Il presente volume è stato realizzato dall’INMP (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà) nell’ambito del progetto “ForMe. Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario”, proposto dal Ministero dell’Interno e finanziato dal FEI - Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi Terzi (programma annuale 2013). Il progetto è attuato in partenariato con il Ministero della Salute. Volume a cura di Concetta Mirisola (Direttore Generale INMP) Responsabile del Progetto Gianfranco Costanzo (INMP Direttore UOC Rapporti internazionali, con le regioni e gestione del ciclo di progetto - INMP) Coordinamento editoriale Francesca Scorsino (INMP) Ricerche e testi (INMP) Gianfranco Costanzo (contesto, conclusioni); Francesca Scorsino (il progetto FORME, par. 1.1, 2.1, 3.1); Antonio Saponaro e Laura Pratesi (par. 1.1, 1.2, 2.2, 2.3, 3.3, 3.4); Flavia Sesti (par. 3.1, 3.2, 3.4, 4.1); Laura Piombo (3.3, 3.4, 4.2). (Contributi Cap. 2) Carmen Mantuano (Regione Lazio), Elisa Malagamba (Regione Liguria), Adriano Passerini (PA Trento), Mario Raspagliesi (Regione Siciliana), Francesco Francescaglia (Regione Umbria), Maria Teresa Napoli (Regione Calabria), Vanessa Vivoli e Corrado Ruozi (Regione Emilia Romagna), Maria Antonietta Bonafini (ASL Prato), Francesco Vigneri e Ornella Dino (ASP Palermo), Daniela Pavoncello (ISFOL, revisione metodologia cap. 1, 3, 4). Grafica e impaginazione Tipolitografia Trullo ISBN 978-88-98544-14-1 Finito di stampare nel mese di giugno 2015 Da Tipolitografia Trullo srl Via Ardeatina 2479 - 00134 Roma 2 Indice Generale Prefazione del Ministero della Salute pag. 5 Introduzione dell’INMP “ 6 Il contesto “ 7 Il progetto ForMe “ 9 Costituzione e funzionamento del Tavolo tecnico “ 11 Capitolo 1: l’offerta formativa professionale sulla mediazione “ 13 1.1 Nota metodologica “ 13 1.2 Censimento e analisi dell’offerta formativa “ 16 Capitolo 2: la domanda di mediazione in sanità “ 25 2.1 Rilevazione e analisi della domanda/fabbisogno presso ASL/AO “ 25 2.2 Il servizio di mediazione nel modello INMP “ 76 2.3 Il Task del mediatore transculturale nel SSN “ 83 Capitolo 3: il percorso formativo “ 87 3.1 Progettazione del percorso ForMe “ 88 3.2 La formazione d’aula “ 102 3.3 Il tirocinio “ 104 3.4 La valutazione dei risultati: apprendimento, comportamento e qualità “ 109 Capitolo 4: Indicazioni operative “ 129 4.1 Scheda progettazione percorso formativo “ 129 4.2 Scheda progettazione tirocinio “ 133 Conclusioni “ 137 3 Allegati 4 pag. 139 1. Tabella percorsi censiti “ 141 2. Scheda raccolta dati “ 149 3. Scheda rilevazione fabbisogno presso ASL/AO “ 151 4. Form candidatura “ 153 5. Scheda sviluppo contenuti “ 157 6. Programma completo “ 158 7. Questionario apprendimento “ 166 8. Questionario qualità discenti “ 172 9. Questionario qualità docenti “ 174 10. Schede valutazione tirocinante “ 175 11. Abstract tesine corsisti “ 183 I l Ministero della salute e l’INMP collaborano da tempo sui temi della tutela della salute delle fasce fragili della popolazione, condividendo strategie di intervento e strumenti operativi volti a garantire il corretto accesso al Servizio Sanitario Nazionale per tutti i cittadini, inclusa la popolazione straniera presente sul territorio. Rispetto a queste persone esistono degli ostacoli aggiuntivi, rappresentati dalla differenza linguistica e culturale, che a volte determina una difficoltà di comunicazione e comprensione reciproca, tra chi si rivolge ai servizi e gli operatori socio-sanitari chiamati a dare delle risposte. Difficoltà che si riflette spesso in accessi non appropriati, scarsa compliance ai percorsi di cura e, in sostanza, minore garanzia del diritto alla salute. In questo processo diventano fondamentali figure come quella del mediatore transculturale specializzato in ambito sanitario, per il quale l’INMP è peraltro riferimento nazionale. Figure che devono essere adeguatamente formate, messe in grado di svolgere la funzione di ponte “sociale” oltre che operativo, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Per questo si è ritenuto importante, già in fase di progettazione, rivolgersi a tutte le Regioni italiane, selezionando mediatori culturali da specializzare in ambito sanitario attraverso un percorso formativo uniforme e coerente con i fabbisogni registrati nelle Aziende sanitarie e ospedaliere su tutto il territorio nazionale. In un panorama caratterizzato spesso da situazioni parcellizzate e da interventi isolati e limitati nel tempo, progetti come quello di ForMe permettono di realizzare interventi condivisi, mirati ed efficaci, nella convinzione che l’integrazione sanitaria giochi un ruolo fondamentale nel più complesso processo di integrazione dei cittadini stranieri, obiettivo finale di tutta la programmazione del FEI. Renato Alberto Mario Botti Direttore Generale della Programmazione sanitaria Ministero della salute 5 I l Progetto ForMe nasce da un’ipotesi e da una sfida: l’ipotesi era quella che il Servizio sanitario pubblico avesse bisogno di una figura che facilitasse l’interazione tra operatori e persone straniere che, nell’esercizio di un loro diritto fondamentale e riconosciuto dalla stessa Costituzione, accedono ai Servizi; la sfida era quella di pensare e sperimentare un percorso formativo comune per 21 cittadini di Paesi terzi, provenienti dalle diverse regioni italiane e con un’esperienza pregressa in mediazione culturale, ma non in ambito sanitario. La proposta progettuale presentata al Ministero dell’interno, in collaborazione con il Ministero della salute, è stata articolata per rispondere ai due presupposti di partenza, basando il modello di intervento sull’esperienza consolidata dell’INMP nei campi della formazione e mediazione culturale in sanità e sulla rete di relazioni che l’Istituto ha nel tempo costruito con Regioni, Province autonome, Aziende Sanitarie e Ospedaliere, Istituti di ricerca, Università e Amministrazioni centrali. Questo viaggio è partito un anno fa, dalla costituzione del Tavolo di lavoro nazionale e dalla mappatura e analisi della domanda di mediazione in sanità e dell’offerta di formazione professionale disponibile. Si è poi passati, insieme ai referenti del Tavolo tecnico, a definire il minimo comune multiplo delle conoscenze e competenze del mediatore culturale in ambito sanitario, progettare nel dettaglio il percorso formativo, selezionare i corsisti ed erogare la formazione sia in aula, sia presso gli ambulatori dell’INMP in forma di tirocinio pratico. I primi risultati di questo considerevole sforzo organizzativo sono stati molto positivi e ci hanno dimostrato che la strada intrapresa è quella giusta. Il progetto aveva infatti anche l’ambizione di creare condizioni favorevoli per un impatto positivo sul contesto d’intervento, in un’ottica di sostenibilità e replicabilità delle azioni, soprattutto per quanto riguarda la metodologia d’intervento, basata sulla concertazione e la condivisione di obiettivi e strumenti. Il percorso è ancora lungo e occorre ampliare la portata del coinvolgimento degli stakeholder istituzionali, così come è risultato opportuno includere nei percorsi formativi ambiti di specializzazione in grado di rispondere alle emergenze derivanti dalle nuove pressioni migratorie. Grazie alle sue specificità, nonché al mandato istituzionale, l’INMP può svolgere un ruolo significativo nell’animazione di questa rete e nella definizione di modelli formativi e operativi che facilitino un migliore accesso e utilizzo dei servizi sanitari da parte di tutti i cittadini, contribuendo così al processo di integrazione sociale delle popolazioni migranti. Concetta Mirisola Direttore Generale INMP 6 Il Contesto L’ accelerazione e i cambiamenti strutturali dei flussi migratori avvenuti negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda gli arrivi dalle aree subsahariane, dal medio-oriente e dal sud-est asiatico, hanno imposto una riflessione generale sui sistemi di risposta alle emergenze e di accoglienza e, di conseguenza, sui modelli e strumenti operativi per la gestione dei servizi. Il presupposto teorico e metodologico resta quello della garanzia del rispetto di tutti i diritti fondamentali, previsti dalle Convenzioni internazionali e dalla normativa comunitaria e nazionale. Diritti che riguardano anche la sfera della tutela della salute e che si sostanziano nel corretto accesso al Servizio sanitario nazionale per tutti i cittadini, italiani e stranieri, nella consapevolezza che il processo di integrazione passa anche dall’integrazione sanitaria e socio-sanitaria. La dimensione numerica e quella qualitativa dei migranti presenti sul territorio italiano, hanno evidenziato sempre di più l’esigenza di percorsi di specializzazione per coloro che si trovano a supportare gli operatori sanitari e sociosanitari nei diversi contesti di intervento: dall’emergenza sbarchi al Pronto Soccorso, dalle degenze ospedaliere alle visite ambulatoriali, dai consultori familiari agli interventi di prevenzione e promozione della salute, fino ad arrivare alle forme di assistenza più propriamente sociale. La capacità di mediazione culturale diventa quindi un elemento essenziale per l’effettivo esercizio del diritto alla salute (da parte dei cittadini stranieri) e uno strumento prezioso per gli operatori dei servizi sanitari pubblici. Capacità che va oltre il concetto di mediazione linguistica, per collocarsi nell’ambito di quelle attività che facilitano il dialogo tra strutture pubbliche - deputate all’erogazione di servizi essenziali - e persone straniere, fungendo da ponte tra culture (transculturalità), ancora prima che tra lingue diverse. Esigenza sentita in modo particolare in ambito sanitario, dove coesistono diversi approcci, visioni e vissuti rispetto alla salute, alla malattia e alla cura. La letteratura disponibile sull’argomento - insieme all’esperienza pluriennale maturata dall’Istituto negli ambulatori di Roma e sul territorio, nell’ambito di progetti specifici - restituisce una fotografia caratterizzata da figure professionali presenti in modo disomogeneo sul territorio: persone che si sono formate on the job come mediatori - partendo per esempio dalla condizione di migrante -, persone che hanno seguito percorsi formativi universitari o professionali - ita7 liani e stranieri -, persone infine che hanno lavorato prevalentemente in altri contesti e si trovano a un certo momento della loro vita a intervenire come mediatori in ambito sanitario. Non esistono al momento standard sui quali basarsi per costruire percorsi formativi, così come non esistono i presupposti formali per il riconoscimento e l’inserimento della figura professionale nel Contratto collettivo nazionale di lavoro della sanità. Esiste però un riscontro forte del fabbisogno di figure competenti e specializzate, espresso dalle aziende sanitarie presenti su tutto il territorio nazionale. Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi avanti in questa direzione, per esempio con i lavori del CNEL, dell’Isfol e del Gruppo di Lavoro Istituzionale sulla figura del mediatore interculturale tout court, coordinato dal Ministero dell’Interno, grazie al quale sono stati definiti contenuti, capacità, contesti di intervento ecc.. Il progetto ForMe parte dai risultati di questi lavori e si inserisce nello stesso percorso, con l’obiettivo di fornire un contributo ulteriore verso la definizione degli standard, in particolare rispetto alle necessità di competenze molto sviluppate per una figura di snodo nell’assistenza del servizio sanitario nazionale. Nell’ottica della disseminazione dei risultati, il presente volume vuole rappresentare insieme uno strumento di condivisione e una proposta metodologica per l’adattamento del modello sperimentato ai diversi contesti e mansioni eventualmente necessari, ma non affrontati in questo progetto. I risultati della sperimentazione intendono contribuire alla definizione delle caratteristiche di base per il core curriculum del mediatore transculturale specializzato in sanità, che l’INMP dovrà portare a termine su mandato delle Regioni italiane. 8 Il progetto ForMe S ulla base delle riflessioni sul fabbisogno e dell’esperienza pluriennale dell’INMP in questi ambiti, è nato il progetto ForMe, proposto dal Ministero dell’Interno e attuato dall’INMP in partenariato con il Ministero della Salute, nell’ambito della programmazione annuale FEI 2013 (Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi). L’obiettivo generale del progetto è quello di contribuire al miglioramento qualitativo dei servizi di assistenza socio-sanitaria resi alla popolazione straniera, con particolare riferimento ai cittadini dei Paesi terzi, nel rispetto del principio di garanzia del diritto alla salute e di un’appropriata erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) sul territorio nazionale. L’obiettivo generale è perseguito attraverso i seguenti obiettivi specifici: • condivisione di ruolo e funzioni del mediatore transculturale in ambito sanitario, con particolare riguardo agli aspetti legati alla facilitazione dell’accesso ai servizi socio-sanitari • elaborazione partecipata di un documento utile alla definizione di linee metodologiche nazionali per la definizione di percorsi formativi del mediatore transculturale in particolari contesti sanitari Le azioni sono state rivolte in particolare ai cittadini dei Paesi terzi interessati ad acquisire competenze sulla mediazione transculturale in campo sanitario (destinatari diretti), con ricadute previste, specialmente sul medio-lungo periodo, sui cittadini stranieri che accedono ai servizi sanitari pubblici (destinatari finali). La strategia perseguita lungo tutta l’attuazione del progetto, è stata quella del coinvolgimento delle Amministrazioni nazionali e regionali con un ruolo rilevante nella valorizzazione del curriculum del mediatore transculturale in ambito sanitario. Le macro-attività del progetto si sono sviluppate intorno a tre elementi-cardine: • costituzione e funzionamento di un tavolo di lavoro nazionale degli stakeholder rilevanti (Ministeri della salute, delle politiche sociali, dell’Istruzione; assessorati alla salute delle Regioni Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Siciliana e della Provincia autonoma di Trento; ASL di Prato e ASP di Palermo; Università di Tor Vergata e ISFOL). • censimento e analisi dell’offerta formativa/domanda di mediazione culturale in ambito sanitario, attraverso la mappatura dei percorsi for9 mativi esistenti a livello regionale, in particolare per quanto riguarda la formazione professionale (cfr. Cap. 1) e la rilevazione del fabbisogno presso le strutture sanitarie delle Regioni partecipanti al progetto (cfr. Cap. 2). Il doppio percorso di analisi, e il confronto dei rispettivi risultati, hanno permesso di identificare gli elementi caratterizzanti il curriculum formativo del mediatore e rispondenti agli specifici fabbisogni in ambito sanitario. • progettazione, sperimentazione e valutazione di un modello didatticoformativo in grado di sviluppare le competenze richieste al mediatore transculturale in ambito sanitario. Il modello si è focalizzato sullo sviluppo di conoscenze teoriche (in particolare rispetto alla normativa di ingresso, al diritto alla salute e agli aspetti sanitari della diagnosi e della cura) e di capacità trasversali quali leadership, ascolto attivo, comunicazione, mediazione, conoscenza della cultura ospite e di quella ospitata, conoscenza di almeno due lingue (italiana e di almeno 1 Paese terzo). Il modello è stato quindi sperimentato attraverso un percorso pilota dedicato a 21 mediatori culturali provenienti da diversi Paesi e residenti nelle Regioni e Province autonome italiane. Il percorso formativo ha visto una prima formazione in aula, di 140 ore, completata da un periodo di tirocinio presso l’ambulatorio dell’INMP allo scopo di mettere in pratica le conoscenze acquisite, anche attraverso un supporto/ affiancamento da parte del personale esperto di mediazione transculturale dell’Istituto (cfr. Cap. 3). Ogni discente ha concluso il percorso con l’elaborazione e discussione di una tesina finale (cfr. all. n. 11) che, insieme agli altri strumenti di verifica, ha permesso una prima valutazione dell’efficacia della formazione in termini di incremento delle conoscenze e miglioramento dei comportamenti, nonché della qualità percepita dai discenti (cfr. par. 3.4). 10 Costituzione e funzionamento del tavolo tecnico U no degli elementi caratterizzanti del progetto è stato il lavoro di costruzione e coordinamento del tavolo tecnico nazionale, attraverso il quale sono stati coinvolti tutti gli attori fondamentali per il tema “formazione-salute-mediazione”: assessorati alla salute delle Regioni e Province autonome, Amministrazioni centrali, Università ed Enti di ricerca, Aziende sanitarie e ospedaliere. All’avvio del progetto sono state contattate tutte le Istituzioni rilevanti e si è riusciti a coinvolgere in modo attivo i rappresentanti di 10 Regioni e PA (Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Trento); dei Ministeri della salute, del lavoro e delle politiche sociali e dell’istruzione; dell’Università di Tor Vergata; dell’Isfol; dell’ASL di Prato e dell’ASP di Palermo. Il Tavolo tecnico ha rappresentato un importante luogo di incontro e confronto dei diversi attori che, in funzione del ruolo e dell’esperienza, hanno potuto contribuire alla definizione del curriculum formativo del mediatore transculturale che opera in ambito sanitario, tenendo in considerazione le diverse conoscenze e competenze richieste dal profilo. I risultati di tutte le fasi del progetto - dall’analisi del contesto alla progettazione ed erogazione del percorso formativo - sono stati regolarmente discussi e condivisi con i referenti del Tavolo tecnico, riproducendo la modalità operativa che caratterizza lo sviluppo di questo tipo di percorsi normativi e di riconoscimento di figure professionali (per esempio in sedi quali la Conferenza Stato-Regioni), nella consapevolezza che questi temi rappresentano un’esigenza di sistema e richiedono quindi una risposta di sistema, basata sulla concertazione e il lavoro cooperativo, interistituzionale e multisettoriale. Dal punto di vita metodologico, risulta di notevole interesse il processo messo in atto per evidenziare le caratteristiche del mediatore transculturale in campo sanitario, consapevoli dell’assunto che un argomento di portata generale così complesso debba essere affrontato al pari delle materie oggetto di dialogo tra le Regioni e il livello nazionale e nelle Commissioni di lavoro istituite dalla Conferenza delle Regioni per disciplinare materie di competenza concorrente tra Regioni e Stato o materie di competenza esclusiva regionale. La chiamata delle Regioni al tavolo di lavoro del progetto ForMe, ha permesso di creare un luogo di confronto di respiro nazionale. L’esperienza ha permesso 11 di evidenziare vari aspetti di dialogo tra le realtà regionali, evidenziandone caratteristiche, peculiarità e aspetti problematici. Un tale tavolo di confronto concertato, anche con la partecipazione dei referenti ministeriali e universitari competenti, ha messo in luce aspetti quali: • l’analisi della presenza della figura del mediatore transculturale in campo sanitario nel proprio territorio di appartenenza, tale processo ha evidenziato per le realtà regionali un campo d’azione dapprima non noto e ha successivamente permesso di effettuare un monitoraggio sulla presenza e sul fabbisogno del territorio • il monitoraggio e l’esperienza raccolta, discussa con le altre regioni ha evidenziato punti comuni, esperienze pregresse e necessità coincidenti; proprio il confronto e la discussione ragionata hanno permesso di evidenziare come questa nuova figura possa incidere in maniera significativa sull’appropriatezza dei servizi sociosanitari erogati, soprattutto in termini di appropriatezza clinica e organizzativa1 • una volta evidenziate la necessità e l’importanza della figura del mediatore, si è compreso che un lavoro di concerto potesse essere l’unica ipotesi per poter dare forma e sostanza a una definizione del profilo del mediatore transculturale in campo sanitario, e così è stato fatto Disciplinare un tale processo di costruzione di core curriculum del mediatore culturale in campo sanitario, con tali presupposti, ovvero con il dialogo ragionato tra gli enti istituzionali, è evidentemente il primo passo per dare la possibilità ai contenuti e alla disciplina di questa figura di entrare nell’agenda dei tavoli istituzionali nazionali ed essere oggetto di forme giuridiche di disciplina quali ad esempio intese o accordi Stato Regioni. 1 U na procedura clinica è appropriata se il beneficio atteso supera le eventuali conseguenze negative con un margine sufficientemente ampio, tale da ritenere che valga la pena effettuarla; un procedura organizzativa è appropriata quando l’intervento è erogato a livello più gradito all’utenza. 12 Cap. 1 - L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Come previsto in fase di progettazione iniziale, si è partiti da un’indagine nazionale sull’offerta formativa esistente relativa alla figura del mediatore culturale o transculturale, con lo scopo di identificarne il profilo tipico, in particolare rispetto alla formazione professionale accreditata. 1.1 NOTA METODOLOGICA Per conseguire gli obiettivi dell’indagine si è proceduto in due fasi: 1. censimento delle offerte formative centrate sulla figura del mediatore culturale 2. analisi di dettaglio di un sotto-insieme delle offerte costituito da quelle che mostravano un valore maggiore sulla base di un indice costruito nell’ambito del censimento Le rilevazioni sono state effettuate in due differenti periodi temporali: luglioagosto e ottobre-novembre 2014. L’analisi di dettaglio dei percorsi selezionati è stata effettuata nei mesi di novembre e dicembre 2014. Per condurre le attività è stato predisposto uno strumento concettuale di analisi il cui modello è rappresentato in fig. 1. Nella prima fase di censimento, a partire dalle informazioni rilevate sui portali regionali di formazione e dai motori di ricerca, si è proceduto a raccogliere dati relativi a un primo nucleo di elementi costituenti il profilo dell’offerta formativa. Contestualmente è stata svolta un’analisi degli elementi costituenti il contesto normativo regionale, utilizzando anche i risultati del Gruppo di lavoro istituzionale (GLI) sulla mediazione interculturale, prodotti nell’ambito del progetto FEI annualità 2012 - capacity building, condotto dallo stesso Ministero dell’Interno. Le proprietà dell’offerta formativa e del relativo contesto normativo regionale impiegate per il censimento delle offerte sono incluse nell’ellissi in alto a sinistra. 13 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Figura 1 - Modello di analisi dell’offerta formativa 14 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Una volta censite le proposte formative, queste sono state ordinate in base al valore assegnato a ogni offerta su un indice a sua volta costruito su 3 indicatori (cfr. fig. 1, ellisse in basso a sinistra). Attraverso tali indicatori sono stati resi operativi i criteri di attribuzione di valore in relazione alle dimensioni tipologia dell’offerta, ambito di specializzazione e grado di pressione dell’impianto normativo e organizzativo regionale. I criteri di selezione delle offerte formative erano stati infatti stabiliti in relazione a: • tipologia dell’offerta - è stato assegnato peso decrescente alle offerte formative nel seguente ordine: corso di formazione professionale; alta formazione o corso di perfezionamento; master; corso di laurea base o specialistica • ambito di specializzazione - è stato assegnato peso decrescente alle offerte in base agli ambiti di specializzazione nel seguente ordine: sanitario/socio-sanitario, educativo, giuridico/sicurezza, commerciale • criteri relativi alla pressione dell’impianto normativo e organizzativo regionale - è stato assegnato un peso alle offerte relative alle regioni che presentavano un valore positivo per le variabili esistenza normativa su figura professionale mediatore, definizione standard formativi e istituzione dell’Albo dei mediatori I corrispondenti indicatori sono stati quindi costruiti come segue: • indicatore di prossimità rispetto alla tipologia dell’offerta - il valore indica quanto l’offerta censita sia vicina alle caratteristiche previste dal percorso formativo del progetto ForMe (scala da 1 a 6) • indicatore di vicinanza rispetto all’ambito di specializzazione - il valore indica quanto l’offerta censita sia vicina ai contenuti del percorso previsto dal progetto ForMe, ovvero l’ambito sanitario e socio-sanitario (scala da -1,5 a 3) • indicatore di pressione dell’impianto normativo e organizzativo regionale - il valore indica quanto sull’offerta incida la pressione ecologica regionale costituita dalla codificazione della figura professionale, degli standard normativi e dalla presenza di albi professionali (scala da 0 a 5) La somma dei valori sui 3 indicatori ha determinato il posizionamento sull’indice di cogenza del profilo dell’offerta: su una scala complessiva da -0,5 a 14, indica quanto siano cogenti gli elementi del profilo dell’offerta analizzata su quelli caratterizzanti l’offerta formativa del progetto ForMe. Ordinate quindi le offerte in base a tale valore, sono stati contattati i provider delle prime 20 offerte formative, ai quali sono stati chiesti dati di dettaglio relativi alle seguenti proprietà (cfr. fig. 1, ellisse a destra): • requisiti di accesso al corso • numero studenti iscritti • presenza e profilo del tirocinio 15 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE • numero edizioni e cadenza • percentuale di superamento del test finale 1.2 CENSIMENTO E ANALISI DELL’OFFERTA FORMATIVA Sono stati rilevati 109 corsi (cfr. fig. 2): 73 (67%) promossi dai centri di formazione professionale, 16 (15%) corsi di laurea triennale, 14 (13%) master e 5 (4,5%) corsi di perfezionamento post-universitario o alta formazione. Figura 2 - Tipologia di offerta Delle 73 offerte di formazione professionale (FP) si evidenziano i seguenti punti: • le denominazioni maggiormente utilizzate per identificare la figura professionale in uscita sono il mediatore interculturale (83%) e il mediatore culturale (15%) • le proposte formative relative all’ambito sanitario/sociale sono il 37% (cfr. Fig.3) • la durata media dei corsi censiti è di 514 ore, comprensiva dei tirocini quando previsti. I valori variano da una durata minima di 250 ore a una massima di 740 • il principale canale di erogazione dell’offerta è l’aula (95%) 16 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Figura 3 - Ambiti di specializzazione Rispetto ai contesti regionali in cui si sono svolti percorsi formativi per mediatori culturali, nella tabella seguente si presenta il quadro di sintesi sulla presenza degli elementi ritenuti utili per la selezione e successiva analisi: norme di riconoscimento della figura, definizione standard formativi e presenza di un Albo. 17 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Queste sono infatti le variabili attraverso le quali è stato composto l’indicatore di pressione dell’impianto normativo e organizzativo regionale, poiché il provider che opera in una regione che ha normato la figura professionale del mediatore sarà indotto a: riportare competenze e responsabilità della figura professionale normata tra gli obiettivi didattici del corso; aderire al profilo di offerta definito tramite gli standard formativi regionali (numero di ore di corso previsto, presenza di tirocinio, natura delle prove di valutazione, ecc.); rispondere a una domanda di formazione professionalizzante che è resa più esigente in presenza di un Albo professionale, poiché quest’ultimo rende più strutturato l’incontro tra domanda e offerta. Regione o Provincia autonoma Abruzzo Norma su figura professionale mediatore culturale sì Definizione standard formativi per mediatore culturale sì, formalmente Presenza Albo mediatori culturali no Basilicata no no no Calabria no sì, formalmente sì, provinciale Campania sì sì, formalmente sì, provinciale Emilia Romagna sì sì, formalmente no Friuli Venezia Giulia no no no Lazio sì sì, formalmente sì, provinciale Liguria sì sì, formalmente sì, provinciale Lombardia no no no Marche sì sì, formalmente no Molise no no sì, regionale Piemonte sì sì, informalmente sì, provinciale PA Bolzano sì sì, formalmente no PA Trento sì sì, formalmente no Puglia sì sì, formalmente sì, provinciale Sardegna no no sì, provinciale Sicilia no no no Toscana sì no no Umbria no no sì, comunale Valle D’Aosta sì sì, formalmente sì, regionale Veneto no no sì, provinciale Tabella 1 - Presenza dei requisiti qualificanti per l’offerta formativa di mediazione culturale 18 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE I dati dell’analisi di dettaglio I 20 corsi2 sui quali è stata effettuata l’analisi di dettaglio, sono stati erogati in 13 regioni e Province autonome: 4 in Sicilia, 2 in Abruzzo, Calabria e Lazio, 1 in Campania, Liguria, Molise, Puglia, Piemonte, PA di Bolzano, PA di Trento, Sardegna e Umbria. Per quanto riguarda i dati generali delle offerte formative, la mediana delle edizioni concluse è pari a 1 (min 0 - max 12) e la cadenza delle edizioni è perlopiù annuale. Il numero medio di iscritti all’ultima edizione conclusa dei corsi si attesta sulle 15 unità (min 3 - max 30). Riguardo all’efficacia dell’offerta, i dati mostrano che arriva a sostenere la prova d’esame finale in media l’89% degli iscritti al corso (la mediana è al 97%, min 53% - max 100%) e supera la prova finale in media il 97% (mediana 100%) di coloro che sono arrivati a sostenerla. Quindi, coloro che hanno superato l’esame rispetto agli iscritti al corso sono in media l’89% (valori della mediana 94%, min 55% - max 100%). A questi alti numeri circa l’esito positivo del percorso formativo fanno da contraltare i dati bassi relativi agli occupati, stando alle informazioni fornite dai provider: la media degli studenti occupati nel settore a un anno dal corso, rispetto a quanti hanno superato l’esame, è l’8% (mediana al 6%) con un minimo di 3% e un massimo di 18%. Rispetto ai requisiti di ingresso, si osserva che nella maggioranza dei casi (54,55%) non vengono posti vincoli legati alla cittadinanza (cfr. fig. 4), ma quasi un corso su tre (31,8%) è riservato a cittadini stranieri. Nell’80% dei casi viene richiesto il diploma di scuola superiore (cfr. fig. 5). Nel 52% dei casi è fissato un livello della scala QCER3 per la padronanza della lingua italiana, tra questi, nel 50% dei casi è indicato il livello B2 (intermedio superiore), nel 33% il livello B1 (intermedio di soglia) e 17% il livello C1 (avanzato o di efficienza autonoma). Quando non c’è riferimento al QCER, nel 24% dei casi la competenza è un prerequisito non codificato (gli intervistati hanno parlato di una “buona” competenza), mentre per il restante 24% la conoscenza della lingua italiana non rientrava nei prerequisiti di accesso. Solo nel 5% dei casi (e solo per gli studenti italiani) si chiede un’esperienza di 3 anni nel settore della mediazione culturale. 2 S ono stati interpellati gli enti promotori delle prime 46 offerte di formazione professionale. Dei 46 si è riusciti a raggiungere telefonicamente 30 contatti, dei quali 7 hanno comunicato che il corso non è mai partito, principalmente a causa della mancanza di iscritti e 3 che la persona che si era occupata del progetto non era più disponibile. 3 Il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), in inglese Common European Framework of Reference for Languages (CEFR), è lo standard europeo di codificazione della competenza linguistica. 19 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Figura 4 - Prerequisito nazionalità Figura 5 - Prerequisito titolo di studio 20 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Il tirocinio è previsto nell’80% dei casi analizzati. Rispetto ai contesti presso i quali è possibile svolgere il tirocinio, si osservano frequenze basse per i servizi afferenti alla sfera sanitaria/socio-sanitaria (cfr. tab. 2): i più frequenti sono i Servizi socio assistenziali tributari, con una frequenza percentuale del 50%, seguiti dai Servizi amministrativi e tributari con il 50%, dai Servizi di pubblica sicurezza e dai Servizi educativi culturali, entrambi con il 40%; staccati risultano i servizi dell’area sanitaria/socio-sanitaria (ASL, AO, Consultori, servizi di informazione socio-sanitaria e servizi socio-assistenziali), con una media di frequenza percentuale di circa il 16%. Presenza del contesto nel tirocinio Presenza Aziende Ospedaliere 6 30% 14 70% 20 100% Aziende Sanitarie 3 15% 17 85% 20 100% Consultori 3 15% 17 85% 20 100% Servizi amministrativi e tributari 10 50% 10 50% 20 100% Servizi di informazione socio-sanitaria 3 15% 17 85% 20 100% Servizi di prevenzione e riduzione del danno 1 5% 19 95% 20 100% Servizi di pubblica sicurezza 8 40% 12 60% 20 100% Servizi educativi culturali 8 40% 12 60% 20 100% Servizi socio assistenziali 11 55% 9 45% 20 100% Sindacati/ACLI 3 15% 17 85% 20 100% Assenza Totali Tabella 2 - Presenza del contesto nel tirocinio La durata media del tirocinio è di 208 ore (min 80 - max 300) e, sempre in media, le ore di tirocinio corrispondono al 41% del totale delle ore di formazione. Circa la natura della verifica finale di tirocinio, nel 50% dei casi si fa riferimento allo strumento della scheda di valutazione finale, sottoposta al giudizio di una commissione d’esame, e il valutatore è un tutor appartenente alla struttura che ospita il tirocinio. In un altro 25% dei casi si fa riferimento a una generica prova scritta e nel 30% una prova orale. Solo nel 15% dei casi viene richiesta una relazione al discente (cfr. fig. 6). Nel 55% dei casi analizzati è prevista, inoltre, un’attività di autovalutazione sulla propria esperienza di tirocinio. 21 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Figura 6 - Tipologia della verifica del tirocinio Per quanto riguarda la prova di verifica finale (cfr. fig. 7), le frequenze percentuali delle diverse prove variano significativamente rispetto alle prove di verifica del solo tirocinio: la percentuale di corsi che si concludono con una prova scritta (con domande chiuse e/o aperte) sale al 62,5%, mentre quella di valutazione del tutor o dell’associazione ospitante scende al 12,5%. Aumentano le percentuali della prova orale (37,5%) e, in maniera significativa, quelle del un compito prodotto dal discente (31,25%). 22 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Figura 7 - Tipologia della prova finale Passando, infine, a un’analisi delle discipline svolte nei corsi, si riportano i risultati qualitativi relativi ai programmi formativi pubblicati online sui rispettivi siti (cfr. fig. 8): 15 delle 20 offerte formative4 riportavano la presenza di argomenti riguardanti 9 aree tematiche: antropologica, economica, giuridica, linguistica, psicologica, sanitaria, sociologica, giuridica/sanitaria, tecnico-informatica.5 Come si può osservare nella fig. 9, le aree con una maggiore frequenza riguardano l’area sociologica (100%,) seguita dalle aree antropologica e giuridica (86,67% per entrambe). Tale dato non stupisce, se si considera la centralità di tali aree tematiche nel campo delle nozioni che un mediatore deve possedere. Sorprende invece l’alto valore di presenza di argomenti relativi all’area tecnico-informatica (60%). Infine, considerato che i singoli corsi osservati prevedono un ampio ventaglio di ambiti di specializzazione, i valori relativi alle aree tematiche dell’ambito sanitario risultano piuttosto significativi (sanitaria 46,67%; giuridico/sanitaria 40%). 4 Nei 5 casi rimanenti non è stato possibile accedere ai programmi formativi. 5 D i seguito vengono sintetizzati i principali argomenti relativi a ciascuna area: area antropologica (mediazione trattata sotto l’aspetto dell’interculturalità, dell’integrazione, degli aspetti religiosi); area economica (imprenditoria e realizzazione di business plan); area giuridica (normativa, diritto pubblico, amministrativo e degli enti locali, diritto al lavoro e alla salute sul lavoro, politiche comunitarie, nazionali e regionali sull’immigrazione); area linguistica (laboratori di lingua, italiana, inglese o di una seconda lingua e metodologie e tecniche di insegnamento di italiano agli stranieri); area psicologica (psicologia sociale, di comunità, relazionale); area sanitaria (educazione alla salute, assistenza sanitaria, tecniche di pronto soccorso); area sociologica (sociologia, sociologia delle religioni e contenuti circa counseling, disagio sociale e pregiudizio); area giuridico/sanitaria (diritto alla salute, accesso al SSN, orientamento ai servizi); area tecnico-informatica (elementi di informatica, reti informatiche, banche dati, Internet). 23 Cap. 1 L’OFFERTA FORMATIVA PROFESSIONALE SULLA MEDIAZIONE Figura 8 - Aree tematiche trattate Dai dati raccolti emerge dunque un quadro dell’offerta formativa professionale sulla mediazione culturale caratterizzato dall’estemporaneità e dalla genericità. Le offerte formative sono limitate nel tempo, perché caratterizzate da poche edizioni, e in queste condizioni i provider hanno poche possibilità di mettere in atto i meccanismi di miglioramento che, con il trascorrere delle edizioni, rendono progressivamente più efficace l’offerta. Inoltre non aiuta a perseguire tale obiettivo di efficacia l’ampio spettro dei contesti d’intervento del mediatore, ricavato dall’analisi dei contenuti e dai contesti proposti dei tirocini, scelta probabilmente dovuta all’esigenza di massimizzare le iscrizioni al corso. Date queste caratteristiche del profilo dell’offerta di formazione, per il lavoro di progettazione del percorso di ForMe sono stati presi in considerazione come elementi di input solo i dati relativi ai contenuti dei corsi e al peso relativo delle rispettive aree tematiche. Anche questo input è stato comunque adeguatamente pesato, in considerazione del fatto che, tra quelle analizzate, le offerte formative mirate a formare il mediatore per operare nel contesto sanitario sono risultano quasi del tutto assenti. 24 Cap. 2 - la domanda di mediazione in sanità 2.1 RILEVAZIONE E ANALISI DELLA DOMANDA / fabbisogno presso asl / AO Come ipotizzato in fase di progettazione iniziale, la metodologia utilizzata ha previsto un doppio piano di analisi, confrontando da un lato ciò che era disponibile sul lato “offerta formativa”, in particolare quella professionale, e dall’altro gli elementi salienti della “domanda/fabbisogno di mediazione” nelle strutture sanitarie italiane. Nello specifico, quest’ultima macro-attività si è concentrata sulla definizione del profilo del task del mediatore culturale in ambito sanitario, attraverso una task analysis condotta su due ambiti osservati separatamente: 1. analisi della domanda di mediazione presso le strutture del SSN raccolta dati attraverso form semi-strutturata rivolta ai responsabili dei servizi di mediazione culturale presso le strutture del SSN 2. modellizzazione del task del mediatore transculturale presso l’INMP - attività di task analysis classica, condotta attraverso interviste a operatori ed esperti dell’INMP I due profili di task del mediatore risultanti dalle rilevazioni sono stati quindi messi a confronto per poter tenere conto di differenze e analogie tra il modello operativo dell’INMP (sul quale si basano l’organizzazione dei servizi e le modalità di svolgimento del tirocinio pratico previsto dal corso di ForMe) e il contesto che realisticamente i mediatori formati trovano o possono trovare presso le strutture del SSN nelle diverse regioni. La sintesi tra i due modelli di task ha costituito la base per la progettazione della fase di tirocinio. Obiettivo di questa attività era profilare il servizio di mediazione culturale attivato presso le strutture del SSN e, in particolare il task previsto per il mediatore: capire dove opera, se opera, il mediatore culturale (UOC/ UOS, struttura, servizio, Dipartimento ecc), in cosa consiste la sua attività (accoglienza e orientamento, traduzione e interpretariato, mediazione culturale ecc) e con quali figure professionali sanitarie e socio-sanitarie interagisce prevalentemente. Il modello alla base dell’elaborazione della scheda di rilevazione, definita di concerto con i rappresentanti istituzionali del Tavolo tecnico, è illustrato nella fig. 10 (cfr. in particolare ellisse a destra). 