Michele Vianello UNA SCOMMESSA DA VINCERE “Le avventure di una Pubblica Amministrazione tra Amministrare 2.0 e ordinarie follie quotidiane” Michele Vianello: la mia biografia Sono uno dei pochi esperti in Italia in "smart cities" e in social networking. La mia attività è quella di condividere vision e favorire il posizionamento strategico di communities, territori, imprese. Sono un ottimo formatore, provatemi sul campo. Sono uno degli ideatori della rete "Connected City Council". Dal 2009 al 2013 ho diretto VEGA PST di Venezia. Ho realizzato l'infrastrutturazione banda larga a 300 mb, e le infrastrutture di cloud computing. Ho ideato il primo edificio intelligente per una smart city: Pandora. Ho realizzato VEGA inCUBE. Sono stato definito “pastore di startup”. Precedentemente ho fatto il Vice Sindaco di Venezia con Massimo Cacciari. In Amministrazione mi sono occupato di Bilancio, di gestione del personale, di innovazione. Ho ideato i software che regolano i rapporti tra i cittadini e l’Amministrazione, iniziando a riformare l’organizzazione comunale Ho trasformato la Società Venis in operatore di ICT. Ho ideato e realizzato l’infrastrutturazione banda larga e connettività WIFI di parte della città di Venezia. Ho ideato il portale Cittadinanza digitale finalizzato a promuovere l’accesso al WEB. Ho ideato, primo in Italia, il portale per i servizi turistici denominato “//venice>connected”. Scrivo libri. L’ultimo con l'Editore Maggioli: Smart Cities-Gestire la complessità urbana nell’era di Internet. Un successo. Faccio parte del Comitato per l'Agenda Digitale del Veneto. Per la mia attività di innovatore ho avuto numerosi riconoscimenti: "I diritti dei cittadini in rete", Forum PA 2009. Insignito dalla community di TripAdvisor del premio "Travel Friendly City" 2009. Premio Nazionale Cineca Awards "La città dei cittadini" 2010. Premio Adecco "Festival delle città imprese" 2011. Premio "Città Impresa" 2012. Premio “Luigi Fantappié” Festival di cultura digitale Viterbo 2013 i Non aspettatevi un libro sulle smart cities, INTRODUZIONE Mi è tornato tra le mani, dopo molto tempo, un instant book. “Una scommessa da vincere” è stato scritto nell’aprile del 2009 con con lo scopo di dare una base “progettuale” ed “ideologica” all’attività di innovazione I.T. che stavo conducendo in Comune di Venezia. Oggi di occupo di smart city e di social network. Sono diventati il mio mestiere, la mia attività. ho appena pubblica per Maggioli Editore il libro “Smart Cities-Gestire la complessità urbana nell’era di Internet”. Una delle precondizioni per realizzare politiche smart in una città è quella di intraprendere una attività di innovazione, digitalizzazione, dematerializzazione della macchina amministrativa. Questo libro non è quindi dedicato alle smart cities, ma alle precondizioni. Una “vecchia” macchina amministrativa improntata all’autoconservazione di sé stessa non potrà mai supportare le politiche smart. 2 Nel frattempo, dal 2009, i Governi che si Un’altra mia convinzione è che la riforma sono succeduti alla guida del Paese -si fa della Pubblica Amministrazione non può per dire- hanno introdotto, sotto il titolo essere affidata ai burocrati ministeriali. “Agenda digitale”, timidi e incompleti tentativi di innovare il Paese e la Pubblica Ammi- C’é bisogno di una nuova cultura e di un nistrazione. nuovo modo di pensare. Si sono così sommati, in modo casuale, Confesso di sentirmi spesso in solitudine provvedimenti sulla banda larga, e la continua riproposizione della carta d’identità nel condurre questa battaglia. Anche amici carissimi -persone che stimo molto per le elettronica. continue battaglie che conducono- restano Chi segue il mio blog “michelecamp” sa la “digitalizzazione dell’esistente”. che polemizzo spesso con questi provvedi- troppo spesso inchiodati sulla frontiera del- menti legislativi. Dal 2009, da quando scrivevo “Una scom- Non ritengo infatti che l’Agenda Digitale ita- avrà la pazienza di seguirmi in questo mio liana -almeno nella parte che riguarda la percorso dentro le “ordinarie follie quotidia- Pubblica Amministrazione- debba limitarsi ne” di una Pubblica Amministrazione si ac- a portare su Internet le storture burocrati- corgerà che siamo sempre arenati lì. I miei che. giudizi non sono cambiati, per questo vi ri- La burocrazia va eliminata, non deve esse- messa da vincere”, è cambiato poco. Chi propongo questo scritto. re digitalizzata. Uso spesso, per indicare In fin dei conti sono passati solo 4 anni, po- questa cultura, il termine “digitalizzazione trebbe obiettare qualcuno. 4 anni nel mon- dell’esistente”. do dell’I.T. rappresentano un’era geologi- Sono fermamente convinto che, o cambia- ca. no i modelli organizzativi e gestionali della In questi 4 anni si è iniziato a parlare di de- Pubblica Amministrazione diventando “so- vice mobili, di cloud computing, di Big Da- cial oriented”, “open oriented”, “cloud ta, di Internet of Things, solo per citare al- oriented”, o non ci sarò nulla da fare, per cuni titoli. Ma, noi siamo sempre lì, a discu- quanto le tecnologie I.T. possano progredi- tere di lavagne luminose e di riunificazione te. 3 delle banche dati di tutta la Pubblica Ammi- Se confronterete questo libro con l’edizio- nistrazione. ne originaria, ho tagliato alcune parti trop- Eppure la “vecchia” Pubblica Amministrazione italiana impedisce al nostro Paese di decollare, di incrociare la ripresa economi- po veneziane rimaneggiandole. Ho aggiunto inoltre alcune note e proposte progettuali elaborate in questi anni. ca. L’organizzazione dello Stato tutta (Mini- Naturalmente mi aspetto dai lettori criti- steri, Enti Locali, Magistratura, Scuola che, suggerimenti ecc.. ecc.) genera debiti e inefficienza. Nel mio nuovo mestiere di “Smart Commu- Non è digitalizzabile. Va eliminata. È la pal- nities Strategist” ho bisogno di costanti la al piede del nostro Paese. confronti e idee. Non si può fare, accordiamoci, dicono in Chi volesse approfondire l’esperienza vene- molti. Si può fare, dico io, con il mio eterno ziana in modo più organico potrà leggere il ottimismo. libro che ho pubblicato nel 2010 con Marsi- Questo scritto vuole ricordare assieme ad una esperienza, anche una somma di lio Editore “VE 2.0-Cittadini e libertà di accesso alla rete”. esempi realizzabili (sono cose fatte da una Naturalmente questo scritto è un ebook Pubblica Amministrazione pure in presen- scaricabile (per gli amanti della carta ci sa- za di questa legislazione) e, assieme, una rà la versione PDF). base progettuale e ideologica. Troverete quindi “esempi veneziani” positivi che potrete copiare assieme a molte ingenuità dettate dall’entusiasmo. Non leggete assolutamente questo libro pensando che voglia esprimere qualsivoglia critica a chi è arrivato dopo di me a gui- Non ho timore di essere copiato. Copiatemi pure, voglio essere copiato. Abbiate solo la cortesia di citarmi. Grazie Ed ora, buona lettura a tutti voi. dare la Città di Venezia. Non solo chi scrive non ha titolo per criticare (non sarebbe Agosto, Settembre 2013 eticamente corretto) ma, soprattutto, le persone che governano Venezia godono di tutto il mio rispetto. 4 “UNA SCOMMESSA DA VINCERE” Le avventure di una Pubblica Amministrazione tra Amministrare 2.0 e ordinarie follie quotidiane. di MICHELE VIANELLO aprile 2009/settembre 2013 5 CAPITOLO 1 “INNOVARE GLI AMBIENTI URBANI” Con grande generosità molte città italiane continuano ad autodefinirsi “luoghi ideali” per ospitare le imprese e le attività di ricerca nell’ “immateriale” e nel “digitale”. Purtroppo le condizioni fondamentali per insediare su larga scala sistemi produttivi di questo genere non erano - e non sono - presenti in modo decisivo in tutto il nostro Paese. Molti sono spesso a citare a sproposito la Silicon Valley. Non a caso si parla di “sistemi dell’innovazione” e non di qualche singola software house. 1 Insediare un call centre di Microsoft o della IBM, consente di avere qualche centinaio di occupati in più - cosa sicuramente non disdicevole - ma ciò non muta la qualità di una città. 6 Per innovare in modo pervasivo una città ricco di interazioni e di stimoli culturali e mancano spesso alcune condizioni di par- professionali” come ha scritto qualche an- tenza. no fa Richard Florida. 2 Dove sono in Italia le Università in grado di In questa epoca la competizione avviene sfornare una “massa critica intellettuale”? tra le aree urbane. Dove è un sistema fiscale in grado di incentivare l’insediamento di imprese innovative? Dove è un sistema creditizio o l’ intervento pubblico che sostiene la ricerca, lo sviluppo, la gemmazione di imprese, l’industrializzazione dell’innovazione? Chi può Le aree urbane, tra le altre, competono, oltre che sulle imprese, sulle persone. Sono le persone che rendono ricca un’area urbana. aiutare oggi in Italia i talenti e le nuove ge- E’ bene, quindi, riflettere sul fatto che nella nerazioni di imprenditori dell’innovazione? nostra epoca non sono le persone che si Dove è il sistema fiscale giusto per le im- spostano per “cercare il posto di lavoro”, prese. bensì sono le imprese lavorative che tendo- I Governi continuano a parlare di imprese, di distretti produttivi pensando ancora al no a seguire le persone, determinando così l’ascesa o il declino delle aree urbane. ‘900, alle vecchie politiche industriali. E le persone da attirare in una Città, “per Quando si parla di lavoro si pensa ancora fare la differenza”, non sono genericamen- al sistema di garanzie e di diritti della fab- te “il ceto medio”, non sono “i trentenni, i brica e del pubblico impiego. Quel mondo quarantenni”, sono invece coloro che Ri- è finito. chard Florida definisce “la nuova classe Insomma, non siamo nella Silicon Valley, né, tantomeno, a Bangalore. Naturalmente, in modo autocritico, non nascondo le responsabilità delle Autonomie locali che hanno anche esse il dovere di promuovere quelle politiche e quelle condizioni finalizzate a creare nelle aree urbane creativa”, e Robert Reich definisce gli “analisti simbolici”. 3 “Il suo nucleo centrale comprende le persone impegnate nel campo scientifico, nell’ingegneria, architettura e design, nell’educazione e nell’arte, musica e spettacolo, la cui funzione economica è di creare idee, un ambiente innovativo, “un ambiente più 7 tecnologie e/o contenuti creativi nuovi”. (Ri- La scelta di una Amministrazione di dotare chard Florida) 4 una città di connettività a banda larga, di “L’analista simbolico maneggia con abilità equazioni, formule, analogie, modelli, sintesi intellettuali, categorie e metafore per reinterpretare e risistemare il caos di dati che ci turbinano intorno...non trattano hardware, ma solo software puro”. (Robert Reich) 5 Una strada da imboccare senza esitazione è quella di dotare la Città di infrastrutture di rete a banda larga. “Il premier Gordon Brown ha paragonato la rivoluzione digitale alla rivoluzione industriale come momento di fondamentale importanza per la trasformazione dell’economia e la competitività del Paese...C’é la determinazione in Gran Bretagna di fare di questo settore (lo sviluppo delle banda larga) un punto di forza strategico per il futuro”. (intervista a Francesco Caio - Il Sole 24 Ore) 6 stendere migliaia di chilometri di fibra ottica, di consentire ai cittadini di poter accedere senza limiti alla rete, è la condizione nell’epoca moderna per una politica di “innovazione” economica e sociale. L’essere dotati di infrastrutture di rete a fibra ottica fa la differenza nella competizione tra le città e i territori. 7 “La potenzialità tecnologica di una città e di una regione non è legata solamente al contesto industriale, della ricerca e della loro innovatività ma anche alle infrastrutture tecnologiche rivolte alla popolazione in senso più ampio. La possibilità che un luogo dà alle persone di accedere agevolmente ai mezzi di comunicazione e diffusione delle informazioni (in particolare internet e telefonia mobile) è senz’altro un aspetto importante per lo sviluppo di una effettiva società dell’informazione e della conoscenza. Questa possibilità costituisce inoltre un forte elemento di attrazione per quelle perso- Una città in rete, una città con la banda lar- ne che svolgono professioni in cui la con- ga; vi posso garantire che il brand di una nettività è fondamentale (managers, ricer- città (soprattutto delle città d’arte), unito catori, professionisti, designers etc,tipica- all’innovazione generata dalla estensione mente tutte le professioni altamente creati- diffusa e capillare della rete, dà luogo ad ve)”. 8 una miscela stimolante. Innovare nell’epoca del WEB è pensare di poter usufruire dello spazio virtuale illimita- 8 to consentito dalla rete, poterla riempire di “l’innovazione ha natura sistemica, nel contenuti; la rete è, inoltre, la condizione senso che prolifera in ambienti ricchi di re- fondamentale per poter comunicare libera- lazioni, reti e scambi tra contesti diversi; mente. non esiste un modello ideale per vincere Una politica per l’innovazione in un’area ur- la sfida della competizione globale; l’unico bana, o un un piano di marketing territoria- punto fermo resta la disponibilità di capita- le “web oriented” non vanno quindi rivolti le umano di alto livello; “banalmente” solo ad insediare nuove imprese o a stringere rapporti di collaborazio- nell’economia della conoscenza muta la ne con le Università e i Centri di ricerca. natura dell’intervento pubblico, che pro- L’innovazione è il frutto di rapporti virali, cessi di crescita cumulativi, trainati dallo che nascono spesso dal cambiamento di sviluppo e diffusione di nuova conoscenza, attività ordinarie, svolte “in modo tradizio- attraverso azioni che favoriscano l’accumu- nale”. La scommessa da giocare è quella lazione di capitale umano, la valorizzazione di innovare il modo con cui ci si sposta delle specificità locali, l’internazionalizzazio- ogni giorno, cambiare il modo di produrre ne delle imprese e del mondo della ricerca, e consumare la cultura e l’informazione, la diffusione delle tecnologie dell’informa- cambiare il modo con cui ci si rapporta zione e della comunicazione”. con i servizi pubblici e con un Ente pubbli- muove le condizioni per l’attivazione di pro- co. Va sottolineata a questo punto la centralità Insomma bisogna innovare la vita di ogni facilitata dalla presenza di rete a banda lar- giorno, puntare sull’attività delle persone. ga, perché la vita di ogni giorno è il frutto Creare (importare) “cittadini dell’innovazio- di comunicazioni tra individui. E‘ stato scrit- ne”. Poi forse, un giorno, l’insieme degli to recentemente che “se non si comunica, “atti innovativi”, miscelati dalla rete, verran- non si è”. 9 no a costituire la massa critica per cambia- che viene ad assumere la comunicazione, re davvero la Città. Naturalmente la realizzazione di una infra- Questa mia convinzione è suffragata an- to di un accordo tra una Amministrazione e che dal Rapporto “CITTALIA 2008 - Riparti- gli operatori privati. Su questo concetto tor- re dalle Città” realizzato dall’ANCI : nerò più avanti. struttura a banda larga dovrà essere il frut- 9 Ma tutto ciò non è ancora sufficiente. Quando ho realizzato, nel 2007, che il so- tire un rapporto più stretto tra le diverse Pubbliche Amministrazioni. gno di dotare Venezia 10 di una rete a ban- Altrettanto sbagliata mi pareva la scelta di da larga di proprietà dell’Amministrazione utilizzare la rete esclusivamente per veico- pubblica, poteva trasformarsi in realtà, lare le informazioni ai turisti, che in ampio quando abbiamo reperito le risorse finan- numero visitano ogni anno la Città. ziarie necessarie, mi sono posto l’interrogativo di quali contenuti la rete dovesse ospitare, quali comportamenti innovativi ciò potesse suscitare a partire dal cambiamento del modo di operare dell’Ente pubblico. Quanti e quali “dialoghi” la rete avrebbe ospitato, quale valore l’attività di dialogo avrebbe generato, quali servizi vecchi e nuovi si sarebbero potuti erogare in modo qualitativamente diverso. Insomma, per usare una “metafora ferroviaria”, quali vagoni si dovessero far correre sui binari di proprietà dell’Amministrazione e, con quali “compagnie ferroviarie” si dovessero tessere alleanze per poter estendere la rete di comunicazione. La scelta del Comune di Venezia è stata, anche per questi motivi, quella di dotarsi di Ovviamente non ho mai sottovaluto i risvolti positivi delle scelte cui ho accennato più sopra. Ognuna di queste scelte aveva ed ha implicazioni importanti sia dal punto di vista dell’efficienza economica e gestionale per l’Amministrazione Comunale, che per garantire una migliore gestione dei servizi della Città. Basti pensare che un uso corretto del WEB può garantire strumenti di controllo dei flussi dei turisti fino ad ora assolutamente non gestiti. Un uso corretto delle piattaforme WEB, peraltro, è la condizione per riformare le procedure, la prassi, la cultura della Pubblica Amministrazione. Infatti, l’uso del WEB collaborativo consente e induce a cambiamen- una “rete aperta” e di fibra ottica. ti organizzativi e culturali, prima impensabi- Mi é sembrato assolutamente limitante e cazione, è la condizione per organizzare la sbagliato assecondare l’idea secondo la “dematerializzazione”. quale l’uso della rete dovesse essere circoscritto al miglioramento della comunicazione tra le diverse sedi comunali, o a consen- li, basati sulla condivisione e sulla comuni- Si è voluto quindi affermare un modo di organizzare la “macchina amministrativa co- 10 munale” secondo filosofie della collaborazione e della trasparenza coinvolgendo pienamente non solo i cittadini residenti, ma anche i city user. Il termine “Amministrare 2.0” ha indicato le nuove prassi organizzative e gli strumenti informatici che potevano consentire una diversa interazione tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione. Per fare un esempio, //Venice>Connected non è un semplice portale concepito per consentire la vendita online dei servizi pubblici e dei Musei Civici (in questo, peraltro, Venezia è stata la prima e ineguagliata Città al mondo che ha praticato questa attività). //Venice>Connected, ha rappresentato un approccio totalmente innovativo alla gestione dei flussi turistici tale da garantire insieme sia la salvaguardia del patrimonio sociale e storico della città di Venezia, che il diritto del turista a godere di una città migliore, più ospitale. 11 CAPITOLO 2 ...E IL CITTADINO? PER UNA MODERNA “CITTADINANZA DIGITALE” Nello scenario dettato dall’evolversi dei processi innovativi, generalmente, non viene considerato il soggetto fondamentale, l’attore principale: il cittadino che pretende 11 di esercitare in modo nuovo i propri diritti universali, i “diritti di cittadinanza”. Certo, il cittadino che usufruisce delle piattaforme e dei servizi WEB 2.0 “condividendo” con la Pubblica Amministrazione le proprie esigenze, diventa un soggetto attivo; certo il turista che può prenotare in rete i servizi pubblici e l’ingresso ai Mu- 12 sei e che, prima o poi, potrà esprimere i sono e come si realizzano le nuove, eguali propri feedback sui servizi della città, gode “condizioni di partenza”? di un nuovo diritto. Ho indicato un obiettivo da raggiungere Ma ciò non è sufficiente: il cittadino non sa- per affermare una forte idealità e per inau- rà ancora il pieno protagonista della rivolu- gurare una nuova stagione di diritti: l’affer- zione indotta dall’uso delle applicazioni 2.0 mazione della “Cittadinanza Digitale”. nel WEB, se non gli verrà consentito di esercitare fino in fondo i diritti e i bisogni che l’accesso a Internet oggi ha fatto emer- Cosa si vuole intendere nell’evocare il concetto di “Cittadinanza Digitale”? Perché gere come reali possibilità universali. mettere insieme un concetto, uno storico Le applicazioni WEB 2.0 generano la possi- “cittadinanza” e tutto ciò che nel nostro im- bilità di esercitare nuovi diritti da parte del maginario collettivo suscita la parola “digi- cittadino. tale”? Perché mettere insieme storia e inno- “Il Web è sociale. Le persone fanno il Web, ideale, tutto ciò che è evocato dal termine vazione? popolano il Web, socializzando e spostan- “L’informatica non riguarda più solo il com- do via via maggiori componenti della vita puter, è un modo di vivere” dice Nicholas fisica a quella online....il Web è partecipati- Negroponte, e già questa è una risposta. 13 vo. Si adotta un’architettura di partecipazione che incoraggi gli utenti ad aggiungere valore all’applicazione mentre la usano, in alternativa al controllo gerarchico del controllo all’accesso delle applicazioni”. 12 Ma, quando rifletto sui diritti universali, associo il termine diritti alle “condizioni di partenza”, alle “le pari opportunità” per poterli La rivoluzione digitale pervade ogni angolo della nostra vita, ne può mutare qualitativamente i contenuti, ci dà l’opportunità di partecipare attivamente ai processi sociali ed economici. Dietro il termine “Cittadinanza Digitale” si manifestano ideali e prassi che possono esercitare pienamente. contribuire a cambiare in meglio il nostro Quali sono allora, le nuove “condizioni di nella società contemporanea. Non siamo partenza” perché il cittadino possa eserci- più all’enfatizzazione ingenua della tecnolo- tare questi nuovi diritti? E soprattutto quali gia digitale e delle reti web come valori in modo di vivere e i rapporti civili consolidati 13 sé, possiamo invece valorizzare tutto ciò sono eguali rispetto ai diritti e ai doveri con- che di nuovo, di “democratico”, di “civile”, feriti da tale status...La spinta in avanti lun- la tecnologia e le reti web oggi possono go il sentiero così tracciato è una spinta consentire. verso un maggior grado di eguaglianza, un Attuiamo questa nuova politica di inclusione correndo volutamente dei rischi, consapevoli della “carica anarchica” e antipoliti- arricchimento del materiale di cui è fatto lo status e un aumento del numero di persone cui è conferito questo status”. 14 ca che spesso pervade le community on “La cittadinanza non è un’idea utopistica; line, convinti però della grande forza inno- è lo sviluppo di un’antica esperienza”. 15 vativa sprigionata dal WEB e dalle tecnologie di rete. Tutte queste calzanti definizioni vanno mes- Quale miscela nasce allora dalla somma, bert Dahl: “...tutti i regimi democratici devo- meglio, dall’integrazione dei diritti di cittadi- no permettere alla gente di impegnarsi in nanza e dalla spinta all’innovazione digita- imprese collettive per proteggere diritti che le. E ancora, come cambiano nell’era della non possono essere garantiti spontanea- rete e dell’innovazione digitale i diritti di cit- mente dal mercato”. 