il
115%, posizionando la provincia all’8° posto su scala nazionale (su un totale
di 110 province). Oltre al numero non facilmente quantificabile di stranieri
irregolari, ossia sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno e pertanto non
iscrivibili nelle anagrafi dei comuni della provincia, occorre anche considerare
il crescente numero di trasbordi di migranti che ha interessato negli ultimi
due anni il porto di Palermo, a seguito dell’avvio, nell’autunno del 2013,
dell’operazione Mare Nostrum (cui ha fatto seguito, nell’autunno successivo,
il programma europeo Triton). Sebbene il volume degli sbarchi abbia coinvolto
in misura minore la provincia di Palermo rispetto a quelle maggiormente
esposte nella Sicilia meridionale e sud-orientale, sono stati oltre 6.000 i migranti
trasbordati sui moli del porto del capoluogo siciliano, gran parte dei quali sono
stati successivamente inseriti nel circuito di accoglienza che attraversa tutto il
territorio provinciale, dove sono sorte, sull’ondata dell’emergenza migratoria
degli ultimi anni, numerose strutture di accoglienza straordinaria (CAS), oltre
alle comunità per minorenni stranieri non accompagnati e ai centri del Sistema
di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). A tutto ciò occorre
aggiungere il volume che il fenomeno migratorio ha assunto nell’ultimo
decennio nella piccola isola di Lampedusa, il cui Poliambulatorio appartiene al
distretto sanitario di Palermo (n° 42) e quindi all’ASP 06. L’isola è al centro delle
rotte migratorie del Mediterraneo centrale e il suo Centro di Primo Soccorso e
Accoglienza ha ospitato decine di migliaia di migranti, soprattutto durante i
picchi di arrivi registrati negli anni 2008 (oltre 30.500), 2011 (circa 60.000) e 2013
(circa 40.000), anno del tristemente noto naufragio del 3 ottobre. Il crescente
afflusso di migranti (che giungono spesso in condizioni psico-fisiche precarie)
e un orientamento in significativa crescita sul fronte delle presenze di stranieri
14 Referente del Tavolo tecnico per l’ASP di Palermo -
67
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
(che versano spesso in condizioni di precarietà economico-lavorativa), hanno
incentivato in seno all’ASP di Palermo la pianificazione e realizzazione di
progetti per individuare, formare e inserire figure di mediatori linguistici
e culturali nelle strutture sanitarie del territorio. Soprattutto in contesti di
intervento sensibili alle principali problematiche connesse all’utenza straniera,
in particolare di quella di recete ingresso, sia essa comunitaria o extra-UE,
regolarmente residente o non, con l’obiettivo di facilitarne l’accesso e la
fruizione delle prestazioni sanitarie erogate sul territorio.
La mediazione sanitaria nella Provincia di Palermo
Nel fornire risposta a un bisogno primario e a un diritto fondamentale di ogni
essere umano, ossia quello alla tutela della salute, la Sanità rappresenta un
luogo privilegiato di interazione con la realtà delle comunità straniere presenti
nel territorio. È anche in quest’ottica che l’ASP 06 ha attivato un servizio di
mediazione interculturale nelle principali strutture del distretto sanitario
di Palermo, indubbiamente quello maggiormente interessato dai processi
interculturali connessi all’utenza straniera, adeguandosi al quadro normativo
regionale, in cui si decreta la necessità della presenza di figure di mediazione
linguistico-culturale, tenendo conto della popolazione prevalente nel territorio, anche
attraverso forme di contratti e/o convenzioni con specifiche associazioni del settore
(come riportato nel Punto 3.2 sull’Organizzazione della rete assistenziale
a livello ospedaliero delle Linee guida per l’assistenza sanitaria ai cittadini
stranieri - comunitari ed extracomunitari - della Regione Siciliana emanate ad
ottobre 2012).
I mediatori linguistico-culturali - individuati attraverso bando pubblico di
selezione su valutazione della formazione e dell’esperienza in materia di
mediazione interculturale e in base alle esigenze linguistiche rilevate - sono
stati inseriti in un elenco aziendale e quindi coinvolti in attività di mediazione
interculturale presso alcune delle principali strutture sanitarie dell’azienda.
L’intervento è stato realizzato nel quadro del Progetto CCM 2010 Linee di
intervento transculturale nell’assistenza di base e nel materno infantile,) sostituito
nel 2014 dal Progetto obiettivo P.S.N. azione 1.1 mediazione culturale.
Contribuendo al superamento degli ostacoli culturali e delle difficoltà sociorelazionali e linguistico-comunicative, il mediatore ha permesso così di
favorire la reciproca comprensione tra operatori coinvolti e utenza immigrata,
agevolando, da un lato, l’espressione dei bisogni sanitari dello straniero e,
dall’altro, la comprensione da parte di quest’ultimo delle norme implicite ed
esplicite connesse all’accesso e alla fruizione delle prestazioni sanitarie. Nello
specifico, il mediatore interviene presso gli Uffici Anagrafe degli Assistiti del
distretto sanitario di Palermo, nonché nei principali ambulatori e consultori
della città, provvedendo principalmente a:
68
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• offrire un primo ausilio informativo sulle norme per l’acceso ai servizi
sanitari, sulle indicazioni per gli ambulatori dedicati e sui servizi
erogati dall’ASP e dalle aziende ospedaliere
• accompagnare e orientare il migrante nell’accesso e nella fruizione del
servizio e della prestazione sanitaria
• favorire un’effettiva comprensione tra operatore e straniero, attraverso
non solo la padronanza del contesto linguistico-culturale dell’utente,
ma anche la conoscenza della normativa in materia di accesso degli
stranieri ai servizi sanitari
• sostenere il personale psico-medico nella relazione con l’utente
immigrato, agevolando la traduzione non solo linguistica ma anche
culturale tra le diverse percezioni della malattia, della medicina e della
cura, senza trascurare il vissuto esperienziale e la sensibilità culturale
del migrante assistito
• prestare particolare attenzione alle categorie di migranti più
vulnerabili, quali donne in stato di gravidanza e minorenni, per le
quali esistono strutture specificamente dedicate
Oltre alla presenza strutturata nei suddetti ambiti di intervento, è previsto
anche un servizio di mediazione a chiamata: programmato su richiesta, il
servizio è a disposizione di tutte le strutture sanitarie pubbliche della città
non dotate stabilmente della figura del mediatore15.
Emergenza sbarchi
Sebbene il fenomeno migratorio sia spesso associato, nella percezione
collettiva, alle immagini degli sbarchi a Lampedusa, il recente varo di
operazioni militari e di soccorso in alto mare (Mare Nostrum e, in misura
minore, Triton) ha ridimensionato il volume degli arrivi sull’isola: degli oltre
170.000 arrivi in Sicilia nel 2014, solo il 15% ha interessato la maggiore delle
Pelagie. Gli sbarchi - effettuati tramite trasbordo in navi militari o mercantili
- hanno sempre più coinvolto direttamente i porti della Sicilia, e, tra questi,
anche il capoluogo siciliano, in misura crescente negli ultimi due anni. Quale
che sia il contesto di intervento (il molo Favaloro di Lampedusa o il molo
Puntone del porto di Palermo) l’Azienda sanitaria prevede l’affiancamento di
mediatori linguistico-culturali (figura stabile nel caso di Lampedusa, diverse
15 Il coordinamento del servizio di mediazione linguistico-culturale dell’ASP di Palermo - sia stabile, sia a chiamata
- è gestito dall’Unità Operativa Promozione della Salute Immigrati (U.O.P.S. Imm. Sa.Ri) del Distretto Sanitario n°
42 di Palermo.
69
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
figure contattate a seconda delle esigenze linguistiche nel caso di Palermo)
a supporto del personale medico impegnato nelle operazioni di screening
sanitario, intervenendo in prossimità e all’interno delle tensostrutture
allestite in banchina. Le operazioni di triage richiedono il ruolo fondamentale
del mediatore, principalmente per l’individuazione e la decodifica
linguistico-culturale del bisogno assistenziale del migrante e per un’effettiva
comprensione, da parte di quest’ultimo, della diagnosi e del trattamento
offerto dal personale medico. In linea più generale, il mediatore linguisticoculturale, nel gestire il primo e più diretto contatto con lo sbarcato, interviene
da un lato per orientarlo nel nuovo contesto di arrivo, alleviando la precarietà
del suo stato d’animo attraverso un approccio relazionale culturalmente più
familiare ed espresso nella sua lingua, dall’altro per permettere una prima
e generale ricognizione delle sue condizioni psico-fisiche, consentendo ai
medici impegnati nel triage di individuare celermente le criticità da trattare
in priorità e di indirizzare verso le aree di sosta le situazioni meno urgenti.
In tale ottica, le domande da porgere sono essenzialmente connesse alle
principali patologie riscontrate in fase di sbarco: ipotermia/assideramento,
colpi di sole, ustioni da combustibile, e, per quel che riguarda le malattie
infettive, infezioni parassitarie, respiratorie e febbrili. I diversi ruoli dei
mediatori linguistico-culturali all’interno dell’area di sbarco (triage, tenda
uomini, tenda donne/minorenni, ecc.) vengono stabilite in un briefing con
il coordinamento della task-force. Durante l’emergenza sbarchi l’utilità del
mediatore si ripropone spesso anche in momenti successivi alle operazioni
di triage e screening sanitario in banchina. Attraverso il servizio di mediazione
“a chiamata”, infatti, il mediatore è spesso inviato nelle strutture ospedaliere
presso cui vengono trasferiti in ambulanza i migranti su cui sono riscontrate
le maggiori criticità mediche, direttamente dall’area di sbarco.
Nonostante il diffuso ricorso alla retorica emergenziale, i flussi migratori in
Sicilia si sono dimostrati nel complesso, in particolare nell’ultimo decennio,
come un fenomeno strutturale, sebbene alcune variabili (quali nazionalità,
rotte intraprese, volume degli arrivi, ecc.) si siano modificate nel corso del
tempo. Con l’obiettivo di consolidare il percorso già intrapreso nel quadro
di progetti pubblici di intervento transculturale, e al fine di predisporre un
servizio di mediazione linguistico-culturale sempre più all’altezza delle
sfide che le migrazioni comportano in ambito sanitario, l’ASP di Palermo
intende valorizzare ulteriormente il ruolo del mediatore nei sopracitati
contesti di intervento. Grazie a un’imminente collaborazione con un’agenzia
esterna di somministrazione lavoro, l’ASP mira a rendere ancora più
stabile e continuativa l’attività dei mediatori, per potere garantire un più
adeguato supporto linguistico-culturale al personale medico-sanitario e
amministrativo delle strutture interessate. Il ricco patrimonio di esperienze
e conoscenze accumulate nel corso degli ultimi anni in tema di mediazione
linguistico-culturale in ambito sanitario costituisce, inoltre, l’oggetto
70
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
di un progetto PSN su scala regionale, coordinato dalla Dott.ssa Ornella
Dino (U.O.P.S. Imm. Sa.Ri) in collaborazione con l’INMP. L’obiettivo è la
realizzazione di una piattaforma informatica16 per le consultazioni di dati
raccolti con il contributo di tutte le province siciliane, relativi ai bisogni
specifici di mediazione linguistico-culturale. Il progetto prevede anche
l’inserimento, per un anno, di un mediatore in ciascuna delle nove aziende
sanitarie provinciali della Sicilia.
16 Consultabile sul sito dell’INMP all’indirizzo:
71
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
ASL PRATO
di Maria Antonietta Bonafini17
Il contesto
Il territorio di pertinenza dell’Azienda USL 4 coincide con la Provincia
di Prato, che ha 7 Comuni, si estende per 365 Km2 e accoglie circa 250.000
residenti. Le caratteristiche principali del territorio , iniziando da alcuni dati
demografici, sono così riassumibili:
• densità di popolazione tra le maggiori in Italia (oltre 650 ab/Km2
contro i 157 della Toscana e i 195 dell’Italia) con un aumento costante,
da anni, della popolazione residente
• percentuale di stranieri sul totale della popolazione residente pari al
13.56%
• composizione della popolazione straniera equilibrata per sesso (51,0%
uomini, 49,0% donne). Tendenza alla stabilizzazione, al prolungamento
della permanenza e all’ampliamento dei nuclei familiari stranieri
(Prato è la prima provincia italiana come percentuale di stranieri nati
in Italia: 19,7% vs. Toscana 12,8%)
• alti indici di longevità (speranza di vita di 79 aa per i maschi e 85 aa per le
femmine, leggermente più alti della media toscana, già alta in se stessa)
• elevato livello di giovinezza dei residenti: ogni 100 giovani di età
inferiore a 15 anni vi sono 146 anziani (ovvero con più di 64 anni di età)
contro i 190 della Toscana
Ambito territoriale di competenza dell’Azienda USL 418:
• la speranza di vita alla nascita per un bambino nato nell’AUSL 4
Prato è tra le più alte della Toscana, soprattutto nel sesso femminile.
Ugualmente la speranza di vita a 65 anni è superiore per un pratese
rispetto ad un toscano
• tassi di mortalità evitabile 0-74 anni, legate a cause contrastabili con
politiche attive di prevenzione, diagnosi e cura, inferiori alla media
nazionale e tra i più bassi della Toscana
17 Referente del Tavolo tecnico per l’ASL di Prato - Direttore Esecutivo Contratto MLC AUSL4
18 Dati assunti dal Profilo di salute dell’Area Pratese anno 2013
72
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• trend in riduzione del tasso di ospedalizzazione dal valore di 184,1
per 1000 del 2000 al valore di 164,6 per 1000 del 2013, solo lievemente
superiore al valore obiettivo nazionale (160 per 1000)
• tasso standardizzato di ospedalizzazione degli stranieri residenti nel
territorio provinciale è costantemente inferiore a quello degli italiani
(nel 2013 stranieri 100,3 per 1000 a fronte di 120,8 per 1000)
Partendo dai dati di contesto sopra esposti, troviamo una situazione di
domanda di prestazioni continuamente crescente in un contesto di risorse
che non sembrano destinate ad aumentare, il che sollecita fortemente
l’orientamento all’ottimizzazione dei processi e alla razionalizzazione della
gestione delle risorse disponibili.
Considerando l’Azienda USL 4 sotto il profilo specifico di sistema organizzato,
emerge un quadro dinamico con alcuni punti di forza importanti nel quadro
regionale. Per esempio la riorganizzazione per Intensità di Cura viene già
attuata ed è in fase di implementazione sia nell’Area chirurgica che in quella
Medica e delle Terapie Intensive, mentre il settore Ostetrico (con il Punto
nascita) e il settore Oncologico sono due centri di eccellenza (Sistema di
valutazione delle performance sanità toscana anno 2013 - Laboratorio MeS).
L’innovazione chiesta porta il sistema a una governance flessibile, che sposta
l’attenzione da un tipo di lavoro tradizionale a una gestione multidisciplinare,
con un passaggio dal sistema lavorativo individuale a un sistema lavorativo
in team, gruppi coesi che fanno leva sull’efficienza per garantire efficacia al
lavoro. Un sistema lavorativo dove processi, strumenti, risorse e governance
sono componenti di un percorso circolare.
Posto il continuo cambiamento a cui è soggetto il settore della Sanità (e
l’Azienda USL 4 non fa eccezione) il processo è così sintetizzabile:
• progresso scientifico e tecnologico
• politiche sanitarie nazionali combinate con le politiche di bilancio,
che richiedono importanti cambiamenti di mentalità e professionalità
(responsabilità estesa agli aspetti economici e finanziari, contenimento
della spesa e sviluppo dell’appropriatezza, necessità di ottimizzare
i processi e di sviluppare un sistema di monitoraggio e verifica
pienamente funzionante)
• progressi nello studio delle organizzazioni e nella sociologia del lavoro,
con la messa a punto di nuovi modelli organizzativi
• utili confronti internazionali che mettono continuamente a disposizione
esperienze e modelli potenzialmente vantaggiosi
73
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
• politiche sanitarie locali (livello Regione Toscana) particolarmente
dinamiche con un elevato tasso di innovazione e sperimentazione,
soprattutto a livello istituzionale, organizzativo e procedurale
La mediazione sanitaria in provincia di Prato
L’Azienda considera il servizio di mediazione linguistico-culturale come uno
strumento operativo a disposizione dei servizi sanitari, per affrontare e gestire
le difficoltà riscontrate nella comunicazione con l’utente non italiano e - come
tale - rientra in un processo di condivisione del percorso di aiuto e tutela,
svolgendo anche un ruolo di promozione della salute nella comunità migrante.
• 1° attivazione: marzo 2010 [2009 esito gara Area vasta Centro* Regione
Toscana con assegnazione fornitura mediatori ad un RTI- Consorzio]
• 19 dicembre 2014: contratto attuativo tra AUSL4 e nuovo ATI
(Associazione Temporanea d’Impresa) come esito Accordo Quadro
Area Vasta Centro* con assegnazione fornitura mediatori] attivazione
nuovo Servizio 1° gennaio 2015
• requisiti mediatori: maturità quinquennale, se ottenuta all’estero
devono avere certificazione a norma di legge di conoscenza lingua
italiana pari a C1 [ QCER CEE ]; conoscenza lingua veicolare,
conoscenze specifiche in MLC e esperienza nell’ambito mediazione di
almeno 3 anni
L’AUSL4 si è dotata, per la gestione del servizio di mediazione linguisticoculturale, di diversi strumenti, che vanno dalla procedura generale di servizio
(marzo 2010, 1° modifica maggio 2013, 2° modifica maggio 2015) al sistema
aziendale informatizzato di registrazione dati di ogni singola prestazione e
relativa valutazione in scala numerica della prestazione mediatore; dal budget
aziendale dedicato alla programmazione e organizzazione del Servizio; fino
alla nomina aziendale di un RUP (responsabile pagamento fatture) e di un
DEC (responsabile programmazione, conformità, valutazione servizio e
richiesta applicazione penali nel caso in cui ci siano difformità di servizio).
Per quanto attiene alle caratteristiche delle prestazioni di mediazione
linguistico-culturale, sono presenti postazioni fisse in lingua Cinese e Urdu
sia in Ospedale che sul Territorio; sono erogate prestazioni a chiamata urgente
e programmata per tutte le lingue presenti sul territorio pratese (dicembre
2014 n°114) e viene garantita la traduzione dei testi scritti più rilevanti (natura
clinica, informativa, organizzativa dell’Azienda USL4). Il servizio è attivo nei
seguenti orari:
o Ospedale: ore 08.00-22.00 365 gg/anno
o Territorio: ore 08.00-20.00 dal lunedì al sabato, esclusi i festivi
74
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Con riferimento alle strutture che utilizzano maggiormente il Servizio si
segnalano l’Area Materno Infantile, Emergenza Urgenza, Salute Mentale
(contesto Ospedaliero) e Servizio Prevenzione, Consultori, Diagnosi Prenatale,
Polispecialistica, Servizi presidio sanitario Carcere (contesto territoriale).
Infine, per quanto riguarda la formazione, l’Azienda non ha un ciclo
strutturato di formazione dei mediatori ma organizza degli incontri annui con
i mediatori per favorire il lavoro in team con il personale sanitario. Il Progetto
promosso a livello nazionale dall’INMP, con l’intento di strutturare i contenuti
e le caratteristiche della figura del mediatore culturale in sanità, all’interno di
un percorso delineato di formazione, è da ritenersi particolarmente rilevante.
75
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
2.2 Il servizio di mediazione transculturale nel modello INMP
Per accelerare la definizione delle caratteristiche del servizio di mediazione
transculturale secondo i bisogni delle strutture sanitarie, propedeutiche
alla progettazione di dettaglio del percorso formativo, parallelamente alla
rilevazione della domanda nelle ASL e AO delle regioni partecipanti al
progetto, è stata avviata un’analisi specifica del funzionamento del modello
presso gli ambulatori dell’INMP, in particolare per quanto riguarda il
task del mediatore, identificando mansioni richieste e comportamenti che
compongono la singola mansione. Come detto in precedenza, al termine del
doppio percorso di analisi, i risultati della rilevazione presso le ASL/AO e
presso l’INMP sono stati confrontati per individuare i caratteri in comune e
le aree di fabbisogno specifico, portando così alla definizione di un modello di
task del mediatore in ambito sanitario.
Nello specifico, sono state condotte interviste a operatori interni
all’organizzazione, individuati come rappresentanti delle figure professionali
che la letteratura indica come interlocutori del mediatore nell’ambito
dell’esecuzione del task:
•
•
•
•
•
•
•
1 funzionario amministrativo
1 coordinatore scientifico
2 antropologi
2 mediatori
1 assistente sociale
1 psicologo
1 medico
Agli operatori è stato chiesto di contribuire alla definizione del modello in
ragione del proprio ruolo ed esperienza. In particolare, nel corso dell’intervista
l’operatore è stato chiamato a esprimere la propria opinione sugli elementi nei
quali si articola un task:
• insieme delle mansioni che compongono il task
• contesti nei quali tipicamente è svolta ogni mansione
• figure professionali con le quali il soggetto del task si relaziona nello
svolgimento della propria mansione
A partire dalle mansioni, si è poi proceduto a individuare le abilità
propedeutiche allo svolgimento delle mansioni stesse, quindi alle
competenze richieste per eseguire il task (cfr. fig. 24), al fine di guidare il
lavoro di progettazione dell’offerta formativa. Trattandosi di un’attività di
task analysis finalizzata alla progettazione di un percorso formativo, mansioni,
abilità propedeutiche e competenze richieste sono state formulate in termini
76
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
di comportamenti attesi, i quali sono stati in seguito utilizzati come base per la
definizione degli obiettivi didattici specifici per ciascuna area formativa (cfr.
Cap.3).
Il risultato delle interviste ha permesso di identificare e descrivere 5 mansioni
costituenti il task del mediatore (cfr. fig. 24 - riquadro 2):
• accogliere l’assistito nell’ambito del servizio Accoglienza
• orientare l’assistito nell’ambito del servizio Sportello socio-sanitario
• partecipare all’erogazione del servizio sanitario/non sanitario erogato
dalla struttura
• partecipare alle attività di ricerca
• partecipare alle attività di formazione
Se la prima mansione può essere ascritta ai servizi di prima accoglienza e
indirizzamento degli utenti verso i servizi erogati dalla struttura, nella
seconda (orientare l’assistito nell’ambito del servizio Sportello sociosanitario) la performance richiesta al mediatore diventa più complessa, poiché
egli dovrà analizzare il caso che ha di fronte e decidere se si tratta di un caso
complesso (da inviare all’assistente sociale) oppure un caso semplice che
può gestire in autonomia. La terza mansione (partecipare all’erogazione
del servizio sanitario e socio-sanitario) è quella nella quale ricade l’attività
di facilitare la comunicazione tra operatore e paziente nell’ambito dei setting
clinico-medico, clinico-psicologico e dei colloqui tra l’assistito e l’assistente
sociale, l’antropologo e il consulente legale. Per quanto riguarda la relazione
tra il mediatore e le figure che agiscono nei diversi contesti, si osserva che per
lo più il mediatore coadiuva l’operatore titolare del servizio. In particolare,
l’assistente sociale ha articolato tale relazione riferendo che, a volte, avviene
una collaborazione nell’erogazione del servizio, nell’ambito del quale il
mediatore condivide/mette a disposizione dell’operatore i contatti del proprio
network sul territorio. In molti casi inoltre è stata riferita una collaborazione
tra mediatore e l’operatore nelle attività che precedono e seguono il setting/
colloquio (cfr. fig. 24 - riquadro 3).
Nel modello INMP, inoltre, emergono due mansioni specifiche, che
riguardano le attività di ricerca e formazione. Si tratta di mansioni che hanno
un peso inferiore rispetto alle altre, ma che caratterizzano comunque
l’attività del mediatore transculturale presso l’INMP, in particolare per le
figure con maggiore esperienza/anzianità di servizio, coinvolte nelle fasi
di reclutamento e adesione di pazienti stranieri a programmi di screening e
di intervento specifico (ricerca) e nell’erogazione di moduli didattici di peer
education e/o di specializzazione in mediazione transculturale in occasione di
corsi di formazione erogati dall’INMP all’esterno (anche come provider ECM)
e all’interno (formazione). Tenuto conto del minore peso specifico delle due
77
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 24 - Sguardo d’insieme sul task,
sulle abilità e sulle competenze richieste al mediatore nell’INMP
78
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 24/a - Modello del task del mediatore INMP
79
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 24/b - Dettaglio delle mansioni del mediatore INMP
80
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
mansioni e della loro totale assenza nella rilevazione presso le ASL/AO, tali
mansioni non sono state ulteriormente analizzate e non sono state inserite nel
modello finale.
Le concatenazioni Competenze-Abilità-Mansioni del task
Le mansioni richieste al mediatore si compongono di determinati
comportamenti, per svolgere i quali il mediatore deve possedere (acquisire o
approfondire attraverso la formazione) specifiche conoscenze, competenze e
abilità. I comportamenti sono dunque propedeutici alle mansioni stesse. Si
è ritenuto opportuno distinguere 2 gruppi fondamentali di comportamenti
propedeutici al task:
• comportamenti relativi a competenze-conoscenze e costituiti da:
o
comportamenti che rimandano a nozioni strumentali all’esecuzione
del task, non direttamente trasmesse all’utente ma impiegate per
realizzare il servizio (cfr. fig. 24 - riquadro 4, colonna 1 verde)
o