25 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità La scheda di rilevazione ha inoltre incluso alcuni item mirati a effettuare una prima ricognizione sistemica delle forme di contrattualizzazione esistenti sul territorio, partendo dalla consapevolezza dell’attuale vuoto normativo circa il riconoscimento della figura a livello professionale nell’ambito sanitario (cfr. all. n. 3). La scheda di rilevazione, pubblicata anche sulla piattaforma e-Learning INMP1 è stata distribuita presso le strutture sanitarie del territorio, tramite i referenti regionali del Tavolo tecnico. I dati sono poi stati restituiti tramite la compilazione diretta online o l’invio di schede compilate in cartaceo e successivamente inserite dal gruppo di lavoro nel database online. 1 http://elearning.inmp.it/fad/form/forme/ 26 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 10 - Modello di analisi della domanda di mediazione presso le strutture del SSN 27 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità In totale, nel periodo di rilevazione (novembre 2014 - febbraio 2015) sono state raccolte 41 schede, provenienti da strutture situate in 6 Regioni (perlopiù dall’Emilia Romagna, dalla quale sono giunte il 32% delle schede) e dalla Provincia Autonoma di Trento (cfr. fig. 11). Figura 11 - Distribuzione geografica delle strutture Per quanto riguarda le strutture oggetto delle schede, nel 32% dei casi i dati riguardano il livello generico dell’azienda nel suo insieme (ASL). Il 14% delle schede riguarda dati relativi a un Dipartimento (Es. Dipartimento Salute Mentale, Dipartimento materno infantile, etc.) e nel 27% dei casi a un Ufficio, quindi nel 22% delle schede poliambulatorio e al 5% altri servizi (Centro Accoglienza Bambino e Famiglia, Consultorio per il singolo la coppia e la famiglia). Per tenere conto di questi diversi ordini di grandezza, in sede di analisi del dato, si considerano i dati riferiti a Dipartimenti e Uffici come valori medi dei servizi che li contengono (cfr. fig. 12). 28 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 12 - Categoria di appartenenza della struttura Entrando nel dettaglio dei risultati delle schede, per quanto riguarda gli aspetti organizzativi del servizio di mediazione culturale, si osserva che la media dell’età del servizio è di 10 anni (stesso valore per la mediana, min 1 anno - max 18); il turnover si attesta in media sul valore di 3 anni (da meno di un anno a un massimo di 10 anni); per la modalità di reclutamento, l’affidamento del servizio a cooperative sociali e associazioni è di gran lunga la più praticata con (65% dei casi), seguita da lavoro dipendente a tempo determinato/indeterminato (33%) e lavoro in somministrazione (2%) (cfr. fig. 13). La modalità di svolgimento delle attività più frequente è quella per turni e a chiamata (56% dei casi), seguita dall’organizzazione a chiamata (36%) (cfr. fig. 14). Nel 78% dei casi esiste una forma di valutazione del servizio. Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi del servizio di mediazione, può risultare interessante osservare i dati relativi ai soli poliambulatori, vista la significatività di tali strutture in relazione agli obiettivi di indagine del progetto ForMe. Il dato maggiormente discordante rispetto a quello generale riguarda le modalità di organizzazione delle attività: l’organizzazione per turni e a chiamata risulta più frequente (71% rispetto al 56% del dato generale). Discordante rispetto al dato generale è anche quello relativo al turnover: la media del turnover nel servizio di mediazione nei poliambulatori risulta essere leggermente più bassa del dato generale (moda 1,6 a fronte di 3 del dato generale; mediana 0 a fronte di 3; il massimo del turnover dei poliambulatori è di 5 anni, mentre in generale risulta essere di 10 anni). Il numero di mediatori 29 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità impiegati nel servizio dei poliambulatori è mediamente 12,5 (mediana 4, min 0 - max 60). Non dissimili rispetto al dato generale risultano essere i dati relativi all’età media del servizio e le modalità di reclutamento. L’età media del servizio appare sostanzialmente immutata rispetto al dato generale (media 8,14 rispetto agli 8,89 del dato generale) e la distribuzione dei dati più compatta (la mediana osservata per i poliambulatori è di 7 anni invece dei 10 del dato generale). Anche rispetto alla modalità di reclutamento tipica, ovvero l’affidamento del servizio a cooperative sociali e associazioni, si registrano valori simili a quelli del dato nazionale (63% di frequenza percentuale della moda contro un 65% del dato generale). Figura 13 - Modalità di reclutamento Figura 14 - Organizzazione del servizio 30 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Rispetto ai requisiti di ingresso richiesti agli aspiranti mediatori (cfr. figg. 1516-17), essi non sono posti nel 7% circa dei casi. Il più frequente è la conoscenza della lingua italiana (76% dei casi, ma solo nell’11% di questi è stato fissato un livello di competenza linguistica codificato, il C1). Titolo di studio relativo alla mediazione interculturale ed esperienza di mediazione sono entrambi richiesti con una percentuale del 58,5%, anche se rispetto all’esperienza in nessun caso è indicato il numero minimo di anni richiesto. Il titolo di studio è posto come prerequisito nel 19% dei casi e viene sempre indicato il diploma di scuola media superiore. Solo nel 10% dei casi viene posto come requisito la cittadinanza non italiana. Figura 15 - Prerequisiti per i mediatori da reclutare 31 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 16 - Prerequisito titolo di studio Figura 17 - Livello di conoscenza della lingua Passando ai contenuti operativi del servizio di mediazione, il profilo del task del mediatore culturale all’interno delle strutture del SSN (vedi Fig. 18) è caratterizzato in larga parte dalle stesse mansioni che troveremo nel modello del task del mediatore transculturale presso l’INMP (cfr. par. successivo), di seguito se ne anticipa una breve descrizione: 32 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • accoglienza - attività di accoglienza presso la struttura e indirizzamento dell’utente ai servizi interni • orientamento - attività di rilevazione dei bisogni espressi e inespressi, informazione customizzata e orientamento finalizzato all’esercizio del diritto alla salute e all’integrazione dell’utente nella comunità • partecipazione al servizio - attività di partecipazione attiva all’erogazione della prestazione sanitaria/socio-sanitaria attraverso l’affiancamento dell’operatore titolare del servizio L’attività di partecipazione all’erogazione del servizio sanitario/sociosanitario risulta di gran lunga la più presente con il 97% di copertura dei casi. Frequentemente viene riferita un’attività di affiancamento dell’operatore su chiamata, dal vivo o in remoto via telefono. Nel 51% dei casi, accanto alla partecipazione all’erogazione del servizio troviamo la mansione di orientamento mirata a garantire l’integrazione sanitaria della persona immigrata, attraverso la fornitura di informazioni sulle modalità di accesso ai servizi del territorio e sulle procedure per l’esercizio del diritto alla salute. Più raramente, invece, si registra l’impiego dei mediatori nella mansione relativa all’accoglienza e indirizzamento verso i servizi interni alla struttura (11%). Figura 18 - Mansioni 33 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità I contesti nei quali più frequentemente sono eseguite le mansioni del mediatore (cfr. fig. 19), sono quelli relativi alle prestazioni prettamente sanitarie: visite ambulatoriali e specialistiche (72% dei casi), reparti/degenza (69%) e pronto soccorso (62,5%). Sia per le visite specialistiche, sia per la degenza, sono coinvolte più frequentemente le specialità di ginecologia e salute mentale. Il dato conferma quanto anticipato dai referenti regionali del Tavolo tecnico, in occasione della ricognizione di contesto effettuata prima della rilevazione: le discipline mediche afferenti alle aree materno-infantile e salute mentale sono quelle nelle quali i mediatori sono maggiormente impiegati, sia per la degenza ospedaliera che per le prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche (cfr. fig. 20). Se si considera l’incidenza non elevata riscontrata per la generale mansione orientamento, risulta relativamente alta la frequenza registrata nell’indagine circa il contesto costituito da sportelli di accoglienza, orientamento, URP (cfr. Fig. 19), segno che la mansione è presente, ma che non viene normalmente codificata con questa etichetta. Infine, nella categoria altro contesto quelli più citati risultano i consultori, le case famiglia, gli sportelli per il rilascio del tesserino con Codice STP. Figura 19 - Contesti operativi 34 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 20 - Relazione tra prestazioni sanitarie e discipline mediche Accanto alla descrizione delle mansioni e dei contesti, è stato rilevato il dato sulle prime 3 figure di operatori con i quali il mediatore è chiamato a interagire: • coerentemente con le precedenti variabili, la figura di operatore più frequentemente indicata è quella del medico, nel 74% dei casi (cfr. fig. 21). A caratterizzare la relazione con tale figura, le parole chiave rintracciate sono affiancamento, supporto, traduzione • personale tecnico e amministrativo risultano essere le figure più indicate sia in seconda (28% - cfr. fig. 22) che in terza posizione (27% cfr. fig. 23). Le espressioni chiave della relazione con queste figure sono supporto per il disbrigo delle pratiche burocratiche, supporto alla decodifica delle richieste, traduzioni • l’infermiere è indicato come seconda figura nel 24% dei casi (cfr. fig. 22). La relazione tra mediatore e infermiere risulta caratterizzata dalle espressioni affiancamento durante le prestazioni, aiuto nella comunicazione, traduzione • psicologo e/o psichiatra sono citati nel 12% dei casi come seconda figura (cfr. fig. 22) e la relazione risulta caratterizzata dalle seguenti espressioni: affiancamento nei colloqui e nella conduzione di gruppi, traduzione, supporto a iniziative di integrazione 35 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • anche l’assistente sociale è citato nel 12% dei casi come seconda figura (cfr. fig. 22) e la relazione sembra essere caratterizzata dalle espressioni accoglienza e colloquio, raccolta dei dati relativi alla storia, al percorso migratorio e alle condizioni socio-economiche e familiari, raccolta delle richieste e del bisogno in ambito sociale Figura 21 - Figure professionali 1 Figura 22 - Figure professionali 2 36 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 23 - Figure professionali 3 37 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità CALABRIA di Maria Teresa Napoli2 Il contesto La Regione Calabria può essere considerata terra storica di approdo, per i popoli provenienti dai territori afro-asiatici e forse anche per questo gli autoctoni hanno una facilità relazionale e una plasticità comunicativosimbolica che favorisce la relazione e l’interscambio culturale. Tale attitudine non giustifica la scarsa presenza di mediatori fra i dipendenti delle istituzioni pubbliche, seppur diviene risorsa spendibile allorquando viene messa in gioco per favorire l’integrazione. Sul territorio regionale, la popolazione straniera residente è di oltre 74 mila abitanti (il 4% dell’intera popolazione), per quanto lo stesso territorio è dimora di un numero non definibile di soggiornanti irregolari e di migranti “in transito” (soggiornanti di brevi periodi giunti via mare ma protesi verso le regioni del nord Europa), che rappresentano agli operatori sanitari importanti bisogni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria. Negli ultimi anni vi è inoltre un forte aumento del numero dei migranti, cosiddetti “forzati” (con un tasso di crescita 143,6%), che giungono attraverso sbarchi o trasferimenti da altre sedi di sbarco, determinando un aumento significativo dei centri di accoglienza. Non va poi sottovalutato il numero di migranti che transitano dalla Calabria dimorando per brevi periodi, spesso in modo precario. Le collettività più consistenti in Regione sono quelle rumene e bulgare per la CE, marocchina, ucraina, indiana, cinese, filippina, albanese per l’area continentale, ma anche quelle provenienti da aree afroasiatiche devastate dalla guerra e schiacciate dalla precarietà economica, quali Bangladesh, Mali, Niger, Afghanistan. La presenza di popoli provenienti dai variegati paesi del mondo, portatori spesso di sofferenze e traumi psichici e con un forte bisogno di ascolto ci inducono ancor più a qualificare i servizi sanitari e socio-sanitari regionali. La mediazione sanitaria in Calabria Dalla ricognizione effettuata emerge che le Aziende Sanitarie e Ospedaliere della Regione Calabria si avvalgono di mediatori in modo discontinuo attraverso attività progettuali, oppure fanno riferimento ai mediatori afferenti 2 R eferente del Tavolo tecnico per la Regione Calabria - dirigente UO tutela della donna, infanzia e famiglia (ASP Catanzaro) 38 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità alle strutture che accolgono migranti, fra essi SPRAR, e Centri di Accoglienza di varia natura. Nel corso degli anni le stesse aziende, alcune in modo più marcato altre meno, hanno avuto la lungimiranza di utilizzare le progettualità come strumento per reclutare mediatori, così da poter offrire tale servizio. Fra essi emergono le esperienze dell’ASP di Catanzaro, di Reggio Calabria e di Crotone. Nel primo caso (ASP CZ) dal 2006 ad oggi la presenza dei mediatori è stata garantita quasi costantemente, seppur la loro presenza è stata riservata in modo particolare ai Consultori familiari, agli ambulatori STP/ENI, ai CISS (Centri Socio-Sanitari di orientamento ed informazione dedicati agli Immigrati), al centro di Medicina del Viaggiatore e delle Migrazioni, ai reparti di Ostetricia e Ginecologia e su chiamata ai servizi socio-sanitari. I mediatori inoltre hanno svolto assieme agli operatori dei consultori anche un’importante funzione per l’integrazione e il potenziamento delle competenze scolastiche dei ragazzi migranti o figli d’immigrati. Questa lunga esperienza, in diversi settori, ha permesso di promuovere l’integrazione della figura del mediatore nelle équipe aziendali, determinando una maggiore capacità operativa nell’offerta di salute alle popolazioni migranti. L’attività descritta proseguirà anche per il 2015/16, seppur sarebbe auspicabile un’implementazione e un ampliamento dell’operatività di tali figure professionali anche in altri servizi. Va ricordato che ASP e AO di Catanzaro assieme ad ASP di Crotone, hanno partecipato ad un’esperienza progettuale (PASS progetto per la Promozione dell’Accesso della popolazione immigrata ai Servizi Socio-sanitari e lo sviluppo delle attività di informazione ed orientamento nelle ASL italiane valorizzando l’inclusione attraverso la tutela della salute per un accesso equo- anni 2009/10) di cui è stato titolare l’INMP, che ha permesso di formare 7 mediatori regionali in ambito sanitario. Nell’ambito di questa progettualità le tre Aziende hanno avuto la possibilità di integrare, nelle proprie équipe, i mediatori in questione e di attivare e condividere alcuni percorsi di miglioramento socio-sanitario in modo integrato. Allo stato attuale, tali mediatori, risultano meglio qualificati nell’ambito dei temi sanitari, per cui più competenti anche nel ruolo tecnico da svolgere in affiancamento al sanitario specialista, nella presa in carico del paziente portatore di patologia. L’ASP di Reggio Calabria, dal 2006 al 2010 ha potuto usufruire di mediazione attraverso un protocollo d’intesa con una cooperativa sociale, in un primo momento tale attività ha riguardato gran parte dell’allora ASP di Palmi (successivamente accorpata all’ASP di RC), in seguito l’attività è stata concentrata negli ambulatori STP dell’ASP di RC. Inoltre importanti risultano essere i contributi delle ONG, nell’arco di questi anni MSF (Medici Senza Frontiere) ha supportato l’ASP di Reggio Calabria, attraverso le loro professionalità comprendenti i mediatori, nella difficile gestione dei migranti stagionali della Piana di Gioia Tauro comprendente anche il territorio di “Rosarno”; allo stato attuale tale collaborazione è 39 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità sostenuta da MEDU (Medici per i Diritti Umani) ed Emergency. Risulta inoltre che tutte le ASP fino al 2013, hanno avuto la possibilità di avere alcune ore settimanali di mediazione attraverso il progetto INTERLAB curato dal dipartimento dei Servizi Sociali della Regione Calabria. Per ciò che attiene le A.O., si ha riscontro solo di quella di Catanzaro “Pugliese Ciaccio” che ha fruito di mediazione per brevi periodi attraverso due progetti, integrando tale figura nell’URP, con funzione di orientamento, informazione e supporto nella relazione con gli operatori dei vari reparti ospedalieri. L’attività brevemente esposta fa emergere sul territorio regionale, la mancanza di uniformità nel coinvolgimento della figura del mediatore transculturale, di sicuro l’assenza di una regolamentazione normativa, la difficoltà gestionale non incentiva l’utilizzo di tale importante risorsa. Eppure chiaramente emerge quanto le ASP/AO che hanno avuto modo di operare in sinergia con i mediatori, si attivano per ricercare nuove opportunità che permettano l’integrazione di questa figura professionale nei servizi aziendali. Da qui un’ulteriore presa d’atto della necessità di acquisire i mediatori nelle équipe socio-sanitarie e sanitarie, ancor più ora che l’aumento dei transiti impone un percorso operativo più transculturale. Meritano evidenza sia la realizzazione dei corsi regionali per mediatori realizzati negli ultimi due anni a cura del dipartimento regionale dei Servizi Sociali, che sta portando alla realizzazione di un albo regionale, sia la delibera di Giunta Regionale n. 407 del 10.10.2014, che ha modificato l’organizzazione interna del Dipartimento della Salute individuando un’area specifica dedicata alle politiche dell’immigrazione all’interno del servizio 7 “Attività Territoriale”. La costituzione di un ambito dedicato ha dato il via a una ricognizione dello stato dell’arte dell’organizzazione delle politiche di immigrazione presso tutte le ASP della Regione e alla predisposizione di procedure d’intervento omogenee per tutta la Regione; sono stati contattati i maggiori portatori d’interesse e le autorità per creare una rete regionale. Obiettivo appunto è uniformare le procedure operative e migliore i processi che garantiscono e promuovono la salute delle persone. Nell’ambito di tale percorso rientrerà la valorizzazione della figura professionale del mediatore in sanità. 40 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità LAZIO di Carmen Mantuano3 Il contesto La necessità di procedere al riconoscimento della figura del mediatore culturale in ambito sanitario, in accordo con la definizione, il ruolo e l’utilità definiti nei testi di legge, è stata affrontata dalla Regione Lazio attraverso numerosi atti sia operativi sia di indirizzo, seppur nei limiti delle problematiche comuni alle diverse realtà regionali. Nel 2004, ad esempio, (prot. n° 3151/4A/09 del 13.01.2004 “Indicazioni per la mediazione linguistico culturale nelle strutture sanitarie della Regione Lazio”) sono state diffuse indicazioni per la progettazione e l’organizzazione dei servizi di mediazione. In particolare sono state individuate le sue finalità, specificati i tre livelli dell’attività (orientamento e informazione, facilitazione linguistica, comunicativa e di tipo sociale) ed i compiti cui deve assolvere verso gli utenti stranieri e gli operatori. Con DGR n° 321/2008 è stata, invece, disciplinata la figura, definendone il profilo sia professionale che formativo. In particolare nell’atto si legge: “Il mediatore interculturale svolge attività di mediazione tra cittadini immigrati e la società locale, promuovendo, sostenendo e accompagnando entrambe le parti nella rimozione delle barriere culturali e linguistiche, nella promozione sul territorio della cultura di accoglienza e dell’integrazione socioeconomica, nella conoscenza e nella pratica dei diritti e dei doveri vigenti in Italia, in particolare nell’accesso e nella fruizione dei servizi pubblici e privati. Il mediatore interculturale collabora con organismi ed istituzioni, pubblici e privati, nel processo di adeguamento delle prestazioni offerte all’utenza immigrata ed opera in tutte le situazioni di difficoltà comunicative e/o di comprensione tra persone di culture diverse, al fine di dissipare i malintesi o i potenziali conflitti dovuti ad un diverso sistema di codici e valori culturali”. Sono previsti per la formazione, nella stessa D.G.R, moduli disciplinari per settori, secondo gli ambiti di impegno del mediatore interculturale e le modalità di conseguimento della qualifica (un corso di almeno 450 ore per il rilascio della qualifica e di 200 ore quello del corso di specializzazione). La Regione partecipa, inoltre, ad azioni progettuali sul tema, come ad esempio “Rete interregionale transnazionale per la coesione sociale, l’utilizzo delle risorse professionali nella mediazione interculturale e nella prevenzione, gestione e trasformazione dei conflitti” (2009), che costituisce lo sviluppo di una precedente azione interregionale “Area umanitaria: operatore di pace e mediatore interculturale” e ha l’intenzione di raccordare 3 Referente del Tavolo tecnico per la Regione Lazio - dirigente Direzione Salute e Integrazione socio-sanitaria 41 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità il lavoro sinora realizzato in sede nazionale per il riconoscimento delle figure professionali, con il lavoro svolto o che si sta realizzando nel contesto europeo. La mediazione sanitaria nel Lazio A fronte, però, delle molte disposizioni, della valenza che assumono queste figure con l’intensificarsi dei flussi migratori, e per la funzione che hanno di raccordo tra diverse culture, l’utilizzo del mediatore nelle strutture del sistema sanitario regionale appare frammentaria e spesso legata alla sensibilità di particolari strutture o operatori sanitari. Ciò emerge, anche dalla rilevazione condotta nel primo quadrimestre del 2015 nell’ambito del Progetto ForMe. Nello specifico, l’analisi è stata condotta inviando lo strumento di indagine, proposto nella forma di questionario strutturato, a tutte le 21 Direzioni Sanitarie delle Aziende ed IRCCS pubblici della Regione Lazio, con modalità di auto somministrazione, compilabile sulla piattaforma e-Learning dell’INMP o in forma cartacea. La rispondenza è stata di circa il 50%, offrendo pertanto una utile base informativa, pur se non completa. In totale hanno partecipato: • 7 ASL (Roma B, Roma D, Roma F, Roma G, Roma E, Frosinone, Viterbo) • 2 Aziende Policlinici Universitari (Umberto I e Torvergata) • 2 IRCCS (IFO e L. Spallanzani) • 1 Azienda Ospedaliera (S. Giovanni Addolorata) Il numero di esperienze nel territorio regionale è probabilmente superiore, ma alcune potrebbero essere sfuggite alla rilevazione trattandosi in alcuni casi di progetti di ricerca o iniziative isolate (magari non attive nel periodo di invio dei questionari). Le informazioni aggiuntive ricavabili da documentazioni inerenti iniziative pubblicate in rete, dai siti web aziendali o da esperienze progettuali, avvalorano l’ipotesi. Dato da sottolineare è che 5 delle strutture rispondenti, rappresentano di non avere al momento della rilevazione un servizio di mediazione culturale, pur riconoscendone la necessità ed il valore aggiunto per la qualità delle cure. Dalle risposte dei professionisti delle strutture sanitarie è possibile dedurre come il bisogno di mediazione sia avvertito/percepito in modo diffuso. Il contesto operativo dove ne è maggiore l’utilizzo sono il pronto soccorso, il consultorio, i servizi di salute mentale, i servizi amministrativi, i punti di accoglienza, il CUP, l’URP. Mentre le attività principali sono informare, accogliere, facilitare l’accesso al servizio, rassicurare, tradurre informazioni, documenti, prescrizioni, indicazioni di esami e modalità di cura. Dal punto di vista dei requisiti richiesti il 42 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità titolo di studio è prevalentemente quello relativo all’area della mediazione interculturale, mentre la lingua è in genere quella italiano/veicolare. Un elemento comune evidenziato in tutte le risposte, è la considerazione circa la carenza o la discontinuità di risorse dedicate al servizio, che lo rendono ancora parziale e con modalità di utilizzo occasionale. In linea con ciò, è auspicabile che il riconoscimento della figura professionale possa rendere l’utilizzo della mediazione, intesa come strumento funzionale all’integrazione ed alla valorizzazione delle diversità, più diffusa e strutturata in una logica di sistema, utile al miglioramento della qualità delle prestazioni e all’umanizzazione delle cure. 43 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità LIGURIA di Elisa Malagamba4 Il contesto La Regione Liguria affronta per la prima volta normativamente la figura del mediatore culturale con legge 874 del 4 agosto 20065, definendo la figura professionale del mediatore quale professionista che svolge la sua attività tra cittadini immigrati e la società di accoglienza, promuovendo, sostenendo e accompagnando entrambe le parti nella rimozione delle barriere culturali e linguistiche, nella promozione sul territorio di una cultura dell’accoglienza e integrazione socioeconomica nei confronti degli immigrati, nella valorizzazione delle culture di appartenenza, nella conoscenza dei diritti e dei doveri vigenti in Italia per gli immigrati, nell’accesso a servizi pubblici e privati e assiste le strutture di servizio nel processo di adeguamento delle prestazioni offerte all’utenza immigrata. Delineando le situazioni-tipo di lavoro viene identificato il ruolo d’azione del mediatore nei seguenti campi: 1. sociosanitario (ufficio stranieri delle Asl, reparti ospedalieri, pronto soccorso, consultori, uffici territoriali delle Asl, servizi sociali, comunità presenti sul territorio) 2. scolastico educativo 3. servizi di cittadinanza 4. giudiziario 5. servizi per l’impiego Vengono identificati due percorsi formativi, nel percorso formativo di secondo livello di specializzazione si evidenziano le caratteristiche dell’ambito sociosanitario quali: • elementi di funzionamento dei servizi sociosanitari specifici (servizi pubblici per le tossicodipendenze, servizi di salute mentale, ambulatori, front office, reparti ospedalieri, pronto soccorso, direzioni sanitarie) • elementi di rappresentanza di salute/malattia e pratiche e sistemi di cura del paese di provenienza dell’ utenza 4 Referente Tavolo tecnico per la Regione Liguria - Assessorato alla salute 5 Per la trattazione completa della materia si rimanda alla disciplina normativa regionale “Norme per l’ accoglienza e l’ integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati” L.R. 20 febbraio 2007, n.7 e alla Delibera di Giunta Regionale “Definizione della figura professionale di “Mediatore Interculturale” e approvazione degli indirizzi per i contenuti minimi dei percorsi formativi di 1° livello (Qualifica) e di 2 °Livello (Specializzazione). 44 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • organizzazione della rete dei servizi territoriali pubblici e privati in ambito sociosanitario • normativa vigente e sue applicazioni in materia di diritto alla salute per cittadini immigrati Si sottolinea inoltre come il mediatore interculturale svolga inoltre attività di front-office/back office in modo strutturato e continuativo in servizi erogati principalmente a cittadini immigrati da organizzazioni del terzo settore o da enti pubblici, ovvero in modo occasionale e su richiesta di intervento specifico, in convezione con enti del privato sociale, negli ambiti operativi sopra elencati. È in grado di gestire in autonomia la relazione con l’utenza tuttavia si sottolinea come collabori in equipe con gli altri operatori all’interno di un servizio dedicato o di una struttura del territorio. Con DGR n. 753 del 2008 e DGP n. 392/2008 è stato approvato il progetto “Verso un servizio territoriale di mediazione interculturale” con l’intento di sperimentare modalità operative per la fruizione dei servizi di mediazione interculturale, che siano nel contempo una valorizzazione dei servizi per il lavoro già operativi e un tentativo di messa a sistema di servizi integrati, favorendo l’accesso e lo sviluppo della mediazione interculturale anche in quei contesti nei quali, pur avvertendone il bisogno, non sia ancora organizzato. La Regione Liguria, attraverso il coinvolgimento dell’Asl due savonese ha partecipato al progetto Pass il Progetto per la promozione dell’accesso della popolazione immigrata ai servizi sociosanitari e lo sviluppo delle attività di informazione ed orientamento socio-sanitario nelle ASL italiane con l’obiettivo di valorizzare il processo di inclusione sociale degli immigrati anche attraverso una politica di tutela della salute volta ad attuare una piena parità degli stranieri nell’accesso ai servizi sanitari pubblici. La partecipazione dell’azienda al progetto ha permesso di rendere più agevole l’approccio e l’interazione delle persone immigrate con i servizi sociosanitari e gli operatori al fine della maggiore efficacia dell’intervento e della rimozione degli ostacoli all’accesso, tenendo in conto le differenze culturali di provenienza attraverso attività di formazione per mediatori culturali in ambito sociosanitario e di informazione sul territorio per promuovere la conoscenza dei servizi e facilitare l’accesso delle comunità straniere alle strutture sanitarie pubbliche.6 In seguito a questa sperimentazione sono stati formati i primi mediatori interculturali a livello regionale ed è stato istituito un albo con l’evidenza online dei professionisti formati. La volontà nel processo sopra esposto, con particolare riferimento al territorio provinciale, 6 Evidenza di un evento di reale formazione e informazione è stata la partecipazione del progetto Pass al Suq di Genova (“ bazar” dei popoli unico in Italia, dove si incrociano personalità della scena internazionale e cittadini di provenienze diverse, linguaggi e tradizioni, arte e gastronomia etnica, mercanti e artigiani) , attraverso uno stand gestito dalle due mediatrici dell’ Asl 2 Savonese. 45 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità è stata quella di sperimentare modalità di fruizione di servizi di mediatore interculturale a livello territoriale, con l’intento di elaborare le linee di un momento di formazione che configurasse una situazione di aggiornamento per i mediatori interculturali operanti nelle diverse realtà di intervento provinciale, ma anche di altre figure coinvolte e coinvolgibili nel processo di mediazione. È evidente dai sopra elencati atti normativi e processi, la volontà regionale di dare forma e sostanza al profilo del mediatore culturale, profilo che tuttavia, non avendo una cornice quadro nazionale di riferimento, ha rappresentato un processo in evoluzione a singhiozzo. La mediazione sanitaria in Liguria Le esperienze sopra delineate hanno rafforzato la convinzione nell’ente pubblico che il ruolo della mediazione non deve essere inteso come intervento d’eccezione, ma come un processo che porta alla costruzione progressiva di ambiti di mediazione polifunzionali anche nell’ambito di settori specifici. Tali considerazione portano inoltre alla considerazione che sia necessario creare una rete che consenta ai mediatori di sentirsi parte di un gruppo riconosciuto, in particolare da tutti quei soggetti che a vario titolo rappresentano i committenti o i fruitori della loro attività professionale. Con specifico riferimento alla figura del mediatore in campo sanitario, in naturale conseguenza di quanto sopra evidenziato, la proposta dell’INMP è stata accolta con notevole interesse. La necessità di comprendere come fosse articolata e inserita la figura del mediatore nei contesti sanitari rappresentava un’esigenza forte, proprio per capire come questa figura potesse andare a incidere su interventi maggiormente appropriati. È infatti evidente come l’intervento del mediatore culturale possa agevolare i processi di cura della persona, rappresentando il mediatore il “ponte di contatto” chiarificatore tra il medico e il paziente, allargando il concetto possiamo ragionevolmente affermare che la figura del mediatore, pur essendo inserita nel contesto dei servizi sanitari, in primo luogo rappresenta l’anello di congiunzione e di comprensione tra il cittadino di diversa cultura e il mondo sociosanitario del contesto italiano. Così come l’ente regionale ha avvertito la necessità e il bisogno di conoscere i lineamenti di questa figura, anche il territorio ha accolto con notevole interesse la richiesta di dare evidenza alla funzione svolta dai mediatori nei contesti sanitari. La scelta della Regione Liguria è stata quella di richiedere formalmente mediante lettere alle aziende territoriali e agli enti ospedalieri di compilare la scheda di rilevazione della domanda o in alternativa di fornire elementi utili alla conoscenza di come il mediatore operasse o, in alternativa nel caso non ci fossero queste figure, se se ne avvertisse la necessità. I tratti salienti della mappatura di scenario rilevata sono i seguenti: 46 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Invio scheda Asl 1 Imperiese si Asl 2 Savonese Risposto con nota Asl 3 Genovese Si Asl 4 Chiavarese Si Ente Ospedaliero G. Gaslini Si Dettaglio Utilizzano 2 mediatori sanitari • si affidano a cooperativa • modalità a chiamata per prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche/Sportelli di accoglienza e di orientamento Attualmente non utilizzano Mediatori Sanitari Utilizzano mediatori sanitari • si affidano a cooperativa • modalità a chiamata per prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche/sportelli di accoglienza e di orientamento, pronto soccorso, SerT, consultorio, ambulatorio STP, reparti di ginecologia-ostetricia e pediatria • la materia è disciplinata dalla Determinazione Dirigenziale 808 del 13 maggio 2014 Utilizzano 2 mediatori sanitari • si affidano a cooperativa • presenze programmate e a chiamata in pronto soccorso, SerT, consultorio, ambulatorio STP, reparti di ginecologia-ostetricia e pediatria Utilizzano 30 mediatori sanitari • si affidano a cooperativa • modalità a chiamata per prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche/sportelli di accoglienza e di orientamento, pronto soccorso, SerT, consultorio, ambulatorio STP, reparti di ginecologia-ostetricia e pediatria e servizio sociale IRCCS San Martino IST Risposto con nota Non operano figure di mediatori culturali Sono peraltro attivi: • un Ufficio Stranieri c/o il Servizio CUP che si occupa delle problematiche correlate all’assistenza al cittadino straniero • il Servizio delle Assistenti Sanitarie che svolge un’attività presso tutti i reparti, occupandosi anche degli aspetti sopra richiamati • il Nucleo di Assistenza Socio-Sanitaria presso il Pronto Soccorso, nel quale operano sia Assistenti Sociali che Assistenti Sanitarie • l’Ufficio relazioni con il Pubblico manifestano tuttavia la necessità di poter usufruire di questa figura professionale E.O. Ospedali Galliera Risposto con nota Utilizzano il servizio di interpretariato telefonico 47 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Il processo sopra esposto e l’interazione con il territorio per comprendere l’utilizzo della figura del mediatore in campo sanitario, hanno permesso all’ente regionale di comprendere che è urgente la necessità di delineare in maniera più appropriata i confini dell’operato di questa figura da inserire nei processi di valutazione multidisciplinari dei servizi sociosanitari. In conseguenza alla mappatura delle esigenze dei servizi sociosanitari territoriali e della necessità di delineare i profili del mediatore, il passo successivo è stato quello di dare diffusione dell’ importanza che una figura di mediatore operante sul territorio ligure partecipasse al primo corso di formazione per mediatori culturali in campo sanitario a rilievo nazionale. L’utilizzo della figura del mediatore, data l’epidemiologia socioculturale ad oggi presente sul nostro contesto territoriale, permette di ottenere una doppia finalità parallela, uguaglianza sostanziale dei cittadini stranieri in ordine alla diritto di tutela della salute attraverso pari opportunità d’acceso ai servizi e alla cura e allo stesso tempo permette alla sanità pubblica di fornire interventi e cure in un’ ottica di maggior appropriatezza. 48 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità SICILIA di Mario Raspagliesi7 Il contesto La situazione dell’accoglienza sanitaria dei migranti in Sicilia denota sicuramente delle peculiarità interessanti relative alle necessità della prima accoglienza dovuta ali sbarchi innanzitutto e alla situazione complessiva dell’isola, le cui intersezioni con il fenomeno migratorio necessitano di ulteriori approfondimenti, anche per quanto attiene alla situazione sanitaria. La sua interpretazione prevalente ha a che fare con la necessità di comunicare più efficacemente, in primis a livello linguistico, tra interlocutori che non utilizzano lo stesso idioma. È, però, nozione comune che la comunicazione è un processo complesso, che travalica la semplice capacità di comprensione linguistica, per abbracciare la dimensione simbolica e quella più ampiamente culturale. Ciononostante, si può provare a tracciare un quadro descrittivo seppur approssimativo e generale della presenza dei mediatori culturali nei servizi sanitari, come risposta competente e di qualità ai migranti. Considerato che il fenomeno immigratorio in Italia è caratterizzato da un’estrema frammentazione e diversificazione delle comunità rappresentate e quindi dei bagagli linguistici a disposizione, si comprende l’estrema utilità di poter disporre di ‘facilitatori’ della comunicazione che abbiano una buona conoscenza tanto dell’italiano quanto della lingua straniera. Al contempo, la figura del mediatore culturale viene evocata per intervenire a evitare possibili incomprensioni e malintesi che si ritengono derivare dai differenti sistemi di valori, rappresentazioni, credenze e codici delle diverse culture di appartenenza. Innanzitutto, il riferimento alla cornice normativa, permette di inquadrare la risposta sanitaria della Regione Siciliana alla questione dei servizi per l’immigrazione per il miglioramento di questi ultimi attraverso il ricorso al mediatore culturale a supporto del personale socio-sanitario. A tal proposito, la Regione decreta la necessità della “presenza di figure di mediazione linguisticoculturale, tenendo conto della popolazione prevalente nel territorio, anche attraverso forme di contratti e/o convenzioni con specifiche associazioni del settore”, al punto 3.2 sull’Organizzazione della rete assistenziale a livello ospedaliero delle Linee guida per l’assistenza sanitaria ai cittadini stranieri (comunitari ed extracomunitari) della Regione Siciliana emanate a ottobre 2012. 