16 tadinanza? E, soprattutto, quali nuove diseguaglianze possono nascere da un uso di- se in relazione con un’affermazione di Ro- La storia del “novecento”, “Il secolo breve” seguale del WEB? così come lo ha definito Eric Hobsbawn, è E’ opportuno, a questo punto, chiarire il si- per mutare i rapporti di produzione anche, gnificato del concetto di cittadinanza. Ciò in parallelo, per affermare uguali condizioni consentirà inoltre di giustificare (che brutto di partenza - o aumentare le chances di vi- verbo!!!) le motivazioni per le quali (le finali- ta (arricchire lo status) per tutti i cittadini, tà pubbliche) un Ente locale si debba occu- per garantire così il diritto di cittadinanza pare attivamente di “Cittadinanza Digitale”. (non solo i diritti politici e di rappresentan- Una bella definizione di cittadinanza la offre T.H.Marshall: “La cittadinanza è uno status che viene conferito a coloro che so- stata contrassegnata oltre che dal conflitto za), per consolidare le reti di protezione per i più deboli, affinché nessuno “restasse indietro”. no membri a pieno diritto di una comunità. Il diritto all’assistenza sanitaria, l’affermarsi Tutti quelli che posseggono questo status dei sistemi di previdenza sociale, il diritto 14 all’istruzione, tutti si sono affermati come globalizzazione sia l’aspirazione a garantire la condizione per costruire le strutture fon- un accesso tendenzialmente egualitario a danti del welfare state, affinché tutti i citta- tutti i prodotti di un mondo che invece è, dini godessero delle medesime opportuni- per sua natura, ineguale e diverso. C’é una tà e degli stessi diritti sociali. tensione tra due astratti. Si tenta di trovare Contemporaneamente le Istituzioni democratiche hanno garantito il formarsi di una rete di servizi sociali rivolti a tutti i cittadini. L’affermarsi del progresso sociale e delle libertà associative e il pluralismo politico hanno garantito il consolidarsi dei diritti di cittadinanza. Si è trattato naturalmente di un processo contraddittorio, non lineare, in continuo divenire, non ancora pienamente affermato in molte parti del mondo dove tuttora sono in atto violenti conflitti per l’affermazione della democrazia, anche nei paesi che hanno avuto altissimi tassi di crescita economica grazie all’introduzione di nuove tecnologie e di imprese innovative. Il termine “democrazia”, quando questa viene ad affermarsi, non va mai concepito in modo statico, e la “cittadinanza” è oggetto di continua rinegoziazione. I processi di globalizzazione non governati hanno inoltre accentuato tali contraddizioni come ha ben sottolineato Eric Hobsbawm: “... io penso che il problema della un denominatore comune cui possa accedere tutta la gente del mondo, per ottenere cose che non sono - ripeto - naturalmente accessibili a tutti”. 17 I diritti universali di cittadinanza sono oggi così attuali nel loro divenire, nel loro contraddittorio manifestarsi, fino ad essere stati il fondamento del messaggio di cambiamento e di progresso di Barack Obama. Quando Barack Obama ha perseguito il diritto per ogni cittadino a poter accedere a una casella di posta elettronica, mette in scena, ad un tempo, una speranza formidabile, ma anche ha rievocato, in modo moderno, un diritto storico di ogni cittadino americano cioè quello di scambiare sempre e comunque la propria corrispondenza. Pensate per un attimo a quanto conta, nella cultura statunitense, la leggenda del pony express. Proprio perché i diritti di cittadinanza non possono essere considerati statici vanno riempiti costantemente di nuovi contenuti. Le “eguali condizioni di partenza” degli anni 2000 nel mondo della globalizzazione, 15 non possono essere quelle del “secolo bre- Libri offre milioni di testi di libri on line? Il ve” degli “Stati nazionali”. nuovo termine “analfabetismo informatico” E se, come dice Robert Dahl, i regimi democratici devono permettere di proteggere i diritti che non possono essere garantiti ci dice qualche cosa? L’accesso alla rete è un lusso come pensano alcuni, o è diventato a questo un punto un diritto universale? dal mercato, il conflitto dialettico tra Stato Stupirà che nel 2013 si parli ancora del di- e Mercato (la nuova rinegoziazione) negli ritto all’accesso alla rete in questo modo anni 2000 si svolge attorno a contenuti di- “drammatico”. Larga parte dell’Italia soffre versi da quelli ai quali abbiamo assistito so- ancora di una situazione di digital divide. lo qualche decennio fa. Soprattutto, come si può discutere di “par- Insomma, oggi le diseguaglianze si posso- tecipazione ai processi di decisione politi- no manifestare secondo caratteristiche ca ed istituzionale” e non operare, contem- completamente nuove. I diritti e le garan- poraneamente, per lo sviluppo dell’eGo- zie, quindi, vanno tutelati in modo diverso, vernment come afferma con forza ormai spesso inedito, rispetto al passato. da tempo l’Unione Europea? Emerge con sempre maggiore evidenza co- “Garantire a tutti l'accesso ai servizi pubbli- me le diseguaglianze riguardino sempre ci online è la conditio sine qua non per la meno la sfera dei rapporti di produzione - diffusione dell'eGovernment. E si tratta di almeno per come si sono manifestati nel una questione ancora più importante in ‘900 - e si evidenzino sempre di più nel- quanto i rischi che si venga a creare un "di- l’ambito del diritto all’accesso, all’informa- vario digitale" - ovvero disuguaglianze nel- zione, alla cultura. l'accesso all'informazione e alle tecnologie Ad esempio, come si fa a parlare di scuola e di formazione e non associare all’istruzione l’affermazione di nuove modalità di insegnamento collegate al diritto all’accesso alla rete? Non è forse vero che l’enciclopedia più consultata nel mondo è Wikipedia e non più la “mitica” Enciclopedia britannica? Non è vero forse che il servizio Google informatiche - sono in questo caso più che reali. In questa prospettiva, l'insegnamento e la formazione sono essenziali per acquisire le conoscenze informatiche necessarie per sfruttare al meglio i servizi offerti dall'amministrazione in linea. Una migliore accessibilità dei servizi passa inoltre per un potenziamento dell'approccio multipiatta- 16 forma (accesso ai servizi per il tramite di piattaforme diverse: PC, televisione digitale, terminali mobili, Internet caffè ecc.)”. 18 Ribadisco ancora questo concetto: se la comunicazione tra esseri umani costituisce oggi “la condizione per esistere” e le comunicazioni avvengono prevalentemente attraverso il WEB, la possibilità di accedere al WEB è diventata un diritto universale per tutti i cittadini. Ed è dovere per lo Stato in tutte le sue articolazioni operare per rimuovere le origini della diseguaglianza. Il “Settimo programma quadro” varato dall’Unione Europea afferma, che la possibilità di accedere alla rete è la condizione per la diffusione dell’eGovernment e per affermare la cittadinanza politica e per consentire la partecipazione ai processi decisionali. Si capisce allora senza alcun dubbio l’importanza che assume oggi il diritto all’accesso a Internet e il significato profondo, sul piano dell’affermazione dei nuovi diritti, che viene ad assumere una politica per la “Cittadinanza Digitale”. Si comprende ancora di più perché una Amministrazione pubblica debba intervenire attivamente per affermare la “Cittadinanza Digitale”. 17 CAPITOLO 3 “CITTADINANZA DIGITALE” E DIGITAL DIVIDE A questo punto è importante definire il concetto di digital divide. In modo limitativo si potrebbe accomunare l’emergere di una “diseguaglianza digitale” esclusivamente al permanere di una condizione di “digital divide”, generata dall’assenza di infrastrutture di rete a banda larga (o genericamente la connettività veloce) in un territorio. L’assenza di queste infrastrutture impedisce, di fatto, ai cittadini residenti l’accesso ad Internet determinando così condizioni di digital divide. Questa è l’interpretazione delle cause del digital divide data da molta letteratura. E’ una lettura che contiene molti elementi di verità, ma è troppo parziale. 18 Mi riconosco invece, poiché molto più com- zazione informatica che è causa stessa del pleta, nella definizione del digital divide da- digital divide. Il circolo vizioso che si viene ta da Wikipedia. 19 a creare porta i paesi poveri ad impoverirsi Peraltro, quella di Wikipedia, mi pare una definizione molto aderente alla realtà e alle aspettative di eguaglianza espresse dalla società contemporanea, anche perché ela- ulteriormente dato che vengono ulteriormente esclusi dalle nuove forme di produzioni di ricchezze che sono basate sui beni immateriali dell'informatica”. borata attraverso una scrittura collettiva Nell’elaborazione delle proposte, per elimi- sul WEB. nare il digital divide, si sono manifestati al- “Il digital divide è riconducibile a un insieme di cause: l'assenza di infrastrutture a banda larga; meno due grandi filoni di pensiero: l’uno affida all’espansione continua delle tecnologie e del loro uso la “naturale soluzione” del problema; l’altra ritiene che il digital divide sia anche causato dalle differenze eco- l'analfabetismo informatico degli utenti, ri- nomiche e sociali che dividono i cittadini. guardo il computer in genere, e le potenzia- Secondo questa lettura, il ruolo delle Istitu- lità di Internet. zioni pubbliche appare quindi decisivo, co- Il digital divide potrebbe incrementare infatti le già esistenti diseguaglianze di tipo economico, ma avere effetti drammatici anche nell'accesso all'informazione implicando ulteriori conseguenze. Oggi sono attive diverse campagne per il superamento del digital divide impegnate nel riutilizzo dell'hardware (il così chiamato “trashware”), spesso impiegando l'uso di software libero...Una delle cause ampiamente condivise del digital divide è di carattere economico che impedisce alla popolazione di tali paesi di acquisire un’alfabetiz- sì come lo è stato in altra epoca storica, per fare un esempio, nel garantire a tutti l’istruzione, i servizi sociali o la previdenza sociale.” La difficoltà nell’accedere alla rete, dovuta a motivi di diseguaglianza nelle condizioni economiche, non riguarda solo i Paesi più arretrati, riguarda anche l’Occidente. L’accesso al WEB a condizioni economiche sostenibili per tutti riguarda anche noi. La disparità di accesso riguarda anche chi vive nelle nostre Città (le eguali condizioni di partenza). 19 L’affermare il diritto all’accesso alla rete Ma è la connessione alla banda larga ciò non è il retaggio di un antico vizio egualita- che fa la differenza tra l’uso di Internet per rio; è l’affermazione di un moderno diritto la formazione, per il lavoro, per gli affari, di cittadinanza. per lo sviluppo di nuovi sistemi di welfare, Non si ironizzi sul diritto a disporre di Facebook o a scaricare qualche filmato da YouTube; chi afferma ciò dimostra di coltivare o più semplicemente un uso della rete confinato all’ intrattenimento e a un uso limitativo e convenzionale. una visione limitativa e sbagliata dell’uso Per sottolineare l’importanza che viene ad del WEB. assumere il diritto all’accesso segnalo co- Marshall parla dei cittadini come di “membri a pieno diritto di una comunità” e della necessità di arricchire costantemente il “materiale di cui è fatto lo status”. Nel mondo moderno, nella rete WEB 2.0, si formano ed agiscono le più importanti ed “includenti” comunità capaci di forte autoregolamentazione nel loro agire continuo; anzi, di più, le moderne forme del sapere come Wikipedia sono il frutto dei processi comunitari. La cooperazione e la condivisione delle idee sono le parole magiche della rete di nuova generazione. Oggi si parla diffusamente di crowsourcing. Partecipare, comunicare, scambiare notizie ed informazioni sono la condizione per essere, per esercitare attivamente il diritto alla cittadinanza universale. me la stessa gestione della salute oggi possa avvenire anche attraverso i social network, per non parlare delle frontiere della telemedicina, naturalmente a condizione che la rete a banda larga sia diffusa capillarmente in un territorio. 20 Dotare una città di rete a banda larga, lottare contro l’analfabetismo informatico per consentire a tutti di poter usufruire delle potenzialità presenti in Internet, garantire l’accesso gratuito alla rete sono compiti nuovi, pienamente legittimi e auspicabili di una Amministrazione locale. L’affermazione di politiche di “Cittadinanza Digitale” è la nuova frontiera di un nuovo “Welfare State” che estende la propria positiva influenza anche al là degli ambiti praticati tradizionalmente. Quando poi si parla di garantire l’accesso alla rete dobbiamo essere consapevoli di un intervento delle Istituzioni pubbliche 20 che travalica i tradizionali “confini nazionali”. La “Cittadinanza Digitale” non è una misura di innovazione del welfare che possa esercitare i propri effetti nell’ambito dello stato nazionale tradizionale. 21 CAPITOLO 4 COME DOVREBBERO OPERARE IL PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI PER SUPERARE IL DIGITAL DIVIDE Preliminarmente una Amministrazione dovrebbe perseguire i seguenti principi. I principi che enuncerò di seguito dovrebbero guidare l’azione dell’Amministrazione per superare il digital divide: - ogni cittadino gode del diritto ad accedere ad Internet, usufruendo delle potenzialità indotte dalla banda larga. Solo l’accesso ad Internet, godendo della banda larga, consente di disporre di tutti i servizi potenzialmente disponibili nella rete; 22 - il valore/investimento da retribuire non è A questo punto devo accennare ad una di- tanto quello ottenibile dall’accesso alla re- scussione che appassiona, anche ingenua- te (modello della telefonia), quanto quello mente, le comunità WEB e il mondo econo- derivato dall’uso e dalla produzione dei mico: tutto gratis? contenuti. Più i contenuti saranno autoprodotti più sarà disponibile “gratuità”; L’accesso alla rete sicuramente va garanti- - ogni cittadino gode del diritto di acquisire te? L’open source vuol dire che è tutto gra- le conoscenze che gli consentono di acce- tis e, quindi, democratico? Linus Torvalds dere alla rete e di poter “navigare” libera- è un benefattore dell’umanità? mente e consapevolmente. Per poter usufruire delle potenzialità presenti oggi in rete è necessaria una conoscenza “non casuale”, frutto anche di specifica formazione. Vanno inoltre rafforzate le motivazioni, anche quelle civili e partecipative a usare la rete. Per promuovere queste attività l’Ente pubblico viene ad assumere un ruolo fon- to a prezzi accessibili, ma i contenuti di re- Scrive Chris Anderson, il direttore di Wired USA: “Nel corso dell’ultimo decennio, abbiamo costruito un’economia online in cui il prezzo di default è zero: niente, nada, nul, null. I beni digitali, dalla musica ai video, passando per Wikipedia, possono essere prodotti e distribuiti senza alcun costo damentale; marginale e così, per le leggi economiche, - ogni city user gode del diritto di accedere ro. Per la Google generation, internet è la alla banda larga a condizioni economiche terra del Gratis...Significa però che gratis economicamente accessibili; non è abbastanza. Deve andare in coppia - una Amministrazione deve scegliere consapevolmente di sviluppare politiche di eGovernment improntate anche alle piattaforme e ai contenuti di rete denominati WEB 2.0 e di incentivare sempre di più i cittadini ad un rapporto partecipativo con l’Amministrazione. Le piattaforme WEB il prezzo è andato dalla stessa parte: a ze- con a pagamento. Come i rasoi gratuiti di King Gillette avevano un senso in termini di business solo se abbinati a lamette costose, così gli imprenditori web di oggi non devono inventarsi solo prodotti che la gente ama, ma anche prodotti per cui la gente pagherà”. 21 2.0. possiedono tutte le caratteristiche per Scrive Luca de Biase: “L’avvento dell’epo- favorire l’affermazione dell’eGovernment. ca della conoscenza rigenera le ragioni di 23 scambio, concentra il valore sull’immateria- D’altronde, non tutti i widget disponibili at- le e attribuisce qualità a ciò che ha senso. traverso l’Apple Store sono forniti gratuita- In questo contesto, le relazioni tra le perso- mente, ma non per questo evitiamo di utiliz- ne sono appunto generatrici di senso, dun- zare l’Apple Store per arricchire le funziona- que di valore, ma sono gratuite per defini- lità del nostro iPhone. zione, anche se per svilupparsi hanno bisogno di piattaforme che costano. E’ chiaro che i gestori di queste piattaforme devono riuscire a farle fruttare anche monetariamente: ma non riusciranno a trovare un profitto se lo cercheranno in modo tale da mettere a repentaglio il valore d’uso, la qualità relazionale, l’innovazione sociale, che le piattaforme offrono, servono e abilitano”. 22 Ho accennato a questo spinoso tema, facendomi aiutare da opinioni autorevoli, che condivido, per ribadire ancora una volta un concetto: l’Amministrazione Comunale deve favorire, tra le sue attività, l’accesso alla rete. La formazione della conoscenza deve essere incentrata sulla gratuità; accedere e partecipare a Wikipedia è gratuito!!!. I servizi e l’uso delle piattaforme hanno invece un valore. Ciò è inevitabile se vogliamo garantire la qualità dei servizi che offriamo. Lo strumento pubblicitario per pagare le spese di gestione non è sufficiente, soprattutto in un momento di crisi economica in cui il mondo delle imprese ha tagliato drasticamente i costi per la pubblicità. Leggete l’accordo raggiunto ancora qualche anno fa tra Google e le Associazioni degli autori e degli editori americani. Rappresenta un ottimo compromesso. - “Libri protetti da copyright e in commercio I libri in commercio sono libri ancora venduti attivamente dagli editori, tutti quei libri normalmente disponibili in libreria. Questo accordo amplia il mercato online dei libri in commercio permettendo ad autori ed editori di attivare modelli di "anteprima" e "acquisto" che rendano i loro titoli disponibili più facilmente attraverso Google Ricerca Libri. - Libri protetti da copyright ma fuori stampa I libri fuori stampa non sono attivamente in pubblicazione o in vendita, quindi l'unico modo per procurarsene uno è cercarlo in biblioteca o nei negozi di libri usati. Quando l'accordo sarà approvato, ogni libro fuori stampa da noi digitalizzato diventerà disponibile online per l'anteprima e l'acquisto, a meno che il relativo autore o editore 24 scelga di "disattivare" tale titolo. Riteniamo che ciò rappresenterà una vera manna per il settore editoriale, permettendo ad autori ed editori di ottenere delle entrate da volumi che sembravano scomparsi per sempre dal mercato. - Libri non protetti da copyright Questo accordo non ha effetto sulla modalità di visualizzazione dei libri non protetti da copyright; gli utenti di Google Libri potranno continuare a leggere, scaricare e stampare tali titoli come hanno fatto fino a oggi.” Ed in tutti i casi, amici miei, non è forse vero che siamo disponibili a spendere centinaia di euro per possedere un device mobile sul quale scaricare centinaia di titoli da Amazon, da Apple Store? 25 CAPITOLO 5 LA RETE A FIBRA OTTICA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE VENEZIANA UN MODELLO REPLICABILE 23 Fatte queste premesse, necessarie per comprendere il contesto ideale e le “regole del gioco” che dovremmo adottare, racconterò le scelte e l’iter adottato fin dal 2007 dall’Amministrazione Comunale di Venezia per realizzare la propria rete e i software applicativi “Amministrare 2.0”. Ciò servirà, tenendo conto di tutte le differenze dovute alle dimensioni territoriali, alle caratteristiche economiche e sociali che contraddistinguono le diverse Amministrazioni, a utilizzare questo modello. 26 Per realizzare il progetto “Cittadinanza Digi- Sulla rete a fibra ottica si sono installati gli tale” l’Amministrazione comunale venezia- hot spot WIFI finalizzati a garantire ai city na ha trasformato la propria società Venis user l’accesso alla rete. Vorrei ricordare SPA 24 in operatore di I.C.T. che quest’attività venne concepita pur in E’ stato predisposto il progetto per la realizzazione di una rete in fibra ottica sia nel Centro Storico veneziano che nella terraferma mestrina. Questa attività è stata facilita- presenza di una legislazione italiana che, unica in Europa, per lungo tempo ha voluto limitare la libertà di accesso alla rete tramite il wifi. 25 ta dalla scelta fatta dal Comune di Venezia, Ogni cittadino veneziano può accreditarsi fin dal 1998, di posare, contestualmente e ricevere la propria userid e la password all’attività ordinaria di manutenzione urba- attraverso il portale “Cittadinanza Digitale”. na, anche “cavedi dedicati” alla posa della fibra ottica. Quella di “Cittadinanza Digitale” resta tut- Il progetto è stato interamente finanziato lia- di una politica di inclusione digitale svi- dall’Amministrazione comunale, che si è luppata da una Amministrazione pubblica. così garantita la necessaria indipendenza nei confronti degli operatori privati del settore. La Società Venis SPA in collaborazione con i Laboratori Fondazione Marconi ha progettato e sta proseguendo nel tempo nella realizzazione di quest’opera. La rete in fibra ottica (quasi 10.000 km) attraversa le dorsali più importanti del territorio cittadino, collegando le più importanti sedi comunali, gli impianti sportivi, le biblioteche pubbliche ecc.. L’Amministrazione comunale ha proposto, nel corso del tempo, alle altre Istituzioni pubbliche e private veneziane la “rilegatura” delle loro sedi. t’ora l’esempio più avanzato -almeno in Ita- In questo modo la rete comunale è stata concepita, potenzialmente, per garantire l’accesso a tutti i servizi del WEB (rete aperta) e non solo ai servizi pubblici. Il progetto banda larga/WIFI è stato ufficialmente inaugurato il 3 luglio 2009. 26 Tutto ciò è stato possibile, come ho già avuto modo di dire, grazie all’articolazione e alla pervasività della rete di proprietà del Comune. Ancora oggi è possibile un’ulteriore estensione dei punti di connettività gratuiti, attraverso la firma di accordi di collaborazione 27 con altri operatori privati delle TLC, consen- Pensate al salto culturale che provochereb- tendo in cambio l’uso della rete di proprie- be a Venezia il passaggio da un’idea che la tà comunale. digitalizzazione e la rete servono “solo” al- Consiglio inoltre, ogni Amministrazione di perseguire accordi con le reti GARR, per consentire la connettività con il mondo scientifico, universitario e della cultura con le altre Istituzioni europee, oltre che di po- la conservazione dei beni culturali e invece lo svilupparsi di un’attività sistematica per consentire l’accesso universale ai beni culturali della mia Città da ogni parte del mondo. ter usufruire di una linea di assoluta quali- Ma, queste politiche sono possibili in pre- tà. senza di una infrastruttura a fibra ottica Le reti GARR (esempio di gestione della re- che colleghi un’area urbana al mondo. te di assoluta eccellenza) sono molto diffuse e pervasive. Per ritornare al tema delle condizioni per creare un ambiente innovativo delle quali ho parlato più sopra, immaginiamo le conseguenze che potrebbe innescare in una Città un’opera sistematica di digitalizzazione dell’immenso patrimonio culturale sia pubblico che privato. Pensate ad un’attività che omogenizzi gli standard di digitalizzazione, le modalità di conservazione sul cloud (superando la “fisicità” degli attuali supporti per la conservazione), le modalità secondo le quali milioni di persone potrebbero usufruire del nostro immenso patrimonio usando le connessioni di rete. 28 CAPITOLO 6 DAL “CLUETRAIN MANIFESTO” AL WEB 2.0 Chiarita (spero) l’importanza ideale e politica assunta dall’affermazione del diritto di accedere alla rete, è giunto il momento di parlare dei contenuti offerti dalla rete: quali sono, come si formano, come si viene a stratificare la loro gerarchia, quali sono i processi democratici che devono sovrintendere al formarsi dei contenuti di rete. Parallelamente allo sviluppo della rete e all’evoluzione degli strumenti abilitanti e delle piattaforme WEB 2.0, si è sviluppata una cultura e una ideologia spesso trascurati dalla “politica”, fino a che la vittoria di Barack Obama (e in Italia l’affermazione del Movimento 5 Stelle e di Beppe Grillo) ha reso evidenti fenomeni fino ad allora sottovalutati se non ridicolizzati. 