comportamenti che rimandano a nozioni oggetto dell’attività
di orientamento osservata in più di una mansione richiesta al
mediatore, trasmesse all’utente del servizio (cfr. fig. 24 - riquadro 4,
colonna 2 verde)
• comportamenti relativi a competenze-abilità pratiche che il mediatore
deve sapere mettere in atto per impiegare strumenti o elaborare artefatti
richiesti dal task (cfr. fig. 24 - riquadro 4, colonna 3 rossa)
In fase di elaborazione degli strumenti di valutazione delle conoscenze apprese,
la distinzione all’interno delle competenze, tra quelle relative a nozioni
strumentali e quelle relative a nozioni oggetto dell’attività di orientamento,
hanno permesso di dare maggiore peso alle seconde. Inoltre i legami tracciati
nel modello a partire dalle competenze fino alle mansioni costituiscono cluster
di comportamenti che, nell’ambito di un corso preparatorio al tirocinio,
risultano un utile oggetto di offerta didattica e di esercitazione/verifica
nell’ambito di una strategia didattica coerente (cfr. fig. 25).
81
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 25 - Competenze e abilità richieste al mediatore INMP
82
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
2.3 Il Task del mediatore transculturale nel ssn
Confrontati i risultati delle due analisi, si è giunti a definire il modello di
task del mediatore transculturale, sulla base del quale si è proceduto alla
progettazione di dettaglio del percorso formativo (rif. Cap. 3).
In particolare, partendo dal modello del servizio di mediazione transculturale
presso l’INMP e osservate le caratteristiche dell’attuale servizio di mediazione
presso le strutture del SSN, in base ai dati da esse forniti, è stata costruita una
rappresentazione confrontata dei due modelli, in modo da evidenziare gli
elementi di sovrapposizione, così come le differenze (cfr. fig. 26).
Delle 5 mansioni previste nel modello INMP, presso le strutture del SSN
risultano presenti quelle relative a 1) partecipare all’erogazione del servizio
sanitario e sociosanitario, 2) orientare l’assistito e 3) accogliere l’assistito.
Rispetto ai contesti in cui si svolge il servizio di mediazione culturale, nel
modello INMP risultano presenti servizi e sportelli quali accoglienza, sportello
socio-sanitario e sportello rifugiati, che rendono la mansione orientare l’assistito
più complessa rispetto a quella che è stata restituita nella rilevazione sui
servizi di mediazione presso le strutture del SSN. Analogamente si registra
un profilo diverso circa la mansione partecipare all’erogazione del servizio, in
ragione dell’assenza presso l’INMP dei contesti costituiti dal Pronto Soccorso
e dalla degenza ospedaliera, contesti nei quali, presso le strutture del SSN,
viene situata anche la mansione orientare l’assistito. Per quanto attiene
alle figure professionali con le quali il mediatore è chiamato a interagire,
nella rilevazione presso le strutture del SSN non sono state riferite quelle
dell’antropologo, dell’avvocato e del coordinatore scientifico, che invece
hanno un’incidenza rilevante nel modello INMP. Date tali differenze tra
i task comparati, si è ritenuto opportuno fare riferimento a un modello più
prossimo a quello utilizzato nelle strutture del SSN che al primo (cfr. fig.
27) poiché, oltre ad essere più aderente al profilo tipico di domanda di
mediazione, è risultato anche il più adatto a essere adottato nell’ambito di
un’offerta formativa sperimentale, in un’ottica di sostenibilità e replicabilità
futura di interventi formativi specifici in questo ambito. L’obiettivo finale e
prioritario del progetto (e del percorso formativo previsto al suo interno) resta
infatti quello di definire un set minimo di conoscenze, competenze e abilità
che il mediatore transculturale deve possedere per operare con efficacia in un
contesto sanitario e socio-sanitario su tutto il territorio nazionale. Per questo
ci si è concentrati sugli elementi più utili a preparare tali figure in modo il
più possibile coerente con le condizioni e situazioni che si troveranno ad
affrontare nella realtà quotidiana.
83
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 26 - Confronto tra il modello del task del mediatore presso le
strutture del SSN e quello del task presso l’INMP
84
Cap. 2
la domanda di mediazione in sanità
Figura 27 - Modello del task del mediatore
presso la struttura del SSN
85
86
Cap. 3 - IL PERCORSO FORMATIVO
Come evidenziato nella proposta progettuale, la strutturazione del modello
didattico dell’INMP si fonda sui risultati incrociati delle analisi dell’offerta
formativa esistente e della domanda/fabbisogno di mediazione culturale rilevata
presso le Aziende sanitarie locali le Aziende ospedaliere italiane delle Regioni
che hanno partecipato al progetto.
Partendo dall’esperienza maturata dall’Istituto nel corso degli anni, tramite
il lavoro quotidiano presso gli ambulatori dell’INMP a Roma e all’interno
di progetti mirati a livello nazionale e internazionale, nella progettazione di
dettaglio sono stati integrati gli elementi rilevanti provenienti dalle esperienze
del territorio, in modo da formare una piattaforma di base da discutere,
aggiornare, sviluppare all’interno del Tavolo tecnico, con i contributi di tutti
gli attori coinvolti.
Nella progettazione del percorso formativo si è partiti dalla definizione delle
aree di conoscenza e competenza già individuate in fase di presentazione
della proposta progettuale all’ente finanziatore, integrate con i risultati del
Gruppo di lavoro istituzionale (GLI) sulla mediazione interculturale1.
Il progetto formativo è stato quindi articolato sulla base delle seguenti
attività:
• analisi della letteratura sulla figura professionale del mediatore
culturale
• individuazione di competenze, compiti e contesti lavorativi in cui il
mediatore opera
• risultati emersi dall’analisi dell’offerta formativa
• risultati emersi dall’analisi della domanda/fabbisogno
In fase di attuazione, si è pertanto partiti dall’analisi dell’offerta e della domanda
formativa svolta nell’ambito del progetto e successivamente è stata attivata una
microprogettazione con i diversi attori che, a vario titolo, contribuiscono alla
qualificazione del percorso formativo del mediatore transculturale in ambito
sanitario: medici, psicologi, antropologi, mediatori transculturali, esperti
in formazione. Da un lato sono stati definiti i compiti e le competenze che il
1 Dossier di sintesi della qualifica del mediatore interculturale (giugno 2014), Ministero dell’Interno - FEI, annualità
2012, azione 7, capacity building.
87
Cap. 3
il percorso formativo
mediatore svolge in ambito sanitario, dall’altro ognuno ha offerto il proprio
contributo sugli ambiti formativi inclusi nel percorso formativo.
A partire da quanto premesso e sulla base del task del mediatore transculturale in ambito sanitario precedentemente descritto, il percorso formativo è
stato progettato con la finalità di fornire ai mediatori-corsisti una chiara specializzazione in ambito sanitario e di trasferire loro metodologie e strumenti
operativi per acquisire conoscenze teoriche e competenze specifiche.
3.1 PROGETTAZIONE DEL PERCORSO ForMe
Reclutamento e Selezione dei partecipanti
Il progetto prevede il coinvolgimento di 21 destinatari, cittadini di Paesi Terzi
con una esperienza di base nell’ambito della mediazione culturale (formativa
o lavorativa), provenienti da diverse regioni italiane.
Inizialmente, si è tentato un reclutamento attraverso le Aziende sanitarie di
tutto il territorio nazionale, con le quali l’INMP ha collaborato nel corso degli
anni, nell’ottica di dare continuità a precedenti interventi formativi e a esperienze lavorative già in atto, per rafforzare l’efficacia degli investimenti. Non
avendo avuto un riscontro efficace, si è deciso di procedere con un avviso
pubblico.
Per la selezione dei partecipanti è stato dunque pubblicato sul sito internet
dell’INMP un appello a candidatura nazionale. Al fine di facilitare la presentazione delle candidature, è stata creata un’apposita sezione sulla piattaforma
e-learning dell’INMP, per la presentazione on-line delle domande.
Il bando ha previsto i seguenti requisiti di accesso:
• diploma di scuola superiore o equivalente
• esperienza formativa di base o lavorativa nel campo della mediazione
culturale
• buona conoscenza delle reti assistenziali del territorio di riferimento
(regione di residenza/domicilio)
• buona conoscenza della lingua italiana
• conoscenza aggiornata delle realtà socio-politico-culturali del Paese di
origine e buona conoscenza del contesto italiano
88
Cap. 3
il percorso formativo
L’avviso è stato promosso attraverso ulteriori canali di comunicazione, incluse le reti più diffuse di informazione delle comunità straniere (per esempio il
portale www.integrazionemigranti.gov.it e la rete del Progetto SPRAR). Al
termine per la presentazione delle domande di partecipazione al corso (20
gennaio 2015), sono state ricevute 189 candidature, da 19 regioni (non si sono
riscontrate candidature dalla sola regione Sardegna). Le candidature hanno
generato una graduatoria di merito su base regionale. Per ciascuna regione è
stato identificato il primo qualificato, un primo sostituto e un secondo sostituto, allo scopo di completare la lista dei 21 corsisti da inserire nel percorso
formativo. Il profilo dei corsisti selezionati è riportato nella tabella seguente.
cittadinanza
lingua
madre
altre
lingue
tunisina
arabo
francese
francese
inglese
greco
arabo
francese
urdu
marocchina
urdu
pakistana
togolese
punjabi
potohari
kotokoli
inglese
arabo
hindi
francese
inglese
arabo
hawasa
ewe
livello
italiano
titolo studio
esperienze
C1
laurea in lingue
(Università di
Tunisi)
operatore sociale, mediatore interculturale e linguistico (Domus
Caritatis, rifugiati e richiedenti
asilo) traduttore
Lazio
C1
laurea in lingue
e civiltà orientali (Università
La Sapienza,
Roma)
esperta immigrazione, tirocinio
questura L’Aquila, consulente
tecnico tribunale, operatrice
sportello immigrazione
Abruzzo
C1
diploma in
informatica,
geografia ed
economia
(Pakistan)
mediatore culturale, interprete,
traduttore
Campania
C2
laura in economia ambientale
(Università di
Siena)
interprete, traduttore e mediatore linguistico, docente corsi
di mediazione, gestione CPA,
presidente interpretariato Commissione Territoriale richiedenti
protezione internazionale, informatore legale
Calabria
regione
89
Cap. 3
il percorso formativo
venezuelana
spagnolo
inglese
C2
laurea in
linguistica e
letteratura
spagnola
(Università
di Cartagena
Colombia), master studi eurolatinoamericani
per educazione
interculturale
operatrice CIES (centro informazione educazione allo sviluppo)
mediatrice linguistica e interculturale sportello servizi sociosanitari PUA Santa Maria della
pietà (Roma)
Lazio
mediatore culturale e volontario
sportello infermieristico e servizi
per immigrati presso strutture
sanitarie, assistenza sbarchi per
CRI, traduttore e interprete
Sicilia
(Università di
Madrid)
senegalese
francese
wolof
inglese
C2
scienze
dell’educazione
(Università di
Dakar) corsi
di formazione
per mediatori
culturali, anche
in ambito sanitario
pakistana
urdu
kashmiri
inglese
B2
laurea in belle
arti (Università
di Al Khair)
mediatore linguistico culturale
SPRAR in ambito legale, sanitario e sociale
Veneto
C1
Diritti dell’uomo ed etica
della cooperazione -frequenza (Università
di Bergamo)
mediatore culturale (Medici senza frontiere)
Lombardia
C2
diploma maturità (Albania)
e corsi di formazione e specializzazione
in mediazione
culturale (CIES
e INMP)
cofondatore associazione
Multietnica Mediatori Interculturali, docente di mediazione
interculturale per Unità sanitaria
volontaria della Protezione civile,
coordinatore interventi di accoglienza e accompagnamento per
minori, mediatore interculturale
sportelli SUI prefettura Torino
Piemonte
C2
laurea in lingue
e culture del
mondo moderno (Università
La Sapienza,
Roma)
mediatrice interculturale (INMP)
assistente a domicilio persone
malate
Lazio
boliviana
albanese
ucraina
90
spagnolo
inglese
albanese
francese
inglese
ucraino
russo
inglese
polacco
bulgaro
Cap. 3
il percorso formativo
marocchina
arabo
francese
inglese
maliana
soninke
bambara
francese
inglese
arabo
francese
spagnolo
inglese
berbero
marocchina
georgiana
tunisina
peruviana
georgiano
arabo
spagnolo
russo
francese
inglese
inglese
C2
laurea in teologia (Università
del Marocco)
docente, mediatrice culturale in
consultori e direzioni scolastiche
Liguria
C1
Diploma liceo e
istituto professionale ragioneria (Bamako,
Mali)
operatore sociale, interprete e
traduttore presso HUB centri
prima accoglienza e commissioni
territoriali per richiedenti protezione internazionale
Emilia
Romagna
C1
diploma liceo
classico, laurea triennale
indirizzo storico
(Università di
Casablanca)
mediatore interculturale Dipartimento salute, sicurezza
e solidarietà sociale (Regione
Basilicata) mediatore culturale
casa circondariale di Potenza
Basilicata
C1
laurea in
pedagogia
(Università di
Tblisi) laurea in
matematica e
in infermieristica (Università
di Tsereteli)
mediatore interculturale (ambito
scuola) e insegnante
Puglia
C1
laurea in
scienze della
vita e della
terra (Università di Tunisi)
frequentato
corso di laurea
in biologia
(Università di
Monastir)
mediatore linguistico culturale
per cooperative sociali e operatore SPRAR, docente di arabo,
sindacalista studentesco
Toscana
C1
corso per mediatore culturale scuola Massignon (Roma)
iscritta 2° anno
scuola Politiche
e relazioni
internazionali
(Università
La Sapienza,
Roma)
operatrice integrazione bambini,
mediatrice linguistico culturale
ASL 4, ausiliario di polizia giudiziaria, redattore
Umbria
91
Cap. 3
il percorso formativo
burundese
cinese
kirundi
cinese
albanese
albanese
ivoriana
francese
bambara
dioula
madingo
boliviana
spagnolo
francese
inglese
swaili
inglese
inglese
francese
tedesco
inglese
inglese
tedesco
francese
C2
master II livello
in Peace Building (Università Pontificia
Seraficum)
dottorato in
diritto civile
(Università
Lateranense)
laurea in diritto
privato francofono e anglofono (Università
del Camerun)
praticante avvocato, operatore
socio-assistenziale persone
diversamente abili, volontario
accoglienza immigrati e profughi, collaboratore ambasciata
Burundi
Lazio
B2
corsi formazione
professionale
in mediazione
culturale, corso
specializzazione tecniche
di marketing
(Univ. Yantai)
Laurea inglese
commerciale
internazionale
(Univ. Yantai)
collaboratore centro studi
Azerbajan, mediatrice culturale
Eurostreet di Biella nel settore
sanitario, medatrice Amic di
Trento nelle strutture sanitarie
della provincia, traduttrice
PA Trento
C2
diploma maturità linguistica (Albania)
laurea lingue
e letterature
dinamiche
interculturali
(Università
Roma3)
mediatrice interculturale no
profit, Ospedale Bambin Gesù,
traduttrice
Lazio
C2
laurea in lettere moderne
(Costa d’Avorio)
mediatore culturale Arcisolidarietà e SPRAR Perugia, Lampedusa, questura, accompagnamento
Commissione Territoriale Roma,
interprete
Umbria
C1
diploma riconosciuto di
scuola media
superiore (Bolivia) diploma di
lingua inglese
e tedesca
mediatore culturale Centro
Astalli), corso assistente sociale
Enfap Lazio, esperto operatore
socio-assistenziale per gli
immigrati; rappresentante
comunità boliviana di Roma;
rappresentante pastorale Chiesa
Santa Lucia
Lazio
Tabella 3 - Profilo corsisti
92
Cap. 3
il percorso formativo
Articolazione del percorso formativo
Il percorso formativo, come previsto dal progetto, è stato strutturato in 140
ore di formazione d’aula e 60 ore di tirocinio presso gli ambulatori dell’INMP,
in linea con il rapporto percentuale rilevato in letteratura tra formazione frontale e teorico-pratica (cfr. cap. 1).
Gli obiettivi formativi, considerata l’esperienza in mediazione dei partecipanti, sono stati principalmente orientati all’aumento e al miglioramento delle conoscenze e delle competenze nelle diverse aree che caratterizzano il ruolo
del mediatore transculturale in ambito sanitario e in particolare nell’acquisizione di strumenti teorici, metodologici e operativi per accogliere e orientare
i cittadini stranieri in ambito sanitario.
In generale, accanto alle conoscenze teoriche basilari per le attività che il mediatore è chiamato a svolgere, l’obiettivo del percorso è stato quello di promuovere lo sviluppo di competenze e abilità relazionali e trasversali, necessarie a
svolgere i compiti assegnati nel settore di riferimento.
In particolare il percorso formativo ha perseguito i seguenti obiettivi generali:
• fornire i riferimenti normativi e organizzativi sull’assistenza sanitaria e
socio-sanitaria nazionale
• mettere i corsisti nelle condizioni di acquisire strumenti tecnico-metodologici per la gestione della mediazione transculturale in ambito sanitario
• offrire la possibilità di inquadrare il fenomeno migratorio da un punto
di vista giuridico, epidemiologico e psicologico
L’obiettivo generale è stato declinato in obiettivi specifici per ciascuna area tematica che, in considerazione del task del mediatore declinato nel progetto, hanno
contribuito allo sviluppo degli obiettivi didattici attribuiti ai singoli docenti.
Il percorso è stato dunque finalizzato a un’azione di empowerment complessiva, che ha consentito di far maturare nel discente una maggiore competenza e
autonomia rispetto alle seguenti attività:
• garantire la fruibilità dei servizi sanitari e socio-sanitari
• contribuire all’appropriatezza clinica ed economica nell’erogazione del
servizio sanitario
• conoscere e approfondire la lettura della cultura di origine 93
Cap. 3
il percorso formativo
• assicurare il rispetto della persona e dell’organizzazione nell’erogazione del servizio sanitario
• acquisire autonomia in termini di linguaggio e di senso (significati e
significanti) nell’ambito del contesto operativo e rispetto ai principali
temi della salute
• decodificare alcuni aspetti culturali della società di accoglienza e creare
delle corrispondenze concettuali con quella di origine
• sviluppare strumenti comunicativi per l’accoglienza, la traduzioneinterpretariato nella relazione medico-paziente e il lavoro in rete
Le aree di conoscenza individuate sono le seguenti:
1. Giuridica
2. Sanitaria e socio-sanitaria
3. Psicologica
4. Antropologica
5. Deontologica ed etica
6. Comunicativa
7. Sociologica
8. Linguistica
9. Economica
Le aree di capacità e abilità individuate sono le seguenti:
1. self efficacy
2. team working
3. gestione del conflitto e capacità di coping
4. problem solving
Considerato l’intero periodo di attuazione del progetto, il percorso formativo
si è inserito a seguito della fase di analisi della domanda e dell’offerta, nonché
delle riunioni del Tavolo tecnico, il quale ha attivamente contribuito alla definizione dei moduli didattici.
In particolare il percorso formativo è stato così suddiviso:
• 140 ore di formazione d’aula (2-31 marzo 2015)
94
Cap. 3
il percorso formativo
• 60 ore di tirocinio presso l’ambulatorio dell’INMP (7-30 aprile 2015)
• elaborazione in autonomia delle tesine finali e presentazione (22 giugno 2015)
Dall’avvio della formazione d’aula è stata messa a disposizione dei corsisti
un’apposita sezione della piattaforma e-Learning dell’INMP nell’ambito
della quale sono stati resi disponibili tutti i materiali del percorso formativo, nonché è stato garantito un continuo supporto da parte del tutor di
processo.
è stata prevista una valutazione interna dell’intero percorso formativo, che
include la qualità percepita anche dai docenti, per valorizzare gli aspetti positivi e individuare le eventuali aree di criticità/miglioramento per attività
future, rappresentando questa un’edizione sperimentale.
Nel dettaglio, sono stati messi a punto i seguenti strumenti e metodi di verifica:
• verifica dell’apprendimento (conoscenze)
test ingresso e test uscita della formazione d’aula
output delle esercitazioni per singola area
tesina e discussione in occasione dell’evento finale (ogni corsista
per poter essere ammesso alla prova finale deve aver frequentato
almeno l’85% delle 200 ore formative previste)
• verifica del comportamento (competenze e atteggiamenti)
schede di valutazione della performance del mediatore durante le
ore di tirocinio presso i diversi servizi dell’ambulatorio dell’INMP
• verifica della qualità percepita dell’offerta formativa
test di valutazione della qualità del percorso formativo con previsione di domande aperte per eventuali suggerimenti da parte dei
corsisti e dei docenti
• verifica dell’interazione tra formazione pratica e teorica (metodologia didattica)
diario di bordo del tutor d’aula
95
Cap. 3
il percorso formativo
Le aree della conoscenza sono state poi ponderate in relazione a quanto esse
effettivamente avrebbero rappresentato il presupposto conoscitivo essenziale
per il comportamento del mediatore. Per fare ciò, è stata analizzata la
sequenza delle competenze a coppia, seguendo il metodo delle analisi delle
priorità, secondo il modello di Carpenter. La scala utilizzata è composta dai
valori 0.10, 0.20, 1, 5, 10 (1 = pari rilevanza), di cui si riportano i risultati nella
figura n. 28 e 29. Nel pesare l’importanza delle tematiche incluse all’interno
delle competenze, si sono privilegiate l’area giuridica e l’area sanitaria perché
reputate le due principali aree di riferimento per i temi di interesse del corso.
All’interno di queste, l’area giuridica è risultata più pesante (anche se di poco)
rispetto a quella sanitaria perché include, oltre alla parte sulla gerarchia delle
fonti e l’ordinamento giuridico generale, tutte le materie legate alla normativa
sanitaria, il diritto alla salute e l’organizzazione del SSN, considerate
conoscenze fondamentali per i mediatori culturali2 preposti in particolare
all’erogazione dei servizi sanitari nonché all’accoglienza e all’orientamento ai
servizi sanitari (target specifico del progetto).
CRITERIA
WEIGHT
1
2
3
4
5
6
7
8
9
TOTAL
DECIMAL
VALUE
1
Linguistica
X
0,10
0,10
0,20
0,20
0,10
1,00
0,20
1,00
2,90
0,01
2
Sanitaria
10,00
X
1,00
0,10
5,00
5,00
10,00
5,00
5,00
41,10
0,21
3
Giuridica
10,00
1,00
X
10,00
5,00
1,00
10,00
1,00
5,00
43,00
0,22
4
Sociologica
5,00
10,00
0,10
X
5,00
0,20
1,00
1,00
1,00
23,30
0,12
5
Antropologica
5,00
0,20
0,20
0,20
X
5,00
5,00
1,00
5,00
21,60
0,11
6
Psicologica
10,00
0,20
1,00
5,00
0,20
X
0,20
0,10
0,10
16,80
0,08
7
Economica
1,00
0,10
0,10
1,00
0,20
5,00
X
5,00
1,00
13,40
0,07
8
Deontologica
5,00
0,20
1,00
1,00
1,00
10,00
0,20
X
0,20
18,60
0,09
9
Comunicativa
1,00
0,20
0,20
1,00
0,20
10,00
1,00
5,00
X
18,60
0,09
COLUMN
TOTALS
47,00
12,00
3,70
18,50
16,80
36,30
28,40
18,30
18,30
199,30
1,00
Figura 28a - Analisi delle priorità - Area conoscenze
2 Aree giuridica, sanitaria, psicologica, antropologica, deontologica ed etica, sociologica, linguistica, economica.
96
Cap. 3
il percorso formativo
1
Giuridica
0,22
2
Sanitaria
0,21
3
Sociologica
0,12
4
Antropologica
0,11
5
Comunicativa
0,09
6
Deontologica
0,09
7
Psicologica
0,08
8
Economica
0,07
9
Linguistica
0,01
Figura 28b - Analisi delle priorità - Area conoscenze
Il risultato di questa prima fase di progettazione è stato condiviso con tutti
i componenti del Tavolo tecnico che hanno offerto il loro contributo, anche
valorizzando le esperienze del proprio territorio e della propria realtà organizzativa. Tra questi, l’ISFOL ha lavorato congiuntamente all’INMP nella
progettazione dell’intero percorso formativo offrendo un contribuito tecnico per la scelta delle metodologie e per lo sviluppo delle singole aree. Vista
la complessità delle tematiche emerse e le diverse connessioni tra le aree, il
calendario didattico è stato caratterizzato dall’alternarsi e, per la trattazione
di alcuni argomenti, dalla compresenza di aree diverse nella stessa lezione
(in particolare per quanto riguarda temi trasversali come la psicologia, la comunicazione, la linguistica ecc). Dopo aver assegnato un monte ore per lo
sviluppo di ciascun modulo, proporzionato al peso di ciascuna area sul totale
delle 140 ore previste per la formazione d’aula, sono stati individuati i coordinatori didattico-scientifici i quali, insieme ai referenti della UOS Formazione
ed ECM dell’INMP, hanno provveduto alla declinazione di dettaglio del programma di ogni area, come riportato nella tabella n. 4.
Come emerge dalla tabella riepilogativa, lo sviluppo del corso è stato progettato con la suddivisione delle singole giornate in una prima parte teorica (3-4
ore iniziali) e una seconda parte teorico-esperienziale (2-3 ore pomeridiane)
con l’utilizzo di metodologie didattico-formative attive per favorire un apprendimento più partecipato:
• confronto/dibattito guidato tra discenti ed esperti
• dibattito preceduto da domande-stimolo (filmati)
• dimostrazioni pratiche senza esecuzione diretta dei partecipanti
• presentazione/discussione di casi pratici
97
Cap. 3
il percorso formativo
• esercitazioni di gruppo su casi studio
• role-playing
Inoltre la formazione d’aula, anche nell’ambito della formazione esperienziale, è stata caratterizzata da verifiche intermedie (output delle esercitazioni e
dei lavori di gruppo), volte alla valutazione dell’acquisizione delle specifiche
conoscenze per singola area.
A partire dalla declinazione degli ambiti e dall’assegnazione delle ore, i coordinatori scientifici hanno provveduto alla sviluppo di dettaglio degli interventi formativi, come da modello scheda allegato, e insieme alla UOS
Formazione ed ECM sono stati individuati i docenti con idoneo CV formativo-professionale.
Figura 29 - Pesatura dei comportamenti
98
FORMAZIONE TEORICA
OBIETTIVO
FORMATIVO
AREE
1. Antropologia
medica (aspetti
sociali e culturali
di genere e della
malattia; aspetti
teorico-pratici
della disciplina.
Es. approccio
transculturale)
1. Etica e deontologia professionale
di: mediatori,
medici, infermieri,
psicologi, ecc.
1. Elementi di
teoria e tecnica
della comunicazione (modelli
comunicativi,
testi e contesti,
messaggi, canali, emittenti e
riceventi, comunicazione verbale, paratestuale,
prossemica)
1. Italiano
amministrativo
(thesaurus)
1. Elementi
di economia
sanitaria