7 Referente del Tavolo tecnico per la Regione Siciliana -(AO Cannizzaro - Catania) 49 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità La mediazione sanitaria in Sicilia La situazione dei servizi sanitari specifici per i migranti nella Regione Siciliana, in base ai dati ricevuti dai colleghi responsabili delle Asp menzionate nelle schede, la questione dei mediatori culturali in Sicilia risulta alquanto frammentata, non diffusa e soprattutto ancora non strutturata. Dalle descrizioni pervenute, ci possiamo rendere conto del fatto che i servizi di mediazione culturale sono attivi non in tutte le province. In alcune province hanno avuto esperienze ben strutturate di assistenza con i mediatori culturali come la provincia di Palermo Siracusa e Ragusa e alcune saltuariamente come la provincie di Catania, in alcune province (laddove esistono) sono di recente attivazione. Rispetto agli anni di attività del servizio di mediazione culturale, la provincia di Ragusa risulta la più longeva, mentre per le altre Asp si evince che il ricorso alla mediazione culturale è recente, circa un anno, in tutte le province. Il numero di mediatori risulta maggiormente alto nella provincia di Siracusa (33), segue Enna (18) e infine, con un numero esiguo di 2, Messina: ciò potrebbe essere correlato alla posizione della provincia rispetto agli sbarchi o alle modalità di reclutamento dei mediatori. Il turnover risulta assente o al massimo annuale, il che denota una presenza degli stessi mediatori sul territorio e una stabilizzazione nella stessa area da diversi anni, con implicazioni sulla conoscenza dei servizi e della competenza sulla stessa mediazione. Per quanto riguarda le modalità di reclutamento dei mediatori, si evince che le collaborazioni sono occasionali o al massimo a progetto e solo nel caso ragusano si registra l’affidamento a cooperative esterne, mentre a Caltanissetta ci si affida ancora alla gratuità delle prestazioni di mediazione offerte dalle cooperative dei centri. I requisiti richiesti sono molteplici: la maggior parte delle Asp ricerca mediatori con esperienza pregressa, titolo di studio pertinente, conoscenza lingua italiana e altre lingue. D’altro canto invece, a fronte di una precarietà dei mediatori, questi ultimi vengono utilizzati in vari contesti sanitari, dal pronto soccorso, a reparti, ambulatori e servizi vari e si affiancano a quasi tutto il personale nei servizi sanitari: medici, infermieri, assistenti sociali e operatori socio-sanitari in generale. Dal punto di vista organizzativo, il ricorso ai mediatori a chiamata configura un servizio precario che non punta alla continuità della prestazione e, di conseguenza al consolidamento di buone prassi, trattandosi quasi sempre di risposte sanitarie emergenziali, anche in situazioni che riguardano immigrati di lungo termine. Al mediatore viene richiesta anzitutto la traduzione linguistica, ma sempre più ci si accorge che è necessaria una mediazione culturale al fine di aumentare la compliance del soggetto migrante e dunque l’efficacia della cura. Inoltre il mediatore culturale viene sempre più ricercato in diversi ambiti sanitari, ciò denota la necessità trasversale di utilizzo degli stessi per affiancare gli operatori sanitari. I profili richiesti al momento della selezione sono alti, il 50 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità che denota una richiesta di personale altamente qualificato specialmente in ambito sanitario. In seguito alla traccia formulata per la descrizione dello stato dell’arte della presenza dei mediatori culturali all’interno dei servizi sanitari nella Regione Siciliana, le considerazioni che seguono riguardano ipotesi strategiche per il miglioramento degli stessi servizi. Innanzitutto, al fine di superare la frammentarietà della presenza dei mediatori culturali in Sicilia, sarebbe utile procedere a una forma di strutturazione degli stessi, attraverso formule che assicurino maggiore continuità alla presenza dei mediatori all’interno delle strutture sanitarie. Inoltre, sembra urgente la necessità di una formazione specifica dei mediatori in ambito sanitario che sia quanto più omogenea possibile su tutto il territorio e che possa essere di supporto agli operatori sanitari dal punto di vista culturale oltre che linguistico, come invece avviene attualmente. Nel futuro, vista la presenza nel nostro territorio di una società sempre più multiculturale, sarebbe auspicabile che l’attività dei mediatori culturali, formati in ambito sanitario, non fosse limitata soltanto alle attività già descritte ma bensì potesse riguardare ambiti nuovi, come quelli della prevenzione, particolarmente significativa per le fasce deboli della popolazione. 51 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità REGIONE UMBRIA di Francesco Francescaglia8 Il contesto In Umbria la mediazione in ambito sanitario comincia con l’esperienza dell’ASL1 (Alto Chiascio - Alto Tevere) e dell’ASL2 (Perugia, Assisi, Media Valle del Tevere, Trasimeno), poi confluite il 1° gennaio 2013 nell’ASL Umbria 1. Già dal 1998 l’ex ASL2 aveva attivato lo spazio donne migranti a Perugia: un servizio consultoriale di prima accoglienza con apertura quindicinale, con la presenza di una mediatrice. Contemporaneamente (dal 1999), la Regione Umbria ha condotto un progetto finanziato dalla legge 34/98 con i consultori familiari che ha permesso di offrire, su richiesta, prestazioni di mediazione culturale. Nella sperimentazione (1999-2005) si sono attivati 714 interventi individuali di mediazione culturale. Nel 2000 sono stati realizzati corsi per gli operatori quali: Agire nell’interculturalismo (ASL1), Corso di formazione per i medici di MG e PLS (ASL2). Al termine del progetto (2005), la ASL2 è stata individuata come capofila regionale del Centro interaziendale per la realizzazione di un servizio a rete di mediazione culturale nelle Aziende Sanitarie, istituito per individuare percorso, requisiti del personale e strumenti per la mediazione culturale, cui hanno aderito anche le altre Aziende sanitarie in partenariato. Dal 2009, lo Spazio donne migranti è stato sostituito con uno Sportello Mobile che per 3 anni si è spostato nei diversi presidi. La mediazione sanitaria in Umbria Oggi la Mediazione Culturale nella ASL Umbria 1 è garantita dallo staff Qualità e Comunicazione, che coordina interventi effettuati da un rete di mediatori a chiamata. Vengono effettuate anche traduzioni di materiale informativo multilingue. A titolo esemplificativo alcuni dei progetti realizzati: Promozione della partecipazione consapevole agli screening oncologici femminili presso le cittadine albanesi […] (2006-2007); Informazione e prevenzione sull’infezione da HIV/MST rivolte alle comunità camerunese e magrebine (2007-2008); ‘[…] Malattie sessualmente Trasmesse rivolte alle Comunità Straniere (dal 2008); Mediazione, Carcere, Immigrazione (dal 2009); PASS - Promozione dell’accesso delle popolazioni migranti ai servizi Socio-Sanitari e Sviluppo delle Attività di Orientamento e Informazione nelle 8 Referente del Tavolo tecnico per la Regione Umbria - Direzione Salute 52 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità ASL Italiane - progetto INMP (2009-2010); Migranti e Dipendenze (2009); Interventi per incrementare la partecipazione e l’accesso agli Screening […] in sottogruppi della popolazione (dal 2010); Educazione alla Salute (2011) per i cittadini romeni; Prevenzione IVG tra le donne straniere e la prevenzione dell’abbandono del neonato (2009-2014). Anche l’Azienda Ospedaliera di Perugia ha preso parte al progetto PASS. Per le emergenze si avvale di un servizio di interpretariato telefonico e dell’azione di volontariato del personale dipendente di nazionalità estera. Per ciò che riguarda l’Azienda Ospedaliera di Terni, nel 2004 ha instaurato una convenzione, (successivamente interrotta) con L’Associazione Namastè. Per un periodo è stato attivo un servizio di traduzione, su chiamata dai reparti di degenza (Referente interno del Progetto era l’Ufficio Relazioni con il Pubblico). Nell’Azienda ASL Umbria 2, presso il Servizio Comunicazione Interna e Mediazione Culturale e Linguistica, è attivo da 6 anni un servizio di mediazione che coinvolge 6 operatori, con un turnover medio di circa 3 anni. Gli interventi di mediazione riguardano principalmente il pronto soccorso, i reparti e la degenza, prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche, servizi amministrativi e CUP, sportelli di accoglienza, orientamento, URP, nonché i medici di distretto, gli assistenti sociali e gli operatori del consultorio. Di particolare rilievo, per il rafforzamento degli interventi, è un altro progetto che l’ASL Umbria 1 attualmente sta conducendo nell’ambito dei FEI. Si tratta del progetto BIRTH che intende: • rendere più efficiente il sistema di mediazione culturale in Sanità dell’Umbria, attraverso la strutturazione di un Centro di Coordinamento Regionale c/o l’ASL Umbria 1 che funzioni come un 118 e che colleghi tempestivamente mediatrici qualificate delle diverse etnie e dei diversi territori con operatori sanitari e pazienti dislocate nel territorio • sperimentare una forma di collegamento tra le istituzioni sanitarie umbre nel contesto dei servizi dell’area materno-infantile, in cui gli indicatori di iniquità nell’accesso appaiono preoccupanti • intervenire strutturando servizi di mediazione per le migranti che coprano tutto il percorso nascita e le prestazioni sanitarie dell’area materno infantile, sia con servizi programmati che d’urgenza • prevedere servizi informativi che facilitino l’accesso delle donne ai servizi sanitari dell’area materno infantile, anche in ottica di prevenzione, di diagnosi precoce, di supporto al percorso nascita • supportare le donne migranti nel percorso nascita sperimentando nuovi servizi, anche attraverso le buone pratiche regionali individuate dalla valutazione di medio termine 53 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • condividere con l’ASL Umbria2 (Rete Relazione) il processo avviato con i precedenti FEI, prevedendo servizi comuni • rendere i servizi di mediazione più coerenti con le esigenze delle migranti, coinvolgendo le associazioni che le rappresentano nei tavoli di organizzazione dei servizi Il progetto nasce proprio con l’obiettivo di mettere a sistema i progetti realizzati in Umbria nel settore sanitario per l’integrazione dei migranti. 54 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità REGIONE EMILIA-ROMAGNA di Vanessa Vivoli e Corrado Ruozi9 Il contesto La Regione Emilia-Romagna, attraverso la legge regionale n. 5/2004 Norme per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati, ha riconosciuto il fenomeno migratorio quale componente strutturale e organica del contesto regionale e si è dotata di uno strumento regolativo per esercitare la piena competenza delle Regioni e degli Enti locali in materia di integrazione sociale dei cittadini stranieri. I cambiamenti demografici di una popolazione che invecchia, il calo della fascia di popolazione italiana in età lavorativa, la richiesta di lavoro in alcuni specifici segmenti e l’esistenza di un consolidato sistema di welfare hanno rappresentato e rappresentano la cornice entro la quale agiranno i flussi migratori in Emilia-Romagna nei prossimi anni. Nel 2013 la popolazione regionale contava 4.471.104 persone residenti, delle quali 547.552 con cittadinanza non italiana e di queste circa il 20% appartenenti alla Unione europea. Pur registrando un significativo rallentamento della crescita a partire dalla crisi economica iniziata nel 2008, il fenomeno migratorio si è costantemente intensificato anno dopo anno, per cui l’incidenza dei residenti non italiani sul totale della popolazione regionale è passata dall’8,6% del 2008 al 12,2% del 2013. Nel corso dell’ultimo decennio (2003-2013) si è registrata una crescita della popolazione complessiva attorno al 10%, quasi interamente dovuta alla presenza di cittadini stranieri. Lo sviluppo di proiezioni demografiche sempre più raffinate in ambito nazionale e regionale prevedono al 2020 un ulteriore aumento della popolazione complessiva regionale attorno al 5%, con una incidenza dalla popolazione straniera che supererà il 17% della popolazione totale (circa 800.000 persone). La presenza di popolazione immigrata è ormai, quindi, una caratteristica di tutto il territorio regionale, sebbene si possano apprezzare delle differenze; in particolare le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena continuano ad avere un’incidenza di popolazione residente straniera sul totale ben al di sopra della media regionale: a fronte del 12,2% medio, in queste province l’incidenza supera il 13,5% con la punta del 14,4% per la provincia di Piacenza. Al contrario, la provincia di Ferrara continua a mostrare la presenza più bassa (8,4%), seppure con notevoli incrementi nel corso degli ultimi anni. In termini di crescita relativa infatti sono altre le province che nell’ultimo anno si distinguono 9 Referenti del Tavolo tecnico per la Regione Emilia-Romagna - Area sviluppo delle professionalità dell’assistenza e della salute dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale dell’Emilia-Romagna 55 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità per valori superiori al 3,3% di crescita media regionale della popolazione straniera residente, in particolare, le province di Rimini (+5,4%), Bologna (+4,4%), Ravenna (4,1%) e Parma (4,0%)10. La mediazione sanitaria in Emilia-Romagna Il questionario di rilevazione proposto dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazione Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) per l’analisi della domanda di mediazione è stato somministrato in forma cartacea a tutte le 15 Aziende Sanitarie presenti nel territorio della Regione Emilia-Romagna; la rilevazione e la successiva analisi sono state coordinate dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale dell’Emilia-Romagna. Il questionario è stato restituito compilato da 13 Aziende su 15, con tasso di risposta oltre l’86%. Questo dato mostra sicuramente l’interesse e l’attenzione del nostro sistema verso questo tema, confermati anche dalla successiva richiesta delle stesse Aziende sanitarie di un incontro specifico di restituzione dei risultati ottenuti. L’incontro ha rappresentato anche un’importante occasione per cominciare a ragionare su possibili sviluppi per la mediazione sia in termini organizzativi, sia di ruolo e di competenze. Prima di presentare brevemente l’analisi dei risultati, ci sembra importante sottolineare come all’interno della nostro Sistema sanitario regionale si stia sperimentando localmente l’introduzione di figure di prossimità11, ossia figure che vadano oltre la mediazione (spesso puramente linguistica) e sappiano prendersi carico dei bisogni delle comunità straniere con le quali si interfacciano. Operatori capaci di facilitare l’incontro tra il sistema dei servizi e le diverse comunità svantaggiate presenti nel territorio attraverso funzioni di aggancio e orientamento, che abbiano però non solo un ruolo di interfaccia, ma che lavorando nella e con la comunità, nel e con il territorio nel quale risiedono, sappiano sfruttare al meglio le reti presenti e siano in grado di avere un ruolo proattivo, attivando anche processi di empowerment di comunità. In particolare le sperimentazioni attive nel territorio sono quelle di: • Parma - ha formato dei promotori di salute all’interno degli sportelli sociali provinciali con funzione di aggancio e orientamento nel sistema dei servizi sanitario, socio-sanitario e sociale locale 10 Il testo è stato tratto da Per una comunità interculturale Programma triennale 2014-2016 per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri (Art. 3 Comma 2 della L.R. 5/2004) 11 Le sperimentazioni sono state finanziate con il Fondo regionale di Modernizzazione 2010-2012 56 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • Cesena - ha creato l’agente di salute nella comunità, cioè un operatore in grado di essere attivo nel territorio, capace di incontrare coloro che sono invisibili al sistema, di raccoglierne bisogni e di facilitarne l’incontro con il sistema dei servizi • Reggio Emilia - ha formato i mediatori linguistico-culturali che già operavano in Azienda, immaginando agenti di salute in grado di promuovere l’accesso ai servizi, con particolare attenzione all’accesso agli screening • Piacenza - ha sviluppato una progettazione specifica per promuovere una maggiore equità nella tutela della salute delle persone recluse in carcere (comunità di riferimento), attivando figure di promotori di salute in carcere con funzioni di ponte/raccordo tra il “dentro” e il “fuori”, raccogliendo, amplificando, raccordando e sensibilizzando Per questo, si vuole ribadire che la partecipazione al progetto ForMe, e in modo particolare alla fase di analisi della domanda, ha rappresentato un’importante occasione per ragionare sul ruolo della mediazione linguistico-culturale in sanità e per promuovere le buone prassi già presenti sul territorio regionale. Per quanto riguarda i risultati della rilevazione, il primo importante dato mostra come il Servizio di Mediazione linguistico-culturale sia presente in tutte le Aziende sanitarie della Regione12 in modo strutturato. In realtà, vi è una sola Azienda che dichiara di non avere al proprio interno un vero e proprio servizio di mediazione, quanto piuttosto un’attività di interpretariato. I servizi esistenti non sono “giovani”, mediamente esistono da circa 10 anni, con un’Azienda che afferma di avere un servizio attivo da oltre 15 anni (la media dell’età del servizio è pari a 9.7 anni, con un massimo di 18 anni e un minimo di 3 anni). Per quanto riguarda l’anzianità del servizio non vi sono differenze significative tra le Aziende territoriali e le Aziende ospedaliere. Il numero dei mediatori coinvolti nei servizi è in media di 16 unità per Azienda sanitaria (minimo 0; massimo 60). Tutti i contesti locali - a eccezione di uno - sostengono di essere a conoscenza del numero di mediatori coinvolti nel servizio, anche se tendono a spiegare che sanno esattamente il numero dei mediatori utilizzati in modo strutturato e routinario, cioè all’interno di postazioni fisse o in attività programmate, ma non sempre riescono a quantificare il numero delle unità che vengono chiamate per interventi urgenti o per emergenze legate a specifiche esigenze linguistiche. Sono infatti 4 le 12 Nonostante abbiano risposto 13 Aziende sulle 15 presenti sul territorio, possiamo affermare che il servizio è presente in tutti i contesti locali in quanto nel 2013 è stata condotto a livello regionale un indagine di monitoraggio del servizio di mediazione. Questo monitoraggio è condotto in modo sistematico dal Servizio Assistenza Distrettuale, Medicina Generale, Pianificazione e Sviluppo dei Servizi Sanitari della Direzione Generale Politiche Sanità e Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna, e rientra in un’analisi più ampia dei servizi sanitaria offerti a favore delle persone straniere. 57 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Aziende sanitarie (3 territoriali e 1 ospedaliera) che specificano il numero di mediatori strutturati e l’utilizzo di “n” mediatori per richieste estemporanee. Tutte le 13 Aziende sostengono di affidare il servizio di mediazione tramite gara a cooperative o associazioni esterne. Vi è, però, una realtà che chiarisce che fino all’anno 2011 per l’affidamento del servizio stipulava contratti libero-professionali direttamente con i singoli mediatori. Inoltre, la maggior parte delle Aziende (11 su 13) sono a conoscenza dei requisiti richiesti dalla cooperativa o dall’associazione per reclutare i mediatori. Tra le Aziende che dichiarano di conoscere i requisiti di selezione, tutte pongono alcuni prerequisiti all’ingresso. Come mostra il grafico 1, il requisito più frequente riguarda il possesso di uno specifico titolo di studio relativo alla mediazione interculturale, solo una Azienda specifica la necessità non solo di un titolo generico ma del possesso della qualifica regionale in ambito di mediazione. A questo requisito fanno seguito l’esperienza in mediazione (in particolare in mediazione in sanità), la conoscenza della lingua da veicolare e la conoscenza della lingua e della cultura italiana. Solo 2 Aziende su 13 inseriscono tra i requisiti anche la valutazione delle capacità relazionali e di lavoro in gruppo. Inoltre, solo 2 Aziende valutano la conoscenza del sistema dei servizi sanitari e di come sono organizzati localmente. Per quanto riguarda l’organizzazione delle modalità di offerta del servizio, vediamo che la più frequente è quella per turni e a chiamata (61,5%), due realtà evidenziano anche che il servizio così organizzato può essere eseguito o in presenza o al telefono. Le altre 6 (di cui 3 territoriali e 3 ospedaliere) indicano che al loro interno il servizio presenta contemporanee e molteplici modalità di offerta: una presenza fissa con attività continuativa in sedi prestabilite, uno sportello informativo, interventi programmati e urgenti, mediazione telefonica e attività di traduzione. Grafico 1 58 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Vi è poi un’Azienda ospedaliera che specifica che è di sua responsabilità la gestione solo della mediazione telefonica mentre il servizio di mediazione in presenza è in capo alle assistenti sociali del Comune, è organizzato a chiamata con programmazione degli interventi e si interfaccia con il servizio di mediazione linguistico-culturale della Azienda USL del suo stesso territorio. Infine, una sola Azienda dichiara di offrire un servizio organizzato solo per interventi urgenti. Passando agli aspetti operativi della mediazione, per identificare le mansioni richieste al mediatore all’interno delle nostre Aziende abbiamo riproposto le categorie di classificazioni delle mansioni proposte dall’INMP, modificandole e/o ampliandole in modo tale che fossero più aderenti a quanto dichiarato dalle nostre realtà locali: • orientamento informativo - accoglienza, rilevazione dei bisogni, informazione orientata • facilitazione linguistico/culturale - interpretariato, traduzione, facilitazione, supporto alla comprensione delle diversità culturali • accompagnamento nel percorso di cura - accompagnamento dell’utente migrante nel percorso di cura durante l’erogazione della prestazione sanitaria e/o sociosanitaria • supporto amministrativo • educazione sanitaria e promozione alla salute • formazione • lavoro di rete - funzione di ponte tra le comunità straniere e il sistema dei servizi sanitari e/o socio-sanitari per facilitare l’accesso al sistema Come era immaginabile, tutte le Aziende che hanno risposto al questionario dichiarano che il mediatore si occupa di facilitare la relazione e agevolare la comunicazione tra l’operatore sanitario e la persona straniera, non solo facendo una traduzione linguistica, ma anche fornendo un supporto per la comprensione delle differenze culturali e accompagnando l’utente nel suo percorso di diagnosi e cura (anche nei casi in cui siano previsti dei follow up o un’assistenza domiciliare). “Il mediatore durante l’intervento cerca di creare e sostenere la relazione tra servizio/operatore e utente/paziente attraverso una traduzione e interpretazioni, azioni che comprendono non solo la semplice traduzione da una lingua all’altra, ma anche un adattamento culturale del messaggio, ma anche un adattamento culturale del messaggio .. in modo da rendere espliciti gli elementi culturali meno evidenti e complessi e che potrebbero generare conflitto” 59 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità “gli interventi di mediazione sono mirati a generare un linguaggio comune all’interno della relazione terapeutica operatore-paziente ed eventualmente famigliari e caregiver” “il mediatore accompagna e supporto il paziente durante il suo percorso terapeutico, anche nel percorso di follow up o nelle necessità di assistenza familiare” È previsto in 6 casi che il mediatore si occupi di fornire all’assistito tutte le informazioni necessarie per orientarsi nel sistema dei servizi e nelle modalità di presa in carico, ne comprenda i bisogni e si faccia da tramite per soddisfarne eventuali necessità. “il mediatore comprende il bisogno del cittadino straniero e trasferisce l’informazione ai professionisti coinvolti. informa il cittadino di tutto il percorso clinico e diagnostico che sta affrontando, ne acquisisce il consenso informato. Fornisce informazioni sulla presa in carico” “..svolge attività di supporto sociale, se necessario, attivando anche la rete dei servizi esterni alla struttura che si occupano di immigrazioni, associazioni e comunità straniere” “..fornisce informazioni al fine di orientare il cittadino straniero all’interno dei servizi al fine di migliorare la partecipazione e il coinvolgimento, alla ricerca delle risposte e soluzioni più adeguate e mirate..” In 4 realtà si chiede al mediatore anche di supportare l’utente straniero per tutto ciò che riguarda lo svolgimento delle pratiche burocratiche amministrative. “il mediatore funge anche una funzione di facilitazione amministrativa” “ ...mediazione e controllo delle pratiche amministrative..” Vi sono poi 3 aziende territoriali che dichiarano di impiegare i mediatori in azioni proattive di educazione sanitaria - in particolare una di queste dichiara di utilizzarli in ambito materno-infantile (consultori, reparti di ostetricia, ginecologia e pediatria). “supporta i professionisti nelle azioni di educazione alla salute, sopratutto in ambito materno infantile” “..svolge un ruolo di educazione sanitaria” In alcuni contesti, viene anche chiesto al mediatore di occuparsi della preparazione e traduzione di materiali informativi specifici (opuscoli, depliant, etc.). Nessuna Azienda ipotizza (o almeno non dichiara) di 60 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità utilizzare i mediatori in attività di ricerca sanitaria o organizzativa, mentre risulta singolare e significativo l’impiego da parte di un Azienda OspedalieroUniversitaria del mediatore in ambito formativo, chiedendogli di fare attività di tutoring di studenti per i Corsi di Laurea in Scienza della Cultura e Lingue e Culture europee e in Scienze infermieristiche. (grafico 2) Grafico 2 Riguardo alle aree nelle quali vengono eseguite queste azioni, le più citate sono quelli dove viene erogata direttamente la prestazione sanitaria, i reparti di degenza (100%) seguiti dal Pronto Soccorso e dagli ambulatori e visite specialistiche. La presenza dei mediatori presso i CUP e i servizi amministrativi in generale è segnalata da 9 Aziende, mentre 8 dichiarano anche che la funzione di accoglienza e orientamento per le persone straniere è eseguita direttamente dai mediatori presso gli URP o specifici sportelli di informazione. Nella categoria “altro” le aree più citate sono i Servizi territoriali, in particolare i Consultori, seguiti con un ugual peso dal Dipartimento di Sanità Pubblica, dagli Sportelli Sociali e dagli Uffici STP. In realtà, 9 dei contesti intervistati segnalano che i servizi di mediazione sono accessibili e disponibili da tutte le aree aziendali, siano esse sanitarie, socio-sanitarie o amministrative. (grafico 3) 61 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Grafico 3 Per quanto riguarda, infine, la domanda sulle figure con cui il mediatore si trova ad interagire la totalità delle Aziende cita i professionisti sanitari (100%) indicando in primo luogo la figura del medico, seguita dall’infermiere o ostetrica, e in alcuni casi (2) lo psicologo. Il 69% cita anche come interlocutori fondamentali il personale amministrativo e tecnico. Viene segnalato (31%) anche il lavoro con soggetti esterni all’organizzazione, quali assistenti sociali del comune, insegnanti, educatori professionali, polizia o associazioni di volontariato. Come già sottolineato, la partecipazione al progetto ForMe è stata per noi un’opportunità per fotografare la situazione, gli aspetti salienti dei sistemi di mediazione presenti nelle nostre Aziende. È stata un’occasione di riflessione a livello regionale che ha generato ulteriori quesiti e curiosità informative. Primo fra tutti, potrebbe essere interessante riproporre il monitoraggio e supportare in modo più sistematico le Aziende nella gestione della risposta, in modo tale da avere dati su tutti i contesti aziendali della Regione e non solo su tredici. Sarebbe inoltre utile approfondire ed espandere certe tematiche proposte, come ad esempio valutare se le mansioni dettagliatamente descritte si riferiscono solo a quanto scritto su protocolli o convenzioni o se riescano a essere realmente agite dai mediatori, identificando quali condizioni ne facilitano la messa in pratica (in termini organizzativi, di gestione di reti, di supporto e cultura del territorio, di comunità migrante, di sviluppo di competenze del mediatore). Sarebbe anche stimolante confrontare questa fotografia con i dati sui flussi migratori o sulle comunità straniere presenti nella nostra Regione, questo permetterebbe di identificare meglio le premesse logiche alla base delle scelte organizzative e operative, capirne le differenze 62 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità ed eventualmente identificarne modelli o buone prassi. Infine, bisognerebbe approfondire le esperienze sulle figure di prossimità alla luce anche di questi dati, e ragionare su come dare sostenibilità a queste funzioni, che ci sembrano coerenti con lo sviluppo e la specificità del ruolo del mediatore in sanità, così come immaginato nello stesso progetto ForMe. Infine, ci piacerebbe poter sperimentare il modello formativo individuato nel progetto ForMe, contestualizzandolo rispetto a esigenze e bisogni dei nostri diversi territori e valutandone l’impatto. 63 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità PA TRENTO di Adriano Passerini13 Il contesto La necessità di affrontare in modo attivo e propositivo le problematiche inerenti al fenomeno migratorio è sempre più urgente in ambito sanitario. Per questo è sempre più importante identificare, sviluppare e valutare modelli di buone pratiche volte a promuovere la salute e la relativa conoscenza e competenza degli immigrati e delle minoranze etniche mediante misure di empowerment e di migliorare i servizi per questi gruppi di pazienti. Anche la Provincia Autonoma di Trento, dove esiste una sola azienda sanitaria (APSS), è coinvolta in modo importante nelle problematiche dell’immigrazione e sono sempre maggiori le difficoltà che gli operatori quotidianamente incontrano per cercare di fornire un servizio adeguato alle esigenze e alle richieste degli stranieri o dei loro rappresentanti. L’accettazione e il ricovero di questi pazienti spesso determina una situazione di difficile comprensione con il personale sanitario, con una conseguente difficoltà di presa in carico efficace. Le difficoltà legate sia a una precisa anamnesi sia alla condivisione con il paziente di un percorso terapeutico, comportano spesso una minore efficacia della cura. La difficoltosa gestione delle relazioni con il paziente straniero rappresenta inoltre un notevole aggravamento e complicazione del lavoro quotidiano del personale sanitario, senza contare il fatto che la difficoltà di comunicazione può comportare - e di fatto comporta - anche un utilizzo non corretto dei servizi ospedalieri. Le strategie operative che l’APSS ha adottato fin dai primi anni del 2000, sono state in particolare incentrate sull’organizzazione di un servizio di mediazione culturale a supporto degli operatori sanitari. Con deliberazioni del Direttore generale n. 851 del 2004 e successive, l’APSS si è dotata di un servizio di mediazione culturale per tutte le strutture dell’Azienda, che è par tito in via sperimentale nel settembre del 2004 (per sei mesi) per poi essere riconfermato, viste le ottime valutazioni del servizio, negli anni successivi, fino a crescere in modo esponenziale così da rendere necessaria una gara pubblica che ha affidato a una ditta specializzata la gestione del servizio di mediazione culturale a partire dal 1° ottobre 2012. 13 Referente del Tavolo tecnico per la Provincia autonoma di Trento e l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS) 64 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità La mediazione sanitaria in Trentino La caratteristica organizzativa del servizio individuata come la più confacente alle necessità delle strutture aziendali è stata quella dell’attivazione a chiamata secondo le necessità realmente presenti. L’attivazione del servizio è disposta dal responsabile dell’UO/Servizio o suo delegato che provvede alla prenotazione del servizio; il sistema invia quindi direttamente il mediatore culturale dove richiesto. Il servizio di mediazione culturale disponibile per tutte le strutture aziendali, attivabile a chiamata, è svolto nelle lingue più diffuse in Trentino ed è sottoposto a una valutazione periodica che si basa su una scheda di valutazione appositamente formulata e compilata a ogni intervento. Per quanto riguarda l’utilizzo del servizio le strutture dell’APSS che più ne fruiscono sono quelle afferenti all’area materno infantile (UU. OO. ostetricia e ginecologia, neonatologia, consultorio), all’area della salute mentale e all’area dell’emergenza. Il reclutamento/selezione dei mediatori culturali attualmente è affidato alla ditta che ha in gestione il servizio; il capitolato prevede il requisito della scuola media superiore o titolo equivalente del paese di origine, oltre alla conoscenza della lingua italiana e oggetto della mediazione. I contenuti della mediazione prevalenti sono quelli inerenti alla facilitazione della comunicazione linguistica e della comprensione culturale, dell’aiuto all’orientamento e alle modalità di accesso all’interno dei servizi e delle prestazioni erogate dall’ APSS. Dal punto di vista dell’APSS il servizio di mediazione culturale intende essere anche uno strumento che permette di ottenere importanti benefici in termini di migliore efficacia del processo di diagnosi e cura sia dal lato del paziente che da quello del sistema sanitario. Questa migliore efficacia si può evidenziare in: • carichi di lavoro ridotti per il personale attraverso la gestione delle criticità, ottenuta grazie a una migliore comunicazione, una maggiore soddisfazione del paziente e una più adeguata richiesta di assistenza; è risaputo, infatti, che il paziente straniero richiede normalmente più tempo lavoro e più risorse di personale per la sua gestione • riduzione degli ostacoli a un’efficiente attività di diagnosi e cura • migliore collaborazione con i pazienti immigrati mediante un’accresciuta informazione sulla salute e in generale sulla promozione di sani stili di vita Non esiste a oggi in Trentino un ciclo di formazione strutturato per mediatori culturali rivolto nello specifico al settore sanitario; agli inizi degli anni 2000, in via sperimentale, un istituto culturale (oggi Fondazione Demarchi di Trento) aveva programmato ed effettuato un corso specifico per mediatori culturali in 65 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità ambito sanitario, che però non è andato oltre la prima edizione. Il problema di avere un corso formativo adeguato e specifico per queste figure è quindi molto sentito in Provincia di Trento e di conseguenza il progetto promosso a livello nazionale dall’INMP, volto a delineare le caratteristiche e i contenuti della figura professionale del mediatore culturale in sanità e i relativi requisiti culturali e di competenze acquisibili attraverso un percorso strutturato di formazione, è ritenuto particolarmente rilevante. 66 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità ASP PALERMO di Francesco Vigneri e Ornella Dino14 Il contesto L’Azienda Sanitaria di Palermo (ASP-06), suddivisa in dieci distretti sanitari, copre tutto il territorio della Provincia regionale di Palermo e le isole Pelagie, ossia Lampedusa e Linosa, sebbene queste ultime appartengano amministrativamente alla Provincia Regionale di Agrigento. Sulla base dei rilevamenti di diversi strumenti statistici aggiornati al 2013 (dati dei comuni della provincia e dati Istat), sul territorio provinciale risiede il più alto numero di cittadini stranieri regolari in Sicilia, per un valore complessivo che si aggira intorno a 33.000 residenti. Il tasso di crescita degli stranieri è pari a quasi il 115%, posizionando la provincia all’8° posto su scala nazionale (su un totale di 110 province). Oltre al numero non facilmente quantificabile di stranieri irregolari, ossia sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno e pertanto non iscrivibili nelle anagrafi dei comuni della provincia, occorre anche considerare il crescente numero di trasbordi di migranti che ha interessato negli ultimi due anni il porto di Palermo, a seguito dell’avvio, nell’autunno del 2013, dell’operazione Mare Nostrum (cui ha fatto seguito, nell’autunno successivo, il programma europeo Triton). Sebbene il volume degli sbarchi abbia coinvolto in misura minore la provincia di Palermo rispetto a quelle maggiormente esposte nella Sicilia meridionale e sud-orientale, sono stati oltre 6.000 i migranti trasbordati sui moli del porto del capoluogo siciliano, gran parte dei quali sono stati successivamente inseriti nel circuito di accoglienza che attraversa tutto il territorio provinciale, dove sono sorte, sull’ondata dell’emergenza migratoria degli ultimi anni, numerose strutture di accoglienza straordinaria (CAS), oltre alle comunità per minorenni stranieri non accompagnati e ai centri del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). A tutto ciò occorre aggiungere il volume che il fenomeno migratorio ha assunto nell’ultimo decennio nella piccola isola di Lampedusa, il cui Poliambulatorio appartiene al distretto sanitario di Palermo (n° 42) e quindi all’ASP 06. L’isola è al centro delle rotte migratorie del Mediterraneo centrale e il suo Centro di Primo Soccorso e Accoglienza ha ospitato decine di migliaia di migranti, soprattutto durante i picchi di arrivi registrati negli anni 2008 (oltre 30.500), 2011 (circa 60.000) e 2013 (circa 40.000), anno del tristemente noto naufragio del 3 ottobre. Il crescente afflusso di migranti (che giungono spesso in condizioni psico-fisiche precarie) e un orientamento in significativa crescita sul fronte delle presenze di stranieri 14 Referente del Tavolo tecnico per l’ASP di Palermo - 67 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità (che versano spesso in condizioni di precarietà economico-lavorativa), hanno incentivato in seno all’ASP di Palermo la pianificazione e realizzazione di progetti per individuare, formare e inserire figure di mediatori linguistici e culturali nelle strutture sanitarie del territorio. Soprattutto in contesti di intervento sensibili alle principali problematiche connesse all’utenza straniera, in particolare di quella di recete ingresso, sia essa comunitaria o extra-UE, regolarmente residente o non, con l’obiettivo di facilitarne l’accesso e la fruizione delle prestazioni sanitarie erogate sul territorio. La mediazione sanitaria nella Provincia di Palermo Nel fornire risposta a un bisogno primario e a un diritto fondamentale di ogni essere umano, ossia quello alla tutela della salute, la Sanità rappresenta un luogo privilegiato di interazione con la realtà delle comunità straniere presenti nel territorio. È anche in quest’ottica che l’ASP 06 ha attivato un servizio di mediazione interculturale nelle principali strutture del distretto sanitario di Palermo, indubbiamente quello maggiormente interessato dai processi interculturali connessi all’utenza straniera, adeguandosi al quadro normativo regionale, in cui si decreta la necessità della presenza di figure di mediazione linguistico-culturale, tenendo conto della popolazione prevalente nel territorio, anche attraverso forme di contratti e/o convenzioni con specifiche associazioni del settore (come riportato nel Punto 3.2 sull’Organizzazione della rete assistenziale a livello ospedaliero delle Linee guida per l’assistenza sanitaria ai cittadini stranieri - comunitari ed extracomunitari - della Regione Siciliana emanate ad ottobre 2012). I mediatori linguistico-culturali - individuati attraverso bando pubblico di selezione su valutazione della formazione e dell’esperienza in materia di mediazione interculturale e in base alle esigenze linguistiche rilevate - sono stati inseriti in un elenco aziendale e quindi coinvolti in attività di mediazione interculturale presso alcune delle principali strutture sanitarie dell’azienda. L’intervento è stato realizzato nel quadro del Progetto CCM 2010 Linee di intervento transculturale nell’assistenza di base e nel materno infantile,) sostituito nel 2014 dal Progetto obiettivo P.S.N. azione 1.1 mediazione culturale. Contribuendo al superamento degli ostacoli culturali e delle difficoltà sociorelazionali e linguistico-comunicative, il mediatore ha permesso così di favorire la reciproca comprensione tra operatori coinvolti e utenza immigrata, agevolando, da un lato, l’espressione dei bisogni sanitari dello straniero e, dall’altro, la comprensione da parte di quest’ultimo delle norme implicite ed esplicite connesse all’accesso e alla fruizione delle prestazioni sanitarie. Nello specifico, il mediatore interviene presso gli Uffici Anagrafe degli Assistiti del distretto sanitario di Palermo, nonché nei principali ambulatori e consultori della città, provvedendo principalmente a: 68 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • offrire un primo ausilio informativo sulle norme per l’acceso ai servizi sanitari, sulle indicazioni per gli ambulatori dedicati e sui servizi erogati dall’ASP e dalle aziende ospedaliere • accompagnare e orientare il migrante nell’accesso e nella fruizione del servizio e della prestazione sanitaria • favorire un’effettiva comprensione tra operatore e straniero, attraverso non solo la padronanza del contesto linguistico-culturale dell’utente, ma anche la conoscenza della normativa in materia di accesso degli stranieri ai servizi sanitari • sostenere il personale psico-medico nella relazione con l’utente immigrato, agevolando la traduzione non solo linguistica ma anche culturale tra le diverse percezioni della malattia, della medicina e della cura, senza trascurare il vissuto esperienziale e la sensibilità culturale del migrante assistito • prestare particolare attenzione alle categorie di migranti più vulnerabili, quali donne in stato di gravidanza e minorenni, per le quali esistono strutture specificamente dedicate Oltre alla presenza strutturata nei suddetti ambiti di intervento, è previsto anche un servizio di mediazione a chiamata: programmato su richiesta, il servizio è a disposizione di tutte le strutture sanitarie pubbliche della città non dotate stabilmente della figura del mediatore15. Emergenza sbarchi Sebbene il fenomeno migratorio sia spesso associato, nella percezione collettiva, alle immagini degli sbarchi a Lampedusa, il recente varo di operazioni militari e di soccorso in alto mare (Mare Nostrum e, in misura minore, Triton) ha ridimensionato il volume degli arrivi sull’isola: degli oltre 170.000 arrivi in Sicilia nel 2014, solo il 15% ha interessato la maggiore delle Pelagie. Gli sbarchi - effettuati tramite trasbordo in navi militari o mercantili - hanno sempre più coinvolto direttamente i porti della Sicilia, e, tra questi, anche il capoluogo siciliano, in misura crescente negli ultimi due anni. Quale che sia il contesto di intervento (il molo Favaloro di Lampedusa o il molo Puntone del porto di Palermo) l’Azienda sanitaria prevede l’affiancamento di mediatori linguistico-culturali (figura stabile nel caso di Lampedusa, diverse 15 Il coordinamento del servizio di mediazione linguistico-culturale dell’ASP di Palermo - sia stabile, sia a chiamata - è gestito dall’Unità Operativa Promozione della Salute Immigrati (U.O.P.S. Imm. Sa.Ri) del Distretto Sanitario n° 42 di Palermo. 