29 La “politica” ha incominciato ad interrogar- nere in considerazione ciò che gli altri dico- si sul ruolo dei blog, sui social-network, sui no e scrivono e vi fai utile riferimento...), meetup, sull’influenza che questi strumenti nella osmotica e spesso confusa socializza- hanno sulle persone per influenzarne i com- zione alla blogosfera. E’ d’altronde una pra- portamenti e il consenso politico. 27 tica comunicativa che erode parte delle tra- Contemporaneamente, milioni di persone hanno cominciato a concepire Internet e lo “strumento” social network come una opportunità per poter “dire la loro” e per richiedere al mondo politico e amministrativo la trasparenza nei suoi atti. Molti “apprendisti stregoni” del mondo politico non hanno colto che, perché un messaggio sul WEB sia efficace, la rete “va vissuta” e non va semplicemente usata come un vecchio portale Internet. Non è sufficiente raccontare la propria “vita finta” su Facebook in occasione di una competizione elettorale o creare il gruppo amici o nemici di qualche cosa o di qualcuno. Facebook (Twitter, nuova moda) non serve per fare “spamming” introducendo dizionali barriere tra produzione e fruizione: grazie al link chiunque può valutare in tempo reale se è corretto il modo con il quale viene riportato un pensiero o un evento e rispondere pubblicamente attraverso il proprio blog o i commenti”. 28 E, soprattutto non va dimenticato che il WEB 2.0 è costituito da un assieme di “luoghi” che generano una autonoma cultura, figlia dell’interazione tra milioni di persone. Questo mondo, il mondo del WEB 2.0, il mondo dell’innovazione non è mai identificabile con la cultura e con la prassi organizzativa dell’economia e dell’industria tradizionali. Ancora meno con l’approccio consueto alla notizia proprio dei media tradizionali. surrettiziamente messaggi politici. La rete Nel mondo 2.0 si sovverte il tradizionale non è la “politica urlata” tra “mezzi busti” rapporto subordinato tra cliente e fornito- in TV, magari intervallati dalle telefonate de- re. Anche per questo il WEB sta soppian- gli amici. tando la TV o la sta integrando. 29 La rete nell’epoca 2.0 ha sviluppato propri Nell’uso di Internet si sono sviluppate forti anticorpi e proprie regole non scritte. Co- soggettività, una cultura (culture) autono- me dice bene Luca Sofri: “E’ una delle co- me e non convenzionali. La crisi della politi- se che si imparano subito (...dimostri di te30 ca e dei suoi “luoghi” tradizionali di decisio- sa. Fa parte del panorama sociale, ha toc- ne ha accentuato questo processo. cato corde e mosso le leve appropriate per Il mondo della rete e dell’innovazione digitale sono stati gli artefici di una parte rilevante dello sviluppo economico degli ultimi decenni, hanno rivoluzionato le abitudini e il costume di milioni di persone. I protagonisti economici (gli inventori) delle principali innovazioni della rete sono stati tra gli attori più rilevanti dei processi di globalizzazione. Pensiamo a come, nell’immaginario collettivo, si siano consolidate le figure e le gesta di Steve Jobs, di Mark Zukerberg, di Jeff Bezos, dei fondatori di Google. Come essi siano considerati i moderni eroi dei nostri tempi. La “digitalizzazione” ha reso possibili i processi di globalizzazione. Apple e Google (solo per fare due esempi) non si limitano a vendere prodotti e servizi, vendono, prima di tutto, stili di vita o inducono ad adottare nuovi stili di vita e di consumo. Pensiamo, su tutti, al fenomeno iPhone e ai negozi virtuali Amazon. “Apple è diventata, al di là degli altri fenomeni che si sovrappongono al suo settore d’azione, un soggetto della cultura di mas- diventare qualitativamente qualcosa di diverso rispetto a un semplice fabbricante di computer. Casomai, è un fabbricante di universi e futuri, di sensazioni e di possibilità d’uso.” 30 E ancora, durante il contenzioso tra Microsoft e il Governo americano si affermò: “Un’ingiunzione che ritardasse l’uscita di Windows 98 potrebbe avere un impatto decisamente negativo sul paese nel suo complesso, incidendo sull’approvvigionamento di pc nei periodi di rientro a scuola e delle festività natalizie.” 31 Anche queste sono state le condizioni perché nel mondo del WEB si consolidasse una autonoma visione del mondo, dei rapporti sociali, del mercato. Tutto ciò, naturalmente sommando i vizi e le virtù dell’ “economia materiale”, contribuendo, quota parte, a determinare la crisi nella quale il mondo si dibatte. E’ un mondo quello dell’innovazione (in altra epoca definita New Economy) che ci illude e poi ci tradisce perché è parte dell’economia reale. “Quel che è accaduto dopo il marzo del 2000 ha un valore simbolico che non si misura in percentuali. E’ la caduta degli idoli: 31 si credeva che la New Economy potesse Anzi, soprattutto oggi, di fronte ad una far lievitare all’infinito la ricchezza finanzia- drammatica crisi economica e sociale, la ria, che le società tecnologiche e le lettura del “Cluetrain Manifesto” ci aiuta ad dot.com - aziende di Internet - avessero una interpretazione innovativa degli abitua- un potenziale di crescita illimitato, anche li schemi e delle consuetudini organizzati- se molte di loro non avevano mai chiuso ve radicati nelle aziende e verso l’approc- un bilancio in attivo, e nonostante la dub- cio tradizionale ai mercati. bia qualità di molti manager.” 32 Ormai tutti riconoscono che gli schemi del Voglio segnalare a questo proposito il re- passato sono alla base della crisi che trava- cente articolo “New Economy, così la bolla glia l’economia globale; forse ne sono una italiana del digitale è finita in mutande”. Ha delle cause. La crisi finanziaria ha fatto fatto discutere molto in queste settimane. esplodere gli assetti strutturali e le scelte Ad un certo punto della mia attività politica ed amministrativa ho “incrociato” il “Cluetrain Manifesto”. 33 Ho avuto la fortuna di ascoltare, ad un meeting di Cisco, una lezione di David Weinberger. È stata una folgorazione che ha influenzato in modo determinante la mia cultura dell’innovazione e del web. Il “Cluetrain Manifesto” è stato pubblicato nel 1999 da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger. Sono passati dieci anni, ma l’attualità dirompente delle idee espresse dal “Cluetrain Manifesto” è rimasta assolutamente immutata. organizzative, l’approccio ai mercati dell’ “economia materiale” organizzata in modo tradizionale. Pensiamo alla gravità della crisi che attanaglia l’industria dell’automobile e tutti i più tradizionali segmenti dell’economia e del mercato. Una nuova stagione di sviluppo economico e sociale si baserà, nel prossimo futuro, (ma. in alcuni ambiti dell’economia è già così) sulla diffusione dell’innovazione -soprattutto dell’I.T.- e delle reti. L’economia che è sorta dalla diffusione di Internet, dai nuovi servizi di rete e dalla costante competizione tra i produttori di strumenti di connettività, è un veicolo che ci aiuterà a superare la crisi. In questa sede affronterò “solo” i fattori che stanno cambiando i rapporti tra i pro32 duttori e i consumatori. Ciò riguarda anche Si sta passando da un utilizzo della televi- il mondo della Pubblica Amministrazione. sione e dei suoi servizi - compresa la pub- Quando nel “Cluetrain Manifesto” si afferma che “I mercati sono conversazioni” e si aggiunge, su un piano consequenziale, che “Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente blicità - improntato sull’unidirezionalità del messaggio, all’uso di moderni strumenti di connettività basati sul dialogo tra gli individui, alla loro diffusione costante, alla loro continua evoluzione. impossibili nell’era dei mass media”, si pro- Le principali testate giornalistiche ormai da pone un approccio all’economia e alla de- molto tempo pubblicano le loro notizie onli- mocrazia assolutamente originali. ne con frequenza temporale costante, ren- Qualche anno dopo, questo messaggio si è venuto a rafforzare, ha scritto Chris Anderson: “Stiamo entrando in un’era radicale di cambiamento per i venditori. La fede nella pubblicità e nelle istituzioni che la fi- dendo quasi del tutto inutile l’acquisto al mattino dei quotidiani. D’altronde il “nativo digitale” generalmente non concepisce di acquistare un quotidiano o un settimanale in edicola, il suo orizzonte è il web. nanziano sta declinando, mentre la fede ne- Il termine “essere informato in tempo rea- gli individui si sta rafforzando...I nuovi ta- le” assume nell’epoca della rete e della stemakers siamo noi. Il passaparola è oggi connettività significati totalmente diversi ri- una conversazione pubblica, che avviene spetto anche ad un recente passato. nei commenti dei blog e nelle recensioni dei clienti, raccolte e misurate in modo esaustivo. Le formiche hanno i megafoni.” 34 Un individuo può essere informato sempre e ovunque a condizione che “sia in rete”. Un individuo può comunicare sempre e ovunque anzi, può contribuire a formare le Valutiamo allora quale conseguenza possa notizie a condizione che “sia in rete”. La avere sull’economia, sulla società e sulle nozione di tempo e di spazio nella forma- strutture democratiche il sovvertimento ra- zione di una notizia o di un avvenimento dicale della gerarchia causato da milioni di viene oggi a mutare radicalmente. persone che conversano in un modo “semplicemente impossibile nell’era dei mass Dice nulla il termine citizen journalism? media”? 33 La “notizia” si genera ed assume o perde Indicatemi il messaggio pubblicitario di un valore nel tempo del click di un mouse. produttore di “telefonini” o di un operatore Nessun telegiornale, per quanto trasmesso con frequenza, ha la stessa capacità di in- di TLC che promuova esclusivamente un telefonino o la tariffa di un singolo servizio. formare del mio device mobile costante- Anzi un “telefonino” viene venduto in ap- mente connesso in rete con i principali net- pendice ad un servizio di telefonia/Internet. work, o del mio BlackBerry, che invia e rice- Tutti promuovono e ci vogliono vendere ve costantemente email. convergenza, anche di contenuti. Ricordia- Di fronte a questa rivoluzione, come si può dire che l’affermazione dei principi di “Citta- mo, un libro si può scaricare e leggere anche su un iPhone. dinanza Digitale” non assuma oggi una La diffusione del WIFI e della fibra ottica grande urgenza? stanno accelerando esponenzialmente que- Ma, ed è questa la vera novità, la rete e gli “strumenti di connettività” consentono convergenze di contenuti che, fino ad ora, erano godibili solo separatamente. Non esistono più il tradizionale computer o il telefonino. Definiamoli, insieme, “strumenti di connettività”. Un computer, soprattutto oggi, di fronte alla miniaturizzazione dell’apparecchio, è sempre meno destinato a sti processi, mutando i termini stessi della concorrenza tra gli operatori delle TLC e tra i produttori degli “strumenti di connettività”. Tutto ciò sta facendo evolvere la produzione di “contenuti”. È decollato quindi su basi diverse rispetto al passato la concorrenza tra le diverse piattaforme su cui si è fondata per anni la telefonia mobile. svolgere solo funzioni tradizionali (consenti- Google (Android), Apple, Nokia, Microsoft te peraltro da software residenti invasivi e si confrontano ormai quotidianamente per “pesanti”), è sempre di più lo strumento la conquista di sempre maggiori quote di che ci consente di essere sempre on line. mercato. E il confronto si è spostato, oltre Un “telefonino” serve sempre meno “solo” a telefonare, è sempre di più uno strumento per comunicare, facendo convergere più servizi (SMS, mail, fotografie, video ecc.). che sui contenuti forniti al cliente e sulla diverse offerte tariffarie, anche sulla qualità del design (Apple), o sul livello di “apertura” o meno della piattaforma (Android). 34 Symbian (Nokia) o Windows Mobile (Micro- l’esplorazione di internet mi scontro con soft) hanno perso la loro sfida contro An- l’ostilità di un pianeta web che sembra di- droid (Google), perché queste piattaforme fendersi dietro usanze e linguaggi per me non fanno partecipare alla competizione gli criptici. I caratteri sono minuscoli, l’italiano utenti nel ruolo di cosviluppatori, determi- è essenziale e molto rimaneggiato, sono nando così il successo del prodotto. travolto da un torrente di acronimi e termi- Ed è assolutamente stupefacente come questa rivoluzione tocchi ogni strato sociale e ogni classe di età. Si è diffusa ormai una estesa letteratura che descrive “usi e costumi” dei “nativi digitali”, ma non dimentichiamo che l’uso degli strumenti innovativi si sta diffondendo in ogni classe di età, generando nuove aspettative, ma anche nuove diseguglianze. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, si colgono appieno da parte del “non nativo” le potenzialità del WEB, e si ni da fantascienza come RSS, feed, post, backbones, mainframes, e-readiness rankings. Un lessico davvero poco familiare per chi non è cresciuto a kinder plasticati e PC”. 35 Sono, come si capisce, fenomeni assolutamente pervasivi, che nel manifestarsi generano nuovi consumi, nuova ricchezza e un cambiamento radicale del modo di vivere e di comunicare La rete genera, infatti, libertà di scelta, all’opposto della televisione e degli altri media tradizionali. soffre al contempo della propria incapacità Ricordo spesso la prima televisione “a get- a sfruttarle appieno. “Ho 62 anni. Cito Wiki- tone” acquistata ratealmente dalla mia fa- pedia, perché convivo con internet per la- miglia negli anni ’60, il moltiplicarsi negli an- voro, curiosità, svago e cultura personale. ni successivi dei canali e degli spettacoli Sono iscritto a Facebook e Twitter. Ho ritro- che venivano offerti; c’era sempre più spet- vato sui social network molti che conosco tacoli a disposizione, ma non venivano di persona. Ma ho scoperto che alcuni rie- scelti liberamente. Rivedo come in un film scono solo dietro la tastiera ad esternare l’attesa di quella alternativa costituita dal emozioni ed espressioni mai osate face to debutto della seconda rete televisiva negli face. Tutto intrigante e per certi versi affa- anni sessanta del secolo scorso. scinante se non avessi un problema. Nel- 35 All’opposto, chi oggi va in rete sceglie libe- attività di governo. Ad esempio provate ad ramente ciò che vuole vedere; comunica esplorare, prestando particolare attenzione con milioni di persone distanti tra di loro, alle logiche comunicative, il sito genera esso stesso i contenuti di rete. www.MyBarakObama.com . “User generated content” è ciò che con- Nelle scelte comunicative di Obama é sicu- traddistingue il WEB 2.0. ramente costante l’uso dei media tradizio- Ecco la vera rivoluzione alla quale vogliamo partecipare attivamente, la coproduzione dei contenuti. Dobbiamo tutti diventare “prosumer”, ad un tempo siamo produttori e consumatori di contenuti Riflettiamo insieme a cosa ha significato affermare, con preveggenza, nel “Cluetrain Manifesto” che: “Gli hiperlink sovvertono la gerarchia” e che “Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza”. Recentemente ha scritto David Weinberger “Ma il punto è che non ci stiamo limitando a trasferire dei rettangoli di testo dalla pagina di un libro a uno schermo: il collegamento della conoscenza -il networking, la messa in rete o in circolo- sta in realtà cambiando la nostra più antica e fondamentale strategia del sapere.” 36 Pensiamo alla campagna elettorale di Barack Obama, o agli strumenti con cui quest’ultimo comunica con i cittadini nella sua nali, ma è preponderante una interlocuzione con gli elettori e con i cittadini attraverso gli strumenti messi a disposizione dal WEB. È un metodo di governo, non semplicemente un modo smart di comunicare. L’attività di dialogo attuata da Barack Obama attraverso “Open for Questions” ha avuto ad esempio un successo incredibile e ha inaugurato un modo diverso e più democratico nel rapporto tra il “potere” e i cittadini. Strumenti come questo “stanno favorendo l’apertura al dialogo bidirezionale tra Transition team e la community the Change.gov” per dirla con i gestori del servizio. “L’iniziativa cui si fa riferimento è denominata Open for Questions ed ha ricevuto il 26 marzo (era il 2009) il varo ufficiale presso la Casa Bianca, a testimonianza dell’impegno profuso nella costruzione di un cammino di trasparenza e responsabilità dell’azione presidenziale nei confronti dei cittadini americani tutti. L’incontro è stato seguito on-line da circa 36 67,000 utenti, secondo l’indicazione data All’opposto, il “Cluetrain Manifesto” espri- dal portavoce della Casa Bianca Nick Sha- me una critica universale, contrappone al- piro, ed il webcast è stato anche trasmesso l’assenza di soggettività, il dialogo sia nel- da diversi canali via cavo. Prima dell’even- l’impresa, che nei rapporti tra imprese, con to, chiunque volesse porre una domanda al i mercati, con i consumatori. Presidente ha potuto iscriversi sul sito della Casa Bianca nella sezione Open for Questions perché le domande, raccolte in ordine di frequenza, fossero trasmesse al Presidente. L’entità del riscontro che l’iniziativa ha avuto è rintracciabile in alcuni numeri che Usa Today riporta come provenienti direttamente dalla Casa Bianca: 92,931 persone si sono iscritte e 104,103 sono le domande effettivamente poste e 3,606,286 sono i voti finalizzati a determinare le frequenze degli items sulla base delle quali si sarebbe decisa la priorità delle domande poste al presidente e quindi la probabilità che la domanda fosse effettivamente posta. La Cnn riporta che il Presidente ha risposto a “Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù”. E’ una espressione forte che afferma il primato del dialogo e della comunicazione globali sulla “semplice” produzione di beni. Di fronte a queste prospettive, a queste realtà “rivoluzionarie” quali sono gli interrogativi che si pone oggi un pubblico amministratore italiano o, più semplicemente, un cittadino? sette domande poste attraverso il sito e ad Come può esprimersi questa carica di cam- altre poste dal pubblico presente nella East biamento in un luogo di conservazione co- Room.” 37 me la Pubblica Amministrazione italiana? Qualcuno potrebbe obiettare che il “Clue- Una risposta mi viene spontanea. train Manifesto” contestava i metodi svilup- Non è forse che il favorire il dialogo, lo svi- pati dal mondo dell’impresa privata e, so- luppare la valorizzazione delle soggettività prattutto, mirava ad instaurare un diverso e delle intelligenze sono il problema princi- rapporto tra i consumatori e il produttore e pale delle Pubbliche Amministrazioni? quindi che il suo messaggio restava lì, circoscritto al mondo dell’impresa. Se ciò fosse vero -io ne sono convinto- superare l’autoreferenzialità, la maschera 37 “della procedura”, il primato della “legifica- sere un più forte senso di comunità, che zione” in ogni atto del pubblico dipenden- siamo in grado di alimentare grazie a delle te, per fare emergere la sua soggettività, tecnologie più interattive.” 38 per liberare la voglia “di fare qualche cosa di nuovo” è l’imperativo necessario per ri- Sembra una conversazione incomprensibi- formare la Pubblica Amministrazione. le condita da terminologie un pò astruse, Contro l’immobilismo imperante è necessa- sui vantaggi generati dall’adozione in azien- rio cambiare costantemente; questa è la da dei nuovi strumenti di comunicazione lezione del WEB e della sua cultura. messi a disposizione dal WEB 2.0. I provvedimenti legislativi adottati, anche E’ opportuno allora che coloro che nella recentemente, dal Governo Italiano non Pubblica Amministrazione, un pò per piag- rappresentano la fine dell’immobilismo. geria, un pò per moda, pensano di importa- Speso sono la codificazione dell’inefficien- re gli strumenti di dialogo 2.0 senza cam- za e dell’immobilismo. biare contemporaneamente l’organizzazio- Per superare il primato “della procedura” (anche se trasferita in rete) è necessario mettere in discussione la gerarchia, così si tratta invece di constatazioni manageriali ne, la cultura e le prassi consolidate, valutino l’immensa carica di innovazione presente potenzialmente nella cultura del WEB. come esce dalle procedure concorsuali inu- Ne valutino le conseguenze i conservatori tili e nozionistiche che comprimono le pro- della Pubblica Amministrazione, coloro fessionalità e la voglia di fare e mortificano che pensano alla “rilegificazione”, “le eter- il merito individuale. ne gerarchie”, gli “immobili sindacalisti”, i Blog, meetup, social network rappresentano un modello opposto a quello delle pratiche gerarchiche, consolidate. “Abbiamo usato i blog per rafforzare la comunicazione dei nostri stakeholder e ora stiamo implementando la tecnologia wiki nei siti della nostra intranet e della nostra extranet. Il beneficio principale sembra es- difensori dei finti diritti ormai superati dalle cose e dall’innovazione. In verità costoro cercano di tenere fuori dalla Pubblica Amministrazione la cultura dell’innovazione digitale. Ciò non è possibile, Internet pervade ogni aspetto della nostra vita; Internet ha mutato l’approccio dei cittadini ai servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione. 38 Leggetevi la tesi 26) del “Cluetrain Manife- Ma quali sono le “conversazioni” alle quali sto” “Le Pubbliche Relazioni non si relazio- si riferisce il “Cluetrain Manifesto”? E, so- nano con il pubblico. Le aziende hanno prattutto, chi sono i soggetti che dialogano una paura tremenda dei loro mercati.” tra di loro? Pensate ora ad un qualsiasi cittadino mes- Il “Cluetrain Manifesto” va a questo punto so di fronte ad uno sportello di una qualsi- coniugato al WEB 2.0. voglia Pubblica Amministrazione in attesa di essere rimandato ad un altro sportello ancora “perché il suo problema non è di mia competenza”. Mettiamo fine alla ordinaria persecuzione alla quale sono sottoposti i cittadini che sono le vittime delle perversioni alle quali sono sottoposti dalle cervellotiche forme organizzative adottate da tutta la Pubblica Amministrazione italiana. E quando allo sportello obietti ti viene risposto che è “la legge” che lo prevede. Le tecnologie e la rete servono a cambiare questo stato di cose, ma da sole non sono Quando si parla di WEB 2.0 si tende generalmente ad accomunare filosofie, piattaforme e strumenti abilitanti come se costituissero un tutt’uno. In un certo modo può essere vero, ma il WEB 2.0 non è una tecnologia, è una filosofia, è un approccio culturale all’uso della rete. Questa filosofia e questa cultura hanno generato applicazioni di rete concettualmente innovative rispetto ad un recente passato. Il termine WEB 2.0 è stato coniato da Tim sufficienti. 39 O’Reilly (2005). L’ approccio assolutamente innovativo al- “Quando gli utenti aggiungono nuovi con- l’organizzazione aziendale, al rapporto tra azienda e mercati, al marketing, alla concezione del ruolo dei media e della comunicazione, così come suggerito dal “Cluetrain Manifesto”, è sicuramente una chiave per l’innovazione della Pubblica Amministrazione. cetti e nuovi siti, questi vengono integrati alla struttura del web dagli altri utenti che ne scoprono il contenuto e creano link. Così come le sinapsi si formano nel cervello, con le associazioni che diventano più forti attraverso la ripetizione o l’intensità, le connessioni nel web crescono organicamente 39 come risultato dell’attività collettiva di tutti - si sono sviluppati nuovi linguaggi e proto- gli utenti del web”. 