(Finanziamento
SSN, ticket,
compartecipazione alla spesa,
appropriatezza)
1. Elementi
di psicologia
generale (aspetti
del funzionamento psichico:
percezione,
rappresentazioni
mentali, attenzione, linguaggio
e pensiero)
1. Medicina delle
migrazioni e della
povertà (i determinanti sociali,
economici e
culturali della salute, salute stranieri - elementi
di epidemiologia;
processi migratori
e caratteristiche
dei flussi dell’ultimo decennio);
malattie della
povertà/disagio
sociale (scabbia,
tbc)
1. Elementi di
diritto pubblico e
amministrativo
(L’ordinamento
giuridico, la
gerarchia delle
fonti e il procedimento amministrativo)
1. Elementi di
sociologia: comunità e società
Contribuire
all’appropriatezza economica
nell’erogazione
del servizio
sanitario
appropriatezza
dell’utilizzo
del linguaggio
specifico
facilitare l’interazione sociale
dello straniero
nella comunità
ospitante
efficacia della
comunicazione
dei differenti
contesti organizzativi
Assicurare il
rispetto della
persona e
dell’organizzazione
nell’erogazione del
servizio sanitario
Permettere la lettura della cultura
di origine
Assicurare
l’efficacia clinica
nelle diverse
dimensioni psichiche
Garantire la
fruibilità dei
servizi sanitari e
socio-sanitari
Assicurare
l’accesso ai
servizi sanitari
nel rispetto
della normativa
vigente
0. La figura del mediatore transculturale in ambito sanitario
9. Economica
(3 h)
8. Linguistica
(2h)
7. Sociologica
(8 h)
6. Comunicativa
(15h)
5. Deontologica
ed etica
(15 h)
4. Antropologica
(15 h)
3. Psicologica
(15 h)
2. Sanitaria e
socio-sanitaria
(32 h)
1. Giuridica
(35 h)
Aree conoscenza
FORMAZIONE PROGETTO ForMe
FORMAZIONE D’AULA (140 ore)
Cap. 3
il percorso formativo
Tabella 4 - Sviluppo contenuti formazione d’aula
99
100
FORMAZIONE TEORICA
4. La rete dei
servizi territoriali
(ricerca e networking )
4. Diritto
sanitario: Organizzazione e
funzionamento
del SSN/SSR
(ASL/AO, presidi,
consultori, SSN
a confronto) e
dei servizi sociali (assistenza
socio-sanitaria)
4. Introduzione
alla ricerca
sociale (finalità
sociali della
ricerca, lavorare
in un gruppo di
ricerca, come
reclutare pazienti, importanza
della corretta
rilevazione e
trascrizione di
variabili)
3. Semantica
della salute e
della malattia
nelle diverse
culture
3. Principi
di sociologia
della salute:
i concetti di
salute pubblica,
salute collettiva
e individuale,
prevenzione e
benessere
3. Traduzione,
interpretariato
e mediazione: la
comunicazione
in emergenza/
urgenza
3. Ruolo e confini
del mediatore nei
diversi setting
3. Analisi dei
contesti di accoglienza: perdite,
frammentazioni
e violenze
nell’emigrazione
(forzata e non)
e nell’immigrazione
3. Tecniche e
gestione del
colloquio
3. Prevenzione,
salute e stili
di vita (case
studies su
svezzamento,
diabete, parto,
alimentazione,
culturalmente
orientati)
3. Diritto alla
salute (italiani,
comunitari e non
comunitari): TUI,
Accordo Stato
-Regioni e procedure d’accesso;
focus iscrizione
minorenni, PLS
e MMG
4. Ascolto attivo,
modalità di
accoglienza e
orientamento;
comunicazione
interdisciplinare
personale sanitario-mediatorepaziente.
2. Italiano sanitario (Thesaurus
tecnico)
2. Modello
della famiglia
nella società
occidentale e
italiana (come
è costruito il
modello sociale,
come funziona,
famiglie tradizionali, famiglie
allargate, principio del superiore
interesse del
minorenne).
2. Comunicazione interculturale
(influenze culturali nei sistemi di
codifica e decodifica del messaggio; pregiudizi,
discriminazioni e
stereotipi comunicativi).
2. Responsabilità
del mediatore
(privacy, consenso informato,
trattamento dati,
accesso agli atti
- Utilizzo banche
dati istituzionali,
compilazione
cartelle sociografiche, presa
visione della
cartella clinica.
2. Esempi culturali da aree a
forte pressione
migratoria
2.Aspetti
psicologici dei
processi migratori (esperienza
traumatica
e conseguenze
sulla salute psico-fisica, PTSD,
risorse e resilienza, ecc.)
2. Setting clinici
e principali quadri sindromici
(Elementi di
sintomatologia
riferita e focus:
Salute maternoinfantile; salute
mentale, emergenza e malattie
infettive)
2. Diritto dell’immigrazione (diritto internazionale,
comunitario e
nazionale : Dublino, Schengen,
Convenzione
ONU sui diritti
del fanciullo,
TUI, norme e
strumenti di
contrasto alle
discriminazioni UNAR)
Cap. 3
il percorso formativo
Casi pratici di
setting multidisciplinari; casi
clinici; mappatura del territorio;
simulazioni di
comportamenti
per la salute e
la sicurezza nei
luoghi di lavoro
Mappatura della
rete regionale
Esercitazioni
(insierimento
scheda);
Casi pratici sulle
procedure d’accesso;
rappresentazione
del SSN; riodino
gerarchia delle
fonti.
Comparazione
modelli SSN
FORMAZIONE TEORICO-ESPERIENZALE
PRODOTTI
Team working
Informatica
5. Salute e sicurezza nei luoghi
di lavoro (epidemiologia, malattie professionali
e stress, coping e
burn-out )
AREA CAPACITÀ E
ABILITÀ IN FORMAZIONE RESIDENZIALE
FORMAZIONE TEORICA
5. Elementi di
diritto del lavoro:
diritti e doveri dei
lavoratori, statuto dei lavoratori,
rappresentanze e
diritti sindacali,
pubblico impiego
Modello di
gestione del
colloquio
Casi pratici;
esercitazione
sulle tecniche
e gestione del
colloquio; role
playing e focus
group
Problem solving
Gestione del
conflitto e capacità di coping
Esercitazioni
(autorizzazione al
trattamento dati
personali, consenso informato,
ecc.)
Codice deontologico ipotetico
Casi pratici di
setting multidisciplinari
Comparazione
malattia nelle
diverse culture
Team working
Team working
Informatica
Self efficacy
Team working
Self efficacy
Check-list/istruzioni operative
Casi pratici e
simulazioni;
focus group
Gestione del
conflitto e capacità di coping
Descrizione
project work
Esercitazione
ruolo del mediatore nella ricerca
sociale
Informatica
5. Metodologia di
lavoro in rete
Glossario
Focus group
Classificazione
delle esenzioni;
comparazione
modelli di finanziamento
casi pratici
esezioni, rappresentazione delle
diverse tipologie
di finanziamento
dei SSN
Cap. 3
il percorso formativo
101
Cap. 3
il percorso formativo
3.2 LA FORMAZIONE D’AULA
Il programma della formazione d’aula è stato quindi definito come da documento allegato, sulla base di un’articolazione trasversale dei diversi aspetti
che lo hanno caratterizzato. Al fine di permettere una valutazione dell’efficacia delle lezioni, la formazione d’aula è stata audio-video registrata integralmente.
Dal punto di vista dell’organizzazione del calendario, si è deciso di articolare
l’erogazione con una modalità propedeutica: l’avvio del corso (prima settimana
di calendario) è stato caratterizzato dalla trattazione introduttiva di ogni area
formativa prevista dal programma (cfr. livello 1 della tabella n. 4); nelle tre
settimane successive, si è scesi nei vari livelli delle tematiche, alternandole tra
loro e rispettando il più possibile affinità e sovrapponibilità tra i diversi moduli, ma fornendo un elemento di dinamismo, anche in funzione delle disponibilità dei docenti incaricati. Questo per dare modo ai discenti di procedere
dal generale al particolare, acquisire e sedimentare le informazioni apprese
e ritornare al generale/approfondire il tema anche alla luce degli spunti nati
da lezioni diverse/di altra area. In particolare, il primo giorno di formazione
è stato organizzato nella sede istituzionale dell’INMP, in modo da favorire la
conoscenza e il team building tra i corsisti e con l’Istituto e il corpo docente. Le
successive lezioni si è scelto di tenerle in una struttura nei pressi dell’Istituto,
selezionata attraverso una procedura pubblica, in un’aula attrezzata adeguata
alla formazione teorico-esperienziale e dimensionata al numero di discenti,
per favorire il maggior apprendimento possibile.
Le due ultime giornate (30 e 31 marzo) sono state dedicate alla conclusione del
corso, con il riepilogo delle principali nozioni acquisite per singola area e la
restituzione ai discenti degli output delle esercitazioni di gruppo, così come il
feedback a caldo dei corsisti verso il gruppo di lavoro dell’INMP, rispetto agli
esiti percepiti del percorso formativo appena concluso e alle attese verso il
periodo di tirocinio. Anche in questo caso, le giornate di lavoro si sono svolte
presso l’INMP.
Le ore dedicate alle aree linguistica ed economica sono state trattate in maniera
trasversale nell’ambito:
• dell’area giuridica e sanitaria, attraverso la condivisione di un thesaurus
specifico sull’italiano amministrativo e sanitario e sulla semantica della
salute e della malattia nelle diverse culture (parte linguistica)
• dell’area giuridica, come approfondimento su normativa, organizzazione e funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, in particolare per
quanto riguarda i costi e la compartecipazione alla spesa (parte economica)
102
Cap. 3
il percorso formativo
In particolare la formazione d’aula si è svolta nel mese di marzo 2015: dal 2 al
31, dal lunedì al venerdì, con 7 ore di lezione martedì-mercoledì-giovedì e 6
ore di lezione lunedì e venerdì.
Alla formazione d’aula ha fatto seguito nel mese di aprile 2015 il tirocinio,
nell’ambito del quale i 21 corsisti sono stati suddivisi in due gruppi. Ogni corsista ha frequentato per 9 giorni i diversi servizi dell’ambulatorio INMP (area
Accoglienza; sportello Richiedenti protezione Internazionale; sportello Sociosanitario; setting clinico-medico; setting clinico-psicologico presso il Servizio
di Accoglienza e Valutazione (SAV); servizio di antropologia).
Nell’individuazione del corpo docente ci si è focalizzati innanzitutto sulla
valorizzazione del know-how interno, selezionando i docenti tra il personale
INMP con esperienza specifica sui temi salute e immigrazione, maturata anche attraverso la docenza in corsi di formazione accreditati ECM. Accanto a
queste figure, in particolare per alcuni contesti e temi (es. degenze e pronto
soccorso, emergenza sbarchi, meccanismi di funzionamento della spesa sanitaria, politiche nazionali ecc) sono stati individuati docenti esterni caratterizzati da un alto livello di professionalità, grazie anche alla rete istituzionale
costruita dall’INMP nel tempo, come emerge dalla descrizione del corpo docente (cfr. all. n. 6). Anche in questa occasione, il Tavolo tecnico si è rivelato
un importante strumento di lavoro collaborativo: alcuni docenti esperti in
specifiche aree, come per esempio l’emergenza sbarchi in Sicilia, sono stati
individuati in questa sede.
Durante il percorso formativo i discenti sono stati costantemente affiancati da
un tutor di processo, che ha gestito quotidianamente gli aspetti pratici e relazionali del percorso formativo (supporto durante le esercitazioni, rilevazione
delle esigenze espresse dai corsisti, organizzazione degli spazi e predisposizione degli strumenti didattici e tecnologici di supporto, registrazione tramite
videocamera delle lezioni svolte), nonché gli aspetti amministrativi (rilevazione giornaliera delle presenze, gestione dei fogli firma di docenti e corsisti).
Accanto al supporto in aula, il tutor ha gestito l’area dedicata al corso sulla
piattaforma informatica dell’Istituto, attraverso la registrazione dei discenti, il
caricamento delle presentazioni dei docenti e la risposta a richieste specifiche
di materiali di approfondimento.
All’inizio del percorso è stato fornito ai discenti un tool-kit, contenente materiale formativo-informativo:
• Accordo Stato-regioni del 20 dicembre 2012 “Indicazioni per la corretta
applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province autonome”
• contenuti 1° livello wiki INMP sulla normativa nazionale e regionale
e le procedure di accesso ai servizi sanitari pubblici per i cittadini
stranieri
103
Cap. 3
il percorso formativo
• opuscolo informativo sul progetto
• cartellina e blocco per appunti
• badge identificativo
Durante la formazione d’aula, sono stati caricati in piattaforma diversi documenti di supporto:
• “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e
norme sulla condizione dello straniero” (D. Lgs 286/98)
• Codice deontologico Medico
• Codice deontologico Psicologo
• Codice deontologico Infermiere
• Codice deontologico Assistente Sociale
3.3 IL TIROCINIO
Le 140 ore di formazione d’aula sono state completate con 60 ore di tirocinio
presso l’ambulatorio dell’INMP, finalizzato a dare l’opportunità di mettere
in pratica le conoscenze e competenze acquisite o approfondite durante la
formazione d’aula.
Per la progettazione di dettaglio del tirocinio si è tenuto conto sia dei vincoli
di progetto, sia degli elementi organizzativi che caratterizzano il servizio quotidiano presso l’ambulatorio, ovvero il numero dei tirocinanti (21), la durata
del tirocinio (60 ore per tirocinante), la finestra temporale da impiegare per il
tirocinio (7-30 aprile 2015), turni del personale, orari di apertura della struttura, servizi e sportelli disponibili, numero massimo di tirocinanti che potevano
essere ospitati contemporaneamente ecc..
Sono state innanzitutto individuate le aree della struttura ambulatoriale in
cui era possibile ospitare i tirocinanti: Accoglienza, Sportello socio-sanitario,
Sportello richiedenti protezione internazionale, SAV (Servizio accoglienza e
valutazione psicologica), Servizi di psichiatria e neuropsichiatria infantile,
psicologia, antropologia medica, assistenza sociale, Ambulatori medici, Servizi di sostegno giuridico-legale (Sportello Avvocati di strada, ASGI).
Coerentemente con il task del mediatore nel SSN (cfr. cap. 2), si è deciso di
impiegare i tirocinanti nelle tre mansioni:
• accogliere - attività di accoglienza presso la struttura e indirizzamento
della persona assistita verso i servizi interni
104
Cap. 3
il percorso formativo
• orientare - attività di rilevazione dei bisogni espressi e inespressi, quindi di informazione customizzata e orientamento finalizzato all’esercizio del diritto alla salute e all’integrazione dell’assistito nella comunità
• partecipare all’erogazione del servizio - attività di partecipazione
all’erogazione della prestazione sanitaria e socio-sanitaria, attraverso
l’affiancamento all’operatore titolare del servizio
Le mansioni sono state quindi associate ai diversi contesti/servizi dell’INMP:
• accogliere -> area accoglienza, sportello richiedenti protezione internazionale
• orientare -> sportello socio-sanitario, sportello richiedenti protezione
internazionale
• partecipare -> setting clinico-medico, setting clinico-psicologico, colloquio con l’assistente sociale, intervista con l’antropologo
In particolare, lo Sportello richiedenti protezione internazionale (RPI) è qui
considerato contesto prevalente della mansione orientare l’assistito, ma è presente in tutte le 3 mansioni. Esso prevede infatti il seguente iter:
• primo incontro con l’assistito (che sarà osservato in sede di tirocinio
nell’ambito della mansione accogliere) al termine del quale viene fissato
un appuntamento di avvio dell’iter con il mediatore di riferimento
• incontro con il mediatore di riferimento (che sarà osservato in sede di
tirocinio nell’ambito della mansione orientare)
• assistenza del mediatore all’assistito nell’iter delle visite programmate (che
sarà osservata in sede di tirocinio nell’ambito della mansione partecipare)
Dati gli orari dei diversi contesti/servizi, la domanda di mediazione prevista
e la capienza (postazioni presso le quali assegnare i tirocinanti), è stato organizzato un sistema di presenza dei tirocinanti per turni; accanto a questa è stata abbinata la possibilità di un servizio a chiamata per la mansione partecipare,
fissato in base alle esigenze del servizio e alla disponibilità di postazioni di
lavoro (cfr. tab. n. 5). Per quanto riguarda il numero di tirocinanti per ciascun
turno, si è deciso di assegnare:
• 3 tirocinanti per la mansione accogliere (postazioni nelle 2 stanze
dell’Area accoglienza)
• 2 tirocinanti per la mansione orientare (1 presso lo Sportello socio-sanitario e 1 presso lo Sportello richiedenti protezione internazionale)
105
Cap. 3
il percorso formativo
• 5-6 tirocinanti nel turno di mattina e 3 in quello pomeridiano per la
mansione partecipare (nei diversi setting medico, psicologico, di assistenza sociale, antropologico, in cui potevano essere impiegati). Tali
tirocinanti potevano seguire il regime di turni o essere coinvolti a chiamata insieme a coloro che erano assegnati al turno accogliere.
Mansione-turno
Codice
Orari di riferimento
Mattina
Pomeriggio
Durata in ore
Numero
tirocinanti
assegnati
Accogliere
turno di mattina
am
8,00 - 13,00
/
5
3
Accogliere
turno di pomeriggio
ap
/
14,30 -17,30
3
3
Orientare
turno di mattina
om
8,00 - 13,00
/
5
2
Orientare
turno di pomeriggio
op
/
14,30 -17,30
3
2
Partecipare all’erogazione
del servizio (mattina)
sm
8,30 - 13,30
/
5
5-6
Partecipare all’erogazione
del servizio (pomeriggio)
sp
/
14,30 -17,30
3
3
Tabella 5 - Organizzazione turni tirocinio
Date dunque le caratteristiche di organizzazione e la recettività dell’ambulatorio, in accordo con la Direzione sanitaria, si è stabilito di:
• organizzare i 21 tirocinanti in due gruppi di 10 e 11 persone, ciascuno
dei quali impiegato per 2 settimane (primo gruppo dal 7 al 17 aprile;
secondo gruppo dal 20 al 30 aprile)
• garantire a tutti i tirocinanti il medesimo rapporto nella pratica delle 3
mansioni (accogliere 30%, orientare 20%, partecipare 50%)
Nell’ottica di garantire al tirocinante le condizioni necessarie e ottimali per
intervenire attivamente, è stato inoltre previsto un sistema di supervisione
e supporto, attraverso la figura del tutor. A ogni tirocinante è stato quindi
assegnato un tutor di riferimento, individuato tra i mediatori transculturali
senior già operanti presso l’INMP, chiamati a introdurre, avviare, supportare,
osservare, valutare l’operato del tirocinante stesso. Nei casi in cui la presenza
contestuale di 2 mediatori (tirocinante e mediatore senior INMP) non era ritenuta opportuna, per esempio nei setting previsti per la mansione partecipare,
il ruolo di osservatore è stato attribuito all’operatore sanitario o socio-sanitario
presente in turno.
106
Cap. 3
il percorso formativo
Inoltre, data l’eterogeneità e la complessità di contesti e servizi in cui i tirocinanti erano chiamati a operare, si è deciso di sdoppiare la funzione di tutoring in 2 figure:
• tutor di riferimento - un mediatore transculturale senior INMP3 dedicato, con esperienza pluriennale in tutte le mansioni/contesti previsti
dal tirocinio, che ha in carico la cartella del tirocinante, lo accompagna
lungo il periodo di tirocinio ed esprime un giudizio globale sul suo
operato, al termine del periodo e dopo un confronto con gli altri osservatori
• tutor del servizio - mediatore transculturale senior dell’INMP presso
il singolo servizio, che ha il compito di osservare il tirocinante in turno
nello stesso servizio, in funzione degli standard di erogazione previsti.
Questo mediatore riporta le osservazioni in una scheda di valutazione
sulla mansione dedicata al singolo servizio (cfr. par. 3.4).
I processi del tirocinio
Nel paragrafo successivo (3.4) saranno illustrate in modo completo modalità e strumenti di verifica dell’esito del tirocinio. In questa sede è importante
evidenziare la metodologia adottata per gestire le dinamiche di supervisione
e valutazione, nell’ottica di garantire ai singoli tirocinanti un percorso il più
completo possibile in termini di esperienza pratica e di punti di riferimento e
confronto on the job. Sintetizzando i punti:
1) ogni tirocinante è affidato a un tutor di riferimento e impiegato nelle 3
mansioni nei diversi contesti
2) in ogni contesto/servizio un tutor del servizio osserva il tirocinante e
compila una scheda di valutazione sulla mansione svolta dal tirocinante
3) periodicamente il tutor di riferimento raccoglie le schede relative al
proprio tirocinante assistito, quindi lo incontra per riorientarne l’operato a seguito dei feedback riferiti nelle schede
4) al termine del periodo di tirocinio il tutor di riferimento compila una
scheda di valutazione/relazione sul tirocinante, anche facendo ricorso
a un confronto con i tutor di servizio prima dell’elaborazione della relazione sul tirocinante
3 Tutor di riferimento identificati tra i mediatori INMP sono: Ana Bulcu, Laurence Salè; Natalia Moraru; Fatima
Fadumo Nur Hassan; Shpresa Matmujia; Marie Boteju; Farzaneh Sharifi Hosseini; Ivana Figliomeni. Lasciamo?
107
Cap. 3
il percorso formativo
Il tirocinio è stato quindi organizzato operativamente attraverso l’elaborazione dei diversi processi che lo realizzano. Il processo principale, quello che
descrive l’esecuzione delle mansioni da parte dei tirocinanti, è costituito da 2
fasi (cfr. fig. n. 30, colore verde): la prima riguarda il processo di indirizzamento
della persona assistita ai servizi interni, la seconda è invece focalizzata sul
processo di esecuzione delle mansioni nel singolo contesto/servizio. Accanto a
questi, sono stati elaborati processi di supporto quali, quelli relativi all’attività
di monitoraggio in itinere e valutazione finale operata dai tutor di riferimento
sui propri tirocinanti (cfr. fig. 30 processi 4 e 5).
Figura 30 - Processi del tirocinio del progetto ForMe
108
Cap. 3
il percorso formativo
3.4 LA VALUTAZIONE DEI RISULTATI:
apprendimento, comportamento e qualità
Come anticipato all’inizio del presente del capitolo, al fine di sostanziare i
risultati del progetto rispetto al percorso formativo, sono stati previsti diversi
strumenti di verifica, mirati a valutare l’efficacia e la qualità dei momenti
formativi:
• Formazione d’aula (conoscenze)
verifica dell’apprendimento attraverso prove pratiche intermedie
e somministrazione di un questionario in ingresso e in uscita alla
formazione d’aula sugli argomenti specifici trattati durante il corso (rif. all. n. 7)
verifica della qualità della formazione da parte dei corsisti e dei
docenti attraverso due appositi questionari. (rif. all. n. 8-9)
verifica dell’interazione tra formazione pratica e teorica attraverso il diario di bordo del tutor d’aula.
• Tirocinio (competenze e abilità)
verifica
Apprendimento
Per quanto concerne la verifica dell’apprendimento è stato predisposto un
questionario con 30 domande ripartite per area didattica sulla base del peso
specifico di ciscuna di esse (cfr. all. n. 7):
• n. 7 area giuridica
• n. 6 area sanitaria
• n. 3 area psicologica
• n. 3 area antropologica
• n. 3 area deontologica
• n. 3 area comunicativa
• n. 2 area sociologica
109
Cap. 3
il percorso formativo
• n. 2 area linguistica
• n. 1 area economica
I quesiti sono stati elaborati in collaborazione con i coordinatori delle singole
aree, per ogni domanda sono state previste 4 risposte possibili di cui una sola
corretta, due distrattori e una completamente falsa. Gli stessi quesiti sono stati
somministrati in ingresso, il primo giorno di formazione e in uscita, in ordine
diverso, l’ultimo giorno della formazione d’aula. Dall’analisi delle risposte
dei discenti, la formazione d’aula si è dimostrata molto efficace: come emerge
dal grafico seguente, tutti i corsisti hanno manifestato un incremento delle
conoscenze in tutte le aree formative. Per tutte le domande, a eccezione di due, si
è rilevato un incremento delle risposte corrette.
Efficacia formativa per discente
media
21
20
19
18
17
16
15
14
13
12
11
10
9
8
7
6
5
4
3
2
1
0,0
110
0,1
0,2
0,3
0,4
0,5
0,6
0,7
0,8
0,9
1,0
Cap. 3
il percorso formativo
Apprendimento in uscita per area
Inoltre, l’apprendimento è stato verificato anche attraverso prodotti intermedi
che sono stati sviluppati durante l’erogazione della formazione d’aula.
Ogni coordinatore ha elaborato insieme ai docenti dell’area e/o alla UOS
Formazione ed ECM dell’INMP, esercitazioni pratiche con la previsione
della realizzazione di un output da parte dei corsisti, che hanno lavorato
singolarmente o in gruppo.
In particolare sono state svolte le seguenti verifiche intermedie:
1. giuridica ed economica: lavoro di gruppo su descrizione del Servizio
Sanitario del paese di provenienza dei referenti dei 5 gruppi (Ucraina,
Senegal, Cina, Marocco e Bolivia), a seguito del quale sono state
elaborate delle presentazione in power point, e casi pratici su richiedenti
protezione internazionale
2. sanitaria e socio-sanitaria: simulazioni su casi pratici a seguito
di confronti di gruppo; presentazione e discussione di casi pratici
riguardanti minori
111
Cap. 3
il percorso formativo
3. psicologica: esercizi e interazioni di gruppo strutturati su area
psicologica (breve giro di presentazione e delle emozioni presenti,
esercizi pratici su comunicazione verbale e non verbale, ascolto,
accoglienza, empatia, atteggiamenti, risposte cognitive e risposte
emotive, breve esperienza di gruppo di sul mutuo aiuto sul tema
del riconoscimento e sull’autovalutazione riconoscimento del ruolo
professionale, esercizi su colloquio psicologico); simulazioni su casi
pratici a seguito di confronti di gruppo
4. antropologica: role playing del mediatore; simulazione di un setting
clinico in ambito psichiatrico
5. deontologica ed etica: simulazione su un caso pratico in relazione
ai codici deontologici delle figure del medico, dell’infermiere,
dell’assistente sociale e dello psicologico; proposta di un possibile
codice deontologico del mediatore
6. comunicativa e linguistica: esercitazione sulle mappe concettuali
per un set di parole individuate (integrazione, salute, mediazione,
regole, confine, valore, cittadinanza, dolore, diversità, prevenzione);
esercitazione in gruppi su terminologia giuridica e sanitaria e
realizzazione del glossario comparato
7. sociologica: esercitazione sul confronto tra Italia e paese di provenienza
circa il significato dei concetti di famiglia, società e comunità;
elaborazione di gruppo di un progetto di educazione sociale del paese
di provenienza dei referenti dei 5 gruppi (Costa d’Avorio, Pakistan,
Georgia e Togo)
Qualità
La qualità del corso di formazione è stata valutata sulla base di un questionario
somministrato ai discenti e uno somministrato ai docenti (cfr. all. n. 7-8).
Ai primi è stato chiesto di attribuire una punteggio su una scala da 1 a 5, in cui