69 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità figure contattate a seconda delle esigenze linguistiche nel caso di Palermo) a supporto del personale medico impegnato nelle operazioni di screening sanitario, intervenendo in prossimità e all’interno delle tensostrutture allestite in banchina. Le operazioni di triage richiedono il ruolo fondamentale del mediatore, principalmente per l’individuazione e la decodifica linguistico-culturale del bisogno assistenziale del migrante e per un’effettiva comprensione, da parte di quest’ultimo, della diagnosi e del trattamento offerto dal personale medico. In linea più generale, il mediatore linguisticoculturale, nel gestire il primo e più diretto contatto con lo sbarcato, interviene da un lato per orientarlo nel nuovo contesto di arrivo, alleviando la precarietà del suo stato d’animo attraverso un approccio relazionale culturalmente più familiare ed espresso nella sua lingua, dall’altro per permettere una prima e generale ricognizione delle sue condizioni psico-fisiche, consentendo ai medici impegnati nel triage di individuare celermente le criticità da trattare in priorità e di indirizzare verso le aree di sosta le situazioni meno urgenti. In tale ottica, le domande da porgere sono essenzialmente connesse alle principali patologie riscontrate in fase di sbarco: ipotermia/assideramento, colpi di sole, ustioni da combustibile, e, per quel che riguarda le malattie infettive, infezioni parassitarie, respiratorie e febbrili. I diversi ruoli dei mediatori linguistico-culturali all’interno dell’area di sbarco (triage, tenda uomini, tenda donne/minorenni, ecc.) vengono stabilite in un briefing con il coordinamento della task-force. Durante l’emergenza sbarchi l’utilità del mediatore si ripropone spesso anche in momenti successivi alle operazioni di triage e screening sanitario in banchina. Attraverso il servizio di mediazione “a chiamata”, infatti, il mediatore è spesso inviato nelle strutture ospedaliere presso cui vengono trasferiti in ambulanza i migranti su cui sono riscontrate le maggiori criticità mediche, direttamente dall’area di sbarco. Nonostante il diffuso ricorso alla retorica emergenziale, i flussi migratori in Sicilia si sono dimostrati nel complesso, in particolare nell’ultimo decennio, come un fenomeno strutturale, sebbene alcune variabili (quali nazionalità, rotte intraprese, volume degli arrivi, ecc.) si siano modificate nel corso del tempo. Con l’obiettivo di consolidare il percorso già intrapreso nel quadro di progetti pubblici di intervento transculturale, e al fine di predisporre un servizio di mediazione linguistico-culturale sempre più all’altezza delle sfide che le migrazioni comportano in ambito sanitario, l’ASP di Palermo intende valorizzare ulteriormente il ruolo del mediatore nei sopracitati contesti di intervento. Grazie a un’imminente collaborazione con un’agenzia esterna di somministrazione lavoro, l’ASP mira a rendere ancora più stabile e continuativa l’attività dei mediatori, per potere garantire un più adeguato supporto linguistico-culturale al personale medico-sanitario e amministrativo delle strutture interessate. Il ricco patrimonio di esperienze e conoscenze accumulate nel corso degli ultimi anni in tema di mediazione linguistico-culturale in ambito sanitario costituisce, inoltre, l’oggetto 70 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità di un progetto PSN su scala regionale, coordinato dalla Dott.ssa Ornella Dino (U.O.P.S. Imm. Sa.Ri) in collaborazione con l’INMP. L’obiettivo è la realizzazione di una piattaforma informatica16 per le consultazioni di dati raccolti con il contributo di tutte le province siciliane, relativi ai bisogni specifici di mediazione linguistico-culturale. Il progetto prevede anche l’inserimento, per un anno, di un mediatore in ciascuna delle nove aziende sanitarie provinciali della Sicilia. 16 Consultabile sul sito dell’INMP all’indirizzo: 71 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità ASL PRATO di Maria Antonietta Bonafini17 Il contesto Il territorio di pertinenza dell’Azienda USL 4 coincide con la Provincia di Prato, che ha 7 Comuni, si estende per 365 Km2 e accoglie circa 250.000 residenti. Le caratteristiche principali del territorio , iniziando da alcuni dati demografici, sono così riassumibili: • densità di popolazione tra le maggiori in Italia (oltre 650 ab/Km2 contro i 157 della Toscana e i 195 dell’Italia) con un aumento costante, da anni, della popolazione residente • percentuale di stranieri sul totale della popolazione residente pari al 13.56% • composizione della popolazione straniera equilibrata per sesso (51,0% uomini, 49,0% donne). Tendenza alla stabilizzazione, al prolungamento della permanenza e all’ampliamento dei nuclei familiari stranieri (Prato è la prima provincia italiana come percentuale di stranieri nati in Italia: 19,7% vs. Toscana 12,8%) • alti indici di longevità (speranza di vita di 79 aa per i maschi e 85 aa per le femmine, leggermente più alti della media toscana, già alta in se stessa) • elevato livello di giovinezza dei residenti: ogni 100 giovani di età inferiore a 15 anni vi sono 146 anziani (ovvero con più di 64 anni di età) contro i 190 della Toscana Ambito territoriale di competenza dell’Azienda USL 418: • la speranza di vita alla nascita per un bambino nato nell’AUSL 4 Prato è tra le più alte della Toscana, soprattutto nel sesso femminile. Ugualmente la speranza di vita a 65 anni è superiore per un pratese rispetto ad un toscano • tassi di mortalità evitabile 0-74 anni, legate a cause contrastabili con politiche attive di prevenzione, diagnosi e cura, inferiori alla media nazionale e tra i più bassi della Toscana 17 Referente del Tavolo tecnico per l’ASL di Prato - Direttore Esecutivo Contratto MLC AUSL4 18 Dati assunti dal Profilo di salute dell’Area Pratese anno 2013 72 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • trend in riduzione del tasso di ospedalizzazione dal valore di 184,1 per 1000 del 2000 al valore di 164,6 per 1000 del 2013, solo lievemente superiore al valore obiettivo nazionale (160 per 1000) • tasso standardizzato di ospedalizzazione degli stranieri residenti nel territorio provinciale è costantemente inferiore a quello degli italiani (nel 2013 stranieri 100,3 per 1000 a fronte di 120,8 per 1000) Partendo dai dati di contesto sopra esposti, troviamo una situazione di domanda di prestazioni continuamente crescente in un contesto di risorse che non sembrano destinate ad aumentare, il che sollecita fortemente l’orientamento all’ottimizzazione dei processi e alla razionalizzazione della gestione delle risorse disponibili. Considerando l’Azienda USL 4 sotto il profilo specifico di sistema organizzato, emerge un quadro dinamico con alcuni punti di forza importanti nel quadro regionale. Per esempio la riorganizzazione per Intensità di Cura viene già attuata ed è in fase di implementazione sia nell’Area chirurgica che in quella Medica e delle Terapie Intensive, mentre il settore Ostetrico (con il Punto nascita) e il settore Oncologico sono due centri di eccellenza (Sistema di valutazione delle performance sanità toscana anno 2013 - Laboratorio MeS). L’innovazione chiesta porta il sistema a una governance flessibile, che sposta l’attenzione da un tipo di lavoro tradizionale a una gestione multidisciplinare, con un passaggio dal sistema lavorativo individuale a un sistema lavorativo in team, gruppi coesi che fanno leva sull’efficienza per garantire efficacia al lavoro. Un sistema lavorativo dove processi, strumenti, risorse e governance sono componenti di un percorso circolare. Posto il continuo cambiamento a cui è soggetto il settore della Sanità (e l’Azienda USL 4 non fa eccezione) il processo è così sintetizzabile: • progresso scientifico e tecnologico • politiche sanitarie nazionali combinate con le politiche di bilancio, che richiedono importanti cambiamenti di mentalità e professionalità (responsabilità estesa agli aspetti economici e finanziari, contenimento della spesa e sviluppo dell’appropriatezza, necessità di ottimizzare i processi e di sviluppare un sistema di monitoraggio e verifica pienamente funzionante) • progressi nello studio delle organizzazioni e nella sociologia del lavoro, con la messa a punto di nuovi modelli organizzativi • utili confronti internazionali che mettono continuamente a disposizione esperienze e modelli potenzialmente vantaggiosi 73 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità • politiche sanitarie locali (livello Regione Toscana) particolarmente dinamiche con un elevato tasso di innovazione e sperimentazione, soprattutto a livello istituzionale, organizzativo e procedurale La mediazione sanitaria in provincia di Prato L’Azienda considera il servizio di mediazione linguistico-culturale come uno strumento operativo a disposizione dei servizi sanitari, per affrontare e gestire le difficoltà riscontrate nella comunicazione con l’utente non italiano e - come tale - rientra in un processo di condivisione del percorso di aiuto e tutela, svolgendo anche un ruolo di promozione della salute nella comunità migrante. • 1° attivazione: marzo 2010 [2009 esito gara Area vasta Centro* Regione Toscana con assegnazione fornitura mediatori ad un RTI- Consorzio] • 19 dicembre 2014: contratto attuativo tra AUSL4 e nuovo ATI (Associazione Temporanea d’Impresa) come esito Accordo Quadro Area Vasta Centro* con assegnazione fornitura mediatori] attivazione nuovo Servizio 1° gennaio 2015 • requisiti mediatori: maturità quinquennale, se ottenuta all’estero devono avere certificazione a norma di legge di conoscenza lingua italiana pari a C1 [ QCER CEE ]; conoscenza lingua veicolare, conoscenze specifiche in MLC e esperienza nell’ambito mediazione di almeno 3 anni L’AUSL4 si è dotata, per la gestione del servizio di mediazione linguisticoculturale, di diversi strumenti, che vanno dalla procedura generale di servizio (marzo 2010, 1° modifica maggio 2013, 2° modifica maggio 2015) al sistema aziendale informatizzato di registrazione dati di ogni singola prestazione e relativa valutazione in scala numerica della prestazione mediatore; dal budget aziendale dedicato alla programmazione e organizzazione del Servizio; fino alla nomina aziendale di un RUP (responsabile pagamento fatture) e di un DEC (responsabile programmazione, conformità, valutazione servizio e richiesta applicazione penali nel caso in cui ci siano difformità di servizio). Per quanto attiene alle caratteristiche delle prestazioni di mediazione linguistico-culturale, sono presenti postazioni fisse in lingua Cinese e Urdu sia in Ospedale che sul Territorio; sono erogate prestazioni a chiamata urgente e programmata per tutte le lingue presenti sul territorio pratese (dicembre 2014 n°114) e viene garantita la traduzione dei testi scritti più rilevanti (natura clinica, informativa, organizzativa dell’Azienda USL4). Il servizio è attivo nei seguenti orari: o Ospedale: ore 08.00-22.00 365 gg/anno o Territorio: ore 08.00-20.00 dal lunedì al sabato, esclusi i festivi 74 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Con riferimento alle strutture che utilizzano maggiormente il Servizio si segnalano l’Area Materno Infantile, Emergenza Urgenza, Salute Mentale (contesto Ospedaliero) e Servizio Prevenzione, Consultori, Diagnosi Prenatale, Polispecialistica, Servizi presidio sanitario Carcere (contesto territoriale). Infine, per quanto riguarda la formazione, l’Azienda non ha un ciclo strutturato di formazione dei mediatori ma organizza degli incontri annui con i mediatori per favorire il lavoro in team con il personale sanitario. Il Progetto promosso a livello nazionale dall’INMP, con l’intento di strutturare i contenuti e le caratteristiche della figura del mediatore culturale in sanità, all’interno di un percorso delineato di formazione, è da ritenersi particolarmente rilevante. 75 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità 2.2 Il servizio di mediazione transculturale nel modello INMP Per accelerare la definizione delle caratteristiche del servizio di mediazione transculturale secondo i bisogni delle strutture sanitarie, propedeutiche alla progettazione di dettaglio del percorso formativo, parallelamente alla rilevazione della domanda nelle ASL e AO delle regioni partecipanti al progetto, è stata avviata un’analisi specifica del funzionamento del modello presso gli ambulatori dell’INMP, in particolare per quanto riguarda il task del mediatore, identificando mansioni richieste e comportamenti che compongono la singola mansione. Come detto in precedenza, al termine del doppio percorso di analisi, i risultati della rilevazione presso le ASL/AO e presso l’INMP sono stati confrontati per individuare i caratteri in comune e le aree di fabbisogno specifico, portando così alla definizione di un modello di task del mediatore in ambito sanitario. Nello specifico, sono state condotte interviste a operatori interni all’organizzazione, individuati come rappresentanti delle figure professionali che la letteratura indica come interlocutori del mediatore nell’ambito dell’esecuzione del task: • • • • • • • 1 funzionario amministrativo 1 coordinatore scientifico 2 antropologi 2 mediatori 1 assistente sociale 1 psicologo 1 medico Agli operatori è stato chiesto di contribuire alla definizione del modello in ragione del proprio ruolo ed esperienza. In particolare, nel corso dell’intervista l’operatore è stato chiamato a esprimere la propria opinione sugli elementi nei quali si articola un task: • insieme delle mansioni che compongono il task • contesti nei quali tipicamente è svolta ogni mansione • figure professionali con le quali il soggetto del task si relaziona nello svolgimento della propria mansione A partire dalle mansioni, si è poi proceduto a individuare le abilità propedeutiche allo svolgimento delle mansioni stesse, quindi alle competenze richieste per eseguire il task (cfr. fig. 24), al fine di guidare il lavoro di progettazione dell’offerta formativa. Trattandosi di un’attività di task analysis finalizzata alla progettazione di un percorso formativo, mansioni, abilità propedeutiche e competenze richieste sono state formulate in termini 76 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità di comportamenti attesi, i quali sono stati in seguito utilizzati come base per la definizione degli obiettivi didattici specifici per ciascuna area formativa (cfr. Cap.3). Il risultato delle interviste ha permesso di identificare e descrivere 5 mansioni costituenti il task del mediatore (cfr. fig. 24 - riquadro 2): • accogliere l’assistito nell’ambito del servizio Accoglienza • orientare l’assistito nell’ambito del servizio Sportello socio-sanitario • partecipare all’erogazione del servizio sanitario/non sanitario erogato dalla struttura • partecipare alle attività di ricerca • partecipare alle attività di formazione Se la prima mansione può essere ascritta ai servizi di prima accoglienza e indirizzamento degli utenti verso i servizi erogati dalla struttura, nella seconda (orientare l’assistito nell’ambito del servizio Sportello sociosanitario) la performance richiesta al mediatore diventa più complessa, poiché egli dovrà analizzare il caso che ha di fronte e decidere se si tratta di un caso complesso (da inviare all’assistente sociale) oppure un caso semplice che può gestire in autonomia. La terza mansione (partecipare all’erogazione del servizio sanitario e socio-sanitario) è quella nella quale ricade l’attività di facilitare la comunicazione tra operatore e paziente nell’ambito dei setting clinico-medico, clinico-psicologico e dei colloqui tra l’assistito e l’assistente sociale, l’antropologo e il consulente legale. Per quanto riguarda la relazione tra il mediatore e le figure che agiscono nei diversi contesti, si osserva che per lo più il mediatore coadiuva l’operatore titolare del servizio. In particolare, l’assistente sociale ha articolato tale relazione riferendo che, a volte, avviene una collaborazione nell’erogazione del servizio, nell’ambito del quale il mediatore condivide/mette a disposizione dell’operatore i contatti del proprio network sul territorio. In molti casi inoltre è stata riferita una collaborazione tra mediatore e l’operatore nelle attività che precedono e seguono il setting/ colloquio (cfr. fig. 24 - riquadro 3). Nel modello INMP, inoltre, emergono due mansioni specifiche, che riguardano le attività di ricerca e formazione. Si tratta di mansioni che hanno un peso inferiore rispetto alle altre, ma che caratterizzano comunque l’attività del mediatore transculturale presso l’INMP, in particolare per le figure con maggiore esperienza/anzianità di servizio, coinvolte nelle fasi di reclutamento e adesione di pazienti stranieri a programmi di screening e di intervento specifico (ricerca) e nell’erogazione di moduli didattici di peer education e/o di specializzazione in mediazione transculturale in occasione di corsi di formazione erogati dall’INMP all’esterno (anche come provider ECM) e all’interno (formazione). Tenuto conto del minore peso specifico delle due 77 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 24 - Sguardo d’insieme sul task, sulle abilità e sulle competenze richieste al mediatore nell’INMP 78 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 24/a - Modello del task del mediatore INMP 79 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 24/b - Dettaglio delle mansioni del mediatore INMP 80 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità mansioni e della loro totale assenza nella rilevazione presso le ASL/AO, tali mansioni non sono state ulteriormente analizzate e non sono state inserite nel modello finale. Le concatenazioni Competenze-Abilità-Mansioni del task Le mansioni richieste al mediatore si compongono di determinati comportamenti, per svolgere i quali il mediatore deve possedere (acquisire o approfondire attraverso la formazione) specifiche conoscenze, competenze e abilità. I comportamenti sono dunque propedeutici alle mansioni stesse. Si è ritenuto opportuno distinguere 2 gruppi fondamentali di comportamenti propedeutici al task: • comportamenti relativi a competenze-conoscenze e costituiti da: o comportamenti che rimandano a nozioni strumentali all’esecuzione del task, non direttamente trasmesse all’utente ma impiegate per realizzare il servizio (cfr. fig. 24 - riquadro 4, colonna 1 verde) o comportamenti che rimandano a nozioni oggetto dell’attività di orientamento osservata in più di una mansione richiesta al mediatore, trasmesse all’utente del servizio (cfr. fig. 24 - riquadro 4, colonna 2 verde) • comportamenti relativi a competenze-abilità pratiche che il mediatore deve sapere mettere in atto per impiegare strumenti o elaborare artefatti richiesti dal task (cfr. fig. 24 - riquadro 4, colonna 3 rossa) In fase di elaborazione degli strumenti di valutazione delle conoscenze apprese, la distinzione all’interno delle competenze, tra quelle relative a nozioni strumentali e quelle relative a nozioni oggetto dell’attività di orientamento, hanno permesso di dare maggiore peso alle seconde. Inoltre i legami tracciati nel modello a partire dalle competenze fino alle mansioni costituiscono cluster di comportamenti che, nell’ambito di un corso preparatorio al tirocinio, risultano un utile oggetto di offerta didattica e di esercitazione/verifica nell’ambito di una strategia didattica coerente (cfr. fig. 25). 81 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 25 - Competenze e abilità richieste al mediatore INMP 82 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità 2.3 Il Task del mediatore transculturale nel ssn Confrontati i risultati delle due analisi, si è giunti a definire il modello di task del mediatore transculturale, sulla base del quale si è proceduto alla progettazione di dettaglio del percorso formativo (rif. Cap. 3). In particolare, partendo dal modello del servizio di mediazione transculturale presso l’INMP e osservate le caratteristiche dell’attuale servizio di mediazione presso le strutture del SSN, in base ai dati da esse forniti, è stata costruita una rappresentazione confrontata dei due modelli, in modo da evidenziare gli elementi di sovrapposizione, così come le differenze (cfr. fig. 26). Delle 5 mansioni previste nel modello INMP, presso le strutture del SSN risultano presenti quelle relative a 1) partecipare all’erogazione del servizio sanitario e sociosanitario, 2) orientare l’assistito e 3) accogliere l’assistito. Rispetto ai contesti in cui si svolge il servizio di mediazione culturale, nel modello INMP risultano presenti servizi e sportelli quali accoglienza, sportello socio-sanitario e sportello rifugiati, che rendono la mansione orientare l’assistito più complessa rispetto a quella che è stata restituita nella rilevazione sui servizi di mediazione presso le strutture del SSN. Analogamente si registra un profilo diverso circa la mansione partecipare all’erogazione del servizio, in ragione dell’assenza presso l’INMP dei contesti costituiti dal Pronto Soccorso e dalla degenza ospedaliera, contesti nei quali, presso le strutture del SSN, viene situata anche la mansione orientare l’assistito. Per quanto attiene alle figure professionali con le quali il mediatore è chiamato a interagire, nella rilevazione presso le strutture del SSN non sono state riferite quelle dell’antropologo, dell’avvocato e del coordinatore scientifico, che invece hanno un’incidenza rilevante nel modello INMP. Date tali differenze tra i task comparati, si è ritenuto opportuno fare riferimento a un modello più prossimo a quello utilizzato nelle strutture del SSN che al primo (cfr. fig. 27) poiché, oltre ad essere più aderente al profilo tipico di domanda di mediazione, è risultato anche il più adatto a essere adottato nell’ambito di un’offerta formativa sperimentale, in un’ottica di sostenibilità e replicabilità futura di interventi formativi specifici in questo ambito. L’obiettivo finale e prioritario del progetto (e del percorso formativo previsto al suo interno) resta infatti quello di definire un set minimo di conoscenze, competenze e abilità che il mediatore transculturale deve possedere per operare con efficacia in un contesto sanitario e socio-sanitario su tutto il territorio nazionale. Per questo ci si è concentrati sugli elementi più utili a preparare tali figure in modo il più possibile coerente con le condizioni e situazioni che si troveranno ad affrontare nella realtà quotidiana. 83 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 26 - Confronto tra il modello del task del mediatore presso le strutture del SSN e quello del task presso l’INMP 84 Cap. 2 la domanda di mediazione in sanità Figura 27 - Modello del task del mediatore presso la struttura del SSN 85 86 Cap. 3 - IL PERCORSO FORMATIVO Come evidenziato nella proposta progettuale, la strutturazione del modello didattico dell’INMP si fonda sui risultati incrociati delle analisi dell’offerta formativa esistente e della domanda/fabbisogno di mediazione culturale rilevata presso le Aziende sanitarie locali le Aziende ospedaliere italiane delle Regioni che hanno partecipato al progetto. Partendo dall’esperienza maturata dall’Istituto nel corso degli anni, tramite il lavoro quotidiano presso gli ambulatori dell’INMP a Roma e all’interno di progetti mirati a livello nazionale e internazionale, nella progettazione di dettaglio sono stati integrati gli elementi rilevanti provenienti dalle esperienze del territorio, in modo da formare una piattaforma di base da discutere, aggiornare, sviluppare all’interno del Tavolo tecnico, con i contributi di tutti gli attori coinvolti. Nella progettazione del percorso formativo si è partiti dalla definizione delle aree di conoscenza e competenza già individuate in fase di presentazione della proposta progettuale all’ente finanziatore, integrate con i risultati del Gruppo di lavoro istituzionale (GLI) sulla mediazione interculturale1. Il progetto formativo è stato quindi articolato sulla base delle seguenti attività: • analisi della letteratura sulla figura professionale del mediatore culturale • individuazione di competenze, compiti e contesti lavorativi in cui il mediatore opera • risultati emersi dall’analisi dell’offerta formativa • risultati emersi dall’analisi della domanda/fabbisogno In fase di attuazione, si è pertanto partiti dall’analisi dell’offerta e della domanda formativa svolta nell’ambito del progetto e successivamente è stata attivata una microprogettazione con i diversi attori che, a vario titolo, contribuiscono alla qualificazione del percorso formativo del mediatore transculturale in ambito sanitario: medici, psicologi, antropologi, mediatori transculturali, esperti in formazione. Da un lato sono stati definiti i compiti e le competenze che il 1 Dossier di sintesi della qualifica del mediatore interculturale (giugno 2014), Ministero dell’Interno - FEI, annualità 2012, azione 7, capacity building. 87 Cap. 3 il percorso formativo mediatore svolge in ambito sanitario, dall’altro ognuno ha offerto il proprio contributo sugli ambiti formativi inclusi nel percorso formativo. A partire da quanto premesso e sulla base del task del mediatore transculturale in ambito sanitario precedentemente descritto, il percorso formativo è stato progettato con la finalità di fornire ai mediatori-corsisti una chiara specializzazione in ambito sanitario e di trasferire loro metodologie e strumenti operativi per acquisire conoscenze teoriche e competenze specifiche. 3.1 PROGETTAZIONE DEL PERCORSO ForMe Reclutamento e Selezione dei partecipanti Il progetto prevede il coinvolgimento di 21 destinatari, cittadini di Paesi Terzi con una esperienza di base nell’ambito della mediazione culturale (formativa o lavorativa), provenienti da diverse regioni italiane. Inizialmente, si è tentato un reclutamento attraverso le Aziende sanitarie di tutto il territorio nazionale, con le quali l’INMP ha collaborato nel corso degli anni, nell’ottica di dare continuità a precedenti interventi formativi e a esperienze lavorative già in atto, per rafforzare l’efficacia degli investimenti. Non avendo avuto un riscontro efficace, si è deciso di procedere con un avviso pubblico. Per la selezione dei partecipanti è stato dunque pubblicato sul sito internet dell’INMP un appello a candidatura nazionale. Al fine di facilitare la presentazione delle candidature, è stata creata un’apposita sezione sulla piattaforma e-learning dell’INMP, per la presentazione on-line delle domande. Il bando ha previsto i seguenti requisiti di accesso: • diploma di scuola superiore o equivalente • esperienza formativa di base o lavorativa nel campo della mediazione culturale • buona conoscenza delle reti assistenziali del territorio di riferimento (regione di residenza/domicilio) • buona conoscenza della lingua italiana • conoscenza aggiornata delle realtà socio-politico-culturali del Paese di origine e buona conoscenza del contesto italiano 88 Cap. 3 il percorso formativo L’avviso è stato promosso attraverso ulteriori canali di comunicazione, incluse le reti più diffuse di informazione delle comunità straniere (per esempio il portale www.integrazionemigranti.gov.it e la rete del Progetto SPRAR). Al termine per la presentazione delle domande di partecipazione al corso (20 gennaio 2015), sono state ricevute 189 candidature, da 19 regioni (non si sono riscontrate candidature dalla sola regione Sardegna). Le candidature hanno generato una graduatoria di merito su base regionale. Per ciascuna regione è stato identificato il primo qualificato, un primo sostituto e un secondo sostituto, allo scopo di completare la lista dei 21 corsisti da inserire nel percorso formativo. Il profilo dei corsisti selezionati è riportato nella tabella seguente. cittadinanza lingua madre altre lingue tunisina arabo francese francese inglese greco arabo francese urdu marocchina urdu pakistana togolese punjabi potohari kotokoli inglese arabo hindi francese inglese arabo hawasa ewe livello italiano titolo studio esperienze C1 laurea in lingue (Università di Tunisi) operatore sociale, mediatore interculturale e linguistico (Domus Caritatis, rifugiati e richiedenti asilo) traduttore Lazio C1 laurea in lingue e civiltà orientali (Università La Sapienza, Roma) esperta immigrazione, tirocinio questura L’Aquila, consulente tecnico tribunale, operatrice sportello immigrazione Abruzzo C1 diploma in informatica, geografia ed economia (Pakistan) mediatore culturale, interprete, traduttore Campania C2 laura in economia ambientale (Università di Siena) interprete, traduttore e mediatore linguistico, docente corsi di mediazione, gestione CPA, presidente interpretariato Commissione Territoriale richiedenti protezione internazionale, informatore legale Calabria regione 89 Cap. 3 il percorso formativo venezuelana spagnolo inglese C2 laurea in linguistica e letteratura spagnola (Università di Cartagena Colombia), master studi eurolatinoamericani per educazione interculturale operatrice CIES (centro informazione educazione allo sviluppo) mediatrice linguistica e interculturale sportello servizi sociosanitari PUA Santa Maria della pietà (Roma) Lazio mediatore culturale e volontario sportello infermieristico e servizi per immigrati presso strutture sanitarie, assistenza sbarchi per CRI, traduttore e interprete Sicilia (Università di Madrid) senegalese francese wolof inglese C2 scienze dell’educazione (Università di Dakar) corsi di formazione per mediatori culturali, anche in ambito sanitario pakistana urdu kashmiri inglese B2 laurea in belle arti (Università di Al Khair) mediatore linguistico culturale SPRAR in ambito legale, sanitario e sociale Veneto C1 Diritti dell’uomo ed etica della cooperazione -frequenza (Università di Bergamo) mediatore culturale (Medici senza frontiere) Lombardia C2 diploma maturità (Albania) e corsi di formazione e specializzazione in mediazione culturale (CIES e INMP) cofondatore associazione Multietnica Mediatori Interculturali, docente di mediazione interculturale per Unità sanitaria volontaria della Protezione civile, coordinatore interventi di accoglienza e accompagnamento per minori, mediatore interculturale sportelli SUI prefettura Torino Piemonte C2 laurea in lingue e culture del mondo moderno (Università La Sapienza, Roma) mediatrice interculturale (INMP) assistente a domicilio persone malate Lazio boliviana albanese ucraina 90 spagnolo inglese albanese francese inglese ucraino russo inglese polacco bulgaro Cap. 3 il percorso formativo marocchina arabo francese inglese maliana soninke bambara francese inglese arabo francese spagnolo inglese berbero marocchina georgiana tunisina peruviana georgiano arabo spagnolo russo francese inglese inglese C2 laurea in teologia (Università del Marocco) docente, mediatrice culturale in consultori e direzioni scolastiche Liguria C1 Diploma liceo e istituto professionale ragioneria (Bamako, Mali) operatore sociale, interprete e traduttore presso HUB centri prima accoglienza e commissioni territoriali per richiedenti protezione internazionale Emilia Romagna C1 diploma liceo classico, laurea triennale indirizzo storico (Università di Casablanca) mediatore interculturale Dipartimento salute, sicurezza e solidarietà sociale (Regione Basilicata) mediatore culturale casa circondariale di Potenza Basilicata C1 laurea in pedagogia (Università di Tblisi) laurea in matematica e in infermieristica (Università di Tsereteli) mediatore interculturale (ambito scuola) e insegnante Puglia C1 laurea in scienze della vita e della terra (Università di Tunisi) frequentato corso di laurea in biologia (Università di Monastir) mediatore linguistico culturale per cooperative sociali e operatore SPRAR, docente di arabo, sindacalista studentesco Toscana C1 corso per mediatore culturale scuola Massignon (Roma) iscritta 2° anno scuola Politiche e relazioni internazionali (Università La Sapienza, Roma) operatrice integrazione bambini, mediatrice linguistico culturale ASL 4, ausiliario di polizia giudiziaria, redattore Umbria 91 Cap. 3 il percorso formativo burundese cinese kirundi cinese albanese albanese ivoriana francese bambara dioula madingo boliviana spagnolo francese inglese swaili inglese inglese francese tedesco inglese inglese tedesco francese C2 master II livello in Peace Building (Università Pontificia Seraficum) dottorato in diritto civile (Università Lateranense) laurea in diritto privato francofono e anglofono (Università del Camerun) praticante avvocato, operatore socio-assistenziale persone diversamente abili, volontario accoglienza immigrati e profughi, collaboratore ambasciata Burundi Lazio B2 corsi formazione professionale in mediazione culturale, corso specializzazione tecniche di marketing (Univ. Yantai) Laurea inglese commerciale internazionale (Univ. Yantai) collaboratore centro studi Azerbajan, mediatrice culturale Eurostreet di Biella nel settore sanitario, medatrice Amic di Trento nelle strutture sanitarie della provincia, traduttrice PA Trento C2 diploma maturità linguistica (Albania) laurea lingue e letterature dinamiche interculturali (Università Roma3) mediatrice interculturale no profit, Ospedale Bambin Gesù, traduttrice Lazio C2 laurea in lettere moderne (Costa d’Avorio) mediatore culturale Arcisolidarietà e SPRAR Perugia, Lampedusa, questura, accompagnamento Commissione Territoriale Roma, interprete Umbria C1 diploma riconosciuto di scuola media superiore (Bolivia) diploma di lingua inglese e tedesca mediatore culturale Centro Astalli), corso assistente sociale Enfap Lazio, esperto operatore socio-assistenziale per gli immigrati; rappresentante comunità boliviana di Roma; rappresentante pastorale Chiesa Santa Lucia Lazio Tabella 3 - Profilo corsisti 92 Cap. 3 il percorso formativo Articolazione del percorso formativo Il percorso formativo, come previsto dal progetto, è stato strutturato in 140 ore di formazione d’aula e 60 ore di tirocinio presso gli ambulatori dell’INMP, in linea con il rapporto percentuale rilevato in letteratura tra formazione frontale e teorico-pratica (cfr. cap. 1). Gli obiettivi formativi, considerata l’esperienza in mediazione dei partecipanti, sono stati principalmente orientati all’aumento e al miglioramento delle conoscenze e delle competenze nelle diverse aree che caratterizzano il ruolo del mediatore transculturale in ambito sanitario e in particolare nell’acquisizione di strumenti teorici, metodologici e operativi per accogliere e orientare i cittadini stranieri in ambito sanitario. In generale, accanto alle conoscenze teoriche basilari per le attività che il mediatore è chiamato a svolgere, l’obiettivo del percorso è stato quello di promuovere lo sviluppo di competenze e abilità relazionali e trasversali, necessarie a svolgere i compiti assegnati nel settore di riferimento. In particolare il percorso formativo ha perseguito i seguenti obiettivi generali: • fornire i riferimenti normativi e organizzativi sull’assistenza sanitaria e socio-sanitaria nazionale • mettere i corsisti nelle condizioni di acquisire strumenti tecnico-metodologici per la gestione della mediazione transculturale in ambito sanitario • offrire la possibilità di inquadrare il fenomeno migratorio da un punto di vista giuridico, epidemiologico e psicologico L’obiettivo generale è stato declinato in obiettivi specifici per ciascuna area tematica che, in considerazione del task del mediatore declinato nel progetto, hanno contribuito allo sviluppo degli obiettivi didattici attribuiti ai singoli docenti. Il percorso è stato dunque finalizzato a un’azione di empowerment complessiva, che ha consentito di far maturare nel discente una maggiore competenza e autonomia rispetto alle seguenti attività: • garantire la fruibilità dei servizi sanitari e socio-sanitari • contribuire all’appropriatezza clinica ed economica nell’erogazione del servizio sanitario • conoscere e approfondire la lettura della cultura di origine 93 Cap. 3 il percorso formativo • assicurare il rispetto della persona e dell’organizzazione nell’erogazione del servizio sanitario • acquisire autonomia in termini di linguaggio e di senso (significati e significanti) nell’ambito del contesto operativo e rispetto ai principali temi della salute • decodificare alcuni aspetti culturali della società di accoglienza e creare delle corrispondenze concettuali con quella di origine • sviluppare strumenti comunicativi per l’accoglienza, la traduzioneinterpretariato nella relazione medico-paziente e il lavoro in rete Le aree di conoscenza individuate sono le seguenti: 1. Giuridica 2. Sanitaria e socio-sanitaria 3. Psicologica 4. Antropologica 5. Deontologica ed etica 6. Comunicativa 7. Sociologica 8. Linguistica 9. Economica Le aree di capacità e abilità individuate sono le seguenti: 1. self efficacy 2. team working 3. gestione del conflitto e capacità di coping 4. problem solving Considerato l’intero periodo di attuazione del progetto, il percorso formativo si è inserito a seguito della fase di analisi della domanda e dell’offerta, nonché delle riunioni del Tavolo tecnico, il quale ha attivamente contribuito alla definizione dei moduli didattici. In particolare il percorso formativo è stato così suddiviso: • 140 ore di formazione d’aula (2-31 marzo 2015) 94 Cap. 3 il percorso formativo • 60 ore di tirocinio presso l’ambulatorio dell’INMP (7-30 aprile 2015) • elaborazione in autonomia delle tesine finali e presentazione (22 giugno 2015) Dall’avvio della formazione d’aula è stata messa a disposizione dei corsisti un’apposita sezione della piattaforma e-Learning dell’INMP nell’ambito della quale sono stati resi disponibili tutti i materiali del percorso formativo, nonché è stato garantito un continuo supporto da parte del tutor di processo. è stata prevista una valutazione interna dell’intero percorso formativo, che include la qualità percepita anche dai docenti, per valorizzare gli aspetti positivi e individuare le eventuali aree di criticità/miglioramento per attività future, rappresentando questa un’edizione sperimentale. Nel dettaglio, sono stati messi a punto i seguenti strumenti e metodi di verifica: • verifica dell’apprendimento (conoscenze) test ingresso e test uscita della formazione d’aula output delle esercitazioni per singola area tesina e discussione in occasione dell’evento finale (ogni corsista per poter essere ammesso alla prova finale deve aver frequentato almeno l’85% delle 200 ore formative previste) • verifica del comportamento (competenze e atteggiamenti) schede di valutazione della performance del mediatore durante le ore di tirocinio presso i diversi servizi dell’ambulatorio dell’INMP • verifica della qualità percepita dell’offerta formativa test di valutazione della qualità del percorso formativo con previsione di domande aperte per eventuali suggerimenti da parte dei corsisti e dei docenti • verifica dell’interazione tra formazione pratica e teorica (metodologia didattica) diario di bordo del tutor d’aula 95 Cap. 3 il percorso formativo Le aree della conoscenza sono state poi ponderate in relazione a quanto esse effettivamente avrebbero rappresentato il presupposto conoscitivo essenziale per il comportamento del mediatore. Per fare ciò, è stata analizzata la sequenza delle competenze a coppia, seguendo il metodo delle analisi delle priorità, secondo il modello di Carpenter. La scala utilizzata è composta dai valori 0.10, 0.20, 1, 5, 10 (1 = pari rilevanza), di cui si riportano i risultati nella figura n. 28 e 29. Nel pesare l’importanza delle tematiche incluse all’interno delle competenze, si sono privilegiate l’area giuridica e l’area sanitaria perché reputate le due principali aree di riferimento per i temi di interesse del corso. All’interno di queste, l’area giuridica è risultata più pesante (anche se di poco) rispetto a quella sanitaria perché include, oltre alla parte sulla gerarchia delle fonti e l’ordinamento giuridico generale, tutte le materie legate alla normativa sanitaria, il diritto alla salute e l’organizzazione del SSN, considerate conoscenze fondamentali per i mediatori culturali2 preposti in particolare all’erogazione dei servizi sanitari nonché all’accoglienza e all’orientamento ai servizi sanitari (target specifico del progetto). CRITERIA WEIGHT 1 2 3 4 5 6 7 8 9 TOTAL DECIMAL VALUE 1 Linguistica X 0,10 0,10 0,20 0,20 0,10 1,00 0,20 1,00 2,90 0,01 2 Sanitaria 10,00 X 1,00 0,10 5,00 5,00 10,00 5,00 5,00 41,10 0,21 3 Giuridica 10,00 1,00 X 10,00 5,00 1,00 10,00 1,00 5,00 43,00 0,22 4 Sociologica 5,00 10,00 0,10 X 5,00 0,20 1,00 1,00 1,00 23,30 0,12 5 Antropologica 5,00 0,20 0,20 0,20 X 5,00 5,00 1,00 5,00 21,60 0,11 6 Psicologica 10,00 0,20 1,00 5,00 0,20 X 0,20 0,10 0,10 16,80 0,08 7 Economica 1,00 0,10 0,10 1,00 0,20 5,00 X 5,00 1,00 13,40 0,07 8 Deontologica 5,00 0,20 1,00 1,00 1,00 10,00 0,20 X 0,20 18,60 0,09 9 Comunicativa 1,00 0,20 0,20 1,00 0,20 10,00 1,00 5,00 X 18,60 0,09 COLUMN TOTALS 47,00 12,00 3,70 18,50 16,80 36,30 28,40 18,30 18,30 199,30 1,00 Figura 28a - Analisi delle priorità - Area conoscenze 2 Aree giuridica, sanitaria, psicologica, antropologica, deontologica ed etica, sociologica, linguistica, economica. 