40 colli 2.0: AJAX, CSS, uso semantico e dina- Ecco il WEB 2.0. Il WEB 2.0 è il frutto del- mico del linguaggio HTML. l’attività collettiva di tutti gli utenti che ge- E’ così finita l’epoca dell’accesso passivo nerano nuovi contenuti e siti, e che così alla rete, oggi: “gli utenti aggiungono nuovi fanno crescere organicamente il WEB stes- concetti e nuovi siti”. so attraverso un processo continuo, senza una fine prestabilita (BETA perpetuo). Ricordiamo, negli ultimi anni si sono venuti a manifestare nel mondo della globalizzazione quattro fenomeni strettamente con- Collegamento dopo collegamento, gli utenti modellano il WEB. Un sito tradizionale, è passivo, anche se graficamente molto bello e ricco di informa- nessi tra di loro: zioni unidirezionali, sarà sempre meno fre- - milioni di persone accedono alla rete. La che si svolge nel WEB. E’ uno tra i tanti mi- rete, come veicolo di comunicazione, ha lioni di libri già letti, abbandonati in una im- superato per numero di utenti i media tradi- mensa libreria. Se ne perde la memoria, zionali. Anzi, come ho già detto, li ha fatti via via precipita nella graduatoria dei moto- convergere nel momento della distribuzio- ri di ricerca, il vero indice nell’epoca del ne e della formazione dei contenuti. È nato WEB. Più sei “cliccato” o “taggato” (nuovi e si è affermato l’universo del social net- termini di un nuovo alfabeto), più scali la working; graduatoria nel motore di ricerca, più hai - sono aumentati di numero gli strumenti di quentato, non serve alla comunicazione successo, più esisti. connettività. Sono, quindi, aumentate le ca- La ricchezza e il successo del WEB 2.0 è pacità e le possibilità di convergenza; dato dall’apporto di milioni di persone che - milioni di persone usano motori di ricerca e strumenti WEB 2.0 (Google, YouTube, Facebook, Wikipedia, Twitter, Instagram ecc.), frutto di una crescita dinamica che ha fatto progredire esponenzialmente la rete e i contenuti di rete; condividono una bacheca su Facebook, che usufruiscono delle informazioni fornite da Wikipedia e contemporaneamente ne arricchiscono i contenuti; il WEB 2.0 è fatto dalle persone che si scambiano filmati su YouTubee che partecipano alla vita dei blog. 40 Il WEB 2.0 è il frutto dei miliardi di scatti fo- “Napster (sebbene chiuso per ragioni lega- tografici postati usando Pinterest e Insta- li) ha costituito la sua rete non costruendo gram. un database di canzoni centralizzato, ma Il WEB 2.0 è diventato esso stesso un potente media che coinvolge attivamente milioni di persone e contemporaneamente ne viene arricchito dalla loro attività. Fino a qualche anno fa la rete esprimeva le proprie potenzialità (e consentiva aree importanti di business) attraverso un rapporto unidirezionale - passivo si potrebbe dire - tra gli utenti e i produttori che gestivano i “loro portali”. I portali ci consentivano egualmente di accedere alle notizie (ma non di ordinarle per importanza taggandole), l’e-commerce ci architettando un sistema in modo tale che chiunque scarichi un pezzo, diventi esso stesso un server, facendo quindi crescere il network”. 41 Le piattaforme come Instagram, che consentono a milioni di persone di pubblicare sul WEB le loro fotografie per condividerle con altri, consentono che i tag identificativi siano organizzati e proposti dagli utenti stessi. Le gerarchie sono così definite dall’utente, sono il frutto della sua attività sul WEB (Google insegna). consentiva di acquistare in rete molti pro- La scelta fatta a monte dagli sviluppatori dotti, con il limite che il feedback sul pro- dei software 2.0 è quella di concepire una dotto acquistato e sul produttore si espri- “architettura partecipativa” tale da consen- meva in forme molto limitative e rudimenta- tire le attività di condivisione degli utenti. li; la posta elettronica era (e resta) uno stru- Gli utenti sono, quindi, considerati dei co- mento potente di comunicazione, ma non sviluppatori. esisteva la bacheca per condividere ogni tipo di messaggio multimediale. Tutte queste applicazioni erano non connesse tra di loro e, soprattutto, non consentivano la partecipazione dell’utente. Nella Pubblica Amministrazione italiana sta avvenendo questo processo quando pomposamente si “codifica” una Agenda Digitale? Il WEB 2.0, all’opposto, è “user generated content”: questa è la vera trasformazione dei contenuti del WEB. 41 CAPITOLO 7 WEB 2.0 E DELEGIFICAZIONE PER SMANTELLARE L’ULTIMO BALUARDO FORDISTA: LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA Nel mondo moderno ci sono ancora due modelli piramidali consolidati fondati sul primato della “forma”. La Pubblica Amministrazione Italiana e la Corea del nord. Confesso che quando nel 2009 ho coniato il termine “Amministrare 2.0” non avevo ancora ben chiare tutte le implicazioni molto impegnative, anche sul piano ideale, che ho esposto fino ad ora. E, d’altronde, molti Sindaci si sarebbero accontentati di presentare alla comunità dei pubblici amministratori il nostro IRIS 42 (interazione partecipativa per la gestione Soprattutto si deve favorire in ogni ambito della manutenzione urbana) o ARGOS (ge- l’affermazione di un processo partecipativo stione e condivisione dei problemi della via- da parte dei cittadini. bilità acquea) come esempi avanzati di innovazione. 42 Va abbandonato il mondo che fino ad ora Queste applicazioni possono essere una nuovi territori. bella vetrina; sono stati il motivo che ci ha abbiamo conosciuto. Dobbiamo esplorare reso protagonisti in anni passati -ma non - La partecipazione dei cittadini deve es- solo- di molte tavole rotonde e convegni. sere intrinseca all’architettura del soft- Onestamente ne sono molto orgoglioso an- ware. che dopo qualche anno. - Deve cambiare l’organizzazione del- Ancora oggi sono particolarmente grato al l’Ente pubblico per potersi adeguare al gruppo di informatici di Venis (e a qualche nuovo processo partecipativo. altra Azienda che opera nel settore) che hanno sviluppato questi ed altri applicativi. Ma, dietro alla realizzazione di questi software, c’é stata innanzitutto, l’affermarsi di una cultura, il consolidarsi di una convinzione. Insieme devono sovrintendere al cambiamento urgente della Pubblica Amministrazione italiana (ma anche di altri settori produttivi). Prima di sviluppare un qualsiasi software si deve avere chiara una proposta/progetto di cambiamento della struttura organizzativa dell’Ente, si deve avere la volontà di combattere la cultura dell’autoreferenzialità. E poiché i bisogni dei cittadini sono mutevoli, la flessibilità e l’adattabilità devono pervadere l’architettura del software e le soluzioni organizzative. Sono stato (e sono) un seguace del BETA perpetuo, per usare il gergo WEB 2.0. David Weinberger ha espresso il seguente interrogativo: “All’inizio del XXI secolo, l’eGovernment si farà strada a partire dai Governi esistenti come una loro propaggine, oppure stiamo assistendo ad un momento fondante in cui l’e-Government emerge dai nuovi cittadini?” 43 I cittadini - i “nuovi cittadini”- potrebbero diventare così l’agente del cambiamento fin dal momento in cui si approcciano alla 43 Pubblica Amministrazione per esprimere i re continuamente rischi ed incomprensioni. propri diritti. Ma, d’altronde, è questo il destino dei “vi- Tradotto: la digitalizzazione della Pubblica sionari” e degli innovatori. Amministrazione serve a consolidare in La Pubblica Amministrazione va quindi real- modo moderno e più efficiente ciò che sia- mente e profondamente cambiata, abban- mo già oggi (inefficienze, storture burocrati- donando slogan facili e annunci ad effetto, che e autoreferenzialità comprese), o con- rinunciando a facili iniziative giustizialiste sente ai cittadini di contribuire al nostro nei confronti dei pubblici dipendenti, ai cambiamento (noi Pubblica Amministrazio- quali non possono essere addebitate, co- ne) nel momento in cui esercitano i loro di- me facili capri espiatori, tutte le inefficienze ritti? del sistema pubblico. Per e-Government intendiamo le “gloriose” Lavorare di più e meglio è il frutto sicura- reti civiche (i portali istituzionali) già viste e mente di un atteggiamento soggettivo - da conosciute, fotografia spesso infedele (ci- assoggettare a premi e punizioni -, ma so- pria e belletto), di ciò che siamo, la carta di prattutto è conseguenza dell’organizzazio- identità elettronica, il libro di testo in forma- ne del lavoro che si adotta . to PDF, o si cambia e ci si evolve trasformando l’architettura informatica della Pubblica Amministrazione? Per e-Government intendiamo quel processo che permette ai cittadini di esprimere, senza momenti di mediazione burocratico/amministrativa, le E‘ quindi necessario, prioritariamente, mettere mano, senza esitazione, all’attuale struttura organizzativa che rappresenta il maggiore ostacolo all’affermarsi di una idea più avanzata dell’ eGovernement. Ho loro aspettative? già affermato che, senza questi cambia- In tutti i casi l’e-Government deve rappre- ra morta. sentare l’insieme delle politiche per l’innovazione che devono pervadere ogni aspet- menti, anche l’Agenda Digitale resterà lette- L’organizzazione della Pubblica Ammini- to della vita dell’Ente Pubblico. strazione italiana va delegificata. Chi adotta la filosofia “Amministrare 2.0” Per evidenziare le differenze tra i principi deve apprestarsi a seguire questa strada, che guidano il mondo (le imprese) 2.0 e la rischiando molto, preparandosi ad affronta44 Pubblica Amministrazione vorrei riportare La struttura organizzativa della Pubblica alcuni modelli organizzativi 2.0: Amministrazione è rimasta l’ultima espres- - “Le ideagorà consentono alle imprese di accedere a un mercato globale di idee, innovazioni e menti dotate delle competenze più ricercate, in modo da poterle utilizzare sione del “fordismo” dopo che si sono affermati in tutto il mondo processi produttivi e modelli organizzativi diversi ormai da qualche decennio. per ampliare le loro capacità di problem Proviamo allora a scomporre le fasi “di pro- solving; duzione” di un prodotto-servizio in un Ente - Le piattaforme partecipative istituiscono locale. un palcoscenico globale sul quale ampie Prima dell’erogazione di un servizio (un pro- comunità di partner hanno la possibilità di dotto) offerto ad un cittadino, si sommano creare valore e, in molti casi, dar vita a nuo- in una ideale catena di montaggio: ve imprese nell’ambito di un ecosistema altamente sinergico; - le attività di autoriproduzione della mac- - Le catene di montaggio globali sfruttano organizzativa; tutte le facoltà del capitale umano al di là delle frontiere e dei confini organizzativi, allo scopo di progettare e assemblare ogget- china e di autolegittimazione della struttura - le attività orientate al controllo del rispetto della prassi, della procedura, dei regola- ti materiali.” 44 menti, delle leggi, della “forma”; Che mondo è? dice il pubblico dipenden- - le attività di costituzione dell’atto per con- te, la politica, l’amministratore pubblico. Che cambiamento ci proponi sottoponendoci queste astruse formule organizzative? Proviamo a rispondere a questo ideale dipendente della Pubblica Amministrazione -e anche agli altri- che hanno avuto la bontà di arrivare fino a qui. sentire l’uso delle risorse economiche stanziate, secondo il principio in base al quale la Pubblica Amministrazione si esprime attraverso “atti amministrativi”; - le attività che consentono l’erogazione del servizio vero e proprio; - infine, l’erogazione vera e propria del servizio, spesso affidata a soggetti terzi rispetto all’Ente. 45 Ognuna di queste attività è rigorosamente verifica della legittimità degli atti (la Segre- separata dalle altre rispettando uno sche- teria Generale), le strutture di direzione e ma organizzativo “verticale”. Ogni struttura indirizzo politico (la Giunta). Per evidenti interessata al processo comunica, spesso motivi questi tre “poteri” al vertice non in modo conflittuale, con altre strutture se- sempre riescono a dare omogeneità al- guendo uno schema “verticale”. L’assieme l’azione del “cubo destrutturato”, che conti- delle strutture verticali viene a formare una nua ad esprimere nelle proprie strutture sorta di “cubo destrutturato”. Il momento una evidente autoreferenzialità. della sintesi è rappresentato dalla delibera (l’atto finale?) alla quale tutti arrivano seguendo percorsi paralleli, spesso conflittuali. In fin dei conti, che cosa rappresenta “il parere” di un ufficio, o di un settore che si esprime sul lavoro degli altri, se non una E poiché la “comunicazione” unidirezionale assume spesso caratteristiche di conflittualità tra le strutture verticali, l’attività di ogni dipendente tende ad annullare quella di un altro, ad assumere cadenze temporali inde- forma di “conflittualità contrattata”. finite ed indefinibili per gli utenti finali. Al vertice del cubo sono situate strutture di Nella logica autoriproduttiva del “cubo de- direzione generale (il Direttore Generale), di strutturato”, il “tempo” e la “qualità del pro- 46 dotto”, così come pretesi dal cittadino, so- L’architettura dei software gestionali nella no fattori estranei, sono variabili indipen- Pubblica Amministrazione, è plasmata se- denti, sono lasciati all’intermediazione poli- condo la struttura organizzativa “fordista”, tica. riproducendo e codificando la separatezza E’ evidente la differenza tra questa struttura organizzativa (fordista) e il modello wikinomics-WEB 2.0? Da una parte verticalità ed incomunicabilità, dall’altra capitale umano che opera trascendendo dal luogo fisico perché la rete ci offre il meglio Da una parte l’autoreferenzialità, dall’altra la partecipazione, anche se si opera in ambiti aziendali diversi!!! E chiara la differenza? Sono chiari i vantaggi e gli svantaggi per i cittadini e i lavoratori della Pubblica Amministrazione a seconda che si adotti un modello organizzativo piuttosto che un’altro. Cosa ci impedisce di introdurre nella Pubblica Amministrazione il modello organizzativo della wikinomics, del crowudsourcing, del social networking? Non c’é una legge che lo vieti. Lo impediscono le consuetudini, l’assenza di coraggio, una vecchia cultura organizzativa. Come cambiano i software e l’uso della rete nei due diversi modelli? tra i diversi settori. Gli “applicativi” del settore anagrafe non sono concepiti per dialogare con la cartografia del SIT. Ancora meno sono concepiti per poter dialogare con le banche dati di un altro Enti Pubbblico. Pensate al perché un cambio di residenza anagrafica debba trasformarsi in un supplizio e in una perdita di tempo per un cittadino In questo modo i software non aiutano il sistema ad esprimere organicità, non godono delle necessarie integrazioni. Ogni forma di integrazione sembra impossibile, o è enormemente difficoltosa nella sua realizzazione poiché incontra ostacoli burocratici (la resistenza di chi difende la titolarità e il primato del “suo” software, la proprietà del “suo” database) o strutturali (software progettati secondo logiche diverse). Un server, secondo questo schema, è il luogo dove si sommano e non si integrano le diverse componenti della rete informatica dell’Ente. Non invidio il compito delle aziende che forniscono servizi informatici alle Pubbliche Amministrazioni e che si assumono l’onere 47 di essere il “system integrator” di questa ca”, “l’edilizia pubblica o privata”, “l’am- Babele organizzativa!!! biente”, “l’anagrafe”. Provate a confrontare questo processo, i Il “mondo reale” esige il governo del territo- suoi tempi, i suoi riti, le sue regole, la sua rio. “verticalità”, l’autolegittimazione di ogni parte della sua struttura (indipendentemente dall’importanza effettiva che oggettivamente dovrebbe assumere) con la logica della novecentesca catena di montaggio, La normativa urbanistica ed edilizia, la normativa ambientale, il “piano triennale dei lavori pubblici”, che si sommano tra di loro, che non si integrano, che non si fondo- con la cultura fordista, con il taylorismo. no organicamente, sono un vincolo, un im- Provate a paragonare gli atti dei singoli la- co e sociale di un territorio. Di più, rappre- voratori, le modalità di lavorare, l’uso delle sentano l’impossibilità di esercitare i mo- componenti con le quali venivano assem- derni diritti di cittadinanza. blate le parti di una automobile (di una lavatrice, di una televisione) qualche decennio fa e il processo che porterà all’emissione di un “permesso a costruire”, all’erogazio- pedimento mortale allo sviluppo economi- Queste considerazioni valgono ancora di più nei settori in cui si erogano i servizi di welfare, perché questo settore -il welfare- ne di un servizio di assistenza domiciliare. viene ad incrociare i bisogni della parte più Le differenze sono “solo” quelle legate alla sa di assistenza o che necessita della frui- natura del prodotto erogato, ad una mag- zione di un servizio. giore attenzione ai costi sostenuti (nel pri- debole della popolazione o la più bisogno- vato), ma tutto il resto... Le leggi, frutto del patto sottoscritto tra Go- Non stiamo assistendo a un bel tuffo nel condizioni di convivenza tra noi tutti, sono passato? Siamo a ben prima della cultura vissute invece dalla generalità della popola- organizzativa della “qualità totale”. zione come un ostacolo incomprensibile e Nel frattempo, per fare un esempio calzan- verno e cittadini, che dovrebbero dettare le come una forma persecutoria. te, nel “mondo reale” non esiste più la se- La “politica” colpevolmente non ha opera- paratezza tra i “lavori pubblici”, “l’urbanisti- to per ricomporre la frammentazione; anzi, la “politica”, legificando, ha accentuato la 48 frammentazione per aumentare il proprio eccessivamente “normata” e “legifica- potere. ta”. L’assieme di questi fattori ha consolidato Paradossalmente le innovazioni tecnologi- l’incomunicabilità tra il cittadino e la Pubbli- che che favorissero l’efficienza del potere ca Amministrazione; questa organizzazio- autoreferenziale, mantenendone però inal- ne ne ha fatto emergere gli aspetti peggio- terata la sostanza, aiuterebbero solo a raf- ri, favorendo l’inefficienza ed ogni aspetto forzare il ruolo dei burocrati nel loro rap- deleterio a partire dagli episodi frequenti di porto con i cittadini. corruzione. E’ il limite negativo più evidente delle vecPer questo la Pubblica Amministrazione ol- chie politiche per “l’automazione” degli En- tre che essere un’espressione del passato, ti pubblici riproposte oggi nelle leggi defini- un generatore di costi, rappresenta un fre- te Agenda Digitale. no allo sviluppo del Paese. Non è abnorme che per eliminare l’uso del La “politica” ha giustificato la propria as- fax nella comunicazione tra diverse Pubbli- senza riformatrice alimentando un’assurda che Amministrazioni e sostituirlo con la ideologia che ha teorizzato la contrapposi- mail, si sia dovuto varare un “combattutissi- zione tra “il pubblico” e “il privato”. mo” provvedimento legislativo? L’uno identificato come sede di ogni nefan- E, non sarebbe forse da cacciare quel Sot- dezza, l’altro come luogo di virtù. E’ chiaro tosegretario che, per giustificare la sua op- che così non si attua nessuna riforma; una posizione a questo “banale provvedimen- facile banalizzazione della concezione di to”, ha affermato che “Internet si può gua- “pubblico” e di “privato” e del loro ruolo stare?” non necessariamente conflittuale fa solo parte di una facile propaganda che ci ripor- Per citare ancora David Weinberger: “Oggi ta al secolo appena trascorso. i Governi guardano a internet per rendere più efficienti e trasparenti le loro funzioni Evidentemente le tecnologie e la rete da tradizionali. In termini di efficienza, l’elettro- sole sono impotenti ad essere lo stru- nica e la digitalizzazione dei dati superano mento di cambiamento in presenza di senza problemi code e moduli cartacei.” 45 un’organizzazione “autoreferenziale” ed 49 Per quanto detto fino ad ora, se i cittadini to è il principio da salvaguardare, un conto vivono la loro vita di ogni giorno usufruen- sono gli strumenti per salvaguardarlo. do di “convergenza”, l’innovazione fa emergere ora una contraddizione insanabile con Sto dicendo che ogni Ente Pubblico do- la “separatezza” imposta dall’organizzazio- vrebbe organizzarsi come meglio ritie- ne del lavoro dell’Ente pubblico. ne. La legge non c’entra nulla. Non è la scelta “esclusivamente organizza- I Regolamenti sulla P.A. digitale costituisco- tiva” di costruire uno “sportello unico” (per no solo un impedimento all’innovazione. quanto efficiente esso sia) che ci salva la coscienza. Non è manifestazione di efficienza la pedissequa applicazione dei modelli organizzativi burocratici riprodotta dalla Posta Elettronica Certificata. La norma assurda può perseguitare un cittadino in modo più efficiente “in un luogo solo”, piuttosto che “in più luoghi”, ma la sostanza non cambia. La buona gestione di ciò che è “pubblico” rappresenta un principio etico ed è questo principio e tutto ciò che ne deriva, che va tutelato dalla legge. Il rafforzamento per Chiariti questi presupposti vanno allora riprogettate le politiche per “l’automazione” dell’Ente pubblico. I software (gli strumenti abilitanti) “Amministrare 2.0” c’entrano pochissimo con le tradizionali architetture informatiche dell’Ente locale. Per intenderci, i tradizionali software gestionali per l’anagrafe, per i servizi demografici, per la gestione della contabilità dei lavori pubblici ecc. rappresentano la tradizione, per quanto efficienti essi siano. via legislativa del “principio etico” rappre- Si tratta spesso di ottimi software, ma diffi- senta un valore positivo per la Società. cilmente integrati tra di loro, poiché sono a Il configurarsi dell’organizzazione dell’Ente, nella sua progressiva articolazione e trasformazione per adattarsi ai bisogni della società, va invece esclusa dall’ambito legislativo: essa è solo un mezzo. Non si possono confondere il principio etico con le strutture e le prassi organizzative. Un con- supporto di una struttura organizzativa verticale e non sono stati concepiti per una diffusione massiccia del WEB, per favorire un dialogo continuo con gli utenti. Sono software indispensabili per la vita dell’Ente (sicuramente dovrebbero essere integrati tra di loro!!!), ma rappresentano una fase 50 della vita dell’Ente destinata ad essere superata. La digitalizzazione e l’automazione 2.0 devono rispondere a politiche e a principi organizzativi e gestionali diversi, devono rispondere ad un nuovo decalogo culturale. Ho sistematizzato e ordinato questi principi dando vita ad una sorta di “Cluetrain Manifesto” per le Pubbliche Amministrazioni. 