1 = valore assolutamente negativo e 5 = pienamente positivo. In particolare,
i discenti hanno manifestato un elevato grado di soddisfazione per la
partecipazione al corso: sono state apprezzate tutte le aree di conoscenza.
112
Cap. 3
il percorso formativo
Rilevanza aree di conoscenza
Inoltre al termine del corso, oltre al questionario, è stato richiesto ai discenti
di rappresentare la percezione individuale sui punti di forza e debolezza della
formazione d’aula, attraverso la raffigurazione di:
• corso di un fiume per rappresentare l’andamento della formazione
• pesce per rappresentare i punti di forza
• sassi per rappresentare i punti di debolezza
Molti partecipanti hanno raffigurato il corso di un fiume in discesa,
rappresentando, con i sassi nel fiume, i timori iniziali circa l’ambito specifico
di trattazione (sanitario) e, con i pesci, le importanti nozioni acquisite nel
corso della formazione.
Anche ai docenti è stato chiesto di compilare il questionario, ordinando le
risposte per rilevanza rispetto al ruolo del mediatore transculturale in ambito
sanitario. Questi i risultati:
1. gli argomenti trattati
2. la compresenza di formazione teorica ed esperienziale
3. l’interazione con i partecipanti
4. il profilo dei discenti
5. il profilo del corpo docente 113
Cap. 3
il percorso formativo
Infine, l’analisi del diario di bordo del tutor d’aula ha permesso una valutazione
dell’interazione tra formazione frontale e formazione esperienziale, in
particolare rispetto ai metodi didattici indicati nelle diverse aree formative,
da cui è emerso che circa il 35% delle ore di formazione è stato erogato con
metodologie didattiche interattive: confronto/dibattito guidato tra discenti
ed esperti, dibattito preceduto da stimolo (es. filmati), dimostrazioni tecniche
senza esecuzione diretta dei partecipanti, presentazione/discussione di casi
pratici, esercitazioni di gruppo su casi studio e role-playing.
Nell’ambito della formazione in aula si è sempre cercato di incoraggiare i
discenti a prendere la parola, intervenire sugli argomenti delle lezioni con
domande, esperienze vissute ecc. Nel corso delle lezioni frontali questa
proattività dei discenti è stata monitorata e di seguito si presentano i risultati
dell’analisi delle interazioni che i discenti hanno avuto con i docenti e tra di
loro nel corso della formazione in aula.
In quanto oggetto di analisi, la proattività nelle lezioni frontali è stata definita
come la produzione di interventi verbali non richiesti espressamente dal
docente, che non fossero quindi risposte a domande o parte di un’attività di
esercitazione, dibattiti, giri di presentazione. Di conseguenza, il contesto di
tali interventi è stato circoscritto ai soli momenti della trasmissione di nozioni
durante la formazione d’aula.
Definito il concetto di proattività sono stati registrati gli interventi dei discenti
attraverso le loro proprietà significative (cfr. Figura 31):
• natura dell’intervento: per questa proprietà gli interventi sono stati
suddivisi in richiesta di approfondimenti (ulteriori informazioni
rispetto al tema trattato), richiesta di chiarimento (richiesta di ripetizione
o di ulteriore spiegazione), feedback (parafrasi al fine di verificare la
propria comprensione), racconto di una storia personale, aneddoto
(applicazione di quanto detto da altri ad un caso vissuto), esposizione
di esempi (applicazione di quanto detto da altri ad un esempio
astratto), offerta di integrazione (a sua volta distinta in segnalazione
di un elemento problematico o semplicemente di informazione, non
problematico, non preso in considerazione dal docente), espressione di
opinione (a sua volta distinta in espressione del proprio parere positivo
o negativo su quanto detto dal docente);
• argomento dell’intervento (attraverso una breve descrizione del
contenuto dell’intervento)
• durata dell’intervento: in questo caso la suddivisione è stata tra
interventi molto brevi (inferiori al mezzo minuto), brevi (da mezzo
114
Cap. 3
il percorso formativo
minuto a un minuto), lunghi (da un minuto a un minuto e mezzo) e
molto lunghi (oltre il minuto e mezzo);
• relazione con gli interventi degli altri discenti: in questo caso la
suddivisione è stata tra interventi che non avessero alcuna relazione,
complementarietà a un altro intervento, contrapposizione con un
altro intervento, manifestazione di consenso nei confronti di un altro
intervento, applicazione di quanto detto in un altro intervento (es.
prendo spunto da...).
Figura 31 - Proattività discenti
I risultati dell’analisi
Gli interventi registrati sono in totale 198, rilevati nelle 92 ore circa delle sole
lezioni frontali.
La media del numero degli interventi per corsista è di circa 9 interventi, con
un’ampia dispersione (il valore del coefficiente di variazione è 1): infatti,
mentre poco meno della metà dei corsisti si è attestata su un numero elevato
di interventi, alcuni sono stati nettamente più silenziosi e hanno interagito
con i docenti solo su esplicita richiesta (Figura 32).
115
Cap. 3
il percorso formativo
Figura 32 - Autore dell’intervento
Per quanto riguarda la natura degli interventi (cfr. fig. 33) si può evidenziare
che la classe è apparsa particolarmente curiosa, in particolare nel 34% degli
interventi sono state richieste ulteriori informazioni rispetto a quanto detto
dal docente, domande spesso dettate da esperienze personali o professionali,
al quale i corsisti hanno cercato di dare risposta. Solo nel 6% dei casi, invece,
le domande erano mirate a chiedere chiarimenti o ulteriori spiegazioni di
quanto detto; se ne può dedurre che le spiegazioni dei docenti siano state
chiare, nonostante gli argomenti a volte estremamente complessi.
Nel 13% dei casi i corsisti hanno sentito la necessità di riportare il proprio
vissuto tramite racconti di esperienze professionali o personali inerenti al
tema trattato, mentre nel 14% i riferimenti erano relativi a casi astratti, al fine
di comprendere meglio l’applicabilità del concetto espresso dal docente in
contesti reali, ma non necessariamente vissuti.
Nel 16% degli interventi si rilevano elementi problematici non presi in
considerazione dal docente, mentre solo nel 7% gli elementi evidenziati
sono riportati a solo titolo informativo, non essendo problematici. Appare
opportuno, comunque, far presente che in alcuni casi questi interventi hanno
di fatto preceduto l’argomentazione del docente, che ha spesso affermato
che sarebbe arrivato più avanti nella lezione alla trattazione dell’argomento
oggetto dell’intervento. Questo, comunque, denota il grande interesse e
grado di interazione dimostrato dai discenti nell’arco delle lezioni.4 Nel 9%
4 L’interesse è stato spesso manifestato con segnali non verbali o paraverbali, segni di assenso del capo oppure
ripetizione a voce bassa delle parole del docente, a supporto di quanto detto da quest’ultimo.
116
Cap. 3
il percorso formativo
il consenso è stato esplicito, mentre solo nel 2% dei casi i corsisti hanno
espresso una mancanza di accordo con quanto detto dal docente.
Figura 33 - Categoria dell’intervento
Per quanto riguarda le aree tematiche nelle quali sono stati prodotti gli
interventi, il rapporto tra gli interventi e il numero di ore di lezione frontale
dedicate alle aree tematiche in termini assoluti appare in linea di massima
direttamente proporzionale: all’aumentare delle ore di ogni area tematica
aumenta il numero di interventi dei discenti. L’unico scostamento significativo
si registra nell’area giuridica, dove risulta esserci un numero di interventi
maggiore rispetto al previsto, con uno scarto del 7% tra la percentuale di ore
dell’area sul totale (19%) e la percentuale di interventi nell’area (26%, cfr.
Figure 4). Verificando gli argomenti delle lezioni dell’area giuridica nelle quali
sono avvenuti gli interventi si osserva che quasi il 60% di quest’ultimi ricade
nelle lezioni inerenti il diritto alla salute; sembrerebbe quindi che i discenti
abbiano mostrato maggiore partecipazione ed interesse alle tematiche centrali
nell’offerta formativa del corso.
Figura 34 - Aree tematiche delle lezioni nelle quali si è inserito
l’intervento
117
Cap. 3
il percorso formativo
Tirocinio
Per quanto riguarda il sistema di valutazione del tirocinante si è tenuto conto
di diversi fattori:
• data la diversa natura delle tre mansioni e le specificità richieste dai
singoli contesti/servizi, risultava utile organizzare una scheda dedicata
alla singola coppia mansione-contesto/servizio
• il tutor di servizio doveva poter compilare la scheda sulla mansione
agevolmente, anche contestualmente all’espletamento della mansione
da parte del tirocinante
• dato il numero elevato di osservatori compilatori delle schede sulla
mansione, occorreva predisporre modalità di compilazione chiuse
basate su comportamenti osservati puntuali, in modo da minimizzare
variazioni dovute ai giudizi personali dell’osservatore
• dato il numero elevato e l’eterogeneità delle schede relative al singolo
tirocinante raccolte al termine del periodo, occorreva predisporre
meccanismi di valutazione di sintesi nell’ambito della singola mansione
eseguita e tra le mansioni
Di conseguenza, sono state elaborate 8 schede di valutazione basate sulla
coppia mansione/contesto, tutte basate sul singolo turno di tirocinio:
• scheda Accogliere in Area Accoglienza
• scheda Accogliere in Sportello RPI
• scheda Orientare in sportello Socio-sanitario
• scheda Orientare in Sportello RPI
• scheda Partecipare al setting clinico-medico
• scheda Partecipare al setting clinico-psicologico
• scheda Partecipare al colloquio con l’assistente sociale
• scheda Partecipare all’intervista con l’antropologo
Le schede sulla mansione sono state organizzate in sezioni:
• data e nomi di osservatore e tirocinante
• domande a risposta chiusa sull’esecuzione dei comportamenti attesi
che compongono la performance oggetto di osservazione
• campo aperto nel quale l’osservatore scrive un feedback per motivare
le risposte alle domande sulla performance
118
Cap. 3
il percorso formativo
Inoltre, è stato predisposto un format di relazione per il tutor di riferimento,
attraverso il quale registrare l’andamento delle prestazioni del tirocinante e le
sue modalità di gestione dei feedback ricevuti.
Le schede di valutazione sono state elaborate e testate prima dell’utilizzo
a regime insieme a un gruppo focus di operatori: partire dai comportamenti
osservabili già individuati per ogni mansione (cfr. cap. 2 - task del mediatore),
è stato chiesto loro di trasformare gli stessi in comportamenti attesi nell’ambito
dei contesti/servizi specifici. Da queste risposte sono stati elaborati gli item a
risposta chiusa di ogni scheda.
Risultati della verifica
Per quanto riguarda i risultati della verifica dei comportamenti, le performance
dei tirocinanti sono state tracciate attraverso le schede sulla mansione
presentate nel precedente capitolo. I feedback registrati attraverso le schede
sono stati impiegati come input dai tutor di riferimento nel loro lavoro di
affiancamento ai tirocinanti assegnati. Parallelamente è stata condotta
un’analisi aggregata dei dati raccolti per monitorare le prestazioni fornite dal
gruppo di tirocinanti in termini di livelli di servizio da essi raggiunti5.
Nei 18 giorni di tirocinio complessivi sono state compilate 329 schede
sull’esecuzione delle tre mansioni nei diversi servizi, in particolare:
• 111 schede per la mansione accogliere
• 55 schede per la mansione orientare
• 163 schede per la mansione partecipare all’erogazione del servizio
Di conseguenza, per ognuno dei 21 tirocinanti sono state compilate circa 30
schede, nelle stesse proporzioni osservate per il dato generale.
Rispetto alla mansione accogliere, il valore medio osservato delle prestazioni è
di 4,46 su una scala da 1 a 5, con una deviazione standard relativamente bassa,
0,30. In Figura 35 è possibile vedere i valori relativi ai singoli tirocinanti.
Guardando ai comportamenti attesi che compongono la mansione si osserva
che il valore più basso (4,16 su 5), è stato registrato per l’attività cogliere le
domande di salute (cfr. Fig. 36). Trattandosi di un’attività di indagine della
5 Il livello di servizio di cui si parla in questa sede è quello raggiunto dai tirocinanti, non quello erogato alla persona
assistita, poiché la performance del tirocinante avveniva sotto la supervisione del tutor di servizio, il quale presiedeva e rispondeva in ultima istanza dell’erogazione del servizio.
119
Cap. 3
il percorso formativo
domanda espressa e di quella inespressa, tale attività è la più complessa della
mansione e anche quella per la quale l’esperienza incide maggiormente sul
miglioramento della performance.
Se invece si considera la mansione contestualizzata nel servizio specifico
erogato presso l’INMP, i livelli di servizio medi risultano essere (cfr. Fig. 37):
• 4,47 in Area accoglienza (Dev. St. 0,38)
• 4,52 nello Sportello richiedenti protezione internazionale (RPI) (Dev. St. 0,58)
Figura 35 - Performance dei tirocinanti per la mansione
Accogliere l’assistito
120
Cap. 3
il percorso formativo
Figura 36 - Performance per comportamenti attesi
per la mansione Accogliere l’assistito
Figura 37 - Livelli di servizio per la mansione Accogliere l’assistito
121
Cap. 3
il percorso formativo
Rispetto alla mansione orientare, il valore medio delle prestazioni è di 4,43
su una scala da 1 a 5, con una deviazione standard medio-alta, 0,66. I valori
relativi ai singoli tirocinanti sono riportati in Figura 38.
Guardando ai comportamenti attesi che compongono la mansione si osserva
che le attività più complesse registrano valori medi vicini alla media generale
(cfr. Fig. 39): l’attività cogliere il problema dell’assistito, con un valore medio di
4,47 su 5, supera la media generale di mansione; il valore 4,33 osservato per
l’attività valutare se si è di fronte a un caso complesso e se ha carattere di urgenza è
inferiore alla media generale, ma può essere considerato relativamente alto,
considerata l’elevata complessità di tale attività. Infine il valore medio più
basso si registra relativamente all’attività fornire informazioni customizzate
(4,25), attività per la quale occorre accumulare esperienza sulla trattazione
dei vari casi.
Considerata la mansione contestualizzata nel servizio specifico erogato presso
l’INMP, i livelli di servizio medi risultano essere (cfr. Fig. 40):
• 4,56 nello Sportello RPI (Dev. St. 0,48)
• 4,51 nello Sportello Socio-sanitario (Dev. St. 0,69)
122
Cap. 3
il percorso formativo
Figura 38 - Performance dei tirocinanti per la mansione Orientare l’assitito
123
Cap. 3
il percorso formativo
Figura 39 - Performance per comportamenti attesi per la mansione
Orientare l’assistito
Figura 40 - Livelli di servizio per la mansione Orientare l’assistito
124
Cap. 3
il percorso formativo
Infine, relativamente alla mansione partecipare all’erogazione del servizio, il
valore medio delle prestazioni è di 4,51 su una scala da 1 a 5 (cfr. Fig. 41), con
una deviazione standard medio-bassa, 0,41.
Guardando ai comportamenti attesi che compongono la mansione si osserva
che l’attività caratterizzante l’intera mansione, “Facilitare la comunicazione
tra operatore e la persona assistita”, fa registrare un valore di 4,55 su 5,
superiore alla media della mansione (cfr. Fig. 42).
Considerata la mansione contestualizzata nel servizio specifico erogato presso
l’INMP, i livelli di servizio medi risultano essere (cfr. Fig. 43):
• 4,71 nel colloquio tenuto dall’assistente sociale con la persona assistita
(Dev. St. 0,41);
• 4,67 nell’intervista condotta dall’antropologo (Dev. St. 0,52);
• 4,39 nel setting clinico-medico (Dev. St. 0,42);
• 4,79 nel setting clinico-psicologico (Dev. St. 0,39).
125
Cap. 3
il percorso formativo
Figura 41 - Performance dei tirocinanti per la mansione Partecipare
all’erogazione del servizio
126
Cap. 3
il percorso formativo
Figura 42 - Performance per comportamenti attesi per la mansione
Partecipare all’erogazione del servizio
127
Cap. 3
il percorso formativo
Figura 43 - Livelli di servizio per la mansione Partecipare all’erogazione
del servizio
128
Cap. 4 - Indicazioni operative
4.1 scheda progettazione percorso formativo
Come anticipato nelle premesse del volume, la presente pubblicazione oltre
ad essere una restituzione analitica dei risultati del progetto, vuole dare un
contribuito operativo per lo sviluppo di ulteriori percorsi formativi per mediatori transculturali in ambito sanitario che operino in contesti differenti.
La sperimentazione attuata ha avuto esito positivo sia per il coinvolgimento
delle diverse realtà attraverso il Tavolo tecnico, sia per le rilevanti tematiche
trattate anche mediante metodologie didattiche interattive attuate dai diversi professionisti coinvolti. Inoltre, come emerso dai capitoli precedenti, dalle
diverse valutazioni effettuate, tutti i partecipanti hanno mostrato particolare
interesse e motivazione, nonché un incremento delle conoscenze nello specifico settore sanitario e delle competenze di mediazione in tale ambito.
In questa ottica, il presente capitolo intende ripercorrere schematicamente
la metodologia attuata per il percorso formativo sperimentato e offrire alle
strutture sanitarie interessate un modello metodologico per l’adattamento ad
altri contesti del tirocinio sperimentato presso il Poliambulatorio dell’INMP,
considerato che la formazione d’aula prevista nell’ambito di specifici percorsi
formativi, dovrebbe essere in linea con quella sperimentata e rispettare i requisiti minimi individuati.
Si intende quindi offrire un contributo per interventi simili da attuare sul territorio in funzione delle specificità, considerando che il percorso è stato progettato, sperimentato e verificato di concerto con le diverse realtà coinvolte:
Provincia autonoma Trento, regione Liguria , regione Emilia-Romagna, regione Toscana, regione Marche, regione Lazio, regione Campania, regione Calabria, regione Puglia, regione Siciliana, ASP Palermo, ASL Prato, Università
di Tor Vergata, Ministero della Salute, Ministero della del Lavoro, Ministero
della Istruzione, ISFOL.
Per una efficace attuazione, si informa che le schede seguenti sono riportate in
forma sintetica e, in caso di loro utilizzo, è necessario verificare le specificità
della struttura ed eventualmente, utilizzando lo stesso schema, aggiungere il
soggetto responsabile del task e il cronoprogramma delle attività.
129
Cap. 4
indicazioni operative
SCHEDA MODELLIZZATA
PER LA PROGETTAZIONE DI FORME - PERCORSO FORMATIVO PER
MEDIATORI TRANSCULTURALI IN AMBITO SANITARIO
FASE
DEFINIZIONE e SPECIFICHE
OUTPUT
ANALISI DEL FABBISOGNO
Definizione del profilo del mediatore
transculturale in ambito sanitario
Definizione delle aree di conoscenza e
competenza per svolgere il ruolo di meditatore transculturale in ambito sanitario.
Consultazione con i servizi sanitari e
socio-sanitari
Consultazione dei servizi sanitari e sociosanitari presso i quali è richiesta la figura
del mediatore, attraverso strumenti di
rilevazione della domanda di mediatori
nelle strutture del SSN e processi condivisi
(come ad esempio tavolo di coordinamento/ multidisciplinare settoriale).
Scheda rilevazione della domanda di
mediatori nelle strutture del SSN
Selezione dei destinatari
Definizione dei requisiti minimi d’accesso
al percorso formativo e relativa procedura
di selezione
Bando di selezione
Definizione degli obiettivi formativi
Definizione degli obiettivi formativi
orientati allo sviluppo di conoscenze e
competenze individuali, trasversali e
specifiche.
PROGETTAZIONE
Obiettivi:
•offrire la possibilità di inquadrare il
fenomeno migratorio da un punto di
vista giuridico, epidemiologico e psicologico
•fornire i riferimenti normativi e organizzativi sull’assistenza sanitaria e
socio-sanitaria nazionale
•acquisire strumenti tecnico-metodologici per la gestione della mediazione
transculturale in ambito sanitario
Definizione aree di conoscenza e competenza
AREE DI CONOSCENZA
1. Giuridica
2. Sanitaria e socio-sanitaria
3. Psicologica
4. Antropologica
5. Deontologica ed etica
6. Comunicativa
7. Sociologica
8. Linguistica
9. Economica
130
Cap. 4
indicazioni operative
AREE DI CAPACITÀ E ABILITÀ
Analisi di fattibilità
1.
Self efficacy
2.
Team working
3.
Gestione del conflitto e capacità di
coping
4.
Problem solving
• Economica
• Logistica
• Calendario
• Tempistica
• Ambientale - l’aula deve favorire la
formazione interattiva (posizione circolare delle sedie, possibilità di svolgere lavori di gruppi, presentazione di
filmati, ecc.)
Corrispondenza aree di conoscenza e
competenza - mansioni
Definito il task del mediatore transculturale in ambito sanitario, corrispondere
alle diverse mansioni le aree di conoscenza necessarie.
Indagine multicriterio
Pesare le diverse aree mediate indagine
multicriterio.
Definizione piano formativo
• In base ai risultati dell’indagine multicriterio assegnare un monte ore per lo
sviluppo di ciascun modulo, con esplicita differenziazione tra formazione
teorica ed esperienziale;
Scheda formazione aree
• Individuare i coordinatori didatticoscientifici;
• Definire gli obiettivi didattici per singola area d’interesse;
• Definire i temi per singola area d’interesse.
EROGAZIONE DEL PERCORSO FORMATIVO
Definizione corpo docente e tutor per la
formazione d’aula
• Individuazione docenti con idonea
esperienza formativo-professionale
sulla tematica richiesta.
• Individuazione del tutor con competenze trasversali per affiancare i
discenti durante l’intero percorso formativo (aula e tirocinio)
Definizione referenti e tutor per il tirocinio
Individuazione tutor di riferimento e tutor
di servizio
131
Cap. 4
indicazioni operative
Strumenti di supporto multilivello
•
Tesserino di riconoscimento
•
Registro firme
•
Tool-kit per la formazione d’aula
•
Piattaforma e-Learning sulla
quale caricare materiale d’aula
(presentazione power-point) e
materiale didattico-formativo di
supporto (es. normativa di riferimento, articoli scientifici, ecc.)
Tool-kit per la formazione d’aula:
•
Materiali rilasciati dal corpo
docenti
•
Postazioni PC
• Accordo Stato-regioni 20/12/2012
• contenuti 1° livello wiki INMP
• opuscolo informativo sul progetto
• cartellina e blocco per appunti
MONITORAGGIO E VALUTAZIONE
Monitoraggio
Monitorare il livello di apprendimento
attraverso prove intermedie per singola
area mediante metodologie formative interattive come:
Prove intermedie e diario di bordo
del tutor d’aula
• confronto/dibattito guidato tra discenti ed esperti
• dibattito preceduto da domandestimolo (filmati)
• dimostrazioni pratiche senza esecuzione diretta dei partecipanti
• presentazione/discussione
pratici
di
casi
• esercitazioni di gruppo su casi studio
• role-playing
Verifica dell’apprendimento (conoscenze)
Verificare l’apprendimento durante la formazione d’aula attraverso:
Test ingresso
• Test ingresso e test uscita della formazione d’aula
• Prodotti intermedi per singola area
• Tesina e discussione in occasione
dell’evento finale (ogni corsista per
poter essere ammesso alla prova finale deve aver frequentato almeno l’85%
delle 200 ore formative previste).
132
Verifica del comportamento (competenze e atteggiamenti)
Valutare il comportamento del mediatore
durante le ore di tirocinio presso i diversi
servizi dell’ambulatorio dell’INMP.
Schede di valutazione del comportamento
Verifica della qualità percepita dell’offerta formativa
Verificare la qualità del percorso formativo con previsione di domande aperte per
eventuali suggerimenti da parte dei corsisti e dei docenti
Test di valutazione della qualità del percorso formativo - corsisti
Test di valutazione della qualità del percorso formativo - docenti
Cap. 4
indicazioni operative
4.2 scheda progettazione tirocinio
SCHEDA MODELLIZZATA PER LA PROGETTAZIONE
DEL TIROCINIO IN DIVERSI CONTESTI:
indicazioni metodologiche e operative
FASE
DEFINIZIONE e SPECIFICHE
OUTPUT
ANALISI DEL FABBISOGNO
Analisi del contesto
Descrizione del contesto in cui il tirocinio
si svolge ed elaborazione del modello di
riferimento attraverso la raccolta dati con
schede chiuse o interviste con le figure
professionali che dovranno interagire
coni mediatori
Questionari e scheda intervista semistrutturata.
Foglio dati dei risultati
Individuazione delle criticità del contesto
Individuazione dei vincoli posti dal contesto che possono creare potenzialmente
criticità: situazione di emergenze, turnistica del personale, logistica, spazi a
disposizione, affluenza pazienti, dinamiche/flussi migratori, ecc
Foglio dati dei risultati, diagrammi
operativi.
Valutazione economica e logistica e della
tempistica. Esempi:
Foglio dati dei risultati, relazioni
tecniche.
PROGETTAZIONE
Analisi di fattibilità
Definizione dei requisiti dei tirocinanti
•
Valutare l’impatto in termini economici e logistici (costo orario del
personale coinvolto, produzione di
strumenti didattici, supporti da fornire al tirocinante tipo DPI, camici,
postazioni PC, ecc.).
•
Valutare il periodo minimo e massimo entro cui sviluppare il tirocinio,
considerando le attività intrinseche
al contesto e programmabili (attività corrente) nonché le eventuali
situazioni non programmabili (es:
sbarchi, chiamate al 118, ecc)
Oltre ai requisiti richiesti per l’accesso
all’intero percorso formativo (cfr altro
schema, quali ad esempio titolo di studio, copertura linguistica, precedenti
esperienze nel settore), si possono fissare ulteriori criteri, come ad esempio un
monte ore superato o meno nella prima
fase formativa, una valutazione positiva
o meno in uscita alla formazione RES/
FAD, ecc
Check list
133
Cap. 4
indicazioni operative
Verifica requisiti formali del tirocinio
Individuare il numero minimo e massimo
di tirocinanti contemporaneamente
presenti ed eventuali posti riservati, nel
rispetto della normativa vigente.
•
Es: Per contesti con un numero
superiore a 10 dipendenti, non
superare il 10% del numero totale
dei dipendenti.
•
Definire criteri per eventuali posti
riservati o riserve in genere
Identificazione delle mansioni
Partendo dal modello elaborato in fase di