96 Cap. 3 il percorso formativo 1 Giuridica 0,22 2 Sanitaria 0,21 3 Sociologica 0,12 4 Antropologica 0,11 5 Comunicativa 0,09 6 Deontologica 0,09 7 Psicologica 0,08 8 Economica 0,07 9 Linguistica 0,01 Figura 28b - Analisi delle priorità - Area conoscenze Il risultato di questa prima fase di progettazione è stato condiviso con tutti i componenti del Tavolo tecnico che hanno offerto il loro contributo, anche valorizzando le esperienze del proprio territorio e della propria realtà organizzativa. Tra questi, l’ISFOL ha lavorato congiuntamente all’INMP nella progettazione dell’intero percorso formativo offrendo un contribuito tecnico per la scelta delle metodologie e per lo sviluppo delle singole aree. Vista la complessità delle tematiche emerse e le diverse connessioni tra le aree, il calendario didattico è stato caratterizzato dall’alternarsi e, per la trattazione di alcuni argomenti, dalla compresenza di aree diverse nella stessa lezione (in particolare per quanto riguarda temi trasversali come la psicologia, la comunicazione, la linguistica ecc). Dopo aver assegnato un monte ore per lo sviluppo di ciascun modulo, proporzionato al peso di ciascuna area sul totale delle 140 ore previste per la formazione d’aula, sono stati individuati i coordinatori didattico-scientifici i quali, insieme ai referenti della UOS Formazione ed ECM dell’INMP, hanno provveduto alla declinazione di dettaglio del programma di ogni area, come riportato nella tabella n. 4. Come emerge dalla tabella riepilogativa, lo sviluppo del corso è stato progettato con la suddivisione delle singole giornate in una prima parte teorica (3-4 ore iniziali) e una seconda parte teorico-esperienziale (2-3 ore pomeridiane) con l’utilizzo di metodologie didattico-formative attive per favorire un apprendimento più partecipato: • confronto/dibattito guidato tra discenti ed esperti • dibattito preceduto da domande-stimolo (filmati) • dimostrazioni pratiche senza esecuzione diretta dei partecipanti • presentazione/discussione di casi pratici 97 Cap. 3 il percorso formativo • esercitazioni di gruppo su casi studio • role-playing Inoltre la formazione d’aula, anche nell’ambito della formazione esperienziale, è stata caratterizzata da verifiche intermedie (output delle esercitazioni e dei lavori di gruppo), volte alla valutazione dell’acquisizione delle specifiche conoscenze per singola area. A partire dalla declinazione degli ambiti e dall’assegnazione delle ore, i coordinatori scientifici hanno provveduto alla sviluppo di dettaglio degli interventi formativi, come da modello scheda allegato, e insieme alla UOS Formazione ed ECM sono stati individuati i docenti con idoneo CV formativo-professionale. Figura 29 - Pesatura dei comportamenti 98 FORMAZIONE TEORICA OBIETTIVO FORMATIVO AREE 1. Antropologia medica (aspetti sociali e culturali di genere e della malattia; aspetti teorico-pratici della disciplina. Es. approccio transculturale) 1. Etica e deontologia professionale di: mediatori, medici, infermieri, psicologi, ecc. 1. Elementi di teoria e tecnica della comunicazione (modelli comunicativi, testi e contesti, messaggi, canali, emittenti e riceventi, comunicazione verbale, paratestuale, prossemica) 1. Italiano amministrativo (thesaurus) 1. Elementi di economia sanitaria (Finanziamento SSN, ticket, compartecipazione alla spesa, appropriatezza) 1. Elementi di psicologia generale (aspetti del funzionamento psichico: percezione, rappresentazioni mentali, attenzione, linguaggio e pensiero) 1. Medicina delle migrazioni e della povertà (i determinanti sociali, economici e culturali della salute, salute stranieri - elementi di epidemiologia; processi migratori e caratteristiche dei flussi dell’ultimo decennio); malattie della povertà/disagio sociale (scabbia, tbc) 1. Elementi di diritto pubblico e amministrativo (L’ordinamento giuridico, la gerarchia delle fonti e il procedimento amministrativo) 1. Elementi di sociologia: comunità e società Contribuire all’appropriatezza economica nell’erogazione del servizio sanitario appropriatezza dell’utilizzo del linguaggio specifico facilitare l’interazione sociale dello straniero nella comunità ospitante efficacia della comunicazione dei differenti contesti organizzativi Assicurare il rispetto della persona e dell’organizzazione nell’erogazione del servizio sanitario Permettere la lettura della cultura di origine Assicurare l’efficacia clinica nelle diverse dimensioni psichiche Garantire la fruibilità dei servizi sanitari e socio-sanitari Assicurare l’accesso ai servizi sanitari nel rispetto della normativa vigente 0. La figura del mediatore transculturale in ambito sanitario 9. Economica (3 h) 8. Linguistica (2h) 7. Sociologica (8 h) 6. Comunicativa (15h) 5. Deontologica ed etica (15 h) 4. Antropologica (15 h) 3. Psicologica (15 h) 2. Sanitaria e socio-sanitaria (32 h) 1. Giuridica (35 h) Aree conoscenza FORMAZIONE PROGETTO ForMe FORMAZIONE D’AULA (140 ore) Cap. 3 il percorso formativo Tabella 4 - Sviluppo contenuti formazione d’aula 99 100 FORMAZIONE TEORICA 4. La rete dei servizi territoriali (ricerca e networking ) 4. Diritto sanitario: Organizzazione e funzionamento del SSN/SSR (ASL/AO, presidi, consultori, SSN a confronto) e dei servizi sociali (assistenza socio-sanitaria) 4. Introduzione alla ricerca sociale (finalità sociali della ricerca, lavorare in un gruppo di ricerca, come reclutare pazienti, importanza della corretta rilevazione e trascrizione di variabili) 3. Semantica della salute e della malattia nelle diverse culture 3. Principi di sociologia della salute: i concetti di salute pubblica, salute collettiva e individuale, prevenzione e benessere 3. Traduzione, interpretariato e mediazione: la comunicazione in emergenza/ urgenza 3. Ruolo e confini del mediatore nei diversi setting 3. Analisi dei contesti di accoglienza: perdite, frammentazioni e violenze nell’emigrazione (forzata e non) e nell’immigrazione 3. Tecniche e gestione del colloquio 3. Prevenzione, salute e stili di vita (case studies su svezzamento, diabete, parto, alimentazione, culturalmente orientati) 3. Diritto alla salute (italiani, comunitari e non comunitari): TUI, Accordo Stato -Regioni e procedure d’accesso; focus iscrizione minorenni, PLS e MMG 4. Ascolto attivo, modalità di accoglienza e orientamento; comunicazione interdisciplinare personale sanitario-mediatorepaziente. 2. Italiano sanitario (Thesaurus tecnico) 2. Modello della famiglia nella società occidentale e italiana (come è costruito il modello sociale, come funziona, famiglie tradizionali, famiglie allargate, principio del superiore interesse del minorenne). 2. Comunicazione interculturale (influenze culturali nei sistemi di codifica e decodifica del messaggio; pregiudizi, discriminazioni e stereotipi comunicativi). 2. Responsabilità del mediatore (privacy, consenso informato, trattamento dati, accesso agli atti - Utilizzo banche dati istituzionali, compilazione cartelle sociografiche, presa visione della cartella clinica. 2. Esempi culturali da aree a forte pressione migratoria 2.Aspetti psicologici dei processi migratori (esperienza traumatica e conseguenze sulla salute psico-fisica, PTSD, risorse e resilienza, ecc.) 2. Setting clinici e principali quadri sindromici (Elementi di sintomatologia riferita e focus: Salute maternoinfantile; salute mentale, emergenza e malattie infettive) 2. Diritto dell’immigrazione (diritto internazionale, comunitario e nazionale : Dublino, Schengen, Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, TUI, norme e strumenti di contrasto alle discriminazioni UNAR) Cap. 3 il percorso formativo Casi pratici di setting multidisciplinari; casi clinici; mappatura del territorio; simulazioni di comportamenti per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro Mappatura della rete regionale Esercitazioni (insierimento scheda); Casi pratici sulle procedure d’accesso; rappresentazione del SSN; riodino gerarchia delle fonti. Comparazione modelli SSN FORMAZIONE TEORICO-ESPERIENZALE PRODOTTI Team working Informatica 5. Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (epidemiologia, malattie professionali e stress, coping e burn-out ) AREA CAPACITÀ E ABILITÀ IN FORMAZIONE RESIDENZIALE FORMAZIONE TEORICA 5. Elementi di diritto del lavoro: diritti e doveri dei lavoratori, statuto dei lavoratori, rappresentanze e diritti sindacali, pubblico impiego Modello di gestione del colloquio Casi pratici; esercitazione sulle tecniche e gestione del colloquio; role playing e focus group Problem solving Gestione del conflitto e capacità di coping Esercitazioni (autorizzazione al trattamento dati personali, consenso informato, ecc.) Codice deontologico ipotetico Casi pratici di setting multidisciplinari Comparazione malattia nelle diverse culture Team working Team working Informatica Self efficacy Team working Self efficacy Check-list/istruzioni operative Casi pratici e simulazioni; focus group Gestione del conflitto e capacità di coping Descrizione project work Esercitazione ruolo del mediatore nella ricerca sociale Informatica 5. Metodologia di lavoro in rete Glossario Focus group Classificazione delle esenzioni; comparazione modelli di finanziamento casi pratici esezioni, rappresentazione delle diverse tipologie di finanziamento dei SSN Cap. 3 il percorso formativo 101 Cap. 3 il percorso formativo 3.2 LA FORMAZIONE D’AULA Il programma della formazione d’aula è stato quindi definito come da documento allegato, sulla base di un’articolazione trasversale dei diversi aspetti che lo hanno caratterizzato. Al fine di permettere una valutazione dell’efficacia delle lezioni, la formazione d’aula è stata audio-video registrata integralmente. Dal punto di vista dell’organizzazione del calendario, si è deciso di articolare l’erogazione con una modalità propedeutica: l’avvio del corso (prima settimana di calendario) è stato caratterizzato dalla trattazione introduttiva di ogni area formativa prevista dal programma (cfr. livello 1 della tabella n. 4); nelle tre settimane successive, si è scesi nei vari livelli delle tematiche, alternandole tra loro e rispettando il più possibile affinità e sovrapponibilità tra i diversi moduli, ma fornendo un elemento di dinamismo, anche in funzione delle disponibilità dei docenti incaricati. Questo per dare modo ai discenti di procedere dal generale al particolare, acquisire e sedimentare le informazioni apprese e ritornare al generale/approfondire il tema anche alla luce degli spunti nati da lezioni diverse/di altra area. In particolare, il primo giorno di formazione è stato organizzato nella sede istituzionale dell’INMP, in modo da favorire la conoscenza e il team building tra i corsisti e con l’Istituto e il corpo docente. Le successive lezioni si è scelto di tenerle in una struttura nei pressi dell’Istituto, selezionata attraverso una procedura pubblica, in un’aula attrezzata adeguata alla formazione teorico-esperienziale e dimensionata al numero di discenti, per favorire il maggior apprendimento possibile. Le due ultime giornate (30 e 31 marzo) sono state dedicate alla conclusione del corso, con il riepilogo delle principali nozioni acquisite per singola area e la restituzione ai discenti degli output delle esercitazioni di gruppo, così come il feedback a caldo dei corsisti verso il gruppo di lavoro dell’INMP, rispetto agli esiti percepiti del percorso formativo appena concluso e alle attese verso il periodo di tirocinio. Anche in questo caso, le giornate di lavoro si sono svolte presso l’INMP. Le ore dedicate alle aree linguistica ed economica sono state trattate in maniera trasversale nell’ambito: • dell’area giuridica e sanitaria, attraverso la condivisione di un thesaurus specifico sull’italiano amministrativo e sanitario e sulla semantica della salute e della malattia nelle diverse culture (parte linguistica) • dell’area giuridica, come approfondimento su normativa, organizzazione e funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, in particolare per quanto riguarda i costi e la compartecipazione alla spesa (parte economica) 102 Cap. 3 il percorso formativo In particolare la formazione d’aula si è svolta nel mese di marzo 2015: dal 2 al 31, dal lunedì al venerdì, con 7 ore di lezione martedì-mercoledì-giovedì e 6 ore di lezione lunedì e venerdì. Alla formazione d’aula ha fatto seguito nel mese di aprile 2015 il tirocinio, nell’ambito del quale i 21 corsisti sono stati suddivisi in due gruppi. Ogni corsista ha frequentato per 9 giorni i diversi servizi dell’ambulatorio INMP (area Accoglienza; sportello Richiedenti protezione Internazionale; sportello Sociosanitario; setting clinico-medico; setting clinico-psicologico presso il Servizio di Accoglienza e Valutazione (SAV); servizio di antropologia). Nell’individuazione del corpo docente ci si è focalizzati innanzitutto sulla valorizzazione del know-how interno, selezionando i docenti tra il personale INMP con esperienza specifica sui temi salute e immigrazione, maturata anche attraverso la docenza in corsi di formazione accreditati ECM. Accanto a queste figure, in particolare per alcuni contesti e temi (es. degenze e pronto soccorso, emergenza sbarchi, meccanismi di funzionamento della spesa sanitaria, politiche nazionali ecc) sono stati individuati docenti esterni caratterizzati da un alto livello di professionalità, grazie anche alla rete istituzionale costruita dall’INMP nel tempo, come emerge dalla descrizione del corpo docente (cfr. all. n. 6). Anche in questa occasione, il Tavolo tecnico si è rivelato un importante strumento di lavoro collaborativo: alcuni docenti esperti in specifiche aree, come per esempio l’emergenza sbarchi in Sicilia, sono stati individuati in questa sede. Durante il percorso formativo i discenti sono stati costantemente affiancati da un tutor di processo, che ha gestito quotidianamente gli aspetti pratici e relazionali del percorso formativo (supporto durante le esercitazioni, rilevazione delle esigenze espresse dai corsisti, organizzazione degli spazi e predisposizione degli strumenti didattici e tecnologici di supporto, registrazione tramite videocamera delle lezioni svolte), nonché gli aspetti amministrativi (rilevazione giornaliera delle presenze, gestione dei fogli firma di docenti e corsisti). Accanto al supporto in aula, il tutor ha gestito l’area dedicata al corso sulla piattaforma informatica dell’Istituto, attraverso la registrazione dei discenti, il caricamento delle presentazioni dei docenti e la risposta a richieste specifiche di materiali di approfondimento. All’inizio del percorso è stato fornito ai discenti un tool-kit, contenente materiale formativo-informativo: • Accordo Stato-regioni del 20 dicembre 2012 “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province autonome” • contenuti 1° livello wiki INMP sulla normativa nazionale e regionale e le procedure di accesso ai servizi sanitari pubblici per i cittadini stranieri 103 Cap. 3 il percorso formativo • opuscolo informativo sul progetto • cartellina e blocco per appunti • badge identificativo Durante la formazione d’aula, sono stati caricati in piattaforma diversi documenti di supporto: • “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” (D. Lgs 286/98) • Codice deontologico Medico • Codice deontologico Psicologo • Codice deontologico Infermiere • Codice deontologico Assistente Sociale 3.3 IL TIROCINIO Le 140 ore di formazione d’aula sono state completate con 60 ore di tirocinio presso l’ambulatorio dell’INMP, finalizzato a dare l’opportunità di mettere in pratica le conoscenze e competenze acquisite o approfondite durante la formazione d’aula. Per la progettazione di dettaglio del tirocinio si è tenuto conto sia dei vincoli di progetto, sia degli elementi organizzativi che caratterizzano il servizio quotidiano presso l’ambulatorio, ovvero il numero dei tirocinanti (21), la durata del tirocinio (60 ore per tirocinante), la finestra temporale da impiegare per il tirocinio (7-30 aprile 2015), turni del personale, orari di apertura della struttura, servizi e sportelli disponibili, numero massimo di tirocinanti che potevano essere ospitati contemporaneamente ecc.. Sono state innanzitutto individuate le aree della struttura ambulatoriale in cui era possibile ospitare i tirocinanti: Accoglienza, Sportello socio-sanitario, Sportello richiedenti protezione internazionale, SAV (Servizio accoglienza e valutazione psicologica), Servizi di psichiatria e neuropsichiatria infantile, psicologia, antropologia medica, assistenza sociale, Ambulatori medici, Servizi di sostegno giuridico-legale (Sportello Avvocati di strada, ASGI). Coerentemente con il task del mediatore nel SSN (cfr. cap. 2), si è deciso di impiegare i tirocinanti nelle tre mansioni: • accogliere - attività di accoglienza presso la struttura e indirizzamento della persona assistita verso i servizi interni 104 Cap. 3 il percorso formativo • orientare - attività di rilevazione dei bisogni espressi e inespressi, quindi di informazione customizzata e orientamento finalizzato all’esercizio del diritto alla salute e all’integrazione dell’assistito nella comunità • partecipare all’erogazione del servizio - attività di partecipazione all’erogazione della prestazione sanitaria e socio-sanitaria, attraverso l’affiancamento all’operatore titolare del servizio Le mansioni sono state quindi associate ai diversi contesti/servizi dell’INMP: • accogliere -> area accoglienza, sportello richiedenti protezione internazionale • orientare -> sportello socio-sanitario, sportello richiedenti protezione internazionale • partecipare -> setting clinico-medico, setting clinico-psicologico, colloquio con l’assistente sociale, intervista con l’antropologo In particolare, lo Sportello richiedenti protezione internazionale (RPI) è qui considerato contesto prevalente della mansione orientare l’assistito, ma è presente in tutte le 3 mansioni. Esso prevede infatti il seguente iter: • primo incontro con l’assistito (che sarà osservato in sede di tirocinio nell’ambito della mansione accogliere) al termine del quale viene fissato un appuntamento di avvio dell’iter con il mediatore di riferimento • incontro con il mediatore di riferimento (che sarà osservato in sede di tirocinio nell’ambito della mansione orientare) • assistenza del mediatore all’assistito nell’iter delle visite programmate (che sarà osservata in sede di tirocinio nell’ambito della mansione partecipare) Dati gli orari dei diversi contesti/servizi, la domanda di mediazione prevista e la capienza (postazioni presso le quali assegnare i tirocinanti), è stato organizzato un sistema di presenza dei tirocinanti per turni; accanto a questa è stata abbinata la possibilità di un servizio a chiamata per la mansione partecipare, fissato in base alle esigenze del servizio e alla disponibilità di postazioni di lavoro (cfr. tab. n. 5). Per quanto riguarda il numero di tirocinanti per ciascun turno, si è deciso di assegnare: • 3 tirocinanti per la mansione accogliere (postazioni nelle 2 stanze dell’Area accoglienza) • 2 tirocinanti per la mansione orientare (1 presso lo Sportello socio-sanitario e 1 presso lo Sportello richiedenti protezione internazionale) 105 Cap. 3 il percorso formativo • 5-6 tirocinanti nel turno di mattina e 3 in quello pomeridiano per la mansione partecipare (nei diversi setting medico, psicologico, di assistenza sociale, antropologico, in cui potevano essere impiegati). Tali tirocinanti potevano seguire il regime di turni o essere coinvolti a chiamata insieme a coloro che erano assegnati al turno accogliere. Mansione-turno Codice Orari di riferimento Mattina Pomeriggio Durata in ore Numero tirocinanti assegnati Accogliere turno di mattina am 8,00 - 13,00 / 5 3 Accogliere turno di pomeriggio ap / 14,30 -17,30 3 3 Orientare turno di mattina om 8,00 - 13,00 / 5 2 Orientare turno di pomeriggio op / 14,30 -17,30 3 2 Partecipare all’erogazione del servizio (mattina) sm 8,30 - 13,30 / 5 5-6 Partecipare all’erogazione del servizio (pomeriggio) sp / 14,30 -17,30 3 3 Tabella 5 - Organizzazione turni tirocinio Date dunque le caratteristiche di organizzazione e la recettività dell’ambulatorio, in accordo con la Direzione sanitaria, si è stabilito di: • organizzare i 21 tirocinanti in due gruppi di 10 e 11 persone, ciascuno dei quali impiegato per 2 settimane (primo gruppo dal 7 al 17 aprile; secondo gruppo dal 20 al 30 aprile) • garantire a tutti i tirocinanti il medesimo rapporto nella pratica delle 3 mansioni (accogliere 30%, orientare 20%, partecipare 50%) Nell’ottica di garantire al tirocinante le condizioni necessarie e ottimali per intervenire attivamente, è stato inoltre previsto un sistema di supervisione e supporto, attraverso la figura del tutor. A ogni tirocinante è stato quindi assegnato un tutor di riferimento, individuato tra i mediatori transculturali senior già operanti presso l’INMP, chiamati a introdurre, avviare, supportare, osservare, valutare l’operato del tirocinante stesso. Nei casi in cui la presenza contestuale di 2 mediatori (tirocinante e mediatore senior INMP) non era ritenuta opportuna, per esempio nei setting previsti per la mansione partecipare, il ruolo di osservatore è stato attribuito all’operatore sanitario o socio-sanitario presente in turno. 106 Cap. 3 il percorso formativo Inoltre, data l’eterogeneità e la complessità di contesti e servizi in cui i tirocinanti erano chiamati a operare, si è deciso di sdoppiare la funzione di tutoring in 2 figure: • tutor di riferimento - un mediatore transculturale senior INMP3 dedicato, con esperienza pluriennale in tutte le mansioni/contesti previsti dal tirocinio, che ha in carico la cartella del tirocinante, lo accompagna lungo il periodo di tirocinio ed esprime un giudizio globale sul suo operato, al termine del periodo e dopo un confronto con gli altri osservatori • tutor del servizio - mediatore transculturale senior dell’INMP presso il singolo servizio, che ha il compito di osservare il tirocinante in turno nello stesso servizio, in funzione degli standard di erogazione previsti. Questo mediatore riporta le osservazioni in una scheda di valutazione sulla mansione dedicata al singolo servizio (cfr. par. 3.4). I processi del tirocinio Nel paragrafo successivo (3.4) saranno illustrate in modo completo modalità e strumenti di verifica dell’esito del tirocinio. In questa sede è importante evidenziare la metodologia adottata per gestire le dinamiche di supervisione e valutazione, nell’ottica di garantire ai singoli tirocinanti un percorso il più completo possibile in termini di esperienza pratica e di punti di riferimento e confronto on the job. Sintetizzando i punti: 1) ogni tirocinante è affidato a un tutor di riferimento e impiegato nelle 3 mansioni nei diversi contesti 2) in ogni contesto/servizio un tutor del servizio osserva il tirocinante e compila una scheda di valutazione sulla mansione svolta dal tirocinante 3) periodicamente il tutor di riferimento raccoglie le schede relative al proprio tirocinante assistito, quindi lo incontra per riorientarne l’operato a seguito dei feedback riferiti nelle schede 4) al termine del periodo di tirocinio il tutor di riferimento compila una scheda di valutazione/relazione sul tirocinante, anche facendo ricorso a un confronto con i tutor di servizio prima dell’elaborazione della relazione sul tirocinante 3 Tutor di riferimento identificati tra i mediatori INMP sono: Ana Bulcu, Laurence Salè; Natalia Moraru; Fatima Fadumo Nur Hassan; Shpresa Matmujia; Marie Boteju; Farzaneh Sharifi Hosseini; Ivana Figliomeni. Lasciamo? 107 Cap. 3 il percorso formativo Il tirocinio è stato quindi organizzato operativamente attraverso l’elaborazione dei diversi processi che lo realizzano. Il processo principale, quello che descrive l’esecuzione delle mansioni da parte dei tirocinanti, è costituito da 2 fasi (cfr. fig. n. 30, colore verde): la prima riguarda il processo di indirizzamento della persona assistita ai servizi interni, la seconda è invece focalizzata sul processo di esecuzione delle mansioni nel singolo contesto/servizio. Accanto a questi, sono stati elaborati processi di supporto quali, quelli relativi all’attività di monitoraggio in itinere e valutazione finale operata dai tutor di riferimento sui propri tirocinanti (cfr. fig. 30 processi 4 e 5). Figura 30 - Processi del tirocinio del progetto ForMe 108 Cap. 3 il percorso formativo 3.4 LA VALUTAZIONE DEI RISULTATI: apprendimento, comportamento e qualità Come anticipato all’inizio del presente del capitolo, al fine di sostanziare i risultati del progetto rispetto al percorso formativo, sono stati previsti diversi strumenti di verifica, mirati a valutare l’efficacia e la qualità dei momenti formativi: • Formazione d’aula (conoscenze) verifica dell’apprendimento attraverso prove pratiche intermedie e somministrazione di un questionario in ingresso e in uscita alla formazione d’aula sugli argomenti specifici trattati durante il corso (rif. all. n. 7) verifica della qualità della formazione da parte dei corsisti e dei docenti attraverso due appositi questionari. (rif. all. n. 8-9) verifica dell’interazione tra formazione pratica e teorica attraverso il diario di bordo del tutor d’aula. • Tirocinio (competenze e abilità) verifica Apprendimento Per quanto concerne la verifica dell’apprendimento è stato predisposto un questionario con 30 domande ripartite per area didattica sulla base del peso specifico di ciscuna di esse (cfr. all. n. 7): • n. 7 area giuridica • n. 6 area sanitaria • n. 3 area psicologica • n. 3 area antropologica • n. 3 area deontologica • n. 3 area comunicativa • n. 2 area sociologica 109 Cap. 3 il percorso formativo • n. 2 area linguistica • n. 1 area economica I quesiti sono stati elaborati in collaborazione con i coordinatori delle singole aree, per ogni domanda sono state previste 4 risposte possibili di cui una sola corretta, due distrattori e una completamente falsa. Gli stessi quesiti sono stati somministrati in ingresso, il primo giorno di formazione e in uscita, in ordine diverso, l’ultimo giorno della formazione d’aula. Dall’analisi delle risposte dei discenti, la formazione d’aula si è dimostrata molto efficace: come emerge dal grafico seguente, tutti i corsisti hanno manifestato un incremento delle conoscenze in tutte le aree formative. Per tutte le domande, a eccezione di due, si è rilevato un incremento delle risposte corrette. Efficacia formativa per discente media 21 20 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0,0 110 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1,0 Cap. 3 il percorso formativo Apprendimento in uscita per area Inoltre, l’apprendimento è stato verificato anche attraverso prodotti intermedi che sono stati sviluppati durante l’erogazione della formazione d’aula. Ogni coordinatore ha elaborato insieme ai docenti dell’area e/o alla UOS Formazione ed ECM dell’INMP, esercitazioni pratiche con la previsione della realizzazione di un output da parte dei corsisti, che hanno lavorato singolarmente o in gruppo. In particolare sono state svolte le seguenti verifiche intermedie: 1. giuridica ed economica: lavoro di gruppo su descrizione del Servizio Sanitario del paese di provenienza dei referenti dei 5 gruppi (Ucraina, Senegal, Cina, Marocco e Bolivia), a seguito del quale sono state elaborate delle presentazione in power point, e casi pratici su richiedenti protezione internazionale 2. sanitaria e socio-sanitaria: simulazioni su casi pratici a seguito di confronti di gruppo; presentazione e discussione di casi pratici riguardanti minori 111 Cap. 3 il percorso formativo 3. psicologica: esercizi e interazioni di gruppo strutturati su area psicologica (breve giro di presentazione e delle emozioni presenti, esercizi pratici su comunicazione verbale e non verbale, ascolto, accoglienza, empatia, atteggiamenti, risposte cognitive e risposte emotive, breve esperienza di gruppo di sul mutuo aiuto sul tema del riconoscimento e sull’autovalutazione riconoscimento del ruolo professionale, esercizi su colloquio psicologico); simulazioni su casi pratici a seguito di confronti di gruppo 4. antropologica: role playing del mediatore; simulazione di un setting clinico in ambito psichiatrico 5. deontologica ed etica: simulazione su un caso pratico in relazione ai codici deontologici delle figure del medico, dell’infermiere, dell’assistente sociale e dello psicologico; proposta di un possibile codice deontologico del mediatore 6. comunicativa e linguistica: esercitazione sulle mappe concettuali per un set di parole individuate (integrazione, salute, mediazione, regole, confine, valore, cittadinanza, dolore, diversità, prevenzione); esercitazione in gruppi su terminologia giuridica e sanitaria e realizzazione del glossario comparato 7. sociologica: esercitazione sul confronto tra Italia e paese di provenienza circa il significato dei concetti di famiglia, società e comunità; elaborazione di gruppo di un progetto di educazione sociale del paese di provenienza dei referenti dei 5 gruppi (Costa d’Avorio, Pakistan, Georgia e Togo) Qualità La qualità del corso di formazione è stata valutata sulla base di un questionario somministrato ai discenti e uno somministrato ai docenti (cfr. all. n. 7-8). Ai primi è stato chiesto di attribuire una punteggio su una scala da 1 a 5, in cui 1 = valore assolutamente negativo e 5 = pienamente positivo. In particolare, i discenti hanno manifestato un elevato grado di soddisfazione per la partecipazione al corso: sono state apprezzate tutte le aree di conoscenza. 112 Cap. 3 il percorso formativo Rilevanza aree di conoscenza Inoltre al termine del corso, oltre al questionario, è stato richiesto ai discenti di rappresentare la percezione individuale sui punti di forza e debolezza della formazione d’aula, attraverso la raffigurazione di: • corso di un fiume per rappresentare l’andamento della formazione • pesce per rappresentare i punti di forza • sassi per rappresentare i punti di debolezza Molti partecipanti hanno raffigurato il corso di un fiume in discesa, rappresentando, con i sassi nel fiume, i timori iniziali circa l’ambito specifico di trattazione (sanitario) e, con i pesci, le importanti nozioni acquisite nel corso della formazione. Anche ai docenti è stato chiesto di compilare il questionario, ordinando le risposte per rilevanza rispetto al ruolo del mediatore transculturale in ambito sanitario. Questi i risultati: 1. gli argomenti trattati 2. la compresenza di formazione teorica ed esperienziale 3. l’interazione con i partecipanti 4. il profilo dei discenti 5. il profilo del corpo docente 113 Cap. 3 il percorso formativo Infine, l’analisi del diario di bordo del tutor d’aula ha permesso una valutazione dell’interazione tra formazione frontale e formazione esperienziale, in particolare rispetto ai metodi didattici indicati nelle diverse aree formative, da cui è emerso che circa il 35% delle ore di formazione è stato erogato con metodologie didattiche interattive: confronto/dibattito guidato tra discenti ed esperti, dibattito preceduto da stimolo (es. filmati), dimostrazioni tecniche senza esecuzione diretta dei partecipanti, presentazione/discussione di casi pratici, esercitazioni di gruppo su casi studio e role-playing. Nell’ambito della formazione in aula si è sempre cercato di incoraggiare i discenti a prendere la parola, intervenire sugli argomenti delle lezioni con domande, esperienze vissute ecc. Nel corso delle lezioni frontali questa proattività dei discenti è stata monitorata e di seguito si presentano i risultati dell’analisi delle interazioni che i discenti hanno avuto con i docenti e tra di loro nel corso della formazione in aula. In quanto oggetto di analisi, la proattività nelle lezioni frontali è stata definita come la produzione di interventi verbali non richiesti espressamente dal docente, che non fossero quindi risposte a domande o parte di un’attività di esercitazione, dibattiti, giri di presentazione. Di conseguenza, il contesto di tali interventi è stato circoscritto ai soli momenti della trasmissione di nozioni durante la formazione d’aula. Definito il concetto di proattività sono stati registrati gli interventi dei discenti attraverso le loro proprietà significative (cfr. Figura 31): • natura dell’intervento: per questa proprietà gli interventi sono stati suddivisi in richiesta di approfondimenti (ulteriori informazioni rispetto al tema trattato), richiesta di chiarimento (richiesta di ripetizione o di ulteriore spiegazione), feedback (parafrasi al fine di verificare la propria comprensione), racconto di una storia personale, aneddoto (applicazione di quanto detto da altri ad un caso vissuto), esposizione di esempi (applicazione di quanto detto da altri ad un esempio astratto), offerta di integrazione (a sua volta distinta in segnalazione di un elemento problematico o semplicemente di informazione, non problematico, non preso in considerazione dal docente), espressione di opinione (a sua volta distinta in espressione del proprio parere positivo o negativo su quanto detto dal docente); • argomento dell’intervento (attraverso una breve descrizione del contenuto dell’intervento) • durata dell’intervento: in questo caso la suddivisione è stata tra interventi molto brevi (inferiori al mezzo minuto), brevi (da mezzo 114 Cap. 3 il percorso formativo minuto a un minuto), lunghi (da un minuto a un minuto e mezzo) e molto lunghi (oltre il minuto e mezzo); • relazione con gli interventi degli altri discenti: in questo caso la suddivisione è stata tra interventi che non avessero alcuna relazione, complementarietà a un altro intervento, contrapposizione con un altro intervento, manifestazione di consenso nei confronti di un altro intervento, applicazione di quanto detto in un altro intervento (es. prendo spunto da...). Figura 31 - Proattività discenti I risultati dell’analisi Gli interventi registrati sono in totale 198, rilevati nelle 92 ore circa delle sole lezioni frontali. La media del numero degli interventi per corsista è di circa 9 interventi, con un’ampia dispersione (il valore del coefficiente di variazione è 1): infatti, mentre poco meno della metà dei corsisti si è attestata su un numero elevato di interventi, alcuni sono stati nettamente più silenziosi e hanno interagito con i docenti solo su esplicita richiesta (Figura 32). 115 Cap. 3 il percorso formativo Figura 32 - Autore dell’intervento Per quanto riguarda la natura degli interventi (cfr. fig. 33) si può evidenziare che la classe è apparsa particolarmente curiosa, in particolare nel 34% degli interventi sono state richieste ulteriori informazioni rispetto a quanto detto dal docente, domande spesso dettate da esperienze personali o professionali, al quale i corsisti hanno cercato di dare risposta. Solo nel 6% dei casi, invece, le domande erano mirate a chiedere chiarimenti o ulteriori spiegazioni di quanto detto; se ne può dedurre che le spiegazioni dei docenti siano state chiare, nonostante gli argomenti a volte estremamente complessi. Nel 13% dei casi i corsisti hanno sentito la necessità di riportare il proprio vissuto tramite racconti di esperienze professionali o personali inerenti al tema trattato, mentre nel 14% i riferimenti erano relativi a casi astratti, al fine di comprendere meglio l’applicabilità del concetto espresso dal docente in contesti reali, ma non necessariamente vissuti. Nel 16% degli interventi si rilevano elementi problematici non presi in considerazione dal docente, mentre solo nel 7% gli elementi evidenziati sono riportati a solo titolo informativo, non essendo problematici. Appare opportuno, comunque, far presente che in alcuni casi questi interventi hanno di fatto preceduto l’argomentazione del docente, che ha spesso affermato che sarebbe arrivato più avanti nella lezione alla trattazione dell’argomento oggetto dell’intervento. Questo, comunque, denota il grande interesse e grado di interazione dimostrato dai discenti nell’arco delle lezioni.4 Nel 9% 4 L’interesse è stato spesso manifestato con segnali non verbali o paraverbali, segni di assenso del capo oppure ripetizione a voce bassa delle parole del docente, a supporto di quanto detto da quest’ultimo. 