46 51 CAPITOLO 8 IL PRINCIPI PER FAVORIRE L’ INNOVAZIONE ORGANIZZATIVA DI UNA AMMINISTRAZIONE PUBBLICA L’attuale organizzazione di un Ente pubblico è figlia di un’epoca in cui le persone chiedevano ad una Amministrazione prodotti semplici e unici. Il certificato anagrafico è un unico “prodotto”. Quando si trattava di erogare prodotti “complessi”, essi venivano “assemblati” sommando in modo meccanico parti che venivano implementate e conservate in modo “celibe”. L’organizzazione dell’Ente è ancora oggi assimilabile all’idea della “macchina celibe”. Naturalmente non mi riferisco alle “macchine celibi” di Marcel Duchamp, quanto piuttosto agli 52 oggetti che non sono integrabili tra di loro “tempo”, “valore del prodotto”, “trasparen- in modo organico. za”. In un bellissimo libro, 47 Federico Butera af- Da questo gap culturale e organizzativo na- fermava che le imprese nei loro modelli or- scono i ritardi, gli sprechi, gli episodi di cor- ganizzativi dovevano tendere ad imitare gli ruzione. organismi viventi, piuttosto che assemblare singoli componenti rigidamente separati Ecco un motivo in più perché a fianco o, tra di loro. forse, prima di qualsiasi misura figlia di La Pubblica Amministrazione è spesso an- profondo cambiamento dei modelli e della cora organizzata per parti separate, senza cultura dell’organizzazione. organicità. una “Agenda Digitale” c’é bisogno di un Ecco allora alcuni principi che potranno Come abbiamo visto il WEB per dispiegare guidare un cambiamento organizzativo tutte le sue potenzialità ha bisogno di orga- “web oriented”. nicità. La digitalizzazione di una Pubblica Amministrazione per potersi affermare ha - INTERNET è il luogo dove risiede la co- bisogno di relazioni e integrazioni fino ad noscenza collettiva; ora sconosciute a questi mondi. Il WEB 2.0 è organicità, interazione, bidirezionalità, apertura. I city user oggi richiedono “prodotti complessi” figli di interazioni e di organicità. Anzi, a volte pretendono di poter autoassemblare il loro prodotto. - Tutti i dati vanno aperti e resi disponibili; - Tutti partecipano alla costruzione della conoscenza; - Le procedure e la filosofia WEB 2.0 trasformano i favori per alcuni in diritti per tutti; La Pubblica Amministrazione oggi non concepisce culturalmente i “prodotti comples- - Il WEB 2.0 non è una tecnologia, è con- si”. La Pubblica Amministrazione non attri- tenuti generati dal processo di collabora- buisce un valore decisivo ai concetti di zione tra gli utenti; 53 - Il processo collaborativo ha come pro- I principi dell’ “Amministrare 2.0” trovano tagonisti i city user e i pubblici dipenden- applicazione attraverso Tre Verbi che stan- ti; no ad indicare azioni, attività, prassi da consolidare. - Il cittadino esige il rispetto dei propri diritti, non necessita di favori; I TRE VERBI: COLLABORARE, COMUNICARE, DEMATERIALIZZARE - Il processo collaborativo ha come finalità la risoluzione dei problemi dei cittadini; - Collaborare implica la capacità di comunicare, continuamente; - La qualità del prodotto finale è determinata dal miglioramento del processo di collaborazione fra i molti; - Le azioni positive dell’ente si basano sulla collaborazione; - La crescita di produttività dell’Amministrazione pubblica si basa sul successo dei processi di collaborazione; - La conoscenza anche in un ambiente urbano è il frutto dei processi di condivisione; - Comunicare implica avere a disposizione tutti gli strumenti di conoscenza; - La comunicazione è figlia di un processo bidirezionale di informazione; - La comunicazione WEB 2.0 rompe le tradizionali gerarchie; pone tutti alla pari, valorizza le competenze individuali, mette a disposizione di tutti gli attori le conoscenze; - Evitare che la carta, la lettera, il fax, giustifichino l’esistenza della posizione lavorativa e giustifichino un lavoro; -Di conseguenza, collaborare implica ab- - La posta, il documento, l’atto amministra- bandonare il termine “mio”, sostituendolo tivo, la cartografia si visualizzano, non si con il termine “nostro” (è necessario pas- stampano, non si spediscono. sare da: il mio documento, la mia procedura, la mia conoscenza, a: i nostri documenti, la nostra procedura, la nostra conoscenza). Naturalmente quello illustrato dovrà essere un processo di cambiamento costante/continuo. 54 Esso non sarà sempre lineare nel suo mani- stratori convinti dell’importanza di innovare festarsi. l’Ente pubblico; essi sono consapevoli che Purtroppo non sarà irreversibile (almeno per un importante periodo di tempo). Questo processo incontrerà ostacoli e resistenze continue nell’affermarsi. Una Amministrazione che deciderà di intraprendere questa strada difficile e faticosa non dovrà considerarsi la più “brava della classe”. innovare l’Amministrazione è la condizione per cambiare il territorio; - i pubblici dipendenti che hanno maturato una “professionalità da dilettanti” nel loro vivere quotidiano l’innovazione e Internet. Sono coloro che soffrono una situazione di schizofrenia che li vede “innovatori nella vita privata” e “operai fordisti” nel lavoro di ogni giorno. Sono i pubblici dipendenti che considerano un arricchimento professiona- Dovrà essere consapevole di aver imbocca- le e personale il rapporto bidirezionale con to una strada di costante trasformazione. i cittadini (cittadini essi stessi), che recupe- Dovrà essere convinta di non essere la so- rano il “senso etico” del loro essere pubbli- la nel mondo della Pubblica Amministrazio- ci dipendenti. Sono i pubblici dipendenti ne a lavorare quotidianamente per il cam- orgogliosi, perché consapevoli di partecipa- biamento; per questo andrà incentivato in re al processo di innovazione del Paese, modo trasparente sul WEB uno scambio di convinti che la loro retribuzione vada lega- “best practices” con gli altri soggetti impe- ta al merito individuale, piuttosto che all’an- gnati nell’innovazione. zianità di servizio; Affinché questi principi si attuino, c’é, però - i cittadini (meglio i city user) sia come sin- bisogno dell’impegno comune di alcuni goli individui (il social networking è espres- soggetti che dovrebbero stringere tra di lo- sione di individualità) che esprimendosi at- ro un patto esplicito per l’innovazione della traverso le loro organizzazioni. Essi colgo- Pubblica Amministrazione: no le straordinarie opportunità di cambiamento offerte dal WEB 2.0 applicato alla - il mondo degli “Amministratori illuminati”, Pubblica Amministrazione. Sono i cittadini costantemente in rete tra di loro, che colla- che pretendono di partecipare, di condivi- borano, indipendentemente da ogni forma dere, di esprimere la loro opinione senza di appartenenza politica. Sono gli Ammini- delegare ogni scelta alla “politica”. È il citta- 55 dino che non si considera il giudice del per sburocratizzare, per delegificare, per pubblico dipendente, bensì il soggetto prin- esaltare le “best practices” di una Comuni- cipale del cambiamento, perché è a lui e al tà. soddisfacimento dei suoi bisogni che è rivolta l’attività di innovazione della Pubblica Amministrazione; - il mondo dei produttori di prodotti WEB per le Pubbliche Amministrazioni (i vendors). Essi devono vedere nella modernizzazione della Pubblica Amministrazione “non banalmente” un’opportunità per sviluppare il proprio business (...anche se questa intenzione è assolutamente legittima), ma una opportunità per innovare anche sé stessi e le proprie attività, i propri prodotti, le proprie aree di business. I pubblici amministratori non hanno più bisogno di chi si presenta per offrirgli un “software celibe” (per quanto avanzato esso sia), oggi abbiamo bisogno di progettisti di sistemi organizzativi ed informatici fondati sulla rete. Si ricordi quanto ho affermato più sopra: “la partecipazione dei cittadini deve essere intrinseca all’architettura del software”. Per dirla in una battuta: “meno muratori, più architetti”. Il supporto legislativo (una vera Agenda Digitale) dovrà essere concepito per favorire L’organizzazione del Comune di Venezia sarà sempre assolutamente diversa da quella del Comune di Crotone e di Mantova. Il Ministero dei lavori Pubblici dovrà organizzarsi in modo diverso da quello della Pubblica Istruzione. Questi Enti non potranno mai essere ricompresi in un unico corpo legislativo che pretenda di dettarci modelli organizzativi omogenei e eguali per tutti. Si rafforzino attraverso modifiche legislative i principi generali, si delegifichi la modalità di organizzare l’Ente. Si premino i Comuni (gli Enti pubblici) che scelgono di innovare davvero, che scelgono di investire le proprie risorse nella rete a banda larga, nel wifi, nelle tecnologie WEB 2.0. Poco importa se scelgono, per attuare queste politiche, soluzioni “in house” - come ha fatto il Comune di Venezia - o si affidino alla collaborazione con le imprese dell’I.C.T. terze. Il mercato dell’innovazione è talmente vasto da consentire margini di lavoro per tutti i soggetti imprenditoriali pubblici o privati che siano. questo processo (più ex post che ex ante), 56 CAPITOLO 9 OBIETTIVO INTEGRAZIONE - UNA DIVERSA ARCHITETTURA DI RETE: IL MILLEFOGLIE Molte Amministrazioni possiedono un patrimonio (frutto di cospicui investimenti avvenuti negli anni) costituito dai software applicativi tradizionali sviluppati su logiche “verticali”. Si sono accumulate conoscenze e informazioni del territorio che, poiché non sono sempre integrate tra di loro, restano inespresse nella loro potenzialità. La graduatoria degli aventi diritto ad un posto in un asilo nido, se scollegata dal database dell’anagrafe e dalla cartografia del SIT ha uno scarso valore e, soprattutto impedisce al cittadino di interagire organicamente con l’Amministrazione comunale. 57 Il cittadino così può trovarsi nella condizio- scenza, mettendo in relazione database ne di essere di volta in volta, l’utente di un già esistenti. asilo nido, il residente in un immobile che vuole capire a quanto ammonta l’imposta IMU, il cittadino che deve rinnovare la carta d’identità. Ma i bisogni dei cittadini, evidentemente non si manifestano seguendo le nostre logiche organizzative, la “vita reale” si manifesta secondo altre modalità. Tiro un velo pietoso sulla volontà delle diverse Pubbliche Amministrazioni di far dia- Tali strati (database, set di dati, conoscenze) sono relativamente poveri di funzionalità se presi ognuno a sé stante, si arricchiscono invece se sono messi in connessione, se sono sovrapposti tra di loro. 49 L’architettura del sistema dovrà avere caratteristiche di grande flessibilità, dovrà consentire l’implementazione di ulteriori al- logare e di aprire i “loro” silos di dati. tre funzioni, anche non proprietarie (open Mi permetto di suggerire alle Amministra- sformazioni del territorio. zioni di perseguire la costruzione di una architettura di rete finalizzata a consentire al cittadino, o al dipendete del Comune l'accesso ai data base o alla cartografia secondo una logica che privilegia l’integrazione source), adattandosi ai problemi e alle tra- Si tende così a superare la storica incapacità delle “ottime cartografie” (urbanistica e lavori pubblici) e aggiornati data base (tributi, anagrafe, lavori pubblici, ecc.) di dialo- delle funzioni. 48 gare tra loro. Ciò potrà avvenire attraverso la rappresen- Si assumono così alcuni fondamentali del- tazione cartografica della Città (la georeferenziazione, o attraverso l’identificazione di un problema secondo una casistica predeterminata (ad es. la scuola, il lavoro, la cultura ecc.) usando poi un motore di ricerca per spostarsi nel sito. Il nome dell’architettura MILLEFOGLIE sta a rappresentare una costruzione logica e funzionale che sovrappone strati di cono- la filosofia WEB 2.0: non si lavora per sé stessi, ogni conoscenza va connessa a quella degli altri, il prodotto finale è il frutto dei processi di collaborazione. Il prodotto finale è teso non solo a migliorare le prestazioni interne all’Ente, ma anche ad offrire ai cittadini un miglior accesso alle conoscenze e ai servizi comunali, un sistema più intuitivo e più ricco di funzioni. 58 Nella costruzione del “Millefoglie” (su que- networking (da Twitter a WAZE, a sti principi è stato costruito un software co- Foursquare). me IRIS), utilizzando le potenzialità tipiche degli “ambienti 2.0” si deve usare la tecnica del mash up, il mescolare cioè applicativi diversi, prodotti da software house diver- Questo processo rappresenta la dimostrazione della potenza dei sistemi fondati sulla collaborazione, sull’open source, sull’ar- se (uso dell’open source). ricchimento reciproco. Si può mescolare “Nel WEB 2.0 nascono le mash up, cioè la il database del servizio ecografico del Co- combinazione e integrazione leggera (li- mune, il social network WAZE e ottenere ghtweight) di due o più servizi offerti da siti un ottimo prodotto. Web come Google, eBay e così via, in un nuovo sito o servizio...si possono assemblare servizi gratuiti e funzionalità disponibili in Rete, realizzando nuove e innovative applicazioni. Questo proprio grazie alla grande abbondanza di API che si possono trovare sul Web.” 50 L’uso degli open source, nella loro accezione più ampia, dovrà essere un’ulteriore scelta strategica di una Amministrazione senza alimentare però contrapposizioni ideologiche con le piattaforme chiuse. Sono ancora in larga parte le più diffuse. La cartografia di base potrà anche essere quella “canonica” del SIT comunale, ma essa andrà mescolata con Google Maps, con (MASH UP) una cartografia Google Maps e Vorrei ora, in modo esemplificativo, articolare il rapporto tra il bisogno del cittadino, o dell’impresa, trasformando così il termine “diritti” in azioni secondo una logica consequenziale. Quelli che indicherò di seguito rappresentano i possibili “prodotti complessi” richiesti dai cittadini. Questo esercizio ci servirà per far comprendere appieno la funzionalità reale dell’architettura “MILLEFOGLIE” e il salto culturale che essa richiede per dispiegare le proprie potenzialità. IL DIRITTO DEL CITTADINO: la cartografia Microsoft Virtual Earth. Que- (naturalmente questi sono solo di esempi sti prodotti dovranno essere poi concepiti di possibili strutture da costruire) per integrarsi con le piattaforme di social - accedere al sistema, tramite la pagina WEB dell’ Amministrazione, attraverso il 59 proprio codice di indentificazione (o la use- - accedere alla pagina web dell’Amministra- rid e la password di “Cittadinanza Digita- zione attraverso il proprio codice di indenti- le”). La pagina WEB selezionata diventa la ficazione; Intranet del Cittadino. Questa pagina è personalizzata; - digitare l'anagrafico dell'immobile sogget- - digitare l'anagrafico della propria abitazio- per la domanda di un plateatico, ecc. (si ne; tratta solo di esempi); - conoscere l’ammontare dell'IMU che de- - conoscere la destinazione urbanistica del- ve essere corrisposto (l'affitto nel caso di l'immobile o gli spazi pubblici ancora a di- una abitazione comunale), conoscere le sposizione per richiedere un plateatico; modalità di calcolo dell'IMU da corrispondere ed effettuare il pagamento online; - conoscere l'ammontare delle bollette dell'acqua e la TIA (anche in questo caso le to a ristrutturazione, o identificare l'area - conoscere l'ammontare dell'IMU, della CIMP, le bollette dell’acqua, la TIA ecc.; - dialogare attraverso la PEC o direttamen- modalità di calcolo); te attraverso la pagina WEB con gli uffici, - conoscere la disponibilità di posti negli Commercio- verificare la documentazione asili nido o nelle scuole materne della zona necessaria prima della formalizzazione del- di residenza, iscrivere il bambino, pagare le richiesta di permesso, ottenere i permes- la retta; si. Soprattutto, seguire in modo trasparen- - per ogni servizio il cittadino deve essere con altri Enti -a partire dalle Camere di te l'iter della domanda. in grado di comunicare in rete con l’Ammi- INTERAGIRE CON I PROGRAMMI DI MA- nistrazione, deve poter discutere con gli al- NUTENZIONE DELLA CITTA', CONOSCE- tri utenti e con i dipendenti sull’efficienza RE LO SVOLGIMENTO DELL'AZIONE AM- del servizio erogato, deve poter esprimere MINISTRATIVA, VERIFICARNE I RISULTA- il proprio feedback sulla qualità del servi- TI. zio. - il cittadino accede alla pagina WEB delIL DIRITTO DELL'IMPRENDITORE, DEL l’Amministrazione attraverso il proprio codi- PROFESSIONISTA ce di indentificazione; 60 - individua la via, la scuola, il monumento, ALCUNE BEST PRACTICES REALIZZATE l'immobile pubblico oggetto di intervento AL COMUNE DI VENEZIA 51 (database dei lavori pubblici programmati); Consiglio di visionare questi applicativi: - conosce i tempi e i costi di realizzazione; - ARGOS (www.argos.venezia.it); - in caso di manutenzione stradale o della viabilità viene informato sui percorsi alternativi, sulle soste, sulle aree di parcheggio; la copertura WIFI delle principali vie di comunicazione, o la diffusione della connetti- - IRIS (http://iris.comune.venezia.it/); - BARIS (http://baris.comune.venezia.it/); - Ele.G.I. (http://elegi.comune.venezia.it) vità a banda larga può consentire un collegamento costante tra viaggiatori e settore Sono quattro esempi di applicativi che con- viabilità del Comune; sentono l’interlocuzione tra i cittadini e l’Amministrazione (non con la “politica” - - interloquisce, assieme ad altri cittadini, dai favori ai diritti - ricordate!!!) attorno a te- con gli organi politici, amministrativi e tecni- mi nevralgici: ci usando i blog, i forum in rete, i social network ecc.. - la gestione della viabilità; Mi sono limitato ad indicare alcune possibi- - la gestione degli spazi pubblici destinati li applicazioni. ai natanti (a Venezia Centro Storico), questo problema vale nella città d’acqua quan- E allora, servono nuove leggi per rendere to i parcheggi in una città di terraferma; la vita più semplice ai cittadini e per far lavorare meglio i pubblici dipendenti? - la gestione della manutenzione urbana; Sicuramente è necessario delegificare i pro- - la gestione del processo elettorale. cedimenti, imparare a lavorare nel rispetto degli obiettivi. La forma, la prassi consolidata, la norma sono i retaggi del passato. Invito il lettore ad esplorare in Internet questi quattro siti, e a verificarne tutte le funzionalità, confrontandoli con i prodotti della tradizionale “automazione” per gli Enti locali. 61 Sono replicabili ed utilizzabili ovunque. Mi permetto di sottolineare che, nonostante siano ancora avanzatissimi sotto il profilo concettuale, risentono di un limite. Sono stati concepiti, meglio ideati, nell’epoca (si fa per dire, 2009) in cui l’uso dei social network non era così diffuso e permeato come oggi. Nel 2013 li concepirei come strutture integrabili a quelle dei social network o, essi stessi, come social network. Naturalmente li renderei fruibili prevalentemente da mobile su piattaforme Android, IOS o altre meno diffuse. In tutti i casi, voglio evidenziare alcune caratteristiche che contraddistinguono questi software: - il cittadino è il protagonista dell’applicazione, è lui che ne fornisce i contenuti, che la fa crescere (user generated content); il cittadino quindi non è uno spettatore, dialoga direttamente con gli uffici che hanno dovuto adattare la loro organizzazione a questo nuovo modo di dialogare; - l’interlocutore del cittadino è un’unica entità (il Comune), non la galassia “delle nostre competenze” (ad es. IRIS non ammette la risposta “non è di mia competenza”); - l’Amministrazione deve rispondere sempre al cittadino, si impegna, indica i tempi di realizzazione dell’opera o i motivi per i quali un problema non viene risolto; - il problema segnalato dal cittadino esce dalla sfera privata; il problema viene assunto dall’intera collettività. Tutti i cittadini “vedono tutto”, l’intero processo diventa così trasparente. Ci trasformiamo davvero in una Comunità; - viene valorizzata la capacità del cittadino nell’uso delle tecnologie di rete, che diventano così “utili”, necessarie, strumento nuovo e importante per dialogare con la Pubblica Amministrazione; - poiché non c’é più bisogno dell’intermediazione politica per “rimuovere un cumulo di rifiuti”, i diritti, davvero, non sono più il frutto di una cortesia da parte del mondo politico; - tutti gli applicativi vanno concepiti come una infinita fonte di dati e di informazioni generate dai cittadini. Questi dati possono essere utilizzati dall’Amministrazione ad es. per la programmazione dei lavori pubblici, della viabilità ecc.; - infine, IRIS, BARIS, ARGOS consentono ai cittadini di dialogare tra di loro, di commentare, di influenzare le scelte dell’Ammi- 62 nistrazione senza che le “loro conversazioni” siano filtrate da nessuno. Devo dire che, tranne rarissime eccezioni ha funzionato la regola non scritta tra gli utenti del WEB: “chi scrive sciocchezze” viene emarginato dalla comunità. Poiché siamo assertori della logica dell’open source, consigliamo che questi software debbano essere messi a disposizione, “dati in uso gratuito” ad ogni Amministrazione locale che intenda usarli ed arricchirli. Naturalmente i software arricchiti andranno messi di nuovo a disposizione di tutti. 63 CAPITOLO 10 UN ESEMPIO CONCRETO DI PRODOTTI INTERATTIVI IL PROGETTO “SMART SOCIAL SYSTEM” 52 Ho introdotto a questo punto dello scritto originale il draft che ho scritto nel 2011 per partecipare al bando europeo (7° programma quadro sulla cooperazione) “Sfida: mobilitazione della conoscenza ambientale per le politiche ambientali e sociali.Sviluppo di sistemi informativi e di monitoraggio ambientale basati sulla comunità impiegando nuove ed innovative applicazioni di osservazione della terra”. Questo scritto rappresenta, nel miglior modo possibile, la mia idea aggiornata di integrazione, di prodotto complesso, di uso dei social. 64 Il progetto “SMART SOCIAL SYSTEM”, rea- nuove e diverse forme di visualizzazione lizzato in collaborazione con il Comune di della produzione di dati (visualizzazione dei Bologna, non fu finanziato dall’Unione Eu- BIT) da mettere a disposizione dei cittadi- ropea in quanto ritenuto “eccessivamente ni. evoluto”. Anche per questo motivo lo ripropongo Già oggi le forme di "governance" di un “L'obiettivo del progetto è quello di svilup- grande mole di dati in grado di rappresen- pare un sistema che consenta di suscitare tare lo stato dell'ambiente. tutte le energie, le sensibilità, le conoscenze dei "city user" per migliorare la sosteni- ambito urbano sono in possesso di una La grande quantità dati, quasi sempre, non bilità ambientale in un ambiente urbano. è disponibile in formati condivisi. Spesso i È nostra profonda convinzione che non sia- imprese e alle stesse articolazioni attraver- no praticabili politiche rivolte alla sostenibi- so le quali è strutturata la "governance ur- lità ambientale, soprattutto negli ambiti ur- bana". bani, senza il pieno coinvolgimento dei cittadini. In definitiva, riteniamo che una politica tesa alla sostenibilità ambientale non possa essere il frutto esclusivamente di im- dati non sono accessibili ai cittadini, alle I dati sono oggi il frutto di una rilevazione e di una osservazione “statica” e “remota”. Non si sfruttano appieno le immense poten- posizioni e di regole. zialità offerte dal web per generare una vi- Per raggiungere l'obiettivo prefigurato, il dell’ambiente in un ambiente urbano. pieno coinvolgimento dei cittadini, si svilupperanno algoritmi per poter rendere visibili costi e benefici nei confronti dell’ambiente derivati dalle azioni umane e delle cose, an- sione “dinamica” e condivisa dello stato Parallelamente, negli ultimi anni, si sono sviluppate, grazie al moltiplicarsi delle piattaforme di "social network", inedite forme che le più minute. di partecipazione alla vita cittadina. Sono Si svilupperanno piattaforme di cloud com- su Facebook o oggetto di ricerche sui mo- puting, applicativi per piattaforme di social tori di ricerca, piuttosto che su altre "piatta- network; si utilizzeranno dati provenienti forme social", che si propongono di miglio- da "oggetti" (Internet of things) sviluppan- rare la qualità dell'ambiente urbano, piutto- migliaia le pagine pubblicate ad esempio do apposite sensoristiche, si studieranno 65 sto che di incrementare la cultura della so- te, ecc.) produce, grazie ai sensori (tenden- stenibilità ambientale. za incentivata dallo sviluppo dei processi Anche questi dialoghi, spesso di alto livello culturale, che rappresentano un evidente "termometro" dello stato dell'ambiente ur- di miniaturizzazione), notizie sullo stato dell'ambiente e inedite relazioni tra le persone, le cose e l’ambiente. bano, dovrebbero essere messi “a siste- “...McKinsey prevede che il numero di nodi ma”. Questi dialoghi rappresentano un im- connessi nell’Internet of Things, conosciuti portante "valore sociale" per un’area urba- anche come dispositivi machine-to-machi- na. ne (M2M), utilizzati nel mondo cresceranno La cultura che sta al fondo dell’uso dei “social”, ormai diffusa in ogni angolo del glo- ad un tasso del 20% anno nei prossimi cinque anni.” 53 bo, rappresenta una evidente volontà di Inoltre la diffusione dell'uso degli smart partecipazione conseguente alla crisi delle phone consente già oggi ai "city user" (ed tradizionali forme di rappresentanza e alle agli stessi oggetti) di diffondere continua- nuove potenzialità offerte dalle tecnologie mente -non in remoto- dati e dialoghi. 