analisi, individuazione delle 2-3 mansioni
principali che il tirocinante si troverà a
svolgere nei diversi servizi del contesto e
delle attività/comportamenti specifiche
che compongono le mansioni stesse,
assegnando a ciascuna mansione un peso
Schema operativo delle mansioni e
delle attività/comportamenti
Assegnazione delle mansioni nei diversi servizi
Assegnazione a ciascun servizio (es:
un determinato reparto, uno specifico
ufficio, un’area caratteristica), di una o
più mansioni individuate, attribuendo
un monte ore, coerentemente con il peso
della mansione con la disponibilità/
funzionamento del servizio
Schema operativo
Sensibilizzazione del personale lavoratore dipendente
Condivisione, con tutto il personale interessato, delle finalità del tirocinio, delle
modalità dell’erogazione, della performance attesa del tirocinante
Riunioni del personale, coinvolgimento
delle diverse figure, definizione dei ruoli, info-formazione tra pari, diagrammi
operativi, lettere di incarico
Definizione referenti e tutor per il tirocinio
Nomina di una o più figure di riferimento
per il tirocinante (tutor referente, tutor di
servizio, tutor di coordinamento), scelte
all’interno del contesto e caratterizzate da
un CV idoneo di esperienza formativa e professionale nel contesto di riferimento stesso.
Briefing, linee guida operative, schede
metodologiche
A seconda delle caratteristiche del
contesto, i tutor possono gestire sia
l’attività quotidiana (tutor di servizio) sia
le attività programmabili (tutor di riferimento). Possono avere anche funzione
di coordinamento e/o supervisione, al
fine di mantenere una visione d’insieme
(tutor di coordinamento).
Individuato il tutor, vanno definite le
mansioni del tutor stesso, quali essere
guida e punto di riferimento per il tirocinante, svolgere attività di osservazione
e monitoraggio, saper proporre azioni
correttive.
134
Scheda sinottica dei vincoli
Cap. 4
indicazioni operative
Identificazione della performance attesa
Definizione dei risultati attesi/optimum
cui tende ciascuna mansione che il
tirocinante dovrà svolgere nell’ambito di
ciascun servizio
Schede sinottiche, qualitative, con
valori minimi e massimi di riferimento
Elaborazione di schede per la valutazione della
performance
Elaborazione di schede di valutazione
strutturate ad hoc per la stima della performance svolta per ciascuna mansione,
nell’ambito dei diversi servizi, coerentemente al contesto stesso.
Schede
E’ consigliabile un test delle schede stese
su un gruppo pilota di utilizzatori per la
raccolta di feedback ed eventuali modifiche prima della somministrazione.
Condivisione con il tirocinante del sistema di
valutazione della performance attesa
Illustrazione degli obiettivi del tirocinio,
criteri di valutazione e strumenti per il
raggiungimento dei risultati attesi (obiettivi, tempistica, ruoli, competenze, conoscenze, abilità attese, ecc)
Sessioni, seminari introduttivi, materiale didattico, schede sinottiche, colloqui individuali e briefing di gruppo
Definizione del programma di tirocinio
Elaborazione del piano di tirocinio
Calendario attività e procedure, Gantt
GESTIONE DEL TIROCINIO
Strumenti di supporto multilivello
•
Vademecum del tirocinante (obiettivi del tirocinio, finalità, modalità,
performance attesa, norme comportamentali, ecc)
•
Materiali didattici
•
Supporto multimediale (piattaforme
e-learning)
•
Tesserino di riconoscimento
•
Postazioni PC
•
Registro firme
•
A seconda delle disponibilità e della
realtà del contesto, predisporre la
fornitura di supporti multilivelli
calibrati al contesto stesso, es: DPI,
camici, ecc
• Kit del tirocinante
135
Cap. 4
indicazioni operative
Applicazione delle modalità operative di osservazione e valutazione
Osservazione e valutazione dell’operato
del tirocinante da parte del tutor e compilazione delle schede elaborate nella fase
di progettazione, seguendo criteri omogenei e precedentemente condivisi tra il
gruppo degli esperti.
Incontri periodici.
Feedback e azioni correttive al tirocinante.
Schede compilate (n. 8 Schede oppure
richiamare l’allegato).
Il tutor raccoglierà tutte le informazioni - anche tramite terzi - confrontandosi
con le figure con cui il tirocinante ha
interagito.
136
Verifica della performance
Confrontano dei risultati attesi con i risultati osservati
Relazione finale del tutor (n. 1 Scheda
oppure richiamare l’allegato)
Verifica della qualità percepita
Verifica attraverso la compilazione di questionari anonimi semistrutturati, con domande aperte per eventuali suggerimenti
da parte dei corsisti e tutor
Questionari di gradimento (n. 2 questionari oppure richiamare l’allegato)
CONCLUSIONI
L
a figura del mediatore culturale, non ancora riconosciuta a livello nazionale, si trova attualmente ad operare nelle strutture sanitarie pubbliche,
poiché è ormai unanimemente accettato che il suo inserimento nei contesti
operativi sanitari può contribuire al miglioramento della qualità delle prestazioni erogate, grazie a una loro maggiore appropriatezza. Verrebbero tutelati,
in tal modo, sia il diritto alla salute del singolo individuo sia, in definitiva, il
bene della salute collettiva. Tale risultato è anche in linea con l’obiettivo di ridurre i costi generati da un’assistenza pubblica non in grado di comprendere
i veri bisogni di salute, spesso distorti da filtri linguistico-culturali sconosciuti
e, conseguentemente, di offrire le giuste risposte.
Ma la responsabilità che implicitamente viene attribuita al mediatore culturale in ambiente sanitario non può realisticamente derivare dal complesso di
conoscenze, competenze, abilità e comportamenti detenuti dalle attuali professionalità che operano nel settore. In aggiunta, oltre alla disomogeneità delle conoscenze e competenze di base delle figure di mediazione attualmente
impiegate, il quadro restituito dall’analisi della domanda di mediazione presso le strutture sanitarie delle Regioni partecipanti al progetto ha confermato
una disomogeneità anche rispetto alle mansioni e alle attività che i mediatori
sono chiamati a svolgere, disomogeneità dovuta alla diversa organizzazione
dei servizi sul territorio.
Per tale motivo, è emersa l’esigenza di definire in modo condiviso con i principali attori del settore sanitario un percorso formativo che porti all’acquisizione di competenze e abilità specifiche ed originali per il ruolo che il mediatore
è chiamato a giocare all’interno di un contesto ad altissima specializzazione/
tecnologia nonché a preminente dimensione etica, che possano essere modulabili a seconda dei contesti di applicazione.
In tal senso, si è concordato sull’importanza di lavorare sull’autopercezione
del ruolo e sulla costruzione dell’identità della figura del mediatore transculturale in ambito sanitario quale elementi essenziali per la crescita professionale dei singoli nell’interesse della qualità dei servizi.
Il percorso per giungere alla definizione di standard comuni, formativi e professionali è stato lungo e complesso ed ha coinvolto molti attori istituzionali,
a diverso livello e in diversi ambiti: dal mondo della formazione professionale
a quello universitario, dalla salute al sociale, dal territorio al livello nazionale.
Una buona rappresentanza degli stakeholder mobilitati è costituita dagli assessorati alla salute di 10 Regioni e Province autonome, dalle diverse Aziende
137
sanitarie locali, dall’Università di Tor Vergata, dall’Isfol, dai Ministeri della
salute, dell’istruzione e del lavoro, che hanno garantito lungo tutto il percorso
progettuale una collaborazione costante, qualificata e partecipata.
Il percorso formativo progettato e testato ha mostrato di funzionare nel contesto sanitario, restituendo la capacità delle 21 persone formate di operare con
professionalità e consapevolezza nel mondo dei servizi. Occorre ora fare dei
passaggi ulteriori e lavorare affinché il modello sperimentato possa essere
assorbito dai livelli istituzionali deputati alla definizione di standard formativi e professionali e al riconoscimento della figura nel contesto specifico e nei
relativi contratti di lavoro. E l’INMP ha il mandato di andare in tale direzione,
con un’azione di sistema nazionale, grazie al suo ruolo di Centro di riferimento nazionale per la mediazione transculturale in ambito sanitario; il progetto
ForMe è stata quindi l’occasione positiva per avviare tale processo, che verrà
completato e perfezionato grazie al proprio impegno istituzionale e alla collaborazione di tutti gli attori competenti.
Gianfranco Costanzo
Direttore UOC Rapporti internazionali, con le regioni
e gestione del ciclo di progetto INMP
138
ALLEGATI
139
140
ALLEGATO 1
Tabella riepilogativa del censimento sulle offerte formative
titolo corso
nome ente erogatore
regione
tipo
offerta
ultima
edizione
corso per mediatore interculturale
s.c.m. servizi srl
Abruzzo
FP
2012
corso regionale di perfezionamento
per mediatori/mediatrici culturali in
“prevenzione e contrasto alle pratiche
di mutilazione genitale femminile”
centro studi sociali di
scerne di pineto
Abruzzo
FP
corso di qualifica per mediatore
interculturale
centro studi sociali
sull’infanzia e
l’adolescenza “don
silvio de annuntiis”
Abruzzo
FP
2014
mediatore interculturale
lu.sa.form
Abruzzo
FP
2014
corso per mediatore interculturale
c. i. f. a. p. p. centro
italiano formazione
e aggiornamento in
psicologia e pedagogia
Abruzzo
FP
2014
corso per mediatore interculturale
c.i.f.a.p.p. centro
italiano formazione
e aggiornamento in
psicologia e pedagogia
Abruzzo
FP
2014
corso regionale di perfezionamento
per mediatori/mediatrici culturali in
“prevenzione e contrasto alle pratiche
di mutilazione genitale femminile”
centro studi sociali
“associazione focolare
maria regina”
Abruzzo
PER
2009
master in mediazione familiare
consiglio nazionale
dell’ordine degli
assistenti sociali
Abruzzo
M
mabad - mediazione con l’area
balcanica-adriatica-danubiana
università di chieti,
Abruzzo
PER
2013
didattica dell’it l2 e lingua straniera:
intercultura e mediazione
università di chieti
Abruzzo
M
2014
lingue e mediazione culturale
università di chieti,
Abruzzo
LB
2014
141
142
mediazione linguistica e comunicazione
interculturale
università degli studi
“g. d’annunzio” chieti pescara
Abruzzo
LB
2014
corso di perfezionamento mediazione
interculturale
università della
basilicata di potenza,
facoltà di lettere e
filosofia
Basilicata
PER
2011
mediatore interculturale
cooperativa sociale
promidea e midia scrl
Calabria
FP
2013
mediatore interculturale
centro studi sibarys
Calabria
FP
2012
mediatore interculturale
dedalo società
cooperativa
Calabria
FP
2012
mediatore interculturale
ats soc. coop. co.ri.s.s.
Calabria
FP
2012
mediatore culturale
selformconsulting
Campania
FP
2014
mediatore culturale
istituto amato
Campania
FP
corso di mediatore culturale
università popolare di
caserta
Campania
FP
corso per mediatore culturale
edp key (ente di
formazione accreditato)
Campania
FP
2014
mediatore culturale
fondazione gesco
Campania
FP
2012
mediatore culturale
assofram
Campania
FP
mediatore culturale
la perfecta
Campania
FP
2014
mediazione culturale ii livello
sis school
Campania
FP
2014
mediatore culturale
associazione progeo
Campania
FP
2014
mediatore culturale
aciief
Campania
FP
corso di formazione alla figura di
mediatore culturale
cefal (san lazzaro di
savena)
Emilia
Romagna
FP
corso di formazione alla figura di
mediatore culturale
cefal (castel maggiore
bo)
Emilia
Romagna
FP
mediatore interculturale
futura-cefal-irecoop
(ati)
Emilia
Romagna
FP
2010
master interculturale nel campo della
salute, welfare, lavoro e integrazione
unimodena - reggio
emilia (dip. med.
diagnostica, clinica e
sanità pubblica)
Emilia
Romagna
M
mediazione linguistica interculturale
unibologna-forlì
(scuola traduzione e
interpretazione)
Emilia
Romagna
LB
corso i livello mediazione linguistica
provincia reggio emilia
Emilia
Romagna
LB
teorie e tecniche di insegnamento
interculturale
enaip
Friuli
Venezia
Giulia
FP
2010
gestire tecniche e strumenti per
i laboratori di italiano l2 e di
intercultura
ires udine
Friuli
Venezia
Giulia
FP
2011
corso di laurea triennale in scienze e
tecniche dell’interculturalità
università degli studi
di trieste, facoltà di
lettere e filosofia
Friuli
Venezia
Giulia
LB
2014
scienze della mediazione
interlinguistica e interculturale
università dell’insubria,
dip. di diritto economia
e culture
Lombardia
LB
2014
corso di laurea in comunicazione e
mediazione interlinguistica
università degli studi di
udine, facoltà di lingue
e letterature straniere
Friuli
Venezia
Giulia
LB
2008
corso di laurea in mediazione culturale
università degli studi di
udine, facoltà di lingue
e letterature straniere
Friuli
Venezia
Giulia
LB
2014
mediatore interculturale
icarum scs
Lazio
FP
2014
mediatore interculturale
cooperativa sociale
obiettivo uomo
Lazio
FP
2007
la mediazione interculturale
terre del lazio, assoc.
senza scopo di lucro
Lazio
FP
2014
specializzazione mediatore
interculturale (giustizia/ servizi
territoriali)
e.n.g.i.m. c.f.p. san
paolo
Lazio
FP
2010
mediazione culturale pediatrico
infantile
irma, international
rescue medicine
association
Lazio
M
2014
143
144
master in “mediazione culturale
pediatrico infantile”
consorzio
interuniversitario per
la formazione e la
comunicazione for.com
Lazio
M
2012
master di i livello in politiche
dell’incontro e mediazione culturale.
pratiche dei saperi e dei diritti per
una nuova cittadinanza in contesto
migratorio
università degli studi
“roma tre”, facoltà di
lettere e filosofia
Lazio
M
2011
master di ii° livello su immigrati e
rifugiati. formazione, comunicazione e
integrazione sociale
università degli studi
di roma “la sapienza”,
facoltà di scienze
politiche, sociologia,
comunicazione,
dipartimento di scienze
sociali
Lazio
M
2013
master di i° livello a distanza in
educazione interculturale
università degli studi
“roma tre”, facoltà
di scienze della
formazione
Lazio
M
2010
master di ii° livello in mediazione
linguistico-culturale
università degli studi
di roma “sapienza”,
facoltà di scienze
politiche, sociologia,
comunicazione
Lazio
M
2011
mediatore interculturale, percorso di
i° livello
centro provinciale
di formazione
professionale “g.
pastore”
Liguria
FP
2013
corso di mediazione sociale, sistemico
relazionale
centro studi ricerche
per la mediazione
scolastica e familiare
ad orientamento
sistemico e per il
counselling sistemicorelazionale, legnano
(mi)
Lombardia
CAF
2014
corso di alta formazione in mediazione
culturale
scuola superiore per
mediatori linguistici di
varese
Lombardia
CAF
2014
mediazione linguistica e culturale
scuola di scienze della
mediazione linguistica
e culturale, università
di milano
Lombardia
LB
2014
scienze della mediazione linguistica
scuola superiore per
mediatori linguistici di
varese
Lombardia
LB
2014
mediatore interculturale
scuola domani s.r.l.,
polo scolastico
paritario
Marche
FP
2014
mediazione dei conflitti in ambito
psico-pedagogico, familiare,
comunitario, aziendale, sanità/sociale,
e delle attività formative
università di urbino
“carlo bo”, dip. scienze
dell’uomo
Marche
M
2014
discipline della mediazione linguistica
università di macerata,
dip. di studi umanistici,
sede di civitanova
marche
Marche
LB
2014
gestione delle politiche, dei
servizi sociali e della mediazione
interculturale
università di urbino
“carlo bo”, dip. di
economia, società e
politica, curriculum
in scienze sociali e
multiculturalità
Marche
LS
2013
scienze della mediazione linguistica
per interpreti e traduttori in tre lingue
straniere
scuola superiore
mediatori linguistici,
ancona
Marche
LB
2014
med.in. molise salute e mediazione
interculturale
università degli studi
del molise
Molise
FP
2009
mediatore culturale
iaros international
Molise
FP
2013
mediatore culturale
l&o consulenza e servizi
legali
Molise
FP
2014
mediatori interculturali
t.h.o.r
Molise
FP
2013
mediatore interculturale
ialmolise
Molise
FP
percorso di formazione
professionalizzante per mediatore
interculturale
scuola professionale
provinciale per il
commercio il turismo e
i servizi “luigi einaudi”
PA
Bolzano
FP
2012
145
146
corso di formazione per mediatori
interculturali nella scuola
provincia autonoma di
trento
PA Trento
FP
2013
corso formativo concernente la
formazione specifica per i mediatori
interculturali in ambito scolastico
formativo per l’insegnamento della l1
(lingua madre)
centro interculturale
millevoci per
l’integrazione
scolastica degli alunni
stranieri
PA Trento
FP
2014
corso di laurea in mediazione
linguistica per la traduzione e
l’interpretazione
istituto universitario
per mediatori
linguistici di trento
PA Trento
LB
mediatore interculturale
ssf rebaudengo
Piemonte
FP
2014
mediatore interculturale
enaip piemonte
Piemonte
FP
2013
corso di specializzazione per mediatori
interculturali
prometeo educational
Puglia
FP
2014
mediatore culturale
adsum
Puglia
FP
2013
mediatore culturale
scuola professionale
“g.rousseau”
Puglia
FP
corso di formazione/perfezionamento
mediatori interculturali esperti nel
contrasto delle mutilazioni genitali
femminili
integra onlus
Puglia
FP
2012
master mediatore interculturale
adsum
Puglia
M
2013
corso per mediatore linguistico e
culturale
associazione culturale
alfabeto del mondo,
cagliari
Sardegna
FP
2014
mediatore/ mediatrice di pace
(peacekeeper)
assessorato del
lavoro, formazione
professionale,
cooperazione e
sicurezza sociale
Sardegna
FP
2007
corso di laurea in mediazione
linguistica e culturale
università di
sassari, dip. scienze
umanistiche e sociali
Sardegna
LB
2014
lingue e culture per la mediazione
linguistica
università di cagliari,
fac. di studi umanistici
Sardegna
LB
2014
la mediazione interculturale nel
mediterraneo
cerisdi
Sicilia
FP
2012
mediatore interculturale
a.c.a.s. (palermo)
Sicilia
FP
2012
mediatore interculturale
eris
Sicilia
FP
2012
mediatore interculturale
oda opera diocesana
assistenza (ct)
Sicilia
FP
operatore della mediazione
interculturale
anfe (palermo)
Sicilia
FP
master per mediatori culturali
enfil
Sicilia
M
2014
corso mediatore culturale
enaip as.a.form sicilia
(catania)
Sicilia
FP
2013
corso mediatore culturale
pro.sca (brolo -me-)
Sicilia
FP
2014
corso mediatore culturale
st&t s.c.r.l
Sicilia
FP
2013
mediatore culturale
i.r.s.e.s (giarre)
Sicilia
FP
2015
mediatore interculturale
agrigest soc.coop.
Sicilia
FP
2012
percorso formativo di aggiornamento
rivolto ad operatori del terzo settore
sulle tematiche della mediazione
multiculturale
asterisco
Sicilia
FP
2008
mediatore interculturale
abakos s.a.s.
Sicilia
FP
corso per mediatore interculturale
cerf (caltanissetta)
Sicilia
FP
2014
mediatore culturale
is.for.d.d.
Sicilia
FP
2013
corso di formazione alla figura di
mediatore culturale
ascim (catania)
Sicilia
FP
polizia locale e mediazione culturale:
paesi dell’est
orsa (palermo)
Sicilia
FP
2013
polizia locale e mediazione culturale:
paesi arabi, afro-anglofoni e afrofrancofoni.
orsa (palermo)
Sicilia
FP
2013
corso in mediazione culturale
assforseo
Sicilia
FP
2009
mediatore interculturale
ecap messina
Sicilia
FP
2014
tecnico dell’animazione socioeducativa
aiform (alfa itinerari
formativi)
Toscana
FP
addetto all’assistenza di base
athena (arezzo)
Toscana
FP
un ponte tra le culture
cidis onlus
Umbria
FP
2007
147
148
mediatore interculturale
arco
Umbria
FP
progetto “gli immigrati nel territorio
per il territorio”
cooperativa sociale
caracol onlus
Veneto
FP
2005
un ponte tra le culture
a.l.i.i.
Veneto
FP
2009
master in intercultural competence and
management-comunicazione, gestione
dei conflitti e mediazione interculturale
in ambito aziendale, educativo,
sociosanitario, giuridico, dei mass
media e per l’italiano l2.
università degli studi di
verona.
Veneto
M
2015
studi interculturali ad indirizzi
università degli studi di
padova
Veneto
M
2014
corso di laurea in mediazione
linguistica e culturale.
università degli studi di
padova
Veneto
LB
operatore multiculturale
istituto cortivo (pd)
Veneto
FP
ALLEGATO 2
Scheda di raccolta dei dati sul corso
Corso in Mediazione Culturale erogato da ASSFORSEO in Sicilia
Proprietà
Valore osservato
Id scheda
Sic05
Titolo del corso
Corso in Mediazione Culturale
Provider
ASSFORSEO
Regione
Sicilia
Tipologia offerta
FP
Figura professionale in uscita
Mediatore Interculturale
Ambito di specializzazione
Sanità/Sociale
Durata dell’offerta in ore
800
Canale di erogazione
Aula
Numero edizioni concluse
1
Ultimo anno di erogazione
203
Cadenza
Annuale
Numero studenti dell’ultima edizione conclusa
15
Numero studenti che hanno completato la fruizione
dell’ultima edizione conclusa
12
Numero studenti che hanno superato la prova finale
dell’ultima edizione conclusa
12
Numero studenti dell’ultima edizione conclusa che
lavorano nel settore a un anno dal corso
5
Titolo di studio
Diploma di scuola superiore
Nazionalità
Non italiana
Livello di padronanza dalla lingua italiana
Nessuna codifica
Livello di padronanza dalla lingua veicolare scelta
Nessuna codifica
Esperienza nel settore come mediatore in anni
Esperienza nell’ambito di specializzazione in anni
Contesto del tirocinio
Sportelli, Comune, ospedali
149
Durata del tirocinio in ore
200
Presenza di attività di riflessione critica sull’esperienza
del tirocinio
Sì
Natura della prova di verifica delle competenze acquisite
durante il tirocinio
Schede di valutazione
Peso percentuale del giudizio sul tirocinio sull’esito del
percorso
150
Natura del posttest
Prova scritta più tesina
Argomenti del corso
- L’approccio psicosociale e mediazione
interculturale
- L’orientamento ed il bilancio di
competenza
- Culture dell’organizzazione e
formazione psicosociale
- Italiano avanzato
- La legislazione in immigrazione
- Informatica e comunicazione
- Essere imprenditori
- Il business plan
- Prevenzione e sicurezza nei luoghi di
lavoro
ALLEGATO 3
Scheda rilevazione fabbisogno/domanda
di mediazione nelle strutture sanitarie
Rispondendo alle seguenti domande parteciperà a un’indagine circa l’attuale impiego dei
mediatori culturali nelle strutture del SSN.
Parte A – Dati sul compilatore della scheda
1. Cognome e nome:
2. Nome dell’ente di appartenenza:
3. Ruolo ricoperto:
Parte B – Dati sul servizio di mediazione
aspetti organizzativi
4. Nome della UOC/UOS nella quale avviene il servizio:
5. Nome del referente aziendale del servizio:
6. Da quanti anni è attivo il servizio di mediazione presso la struttura?
7. Quanti mediatori sono coinvolti attualmente nel servizio?
8. Di quanti anni è mediamente il turnover del servizio di mediazione?
9. Qual è la modalità di reclutamento tipica?
• lavoro in somministrazione
• affidamento servizio a cooperative sociali, associazioni ecc
• collaborazioni occasionali, a progetto, autonomo ecc
• lavoro dipendente a tempo determinato/indeterminato
10. Quali sono i requisiti richiesti al mediatore da reclutare?
• non posti
• titolo di studio relativo all’area della mediazione interculturale
• esperienza professionale di mediazione
• conoscenza della lingua italiana/veicolare
• cittadinanza NON italiana
• altro (specificare)
151
11. Qual è la modalità tipica di organizzazione delle attività/erogazione del servizio?
•
organizzazione per turni
•
organizzazione a chiamata (anche servizio telefonico)
•
organizzazione per turni e a chiamata
•
altro (specificare)
12. Esiste una forma di valutazione del servizio di mediazione erogato? •
Sì
•
No
aspetti operativi
13. Attività, contesti operativi del servizio di mediazione e interazione con altre figure della
struttura sanitaria.
Interazioni con altre figure
152
Task del mediatore
Contesto operativo
Qual è la principale
attività svolta
dal mediatore
nell’ambito
del servizio di
mediazione?
In quale contesto operativo
si inserisce il servizio di
mediazione?
• pronto soccorso
• reparti/degenza
• prestazioni ambulatoriali
e visite specialistiche
• servizi amministrativi e
CUP
• sportelli di accoglienza,
orientamento, URP
• altro (specificare)
(Elencare le figure professionali
e, rispetto a ognuna, indicare
l’interazione tipica)
ALLEGATO 4
Modulo di candidatura
Per informazioni e chiarimenti sulla compilazione contattare:
[email protected] (contenuti) [email protected] (aspetti tecnici)
Benvenuto nella scheda di candidatura alla frequenza del corso per mediatore transculturale in
ambito sanitario, organizzato e promosso dall’INMP e dal Ministero della salute nell’ambito del
progetto ForMe.
Il progetto, finanziato dal FEI (Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi terzi), è proposto
dal Ministero dell’Interno e attuato in partenariato dal Ministero della Salute (coordinamento
generale) e INMP (realizzazione di tutte le attività previste).
Obiettivo del progetto: contribuire a migliorare qualitativamente l’assistenza socio-sanitaria resa
alla popolazione straniera, con particolare riferimento ai cittadini dei Paesi Terzi, nel rispetto del
principio di garanzia del diritto alla salute e di un’appropriata erogazione dei livelli essenziali di
assistenza (LEA), sul territorio nazionale.
1. Informazioni di carattere generale sul corso e condizioni di partecipazione
Il corso di formazione, prima esperienza a livello nazionale per tipologia e curriculum, sarà erogato
in modalità blended: formazione d’aula, tirocinio, approfondimento in modalità e-learning.
Il corso si svolgerà a Roma, presso le strutture dell’INMP, in via di San Gallicano 25/a (quartiere
Trastevere), nei mesi di marzo e aprile 2015: il mese di marzo sarà dedicato alla formazione
d’aula (circa 140 ore, dal lunedì al venerdì) mentre il tirocinio si svolgerà in due settimane, nel
mese di aprile (circa 60 ore) presso il poliambulatorio dell’Istituto Nazionale.
È, dunque, richiesta ai candidati la dichiarata disponibilità a soggiornare nella città di Roma
per tutta la durata del percorso formativo (circa 45 giorni).
Il percorso sarà completato da uno studio in autonomia, supportato dall’assistenza on-line di un
tutor dedicato e da materiale didattico di approfondimento consultabile attraverso la piattaforma
e-learning dell’INMP così come dall’elaborazione di un project work che verrà discusso in occasione
della giornata finale di progetto, prevista per il mese di maggio 2015. All’esito positivo della prova