116 Cap. 3 il percorso formativo il consenso è stato esplicito, mentre solo nel 2% dei casi i corsisti hanno espresso una mancanza di accordo con quanto detto dal docente. Figura 33 - Categoria dell’intervento Per quanto riguarda le aree tematiche nelle quali sono stati prodotti gli interventi, il rapporto tra gli interventi e il numero di ore di lezione frontale dedicate alle aree tematiche in termini assoluti appare in linea di massima direttamente proporzionale: all’aumentare delle ore di ogni area tematica aumenta il numero di interventi dei discenti. L’unico scostamento significativo si registra nell’area giuridica, dove risulta esserci un numero di interventi maggiore rispetto al previsto, con uno scarto del 7% tra la percentuale di ore dell’area sul totale (19%) e la percentuale di interventi nell’area (26%, cfr. Figure 4). Verificando gli argomenti delle lezioni dell’area giuridica nelle quali sono avvenuti gli interventi si osserva che quasi il 60% di quest’ultimi ricade nelle lezioni inerenti il diritto alla salute; sembrerebbe quindi che i discenti abbiano mostrato maggiore partecipazione ed interesse alle tematiche centrali nell’offerta formativa del corso. Figura 34 - Aree tematiche delle lezioni nelle quali si è inserito l’intervento 117 Cap. 3 il percorso formativo Tirocinio Per quanto riguarda il sistema di valutazione del tirocinante si è tenuto conto di diversi fattori: • data la diversa natura delle tre mansioni e le specificità richieste dai singoli contesti/servizi, risultava utile organizzare una scheda dedicata alla singola coppia mansione-contesto/servizio • il tutor di servizio doveva poter compilare la scheda sulla mansione agevolmente, anche contestualmente all’espletamento della mansione da parte del tirocinante • dato il numero elevato di osservatori compilatori delle schede sulla mansione, occorreva predisporre modalità di compilazione chiuse basate su comportamenti osservati puntuali, in modo da minimizzare variazioni dovute ai giudizi personali dell’osservatore • dato il numero elevato e l’eterogeneità delle schede relative al singolo tirocinante raccolte al termine del periodo, occorreva predisporre meccanismi di valutazione di sintesi nell’ambito della singola mansione eseguita e tra le mansioni Di conseguenza, sono state elaborate 8 schede di valutazione basate sulla coppia mansione/contesto, tutte basate sul singolo turno di tirocinio: • scheda Accogliere in Area Accoglienza • scheda Accogliere in Sportello RPI • scheda Orientare in sportello Socio-sanitario • scheda Orientare in Sportello RPI • scheda Partecipare al setting clinico-medico • scheda Partecipare al setting clinico-psicologico • scheda Partecipare al colloquio con l’assistente sociale • scheda Partecipare all’intervista con l’antropologo Le schede sulla mansione sono state organizzate in sezioni: • data e nomi di osservatore e tirocinante • domande a risposta chiusa sull’esecuzione dei comportamenti attesi che compongono la performance oggetto di osservazione • campo aperto nel quale l’osservatore scrive un feedback per motivare le risposte alle domande sulla performance 118 Cap. 3 il percorso formativo Inoltre, è stato predisposto un format di relazione per il tutor di riferimento, attraverso il quale registrare l’andamento delle prestazioni del tirocinante e le sue modalità di gestione dei feedback ricevuti. Le schede di valutazione sono state elaborate e testate prima dell’utilizzo a regime insieme a un gruppo focus di operatori: partire dai comportamenti osservabili già individuati per ogni mansione (cfr. cap. 2 - task del mediatore), è stato chiesto loro di trasformare gli stessi in comportamenti attesi nell’ambito dei contesti/servizi specifici. Da queste risposte sono stati elaborati gli item a risposta chiusa di ogni scheda. Risultati della verifica Per quanto riguarda i risultati della verifica dei comportamenti, le performance dei tirocinanti sono state tracciate attraverso le schede sulla mansione presentate nel precedente capitolo. I feedback registrati attraverso le schede sono stati impiegati come input dai tutor di riferimento nel loro lavoro di affiancamento ai tirocinanti assegnati. Parallelamente è stata condotta un’analisi aggregata dei dati raccolti per monitorare le prestazioni fornite dal gruppo di tirocinanti in termini di livelli di servizio da essi raggiunti5. Nei 18 giorni di tirocinio complessivi sono state compilate 329 schede sull’esecuzione delle tre mansioni nei diversi servizi, in particolare: • 111 schede per la mansione accogliere • 55 schede per la mansione orientare • 163 schede per la mansione partecipare all’erogazione del servizio Di conseguenza, per ognuno dei 21 tirocinanti sono state compilate circa 30 schede, nelle stesse proporzioni osservate per il dato generale. Rispetto alla mansione accogliere, il valore medio osservato delle prestazioni è di 4,46 su una scala da 1 a 5, con una deviazione standard relativamente bassa, 0,30. In Figura 35 è possibile vedere i valori relativi ai singoli tirocinanti. Guardando ai comportamenti attesi che compongono la mansione si osserva che il valore più basso (4,16 su 5), è stato registrato per l’attività cogliere le domande di salute (cfr. Fig. 36). Trattandosi di un’attività di indagine della 5 Il livello di servizio di cui si parla in questa sede è quello raggiunto dai tirocinanti, non quello erogato alla persona assistita, poiché la performance del tirocinante avveniva sotto la supervisione del tutor di servizio, il quale presiedeva e rispondeva in ultima istanza dell’erogazione del servizio. 119 Cap. 3 il percorso formativo domanda espressa e di quella inespressa, tale attività è la più complessa della mansione e anche quella per la quale l’esperienza incide maggiormente sul miglioramento della performance. Se invece si considera la mansione contestualizzata nel servizio specifico erogato presso l’INMP, i livelli di servizio medi risultano essere (cfr. Fig. 37): • 4,47 in Area accoglienza (Dev. St. 0,38) • 4,52 nello Sportello richiedenti protezione internazionale (RPI) (Dev. St. 0,58) Figura 35 - Performance dei tirocinanti per la mansione Accogliere l’assistito 120 Cap. 3 il percorso formativo Figura 36 - Performance per comportamenti attesi per la mansione Accogliere l’assistito Figura 37 - Livelli di servizio per la mansione Accogliere l’assistito 121 Cap. 3 il percorso formativo Rispetto alla mansione orientare, il valore medio delle prestazioni è di 4,43 su una scala da 1 a 5, con una deviazione standard medio-alta, 0,66. I valori relativi ai singoli tirocinanti sono riportati in Figura 38. Guardando ai comportamenti attesi che compongono la mansione si osserva che le attività più complesse registrano valori medi vicini alla media generale (cfr. Fig. 39): l’attività cogliere il problema dell’assistito, con un valore medio di 4,47 su 5, supera la media generale di mansione; il valore 4,33 osservato per l’attività valutare se si è di fronte a un caso complesso e se ha carattere di urgenza è inferiore alla media generale, ma può essere considerato relativamente alto, considerata l’elevata complessità di tale attività. Infine il valore medio più basso si registra relativamente all’attività fornire informazioni customizzate (4,25), attività per la quale occorre accumulare esperienza sulla trattazione dei vari casi. Considerata la mansione contestualizzata nel servizio specifico erogato presso l’INMP, i livelli di servizio medi risultano essere (cfr. Fig. 40): • 4,56 nello Sportello RPI (Dev. St. 0,48) • 4,51 nello Sportello Socio-sanitario (Dev. St. 0,69) 122 Cap. 3 il percorso formativo Figura 38 - Performance dei tirocinanti per la mansione Orientare l’assitito 123 Cap. 3 il percorso formativo Figura 39 - Performance per comportamenti attesi per la mansione Orientare l’assistito Figura 40 - Livelli di servizio per la mansione Orientare l’assistito 124 Cap. 3 il percorso formativo Infine, relativamente alla mansione partecipare all’erogazione del servizio, il valore medio delle prestazioni è di 4,51 su una scala da 1 a 5 (cfr. Fig. 41), con una deviazione standard medio-bassa, 0,41. Guardando ai comportamenti attesi che compongono la mansione si osserva che l’attività caratterizzante l’intera mansione, “Facilitare la comunicazione tra operatore e la persona assistita”, fa registrare un valore di 4,55 su 5, superiore alla media della mansione (cfr. Fig. 42). Considerata la mansione contestualizzata nel servizio specifico erogato presso l’INMP, i livelli di servizio medi risultano essere (cfr. Fig. 43): • 4,71 nel colloquio tenuto dall’assistente sociale con la persona assistita (Dev. St. 0,41); • 4,67 nell’intervista condotta dall’antropologo (Dev. St. 0,52); • 4,39 nel setting clinico-medico (Dev. St. 0,42); • 4,79 nel setting clinico-psicologico (Dev. St. 0,39). 125 Cap. 3 il percorso formativo Figura 41 - Performance dei tirocinanti per la mansione Partecipare all’erogazione del servizio 126 Cap. 3 il percorso formativo Figura 42 - Performance per comportamenti attesi per la mansione Partecipare all’erogazione del servizio 127 Cap. 3 il percorso formativo Figura 43 - Livelli di servizio per la mansione Partecipare all’erogazione del servizio 128 Cap. 4 - Indicazioni operative 4.1 scheda progettazione percorso formativo Come anticipato nelle premesse del volume, la presente pubblicazione oltre ad essere una restituzione analitica dei risultati del progetto, vuole dare un contribuito operativo per lo sviluppo di ulteriori percorsi formativi per mediatori transculturali in ambito sanitario che operino in contesti differenti. La sperimentazione attuata ha avuto esito positivo sia per il coinvolgimento delle diverse realtà attraverso il Tavolo tecnico, sia per le rilevanti tematiche trattate anche mediante metodologie didattiche interattive attuate dai diversi professionisti coinvolti. Inoltre, come emerso dai capitoli precedenti, dalle diverse valutazioni effettuate, tutti i partecipanti hanno mostrato particolare interesse e motivazione, nonché un incremento delle conoscenze nello specifico settore sanitario e delle competenze di mediazione in tale ambito. In questa ottica, il presente capitolo intende ripercorrere schematicamente la metodologia attuata per il percorso formativo sperimentato e offrire alle strutture sanitarie interessate un modello metodologico per l’adattamento ad altri contesti del tirocinio sperimentato presso il Poliambulatorio dell’INMP, considerato che la formazione d’aula prevista nell’ambito di specifici percorsi formativi, dovrebbe essere in linea con quella sperimentata e rispettare i requisiti minimi individuati. Si intende quindi offrire un contributo per interventi simili da attuare sul territorio in funzione delle specificità, considerando che il percorso è stato progettato, sperimentato e verificato di concerto con le diverse realtà coinvolte: Provincia autonoma Trento, regione Liguria , regione Emilia-Romagna, regione Toscana, regione Marche, regione Lazio, regione Campania, regione Calabria, regione Puglia, regione Siciliana, ASP Palermo, ASL Prato, Università di Tor Vergata, Ministero della Salute, Ministero della del Lavoro, Ministero della Istruzione, ISFOL. Per una efficace attuazione, si informa che le schede seguenti sono riportate in forma sintetica e, in caso di loro utilizzo, è necessario verificare le specificità della struttura ed eventualmente, utilizzando lo stesso schema, aggiungere il soggetto responsabile del task e il cronoprogramma delle attività. 129 Cap. 4 indicazioni operative SCHEDA MODELLIZZATA PER LA PROGETTAZIONE DI FORME - PERCORSO FORMATIVO PER MEDIATORI TRANSCULTURALI IN AMBITO SANITARIO FASE DEFINIZIONE e SPECIFICHE OUTPUT ANALISI DEL FABBISOGNO Definizione del profilo del mediatore transculturale in ambito sanitario Definizione delle aree di conoscenza e competenza per svolgere il ruolo di meditatore transculturale in ambito sanitario. Consultazione con i servizi sanitari e socio-sanitari Consultazione dei servizi sanitari e sociosanitari presso i quali è richiesta la figura del mediatore, attraverso strumenti di rilevazione della domanda di mediatori nelle strutture del SSN e processi condivisi (come ad esempio tavolo di coordinamento/ multidisciplinare settoriale). Scheda rilevazione della domanda di mediatori nelle strutture del SSN Selezione dei destinatari Definizione dei requisiti minimi d’accesso al percorso formativo e relativa procedura di selezione Bando di selezione Definizione degli obiettivi formativi Definizione degli obiettivi formativi orientati allo sviluppo di conoscenze e competenze individuali, trasversali e specifiche. PROGETTAZIONE Obiettivi: •offrire la possibilità di inquadrare il fenomeno migratorio da un punto di vista giuridico, epidemiologico e psicologico •fornire i riferimenti normativi e organizzativi sull’assistenza sanitaria e socio-sanitaria nazionale •acquisire strumenti tecnico-metodologici per la gestione della mediazione transculturale in ambito sanitario Definizione aree di conoscenza e competenza AREE DI CONOSCENZA 1. Giuridica 2. Sanitaria e socio-sanitaria 3. Psicologica 4. Antropologica 5. Deontologica ed etica 6. Comunicativa 7. Sociologica 8. Linguistica 9. Economica 130 Cap. 4 indicazioni operative AREE DI CAPACITÀ E ABILITÀ Analisi di fattibilità 1. Self efficacy 2. Team working 3. Gestione del conflitto e capacità di coping 4. Problem solving • Economica • Logistica • Calendario • Tempistica • Ambientale - l’aula deve favorire la formazione interattiva (posizione circolare delle sedie, possibilità di svolgere lavori di gruppi, presentazione di filmati, ecc.) Corrispondenza aree di conoscenza e competenza - mansioni Definito il task del mediatore transculturale in ambito sanitario, corrispondere alle diverse mansioni le aree di conoscenza necessarie. Indagine multicriterio Pesare le diverse aree mediate indagine multicriterio. Definizione piano formativo • In base ai risultati dell’indagine multicriterio assegnare un monte ore per lo sviluppo di ciascun modulo, con esplicita differenziazione tra formazione teorica ed esperienziale; Scheda formazione aree • Individuare i coordinatori didatticoscientifici; • Definire gli obiettivi didattici per singola area d’interesse; • Definire i temi per singola area d’interesse. EROGAZIONE DEL PERCORSO FORMATIVO Definizione corpo docente e tutor per la formazione d’aula • Individuazione docenti con idonea esperienza formativo-professionale sulla tematica richiesta. • Individuazione del tutor con competenze trasversali per affiancare i discenti durante l’intero percorso formativo (aula e tirocinio) Definizione referenti e tutor per il tirocinio Individuazione tutor di riferimento e tutor di servizio 131 Cap. 4 indicazioni operative Strumenti di supporto multilivello • Tesserino di riconoscimento • Registro firme • Tool-kit per la formazione d’aula • Piattaforma e-Learning sulla quale caricare materiale d’aula (presentazione power-point) e materiale didattico-formativo di supporto (es. normativa di riferimento, articoli scientifici, ecc.) Tool-kit per la formazione d’aula: • Materiali rilasciati dal corpo docenti • Postazioni PC • Accordo Stato-regioni 20/12/2012 • contenuti 1° livello wiki INMP • opuscolo informativo sul progetto • cartellina e blocco per appunti MONITORAGGIO E VALUTAZIONE Monitoraggio Monitorare il livello di apprendimento attraverso prove intermedie per singola area mediante metodologie formative interattive come: Prove intermedie e diario di bordo del tutor d’aula • confronto/dibattito guidato tra discenti ed esperti • dibattito preceduto da domandestimolo (filmati) • dimostrazioni pratiche senza esecuzione diretta dei partecipanti • presentazione/discussione pratici di casi • esercitazioni di gruppo su casi studio • role-playing Verifica dell’apprendimento (conoscenze) Verificare l’apprendimento durante la formazione d’aula attraverso: Test ingresso • Test ingresso e test uscita della formazione d’aula • Prodotti intermedi per singola area • Tesina e discussione in occasione dell’evento finale (ogni corsista per poter essere ammesso alla prova finale deve aver frequentato almeno l’85% delle 200 ore formative previste). 132 Verifica del comportamento (competenze e atteggiamenti) Valutare il comportamento del mediatore durante le ore di tirocinio presso i diversi servizi dell’ambulatorio dell’INMP. Schede di valutazione del comportamento Verifica della qualità percepita dell’offerta formativa Verificare la qualità del percorso formativo con previsione di domande aperte per eventuali suggerimenti da parte dei corsisti e dei docenti Test di valutazione della qualità del percorso formativo - corsisti Test di valutazione della qualità del percorso formativo - docenti Cap. 4 indicazioni operative 4.2 scheda progettazione tirocinio SCHEDA MODELLIZZATA PER LA PROGETTAZIONE DEL TIROCINIO IN DIVERSI CONTESTI: indicazioni metodologiche e operative FASE DEFINIZIONE e SPECIFICHE OUTPUT ANALISI DEL FABBISOGNO Analisi del contesto Descrizione del contesto in cui il tirocinio si svolge ed elaborazione del modello di riferimento attraverso la raccolta dati con schede chiuse o interviste con le figure professionali che dovranno interagire coni mediatori Questionari e scheda intervista semistrutturata. Foglio dati dei risultati Individuazione delle criticità del contesto Individuazione dei vincoli posti dal contesto che possono creare potenzialmente criticità: situazione di emergenze, turnistica del personale, logistica, spazi a disposizione, affluenza pazienti, dinamiche/flussi migratori, ecc Foglio dati dei risultati, diagrammi operativi. Valutazione economica e logistica e della tempistica. Esempi: Foglio dati dei risultati, relazioni tecniche. PROGETTAZIONE Analisi di fattibilità Definizione dei requisiti dei tirocinanti • Valutare l’impatto in termini economici e logistici (costo orario del personale coinvolto, produzione di strumenti didattici, supporti da fornire al tirocinante tipo DPI, camici, postazioni PC, ecc.). • Valutare il periodo minimo e massimo entro cui sviluppare il tirocinio, considerando le attività intrinseche al contesto e programmabili (attività corrente) nonché le eventuali situazioni non programmabili (es: sbarchi, chiamate al 118, ecc) Oltre ai requisiti richiesti per l’accesso all’intero percorso formativo (cfr altro schema, quali ad esempio titolo di studio, copertura linguistica, precedenti esperienze nel settore), si possono fissare ulteriori criteri, come ad esempio un monte ore superato o meno nella prima fase formativa, una valutazione positiva o meno in uscita alla formazione RES/ FAD, ecc Check list 133 Cap. 4 indicazioni operative Verifica requisiti formali del tirocinio Individuare il numero minimo e massimo di tirocinanti contemporaneamente presenti ed eventuali posti riservati, nel rispetto della normativa vigente. • Es: Per contesti con un numero superiore a 10 dipendenti, non superare il 10% del numero totale dei dipendenti. • Definire criteri per eventuali posti riservati o riserve in genere Identificazione delle mansioni Partendo dal modello elaborato in fase di analisi, individuazione delle 2-3 mansioni principali che il tirocinante si troverà a svolgere nei diversi servizi del contesto e delle attività/comportamenti specifiche che compongono le mansioni stesse, assegnando a ciascuna mansione un peso Schema operativo delle mansioni e delle attività/comportamenti Assegnazione delle mansioni nei diversi servizi Assegnazione a ciascun servizio (es: un determinato reparto, uno specifico ufficio, un’area caratteristica), di una o più mansioni individuate, attribuendo un monte ore, coerentemente con il peso della mansione con la disponibilità/ funzionamento del servizio Schema operativo Sensibilizzazione del personale lavoratore dipendente Condivisione, con tutto il personale interessato, delle finalità del tirocinio, delle modalità dell’erogazione, della performance attesa del tirocinante Riunioni del personale, coinvolgimento delle diverse figure, definizione dei ruoli, info-formazione tra pari, diagrammi operativi, lettere di incarico Definizione referenti e tutor per il tirocinio Nomina di una o più figure di riferimento per il tirocinante (tutor referente, tutor di servizio, tutor di coordinamento), scelte all’interno del contesto e caratterizzate da un CV idoneo di esperienza formativa e professionale nel contesto di riferimento stesso. Briefing, linee guida operative, schede metodologiche A seconda delle caratteristiche del contesto, i tutor possono gestire sia l’attività quotidiana (tutor di servizio) sia le attività programmabili (tutor di riferimento). Possono avere anche funzione di coordinamento e/o supervisione, al fine di mantenere una visione d’insieme (tutor di coordinamento). Individuato il tutor, vanno definite le mansioni del tutor stesso, quali essere guida e punto di riferimento per il tirocinante, svolgere attività di osservazione e monitoraggio, saper proporre azioni correttive. 134 Scheda sinottica dei vincoli Cap. 4 indicazioni operative Identificazione della performance attesa Definizione dei risultati attesi/optimum cui tende ciascuna mansione che il tirocinante dovrà svolgere nell’ambito di ciascun servizio Schede sinottiche, qualitative, con valori minimi e massimi di riferimento Elaborazione di schede per la valutazione della performance Elaborazione di schede di valutazione strutturate ad hoc per la stima della performance svolta per ciascuna mansione, nell’ambito dei diversi servizi, coerentemente al contesto stesso. Schede E’ consigliabile un test delle schede stese su un gruppo pilota di utilizzatori per la raccolta di feedback ed eventuali modifiche prima della somministrazione. Condivisione con il tirocinante del sistema di valutazione della performance attesa Illustrazione degli obiettivi del tirocinio, criteri di valutazione e strumenti per il raggiungimento dei risultati attesi (obiettivi, tempistica, ruoli, competenze, conoscenze, abilità attese, ecc) Sessioni, seminari introduttivi, materiale didattico, schede sinottiche, colloqui individuali e briefing di gruppo Definizione del programma di tirocinio Elaborazione del piano di tirocinio Calendario attività e procedure, Gantt GESTIONE DEL TIROCINIO Strumenti di supporto multilivello • Vademecum del tirocinante (obiettivi del tirocinio, finalità, modalità, performance attesa, norme comportamentali, ecc) • Materiali didattici • Supporto multimediale (piattaforme e-learning) • Tesserino di riconoscimento • Postazioni PC • Registro firme • A seconda delle disponibilità e della realtà del contesto, predisporre la fornitura di supporti multilivelli calibrati al contesto stesso, es: DPI, camici, ecc • Kit del tirocinante 135 Cap. 4 indicazioni operative Applicazione delle modalità operative di osservazione e valutazione Osservazione e valutazione dell’operato del tirocinante da parte del tutor e compilazione delle schede elaborate nella fase di progettazione, seguendo criteri omogenei e precedentemente condivisi tra il gruppo degli esperti. Incontri periodici. Feedback e azioni correttive al tirocinante. Schede compilate (n. 8 Schede oppure richiamare l’allegato). Il tutor raccoglierà tutte le informazioni - anche tramite terzi - confrontandosi con le figure con cui il tirocinante ha interagito. 136 Verifica della performance Confrontano dei risultati attesi con i risultati osservati Relazione finale del tutor (n. 1 Scheda oppure richiamare l’allegato) Verifica della qualità percepita Verifica attraverso la compilazione di questionari anonimi semistrutturati, con domande aperte per eventuali suggerimenti da parte dei corsisti e tutor Questionari di gradimento (n. 2 questionari oppure richiamare l’allegato) CONCLUSIONI L a figura del mediatore culturale, non ancora riconosciuta a livello nazionale, si trova attualmente ad operare nelle strutture sanitarie pubbliche, poiché è ormai unanimemente accettato che il suo inserimento nei contesti operativi sanitari può contribuire al miglioramento della qualità delle prestazioni erogate, grazie a una loro maggiore appropriatezza. Verrebbero tutelati, in tal modo, sia il diritto alla salute del singolo individuo sia, in definitiva, il bene della salute collettiva. Tale risultato è anche in linea con l’obiettivo di ridurre i costi generati da un’assistenza pubblica non in grado di comprendere i veri bisogni di salute, spesso distorti da filtri linguistico-culturali sconosciuti e, conseguentemente, di offrire le giuste risposte. Ma la responsabilità che implicitamente viene attribuita al mediatore culturale in ambiente sanitario non può realisticamente derivare dal complesso di conoscenze, competenze, abilità e comportamenti detenuti dalle attuali professionalità che operano nel settore. In aggiunta, oltre alla disomogeneità delle conoscenze e competenze di base delle figure di mediazione attualmente impiegate, il quadro restituito dall’analisi della domanda di mediazione presso le strutture sanitarie delle Regioni partecipanti al progetto ha confermato una disomogeneità anche rispetto alle mansioni e alle attività che i mediatori sono chiamati a svolgere, disomogeneità dovuta alla diversa organizzazione dei servizi sul territorio. Per tale motivo, è emersa l’esigenza di definire in modo condiviso con i principali attori del settore sanitario un percorso formativo che porti all’acquisizione di competenze e abilità specifiche ed originali per il ruolo che il mediatore è chiamato a giocare all’interno di un contesto ad altissima specializzazione/ tecnologia nonché a preminente dimensione etica, che possano essere modulabili a seconda dei contesti di applicazione. In tal senso, si è concordato sull’importanza di lavorare sull’autopercezione del ruolo e sulla costruzione dell’identità della figura del mediatore transculturale in ambito sanitario quale elementi essenziali per la crescita professionale dei singoli nell’interesse della qualità dei servizi. Il percorso per giungere alla definizione di standard comuni, formativi e professionali è stato lungo e complesso ed ha coinvolto molti attori istituzionali, a diverso livello e in diversi ambiti: dal mondo della formazione professionale a quello universitario, dalla salute al sociale, dal territorio al livello nazionale. Una buona rappresentanza degli stakeholder mobilitati è costituita dagli assessorati alla salute di 10 Regioni e Province autonome, dalle diverse Aziende 137 sanitarie locali, dall’Università di Tor Vergata, dall’Isfol, dai Ministeri della salute, dell’istruzione e del lavoro, che hanno garantito lungo tutto il percorso progettuale una collaborazione costante, qualificata e partecipata. Il percorso formativo progettato e testato ha mostrato di funzionare nel contesto sanitario, restituendo la capacità delle 21 persone formate di operare con professionalità e consapevolezza nel mondo dei servizi. Occorre ora fare dei passaggi ulteriori e lavorare affinché il modello sperimentato possa essere assorbito dai livelli istituzionali deputati alla definizione di standard formativi e professionali e al riconoscimento della figura nel contesto specifico e nei relativi contratti di lavoro. E l’INMP ha il mandato di andare in tale direzione, con un’azione di sistema nazionale, grazie al suo ruolo di Centro di riferimento nazionale per la mediazione transculturale in ambito sanitario; il progetto ForMe è stata quindi l’occasione positiva per avviare tale processo, che verrà completato e perfezionato grazie al proprio impegno istituzionale e alla collaborazione di tutti gli attori competenti. Gianfranco Costanzo Direttore UOC Rapporti internazionali, con le regioni e gestione del ciclo di progetto INMP 138 ALLEGATI 139 140 ALLEGATO 1 Tabella riepilogativa del censimento sulle offerte formative titolo corso nome ente erogatore regione tipo offerta ultima edizione corso per mediatore interculturale s.c.m. servizi srl Abruzzo FP 2012 corso regionale di perfezionamento per mediatori/mediatrici culturali in “prevenzione e contrasto alle pratiche di mutilazione genitale femminile” centro studi sociali di scerne di pineto Abruzzo FP corso di qualifica per mediatore interculturale centro studi sociali sull’infanzia e l’adolescenza “don silvio de annuntiis” Abruzzo FP 2014 mediatore interculturale lu.sa.form Abruzzo FP 2014 corso per mediatore interculturale c. i. f. a. p. p. centro italiano formazione e aggiornamento in psicologia e pedagogia Abruzzo FP 2014 corso per mediatore interculturale c.i.f.a.p.p. centro italiano formazione e aggiornamento in psicologia e pedagogia Abruzzo FP 2014 corso regionale di perfezionamento per mediatori/mediatrici culturali in “prevenzione e contrasto alle pratiche di mutilazione genitale femminile” centro studi sociali “associazione focolare maria regina” Abruzzo PER 2009 master in mediazione familiare consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali Abruzzo M mabad - mediazione con l’area balcanica-adriatica-danubiana università di chieti, Abruzzo PER 2013 didattica dell’it l2 e lingua straniera: intercultura e mediazione università di chieti Abruzzo M 2014 lingue e mediazione culturale università di chieti, Abruzzo LB 2014 141 142 mediazione linguistica e comunicazione interculturale università degli studi “g. d’annunzio” chieti pescara Abruzzo LB 2014 corso di perfezionamento mediazione interculturale università della basilicata di potenza, facoltà di lettere e filosofia Basilicata PER 2011 mediatore interculturale cooperativa sociale promidea e midia scrl Calabria FP 2013 mediatore interculturale centro studi sibarys Calabria FP 2012 mediatore interculturale dedalo società cooperativa Calabria FP 2012 mediatore interculturale ats soc. coop. co.ri.s.s. Calabria FP 2012 mediatore culturale selformconsulting Campania FP 2014 mediatore culturale istituto amato Campania FP corso di mediatore culturale università popolare di caserta Campania FP corso per mediatore culturale edp key (ente di formazione accreditato) Campania FP 2014 mediatore culturale fondazione gesco Campania FP 2012 mediatore culturale assofram Campania FP mediatore culturale la perfecta Campania FP 2014 mediazione culturale ii livello sis school Campania FP 2014 mediatore culturale associazione progeo Campania FP 2014 mediatore culturale aciief Campania FP corso di formazione alla figura di mediatore culturale cefal (san lazzaro di savena) Emilia Romagna FP corso di formazione alla figura di mediatore culturale cefal (castel maggiore bo) Emilia Romagna FP mediatore interculturale futura-cefal-irecoop (ati) Emilia Romagna FP 2010 master interculturale nel campo della salute, welfare, lavoro e integrazione unimodena - reggio emilia (dip. med. diagnostica, clinica e sanità pubblica) Emilia Romagna M mediazione linguistica interculturale unibologna-forlì (scuola traduzione e interpretazione) Emilia Romagna LB corso i livello mediazione linguistica provincia reggio emilia Emilia Romagna LB teorie e tecniche di insegnamento interculturale enaip Friuli Venezia Giulia FP 2010 gestire tecniche e strumenti per i laboratori di italiano l2 e di intercultura ires udine Friuli Venezia Giulia FP 2011 corso di laurea triennale in scienze e tecniche dell’interculturalità università degli studi di trieste, facoltà di lettere e filosofia Friuli Venezia Giulia LB 2014 scienze della mediazione interlinguistica e interculturale università dell’insubria, dip. di diritto economia e culture Lombardia LB 2014 corso di laurea in comunicazione e mediazione interlinguistica università degli studi di udine, facoltà di lingue e letterature straniere Friuli Venezia Giulia LB 2008 corso di laurea in mediazione culturale università degli studi di udine, facoltà di lingue e letterature straniere Friuli Venezia Giulia LB 2014 mediatore interculturale icarum scs Lazio FP 2014 mediatore interculturale cooperativa sociale obiettivo uomo Lazio FP 2007 la mediazione interculturale terre del lazio, assoc. senza scopo di lucro Lazio FP 2014 specializzazione mediatore interculturale (giustizia/ servizi territoriali) e.n.g.i.m. c.f.p. san paolo Lazio FP 2010 mediazione culturale pediatrico infantile irma, international rescue medicine association Lazio M 2014 143 144 master in “mediazione culturale pediatrico infantile” consorzio interuniversitario per la formazione e la comunicazione for.com Lazio M 2012 master di i livello in politiche dell’incontro e mediazione culturale. pratiche dei saperi e dei diritti per una nuova cittadinanza in contesto migratorio università degli studi “roma tre”, facoltà di lettere e filosofia Lazio M 2011 master di ii° livello su immigrati e rifugiati. formazione, comunicazione e integrazione sociale università degli studi di roma “la sapienza”, facoltà di scienze politiche, sociologia, comunicazione, dipartimento di scienze sociali Lazio M 2013 master di i° livello a distanza in educazione interculturale università degli studi “roma tre”, facoltà di scienze della formazione Lazio M 2010 master di ii° livello in mediazione linguistico-culturale università degli studi di roma “sapienza”, facoltà di scienze politiche, sociologia, comunicazione Lazio M 2011 mediatore interculturale, percorso di i° livello centro provinciale di formazione professionale “g. pastore” Liguria FP 2013 corso di mediazione sociale, sistemico relazionale centro studi ricerche per la mediazione scolastica e familiare ad orientamento sistemico e per il counselling sistemicorelazionale, legnano (mi) Lombardia CAF 2014 corso di alta formazione in mediazione culturale scuola superiore per mediatori linguistici di varese Lombardia CAF 2014 mediazione linguistica e culturale scuola di scienze della mediazione linguistica e culturale, università di milano Lombardia LB 2014 scienze della mediazione linguistica scuola superiore per mediatori linguistici di varese Lombardia LB 2014 mediatore interculturale scuola domani s.r.l., polo scolastico paritario Marche FP 2014 mediazione dei conflitti in ambito psico-pedagogico, familiare, comunitario, aziendale, sanità/sociale, e delle attività formative università di urbino “carlo bo”, dip. scienze dell’uomo Marche M 2014 discipline della mediazione linguistica università di macerata, dip. di studi umanistici, sede di civitanova marche Marche LB 2014 gestione delle politiche, dei servizi sociali e della mediazione interculturale università di urbino “carlo bo”, dip. di economia, società e politica, curriculum in scienze sociali e multiculturalità Marche LS 2013 scienze della mediazione linguistica per interpreti e traduttori in tre lingue straniere scuola superiore mediatori linguistici, ancona Marche LB 2014 med.in. molise salute e mediazione interculturale università degli studi del molise Molise FP 2009 mediatore culturale iaros international Molise FP 2013 mediatore culturale l&o consulenza e servizi legali Molise FP 2014 mediatori interculturali t.h.o.r Molise FP 2013 mediatore interculturale ialmolise Molise FP percorso di formazione professionalizzante per mediatore interculturale scuola professionale provinciale per il commercio il turismo e i servizi “luigi einaudi” PA Bolzano FP 2012 145 146 corso di formazione per mediatori interculturali nella scuola provincia autonoma di trento PA Trento FP 2013 corso formativo concernente la formazione specifica per i mediatori interculturali in ambito scolastico formativo per l’insegnamento della l1 (lingua madre) centro interculturale millevoci per l’integrazione scolastica degli alunni stranieri PA Trento FP 2014 corso di laurea in mediazione linguistica per la traduzione e l’interpretazione istituto universitario per mediatori linguistici di trento PA Trento LB mediatore interculturale ssf rebaudengo Piemonte FP 2014 mediatore interculturale enaip piemonte Piemonte FP 2013 corso di specializzazione per mediatori interculturali prometeo educational Puglia FP 2014 mediatore culturale adsum Puglia FP 2013 mediatore culturale scuola professionale “g.rousseau” Puglia FP corso di formazione/perfezionamento mediatori interculturali esperti nel contrasto delle mutilazioni genitali femminili integra onlus Puglia FP 2012 master mediatore interculturale adsum Puglia M 2013 corso per mediatore linguistico e culturale associazione culturale alfabeto del mondo, cagliari Sardegna FP 2014 mediatore/ mediatrice di pace (peacekeeper) assessorato del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale Sardegna FP 2007 corso di laurea in mediazione linguistica e culturale università di sassari, dip. scienze umanistiche e sociali Sardegna LB 2014 lingue e culture per la mediazione linguistica università di cagliari, fac. di studi umanistici Sardegna LB 2014 la mediazione interculturale nel mediterraneo cerisdi Sicilia FP 2012 mediatore interculturale a.c.a.s. (palermo) Sicilia FP 2012 mediatore interculturale eris Sicilia FP 2012 mediatore interculturale oda opera diocesana assistenza (ct) Sicilia FP operatore della mediazione interculturale anfe (palermo) Sicilia FP master per mediatori culturali enfil Sicilia M 2014 corso mediatore culturale enaip as.a.form sicilia (catania) Sicilia FP 2013 corso mediatore culturale pro.sca (brolo -me-) Sicilia FP 2014 corso mediatore culturale st&t s.c.r.l Sicilia FP 2013 mediatore culturale i.r.s.e.s (giarre) Sicilia FP 2015 mediatore interculturale agrigest soc.coop. Sicilia FP 2012 percorso formativo di aggiornamento rivolto ad operatori del terzo settore sulle tematiche della mediazione multiculturale asterisco Sicilia FP 2008 mediatore interculturale abakos s.a.s. Sicilia FP corso per mediatore interculturale cerf (caltanissetta) Sicilia FP 2014 mediatore culturale is.for.d.d. Sicilia FP 2013 corso di formazione alla figura di mediatore culturale ascim (catania) Sicilia FP polizia locale e mediazione culturale: paesi dell’est orsa (palermo) Sicilia FP 2013 polizia locale e mediazione culturale: paesi arabi, afro-anglofoni e afrofrancofoni. orsa (palermo) Sicilia FP 2013 corso in mediazione culturale assforseo Sicilia FP 2009 mediatore interculturale ecap messina Sicilia FP 2014 tecnico dell’animazione socioeducativa aiform (alfa itinerari formativi) Toscana FP addetto all’assistenza di base athena (arezzo) Toscana FP un ponte tra le culture cidis onlus Umbria FP 2007 147 148 mediatore interculturale arco Umbria FP progetto “gli immigrati nel territorio per il territorio” cooperativa sociale caracol onlus Veneto FP 2005 un ponte tra le culture a.l.i.i. Veneto FP 2009 master in intercultural competence and management-comunicazione, gestione dei conflitti e mediazione interculturale in ambito aziendale, educativo, sociosanitario, giuridico, dei mass media e per l’italiano l2. università degli studi di verona. Veneto M 2015 studi interculturali ad indirizzi università degli studi di padova Veneto M 2014 corso di laurea in mediazione linguistica e culturale. università degli studi di padova Veneto LB operatore multiculturale istituto cortivo (pd) Veneto FP ALLEGATO 2 Scheda di raccolta dei dati sul corso Corso in Mediazione Culturale erogato da ASSFORSEO in Sicilia Proprietà Valore osservato Id scheda Sic05 Titolo del corso Corso in Mediazione Culturale Provider ASSFORSEO Regione Sicilia Tipologia offerta FP Figura professionale in uscita Mediatore Interculturale Ambito di specializzazione Sanità/Sociale Durata dell’offerta in ore 800 Canale di erogazione Aula Numero edizioni concluse 1 Ultimo anno di erogazione 203 Cadenza Annuale Numero studenti dell’ultima edizione conclusa 15 Numero studenti che hanno completato la fruizione dell’ultima edizione conclusa 12 Numero studenti che hanno superato la prova finale dell’ultima edizione conclusa 12 Numero studenti dell’ultima edizione conclusa che lavorano nel settore a un anno dal corso 5 Titolo di studio Diploma di scuola superiore Nazionalità Non italiana Livello di padronanza dalla lingua italiana Nessuna codifica Livello di padronanza dalla lingua veicolare scelta Nessuna codifica Esperienza nel settore come mediatore in anni Esperienza nell’ambito di specializzazione in anni Contesto del tirocinio Sportelli, Comune, ospedali 149 Durata del tirocinio in ore 200 Presenza di attività di riflessione critica sull’esperienza del tirocinio Sì Natura della prova di verifica delle competenze acquisite durante il tirocinio Schede di valutazione Peso percentuale del giudizio sul tirocinio sull’esito del percorso 150 Natura del posttest Prova scritta più tesina Argomenti del corso - L’approccio psicosociale e mediazione interculturale - L’orientamento ed il bilancio di competenza - Culture dell’organizzazione e formazione psicosociale - Italiano avanzato - La legislazione in immigrazione - Informatica e comunicazione - Essere imprenditori - Il business plan - Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro ALLEGATO 3 Scheda rilevazione fabbisogno/domanda di mediazione nelle strutture sanitarie Rispondendo alle seguenti domande parteciperà a un’indagine circa l’attuale impiego dei mediatori culturali nelle strutture del SSN. Parte A – Dati sul compilatore della scheda 1. Cognome e nome: 2. Nome dell’ente di appartenenza: 3. Ruolo ricoperto: Parte B – Dati sul servizio di mediazione aspetti organizzativi 4. Nome della UOC/UOS nella quale avviene il servizio: 5. Nome del referente aziendale del servizio: 6. Da quanti anni è attivo il servizio di mediazione presso la struttura? 7. Quanti mediatori sono coinvolti attualmente nel servizio? 8. Di quanti anni è mediamente il turnover del servizio di mediazione? 