54 I.C.T.. I dialoghi “social” sono rappresentati in for- I CITY USER COME SOGGETTI PROTAGONISTI DELLA NOSTRA PROPOSTA mati diversi. Non solo attraverso le tradizionali forme di scrittura, ma anche attraverso La nostra proposta vede come soggetti ai i filmati, le fotografie, gli audio ecc. quali rivolgersi in un ambiente urbano i “city user”. Riteniamo infatti che le azioni Ci si riferisce in particolare alle piattaforme che vanno ad influenzare la “sostenibilità Internet e alla cultura che le ha ispirate, de- ambientale” siano il frutto delle attività dei finita WEB 2.0. “residente anagrafici”, degli studenti “fuori Nei prossimi anni assisteremo inoltre al- sede”, dei lavoratori pendolari, dei turisti. l'esplosione e alla diffusione di una ampia Tutti questi soggetti elencati ambiscono a quantità di dati, generata dalla relazione, diritti di cittadinanza urbana. A tutti va grazie a Internet, tra oggetti dotati di indiriz- chiesta responsabilità ed assunzione della zo IP (Internet of things). Già oggi una am- cultura della “sostenibilità urbana”. pia gamma di oggetti (automobili, biciclet- 66 Parimenti andrà richiesto alle Pubbliche I dati così rielaborati ed arricchiti andranno Amministrazioni -ma anche a soggetti pri- restituiti alla comunità urbana attraverso vati- di mettere a disposizione i dati in loro un circuito virtuoso, fondato sulla filosofia possesso secondo i principi che ispirano dello scambio. Il flusso di informazioni, in le azioni definite di “Open Government Da- questo modo, non avrà mai interruzione ga- ta”. rantendo costantemente relazioni virtuose. I principi di trasparenza, partecipazione, La seconda idea base progettuale: per collaborazione che ispirano le politiche di raggiungere una piena efficacia del siste- “Open Government Data” sono gli stessi ma andrà promosso “l’uso responsabile” che possono consentire il raggiungimento (che definiamo precondizione culturale) dei di obiettivi di sostenibilità ambientale. social network e sviluppato un sistema di IN SINTESI: La prima idea base progettuale (che definiamo precondizione infrastrutturale): è quella di studiare lo sviluppo di piattaforme di “cloud computing” per le Pubbliche Amministrazioni (e/o per la Governance - comprendendo i soggetti privati) di un ambiente urbano. I soggetti pubblici interessati allo sviluppo qualitativo delle piattaforme di “cloud computing” non dovranno limitare la propria disponibilità alla sola “digitalizzazione dell’esistente”, anche se in formato “open”, ma dovranno dichiarare la disponibilità ad arricchire i dati in loro possesso attraverso il dialogo costante generato dalla contaminazione con le attività sviluppate dal “mon- business intelligence e di “visualizzazione” dei dati (che definiamo precondizione software - terza idea base progettuale) per cogliere pienamente i fenomeni sociali e i contributi di partecipazione che ivi si manifestano. L’idea progettuale si completa con la convinzione che sia necessario individuare da parte della “Governance” le forme di premialità dei comportamenti virtuosi, da contrapporre alla moltiplicazione delle pratiche sanzionatorie e di proibizione. Per raggiungere questo obiettivo il progetto si propone di studiare, in collaborazione con la “Governance” e i “city user” le diverse forme premiali, anche quelle di carattere fiscale e/o agevolativo. do dei social media” in tutte le sue forme e I limiti (ad esempio alla circolazione delle piattaforme. 55 persone e dei mezzi nelle aree urbane) e i 67 divieti non generano quasi mai risultati ap- In particolare vogliamo qui affermare una prezzabili. nostra visione olistica dell’idea di “Smart Limiti e divieti contribuiscono inoltre ad accentuare il distacco tra “city user” e “Governance”, incentivando il consolidarsi di una cultura che considera la sostenibilità ambientale come un limite allo sviluppo. Rileviamo infine, come il progetto da noi proposto vada inserito in quell’alveo più ampio di attività che l’Unione Europea definisce “Smart Cities”. Cities”. Non casualmente il nostro progetto si prefigura la realizzazione di un “sistema” e non, al contrario, della somma di singole iniziative, per quanto positive esse possano apparire. Definiamo questa positiva collaborazione frutto della contaminazione tra dialoghi diversi generati da persone e/o da oggetti: “SMART SOCIAL SYSTEM” Poiché il proponente intende sviluppare le attività di ricerca, per le quali si chiede il 68 contributo, in un’area urbana ben stabilita, servizio. La piattaforma verrà denominata si potranno seguire diverse variabili. “Ambientalmente”. Particolarmente proponiamo lo studio di I dati che consentiranno alla piattaforma di variabili (azioni) ben definite. “essere partecipata” affluiranno grazie ad Ci si propone di sviluppare, attraverso una un processo denominato “user generated attività di “mash up” tra dati offerti da sog- content”. I contenuti saranno cioè prodotti getti diversi (soggetti istituzionali pubblici e dai “city user” (ma anche attraverso lo svi- privati, piattaforme web come Google, luppo di Internet of things”) attraverso le Flickr ecc.), una piattaforma di dialogo geo- diverse attività finalizzate al raggiungimen- referenziata, da postare sui social network to di obiettivi di sostenibilità ambientale. esistenti. In primis, l’inaugurazione di un servizio che Si intende per “mash up” la combinazione consentirà di rilevare, attraverso l’incentivo e l’integrazione leggera (ligthweight) di ser- all’uso di biciclette dotate di sensori (o au- vizi offerti da diversi siti web in un nuovo tomobili elettriche) e/o agli smart phone, i 69 livelli di inquinamento dell’aria (ad es. CO2, I “comportamenti e le situazioni virtuose” PM10, Idrocarburi/benzene) per favorire saranno evidenziati e commentati nei “so- azioni partecipate che li riducano sensibil- cial network”, potranno altresì essere visua- mente. lizzati in real time su “Media Facade”, con- Parallelamente andrà promossa e sviluppata una attività, da parte dei “city user”, volta a fotografare, commentare, georeferenziare (uso dei TAG) attività o situazioni vir- cepita come bacheca collettiva dei dialoghi web della città e come forma di visualizzazione dello stato dell’ambiente nell’area urbana. tuose sotto il profilo della sostenibilità am- La “Media Facade” è concepita come una bientale. “finestra” sui dialoghi web, va realizzata La rilevazione e la votazione (espressione perciò come un terminale web. 56 di gradimento - like) dei comportamenti vir- Seguendo una logica di “multicanalità”, ci tuosi incentiverà una competizione virtuo- si propone altresì di studiare e sperimenta- sa e il tangibile raggiungimento di obiettivi re la trasformazione del televisore domesti- condivisi. co in terminale per l’accesso a Internet (il principio è similare a quello già espresso 70 per la “Media Facade”. Ciò evidentemente Il risultato atteso è la partecipazione consa- al fine di coinvolgere tutte le fasce della po- pevole dei “city user” alle politiche di rego- polazione, comprese quelle più anziane ne- lazione del traffico cittadino. gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Le azioni saranno finalizzate alla sostenibili- In questo modo ci si propone di superare tà, mobilitando tutti i saperi e le conoscen- la cultura del divieto e della proibizione; si ze sull’”uso” sostenibile della Città. evidenzieranno per riprodurle, le situazioni virtuose, contribuendo così a superare un’idea dell’uso dei “social network” come luogo di sola protesta. Lo sviluppo di una piattaforma “wiki” inoltre consentirà di raccogliere tutti i contenuti prodotti, elaborando così collettivamente comuni linguaggi e significati urbani. I dialoghi, sotto qualsiasi forma saranno rappresentati (post scritti, immagini fotografiche, filmati ecc.), potranno essere sottoposti a tecniche di “sentiment analysis” (o “opinion mining”), e di “real time web scanner” per cogliere in modo trasparente il li- Il progetto consentirà alle pubbliche amministrazioni di realizzare una politica di trasformazione dei dati in loro possesso al fine di renderli accessibili nell’ottica di realizzare azioni improntate all’ “open govern- vello di partecipazione dei “city user”. ment data”. 58 Per “sentiment analisys” si intende la capa- Dati anagrafici e di classificazione della de- cità di analizzare i dialoghi espressi nelle piattaforme web per individuare sia gli aspetti quantitativi, che quelli qualitativi e identificare la positività o la negatività delle opinioni e il relativo grado di intensità emotiva. Il progetto si propone lo sviluppo di algoritmi per supportare queste attività. 57 Il progetto prevede, ancora, l’elaborazione di algoritmi in grado di misurare i benefici ambientali di ogni azione al fine di rendere consapevole la collettività degli effetti di ogni sua attività stinazione degli edifici; dati cartografici, dati inerenti la rete viaria, saranno resi disponibili tramite formati aperti e quindi accessibili anche ad ogni sviluppatore e a ogni utilizzatore. Come già affermato più sopra, attività di “mash up”, tra open data pubblici, cartografia, dati prodotti dall’attività di persone e di cose, “social media”, realizzeranno un circuito virtuoso teso a mobilitare e a “mettere a sistema” tutte le conoscenze in materia di sostenibilità ambientale. 71 CAPITOLO 11 LO STRUMENTO “//venice>connected” E LA GESTIONE DEI FLUSSI TURISTICI 59 Ho affermato più sopra la necessità che la struttura organizzativa della Pubblica Amministrazione sappia adattarsi alle specificità di un ambiente urbano. In questo capitolo dimostrerò attraverso un esempio concreto come si possano affrontare in modo innovativo problemi complessi come la gestione dell’economia del turismo. Posso affermare che questa attività è stata ritardata e complicata, particolarmente, oltre che dall’insipienza del mondo politico ed economico, anche dall’eccesso di legificazione che limitava il ruolo dell’Ente Pubblico 72 In questa parte affronto l’impegno più gra- Il turismo è considerato il settore economi- voso (ma anche il più esaltante) che devo- co mondiale in maggiore e costante cresci- no assumersi molte città: governare attra- ta nei prossimi anni, tutto ciò nonostante la verso il WEB i flussi turistici di cui gode (o crisi economica mondiale. soffre, a seconda dei diversi punti di vista). Milioni di persone in tutto il mondo utilizza- Se dovessi parlare oggi -rispetto al 2009- no il raggiunto benessere e la libertà per dell’economia del turismo e delle sue rela- viaggiare, per conoscere. Come si capisce zioni con il WEB, aggiungerei concetti co- non è più il “turismo” tradizionale; i “cine- me “web storytelling”, l’uso dei social net- si”, o i “russi” dei quali si favoleggia non work ecc. Ne parlo diffusamente nel libro possono essere gestiti come i “francesi” o “Smart Cities-Gestire la complessità urba- i “tedeschi”. na nell’era di Internet.”. La sostanza comunque non cambia per nulla. Ma, chi è oggi il turista? Questo interrogati- Anche in questo caso, più avanti offrirò un di “turismo”. progetto che ho costruito qualche mese fa vo ci aiuta a non ragionare genericamente per partecipare a bandi del MIUR. Il turista prima di tutto è una persona che Stupirò i miei lettori non veneziani: “ma co- culturali diversi. Il “cliente turista” concepi- me, tutto il mondo si pone il problema di sce quindi una vacanza non solo in funzio- far crescere l’economia del turismo e Vene- ne della propria capacità di spesa, ma an- zia, la più importante città turistica d’Italia, che in conformità al proprio livello culturale si propone di governare i flussi turistici? an- e ai propri interessi. zi, parlate di “turismo sostenibile?” esprime bisogni, capacità di spesa, livelli Non si tratta quindi, per l'operatore del turi- Il portale //venice>connected è nato per ri- smo, di soddisfare generici “bisogni” identi- spondere a questi interrogativi. ci per tutti (una falsa idea di “turismo di Consentitemi una breve disgressione sull’economia del turismo per far capire l’im- massa” depersonalizzato), ma di “bisogni” ben definiti ai quali rispondere. portanza crescente che viene ad assumere E’ opportuno allora non parlare più di “turi- Internet in questo settore. sta”, ma di “turismi”. 73 Il turista dell'inizio del XXI secolo è tenden- museo chiuso, una stanza d’albergo poco zialmente un soggetto (un cittadino) che pulita) vengono condivise e commentate vuole programmare, spesso senza interme- da community composte da milioni di per- diazione alcuna, la propria visita, la propria sone. vacanza, il proprio viaggio, con tempi di prenotazione che vanno dal “last minute” alla prenotazione con grande anticipo. Questo soggetto ha scoperto che il WEB oggi gli offre la possibilità di organizzare e poi di condividere con gli amici il viaggio e I social network sono lo strumento attraverso il quale le persone narrano (web storytelling) una città e un territorio. Quando si affronta il tema della competitività del turismo italiano, si commette un erro- le esperienze che ha vissuto. re parlando genericamente di mercati turi- Il WEB è diventato il maggior veicolo utiliz- il frutto, la somma, di soggettività. I merca- zato dalle persone per viaggiare. Peccato ti turistici sono il frutto dell’agire di milioni che gli operatori turistici non ne siano del di persone che esprimono diversi bisogni e tutto consapevoli e che vivano Internet co- diverse capacità di spesa. Sono persone me un “avversario” da battere piuttosto che immaginano in modo diverso l’uno dal- che come una straordinaria opportunità. l’altro la loro vacanza, anche quando pre- Nell’affermarsi di questo atteggiamento da parte dei “turisti” assume un peso determi- stici da conquistare; i mercati turistici sono notano una crociera, che è il massimo dell’intrattenimento collettivo. nante la convinzione di poter spuntare, indi- Questo fenomeno trova le sue radici nel- vidualmente, condizioni economiche e ser- l’ampliamento dell'estensione della rete e vizi migliori rispetto a quanto offerto dai nella capacità di coglierne le potenzialità e servizi tradizionali di intermediazione: le le funzionalità sempre maggiori; come ho agenzie, i tour operator. già detto sono aumentati, contemporanea- Soprattutto, le persone vogliono condividere con i propri simili le esperienze di viag- mente, gli strumenti di connettività e la capacità di usarli (social networking). gio. Il WEB costituisce quindi lo strumento: Anche le esperienze di viaggio negative - per la promozione dell’offerta turistica; (un ristorante eccessivamente costoso, un 74 - per assemblare le diverse componenti che consente ai turisti di accedere alla Cit- dell’offerta (in questo la soggettività del turi- tà in modo organizzato. sta gioca ormai un ruolo fondamentale); l’albergo si sceglie su un portale web, il vettore aereo in un altro ancora ecc. Il turista ormai si orienta da solo in un mercato che espone i propri prezzi nelle diverse “bancarelle digitali”; - per poter “toccare con mano” i prodotti (anche il turismo è parte di un catalogo virtuale presente su Internet; valgono anche qui le regole dell’ eCommerce); - per prenotare i diversi componenti del pacchetto, attribuendo ad essi un valore legato alla loro disponibilità (ecco il tema //venice>connected era il logo che contraddistingueva l'offerta on-line dei servizi pubblici e museali del Comune di Venezia. Dal 1 febbraio 2009 è possibile la prenotazione on-line della Città seguendo le logiche del eCommerce 2.0. Venezia è stata la prima Città al mondo che ha deciso: - di costruire una piattaforma WEB per l’offerta dei servizi pubblici secondo le logiche 2.0; della sostenibilità, per garantire al turista - di costruire un carrello di prodotti (servizi che il bene è fruibile e per garantire al resi- pubblici e musei in primis); era previsto dente di un qualsiasi centro storico “una che successivamente si arrivasse anche vita normale”). l’accordo con gli alberghi, la ristorazione VENEZIA, L’ECOMMERCE, IL TURISMO Poiché l’offerta turistica è in grande parte intermediata usando Internet come una piattaforma, l'Amministrazione Comunale ecc., realizzando così il sistema cittadino dell’offerta turistica; - di incentivare lo strumento della prenotazione dei servizi e l’accesso ai musei; di Venezia decise nel 2008 di utilizzare le - di consentire l’acquisto dei beni prenotati piattaforme WEB per organizzare i flussi tu- attraverso un’unica transazione su Inter- ristici e per migliorare l’offerta dei propri net; servizi pubblici e del patrimonio culturale. - di adottare una politica di “pricing” per la Così è nato //venice>connected, il portale determinazione stagionale delle tariffe dei dell’Amministrazione Comunale veneziana servizi pubblici e dei musei. 75 La politica del “pricing” è stata recente- Il portale //venice>connected era nato per mente abbandonata dall’Amministrazione contribuire alla gestione dei flussi turistici. veneziana. Erano quindi implementabili attorno all’ar- L’incentivazione e la disincentivazione del- chitettura del portale //venice>connected l’afflusso dei turisti, usando la leva del prez- nuovi terreni di ricerca e di sviluppo: zo dei servizi pubblici, era il cuore simbolico/culturale del progetto. Quella dell’Amministrazione veneziana appare come una scelta assolutamente inspiegabile. Il principio che sovrintende a //venice>connected è quello che la visita alla Città di Venezia è sempre libera, in ogni momento dell'anno, che non ci sono e non sono previste tasse all'ingresso né, tantomeno, sono perseguibili ipotesi di “numero chiuso” per l'accesso alla Città. La scelta di adottare una politica tariffaria improntata sul “pricing” consentiva di in- - lo sviluppo di applicativi che consentissero ai visitatori di esprimere i propri feedback sul sistema Città, e non sul singolo servizio, sia esso pubblico o privato; - la partecipazione da parte dei turisti alla costruzione di una memoria collettiva che possa consentire una migliore organizzazione della Città (sviluppo di strumenti che seguano le logiche del “WEB semantico”); - lo sviluppo di applicativi che consentissero, attraverso l’uso della rete, una interazione tra il turista e i beni culturali; centivare o disincentivare la visita alla Cit- - l’integrazione con il mondo del social net- tà, variando i prezzi in relazione ai periodi working. dell’anno, alle previsioni di maggiore o minore afflusso di visitatori. L’innovazione della gestione del sistema turismo concepita a questa scala (una inte- Il tempo e lo spazio assumono così un va- ra città) usando Internet è stata una novità lore totalmente diverso. Si affermano al assoluta, ma soprattutto potrebbe, ancora contempo: il diritto per il “cittadino turista” oggi, costituire la massa critica per inne- ad usufruire consapevolmente di una città scare fenomeni innovativi nel tessuto eco- migliore e il diritto del “cittadino residente” nomico turistico e sviluppare nuovi filoni di a vivere la propria città senza sentirsi “pe- produzione. riodicamente invaso”. 76 Questi concetti e queste idee in tempi re- zi per i city user, dai trasporti alla ricettività centi li ho ulteriormente sviluppati. alberghiera ed i servizi di ristorazione e sva- Al testo originale di “Una scommessa da go. vincere” aggiungo, perché venga sperimen- Il progetto consiste nello studio e nella rea- tato, il progetto denominato “Smart Tou- lizzazione di una piattaforma di social net- rism Game”. working che fornisca agli utenti (domanda e offerta) la gestione completa di una visita 1- PRINCIPALI OBIETTIVI E CONTENUTI da parte di un utente "turista",consentendo DEL PROGETTO di documentarla anche attraverso immagini Il progetto si inserisce nel più ampio filone dello storytelling degli ambienti urbani. La città viene cioè rappresentata (narrata) attraverso l’attività dei city user. e video. La piattaforma di social networking è perciò “alimentata” dal flusso di informazioni provenienti dalle piattaforme di social network esistenti nell’ambito della visualizzazione di Le piattaforme di social networking sono fotografie e filmati (a titolo di esempio Insta- un nuovo e formidabile strumento a dispo- gram, YouTube, Pinterest, Flickr, Foodspot- sizione dei city user per l’attività di storytel- ting, FourSquare ecc.). ling. La piattaforma è altresì alimentata dall’offer- Le fotografie e i video, georeferenziati e po- ta dei servizi di ristorazione, dagli alberghi, stati sono la forma espressiva e del lin- dall’offerta museale e degli spettacoli ecc.. guaggio prevalente della nuova narrazione. La piattaforma offre inoltre la possibilità di acquistare il servizio scelto attraverso stru- Nel mondo dell’economia dei “turismi” la menti di ecommerce. storia -l’immagine- di una città viene narrata anche attraverso la domanda e l’offerta La piattaforma è completata da un sistema di servizi su Internet. di feedback “certificati” (ciò farà la differenza rispetto a Trip Advisor) postati da parte Il progetto si propone di integrare su una dei city user offrendo anche all’offerta la piattaforma web la filiera del turismo cultu- possibilità di interloquire “alla pari”. rale, unificando i luoghi della fruizione culturale e dello spettacolo in genere, con i servi- 77 Base del Social Network “Smart Tourism Game” Ambiente cloud Cartografia (possibilmente tridimensionalizzata) ( ) Logica: “user generated content” Offerta: alberghi, commercio, distribuzione, eventi, cultura ecc. Il social network (STG) è concepito come Questa filosofia risponde perfettamente al- un “market place”, un luogo di incontro “bi- le logiche del web 2.0, “user generated con- direzionale” tra la domanda e l’offerta. At- tent” e si inserisce nel filone delle piattafor- traverso questa logica la preparazione del me wiki. viaggio e il momento del viaggio verrebbero a configurarsi come un gioco; l’offerta Ci si propone così di rispondere a tre esigenze: potrebbe mettere a disposizione premi (anche simbolici) per coloro che partecipano - la domanda e l’offerta oggi agiscono, sia al gioco. nella fase dell’acquisto del servizio, che nella fase del “dream”, che nella fase della Il fine del gioco è quello di far narrare (story- condivisione dell’esperienza del viaggio telling) l’ambiente urbano, sotto il profilo del- (della partecipazione ad un evento) in mon- le dinamiche dell’economia turistica e della di (piattaforme web) separati tra di loro; valorizzazione dei beni culturali, agli attori/utenti attraverso le immagini e i tag. - egualmente l’acquisto (ecommerce) avviene su piattaforme diverse da quelle del momento del “dream”, o della pubblicità 78 del bene (ciò in Italia contribuisce a disin- quello di fornire alle 4 categorie di soggetti centivare l’ecommerce); individuate funzionalità atte a semplificare - il city user spesso tagga in modo deresponsabilizzato suscitando così un atteggiamento negativo da parte dell’offerta di servizi turistici nei confronti del web. Gli attori del social (STG) sono identificabili in 4 categorie: • gli organizzatori dei luoghi e degli eventi le fasi del processo produttivo, compresa la vendita, ed aumentare il livello d'interazione tra le parti. E’ l’ambiente che abbiamo definito più sopra “Market Place”. In particolare agli organizzatori e ai fornitori (offerta) STG permetterà la gestione e la culturali; • i fornitori di servizi turistici; MARKET PLACE • i mediatori dell'offerta culturale e turistica; • clienti/fruitori (una categoria di city user). Offerta: alberghi, commercio, distribuzione, eventi, cultura ecc. In questo contesto, applicando la filosofia STG, si considera “l'evento” e la visita ad un ambiente urbano, nella loro più generale accezione, comprendendo quindi musei, promozione dei propri siti, in qualità di loca- spettacoli, convegni, congressi, fiere, espo- tion di eventi di vario genere, nonché pro- sizioni, etc. muovere e gestire i propri prodotti (alber- Ad esempio, dal lato dell’offerta la piattafor- ghieri, commerciali, food). ma prevede la gestione e la catalogazione Viene così migliorato il lavoro di mediazio- dei “contenitori” intesi come location dove ne tra organizzatori culturali, fornitori di ser- si svolge l'evento. La piattaforme dovrà vizi turistici e il lavoro svolto dagli permette la gestione completa dei servizi intermediari. per l'evento, collegandoli alla location o erogati da fornitori esterni. L'obiettivo è 79 Come si diceva più sopra, ai clienti/fruitori - consente all’offerta di “esporre” nei wall i dei servizi, si offrirà la possibilità di pro- propri beni e prodotti, vendendoli (ecom- grammare, prenotare e acquistare attraver- merce); so un unico strumento l'evento ed i servizi correlati. Verrà inoltre consentito a ciascun cliente/fruitore di valutare/giudicare l’offerta attraverso un sistema di “feedback certificati”. L'innovatività del progetto sta dunque nella creazione di uno strumento integrato che al momento manca a tutte le categorie identificate. 