finale, che potrà essere sostenuta da chi ha frequentato almeno l’85% delle 200 ore previste, sarà
rilasciato un apposito attestato.
Il calendario e il programma di dettaglio saranno resi noti entro la metà del mese di febbraio 2015
sul sito internet dell’INMP.
La partecipazione al corso è gratuita e aperta a 21 cittadini di Paesi terzi, provenienti dalle
diverse regioni italiane e in possesso della maggiore età.
153
L’INMP coprirà i costi di viaggio (a/r per inizio e fine formazione residenziale e a/r per inizio e fine
tirocinio), alloggio (in residence) e vitto per il periodo di formazione residenziale e per il tirocinio di
coloro che risiedono/sono domiciliati fuori dal Comune di Roma.
All’esito della procedura di selezione delle domande di partecipazione ricevute, l’INMP potrà
valutare la possibilità di coprire, con i fondi di progetto, le spese per eventuali viaggi per/da il
domicilio (del partecipante) nei week-end, ferma restando la facoltà per ogni singolo partecipante
di scegliere questa opzione, a proprie spese, garantendo la sua presenza in aula dalla prima ora
di lezione del lunedì.
2. Procedura di candidatura
Al termine della compilazione sarà richiesto il caricamento della copia di un documento di identità
in corso di validità e del CV in formato europeo. Si consiglia di munirsi di entrambi prima di
iniziare la procedura online. Il CV può essere creato e aggiornato direttamente sul sito di Europass:
https://europass.cedefop.europa.eu/it/documents/curriculum-vitae
Per poter proseguire, indica se accetti le condizioni poste per la frequenza del corso alla sezione n. 1.
accetto e proseguo
non accetto
Il candidato dichiara, ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. n. 445/2000, sotto la propria responsabilità e
consapevoli delle sanzioni penali previste dall’art. 76 del D.P.R. 445/2000 nelle ipotesi di falsità in
atti e dichiarazioni mendaci, uso o esibizione di atti falsi contenenti dati non rispondenti a verità,
quanto segue:
3. Dati personali
1. Cognome:
2. Nome:
3. E-mail:
4. Numero di cellulare:
5. Ddata di nascita (usa la formula gg/mm/aaaa):
6. Cittadinanza: (menu a tendina con tutte le nazionalità)
7. lingua/cultura madre:
154
8. Attualmente sei titolare di un permesso di soggiorno/in attesa di rinnovo?
Sì
No
9. Residenza/Domicilio (indicare la provincia di residenza): (menu a tendina con tutti
capoluogo di provincia)
10. Da quanti anni sei residente/domiciliato in Italia?
11. Livello di competenza circa la lingua italiana nell’ambito del Quadro comune europeo
di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER):
A1 – Livello base
A2 – Livello elementare
B1- Livello intermedio o “di soglia”
B2- Livello intermedio superiore
C1- Livello avanzato o “di efficienza autonoma”
C2- Livello di padronanza della lingua in situazioni complesse
12. Per quanti anni hai studiato?
fino a 8 anni di studio
da 9 a 13 anni di studio
da 14 a 19 anni di studio
oltre 20 anni di studio
13. Titolo di studio conseguito:
licenza di scuola media inferiore
diploma di scuola media superiore
laurea di base
master di I livello
laurea specialistica
master di II livello
alta formazione
155
14. Sei in possesso di un attestato di frequenza di un corso di formazione per mediatori
culturali?
Sì
No
15. Se sì, indica il nome dell’ente erogatore del corso:
16. Quante ore è durato il corso?
17. Hai già lavorato come mediatore in modo continuativo ?
Sì
No
18. Se sì, indica presso quali strutture e per quanti mesi (puoi inserire fino a 5 esperienze
significative):
1.Nome struttura:
Durata della collaborazione in mesi:
2.Nome struttura:
Durata della collaborazione in mesi:
3.Nome struttura:
Durata della collaborazione in mesi:
4.Nome struttura:
Durata della collaborazione in mesi:
5.Nome struttura:
Durata della collaborazione in mesi:
19. Attualmente lavori?
20. Se sì, di che tipo di impegno si tratta?
lavoro in somministrazione
lavoro autonomo/consulenza
collaborazione occasionale, a progetto, etc
lavoro dipendente a tempo determinato
lavoro dipendente a tempo indeterminato
21. Carica una copia del tuo curriculum vitae in formato europeo
22. Carica il documento di identità in corso di validità
Visualizza l’informativa sul trattamento dei dati personali
In base all’art. 13 del D.Lgs 196/03, autorizzo il trattamento dei miei dati personali
156
Sì
No
ALLEGATO 5
Area ____________________
Obiettivo formativo
Durata
FORMAZIONE TEORICA
Sviluppo in ordine cronologico
FORMAZIONE TEORICO-ESPERIENZALE
Prodotti
157
ALLEGATO 6
PROGRAMMA
ForMe - PERCORSO FORMATIVO PER MEDIATORI TRANSCULTURALI
IN AMBITO SANITARIO
2-31 marzo 2015
2, 30 e 31 marzo 2015 Aula Agostini
INMP (Roma, Via di San Gallicano 25/A)
dal 3 al 27 marzo 2015 Aula Archivia
Casa Internazionale delle Donne (Roma, Via della Lungara 19)
158
I settimana 2-6 marzo 2015
LUNEDÌ 2
11.00 ACCOGLIENZA
E REGISTRAZIONE
PARTECIPANTI
12.00 SALUTO DI
BENVENUTO MIRISOLA
12.30 PRESENTAZIONE
DEL PROGETTO E DEL
CORSO COSTANZO
13.00 TEST
D’INGRESSO
MARTEDÌ 3
MERCOLEDÌ 4
GIOVEDÌ 5
9.30 – 11.30
9.30 – 11.30
9.30 – 11.30
9.30 – 12.00
I DETERMINANTI
SOCIALI DELLA SALUTE
ELEMENTI DI
DIRITTO PUBBLICO
E AMMINISTRATIVO
AMICONE
SVILUPPO
EMOZIONALE
NELL’INFANZIAADOLESCENZA
E NELL’ADULTO:
SOSTEGNO ALLA
GENITORIALITÀ
SCHILLIRÒ
ELEMENTI TEORICOMETODOLOGICI
DELL’ANTROPOLOGIA
MEDICA
COSTANZO
11.30-13.30
11.30-13.30
ORGANIZZAZIONE E
FUNZIONAMENTO DEL
SSN E DEI SERVIZI
SOCIALI
FLUSSI MIGRATORI
E STATO DI SALUTE
DEGLI STRANIERI IN
ITALIA BAGLIO
BAGLIO, TROIANI
Pausa
Pausa
SCORSINO
14.30 PATTO
FORMATIVO PRESENTAZIONE
CORSISTI E
ASPETTATIVE
PERCORSO
FORMATIVO SESTI
16.00 INTRODUZIONE
ALLE AREE
FORMATIVE E RUOLO
DEL MEDIATORE:
TESTIMONIANZE
MEDIATORI INMP
Pausa
11.30 – 15.30
CASTALDO, MARRONE
IL SETTING
PSICOLOGICO NELLE
PROFESSIONI DI
AIUTO
Pausa
14.30 – 17.30
14.30 – 16.30
14.30 – 16.00
GLOSSARIO GIURIDICO
E FORMAZIONE
TEORICO ESPERIENZIALE
VISITA AMBULATORIO
INMP
AMICONE, BAGLIO,
FAZIOLI
PIOMBO E TROIANO
CASTALDO
12.00 – 13.30
RANSDISCIPLINARIETÀ
E TRANSCULTURALITÀ:
DALLA TEORIA ALLA
PRATICA
VIALE, SCHILLIRÒ
14.00 REGOLE,
FUNZIONAMENTO
E LOGISTICA
DEL PERCORSO
FORMATIVO
VENERDÌ 6
15.30 – 17.30
PRESENTAZIONE
DI CASI CLINICI E
LAVORO DI GRUPPO
CASI PRATICI SULLE
EPISTEMOLOGIE E LE
ONTOLOGIE DELLA
MALATTIA E DELLA
SALUTE
CASTALDO, GATTA,
DILAVERI
GATTA E SHARIFI
16.00-17.30
FORMAZIONE
TEORICOESPERIENZIALE SULLA
PRESA IN CARICO
TRANSCULTURALE
CASTALDO
159
II settimana 9-13 marzo 2015
LUNEDÌ 9
MARTEDÌ 10
MERCOLEDÌ 11
GIOVEDÌ 12
VENERDÌ 13
10.30 – 12.30
9.30 -12.30
9.30 - 11.30
9.30-13.30
9.30-11.30
ELEMENTI DI TEORIA
E TECNICA DELLA
COMUNICAZIONE
DIRITTO
DELL’IMMIGRAZIONE:
FONTI NORMATIVIE
E TUTELA DELLE
VULNERABILITÀ
IL DIRITTO ALLA
TUTELA DELLA SALUTE
DEGLI STRANIERI
COMUNITÀ SOCIETÀ E
FAMIGLIA
INTRODUZIONE
ALL’ETICA E ALLA
DEONTOLOGIA
SCORSINO
BULCU BUTEA, SALE’
COLLICELLI
PALAZZANI
TURCO
Pausa
Pausa
12.30 - 15.30
13.30 – 15.30
TRADUZIONE,
INTERPRETARIATO E
MEDIAZIONE
APPROCCI
TRANSCULTURALI E
TRANSDISCIPLINARI
DELL’ANTROPOLOGIA
SEGNERI
11.30-12.30
L’APPLICAZIONE DEL
DIRITTO ALLA TUTELA
DELLA SALUTE
BULCU BUTEA, SALE’,
FORESE
DIRITTO ALLA
PROTEZIONE
INTERNAZIONALE
FAZIOLI, SCORSINO,
NADOLSKA, BOTEJU
RELIGIOSITÀ
ALL’ITALIANA: MAPPE
DELLE NUOVE FEDI
DOPO I MOVIMENTI
MIGRATORI
BOTTA
Pausa
15.30 – 17.30
FORMAZIONE
TEORICO –
ESPERIENZIALE SULLA
COMUNICAZIONE
14.30-17.30
FACHILE, FIGLIOMENI
FAZIOLI
15.30 – 17.30
11.30-13.30
CONVENZIONE
ONU SUI DIRITTI
DELL’INFANZIA E
DELL’ADOLESCENZA
BALDASSARRE
Pausa
13.30 - 17.30
LA MEDICINA
TRANSCULTURALE E
LE MALATTIE DELLA
POVERTÀ
FRANCO, MAGGIO,
CASTALDO, MORARU
14.30-16.30
RABBIA IN TERRA
PROMESSA
CASTALDO, ROMANO,
YANG, BISTI
160
III settimana 16-20 marzo 2015
LUNEDÌ 16
MARTEDÌ 17
MERCOLEDÌ 18
GIOVEDÌ 19
VENERDÌ 20
10.30 - 12.30
9.30-13.30
9.30 – 11.30
9.30 – 11.30
9.30 – 16.30
DONNE E MADRI
NELLA MIGRAZIONE.
PERCORSI ED
ESPERIENZE DI
ASCOLTO, PRESA IN
CARICO E CURA
LA COMUNICAZIONE
NELLA RELAZIONE
INTERCULTURALE
GUTIERREZ,
BRAUKLYTE
LA PREVENZIONE
COME STILE DI
VITA: FOCUS
SULL’ALIMENTAZIONE
TRANSCULTURALE
ASSISTENZA
SANITARIA: ASPETTI
ECONOMICOFINANZIARI
DE GIULI
ESERCITAZIONE
SULL’ASSISTENZA
SANITARIA
DI NAPOLI, PIOMBO
SACCHETTI
12.30 -13.30
LA SALUTE DELLA
DONNA STRANIERA
E LA PROBLEMATICA
DELLE MGF
DIKU
Pausa
14.30 – 16.30
QUADRI PSICHIATRICI
NELLE PERSONE
MIGRANTI
11.30 – 12.30
11.30 – 13.30
ASPETTI
EPIDEMIOLOGICI
E CLINICI DELLE
PRINCIPALI MALATTIE
INFETTIVE NELLA
POPOLAZIONE
MIGRANTE
L’APPLICAZIONE
DELLA NORMATIVA
SULLA PRIVACY IN
AMBITO SANITARIO E
ASSISTENZIALE
BAGLIO, BULCU BUTEA,
SESTI
GUERRA
UCCELLA
Pausa
SARCHIAPONE
Pausa
12.30 – 13.30
14.30 15.30
16.30 – 17.30
LA COLLABORAZIONE
MEDIATOREINFERMIERE NEL
SETTING CLINICO
ESERCITAZIONE SUL
DIRITTO ALLA SALUTE
CAROSI
BRAUKLYTE, BULCU
BUTEA
SCREENING
INFETTIVOLOGICO
NELLA POPOLAZIONE
STRANIERA
UCCELLA, BULCU
BUTEA
14.30 – 17.30
LE CONDIZIONI
PSICO-EMOTIVE
DEL MIGRANTE:
PRINCIPALI
MECCANISMI DI
DIFESA
TUMIATI, BRAUKLYTE
Pausa
15.30 17.30
LA SALUTE DEL
BAMBINO: QUALI
STRUMENTI PER UNA
REALE PRESA IN
CURA?
MARRONE, BOSI
14.30-17.30
ESERCITAZIONE SUL
DIRITTO ALLA SALUTE
CIANCIULLI, ACEVEDO,
BULCU BUTEA
161
IV settimana 23-27 marzo 2015
LUNEDÌ 23
MARTEDÌ 24
MERCOLEDÌ 25
GIOVEDÌ 26
VENERDÌ 27
9.30 – 11.30
9.30 – 13.30
9.30 – 11.30
9.30 – 11.30
9.30 – 11.30
ELEMENTI DI DIRITTO
DEL LAVORO
SALUTE, SANITÀ E
RICERCA SOCIALE
IL SERVIZIO SOCIALE
OSPEDALIERO
AMICONE
COLLICELLI
LA MEDIAZIONE
IN CONTESTI DI
EMERGENZA/
URGENZA:
I CODICI
DEONTOLOGICI
DELLE PROFESSIONI
SANITARIE
CAPRINI
IL PRONTO SOCCORSO
COSTANZO
PAGNANELLI, RAIA,
PINTO
11.30 – 13.30
SALUTE E SICUREZZA
NEI LUOGHI DI LAVORO
Pausa
SIGNORINI
14.30 – 17.30
NORME E STRUMENTI
DI CONTRASTO ALLE
DISCRIMINAZIONI
Pausa
11.30 - 13.30
LA MEDIAZIONE
IN CONTESTI DI
EMERGENZA/
URGENZA: GLI
SBARCHI
11.30 - 17.30
11.30 – 13.30
I SERVIZI SOCIALI:
L’INCLUSIONE,
L’ACCOGLIENZA E IL
TERRITORIO
IL CONSENSO
INFORMATO NELLE
STRUTTURE SANITARIE
FORTINO
TROIANI, SHARIFI
DINO, VIGNERI
VALERI
Pausa
Pausa
14.30 – 16.30
RESTITUZIONE
ESERCITAZIONE SSN
BAGLIO, BULCU BUTEA
14.30-16.30
14.30 – 16.30
I PRINCIPALI QUADRI
PSICOPATOLOGICI DEL
MIGRANTE FORZATO
GATTA
16.30 – 17.30
GLOSSARIO SANITARIO
FAZIOLI
162
GLOSSARIO DEL
MEDIATORE
FAZIOLI, SCORSINO
V settimana 30 e 31 marzo 2015
LUNEDÌ 30
MARTEDÌ 31
9.30 – 9.45 SALUTO DEL DIRETTORE GENERALE INMP
CONCLUSIONI
AREE FORMATIVE
9.45 – 10.45
CONCLUSIONI AREA ANTROPOLOGICA CASTALDO
10.30 - 11.30
10.45 - 11.30
GIURIDICA ED ECONOMICA
CONCLUSIONI AREA SANITARIA E SOCIO-SANITARIA
AMICONE E BULCU BUTEA
BAGLIO, TROIANI
11.30-12.00
TEST
11.30 - 13.30
DEONTOLOGICA ED ETICA
12.00 - 13.30
COSTANZO
L’IMPORTANZA DEL TIROCINIO NELL’ITER FORMATIVO DEL
MEDIATORE
PIOMBO, MEDIATORI INMP
Pausa
14.30 – 15.00
Pausa
14.30-16.00
COMUNICATIVA SOCIOLOGICA
LINGUISTICA
FAZIOLI, SCORSINO
CONCLUSIONI AREA SANITARIA E SOCIO-SANITARIA
FRANCO
15.00 – 17.30
CHIUSURA FORMAZIONE D’AULA
SESTI
16.00-17.30
PSICOLOGICA
VIALE
163
CORPO DOCENTE
• Zacarias Acevedo Perez, Mediatore transculturale INMP
• Santina Amicone, Direttore Amministrativo INMP
• Giovanni Baglio, Dirigente medico sanità pubblica INMP
• Laura Baldassarre, Esperto in diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
• Giancarlo Bisti, Educatore professionale
• Riccardo Bosi, Medico specialista pediatra
• Welathanthrige Marie Manel Boteju, Mediatore transculturale INMP
• Sergio Botta, Professore in scienze storico-religiose “Università degli Studi di Roma La Sapienza”
• Asta Brauklyte, Mediatore transculturale INMP
• Ana Bulcu Butea, Mediatore transculturale INMP
• Chiara Caprini, Responsabile Servizio Sociale Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli
• Stefano Carosi, Infermiere professionale INMP
• Miriam Castaldo, Antropologo INMP
• Chiara Cianciulli, Mediatore transculturale INMP
• Carla Collicelli, Professore di sociologia dell’organizzazione presso “Università degli Studi Roma
Tre”; Vice Direttore CENSIS
• Gianfranco Costanzo, Direttore U.O.C. - Responsabile scientifico del progetto INMP
• Claudio De Giuli, Componente del Comitato prezzi e rimborso dell’AIFA, già Capo Dipartimento
della prevenzione e della comunicazione, Ministero della Salute
• Anteo Di Napoli, Dirigente medico epidemiologia INMP
• Mbiye Diku, Dirigente medico ginecologo INMP
• Gent Dilaveri, Mediatore transculturale INMP
• Ornella Dino, Dirigente medico servizio di accoglienza per cittadini extracomunitari ASP Palermo
• Salvatore Fachile, Avvocato segretario Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
• Cecilia Fazioli, Traduttore INMP
• Ivana Figliomeni, Mediatore transculturale INMP
• Angela Forese, Mediatore transculturale INMP
• Antonio Fortino, Direttore Sanitario INMP
• Gennaro Franco, Dirigente medico dermatologo INMP
• Rosaria Gatta, Psicologo- psicoterapeuta INMP
• Giovanni Guerra, Avvocato, già dirigente responsabile presso il Garante per la protezione dei
dati personali
• Adela Ida Gutierrez, Esperto in mediazione culturale
• Daria Maggio, Psicologo- psicoterapeuta INMP
• Rosalia Marrone, Dirigente medico infettivologo INMP
• Concetta Mirisola, Direttore Generale INMP
• Natalia Moraru, Mediatore transculturale INMP
• Barbara Nadolska, Mediatore transculturale INMP
• Adolfo Pagnanelli, Direttore U.O.C. Medicina d’Urgenza “Policlinico Casilino”
• Laura Palazzani, Professore di filosofia del diritto “Università di Roma LUMSA”
• Tiziana Nicole Pinto, Assistente sociale “Policlinico Casilino”
164
• Laura Piombo, Dirigente biologo INMP
• Loredana Raia, Assistente sociale “Policlinico Casilino”
• Angela Romano, Dirigente medico neuropsichiatra INMP
• Graziella Sacchetti, Medico specialista ginecologia-ostetricia
• Laurence Salé, Mediatore transculturale INMP
• Marco Sarchiapone, Professore in Psichiatria “Università del Molise” - INMP
• Cristina Schillirò, Psicologo- psicoterapeuta
• Francesca Scorsino, Esperto in comunicazione, Incaricato del monitoraggio e networking progetto
ForMe INMP
• Maria Concetta Segneri, Antropologo INMP
• Flavia Sesti, Collaboratore amministrativo UOS Formazione ed ECM INMP
• Farzaneh Sharifi Hosseini, Mediatore transculturale INMP
• Stefano Signorini, Ricercatore INAIL
• Eleonora Troiani, Assistente sociale INMP
• Maria Cristina Tumiati, Dirigente psicologo INMP
• Livia Turco, Presidente Consiglio indirizzo INMP, già Ministro della Salute
• Ilaria Uccella, Dirigente medico infettivologo INMP
• Mauro Valeri, Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle
discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica (UNAR)
• Sonia Viale, Psicologo - psicoterapeuta
• Francesco Vigneri, Mediatore culturale
• Shi Yang, Sinologo
165
ALLEGATO 7
QUEST
TIONAR
RIOINUSCITA
A
ForM
MEPerccorsofo
ormativ
voperm
mediattori
ttranscu
ulturaliiinamb
bitosan
nitario
Roma,,31marzo 2015
GentileCorsista,
prenderàsoloalcunim
minuti,ma leinforma
azioni
laletturradelpresentequestionariolep
fornite saranno di grande
e valore p
per valutarre l’efficaccia globalee del corsso di
pato e conssentiranno
o di ottimizzzare il livvello qualittativo
formazione cui hai partecip
ormazioneeerogata.
dellafo
Le risposte andraanno inseriite solo ed
d esclusivam
mente all’interno dell foglio risp
poste
presentequ
uestionario
o)seguendoleistruziioniindicattesul
(conseggnatounitaamentealp
fogliostesso,e,peertanto,verrrannocon
nsideratevaalidesoltan
ntolerispoosteindicattesul
medesimofoglio.
Grazie!
Cod.M.PP.2.2‐11
1/2015/MIN
NINT_2014_00
02‐Rev.0deel30/03/201
15
166
Pag
gina1di6
1.
Conquallesiglasiiidentificau
undecreto
olegge?
a)D.L.
b)DD
DL
c)R.D
D.L.
Lgs.
c)D.L
Inbasea
2.
allaleggeiitaliana,illbambinonatoinIta
aliafiglio dientram
mbiigenito
ori
conccittadinanzzanonitallianavieneeconsiderrato:
a)italiano.
b)miigrante.
c)strraniero.
d)apolide.
3.
Achiserrvelatesse
eraTEAM??
a)AttutticittadinistranierriperusufrruiredelSeervizioSaniitarioquanndovannoa
all’estero.
b) A tutti i ciittadini ressidenti ne lla Comun
nità Europea, iscrittii al Servizzio Sanitarrio
Nazio
onale per usufruire di un Serrvizio Saniitario quan
ndo si troovano all’interno dellla
Comu
unitàEurop
pea.
c)SolltantoaiciittadiniitallianiperussufruiredeelServizio Sanitarioqquandosittrovanonellla
all’esttero.
d)So
oltantoaiciittadiniitallianiperussufruiredeelServizioS
Sanitarioqquandositrovanoinu
un
paeseedellaCom
munitàEuro
opea.
4.
Chipuòa
averediritttoaunco
odiceENIiinambitosanitario??
a) Citttadini com
munitari soggiornanti in Italia in
ndigenti, se
enza TEAM
M, senza atttestazione di
diritttodisoggio
orno,senzarequisitip
perl’iscrizio
onealServizioSanitarrioRegiona
ale.
b) Cittadini exttracomunittari e comu
unitari sen
nza fissa dimora pressenti in alcune regio
oni
d’Italia.
c)Citttadinicom
munitari,con
nTEAM,seenzaattestaazionedidirittodisogggiorno,se
enzarequissiti
perl’iscrizioneaalServizioSanitarioR
Regionalesututtoilte
erritorioitaaliano.
d)Citttadinineo‐comunitarrisoggiorn antiindigeenti,senzaT
TEAM,senzzaattestaziione.
IlCittadiinoComun
5.
nitariotito
olarediun
ncontratto
odilavoro
osubordin
natoatemp
po
indetterminatoiscrittoalll’anagrafeecittadina
ahadiritto
oa:
a)isccrizioneobb
bligatoriaa
alSSRperlladuratadii2annirinnovabile.
b)isccrizioneobb
bligatoriaa
alSSRatem
mpoindeteerminato.
c)iscrizionevollontariaalS
SSR.
d)isccrizionevollontariaoinalternativvapuòutilizzarelate
esseraTEAM
M.
in
6.
Di cosa può usufrruire in am
mbito san
nitario un cittadino bulgaro residente
r
Italia
a da 3 an
nni, che ha
h lavoraato regola
armente per
p
10 m
mesi e attualmente è
disocccupatoda
a1annoemezzo?
a)DiunaiscrizioneobbligatoriaalSeervizioSanitarioNazio
onale.
b)DiuncodiceE
ENI.
c)DiuncodiceSSTP.
d)DiunaiscriziionevolonttariaalServvizioSanitaarioNazion
nale.
Cod.M.PP.2.2‐11
1/2015/MIN
NINT_2014_00
02‐Rev.0deel30/03/201
15
Pag
gina2di6
167
7.
Quando una citta
adina extrracomunittaria può richiedeere un Permesso
P
di
soggiiornoperccuremediiche?
a)Du
urantelagrravidanzae
eneiprimisseimesidivitadelba
ambino.
b)Incasodiinfo
ortuniosulllavoro.
c)Seaffettadau
unapatolog
giacronicaa.
ologia cron
nica dopo il compim
mento del ssesto mese
e di vita del
d
d) See affetta daa una pato
bamb
bino.
entedi5a
anniNONp
pagailticketseilre
edditodellsuonucle
eofamiliare
8.
Unpazie
NONsupera...
a)€8.263,31.
b)€11.362,05..
25.548,63.
c)€2
d)€36.151,98..
Cos’èl’ettica?
9.
osofia chee studia il nostro
n
com
mportamennto e le norrme cui esso
a) Ѐ quella partte della filo
obbed
disce.
b) Ѐ quella paarte del diritto
d
chee riguarda le sanzio
oni pecuniiarie previiste per chi
c
trasgrediscelallegge.
he descrive le regole da adott
ttare per ottimizzare
o
e i
c) Ѐ quella parte dell'economia ch
guadaagni.
d) Ѐ quella paarte del diritto che regola i comportam
c
menti sociaali che devono esseere
consiideratiindiscutibili.
edeontolog
gico…
10. Ilcodice
onimponeaalmedicod
diguarirei propripazzienti.
a)No
b)Raappresentalineeguida
aorientativve.
c)Imponealmeedicodiinteressarsiaalsoddisfaccimentodelllavolontà attualedellpaziente.
professioni sanitarie.
d)Ѐllostessopeertuttelep
y,inqualeccasoNONèprevisto
ol’anonimaatodelpazziente?
11. Intemadiprivacy
HIV.
a)SeilpazienteesisottoponealtestH
anteirregoolare.
b)Seilpazienteeèunmigra
c)Seilpazienteèunaparttorientecheenonricon
nosceilneo
onato.
oalSERT.
d)Seilpazienteesièrivolto
nifical’esp
pressione “appropriiatezzaclin
nica”?
12. Cosasign
alute.
a) Laacorrettezzanell’esprressionedeeipropribiisognidisa
b) Laacorrettezzadell’abbinamentottraprocedu
uraclinica, paziente,m
momento,ssetting
c) L’’idoneitàdiiunastruttturasanitarriaaltrattaamentodiu
unapatologgia
d) L’’efficaciadiiunfarmacconeltrattaamentodiunapatologia
mine“privvacy”siinttendeildir
ritto…
13. InItalia,,conilterm
one dei da
ati personaali riconossciuto alle persone aappartenen
nti ad alcun
ne
a) allla protezio
caategoriespecifiche.
b) alllaprotezio
onedell’am
mbientedom
mestico.
Cod.M.PP.2.2‐11
1/2015/MIN
NINT_2014_00
02‐Rev.0deel30/03/201
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168
Pag
gina3di6
c) alllaprotezio
onedeidatiipersonaliriconosciu
utoaognipersona.
d) alllaprotezio
onedellafamiglia.
14. Cos'èl'em
mpatia?
enderemegglioglialtrii.
a)Lapossibilitààdicompre
neipannid
dell'altro.
b)Ilttentativodiimettersin
c)Lapossibilitààdicompre
enderemeggliosestesssi.
d)Un
naformadiavversionecontrocooseopersone.
unicazionediventad
difficileènecessario::
15. Quandounacomu
oncontradd
dirsi.
a)taccereperno
b)rip
petereinm
modosintetticociòcheel'altroha dettoperv
verificarel''esattezzad
dellaproprria
comp
prensione.
c)taccereperasccoltaremeg
gliol'interllocutore.
d)rip
peterequellochesièd
dettoinmoodopiùdecciso.
16. Inunprrocessocom
municativvoilsilenzziopuòcom
municare imbarazzo
ooassenzza,
nonhavalo
ore
man
a)verro,inunprrocessocom
municativo valesolocciòchevien
nedetto.
b)falso,inunprrocessocom
municativooancheilsiilenzioèco
omunicazioone.
c)verro,nonsip
puòessereg
giudicatiseesistazittiinonessendod'accorrdo.
d)fallso,ilsilenzziopuòvale
erecomea ssensoodiissensoma
anonincideesullacom
municazionee.
ue modi per
p definire un gru
uppo socia
ale. Quali di
17. Comunittà e societtà sono du
azionisono
overe:
questeafferma
podipersonechecondividonoilldanaro.
a)Lacomunitàèèungrupp
podiperson
nechecond
dividonose
entimentieerelazionittraloro.
b)Lacomunitàèungrupp
uninsiemedigruppissocialicheccondividon
nonorme,teerritorioecultura.
c)Lasocietàèu
d)Lasocietàèu
unaorganizzazionefi nanziaria.
gataè:
18. Unafamigliaallarg
a)unafamigliaccompostad
damadre,p
padree1fiiglio.
b)un
nafamigliacompostad
damadre,p
padree4fiigli.
c)unaafamigliaiicuicompo
onentinon abitanoneellastessaccasa.
d)un
nafamigliacongenitorri,figliedaaltriparenttichevivon
noconloro..
19. Persettiingclinico psicologiccosiinten
nde:
hevivonod
difficoltàsimili.
a)latterapiadiggruppoperpersonech
b)l’orariodell’aappuntamentodellavvisita.
c)l'in
ndirizzomeetodologico
oseguitodaallopsicolo
ogo.
d)lospaziofisiccoementalledelcolloq
quio.
urazioneè
èpositivaq
quandosb
bocca:
20. L’accultu
molteplicitàà,nellamuttualità.
a)nelllareciproccità,nellam
b)inunadecultturazione.
unatteggiaamentoanttagonista.
c)inu
d)nell'usostand
darddellallinguamad
dre.
Cod.M.PP.2.2‐11
1/2015/MIN
NINT_2014_00
02‐Rev.0deel30/03/201
15
Pag
gina4di6
169
21. Qualede
elleseguen
ntiafferm
mazionièccorrettariguardoal concetto di“alleanza
terap
peutica”?
a)èu
unfattoreaaspecificod
dituttelepssicoterapiee.
b)èlaapiùimportantedimensioneprredittivadeell’outcome
edellapsicooterapia.
c)rap
ppresenta lacondivissionedella realtàtra pazientee
epsicoterappeuta,cioè
èilreciproco
accorrdoperman
ntenerelacollaboraziione.
d)èu
unsinonimoditransfe
ert.
22. Cosasiin
ntendecon
nilconcetttodiViole
enzaStruttturale?
ntipodivio
olenzamesssainattovversolepov
vertàcronicchedialcunnicontestiurbani.
a)Un
b)Laviolenzain
ntrafamilia
are,strutturratanelnucleoprimario.
d
formee dell'organ
nizzazione sociale e da ordinam
menti sociaali
c) Laa violenza prodotta dalle
segnaatidaprofo
ondedisugu
uaglianze.
d)Laviolenzaesercitatadalleautorittàcolonialiisullepopo
olazioniauttoctone.
ntendepertransdis ciplinarietà?
23. Cosasiin
nadisciplin
nachesiap
pplicatrasvversalmenteeatuttigliambitidiuunaricerca.
a)Un
b)Un
napprocciochemira
aallacollab
borazioneeeall'interazionetrappiùdisciplin
nearrivand
do
allacreazionediunafiloso
ofiaepistem
mologicanuova.
c)Un
nadisciplinaaspecificachemetod
dologicamentefainterragirepiùddisciplinen
nell'ambito di
unarricerca.
d) Un
n nuovo paradigma
p
proprio d
delle scienze esatte e che dal XX secolo
o è adottaato
nell'aambitodelleScienzeS
Sociali.
orporazion
ne",ininggleseembo
odiment,ssiintende: 24. Per"inco
processodiiincorpora
azionedelm
modellom
medicoallop
paticodapaartedeimodellimedici
a)ilp
“tradizionali”,propridialttricontesti socio‐cultu
urali.
b)ifeenomenilegatialmon
ndoinvisibiile,dellapo
ossessionespirituale.
c)l'in
nsiemediaabitudiniap
ppreseediitecnichessomatichecculturalmeenteforgiatte,grazieallle
qualigliesseriu
umanisono
onelcorpo enelmond
do.
d)un
naspecificaCultureBo
oundSyndrromediffussanegliSta
atiUnitidaiimigrantim
messicani.
ndica:
25. L’effettomigrante esaustoin
degliimmig
gratiinbaseeallecondizionidisa
alutealmom
mentodella
apartenza..
a)lasselezioned
b)ild
decadimenttodellecon
ndizionidi saluteaseguitodellapermanennzanelPaeseospite.
c)l’im
mpattodelllecattiveco
ondizionid
diviaggiosu
ullasalutedelmigrannte.
d)l’ellevataprev
valenzadip
patologied
diimportazione.
26. L'accogliienzasocio
o‐sanitariaadelcittad
dinomigra
anteèdaiintendersiicome:
noinemerggenza.
a)unarispostaaaunbisogn
narispostaaunmandatocostitu zionaleeleegislativo.
b)un
c)unaarispostaaaunarichie
estadiunaapartedellaacittadinan
nzamaggioormentesensibile.
d)un
narispostaaunbisogn
nodicurem
medicheap
personepiùfragili.
me ordinaario tra glli immigra
ati
27. Qual è la causa principale di ricoverro in regim
a?
mascchiinItalia
a)Lemalattiem
mentali.
b)Latubercolossi.
Cod.M.PP.2.2‐11
1/2015/MIN
NINT_2014_00
02‐Rev.0deel30/03/201
15
170
Pag
gina5di6
c)Lepatologieccronico‐deg
generative .
d)Itrraumatism
mi.
28. Idatisulll’incidenzzadell’AID
DStraglisttranieriinItaliaindiicanoche:
a)lam
malattiaèiinaumento
o.
b)led
donnesono
opiùcolpittedegliuom
mini.
c)l’in
ncidenzadeellamalattiaèdiminu
uitanegliultimianni.
d)glistranierih
hannounriischiodiinffezionepiù
ùbassorisp
pettoagliittaliani.
29. Quale trra queste
e patologiie dermattologiche ha bisogn
no di un interven
nto
terap
peuticoim
mmediato?
a)Scaabbia.
b)Deermatitepaapulosanigra.
c)Lin
neepigmen
ntarie.
d)Ch
heloidi.
30. Cos'èlaS
SindromediSalgari??
a)Lafrequentepresenzad
dipatologieeinfettiven
neimigrantti.
apartedei medicidim
malattietro
opicalineim
migranti.
b)Laricercaesaasperatada
c)Un
napatologiaainfettivap
presenteneeimigrantiiprovenien
ntidalsubccontinenteiindiano.
d)Un
napatologiaaparassitariad'imporrtazione.
Cod.M.PP.2.2‐11
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NINT_2014_00
02‐Rev.0deel30/03/201
15
Pag
gina6di6
171
ALLEGATO 8
ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario
Roma, 31 marzo 2015
N°
VALUTAZIONE
1
2
PUNTEGGIO
3
4
Assolutame
nte
negativo
Rilevanzaeutilitàdegliargomentitrattatirispettoalruolodel
mediatoretransculturaleinambitosanitario
Pienament
epositivo





Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areagiuridicaed
2
economica





Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areasanitariae
socio‐sanitaria





4 Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areapsicologica





Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'area
antropologica





Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areadeontologica
6
edetica





Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'area
7
comunicativaelinguistica





8 Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areasociologica





9 Organicitàesequenzialitànellapresentazionedegliargomenti





10 Padronanzadeicontenutidapartedeidocenti





Chiarezzaespositivaecapacitàdimantenerealtal'attenzioneda
11
partedeidocenti





12 Disponibilitàdeidocentiarecepirelepropostedeipartecipanti





1
3
5
Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP)
Pag. 1/2
172
5
Cod.M.PP.2.2-12/2015/MININT_2014_002 - Rev. 0 del 30/03/2015
ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE
Ilpresentefoglioèarilevazioneottica,pertanto,nonèconsentitoapportaredellecorrezioni.
Perlacompilazionesipregadiseguirescrupolosamenteleseguentiindicazioni:
1)utilizzareesclusivamentelapennaainchiostroneroobluscuro;
2)nonpiegareosgualcireilfoglio
3)contrassegnarelerispostesulquestionarioinmodobenmarcatoannerendoilpallinocorrispondente
4)esprimereilparereconunpunteggiochevadaunminimodi1(GIUDIZIONEGATIVO)aunmassimodi5(GIUDIZIO
POSITIVO).
Progetto "ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario" cod. MININT_2014_002
Roma, 31 marzo 2015
www.inmp.it - [email protected]
QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DELL'EVENTO
ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario
Roma, 31 marzo 2015
QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DELL'EVENTO
2
PUNTEGGIO
3
4
Assolutam
ente
negativo
5
Pienament
epositivo





Efficaciadeimetodididatticiutilizzati(compresenza,presentazionedeicasi,
14
esercitazioni,role‐playing,formazionefrontale,ecc.)










16 Organizzazionecomplessivadellaformazioned'aula





Lecompetenzeacquisiteduranteilcorsoinaularisultanocoerenticonlesue
aspettative?
Seno,specificarelemotivazioni:

SI

NO
Haincontratoproblemiedifficoltànell'affrontareletematichetrattatedurante
ilcorsoinaula?
Sesi,specificarnelatipologia:

SI

NO
Cisonodegliargomenticheritieneutileapprofondireperlasuaattivitàin
ambitosanitario?
Sesi,specificarequali:

SI

NO
Cisonodegliargomentitrattatiduranteilcorsoinaulacheritieneopportuno
eliminare?
Sesi,specificarequali:

SI

NO
13 Qualitàdellaformazioned'aula
15
17
18
19
20
Qualitàdelmaterialedidattico(kitdidattico,presentazionipower‐point,testi
normativi,ecc.)
COMMENTI
Cod.M.PP.2.2-12/2015/MININT_2014_002 - Rev. 0 del 30/03/2015
1
Progetto "ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario" cod. MININT_2014_002
Roma, 31 marzo 2015
www.inmp.it - [email protected]
VALUTAZIONE
N°
Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP)
Pag.2/2
173
ALLEGATO 9
ForMe
Percorso
formativo
per
mediatori
transculturali
in
ambito
sanitario
Valutazione
percorso
formativo
d’aula
Si
prega
di
esprimere
il
parere
con
un
punteggio
che
va
da
un
minimo
di
1
(GIUDIZIO
NEGATIVO)
a
un
massimo
di
5
(GIUDIZIO
POSITIVO).
1.
Durante
la
formazione
d’aula
ritiene
siano
stati
posti
in
essere
tutti
gli
elementi
utili
al
raggiungimento
degli
obiettivi
didattici
(logistica,
calendario,
strumenti
tecnici,
ecc.)?
1
2
3
4
5
2. Durante
le
ore
assegnate
è
riuscito
a
trattare
gli
argomenti
adeguati
per
il
raggiungimento
degli
obiettivi
didattici?
1
2
3
4
5
3.
Ordinare
per
rilevanza
gli
elementi
di
forza
della
formazione
d’aula
rispetto
al
ruolo
del
mediatore
transculturale
in
ambito
sanitario
� Gli
argomenti
trattati
n.
_____________
� Il
profilo
del
corpo
docente
n.
_____________
� Il
profilo
dei
discenti
n.
_____________
� La
compresenza
di
formazione
teorica
ed
esperienziale
n.
_____________
� L'interazione
con
i
partecipanti
n.
_____________
altro
___________________________________
n.
_____________
4.
Durante
la
formazione
d’aula
il
raccordo
tra
teoria
e
pratica
didattica
è
stato
praticato?
1
2
3
4
5
5.
Che
giudizio
attribuisce
alla
condivisione
del
lavoro
con
i
partecipanti
durante
la
formazione
d’aula?
1
2
3
4
5
Suggerimenti/osservazioni/considerazioni/critiche
per
migliorare
il
percorso
di
formazione
per
mediatori
transculturali
in
ambito
sanitario
174
ALLEGATO 10
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Accogliere
l’assistito
–
Area
accoglienza
175
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Accogliere
l’assistito
–
Sportello
Richiedenti
Protezione
Internazionale
176
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Orientare
l’assistito
–
Sportello
Socio­sanitario
177
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Orientare
l’assistito
–
Sportello
RPI
178
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Partecipare
al
servizio
–
Setting
clinico­medico1
1
La
compilazione
della
scheda
è
a
cura
del
mediatore
senior
di
INMP.
In
sua
assenza,
il
medico
può
limitarsi
alla
compilazione
del
solo
campo
riservato
al
“Commento
sulla
performance”.
179
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Partecipare
al
servizio
–
Setting
clinico­psicologico2
2
La
compilazione
della
scheda
è
a
cura
del
mediatore
senior
di
INMP.
In
sua
assenza,
lo
psicologo
può
limitarsi
alla
compilazione
del
solo
campo
riservato
al
“Commento
sulla
performance”.
180
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Partecipare
al
servizio
–
Intervista
dell’antropologo
181
Scheda
di
valutazione
del
tirocinante
Partecipare
al
servizio
–
Colloquio
dell’assistente
sociale3
3
La
compilazione
della
scheda
è
a
cura
del
mediatore
senior
di
INMP.
In
sua
assenza,
l’assistente
sociale
può
limitarsi
alla
compilazione
del
solo
campo
riservato
al
“Commento
sulla
performance”.
182
ALLEGATO 11
abstract tesine corsisti
Autore
Bakkali Om Kaltoum – Regione Calabria
Titolo
La rete della tutela della salute della popolazione straniera: la Regione
Calabria
Abstract
La Repubblica italiana tutela la salute come fondamentale diritto
dell’individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti. Dunque, secondo
il testo della Costituzione, chiunque si trovi sul territorio nazionale, e
non dunque i soli cittadini, ha diritto a tutela e prevenzione. Il territorio
calabrese ormai è interessato da flussi migratori intesi continuativi e
spesso in situazione di emergenza. La complessità delle problematiche
che abbiamo di fronte anche a livello locale presuppone una modalità di
intervento specifica, in cui ogni nodo svolge una funzione, naturalmente
agendo però all’interno di un sistema, di una rete capace di creare
collegamenti con le istanze del territorio. Una rete finalizzata a favorire
l’accoglienza della persona immigrata nelle aziende e strutture sanitarie
nel territorio calabrese, e facilitare l’accesso ad essa, creando al contempo
un programma di educazione alla sanità da parte della popolazione
immigrata e vulnerabile. Nell’ottica anche di orientare il personale
sanitario a lavorare in sinergia con paziente- immigrato, accogliendolo
nella sua cultura di origine, e accompagnando il paziente-immigrato alla
conoscenza della sistema sanitario del paese ospitante, favorendo così
l’integrazione sanitaria transculturale. Per illustrare il piano fornirò dati
relativi al territorio e aspetti quantitativi, nonché dati dei ricoveri dei
cittadini stranieri nel 2014 e 2015 presso la regione Calabria. Dati raccolti
mediante interviste attuate negli incontri diretti o telefonici.
L’obbiettivo della rete sarà quello di facilitare l’accesso al sistema sanitario
regionale, cerare degli incontri per le comunità relativamente ai bisogni
specifici. Distribuire delle brochure in lingua madre, lavorare con le donne
immigrate riguardo l’informazione sul parto, la cura del bambino. Tentando
di dare un utile apporto alla risoluzione dei conflitti nelle strutture sanitarie.
Parole chiave
Rete; SSN; emergenza; istanze del territorio;
183
184
Autore
Abderamane Berthé – Regione Umbria
Titolo
Il ruolo del mediatore transculturale nei servizi di salute mentale: Focus
sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale
Abstract
A partire da una premessa che inquadra il problema/tema da una prospettiva
generale, si procede con un racconto di tre differenti esperienze vissute
in prima persona dal mediatore culturale nell’ambito dei servizi sanitari,
focalizzandosi sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.
Si descrive quindi nel dettaglio un’esperienza di una donna ivoriana presso
un CSM di Perugia all’interno di un setting co-condotto da un’antropologa
(titolare di un assegno di ricerca della Regione presso il CSM) e dalla
psichiatra del CSM, e che ha visto la partecipazione, oltre che del paziente,
del mediatore culturale e dell’operatrice sociale, coordinatrice del progetto
di accoglienza Emergenza Nord Africa. Si continua poi con il racconto di
un’esperienza in una struttura di accoglienza per persone vulnerabili della
citta di Narni (TR), in cui l’intervento richiesto ha riguardato un servizio di
interpretariato a favore di un ragazzo maliano. La descrizione dei casi si
conclude con un’esperienza di mediazione culturale nel Servizio Psichiatrico
di Diagnosi e Cura dell’ospedale cittadino a favore di un ragazzo maliano.
A partire dalle diverse esperienze è emersa una duplice contraddizione: se
da una parte il mediatore non aveva ben chiaro il proprio ruolo e non aveva
gli strumenti necessari ad un intervento di mediazione in campo sanitario,
dall’altra gli operatori pubblici e del privato sociale non sapevano bene
quale fosse il “corretto utilizzo” della mediazione culturale.
Si evidenzia quindi l’importanza sia della formazione ricevuta come
mediatore transculturale in ambito sanitario, che ha permesso di
incrementare le conoscenze sul diritto e sulle leggi, sulle modalità di
funzionamento del sistema sanitario, la tutela e la privacy del paziente, sia
del tirocinio tenutosi presso l’INMP.
Questo percorso - formativo e pratico - ha permesso di acquisire gli strumenti
necessari a riflettere sull’importanza della flessibilità, quale caratteristica
focale del mediatore transculturale. Attraverso di essa è possibile aumentare
l’efficacia dei servizi a tutela della salute mentale e facilitare l’accesso agli
stessi, da parte dei richiedenti protezione internazionale.
Parole chiave
CSM; SPDC; persone vulnerabili; richiedenti protezione internazionale;
mediazione culturale; interpretariato; mediatore transculturale;
etnopsichiatria; psichiatra; setting; antropologo
Autore
Moez Chamkhi – Regione Toscana
Titolo
Il ruolo del mediatore transculturale nell’emergenza sbarchi. La necessità
di un approccio transdisciplinare
Abstract
Nel corso degli ultimi anni gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane non
si sono mai fermati. Le persone che affrontano il mare, andando incontro
talvolta al naufragio, sono spesso in fuga da guerre e persecuzioni. Sull’altra
costa del Mediterraneo vi sono i Paesi Europei che spesso antepongono
la necessità di controllo a quella di cura e difesa dei diritti sanciti dalle
convenzioni internazionali.
Al momento dello sbarco di persone, che spesso scappano dalla guerra
e necessitano di assistenza, vengono quindi in contatto diversi bisogni e
necessità in mezzo ai quali è fondamentale l’intervento interdisciplinare
del mediatore transculturale.
Il mediatore è strumento e oggetto di conoscenza tra le due parti in contatto.
Da una parte egli è meccanismo di controllo, dall’altra punto di riferimento
per chi non sa dove si trova e non conosce il territorio e la lingua. Il mediatore
può rispondere all’una o all’altra richiesta, oppure dare vita, attraverso il
suo lavoro, a relazioni in grado di soddisfare i bisogni di riconoscimento e
salvaguardia della salute ma anche di conoscenza e aiuto. Non compiere
tale lavoro significa non intervenire al fine di ridurre la distanza iniziale tra
le parti. Da un punto di vista sanitario ciò può contribuire all’insorgenza
o al peggioramento delle condizioni di salute della persona migrante, che
spesso ha difficoltà a inserirsi in un sistema percepito come distante e
alieno.
Il presente studio si propone di analizzare le modalità teoriche e pratiche di
mediazione transculturale all’interno del CSPA di Lampedusa.
Parole chiave
Migranti; Salute; sbarchi; Lampedusa; INMP.
185
186
Autore
Bouchra Charik – Regione Abruzzo
Titolo
La mediazione transculturale vista come frutto di accordi internazionali e
collaborazione per l’integrazione
Abstract
Il lavoro consiste nella valorizzazione della figura del mediatore transculturale,
figura che è stata introdotta in seguito al fenomeno dell’ immigrazione e la
conseguente collaborazione internazionale e mediterranea. Viene analizzata la
sua storia partendo dalla sua esperienza come migrante, viene poi valorizzata
la sua formazione e la sua professionalità nell’ambito sanitario, quale frutto
della sensibilità, dell’esperienza migratoria e della capacità acquisita stando
a contatto con gli immigrati. Tale studio parte dall’osservazione peculiare
del ruolo del mediatore il quale possiede delle competenze particolari, come
la capacità di conoscere due culture e di parlare due lingue. Ne deriva la
capacità di mettere in contatto due realtà diverse, di avvicinarle l’una
all’altra e di favorire una collaborazione internazionale.
L’esigenza di valorizzare il mediatore come risorsa ha generato e continua a
generare nuove riforme, che hanno permesso tra l’altro una collaborazione a
livello mondiale. Il focus del lavoro si concentra sulla collaborazione bilaterale
tra l’Italia e il Marocco, che rappresenta la comunità più numerosa della vicina
Africa presente in Italia. Lo studio si concentra in particolare sull’importanza
della nuova figura del mediatore transculturale in ambito sanitario, quale
risorsa basilare della collaborazione per la risoluzione di problematiche
legate ai problemi di salute degli immigrati. La sua importanza consiste nella
facilitazione del dialogo tra il paziente, il medico e la struttura ospitante.
Il suo ruolo è fondamentale in quanto rappresenta una figura attivamente
partecipe e coinvolta nello studio del caso medico specifico. Concretizzando
l’esperienza di mediatrice culturale in ambito sanitario, l’attenzione si è
soffermata su alcuni episodi di particolare interesse.
Parole chiave
Mediatore
Autore
Amal El Farissi – Regione Liguria
Titolo
La rete della tutela della salute della popolazione straniera: regione Liguria
Abstract
Il Mal di Chagas è una malattia tropicale che colpisce, anche con esiti
mortali, il cuore, il tratto digestivo e il sistema nervoso. Finora la malattia
ha interessato milioni di Latino Americani nella più totale indifferenza del
cosiddetto primo mondo.
In Liguria, e principalmente a Genova, dove il fenomeno dell’immigrazione
di latino-americani è particolarmente diffuso, è stato elaborato un progetto
rivolto alle donne latino-americane del territorio dell’asl4 chiavarese, con il
quale si intende creare un servizio di promozione e sensibilizzazione riguardo
la malattia, avviando e strutturando una rete territoriale tra i servizi, e
incoraggiando una maggiore consapevolezza dei metodi di prevenzione e di
cura.
Il progetto prevede la promozione della formazione degli operatori sanitari,
finalizzata ad approcci transculturali per la tutela della salute delle
donne gravide ad alto rischio della malattia del Chagas e si prefigge nel
contempo di esplorare il grado di conoscenza e consapevolezza delle donne
latinoamericane, sensibilizzando sui metodi di trasmissione, sulle eventuali
cure. Si prevede di utilizzare del materiale informativo multilingue, definire
percorsi informativi ed educativi con l’obiettivo di evidenziare i principali
bisogni delle pazienti e proporre soluzioni operative concrete finalizzate a
migliorare l’accessibilità dei servizi sanitari per la diagnosi e il trattamento
precoce della malattia.
Il progetto, il cui principale risultato atteso riguarda una maggiore
informazione, educazione e consapevolezza relativamente al mal di Chagas,
prevede anche la creazione di un gruppo di lavoro multidisciplinare volto alla
realizzazione di una rete locale e regionale, avente servizi all’avanguardia. Il
progetto sarà monitorato attraverso riunioni periodiche.
Successivamente l’obiettivo è quello di raggiungere il numero prefissato di
operatori sanitari, rivelandone il grado di conoscenza in materia di Mal di
Chagas, obiettivo che verrà verificato mediante il conteggio e l’analisi dei
questionari compilati (sul totale delle persone contattate) e l’andamento
degli incontri.
Parole chiave
Chagas, rete, promozione, sensibilizzazione, approccio transculturale,
informazione, rete sociale, salute della donna in stato di gravidanza.
187
Autore
Orjana Hasanbelliu – Regione Lazio
Titolo
Prevenzione delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza nelle donne migranti
Il progetto è rivolto alle donne migranti del territorio del Lazio e si propone
di ridurre i tassi di ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) tra
le donne migranti, attraverso la promozione di una maggiore consapevolezza
della salute riproduttiva, e di promuovere una maggiore conoscenza dei
metodi contraccettivi e dei servizi socio-sanitari come ASL e consultori.
Abstract
Il progetto prevede tra le sue attività la promozione della formazione degli
operatori socio-sanitari, finalizzata ad approcci transculturali per la tutela
della salute sessuale e riproduttiva; l’informazione e la sensibilizzazione
sui metodi contraccettivi rivolte alle donne migranti, utilizzando materiale
informativo multilingua; la definizione di percorsi informativi ed educativi
che favoriscano l’accessibilità e l’utilizzo dei servizi da parte delle donne
migranti con l’obiettivo di prevenire le IVG; la promozione di programmi
di informazione finalizzati alla tutela della salute della donna, sessuale e
riproduttiva, alla prevenzione dell’aborto ed alla diffusione delle misure a
sostegno della maternità e di prevenzione dell’abbandono dei neonati.
I risultati attesi dal progetto sono una maggiore informazione, educazione e
consapevolezza sul tema delle IVG e una graduale diminuzione del numero di
ricorso alle IVG da parte delle donne migranti.
L’andamento del progetto verrà monitorato tramite delle verifiche periodiche,
utilizzando interviste e questionari, in modo da poter mettere in atto delle
azioni correttive finalizzate al miglioramento degli obiettivi del lavoro.
Parole chiave
188
IVG; Prevenzione; informazione; educazione; rete sociale; salute; libertà di
scelta
Autore
Hadi Laobou – Regione Calabria
Titolo
Mediatore transculturale nell’assistenza sanitaria alle donne migranti
Abstract
Le persone di cittadinanza straniera che giungono dall’Africa, dall’America
latina, dall’Est Europa o dal Sud-Est Asiatico sono in genere giovani ed
adulti che nel proprio paese vivono in condizioni sociali e culturali adeguate:
sono operai, professionisti, diplomati e riferendosi alle donne, spesso, sono
insegnanti, casalinghe, impiegate o neolaureate.
La figura della donna immigrata non è ancora considerata come un
soggetto autonomo nello studio della dinamica migratoria, ma come figura
secondaria alla migrazione maschile. Attualmente quasi il 50% degli
immigrati nel mondo è costituito da donne e le proiezioni delle Nazioni
Unite indicano come, in tempi più o meno vicini, la componente femminile
costituirà la quota più consistente della popolazione nata all’estero.
Si delinea quindi una nuova immagine di donna migrante; non più donne
ai margini, non visibili, che dipendono solo dalle scelte di espatrio degli
uomini, ma donne portatrici di un mandato di emancipazione familiare
e culturale ben preciso. I servizi socio sanitari e in particolare l’ospedale
devono essere presenti e capaci di organizzare attività di sostegno da un
lato e attività pedagogiche da un altro, finalizzate a facilitare l’esperienza
della maternità e della nascita e sviluppare le capacità genitoriali, tenendo
conto della multiculturalità.
Dare visibilità alle donne migranti significa riconoscere e valorizzare la loro
presenza, garantendo con politiche sanitarie e sociali la loro autonomia
sociale ed economica mediante progetti innovativi ed transculturali.
L’obbiettivo della tesi è quella di costruire un “Ospedale Interculturale” che
sia capace di fornire risposte differenziate alle diverse esigenze culturali,
soprattutto nel mondo dell’immigrazione femminile, affinché queste
diventino una risorsa e siano occasione di integrazione e di crescita di tutte
le persone coinvolte.
Parole chiave
Diritti e doveri della donna immigrata in gravidanza, assistenza sanitaria
pre-parto, assistenza sanitaria durante il parto, assistenza sanitaria postparto
189
190
Autore
Mahmood Asad – Regione Campania
Titolo
La mediazione Transculturale nell’Ambito Sanitario rivolto ai lavoratori
stagionali presenti nel Vulture - Alto Bradano nella Regione Basilicata
Abstract
Per molti anni gli immigrati sono stati esclusi dalla possibilità di un
accesso ordinario alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Fino
a pochi anni fa, una buona salute rappresentava per gli immigrati
l’unica certezza su cui investire il proprio futuro. Il patrimonio di salute
in dotazione all’immigrato, benché giunga integro in Italia, si dissolve
sempre più rapidamente (l’intervallo di benessere si restringe) per una
serie di fattori di rischio: il malessere psicologico legato alla condizione
di immigrato, la mancanza di lavoro o di reddito, la sottooccupazione in
lavori rischiosi e non tutelati, il degrado abitativo in un contesto diverso
dal paese d’origine, l’assenza del supporto familiare, il clima e le abitudini
alimentari diverse che spesso si aggiungono ad una condizione di status
nutrizionale compromesso, la difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari. Le
malattie che si manifestano sono determinate dal disagio o dal degrado.
Esse non sono specifiche dell’immigrato, sono le patologie delle povertà
propriamente dette: tubercolosi, scabbia, pediculosi, alcune infezioni virali,
micotiche e veneree. In questi casi il ruolo del mediatore transculturale
diventa fondamentale: dall’informazione, o dall’educazione per assicurare
la vita sana agli immigrati, alle cure. Tante volte è necessaria la vicinanza
umana e conta molto che gli immigrati possano conservare la loro cultura.
Il mediatore transculturale comincia dall’accoglienza; comprendendo la
condizione del paziente, lo accompagna nei colloqui in modo adeguato, sì
che il paziente trovi conforto e la propria salute possa migliorare. Attraverso
la mia esperienza e il mio coinvolgimento nel progetto T-Share (gruppo
Napoli) 2009, ho potuto comprendere alcune problematiche relative alla
salute dei immigrati così come il loro stato psicologico. L’accoglienza è
quella che comincia dallo sguardo e arriva all’ascolto, dall’osservazione
dell’aspetto umano fino all’aiuto utile per ispirare la fiducia atta a rimuovere
tutti i pregiudizi. Si spera che quest’accoglienza segni un passo avanti
nell’affermazione dei diritti e dei doveri che assicurino una vita umana
migliore. Potrei dire che, in ambito sanitario, una disponibile accoglienza
umana sarebbe la migliore garanzia per la salute del paziente e per un
profondo mutamento della mentalità nell’ambito sanitario. Concludo con
le parole del mio Profeta: “Chi ha salvato una vita umana agisce come se
avesse salvato tutta l’umanità”.
Parole chiave
Povertà; accoglienza; SSN; disagio
Autore
Muhammad Zia Khan – Regione Veneto
Titolo
Il ruolo del mediatore transculturale in ambito sanitario nella realizzazione
del dossier per richiedenti protezione internazionale
Abstract
Il presente lavoro ha l’obiettivo di rilevare quale sia il ruolo del mediatore
transculturale nella ricostruzione della storia personale del richiedente
protezione internazionale, anche in vista della preparazione all’audizione
presso la Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione
Internazionale.
Statisticamente è ormai riconosciuto che un’ampia percentuale di persone tra
i richiedenti asilo è sopravvissuta ad esperienze traumatiche estreme, come
abusi sessuali, tortura o maltrattamenti inumani e degradanti prolungati,
che possono determinare disturbi psicologici gravi.
L’estrema sofferenza spesso si manifesta attraverso sintomi psico-somatici
anche importanti, che possono configurarsi in vere e proprie patologie.
Non vi è dubbio che questo incida su una corretta ricostruzione della storia
personale.
In particolare, l’attenzione si concentrerà sulla possibile identificazione
della vittima di tortura, perché è ormai evidente che la mancanza di una
precoce identificazione determina non solo conseguenze negative sulla salute
mentale e fisica, ma soprattutto incide sul possibile riconoscimento dello
status e sulla successiva integrazione del rifugiato.
La presa in carico dei richiedenti e titolari di protezione internazionale dovrà
avvenire attraverso il lavoro di equipe multidisciplinari, che prendano in
considerazione tutte le dimensioni coinvolte: socio-sanitaria, legale, di
mediazione transculturale.
Parole chiave
Ricostruzione storia personale; vittima di tortura; disagio psicologico;
integrazione
191
192
Autore
Flavien Nduwumuremyi - Regione Lazio
Titolo
L’accesso alle strutture sanitarie nella regione Lazio: l’ accoglienza dei
migranti burundesi in una prospettiva transculturale
Abstract
Il lavoro nasce dall’analisi della mediazione transculturale quale tramite
per l’inclusione sociale e per la presa in carico, anche e soprattutto dal
punto di vista sanitario, delle persone che vivono e hanno vissuto esperienze
migratorie.
Comprendere ed empatizzare i problemi dell’immigrato diventa l’unica
opportunità di migliorare l’accoglienza in un’ottica transculturale legata
all’accesso e all’esercizio del diritto alla salute.
La ricerca intrapresa sulla comunità burundese residente nella regione Lazio
e destinataria delle cure mediche, è un’indagine che ha lo scopo di valutare
il grado di accessibilità al diritto alla salute. Alcuni ostacoli indipendenti
dai limiti normativi, anche in presenza dei requisiti stabiliti dalla legge,
amplificano il rischio di esclusione sociale e di emarginazione. La comunità
burundese oggetto dello studio, è stata invitata a partecipare all’indagine
attraverso tre diversi passaggi: interviste computerizzate (elettroniche),
interviste telefoniche, interviste faccia a faccia. La raccolta dei dati è stata
possibile grazie alla puntuale collaborazione delle persone contattate e
mediante un questionario reso disponibile anche in lingua francese e kirundi.
La scelta di considerare un questionario non strutturato, con domande aperte,
è stata fatta nell’ottica di lasciare quanta più libertà possibile all’intervistato
di rispondere in maniera aperta e personale, lontano dal condizionamento
del ricercatore. Tra i primi dati ricavati, vi è stato quello riguardante la
migrazione burundese verso l’Italia, che risulta essere stata molto scarsa e
mai di massa. Oltre alle difficoltà derivanti da diversità culturali, pregiudizi
e indifferenza, ciò che sembra rallentare la fluidità delle prestazioni sanitarie
dirette agli stranieri, e a influire sull’accessibilità alle strutture sanitarie,
è la carente sensibilizzazione del personale sanitario e lo scarso numero
di mediatori impiegati. In conclusione una maggiore legittimazione della
figura del mediatore transculturale all’interno delle strutture sanitarie, unita
al riconoscimento del suo ruolo e delle sue competenze da parte del corpo
medico e sanitario, risolverebbe sensibilmente la problematica di accesso
alle strutture sanitarie nel Lazio e altrove.
Parole chiave
SSN; transcultura; mediazione; uguaglianza; universalità; assistenza
sanitaria primaria; disaggio sociale; violenza medica; diversità culturale;
pregiudizi; accoglienza; orientamento; emarginazione; diritto alla salute,
cittadino burundese.
Autore
Vira Pauk – Regione Lazio
Titolo
Il ruolo del mediatore transculturale nella degenza ospedaliera: focus sulla
regione Lazio
Abstract
Il fenomeno migratorio in Italia sta diventando strutturale come conseguenza
di una generale globalizzazione. Negli ultimi dieci anni la presenza degli
immigrati nel territorio nazionale è triplicata raggiungendo circa 5 milioni di
residenti stranieri. Un aumento così notevole di persone richiede degli interventi
politici e sociali importanti che facciano fronte alla mutata situazione.
Il diritto alla salute e il riconoscimento della dignità umana come diritti sociali
universali dovrebbero accompagnare l’uomo anche nella migrazione.
In virtù della specificità di essere portatore di una cultura, di una lingua
straniera così come di quella del paese di accoglienza, il ruolo del mediatore
transculturale diventa indispensabile nei vari servizi per facilitare innanzitutto
la comunicazione e successivamente la comprensione tra le diverse culture. I
mediatori svolgono compiti sia generici sia specifici, pertinenti esclusivamente
al contesto nel quale svolgono la loro professione. Nell’ambito sanitario il
ruolo del mediatore consiste nell’accogliere l’utenza straniera, facilitando la
comunicazione durante le visite e i colloqui con pazienti stranieri, fornendo
consulenza e chiarificazioni al personale sanitario sulla cultura di provenienza
dell’utente. Inoltre il mediatore dà assistenza all’utente straniero nel disbrigo
delle pratiche di iscrizione al SSN e nell’orientamento presso le strutture
sanitarie presenti sul territorio.
Nell’ambito della degenza ospedaliera il mediatore transculturale diventa il
“ponte” tra la persona malata e il medico, psicologo, infermiere, operatore
socio-sanitario facilitando la comunicazione linguistica e culturale nelle varie
fasi della vita, dalla nascita fino alla morte, nella cura, nella prevenzione e
nella promozione della salute.
I risultati della ricerca qualitativa, basata sulla somministrazione dei
questionari ai mediatori transculturali che lavorano nei vari ospedali nella
regione Lazio, dimostrano la necessità di cambiamento dei modelli di
erogazione della prestazione sanitaria e programmazione dei servizi sociosanitari diversificati a misura di tutti. Si rende necessaria la progettazione di
servizi che forniscono prestazioni continue commisurate alle esigenze di utenti
aventi specificità culturali, servizi in cui operano equipe interdisciplinari che
si avvalgono dell’intervento attivo e strutturato di figure professionali quali i
mediatori culturali, poiché il loro ruolo è parte integrante della funzione che il
servizio è deputato a svolgere.
Inoltre è emersa la necessità di offrire e progettare una formazione di base
per mediatori transculturali uniformata a livello territoriale e una formazione
specialistica nei vari settori, nonché l’urgenza del riconoscimento professionale
a livello nazionale della figura del mediatore transculturale.
Parole chiave
Fenomeno migratorio; società globale; SSN; diritto alla salute; mediazione
transculturale; professionalità; equipe multidisciplinari.
193
194
Autore
Veronica Santa Cruz Galicia – Regione Umbria
Titolo
Tecniche di Parto Transculturali
Abstract
Una delle pratiche culturali legate al parto, riguarda la posizione che
adotta la donna al momento di dare alla luce un bambino. La grande
maggioranza di donne delle regione Andina e dell’Amazzonia preferiscono
la posizione verticale rispetto alla posizione orizzontale. Anche se
quest’ultima rappresenta una tecnica diffusa e ormai consolidata in quasi
tutto il mondo, le donne di alcune regioni scelgono di non recarsi nei centri
di salute per questa ragione. Queste due pratiche essendo completamente
diverse tra loro producono un disequilibrio in ambito culturale tra le
infermiere che danno assistenza alle donne partorienti delle zone rurali,
e le donne che arrivano nei centri di salute più vicini con la convinzione di
non voler realizzare il parto in maniera orizontale.
In Perù esiste un’importante esperienza e casistica legata al parto in
posizione verticale, incrementata e valorizzata dall’importanza che si
è data alla questione interculturale, quale tramite per l’incremento del
numero di parti nei centri di salute negli ultimi anni.
Il presente documento intende mostrare le differenze culturali legate alle
differenti tecniche di parto delle regioni andine rispetto a quelle tradizionali
occidentali, portando all’attenzione sia i vantaggi, sia le difficoltà nella loro
esecuzione. Si cerca di spiegare le differenze culturali in una situazione
delicata e basilare come quella del parto, in cui la salute della madre e del
bambino rappresentano le priorità, situazione che può essere maggiormente
tutelata se si tiene in considerazione il ruolo importantissimo che gioca
l’aspetto culturale nella scelta di una delle due tecniche.
Parole chiave
Parto; transculturale; parto verticale; parto orizzontale; regione andina
Autore
Blenti Shehaj – Regione Piemonte
Titolo
Casa della salute transculturale. Istituzione di un servizio transculturale
e multidisciplinare rivolto agli immigrati e alle fasce deboli sul territorio
regionale.
Abstract
Il progetto mira alla creazione di un centro specializzato dedicato a
prevenzione, sostegno, cura delle fasce più disagiate. Il centro proposto ha
l’intento di ovviare a un accesso attualmente diseguale ai servizi sanitari
pubblici, e intende farlo mediante un’assistenza in toto alla persona e
un approccio olistico e transculturale. Ciò avverrà anche tramite attività
di mediazione transculturale, supporto psicologico, visite specialistiche
multidisciplinari e prestazioni infermieristiche. Fase importante del
progetto è il periodo iniziale di formazione per le varie figure professionali
dell’equipe multidisciplinare. La formazione mira a dare un impianto
teorico a quello che sarà la prima “Casa della salute” con taglio
transculturale, in accordo con il sistema integrato dei servizi sanitari (ASL
e Distretti/Circoscrizioni) e con la progettazione di presidi strategici dei
distretti socio-sanitari regionali.
Finanziato dall’INMP/Ministero della Salute, Regione Piemonte, Ministero
dell’Interno, ASL territoriali e Associazione Multietnica Mediatori
Interculturali, vedrà inoltre il coinvolgimento delle prefetture del territorio
e dell’ A.O.U.- Città della Salute e della Scienza di Torino.
Parole chiave
Piano per l’assistenza territoriale; Regione Piemonte; Casa della Salute;
mediazione transculturale; centro integrato di prestazioni sanitarie; équipe
multidisciplinare
195
196
Autore
Soukouna Ousmane – Regione Emilia Romagna
Titolo
La salute materno-infantile:
gli ambulatori per donne e bambini migranti in Emilia Romagna
Abstract
Una buona parte dei servizi sanitari offerti agli stranieri, in Italia in generale
e nella Regione Emilia Romagna in particolare, è destinata alle donne e ai
bambini. Le conseguenze del fenomeno migratorio sul sistema sanitario
regionale dell’Emilia Romagna riflettono la composizione demografica della
popolazione straniera, con bisogni e richieste in parte differenti da quelli
degli italiani, differenze queste che trovano un riscontro nell’analisi condotta
in particolare sugli accessi e la fruizione dei servizi sanitari regionali da parte
delle donne straniere e ai loro ricoveri, all’accesso al pronto soccorso, ai parti,
alle interruzioni volontarie di gravidanza. La grande maggioranza delle donne
straniere si rivolge ai servizi pubblici per l’assistenza in gravidanza (78,8%),
a differenza delle donne italiane (33,9%): dagli ultimi dati raccolti ed elaborati
relativi alle attività dei consultori regionali, nel 2011 le donne straniere che
hanno avuto almeno un accesso ai servizi consultoriali dei distretti sanitari per
problematiche ostetrico-ginecologiche sono state 55.469.
Nel 2012 il ricorso ai ricoveri ospedalieri da parte dei cittadini stranieri ha
rappresentato l’8,3% del totale degli accessi in regione, di cui il 67,1% dei
ricoveri tra gli stranieri è stato a carico delle donne.
Nell’analisi dell’offerta dei servizi e degli interventi in Emilia Romagna, si
sottolinea la presenza di un servizio di mediazione linguistico-culturale in tutte
le 17 Aziende sanitarie regionali. Nella maggior parte delle Ausl viene garantita,
la presenza di diverse figure professionali: un mediatore culturale, un medico e
un infermiere. Sono complessivamente 25 le strutture ambulatoriali dedicate, di
cui 7 gestite da associazioni di volontariato/terzo settore, in convenzione con le
Ausl. Visto l’aumento costante di famiglie immigrate in regione, negli ultimi anni
l’assistenza sanitaria, l’informazione e le modalità di accesso ai servizi offerti
dalle Ausl sono stati al centro di un adattamento interculturale: la presenza
di professionisti sanitari che operano con le persone immigrate, consente di
garantire un servizio di accoglienza, consulenza specialistica e attivazione
dei percorsi sanitari, specifici per le famiglie immigrate a partire dal percorso
nascita.
Analizzando alcune delle variabili indicative dell’utilizzo dei servizi e delle
modalità di assistenza in gravidanza, emerge per la popolazione straniera un
maggior rischio di ‘inappropriatezza’, legato a incomprensione e fattori culturali:
il 7,7% delle donne straniere ha effettuato meno di 4 visite in gravidanza.
Il mediatore culturale è il ponte tra il personale medico e la persona che in quanto
donna e/o madre o in quanto bambino richiede diverse prestazioni sanitarie.
Per favorire una maggiore fruizione e un adeguato accesso ai servizi sanitari
regionali, è necessario un approccio interculturale che tenga conto di disagi ed
esigenze socio-culturali.
Parole chiave
Mediazione transculturale; donne straniere; bambini stranieri; servizi sanitari
Emilia-Romagna; gravidanza; inappropriatezza; approccio interculturale
Autore
Sylla Magaye – Regione Siciliana
Titolo
La mediazione transculturale e le strategie per una comunicazione efficace
a garanzia dell’accesso ai servizi sanitari per gli immigrati. Il caso
dell’ambulatorio immigrati dell’Ospedale Cannizzaro a Catania.
Abstract
Il presente lavoro nasce dal desiderio di raccontare la mia personale
esperienza di mediatore interculturale nel territorio di Catania a partire
dalla collaborazione con l’associazione Terra amica e con l’ambulatorio
immigrati dell’ospedale Cannizzaro. Grazie agli spunti teorici forniti dagli
insegnanti del progetto Forme e dall’esperienza di stage presso l’INMP,
mi è stato possibile inquadrare a livello operativo la quotidianità del
mediatore transculturale. A partire dall’analisi delle politiche sanitarie per
gli immigrati in Italia, con un focus sulla situazione siciliana, il presente
lavoro prova a descrivere le criticità che emergono nel rapporto tra SSN
e pazienti immigrati; tra queste possiamo menzionare la bassa iscrizione
al SSN dei regolari, la scarsa informazione su come funziona il SSN, il
poco aggiornamento per gli operatori sanitari, la scarsa conoscenza della
normativa sanitaria, la complessità dei percorsi diagnostico-terapeutici,
l’assenza di orientamento all’utilizzo dei servizi.
La presenza di numerose barriere che impediscono l’accesso ai servizi
sanitari italiani da parte degli stranieri, a partire da quelle linguistiche e
da quelle sopra elencate, minano il diritto alla salute degli stessi violando
le disposizioni legislative nazionali (art.32 Cost.) e internazionali.
Al fine di trovare possibili strategie per il superamento di tali ostacoli,
l’intervento del mediatore transculturale specializzato in ambito sanitario
diventa fondamentale per garantire agli stranieri l’integrazione effettiva
anche dal punto di vista sanitario. Da qui, nell’ultimo capitolo, si presenterà
l’esperienza dell’ambulatorio immigrati dell’ospedale Cannizzaro di
Catania, in cui, grazie alla collaborazione medico, mediatore e paziente, si
sono implementate strategie di mediazione che hanno favorito l’accesso ai
servizi, superando le barriere descritte e fornendo dei veri e propri servizi
agli immigrati in campo sanitario, garantendo così primariamente il diritto
alla salute degli immigrati e dell’intera popolazione del territorio.
Parole chiave
Mediazione transculturale; accesso assistenza sanitaria; comunicazione
medico-utente straniero; barriere fruibilità servizi socio-sanitari;
integrazione socio-sanitaria
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198
Autore
Carlota Jannet Torrico Claros – Regione Lombardia
Titolo
La rete della tutela della salute della popolazione straniera:
l’esperienza della mediazione nella cura della malattia del Chagas sulla
popolazione sudamericana: Regione Lombardia.
Abstract
Italia è in costante aumento di immigrati nonostante la crisi, se da un
lato la fase dell’emergenza e dell’incertezza sociosanitaria degli immigrati
sembra in parte superata, dall’altro i diversi fattori di rischio legati
prevalentemente alla fragilità sociale per la “debolezza” delle politiche
relative all’accoglienza, all’inserimento e all’integrazione, possono rendere
più problematico il loro benessere psicofisico. Per cui i fattori determinanti
culturali e linguistici al giorno d’oggi, giocano un ruolo molto importante
nella sanità.
Dopo due decenni di studi e ricerche sulla salute degli immigrati in Italia,
alcune questioni di fondo rimangono tuttora aperte: il diritto all’assistenza
ancora incerto dovuto ad una diffusa discrezionalità applicativa ed ad
una mancanza di chiarezza e di conoscenza dei percorsi assistenziali e la
difficoltà di accedere in modo equo ai servizi.
La lentezza nel riorientare i servizi in un’ottica di mediazione di sistema; la
mediazione linguistica e culturale tra l’operatore sanitario e il paziente; le
riflessioni bioetiche all’interno di una società pluralistica.
La comunicazione, gioca un ruolo molto importante nelle prestazioni
sanitarie, come parte fondamentale del processo diagnostico e di cura, in
un contesto sanitario multiculturale diventa particolarmente importante
che le informazioni siano trasmesse in modo corretto e appropriato: la
trasmissione efficiente di informazioni cliniche è un prerequisito per
le decisioni del medico e la fiducia del paziente e di conseguenza per
favorire il miglior percorso di cura e di cooperazione tra medico/mediatore
transculturale/paziente.
In questo documento si farà un racconto dell’esperienza personale nel
campo della mediazione sanitaria e anche un’analisi della problematica
di accesso alla salute, sottolineando le prospettive positive che comporta
il lavorare in rete, che facilita l’accesso delle popolazione sudamericana al
Servizio Sanitario nella Regioni Lombardia.
Parole chiave
mediazione di sistema; cooperazione tra medico/mediatore transculturale/
paziente; rete; accoglienza; benessere psicofisico
Autore
Fu Xueyan – Provincia Autonoma di Trento
Titolo
La cultura della comunità cinese del Trentino e il ruolo del mediatore
transculturale nell’ambito sanitario.
Il lavoro che si intende portare a compimento è diviso in due parti.
Nella prima parte si farà cenno al nascere delle comunità cinesi in Italia,
per poi prendere in esame le vicende del Trentino, di una comunità di
recente costituzione e frammentata sul territorio. La loro origine sociale è
contadina e questo determina i loro comportamenti, a prescindere da quale
occupazione ora svolgono. Sono in Italia per lavorare e guadagnare il più
possibile, con l’obiettivo, dopo un certo numero di anni di fare ritorno “con
i soldi” nel loro paese di origine.
Abstract
Questi “progetti di vita” segnano i loro comportamenti sociali in Italia: non
si integrano, socializzano in piccoli gruppi, non imparano la lingua.
Nella seconda parte si cerca di descrivere la comunità cinese a partire
da dati empirici, dall’esperienza di molti anni di lavoro come mediatrice
culturale nel campo della sanità. Si è anche modificato il ruolo del
mediatore, perché nell’ultimo anno, per contenere la spesa pubblica sono
stati drasticamente tagliati gli interventi dei mediatori.
Per questo gli interventi di questa figura oggi riguardano soprattutto le
donne in gravidanza e le interruzioni volontarie di gravidanza. Nel lavoro si
cerca di descrivere qual è stato e come si è trasformato sostanzialmente il
ruolo del mediatore, che oggi in Trentino si trova ad operare in spazi assai
più limitati rispetto ad un anno fa.
Parole chiave
Mediatore transculturale; Trentino, Comunità cinese; Donne; Tutela della
salute
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Autore
Abouda Maher – Regione Lazio
Titolo
La pratica dell’aborto nella cultura musulmana: focus sul ruolo
della mediazione transculturale
Abstract
Nel lavoro ho voluto affrontare il delicato tema dell’aborto, di
come fattori culturali possano costituire degli ostacoli e ciò
che il mediatore transculturale può e deve fare per aiutare le
pazienti (immigrate) a superarli.
Sono partito dall’analisi della figura del mediatore in generale,
della sua valenza ed importanza sociale e in particolare
in ambito sanitario. Nel mio lavoro ho affrontato gli aspetti
psicologici che possono derivare da tale scelta e quali sono
i risvolti sociali che tale pratica ha nel contesto culturale dal
quale provengo. Mi è sembrato doveroso analizzare quelle che
sono le indicazioni della sharià, legge coranica, e specificare
quali sono le interpretazioni laiche e soprattutto del diritto
civile in Tunisia, essendo il mio paese di origine.
Mi sono chiesto quale sia il ruolo del mediatore TRANSCULTURALE
nell’ausilio a persone che affrontano questo percorso delicato
anche attraverso la condivisione dell’esperienza diretta di un
collega che più volte ha vestito questi panni.
Parole chiave
Aborto; Sharià; Tunisia
Autore
Iamze Turabelidze – Regione Puglia
Titolo
L’evoluzione storica del mediatore transculturale in ambito sanitario a livello
nazionale e/o internazionale
Abstract
Il presente elaborato si propone di analizzare la posizione del mediatore
transculturale in ambito sanitario a livello nazionale ed internazionale.
Dall’analisi dei quadri nazionali dei Paesi analizzati, è riscontrabile, pur con
lievi differenze, l’esigenza di ricorrere all’attività di mediazione in ambito
sanitario affinché i servizi del sistema sanitario siano accessibili anche a
pazienti con malattie e background culturali diversificati.
Tuttavia, dalle ricerche emerge una confusa definizione del mediatore
transculturale in ambito sanitario e un servizio precario e discontinuo. Infatti,
nella maggior parte dei casi, il sistema sanitario non prevede questa figura,
ma vi ricorre molto spesso principalmente per servizi di interpretariato e
traduzione. Il servizio, inoltre, è previsto attraverso progetti di associazioni o
di enti pubblici e privati che cooperano con le aziende sanitarie.
Tra le realtà esaminate e confrontate (Italia, Svizzera, Belgio, Germania,
Usa), spicca l’impegno e l’operato dell’Istituto Nazionale per la promozione
della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie
della Povertà (INMP). Infatti, l’Italia vanta quest’ente pubblico, oggi centro
di riferimento nazionale per l’assistenza socio-sanitaria alle popolazioni
migranti e alle fragilità sociali, nonché centro nazionale per la mediazione
transculturale in campo sanitario. Esso, infatti, attraverso le figure chiave
di mediatori transculturali e antropologi, cerca di sperimentare sistemi
innovativi per rimuovere le disuguaglianze nell’ambito della salute in Italia,
rendere più agevole l’accesso al servizio sanitario nazionale soprattutto per
gli individui più svantaggiati assicurando loro un alto livello di qualità delle
prestazioni fornite.
Inoltre, dal punto di vista formativo, l’INMP provvede alla realizzazione di
programmi di formazione e di educazione sanitaria cercando di colmare le
lacune dello scenario europeo dove non esiste al momento un percorso di
formazione obbligatorio e univoco per i mediatori.
Infine, dalle modeste ricerche effettuate, emerge chiaramente l’esigenza di
legittimare e inserire il mediatore transculturale tra gli operatori del servizio
sanitario, figura attualmente ancora esterna e supplementare; inoltre, si
evince la necessità di maggiori investimenti sul versante della formazione
per definire universalmente il ruolo del mediatore all’interno delle strutture
sanitarie.
Parole chiave
mediatore transculturale, INMP, sistema sanitario, disuguaglianze,
formazione, popolazioni migranti.
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Autore
Amadid Mohamed – Regione Basilicata
Titolo
La mediazione Transculturale nell’Ambito Sanitario rivolto ai lavoratori
stagionali presenti nel Vulture - Alto Bradano nella Regione Basilicata.
Abstract
Nella Regione Basilicata la presenza sempre più consistente di lavoratori migranti
stagionali all’interno del sistema economico assume spesso i connotati di un fenomeno
sommerso, poco conosciuto dalle istituzioni pubbliche e private. Infatti quando le politiche
migratorie, del lavoro e dell’assistenza sanitaria non prevedono forme di coordinamento
il rischio è di vedere il lavoro stagionale dei migranti sfuggire al controllo e assumere i
contorni di un fenomeno disorganizzato potenzialmente aperto a pericolose disfunzioni.
In altri casi può prendere forme al limite dell’illegalità, come nel caso del caporalato o
delle vere e proprie organizzazioni criminali che gestiscono i flussi di lavoratori stagionali.
Negli anni precedenti, i servizi venivano erogati in un centro di accoglienza di Palazzo
San Gervasio, oramai chiuso è diventato Centro di identificazione ed espulsione (C.I.E),
in questi ultimi anni centinaia di immigrati si sono insediati presso le località di Boreano
in case dismesse della ex Riforma Agraria. La mediazione transculturale assume un
ruolo qualificato per la riduzione dei conflitti e della marginalità. La popolazione dei
braccianti impegnati nella raccolta del pomodoro è caratterizzata da situazioni molteplici
e complesse, la maggioranza proviene dal Burkina Fasu, altri dalla Costa d’Avorio, dal
Ghana, dal Mali e dalla Nigeria tutti di sesso maschile, a eccezione di un numero basso di
presenza di donne. L’Azienda Sanitaria di Potenza ha attivato presso l’ospedale di Venosa
un ambulatorio di medicina dedicato ai migranti per far fronte alle esigenze derivanti
dall’ emergenza stagionale nelle aree di Boreano e Palazzo San Gervasio, nella struttura
ospedaliera opera una equipe formata da medici specialisti, mediatori culturali e un
operatore amministrativo. In quella sede vengono effettuate visite programmate per le
patologie che non rientrano nell’urgenza, ma che impediscono al lavoratore stagionale
di svolgere la propria attività. Nella stessa sede vengono anche svolte le pratiche per il
rilascio del STP. Ai fine di promuovere, organizzare e migliorare la gestione della salute e dei
diritti delle popolazioni migranti è stato siglato un protocollo d’intesa tra ASP e Emergency.
Analizzando le diagnosi, si nota che spiccano le patologie gastroenteriche, problemi
respiratori, problemi dermatologici e quelli cardiocircolatori. La Regione Basilicata ha
infatti da poco approvato una delibera per la costituzione, presso il Dipartimento della
giunta, dell’Organismo di coordinamento della Regione Basilicata in materia di immigrati
e rifugiati politici: il nuovo soggetto sarà costituito dai dirigenti generali dei Dipartimenti
regionali ed allargato ai rappresentanti dei Comuni lucani maggiormente interessati
dal fenomeno dell’immigrazione, ma anche di Prefettura, Anci, Upi, Fondazione “Città
della Pace”, parti sociali e organizzazioni di volontariato. L’obiettivo della mediazione
transculturale in questo contesto è sensibilizzare le istituzioni civili e promuovere la
creazione di una rete tra le organizzazioni interessate alla presenza dei braccianti, per
assicurare la legalità e la necessità tutela dei lavoratori. Non è più accettabile che delle
persone vivano in casolari, capanne improvvisate e di fortuna prive dei requisiti minimi per
vivere dignitosamente e soprattutto che l’emergenza non diventi la normalità.
Parole chiave
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