9. Qual è la modalità di reclutamento tipica? • lavoro in somministrazione • affidamento servizio a cooperative sociali, associazioni ecc • collaborazioni occasionali, a progetto, autonomo ecc • lavoro dipendente a tempo determinato/indeterminato 10. Quali sono i requisiti richiesti al mediatore da reclutare? • non posti • titolo di studio relativo all’area della mediazione interculturale • esperienza professionale di mediazione • conoscenza della lingua italiana/veicolare • cittadinanza NON italiana • altro (specificare) 151 11. Qual è la modalità tipica di organizzazione delle attività/erogazione del servizio? • organizzazione per turni • organizzazione a chiamata (anche servizio telefonico) • organizzazione per turni e a chiamata • altro (specificare) 12. Esiste una forma di valutazione del servizio di mediazione erogato? • Sì • No aspetti operativi 13. Attività, contesti operativi del servizio di mediazione e interazione con altre figure della struttura sanitaria. Interazioni con altre figure 152 Task del mediatore Contesto operativo Qual è la principale attività svolta dal mediatore nell’ambito del servizio di mediazione? In quale contesto operativo si inserisce il servizio di mediazione? • pronto soccorso • reparti/degenza • prestazioni ambulatoriali e visite specialistiche • servizi amministrativi e CUP • sportelli di accoglienza, orientamento, URP • altro (specificare) (Elencare le figure professionali e, rispetto a ognuna, indicare l’interazione tipica) ALLEGATO 4 Modulo di candidatura Per informazioni e chiarimenti sulla compilazione contattare: [email protected] (contenuti) [email protected] (aspetti tecnici) Benvenuto nella scheda di candidatura alla frequenza del corso per mediatore transculturale in ambito sanitario, organizzato e promosso dall’INMP e dal Ministero della salute nell’ambito del progetto ForMe. Il progetto, finanziato dal FEI (Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi terzi), è proposto dal Ministero dell’Interno e attuato in partenariato dal Ministero della Salute (coordinamento generale) e INMP (realizzazione di tutte le attività previste). Obiettivo del progetto: contribuire a migliorare qualitativamente l’assistenza socio-sanitaria resa alla popolazione straniera, con particolare riferimento ai cittadini dei Paesi Terzi, nel rispetto del principio di garanzia del diritto alla salute e di un’appropriata erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA), sul territorio nazionale. 1. Informazioni di carattere generale sul corso e condizioni di partecipazione Il corso di formazione, prima esperienza a livello nazionale per tipologia e curriculum, sarà erogato in modalità blended: formazione d’aula, tirocinio, approfondimento in modalità e-learning. Il corso si svolgerà a Roma, presso le strutture dell’INMP, in via di San Gallicano 25/a (quartiere Trastevere), nei mesi di marzo e aprile 2015: il mese di marzo sarà dedicato alla formazione d’aula (circa 140 ore, dal lunedì al venerdì) mentre il tirocinio si svolgerà in due settimane, nel mese di aprile (circa 60 ore) presso il poliambulatorio dell’Istituto Nazionale. È, dunque, richiesta ai candidati la dichiarata disponibilità a soggiornare nella città di Roma per tutta la durata del percorso formativo (circa 45 giorni). Il percorso sarà completato da uno studio in autonomia, supportato dall’assistenza on-line di un tutor dedicato e da materiale didattico di approfondimento consultabile attraverso la piattaforma e-learning dell’INMP così come dall’elaborazione di un project work che verrà discusso in occasione della giornata finale di progetto, prevista per il mese di maggio 2015. All’esito positivo della prova finale, che potrà essere sostenuta da chi ha frequentato almeno l’85% delle 200 ore previste, sarà rilasciato un apposito attestato. Il calendario e il programma di dettaglio saranno resi noti entro la metà del mese di febbraio 2015 sul sito internet dell’INMP. La partecipazione al corso è gratuita e aperta a 21 cittadini di Paesi terzi, provenienti dalle diverse regioni italiane e in possesso della maggiore età. 153 L’INMP coprirà i costi di viaggio (a/r per inizio e fine formazione residenziale e a/r per inizio e fine tirocinio), alloggio (in residence) e vitto per il periodo di formazione residenziale e per il tirocinio di coloro che risiedono/sono domiciliati fuori dal Comune di Roma. All’esito della procedura di selezione delle domande di partecipazione ricevute, l’INMP potrà valutare la possibilità di coprire, con i fondi di progetto, le spese per eventuali viaggi per/da il domicilio (del partecipante) nei week-end, ferma restando la facoltà per ogni singolo partecipante di scegliere questa opzione, a proprie spese, garantendo la sua presenza in aula dalla prima ora di lezione del lunedì. 2. Procedura di candidatura Al termine della compilazione sarà richiesto il caricamento della copia di un documento di identità in corso di validità e del CV in formato europeo. Si consiglia di munirsi di entrambi prima di iniziare la procedura online. Il CV può essere creato e aggiornato direttamente sul sito di Europass: https://europass.cedefop.europa.eu/it/documents/curriculum-vitae Per poter proseguire, indica se accetti le condizioni poste per la frequenza del corso alla sezione n. 1. accetto e proseguo non accetto Il candidato dichiara, ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. n. 445/2000, sotto la propria responsabilità e consapevoli delle sanzioni penali previste dall’art. 76 del D.P.R. 445/2000 nelle ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni mendaci, uso o esibizione di atti falsi contenenti dati non rispondenti a verità, quanto segue: 3. Dati personali 1. Cognome: 2. Nome: 3. E-mail: 4. Numero di cellulare: 5. Ddata di nascita (usa la formula gg/mm/aaaa): 6. Cittadinanza: (menu a tendina con tutte le nazionalità) 7. lingua/cultura madre: 154 8. Attualmente sei titolare di un permesso di soggiorno/in attesa di rinnovo? Sì No 9. Residenza/Domicilio (indicare la provincia di residenza): (menu a tendina con tutti capoluogo di provincia) 10. Da quanti anni sei residente/domiciliato in Italia? 11. Livello di competenza circa la lingua italiana nell’ambito del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER): A1 – Livello base A2 – Livello elementare B1- Livello intermedio o “di soglia” B2- Livello intermedio superiore C1- Livello avanzato o “di efficienza autonoma” C2- Livello di padronanza della lingua in situazioni complesse 12. Per quanti anni hai studiato? fino a 8 anni di studio da 9 a 13 anni di studio da 14 a 19 anni di studio oltre 20 anni di studio 13. Titolo di studio conseguito: licenza di scuola media inferiore diploma di scuola media superiore laurea di base master di I livello laurea specialistica master di II livello alta formazione 155 14. Sei in possesso di un attestato di frequenza di un corso di formazione per mediatori culturali? Sì No 15. Se sì, indica il nome dell’ente erogatore del corso: 16. Quante ore è durato il corso? 17. Hai già lavorato come mediatore in modo continuativo ? Sì No 18. Se sì, indica presso quali strutture e per quanti mesi (puoi inserire fino a 5 esperienze significative): 1.Nome struttura: Durata della collaborazione in mesi: 2.Nome struttura: Durata della collaborazione in mesi: 3.Nome struttura: Durata della collaborazione in mesi: 4.Nome struttura: Durata della collaborazione in mesi: 5.Nome struttura: Durata della collaborazione in mesi: 19. Attualmente lavori? 20. Se sì, di che tipo di impegno si tratta? lavoro in somministrazione lavoro autonomo/consulenza collaborazione occasionale, a progetto, etc lavoro dipendente a tempo determinato lavoro dipendente a tempo indeterminato 21. Carica una copia del tuo curriculum vitae in formato europeo 22. Carica il documento di identità in corso di validità Visualizza l’informativa sul trattamento dei dati personali In base all’art. 13 del D.Lgs 196/03, autorizzo il trattamento dei miei dati personali 156 Sì No ALLEGATO 5 Area ____________________ Obiettivo formativo Durata FORMAZIONE TEORICA Sviluppo in ordine cronologico FORMAZIONE TEORICO-ESPERIENZALE Prodotti 157 ALLEGATO 6 PROGRAMMA ForMe - PERCORSO FORMATIVO PER MEDIATORI TRANSCULTURALI IN AMBITO SANITARIO 2-31 marzo 2015 2, 30 e 31 marzo 2015 Aula Agostini INMP (Roma, Via di San Gallicano 25/A) dal 3 al 27 marzo 2015 Aula Archivia Casa Internazionale delle Donne (Roma, Via della Lungara 19) 158 I settimana 2-6 marzo 2015 LUNEDÌ 2 11.00 ACCOGLIENZA E REGISTRAZIONE PARTECIPANTI 12.00 SALUTO DI BENVENUTO MIRISOLA 12.30 PRESENTAZIONE DEL PROGETTO E DEL CORSO COSTANZO 13.00 TEST D’INGRESSO MARTEDÌ 3 MERCOLEDÌ 4 GIOVEDÌ 5 9.30 – 11.30 9.30 – 11.30 9.30 – 11.30 9.30 – 12.00 I DETERMINANTI SOCIALI DELLA SALUTE ELEMENTI DI DIRITTO PUBBLICO E AMMINISTRATIVO AMICONE SVILUPPO EMOZIONALE NELL’INFANZIAADOLESCENZA E NELL’ADULTO: SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÀ SCHILLIRÒ ELEMENTI TEORICOMETODOLOGICI DELL’ANTROPOLOGIA MEDICA COSTANZO 11.30-13.30 11.30-13.30 ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SSN E DEI SERVIZI SOCIALI FLUSSI MIGRATORI E STATO DI SALUTE DEGLI STRANIERI IN ITALIA BAGLIO BAGLIO, TROIANI Pausa Pausa SCORSINO 14.30 PATTO FORMATIVO PRESENTAZIONE CORSISTI E ASPETTATIVE PERCORSO FORMATIVO SESTI 16.00 INTRODUZIONE ALLE AREE FORMATIVE E RUOLO DEL MEDIATORE: TESTIMONIANZE MEDIATORI INMP Pausa 11.30 – 15.30 CASTALDO, MARRONE IL SETTING PSICOLOGICO NELLE PROFESSIONI DI AIUTO Pausa 14.30 – 17.30 14.30 – 16.30 14.30 – 16.00 GLOSSARIO GIURIDICO E FORMAZIONE TEORICO ESPERIENZIALE VISITA AMBULATORIO INMP AMICONE, BAGLIO, FAZIOLI PIOMBO E TROIANO CASTALDO 12.00 – 13.30 RANSDISCIPLINARIETÀ E TRANSCULTURALITÀ: DALLA TEORIA ALLA PRATICA VIALE, SCHILLIRÒ 14.00 REGOLE, FUNZIONAMENTO E LOGISTICA DEL PERCORSO FORMATIVO VENERDÌ 6 15.30 – 17.30 PRESENTAZIONE DI CASI CLINICI E LAVORO DI GRUPPO CASI PRATICI SULLE EPISTEMOLOGIE E LE ONTOLOGIE DELLA MALATTIA E DELLA SALUTE CASTALDO, GATTA, DILAVERI GATTA E SHARIFI 16.00-17.30 FORMAZIONE TEORICOESPERIENZIALE SULLA PRESA IN CARICO TRANSCULTURALE CASTALDO 159 II settimana 9-13 marzo 2015 LUNEDÌ 9 MARTEDÌ 10 MERCOLEDÌ 11 GIOVEDÌ 12 VENERDÌ 13 10.30 – 12.30 9.30 -12.30 9.30 - 11.30 9.30-13.30 9.30-11.30 ELEMENTI DI TEORIA E TECNICA DELLA COMUNICAZIONE DIRITTO DELL’IMMIGRAZIONE: FONTI NORMATIVIE E TUTELA DELLE VULNERABILITÀ IL DIRITTO ALLA TUTELA DELLA SALUTE DEGLI STRANIERI COMUNITÀ SOCIETÀ E FAMIGLIA INTRODUZIONE ALL’ETICA E ALLA DEONTOLOGIA SCORSINO BULCU BUTEA, SALE’ COLLICELLI PALAZZANI TURCO Pausa Pausa 12.30 - 15.30 13.30 – 15.30 TRADUZIONE, INTERPRETARIATO E MEDIAZIONE APPROCCI TRANSCULTURALI E TRANSDISCIPLINARI DELL’ANTROPOLOGIA SEGNERI 11.30-12.30 L’APPLICAZIONE DEL DIRITTO ALLA TUTELA DELLA SALUTE BULCU BUTEA, SALE’, FORESE DIRITTO ALLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE FAZIOLI, SCORSINO, NADOLSKA, BOTEJU RELIGIOSITÀ ALL’ITALIANA: MAPPE DELLE NUOVE FEDI DOPO I MOVIMENTI MIGRATORI BOTTA Pausa 15.30 – 17.30 FORMAZIONE TEORICO – ESPERIENZIALE SULLA COMUNICAZIONE 14.30-17.30 FACHILE, FIGLIOMENI FAZIOLI 15.30 – 17.30 11.30-13.30 CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA BALDASSARRE Pausa 13.30 - 17.30 LA MEDICINA TRANSCULTURALE E LE MALATTIE DELLA POVERTÀ FRANCO, MAGGIO, CASTALDO, MORARU 14.30-16.30 RABBIA IN TERRA PROMESSA CASTALDO, ROMANO, YANG, BISTI 160 III settimana 16-20 marzo 2015 LUNEDÌ 16 MARTEDÌ 17 MERCOLEDÌ 18 GIOVEDÌ 19 VENERDÌ 20 10.30 - 12.30 9.30-13.30 9.30 – 11.30 9.30 – 11.30 9.30 – 16.30 DONNE E MADRI NELLA MIGRAZIONE. PERCORSI ED ESPERIENZE DI ASCOLTO, PRESA IN CARICO E CURA LA COMUNICAZIONE NELLA RELAZIONE INTERCULTURALE GUTIERREZ, BRAUKLYTE LA PREVENZIONE COME STILE DI VITA: FOCUS SULL’ALIMENTAZIONE TRANSCULTURALE ASSISTENZA SANITARIA: ASPETTI ECONOMICOFINANZIARI DE GIULI ESERCITAZIONE SULL’ASSISTENZA SANITARIA DI NAPOLI, PIOMBO SACCHETTI 12.30 -13.30 LA SALUTE DELLA DONNA STRANIERA E LA PROBLEMATICA DELLE MGF DIKU Pausa 14.30 – 16.30 QUADRI PSICHIATRICI NELLE PERSONE MIGRANTI 11.30 – 12.30 11.30 – 13.30 ASPETTI EPIDEMIOLOGICI E CLINICI DELLE PRINCIPALI MALATTIE INFETTIVE NELLA POPOLAZIONE MIGRANTE L’APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA SULLA PRIVACY IN AMBITO SANITARIO E ASSISTENZIALE BAGLIO, BULCU BUTEA, SESTI GUERRA UCCELLA Pausa SARCHIAPONE Pausa 12.30 – 13.30 14.30 15.30 16.30 – 17.30 LA COLLABORAZIONE MEDIATOREINFERMIERE NEL SETTING CLINICO ESERCITAZIONE SUL DIRITTO ALLA SALUTE CAROSI BRAUKLYTE, BULCU BUTEA SCREENING INFETTIVOLOGICO NELLA POPOLAZIONE STRANIERA UCCELLA, BULCU BUTEA 14.30 – 17.30 LE CONDIZIONI PSICO-EMOTIVE DEL MIGRANTE: PRINCIPALI MECCANISMI DI DIFESA TUMIATI, BRAUKLYTE Pausa 15.30 17.30 LA SALUTE DEL BAMBINO: QUALI STRUMENTI PER UNA REALE PRESA IN CURA? MARRONE, BOSI 14.30-17.30 ESERCITAZIONE SUL DIRITTO ALLA SALUTE CIANCIULLI, ACEVEDO, BULCU BUTEA 161 IV settimana 23-27 marzo 2015 LUNEDÌ 23 MARTEDÌ 24 MERCOLEDÌ 25 GIOVEDÌ 26 VENERDÌ 27 9.30 – 11.30 9.30 – 13.30 9.30 – 11.30 9.30 – 11.30 9.30 – 11.30 ELEMENTI DI DIRITTO DEL LAVORO SALUTE, SANITÀ E RICERCA SOCIALE IL SERVIZIO SOCIALE OSPEDALIERO AMICONE COLLICELLI LA MEDIAZIONE IN CONTESTI DI EMERGENZA/ URGENZA: I CODICI DEONTOLOGICI DELLE PROFESSIONI SANITARIE CAPRINI IL PRONTO SOCCORSO COSTANZO PAGNANELLI, RAIA, PINTO 11.30 – 13.30 SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO Pausa SIGNORINI 14.30 – 17.30 NORME E STRUMENTI DI CONTRASTO ALLE DISCRIMINAZIONI Pausa 11.30 - 13.30 LA MEDIAZIONE IN CONTESTI DI EMERGENZA/ URGENZA: GLI SBARCHI 11.30 - 17.30 11.30 – 13.30 I SERVIZI SOCIALI: L’INCLUSIONE, L’ACCOGLIENZA E IL TERRITORIO IL CONSENSO INFORMATO NELLE STRUTTURE SANITARIE FORTINO TROIANI, SHARIFI DINO, VIGNERI VALERI Pausa Pausa 14.30 – 16.30 RESTITUZIONE ESERCITAZIONE SSN BAGLIO, BULCU BUTEA 14.30-16.30 14.30 – 16.30 I PRINCIPALI QUADRI PSICOPATOLOGICI DEL MIGRANTE FORZATO GATTA 16.30 – 17.30 GLOSSARIO SANITARIO FAZIOLI 162 GLOSSARIO DEL MEDIATORE FAZIOLI, SCORSINO V settimana 30 e 31 marzo 2015 LUNEDÌ 30 MARTEDÌ 31 9.30 – 9.45 SALUTO DEL DIRETTORE GENERALE INMP CONCLUSIONI AREE FORMATIVE 9.45 – 10.45 CONCLUSIONI AREA ANTROPOLOGICA CASTALDO 10.30 - 11.30 10.45 - 11.30 GIURIDICA ED ECONOMICA CONCLUSIONI AREA SANITARIA E SOCIO-SANITARIA AMICONE E BULCU BUTEA BAGLIO, TROIANI 11.30-12.00 TEST 11.30 - 13.30 DEONTOLOGICA ED ETICA 12.00 - 13.30 COSTANZO L’IMPORTANZA DEL TIROCINIO NELL’ITER FORMATIVO DEL MEDIATORE PIOMBO, MEDIATORI INMP Pausa 14.30 – 15.00 Pausa 14.30-16.00 COMUNICATIVA SOCIOLOGICA LINGUISTICA FAZIOLI, SCORSINO CONCLUSIONI AREA SANITARIA E SOCIO-SANITARIA FRANCO 15.00 – 17.30 CHIUSURA FORMAZIONE D’AULA SESTI 16.00-17.30 PSICOLOGICA VIALE 163 CORPO DOCENTE • Zacarias Acevedo Perez, Mediatore transculturale INMP • Santina Amicone, Direttore Amministrativo INMP • Giovanni Baglio, Dirigente medico sanità pubblica INMP • Laura Baldassarre, Esperto in diritti dell’infanzia e dell’adolescenza • Giancarlo Bisti, Educatore professionale • Riccardo Bosi, Medico specialista pediatra • Welathanthrige Marie Manel Boteju, Mediatore transculturale INMP • Sergio Botta, Professore in scienze storico-religiose “Università degli Studi di Roma La Sapienza” • Asta Brauklyte, Mediatore transculturale INMP • Ana Bulcu Butea, Mediatore transculturale INMP • Chiara Caprini, Responsabile Servizio Sociale Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli • Stefano Carosi, Infermiere professionale INMP • Miriam Castaldo, Antropologo INMP • Chiara Cianciulli, Mediatore transculturale INMP • Carla Collicelli, Professore di sociologia dell’organizzazione presso “Università degli Studi Roma Tre”; Vice Direttore CENSIS • Gianfranco Costanzo, Direttore U.O.C. - Responsabile scientifico del progetto INMP • Claudio De Giuli, Componente del Comitato prezzi e rimborso dell’AIFA, già Capo Dipartimento della prevenzione e della comunicazione, Ministero della Salute • Anteo Di Napoli, Dirigente medico epidemiologia INMP • Mbiye Diku, Dirigente medico ginecologo INMP • Gent Dilaveri, Mediatore transculturale INMP • Ornella Dino, Dirigente medico servizio di accoglienza per cittadini extracomunitari ASP Palermo • Salvatore Fachile, Avvocato segretario Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione • Cecilia Fazioli, Traduttore INMP • Ivana Figliomeni, Mediatore transculturale INMP • Angela Forese, Mediatore transculturale INMP • Antonio Fortino, Direttore Sanitario INMP • Gennaro Franco, Dirigente medico dermatologo INMP • Rosaria Gatta, Psicologo- psicoterapeuta INMP • Giovanni Guerra, Avvocato, già dirigente responsabile presso il Garante per la protezione dei dati personali • Adela Ida Gutierrez, Esperto in mediazione culturale • Daria Maggio, Psicologo- psicoterapeuta INMP • Rosalia Marrone, Dirigente medico infettivologo INMP • Concetta Mirisola, Direttore Generale INMP • Natalia Moraru, Mediatore transculturale INMP • Barbara Nadolska, Mediatore transculturale INMP • Adolfo Pagnanelli, Direttore U.O.C. Medicina d’Urgenza “Policlinico Casilino” • Laura Palazzani, Professore di filosofia del diritto “Università di Roma LUMSA” • Tiziana Nicole Pinto, Assistente sociale “Policlinico Casilino” 164 • Laura Piombo, Dirigente biologo INMP • Loredana Raia, Assistente sociale “Policlinico Casilino” • Angela Romano, Dirigente medico neuropsichiatra INMP • Graziella Sacchetti, Medico specialista ginecologia-ostetricia • Laurence Salé, Mediatore transculturale INMP • Marco Sarchiapone, Professore in Psichiatria “Università del Molise” - INMP • Cristina Schillirò, Psicologo- psicoterapeuta • Francesca Scorsino, Esperto in comunicazione, Incaricato del monitoraggio e networking progetto ForMe INMP • Maria Concetta Segneri, Antropologo INMP • Flavia Sesti, Collaboratore amministrativo UOS Formazione ed ECM INMP • Farzaneh Sharifi Hosseini, Mediatore transculturale INMP • Stefano Signorini, Ricercatore INAIL • Eleonora Troiani, Assistente sociale INMP • Maria Cristina Tumiati, Dirigente psicologo INMP • Livia Turco, Presidente Consiglio indirizzo INMP, già Ministro della Salute • Ilaria Uccella, Dirigente medico infettivologo INMP • Mauro Valeri, Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica (UNAR) • Sonia Viale, Psicologo - psicoterapeuta • Francesco Vigneri, Mediatore culturale • Shi Yang, Sinologo 165 ALLEGATO 7 QUEST TIONAR RIOINUSCITA A ForM MEPerccorsofo ormativ voperm mediattori ttranscu ulturaliiinamb bitosan nitario Roma,,31marzo 2015 GentileCorsista, prenderàsoloalcunim minuti,ma leinforma azioni laletturradelpresentequestionariolep fornite saranno di grande e valore p per valutarre l’efficaccia globalee del corsso di pato e conssentiranno o di ottimizzzare il livvello qualittativo formazione cui hai partecip ormazioneeerogata. dellafo Le risposte andraanno inseriite solo ed d esclusivam mente all’interno dell foglio risp poste presentequ uestionario o)seguendoleistruziioniindicattesul (conseggnatounitaamentealp fogliostesso,e,peertanto,verrrannocon nsideratevaalidesoltan ntolerispoosteindicattesul medesimofoglio. Grazie! Cod.M.PP.2.2‐11 1/2015/MIN NINT_2014_00 02‐Rev.0deel30/03/201 15 166 Pag gina1di6 1. Conquallesiglasiiidentificau undecreto olegge? a)D.L. b)DD DL c)R.D D.L. Lgs. c)D.L Inbasea 2. allaleggeiitaliana,illbambinonatoinIta aliafiglio dientram mbiigenito ori conccittadinanzzanonitallianavieneeconsiderrato: a)italiano. b)miigrante. c)strraniero. d)apolide. 3. Achiserrvelatesse eraTEAM?? a)AttutticittadinistranierriperusufrruiredelSeervizioSaniitarioquanndovannoa all’estero. b) A tutti i ciittadini ressidenti ne lla Comun nità Europea, iscrittii al Servizzio Sanitarrio Nazio onale per usufruire di un Serrvizio Saniitario quan ndo si troovano all’interno dellla Comu unitàEurop pea. c)SolltantoaiciittadiniitallianiperussufruiredeelServizio Sanitarioqquandosittrovanonellla all’esttero. d)So oltantoaiciittadiniitallianiperussufruiredeelServizioS Sanitarioqquandositrovanoinu un paeseedellaCom munitàEuro opea. 4. Chipuòa averediritttoaunco odiceENIiinambitosanitario?? a) Citttadini com munitari soggiornanti in Italia in ndigenti, se enza TEAM M, senza atttestazione di diritttodisoggio orno,senzarequisitip perl’iscrizio onealServizioSanitarrioRegiona ale. b) Cittadini exttracomunittari e comu unitari sen nza fissa dimora pressenti in alcune regio oni d’Italia. c)Citttadinicom munitari,con nTEAM,seenzaattestaazionedidirittodisogggiorno,se enzarequissiti perl’iscrizioneaalServizioSanitarioR Regionalesututtoilte erritorioitaaliano. d)Citttadinineo‐comunitarrisoggiorn antiindigeenti,senzaT TEAM,senzzaattestaziione. IlCittadiinoComun 5. nitariotito olarediun ncontratto odilavoro osubordin natoatemp po indetterminatoiscrittoalll’anagrafeecittadina ahadiritto oa: a)isccrizioneobb bligatoriaa alSSRperlladuratadii2annirinnovabile. b)isccrizioneobb bligatoriaa alSSRatem mpoindeteerminato. c)iscrizionevollontariaalS SSR. d)isccrizionevollontariaoinalternativvapuòutilizzarelate esseraTEAM M. in 6. Di cosa può usufrruire in am mbito san nitario un cittadino bulgaro residente r Italia a da 3 an nni, che ha h lavoraato regola armente per p 10 m mesi e attualmente è disocccupatoda a1annoemezzo? a)DiunaiscrizioneobbligatoriaalSeervizioSanitarioNazio onale. b)DiuncodiceE ENI. c)DiuncodiceSSTP. d)DiunaiscriziionevolonttariaalServvizioSanitaarioNazion nale. Cod.M.PP.2.2‐11 1/2015/MIN NINT_2014_00 02‐Rev.0deel30/03/201 15 Pag gina2di6 167 7. Quando una citta adina extrracomunittaria può richiedeere un Permesso P di soggiiornoperccuremediiche? a)Du urantelagrravidanzae eneiprimisseimesidivitadelba ambino. b)Incasodiinfo ortuniosulllavoro. c)Seaffettadau unapatolog giacronicaa. ologia cron nica dopo il compim mento del ssesto mese e di vita del d d) See affetta daa una pato bamb bino. entedi5a anniNONp pagailticketseilre edditodellsuonucle eofamiliare 8. Unpazie NONsupera... a)€8.263,31. b)€11.362,05.. 25.548,63. c)€2 d)€36.151,98.. Cos’èl’ettica? 9. osofia chee studia il nostro n com mportamennto e le norrme cui esso a) Ѐ quella partte della filo obbed disce. b) Ѐ quella paarte del diritto d chee riguarda le sanzio oni pecuniiarie previiste per chi c trasgrediscelallegge. he descrive le regole da adott ttare per ottimizzare o e i c) Ѐ quella parte dell'economia ch guadaagni. d) Ѐ quella paarte del diritto che regola i comportam c menti sociaali che devono esseere consiideratiindiscutibili. edeontolog gico… 10. Ilcodice onimponeaalmedicod diguarirei propripazzienti. a)No b)Raappresentalineeguida aorientativve. c)Imponealmeedicodiinteressarsiaalsoddisfaccimentodelllavolontà attualedellpaziente. professioni sanitarie. d)Ѐllostessopeertuttelep y,inqualeccasoNONèprevisto ol’anonimaatodelpazziente? 11. Intemadiprivacy HIV. a)SeilpazienteesisottoponealtestH anteirregoolare. b)Seilpazienteeèunmigra c)Seilpazienteèunaparttorientecheenonricon nosceilneo onato. oalSERT. d)Seilpazienteesièrivolto nifical’esp pressione “appropriiatezzaclin nica”? 12. Cosasign alute. a) Laacorrettezzanell’esprressionedeeipropribiisognidisa b) Laacorrettezzadell’abbinamentottraprocedu uraclinica, paziente,m momento,ssetting c) L’’idoneitàdiiunastruttturasanitarriaaltrattaamentodiu unapatologgia d) L’’efficaciadiiunfarmacconeltrattaamentodiunapatologia mine“privvacy”siinttendeildir ritto… 13. InItalia,,conilterm one dei da ati personaali riconossciuto alle persone aappartenen nti ad alcun ne a) allla protezio caategoriespecifiche. b) alllaprotezio onedell’am mbientedom mestico. Cod.M.PP.2.2‐11 1/2015/MIN NINT_2014_00 02‐Rev.0deel30/03/201 15 168 Pag gina3di6 c) alllaprotezio onedeidatiipersonaliriconosciu utoaognipersona. d) alllaprotezio onedellafamiglia. 14. Cos'èl'em mpatia? enderemegglioglialtrii. a)Lapossibilitààdicompre neipannid dell'altro. b)Ilttentativodiimettersin c)Lapossibilitààdicompre enderemeggliosestesssi. d)Un naformadiavversionecontrocooseopersone. unicazionediventad difficileènecessario:: 15. Quandounacomu oncontradd dirsi. a)taccereperno b)rip petereinm modosintetticociòcheel'altroha dettoperv verificarel''esattezzad dellaproprria comp prensione. c)taccereperasccoltaremeg gliol'interllocutore. d)rip peterequellochesièd dettoinmoodopiùdecciso. 16. Inunprrocessocom municativvoilsilenzziopuòcom municare imbarazzo ooassenzza, nonhavalo ore man a)verro,inunprrocessocom municativo valesolocciòchevien nedetto. b)falso,inunprrocessocom municativooancheilsiilenzioèco omunicazioone. c)verro,nonsip puòessereg giudicatiseesistazittiinonessendod'accorrdo. d)fallso,ilsilenzziopuòvale erecomea ssensoodiissensoma anonincideesullacom municazionee. ue modi per p definire un gru uppo socia ale. Quali di 17. Comunittà e societtà sono du azionisono overe: questeafferma podipersonechecondividonoilldanaro. a)Lacomunitàèèungrupp podiperson nechecond dividonose entimentieerelazionittraloro. b)Lacomunitàèungrupp uninsiemedigruppissocialicheccondividon nonorme,teerritorioecultura. c)Lasocietàèu d)Lasocietàèu unaorganizzazionefi nanziaria. gataè: 18. Unafamigliaallarg a)unafamigliaccompostad damadre,p padree1fiiglio. b)un nafamigliacompostad damadre,p padree4fiigli. c)unaafamigliaiicuicompo onentinon abitanoneellastessaccasa. d)un nafamigliacongenitorri,figliedaaltriparenttichevivon noconloro.. 19. Persettiingclinico psicologiccosiinten nde: hevivonod difficoltàsimili. a)latterapiadiggruppoperpersonech b)l’orariodell’aappuntamentodellavvisita. c)l'in ndirizzomeetodologico oseguitodaallopsicolo ogo. d)lospaziofisiccoementalledelcolloq quio. urazioneè èpositivaq quandosb bocca: 20. L’accultu molteplicitàà,nellamuttualità. a)nelllareciproccità,nellam b)inunadecultturazione. unatteggiaamentoanttagonista. c)inu d)nell'usostand darddellallinguamad dre. Cod.M.PP.2.2‐11 1/2015/MIN NINT_2014_00 02‐Rev.0deel30/03/201 15 Pag gina4di6 169 21. Qualede elleseguen ntiafferm mazionièccorrettariguardoal concetto di“alleanza terap peutica”? a)èu unfattoreaaspecificod dituttelepssicoterapiee. b)èlaapiùimportantedimensioneprredittivadeell’outcome edellapsicooterapia. c)rap ppresenta lacondivissionedella realtàtra pazientee epsicoterappeuta,cioè èilreciproco accorrdoperman ntenerelacollaboraziione. d)èu unsinonimoditransfe ert. 22. Cosasiin ntendecon nilconcetttodiViole enzaStruttturale? ntipodivio olenzamesssainattovversolepov vertàcronicchedialcunnicontestiurbani. a)Un b)Laviolenzain ntrafamilia are,strutturratanelnucleoprimario. d formee dell'organ nizzazione sociale e da ordinam menti sociaali c) Laa violenza prodotta dalle segnaatidaprofo ondedisugu uaglianze. d)Laviolenzaesercitatadalleautorittàcolonialiisullepopo olazioniauttoctone. ntendepertransdis ciplinarietà? 23. Cosasiin nadisciplin nachesiap pplicatrasvversalmenteeatuttigliambitidiuunaricerca. a)Un b)Un napprocciochemira aallacollab borazioneeeall'interazionetrappiùdisciplin nearrivand do allacreazionediunafiloso ofiaepistem mologicanuova. c)Un nadisciplinaaspecificachemetod dologicamentefainterragirepiùddisciplinen nell'ambito di unarricerca. d) Un n nuovo paradigma p proprio d delle scienze esatte e che dal XX secolo o è adottaato nell'aambitodelleScienzeS Sociali. orporazion ne",ininggleseembo odiment,ssiintende: 24. Per"inco processodiiincorpora azionedelm modellom medicoallop paticodapaartedeimodellimedici a)ilp “tradizionali”,propridialttricontesti socio‐cultu urali. b)ifeenomenilegatialmon ndoinvisibiile,dellapo ossessionespirituale. c)l'in nsiemediaabitudiniap ppreseediitecnichessomatichecculturalmeenteforgiatte,grazieallle qualigliesseriu umanisono onelcorpo enelmond do. d)un naspecificaCultureBo oundSyndrromediffussanegliSta atiUnitidaiimigrantim messicani. ndica: 25. L’effettomigrante esaustoin degliimmig gratiinbaseeallecondizionidisa alutealmom mentodella apartenza.. a)lasselezioned b)ild decadimenttodellecon ndizionidi saluteaseguitodellapermanennzanelPaeseospite. c)l’im mpattodelllecattiveco ondizionid diviaggiosu ullasalutedelmigrannte. d)l’ellevataprev valenzadip patologied diimportazione. 26. L'accogliienzasocio o‐sanitariaadelcittad dinomigra anteèdaiintendersiicome: noinemerggenza. a)unarispostaaaunbisogn narispostaaunmandatocostitu zionaleeleegislativo. b)un c)unaarispostaaaunarichie estadiunaapartedellaacittadinan nzamaggioormentesensibile. d)un narispostaaunbisogn nodicurem medicheap personepiùfragili. me ordinaario tra glli immigra ati 27. Qual è la causa principale di ricoverro in regim a? mascchiinItalia a)Lemalattiem mentali. b)Latubercolossi. Cod.M.PP.2.2‐11 1/2015/MIN NINT_2014_00 02‐Rev.0deel30/03/201 15 170 Pag gina5di6 c)Lepatologieccronico‐deg generative . d)Itrraumatism mi. 28. Idatisulll’incidenzzadell’AID DStraglisttranieriinItaliaindiicanoche: a)lam malattiaèiinaumento o. b)led donnesono opiùcolpittedegliuom mini. c)l’in ncidenzadeellamalattiaèdiminu uitanegliultimianni. d)glistranierih hannounriischiodiinffezionepiù ùbassorisp pettoagliittaliani. 29. Quale trra queste e patologiie dermattologiche ha bisogn no di un interven nto terap peuticoim mmediato? a)Scaabbia. b)Deermatitepaapulosanigra. c)Lin neepigmen ntarie. d)Ch heloidi. 30. Cos'èlaS SindromediSalgari?? a)Lafrequentepresenzad dipatologieeinfettiven neimigrantti. apartedei medicidim malattietro opicalineim migranti. b)Laricercaesaasperatada c)Un napatologiaainfettivap presenteneeimigrantiiprovenien ntidalsubccontinenteiindiano. d)Un napatologiaaparassitariad'imporrtazione. Cod.M.PP.2.2‐11 1/2015/MIN NINT_2014_00 02‐Rev.0deel30/03/201 15 Pag gina6di6 171 ALLEGATO 8 ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario Roma, 31 marzo 2015 N° VALUTAZIONE 1 2 PUNTEGGIO 3 4 Assolutame nte negativo Rilevanzaeutilitàdegliargomentitrattatirispettoalruolodel mediatoretransculturaleinambitosanitario Pienament epositivo Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areagiuridicaed 2 economica Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areasanitariae socio‐sanitaria 4 Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areapsicologica Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'area antropologica Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areadeontologica 6 edetica Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'area 7 comunicativaelinguistica 8 Rilevanzaeutilitàdellapartedelcorsorelativaall'areasociologica 9 Organicitàesequenzialitànellapresentazionedegliargomenti 10 Padronanzadeicontenutidapartedeidocenti Chiarezzaespositivaecapacitàdimantenerealtal'attenzioneda 11 partedeidocenti 12 Disponibilitàdeidocentiarecepirelepropostedeipartecipanti 1 3 5 Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) Pag. 1/2 172 5 Cod.M.PP.2.2-12/2015/MININT_2014_002 - Rev. 0 del 30/03/2015 ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE Ilpresentefoglioèarilevazioneottica,pertanto,nonèconsentitoapportaredellecorrezioni. Perlacompilazionesipregadiseguirescrupolosamenteleseguentiindicazioni: 1)utilizzareesclusivamentelapennaainchiostroneroobluscuro; 2)nonpiegareosgualcireilfoglio 3)contrassegnarelerispostesulquestionarioinmodobenmarcatoannerendoilpallinocorrispondente 4)esprimereilparereconunpunteggiochevadaunminimodi1(GIUDIZIONEGATIVO)aunmassimodi5(GIUDIZIO POSITIVO). Progetto "ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario" cod. MININT_2014_002 Roma, 31 marzo 2015 www.inmp.it - [email protected] QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DELL'EVENTO ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario Roma, 31 marzo 2015 QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DELL'EVENTO 2 PUNTEGGIO 3 4 Assolutam ente negativo 5 Pienament epositivo Efficaciadeimetodididatticiutilizzati(compresenza,presentazionedeicasi, 14 esercitazioni,role‐playing,formazionefrontale,ecc.) 16 Organizzazionecomplessivadellaformazioned'aula Lecompetenzeacquisiteduranteilcorsoinaularisultanocoerenticonlesue aspettative? Seno,specificarelemotivazioni: SI NO Haincontratoproblemiedifficoltànell'affrontareletematichetrattatedurante ilcorsoinaula? Sesi,specificarnelatipologia: SI NO Cisonodegliargomenticheritieneutileapprofondireperlasuaattivitàin ambitosanitario? Sesi,specificarequali: SI NO Cisonodegliargomentitrattatiduranteilcorsoinaulacheritieneopportuno eliminare? Sesi,specificarequali: SI NO 13 Qualitàdellaformazioned'aula 15 17 18 19 20 Qualitàdelmaterialedidattico(kitdidattico,presentazionipower‐point,testi normativi,ecc.) COMMENTI Cod.M.PP.2.2-12/2015/MININT_2014_002 - Rev. 0 del 30/03/2015 1 Progetto "ForME Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario" cod. MININT_2014_002 Roma, 31 marzo 2015 www.inmp.it - [email protected] VALUTAZIONE N° Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) Pag.2/2 173 ALLEGATO 9 ForMe Percorso formativo per mediatori transculturali in ambito sanitario Valutazione percorso formativo d’aula Si prega di esprimere il parere con un punteggio che va da un minimo di 1 (GIUDIZIO NEGATIVO) a un massimo di 5 (GIUDIZIO POSITIVO). 1. Durante la formazione d’aula ritiene siano stati posti in essere tutti gli elementi utili al raggiungimento degli obiettivi didattici (logistica, calendario, strumenti tecnici, ecc.)? 1 2 3 4 5 2. Durante le ore assegnate è riuscito a trattare gli argomenti adeguati per il raggiungimento degli obiettivi didattici? 1 2 3 4 5 3. Ordinare per rilevanza gli elementi di forza della formazione d’aula rispetto al ruolo del mediatore transculturale in ambito sanitario � Gli argomenti trattati n. _____________ � Il profilo del corpo docente n. _____________ � Il profilo dei discenti n. _____________ � La compresenza di formazione teorica ed esperienziale n. _____________ � L'interazione con i partecipanti n. _____________ altro ___________________________________ n. _____________ 4. Durante la formazione d’aula il raccordo tra teoria e pratica didattica è stato praticato? 1 2 3 4 5 5. Che giudizio attribuisce alla condivisione del lavoro con i partecipanti durante la formazione d’aula? 1 2 3 4 5 Suggerimenti/osservazioni/considerazioni/critiche per migliorare il percorso di formazione per mediatori transculturali in ambito sanitario 174 ALLEGATO 10 Scheda di valutazione del tirocinante Accogliere l’assistito – Area accoglienza 175 Scheda di valutazione del tirocinante Accogliere l’assistito – Sportello Richiedenti Protezione Internazionale 176 Scheda di valutazione del tirocinante Orientare l’assistito – Sportello Sociosanitario 177 Scheda di valutazione del tirocinante Orientare l’assistito – Sportello RPI 178 Scheda di valutazione del tirocinante Partecipare al servizio – Setting clinicomedico1 1 La compilazione della scheda è a cura del mediatore senior di INMP. In sua assenza, il medico può limitarsi alla compilazione del solo campo riservato al “Commento sulla performance”. 179 Scheda di valutazione del tirocinante Partecipare al servizio – Setting clinicopsicologico2 2 La compilazione della scheda è a cura del mediatore senior di INMP. In sua assenza, lo psicologo può limitarsi alla compilazione del solo campo riservato al “Commento sulla performance”. 180 Scheda di valutazione del tirocinante Partecipare al servizio – Intervista dell’antropologo 181 Scheda di valutazione del tirocinante Partecipare al servizio – Colloquio dell’assistente sociale3 3 La compilazione della scheda è a cura del mediatore senior di INMP. In sua assenza, l’assistente sociale può limitarsi alla compilazione del solo campo riservato al “Commento sulla performance”. 182 ALLEGATO 11 abstract tesine corsisti Autore Bakkali Om Kaltoum – Regione Calabria Titolo La rete della tutela della salute della popolazione straniera: la Regione Calabria Abstract La Repubblica italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti. Dunque, secondo il testo della Costituzione, chiunque si trovi sul territorio nazionale, e non dunque i soli cittadini, ha diritto a tutela e prevenzione. Il territorio calabrese ormai è interessato da flussi migratori intesi continuativi e spesso in situazione di emergenza. La complessità delle problematiche che abbiamo di fronte anche a livello locale presuppone una modalità di intervento specifica, in cui ogni nodo svolge una funzione, naturalmente agendo però all’interno di un sistema, di una rete capace di creare collegamenti con le istanze del territorio. Una rete finalizzata a favorire l’accoglienza della persona immigrata nelle aziende e strutture sanitarie nel territorio calabrese, e facilitare l’accesso ad essa, creando al contempo un programma di educazione alla sanità da parte della popolazione immigrata e vulnerabile. Nell’ottica anche di orientare il personale sanitario a lavorare in sinergia con paziente- immigrato, accogliendolo nella sua cultura di origine, e accompagnando il paziente-immigrato alla conoscenza della sistema sanitario del paese ospitante, favorendo così l’integrazione sanitaria transculturale. Per illustrare il piano fornirò dati relativi al territorio e aspetti quantitativi, nonché dati dei ricoveri dei cittadini stranieri nel 2014 e 2015 presso la regione Calabria. Dati raccolti mediante interviste attuate negli incontri diretti o telefonici. L’obbiettivo della rete sarà quello di facilitare l’accesso al sistema sanitario regionale, cerare degli incontri per le comunità relativamente ai bisogni specifici. Distribuire delle brochure in lingua madre, lavorare con le donne immigrate riguardo l’informazione sul parto, la cura del bambino. Tentando di dare un utile apporto alla risoluzione dei conflitti nelle strutture sanitarie. Parole chiave Rete; SSN; emergenza; istanze del territorio; 183 184 Autore Abderamane Berthé Regione Umbria Titolo Il ruolo del mediatore transculturale nei servizi di salute mentale: Focus sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale Abstract A partire da una premessa che inquadra il problema/tema da una prospettiva generale, si procede con un racconto di tre differenti esperienze vissute in prima persona dal mediatore culturale nell’ambito dei servizi sanitari, focalizzandosi sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Si descrive quindi nel dettaglio un’esperienza di una donna ivoriana presso un CSM di Perugia all’interno di un setting co-condotto da un’antropologa (titolare di un assegno di ricerca della Regione presso il CSM) e dalla psichiatra del CSM, e che ha visto la partecipazione, oltre che del paziente, del mediatore culturale e dell’operatrice sociale, coordinatrice del progetto di accoglienza Emergenza Nord Africa. Si continua poi con il racconto di un’esperienza in una struttura di accoglienza per persone vulnerabili della citta di Narni (TR), in cui l’intervento richiesto ha riguardato un servizio di interpretariato a favore di un ragazzo maliano. La descrizione dei casi si conclude con un’esperienza di mediazione culturale nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale cittadino a favore di un ragazzo maliano. A partire dalle diverse esperienze è emersa una duplice contraddizione: se da una parte il mediatore non aveva ben chiaro il proprio ruolo e non aveva gli strumenti necessari ad un intervento di mediazione in campo sanitario, dall’altra gli operatori pubblici e del privato sociale non sapevano bene quale fosse il corretto utilizzo della mediazione culturale. Si evidenzia quindi l’importanza sia della formazione ricevuta come mediatore transculturale in ambito sanitario, che ha permesso di incrementare le conoscenze sul diritto e sulle leggi, sulle modalità di funzionamento del sistema sanitario, la tutela e la privacy del paziente, sia del tirocinio tenutosi presso l’INMP. Questo percorso - formativo e pratico - ha permesso di acquisire gli strumenti necessari a riflettere sull’importanza della flessibilità, quale caratteristica focale del mediatore transculturale. Attraverso di essa è possibile aumentare l’efficacia dei servizi a tutela della salute mentale e facilitare l’accesso agli stessi, da parte dei richiedenti protezione internazionale. Parole chiave CSM; SPDC; persone vulnerabili; richiedenti protezione internazionale; mediazione culturale; interpretariato; mediatore transculturale; etnopsichiatria; psichiatra; setting; antropologo Autore Moez Chamkhi – Regione Toscana Titolo Il ruolo del mediatore transculturale nell’emergenza sbarchi. La necessità di un approccio transdisciplinare Abstract Nel corso degli ultimi anni gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane non si sono mai fermati. Le persone che affrontano il mare, andando incontro talvolta al naufragio, sono spesso in fuga da guerre e persecuzioni. Sull’altra costa del Mediterraneo vi sono i Paesi Europei che spesso antepongono la necessità di controllo a quella di cura e difesa dei diritti sanciti dalle convenzioni internazionali. Al momento dello sbarco di persone, che spesso scappano dalla guerra e necessitano di assistenza, vengono quindi in contatto diversi bisogni e necessità in mezzo ai quali è fondamentale l’intervento interdisciplinare del mediatore transculturale. Il mediatore è strumento e oggetto di conoscenza tra le due parti in contatto. Da una parte egli è meccanismo di controllo, dall’altra punto di riferimento per chi non sa dove si trova e non conosce il territorio e la lingua. Il mediatore può rispondere all’una o all’altra richiesta, oppure dare vita, attraverso il suo lavoro, a relazioni in grado di soddisfare i bisogni di riconoscimento e salvaguardia della salute ma anche di conoscenza e aiuto. Non compiere tale lavoro significa non intervenire al fine di ridurre la distanza iniziale tra le parti. Da un punto di vista sanitario ciò può contribuire all’insorgenza o al peggioramento delle condizioni di salute della persona migrante, che spesso ha difficoltà a inserirsi in un sistema percepito come distante e alieno. Il presente studio si propone di analizzare le modalità teoriche e pratiche di mediazione transculturale all’interno del CSPA di Lampedusa. Parole chiave Migranti; Salute; sbarchi; Lampedusa; INMP. 185 186 Autore Bouchra Charik – Regione Abruzzo Titolo La mediazione transculturale vista come frutto di accordi internazionali e collaborazione per l’integrazione Abstract Il lavoro consiste nella valorizzazione della figura del mediatore transculturale, figura che è stata introdotta in seguito al fenomeno dell’ immigrazione e la conseguente collaborazione internazionale e mediterranea. Viene analizzata la sua storia partendo dalla sua esperienza come migrante, viene poi valorizzata la sua formazione e la sua professionalità nell’ambito sanitario, quale frutto della sensibilità, dell’esperienza migratoria e della capacità acquisita stando a contatto con gli immigrati. Tale studio parte dall’osservazione peculiare del ruolo del mediatore il quale possiede delle competenze particolari, come la capacità di conoscere due culture e di parlare due lingue. Ne deriva la capacità di mettere in contatto due realtà diverse, di avvicinarle l’una all’altra e di favorire una collaborazione internazionale. L’esigenza di valorizzare il mediatore come risorsa ha generato e continua a generare nuove riforme, che hanno permesso tra l’altro una collaborazione a livello mondiale. Il focus del lavoro si concentra sulla collaborazione bilaterale tra l’Italia e il Marocco, che rappresenta la comunità più numerosa della vicina Africa presente in Italia. Lo studio si concentra in particolare sull’importanza della nuova figura del mediatore transculturale in ambito sanitario, quale risorsa basilare della collaborazione per la risoluzione di problematiche legate ai problemi di salute degli immigrati. La sua importanza consiste nella facilitazione del dialogo tra il paziente, il medico e la struttura ospitante. Il suo ruolo è fondamentale in quanto rappresenta una figura attivamente partecipe e coinvolta nello studio del caso medico specifico. Concretizzando l’esperienza di mediatrice culturale in ambito sanitario, l’attenzione si è soffermata su alcuni episodi di particolare interesse. Parole chiave Mediatore Autore Amal El Farissi – Regione Liguria Titolo La rete della tutela della salute della popolazione straniera: regione Liguria Abstract Il Mal di Chagas è una malattia tropicale che colpisce, anche con esiti mortali, il cuore, il tratto digestivo e il sistema nervoso. Finora la malattia ha interessato milioni di Latino Americani nella più totale indifferenza del cosiddetto primo mondo. In Liguria, e principalmente a Genova, dove il fenomeno dell’immigrazione di latino-americani è particolarmente diffuso, è stato elaborato un progetto rivolto alle donne latino-americane del territorio dell’asl4 chiavarese, con il quale si intende creare un servizio di promozione e sensibilizzazione riguardo la malattia, avviando e strutturando una rete territoriale tra i servizi, e incoraggiando una maggiore consapevolezza dei metodi di prevenzione e di cura. Il progetto prevede la promozione della formazione degli operatori sanitari, finalizzata ad approcci transculturali per la tutela della salute delle donne gravide ad alto rischio della malattia del Chagas e si prefigge nel contempo di esplorare il grado di conoscenza e consapevolezza delle donne latinoamericane, sensibilizzando sui metodi di trasmissione, sulle eventuali cure. Si prevede di utilizzare del materiale informativo multilingue, definire percorsi informativi ed educativi con l’obiettivo di evidenziare i principali bisogni delle pazienti e proporre soluzioni operative concrete finalizzate a migliorare l’accessibilità dei servizi sanitari per la diagnosi e il trattamento precoce della malattia. Il progetto, il cui principale risultato atteso riguarda una maggiore informazione, educazione e consapevolezza relativamente al mal di Chagas, prevede anche la creazione di un gruppo di lavoro multidisciplinare volto alla realizzazione di una rete locale e regionale, avente servizi all’avanguardia. Il progetto sarà monitorato attraverso riunioni periodiche. Successivamente l’obiettivo è quello di raggiungere il numero prefissato di operatori sanitari, rivelandone il grado di conoscenza in materia di Mal di Chagas, obiettivo che verrà verificato mediante il conteggio e l’analisi dei questionari compilati (sul totale delle persone contattate) e l’andamento degli incontri. Parole chiave Chagas, rete, promozione, sensibilizzazione, approccio transculturale, informazione, rete sociale, salute della donna in stato di gravidanza. 