2- LA FORZA DEL PROGETTO E IL SUC- - visualizza in una costante sequenza (un unico wall) il flusso di informazioni provenienti da domanda e da offerrta; - consente alla domanda di postare propri “feedback”. Consente all’offerta una replica “real time”; - introduce l’uso di sistemi premiali (la finalità del game); Wall/Dati anagrafici: no nike name assunzione di responsabilità CESSO DELLA PIATTAFORMA La forza del progetto, assolutamente inno- Le foto (i commenti/feedback) sono georeferenziati. Organizzati per località. Cartografia condivisa (possibilmente tridimensionalizzata) vativo a livello worldwide in ottica turistica, è dato dalla interazione tra fruizione, feedback, narrazione dell’ambiente urbano. Wall (identità) di un museo, albergo, esercizio commerciale ecc. Offerte...feedback e repliche CARRELLO/ACQUISTO BENI Il social network STG: - consente l’iscrizione (profilazione) esclusivamente con un’identità “in chiaro” (assunzione di responsabilità; - consente alla domanda di profilare il proprio wall attraverso la produzione di conte- - il gioco può essere “ambientato” in ogni singola città; - la configurazione della città è fatta dalle immagini postate e dall’offerta evidenziata; nuti (immagini e video) aggregati da social esistenti; 80 - si crea per le “Governance” cittadine uno commerciali per il settore turistico, median- strumento di governo dei flussi e degli te l'uso del linguaggio XML e non solo. eventi turistici. L'obiettivo è definire dei parametri di qualità degli utenti che diano un maggior coeffi- Molta parte del successo della piattaforma ciente di valore ai feedback rilasciati. è basato sulla spinta propulsiva di un sistema di gaming (Partecipa al gioco del turi- A titolo di esempio, un turista "socialmente smo. Gioca a casa tua e visita poi la città. attivo" che durante una vacanza di 15 gior- Condividi con gli amici le esperienze di un ni lascia numerosi feedback al giorno di viaggio. Costruisci la tua città attraverso le cui una buona parte certificata da sistemi immagini. Compra comodamente da casa di prenotazione, otterrà un punteggio mag- un prodotto) giore ( ed i feedback rilasciati varranno di più) di un utente che lasci un solo feed- Il game premia sia la quantità che la qualità back nello stesso periodo. dei feedback superando l'azione passiva dei feedback senza controllo come accade oggi sulle piattaforme di social networking come Facebook e FourSquare. Sono valorizzati sia i feedback evidenziati da una "certificato" di fruizione rilasciato dalle piattaforme di prenotazione, sia per Feedback “certificati” parametri di “certificazione” - identità “in chiaro” - quantità di feedback/qualità dello storytelling - valore delle transazioni premialità per la domanda e l’offerta Voto della community gli eventi, sia per la fruizione turistica usando dei plugin integrati con la piattaforma STG. Ci si propone di interfacciarsi con servizi esterni già consolidati ad esempio social network, compagnie aeree, trasporti, etc. Per questo tipo di applicazioni ricordiamo che dal 1999 esiste uno standard definito dall'OTA (Open Travel Alliance) che permet- La community STG (una nuova tribù) potrà votare e attribuire un punteggio valutando la qualità del post. L’obiettivo è quello di identificare e valorizzare gli utenti di qualità rispetto agli utenti te lo scambio elettronico di informazioni 81 "poco attivi" superando le attuali discussioni in rete tra utenti reali e utenti falsi. In pratica il valore viene generato dalla creazione di contenuti e, agganciando i contenuti ad una spesa, ( l'acquisto di un biglietto o di una camera d'albergo) diversifica la profilazione degli utenti consentendo un processo qualitativamente migliore e più efficiente. La partecipazione al gaming tramite feedback certificati consentirà sia di aggregare utenti nella piattaforma, sia di utilizzare elementi premianti virtuali (livelli diversi di "araldica" nel gioco), sia per gli utenti che accetteranno di farsi profilare di ottenere premi offerti dalla piattaforma tramite sponsor, organizzazioni turistiche e culturali (viaggi, libri, souvenir, anche semplici prodotti digitali "certificati"). 82 CAPITOLO 12 REGALATEMI UN SOGNO: IL NOMADIC WORK NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Mi perdoni Renato Brunetta, niente di personale, ma l’idea del “tornello” è rimasta negli annali delle cose di immagine, ma assolutamente inutili. L’idea che una maggiore produttività nella Pubblica amministrazione potesse essere affidata all’efficienza di “un tornello” non l’ho mai condivisa. Riporta ad un’idea dell’attività lavorativa vincolata ai luoghi fisicamente ben definiti. Torna sempre l’idea che la Pubblica amministrazione sia assimilabile alla “fabbrica fordista”. 83 Certo, un pò di rigore nei confronti degli as- le attuali divisioni che portano a generare senteisti ci voleva (rendiamo merito al co- incomprensioni e conflitti costanti. raggio di Renato). Alla lunga però la sua idea si è dimostrata inefficace perché ha lasciato inalterata la struttura organizzativa Nel mio libro “Smart Cities-Gestire la complessità urbana nell’era di Internet” ho rivol- delle Pubbliche Amministrazioni. to lunghe riflessioni al tema della “deconte- La prestazione lavorativa improntata per la cloud computing e della diffusione dei devi- sua natura (il prodotto erogato) ad un rap- ce mobili. porto diretto, fisico con il cittadino deve avvenire in un luogo ben definito, ad orari il più possibilmente improntati alla flessibilità (le tipiche attività di front office). Tuttavia non capisco perché l’elaborazione delle “norme tecniche di attuazione” di uno strumento urbanistico non possano essere scritte a casa mia, in un parco pubblico, al stualizzazione” del lavoro nell’epoca del Rimando tutti voi a quelle riflessioni. In questo libro mi limito a commentare quelle pratiche che nel “mondo normale” si chiamano “coworking”. Questa è la frontiera di nuove forme organizzative assolutamente innovative. bar, a che ora mi fa più comodo, o quando Motivo di merito per una Pubblica Ammini- mi viene un’intuizione creativa. strazione che vuole cambiare radicalmen- Così come non riesco a capire perché un professionista e un impiegato dell’ufficio “pubblica istruzione” di un Comune, non te, é il non “limitarsi” a far arrivare i dipendenti puntualmente al lavoro, è necessario un cambio radicale nel modo di operare. possano svolgere insieme alcune attività Davo per scontato che tutti conoscessero lavorative di comune interesse, non possa- il “coworking”. Nei miei incontri in giro per no condividere un luogo di lavoro. l’Italia mi sto accorgendo che non è così. Forse “contaminandosi” nel lavoro comu- E allora, che cosa è il coworking, e cosa ne riuscirebbero a comprendere i propri di- c’entra con la Pubblica Amministrazione? versi punti di vista e a migliorare l’organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi Ricorro ancora volta a Wikipedia per descri- erogati. Forse così si potrebbero superare vere il significato di “coworking”: 84 “coworking (da "co" = insieme e "work" = Vi posso garantire che non sto provocando lavoro) è una modalità di telelavoro che sta nessuno; penso che il coworking proprio emergendo recentemente. Tipicamente per queste caratteristiche che lo slegano professionisti che lavorano da casa, consu- dal “lavoro normale”, si possa affermare lenti e lavoratori che viaggiano molto fini- positivamente in alcuni rilevanti settori del- scono col lavorare in isolamento. Il cowor- la Pubblica Amministrazione in quanto con- king è quindi il ritrovo sociale di lavoratori sente di organizzare il lavoro “per obietti- che, sebbene continuano a lavorare in ma- vi”. niera indipendente, condividono alcuni valori comuni e sono interessati alle sinergie che si possono creare nel momento in cui si lavora con altri professionisti nello stesso luogo fisico. Alcuni spazi di coworking sono nati dall'iniziativa di liberi professionisti del Web e di Internet che erano soliti viaggiare molto e lavorare da bar e caffè, oppure in isolamen- Si consente al lavoratore di uscire dall’alienazione dell’orario fisso, del telelavoro, di operare dove vuole e quando vuole. Si consente di lavorare per obiettivi. Questa è una strategia di cambiamento. In un sito web dove si affittano spazi in regime di coworking 60 un “affittuario rivolge alla comunità la seguente domanda: “E se to dalle loro case. voglio lavorare la notte? O la domenica? O Il coworking è in qualche maniera simile non ha orario, né ama averne. Per questo, agli incubatori d'impresa anche se in que- dopo qualche riflessione e una chiacchiera- sti ultimi spesso mancano aspetti di sociali- ta con i coworker presenti, abbiamo deci- tà, collaborazione e informalità. Da questo so di integrare l’offerta di servizi del nostro punto di vista, le iniziative di coworking as- Cowo con una opzione 24/7, cioè ad utiliz- somigliano di più a cooperative, specie per zo illimitato. il giorno di Ferragosto? Si sa, il free-lance la loro attenzione al concetto di comunità, piuttosto che a tipiche iniziative commer- In questo modo svincoliamo l’utilizzo delle ciali. Molti dei partecipanti al coworking so- postazioni da qualsiasi orario, e diamo com- no anche coinvolti nei BarCamp e altri svi- pleta indipendenza a ogni coworker. Chi, luppi collaborativi di tecnologie quali ad invece, non ha questo tipo di esigenza, esempio progetti open source.” può benissimo scegliere l’opzione “orario ufficio” - dal lunedì al venerdì dalle 9.00 al- 85 le 18.00, spendendo meno e lavorando ne- Il processo di dematerializzazione può “li- gli orari tradizionali.” 61 mitarsi” (anche se costituisce un’attività importante), ad affrontare una “prospettiva di Immagino coloro che in una Pubblica Ammi- minima” e cioè concentrarsi sull'insieme nistrazione (ne ho conosciuti molti in questi delle attività rivolte ad eliminare il più possi- anni) sono costantemente in affanno a cer- bile il flusso cartaceo nel ciclo lavorativo. care spazi, nuovi uffici sempre più ampi per un lavoro di vecchissima concezione. E in- Io invece ritengo che, strategicamente, sieme a loro vorrei riflettere sulla rigidità l’obiettivo del processo di dematerializza- dell’attuale orario di lavoro, non relazionato zione vada rivolto al lavoro stesso, all’esse- alla produttività reale del lavoratore. Que- re svincolati da un luogo fisico, da un ora- sta concezione formale della produttività, rio fisso quando esercitiamo la nostra attivi- che è fatta di “rispetto della presenza” e tà lavorativa. non di contenuto della prestazione è quanto di più vecchio si possa concepire. La diffusione della rete a banda larga, il E’ la sostanza della “politica del tornello”. no creando le condizioni perché il “lavoro suo uso intensivo, il cloud computing standematerializzato” evolva, da attività resi- Quali politiche bisogna attuare invece nella duale rivolta a fasce minoritarie di lavorato- Pubblica Amministrazione per immaginare ri deboli (precari, maternità e paternità, stu- una attività di coworking o affermare il no- denti lavoratori ecc.), ad attività lavorativa madic work. 62 Il nomadic work è concet- ricca di stimoli che fa crescere intelligente- tualmente la logica conseguenza del cowor- mente la produttività del lavoro, ad abbatte- king, perché svincola il lavoratore e la sua re i costi di gestione dell’azienda. produttività da un luogo e da un orario fisso di lavoro. A questi modi di lavorare si associa ormai con insistenza e con urgenza l’idea di “dematerializzare” e “decontestualizzare”. Abbandoniamo ovviamente l’idea tradizionale e residuale del telelavoro come è stata concepita fino ad ora. Il coworking non è dedicato alle fasce residuali e disagiate del lavoro nella Pubblica Amministrazione. Anche in questo caso, come per il termine Questo processo di dematerializzazione WEB 2.0 è opportuno fare un pò di chiarez- del lavoro avrebbe inoltre forti ricadute po- za. sitive sull’ambiente urbano. Pensiamo a 86 milioni di persone non più costrette a spo- vo: come si usa la rete? Quali contenuti starsi tutte assieme, alla stessa ora, sugli condividiamo su Internet? stessi percorsi, intasando le strade, ampliando la necessità di capienza dei mezzi pubblici, tutte destinate allo stesso edifi- Poiché Internet, come ho già affermato sopra, non è più un luogo di “sola consulta- cio. zione”, la distribuzione delle informazioni, il E immaginiamo che l’edificio, gli uffici, i ser- grammato. Conseguentemente la scelta di vizi non vengano messi a disposizione dei una Amministrazione (ma anche di una dipendenti del Comune (o di una qualsiasi azienda privata) è che la rete debba diven- Pubblica Amministrazione), ma possano tare il luogo dove risiedono la conoscenza essere condivisi con i lavoratori di altre im- e tutte le informazioni di interesse colletti- prese. vo. E immaginiamo ancora le trasformazioni ur- E’ finito il mondo “computer centrico”, il bane e sociali che questo processo può in- centro del mondo è il WEB. nescare. Ad esempio la condivisione di servizi sociali (senza frazionare i nidi aziendali ad esempio), o la positiva contaminazione dei “creativi” (ci sono anche in tanti settori della Pubblica Amministrazione) e dei pro- loro stesso assemblaggio può essere pro- “La piattaforma è la rete”, è un’affermazione molto impegnativa, ma è soprattutto una scelta strategica che comporta implicazioni, anche di carattere culturale, straordi- fessionisti. nariamente pervasive. Regaliamoci un sogno, affermiamo la cultu- “L’utilizzo del Web come piattaforma, una ra del nomadic work, e la cultura del delle più grandi novità del 2.0, racchiude in coworking nella Pubblica Amministrazione. sé...tecnologia, open, società, esperienza, Perché questo sogno si trasformi in realtà è anche uno dei concetti e slogan meno im- è necessaria una precondizione: si afferma- mediati e semplici da comprendere. no il coworking e il nomadic work solo lad- utente, persone...Per questo motivo forse dove è presente la rete. Web come piattaforma significa poter utiliz- Ma ciò non è ancora sufficiente; la discus- vere e proprie applicazioni software che sione deve vertere ancora sull’interrogati- vengono distribuite e utilizzate lato utente zare Internet e il Web stesso per realizzare 87 grazie alla Rete stessa, prevalentemente Le resistenze in un Ente locale ad una poli- attraverso un browser”. 63 tica di “cloud computing” saranno molto Se “la piattaforma è la rete”, le conoscenze devono essere lì residenti, devono essere accessibili a tutti. A ciò si aggiunge la possibilità di “virtualizzare” le informazioni. La prima conseguenza è che la rete non consente un’organizzazione del lavoro e della conoscenza “verticali”, la rete consente, anzi impone, interoperabilità; la rete è “orizzontale”. E’ chiaro che questi concetti, se tradotti in prassi organizzativa, obbligano a scelte stravolgenti la realtà conosciuta. La prima scelta da attuare è costituita dalla piena adozione di una politica di adozione delle piattaforme di “cloud computing”. “Un sempre maggior numero di applicazioni software di utilizzo corrente sono (o diventeranno) applicazioni Web, quindi di fatto applicazioni SaaS (Software as a Servi- forti perché tutti i software, anche quelli considerati a torto “ad uso individuale” come la videoscrittura non saranno più residenti sul singolo computer (singolo PC), ma risiederanno in rete. 65 Un’ulteriore conseguenza è che si abbandona l’idea che ogni lavoratore possiede un PC, il “suo” PC. Ogni lavoratore, all’opposto, ha il diritto ad un accesso alla rete e ha a sua disposizione uno strumento di connettività per l’accesso alla rete e, quindi, alla conoscenza. Una modifica sostanziale dell’attuale modo di lavorare è che il desktop non risiede più sul “tuo” computer, il “tuo” desktop risiede sulla rete e ti segue virtualmente, e ciò indipendentemente dal luogo fisico dal quale ti colleghi, sia esso l’ufficio tradizionale, sia esso un parco pubblico. ce) residenti ed eseguite su computers di Vi ricordate un principio del decalogo del terzi nonché manutenute da questi ultimi, cambiamento: la conoscenza non è “tua”, disponibili praticamente "on the cloud", va- la conoscenza è frutto di condivisione. le a dire sulla rete Internet (il Web) vista come una gigantesca piattaforma operativa integrata: tali applicazioni sono o saranno perciò usufruibili on-demand e a mò di servizio.” 64 E chi ha fondato il proprio potere sul “possesso della conoscenza”? O si adeguano, o dovranno essere messi drasticamente da parte anche se sono Dirigenti. Costoro ge- 88 nerano danni economici per una Pubblica Ribadisco, dobbiamo costruire luoghi dove Amministrazione. persone che svolgono esperienze lavorati- Finisce così definitivamente l’epoca dei software residenti nel singolo PC, cosa che ha aggravato drasticamente il costo della singola licenza software; è iniziata l’epoca del Software as a Services (SaaS è un esempio). Il software diventa così un servizio, non è più un prodotto, ciò implica che non si acquista più un software, si acquistano servizi. Si paga ciò che realmente si consuma. ve diverse, per conto di datori di lavoro diversi, possono operare insieme aumentando così la loro creatività e la loro produttività. Si tratta dell’esperienza, peraltro già in atto in altri paesi occidentali, tesa a creare luoghi di scambio di esperienze; “the hub” vengono chiamati, ad indicare “la porta di accesso alla rete”. Oggi il fenomeno si sta estendo a grande velocità in tantissime città italiane. Pensate ai risparmi che questa politica Ed è solo la presenza di questa “porta”, la può generare nella Pubblica Amministrazio- più ampia possibile, la via di accesso al ne!!! WEB ciò che li accomuna, oltre che alla for- Se ciò è vero, una Pubblica Amministrazione, ma anche una grande impresa, non te carica di socializzazione e arricchimento creativo che li contraddistingue. hanno più bisogno di “tante memorie” in Lo status del lavoratore non è più associa- tanti PC individuali, che sprecano inutil- bile all’ampiezza del “suo ufficio” (al lusso mente potenza e tecnologia, ma di memo- dell’arredamento, al numero delle segreta- ria in rete, utilizzabile virtualmente prima rie), bensì alla capacità di raggiungere i da- ancora che fisicamente; memoria facilmen- ti disponibili in rete, anche se si collega da te accessibile a tutti. una panchina in un parco pubblico. Estremizzando - ma, solo fino ad un certo E’ un altro mondo quello che vi prospetto, punto, poiché siamo “realisti visionari” - vero!!! Vi garantisco che per crearlo non non abbiamo più bisogno di uffici, costosi serve nessuna modifica legislativa. e difficili da reperire, bensì di luoghi dotati di fibra ottica o di WIFI come il parco o casa nostra, dai quali potersi collegare costantemente al WEB. 89 POSTFAZIONE, OVVERO “L’ELOGIO DEI DISUBBIDIENTI E DEI NON CONFORMISTI” 4 ANNI DOPO (da leggere, è la parte più divertente) Ho voluto lasciare inalterata questa parte di “Una scommessa da vincere” così come la avevo pubblicata nel 2009, qualche mese prima dalla mia uscita dal Comune dal Venezia. Sono rimasti inalterati i riferimenti alle persone anche se oggi “fanno altro nella vita”. Ma, a loro, a queste persone continuo ad essere riconoscente perché mi hanno aperto un mondo nuovo e consentito di intraprendere l’attività professionale che oggi svolgo e che amo. 90 Questa postfazione parzialmente rappre- Questo lavoro che avete avuto la bontà di senta un assieme di ottimismo e di inco- leggere fino in fondo è il frutto di uno sfor- scienza. Alcuni diranno: “Michele evidenzi zo collettivo di un gruppo di disobbedienti. le tue sconfitte? La scommessa la hai persa??”. Le idee, i software, le suggestioni, le strate- Rispondo che le sconfitte ci aiutano ad an- frutto della mia fantasia. Esse sono matura- dare avanti e ad evidenziare la complessità te attraverso il dialogo costante, nel con- e la difficoltà nell’affermare il cambiamen- fronto “non gerarchico” con molti collabo- to. ratori, anche se il mio pessimo carattere e Ovviamente non ho cambiato idea rispetto ad allora, altrimenti non avrei perso tempo a ripubblicare, riveduto e corretto “Una scommessa da vincere”. gie che qui ho esposto non sono solo il la voglia di vedere le cose fatte mi porta ad essere “leggermente severo” con chi lavora con me. Me ne scuso, ma a volte “prevarico a fin di bene”. “Chi si occupa di innovazione cita spesso la suggestiva definizione per cui l’in- Ringrazio davvero tutti coloro che hanno novatore è un disubbidiente, da cui ne partecipato attivamente in questi ultimi an- discende che l’innovazione, organizzati- ni alla costruzione di questi progetti.. va, culturale,, scientifica non è altro che una disubbidienza riuscita. Una disubbidienza alle procedure obsolete, ai modelli interpetativi dominanti, alle inefficenze Nel lavoro che abbiamo realizzato fino ad ora si è costituito un team affiatato. Non esagerando, è un patrimonio intellettuale in favore di nuove idee e soluzioni. importante per la Città. Si è costituito un Ma è proprio perché l’innovatore è un di- te di eccellenza. Stiamo condividendo una subbidiente che, spesso, all’interno del- bella avventura. le organizzazioni, delle aziende e, soprattutto, della pubblica amministrazione, viene isolato: un visionario che può essere considerato pericoloso per il resto della struttura.” 66 gruppo di innovatori disubbidienti veramen- In questo gruppo abbiamo mescolato esperienze diverse (abbiamo svolto attività di coworking), non importa se uno è dipendente del Comune, di Venis, del COSES, abbiamo lavorato tutti assieme, ci siamo 91 “contaminati culturalmente”, abbiamo spe- “che i diritti dei lavoratori che vanno asso- so tutti le nostre energie mettendoci in di- lutamente tutelati - e ci mancherebbe altro scussione quotidianamente. - sono quelli degli anni ’50, e che pensano Una particolare gratitudine la nutro nei confronti di Vincenzo Sabato, il Direttore Generale del Comune di Venezia che ha favorito che il fine dell’attività sindacale è generare sempre conflitto e sperare nel perdurare della crisi economica”; “i disubbidienti”, in questo libro ho scritto “che la mia cartografia è la migliore per- cose che lui pensa...non sempre può espli- ché la ho fatta io”; citarle. Così come sono particolarmente grato per i costanti stimoli che mi hanno fornito a Maria Grazia Filippini di Sun e a Stefano Venturi di Cisco. E’ stato almeno per me, un divertente e diverso rapporto tra cliente e fornitore, talché non ho più capito bene chi fosse il cliente e chi il fornitore. Personalmente ho acquisito molto della loro cultura aziendale (perché di cultura si tratta), spero di aver trasmesso anche io qualche cosa a loro. Questo scritto, invece, non è dedicato a coloro che pensano: “che il potere è rappresentato da un ufficio (meglio se più uffici) grande e ben arre- “che...resistiamo, tanto tra un anno Vianello se ne va e tutto tornerà come prima”. Sono felice di deluderli, abbiamo messo in piedi un processo irreversibile la cui forza è data dalla partecipazione di tanti. Non c’è più niente di mio, questa è la forza del progetto, è un patrimonio culturale comune a centinaia di persone. Magari non ne sono pienamente consapevoli, ma è proprio così. “Le formiche hanno i megafoni”. Centinaia di dipendenti del Comune di ogni settore e grado ormai partecipano; i dipendenti di Venis (magari non tutti, purtroppo c’è anche il sindacato) partecipano dato”; ad uno sforzo collettivo; i ricercatori del “che le conoscenze sono solo “sue” e se contributo di ricerca partecipano a questo le tiene ben strette”; progetto. ma soprattutto le migliaia di citta- COSES che ci danno costantemente il loro dini che hanno imparato a conoscere IRIS, ARGOS ecc. e i giovani che usufruiranno 92 degli hot spot gratuiti, non consentiranno Lo dico anche al mondo della politica; sia- ai conservatori di tornare indietro. te parte della cultura di Facebook, e di La forza del progetto è che ormai è condivi- Twitter. Quelle community non si fanno usa- so anche dai cittadini. re, non si fa una bella figura ad essere Cari conservatori adeguatevi, trasformate il vostro modo di operare (non è mai troppo espulsi da Facebook perché “colpevoli di spamming”. tardi), siete ancora in tempo; il mondo sta Un traguardo finale: questo istant book era cambiando, è finita per fortuna l’epoca del- nato per essere distribuito come fascicolo la Pubblica Amministrazione “autoreferen- alla Fiera della Pubblica Amministrazione ziale”. come testimonianza delle best practices Non condivido molte delle scelte, soprattutto legislative, che sta attuando il Ministro Brunetta, ma devo dargli atto di aver mes- nel Comune di Venezia. Mi sono fatto prendere la mano, è un pò di più di un fascicolo. so in piedi una forte iniziativa per cambiare Ora, da buon seguace della condivisione e la Pubblica Amministrazione. Di questo della partecipazione nel WEB lo vorrei tra- gliene sono sinceramente grato. sformare in un “book on line”. Indipendentemente dal ruolo di una perso- Spero che molti amici della Pubblica Ammi- na (per quanto importante essa sia), centi- nistrazione, i blogger che ho conosciuto in naia di altre persone partecipano e difendo- questi mesi (confesso che è un mondo che no ciò che si è cambiato, lo rendono perva- mi affascina), molte “persone normali” inte- sivo, diventa vita e prassi di ogni giorno. ressate alla rete e alle sue potenzialità arric- A questo punto servono poco i metodi au- chiscano questo scritto di altri contenuti. toritari, meglio adottare logiche di condivi- “Una scommessa da vincere” sarà così un sione e di partecipazione. Ed è partecipa- ebook in divenire. Chissà se lo finiremo zione sul WEB, qualitativamente e cultural- mai. mente diversa da tutto ciò che abbiamo visto e fatto fino ad ora. Michele Vianello aprile 2009-settembre 2013 93 APPENDICE Non potevo esimermi dal mettere in appendice il “Cluetrain Manifesto”, lo ho citato troppe volte ed è troppo bello. Vorrei che lo metteste a confronto con i contenuti della Legge n. 221/2012. Quella che pomposamente viene chiamata “L’Agenda Digitale”, quella che all’articolo 1 ci ripropina la carta d’identità elettronica. Fate i dovuti confronti e capirete perché insisto con questa insistenza alla necessità di cambiare davvero tutto. 94 THE “CLUETRAIN MANIFESTO” I mercati sono conversazioni. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa. Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce. zati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone. Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti. Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L’entità metafisica Internet permette delle conversazioni tra chiamata "L’Azienda" è la sola cosa che li esseri umani che erano semplicemente im- divide. possibili nell’era dei mass media. Gli iperlink sovvertono la gerarchia. Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma Sia nei mercati interconnessi che tra i di- la loro voce suona vuota, piatta, letteral- pendenti delle aziende intraconnessi, le mente inumana. persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace. Appena tra qualche anno, l’attuale "omogeneizzata" voce del business – il suono del- Queste conversazioni in rete stanno facen- la missione aziendale e delle brochures – do nascere nuove forme di organizzazione sembrerà artefatta e artificiale quanto il lin- sociale e un nuovo scambio della cono- guaggio della corte francese nel settecen- scenza. to. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organiz95 Le aziende che parlano il linguaggio dei dei casi, su qualcosa che interessi davvero ciarlatani già oggi non stanno più parlando il loro mercato. a nessuno. Vanterie ampollose del tipo "Siamo posizio- Se le aziende pensano che i loro mercati nati per essere il primo fornitore di XYZ" online siano gli stessi che guardavano le non costituiscono un posizionamento. loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole. Le aziende devono scendere dalla loro tor- Le aziende che non capiscono che i loro quale vogliono entrare in contatto. mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasio- re d’avorio e parlare con la gente con la Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una pau- ne. ra tremenda dei loro mercati. Le aziende possono ora comunicare diret- Parlando con un linguaggio lontano, poco tamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione. Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo. Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umil- invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga. Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende. Elvis l’ha detto meglio di tutti: "Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda". La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è ine- tà, parlar chiaro e un onesto punto di vista. vitabile ed è in arrivo. Poiché sono in rete, i Le aziende che cercano di "posizionarsi" relazione con incredibile rapidità. mercati intelligenti possono rinegoziare la devono prendere posizione. Nel migliore 96 I mercati in rete possono cambiare fornito- Le aziende che non appartengono a una re dalla sera alla mattina. I lavoratori della comunità della comunicazione sono desti- conoscenza in rete possono cambiare da- nate a morire. tore di lavoro nel tempo dell’intervallo del pranzo. Le vostre "iniziative di downsizing" ci hanno insegnato a domandarci "La fedel- Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una ma- tà? Cos’è?" novra diversiva. Più che dai concorrenti, la I mercati intelligenti troveranno i fornitori suoi stessi dipendenti. che parlano il loro stesso linguaggio. maggior parte si difende dal mercato e dai Come per i mercati in rete, le persone si Imparare a parlare con voce umana non è parlano direttamente anche dentro l’azien- un gioco di società. E non può essere im- da – e non proprio di regole e regolamenti, provvisato a un qualsiasi convegno solo comunicazioni della direzione, profitti e per- per darsi un tono. dite. Per parlare con voce umana, le aziende de- Queste conversazioni si svolgono oggi sul- vono condividere i problemi della loro co- le intranet aziendali. Ma solo quando ci so- munità. no le condizioni. Ma prima, devono appartenere a una co- Di solito le aziende impongono l’intranet munità. dall’alto, per distribuire documenti sulla po- Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa. Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato. Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani. La comunità della comunicazione è il mercato. litica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare. Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete. Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termi- 97 ne. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi La paranoia uccide la conversazione. Que- piattaforma sindacale. sto è il punto. Ma la mancanza di conversa- Se questo spaventa a morte le aziende, è zione uccide le aziende. pur vero che esse dipendono fortemente Ci sono due conversazioni in corso. Una dalle intranet aperte per far emergere e all’interno dell’azienda, l’altra con il merca- condividere le conoscenze più importanti. to. Devono resistere all’impulso di "migliorare" o tenere sotto controllo queste conversa- Nessuna delle due va bene, nella maggior zioni in rete. parte dei casi. Quasi sempre, alla base del Quando le intranet aziendali non sono con- do e controllo. dizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazio- fallimento ci sono le vecchie idee di coman- Come politica di impresa, queste idee so- ne molto simile a quella dei mercati in rete. no velenose. Come strumenti, sono fuori Gli organigrammi funzionavano nella vec- ostilità dai lavoratori della conoscenza e chia economia, in cui i piani dovevano es- con sfiducia dai mercati online. sere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto. Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta. Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica. uso. Comando e controllo sono visti con Queste due conversazioni vogliono parlare l’una con l’altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l’un l’altra dalla voce. Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l’inevitabile il prima possibile. Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite. Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di 98 tutto perché queste due conversazioni non Come mercati, come dipendenti, siamo stu- si incontrino. fi a morte di ottenere le informazioni da un Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende. E’ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nasco- lontano ente di controllo. Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perché non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa. sta dietro una cortina di fumo, il cui linguag- Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parla- gio suona falso – e spesso lo è. te in giro – nella stampa, ai congressi – co- I mercati non vogliono parlare con ciarlata- sa ha a che fare con noi? ni e venditori ambulanti. Vogliono parteci- Forse fate una certa impressione sugli inve- pare alle conversazioni che si svolgono die- stitori. Forse fate una certa impressione in tro i firewall delle aziende. Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impres- Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi. Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere cono- sione. Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così. scenze. Non ci accontentiamo delle vostre Le vostre vecchie idee di "mercato" ci fan- brochures a 4 colori, né dei vostri siti Inter- no alzare gli occhi al cielo. Non ci ricono- net sovraccarichi di bella grafica ma senza sciamo nelle vostre previsioni – forse per- alcuna sostanza. ché sappiamo di stare già da un’altra par- Noi siamo anche i dipendenti che fanno an- te. dare avanti le vostre aziende. Vogliamo par- Questo nuovo mercato ci piace molto di lare ai clienti direttamente, con le nostre vo- più. In effetti, lo stiamo creando noi. ci e non con i luoghi comuni delle brochures. Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello. 99 Siamo immuni dalla pubblicità. Semplice- l’amministratore delegato. Che vuol dire mente dimenticatela. che "non c’è"? Se volete che parliamo con voi, diteci qual- Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni cosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di di noi almeno quanto prendete sul serio un interessante. solo reporter del Wall Street Journal. Abbiamo qualche idea anche per voi: alcu- Conosciamo alcune persone della vostra ni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Ro- azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne na- ba che pagheremmo volentieri. Avete un scondete altri, di bravi? Possono uscire ed minuto? entrare in gioco anche loro? Siete troppo occupati nel vostro business Quando abbiamo delle domande, ci cer- per rispondere a un’e-mail? Oh, spiacenti, chiamo l’un l’altro per le risposte. Se non torneremo. Forse. esercitaste un tale controllo sulle "vostre Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione. Interrompete il viaggio, uscite da quell’auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa. Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l’unica cosa che avete in mente. Avete notato che di per sé i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos’altro possiamo parlare? persone", sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo. Quando non siamo occupati a fare il vostro "mercato target", molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato. Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sa- Il vostro prodotto si è rotto. Perché? Vor- rebbe un grave errore pensare che ce ne remmo parlare col tipo che l’ha fatto. La vo- stiamo con le mani in mano. stra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con 100 Abbiamo di meglio da fare che preoccupar- una seccatura. Sappiamo che stanno crol- ci se riuscirete a cambiare in tempo. Il busi- lando. Lavoreremo da entrambe le parti ness è solo una parte della nostra vita. per farle venire giù. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi? Alle aziende tradizionali le conversazioni Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se stiamo organizzando più rapidamente di non riuscite a vedere la luce alla fine del loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee tunnel, arriverà qualcuno più attento, più nuove, nessuna regola che ci rallenti. interessante, più divertente con cui giocare. online possono sembrare confuse. Ma ci Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare. Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale. Siamo leali verso noi stessi, - i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro. Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell’Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta. Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo 101 NOTE 1) Oggi, ad esempio è un gran parlare di startup e di spinoff ma qualche rondine (ad esempio HFarm di Riccardo Donadon ) non fa primavera. 2) Vedi R.Florida L’ascesa della nuova classe creativa, Milano, Mondadori 2002. 3) Vedi R.B.Reich L’economia delle nazioni, Milano, Edizioni “Il Sole 24 Ore” 1993 . 4) Vedi R. Florida L’ascesa della nuova classe creativa, Milano, Mondadori 2002. 5) Vedi R.B.Reich L’economia delle nazioni, Milano, Edizioni “Il Sole 24 Ore” 1993. 6) Vedi “La ripresa va in banda larga” Nicol degli Innocenti, Il Sole 24 Ore 21 aprile 2009. 7) Sono quelle che oggi nei miei studi sulle smart cities definisco le “precondizioni infrastrutturali” per innovare una città. 8) Vedi Creativity Group Europe L’Italia nell’era creativa, Luglio 2005. 9) Vedi Stefano Vietina “L’avventura della comunicazione”, Milano, Lupetti Editori di Comunicazione 2008. 10) Dovete scusarmi, alcuni riferimenti a Venezia a questo punto saranno obbligatori. 11) Oggi direi che il cittadino non è ancora consapevole. 12) Vedi Vito di Bari “Web 2.0” Milano, Edizioni Il Sole 24 Ore 2007. 13) Vedi Nicholas Negroponte “Essere digitali” Milano, Sperling Paperback Saggi. 14) Vedi T.H.Marshall “Cittadinanza e classe sociale”, Torino, UTET 1976. 15) Vedi Ralf Dahrendorf “Il conflitto sociale nella modernità”, Bari, Editori Laterza 1989. 16) Vedi Robert A. Dahl “Intervista sul pluralismo”, Bari, Editori Laterza 2002. 17) Vedi Eric Hobsbawn Intervista sul nuovo secolo, Bari, Editori Laterza 2001. 18) Vedi “Costruire l’Europa della Conoscenza”, Settimo programma quadro (2007-2013) . 19) http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide. 20) Si deve pensare poi che nel 2009 non si parlava minimamente di “connettività in movimento” e di “Internet of Tings”. 21) Vedi Chris Anderson <Ok, il prezzo è zero>, Wired aprile 2009. 22) Vedi Luca de Biase “Il valore del dono” Nòva Il Sole 24 Ore 18 dicembre 2008. 23) Ho voluto riprodurre integralmente, attualizzandola, questa parte del libro originale perché, con le dovute modifiche legate al mutare dei mercati e delle condizioni economiche, si tratta di politiche replicabili da ogni Amministrazione. Nel mio libro “Smart Cities-Gestire la complessità urbana nell’era di Internet” ho trattato diffusamente le politiche che una Amministrazione dovrebbe adottare per sviluppare banda larga e wifi. 24) Venis SPA è la Società in house di proprietà del Comune di Venezia. 25) La legislazione sull’accesso al wifi è stata modificata positivamente in queste settimane attraverso il “Decreto del Fare”. 26) La manifestazione chiamata “Bateo Camp” ha garantito un’ampia pubblicità alla manifestazione. Su You Tube è stato postato tantissimo materiale. In particolare vorrei segnalare il mio intervento. In quella sede ho ribadito molti dei concetti che troverete espressi in questo ebook. 27) Vedi ad esempio Giuliano da Empoli “Obama La politica nell’era di Facebook”, Venezia, Marsilio Editori 2008. 28) Vedi Luca Sofri “Il blog centro di gravità permanente della nostra identità digitale” in “L’avventura della comunicazione”, Milano, Lupetti Editori di Comunicazione 2008 29) Ho trovato molto interessante questo articolo sui rapporti tra Twitter e i media tradizionali. “Twitter è il nuovo telecomando della Tv: adesso i cinguettii spingono lo share” Simone Cosimi. 30) Vedi Antonio Dini “Emozione Apple Fabbricare sogni nel XXI secolo”, Milano, Edizioni Il Sole 24 Ore 2007. 31) Vedi Riccardo Staglianò “Bill Gates Una biografia non autorizzata”, Milano, Feltrinelli Editore 2000. 32) Vedi Federico Rampini “Dall’euforia al crollo La seconda vita della New Economy”, Bari, Edizioni Laterza 2001. 33) Cluetrain Manifesto in italiano. 34) Vedi Chris Anderson “La coda lunga Da un mercato di massa a una massa di mercati”, Torino, Codice Edizioni 2006. 35) Vedi Valerio Monaco “Il Web non è un paese per vecchi”, Wired.it aprile 2009. 36) Vedi David Weinberger “La stanza intelligente-La conoscenza come proprietà della rete”, Torino Codice Edizione 2012. 37) Vedi Valentina Reda “Politicaonline.it”. 38) Vedi James Manyika e Jacques Bughin “Fare business con il Web 2.0” in “WEB 2.0”, Milano, Edizioni Il Sole 24 Ore 2007. 39) Pensate alla impostazione culturale che permea tutte le Leggi definite “Agenda Digitale Italiana”. 40) Vedi Tim O’Reilly Cosa è Web 2.0 Design patterns e modelli di business per la prossima generazione di software. 41) Vedi Tim O’Reilly “Cosa è Web 2.0 Design patterns e modelli di business per la prossima generazione di software”. 42) Scusatemi se uso il soggettivo. Me li sono inventati proprio io. 43) Vedi David Weinberger “Amministrazione di sistema”, Nòva Il Sole 24 Ore 5 febbraio 2009. 44) Vedi Don Tapscott e Antony D.Williams “Wikinomics La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo”, Firenze, Etas Rizzoli 2007. 45) Vedi David Weinberger Amministrazione di sistema, Nòva Il Sole 24 Ore 5 febbraio 2009. 46) Il decalogo che andrò ad enunciare si sposerà bene con un altro mio elaborato: “Il manifesto di principi per una città intelligente”. 47) Vedi Federico Butera “L’orologio e l’organismo”, 1984 Franco Angeli Editore Milano. 48) In questo contesto la logica degli open data troverebbe una sua forte legittimazione che le consentirebbe di uscire dal vincolo di “open per la trasparenza”. 49) Nel 2009 non si parlava di BIG DATA. 50) Vedi Luca Grivet Foiaia “Web 2.0 Guida al nuovo fenomeno della rete”, MIlano, Ulrico Hoepli Editore. 51) Mi sembrava eticamente corretto indicare alcuni software applicativi e di interazione tra l’Amministrazione e i cittadini sviluppati durante la mia gestione. Il lavoro è poi proseguito in questi anni. Non tutti i “prodotti” sviluppati rispondono alle logiche indicate più sopra. Giudicherete voi. Questi software sono tutti disponibili alla pagina web http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/21871. 52) Ovviamente questa parte non era presente nel libro originale “Una scommessa da vincere”. 53) McKinsey&Company: Big data: the next frontier for innovation, competition, and productivity May 2011. 103 54) “Gartners’s top predictions in mobile and social computing” Monica Basso Research UP Gartner 2010; “Trend che contano: 84 trend tecnologici, sociali ed economici” Jackie Fenn Gartner Luglio 2011 “Trend tecnologici che contano” Stephen Prendice Luglio 2011 “Tablet, demand and disrubtion” Morgan Stanley Febbraio 2011. 55) “Social CRM: the next generation of customer innovation” Ed Thompson Gartner 2010. 56) Vedi ad esempio l’applicativo prodotto dal M.I.T. “MIT Mood Meter” http:// moodmeter.media.mit.edu/. 57) Sentiment analisys http://en.wikipedia.org/wiki/Sentiment_analysis. 58) “...per open data si intende il formato “aperto” con cui le informazioni e i dati digitali possono essere trasmessi,distribuiti e scambiati on the web.Si tratta di un formato che permette di creare una rete basata su dati che siano accessibili, integrabili e interscambiabili. Per “formato aperto” si fa riferimento alla completa accessibilità dei dati e delle informazioni attraverso il web, in assenza di forme di controllo e restrizioni -come copyright e brevetti- che ne limitano l’utilizzo, l’integrazione e il riuso.” Vedi “Open government directive” http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/omb/ assets/memoranda_2010/m10-06.pd Vedi inoltre “Come si fa open data” http://www.datagov.it/2011/05/11/come-si-fa-open-data- ver-2-0/. 59) Si parla tanto, forse troppo di turismo a Venezia. Questa parte del ebook è la dimostrazione che molto si è fatto nel passato. Peccato che questo lavoro non sia stato valorizzato e utilizzato come si sarebbe dovuto. È una delle troppe occasioni mancate di questa città che ogni volta sembra voler ricomnciare da capo. 60) http://coworkingmilano.com/. 61) http://coworkingmilano.com. 62) Come vedete sono un #nomadworker da qualche anno. Questi concetti li scrivevo qualche anno fa. Devo a questo proposito ringraziare Massimo Carraro, colui che mi ha fatto scoprire le virtù del coworking e del lavoro nomadico. 63) Vedi Luca Grivet Foiaia Web 2.0 Guida al nuovo fenomeno della rete, MIlano, Ulrico Hoepli Editore. 64) Vedi Enrico Bertini Cloud Computing: la frontiera-la prossima Google potrebbe non possedere alcun server, Stalkk.ed. 65) Scusatemi se ricordo che questi concetti li scrivevo nel 2009 quando di cloud computing parlavamo in pochi eroi. In una Pubblica Amministrazione poi..... 66) Vedi Gianni Dominici A.A.A. Disubbidienti cercasi, FORUM P.A..