187 Autore Orjana Hasanbelliu – Regione Lazio Titolo Prevenzione delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza nelle donne migranti Il progetto è rivolto alle donne migranti del territorio del Lazio e si propone di ridurre i tassi di ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) tra le donne migranti, attraverso la promozione di una maggiore consapevolezza della salute riproduttiva, e di promuovere una maggiore conoscenza dei metodi contraccettivi e dei servizi socio-sanitari come ASL e consultori. Abstract Il progetto prevede tra le sue attività la promozione della formazione degli operatori socio-sanitari, finalizzata ad approcci transculturali per la tutela della salute sessuale e riproduttiva; l’informazione e la sensibilizzazione sui metodi contraccettivi rivolte alle donne migranti, utilizzando materiale informativo multilingua; la definizione di percorsi informativi ed educativi che favoriscano l’accessibilità e l’utilizzo dei servizi da parte delle donne migranti con l’obiettivo di prevenire le IVG; la promozione di programmi di informazione finalizzati alla tutela della salute della donna, sessuale e riproduttiva, alla prevenzione dell’aborto ed alla diffusione delle misure a sostegno della maternità e di prevenzione dell’abbandono dei neonati. I risultati attesi dal progetto sono una maggiore informazione, educazione e consapevolezza sul tema delle IVG e una graduale diminuzione del numero di ricorso alle IVG da parte delle donne migranti. L’andamento del progetto verrà monitorato tramite delle verifiche periodiche, utilizzando interviste e questionari, in modo da poter mettere in atto delle azioni correttive finalizzate al miglioramento degli obiettivi del lavoro. Parole chiave 188 IVG; Prevenzione; informazione; educazione; rete sociale; salute; libertà di scelta Autore Hadi Laobou – Regione Calabria Titolo Mediatore transculturale nell’assistenza sanitaria alle donne migranti Abstract Le persone di cittadinanza straniera che giungono dall’Africa, dall’America latina, dall’Est Europa o dal Sud-Est Asiatico sono in genere giovani ed adulti che nel proprio paese vivono in condizioni sociali e culturali adeguate: sono operai, professionisti, diplomati e riferendosi alle donne, spesso, sono insegnanti, casalinghe, impiegate o neolaureate. La figura della donna immigrata non è ancora considerata come un soggetto autonomo nello studio della dinamica migratoria, ma come figura secondaria alla migrazione maschile. Attualmente quasi il 50% degli immigrati nel mondo è costituito da donne e le proiezioni delle Nazioni Unite indicano come, in tempi più o meno vicini, la componente femminile costituirà la quota più consistente della popolazione nata all’estero. Si delinea quindi una nuova immagine di donna migrante; non più donne ai margini, non visibili, che dipendono solo dalle scelte di espatrio degli uomini, ma donne portatrici di un mandato di emancipazione familiare e culturale ben preciso. I servizi socio sanitari e in particolare l’ospedale devono essere presenti e capaci di organizzare attività di sostegno da un lato e attività pedagogiche da un altro, finalizzate a facilitare l’esperienza della maternità e della nascita e sviluppare le capacità genitoriali, tenendo conto della multiculturalità. Dare visibilità alle donne migranti significa riconoscere e valorizzare la loro presenza, garantendo con politiche sanitarie e sociali la loro autonomia sociale ed economica mediante progetti innovativi ed transculturali. L’obbiettivo della tesi è quella di costruire un Ospedale Interculturale che sia capace di fornire risposte differenziate alle diverse esigenze culturali, soprattutto nel mondo dell’immigrazione femminile, affinché queste diventino una risorsa e siano occasione di integrazione e di crescita di tutte le persone coinvolte. Parole chiave Diritti e doveri della donna immigrata in gravidanza, assistenza sanitaria pre-parto, assistenza sanitaria durante il parto, assistenza sanitaria postparto 189 190 Autore Mahmood Asad – Regione Campania Titolo La mediazione Transculturale nell’Ambito Sanitario rivolto ai lavoratori stagionali presenti nel Vulture - Alto Bradano nella Regione Basilicata Abstract Per molti anni gli immigrati sono stati esclusi dalla possibilità di un accesso ordinario alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Fino a pochi anni fa, una buona salute rappresentava per gli immigrati l’unica certezza su cui investire il proprio futuro. Il patrimonio di salute in dotazione all’immigrato, benché giunga integro in Italia, si dissolve sempre più rapidamente (l’intervallo di benessere si restringe) per una serie di fattori di rischio: il malessere psicologico legato alla condizione di immigrato, la mancanza di lavoro o di reddito, la sottooccupazione in lavori rischiosi e non tutelati, il degrado abitativo in un contesto diverso dal paese d’origine, l’assenza del supporto familiare, il clima e le abitudini alimentari diverse che spesso si aggiungono ad una condizione di status nutrizionale compromesso, la difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari. Le malattie che si manifestano sono determinate dal disagio o dal degrado. Esse non sono specifiche dell’immigrato, sono le patologie delle povertà propriamente dette: tubercolosi, scabbia, pediculosi, alcune infezioni virali, micotiche e veneree. In questi casi il ruolo del mediatore transculturale diventa fondamentale: dall’informazione, o dall’educazione per assicurare la vita sana agli immigrati, alle cure. Tante volte è necessaria la vicinanza umana e conta molto che gli immigrati possano conservare la loro cultura. Il mediatore transculturale comincia dall’accoglienza; comprendendo la condizione del paziente, lo accompagna nei colloqui in modo adeguato, sì che il paziente trovi conforto e la propria salute possa migliorare. Attraverso la mia esperienza e il mio coinvolgimento nel progetto T-Share (gruppo Napoli) 2009, ho potuto comprendere alcune problematiche relative alla salute dei immigrati così come il loro stato psicologico. L’accoglienza è quella che comincia dallo sguardo e arriva all’ascolto, dall’osservazione dell’aspetto umano fino all’aiuto utile per ispirare la fiducia atta a rimuovere tutti i pregiudizi. Si spera che quest’accoglienza segni un passo avanti nell’affermazione dei diritti e dei doveri che assicurino una vita umana migliore. Potrei dire che, in ambito sanitario, una disponibile accoglienza umana sarebbe la migliore garanzia per la salute del paziente e per un profondo mutamento della mentalità nell’ambito sanitario. Concludo con le parole del mio Profeta: Chi ha salvato una vita umana agisce come se avesse salvato tutta l’umanità. Parole chiave Povertà; accoglienza; SSN; disagio Autore Muhammad Zia Khan – Regione Veneto Titolo Il ruolo del mediatore transculturale in ambito sanitario nella realizzazione del dossier per richiedenti protezione internazionale Abstract Il presente lavoro ha l’obiettivo di rilevare quale sia il ruolo del mediatore transculturale nella ricostruzione della storia personale del richiedente protezione internazionale, anche in vista della preparazione all’audizione presso la Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale. Statisticamente è ormai riconosciuto che un’ampia percentuale di persone tra i richiedenti asilo è sopravvissuta ad esperienze traumatiche estreme, come abusi sessuali, tortura o maltrattamenti inumani e degradanti prolungati, che possono determinare disturbi psicologici gravi. L’estrema sofferenza spesso si manifesta attraverso sintomi psico-somatici anche importanti, che possono configurarsi in vere e proprie patologie. Non vi è dubbio che questo incida su una corretta ricostruzione della storia personale. In particolare, l’attenzione si concentrerà sulla possibile identificazione della vittima di tortura, perché è ormai evidente che la mancanza di una precoce identificazione determina non solo conseguenze negative sulla salute mentale e fisica, ma soprattutto incide sul possibile riconoscimento dello status e sulla successiva integrazione del rifugiato. La presa in carico dei richiedenti e titolari di protezione internazionale dovrà avvenire attraverso il lavoro di equipe multidisciplinari, che prendano in considerazione tutte le dimensioni coinvolte: socio-sanitaria, legale, di mediazione transculturale. Parole chiave Ricostruzione storia personale; vittima di tortura; disagio psicologico; integrazione 191 192 Autore Flavien Nduwumuremyi - Regione Lazio Titolo L’accesso alle strutture sanitarie nella regione Lazio: l’ accoglienza dei migranti burundesi in una prospettiva transculturale Abstract Il lavoro nasce dall’analisi della mediazione transculturale quale tramite per l’inclusione sociale e per la presa in carico, anche e soprattutto dal punto di vista sanitario, delle persone che vivono e hanno vissuto esperienze migratorie. Comprendere ed empatizzare i problemi dell’immigrato diventa l’unica opportunità di migliorare l’accoglienza in un’ottica transculturale legata all’accesso e all’esercizio del diritto alla salute. La ricerca intrapresa sulla comunità burundese residente nella regione Lazio e destinataria delle cure mediche, è un’indagine che ha lo scopo di valutare il grado di accessibilità al diritto alla salute. Alcuni ostacoli indipendenti dai limiti normativi, anche in presenza dei requisiti stabiliti dalla legge, amplificano il rischio di esclusione sociale e di emarginazione. La comunità burundese oggetto dello studio, è stata invitata a partecipare all’indagine attraverso tre diversi passaggi: interviste computerizzate (elettroniche), interviste telefoniche, interviste faccia a faccia. La raccolta dei dati è stata possibile grazie alla puntuale collaborazione delle persone contattate e mediante un questionario reso disponibile anche in lingua francese e kirundi. La scelta di considerare un questionario non strutturato, con domande aperte, è stata fatta nell’ottica di lasciare quanta più libertà possibile all’intervistato di rispondere in maniera aperta e personale, lontano dal condizionamento del ricercatore. Tra i primi dati ricavati, vi è stato quello riguardante la migrazione burundese verso l’Italia, che risulta essere stata molto scarsa e mai di massa. Oltre alle difficoltà derivanti da diversità culturali, pregiudizi e indifferenza, ciò che sembra rallentare la fluidità delle prestazioni sanitarie dirette agli stranieri, e a influire sull’accessibilità alle strutture sanitarie, è la carente sensibilizzazione del personale sanitario e lo scarso numero di mediatori impiegati. In conclusione una maggiore legittimazione della figura del mediatore transculturale all’interno delle strutture sanitarie, unita al riconoscimento del suo ruolo e delle sue competenze da parte del corpo medico e sanitario, risolverebbe sensibilmente la problematica di accesso alle strutture sanitarie nel Lazio e altrove. Parole chiave SSN; transcultura; mediazione; uguaglianza; universalità; assistenza sanitaria primaria; disaggio sociale; violenza medica; diversità culturale; pregiudizi; accoglienza; orientamento; emarginazione; diritto alla salute, cittadino burundese. Autore Vira Pauk – Regione Lazio Titolo Il ruolo del mediatore transculturale nella degenza ospedaliera: focus sulla regione Lazio Abstract Il fenomeno migratorio in Italia sta diventando strutturale come conseguenza di una generale globalizzazione. Negli ultimi dieci anni la presenza degli immigrati nel territorio nazionale è triplicata raggiungendo circa 5 milioni di residenti stranieri. Un aumento così notevole di persone richiede degli interventi politici e sociali importanti che facciano fronte alla mutata situazione. Il diritto alla salute e il riconoscimento della dignità umana come diritti sociali universali dovrebbero accompagnare l’uomo anche nella migrazione. In virtù della specificità di essere portatore di una cultura, di una lingua straniera così come di quella del paese di accoglienza, il ruolo del mediatore transculturale diventa indispensabile nei vari servizi per facilitare innanzitutto la comunicazione e successivamente la comprensione tra le diverse culture. I mediatori svolgono compiti sia generici sia specifici, pertinenti esclusivamente al contesto nel quale svolgono la loro professione. Nell’ambito sanitario il ruolo del mediatore consiste nell’accogliere l’utenza straniera, facilitando la comunicazione durante le visite e i colloqui con pazienti stranieri, fornendo consulenza e chiarificazioni al personale sanitario sulla cultura di provenienza dell’utente. Inoltre il mediatore dà assistenza all’utente straniero nel disbrigo delle pratiche di iscrizione al SSN e nell’orientamento presso le strutture sanitarie presenti sul territorio. Nell’ambito della degenza ospedaliera il mediatore transculturale diventa il “ponte” tra la persona malata e il medico, psicologo, infermiere, operatore socio-sanitario facilitando la comunicazione linguistica e culturale nelle varie fasi della vita, dalla nascita fino alla morte, nella cura, nella prevenzione e nella promozione della salute. I risultati della ricerca qualitativa, basata sulla somministrazione dei questionari ai mediatori transculturali che lavorano nei vari ospedali nella regione Lazio, dimostrano la necessità di cambiamento dei modelli di erogazione della prestazione sanitaria e programmazione dei servizi sociosanitari diversificati a misura di tutti. Si rende necessaria la progettazione di servizi che forniscono prestazioni continue commisurate alle esigenze di utenti aventi specificità culturali, servizi in cui operano equipe interdisciplinari che si avvalgono dell’intervento attivo e strutturato di figure professionali quali i mediatori culturali, poiché il loro ruolo è parte integrante della funzione che il servizio è deputato a svolgere. Inoltre è emersa la necessità di offrire e progettare una formazione di base per mediatori transculturali uniformata a livello territoriale e una formazione specialistica nei vari settori, nonché l’urgenza del riconoscimento professionale a livello nazionale della figura del mediatore transculturale. Parole chiave Fenomeno migratorio; società globale; SSN; diritto alla salute; mediazione transculturale; professionalità; equipe multidisciplinari. 193 194 Autore Veronica Santa Cruz Galicia – Regione Umbria Titolo Tecniche di Parto Transculturali Abstract Una delle pratiche culturali legate al parto, riguarda la posizione che adotta la donna al momento di dare alla luce un bambino. La grande maggioranza di donne delle regione Andina e dell’Amazzonia preferiscono la posizione verticale rispetto alla posizione orizzontale. Anche se quest’ultima rappresenta una tecnica diffusa e ormai consolidata in quasi tutto il mondo, le donne di alcune regioni scelgono di non recarsi nei centri di salute per questa ragione. Queste due pratiche essendo completamente diverse tra loro producono un disequilibrio in ambito culturale tra le infermiere che danno assistenza alle donne partorienti delle zone rurali, e le donne che arrivano nei centri di salute più vicini con la convinzione di non voler realizzare il parto in maniera orizontale. In Perù esiste un’importante esperienza e casistica legata al parto in posizione verticale, incrementata e valorizzata dall’importanza che si è data alla questione interculturale, quale tramite per l’incremento del numero di parti nei centri di salute negli ultimi anni. Il presente documento intende mostrare le differenze culturali legate alle differenti tecniche di parto delle regioni andine rispetto a quelle tradizionali occidentali, portando all’attenzione sia i vantaggi, sia le difficoltà nella loro esecuzione. Si cerca di spiegare le differenze culturali in una situazione delicata e basilare come quella del parto, in cui la salute della madre e del bambino rappresentano le priorità, situazione che può essere maggiormente tutelata se si tiene in considerazione il ruolo importantissimo che gioca l’aspetto culturale nella scelta di una delle due tecniche. Parole chiave Parto; transculturale; parto verticale; parto orizzontale; regione andina Autore Blenti Shehaj – Regione Piemonte Titolo Casa della salute transculturale. Istituzione di un servizio transculturale e multidisciplinare rivolto agli immigrati e alle fasce deboli sul territorio regionale. Abstract Il progetto mira alla creazione di un centro specializzato dedicato a prevenzione, sostegno, cura delle fasce più disagiate. Il centro proposto ha l’intento di ovviare a un accesso attualmente diseguale ai servizi sanitari pubblici, e intende farlo mediante un’assistenza in toto alla persona e un approccio olistico e transculturale. Ciò avverrà anche tramite attività di mediazione transculturale, supporto psicologico, visite specialistiche multidisciplinari e prestazioni infermieristiche. Fase importante del progetto è il periodo iniziale di formazione per le varie figure professionali dell’equipe multidisciplinare. La formazione mira a dare un impianto teorico a quello che sarà la prima “Casa della salute” con taglio transculturale, in accordo con il sistema integrato dei servizi sanitari (ASL e Distretti/Circoscrizioni) e con la progettazione di presidi strategici dei distretti socio-sanitari regionali. Finanziato dall’INMP/Ministero della Salute, Regione Piemonte, Ministero dell’Interno, ASL territoriali e Associazione Multietnica Mediatori Interculturali, vedrà inoltre il coinvolgimento delle prefetture del territorio e dell’ A.O.U.- Città della Salute e della Scienza di Torino. Parole chiave Piano per l’assistenza territoriale; Regione Piemonte; Casa della Salute; mediazione transculturale; centro integrato di prestazioni sanitarie; équipe multidisciplinare 195 196 Autore Soukouna Ousmane – Regione Emilia Romagna Titolo La salute materno-infantile: gli ambulatori per donne e bambini migranti in Emilia Romagna Abstract Una buona parte dei servizi sanitari offerti agli stranieri, in Italia in generale e nella Regione Emilia Romagna in particolare, è destinata alle donne e ai bambini. Le conseguenze del fenomeno migratorio sul sistema sanitario regionale dell’Emilia Romagna riflettono la composizione demografica della popolazione straniera, con bisogni e richieste in parte differenti da quelli degli italiani, differenze queste che trovano un riscontro nell’analisi condotta in particolare sugli accessi e la fruizione dei servizi sanitari regionali da parte delle donne straniere e ai loro ricoveri, all’accesso al pronto soccorso, ai parti, alle interruzioni volontarie di gravidanza. La grande maggioranza delle donne straniere si rivolge ai servizi pubblici per l’assistenza in gravidanza (78,8%), a differenza delle donne italiane (33,9%): dagli ultimi dati raccolti ed elaborati relativi alle attività dei consultori regionali, nel 2011 le donne straniere che hanno avuto almeno un accesso ai servizi consultoriali dei distretti sanitari per problematiche ostetrico-ginecologiche sono state 55.469. Nel 2012 il ricorso ai ricoveri ospedalieri da parte dei cittadini stranieri ha rappresentato l’8,3% del totale degli accessi in regione, di cui il 67,1% dei ricoveri tra gli stranieri è stato a carico delle donne. Nell’analisi dell’offerta dei servizi e degli interventi in Emilia Romagna, si sottolinea la presenza di un servizio di mediazione linguistico-culturale in tutte le 17 Aziende sanitarie regionali. Nella maggior parte delle Ausl viene garantita, la presenza di diverse figure professionali: un mediatore culturale, un medico e un infermiere. Sono complessivamente 25 le strutture ambulatoriali dedicate, di cui 7 gestite da associazioni di volontariato/terzo settore, in convenzione con le Ausl. Visto l’aumento costante di famiglie immigrate in regione, negli ultimi anni l’assistenza sanitaria, l’informazione e le modalità di accesso ai servizi offerti dalle Ausl sono stati al centro di un adattamento interculturale: la presenza di professionisti sanitari che operano con le persone immigrate, consente di garantire un servizio di accoglienza, consulenza specialistica e attivazione dei percorsi sanitari, specifici per le famiglie immigrate a partire dal percorso nascita. Analizzando alcune delle variabili indicative dell’utilizzo dei servizi e delle modalità di assistenza in gravidanza, emerge per la popolazione straniera un maggior rischio di ‘inappropriatezza’, legato a incomprensione e fattori culturali: il 7,7% delle donne straniere ha effettuato meno di 4 visite in gravidanza. Il mediatore culturale è il ponte tra il personale medico e la persona che in quanto donna e/o madre o in quanto bambino richiede diverse prestazioni sanitarie. Per favorire una maggiore fruizione e un adeguato accesso ai servizi sanitari regionali, è necessario un approccio interculturale che tenga conto di disagi ed esigenze socio-culturali. Parole chiave Mediazione transculturale; donne straniere; bambini stranieri; servizi sanitari Emilia-Romagna; gravidanza; inappropriatezza; approccio interculturale Autore Sylla Magaye – Regione Siciliana Titolo La mediazione transculturale e le strategie per una comunicazione efficace a garanzia dell’accesso ai servizi sanitari per gli immigrati. Il caso dell’ambulatorio immigrati dell’Ospedale Cannizzaro a Catania. Abstract Il presente lavoro nasce dal desiderio di raccontare la mia personale esperienza di mediatore interculturale nel territorio di Catania a partire dalla collaborazione con l’associazione Terra amica e con l’ambulatorio immigrati dell’ospedale Cannizzaro. Grazie agli spunti teorici forniti dagli insegnanti del progetto Forme e dall’esperienza di stage presso l’INMP, mi è stato possibile inquadrare a livello operativo la quotidianità del mediatore transculturale. A partire dall’analisi delle politiche sanitarie per gli immigrati in Italia, con un focus sulla situazione siciliana, il presente lavoro prova a descrivere le criticità che emergono nel rapporto tra SSN e pazienti immigrati; tra queste possiamo menzionare la bassa iscrizione al SSN dei regolari, la scarsa informazione su come funziona il SSN, il poco aggiornamento per gli operatori sanitari, la scarsa conoscenza della normativa sanitaria, la complessità dei percorsi diagnostico-terapeutici, l’assenza di orientamento all’utilizzo dei servizi. La presenza di numerose barriere che impediscono l’accesso ai servizi sanitari italiani da parte degli stranieri, a partire da quelle linguistiche e da quelle sopra elencate, minano il diritto alla salute degli stessi violando le disposizioni legislative nazionali (art.32 Cost.) e internazionali. Al fine di trovare possibili strategie per il superamento di tali ostacoli, l’intervento del mediatore transculturale specializzato in ambito sanitario diventa fondamentale per garantire agli stranieri l’integrazione effettiva anche dal punto di vista sanitario. Da qui, nell’ultimo capitolo, si presenterà l’esperienza dell’ambulatorio immigrati dell’ospedale Cannizzaro di Catania, in cui, grazie alla collaborazione medico, mediatore e paziente, si sono implementate strategie di mediazione che hanno favorito l’accesso ai servizi, superando le barriere descritte e fornendo dei veri e propri servizi agli immigrati in campo sanitario, garantendo così primariamente il diritto alla salute degli immigrati e dell’intera popolazione del territorio. Parole chiave Mediazione transculturale; accesso assistenza sanitaria; comunicazione medico-utente straniero; barriere fruibilità servizi socio-sanitari; integrazione socio-sanitaria 197 198 Autore Carlota Jannet Torrico Claros – Regione Lombardia Titolo La rete della tutela della salute della popolazione straniera: l’esperienza della mediazione nella cura della malattia del Chagas sulla popolazione sudamericana: Regione Lombardia. Abstract Italia è in costante aumento di immigrati nonostante la crisi, se da un lato la fase dell’emergenza e dell’incertezza sociosanitaria degli immigrati sembra in parte superata, dall’altro i diversi fattori di rischio legati prevalentemente alla fragilità sociale per la debolezza delle politiche relative all’accoglienza, all’inserimento e all’integrazione, possono rendere più problematico il loro benessere psicofisico. Per cui i fattori determinanti culturali e linguistici al giorno d’oggi, giocano un ruolo molto importante nella sanità. Dopo due decenni di studi e ricerche sulla salute degli immigrati in Italia, alcune questioni di fondo rimangono tuttora aperte: il diritto all’assistenza ancora incerto dovuto ad una diffusa discrezionalità applicativa ed ad una mancanza di chiarezza e di conoscenza dei percorsi assistenziali e la difficoltà di accedere in modo equo ai servizi. La lentezza nel riorientare i servizi in un’ottica di mediazione di sistema; la mediazione linguistica e culturale tra l’operatore sanitario e il paziente; le riflessioni bioetiche all’interno di una società pluralistica. La comunicazione, gioca un ruolo molto importante nelle prestazioni sanitarie, come parte fondamentale del processo diagnostico e di cura, in un contesto sanitario multiculturale diventa particolarmente importante che le informazioni siano trasmesse in modo corretto e appropriato: la trasmissione efficiente di informazioni cliniche è un prerequisito per le decisioni del medico e la fiducia del paziente e di conseguenza per favorire il miglior percorso di cura e di cooperazione tra medico/mediatore transculturale/paziente. In questo documento si farà un racconto dell’esperienza personale nel campo della mediazione sanitaria e anche un’analisi della problematica di accesso alla salute, sottolineando le prospettive positive che comporta il lavorare in rete, che facilita l’accesso delle popolazione sudamericana al Servizio Sanitario nella Regioni Lombardia. Parole chiave mediazione di sistema; cooperazione tra medico/mediatore transculturale/ paziente; rete; accoglienza; benessere psicofisico Autore Fu Xueyan – Provincia Autonoma di Trento Titolo La cultura della comunità cinese del Trentino e il ruolo del mediatore transculturale nell’ambito sanitario. Il lavoro che si intende portare a compimento è diviso in due parti. Nella prima parte si farà cenno al nascere delle comunità cinesi in Italia, per poi prendere in esame le vicende del Trentino, di una comunità di recente costituzione e frammentata sul territorio. La loro origine sociale è contadina e questo determina i loro comportamenti, a prescindere da quale occupazione ora svolgono. Sono in Italia per lavorare e guadagnare il più possibile, con l’obiettivo, dopo un certo numero di anni di fare ritorno con i soldi nel loro paese di origine. Abstract Questi “progetti di vita” segnano i loro comportamenti sociali in Italia: non si integrano, socializzano in piccoli gruppi, non imparano la lingua. Nella seconda parte si cerca di descrivere la comunità cinese a partire da dati empirici, dall’esperienza di molti anni di lavoro come mediatrice culturale nel campo della sanità. Si è anche modificato il ruolo del mediatore, perché nell’ultimo anno, per contenere la spesa pubblica sono stati drasticamente tagliati gli interventi dei mediatori. Per questo gli interventi di questa figura oggi riguardano soprattutto le donne in gravidanza e le interruzioni volontarie di gravidanza. Nel lavoro si cerca di descrivere qual è stato e come si è trasformato sostanzialmente il ruolo del mediatore, che oggi in Trentino si trova ad operare in spazi assai più limitati rispetto ad un anno fa. Parole chiave Mediatore transculturale; Trentino, Comunità cinese; Donne; Tutela della salute 199 200 Autore Abouda Maher – Regione Lazio Titolo La pratica dell’aborto nella cultura musulmana: focus sul ruolo della mediazione transculturale Abstract Nel lavoro ho voluto affrontare il delicato tema dell’aborto, di come fattori culturali possano costituire degli ostacoli e ciò che il mediatore transculturale può e deve fare per aiutare le pazienti (immigrate) a superarli. Sono partito dall’analisi della figura del mediatore in generale, della sua valenza ed importanza sociale e in particolare in ambito sanitario. Nel mio lavoro ho affrontato gli aspetti psicologici che possono derivare da tale scelta e quali sono i risvolti sociali che tale pratica ha nel contesto culturale dal quale provengo. Mi è sembrato doveroso analizzare quelle che sono le indicazioni della sharià, legge coranica, e specificare quali sono le interpretazioni laiche e soprattutto del diritto civile in Tunisia, essendo il mio paese di origine. Mi sono chiesto quale sia il ruolo del mediatore TRANSCULTURALE nell’ausilio a persone che affrontano questo percorso delicato anche attraverso la condivisione dell’esperienza diretta di un collega che più volte ha vestito questi panni. Parole chiave Aborto; Sharià; Tunisia Autore Iamze Turabelidze – Regione Puglia Titolo L’evoluzione storica del mediatore transculturale in ambito sanitario a livello nazionale e/o internazionale Abstract Il presente elaborato si propone di analizzare la posizione del mediatore transculturale in ambito sanitario a livello nazionale ed internazionale. Dall’analisi dei quadri nazionali dei Paesi analizzati, è riscontrabile, pur con lievi differenze, l’esigenza di ricorrere all’attività di mediazione in ambito sanitario affinché i servizi del sistema sanitario siano accessibili anche a pazienti con malattie e background culturali diversificati. Tuttavia, dalle ricerche emerge una confusa definizione del mediatore transculturale in ambito sanitario e un servizio precario e discontinuo. Infatti, nella maggior parte dei casi, il sistema sanitario non prevede questa figura, ma vi ricorre molto spesso principalmente per servizi di interpretariato e traduzione. Il servizio, inoltre, è previsto attraverso progetti di associazioni o di enti pubblici e privati che cooperano con le aziende sanitarie. Tra le realtà esaminate e confrontate (Italia, Svizzera, Belgio, Germania, Usa), spicca l’impegno e l’operato dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP). Infatti, l’Italia vanta quest’ente pubblico, oggi centro di riferimento nazionale per l’assistenza socio-sanitaria alle popolazioni migranti e alle fragilità sociali, nonché centro nazionale per la mediazione transculturale in campo sanitario. Esso, infatti, attraverso le figure chiave di mediatori transculturali e antropologi, cerca di sperimentare sistemi innovativi per rimuovere le disuguaglianze nell’ambito della salute in Italia, rendere più agevole l’accesso al servizio sanitario nazionale soprattutto per gli individui più svantaggiati assicurando loro un alto livello di qualità delle prestazioni fornite. Inoltre, dal punto di vista formativo, l’INMP provvede alla realizzazione di programmi di formazione e di educazione sanitaria cercando di colmare le lacune dello scenario europeo dove non esiste al momento un percorso di formazione obbligatorio e univoco per i mediatori. Infine, dalle modeste ricerche effettuate, emerge chiaramente l’esigenza di legittimare e inserire il mediatore transculturale tra gli operatori del servizio sanitario, figura attualmente ancora esterna e supplementare; inoltre, si evince la necessità di maggiori investimenti sul versante della formazione per definire universalmente il ruolo del mediatore all’interno delle strutture sanitarie. Parole chiave mediatore transculturale, INMP, sistema sanitario, disuguaglianze, formazione, popolazioni migranti. 201 Autore Amadid Mohamed – Regione Basilicata Titolo La mediazione Transculturale nell’Ambito Sanitario rivolto ai lavoratori stagionali presenti nel Vulture - Alto Bradano nella Regione Basilicata. Abstract Nella Regione Basilicata la presenza sempre più consistente di lavoratori migranti stagionali all’interno del sistema economico assume spesso i connotati di un fenomeno sommerso, poco conosciuto dalle istituzioni pubbliche e private. Infatti quando le politiche migratorie, del lavoro e dell’assistenza sanitaria non prevedono forme di coordinamento il rischio è di vedere il lavoro stagionale dei migranti sfuggire al controllo e assumere i contorni di un fenomeno disorganizzato potenzialmente aperto a pericolose disfunzioni. In altri casi può prendere forme al limite dell’illegalità, come nel caso del caporalato o delle vere e proprie organizzazioni criminali che gestiscono i flussi di lavoratori stagionali. Negli anni precedenti, i servizi venivano erogati in un centro di accoglienza di Palazzo San Gervasio, oramai chiuso è diventato Centro di identificazione ed espulsione (C.I.E), in questi ultimi anni centinaia di immigrati si sono insediati presso le località di Boreano in case dismesse della ex Riforma Agraria. La mediazione transculturale assume un ruolo qualificato per la riduzione dei conflitti e della marginalità. La popolazione dei braccianti impegnati nella raccolta del pomodoro è caratterizzata da situazioni molteplici e complesse, la maggioranza proviene dal Burkina Fasu, altri dalla Costa d’Avorio, dal Ghana, dal Mali e dalla Nigeria tutti di sesso maschile, a eccezione di un numero basso di presenza di donne. L’Azienda Sanitaria di Potenza ha attivato presso l’ospedale di Venosa un ambulatorio di medicina dedicato ai migranti per far fronte alle esigenze derivanti dall’ emergenza stagionale nelle aree di Boreano e Palazzo San Gervasio, nella struttura ospedaliera opera una equipe formata da medici specialisti, mediatori culturali e un operatore amministrativo. In quella sede vengono effettuate visite programmate per le patologie che non rientrano nell’urgenza, ma che impediscono al lavoratore stagionale di svolgere la propria attività. Nella stessa sede vengono anche svolte le pratiche per il rilascio del STP. Ai fine di promuovere, organizzare e migliorare la gestione della salute e dei diritti delle popolazioni migranti è stato siglato un protocollo d’intesa tra ASP e Emergency. Analizzando le diagnosi, si nota che spiccano le patologie gastroenteriche, problemi respiratori, problemi dermatologici e quelli cardiocircolatori. La Regione Basilicata ha infatti da poco approvato una delibera per la costituzione, presso il Dipartimento della giunta, dell’Organismo di coordinamento della Regione Basilicata in materia di immigrati e rifugiati politici: il nuovo soggetto sarà costituito dai dirigenti generali dei Dipartimenti regionali ed allargato ai rappresentanti dei Comuni lucani maggiormente interessati dal fenomeno dell’immigrazione, ma anche di Prefettura, Anci, Upi, Fondazione Città della Pace, parti sociali e organizzazioni di volontariato. L’obiettivo della mediazione transculturale in questo contesto è sensibilizzare le istituzioni civili e promuovere la creazione di una rete tra le organizzazioni interessate alla presenza dei braccianti, per assicurare la legalità e la necessità tutela dei lavoratori. Non è più accettabile che delle persone vivano in casolari, capanne improvvisate e di fortuna prive dei requisiti minimi per vivere dignitosamente e soprattutto che l’emergenza non diventi la normalità. Parole chiave 202 Note 203 Note 204 Note 205 Note 206 Note 207 Note 208